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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘famiglie’

L’UNHCR assicura assistenza alle famiglie sfollate nel Sahel colpite dalle inondazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, sta intensificando le operazioni volte ad assicurare assistenza alle famiglie sfollate nella regione africana del Sahel, tra più di 700.000 persone colpite dalle devastanti inondazioni che hanno interessato la regione. Decine di persone hanno perso la vita, tra cui una madre incinta e la figlia adolescente. Diverse altre migliaia necessitano con urgenza di riparo, acqua potabile e assistenza sanitaria lungo ampie aree di territorio in Burkina Faso, Ciad, Mali e Niger.Si ritiene che le fortissime piogge cominciate ad agosto siano le peggiori da oltre un decennio a questa parte. In tutto il Sahel, dove violenze incessanti e indiscriminate avevano già costretto oltre 3,5 milioni di persone a fuggire sia internamente sia oltre i confini dei Paesi della regione, le case sono andate distrutte, le strutture sanitarie danneggiate e le coltivazioni sommerse dagli allagamenti.In tutta la regione, le infrastrutture, tra cui le strutture sanitarie, sono state gravemente danneggiate, condizionando le attività di risposta nazionali al COVID-19 e le capacità di assicurare trattamenti per altre malattie, quali malaria e morbillo. Dati i livelli di contaminazione delle fonti di approvvigionamento idrico e gli allagamenti dei servizi igienici, si teme con sempre maggior frequenza una possibile epidemia di colera.Nel corso delle inondazioni le coltivazioni sono andate distrutte, aggravando la carenza di scorte alimentari e le vulnerabilità degli agricoltori e delle loro famiglie, le cui possibilità di sostentamento dipendono dai raccolti. Nella regione, il Niger è stato il Paese colpito più duramente. Le autorità nazionali hanno registrato 71 persone decedute, 90 ferite e oltre 350.000 interessate dalle conseguenze delle inondazioni, in particolare nella regione di Maradi. L’UNHCR da tempo ha mobilitato aiuti destinati agli sfollati interni che vivono in aree in cui sono costretti a guadare acque il cui livello arriva al bacino o ad attraversarle remando a bordo di canoe.Le inondazioni hanno colpito sei siti che accolgono sfollati, lasciando oltre 9.000 rifugiati e sfollati interni nell’urgente necessità di riparo. L’UNHCR ha già distribuito 1.900 kit per alloggi, nonché beni di prima necessità quali indumenti, coperte e kit igienici. In alcune aree, tali operazioni hanno portato ad esaurire le scorte di emergenza.In Burkina Faso, le inondazioni hanno interessato tutte e 13 le regioni, facendo registrare 41 persone decedute, 112 ferite e lasciando 12.378 nuclei familiari senza riparo. A Kaya, una madre incinta e la figlia, in precedenza fuggite dalle violenze, hanno perso la vita quando la casa del vicino è crollata sulla loro tenda. Le piogge torrenziali hanno provocato danni estesi in un Paese in cui un abitante su cinque risultava essere già sfollato a causa delle violenze. Il Burkina Faso attualmente accoglie oltre un milione di sfollati interni, metà di tutti quelli presenti nell’intero Sahel. In Ciad, dove oltre 236.000 persone sono state colpite dalle inondazioni, UNHCR e partner stanno urgentemente assicurando alloggi, cibo, beni di prima necessità e assistenza sanitaria. Nella provincia meridionale di Gore, sono stati colpiti 1.735 rifugiati e almeno 283 famiglie si sono ritrovate i propri terreni allagati e le coltivazioni distrutte. Le piogge torrenziali hanno reso le strade impercorribili, ostacolando le operazioni umanitarie volte a prestare assistenza ai rifugiati colpiti e l’accesso del personale dell’Agenzia agli uffici di Haraze e Shari.Nel Ciad orientale, la maggior parte delle abitazioni e degli alloggi presenti in sei campi che accolgono migliaia di rifugiati vicino a Iriba è stata distrutta o gravemente danneggiata, costringendo questi ultimi a dormire nelle scuole e all’addiaccio. L’UNHCR ha distribuito aiuti per soddisfare le più pressanti esigenze delle persone colpite. In Mali, sono migliaia gli sfollati interni e i membri delle comunità locali colpiti dalle inondazioni. Centinaia di case sono state distrutte nelle regioni più duramente colpite: Gao, Mopti, Ségou e Sikasso.Il verificarsi di questi eventi moltiplica i pericoli per comunità sfollate e comunità di accoglienza che si trovano già alle prese con situazioni di estrema povertà, insicurezza alimentare, conflitti armati e rischi climatici, quest’anno tutte seriamente aggravate dalla pandemia da COVID-19.

