Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017


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Cardiopatie congenite

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

cardiopatia“Sono delle anomalie della struttura cardiaca o dei grandi vasi presenti sin dalla nascita; in Italia interessano 8 bambini su 1000, introduce Massimo Massetti, Direttore UOC Cardiochirurgia e Dirigente Medico Responsabile di Struttura Complessa presso il Policlinico A. Gemelli, Roma. Grazie ai progressi della cardiologia e della chirurgia pediatrica oggi quasi il 90% dei bambini nati con cardiopatia congenita riesce ad arrivare fino all’età adulta. Si delinea quindi una nuova e crescente popolazione di cardiopatici congeniti adulti, identificati con l’acronimo GUCH (Grow-Up with Congenital Heart disease) che va incontro, a differenza del bambino, a problematiche che non riguardano soltanto il cuore, ma spesso anche i polmoni, il fegato, l’intestino e il cervello. Inoltre, in caso di gravidanza il cuore è sottoposto a uno sforzo maggiore che, in una donna affetta da una cardiopatia congenita, diventa più difficile da sostenere”.“Le cardiopatie congenite nell’adulto saranno al centro di un convegno internazionale sotto il Patrocinio del Ministero della Salute che si terrà a Roma il prossimo 27 maggio che vedrà riuniti gli esperti del Policlinico San Donato, del Policlinico A. Gemelli, dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e i maggiori specialisti in arrivo dagli States, ma anche da Francia, Turchia e Medio Oriente, per affrontare le più importanti tematiche, spiega Alessandro Giamberti, Responsabile Unità di Cardiochirurgia presso Policlinico San Donato. La gestione in termini di diagnosi e cura dei cardiopatici congeniti adulti presenta notevoli difficoltà e criticità che devono essere affrontate da centri dedicati con comprovata esperienza. La collaborazione tra queste storiche strutture è garanzia di successo al fine di poter offrire in Italia un’assistenza di elevata qualità per i pazienti lungo tutto l’arco della loro vita”.“La popolazione dei GUCH è in continuo aumento e conta oggi in Italia oltre 100.000 persone, continua Antonio Amodeo, Responsabile Unità di Funzione ECMO e Assistenza Meccanica Cardiorespiratoria presso Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma. La gestione di questi pazienti richiede un’intensa integrazione multidisciplinare che coinvolge figure che agiscono sia nell’ambito della cardiologia e cardiochirurgia sia pediatrica che degli adulti. Infatti, nonostante i pazienti ricevano una correzione radicale della cardiopatia in età pediatrica, accade spesso che necessitino di nuova assistenza sia medica che chirurgica a lunga distanza dall’intervento. La stretta collaborazione tra cardiochirurghi pediatrici e dell’adulto permette di fornire la massima professionalità per il corretto trattamento di queste patologie a volte molto complesse”.“Uno dei momenti più delicati è la presa in carico del paziente nel passaggio dall’età pediatrica a quella adulta, che all’interno del Dipartimento di Medicina Cardiovascolare del Policlinico A. Gemelli, in collaborazione e convenzione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, vede la creazione di un percorso clinico-assistenziale dedicato al cardiopatico congenito adulto, spiega Gianluigi Perri, coordinatore del progetto. In circa 3 anni abbiamo gestito 380 pazienti con un team multidisciplinare composto oltre che da cardiologi e cardiochirurghi pediatrici e dell’adulto, da elettrofisiologo, emodinamista, radiologo, anestesista e psicologo. L’80% dei pazienti trattati erano già stati operati per un difetto cardiaco in età pediatrica mentre il restante 20% è stato operato in età adulta eseguendo insieme ai colleghi del Bambino Gesù circa 50 interventi e in alcuni casi specifici con la collaborazione dei colleghi della John Hopkins di Baltimora e della Mayo Clinic”.“Nell’ambito del percorso clinico-assistenziale dedicato al paziente GUCH, conclude Massetti, in alcune specifiche situazioni ci siamo avvalsi dell’utilizzo della sala operatoria ibrida sia per poter svolgere procedure complesse chirurgiche ed interventistiche contemporaneamente, sia in alcuni casi per far partorire donne gestanti portatrici di cardiopatia congenita la cui situazione clinica avrebbe potuto richiedere un intervento al cuore in corso o subito dopo il parto. Nella sala ibrida sono presenti oltre alle consuete attrezzature, apparecchiature per l’imaging (un angiografo integrato con il tavolo operatorio, un ecocardiografo e un sistema a fibre ottiche per procedure endoscopiche) che consentono di svolgere sia l’attività di chirurgia tradizionale che quella interventistica a guida radiologica, che si traducono in procedure chirurgiche minimamente invasive, ovvero meno traumatiche per i pazienti”. Importante il ruolo delle Associazioni dei pazienti che, attraverso il loro sostegno ed esperienza, possono essere un punto di riferimento per le persone con cardiopatia congenita e per i familiari e di supporto in tutto il percorso assistenziale.

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Versus Versace

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

versaceversace1versace2versace3versace4Instinct and attitude: Styles clash and combine. Silhouettes contrast. Pinstripes are subverted with tailoring for the street: the stripes wide, the cuts playing with the idea of uniform, perfectly paired with sportswear layers. Laced eyelets turn a masculine shirt into a corset dress, the lacing with a functional draw-string for utilitarian edge. Cropped jackets in garment-dyed denim have exaggerated moto sleeves, crop tops and skater skirts emphasise the provocative effect of short layers. Oversized plaids play with scale on a men’s car coat. Match with a buttoned-up shirt and cropped, flared utilitarian pants for a look that twists the norm. Techno tweed is matched with unexpected fabrics, like black patent for a gilet and pants, or raw-edged with vintage denim for pants and a western jacket. The VERSUS lion is reimagined by hand, appearing as patches on denim jackets and T-shirts, as well as intarsia knits. A new camouflage, cut-up from the new VERSUS lion, is printed onto a long-sleeve cropped dress with safety pinned cut-outs at the waist. Motocross style Versus logos flash across sweatshirts and fine knits. While knit sweaters are padded with motorcross detailing.Punk mood comes in a one-sleeve dress slashed at the front, then held by a safety pin through eyelets. Fil coupe give unexpected elegance to a slash-sleeve T-shirt dress.
Grommets add toughness, whether to men’s denim jackets, or women’s skirts that are slashed then partially laced. Logos are key, like the VERSUS logos on a white men’s sweatshirt: one in pink graffiti, the other embroidered with long threads left hanging. Fluid dresses get a hard edge, with slip and flapper dresses cut and reassembled from chiffon, georgette, net and printed T-shirt jersey, the seams overlocked and engineered like the insides exposed. VERSUS bags with a new iconic buckle have flashes of neon colour. Sneakers have platform treads. Heel sandals come with socks. Bucket hats and VERSUS caps finish the look. “The VERSUS generation stands for individuality. It’s about an instinctive mix, an open mind, a carefree attitude.” Donatella Versace (photos: versace)

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200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

maria mulasMilano 1 giugno – 6 settembre 2017 Palazzo Morando via Sant’Andrea 6 conferenza stampa mercoledì 31 maggio, ore 11 inaugurazione mercoledì 31 maggio, ore 18 200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre. Maria Mulas è una tra le più importanti fotografe italiane riconosciuta a livello internazionale che con la sua macchina fotografica ha saputo immortalare il mondo, dalle architetture ai personaggi dell’entourage artistico e culturale. Schiettezza, empatia e verità del soggetto sono i ‘cardini’ su cui si muove la sua ricerca e ampiamente illustrati nella selezione dei 200 ritratti in mostra a Palazzo Morando. Fil rouge dell’esposizione è Milano, la sua intensa storia culturale, la continua trasformazione che si traduce nell’essere costantemente al passo con i tempi: Milano è uno specchio che riflette le tendenze internazionali in ogni ambito della società, dell’innovazione, della ricerca. Maria Mulas descrive con naturalezza ed empatia i diversi volti di Milano a cui è particolarmente legata, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con questa città hanno intessuto un particolare rapporto.Fra le numerose personalità italiane e internazionali immortalate da Maria Mulas si annoverano per il mondo dell’arte Marina Abramovic, Salvatore Ala, Louise Bourgeois, Alik Cavaliere, Jonh Cage, Christo, Francesco Clemente, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Gilbert & George, Keith Haring, Alexander Iolas, Anish Kapoor, Jannis Kounellis, Mario Merz, Gina Pane, Andy Warhol, accanto a protagonisti indiscussi dell’architettura e del design quali Gae Aulenti, Mario Botta, Achille Castiglioni, Bruno Munari e Giò Ponti. Nella teoria di personaggi non mancano i rappresentanti della moda fra cui Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada e dello spettacolo come Valentina Cortese, Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Ornella Vanoni. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata all’ambito della scrittura e dell’editoria con Rosellina Archinto, Natalia Aspesi, Jorge Luis Borges, Umberto Eco, Inge Feltrinelli, Lawrence Ferlinghetti, Dario Fo, Gunter Grass, Allen Ginsberg, Nanda Pivano, Andrej Voznesenskij e molti altri.Sette sezioni scandiscono il percorso espositivo della mostra: la prima, “Coda rossa” con macchina fotografica, accoglie autoritratti e fotografie scattate all’artista dai fratelli Ugo e Mario Mulas e dal pittore e scrittore Emilio Tadini; seguono nelle sale successive i fotoritratti di Amici artisti, La città del design, Il mondo della moda, Le arti dello spettacolo, I borghesi sono gli altri e Scrittori, giornalisti, editori. Ingresso libero. Orari: martedì-domenica, ore 9-13 e 14-17.30. (foto: maria mulas)

