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Posts Tagged ‘produzione’

No a facili allarmismi sulla produzione di falsi ortaggi italiani in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 maggio 2021

Cia-Agricoltori Italiani interviene, così, nel dibattito su Verisem, azienda specializzata nella produzione di sementi contesa da due colossi di Pechino. Cia ritiene, infatti, non si debbano sottovalutare le grandi potenzialità dell’acquisizione cinese della multinazionale di Cesena, attualmente nelle mani di un fondo Usa. La riflessione prioritaria deve riguardare le capacità di investimento del nuovo acquirente -non la nazionalità- e soprattutto la valorizzazione del marchio, affinché porti ricchezza a tutto l’indotto.Il settore sementiero necessita, infatti, di grandi risorse in ricerca e sviluppo per l’innovazione nella genetica vegetale. Il mercato impone nuove varietà sempre più resistenti ai fitopatogeni e ai cambiamenti climatici e questo rende altamente strategico il ruolo della ricerca scientifica. La tutela del Made in Italy è sicuramente prioritaria, ma occorre fare attenzione quando si parla del settore sementiero: se Verisem diventa proprietà cinese, non significa che i semi o i prodotti diventino cinesi.Per Cia, dunque, l’obiettivo principale è che l’azienda (già adesso rivenditore in 117 Paesi) continui ad essere un punto di riferimento importante del comparto, perché senza quei prodotti non ci sarebbero neppure a valle le nostre eccellenze alimentari italiane.

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Istat: produzione marzo -0,1% su mese, +37,7% su anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 maggio 2021

“Dati desolanti. E’ sconfortante che non ci sia alcun recupero su febbraio 2021. Il rialzo annuo è solo un effetto ottico ampiamente previsto visto che nel marzo 2020 c’era stato il primo lockdown, il più duro, e in quel mese c’era stato un tracollo mensile della produzione del 28,4% e del 29,3% su base annua rispetto ai dati resi noti all’epoca dall’Istat, rispettivamente -28,1% e -29,6% considerando gli indici aggiornati ad oggi. Insomma, la ripresa annua è ampia perché lo era ancor di più la caduta dello scorso anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La conferma è nel fatto che la produzione non ha ancora recuperato quanto perso nel 2020: se si confronta il dato di oggi con quello del febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, c’è un gap da riprendere dell’1,2% ma rispetto all’ultimo mese pre-pandemia, ossia gennaio 2020, il divario è pari addirittura al 2,5%, ossia il doppio, e sale all’8,1% per i beni non durevoli” prosegue Dona.”Secondo il nostro studio, poi, a marzo 2021 la produzione è inferiore non solo rispetto a febbraio 2021, ma anche nel confronto con il rimbalzo di agosto 2020, con un differenza da colmare del 3,1%” conclude Dona.

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Istat: produzione febbraio +0,2% su mese, -0,6% anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a febbraio sale dello 0,2% sul mese precedente e scende dello 0,6% su base annua.”Dati non certo esaltanti, ma poteva andare peggio. La caduta annua era scontata e inevitabile, visto che febbraio 2020 è l’ultimo mese pre-lockdown e, dunque, pre-crisi, ma è contenuta. Bene invece che ci sia un rialzo su gennaio, anche se certo è appena sopra lo zero. Insomma, finisce con un pareggio fuori casa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, la produzione non solo è superiore rispetto all’inizio dell’anno ma anche nel confronto con dicembre (+1,3%), novembre (+1,5%), ottobre (+0,2%) e settembre (+1,6%). Unico raffronto negativo è rispetto al rimbalzo di agosto 2020, con un divario ancora da colmare del 3 per cento. Dati altalenanti, invece, per i beni di consumo durevoli che scendono su gennaio 2021 (-1%), salgono su dicembre (+2,2%) e novembre (+3,2%), crollano su ottobre (-3,7%) e agosto (-4,6%).

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Italia sia autonoma in produzione vaccini, anche se i tempi sono lunghi

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2021

Roma. “È importante che l’Italia diventi autonoma nella produzione di vaccini, ma questo discorso ha un senso nel medio-lungo termine, non nell’immediato”. Risponde cosi’ il presidente dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi, in merito ai tempi, che si prospettano lunghi, per attrezzare e attivare gli impianti industriali italiani per la produzione dei vaccini. A differenza della produzione di sintesi, il vaccino fa parte infatti della categoria di prodotti definiti ‘vivi’, per cui la sua produzione richiede la dotazione di bioreattori, cioe’ di macchine industriali che infialano il liquido processato del vaccino dentro le boccette. E in Italia, come nei giorni precedenti ha fatto sapere anche il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, questi macchinari non sono molto diffusi.”Mancanza di bioreattori a parte, per fare un vaccino occorrono comunque cinque o sei mesi- prosegue Magi- per cui per questa operazione, eventualmente, bisognera’ aspettare dopo l’estate”. Ma nel frattempo “bisogna partire perche’ la pandemia diventera’ endemia e ogni anno le vaccinazioni andranno fatte, quindi dovremo avere dosi a disposizione”, conclude Magi. (fonte Agenzia Dire)

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Coronavirus. Vaccino e produzione. Non si fanno miracoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2021

