Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘produzione’

Italia agroalimentare: Produzioni di qualità

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A Riccardo Deserti, neo presidente di oriGIn, l’organizzazione mondiale che rappresenta oltre 575 Indicazioni Geografiche di 40 Paesi, va il più sentito augurio di buon lavoro. È la prima volta che l’Italia ottiene questa nomina che rappresenta, a suo modo, il coronamento delle eccellenti politiche imprenditoriali messe in campo dalle nostre produzioni di qualità”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, in merito alla nomina del direttore generale del Consorzio Parmigiano Reggiano, e vicepresidente di oriGIn Italia, che guiderà oriGIn per il prossimo biennio.A Deserti rinnovo il totale supporto della commissione Agricoltura della Camera per sostenere e incentivare il lavoro di rilancio post pandemia. L’Italia riesce sempre più a imporsi sui mercati internazionali come dimostrano i dati dell’export, in continua crescita. Il nostro sistema deve saper cogliere le opportunità delle politiche della sostenibilità, senza perdere in qualità. Il Parlamento farà la sua parte a sostegno delle filiere agroalimentari nazionali” conclude.

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Istat: produzione settembre +0,1% su mese, +4,4 su anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a settembre sale dello 0,1% sul mese precedente e del 4,4% su base annua.”Dati insoddisfacenti. Ci attendevamo un rialzo maggiore, anche se non si può parlare di dati negativi visto che si resta in territorio positivo rispetto ai valori pre-pandemia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Secondo il nostro studio, infatti, a settembre la produzione non solo, come riporta l’Istat, è superiore dell’1,5% su febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, traguardo raggiunto molto spesso nei mesi precedenti, ma per la terza volta il livello resta superiore anche nel confronto con gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, anche se di un impercettibile +0,1% (arrancano, però, i beni di consumo, che segnano un -2,2%). Certo la soddisfazione è minima se si considera che la produzione resta ancora inferiore andando indietro sia di due anni, -0,5% su settembre 2019, che di tre, -2,4% su settembre 2018” conclude Dona.

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L’Italia e la produzione del vaccino

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

“Per i 4 o 5 vaccini che noi abbiamo a disposizione siamo partiti da oltre 300 ricerche, ma oggi ci sono più di 300 imprese che li stanno producendo. In alcune di queste fasi l’Italia è coinvolta e c’è su entrambi i tipi di vaccini, su alcune fasi produttive degli adenovirus e su alcune fasi produttive dei vaccini a mRNA; ma l’Italia c’è anche su alcune altre procedure meno note ma su cui il nostro Paese ha un ruolo importante”. Ha risposto così il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, interpellato dall’agenzia Dire in merito allo stato dell’arte della produzione dei vaccini in Italia, a margine del XLII congresso nazionale dei farmacisti ospedalieri SIFO, in programma a Roma fino a domenica prossima. “In Italia- ha proseguito Scaccabarozzi- ci sono anche delle aziende molto importanti che fanno la validazione dei lotti, e senza il lavoro di queste imprese italiane non ci potrebbe essere il rilascio dei lotti di vaccini in tutto il mondo. Ci sono infine aziende italiane che stanno lavorando sulla produzione dei lotti per la sperimentazione clinica. Quindi, credo che all’interno di questo processo globale l’Italia abbia un ruolo e che questo ruolo lo vuole giocare fino in fondo”. Secondo il presidente di Farmindustria, dunque, l’Italia è “a buon punto” sulla produzione dei vaccini: “Ho sempre detto che la produzione non può essere soltanto un processo locale- ha aggiunto- questo è difficile perché ormai le produzioni, così come la ricerca, rientrano in processi globali. La produzione di un vaccino ha un percorso estremamente complicato, che va dalla preparazione della sostanza attiva allo sviluppo nei bioreattori, poi c’è la purificazione, la filtrazione, la semplificazione, l’infialamento primario, l’infialamento secondario e il packaging finale. Per questo sono necessarie delle tecnologie che difficilmente si vedono concentrate tutte in un sito. Le partnership devono esserci- ha concluso- e ci sono”.

