Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

La Fidest cambia pelle

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2018


I lanci d’agenzia della fidest (storico) sono visibili su:

https://fidest.wordpress.com 

La Fidest è un’agenzia stampa a diffusione gratuita.

Fidest is a free circulation press agency

Ho deciso di chiudere una porta ma avendo contestualmente l’accortezza di aprirne un’altra più diretta e personale. In questo ambito riscopro la mia anima di opinionista sui temi che più da vicino toccano la nostra natura e ci permettono di interagire con chi avrà la bontà di seguirmi condividendo o criticando la mia linea di pensiero sui grandi temi di attualità: politica, sociale, economia.

I decided to close a door but at the same time have the foresight to open another one that is more direct and personal. In this context I rediscover my soul as a commentator on the themes that closely touch our nature and allow us to interact with those who will have the goodness to follow me by sharing or criticizing my line of thought on the major topics of current affairs: politics, society, economy .

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Cumuli rifiuti e possibili malattie correlate

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

In relazione all’emergenza rifiuti che in forma più o meno grave colpisce soprattutto i grandi centri urbani ove si rende sempre più difficile il loro smaltimento in tempi relativamente brevi il rischio da non sottovalutare l’insorgenza di patologie, aggravati dalla presenza di animali che convivono nell’ambiente antropico liberamente e si procacciano il cibo laddove l’uomo non cura l’igiene”. Ma il vero allarme è sul piano sanitario. Esaminiamo nello specifico i relativi casi:
• la Borreliosi di Lyme (malattia causata dal batterio spirocheta Borrelia burgdorferi sensu lato e i cui sintomi sono gravi e diffusi dolori agli arti, eritemi migranti multipli, meningiti e miocarditi);
• la Leptospirosi o malattia di Weil, causata dal batterio Leptospira, trasmessa all’uomo dalla puntura delle zecche parassite dei roditori infetti, dal contatto con l’urina di animali infetti; causa malessere, febbri prolungate, peggioramento delle funzioni renali, congiuntiviti, itterizia, anoressia, nausee, vomito, emorragie del tratto intestinale, dolori muscolari, debolezza e prostrazione; se non diagnosticata e curata tempestivamente può portare alla morte;
• la Salmonellosi, zoonosi causata dal batterio Salmonella enteridis, si manifesta con acute infezioni gastroenteriche, vomito, febbre e diarrea; è contratta a seguito del consumo di acqua o cibi contaminati dai roditori, o mediante l’ingestione di uova e carni infette non ben cotte.
Oltre alle più tradizionali malattie batteriche sopra accennate, i roditori sono vettori d’importanti malattie virali (encefalite da zecche, encefalite equina venezuelana, sindromi da arenavirus e hantavirus, vaiolo bovino), rickettsiosi (tifo murino, febbre bottonosa mediterranea, ehrlichiosi granulocitica umana), malattie causate da protozoi (toxoplasmosi, leishmaniosi, babesiosi, morbo di Chagas, cripto-sporidiosi, giardiasi) e d’infezioni di elminti (schisto-somiasi, angiostrongilosi, echinococcosi alveolare).
Per rendere meno nocivi i cumuli d’immondizia, aggiunge ANID, andrebbero effettuate nebulizzazioni diverse di insetticidi specifici, coadiuvate da larvicidi per contenere lo sviluppo dei focolai d’infestazione. Ovviamente sarebbe un programma di lavoro che andrebbe ripetuto con la stessa frequenza con cui si modificano i cumuli e andrebbe alternata con trattamenti di disinfezione, per abbattere i contaminanti patogeni proliferanti, ma anche con prodotti che inibiscano i processi di fermentazione, per sollevare i cittadini almeno dalle esala-zioni che ne originano. Le amministrazioni comunali sono avvertite. Anche in questo caso la prevenzione è la migliore risposta terapeutica. (Riccardo Alfonso)

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“La fantasia dell’artista”: personale di Lidia Mietti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Cervia dal 23 agosto all’11 settembre 2018 mostra personale di Lidia Mietti, allestita nella Sala Artemedia, in piazza Garibaldi. La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 18 alle 22.30.
Racconta di sé l’artista: “Quando qualcuno mi chiede da quando ho cominciato a dipingere, prima di rispondere devo pensare un po’. Posso dire che ho la sensazione di avere dipinto da sempre. Andando indietro con la memoria, ricordo che, quando il mio maestro delle elementari assegnava un “dieci” ad un mio disegno, questo faceva aumentare la fiducia in me stessa. La stessa soddisfazione la ritrovavo quando, già sposata, andavo a trovare mia madre e in casa vi erano ancora i miei disegni, realizzati su carta da imballo e cartone ritagliato, appesi ai muri. Ma in quegli anni si doveva lavorare presto, anche molto giovani, e questo è quello che ho fatto, ma contemporaneamente frequentavo tutti i corsi di pittura e storia dell’arte ai quali potevo iscrivermi. Poi un giorno ho incontrato un maestro di grande spessore, Francesco Verlicchi, e sotto la sua guida ho iniziato un percorso di studio del disegno a carboncino, della pittura e dell’acquerello. Con lui ho imparato a miscelare bene il colore, ma non solo, il nostro rapporto si è poi trasformato in amicizia e collaborazione fino alla sua morte, avvenuta quando lui aveva novantacinque anni.
È stato sempre importante per me lavorare con altre persone e contemporaneamente studiare e sperimentare, così oggi frequento la scuola d’Arte di Bagnacavallo. Qui continuo tuttora a dipingere e allo stesso tempo ho iniziato a lavorare con l’argilla; qui spesso mi organizzo insieme ad altri artisti della scuola e portiamo in mostra il nostro lavoro.
Le mie opere hanno come tema il mondo naturale e la figura umana, soggetti questi che amo interpretare seguendo il mio istinto. Quando le persone guardano i miei lavori con interesse ritrovo quella stessa soddisfazione che vivevo per il dieci del maestro. Allora mi accorgo che è importante per me condividere il risultato della mia istintiva creatività con altri e che questa comunicazione è la vera magia dell’arte”.

