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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘famiglie’

Famiglie italiane, l’inflazione fa più paura della guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

A un mese e mezzo dall’inizio del conflitto in Ucraina, che nelle preoccupazioni degli italiani ha sostituito totalmente la pandemia, restano molto forti i timori dei capifamiglia per le ricadute economiche della guerra, anche se in quattro settimane i “molto allarmati” sono passati dal 69,6% al 43%. Non è affatto diminuita invece l’apprensione per l’inflazione, che angoscia il 44,5% delle famiglie, mentre un altro 54% si dice “abbastanza preoccupato”. Nonostante questo, oltre il 70% ritiene che sia un dovere accogliere con generosità i profughi. Ci si attende dunque un lungo periodo di instabilità geopolitica, con ripercussioni importanti sul nostro Paese e risvolti negativi per i prezzi e i consumi: per il 43,1% degli italiani le sanzioni e le restrizioni al commercio con la Russia (valutate con favore dal 63%, nonostante le ripercussioni sull’Italia) porteranno un ulteriore aumento dei prezzi e nei prossimi mesi il 62,5% crede di dover ridurre i consumi, a fronte di una minore capacità di risparmio (63,2%). Addirittura una famiglia su due (53,9%) prevede una diminuzione nell’uso dell’auto. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra fine marzo e inizio aprile del Termometro Italia, indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, la società di ricerca del Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19 e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito.Proprio per evitare ricatti e tariffe-capestro, ben il 78% ritiene che si debba aumentare la produzione italiana di gas per raggiungere l’indipendenza energetica e il 67,5% è favorevole alla riduzione delle importazioni da Russia e Paesi inaffidabili, anche se ciò dovesse comportare sacrifici e razionamenti. Prevale largamente (71,4%) l’idea che la transizione verde debba essere gestita gradualmente, in modo da non bloccare lo sviluppo economico, ma senza alcun ritorno agli idrocarburi, anzi, puntando decisamente sulle fonti rinnovabili (66,5%). Anche sulle aspettative a medio e lungo termine il futuro non è roseo: 8 famiglie su 10 prevedono che i prossimi mesi saranno difficili, 1 su 4 teme addirittura di dover rinunciare a bisogni primari. Né si vedono miglioramenti a un anno: due terzi degli intervistati, al contrario, si attendono addirittura un peggioramento nella condizione economica del Paese, in netto aumento rispetto a un mese fa, e il 41,3% ha previsioni fosche anche sul futuro della propria famiglia, il 23,5% per la propria posizione lavorativa (dato stabile da gennaio). In questo contesto il fronte pandemico non può che passare in secondo piano, anche se – complice l’ennesimo aumento dei contagi – è in calo la percentuale di ottimisti, oggi “solo” il 36,4% contro il 50,7% di fine febbraio, quando il 41,5% degli intervistati si aspettava un ritorno alla normalità entro la fine dell’anno, il 23,6% già con l’arrivo dell’estate. Tuttavia, appena il 15,7% delle famiglie si dice veramente preoccupato per il Covid19 e il 44% crede che si tornerà a viaggiare come prima della pandemia.

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Cresce il ricorso al credito delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2022

Nonostante la tradizionale cautela degli italiani nel ricorrere al credito bancario per finanziare i propri consumi o l’acquisto della casa, nel 2021 è cresciuta ulteriormente (+5,4% vs 2020) la platea dei cittadini maggiorenni che risultano avere un mutuo o un prestito in corso, arrivata al 44,5% del totale. Un trend iniziato nel 2016 e consolidatosi negli ultimi due anni di pandemia, caratterizzati da condizioni di accesso al credito particolarmente favorevoli anche per i finanziamenti di modesto importo.Al contempo, però, è migliorata la sostenibilità finanziaria delle famiglie italiane, con il rischio di credito che nell’ultima rilevazione del 2021 ha visto il tasso di default 90 past due registrare una riduzione per attestarsi all’1,2%, il livello più basso degli ultimi anni. A questo risultato hanno contribuito, oltre alle moratorie e agli strumenti di sostegno attivati per contenere gli impatti della pandemia, anche l’atteggiamento responsabile delle famiglie e i tassi di interesse confermati dalla BCE ai minimi storici.Alla luce di questo, la rata media rimborsata a livello pro-capite ogni mese è scesa ancora fino a 315 euro (-2,8% rispetto al 2020) mentre l’importo residuo che resta da rimborsare per estinguere i finanziamenti in corso si è attestato a 32.191 euro, in lieve flessione rispetto al 2020, malgrado il peso ancora rilevante dei mutui ipotecari che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.Queste le principali evidenze che emergono dalla Mappa del Credito, lo studio sull’utilizzo del credito da parte degli italiani realizzato da Mister Credit – l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori – partendo dall’analisi dei dati disponibili in EURISC, il sistema di informazioni creditizie. Come emerso dalla Mappa del Credito, anche per quanto riguarda l’esposizione residua si registra una situazione analoga: Lombardia al primo posto del ranking nazionale con € 40.702 (in leggero aumento rispetto al 2020), seguita da Trentino-Alto Adige (€ 40.332) e dall’Emilia-Romagna (€ 37.392). In generale, in queste regioni si evidenzia un’elevata incidenza dei mutui nel portafoglio. All’estremo opposto, i cittadini della Calabria presentano una esposizione residua pari circa alla metà di quella dei lombardi, con € 20.798. Anche in Sicilia e Molise il valore che rimane ancora da rimborsare per estinguere i contratti di finanziamento risulta inferiore ai € 25.000.

