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Posts Tagged ‘manovra’

Manovra 2019: alla Sanità oltre 4,5 miliardi di euro in tre anni

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Il testo della Legge di Bilancio 2019 inviato alle Camere per la discussione parlamentare si presenta con buone nuove per la sanità pubblica: aumento del fondo sanitario nazionale di € 3,5 miliardi che si aggiungono al miliardo già stanziato dalla precedente legislatura, fondi dedicati alla governance delle liste di attesa ed alle borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia, oltre ad un incremento di € 2 miliardi destinati al programma di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico. Confermato il miliardo già assegnato per il 2019 dalla precedente legislatura e previsto un aumento di € 2 miliardi nel 2020 e di € 1,5 miliardi nel 2021, per un incremento complessivo di € 4,5 miliardi nel triennio. Le risorse assegnate per il 2020 e per il 2021 sono subordinate alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una Intesa Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021 che contempli varie “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”. Oltre all’incremento del fabbisogno sanitario nazionale standard 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede risorse finalizzate a specifici obiettivi:
Riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie.
Borse di studio. Per quelle destinate al corso di formazione specifica in Medicina generale stanziati € 10 milioni a decorrere dal 2019 che garantiscono ogni anno circa 300 borse aggiuntive.
Rinnovo contrattuale 2019-2021. Per il personale dipendente e convenzionato gli oneri per i rinnovi contrattuali, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale, sono posti a carico dei bilanci regionali.
Finanziamento dei programmi di edilizia sanitaria.
Restano fuori dalla manovra alcune indifferibili priorità per evitare il collasso della sanità: Rinnovi contrattuali, Sblocco turnover, Nuovi LEA, Residuo pay-back farmaceutico 2013-2016. Parte degli oltre € 900 milioni contabilizzati come entrate nel bilancio dello Stato sono oggetto di contenzioso e potrebbero diventare una voce di passività. Tuttavia, alcune lacune che rischiano di peggiorare lo “stato di salute” del SSN non possono essere ulteriormente rinviate: ecco perché è indispensabile destinare interamente ai rinnovi contrattuali il miliardo già previsto dalla precedente legislatura ed anticipare al 2019 almeno un miliardo per sdoganare i nuovi LEA, eliminare il superticket e avviare lo sblocco del turnover». (fonte: Fondazione gimbe in abstract)

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La manovra economica Di Maio – Salvini dentro la gabbia dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Con le dichiarazioni di Dombrovskis e Moscovici, che hanno bocciato la manovra economica e chiesto al governo italiano di scriverne una nuova, è arrivata la posizione ufficiale della Commissione europea sul DEF del governo Conte. Il testo che uscirà dalla trattativa che ora si avvia tra il governo italiano e la Commissione potrebbe risultare molto diverso da quello varato nei giorni scorsi.Che la Nota di Aggiornamento al DEF del governo Conte costituisca una novità rispetto alle manovre degli ultimi anni lo hanno già detto e scritto in tanti. La filosofia che guida il documento è quella di utilizzare il debito pubblico per rilanciare la domanda interna ed anche i consumi, contravvenendo ad una delle regole base dell’UE sulla riduzione del debito ed il contenimento della spesa. Ma questa posizione non può essere sbandierata ai quattro venti e poi sempre più ridimensionata nel corso delle trattative. Già, rispetto alla prima stesura annunciata alla stampa, il rapporto debito/PIL al 2,4% è stato limitato al solo 2019, con significative riduzioni per i due anni successivi, mentre in un primo tempo si era dichiarato di voler mantenere quella percentuale per tutto il triennio. E questo concretamente significa minori investimenti pubblici per miliardi di euro ed un forte indebolimento di tutta la manovra. Ora, le prime dichiarazioni del governo dopo la risposta ufficiale della UE, lasciano intendere la disponibilità a rivedere ulteriormente al ribasso la manovra, magari mettendo mano alle misure più attese dai settori popolari, ossia il rialzo delle pensioni al minimo e l’introduzione del reddito di cittadinanza.In tutti questi anni a governare la politica economica del nostro paese è stata una sorta di pilota automatico, sia che fosse al governo Berlusconi o il Pd oppure tecnici come Monti. Ora il governo gialloverde manifesta la volontà di interrompere questa abitudine mortificante ma il rischio evidente è che tutto si risolva in frasi roboanti e apparenti braccia di ferro, e che la manovra alla fine risulti più la sintesi di promesse mancate che l’inizio di una nuova fase.Del resto i condizionamenti della Commissione europea sono già ben presenti nella attuale stesura del DEF. Pur avendo introdotto margini di flessibilità nella gestione del debito ben più ampi di quelli concessi dalle regole europee, il governo Conte ha comunque previsto interventi limitati sia sul fronte delle pensioni che sul tema del reddito. Certo, finalmente si registra uno stop al periodico innalzamento dell’età pensionabile, ma l’intervento previsto con quota 100 andrà a favore di una platea limitata. Per il reddito è innegabile che i 10 miliardi annunciati sono superiori di cinque volte a quelli stanziati per il REI dal governo precedente, ma è altrettanto evidente che le persone che beneficeranno della misura non saranno i 6 milioni e mezzo annunciati, ma solo poco più di un milione.La manovra peraltro non risente solo dei vincoli europei, ma anche delle contraddizioni tra le forze al governo. Il sostegno ai settori sociali più in difficoltà viene subordinato ad obblighi e condizioni che trasformano la disoccupazione in una colpa e la manovra economica viene accostata ad altre disposizioni (vedi il Decreto Salvini) finalizzate ad una regolazione autoritaria della società. La stessa enfasi adottata nel tornare a dare centralità all’amministrazione pubblica non è utilizzata per rimettere al centro i diritti sociali ma come strumento di disciplinamento della società. La nuova centralità riconosciuta ai Centri per l’Impiego, per esempio, non serve a contenere l’influenza del mercato nelle modalità di assunzione ma a controllare il disoccupato che percepisce il sussidio.
E poi c’è il capitolo del fisco. Da una parte c’è un po’ di ossigeno per chi muore di debiti, ma sul piatto dall’altra parte compare l’ennesimo condono. E soprattutto è stata fugata ogni preoccupazione sulla possibile introduzione di una patrimoniale sui redditi da capitale e sui grandi patrimoni, mentre all’orizzonte resta lo spettro della flat tax che rappresenterebbe un ulteriore attacco al sistema di tassazione progressiva.La manovra del popolo l’hanno soprannominata i leader del governo e così la sbandierano contro le ingiunzioni dei tecnocrati UE. Ma una manovra del popolo richiederebbe ben altro, a cominciare da un vero piano di rinazionalizzazione delle aziende strategiche, come abbiamo rivendicato in tanti sabato 20 nella bella manifestazione di Roma. Servirebbe una scelta chiara a sostenere le ragioni di chi in questi anni ha subito gli effetti delle politiche di austerity imposte dall’UE e non una manovra contraddittoria e la disponibilità di rivederla al ribasso. E una manovra per il popolo rispettando i vincoli dei Trattati europei e rimanendo dentro l’euro è semplicemente impossibile.Lo scenario che ci aspetta nei prossimi mesi non è brillante. Il governo continuerà a sbandierare la sua opposizione ai vincoli UE ma avrà il coraggio di sfidare I diktat dell’Unione Europea?Le opposizioni di sua maestà, vedi Cgil, Cisl e Uil, che non hanno mai messo in discussione l’adesione all’UE, balbetteranno piattaforme in aperta contraddizione con quello che hanno sostenuto per anni e anni sotto i governi precedenti. Mentre le opposizioni parlamentari di Pd e Forza Italia continueranno a fare il tifo per il rialzo dello spread. In questo contesto, l’unico modo per ristabilire la verità è quello di misurarsi con i dati concreti e chiamare questo governo a fare i conti con le aspettative suscitate. Il cambiamento non può essere solo evocato per guadagnare consensi, deve produrre effetti concreti e perché questo avvenga servono scelte ben più coraggiose di quelle promosse dal duo Salvini-Di Maio.

