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Crollata del 70% la produzione delle api

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Le api non stanno bene e questa è una cattiva notizia per tutti. I cambiamenti climatici che comportano fortissime piogge concentrate nel tempo, seguite a lunghi periodi di siccità, hanno causato a un forte calo della produzione di miele in tutta Europa. E l’Italia, purtroppo, non è da meno. Anche il tradizionale concorso dei mieli cremonesi, giunto alla 15° edizione, vede le ripercussioni di questa situazione. «Le nostre api quest’anno hanno prodotto molto meno miele – spiega Esterina Mariotti, presidente dell’Associazione produttori apistici cremonesi -. Nel 2019 c’è stato un crollo del 70% della produzione». I suoi associati sono 150 e in totale, quest’anno, sono stati prodotti circa 40 mila kg di miele.La premiazione del 15° concorso dei mieli cremonesi, organizzato in collaborazione con Camera di Commercio di Cremona, Strada del Gusto Cremonese e la squadra degli assaggiatori dell’Associazione lombarda apicoltori si svolgerà sabato 9 novembre presso Il BonTà, il Salone delle eccellenze enogastronimiche dei territori, dal 9 al 12 Novembre presso gli spazi espositivi di CremonaFiere. Il concorso mieli cremonesi ha un compito tecnico che riguarda la formazione degli apicoltori attraverso le schede di valutazione e gli assaggi. Ogni apicoltore può capire dai successi o dagli errori degli assaggi cosa può fare per ottenere un miele migliore. «Ma questo concorso vuole anche sensibilizzare i non apicoltori alle tematiche ambientali – aggiunge la presidente Esterina Mariotti – visto che l’ape è un indicatore dello stato di salute del territorio. Se le api vivono bene in un luogo, in esso vivremo bene anche noi». i trattamenti sui tigli vanno fatti con prodotti non tossici per le api e in generale bisogna promuovere l’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale, così da preservare il territorio vivibile per tutti.L’associazione si propone di fare cultura del territorio attraverso il suo prodotto più dolce: il miele. Ogni miele però è diverso dall’altro ed esprime l’essenza e il carattere del territorio di provenienza. E’ quindi fondamentale la collaborazione dei sindaci dei comuni degli apicoltori premiati. Il territorio è fondamentale per le api e se esso non è gestito con criterio potremmo dover dire addio in primis alle nostre api, poi ad una grande varietà di ricchezza vegetale. Il calo della produzione di miele ha avuto ripercussioni anche sul concorso. Rispetto ai 150 mieli presenti lo scorso anni, quest’anno quelli in concorso saranno “solo” 70. E proprio per questo, i campioni presenti in fiera saranno soprattutto mieli millefiori. L’anno scorso Il BonTà – Salone delle Eccellenze Enogastronomiche dei Territori ha portato a Cremona più di 30 mila visitatori. Dal 9 al 12 novembre saranno in mostra 2.000 prodotti artigianali dei territori. Il Salone dedicato ai sapori autentici e al cibo di alta qualità è un evento unico in cui l’eccellenza enogastronomica dei prodotti tipici dei territori, unita all’educazione alimentare e alle nuove esigenze del mercato, incontra l’interesse dei consumatori e degli operatori del settore. Una particolare attenzione verrà dedicata proprio a quest’ultimi, che potranno individuare le migliori attrezzature professionali per le loro attività. Il salone comprende anche uno spazio dedicato ai professionisti della ristorazione. Si chiama BonTà Professional e permette di toccare con mano il meglio delle attrezzature professionali per realizzare piatti gustosi e innovativi prestando attenzione a igiene, praticità e riduzione degli sprechi. Terzo filone della manifestazione è quello dedicato alla birra: Special Beer Expo. Qui le specialità birraie dei territori incontrano professionisti e appassionati del mondo della birra, creando il contesto ideale per scoprire abbinamenti originali, tendenze innovative e per confrontarsi sulle ultime novità in tema di somministrazione e consumazione delle birre speciali.

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Economia circolare, gli scarti di produzione diventano oggetti di design

