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ROBECO: Quattro motivi per cui in Cina il peggio è passato

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2022

A cura di Jie Lu, Head of Investments China di Robeco. In primo luogo, il crollo del mercato immobiliare e le difficoltà finanziarie dei costruttori continuano a fare notizia. A nostro avviso, il sistema bancario cinese ha tutte le risorse che servono per assorbire questo shock e non presenta alcun rischio sistemico. Attualmente il governo centrale sta incoraggiando le amministrazioni locali a trovare soluzioni per assicurare che gli sviluppatori possano completare quei progetti incompiuti già venduti. Temiamo che questo non sia sufficiente a invertire la tendenza che vede un calo delle vendite di abitazioni e degli investimenti immobiliari. Considerando che il calo dei prezzi degli immobili residenziali è stato causato dalla decisione del governo centrale di porre finalmente un freno agli sviluppatori, e considerando gli attuali problemi di finanziamento di questi ultimi, siamo fiduciosi che le autorità centrali interverranno con un sostegno politico mirato.In secondo luogo, la situazione pandemica si è stabilizzata con l’adozione di una politica di “Controllo zero Covid dinamico” fino alla fine dell’anno; le misure sanitarie diverranno probabilmente meno restrittive nel tempo, specialmente se la politica viene rivista in occasione del prossimo congresso del partito nell’ottobre 2022. Questa svolta è sostenuta da un programma vaccinale più aggressivo, che prevede la vaccinazione dell’80% degli ultrasessantenni entro la fine dell’anno, e dalla maggiore disponibilità di soluzioni terapeutiche a sostegno del settore sanitario. La Cina ha inoltre avviato un’analisi dei dati per valutare la probabile virulenza delle diverse varianti di Covid nel prossimo inverno al fine di orientare la definizione delle policy.In terzo luogo, il governo ha introdotto stimoli economici mirati. A differenza del periodo successivo al 2008, l’attuale programma ha una portata limitata, ma fornirà comunque un notevole sostegno alla crescita economica. Il 25 agosto 2022 è stato annunciato un ulteriore pacchetto da 146 miliardi di dollari destinato a sostenere sia gli investimenti che i consumi. In particolare, la ripresa della spesa in infrastrutture, grazie a nuovi stanziamenti per i finanziamenti alle amministrazioni locali e all’approvazione di nuovi progetti, farà ripartire l’attività edilizia, che era crollata durante la pandemia. Insieme a un moderato allentamento delle condizioni monetarie, queste misure sosterranno la crescita economica fino al 2023, in contrasto con la stretta attuata dalle banche centrali in Europa e negli Stati Uniti. In quarto luogo, l’azione normativa contro la “platform economy” cinese, che ha depresso le valutazioni dei titoli tecnologici, ha fatto il suo corso. Durante una riunione del Politburo a fine luglio, i leader cinesi hanno segnalato l’intenzione di dare il via libera a una serie di operazioni societarie nel settore tecnologico, indicando che quest’ultimo gioca un ruolo importante nel rilancio dell’economia cinese. Si tratta di un importante cambiamento di approccio, che ha risollevato il sentiment nel settore. La lunga disputa normativa con gli Stati Uniti sulla revisione contabile delle società cinesi quotate tramite ADR rimane irrisolto, nonostante l’accordo preliminare annunciato il 26 agosto 2022. Questo accordo costituisce un segnale incoraggiante della volontà delle due parti di giungere a un compromesso, ma la tendenza degli ADR a cercare una doppia quotazione a Hong Kong e/o potenzialmente sui listini cinesi “onshore” è a nostro avviso destinata a continuare, con effetti positivi per il mercato cinese in futuro. Tenendo conto di questi quattro fattori, le prospettive per la Cina sono diventate più favorevoli e prevedibili di quanto non siano mai state dall’alba dell’era Covid all’inizio del 2020. Il mercato delle A-share cinesi presenta in genere una bassa correlazione con i mercati azionari globali e, dato l’allontanamento della politica monetaria dalla traiettoria di Stati Uniti ed Europa, l’assunzione di un’esposizione alla Cina ha ancora più senso in un’ottica di diversificazione.

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Imprese italiane in Cina: la tutela dei diritti a supporto dei brand_EUIPO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2022

L’Europa esporta tecnologia e know-how, ma, in assenza di protezione, le imprese dell’UE possono essere vittime di violazioni. La tutela e l’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) rappresentano una sfida importante per le imprese dell’UE che intendono espandersi in nuovi mercati. Nel 2021 le esportazioni dell’Italia hanno raggiunto un importo totale di 15 691 milioni di EUR, riguardando per lo più macchinari e attrezzature per il trasporto, compresi macchinari specializzati destinati a settori particolari per 6 237 milioni di EUR (40 % delle esportazioni verso la Cina), prodotti manufatti vari, principalmente articoli e accessori di abbigliamento, per 4 068 milioni di EUR (26 % delle esportazioni verso la Cina) e prodotti chimici e correlati, in particolare prodotti medici e farmaceutici, per 2 264 milioni di EUR (14 % delle esportazioni verso la Cina).Al 1º gennaio 2020 erano in vigore 1,6 milioni di registrazioni di marchi dell’Unione europea (MUE), contenenti più di 4,4 milioni di classi di prodotti e servizi associate, con un tasso di crescita medio annuo del 5,6 % (2010-2019). La maggior parte dei depositi di MUE ha continuato a provenire dall’interno dell’UE, con una quota media del 68,3 % dei depositi totali. La Germania è stata il principale paese di deposito a livello mondiale e dell’UE, seguita da altre grandi economie dell’Unione come il Regno Unito, l’Italia (8 %), la Spagna e la Francia. Nel corso degli ultimi cinque anni le attività di IP Key China sono state principalmente mirate ad agevolare l’accesso al mercato per le aziende, le imprese e gli innovatori dell’UE, attraverso la cooperazione con le autorità, le associazioni di imprese e altre parti interessate pubbliche e private cinesi. Questo contributo è stato apportato tramite l’approfondimento della comprensione del mercato e il miglioramento dell’attuazione della legislazione e dei sistemi di applicazione della PI in Cina.Le accurate valutazioni della legislazione cinese fornite da IP Key China hanno fatto luce sulle principali differenze rispetto alla legislazione equivalente in materia di PI nell’UE. L’analisi ha riguardato un’ampia gamma di aspetti, quali la risposta alla contraffazione e alla pirateria, le procedure per il trattamento delle controversie in materia di PI, l’applicazione generale della PI e le informazioni fornite alle imprese europee.Inoltre, il progetto è stato coinvolto in un’ulteriore cooperazione con la Cina a seguito della firma dell’accordo bilaterale UE-Cina per la protezione di 100 indicazioni geografiche europee in Cina e di 100 indicazioni geografiche cinesi nell’UE.IP Key China ha altresì apportato un contributo sostanziale in termini di integrazione dei dati relativi ai marchi messi a disposizione dall’Amministrazione nazionale cinese per la proprietà intellettuale (CNIPA), grazie al quale oltre 32 milioni di marchi cinesi sono divenuti disponibili nello strumento di ricerca per i marchi e nella banca dati «Tmview». Nel 2020 l’EUIPO e la CNIPA hanno firmato l’accordo sullo scambio di informazioni sui marchi, concordando lo scambio reciproco di dati sui marchi nazionali cinesi e sui marchi dell’Unione europea.Inoltre, è stata organizzata una serie di seminari ed eventi e sono stati resi disponibili, a beneficio delle imprese dell’UE, corsi di formazione gratuiti online e in loco da parte di esperti di PI, pubblicazioni, schede informative sul mercato cinese e studi di casi. Parallelamente, dalla sua creazione nel 2008, l’helpdesk sulla PI per le PMI in Cina, attivo 24 ore su 24, risponde a domande specifiche fornendo un servizio di assistenza di prima linea in materia di PI per le PMI che operano nel mercato cinese o intendono accedervi.La prossima fase del progetto IP Key China sarà incentrata sull’avanzamento della convergenza delle norme cinesi, dell’UE e internazionali in materia di protezione dei DPI, con particolare riguardo agli aspetti legati alle attività di contrasto. Si presterà attenzione anche al rafforzamento dei partenariati e dell’interazione strategica con le imprese che operano in Cina, nonché con le associazioni di settore. Gli sforzi futuri mireranno altresì a garantire un maggiore coinvolgimento delle istituzioni settoriali nell’UE e nei suoi Stati membri negli scambi tra pari con le controparti cinesi su temi di interesse reciproco.