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Manovra: Il governo dia un segnale all’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Nelle ipotesi di manovra del governo – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso – non c’è alcun riferimento al settore agricolo e questo è onestamente difficile da comprendere considerando che costituisce l’asse portante del made in Italy e della celebre dieta mediterranea.Il primario nostrano – continua Tiso – ha indubbiamente bisogno di investimenti, di ricambio generale e di diversi processi di modernizzazione della filiera, ma ancor di più ha bisogno di protagonismo. L’agricoltura, infatti, non deve essere vista unicamente come un possibile sbocco economico per il Paese, ma va concepita come un vero e proprio riferimento culturale per creare nuove sinergie con l’ambiente e con le tante bellezze paesaggistiche e naturali di cui l’Italia dispone. Gli strumenti da poter utilizzare in tal senso sono tanti e si muovono tutti all’interno del nuovo e promettente modello dell’agroecologia, fondata proprio sull’idea della sostenibilità.Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che il governo colga l’opportunità di questa manovra per dare un chiaro segnale ai tanti agricoltori che in questi anni si sono sentiti abbandonati e messi da parte. Siamo tutti consapevoli che il paradigma economico attuale è inadeguato per rispondere alle esigenze delle persone e che presto arriverà il momento di cambiarlo. La risposta giusta a questa domanda esiste già, ed è quella agricola.

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Manovra: Tagli alla scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Servirebbero almeno 4 miliardi solo per salvaguardare gli attuali stipendi dal prossimo anno in discesa dello 0,4%. La mancata promessa è così evidente che ora anche gli altri sindacati, dopo avere apposto la firma per disdire il rinnovo automatico del CCNL firmato lo scorso aprile, concordano con Anief sulla necessità di reperire le risorse per ottemperare a quell’errore di considerare gli aumenti del 2018 perequativi, solo un bonus a termine, piuttosto che strutturali nelle buste paga di 1,3 milioni di docenti e Ata. Inoltra, nella manovra permane il rebus sull’identità di vacanza contrattuale che per legge dovrebbe garantire aumenti di 105 euro in media mensili se si considera il 50% del tasso IPCA all’1,4 previsto per il 2019 dal Governo: una manovra che da sola esige lo stanziamento di altri quasi 2 miliardi. Secondo Marcello Pacifico con questa legge di stabilità si sta riuscendo nella non facile impresa di fare peggio dell’ultima: qualora i tagli venissero confermati, il nostro sindacato si dichiara già ora pronto a ricorrere al tribunale.

