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Possiamo fare a meno della Cina?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

La maggior parte degli oggetti che acquistiamo e usiamo sono “made in China”, anche per una convenienza del luogo di produzione che ha spinto diverse aziende “occidentali” a delocalizzare la produzione (così come anche in Paesi della stessa regione). E oggi possiamo fare acquisti, anche di qualità, che prima erano più costosi. Il regime cinese, inoltre, detiene il 93% delle scorte mondiali di rame, il 74% di alluminio, il 68% di mais e il 51% di frumento. Tra le altre cose, se dovesse andare in porto la recente decisione del Parlamento europeo di bandire le auto a combustione entro il 2035, occorre ricordare: – le attuali produzioni “non-cinesi” di auto elettriche, sono nicchie costose e abbastanza esclusive. E al momento e in prospettiva, non si notano grandi cambiamenti ; – economicità e dominio del mercato di molti prodotti “made in China” si potrebbero estendere alle auto; – la Cina, oltre a controllare la filiera delle terre rare e i processi di raffinazione di litio, cobalto e nichel, produce oltre la metà degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde.La compressione dei prezzi e dei tassi di interesse di cui siano stati protagonisti negli ultimi trent’anni è frutto essenzialmente della globalizzazione, a cui hanno contribuito le centinaia di migliaia di lavoratori dall’est europeo e dalla Cina che hanno consentito di tenere bassi i salari e i costi dei prodotti esportati in Occidente. Questi lavoratori vanno esaurendosi e, al momento, non sembra verranno rimpiazzati da africani e orientali vari. La globalizzazione per certi versi continua ma a dimensioni diverse. L’inflazione ha raggiunto livelli alti.La “derussizzazione” della nostra economia è solo agli inizi e il consumatore medio non ne sente ancora le conseguenze . La “decinizzazione” non è un’ipotesi inesistente, visto che la Cina di Xi Jinping non passa giorno senza elogio di Putin, o che minacci di invadere Taiwan, o che continui nelle sue oppressioni politiche (Hong Kong) ed etnico/religiose (Uiguri), etc. Cosa dovrebbe/potrebbe accadere nel momento in cui dovremmo avere a che fare con la “decinizzazione”? Al momento, visto lo stato dei fatti e delle prospettive a breve e lungo termine, per noi si prospettano economie molto grige. Dopo il “laissez-faire” e il “laissez-passer” che abbiamo usato con la Russia di Cecenia, Georgia, Crimea, etc, abbiamo imparato che è meglio prevenire che combattere? Dove la posta in gioco, questa volta, è molto più alta? François-Marie Arouet – http://www.aduc.it

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Capital Group: Il copione in Cina è cambiato?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

A cura di Chris Thomsen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Gli investitori si trovano ad affrontare nuovi rischi e un mercato in costante evoluzione. Con il conflitto in Ucraina, l’inflazione elevata e l’aumento dei tassi di interesse, il futuro appare quanto mai incerto. In questi tempi di incertezza, crediamo sia importante fare un passo indietro e considerare le tendenze di lungo periodo che guidano le aziende e i mercati. Per questo motivo abbiamo identificato 10 trend chiave: 1) Potere dei prezzi Riteniamo che l’inflazione si accentuerà nei prossimi mesi, rivelandosi uno dei maggiori rischi che gli investitori dovranno affrontare nel 2022. 2) La tripletta tecnologica. I semiconduttori, il cloud computing e il software – quello che chiamiamo il trio tecnologico – sono tre settori che seguiamo da vicino. Nonostante i problemi legati alla catena di approvvigionamento, non prevediamo la fine della domanda mondiale per i semiconduttori. Oggi una nuova automobile utilizza fino a 3.000 chip e questo numero cresce con ogni nuovo modello. 3) Dividendi In modo particolare in Europa, le società hanno sospeso i dividendi durante la pandemia principalmente a causa di pressioni politiche o normative; tuttavia, molte di esse dispongono, al momento, di capitale in eccesso da reimpiegare sotto forma di dividendi. 4) Innovazione sanitaria. Oggi disponiamo di nuove terapie progettate per ingegnerizzare il modo in cui l’organismo riconosce e cura la malattia. Queste terapie hanno il potenziale per allungare la vita e generare ricavi miliardari per le aziende che sono in grado di svilupparle con successo. 5) Trasformazione dei trasporti. La curva di adozione dei veicoli elettrici (EV) si è impennata grazie soprattutto agli incentivi governativi e agli standard di emissione più severi per le auto a gas, in particolare in Cina e in Europa. Anche il prezzo delle batterie, che può rappresentare un terzo del costo di un veicolo, è crollato. 6) Cina: I rischi per gli investimenti in Cina sono aumentati a causa di questioni macro e normative. Gli investitori devono prestare attenzione a settori come l’immobiliare, l’istruzione e il gioco d’azzardo. 7) Media disruption. Sotto la spinta del boom di giochi dell’era pandemica, il panorama dei media sta trasformando radicalmente il modo in cui le persone comunicano e si svagano. 8) Il futuro dei finanziari. Oggi il settore finanziario comprende un insieme di opportunità più ampio rispetto alle banche e alle assicurazioni tradizionali. Tra queste vi sono le borse, i fornitori di dati e gli asset manager 9) Gli investimenti ESG sono ovunque e diventeranno sempre più importanti. 10) Reddito fisso flessibile. L’inflazione è in forte crescita e ciò ostacola i rendimenti obbligazionari. La buona notizia? L’inflazione elevata è in parte una risposta alla straordinaria domanda dei consumatori.

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Ucraina: Cia, sbloccare grano nei porti per evitare colossale crisi alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Per scongiurare una colossale crisi alimentare, bisogna sbloccare subito il grano fermo nei porti ucraini. Non ci si può permettere una “guerra del pane” globale, che avrebbe ulteriori effetti destabilizzanti per tutti sia a livello geopolitico che economico. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai piani messi in campo per liberare circa 25 milioni di tonnellate di grano di Kiev, stoccato nei silos e ora anche a rischio marcimento per via del caldo eccezionale. Bisogna evitare ogni nuova escalation e fare di tutto per raggiungere al più presto un accordo che porti alla ripresa dell’export di grano bloccato nei porti del Mar Nero e destinato soprattutto ai Paesi dell’Africa, che sono quasi totalmente dipendenti da queste risorse -osserva Cia-. In diverse aree del continente africano le tensioni sono già iniziate, la carenza di cereali si aggrava e aumenta il pericolo povertà.D’altra parte, oltre il 50% del grano gestito dal Programma alimentare della FAO arrivava, abitualmente, dall’Ucraina -ricorda Cia-. E l’Onu ha già avvertito che, se la guerra andrà avanti e il “granaio del mondo” resterà sotto le bombe, potrebbe salire a quota 320 milioni il numero di persone a soffrire di fame acuta nel pianeta.Per questo motivo, Cia si unisce ai numerosi appelli già lanciati, dal premier Draghi a Papa Francesco, per chiedere di accelerare lo sblocco del grano ucraino ed evitare una catastrofe alimentare. Allo stesso tempo, i principali Paesi dovranno aumentare la produzione di grano, anche per colmare la minore offerta sui mercati internazionali. In quest’ottica, alla Commissione Ue spetterà decidere se accogliere la richiesta degli Stati membri, compresa l’Italia, all’ultimo Consiglio Agrifish, di una deroga alla rotazione per il 2023, per consentire un incremento delle semine. Quanto all’Italia, resta prioritario intervenire in maniera strutturale per abbassare i costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo, arrivato fino a 1,45 euro al litro. Il prezzo straordinario dei carburanti mette a rischio le trebbiature nelle aree marginali e meno produttive -sottolinea Cia- riducendo i raccolti di grano duro in una fase così delicata.

