Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘cina’

Schroders: Cina, cosa aspettarsi dall’Anno del Coniglio?

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2023

Il Capodanno lunare è stato il 22 gennaio e ha dato inizio all’Anno del Coniglio. I conigli sono un simbolo di buon auspicio. Dopo un 2022 difficile per gli asset cinesi, gli investitori in Cina saranno quindi più fortunati nel 2023? Abbiamo chiesto ai nostri esperti il loro parere. David Rees, Senior Emerging Markets Economist, Schroders: “Ci aspettiamo che l’economia cinese si riprenderà nel 2023. La nostra previsione di base è che la crescita del PIL cinese salirà al 5% dal 3% del 2022. La rapida rimozione delle limitazioni legate al Covid dovrebbe far sì che l’economia inizi a migliorare più velocemente. Il settore dei servizi, in particolare, dovrebbe trarne beneficio e ciò potrebbe significare che l’economia crescerà più rapidamente rispetto alle nostre attuali previsioni. Nel frattempo, la spesa per le infrastrutture è stata sostenuta nel 2022 e dovrebbe sostenere la crescita ancora per un po’, dato che le politiche continuano a essere di supporto. Gli indicatori relativi all’edilizia abitativa potrebbero aver iniziato a toccare un punto di minimo e potrebbero registrare una ripresa nel 2023 da una base molto bassa”. Louisa Lo, Head of Greater China equities, Schroders: “L’azionario cinese continuerà a essere influenzato dal contesto macroeconomico globale, ossia dall’entità dei rialzi dei tassi e dalla forma del rallentamento economico negli Stati Uniti e in Europa. Un picco nel ciclo dei tassi USA e un dollaro più debole dovrebbero favorire la liquidità dei mercati emergenti. La Cina ha recentemente rimosso tutti i principali ostacoli alla riapertura del mercato post Covid più velocemente del previsto. Questo dovrebbe fornire un sostegno sostanziale alla ripresa dei consumi. A sua volta, ciò dovrebbe sostenere gli utili in molti settori dell’economia locale. Tuttavia, l’uscita dalla politica di “zero Covid” rimane un rischio in presenza di nuovi focolai del virus e, di conseguenza, lo slancio economico potrebbe essere volatile. Il governo si è anche mosso per sostenere ulteriormente il mercato immobiliare. Tuttavia, le vendite di immobili dovranno migliorare affinché il settore si riprenda completamente e, soprattutto, affinché gli investitori accettino che i rischi sistemici stanno diminuendo.Nonostante il recente rimbalzo, continuiamo a vedere un solido sostegno alle valutazioni dei titoli azionari in Cina e a Hong Kong”. Julia Ho, Head of Asian Macro, Fixed Income, Schroders: “Dopo l’abbandono della politica cinese di “zero Covid”, la riapertura delle frontiere sarà un percorso accidentato. Siamo ottimisti sul fatto che la lenta normalizzazione del turismo in uscita dovrebbe contribuire a contenere il deterioramento della bilancia dei pagamenti e a stabilizzare il renminbi cinese. Questa stabilità valutaria, insieme a pressioni inflazionistiche contenute e a un ritmo modesto di ripresa economica, dovrebbe essere di buon auspicio per i titoli di Stato cinesi, perché la politica monetaria può rimanere accomodante.” Peng Fong Ng, Head of Credit, Asia, Schroder “In tutta l’Asia, le valutazioni del credito sono interessanti e favoriamo i crediti investment grade asiatici. Questo segmento offre un interessante reddito corretto per il rischio. Il credito high yield asiatico rimane vulnerabile. Sarà fondamentale concentrarsi sulla liquidità e sulle posizioni di cashflow. Ciò richiede un approccio selettivo, soprattutto per quanto riguarda l’immobiliare cinese. Riteniamo che la fase peggiore del rallentamento cinese sia probabilmente passata. Sebbene il percorso di ripresa della crescita possa essere volatile, vediamo delle opportunità in alcuni emittenti eccessivamente penalizzati, come alcuni titoli selezionati nei settori tech, media e telecomunicazioni.”

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Anno del Coniglio: Cina pronta al rimbalzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2023

A cura di Jimmy Chen, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. Per l’azionario cinese, il 2022 è stato il secondo anno difficile di fila a causa della rigorosa strategia zero-Covid e del giro di vite normativo sulle imprese, nonché dell’escalation nelle tensioni geopolitiche. Alla fine dell’anno si è assistito a un grande cambiamento: il governo cinese ha rimosso la maggior parte dei controlli sul Covid, le politiche industriali sono state rese più favorevoli alle imprese e sono stati compiuti progressi nella gestione delle tensioni geopolitiche. Contestualmente il tasso di inflazione dovrebbe rimanere moderato, consentendo il mantenimento di politiche macroeconomiche accomodanti. A nostro avviso, le prospettive per il 2023 dovrebbero vedere una riaccelerazione della crescita e una ripresa del sentiment degli investitori. La valutazione del P/E dell’azionario cinese rimane a buon mercato rispetto agli standard storici. Di conseguenza, riteniamo che il mercato sia pronto a registrare una forte performance nell’Anno del Coniglio. Nel 2022 i controlli dovuti alle politiche zero-Covid sono stati il principale freno alla fiducia dei consumatori e delle imprese. A partire dall’8 gennaio 2023, tuttavia, tutte le ultime restrizioni sul Covid sono state revocate. La cattiva notizia è che questo ha permesso un’accelerazione nell’andamento delle infezioni da Covid, mettendo a dura prova il sistema sanitario. Il lato positivo è che si prevede che la Cina raggiungerà prima il picco di infezioni e l’attività economica dovrebbe riprendersi più velocemente del previsto. Inoltre, le politiche industriali sono ora più favorevoli per le imprese. Lo si può notare dal momento che il giro di vite sulle piattaforme tecnologiche, durato quasi due anni, sembra essere in via di esaurimento, come dimostra il recente completamento della ricapitalizzazione di Ant Financial. Allo stesso modo, il rilascio delle licenze dei videogiochi è ripreso ad aprile dopo un blocco di otto mesi; Tencent e Netease hanno ricevuto le autorizzazioni a partire da settembre. Il governo sta anche allentando le politiche sui costruttori edili, dopo che gli sforzi per ridurre l’indebitamento avevano creato una crisi di liquidità per il settore. Sul fronte macroeconomico, poiché la catena di approvvigionamento nazionale è rimasta solida e non c’è stata alcuna forma di helicopter money, l’inflazione è contenuta, consentendo il mantenimento di una politica fiscale e monetaria accomodanti. Le tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti si sono stabilizzate. A novembre, il Presidente cinese Xi Jinping e il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden si sono incontrati faccia a faccia per la prima volta nel tentativo di ristabilire un rapporto di collaborazione. Inoltre, a settembre gli ispettori del Public Company Accounting Oversight Board (PCAOB) statunitense sono stati finalmente autorizzati dall’autorità di regolamentazione cinese a verificare i documenti degli ADR a Hong Kong e si sono dichiarati soddisfatti delle loro revisioni iniziali, alleviando in modo significativo il rischio di delisting dal mercato azionario statunitense delle società cinesi.Tutti questi sviluppi suggeriscono che il presidente Xi Jinping, come altri leader cinesi dopo Deng, stia adottando un approccio pragmatico per bilanciare la stabilità sociale con la crescita economica. Sebbene in ottobre si sia registrato un forte panico sui mercati dopo la rielezione di Xi per un terzo mandato, senza precedenti, al Congresso del Partito Comunista, finora l’allarme sembra rientrato.Sulla base delle nostre ricerche, le società che beneficiano della riapertura della Cina e della crescita esponenziale di qualità a lungo termine potrebbero rappresentare una combinazione vincente per gli investitori azionari cinesi nel 2023. Anta Sports, Suofeiya e Focus Media presentano tutte queste peculiarità, grazie a una leadership in settori come l’abbigliamento sportivo, l’arredamento su misura e la pubblicità, grazie alla loro costante innovazione e alla loro presenza sul mercato in continua crescita. Tencent, colosso dell’economia del Dragone, combina il dominio del Paese nei videogiochi, nei pagamenti e nelle piattaforme di social media. La crescita e il sentiment sono stati frenati per due anni da un ambiente normativo difficile, dalla debolezza dei consumi e dalla crisi del settore tecnologico. Riteniamo che la normalizzazione nell’approvazione delle licenze per videogame, il miglioramento del sentiment dei consumatori e le prospettive ottimistiche per gli investimenti tecnologici cinesi dovrebbero contribuire a un 2023 e a una prospettiva a lungo termine positivi. La monetizzazione della sua piattaforma di video brevi darà un’ulteriore spinta.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Variati, interrogazione urgente alla Commissione Europea su Covid e Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2022