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Meeting Rimini: speciale Tv2000, tutti i giorni striscia in diretta

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Rimini Tv2000 dedica una programmazione speciale, dal 20 al 25 agosto, al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli 2018 alla Fiera di Rimini dal tema ‘Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice’. Oltre alle notizie e i servizi del Tg2000, tre gli appuntamenti quotidiani: alle 12.20 diretta con il giornalista Luciano Piscaglia, alle 20.45 le interviste di Soul condotte da Monica Mondo con alcuni dei protagonisti dell’evento: Ignacio Carbajosa, Guzman Carriquiry, Rocco Buttiglione, Silvio Cattarina, Philip Jenkins, Veronica Cantero, Franco Bonisoli. E intorno alle 23 il racconto finale della giornata sempre a cura di Luciano Piscaglia.Tra gli ospiti previsti di Soul:
Ignacio Carbajosa, don, docente Storia della Bibbia all’Università San Damaso di Madrid, responsabile CL in Spagna (di fatto succede a don Carròn), autore della mostra portante del Meeting, su Giobbe.
Guzman Carriquiry, giornalista e accademico uruguayano, segretario Pontificia Commissione America Latina (fino a poco tempo fa l’unico laico con incarico di peso in Vaticano…).
Rocco Buttiglione, filosofo, accademico, politico, ciellino della prima ora e poi tra i primi a criticarne la line apolitica, autore di un libro a difesa dell’Amoris Laetitia del papa, sarà in dialogo al Meeting con Borghesi sul pensiero di Bergoglio.
Silvio Cattarina, responsabile di una delle esperienze più belle e antiche di CL, quella de L’imprevisto, comunità e metodo di aiuto alle tossicodipendenze.
Philip Jenkins, massimo studioso di demografia delle religioni e storia delle religioni al mondo. I suoi saggi tradotti in decine di lingue.
Veronica Cantero, una scrittrice in erba di rara bravura e fantasia e una ragazza illuminata dalla fede.
Franco Bonisoli, ex terrorista, sequestro Moro, con la sua storia di riconciliazione impossibile grazie all’incontro con Agnese Moro e padre Bertagna.

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Ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Lignano Sabbiadoro (Ud) lunedì 20 agosto inizio alle 18.30, ingresso libero affronta i temi finanziari. “Come investire i propri risparmi in un mondo che cambia” questo il titolo del terzo incontro in programma al Beach Aurora sul Lungomare Alberto Kechler in località Lignano Pineta che si propone, attraverso esperti di primissimo livello, non solamente di dare utili consigli in un clima di grande incertezza, dal crollo della lira turca, alla rivoluzione digitale in essere, ma anche di fare educazione finanziaria e tracciare le possibilità occupazionali che questo ambito può dare.
Se è vero che l’Italia continua a posizionarsi come fanalino di coda tra i principali Paesi più industrializzati per “financial literacy”, letteralmente alfabetizzazione finanziaria, è però innegabile che il mondo finanziario sta vivendo un forte passaggio verso la sua digitalizzazione, il che impone non solamente conoscenza ma soprattutto protezione. Il dato di partenza è piuttosto allarmante: da un rapporto Consob del 2016 emerge che poco più del 40% degli italiani è in grado di definire correttamente alcune nozioni di base, come inflazione. Tendenza confermata dall’indagine dell’Ente Einaudi del 2017 sul risparmio, anch’esso focalizzato sull’educazione finanziaria. I confronti internazionali evidenziano poi un ulteriore elemento di debolezza: fra le economie del G7, l’Italia si colloca all’ultimo posto per l’alfabetizzazione finanziaria. Se il digitale è la direttrice principale della crescita, in cima alla classifica delle competenze finanziarie tra le nuove generazioni c’è la Cina: guida con una media di tre studenti su dieci con livelli di eccellenza, rispetto ad una media OCSE di uno su dieci.
Ad affrontare questi temi sono stati chiamati quattro esperti: Leonardo Balconi, responsabile Area finanza di Credifriuli; Mario Fumei, consulente finanziario; Andrea Paderni, consulente finanziario di Copernico SIM e Nicola Rotondo direttore generale Investitori Associati Consulenza SIM. L’incontro, che ha inizio alle 18.30 ed è ad ingresso libero, è moderato dal giornalista e responsabile editoriale Nordest di EoIpso Carlo Tomaso Parmegiani. Al termine è previsto un aperitivo per consentire di incontrare, in maniera informale e conviviale i relatori.L’ottava edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi, ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e di Turismo FVG. Main sponsor: Sky Gas & Power, CrediFriuli, Bcc Pordenonese, Bcc Staranzano e Villesse, Banca di Udine. La rassegna ha il contributo di: Confindustria Udine, Ramberti attrezzature balneari, GLP – intellectual property office, Gruppo Greenway Bionenergie, San Daniele bioenergia, Real Comm, Idea Prototipi, SecurBee e Servizi 4.0. Sponsor tecnici: Scriptorium Foroiuliense, Fondazione Villa Russiz, Beach Aurora, Lignano Pineta, Hotel Ristorante President e Porto Turistico Marina Uno. L’ultimo appuntamento di Economia sotto l’Ombrellone è in programma lunedì 27 agosto
“Occasioni di lavoro dal recupero di antichi mestieri”

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“Porta itineri longissima dicitur esse”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Tindari 24 agosto teatro greco di Tindari ore 21.00 Un nuovo appuntamento per la Biennale Internazionale di arte sacra delle credenze e religioni dell’umanità, BIAS 2018 intitolata “Porta itineri longissima dicitur esse”, organizzato da “WISH World International Sicilian Heritage” in collaborazione con Assessorato Beni Culturali e Identità Siciliana, Regione Sicilia, e Soprintendenza Beni Culturali ed Ambientali di Messina. Venerdì 24 agosto alle ore 21.00 al Teatro Greco di Tindari sarà il debutto dello spettacolo “Judas, the guess”, la performance di EsosTheatre – Il Teatro degli Esoscheletri di Sasà Neri, con la partecipazione speciale delle artiste Solveig Cogliani, Chiara Modica Donà delle Rose, Sarita Marchesi, Rosa Mundi e con Marcello Consiglio.
In scena per ‘Judas’ saranno gli oltre 50 performer EsosTheatre, mentre creerà un dipinto dal vivo Solveig Cogliani, pittrice romana di origini siciliane che con gli ‘Esoscheletri’ è stata già protagonista della performance ‘Mc2’ citata nel Libro dell’Anno della Treccani. In scena anche le opere “La chiave dell’ultima Cena, omaggio a Jacopo Robusti detto il Tintoretto” e “La crocifissione, omaggio a Antoon Van Dyck” di Rosa Mundi. La drammaturgia curata da Sasà Neri è inoltre cucita su testi inediti (tra i quali quello di Chiara Modica Donà delle Rose) ma anche su suggestioni tratte da “Il Maestro e Margherita” di Michail Bulgakov, “Gesù figlio dell’uomo” di Kahlil Gibran, “Processo a Gesù” di Diego Fabbri, “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè, Vangeli Apocrifi, “Il Vangelo di Giuda” di Roberto Pazzi, “Non siete stato voi” di Caparezza.
“Sarà una performance che, ancora e sempre più, parlerà il linguaggio universale dell’arte”, dichiara Sasà Neri, ideatore del format ‘Esoscheletri’ e direttore del centro di drammaturgia sperimentale EsosTheatre. “Si mescoleranno in unica rappresentazione, pittura, canto, danza, scultura, poesia, musica, recitazione e tutto accadrà in interazione col pubblico, in un luogo ricco di storia e magia teatrale, al teatro Greco di Tindari. I performer reciteranno in italiano, in inglese, in aramaico, in gaelico e in arabo. Quello che mi aspetto e che sono certo accadrà, è che tutto si uniformi in unica vibrazione, capace di far risuonare quel grande diapason che costruisce l’armonia e l’unione tra tutti i partecipanti, spettatori e artisti”.