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Istat: produzione industriale agosto -0,2% su mese, zero su anno

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale ad agosto scende dello 0,2% sul mese precedente e resta invariata su base annua.”Dati non negativi. Il calo su luglio, infatti, è fisiologico nel mese di agosto. L’aspetto positivo, invece, è che, dopo che a luglio per la prima volta si erano recuperati i valori pre-pandemia del gennaio 2020, anche ad agosto si resta in territorio positivo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Secondo il nostro studio, infatti, ad agosto la produzione non solo è superiore dell’1,5% su febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, traguardo raggiunto spesso nei mesi precedenti, ma per la seconda volta il livello resta superiore anche nel confronto con gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, anche se di un lieve +0,1%. Certo il percorso di crescita è ancora lungo. Si conferma, infatti, che la produzione resta inferiore sia andando indietro di due anni, rispetto ad agosto 2019, -0,7%, che di tre, -2,1% su agosto 2018” conclude Dona.

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Istat: produzione giugno +1% su mese, +13,9% su anno

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a giugno sale dell’1% sul mese precedente e del 13,9% su base annua. “Dati altalenanti e insufficienti. Già in aprile la produzione aveva recuperato sui valori pre-crisi, con un balzo eccellente, per poi a maggio ridiscendere in territorio negativo. Quindi, anche se a giugno l’andamento sembra positivo, è decisamente troppo presto per cantare vittoria. Bisogna aspettare i prossimi dati per capire se si tratta di un’inversione del trend oppure di un fuoco di paglia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Peraltro, secondo il nostro studio, è vero che a giugno la produzione è superiore dello 0,3% su febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, peccato che in aprile fosse già maggiore dell’1%. Non per niente i dati di oggi sono inferiori dello 0,7% su aprile 2021. Nel confronto, poi, con i valori pre-crisi del gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, il divario ora è pari all’1,1%, che sale al 6,8% per i beni di consumo non durevoli. Un abisso!” conclude Dona.

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Istat: produzione maggio -1,5% su mese, +21,1% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a maggio scende dell’1,5% sul mese precedente e sale del 21,1% su base annua.”Dati inquietanti e a dir poco allarmanti. Dopo che ad aprile la produzione aveva recuperato sui valori pre-crisi, con un balzo eccellente, a maggio si sprofonda nuovamente nel burrone della crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondo il nostro studio, in aprile la produzione era già superiore dell’1,2% su febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, mentre a maggio è tornata in territorio negativo, con un gap dello 0,8%. Nel confronto, poi, con i valori pre-crisi del gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, il divario ora è pari addirittura al 2,1%, che sale all’8,6% per i beni di consumo non durevoli. Una voragine!” conclude Dona.

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No a facili allarmismi sulla produzione di falsi ortaggi italiani in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Maggio 2021

Cia-Agricoltori Italiani interviene, così, nel dibattito su Verisem, azienda specializzata nella produzione di sementi contesa da due colossi di Pechino. Cia ritiene, infatti, non si debbano sottovalutare le grandi potenzialità dell’acquisizione cinese della multinazionale di Cesena, attualmente nelle mani di un fondo Usa. La riflessione prioritaria deve riguardare le capacità di investimento del nuovo acquirente -non la nazionalità- e soprattutto la valorizzazione del marchio, affinché porti ricchezza a tutto l’indotto.Il settore sementiero necessita, infatti, di grandi risorse in ricerca e sviluppo per l’innovazione nella genetica vegetale. Il mercato impone nuove varietà sempre più resistenti ai fitopatogeni e ai cambiamenti climatici e questo rende altamente strategico il ruolo della ricerca scientifica. La tutela del Made in Italy è sicuramente prioritaria, ma occorre fare attenzione quando si parla del settore sementiero: se Verisem diventa proprietà cinese, non significa che i semi o i prodotti diventino cinesi.Per Cia, dunque, l’obiettivo principale è che l’azienda (già adesso rivenditore in 117 Paesi) continui ad essere un punto di riferimento importante del comparto, perché senza quei prodotti non ci sarebbero neppure a valle le nostre eccellenze alimentari italiane.

