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CINA 2019 Presentazione X edizione Rapporto annuale

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Roma lunedì 8 luglio sarà presentata nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina la decima edizione del nostro Rapporto annuale “Cina 2019. Scenari e prospettive per le imprese”. Il Rapporto elaborato dal Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina (CeSIF) è il più importante outlook sulla Cina attualmente esistente in Italia: presenta gli scenari politici, economici e di accesso al business in Cina, con un approfondimento sui settori di maggior interesse per le imprese italiane in Cina e lo stato attuale degli investimenti cinesi nel nostro Paese. L’evento è organizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

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“Guerra commerciale è nuova Guerra Fredda, divisione in tre blocchi”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Stati Uniti e Cina sono invischiati in un’esplicita guerra commerciale, a cui sottostà una guerra fredda sui temi tecnologici. Gli investitori nei mercati finanziari hanno le idee chiare sulle implicazioni di breve periodo, e questo agevola le scelte per quanto riguardo questa finestra temporale. Al contrario, le conseguenze di lungo periodo sono meno ovvie e l’impatto duraturo sulla catena del valore e sui processi decisionali è sottovalutato. La conclusione inevitabile da trarre è che il mondo stia inesorabilmente andando incontro ad un lungo periodo di divergenza economica e politica, che ha alcune somiglianze con la Guerra Fredda del passato, ma per certi versi è più invasivo e pericoloso per gli investitori.L’effetto collaterale di tutto ciò sarà la divisione del mondo in tre aree, con un ritorno diffuso ad un maggior interventismo da parte dei governi.
Storicamente, le guerre commerciali durano un solo round. Entrambe le parti infatti ad un certo punto arrivano a capire che si stanno danneggiando, e che continuare le ostilità vorrebbe dire solo aumentare il costo finale. Se la guerra commerciale continuerà con questa intensità potrebbe trascinare nella disputa altri attori, i quali a loro volta potrebbero reagire ai dazi imposti a loro danno. Questa escalation probabilmente porterà ad un ritorno generalizzato di un maggior interventismo statale, in quanto gli elettori lo esigeranno dai loro rispettivi governi. I paesi che vengono da una lunga tradizione di interventismo statale si adatteranno più rapidamente, e nell’immediato saranno avvantaggiati. Quelli che invece non lo faranno rischieranno di mettere un’ipoteca sulla propria crescita futura e sulla solidità delle proprie istituzioni.
Il gruppo guidato dalla Cina: composto per lo più dai paesi coinvolti nel progetto della Nuova Via della Seta e da quelli che hanno firmato il RCEP, il trattato commerciale sponsorizzato dalla Cina che coinvolge la maggior parte dei paesi asiatici e del Pacifico occidentale. Questo gruppo di paesi godrà di volumi e valori di scambi crescenti, allo stesso tempo diventando sempre più allineato alla sfera geopolitica di Pechino. Al suo completamento, il RCEP avrà dimensioni e ampiezza impressionanti. Riguarda infatti 3,5 miliardi di persone e il 33,3% del Pil mondiale, il tutto seguendo le regole del WTO.
I resti del vecchio ordine mondiale: ne farebbero parte Giappone, l’UE e alcuni paesi del sud-est asiatico e del Pacifico, in virtù dell’Accordo di partenariato economico UE-Giappone e del Partenariato Trasn-Pacifico (CPTPP). L’accordo tra Europa e Giappone, tra l’altro, mette in condizione di grave svantaggio il Regno Unito dopo la Brexit. L’accordo coinvolge complessivamente 638 milioni di consumatori, il 28% dell’economia mondiale e oltre un terzo degli scambi globali. Il CPTPP conta a sua volta oltre 753 milioni di consumatori, il 15% dell’economia mondiale e mette a sua volta in una situazione di svantaggio i paesi non membri rispetto a quelli membri; le aziende americane in questi mercati sono infatti ora in condizione di svantaggio nei confronti dei loro concorrenti canadesi, messicani, giapponesi e australiani. Allo stesso modo le aziende thailandesi, coreane e con sede a Taiwan saranno in difficoltà nei confronti dei concorrenti malesi, vietnamiti e giapponesi.
Il gruppo USA: costituito dagli Stati Uniti, la cui economia è relativamente meno dipendente dal commercio, e da un numero ridotto di paesi non allineati che con il passare del tempo diventeranno meno rilevanti come partner commerciali, a causa dell’erodersi della loro abilità di competere sul piano tecnologico. Il Regno Unito è candidato a rientrare in questo gruppo di paesi qualora si verificasse una “Hard Brexit”, che comporterebbe la perdita dei benefici dati dalla cooperazione con l’UE sulla ricerca tecnologica, senza che la Gran Bretagna possa da sola tenere il passo con gli USA in questo campo.
Logicamente, una guerra commerciale prolungata rischia di intensificarsi e coinvolgere altri paesi, portando ad un trincerarsi su posizioni distanti e a ulteriori barriere commerciali diverse dai dazi. UBS ha pubblicato recentemente un report sull’impatto sulla crescita economica, l’inflazione e i mercati finanziari, secondo cui la crescita del Pil mondiale potrebbe diminuire dell’1%, con i maggiori effetti soprattutto sugli USA (-2,45%) e la Cina (-2,3%). I tassi di interesse saranno colpiti più delle valute, e tutti i mercati azionari potrebbero arrivare a perdere circa il 20%. L’Australian Productivity Commission, a sua volta, ha pubblicato un report in cui afferma che se tutti i paesi alzassero i dazi del 15%, il Pil globale scenderebbe del 2,9% .
Per un po’, sembra lecito aspettarsi che i paesi più sviluppati continuino a ricercare accordi commerciali multilaterali, come il Partenariato Trans-Pacifico, la RCEP e gli accordi UE-Giappone. Questo dovrebbe, in teoria, portare il volume degli scambi “extra-USA” a crescere a sufficienza da fornire un cuscinetto rispetto a potenziali barriere commerciali poste dagli USA. Potrebbe funzionare, ma solo fino a quando ogni paese non sarà costretto a scegliere con quale campo schierarsi.

