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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘famiglie’

Energia: Mura, priorità Pd è difendere famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

“Difendere il potere d’acquisto delle famiglie, alzare uno scudo contro l’impoverimento di chi regge con difficoltà, aiutare chi già non ce la fa a pagare le bollette: sono le priorità del Partito democratico che poniamo al Governo in questo momento drammatico per cittadini e imprese. Rispondiamo agli aumenti delle bollette con proposte chiare e attuabili al grido d’allarme che percorre l’Italia e si fa sentire con forza anche nella nostra isola”. Lo ha detto oggi a Cagliari la presidente della commissione Lavoro della Camera e candidata Pd a Montecitorio Romina Mura, partecipando al Poetto alla mobilitazione “1000 piazze per l’Italia contro il caro bollette”, promossa dal partito. “Chiediamo un contratto con metà dei consumi elettrici a costo zero – ha spiegato la deputata dem – per microimprese e famiglie con redditi medi e bassi, il raddoppio del credito di imposta alle aziende, un piano nazionale di risparmio energetico, pressione in Ue per un tetto europeo al prezzo del gas. Le risorse si possono trovare da una più alta e giusta tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche fossili ed estrattive”.

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Sarà un autunno difficile, pieno di rincari e rinunce per le famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2022

E’ uno dei fronti “più caldi” sarà proprio il riscaldamento. Gas, gasolio riscaldamento, pellet: qualunque sia la tipologia di alimentazione della caldaia utilizzata, gli aumenti saranno salatissimi. Federconsumatori ha effettuato uno studio sui costi che le famiglie dovranno sostenere per il riscaldamento nell’autunno-inverno 2022-2023. Gli aumenti variano dal +49% per il gasolio riscaldamento, al +62% per il gas in regime di maggior tutela, al +99% per il pellet. Nel dettaglio, per scaldare un appartamento di 100 metri quadri:Gas metano Stando all’ultimo aggiornamento delle tariffe del gas da parte di Arera, ad oggi (III trimestre 2022 su III trimestre 2021) l’incremento del costo del gas è pari al +46%. Prevediamo, visto l’andamento dei mercati, che sulla bolletta relativa al riscaldamento, vi sarà un incremento complessivo del +62%, con una spesa di 1.479 Euro nel 2022-2023, rispetto ai 912 Euro del 2021-2022.Nel caso il proprio impianto sia alimentato a gasolio (questa è la tipologia più diffusa di caldaie condominiali) la spesa ammonterà, quest’anno, a 2.309 Euro, il +49% rispetto al 2021-2022 (1.545 Euro annui).Nel caso, invece, il proprio impianto sia alimentato da una caldaia a pellet, il rincaro sarà ancora più rilevante: il costo di un sacco da 15 kg di pellet è infatti raddoppiato rispetto allo scorso anno, passando da 5 Euro a 10 Euro. Per riscaldare la tipologia di appartamento preso in esame una famiglia spenderà, quindi, 1.333 Euro nel 2022-2023, il 99% in più rispetto ai 670 Euro del 2021-2022. Aumenti che si riverberano sui beni di largo consumo e che solo in parte sono giustificati dall’andamento inflattivo e dal conflitto in Ucraina: ecco perché chiediamo interventi immediati del Governo per sostenere famiglie e imprese e un piano capace di ridurre strutturalmente l’impatto delle attività finanziarie sui mercati all’ingrosso dell’energia, insieme con il rafforzamento dei poteri e del raggio di azione di Mr. Prezzi, anche attraverso appositi comitati territoriali di vigilanza, per contrastare ogni fenomeno speculativo.

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L’incertezza politica accresce le preoccupazioni delle famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 agosto 2022