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Menopausa e terapie ormonali

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Le avvenenti forme “a pera” si trasformano nelle assai meno sexy sembianze “a mela” e, dopo i cinquanta, s’ingrassa in media di 1 kg l’anno: sono le conseguenze della menopausa. Fra i primi sintomi si verifica un aumento dell’adipe e una sua diversa distribuzione, molto più simile a quella maschile. Sale anche la pressione, che tende a superare i valori soglia (< 130 mmHg), e cresce il girovita, uno dei parametri che definiscono la sindrome metabolica che spesso è trascurato. Per combattere i più pericolosi nemici del cuore la terapia ormonale sostitutiva è un valido alleato. “L’elemento essenziale è il progestinico: il drospirenone, che riduce o addirittura annulla i possibili effetti sulla ritenzione idrica ed è particolarmente efficace nel controllo del rischio cardiovascolare. Abbassa la pressione arteriosa e può ridurre fino a 3 cm la circonferenza addominale” come ci spiega il prof. Marco Gambacciani in base agli studi da lui condotti.
Il prof. Andrea Genazzani, osserva che fra tutte le TOS prese in esame, colpisce l’efficacia del drospirenone che non aumenta la patologia venosa (tromboembolismo), mentre ha certamente diminuito quella arteriosa (stroke e infarti del miocardio) con un calo nell’ordine del 40%. In molte nazioni, anche emergenti, le donne trascorrono trenta anni e più in menopausa. “Bisogna quindi muoversi in un’ottica di medicina preventiva, agendo in primo luogo sui comportamenti alimentari, l’attività fisica e la prevenzione del fumo, per evitare la disabilità e assicurare il più lungo periodo possibile di autonomia e buona qualità di vita”. In Italia vi è uno scarsissimo utilizzo delle terapie ormonali (meno del 5%) e una ancora più limitata conoscenza. Le preoccupazioni sono prevalentemente legate al rischio oncologico, soprattutto di tumore al seno. Con la menopausa cessa la produzione degli ormoni che rappresentano il “motore” dell’organismo femminile. Il loro calo, improvviso o graduale, determina una serie di disturbi noti (come le vampate) e altri problemi meno conosciuti, che intervengono in una fase successiva. Fra questi, quelli dell’umore. “Il 25% sperimenta nel periodo di transizione che caratterizza la fine dell’età fertile alterazioni sino a veri e propri sintomi depressivi. (Redazione Fidest)

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Diabete è allarme anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

È allarme ‘grandi anziani’ in Italia per la diffusione del diabete di tipo 2. Su circa 2,9 milioni di persone che nel nostro paese sono colpite da questa patologia, gli over settantacinque sono, infatti, oltre 1,2 milioni, ben più di un terzo del totale.
Si tratta dei pazienti più vulnerabili, spesso affetti da altre importanti malattie e maggiormente esposti al rischio di episodi ipoglicemici e complicazioni vascolari. Per queste ragioni, i trattamenti antidiabetici a loro destinati devono garantire, accanto all’efficacia, il più elevato profilo possibile di tollerabilità. Secondo i dati OCSE, l’Italia è oggi uno dei paesi al mondo con la più alta attesa media di vita, secondo solo al Giappone: quasi 85 anni per le donne e più di 79 per gli uomini. Solo negli ultimi cinque anni, questa media è cresciuta di quasi un anno e la tendenza all’innalzamento è inarrestabile da decenni. La percentuale di grandi anziani, cioè di ultrasettantacinquenni, nella popolazione dei pazienti affetti da diabete di tipo due è dunque destinata ancora a crescere. Nonostante ciò, fino ad ora non erano disponibili analisi specifiche sul rapporto efficacia/sicurezza dei farmaci antidiabetici riguardo i pazienti di queste classi di età. (Redazione Fidest)

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Cervello umano: tra virtuale e reale

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

“Entro il 2023 potremo trovare nuove cure per le malattie mentali con un simulatore ch riprodurrà integralmente un cervello umano, emozioni comprese”: Henry Markram, del Brain Mind Institute dell’École Polytechnique Fédérale di Losanna, lo sostenne, anni fa, con convinzione, nel corso della presentazione italiana di HBP – Human Brain Project, progetto di dimensioni europee che si proponeva di riprodurre un “cervello artificiale” grazie all’uso di supercalcolatori. Il cervello umano si comporta come un computer super performante, energeticamente autonomo, capace di ripararsi da solo e di auto apprendere. La scienza, allo stato attuale, ha compreso moltissimi aspetti del funzionamento del cervello, e dall’altra parte ha sviluppato macchine di calcolo potentissime.
Mettendo insieme le conoscenze che i ricercatori hanno acquisito e acquisiranno sul funzionamento delle molecole, dei neuroni, dei circuiti neuronali e quelle sui più potenti database ora sviluppati grazie alle tecnologie ICT, si può costruire un simulatore biologicamente molto dettagliato dell’intera attività del cervello umano.
Gli studi nel settore sono già piuttosto avanzati, grazie agli elevati livelli tecnologici oggi disponibili e alla solida base costituita dai precedenti studi di Markram: nel 2007, la sua equipe era riuscita a modellizzare il funzionamento biologico di 10mila neuroni della corteccia cerebrale dei topi; l’obiettivo dello HBP, sfruttando i progressi negli algoritmi di modellizzazione e nella tecnologia, è quello di riuscire a costruire un modello dei 100 miliardi di neuroni di un cervello umano su un solo supercomputer. Un risultato che permetterebbe di trovare nuove cure e trattamenti innovativi per le principali disfunzioni e malattie degenerative del sistema nervoso, come Alzheimer, Parkinson, Epilessie, e Schizofrenia.
Un progetto che potrebbe portare a benefici sociali enormi. Questi modelli aiuteranno infatti a comprendere le cause profonde delle malattie neurologiche e a diagnosticarle già dai primi sintomi, quando è più facile curarle. Nuovi robot, computer e sistemi interattivi potranno così aiutarci nell’apprendimento, nelle cure o nell’accudimento di disabili e anziani, e anche ad allenare le nostre abilità più complesse, come la leadership o la capacità di cooperazione. (Redazione Fidest)