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In Cina si sognano dimore di lusso all’estero

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2022

+131% di utenti unici cinesi e +117% di visite al sito da parte degli stessi nel periodo marzo-giugno 2022 rispetto al 2020. Questo è quanto risulta a LuxuryEstate.com, che ha indagato i dati relativi alle ricerche di case di lusso in vendita da parte di utenti che hanno usato il portale in lingua cinese negli ultimi tre anni.Al primo posto nella scelta degli esuli cinesi ci sono gli Stati Uniti che raccolgono circa il 15% delle preferenze totali con un aumento del 74% nelle ricerche rispetto al periodo del primo lockdown. Segue il vecchio continente con la Francia (8% delle ricerche totali) ed una crescita dell’interesse di ben il 142%. In terza posizione il “vicino” Giappone, al +52%. L’Italia si classifica al quinto posto nelle preferenze degli utenti cinesi, guadagnando ben 3 posizioni rispetto al 2020, e l’interesse verso il Bel Paese è più che raddoppiato rispetto ai mesi di marzo-giugno 2020.

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La Cina può tornare a crescere, grazie al sostegno fiscale e monetario

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

I portfolio manager Wenchang Ma e Alan Siow analizzano le rinnovate opportunità nell’azionario e obbligazionario cinese in un panorama di crescita favorevole. Gli investitori globali non avrebbero torto ad aspettarsi che la Cina possa tornare su una traiettoria di crescita, man mano che proseguono le riaperture sia a livello nazionale sia verso i mercati esteri. E’ infatti probabile che le politiche fiscali e monetarie stiano sostenendo un rimbalzo dell’economia, diversamente da quanto avviene nei mercati sviluppati.L’ampio focus politico su una crescita stabile sta rafforzando il sentiment degli investitori, al punto che i flussi di portafoglio, che avevano riscontrato difficoltà a causa della contrazione dei differenziali dei tassi di interesse e della debolezza del quadro economico, si stanno riprendendo nel settore azionario.Inevitabilmente, i rischi permangono. Le azioni di contrasto al Covid lasciano comunque la possibilità di ulteriori lockdown. Inoltre, i punti deboli dell’economia, come il settore immobiliare e l’occupazione, sono fonte di preoccupazione per le autorità. Tuttavia, la resilienza delle esportazioni, una ripresa degli investimenti in infrastrutture e una bassa inflazione core rispetto ai livelli globali offrono margini di ottimismo.In definitiva, gli obiettivi della Cina di autosufficienza, riforme interne e miglioramento economico posizionano il paese relativamente bene per il resto del 2022 e oltre.Per il momento, gli investitori devono fare i conti con una prospettiva a breve termine tutt’altro che favorevole. Al tempo stesso, tuttavia, le valutazioni sembrano interessanti, soprattutto dal punto di vista storico. Le azioni di classe A liquide e ad alta capitalizzazione, ad esempio, vengono scambiate con uno sconto significativo rispetto ai loro omologhi statunitensi.Questi trend possono sostenere il settore nel lungo periodo. Wenchang Ma nello specifico individua del potenziale significativo in quattro ambiti: -Autosufficienza tecnologica – Crescita dei consumi – Transizione energetica – Processi di riforma e riaperture dell’economia Una visione a lungo termine consente agli investitori di guardare oltre le oscillazioni del breve termine. Il settore tecnologico è un esempio calzante.Wenchang Ma prosegue: “Nella storia del mercato azionario cinese, il settore tecnologico non è il primo ad aver subito un inasprimento normativo. Tuttavia, i politici vogliono ancora incoraggiare una crescita sana”.Questo tipo di mentalità è essenziale se gli investitori vogliono riadattare i loro portafogli superando la posizione underweight sulla Cina. La crescita delle allocazioni dovrebbe creare un effetto a catena positivo attraverso il sostegno ai flussi verso le azioni cinesi.Si profilano anche opportunità per rafforzare la presenza delle obbligazioni cinesi nei portafogli degli investitori.Ci sono tuttavia alcuni rischi di ribasso. Ad esempio, i lockdown possono creare più interruzioni alle catene di approvvigionamento e logorare la fiducia, portando a un downgrade delle aspettative di crescita.Tuttavia, rispetto ai principali mercati obbligazionari globali, le obbligazioni CNY onshore offrono anche rendimenti reali più elevati con una volatilità dei prezzi delle valute e delle obbligazioni storicamente inferiore.Siow conclude: “Il motivo per cui agli investitori piace il reddito fisso cinese è che può fornire qualità e diversificazione con rendimenti interessanti. A nostro avviso, nel medio termine le obbligazioni CNY cinesi onshore sovraperformeranno le obbligazioni globali “. (abstract)

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Possiamo fare a meno della Cina?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