L’europarlamentare PD chiede l’adozione di misure comuni per il blocco europeo dopo l’esplosione dei casi in Cina: “L’Europa agisca insieme” Nell’interrogazione, Variati chiede alla Commissione come sta coordinando le diverse misure di emergenza messe in atto dagli Stati Membri, e se ritiene che la mancanza di dati trasparenti provenienti dalla Cina sulla diffusione del virus e delle nuove varianti non sia sufficiente per attivare immediatamente a livello europeo il cosiddetto “freno di emergenza”, cioè il meccanismo con cui uno Stato membro può sospendere urgentemente e temporaneamente tutti i viaggi in entrata di cittadini extracomunitari, provenienti da paesi extra UE m, qualora la situazione epidemiologica sia peggiorata rapidamente e, se venga rilevata una variante del virus di particolare preoccupazione. “Nelle ultime settimane la situazione cinese ha conosciuto una rapida escalation – commenta ancora Variati – soprattutto dopo che le autorità hanno cancellato la politica del ‘Covid Zero’, anche sull’onda delle proteste di piazza, e riaperto i viaggi all’estero senza limiti. Non abbiamo numeri ufficiali, e anche dall’OMS ci aspetteremmo di più su questo fronte, ma le stime di alcune agenzie europee parlano di decine di milioni di contagiati in Cina in questo momento. I rischi di nuove varianti, che potrebbero diffondersi anche in Europa, non devono essere trascurati. L’Unione deve parlare con una voce sola”.

Posted in Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Situazione in Cina e intervento del ministro Schillaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2022

“Considerata la situazione in Cina, il ministro Schillaci in maniera rapida e tempestiva, è intervenuto con gli strumenti giusti e opportuni per limitare il diffondersi di un nuovo contagio, sottoponendo tutti i passeggeri provenienti dalla Cina al tampone. Ha, giustamente, altresì sottolineato e ribadito quanto sia importante che l’iniziativa sia presa dagli altri paesi europei. Auspico che questa situazione non venga strumentalizzata da nessuna forza politica. La salute dei cittadini deve essere interesse primario di tutti e per tutti”. Lo ha detto l’esponente di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Sociali alla Camera, Marta Schifone.

Posted in Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La Cina rimette in gioco un’ulteriore forma di sostegno all’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2022

A cura di Paul Grainger, Head of Global Fixed Income & Currency, e James Bilson, Fixed Income Strategist, Schroders. Nelle ultime settimane gli operatori di mercato sono stati colti di sorpresa dalla rapidità del cambiamento di strategia anti Covid in Cina, dove si notano molti segnali di un allontanamento dallo zero-Covid più rapido di quanto previsto. Inoltre, sono state adottate gradualmente misure di sostegno per il settore immobiliare, un motore cruciale della crescita in ogni economia, ma soprattutto in Cina. Permane tuttavia un elevato grado di incertezza sia sulla velocità sia sulla portata del cambiamento della politica cinese nei confronti della pandemia e del settore immobiliare nella prima metà del 2023. Considerando il sentiment molto negativo e la scarsa performance dell’anno scorso degli asset legati al ciclo economico cinese (come i mercati valutari asiatici), riteniamo che ci sia poco margine per sorprese positive per gli investitori. Siamo più ottimisti sulle commodity e sulle valute asiatiche selettive. Vale la pena notare, tuttavia, che qualsiasi miglioramento delle prospettive della Cina apporterebbe un beneficio significativo anche all’Europa. Infine, continuiamo a temere che la velocità e l’entità delle politiche di inasprimento a livello globale abbiano ripercussioni sulle economie in cui il debito delle famiglie e il rapporto tra prezzi delle case e reddito sono elevati. Ciò potrebbe comportare una minore capacità delle Banche Centrali di queste economie di inasprire le politiche prima che le vulnerabilità dei consumatori e del mercato immobiliare le facciano deragliare.Riteniamo che ciò offra significative opportunità di valore relativo, per essere lunghi su base cross-market sulle obbligazioni dei Paesi più vulnerabili (Svezia, Canada, Regno Unito) rispetto a quelli meno esposti (Stati Uniti ed Europa), o in alternativa per essere corti sulle valute di questi Paesi più vulnerabili. Nel complesso, il 2022 si è rivelato un anno difficile per i mercati dei capitali, ma la sofferenza del mercato ha portato a un aumento dei rendimenti e a un contesto molto interessante per il reddito fisso dal punto di vista delle valutazioni. Come sempre, il tempismo è fondamentale. Una volta che gli operatori di mercato inizieranno a dare meno peso all’inflazione – per le ragioni sopra citate – e a confrontarsi con il deterioramento del contesto di crescita, si realizzerà un ottimo potenziale di rendimento in tutti i mercati globali del reddito fisso. In effetti, i maggiori segnali di disinflazione e la minaccia dell’inflazione che si allontana sono esattamente ciò che gli investitori obbligazionari hanno bisogno di vedere. Inoltre, ci aspettiamo che la volatilità delle obbligazioni si riduca con la maturazione dei cicli di rialzo, il che sarà accolto con favore dagli investitori.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La Cina è sempre più protagonista