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Istat: produzione marzo -0,1% su mese, +37,7% su anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 Maggio 2021

“Dati desolanti. E’ sconfortante che non ci sia alcun recupero su febbraio 2021. Il rialzo annuo è solo un effetto ottico ampiamente previsto visto che nel marzo 2020 c’era stato il primo lockdown, il più duro, e in quel mese c’era stato un tracollo mensile della produzione del 28,4% e del 29,3% su base annua rispetto ai dati resi noti all’epoca dall’Istat, rispettivamente -28,1% e -29,6% considerando gli indici aggiornati ad oggi. Insomma, la ripresa annua è ampia perché lo era ancor di più la caduta dello scorso anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La conferma è nel fatto che la produzione non ha ancora recuperato quanto perso nel 2020: se si confronta il dato di oggi con quello del febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, c’è un gap da riprendere dell’1,2% ma rispetto all’ultimo mese pre-pandemia, ossia gennaio 2020, il divario è pari addirittura al 2,5%, ossia il doppio, e sale all’8,1% per i beni non durevoli” prosegue Dona.”Secondo il nostro studio, poi, a marzo 2021 la produzione è inferiore non solo rispetto a febbraio 2021, ma anche nel confronto con il rimbalzo di agosto 2020, con un differenza da colmare del 3,1%” conclude Dona.

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Istat: produzione febbraio +0,2% su mese, -0,6% anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a febbraio sale dello 0,2% sul mese precedente e scende dello 0,6% su base annua.”Dati non certo esaltanti, ma poteva andare peggio. La caduta annua era scontata e inevitabile, visto che febbraio 2020 è l’ultimo mese pre-lockdown e, dunque, pre-crisi, ma è contenuta. Bene invece che ci sia un rialzo su gennaio, anche se certo è appena sopra lo zero. Insomma, finisce con un pareggio fuori casa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, la produzione non solo è superiore rispetto all’inizio dell’anno ma anche nel confronto con dicembre (+1,3%), novembre (+1,5%), ottobre (+0,2%) e settembre (+1,6%). Unico raffronto negativo è rispetto al rimbalzo di agosto 2020, con un divario ancora da colmare del 3 per cento. Dati altalenanti, invece, per i beni di consumo durevoli che scendono su gennaio 2021 (-1%), salgono su dicembre (+2,2%) e novembre (+3,2%), crollano su ottobre (-3,7%) e agosto (-4,6%).

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Italia sia autonoma in produzione vaccini, anche se i tempi sono lunghi

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

Roma. “È importante che l’Italia diventi autonoma nella produzione di vaccini, ma questo discorso ha un senso nel medio-lungo termine, non nell’immediato”. Risponde cosi’ il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, in merito ai tempi, che si prospettano lunghi, per attrezzare e attivare gli impianti industriali italiani per la produzione dei vaccini. A differenza della produzione di sintesi, il vaccino fa parte infatti della categoria di prodotti definiti ‘vivi’, per cui la sua produzione richiede la dotazione di bioreattori, cioe’ di macchine industriali che infialano il liquido processato del vaccino dentro le boccette. E in Italia, come nei giorni precedenti ha fatto sapere anche il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, questi macchinari non sono molto diffusi.”Mancanza di bioreattori a parte, per fare un vaccino occorrono comunque cinque o sei mesi- prosegue Magi- per cui per questa operazione, eventualmente, bisognera’ aspettare dopo l’estate”. Ma nel frattempo “bisogna partire perche’ la pandemia diventera’ endemia e ogni anno le vaccinazioni andranno fatte, quindi dovremo avere dosi a disposizione”, conclude Magi. (fonte Agenzia Dire)

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Coronavirus. Vaccino e produzione. Non si fanno miracoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

Come al solito, sembra che la memoria venga meno. Dopo aver sostenuto che il Covid 19 è poco più di una influenza, che il virus è morto, che con l’estate passerà, per cui ci ritroviamo in piena seconda ondata (sperando che non arrivi la terza), ora si levano grida perché c’è poco vaccino disponibile.Nel mondo siamo circa 8 miliardi e si dovrebbero produrre dosi in tale numero, se non il doppio, visto che i vaccini a disposizione prevedono due somministrazioni.Si possono avere 16 miliardi di dosi per domani mattina?Ovvio che no!In Ue siamo circa 450 milioni di persone e per il vaccino vale il discorso precedente: si possono avere 900 milioni di dosi per domani mattina? Ovvio che no!E’ altrettanto ovvio che occorre accelerare l’autorizzazione, la produzione, la distribuzione dei vaccini e le vaccinazioni.Nel Mondo, ci sono 9 vaccini che sono somministrati a 2,8 milioni di persone al giorno, il che copre una percentuale limitata di popolazione.Comunque, l’insieme delle misure di confinamento e di vaccinazioni, parziali e totali, limita la diffusione virale, ma la consapevolezza del pericolo sembra non attecchire, soprattutto tra i giovani. Poi, ci sono quelli che non vogliono vaccinarsi, i negazionisti, ovvero i terrapiattisti, ma questo è altro discorso.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Produzione di principi attivi high potent impiegati principalmente nei farmaci e trattamenti oncologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

