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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘famiglie’

Tredicesime: a dicembre le famiglie incasseranno 36,4 miliardi di Euro per le tredicesime

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A dicembre, come ogni anno, saranno accreditate sui conti di lavoratori dipendenti e pensionati le tredicesime. Sono 17,8 i lavoratori e quasi altrettanti i pensionati a cui spetta la gratifica natalizia, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 36,4 miliardi di Euro.I pensionati che hanno assegni previdenziali al di sotto del trattamento minimo Inps, nonché quelli che hanno un reddito al di sotto della soglia di 10.043,87 euro per un single e di 20.087,73 euro annui per i coniugati percepiranno inoltre un bonus natalizio di circa 150 Euro. (Il bonus destinato alle famiglie in difficoltà, invece, consiste in bonus per fare la spesa o comprare medicine che non annoveriamo in questo studio).Le tredicesime rappresentano una boccata di ossigeno, che consentirà alle famiglie di dedicarsi, per chi potrà permetterselo, agli acquisti di Natale.Come ogni anno, però, gran parte degli importi saranno erosi dalle numerose scadenze di dicembre, nonché dall’insostenibile aumento dei prezzi registrato sulle bollette dell’energia e su molti prodotti.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 36,4 miliardi del monte tredicesime solo il 9,7% rimarrà nelle tasche delle famiglie per regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi. Gran parte degli importi delle tredicesime sarà destinato, invece, prestiti, mutui e rate, la cui incidenza è pari al 26,1%. Tale voce, da sempre in testa alla classifica delle voci che intaccano la gratifica natalizia, è seguita dai costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato ben il 24,30% dell’importo totale (nel 2019 tale percentuale si fermava al 22,2%). In tale contesto si inserisce anche la voce relativa all’incremento dei prezzi di beni e servizi, che inciderà per il 9,6% sul monte tredicesime.

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Famiglie siriane e “l’arte” di sopravvivere

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

DAMASCO/BEIRUT – Ci sono più siriani nella morsa della fame ora che nei dieci anni del conflitto nel paese, per una combinazione letale di conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e aumento dei costi del cibo e del carburante. Ѐ l’allarme lanciato da David Beasley, Direttore esecutivo dell’agenzia ONU World Food Programme (WFP).Nel corso di una visita di tre giorni in Siria, Beasley ha incontrato famiglie vulnerabili che ricevono assistenza alimentare del WFP ad Aleppo. Nei centri di distribuzione alimentare e nutrizionale, madri hanno lamentato i prezzi del cibo alle stelle e descritto le difficili scelte che devono prendere per sopravvivere. Una donna con quattro figli, Hanan, che Beasley ha incontrato ad Aleppo, ha così descritto le difficoltà quotidiane: “Siamo stanchi, sfiniti e ora anche affamati con una situazione economica pesante. Sono quattro mesi che non riesco a dare ai miei figli cibo fresco, formaggi o uova. Devo fare delle scelte difficili, come decidere chi tra i miei figli far mangiare, sulla base di chi è più fragile e malato o chi potrebbe diventare gravemente malnutrito se non gli do da mangiare oggi”.Circa 12,4 milioni di persone, quasi il 60 per cento della popolazione, vive nell’insicurezza alimentare senza sapere se domani mangerà. Si tratta di un aumento del 57 per cento dal 2019 e del numero più alto mai registrato nella storia siriana.Il settore agricolo non riesce a produrre quantità sufficienti per i bisogni della popolazione e i prezzi del cibo in tutto il paese hanno raggiunto, a settembre, picchi mai visti. Rispetto all’anno scorso, il prezzo di un paniere di alimenti di base è più che raddoppiato ed è, ora, fuori dalla portata per milioni di famiglie. Record negativi nelle piogge e nel livello dell’Eufrate stanno colpendo 3,4 milioni di persone con i governatorati produttori di grano e orzo che registrano perdite significative.“Conflitto, cambiamento climatico, COVID-19 e ora il costo della vita stanno spingendo le persone oltre i limiti”, ha detto Beasley. “Madri mi hanno detto che con l’inverno imminente si troveranno tra l’incudine e il martello. O decidono di sfamare i propri bambini, lasciandoli al gelo, o li tengono al caldo facendo loro soffrire la fame. Non possono permettersi sia cibo che carburante”.L’impatto della crisi finanziaria nel vicino Libano e la svalutazione della sterlina siriana, insieme all’impatto a lungo termine del COVID-19, hanno contribuito al declino economico della Siria, spingendo milioni di persone, già esauste per i dieci anni di conflitto e gli sfollamenti, nella fame, nella disperazione e nella povertà estrema.Ogni mese in Siria, il WFP fornisce assistenza alimentare ad oltre cinque milioni di persone. Ma l’agenzia è in serie difficoltà nei finanziamenti ed è stata recentemente costretta a ridurre le razioni alimentari giornaliere che le famiglie ricevono. Gli interventi del WFP in Siria sono finanziati solo al 31 per cento mentre si ha bisogno di circa 480 milioni di dollari per i prossimi sei mesi.“La storia ci ha mostrato che se non aiutiamo le persone prima che rimangano senza più niente, queste prenderanno delle decisioni drastiche e vedremo migrazioni di massa”, ha ammonito Beasley. “Costa meno aiutare le persone là dove sono rispetto a farlo dopo che hanno abbandonato le proprie case e sono diventati rifugiati in altri posti. Abbiamo bisogno delle risorse per poter salvare vite e stabilizzare la situazione”.