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Domenico Pianese è il nuovo Segretario Generale del COISP

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

domenico pianeseIl Coisp è il Sindacato Indipendente di Polizia. E’ stato eletto per acclamazione al termine del Congresso Nazionale tenuto a Roma, al quale sono intervenuti, tra gli altri, il ministro dell’Interno Marco Minniti, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Capo della Polizia prefetto Franco Gabrielli, oltre a numerosi esponenti politici, rappresentanti della magistratura, della stampa, dell’associazionismo. Nel corso dei lavori congressuali sono stati affrontati temi di particolare attualità, dall’emergenza terrorismo, al governo del fenomeno immigratorio, anche sotto il profilo sanitario, al dibattito sul reato di tortura, fino alle questioni legate al riordino delle carriere, alla attuazione e alle proposte di riforma della legge 121 sulla pubblica sicurezza.
Pianese, fino ad oggi Segretario Generale Aggiunto, raccoglie il testimone dell’uscente Franco Maccari, che ha lasciato la Segreteria ed è stato eletto Presidente del Sindacato. Nel suo intervento Pianese ha ripercorso gli ultimi 12 anni di storia del COISP, un percorso entusiasmante di continua crescita dell’organizzazione nel segno della difesa dei Poliziotti e del bisogno di sicurezza dei cittadini. “Declinare la parola sicurezza nel modo più completo – ha detto Pianese nel suo intervento – significa coinvolgere tante componenti. Un’unica squadra che si chiama Stato deve servire a far sì che il sistema sicurezza sia sempre più funzionale ed efficace. In questo noi dobbiamo essere i principali attori. Abbiamo il compito di garantire la sicurezza dei cittadini, ma abbiamo soprattutto la responsabilità di essere un elemento sostanziale della democrazia di questo Paese”.Il Congresso, al quale hanno preso parte circa 350 delegati provenienti da tutta Italia, ha eletto anche la Segreteria, composta dal Segretario Generale Aggiunto Marcello La Bella, e dai Segretari Nazionali Mario Vattone, Sergio Bognanno e Giuseppe Brugnano. Accanto al Presidente Maccari sono stati eletti i Vice Presidenti Umberto De Angelis e Fulvio Coslovi. (foto: domenico pianese)

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Mostra: “Stefano Pachì. Partono i bastimenti reload”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

STEFANO PACHÌMantova dal 27 maggio al 15 giugno 2017 Inaugurazione: Sabato 27 maggio, ore 17.30. Sarà presente l’artista Stefano Pachì. La Mostra è a cura di Arianna Sartori via Cappello 17 (dal Lunedì al Sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso Domenica e festivi).
Stefano Pachì, per realizzare questa serie di dipinti di grande formato, ha preso spunto da canzoni sull’immigrazione italiana nelle Americhe.“La pittura di Stefano Pachì è estremamente originale. Provenendo dai gloriosi mondi fantastici dell’illustrazione, questo artista non riesce a essere un pittore di sole forme, ma infarcisce quest’ultime di significati occultati, di suggerimenti narrativi, di richiami mitologici, di estri surreali. La magistrale padronanza del suo pennello fa il resto: avvolge le figure fra contrasti accesi, le modella illuminandole e mescolandole, le trasforma in trappole percettive, le cancella sapientemente, ce le offre insieme negandocele. È un illusionista arguto e un sapiente ipnotizzatore, ma pure un visionario mistico; sempre, comunque, un generoso dispensatore di sorprese”. Stefano Pachì è nato a Genova il 1° Dicembre 1963.
Vive con la moglie (illustratrice) e la loro figlia, in una casa isolata e immersa nel verde dell’Appennino ligure. Dopo aver frequentato il liceo artistico Barabino e l’Accademia Ligustica di Belle Arti, compie le prime esperienze nel campo della pittura e del fumetto (da autore-disegnatore pubblica brevi storie auto-conclusive tra il 1982-83) per poi formarsi professionalmente nell’illustrazione pubblicitaria. Lasciato il settore della pubblicità, da anni lavora per il mercato editoriale italiano ed estero, in prevalenza come illustratore di cover, collaborando con note aziende e case editrici, tra cui: Mattel Toys, Fischer Price, Walt Disney, Epierre, Fanucci, Panini, Agesci, San Paolo (illustra brani del vangelo per La Domenica), Capitello, Aurion, S.E.I, Il Bollettino Salesiano, Piemme (opere di divulgazione storica e di attualità, calendari, copertine per il Battello a vapore), Clementoni (puzzle, giochi da tavola e di ruolo) Mondadori (sono da ricordare in questo caso le numerose copertine per la Superjunior e per le prestigiose serie: i Classici di Urania, Giallo Mondadori, Segretissimo). Nel 1996 ha ricevuto la menzione d’onore alla mostra concorso illustratori, città di Verbania. Invitato a Matite Italiane, Ministero per i beni culturali, divisione editoria, Bologna 2000.
Tra il 2006 e il 2007 scrive due romanzi brevi “Il natello dell’asino” e “Rosso vermiglio” di genere mistico surreale. Dopo anni di arti-applicate e forte dell’esigenza di esprimere un immaginario personale, affianca all’illustrazione la produzione di opere per il mercato dell’arte.
Tra le mostre personali si segnala “come fare surf tra le bombe” giugno 2012, Comitato di Rigore Artistico Pozzo Garitta, Albissola Marina. “Il pittore che rapiva i ragazzi” maggio 2013, Galleria Artanda, Acqui Terme. “Partono i bastimenti” dipinti da canzoni sull’immigrazione italiana nelle Americhe. Esposizioni: Foyer del teatro dell’opera del Casinò di Sanremo, Imperia, giugno 2016. Complesso monumentale di S. Caterina Finalborgo, Finale Ligure, agosto 2016. Circolo degli artisti Pozzo Garitta, Albissola marina, novembre 2016. Numerose le partecipazioni a eventi e collettive organizzate dalla Fondazione Cento Fiori Savona, Circolo degli Artisti, Comitato di Rigore Artistico, Associazione Aiolfi, Galleria d’arte del Cavallo, Il Tondo Art Gallery, Centro Artigianale Restauri. Nel 2013 è l’autore del celebre “Piatto dell’estate” alla sua XXX edizione presso la Fabbrica Ceramiche G. Mazzotti 1903. È presente nel Dizionario degli Artisti Liguri a cura di Germano Beringheli.(Ferruccio Giromini)  (foto: Stefano Pachì)

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Scuola – Precariato, il mistero delle graduatorie d’istituto

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

ministero-pubblica-istruzioneA lezioni praticamente finite, ancora non si hanno notizie certe sulla pubblicazione del bando che riguarda 320mila docenti supplenti: anche se si sono concluse le operazioni necessarie per l’aggiornamento delle graduatorie di II e III fascia, tuttavia il Miur, dopo gli incontri del 16 febbraio e del 22 marzo, non ha ancora fissato, almeno sino a ora, alcuna informativa sindacale.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): a settembre prima le scuole nomineranno sulle graduatorie vecchie o provvisorie, per poi procedere di nuovo – dopo settimane o mesi dall’avvio delle lezioni – alle supplenze, anche annuali. Poi al Ministero dell’Istruzione continuano a parlare di continuità didattica da salvaguardare: ma di cosa stiamo parlando? Sarebbe stato tra l’altro particolarmente utile aprire anche una finestra di aggiornamento per le GaE, visto che ci sono decine e decine di GaE provinciali sguarnite di candidati, come il sostegno nel Lazio o la Matematica alle medie in Lombardia. E tante altre classi di concorso. Un decreto d’aggiornamento, da fare subito, diventerebbe fondamentale per inquadrare il personale che andrà a coprire almeno 80mila cattedre che rimarranno vacanti, pure dopo le 52mila assunzioni. Anief ricorda che è ancora possibile effettuare la preadesione al ricorso per l’inserimento immediato nelle Graduatorie d’Istituto e nelle GaE, a seconda della propria posizione da tutelare, collegandosi on line sul portale Anief.