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Modello terapeutico cinese nella gestione dei pazienti. Testimonianza

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

«Dal popolo cinese ho imparato la grande civiltà nei rapporti umani e la grande professionalità e umanità dei professionisti che lavoravano nel reparto da me visitato. Ho inoltre riscontrato modelli organizzativi nella gestione dei pazienti e del reparto che possono sicuramente risultare di ispirazione anche per la nostra realtà. Per questo sono molto grato: è stata un’esperienza che mi ha fatto crescere professionalmente e umanamente». Sono le parole del Dott. Riccardo Carandina – medico della Radiologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova, rientrato da pochi giorni dal Simposio svoltosi ad Hangzhou in Cina.
Presente alla West Lake Conference nel sud-ovest di Shanghai come unico rappresentante europeo, il giovane radiologo interventista ha illustrato l’esperienza di Padova nella terapia locoregionale intrarteriosa nel trattamento delle lesioni epatiche.
In quest’ottica e in occasione di una delle più importanti conferenze del mondo orientale a Hangzhou, città di oltre 6 milioni di abitanti a sud-ovest di Shanghai a fine maggio, il Dr. Carandina, Radiologo Interventista del team del Dr. Aliberti ha presentato l’esperienza del centro patavino. Diverse le presentazioni e gli interventi nel corso del Congresso sul trattamento dei tumori primitivi e metastatici del fegato.
Il Dr. Carandina, che si occupa di Radiologia Interventistica, branca della medicina che permette il trattamento di diverse patologie grazie ad interventi micro-invasivi con approcci percutanei o endovascolari, guidati dall’Imaging radiologico o ecografico, ha esposto in Cina questo campo innovativo della moderna medicina, che permette a pazienti candidabili di avere benefici terapeutici minimizzando le complicanze. Uno dei maggiori campi di applicazione oggi è quello Oncologico con procedure come la TACE (Trans-Arterial Chemo-Embolization). Ha spiegato inoltre come, tramite il posizionamento di microcateteri nei vasi intraepatici, l’infusione di microsfere caricate con chemioterapici direttamente nei vasi arteriosi afferenti ai noduli tumorali ottenga un doppio effetto: quello ischemico, bloccando l’apporto sanguigno al tumore, e quello chemioterapico che permette la massima esposizione locale del nodulo al farmaco, evitando così l’esposizione sistemica e le complicanze legate ad essa. Tali procedure, già ampiamente utilizzate nel mondo occidentale, si stanno sviluppando anche nei paesi asiatici, dove tuttavia lo stato dell’arte è in via di consolidamento.
Padova – la Radiologia diretta dal Dr. Camillo Aliberti alla quale afferisce il Dr. Carandina, vanta oltre 3000 procedure effettuate nel 2018 nell’ambito epato-biliare e osteoarticolare, e una proficua collaborazione multidisciplinare con Chirurghi, Ortopedici e Gastroenterologi. fonte: https://mp.weixin.qq.com/s/OWwldRTv6vrB3eGRwRdfVw

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Life beyond tourism porta i made in Italy in Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

Cultura e impresa al Ciftis 2019 grazie al Centro Studi ed Incontri Internazionali e al Movimento Life Beyond Tourism che ha portato le eccellenze del made in Italy nella capitale cinese.La cultura è il biglietto da visita per le 20 aziende italiane che si sono presentate al Ciftis, la terza fiera per importanza di tutta la Cina, che si è appena conclusa a Pechino. Sono state giornate ricche di incontri ed eventi, conferenze e presentazioni in cui le imprese hanno attivato contatti e presentato le loro attività al mercato internazionale.Le aziende affiliate al Movimento Life Beyond Tourism hanno avuto il privilegio di partire per la Cina e di partecipare come uniche aziende del panorama italiano alla più importante fiera di Pechino con le tipicità del territorio e la loro storia e di tornare con un “bagaglio” ricco di soddisfazioni e nuovi contatti nella rete internazionale.
Per tutte le aziende il Ciftis ha rappresentato un’opportunità di grande valore culturale e commerciale e la possibilità di partecipare, insieme al Movimento Life Beyond Tourism, ai numerosi incontri e conferenze anche nel ruolo di relatore. Tra gli interventi più interessanti l’incontro Florence Promoting Conference all’interno del programma “2019 China International Fair For Trade in Services International Cities Cultural Dialogue Summit Forum” durante il quale le realtà italiane aderenti al Movimento Life Beyond Tourism si sono presentate alle istituzioni, ai media e ai possibili buyers.
Davanti ai media locali, Tv nazionale e istituzioni, il Movimento Life Beyond Tourism ha inoltre nuovamente firmato il Memorandum d’Intesa quinquennale con China Society for the Promotion of Science and Tecnology Commercialization Search for Culture Power Committee, con l’obiettivo di favorire la collaborazione fra la Cina e l’Italia nei settori dell’arte, della cultura, del turismo, dell’educazione, della tecnologia e dell’ambiente in linea con le tematiche del prossimo forum internazionale, World Forum to Change through Dialogue, promosso dalla Fondazione Romualdo Del Bianco, organizzato dal Centro Studi ed Incontri Internazionali di cui il Movimento Life Beyond Tourism è partner ufficiale (Firenze, 13-15 Marzo 2020).
L’area culturale della fiera è stata decisamente la più visitata dove le nostre aziende italiane hanno esposto i propri prodotti e le espressioni del territorio: dalle eccellenze alimentari con Assocantuccini (Associazione dei produttori dei Cantucci Toscani riconosciuti IGP), La Provenzale (azienda dolciaria che seleziona le migliori materie prime rispettando antiche ricette e metodi di lavorazione artigianale), Dalma (produttori di olio biologico toscano sulle colline di Fiesole), Salumificio Lombardi (dal 1923 produttore di salumi tipici toscani), Sale Ideale (produzione e vendita all’ingrosso di sale con basso contenuto di sodio) e la Tenuta di Moriano (tenuta vinicola e agriturismo nel Chianti); e ancora i migliori abiti e capi spalla da uomo italiani rappresentati da Via Piana, i cosmetici bio a base di olio d’oliva extravergine toscano IGP e di olio essenziale di rosa damascena prodotti da Idea Toscana, le opere di artigianato artistico fiorentino dell’azienda Tirinnanzi con i suoi vassoi decorati con motivi floreali neoclassici e paesaggi toscani e le borse di Sapaf Atelier, che realizza dal 1954 borse artigianali e accessori in pelle in collaborazione con grandi firme internazionali. Per il settore dell’accoglienza il Centro Congressi al Duomo, sede di pratica applicazione di Life Beyond Tourism con gli hotel Pitti Palace al Ponte Vecchio e Laurus al Duomo a Firenze, B&B Hotels la catena alberghiera di budget hotel presente con 3 strutture a Firenze, il gruppo Ars Hotel con l’ospitalità di due boutique hotel nel centro storico di Firenze e Mugel Travel, Tour Operator e agenzia di viaggi presente anche sul mercato cinese. A completare la delegazione due realtà associative: Casartigiani, Associazione che rappresenta l’artigianato e la piccola e media impresa del territorio sardo, l’Associazione Storico Mercato Centrale di Firenze – luogo di incontro dei fiorentini tra cultura storica e tradizione dei sapori nella storica sede a due passi dalla Basilica di San Lorenzo. Infine China 2000, azienda di promozione e vendita di prodotti e servizi Made in Italy in Cina, e il Museo Casa di Dante di Firenze, che raccoglie documenti e reperti del poeta fiorentino.