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2022

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La recente visita del presidente cinese Xi Jinping in Arabia Saudita, con i suoi riverberi commerciali e politici, dimostra, ancora una volta, che la strategia unipolare americana di isolare i potenziali sfidanti e avversari, con l’avallo di un’Europa miope, non funziona. La Cina ha siglato importanti accordi di fornitura di petrolio e di gas. E non solo. Negli incontri di Riyad ha rinforzato la partenership e la cooperazione con i Paesi del Golfo produttori di petrolio e con quelli della Lega Araba. Per questa ragione si è parlato di una visita storica.La prospettiva, naturalmente, è di far arrivare in queste regioni e nel Mediterraneo la nuova Via della seta, la Belt and Road Initiative (Bri) con tutti i suoi progetti infrastrutturali, tecnologici e industriali. Cina e Arabia Saudita hanno firmato un memorandum per coordinare le iniziative economiche della succitata Bri con il programma saudita “Vision 2030” di sviluppo industriale e manifatturiero. Gli accordi prevedono la cooperazione nei settori spaziali, nucleari, missilistici, delle nuove energie come l’idrogeno, e delle grandi infrastrutture tra cui la costruzione di “Neom”, una città super moderna da 500 miliardi di dollari. Tra i contratti firmati vi è quello con Huawei, il gigante delle telecomunicazioni, che, nonostante l’opposizione americana, ha già degli accordi per la rete 5G con quasi tutti i Paesi del Golfo.E’, quindi, naturale che la Cina abbia proposto di utilizzare lo yuan nei pagamenti per le forniture di energia e più in generale per gli scambi commerciali. Per i prossimi anni la Cina avrà bisogno di importare, non solo dalla Russia, grandi quantità di petrolio e di gas. D’altra parte, il 72% del petrolio e il 44% del gas consumati in Cina sono importati.Nel 2021 il commercio tra Cina e Arabia Saudita è stato di 87,3 miliardi di dollari, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Di questi, 44 miliardi sono per il petrolio. Il 25% del petrolio saudita va verso la Cina. Si noti che nel 2021 l’Arabia Saudita era già il primo esportatore di petrolio in Cina, davanti alla Russia. Del resto i rapporti economici con la Cina sono in crescita da tempo. Nel 2010 la China Railway Construction Corp. ha costruito una ferrovia di oltre 18 km per trasportare i pellegrini alla Mecca. Più recentemente è stato siglato un accordo di lungo termine sull’energia tra la Sinopec e l’Aramco, le rispettive compagnie petrolifere nazionali. In uno studio del Ministero degli esteri cinese “China-Arab cooperation in the new era” si propongono una cooperazione monetaria con le banche centrali della regione e l’uso delle monete nazionali nei pagamenti. Dell’utilizzo dello yuan se ne parla da anni. Nel 2018 i cinesi hanno introdotto contratti petroliferi in yuan nel tentativo di internazionalizzare la loro moneta. I sauditi considerano di includere contratti future denominati in yuan nei modelli di formazione del prezzo del petrolio dell’Aramco. La supremazia del dollaro rimane, ma fortemente indebolita. Esso è usato nell’80% del commercio mondiale del petrolio. Tutto il petrolio saudita è ancora commerciato in dollari. Nelle riserve monetarie di Riyad vi sono più di 120 miliardi di dollari in Treasury bond americani. Non di meno, è opportuno notare che, dall’inizio del 1990, le importazioni Usa di petrolio dall’Arabia Saudita si sono ridotte a un quarto. Molti Paesi, anche alcuni tra gli alleati degli Usa, sono stati fortemente colpiti dal fatto che il sistema finanziario basato sul dollaro sia stato usato come arma di guerra nelle sanzioni contro la Russia, facendo venir meno la certezza di garanzia e di sicurezza.E’ ancora aperta, ma forse per poco, la “window of opportunity”, cioè la possibilità di riorganizzare l’intero sistema economico, monetario e commerciale globale su una base moderna e più equa. E’ necessario però, che gli Usa abbandonino la pretesa primazia unilaterale per preparare con le altre nazioni, a cominciare dai Paesi del Brics, un nuovo Accordo di Bretton Woods. Tale necessità ci sembra sempre più urgente. L’Europa potrebbe avere un ruolo centrale in tale iniziativa multilaterale. Lo ripetiamo da tempo: il ruolo dell’Europa non può essere ancillare rispetto agli Usa. Ha tutte le carte in regola per essere protagonista attivo nella realizzazione di un nuovo assetto, multipolare, del mondo. Altrimenti, le tensioni geoeconomiche e geopolitiche potrebbero acuirsi a tal punto da rendere possibile un conflitto catastrofico. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Tutti gli uomini del Presidente: investire nella Cina di Xi Jinping

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2022

A cura di Lan Wang Simond, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Dal suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2001, il Paese ha raddoppiato il suo PIL pro capite ogni otto anni, triplicato la spesa per ricerca e sviluppo ed è diventato leader mondiale nella tecnologia ambientale, 5G e intelligenza artificiale. C’è quindi una concreta possibilità che diventi la principale economia globale entro la fine del decennio. Tutto ciò non sarebbe stato, probabilmente, possibile senza la sua squadra di riformatori, che ha svolto un ruolo di primo piano nella trasformazione del Paese. Gli avvenimenti più recenti, però, suggeriscono che potrebbe essere necessario rivedere le aspettative: la seconda economia più grande al mondo sembra ora avere in mente un percorso diverso. Disinvestire è un’opzione allettante: molti investitori potrebbero giungere alla conclusione che, con una gestione dell’economia sempre più centralizzata e sempre meno trasparente, in futuro la volatilità dei mercati finanziari cinesi sarà ritenuta troppo elevata, indipendentemente dai rendimenti che potrebbero generare. Inoltre, la probabile estensione delle politiche che di recente hanno frenato la crescita (strette normative su grandi società ad alta redditività e controllo inefficace del mercato immobiliare in difficoltà) non è certamente una ricetta per gli investimenti di successo. Resta poi aperta la questione su come e quando Pechino deciderà di archiviare la politica zero-Covid. Ma esiste un’alternativa all’uscita dalla Cina. La strada più sensata per gli investitori potrebbe essere quella di allineare le proprie partecipazioni alle priorità a lungo termine del governo cinese. Questa è la nostra posizione di default, in quanto riteniamo che la Cina sia troppo estesa e troppo profondamente radicata nel sistema economico-finanziario globale per poter essere ignorata. In pratica, si tratterebbe di allocale il capitale nelle società che operano in settori ritenuti strategici da Pechino. In cima alla lista si trova il settore dell’energia pulita, il cui sviluppo è considerato prioritario dal governo. Gli analisti prevedono che, nei prossimi anni, la crescita degli utili tra le aziende operanti nel settore delle energie rinnovabili supererà di gran lunga quella della maggior parte delle altre aziende. È inoltre significativo il fatto che il presidente Xi abbia utilizzato la platea del Congresso del Partito Comunista per ribadire l’impegno della Cina a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2060. Un altro settore che offre un buon potenziale di investimento è la sanità, nel quale la Cina sta diventando rapidamente competitiva. Dalle università del Paese escono ogni anno circa 4,7 milioni di ingegneri e questo rappresenta senza dubbio un grande vantaggio nello sviluppo di tecnologie complesse, come la biotecnologia, le scienze biologiche e la chirurgia robotica. Inoltre, se il governo riuscisse a spostare il baricentro dell’economia dalle esportazioni ai consumi interni, i tempi potrebbero rivelarsi eccezionalmente fertili per le società cinesi di beni di consumo e del settore finanziario. A complicare ulteriormente le cose si aggiunge la scarsità di dati affidabili. Da quando Xi è al potere, la Cina ha ridotto di circa tre quarti il numero delle statistiche economiche pubblicate, il che rende necessario per gli investitori una comprensione molto più approfondita della politica cinese, impresa estremamente complessa per chi non dispone di risorse sul campo.Ad ogni modo, è altrettanto chiaro che la Cina non può sperare di raggiungere i suoi obiettivi senza capitale estero. Il suo crescente deficit fiscale (attualmente pari a 1.000 miliardi di dollari) e le sue ambizioni industriali sono un forte incentivo a tenere aperta la porta agli investimenti internazionali. Gli investitori esteri, quindi, vedranno ancora emergere nuove opportunità. Ciò significa che la Cina (le sue azioni, le sue obbligazioni e la sua valuta) dovrebbe rimanere una costante di ogni portafoglio di investimento globale. (abstract fonte: http://www.bc-communication.it