La maggior parte degli oggetti che acquistiamo e usiamo sono “made in China”, anche per una convenienza del luogo di produzione che ha spinto diverse aziende “occidentali” a delocalizzare la produzione (così come anche in Paesi della stessa regione). E oggi possiamo fare acquisti, anche di qualità, che prima erano più costosi. Il regime cinese, inoltre, detiene il 93% delle scorte mondiali di rame, il 74% di alluminio, il 68% di mais e il 51% di frumento. Tra le altre cose, se dovesse andare in porto la recente decisione del Parlamento europeo di bandire le auto a combustione entro il 2035, occorre ricordare: – le attuali produzioni “non-cinesi” di auto elettriche, sono nicchie costose e abbastanza esclusive. E al momento e in prospettiva, non si notano grandi cambiamenti ; – economicità e dominio del mercato di molti prodotti “made in China” si potrebbero estendere alle auto; – la Cina, oltre a controllare la filiera delle terre rare e i processi di raffinazione di litio, cobalto e nichel, produce oltre la metà degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde.La compressione dei prezzi e dei tassi di interesse di cui siano stati protagonisti negli ultimi trent’anni è frutto essenzialmente della globalizzazione, a cui hanno contribuito le centinaia di migliaia di lavoratori dall’est europeo e dalla Cina che hanno consentito di tenere bassi i salari e i costi dei prodotti esportati in Occidente. Questi lavoratori vanno esaurendosi e, al momento, non sembra verranno rimpiazzati da africani e orientali vari. La globalizzazione per certi versi continua ma a dimensioni diverse. L’inflazione ha raggiunto livelli alti.La “derussizzazione” della nostra economia è solo agli inizi e il consumatore medio non ne sente ancora le conseguenze . La “decinizzazione” non è un’ipotesi inesistente, visto che la Cina di Xi Jinping non passa giorno senza elogio di Putin, o che minacci di invadere Taiwan, o che continui nelle sue oppressioni politiche (Hong Kong) ed etnico/religiose (Uiguri), etc. Cosa dovrebbe/potrebbe accadere nel momento in cui dovremmo avere a che fare con la “decinizzazione”? Al momento, visto lo stato dei fatti e delle prospettive a breve e lungo termine, per noi si prospettano economie molto grige. Dopo il “laissez-faire” e il “laissez-passer” che abbiamo usato con la Russia di Cecenia, Georgia, Crimea, etc, abbiamo imparato che è meglio prevenire che combattere? Dove la posta in gioco, questa volta, è molto più alta? François-Marie Arouet – http://www.aduc.it

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Capital Group: Il copione in Cina è cambiato?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

A cura di Chris Thomsen, Equity Portfolio Manager di Capital Group. Gli investitori si trovano ad affrontare nuovi rischi e un mercato in costante evoluzione. Con il conflitto in Ucraina, l’inflazione elevata e l’aumento dei tassi di interesse, il futuro appare quanto mai incerto. In questi tempi di incertezza, crediamo sia importante fare un passo indietro e considerare le tendenze di lungo periodo che guidano le aziende e i mercati. Per questo motivo abbiamo identificato 10 trend chiave: 1) Potere dei prezzi Riteniamo che l’inflazione si accentuerà nei prossimi mesi, rivelandosi uno dei maggiori rischi che gli investitori dovranno affrontare nel 2022. 2) La tripletta tecnologica. I semiconduttori, il cloud computing e il software – quello che chiamiamo il trio tecnologico – sono tre settori che seguiamo da vicino. Nonostante i problemi legati alla catena di approvvigionamento, non prevediamo la fine della domanda mondiale per i semiconduttori. Oggi una nuova automobile utilizza fino a 3.000 chip e questo numero cresce con ogni nuovo modello. 3) Dividendi In modo particolare in Europa, le società hanno sospeso i dividendi durante la pandemia principalmente a causa di pressioni politiche o normative; tuttavia, molte di esse dispongono, al momento, di capitale in eccesso da reimpiegare sotto forma di dividendi. 4) Innovazione sanitaria. Oggi disponiamo di nuove terapie progettate per ingegnerizzare il modo in cui l’organismo riconosce e cura la malattia. Queste terapie hanno il potenziale per allungare la vita e generare ricavi miliardari per le aziende che sono in grado di svilupparle con successo. 5) Trasformazione dei trasporti. La curva di adozione dei veicoli elettrici (EV) si è impennata grazie soprattutto agli incentivi governativi e agli standard di emissione più severi per le auto a gas, in particolare in Cina e in Europa. Anche il prezzo delle batterie, che può rappresentare un terzo del costo di un veicolo, è crollato. 6) Cina: I rischi per gli investimenti in Cina sono aumentati a causa di questioni macro e normative. Gli investitori devono prestare attenzione a settori come l’immobiliare, l’istruzione e il gioco d’azzardo. 7) Media disruption. Sotto la spinta del boom di giochi dell’era pandemica, il panorama dei media sta trasformando radicalmente il modo in cui le persone comunicano e si svagano. 8) Il futuro dei finanziari. Oggi il settore finanziario comprende un insieme di opportunità più ampio rispetto alle banche e alle assicurazioni tradizionali. Tra queste vi sono le borse, i fornitori di dati e gli asset manager 9) Gli investimenti ESG sono ovunque e diventeranno sempre più importanti. 10) Reddito fisso flessibile. L’inflazione è in forte crescita e ciò ostacola i rendimenti obbligazionari. La buona notizia? L’inflazione elevata è in parte una risposta alla straordinaria domanda dei consumatori.

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Ucraina: Cia, sbloccare grano nei porti per evitare colossale crisi alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Per scongiurare una colossale crisi alimentare, bisogna sbloccare subito il grano fermo nei porti ucraini. Non ci si può permettere una “guerra del pane” globale, che avrebbe ulteriori effetti destabilizzanti per tutti sia a livello geopolitico che economico. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai piani messi in campo per liberare circa 25 milioni di tonnellate di grano di Kiev, stoccato nei silos e ora anche a rischio marcimento per via del caldo eccezionale. Bisogna evitare ogni nuova escalation e fare di tutto per raggiungere al più presto un accordo che porti alla ripresa dell’export di grano bloccato nei porti del Mar Nero e destinato soprattutto ai Paesi dell’Africa, che sono quasi totalmente dipendenti da queste risorse -osserva Cia-. In diverse aree del continente africano le tensioni sono già iniziate, la carenza di cereali si aggrava e aumenta il pericolo povertà.D’altra parte, oltre il 50% del grano gestito dal Programma alimentare della FAO arrivava, abitualmente, dall’Ucraina -ricorda Cia-. E l’Onu ha già avvertito che, se la guerra andrà avanti e il “granaio del mondo” resterà sotto le bombe, potrebbe salire a quota 320 milioni il numero di persone a soffrire di fame acuta nel pianeta.Per questo motivo, Cia si unisce ai numerosi appelli già lanciati, dal premier Draghi a Papa Francesco, per chiedere di accelerare lo sblocco del grano ucraino ed evitare una catastrofe alimentare. Allo stesso tempo, i principali Paesi dovranno aumentare la produzione di grano, anche per colmare la minore offerta sui mercati internazionali. In quest’ottica, alla Commissione Ue spetterà decidere se accogliere la richiesta degli Stati membri, compresa l’Italia, all’ultimo Consiglio Agrifish, di una deroga alla rotazione per il 2023, per consentire un incremento delle semine. Quanto all’Italia, resta prioritario intervenire in maniera strutturale per abbassare i costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo, arrivato fino a 1,45 euro al litro. Il prezzo straordinario dei carburanti mette a rischio le trebbiature nelle aree marginali e meno produttive -sottolinea Cia- riducendo i raccolti di grano duro in una fase così delicata.