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Manovra: serve chiarezza su risorse per rinnovo contratti

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 ottobre 2018

“È il momento di fare chiarezza e di dare risposte concrete. La legge di Bilancio deve garantire le risorse necessarie per il rinnovo del contratto dei medici, fermo da oltre 10 anni, nonché il solo contratto pubblico ancora non rinnovato. Su questo, dopo le recenti esternazioni, serve una parola chiara e univoca da parte del ministro della Salute, Giulia Grillo, e del viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia”. È quanto afferma il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi.“Abbiamo registrato infatti le dichiarazioni sull’aumento del fondo sanitario nazionale ma ancora non è chiaro se quanto affermato sia aggiuntivo rispetto a quanto già previsto dal passato governo. Le risorse infatti per il rinnovo del contratto erano già state finanziate, ma pare che questa certezza sia ora messa in discussione. Non è tempo di mistificazioni, né tantomeno di fare propaganda. È tempo di assumersi una responsabilità seria, prevedendo risorse per il servizio sanitario nazionale che garantiscano un servizio adeguato ai cittadini, nuove e necessarie assunzioni e il rinnovo del contratto della dirigenza medica”, conclude Filippi.

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Manovra: Cgil Cisl Uil Pubblico Impiego, niente risorse nel Def, subito confronto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

“Da quello che è possibile leggere dalla pubblicazione della nota di aggiornamento del Def non vi è previsione, né quantificazione, delle risorse necessarie per rinnovare i contratti, finanziare le assunzioni e fare investimenti nell’innovazione delle pubbliche amministrazioni. Dal momento che il ministro della Pubblica amministrazione e altri esponenti del governo in queste settimane hanno dichiarato più volte che invece le risorse ci sarebbero state, chiediamo al Ministro Bongiorno di dar conto del perché non ve ne sia traccia nel Def e di avviare subito il confronto sulla legge di Bilancio, come già chiesto da Cgil Cisl e Uil”. È quanto affermano in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco.

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Manovra: Il Governo vuole bloccare i trasferimenti di 800 mila docenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

In arrivo l’obbligo di residenza professionale nella regione per partecipare ai concorsi e di fermo per un triennio per coloro che sono stati soddisfatti, anche parzialmente, in occasione dell’ultima domanda presentata. La doppia penalizzazione potrebbe essere contenuta già nella nota di aggiornamento al DEF, dopo che il CCNL 2016/18 ha rinviato alla contrattazione con i sindacati le nuove regole per la mobilità del personale docente. Contrario il presidente Anief Marcello Pacifico: è discriminante escludere a priori un candidato da una selezione pubblica di carattere nazionale solo perché residente in un’altra regione. Anche il blocco dei trasferimenti del personale docente di ruolo non ha senso, perché non si può negare il diritto al ricongiungimento ai figli: contrasteremo la norma ai tavoli di contrattazione.

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Governo alle prese con la manovra di Bilancio 2019