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“Rivoluzione digitale in sanità”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sappiamo bene che la spesa sanitaria è in continua crescita in Italia e che non è facile gestirla. Ad aggravare il tutto vi sono gli sprechi, le pratiche burocratiche oltre il dovuto e più in generale la mala sanità. Eppure posiamo incominciare ad adottare espedienti che ci permettano una riduzione dei costi utilizzando i progressi tecnologici presenti. Penso ai 25 milioni di certificati l’anno gestiti online con il risultato di un risparmio per la collettività di 40 milioni di euro l’anno oltre al fatto che sono stati evitati errori nell’immissione dei dati e consentito la disponibilità in tempo reale dei dati trasmessi. Da qui la considerazione che è un primo step verso una sanità più paperless “per tagliare le spese improduttive al fine di recuperare le risorse per le cure mediche e, al tempo stesso, di dotarsi di strumenti di controllo della spesa sempre più accurati”. Se seguiamo questo ragionamento, gli steps successivi vanno, a mio avviso, percorsi su due distinti fronti.
Il primo è di passare dalla “medicina universale” alla “prevenzione universale” per consentire a tutti la possibilità di controlli sistematici della salute allo scopo di individuare per tempo talune malattie che per la loro caratteristica sono, lungo un loro percorso iniziale, asintomatiche o poco riconoscibili. Il secondo è quello d’offrire al medico di base, o di famiglia a dir si voglia, di diventare il primo attore di un rapporto con i pazienti che vada oltre la sua funzione burocratica. Oggi, infatti, è frequente che di là di una visita specialistica, richiesta per il proprio paziente, il medico di base si ritrovi a gestire unicamente la richiesta dello specialista di accertamenti diagnostici e di prescrizioni di farmaci. Questo discorso potrebbe valere anche nel rapporto con lo specialista, i laboratori di analisi e quanto altro. A questo punto tralasciando l’aspetto tecnico, che va considerato per realizzare tali passaggi, si deve porre l’accento sugli effetti pratici dei vari collegamenti che si possono attuare e i dati e le informazioni che ne deriverebbero. Penso ad esempio a un chip contenuto nella tessera sanitaria dove possa essere trascritto l’anamnesi del paziente. In questo caso il vantaggio è indubbio in specie per un ricovero urgente e anche per il fatto che non sempre gli interessati ricordano la loro storia sanitaria in specie se anziani.
A conclusione possiamo dire che esiste un diverso modo di praticare l’assistenza sanitaria e questo discorso dovremmo già porcelo per valutarne in maniera approfondita i suoi vari aspetti e i mutamenti che ne deriverebbero. E’ tempo che si riconosca la necessità di stabilire un diverso approccio degli addetti ai lavori e dei pazienti con la medicina e la sua pratica nell’interesse generale della salute per un migliore benessere collettivo. Questo percorso è ben chiaro, sia agli addetti ai lavori sia al grosso pubblico, è stato già dibattuto in tutte le sedi sia istituzionali sia nelle assisi congressuali. E tale è restato per l’incapacità della politica di esserne conseguente con opportuni atti legislativi. Manca la forza per vincere le resistenze corporative orientate dal timore che la lasciare la via vecchia per la nuova si sa quel che si ha ma non certo ciò che potrebbe derivarne in termini di profitti e d’interessi settoriali.
Quest’etica civile e religiosa che noi cerchiamo di tenere in piedi per restituire dignità all’uomo la vediamo, purtroppo, perdere mordente anche in ambienti dove dovrebbe essere più alta e solenne la sua tenuta. Non scendo nei dettagli né indico i luoghi di tali devianze, ma chi mi legge può trarne le dovute riflessioni e riferimenti nella cronaca di tutti i giorni e nelle inchieste che riescono, almeno per una breve frazione di tempo, a rivelarci tali e tanti segreti prima di essere di nuovo ammantate dalle logiche perverse della disinformazione. (Riccardo Alfonso)

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La conquista dell’Albania

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Il voler dimostrare ad Hitler che si permetteva di conquistare stati come se fossero noccioline e d’informare il Duce a cose fatte lo spinse alla conquista dell’Albania per dimostrare che anche l’Italia riusciva a impadronirsi di una nazione senza chiedere il permesso a nessuno. Fu una campagna di guerra dove si ebbe chiara la misura della disorganizzazione e della scarsezza di mezzi che le forze armate italiane potevano disporre. Con questa stessa chiave di lettura si registra, nei primi mesi del 1939, una visita a Roma dell’inglese Chamberlain e di Halifax. Tuttavia a spingere Mussolini tra le braccia della Germania fu il suo odio viscerale per la Francia, per uno sgarbo ricevuto, personalmente, dal presidente del consiglio dell’epoca. Lo stesso Patto d’Acciaio, che segnerà tragicamente il destino dell’Italia, nacque da queste esplosioni umorali, mentre il Paese non sapeva cosa si decideva sulla sua pelle. Queste, dunque, furono le premesse per arrivare al 22 maggio a Berlino, con la solenne cerimonia della firma. Il testo fu quello in sette paragrafi preparato dai tedeschi.
Al terzo c’era l’obbligo d’intervenire in guerra, automaticamente, a fianco di quella delle due parti contraenti che si fosse impegnata. Neanche ci si era cautelati con la clausola dei tre anni di preparazione e di pace, prima voluta dal Duce. Nella fretta se n’era dimenticato. Così tra il tintinnio dei calici di champagne, i brindisi e le toilette femminili molto ardite, l’Italia si avviò verso la catastrofe. (Riccardo Alfonso)