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Senior Italia FederAnziani sostiene l’UNICEF per aiutare i bambini e le famiglie dell’Ucraina

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Senior Italia FederAnziani si schiera al fianco dell’UNICEF a sostegno dei bambini e delle famiglie dell’Ucraina. In questo momento, oltre 7,5 milioni di bambini e di bambine dell’Ucraina hanno urgente bisogno di protezione e assistenza umanitaria. Di questi, oltre 1 milione di bambini ha lasciato il paese a causa dell’intensificarsi del conflitto. Molti sono scappati con le loro famiglie in Polonia, Ungheria, Slovacchia, Moldavia e Romania. L’UNICEF continua a lavorare con i suoi operatori in Ucraina per fornire assistenza umanitaria a bambini e famiglie, come pure è attivo nei paesi confinanti per proteggere e assistere quanti sono costretti a fuggire a causa del conflitto. “Quando si verifica un’emergenza i bambini sono i più vulnerabili, perché viene sottratto loro ogni diritto al gioco, all’istruzione, a una vita sicura e adeguata. Per supportarli, c’è bisogno dell’aiuto di tutti” – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia. “Siamo grati a Senior Italia FederAnziani per aver deciso di sostenere i bambini dell’Ucraina attraverso l’UNICEF. Questa iniziativa rappresenta concretamente quel ponte ideale di solidarietà che viene a crearsi quando gli adulti decidono di aiutare i più piccoli, i bambini. Insieme vogliamo garantire loro un futuro migliore, più sereno e di pace.” “Come organizzazione che rappresenta i senior siamo lieti di poter sostenere il prezioso lavoro dell’UNICEF”, dichiara la Presidente Senior Italia FederAnziani Eleonora Selvi, “Quello che lega gli anziani e i bambini è spesso il loro essere i più fragili nelle crisi. Ma la forza del legame intergenerazionale è una risposta al dramma dell’Ucraina. E i nostri senior dimostreranno ancora una volta il loro grande cuore: i bimbi ucraini in questo momento sono i nipoti di tutti i nonni” Da oggi e fino a tutto il mese di aprile Senior Italia FederAnziani coinvolgerà i suoi aderenti per dare un contributo concreto e aiutare tanti bambini vulnerabili in Ucraina e nei paesi vicini. In particolare, Senior Italia FederAnziani si impegnerà a diffondere i messaggi dell’UNICEF attraverso i propri canali digitali, il Tg Senior News e il Notiziario Radiofonico, invitando a effettuare una donazione sul sito http://www.unicef.it/ucraina L’UNICEF ha lanciato un appello per 349 milioni di dollari, diretto a fornire un sostegno salvavita fondamentale ai bambini dell’Ucraina e alle loro famiglie. Insieme con l’UNICEF sarà possibile garantire ai bambini acqua pulita, coperte per ripararsi dal freddo, cure mediche di base, kit per l’igiene personale e assistenza psico-sociale.

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Caro energia, Cavallaro (Cisal): effetti devastanti su famiglie, tutelare retribuzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

“L’incremento dell’inflazione, ed in particolare il rincaro dell’energia in tutte le sue forme, sta producendo effetti devastanti sui bilanci di milioni di famiglie”. Lo riferisce in una nota il Segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro per il quale “per fronteggiare la crisi occorre tutelare le retribuzioni, non con improponibili ricette legate ad automatismi di rivalutazione tipo ‘scala mobile’, ma prevedendo, oltre agli adeguamenti salariali, un potenziamento del welfare aziendale e di tutti quegli istituti in grado di ridurre, anche indirettamente, i costi che sopportano quotidianamente i lavoratori. Pensiamo per esempio al lavoro agile – spiega – uno strumento da implementare anche dopo la fine dello stato di emergenza, specialmente nel pubblico impiego, dove permangono limitazioni obiettivamente non in linea con la natura contrattuale dell’istituto”.

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Istat: in povertà 7,5% delle famiglie

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2022

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel 2021 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono il 7,5% (7,7% nel 2020) per un numero di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4%, come lo scorso anno), confermando sostanzialmente le stime del 2020. “Dati drammatici! Anche se la povertà resta stabile non vuol dire che i valori siano degni di un Paese civile. Nel 2020, infatti, si trattava di un record storico negativo mai raggiunto prima. Il fatto, quindi, che la situazione permanga e non sia migliorata non può certo rassicurarci ” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A questo va aggiungo che l’inflazione sta esplodendo e, purtroppo, è una tassa invisibile che colpisce spese obbligate come luce, benzina, gas e alimentari, impoverendo soprattutto i meno abbienti” conclude Dona. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel 2021 le famiglie in povertà assoluta in Italia sono il 7,5% (7,7% nel 2020) per un numero di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4%, come lo scorso anno), confermando sostanzialmente le stime del 2020. “Dati drammatici! Anche se la povertà resta stabile non vuol dire che i valori siano degni di un Paese civile. Nel 2020, infatti, si trattava di un record storico negativo mai raggiunto prima. Il fatto, quindi, che la situazione permanga e non sia migliorata non può certo rassicurarci ” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “A questo va aggiungo che l’inflazione sta esplodendo e, purtroppo, è una tassa invisibile che colpisce spese obbligate come luce, benzina, gas e alimentari, impoverendo soprattutto i meno abbienti” conclude Dona.

