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Spesa sanitaria delle famiglie a 40 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 giugno 2018

Bologna 11 giugno 2018 Fondazione GIMBE. Puntuale come un orologio svizzero anche nel 2018 con il Welfare Day il rapporto RBM Salute-Censis ripropone dati sempre più catastrofici. Nell’impossibilità di aumentare i 12 milioni di italiani che rinunciano alle cure e il 25% della popolazione che subisce danni economici per pagare le spese sanitarie, quest’anno è allarme indebitamento: nell’ultimo anno 7 milioni di italiani “si sarebbero indebitati” per pagare le spese per la salute e 2,8 milioni “avrebbero dovuto usare” il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi.
Gli inquietanti dati del Censis anche quest’anno proiettano su oltre 60 milioni di persone i risultati di un’indagine commissionata da RBM Salute e realizzata tramite un questionario strutturato somministrato ad un campione rappresentativo di 1.000 adulti maggiorenni residenti in Italia. Numerose le criticità metodologiche: innanzitutto, non si conoscono le domande del questionario; in secondo luogo, le tecniche per selezionare gli intervistati non permettono di escludere un “campionamento di convenienza”; ancora, non vengono riportati margini di variabilità sulle stime ottenute; infine, il margine di errore del ± 3,1%, riferito all’intero campione, risulta di gran lunga più elevato per ciascuno dei sottogruppi ottenuti all’interno delle variabili di stratificazione (classe di età, genere, area geografica di residenza, ampiezza demografica del comune di residenza). Lo scorso anno, per le stesse ragioni, puntualizza il Presidente «il Ministero della Salute, con il comunicato stampa n. 75 del 31 luglio, aveva smentito i dati del Censis sulla rinuncia alle cure, sottolineando i limiti dello studio – identici a quelli del 2018 – che riportava risultati di gran lunga più catastrofici di quelli dell’ISTAT e dell’indagine europea sul reddito e le condizioni di vita delle famiglie».
Rispetto all’entità della spesa sanitaria out-of-pocket, dato di partenza di questa raffinata strategia di marketing, precisa Cartabellotta, «il 3° Rapporto GIMBE conferma sì che la spesa delle famiglie nel 2016 sfiora i € 40 miliardi, ma non rileva nessun allarme sul suo incremento, che rimane stabile intorno al 18% sia nel periodo della crisi (2009-2016) sia nel periodo pre-crisi (2000-2008)». Inoltre, l’analisi dettagliata della spesa out-of-pocket permette di mitigare ampiamente l’entità del fenomeno perché dei € 40 miliardi:
• € 3.362 milioni vengono “restituiti” dallo Stato sotto forma di detrazioni fiscali
• € 1.310 milioni sono relativi all’acquisto di farmaci di fascia A, virtualmente a carico del SSN, ma che i cittadini acquistano in autonomia per loro volontà
• € 1,5 miliardi sono destinati alla compartecipazione della spesa per i farmaci, ma di questi € 1 miliardo viene sborsato per acquistare farmaci brand al posto degli equivalenti
• € 5.900 milioni sono destinati a prodotti omeopatici, erboristici, integratori, nutrizionali, parafarmaci, etc., voce di spesa peraltro esclusa dai nuovi conti della sanità dell’ISTAT
• € 5.215 milioni vengono spesi per farmaci di fascia C e di automedicazione, buona parte dei quali sono di efficacia non dimostrata
• € 11.000 milioni (che includono € 1.300 milioni di ticket) sono destinati a visite specialistiche ed esami diagnostici di laboratorio e strumentali, di cui una variabile percentuale del 30-50% secondo stime internazionali è inappropriata
• € 8.500 milioni vanno per le cure odontoiatriche (mai incluse nei livelli essenziali di assistenza) • € 5.255 milioni per l’assistenza ospedaliera, di cui oltre € 3.000 milioni per la long-term-care
• € 1.000 milioni per protesi e ausili
«Lo “spacchettamento” della spesa delle famiglie – precisa Cartabellotta – confuta di fatto l’ipotesi che gli esborsi dei cittadini siano destinati esclusivamente a fronteggiare le minori tutele pubbliche: infatti, almeno il 40% non viene speso per beni e servizi indispensabili a migliorare lo stato di salute, bensì soddisfa bisogni indotti dal benessere e dalla medicalizzazione della società e condizionati da consumismo, pseudo-diagnosi e preferenze individuali». La controprova viene fornita dal fatto che nelle diverse Regioni la spesa out-of-pocket è proporzionale al reddito pro-capite e alla qualità dell’offerta pubblica: in altre parole, le famiglie spendono di più nelle Regioni del nord dove l’offerta dei servizi sanitari pubblici è adeguata, mentre quelle del sud si attestano tutte sotto la media, nonostante una qualità peggiore dei servizi. Infine, la strategia di persuasione collettiva che punta dritta al “secondo pilastro” prova a sensibilizzare il nuovo Esecutivo “personalizzando” i risultati dell’indagine Censis, da cui emergerebbe un “maggior rancore degli elettori di 5 Stelle e Lega nei confronti della sanità”, considerata il “cantiere con cui gli italiani metteranno alla prova il passaggio dal rancore alla speranza del cambiamento”. Peccato (per loro) che il contratto del Governo del cambiamento afferma senza indugi che “È prioritario preservare l’attuale modello di gestione del servizio sanitario a finanziamento prevalentemente pubblico e tutelare il principio universalistico su cui si fonda la legge n. 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale”, per cui la vera “prova di esame”, conclude Cartabellotta, «non è affatto rappresentata dall’espansione del secondo pilastro, quanto invece dal rilancio del finanziamento pubblico, peraltro annunciato anche dal Premier Conte nel discorso per la fiducia al Senato».
Se così non fosse, il Governo del cambiamento, oltre ai propri “rancorosi elettori”, avrà tradito anche il contratto che oggi riguarda tutto l’intero popolo italiano.

