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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘famiglie’

Pace bancaria sui crediti deteriorati per famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

“Liberare dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli”.
A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, primo firmatario di una proposta di legge di FdI, che come spiega lui stesso riguarda ” realizza una sorta di “pace bancaria” che giova a tutti i soggetti coinvolti, ponendo peraltro un freno alle speculazioni che caratterizzano i NPL, cioè i crediti la cui riscossione è diventata incerta da parte delle banche”. Nello specifico la proposta di legge “vuole consentire ai soggetti debitori in sofferenza, ma che hanno ancora la possibilità di rimettersi in gioco, di poter estinguere il proprio debito a un prezzo ragionevole, facendo al contempo conseguire al creditore cessionario comunque un giusto profitto”.
“Naturalmente – continua il senatore Urso – devono ricorrere determinati presupposti: i crediti ceduti devono essere frutto delle crisi economiche e bancarie degli ultimi anni (per cui devono essere classificati come deteriorati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2018); non devono essere superiori a 25 milioni e potranno essere estinti mediante pagamento di un importo pari al prezzo di acquisto della posizione debitoria da parte della società cessionaria, maggiorato di una data percentuale”.
“Attraverso questa legge – conclude il senatore di FdI – si offre l’opportunità soprattutto a famiglie e piccoli imprenditori di liberarsi da una pesante zavorra finanziaria e bancaria e così poter contribuire al rilancio dei consumi e degli investimenti con positive ricadute sul sistema economico-produttivo nazionale”.

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Roma: torna F@Mu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

Roma domenica 14 ottobre Roma Capitale aderisce alla Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo con iniziative per conoscere il patrimonio dei musei civici e di alcuni monumenti
L’iniziativa è stata ideata per accogliere nei musei il pubblico dei piccoli visitatori, accompagnati da genitori e familiari, si rinnova anche quest’anno con un ricco programma di iniziative. Il programma – promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura – segue il tema specifico dell’edizione 2018, “Piccolo ma prezioso”, proponendo numerose e diverse occasioni utili a conoscere il patrimonio dei musei civici e di alcuni monumenti.
L’appuntamento di F@Mu2018, domenica 14 ottobre, prevede una giornata tutta speciale dedicata ai bambini, ricca di esperienze utili che possono aiutarli ad essere persone più creative, sensibili e attente a ciò che ci circonda.Dettagli nascosti, oggetti preziosi, giochi e giocattoli nell’antichità, storie di bambini in epoca romana, elementi di vita nella preistoria, una dimora di epoca rinascimentale. Questi e altri ancora sono gli ingredienti che animano attraverso il gioco le diverse attività.In ogni luogo ci sarà qualcosa di “prezioso” da scoprire attraverso l’esplorazione dell’arte e il divertimento di una caccia al tesoro, di giochi a squadre o di un “Memory Forense”, appositamente ideato ai Fori Imperiali.
Si potranno così conoscere la bambola di Crepereia alla Centrale Montemartini, la favola dell’imperatore bambino ai Mercati di Traiano, i particolari “piccoli e preziosi’ nascosti sulla superficie marmorea dell’Ara Pacis, la scatola misteriosa nella Casina del Cardinal Bessarione, i piccoli tesori del Museo Napoleonico che invitano ad un viaggio nel tempo, i dettagli dei dipinti della Pinacoteca Capitolina, della Galleria d’Arte Moderna e delle opere del Museo di Roma in Trastevere. Ci si potrà anche misurare con la vita al tempo del Pleistocene al Museo di Casal de’ Pazzi. Non mancherà la scienza conesperimenti divertenti per bambini e genitori al Museo di Zoologia.Alcune delle attività in programma sono realizzate anche con la collaborazione dei Volontari del Servizio Civile Nazionale. Tutti gli incontri sono gratuiti, con pagamento (se previsto) del biglietto d’ingresso secondo tariffazione vigente. L’accesso sarà invece completamente gratuito per i possessori della MIC, la nuova card che, al costo di 5 euro, permette a chi vive o studia a Roma l’ingresso illimitato per 12 mesi nel Sistema dei Musei Civici. Prenotazione obbligatoria 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00 al costo di una telefonata urbana; per il Museo di Zoologia prenotazione obbligatoria 06 97840700 (coop. Myosotis) oppure presso il Bookshop del Museo.Il calendario completo delle aperture e visite guidate disponibile suwww.museiincomuneroma.it.

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Richieste di mutui da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Lo studio ha mostrato che le interrogazioni registrate nel mese di settembre sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF relative alle richieste di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane (vere e proprie istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi online), confermano il trend in ripresa, facendo segnare un +5,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un altro dato rilevante che emerge dalla rilevazione di settembre è rappresentato dalla crescita dell’importo medio richiesto, che si è attestato a 127.359 Euro, con un +3,1% rispetto al corrispondente mese del 2017, confermando la ripresa in atto nell’ultimo trimestre dell’anno, dopo i primi 6 mesi sostanzialmente piatti.
Nel periodo di osservazione il numero maggiore di richieste si concentra ancora nella fascia di importo compreso tra 100.001 e 150.000 Euro, con il 29,6% del totale delle richieste (+0,2 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2017). Nel complesso, meno di un quarto delle richieste di mutuo supera i 150.000 Euro, coerentemente con l’attuale scenario di mercato in cui i prezzi di compravendita degli immobili residenziali stentano a riprendere vigore.