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2,4 milioni di famiglie hanno usato l’RC familiare

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Il 16 febbraio 2020 è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare e, numeri alla mano, sono molti gli italiani che in questi mesi ne hanno approfittato; secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat, fra chi ha rinnovato o sottoscritto polizze auto o moto nel periodo marzo-giugno 2020, quasi 1 rispondente su 3 (28%), pari a circa 2,4 milioni di famiglie, ha dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza in questo modo.Ma chi ha sfruttato di più questa opportunità? Ad averlo fatto sono stati soprattutto i residenti del Sud e delle isole (31,6%), seguiti, a breve distanza, dagli abitanti del Nord Est (29,3%) e i giovani con età compresa tra i 18 e i 24 anni (46,9%), per i quali il vantaggio economico è massimo.Chi ha dichiarato di aver approfittato dell’RC familiare, nella maggior parte dei casi lo ha fatto su veicoli già presenti nel nucleo familiare, trasferendo la classe di merito da auto ad auto (46,3%) e da auto a moto o viceversa (45,3%); solo nell’8,4% dei casi la norma è stata usata per assicurare su un mezzo a due o quattro ruote acquistato per la prima volta.

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Famiglie: Stangata autunnale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Archiviate le vacanze, al rientro dalle vacanze le famiglie, come ogni anno, fanno i conti con le spese autunnali.Tra le spese per la Tari, il riscaldamento, le bollette e quelle per il rientro a scuola, nel periodo tra Settembre e Novembre si prospetta un autunno nero per le famiglie, che dovranno far fronte a una stangata di 2.493,35 Euro.Si tratta di cifre importanti, che metteranno a dura prova i bilanci familiari, già estremamente in crisi a causa delle conseguenze della pandemia.Per prepararsi all’anno scolastico, quest’anno, oltre alle classiche spese per zaini, libri e dizionari si aggiungono i costi di trasporto, viste le incertezze in tale ambito dovute all’emergenza sanitaria.Le voci di spesa con cui le famiglie dovranno fare i conti non riguardano solo il materiale scolastico, ma anche la TARI, le spese per il riscaldamento (in lieve calo rispetto allo scorso anno), per non parlare delle bollette (che registrano un aumento complessivo del +3,5% rispetto al 2019). È vero che queste ultime si pagano tutto l’anno, ma in questo frangente si sommano alle altre onerose spese con un risultato estremamente negativo per le tasche dei cittadini.Inoltre, alla “solita” stangata, si aggiungono le spese per le visite mediche, gli esami e i checkup che, salvo emergenze, sono stati rimandati dopo il lockdown e la pausa estiva.Occorre precisare che la stangata in questione non comprende le spese correnti per alimentazione, abbigliamento, ecc.

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Andamento delle richieste di moratorie sul credito da parte di famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Nello specifico, la fase post lockdown ha fatto segnare un deciso recupero delle richieste di credito da parte di famiglie e imprese, che sono tornate sui livelli pre emergenza Covid. La rilevazione da parte di CRIF relativa alle istruttorie contribuite sul proprio sistema di informazioni creditizie nella prima settimana di agosto ha fatto registrare una performance positiva, rispettivamente con un +7% per le famiglie e un +15% per le imprese. In questo scenario, sicuramente in recupero ma ancora fortemente condizionato dalla perdurante incertezza causata dall’emergenza pandemica, famiglie e imprese non hanno però smesso di richiedere l’accesso alla moratoria varata dal Governo per sospendere il pagamento delle rate sui finanziamenti in essere.Relativamente al comparto business, il 72,6% delle richieste di moratoria che sono state ottenute in questi mesi sono riconducibili a società di capitali a fronte di una quota pari al 23,9% per le società di persone e del 2,3% per le ditte Individuali. Un altro dato significativo riguarda l’importo medio della rata mensile che è stata sospesa e il debito residuo, che risultano pari rispettivamente a 2.796 Euro e 136.689 Euro.Per quanto riguarda, invece, i privati consumatori, i mutui immobiliari rappresentano il 46,6% delle richieste, mentre il 26,6% del totale riguarda prestiti personali, che tipicamente rappresentano le due forme di finanziamento più onerose per le famiglie. A seguire, il 12,6% delle moratorie ottenute dalle famiglie riguarda mutui di liquidità contro l’8,6% dei prestiti finalizzati e il 5,6% dei contratti di leasing e altri prodotti rateali. Complessivamente la rata mensile che è stata sospesa in questi mesi risulta pari a 534 Euro mentre il debito residuo in carico alle famiglie relativamente ai contratti sui quali è stata applicata la moratoria è pari a 61.708 Euro.

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Mise: 600mln per banda ultralarga scuola-famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

Il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha firmato i decreti attuativi relativi agli interventi previsti dal “Piano Scuola” e dal “Piano Voucher per famiglie”, per i quali sono disponibili complessivamente 600 milioni di euro, dei quali 200 per le famiglie ed il voucher da 500 euro per l’acquisto della connessione e di un tablet o personal computer. “Bene, ma 200 mln non bastano” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Nel caso si dovesse tornare alla didattica a distanza molte famiglie sarebbero inguaiate. Secondo gli ultimi dati Istat, il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 41,6% delle famiglie. Solo il 74,7% delle famiglie dispone di una connessione a banda larga, il che vuol dire che oltre il 25% non ce l’ha, In alcune regioni, poi, la situazione è ancora peggiore, come in Abruzzo, dove chi ha la connessione a banda larga scende al 66,7%” prosegue Dona.
“Non molto migliori sono i dati contenuti nell’allegato alla Relazione annuale dell’Authority delle comunicazioni, secondo i quali durante il lockdown il 12,7% degli alunni non ha usufruito della didattica, 25 studenti su 100 hanno avuto problemi di velocità di connessione e quasi 10 studenti su 100 hanno lamentato la mancata disponibilità di dispositivi a casa idonei a svolgere le lezioni a distanza” aggiunge Dona.”Per questo proponiamo di alzare almeno a 35 mila euro il tetto Isee per poter beneficiare del voucher, tetto attualmente fermo a 20 mila euro ” conclude Dona.