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Famiglie monogenitoriali con figli

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

Sono dati estremamente allarmanti quelli usciti dalla rilevazione Istat sulle famiglie monogenitoriali con figli, costituite per l’86,4% dei casi da mamme.Ancora più preoccupante leggere che un terzo dei figli di queste mamme ha meno di 5 anni, e un ulteriore 42,7% ha un’età compresa fra 6 e 13 anni. Inoltre – dichiara Federica Gasparrini presidente di Federcasalinghe – desta molta preoccupazione il fatto che quasi una madre sola su otto è in cerca di un’occupazione ma non riesce a trovarla. E c’è poi un 24,4% di mamme che sono fuori dal mercato del lavoro. E che, evidentemente, vivono degli alimenti che passa il padre dei loro figli”.
“E non è tutto – aggiunge la nota – dal momento che il 42,1% delle madri sole è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Una percentuale che per chi vive in coppia si ferma al 29,3%. Ancora, l’11,8% delle mamme sole vive in condizioni di povertà assoluta. Una condizione che, evidentemente, riguarda anche i loro figli”.

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I redditi delle famiglie italiane più bassi di oltre 750 euro rispetto alla media UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Quanto spende una famiglia tipo italiana rispetto alle altre famiglie europee? E quanto incidono le spese quotidiane sul reddito? Secondo un’indagine dell’Adoc le spese mensili di una famiglia italiana raggiungono la cifra media di 1.615 euro, pari al 52,6% del reddito netto disponibile. Un impatto sul reddito più alto del 2,3% rispetto alla media della UE-15, nonostante le spese complessive siano, di media, inferiori del 19,2%, pari ad una differenza di 310 euro. Com’è possibile? A fare la differenza è la minore capacità reddituale della famiglia italiana, inferiore del 24,6% alla media europea, pari a circa 755 euro in meno, per cui ogni singola voce di spesa ha un peso maggiore sul reddito disponibile. In Italia una famiglia dispone, in media, di 3.067 euro mensili, contro i 3.822 euro della media europea.Mediamente la famiglia italiana spende circa 516 euro mensili per la spesa alimentare, a cui vanno aggiunti circa 60 euro per la ristorazione, equivalenti a due uscite a cena fuori casa al mese, prevalentemente in pizzeria. Una spesa complessiva, a livello di costi, inferiore del 10% rispetto alla media europea, ma che impatta per il 18,7% sul reddito, contro il 14,8% della media UE.
Nell’analisi condotta si è ipotizzato l’utilizzo sia di un mezzo privato, misurato attraverso le voci per il carburante (tre pieni al mese) e per l’assicurazione obbligatoria, sia del trasporto pubblico, misurato attraverso il costo per un abbonamento alla rete cittadina su base mensile. Se in quest’ultimo caso la spesa media della famiglia italiana (35 euro) è considerevolmente inferiore alla media europea (56 euro), con una differenza del 60%, sono le spese per il trasporto privato a pesare sui bilanci familiari. La spesa per la benzina è superiore dell’8% alla media europea.Dal punto di vista assicurativo, rispetto alla media UE-15, il costo sostenuto è in linea (50 € contro i 52 € di media). A livello di impatto sul reddito, ad ogni modo, le spese sostenute dagli italiani il trasporto sono maggiori di circa il 2% rispetto alla media europea.L’indagine ha preso in esame i costi vivi sostenuti dalle famiglie, in particolare i costi per l’affitto o rata del mutuo, le bollette (di luce, acqua, gas e rifiuti), le spese per telefonia e connessione a internet e i costi del canone TV.Per quanto riguarda i costi sostenuti per l’affitto/mutuo, la media italiana è inferiore del 30% alla media europea. La spesa è mediamente pari a 580 euro mensili contro i 759 euro della media europea. L’incidenza sul reddito è pari al 18,9%, poco meno della media UE (19,8%). Ovviamente il peso è maggiore in caso di redditi inferiori alla media.Per quanto riguarda le spese per il canone, va ricordato che in Spagna, Olanda e Lussemburgo la tassa non si paga. Ad ogni modo la spesa in Italia si attesta sui 7,50 euro al mese, contro i 10,90 euro di media europea.In merito alle spese per la telefonia fissa e internet (Adsl) la famiglia italiana ha una spesa in linea con la media UE, anzi di 4 euro più bassa. Così come per le spese per l’abbonamento alla telefonia mobile (considerando 2 schede), da noi la spesa si attesta sui 18 euro, la media europea è 31 euro.In merito alle bollette, considerando le utenze di acqua, luce e gas, la famiglia Rossi spende in media 145 euro al mese, in linea con la media europea.Complessivamente una famiglia italiana, per le spese di casa e le utenze, investe il 25,3% del proprio reddito, di poco inferiore al 25,7% della media UE.

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Sanità: Le famiglie rischiano di indebitarsi per cure attraverso strutture private

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Sono circa 35 milioni gli italiani che nel 2016 hanno dovuto pagare di tasca propria le spese per un totale di 35 miliardi di euro. A ricorrere sempre di più ai propri risparmi sono gli anziani, che spendono in media una volta e mezzo in più rispetto alla popolazione generale, e circa 13 milioni di italiani hanno difficoltà a far fronte alla spesa sanitaria.Il dato è stato riportato dagli esperti della School di Padova 2018 in occasione di un evento organizzato da Motore Sanità. Il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli ha dichiarato “Oggi sono molti gli italiani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e una spesa improvvisa, come una multa o delle spese sanitarie possono diventare veramente un grande problema – prosegue il Segretario Nazionale del Codici – In tali condizioni aumentano le categorie di persone che versano in condizioni di povertà”. Secondo le cifre presentate, in 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi per fronte alle spese sanitarie. La spesa sanitaria privata nel 2017 si è attestata su circa 35 miliardi e solo 5 miliardi sono stati intermediati da forme sanitarie integrative, con 12 milioni di italiani che fanno ricorso alla ‘spesa intermediata’ di cui il 55% sono dipendenti e il 14% autonomi, e tale settore gestisce circa 5 milioni della spesa (2%). A questo scenario si accosta inevitabilmente una generale contrazione delle prestazioni e una forte sofferenza sociale.
La sanità pubblica e la sanità privata non dovrebbero entrare in competizione, ma anzi dovrebbero riuscire a collaborare, ognuna attraverso le proprie specifiche competenze.