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

L’economia circolare non solamente si può toccare, sfogliare e persino mangiare, ma fa pensare. Perpetua Recorder the magnetic notebook racchiude in un oggetto parole quali recupero, riuso, riciclo, innovazione e design. A prima vista è un taccuino con la sua matita, ma se si guarda alla sua anima si scoprono acciaio, grafite e ferro che, presi direttamente dagli scarti di lavorazioni industriali, riscrivono le leggi dell’attrazione facendo riscoprire la propria libertà.«L’economia circolare diventa virtuosa, non solamente perché questo progetto muove i suoi passi dalla volontà di riutilizzare ciò che viene erroneamente creduto un rifiuto, ma anche perché mette al centro un’idea di connessione fondata sulle persone, senza il bisogno di un wi-fi», spiega Susanna Martucci, fondatrice e CEO di Alisea, l’azienda vicentina che già nel 1994 aveva messo al centro della propria attività il concetto di economia circolare e da 25 anni fa innovazione nei materiali e nei processi produttivi progettando e realizzando oggetti di design per la comunicazione aziendale. «Con Perpetua Recorder the magnetic notebook tocchiamo con mano il fascino che può emanare un’economia circolare virtuosa, ma, soprattutto, riscopriamo la libertà perché scegliamo di scrivere e condividere dove, quando e con chi vogliamo le nostre storie, i nostri sogni e il nostro futuro». Recorder di Alisea fa sintesi: «In un unico oggetto abbiamo voluto connettere magneticamente il taccuino e Perpetua la matita, due elementi che trovano la loro ragion d’essere reciprocamente: una matita senza quaderno non scrive, un quaderno senza matita non serve. In Perpetua Recorder inoltre abbiamo associato brevetti e tecnologie innovative, tutti made in Italy; è il risultato corale di una filiera etica, dove tutti i partner condividono la stessa filosofia e la stessa mission: rispetto per l’ambiente e le persone in nome di un futuro realmente sostenibile».Recorder è stato raccontato in anteprima al Tedx Vicenza alla presenza di più di mille persone, ma è Starbucks che per la sua Reserve Roastery a Milano ha per primo colto e fatto proprio il messaggio valoriale che lo rende unico, espandendolo ai propri clienti.Perpetua Recorder the magnetic notebook racconta cosa è l’economia circolare con un oggetto concreto e di uso quotidiano con una grande attenzione al design. I due elementi che vivono in simbiosi sono il taccuino e Perpetua la matita. Il primo, composto da pagine in carta riciclata al 100%, ha nella cover un’anima d’acciaio sottilissima prodotta al 60% dal recupero e riciclo dei rottami. Per la copertina, inoltre, è stata utilizzata Ecophilosophy, una carta materica unica stampata utilizzando l’energia del sole con inchiostri ecologici derivati dalla soia da Grafiche Antiga. Perpetua, invece, è l’iconica matita già esposta, tra gli altri, al Moma di New York e Hong Kong e al Guggenheim di Bilbao e voluta come testimonial dal Senato della Repubblica Italiana e dal Ministero dell’Istruzione per celebrare i 70 anni della firma della Costituzione. È realizzata con un materiale innovativo e tecnologico, lo Zantech, composto per l’80% da polvere di grafite ottenuta dagli scarti della lavorazione di elettrodi. «Attorno a Perpetua Recorder non c’è quindi una sola realtà imprenditoriale, ma una filiera etica dove più aziende condividono un preciso modo di operare», prosegue Martucci. «L’impegno nella tutela dell’ambiente è responsabilità condivisa che deve essere testimoniata».Alisea è stata tra le prime aziende italiane a costituirsi come società benefit: sviluppa processi produttivi innovativi nell’ottica di dare nuova vita ai materiali di scarto attraverso i quali realizza «Oggetti Comunicanti», come li definisce la sua fondatrice. «Il punto di partenza è sempre il rifiuto: da questa fonte di materie, sviluppiamo idee e processi affinché il riciclo non si esaurisca con le materie prime seconde ottenute, ma sia uno stimolo creativo capace di dare valore al progetto». Una filosofia che Alisea chiede che sia condivisa da tutti i partner coinvolti.Perpetua Recorder the magnetic notebook è nato in Italia ed è disponibile solo tailor made. È rivolto alle aziende che desiderano condividere un messaggio che parla di sostenibilità, innovazione e design.

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Spostare la produzione in Vietnam per evitare i dazi sulla Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 1 ottobre 2019

La trade war tra USA e Cina sta portando sempre più imprese a spostare la produzione in altri paesi asiatici, primo fra tutti il Vietnam. Nei primi quattro mesi del 2019 questo paese ha attirato investimenti esteri per 14,59 miliardi di dollari, +81% rispetto allo stesso periodo del 2018 secondo la ForeignInvestment Agency. Protagoniste soprattutto imprese del settore manifatturiero e hi-tech, fra le quali una realtà fondata da un imprenditore italiano: la NiRoTech Ltd di Hong Kong, specialista in componentistica per la meccatronica, partner di numerose aziende del nostro Paese, ormai da un anno ha aperto una società ad Hanoi che conta già 9 dipendenti.«Qui abbiamo riprodotto il modello di supply chain che ha decretato il nostro successo – spiega Roberto Leone, imprenditore di origine bellunese co-fondatore e Managing Director di NiRoTech –. Ci basiamo cioè su un network di fornitori affidabili e controllati per essere il “braccio produttivo” per i nostri clienti italiani ed europei che richiedono prodotti elettronici finiti, gestendo produzione, qualità e spedizioni con mentalità “italiana”».A fare la differenza rispetto alla mera delocalizzazione c’è la presenza fisica di NiRoTech in Vietnam, la sua conoscenza delle dinamiche specifiche del Paese e lo stretto rapporto con i produttori locali, che garantisce gli alti standard che i clienti desiderano, ed evitando in più i problemi derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.Tutto facile, dunque? No, perché sul Vietnam ci sono alcuni miti da sfatare. E il primo è che sia sinonimo di low cost. «Non è così – spiega Roberto Leone – perché il costo del lavoro, pur essendo minore rispetto alla Cina, non è così basso da comportare un risparmio significativo. Il tessuto industriale ha grosse potenzialità e si sta orientando su produzioni di alto livello: c’è un mercato consolidato costituito dalle aziende hi-tech di Corea del Sud e Giappone, che ovviamente richiedono ai fornitori locali alti standard»Inoltre ci sono in Vietnam ci sono da considerare gli extra costi di logistica: «Occorre fare attenzione e pianificare bene gli investimenti – sottolinea Leone – perché il reperimento e la movimentazione delle merci in Vietnam possono rivelarsi molto laboriosi».
Insomma, partire da zero in Vietnam non è semplice. Bisogna sapere come muoversi e le realtà di successo sono frutto di molto lavoro. E la concorrenza ormai è alta: «Bisogna essere veloci perché ormai moltissimi produttori, anche cinesi, si spostano fuori dalla Cina –. Noi abbiamo il vantaggio di gestire acquisti e supply chain in modo centralizzato da Hong Kong, cosa che ci dà l’opportunità di essere rapidi e flessibili. La scelta del Vietnam è avvenuta molto tempo prima di questa “corsa” determinata dalla guerra dei dazi, e l’abbiamo fatta sulla base di una strategia di diversificazione». Che ora sta dando i suoi frutti, portando la società dell’imprenditore bellunese a diventare sempre di più, nella sua natura ibrida tra trader e manufacturer, un ponte tra Italia e Asia per i progetti di elettronica e meccatronica.