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Conferenza Nazionale di Consenso su Diagnosi e Terapia delle Crisi Psicogene non Epilettiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

catanzaroCatanzaro. La Conferenza Nazionale di Consenso su Diagnosi e Terapia delle Crisi Psicogene non Epilettiche, che si è svolta all’Università di Catanzaro, organizzata dal Prof. Umberto Aguglia – Prof. Ordinario di Neurologia presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro e Direttore del Centro Regionale Epilessie del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria – ed introdotta dal Prof. Aldo Quattrone, Magnifico Rettore dell’ Ateneo Catanzarese e Past President della Società Italiana di Neurologia (SIN) promotrice dell’iniziativa, ha fatto il punto della situazione.
“Le crisi psicogene sono “attacchi” improvvisi che si presentano in modo simile alle crisi epilettiche – afferma il Prof. Aguglia – ma che non sono determinati da anormali scariche elettriche cerebrali, bensì da rilevanti disagi psicologici. Queste crisi si verificano in circa 30 persone/100.000 abitanti e testimoniano l’esistenza di un disagio psicologico, associato frequentemente ad altre turbe psichiche (depressione, ansia, disturbi di personalità, ecc). Molti pazienti con crisi psicogene sono spesso erroneamente diagnosticati come epilettici e ricevono pertanto un trattamento non adeguato con farmaci antiepilettici che si dimostra inefficace e potenzialmente con effetti collaterali”.In letteratura mancano dati scientifici consolidati sulla metodologia diagnostica e sulla presa in carico di questi pazienti e ciò porta ad una forte disomogeneità di comportamenti sul piano clinico, organizzativo e gestionale tra i vari esperti coinvolti quali neurologi, neuropsichiatri infantili, psichiatri, psicologi, neuropsicologi.Grazie all’evento di Catanzaro è stato raggiunto il consenso sulle procedure diagnostiche che si ritiene siano non solo efficaci, ma anche rispettose della sensibilità dei pazienti, e sulla presa in carico che si auspica sia sempre multidisciplinare. Tutti gli esperti, tuttavia, hanno convenuto sulla necessità di colmare, con ricerche ad hoc, le numerose lacune che la letteratura scientifica non è riuscita finora a colmare e che riguardano soprattutto le procedure terapeutiche, sia psicologiche che farmacologiche. Gli atti di questa conferenza sono in via di elaborazione e saranno pubblicati entro la fine dell’anno.La Conferenza Nazionale di Consenso ha portato per la prima volta a una visione comune dell’approccio alla patologia grazie alla partecipazione delle più importanti Società Scientifiche del settore quali Lega Italiana Contro l’ Epilessia (LICE), Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’ Adolescenza (SINPIA), Società Italiana di Neurologia Pediatrica (SINP), Società Italiana di Neuropsicologia (SINP), Società Italiana per i Disturbi del Neuro-sviluppo (SIDiN), Società Italiana di Psichiatria (SIP), Società Italiana di Neuropsicologia (SINP), oltre a medici legali, bioeticisti numerosi esperti indipendenti, ed ai rappresentati delle Associazioni di pazienti: Associazione Italiana Contro l’Epilessia (AICE) e Federazione Italiana Epilessie (FIE).

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Rivoluzione nel trattamento del tumore del polmone

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

tumore polmoneE’ la terza neoplasia più frequente nel nostro Paese, con oltre 41mila nuovi casi registrati nel 2016 cambia, dopo più di 40 anni, lo standard di cura finora rappresentato dalla chemioterapia. I pazienti italiani colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata che esprimono PD-L1 possono oggi accedere a pembrolizumab, una nuova terapia immuno-oncologica. L’AIFA (Agenzia italiana del Farmaco) ha infatti stabilito la rimborsabilità della molecola non solo in prima linea ma anche in pazienti già trattati con la chemioterapia. Pembrolizumab rappresenta la prima molecola immuno-oncologica resa disponibile nel nostro Paese per il trattamento del carcinoma polmonare anche in prima linea. Una decisione che apre nuove opportunità, approfondite oggi in un incontro con i giornalisti a Milano. “Il melanoma ha rappresentato il modello per l’applicazione di questo approccio innovativo che ora si sta estendendo con successo a diversi tipi di tumore come quello del polmone, particolarmente difficile da trattare – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. È un’arma che si affianca a quelle tradizionali rappresentate da chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche. Un passo in avanti verso la sconfitta o la cronicizzazione della malattia. La decisione dell’AIFA conferma l’impegno dell’agenzia regolatoria italiana a supportare l’innovazione in un’area con significativi bisogni clinici insoddisfatti”. Lo studio che ha condotto all’approvazione della molecola in prima linea (su più di 300 persone) ha dimostrato che a 1 anno il 70% dei pazienti trattati con pembrolizumab è vivo rispetto a circa il 50% con chemioterapia. Sono stati osservati un 40% di riduzione del rischio di morte e un 50% di riduzione del rischio di progressione della malattia nei pazienti trattati con pembrolizumab ed è risultata triplicata la sopravvivenza libera da progressione di malattia che, a 1 anno, raggiunge il 48% rispetto al 15% con chemioterapia. “I dati che hanno portato all’approvazione del farmaco, prima negli Stati Uniti poi in Europa, sono ‘rivoluzionari’, perché per la prima volta in oltre 40 anni un gruppo di pazienti ha ricevuto un vantaggio in termini di sopravvivenza in prima linea con una molecola immuno-oncologica al posto della tradizionale chemioterapia – afferma il prof. Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano -. Con pembrolizumab inoltre si amplia il concetto di medicina di precisione: è l’unico farmaco immuno-oncologico basato sulla definizione di un biomarcatore, PD-L1, che permette di scegliere il trattamento ‘giusto’ per il paziente ‘giusto’. In base cioè al livello di espressione di PD-L1 può essere utilizzata l’immuno-oncologia nel modo più efficace, con evidenti risparmi per il sistema sanitario. In particolare il 75% dei pazienti con istotipo non squamoso e tutti quelli con istotipo squamoso in fase metastatica, che oggi in prima linea sono trattati con chemioterapia, potranno trarre importanti benefici dall’immuno-oncologia se rispondono a determinati criteri”. Lo studio di riferimento ha infatti dimostrato che pembrolizumab è superiore alla chemioterapia tradizionale usata in seconda linea quando il tumore esprime livelli di PD-L1 uguali o superiori all’1%. Quindi la molecola funziona anche in condizioni di minore espressione di questo bersaglio molecolare. Senza dimenticare che grazie all’immuno-oncologia vi è una percentuale di pazienti più alta che presenta una riduzione del tumore con un conseguente miglioramento dei sintomi e della qualità di vita. Non si può parlare di abbandono della chemioterapia nel trattamento del polmone perché è ancora in grado di svolgere un ruolo preciso. Però oggi abbiamo un’arma in più, l’immuno-oncologia, che in specifiche situazioni può costituire un’alternativa importante al trattamento chemioterapico”. “Un plauso particolare va all’AIFA – afferma Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia – che, sulla base degli incredibili risultati clinici di questa molecola, ha fatto sì che i pazienti italiani potessero avere a diposizione in tempi record la prima opzione terapeutica immuno-oncologica, in prima linea, per questa tipologia di tumore, che potrà fare la differenza nella vita di molte persone.”. La Food and Drug Administration (FDA), l’ente regolatorio americano ha approvato la combinazione pembrolizumab e chemioterapia anche per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule il cui tumore esprima bassi livelli di PD-L1 o in assenza di PD-L1 (inferiori all’1%). “Nel prossimo futuro la collaborazione fra oncologi e anatomo-patologi, chiamati a identificare i biomarcatori – sottolinea il prof. Mauro Truini, presidente SIAPEC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica) -, diventerà ancora più rilevante. Negli ultimi anni è cambiato il quadro epidemiologico del tumore del polmone nel nostro Paese. Tra il 1999 e il 2011 l’incidenza di questa neoplasia è diminuita del 20,4% tra gli uomini mentre è aumentata del 34% nelle donne. Un fenomeno strettamente legato all’abitudine al fumo di sigaretta che sta diventando sempre più un vizio “femminile”: il 23% delle italiane è fumatore abituale. “Per troppo tempo è stato considerato una patologia quasi esclusivamente maschile – spiega Stefania Vallone dell’Associazione WALCE (Women Aganist Lung Cancer in Europe) -, i nuovi dati evidenziano invece una forte crescita anche tra le donne a causa dell’aumento del consumo di tabacco nella popolazione femminile. L’AIOM, fortemente impegnata per garantire sostenibilità e accesso, ha richiesto e sostenuto un Fondo Nazionale per i farmaci innovativi in Oncologia, che sarà di 500 milioni di euro per il 2017 e che verrà attuato secondo i criteri di definizione di innovatività previsti dall’AIFA”.

