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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

Posts Tagged ‘manovra’

Conti pubblici: rischio manovra aggiuntiva

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

commissione europea“La Commissione europea ha appena chiesto all’Italia di correggere il rapporto tra deficit/Pil previsto per il 2017 di due decimali, circa 3,4 miliardi di euro. Ma, purtroppo, non è tutto: i governi Renzi e Gentiloni si sono impegnati a fare con Bruxelles, da qui al 2019, manovre 10 volte più pesanti. Altro che la manovrina delle prossime settimane, nei prossimi due anni l’Italia dovrà correggere i propri conti di circa 30-35 miliardi di euro”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Una promessa, presente nel ‘Documento programmatico di bilancio 2017’, che Renzi-Padoan avevano inviato alla Commissione Ue a metà ottobre. Da qui al 2019 l’Italia dovrà correggere il rapporto deficit/Pil di 1 punto, pari a circa 16-17 miliardi di euro. Sempre nello stesso arco temporale il governo dovrà neutralizzare clausole di salvaguardia per un totale di 15-16 miliardi di euro: totale, 30-35 miliardi di euro. Una cifra monstre che fa impallidire la ‘piccola’ correzione (3,4 mld) chiestaci pochi giorni fa dall’Europa.Qual è l’analisi politica da fare? Molto semplice. Prima o poi i nodi vengono al pettine. Renzi ha portato avanti, per oltre mille giorni, una politica economica sciagurata, fatta di bonus e mance, senza un preciso disegno strategico ma con il solo obiettivo di raccattare voti e imbonirsi categorie professionali o di popolazione. E Padoan, in modo irresponsabile, gli ha permetto tutto questo.Adesso ci aspettiamo, anche in questo campo, discontinuità da parte del governo Gentiloni. Serve una nuovo politica economica, serve senso di responsabilità, serve confronto con il Parlamento, servono risposte serie e sostenibili”, conclude Brunetta.

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Conti pubblici: Ci sarà una manovra bis?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

european commissionIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha presentato – a firma Renato Brunetta e Alberto Giorgetti – un question time al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in merito al rischio di manovra correttiva per mettere in ordine i conti pubblici italiani. Brunetta e Giorgetti “esprimono grande preoccupazione per la notizia diffusa ieri, non smentita, secondo la quale la Commissione europea avrebbe chiesto al governo italiano di aggiustare in tempi brevi i conti pubblici. La Commissione avrebbe comunicato all’esecutivo che servono circa 3,4 miliardi di euro, ovvero una manovra bis che vale lo 0,2 per cento del Pil, per evitare una procedura di infrazione sul deficit. Questa cattiva notizia arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia. Basti pensare alla crisi del sistema bancario, con l’approvazione del decreto-legge dello scorso dicembre per salvare gli istituti a rischio fallimento, e a quanto ci dice in questi giorni il Fondo monetario internazionale: il Fmi lima le stime di crescita per l’Italia per il 2017 e il 2018; il Pil crescerà quest’anno dello 0,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di ottobre. Nel 2018 la crescita sarà dello 0,8%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle precedenti stime”. “Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, avrebbe confidato nei contatti informali di queste ore, che ‘l’Italia non ha alcuna intenzione di aprire guerre con nessuno’, ma, al tempo stesso, non ha alcuna intenzione di ipotizzare manovre, manovrine o aggiustamenti. Ad ogni modo, al di là delle trattative in sede europea che sembrano già essere avviate, il ministro Padoan ha il dovere di fare luce sulla vicenda, chiarendo innanzitutto i contenuti della lettera, se è vero che l’Italia rischia la procedura di infrazione, e, in tal caso, specificando gli intendimenti del governo a tal proposito”. “Il ministro dell’Economia deve inoltre chiarire una volta per tutte lo stato dei conti pubblici, specificando se si rende necessaria una manovra correttiva, e, più in generale, quali iniziative intende adottare per coprire il deficit strutturale di circa 3,4 miliardi di euro, e quali risorse intende utilizzare per coprire l’eventuale manovra”, concludono Brunetta e Giorgetti.

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Codici: Salvataggio banche costerà una manovra bis da almeno 3,4 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

monte dei paschi di sienaNon appena 6 mesi fa il Governo ci rassicurava sul fatto che su Mps non avrebbero pagato i cittadini e che non ci sarebbe stata alcuna manovra bis. Come volevasi dimostrare, siamo già a metà dell’opera, infatti non riusciremo a scampare nemmeno alla manovra bis da 3,4 miliardi di euro. L’Unione europea boccia il piano di bilancio per l’Italia e il nostro deficit si attesterà attorno al 2,4€% del Pil.
L’Unione Europea infatti ci ha dato un ultimatum, se non aggiusteremo i conti pubblici entro il 1° febbraio 2017, ovvero domani, ci aspetta una procedura di infrazione per deficit eccessivo.
L’ultimatum di Bruxelles era uscito dalla porta alla vigilia del referendum, per rientrare dalla finestra con l’anno nuovo, con un ulteriore regalo da parte nostra: al debito pubblico italiano abbiamo aggiunto 20 miliardi di euro per salvare le banche nostrane.
Tenendo presente che questi 20 miliardi, a detta degli esperti, non sarebbero nemmeno sufficienti, come risultato abbiamo ottenuto: un ulteriore aumento del debito pubblico ed un declassamento del rating italiano. (fonte: codici)

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Manovra: Prestigiacomo, FI vota no. Fatta solo per strategia elettorale

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

prestigiacomo.medium_300“È sotto gli occhi di tutti la profonda strumentalizzazione che il Governo Renzi ha messo in campo nei confronti della manovra di finanza pubblica, plasmandone il contenuto sulla base di un’ampia strategia a “raggio elettorale”, finalizzata all’appuntamento referendario della prossima domenica. Una manovra impostata senza una visione complessiva di politica economica, ma dettata dalla contingenza e dal bisogno di consenso, non può che avere risultati miseri, inefficaci, che non sono in grado di portare il Paese nella direzione di una ripresa forte e duratura. Nulla è stato lasciato al caso: ogni misura è stata accuratamente pesata e misurata, in un monologo della maggioranza, che ha organizzato i lavori in Commissione in maniera confusa e inaccettabile. E’ stata accuratamente pesata, e scientificamente pensata anche la presa in giro nei confronti del Mezzogiorno. Il dibattito in merito alle misure per il rilancio degli investimenti nel Sud è stato assolutamente privo di concretezza e non ha prodotto alcun intervento efficace. D’altra parte, il pacchetto emendativo presentato alla manovra dal Gruppo Forza Italia, conteneva una serie di misure importanti per il Sud, in grado di offrire un impulso concreto allo sviluppo dell’impresa privata, misure a cui il governo ha detto no. Forza Italia vota convintamente contro questa manovra di pura propaganda, con la convinzione che lunedì prossimo il Premier si sveglierà con il peso del giudizio degli italiani, che non sarà certamente clemente.” E’ quanto afferma Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, intervenendo in aula in dichiarazione di voto finale sul Ddl Bilancio.