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Politiche per la famiglia… quale famiglia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2022

In Italia più di una famiglia su tre (35,1%) è formata da una sola persona, il 27,1% da due componenti, il 18,5% da tre persone. Le famiglie costituite da quattro componenti sono il 14,2%, quelle da cinque sono il 3,7% mentre le famiglie numerose (6 o più componenti) rappresentano l’1,4% del totale. Sono i dati Istat diffusi oggi (1) relativi al 2019. Suscita attenzione particolare l’aumento delle famiglie “single” che, nel 1971, erano il 12,9% e che oggi sono il 35,1%, cioé vive da solo circa il 15% delle persone abitualmente dimoranti in Italia. Due riflessioni: – perché le politiche per le famiglie (nazionali, regionali e locali) sono quasi esclusivamente per quei nuclei che hanno almeno due-tre-quattro persone? Forse che i single non soffrono degli stessi problemi delle coppie, con o senza figli e/o altri parenti? E i single, a differenza degli altri, hanno sicuramente più spese degli altri nuclei ché, per quanto i costi sono sempre proporzionali al numero dei componenti della famiglia, la base del single è sempre maggiore. – la famiglia tipo per la quale veniamo bombardati di pubblicità è quella di quattro persone (meglio se con un figlio e una figlia e, tranne rari casi, rigidamente eterosessuale).Due riflessioni che ci inducono a pensare che le politiche per la famiglia sono concepite e approvate da persone “normali” per altrettante persone “normali”… anche se la normalità è quella dei dati Istat. Quindi, un terzo delle famiglie italiane è emarginata, nonostante tutti gli amministratori non fanno altro che ripeterci che il loro impegno principale è per la famiglia. François-Marie Arouet – http://www.aduc.it

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Consumatori su bollette: a famiglie appena un terzo delle risorse

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2022

“E’ una vergogna! Abbandonate a se stesse le famiglie. Il Governo con il decreto contro il caro bollette ha stanziato a favore delle famiglie solo 2,7 miliardi su un ammontare complessivo di 8, appena un terzo, e anche considerando solo i 5,5 mld di intervento diretto per famiglie e imprese, è comunque meno della metà, un importo inferiore ai 2,8 mld destinati alle imprese. Insomma, le famiglie non sono la priorità” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il decreto varato ieri dal Governo. “Se poi si toglie quanto destinato ai bonus sociali, riservato a una esigua minoranza di famiglie, 2,5 milioni di nuclei per l’elettricità e 1,4 milioni per il gas, l’aiuto scende ad appena 2,2 miliardi” prosegue Vignola. “Quanto ai 700 mln per regioni e enti locali, è un affronto aiutare i Comuni, non solo perchè hanno le risorse per gestire l’emergenza, ma perché chiedono soldi allo Stato invece che alle loro partecipate che, da Milano a Roma, stanno incassando utili su utili” aggiunge Vignola. “Presi in giro poi gli italiani che in questo momento non sanno come fare per pagare le bollette, visto che questo decreto riguarderà solo le bollette da aprile a giugno, quando i caloriferi saranno spenti. Per questo invitiamo gli italiani a protestare, pubblicando sui social il loro appello al Premier Draghi con l’hashtag siamoinbolletta” conclude Vignola. (n.r. Dovremmo meravigliarci? Questo governo a guida Draghi è stato insediato solo per sostenere gli interessi di parte che non contemplano quello delle famiglie che continuano ad essere taglieggiate perchè nessuno le rappresenta politicamente.)

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Unc: un autogol abbandonare famiglie in questo trimestre

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Nel corso della conferenza stampa, il Premier Draghi e il ministro Franco hanno reso noto che il Governo ha stanziato 5,5 miliardi contro il caro bollette, come intervento diretto su famiglie e imprese, ma per il secondo trimestre.”Un autogol abbandonare a se stesse le famiglie in questo trimestre, proprio quando le bollette sono raddoppiate. Il Governo doveva fare uno scostamento di bilancio per affrontare questa emergenza nazionale, invece di stanziare una cifra irrisoria rispetto al reale fabbisogno. Non solo, ma disperde le poche risorse in mille rivoli, facendo interventi a pioggia a favore di Comuni, imprese energivore, famiglie, finendo per scontentare tutti, invece di concentrare lo stanziamento sulle famiglie che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Se l’obiettivo, condivisibile, era salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie, bisognava intervenire ora, non da aprile a giugno quando i caloriferi saranno spenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non ha senso proporre fantasiosi scioperi delle bollette o autoriduzione che finirebbero solo per danneggiare gli stessi utenti, facendoli cadere dalla padella alla brace. Lanciamo, invece, una campagna contro le inaccettabili decisioni di Palazzo Chigi: invitiamo gli italiani a pubblicare sui social il loro appello al Premier Draghi con l’hashtag #siamoinbolletta” conclude Dona.