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Libro: Attacco dalla Cina: Michael Dobbs

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

Collana Darkside. Dall’autore di House of Cards un nuovo episodio della serie di Harry Jones, integerrimo e insolente ex militare pluridecorato dalla scorza dura, un protagonista che non si vedeva dai tempi di James Bond.
In Attacco dalla Cina un gruppo di hacker prova a mettere in ginocchio le più grandi potenze del mondo occidentale: Harry Jones ha un weekend per salvare il mondo. Nuova serie tv in fase di lavorazione. In libreria dal 13 giugno

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Impatto della guerra commerciale USA-Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

A cura di Luca Paolini, Chief Strategist e Patrick Zweifel, Chief Economist. Quando il commercio smette di funzionare, ci perdono tutti. Quindi gli investitori dovrebbero prepararsi alle conseguenze del recente tira e molla nella disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, in cui Pechino ha annunciato tariffe di ritorsione in risposta alla mossa di Washington di aumentare i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi. I nostri calcoli indicano che una guerra commerciale su larga scala tra la prima e la seconda economia al mondo ha il potenziale di far entrare l’economia globale in recessione e condurre ad un brusco crollo dei titoli mondiali.Il nostro modello indica che se un dazio del 10% sul commercio statunitense fosse trasferito al consumatore, l’inflazione mondiale salirebbe di circa 0,7 punti percentuale.Ciò, a sua volta, potrebbe diminuire gli utili societari del 2,5% e tagliare i price-to-earnings ratio delle azioni globali fino al 15%. Tutto ciò significa che le azioni globali potrebbero perdere il 15-20%. Il che, in effetti, riporterebbe indietro di tre anni l’orologio del mercato azionario mondiale. I rendimenti delle obbligazioni statunitensi possono crollare, ma la portata della flessione sarà limitata per via di un impatto inflazionistico dovuto ai dazi.
Washington e Pechino potrebbero ancora raggiungere un accordo alla riunione di giugno del G-20. Ma se così non fosse, gli aumenti dei dazi previsti potrebbero causare sofferenza ad entrambe le economie: riteniamo che i provvedimenti commerciali esistenti potrebbero ridurre la crescita cinese dello 0,5% e quella degli Stati Uniti di circa lo 0,2%.A peggiorare le cose, l’impatto di una guerra commerciale sarebbe percepito ben oltre i confini delle prime due potenze economiche mondiali. Economie aperte, come Singapore e Taiwan in Asia e Ungheria, Repubblica ceca e Irlanda in Europa sono potenzialmente più vulnerabili rispetto a Stati Uniti e Cina.

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Accordo tra Fondazione Italia Cina e Host Consulting

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Dopo la proficua collaborazione con la Scuola di Formazione Permanente dello scorso anno, Host Consulting e Fondazione Italia Cina hanno siglato nel mese di marzo un accordo di durata annuale per rilanciare la presenza online della Fondazione e migliorare le performance della stessa.HOST CONSULTING, società di consulenza nel campo del marketing e della comunicazione, specializzata in Education Marketing, è ora socio sostenitore della Fondazione, in un’ottica di condivisione massima degli obiettivi. La Società si occuperà di intraprendere attività di marketing, di formulare strategie di comunicazione online orientate agli stakeholder della Fondazione e della formazione del personale interno su argomenti afferenti ai canali digitali di comunicazione.“L’ampiezza delle competenze e l’esperienza maturata sul campo negli anni permettono a Host Consulting di fornire consulenza strategica a realtà formative di qualsiasi dimensione, private o pubbliche, istituzioni con una lunga storia alle spalle o start-up in fase di lancio” – si legge nel comunicato diffuso dalla Fondazione.Host Consulting è felice di lavorare ancora una volta al fianco di una realtà di tale rilevanza e di poter collaborare con i Responsabili di ciascuna delle Unit che compongono la Fondazione: per i servizi alle imprese, Marco Bettin; per la formazione e la Scuola Permanente, Francesco Boggio Ferraris; per il Centro Studi e la divulgazione scientifica, Filippo Fasulo; per la Comunicazione, Silvia Cravotta. Porge, inoltre, un ringraziamento speciale a Vincenzo Petrone, Direttore Generale della Fondazione.Nell’ambito della collaborazione, Host Consulting avrà l’opportunità di interfacciarsi, inoltre, con aziende del calibro di Alibaba, Huawei e WeChat.

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Turismo, ‘missione Cina’: Roma si presenta a Shanghai e Hang Zhou

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

Roma Capitale vola in Cina per presentare la sua offerta turistica ad operatori e stakeholder di filiera. Una missione, questa, contestualizzata nell’ambito della recente sigla del Memorandum of Understanding Italia-Cina, e che prende le mosse dalI’analisi scientifica dei target di visitatori emergenti.In rappresentanza della Capitale, l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Roma Carlo Cafarotti, che partecipa alla delegazione nazionale unitamente a Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Aeroporti di Roma, partner capitolino della certificazione “Welcome Chinese”, Convention Bureau Roma e Lazio (CBReL), sotto l’egida dell’Ente Nazionale del Turismo Italiano (Enit).Focus quindi sul turismo, con la partecipazione al Salone Internazionale ITB Shanghai e all’evento “Rome the Italian Gateway to your business”, dedicato ai media e ai principali operatori di settore locali, replicato oggi anche nella città di Hang Zhou.
Nell’ampio panorama delle sinergie economiche e opportunità di scambio commerciale, il turismo gioca un ruolo determinante, soprattutto in riferimento a Roma, prima sul podio delle città italiane privilegiate dal Paese del Dragone: secondo le stime dell’Ente Bilaterale Turismo del Lazio (Ebtl), nel primo trimestre di quest’anno le strutture ricettive alberghiere della Capitale hanno registrato 40.738 arrivi e 77.137 presenze. Tradotto in percentuali, un aumento rispettivamente del +6,54% e del +6,18%.Stando all’Enit, inoltre, l’Italia è regina fra le destinazioni europee preferite dai turisti cinesi: il 50% dei tour operator in loco riferisce di aver aumentato le vendite dei pacchetti turistici per l’Italia sia a Pasqua, che per l’intero periodo primaverile. Previsioni per 2019 più che rosee: prenotazioni in crescita del +20%, per un totale di oltre 3 milioni di arrivi e 5 milioni di presenze.Leitmotiv della presenza in Cina, una messa a sistema di risorse e servizi che accende i riflettori sulle mille declinazioni possibili di “vacanze romane”, con un accento particolare rispetto a congressuale e leisure.Da Shanghai, Carlo Cafarotti, assessore allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale, rende noto l’ottimo andamento della missione: l’offerta turistica della Città Eterna polarizza l’interesse di stakeholder, tour operator e influencer locali. L’Assessore Cafarotti si dice anche molto soddisfatto delle relazioni strategiche stabilite con istituzioni e potenziali partner commerciali, foriere di ottime ricadute su tutto l’indotto economico cittadino. Importantissimo, conclude Cafarotti, il confronto sul miglior benvenuto possibile che la Capitale d’Italia possa offrire ai turisti cinesi, in termini d’accoglienza e di servizi.

