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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘produzione’

Industria: produzione giugno +0,5% su mese, +1,7% su anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 agosto 2018

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a giugno sale dello 0,7% su base mensile e del 2,1% su base annua.”Bene che, dopo i continui sali e scendi, ci siano stati due mesi consecutivi di rialzi, ma non basta! A giugno, infatti, siamo solo tornati sullo stesso livello di marzo e l’indice destagionalizzato è ancora inferiore rispetto a dicembre 2017. Insomma, siamo ben lontani dall’aver imboccato un percorso positivo di crescita, che è quello che servirebbe al Paese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, infatti, si confrontano i dati di oggi con quelli pre-crisi del giugno 2008, la produzione industriale è ancora inferiore del 17,1% ed i beni di consumo durevoli hanno una voragine da colmare, un gap del 32,4 per cento. Va meglio per i beni di consumo non durevoli, anche se permane una distanza del 5,1 per cento” conclude Dona.

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Industria conciaria: il 2017 torna positivo con la produzione +6,1%

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

“Un solido dinamismo e la rafforzata dimensione internazionale. La vocazione innovativa. L’attenzione all’ambiente che si traduce nell’impegno per la sostenibilità.”. Con queste parole il presidente di Unic Gianni Russo ha avviato questa mattina l’Assemblea Generale dell’associazione e ha presentato il rebranding in UNIC – Concerie Italiane. “Un naming – ha spiegato Russo – che rappresenta un sigillo di qualità e testimonia la leadership globale della pelle italiana, che ha chiuso un 2017 positivo. La produzione complessiva è cresciuta del 6,1% in volume (129 milioni di metri quadri di pelli finite; 11 mila tonnellate di cuoio suola) e dell’1,8% in valore, attestandosi sui 5,1 miliardi di euro”.
Numeri, ha affermato il Presidente di Unic, che “confermano ancora una volta solidità e forza” di un settore composto da 1.213 aziende e 17.746 addetti (il 20% dei quali è donna), che, dopo un biennio caratterizzato da lievi decrementi, torna in area positiva e continua a investire in sostenibilità “oltre il 4% del proprio fatturato annuale, cioè più di 200 milioni di euro. Nel 2002 erano la metà.” La sostenibilità per Unic è ormai da anni una priorità per il settore. “Giocando d’anticipo, – ha dichiarato Russo- abbiamo soddisfatto le richieste dei brand internazionali, grazie all’impegno sinergico tra i diversi anelli della filiera. Assicuriamo alla clientela prodotti trasparenti e tracciabili. La sicurezza chimica e ambientale è un must per le aziende conciarie italiane. Più di metà del fatturato è realizzato da imprese certificate, la ricerca e l’innovazione mirata ci hanno permesso di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua, energia, prodotti chimici. Più di tre quarti dei rifiuti aziendali sono destinati a recupero.”
Il segno complessivamente positivo del 2017 appare legato alla domanda proveniente dalla clientela automotive e dai produttori di pelletteria (entrambe in crescita a doppia cifra). In lievissimo aumento anche la calzatura, che si conferma primo utilizzo dei nostri materiali, seppur con una quota ormai inferiore al 40% del totale.Le esportazioni di pelli conciate, che l’anno scorso sono state pari a oltre 3,8 miliardi €ur ed hanno raggiunto 120 Paesi, hanno mostrato un aumento dello 0,5% in valore. Tra i principali Paesi esteri di destinazione, si segnala il ritorno al rialzo delle spedizioni italiane (in valore) verso l’area cinese, tornate in territorio positivo (+3%) dopo un biennio difficile. L’andamento delle esportazioni, che interrompe il trend lievemente negativo che aveva caratterizzato il 2015 e il 2016, rappresenta una conferma di quanto il contributo dei mercati esteri risulti da tempo fortemente maggioritario e abbia superato, negli ultimi anni, il 75% del totale della produzione. Nel 1992 la quota era pari al 35%. La crescita in tutti i più importanti indicatori congiunturali ha portato l’industria conciaria italiana ad incrementare ulteriormente i propri primati internazionali. I conciatori italiani sono infatti primi nella classifica mondiale dei maggiori produttori, con una quota in valore pari al 20% del totale globale (addirittura 65% nell’area UE), e dei maggiori esportatori, dato che il 27% delle pelli finite complessivamente esportate nel mondo ha origine italiana.

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Industria: produzione aprile -1,2% su mese, +1,9% su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Secondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale ad aprile cala dell’1,2% su base mensile e sale dell’1,9% su base annua.”Dati negativi. Il Paese è di nuovo fermo. A parte i beni strumentali, infatti, si registrano cali congiunturali in tutti i raggruppamenti. Ci preoccupa, in particolare, la diminuzione dell’1,3% dei beni di consumo, -2,1% per i durevoli, segno che i consumi delle famiglie sono sempre al palo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se poi consideriamo che rispetto a 10 anni fa c’è ancora una abisso da colmare, è chiaro che il calo diventa ancora più preoccupante. Se si confrontano i dati di oggi con quelli dell’aprile 2008, infatti, la produzione è ancora inferiore del 21,1% ed i beni di consumo durevoli hanno un gap rispetto ai valori pre-crisi del 29,4 per cento. Va meglio per i beni di consumo non durevoli, anche se permane una distanza dell’8,3 per cento” conclude Dona.