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La “schiforma” di Renzi è solo una manovra di potere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

Palazzo chigi1“Renzi si sente il padrone dell’Italia dopo aver vinto delle primarie di partito. Nel 2013 il Pd ha preso il 25 per cento dei voti, meno del Movimento 5 stelle che è risultato il primo partito alle elezioni di tre anni fa. E Renzi con queste cifre ha preso tutto, e ha cambiato con violenza 47 articoli della Costituzione. La sua schiforma è sbagliata, ed è ancora più sbagliata perché una Costituzione o una riforma costituzionale deve unire un Paese, non può dividerlo, Renzi ha diviso, ha spaccato il Paese. I nostri padri costituenti nel ’47 hanno approvato la Costituzione unendo il Paese, dopo una guerra civile. Togliatti e De Gasperi misero insieme diverse anime per fare la Costituzione che ci ha accompagnato fino ad oggi”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a una manifestazione per il No al referendum, ad Anzio.“La gente è arrabbiata. Il Paese non cresce, la disoccupazione aumenta, Renzi ha imbrogliato sulle banche, sulla sicurezza, sull’immigrazione. Renzi ha imbrogliato su tutto. E ne pagherà le conseguenze. Il 4 dicembre si vota sul governo, si vota su Renzi, si vota su questo imbroglione. Renzi è affetto da azzardo morale, sottoscrive accordi sapendo già di non volerli o poterli rispettare. Quando era giovane lo chiamavano ‘il bomba’, non è cambiato per nulla. Ormai lo conoscono tutti, in Europa lo chiamano la banderuola. È diventato ridicolo, è diventato una macchietta. Renzi ha imposto queste schiforme non per il futuro del Paese ma per imporsi al potere per i prossimi vent’anni. Il suo è solo un disegno di potere, nient’altro. Vuole l’egemonia assoluta su tutto e tutti, questa è la caratteristica di questo uomo politico”.

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Unione Naz. Consumatori su manovra: dati Istat incompatibili con quelli Inps

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

istatSecondo il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in audizione alla Camera sulla legge di Bilancio, “l’aumento della quattordicesima risulta concentrato nella parte meno ricca della popolazione: più dell’80% della maggiore spesa è destinato a individui che appartengono a famiglie nei primi tre quinti di reddito equivalente e soltanto il 4,5% all’ultimo quinto”. “Questi dati appaiono incompatibili con quelli dell’Inps. Secondo Boeri, infatti, in sette casi su dieci la quattordicesima va a persone che non ne hanno alcun bisogno. Al di là del fatto che considerare come bisognose anche le famiglie del terzo quintile appare improprio, è evidente che se le scarse risorse pubbliche vengono date anche a chi riesce ad arrivare a fine mese, non andranno in consumi. Il maggior reddito disponibile non si tradurrà in un aumento dei consumi ma in maggior risparmio, come è avvenuto finora per la gran parte delle misure del Governo Renzi” afferma Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo invitiamo comunque il Governo a dare sia la quattordicesima che le decine di bonus elargiti, da quello degli 80 euro al bonus bebè, sulla base del reddito Isee” conclude Dona.

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Manovra: le 5 bugie sulla finanziaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2016

renato-brunetta“Con la presentazione della sua terza, e speriamo ultima, Legge di bilancio, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è confermato ancora una volta per quello che è: un uomo della prima Repubblica”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato dal “Quotidiano Nazionale”.“La sua è una Legge di bilancio tutta in deficit, elettoralistica, indecente, laurina. Fatta di mance e mancette, priva di una strategia strutturale, in cui l’indebitamento netto cresce di circa un punto di Pil rispetto agli impegni originariamente presi con l’Unione europea (nel 2017 era previsto essere dell’1,4% ma ora è stato portato fino al 2,3%). Una Legge di bilancio che fa crescere il debito, il che comporta bassa crescita e incoerenza dei numeri, come ha fatto notare l’Ufficio parlamentare di bilancio e come dimostrano le preoccupazioni crescenti della Commissione europea. Nessun taglio vero, entrate tutte aleatorie legate a condoni. Laddove le uscite sono di tipo strutturale. E alla fine del 2017 pagheremo il conto, con una manovra correttiva che peserà sulle tasche di tutti gli italiani.Alle slide propagandistiche di Renzi non abbocca più nessuno: ormai ha perso qualsiasi credibilità ed è conosciuto, in Italia e all’estero, come l’uomo dell’azzardo morale, vale a dire dei comportamenti opportunistici post contrattuali, per cui fa promesse che sa di non poter mantenere. Aspettiamo di vedere i provvedimenti relativi alla Legge di bilancio, non ancora noti, ma sappiamo già che si riveleranno dei boomerang. La maggior parte dei «risultati» propagandati da Renzi per i suoi quasi tre anni di governo sono smentiti dai fatti, su cui noi continuiamo a fare serio e scrupoloso fact-checking. Ci sono almeno 5 grandi «bufale» che lui va ripetendo pensando di prendere in giro gli italiani.
1) Non è vero che con Renzi la pressione fiscale è diminuita perché, come è scritto nell’ultima Nota di aggiornamento del Def, passa dal 42,6% del 2016 al 42,8% del 2017. In valore assoluto, solo tra il 2016 e il 2017, le entrate fiscali passeranno da 786 a 800 miliardi: 14 miliardi di tasse, imposte e contributi in più.
2) Non è vero, come vorrebbe farci credere Renzi, che con il suo governo il debito è diminuito perché da quando si è insediato fino ad agosto 2016 (ultimi dati disponibili) è aumentato di 127 miliardi, toccando il record di 2.225 miliardi di euro.
3) Negli anni del suo governo, inoltre, Renzi ha sovrastimato i valori della crescita economica 10 volte su 10, trovandosi poi costretto a rivedere al ribasso le stesse stime nei documenti successivi.
4) Non è vero che Renzi ha ridotto la spesa pubblica corrente, che invece è aumentata di più di 8 miliardi solo dal 2015 al 2016, da circa 760 miliardi a oltre 768.
5) Infine, non è vero, come dice Renzi, che con il suo governo sono stati spesi più soldi per la scuola, per gli ammortizzatori e per il sociale. Non dimentichiamo, per esempio, che nel 2015 il governo ha effettuato tagli alla sanità per 2,3 miliardi di euro, provocando una stretta su analisi, visite ed esami per i cittadini, specialmente i più poveri, che ne hanno pagato il prezzo.
Sull’economia Renzi e Padoan mentono sapendo di mentire. Prima vanno a casa meglio è per tutti”, conclude Brunetta.

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Manovra: E’ da prima repubblica, deficit, debito e marchette

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2016

caritas“Questa è una legge di bilancio da prima Repubblica: tutta entrate aleatorie, cioè che non saranno incassate; tutta spesa per mance di tipo elettorale; e aumenta deficit e debito”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Renzi se ne infischia dell’Europa, degli italiani, dei cinque milioni di poveri che vanno alla Caritas a mangiare, e pensa solo alla sua sedia, a vincere il referendum. Vedremo poi i contenuti specifici di questa legge di stabilità, quando li presenterà. Vedremo come la cancellazione di Equitalia sia solo un imbroglio: vengono mantenute le attuali regole, trasferendo tutto all’Agenzia delle entrate, con le relative conseguenze. Vedremo l’imbroglio dell’Ape, vale a dire del pensionamento anticipato; vedremo l’imbroglio delle quattordicesime per i pensionati; vedremo l’imbroglio della sanità; e tutti gli altri imbrogli contenuti in questa legge di bilancio da prima Repubblica, in deficit e per fare marchette di tipo elettorale”.