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La Cina dopo il Congresso

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2022

Nei giorni scorsi si è consumato il grandioso rito liturgico con il quale il Partito Comunista Cinese, ogni cinque anni, celebra e definisce i propri assetti di potere e gli indirizzi di governo. Le autocrazie, i poteri totalitari chiusi al controllo esterno, impermeabili all’azione di sindacato delle opinioni pubbliche emanano un costante senso di oppressione, ma non si può negare esprimano anche un fascino perverso quando si tratta di decifrarne i riti sulfurei nei quali si sforzano di avvolgere e dissimulare l’eterno gioco del potere. Cosi è da sempre per il Congresso del PCC, l’appuntamento politico più atteso in Cina. Oltre duemila delegati confluiscono al centro dell’Impero, a Pechino, e nel tempio rappresentato dalla grande Sala del Popolo disegnano (anzi, i più ascoltano) “le magnifiche sorti e progressive “del Dragone, ma soprattutto inscenano la crudele partita delle purghe e delle promozioni relative al ristrettissimo novero degli slot chiave del sistema politico cinese. Questa volta, poi, l’attesa era carica di significati ulteriori. Da un lato, infatti, il Congresso era chiamato a vivere e a sancire uno dei momenti di più eclatante torsione e contraddizione di un regime che si vuole collettivista: la concessione di un inedito storico terzo mandato da segretario generale al leader Xi Jinping, rielezione che lo trasfigura in una sorta di Imperatore, di certo la guida del paese più potente dai tempi di Mao. Dall’altro lato, le assise di Pechino erano attese quest’anno come una sorta di momento di scongelamento di una Cina, culla del Covid, che appare da inizio pandemia come ibernata tra continui lockdown ed un’economia per la prima volta stagnante. Le risposte sono in fieri, ovvio, ma noi abbiamo cominciato a raccontarvi e proporvi una manciata di ipotetiche risposte. Dalla politica estera, dove tanti si aspettano l’avvio di una vera mediazione sul conflitto ucraino, mentre la prima, insidiosa mossa pare piuttosto quella dell’allargamento del gruppo dei BRICS e della sua trasformazione in una sorte di potente OPEC delle materie prime, a guida ovviamente cinese, al rebus dell’economia, intrecciato a doppio filo con la politica del “Covid zero”. Cosa si cela dietro la sempre più marcata avarizia cinese nel fornire dati sulla propria economia? Un forte rallentamento, certo, al quale, però, il Congresso fornisce a posteriori spiegazione e copertura ideologica: la prima priorità di una Cina sempre più arroccata e chiusa non è più la crescita, ma la sicurezza nazionale.Ma cosa accadrà all’economia globale quando, immolando sull’altare della necessaria ripartenza dell’economia uno Speranza con gli occhi a mandorla, i lockdown verranno rimossi? Ancora: la centralità assegnata alla sicurezza quali riflessi avrà sulla doppia sfida con gli USA, quella tecnologica (semiconduttori su tutto) e quella militare (Taiwan)? Se vi interessa un abbozzo di risposte (alcune anche inquietanti) a questo affascinante groviglio di interrogativi, vi aspettiamo come sempre su tutte le piattaforme di podcast e, per l’occasione, vi proponiamo anche un po’ di bibliografia. Per altre domande e altre risposte sul pianeta Cina. (abstract) Fonte: Economia per Tutti by PianoInclinato Italia, Europa Pianeta Terra.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

“Comgest: Cina, economia in ripresa nonostante gli ostacoli”

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2022

A cura di David Raper, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. L’economia cinese prosegue il suo recupero, tra gli ostacoli posti dalla debolezza del mercato immobiliare e la politica “zero Covid”. A luglio le vendite al dettaglio sono aumentate del 2,7% su base annua (a/a), registrando una flessione del 3,1% rispetto a giugno. I casi di Covid sono aumentati ancora in diverse aree del Paese, ma i viaggi interni e le attività economiche hanno tenuto bene in seguito a un’applicazione più diligente della politica “zero Covid” da parte del governo. Le tensioni geopolitiche continuano a dominare le prime pagine dei giornali. La visita di Nancy Pelosi a Taiwan ha provocato la reazione della Cina, che ha avviato esercitazioni militari in tutta l’area circostante l’isola. Gli USA hanno approvato delle leggi per ridurre la dipendenza dalla Cina sui sistemi per la produzione di energia solare e sulle batterie per i veicoli elettrici e hanno chiesto ai principali fabbricanti di chip di interrompere la vendita di prodotti di fascia alta alla Cina. Uno sviluppo positivo è stato la sottoscrizione da parte del Public Company Accounting Oversight Board (PCAOB, Autorità statunitense per la vigilanza sui revisori contabili) e delle autorità cinesi, di un quadro di riferimento sulla revisione dei documenti contabili relativi ai titoli ADR (American Depository Receipt) emessi da società cinesi quotate negli Stati Uniti. Il 16 ottobre si svolgerà il 20° Congresso del Partito comunista cinese, che rappresenta un momento di significativa visibilità in merito all’orientamento della politica cinese. Nel comparto del turismo, i titoli Samsonite e Trip.com hanno contribuito positivamente alla performance mensile, grazie a risultati migliori del previsto e all’incoraggiante ripresa dei viaggi. Anche Tencent ha registrato una performance positiva dopo la pubblicazione di dati solidi per il secondo trimestre 2022 e previsioni di un’accelerazione delle inserzioni video brevi in WeChat. Abbiamo rafforzato la nostra posizione in alcune società, tra cui Centre Testing e Wuxi Biologics. Abbiamo inoltre costituito una posizione in Shenzhen Mindray, società leader nelle apparecchiature mediche in Cina.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

ROBECO: Quattro motivi per cui in Cina il peggio è passato

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

A cura di Jie Lu, Head of Investments China di Robeco. In primo luogo, il crollo del mercato immobiliare e le difficoltà finanziarie dei costruttori continuano a fare notizia. A nostro avviso, il sistema bancario cinese ha tutte le risorse che servono per assorbire questo shock e non presenta alcun rischio sistemico. Attualmente il governo centrale sta incoraggiando le amministrazioni locali a trovare soluzioni per assicurare che gli sviluppatori possano completare quei progetti incompiuti già venduti. Temiamo che questo non sia sufficiente a invertire la tendenza che vede un calo delle vendite di abitazioni e degli investimenti immobiliari. Considerando che il calo dei prezzi degli immobili residenziali è stato causato dalla decisione del governo centrale di porre finalmente un freno agli sviluppatori, e considerando gli attuali problemi di finanziamento di questi ultimi, siamo fiduciosi che le autorità centrali interverranno con un sostegno politico mirato.In secondo luogo, la situazione pandemica si è stabilizzata con l’adozione di una politica di “Controllo zero Covid dinamico” fino alla fine dell’anno; le misure sanitarie diverranno probabilmente meno restrittive nel tempo, specialmente se la politica viene rivista in occasione del prossimo congresso del partito nell’ottobre 2022. Questa svolta è sostenuta da un programma vaccinale più aggressivo, che prevede la vaccinazione dell’80% degli ultrasessantenni entro la fine dell’anno, e dalla maggiore disponibilità di soluzioni terapeutiche a sostegno del settore sanitario. La Cina ha inoltre avviato un’analisi dei dati per valutare la probabile virulenza delle diverse varianti di Covid nel prossimo inverno al fine di orientare la definizione delle policy.In terzo luogo, il governo ha introdotto stimoli economici mirati. A differenza del periodo successivo al 2008, l’attuale programma ha una portata limitata, ma fornirà comunque un notevole sostegno alla crescita economica. Il 25 agosto 2022 è stato annunciato un ulteriore pacchetto da 146 miliardi di dollari destinato a sostenere sia gli investimenti che i consumi. In particolare, la ripresa della spesa in infrastrutture, grazie a nuovi stanziamenti per i finanziamenti alle amministrazioni locali e all’approvazione di nuovi progetti, farà ripartire l’attività edilizia, che era crollata durante la pandemia. Insieme a un moderato allentamento delle condizioni monetarie, queste misure sosterranno la crescita economica fino al 2023, in contrasto con la stretta attuata dalle banche centrali in Europa e negli Stati Uniti. In quarto luogo, l’azione normativa contro la “platform economy” cinese, che ha depresso le valutazioni dei titoli tecnologici, ha fatto il suo corso. Durante una riunione del Politburo a fine luglio, i leader cinesi hanno segnalato l’intenzione di dare il via libera a una serie di operazioni societarie nel settore tecnologico, indicando che quest’ultimo gioca un ruolo importante nel rilancio dell’economia cinese. Si tratta di un importante cambiamento di approccio, che ha risollevato il sentiment nel settore. La lunga disputa normativa con gli Stati Uniti sulla revisione contabile delle società cinesi quotate tramite ADR rimane irrisolto, nonostante l’accordo preliminare annunciato il 26 agosto 2022. Questo accordo costituisce un segnale incoraggiante della volontà delle due parti di giungere a un compromesso, ma la tendenza degli ADR a cercare una doppia quotazione a Hong Kong e/o potenzialmente sui listini cinesi “onshore” è a nostro avviso destinata a continuare, con effetti positivi per il mercato cinese in futuro. Tenendo conto di questi quattro fattori, le prospettive per la Cina sono diventate più favorevoli e prevedibili di quanto non siano mai state dall’alba dell’era Covid all’inizio del 2020. Il mercato delle A-share cinesi presenta in genere una bassa correlazione con i mercati azionari globali e, dato l’allontanamento della politica monetaria dalla traiettoria di Stati Uniti ed Europa, l’assunzione di un’esposizione alla Cina ha ancora più senso in un’ottica di diversificazione.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Imprese italiane in Cina: la tutela dei diritti a supporto dei brand_EUIPO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2022