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Industria:calo della produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2019

In questi mesi l’andamento della produzione industriale è stato caratterizzato da un andamento decisamente discontinuo, in cui aumenti e diminuzioni si sono alternati pressoché ogni mese. I dati pubblicati oggi dall’Istat parlano di un calo del – 0,2% su base mensile e addirittura di una flessione del -1,2% rispetto allo scorso anno.
La diminuzione della produzione non è che l’ennesimo segnale di una crisi che, purtroppo, continua a strozzare la nostra economia, con conseguenze spesso disastrose sui bilanci familiari dei cittadini. Le famiglie continuano a dover affrontare gravi situazioni di difficoltà economica e faticano a sostenere le spese quotidiane anche perché, non ci stanchiamo di ribadirlo, le retribuzioni non crescono in misura proporzionale rispetto al costo della vita.Sulle vendite al dettaglio l’Istituto di Statistica registra invece un aumento del +1,9%, un dato che non solo è opposto a quello della produzione ma che, anche in questo caso, fa emergere un trend discontinuo, poiché solo il mese scorso la stessa voce risultava in diminuzione.“L’inutilità degli interventi realizzati al solo scopo di raccogliere consensi politici appare sempre più evidente, così come è lampante la necessità di azioni concrete finalizzate a far uscire il Paese dalla crisi e dall’incertezza” – dichiara Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori Nazionale.In questo quadro rinnoviamo la richiesta al Governo di mettere in campo misure efficaci per il lavoro e per la crescita, in modo da rilanciare in modo stabile e duraturo la domanda interna e da fornire una solida base ad una nuova fase economica.

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Autoconsumo: in Italia l’energia elettrica non immessa in rete è pari al 22% della produzione

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

«Si sta passando da un modello di produzione centralizzata, distribuzione complessa ed inefficiente e miliardi di punti di connessione, ad un’organizzazione più leggera, agile e responsabile, in cui i consumatori sono anche produttori» spiega l’ingegner Peter Goodman, presidente e ceo di Solar Power Network (www.solarpowernetwork.ca), leader mondiale nel settore solare industriale, con al suo attivo contratti per la generazione di energia elettrica per oltre 400 MW di potenza generata attraverso il sole in ben 678 località, tra siti industriali ed edifici commerciali, dal Canada agli Stati Uniti passando per il Giappone, l’Australia e parte dell’Africa.A livello nazionale il mercato del fotovoltaico sta così entrando in una fase di maturazione: dalle offerte chiavi in mano ai «bitcoin dell’energia» fino ai servizi più ambiziosi come i «Corporate Green PPA di Solar Power Network» che rendono la transizione energetica non più un mero passaggio da fossili a rinnovabili ma una vera riorganizzazione della produzione e del consumo.Già ad oggi l’Italia conta con 800.000 impianti fotovoltaici in esercizio per una potenza installata di 22.000 MW ed una produzione complessiva di 26,8 TWh.«La generazione solare distribuita avrà per il mondo dell’energia lo stesso ruolo che gli smartphone hanno avuto e stanno avendo le TLC» assicura l’ingegner Peter Goodman.Ma la vera novità del 2019 è rappresentata dalla proposta di Solar Power Network che attraverso l’innovativo strumento del GPPA (Green Power Purchasing Agreement) consente di concretizzare una nuova forma di comodato d’uso degli impianti con l’unico vincolo dell’acquisto per un certo periodo dell’energia elettrica autoprodotta ad un prezzo più economico di quello precedente da rete, l’autofinanziamento (l’impianto si ripaga con l’acquisto dell’energia stessa) ed il risultato finale di reti che diventano private, perché dopo 10 o 15 anni l’impianto diventa di proprietà dell’azienda.Insomma con l’arrivo della multinazionale canadese vi è fermento a livello di offerta aziendale di fotovoltaico. Il modello di business di Solar Power Network (SPN) è proprio quello di realizzare gli impianti fotovoltaici per “autoconsumo”, con la formula del GPPA che consente al cliente di veder realizzato gratuitamente l’impianto sulla base delle proprie esigenze energetiche, attraverso l’acquisto mensile dell’energia prodotta dall’impianto, ad un prezzo più basso di almeno il 20% di quella precedentemente acquistata dalla rete.Si può passare all’energia rinnovabile a costo zero, senza assumersi l’onere dell’acquisto ed installazione di pannelli solari o quant’altro e dopo appena 10 anni il cliente può decidere di riscattare l’impianto, pagando il 20% del suo valore iniziale, o di proseguire nell’acquisto dell’energia per altri 5 anni ed ottenere così senza oneri la piena proprietà dell’impianto.«Ma non è solo una questione meramente economica» puntualizza Giorgio Mottironi, senior partner di BAngels, società che supporta Solar Power Network nello sviluppo del mercato italiano, «Oggi -prosegue Mottironi- scegliere il solare, per le industrie e le corporate, è una responsabilità per la dimensione sociale ed ambientale in cui operano: non esiste altra via più rapida ed efficace per ridurre il proprio impatto in termini di emissioni di CO2 o climalteranti e dare una veste completamente diversa al modo in cui si può essere percepiti dal mercato e dai consumatori».In Italia lo spazio per crescere è ampio e sul fronte dell’autoconsumo i numeri sono molto promettenti. L’energia elettrica non immessa nella rete di trasmissione o di distribuzione ma utilizzata nel luogo di produzione è pari al 22% della produzione complessiva degli impianti fotovoltaici, con una crescita annuale del 2,5% secondo le stime di Solar Power Network.È proprio con questo schema di sviluppo che negli ultimi 10 anni, in tutto il mondo -dagli Stati Uniti al Canada, dal Giappone all’Australia passando anche per l’Africa- Solar Power Network ha ridefinito il modo per le aziende di integrare il solare all’interno delle loro strategie energetiche, rimodulando i parametri ingegneristici ed economici ed approfondendo i parametri normativi per essere in grado di massimizzare l’abbattimento dei costi, la riduzione delle emissioni e la percezione di affidabilità ed immagine aziendale.«Negli ultimi mesi ci siamo dedicati a sviluppare per un’importante gruppo industriale presente in tutto il mondo un piano di realizzazione di impianti fotovoltaici per autoconsumo che permetterà in 18 mesi abbattere drasticamente le loro emissioni: uno sforzo che potrà arrivare ad impattare, in termini di riduzioni di CO2, per quasi il 2,5% di tutte le emissioni di cui i Paesi del G7 sono responsabili per produrre l’energia elettrica da fonti non rinnovabili» rivela l’ingegner Peter Goodman, presidente e ceo di Solar Power Network (www.solarpowernetwork.ca).