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Le due dittature: nazisti e fascisti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sembravano destinate a vivere insieme ricalcando gli stessi rituali politici, militari e d’immagine. Il fascismo, come lo fu anche per il nazismo, impose l’addestramento militare ai bambini e s’illuse di avere così trasformato l’Italia in una potenza militare di primo piano. La Germania, a sua volta, non si limitò alle grandi parate, ma aveva chiara l’idea che il suo posto nella storia poteva essere conquistato solo con la forza delle armi e per raggiungere un siffatto obiettivo era necessario avere un popolo preparato a dovere per tali cimenti.
Ciò non vuol dire, ovviamente, che il fascismo curasse solo la facciata. La prima palestra nella quale il Duce misurò la sua forza fu la conquista dell’Etiopia nel 1934.
L’anno successivo concluse con la Francia un patto contro la Germania e per la difesa dell’Austria. In quell’occasione Mussolini rimproverò alla Germania e al Giappone di tentare di dominare il mondo. Questa tattica gli permise di conquistare l’Etiopia senza che l’Inghilterra e la Francia intervenissero nel timore di gettare tra le braccia di Hitler il dittatore italiano.
Ma il cambiamento di rotta avvenne lo stesso. Nella notte del 6 maggio del 1939 Mussolini svegliò Ciano, suo genero e Ministro degli Esteri, che dormiva nella sua camera all’albergo Continental di Milano, per proporgli l’indomani stesso, durante il già fissato incontro con il ministro tedesco Ribbentrop, un’alleanza indissolubile che fu definita dalla propaganda fascista “patto d’acciaio” tra la Germania, l’Italia e il Giappone.
Taluni osservatori dell’epoca la ritennero un’iniziativa assunta in seguito allo scarso entusiasmo popolare per la visita in Italia del Ministro degli esteri nazista e che aveva profondamente infastidito Mussolini, anche perché la stampa francese vi aveva dato un notevole risalto.
Lo stesso Ciano non si aspettava quest’improvvisa decisione, dopo i tanti tentennamenti della vigilia. Sembrava un semplice incontro di routine tra due ministri degli esteri. Quella sera anche il menù fu ottimo ma frivolo (brodo ristretto, trota del Garda, filetto in crosta, fragole) e i commensali erano euforici e circondati da belle donne. Nulla lasciava immaginare che il Duce prendesse una tale decisione e così in fretta. Più realisticamente possiamo affermare che la causa scatenante risaliva al 15 marzo precedente, allorché i tedeschi invasero la Bosnia e sancirono, di fatto, la fine degli accordi di Monaco. Hitler aveva agito senza informare, se non a cose fatte, il suo “alleato” italiano, attraverso un messaggio orale recapitato dal principe d’Assia. In quell’occasione Mussolini non volle che la stampa ne fosse informata: “Gli italiani riderebbero di me, ogni volta che Hitler prende uno Stato mi manda un messaggio”. (Riccardo Alfonso)

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Il delitto Matteotti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sull’onda dell’esecrazione popolare, per il grave delitto commesso, le opposizioni avrebbero avuto, nel gennaio del 1925, la possibilità di rovesciare il fascismo. I liberali e i socialisti, purtroppo, non vollero unirsi e l’occasione fu persa. Una volta consolidato il suo potere, Mussolini ridusse il Parlamento a un palcoscenico simile a quello che divenne il Reichstag di Hitler e istituì al suo posto il Gran Consiglio del fascismo.
La sua funzione era di essere sempre pronto ad approvare le decisioni del Duce. Mussolini, da quel giorno, sino alla sua caduta nel luglio del 1943, non fu più minacciato dall’interno, allo stesso modo di Hitler dopo la notte dei lunghi coltelli del 1934, quando si sbarazzò dei massimi dirigenti della S.A.
All’interno dei loro rispettivi movimenti sia Mussolini sia Hitler incontrarono solo delle divergenze d’opinione. Tuttavia i loro seguaci erano uniti nel convincimento che il terrore era inevitabile e che esso fosse necessario per attirare nel movimento i giovani. Va anche detto, a questo punto, che Mussolini e Hitler non avrebbero mai conquistato il potere senza il prezioso aiuto delle loro forze paramilitari.
Tra i vari meriti Mussolini ebbe quello di aver fatto bonificare le paludi Pontine, di essere riuscito, a ottenere, nel 1929, una pax religiosa siglando un compromesso tra lo Stato e la Chiesa e persino a raggiungere, con la mafia, un certo successo con il prefetto Mori, sebbene più d’immagine che reale.
Circa i rapporti con il nazismo possiamo dire che nel 1933 Mussolini salutò l’avvento del nazismo con queste parole: “La vittoria di Hitler è anche la nostra vittoria”. In realtà Mussolini non aveva afferrato in pieno la natura del suo temuto alleato.
Non accettava, ad esempio, le teorie ariane, anche se vantava la superiorità ariana degli italiani, ma riteneva inopportuno combattere apertamente la comunità ebraica mondiale. Inoltre l’Italia e la Germania erano separate dalla questione dell’Austria tant’è che Mussolini più volte assicurò il cancelliere fascista austriaco Dollfuss che lo avrebbe protetto, anche militarmente, dalle mire espansionistiche tedesche.
Quando Dollfuss fu assassinato dai nazisti, Mussolini spedì delle truppe al passo del Brennero, ma fu una rappresentazione da teatrante ovvero molto fumo ma niente arrosto. D’altra parte l’Italia era ben lungi dal preoccupare Hitler. (Riccardo Alfonso)

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I diritti del popolo ariano, degli stalinisti e dei fascisti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Per Hitler la libertà era un diritto del popolo ariano e per Stalin dei comunisti, ma non si poteva estenderla agli altri. La democrazia, a sua volta, stava nell’assecondare la volontà del dittatore come supremo maestro e arbitro e, a lui, spettava concedere o non accordare le libertà individuali lasciando cadere nel privato, nella concezione intimistica della vita vissuta da ciascuno di noi, i valori che altri rendevano corali. Lo stesso criterio era concepito da Stalin. Nel mezzo ci troviamo altre dittature di stampo europeo quali furono il fascismo e il franchismo in Spagna. Tutto incominciò anni prima, rispetto alla data dell’effettiva conquista del potere da parte dei rispettivi movimenti politici.
Il fascismo, ad esempio, trasse la sua origine il 23 marzo del 1919, in Piazza S. Sepolcro a Milano quando, alla presenza di una cinquantina di persone, Mussolini fondò il suo movimento che presto trasformò in partito fascista. Egli agiva da antimarxista, per compiacere i capitalisti, e da dittatore populista per tentare di catturare qualche frangia della sinistra. Nel 1921 il liberale Giovanni Giolitti accolse, nel suo listone, il partito fascista con la segreta speranza di indebolire gli altri partiti d’opposizione. In quell’occasione Mussolini conquistò solo 35 seggi, in altre parole il 7% dell’intera forza rappresentata in Parlamento, mentre i socialisti n’ebbero 122 e i “popolari” di Sturzo 107. Il 16 ottobre del 1922 i fascisti decisero di tentare una prova di forza incominciando a occupare, nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, con le loro camicie nere, gli uffici governativi. Il governo rispose alla provocazione invitando il Re a mobilitare l’esercito. Fu così dichiarato lo stato d’assedio, ma non s’intervenne con l’esercito per evitare che si scatenasse una guerra civile.
Data la caoticità della situazione alla fine non si trovò di meglio che nominare primo ministro Mussolini. Gli toccò, in questo modo, il 29 ottobre a soli 39 anni, di prendere in mano le redini del governo del Paese.
Ma non ebbe fretta nell’assumersi l’incarico preferendo far marciare prima, su Roma, le sue camicie nere. In questo modo se da una parte si svelenì il clima politico trasformando le carovane fasciste in una semplice passeggiata, dall’altra Mussolini trasse un’indicativa dimostrazione di forza, spuntata dalle “piazze” italiane, e volta a rafforzare il prestigio popolare del Capo.
Subito dopo la maggioranza dei posti chiave del governo fu assegnata ai fascisti. Il Duce colse a volo l’occasione imponendo una legge elettorale che attribuiva i due terzi dei seggi alla lista che otteneva la maggioranza relativa. Le elezioni si svolsero il 6 aprile 1924. In quel periodo avvenne il delitto Matteotti. In questo modo Mussolini si vendicò del suo maggiore oppositore, tra i banchi del Parlamento, per il varo della sua legge elettorale. (Riccardo Alfonso)

