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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

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Il 30% dei pazienti deceduti per Covid presentavano anche microrganismi multiresistenti nel corpo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

A Roma, si sono riuniti i massimi esperti del panorama italiano sul tema infezioni correlate all’assistenza con l’obiettivo di fare il punto su ciò che è stato fatto e che c’è ancora da fare nella lotta alle infezioni ospedaliere sul territorio nazionale. L’evento conclude il Progetto ICARETE “Focus Lotta alle infezioni correlate all’assistenza”, organizzato da Motore Sanità e realizzato con il contributo non condizionante di MENARINI, che ha visto coinvolti i massimi esperti clinici e istituzionali durante un percorso che ha toccato 12 Regioni. L’antimicrobico resistenza è un problema globale. Oggi durante il webinar è stato sottolineato dagli esperti l’importanza di dare un rapido accesso e valorizzare le nuove terapie antibiotiche, che possano fare la differenza. Una problematica che non si è attenuata durante l’emergenza Covid come sottolineato da Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI e presidente FISMELAB: “Al momento molti dei decessi da Covid, circa il 30%, presentavano anche microrganismi multiresistenti pertanto si dovrà indagare la concausa di aggravamento sino alla morte di questi pazienti per patogenesi legati ad eventuali infezioni sostenute da questi microrganismi multiresistenti. Non possiamo distinguere ogni singolo decesso da cosa è stato causato, ma sicuramente uno dei possibili fattori può essere anche l’insufficienza grave d’organo dovuta a molteplici fattori tra i quali la presenza di microrganismi multiresistenti”. Questi dati meritano un’indagine nazionale al fine di individuare la reale incidenza di infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti in pazienti affetti da Covid. “Queste percentuali di multiresistenze – prosegue l’esperto – si allineano con quelle riscontrate anche prima del Covid e sottolineano la gravità della situazione riguardante le ICA e le antibioticoresistenze anche a livello internazionale”.

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Monoterapia nel trattamento dei pazienti adulti con carcinoma prostatico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

AstraZeneca e MSD annunciano che olaparib ha ricevuto l’approvazione europea come monoterapia nel trattamento dei pazienti adulti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) con mutazioni BRCA1/2 (germinale e/o somatica) in progressione da precedente terapia con un nuovo agente ormonale.L’approvazione della Commissione Europea si basa su una analisi di sottogruppo dello studio di Fase 3 PROfound che ha evidenziato come olaparib abbia dimostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPFS) e della sopravvivenza globale (OS) rispetto a enzalutamide o abiraterone negli uomini con mutazione BRCA1/2. L’approvazione segue la raccomandazione espressa a settembre 2020 dal Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA (European Medicines Agency).Il tumore della prostata è il secondo tipo di tumore più comune negli uomini, con 1,3 milioni di nuove diagnosi stimate nel 2018 a livello mondiale. Circa il 10% degli uomini con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) presenta una mutazione BRCA.I risultati dell’analisi di sottogruppo dello studio PROfound mostrano che olaparib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 78% (HR 0.22 [95% CI, 0.15-0.32], p<0.0001) e ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPFS) a una mediana di 9,8 mesi rispetto a 3,0 mesi con enzalutamide o abiraterone negli uomini con mCRPC con mutazioni BRCA1/2. Olaparib ha ridotto il rischio di morte del 37% (HR 0.63 [95% CI, 0.42-0.95]) con sopravvivenza globale mediana di 20,1 mesi rispetto a 14,4 mesi con enzalutamide o abiraterone. I risultati principali e i risultati di sopravvivenza globale dello studio sono stati pubblicati nel The New England Journal of Medicine nei primi mesi di quest’anno.Le reazioni avverse più comuni (ARs) nello studio PROfound, verificatesi nel ≥10% dei pazienti, per olaparib rispetto a enzalutamide o abiraterone sono state anemia (46% vs.15%), nausea (41% vs. 19%), fatigue (compresa astenia) (41% vs. 32%), diminuzione dell’appetito (30% vs. 18%), diarrea (21% vs. 7%), vomito (18% vs. 12%), trombocitopenia (12% vs. 3%), tosse (11% vs. 2%) e dispnea (10% vs. 3%). L’interruzione del dosaggio a causa di eventi avversi si è verificata nel 45% dei pazienti in trattamento con olaparib, mentre la riduzione del dosaggio nel 22% dei pazienti in trattamento con olaparib. L’interruzione a causa di eventi avversi si è registrata nel 18% dei pazienti trattati con olaparib.Olaparib è approvato negli Stati Uniti per il trattamento dei pazienti adulti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione con mutazioni della linea germinale o somatica del sistema di riparazione per ricombinazione omologa (HRR), in progressione a precedente trattamento con enzalutamide o abiraterone. AstraZeneca e MSD stanno conducendo ulteriori studi nel carcinoma prostatico metastatico, compreso lo studio PROpel di Fase 3 attualmente in corso per la valutazione di olaparib come terapia di prima linea in combinazione con abiraterone acetato per i pazienti con mCRPC rispetto al solo abiraterone acetato.