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Cina: Problemi economici e finanziari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm. Nel 2021 il Dragone è stato uno dei mercati che ha registrato le performance peggiori: l’indice MSCI China è sceso del 22%, sottoperformando le azioni americane di quasi il 50%. Dunque, lo scorso anno, mentre i mercati globali volavano, le azioni cinesi hanno registrato performance poco brillanti, ma anche il 2022 non sembra essere iniziato sotto i migliori auspici, almeno per ora, dal momento che gli investitori stranieri hanno scaricato azioni cinesi per un valore record di 6 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno. L’indice di riferimento “CSI 300” è, infatti, solo del 4% al di sopra rispetto al livello di fine 2019, quando furono segnalati i primi focolai di Covid-19 in Cina. E l’indice Nasdaq Golden Dragons, che riunisce i grandi gruppi tecnologici cinesi quotati a New York, è sceso di circa il 25% del suo valore, mentre l’S&P 500 statunitense e il Nasdaq Composite, incentrato sulla tecnologia, sono aumentati rispettivamente del 37% e del 52% circa. È stata la crisi finanziaria del 2008 a porre la Cina tra i grandi protagonisti del sistema finanziario globale. In quell’occasione il governo del Paese aveva iniettato un’enorme quantità di denaro nel sistema per compensare il forte calo delle esportazioni. La Cina deteneva già il più grande stock di riserve valutarie al mondo ed è emersa dalla crisi consolidando la sua posizione di maggiore esportatore e seconda potenza economica globale. Oggi l’economia cinese si sta rapidamente avvicinando a quella degli Stati Uniti come motore chiave della crescita mondiale e si stima che proprio dalla Cina proverrà circa un quarto della crescita globale dei prossimi anni. Il tutto in un contesto in cui il governo di Xi sta intervenendo per ridefinire la scala di potere tra pubblico e privato e cercare di porre rimedio agli eccessi della crescita economica, limitando a livello regolamentare la possibilità di crescere a debito. Nel caso del settore immobiliare, lo Stato ha agito per cercare di frenare l’eccessiva leva finanziaria attraverso una serie di regole, che non sono servite ad evitare a Evegrande di finire sull’orlo del fallimento. La mano del governo cinese non si è, però, concentrata solo sul mondo dell’immobiliare: anche il comparto del tech è stato preso di mira, con l’obiettivo di limitarne il potere economico. Come non ricordare poi la forte reazione contro Alibaba quando il governo ha bloccato la quotazione a Shanghai e a Hong Kong della sua divisione dedicata ai pagamenti digitali. La società è stata poi anche multata per quasi 3 miliardi di dollari per questioni di antitrust. A WeChat e ByteDance sono invece (per il momento) stati lanciati solo degli avvertimenti. Ci sembra evidente come la recente spinta del governo cinese rientri nell’obiettivo di rafforzare il potere politico nei confronti delle società quotate di maggiori dimensioni. Il messaggio è che a guidare il Paese è il partito comunista, mentre il capitalismo è solo un mezzo per raggiungere gli obiettivi della nazione. Da un punto di vista finanziario, questo posizionamento indebolisce le realtà tech, causando un calo nelle performance aziendali, come si può vedere nel grafico seguente, dove la linea nera rappresenta la performance delle società cinesi quotate a Hong Kong, che per la maggior parte appartengono al settore tech, rispetto ad altri indici globali.Infine, a seguito della guerra scoppiata in Ucraina, i rapporti del gigante asiatico con l’Occidente sono tutt’altro che chiari. Ci sono poche probabilità che le sanzioni contro la Russia possano essere estese anche alla Cina, se non nel caso in cui il Dragone si sbilanciasse definitivamente a favore di Putin. Ci sembra dunque poco probabile che gli strumenti finanziari cinesi, data la loro importanza nel panorama globale, possano essere colpiti come accaduto con quelli russi. Tuttavia sottolineiamo ancora una volta l’importanza di mantenere una esposizione controllata e di investire in maniera diversificata, controllando i rischi di portafoglio. (abstract http://www.moneyfarm.com)

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La nuova valuta commerciale di Russia e Cina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Può sorprendere quei politici che credono che gli eventi importanti accadano all’improvviso, senza la necessaria e lunga preparazione. La possibile apparizione di una nuova moneta internazionale alternativa al dollaro non è una sorpresa. A metà marzo si è tenuto in Armenia l’incontro “Nuova fase della cooperazione monetaria, finanziaria ed economica tra l’Unione economica euroasiatica (Uee) e la Repubblica popolare cinese”, organizzato dalla Commissione economica euroasiatica e dall’Università Renmin di Pechino per definire i contorni di un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale, almeno per quanto riguarda la parte orientale del mondo. L’Uee è l’unione economica e commerciale cui partecipano la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan, la Kirghisia e l’Armenia con un Pil di circa 1.700 miliardi di dollari. Essa è molto proiettata verso una stretta collaborazione con la Belt and Road Initiative, la nuova Via della seta voluta dalla Cina. Già nel 2020 la Cina aveva aumentato di circa il 20% il suo turnover commerciale con l’Uee, mentre l’utilizzo delle monete nazionali rappresentava solo il15% dell’interscambio totale. Sul tavolo vi è la creazione di una “nuova moneta” basata su un paniere di valute, tra cui il rublo e lo yuan, ancorata anche al valore di alcune materie prime strategiche, incluso l’oro. Pensare che sia solo la reazione disperata alla recente imposizione di super sanzioni nei confronti della Russia, sarebbe una valutazione fuorviante. Si tratta, invece, di un progetto in campo da molti, molti anni, sia in Russia sia in Cina. Il progetto fu reso pubblico già nell’ottobre del 2020 dall’economista russo Sergei Glazyev, membro del consiglio e ministro incaricato dell’Integrazione e della Macroeconomia della Commissione economica euroasiatica. Egli aveva sollecitato a creare nuovi strumenti nazionali di pagamento per accantonare l’utilizzo di “valute di Paesi terzi”, intendendo ovviamente soprattutto il dollaro e l’euro, nelle transazioni commerciali e monetarie tra i membri dell’Unione euroasiatica e la Cina. Glazyev affermava che l’idea era la risposta “alle sfide e ai rischi comuni associati al rallentamento economico globale e alle misure restrittive contro gli Stati dell’Uee e la Cina”. Si trattava di un piano per superare il sistema unipolare del dollaro, già in atto dopo le sanzioni imposte alla Russia a seguito dell’annessione della Crimea nel 2014. L’economista russo sosteneva che l’infrastruttura finanziaria e di pagamento era già stata creata ed era necessario sviluppare un sistema d’incentivi per favorirne l’utilizzo nelle relazioni commerciali ed economiche. Il ministro della Commissione economica euroasiatica proponeva: 1) sviluppare dei meccanismi per stabilizzare i tassi di cambio delle valute nazionali dei Paesi membri, riducendo le commissioni bancarie e gli interessi sui prestiti; 2) creare dei meccanismi per determinare i prezzi delle merci nelle valute nazionali nell’ambito degli accordi tra l’Uee e la Belt and Road Initiative, coinvolgendo in seguito anche altri Paesi, eventualmente quelli della Shanghai Cooperation Organization (Sco) e quelli dell’Asean.Naturalmente in tale processo s’inserisce anche la recente richiesta di Putin di esigere il pagamento in rubli delle forniture del gas, i cui contorni sono ancora da chiarire. Riconoscendo l’incapacità del dollaro di sostenere l’intero sistema monetario e finanziario globale, già prima della grande crisi finanziaria del 2008 avevamo proposto l’idea di creare, in modo lungimirante e concordato, un nuovo sistema internazionale basato su un paniere di monete importanti, tra cui il dollaro, l’euro, lo yuan e il rublo. In un mondo erroneamente creduto unipolare, purtroppo, non se n’è fatto niente. Il sistema del dollaro, e gli interessi geoeconomici a esso connessi, non l’hanno permesso. La recente proposta russo-cinese di creare una loro nuova moneta basata su un paniere di valute e di materie prime è un dato di fatto da analizzare. Possiamo solo affermare che, in questo modo separato, purtroppo non potrà che approfondire la divisione tra Est e Ovest e aggravare ulteriormente la pericolosa situazione attuale. Pesanti, secondo noi che ne scriviamo da anni, sono le responsabilità dei competenti organismi internazionali, come il G20, che non hanno mai voluto affrontare con determinazione la questione, nonostante le varie crisi finanziarie e le richieste avanzate da più parti. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Ucraina. La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