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A Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Verona. «Siamo orgogliosi di ospitare le famiglie del mondo a Verona, questa è l’Europa che ci piace»: ha dichiarato il vice premier Matteo Salvini che ha incontrato oggi le associazioni promotrici del Family Day (Pro Vita onlus, Comitato Difendiamo i nostri figli e Generazione Famiglia) e il presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, Brian Brown, che stanno organizzando il XIII World Congress of Families che quest’anno si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019. Presente anche il senatore Simone Pillon.Le associazioni sono state poi ricevute anche dal Ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, che si è detto «fiero – anche lui – di ospitare in Italia, e a Verona in particolare, le famiglie di tutto il mondo. La famiglia sarà per noi l’asse dell’Europa del futuro».Il Presidente del WCF Brown ha chiesto a Salvini «di riflettere tutti assieme sul sostegno da dare alle famiglie e l’Italia, per la sua storia, è il luogo più adatto per farlo».Il presidente del CDNF Massimo Gandolfini, con il presidente di Generazione Famiglia Jacopo Coghe e quello di Pro Vita onlus, Toni Brandi, hanno visto nella giornata di oggi «un segno che il vento in Europa sta cambiando». «Sta crescendo – per i tre presidenti – l’attenzione su un maggiore sostegno ai nuclei familiari, alla natalità e alla giustizia sociale». Le associazioni del Family Day sono certe «che da Verona partirà la controrivoluzione del buonsenso e della ragione».

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Trasferimento tecnologico di tre famiglie di molecole

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

Nell’ambito di Euro BioHighTech è stato firmato l’accordo Icgeb-Biovalley-Serichim per il trasferimento tecnologico di tre famiglie di molecole. Si tratta del primo accordo di questo genere sottoscritto in Italia da Icgeb. L’obiettivo è quello di consentire a due aziende della Regione Friuli Venezia Giulia – BioValley Investments Partner di Trieste e Serichim di Torviscosa – di produrre bio-farmaci. L’importante convenzione è stata firmata dal prof. Mauro Giacca dell’Icgeb, dal dott. Fausto Ferrazzi, presidente di Serichim srl e dall’ing. Diego Bravar, presidente di BioValley Investments Partner Srl. “Si tratta di una operazione che va a vantaggio della sanità pubblica e quindi dei cittadini. I bio-farmaci per un paziente costano 100 volte di più all’anno – ha ricordato Bravar -. Riuscire a passare da un bio-farmaco a un farmaco generico significa, per ogni paziente, ridurre i costi del 30 per cento all’anno. E di conseguenza rendere la sanità pubblica più sostenibile”.Serichim si occuperà dello sviluppo regolatorio e produttivo, mentre BioValley Investments Partner partecipa all’accordo in qualità di facilitatore dei capitali di investimento necessari all’avvio della produzione.
L’accordo ha una forte valenza strategica. I bio-farmaci, infatti, sono medicinali di origine biologica, come ad esempio ormoni, anticorpi monoclonali, eparina, prodotti per la terapia oncologica, vaccini. Sono riconosciuti globalmente come medicinali sicuri ed ad alta efficacia terapeutica. L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l’EMA (Agenzia europea del farmaco) e l’FDA (Food and Drug Administration) hanno predisposto delle linee guida per la loro valutazione, dimostrandone la piena corrispondenza in termini di qualità, efficacia e sicurezza.Le proiezioni economiche prevedono un mercato mondiale, nel 2020, pari a 390 mld $ di fatturato con una quota del 28% dell’intero business farmaceutico. Ad oggi l’EMA ha approvato 29 biosimilari (farmaci generici) in Europa, tra cui l’Omnitrope, ormone umano della crescita. Con l’aumento della competizione nella produzione e commercializzazione dei bio-farmaci, i sistemi sanitari potrebbero ricavare forti risparmi, favorendo l’accelerazione dello sviluppo di questo mercato, con enormi opportunità sia in termini di salute pubblica sia di politica economica e di qualità della vita.Al salone espositivo di Euro BioHighTech 2018, organizzato da Aries Venezia Giulia, BioHighTech NET, CBM – Cluster Regionale “Smart Health” e Confindustria Venezia Giulia, hanno partecipato oltre 30 imprese ed enti di ricerca e Università. Inoltre sono stati presentati 35 progetti di Ricerca&Sviluppo altamente innovativi in un settore sempre più strategico come quello della salute, che conta ben 5 mila addetti regionali; un numero importante se si pensa che il settore navalmeccanico ne conta 7 mila. Da ricordare che la Regione FVG ha effettuato investimenti in questo settore, nel periodo 2016-2020, pari a oltre 14 milioni di euro, finanziando progetti di R&S collaborativi tra imprese e centri di ricerca e Università – fondi destinati per oltre 8 milioni alle imprese e per oltre 6 milioni agli Enti di ricerca e alle Università.