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Il lavoro domestico produce in Italia 11,6 miliardi grazie alle famiglie datori di lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2021

Nel 2020 le famiglie italiane hanno speso 7,2 miliardi di euro per sostenere il lavoro domestico. Aggiungendo la componente irregolare, si sfiorano i 15 miliardi di euro. In uno scenario ipotetico senza l’impegno delle famiglie, lo Stato dovrebbe gestire una spesa di 11,6 miliardi superiore a quella attuale.Questi alcuni dei dati contenuti nel III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico 2021, a cura dell’Osservatorio DOMINA.Nel modello mediterraneo di welfare, lo Stato cede (più o meno consapevolmente) alle famiglie buona parte dell’onere dell’assistenza agli anziani .Nonostante la spesa pubblica italiana per la componente anziana sia molto elevata, la quota a carico delle famiglie è determinante per il mantenimento del sistema assistenziale italiano. Dai dati INPS è possibile calcolare la quota di spesa in capo alle famiglie per i 920 mila lavoratori regolari.Inoltre, considerando che il tasso di irregolarità nel lavoro domestico raggiunge il 57,0%, è possibile stimare la spesa famiglie anche per la componente irregolare.Il Rapporto annuale DOMINA, evidenzia che per la retribuzione dei lavoratori domestici regolari, le famiglie italiane nel 2020 hanno speso circa 5,8 miliardi, a cui vanno poi aggiunti contributi (1,0 miliardi) e TFR (0,4 miliardi), per un totale di 7,2 miliardi per la sola componente regolare.Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA: “Dal III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, emerge che anche la spesa per la componente irregolare (naturalmente solo la retribuzione), si ottiene un volume complessivo di 14,9 miliardi spesi dalle famiglie per la gestione dei lavoratori domestici”.

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Consumi: spesa famiglie oltre 1.000 miliardi a fine anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

Secondo il rapporto Censis-Confimprese, la spesa delle famiglie supererà i 1.000 miliardi di euro a fine anno, con un incremento di 60 miliardi rispetto all’anno scorso. A Natale si prevedono almeno 9 miliardi di spesa in più rispetto alle passate festività.”Bene, dati molto positivi, anche se attesi. Non c’è settore dell’economia, infatti, per il quale non sia previsto, in assenza di nuovi lockdown, un rimbalzo consistente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “In particolare, è sui beni durevoli che si prevede un recupero di quanto non acquistato durante i periodi di chiusura degli esercizi e, in tal senso, sia per il Black Friday che per Natale è facile immaginare un balzo delle vendite” prosegue Dona.”Il problema, però, è per il futuro. La scommessa è cosa accadrà nel 2022. Il rischio è che la caduta del potere d’acquisto, favorita dal rialzo dell’inflazione e dai rincari di luce, gas e carburanti, si ripercuota sui consumi finali, rallentando la ripresa in corso” conclude Dona. (By Mauro Antonelli)

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Bankitalia: 30% famiglie ha percepito meno reddito

Posted by fidest press agency su domenica, 12 settembre 2021

Secondo la nota di Bankitalia, il 30 per cento delle famiglie (29,9%) dichiara di aver percepito nell’ultimo mese un reddito più basso rispetto a prima dello scoppio della pandemia. “Dati preoccupanti, che diventano drammatici per alcune categorie come i lavoratori autonomi, per i quali la percentuale sale al 45,1%, sommando quelli per i quali il reddito si è ridotto di meno del 25 per cento (20,9%), tra il 25 e il 50 (14,9%) e più del 50% (9,3%). Ancora peggio va per i disoccupati: ben il 56,9% ha visto diminuire le proprie entrate mensili” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Cifre che dimostrano l’urgenza di una riforma fiscale che riduca quei tributi che gravano su tutti indipendentemente dalla capacità contributiva, come ad esempio gli oneri di sistema sulle bollette di luce e gas o l’Iva sui beni necessari come le mascherine e i dispositivi medici che dal 1° gennaio 2021 è tornata, come se la pandemia fosse finita” conclude Dona.

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Italia: Aumento delle famiglie povere