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

“Prima di tutto più innovazione, siamo indietro dal punto di vista dell’innovazione e degli investimenti. Guardando a quello che fa la Francia, dovremo arrivare a un piano da 3 miliardi di euro.” Il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, lo ha dichiarato qualche giorno fa alla tv cinese CGTN (con specifico riferimento agli investimenti dei VC nelle startup). L’accento forte messo sulla necessità di accelerare le nuove tecnologie ci fa ben sperare che ci sia un commitment anche a favore del FinTech nella discussione della prossima legge di Bilancio 2019, che entrerà nel vivo tra poche ore.
Entro oggi sarà pubblicata la nota di aggiornamento al DEF, mentre per il 15 ottobre l’UE attende i dettagli della manovra. Tra una manciata di giorni sapremo che peso darà il Governo del cambiamento all’unico – per noi – vero cambiamento possibile, quello che passa attraverso le tecnologie abilitanti e l’innovazione.Al momento, e dall’insediamento dell’esecutivo gialloverde, il dibattito pubblico è stato incentrato su temi diversi, dalle gestioni degli sbarchi allo spread, dalla turbolenza sui mercati al welfare, mentre l’innovazione è apparsa come la grande assente. Anche adesso che si è aperta la discussione sulla legge di bilancio, l’attenzione è catalizzata intorno al reddito di cittadinanza, la flat tax, la pace fiscale e la quota 100 in tema di pensioni. Eppure innovazione e FinTech sono presenti nel contratto di governo. Si riporta, nel documento, per 11 volte la parola “innovazione”, legandola di volta in volta a temi quali green economy, enti pubblici di ricerca, capitale umano, start-up, politica industriale. Al punto 5, intitolato “Banca per gli investimenti e il risparmio”, nel paragrafo “Tutela del risparmio”, si cita il Fintech nella conclusione: “occorre investire per sviluppare l’innovazione tecnologica nella fornitura di servizi e prodotti finanziari (blockchain e FinTech), anche al fine di garantire una maggiore trasparenza nelle transazioni finanziarie.” E nello stesso capitolo, il contratto prevede la necessità di una “Banca per gli investimenti, lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane”, che dovrebbe svolgere, tra l’altro, “attività di secondo livello per le piccole e medie imprese agendo in cofinanziamento con il sistema bancario.” Dunque esiste la consapevolezza della necessità di offrire alle PMI canali alternativi di finanziamento.
Ricordiamo che il M5S aveva introdotto nel suo programma un capitolo dedicato alle Telecomunicazioni scrivendo “che non solo non si debba avere un atteggiamento pregiudiziale verso l’irrompere delle nuove tecnologie in settori tradizionali come il mondo bancario e finanziario, ma anzi occorra favorire lo sviluppo di tali fenomeni nel momento in cui consentono di democratizzare il mondo del credito e favorire, sotto questo profilo, l’inclusione finanziaria. Favorire tali fenomeni non significa lasciare campo libero agli operatori. La via maestra da seguire passa dapprima da una conoscenza e da un’analisi approfondita del mondo finanziario che sta cambiando, per poi approntare una regolamentazione, anche minima, del Fintech a tutela […] primariamente degli interessi dei consumatori, come peraltro sottolineato dalla stessa Commissione UE. Occorre, a nostro avviso, partire anche in Italia con l’acquisizione di una maggiore consapevolezza sul fenomeno a tutti i livelli”.
Anche nel programma della Lega c’era un capitolo dedicato all’innovazione digitale: non si citava il FinTech ma la necessità di svincolare le imprese dalla dipendenza dal credito bancario, facendo “fluire più capitale privato al settore dell’imprenditoria giovanile mediante obblighi di legge che prevedano un investimento minimo (in uno spettro compreso tra il 3% e il 5%) in questo settore per i Piani Individuali di Risparmio (PIR) e per i fondi pensione italiani”. Nel 2018 la legge di bilancio aveva introdotto un’importante novità per il Fintech, ovvero la tassazione delle rendite al 26%, equiparandole alle altre forme di investimento (fondi, azioni, obbligazioni corporate). Si è trattato di un’importante pietra miliare per il mondo del P2P lending, prima ingiustamente sottoposto a tassazione ad aliquota marginale Irpef (dal 23% al 43% a seconda dello scaglione di reddito).
Per il 2019 auspichiamo – ponendoci obiettivi plausibili e non utopici – che in Finanziaria siano introdotte almeno altre due misure a beneficio del P2P lending (e dunque a beneficio dell’economia reale):
L’inclusione nei PIR. Parliamo dei panieri composti per almeno il 70% di investimenti in titoli quotati o non di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e per almeno il 30% in titoli fuori dal Ftse/Mib: su di essi il Governo ha stabilito che ci fosse esenzione fiscale totale a patto di detenere il paniere per 5 anni e su un importo di 30mila euro all’anno. La ratio è chiara: incentivare l’investimento in asset italiani e in particolare nelle PMI che costituiscono il 90% del nostro tessuto imprenditoriale.
La seconda richiesta riguarda l’estensione del fondo di garanzia anche alle piattaforme di peer to peer lending, gestite, per esempio, da Istituti di Pagamento (qual è BorsadelCredito.it). Il Fondo di Garanzia per le PMI è uno strumento istituito con la Legge n. 662/96 (art. 2, comma 100, lettera a) e operativo dal 2000.

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Bilancio Roma: Gruppo M5s, manovra di 10 milioni per il territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 23 dicembre 2017

AULA_GIULIO_CESARE_d0Una manovra al bilancio di previsione 2018-2020 in cui si stanziano circa 10 milioni di euro per finanziare opere e interventi di manutenzione importanti per la città e per i singoli territori. È quella presentata dal gruppo M5s di Roma Capitale che porta in Aula Giulio Cesare 34 emendamenti.
“Il bilancio dell’amministrazione Raggi risponde alle esigenze di Roma e dei singoli Municipi
Quella presentata dal M5s è finalmente una vera manovra che grazie a risorse che derivano da permessi di costruire, alienazioni di beni materiali e condoni, ci consente di finanziare opere vere e necessarie che la Capitale aspettava da anni. Non ha nulla a che vedere con le manovrine nate dagli accordi sottobanco dei vecchi partiti che servivano a distribuire mance elettorali e a finanziare feste di quartiere degli allora consiglieri. Il M5s dimostra ancora una volta di mettere l’interesse dei cittadini al primo posto perché questi soldi saranno destinati alle opere tramite bandi pubblici. Altri otto milioni circa, destinati all’acquisto di nuovi autobus, sono confluiti in un emendamento di giunta” dichiara Paolo Ferrara, capogruppo M5s in Campidoglio.Tra gli interventi principali in programma vi sono la ristrutturazione del Teatro di posa dell’ex istituto Luce nel VII Municipio, la realizzazione del nuovo Skate Park nel parco Ferrero di piazza Gasparri a Ostia, l’acquisto di panchine e stalli per biciclette, la manutenzione straordinaria di palestre e mercati, la fornitura di giochi e di attrezzature da giardino destinate alle aree verdi di asili nido e scuola dell’infanzia e interventi di sistemazione del verde pubblico. E poi ancora la manutenzione straordinaria di alcuni asili, la ristrutturazione di piazzale Cristoforo Colombo dove c’è la fontana dello Zodiaco sul litorale romano e per le spiagge libere il ripristino di docce e di zone d’ombra”.