Come al solito, sembra che la memoria venga meno. Dopo aver sostenuto che il Covid 19 è poco più di una influenza, che il virus è morto, che con l’estate passerà, per cui ci ritroviamo in piena seconda ondata (sperando che non arrivi la terza), ora si levano grida perché c’è poco vaccino disponibile.Nel mondo siamo circa 8 miliardi e si dovrebbero produrre dosi in tale numero, se non il doppio, visto che i vaccini a disposizione prevedono due somministrazioni.Si possono avere 16 miliardi di dosi per domani mattina?Ovvio che no!In Ue siamo circa 450 milioni di persone e per il vaccino vale il discorso precedente: si possono avere 900 milioni di dosi per domani mattina? Ovvio che no!E’ altrettanto ovvio che occorre accelerare l’autorizzazione, la produzione, la distribuzione dei vaccini e le vaccinazioni.Nel Mondo, ci sono 9 vaccini che sono somministrati a 2,8 milioni di persone al giorno, il che copre una percentuale limitata di popolazione.Comunque, l’insieme delle misure di confinamento e di vaccinazioni, parziali e totali, limita la diffusione virale, ma la consapevolezza del pericolo sembra non attecchire, soprattutto tra i giovani. Poi, ci sono quelli che non vogliono vaccinarsi, i negazionisti, ovvero i terrapiattisti, ma questo è altro discorso.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Produzione di principi attivi high potent impiegati principalmente nei farmaci e trattamenti oncologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

Angelini Fine Chemicals, la Business Unit di Angelini Pharma specializzata nella produzione di principi attivi farmaceutici e leader in Italia nella produzione farmaceutica conto terzi (CDMO), punta sempre di più sulla produzione di principi attivi high potent (HPAPI). L’azienda ha infatti implementato una nuova area del suo stabilimento di Aprilia (LT), nel Lazio, con l’obiettivo di espandere la sua capacità di ricerca, sviluppo e produzione di HPAPI, rafforzando il proprio portafoglio e offrendo ai clienti attuali e futuri servizi sempre più su misura nell’analisi e produzione a livello industriale di principi attivi farmaceutici.La nuova area si estende per circa 120mq e consentirà di gestire attività produttive di HPAPI in due differenti laboratori di capacità da 0,25-5 kg massimo. L’espansione dello stabilimento rientra in un investimento da 4.000.000€ avviato nel 2017. Ai 3 laboratori già esistenti e dedicati ad attività di sviluppo per l’area CDMO e API generici si aggiunge un’area dedicata agli HPAPI. La nuova suite prevede due nuove aree per la gestione separata ed in contemporanea di differenti prodotti.La pandemia globale non ha rallentato la produzione di principi attivi, in particolar modo di HPAPI impiegati principalmente nei farmaci e trattamenti oncologici. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency Market Research (TMR) il mercato globale dei principi attivi high potent (HPAPI) è stato valutato a 17,46 miliardi di dollari nel 2018 e si prevede che si espanderà di oltre l’8,7% dal 2019 al 2027.

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Produzione: crollo storico

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2021

I dati odierni sull’andamento della produzione industriale nel 2020 segnano un crollo storico del -11,4%, secondo solo al risultato segnato nel 2009. Una crisi “estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata.” Osservando nel dettaglio l’andamento relativo all’anno scorso emerge un progressivo, anche se lento recupero dopo il crollo di marzo e aprile, che però in mesi recenti ha subito una nuova battuta di arresto, “impedendo – riporta l’Istituto Nazionale di Statistica – il ritorno ai livelli produttivi precedenti l’emergenza sanitaria”, tanto che, nella media del quarto trimestre, l’indice segna quota -3,1% rispetto a febbraio 2020.Dati che rivelano lo stato estremamente debilitato della nostra economia. Sicuramente incidono su tale situazione l’andamento della pandemia e le ripetute chiusure, ma anche i provvedimenti timidi e insufficienti adottati finora.A far segnare la caduta più allarmante, come si legge dalla nota Istat, il comparto relativo ai beni di consumo: segno evidente che la crisi vissuta dalle famiglie e la caduta della domanda stanno riportando conseguenze drammatiche sull’intero sistema produttivo.È evidente che ci troviamo di fronte ad una sfida cruciale per il Paese: è necessario ed urgente restituire solidità e dare opportunità di crescita al sistema economico, sfruttando in maniera oculata, responsabile e costruttiva tutte le risorse messe a disposizione dell’Europa.“In tale ottica è indispensabile agire con responsabilità, prolungando il blocco dei licenziamenti, senza il quale le conseguenze sarebbero ancor più drammatiche e insostenibili per le famiglie e per l’intera economia ed avviando misure urgenti per uno sviluppo equo, teso a contrastare le disuguaglianze e le disparità cresciute in maniera esponenziale negli ultimi anni.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Realizzazione di un impianto per la produzione di idrogeno in Sardegna