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Padova nuovo studio su: Ipertensione, Fibrillazione Atriale e Aldosteronismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

Seccia Teresa MariaI pazienti con ipertensione arteriosa, soprattutto quelli che sviluppano ipertrofia ventricolare sinistra per cattivo controllo dei valori pressori, sono la stragrande maggioranza dei casi di fibrillazione atriale.
La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più frequente al mondo poiché colpisce circa l’1-2% della popolazione generale e fino al 15% negli ultraottantenni.
Nonostante la rilevanza del problema ipertensione-fibrillazione atriale per la salute pubblica, i meccanismi responsabili della fibrillazione atriale rimanevano poco conosciuti. Lo studio della Prof.ssa Teresa Seccia è stato condotto in collaborazione con il Brigham and Women’s Hospital dell’Università di Harvard (Boston, USA) e coordinato dal Centro dell’Ipertensione Arteriosa dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova – direttore Prof. Gianpaolo Rossi. La prestigiosa ricerca pubblicata questo mese su HYPERTENSION – la più autorevole rivista internazionale del settore – ha permesso di individuare uno dei principali determinanti della fibrillazione atriale negli ipertesi.
Si è potuto, infatti, accertare che l’aldosterone, il principale ormone mineralcorticoide, svolge un ruolo molto importante nella patogenesi della fibrillazione atriale negli ipertesi sia attraverso la sua azione diretta a livello del sistema di conduzione cardiaca che promuovendo la deposizione di tessuto fibrotico nel cuore. Questo ormone è responsabile dell’ipertensione arteriosa in circa il 14% dei pazienti che afferiscono al Centro dell’Ipertensione Arteriosa dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova.
La coesistenza di fibrillazione atriale e ipertensione arteriosa pone problemi del tutto particolari per il trattamento, poiché la fibrillazione atriale comporta un rischio assai aumentato di trombo-embolismo e, pertanto, richiederebbe un trattamento anticoagulante nella maggior parte dei pazienti. D’altra parte, negli ipertesi tale trattamento aumenta il rischio di emorragie, cerebrali e in altri distretti, a meno che i valori pressori non siano perfettamente controllati. Pertanto, i pazienti ipertesi fibrillanti dovrebbero essere valutati in ambito specialistico allo scopo di individuare un eventuale iperaldosteronismo primario alla base dell’ipertensione, che se identificato potrebbe permettere di guarire definitivamente l’ipertensione. Qualora ciò non fosse possibile, è necessario istituire un trattamento antipertensivo in grado di normalizzare i valori pressori consentendo il trattamento anticoagulante. Un ambulatorio dedicato alla gestione dei pazienti ipertesi affetti da fibrillazione atriale, è aperto tutti i venerdì mattina al Centro Ipertensione dell’A.O. di Padova – che da molti anni si occupa del problema ipertensione-fibrillazione atriale, assicurando il miglior livello di diagnosi e cure possibili. (foto: Seccia Teresa Maria)

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Carte di credito in vacanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

vacanzeMilano. Sono oltre 15 milioni gli italiani che, per evitare di viaggiare con grosse somme in contanti quando sono in vacanza all’estero scelgono di pagare con carte di credito o bancomat; ma come fare ad evitare commissioni eccessive, truffe e raggiri? Facile.it, il principale comparatore italiano di prodotti finanziari, ha creato un breve vademecum con 10 regole d’oro da seguire per non incappare in brutte sorprese.
Consulta la banca prima di partire. Non tutte le carte attive in Italia possono essere usate all’estero e, inoltre, alcune possono essere abilitate, ma con limitazioni; per questo motivo, anche se può sembrare ovvio, prima di partire meglio verificare con l’istituto che ha emesso la nostra carta se il Paese in cui stiamo per fare le vacanze ne ammette o meno l’uso: poche cose potrebbero crearci problemi quanto quella di essere oltre confine e…senza denaro. Carte di credito o bancomat, quale scegliere? Purché abilitate al funzionamento in altri Stati, con entrambi è possibile pagare e prelevare contante, ma per il prelievo le commissioni applicate variano notevolmente; per la carta di credito si aggirano in media intorno al 4%, per il bancomat sono pari a circa il 2%. Il secondo, però, ha spesso un limite di utilizzo giornaliero o mensile che, all’estero potrebbe variare rispetto a quello applicato in Italia. Verifichiamo, quindi di non sforare!
Per il pagamento poche differenze. Per quanto riguarda i pagamenti effettuati direttamente presso l’esercizio commerciale non ci sono grosse differenze tra le due soluzioni; se l’operazione avviene in uno dei paesi Sepa generalmente non sono previste commissioni, mentre è possibile vedere applicati costi aggiuntivi legati al cambio in caso di uso in aree con valuta diversa dall’euro, ma di questo parleremo più avanti.
Furto, clonazione o smarrimento, cosa fare? Il consiglio è uno solo: chiamare immediatamente la banca per bloccare la carta smarrita; non appena informato, l’istituto provvederà all’immediata disattivazione. Importante da sapere è che, se la carta rubata viene utilizzata prima della denuncia del furto, per legge possono essere addebitati fino a un massimo di 150 euro. Il denaro eventualmente sottratto dopo la segnalazione, invece, verrà rimborsato interamente. Non mi conviene cambiare i contanti all’aeroporto? No. Generalmente, utilizzare all’estero la carta per acquisti in valuta locale consente di ottenere un tasso di cambio più vantaggioso rispetto a quelli offerti dagli uffici di cambio presenti all’aeroporto. Cerchiamo quindi di cambiare la minore quantità di valuta possibile, magari nella nostra nazione prima di fare le valigie, e usare quel denaro solo dove non è accettata la carta.
Scegli la valuta locale. In caso di pagamento o prelievo in area extra-euro, se viene richiesto, è consigliato scegliere di pagare in valuta locale anziché nella propria moneta; questo consente di evitare commissioni nascoste legate al cambio e ottenere, così, tariffe più convenienti. Con l’app, tutto sotto controllo. Scegliere una banca dotata di app per mobile consente di monitorare tutti i pagamenti in tempo reale, così da tenere sott’occhio i movimenti e relative spese.Un SMS può salvare la situazione. Se non ti trovi a tuo agio con le app, o anche non vuoi aspettare di arrivare a portata di wi-fi per sapere cosa accade al tuo conto corrente, puoi continuare ad affidarti alle vecchie tecnologie. vacanze1Molti istituti consentono di attivare un servizio di alert che, in caso di utilizzo della carta, tramite SMS avvisa subito il cliente; una soluzione estremamente pratica per avere il pieno controllo della situazione.La vacanza finisce, ma i rischi continuano. Anche se siete tornati a casa e tutto è andato liscio, meglio continuare a monitorare i conti con attenzione; i malintenzionati sanno bene che pochi osservano i conti dopo il rientro e, per questo, capita agiscano anche a mesi di distanza dal furto dei dati; gli addebiti non autorizzati o le anomalie quindi potrebbero apparire dopo diverso tempo. Nel caso, informate subito la banca e il problema sarà risolto. Quale carta dare ai figli che viaggiano da soli? I ragazzi, soprattutto se al loro primo viaggio all’estero con gli amici, difficilmente pongono la giusta attenzione alle regole di sicurezza delle carte di credito; come fare a limitare i danni di un figlio troppo sbadato? La soluzione migliore è una carta prepagata. Si tratta di uno strumento di pagamento sempre più diffuso e un’ottima soluzione perché garantisce la stessa praticità del bancomat con il vantaggio di avere un plafond limitato, così da tutelare i giovani – e soprattutto i genitori – da eventuali smarrimenti o spese folli. Il consiglio, però, è verificare prima di partire che la carta sia abilitata e accettate nel paese di destinazione.E con questo…buon viaggio. (foto: vacanze)