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Legge di bilancio e interventi a sostegno della famiglia

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

“Fratelli d’Italia attende di leggere i provvedimenti, ed in particolare il Def, per valutare la politica del governo a sostegno della famiglia. Abbiamo votato favorevolmente all’istituzione del ministero per la Famiglia e la disabilità, ma non siamo disponibili ad assistere al suo fallimento. La famiglia, insieme ai giovani ed alle donne, continua ad essere il grande assente della politica nazionale ed al di là degli annunci in questi primi mesi di governo abbiamo visto ben poco. Fratelli d’Italia ribadisce la strategicità delle politiche per la famiglia a partire dall’istituzione di un reddito d’infanzia, consistente in un assegno mensile per ogni minore a carico, alla previsione di specifiche agevolazioni fiscali accompagnate da incentivi alle imprese che assumono neomamme e giovani donne. Misure unite al pieno riconoscimento dei caregiver familiari, al potenziamento degli strumenti di conciliazione famiglia-lavoro e asili nido gratuiti e a tempo pieno. Interventi che riteniamo debbano trovare spazio all’interno della prossima legge di Bilancio, le cui risorse certamente non vanno impegnate per iniziative dal carattere puramente assistenziale, come il reddito di cittadinanza”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, a margine del Question time a Palazzo Madama.

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Prestiti per lo studio: erogati 87 milioni di euro in 7 mesi

Posted by fidest press agency su sabato, 1 settembre 2018

Manca poco all’inizio del nuovo anno scolastico e molte famiglie stanno già facendo i conti con le spese, spesso elevate, legate all’istruzione tanto che, secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, da gennaio a luglio 2018 sono stati erogati prestiti personali pari ad oltre 87 milioni di euro destinati a sostenere i costi legati a studio, formazione e università.Chi si è rivolto ad una società del credito per questo tipo di prestito ha chiesto, in media, 7.664 euro da restituire in 4 anni e mezzo (55 mensilità). Un prestito che, considerando i tassi attuali che variano tra il 7,10% e l’11,26% (TAEG) e una durata di 5 anni, si traduce in una rata mensile compresa tra i 149 e i 162 euro. Dall’analisi emerge inoltre che quando si parla di prestiti personali per lo studio, a presentare domanda di finanziamento nel 38% dei casi è una donna, percentuale altissima se si considera che il campione femminile rappresenta, normalmente, circa un quarto dei richiedenti prestito in Italia.

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Genova: “Vicinanza alle vittime, nazionalizzare immediatamente le rete autostradale!”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Potere al Popolo esprime tutta la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e alla popolazione di Genova e precisano: “Siamo sconvolti, addolorati, ma anche arrabbiati. I comitati di cittadini per la difesa del territorio da tempo chiedevano che si intervenisse su quel ponte, che invece di nuove grandi opere si facessero controlli seri… Restavano sempre inascoltati. La tragedia di Genova non viene dal nulla e non può essere minimizzata, come pure molti si affannano a fare in queste ore. È il risultato del disinteresse della politica verso le istanze dei cittadini, di un sistema di costruzione che mette al centro i profitti, di una privatizzazione senza regole né logica della rete autostradale, che ha messo in mano “ai privati” un monopolio costruito con soldi pubblici e senza possibile concorrenza. Oggi Repubblica scrive che Autostrade per l’Italia nel 2009 aveva detto che quel ponte “potrebbe star su altri cento anni a fronte di una manutenzione ordinaria con costi standard”… Crediamo che solo il controllo pubblico e popolare, la nazionalizzazione della gestione di tutte le tratte autostradali può permettere di tutelare la sicurezza dei viaggiatori, sottraendola ai condizionamenti degli interessi finanziari privati.
Non è possibile che i profitti contino più della vita delle persone. Vogliamo avere il potere di decidere noi quali opere ci servono e non le imprese o gruppi multinazionali in combutta con la politica. Nel frattempo, i responsabili devono pagare. (fonte Redazione contropiano)

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Sud Italia: raddoppia il numero delle famiglie senza lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

I dati evidenziati dal Rapporto Svimez 2018 non lasciano dubbi e lanciano un chiaro allarme sulla situazione del Sud Italia. Negli ultimi 8 anni è raddoppiato il numero delle famiglie senza lavoro (oggi sono 600 mila) mentre negli ultimi 16 la metà dei giovani tra i 15 anni e i 34 ha abbandonato quelle terre.A rappresentare una parte importante della crisi del Sud è la totale assenza di investimenti, soprattutto sul piano delle infrastrutture. Si è perso molto tempo a millantare l’esigenza di progetti come il Ponte sullo Stretto, ma la verità è che il Meridione ha bisogno di autostrade, stazioni ferroviarie e ripetitori per la connessione internet, e non di opere faraoniche che non servono a null’altro che alla propaganda elettorale.Naturalmente questo discorso non vuole mettere in discussione le grandi opere nel loro complesso, ma semmai evidenziare il valore del buonsenso. La rete ferroviaria della TAV dovrà essere ultimata per dimostrare ai partner internazionali l’affidabilità del Paese e per dare un senso alle importanti risorse economiche già utilizzate; ma questo non significa che non esistano opere meno eclatanti di altrettanta utilità. L’Italia, ed in particolare il Sud, ha bisogno di investimenti strutturali, ma prima ancora di un approccio trasparente, meticoloso e serio per le scelte future.