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2021

CRS4, Centro di Ricerca del Parco tecnologico della Sardegna, e Italgas, società leader nella distribuzione del gas naturale in Italia e terza in Europa, hanno siglato un protocollo di intesa finalizzato allo studio e alla realizzazione sull’isola di un impianto «Power To Gas» in grado di utilizzare energia elettrica da fonte rinnovabile per produrre combustibili rinnovabili come idrogeno verde e metano sintetico.Più nello specifico, il progetto consiste nella realizzazione di un impianto di produzione di gas rinnovabile da localizzare sull’isola e collegato alle nuove reti di distribuzione “native digitali” di Italgas. L’impianto sarà composto da un parco di autoproduzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, un elettrolizzatore in grado di produrre ossigeno e idrogeno partendo dall’acqua e una sezione di metanazione per la trasformazione dell’idrogeno in gas naturale sintetico. Lo scopo del progetto sarà di testare la produzione di gas da fonte rinnovabile e il suo potenziale utilizzo per fornire idrogeno alle utenze industriali dell’isola e idrogeno e metano sintetico alle utenze domestiche, miscelandolo al gas naturale secondo determinate specifiche. L’impianto sarà inoltre in grado di utilizzare l’energia rinnovabile in eccesso che, anziché dissipata, sarà impiegata per produrre gas da immagazzinare all’interno dell’impianto.Nella prima fase del progetto il CRS4 ha condotto, insieme con il Politecnico di Torino, un’analisi del territorio e della tipologia delle realtà produttive regionali ideali per definire gli scenari per la realizzazione dell’impianto pilota; successivamente, sarà coinvolto nella fase di dimensionamento dell’infrastruttura e nella sua ingegnerizzazione, nonché durante il funzionamento dello stesso per le misurazioni che serviranno a valutare il processo di produzione in termini energetici, tecnici e ambientali.

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Il tempo necessario per la messa a punto di un vaccino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

Di solito la messa a punto di un vaccino richiede dai cinque ai dieci anni di tempo; per il SARS-CoV-2 invece in meno di un anno si è passati dalla scoperta di un patogeno prima sconosciuto all’inizio delle vaccinazioni in molti paesi del mondo, tra cui l’Europa e l’Italia. Questo risultato è stato possibile grazie all’enorme impegno che si è riversato sulla ricerca sul virus e sulla pandemia da parte degli scienziati di tutto il mondo, che hanno spesso trasferito nella ricerca sul vaccino tecnologie e metodi messi a punto per altri campi. La tecnologia del RNA messaggero, per esempio, sino ad oggi era finalizzata prevalentemente alla messa a punto di farmaci oncologici. Anche i progressi della tecnologia hanno giocato un ruolo importante: i sistemi bioinformatici che consentono il sequenziamento del virus oggi sono quasi una routine di laboratorio, e le tecniche di ingegneria genetica hanno aperto orizzonti impensabili solo pochi anni fa. Per velocizzare i processi di approvazione i produttori dei candidati vaccini hanno spesso svolto in contemporanea alcune fasi della sperimentazione, che prima si svolgevano in sequenza, e alcune agenzie regolatorie, tra cui l’EMA, hanno adottato il metodo della “rolling review”, in base al quale i dati che emergono dalle sperimentazioni vengono analizzati man mano che vengono prodotti e non tutti insieme alla fine della sperimentazione, come prevede la procedura standard. Ma il fattore decisivo è stato di natura squisitamente economica: i governi di molte nazioni, come Cina, USA, Russia, Unione Europea, hanno investito sul vaccino ingenti risorse, finanziando a fondo perduto le società biotecnologiche che avevano i candidati più promettenti, e impegnandosi ad acquistare miliardi di dosi di vaccino prima ancora di sapere se le sperimentazioni sarebbero andate a buon fine e se quei vaccini sarebbero mai esistiti. La sola Unione Europea ha firmato contratti di opzione per 1,965 miliardi di dosi di vaccino91, mentre il governo americano con la sua “Operation Warp Speed” a fine ottobre aveva già erogato 10,75 miliardi di dollari a sei società farmaceutiche, ed ulteriori 1,6 miliardi a fornitori di fiale, siringhe ed altri prodotti e servizi strategici per la produzione dei vaccini. Questo impegno senza precedenti della comunità scientifica interna-zionale non deve però far dimenticare che ci troviamo di fronte ad un patogeno nuovo ed ancora poco conosciuto. In un recente articolo la responsabile della task force governativa britannica, Kate Bingham, ha scritto: “Nessun vaccino nella storia della medicina è stato tanto atteso quanto quello per la protezione contro il SARS-CoV-2.La vaccinazione è ampiamente considerata come l’unica vera strategia di uscita dalla pandemia […]. Tuttavia, non sappiamo se avremo mai un vaccino. È importante guardarsi dall’autocompiacimento e dall’eccessivo ottimismo. La prima generazione di vaccini sarà probabilmente imperfetta, potrebbe non prevenire l’infezione ma piuttosto ridurre i sintomi e, anche in questo caso, potrebbe non funzionare per tutti o per molto tempo.” I candidati vaccini in fase di sviluppo utilizzano diverse tecnologie per indurre la risposta immunitaria, tra cui le principali sono: • Vaccini nei quali si utilizza direttamente il virus dopo averlo attenuato o inattivato; è una tecnologia con la quale si realizzano molti vaccini, tra cui quelli per morbillo e poliomielite; • Vaccini basati su proteine, nei quali si utilizzano le proteine che si trovano sulla superficie del virus, o loro frammenti, oppure “Virus-Like Particles” (VLP) o particelle virus-simili, di fatto l’involucro esterno del virus svuotato del suo contenuto genetico. Molti vaccini attualmente utilizzati utilizzano queste tecnologie: i vaccini contro la pertosse o le epatiti A e B utilizzano proteine virali e adiuvanti per amplificare la risposta immunitaria, mentre il vaccino contro il papilloma virus HPV utilizza la tecnologia VLC. Oltre a queste tecnologie più tradizionali, ve ne sono altre che sono emerse negli ultimi anni grazie agli enormi progressi compiuti dalle tecnologie bioingegneristiche in campo medico. (Salvatore Curiale Science Communicator Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.C.S.)