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Unc: deflazione preserva potere d’acquisto delle famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2020

Secondo i dati provvisori di luglio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,3%, mentre il carrello scende da +2,1% di giugno a +1,5%.”Una buona notizia. Anche se la ragione della deflazione è il crollo del Pil senza precedenti e la crisi drammatica che stiamo attraversando, non bisogna confondere le cause con gli effetti. Il rallentamento del carrello della spesa e la flessione dei prezzi consente di preservare il potere d’acquisto delle famiglie, contenendo la sua caduta dovuta alla riduzione del reddito disponibile. Una buona notizia per la casalinga di Voghera che va tutti i giorni a fare la spesa al mercato” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, la deflazione consente una riduzione della spesa di 115 euro, anche se il carrello della spesa a +1,5% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano in rialzo di 133 euro, nettamente inferiore, però, a maggio quando la maggior spesa era pari a 192 euro su base annua. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il risparmio è di 113 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 120 euro (era 174 a maggio), per una famiglia media la deflazione a 0,3% permette un ribasso del costo della vita di 96 euro, anche se 99 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona. Nel mese precedente, comunque, erano 144 euro in più” conclude Dona.

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Le famiglie italiane preferiscono la liquidità e i piccoli investimenti in progetti eco-sostenibili

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

«Cala invece l’interesse per i titoli considerati più tradizionali, perché è aumentata la diffidenza verso le istituzioni che dovrebbero tutelare i risparmi». È questo il giudizio di GreenVestingForum, il forum della finanza alternativa green promosso da Ener2Crowd.com, la startup italiana che sta rivoluzionando gli investimenti nella sostenibilità ambientale ed energetica.
Certo è che l’86% degli italiani riesce a mettere qualcosa da parte ogni mese, rispetto ad una media europea pari al 75%. A sottolinearlo è proprio un’indagine Ener2Crowd.com. Ma i nostri connazionali non vogliono più investire in maniera tradizionale: a ricorrere ai Bpt Futura —ad esempio— non sono stati i piccoli risparmiatori come si è voluto far credere.Da un’analisi dei dati delle aste realizzata da Ener2Crowd.com si evince che la taglia media di ordine è stata pari ad oltre 36 mila euro. «In un Paese dove lo stipendio medio netto mensile dei 18 milioni di lavoratori dipendenti è pari a 1.600 euro, ci vorrebbero quasi 10 anni per poter disporre di una tale cifra» osservano gli analisti di Ener2Crowd.Su un campione di mille uomini e mille donne di età compresa tra i 18 ed i 64 anni distribuiti lungo tutto lo Stivale ed intervistati da Ener2Crowd, la propensione al risparmio è risultata essere pari al 12% del reddito.Ma il 64% degli intervistati si mostra insoddisfatto dai classici investimenti proposti dalle banche o dagli intermediari finanziari, sfiduciati dai crac del passato e scontenti dai tassi di interesse ormai irrisori.Il GreenVestingForum evidenzia —ad esempio— come il tasso di rendimento medio nei 10 anni del Btp Futura sia pari a circa l’1,29%. Ma nell’ultimo decennio l’inflazione è stata pari all’1,5% ed in quello precedente al 2%. I Btp Futura in concreto non proteggono gli investitori nemmeno dall’inflazione «obiettivo» e rischiano di vincolare capitali per alimentare l’economia in altri modi per 10 anni. Una “fregatura” che aumenterà il divario fra ricchi e poveri.«La stessa cifra di 5,7 miliardi di euro del totale obiettivo —reinvestita nei 10 anni tramite gli strumenti di finanza alternativa come quelli di Ener2Crowd direttamente su progetti green ad alto impatto sociale ed ambientale— sarebbe invece in grado di produrre 2,3 miliardi di euro di rendimenti per gli investitori ed un gettito di 600 milioni di euro per le casse dello Stato» commenta Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com scelto da Forbes (bit.ly/3912W8I) come uno dei 30 talenti globali under-30 di quest’anno. (AJ-Com.Net). AJ/LL 16 LUG 2020 14:40 NNNN