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Scuola: manovra e retribuzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzioneDividendo 1,6 miliardi di euro in arrivo per tutti i lavoratori del pubblico impiego, si raggiungono incrementi in busta paga attorno ai 40 euro lordi che sommati a quelli già stanziati con le precedenti manovre non arrivano agli 85 euro stabiliti a Palazzo Vidoni il 30 novembre 2016. Se si aggiunge che solo qualche giorno fa la Ministra ha detto che gli aumenti non saranno a pioggia, ma si dovrà decidere il modo di distribuirli, ad esempio in base alla meritocrazia, questo significa che a una parte di dipendenti pubblici è destinato di percepire 20-30 euro netti. Parlare in queste condizioni di valorizzazione di coloro che agiscono professionalmente in nome dello Stato italiano è un’operazione che ha un solo scopo: recuperare i consensi persi dal Governo Renzi, lasciando i lavoratori pubblici in una condizione stipendiale indegna. Marcello Pacifico (Anief-Udir-Cisal): Presto i dipendenti pubblici e della scuola scopriranno che l’incremento a loro riservato non coprirà nemmeno il costo della vita, la quale negli ultimi anni ha superato le loro buste paga di quasi 15 punti percentuali: a quel punto, smascherata l’operazione di facciata del rinnovo contrattuale, questi lavoratori si renderanno conto che neanche dopo due lustri di blocco contrattuale potranno contare su uno stipendio almeno competitivo con l’inflazione. Anief inviata docenti e Ata della scuola ad inviare una specifica diffida in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci nuovamente sullo sblocco dell’indice dell’IVC. Il contratto può non essere firmato in attesa che il Governo trovi i soldi, ma l’articolo 36 della Costituzione impone un adeguamento parziale degli stipendi all’aumento dell’inflazione programmata e reale.

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Da che parte vogliamo stare?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

ministero-finanzeEsiste davvero un’Italia che non è rappresentata nei palazzi del potere? Probabilmente se si giudica il Def (Documento di economia e finanza) che è in corso di elaborazione in questi giorni e l’attuale incontro, per ora informale, con le parti sociali con l’innaturale cordata che va dagli industriali, ai banchieri e ai sindacati confederali della triplice, i risultati non ci appaiono esaltanti. Tutt’altro. Ora l’improvvisa accelerazione che si preannuncia intende solo continuare a farci digerire la stessa manovra in tempi raccorciati.
Possibile che i rappresentanti dei lavoratori che siedono allo stesso tavolo degli industriali e dei banchieri non si rendano conto che se di sacrifici dobbiamo parlare il primo passo è proprio quello di rivedere per intero il meccanismo della manovra poiché la sua formulazione dovrebbe esprimere un chiaro segnale di garanzia non per le parti che dispongono di ricchezze ma per chi ha modeste risorse. Il nostro stupore è nel renderci conto che l’opinione pubblica, quella che è più interessata alle falcidie in atto sulle buste paga dei lavoratori, dei pensionati, dei precari e ancora su tutte quelle aree del disagio che vanno dai disoccupati, ai cassa integrati, alle famiglie monoreddito, sembra non avvedersi della mannaia che pende sul loro capo. Vorremmo che una folla immensa si addensasse davanti palazzo Chigi per far sentire la sua presenza e la volontà di cambiamento di un sistema politico che gioca con il popolo italiano come fa il gatto con il topo. E invece di parlare di lavoro, di redditi, di precarietà, di sviluppo industriale e quanto altro l’argomento posto in cima ai notiziari televisivi e alle prime pagine dei quotidiani è sui possibili accordi per la legge elettorale, sulle candidature alle politiche, sui topi di Roma e se dobbiamo o no chiamarla “Mafia capitale” dopo la recente sentenza di primo grado per il processo ai “corrotti” romani e terre limitrofe. E’ una sorta di “fuga mundi” di quanti vivono si tra la gente ma, mossi dall’egoismo e pensano solo a se stessi e usano i falsi problemi come strumenti per curare solo i propri interessi. (Riccardo Alfonso)

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Conti pubblici: manovra di oltre 40 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

palazzo chigiDichiarazione di Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e al ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ancora euforici dopo il fine settimana a villa d’Este a Cernobbio, ricordiamo gli impegni d’autunno, che li riporteranno tristemente alla realtà.
Per la prossima Legge di Bilancio, da presentare entro la prima metà di ottobre, infatti, il conto per il Governo è già particolarmente salato: oltre 40 miliardi di euro da trovare per rispettare gli accordi presi con l’Europa ed esaudire i desideri di questo e quel rappresentante del Partito democratico, inclusi i diktat di Matteo Renzi. A conti fatti, la composizione prevede circa 17 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia relative all’aumento dell’Iva a partire dal gennaio 2018; 12-14 miliardi per correggere di 0,9 punti il deficit tendenziale, sempre per il 2018; tra 2 e 4 miliardi per il rinnovo dei contratti ai dipendenti pubblici, la cui trattativa è tutta in salita; 2-4 miliardi per la promessa (tra l’altro sbagliata) della decontribuzione temporanea per i giovani e il bonus di 40 euro per i pensionati; 2 miliardi per le spese indifferibili; 2 miliardi per l’annunciato taglio del cuneo fiscale; 1,5 miliardi per le misure di contrasto alla povertà; 2 miliardi per altri interventi di diversa natura. Totale, oltre 40 miliardi, appunto. Dove troverà tutte queste risorse l’esecutivo? Dato che non ci sono, la speranza del Governo è quella di ottenere dalla Commissione Europea il nulla osta per effettuare anche quest’anno una manovra in deficit. Ma questa, se accordata, andrebbe ad allontanare nuovamente l’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio e farebbe lievitare ulteriormente il debito pubblico italiano. Come se non fosse già a livelli record. Un’eventuale sconto sulla correzione del rapporto deficit/Pil di meno di 0,9 punti sarebbe, inoltre, un segnale negativo ai mercati finanziari in quanto conferma del fatto che i conti pubblici italiani sono sul sentiero sbagliato e che il governo non solo non mantiene gli impegni, ma non ha proprio idea di cosa significhi elaborare una valida strategia di politica economica.”