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I pazienti ematologici in tempi di COVID-19

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

Tempi non facili, questi, per le persone con un tumore del sangue. I pazienti ematologici che contraggono l’infezione rischiano molto, sia per le conseguenze dirette del virus sia per la mortalità, più alta di qualche punto (5-6%) rispetto alla popolazione sana e ad altre categorie di malati. Cosa rischiano i pazienti con neoplasie ematologiche in tempi di pandemia, la sfida di fronteggiare le nuove infezioni in ematologia e il trattamento delle malattie del sangue nel 2020, sono alcuni dei temi che verranno discussi e approfonditi il 9 e 10 novembre durante i lavori della 5° Conferenza Nazionale “La vita ai tempi del COVID-19: ad alto rischio i pazienti affetti da tumori del sangue”, promossa da AIL Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma. Luogo di incontro per la prima volta interamente “virtuale” per clinici, associazioni e pazienti declinato nelle Jam Session dedicate alle grandi patologie ematologiche, dove gli specialisti aggiornano i pazienti sulle più recenti acquisizioni scientifiche riguardo alle terapie e ai trattamenti, e ascoltano bisogni, attese e speranze dei malati. L’emergenza sanitaria in atto ha reso difficile la gestione delle malattie e questo è vero ancor di più per le persone affette da tumori del sangue, che hanno incontrato diversi problemi nella prima fase di lockdown e ne incontrano ancora oggi con la ripresa dell’infezione da Covid-19. Nonostante questo, l’Ematologia italiana, a differenza di molte altre specializzazioni, non ha risentito troppo della situazione generale. I trattamenti sono proseguiti e così le cure di alta complessità, come le CAR-T, non hanno subito rallentamenti o ritardi. Per quanto riguarda i pazienti, nonostante le ansie e le preoccupazioni più che giustificate, un grande sostegno è arrivato dagli oltre 18.000 volontari AIL.

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Pazienti Covid-19 e malnutrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Uno studio italiano appena pubblicato su Clinical Nutrition ha per primo rivelato che l’infezione da SARS-CoV-2 è associata ad una perdita di peso clinicamente significativa (55%) e ad un elevato rischio di malnutrizione (COVID-19 is associated with clinically significant weight loss and risk of malnutrition, independent of hospitalisation: a post-hoc analysis of a prospective cohort study. Il team di ricercatori guidati da Caterina Conte, attualmente professoressa associata di Medicina Interna presso l’Università Telematica San Raffaele Roma, ha valutato l’incidenza della perdita di peso involontaria e della malnutrizione nei sopravvissuti a COVID-19 che erano stati ricoverati o gestiti a casa e rivalutati dopo la remissione clinica. Si tratta di un’ampia indagine osservazionale prospettica eseguita presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Sono stati inclusi pazienti adulti (età ≥18 anni) con diagnosi confermata di COVID-19 che erano stati dimessi e trasferiti a casa da un reparto di Medicina Interna o dal Pronto Soccorso dell’Ospedale dal 7 aprile all’11 maggio 2020. Circa il 30 % dei pazienti studiati aveva perso più 5% del peso corporeo iniziale, con una riduzione mediana di 2.3 punti di indice di massa corporea (BMI). La percentuale di pazienti che aveva perso più del 10% del peso corporeo iniziale era simile tra i pazienti ricoverati e non ricoverati (9,6% contro 5,3%). “Come suggerito dalla Società Europea di Nutrizione Clinica e Metabolismo (ESPEN), la prevenzione, la diagnosi e il trattamento della malnutrizione dovrebbero essere considerati nella gestione dei pazienti COVID-19 per migliorare la prognosi sia a breve che a lungo termine” sottolinea Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC, Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo. “L’incidenza di perdita di peso e rischio di malnutrizione tra i sopravvissuti al COVID-19 è molto elevata, indipendentemente dal ricovero in regime ospedaliero. È noto che la malnutrizione è associata ad una prognosi peggiore. L’implementazione di strategie di gestione nutrizionale è cruciale per i pazienti ricoverati, in particolare quelli in terapia intensiva o con età avanzata e con più patologie. Tuttavia, i nostri risultati indicano che anche gli individui che sono gestiti a domicilio dovrebbero essere seguiti dal punto di vista nutrizionale e consigliati su come mantenere un adeguato apporto di calorie, proteine e liquidi in tutte le fasi della malattia, per garantire una prognosi migliore e un corretto recupero del peso in termini di composizione corporea” osserva la prof.ssa Conte.http://www.masonandpartners.it/