Angelini Fine Chemicals, la Business Unit di Angelini Pharma specializzata nella produzione di principi attivi farmaceutici e leader in Italia nella produzione farmaceutica conto terzi (CDMO), punta sempre di più sulla produzione di principi attivi high potent (HPAPI). L’azienda ha infatti implementato una nuova area del suo stabilimento di Aprilia (LT), nel Lazio, con l’obiettivo di espandere la sua capacità di ricerca, sviluppo e produzione di HPAPI, rafforzando il proprio portafoglio e offrendo ai clienti attuali e futuri servizi sempre più su misura nell’analisi e produzione a livello industriale di principi attivi farmaceutici.La nuova area si estende per circa 120mq e consentirà di gestire attività produttive di HPAPI in due differenti laboratori di capacità da 0,25-5 kg massimo. L’espansione dello stabilimento rientra in un investimento da 4.000.000€ avviato nel 2017. Ai 3 laboratori già esistenti e dedicati ad attività di sviluppo per l’area CDMO e API generici si aggiunge un’area dedicata agli HPAPI. La nuova suite prevede due nuove aree per la gestione separata ed in contemporanea di differenti prodotti.La pandemia globale non ha rallentato la produzione di principi attivi, in particolar modo di HPAPI impiegati principalmente nei farmaci e trattamenti oncologici. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency Market Research (TMR) il mercato globale dei principi attivi high potent (HPAPI) è stato valutato a 17,46 miliardi di dollari nel 2018 e si prevede che si espanderà di oltre l’8,7% dal 2019 al 2027.

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Produzione: crollo storico

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

I dati odierni sull’andamento della produzione industriale nel 2020 segnano un crollo storico del -11,4%, secondo solo al risultato segnato nel 2009. Una crisi “estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata.” Osservando nel dettaglio l’andamento relativo all’anno scorso emerge un progressivo, anche se lento recupero dopo il crollo di marzo e aprile, che però in mesi recenti ha subito una nuova battuta di arresto, “impedendo – riporta l’Istituto Nazionale di Statistica – il ritorno ai livelli produttivi precedenti l’emergenza sanitaria”, tanto che, nella media del quarto trimestre, l’indice segna quota -3,1% rispetto a febbraio 2020.Dati che rivelano lo stato estremamente debilitato della nostra economia. Sicuramente incidono su tale situazione l’andamento della pandemia e le ripetute chiusure, ma anche i provvedimenti timidi e insufficienti adottati finora.A far segnare la caduta più allarmante, come si legge dalla nota Istat, il comparto relativo ai beni di consumo: segno evidente che la crisi vissuta dalle famiglie e la caduta della domanda stanno riportando conseguenze drammatiche sull’intero sistema produttivo.È evidente che ci troviamo di fronte ad una sfida cruciale per il Paese: è necessario ed urgente restituire solidità e dare opportunità di crescita al sistema economico, sfruttando in maniera oculata, responsabile e costruttiva tutte le risorse messe a disposizione dell’Europa.“In tale ottica è indispensabile agire con responsabilità, prolungando il blocco dei licenziamenti, senza il quale le conseguenze sarebbero ancor più drammatiche e insostenibili per le famiglie e per l’intera economia ed avviando misure urgenti per uno sviluppo equo, teso a contrastare le disuguaglianze e le disparità cresciute in maniera esponenziale negli ultimi anni.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Realizzazione di un impianto per la produzione di idrogeno in Sardegna