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Industria: Istat, produzione maggio +0,9%

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a maggio sale dello 0,9% su base mensile e scende dello 0,7% su base annua.”Poteva andare peggio, ma non ci siamo! Un ulteriore calo congiunturale, dopo quelli già registrati a marzo ed aprile, avrebbe determinato il ritorno in recessione tecnica nel secondo trimestre 2019, ma il problema è che non ci siamo ancora salvati, considerato che su base trimestrale siamo ancora in territorio negativo, anche se di poco, -0,1%. Insomma, sarà il mese di giugno a dirci l’esito finale sull’andamento dell’economia italiana” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Certo non c’è da stare allegri, considerato che rispetto ai valori pre-crisi del maggio 2007, la produzione totale è ancora inferiore del 19,2%, ossia quasi un quinto. In 12 anni, i beni di consumo durevoli sono crollati addirittura del 28,8%, quasi un terzo. Un abisso da riempire che indica la condizione economica delle famiglie, in difficoltà nell’acquistare i beni più costosi” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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Coltura Cellulare: la nuova frontiera per la produzione di vaccini influenzali

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

influenza.pngLa Coltura Cellulare è una recente innovazione per la produzione di vaccini influenzali, che nasce con l’obiettivo di ampliare le opzioni disponibili per prevenire il rilevante tasso di ricoveri e di mortalità correlati all’influenza che si registra ogni anno in Europa.A oggi, i vaccini influenzali disponibili in Europa vengono prodotti utilizzando uova embrionate di pollo come incubatore; al loro interno i virus selezionati si replicano, vengono inattivati e purificati, per poi essere avviati alla fase finale di produzione. Questo processo è altamente standardizzato e sicuro, ma presenta alcuni limiti: è infatti necessario un gran numero di uova in un breve arco di tempo per soddisfare la produzione e non tutti i virus crescono in maniera ottimale in questo sistema, dando luogo a mutazioni adattative.Alla luce di ciò, è diventata sempre più impellente la necessità di trovare un sistema di produzione che permetta di incrementare rapidamente l’allestimento delle dosi in risposta alle variazioni della domanda.Per questo motivo è nata la Coltura Cellulare, un innovativo sistema che utilizza cellule appositamente selezionate, su cui i virus non necessitano di adattamento. Inoltre, questa tipologia di produzione è più facilmente standardizzabile, consente la creazione di molte dosi in tempi più rapidi e offre un valido strumento per l’allestimento di vaccini, oltre che per l’immunizzazione stagionale, anche in caso di pandemie.Recenti studi di laboratorio hanno dimostrato che alcuni virus influenzali subiscono dei mutamenti quando vengono prodotti mediante la coltivazione su uova, come avviene per i vaccini antinfluenzali convenzionali, con conseguenti possibili ripercussioni sull’efficacia del vaccino stesso. Tali mutazioni non sono, invece, state osservate in virus influenzali prodotti su colture cellulari. Ciò porta a presumere che tali vaccini offrano, in determinate stagioni, una migliore protezione dall’influenza. ,
A dimostrazione di ciò, nel dicembre 2018, Seqirus ha presentato uno studio alla Canadian Immunization Conference (CIC) relativo a un’analisi effettuata su oltre 1,3 milioni di cartelle cliniche, che ha evidenziato come negli Stati Uniti, durante la stagione influenzale 2017-18, il vaccino QIVc (quadrivalente prodotto su coltura cellulare) sia stato più efficace del 36,2% rispetto ai vaccini quadrivalenti standard coltivati su uova (QIVe) nella prevenzione delle sindromi influenzali nelle persone a partire dai 4 anni.
La ricerca ha dimostrato che alcuni virus H3N2, quando vengono coltivati su uova, subiscono cambiamenti che portano a una riduzione dell’efficacia dei vaccini antinfluenzali stessi (situazione osservata nelle stagioni dominate da virus H3N2). Quando il vaccino viene invece prodotto con procedimenti interamente estranei alla coltura su uova, come quella su substrato cellulare, il componente H3N2 è in grado di offrire una protezione più mirata, e pertanto potenzialmente migliore, contro il ceppo H3N2 circolante rispetto alle opzioni standard di produzione su uova. (foto influenza copyright Havas PR Milan da uno studio di Seqirus, leader mondiale nel business dei vaccini influenzali. E’ una società del gruppo CSL, azienda globale specializzata in bioterapie, con oltre sedicimila dipendenti e operazioni in oltre 30 Paesi a livello globale.Seqirus, con base a Maidenhead in Gran Bretagna, occupa circa duemila dipendenti e opera in oltre 20 Paesi in tre continenti: Nord America, Europa e Australia.)