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La storia della seconda guerra mondiale dalle rievocazioni degli storici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Tra i tanti volumi che ci parlano di quei terribili momenti, ne ho scelto due, in particolare. Essi mi servono da guida e da battistrada ad altri che ho letto e citerò in seguito. Il primo appartiene a Raymond Cartier titolato “La seconda guerra mondiale” (Editore Arnoldo Mondadori) e il secondo è: “Passato e presente della Resistenza” (Edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri). Mi sembra, in questo modo, di raccordare i due momenti fondamentali che hanno attraversato le infelici generazioni che da infanti, giovani combattenti o da anziani si sono trovati nel bel mezzo di una lotta spietata e sanguinosa.
Il primo libro rende la tragedia universale tanto da coinvolgere, sia pure indirettamente, anche i paesi non belligeranti e, il secondo, per la particolarità degli argomenti trattati e i suoi limiti territoriali, mostra uno spaccato dello stato d’animo di un popolo letteralmente trascinato in un’avventura bellica e con un esercito che, a detta dello stesso Badoglio, allora capo di stato maggiore dell’esercito, “non ha neppure le camicie”. E, Mussolini, di rimando: “Voi non capite. Io ho bisogno di qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo della pace”. Questo fu l’inizio di un’avventura che portò l’Italia a unirsi alla Germania hitleriana e, in seguito, al Giappone con un patto d’acciaio, diventato poi di ferro, che aveva solo un difetto: l’acciaio, o il ferro che si voglia dire, fu ben presto fuso trasformandosi in un fiume di sangue.
Leggere, quindi, quando accadde per rinverdire i ricordi scolastici sia di chi per l’anagrafe è troppo giovane perché abbia vissuto quei momenti e, per gli altri, affinché non racchiudano il ricordo nell’oblio e ancor peggio nell’indifferenza.
Leggere per capire come sia facile risalire, da fatti in apparenza irrilevanti, a un evento tanto drammatico fino a diventare un olocausto per intere popolazioni o etnie. E’ difficile per i colpevoli, come pure gli incolpevoli e gli agnostici, uscirne con tutte le ossa al loro posto e non solo fisicamente.
Leggere per rendersi conto che non è possibile ragionare con la testa altrui e ancor più praticare l’arte della tolleranza, in specie nei confronti di chi non la capisce e la scambia per debolezza o peggio ancora per tacita connivenza.
Un errore fu certamente quello di non considerare intollerabili gli stessi insuccessi della politica di sicurezza collettiva in Europa e in Asia dal 1931 e che culminarono, nel 1938, con la politica d’annessioni territoriali della Germania, e che poi incoraggiarono l’attacco, di quest’ultima, alla Polonia il 1° settembre alle ore 4,45 del mattino del 1939.
Fu un’azione militare brutale ma alimentata da un calcolo politico. Infatti, si riteneva improbabile che gli anglofrancesi s’imbarcassero in un’impresa militare per sostenere un paese come la Polonia. Per contro il suo smembramento era visto di buon grado dalla stessa Russia, dato il vantaggio che avrebbe potuto trarne.
In questo modo i russi avrebbero avuto l’opportunità di annettere una parte del territorio polacco con la tacita acquiescenza dei tedeschi e così accadde. Fu, dunque, una risposta che finì con l’instaurare alleanze innaturali (Germania-Russia). Non solo.
Furono ostilità insorte tra nazioni che avevano una comune base liberista, sebbene la differenza fondamentale fosse caratterizzata dalle loro distinte matrici: un’idealistica e l’altra empirica. Alla fine, come possiamo rilevare, in quest’evenienza, liberismo d’estrazione idealistica e comunismo si ritrovarono nel concepire un’identica finalità di vedute. (Riccardo Alfonso)

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Parliamo di una guerra scatenata dai nazisti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Non si tratta, in ogni caso, di una semplice elencazione, degli avvenimenti storici che, dall’inizio della guerra, ci hanno portato alla vittoria strepitosa degli eserciti tedesco e giapponese e poi, via via, al loro tracollo.
Ho voluto, semmai, cogliere alcuni aspetti, più indicativi, e che, a mio avviso, hanno caratterizzato meglio lo stato d’animo di chi ha vissuto quei tormentati momenti sia da protagonisti e sia da figli della gleba. Lo faccio, in primo luogo, sperando che tutto ciò non cada nell’oblio e che, dagli orrori di una guerra fratricida, le nuove generazioni possano rendersi conto di quanto fosse assurda e, soprattutto, aberrante la piega assunta dagli eventi, traendone una lezione da non dimenticare. Lo faccio perché il ricordo del passato ci possa insegnare qualcosa nel nostro vivere quotidiano e in quello che attenderà i nostri nipoti.
Resta, nel suo insieme, un messaggio che va accolto e ricondotto a futura memoria.
Sono stati sei anni di una lunga guerra nata per distruggere la libertà dell’uomo, per imporre l’autorità di un dittatore, per umiliare nel fisico e nelle tradizioni, civili e culturali, intere popolazioni e per trascinarle, privandole d’ogni dignità, in atroci luoghi di tortura, per martoriarle nel fisico e negli affetti più cari, trucidando i loro congiunti e amici, e per ridurre l’uomo ora a carnefice e ora a vittima. (Riccardo Alfonso)

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L’ideologia tra aberrazioni e virtuosismi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