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Industria calzaturiera italiana: Calo produzione e fatturato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2020

Il comparto calzaturiero in Italia ha sperimentato nel terzo trimestre dinamiche un po’ meno sfavorevoli, ma comunque ancora non positive. E’ quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, che evidenziano nel periodo esaminato cali a doppia cifra nel fatturato delle aziende raggiunte dall’indagine (-26,6%). Solo il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver superato, o quantomeno eguagliato, il fatturato del terzo trimestre 2019, mentre più della metà del panel ha denunciato un calo compreso tra il -20 e il -50%. Dati che trovano riscontro nell’indice della produzione industriale di Istat, che ha registrato in luglio-settembre un -17,4%. Il calo da inizio anno resta considerevole, in tutte le variabili.Nel dettaglio, relativamente al mercato interno, i dati cumulati dei primi 9 mesi mostrano contrazioni degli acquisti delle famiglie italiane del -17,8% in quantità e del -23% in termini di spesa, con prezzi medi in calo del -6,3%, anche per il maggior utilizzo, nei mesi di quarantena, di pantofoleria e calzature ad uso domestico di minor valore medio unitario (oltre che per il minor numero di cerimonie e occasioni di utilizzo). Secondo il Fashion Consumer Panel di Sita Ricerca per Assocalzaturifici, i segmenti merceologici più colpiti risultano quelli delle scarpe “classiche” per uomo e donna (con cali attorno al -30%), mentre per le calzature da bambino e le sportive/sneakers le flessioni sono comprese tra il -15 e il -20%. Meno pesante, come anticipato, la frenata per il segmento pantofoleria/relax, sceso del -7,4% in paia e del -6,8% in spesa.Malgrado il boom delle vendite online, si profila dunque un 2020 nero per gli acquisti in Italia, considerato anche il crollo dei flussi turistici dall’estero e dei mancati introiti da essi derivanti, soprattutto per le fasce lusso.Le esportazioni, che da sempre costituiscono il traino del settore, hanno subìto nei primi 9 mesi dell’anno una contrazione del -20,1% in quantità, con un -17,2% in termini di valore. Complessivamente sono stati esportati da gennaio a settembre, operazioni di pura commercializzazione incluse, 127,1 milioni di paia (quasi 32 milioni in meno rispetto all’analogo periodo del 2019) per 6,4 miliardi di euro. Prezzi medi in aumento del +3,6%.I dati diffusi da Istat evidenziano come, dopo il dimezzamento subìto nel bimestre marzo-aprile di lockdown (-52% in volume) e il trend ancora marcatamente sfavorevole di maggio-giugno (-26,5%), nel trimestre luglio-settembre, pur in assenza di alcun auspicabile “rimbalzo”, la riduzione si sia decisamente affievolita (-6,5% in volume e -1,5% in valore tendenziali), grazie in particolare al mese di settembre, in cui il numero di paia esportate ha eguagliato quello dello stesso mese 2019 (+0,3%).Le esportazioni entro i confini comunitari (che rappresentano il 65% del totale quantità) sono calate nei primi 9 mesi 2020 del -16,5% in volume (-14,5% a valore). Superiore al 20%, sia in quantità che valore, la flessione dei flussi verso la Francia, che comprendono anche prodotti del terzismo per le griffe; meno pesante quella verso Germania (-14% in paia, che fa seguito però alla riduzione del -8,4% registrata già a consuntivo 2019), Olanda (-12%, con un -2,6% in valore) e Belgio (-13,4%).Tra le destinazioni extra-UE (scese nell’insieme del -26% circa in quantità, quasi dieci punti percentuali più di quelle comunitarie, e del -19,3% in valore), cali nell’ordine del 30% per il Nord America (con gli USA che segnano un -35% in volume e -29,6% in valore). In Far East (che perde il -23,3% in quantità, globalmente), arretramenti non trascurabili in tutti i principali mercati (Cina -20% in volume, Hong Kong -35%, Giappone -25%), con l’unica eccezione della Corea del Sud (cresciuta del 16% in valore, pur a fronte di una flessione del -6,8% nelle paia), che ha raggiunto il settimo posto nella graduatoria dei paesi di destinazione in valore (era decima a consuntivo 2019). Quanto alla Cina, va sottolineato un certo dinamismo nel terzo trimestre (+16,8% a valore), ascrivibile perlopiù – considerato l’incremento rilevante dei prezzi medi – al solo alto di gamma: i volumi hanno ceduto infatti il -2,1% su luglio-settembre 2019. Male anche la CSI (con la Russia che perde il -25% in volume) e il Medio Oriente (-20,5%). Un po’ meno pesante (-16,4% in quantità e -9% in valore) la riduzione dell’export verso la Svizzera, tradizionale hub logistico-distributivo delle grandi multinazionali del lusso, grazie al recupero (+6% nelle paia e +10% in valore) registrato nel terzo trimestre.