L’Europa esporta tecnologia e know-how, ma, in assenza di protezione, le imprese dell’UE possono essere vittime di violazioni. La tutela e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) rappresentano una sfida importante per le imprese dell’UE che intendono espandersi in nuovi mercati. Nel 2021 le esportazioni dell’Italia hanno raggiunto un importo totale di 15 691 milioni di EUR, riguardando per lo più macchinari e attrezzature per il trasporto, compresi macchinari specializzati destinati a settori particolari per 6 237 milioni di EUR (40 % delle esportazioni verso la Cina), prodotti manufatti vari, principalmente articoli e accessori di abbigliamento, per 4 068 milioni di EUR (26 % delle esportazioni verso la Cina) e prodotti chimici e correlati, in particolare prodotti medici e farmaceutici, per 2 264 milioni di EUR (14 % delle esportazioni verso la Cina).Al 1º gennaio 2020 erano in vigore 1,6 milioni di registrazioni di marchi dell’Unione europea (MUE), contenenti più di 4,4 milioni di classi di prodotti e servizi associate, con un tasso di crescita medio annuo del 5,6 % (2010-2019). La maggior parte dei depositi di MUE ha continuato a provenire dall’interno dell’UE, con una quota media del 68,3 % dei depositi totali. La Germania è stata il principale paese di deposito a livello mondiale e dell’UE, seguita da altre grandi economie dell’Unione come il Regno Unito, l’Italia (8 %), la Spagna e la Francia. Nel corso degli ultimi cinque anni le attività di IP Key China sono state principalmente mirate ad agevolare l’accesso al mercato per le aziende, le imprese e gli innovatori dell’UE, attraverso la cooperazione con le autorità, le associazioni di imprese e altre parti interessate pubbliche e private cinesi. Questo contributo è stato apportato tramite l’approfondimento della comprensione del mercato e il miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei sistemi di applicazione della PI in Cina.Le accurate valutazioni della legislazione cinese fornite da IP Key China hanno fatto luce sulle principali differenze rispetto alla legislazione equivalente in materia di PI nell’UE. L’analisi ha riguardato un’ampia gamma di aspetti, quali la risposta alla contraffazione e alla pirateria, le procedure per il trattamento delle controversie in materia di PI, l’applicazione generale della PI e le informazioni fornite alle imprese europee.Inoltre, il progetto è stato coinvolto in un’ulteriore cooperazione con la Cina a seguito della firma dell’accordo bilaterale UE-Cina per la protezione di 100 indicazioni geografiche europee in Cina e di 100 indicazioni geografiche cinesi nell’UE.IP Key China ha altresì apportato un contributo sostanziale in termini di integrazione dei dati relativi ai marchi messi a disposizione dall’Amministrazione nazionale cinese per la proprietà intellettuale (CNIPA), grazie al quale oltre 32 milioni di marchi cinesi sono divenuti disponibili nello strumento di ricerca per i marchi e nella banca dati «Tmview». Nel 2020 l’EUIPO e la CNIPA hanno firmato l’accordo sullo scambio di informazioni sui marchi, concordando lo scambio reciproco di dati sui marchi nazionali cinesi e sui marchi dell’Unione europea.Inoltre, è stata organizzata una serie di seminari ed eventi e sono stati resi disponibili, a beneficio delle imprese dell’UE, corsi di formazione gratuiti online e in loco da parte di esperti di PI, pubblicazioni, schede informative sul mercato cinese e studi di casi. Parallelamente, dalla sua creazione nel 2008, l’helpdesk sulla PI per le PMI in Cina, attivo 24 ore su 24, risponde a domande specifiche fornendo un servizio di assistenza di prima linea in materia di PI per le PMI che operano nel mercato cinese o intendono accedervi.La prossima fase del progetto IP Key China sarà incentrata sull’avanzamento della convergenza delle norme cinesi, dell’UE e internazionali in materia di protezione dei DPI, con particolare riguardo agli aspetti legati alle attività di contrasto. Si presterà attenzione anche al rafforzamento dei partenariati e dell’interazione strategica con le imprese che operano in Cina, nonché con le associazioni di settore. Gli sforzi futuri mireranno altresì a garantire un maggiore coinvolgimento delle istituzioni settoriali nell’UE e nei suoi Stati membri negli scambi tra pari con le controparti cinesi su temi di interesse reciproco.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

In Cina si sognano dimore di lusso all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2022

+131% di utenti unici cinesi e +117% di visite al sito da parte degli stessi nel periodo marzo-giugno 2022 rispetto al 2020. Questo è quanto risulta a LuxuryEstate.com, che ha indagato i dati relativi alle ricerche di case di lusso in vendita da parte di utenti che hanno usato il portale in lingua cinese negli ultimi tre anni.Al primo posto nella scelta degli esuli cinesi ci sono gli Stati Uniti che raccolgono circa il 15% delle preferenze totali con un aumento del 74% nelle ricerche rispetto al periodo del primo lockdown. Segue il vecchio continente con la Francia (8% delle ricerche totali) ed una crescita dell’interesse di ben il 142%. In terza posizione il “vicino” Giappone, al +52%. L’Italia si classifica al quinto posto nelle preferenze degli utenti cinesi, guadagnando ben 3 posizioni rispetto al 2020, e l’interesse verso il Bel Paese è più che raddoppiato rispetto ai mesi di marzo-giugno 2020.