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“Le risorse di molte famiglie datori di lavoro domestico sono a rischio esaurimento”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

A dirlo Lorenzo è Gasparrini, Segretario Generale di Domina, Associazione Famiglie Datori di Lavoro Domestico. “Nel 2017 – continua il segretario di Domina – la spesa delle famiglie è aumentata del 2,5% mentre il reddito è +1,7%. Secondo questi ultimi dati Istat il risparmio delle famiglie è sceso dello 0,7% e l’incremento del potere di acquisto è rallentato rispetto al 2016”.
“Guardando ai dati Istat – prosegue Lorenzo Gasparrini – è chiaro che le famiglie stanno attingendo sempre più ai propri risparmi per far fronte alle spese, ma con le scarse disponibilità economiche è difficile far fronte agli imprevisti della vecchiaia, e ad oggi i costi di un’assistente familiare sono proibitivi per oltre il 90% dei nostri pensionati”.
“DOMINA, firmataria del CCNL di categoria – conclude la nota – auspica l’apertura del tavolo del Welfare familiare tra le Istituzioni e le Parti Sociali al fine di individuare le migliori strategie per una più ampia regolarizzazione nel settore domestico. Il primo obiettivo di DOMINA con il nuovo Governo sarà quello di promuovere la progettazione di un piano di supporto ad ampio raggio e di lungo periodo”.

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Famiglie senza risorse per l’assistenza anziani e invalidi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Secondo i dati Istat quasi il 60% degli anziani con gravi difficoltà ha bisogno di assistenza, di questi, il 28% ha un aiuto in casa mentre più del 40% vive con la badante. L’Inps eroga 17.886.623 pensioni all’anno ma il 70,8% ha un importo inferiore a 1.000,00 Euro che non consente di far fronte ai costi dell’assistente familiare. “Una badante part-time, che assiste l’anziano autosufficiente per 25 ore alla settimana (livello BS), costa 824,33 Euro al mese alla famiglia – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – mentre un’assistenza full-time con lavoratore convivente (54 ore livello CS) ha un costo di 1354,93 Euro. La spesa mensile può arrivare fino a 1.817,96 Euro se la famiglia ha bisogno di una badante convivente formata (livello DS).Incrociando i costi con le pensioni previdenziali erogate dall’Inps – prosegue Gasparrini – è evidente che la famiglia non ha le risorse per far fronte ai costi dell’assistenza e spesso rinuncia a visite, medicine o ore di assistenza preziose”. Dai risultati della Ricerca DOMINA (realizzata in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa) risulta che meno del 10% dei pensionati può permettersi la badante e i nuovi dati diffusi dall’Inps confermano questa situazione allarmante. “Per evitare l’indebitamento familiare è necessario intervenire con soluzioni concrete avviando politiche di defiscalizzazione strutturali”.

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Andiamo al governo per cambiare il Paese!

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

di Giulia Grillo e Danilo Toninelli. L’elezione di Roberto Fico a Presidente della Camera è solo il primo e potentissimo segnale di cambiamento che arriva da questa legislatura. La scelta di rinunciare a oltre 4.000 euro di indennità al mese è solo il preludio degli importanti obbiettivi che ci siamo prefissati di portare a casa. La prima questione che porranno i nostri all’Ufficio di Presidenza è l’abolizione dei vitalizi e l’eliminazione degli sprechi, una partita che inizierà a giocarsi già nelle prossime settimane e su cui vi terremo costantemente aggiornati.
Dall’altro lato noi due in prima persona stiamo lavorando per porre al centro dei lavori del Parlamento quelle problematiche che sono in cima all’agenda dei cittadini, delle famiglie, dei lavoratori, degli imprenditori, dei commercianti, degli artigiani, dei disoccupati, degli insegnanti, dei pensionati, dei risparmiatori. Insomma di tutto quel mondo che ha bisogno di risposte concrete e immediate e che per troppo tempo è stato lasciato ai margini perché qui dentro si sono messi in primo piano gli interessi dei partiti. Quell’epoca è finita. I cittadini saranno finalmente al centro dei processi decisionali.Noi stiamo portando in Parlamento prima di tutto un metodo, che è quello della massima trasparenza. Lo abbiamo fatto con l’elezione dei presidenti delle Camere e abbiamo intenzione di farlo anche per quanto riguarda la creazione di un governo per questo Paese, un governo che sia di vero cambiamento, come i cittadini hanno preteso con il voto del 4 marzo.Per noi le basi dell’attività di governo sono i temi, i progetti, le idee per risolvere i problemi degli italiani. Su questo, come Luigi ha ripetuto ogni giorno della campagna elettorale, siamo disposti a confrontarci con tutte le forze politiche. Per fare questo abbiamo invitato i capigruppo di tutti i gruppi parlamentari ad incontrarsi con noi per un confronto sui temi da porre al centro dell’attività parlamentare. Per noi il punto di partenza è il nostro programma e l’obbiettivo è trovare le convergenze con i programmi degli altri e la disponibilità a lavorare insieme sui punti comuni. Non è un esercizio di stile, perché al di là della composizione del governo questi temi saranno comunque portati avanti in sede parlamentare. Invitiamo anche chi ha già deciso di autocollocarsi all’opposizione, come freno del cambiamento chiesto dagli italiani. Per ora loro hanno rifiutato il nostro invito anteponendo l’interesse per le poltrone al trovare soluzioni per gli italiani. (fonte: il blog delle stelle)