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Legge di stabilità: Scuola, solita manovra al ribasso

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 ottobre 2016

scuola-pubblicaLa Legge di Bilancio prevede che solo 20-25mila cattedre si spostino dall’organico di fatto a quello di diritto e lo stanziamento di 300 milioni per finanziare le “deleghe” della Buona Scuola; altri 100 milioni sono stanziati per gli istituti paritari e una quota, ancora da definire, prevede il potenziamento degli Istituti tecnici superiori e la decontribuzione per le aziende che assumono i giovani diplomati; 5 milioni di euro serviranno, ancora, a rafforzare l’Orientamento nelle scuole e vi saranno Incentivi per studenti universitari meritevoli e non abbienti, così pure per i ricercatori. Intanto, dal sondaggio nazionale “Demos – Coop” la Legge 107 viene ancora una volta bocciata. Gli insegnanti, invece, “mantengono un prestigio sociale elevato”, soprattutto i maestri della primaria. Anche gli italiani hanno capito che i nostri docenti sono maltrattati, ‘spediti’ a mille chilometri da casa e sotto-pagati.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ci sono 100mila posti che annualmente vengono dati ai docenti precari. Cosa dovremmo festeggiare se tra meno di 12 mesi ci ritroveremo ancora una volta con cattedre scoperte, dirigenti costretti a ‘fare acrobazie’ e gli alunni disabili privi del docente di sostegno? Anche con gli Ata siamo fermi a 10mila amministrativi, tecnici e ausiliari che non copriranno neppure il turn over. L’aspetto che lascia, però, più basiti è un altro: dove stanno i soldi per il rinnovo del contratto per il quale si sono aperte le trattative in estate e si sono spese tante belle parole da parte dei rappresentanti del Governo? Pure gli italiani hanno capito come stanno le cose: la gente è grata al lavoro degli insegnanti che percepiscono stipendi da fame in contesti inadeguati e privi di risorse. Con questa Legge di Stabilità, rimaniamo fedeli allo standard.

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Manovra di bilancio e gli errori di Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2016

Palazzo chigi1Ci risiamo. Il governo si prepara per l’ennesima volta ad andare a Bruxelles con il cappello in mano a chiedere di poter fare più deficit. La chiamano flessibilità, ma quello vuol dire. Sia chiaro, si tratta di una cosa più che legittima: il verso della congiuntura non lo si cambia certo tirando la cinghia. Ma perché l’operazione sia anche utile presuppone che quelle risorse vengano utilizzate per investimenti produttivi, non per spesa corrente come si è fatto finora. E qui casca l’asino. Perché l’approccio di Renzi e Padoan – non si sa quanto in accordo tra loro, ma poco importa ai fini dell’interesse generale – è fallace per almeno quattro motivi.
Il primo è l’analisi che accompagna la terza manovra di bilancio di questo esecutivo. Si dice: siamo svantaggiati perché le crisi migratorie, i pericoli terroristici e la Brexit hanno creato un clima pesantemente negativo. Balle. Sono problemi comuni in Europa – noi patiamo di più i flussi dei migranti ma meno il terrorismo, la Brexit, per quel che vale, riguarda tutti – e incidono marginalmente. Se così non fosse sarebbe sbagliato, e non lo è, il calcolo fatto da LaVoce secondo cui fatto 100 il pil all’inizio del governo Renzi, nei 10 trimestri trascorsi l’Italia è arrivata solo a 101,1 mentre la Ue è a 103,3: questo significa che in due anni e mezzo abbiamo perso 2,2 punti di pil rispetto alla media europea. Vogliamo una volta per tutte raccontare la verità agli italiani? E cioè che siamo dentro ad un declino strutturale che dura da un quarto di secolo e che dal 2008 in poi si è moltiplicato, rendendo l’Italia (Grecia a parte) la maggiore vittima della Grande Recessione. E che per uscirne occorre un piano straordinario, non “pezze a colore” (per dirla alla napoletana). Possibile che ogni anno ci tocchi assistere alla manfrina di previsioni rosa che via via diventano consuntivi neri? Il governo contava di arrivare nel 2016 ad un aumento del pil dell’1,6%. Poi nel Def di aprile ha ridotto le aspettative a 1,2%. Ora tocca registrare una crescita zero che lascia intravedere una chiusura dell’anno – se va bene, cioè se non si passa dalla stagnazione alla recessione – ad un misero +0,6%, oltretutto unicamente per effetto della politica monetaria della Bce. Stagnazione più deflazione si definiscono in un modo solo: crisi economica. È da gufi dirlo? O da bugiardi tacerlo?
Il secondo errore che il governo sembra intenzionato a commettere, da recidivo, è quello di pensare a usare le risorse (o meglio, il maggior deficit) senza un piano di politica economica e industriale, finendo per inseguire il sogno (la chimera) che un po’ di spesa a pioggia generi contemporaneamente un po’ di crescita economica e molto consenso da spendersi prima di tutto al referendum costituzionale e poi alle elezioni (più o meno anticipate). Ora gli 80 euro e il bonus giovani hanno dimostrato che il primo obiettivo non è raggiungibile per questa strada. E le elezioni amministrative si sono incaricate di dar prova che le elargizioni non si traducono in modo automatico in voti. Ci vorrebbe un grande piano di investimenti – gli unici che assicurano sviluppo – e invece ci troviamo di fronte al miserevole “patto Delrio” (fatto dal ministro delle Infrastrutture con Renzi, Padoan e la Ragioneria Generale) per cui ogni volta che c’è un investimento concreto che può essere realizzato, non saranno i limiti di cassa a determinarne il blocco. Capite? Non un piano di priorità, ma se capita un’occasione…Sicura, anche se ancora incerta nei contenuti (ormai è tradizione che venga determinata in via definitiva persino molti giorni dopo la formale approvazione della legge di Stabilità), è invece la solita lista della spesa: dal dossier pensioni (anticipo con l’Ape, aumento della no tax area e 14ma per le minime), che costa almeno 2,5 miliardi, al taglio dal 27,5 al 24% del livello dell’Ires (3 miliardi), dalla conferma della decontribuzione sulle nuove assunzioni e il premio sulla contrattazione di secondo livello (3 miliardi) alla riduzione dell’Irpef per 6-7 miliardi (che peraltro il viceministro Morando ha già bocciato). Se si considera che per evitare che scattino le clausole Ue di salvaguardia (aumento dell’IVA al 25,5% e accise sulla benzina) ci vogliono 9,4 miliardi, il conto sale complessivamente a 25 miliardi (o a 18 se si accantona la manovra sull’Irpef, che però è quella elettoralmente più vendibile). E questo al netto di eventuali aggiornamenti relativi all’andamento di entrate e uscite in corso d’anno.Il ministero dell’Economia ha diffuso un comunicato per definire “prive di fondamento ipotesi e cifre sulla prossima manovra” che in questi giorni impazzano sui giornali. Giusto, prendiamo atto che ad oggi nulla si sa di ciò che ci sarà scritto nel Documento di economia e finanza che sarà presentato entro il 27 settembre. Tuttavia basta un giornalista scrupoloso, nello specifico Enrico Marro del Corriere della Sera, per sapere che le cifre che stanno circolando (25-30 miliardi) non sono numeri della lotteria. Marro è infatti andato a pagina 80 del Def esistente e ci ha trovato due riferimenti dai quali è difficile scappare: il dato atteso dell’inflazione e una proiezione di cosa succederebbe se la crescita del pil fosse di mezzo punto inferiore alle previsioni (cioè 0,7% anziché 1,2%). Nel primo caso scopriamo che il Def si regge sull’ipotesi che grazie al quantitative easing della Bce l’inflazione possa tornare velocemente verso il target del 2%, arrivando intanto all’1,3% nel 2017. Ma noi siamo in deflazione, e quindi ben lontani dal target. Se a questo si aggiunge che se il pil facesse +0,7% (in realtà siamo sotto, ma facciamo finta) il deficit salirebbe al 2,9%, sei decimi in più rispetto all’obiettivo del governo (2,3%), se ne deduce che diventerebbe inevitabile una manovra di aggiustamento in autunno. E peggio potrebbe andare nel 2017, considerato che le attese Ue (al netto di flessibilità già concessa) sono di un rapporto deficit-pil dello 0,8% contro il 2,9% che si confermerebbe.Non contenti di spendere senza costrutto, ecco il terzo errore che si sta commettendo: continuare a disgiungere deficit da debito. Perché se è giusto rivendicare maggiori margini di spesa, specie per un paese che da anni ha un track record di avanzo primario (più entrate che uscite, al netto della spesa per interessi), ciò non può essere disgiunto da una riduzione dell’insopportabile – e crescente – livello del debito. Il quale ha raggiunto a giugno il record di 2.248 miliardi, ben 141 in più dei 2.107 del febbraio 2014 quando si insediò il governo Renzi. L’incremento – mediamente 4,7 miliardi al mese – è del 6,7%, sei volte in più di quanto si sia irrobustito il pil nello stesso arco di tempo. Tanto che il rapporto debito-pil è poco sotto il 133%, terzo al mondo dopo quello giapponese e quello greco. Si può dar fondo alla retorica descrivendo mirabolanti obiettivi raggiunti nel risanamento finanziario italiano, si può fare ricorso al computo del risparmio privato (sempre cospicuo, ma comunque in via di erosione) per mischiare le carte, ma un governo che eviti di affrontare il nodo dello stock di debito accumulato fin qui, non avrà mai le carte in regola sia per conquistarsi spazi maggiori di deficit sia, a maggior ragione, per contestare le regole Ue e controproporne delle altre. Mentre uno scambio “più deficit – meno debito” ci darebbe credibilità sia al cospetto degli altri partner europei sia, soprattutto, dei mercati finanziari. Perché se è vero quello che il quotidiano britannico The Times ha scritto, e cioè che Renzi al vertice di Ventotene di lunedì prossimo vuole realizzare uno scambio con Angela Merkel in base al quale appoggia la linea morbida e attendista della cancelliera tedesca (e della neo-premier inglese Theresa May) sulla Brexit, per ottenere il sostegno di Berlino ad un allentamento delle regole di austerity, non è certo questo il messaggio che metterà la museruola alla pressione speculativa sui titoli bancari italiani, nuova versione dello spread che nel novembre 2011 disarcionò Berlusconi.
E qui siamo al quarto esiziale errore che il nostro primo ministro sta facendo: sperare che la benevolenza della signora Merkel gli salvi la pelle. Ma ammesso e non concesso che la cancelliera voglia (o possa, vista la posizione rigida del potentissimo ministro delle Finanze, Schauble, e del presidente della Bundesbank, Weidemann) concedergliela, rimane il fatto che se lo spazio di manovra acquisito lo userà soltanto per mettere un po’ di soldi in circolo, con ciò sperando di conquistare il favore degli elettori prima del referendum con cui ha messo in gioco il suo futuro politico, Renzi avrà sbagliato due volte i conti. Nel primo caso non avrà rilanciato l’economia, anzi non avrà neppure messo le barriere necessarie a evitare che ripiombi in una nuova recessione. Nel secondo non avrà affatto indotto gli italiani a votare Sì alle riforme costituzionali, perché abbiamo la netta impressione che siano stufi di farsi mettere inutili carote sotto il naso e sentirsi dire che chi vota No porta alla disperazione il Paese.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Legge di stabilità: iniziano le manovre