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Osteoartrite: una nuova medicina rigenerativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

osteoartriteL’osteoartrite è un processo degenerativo che interessa circa il 15% della popolazione mondiale e colpisce prevalentemente individui in età adulta oppure giovani che sollecitano in modo eccessivo le articolazioni come gli sportivi professionisti e gli obesi. L’artrosi all’anca e al ginocchio è considerata l’undicesima causa globale di disabilità in quanto il dolore articolare determina un handicap che condiziona le attività quotidiane dell’individuo con serie ripercussioni nell’ambito socio sanitario. Dati confermati da una recente metanalisi pubblicata su Plos One che ha preso in esame diversi studi clinici, che vanno tutti nella stessa direzione e confermano un miglioramento nei sintomi percepiti e misurati con tecniche di imaging diagnostico, con valori incoraggianti: miglioramento del 44% dei sintomi a 6 mesi, e 59% a 12 mesi (secondo la scala IKDC che prende in esame le attività svolte senza dolore, il numero di giorni con dolore nelle ultime 4 settimane, la severità dello stesso e la rigidità e il gonfiore). I trattamenti fino ad oggi utilizzati, come antinfiammatori (FANS), iniezioni intra-articolari di centrifugati di grasso, di gel piastrinico e acido ialuronico sono riusciti in minima parte a contrastare la sintomatologia, ma non certo ad intervenire nel processo degenerativo del tessuto cartilagineo. L’assunzione di farmaci, inoltre, ha portato un aumento delle patologie a carico dell’apparato gastrointestinale e cardiaco. L’osteoartrite è quindi di un problema di natura degenerativa che vede nella medicina rigenerativa, e quindi nelle cellule staminali, l’unico approccio sostenibile. Nello specifico, le cellule staminali che hanno la capacità di differenziarsi in condrociti sono quelle mesenchimali, la cui fonte elettiva è il tessuto adiposo perché è facile da prelevare ed è sempre disponibile.La capacità di differenziarsi in condrociti rende rigenerativa la terapia con le cellule staminali perché, una volta iniettate nei pressi della lesione, si differenziano in nuove cellule che rimpiazzano quelle obsolete o danneggiate rinnovando i tessuti.La svolta in questa direzione è stata segnata dalla pubblicazione del report dello studio ADIPOA, durato 54 mesi e finanziato dall’Unione Europea, con 12 centri europei di ortopedia riuniti in un consorzio coordinato dal Centro Universitario di Montpellier. Questo studio multicentrico, oltre a confermare la sicurezza e l’efficacia dell’uso di cellule staminali derivate dal tessuto adiposo ed espanse, nel trattamento dell’osteoartrite del ginocchio, ha anche definito il dosaggio ideale per una singola iniezione intra-articolare.Questo studio ha affermato indirettamente che l’uso del grasso in osteoartrite è privo di risultato a meno che non si proceda all’isolamento e coltura delle cellule staminali mesenchimali in esso contenute.Bioscience Institute, presso la cell factory di San Marino e Dubai, segue lo stesso protocollo di coltura usato nel corso dello studio ADIPOA e prevede un mini prelievo di grasso da circa 20 ml per ottenere circa 100 milioni di ADSC, divise in 10 provette da 10 milioni di cellule ciascuna, per altrettanti trattamenti da effettuarsi sullo stesso paziente (autologo). Disporre di 100 milioni di cellule crioconservate permette anche la ripetizione dei trattamenti nel tempo senza doversi sottoporre nuovamente al prelievo di grasso. La procedura beneficia quindi di tutte le evidenze di sicurezza ed efficacia che sono state espresse dallo studio finanziato dalla UE. A differenza delle colture di condrociti, utilizzate per due decadi ed indicate per persone giovani, le cellule staminali sono idonee a trattare con successo anche persone tra 80 e 90 anni.
L’osteoartrite è l’espressione del progressivo processo degenerativo che affligge le cartilagini e quindi, indirettamente, le articolazioni e loro funzionalità. I sintomi classici come dolore, rigidità articolare, tensione muscolare e instabilità, inducono il paziente all’immobilità nel tentativo di evitare il dolore con la conseguenza di produrre uno stato depressivo peggiorativo del quadro generale.
La progressione della malattia segue uno sviluppo parallelo all’invecchiamento dei condrociti, cellule che compongono la cartilagine e che si rigenerano difficilmente dopo i 50 anni oppure a seguito di danni da traumi. (foto: osteoartrite)

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Itinerario “Totò-Terapia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

toto truffaNapoli Sabato 27 maggio 2017 – ore 16.45 Fontana del Nettuno (palazzo San Giacomo –piazza Municipio) In occasione del cinquantennale della scomparsa di Totò, l’associazione #NIT – Napoli in Treatment in collaborazione con Vascitour e Tina e Angelo Scognamiglio propone sabato 27 maggio l’itinerario “Totò-Terapia”: un percorso psicoterapeutico e turistico a partecipazione gratuita che racconterà Totò da una prospettiva originale (prenotazione obbligatoria al 338 9961055)
NIT – Napoli in Treatment, il primo format al mondo a mettere in terapia una città, organizza per la prima volta un tour psicoterapeutico dedicato alla figura del principe della risata Antonio de Curtis, speciale “paziente” che incarna risorse e ombre, forza e incertezze dei napoletani (e non solo). toto terapiaL’evento, tra gli appuntamenti del Maggio dei Monumenti 2017, terminerà con una cena tutta partenopea, cucinata lasciandosi ispirare alle caratteristiche del genio della comicità, nella bottega di ortofrutta di Tina e Angelo nei Quartieri Spagnoli (dalle 20).Durante la speciale visita guidata, i partecipanti, ripercorrendo la biografia del principe della risata, potranno assistere a performance teatrali e musicali e alle sedute di “psicoterapia” di Totò con la dottoressa Cimone, scritte dallo staff di Napoli in Treatment e supervisionate dallo psicologo e psicoterapeuta Giovanni Madonna. Per svelare la complessità di un uomo che nelle sue costanti dicotomie ricorda molto Partenope. Partner dell’iniziativa, Casa Infante Artigiani del gelato, che lungo il percorso farà assaggiare ai partecipanti il gelato “Malafemmina” (creato ad hoc per la Totò-Terapia), Enrico Durazzo di Napolimania, che da anni coltiva con le sue creazioni la passione per Totò, Davide D’Errico di “Addà passà a nuttata”, associazione attiva nel Rione Sanità, i Souladduje, che cureranno la colonna sonora della cena, Mario Talarico, storico artigiano degli ombrelli che per l’occasione ha realizzato un parasole dedicato a Totò. Interpretazioni e performance a cura della compagnia teatrale Gli Ignoti. Grafica realizzata da Carlo Manna. (foto: totò)

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Regione Lazio: “Tagliate oltre 400 leggi inutili per semplificare la vita ai cittadini”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

regione-lazioRoma con l’approvazione della legge avente per oggetto “Disposizioni per la semplificazione normativa e procedimentale e abrogazione espressa di leggi regionali” abbiamo finalmente liberato il Lazio dal peso di oltre 400 norme ormai superate ed inutili compiendo un ulteriore significativo passo verso la semplificazione e la razionalizzazione dell’intero ordinamento regionale.” – Ha dichiarato il consigliere regionale del Partito Democratico Eugenio Patanè al termine dei lavori del Consiglio – “Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione del mio emendamento grazie al quale ora anche il Consiglio Regionale disporrà della facoltà di proporre il riordino in testo unico della disciplina delle materie di competenza. Sono infatti profondamente convinto che i Testi Unici, che raccolgono in un unico testo tutte le norme vigenti di ciascun settore, siano uno strumento fondamentale per favorire la semplificazione del sistema e la trasparenza amministrativa nell’interesse di tutti i cittadini del Lazio.”

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Campidoglio: ordinanza per prevenire gli incendi boschivi nel periodo estivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

vigilidelfuoco14Roma. In vista del periodo estivo la sindaca di Roma Virginia Raggi ha disposto il divieto nel territorio comunale di tutte le azioni che anche solo potenzialmente possono provocare incendi boschivi. L’ordinanza sarà in vigore dal prossimo 15 giugno e fino al 30 settembre.Nel provvedimento sono previsti una serie di divieti tra i quali: compiere azioni che possono arrecare pericolo anche immediato di incendio nelle zone boscate e cespugliate ed in tutti i terreni condotti a coltura agraria; accendere fuochi per bruciare sterpaglie e residui di vegetazione provenienti da pascoli, prati, colture arboree e terreni abbandonati; usare apparecchi a fiamma o elettrici per bruciare metalli, motori e fornelli o inceneritori che producano braci; compiere altre operazioni che possono creare pericolo di incendio.L’utilizzo di fuochi d’artificio autorizzati è permesso a distanze non inferiori a 1 Km dalle aree boscate o cespugliate, mentre nelle aree adiacenti autostrade, ferrovie e grandi vie di comunicazione non possono essere accesi fuochi entro una fascia di 100 metri. Previste anche alcune prescrizioni per enti e privati possessori di boschi, terreni agrari, prati, pascoli ed incolti, che devono effettuare operazioni di pulizia o realizzare apposite fasce parafuoco per prevenire l’insorgere ed il propagarsi di incendi.