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Richieste di prestiti da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

soldi-pubbliciLa rilevazione ha mostrato che dicembre 2017 si è chiuso con una performance positiva pari a +9,3% per le richieste di prestiti (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), che complessivamente fanno segnare un +1,9% rispetto al 2016.Si tratta dell’ennesima conferma della vivacità del comparto, che giova del progressivo miglioramento della situazione economico-finanziaria delle famiglie, anche se è necessario evidenziare la presenza di due tendenze contrapposte: da un lato i prestiti personali continuano la performance costantemente positiva da inizio anno, registrando un +18,7% a dicembre che porta a una crescita complessiva del +5,4% su base annua; dall’altro, i prestiti finalizzati a dicembre fanno segnare un incremento del +4,7% che però non risulta sufficiente a evitare un leggero saldo negativo a livello di intero 2017, pari a -0,8% nel confronto con il 2016.Infine, nel mese di dicembre 2017 è proseguita anche la crescita dell’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, si è portato a 8.100 Euro (+5,8% rispetto allo stesso mese del 2016). Complessivamente il 2017 ha fatto registrare il valore medio più alto da quando CRIF ha iniziato a monitorare il comparto, pari a 9.050 Euro.

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Allarme Istat: Paese sempre più vecchio. Un terzo famiglie è single

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 dicembre 2017

istatI problemi che affliggono l’Italia: Paese sempre più vecchio, con i single che ormai sono un terzo delle “famiglie”, con pochi bambini che nascono e la speranza di vita che si allunga. Un quadro preoccupante quello che emerge dal “Rapporto Istat 2017”. Il dato che spicca di più è quello delle famiglie composte da una sola persona: sono ormai un terzo del totale (passate da 20,5 a 31,6%) mentre si riducono quelle numerose con cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%). Continua il calo delle nascite, ma torna ad aumentare la speranza di vita: passa da 80,1 a 80,6 anni per gli uomini e da 84,6 a 85,1 per le donne. Nel 2016 si sono riempite 473’438 culle, 12.342 in meno rispetto all’anno precedente. E il calo delle nascite continua a essere affiancato dalla posticipazione dell’evento: le gravidanze avvengono, infatti, in età sempre più avanzata. Il Nord-Est è l’area geografica con la speranza di vita più alta anche nel 2016, mentre il Mezzogiorno è caratterizzato da una vita media più bassa. Aumentano i matrimoni ma ancora di più i divorzi: nel 2015 le nozze riprendono a crescere passando dai 189.765 dell’anno precedente a 194.377. Sul fronte delle separazioni si passa dalle 89’303 del 2014 a 91’706 del 2015 mentre per i divorzi l’aumento è decisamente più marcato: da 52’355 salgono a 82’469, un’impennata dovuta soprattutto all’entrata in vigore a metà 2015 del “divorzio breve”. Dai dati dell’Istat sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un dato sconfortante che emerge è che nel volgere di vent’anni, il numero medio di persone che compongono una famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016)

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In aumento i debiti e le richieste d’aiuto delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

saluteIl 23% degli intervistati si indebita per garantire prestazioni sanitarie a un familiare in condizione di fragilità. Aumentano quelli che rinunciano per motivi economici alle cure mediche. È salito a 12,2 milioni il numero degli italiani che nell’ultimo anno ha rinunciato o rinviato una prestazione sanitaria per ragioni economiche, 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. (Dati Censis). Sono numeri che spingono a riflettere sulla concreta e drammatica difficoltà economica delle famiglie italiane, una condizione aggravata anche da un Servizio Sanitario Nazionale debole, tra liste d’attesa troppo lunghe per gli esami e l’elenco dei farmaci rimborsabili sempre più esiguo.
Da un’indagine condotta dall’Osservatorio Prodeitalia che, nell’ultimo anno ha analizzato la situazione economica di circa 300 famiglie assistite, è emerso come il 23% dichiara di essersi indebitato per poter garantire un’adeguata assistenza medica ad un proprio familiare invalido o anziano, debiti che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare i 3.000 euro; inoltre, sono sempre più frequenti i casi in cui i prestiti presi o i mutui accesi, vanno a gravare o a peggiorare una condizione di indebitamento preesistente. Sempre secondo la Ricerca, il 46% dichiara di aver rinunciato da anni alle visite mediche esami e controlli di prevenzione, proprio perché non in grado di far fronte alle spese sanitarie.
“A complicare il quadro, un marcato divario regionale che sottolinea in modo impietoso un diverso accesso alla tutela della salute e alle cure dei cittadini. Sono, infatti, numerose le richieste di aiuto che Prodeitalia riceve ogni giorno da nuclei familiari che non riescono a sostenere le spese mediche. La nostra indagine evidenzia che la maggior parte delle richieste proviene proprio dalle Regioni del Sud Italia, quasi l’80% del totale, ma ci sono anche famiglie provenienti da territori normalmente considerati ‘ricchi’, come il Veneto e il Trentino. Nelle grandi città, come Roma per esempio, si ricrea questo microcosmo con le sue differenze. Abbiamo notizia di famiglie che nelle periferie rinunciano in qualche caso alle cure mediche e molto spesso alla prevenzione. Questo succede quando si rivolgono ad una struttura sanitaria in cui le liste d’attesa sono impossibili e dove non ci si possono permettere le parcelle del privato. Gravissima poi la situazione di molte famiglie con uno o più disabili a carico. L’assistenza pubblica viene ridimensionata di continuo e molte famiglie a fronte di un’esigenza 24 ore su 24 sono costrette ad indebitarsi” – dichiara l’Avvocato Francesca Scoppetta, uno degli ideatori del Progetto Prodeitalia. Progetto Prodeitalia Nasce allo scopo di offrire un aiuto a chi per motivi di salute, economici, organizzativi o di varia natura, non riesce più a onorare i propri debiti. Sulla base della legge 3/2012 che regola il sovraindebitamento e introduce nell’ordinamento giuridico italiano la procedura di esdebitazione, Prodeitalia assiste e aiuta le aziende e i cittadini che, almeno in una prima fase, hanno la necessità di essere guidati. I professionisti che hanno aderito al Progetto offrono le proprie competenze fornendo una prima consulenza gratuita sugli strumenti che la legge mette a disposizione, trovando lo strumento giuridico utile a risolvere il problema e riducendo i debiti fino all’80%. Osservatorio Prodeitalia Ideato dalla squadra di professionisti dell’omonimo Progetto, l’Osservatorio si pone l’obiettivo di rilevare dati sulla crisi economica che non compaiono nelle statistiche istituzionali. Le ricerche, infatti, si basano sulla raccolta e analisi di dati in riferimento alle esperienze concrete dei soggetti intervistati, allo scopo di fornire numeri e informazioni più aderenti possibili alla realtà.