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Bollette: fino 1 mld per rate in 10 mesi a favore famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2021

Un emendamento del Governo alla manovra prevede che le famiglie possano rateizzare in 10 rate le bollette di luce e gas in arrivo con le fatture emesse da gennaio ad aprile 2022.”Una scappatoia insufficiente!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ la prova del nove che il Governo si attende una stangata senza precedenti e che i 3,8 miliardi finora previsti per contenere i rialzi sono ritenuti dall’Esecutivo stesso del tutto inadeguati. Per questo, invece di limitarsi a prevedere la rateizzazione delle bollette, rinviando soltanto la mazzata, dovrebbe raddoppiare gli stanziamenti, congelando temporaneamente la riforma dell’Irpef o prevedendo un’aliquota straordinaria per i redditi più alti come aveva proposto inizialmente Draghi” conclude Dona.

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Tredicesime: a dicembre le famiglie incasseranno 36,4 miliardi di Euro per le tredicesime

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A dicembre, come ogni anno, saranno accreditate sui conti di lavoratori dipendenti e pensionati le tredicesime. Sono 17,8 i lavoratori e quasi altrettanti i pensionati a cui spetta la gratifica natalizia, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 36,4 miliardi di Euro.I pensionati che hanno assegni previdenziali al di sotto del trattamento minimo Inps, nonché quelli che hanno un reddito al di sotto della soglia di 10.043,87 euro per un single e di 20.087,73 euro annui per i coniugati percepiranno inoltre un bonus natalizio di circa 150 Euro. (Il bonus destinato alle famiglie in difficoltà, invece, consiste in bonus per fare la spesa o comprare medicine che non annoveriamo in questo studio).Le tredicesime rappresentano una boccata di ossigeno, che consentirà alle famiglie di dedicarsi, per chi potrà permetterselo, agli acquisti di Natale.Come ogni anno, però, gran parte degli importi saranno erosi dalle numerose scadenze di dicembre, nonché dall’insostenibile aumento dei prezzi registrato sulle bollette dell’energia e su molti prodotti.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 36,4 miliardi del monte tredicesime solo il 9,7% rimarrà nelle tasche delle famiglie per regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi. Gran parte degli importi delle tredicesime sarà destinato, invece, prestiti, mutui e rate, la cui incidenza è pari al 26,1%. Tale voce, da sempre in testa alla classifica delle voci che intaccano la gratifica natalizia, è seguita dai costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato ben il 24,30% dell’importo totale (nel 2019 tale percentuale si fermava al 22,2%). In tale contesto si inserisce anche la voce relativa all’incremento dei prezzi di beni e servizi, che inciderà per il 9,6% sul monte tredicesime.

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Famiglie siriane e “l’arte” di sopravvivere

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

DAMASCO/BEIRUT – Ci sono più siriani nella morsa della fame ora che nei dieci anni del conflitto nel paese, per una combinazione letale di conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e aumento dei costi del cibo e del carburante. Ѐ l’allarme lanciato da David Beasley, Direttore esecutivo dell’agenzia ONU World Food Programme (WFP).Nel corso di una visita di tre giorni in Siria, Beasley ha incontrato famiglie vulnerabili che ricevono assistenza alimentare del WFP ad Aleppo. Nei centri di distribuzione alimentare e nutrizionale, madri hanno lamentato i prezzi del cibo alle stelle e descritto le difficili scelte che devono prendere per sopravvivere. Una donna con quattro figli, Hanan, che Beasley ha incontrato ad Aleppo, ha così descritto le difficoltà quotidiane: “Siamo stanchi, sfiniti e ora anche affamati con una situazione economica pesante. Sono quattro mesi che non riesco a dare ai miei figli cibo fresco, formaggi o uova. Devo fare delle scelte difficili, come decidere chi tra i miei figli far mangiare, sulla base di chi è più fragile e malato o chi potrebbe diventare gravemente malnutrito se non gli do da mangiare oggi”.Circa 12,4 milioni di persone, quasi il 60 per cento della popolazione, vive nell’insicurezza alimentare senza sapere se domani mangerà. Si tratta di un aumento del 57 per cento dal 2019 e del numero più alto mai registrato nella storia siriana.Il settore agricolo non riesce a produrre quantità sufficienti per i bisogni della popolazione e i prezzi del cibo in tutto il paese hanno raggiunto, a settembre, picchi mai visti. Rispetto all’anno scorso, il prezzo di un paniere di alimenti di base è più che raddoppiato ed è, ora, fuori dalla portata per milioni di famiglie. Record negativi nelle piogge e nel livello dell’Eufrate stanno colpendo 3,4 milioni di persone con i governatorati produttori di grano e orzo che registrano perdite significative.“Conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e ora il costo della vita stanno spingendo le persone oltre i limiti”, ha detto Beasley. “Madri mi hanno detto che con l’inverno imminente si troveranno tra l’incudine e il martello. O decidono di sfamare i propri bambini, lasciandoli al gelo, o li tengono al caldo facendo loro soffrire la fame. Non possono permettersi sia cibo che carburante”.L’impatto della crisi finanziaria nel vicino Libano e la svalutazione della sterlina siriana, insieme all’impatto a lungo termine del COVID-19, hanno contribuito al declino economico della Siria, spingendo milioni di persone, già esauste per i dieci anni di conflitto e gli sfollamenti, nella fame, nella disperazione e nella povertà estrema.Ogni mese in Siria, il WFP fornisce assistenza alimentare ad oltre cinque milioni di persone. Ma l’agenzia è in serie difficoltà nei finanziamenti ed è stata recentemente costretta a ridurre le razioni alimentari giornaliere che le famiglie ricevono. Gli interventi del WFP in Siria sono finanziati solo al 31 per cento mentre si ha bisogno di circa 480 milioni di dollari per i prossimi sei mesi.“La storia ci ha mostrato che se non aiutiamo le persone prima che rimangano senza più niente, queste prenderanno delle decisioni drastiche e vedremo migrazioni di massa”, ha ammonito Beasley. “Costa meno aiutare le persone là dove sono rispetto a farlo dopo che hanno abbandonato le proprie case e sono diventati rifugiati in altri posti. Abbiamo bisogno delle risorse per poter salvare vite e stabilizzare la situazione”.