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

La pandemia ha spinto 333 mila famiglie, il 20% in più rispetto al 2019, nell’area della povertà assoluta e non ha frenato la pressione fiscale che, anzi, è cresciuta ancora di più. L’anno scorso, mentre molte famiglie oltrepassavano la soglia di povertà non riuscendo a mantenere il livello dei consumi ritenuto essenziale dall’Istat, la pressione fiscale generale pari al 43,1%, è aumentata di 0,7 punti di Pil, mentre quella delle famiglie, pari al 18,9%, è cresciuta di 1 punto di Pil. L’incremento è avvenuto a causa della rigidità del gettito delle imposte dirette, in particolare dell’Irpef, e dell’Imu al calo del Pil. Il dato emerge dall’Osservatorio del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti sulle famiglie italiane che traccia un bilancio del primo anno di pandemia e di dieci anni di crisi. L’Osservatorio evidenzia come nel 2020 sia Il Pil che il gettito fiscale si sono ridotti, ma in misura diversa. Nel dettaglio, mentre il Pil è calato del 7,8%, le entrate fiscali delle famiglie sono diminuite del 3,2%, mentre tutte le altre entrate fiscali si sono ridotte dell’8,7%. Di conseguenza, la pressione fiscale generale è salita, ma quella delle famiglie, costituita in massima parte dalle imposte dirette e dall’Imu, è aumentata in misura maggiore. Ad aver inciso in modo particolare su tale tendenza è stato il gettito erariale dell’Irpef che nel 2020 si è ridotto solo del 2,2%. Il bilancio complessivo della pandemia, per il 2020, nonostante gli ingenti aiuti statali è dunque negativo. In particolare, a fronte di un calo del Pil di 139,4 miliardi di euro (-7,8%) e di un incremento del deficit pubblico di 129 miliardi di euro, il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto di 32 miliardi di euro (-2,8%), mentre l’effetto combinato degli aiuti pubblici e del crollo dei consumi, calati di 116 miliardi di euro (-10,9%), ha determinato un incremento del risparmio lordo delle famiglie di 83,4 miliardi di euro (+88,3%). L’analisi dell’Osservatorio fa emergere, dunque, il paradosso di un aumento della povertà e allo stesso tempo di un aumento del risparmio reso evidente anche dall’incremento dei depositi bancari delle famiglie unito ad un aumento della pressione fiscale. Su quest’ultimo fronte, inoltre, pesano i risultati già negativi del 2019 che aveva segnato un’interruzione della fase di rientro della pressione fiscale avviata nel 2014 e durata cinque anni. Il passo indietro dell’ultimo biennio ci riporta agli anni dello shock fiscale seguito alla crisi del debito sovrano del 2011, annullando quasi del tutto i progressi ottenuti dal 2014 al 2018. L’effetto finale, inoltre, è fortemente sbilanciato dal lato delle famiglie che, a conti fatti, hanno sopportato interamente il peso dello shock fiscale e dell’aggiustamento di bilancio. Dal 2011 ad oggi, infatti, a fronte di un incremento del Pil di 2,8 miliardi (+0,2%), le entrate fiscali delle famiglie, che pesano per meno della metà sulla pressione fiscale generale, sono aumentate di 46 miliardi di euro (+17,3%), mentre le altre entrate fiscali sono diminuite di 15,7 miliardi di euro (-3,8%). In particolare, il gettito erariale dell’Irpef dal 2011 è cresciuto di 11,7 miliardi (+7,2%) e quello dell’Imu, confrontato con il gettito Ici, è aumentato di 11,1 miliardi di euro facendo registrare l’incremento più elevato in termini percentuali pari, addirittura, al 120%. Stessa dinamica, per le addizionali regionale e comunale che hanno contribuito ulteriormente con impatti diversificati e rispettivamente pari a +3,5 e +1,8 miliardi di euro. Le imposte sui redditi di capitale sono aumentate di 9,3 miliardi di euro (+92,8%) e i contributi sociali sono aumentati di 8,5 miliardi di euro (+12,6%). Dall’Osservatorio dei Commercialisti emergono altri dati sull’andamento dei redditi familiari e sulla povertà. I dati mostrano come la lunga crisi economica e finanziaria degli ultimi anni abbia depresso fortemente i redditi familiari: dal 2003 al 2018, il reddito medio in termini reali ha perso l’8,3% del suo valore. Nello stesso periodo, il divario Nord-Sud è aumentato (+1,6%) arrivando a raggiungere i -478 euro al mese. Nelle famiglie in cui prevale il reddito da lavoro autonomo la crisi ha colpito ancora più duramente: la perdita in termini reali è pari al 28,4%. Il divario Nord-Sud è forte anche nella spesa media mensile dei consumi delle famiglie anche se, in questo caso, il Covid-19 ha giocato all’inverso, colpendo maggiormente il Nord e riducendo, anche se solo leggermente, il divario. Nel 2020, la spesa mensile media di una famiglia meridionale è pari al 75,2% rispetto ad una famiglia che vive al Nord: 1.898 contro 2.525 euro. Il calo dei consumi è certamente alla base dell’aumento della povertà. Infatti, l’Istat misura la soglia di povertà nei termini di un livello di consumi ritenuto essenziale per una famiglia in base alle sue caratteristiche, tra cui spicca anche la residenza. E dal momento che i consumi si sono ridotti molto di più al Nord che al Sud, la povertà è aumentata più al Nord che al Sud. In realtà, però, mentre molte famiglie scendevano sotto la soglia di povertà (+333 mila famiglie), l’intensità della povertà, cioè la distanza dalla soglia, si riduceva (dal 20,3 al 18,7%). Infine, la povertà relativa migliora più al Sud che al Nord

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Campidoglio, al via l’Albo delle Famiglie Accoglienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

Roma. Approvata in Giunta Capitolina una memoria per l’istituzione dell’Albo delle Famiglie Accoglienti, un progetto alternativo che promuove l’accoglienza in famiglia di persone in condizioni di fragilità: studenti, neo maggiorenni, rifugiati, titolari di protezione usciti dal sistema di accoglienza, anziani.Gli attuali modelli di accoglienza ordinaria necessitano di un sistema integrativo ed alternativo che permetta la prosecuzione dei percorsi di autonomia e di inclusione per le persone in condizione di fragilità, compresi neomaggiorenni. L’accoglienza presso famiglie e/o persone singole ha come obiettivo sia l’ampliamento delle prospettive di inclusione superando la fragilità, in continuo aumento, sia il consolidamento di un sistema di volontariato qualificato che rafforzi lo sviluppo delle capacità dei destinatari e delle famiglie ospitanti, il contrasto di pregiudizi e stereotipi, la cultura dell’integrazione, della legalità, della prevenzione dei conflitti e di contrasto alle discriminazioni.“I romani hanno dimostrato una capacità solidale straordinaria durante il periodo della pandemia, che ha evidenziato la precarietà sociale e incrementato la richiesta di aiuti. Ora mettiamo a disposizione uno strumento in più per dare concretezza allo slancio solidale di tanti cittadini a supporto dei più fragili” dichiara la sindaca Virginia Raggi.“La costituzione dell’Albo delle Famiglie Accoglienti è una sperimentazione di solidarietà attiva multilivello: risponde ad una visione di accoglienza degli adulti in situazione di fragilità, dai neomaggiorenni agli anziani, potenzia il coinvolgimento attivo e diretto di cittadini e famiglie, sostiene i percorsi di autonomia e inclusione dei destinatari” afferma l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Veronica Mammì.