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Cerved: 6 famiglie su 10 non andranno in vacanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Sei famiglie su dieci (58,3%) quest’anno non andranno in vacanza: al 21,2% di chi non andava abitualmente si aggiunge il 37,1% di coloro che ci rinunceranno per la prima volta. E se la ragione è prevalentemente economica (41%), un buon terzo (31,5%) è invece frenato dalle preoccupazioni per la salute e dalle restrizioni imposte alla vita sociale e allo svago. Segue il 14,6% di chi sceglie di rinviare il viaggio a quando potrà scegliere liberamente la meta e il 12,6% di chi le ferie ha dovuto usarle durante il lockdown.
Sono alcuni dei risultati dell’ultimo “Termometro Italia” sulle famiglie realizzato da Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved, tra i principali operatori italiani nella gestione del rischio di credito. Rilevazioni freschissime, raccolte via telefono e web a inizio luglio per monitorare l’evoluzione della crisi da Covid19 sui 26 milioni di nuclei familiari italiani, attraverso le risposte di 500 famiglie che sono state statisticamente “espanse” in funzione di area geografica, tipologia e professione della principale fonte di reddito.
Non solo si partirà di meno: sette famiglie su dieci modificheranno le abitudini estive. A quel 37,1% che per la prima volta rimarrà a casa si somma infatti il 32,9% di coloro che sceglieranno mete differenti, in particolare (59%) località italiane invece del consueto viaggio all’estero, oppure luoghi meno affollati (34,2%), alloggi più isolati (25,7%) o la seconda casa (8,4%). In generale saranno vacanze più brevi, anche perché in molti (26,8%) avranno meno giorni di ferie. Appena l’8,8% farà come ha sempre fatto.Ma il senso di disagio nei confronti dei luoghi e dei mezzi pubblici e delle attività sociali rischia di condizionare i comportamenti delle famiglie ancora a lungo: addirittura 1 italiano su 5 dichiara che non parteciperà mai più a un concerto o a un evento sportivo perché non si sente tranquillo, né farà un weekend all’estero, 15% che non riprenderà a viaggiare in treno e in aereo e il 14% che non andrà al cinema o a teatro. Anche situazioni meno affollate vengono evitate: il 76,6% ha diminuito la frequentazione di bar e ristoranti, il 66,8% lo shopping nei negozi (sostituito dall’acquisto online, ancora in crescita), il 65,8% il ricorso a parrucchiere ed estetista e il 65,9% l’allenamento in palestra, e quel che è peggio è che all’incirca nelle stesse percentuali, se non più alte, gli intervistati pensano che con l’autunno li frequenteranno ancora meno.
Nell’ultimo mese il 51,9% delle famiglie ha ripreso a uscire con amici e parenti ma è ancora molto limitato, invece, il numero di coloro che si sono spostati con mezzi pubblici come treni e aerei (16,3%, e la metà non si è sentita a proprio agio) e che hanno trascorso weekend fuori casa (13,4%). Nei confronti dei mezzi pubblici, in particolare quelli locali, si è infatti sviluppata una certa diffidenza (il 65,2% li sta usando meno e il 68,6% continuerà a non usarli) che sta rapidamente cambiando la mobilità, favorendo gli spostamenti brevi in bicicletta e monopattino (aumentati del 36,9% e in ulteriore crescita) a discapito dell’auto (-38,8%)

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Franceschini, bonus già chiesto da 72mila famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

Secondo il ministro Dario Franceschini il bonus vacanze sarebbe già stato chiesto da 72.295 nuclei familiari.”Bene, una buona partenza! I dati dimostrano che gli attacchi di ieri di tutti i rappresentanti degli operatori erano immotivati ed ingiustificati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ovvio che il bonus non basta per risolvere la grave crisi del settore turistico, ma è comunque un passo avanti, che invoglia chi non aveva intenzione di andare in vacanza, pur potendo, a cambiare idea” prosegue Dona.”Ora vanno eliminati i voucher, controproducenti e dannosi, oltre che illegittimi, e va azzerata l’Iva su alberghi e pacchetti turistici fino a settembre” conclude Dona.

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Rilanciare l’economia delle famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