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2016

ministero sviluppo economico“La nota di aggiornamento del Def e la prossima legge di Bilancio stanno diventando sempre più centrali nel dibattito di questi ultimi giorni d’estate: segno che si avvicina la ripresa dei lavori parlamentari e si intrecciano le prime contrastanti affermazioni. Tutti parlano di investimenti, pubblici e privati, assumendo posizioni decisamente contrastanti: per alcuni, tra cui Renzi stesso, è urgente insistere su di una serie interventi pubblici mirati, soprattutto nel campo delle infrastrutture, mentre per altri occorre sostenere le imprese con un abbattimento della pressione fiscale tale da favorire gli investimenti. Due approcci diversi, non necessariamente contrastanti, ma che devono misurarsi con una crescita al rallentatore, come quella denunziata dagli ultimi dati Istat, che riduce enormemente la disponibilità delle risorse necessarie per l’una e per l’altra cosa. E soprattutto deve integrare al suo interno quel Piano Famiglia di cui ha recentemente parlato il ministro Costa, che vuole assolutamente rilanciare le politiche demografiche. Ancora una volta la politica dell’annuncio sembra cavalcare un ottimismo di maniera, che non tiene nel giusto conto la drammaticità dei conti pubblici, la riduzione del PIL e l’aumento del debito pubblico.”
Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, di Area popolare che continua: “La contraddittorietà dei messaggi, l’intrinseca incompatibilità delle proposte, l’alternanza di euforia e pessimismo, crea una concreta diffidenza nella popolazione e getta un’ombra non indifferente sulla credibilità del governo. Ed è invece proprio su questo fronte che si giocherà una parte consistente della battaglia del Referendum: il governo è credibile nelle sue promesse in materia economica o crede che basti spruzzare nell’aria un po’ di camomilla per convincere gli italiani che va tutto bene e che ci attende un futuro più roseo? Le pagine economiche dei giornali sono altra casa dalle interviste ottimistiche di questo o quel ministro, che sui giornali o in TV sembrano diventati ambasciatori di un benessere inesistente. In questa chiave sentir parlare di una manovra che potrebbe arrivare a 35 miliardi, con qualche sconto per via di una migliore stagione turistica, appare francamente inquietante e induce a pensare che non ci saranno né sconti sulle tasse né investimenti pubblici. E quindi la nostra condizione non potrà che peggiorare, poco o tanto non si sa, ma non ci sono le condizioni per un miglioramento effettivo. Unica alternativa efficace: dire agli italiani come stanno davvero le cose, senza ripetere falsi messaggi, che ormai esasperano gli italiani, come ad esempio che le nostre banche non hanno problemi, che la disoccupazione si è ridotta e che c’è una ripresa a zero virgola in atto. La battaglia sul referendum si giocherà anche su valori immateriali come la possibilità di fidarsi da parte dei cittadini, la correttezza dell’informazione, soprattutto in materia economica, ma non escluderei neppure in materia di droghe; la concretezza sui sacrifici da chiedere: quali, quanti e per quanto tempo. Ad oggi i giornali, soprattutto quelli di stampo filogovernativo, negano in una pagina quello che affermano in un’altra, lasciando ai lettori l’onere della sintesi, che non potrà essere benevola se si tiene conto del livello di insoddisfazione generale”, conclude la Binetti.