In un clima reso già molto difficile da una crescita dell’inflazione che non si registrava da decenni, dalla guerra in Ucraina e dalla recrudescenza della pandemia, la crisi di Governo e le possibili ripercussioni sull’economia italiana hanno accresciuto le ansie delle famiglie, restituendo una fotografia tra le peggiori degli ultimi due anni e mezzo: quasi 1 nucleo familiare su 2 (47,5%) teme fortemente le conseguenze dell’aumento dei prezzi sulla propria condizione economica, così come 4 su 10 non smettono di angosciarsi per il perdurare della guerra e, in controtendenza rispetto al passato nel periodo estivo, si fanno più forti anche le preoccupazioni per la pandemia. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra il 20 e il 23 luglio – quindi proprio all’indomani della fine del governo Draghi – da Termometro Italia, l’indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, unità di ricerca di MBS Consulting, Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19 e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito.“A fronte del sensibile aumento dei prezzi, l’ultimo trimestre ha visto precipitare la situazione economica delle famiglie, che risulta la peggiore dall’inizio delle rilevazioni – commenta Fabio Orsi, partner di Innovation Team, unità di ricerca di MBS Consulting, Gruppo Cerved -: infatti, il 60,9% dei nuclei ha dovuto intaccare i propri risparmi (+5,7% rispetto al mese scorso) e quasi il 25% in maniera consistente. L’impatto dell’inflazione sui prezzi dei beni di consumo è vissuto come grave o molto grave da quasi il 40% degli intervistati, con effetti importanti sulle abitudini di acquisto: addirittura 2 su 3 hanno ridotto le spese (62,5%, giugno: 63,7%), e con le vacanze in corso o alle porte, anche il caro-carburante ha pesato fortemente sul bilancio familiare, con conseguenze gravi per il 42,6% dei capi famiglia. Dopo mesi di relativa stabilità, insomma, la situazione sta scivolando nuovamente verso i picchi di febbraio”.Anche le aspettative per il futuro non sono buone: nei prossimi mesi praticamente tutti (86,5%, quasi 9 famiglie su 10) si aspettano un periodo difficile o molto difficile, fatto persino di rinunce a bisogni primari per 1 intervistato su 4 (24,3%). Se poi si fa correre la mente al prossimo anno le previsioni non migliorano: per il 73,3% dei rispondenti (+3,7% rispetto a giugno) la crisi di governo porterà un netto peggioramento nella condizione economica del Paese, e per 1 capofamiglia su 2 (il dato massimo mai rilevato: 51%, +10,4%) anche nella propria. Il 33,6% teme anche un peggioramento nella condizione lavorativa (+8,3%).Come se non bastasse, con l’ennesimo aumento dei contagi da Covid-19 la pandemia torna ad assumere un ruolo importante nelle preoccupazioni delle famiglie, con pensieri polarizzati: rispetto a un mese fa, crescono sia gli ottimisti (39,5%) che i pessimisti (35,5%).

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Crescono le richieste di prestiti delle famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 luglio 2022

Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF sul credito alle famiglie italiane (Fonte Eurisc – il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF) emerge una dinamica decisamente positiva per le richieste di prestiti (+24,5%), con il numero di istruttorie presentate alle aziende di credito che supera i livelli che si registravano prima della pandemia. Si contrae invece l’importo medio richiesto, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati si attesta a 8.810 Euro (-7,6% rispetto allo stesso periodo del 2021) a conferma della crescente tendenza a utilizzare il credito rateale per finanziare anche acquisti di importo contenuto. Nel semestre di osservazione le richieste di finanziamenti finalizzati (destinati a sostenere le vendite di auto e moto, articoli di arredamento, elettronica ed elettrodomestici, energie rinnovabili e altri beni e servizi finanziabili) hanno fatto registrare un incremento del +25,8% rispetto al corrispondente periodo del 2021. Andamento sostanzialmente speculare per i prestiti personali, che fanno segnare un +22,4%. Per quanto riguarda invece l’importo medio dei prestiti finalizzati richiesti nei primi 6 mesi dell’anno, è risultato pari a 6.118 Euro, in contrazione del -15,8% rispetto al corrispondente periodo 2021, mentre i prestiti personali hanno visto una leggera crescita (+0,3%) che ha portato il valore medio ad assestarsi a 13.079 Euro. “Malgrado uno scenario caratterizzato da molteplici fattori di incertezza, va sottolineato come la sostenibilità degli impegni finanziari delle famiglie italiane si sia mantenuta elevata. Dalle ultime rilevazioni di CRIF risulta, infatti, che il tasso di default per il credito al dettaglio sia rimasto stabile all’1,1%, il livello più basso degli ultimi anni. Per i prossimi mesi bisognerà però valutare l’evoluzione della qualità del credito in funzione degli impatti che la crisi internazionale e il forte aumento dell’inflazione potranno avere sui bilanci delle famiglie” – conclude Capecchi.

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L’inflazione ha portato via uno stipendio alla famiglia tipo italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2022

Nell’ultimo semestre l’inflazione a livelli massimi ha “mangiato” uno stipendio dei lavoratori italiani: ad una famiglia tipo con due figli piccoli sono stati sottratti almeno 1.200 euro di potere d’acquisto. Come già ravvisato dall’Anief, oggi la stampa nazionale rileva che “mentre i salari restano fermi infatti, in Italia non crescono da 30 anni, il caro-prezzi ha raggiunto a giugno livelli che non si vedevano dal 1986, quando ancora esisteva la scala mobile. E così in appena sei mesi, da gennaio a oggi, una coppia con uno o due figli minorenni a carico ha perso, a parità di stipendio, 1.240,8 euro di potere d’acquisto”. E gli interventi del Governo non hanno di certo risposto in modo adeguato: l’indennità di 200 euro (che però al momento è una tantum e non viene assegnata ad oltre 200 mila docenti e Ata della scuola, anche Covid, perché licenziati a giugno) e i contributi per sgonfiare le bollette, hanno permesso di recupere al massimo 700 euro: quindi, oltre 500 euro si sono volatilizzati.“Sono soldi che pesano tantissimo nell’economia quotidiana dei lavoratori con stipendi medio-bassi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e che dobbiamo assolutamente fare avere il prima possibile. Nella scuola abbiamo questa opportunità: firmando subito il contratto ponte faremmo avere in media oltre 100 euro lordi di aumento, pari a 65-70 netti, più 2-3mila euro di arretrati. Solo l’incremento mensile, anche se non eccelso, andrebbe comunque a coprire una parte di quei soldi che l’inflazione ormai sopra l’8%, da sommare a quella degli ultimi anni, sta impoverendo come non mai un milione e mezzo di docenti e Ata della scuola”.“Tra l’altro – continua il sindacalista -, si andrebbe a dare loro una percentuale di aumento superiore al 3,48% del contratto collettivo nazionale 2018 che allora più di qualcuno ha giudicato positivo, anche se arrivato dopo ben dieci anni di blocco. Perché a distanza di quattro anni non si può fare la stessa cosa, peraltro – conclude Pacifico – per chiudere un contratto già scaduto, con dei finanziamenti già stanziati con più leggi di bilancio e con la prospettiva, ben delineata in queste ore dall’economista Pier Carlo Padoan, che servirà molto tempo per tornare alla normalità?”