La razionalizzazione, la trasparenza e la struttura di costo del mercato elettrico e gli effetti in bolletta in capo agli utenti è il tema al centro dell’audizione convocata per giovedì prossimo presso la 10 ͣ Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato. Ci sarà anche l’associazione Codici, che illustrerà le sue osservazioni.“La situazione contingente – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – non ha fatto altro che palesare con maggior forza le storture del mercato elettrico, che pone oneri rilevantissimi in capo ai consumatori. In un’ottica fattiva e propositiva, crediamo che sia il momento di intervenire con decisione per dare al mercato elettrico una struttura più equa per le famiglie ed anche per le imprese”.
Da qui la proposta di una riforma organica degli oneri generali di sistema e una riflessione sulla liberalizzazione del mercato tutelato, che sarà illustrata per l’associazione Codici da Antonella Votta e Massimiliano Scalisi. “La bolletta energetica dei consumatori italiani – sottolineano i due esperti del settore Energia – è attualmente tra le più salate d’Europa. Ciò è dovuto oltre all’elevato costo della materia energia, degli oneri di trasporto e gestione del contatore e delle imposte, soprattutto alle spese definite in fattura come oneri generali di sistema. Nel 2018 questi oneri hanno pesato per circa 600 euro l’anno su ogni famiglia italiana. Si calcola che tra il 2010 ed il 2017 il pagamento degli oneri abbia contribuito al finanziamento di 2.5 miliardi per le ferrovie (agevolazioni di tariffe), 2.7 miliardi per lo smantellamento dei siti nucleari, ma solo 400 milioni per il bonus famiglie a basso reddito. È necessario diminuire il peso degli oneri generali di sistema dalla bolletta elettrica, attuando una riforma che ponga al centro sia lo sviluppo sostenibile, con sostegno alle energie rinnovabili, sia un serio contrasto alla povertà, introducendo, per i clienti con minori consumi, incrementi di spesa minori in relazione all’applicazione della tariffa legata agli oneri generali di sistema. Ciò che non è direttamente connesso a obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile oppure di contrasto alla povertà deve essere esautorato dalla spesa riferita agli oneri generali di sistema. Un altro tema da affrontare – proseguono Antonella Votta e Massimiliano Scalisi – è quello della liberalizzazione del mercato tutelato. Il processo di liberalizzazione del servizio di fornitura per gli utenti privati, del gas metano prima e dell’energia poi, in linea generale ha prodotto una serie di vantaggi, ma la questione se ciò si sia anche tradotto in concreti benefici a favore dei consumatori è ancora aperta. La sussistenza degli oneri generali di sistema di fatto ha livellato le fatturazioni, rendendo risibile ogni sforzo di comparazione del consumatore fra le varie offerte proposte. Le continue proroghe relative alla fine del mercato tutelato con il passaggio al mercato libero ha generato confusione nei consumatori. Come appuriamo tutti i giorni attraverso gli sportelli territoriali dell’associazione, i fornitori di energia usano inoltre queste nuove scadenze per proporre nuove attivazioni, spesso anche in modo non troppo cristallino. Il problema principale, a nostro avviso, rimane però quello della mancata consapevolezza dei consumatori. È necessario stilare una road map che preveda obiettivi formativi sul funzionamento del mercato dell’energia, sulle componenti della bolletta elettrica, sulle abitudini di consumo e sulla sostenibilità ambientale, ma, soprattutto, che permetta al consumatore scelte consapevoli ben prima della data prevista per la fine del mercato tutelato. C’è ancora tanto da fare – concludono i due rappresentanti dell’associazione Codici – ad esempio riteniamo necessario introdurre un sistema di controllo sugli obblighi inderogabili in capo ai distributori e agli operatori di libero mercato sui preavvisi di distacco, l’abbassamento di tensione e la sospensione dell’erogazione per morosità, con particolare attenzione ai soggetti destinatari di bonus energia, che rappresentano le fasce più deboli della popolazione. Abbiamo, infine, una grande sfide di fronte, la spinta all’autoconsumo, principio in linea con il Green Deal sostenuto dalla Commissione Ue. Questa è la strada giusta per arrivare ad una vera e propria rivoluzione del mercato, l’energia a km zero”.

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Istat: 6,4% famiglie in povertà assoluta nel 2019

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2020

Secondo i dati resi noti dall’Istat, nel 2019 in Italia vivono in povertà assoluta il 6,4% delle famiglie e il 7,7% degli individui in Italia, in calo dal 7% e 8,4% del 2018.”I dati della povertà restano vergognosi e non degni di un Paese civile. Il reddito di cittadinanza non basta” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il calo della povertà assoluta dipende certo dal reddito di cittadinanza ma è troppo lieve ed insufficiente considerato che rispetto al 2018 l’ha ridotta, per le famiglie, di appena 0,6 punti percentuali, dell’8,6% e che comunque il dato del 2019, 6,4% di famiglie povere, è il terzo peggior risultato di sempre, ossia dall’inizio delle serie storiche iniziate nel 2005, dopo il 7% del 2018 ed il 6,9% del 2017” prosegue Dona.”Insomma, il reddito di cittadinanza è servito, ha invertito un pericoloso trend, ma non abbastanza, considerato che nelle intenzioni doveva servire ad abolire la povertà in Italia (“Oggi aboliamo la povertà” disse l’on Di Maio il 28/9/2018, ndr) e che il presidente del Consiglio Conte il 28 dicembre 2019 ebbe a dire che in 8 mesi il suo Governo aveva ridotto la povertà del 60 per cento. Una stima a dir poco non azzeccata visto che quel 60% è diventato poco più dell’8%” prosegue Dona.”Il problema del reddito è che la platea dei beneficiari è insufficiente, visto che attualmente il pagamento del beneficio copre solo 2,8 milioni di persone contro 4,593 milioni di poveri, ossia il 61% dei poveri assoluti e che l’importo medio mensile per un nucleo familiare è di soli 519 euro, insufficiente per superare persino la linea di povertà di un single, pari, secondo i dati resi noti oggi, a 656,97 euro” conclude Dona.

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Carte per gli acquisti di libri a famiglie e biblioteche