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

La Cina può tornare a crescere, grazie al sostegno fiscale e monetario

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

I portfolio manager Wenchang Ma e Alan Siow analizzano le rinnovate opportunità nell’azionario e obbligazionario cinese in un panorama di crescita favorevole. Gli investitori globali non avrebbero torto ad aspettarsi che la Cina possa tornare su una traiettoria di crescita, man mano che proseguono le riaperture sia a livello nazionale sia verso i mercati esteri. E’ infatti probabile che le politiche fiscali e monetarie stiano sostenendo un rimbalzo dell’economia, diversamente da quanto avviene nei mercati sviluppati.L’ampio focus politico su una crescita stabile sta rafforzando il sentiment degli investitori, al punto che i flussi di portafoglio, che avevano riscontrato difficoltà a causa della contrazione dei differenziali dei tassi di interesse e della debolezza del quadro economico, si stanno riprendendo nel settore azionario.Inevitabilmente, i rischi permangono. Le azioni di contrasto al Covid lasciano comunque la possibilità di ulteriori lockdown. Inoltre, i punti deboli dell’economia, come il settore immobiliare e l’occupazione, sono fonte di preoccupazione per le autorità. Tuttavia, la resilienza delle esportazioni, una ripresa degli investimenti in infrastrutture e una bassa inflazione core rispetto ai livelli globali offrono margini di ottimismo.In definitiva, gli obiettivi della Cina di autosufficienza, riforme interne e miglioramento economico posizionano il paese relativamente bene per il resto del 2022 e oltre.Per il momento, gli investitori devono fare i conti con una prospettiva a breve termine tutt’altro che favorevole. Al tempo stesso, tuttavia, le valutazioni sembrano interessanti, soprattutto dal punto di vista storico. Le azioni di classe A liquide e ad alta capitalizzazione, ad esempio, vengono scambiate con uno sconto significativo rispetto ai loro omologhi statunitensi.Questi trend possono sostenere il settore nel lungo periodo. Wenchang Ma nello specifico individua del potenziale significativo in quattro ambiti: -Autosufficienza tecnologica – Crescita dei consumi – Transizione energetica – Processi di riforma e riaperture dell’economia Una visione a lungo termine consente agli investitori di guardare oltre le oscillazioni del breve termine. Il settore tecnologico è un esempio calzante.Wenchang Ma prosegue: “Nella storia del mercato azionario cinese, il settore tecnologico non è il primo ad aver subito un inasprimento normativo. Tuttavia, i politici vogliono ancora incoraggiare una crescita sana”.Questo tipo di mentalità è essenziale se gli investitori vogliono riadattare i loro portafogli superando la posizione underweight sulla Cina. La crescita delle allocazioni dovrebbe creare un effetto a catena positivo attraverso il sostegno ai flussi verso le azioni cinesi.Si profilano anche opportunità per rafforzare la presenza delle obbligazioni cinesi nei portafogli degli investitori.Ci sono tuttavia alcuni rischi di ribasso. Ad esempio, i lockdown possono creare più interruzioni alle catene di approvvigionamento e logorare la fiducia, portando a un downgrade delle aspettative di crescita.Tuttavia, rispetto ai principali mercati obbligazionari globali, le obbligazioni CNY onshore offrono anche rendimenti reali più elevati con una volatilità dei prezzi delle valute e delle obbligazioni storicamente inferiore.Siow conclude: “Il motivo per cui agli investitori piace il reddito fisso cinese è che può fornire qualità e diversificazione con rendimenti interessanti. A nostro avviso, nel medio termine le obbligazioni CNY cinesi onshore sovraperformeranno le obbligazioni globali “. (abstract)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Possiamo fare a meno della Cina?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

La maggior parte degli oggetti che acquistiamo e usiamo sono “made in China”, anche per una convenienza del luogo di produzione che ha spinto diverse aziende “occidentali” a delocalizzare la produzione (così come anche in Paesi della stessa regione). E oggi possiamo fare acquisti, anche di qualità, che prima erano più costosi. Il regime cinese, inoltre, detiene il 93% delle scorte mondiali di rame, il 74% di alluminio, il 68% di mais e il 51% di frumento. Tra le altre cose, se dovesse andare in porto la recente decisione del Parlamento europeo di bandire le auto a combustione entro il 2035, occorre ricordare: – le attuali produzioni “non-cinesi” di auto elettriche, sono nicchie costose e abbastanza esclusive. E al momento e in prospettiva, non si notano grandi cambiamenti ; – economicità e dominio del mercato di molti prodotti “made in China” si potrebbero estendere alle auto; – la Cina, oltre a controllare la filiera delle terre rare e i processi di raffinazione di litio, cobalto e nichel, produce oltre la metà degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde.La compressione dei prezzi e dei tassi di interesse di cui siano stati protagonisti negli ultimi trent’anni è frutto essenzialmente della globalizzazione, a cui hanno contribuito le centinaia di migliaia di lavoratori dall’est europeo e dalla Cina che hanno consentito di tenere bassi i salari e i costi dei prodotti esportati in Occidente. Questi lavoratori vanno esaurendosi e, al momento, non sembra verranno rimpiazzati da africani e orientali vari. La globalizzazione per certi versi continua ma a dimensioni diverse. L’inflazione ha raggiunto livelli alti.La “derussizzazione” della nostra economia è solo agli inizi e il consumatore medio non ne sente ancora le conseguenze . La “decinizzazione” non è un’ipotesi inesistente, visto che la Cina di Xi Jinping non passa giorno senza elogio di Putin, o che minacci di invadere Taiwan, o che continui nelle sue oppressioni politiche (Hong Kong) ed etnico/religiose (Uiguri), etc. Cosa dovrebbe/potrebbe accadere nel momento in cui dovremmo avere a che fare con la “decinizzazione”? Al momento, visto lo stato dei fatti e delle prospettive a breve e lungo termine, per noi si prospettano economie molto grige. Dopo il “laissez-faire” e il “laissez-passer” che abbiamo usato con la Russia di Cecenia, Georgia, Crimea, etc, abbiamo imparato che è meglio prevenire che combattere? Dove la posta in gioco, questa volta, è molto più alta? François-Marie Arouet – http://www.aduc.it

Posted in Estero/world news | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

Capital Group: Il copione in Cina è cambiato?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