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Industria: Istat, sale produzione, +0,8% a febbraio

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 aprile 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a febbraio sale dello 0,8% su base mensile e dello 0,9% su base annua.”Una buona notizia. Dopo i crolli di fine 2018, l’anno nuovo prosegue con un andamento positivo, anche se la variazione è ancora negativa rispetto ai dati grezzi della produzione industriale di novembre 2018 e a maggior di ottobre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori”E’ positivo, in particolare, il dato dei beni di consumo che salgono del 4,7%, anche se quelli durevoli, vera cartina di tornasole della condizione economica delle famiglie, sono ancora al palo con +0,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Rispetto ai valori pre-crisi del febbraio 2008, poi, si è ancora sotto del 30% (-29,8%) per la produzione di beni durevoli, una voragine da colmare. In 11 anni si è perso quasi un quinto della produzione totale, -19,2%” conclude Dona.

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Allarme per la produzione di riso

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Il 2019 si prospetta un anno, in cui la scarsa disponibilità di neve sulle montagne comporterà di utilizzare al meglio la poca risorsa idrica disponibile; in Piemonte, l’indicazione dei principali enti consortili (Associazione Irrigazione Ovest Sesia, Associazione Irrigazione Est Sesia, Consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese) è di tornare all’irrigazione tradizionale almeno per quest’anno (la tecnica della “pesta” nei terreni bibuli), operando le pratiche agricole, che consentono la sommersione delle risaie già nel mese di aprile, non posticipandola a periodi, in cui la disponibilità d’acqua potrebbe essere ancora minore.Il rischio che si corre, infatti, è la possibilità davvero elevata che nel mese di luglio non ci sia acqua sufficiente per consentire al riso di completare il ciclo produttivo.
La pianura di Vercelli, Novara e della Lomellina ( vi si coltiva oltre il 90% della produzione risicola italiana, che rappresenta il 50% di quella europea) è un contesto unico al mondo (il cosiddetto “lago a quadretti”), caratterizzato da una rete di canali così fitta e tecnicamente virtuosa da essere considerata patrimonio ambientale.
Le quantità d’acqua prelevata dai fiumi è pari a circa 280 metri cubi al secondo. Nel pieno della stagione irrigua, una volta completata la sommersione delle risaie, la portata effettivamente distribuita ammonta in realtà ad oltre 390 metri cubi al secondo su una superficie di circa 250.000 ettari. Questa “moltiplicazione” della disponibilità idrica è dovuta al fatto che la rete dei canali, con la naturale pendenza dei terreni e l’ interconnessione tra acque superficiali e sotterranee, consente il riutilizzo per più volte delle stesse acque con l’ulteriore effetto di accumulare nella falda freatica grandi volumi d’acqua che, in lento movimento durante l’estate, raggiungono i fiumi, dai quali è stata prelevata, svolgendo una funzione di “riserva” fondamentale per l’intera pianura padana.
Intanto resta critica anche la situazione del lago Maggiore, il cui livello è di soli 16 centimetri sopra lo zero idrometrico, pari a meno del 20 % della capacità di invaso .
Tornando al riso la crescente diffusione della semina “a file interrate” agevola l’attività degli agricoltori nelle prime fasi di vita del riso, ma richiede la disponibilità di un grande quantitativo idrico da distribuire, verso la fine del mese di maggio, quasi contemporaneamente alla prima bagnatura del mais.Questa nuova tecnica colturale non garantisce però la fase di “accumulo” e la risorsa idrica disponibile potrebbe quindi non essere sufficiente per consentire la copertura irrigua di tutto il comprensorio.Con la “semina interrata” si rischia così di alterare la complessità e la particolarità di un sistema irriguo unico, che necessita invece di tutela e di strumenti speciali da parte delle Istituzioni per garantire un servizio pubblico fondamentale anche in termini ambientali.“Le giovani generazioni chiedono, attraverso i “#FridayForFuture”, maggiore impegno nel contrasto ai cambiamenti climatici. Anche per questo, l’innovazione continua nel settore risicolo deve trovare un punto di equilibrio tra nuove tecniche di coltivazione, disponibilità idriche ed esigenze ambientali” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).“L’esempio delle risaie – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – dimostra la sapienza agricola di trattenere le acque; oggi quella esperienza si chiama Piano Nazionale degli Invasi: al Governo chiediamo di accelerare le procedure per poter aprire i primi 30 cantieri e contestualmente finanziare una nuova tranche di progetti definitivi ed esecutivi, che i Consorzi di bonifica hanno approntato, forti dell’attuale decisiva importanza di un’antica esperienza.”

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La produzione dell’olio in Italia è in calo

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

La crisi che sta attraversando la produzione dell’olio (- 36,9% secondo i dati ISTAT relativi al 2018) sta mettendo in ginocchio uno degli alimenti cardine del made in Italy e dell’intera cucina mediterranea. Come è noto – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – a pregiudicare gravemente la produzione dello scorso anno è stata la diffusione del batterio della Xylella in Puglia, ma questo non significa che nel resto del Paese la situazione del comparto olivicolo non vivesse gravi difficoltà.
Un aspetto di cui bisogna necessariamente tenere conto – continua Tiso – è che la tutela dell’olio rappresenta diversi elementi fondanti della cultura italiana: tra cui la valorizzazione delle tipicità territoriali, la salvaguardia della genuinità degli alimenti e la tutela dell’agricoltura contadina e familiare. Come Confeuro – conclude Tiso – crediamo fermamente che il rilancio della produzione dell’olio d’oliva non sia un’opzione, ma un obbligo storico e culturale per un brand come quello italiano; ed è per questo che, dopo il piano per debellare la Xylella, auspichiamo l’approvazione di una strategia che coinvolga e rilanci l’intero settore olivicolo.