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ILVA: rischi per la salute restano a livelli non tollerabili

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Bruxelles. Anche rispettando tutti gli standard ambientali previsti, i rischi per la salute dei residenti di Taranto non si ridurrebbero sostanzialmente, affermano i deputati della commissione petizioni.
Secondo la relazione approvata martedì, sulla missione conoscitiva a Taranto effettuata lo scorso 18 e 19 luglio da una delegazione della commissione PETI (petizioni) per incontrare i vertici dell’ILVA e dell’ENI e visitare gli impianti, anche qualora le suddette aziende applicassero tutte le misure preventive previste dalla legge, i rischi per la salute dei residenti nelle zone limitrofe rimarrebbero a livelli non accettabili.Secondo i deputati, non ci sarebbero le condizioni necessarie per permettere un incremento della produzione a più di 8.5 milioni di tonnellate annue, così come proposto dall’azienda. Contrariamente, si raccomanda un limite produttivo di 6 milioni di tonnellate, limite che dovrebbe rimanere in vigore fino a che l’azienda non metterà in atto tutte le misure precauzionali per prevenire i danni ambientali.
Nel testo si sottolinea poi come l’ILVA non abbia rispettato gli obblighi ambientali né le scadenze imposte dal governo Italiano per ridurre l’impatto sul territorio, ad esempio non adottando le misure necessarie per proteggere la salute dei cittadini, come la copertura dei parchi minerali.I deputati hanno più volte denunciato come i dati esposti dai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI siano stati spesso in contrasto con quelli presentati da cittadini firmatari della petizione, oltre alla poca trasparenza degli organi nazionali e locali, responsabili dei controlli per la salute pubblica e l’ambiente.Spetterebbe proprio a tali organi e ai dirigenti dell’ILVA e dell’ENI il dovere di rinstaurare la fiducia dei cittadini nei loro piani ambientali e nei loro progetti industriali e promuovere un dialogo per coinvolgerli in tutte le decisioni che riguarderanno la loro qualità di vita.Il testo è stato approvato con 25 voti favorevoli e 2 contrari.

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Dobbiamo dimezzare la produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

In Europa la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) deve facilitare la transizione dal modello degli allevamenti intensivi a forme di agricoltura e di allevamento ecologiche.
“La Politica Agricola Comune ci sta spingendo verso un baratro di insostenibilità. Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di CO2, di inquinamento dell’aria e dell’acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici” afferma Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. “L’Italia e l’Unione europea devono garantire che l’imminente riforma della PAC acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali”.
Tre animali su quattro allevati in Europa sono tenuti in un ristretto numero di grandi allevamenti intensivi, mentre i piccoli produttori hanno ridotto il loro bestiame del 50 per cento.Se non affrontiamo rapidamente la questione, il contributo dell’agricoltura alle emissioni di gas serra nel 2050 potrebbe arrivare al 52 per cento delle emissioni totali. Il 70 per cento di questo contributo è previsto proprio dai settori della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari. In Europa gli allevamenti contribuiscono già alle emissioni di gas serra per il 12-17 per cento. Inoltre gli allevamenti contribuiscono all’inquinamento dell’acqua, in particolare con azoto e fosforo, e dell’aria, soprattutto con emissioni di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5).
Non meno gravi gli impatti sanitari: per l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) la resistenza agli antibiotici è “una delle maggiori minacce alla salute umana”. Un rapporto congiunto EFSA/ECDC conferma la presenza negli animali allevati di batteri che hanno sviluppato resistenza ad antibiotici di importanza cruciale. E l’Italia è seconda solo alla Spagna in Unione europea per uso di antibiotici negli allevamenti.
“La necessità di ridurre domanda e offerta di prodotti di origine animale è ormai il pensiero dominante nella comunità scientifica. Solo una significativa riduzione del consumo di carne e latticini ci garantirà un sistema agroalimentare adatto per il futuro, a beneficio degli esseri umani e del Pianeta” afferma il professor Pete Smith, Università di Aberdeen, che ha preso parte ai lavori dell’IPCC (Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici).