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Lezione gratuita di manovre di disostruzione pediatriche SalvaBimbi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 maggio 2016

–Quarto (Na) mercoledì 1 giugno, ore 17 Centro per l’Infanzia Hakuna Matata Via Viticella, 56/58. Salvare un bambino dal soffocamento causato da un corpo estraneo oggi si può, ed è facile come un respiro. Ci sono infatti manovre salavavita di disostruzione e rianimazione pediatrica che possono proteggere – in ogni momento – la vita dei nostri bambini.Ogni anno in Italia la vita di oltre 50 famiglie viene sconvolta dalla perdita di un bambino per soffocamento da corpo estraneo ingerito accidentalmente. I bambini perdono la vita soprattutto perché chi li assiste nelle prime fasi non è solitamente preparato a praticare manovre salvavita. Non conoscere può generare errori. Prendere per i piedi un bambino che è ostruito e sta soffocando, o peggio ancora mettere le dita in bocca non sono manovre salvavita. Cosa fare, allora? Episodi di soffocamento possono capitare a tutti, ma niente paura: tutti possono imparare a salvare un bambino. Di fronte a questi episodi, tutti – non solo medici ed esperti – hanno la possibilità di intervenire effettuando facili e immediate manovre di base per gestire un’emergenza.Manovre di disostruzione pedriatiche che si potranno imparare durante la lezione interattiva, gratuita, tenuta dall’Associazione SalvaBimbi 1 giugno, ore 17 al Centro per l’Infanzia Hakuna Matata di Quarto, provincia di Napoli. La lezione durerà due ore circa, ed è composta da una prima parte teorica con proiezioni di slides e foto e una seconda parte con dimostrazioni e simulazioni pratiche con esercitazione sui manichini e spazio dedicato alle domande.
La lezione teorica sarà tenuta da professionisti, docenti sanitari qualificati, competenti di tecniche di rianimazione e primo soccorso, istruttori nazionali BLS-D, formatori accreditati dalla Regione Campania, coadiuvati da istruttori abilitati per le dimostrazioni e le esercitazioni pratiche. Il corso è rivolto a genitori, insegnanti, nonni e addetti all’infanzia.Per partecipare alla lezione è necessaria prenotazione. I partecipanti riceveranno via email l’attestato di partecipazione. Così facendo si risparmia carta e inchiostro, nel pieno rispetto dell’ambiente.

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Conti pubblici italiani: in vista manovra correttiva

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2016

brunetta-nardin“Anche gli ultimi dati macroeconomici rilasciati dalle principali agenzie nazionali e internazionali confermano il peggioramento dell’economia italiana, e il governo dovrà effettuare una pesante manovra correttiva da 40-50 miliardi di euro già il prossimo autunno”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Infatti, anche se la Commissione europea darà il semaforo verde al Def presentato dal ministro Padoan, più per motivazioni politiche che economico-finanziarie, la situazione per il 2017 è tutt’altro che rosea. Preoccupa, in particolare, l’aggravarsi della spirale deflazionistica, dopo che l’Istat ha comunicato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) ha registrato ad aprile una diminuzione del -0,1% su base mensile e del -0,5% su base annua.
Possiamo tranquillamente parlare di ‘stato di deflazione conclamata’. E come è noto, in economia, la deflazione è il peggiore dei mondi possibili per un Paese ad elevato debito pubblico come l’Italia. Non a caso, infatti, il debito pubblico italiano a marzo è aumentato di 14 miliardi rispetto al mese precedente, salendo a 2.228,7 miliardi, anche per colpa della mancanza totale di intervento da parte di Renzi. Tutto questo sta provocando una diminuzione della fiducia dei consumatori nell’economia, come rilevato sempre dall’Istat, che ha reso noto che ad aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori è sceso a 114,2, da 114,9 dello scorso marzo.
Delle bugie di Renzi se ne è accorta anche Confindustria, la quale ha stimato che nel 2017 e nel 2019, se si desse seguito a quanto previsto dal Patto di stabilità e crescita, la restrizione del deficit strutturale dovrebbe essere almeno pari allo 0,5% del Pil l’anno. Tenendo in considerazione le clausole di salvaguardia ancora attive, la correzione nel 2017 dovrà quindi essere pari a 1,4 punti di Pil, circa 24 miliardi, nel 2018 di ulteriori 0,2 punti, e nel 2019 di altri 0,5 punti. Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha calcolato che ‘si prospetta in sostanza il mantenimento a decorrere dal 2017, degli aumenti dell’Iva. Resta quindi in vigore una clausola di salvaguardia per 15 miliardi nel 2017 e circa 20 miliardi negli anni successivi’.
Per non parlare del flop rappresentato dal Job Act, che ha gonfiato il numero di contratti soltanto per effetto dell’incentivo contributivo, che già si sta esaurendo, con le conseguenze negative di creare nuova disoccupazione e una nuova riduzione delle entrate tributarie derivanti dal lavoro, che avrà notevole ripercussione sul deficit.
Se a queste voci aggiungiamo anche i buchi di bilancio creati da una totale assenza di strategia del governo sulla spendig review e dalle mancate privatizzazioni (non ultimo il rinvio della tanto sbandierata privatizzazione delle Ferrovie dello Stato) il conto totale della manovra correttiva del prossimo ottobre sale, come detto, a 40-50 miliardi. Una mazzata che i contribuenti italiani non sono certo in grado di sopportare”, conclude Brunetta.

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Renzi e il partito sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2015