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Rilanciare la produzione dell’acciaio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

“L’Italia ha quote importanti di export proprio nella meccanica e quindi, per definizione, ha bisogno d’acciaio di qualità. Non può fare a meno di una siderurgia di base forte. Da sempre FDI chiede la salvaguardia dei livelli occupazionali e il rilancio dello stabilimento tarantino, anche con il coinvolgimento dell’Europa – affermano i parlamentari di Fratelli d’Italia Federico Mollicone, Riccardo Zucconi, Adolfo Urso e Walter Rizzetto – riconosciamo che la mancata risposta di Morselli sulla riconversione degli impianti con le “preridotte” sia dovuta al fatto che non siano affittuari. Chiediamo al governo le reali intenzioni di spesa dei 74 miliardi per la rivoluzione “verde” del Recovery Fund e i progetti, eventuali, per ILVA in particolare per il gas naturale e l’utilizzo dell’idrogeno. Il piano industriale 2021-2025 preveda il mantenimento degli attuali livelli di occupazione dei lavoratori e l’arrivo, entro il 2025, ad almeno 8 milioni di tonnellate d’acciaio prodotto. L’ingresso dello Stato nell’acciaio sia momento di sviluppo del settore con indicazioni chiare e una visione industriale di lungo termine. La soluzione industriale con Mittal è, ad oggi, poco convincente ma non si può ipotizzare che lo Stato faccia da solo senza un vero partner industriale. Ove Mittal uscisse tra qualche tempo, potrebbe riemergere un’ipotesi cinese, come era quella che Grillo ipotizzò quando si recò in Ambasciata di Cina. Peraltro Taranto sembra appaltata ai cinesi che stanno localizzando in quell’area, anche per i vantaggi fiscali e per le risorse del contratto di programma, investimenti di ogni tipo, logistico, portuali, ma anche industriali e alimentari, apparentemente senza connessione tra loro. Ricordiamo, infatti, che l’applicazione della golden power sul settore siderurgico scadrà il 31 dicembre.”

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Difendere la biodiversità di produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Hanno nomi impossibili – rocuronio, cisatracurio, midazolam, propofol – e una sorte in comune: a marzo 2020 hanno registrato un aumento della domanda tra il 128% e il 782% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Farmaci e principi attivi “dimenticati”, per lo più iniettivi, funzionali alle prestazioni erogate nelle terapie intensive, sono venuti improvvisamente alla ribalta dei fabbisogni farmaceutici regionali mettendo a dura prova la capacità di risposta delle imprese degli equivalenti e accendendo i riflettori su un’esigenza vitale per il settore sanitario: mantenere in vita una “biodiversità di produzione” indispensabile alla sostenibilità del SSN, non solo in casi straordinari come quello della pandemia. Sotto la lente – in una survey che ha coinvolto direttamente le imprese associate a Egualia – le strategie utilizzate per gestire l’alto grado di complessità e l’urgenza produttiva registrata tra febbraio e aprile. Nella prima fase emergenziale, nel periodo di massima criticità, il 58% delle imprese ha visto aumentare la domanda di farmaci e di queste ben il 93% è riuscita a soddisfare completamente o parzialmente l’aumento della domanda; inoltre, il 58% del totale ha riorientato la produzione verso le categorie di prodotti a maggior rischio di carenza. Riguardo al grado di intensità con cui le aziende hanno messo in atto diverse strategie per incrementare la produzione il 71% ha indicato di aver fatto ricorso alle scorte di magazzino, il 57% di aver usufruito di deroghe emergenziali da parte delle autorità per velocizzare la disponibilità di prodotto sul mercato, il 57% di aver aumentato i turni di lavoro e previsto straordinari per il personale, il 21% di aver impegnato nuovo personale per la produzione, il 50% di aver utilizzato la leva dell’importazione, e il 14%, infine, di aver acquistato nuovi macchinari. La survey mette anche chiaramente in evidenza i colli di bottiglia che hanno aggiunto criticità al percorso: oltre il 57% delle imprese ha indicato di essere stata ostacolata dalla penuria o assenza di elementi necessari alla produzione; il 73% di aver avuto problemi ad approvvigionarsi di principi attivi; il 54% ha avuto la stessa difficoltà con gli intermedi di sintesi; il 43% ha lamentato interruzioni anomale della supply chain. Le attese degli operatori per l’immediato futuro si concentrano sul rendere la catena di approvvigionamento più sicura e meno soggetta a fluttuazioni (96%) cui si aggiunge il desiderio di moltiplicare il numero delle fonti di approvvigionamento lungo ogni fase produttiva diversificando il rischio (88%).Rispetto ai farmaci di vecchia generazione, per il 38% delle aziende intervistate sarebbe necessaria una revisione dei criteri di prezzo per questi prodotti da parte degli ospedali. Altri – 27%- sono favorevoli all’introduzione di meccanismi per l’abbattimento dei costi di produzione (attraverso sgravi fiscali) e infine una parte ridotta indica la possibile soluzione nella destinazione di sovvenzioni statali per le imprese.