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Cina: Problemi economici e finanziari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm. Nel 2021 il Dragone è stato uno dei mercati che ha registrato le performance peggiori: l’indice MSCI China è sceso del 22%, sottoperformando le azioni americane di quasi il 50%. Dunque, lo scorso anno, mentre i mercati globali volavano, le azioni cinesi hanno registrato performance poco brillanti, ma anche il 2022 non sembra essere iniziato sotto i migliori auspici, almeno per ora, dal momento che gli investitori stranieri hanno scaricato azioni cinesi per un valore record di 6 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno. L’indice di riferimento “CSI 300” è, infatti, solo del 4% al di sopra rispetto al livello di fine 2019, quando furono segnalati i primi focolai di Covid-19 in Cina. E l’indice Nasdaq Golden Dragons, che riunisce i grandi gruppi tecnologici cinesi quotati a New York, è sceso di circa il 25% del suo valore, mentre l’S&P 500 statunitense e il Nasdaq Composite, incentrato sulla tecnologia, sono aumentati rispettivamente del 37% e del 52% circa. È stata la crisi finanziaria del 2008 a porre la Cina tra i grandi protagonisti del sistema finanziario globale. In quell’occasione il governo del Paese aveva iniettato un’enorme quantità di denaro nel sistema per compensare il forte calo delle esportazioni. La Cina deteneva già il più grande stock di riserve valutarie al mondo ed è emersa dalla crisi consolidando la sua posizione di maggiore esportatore e seconda potenza economica globale. Oggi l’economia cinese si sta rapidamente avvicinando a quella degli Stati Uniti come motore chiave della crescita mondiale e si stima che proprio dalla Cina proverrà circa un quarto della crescita globale dei prossimi anni. Il tutto in un contesto in cui il governo di Xi sta intervenendo per ridefinire la scala di potere tra pubblico e privato e cercare di porre rimedio agli eccessi della crescita economica, limitando a livello regolamentare la possibilità di crescere a debito. Nel caso del settore immobiliare, lo Stato ha agito per cercare di frenare l’eccessiva leva finanziaria attraverso una serie di regole, che non sono servite ad evitare a Evegrande di finire sull’orlo del fallimento. La mano del governo cinese non si è, però, concentrata solo sul mondo dell’immobiliare: anche il comparto del tech è stato preso di mira, con l’obiettivo di limitarne il potere economico. Come non ricordare poi la forte reazione contro Alibaba quando il governo ha bloccato la quotazione a Shanghai e a Hong Kong della sua divisione dedicata ai pagamenti digitali. La società è stata poi anche multata per quasi 3 miliardi di dollari per questioni di antitrust. A WeChat e ByteDance sono invece (per il momento) stati lanciati solo degli avvertimenti. Ci sembra evidente come la recente spinta del governo cinese rientri nell’obiettivo di rafforzare il potere politico nei confronti delle società quotate di maggiori dimensioni. Il messaggio è che a guidare il Paese è il partito comunista, mentre il capitalismo è solo un mezzo per raggiungere gli obiettivi della nazione. Da un punto di vista finanziario, questo posizionamento indebolisce le realtà tech, causando un calo nelle performance aziendali, come si può vedere nel grafico seguente, dove la linea nera rappresenta la performance delle società cinesi quotate a Hong Kong, che per la maggior parte appartengono al settore tech, rispetto ad altri indici globali.Infine, a seguito della guerra scoppiata in Ucraina, i rapporti del gigante asiatico con l’Occidente sono tutt’altro che chiari. Ci sono poche probabilità che le sanzioni contro la Russia possano essere estese anche alla Cina, se non nel caso in cui il Dragone si sbilanciasse definitivamente a favore di Putin. Ci sembra dunque poco probabile che gli strumenti finanziari cinesi, data la loro importanza nel panorama globale, possano essere colpiti come accaduto con quelli russi. Tuttavia sottolineiamo ancora una volta l’importanza di mantenere una esposizione controllata e di investire in maniera diversificata, controllando i rischi di portafoglio. (abstract http://www.moneyfarm.com)

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La nuova valuta commerciale di Russia e Cina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Può sorprendere quei politici che credono che gli eventi importanti accadano all’improvviso, senza la necessaria e lunga preparazione. La possibile apparizione di una nuova moneta internazionale alternativa al dollaro non è una sorpresa. A metà marzo si è tenuto in Armenia l’incontro “Nuova fase della cooperazione monetaria, finanziaria ed economica tra l’Unione economica euroasiatica (Uee) e la Repubblica popolare cinese”, organizzato dalla Commissione economica euroasiatica e dall’Università Renmin di Pechino per definire i contorni di un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale, almeno per quanto riguarda la parte orientale del mondo. L’Uee è l’unione economica e commerciale cui partecipano la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan, la Kirghisia e l’Armenia con un Pil di circa 1.700 miliardi di dollari. Essa è molto proiettata verso una stretta collaborazione con la Belt and Road Initiative, la nuova Via della seta voluta dalla Cina. Già nel 2020 la Cina aveva aumentato di circa il 20% il suo turnover commerciale con l’Uee, mentre l’utilizzo delle monete nazionali rappresentava solo il15% dell’interscambio totale. Sul tavolo vi è la creazione di una “nuova moneta” basata su un paniere di valute, tra cui il rublo e lo yuan, ancorata anche al valore di alcune materie prime strategiche, incluso l’oro. Pensare che sia solo la reazione disperata alla recente imposizione di super sanzioni nei confronti della Russia, sarebbe una valutazione fuorviante. Si tratta, invece, di un progetto in campo da molti, molti anni, sia in Russia sia in Cina. Il progetto fu reso pubblico già nell’ottobre del 2020 dall’economista russo Sergei Glazyev, membro del consiglio e ministro incaricato dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione economica euroasiatica. Egli aveva sollecitato a creare nuovi strumenti nazionali di pagamento per accantonare l’utilizzo di “valute di Paesi terzi”, intendendo ovviamente soprattutto il dollaro e l’euro, nelle transazioni commerciali e monetarie tra i membri dell’Unione euroasiatica e la Cina. Glazyev affermava che l’idea era la risposta “alle sfide e ai rischi comuni associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli Stati dell’Uee e la Cina”. Si trattava di un piano per superare il sistema unipolare del dollaro, già in atto dopo le sanzioni imposte alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014. L’economista russo sosteneva che l’infrastruttura finanziaria e di pagamento era già stata creata ed era necessario sviluppare un sistema d’incentivi per favorirne l’utilizzo nelle relazioni commerciali ed economiche. Il ministro della Commissione economica euroasiatica proponeva: 1) sviluppare dei meccanismi per stabilizzare i tassi di cambio delle valute nazionali dei Paesi membri, riducendo le commissioni bancarie e gli interessi sui prestiti; 2) creare dei meccanismi per determinare i prezzi delle merci nelle valute nazionali nell’ambito degli accordi tra l’Uee e la Belt and Road Initiative, coinvolgendo in seguito anche altri Paesi, eventualmente quelli della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e quelli dell’Asean.Naturalmente in tale processo s’inserisce anche la recente richiesta di Putin di esigere il pagamento in rubli delle forniture del gas, i cui contorni sono ancora da chiarire. Riconoscendo l’incapacità del dollaro di sostenere l’intero sistema monetario e finanziario globale, già prima della grande crisi finanziaria del 2008 avevamo proposto l’idea di creare, in modo lungimirante e concordato, un nuovo sistema internazionale basato su un paniere di monete importanti, tra cui il dollaro, l’euro, lo yuan e il rublo. In un mondo erroneamente creduto unipolare, purtroppo, non se n’è fatto niente. Il sistema del dollaro, e gli interessi geoeconomici a esso connessi, non l’hanno permesso. La recente proposta russo-cinese di creare una loro nuova moneta basata su un paniere di valute e di materie prime è un dato di fatto da analizzare. Possiamo solo affermare che, in questo modo separato, purtroppo non potrà che approfondire la divisione tra Est e Ovest e aggravare ulteriormente la pericolosa situazione attuale. Pesanti, secondo noi che ne scriviamo da anni, sono le responsabilità dei competenti organismi internazionali, come il G20, che non hanno mai voluto affrontare con determinazione la questione, nonostante le varie crisi finanziarie e le richieste avanzate da più parti. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Ucraina. La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari. Il motivo? I numeri del commercio mondiale. L’interscambio commerciale Cina-Russia vale 147 miliardi di dollari, quello tra Cina e Usa vale 750 miliardi e quello tra Cina e Unione europea è di 820 miliardi. Dunque, a fronte di 147 miliardi di rapporti commerciali con la Russia, l’Occidente vale 1.570 miliardi. La Cina rappresenta l’alleato di una Russia ormai sempre più isolata, che potrà vincere una battaglia ma perderà la guerra. Dichiara la Cina che l’amicizia con la Russia è duratura e solida come una roccia. Tra durata e solidità e 1570 miliardi non abbiamo dubbi sulla scelta della Cina. Primo Mastrantoni, Aduc