La Cina deve scegliere tra 1570 miliardi e 147 miliardi di dollari. Il motivo? I numeri del commercio mondiale. L’interscambio commerciale Cina-Russia vale 147 miliardi di dollari, quello tra Cina e Usa vale 750 miliardi e quello tra Cina e Unione europea è di 820 miliardi. Dunque, a fronte di 147 miliardi di rapporti commerciali con la Russia, l’Occidente vale 1.570 miliardi. La Cina rappresenta l’alleato di una Russia ormai sempre più isolata, che potrà vincere una battaglia ma perderà la guerra. Dichiara la Cina che l’amicizia con la Russia è duratura e solida come una roccia. Tra durata e solidità e 1570 miliardi non abbiamo dubbi sulla scelta della Cina. Primo Mastrantoni, Aduc

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La Cina ha cambiato rotta: i mercati se ne sono accorti?

Posted by fidest press agency su domenica, 20 febbraio 2022

Il Portfolio Manager Iain Cunningham analizza cosa c’è dietro alla debolezza della crescita in Cina e come sia il momento di trarre vantaggio dalle valutazioni depresse. Mentre molte economie occidentali erano alle prese con l’aumento dell’inflazione e l’infinito dibattito sul tapering, il 2021 è stato considerato da Xi Jinping una “finestra di opportunità” per i responsabili politici per affrontare gli squilibri strutturali dell’economia cinese. L’inasprimento del credito e della regolamentazione in Cina, tuttavia, ha ora lasciato il posto a una stabilità politica e a forti stimoli, in un momento in cui la liquidità negli Stati Uniti si sta contraendo.L’economia cinese ha subito quattro flessioni cicliche nell’ultimo decennio: 2011-2012, 2014-2015 e 2018-2019 e 2021 fino a oggi. Queste flessioni sono state innescate da inasprimenti delle politiche, avvenuti all’inizio del 2011, 2014, 2018 e 2021 e terminati con un allentamento seguito da stimoli.Anche questa volta i policymaker cinesi sono rimasti fedeli allo stesso schema. Alla fine del 2020 avevano dichiarato di vedere il 2021 come una “finestra di opportunità” per affrontare gli squilibri strutturali. Quella “finestra di opportunità” era guidata da una forte crescita globale, che sosteneva la forza delle esportazioni cinesi, mentre l’economia domestica dimostrava un’elevata probabilità di superare il suo obiettivo di crescita annuale. In quel contesto positivo, le autorità hanno coraggiosamente spostato l’economia in un ciclo di decrescita del credito, applicato regolamenti macroprudenziali ai promotori immobiliari e al mercato immobiliare, attuando anche un ampio ripristino normativo e dell’antitrust. Nel complesso, ciò ha spostato la politica da “allentata” nel 2020 a “rigida” nel 2021, con gli asset di rischio cinesi e asiatici che hanno risentito di condizioni di liquidità più restrittive, venti contrari normativi e la prospettiva di una crescita economica più debole.L’effetto economico di queste misure restrittive ha cominciato a farsi sentire negli ultimi trimestri, con l’economia cinese in fase di rallentamento, ed è altamente probabile che la crescita continui a indebolirsi nei prossimi trimestri, dato che gli effetti dell’inasprimento continuano a diffondersi. Di conseguenza, alla fine del 2021, i responsabili politici cinesi hanno impresso una svolta alla loro politica.

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In Cina parte l’anno della Tigre ma gli investitori non devono avere paura”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2022

A cura di Jimmy Chen, Portfolio Manager del fondo Comgest Growth China. La Cina si prepara a celebrare l’inizio dell’Anno della Tigre il 1° febbraio 2022. Secondo Comgest, ci sono molteplici opportunità di crescita e di stock picking, nonostante il giro di vite normativo che ha spaventato così tanto gli investitori stranieri nel 2021.La Cina offre agli investitori internazionali una diversificazione rispetto ai mercati sviluppati. Con il PE della Cina rispetto agli Stati Uniti vicino al picco del decennio e la forte crescita stimata degli utili, la bassa correlazione potrebbe giocare a favore delle azioni cinesi nell’anno della Tigre. La Cina richiede un atteggiamento un po’ contrarian, dato che la Cina ha spesso avuto una forte performance quando sembrava essere in crisi.È molto improbabile che nell’anno della Tigre si ripeta il giro di vite normativo dell’anno del Bue. Questo non perché la spinta della ‘Prosperità comune’ sia finita, tutt’altro. Piuttosto, il governo cinese ha un obiettivo a lungo termine per consentire a un numero maggiore di cittadini l’accesso a uno stile di vita tipico della classe media.Gli stock picker come Comgest hanno bisogno di considerare l’agenda del governo e il rischio normativo nella propria selezione di titoli. La prosperità comune è vista da molti soltanto in maniera negativa, ma in realtà offre molte opportunità agli investitori a lungo termine. Non dimentichiamo che la Cina è la patria di alcune aziende incredibilmente dinamiche e innovative. Prendiamo come esempio i videogiochi e, in particolare, i giochi per dispositivi mobili, che rappresentano una grande esportazione a livello culturale della Cina – l’equivalente cinese dei film di Hollywood. Aziende come Tencent e Netease hanno un enorme mercato interno per affinare le loro competenze e per costruire economie di scala nel gaming. Tencent ha imparato in fretta, con la pulizia normativa che coinvolge i giochi, i social media e l’eCommerce. Sono tutti nel mirino delle autorità cinesi. Un ripensamento ha portato Tencent ad adottare un approccio di investimento più cauto in Cina nell’ultimo anno. Ora, invece la società si sta concentrando maggiormente sull’espansione all’estero. Sulla base della sua onnipresente app WeChat, il suo predominio nel mercato cinese dei giochi e i suoi investimenti all’estero, crediamo che l’azienda sarà in grado di prolungare il suo percorso di crescita dell’ultimo decennio. Tencent è attualmente la posizione più grande del fondo Comgest Growth China. Con un forte sostegno statale e l’ambizione di rendere la Cina un polo produttivo ad alta tecnologia, le aziende cinesi hanno sviluppato un know-how tecnologico in mercati in crescita nascenti come la mobilità elettrica. Grazie alla tecnologia e alla produzione all’avanguardia, gli operatori più dinamici possono conquistare ampie parti del mercato. Uno dei nostri investimenti è Bafang Electric, uno dei maggiori produttori di motori elettrici per biciclette elettriche. È un’azienda ancora giovane, fondata nel 2003, e già in competizione con Shimano e Bosch. Il mercato sanitario cinese si sta aggiornando rapidamente, poiché la Cina vuole migliorare la sanità pubblica. Il paese ha dato un grande impulso alla ricerca e allo sviluppo per cercare di mettersi al passo con gli attori occidentali. Noi investiamo in WuXi Biologics, per esempio. La società è già diventata il più grande partner di outsourcing per l’industria biofarmaceutica globale nella scoperta e nello sviluppo di farmaci biologici. Grazie al suo enorme successo nel mercato dell’esportazione, il 70% delle sue entrate viene ora da fuori della Cina. (abstract)