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

CRS4, Centro di Ricerca del Parco tecnologico della Sardegna, e Italgas, società leader nella distribuzione del gas naturale in Italia e terza in Europa, hanno siglato un protocollo di intesa finalizzato allo studio e alla realizzazione sull’isola di un impianto «Power To Gas» in grado di utilizzare energia elettrica da fonte rinnovabile per produrre combustibili rinnovabili come idrogeno verde e metano sintetico.Più nello specifico, il progetto consiste nella realizzazione di un impianto di produzione di gas rinnovabile da localizzare sull’isola e collegato alle nuove reti di distribuzione “native digitali” di Italgas. L’impianto sarà composto da un parco di autoproduzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, un elettrolizzatore in grado di produrre ossigeno e idrogeno partendo dall’acqua e una sezione di metanazione per la trasformazione dell’idrogeno in gas naturale sintetico. Lo scopo del progetto sarà di testare la produzione di gas da fonte rinnovabile e il suo potenziale utilizzo per fornire idrogeno alle utenze industriali dell’isola e idrogeno e metano sintetico alle utenze domestiche, miscelandolo al gas naturale secondo determinate specifiche. L’impianto sarà inoltre in grado di utilizzare l’energia rinnovabile in eccesso che, anziché dissipata, sarà impiegata per produrre gas da immagazzinare all’interno dell’impianto.Nella prima fase del progetto il CRS4 ha condotto, insieme con il Politecnico di Torino, un’analisi del territorio e della tipologia delle realtà produttive regionali ideali per definire gli scenari per la realizzazione dell’impianto pilota; successivamente, sarà coinvolto nella fase di dimensionamento dell’infrastruttura e nella sua ingegnerizzazione, nonché durante il funzionamento dello stesso per le misurazioni che serviranno a valutare il processo di produzione in termini energetici, tecnici e ambientali.

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Il tempo necessario per la messa a punto di un vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

Di solito la messa a punto di un vaccino richiede dai cinque ai dieci anni di tempo; per il SARS-CoV-2 invece in meno di un anno si è passati dalla scoperta di un patogeno prima sconosciuto all’inizio delle vaccinazioni in molti paesi del mondo, tra cui l’Europa e l’Italia. Questo risultato è stato possibile grazie all’enorme impegno che si è riversato sulla ricerca sul virus e sulla pandemia da parte degli scienziati di tutto il mondo, che hanno spesso trasferito nella ricerca sul vaccino tecnologie e metodi messi a punto per altri campi. La tecnologia del RNA messaggero, per esempio, sino ad oggi era finalizzata prevalentemente alla messa a punto di farmaci oncologici. Anche i progressi della tecnologia hanno giocato un ruolo importante: i sistemi bioinformatici che consentono il sequenziamento del virus oggi sono quasi una routine di laboratorio, e le tecniche di ingegneria genetica hanno aperto orizzonti impensabili solo pochi anni fa. Per velocizzare i processi di approvazione i produttori dei candidati vaccini hanno spesso svolto in contemporanea alcune fasi della sperimentazione, che prima si svolgevano in sequenza, e alcune agenzie regolatorie, tra cui l’EMA, hanno adottato il metodo della “rolling review”, in base al quale i dati che emergono dalle sperimentazioni vengono analizzati man mano che vengono prodotti e non tutti insieme alla fine della sperimentazione, come prevede la procedura standard. Ma il fattore decisivo è stato di natura squisitamente economica: i governi di molte nazioni, come Cina, USA, Russia, Unione Europea, hanno investito sul vaccino ingenti risorse, finanziando a fondo perduto le società biotecnologiche che avevano i candidati più promettenti, e impegnandosi ad acquistare miliardi di dosi di vaccino prima ancora di sapere se le sperimentazioni sarebbero andate a buon fine e se quei vaccini sarebbero mai esistiti. La sola Unione Europea ha firmato contratti di opzione per 1,965 miliardi di dosi di vaccino91, mentre il governo americano con la sua “Operation Warp Speed” a fine ottobre aveva già erogato 10,75 miliardi di dollari a sei società farmaceutiche, ed ulteriori 1,6 miliardi a fornitori di fiale, siringhe ed altri prodotti e servizi strategici per la produzione dei vaccini. Questo impegno senza precedenti della comunità scientifica interna-zionale non deve però far dimenticare che ci troviamo di fronte ad un patogeno nuovo ed ancora poco conosciuto. In un recente articolo la responsabile della task force governativa britannica, Kate Bingham, ha scritto: “Nessun vaccino nella storia della medicina è stato tanto atteso quanto quello per la protezione contro il SARS-CoV-2.La vaccinazione è ampiamente considerata come l’unica vera strategia di uscita dalla pandemia […]. Tuttavia, non sappiamo se avremo mai un vaccino. È importante guardarsi dall’autocompiacimento e dall’eccessivo ottimismo. La prima generazione di vaccini sarà probabilmente imperfetta, potrebbe non prevenire l’infezione ma piuttosto ridurre i sintomi e, anche in questo caso, potrebbe non funzionare per tutti o per molto tempo.” I candidati vaccini in fase di sviluppo utilizzano diverse tecnologie per indurre la risposta immunitaria, tra cui le principali sono: • Vaccini nei quali si utilizza direttamente il virus dopo averlo attenuato o inattivato; è una tecnologia con la quale si realizzano molti vaccini, tra cui quelli per morbillo e poliomielite; • Vaccini basati su proteine, nei quali si utilizzano le proteine che si trovano sulla superficie del virus, o loro frammenti, oppure “Virus-Like Particles” (VLP) o particelle virus-simili, di fatto l’involucro esterno del virus svuotato del suo contenuto genetico. Molti vaccini attualmente utilizzati utilizzano queste tecnologie: i vaccini contro la pertosse o le epatiti A e B utilizzano proteine virali e adiuvanti per amplificare la risposta immunitaria, mentre il vaccino contro il papilloma virus HPV utilizza la tecnologia VLC. Oltre a queste tecnologie più tradizionali, ve ne sono altre che sono emerse negli ultimi anni grazie agli enormi progressi compiuti dalle tecnologie bioingegneristiche in campo medico. (Salvatore Curiale Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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Industria calzaturiera italiana: Calo produzione e fatturato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