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Decreto biometano, CIC: finalmente Italia pronta a produrlo e commercializzarlo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“Un decreto che finalmente darà la possibilità all’Italia di investire su un prodotto innovativo come il biometano: le aziende italiane sono pronte da tempo e finalmente ora avranno la possibilità di produrlo e commercializzarlo. Con la firma del Ministero dello Sviluppo Economico otteniamo il pezzo mancante per la reale attivazione del biometano”.Così Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori (CIC), commentando i decreti per la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale che sono stati firmati venerdì 2 marzo al Ministero dello Sviluppo Economico.”Una bella notizia che arriva all’indomani del parere positivo espresso sul decreto biometano dalla Commissione Europea”. Il decreto prevede un sistema di supporto alla filiera della produzione di biometano come carburante avanzato di 4,7 miliardi di euro tra il 2018 e il 2022 per gli impianti che entreranno in esercizio.”Questo decreto costituisce un altro passo per la valorizzazione del rifiuto organico in Italia, valorizzazione che già avviene con la produzione di compost ed ora si aggiunge un altro possibile prodotto, il biometano destinato all’autotrazione, tassello importante per la transizione del nostro Paese verso fonti di carburante rinnovabile e maggiormente rispettoso dell’ambiente. Si consideri che dall’umido proveniente dalla raccolta differenziata di ogni cittadino si può produrre biometano sufficiente a percorrere 100 km: questo è un esempio concreto di economia circolare”, aggiunge Centemero. Il decreto che promuove l’uso del biometano servirà anche all’Italia per raggiungere l’obiettivo del 10% al 2020 del consumo di energie rinnovabili nel settore dei trasporti.”Il nostro Paese potrà finalmente provare a giocare un ruolo di primo piano a livello continentale nella produzione di carburanti sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Oggi esiste già un’azienda italiana associata al CIC che produce su scala industriale il biometano da rifiuti organici. Ci potrebbero essere da subito una quindicina di altre imprese pronte a produrre biometano”, aggiunge Alessandro Canovai, Presidente del Consorzio Italiano Compostatori.Il CIC stima che se tutta la frazione umida dei rifiuti urbani fosse riciclata negli impianti dedicati, si potrebbe generare un quantitativo di biometano più che sufficiente ad alimentare le flotte di mezzi destinati alla raccolta di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti.Inoltre, sul fronte dei trasporti, un veicolo a biometano ha le stesse emissioni di un veicolo elettrico alimentato interamente a energia prodotta da fonte eolica, ovvero 5 gC02eq/Km, il 97% in meno di un analogo veicolo alimentato a benzina. In più, per i motori alimentati a metano e biometano sono praticamente assenti le emissioni di particolato (-90/95% rispetto al gasolio) e gli ossidi di azoto sono ridotti del 50%.

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Industria: produzione ferma a novembre

Posted by fidest press agency su sabato, 13 gennaio 2018

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a novembre segna una variazione nulla su base mensile e sale del 2,2% su base annua.”Il Paese ancora arranca. La produzione è nuovamente ferma, dopo i segnali di miglioramento di ottobre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I beni di consumo, pur salendo del 3% su base annua, scendono dello 0,7% su base mensile. Insomma, dati ancora altalenanti ed una ripresa insufficiente rispetto a quella che servirebbe per tornare ai valori pre-crisi” prosegue Dona. “Infatti, rispetto a 10 anni fa, c’è ancora un abisso da colmare. Se si confrontano i dati di oggi con quelli del novembre 2007, la produzione è ancora inferiore del 18,8%, ed i beni di consumo durevoli, che rispetto ad un anno fa registrano la migliore performance, +8,7%, hanno ancora un gap rispetto ai valori pre-crisi del 28,4 per cento, una voragine record” conclude Dona.

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Miele: prodotto d’eccellenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

mieleTornareccio (Ch) Il miele di coriandolo di Apicoltura Luca Finocchio è testimone d’eccellenza tra i prodotti chiamati a rappresentare il meglio dell’enogastronomia Made in Italy. Lo ha decretato la commissione di GourmArte 2017, la rassegna con sottotitolo “Custodi, maestri, esploratori e interpreti del gusto” che si svolgerà a Bergamo a inizio dicembre, ideata da Elio Ghisalberti per identificare e valorizzare i prodotti enogastronomici eccellenti interpretati dalla creatività e dalle sapienti mani dei migliori chef in circolazione. A Luca Finocchio, così, è stato assegnato il riconoscimento di Esploratore del Gusto, in virtù proprio della bontà del suo miele di coriandolo. Così, l’azienda di Tornareccio continua a fare incetta di premi e ora, grazie a GourmArte, è riuscita a far apprezzare un suo miele nell’impegnativa e selettiva Lombardia, terra di grande tradizione culinaria.
Intanto, per l’ennesimo anno consecutivo sono state diverse le Gocce d’Oro assegnate ai mieli di Luca miele1Finocchio nell’ambito dello storico concorso Grandi Mieli d’Italia Premio “Giulio Piana”, la cui cerimonia di premiazione si svolge oggi (domenica 17 settembre) a Castel San Pietro Terme (Bologna): due Gocce d’Oro ai mieli di arancio, melata e acacia, una Goccia d’Oro a quelli di coriandolo e girasole.
“Siamo particolarmente fieri del premio ottenuto a GourmArte di Bergamo – commenta Luca Finocchio – perché, ancora una volta, inserisce il nostro miele tra le eccellenze del Made in Italy: siamo contenti, dunque, di rappresentare anche noi il meglio della tradizione enogastronomica italiana nel mondo. E, come sempre, rendono merito al nostro miele le Gocce d’Oro di Castel San Pietro Terme: averle ricevute per tanti anni di seguito vuol dire che l’eccellenza dei nostri prodotti non è occasionale ma è la cifra stabile del nostro lavoro. E ora aspettiamo i nostri clienti e gli appassionati del “nettare degli Dei” a Tornareccio Regina di Miele, la rassegna che si svolgerà sabato 23 e domenica 24 settembre nel nostro paese”. (foto: miele)