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Nel decennale dell’assassinio di padre Ragheed Ganni

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

padre Ragheed GanniRoma. Giovedì 1° giugno alle ore 11 presso la sede di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Piazza San Calisto 16, IV piano palazzina a destra) sarà presentato il volume Un sacerdote cattolico nello Stato Islamico. La storia di padre Ragheed Ganni. Sarà presente l’autore, il sacerdote iracheno padre Rebwar Audish Basa.A dieci anni dalla scomparsa di padre Ragheed Ganni, sacerdote iracheno ucciso il 3 giugno 2007 a Mosul, Aiuto alla Chiesa che Soffre lo ricorda con un libro, scritto dal suo amico padre Rebwar Audish Basa.Un volume che racconta la vita di padre Ganni e include suoi scritti e testimonianze inedite. «La splendida testimonianza di fede di padre Ragheed deve rimanere presente nella memoria della Chiesa», scrive nella prefazione il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che ha incontrato il sacerdote durante il proprio mandato come nunzio apostolico in Iraq. Nato a Karemles, nella Piana di Ninive nel 1972, nel 1996 padre Ragheed si trasferì a Roma per studiare teologia ecumenica – grazie ad una borsa di studio di ACS – presso l’Università di San Tommaso d’Aquino (Angelicum). Al termine dei suoi studi, nel 2003, in Iraq era già scoppiata la guerra, ma padre Ganni decise ugualmente di ritornare nel suo paese. Un’esperienza terrificante, racconterà lui stesso, quella di servire Dio «in un Iraq dove ogni giorno la violenza e il “terrorismo” privano decine di esseri umani della loro vita». Da segretario del vescovo di Mosul, monsignor Faraj Rahho e parroco della Chiesa dello Spirito Santo, padre Ganni si misurò più volte con la crudeltà degli islamisti e assistette alle violenze sistematiche ai danni dei cristiani in Iraq. Nel 2004 il sacerdote martire si salvò miracolosamente dall’attentato all’arcivescovado di Mosul. Poi i numerosi attacchi alla sua chiesa e le tante minacce. Fino al 3 giugno del 2007. «Ti avevo detto di chiudere la chiesa, perché non l’hai chiusa?», disse il suo assassino. «Non posso chiudere la casa di Dio», rispose il sacerdote prima di essere ucciso da una raffica di proiettili. Da allora purtroppo l’Iraq ha continuato ad essere una terra di persecuzione e la barbarie islamista ha raggiunto il proprio apice con l’invasione della Piana di Ninive da parte di ISIS nel 2014. Invasione che non ha risparmiato neanche la tomba del sacerdote martire, sepolto nel suo villaggio natale, Karemles.Una delegazione di ACS, in visita nei villaggi cristiani della Piana di Ninive dopo la liberazione dallo Stato Islamico, ha ritrovato la pietra tombale, sulla quale era stata riassunta la vita di padre Ragheed, in pezzi. «Apparentemente – scrive padre Rebwar Basa nel volume – quanto scritto non è piaciuto ai terroristi dell’ISIS. In questo libro noi raccontiamo, quello che loro hanno provato a cancellare per sempre».

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Citizenship and Religion explored in Canada

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

Baha'i communityOTTAWA, Canada — As the people of Canada prepare to celebrate 150 years since the confederation of their country, there has been a wide-ranging national conversation about the past, present, and future of relations between its diverse citizens. One aspect of this discussion has been the changing role of religion and spirituality in society in the context of increasing religious and ethnic diversity and a resurgence of Indigenous culture and ways of life. Over the last several years, the Baha’i community has spearheaded an initiative to bring together leading thinkers from all sectors of society to explore the place of religion in public life. A question before Canada’s Baha’i Office of Public Affairs has been how to create a space for meaningful exploration, where a variety of insights can shed light on a topic and collective understanding can advance. A series of conferences held since 2013 in Montreal, Vancouver, and this year in Ottawa have aimed to foster such an environment and have invited prominent voices in Canada’s public discourse to examine religion’s role in society. In his opening remarks to this year’s conference in Ottawa from 8–9 May 2017, Geoffrey Cameron, representative of the Baha’i Community of Canada and chair of the program committee, said “This is a special conference that exists as a kind of ongoing conversation. It draws from Canada’s national interfaith networks, but it is not an interfaith conference in a conventional sense.” He continued: “What we want to do is help to frame an ongoing public conversation about the role of religion in Canadian society.” “One of the questions that for us has been at the heart of this conversation is how the growing diversity of our population can be a resource for acting together,” noted Gerald Filson, Director of Public Affairs for the Baha’i Community of Canada and former Chair of the Canadian Interfaith Conversation, which sponsored the event. Yasmin Ratansi (left), the first female Muslim Member of Parliament, sits with participants in the recent conference in Ottawa on the role of religion in Canadian society.
“As Canada has become more religiously diverse, there has been an expectation that the public sphere should be secular, that overtly religious perspectives should not have a place in public discourse. While the intention of that kind of secularism has historically been to ensure greater equality between religious groups in public life, many have expressed concern that it also constrains people from participating fully in the life of society,” said Mr. Cameron.Professor John Borrows, Canada Research Chair in Indigenous Law, observed in his keynote address to the conference, Baha'i community1“There is a danger of replacing one kind of [religious] exclusivity with another kind of secular exclusivity, which can trap us in a singular narrative and banish valuable vocabularies of compassion.”
Andrew Bennett, former Ambassador for Religious Freedom, added that so long as diverse religious and ethical views are advanced peacefully and in respect of human dignity, they have a place in our pluralistic society.A key theme at the conference was about the role of spiritual concepts and language in the process of reconciliation between Indigenous and non-Indigenous peoples, and the implications of that process for the role of spirituality in public life. “Reconciliation is a spiritual conversation about our shared humanity and the kind of society we want to create for tomorrow,” said Karen Joseph, CEO of the civil society group Reconciliation Canada. “Reconciliation is a way of life. It is a spiritual covenant.”A major contribution made by philosopher and writer John Ralston Saul in his keynote address was that the approach to integrating religious diversity in Canada does not have to be defined by the perspectives on secularism that emerged in the context of 18th century France. “We have the opportunity to have a whole new conversation,” he said. “We have to ask where we are, why do we belong here, and what are our obligations to each other.” The series of “Our Whole Society” conferences have engaged about 500 participants, and are sponsored by the members of the Canadian Interfaith Conversation, including the Baha’i Community of Canada, in partnership with the Canadian Race Relations Foundation, Faith in Canada 150, and the Pierre Elliott Trudeau Foundation.

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I capi delle agenzie alimentari ONU visitano il Sud Sudan colpito dalla carestia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