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Economia: preoccupazione per il futuro post-covid delle famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 giugno 2021

In un momento in cui si sono quasi completate le riaperture, la rilevazione di giugno vede imporsi l’ottimismo: l’impatto negativo o drammatico della crisi Covid sul reddito familiare viene ridimensionato (da 64,2% a 56,8%) mentre le famiglie che registrano un impatto trascurabile sono in aumento. Stabile al 50% la quota di chi ha intaccato i risparmi per far fronte alla crisi mentre circa una famiglia su due ha visto aumentare le proprie riserve nell’ultimo anno. Tra questi, il 40% prevede di tenere le somme riasparmiate sui conti correnti mentre solo il 33% dichiara di voler investire in prodotti finanziari, preferendo profili di rischio medio-bassi. Forte calo del pessimismo sugli impatti dell’emergenza: riguarda il 18,5% delle famiglie rispetto al 31,3% di due mesi fa. Contemporaneamente più che raddoppiano gli ottimisti, con lievi ripercussioni positive anche sulle aspettative: migliora il sentiment sulla prospettiva economica familiare dei prossimi mesi, tuttavia più di una famiglia su due vede ancora davanti a sé mesi difficili. Anche il ritorno ad una normalità simile a quella pre Covid viene percepito come più vicino. Per il 36,8% questo avverrà entro l’anno mentre cala al 14,4% la quota di chi pensa che una vita analoga a quella pre pandemica non ci sarà più. Pareri contrastanti nei confronti delle riaperture. Calo generalizzato nelle preoccupazioni delle famiglie, ma la perdita del reddito e l’incapacità di mantenere un sufficiente livello di risparmio spaventano ancora 3 su 10. Sono incoraggianti anche le previsioni sulla propria condizione lavorativa da qui a un anno: solo il 20% si aspetta peggioramenti, con conseguenze positive sull’economica familiare. Si erode il fronte dei pessimisti in riferimento alla situazione economica del paese: per 4 su 10 ci saranno dei peggioramenti rispetto ad oggi, erano oltre il 60% nella precedente rilevazione. I lavoratori autonomi si confermano tra i più colpiti dalla crisi Covid-19, il 32% si aspetta riduzioni di oltre il 20% del fatturato rispetto al 2020, mentre il 17% riferisce di essere a rischio sopravvivenza. Il Covid-19 ha generato apprensione per le tematiche legate alla salute, che diventano centrali per il 61,9% dei capi famiglia e preoccupano molto di più rispetto a prima dell’emergenza sanitaria. Cresce anche la sensibilità verso prodotti di protezione, che prevedano, in primo luogo, il rimborso delle spese in caso di malattie gravi. Maggiore attenzione anche al rimborso delle spese mediche e verso coperture in caso di non autosufficienza. In questo contesto pandemico emergono come tematiche di interesse la tutela dell’ambiente e la riduzione degli sprechi: una famiglia su due li cita come fattori rilevanti su cui occorre concentrarsi, una su quattro come prioritari. Così dal report “Termometro delle famiglie” del Giugno 2021 a cura di Cerved.

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Più tutele alle famiglie con figli disabili per garantire armonia e inclusione

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

On. Stefania Mammì (M5S): “Nel corso dell’esame in Commissione Affari Sociali alla Camera è stato accolto il mio emendamento all’art. 1 del Family Act per rafforzare le tutele alle famiglie. Abbiamo incluso nella norma più attenzione sulle situazioni di disabilità, non autosufficienza, ed in generale a tutte le patologie che richiedono un carico maggiore sulle famiglie. La modifica, infatti, è tesa proprio a valorizzare la crescita armoniosa e inclusiva dei bambini e dei giovani all’interno delle loro famiglie. A partire dalle prime settimane di gravidanza, può essere consigliato alla gestante di sottoporsi ad una serie di esami prenatali, volti a verificare le condizioni del nascituro ed in particolare la presenza o meno di anomalie cromosomiche che possono essere causa di sindromi invalidanti. Oltretutto, alcune procedure diagnostiche prenatali comportano dei rischi per il feto, come nel caso della villocentesi e dell’amniocentesi, che attualmente rappresentano gli esami più attendibili per la certezza del risultato, ma dalla cui esecuzione può derivare un rischio aggiuntivo di aborto che si attesta intorno a 1 caso ogni 150-200 bambini. Dall’esecuzione dei test prenatali si possono quindi ottenere delle risposte di carattere genetico di difficile gestione emotiva da parte della gestante, specie se la stessa in quella circostanza si trova ad affrontarle da sola. Scopo dell’emendamento è quello di agevolare la fruizione di permessi di lavoro per il coniuge, o in sua assenza per un parente, della donna in stato di gravidanza, che deve sottoporsi a queste procedure diagnostiche e ai controlli prenatali, al fine di garantirle, attraverso la loro presenza, un supporto emotivo per aiutarla a mantenere sotto controllo l’ansia ed in generale a mantenere un atteggiamento positivo di fronte alla comunicazione dei risultati degli esami”.

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Istat: crolla la spesa delle famiglie

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

I dati dell’Istat sulla spesa delle famiglie, che segnano un calo del -9% nel 2020 e del -3,4% nel primo trimestre 2021, rivelano la situazione di forte difficoltà che sottolineiamo da tempo.Si tratta, in termini annui, della contrazione più accentuata dal 1997 (ovvero dall’inizio della serie storica), che riporta il livello medio di spesa corrente al livello del 2000.Nemmeno durante l’ultima crisi la spesa delle famiglie aveva raggiunto una tale contrazione.Si tratta di un segnale estremamente grave, che rivela quanto sia urgente prendere provvedimenti per sostenere, oltre alle imprese, anche le famiglie.Il Governo si è concentrato finora sulla ripartenza del sistema economico, giustamente necessaria, ma non si può e non si deve lasciare indietro la parte più debole della popolazione.Per questo è impensabile la mancata proroga del blocco dei licenziamenti. In assenza di tale misura vedremo esplodere le peggiori conseguenze che questa crisi ha determinato. Per questo è fondamentale gestire la ripartenza in maniera adeguata, facendo decadere il blocco nel momento in cui la ripresa sarà consolidata e non in un momento in cui sono ancora evidenti e percepibili le difficoltà vissute dai cittadini. Invitiamo il Governo a valutare attentamente questo aspetto, insieme all’adozione di misure volte ad una più determinata lotta all’evasione fiscale e all’adozione di una tassazione straordinaria solo sui grandi patrimoni. “Siamo convinti che sia indispensabile, in questa delicata fase, rendere più equa la tassazione e contrastare le disuguaglianze. – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori – Si tassi meno il lavoro e di più le rendite e si introducano più forti elementi di progressività.”