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Industria: produzione marzo -+0,4 su mese, +2,8% su anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 maggio 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a marzo sale dello 0,4% rispetto a febbraio e del 2,8% rispetto a marzo 2016, nei dati corretti per effetto di calendario. “Dati positivi, ma una rondine non fa primavera. Bisogna attendere per capire se si tratta di un’inversione di tendenza o se è la solita alternanza tra dati positivi e negativi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In particolare, è una buona notizia la ripresa dei beni di consumo durevoli, +2% su base mensile e +4,3% su base annua. Una novità, se si pensa che dal 2008 ad oggi, sono crollati del 30,6%” prosegue Dona. Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, infatti, dal marzo 2008 ad oggi, a fronte di un calo del 21,9% della produzione industriale complessiva, i beni di consumo durevoli sono precipitati del 30,6%. Più contenuto il calo dei beni di consumo non durevoli, -9,2 per cento.

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Istat industria: dal 2008 beni durevoli -40,1%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 marzo 2017

istatSecondo i dati resi noti dall’Istat, la produzione industriale a gennaio diminuisce del 2,3% rispetto a dicembre e dello 0,5% rispetto a gennaio 2016, nei dati corretti per effetto di calendario.”Dopo i dati molto positivi di dicembre, si assiste all’ennesima inversione di tendenza, che attesta come l’Italia non sia affatto uscita dal tunnel della crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“In particolare ci preoccupa il crollo su base annua dei beni di consumo durevoli, scesi del 5,7%. E’ la dimostrazione che le famiglie si possono permettere solo la spesa di tutti i giorni e sono costrette a rinviare gli acquisti dei beni più costosi” conclude Dona.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, dal gennaio 2008 ad oggi la produzione dei beni di consumo durevoli ha registrato un tracollo del 40,1%, a fronte di una riduzione della produzione industriale del 23,1%. Più moderata la diminuzione dei beni di consumo non durevoli, scesi del 12,2 per cento.

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Vino veneto: La quarta potenza mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

vino veneto.pngCon una produzione di 13.040.000 quintali di uva il Veneto si conferma, anche quest’anno, prima regione italiana per produzione di uva da vino, segnando un +4% rispetto al 2015. Di questi, ben 8.064.000 quintali, i due terzi, diventano vino a Denominazione di Origine (DOC e DOCG), mentre 3.869.000 quintali sono trasformati in vini a Indicazione Geografica Tipica (IGT). Dati alla mano, ciò significa che la nostra regione si posiziona addirittura al 4° posto nella classifica mondiale dei maggiori esportatori di vino in termini di valore e al 6° per quantità. Davanti solo le tre corazzate vitivinicole mondiali, ovvero Francia, Italia (Veneto incluso) e Spagna; dietro tutti gli altri Paesi della top ten: Cile, Australia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Argentina, Portogallo e Sudafrica.
Il quadro con i dati definitivi ufficiali della vendemmia 2016 e l’analisi dei mercati internazionali del vino è stato presentato oggi a Lonigo-VI, presso la Cantina dei Colli Berici-Collis Group, in occasione dell’ormai “storico” terzo appuntamento del Trittico Vitivinicolo voluto da Regione, Avepa e Veneto Agricoltura-Europe Direct.
“Quello raggiunto dal Veneto vitivinicolo – ha sottolineato l’Assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – è un risultato straordinario che premia i nostri viticoltori e l’intera filiera. Quindi, bene la produzione, bene il sistema che è stato creato e che è diventato modello non solo per altre regioni ma anche per altri paesi. La strada intrapresa è quella giusta. Continuiamo a spingere. La Regione sarà sempre vicina ai produttori”. Parole che hanno soddisfatto i tanti produttori e operatori del comparto presenti. Del resto, i numeri illustrati oggi a Lonigo parlano da soli e sono cifre in costante crescita. “Tra i tanti aspetti interessanti e che meritano di essere sottolineati – ha ricordato Alberto Negro, direttore della Agenzia regionale Veneto Agricoltura – vi è quello della qualità: ormai il 90% del vino veneto è riconosciuto dai marchi DOC, DOCG e IGT, una situazione, questa, che si è capovolta nell’arco degli ultimi quindici anni”. Più in dettaglio, i tecnici regionali hanno delineato un comparto non solo in piena salute ma anche in costante crescita. Grazie all’acquisizione dei diritti d’impianto da altre regioni è aumentata la superficie vitata, che complessivamente nel Veneto supera gli 87mila ettari, con Treviso (36.583) e Verona (28.502) che fanno la parte del leone. Per quanto riguarda la produzione, la vendemmia 2016 ha superato i 13 milioni di quintali, dei quali oltre 5.394 milioni prodotti in provincia di Treviso e 4.633 in provincia di Verona. A seguire Vicenza (1.237 mln di quintali), Venezia (oltre 936.000), Padova (oltre 811.000), Rovigo (15.000) e Belluno (11.600). Di conseguenza, dall’ultima vendemmia sono stati ottenuti ben 10.208.920,51 milioni di ettolitri di vino di cui, come si è detto, costituiti per il 90% da vino a Denominazione di Origine, con il Prosecco imperatore assoluto del Veneto, seguito da Conegliamo-Valdobbiadene Prosecco, Valpolicella, Soave, Bardolino, Venezia, Bianco di Custoza, Asolo-Prosecco, Colli Berici.