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Manovra: i provvedimenti sui giochi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

slot machinesCon 144 voti favorevoli, l’Aula del Senato ha votato la fiducia alla manovra, nel testo già approvato dalla Camera, che contiene alcune norme sui giochi, tra cui aumento del prelievo su slot e VLT, riduzione degli apparecchi di gioco sul territorio e raddoppio della tassa sulla fortuna. Queste, nel dettaglio, le misure:
È stata decisa una riduzione del numero delle slot nella misura del 34%. Gli apparecchi passeranno dai circa 400 mila attuali a 265 mila entro il 30 aprile 2018. Un primo scaglione di riduzione è previsto per il 31 dicembre 2017, quando le slot in esercizio dovranno essere al massimo a 345 mila.Aumento prelievo slot e Vlt – Il prelievo sulla raccolta delle slot passa dall’attuale 17,5% al 19%, mentre quello sulle Vlt, oggi al 5,5%, aumenta al 6%. Questi provvedimenti avranno effetto immediato a partire dall’approvazione della manovra.Le sanzioni – Nelle more del processo di riduzione, i concessionari che non rimuoveranno gli apparecchi entro 5 giorni lavorativi dalla comunicazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dovranno pagare 10 mila euro per ogni apparecchio.La tassa sulla fortuna – A decorrere dal 1° ottobre 2017, la tassa sulla fortuna – ovvero il prelievo sulla parte di vincita eccedente i 500 euro – passerà dal 6 al 12%. Va ricordato che la tassa si applica dal 2012 a Gratta&Vinci, Superenalotto, Win for Life, Videolottery. Restano esclusi Lotteria Italia, scommesse, poker e casino’ online, bingo e slot machine (per queste ultime la vincita non può mai superare i 100 euro). La manovra prevede anche l’aumento della ritenuta sulle vincite del Lotto: fissata oggi al 6%, passerà all’8%.
«L’innalzamento del prelievo sulle slot è stato sempre abbinato a un ritocco del payout»: con «tale automatismo, si è storicamente garantita almeno una parvenza di equilibrio di funzionamento del sistema, sicuramente fragilissimo, ma pur sempre idoneo a creare una opportunità di prosecuzione aziendale». Nella manovra appena approvata dal Senato, invece, «l’inasprimento del prelievo sulle slot non è stato, per la prima volta, agganciato a un abbassamento del payout, ma addirittura accompagnato dalla riduzione quantitativa degli apparecchi, mettendo a rischio la funzione stessa della finanziaria-bis, ovvero l’acquisizione di un gettito strutturale aggiuntivo rispetto a quello già pianificato nella ordinaria Legge di Bilancio». Lo rileva l’associazione dei gestori Astro, che nell’evento di lunedì 19 giugno, in programma a Milano all’hotel Principe di Savoia, informerà «la politica e i media dei rischi derivanti dall’assenza dell’automatismo preu-payout, che oggi produce un disallineamento di circa il 20% del margine operativo lordo (circostanza che basterebbe a far fallire per quasi tutte le altre industrie)».

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Conti pubblici: in autunno una manovra da 45 miliardi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Dato che il Documento di economia e finanza del governo e le dichiarazioni tanto vuote quanto contraddittorie del ministro Padoan non consentono di capire in che direzione vada l’economia italiana, proviamo a spiegarlo noi.Poiché non accadrà, come vorrebbe l’esecutivo, che la Commissione europea riveda le regole del cosiddetto ‘braccio preventivo’ a partita già cominciata né che la polvere messa sotto il tappeto da Renzi e Padoan venga ancora una volta sottratta dall’aspirapolvere della cosiddetta ‘flessibilità’ europea, che altro non è che spesa in deficit, ecco i conti veri, fuori dall’ipocrisia e dagli imbrogli. Per rispettare gli impegni già presi e siglati con l’Ue, infatti, il governo deve portare nel 2018 il rapporto deficit/Pil all’1,2% dal 2,1% del 2017: una correzione da 0,9% punti di Pil, pari a circa 15 miliardi.A questi bisogna aggiungere la tanto sbandierata cancellazione delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2018, per ulteriori 19,5 miliardi che il ministro Padoan non è ancora in grado di dire dove andrà a trovare; e ancora 10-15 miliardi per: 1) il rinnovo del contratto del pubblico impiego (almeno 3 miliardi), 2) l’alleggerimento delle aliquote Irpef (3-4 miliardi), 3) il taglio del cuneo fiscale (3-4 miliardi), 4) le sempre presenti spese indifferibili (es. rifinanziamento missioni militari).Se davvero il governo vuole fare tutto questo, siamo oltre i 45 miliardi di manovra. Ma volutamente Padoan rinvia il dettaglio dei numeri e delle misure per il finanziamento delle promesse sue e di Gentiloni, cercando di confondere quanto più possibile le acque, prendendo in giro gli italiani e l’Europa”.