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Stipendi: Dopo l’estate l’inflazione si abbatterà sulle famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2022

L’inflazione sopra l’8% sarà molto difficile da superare, senza un intervento del Governo c’è il rischio che i ceti deboli siano i più danneggiati e già dopo “l’estate si vedranno gli effetti dell’inflazione sui bilanci delle famiglie”: dopo l’Istat, secondo cui stiamo vivendo il caro-vita peggiore degli ultimi 36 anni, anche l’economista Pier Carlo Padoan conferma oggi alla stampa nazionale che “ci vorrà tempo per tornare alla normalità”. Anief ricorda che tra i lavoratori più impoveriti dalla crisi inflazionistica figurano i dipendenti pubblici, soprattutto i docenti e Ata della Scuola, che negli ultimi tre lustri hanno avuto un misero aumento del 3,48% e si ritrovano oggi con stipendi mini e sotto l’inflazione con numeri a due cifre: diamo loro subito 100 euro di aumento e 3mila di arretrati, quei soldi sono loro e in autunno ne avranno bisogno.Il presidente nazionale, Marcello Pacifico, ricorda che “avevamo lanciato come Anief un appello per la firma del “contratto ponte” da portare a casa ad agosto, lo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in una intervista si era detto d’accordo per dare aumenti e arretrati entro l’estate. I tempi però si stanno allungando e a questo punto qualcuno – che ora se ne deve assumere la responsabilità – ha rinviato tutto in autunno, quando la situazione sarà peggiore. Noi comunque continueremo a lavorare, per quanto ci compete, sempre per tutelare al massimo un milione di lavoratrici e lavoratori del comparto Istruzione, Università e Ricerca”.“Docenti e Ata – continua Pacifico – percepiscono i compensi più bassi nella PA, per non parlare del confronto con gli altri paesi dell’UE. Firmiamo il contratto 2019/21 subito, per poi concentrarci sui compensi ulteriori e le indennità, come quella sul rischio e sulle sedi disagiate, da introdurre nel Ccnl 2022/24. In quella sede introdurremo anche le modifiche alle norme, rispetto alle quali abbiamo presentato una dettagliata piattaforma. A cominciare dall’innovazione dei profili e livelli professionali”.

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Inflazione: Cia, da “boom” di maggio effetti drammatici su imprese e famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2022

Torna a salire l’inflazione, che a maggio accelera al +6,9% annuo, il dato più alto dal 1986, con effetti drammatici sul portafoglio delle famiglie e sui budget delle imprese agricole. I beni energetici trascinano la crescita dei prezzi, registrando un +42,2% sullo stesso periodo del 2021, che significa costi di produzione pressoché insostenibili per serre, stalle, agriturismi e aziende, nonostante il “bonus energia” del governo. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat. I prezzi dei beni alimentari aumentano del +7,1% rispetto a maggio di un anno fa, rendendo subito più pesante il carrello della spesa degli italiani -osserva Cia-. Rialzi eccezionali ci sono soprattutto per i prezzi di oli alimentari (+70,2%), burro (+22,6%), pasta (+16,6%) e, in generale, per gli alimentari non lavorati (+7,9%). Su cui incidono i listini “caldi” del gasolio per mezzi di trasporto (+25% a maggio), in un Paese in cui l’80% dei trasporti commerciali avviene su gomma, percentuale che supera addirittura il 90% nel caso dei prodotti freschi. Ecco perché, ora più che mai, è necessario tenere alta l’attenzione lungo la catena del valore e della distribuzione, prevedendo più risorse e misure strutturali sui campi e lungo la filiera, per alleggerire i costi e scongiurare le speculazioni -evidenzia Cia- nonché prevedere incentivi ai consumi agroalimentari, a partire dalle fasce più deboli della popolazione, e introdurre strumenti di gestione del rischio in grado di calmierare la volatilità dei prezzi e di garantire la stabilità dei redditi degli agricoltori.