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La Cina ha cambiato rotta: i mercati se ne sono accorti?

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

Il Portfolio Manager Iain Cunningham analizza cosa c’è dietro alla debolezza della crescita in Cina e come sia il momento di trarre vantaggio dalle valutazioni depresse. Mentre molte economie occidentali erano alle prese con l’aumento dell’inflazione e l’infinito dibattito sul tapering, il 2021 è stato considerato da Xi Jinping una “finestra di opportunità” per i responsabili politici per affrontare gli squilibri strutturali dell’economia cinese. L’inasprimento del credito e della regolamentazione in Cina, tuttavia, ha ora lasciato il posto a una stabilità politica e a forti stimoli, in un momento in cui la liquidità negli Stati Uniti si sta contraendo.L’economia cinese ha subito quattro flessioni cicliche nell’ultimo decennio: 2011-2012, 2014-2015 e 2018-2019 e 2021 fino a oggi. Queste flessioni sono state innescate da inasprimenti delle politiche, avvenuti all’inizio del 2011, 2014, 2018 e 2021 e terminati con un allentamento seguito da stimoli.Anche questa volta i policymaker cinesi sono rimasti fedeli allo stesso schema. Alla fine del 2020 avevano dichiarato di vedere il 2021 come una “finestra di opportunità” per affrontare gli squilibri strutturali. Quella “finestra di opportunità” era guidata da una forte crescita globale, che sosteneva la forza delle esportazioni cinesi, mentre l’economia domestica dimostrava un’elevata probabilità di superare il suo obiettivo di crescita annuale. In quel contesto positivo, le autorità hanno coraggiosamente spostato l’economia in un ciclo di decrescita del credito, applicato regolamenti macroprudenziali ai promotori immobiliari e al mercato immobiliare, attuando anche un ampio ripristino normativo e dell’antitrust. Nel complesso, ciò ha spostato la politica da “allentata” nel 2020 a “rigida” nel 2021, con gli asset di rischio cinesi e asiatici che hanno risentito di condizioni di liquidità più restrittive, venti contrari normativi e la prospettiva di una crescita economica più debole.L’effetto economico di queste misure restrittive ha cominciato a farsi sentire negli ultimi trimestri, con l’economia cinese in fase di rallentamento, ed è altamente probabile che la crescita continui a indebolirsi nei prossimi trimestri, dato che gli effetti dell’inasprimento continuano a diffondersi. Di conseguenza, alla fine del 2021, i responsabili politici cinesi hanno impresso una svolta alla loro politica.

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In Cina parte l’anno della Tigre ma gli investitori non devono avere paura”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2022

A cura di Jimmy Chen, Portfolio Manager del fondo Comgest Growth China. La Cina si prepara a celebrare l’inizio dell’Anno della Tigre il 1° febbraio 2022. Secondo Comgest, ci sono molteplici opportunità di crescita e di stock picking, nonostante il giro di vite normativo che ha spaventato così tanto gli investitori stranieri nel 2021.La Cina offre agli investitori internazionali una diversificazione rispetto ai mercati sviluppati. Con il PE della Cina rispetto agli Stati Uniti vicino al picco del decennio e la forte crescita stimata degli utili, la bassa correlazione potrebbe giocare a favore delle azioni cinesi nell’anno della Tigre. La Cina richiede un atteggiamento un po’ contrarian, dato che la Cina ha spesso avuto una forte performance quando sembrava essere in crisi.È molto improbabile che nell’anno della Tigre si ripeta il giro di vite normativo dell’anno del Bue. Questo non perché la spinta della ‘Prosperità comune’ sia finita, tutt’altro. Piuttosto, il governo cinese ha un obiettivo a lungo termine per consentire a un numero maggiore di cittadini l’accesso a uno stile di vita tipico della classe media.Gli stock picker come Comgest hanno bisogno di considerare l’agenda del governo e il rischio normativo nella propria selezione di titoli. La prosperità comune è vista da molti soltanto in maniera negativa, ma in realtà offre molte opportunità agli investitori a lungo termine. Non dimentichiamo che la Cina è la patria di alcune aziende incredibilmente dinamiche e innovative. Prendiamo come esempio i videogiochi e, in particolare, i giochi per dispositivi mobili, che rappresentano una grande esportazione a livello culturale della Cina – l’equivalente cinese dei film di Hollywood. Aziende come Tencent e Netease hanno un enorme mercato interno per affinare le loro competenze e per costruire economie di scala nel gaming. Tencent ha imparato in fretta, con la pulizia normativa che coinvolge i giochi, i social media e l’eCommerce. Sono tutti nel mirino delle autorità cinesi. Un ripensamento ha portato Tencent ad adottare un approccio di investimento più cauto in Cina nell’ultimo anno. Ora, invece la società si sta concentrando maggiormente sull’espansione all’estero. Sulla base della sua onnipresente app WeChat, il suo predominio nel mercato cinese dei giochi e i suoi investimenti all’estero, crediamo che l’azienda sarà in grado di prolungare il suo percorso di crescita dell’ultimo decennio. Tencent è attualmente la posizione più grande del fondo Comgest Growth China. Con un forte sostegno statale e l’ambizione di rendere la Cina un polo produttivo ad alta tecnologia, le aziende cinesi hanno sviluppato un know-how tecnologico in mercati in crescita nascenti come la mobilità elettrica. Grazie alla tecnologia e alla produzione all’avanguardia, gli operatori più dinamici possono conquistare ampie parti del mercato. Uno dei nostri investimenti è Bafang Electric, uno dei maggiori produttori di motori elettrici per biciclette elettriche. È un’azienda ancora giovane, fondata nel 2003, e già in competizione con Shimano e Bosch. Il mercato sanitario cinese si sta aggiornando rapidamente, poiché la Cina vuole migliorare la sanità pubblica. Il paese ha dato un grande impulso alla ricerca e allo sviluppo per cercare di mettersi al passo con gli attori occidentali. Noi investiamo in WuXi Biologics, per esempio. La società è già diventata il più grande partner di outsourcing per l’industria biofarmaceutica globale nella scoperta e nello sviluppo di farmaci biologici. Grazie al suo enorme successo nel mercato dell’esportazione, il 70% delle sue entrate viene ora da fuori della Cina. (abstract)

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PIMCO: Cina, allentamento delle politiche per sostenere la crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2022

A cura di Carol Liao, Economista per la Cina di PIMCO La PBOC ha tagliato il tasso d’interesse di 10 punti base in seguito al continuo indebolimento della crescita a dicembre, anche se l’impatto sulla crescita sarà probabilmente limitato, dato che la domanda di credito è ancora limitata dalla debolezza della domanda di prestiti per l’edilizia residenziale. Il governo ha annunciato misure concrete per incentivare le infrastrutture ma modeste mosse su immobiliare e consumi nelle ultime settimane. È improbabile che il sostegno alle infrastrutture possa compensare la debolezza del settore immobiliare e dei consumi delle famiglie nel primo trimestre. Le politiche abitative non invertiranno la rotta, ma correggere la sovra-attuazione e stabilizzare non solo l’offerta ma anche la domanda dovrebbe essere la priorità politica a breve termine. Sono necessarie altre misure per stabilizzare il mercato immobiliare e aiutare le famiglie.Ci aspettiamo che la crescita del primo trimestre segni un ulteriore indebolimento e che arrivino altre misure di allentamento nel primo trimestre, fino ad aprile. Tuttavia, l’economia, in particolare il mercato immobiliare, si deteriorerebbe ulteriormente prima di migliorare. Ci vorrà più tempo e misure di allentamento perché il sentiment del mercato immobiliare si normalizzi. La riunione dell’NPC a marzo sarà un evento chiave per l’annuncio di obiettivi dettagliati e il piano delle politiche per il 2022. La recente ondata di Covid sembra diminuire, ma le restrizioni ai viaggi e il distanziamento sociale probabilmente rimarranno per i festeggiamenti del Capodanno cinese e i giochi olimpici invernali (fino al 20 febbraio), il che potrebbe intaccare i consumi e la ripresa del settore dei servizi. La Cina probabilmente si atterrà a una strategia “Covid-zero” nel 2022, nonostante i costi economici e sociali sempre più elevati. Il catalizzatore per una rettifica potrebbe essere la scoperta di una cura, o una conclusione scientifica più concreta sul basso tasso di mortalità/ospedalizzazione di Omicron. Con queste condizioni, il governo potrebbe riconsiderare la strategia “zero-Covid” dopo il 20° Congresso del Partito in ottobre.

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Robeco: La Cina mostra la sua forza politica, ma saprà ancora reagire alle situazioni più complicate?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco Nel 2022, la Cina sarà probabilmente in cima ai pensieri degli investitori, a prescindere dalle Olimpiadi invernali in programma a febbraio nella città di Pechino. La sola Cina negli ultimi dieci anni ha generato il 30-40% della crescita annuale del PIL globale e nel 2020 ha ricondotto il ciclo economico globale verso la ripresa. Nel 2021, tuttavia, una decelerazione indotta dalla politica interna ha ridotto il contributo cinese alla crescita globale, mentre le economie sviluppate hanno recuperato terreno.In vista dell’atteso ridimensionamento dell’impulso monetario e fiscale in Occidente, a partire dal 2022, la traiettoria di crescita cinese assumerà ancora maggior rilevanza per l’economia globale. Quindi, ora più che mai, con il sopraggiungere del nuovo anno gli investitori devono chiedersi: ‘Cosa c’è nella lista dei desideri di Pechino per il 2022?’ Il potere economico della Cina è tale per cui anche piccole oscillazioni nella sua traiettoria di crescita sono in grado di influenzare gli altri Paesi asiatici. Negli ultimi anni le azioni dei mercati emergenti hanno sottoperformato quelle dei Paesi sviluppati e perso appeal in un portafoglio multi-asset. La prima questione da affrontare riguarda l’iniqua distribuzione della ricchezza prodotta dai circa 1,4 miliardi di abitanti del Paese, che ha portato il governo a introdurre il programma “Prosperità comune”. In termini di disparità della ricchezza, la società cinese è pressoché al livello degli Stati Uniti: l’1% delle famiglie più ricche possiede un terzo della ricchezza del Paese. Il presidente Xi Jinping teme però che l’eventuale perdurare di questa disuguaglianza scaturirebbe in una polarizzazione e aumento del populismo osservato negli Stati Uniti, con potenziali rischi per il Partito comunista. L’establishment politico cinese sa che i maggiori problemi del Paese si annidano al suo interno, considerando l’elevatissimo rapporto debito totale/PIL del 270%, una popolazione che invecchia e che inizia a peggiorare gradualmente l’indice di dipendenza demografica e, infine, i costi ambientali crescenti. Per affrontare queste sfide a lungo termine, il programma ”Prosperità comune” si concentra su tre settori problematici, immobiliare, tecnologico e istruzione nei quali si assiste a forti concentrazioni di ricchezza e potere di mercato. Per esempio, la politica delle “tre linee rosse” della People’s Bank of China (PBOC) – un rapporto passività/attività inferiore al 70%, un rapporto di indebitamento netto inferiore al 100% e un rapporto liquidità/debito a breve termine superiore a 1x – ha imposto un deleveraging forzato al settore immobiliare. A farne le maggiori spese è stata Evergrande, avviata verso un processo di ristrutturazione del debito. Queste restrizioni frenano i prezzi e le vendite immobiliari cinesi e, di conseguenza, danneggiano anche la crescita dei consumi interni perché erodono “l‘effetto ricchezza”. Storicamente, infatti, esiste una forte correlazione positiva tra la crescita dei consumi cinesi e i prezzi degli immobili residenziali nazionali, poiché la ricchezza delle famiglie è in maggior parte costituita dagli asset immobiliari.Nel frattempo, la pandemia da Covid-19 continua a preoccupare il mondo e, data la strategia contro il Covid a tolleranza zero e le prove emergenti circa l’inefficacia del vaccino Sinovac contro Omicron, anche in Cina l’isolamento potrebbe intensificarsi di qui a poco. Ciò potrebbe comportare un’ulteriore riduzione della domanda interna, per di più alla vigilia delle Olimpiadi invernali e, con il Congresso del Partito alle porte, probabilmente il presidente Xi interverrà per salvaguardare la stabilità sociale predisponendo una serie di misure economiche utili nel breve termine.L’allentamento della politica monetaria attraverso ulteriori tagli alla percentuale della riserva obbligatoria (RRR) e un’inversione positiva del credit impulse nel primo semestre 2022 saranno, insieme all’impiego di stimoli fiscali e ad un allentamento della regolamentazione immobiliare, saranno gli strumenti economici applicabili fin da subito.Visto l’acuirsi delle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti (soprattutto riguardo a Taiwan), i vantaggi derivanti al presidente Xi da un ulteriore aumento della produttività interna attraverso politiche fortemente interventiste non sono venuti meno. Il programma “Prosperità comune” non è destinato ad esaurirsi a breve. Per gli investitori ne consegue grande incertezza.

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Un mercato immobiliare stanco e nuove restrizioni non scalfiscono la Cina

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

A cura di David Raper, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. L’economia cinese rimane sottotono nonostante una leggera ripresa recente; la produzione industriale è aumentata del 3,5%, le vendite al dettaglio sono cresciute del 4,9% e l’indice PMI manifatturiero dei direttori degli acquisti è salito al 50,1%. Il flusso di notizie suggerisce che la flessione del mercato immobiliare del Paese e la crescita delle vendite al dettaglio continueranno ad essere moderate dopo le rinnovate restrizioni dovute al Covid-19.NetEase ha potuto contare sul successo di diversi titoli di videogiochi, sia in Cina sia all’estero. Inoltre, le prospettive in termini di lanci di nuovi titoli restano solide. Dingli ha assistito a un calo delle tariffe, negli USA, inferiore al previsto (persino molto più basse di quelle dei suoi omologhi cinesi) delle sue piattaforme aeree di lavoro. Lepu ha annunciato un piano di riacquisto di proprie azioni e ha tratto vantaggio dalla notizia che il suo kit per test antigenici per il Covid-19 può rilevare la variante Omicron.Tra i titoli che hanno registrato performance positive, segnaliamo Alibaba, Weigao e TravelSky. Nonostante abbia registrato una crescita del 16% dei ricavi ricorrenti, l’attività commerciale di Alibaba è cresciuta solo del 3% a causa di un contesto macroeconomico debole e della perdita di quote di mercato. Ci aspettiamo di assistere a una ripresa della crescita delle vendite al dettaglio dell’azienda, a livello mondiale, nei prossimi trimestri. I materiali di consumo medicali di Weigao potrebbero essere inclusi, in futuro, nell’offerta di una centrale d’acquisto, il che potrebbe portare a una significativa riduzione dei prezzi. Riteniamo che un aggiornamento del prodotto dovrebbe ridurre questo rischio. TravelSky continuerà a far fronte a pressioni se il Covid-19 e la nuova variante Omicron continueranno a diffondersi rapidamente.

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La Cina persegue l’autosufficienza in un contesto di rallentamento della crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

a cura di Paul Smillie, Analista del credito senior, Lin Jing Leong, Analista senior del debito sovrano, Asia emergente e Justin Ong, Analista di ricerca senior, Debito societario Asia di Columbia Threadneedle Investments. La decisione presa da Pechino in luglio di consentire alle società di servizi di doposcuola di svolgere aspetti fondamentali della loro attività solo su base non profit potrebbe essere sembrata alquanto bizzarra agli investitori occidentali. La misura, tuttavia, non era mirata soltanto ad alleggerire il crescente onere dell’istruzione per le famiglie nell’ambito del programma di “prosperità comune”. Ciò che molti non hanno capito è che il provvedimento puntava anche a rafforzare il potere di spesa delle classi medie in modo che potessero comprare più prodotti cinesi e ridurre la dipendenza dell’economia dalle esportazioni.Nel 2021 la Cina ci ha riservato molte sorprese. Non da ultimo, la sua espansione ha subito una decelerazione superiore al previsto. A causa delle riforme politiche, della stretta creditizia e dei blackout, la crescita del PIL dovrebbe a nostro avviso chiudere l’anno al 7,5-8%, per poi rallentare ulteriormente e portarsi a meno del 5% nel primo semestre 2022. Altrettanto sorprendenti, tuttavia, sono state le riforme politiche.Pechino ha approfittato dell’elevato tasso di crescita all’inizio del 2021 per mettere ordine nell’economia, il che è lodevole. In prospettiva, le autorità cinesi sono chiamate a perseguire un delicato equilibrio economico: mantenere la disoccupazione al di sotto del livello critico del 5,5%, proseguendo al contempo la stretta creditizia nei settori altamente indebitati come l’immobiliare, le amministrazioni locali e le imprese statali. Nel frattempo, Pechino sta cercando di stimolare i consumi interni e di ridurre la dipendenza dal mondo esterno – in termini sia di esportazioni che di investimenti esteri – in un periodo di continue tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Le piccole e medie banche cinesi, che nel 2020 hanno dato il principale contributo all’espansione del credito per contrastare la pandemia, sono le più esposte al settore immobiliare. Mentre le cinque maggiori banche sono adeguatamente patrimonializzate e sono cresciute in modo ordinato, a giudicare dagli standard occidentali circa la metà degli istituti di minori dimensioni è tecnicamente insolvente. A partire dalla crisi finanziaria globale l’attivo delle “Big Five” è passato dal 110% al 135% del PIL, mentre quello delle banche più piccole è schizzato dal 90% al 190%. Ciononostante, la Cina è consapevole del problema e possiede le risorse per risolverlo. Una crisi finanziaria sembra improbabile, data l’assenza di un evidente canale di contagio verso i mercati finanziari globali: le banche cinesi si finanziano a livello nazionale e la People’s Bank of China (PBoC) dispone di un potente arsenale di strumenti da impiegare in caso di problemi di finanziamento. Malgrado la presenza di potenziali catalizzatori interni ed esterni in grado di innescare un congelamento dei finanziamenti, nessuno di essi potrebbe materializzarsi senza una perdita di fiducia nel sistema, che sembra improbabile.Tuttavia, malgrado le sorprese normative del 2021 e il rallentamento della crescita economica, rimangono opportunità per investire nell’ampio universo azionario cinese. Nonostante gli ostacoli normativi associati all’e-commerce, alla prosperità comune e ai servizi di doposcuola, in molte altre aree le politiche di Pechino sono incoraggianti. Tra queste figurano la produzione manifatturiera ad alto valore aggiunto e l’energia verde, ad esempio nel settore dei veicoli elettrici. Gli obiettivi strategici emersi dal 2021, anziché agire da freno, daranno un forte impulso a questi settori. (Abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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Sicit: Nuovo stabilimento in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

SICIT annuncia un importante accordo per la realizzazione di un nuovo impianto produttivo nella regione di Tianjin. L’accordo è stato firmato dalla società vicentina con la Tianjin Port Free Trade Zone Administrative Committee e con il partner cinese Jiegao Technology Co. Ltd. SICIT, eccellenza italiana dell’economia circolare e della green economy, produce biostimolanti per l’agricoltura e ritardanti per l’industria del gesso utilizzando i residui dell’industria conciaria. Le tecnologie proprietarie ne fanno una leader mondiale del settore, fornitrice dei colossi globali della chimica e dell’agrochimica. È controllata da Intesa Holding, che riunisce le imprese del distretto conciario vicentino, e da NB Renaissance, società di private equity che investe in eccellenze industriali italiane. Il nuovo stabilimento, che sorgerà in un’area urbana distante meno di 200 chilometri da Pechino, è finalizzato esclusivamente alla produzione di prodotti finiti per servire direttamente i clienti cinesi. L’investimento è di circa 10 milioni di euro. SICIT si appresta a chiudere l’anno con risultati molto soddisfacenti. “Grazie alle performance positive dei biostimolanti e del biofuel – ha affermato l’amministratore delegato dell’azienda vicentina Massimo Neresini – puntiamo a un fatturato 2021 di oltre 75 milioni di euro”. Nel 2020 i ricavi di SICIT erano stati pari a 63,2 milioni.