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Conti pubblici: rischio manovra aggiuntiva

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

commissione europea“La Commissione europea ha appena chiesto all’Italia di correggere il rapporto tra deficit/Pil previsto per il 2017 di due decimali, circa 3,4 miliardi di euro. Ma, purtroppo, non è tutto: i governi Renzi e Gentiloni si sono impegnati a fare con Bruxelles, da qui al 2019, manovre 10 volte più pesanti. Altro che la manovrina delle prossime settimane, nei prossimi due anni l’Italia dovrà correggere i propri conti di circa 30-35 miliardi di euro”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Una promessa, presente nel ‘Documento programmatico di bilancio 2017’, che Renzi-Padoan avevano inviato alla Commissione Ue a metà ottobre. Da qui al 2019 l’Italia dovrà correggere il rapporto deficit/Pil di 1 punto, pari a circa 16-17 miliardi di euro. Sempre nello stesso arco temporale il governo dovrà neutralizzare clausole di salvaguardia per un totale di 15-16 miliardi di euro: totale, 30-35 miliardi di euro. Una cifra monstre che fa impallidire la ‘piccola’ correzione (3,4 mld) chiestaci pochi giorni fa dall’Europa.Qual è l’analisi politica da fare? Molto semplice. Prima o poi i nodi vengono al pettine. Renzi ha portato avanti, per oltre mille giorni, una politica economica sciagurata, fatta di bonus e mance, senza un preciso disegno strategico ma con il solo obiettivo di raccattare voti e imbonirsi categorie professionali o di popolazione. E Padoan, in modo irresponsabile, gli ha permetto tutto questo.Adesso ci aspettiamo, anche in questo campo, discontinuità da parte del governo Gentiloni. Serve una nuovo politica economica, serve senso di responsabilità, serve confronto con il Parlamento, servono risposte serie e sostenibili”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: Ci sarà una manovra bis?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

european commissionIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha presentato – a firma Renato Brunetta e Alberto Giorgetti – un question time al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in merito al rischio di manovra correttiva per mettere in ordine i conti pubblici italiani. Brunetta e Giorgetti “esprimono grande preoccupazione per la notizia diffusa ieri, non smentita, secondo la quale la Commissione europea avrebbe chiesto al governo italiano di aggiustare in tempi brevi i conti pubblici. La Commissione avrebbe comunicato all’esecutivo che servono circa 3,4 miliardi di euro, ovvero una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Pil, per evitare una procedura di infrazione sul deficit. Questa cattiva notizia arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia. Basti pensare alla crisi del sistema bancario, con l’approvazione del decreto-legge dello scorso dicembre per salvare gli istituti a rischio fallimento, e a quanto ci dice in questi giorni il Fondo monetario internazionale: il Fmi lima le stime di crescita per l’Italia per il 2017 e il 2018; il Pil crescerà quest’anno dello 0,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di ottobre. Nel 2018 la crescita sarà dello 0,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime”. “Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, avrebbe confidato nei contatti informali di queste ore, che ‘l’Italia non ha alcuna intenzione di aprire guerre con nessuno’, ma, al tempo stesso, non ha alcuna intenzione di ipotizzare manovre, manovrine o aggiustamenti. Ad ogni modo, al di là delle trattative in sede europea che sembrano già essere avviate, il ministro Padoan ha il dovere di fare luce sulla vicenda, chiarendo innanzitutto i contenuti della lettera, se è vero che l’Italia rischia la procedura di infrazione, e, in tal caso, specificando gli intendimenti del governo a tal proposito”. “Il ministro dell’Economia deve inoltre chiarire una volta per tutte lo stato dei conti pubblici, specificando se si rende necessaria una manovra correttiva, e, più in generale, quali iniziative intende adottare per coprire il deficit strutturale di circa 3,4 miliardi di euro, e quali risorse intende utilizzare per coprire l’eventuale manovra”, concludono Brunetta e Giorgetti.

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Codici: Salvataggio banche costerà una manovra bis da almeno 3,4 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

monte dei paschi di sienaNon appena 6 mesi fa il Governo ci rassicurava sul fatto che su Mps non avrebbero pagato i cittadini e che non ci sarebbe stata alcuna manovra bis. Come volevasi dimostrare, siamo già a metà dell’opera, infatti non riusciremo a scampare nemmeno alla manovra bis da 3,4 miliardi di euro. L’Unione europea boccia il piano di bilancio per l’Italia e il nostro deficit si attesterà attorno al 2,4€% del Pil.
L’Unione Europea infatti ci ha dato un ultimatum, se non aggiusteremo i conti pubblici entro il 1° febbraio 2017, ovvero domani, ci aspetta una procedura di infrazione per deficit eccessivo.
L’ultimatum di Bruxelles era uscito dalla porta alla vigilia del referendum, per rientrare dalla finestra con l’anno nuovo, con un ulteriore regalo da parte nostra: al debito pubblico italiano abbiamo aggiunto 20 miliardi di euro per salvare le banche nostrane.
Tenendo presente che questi 20 miliardi, a detta degli esperti, non sarebbero nemmeno sufficienti, come risultato abbiamo ottenuto: un ulteriore aumento del debito pubblico ed un declassamento del rating italiano. (fonte: codici)