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Il lavoro domestico produce in Italia 11,6 miliardi grazie alle famiglie datori di lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Nel 2020 le famiglie italiane hanno speso 7,2 miliardi di euro per sostenere il lavoro domestico. Aggiungendo la componente irregolare, si sfiorano i 15 miliardi di euro. In uno scenario ipotetico senza l’impegno delle famiglie, lo Stato dovrebbe gestire una spesa di 11,6 miliardi superiore a quella attuale.Questi alcuni dei dati contenuti nel III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2021, a cura dell’Osservatorio DOMINA.Nel modello mediterraneo di welfare, lo Stato cede (più o meno consapevolmente) alle famiglie buona parte dell’onere dell’assistenza agli anziani .Nonostante la spesa pubblica italiana per la componente anziana sia molto elevata, la quota a carico delle famiglie è determinante per il mantenimento del sistema assistenziale italiano. Dai dati INPS è possibile calcolare la quota di spesa in capo alle famiglie per i 920 mila lavoratori regolari.Inoltre, considerando che il tasso di irregolarità nel lavoro domestico raggiunge il 57,0%, è possibile stimare la spesa famiglie anche per la componente irregolare.Il Rapporto annuale DOMINA, evidenzia che per la retribuzione dei lavoratori domestici regolari, le famiglie italiane nel 2020 hanno speso circa 5,8 miliardi, a cui vanno poi aggiunti contributi (1,0 miliardi) e TFR (0,4 miliardi), per un totale di 7,2 miliardi per la sola componente regolare.Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA: “Dal III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, emerge che anche la spesa per la componente irregolare (naturalmente solo la retribuzione), si ottiene un volume complessivo di 14,9 miliardi spesi dalle famiglie per la gestione dei lavoratori domestici”.

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Consumi: spesa famiglie oltre 1.000 miliardi a fine anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

Secondo il rapporto Censis-Confimprese, la spesa delle famiglie supererà i 1.000 miliardi di euro a fine anno, con un incremento di 60 miliardi rispetto all’anno scorso. A Natale si prevedono almeno 9 miliardi di spesa in più rispetto alle passate festività.”Bene, dati molto positivi, anche se attesi. Non c’è settore dell’economia, infatti, per il quale non sia previsto, in assenza di nuovi lockdown, un rimbalzo consistente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In particolare, è sui beni durevoli che si prevede un recupero di quanto non acquistato durante i periodi di chiusura degli esercizi e, in tal senso, sia per il Black Friday che per Natale è facile immaginare un balzo delle vendite” prosegue Dona.”Il problema, però, è per il futuro. La scommessa è cosa accadrà nel 2022. Il rischio è che la caduta del potere d’acquisto, favorita dal rialzo dell’inflazione e dai rincari di luce, gas e carburanti, si ripercuota sui consumi finali, rallentando la ripresa in corso” conclude Dona. (By Mauro Antonelli)

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Bankitalia: 30% famiglie ha percepito meno reddito

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2021

Secondo la nota di Bankitalia, il 30 per cento delle famiglie (29,9%) dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia. “Dati preoccupanti, che diventano drammatici per alcune categorie come i lavoratori autonomi, per i quali la percentuale sale al 45,1%, sommando quelli per i quali il reddito si è ridotto di meno del 25 per cento (20,9%), tra il 25 e il 50 (14,9%) e più del 50% (9,3%). Ancora peggio va per i disoccupati: ben il 56,9% ha visto diminuire le proprie entrate mensili” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Cifre che dimostrano l’urgenza di una riforma fiscale che riduca quei tributi che gravano su tutti indipendentemente dalla capacità contributiva, come ad esempio gli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas o l’Iva sui beni necessari come le mascherine e i dispositivi medici che dal 1° gennaio 2021 è tornata, come se la pandemia fosse finita” conclude Dona.