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PIMCO: Cina, allentamento delle politiche per sostenere la crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2022

A cura di Carol Liao, Economista per la Cina di PIMCO La PBOC ha tagliato il tasso d’interesse di 10 punti base in seguito al continuo indebolimento della crescita a dicembre, anche se l’impatto sulla crescita sarà probabilmente limitato, dato che la domanda di credito è ancora limitata dalla debolezza della domanda di prestiti per l’edilizia residenziale. Il governo ha annunciato misure concrete per incentivare le infrastrutture ma modeste mosse su immobiliare e consumi nelle ultime settimane. È improbabile che il sostegno alle infrastrutture possa compensare la debolezza del settore immobiliare e dei consumi delle famiglie nel primo trimestre. Le politiche abitative non invertiranno la rotta, ma correggere la sovra-attuazione e stabilizzare non solo l’offerta ma anche la domanda dovrebbe essere la priorità politica a breve termine. Sono necessarie altre misure per stabilizzare il mercato immobiliare e aiutare le famiglie.Ci aspettiamo che la crescita del primo trimestre segni un ulteriore indebolimento e che arrivino altre misure di allentamento nel primo trimestre, fino ad aprile. Tuttavia, l’economia, in particolare il mercato immobiliare, si deteriorerebbe ulteriormente prima di migliorare. Ci vorrà più tempo e misure di allentamento perché il sentiment del mercato immobiliare si normalizzi. La riunione dell’NPC a marzo sarà un evento chiave per l’annuncio di obiettivi dettagliati e il piano delle politiche per il 2022. La recente ondata di Covid sembra diminuire, ma le restrizioni ai viaggi e il distanziamento sociale probabilmente rimarranno per i festeggiamenti del Capodanno cinese e i giochi olimpici invernali (fino al 20 febbraio), il che potrebbe intaccare i consumi e la ripresa del settore dei servizi. La Cina probabilmente si atterrà a una strategia “Covid-zero” nel 2022, nonostante i costi economici e sociali sempre più elevati. Il catalizzatore per una rettifica potrebbe essere la scoperta di una cura, o una conclusione scientifica più concreta sul basso tasso di mortalità/ospedalizzazione di Omicron. Con queste condizioni, il governo potrebbe riconsiderare la strategia “zero-Covid” dopo il 20° Congresso del Partito in ottobre.

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Robeco: La Cina mostra la sua forza politica, ma saprà ancora reagire alle situazioni più complicate?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

A cura di Peter van der Welle, Strategist del team Multi Asset di Robeco Nel 2022, la Cina sarà probabilmente in cima ai pensieri degli investitori, a prescindere dalle Olimpiadi invernali in programma a febbraio nella città di Pechino. La sola Cina negli ultimi dieci anni ha generato il 30-40% della crescita annuale del PIL globale e nel 2020 ha ricondotto il ciclo economico globale verso la ripresa. Nel 2021, tuttavia, una decelerazione indotta dalla politica interna ha ridotto il contributo cinese alla crescita globale, mentre le economie sviluppate hanno recuperato terreno.In vista dell’atteso ridimensionamento dell’impulso monetario e fiscale in Occidente, a partire dal 2022, la traiettoria di crescita cinese assumerà ancora maggior rilevanza per l’economia globale. Quindi, ora più che mai, con il sopraggiungere del nuovo anno gli investitori devono chiedersi: ‘Cosa c’è nella lista dei desideri di Pechino per il 2022?’ Il potere economico della Cina è tale per cui anche piccole oscillazioni nella sua traiettoria di crescita sono in grado di influenzare gli altri Paesi asiatici. Negli ultimi anni le azioni dei mercati emergenti hanno sottoperformato quelle dei Paesi sviluppati e perso appeal in un portafoglio multi-asset. La prima questione da affrontare riguarda l’iniqua distribuzione della ricchezza prodotta dai circa 1,4 miliardi di abitanti del Paese, che ha portato il governo a introdurre il programma “Prosperità comune”. In termini di disparità della ricchezza, la società cinese è pressoché al livello degli Stati Uniti: l’1% delle famiglie più ricche possiede un terzo della ricchezza del Paese. Il presidente Xi Jinping teme però che l’eventuale perdurare di questa disuguaglianza scaturirebbe in una polarizzazione e aumento del populismo osservato negli Stati Uniti, con potenziali rischi per il Partito comunista. L’establishment politico cinese sa che i maggiori problemi del Paese si annidano al suo interno, considerando l’elevatissimo rapporto debito totale/PIL del 270%, una popolazione che invecchia e che inizia a peggiorare gradualmente l’indice di dipendenza demografica e, infine, i costi ambientali crescenti. Per affrontare queste sfide a lungo termine, il programma ”Prosperità comune” si concentra su tre settori problematici, immobiliare, tecnologico e istruzione nei quali si assiste a forti concentrazioni di ricchezza e potere di mercato. Per esempio, la politica delle “tre linee rosse” della People’s Bank of China (PBOC) – un rapporto passività/attività inferiore al 70%, un rapporto di indebitamento netto inferiore al 100% e un rapporto liquidità/debito a breve termine superiore a 1x – ha imposto un deleveraging forzato al settore immobiliare. A farne le maggiori spese è stata Evergrande, avviata verso un processo di ristrutturazione del debito. Queste restrizioni frenano i prezzi e le vendite immobiliari cinesi e, di conseguenza, danneggiano anche la crescita dei consumi interni perché erodono “l‘effetto ricchezza”. Storicamente, infatti, esiste una forte correlazione positiva tra la crescita dei consumi cinesi e i prezzi degli immobili residenziali nazionali, poiché la ricchezza delle famiglie è in maggior parte costituita dagli asset immobiliari.Nel frattempo, la pandemia da Covid-19 continua a preoccupare il mondo e, data la strategia contro il Covid a tolleranza zero e le prove emergenti circa l’inefficacia del vaccino Sinovac contro Omicron, anche in Cina l’isolamento potrebbe intensificarsi di qui a poco. Ciò potrebbe comportare un’ulteriore riduzione della domanda interna, per di più alla vigilia delle Olimpiadi invernali e, con il Congresso del Partito alle porte, probabilmente il presidente Xi interverrà per salvaguardare la stabilità sociale predisponendo una serie di misure economiche utili nel breve termine.L’allentamento della politica monetaria attraverso ulteriori tagli alla percentuale della riserva obbligatoria (RRR) e un’inversione positiva del credit impulse nel primo semestre 2022 saranno, insieme all’impiego di stimoli fiscali e ad un allentamento della regolamentazione immobiliare, saranno gli strumenti economici applicabili fin da subito.Visto l’acuirsi delle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti (soprattutto riguardo a Taiwan), i vantaggi derivanti al presidente Xi da un ulteriore aumento della produttività interna attraverso politiche fortemente interventiste non sono venuti meno. Il programma “Prosperità comune” non è destinato ad esaurirsi a breve. Per gli investitori ne consegue grande incertezza.