sud sudanJUBA – Tutte le parti in conflitto in Sud Sudan devono cessare le violenze e collaborare così che il cibo e altri sostegni salva-vita arrivino alla popolazione, mettendo così fine alla carestia e alla fame acuta. Questo è l’appello lanciato ieri dal Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva e dal Direttore Esecutivo del WFP David Beasley nel corso della loro visita nell’ex stato di Unity, una delle aree maggiormente colpite dalla crisi alimentare in Sud Sudan. Circa 5,5 milioni di persone nel paese – quasi la metà della popolazione – soffrono la fame acuta e non sanno dove troveranno il loro prossimo pasto, ancora prima della stagione di magra, che tocca il suo apice a luglio. Di questi, circa un milione sono sull’orlo della carestia.Oltre 90.000 persone, invece, sono già colpiti dalla carestia, che è stata dichiarata in alcune parti dell’ex stato di Unity. Questa situazione senza precedenti è il risultato del conflitto in corso, di ostacoli posti alla distribuzione di aiuti umanitari e di un calo della produzione agricola.Graziano da Silva e Beasley hanno sottolineato l’estrema importanza di una risposta rapida e su larga scala, che combini assistenza alimentare d’emergenza e sostegno all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca.”La situazione è spaventosa ma non è troppo tardi per salvare delle vite. Possiamo ancora evitare che il disastro peggiori ulteriormente, ma i combattimenti devono cessare ora. Non possono esserci progressi senza pace. La popolazione deve avere accesso immediato al cibo, mentre gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di lavorare i propri campi e prendersi cura del proprio bestiame” ha affermato Graziano da Silva.
Nell’ex stato di Unity, Graziano da Silva e Beasley hanno visitato diverse zone dove le due agenzie operano per affrontare la crisi alimentare. Hanno incontrato persone colpite dalla carestia sulla remota isola di Kok, nel fiume Nilo, dove in molti hanno cercato rifugio dai combattimenti. Graziano da Silva e Beasley hanno assistito al lancio di aiuti alimentari dagli aerei del WFP per decine di migliaia di persone a Ganyiel, dove la distribuzione regolare di aiuti umanitari ha allontanato il rischio della carestia. I capi delle due agenzie hanno poi assistito alla distribuzione di cibo e trattamenti nutrizionali forniti dal WFP, e di reti da pesca e semi forniti dalla FAO, da parte di operatori di partner nazionali e internazionali.A Rumbeck, nell’ex stato di Laghi, Graziano da Silva e Beasley hanno incontrato diverse famiglie, osservando in prima persona come queste cerchino di fare fronte alla crisi.Mentre la situazione a Rumbek non è grave come in altre aree del paese, la fame e la malnutrizione destano comunque serie preoccupazioni. I capi delle due agenzie hanno visitato un progetto della FAO che offre a contadine e allevatrici un posto sicuro dove lavorare o vendere il latte oltre a fornire uno spazio per attività formative per la comunità.Con i livelli di malnutrizione in continua crescita in tutto il paese, il progetto rappresenta una soluzione innovativa per migliorare la disponibilità di latte e latticini sicuri e di qualità, fonte fondamentale di vitamine proteiche e minerali – elementi essenziali per una sana alimentazione.
Fao-RomaGraziano da Silva e Beasley hanno sottolineato l’importanza di un rinnovato impegno della comunità internazionale in Sud Sudan. Sono necessari ulteriori fondi per distribuire cibo, migliorare la nutrizione, l’assistenza sanitaria, l’accesso all’acqua e ai servizi sanitari, per fornire input agricoli come semi, reti da pesca e vaccini per il bestiame.FAO e WFP insieme registrano un gap nei finanziamenti di 182 milioni di dollari nei prossimi sei mesi, e hanno difficoltà a raccogliere fondi per fare fronte ai bisogni in rapida crescita in diverse zone di crisi nel mondo. “I donatori hanno sostenuto il Sud Sudan per molti anni” ha affermato Beasley. “Il WFP continuerà a stare al fianco delle popolazioni del Sud Sudan nel momento del bisogno. I tempi sono però stretti, con così tante crisi nel mondo che richiedono attenzione e sostegno. I leader del Sud Sudan devono mostrare buona fede e facilitare gli sforzi umanitari, cancellando tasse non necessarie e procedure che ritardano e ostacolano le operazioni di soccorso.”Quest’anno, il WFP prevede di sostenere almeno 4,1 milioni di persone in Sud Sudan, fornendo cibo salva-vita a popolazioni in aree remote che altrimenti non avrebbero nulla da mangiare poiché isolate dai combattimenti. Il WFP distribuisce inoltre trattamenti speciali che aiutano madri e bambini a combattere la malnutrizione. Inoltre, l’agenzia fornisce assistenza in denaro per permettere alle persone di acquistare il cibo nelle zone dove esso è disponibile nei negozi ma il cui prezzo è troppo alto per i più vulnerabili e le loro famiglie.Finora, 2,9 milioni di persone hanno beneficiato del sostegno della FAO ai mezzi di sussistenza durante la stagione secca. La FAO sta al momento distribuendo semi e organizzando mercati delle sementi allo scopo di sostenere 2,1 milioni di persone entro la fine della stagione di semina principale. Ad oggi, circa 200 mila persone hanno ricevuto kit con semi di vegetali e reti da pesca nel solo ex stato di Unity, dove è stata dichiarata la carestia.Inoltre, un campagna di vaccinazione promossa dalla FAO ha permesso di trattare circa 1,8 milioni di capi di bestiame dall’ inizio dell’anno, con la previsione di raggiungerne 6 milioni entro la fine dell’anno. La FAO sta inoltre intensificando la distribuzione di reti da pesca in aree colpite dalla carestia, dove la gente vive in zone paludose e ha bisogno disperato di fonti di cibo.

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Si è conclusa a Firenze la tre giorni dell’assemblea EuroLat

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

firenzeFirenze. L’eurodeputato spagnolo Ramon Jauregui (S&D), Presidente della delegazione dei deputati europei di EuroLat ha dichiarato: “EuroLat lavora per l’unità geopolitica dell’Europa e dell’America Latina. I 150 deputati europei e latinoamericani che partecipano a EuroLat chiedono ai rispettivi governi che, nella prossima plenaria dell’assemblea CELAC (Comunità dei Paesi Latinoamericani e dei Caraibi) che si terrà a El Salvador a ottobre, ci sia un impegno per un rafforzamento dei legami commerciali, politici e sociali fra le due sponde dell’Atlantico. Dopo la sessione inaugurale, aperta dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e dal sindaco di Firenze Dario Nardella, in cui si è discusso di tutti i grandi temi di stretta attualità in Europa e in America Latina (Brexit, attentato di Manchester, situazione in Colombia, Brasile, Cuba e Venezuela etc.), i deputati si sono riuniti in quattro commissioni di lavoro che hanno affrontato i temi più caldi nelle relazioni bilaterali fra Europa e America Latina. Nella commissione Affari Sociali si è discusso di responsabilità sociale delle imprese, di contrasto al lavoro nero, di lotta alle diseguaglianze attraverso politiche di coesione sociale, di sparizioni forzate di minori e di lotta alla violenza sui minori in America Latina. Nella commissione Affari Politici, invece, si è parlato di ristrutturazione del debito sovrano, di giustizia e lotta all’impunità e alla corruzione, di cooperazione nel campo dell’aviazione e della sicurezza aeronautica e di un impegno per il futuro per regolamentare in maniera migliore le lobby. Nella commissione per lo Sviluppo Sostenibile, i deputati hanno affrontato i problemi legati all’import da parte dell’Europa di soia transgenica dai paesi latinoamericani. Si sono inoltre occupati di come intensificare gli scambi fra ricercatori e studenti fra le due sponde dell’Atlantico per lavorare, ad esempio, a progetti infrastrutturali come quello di un cavo per la trasmissione dati ad alta velocità da Lisbona a Fortaleza (Brasile) o per migliorare la cooperazione in ambito sanitario in emergenze quali quella del virus Zica. Infine, i parlamentari hanno fatto il punto della situazione sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle politiche di coesione territoriale con i cosiddetti progetti triangolari, che includono cooperazione e scambio di buone pratiche fra un paese europeo e due o più paesi latinoamericani. Nella commissione Affari Economici e Finanziari, i deputati hanno votato a larga maggioranza un rapporto dell’eurodeputato italiano Nicola Danti (S&D) e del deputato del Parlamento andino Luis Fernando Dunque che riguarda le ripercussioni dei negoziati sul TTIP e TPP nelle politiche commerciali fra UE e America Latina, trovando un consenso ampio nonostante i recenti cambiamenti verificatisi con l’elezione del Presidente statunitense Donald Trump. Fra gli altri temi trattati dalla stessa commissione il futuro delle relazioni commerciali multilaterali per giungere a un messaggio comune da presentare alla prossima conferenza ministeriale della Organizzazione Mondiale del Commercio a dicembre a Buenos Aires. Infine si è tenuto un dibattito con un esperto della Fao sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