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Abbandonati oltre 2,5 milioni di pazienti in ambito oculistico

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha comportato notevoli ritardi alle attività legate alle patologie croniche, tra cui quelle oftalmologiche. Sono state svolte 2.500.000 prestazioni ambulatoriali in meno e ciò ha determinato l’allungarsi delle liste d’attesa e disagi per l’utenza. Si è verificata una contrazione di più di 300.000 interventi chirurgici della cataratta, che in tempi pre-covid raggiungevano i 600.000 in un anno; una parte degli over 80, che non sono stati operati, ha subito una frattura del femore a causa dell’ipovisione e della conseguente difficoltà ad evitare gli ostacoli; tutto ciò ha causato un aggravio delle spese dell’SSN; si è verificata una riduzione delle iniezioni endovitreali (IVT) per la cura della maculopatia essudativa, che, talvolta, ha reso impossibile il recupero funzionale della vista.«La società AICCER (Associazione Italiana Chirurgia Cataratta e Refrattiva) plaude all’iniziativa di FederAnziani volta a mantenere alta l’attenzione sulle patologie invalidanti non Covid nell’interesse della popolazione. Il lockdown ha bloccato per mesi tutte le attività di elezione con grave danno per le tante persone in attesa di risolvere con cure mediche o chirurgiche il loro problema visivo. AICCER ha perciò deciso con entusiasmo di partecipare a questo Advisory Board per portare con sempre maggiore forza alle istituzioni le gravi problematiche causate dell’interruzione nell’erogazione dell’attività assistenziale in oftalmologia.», ha dichiarato Paolo Vinciguerra, Presidente AICCER – Associazione Italiana Chirurgia Cataratta e Refrattiva. «In Italia il numero delle iniezioni intravitreali per il trattamento delle maculopatie ha subito un calo compreso tra il 35% e il 93% rispetto allo stesso periodo del 2019. Gli effetti di tale riduzione si sono già manifestati con un numero sempre maggiore di pazienti che si presenta con un calo visivo severo per l’aggravamento, spesso irreversibile, della malattia» ha dichiarato Daniele Tognetto, Presidente GIVRE – Gruppo Italiano di Chirurgia Vitreo Retinica e presidente SOT – Società Oftalmologica Triveneta che ha aggiunto «la chirurgia della cataratta ha dimostrato di migliorare l’input cognitivo nella malattia di Alzheimer e in altre forme di demenza, di ridurre il rischio di cadute e fratture dell’anca e di aumentare l’aspettativa di vita in buona salute. Purtroppo in Triveneto l’emergenza COVID-19 ha determinato prima un blocco totale e, successivamente, un’importante riduzione del numero di interventi di cataratta i cui effetti saranno gravi in termini economici, sociali e psicologici». La strada scelta da Senior Italia FederAnziani è quella giusta. E’ corretto impegnarsi al massimo contro il COVID ma non possiamo trascurare altre patologie. L’utilizzo di strutture intermedie dove esistono aiuterebbe questo processo di reingegnerizzazione», ha dichiarato Pietro Procopio, Direttore Centro Studi SUMAI Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria.