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Italia: Aumento delle famiglie povere

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

La pandemia ha spinto 333 mila famiglie, il 20% in più rispetto al 2019, nell’area della povertà assoluta e non ha frenato la pressione fiscale che, anzi, è cresciuta ancora di più. L’anno scorso, mentre molte famiglie oltrepassavano la soglia di povertà non riuscendo a mantenere il livello dei consumi ritenuto essenziale dall’Istat, la pressione fiscale generale pari al 43,1%, è aumentata di 0,7 punti di Pil, mentre quella delle famiglie, pari al 18,9%, è cresciuta di 1 punto di Pil. L’incremento è avvenuto a causa della rigidità del gettito delle imposte dirette, in particolare dell’Irpef, e dell’Imu al calo del Pil. Il dato emerge dall’Osservatorio del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti sulle famiglie italiane che traccia un bilancio del primo anno di pandemia e di dieci anni di crisi. L’Osservatorio evidenzia come nel 2020 sia Il Pil che il gettito fiscale si sono ridotti, ma in misura diversa. Nel dettaglio, mentre il Pil è calato del 7,8%, le entrate fiscali delle famiglie sono diminuite del 3,2%, mentre tutte le altre entrate fiscali si sono ridotte dell’8,7%. Di conseguenza, la pressione fiscale generale è salita, ma quella delle famiglie, costituita in massima parte dalle imposte dirette e dall’Imu, è aumentata in misura maggiore. Ad aver inciso in modo particolare su tale tendenza è stato il gettito erariale dell’Irpef che nel 2020 si è ridotto solo del 2,2%. Il bilancio complessivo della pandemia, per il 2020, nonostante gli ingenti aiuti statali è dunque negativo. In particolare, a fronte di un calo del Pil di 139,4 miliardi di euro (-7,8%) e di un incremento del deficit pubblico di 129 miliardi di euro, il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto di 32 miliardi di euro (-2,8%), mentre l’effetto combinato degli aiuti pubblici e del crollo dei consumi, calati di 116 miliardi di euro (-10,9%), ha determinato un incremento del risparmio lordo delle famiglie di 83,4 miliardi di euro (+88,3%). L’analisi dell’Osservatorio fa emergere, dunque, il paradosso di un aumento della povertà e allo stesso tempo di un aumento del risparmio reso evidente anche dall’incremento dei depositi bancari delle famiglie unito ad un aumento della pressione fiscale. Su quest’ultimo fronte, inoltre, pesano i risultati già negativi del 2019 che aveva segnato un’interruzione della fase di rientro della pressione fiscale avviata nel 2014 e durata cinque anni. Il passo indietro dell’ultimo biennio ci riporta agli anni dello shock fiscale seguito alla crisi del debito sovrano del 2011, annullando quasi del tutto i progressi ottenuti dal 2014 al 2018. L’effetto finale, inoltre, è fortemente sbilanciato dal lato delle famiglie che, a conti fatti, hanno sopportato interamente il peso dello shock fiscale e dell’aggiustamento di bilancio. Dal 2011 ad oggi, infatti, a fronte di un incremento del Pil di 2,8 miliardi (+0,2%), le entrate fiscali delle famiglie, che pesano per meno della metà sulla pressione fiscale generale, sono aumentate di 46 miliardi di euro (+17,3%), mentre le altre entrate fiscali sono diminuite di 15,7 miliardi di euro (-3,8%). In particolare, il gettito erariale dell’Irpef dal 2011 è cresciuto di 11,7 miliardi (+7,2%) e quello dell’Imu, confrontato con il gettito Ici, è aumentato di 11,1 miliardi di euro facendo registrare l’incremento più elevato in termini percentuali pari, addirittura, al 120%. Stessa dinamica, per le addizionali regionale e comunale che hanno contribuito ulteriormente con impatti diversificati e rispettivamente pari a +3,5 e +1,8 miliardi di euro. Le imposte sui redditi di capitale sono aumentate di 9,3 miliardi di euro (+92,8%) e i contributi sociali sono aumentati di 8,5 miliardi di euro (+12,6%). Dall’Osservatorio dei Commercialisti emergono altri dati sull’andamento dei redditi familiari e sulla povertà. I dati mostrano come la lunga crisi economica e finanziaria degli ultimi anni abbia depresso fortemente i redditi familiari: dal 2003 al 2018, il reddito medio in termini reali ha perso l’8,3% del suo valore. Nello stesso periodo, il divario Nord-Sud è aumentato (+1,6%) arrivando a raggiungere i -478 euro al mese. Nelle famiglie in cui prevale il reddito da lavoro autonomo la crisi ha colpito ancora più duramente: la perdita in termini reali è pari al 28,4%. Il divario Nord-Sud è forte anche nella spesa media mensile dei consumi delle famiglie anche se, in questo caso, il Covid-19 ha giocato all’inverso, colpendo maggiormente il Nord e riducendo, anche se solo leggermente, il divario. Nel 2020, la spesa mensile media di una famiglia meridionale è pari al 75,2% rispetto ad una famiglia che vive al Nord: 1.898 contro 2.525 euro. Il calo dei consumi è certamente alla base dell’aumento della povertà. Infatti, l’Istat misura la soglia di povertà nei termini di un livello di consumi ritenuto essenziale per una famiglia in base alle sue caratteristiche, tra cui spicca anche la residenza. E dal momento che i consumi si sono ridotti molto di più al Nord che al Sud, la povertà è aumentata più al Nord che al Sud. In realtà, però, mentre molte famiglie scendevano sotto la soglia di povertà (+333 mila famiglie), l’intensità della povertà, cioè la distanza dalla soglia, si riduceva (dal 20,3 al 18,7%). Infine, la povertà relativa migliora più al Sud che al Nord