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Richieste credito famiglie italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Il mese di maggio 2021 ha confermato il trend di recupero delle richieste di credito da parte delle famiglie italiane rispetto ai volumi pre Covid, già in atto da qualche mese. Nello specifico, la componente dei mutui immobiliari fa segnare un +39,3% mentre i prestiti, nel complesso di personali più finalizzati, vedono una crescita del +34,2% rispetto al corrispondente mese del 2020. In questa fase di incertezza va però segnalato come gli italiani continuino a privilegiare piani di rimborso più lunghi, con il 79,2% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni, e un valore della rata non eccessivamente impattante rispetto al reddito disponibile, con i mutui al di sotto dei 150.000 Euro che rappresentano il 70,7% del totale. Più nel dettaglio, l’importo medio richiesto nel mese di maggio si è attestato a 139.109 Euro. Nello specifico, le richieste di finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, articoli di elettronica e di arredamento, ecc. hanno fatto registrare un incremento del +31,3% rispetto al corrispondente periodo del 2020. Andamento sostanzialmente speculare per i prestiti personali, che fanno segnare un balzo del +38,7%.Un’ulteriore evidenza del ritrovato clima di fiducia riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati si è attestato in maggio a 9.472 euro, in crescita (+9,8%) rispetto al valore di maggio 2020. Nello specifico dei prestiti finalizzati, l’importo medio richiesto si è attestato a 7.209 euro (+14,7% rispetto alla corrispondente rilevazione del 2020), mentre per i prestiti personali è risultato pari a 12.851 euro (+4,3%).

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Infermieri sempre vicini ai pazienti e alle famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2021

“L’obiettivo della Giornata del Sollievo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) nel suo intervento alla presentazione della Giornata 2021 – istituita nel 2001 e organizzata dal ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e dal Comitato Gigi Ghirotti, è di promuovere e testimoniare, attraverso idonea informazione e tramite iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale in favore di tutti coloro che stanno ultimando il loro percorso vitale, non potendo più giovarsi di cure destinate alla guarigione”. “Non è, e non deve infatti mai essere possibile rifiutare o interrompere l’assistenza – ha aggiunto – soprattutto in tutte quelle condizioni di perdita di autonomia e di necessità di un supporto compensativo\sostitutivo da parte dell’infermiere. Anche quando il paziente potrà decidere di interrompere o sospendere qualsiasi trattamento gli infermieri continueranno ad esserci e a prendersi cura di lui: gli infermieri in questo ci sono e sono vicini ai pazienti”. Mangiacavalli ha sottolineati che gli infermieri sono i professionisti che spendono più tempo accanto ai pazienti e alle famiglie nei diversi contesti di cura (residenziali, ospedalieri, domiciliari) e questo offre loro l’opportunità di saper e poter cogliere le tante sfumature degli innumerevoli problemi di salute che condizionano la vita di una persona e sulle sofferenze che possono generare, hanno una relazione di continua vicinanza con la persona assistita, in modo specifico in tutte quelle situazioni in cui la stessa non è più in grado di soddisfare i propri bisogni autonomamente, non soltanto perché fisicamente fragile ma spesso anche quando non è più in grado di attribuire a questi atti un senso e uno scopo esistenziale (volontà e conoscenze).“Gli infermieri – ha proseguito la presidente FNOPI – sono coinvolti nell’identificazione, valutazione e monitoraggio delle forme di sofferenza del paziente non solo intese come dolore fisico ma anche come sofferenza globale ed esistenziale. Il dolore è considerato un parametro vitale, in quanto la sua presenza modifica le condizioni fisiche e psichiche della persona, di conseguenza le reazioni alla malattia. Come tale va valutato costantemente, devono essere utilizzati strumenti validati e il processo deve essere documentato”.Secondo la presidente FNOPI l’assistenza infermieristica di qualità è tale se aumenta la dignità delle persone; se ne mantiene lo sviluppo e promuove il sostegno emotivo e il comfort, in modo da migliorare la qualità della vita delle persone assistite e creare un clima favorevole alle cure.Come? “Creando – ha spiegato – un modello in cui i pazienti siano partner responsabili nelle decisioni relative alla loro cura. Il concetto di pianificazione condivisa delle cure presuppone quindi la condivisione delle competenze e conoscenze tra sanitari e paziente stesso; questo processo valorizza l’incontro e l’integrazione di diverse competenze: quelle “scientifiche” che medici, infermieri e l’intero team assistenziale possono mettere a disposizione delle persone e quelle “personali ed individuali” dei pazienti stessi che rispecchiano la loro storia di vita, i loro desideri, preferenze, obiettivi”.

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Bankitalia: 60% famiglie fatica ad arrivare a fine mese

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Maggio 2021

Secondo la nota di Bankitalia, oltre il 60 per cento dei nuclei familiari dichiara di avere difficoltà economiche ad arrivare alla fine del mese, 10 punti percentuali in più rispetto al periodo precedente la pandemia.”Dati drammatici che dimostrano l’urgenza di una riforma fiscale che abbassi le tasse a questo 60% di italiani in difficoltà. Serve un Fisco più equo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Se è vero, come dice Draghi, che è il momento di dare, allora bisogna abbassare subito le imposte che, gravando su tutti indipendentemente dalla capacità contributiva, come ad esempio l’Iva sui beni necessari, riducono sul lastrico chi è già con l’acqua alla gola. Ad esempio ci domandiamo cosa si aspetti a togliere l’Iva su tutte le mascherine e i dispositivi medici che dal 1° gennaio 2021 è stata rimessa, come se la pandemia fosse già finita” conclude Dona.