A cura di Chris Thomsen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Gli investitori si trovano ad affrontare nuovi rischi e un mercato in costante evoluzione. Con il conflitto in Ucraina, l’inflazione elevata e l’aumento dei tassi di interesse, il futuro appare quanto mai incerto. In questi tempi di incertezza, crediamo sia importante fare un passo indietro e considerare le tendenze di lungo periodo che guidano le aziende e i mercati. Per questo motivo abbiamo identificato 10 trend chiave: 1) Potere dei prezzi Riteniamo che l’inflazione si accentuerà nei prossimi mesi, rivelandosi uno dei maggiori rischi che gli investitori dovranno affrontare nel 2022. 2) La tripletta tecnologica. I semiconduttori, il cloud computing e il software – quello che chiamiamo il trio tecnologico – sono tre settori che seguiamo da vicino. Nonostante i problemi legati alla catena di approvvigionamento, non prevediamo la fine della domanda mondiale per i semiconduttori. Oggi una nuova automobile utilizza fino a 3.000 chip e questo numero cresce con ogni nuovo modello. 3) Dividendi In modo particolare in Europa, le società hanno sospeso i dividendi durante la pandemia principalmente a causa di pressioni politiche o normative; tuttavia, molte di esse dispongono, al momento, di capitale in eccesso da reimpiegare sotto forma di dividendi. 4) Innovazione sanitaria. Oggi disponiamo di nuove terapie progettate per ingegnerizzare il modo in cui l’organismo riconosce e cura la malattia. Queste terapie hanno il potenziale per allungare la vita e generare ricavi miliardari per le aziende che sono in grado di svilupparle con successo. 5) Trasformazione dei trasporti. La curva di adozione dei veicoli elettrici (EV) si è impennata grazie soprattutto agli incentivi governativi e agli standard di emissione più severi per le auto a gas, in particolare in Cina e in Europa. Anche il prezzo delle batterie, che può rappresentare un terzo del costo di un veicolo, è crollato. 6) Cina: I rischi per gli investimenti in Cina sono aumentati a causa di questioni macro e normative. Gli investitori devono prestare attenzione a settori come l’immobiliare, l’istruzione e il gioco d’azzardo. 7) Media disruption. Sotto la spinta del boom di giochi dell’era pandemica, il panorama dei media sta trasformando radicalmente il modo in cui le persone comunicano e si svagano. 8) Il futuro dei finanziari. Oggi il settore finanziario comprende un insieme di opportunità più ampio rispetto alle banche e alle assicurazioni tradizionali. Tra queste vi sono le borse, i fornitori di dati e gli asset manager 9) Gli investimenti ESG sono ovunque e diventeranno sempre più importanti. 10) Reddito fisso flessibile. L’inflazione è in forte crescita e ciò ostacola i rendimenti obbligazionari. La buona notizia? L’inflazione elevata è in parte una risposta alla straordinaria domanda dei consumatori.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Ucraina: Cia, sbloccare grano nei porti per evitare colossale crisi alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Per scongiurare una colossale crisi alimentare, bisogna sbloccare subito il grano fermo nei porti ucraini. Non ci si può permettere una “guerra del pane” globale, che avrebbe ulteriori effetti destabilizzanti per tutti sia a livello geopolitico che economico. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai piani messi in campo per liberare circa 25 milioni di tonnellate di grano di Kiev, stoccato nei silos e ora anche a rischio marcimento per via del caldo eccezionale. Bisogna evitare ogni nuova escalation e fare di tutto per raggiungere al più presto un accordo che porti alla ripresa dell’export di grano bloccato nei porti del Mar Nero e destinato soprattutto ai Paesi dell’Africa, che sono quasi totalmente dipendenti da queste risorse -osserva Cia-. In diverse aree del continente africano le tensioni sono già iniziate, la carenza di cereali si aggrava e aumenta il pericolo povertà.D’altra parte, oltre il 50% del grano gestito dal Programma alimentare della FAO arrivava, abitualmente, dall’Ucraina -ricorda Cia-. E l’Onu ha già avvertito che, se la guerra andrà avanti e il “granaio del mondo” resterà sotto le bombe, potrebbe salire a quota 320 milioni il numero di persone a soffrire di fame acuta nel pianeta.Per questo motivo, Cia si unisce ai numerosi appelli già lanciati, dal premier Draghi a Papa Francesco, per chiedere di accelerare lo sblocco del grano ucraino ed evitare una catastrofe alimentare. Allo stesso tempo, i principali Paesi dovranno aumentare la produzione di grano, anche per colmare la minore offerta sui mercati internazionali. In quest’ottica, alla Commissione Ue spetterà decidere se accogliere la richiesta degli Stati membri, compresa l’Italia, all’ultimo Consiglio Agrifish, di una deroga alla rotazione per il 2023, per consentire un incremento delle semine. Quanto all’Italia, resta prioritario intervenire in maniera strutturale per abbassare i costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo, arrivato fino a 1,45 euro al litro. Il prezzo straordinario dei carburanti mette a rischio le trebbiature nelle aree marginali e meno produttive -sottolinea Cia- riducendo i raccolti di grano duro in una fase così delicata.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Cina: Problemi economici e finanziari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm. Nel 2021 il Dragone è stato uno dei mercati che ha registrato le performance peggiori: l’indice MSCI China è sceso del 22%, sottoperformando le azioni americane di quasi il 50%. Dunque, lo scorso anno, mentre i mercati globali volavano, le azioni cinesi hanno registrato performance poco brillanti, ma anche il 2022 non sembra essere iniziato sotto i migliori auspici, almeno per ora, dal momento che gli investitori stranieri hanno scaricato azioni cinesi per un valore record di 6 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno. L’indice di riferimento “CSI 300” è, infatti, solo del 4% al di sopra rispetto al livello di fine 2019, quando furono segnalati i primi focolai di Covid-19 in Cina. E l’indice Nasdaq Golden Dragons, che riunisce i grandi gruppi tecnologici cinesi quotati a New York, è sceso di circa il 25% del suo valore, mentre l’S&P 500 statunitense e il Nasdaq Composite, incentrato sulla tecnologia, sono aumentati rispettivamente del 37% e del 52% circa. È stata la crisi finanziaria del 2008 a porre la Cina tra i grandi protagonisti del sistema finanziario globale. In quell’occasione il governo del Paese aveva iniettato un’enorme quantità di denaro nel sistema per compensare il forte calo delle esportazioni. La Cina deteneva già il più grande stock di riserve valutarie al mondo ed è emersa dalla crisi consolidando la sua posizione di maggiore esportatore e seconda potenza economica globale. Oggi l’economia cinese si sta rapidamente avvicinando a quella degli Stati Uniti come motore chiave della crescita mondiale e si stima che proprio dalla Cina proverrà circa un quarto della crescita globale dei prossimi anni. Il tutto in un contesto in cui il governo di Xi sta intervenendo per ridefinire la scala di potere tra pubblico e privato e cercare di porre rimedio agli eccessi della crescita economica, limitando a livello regolamentare la possibilità di crescere a debito. Nel caso del settore immobiliare, lo Stato ha agito per cercare di frenare l’eccessiva leva finanziaria attraverso una serie di regole, che non sono servite ad evitare a Evegrande di finire sull’orlo del fallimento. La mano del governo cinese non si è, però, concentrata solo sul mondo dell’immobiliare: anche il comparto del tech è stato preso di mira, con l’obiettivo di limitarne il potere economico. Come non ricordare poi la forte reazione contro Alibaba quando il governo ha bloccato la quotazione a Shanghai e a Hong Kong della sua divisione dedicata ai pagamenti digitali. La società è stata poi anche multata per quasi 3 miliardi di dollari per questioni di antitrust. A WeChat e ByteDance sono invece (per il momento) stati lanciati solo degli avvertimenti. Ci sembra evidente come la recente spinta del governo cinese rientri nell’obiettivo di rafforzare il potere politico nei confronti delle società quotate di maggiori dimensioni. Il messaggio è che a guidare il Paese è il partito comunista, mentre il capitalismo è solo un mezzo per raggiungere gli obiettivi della nazione. Da un punto di vista finanziario, questo posizionamento indebolisce le realtà tech, causando un calo nelle performance aziendali, come si può vedere nel grafico seguente, dove la linea nera rappresenta la performance delle società cinesi quotate a Hong Kong, che per la maggior parte appartengono al settore tech, rispetto ad altri indici globali.Infine, a seguito della guerra scoppiata in Ucraina, i rapporti del gigante asiatico con l’Occidente sono tutt’altro che chiari. Ci sono poche probabilità che le sanzioni contro la Russia possano essere estese anche alla Cina, se non nel caso in cui il Dragone si sbilanciasse definitivamente a favore di Putin. Ci sembra dunque poco probabile che gli strumenti finanziari cinesi, data la loro importanza nel panorama globale, possano essere colpiti come accaduto con quelli russi. Tuttavia sottolineiamo ancora una volta l’importanza di mantenere una esposizione controllata e di investire in maniera diversificata, controllando i rischi di portafoglio. (abstract http://www.moneyfarm.com)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La nuova valuta commerciale di Russia e Cina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Può sorprendere quei politici che credono che gli eventi importanti accadano all’improvviso, senza la necessaria e lunga preparazione. La possibile apparizione di una nuova moneta internazionale alternativa al dollaro non è una sorpresa. A metà marzo si è tenuto in Armenia l’incontro “Nuova fase della cooperazione monetaria, finanziaria ed economica tra l’Unione economica euroasiatica (Uee) e la Repubblica popolare cinese”, organizzato dalla Commissione economica euroasiatica e dall’Università Renmin di Pechino per definire i contorni di un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale, almeno per quanto riguarda la parte orientale del mondo. L’Uee è l’unione economica e commerciale cui partecipano la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan, la Kirghisia e l’Armenia con un Pil di circa 1.700 miliardi di dollari. Essa è molto proiettata verso una stretta collaborazione con la Belt and Road Initiative, la nuova Via della seta voluta dalla Cina. Già nel 2020 la Cina aveva aumentato di circa il 20% il suo turnover commerciale con l’Uee, mentre l’utilizzo delle monete nazionali rappresentava solo il15% dell’interscambio totale. Sul tavolo vi è la creazione di una “nuova moneta” basata su un paniere di valute, tra cui il rublo e lo yuan, ancorata anche al valore di alcune materie prime strategiche, incluso l’oro. Pensare che sia solo la reazione disperata alla recente imposizione di super sanzioni nei confronti della Russia, sarebbe una valutazione fuorviante. Si tratta, invece, di un progetto in campo da molti, molti anni, sia in Russia sia in Cina. Il progetto fu reso pubblico già nell’ottobre del 2020 dall’economista russo Sergei Glazyev, membro del consiglio e ministro incaricato dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione economica euroasiatica. Egli aveva sollecitato a creare nuovi strumenti nazionali di pagamento per accantonare l’utilizzo di “valute di Paesi terzi”, intendendo ovviamente soprattutto il dollaro e l’euro, nelle transazioni commerciali e monetarie tra i membri dell’Unione euroasiatica e la Cina. Glazyev affermava che l’idea era la risposta “alle sfide e ai rischi comuni associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli Stati dell’Uee e la Cina”. Si trattava di un piano per superare il sistema unipolare del dollaro, già in atto dopo le sanzioni imposte alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014. L’economista russo sosteneva che l’infrastruttura finanziaria e di pagamento era già stata creata ed era necessario sviluppare un sistema d’incentivi per favorirne l’utilizzo nelle relazioni commerciali ed economiche. Il ministro della Commissione economica euroasiatica proponeva: 1) sviluppare dei meccanismi per stabilizzare i tassi di cambio delle valute nazionali dei Paesi membri, riducendo le commissioni bancarie e gli interessi sui prestiti; 2) creare dei meccanismi per determinare i prezzi delle merci nelle valute nazionali nell’ambito degli accordi tra l’Uee e la Belt and Road Initiative, coinvolgendo in seguito anche altri Paesi, eventualmente quelli della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e quelli dell’Asean.Naturalmente in tale processo s’inserisce anche la recente richiesta di Putin di esigere il pagamento in rubli delle forniture del gas, i cui contorni sono ancora da chiarire. Riconoscendo l’incapacità del dollaro di sostenere l’intero sistema monetario e finanziario globale, già prima della grande crisi finanziaria del 2008 avevamo proposto l’idea di creare, in modo lungimirante e concordato, un nuovo sistema internazionale basato su un paniere di monete importanti, tra cui il dollaro, l’euro, lo yuan e il rublo. In un mondo erroneamente creduto unipolare, purtroppo, non se n’è fatto niente. Il sistema del dollaro, e gli interessi geoeconomici a esso connessi, non l’hanno permesso. La recente proposta russo-cinese di creare una loro nuova moneta basata su un paniere di valute e di materie prime è un dato di fatto da analizzare. Possiamo solo affermare che, in questo modo separato, purtroppo non potrà che approfondire la divisione tra Est e Ovest e aggravare ulteriormente la pericolosa situazione attuale. Pesanti, secondo noi che ne scriviamo da anni, sono le responsabilità dei competenti organismi internazionali, come il G20, che non hanno mai voluto affrontare con determinazione la questione, nonostante le varie crisi finanziarie e le richieste avanzate da più parti. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Ucraina. La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari. Il motivo? I numeri del commercio mondiale. L’interscambio commerciale Cina-Russia vale 147 miliardi di dollari, quello tra Cina e Usa vale 750 miliardi e quello tra Cina e Unione europea è di 820 miliardi. Dunque, a fronte di 147 miliardi di rapporti commerciali con la Russia, l’Occidente vale 1.570 miliardi. La Cina rappresenta l’alleato di una Russia ormai sempre più isolata, che potrà vincere una battaglia ma perderà la guerra. Dichiara la Cina che l’amicizia con la Russia è duratura e solida come una roccia. Tra durata e solidità e 1570 miliardi non abbiamo dubbi sulla scelta della Cina. Primo Mastrantoni, Aduc