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Da 90 anni, la GIOVANNI COVA & C. produce il Panettone

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

E’ un’icona della pasticceria milanese, unico dolce ad aver unito gli italiani da nord a sud, riconosciuto come eccellenza in tutto il mondo.Di strada ne ha percorsa tanta, dall’anno della sua fondazione! Era il 1930, quando la Belle Epoque promuoveva uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale ed aveva come cardine la ricerca del lusso e una piacevolezza del vivere. Anni sfrenati e “ruggenti”, in un contesto di storia italiana percorsa da guerra, rivoluzioni e inflazione. Un periodo storico difficile come quello che stiamo attraversando oggi, a causa della Pandemia e alla congiuntura economica complessa.Per una marca, arrivare alla soglia dei 90 anni senza mai fermarsi, con una storia di prodotti iconici e un successo crescente in Italia e nel Mondo è una nota di grande orgoglio. Lo è naturalmente anche per tutti coloro che hanno potuto contribuirci. Non si contano i panettoni Giovanni Cova & C., che hanno stretto attorno ad una tavola imbandita, famiglie ed amici, creato la vera convivialità e allietato con magia e gusto i momenti più belli di intere generazioni.Negli anni la Giovanni Cova & C. si è rinnovata continuando ad innovare ed emozionare con la ferma ambizione di soddisfare i propri clienti. Un approccio che ha visto il team intervenire su tutti fronti, da quello di pasticceria con l’affiancamento alle ricette classiche di specialità farcite e/o ricoperte, sino all’evoluzione della ricerca e sviluppo calata su processi, metodi di lavorazione, ingredienti, materiali e confezioni.La volontà di migliorare costantemente ha indotto a lavorare su tutti i fronti per assicurare sempre un prodotto determinato da qualità misurabile, da fondamentali come standard, sicurezza alimentare, da certificazioni e comportamenti etici oltreché ad azioni e progetti solidali nella consapevolezza della dimensione sociale dell’impresa. A questi fondamentali, da oltre un lustro si sono affiancate importanti iniziative e collaborazioni culturali di respiro internazionale.Per festeggiare questo importante traguardo il Natale 2020 sarà celebrato con un nuovo iconico design e da uno dei personaggi più famosi della storia milanese: Il Meneghino che per l’occasione è stato ridisegnato in esclusiva dalle mani di uno dei più celebri illustratori italiani quel Stefano Riboli, già matita di grandi brand FMCG mondiali.

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Ue-19: produzione industriale torna in calo, Italia ultima

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

A settembre, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è scesa dello 0,4% nell’Eurozona rispetto ad agosto. L’Italia, con -5,6% si colloca in ultima posizione.”Dato pessimo e preoccupante, specie se si considera che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo semi-lockdown che rende questi valori obsoleti. Non va meglio, purtroppo, neanche se si confrontano i dati di settembre con quelli pre-crisi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo lo studio dell’associazione, infatti, rispetto a gennaio 2020 (cfr. tabella n. 1), l’Italia è in quartultima posizione, con -5,3%. Germania resta la peggiore con -8,9%, al 2° posto Malta con -8,3%, al 3° l’Olanda con -5,5%. In territorio positivo solo 5 Paesi: Polonia (+0,8%), Croazia (+0,8%), Norvegia (+2,3%), Lettonia (+2,6%), Lituania (+3,9%), la migliore. Va un po’ meglio, si fa per dire, il confronto con febbraio, ultimo mese pre-lockdown. Andando in ordine crescente, l’Italia è in decima posizione, con -4%. Sul podio negativo, sempre la Germania con -9,3%, poi Estonia, -9,1% e al 3° Malta con -7,6%. Solo 3 Paesi hanno valori positivi: Grecia (+0,2%), Croazia (+0,5%) e Lituania (+5,2%).

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Italia: Calo della produzione industriale a settembre

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a settembre cala del 5,6% su agosto.”Italia nei guai! L’ottimo rimbalzo di agosto, grazie al quale si erano recuperati i valori pre-Covid, non solo è già finito, ma il Paese è arretrato come i gamberi. Insomma, smaltiti questa estate gli ordini arretrati, la produzione arranca nuovamente. Un segnale pessimo, per non dire drammatico, considerato che ora l’Italia è già riprecipitata in un nuovo lockdown che rende questi valori, già orrendi, appartenenti ad una precedente era geologica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto a gennaio, la produzione di settembre risulta inferiore, nei dati destagionalizzati, del 5,3%, -4% su febbraio, ultimo mese pre-crisi, mentre in agosto si era già in territorio positivo con un +1,7%. Per i beni di consumo non durevoli il gap da recuperare è pari al 5,5% su gennaio e al 4,8% su febbraio. Va meglio per i beni durevoli che, nonostante crollino dell’11,4% su agosto, tengono rispetto a febbraio con +0,2%, dato che in agosto si era verificata una straordinaria performance: +13,1% su febbraio ” conclude Dona.