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Calo di produzione di olio extravergine italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

“Per l’evo italiano il 2018 è stato un anno nero e l’incubo peggiore potrebbe finire sulle tavole degli italiani. Secondo i dati di Coldiretti, si registra un calo del 65%, dovuto alle avverse condizioni climatiche che hanno messo a repentaglio il raccolto. A farne le conseguenze sono anche i consumatori. La minaccia sarebbe rappresentata da olio extra-comunitario, venduto a prezzi troppo bassi, realizzati con olive non italiane e di qualità inferiore. Ciò di per sé rappresenta una minaccia al Made in Italy che è opportuno bloccare facendo attenzione alle etichette”.A parlare è Savino Muraglia, produttore di olio da cinque generazioni nel frantoio di famiglia, e presidente di Coldiretti Puglia, che a proposito del calo di produzione chiarisce: “L’anno scorso su 500.000 Tonnellate di evo prodotto, 200.000 erano prodotte in Puglia, seguita da Calabria e Sicilia. Si spera che l’anno prossimo sia migliore, ma il gelo di quest’anno ha causato gravi danni a diverse piante, soprattutto in Puglia, nel barese. Questo comporta che anche il raccolto dei prossimi tre anni potrebbe essere minacciato”.

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Calo della produzione industriale in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a settembre scende dello 0,2% su base mensile e sale dell’1,3% su base annua.”Dati negativi! Unica magra consolazione è che, dopo due cali tendenziali consecutivi, si registri un incremento della produzione annua, anche se il rialzo si deve al comparto dell’energia. I beni di consumo, infatti, vera cartina di tornasole della condizione delle famiglie, scendono dello 0,8%, e quelli durevoli precipitano del 4,6%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se poi confrontiamo i dati di oggi con quelli pre-crisi del settembre 2007, la produzione industriale è ancora inferiore del 20,3%, ossia si è perso un quinto della produzione. I beni di consumo durevoli hanno una voragine record da colmare, un gap del 33,2 per cento. Va meglio per i beni di consumo non durevoli, anche se permane una distanza del 7,7 per cento” ” conclude Dona.

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Industria: produzione giugno +0,5% su mese, +1,7% su anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a giugno sale dello 0,7% su base mensile e del 2,1% su base annua.”Bene che, dopo i continui sali e scendi, ci siano stati due mesi consecutivi di rialzi, ma non basta! A giugno, infatti, siamo solo tornati sullo stesso livello di marzo e l’indice destagionalizzato è ancora inferiore rispetto a dicembre 2017. Insomma, siamo ben lontani dall’aver imboccato un percorso positivo di crescita, che è quello che servirebbe al Paese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, infatti, si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del giugno 2008, la produzione industriale è ancora inferiore del 17,1% ed i beni di consumo durevoli hanno una voragine da colmare, un gap del 32,4 per cento. Va meglio per i beni di consumo non durevoli, anche se permane una distanza del 5,1 per cento” conclude Dona.

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Industria conciaria: il 2017 torna positivo con la produzione +6,1%

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

“Un solido dinamismo e la rafforzata dimensione internazionale. La vocazione innovativa. L’attenzione all’ambiente che si traduce nell’impegno per la sostenibilità.”. Con queste parole il presidente di Unic Gianni Russo ha avviato questa mattina l’Assemblea Generale dell’associazione e ha presentato il rebranding in UNIC – Concerie Italiane. “Un naming – ha spiegato Russo – che rappresenta un sigillo di qualità e testimonia la leadership globale della pelle italiana, che ha chiuso un 2017 positivo. La produzione complessiva è cresciuta del 6,1% in volume (129 milioni di metri quadri di pelli finite; 11 mila tonnellate di cuoio suola) e dell’1,8% in valore, attestandosi sui 5,1 miliardi di euro”.
Numeri, ha affermato il Presidente di Unic, che “confermano ancora una volta solidità e forza” di un settore composto da 1.213 aziende e 17.746 addetti (il 20% dei quali è donna), che, dopo un biennio caratterizzato da lievi decrementi, torna in area positiva e continua a investire in sostenibilità “oltre il 4% del proprio fatturato annuale, cioè più di 200 milioni di euro. Nel 2002 erano la metà.” La sostenibilità per Unic è ormai da anni una priorità per il settore. “Giocando d’anticipo, – ha dichiarato Russo- abbiamo soddisfatto le richieste dei brand internazionali, grazie all’impegno sinergico tra i diversi anelli della filiera. Assicuriamo alla clientela prodotti trasparenti e tracciabili. La sicurezza chimica e ambientale è un must per le aziende conciarie italiane. Più di metà del fatturato è realizzato da imprese certificate, la ricerca e l’innovazione mirata ci hanno permesso di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua, energia, prodotti chimici. Più di tre quarti dei rifiuti aziendali sono destinati a recupero.”
Il segno complessivamente positivo del 2017 appare legato alla domanda proveniente dalla clientela automotive e dai produttori di pelletteria (entrambe in crescita a doppia cifra). In lievissimo aumento anche la calzatura, che si conferma primo utilizzo dei nostri materiali, seppur con una quota ormai inferiore al 40% del totale.Le esportazioni di pelli conciate, che l’anno scorso sono state pari a oltre 3,8 miliardi €ur ed hanno raggiunto 120 Paesi, hanno mostrato un aumento dello 0,5% in valore. Tra i principali Paesi esteri di destinazione, si segnala il ritorno al rialzo delle spedizioni italiane (in valore) verso l’area cinese, tornate in territorio positivo (+3%) dopo un biennio difficile. L’andamento delle esportazioni, che interrompe il trend lievemente negativo che aveva caratterizzato il 2015 e il 2016, rappresenta una conferma di quanto il contributo dei mercati esteri risulti da tempo fortemente maggioritario e abbia superato, negli ultimi anni, il 75% del totale della produzione. Nel 1992 la quota era pari al 35%. La crescita in tutti i più importanti indicatori congiunturali ha portato l’industria conciaria italiana ad incrementare ulteriormente i propri primati internazionali. I conciatori italiani sono infatti primi nella classifica mondiale dei maggiori produttori, con una quota in valore pari al 20% del totale globale (addirittura 65% nell’area UE), e dei maggiori esportatori, dato che il 27% delle pelli finite complessivamente esportate nel mondo ha origine italiana.