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Spesa famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

Secondo l’Istat la famiglia italiana-tipo ha speso 2.564 euro nel 2017, l’1,6% in più dell’anno precedente, con un forte divario tra Nord e Sud. Per Adoc le spese ordinarie incidono al 56% sul reddito netto disponibile, mentre complessivamente impegnano oltre l’83% delle entrate. Un impatto sul reddito più alto del 2,3% rispetto alla media della UE-15, nonostante le spese complessive siano, di media, inferiori del 19,2%. Com’è possibile? A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, inferiore del 24,6% alla media europea, pari a circa 755 euro in meno, per cui ogni singola voce di spesa ha un peso maggiore sul reddito disponibile.“Dai dati Istat emerge una fotografia di ingiustizia sociale, un profondo divario sia territoriale sia di classe sociale – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – la combinazione di bassi redditi e alta pressione fiscale rende complicato sostenere le spese quotidiane, che incidono in media al 56% sul reddito. Abbassare la pressione fiscale, tagliare le spese improduttive, contrastare seriamente l’evasione fiscale, prevedere maggiori agevolazioni e detrazioni, incrementare la capacità reddituale sono tutti interventi imperativi. Non va ridotto solo il divario interno, dobbiamo ridurre anche quello tra noi e il resto d’Europa. La forbice di differenza reddituale tra una famiglia italiana e una europea è pari al 24%: i redditi nostrani sono più bassi, in media, di 755 euro. Per cui ogni euro speso da una famiglia italiana pesa molto di più sul reddito rispetto a quello di una famiglia tedesca o francese.”

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Spesa sanitaria delle famiglie a 40 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Bologna 11 giugno 2018 Fondazione GIMBE. Puntuale come un orologio svizzero anche nel 2018 con il Welfare Day il rapporto RBM Salute-Censis ripropone dati sempre più catastrofici. Nell’impossibilità di aumentare i 12 milioni di italiani che rinunciano alle cure e il 25% della popolazione che subisce danni economici per pagare le spese sanitarie, quest’anno è allarme indebitamento: nell’ultimo anno 7 milioni di italiani “si sarebbero indebitati” per pagare le spese per la salute e 2,8 milioni “avrebbero dovuto usare” il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi.
Gli inquietanti dati del Censis anche quest’anno proiettano su oltre 60 milioni di persone i risultati di un’indagine commissionata da RBM Salute e realizzata tramite un questionario strutturato somministrato ad un campione rappresentativo di 1.000 adulti maggiorenni residenti in Italia. Numerose le criticità metodologiche: innanzitutto, non si conoscono le domande del questionario; in secondo luogo, le tecniche per selezionare gli intervistati non permettono di escludere un “campionamento di convenienza”; ancora, non vengono riportati margini di variabilità sulle stime ottenute; infine, il margine di errore del ± 3,1%, riferito all’intero campione, risulta di gran lunga più elevato per ciascuno dei sottogruppi ottenuti all’interno delle variabili di stratificazione (classe di età, genere, area geografica di residenza, ampiezza demografica del comune di residenza). Lo scorso anno, per le stesse ragioni, puntualizza il Presidente «il Ministero della Salute, con il comunicato stampa n. 75 del 31 luglio, aveva smentito i dati del Censis sulla rinuncia alle cure, sottolineando i limiti dello studio – identici a quelli del 2018 – che riportava risultati di gran lunga più catastrofici di quelli dell’ISTAT e dell’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie».
Rispetto all’entità della spesa sanitaria out-of-pocket, dato di partenza di questa raffinata strategia di marketing, precisa Cartabellotta, «il 3° Rapporto GIMBE conferma sì che la spesa delle famiglie nel 2016 sfiora i € 40 miliardi, ma non rileva nessun allarme sul suo incremento, che rimane stabile intorno al 18% sia nel periodo della crisi (2009-2016) sia nel periodo pre-crisi (2000-2008)». Inoltre, l’analisi dettagliata della spesa out-of-pocket permette di mitigare ampiamente l’entità del fenomeno perché dei € 40 miliardi:
• € 3.362 milioni vengono “restituiti” dallo Stato sotto forma di detrazioni fiscali
• € 1.310 milioni sono relativi all’acquisto di farmaci di fascia A, virtualmente a carico del SSN, ma che i cittadini acquistano in autonomia per loro volontà
• € 1,5 miliardi sono destinati alla compartecipazione della spesa per i farmaci, ma di questi € 1 miliardo viene sborsato per acquistare farmaci brand al posto degli equivalenti
• € 5.900 milioni sono destinati a prodotti omeopatici, erboristici, integratori, nutrizionali, parafarmaci, etc., voce di spesa peraltro esclusa dai nuovi conti della sanità dell’ISTAT
• € 5.215 milioni vengono spesi per farmaci di fascia C e di automedicazione, buona parte dei quali sono di efficacia non dimostrata
• € 11.000 milioni (che includono € 1.300 milioni di ticket) sono destinati a visite specialistiche ed esami diagnostici di laboratorio e strumentali, di cui una variabile percentuale del 30-50% secondo stime internazionali è inappropriata
• € 8.500 milioni vanno per le cure odontoiatriche (mai incluse nei livelli essenziali di assistenza) • € 5.255 milioni per l’assistenza ospedaliera, di cui oltre € 3.000 milioni per la long-term-care
• € 1.000 milioni per protesi e ausili
«Lo “spacchettamento” della spesa delle famiglie – precisa Cartabellotta – confuta di fatto l’ipotesi che gli esborsi dei cittadini siano destinati esclusivamente a fronteggiare le minori tutele pubbliche: infatti, almeno il 40% non viene speso per beni e servizi indispensabili a migliorare lo stato di salute, bensì soddisfa bisogni indotti dal benessere e dalla medicalizzazione della società e condizionati da consumismo, pseudo-diagnosi e preferenze individuali». La controprova viene fornita dal fatto che nelle diverse Regioni la spesa out-of-pocket è proporzionale al reddito pro-capite e alla qualità dell’offerta pubblica: in altre parole, le famiglie spendono di più nelle Regioni del nord dove l’offerta dei servizi sanitari pubblici è adeguata, mentre quelle del sud si attestano tutte sotto la media, nonostante una qualità peggiore dei servizi. Infine, la strategia di persuasione collettiva che punta dritta al “secondo pilastro” prova a sensibilizzare il nuovo Esecutivo “personalizzando” i risultati dell’indagine Censis, da cui emergerebbe un “maggior rancore degli elettori di 5 Stelle e Lega nei confronti della sanità”, considerata il “cantiere con cui gli italiani metteranno alla prova il passaggio dal rancore alla speranza del cambiamento”. Peccato (per loro) che il contratto del Governo del cambiamento afferma senza indugi che “È prioritario preservare l’attuale modello di gestione del servizio sanitario a finanziamento prevalentemente pubblico e tutelare il principio universalistico su cui si fonda la legge n. 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale”, per cui la vera “prova di esame”, conclude Cartabellotta, «non è affatto rappresentata dall’espansione del secondo pilastro, quanto invece dal rilancio del finanziamento pubblico, peraltro annunciato anche dal Premier Conte nel discorso per la fiducia al Senato».
Se così non fosse, il Governo del cambiamento, oltre ai propri “rancorosi elettori”, avrà tradito anche il contratto che oggi riguarda tutto l’intero popolo italiano.