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

Rilanciare il mondo del libro sostenendo la domanda di famiglie e biblioteche attraverso carte per gli acquisti, così come proposto dalla Federation of European Publishers (FEP) e dalla European and International Booksellers Federation (EIBF) in un appello inviato alla Commissaria dell’istruzione, gioventù, sport e cultura Mariya Gabriel e ai Ministri della Cultura della UE.
Lo chiedono, in un comunicato congiunto, l’Associazione Italiana Editori (AIE) e l’Associazione Librai Italiani (ALI) all’indomani della creazione di un fondo per il mondo del libro nel decreto Rilancio. “Con la 18App l’Italia è stata in prima linea nel proporre un modello che ha fatto scuola in tutta Europa – dichiarano il presidente di AIE Ricardo Franco Levi e di ALI Paolo Ambrosini –. Adesso che le federazioni di settore europee propongono questo modello come via principale per uscire dalla crisi Covid-19 in tutto il Continente, chiediamo al governo e al parlamento di farsene carico, individuando nuove platee, accanto a quella dei neo-diciottenni, e sostenendo allo stesso tempo il sistema bibliotecario”.“L’obiettivo principale – spiega l’appello di FEP e EIBF in riferimento alle carte per la famiglia – è di aiutare i destinatari del bonus ad acquistare libri nelle proprie librerie. Il progetto, spiegano le due federazioni, è quello di “estendere il bonus a tutte le famiglie, a tutti gli studenti oppure ad alcuni classi di età, o categorie, come i disoccupati, eccetera”.Per quanto riguarda le biblioteche, “l’acquisto su larga scala di libri, attraverso le librerie – continua l’appello – conseguirebbe diversi obiettivi: servirebbe a fornire un’ancora di salvezza all’intera filiera del libro (dagli autori, agli editori, ai librai) grazie a un’iniezione di liquidità assolutamente necessaria, ad aggiornare e rimodernare le raccolte delle biblioteche e delle altre istituzioni, e, più in generale, a incentivare la lettura”.

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Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

“Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini, come già avviene in alcune Regioni. Abbiamo la forza di una rete diffusa, capillare ed efficiente di Pediatri di Famiglia. Perché non usarla, proprio ora che ci si avvia verso una possibile riapertura delle scuole, per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell’epidemia di Covid-19?” L’appello arriva nel corso di una conferenza stampa virtuale dal Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Paolo Biasci.
“Dobbiamo vivere la Fase 2 pensando alla Fase 3, alla convivenza con il virus in una nuova normalità – afferma Biasci -. Le Cure Primarie sono la porta d’ingresso della sanità pubblica, quei ‘medici sentinella’ dell’epidemia che in questi mesi di emergenza hanno evitato, con il triage telefonico e la gestione territoriale, il contagio massivo della popolazione e il collasso del Sistema sanitario. Non possiamo permetterci di muoverci in un nuovo perimetro con vecchi schemi. In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell’esistenza di un gruppo di lavoro formato da Anci e Ministeri Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di “assenza di malattie contagiose e diffusive” per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro? Certamente così non si tutela la salute dei nostri pazienti né quella della loro rete sociale, in un momento in cui “patenti” di immunità sul Covid-19 non ci sono per nessuno, grandi o piccini che siano”.“Le Cure Primarie sono fondamentali per il nostro Servizio Sanitario – ricorda Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva – e auspichiamo che l’azione dei pediatri per una omogeneità nell’accesso sul territorio venga messa in campo in modo sinergico, anche dagli altri attori del sistema”.“Abbiamo rimodulato la nostra attività professionale – annuncia Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP – mettendo in campo protocolli di prevenzione dei contagi, adozione di modelli organizzativi per l’accesso allo studio, permanenza nelle sale di aspetto e di visita, applicazione del triage telefonico, utilizzo di adeguati Dispositivi di Protezione Individuale e sanificazione degli ambienti. È tutto contenuto nel nostro Vademecum, da oggi a disposizione di oltre 5000 Pediatri di Famiglia italiani. Un volume di 50 pagine in cui trovare anche indicazioni sulla gestione del caso sospetto, del neonato figlio di madre COVID-19+ e comprendere alcune condizioni particolari, rilevate in questo periodo, come l’Erythema pernio-like. Uno strumento prezioso anche per le loro famiglie a cui sono rivolti molti contenuti interessanti”.“Quanto alle normali scadenze vaccinali – propone Biasci – ripartiamo da queste, dagli screening e dai bilanci di salute per recuperare il tempo perduto. Eviteremo molti spostamenti della popolazione e limiteremo gli accessi nei nostri studi, alleggerendo al contempo il lavoro dei centri vaccinali regionali, se queste attività potessero essere eseguite nei nostri studi. Il vaccino per il Covid-19 non c’è ancora. Ma per tanti altri virus, sì. Evitiamo di aggiungere a nuove malattie, vecchie e perniciose epidemie come il morbillo o la rosolia”.

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Lazio: Famiglie e imprese a rischio usura

Posted by fidest press agency su martedì, 12 maggio 2020

“E’ nei momenti più difficili che aumenta la vulnerabilità delle famiglie e delle imprese, soprattutto quelle più piccole. L’usura da sempre rappresenta per la Regione Lazio un tema che impone la massima attenzione, al fine di limitare le possibilità di azione delle mafie e delle organizzazioni criminali.Ed è proprio per questa ragione che accolgo positivamente la costituzione da parte dell’amministrazione regionale di un fondo di 400.000€, che permetterà alle famiglie ed alle aziende del nostro territorio di ottenere contribuiti fino a 3.000€ attraverso le associazioni e le fondazioni antiusura iscritte all’Albo regionale e presso il Mef.Interventi di questo tipo necessitano di velocità nell’erogazione; come affermato dal presidente Nicola Zingaretti, anche questa volta, ci impegniamo per dare a tutti risposte rapide. La battaglia contro il coronavirus comprende anche la lotta al sovraindebitamento, faremo in modo che questa crisi non travolga i cittadini e le cittadine del Lazio; la criminalità, come sempre, non deve trovare nessuno spazio vuoto dove infilarsi, ancor di più in questa fase”. Così in una nota la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti.