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Industria: produzione aprile -1,2% su mese, +1,9% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale ad aprile cala dell’1,2% su base mensile e sale dell’1,9% su base annua.”Dati negativi. Il Paese è di nuovo fermo. A parte i beni strumentali, infatti, si registrano cali congiunturali in tutti i raggruppamenti. Ci preoccupa, in particolare, la diminuzione dell’1,3% dei beni di consumo, -2,1% per i durevoli, segno che i consumi delle famiglie sono sempre al palo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se poi consideriamo che rispetto a 10 anni fa c’è ancora una abisso da colmare, è chiaro che il calo diventa ancora più preoccupante. Se si confrontano i dati di oggi con quelli dell’aprile 2008, infatti, la produzione è ancora inferiore del 21,1% ed i beni di consumo durevoli hanno un gap rispetto ai valori pre-crisi del 29,4 per cento. Va meglio per i beni di consumo non durevoli, anche se permane una distanza dell’8,3 per cento” conclude Dona.

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ILVA: rischi per la salute restano a livelli non tollerabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Bruxelles. Anche rispettando tutti gli standard ambientali previsti, i rischi per la salute dei residenti di Taranto non si ridurrebbero sostanzialmente, affermano i deputati della commissione petizioni.
Secondo la relazione approvata martedì, sulla missione conoscitiva a Taranto effettuata lo scorso 18 e 19 luglio da una delegazione della commissione PETI (petizioni) per incontrare i vertici dell’ILVA e dell’ENI e visitare gli impianti, anche qualora le suddette aziende applicassero tutte le misure preventive previste dalla legge, i rischi per la salute dei residenti nelle zone limitrofe rimarrebbero a livelli non accettabili.Secondo i deputati, non ci sarebbero le condizioni necessarie per permettere un incremento della produzione a più di 8.5 milioni di tonnellate annue, così come proposto dall’azienda. Contrariamente, si raccomanda un limite produttivo di 6 milioni di tonnellate, limite che dovrebbe rimanere in vigore fino a che l’azienda non metterà in atto tutte le misure precauzionali per prevenire i danni ambientali.
Nel testo si sottolinea poi come l’ILVA non abbia rispettato gli obblighi ambientali né le scadenze imposte dal governo Italiano per ridurre l’impatto sul territorio, ad esempio non adottando le misure necessarie per proteggere la salute dei cittadini, come la copertura dei parchi minerali.I deputati hanno più volte denunciato come i dati esposti dai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI siano stati spesso in contrasto con quelli presentati da cittadini firmatari della petizione, oltre alla poca trasparenza degli organi nazionali e locali, responsabili dei controlli per la salute pubblica e l’ambiente.Spetterebbe proprio a tali organi e ai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI il dovere di rinstaurare la fiducia dei cittadini nei loro piani ambientali e nei loro progetti industriali e promuovere un dialogo per coinvolgerli in tutte le decisioni che riguarderanno la loro qualità di vita.Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli e 2 contrari.

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Dobbiamo dimezzare la produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

In Europa la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) deve facilitare la transizione dal modello degli allevamenti intensivi a forme di agricoltura e di allevamento ecologiche.
“La Politica Agricola Comune ci sta spingendo verso un baratro di insostenibilità. Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di CO2, di inquinamento dell’aria e dell’acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici” afferma Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. “L’Italia e l’Unione europea devono garantire che l’imminente riforma della PAC acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali”.
Tre animali su quattro allevati in Europa sono tenuti in un ristretto numero di grandi allevamenti intensivi, mentre i piccoli produttori hanno ridotto il loro bestiame del 50 per cento.Se non affrontiamo rapidamente la questione, il contributo dell’agricoltura alle emissioni di gas serra nel 2050 potrebbe arrivare al 52 per cento delle emissioni totali. Il 70 per cento di questo contributo è previsto proprio dai settori della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari. In Europa gli allevamenti contribuiscono già alle emissioni di gas serra per il 12-17 per cento. Inoltre gli allevamenti contribuiscono all’inquinamento dell’acqua, in particolare con azoto e fosforo, e dell’aria, soprattutto con emissioni di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5).
Non meno gravi gli impatti sanitari: per l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) la resistenza agli antibiotici è “una delle maggiori minacce alla salute umana”. Un rapporto congiunto EFSA/ECDC conferma la presenza negli animali allevati di batteri che hanno sviluppato resistenza ad antibiotici di importanza cruciale. E l’Italia è seconda solo alla Spagna in Unione europea per uso di antibiotici negli allevamenti.
“La necessità di ridurre domanda e offerta di prodotti di origine animale è ormai il pensiero dominante nella comunità scientifica. Solo una significativa riduzione del consumo di carne e latticini ci garantirà un sistema agroalimentare adatto per il futuro, a beneficio degli esseri umani e del Pianeta” afferma il professor Pete Smith, Università di Aberdeen, che ha preso parte ai lavori dell’IPCC (Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici).