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Radioterapia pre-trapianto nei pazienti con leucemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

L’IRCCS Humanitas di Milano e la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia sono i due centri italiani che hanno preso parte alla review scientifica sulla total marrow irradiation, una tecnica di irradiazione innovativa utilizzata nella terapia di preparazione (il cosiddetto condizionamento) di pazienti con leucemia avviati a trapianto di midollo osseo.L’articolo, dal titolo “Total marrow and total lymphoid irradiation in bone marrow transplantation for acute leukaemia”, è stato pubblicato su The Lancet Oncology, ed è stato scritto da un team di ricercatori internazionali che include, tra gli altri, la professoressa Marta Scorsetti, Responsabile di Radioterapia e Radiochirurgia di Humanitas e docente di Humanitas University, Pietro Mancosu, fisico di Humanitas e il professor Andrea Filippi, Direttore della Radioterapia del Policlinico San Matteo di Pavia e professore dell’Università di Pavia.La radioterapia è utilizzata dal secolo scorso nel condizionamento dei pazienti candidati a trapianto di midollo osseo. Con le radiazioni, infatti, si va a “indebolire” il sistema immunitario del ricevente per prevenire il rigetto del midollo del donatore e per eliminare le cellule neoplastiche che restano dopo i trattamenti chemioterapici nelle malattie ematologiche quali leucemie, linfomi e mielomi. Storicamente questi pazienti ricevevano un’irradiazione corporea totale (Total Body Irradiation) che coinvolgeva sia il midollo osseo sia gli organi circostanti, causando possibili tossicità ai tessuti sani. Proprio per questo, Jeffrey Wong, professore e direttore del dipartimento di radioterapia al City of Hope e primo autore dello studio, ha proposto nel 2005 la total marrow irradiation, una tecnica radioterapica che colpisce il midollo ma risparmia gli organi circostanti. I professori Jeffrey Wong e Andrea Filippi fanno parte del gruppo internazionale di radio-oncologi che, nel 2018, ha stilato le linee guida sull’utilizzo della radioterapia nel trapianto di midollo e, insieme agli altri autori dello studio indicano anche alcune strade per accelerare lo sviluppo della total marrow irradiation e renderla eseguibile in più ospedali, con lo scopo di migliorare la qualità delle cure, a breve e lungo termine, per tutti i pazienti.

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Pazienti reumatologici e contagi da virus

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

I pazienti reumatologici italiani lanciano un allarme sulla recente situazione sanitaria dopo la forte crescita di contagi da Coronavirus. “Stiamo registrando nuovamente una progressiva chiusura degli ambulatori, dei Day Hospital e Day Service, se non di interi reparti di reumatologia e di medicina. Si stanno verificando sull’intero territorio nazionale l’annullamento degli appuntamenti per la somministrazione di terapie, esami e visite di controllo”. E’ quanto denuncia ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) in una lettera inviata ad alcuni esponenti delle istituzioni locali e nazionali. Nella missiva si sollecita un’urgente interrogazione parlamentare per denunciare una situazione molto simile a quella della scorsa primavera. La richiesta di ANMAR è stata accolta e sottoscritta da Rossana Boldi (Vice Presidente della XII Commissione Affari Sociali), Fabiola Bologna (Segretaria della XII Commissione Affari Sociali) Paola Binetti (Membro della 12ma Commissione Permanente Igiene e Sanità), Massimiliano De Toma (Membro Commissione Parlamentare per la Semplificazione) Stefano Mugnai (Membro della XII Commissione Affari Sociali). La lettera è stata inoltre sottoscritta dall’Associazione Karol Wojtyla e dall’Associazione GILS. “Con la chiusura dei reparti reumatologici e l’assegnazione di tutto il personale alla gestione dell’emergenza sanitaria, viene, inoltre, a mancare pressoché totalmente la possibilità di interventi specialistici in regime di urgenza – sottolinea Silvia Tonolo, presidente nazionale ANMAR -. Ciò ha già comportato, e provocherà ancora più spesso, l’implementarsi del rischio di errori nella diagnosi della patologia e di conseguenza nella cura dei malati reumatologici”. Per tutti questi motivi l’Associazione richiede un intervento del Ministero della Salute e delle Regioni e avanza alcune proposte. “Bisogna ripristinare i presidi ambulatoriali ed i reparti specialistici reumatologici per la gestione delle urgenze – prosegue Silvia Tonolo -. Vanno attivati, il prima possibile, tutti i servizi legati alla telemedicina e garantiti permessi speciali per i caregiver. Nelle autocertificazioni va aggiunta la voce “visita dei congiunti alle persone affette da patologie croniche”. Si deve poi assicurare la continuità assistenziale attraverso la proroga dei piani terapeutici e l’approvvigionamento dei farmaci. Infine bisogna attuare la rete integrata ospedale-territorio per il trattamento del dolore cronico non oncologico”. “Ringraziamo gli onorevoli che stanno sostenendo le nostre richieste – conclude la presidente ANMAR -. L’intero Paese sta vivendo un momento molto complesso e difficile e molti pazienti sono preoccupati per la loro situazione nonché per il possibile contagio da Covid-19. Vogliamo quindi sollecitare un intervento delle istituzioni nell’interesse di 5 milioni e mezzo di malati affetti da patologie reumatologiche”.