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Guerra commerciale, si riparte: quali conseguenze?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Commento di Chia-Liang Lian, Head of Emerging Markets Debt di Western Asset (affiliata Legg Mason). Le recenti minacce di dazi contro la Cina hanno affondato l’accordo commerciale che avrebbe dovuto essere annunciato venerdì scorso. Proprio venerdì, il progetto del presidente Trump di aumentare i dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi dal 10% al 25% è stato attuato, e una nuova imposta del 25% su oltre 325 miliardi di beni è attualmente al vaglio. Si è trattato di una sorpresa, dopo che nei mesi precedenti entrambe le parti avevano rilasciato commenti concilianti (il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, aveva definito i negoziati svoltisi a Pechino come “produttivi”). Il venerdì precedente, le modifiche proposte all’ultima bozza di accordo erano state caratterizzate da un tornare indietro rispetto agli impegni sul furto di proprietà intellettuale e sui trasferimenti tecnologici forzati. Sembra inoltre che un nodo importante sia stata l’insistenza da parte del governo USA sul diritto di reimporre unilateralmente i dazi, nel caso la Cina dovesse mancare ai suoi impegni.Crediamo che a questo punto la possibilità di una risoluzione bilaterale sia rimandata alla seconda metà del 2019: in risposta alla mossa degli USA, la Cina ha già annunciato contromisure. Di certo, il rinnovarsi delle tensioni commerciali avrà un impatto sugli asset di rischio. In Cina, subito dopo l’annuncio di Trump i titoli azionari sono crollati, mentre lo yuan di è deprezzato dello 0,75%. Un periodo prolungato di crescenti tensioni potrebbe alimentare le incertezze sulle prospettive di crescita globali. Le autorità cinesi dispongono degli strumenti di politica economica per affrontare le difficoltà cicliche, ma qualsiasi misura dovrà comunque fare i conti anche con fattori secolari che limiteranno il ritmo della crescita cinese sul lungo periodo. Cosa importante, i vicini paesi asiatici ed emergenti potrebbero risentire degli effetti a catena, soprattutto in uno scenario che sembra diventare più protezionista.

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Guerra commerciale USA-Cina: quali effetti sul PIL americano?

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 maggio 2019

La guerra commerciale chiaramente ha interrotto i flussi di scambio, ma una migliore crescita e segnali di ottimismo per un eventuale accordo potrebbero indicare che la Fed abbia esagerato con la sua svolta accomodante.I dati più recenti suggeriscono che l’economia statunitense potrebbe non aver rallentato quanto inizialmente temuto nel primo trimestre e offrono anche alcune informazioni sull’impatto della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. I livelli complessivi delle importazioni di beni degli Stati Uniti sono rimasti invariati nei primi due mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2018, mentre i valori delle importazioni dalla Cina sono diminuiti del 12%.I dazi sembrano aver portato a una deviazione degli scambi, poiché, per la maggior parte, quanto non importato dalla Cina viene ora importato – per il valore di qualche miliardo di dollari – dal Messico, dal Vietnam e dalla Corea del Sud.La buona notizia è che sia negli Stati Uniti sia in Cina c’è sempre maggiore ottimismo sul fatto che un accordo commerciale possa essere raggiunto nelle prossime settimane. Se ciò comporterà un’eliminazione di alcuni dei dazi attuali, potrà essere interessante capire se le precedenti catene di approvvigionamento saranno ristabilite o se il cambiamento che i dazi e le tensioni hanno apportato sarà più permanente.I dati influenzano anche i numeri del PIL degli Stati Uniti. Con l’escalation della guerra commerciale lo scorso anno, le esportazioni statunitensi verso la Cina hanno sofferto, ma le importazioni sono rimaste stabili fino alla fine dell’anno, presumibilmente in una corsa ad aumentare le scorte in vista di un possibile incremento del 25% dei dazi all’inizio del 2019.La crescita del deficit commerciale degli Stati Uniti ha impattato il PIL del Paese nella seconda metà del 2018, ma l’improvvisa contrazione avvenuta all’inizio del 2019 potrebbe aggiungere un 1% alla crescita del prodotto interno lordo nel primo trimestre. Fino alla riunione della Fed di marzo, le stime suggerivano una crescita minima o nulla nel primo trimestre. E da qui è derivata infatti l’aggiunta dell’espressione “l’attività economica ha rallentato” nella dichiarazione della riunione. Ora però sembra sempre più probabile che la crescita abbia mantenuto il ritmo del quarto trimestre, superiore al 2%, ritmo che la Fed ha definito “solido”. Inoltre, l’ultimo Beige Book suggerisce che l’economia statunitense abbia chiuso il primo trimestre con uno slancio leggermente più forte.Abbiamo rivisto la nostra posizione sulla Fed intorno al volgere dell’anno. Negli ultimi mesi, l’inflazione reale è stata debole e le aspettative di inflazione sono rimaste al di sotto dei livelli coerenti con il mandato. Questo aspetto, unito con il passaggio verso un obiettivo di inflazione medio lungimirante, indica che la Fed non cambierà probabilmente la sua linea accomodante nel breve periodo. (by Luca Maranesi)

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La Sapienza in Cina: le iniziative dell’Ateneo ricevono l’apprezzamento del Presidente Conte

Posted by fidest press agency su martedì, 30 aprile 2019

La delegazione della Sapienza, in visita accademica in Cina per l’inaugurazione dell’Istituto italo-cinese a Wuham e la presentazione del primo corso di laurea magistrale dell’Ateneo in Cina, ha ricevuto il plauso da parte del Presidente del Consiglio Conte per le attività che puntano allo scambio dei saperi come motore di sviluppo reciproco.
Il Presidente del Consiglio si è complimentato per le iniziative Sapienza, nella profonda convinzione, frequentemente richiamata, che le opportunità economiche e l’intensificazione degli scambi commerciali tra differenti Paesi e, in particolare tra l’Italia e la Cina, passano anche e soprattutto da un rafforzamento degli scambi culturali e di condivise iniziative accademiche, come quella avviata a Wuhan. È proprio a Wuhan, la più popolosa città della Cina centrale, che il 26 aprile è stato inaugurato l’Istituto italo-cinese fondato dalla Sapienza e dalla Zhongnan University of Economics and Law (Zuel), una delle sole sei università cinesi a possedere la cosiddetta “doppia eccellenza”. Il nuovo Istituto, interamente finanziato da parte cinese, ospiterà a partire da settembre il primo corso di laurea magistrale in Cina in European Studies, Private comparative Law, interamente in lingua inglese, che rilascerà il titolo di studio Sapienza agli iscritti cinesi.
“Questa iniziativa si inserisce nel campo della cooperazione che la Sapienza e le università cinesi promuovono da anni, nel segno della reciproca conoscenza delle loro antiche culture, a partire appunto dal diritto” spiega il Rettore Eugenio Gaudio “Presso il nostro Ateneo esiste oggi la più grande biblioteca giuridica cinese del mondo, fuori dalla Cina. Molti scambi avvengono tra docenti di entrambi i Paesi e numerosi sono ormai i giovani studiosi cinesi che conseguono il dottorato di ricerca in diritto romano, che è la base di quasi tutto il diritto civile nel mondo intero”.
Al termine delle cerimonie pubbliche a Wuhan, il rettore Eugenio Gaudio ha ricevuto la nomina quale docente honoris causa presso presso la Zhongnan University of Economics and Law ed è prima volta in assoluto che uno studioso di medicina viene insignito di tale riconoscimento in una facoltà economico-giuridica.Gli incontri si sono svolti alla presenza delle massime autorità accademiche dei due Atenei, in primo luogo dei due rettori, Eugenio Gaudio e Yang Canming. Per la Sapienza erano inoltre presenti il prorettore alle Relazioni internazionali Bruno Botta, il delegato per la Cina Federico Masini, il presidente del Corso di laurea in Cina Luca Di Donna, il professore emerito di diritto romano e iniziatore dell’esperienza del diritto romano in Cina Sandro Schipani e Oliviero Diliberto, docente anch’egli di diritto romano alla Sapienza che è stato designato Preside del neonato Istituto universitario italo-cinese.
L’iniziativa si inserisce nel campo culturale e scientifico, nella cooperazione tra i due Paesi inaugurata lo scorso mese con la visita in Italia del Presidente Xi Jinping, in occasione della adesione italiana alla Nuova via della seta.
Nel suo intervento nel corso del II Forum sulla Belt and Road Initiative, il Presidente Conte ha peraltro messo l’accento sul fatto che la connettività non va limitata solo alla dimensione fisica e materiale, ma deve estendersi anche a quella umana: come ebbe a rilevare il Presidente Mattarella nel corso della sua visita in Cina nel 2017 “bisogna fare in modo che questa iniziativa di connettività diventi la “Via della Seta della Conoscenza”, grazie allo scambio dei saperi”.