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Un mercato immobiliare stanco e nuove restrizioni non scalfiscono la Cina

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2022

A cura di David Raper, Gestore del fondo Comgest Growth China di Comgest. L’economia cinese rimane sottotono nonostante una leggera ripresa recente; la produzione industriale è aumentata del 3,5%, le vendite al dettaglio sono cresciute del 4,9% e l’indice PMI manifatturiero dei direttori degli acquisti è salito al 50,1%. Il flusso di notizie suggerisce che la flessione del mercato immobiliare del Paese e la crescita delle vendite al dettaglio continueranno ad essere moderate dopo le rinnovate restrizioni dovute al Covid-19.NetEase ha potuto contare sul successo di diversi titoli di videogiochi, sia in Cina sia all’estero. Inoltre, le prospettive in termini di lanci di nuovi titoli restano solide. Dingli ha assistito a un calo delle tariffe, negli USA, inferiore al previsto (persino molto più basse di quelle dei suoi omologhi cinesi) delle sue piattaforme aeree di lavoro. Lepu ha annunciato un piano di riacquisto di proprie azioni e ha tratto vantaggio dalla notizia che il suo kit per test antigenici per il Covid-19 può rilevare la variante Omicron.Tra i titoli che hanno registrato performance positive, segnaliamo Alibaba, Weigao e TravelSky. Nonostante abbia registrato una crescita del 16% dei ricavi ricorrenti, l’attività commerciale di Alibaba è cresciuta solo del 3% a causa di un contesto macroeconomico debole e della perdita di quote di mercato. Ci aspettiamo di assistere a una ripresa della crescita delle vendite al dettaglio dell’azienda, a livello mondiale, nei prossimi trimestri. I materiali di consumo medicali di Weigao potrebbero essere inclusi, in futuro, nell’offerta di una centrale d’acquisto, il che potrebbe portare a una significativa riduzione dei prezzi. Riteniamo che un aggiornamento del prodotto dovrebbe ridurre questo rischio. TravelSky continuerà a far fronte a pressioni se il Covid-19 e la nuova variante Omicron continueranno a diffondersi rapidamente.

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La Cina persegue l’autosufficienza in un contesto di rallentamento della crescita

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 dicembre 2021

a cura di Paul Smillie, Analista del credito senior, Lin Jing Leong, Analista senior del debito sovrano, Asia emergente e Justin Ong, Analista di ricerca senior, Debito societario Asia di Columbia Threadneedle Investments. La decisione presa da Pechino in luglio di consentire alle società di servizi di doposcuola di svolgere aspetti fondamentali della loro attività solo su base non profit potrebbe essere sembrata alquanto bizzarra agli investitori occidentali. La misura, tuttavia, non era mirata soltanto ad alleggerire il crescente onere dell’istruzione per le famiglie nell’ambito del programma di “prosperità comune”. Ciò che molti non hanno capito è che il provvedimento puntava anche a rafforzare il potere di spesa delle classi medie in modo che potessero comprare più prodotti cinesi e ridurre la dipendenza dell’economia dalle esportazioni.Nel 2021 la Cina ci ha riservato molte sorprese. Non da ultimo, la sua espansione ha subito una decelerazione superiore al previsto. A causa delle riforme politiche, della stretta creditizia e dei blackout, la crescita del PIL dovrebbe a nostro avviso chiudere l’anno al 7,5-8%, per poi rallentare ulteriormente e portarsi a meno del 5% nel primo semestre 2022. Altrettanto sorprendenti, tuttavia, sono state le riforme politiche.Pechino ha approfittato dell’elevato tasso di crescita all’inizio del 2021 per mettere ordine nell’economia, il che è lodevole. In prospettiva, le autorità cinesi sono chiamate a perseguire un delicato equilibrio economico: mantenere la disoccupazione al di sotto del livello critico del 5,5%, proseguendo al contempo la stretta creditizia nei settori altamente indebitati come l’immobiliare, le amministrazioni locali e le imprese statali. Nel frattempo, Pechino sta cercando di stimolare i consumi interni e di ridurre la dipendenza dal mondo esterno – in termini sia di esportazioni che di investimenti esteri – in un periodo di continue tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Le piccole e medie banche cinesi, che nel 2020 hanno dato il principale contributo all’espansione del credito per contrastare la pandemia, sono le più esposte al settore immobiliare. Mentre le cinque maggiori banche sono adeguatamente patrimonializzate e sono cresciute in modo ordinato, a giudicare dagli standard occidentali circa la metà degli istituti di minori dimensioni è tecnicamente insolvente. A partire dalla crisi finanziaria globale l’attivo delle “Big Five” è passato dal 110% al 135% del PIL, mentre quello delle banche più piccole è schizzato dal 90% al 190%. Ciononostante, la Cina è consapevole del problema e possiede le risorse per risolverlo. Una crisi finanziaria sembra improbabile, data l’assenza di un evidente canale di contagio verso i mercati finanziari globali: le banche cinesi si finanziano a livello nazionale e la People’s Bank of China (PBoC) dispone di un potente arsenale di strumenti da impiegare in caso di problemi di finanziamento. Malgrado la presenza di potenziali catalizzatori interni ed esterni in grado di innescare un congelamento dei finanziamenti, nessuno di essi potrebbe materializzarsi senza una perdita di fiducia nel sistema, che sembra improbabile.Tuttavia, malgrado le sorprese normative del 2021 e il rallentamento della crescita economica, rimangono opportunità per investire nell’ampio universo azionario cinese. Nonostante gli ostacoli normativi associati all’e-commerce, alla prosperità comune e ai servizi di doposcuola, in molte altre aree le politiche di Pechino sono incoraggianti. Tra queste figurano la produzione manifatturiera ad alto valore aggiunto e l’energia verde, ad esempio nel settore dei veicoli elettrici. Gli obiettivi strategici emersi dal 2021, anziché agire da freno, daranno un forte impulso a questi settori. (Abstract http://www.columbiathreadneedle.it)

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Sicit: Nuovo stabilimento in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2021

SICIT annuncia un importante accordo per la realizzazione di un nuovo impianto produttivo nella regione di Tianjin. L’accordo è stato firmato dalla società vicentina con la Tianjin Port Free Trade Zone Administrative Committee e con il partner cinese Jiegao Technology Co. Ltd. SICIT, eccellenza italiana dell’economia circolare e della green economy, produce biostimolanti per l’agricoltura e ritardanti per l’industria del gesso utilizzando i residui dell’industria conciaria. Le tecnologie proprietarie ne fanno una leader mondiale del settore, fornitrice dei colossi globali della chimica e dell’agrochimica. È controllata da Intesa Holding, che riunisce le imprese del distretto conciario vicentino, e da NB Renaissance, società di private equity che investe in eccellenze industriali italiane. Il nuovo stabilimento, che sorgerà in un’area urbana distante meno di 200 chilometri da Pechino, è finalizzato esclusivamente alla produzione di prodotti finiti per servire direttamente i clienti cinesi. L’investimento è di circa 10 milioni di euro. SICIT si appresta a chiudere l’anno con risultati molto soddisfacenti. “Grazie alle performance positive dei biostimolanti e del biofuel – ha affermato l’amministratore delegato dell’azienda vicentina Massimo Neresini – puntiamo a un fatturato 2021 di oltre 75 milioni di euro”. Nel 2020 i ricavi di SICIT erano stati pari a 63,2 milioni.