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Famiglie monogenitoriali con figli

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

Sono dati estremamente allarmanti quelli usciti dalla rilevazione Istat sulle famiglie monogenitoriali con figli, costituite per l’86,4% dei casi da mamme.Ancora più preoccupante leggere che un terzo dei figli di queste mamme ha meno di 5 anni, e un ulteriore 42,7% ha un’età compresa fra 6 e 13 anni. Inoltre – dichiara Federica Gasparrini presidente di Federcasalinghe – desta molta preoccupazione il fatto che quasi una madre sola su otto è in cerca di un’occupazione ma non riesce a trovarla. E c’è poi un 24,4% di mamme che sono fuori dal mercato del lavoro. E che, evidentemente, vivono degli alimenti che passa il padre dei loro figli”.
“E non è tutto – aggiunge la nota – dal momento che il 42,1% delle madri sole è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Una percentuale che per chi vive in coppia si ferma al 29,3%. Ancora, l’11,8% delle mamme sole vive in condizioni di povertà assoluta. Una condizione che, evidentemente, riguarda anche i loro figli”.

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I redditi delle famiglie italiane più bassi di oltre 750 euro rispetto alla media UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Quanto spende una famiglia tipo italiana rispetto alle altre famiglie europee? E quanto incidono le spese quotidiane sul reddito? Secondo un’indagine dell’Adoc le spese mensili di una famiglia italiana raggiungono la cifra media di 1.615 euro, pari al 52,6% del reddito netto disponibile. Un impatto sul reddito più alto del 2,3% rispetto alla media della UE-15, nonostante le spese complessive siano, di media, inferiori del 19,2%, pari ad una differenza di 310 euro. Com’è possibile? A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, inferiore del 24,6% alla media europea, pari a circa 755 euro in meno, per cui ogni singola voce di spesa ha un peso maggiore sul reddito disponibile. In Italia una famiglia dispone, in media, di 3.067 euro mensili, contro i 3.822 euro della media europea.Mediamente la famiglia italiana spende circa 516 euro mensili per la spesa alimentare, a cui vanno aggiunti circa 60 euro per la ristorazione, equivalenti a due uscite a cena fuori casa al mese, prevalentemente in pizzeria. Una spesa complessiva, a livello di costi, inferiore del 10% rispetto alla media europea, ma che impatta per il 18,7% sul reddito, contro il 14,8% della media UE.
Nell’analisi condotta si è ipotizzato l’utilizzo sia di un mezzo privato, misurato attraverso le voci per il carburante (tre pieni al mese) e per l’assicurazione obbligatoria, sia del trasporto pubblico, misurato attraverso il costo per un abbonamento alla rete cittadina su base mensile. Se in quest’ultimo caso la spesa media della famiglia italiana (35 euro) è considerevolmente inferiore alla media europea (56 euro), con una differenza del 60%, sono le spese per il trasporto privato a pesare sui bilanci familiari. La spesa per la benzina è superiore dell’8% alla media europea.Dal punto di vista assicurativo, rispetto alla media UE-15, il costo sostenuto è in linea (50 € contro i 52 € di media). A livello di impatto sul reddito, ad ogni modo, le spese sostenute dagli italiani il trasporto sono maggiori di circa il 2% rispetto alla media europea.L’indagine ha preso in esame i costi vivi sostenuti dalle famiglie, in particolare i costi per l’affitto o rata del mutuo, le bollette (di luce, acqua, gas e rifiuti), le spese per telefonia e connessione a internet e i costi del canone TV.Per quanto riguarda i costi sostenuti per l’affitto/mutuo, la media italiana è inferiore del 30% alla media europea. La spesa è mediamente pari a 580 euro mensili contro i 759 euro della media europea. L’incidenza sul reddito è pari al 18,9%, poco meno della media UE (19,8%). Ovviamente il peso è maggiore in caso di redditi inferiori alla media.Per quanto riguarda le