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Virginia Raggi: accogliere pazienti in hotel come misura strutturale e permanente

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

Roma. “In questa fase così complicata bisogna remare tutti nella stessa direzione. Le proposte vanno discusse nel merito, non piegate a una perenne polemica politica. E’ evidente che la Regione Lazio non abbia compreso o non abbia voluto comprendere la proposta di Virginia Raggi, sottoscritta da Federalberghi. Allo stesso tempo si attende un chiarimento riguardo i relativi disastrosa situazione degli ospedali del Lazio. Un dovere verso tante famiglie che in queste ore si sentono disorientate e abbandonate”, sottolinea l’Assessore al Personale Antonio De Santis.“La proposta contenuta nella lettera della Sindaca di Virginia Raggi e Federalberghi indica di accogliere negli hotel in modo stabile, strutturato e costante pazienti asintomatici, paucisintomatici e le persone in quarantena. La Regione Lazio ha invece adottato questa misura in modo sporadico e assai parziale, soltanto in alcuni casi. La nostra proposta è renderla una prassi consolidata, uno strumento permanente”.“Se utilizzata in maniera spot e saltuaria, rischia di rivelarsi sterile e di non incidere quanto potrebbe. Bisogna strutturarla e renderla una costante, come avvenuto in altri Paesi. Soltanto così si potranno decongestionare davvero ospedali e strutture sanitarie. Soltanto così possiamo abbattere realmente i contagi che avvengono in ambito domestico e familiare. Soltanto così si garantisce un sostegno efficace alle strutture alberghiere colpite dalla crisi. La Regione Lazio non si nasconda dietro interventi estemporanei. Servono soluzioni articolate e pianificate nel dettaglio”.

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Pazienti non Covid. Che fine hanno fatto i piani operativi delle Regioni per recuperare le liste di attesa?