Il comparto calzaturiero in Italia ha sperimentato nel terzo trimestre dinamiche un po’ meno sfavorevoli, ma comunque ancora non positive. E’ quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, che evidenziano nel periodo esaminato cali a doppia cifra nel fatturato delle aziende raggiunte dall’indagine (-26,6%). Solo il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver superato, o quantomeno eguagliato, il fatturato del terzo trimestre 2019, mentre più della metà del panel ha denunciato un calo compreso tra il -20 e il -50%. Dati che trovano riscontro nell’indice della produzione industriale di Istat, che ha registrato in luglio-settembre un -17,4%. Il calo da inizio anno resta considerevole, in tutte le variabili.Nel dettaglio, relativamente al mercato interno, i dati cumulati dei primi 9 mesi mostrano contrazioni degli acquisti delle famiglie italiane del -17,8% in quantità e del -23% in termini di spesa, con prezzi medi in calo del -6,3%, anche per il maggior utilizzo, nei mesi di quarantena, di pantofoleria e calzature ad uso domestico di minor valore medio unitario (oltre che per il minor numero di cerimonie e occasioni di utilizzo). Secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca per Assocalzaturifici, i segmenti merceologici più colpiti risultano quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali attorno al -30%), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneakers le flessioni sono comprese tra il -15 e il -20%. Meno pesante, come anticipato, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -7,4% in paia e del -6,8% in spesa.Malgrado il boom delle vendite online, si profila dunque un 2020 nero per gli acquisti in Italia, considerato anche il crollo dei flussi turistici dall’estero e dei mancati introiti da essi derivanti, soprattutto per le fasce lusso.Le esportazioni, che da sempre costituiscono il traino del settore, hanno subìto nei primi 9 mesi dell’anno una contrazione del -20,1% in quantità, con un -17,2% in termini di valore. Complessivamente sono stati esportati da gennaio a settembre, operazioni di pura commercializzazione incluse, 127,1 milioni di paia (quasi 32 milioni in meno rispetto all’analogo periodo del 2019) per 6,4 miliardi di euro. Prezzi medi in aumento del +3,6%.I dati diffusi da Istat evidenziano come, dopo il dimezzamento subìto nel bimestre marzo-aprile di lockdown (-52% in volume) e il trend ancora marcatamente sfavorevole di maggio-giugno (-26,5%), nel trimestre luglio-settembre, pur in assenza di alcun auspicabile “rimbalzo”, la riduzione si sia decisamente affievolita (-6,5% in volume e -1,5% in valore tendenziali), grazie in particolare al mese di settembre, in cui il numero di paia esportate ha eguagliato quello dello stesso mese 2019 (+0,3%).Le esportazioni entro i confini comunitari (che rappresentano il 65% del totale quantità) sono calate nei primi 9 mesi 2020 del -16,5% in volume (-14,5% a valore). Superiore al 20%, sia in quantità che valore, la flessione dei flussi verso la Francia, che comprendono anche prodotti del terzismo per le griffe; meno pesante quella verso Germania (-14% in paia, che fa seguito però alla riduzione del -8,4% registrata già a consuntivo 2019), Olanda (-12%, con un -2,6% in valore) e Belgio (-13,4%).Tra le destinazioni extra-UE (scese nell’insieme del -26% circa in quantità, quasi dieci punti percentuali più di quelle comunitarie, e del -19,3% in valore), cali nell’ordine del 30% per il Nord America (con gli USA che segnano un -35% in volume e -29,6% in valore). In Far East (che perde il -23,3% in quantità, globalmente), arretramenti non trascurabili in tutti i principali mercati (Cina -20% in volume, Hong Kong -35%, Giappone -25%), con l’unica eccezione della Corea del Sud (cresciuta del 16% in valore, pur a fronte di una flessione del -6,8% nelle paia), che ha raggiunto il settimo posto nella graduatoria dei paesi di destinazione in valore (era decima a consuntivo 2019). Quanto alla Cina, va sottolineato un certo dinamismo nel terzo trimestre (+16,8% a valore), ascrivibile perlopiù – considerato l’incremento rilevante dei prezzi medi – al solo alto di gamma: i volumi hanno ceduto infatti il -2,1% su luglio-settembre 2019. Male anche la CSI (con la Russia che perde il -25% in volume) e il Medio Oriente (-20,5%). Un po’ meno pesante (-16,4% in quantità e -9% in valore) la riduzione dell’export verso la Svizzera, tradizionale hub logistico-distributivo delle grandi multinazionali del lusso, grazie al recupero (+6% nelle paia e +10% in valore) registrato nel terzo trimestre.