L’ideologia è un vestito che ci ritagliamo addosso mentalmente e la facciamo circolare nel bene e nel male, la facciamo addolcendo e avvelenando la nostra vita per altri frangenti, per altre illusioni, per altre vite che bruciamo sul sacro fuoco di un ideale non sempre sereno e dettato dalla forza di una ragione illuminante.
Oggi mi chiedo cosa intendevo per guerra, quali sentimenti un bimbo potesse provare, mentre il clima stava mutando, la famiglia si stava sfaldando, il pane era razionato e il rombo dei cannoni e l’esplosione delle bombe sganciate dagli aerei si facevano sentire sempre più vicini e con gran fragore?
Oggi posso analizzare i fatti di allora con maggiori elementi di giudizio e corredare quei momenti con talune letture scritte non solo da chi mi è stato coevo, ma da altri che ai tempi erano più grandicelli di me o di chi oggi può avere l’età di mio figlio e si sente tanto sicuro di poter fermare sulla carta le tragedie vissute da altri, per i morti che vi sono stati, per le distruzioni che hanno lasciato per le ferite che sono state inferte sulle carni di tanti giovani ora vecchi e dolenti anche in conseguenza di quel male antico.
Mi sembra giusto che a questo punto anch’io mi faccio carico di questo pezzo di storia che mi ha visto dentro i fatti, sebbene mi sia stata data la ventura di averli sfiorati appena e mi sia stato restituito mio padre reduce ma non ferito, ma solo tanto amareggiato. Vi è in tutto questo un inizio, per così dire “formale” quando la seconda guerra mondiale incominciò con la dichiarazione di guerra anglo-francese alla Germania, il tre settembre del 1939, e terminò, con la firma della capitolazione giapponese, il 2 settembre 1945. La cerimonia avvenne a bordo della “Missouri”, nella rada di Tokio.
Sull’altro versante la firma della resa incondizionata di tutte le forze tedesche, si celebrò a Reims, quartier generale di Einsenhower, il 7 maggio 1945. A Berlino, Il giorno dopo, fu poi ratificata in forma più solenne. L’undici maggio, invece, avvenne la capitolazione delle forze tedesche, ancora combattenti, nella Francia occidentale.
In questo modo iniziò e si concluse, nell’arco di sei anni, in Europa prima e nel mondo intero poi, uno dei più gravi disastri che potevano colpire la vita, le fortune individuali e collettive d’intere nazioni e la ricchezza dei loro patrimoni architettonici, paesaggistici e culturali.
Che cosa può servire oggi riandare a quel tempo, porsi delle domande, ricercare nei “cassettini della nostra memoria” talune sensazioni che pensavamo cancellate del tutto e che, invece, riaffiorano, sia pure vaghe e quasi indistinte, ma reali.
Significa un qualcosa che noi abbiamo depositato nella nostra scatola nera, in quella dove i fatti più indicativi lasciano una memoria che definiamo ricordo e che serve a renderci consapevoli del come abbiamo condotto la nostra esistenza e del come l’abbiamo interfacciata con i nostri simili dagli affetti familiari, alle prime amicizie e amori e per finire ai tradimenti e alle delusioni più cocenti e ai dolori più struggenti. (Riccardo Alfonso)

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Mio nonno racconta: La guerra che mi ha attraversato

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Avevo sei anni non ancora compiuti quando all’alba del primo settembre, mentre con molta probabilità dormivo saporitamente raggomitolato sotto le lenzuola e con la testa infossata sul cuscino, i carri armati tedeschi varcarono la frontiera polacca e nello stesso momento le bombe tedesche caddero sulle città polacche e altri bimbi della mia età ebbero un risveglio del tutto diverso dal mio.
In questo modo ebbe inizio la seconda guerra mondiale con l’attacco alla stazione radio di Gleiwitz da parte d’alcuni deportati vestiti d’uniformi polacche. Fu così inscenato l’incidente di frontiera ideato da Himmler per giustificare l’azione militare tedesca. I polacchi furono presi letteralmente alla sprovvista. L’invasione procedé come un rullo compressore annientando le deboli resistenze polacche e continuando la sua azione con rapidità. Diventò così evidente l’intenzione dei tedeschi di annettersi la Polonia che gli anglo-francesi non poterono fare altro, il 3 settembre alle quattro di mattina, d’ordinare all’ambasciatore inglese Devile Henderson di chiedere di essere ricevuto alle nove di mattina da Ribbentrop per consegnargli l’ultimatum del suo Paese per il ritiro immediato delle truppe d’invasione tedesche. Non riuscì a contattarlo tanto che l’ambasciatore britannico fu costretto a rimettere la nota diplomatica ad un funzionario di second’ordine e solo alle ore 11, ovvero dopo due ore. La Francia seguì a rimorchio. Tre ore dopo l’ambasciatore Henderson e quello francese Coulondre consegnano alla Wilhelmmstrasse la dichiarazione di guerra.
Iniziò in questo modo una delle più grandi tragedie di tutti i tempi tanto che a tutt’oggi si continua a discutere sulle sue cause profonde. La stessa leale partecipazione all’intesa della Francia e della Gran Bretagna non si può spiegare del tutto senza una valutazione rigorosa sul ruolo giocato dagli imperialismi dell’uno e dell’altro fronte conditi da egoismi geopolitici, avidità di materie prime, da ambizioni delle classi dirigenti e dai capitalismi scatenanti verso il profitto.
Tutto questo stava accadendo sulla pelle della gente e non certo in sintonia con le attese profonde dei popoli per i quali la pace, e non la guerra, era il sentimento più intimo e naturale.
Così non vissi quella data, ma lo accettai con indifferenza non cogliendo nemmeno la preoccupazione degli adulti della famiglia per un evento che avrebbe potuto, come lo fu, in effetti, allargarsi a macchia d’olio e finire con il riguardarci direttamente e nel modo più atroce.
Cosa si poteva pretendere da un bambino non avvezzo, come quelli di oggi, a vedere l’inizio delle ostilità in diretta televisiva e che la stessa radio valeva solo per le fiabe che mandava in onda e per ascoltare le canzoni? La carta stampata, poi, rappresentava per me un interesse unicamente se riproduceva fumetti.
D’altra parte avevo già vissuto, e questa volta con una partecipazione certamente più diretta, cosa voleva significare la guerra allorché tra il sette e l’otto aprile del 1939 le truppe italiane sbarcarono in Albania. Vi era anche mio padre con il suo reggimento. Allora eravamo a Pistoia da alcuni mesi. Avevamo già lasciato la nonna materna a Campobasso, da poco vedova, e ora ci separavamo da mio padre. Lo rivedemmo, di tanto in tanto, in licenza e alla fine i miei genitori decisero, dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel giugno del 1940, che sarebbe stato meglio ritornare a Campobasso considerandola, tra l’altro, una cittadina meno esposta ai bombardamenti. In effetti, la vicinanza dell’aeroporto militare di Pisa non prometteva nulla di buono. Mio padre, intanto, restò in Albania sino alla prima metà del 1941 e al rientro in patria fu assegnato a Spoleto. Io non capivo, del resto, nemmeno cos’era il fascismo, ma mi fecero lo stesso indossare la divisa da figlio della lupa e poi da balilla e marciare impettito nei giorni solenni potando in spalla un fucile di legno. Era un gioco, un rituale, ma non mi rendevo conto che dietro si celava qualcosa d’altro perché ero un bambino.
Oggi i figli e i nipoti dei miei coetanei, si guardano bene d’indossare la divisa. Cercano, persino, di affrancarsi dal servizio militare, quand’era obbligatorio, ma se le divise sono state gettate alle ortiche, non è detto che altre non possano aver preso, in senso metaforico, il loro posto. (Riccardo Alfonso)