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“Open day sulla produzione del Miele”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

Miele (3)Borgo Piave (LT) Mercoledì 21 Settembre presso l’Istituto Tecnico Superiore Bio Campus Fondazione Bio Campus di Borgo Piave(LT) un incontro sulla smielatura.Tutti conoscono il miele pronto, invasettato ed etichettato presente negli scaffali dei negozi, ma non tutti sanno quali tipi di lavorazione e quali processi sono necessari per portare il miele, dalle arnie piene di api agli scaffali di un supermercato.
A partire dalle ore 10.00 sotto la supervisione del Prof. Antonio Lo Iacono, esperto in Apicoltura, sarà possibile assistere alle operazioni di “smielatura” ovvero il processo di estrazione del miele dai favi. L’incontro sarà occasione per conoscere meglio la vita delle api e tutte le fasi della produzione del miele dai melari al vasetto.
L’Istituto Tecnico Superiore Bio Campus è una scuola di Latina che propone percorsi biennali nel campo dell’Agricoltura Biologica e la Ristorazione di qualità. Già dallo scorso anno scolastico i suoi allievi sono stati coinvolti in un progetto sull’Apicoltura, grazie al quale hanno potuto affrontare in prima persona alcune delle fasi tipiche della produzione e lavorazione del miele: dall’installazione delle arnie, alla smielatura degli alveari fino al confezionamento.
Con l’Open Day si vuole estendere e presentare al di fuori della realtà scolatistica la funzione delle api e la loro importanza per il territorio e per chi lo abita valorizzando uno dei prodotti, il miele, fiore all’occhiello delle nostre campagne, risultato del paziente lavoro degli apicoltori in un territorio che vanta varietà e ricchezze uniche al mondo.L’incontro è gratuito e a numero chiuso, è necessaria la prenotazione.

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Annata olearia 2016 in Sicilia: drastico calo della produzione un po’ ovunque

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2016

olio olivamanfredi barberaL’annata olearia 2016 in Sicilia nasconde insidie e lascia sul terreno lunghe ombre. “Anche se – dice Tino Cavarra di Terraliva a Buccheri in provincia di Siracusa, premiato anche con il nostro premio Best in Sicily – azzardare previsioni è davvero difficile”.
Già, perché questo è forse il momento più delicato per gli alberi di ulivo. Perché una grandinata improvvisa (e in Sicilia in queste ore se ne stanno verificando) può distruggere il frutto. Una pioggia può essere benefica, “ma guai se dovesse piovere durante il periodo di raccolta”, dice Cavarra. Quindi ok alle piogge di soccorso, “no alle irrigazioni volontarie solo per far ingrossare il frutto”, spiega Cavarra.
Manfredi Barbera, uno dei più importanti produttori di olio in Italia con base a Custonaci in provincia di Trapani è preoccupato: “Ci metterei la firma se mi dicessero che quest’anno riuscirei a fare la metà dell’olio prodotto lo scorso anno”, dice. Il 2016, per Barbera, non sembra essere dei migliori. “E’ incredibile come nella stessa zona abbia riscontrato alberi carichi di olive e alberi completamente senza frutto. Per non parlare poi di qualche chiaro segnale di tignola e la presenza di mosche che non mi fanno dormire sonni sereni”.
Non si parla certo del disastro di due anni fa, come non si può ipotizzare un’annata “incredibile” come quella dello scorso anno. “Ma non voglio pensare solo negativo – dice Barbera – In fondo meno quantità di olive non vuol dire per forza meno quantità di olio. E’ già successo che le olive abbiano una resa maggiore: e quindi con meno chili fai la stessa quantità di olio. La qualità? Quella non mi preoccupa, qui in Sicilia si fanno sempre buone cose”. Proprio sulla qualità punta sempre Cavarra: “Monitoriamo costantemente i nostri uliveti e non c’è traccia di mosca – dice – Questo perché siamo in collina e a queste altezze è difficile trovarle. Sulla qualità non mi sbilancio. Lo vedremo al frantoio. Ma non voglio fare il catastrofista. Spero solo che non piova nel periodo della raccolta e che, magari, venga qualche pioggerella in questi giorni, anche se i nostri alberi sono abituati alla siccità”.
“Dalle prime stime calcolo una perdita del 70 per cento della produzione – dice Epifanio Gullo dei frantoi Gullo ad Aliminusa, in provincia di Palermo noto per il suo extravergine Terre senz’Acqua – ma ho paura anche per la qualità che non mi sembra eccellente. L’attacco della mosca è stato determinante. Noi non facciamo trattamenti e quindi raccogliamo solo quello che rimarrà. Lo scorso anno è stata un’annata mai vista e ci aspettavamo un calo. Ma fare i conti con la realtà può diventare difficile”. (fonte: cronachedigusto.it) (foto: olio oliva, manfredi barbera)