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Editoria e il monopolio cinese dell’industria della carta

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2021

E’ inaccettabile, con rischi per l’industria anche editoriale. La carta è una materia prima chiave per la produzione dei giornali, con costi per l’industria editoriale – dichiara il deputato Federico Mollicone, responsabile Cultura di FDI e capogruppo in commissione Editoria – abbiamo presentato sul DL Fiscale emendamenti per rifinanziare il credito d’imposta per la carta, che già fu introdotto grazie, anche, a una nostra battaglia per l’editoria nazionale in precedenti provvedimenti. In legge di bilancio proporremo emendamenti per più fondi a tutela dei posti di lavoro e del pluralismo informativo.”

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Il rallentamento della Cina non fermerà i mercati emergenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

By Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt di LGIM. Negli ultimi mesi, si è assistito a un mutamento del quadro dei mercati emergenti (EM), che, da essere reflazionistico e favorevole, è diventato abbastanza preoccupante. Le ragioni sono l’indebolimento delle dinamiche di crescita, dovuto da una contrazione degli effetti di base e dall’impatto della variante delta. Quest’ultima ha colpito principalmente i mercati emergenti asiatici, che sono da sempre la locomotiva della crescita di tutto il comparto. Ulteriori motivi di preoccupazione sono arrivati dalla Cina. Non solo le misure estremamente severe contro i nuovi casi di Covid-19 hanno portato a lockdown localizzati, ma ha preso piede anche una repressione normativa che ha coinvolto molti settori, tra cui quello immobiliare, che ha sempre avuto un ruolo centrale nella crescita del Dragone, nel benessere delle famiglie, nel generare crediti e nel creare entrate per il governo centrale. Se a questo si aggiunge anche una serie di blackout, si può comprendere perché il consensus sulla crescita della Cina sia diminuito, posizionandosi tra il negativo e lo zero nel corso del terzo trimestre. Gli economisti di LGIM hanno ridotto le stime di crescita da +8% a +7,7% nel 2021 e da +4,5% a +4,1% nel 2022.Un altro fattore preoccupante è che la Cina non è l’unico mercato emergente in cui la crescita è rallentata. Nel suo ultimo update sull’Asia Orientale e Pacifica, la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime del 2021 per l’intera regione a causa della debolezza cinese, passate dal +4,4% di aprile al +2,2% odierno (lo studio non include la Cina). Da notare che i mercati emergenti asiatici rappresentano il 55%-60% del Pil di tutto il comparto EM e il 25%-30% dell’economia globale. Al di fuori dell’Asia, le prospettive di crescita degli EM si sono comunque ridotte a causa dell’inflazione crescente, dovuta a shock sul lato dell’offerta, della crescita della domanda interna e dei maggiori costi dell’energia. Tutto questo ha portato le banche centrali di molti di questi mercati ad alzare i tassi d’interesse. Come si evince dal grafico sottostante, 11 dei maggiori mercati emergenti hanno incrementato i tassi; un numero destinato a salire nel prossimo trimestre. Oltre alle scelte politiche molto discutibili e all’inflazione crescente, i rischi sui mercati emergenti derivano anche dai prezzi delle commodity, che potrebbero risentire delle prospettive di crescita ridotte, e da un dollaro più forte, supportato dai tassi d’interesse statunitensi più alti. Se a tutto questo aggiungiamo le preoccupazioni circa il tapering della Fed, si capisce come queste problematiche abbiano causato, nelle ultime 3 settimane, una fuga degli investitori dal settore del credito dei mercati emergenti. La price action è stata ulteriormente esacerbata dalla vendita degli ETF, una via sempre più diffusa tra gli agenti del mercato per esprimere le loro previsioni a ribasso, preferita alla vendita di obbligazioni, che potrebbero essere più difficili da riacquistare in un secondo momento. Pertanto, noi di LGIM manteniamo posizioni favorevoli verso i mercati emergenti. In quanto gestori attivi, abbiamo risposto velocemente al cambiamento del sentiment sul rischio, dato che abbiamo ridotto in anticipo la nostra esposizione al real estate cinese, abbiamo gestito con successo la nostra posizione verso Huarong e abbiamo sfruttato i crescenti prezzi delle commodity per aggiungere al nostro portafoglio realtà dai fondamentali solidi. Le nostre solide posizioni di liquidità, costruite in previsione di un sentiment più debole, ci consentiranno di sfruttare ulteriormente le numerose opportunità create dal recente selloff. Naturalmente, continuiamo a essere cauti nell’impiegare la nostra liquidità, ricorrendo sempre a un’analisi approfondita dei fondamentali nazionali e aziendali. Nonostante quanto detto sopra, riteniamo che l’impatto di tutti questi fattori sia transitorio.

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GAM: Cina e Giappone tra energia pulita e innovazione

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

I recenti interventi normativi in Cina sono in sostanza guidati dalla volontà del governo di assicurare la stabilità e la sostenibilità di lungo termine del paese. Per esempio, le politiche di prosperità comune sono progettate per garantire la stabilità sociale, che è il fondamento della crescita economica della Cina. Altre regole, compresa la legislazione antimonopolistica, hanno probabilmente un effetto motivante sulla popolazione a rimanere innovativa. Le restrizioni sul gioco d’azzardo, come ulteriore esempio, sono volte a promuovere valori sociali positivi. L’economia cinese si è infatti indebolita a causa di alcuni dei recenti inasprimenti normativi. Regole più severe sull’acquisto di case hanno portato a una prospettiva negativa dei prezzi degli immobili e a un rallentamento delle vendite, con il risultato che Evergrande, insieme ad alcuni altri piccoli imprenditori del settore immobiliare con un alto livello di indebitamento, è andato in default sul debito. I consumi sono deboli a causa delle prospettive caute dell’occupazione e del reddito, mentre le carenze di elettricità e le sporadiche chiusure locali dovute al Covid-19 hanno anche avuto un impatto sull’economia. In tale contesto di incertezza, si possono comunque trovare delle opportunità. Nel breve periodo, vediamo l’opportunità di incrementare i titoli growth più venduti prima che il sentiment migliori. Guardando più avanti, i piani di sviluppo economico della Cina sono molto concreti e forniscono una tabella di marcia per gli investitori. Innovazione, digitalizzazione ed energia pulita sono tra i chiari temi politici. Crediamo che investire in settori guidati da politiche di sostegno a lungo termine potrebbe rivelarsi gratificante per gli investitori nel tempo.