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“Giovani, famiglie e lavoro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

opportunita-lavoro“Sono queste le vere emergenze del Sud che restano tali anche in presenza di una timida ripresa. Lo dice chiaramente il rapporto Svimez i cui dati ci auguriamo non vengano per l’ennesima volta strumentalizzati o fatti cadere nel nulla dal Governo ma, anzi, capitalizzati già nella prossima manovra. Se il Governo ha coraggio dovrebbe boicottare l’assalto alla diligenza già in parte messo in atto tra Legge di Bilancio e Decreto Fiscale, smontare pezzo pezzo questa manovra puramente elettorale e ricalibrarla sulle principali emergenze del Sud e, quindi, del Paese. 10 meridionali su 100 in povertà assoluta, redditi troppo bassi e lieve aumento solo di occupati a tempo determinato, 200mila laureati persi al Sud in 15 anni che significa non solo cervelli fuggiti forse per sempre, ma anche 30 miliardi di euro persi dal Sud ed emigrati negli Atenei e nelle città del Centro Nord per finanziare gli studi di chi è andato via. Non c’è da essere ottimisti, né tantomeno da assegnarsi medaglie per i timidi segnali di capacità del Sud di agganciare la ripresa che emergono da questo rapporto. Sono i dati negativi che vanno affrontati di petto con misure reali per sconfiggere le emergenze sociali di giovani, famiglie e disoccupati”. Lo afferma il deputato di Forza Italia Rocco Palese, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera.

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Che ne vogliamo fare dei pensionati?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

federanzianiE’ evidente che tra i pensionati esiste un’area di povertà e di emarginazione molto elevata: poveri, rassegnati, frustrati. Eppure cercano di stringere i denti e di vivere dignitosamente.
Lo fanno, sovente, togliendosi il pane di bocca per infilare qualche banconota di 50 euro nelle tasche dei nipoti, studenti, precari, disoccupati, con famiglia monoreddito.
I pensionati, in Italia, sono circa 18 milioni e diventeranno qualcosa di più tra qualche anno. Molti di loro riescono a star bene in salute ma con solo qualche acciacco alle ossa, per lo più. Altri sono meno fortunati in salute. Altri, ancora, risentono l’abbandono dei familiari o vivono soli perché non hanno figli e nipoti per via di fratelli e sorelle. Li troviamo seduti sulle panchine dei giardini pubblici, a discutere per strada con i loro coetanei a fare la spesa, a portare a spasso i nipotini, a frequentare la parrocchia, a cercarsi qualche hobby. Sono ancora una risorsa ma loro non sembrano rendersene conto. Lo Stato con le imposte, con le addizionali degli enti locali, con le tasse su tutto non fa altro che erodere le loro modeste rendite. Si sentono assediati, si sentono a volte inutili. Non sono più i nonni di un tempo che attiravano i loro nipoti raccontando storie di vita e si riscaldavano intorno al camino e i loro volti s’illuminavano alle fiammate che aggredivano il ciocco posto sulla brace. La memoria non è più la stessa. Restano solo i ricordi lontani, belli e tristi di giovani vogliosi di crescere, di lavorare, di trovare un posto nella vita, un amore che riscaldasse i loro cuori. Poi si cede il passo ai più giovani e gli anni l’età diventa un peso a volte insopportabile per sé e per gli altri. Possibile che si debba fare tanto per allungare la vita e poi con questa vita allungata si diventa superflui? Possibile che non vi è un’opportunità d’uscire da questo mondo con dignità? (Riccardo Alfonso)