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Campidoglio, al via l’Albo delle Famiglie Accoglienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

Roma. Approvata in Giunta Capitolina una memoria per l’istituzione dell’Albo delle Famiglie Accoglienti, un progetto alternativo che promuove l’accoglienza in famiglia di persone in condizioni di fragilità: studenti, neo maggiorenni, rifugiati, titolari di protezione usciti dal sistema di accoglienza, anziani.Gli attuali modelli di accoglienza ordinaria necessitano di un sistema integrativo ed alternativo che permetta la prosecuzione dei percorsi di autonomia e di inclusione per le persone in condizione di fragilità, compresi neomaggiorenni. L’accoglienza presso famiglie e/o persone singole ha come obiettivo sia l’ampliamento delle prospettive di inclusione superando la fragilità, in continuo aumento, sia il consolidamento di un sistema di volontariato qualificato che rafforzi lo sviluppo delle capacità dei destinatari e delle famiglie ospitanti, il contrasto di pregiudizi e stereotipi, la cultura dell’integrazione, della legalità, della prevenzione dei conflitti e di contrasto alle discriminazioni.“I romani hanno dimostrato una capacità solidale straordinaria durante il periodo della pandemia, che ha evidenziato la precarietà sociale e incrementato la richiesta di aiuti. Ora mettiamo a disposizione uno strumento in più per dare concretezza allo slancio solidale di tanti cittadini a supporto dei più fragili” dichiara la sindaca Virginia Raggi.“La costituzione dell’Albo delle Famiglie Accoglienti è una sperimentazione di solidarietà attiva multilivello: risponde ad una visione di accoglienza degli adulti in situazione di fragilità, dai neomaggiorenni agli anziani, potenzia il coinvolgimento attivo e diretto di cittadini e famiglie, sostiene i percorsi di autonomia e inclusione dei destinatari” afferma l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Veronica Mammì.

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Economia: preoccupazione per il futuro post-covid delle famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

In un momento in cui si sono quasi completate le riaperture, la rilevazione di giugno vede imporsi l’ottimismo: l’impatto negativo o drammatico della crisi Covid sul reddito familiare viene ridimensionato (da 64,2% a 56,8%) mentre le famiglie che registrano un impatto trascurabile sono in aumento. Stabile al 50% la quota di chi ha intaccato i risparmi per far fronte alla crisi mentre circa una famiglia su due ha visto aumentare le proprie riserve nell’ultimo anno. Tra questi, il 40% prevede di tenere le somme riasparmiate sui conti correnti mentre solo il 33% dichiara di voler investire in prodotti finanziari, preferendo profili di rischio medio-bassi. Forte calo del pessimismo sugli impatti dell’emergenza: riguarda il 18,5% delle famiglie rispetto al 31,3% di due mesi fa. Contemporaneamente più che raddoppiano gli ottimisti, con lievi ripercussioni positive anche sulle aspettative: migliora il sentiment sulla prospettiva economica familiare dei prossimi mesi, tuttavia più di una famiglia su due vede ancora davanti a sé mesi difficili. Anche il ritorno ad una normalità simile a quella pre Covid viene percepito come più vicino. Per il 36,8% questo avverrà entro l’anno mentre cala al 14,4% la quota di chi pensa che una vita analoga a quella pre pandemica non ci sarà più. Pareri contrastanti nei confronti delle riaperture. Calo generalizzato nelle preoccupazioni delle famiglie, ma la perdita del reddito e l’incapacità di mantenere un sufficiente livello di risparmio spaventano ancora 3 su 10. Sono incoraggianti anche le previsioni sulla propria condizione lavorativa da qui a un anno: solo il 20% si aspetta peggioramenti, con conseguenze positive sull’economica familiare. Si erode il fronte dei pessimisti in riferimento alla situazione economica del paese: per 4 su 10 ci saranno dei peggioramenti rispetto ad oggi, erano oltre il 60% nella precedente rilevazione. I lavoratori autonomi si confermano tra i più colpiti dalla crisi Covid-19, il 32% si aspetta riduzioni di oltre il 20% del fatturato rispetto al 2020, mentre il 17% riferisce di essere a rischio sopravvivenza. Il Covid-19 ha generato apprensione per le tematiche legate alla salute, che diventano centrali per il 61,9% dei capi famiglia e preoccupano molto di più rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. Cresce anche la sensibilità verso prodotti di protezione, che prevedano, in primo luogo, il rimborso delle spese in caso di malattie gravi. Maggiore attenzione anche al rimborso delle spese mediche e verso coperture in caso di non autosufficienza. In questo contesto pandemico emergono come tematiche di interesse la tutela dell’ambiente e la riduzione degli sprechi: una famiglia su due li cita come fattori rilevanti su cui occorre concentrarsi, una su quattro come prioritari. Così dal report “Termometro delle famiglie” del Giugno 2021 a cura di Cerved.