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Vendita diretta: Cia, sempre più famiglie comprano dagli agricoltori

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

A un anno dalla pandemia è più costante e stretto il rapporto tra agricoltori e cittadini. Legame rinsaldato, per effetto delle restrizioni, nei mercati contadini e nelle botteghe di prossimità, ma anche online dove l’e-commerce funziona se mette sempre al centro il contatto diretto. Così, negli ultimi 12 mesi, sono aumentate del 5% le aziende agricole entrate nella vendita diretta, terzo canale scelto dagli agricoltori nel 2020, e del 10% le famiglie che la prediligono. A fare il punto sul settore è Cia-Agricoltori Italiani con la sua Associazione per la promozione della vendita diretta, la Spesa in Campagna, in occasione del webinar sul ruolo chiave del mercato contadino.In Veneto, c’è l’esempio forte di Padova – con la Spesa in Campagna-Cia sono 9 i mercati contadini (4 solo in città) – che durante tutta l’emergenza Covid, in accordo con il Comune e nel pieno rispetto delle regole anti-contagio, è riuscita ad assicurare banchi sempre aperti. In regione, il mercato contadino ha registrato in media, subito dopo il primo lockdown, un +14%.Scendendo verso il Centro Italia, la Toscana di Firenze, Prato e Pistoia conta con la Spesa in Campagna-Cia, 10 mercati settimanali, 7 solo in provincia di Firenze, coinvolgendo complessivamente oltre 100 aziende. Qui le chiusure ci sono state, soprattutto lo scorso anno, ma poi i mercati sono tornati operativi anche in zona rossa. A compensare durante il blocco, la consegna a domicilio che sul portale dedicato Cia, in sei mesi dall’attivazione, ha avuto l’adesione di oltre mille aziende agricole. Sul territorio è cresciuto del 10% l’interesse degli agricoltori per un banco di vendita e soprattutto a Firenze, dove per un singolo mercato si calcola un giro d’affari pari a circa 300 mila euro l’anno. Al Sud, Palermo è re del mercato. La Spesa in Campagna-Cia ne conta 3 solo in città e per un totale di 75 espositori agricoli. Il canale è in grande espansione e spinge a fare sistema tra i produttori di tutta la regione. Quanto alle vendite, dopo il boom della scorsa primavera, ora la situazione è stabile e con fatturato, in due mesi, sui 50/60 mila euro a mercato.Oggi l’Italia conta in totale circa 1200 mercati contadini e danno linfa a piccole e medie imprese agricole, rappresentando un punto di riferimento unico per i cittadini. La Spesa in Campagna-Cia ha in tutto il Paese, circa 6 mila aziende impegnate nella vendita diretta, canale che a livello nazionale nel 2020 ha fatturato più di 6,5 mld. E’ forte di produttori di olio, vino e ortaggi, frutta, latticini e salumi, marmellate e composte. Prelibatezze che arrivano anche nelle botteghe e stanno spopolando online dove nel 2020 si è registrato un +134% dell’acquisto di generi alimentari. Il trend potrebbe raggiungere un +62% entro il 2021, sempre se saprà tutelare, anche sul digitale, la relazione tra cittadini e aziende. Principio base della piattaforma Cia dalcampoallatavola.it, primo e-commerce con protagonisti gli agricoltori italiani. “Con le aziende lavoriamo per tutelare la qualità dei nostri mercati contadini -ha dichiarato il presidente de la Spesa in Campagna-Cia, Matteo Antonelli-. La fiducia consolidata in questo periodo, porta lontano solo continuando a garantire ai consumatori produzioni proprie, stagionalità delle materie prime e il monitoraggio costante di questi requisiti. Allo stesso tempo -ha aggiunto- i mercati contadini contribuiscono alla sostenibilità delle aziende delle aree rurali d’Italia e alla promozione del territorio, tra i punti chiave della ripresa turistica dei prossimi mesi”.“La vendita diretta è un’occasione importante per il reddito degli imprenditori agricoli -ha aggiunto Claudia Merlino, direttore generale di Cia-Agricoltori Italiani- e l’intervento de la Spesa in Campagna sul territorio con i mercati contadini, è cruciale per la promozione tra i cittadini dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano, fatto di qualità e autenticità. La valorizzazione del Made in Italy, della Dieta Mediterranea e delle tipicità regionali, passano per un costante dialogo tra chi produce e chi porta in tavola”. Il webinar sul mercato contadino è il primo di tre incontri online promossi da la Spesa in Campagna-Cia. I prossimi due appuntamenti, saranno dedicati a botteghe ed e-commerce. http://www.cia.it

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Indebitamento delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