andrea franceschi-enrico cisnetto-iole cisnetto  DSC_1326È dai tempi di “Vamos a la playa” dei Righeira che ogni estate ha il suo tormentone. Quest’anno invece di una canzonetta o di un modo di dire, a tenere banco sulle spiagge è una domanda politica: “è Matteo Renzi ad aver sbagliato partito o è il Pd ad aver sbagliato leader?”. Come per tutti i tormentoni che si rispettino, la risposta non c’è. Ma una cosa è comunque chiara: le strade del presidente del Consiglio e del Pd prima o poi sono destinate a separarsi. Vedremo chi lascerà chi, quando e con quale scusa, ma date pure la cosa per fatta. Siamo però sicuri, cari lettori, che la stragrande maggioranza di voi dirà senza tante perifrasi: ma chissenefrega! E noi con voi. Ma sì, francamente non c’è bisogno di attingere all’armamentario qualunquista – e voi sapete bene che TerzaRepubblica se ne tiene alla larga – per dire che delle convulsioni del Pd cui siamo costretti ad assistere quotidianamente non solo non importa niente a nessuno (tranne che agli interessati) ma si tratta di uno spettacolo deprimente, e inutile ai fini della soluzione dei problemi del Paese. Naturalmente questo giudizio vale anche per gli altri protagonisti della vita politica (si fa per dire), partiti allo stato gassoso da cui non scaturisce un’idea che una per tirare fuori dalle secche il Paese. Il quale è ancora fermo, immerso in una stagnazione che ha impedito che l’uscita dalla recessione si trasformasse in vera ripresa, con il divario Nord-Sud che si fa abissale (si vedano gli ultimi dati Svimez) e la disoccupazione che torna a salire e rende probabile la dura profezia del Fondo Monetario, secondo cui ci vorranno altri 20 anni per tornare ai livelli pre crisi mondiale. Basta guardarsi intorno (senza la mediazione di giornali e tv, che sono occhiali deformanti) per vedere che partite Iva sono evaporate, il piccolo commercio si sta esaurendo, che le poche grandi realtà industriali che abbiamo guardano (inevitabilmente) sempre più all’estero, e che non basta l’export a cambiare le sorti del nostro sempre più povero capitalismo.E, oltretutto, è un Paese violentato da vicende di cattiva per non dire squallida amministrazione, come quelle romane (ma è solo un esempio dei tanti), che contribuiscono a rendere ancora più sfiduciati e depressi gli italiani.In questo quadro – di cui vi graziamo ulteriori dettagli, vuoi perché li conoscete bene e vuoi perché alla vigilia delle vacanze sarebbe crudele elencarli – l’unica medicina utile, sul piano pratico come su quello della psicologia collettiva, è imprimere una svolta all’andamento dell’economia. Renzi l’ha capito, e non è un caso che nel momento più difficile della sua scommessa politica – dopo la ridimensionata patita alle amministrative il suo grado di consenso non si è più risollevato, anzi – ha tirato fuori l’idea di un taglio significativo, ancorché progressivo, delle tasse. Un piano pensato e presentato come una sfida alla destra del “meno tasse per tutti” che non ha saputo realizzare quel sogno e alla sinistra che ne è ideologicamente contraria. E frutto di una politica di comunicazione che ha come presupposto far dimenticare l’esistenza del Pd ed arrivare alle elezioni politiche, anticipate o a scadenza naturale che siano, avendo profilato il Pdr (Partito di Renzi) in un crescendo di promesse di cambiamenti radicali. Progetto politico comprensibile, e per molti versi anche utile (noi però gli consigliammo di metterlo in atto ai tempi delle primarie, forse ora è un po’ tardi per emanciparsi da un partito di cui è anche segretario), ma che rischia d’infrangersi contro una complessità che è molto più grande e articolata di quanto Renzi non immagini. Cogliere il punto della questione fiscale come chiave elettorale (come fu per gli 80 euro) è sì corretto dal punto di vista politico, ma temiamo non lo sia sul piano sostanziale. Una cosa del genere andava fatta subito, come primo passo del governo – perché più ci si avvicina alle urne e meno chi governa è disposto a mettere mano ai privilegi insopportabili di un pezzo della società italiana – e andava sostanziata (come andrebbe anche ora) sia da un preventivo piano di riduzione (il perimetro della cosa pubblica deve restringersi) e trasformazione (da spesa corrente a investimenti) della spesa pubblica, sia da un piano di messa a reddito del patrimonio pubblico. Si dirà: meglio tardi che mai. E sia. Ma quel piano fiscale non è lo shock che serve e che gli italiani stanchi di un ventennio inconcludente (la Seconda Repubblica) si aspettano. Non produrrà un flusso d’investimenti tale da configurare una netta inversione di tendenza, così come non spingerà più di tanto i consumi interni, che ormai si sono assestati su stili di vita molti diversi da quelli di quando eravamo ben oltre le nostre possibilità. E dunque, non servirà ad accrescere il pil in misura tale da poter accorciare le distanze nella crescita con gli altri paesi dell’euroclub. Ci inducono a pensare così alcuni fattori. Primo: la progressività della manovra, che inevitabilmente perde d’impatto. Secondo: l’assoluta genericità delle indicazioni sulla copertura della manovra da 50 miliardi. Che può anche essere fatta a deficit e negoziata con Bruxelles, ma presuppone un piano d’intervento compensativo sul debito che non c’è. Terzo: la non focalizzazione degli obiettivi. Non si può passare dalla prima casa al carico fiscale sulle imprese e tanto altro, proprio perché non c’è spazio per una manovra a 360 gradi. Quarto: l’esperienza. Di queste manovre ne abbiamo viste, o meglio sentite annunciare, un’infinità, ma se nessuna è andata in porto vuol dire un motivo ci sarà. Sia chiaro, non siamo affatto contrari ad un forte shock fiscale. Anzi, lo andiamo predicando e abbiamo scritto più volte, anche negli ultimi tempi, che Renzi avrebbe fatto bene a lavorarci. La pressione fiscale è troppo alta, scoraggia non solo gli imprenditori ma qualunque intrapresa. Intervenire è indispensabile. Ma è quel poco che c’è (e soprattutto quel tanto che non c’è) sul tavolo a spaventarci. Se si propone un patto agli italiani, come ha fatto Renzi, non si può non dire loro che la prossima legge di stabilità dovrà necessariamente partire dai 29 miliardi in più di entrate tributarie previste a legislazione vigente nel Def, con le clausole di salvaguardia pronte a scattare se non si procede a tagli di spesa di tale importo. Temiamo come la peste gli effetti annuncio, malattia ormai cronica della nostra politica. Speriamo solo che qualche giorno al mare o in montagna, anziché inutili tormentoni, porti un po’ di saggezza. (Enrico Cisnetto da Terza Repubblica)

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Brunetta: una manovra correttiva da 20 miliardi?

Posted by fidest press agency su sabato, 12 luglio 2014

Ministro brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Cerchiamo di capire come sta evolvendo la situazione dei conti pubblici italiani rispetto alle previsioni governative ed al quadro finanziario che dovrebbe guidare l’inizio dell’autunno.Il primo dato da considerare è l’andamento delle entrate. Sono cresciute, secondo il Mef dell’1,4%. La Nota di aggiornamento al Def ipotizzava, invece, una crescita implicita del 3,1%. Ne deriva che, se nei prossimi mesi non interverrà una correzione mancano all’appello circa 8 miliardi. Nel tendenziale di finanza pubblica, vale a dire le proiezioni relative all’anno in corso, il Governo scontava una spending review pari a 4,5 miliardi, addirittura 17 nel 2015. Si faranno? Sempre nel tendenziale sono scontate maggiori entrate, per oltre 10 miliardi, derivanti dalle privatizzazioni. Misure che dovrebbero ripetersi nel 2015 e nel 2016. Anche in questo caso non si registrano progressi. La collocazione in borsa di Finmeccanica è stata tutt’altro che positiva. Per Poste si profila un braccio di ferro dagli esisti incerti. Resta solo Eni, Enel e forse, Cassa depositi e prestiti. I mercati sono così recettivi, anche in vista degli stress test sulle banche che richiederanno, con ogni probabilità, aumenti patrimoniali più consistenti? Interrogativi molti. Risposte poche. Se si tirano le somme, le cifre da recuperare sono da capogiro, senza contare che molte misure assunte per decreto implicano clausole di salvaguardia che dovranno essere onorate.Lo squilibrio è intorno ai 20 miliardi. Come vi si farà fronte? Rispetto a questa prospettiva vi sono due possibili soluzioni: far finta di nulla ed occuparsi di altro, come le riforme istituzionali (importanti, ma forse non altrettanto urgenti) oppure costruire quell’arca che ci può salvare dal possibile diluvio”.