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Cina: Accordi di SACE SIMEST (Gruppo CDP) con SINOSURE e SUMEC per sostenere l’export italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

L’accordo tra SACE SIMEST e SINOSURE, l’agenzia di credito all’esportazione cinese, ha l’obiettivo di rafforzare la cooperazione per accrescere e facilitare le opportunità di business per le imprese dei due Paesi, con un’attenzione particolare alle PMI.
Nello specifico, le Parti si impegnano a facilitare l’accesso delle imprese alle proprie soluzioni assicurativo finanziarie; condividere informazioni ed esplorare insieme opportunità di interventi congiunti su progetti di reciproco interesse anche in Paesi terzi; organizzare workshop, forum ed eventi di business matching dedicati alle imprese; condividere best practice in materia di valutazione, assunzione e gestione dei rischi, recupero crediti.
· Accordo tra SACE SIMEST e SUMEC Firmatari: Alessandro Decio, amministratore delegato di SACE e Lin Yang, General Manager SUMEC Financial Service
L’accordo tra SACE SIMEST e SUMEC, società che opera come import agent del Governo cinese, ha l’obiettivo di rafforzare la collaborazione per accrescere e facilitare le opportunità di business per le imprese italiane in Cina, con un’attenzione particolare alle PMI.
Nello specifico, le Parti si impegnano a facilitare l’assegnazione di contratti da parte di SUMEC a fornitori italiani, con il supporto assicurativo-finanziario di SACE SIMEST. L’accordo prevede inoltre la creazione di un team dedicato presso SUMEC per identificare e sostenere opportunità di business per le imprese italiane nelle diverse province cinesi dove la società opera, e l’utilizzo dell’Ufficio di SACE SIMEST a Shanghai come focal point per tutte le richieste di SUMEC. Le Parti infine si impegnano a organizzare workshop, forum ed eventi di business matching dedicati alle imprese.

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Bene accordi commerciali Italia-Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Gli accordi siglati tra il governo cinese e quello italiano – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – possono dare un nuovo slancio all’economia nostrana e supportare settori chiave come quello agricolo; ma è estremamente importante che all’interno di questo nuovo partenariato si predispongano azioni contro le contraffazioni dei prodotti enogastronomici nostrani e più in generale a tutela del brand “made in Italy”.L’origine dei prodotti e il know how e le competenze dietro la loro preparazione – prosegue Tiso – sono elementi chiave del senso stesso dell’italianità e vanno salvaguardati con la massima ortodossia. A tal proposito però, per quanto favorevoli alla natura dell’accordo Italia-Cina, non possiamo non sottolineare la politica dei due pesi e due misure usata dall’esecutivo sui temi di immigrazione e sovranità.Come Confeuro – conclude Tiso – ribadiamo la nostra soddisfazione per le nuove opportunità che derivano dall’aumento delle esportazioni dei prodotti agroalimentari, ma cogliamo l’occasione per ricordare anche che la difesa del made in Italy deve essere parte integrante di una strategia di sviluppo sul medio-lungo termine e che per questo va considerata un punto imprescindibile di ogni azione politica.

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Le opportunità delle Vie della Seta per l’Italia e l’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