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Più tutele alle famiglie con figli disabili per garantire armonia e inclusione

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

On. Stefania Mammì (M5S): “Nel corso dell’esame in Commissione Affari Sociali alla Camera è stato accolto il mio emendamento all’art. 1 del Family Act per rafforzare le tutele alle famiglie. Abbiamo incluso nella norma più attenzione sulle situazioni di disabilità, non autosufficienza, ed in generale a tutte le patologie che richiedono un carico maggiore sulle famiglie. La modifica, infatti, è tesa proprio a valorizzare la crescita armoniosa e inclusiva dei bambini e dei giovani all’interno delle loro famiglie. A partire dalle prime settimane di gravidanza, può essere consigliato alla gestante di sottoporsi ad una serie di esami prenatali, volti a verificare le condizioni del nascituro ed in particolare la presenza o meno di anomalie cromosomiche che possono essere causa di sindromi invalidanti. Oltretutto, alcune procedure diagnostiche prenatali comportano dei rischi per il feto, come nel caso della villocentesi e dell’amniocentesi, che attualmente rappresentano gli esami più attendibili per la certezza del risultato, ma dalla cui esecuzione può derivare un rischio aggiuntivo di aborto che si attesta intorno a 1 caso ogni 150-200 bambini. Dall’esecuzione dei test prenatali si possono quindi ottenere delle risposte di carattere genetico di difficile gestione emotiva da parte della gestante, specie se la stessa in quella circostanza si trova ad affrontarle da sola. Scopo dell’emendamento è quello di agevolare la fruizione di permessi di lavoro per il coniuge, o in sua assenza per un parente, della donna in stato di gravidanza, che deve sottoporsi a queste procedure diagnostiche e ai controlli prenatali, al fine di garantirle, attraverso la loro presenza, un supporto emotivo per aiutarla a mantenere sotto controllo l’ansia ed in generale a mantenere un atteggiamento positivo di fronte alla comunicazione dei risultati degli esami”.

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Istat: crolla la spesa delle famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

I dati dell’Istat sulla spesa delle famiglie, che segnano un calo del -9% nel 2020 e del -3,4% nel primo trimestre 2021, rivelano la situazione di forte difficoltà che sottolineiamo da tempo.Si tratta, in termini annui, della contrazione più accentuata dal 1997 (ovvero dall’inizio della serie storica), che riporta il livello medio di spesa corrente al livello del 2000.Nemmeno durante l’ultima crisi la spesa delle famiglie aveva raggiunto una tale contrazione.Si tratta di un segnale estremamente grave, che rivela quanto sia urgente prendere provvedimenti per sostenere, oltre alle imprese, anche le famiglie.Il Governo si è concentrato finora sulla ripartenza del sistema economico, giustamente necessaria, ma non si può e non si deve lasciare indietro la parte più debole della popolazione.Per questo è impensabile la mancata proroga del blocco dei licenziamenti. In assenza di tale misura vedremo esplodere le peggiori conseguenze che questa crisi ha determinato. Per questo è fondamentale gestire la ripartenza in maniera adeguata, facendo decadere il blocco nel momento in cui la ripresa sarà consolidata e non in un momento in cui sono ancora evidenti e percepibili le difficoltà vissute dai cittadini. Invitiamo il Governo a valutare attentamente questo aspetto, insieme all’adozione di misure volte ad una più determinata lotta all’evasione fiscale e all’adozione di una tassazione straordinaria solo sui grandi patrimoni. “Siamo convinti che sia indispensabile, in questa delicata fase, rendere più equa la tassazione e contrastare le disuguaglianze. – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori – Si tassi meno il lavoro e di più le rendite e si introducano più forti elementi di progressività.”

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Richieste credito famiglie italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Il mese di maggio 2021 ha confermato il trend di recupero delle richieste di credito da parte delle famiglie italiane rispetto ai volumi pre Covid, già in atto da qualche mese. Nello specifico, la componente dei mutui immobiliari fa segnare un +39,3% mentre i prestiti, nel complesso di personali più finalizzati, vedono una crescita del +34,2% rispetto al corrispondente mese del 2020. In questa fase di incertezza va però segnalato come gli italiani continuino a privilegiare piani di rimborso più lunghi, con il 79,2% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni, e un valore della rata non eccessivamente impattante rispetto al reddito disponibile, con i mutui al di sotto dei 150.000 Euro che rappresentano il 70,7% del totale. Più nel dettaglio, l’importo medio richiesto nel mese di maggio si è attestato a 139.109 Euro. Nello specifico, le richieste di finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, articoli di elettronica e di arredamento, ecc. hanno fatto registrare un incremento del +31,3% rispetto al corrispondente periodo del 2020. Andamento sostanzialmente speculare per i prestiti personali, che fanno segnare un balzo del +38,7%.Un’ulteriore evidenza del ritrovato clima di fiducia riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati si è attestato in maggio a 9.472 euro, in crescita (+9,8%) rispetto al valore di maggio 2020. Nello specifico dei prestiti finalizzati, l’importo medio richiesto si è attestato a 7.209 euro (+14,7% rispetto alla corrispondente rilevazione del 2020), mentre per i prestiti personali è risultato pari a 12.851 euro (+4,3%).

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