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Cuneo fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Roma, 25 Luglio 2013. Diminuire le imposte sui costi del lavoro per dare maggior respiro alle aziende e aumentare il reddito dei lavoratori. In questo modo si rilancia l’economia: le imprese sono meno oberate da contributi, al pari del lavoratore che puo’ disporre di maggiori entrate. Sono tutti d’accordo, ma come fare o meglio come si e’ fatto nel passato? Rimandiamo alla memoria di quel che e’ successo nel 2007 (governo Prodi). Fu approvato un taglio al cuneo fiscale del 5%, del quale il 3% a favore delle imprese e il 2% per i lavoratori. Le imprese risparmiarono (circa 7 miliardi per le annualita’ 2007 e 2008), i lavoratori no. Perche’? Semplice: per i lavoratori i tagli del cuneo coincisero con la riforma dell’Irpef. Un bilanciamento perfetto che vide su un piatto la riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori e sull’altro la rimodulazione delle aliquote, la trasformazione delle deduzioni in detrazioni e l’aumento degli assegni familiari per tutti i contribuenti. Insomma, si
e’ tagliato da una parte e aumentato dall’altra. Risultato? Niente aumento in busta paga.Sarebbe bene che l’attuale governo non riproponesse analoga manovra.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Roma capitale: manovra di bilancio 2012

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2012

La Giunta di Roma Capitale presieduta dal sindaco, Gianni Alemanno, ha approvato, su proposta dell’assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico, Carmine Lamanda, la manovra di bilancio 2012 e le relative deliberazioni propedeutiche che delineano, tra l’altro, il percorso di riorganizzazione del Gruppo Roma Capitale. I numeri della manovra di parte corrente: le maggiori esigenze da coprire Le ultime manovre varate dal Governo hanno determinato pesanti effetti sul bilancio di Roma Capitale. Complessivamente è emersa la necessità di reperire 730 milioni di euro per compensare sia i minori trasferimenti da parte dello Stato e della Regione per un importo complessivo di 478 milioni di euro sia la correzione degli utili per l’anticipo di dividendi già affluiti nello scorso esercizio dalle società partecipate (30 milioni di euro). Incidono negativamente anche le minori valorizzazioni delle contravvenzioni (70 milioni), maggiori spese per oneri finanziari per opere pubbliche (37,3 milioni), minori entrate di varia natura (14,7 milioni) e ulteriori maggiori esigenze della spesa corrente (107 milioni). Tra queste ultime sono compresi 7 milioni per le agevolazioni Tia, 27 milioni di risorse compensative al sociale, 15 milioni per il sostegno dell’occupazione e l’imprenditorialità giovanile, 10 milioni per la manutenzione del verde. Il meccanismo di copertura: determinazione dell’aliquota IMU e nessun incremento addizionale Irpef Considerato che l’IMU ad aliquota base determina maggiori introiti e minori trasferimenti solo a vantaggio dello Stato, le maggiori esigenze sopra indicate sono state affrontate nel modo seguente. L’aliquota IMU è stata fissata al 5 per mille per quanto riguarda le prime case e al 10,6 per mille sulle seconde case e gli altri tipi di fabbricati; complessivamente il gettito dell’addizionale IMU per Roma Capitale sarà pari a 656 milioni di euro. Si è privilegiato l’IMU come leva del riequilibrio dei conti proprio per i contenuti di maggiore equità connessi con il carattere patrimoniale dell’imposta, evitando ogni ulteriore aumento dell’addizionale comunale Irpef. Hanno concorso all’equilibrio di bilancio altre risorse e, in particolare, i tagli ai contratti di servizio ed ad altre spese (39,2 milioni di euro), i risparmi fiscali derivanti dalla costituzione della holding (20 milioni di euro) e ulteriori maggiori entrate per 14,7 milioni di euro. Gli obiettivi del bilancio 2012: rigore, equità, sviluppo e modernizzazione
In questo scenario il bilancio 2012 persegue una molteplicità di obiettivi: assicurare meccanismi di equità fiscale a favore delle categorie più deboli (famiglie, disoccupati, pensionati ecc.); garantire l’attuale livello di agevolazioni previste senza ulteriori incrementi tariffari (asili nido e Tia); avviare il processo di riorganizzazione del Gruppo Roma anche alla luce degli indirizzi normativi sui servizi pubblici locali. Priorità viene attribuita agli interventi per la riduzione della spesa attraverso il potenziamento della Centrale Unica per gli acquisti, il taglio della spesa dei Dipartimenti (con esclusione delle spese per il sociale) e la riduzione dei cosiddetti “costi della politica” (ulteriori interventi sulle auto blu, il freno alle missioni di servizio). Queste iniziative di contenimento vengono estese alle Partecipate su cui si interviene anche con limiti più stringenti ai compensi dei dirigenti e degli amministratori.
Equità: quoziente familiare, blocco delle tariffe e conferma della spesa sociale
Vengono mantenute le agevolazioni per le famiglie e le categorie deboli, viene disposto il blocco degli incrementi tariffari, introdotto il Quoziente Roma nella tariffa comunale dei rifiuti modificando l’ISEE in chiave di quoziente familiare e portando le agevolazioni a 27 milioni.
Rafforzati, anche attraverso la costituzione di una task force, gli strumenti di lotta all’evasione fiscale i cui proventi verranno destinati all’abbattimento dell’IMU e ad interventi per il sociale e l’occupazione. La spesa sociale non è stata ridotta, anzi è stata incrementata nel bilancio previsionale dai 202,5 milioni del 2011 a 211,4 milioni del 2012. Tuttavia, per giungere ai livelli finali del 2011 (la spesa sociale nel bilancio di assestamento era stata di 231 milioni di euro) è necessario un recupero di 18 milioni di mancati trasferimenti della Regione Lazio (a causa dei tagli operati dal Governo) che saranno individuati nell’assestamento di bilancio regionale e comunale.
Sviluppo: interventi per l’occupazione
Viene prevista la costituzione di un Fondo Giovani per favorirne l’auto-imprenditorialità e l’auto-impiego (5 milioni di euro) e la costituzione di un Fondo di sostegno per l’occupazione (10 milioni di euro).
Modernizzazione: creazione della Holding Gruppo Roma Capitale
La costituzione di una Holding in cui confluiranno tutte le società partecipate da Roma Capitale, esclusa Acea che è una società quotata in Borsa, produrrà vantaggi industriali rafforzando il controllo sulla gestione delle società e realizzando economie di costi e importanti sinergie. Ad essa sono associati rilevanti vantaggi sotto il profilo fiscale derivanti dal consolidamento e dalla gestione dell’IVA di gruppo per un importo quantificabile in circa 20 milioni di euro.
Rispetto ai profili di governance si è innovato inserendo per le nomine degli organi di amministrazione e controllo il rispetto del principio dell’equilibrio di genere. Nella holding è inoltre prevista la presenza di un Comitato Consultivo composto da cinque membri designati da Roma Capitale, quattro dei quali indicati dalle rappresentanze sindacali. Un membro del Consiglio di Amministrazione sarà eletto dai lavoratori delle società controllate e un membro del collegio sindacale sarà indicato dal Comitato Consultivo.
Cessione del 21% di Acea Dall’operazione Acea che ottempera a precise indicazioni normative sono stimati incassi pari a 200 milioni di euro. L’operazione che sarà sottoposta al vaglio dell’assemblea capitolina aumenta lo spazio per investimenti sia rispetto ai vincoli del patto di stabilità sia rispetto alle esigenze di liquidità e sarà conforme ai seguenti principi:-prevedere strumenti di Governance e altre disposizioni finalizzate a garantire un adeguato livello di controllo di Roma Capitale sulla società;
-privilegiare il trasferimento di quote a partner strategici (investitori istituzionali di natura pubblica), impedendo inoltre la cessione di quote a chi è già in possesso di più del 2% del capitale della società;
– realizzare l’operazione in modo coerente con i risultati del referendum sul settore idrico.
Un Piano di Investimenti di oltre 3 miliardi, pagamenti possibili per 350 milioni, metropolitane escluse Il finanziamento degli investimenti fa riferimento a risorse pubbliche per 1,3 miliardi circa mentre gli interventi restanti dovranno essere realizzati con il concorso del capitale privato. La destinazione privilegiata dei fondi resterà ovviamente il settore del trasporto pubblico (metropolitane) con circa 750 milioni di risorse comunali investite. Seguono in ordine di impegno gli interventi sul territorio e l’ambiente (269 milioni), la viabilità e mobilità (188 milioni) nonché gli interventi sul patrimonio comunale (61 milioni).
Il Patto di stabilità per Roma Capitale, tutt’ora in fase di negoziazione con il Governo e la Regione Lazio, ha l’obiettivo finale di pagare almeno 350 milioni per gli investimenti oltre quelli delle metropolitane. Sono immediatamente disponibili ulteriori 45 milioni per nuovi interventi di manutenzione di strade e scuole.
Municipi: + 7 milioni di euro per la spesa corrente, + 13 milioni per opere pubbliche
Le risorse di parte corrente per i Municipi vengono complessivamente incrementate di 7 milioni di euro rispetto all’importo definitivo del 2011, tenendo conto anche delle risorse necessarie per la refezione scolastica in appalto, collocate presso i capitoli di bilancio della Centrale Unica per gli Acquisti. Tra le risorse per gli investimenti, sono previsti anche 13 milioni di euro in più ai municipi per opere pubbliche.