In Italia ogni cosa, a prescindere da chi la propone, diventa sempre un guazzabuglio litigioso e gridato per un consumo tutto interno, anche elettorale. Questo è il paese, purtroppo. Mancano una visione strategica e la percezione di un interesse europeo e italiano.
Ora arriva in Italia Xi Jinping, il presidente cinese, per sottoscrivere degli accordi commerciali e un memorandum of understandig con l’Italia. La Cina ha una chiara strategia: sviluppare una collaborazione con tutti i paesi lungo la Via della seta per dare sbocco ai propri prodotti. Facendo così, ovviamente, crea nuove amicizie e nuove alleanze, con inevitabili ripercussioni geopolitiche.
Del resto, anche gli Stati Uniti, che fino ad oggi hanno permesso alle proprie corporation di produrre merci a basso costo sul territorio cinese per poi importarle, hanno cambiato completamente strategia: giocare la carta geopolitica per contenere la Cina in tutti i settori. Non dopo aver piazzato una buona parte del loro debito pubblico in mani cinesi.
L’Europa, e anche l’Italia, mancando di un’identità storica precisa, non hanno alcuna visione strategica e indipendente del proprio futuro e rischiano di essere sballottate da una parte all’altra e di essere schiacciate nello scontro tra i due colossi mondiali.
Non sappiamo esattamente cosa contiene il memorandum of undertanding sulla “Belt and Road Initiative” (BRI), ma è lecito pensare che con la Cina l’interesse dell’Italia sia quello di creare un rapporto di cooperazione. Escludiamo che sia in gioco una “scelta di campo”. Probabilmente è l’occasione per incrementare lo sviluppo del nostro paese, a partire dal Mezzogiorno.
Le nostre imprese dovrebbero poter partecipare ai grandi investimenti in tutti i paesi lungo il corridoio eurasiatico, almeno tanto quanto già fanno la Germania, la Francia e la Gran Bretagna. L’Italia, inoltre, potrebbe diventare il motore del coinvolgimento dell’intera Ue nel progetto, per far valere l’interesse comune e la visione europea.
Detto per inciso, si dovrebbe sapere che un MoU non è un trattato, non è una legge, né un contratto. Si tratta soltanto di un documento con il quale ci si impegna, senza alcun obbligo, a valorizzare tutte le possibili collaborazioni.
E’ vero. L’Italia potrebbe essere il primo paese del G7 e il primo membro fondatore dell’Europa a firmare un memorandum d’intesa con la Cina sull’adesione alla citata BRI. Ciò potrebbe irritare chi vuole lo scontro con la Cina. Noi invece pensiamo possa essere solo il primo passo per un accordo complessivo tra l’Unione europea e la Cina, senza rinnegare gli impegni atlantici né l’appartenenza al mondo occidentale.
La BRI è stata “lanciata” nel 2013. Dopo cinque anni si deve usare il plurale per le “Nuove Vie della Seta” in quanto sono ipotizzati due corridoi: uno terrestre, che, attraversando numerosi paesi dell’Asia, arriva a Mosca e poi fino a Duisburg, in Germania, e uno marittimo che dai porti della Cina arriva fino a quelli del Mediterraneo, e oltre. In questi anni la Cina ha già firmato 38 accordi bilaterali e regionali con 34 paesi lungo il corridoio marittimo.
La Via della seta marittima ha nel Mediterraneo il suo sbocco più importante. La Cina ha fatto grandi investimenti nelle infrastrutture, porti, interporti e snodi logistici in paesi come la Grecia, la Turchia, la Spagna, in Israele, oltre che in Italia. Ma il nostro paese ha maggiori potenzialità per diventare l’hub logistico per l’intera Europa.
In Italia ci sono quattro porti profondi adeguati ad accogliere le mega navi container con un pescaggio di 16-18 metri: Trieste, Genova, Taranto e Gioia Tauro. Genova e Trieste dovrebbero esseri i porti con i quali i cinesi starebbero per sottoscrivere degli accordi.
Si ricordi che i cargo cinesi coprono già il 30% dei traffici di Genova e Savona. Adesso si andrebbe ad aggiungere il porto di Vado Ligure, dove Pechino ha già fatto dei grandi investimenti. Alla fine di gennaio il porto di Trieste ha ospitato per la prima volta un traghetto merci lungo 237 metri. Trieste, come noto, fa parte del Corridoio 5, quello che coinvolge il tratto TAV/AC Lione – Torino che, anche per questo, sarebbe opportuno realizzare. Inoltre, in questo quadro diventano decisive le infrastrutture di scarico delle merci, di magazzinaggio e di trasporto veloce. Perciò è importante l’automazione e quindi la digitalizzazione dei sistemi intermodali. Di conseguenza si parla anche del famoso 5G e della Huawei, sui quali vi è una sorta di veto americano. I cinesi, comunque, sembra considerino l’Italia, più che una rete porti di transito, una vera piattaforma per la logistica e la trasformazione delle merci. Il che è una grande opportunità soprattutto per i porti del nostro Mezzogiorno, dove sono state create delle zone economiche speciali per attrarre investimenti. La Sicilia, in particolare, potrebbe diventare la piattaforma logistica e di sviluppo per gli investimenti e i progetti da attuare in Africa. Come noto la Cina ha già sottoscritto protocolli d’intesa con alcuni atenei e da tempo manifesta un grande interesse per la cooperazione turistica e per il nostro agroalimentare. Noi, a questo proposito, riteniamo che sarebbe opportuno prevedere nel memorandum che i primi accordi riguardino il Sud.
Intanto si ricordi che l’Italia non è il primo paese europeo a cooperare con la Cina. L’OCSE afferma che compagnie cinesi hanno già acquisito partecipazioni importanti in numerosi porti europei: Marsiglia, Nantes, Le Havre e Dunkirk in Francia, Bilbao e Valencia in Spagna, Anversa e Bruges in Belgio, Rotterdam, in Olanda, Amburgo in Germania.
Inoltre, il Pireo, in Grecia, dove i cinesi avrebbero già investito circa 5 miliardi di dollari, diventerebbe il primo porto per container del Mediterraneo e l’hub principale per le esportazioni cinesi in Europa. Significativo anche il controllo della Cina del 35% del terminal Euromax di Rotterdam, il primo porto europeo. Così dicasi del controllo del 100% del porto di Bruges, che è il primo al mondo nel traffico commerciale dei veicoli.
In considerazione di questi dati, le polemiche nostrane ci sembrano eccessive. In Italia si dovrebbe imparare un po’ dalla Germania. Berlino sta realizzando il Nord Stream 2, la grande infrastruttura per portare gas dalla Russia attraverso il Mar Baltico. Lo fa nell’interesse tedesco, europeo e anche italiano. Washington vorrebbe fermarlo. E’ la strategia geopolitica degli Stati Uniti di Trump. Berlino, però, tira dritto e nessuno in Germania si permette di dire che adesso Berlino sia caduta nella morsa dell’”orso russo”. Sarebbe una sciocchezza, così come lo sarebbe se si dicesse che l’Italia abbandona i suoi tradizionali alleati per correre tra le braccia dei cinesi. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Una conferenza sulla Cina di Xi Jinping alla Fondazione Einaudi

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Torino 20 marzo alle 17 alla Fondazione Luigi Einaudi, in via Principe Amedeo 34 si terrà una conferenza sulla Cina di Xi Jinping alla Fondazione Einaudi. ”Economia, società e politica nella Cina di Xi Jinping”: è il tema – quanto mai attuale nei giorni che precedono la firma del memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta, che il leader cinese siglerà con l’Italia tra breve durante la sua visita nel nostro paese. A condurla sarà Ignazio Musu, professore emerito di Economia politica all’Università di Venezia. All’incontro, moderato da Terenzio Cozzi, interverranno Giovanni Balcet, Giuseppe Gabusi e Vittorio Valli.
Ignazio Musu è autore di “Eredi di Mao. Economia, società, politica nella Cina di Xi Jinping” (Donzelli, 2018), di “La Cina contemporanea” (Il Mulino, 2011) e di numerosi altri lavori su temi di economia della crescita e dello sviluppo, di economia dell’ambiente, di politica economica, di etica ed economia.