spese per il canone, va ricordato che in Spagna, Olanda e Lussemburgo la tassa non si paga. Ad ogni modo la spesa in Italia si attesta sui 7,50 euro al mese, contro i 10,90 euro di media europea.In merito alle spese per la telefonia fissa e internet (Adsl) la famiglia italiana ha una spesa in linea con la media UE, anzi di 4 euro più bassa. Così come per le spese per l’abbonamento alla telefonia mobile (considerando 2 schede), da noi la spesa si attesta sui 18 euro, la media europea è 31 euro.In merito alle bollette, considerando le utenze di acqua, luce e gas, la famiglia Rossi spende in media 145 euro al mese, in linea con la media europea.Complessivamente una famiglia italiana, per le spese di casa e le utenze, investe il 25,3% del proprio reddito, di poco inferiore al 25,7% della media UE.

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Sanità: Le famiglie rischiano di indebitarsi per cure attraverso strutture private

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Sono circa 35 milioni gli italiani che nel 2016 hanno dovuto pagare di tasca propria le spese per un totale di 35 miliardi di euro. A ricorrere sempre di più ai propri risparmi sono gli anziani, che spendono in media una volta e mezzo in più rispetto alla popolazione generale, e circa 13 milioni di italiani hanno difficoltà a far fronte alla spesa sanitaria.Il dato è stato riportato dagli esperti della School di Padova 2018 in occasione di un evento organizzato da Motore Sanità. Il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli ha dichiarato “Oggi sono molti gli italiani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e una spesa improvvisa, come una multa o delle spese sanitarie possono diventare veramente un grande problema – prosegue il Segretario Nazionale del Codici – In tali condizioni aumentano le categorie di persone che versano in condizioni di povertà”. Secondo le cifre presentate, in 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi per fronte alle spese sanitarie. La spesa sanitaria privata nel 2017 si è attestata su circa 35 miliardi e solo 5 miliardi sono stati intermediati da forme sanitarie integrative, con 12 milioni di italiani che fanno ricorso alla ‘spesa intermediata’ di cui il 55% sono dipendenti e il 14% autonomi, e tale settore gestisce circa 5 milioni della spesa (2%). A questo scenario si accosta inevitabilmente una generale contrazione delle prestazioni e una forte sofferenza sociale.
La sanità pubblica e la sanità privata non dovrebbero entrare in competizione, ma anzi dovrebbero riuscire a collaborare, ognuna attraverso le proprie specifiche competenze.

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“Le risorse di molte famiglie datori di lavoro domestico sono a rischio esaurimento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

A dirlo Lorenzo è Gasparrini, Segretario Generale di Domina, Associazione Famiglie Datori di Lavoro Domestico. “Nel 2017 – continua il segretario di Domina – la spesa delle famiglie è aumentata del 2,5% mentre il reddito è +1,7%. Secondo questi ultimi dati Istat il risparmio delle famiglie è sceso dello 0,7% e l’incremento del potere di acquisto è rallentato rispetto al 2016”.
“Guardando ai dati Istat – prosegue Lorenzo Gasparrini – è chiaro che le famiglie stanno attingendo sempre più ai propri risparmi per far fronte alle spese, ma con le scarse disponibilità economiche è difficile far fronte agli imprevisti della vecchiaia, e ad oggi i costi di un’assistente familiare sono proibitivi per oltre il 90% dei nostri pensionati”.
“DOMINA, firmataria del CCNL di categoria – conclude la nota – auspica l’apertura del tavolo del Welfare familiare tra le Istituzioni e le Parti Sociali al fine di individuare le migliori strategie per una più ampia regolarizzazione nel settore domestico. Il primo obiettivo di DOMINA con il nuovo Governo sarà quello di promuovere la progettazione di un piano di supporto ad ampio raggio e di lungo periodo”.