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Alleggerire la pressione fiscale alle imprese e alle famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Tasse“L’Italia è considerata, da sempre, il Paese delle piccole e medie imprese. Un indotto certamente non secondario dunque, che ha creato, nei decenni passati, centinaia di migliaia di posti di lavoro. La piccola impresa, risulta essere spesso come una vera e propria famiglia. Il rapporto tra datore di lavoro e dipendente è diretto. Sotto i colpi della pressione fiscale e dell’annientante burocrazia, queste realtà lavorative continuano a sparire”.Così Nunzia De Girolamo, deputata di Forza Italia, commenta i recenti dati forniti dalla Confesercenti e dagli artigiani di Mestre.“Sono stati oltre 500.000 dal 2008 in poi, – prosegue nel suo commento la parlamentare azzurra – le piccole e medie imprese che hanno dovuto cessare la propria attività. Oltre mezzo milione di persone che, tra le altre cose, non gode di alcuna protezione o misura di sostegno al reddito. Cosa sta a significare tutto questo? Che, molto più semplicemente, i 500.000 e oltre imprenditori che hanno chiuso, paradosso del caso, si sono ritrovati senza sostegno da parte dello Stato. È proprio su questo aspetto – incalza ancora la De Girolamo – che dovremmo ragionare, tentando di auspicare ed attuare soluzioni in tempi brevi.Ovviamente, la chiusura di tali realtà imprenditoriali è solo l’effetto. Tassazione massima e burocrazia oppressiva risultano essere, nella stragrande maggioranza dei casi, la vera causa di tutto questo circolo. Internamente alla tassazione si potrebbe ragionare a soluzioni da attuare in tempi brevissimi. La realtà dei fatti, con la quale dobbiamo confrontarci, è che una percentuale non secondaria di piccole e medie imprese, ha portato la produzione fuori dal nostro Paese. L’obiettivo principale dell’imprenditore risulta essere – prosegue la parlamentare azzurra – la massimizzazione del profitto, quindi maggiori ricavi finali.Mi sembra altresì evidente che per raggiungere tele obiettivo i costi debbano essere i minori possibili. Tra le spese da sostenere si possono annoverare anche le tasse da versare. La drastica caduta dell’occupazione autonoma, come si evince dai dati diramati dalla Confesercenti, nel secondo trimestre 2017 a quota 5,363 milioni, dai 5,877 milioni del 2008, riguarda praticamente ogni profilo professionale. Calano i titolari di attività imprenditoriali in senso stretto, più che decimati anche i lavoratori in proprio, che nel 2017 sono complessivamente 3,182 milioni, circa 453mila in meno rispetto al 2008. Ancora più impressionante sono i dati diramati dalla Cgia di Mestre, che attestano al 25% il numero delle famiglie con reddito da lavoro autonomo che si sono trovate in serie difficoltà economiche. Il mio impegno per la Legge di Bilancio 2018 sarà il massimo – conclude Nunzia De Girolamo – avanzerò proposte per alleggerire la pressione fiscale su famiglie ed imprese nonché per ridurre gli oneri burocratici a carico soprattutto delle piccole e medie imprese”.

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Istat: potere acquisto famiglie fermo in II trimestre

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

istatSecondo i dati resi noti oggi dall’Istat, il potere d’acquisto delle famiglie nel secondo trimestre del 2017 è rimasto fermo rispetto al trimestre precedente, mentre è sceso dello 0,3% su base annua.
“Il dato di oggi dimostra che la deflazione, certo preoccupante per le sue cause, dipendenti dalla recessione, non era affatto negativa come sostenuto dalla stragrande maggioranza degli osservatori. Il suo effetto, infatti, è stato quello di preservare, in questi anni di crisi, il potere d’acquisto delle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ora il rischio è che, con gli attesi futuri aumenti dei prezzi, la situazione peggiori ulteriormente. Per questo urge una seria riforma fiscale che riporti il sistema tributario ai criteri di progressività fissati dall’art. 53 della Costituzione ed una politica dei redditi, adeguando all’inflazione sia gli stipendi che le pensioni” conclude Dona.

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Segreterie scolastiche caricate di tensioni e oneri afferenti a sanità e famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 22 agosto 2017

scuola_01Per il sindacato, attraverso le due circolari esplicative si è riusciti nell’impresa di fare peggio della norma-madre: sono state imposte rigide disposizioni che precludono la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, e si conferisce ai presidi una responsabilità, con tutte le incombenze che comporta, che per ovvi motivi non può essere a carico dell’istruzione pubblica ma rimane di carattere puramente medico-sanitario. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Serviva un dibattito e un adeguato confronto con le parti sociali, inoltre lo Stato si è spinto oltre le proprie competenze dimenticando di attivare un adeguato raccordo con la scuola. Il nostro studio legale sta approfondendo i contenuti delle circolari applicative del decreto, per verificare se vi sono i presupposti giuridici per bloccarne gli effetti pratici, anche ricorrendo contro lo stesso decreto. La scuola non può continuare a fungere da ‘imbuto’ dove infilare i problemi sociali. Perché, ad esempio, non si è previsto lo stesso obbligo per tutti coloro che fanno una visita o si ricoverano in ospedale? In altri luoghi di affollamento, se i vaccini sono così rilevanti per la salute pubblica, per quali motivi non è stato adottato lo stesso criterio di indispensabilità delle certificazioni per l’accesso?

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Testi scolastici: Nessuna stangata