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Rilanciare la produzione dell’acciaio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

“L’Italia ha quote importanti di export proprio nella meccanica e quindi, per definizione, ha bisogno d’acciaio di qualità. Non può fare a meno di una siderurgia di base forte. Da sempre FDI chiede la salvaguardia dei livelli occupazionali e il rilancio dello stabilimento tarantino, anche con il coinvolgimento dell’Europa – affermano i parlamentari di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, Riccardo Zucconi, Adolfo Urso e Walter Rizzetto – riconosciamo che la mancata risposta di Morselli sulla riconversione degli impianti con le “preridotte” sia dovuta al fatto che non siano affittuari. Chiediamo al governo le reali intenzioni di spesa dei 74 miliardi per la rivoluzione “verde” del Recovery Fund e i progetti, eventuali, per ILVA in particolare per il gas naturale e l’utilizzo dell’idrogeno. Il piano industriale 2021-2025 preveda il mantenimento degli attuali livelli di occupazione dei lavoratori e l’arrivo, entro il 2025, ad almeno 8 milioni di tonnellate d’acciaio prodotto. L’ingresso dello Stato nell’acciaio sia momento di sviluppo del settore con indicazioni chiare e una visione industriale di lungo termine. La soluzione industriale con Mittal è, ad oggi, poco convincente ma non si può ipotizzare che lo Stato faccia da solo senza un vero partner industriale. Ove Mittal uscisse tra qualche tempo, potrebbe riemergere un’ipotesi cinese, come era quella che Grillo ipotizzò quando si recò in Ambasciata di Cina. Peraltro Taranto sembra appaltata ai cinesi che stanno localizzando in quell’area, anche per i vantaggi fiscali e per le risorse del contratto di programma, investimenti di ogni tipo, logistico, portuali, ma anche industriali e alimentari, apparentemente senza connessione tra loro. Ricordiamo, infatti, che l’applicazione della golden power sul settore siderurgico scadrà il 31 dicembre.”