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Famiglie italiane, l’inflazione fa più paura della guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

A un mese e mezzo dall’inizio del conflitto in Ucraina, che nelle preoccupazioni degli italiani ha sostituito totalmente la pandemia, restano molto forti i timori dei capifamiglia per le ricadute economiche della guerra, anche se in quattro settimane i “molto allarmati” sono passati dal 69,6% al 43%. Non è affatto diminuita invece l’apprensione per l’inflazione, che angoscia il 44,5% delle famiglie, mentre un altro 54% si dice “abbastanza preoccupato”. Nonostante questo, oltre il 70% ritiene che sia un dovere accogliere con generosità i profughi. Ci si attende dunque un lungo periodo di instabilità geopolitica, con ripercussioni importanti sul nostro Paese e risvolti negativi per i prezzi e i consumi: per il 43,1% degli italiani le sanzioni e le restrizioni al commercio con la Russia (valutate con favore dal 63%, nonostante le ripercussioni sull’Italia) porteranno un ulteriore aumento dei prezzi e nei prossimi mesi il 62,5% crede di dover ridurre i consumi, a fronte di una minore capacità di risparmio (63,2%). Addirittura una famiglia su due (53,9%) prevede una diminuzione nell’uso dell’auto. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra fine marzo e inizio aprile del Termometro Italia, indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, la società di ricerca del Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19 e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito.Proprio per evitare ricatti e tariffe-capestro, ben il 78% ritiene che si debba aumentare la produzione italiana di gas per raggiungere l’indipendenza energetica e il 67,5% è favorevole alla riduzione delle importazioni da Russia e Paesi inaffidabili, anche se ciò dovesse comportare sacrifici e razionamenti. Prevale largamente (71,4%) l’idea che la transizione verde debba essere gestita gradualmente, in modo da non bloccare lo sviluppo economico, ma senza alcun ritorno agli idrocarburi, anzi, puntando decisamente sulle fonti rinnovabili (66,5%). Anche sulle aspettative a medio e lungo termine il futuro non è roseo: 8 famiglie su 10 prevedono che i prossimi mesi saranno difficili, 1 su 4 teme addirittura di dover rinunciare a bisogni primari. Né si vedono miglioramenti a un anno: due terzi degli intervistati, al contrario, si attendono addirittura un peggioramento nella condizione economica del Paese, in netto aumento rispetto a un mese fa, e il 41,3% ha previsioni fosche anche sul futuro della propria famiglia, il 23,5% per la propria posizione lavorativa (dato stabile da gennaio). In questo contesto il fronte pandemico non può che passare in secondo piano, anche se – complice l’ennesimo aumento dei contagi – è in calo la percentuale di ottimisti, oggi “solo” il 36,4% contro il 50,7% di fine febbraio, quando il 41,5% degli intervistati si aspettava un ritorno alla normalità entro la fine dell’anno, il 23,6% già con l’arrivo dell’estate. Tuttavia, appena il 15,7% delle famiglie si dice veramente preoccupato per il Covid19 e il 44% crede che si tornerà a viaggiare come prima della pandemia.

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Cresce il ricorso al credito delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Nonostante la tradizionale cautela degli italiani nel ricorrere al credito bancario per finanziare i propri consumi o l’acquisto della casa, nel 2021 è cresciuta ulteriormente (+5,4% vs 2020) la platea dei cittadini maggiorenni che risultano avere un mutuo o un prestito in corso, arrivata al 44,5% del totale. Un trend iniziato nel 2016 e consolidatosi negli ultimi due anni di pandemia, caratterizzati da condizioni di accesso al credito particolarmente favorevoli anche per i finanziamenti di modesto importo.Al contempo, però, è migliorata la sostenibilità finanziaria delle famiglie italiane, con il rischio di credito che nell’ultima rilevazione del 2021 ha visto il tasso di default 90 past due registrare una riduzione per attestarsi all’1,2%, il livello più basso degli ultimi anni. A questo risultato hanno contribuito, oltre alle moratorie e agli strumenti di sostegno attivati per contenere gli impatti della pandemia, anche l’atteggiamento responsabile delle famiglie e i tassi di interesse confermati dalla BCE ai minimi storici.Alla luce di questo, la rata media rimborsata a livello pro-capite ogni mese è scesa ancora fino a 315 euro (-2,8% rispetto al 2020) mentre l’importo residuo che resta da rimborsare per estinguere i finanziamenti in corso si è attestato a 32.191 euro, in lieve flessione rispetto al 2020, malgrado il peso ancora rilevante dei mutui ipotecari che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.Queste le principali evidenze che emergono dalla Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani realizzato da Mister Credit – l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori – partendo dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie. Come emerso dalla Mappa del Credito, anche per quanto riguarda l’esposizione residua si registra una situazione analoga: Lombardia al primo posto del ranking nazionale con € 40.702 (in leggero aumento rispetto al 2020), seguita da Trentino-Alto Adige (€ 40.332) e dall’Emilia-Romagna (€ 37.392). In generale, in queste regioni si evidenzia un’elevata incidenza dei mutui nel portafoglio. All’estremo opposto, i cittadini della Calabria presentano una esposizione residua pari circa alla metà di quella dei lombardi, con € 20.798. Anche in Sicilia e Molise il valore che rimane ancora da rimborsare per estinguere i contratti di finanziamento risulta inferiore ai € 25.000.