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Industria: produzione a giugno -1% anno, secondo calo 2016

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2016

industria chimicaSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a giugno registra il secondo calo tendenziale consecutivo dall’inizio del 2016, -1% dal -0,6% di maggio. “Si aggrava il calo tendenziale della produzione industriale. Ci preoccupa, in particolare, il crollo annuo dei beni di consumo che precipitano del 2,1%. Una caduta che, a differenza di maggio, riguarda sia i beni durevoli (-2,8%) che quelli non durevoli (-2%). E’ un campanello di allarme che indica che i consumi delle famiglie, che si erano già bloccati nel primo trimestre 2016 rispetto al quarto trimestre 2015, ora, nel secondo trimestre 2016 stanno addirittura scendendo” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”A settembre il Governo dovrà pesantemente rivedere le sue fantasiose previsioni di crescita. Ecco perché, se vogliamo evitare manovre correttive, è indispensabile passare dagli annunci di improbabili riduzioni di tasse ad una politica fiscale che si limiti a cambiare la composizione delle entrate e delle uscite, puntando su investimenti e salvaguardia del potere d’acquisto del ceto medio” conclude Dona.

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Industria: produzione -0,6% a maggio, primo calo 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale frena a maggio e registra il primo calo tendenziale dall’inizio del 2016, -0,6%. “E’ significativo il divario che c’è tra l’aumento dei beni di consumo durevoli, che registrano un +1,4% nei dati corretti per gli effetti di calendario ed i beni di consumo non durevoli, che scendono dell’1,1%. Dimostra che solo le famiglie più abbienti sono tornate ad acquistare, ma solo perché dopo 8 anni di mancati acquisti, dal 2007 al 2014, c’è la necessità di rinnovare il parco dei beni durevoli, come auto ed elettrodomestici, fortemente deterioratisi nel corso della crisi. Insomma i beni durevoli sono giunti alla fine del loro ciclo di vita e si è ora giunti al periodo naturale di sostituzione. Per la maggioranza degli italiani, invece, i consumi scendono, la crisi prosegue e non si vede la luce alla fine del tunnel. Fino a che le famiglie non torneranno a consumare, la produzione non potrà salire. Ecco perché urge una riforma fiscale” commenta Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Produzione europea mangimi 2015, in leggero aumento

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

mangimiNel 2015, la produzione europea di mangimi ha raggiunto 157,3 milioni di tonnellate, registrando una crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Lo comunica la Fefac (European Feed Manufacturers’ Federation), che sottolinea il ruolo di leader del settore occupato dagli alimenti destinati al settore avicolo.Dai dati Fefac emerge come nel 2015 la produzione di mangimi per bovini sia scesa dello 0,7%; diminuzione in parte compensata dall’aumento degli alimenti per suini, cresciuti dello 0,6%. L’incremento più significativo si riscontra nella produzione di mangimi per il settore avicolo con un aumento dell’1,2%.La crescita produttiva non ha avuto riflessi sull’aumento dei prezzi, che sono rimasti sui livelli del 2014. Ciò dipende da una buona produzione cerealicola in Europa e dalle abbondanti forniture mondiali di farine di semi oleosi, soprattutto di farina di soia. Questi fattori hanno compensato, in qualche modo, il ribasso delle quotazioni delle carni suine, la cui produzione è invece aumentata di quasi il 4% nel 2015.La produzione di mangimi per il settore avicolo ha continuato a crescere anche nel 2015, confermando la posizione di primo comparto dell’industria mangimistica europea. Tale crescita è sostenuta da un aumento pro capite del consumo di carne avicola (+ 2,7%), in particolare di carne di pollo (+ 4%).Polonia e Spagna hanno messo a segno la crescita produttiva più elevata: intorno al +4%. La Germania, dopo aver registrato un incremento per cinque anni consecutivi, ha riportato un calo della produzione pari al 2,9%. Il Regno Unito è arretrato ancor di più con una riduzione del 4%, dovuta principalmente ai cattivi risultati del settore avicolo. Francia e Paesi Bassi non presentano variazioni di rilievo. L’Italia conferma la quinta posizione a livello di produzione.“È una competizione, quella europea, in cui la mangimistica italiana dimostra tutta la sua qualità di prodotto e di sistema. Il ruolo della nostra associazione – sottolinea Il Segretario Generale Lea Pallaroni – è proprio quello di promuovere l’industria mangimistica e di evidenziare gli alti standard di produzione a garanzia della filiera alimentare dei prodotti di origine animale. La zootecnia italiana può avere ancora margini di crescita e il nostro lavoro è favorire queste sue potenzialità”.

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Industria: produzione marzo ferma

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a marzo 2016 la produzione industriale registra una variazione nulla su febbraio ed una crescita dello 0,5% (dati corretti per gli effetti di calendario) rispetto a marzo 2015.
“Il Paese è ancora fermo e andrebbe data una forte spinta per farlo ripartire. Su base mensile quasi tutti i comparti registrano una diminuzione. Ci preoccupa, in particolare, il dato negativo relativo ai beni di consumo che segna un -0,7%. Persino i beni durevoli, che a febbraio avevano mostrato segni di maggiore dinamismo, scendono dello 0,9%. Se a questo aggiungiamo quanto manca per tornare ai valori precrisi, ecco che il quadro negativo è completo” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, infatti, da marzo 2007 a marzo 2016 il calo della produzione industriale è stato del 24,7%. Il record negativo spetta ai beni di consumo durevoli, la cui produzione precipita del 35,1%. Meglio va ai beni di consumo non durevoli che, nello stesso periodo di riferimento, scendono del 15,2%.
Nel confronto tra marzo 2015 e 2016, dati grezzi, solo i beni strumentali ed i beni di consumo durevoli segnano una variazione positiva, rispettivamente del 4,3% e dello 0,8%. Precipitano, invece, i beni di consumo non durevoli, -4,5%. Anche l’indice generale, pur positivo per i dati corretti per gli effetti di calendario (+0,5%), scende dello 0,4% per quanto riguarda i dati grezzi.

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Istat industria: dal 2008 produzione -23,4%

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2016

produzione-industrialeSecondo i dati resi noti dall’Istat, a febbraio la produzione industriale diminuisce dello 0,6% su gennaio e sale dell’1,2% (dati corretti per gli effetti di calendario) rispetto a febbraio 2015. “L’andamento altalenante tra dato congiunturale e tendenziale dimostra che l’Italia, nonostante tutti i principali parametri macroeconomici siano orami positivi dallo scorso anno, non è ancora uscita dalla crisi. Non bastano gli zero virgola, infatti, per dare slancio alla nostra economia, specie se si considera la strada che manca per tornare ai valori precrisi” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, dal febbraio 2007 al febbraio 2016 il calo della produzione industriale è stato del 19,8%. Dal 2008 al 2016 il crollo è addirittura del 23,4%. Il record negativo spetta ai beni di consumo durevoli, la cui produzione precipita, dal febbraio 2008 ad oggi, del 34,6%. Meglio va ai beni di consumo non durevoli che, nello stesso periodo di riferimento, scendono dell’11,8%.
Positivo, invece, il confronto tra il febbraio 2015 ed il 2016: +5,2% la produzione (dati grezzi), +8,1% i beni strumentali e +4,4% i beni di consumo durevoli. negativo solo il dato dell’Energia, -2,4%.
“Insomma, quello che conta davvero è quanti anni ci metteremo per tornare ai valori della produzione industriale precrisi. E per questo occorre che sia i dati congiunturali che i tendenziali siano e restino a lungo positivi” ha concluso Dona.

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Yokohama Rubber annuncia importanti aggiornamenti che riguardano le proprie attività ambientali