La pandemia di Covid-19 ha confermato l’atteggiamento tradizionalmente prudente delle famiglie italiane sul fronte dell’indebitamento per finanziare consumi o investimenti sulla casa. Come emerso dallo studio di Mister Credit[1], l’area di CRIF che si occupa dello sviluppo di soluzioni e strumenti educational per i consumatori, nel 2020 si registra in Italia un lieve allargamento (+3,7% vs 2019) della platea dei cittadini che hanno un mutuo o un prestito in corso, che arriva al 42,2% della popolazione maggiorenne, mentre la rata rimborsata a livello pro-capite ogni mese è stata pari a 324 euro (-3,8% vs 2019). Anche l’esposizione residua – intesa come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare per estinguere i contratti in essere – è in calo (-1,2% vs 2019) a 32.231 euro in virtù del peso ancora rilevante dei mutui ipotecari, che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie italiane.
Le regioni in cui i cittadini ogni mese sostengono la rata media più elevata sono Trentino-Alto Adige (€429), la Lombardia (€366) e il Veneto (€366). Seguono Emilia-Romagna (€348) e Toscana (€338). Infatti, in queste regioni si rileva una più alta incidenza dei mutui, il valore degli immobili risulta mediamente maggiore rispetto ad altre aree e, di conseguenza, anche l’importo da rimborsare risulta più elevato. Inoltre, in queste regioni il reddito disponibile è tendenzialmente più elevato della media nazionale e ciò consente ai consumatori di rimborsare una rata più elevata senza intaccare il livello di sostenibilità finanziaria. Al Sud e nelle Isole, invece, si registrano rate mensili più leggere, soprattutto in Calabria, dove si attestano a €269, in Sardegna (€273) e in Molise (€280) anche a causa della più modesta incidenza dei mutui. Nel complesso, nell’anno 2020, la rata media rimborsata ogni mese è risultata in calo rispetto all’anno precedente in tutte le regioni del Paese. La provincia italiana con l’importo residuo più elevato, nonché l’unica a superare i 52.000 euro pro capite, è risultata essere Bolzano, in crescita del +1,7% rispetto alla precedente rilevazione, seguita da Milano, con oltre 51.800 euro, e da Roma, con 45.117 euro. Nel Sud e nelle Isole troviamo invece il valore medio più contenuto, in particolare Reggio Calabria e Agrigento sono le uniche in Italia al di sotto dei 20.000 euro.Per quanto riguarda i mutui, l’incidenza più elevata è risultata essere quella dei friulani, con il 29,3% dei contratti di credito attivi, seguiti dagli emiliano-romagnoli, con il 25,8%, e dai lombardi, con il 25,3%. Agli ultimi posti della graduatoria, tutte ben al di sotto della media nazionale, si collocano invece regioni del Sud e Isole, in particolare la Calabria, la Sardegna e la Sicilia, rispettivamente con il 12,8%, il 14,7% e il 15,3% del totale.Per quanto riguarda i prestiti personali, invece, l’incidenza più elevata si rileva in Basilicata, con il 35,1%, davanti al Molise, con il 34,3%. Marche, Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Lombardia mostrano invece un’incidenza decisamente inferiore alla media nazionale.Infine, per quanto riguarda i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, sono i consumatori della Calabria, della Sardegna e della Campania a mostrare l’incidenza più elevata all’interno del proprio portafoglio, rispettivamente con il 55,6%, il 51,9% e il 51,4% del totale, in virtù di un peso delle altre forme tecniche di credito decisamente inferiori alla media. All’estremo opposto della classifica troviamo invece i Friulani, con una quota pari solamente al 41,0% del totale.

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Scuola: Non strumentalizziamo i problemi delle famiglie e degli studenti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

Milano. “Bisognerebbe aiutare i giovani in questo momento davvero difficile. Bisognerebbe trovare per loro parole di conforto e di motivazione. Questo ci aspetteremmo da chi rappresenta le istituzioni. Quelle stesse istituzioni che dovrebbero fare di tutto per sostenerli i giovani, fornendo loro ciò di cui hanno bisogno, come ad esempio computer, tablet, connessioni gratuite, perché in una città come Milano sono molti quelli che non possono permettersele. Quelle stesse istituzioni che in un anno non sono ancora state capaci di garantire un trasporto sicuro agli alunni, agli studenti, agli insegnanti e a tutto il personale che lavora nelle scuole, da chi dirige a chi fa le pulizie, tutti compresi” fa presente Andrea Mascaretti, capogruppo di FdI a Palazzo Marino “invece c’è chi cerca di strumentalizzare i disagi dei giovani e delle loro famiglie. Eppure, se ci occupiamo di Milano, dobbiamo ricordarci che da ottobre abbiamo assistito, negli orari scolastici ma non solo, a scene di ordinaria follia e di costanti assembramenti nelle metropolitane, sui mezzi pubblici e alle fermate come più volta ho denunciato. L’inadeguatezza della Giunta Sala si è dimostrata pienamente nell’incapacità di potenziare e riorganizzare adeguatamente il trasporto pubblico locale che da oltre un anno non riesce a garantire la sicurezza dei passeggeri trasportati o in attesa. Da tempo le mie proposte di utilizzare i circa 5mila taxi milanesi anche per il trasporto in sicurezza di studenti e del personale scolastico giacciono inascoltate dal Sindaco Sala e dall’assessore Granelli, mentre il rischio della diffusione del contagio aumenta fino ad imporre la chiusura delle scuole.” E’ quanto ha dichiarato Andrea Mascaretti consigliere del comune di Milano del Fdi.

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Aumentano le famiglie in povertà assoluta

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

“FEDERCASALINGHE sottolinea con forza che sono sempre le famiglie composte da donne sole con figli e le famiglie monoreddito con figli, a subire più pesantemente l’impoverimento dovuto al Covid”.Vogliamo ricordare che i sostegni al reddito, di varia entità e natura, che Governo e Parlamento hanno via via approvato, sono stati maggiori per le famiglie che percepiscono più redditi.La mancata valutazione del valore economico del lavoro familiare e del lavoro di cura indispensabili per la crescita dei figli e l’assistenza alle persone non autosufficienti continua ad essere in Italia una grave discriminazione contro le donne.“Mi domando spesso, con preoccupazione, dice Federica Gasparrini, se stiamo indebitando per un lungo periodo le fasce più povere, ed arricchendo le persone già economicamente forti. Abbiamo chiesto a Draghi, da buon Amministratore, di meglio calibrare i sostegni alle famiglie.