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

Le risorse ci sono: 500 milioni nel Decreto Agosto per recuperare le prestazioni non erogate e per abbattere così le liste di attesa, puntando molto su specifiche misure per il personale sanitario come ad esempio il ricorso alle prestazioni aggiuntive, il reclutamento di ulteriore personale.I piani Operativi regionali per accedere alle risorse avrebbero dovuto essere inviati ai Ministeri competenti entro e non oltre metà settembre, praticamente circa 1,5 mesi fa.A che punto siamo? Quante sono le Regioni che hanno provveduto?Tutte domande sulle quali, vista la situazione che stiamo vivendo, c’è bisogno del massimo livello di trasparenza secondo Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni sanitarie che ne parla in un suo editoriale sul portale della Federazione (www.fnopi.it) .“Domande – afferma Aceti – che dovrebbero ottenere subito una risposta puntuale e pubblica, anche perché, da alcuni approfondimenti svolti, il rischio è che a mancare all’appello possano essere molteplici Regioni, più di quante non dovrebbero essere”.Alla curva dei contagi che si impenna, spiega Aceti, stanno seguendo annunci su nuove chiusure/depotenziamenti di reparti e servizi ordinari per pazienti NON Covid-19. “Un film purtroppo già visto nel periodo del lockdown che non vogliamo e non dobbiamo rivedere, anche perché dimenticare così facilmente il suo impatto sulla salute dei cittadini è davvero impossibile: 40% di ricoveri ospedalieri in meno rispetto al 2019, una riduzione del 36% di prestazioni di specialistica ambulatoriale, 1,4 milioni di screening oncologici in meno”, dice il portavoce FNOPI.“Va riconosciuto al Ministro Speranza – continua – il suo impegno per lo stanziamento di circa mezzo miliardo di euro volto al recupero di quelle prestazioni prenotate e poi rinviate. Ma ora che il problema si sta riproponendo, la domanda obbligatoria da porre subito a tutti quelli che, ai diversi livelli, hanno una responsabilità di governo del Servizio Sanitario Nazionale è: tutte le prestazioni sospese e rinviate durante il lockdown alla fine, almeno queste, sono state recuperate? Le risorse stanziate dal Governo sono state utilizzate da tutte le Regioni? Anche da questo dipende la qualità e la trasparenza dell’azione di governo del SSN: stanziare le risorse è fondamentale ed è un pezzo importante del ragionamento, ma altrettanto fondamentale è spenderle nei tempi e nei modi giusti, quelli prescritti dalla norma, e darne conto pubblicamente”.Se così non fosse – conclude Aceti – si rischia di vanificare lo sforzo sostenuto per lo stanziamento di risorse, e soprattutto, cosa più importante, di farne pagare il prezzo ancora una volta ai pazienti. Il SSN non può permettersi più un nuovo lockdown dei servizi sanitari per i pazienti NON Covid-19, soprattutto quelli in condizione di fragilità. Loro non possono aspettare che passi il Covid-19!”.

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I pazienti reumatologici vanno vaccinati

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

La SIR ha ritenuto opportuno stilare una guida pratica alle vaccinazioni per i pazienti reumatologici in una stagione particolarmente critica perché segnata dalla grave pandemia di Covid 19.Il testo, elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dal Professor Guido Valesini Vicepresidente SIR, risponde ai quesiti circa l’opportunità di vaccinarsi, con quali vaccini e quando.In merito al primo quesito il testo chiarisce che le vaccinazioni sono opportune e necessarie per scongiurare il rischio di infezioni che potrebbero peraltro condizionare negativamente la malattia reumatologica. La somministrazione dei vaccini a questi pazienti, per essere sicura ed efficace, non deve avvenire in fase di acuzie di malattia, deve tenere conto delle terapie già in atto o programmate, così come del contesto ambientale in cui vive il paziente.“Le vaccinazioni sono il più efficace strumento di prevenzione e controllo delle malattie infettive – sottolinea Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale SIR – e la pandemia in atto rende particolarmente importante le vaccinazioni antinfluenzale ed antipneumococcica.” Infatti, sottolinea Valesini, la protezione contro queste patologie, che colpiscono gli stessi organi bersaglio del Covid19, ha un qualche effetto protettivo anche nei confronti di quest’ultima stimolando in qualche modo l’immunità innata che rappresenta una risorsa naturale di grande importanza in mancanza di un vaccino specifico”.Il documento prende in esame tutte le vaccinazioni disponibili che, fatte salve le raccomandazioni di cui sopra, sono tutte raccomandate con l’esclusione di quelle con virus/batteri vivi attenuati. Un’utile tabella riassuntiva chiarisce poi i tempi delle vaccinazioni (agenda vaccinale) differenziando le diverse categorie di pazienti.Si segnala infine come le stesse raccomandazioni debbano essere estese ai familiari, ai caregiver e più in generale per tutte le persone che vivono a stretto contatto con chi è interessato da una patologia reumatologica.