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Decreto biometano, CIC: finalmente Italia pronta a produrlo e commercializzarlo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“Un decreto che finalmente darà la possibilità all’Italia di investire su un prodotto innovativo come il biometano: le aziende italiane sono pronte da tempo e finalmente ora avranno la possibilità di produrlo e commercializzarlo. Con la firma del Ministero dello Sviluppo Economico otteniamo il pezzo mancante per la reale attivazione del biometano”.Così Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori (CIC), commentando i decreti per la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale che sono stati firmati venerdì 2 marzo al Ministero dello Sviluppo Economico.”Una bella notizia che arriva all’indomani del parere positivo espresso sul decreto biometano dalla Commissione Europea”. Il decreto prevede un sistema di supporto alla filiera della produzione di biometano come carburante avanzato di 4,7 miliardi di euro tra il 2018 e il 2022 per gli impianti che entreranno in esercizio.”Questo decreto costituisce un altro passo per la valorizzazione del rifiuto organico in Italia, valorizzazione che già avviene con la produzione di compost ed ora si aggiunge un altro possibile prodotto, il biometano destinato all’autotrazione, tassello importante per la transizione del nostro Paese verso fonti di carburante rinnovabile e maggiormente rispettoso dell’ambiente. Si consideri che dall’umido proveniente dalla raccolta differenziata di ogni cittadino si può produrre biometano sufficiente a percorrere 100 km: questo è un esempio concreto di economia circolare”, aggiunge Centemero. Il decreto che promuove l’uso del biometano servirà anche all’Italia per raggiungere l’obiettivo del 10% al 2020 del consumo di energie rinnovabili nel settore dei trasporti.”Il nostro Paese potrà finalmente provare a giocare un ruolo di primo piano a livello continentale nella produzione di carburanti sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Oggi esiste già un’azienda italiana associata al CIC che produce su scala industriale il biometano da rifiuti organici. Ci potrebbero essere da subito una quindicina di altre imprese pronte a produrre biometano”, aggiunge Alessandro Canovai, Presidente del Consorzio Italiano Compostatori.Il CIC stima che se tutta la frazione umida dei rifiuti urbani fosse riciclata negli impianti dedicati, si potrebbe generare un quantitativo di biometano più che sufficiente ad alimentare le flotte di mezzi destinati alla raccolta di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti.Inoltre, sul fronte dei trasporti, un veicolo a biometano ha le stesse emissioni di un veicolo elettrico alimentato interamente a energia prodotta da fonte eolica, ovvero 5 gC02eq/Km, il 97% in meno di un analogo veicolo alimentato a benzina. In più, per i motori alimentati a metano e biometano sono praticamente assenti le emissioni di particolato (-90/95% rispetto al gasolio) e gli ossidi di azoto sono ridotti del 50%.

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Industria: produzione ferma a novembre

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a novembre segna una variazione nulla su base mensile e sale del 2,2% su base annua.”Il Paese ancora arranca. La produzione è nuovamente ferma, dopo i segnali di miglioramento di ottobre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I beni di consumo, pur salendo del 3% su base annua, scendono dello 0,7% su base mensile. Insomma, dati ancora altalenanti ed una ripresa insufficiente rispetto a quella che servirebbe per tornare ai valori pre-crisi” prosegue Dona. “Infatti, rispetto a 10 anni fa, c’è ancora un abisso da colmare. Se si confrontano i dati di oggi con quelli del novembre 2007, la produzione è ancora inferiore del 18,8%, ed i beni di consumo durevoli, che rispetto ad un anno fa registrano la migliore performance, +8,7%, hanno ancora un gap rispetto ai valori pre-crisi del 28,4 per cento, una voragine record” conclude Dona.

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Miele: prodotto d’eccellenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

mieleTornareccio (Ch) Il miele di coriandolo di Apicoltura Luca Finocchio è testimone d’eccellenza tra i prodotti chiamati a rappresentare il meglio dell’enogastronomia Made in Italy. Lo ha decretato la commissione di GourmArte 2017, la rassegna con sottotitolo “Custodi, maestri, esploratori e interpreti del gusto” che si svolgerà a Bergamo a inizio dicembre, ideata da Elio Ghisalberti per identificare e valorizzare i prodotti enogastronomici eccellenti interpretati dalla creatività e dalle sapienti mani dei migliori chef in circolazione. A Luca Finocchio, così, è stato assegnato il riconoscimento di Esploratore del Gusto, in virtù proprio della bontà del suo miele di coriandolo. Così, l’azienda di Tornareccio continua a fare incetta di premi e ora, grazie a GourmArte, è riuscita a far apprezzare un suo miele nell’impegnativa e selettiva Lombardia, terra di grande tradizione culinaria.
Intanto, per l’ennesimo anno consecutivo sono state diverse le Gocce d’Oro assegnate ai mieli di Luca miele1Finocchio nell’ambito dello storico concorso Grandi Mieli d’Italia Premio “Giulio Piana”, la cui cerimonia di premiazione si svolge oggi (domenica 17 settembre) a Castel San Pietro Terme (Bologna): due Gocce d’Oro ai mieli di arancio, melata e acacia, una Goccia d’Oro a quelli di coriandolo e girasole.
“Siamo particolarmente fieri del premio ottenuto a GourmArte di Bergamo – commenta Luca Finocchio – perché, ancora una volta, inserisce il nostro miele tra le eccellenze del Made in Italy: siamo contenti, dunque, di rappresentare anche noi il meglio della tradizione enogastronomica italiana nel mondo. E, come sempre, rendono merito al nostro miele le Gocce d’Oro di Castel San Pietro Terme: averle ricevute per tanti anni di seguito vuol dire che l’eccellenza dei nostri prodotti non è occasionale ma è la cifra stabile del nostro lavoro. E ora aspettiamo i nostri clienti e gli appassionati del “nettare degli Dei” a Tornareccio Regina di Miele, la rassegna che si svolgerà sabato 23 e domenica 24 settembre nel nostro paese”. (foto: miele)

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