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Nuove norme su sicurezza informatica e una difesa contro le minacce informatiche della Cina

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Bruxelles. I deputati europei hanno adottato in via definitiva una legge europea sulla sicurezza informatica con 586 voti favorevoli, 44 contrari e 36 astensioni. Si crea così il primo schema di certificazione a livello europeo per garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell’UE soddisfino gli standard di sicurezza informatica.Il Parlamento ha inoltre adottato una risoluzione non legislativa, per alzata di mano, in cui si chiede un’azione UE contro le minacce alla sicurezza legate alla crescente presenza tecnologica della Cina nell’UE.I deputati esprimono forte preoccupazione per le recenti affermazioni secondo cui le infrastrutture per le reti 5G potrebbero avere delle ‘backdoor’ incorporate che consentirebbero ai fornitori e alle autorità cinesi di avere un accesso non autorizzato ai dati personali e alle telecomunicazioni nell’UE.
Si teme che i fornitori di dispositivi di paesi terzi possano presentare un rischio per la sicurezza dell’UE a causa delle leggi del loro paese che obbligano le imprese a cooperare con lo Stato grazie a una definizione molto ampia della sicurezza nazionale. In particolare, le leggi cinesi sulla sicurezza dello Stato hanno suscitato reazioni negative in vari paesi.I deputati chiedono alla Commissione e agli Stati membri di fornire soluzioni per affrontare le vulnerabilità informatiche nell’acquisto dei materiali per il 5G, e propongono di: diversificare gli acquisti con diversi fornitori, introdurre procedure di appalto in più fasi, stabilire una strategia per ridurre la dipendenza dell’Europa dalla tecnologia di sicurezza informatica straniera e creare un sistema di certificazione cyber-sicurezza per l’introduzione del 5G.
Il Cybersecurity Act dell’UE, già concordato informalmente con i Ministri UE, prevede la certificazione delle infrastrutture critiche, comprese le reti energetiche, l’acqua e i sistemi bancari, oltre a prodotti, processi e servizi. Entro il 2023 la Commissione valuterà se tali nuovi sistemi volontari debbano essere resi obbligatori.La legge sulla sicurezza informatica prevede inoltre un mandato permanente e maggiori risorse per l’Agenzia europea per la sicurezza informatica, l’ENISA.Dopo la votazione sulla legge sulla sicurezza informatica, la relatrice Angelika Niebler (PPE, DE) ha dichiarato: “Questo importante successo consentirà all’UE di tenere il passo con i rischi per la sicurezza nel mondo digitale per gli anni a venire. La legislazione è una pietra angolare per far sì che l’Europa diventi un attore globale nel campo della sicurezza informatica. I consumatori, così come l’industria, devono potersi fidare delle soluzioni informatiche”.
Il Consiglio deve ora approvare formalmente la legge sulla sicurezza informatica. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione. La risoluzione sulla presenza cinese nell’UE sarà inviata alla Commissione e agli Stati membri.

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Cina-Italia. Urso (FdI): da governo politica di sudditanza a Pechino

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

“La svolta impressa da questo governo sembra piuttosto una politica di sudditanza a Pechino. Ormai su troppe questioni siamo allineati alle posizioni cinesi: il caso Maduro è eloquente, mentre tutti gli altri Paesi europei hanno votato per una risoluzione per riconoscere Guaidò, noi ci siamo isolati mettendoci sul versante opposto”. A dirlo in un’intervista rilasciata al giornale online “Formiche” il senatore di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso. In particolare il senatore di FdI guarda all’importante appuntamento tra due settimane, quando in Italia arriverà il presidente cinese Xi Jinping: “Prima del suo arrivo, con il nostro partito, faremo un meeting sui rapporti tra Italia e Cina e su come tutelare i nostri interessi nazionali. Abbiamo tre importanti dossier in campo. Il primo riguarda il confronto globale per la supremazia mondiale sul controllo delle reti della conoscenza e, anche al Copasir, abbiamo aperto un’indagine conoscitiva sulle fibre ottiche e la gara per il 5G. Il secondo dossier riguarda la cosiddetta via della Seta di cui l’Italia è il terminale. Il terzo dossier riguarda la vendita online, fino ad oggi noi europei abbiamo utilizzato il loro portale Ali Baba per vendere i nostri prodotti, ora invece sono loro che stanno costruendo un’importante piattaforma europea per vendere le loro merci in Europa. E su questo bisognerà essere molto attenti sulle politiche della fiscalità” conclude il senatore di FdI.

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A-Shares cinesi: 4 punti sull’inclusione negli indici MSCI

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

MSCI ha annunciato che quadruplicherà il peso delle azioni cinesi di classe A nei suoi principali benchmark, passando dal 5% al 20% nel corso del 2019. Ciò avviene a un solo anno di distanza dalla prima inclusione di 233 titoli large cap cinesi onshore nei suoi indici. Questa decisione supera le aspettative del mercato sul ritmo e l’entità dell’inclusione. Inoltre FTSE Russell avvierà un’inclusione graduale a partire da giugno 2019, che porterà le A-shares cinesi a rappresentare il 5,5% del suo indice sui mercati emergenti.
Per dare l’idea della dimensione di questo cambiamento per gli investitori globali, le A-shares rappresentano attualmente circa lo 0,8% sia dell’indice Asia Pacific ex Japan, sia di quello dei Emerging Markets, e lo 0,1% del più ampio indice MSCI All Country World[1]. Alla luce di quest’ultima mossa, se incluse completamente, le A-shares cinesi peseranno oltre il 16% nell’indice MSCI Emerging Markets e oltre il 20% nell’indice Russell Emerging Markets. I mercati azionari cinesi onshore e offshore rappresenteranno insieme oltre il 40% e il 50% dei due indici, rispettivamente.
Data l’importanza strategica della Cina, l’attraente potenziale di crescita di lungo termine, la crescente inclusione negli indici e i vantaggi della diversificazione, a nostro avviso l’allocazione degli investitori globali sul secondo mercato azionario mondiale crescerà nel tempo. L’aumento della partecipazione degli investitori stranieri dovrebbe contribuire a ridurre la volatilità del mercato e a migliorare la determinazione dei prezzi sul mercato delle azioni di classe A.
Ma in che cosa sono diverse le A-shares? In primo luogo, le A-shares sono scambiate in renminbi. Inoltre, differiscono dagli strumenti tradizionali utilizzati dagli investitori internazionali per accedere al settore azionario cinese (azioni B e H, red chips, P chips e ADR) sia per il tipo di società che rappresentano che per la loro base di investitori. Infine, l’asset class – in virtù dei titoli quotati sul mercato onshore – privilegia settori focalizzati sul mercato domestico, come quelli dei consumi, dell’healthcare, dei materiali e degli industriali.
Ciò non toglie che va ricordato come il mercato azionario cinese è esposto a rischi a breve e medio termine, soprattutto per quanto riguarda l’attuazione delle politiche e il riequilibrio delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Mentre non possiamo predire come le decisioni geopolitiche possano influenzare lo scenario nel breve termine, riteniamo che nel lungo periodo una strategia d’investimento coerente, incentrata sull’identificazione di idee ad alta convinzione, con un approccio bottom-up, sia il modo migliore per fornire ai nostri investitori rendimenti di lungo periodo corretti per il rischio. (fonte: http://www.investecassetmanagement.it. In abstract)