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Famiglie senza risorse per l’assistenza anziani e invalidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Secondo i dati Istat quasi il 60% degli anziani con gravi difficoltà ha bisogno di assistenza, di questi, il 28% ha un aiuto in casa mentre più del 40% vive con la badante. L’Inps eroga 17.886.623 pensioni all’anno ma il 70,8% ha un importo inferiore a 1.000,00 Euro che non consente di far fronte ai costi dell’assistente familiare. “Una badante part-time, che assiste l’anziano autosufficiente per 25 ore alla settimana (livello BS), costa 824,33 Euro al mese alla famiglia – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – mentre un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) ha un costo di 1354,93 Euro. La spesa mensile può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS).Incrociando i costi con le pensioni previdenziali erogate dall’Inps – prosegue Gasparrini – è evidente che la famiglia non ha le risorse per far fronte ai costi dell’assistenza e spesso rinuncia a visite, medicine o ore di assistenza preziose”. Dai risultati della Ricerca DOMINA (realizzata in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa) risulta che meno del 10% dei pensionati può permettersi la badante e i nuovi dati diffusi dall’Inps confermano questa situazione allarmante. “Per evitare l’indebitamento familiare è necessario intervenire con soluzioni concrete avviando politiche di defiscalizzazione strutturali”.

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Andiamo al governo per cambiare il Paese!

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

di Giulia Grillo e Danilo Toninelli. L’elezione di Roberto Fico a Presidente della Camera è solo il primo e potentissimo segnale di cambiamento che arriva da questa legislatura. La scelta di rinunciare a oltre 4.000 euro di indennità al mese è solo il preludio degli importanti obbiettivi che ci siamo prefissati di portare a casa. La prima questione che porranno i nostri all’Ufficio di Presidenza è l’abolizione dei vitalizi e l’eliminazione degli sprechi, una partita che inizierà a giocarsi già nelle prossime settimane e su cui vi terremo costantemente aggiornati.
Dall’altro lato noi due in prima persona stiamo lavorando per porre al centro dei lavori del Parlamento quelle problematiche che sono in cima all’agenda dei cittadini, delle famiglie, dei lavoratori, degli imprenditori, dei commercianti, degli artigiani, dei disoccupati, degli insegnanti, dei pensionati, dei risparmiatori. Insomma di tutto quel mondo che ha bisogno di risposte concrete e immediate e che per troppo tempo è stato lasciato ai margini perché qui dentro si sono messi in primo piano gli interessi dei partiti. Quell’epoca è finita. I cittadini saranno finalmente al centro dei processi decisionali.Noi stiamo portando in Parlamento prima di tutto un metodo, che è quello della massima trasparenza. Lo abbiamo fatto con l’elezione dei presidenti delle Camere e abbiamo intenzione di farlo anche per quanto riguarda la creazione di un governo per questo Paese, un governo che sia di vero cambiamento, come i cittadini hanno preteso con il voto del 4 marzo.Per noi le basi dell’attività di governo sono i temi, i progetti, le idee per risolvere i problemi degli italiani. Su questo, come Luigi ha ripetuto ogni giorno della campagna elettorale, siamo disposti a confrontarci con tutte le forze politiche. Per fare questo abbiamo invitato i capigruppo di tutti i gruppi parlamentari ad incontrarsi con noi per un confronto sui temi da porre al centro dell’attività parlamentare. Per noi il punto di partenza è il nostro programma e l’obbiettivo è trovare le convergenze con i programmi degli altri e la disponibilità a lavorare insieme sui punti comuni. Non è un esercizio di stile, perché al di là della composizione del governo questi temi saranno comunque portati avanti in sede parlamentare. Invitiamo anche chi ha già deciso di autocollocarsi all’opposizione, come freno del cambiamento chiesto dagli italiani. Per ora loro hanno rifiutato il nostro invito anteponendo l’interesse per le poltrone al trovare soluzioni per gli italiani. (fonte: il blog delle stelle)

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Richieste di prestiti da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

soldi-pubbliciLa rilevazione ha mostrato che dicembre 2017 si è chiuso con una performance positiva pari a +9,3% per le richieste di prestiti (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), che complessivamente fanno segnare un +1,9% rispetto al 2016.Si tratta dell’ennesima conferma della vivacità del comparto, che giova del progressivo miglioramento della situazione economico-finanziaria delle famiglie, anche se è necessario evidenziare la presenza di due tendenze contrapposte: da un lato i prestiti personali continuano la performance costantemente positiva da inizio anno, registrando un +18,7% a dicembre che porta a una crescita complessiva del +5,4% su base annua; dall’altro, i prestiti finalizzati a dicembre fanno segnare un incremento del +4,7% che però non risulta sufficiente a evitare un leggero saldo negativo a livello di intero 2017, pari a -0,8% nel confronto con il 2016.Infine, nel mese di dicembre 2017 è proseguita anche la crescita dell’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, si è portato a 8.100 Euro (+5,8% rispetto allo stesso mese del 2016). Complessivamente il 2017 ha fatto registrare il valore medio più alto da quando CRIF ha iniziato a monitorare il comparto, pari a 9.050 Euro.