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Senior Italia FederAnziani sostiene l’UNICEF per aiutare i bambini e le famiglie dell’Ucraina

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Senior Italia FederAnziani si schiera al fianco dell’UNICEF a sostegno dei bambini e delle famiglie dell’Ucraina. In questo momento, oltre 7,5 milioni di bambini e di bambine dell’Ucraina hanno urgente bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Di questi, oltre 1 milione di bambini ha lasciato il paese a causa dell’intensificarsi del conflitto. Molti sono scappati con le loro famiglie in Polonia, Ungheria, Slovacchia, Moldavia e Romania. L’UNICEF continua a lavorare con i suoi operatori in Ucraina per fornire assistenza umanitaria a bambini e famiglie, come pure è attivo nei paesi confinanti per proteggere e assistere quanti sono costretti a fuggire a causa del conflitto. “Quando si verifica un’emergenza i bambini sono i più vulnerabili, perché viene sottratto loro ogni diritto al gioco, all’istruzione, a una vita sicura e adeguata. Per supportarli, c’è bisogno dell’aiuto di tutti” – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia. “Siamo grati a Senior Italia FederAnziani per aver deciso di sostenere i bambini dell’Ucraina attraverso l’UNICEF. Questa iniziativa rappresenta concretamente quel ponte ideale di solidarietà che viene a crearsi quando gli adulti decidono di aiutare i più piccoli, i bambini. Insieme vogliamo garantire loro un futuro migliore, più sereno e di pace.” “Come organizzazione che rappresenta i senior siamo lieti di poter sostenere il prezioso lavoro dell’UNICEF”, dichiara la Presidente Senior Italia FederAnziani Eleonora Selvi, “Quello che lega gli anziani e i bambini è spesso il loro essere i più fragili nelle crisi. Ma la forza del legame intergenerazionale è una risposta al dramma dell’Ucraina. E i nostri senior dimostreranno ancora una volta il loro grande cuore: i bimbi ucraini in questo momento sono i nipoti di tutti i nonni” Da oggi e fino a tutto il mese di aprile Senior Italia FederAnziani coinvolgerà i suoi aderenti per dare un contributo concreto e aiutare tanti bambini vulnerabili in Ucraina e nei paesi vicini. In particolare, Senior Italia FederAnziani si impegnerà a diffondere i messaggi dell’UNICEF attraverso i propri canali digitali, il Tg Senior News e il Notiziario Radiofonico, invitando a effettuare una donazione sul sito http://www.unicef.it/ucraina L’UNICEF ha lanciato un appello per 349 milioni di dollari, diretto a fornire un sostegno salvavita fondamentale ai bambini dell’Ucraina e alle loro famiglie. Insieme con l’UNICEF sarà possibile garantire ai bambini acqua pulita, coperte per ripararsi dal freddo, cure mediche di base, kit per l’igiene personale e assistenza psico-sociale.

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Caro energia, Cavallaro (Cisal): effetti devastanti su famiglie, tutelare retribuzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

“L’incremento dell’inflazione, ed in particolare il rincaro dell’energia in tutte le sue forme, sta producendo effetti devastanti sui bilanci di milioni di famiglie”. Lo riferisce in una nota il Segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro per il quale “per fronteggiare la crisi occorre tutelare le retribuzioni, non con improponibili ricette legate ad automatismi di rivalutazione tipo ‘scala mobile’, ma prevedendo, oltre agli adeguamenti salariali, un potenziamento del welfare aziendale e di tutti quegli istituti in grado di ridurre, anche indirettamente, i costi che sopportano quotidianamente i lavoratori. Pensiamo per esempio al lavoro agile – spiega – uno strumento da implementare anche dopo la fine dello stato di emergenza, specialmente nel pubblico impiego, dove permangono limitazioni obiettivamente non in linea con la natura contrattuale dell’istituto”.