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Manovra: Prestigiacomo, FI vota no. Fatta solo per strategia elettorale

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

prestigiacomo.medium_300“È sotto gli occhi di tutti la profonda strumentalizzazione che il Governo Renzi ha messo in campo nei confronti della manovra di finanza pubblica, plasmandone il contenuto sulla base di un’ampia strategia a “raggio elettorale”, finalizzata all’appuntamento referendario della prossima domenica. Una manovra impostata senza una visione complessiva di politica economica, ma dettata dalla contingenza e dal bisogno di consenso, non può che avere risultati miseri, inefficaci, che non sono in grado di portare il Paese nella direzione di una ripresa forte e duratura. Nulla è stato lasciato al caso: ogni misura è stata accuratamente pesata e misurata, in un monologo della maggioranza, che ha organizzato i lavori in Commissione in maniera confusa e inaccettabile. E’ stata accuratamente pesata, e scientificamente pensata anche la presa in giro nei confronti del Mezzogiorno. Il dibattito in merito alle misure per il rilancio degli investimenti nel Sud è stato assolutamente privo di concretezza e non ha prodotto alcun intervento efficace. D’altra parte, il pacchetto emendativo presentato alla manovra dal Gruppo Forza Italia, conteneva una serie di misure importanti per il Sud, in grado di offrire un impulso concreto allo sviluppo dell’impresa privata, misure a cui il governo ha detto no. Forza Italia vota convintamente contro questa manovra di pura propaganda, con la convinzione che lunedì prossimo il Premier si sveglierà con il peso del giudizio degli italiani, che non sarà certamente clemente.” E’ quanto afferma Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, intervenendo in aula in dichiarazione di voto finale sul Ddl Bilancio.

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La “schiforma” di Renzi è solo una manovra di potere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi si sente il padrone dell’Italia dopo aver vinto delle primarie di partito. Nel 2013 il Pd ha preso il 25 per cento dei voti, meno del Movimento 5 stelle che è risultato il primo partito alle elezioni di tre anni fa. E Renzi con queste cifre ha preso tutto, e ha cambiato con violenza 47 articoli della Costituzione. La sua schiforma è sbagliata, ed è ancora più sbagliata perché una Costituzione o una riforma costituzionale deve unire un Paese, non può dividerlo, Renzi ha diviso, ha spaccato il Paese. I nostri padri costituenti nel ’47 hanno approvato la Costituzione unendo il Paese, dopo una guerra civile. Togliatti e De Gasperi misero insieme diverse anime per fare la Costituzione che ci ha accompagnato fino ad oggi”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, ad Anzio.“La gente è arrabbiata. Il Paese non cresce, la disoccupazione aumenta, Renzi ha imbrogliato sulle banche, sulla sicurezza, sull’immigrazione. Renzi ha imbrogliato su tutto. E ne pagherà le conseguenze. Il 4 dicembre si vota sul governo, si vota su Renzi, si vota su questo imbroglione. Renzi è affetto da azzardo morale, sottoscrive accordi sapendo già di non volerli o poterli rispettare. Quando era giovane lo chiamavano ‘il bomba’, non è cambiato per nulla. Ormai lo conoscono tutti, in Europa lo chiamano la banderuola. È diventato ridicolo, è diventato una macchietta. Renzi ha imposto queste schiforme non per il futuro del Paese ma per imporsi al potere per i prossimi vent’anni. Il suo è solo un disegno di potere, nient’altro. Vuole l’egemonia assoluta su tutto e tutti, questa è la caratteristica di questo uomo politico”.

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Unione Naz. Consumatori su manovra: dati Istat incompatibili con quelli Inps

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

istatSecondo il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in audizione alla Camera sulla legge di Bilancio, “l’aumento della quattordicesima risulta concentrato nella parte meno ricca della popolazione: più dell’80% della maggiore spesa è destinato a individui che appartengono a famiglie nei primi tre quinti di reddito equivalente e soltanto il 4,5% all’ultimo quinto”. “Questi dati appaiono incompatibili con quelli dell’Inps. Secondo Boeri, infatti, in sette casi su dieci la quattordicesima va a persone che non ne hanno alcun bisogno. Al di là del fatto che considerare come bisognose anche le famiglie del terzo quintile appare improprio, è evidente che se le scarse risorse pubbliche vengono date anche a chi riesce ad arrivare a fine mese, non andranno in consumi. Il maggior reddito disponibile non si tradurrà in un aumento dei consumi ma in maggior risparmio, come è avvenuto finora per la gran parte delle misure del Governo Renzi” afferma Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo invitiamo comunque il Governo a dare sia la quattordicesima che le decine di bonus elargiti, da quello degli 80 euro al bonus bebè, sulla base del reddito Isee” conclude Dona.

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