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Volatilità, Cina e inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Dopo una prima metà dell’anno caratterizzata da performance generalmente positive, i mercati hanno frenato la propria rincorsa nel terzo trimestre. Le azioni dei mercati sviluppati sono cresciute solo marginalmente, mentre le obbligazioni globali sono rimaste sostanzialmente invariate. L’azionario dei mercati emergenti ha invece avuto un andamento più movimentato. Le turbolenze in Cina, innescate dalla crisi di alcune aziende immobiliari in un contesto di crescita in rallentamento, hanno pesato sul mercato azionario che nel trimestre è sceso di circa il 7%. Negli ultimi mesi tutte le nostre discussioni sono state dominate da tre questioni principali. La prima è stata la ripresa dell’economia globale. Abbiamo visto i dati macro deteriorarsi un po’, il che significa che la ripresa non è forse così forte come delineavano alcuni degli scenari più ottimistici. Il secondo centro di attenzione, ancora una volta, è stato l’inflazione. Abbiamo generalmente ritenuto, insieme a molti altri, che l’inflazione si sarebbe prima o poi regolarizzata gradualmente verso la soglia del 2%, l’obiettivo della maggior parte delle banche centrali. Nel complesso, sembra che i banchieri centrali stiano iniziando a delineare la strada della normalizzazione – forse un po’ prima di quanto avremmo potuto pensare. Ma, in un mondo in cui le catene di approvvigionamento rimangono sotto pressione, continuiamo a pensare che la rimozione dello stimolo sarà un processo graduale e attento. Infine, abbiamo rivolto molta della nostra attenzione alla Cina. Nell’ultimo anno abbiamo assistito a numerose azioni da parte del governo di Pechino che hanno preso di mira le grandi aziende, le piattaforme Internet e le società immobiliari. La crisi di Evergrande, una grande società immobiliare, merita molta attenzione.Gli ultimi mesi hanno visto i politici cinesi condurre una guerra a tutto campo contro i giganti tecnologici (e campioni della crescita) del paese, in nome dell’uguaglianza economica e sociale e di una crescita più sostenibile. In qualità di investitori globali, siamo stati in grado di osservare l’evolversi delle ostilità da una comoda distanza. Lo stesso non si può dire per quanto riguarda la crisi Evergrande: la possibilità che la più grande società immobiliare cinese potesse andare in default è stata sufficiente a preoccupare per qualche giorno la maggior parte degli investitori globali.Mentre la Cina è alle prese con la debacle di Evergrande – insieme agli investitori esposti all’High Yield cinese – il resto del mondo finanziario ha rivolto la sua attenzione alla logistica e alle frizioni sul mercato del lavoro. I problemi relativi alle scorte hanno impedito alle aziende di capitalizzare l’aumento della domanda e di conseguenza la ripresa del giro d’affari ha subito un rallentamento.Nonostante tutto, il terzo trimestre è stato ancora caratterizzato da una crescita economica positiva. Anche tutti i problemi che riguardano la catena di approvvigionamento, la mancanza di forza di lavoro, i rincari energetici sono in ultima analisi riconducibili a una crescita repentina della domanda. Questo crea un contesto positivo di fondo che ci permette di guardare ai prossimi mesi con cauto ottimismo. Lo slancio economico si è indebolito a causa dei problemi che abbiamo discusso, ma la crescita è ancora lontana dal diventare negativa. Il sostegno politico e la ripresa economica hanno sostenuto i mercati azionari. Gli investitori in euro sono inoltre stati aiutati dal dollaro USA, che si sta rivelando un rifugio sicuro per i mercati finanziari; mentre la performance delle azioni è peggiorata nella seconda metà di settembre, il biglietto verde si è apprezzato rispetto ai suoi principali omologhi globali. Quando valutiamo il ciclo delle notizie, è importante per noi vedere attraverso il rumore di fondo e isolare i fatti che determinano realmente uno sviluppo per i nostri investitori. L’ultimo fattore di rischio da considerare è la possibilità che l’inflazione si dimostri meno transitoria di quanto si pensasse inizialmente e di quanto abbiamo predicato negli scorso mesi, sulla scia delle banche centrali. La nostra opinione è che ha contare sia effettivamente ciò che pensano le banche centrali sull’argomento. Fed, Bank of England e Bce continuano a sottolineare come il fenomeno sia legato alla congiuntura, anche se cominciano a includere nella loro narrativa la possibilità che l’aumento dei prezzi abbia conseguenze più strutturali. A nostro avviso ciò non cambia di molto le prospettive di politica monetaria di breve termine ma potrebbe in qualche modo influenzare nel medio termine la velocità e la tempistica dello smantellamento dei sostegni all’economia, una prospettiva che dobbiamo monitorare.Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una forte crescita dell’economia globale che si è tramutata in rendimenti molto positivi. Il 2021 ha rispettato le premesse e crediamo che questa fase positiva continuerà nei prossimi mesi, anche se forse in misura minore. Con questo presupposto, abbiamo modificato le nostre scelte tattiche, guardando ai prossimi mesi con fiducia, ma aggiustando i portafogli per fronteggiare meglio alcune tendenze di cui abbiamo parlato precedentemente. (abstract)

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La Cina fa registrare buoni progressi sul fronte dell’investimento responsabile