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Most Americans think platforms should stop filtering news

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

By Mathew Ingram. Whether giant social platforms like Google, Facebook and Twitter should filter (or censor) content on their networks is the subject of much debate, thanks in part to notorious conspiracy theorist and nutritional supplement-peddler Alex Jones of Infowars, who has seen his video diatribes and pages removed by YouTube, Facebook, Spotify, and Pinterest, but not by Twitter. In that context, a look at public attitudes towards such behavior seems particularly timely, and that’s exactly what the Knight Foundation and Gallup have come up with in a study published this morning.For the survey, “Major Internet Companies as News Editors,” Knight (which also funds CJR) and Gallup asked more than 2,000 US adults for their opinions on whether the platforms are doing a good job of delivering the news, whether they need to change, and if so, how. The good news is that more than half of those surveyed said they believe internet companies in general help people become better informed about the world around them. The bad news is that about 85 percent feel the platforms aren’t doing enough to stop the spread of misinformation.
What exactly does stopping misinformation mean, in the eyes of users? Platforms removing more content from bad actors like Alex Jones, right? Apparently not. More than 60 percent of those surveyed said they were concerned that removing or excluding content from news feeds gives people “a biased picture of the news,” and restrict the expression of certain viewpoints. About 80 percent said internet companies should show all users the same information from the same news organizations—in other words, no filtering whatsoever.Then there’s the real kicker: Almost 80 percent of those who responded to the survey said they believe internet companies should be regulated like traditional media—although it’s not clear exactly what they meant by this. Newspapers aren’t subject to a lot of regulation about what kind of content they can publish, apart from obscenity rules. Broadcasters are regulated and licensed by the FCC, but in general, the mainstream press are free to publish misinformation in much the same way that Facebook is, with one very important difference: They can be sued for slander or defamation, and Facebook can’t.That’s because the major web platforms such as Facebook are protected by Section 230 of the Communications Decency Act, which insulates them from legal liability for things their users post. This is a protection that isn’t available to traditional media outlets (except for user content hosted on their websites). Some critics, including members of Congress, have mused out loud about either watering down the protection Section 230 provides, or possibly removing it altogether. It sounds as though many of those who were surveyed by Knight and Gallup would support such a change, although the web companies argue losing this protection would make it almost impossible for them to stay in business. (font: CJR Editors)

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Soluzione caso Aquarius ma necessario approccio prevedibile per gli sbarchi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime apprezzamento per la decisione di ieri da parte del governo di Malta di consentire lo sbarco di 141 richiedenti asilo e migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale dall’Aquarius, nave di una ONG. L’UNHCR elogia inoltre quei Paesi europei che si sono proposti di offrire posti per le persone soccorse e di trasferirle dopo lo sbarco. Questo dimostra i benefici che possono derivare da un approccio collaborativo.Tuttavia, il caso dell’Aquarius e in particolare la situazione di stallo degli ultimi giorni ha nuovamente evidenziato la necessità di un piano regionale per l’area del Mediterraneo che offra chiarezza e prevedibilità sul punto di attracco delle imbarcazioni che trasportano le persone soccorse. Questo è essenziale se si vogliono evitare ulteriori situazioni di questo tipo.”L’UNHCR accoglie con favore la fine della situazione di stallo rispetto all’Aquarius e il fatto che 141 bambini, donne e uomini non siano più bloccati in mare”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Ma la situazione non dovrebbe mai arrivare a questo punto. È sbagliato, pericoloso e immorale tenere le navi di soccorso a vagare nel Mediterraneo mentre i governi competono su chi può assumersi anche la minima responsabilità”.L’UNHCR ha ripetutamente richiesto un approccio regionale per gestire le operazioni di salvataggio e sbarco nel Mediterraneo e ha formulato proposte precise in una nota congiunta del 27 giugno insieme all’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (OIM).”C’è un urgente bisogno di rompere con questa continua corsa a creareimpasse e approcci ad hoc nave-per-nave su dove far attraccare le persone soccorse”, ha detto Grandi. “Solo in presenza di porti sicuri chiaramente identificati, i comandanti saranno certi che, quando risponderanno alle chiamate di soccorso, saranno in grado di sbarcare rapidamente le persone a bordo e non diventeranno oggetto di lunghe negoziazioni”.L’UNHCR nel frattempo fa appello ai comandanti delle navi affinché continuino i loro sforzi nel sostenere il salvataggio in mare. Senza questa essenziale e fondamentale pietra angolare della legge del mare, molte altre vite andranno perse. Sebbene si sia ridotto significativamente il numero di persone che attraversano il Mediterraneo rispetto agli ultimi anni, il numero di quelle che risultano morte o disperse in mare rimane elevato. Già quest’anno più di 1.500 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo. Lungo la rotta del Mediterraneo centrale in particolare, il tasso di mortalità è triplicato, e ora si attesta a 1 persona che muore ogni 17 che tentano la traversata, rispetto a 1 su 43 durante lo stesso periodo dell’anno scorso.

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Misure per prevenire e curare

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

“Al fine di proseguire, è scritto in un comunicato reso agli organi d’informazione dai promotori del Progetto Sociale ANLEP, in modo sempre più efficace – la nostra azione pluriennale in direzione della prevenzione sanitaria abbiamo stipulato un accordo con le seguenti primarie strutture sanitarie di Roma: Ospedale San Carlo di Nancy; Villa Tiberia Hospital; Istituto Clinico Cardiologico, Centro polispecialistico DATA MEDICA che fanno parte del Gruppo Villa Maria (GVM Care & Research) una rete integrata di Ospedali di Alta Specialità, Polispecialistici e Day Surgery con Poliambulatorio privato, che coinvolge numerose regioni italiane e si estende anche all’estero. Il Gruppo, avendo posto da anni il cittadino-utente al centro di un percorso di professionalità e qualità dell’assistenza, possiede indubbie doti di sensibilità in materia di attenzione alla persona talchè è accreditato come partner del SSN e si propone come polo di eccellenza nella prevenzione e cura della salute. Rappresenta quindi un partner privilegiato per conseguire gli obiettivi del nostro settore organizzativo CIRCUITO I CARE dedicato alla prevenzione sanitaria.
In base a tale intesa, a partire dal giorno 24 settembre (data del Convegno di presentazione del Progetto Sociale “MISURE PER PREVENIRE E CURARE” presso l’Ospedale San Carlo di Nancy), diverrà operativo un pacchetto CHECK UP gratuito, pensato all’interno del Progetto stesso al fine di offrire, con cadenza mensile, la possibilità di un controllo generale sul proprio stato di salute a tutti gli iscritti (inclusi i familiari) alle Associazioni collegate, agli amici, ai simpatizzanti. (Dott. Domenico Famiglietti)

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