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Editoria e il monopolio cinese dell’industria della carta

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 novembre 2021

E’ inaccettabile, con rischi per l’industria anche editoriale. La carta è una materia prima chiave per la produzione dei giornali, con costi per l’industria editoriale – dichiara il deputato Federico Mollicone, responsabile Cultura di FDI e capogruppo in commissione Editoria – abbiamo presentato sul DL Fiscale emendamenti per rifinanziare il credito d’imposta per la carta, che già fu introdotto grazie, anche, a una nostra battaglia per l’editoria nazionale in precedenti provvedimenti. In legge di bilancio proporremo emendamenti per più fondi a tutela dei posti di lavoro e del pluralismo informativo.”

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Il rallentamento della Cina non fermerà i mercati emergenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2021

By Uday Patnaik, Head of Emerging Markets Debt di LGIM. Negli ultimi mesi, si è assistito a un mutamento del quadro dei mercati emergenti (EM), che, da essere reflazionistico e favorevole, è diventato abbastanza preoccupante. Le ragioni sono l’indebolimento delle dinamiche di crescita, dovuto da una contrazione degli effetti di base e dall’impatto della variante delta. Quest’ultima ha colpito principalmente i mercati emergenti asiatici, che sono da sempre la locomotiva della crescita di tutto il comparto. Ulteriori motivi di preoccupazione sono arrivati dalla Cina. Non solo le misure estremamente severe contro i nuovi casi di Covid-19 hanno portato a lockdown localizzati, ma ha preso piede anche una repressione normativa che ha coinvolto molti settori, tra cui quello immobiliare, che ha sempre avuto un ruolo centrale nella crescita del Dragone, nel benessere delle famiglie, nel generare crediti e nel creare entrate per il governo centrale. Se a questo si aggiunge anche una serie di blackout, si può comprendere perché il consensus sulla crescita della Cina sia diminuito, posizionandosi tra il negativo e lo zero nel corso del terzo trimestre. Gli economisti di LGIM hanno ridotto le stime di crescita da +8% a +7,7% nel 2021 e da +4,5% a +4,1% nel 2022.Un altro fattore preoccupante è che la Cina non è l’unico mercato emergente in cui la crescita è rallentata. Nel suo ultimo update sull’Asia Orientale e Pacifica, la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime del 2021 per l’intera regione a causa della debolezza cinese, passate dal +4,4% di aprile al +2,2% odierno (lo studio non include la Cina). Da notare che i mercati emergenti asiatici rappresentano il 55%-60% del Pil di tutto il comparto EM e il 25%-30% dell’economia globale. Al di fuori dell’Asia, le prospettive di crescita degli EM si sono comunque ridotte a causa dell’inflazione crescente, dovuta a shock sul lato dell’offerta, della crescita della domanda interna e dei maggiori costi dell’energia. Tutto questo ha portato le banche centrali di molti di questi mercati ad alzare i tassi d’interesse. Come si evince dal grafico sottostante, 11 dei maggiori mercati emergenti hanno incrementato i tassi; un numero destinato a salire nel prossimo trimestre. Oltre alle scelte politiche molto discutibili e all’inflazione crescente, i rischi sui mercati emergenti derivano anche dai prezzi delle commodity, che potrebbero risentire delle prospettive di crescita ridotte, e da un dollaro più forte, supportato dai tassi d’interesse statunitensi più alti. Se a tutto questo aggiungiamo le preoccupazioni circa il tapering della Fed, si capisce come queste problematiche abbiano causato, nelle ultime 3 settimane, una fuga degli investitori dal settore del credito dei mercati emergenti. La price action è stata ulteriormente esacerbata dalla vendita degli ETF, una via sempre più diffusa tra gli agenti del mercato per esprimere le loro previsioni a ribasso, preferita alla vendita di obbligazioni, che potrebbero essere più difficili da riacquistare in un secondo momento. Pertanto, noi di LGIM manteniamo posizioni favorevoli verso i mercati emergenti. In quanto gestori attivi, abbiamo risposto velocemente al cambiamento del sentiment sul rischio, dato che abbiamo ridotto in anticipo la nostra esposizione al real estate cinese, abbiamo gestito con successo la nostra posizione verso Huarong e abbiamo sfruttato i crescenti prezzi delle commodity per aggiungere al nostro portafoglio realtà dai fondamentali solidi. Le nostre solide posizioni di liquidità, costruite in previsione di un sentiment più debole, ci consentiranno di sfruttare ulteriormente le numerose opportunità create dal recente selloff. Naturalmente, continuiamo a essere cauti nell’impiegare la nostra liquidità, ricorrendo sempre a un’analisi approfondita dei fondamentali nazionali e aziendali. Nonostante quanto detto sopra, riteniamo che l’impatto di tutti questi fattori sia transitorio.

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GAM: Cina e Giappone tra energia pulita e innovazione

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

I recenti interventi normativi in Cina sono in sostanza guidati dalla volontà del governo di assicurare la stabilità e la sostenibilità di lungo termine del paese. Per esempio, le politiche di prosperità comune sono progettate per garantire la stabilità sociale, che è il fondamento della crescita economica della Cina. Altre regole, compresa la legislazione antimonopolistica, hanno probabilmente un effetto motivante sulla popolazione a rimanere innovativa. Le restrizioni sul gioco d’azzardo, come ulteriore esempio, sono volte a promuovere valori sociali positivi. L’economia cinese si è infatti indebolita a causa di alcuni dei recenti inasprimenti normativi. Regole più severe sull’acquisto di case hanno portato a una prospettiva negativa dei prezzi degli immobili e a un rallentamento delle vendite, con il risultato che Evergrande, insieme ad alcuni altri piccoli imprenditori del settore immobiliare con un alto livello di indebitamento, è andato in default sul debito. I consumi sono deboli a causa delle prospettive caute dell’occupazione e del reddito, mentre le carenze di elettricità e le sporadiche chiusure locali dovute al Covid-19 hanno anche avuto un impatto sull’economia. In tale contesto di incertezza, si possono comunque trovare delle opportunità. Nel breve periodo, vediamo l’opportunità di incrementare i titoli growth più venduti prima che il sentiment migliori. Guardando più avanti, i piani di sviluppo economico della Cina sono molto concreti e forniscono una tabella di marcia per gli investitori. Innovazione, digitalizzazione ed energia pulita sono tra i chiari temi politici. Crediamo che investire in settori guidati da politiche di sostegno a lungo termine potrebbe rivelarsi gratificante per gli investitori nel tempo.

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