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2021

A cura di Jin Xu, Gestore di portafoglio e Jess Williams, Analista di portafoglio, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. La Cina è come un Giano bifronte: da un lato è leader mondiale nello sviluppo delle energie rinnovabili, avendo installato più del doppio della capacità (misurata in gigawatt, GW) rispetto al suo concorrente più prossimo nell’ultimo decennio in termini di energia sia solare che eolica; dall’altro, nello stesso periodo, ha registrato il maggior aumento di capacità di generazione dal carbone, quasi il quadruplo rispetto a quanto osservato in India. Il governo cinese ha annunciato di voler raggiungere il picco delle emissioni prodotte dalle centrali a carbone entro la fine dell’attuale piano quinquennale che termina nel 2025, ma le nuove centrali con una vita utile di 40 anni non si conciliano con un obiettivo di azzeramento delle emissioni nette entro il 2060. La Cina è un paese di grandi progressi e grandi opportunità, ma anche di grandi contraddizioni. In termini assoluti, la Cina fornisce l’apporto più consistente alle emissioni globali, ma questo è dovuto per lo più alle sue dimensioni. Su base pro capite, le emissioni cinesi sono molto più contenute di quelle degli Stati Uniti e pressappoco in linea con quelle dell’UE, con la differenza, tuttavia, che dopo più di un secolo di aumento delle emissioni, l’UE si trova adesso su una traiettoria discendente, diversamente dalla Cina. Un altro punto da considerare è che i dati sulle emissioni a livello nazionale si riferiscono a quelle derivanti dall’attività produttiva. Di conseguenza, le emissioni generate dalla produzione di beni cinesi che vengono consumati nell’UE o negli USA sono rilevate nell’impronta di carbonio della Cina. Se prendessimo in esame le emissioni associate ai consumi pro capite, la Cina si posizionerebbe probabilmente molto meglio dell’UE, degli Stati Uniti e del Regno Unito. Visti i nuovi obiettivi “net zero” della Cina e la sua leadership nel settore delle rinnovabili – il paese produce il 70% dei pannelli solari e la metà dei veicoli elettrici a livello mondiale, e controlla una quota significativa di molti materiali che sono alla base della tecnologia di batteria – non c’è da stupirsi che gli investitori abbiano preso di mira il mercato cinese delle rinnovabili. Il crescente interesse degli investitori, specialmente di quelli consapevoli dei fattori ESG, ha spinto le imprese a porre maggiore attenzione alle informative sulla sostenibilità. L’uso del lavoro forzato nelle filiere produttive è una particolare area di rischio su cui gli investitori pongono attualmente molta enfasi. Verso la fine del 2021 è prevista la pubblicazione di un programma di decarbonizzazione più dettagliato. Questo potrebbe risolvere alcuni dei dilemmi posti dalle centrali a carbone, ed è probabile che si concentri su tre aree chiave: determinazione del prezzo del carbonio, finanza verde e investimenti tecnologici. Tali sviluppi potrebbero accelerare lo scenario già favorevole. Si tratta di un’opportunità di enormi dimensioni: l’International Renewable Energy Agency (IRENA) prevede che entro il 2050 saranno necessari 8.519 GW di energia solare in uno scenario di innalzamento delle temperature inferiore a 2°C, in linea con l’accordo di Parigi; parliamo di un aumento pari a 18 volte i livelli del 2018. Si ritiene che l’Asia, e soprattutto la Cina, rappresenterà più del 50% della potenza fotovoltaica complessiva installata, contro il 20% del Nord America e il 10% dell’Europa. Le previsioni sull’eolico onshore dipingono un quadro simile, con 5.044 GW richiesti entro il 2050, nove volte la capacità installata nel 2018. L’IRENA stima che oltre il 50% di questa capacità si troverebbe in Asia. Alla luce dei recenti annunci, che segnalano un deciso cambiamento nell’enfasi sulla transizione energetica, del miglioramento degli standard di informativa e della significativa gamma di opportunità, crediamo che valga la pena seguire l’evoluzione del mercato cinese. Tuttavia, aspetto importante per gli investitori internazionali attenti ai fattori ESG, ciò sarà subordinato alla garanzia che le filiere produttive non abbiano alcuna esposizione alle violazioni dei diritti umani degli uiguri nella regione dello Xinjiang.

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Capital Group: quali le opportunità d’investimento in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

A cura di Noriko Chen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. A luglio il mercato azionario cinese ha registrato uno dei peggiori cali mensili in un decennio a causa dell’escalation delle pressioni normative. Il crollo ha sollevato timori sui rischi e sulle prospettive di investimento nelle azioni cinesi. Alcune società e industrie affrontano una maggiore incertezza, ma quelle più allineate con le priorità del governo possono presentare opportunità di investimento. Di seguito vengono indicati alcuni esempi. L’energia verde è una priorità, pertanto le società che contribuiscono alla transizione verso un’energia più pulita potrebbero beneficiare di maggiori investimenti. Altro ambito legato al desiderio di ridurre le emissioni e l’inquinamento è quello dei veicoli elettrici, che richiedono meno componenti rispetto a quelli con motore a combustione interna e la loro economia è maggiormente legata ai costi delle batterie, oltre che alla scala di produzione. In tale ambito i produttori cinesi presentano un vantaggio grazie alle sovvenzioni, al basso costo del capitale, alla produzione nazionale di batterie e separatori e alla loro capacità di produrre su scala, il che rende la Cina il maggiore produttore di veicoli elettrici al mondo, tanto che in futuro il suo ruolo in tale mercato diventerà sempre più importante. Fin dal 2015 il governo cinese si è poi concentrato su prodotti farmaceutici e innovazione in ambito medico al fine di migliorare l’accesso a cure di qualità e ridurre la dipendenza dalle importazioni estere. Le riforme hanno drasticamente migliorato il panorama sia per le società straniere che nazionali facendo sì che la Cina sia più in linea con gli standard globali. Le sostituzioni delle importazioni sono fondamentali per ridurre la dipendenza della Cina dai fornitori stranieri e costituiscono parte della strategia governativa della doppia circolazione. Tali sostituzioni riguardano vari settori, ma quello dei semiconduttori è di importanza strategica. Il governo cinese intende rafforzare le proprie capacità nella progettazione e produzione di semiconduttori, soprattutto dopo che gli Stati Uniti hanno messo al bando il gigante delle telecomunicazioni Huawei e hanno fatto pressione su altri Paesi perché facessero lo stesso. Altri ambiti di investimento strategico per il governo sono quelli dei software e dei servizi della tecnologia dell’informazione, settori sottosviluppati dove società innovative potrebbero beneficiare di maggiori investimenti, evitando la pressione normativa a cui sono soggette le aziende tecnologiche che si rivolgono ai consumatori. Dalla nostra esperienza di investimento in Cina, riteniamo che il governo sia sensibile ai timori del mercato, anche se le motivazioni dei funzionari del partito possono sembrare nebulose. Durante l’ultima ondata di vendite, il vice-premier Lui He e i rappresentanti della China’s Securities Regulatory Commission hanno interagito attivamente con le banche d’investimento globali e altri operatori nel tentativo di attenuare i timori del mercato. Hanno ribadito il loro sostegno al mercato azionario e alle società private, comprese quelle quotate all’estero, enfatizzando inoltre il loro impegno volto ad aprire ulteriormente i mercati finanziari cinesi agli investitori stranieri. Quest’ultimo periodo di turbolenza del mercato evidenzia come gli investimenti in Cina comportino maggiori rischi. Dalla nostra esperienza trentennale di investimenti nel Paese abbiamo però capito che è possibile individuare buone opportunità tra le varie regolamentazioni e flessioni economiche. La Cina rappresenta il classico mercato adatto alla selezione dei titoli, con un numero crescente di società di alta qualità e un’innovazione continua; quindi, per una maggiore sicurezza è importante investire società per società.

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Europa e Stati Uniti: La Ue dovrebbe contribuire a proteggere gli Usa dalla Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2021

La storia della vendita di sottomarini francesi all’Australia, annullata perché il governo di Canberra ha optato per i sommergibili americani, non è un problema tecnologico (i sommergibili americani sono a propulsione nucleare, quelli francesi a diesel), ma perché l’Australia è nell’area del Pacifico dove gli Usa devono contrastare l’influenza e l’aggressività cinese. Nè la Francia, che pur ha una presenza nell’Indo-Pacifico, nè la Ue sono in grado di fornire l’alleanza strategica necessaria agli Usa. La Ue non è una potenza militare, ma potrebbe esserlo. Purtroppo i 27 Paesi comunitari non riescono ad avere una politica estera comune, il che li rende deboli alleati degli Usa nei confronti della Cina, così il presidente americano Joe Biden cerca altri alleati per la propria politica di contenimento del gigante cinese. L’Ue dovrebbe iniziare ad elaborare una propria autonomia strategica, cioè pensare non più come 27 Paesi ma come un unico Stato. Ci vorrà tempo. Primo Mastrantoni, Aduc

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