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Eurostat: produzione industriale, Italia 2° in Ue ad agosto

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Ad agosto, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è salita rispetto a luglio dell’1% nell’Ue e dello 0,7% nell’Eurozona. L’Italia, con +7,7% si colloca in seconda posizione, dopo il Portogallo (+10%).”Bene, ottimo rimbalzo. Anche rispetto ad agosto 2019, l’Italia, con -0,3%, si classifica in quinta posizione, dopo Lituania (+2,1%), Portogallo (+2,1%), Polonia (+1,3%) e Ungheria (-0,2%). Ben peggio la Germania, in penultima posizione con -11,2% e la Francia, terzultima con -7,3%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ma la vera bella notizia, è che se si confrontano i dati di agosto con quelli di febbraio, ultimo mese pre-lockdown, l’Italia non solo ha già recuperato il gap con i valori pre-crisi, registrando un +1,8%, ma si colloca in terza posizione in Europa, dopo Lituania, +6,3% e Portogallo (+2,5%). Inoltre sono solo 4 i paesi già in territorio positivo” conclude Dona. Norvegia è il quarto paese, con +1,2%.Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, in fondo alla classifica la Germania, in 27° posizione con -11,6%, in 22° posizione la Francia, con -6,4%. Anche facendo il confronto con gennaio 2020, l’Italia si colloca in 4° posizione, con +0,4%, ultimo paese ad aver recuperato sui valori pre-Covid, insieme a Lituania, in testa con +4,9%, Norvegia (+4%), Lettonia (+1,8%). La Germania resta in ultima posizione, con -11,2%.

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Crolla la produzione di olio extravergine d’oliva italiano ma la qualità resta eccellente

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

È quanto emerge dall’esclusiva indagine condotta dagli osservatori di mercato di Cia-Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Aifo-Associazione italiana frantoiani oleari, che fotografa un’Italia dell’olio spaccata in due, con la produzione al Sud in forte calo a differenza della netta ripresa, rispetto allo scorso anno, delle regioni centrali e settentrionali. La campagna che sta iniziando segnerà un netto -36% con una previsione di poco più di 235.000 tonnellate di olio extravergine d’oliva prodotte a fronte delle oltre 366.000 tonnellate della scorsa stagione.A trascinare al ribasso le stime saranno, appunto, le Regioni del Sud, da cui dipende gran parte della produzione italiana: evidente il calo della Puglia (-51%) che risente in maniera pesante della ciclicità del raccolto, con l’attuale stagione di scarica, a due anni dalla gelata che azzerò la raccolta nelle province di Bari, Bat e Foggia destabilizzando le piante. Non si arresta il crollo del Salento flagellato dalla Xylella dove si stimano 2000 tonnellate di olio e un calo del 50% rispetto allo scorso anno.Puglia che, nonostante quest’annata difficile, resta il polmone olivicolo nazionale con le 101mila tonnellate di prodotto stimate, pari al 44% della produzione italiana complessiva.Al secondo gradino del podio sale, a sorpresa, la Sicilia (-17% rispetto allo scorso anno) che scalza la Calabria (-45%) grazie alle buone temperature di queste settimane. Segno negativo anche per altre regioni importanti dal punto di vista produttivo come Campania (-12%), Basilicata (-20%), Molise (-20%), Sardegna (-26%) e Abruzzo (-33%). Situazione ribaltata nelle regioni centrali e settentrionali, invece, grazie al clima positivo durante il periodo della fioritura e agli attacchi contenuti della mosca. Sostanzialmente stabile la produzione nel Lazio (+6%), ottimi rialzi per Toscana (+24%), Umbria (+40%), Marche (+48%), ed Emilia-Romagna (+52%).L’oscar per il miglior incremento produttivo, nonostante le quantità sempre di molto inferiori alle regioni a maggior vocazione olivicola, lo vince la Lombardia (+1727%) che passa da 123 tonnellate di olio extravergine d’oliva prodotte alle 2248 tonnellate stimate per quest’annata.Grande crescita anche per Liguria (+145%), Trentino-Alto Adige (+265%), Friuli Venezia Giulia (+770%) e Veneto (+995%). “Siamo di fronte ad un’annata a due facce, con i cali nelle regioni meridionali che producono la stragrande maggioranza dell’olio italiano e la ripresa delle regioni centrali e settentrionali che hanno beneficiato di un clima più clemente -ha detto il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino-. Ora bisogna premiare la filiera agricola che si impegna nella produzione di un olio di qualità, garantendo prezzi più equi, adeguati e remunerativi”. “La quantità quest’anno, a causa della ciclicità del raccolto, non sarà elevata mentre fortunatamente conserveremo inalterata la qualità eccellente del nostro prodotto -ha spiegato il presidente di Italia Olivicola Fabrizio Pini-. Quest’annata dimostra, una volta di più, come non sia più rimandabile un Piano Olivicolo Nazionale che consenta di impiantare nuovi uliveti e recuperare quelli abbandonati. Occorre inoltre un lavoro istituzionale condiviso per cercare di garantire, su tutto il territorio nazionale, il giusto valore al lavoro dei nostri agricoltori”.“La qualità del nostro olio sarà eccellente ma dovremo mantenere alta l’attenzione sugli attacchi della mosca con controlli capillari sui territori -ha aggiunto il presidente di Aifo, Piero Gonnelli-. Siamo ancora lontanissimi dal soddisfare in toto il fabbisogno dei consumatori italiani e dovremo lavorare su questo nei prossimi mesi in sinergia con tutti i protagonisti della filiera”.