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Difendere la biodiversità di produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Hanno nomi impossibili – rocuronio, cisatracurio, midazolam, propofol – e una sorte in comune: a marzo 2020 hanno registrato un aumento della domanda tra il 128% e il 782% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Farmaci e principi attivi “dimenticati”, per lo più iniettivi, funzionali alle prestazioni erogate nelle terapie intensive, sono venuti improvvisamente alla ribalta dei fabbisogni farmaceutici regionali mettendo a dura prova la capacità di risposta delle imprese degli equivalenti e accendendo i riflettori su un’esigenza vitale per il settore sanitario: mantenere in vita una “biodiversità di produzione” indispensabile alla sostenibilità del SSN, non solo in casi straordinari come quello della pandemia. Sotto la lente – in una survey che ha coinvolto direttamente le imprese associate a Egualia – le strategie utilizzate per gestire l’alto grado di complessità e l’urgenza produttiva registrata tra febbraio e aprile. Nella prima fase emergenziale, nel periodo di massima criticità, il 58% delle imprese ha visto aumentare la domanda di farmaci e di queste ben il 93% è riuscita a soddisfare completamente o parzialmente l’aumento della domanda; inoltre, il 58% del totale ha riorientato la produzione verso le categorie di prodotti a maggior rischio di carenza. Riguardo al grado di intensità con cui le aziende hanno messo in atto diverse strategie per incrementare la produzione il 71% ha indicato di aver fatto ricorso alle scorte di magazzino, il 57% di aver usufruito di deroghe emergenziali da parte delle autorità per velocizzare la disponibilità di prodotto sul mercato, il 57% di aver aumentato i turni di lavoro e previsto straordinari per il personale, il 21% di aver impegnato nuovo personale per la produzione, il 50% di aver utilizzato la leva dell’importazione, e il 14%, infine, di aver acquistato nuovi macchinari. La survey mette anche chiaramente in evidenza i colli di bottiglia che hanno aggiunto criticità al percorso: oltre il 57% delle imprese ha indicato di essere stata ostacolata dalla penuria o assenza di elementi necessari alla produzione; il 73% di aver avuto problemi ad approvvigionarsi di principi attivi; il 54% ha avuto la stessa difficoltà con gli intermedi di sintesi; il 43% ha lamentato interruzioni anomale della supply chain. Le attese degli operatori per l’immediato futuro si concentrano sul rendere la catena di approvvigionamento più sicura e meno soggetta a fluttuazioni (96%) cui si aggiunge il desiderio di moltiplicare il numero delle fonti di approvvigionamento lungo ogni fase produttiva diversificando il rischio (88%).Rispetto ai farmaci di vecchia generazione, per il 38% delle aziende intervistate sarebbe necessaria una revisione dei criteri di prezzo per questi prodotti da parte degli ospedali. Altri – 27%- sono favorevoli all’introduzione di meccanismi per l’abbattimento dei costi di produzione (attraverso sgravi fiscali) e infine una parte ridotta indica la possibile soluzione nella destinazione di sovvenzioni statali per le imprese.

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Da 90 anni, la GIOVANNI COVA & C. produce il Panettone

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

E’ un’icona della pasticceria milanese, unico dolce ad aver unito gli italiani da nord a sud, riconosciuto come eccellenza in tutto il mondo.Di strada ne ha percorsa tanta, dall’anno della sua fondazione! Era il 1930, quando la Belle Epoque promuoveva uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale ed aveva come cardine la ricerca del lusso e una piacevolezza del vivere. Anni sfrenati e “ruggenti”, in un contesto di storia italiana percorsa da guerra, rivoluzioni e inflazione. Un periodo storico difficile come quello che stiamo attraversando oggi, a causa della Pandemia e alla congiuntura economica complessa.Per una marca, arrivare alla soglia dei 90 anni senza mai fermarsi, con una storia di prodotti iconici e un successo crescente in Italia e nel Mondo è una nota di grande orgoglio. Lo è naturalmente anche per tutti coloro che hanno potuto contribuirci. Non si contano i panettoni Giovanni Cova & C., che hanno stretto attorno ad una tavola imbandita, famiglie ed amici, creato la vera convivialità e allietato con magia e gusto i momenti più belli di intere generazioni.Negli anni la Giovanni Cova & C. si è rinnovata continuando ad innovare ed emozionare con la ferma ambizione di soddisfare i propri clienti. Un approccio che ha visto il team intervenire su tutti fronti, da quello di pasticceria con l’affiancamento alle ricette classiche di specialità farcite e/o ricoperte, sino all’evoluzione della ricerca e sviluppo calata su processi, metodi di lavorazione, ingredienti, materiali e confezioni.La volontà di migliorare costantemente ha indotto a lavorare su tutti i fronti per assicurare sempre un prodotto determinato da qualità misurabile, da fondamentali come standard, sicurezza alimentare, da certificazioni e comportamenti etici oltreché ad azioni e progetti solidali nella consapevolezza della dimensione sociale dell’impresa. A questi fondamentali, da oltre un lustro si sono affiancate importanti iniziative e collaborazioni culturali di respiro internazionale.Per festeggiare questo importante traguardo il Natale 2020 sarà celebrato con un nuovo iconico design e da uno dei personaggi più famosi della storia milanese: Il Meneghino che per l’occasione è stato ridisegnato in esclusiva dalle mani di uno dei più celebri illustratori italiani quel Stefano Riboli, già matita di grandi brand FMCG mondiali.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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