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Istat: in povertà 7,5% delle famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2022

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel 2021 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono il 7,5% (7,7% nel 2020) per un numero di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4%, come lo scorso anno), confermando sostanzialmente le stime del 2020. “Dati drammatici! Anche se la povertà resta stabile non vuol dire che i valori siano degni di un Paese civile. Nel 2020, infatti, si trattava di un record storico negativo mai raggiunto prima. Il fatto, quindi, che la situazione permanga e non sia migliorata non può certo rassicurarci ” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A questo va aggiungo che l’inflazione sta esplodendo e, purtroppo, è una tassa invisibile che colpisce spese obbligate come luce, benzina, gas e alimentari, impoverendo soprattutto i meno abbienti” conclude Dona. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel 2021 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono il 7,5% (7,7% nel 2020) per un numero di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4%, come lo scorso anno), confermando sostanzialmente le stime del 2020. “Dati drammatici! Anche se la povertà resta stabile non vuol dire che i valori siano degni di un Paese civile. Nel 2020, infatti, si trattava di un record storico negativo mai raggiunto prima. Il fatto, quindi, che la situazione permanga e non sia migliorata non può certo rassicurarci ” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A questo va aggiungo che l’inflazione sta esplodendo e, purtroppo, è una tassa invisibile che colpisce spese obbligate come luce, benzina, gas e alimentari, impoverendo soprattutto i meno abbienti” conclude Dona.

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Politiche per la famiglia… quale famiglia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2022

In Italia più di una famiglia su tre (35,1%) è formata da una sola persona, il 27,1% da due componenti, il 18,5% da tre persone. Le famiglie costituite da quattro componenti sono il 14,2%, quelle da cinque sono il 3,7% mentre le famiglie numerose (6 o più componenti) rappresentano l’1,4% del totale. Sono i dati Istat diffusi oggi (1) relativi al 2019. Suscita attenzione particolare l’aumento delle famiglie “single” che, nel 1971, erano il 12,9% e che oggi sono il 35,1%, cioé vive da solo circa il 15% delle persone abitualmente dimoranti in Italia. Due riflessioni: – perché le politiche per le famiglie (nazionali, regionali e locali) sono quasi esclusivamente per quei nuclei che hanno almeno due-tre-quattro persone? Forse che i single non soffrono degli stessi problemi delle coppie, con o senza figli e/o altri parenti? E i single, a differenza degli altri, hanno sicuramente più spese degli altri nuclei ché, per quanto i costi sono sempre proporzionali al numero dei componenti della famiglia, la base del single è sempre maggiore. – la famiglia tipo per la quale veniamo bombardati di pubblicità è quella di quattro persone (meglio se con un figlio e una figlia e, tranne rari casi, rigidamente eterosessuale).Due riflessioni che ci inducono a pensare che le politiche per la famiglia sono concepite e approvate da persone “normali” per altrettante persone “normali”… anche se la normalità è quella dei dati Istat. Quindi, un terzo delle famiglie italiane è emarginata, nonostante tutti gli amministratori non fanno altro che ripeterci che il loro impegno principale è per la famiglia. François-Marie Arouet – http://www.aduc.it

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Consumatori su bollette: a famiglie appena un terzo delle risorse

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2022

“E’ una vergogna! Abbandonate a se stesse le famiglie. Il Governo con il decreto contro il caro bollette ha stanziato a favore delle famiglie solo 2,7 miliardi su un ammontare complessivo di 8, appena un terzo, e anche considerando solo i 5,5 mld di intervento diretto per famiglie e imprese, è comunque meno della metà, un importo inferiore ai 2,8 mld destinati alle imprese. Insomma, le famiglie non sono la priorità” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il decreto varato ieri dal Governo. “Se poi si toglie quanto destinato ai bonus sociali, riservato a una esigua minoranza di famiglie, 2,5 milioni di nuclei per l’elettricità e 1,4 milioni per il gas, l’aiuto scende ad appena 2,2 miliardi” prosegue Vignola. “Quanto ai 700 mln per regioni e enti locali, è un affronto aiutare i Comuni, non solo perchè hanno le risorse per gestire l’emergenza, ma perché chiedono soldi allo Stato invece che alle loro partecipate che, da Milano a Roma, stanno incassando utili su utili” aggiunge Vignola. “Presi in giro poi gli italiani che in questo momento non sanno come fare per pagare le bollette, visto che questo decreto riguarderà solo le bollette da aprile a giugno, quando i caloriferi saranno spenti. Per questo invitiamo gli italiani a protestare, pubblicando sui social il loro appello al Premier Draghi con l’hashtag siamoinbolletta” conclude Vignola. (n.r. Dovremmo meravigliarci? Questo governo a guida Draghi è stato insediato solo per sostenere gli interessi di parte che non contemplano quello delle famiglie che continuano ad essere taglieggiate perchè nessuno le rappresenta politicamente.)