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Allarme Istat: Paese sempre più vecchio. Un terzo famiglie è single

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 dicembre 2017

istatI problemi che affliggono l’Italia: Paese sempre più vecchio, con i single che ormai sono un terzo delle “famiglie”, con pochi bambini che nascono e la speranza di vita che si allunga. Un quadro preoccupante quello che emerge dal “Rapporto Istat 2017”. Il dato che spicca di più è quello delle famiglie composte da una sola persona: sono ormai un terzo del totale (passate da 20,5 a 31,6%) mentre si riducono quelle numerose con cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%). Continua il calo delle nascite, ma torna ad aumentare la speranza di vita: passa da 80,1 a 80,6 anni per gli uomini e da 84,6 a 85,1 per le donne. Nel 2016 si sono riempite 473’438 culle, 12.342 in meno rispetto all’anno precedente. E il calo delle nascite continua a essere affiancato dalla posticipazione dell’evento: le gravidanze avvengono, infatti, in età sempre più avanzata. Il Nord-Est è l’area geografica con la speranza di vita più alta anche nel 2016, mentre il Mezzogiorno è caratterizzato da una vita media più bassa. Aumentano i matrimoni ma ancora di più i divorzi: nel 2015 le nozze riprendono a crescere passando dai 189.765 dell’anno precedente a 194.377. Sul fronte delle separazioni si passa dalle 89’303 del 2014 a 91’706 del 2015 mentre per i divorzi l’aumento è decisamente più marcato: da 52’355 salgono a 82’469, un’impennata dovuta soprattutto all’entrata in vigore a metà 2015 del “divorzio breve”. Dai dati dell’Istat sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un dato sconfortante che emerge è che nel volgere di vent’anni, il numero medio di persone che compongono una famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016)

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In aumento i debiti e le richieste d’aiuto delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

saluteIl 23% degli intervistati si indebita per garantire prestazioni sanitarie a un familiare in condizione di fragilità. Aumentano quelli che rinunciano per motivi economici alle cure mediche. È salito a 12,2 milioni il numero degli italiani che nell’ultimo anno ha rinunciato o rinviato una prestazione sanitaria per ragioni economiche, 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. (Dati Censis). Sono numeri che spingono a riflettere sulla concreta e drammatica difficoltà economica delle famiglie italiane, una condizione aggravata anche da un Servizio Sanitario Nazionale debole, tra liste d’attesa troppo lunghe per gli esami e l’elenco dei farmaci rimborsabili sempre più esiguo.
Da un’indagine condotta dall’Osservatorio Prodeitalia che, nell’ultimo anno ha analizzato la situazione economica di circa 300 famiglie assistite, è emerso come il 23% dichiara di essersi indebitato per poter garantire un’adeguata assistenza medica ad un proprio familiare invalido o anziano, debiti che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare i 3.000 euro; inoltre, sono sempre più frequenti i casi in cui i prestiti presi o i mutui accesi, vanno a gravare o a peggiorare una condizione di indebitamento preesistente. Sempre secondo la Ricerca, il 46% dichiara di aver rinunciato da anni alle visite mediche esami e controlli di prevenzione, proprio perché non in grado di far fronte alle spese sanitarie.
“A complicare il quadro, un marcato divario regionale che sottolinea in modo impietoso un diverso accesso alla tutela della salute e alle cure dei cittadini. Sono, infatti, numerose le richieste di aiuto che Prodeitalia riceve ogni giorno da nuclei familiari che non riescono a sostenere le spese mediche. La nostra indagine evidenzia che la maggior parte delle richieste proviene proprio dalle Regioni del Sud Italia, quasi l’80% del totale, ma ci sono anche famiglie provenienti da territori normalmente considerati ‘ricchi’, come il Veneto e il Trentino. Nelle grandi città, come Roma per esempio, si ricrea questo microcosmo con le sue differenze. Abbiamo notizia di famiglie che nelle periferie rinunciano in qualche caso alle cure mediche e molto spesso alla prevenzione. Questo succede quando si rivolgono ad una struttura sanitaria in cui le liste d’attesa sono impossibili e dove non ci si possono permettere le parcelle del privato. Gravissima poi la situazione di molte famiglie con uno o più disabili a carico. L’assistenza pubblica viene ridimensionata di continuo e molte famiglie a fronte di un’esigenza 24 ore su 24 sono costrette ad indebitarsi” – dichiara l’Avvocato Francesca Scoppetta, uno degli ideatori del Progetto Prodeitalia. Progetto Prodeitalia Nasce allo scopo di offrire un aiuto a chi per motivi di salute, economici, organizzativi o di varia natura, non riesce più a onorare i propri debiti. Sulla base della legge 3/2012 che regola il sovraindebitamento e introduce nell’ordinamento giuridico italiano la procedura di esdebitazione, Prodeitalia assiste e aiuta le aziende e i cittadini che, almeno in una prima fase, hanno la necessità di essere guidati. I professionisti che hanno aderito al Progetto offrono le proprie competenze fornendo una prima consulenza gratuita sugli strumenti che la legge mette a disposizione, trovando lo strumento giuridico utile a risolvere il problema e riducendo i debiti fino all’80%. Osservatorio Prodeitalia Ideato dalla squadra di professionisti dell’omonimo Progetto, l’Osservatorio si pone l’obiettivo di rilevare dati sulla crisi economica che non compaiono nelle statistiche istituzionali. Le ricerche, infatti, si basano sulla raccolta e analisi di dati in riferimento alle esperienze concrete dei soggetti intervistati, allo scopo di fornire numeri e informazioni più aderenti possibili alla realtà.

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