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

scuola-libriPer l’anno 2017-2018 la spesa media per i libri di testo obbligatori e per la cartoleria è di circa 300 euro l’anno. Numeri lontani dalle stime – a volte a quatto cifre – che vengono puntualmente diffuse da alcune associazioni di consumatori, ma che non risultano da un’analisi dei prezzi di copertina.È quanto emerge da un monitoraggio sui prezzi dei libri di testo, del materiale di cartoleria e degli accessori necessari per la scuola condotto dal Sindacato Italiano Librai Confesercenti.L’indagine ha esaminato i prezzi dei testi obbligatori adottati da 52 istituti – licei classici, scientifici e tecnici nautici – in 39 differenti città italiane, ottenendo così la spesa media annuale che devono sostenere le famiglie per comprare libri nuovi. Per quelli obbligatori si parla, nel dettaglio, di 307 euro per il liceo classico, 275 euro per lo Scientifico e 206 per gli istituti tecnici nautici. Anche aggiungendo la spesa per i libri scolastici ‘consigliati’ la spesa media non cambia poi troppo: si tratta infatti di 38 euro l’anno per il classico e di 13 per lo scientifico, che portano le medie complessive, rispettivamente, a 345 e 288 euro. Giova ricordare poi che l’indagine è condotta “a prezzo di copertina”: il ricorso all’usato può abbattere queste cifre fino al 40%, per non parlare degli introiti allorquando, terminatone l’utilizzo, gli stessi testo possono anche essere rivenduti.
La spesa da sostenere per l’acquisto di libri varia in funzione delle classi frequentate: i valori più alti si registrano in quelle iniziali, dove al costo dei testi occorre aggiungere dizionari e altri acquisti una tantum che serviranno allo studente per tutto il ciclo. Nel liceo classico, ad esempio, la spesa per anno oscilla tra i 398 euro medi da sostenere in I liceo e i 151 euro per il V ginnasio. Ampie variazioni anche per lo Scientifico: in III liceo servono in media 346 euro, mentre per il II ne bastano 187. Anche i prezzi dei prodotti di cartoleria sono più contenuti di quanto si pensi: in media 160 euro l’anno, considerando tutto, dalla calcolatrice a quaderni e raccoglitori, passando per astucci, compassi, squadre, penne e matite. Nel calcolo è compreso anche uno zaino, per il quale è stimata una durata di tre anni.
“Il caro-scuola, così come viene dipinto, non esiste: nonostante la ripresa dei prezzi, la spesa media non è aumentata. Anzi, considerando i testi obbligatori, è diminuita dal 2012, in media, di 3 euro nel liceo Classico, mentre nel liceo Scientifico di circa 17 euro”. Così commenta gli esiti dell’indagine Cristina Giussani, Presidente nazionale di Sil Confesercenti. “Purtroppo, però, le campagne stampa allarmanti di questi anni hanno trasmesso ai cittadini l’idea che i libri di testo abbiano un costo eccessivo, quasi illegittimo, e che siano una concausa delle difficoltà economiche delle famiglie. Vere e proprie fake news che non reggono all’esame dei dati reali. Ma che non mancano di far danni, con il risultato che il mercato dei libri di testo è calato del 15% circa negli ultimi 5 anni, hanno chiuso 500 librerie e ormai 13 milioni di italiani vivono in un comune che ne è privo. Lo scorso anno un’associazione si è spinta persino a denunciare una stangata di 1.100 euro a ragazzo: un numero chiaramente esagerato, ottenuto considerando l’intera spesa annuale, comprensiva persino delle spese di trasporto degli alunni e di tutto il materiale di consumo da acquistare nel corso del ciclo scolastico. Ma zaini ed astucci non si acquistano ogni anno, e lo stesso discorso vale per i dizionari: quelli comprati all’inizio del ciclo scolastico si portano almeno fino in terza media o alla fine della scuola superiore, non si prendono nuovamente ogni settembre come invece alcune associazioni di consumatori suggeriscono”.

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Le donazioni aziendali forniscono formazione e protezione dalle zanzare alle famiglie a rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 giugno 2017

zanzara tigreRACINE, Wisconsin, PRNewswire/ — Nell’ambito della sua preoccupazione per le malattie trasmesse dalle zanzare, in aumento in tutto il mondo, SC Johnson ha annunciato oggi di aver adempiuto il suo impegno globale di donare almeno 15 milioni di dollari. Le donazioni consistono in prodotti per il controllo degli insetti e nel supporto finanziario per l’aiuto delle famiglie a rischio nella lotta contro le zanzare che possono trasportare il virus Zika. Oggi, con il suo contributo di più di 480.000 unità del repellente personale per insetti OFF!® all’ente di beneficenza Feeding America, l’azienda ha superato la cifra promessa.Feeding America distribuirà i prodotti attraverso l’organizzazione affiliata Feeding Florida, per aiutare a proteggere le famiglie locali a rischio dalle malattie trasmesse dalle zanzare con il virus Zika.”Fare la cosa giusta è una parte importante della cultura SC Johnson. È nostra responsabilità utilizzare più di 60 anni di esperienza nella scienza degli insetti per aiutare le famiglie a proteggersi contro le zanzare e le malattie che trasmettono” ha detto Fisk Johnson, Presidente e Amministratore Delegato di SC Johnson. “Le persone che lavorano in SC Johnson sono orgogliose di poter offrire prodotti e formazione alle famiglie. Il nostro impegno resta il sostegno delle persone più vulnerabili”.Nel mese di febbraio 2016, SC Johnson ha annunciato che avrebbe donato almeno 15 milioni di dollari (USD) in prodotti per il controllo degli insetti e nel supporto finanziario agli enti di beneficenza, come risposta alla diffusione globale dei casi di Zika e dengue. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più di un milione di persone nel mondo muoiono ogni anno a causa di malattie trasmesse dalle zanzare.Nel suo ruolo di produttore leader mondiale di prodotti per il controllo degli insetti, SC Johnson ha unito i suoi sforzi a quelli delle organizzazioni non governative (ONG) e delle fondazioni sanitarie per fornire repellenti per insetti, repellenti ambientali e insetticidi casalinghi a milioni di famiglie in difficoltà. Come parte della donazione, l’azienda ha fornito anche dei contributi economici per coprire i costi logistici, la distribuzione e i materiali formativi.”Siamo entusiasti di poter lavorare con SC Johnson per fornire alle famiglie in Florida gli strumenti necessari a ridurre la diffusione di Zika e di altre malattie trasmesse dagli insetti” ha detto Robin Safley, Direttore esecutivo di Feeding Florida. “La rete di banchi alimentari a livello nazionale di Feeding Florida è fondamentale per mobilitare le risorse necessarie, studiate su misura per soddisfare le esigenze di ogni comunità. Questa donazione ci aiuterà a fornire a famiglie di tutta la Florida la possibilità di proteggersi dalle zanzare che possono trasmettere malattie”.