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Italiani: manovra accettata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2012

l Presidente Monti sostiene che la manovra, che è diventata legge da qualche giorno e che ha segnato una profonda lacerazione nel paese, è stata accettata di buon grado dagli italiani, intesi nella loro totalità. Chi scrive è stato, ovviamente, escluso essendone dissenziente, ma cosa rappresento se non me stesso?
Ma ad un certo punto mi chiedo se sono proprio il solo. Vediamo l’atteggiamento dei partiti: tanto per cominciare hanno votato contro la lega e l’Idv, quest’ultima sia pure in seconda battuta, e una manciata di altri parlamentari, in ordine sparso. Diciamo che ci avviciniamo al 15% senza aggiungere, ovviamente, quelli che hanno detto si a malincuore. E fuori dal palazzo vi anche un’altra fetta di scontenti che non dovrebbero essere scartati dalla conta: mi riferisco ai sindacati, ai movimenti e alla gente in genere dove vi albergano pensionati, precari, cassa integrati, disoccupati e persino famiglie monoreddito. Dovremmo dire che sono contenti? Che hanno accettato di buon grado d’essere tartassati al posti di quanti l’hanno fatta franca? Dovremmo forse dire come aveva osservato in una lettera una lettrice con un sillogismo sulle tasse che “Se io affermo che gli alunni della mia classe con la pelle bianca non hanno fatto merenda oggi e non la faranno neppure domani, significa che quelli che hanno fatto merenda oggi e la faranno domani sicuramente non hanno la pelle bianca. Fila il ragionamento? Bene, se affermo che gli italiani stanno facendo sacrifici oggi e dovranno farli domani, significa che quelli che i sacrifici non li stanno facendo oggi e non li faranno domani, non sono italiani. Giusto? Deduzione: il politici e i ricchi del nostro beato Paese non sono italiani” e allora perché non se vanno? I paradisi fiscali, d’altra parte, sono anche famosi per essere terre ospitali e con un clima oltremodo gradevole. Questa riflessione mi ricorda tanto quella tra i plebei e i patrizi nell’antica Roma. Mi chiedo se al posto dei plebei se ne fossero andati i patrizi cosa sarebbe successo ai superstiti? Con molta probabilità allora, come oggi, i plebei se la sarebbero cavata meglio dei patrizi, e allora caro presidente non sarebbe stato più corretto dire: chi non vuole sacrificarsi nell’interesse generale se ne vada pure, non ci serve. E avrebbe avuto anche il mio plauso. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Milleproroghe: prelievo Bingo

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2011

A typical bingo dauber or bingo marker, which ...

Image via Wikipedia

L’inserimento nel Milleproroghe delle misure sperimentali sul Bingo, con prelievo erariale al 12% e montepremi al 70%,riferisce Agipronews, salva 5 mila posti di lavoro e circa 200 milioni di incassi erariali. E’ quanto conferma Italo Marcotti, presidente di Federbingo, ad Agipronews. “Non rinnovare le misure sperimentali avrebbe comportato un calo stimato nel 30% del volume di gioco con un effetto analogo e diretto sui 15 mila addetti nelle 220 sale italiane. Adesso l’obiettivo – prosegue Marcotti – è ottenere entro il 2012 una stabilizzazione della norma, in particolare per dare serenità ai nostri dipendenti”.Nel 2011 la raccolta del Bingo sarà di oltre 1,8 miliardi di euro, con più di 1,3 miliardi restituiti in vincita e incassi erariali stimati in 222 milioni.L’avvio delle gare per il poker live e per le scommesse sportive – con il termine spostato dal Milleproroghe al prossimo 30 giugno – daranno all’Erario, secondo quanto riporta Agipronews, un contributo da 260 milioni di euro in quattro anni. E’ quanto previsto nella relazione tecnica del Governo alla Manovra estiva. Circa 120 milioni il contributo atteso dal rilascio delle 7 mila concessioni scommesse, senza considerare i nuovi prodotti – come i virtual games – che verranno offerti nella rete allargata. Per il poker live, mille concessioni con base d’asta a 100 mila euro ognuna e tassazione sulle partite al 3%, le attese di incasso sono di circa 140 milioni ’spalmati’ fino al 2014. Le prime sale attive sul territorio potrebbero aprire entro la fine 2012.

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Caos pensioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2011

La manovra del Governo Monti provoca continui guai ai titolari di pensioni, in particolare modo a tutti coloro i quali hanno da sempre percepito l’assegno in contante presso gli sportelli postali. Sono circa tre milioni i pensionati che, oltre che tartassati, rischiano di non percepire la pensione dal 1° gennaio prossimo perché titolari di assegni superiori alle 980 euro e sprovvisti di conto corrente. Così facendo il Professore Monti ed il suo Ministro dell’Economia pensano di eliminare l’evasione fiscale, avendo introdotto con l’articolo 12 del decreto il divieto di riscuotere in contanti importi superiori a 980 euro ed imponendo di fatto l’obbligo di aprire un conto corrente, per la felicità della banche tanto care al Presidente del Consiglio. E’ a tutti noto che, tra la richiesta di accredito della pensione su di un conto corrente e l’avvenuto versamento occorrono circa tre mesi, con la paura di poter restare senza pensione per tutto il periodo. L’ulteriore beffa sta nel fatto che vi sarebbe tempo solo fino a febbraio per l’apertura del conto. Cosa succederà a tutti quei pensionati che, poco esperti con pin, iban, bancomat, carta di credito e conto corrente, rischiano di non percepire il loro assegno da gennaio? Sono domande che, come S.a.pens., abbiamo posto al Governo ed agli Enti di Previdenza. Basta con questi atteggiamenti vessatori !!! Attendiamo risposte urgente e certezze per tutti i pensionati, nonché il nostro sacrosanto diritto di continuare a ritirare in contanti la pensione!!!

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