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Mutui: 2 milioni di famiglie stanno pensando di sospenderlo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2020

Facile.it ha voluto indagare, con l’aiuto degli istituti di ricerca mUp research e Norstat, non solo quanti fossero i nuclei familiari che avevano chiesto la sospensione del mutuo, ma soprattutto quanti fossero quelli che, vista la situazione economica, ci stavano seriamente pensando. Ha così scoperto che fra quelle che hanno un mutuo per la casa attivo, più di una famiglia italiana su due (ovvero il 53%, pari a quasi 3 milioni di famiglie) ha già sospeso o sta pensando di sospendere il finanziamento.Nello specifico, hanno già proceduto a compilare la richiesta di sospensione il 17,3% dei nuclei familiari (958.027 famiglie) con mutuo e stanno pensando di farlo addirittura il 35,7% (1.977.466 famiglie).La situazione diventa ancora più pesante nel Meridione dove la percentuale di chi ha intenzione di ricorrere alla sospensione del mutuo arriva a sfiorare il 40% (39,3%) (761.509 famiglie).La scelta, peraltro, va valutata con estrema attenzione, non solo perché in realtà, per via degli interessi che si pagheranno in futuro, una volta sbloccato il finanziamento costerà di più al mutuatario, ma anche perché dall’osservatorio di Facile.it è emerso chiaramente come in passato diversi istituti di credito si siano rifiutati di concedere una surroga a chi, negli anni precedenti, aveva sospeso il pagamento delle rate; la stessa cosa potrebbe quindi accadere anche a chi sospende ora.In ultimo, ancora una volta guardare i dati per “professione” offre uno spaccato molto interessante; si è spesso raccontato di piccoli imprenditori o liberi professionisti in difficoltà per la situazione Covid, ma adesso quelle difficoltà si stanno allargando a macchia d’olio.Se liberi professionisti, titolari di partita Iva e piccoli imprenditori sono quelli che più di chiunque altro, percentualmente, hanno già fatto ricorso alla sospensione del mutuo (36,5% – ovvero – 270.213 famiglie in questa categoria professionale vs una media nazionale del 17,3%), la crisi ora sta bussando molto forte alla porta dei lavoratori dipendenti e se leggiamo i numeri di chi, pur non avendo fatto ancora la richiesta, sta valutando la sospensione del mutuo, fra chi lavora con busta paga il dato è pari al 35,1% (1.019.439 famiglie) vs 27,9% (208.801 famiglie) rilevato fra liberi professionisti/piccoli imprenditori/p.iva).

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Famiglie al lavoro senza sapere a chi lasciare i figli

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

In molte nazioni europee i ragazzi torneranno a scuola mentre in Italia vige la confusione più totale. Stamattina saranno tantissime le famiglie in difficoltà perché riprendono il lavoro senza sapere a chi lasciare i loro figli e probabilmente qualcuno per questo rimarrà disoccupato e ad essere penalizzate saranno soprattutto le donne.In questa situazione, già di per sè drammatica, il ministro Azzolina contribuisce ad aumentare la confusione ipotizzando progetti incomprensibili come quello della didattica mista, poi peraltro smentito il giorno dopo. La scuola coinvolge milioni di persone e andrebbe trattata con serietà e competenza.
Fratelli d’Italia sta dalla parte delle famiglie che da oggi sono in grande difficoltà mentre il Ministro tra un contrordine e l’altro ha perso la bussola”.Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti ed Ella Bucalo, rispettivamente vicepresidente della commissione Cultura e responsabile scuola FDI.

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Covid: 3,4 milioni di famiglie hanno perso più del 50% del reddito

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 aprile 2020

10.800.000 famiglie hanno visto calare il proprio reddito a causa del Covid-19; questa una delle evidenze emerse dall’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat. Andando ancora più nello specifico, circa 2.223.000 famiglie hanno visto sparire oltre il 50% del reddito familiare e 1.179.000 famiglie hanno addirittura perso il 100% delle entrate. A soffrire maggiormente sono le famiglie che risiedono nel Meridione, quelle monoreddito e quelle con figli minorenni. Dividendo i dati per professioni, i nuclei familiari in maggiore difficoltà sono quelli dei liberi professionisti, piccoli imprenditori e lavoratori autonomi.
Il calo dei redditi ha messo in crisi molti italiani; a livello nazionale un rispondente su 5 (19,4%), pari a circa 3.586.000 famiglie, ha dichiarato di trovarsi già oggi in una situazione di difficoltà economica, mentre il 38,7% degli intervistati, vale a dire 7.148.000 famiglie, pur dichiarando di non essere in questo momento in difficoltà, ritiene di potercisi trovare a breve se la situazione non migliorerà.