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Unc: un autogol abbandonare famiglie in questo trimestre

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Nel corso della conferenza stampa, il Premier Draghi e il ministro Franco hanno reso noto che il Governo ha stanziato 5,5 miliardi contro il caro bollette, come intervento diretto su famiglie e imprese, ma per il secondo trimestre.”Un autogol abbandonare a se stesse le famiglie in questo trimestre, proprio quando le bollette sono raddoppiate. Il Governo doveva fare uno scostamento di bilancio per affrontare questa emergenza nazionale, invece di stanziare una cifra irrisoria rispetto al reale fabbisogno. Non solo, ma disperde le poche risorse in mille rivoli, facendo interventi a pioggia a favore di Comuni, imprese energivore, famiglie, finendo per scontentare tutti, invece di concentrare lo stanziamento sulle famiglie che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Se l’obiettivo, condivisibile, era salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie, bisognava intervenire ora, non da aprile a giugno quando i caloriferi saranno spenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non ha senso proporre fantasiosi scioperi delle bollette o autoriduzione che finirebbero solo per danneggiare gli stessi utenti, facendoli cadere dalla padella alla brace. Lanciamo, invece, una campagna contro le inaccettabili decisioni di Palazzo Chigi: invitiamo gli italiani a pubblicare sui social il loro appello al Premier Draghi con l’hashtag #siamoinbolletta” conclude Dona.

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Bollette: fino 1 mld per rate in 10 mesi a favore famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2021

Un emendamento del Governo alla manovra prevede che le famiglie possano rateizzare in 10 rate le bollette di luce e gas in arrivo con le fatture emesse da gennaio ad aprile 2022.”Una scappatoia insufficiente!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ la prova del nove che il Governo si attende una stangata senza precedenti e che i 3,8 miliardi finora previsti per contenere i rialzi sono ritenuti dall’Esecutivo stesso del tutto inadeguati. Per questo, invece di limitarsi a prevedere la rateizzazione delle bollette, rinviando soltanto la mazzata, dovrebbe raddoppiare gli stanziamenti, congelando temporaneamente la riforma dell’Irpef o prevedendo un’aliquota straordinaria per i redditi più alti come aveva proposto inizialmente Draghi” conclude Dona.

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Tredicesime: a dicembre le famiglie incasseranno 36,4 miliardi di Euro per le tredicesime

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A dicembre, come ogni anno, saranno accreditate sui conti di lavoratori dipendenti e pensionati le tredicesime. Sono 17,8 i lavoratori e quasi altrettanti i pensionati a cui spetta la gratifica natalizia, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 36,4 miliardi di Euro.I pensionati che hanno assegni previdenziali al di sotto del trattamento minimo Inps, nonché quelli che hanno un reddito al di sotto della soglia di 10.043,87 euro per un single e di 20.087,73 euro annui per i coniugati percepiranno inoltre un bonus natalizio di circa 150 Euro. (Il bonus destinato alle famiglie in difficoltà, invece, consiste in bonus per fare la spesa o comprare medicine che non annoveriamo in questo studio).Le tredicesime rappresentano una boccata di ossigeno, che consentirà alle famiglie di dedicarsi, per chi potrà permetterselo, agli acquisti di Natale.Come ogni anno, però, gran parte degli importi saranno erosi dalle numerose scadenze di dicembre, nonché dall’insostenibile aumento dei prezzi registrato sulle bollette dell’energia e su molti prodotti.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 36,4 miliardi del monte tredicesime solo il 9,7% rimarrà nelle tasche delle famiglie per regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi. Gran parte degli importi delle tredicesime sarà destinato, invece, prestiti, mutui e rate, la cui incidenza è pari al 26,1%. Tale voce, da sempre in testa alla classifica delle voci che intaccano la gratifica natalizia, è seguita dai costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato ben il 24,30% dell’importo totale (nel 2019 tale percentuale si fermava al 22,2%). In tale contesto si inserisce anche la voce relativa all’incremento dei prezzi di beni e servizi, che inciderà per il 9,6% sul monte tredicesime.

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Famiglie siriane e “l’arte” di sopravvivere