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“Cina: scambi commerciali, dazi, riforma delle politiche di sostegno e potenziale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A cura di Jin Xu, Gestore di portafoglio, Azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments. Mentre sono in corso i festeggiamenti per il Capodanno cinese, la guerra commerciale in atto e il rallentamento sul fronte interno continuano ad evolversi. In che modo la Cina si prepara ad affrontare questi eventi e quali lezioni ha tratto dal passato?
L’indebolimento della crescita in Cina è dovuto soltanto alla guerra commerciale o ha radici più profonde a livello di fondamentali?
Senza dubbio, le schermaglie sui dazi hanno contribuito al rallentamento. Verso la fine dello scorso anno, la Cina ha concentrato le proprie esportazioni verso gli Stati Uniti nel tentativo di contrastare l’aumento dei dazi previsto a gennaio. Ora quel momento è arrivato e ne vedremo le ripercussioni durante l’anno in corso. Ma ci sono altri due fattori da considerare.
In primo luogo, all’inizio del 2018 il governo cinese aveva lanciato una serie di misure volte alla riduzione dell’indebitamento per cercare di porre un freno al debito complessivo nazionale e rafforzare il controllo sul finanziamento bancario e fuori bilancio, privilegiando una crescita di qualità. Queste politiche monetarie hanno ovviamente rallentato la crescita.
In secondo luogo, aleggia l’incertezza sulle intenzioni di spesa in conto capitale da parte delle aziende. Le società nutrono dubbi riguardo alla congiuntura di lungo termine e alle prospettive in termini di ordini, perciò tendono a limitare la spesa.
Ad ogni modo, il governo è disposto a trovare un accordo con gli Stati Uniti per risolvere le controversie commerciali, collaborare a una soluzione ed evitare ulteriori aumenti significativi dei dazi sulle esportazioni cinesi.
La disponibilità a negoziare con gli Stati Uniti basterà a scongiurare nuovi dazi o la loro imposizione è inevitabile?
Le frizioni tra Stati Uniti e Cina vanno ben oltre la questione degli scambi commerciali; riguardano infatti la tutela della proprietà intellettuale, l’apertura del mercato e le politiche industriali. Ci vorrà tempo per giungere ad una soluzione, ma noi riteniamo che la situazione non si deteriorerà significativamente rispetto allo status quo odierno.
In che modo il governo cinese può gestire il problema del debito nazionale? E lo ritiene effettivamente un problema?
La sfida posta dal debito cinese è stato un tema molto dibattuto negli ultimi anni. Non è certo una novità, dato che il governo, le società e gli investitori sanno ormai tutto a riguardo. Detto questo, Pechino è consapevole dei problemi legati al suo debito ed è desiderosa di tenere la situazione sotto controllo e migliorarla. Dall’inizio dello scorso anno, quando l’economia, gli utili societari e la domanda globale erano sostenuti, il governo cinese si è adoperato per contenere l’indebitamento. Tuttavia, la congiuntura esterna è cambiata e sono state ormai preventivate misure di supporto.
Di norma, la liquidità viene iniettata nella massa monetaria e le banche iniziano poi a convogliarla nel sistema attraverso i prestiti alle società che desiderano espandersi; infatti, è necessario che le aziende assorbano la liquidità affinché quest’ultima si converta in credito e in un aumento dell’attività economica. Ma l’aspetto interessante della situazione attuale è che le società (e di conseguenza i consumatori) nutrono una certa ritrosia davanti alla prospettiva di assumersi altro debito. Preferiscono concentrarsi su flussi di cassa e rendimenti, perché il futuro appare incerto.
Un’altra novità è la tendenza delle aziende a investire maggiormente in ricerca e sviluppo e nell’innovazione dei prodotti piuttosto che nell’espansione delle capacità produttive.
Come viene percepita la guerra commerciale in Cina?
Convivono due punti di vista diversi. Secondo alcuni, rappresenta una sfida e provocherà un rallentamento economico, rendendo più difficoltosa l’attività imprenditoriale nonché l’import/export di componenti chiave. Secondo altri, invece, costituisce una buona opportunità per riformare il sistema.

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Dalla Cina forte interesse turistico per Italia e Toscana

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

La Cina è in testa alle classifiche per il numero di viaggiatori nel mondo, e nel solo 2017 sono stati ben 129 milioni i turisti cinesi. Nei prossimi 5 anni saranno 700 milioni i turisti cinesi nel mondo, di cui si stima oltre 21 milioni arriveranno in Europa, e di questi oltre il 10-15 %, tra i 2 e i 3 milioni, saranno diretti in Italia, con un tempo di permanenza medio di 7/10 giorni per vacanza, con previsioni di crescita.L’Italia è quindi, per nostra fortuna, una delle mete da sogno dei nuovi facoltosi viaggiatori dell’oriente, di cui una buona parte con età compresa fra i 18 e 36 anni, con la Toscana, culla del Rinascimento, tra le regioni più ambite per arte e cultura.Altro dato interessante, diffuso dal Centro Studi di Firenze, evidenzia il fatto che in Italia il turismo per matrimoni genera circa 380 milioni di euro, un settore in forte crescita a cominciare proprio dai futuri sposi del “paese del Dragone”, che sognano nozze nel nostro paese, con in cima la Toscana tra le regioni.In alternativa gli sposi vengono in Italia per il pre-wedding, una sorta di luna di miele anticipata con servizio fotografico che faranno rivedere in grande stile al rientro in Cina durante il matrimonio.Dati molto interessanti, soprattutto calcolando che anni fa il paese più popoloso del mondo ospitava solo 16 miliardari, mentre oggi sono circa 380, quasi uno su cinque del totale mondiale.Le metropoli di provenienza di questa nuova classe emergente sono Pechino, Shanghai, Guangzhou e Tianjin.
Offrire quindi oggi soggiorni di prestigio con le peculiarità che contraddistinguono il nostro paese come il “Made in Italy”, il clima, il paesaggio, il capitale culturale e ambientale (in gran parte riconosciuto dall’UNESCO), il cinema, la musica e l’enogastronomia, che costituiscono le principali risorse e ragioni del successo dell’Italia come destinazione, di fatto rappresenta una grande opportunità per le nostre strutture turistiche.Un segmento di mercato in cui si sta, ad esempio, specializzando intelligentemente la TBA Holidays, acronimo di Tuscany Business Agency, tour operator specializzato nell’intermediazione turistica di dimore storiche e residenze di prestigio con il suo focus in Toscana. Una realtà che ha ripreso l’interesse crescente dei giovani colti e ricchi cinesi per la storia e cultura del Bel Paese e che concentra il suo business a chi privilegia la vacanza esclusiva e d’élite per famiglie e gruppi business.Tuscany Business Agency è proprietaria del marchio TBA Holidays per il settore turistico e di TBA Real Estate per la divisione immobiliare.
Il turista cinese vive oggi sullo smartphone, paga con il QR code, non entra in un locale se non è accettata la sua carta di credito UnionPay e va dove lo portano i suoi social come Tencent, Tuniu e Wechat.Gli operatori italiani devono quindi prepararsi a fare i conti con questa realtà, visto anche che in Italia le istituzioni che si fregiano del marchio “Welcome Chinese”, il prestigioso riconoscimento concesso da Pechino a chi incontra le esigenze dei turisti del dragone sono solo poche centinaia.”Urge quindi migliorare i servizi e adeguare l’accoglienza verso tali nuove fasce di pubblico. Solo così potremo confidare in un futuro fatto di crescita e grandi opportunità per il nostro turismo e la nostra economia” conclude Gottardo.www.tuscanybusinessagency.com.

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