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Aumentano le famiglie in ristrettezza economica

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

La sospensione, anche se temporanea, delle attività produttive per fronteggiare l’emergenza sanitaria del Covid-19 ha, fra le altre cose, causato per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare. Ad essere più colpite sono le coppie con figli (1.377 mila, 37%) e i genitori “soli” (439 mila, 12%) con il rischio di non riuscire a fronteggiare le spese quotidiane. Un dato preoccupante se si considera che ben il 47,7% dei lavoratori dipendenti dei settori “che hanno chiuso” guadagnava meno di 1.250 euro mensili e il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei mille euro. É quanto emerge dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “COVID-19: aumentano le famiglie in ristrettezza economica” . Ad essere coinvolta, oltre ai ceti più deboli a rischio (o già in) povertà , è anche la vasta platea di lavoratori a reddito medio-basso, per la quale l’assenza di reddito anche per un solo mese può determinare una situazione di grave disagio. Tra gli altri profili sociali in bilico, poi, i giovani (oltre il 60% della popolazione 25-29 anni abitualmente non supera i 1.250 euro), mentre da un punto di vista territoriale è al Sud che si ha la maggiore concentrazione di disagio con una incidenza, tra i lavoratori dipendenti temporaneamente senza lavoro, dei monoreddito, pari al 49,6% (contro il 35,2% dei residenti del Centro e il 34,3% del Nord Italia).

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Emergenza Covid-19: famiglie con genitori lavoratori e figli minori di dodici anni

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

“Continuiamo a sentir parlare di fase due, di 4D. Però nessuno ha ancora spiegato come faranno i genitori a tornare a lavorare, con le scuole chiuse e i nonni in quarantena. Cominciare a lavorare adesso alla ripartenza è un dovere delle Istituzioni, ma va fatto in maniera seria e concreta, proponendo soluzioni” così Massimo De Rosa, consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle, sull’ipotesi di riapertura della Lombardia a partire dal 4 maggio, ha scritto ai ministri Speranza, Catalfo e Azzolina per chiedere un tavolo di lavoro congiunto.“Quello dei genitori con figli chiamati a rientrare a lavoro è un problema reale. A chi lasciare i bambini, fino ai dodici anni? è una domanda alle quale le Istituzioni hanno il dovere di rispondere. Il principio cardine dal quale ripartire è la sicurezza. Bisogna garantire che chi torna a lavorare non sia portatore del virus Covid-19. Di conseguenza in queste settimane occorrerà realizzare tamponi a tappeto su tutta la popolazione. Il rientro sul posto di lavoro deve essere autorizzato per i soli negativi. Per quanto riguarda il problema delle famiglie, sono molteplici le ipotesi al vaglio. La prima riguarda la mappatura dei nuclei familiari, tramite l’istituzione di un numero verde dedicato o apposita app al quale le famiglie, con minori di dodici anni, potranno rivolgersi per richiedere gli appositi test, di modo che i nonni siano al sicuro nel dare il loro prezioso supporto. La seconda possibilità è il lavoro scaglionato con giustificata assenza per uno dei due genitori, nel caso ovviamente non sia possibile ricorrere allo smart-working. La terza possibilità potrebbe essere la concessione del part-time alternato per entrambi i genitori, se il padre lavora la mattina la madre lavorerebbe al pomeriggio e viceversa, permettendo alle imprese di accedere alla copertura da parte della cassa integrazione in deroga, per ciò che concerne la copertura retributiva delle ore concesse al part-time” queste le proposte del Movimento Cinque Stelle, presentate dal portavoce Massimo De Rosa.

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Famiglie in difficoltà per spesa più cara

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

“Chiediamo che il Governo incontri anche le associazioni di consumatori sulla fase 2″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non ci sono solo i protocolli per la ripartenza delle imprese, ma vanno ridefinite anche le regole sugli spostamenti dei loro clienti, se vogliamo che l’economia lentamente riparta” prosegue Dona.”In questo mese chi abita in un piccolo comune, dove ci sono solo negozi di vicinato, ha pagato fino al 30% in più rispetto a quando faceva la spesa in un centro commerciale, cosa molto grave per le famiglie in difficoltà economica, che magari hanno un familiare in cassa integrazione. Inoltre, non ha trovato la gran parte dei prodotti alimentari che era solito acquistare, visto che in un ipermercato si trovano fino a 40 mila referenze, mentre in un piccolo negozio se ne trovano poche centinaia. Questo sacrificio non può durare all’infinito. E’ un problema che va affrontato, specie perché non si comprende come mai si possa uscire per andare a comperare un libro o il vestitino del bambino, ma non si possa andare nel supermercato dove eravamo soliti fare acquisti solo perché collocato nel comune accanto a quello dove si risiede” aggiunge Dona. “Una regola che non ha molto senso dal punto di vista sanitario. Infatti, sono molto più pericolosi quei consumatori che escono tutti i giorni a comperare 2 o 3 cose rispetto a quelli che vanno una volta ogni 15 giorni in un centro commerciale a fare la spesa tutta insieme. Inoltre, è più facile rispettare la distanza di un metro in un grande supermercato rispetto ad un piccolo negozietto. Infine, durante il viaggio in auto necessario per raggiungere il supermercato fuori del comune non si può contagiare nessuno, mentre se bisogna fare 4 file invece di 1 per poter comperare pane, alimentari, carne e frutta il rischio di contagio sale. Per questo chiediamo che nella fase 2 si possa uscire dal proprio comune, se dove si abita non ci sono supermercati o centri commerciali. Si può al limite porre il vincolo che si possa andare solo in quei supermercati dove si ha già la tessera fedeltà, così da evitare che i furbetti del quartierino se ne possano approfittare” conclude Dona.

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