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Famiglie, lavoro domestico e sostegno fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

fisco2005a“A fronte degli emendamenti presentati alla manovra – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – sono molte le proposte per la sostituzione dei voucher, tuttavia ciò che manca è una politica fiscale adeguata a sostenere le 900 mila famiglie con contratto regolare che ogni anno si fanno carico di circa 7 miliardi di spesa per l’assistenza”.
“Dunque se da un lato apprezziamo l’attenzione al settore – continua la nota – e la varietà delle proposte tra cui i “coupon per il lavoro breve”, la “card” per il lavoro saltuario e anche un “libretto famiglia” (tutti strumenti per pagare le prestazioni occasionali di colf, badanti e baby-sitter temporanee) dall’altro riteniamo che serva uno sforzo maggiore per delineare delle iniziative di più ampio respiro in grado aiutare concretamente i datori di lavoro domestico nei conti del bilancio familiare”.
“Tutte le misure presentate sono rivolte, infatti, ad esigenze sporadiche delle famiglie datori di lavoro domestico – spiega Gasparrini – quelle coperte dagli ex-buoni lavoro e che in 8 anni hanno inciso solo per il 3,3% sul totale dei voucher venduti”.

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Ergastolo: la voce dei detenuti, delle famiglie e di chi vive il carcere

Posted by fidest press agency su domenica, 14 maggio 2017

detenutoLe notizie degli ultimi suicidi in carcere mi indignano. Eppure nessuno ne parla, nessuno affronta il problema delle molte “Guantanamo” che ci sono in Italia e di tutti questi morti che restano, per lo più, anonimi e, quindi, dimenticati. Non starebbe a me dire certe cose: io non ho la moralità e l’intelligenza dei nostri governanti, politici ed intellettuali. Io sono un avanzo di galera, un delinquente e per giunta pure ergastolano, anche se in regime di semilibertà.
Tutti sanno che in Italia il carcere, nella migliore delle ipotesi, è una fabbrica di stupidità umana mentre, nella peggiore, è una fabbrica di morti.
È come se chi va all’ospedale morisse invece di guarire. Il carcere, così com’è, produce negatività, si nutre di male per produrre altro male e nuovi detenuti.
Sì, è vero, il carcere, per qualsiasi classe politica e per qualsiasi governo, porta consensi e voti elettorali, ma sono consensi e voti che grondano sangue e morte.
Questa non è più giustizia, è solo vendetta culturale e sociale di uno Stato ingiusto che guadagna sulla sofferenza sia delle vittime sia degli autori dei reati. (foto: detenuto)

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I 10 migliori Campeggi e Villaggi per Famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Pra-delle-TorriCaorle. È il Centro Vacanze Pra’ delle Torri di Caorle, nota località turistica in provincia di Venezia, ad aggiudicarsi il titolo di Miglior Campeggio-Villaggio per Famiglie del 2017, il riconoscimento annuale di settore, assegnato nell’ambito dei Certificati di Eccellenza KoobCamp 2017.Per aggiudicarsi il certificato Family 2017 di KoobCamp ( http://www.koobcamp.com ), il network specializzato nelle vacanze en plein air con portali di riferimento come Campeggi.com ( http://www.campeggi.com ), la struttura veneta ha superato l’accesa concorrenza di altre strutture di eccellenza in fatto di servizi per le famiglie. Al termine di un’attenta valutazione da parte degli esperti KoobCamp, che si sono avvalsi anche dei moderni strumenti di analisi della web reputation, il Centro Vacanze Pra’ delle Torri di Caorle è risultato vincitore con la seguente motivazione: “Situato in una località simbolo del turismo en plein air in Italia, per i turisti di casa nostra e stranieri, il Centro Vacanze Pra’ delle Torri di Caorle è un ‘luna park’ per grandi e bambini, grazie alla presenza di servizi che spaziano dal parco acquatico alle aree giochi e sport, passando per il mini club, gli show e le attività commerciali, senza dimenticare la spiaggia attrezzata e il campo da golf 18 buche”.Il Centro Vacanze Pra’ delle Torri di Caorle (VE) sarà insignito di targa e adesivo che KoobCamp riserva al Miglior Campeggio- Villaggio Family 2017, mentre alle altre nove strutture nella Top Ten andrà il Certificato di Eccellenza Family che ne attesta le qualità specifiche. I 10 migliori Camping per Famiglie 2017 (in ordine casuale, vincitore a parte):
Pra-delle-Torri1Centro Vacanze Pra’ delle Torri Caorle (VE), in Veneto – VINCITORE
Don Antonio Camping Village Giulianova (TE), in Abruzzo
Villaggio dei Fiori a Sanremo (IM), in Liguria
Camping Village 4 Mori Muravera (CA), in Sardegna
Camping Scarabeo a Santa Croce Camerina (RG), in Sicilia
Il Gabbiano Camping Village a Orbetello (GR), in Toscana
I Pini Family Park a Fiano Romano (RM), nel Lazio
Porto Cesareo Camping a Porto Cesareo (LE), in Puglia
Villaggio Camping Capo Ferrato a Muravera (CA), in Sardegna
Campeggio Bella Italia a Peschiera del Garda (VR), in Veneto
L’annuncio dei Migliori Campeggi-Villaggi Family 2017 arriva dopo il premio Art City per le strutture vicine alle città d’arte e precede i seguenti Certificati di Eccellenza: Pet Friendly, Wellness, Glamping, Aquapark, Restaurant, Sport, Wi-Fi e Accessibile. I certificati, assegnati annualmente, rappresentano un premio agli sforzi fatti dalle strutture per andare incontro alle esigenze dei turisti e uno strumento al servizio dei turisti stessi, per una migliore organizzazione delle proprie vacanze. (foto: Pra-delle-Torri)

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