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La Cina ha cambiato rotta: i mercati se ne sono accorti?

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

Il Portfolio Manager Iain Cunningham analizza cosa c’è dietro alla debolezza della crescita in Cina e come sia il momento di trarre vantaggio dalle valutazioni depresse. Mentre molte economie occidentali erano alle prese con l’aumento dell’inflazione e l’infinito dibattito sul tapering, il 2021 è stato considerato da Xi Jinping una “finestra di opportunità” per i responsabili politici per affrontare gli squilibri strutturali dell’economia cinese. L’inasprimento del credito e della regolamentazione in Cina, tuttavia, ha ora lasciato il posto a una stabilità politica e a forti stimoli, in un momento in cui la liquidità negli Stati Uniti si sta contraendo.L’economia cinese ha subito quattro flessioni cicliche nell’ultimo decennio: 2011-2012, 2014-2015 e 2018-2019 e 2021 fino a oggi. Queste flessioni sono state innescate da inasprimenti delle politiche, avvenuti all’inizio del 2011, 2014, 2018 e 2021 e terminati con un allentamento seguito da stimoli.Anche questa volta i policymaker cinesi sono rimasti fedeli allo stesso schema. Alla fine del 2020 avevano dichiarato di vedere il 2021 come una “finestra di opportunità” per affrontare gli squilibri strutturali. Quella “finestra di opportunità” era guidata da una forte crescita globale, che sosteneva la forza delle esportazioni cinesi, mentre l’economia domestica dimostrava un’elevata probabilità di superare il suo obiettivo di crescita annuale. In quel contesto positivo, le autorità hanno coraggiosamente spostato l’economia in un ciclo di decrescita del credito, applicato regolamenti macroprudenziali ai promotori immobiliari e al mercato immobiliare, attuando anche un ampio ripristino normativo e dell’antitrust. Nel complesso, ciò ha spostato la politica da “allentata” nel 2020 a “rigida” nel 2021, con gli asset di rischio cinesi e asiatici che hanno risentito di condizioni di liquidità più restrittive, venti contrari normativi e la prospettiva di una crescita economica più debole.L’effetto economico di queste misure restrittive ha cominciato a farsi sentire negli ultimi trimestri, con l’economia cinese in fase di rallentamento, ed è altamente probabile che la crescita continui a indebolirsi nei prossimi trimestri, dato che gli effetti dell’inasprimento continuano a diffondersi. Di conseguenza, alla fine del 2021, i responsabili politici cinesi hanno impresso una svolta alla loro politica.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »