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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘produzione’

-13%, ancora a scendere la produzione per le aziende artigiane manifatturiere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

CNA Lombardia sta interloquendo costantemente e positivamente con i vertici di Regione in merito alle più opportune azioni di ristoro e di rilancio del tessuto economico del territorio. In questo senso, il Presidente di CNA Lombardia, Daniele Parolo, non riesce a nascondere la preoccupazione:“Il sovraccarico di spesa sanitaria derivante dall’emergenza pandemica, se affrontato con i soli fondi di Regione Lombardia, rischia di sottrarre a lungo risorse disponibili per la ricostruzione e la crescita, proprio nel momento del bisogno.” Il conto pagato dai lombardi all’emergenza Covid 19 è salatissimo, sia in termini di vite umane sia in termini di perdita di competitività. Come evidenziato anche dalle recenti analisi congiunturali, la produzione per le aziende artigiane manifatturiere scende su base tendenziale del 13%. L’indice della produzione industriale si attesta ai livelli del 2010. Il vero e proprio “buco” del Covid, con una sospensione “per decreto” del gioco offerta – domanda, ha dilapidato in due mesi e mezzo 7 anni di moderata crescita. “Colpisce molto come le politiche economiche definite finora non tengano conto della situazione delle aree più colpite dalla pandemia e dai suoi impatti economici e sociali: proprio partendo da qui, da un supporto ai Territori più colpiti e dalla locomotiva d’Italia, possiamo fare davvero gli interessi del Paese”, commenta il Segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda, mentre il Presidente Parolo rilancia con forza: “Non possiamo più aspettare. Serve mettere in campo il massimo di solidarietà tra gli stakeholder e il massimo di collaborazione tra i differenti livelli istituzionali e di Governo per costruire politiche dedicate”.

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Eurostat: aprile crollo record produzione industriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

Ad aprile, secondo i dati Eurostat, crolla la produzione industriale in Europa. Rispetto a marzo: -17,1% nella zona euro e -17,3% nell’Ue-27. L’Italia, con un calo congiunturale del 19,1%, si colloca apparentemente in una discreta posizione, in decima, dopo Ungheria (-30,5%), al primo posto di questa classifica negativa, Romania (-27,7%) e Slovacchia (-26,7%) in terza posizione e, soprattutto, meglio di Germania (-21%) e Francia (-20,3%), appena due punti percentuali in più rispetto all’Eurozona (-17,1%).
“Peccato che sia solo un effetto ottico. Se, infatti, al calo di aprile sommiamo anche quello di marzo, ecco che purtroppo l’Italia registra in due mesi, marzo e aprile, la peggiore performance in Europa, con un crollo record del 42,1%, contro una media dell’Eurozona del 27%, 15,1 punti percentuali in più, il 56% in più” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.In seconda posizione la Slovacchia (-41,6%) e sullo scalino più basso del podio il Lussemburgo (-41,1%). Tutti gli altri paesi stanno sotto la soglia degli anta. La Francia è in sesta posizione con -33,4% mentre la Germania è in nona con -29,5%, contro una media dell’Eurozona di -27% e dell’ Ue di -26,4%.”Insomma, uno tsunami si è abbattuto sull’Italia e sulle nostre imprese e il nostro Paese resta la Cenerentola d’Europa. La speranza è che questo dato dipenda solo dal fatto che siamo stati i primi ad andare il lockdown e che ora ci sia un immediato rimbalzo, maggiore rispetto al resto d’Europa” conclude Dona.

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Confindustria: produzione industria -33,8% su anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Secondo le stime di Confindustria, a maggio la produzione industriale diminuisce del 33,8% (dati grezzi) rispetto ad un anno prima, dopo il -44,3% rilevato in aprile.”Una Caporetto! Anche se c’è un rimbalzo tecnico apparentemente notevole rispetto ad aprile, si tratta solo di un effetto ottico dovuto ai bassi livelli del mese precedente. Il punto vero, è che il crollo su base annua resta superiore a quello avuto nell’anno buio del 2009″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Considerando, infatti, i dati corretti per gli effetti di calendario, mentre oggi Confindustria registra una caduta, rispetto a maggio 2019, del 29,6%, a maggio 2009 c’era stata una riduzione annua del 21,7%, inferiore del 26,7%. Insomma, anche se a maggio le cose vanno meglio di aprile, non c’è da essere allegri” conclude Dona.

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Eurostat: Italia record crollo produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Secondo i dati Eurostat, a marzo la produzione industriale scende, rispetto al mese precedente, dell’11,3% nell’Eurozona e del 10,4% nell’Ue. “Come per le vendite al dettaglio, l’Italia è al primo posto in Europa anche per la caduta della produzione industriale. Con un crollo su base mensile del 28,4%, registriamo una diminuzione pari a più di due volte e mezza l’Eurozona (+151,3%), che segna una flessione dell’11,3%, più di una volta e mezzo nei confronti della Francia (+73,2%), che si classifica al terzo posto con un -16,4% (al secondo la Slovacchia con -20,3%)” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Uno tsunami maggiore anche rispetto al tracollo avuto nell’anno più buio dal Dopoguerra, ossia nel 2009. In termini assoluti, infatti, la produzione italiana è attualmente inferiore del 23,4% rispetto a marzo 2009. In termini relativi, la diminuzione annua registrata tra marzo 2020 e marzo 2019, pari al 29,3% è superiore a quella che si era verificata tra marzo 2009 e marzo 2008, quando ci fu un tonfo della produzione del 25,9%” prosegue Dona. “La speranza è che questo record negativo dipenda dal fatto che l’Italia è stata la prima in Europa ad essere colpita dal Coronavirus e ad aver chiuso negozi e industrie. Certo non potremo mai recuperare il gap con il resto dell’Europa, se ora saremo anche gli ultimi a riaprire e ad uscire dal lockdown. Per questo urge una Fase 3” conclude Dona.

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Fondo per produzione prototipi videogiochi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

“La creazione, presso il MISE, del Fondo First Playable Fund rappresenta per il gaming un primo – importante – passo a sostegno di un settore in continua ascesa e con incredibili e costanti margini di crescita” – commenta così Luca De Dominicis, Presidente e Fondatore dell’Accademia Italiana Videogiochi, la proposta del Ministero dello Sviluppo Economico della creazione del “Fondo per la produzione di prototipi di videogiochi”, in vista della predisposizione dei prossimi prossimi decreti per la Ripartenza (DL Maggio, DL Rilancio).Il Fondo prevederebbe una dotazione iniziale di 10 milioni di euro per sostenere le fasi di concezione e pre-produzione dei videogiochi, tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto.“Il settore videoludico non attiene esclusivamente alla sfera del divertimento e dell’intrattenimento, ma annette a sé aspetti relativi alla didattica e all’apprendimento immersivo. La game industry intercetta esperti di programmazione, grafica, artisti e molti altri professionisti altamente specializzati che hanno bisogno di sostegno economico per realizzare qui in Italia prodotti di eccellenza per il settore dell’entertainment, e non solo” – prosegue De Dominicis. “Siamo convinti che in questa fase la nostra industria debba essere al centro dei programmi di governo, affinché possa disporre di risorse per sviluppare progetti e continuare a investire sempre più in innovazione. Per questo ringraziamo il Sottosegretario al MISE, Mariella Liuzzi, per la proposta, e Marco Bellezza, AD di Infratel e consigliere per l’innovazione del Ministro dell’Economia Stefano Patuanelli, per il costante supporto allo sviluppo del nostro settore, nella speranza che sia solamente la prima di una serie di interventi per far realmente crescere il nostro comparto in Italia”, conclude il Presidente.

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Produzione vini siciliani

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

Palermo. L’Universo Vino è il risultato delle scelte che i viticoltori hanno fatto a partire da 8.000 anni fa: la stratificazione delle esperienze ha prodotto i vini che oggi conosciamo e la distribuzione dei vitigni nei territori più vocati. Nel 1800, Re Ferdinando IV incaricò l’esperto Felice Lioy, intendente della palermitana Commenda della Magione, di migliorare la qualità dei vini siciliani. Il Lioy, attraverso prove e studi, cominciò separare i grappoli in base alla qualità, sperimentò una macchina per “raspolare” (diraspare), fece costruire la Real Cantina Borbonica di Partinico e, cosa interessante, vinificò uve di vigneti nei dintorni della tenuta Cusumano di Ficuzza, in parte documentate nella Real Casina di Caccia di Ficuzza. «Questa storia ha alimentato la nostra curiosità – racconta Diego Cusumano, titolare, con il fratello Alberto, della cantina siciliana. – Come poteva essere il vino del Re? La composizione non è documentata, ma abbiamo immaginato: uve indigene, un unico Terroir, maturazione sulle fecce fini sino alla vendemmia successiva (in quanto le botti sarebbero servite per la nuova annata). Così, dopo qualche anno di sperimentazione è nato Salealto, un “vin du Terroir” di Ficuzza, ottenuto da Inzolia, Grillo e Zibibbo in parti uguali, vinificati separatamente poi affinati insieme».
Salealto richiama le caratteristiche del vino al palato e il terroir di produzione: 700 metri slm. Un vino unico, montanaro e mediterraneo allo stesso tempo. Luogo di produzione: Terre Siciliane IGT Tenuta Ficuzza, 700/800m slm – Piana degli Albanesi (PA) Annata 2018 con produzione di 5.000 bottiglie I vitigni. 1/3 Insolia, 1/3 Zibibbo, 1/3 Grillo. Vigneti allevati in collina ad una altitudine di 700/800m slm, con una densità di ceppi pari a 5.000 piante per ettaro e una resa pari a 60 quintali per ettaro.
La vinificazione. Raccolta manuale in cassette, macerazione in pressa a temperatura ambiente e successivo illimpidimento statico. Fermentazione in acciaio a 20°C, travaso ed assemblaggio dei vini, permanenza per circa 10 mesi sulle fecce fini e successivo affinamento in bottiglia. Come tutti i vini Cusumano, anche Salealto si avvale della certificazione SOStain/VIVA “Sustainable Wine”. Comune denominatore delle diversità e delle unicità dei vini Cusumano, infatti, è l’impegno per una viticoltura sostenibile che nasce dal sentimento e dall’obbligo etico di proteggere le risorse, limitandone lo spreco. Una ricerca che si traduce in azioni conformi al protocollo di SOStain, il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura siciliana, patrocinato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare, attraverso il progetto di sostenibilità V.I.V.A.
Fondata da Alberto e Diego Cusumano nel 2001 a Partinico dove ha sede, produce vini eleganti e identitari in cinque tenute: Ficuzza a Piana degli Albanesi in provincia di Palermo, San Giacomo a Butera (Caltanissetta), Presti e Pegni sulle colline di Monreale, Monte Pietroso a Monreale, San Carlo a Partinico (Palermo). Nel 2013 la famiglia Cusumano ha creato Alta Mora racchiudendo sotto un unico nuovo marchio le contrade di Guardiola, Pietramarina, Verzella, Feudo di Mezzo e Solicchiata sull’Etna. http://www.cusumano.it

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Industria: Istat, produzione febbraio, -1,2% su mese

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a febbraio scende dell’1,2% rispetto al mese precedente e del 2,4% su base annua.”Dati di un’altra era geologica, che comunque attestano che il rialzo di gennaio era solo un rimbalzo tecnico e che il Paese era già malridotto ben prima della catastrofe Coronavirus” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una caduta a febbraio che avrebbe comunque avuto pesanti ripercussioni sul Pil e portato l’Italia, con tutta probabilità, in recessione tecnica, indipendentemente dall’attuale emergenza, come attesta la caduta della produzione su base trimestrale, sia rispetto al trimestre precedente (-0,8%) che rispetto ad un anno prima (-1,3%)” prosegue Dona.”Se poi confrontiamo i dati di oggi con quelli del febbraio 2008, non si è ancora recuperato più di un quinto della produzione industriale (-20,9%). Ci domandiamo, quindi, se mai l’Italia potrà colmare questa voragine e tornare ai livelli pre-crisi di 12 anni fa, visto quanto sta ora accadendo nel mondo” conclude Dona.

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Energia: Tutelare gli impianti di produzione elettrica e termica

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

“In un momento così delicato per il nostro Paese, anche noi vogliamo dare il nostro contributo mettendo in campo le competenze professionali dei nostri associati. Proprio per questo, chiediamo al Governo che vengano mantenute operative tutte le attività della filiera che permette ai nostri impianti di produrre energia elettrica per gli italiani” dichiara Simone Tonon, Presidente di EBS – Associazione Energia Biomasse Solide.Il DPCM 22 Marzo 2020, infatti, inserisce tra le attività essenziali non solo la produzione di energia elettrica – individuando inequivocabilmente il codice ATECO 35 per il settore – ma anche le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività riportate nell’elenco ATECO, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali. Questa formulazione, però, per via della peculiarità del settore biomasse, sta creando non pochi problemi all’attività degli operatori coinvolti nella filiera di approvvigionamento del settore. L’Associazione, che proprio nei giorni scorsi ha scritto al Presidente del Consiglio Conte e ai Ministri Bellanova, Lamorgese e Patuanelli, chiede di introdurre nell’elenco già in vigore, i codici ATECO dei fornitori che erogano servizi funzionali all’attività produttiva ed in particolare la filiera di fornitura del combustibile, e, tra gli altri, evidenzia: codice 02, silvicoltura e utilizzo di aree forestali; codice 16.1, taglio e piallatura del legno; codice 46.73.10, commercio all’ingrosso di legname, semilavorati in legno e legno artificiale.“È importante intervenire per fare chiarezza sul fatto che tutta la filiera di produzione debba rientrare tra le attività consentite così da scongiurare qualsiasi tipo di problema dell’operatività dei nostri fornitori, attività che coinvolge oltre 5mila lavoratori. Il nostro servizio, la produzione di energia elettrica, che gode peraltro della priorità al dispacciamento nella rete di trasmissione nazionale, si poggia sulla filiera di approvvigionamento del combustibile, biomasse solide, e sulla filiera dei servizi necessari al mantenimento in efficienza del sistema produttivo, ovvero il personale di esercizio, la manutenzione, la fornitura dei prodotti e ricambi accessori alla produzione, la movimentazione dei materiali per la produzione di energia e l’evacuazione dei residui dei processi di produzione di energia. Quello che vogliamo evitare in tutti i modi – conclude Tonon – è l’esaurimento a breve della materia prima con conseguente blocco degli impianti di produzione di energia elettrica e termica”.

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Petrolio: Opec, accordo per riduzione produzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

I principali produttori di petrolio ad eccezione del Messico hanno concordato di ridurre la produzione in maggio e giugno di circa 10 milioni di barili al giorno.”Un accordo negativo per famiglie e imprese. Il crollo del prezzo del petrolio è quello che ha contribuito ad avere, nel secondo trimestre 2020, per il mercato tutelato, un calo delle bollette elettriche del 18,3% e del 13,5% per quanto riguarda il gas. Su base annua, per una famiglia tipo, significa 97 euro in meno per la luce e 140 euro per il gas. Un risparmio complessivo pari, quindi, a 237 euro” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Insomma è chiaro che c’è stato un crollo della domanda di greggio e che, quindi, il taglio della produzione è giustificato, ma è altrettanto vero che a fronte di una crisi economica mondiale senza precedenti, un basso costo dell’energia serve ad aiutare imprese e famiglie in un momento di grande difficoltà” conclude Vignola.

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Occorre tutelare la produzione e la lavorazione del latte di bufala

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

“Sul latte Bufalino sta scoppiando la crisi e il governo non può lasciare che siano inascoltate le richieste di uno dei settori produttivi più rappresentativi dell’agroalimentare italiano. Sono perfettamente d’accordo con l’associazione allevatori che ha già proposto al Ministero di riconvertire il denaro destinato al settore per il congelamento del latte nell’acquisto di prodotto trasformato. Il decreto Bellanova prevede che siano pagati 10 centesimi al litro per chi congela il latte prodotto, ma non è abbastanza. Non è possibile pensare che le aziende che oggi riscontrano un poderoso calo di vendite, causato dalla temporanea chiusura dei ristoranti, conservino latte fino alla fine dell’emergenza e che accantonino la produzione; questa sovrapproduzione di latte comporterebbe a breve uno squilibrio sul mercato, poiché il costo del latte si abbasserebbe di molto. E’ possibile invece immaginare di poter sostenere il settore con l’acquisto da parte dello Stato dei prodotti finiti, magari destinandoli ai bisognosi o alle mense dei militari al fine di tutelare le aziende senza misure straordinarie, scongiurando così una grave crisi in futuro, specialmente per le aziende più piccole. Ho quindi interrogato il Presidente del Consiglio dei ministri e il ministro Bellanova per chiedere che sia presto dato conto a R.I.S. Bufala di quanto richiesto nella lettera inviata loro il 2 aprile e che le proposte avanzate siano seriamente prese in considerazione dal governo”. E’ quanto ha dichiarato il deputato Luca De Carlo responsabile per il Made in Italy di Fratelli d’Italia.

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Produzione di mascherine allo sbaraglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Il Decreto Legge “Cura Italia” ha stanziato 50 milioni di euro, gestiti da Invitalia, da erogare in forma di finanziamenti agevolati o a fondo perduto, ad aziende che intendono produrre mascherine, anche chirurgiche. Contestualmente ha dato il via alla riconversione delle fabbriche per la produzione di mascherine. Chiunque le voglia produrre deve solo farne richiesta al Ministero della Salute, che non le certificherà come presidio medico, ma ne autorizzerà la produzione per necessità e per un tempo limitato.
Aziende di alta moda come Gucci, Prada e Valentino, come chiunque altro fosse dotato di macchina per cucire, si sono messi a produrre mascherine che però, a conti fatti, non offrono alcuna garanzia di protezione. D’altro canto il comma 2 dell’art. 16 del DL 18 del 17/03/2020 e la conseguente Circolare del Ministero della Salute del 18/03/2020 per il contenimento della diffusione del Covid-19, precisano che fino al temine dello stato di emergenza gli italiani sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE, prodotte in deroga alle vigenti leggi sulla immissione in commercio.“Il Ministero della Salute non ha dato alcuna indicazione sulle caratteristiche tecniche o delle linee guida dei materiali impiegati nella loro fabbricazione”spiega Michela Mechilli, imprenditrice e responsabile dell’area “Protezione Lavoro” dell’Agenzia nazionale per la prevenzione.“Le aziende sono allo sbaraglio permettendo loro l’autocertificazione, senza neppure un test di verifica post produzione”.

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Produzione intensiva di salvavita in ogni azienda

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

«Nonostante l’appello rivolto dalla Commissione UE a tutti i Paesi dell’Unione a oggi non c’è ancora un sistema univoco europeo per la gestione dei trasporti in particolare dei prodotti farmaceutici e sanitari in genere: le azioni totalmente diverse dei singoli stati membri e anche dei Paesi extra UE stanno causando numerosi problemi e le auspicate “green lanes” per il trasporto farmaceutico stanno funzionando a singhiozzi, creando non pochi problemi alle aziende».A fare il punto sulle criticità della supply chain del settore è Enrique Häusermann, presidente Assogenerici: «Le nostre aziende – spiega – stanno svolgendo un ruolo cruciale per la salute dei pazienti affetti da Covid-19, riuscendo a produrre e fornire in modo incessante in tutta Italia farmaci salvavita a costi accessibili ai medici delle Regioni impegnate nell’emergenza. E l’Unità di Crisi AIFA – che coopera costantemente con le associazioni industriali di settore – sta garantendo procedure snelle, rapide ed efficaci, come ad esempio l’importazione rapida di prodotti dall’estero, garantendo al contempo tutti i requisiti di qualità dei prodotti. L’importazione di 1,5 milioni di compresse di idrossiclorochina dagli USA, garantito da una delle nostre associate, è solo uno dei tanti esempi». A preoccupare non solo le aziende italiane, bensì tutto il comparto europeo, sono le barriere che ancora ostacolano la circolazione di beni essenziali come quelli afferenti alla filiera della salute.Per quanto riguarda il trasporto su strada, molte delle aziende di trasporto hanno creato un team italiano dedicato di autisti / trasportatori che assume il controllo dei rimorchi internazionali appena oltre i confini nazionali.Parzialmente risolta – ma comunque soggetta a grandi rallentamenti per i controlli di polizia sanitaria – la percorribilità al Brennero, restano numerose criticità legate alle scelte dei singoli Paesi in tema di gestione delle frontiere.Paesi come Croazia, Romania, Turchia rifiutano le spedizioni provenienti dall’Italia: in questo e in altri casi le procedure vengono elaborate tramite il Cross-Dock di Genk, in Belgio, con ovvi rallentamenti soprattutto per i camion non a pieno carico.In altri casi vengono imposte regole o procedure particolarmente restrittive ai conducenti dei mezzi: in Bielorussia i trasportatori stranieri possono utilizzare solo di aree selezionate per sosta, pasti e rifornimento; in Bulgaria l’operazione di transito e carico/scarico merci deve essere effettuata nelle 24 ore; il confine ungherese-sloveno resta chiuso e le spedizioni vengono reistradate tramite Belgio e Germania. Le autorità polacche hanno istituito un punto di unto di attraversamento per il passaggio rapido di camion con medicinali, ma per utilizzare è necessario inviare in anticipo i documenti del camion e dell’autista. La Lituania ridotto i valichi d’accesso sono accettate solo merci di importazione con destinazione Lituania.

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Castelli: “Bene aziende che convertono produzione”

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

“Bene le iniziative di tutte le aziende private che hanno deciso di convertire la produzione, lo stiamo incentivando come Governo e in alcuni casi lo stanno facendo anche le Regioni. Serve remare tutti nella stessa direzione, senza bandierine.Il flusso di approvvigionamento sarà continuo anche dall’estero. Solo domenica sono arrivate 6 milioni di mascherine e a partire da mercoledì, dalla Cina, ne arriveranno 20 milioni a settimana, del contratto di 100 milioni. La nostra Diplomazia, con il Ministro Di Maio, sta facendo un grandissimo lavoro per reperire materiale sanitario. Stiamo lavorando su tutti i fronti”.Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo ad Agorà su Rai 3.

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Ue: a gennaio nessun rimbalzo produzione industriale

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Per la Commissione Ue, che ha limato al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia, la fiducia nell’industria è migliorata a gennaio, ma non suggerisce ancora un rimbalzo imminente nella produzione industriale.”La Commissione Ue smentisce le previsioni del Governo. Proprio oggi il ministro Gualtieri ha dichiarato che tutti gli indicatori danno per gennaio una situazione di ripresa e che la produzione industriale sarebbe salita. “Parliamo di un rimbalzo a gennaio” ha dichiarato oggi il ministro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Naturalmente ci auguriamo che il ministro abbia ragione e la Commissione Ue torto. Lo vedremo. Certo, guardando al grafico della produzione industriale, il crollo di dicembre non è incoraggiante. Pur scontando l’effetto ponte connesso al posizionamento di venerdì 27 dicembre, stimabile in 3 punti percentuali, la produzione scende comunque in termini tendenziali dell’1,3% e non c’è un solo raggruppamento in territorio positivo. Quanti ai settori di attività economica, si salvano solo la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’industria alimentare (+2,9%) e le altre industrie (+1,1%). Un po’ pochino per essere ottimisti” conclude Dona.

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Industria: Istat, -1,3% produzione 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a dicembre scende del 2,7% rispetto a novembre, mentre nella media del 2019 cala dell’1,3% rispetto al 2018.”Peggio di così non poteva andare. Anche se l’Istat, nel dare nei giorni scorsi il calo congiunturale del Pil del quarto trimestre, -0,3%, aveva già in parte considerato i dati preliminari della produzione in suo possesso, è evidente che il crollo reso noto oggi è così sconfortante che diventa difficile immaginare un’inversione di tendenza del Pil per il primo trimestre 2020. L’Italia, quindi, torna in recessione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non c’è un solo raggruppamento, dai beni di consumo ai beni intermedi, in territorio positivo, né rispetto a novembre né rispetto a dicembre 2018, mentre il trimestre registra una diminuzione dell’1,4%” prosegue Dona.
“Se poi consideriamo che si è perso quasi un quinto della produzione industriale rispetto ai valori pre-crisi, il quadro è completo. Dal 2019 al 2007 l’industria segna un -19%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 12 anni fa è del 28,6%, quasi un terzo. Un abisso!” conclude Dona.

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Preoccupanti dati sulla produzione del miele

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

“Sono preoccupanti i dati della produzione di miele italiano, che registrano un calo medio tra il 50 ed il 70% e con punte che toccano l’85%. L’incremento delle importazioni dalla Cina, alle quali si aggiungono quelle di miele argentino, ungherese e romeno, aggravano la situazione dei 60 mila produttori italiani. Fratelli d’Italia farà tutto il possibile per tutelare un comparto così importante per il Made in Italy. Lo faremo non solo per la difesa di un prodotto italiano, ma anche per tutelare la salute dei cittadini. Il miele cinese infatti, al contrario di quello che italiano, è composto per il 70% da zuccheri e solo per il 30% da miele “naturale”. Quello italiano, invece, viene prodotto nel rispetto delle più avanzate normative settoriali, quello cinese con materie di scarsa qualità, allungato con zuccheri industriali, in un contesto di concorrenza sleale. Con i colleghi Caretta e De Carlo, difenderemo i produttori e la salute dei consumatori. E’ tempo che vengano applicati i “Dazi di Civiltà”, la proposta di Giorgia Meloni affinché in tutto il mondo vengano rispettati i lavoratori e le regole di salvaguardia delle produzioni”. Lo dichiara Monica Ciaburro, deputato di Fratelli d’Italia e componente della commissione Agricoltura della Camera.

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Industria: Istat, produzione novembre,-0,6% su anno

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a novembre scende dello 0,6% su base annua.”Il Paese arretra. Ennesimo tonfo della produzione, con pericolose ripercussioni sul Pil. L’impercettibile rialzo su base mensile non basta certo a compensare il nono calo consecutivo su base annua o la riduzione dell’1,1% registrata da gennaio a novembre in termini tendenziali” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un quadro sconfortante se consideriamo che non solo si è perso quasi un quinto della produzione industriale rispetto ai valori pre-crisi, dal novembre 2007, infatti, l’industria segna un -19,5%, ma la situazione è peggiorata anche ad appena due anni fa, ossia a novembre 2017, con un gap da colmare del 3,4%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 12 anni fa è del 27,3%. Una voragine!” conclude Dona.

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Crollata del 70% la produzione delle api

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Le api non stanno bene e questa è una cattiva notizia per tutti. I cambiamenti climatici che comportano fortissime piogge concentrate nel tempo, seguite a lunghi periodi di siccità, hanno causato a un forte calo della produzione di miele in tutta Europa. E l’Italia, purtroppo, non è da meno. Anche il tradizionale concorso dei mieli cremonesi, giunto alla 15° edizione, vede le ripercussioni di questa situazione. «Le nostre api quest’anno hanno prodotto molto meno miele – spiega Esterina Mariotti, presidente dell’Associazione produttori apistici cremonesi -. Nel 2019 c’è stato un crollo del 70% della produzione». I suoi associati sono 150 e in totale, quest’anno, sono stati prodotti circa 40 mila kg di miele.La premiazione del 15° concorso dei mieli cremonesi, organizzato in collaborazione con Camera di Commercio di Cremona, Strada del Gusto Cremonese e la squadra degli assaggiatori dell’Associazione lombarda apicoltori si svolgerà sabato 9 novembre presso Il BonTà, il Salone delle eccellenze enogastronimiche dei territori, dal 9 al 12 Novembre presso gli spazi espositivi di CremonaFiere. Il concorso mieli cremonesi ha un compito tecnico che riguarda la formazione degli apicoltori attraverso le schede di valutazione e gli assaggi. Ogni apicoltore può capire dai successi o dagli errori degli assaggi cosa può fare per ottenere un miele migliore. «Ma questo concorso vuole anche sensibilizzare i non apicoltori alle tematiche ambientali – aggiunge la presidente Esterina Mariotti – visto che l’ape è un indicatore dello stato di salute del territorio. Se le api vivono bene in un luogo, in esso vivremo bene anche noi». i trattamenti sui tigli vanno fatti con prodotti non tossici per le api e in generale bisogna promuovere l’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale, così da preservare il territorio vivibile per tutti.L’associazione si propone di fare cultura del territorio attraverso il suo prodotto più dolce: il miele. Ogni miele però è diverso dall’altro ed esprime l’essenza e il carattere del territorio di provenienza. E’ quindi fondamentale la collaborazione dei sindaci dei comuni degli apicoltori premiati. Il territorio è fondamentale per le api e se esso non è gestito con criterio potremmo dover dire addio in primis alle nostre api, poi ad una grande varietà di ricchezza vegetale. Il calo della produzione di miele ha avuto ripercussioni anche sul concorso. Rispetto ai 150 mieli presenti lo scorso anni, quest’anno quelli in concorso saranno “solo” 70. E proprio per questo, i campioni presenti in fiera saranno soprattutto mieli millefiori. L’anno scorso Il BonTà – Salone delle Eccellenze Enogastronomiche dei Territori ha portato a Cremona più di 30 mila visitatori. Dal 9 al 12 novembre saranno in mostra 2.000 prodotti artigianali dei territori. Il Salone dedicato ai sapori autentici e al cibo di alta qualità è un evento unico in cui l’eccellenza enogastronomica dei prodotti tipici dei territori, unita all’educazione alimentare e alle nuove esigenze del mercato, incontra l’interesse dei consumatori e degli operatori del settore. Una particolare attenzione verrà dedicata proprio a quest’ultimi, che potranno individuare le migliori attrezzature professionali per le loro attività. Il salone comprende anche uno spazio dedicato ai professionisti della ristorazione. Si chiama BonTà Professional e permette di toccare con mano il meglio delle attrezzature professionali per realizzare piatti gustosi e innovativi prestando attenzione a igiene, praticità e riduzione degli sprechi. Terzo filone della manifestazione è quello dedicato alla birra: Special Beer Expo. Qui le specialità birraie dei territori incontrano professionisti e appassionati del mondo della birra, creando il contesto ideale per scoprire abbinamenti originali, tendenze innovative e per confrontarsi sulle ultime novità in tema di somministrazione e consumazione delle birre speciali.

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Economia circolare, gli scarti di produzione diventano oggetti di design

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

L’economia circolare non solamente si può toccare, sfogliare e persino mangiare, ma fa pensare. Perpetua Recorder the magnetic notebook racchiude in un oggetto parole quali recupero, riuso, riciclo, innovazione e design. A prima vista è un taccuino con la sua matita, ma se si guarda alla sua anima si scoprono acciaio, grafite e ferro che, presi direttamente dagli scarti di lavorazioni industriali, riscrivono le leggi dell’attrazione facendo riscoprire la propria libertà.«L’economia circolare diventa virtuosa, non solamente perché questo progetto muove i suoi passi dalla volontà di riutilizzare ciò che viene erroneamente creduto un rifiuto, ma anche perché mette al centro un’idea di connessione fondata sulle persone, senza il bisogno di un wi-fi», spiega Susanna Martucci, fondatrice e CEO di Alisea, l’azienda vicentina che già nel 1994 aveva messo al centro della propria attività il concetto di economia circolare e da 25 anni fa innovazione nei materiali e nei processi produttivi progettando e realizzando oggetti di design per la comunicazione aziendale. «Con Perpetua Recorder the magnetic notebook tocchiamo con mano il fascino che può emanare un’economia circolare virtuosa, ma, soprattutto, riscopriamo la libertà perché scegliamo di scrivere e condividere dove, quando e con chi vogliamo le nostre storie, i nostri sogni e il nostro futuro». Recorder di Alisea fa sintesi: «In un unico oggetto abbiamo voluto connettere magneticamente il taccuino e Perpetua la matita, due elementi che trovano la loro ragion d’essere reciprocamente: una matita senza quaderno non scrive, un quaderno senza matita non serve. In Perpetua Recorder inoltre abbiamo associato brevetti e tecnologie innovative, tutti made in Italy; è il risultato corale di una filiera etica, dove tutti i partner condividono la stessa filosofia e la stessa mission: rispetto per l’ambiente e le persone in nome di un futuro realmente sostenibile».Recorder è stato raccontato in anteprima al Tedx Vicenza alla presenza di più di mille persone, ma è Starbucks che per la sua Reserve Roastery a Milano ha per primo colto e fatto proprio il messaggio valoriale che lo rende unico, espandendolo ai propri clienti.Perpetua Recorder the magnetic notebook racconta cosa è l’economia circolare con un oggetto concreto e di uso quotidiano con una grande attenzione al design. I due elementi che vivono in simbiosi sono il taccuino e Perpetua la matita. Il primo, composto da pagine in carta riciclata al 100%, ha nella cover un’anima d’acciaio sottilissima prodotta al 60% dal recupero e riciclo dei rottami. Per la copertina, inoltre, è stata utilizzata Ecophilosophy, una carta materica unica stampata utilizzando l’energia del sole con inchiostri ecologici derivati dalla soia da Grafiche Antiga. Perpetua, invece, è l’iconica matita già esposta, tra gli altri, al Moma di New York e Hong Kong e al Guggenheim di Bilbao e voluta come testimonial dal Senato della Repubblica Italiana e dal Ministero dell’Istruzione per celebrare i 70 anni della firma della Costituzione. È realizzata con un materiale innovativo e tecnologico, lo Zantech, composto per l’80% da polvere di grafite ottenuta dagli scarti della lavorazione di elettrodi. «Attorno a Perpetua Recorder non c’è quindi una sola realtà imprenditoriale, ma una filiera etica dove più aziende condividono un preciso modo di operare», prosegue Martucci. «L’impegno nella tutela dell’ambiente è responsabilità condivisa che deve essere testimoniata».Alisea è stata tra le prime aziende italiane a costituirsi come società benefit: sviluppa processi produttivi innovativi nell’ottica di dare nuova vita ai materiali di scarto attraverso i quali realizza «Oggetti Comunicanti», come li definisce la sua fondatrice. «Il punto di partenza è sempre il rifiuto: da questa fonte di materie, sviluppiamo idee e processi affinché il riciclo non si esaurisca con le materie prime seconde ottenute, ma sia uno stimolo creativo capace di dare valore al progetto». Una filosofia che Alisea chiede che sia condivisa da tutti i partner coinvolti.Perpetua Recorder the magnetic notebook è nato in Italia ed è disponibile solo tailor made. È rivolto alle aziende che desiderano condividere un messaggio che parla di sostenibilità, innovazione e design.

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Spostare la produzione in Vietnam per evitare i dazi sulla Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 1 ottobre 2019

La trade war tra USA e Cina sta portando sempre più imprese a spostare la produzione in altri paesi asiatici, primo fra tutti il Vietnam. Nei primi quattro mesi del 2019 questo paese ha attirato investimenti esteri per 14,59 miliardi di dollari, +81% rispetto allo stesso periodo del 2018 secondo la ForeignInvestment Agency. Protagoniste soprattutto imprese del settore manifatturiero e hi-tech, fra le quali una realtà fondata da un imprenditore italiano: la NiRoTech Ltd di Hong Kong, specialista in componentistica per la meccatronica, partner di numerose aziende del nostro Paese, ormai da un anno ha aperto una società ad Hanoi che conta già 9 dipendenti.«Qui abbiamo riprodotto il modello di supply chain che ha decretato il nostro successo – spiega Roberto Leone, imprenditore di origine bellunese co-fondatore e Managing Director di NiRoTech –. Ci basiamo cioè su un network di fornitori affidabili e controllati per essere il “braccio produttivo” per i nostri clienti italiani ed europei che richiedono prodotti elettronici finiti, gestendo produzione, qualità e spedizioni con mentalità “italiana”».A fare la differenza rispetto alla mera delocalizzazione c’è la presenza fisica di NiRoTech in Vietnam, la sua conoscenza delle dinamiche specifiche del Paese e lo stretto rapporto con i produttori locali, che garantisce gli alti standard che i clienti desiderano, ed evitando in più i problemi derivanti dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.Tutto facile, dunque? No, perché sul Vietnam ci sono alcuni miti da sfatare. E il primo è che sia sinonimo di low cost. «Non è così – spiega Roberto Leone – perché il costo del lavoro, pur essendo minore rispetto alla Cina, non è così basso da comportare un risparmio significativo. Il tessuto industriale ha grosse potenzialità e si sta orientando su produzioni di alto livello: c’è un mercato consolidato costituito dalle aziende hi-tech di Corea del Sud e Giappone, che ovviamente richiedono ai fornitori locali alti standard»Inoltre ci sono in Vietnam ci sono da considerare gli extra costi di logistica: «Occorre fare attenzione e pianificare bene gli investimenti – sottolinea Leone – perché il reperimento e la movimentazione delle merci in Vietnam possono rivelarsi molto laboriosi».
Insomma, partire da zero in Vietnam non è semplice. Bisogna sapere come muoversi e le realtà di successo sono frutto di molto lavoro. E la concorrenza ormai è alta: «Bisogna essere veloci perché ormai moltissimi produttori, anche cinesi, si spostano fuori dalla Cina –. Noi abbiamo il vantaggio di gestire acquisti e supply chain in modo centralizzato da Hong Kong, cosa che ci dà l’opportunità di essere rapidi e flessibili. La scelta del Vietnam è avvenuta molto tempo prima di questa “corsa” determinata dalla guerra dei dazi, e l’abbiamo fatta sulla base di una strategia di diversificazione». Che ora sta dando i suoi frutti, portando la società dell’imprenditore bellunese a diventare sempre di più, nella sua natura ibrida tra trader e manufacturer, un ponte tra Italia e Asia per i progetti di elettronica e meccatronica.

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