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Effe Radio, dal web alla produzione di audiolibri

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Effe Radio è un portale web (www.efferadio.it) che offre un servizio d’informazione che coinvolge gli approfondimenti più vari: dall’attualità, al cinema, allo sport, passando per la cultura, l’università e il sociale. In questo contesto la macchina organizzativa di Effe Radio ha deciso di offrire un servizio di registrazione di audiolibri. Di cosa si tratta nello specifico? Effe Radio propone un servizio di registrazione audiolibri per case editrici e autori. Il progetto è quello di offrire registrazioni professionali di audiolibri per adulti e per bambini, che variano dalla prosa, alla poesia, al teatro, ai libri per l’infanzia e alla didattica.Grazie ai mezzi di registrazione utilizzati per i programmi della radio e delle dirette, più qualche altro accorgimento specifico a seconda delle esigenze, Effe Radio e i suoi speaker possono offrire registrazioni di qualità. In questo modo Effe Radio continua a puntare sulla cultura per offrire un servizio in più. E nel palinsesto del nuovo anno si apriranno anche nuovi spazi dedicati alla diffusione della cultura.Gli audiolibri sono ormai uno strumento essenziale e sempre più diffuso per far conoscere opere letterarie e ottenere visibilità. Gli audiobook sono sempre più ascoltati anche in Italia su diverse piattaforme dai grandi marchi editoriali e dagli editori indipendenti e assicurano una grande diffusione delle opere.L’offerta di Effe Radio si propone di garantire un servizio completo a 360°: registrazione audio, editing audio e fornitura del file finale in alta qualità per qualsiasi piattaforma di audiolibri.”Vogliamo offrire un servizio a 360° e, dopo la web radio, abbiamo deciso di puntare su questo settore – commenta Enrico Turello uno dei coordinatori del progetto – la piccola sala di registrazione ce l’abbiamo, la strumentazione anche, ma soprattutto abbiamo la passione per le produzioni audio e per questo abbiamo deciso di provare questa nuova avventura. Ci saranno tante novità in arrivo, tanto sui canali di Effe Radio, quanto dal punto di vista dell’audiolibro”.

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Ue-19: produzione industriale a luglio +4,1%

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

A luglio, secondo i dati Eurostat, la produzione industriale è salita rispetto a giugno del 4,1% sia nella zona euro che nell’Ue-27. L’Italia, con +7,4% si colloca in ottima posizione, quinta in classifica dopo Portogallo (+11,9%), in testa alla classifica e dopo Spagna (+9,4%), Irlanda (+8,3%) e Slovenia (+8%).Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, se il dato italiano di luglio resta positivo, il gap rispetto ai valori pre-Covid è, però, ancora molto consistente e l’Italia non esce molto bene rispetto al resto dell’Ue.Se si confrontano i dati di oggi con quelli di inizio anno (cfr. tabella n. 2), l’Italia si colloca solo in 14° posizione, in una classifica con 25 Paesi, con una perdita della produzione rispetto a gennaio del 6,6% (-5,3% su febbraio, 11° posizione).
Unica consolazione è che il dato italiano è migliore sia rispetto alla media Ue (-7%) che a quella dell’Eurozona (-7,3%), In fondo a questa negativa classifica la Germania, in 25° posizione, con un calo dell’11,3%, in penultima la Romania (-11,1%) ed il Portogallo (-10,2%).In testa, tra i Paesi più virtuosi, Irlanda, +12,8% su gennaio 2020, Norvegia, in 2° posizione, con +2,7% e Lettonia (+2,4). Solo 6 paesi, comunque, hanno colmato il gap rispetto a gennaio, tornando in territorio positivo, addirittura 3 se si considerato i valori pre-crisi di febbraio (Norvegia segna una variazione nulla)

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Industria: Istat, produzione luglio +7,4% su mese

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, la produzione industriale a luglio sale del 7,4% su giugno.”Bene, prosegue il rimbalzo iniziato a giugno. A differenza delle vendite al dettaglio, a luglio non si interrompe la ripresa della produzione industriale cominciata nel mese precedente. Certo, la crescita è lenta e il gap da colmare con i livelli pre-Covid è ancora consistente, ma l’importante è che il trend positivo prosegua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Al di là del confronto su base annua reso noto dall’Istat, -8%, rispetto ai livelli di gennaio, ossia ad appena 6 prima, la produzione risulta ancora inferiore, nei dati destagionalizzati, del 6,6%, -5,3% su febbraio, ultimo mese pre-crisi. I beni di consumo durevoli rispetto ad inizio anno registrano ancora un divario dell’8,5%, -5,1% i beni di consumo non durevoli. Insomma, il cammino da fare è ancora lungo, ma l’importante è che si vada nella giusta direzione” conclude Dona.

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