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Commissione: dibattito sul futuro della difesa europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

europeBruxelles. Per alimentare la discussione sulla direzione che prenderà l’Europa a 27, la Commissione ha tenuto oggi un dibattito orientativo sul futuro della difesa europea. Fin dall’insediamento la Commissione Juncker ha annoverato fra le priorità un’Europa più forte in materia di sicurezza e di difesa. Nel discorso del 2016 sullo stato dell’Unione il Presidente Juncker ha annunciato la creazione di un fondo europeo per la difesa, annunciando: “l’Europa non può più permettersi di affidarsi alla potenza militare altrui. (…) Per una difesa europea forte è necessaria un’industria della difesa innovativa.” In una fase in cui la situazione della sicurezza nel vicinato dell’Europa va deteriorandosi e in cui solidi motivi economici spingono gli Stati membri dell’UE a intensificare la cooperazione nella spesa per la difesa, la Commissione ritiene che sia giunto il momento di avanzare verso un’Unione della sicurezza e della difesa. L’Alta rappresentante/Vicepresidente Federica Mogherini ha dichiarato: “La sicurezza e la difesa sono per l’Unione europea priorità perché tali sono per tutti i nostri concittadini. Dall’anno scorso continuiamo a potenziare la nostra difesa europea per affermarci con sempre maggior efficacia come garanti della sicurezza sia all’interno sia all’esterno dei nostri confini, investendo più risorse, intensificando la cooperazione fra gli Stati membri e avviandoci verso una cooperazione più stretta con la NATO. Il mondo che ci circonda è in rapido mutamento e ogni giorno ci attendono nuove sfide: siamo l’Unione europea, e in quanto tale dobbiamo assumerci la responsabilità di rispondervi.”Jyrki Katainen, Vicepresidente responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha aggiunto: “Per rafforzare la politica europea di sicurezza e di difesa è necessario servirsi in modo più efficiente dei bilanci per la difesa a disposizione. Le decisioni sugli investimenti nelle capacità di difesa
restano nelle mani degli Stati membri e per la difesa il bilancio dell’Unione europea non può sostituirsi a quello degli Stati membri. Nondimeno, solidissimi motivi economici e industriali spingono a intensificare la cooperazione, per esempio riguardo alla ricerca e alle commesse della difesa. Nella misura in cui i bilanci nazionali restano sotto pressione, s’impone maggiore efficienza sia nella spesa per la difesa che nello sfruttamento delle relative capacità.” L’odierno dibattito orientativo concorrerà a guidare i lavori della Commissione nelle settimane a venire. Prima della conferenza europea ad alto livello sulla difesa e la sicurezza, che si terrà il 7 giugno a Praga, la Commissione varerà il fondo europeo per la difesa annunciato a novembre 2016 nel piano d’azione europeo in materia di difesa. In parallelo presenterà un documento di riflessione a più lungo termine nel quale indicherà gli scenari possibili per il futuro del settore della difesa europea, che s’iscrive nell’ambito del dibattito sul futuro dell’UE a 27 avviato il 1º marzo 2017 con il Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Europa. Solidi motivi spingono a intensificare nell’UE la cooperazione nella sicurezza e nella difesa. Le minacce cui l’UE deve far fronte non conoscono confini nazionali e sono sempre più consistenti: l’efficacia del contrasto passa per la collaborazione. Una difesa europea forte implica un’industria europea della difesa forte. Via via che gli Stati membri cominciano ad aumentare i bilanci per la difesa, l’UE può aiutarli a spendere in modo più efficiente. Si stima che la mancanza di cooperazione tra gli Stati membri nel settore della difesa e della sicurezza costi ogni anno tra 25 e 100 miliardi di euro. L’80 % delle commesse e oltre il 90% della ricerca e tecnologia sono limitati alla dimensione nazionale. Mettendo in comune le commesse si potrebbe risparmiare fino al 30% della spesa annuale per la difesa.(cfr. scheda informativa sui motivi a favore di una maggiore cooperazione nell’UE in materia di sicurezza e di difesa). Contesto Negli orientamenti politici del giugno 2014 il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “Ritengo che l’Europa debba essere resa più forte in termini di sicurezza e di difesa. Certo, l’Europa ha principalmente un potere di persuasione, ma a lungo andare anche il potere di persuasione più forte ha bisogno di un minimo di capacità di difesa integrate.” Il Presidente Juncker ha
annunciato la creazione di un fondo europeo per la difesa nel discorso del 2016 sullo stato dell’Unione; in occasione del vertice di Bratislava del settembre 2016 i capi di Stato e di governo di 27 Stati membri hanno concluso: “Abbiamo bisogno dell’UE per garantire non solo la pace e la democrazia ma anche la sicurezza del nostro popolo.” In un difficile contesto geopolitico, hanno convenuto sulla necessità di rafforzare la cooperazione dell’UE in materia di sicurezza esterna e difesa. In concreto, il Consiglio europeo del dicembre 2016 avrebbe dovuto prendere una “decisione su un piano di attuazione concreto in materia di sicurezza e difesa e sui modi per utilizzare al meglio le
possibilità offerte dai trattati, in particolare in materia di capacità.” Il 30 novembre 2016 la Commissione europea ha presentato il piano d’azione europeo in materia di difesa, nel quale illustra come un fondo europeo per la difesa e altre iniziative siano in grado di rendere più efficiente la spesa degli Stati membri per le capacità di difesa comuni, rafforzare la sicurezza dei cittadini europei e promuovere una base industriale competitiva e innovativa. L’iniziativa è stata accolta con favore dai leader dell’UE in occasione del Consiglio europeo del dicembre 2016 e del marzo 2017 e la Commissione è stata incaricata di presentare proposte prima dell’estate 2017. Il piano d’azione europeo in materia di difesa è parte di un più ampio pacchetto di misure per la difesa concordato dall’UE a 27 a Bratislava: è complementare agli altri due fili conduttori: il piano di attuazione della strategia globale in materia di sicurezza e di difesa, che definisce un nuovo grado di ambizione per l’Unione e individua una serie di azioni finalizzate alla sua realizzazione, e l’attuazione della dichiarazione congiunta UE-NATO firmata dal Presidente del Consiglio europeo, dal Presidente della Commissione e dal Segretario generale della NATO. È in fase di attuazione una seri comune di 42 proposte nelle 7 aree individuate nella dichiarazione di
Varsavia, tra cui le minacce ibride, che sono collegate anche al quadro congiunto dell’aprile 2016 per contrastare le minacce ibride, basato a sua volta sull’agenda europea sulla sicurezza adottata dalla Commissione nell’aprile 2015. I lavori su questi due fili conduttori progrediscono a un ritmo sostenuto: solo la settimana scorsa, i ministri della difesa dell’UE hanno adottato conclusioni intese a portare avanti i lavori in vista del Consiglio europeo di giugno.
Con la dichiarazione di Roma adottata il 25 marzo 2017 i leader dell’UE si sono impegnati ad adoperarsi per realizzare un’UE a 27 che contribuisca alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata e che rafforzi la propria sicurezza e difesa comune in cooperazione e complementarità con la NATO. Il Libro bianco sul futuro dell’Europa presentato il 1º marzo 2017 ha esposto le principali sfide e opportunità che si profilano per l’Europa nel prossimo decennio. Il Libro bianco ha segnato l’inizio di un processo in cui l’UE a 27 deciderà il futuro dell’Unione. Per stimolare la discussione la Commissione europea ospiterà, insieme al Parlamento europeo e agli Stati membri interessati, una serie didibattiti sul futuro dell’Europa che avranno luogo nelle città e nelle regioni del continente.

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Il drastico calo della sicurezza percepita è innegabile

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

tribunale“E ciò che più di tutto ha contribuito a questo calo è la mancata certezza della pena”. E’ quanto ha affermato il procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma Giovanni Salvi, nel corso di un dibattito sulla Sicurezza nell’ambito del congresso nazionale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, in corso nella Capitale. “Nell’opinione pubblica c’è ormai la consapevolezza che il modello
della sicurezza non è più basato solo sull’ordine pubblico o solo sulla repressione, ma è un concetto globale. Io guardo con preoccupazione – ha aggiunto Salvi – all’incapacità della categoria dei giudici di intendere la nostra funzione come una funzione che deve guardare al risultato. Un magistrato come Falcone convinceva perché non aveva alcun problema ad ‘aprire’ alla conoscenza di tutti il proprio sistema, a condividerlo. Noi invece oggi siamo sempre più chiusi in una ‘torre d’avorio’, con una sorta di autoreferenzialità sterile, senza che si guardi al risultato, che invece è e resta la cosa più importante. C’è poi l’altro aspetto del mancato contrasto dell’illegalità diffusa, di cui è un esempio perfettamente calzante il fenomeno degli immobili abusivamente occupati che non vengono liberati, che certamente incide profondamente sulla vita dei cittadini e sulla sicurezza percepita. Non voglio parlare di tolleranza zero, ma è importante che venga recuperato bene il concetto della legalità quotidiana, e se non riusciamo a legarlo alla giustizia quotidiana allora non lavoriamo per la percezione della sicurezza. Il giudice deve tornare a riflettere sul fatto di recare un servizio, e che essere ‘terzo’ non significa essere indifferente a ciò che certe questioni significano per il cittadino. Ecco, i giudici hanno queste responsabilità. Dall’altra parte, occorre anche considerare quale è stata l’amministrazione della giustizia negli ultimi 20 anni, che non ha neppure previsto un numero adeguato di assunzioni che ci garantissero di tenere testa alla mole di lavoro. E di altro ci sarebbe da parlare. E’ una vergogna ad esempio che Roma non abbia un palazzo di giustizia degno di questo nome”.

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