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2016

YokohamaIn primis, Yokohama Tire Manufacturing Virginia LLC, la filale americana che produce pneumatici vettura e light truck a Salem, ha ottenuto il risultato “zero landfill”, ovvero l’abbattimento degli scarti destinati alla discarica. Tutti i rifiuti della fabbrica, che siano essi provenienti dalla produzione o meno, sono indirizzati al riutilizzo, al recupero energetico o al riciclo.
L’impatto ambientale di questa sede è quindi oggi pari a zero, con grande soddisfazione del direttore della medesima e della casa madre giapponese. Questo nuovo risultato dimostra lo sforzo di ogni ramo di Yokohama Rubber nel perseguire una Social Corporate Responsibility sana e costante, capace di rendere le attività Yokohama sempre più sostenibili. Una seconda importante attività in ambito green riguarda l’impianto produttivo in Thailandia. Yokohama Tire Manufacturing Co. LTD è sempre stata fin dalla fondazione particolarmente attiva sul fronte ambientale. Nel 2013 l’azienda ha iniziato uno studio sulla biodiversità della fauna che popola il terreno circostante, seguendone lo sviluppo concomitante alla propria attività produttiva. Il monitoraggio continuerà anche nei prossimi mesi, per valutare se nuove colonie di insetti o animali raggiungeranno l’area. Maggiore sarà la biodiversità, maggiore sarà il contributo che la fabbrica avrà dato all’ambiente, capace così di accogliere specie animali sempre più numerose e diverse. Solo un ambiente sano, ricco e non inquinato può infatti offrire queste condizioni, e Yokohama Tire Manufacturing Co. LTD. sta perseguendo questo obiettivo.
Queste nuove attività dimostrano che Yokohama Rubber sta impiegando tutte le proprie risorse per realizzare fino in fondo la sua mission: offrire prodotti altamente tecnologici, rispettosi dell’ambiente e che possano contribuire a migliorare la vita delle persone.
(foto: Yokohama)

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Mundipharma e Medical Developments International annunciano una nuova alleanza per la commercializzazione di Penthrox® in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

200509288-001Cambridge, Regno Unito e Victoria, Australia, 28 Settembre 2015 – Mundipharma International Corporation Limited (Mundipharma) e Medical Developments International Limited (ASX:MVP) hanno annunciato nei giorni scorsi di aver concluso un accordo di licenza, sviluppo e commercializzazione in Europa per Penthrox® (metossiflurano a basso dosaggio), un dispositivo di inalazione per l’analgesia in emergenza controllata dal paziente.Mundipharma sarà titolare dei diritti esclusivi sul prodotto in 39 mercati europei, tra cui Francia, Germania, Italia e Spagna. Il lancio del prodotto nei primi Paesi potrebbe avvenire già nel 2016, a seguito dell’ottenimento delle approvazioni per la registrazione, la determinazione del prezzo e i regimi di rimborso.L’accordo getta le basi per una collaborazione strategica tra le due aziende, che farà leva sulle potenzialità specifiche di entrambe: la vasta e lunga esperienza maturata a livello globale da Mundipharma nel trattamento del dolore e le sue solide capacità commerciali integreranno le competenze di MVP nella produzione e nell’ambito delle soluzioni terapeutiche di emergenza.
Commentando la nuova alleanza, l’Amministratore Delegato di MVP John Sharman ha affermato: “Mundipharma condivide la nostra visione per Penthrox® ed è impegnata per lo sviluppo del prodotto in Europa. Inoltre, Mundipharma ha il profilo e la capacità finanziaria adeguati per promuovere le vendite più efficacemente e rapidamente di quanto potremmo fare con le nostre risorse. Mundipharma non si limiterà a commercializzare il prodotto, ma avrà un ruolo attivo nell’ulteriore sviluppo di Penthrox per le applicazioni cliniche attuali e future”.Kate Hurtig, Responsabile dell’area Dolore di Mundipharma International, ha dichiarato: “Mundipharma può vantare una solida tradizione nella gestione del dolore ed è costantemente impegnata a promuovere nuove opzioni terapeutiche in questo campo. Con questa alleanza potremo ampliare il nostro portafoglio prodotti nell’area dell’analgesia in emergenza e confidiamo di avanzare rapidamente nel processo di sviluppo e commercializzazione di Penthrox in Europa, al fine di massimizzare il successo del prodotto. Siamo entusiasti di poter collaborare con Medical Developments International e delle prospettive di crescita offerte da questa collaborazione”. Penthrox® (metossiflurano a basso dosaggio) è un analgesico non narcotico destinato all’autosomministrazione per via inalatoria finalizzata alla riduzione in emergenza del dolore moderato o severo associato a traumi, consentendo il passaggio dalla fase di dolore acuto a un livello di analgesia stabile. Penthrox® è attualmente registrato e commercializzato in 10 Paesi in tutto il mondo, tra cui Australia, Sudafrica e Nuova Zelanda. Inoltre, è già stato sottoposto, o sta per essere sottoposto, all’esame delle Autorità regolatorie in: Hong Kong, Iran, Israele, Malesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Singapore e Taiwan.La rete di consociate indipendenti Mundipharma comprende aziende private e joint venture operanti nei mercati farmaceutici di tutto il mondo. Il network Mundipharma è presente in 51 paesi con oltre 7.800 addetti in tutto il mondo. Queste aziende mirano a offrire ai pazienti i vantaggi di opzioni farmacologiche innovative nelle seguenti aree terapeutiche principali: terapia del dolore, oncologia, patologie respiratorie e infiammatorie. Attraverso innovazione, progettazione e acquisizione, la rete di consociate indipendenti Mundipharma offre importanti trattamenti per rispondere ai bisogni più urgenti di pazienti, professionisti dell’healthcare e sistemi sanitari di tutto il mondo.

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