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

DAMASCO/BEIRUT – Ci sono più siriani nella morsa della fame ora che nei dieci anni del conflitto nel paese, per una combinazione letale di conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e aumento dei costi del cibo e del carburante. Ѐ l’allarme lanciato da David Beasley, Direttore esecutivo dell’agenzia ONU World Food Programme (WFP).Nel corso di una visita di tre giorni in Siria, Beasley ha incontrato famiglie vulnerabili che ricevono assistenza alimentare del WFP ad Aleppo. Nei centri di distribuzione alimentare e nutrizionale, madri hanno lamentato i prezzi del cibo alle stelle e descritto le difficili scelte che devono prendere per sopravvivere. Una donna con quattro figli, Hanan, che Beasley ha incontrato ad Aleppo, ha così descritto le difficoltà quotidiane: “Siamo stanchi, sfiniti e ora anche affamati con una situazione economica pesante. Sono quattro mesi che non riesco a dare ai miei figli cibo fresco, formaggi o uova. Devo fare delle scelte difficili, come decidere chi tra i miei figli far mangiare, sulla base di chi è più fragile e malato o chi potrebbe diventare gravemente malnutrito se non gli do da mangiare oggi”.Circa 12,4 milioni di persone, quasi il 60 per cento della popolazione, vive nell’insicurezza alimentare senza sapere se domani mangerà. Si tratta di un aumento del 57 per cento dal 2019 e del numero più alto mai registrato nella storia siriana.Il settore agricolo non riesce a produrre quantità sufficienti per i bisogni della popolazione e i prezzi del cibo in tutto il paese hanno raggiunto, a settembre, picchi mai visti. Rispetto all’anno scorso, il prezzo di un paniere di alimenti di base è più che raddoppiato ed è, ora, fuori dalla portata per milioni di famiglie. Record negativi nelle piogge e nel livello dell’Eufrate stanno colpendo 3,4 milioni di persone con i governatorati produttori di grano e orzo che registrano perdite significative.“Conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e ora il costo della vita stanno spingendo le persone oltre i limiti”, ha detto Beasley. “Madri mi hanno detto che con l’inverno imminente si troveranno tra l’incudine e il martello. O decidono di sfamare i propri bambini, lasciandoli al gelo, o li tengono al caldo facendo loro soffrire la fame. Non possono permettersi sia cibo che carburante”.L’impatto della crisi finanziaria nel vicino Libano e la svalutazione della sterlina siriana, insieme all’impatto a lungo termine del COVID-19, hanno contribuito al declino economico della Siria, spingendo milioni di persone, già esauste per i dieci anni di conflitto e gli sfollamenti, nella fame, nella disperazione e nella povertà estrema.Ogni mese in Siria, il WFP fornisce assistenza alimentare ad oltre cinque milioni di persone. Ma l’agenzia è in serie difficoltà nei finanziamenti ed è stata recentemente costretta a ridurre le razioni alimentari giornaliere che le famiglie ricevono. Gli interventi del WFP in Siria sono finanziati solo al 31 per cento mentre si ha bisogno di circa 480 milioni di dollari per i prossimi sei mesi.“La storia ci ha mostrato che se non aiutiamo le persone prima che rimangano senza più niente, queste prenderanno delle decisioni drastiche e vedremo migrazioni di massa”, ha ammonito Beasley. “Costa meno aiutare le persone là dove sono rispetto a farlo dopo che hanno abbandonato le proprie case e sono diventati rifugiati in altri posti. Abbiamo bisogno delle risorse per poter salvare vite e stabilizzare la situazione”.

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Il lavoro domestico produce in Italia 11,6 miliardi grazie alle famiglie datori di lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Nel 2020 le famiglie italiane hanno speso 7,2 miliardi di euro per sostenere il lavoro domestico. Aggiungendo la componente irregolare, si sfiorano i 15 miliardi di euro. In uno scenario ipotetico senza l’impegno delle famiglie, lo Stato dovrebbe gestire una spesa di 11,6 miliardi superiore a quella attuale.Questi alcuni dei dati contenuti nel III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2021, a cura dell’Osservatorio DOMINA.Nel modello mediterraneo di welfare, lo Stato cede (più o meno consapevolmente) alle famiglie buona parte dell’onere dell’assistenza agli anziani .Nonostante la spesa pubblica italiana per la componente anziana sia molto elevata, la quota a carico delle famiglie è determinante per il mantenimento del sistema assistenziale italiano. Dai dati INPS è possibile calcolare la quota di spesa in capo alle famiglie per i 920 mila lavoratori regolari.Inoltre, considerando che il tasso di irregolarità nel lavoro domestico raggiunge il 57,0%, è possibile stimare la spesa famiglie anche per la componente irregolare.Il Rapporto annuale DOMINA, evidenzia che per la retribuzione dei lavoratori domestici regolari, le famiglie italiane nel 2020 hanno speso circa 5,8 miliardi, a cui vanno poi aggiunti contributi (1,0 miliardi) e TFR (0,4 miliardi), per un totale di 7,2 miliardi per la sola componente regolare.Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA: “Dal III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, emerge che anche la spesa per la componente irregolare (naturalmente solo la retribuzione), si ottiene un volume complessivo di 14,9 miliardi spesi dalle famiglie per la gestione dei lavoratori domestici”.

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Consumi: spesa famiglie oltre 1.000 miliardi a fine anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

Secondo il rapporto Censis-Confimprese, la spesa delle famiglie supererà i 1.000 miliardi di euro a fine anno, con un incremento di 60 miliardi rispetto all’anno scorso. A Natale si prevedono almeno 9 miliardi di spesa in più rispetto alle passate festività.”Bene, dati molto positivi, anche se attesi. Non c’è settore dell’economia, infatti, per il quale non sia previsto, in assenza di nuovi lockdown, un rimbalzo consistente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In particolare, è sui beni durevoli che si prevede un recupero di quanto non acquistato durante i periodi di chiusura degli esercizi e, in tal senso, sia per il Black Friday che per Natale è facile immaginare un balzo delle vendite” prosegue Dona.”Il problema, però, è per il futuro. La scommessa è cosa accadrà nel 2022. Il rischio è che la caduta del potere d’acquisto, favorita dal rialzo dell’inflazione e dai rincari di luce, gas e carburanti, si ripercuota sui consumi finali, rallentando la ripresa in corso” conclude Dona. (By Mauro Antonelli)

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