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Prezzi: con l’inflazione al +0,6% ricadute di +178,80 Euro annui a famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a febbraio si attesta a quota +0,6% sull’anno. Rallenta lievemente il tasso relativo al carrello della spesa, che frena invece al +0,3%. Con l’inflazione a questi livelli le ricadute pe le famiglie saranno di +178,80 Euro annui. Un importo non indifferente, specialmente se considerato alla luce della grave crisi che i cittadini stanno vivendo a causa della pandemia in corso. Per questo riteniamo fondamentale e urgente che il Governo adotti tutte le misure opportune per aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura. “Da troppi anni la politica economica del nostro Paese si focalizza su provvedimenti tesi a far fronte alle maggiori criticità del momento, senza che vi sia una visione generale di sviluppo, di modernizzazione e di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori. È ora di avviare una pianificazione lungimirante improntata al rilancio dell’occupazione, alla promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, al serio contrasto delle disuguaglianze e della povertà, fenomeni che abbiamo visto crescere in modo esponenziale negli ultimi anni.

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Povertà in crescita, urgente maggior sostegno a famiglie e disabili

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Il 28% dei pensionati sotto la soglia dei 10mila euro lordi, pochissimi anziani non autosufficienti possono permettersi una badante. L’appello di DOMINA al governo.Per rispondere alle necessità del Paese, l’ha ricordato Mario Draghi nelle suo discorso programmatico occorre “avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie”. Tra le questioni più preoccupanti la povertà, la cui incidenza in un anno (dal 2019 al 2020) passa dal 31% al 45%. “Tra i nuovi poveri – lo sottolinea ancora Draghi – aumenta il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, delle persone in età lavorativa, di fasce di cittadini finora mai sfiorate dall’indigenza”.E gli anziani non se la passano meglio. L’Osservatorio nazionale DOMINA, nel suo Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, ha pubblicato i dati del Ministero delle Finanze che fotografano la condizione dei pensionati italiani. Il 28,3% percepisce meno di 10mila euro annui e il 66,1% è sotto la soglia dei 20mila (e si tratta di redditi lordi). Pochi anziani, dunque, possono permettersi badanti a tempo pieno o colf per più di qualche ora a settimana. Le persone non autosufficienti che possono permettersi un’assistenza contando solamente sulla propria pensione, per esempio, sono tra il 6 e l’8% se si avvalgono di lavoratori non formati. Nel caso di personale preparato la percentuale si abbassa al 4%.L’Italia è tra i Paesi europei che spendono meno per famiglia, infanzia e disabilità. Tra il 2008 e il 2013 la percentuale del Pil destinata a queste tre voci è rimasta sempre compresa tra il 2,5% e il 2,9%, per poi registrare un piccolo aumento (+0,4 punti) nel 2014. Negli ultimi quattro anni il valore è rimasto pressoché costante, attestandosi nel 2017 al 3,4%. Siamo molto lontani dai valori dei Paesi scandinavi (Danimarca 8,4%, Svezia 6%, Finlandia 5,8%), ma anche dalla media Ue (4,3%).
Per Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “Investire sulla famiglia significa scommettere sul futuro del Paese”. “Perciò chiediamo alle ministre Elena Bonetti ed Erika Stefani – continua Gasparrini – di dare continuità al lavoro durante il Governo Conte II, nonché concretezza ai buoni propositi del Presidente del Consiglio, mettendo in campo maggiori politiche di sostegno che possano anche rilanciare il settore del lavoro domestico. ”.

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Richieste di crediti da parte delle famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2021

Dopo le pesanti flessioni che hanno segnato il 2020, il nuovo anno si è aperto con una contrazione del numero di richieste di finanziamenti da parte delle famiglie italiane (vere e proprie istruttorie formali contribuite sul Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF): la componente dei mutui immobiliari fa segnare un -6,6% malgrado la vivacità delle surroghe, mentre i prestiti nel complesso vedono un calo pari a -13,1% rispetto al corrispondente mese del 2020.In scia con quanto era stato registrato nella seconda parte del 2020, le famiglie stanno adottando un atteggiamento estremamente cauto, rinviando i propri progetti di spesa e riducendo di conseguenza anche la propensione a richiedere un finanziamento: nel mese di gennaio le richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi si caratterizzano infatti per un calo del -1,4% rispetto al corrispondente mese del 2020, a fronte del ben più marcato -27,1% fatto segnare dai prestiti personali.Un’ulteriore evidenza che emerge dallo studio di CRIF riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti, che nell’aggregato di prestiti personali e finalizzati nel primo mese dell’anno si è attestato a 9.431 Euro, sostanzialmente invariato rispetto al valore del gennaio 2020. Dopo il calo fatto segnare nell’ultima parte del 2020, anche a gennaio le richieste di mutui e surroghe restano in territorio negativo, facendo segnare una flessione del -6,6% malgrado il comparto benefici ancora di una dinamica positiva dei mutui di sostituzione, sostenuti da condizioni di offerta vantaggiose. Per quanto riguarda la distribuzione per classe di durata dei mutui, invece, anche il mese di gennaio ha visto gli italiani orientarsi verso piani di rimborso più lunghi, con più del 79% delle richieste che prevede una durata superiore ai 15 anni.“La perdurante incertezza riguardo i tempi di ritorno a una situazione di normalità, acuita anche dall’instabilità dello scenario politico, sta frenando le decisioni degli italiani relativamente ai consumi, specie quelli di beni durevoli o non strettamente indispensabili, e all’investimento sulla casa” – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF – Per il comparto del prestiti le previsioni per l’anno in corso restano positive, con un progressivo recupero delle richieste favorito dall’auspicato miglioramento dell’attività economica, mentre la dinamica dei mutui potrebbe confermarsi in territorio negativo anche nei prossimi mesi”.

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