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Tumori neuroendocrini: “Teragnostica la nuova arma a difesa dei pazienti”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Approccio multidisciplinare, accesso uniforme alle terapie innovative e loro uso appropriato e personalizzato alle caratteristiche del paziente, per stabilire la necessità per le strutture ospedaliere e per il servizio sanitario regionale di introdurre la teragnostica nella pratica clinica. Questo l’obiettivo del webinar.“Oggi è possibile fare la diagnosi e la terapia di una determinata malattia insieme, non con strumenti molto diversi e non in luoghi e tempi spesso differenti. Con il termine teragnostica si riassume questa nuova disciplina che trova applicazione in Medicina Nucleare e nella pratica clinica, impiegando diverse sostanze che sia da sole sia in coppie possono essere utilizzate per questo scopo: radiofarmaci marcati con radioisotopi gamma o positrone emittenti per la diagnostica possono essere marcati anche con radioisotopi alfa o beta- per la terapia. Una delle più interessanti novità in questo campo è in una classe di neoplasie rare ma piuttosto difficile sia da diagnosticare precocemente che da trattare: i tumori neuroendocrini. È importante arrivare ad un PDTA di riferimento sui tumori neuroendocrini, al fine di garantire la presa in carico ed un trattamento ottimale secondo linee guida basate sull’evidenza scientifica, attraverso un approccio multidisciplinare integrato in tutto il territorio regionale”, ha spiegato Orazio Schillaci, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Nucleare, Rettore Università “Tor Vergata”, Roma Note dai primi del 1900, solo nel 2010 sono state riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come universalmente maligne e perciò dotate di un sistema omogeneo di misura della loro aggressività biologica (grado) e diffusione (stadio). Possono insorgere in ogni organo mantenendo caratteristiche di tipo ed aggressività distintive per ogni sede. Sono più spesso caratterizzate da un comportamento clinico di basso grado di malignità, a significare che, se non trattate, possono diffondere nell’organismo con passo lento ma progressivo. Il loro trattamento d’elezione è la chirurgia, tuttavia soprattutto quando diffuse a multiple sedi dell’organismo (alto stadio) necessitano anche di terapia medica. Le neoplasie neuroendocrine sono tra i primi esempi di cancro per i quali esiste almeno un bersaglio terapeutico molecolare utile a “vedere” la neoplasia ed efficace a frenare la crescita neoplastica. Il bersaglio è il recettore/i dell’ormone somatostatina, presente in grande quantità sulle cellule tumorali. La molecola usata sia per l’imaging sia per il trattamento è l’analogo/i sintetico della somatostatina, coniugato o meno con radionuclidi, che specificamente aggancia il recettore/i. In sintesi, un esempio di teragnostica disponibile e di comprovata efficacia clinica”, ha detto Guido Rindi, Direttore UOC Anatomia Patologica Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS, Roma

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Tumori: difficoltà economiche per 7 pazienti su 10

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

Secondo il 12/mo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, in Italia, il 70% dei cittadini colpiti da cancro ha difficoltà finanziarie.”Una vergogna! Dati non degni di un Paese che si definisce civile” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le difficoltà economiche dipendono da svariati motivi. Intanto dal fatto che quando ti ammali gravemente sei costretto a fare decine di visite ed esami privati, sia per poter scegliere lo specialista medico sia perché spesso non puoi permetterti di attendere i tempi della liste di attesa. Poi perché il malato perde troppo rapidamente il suo reddito, non solo se è un lavoratore autonomo ma anche se è un lavoratore dipendente, non appena supera i giorni di malattia massimi concessi nei contratti di lavoro, troppo esigui per queste patologie. Infine, troppo spesso il malato è costretto a mettere mano al portafoglio per avere farmaci considerati “minori” e dispositivi medici che non sono passati dal servizio sanitario nazionale” conclude Dona.

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Online per i pazienti psoriasici del Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Roma, Attraverso il sito http://www.impattoinvisibile.it, il 14 ottobre, i pazienti psoriasici del Lazio avranno la possibilità di entrare in contatto da remoto con i dermatologi ADOI e SIDeMaST della Regione per una consulenza gratuita. Per poter accedere al servizio i pazienti si possono prenotare sul sito web.Nel Lazio si stima siano oltre 230.000 le persone colpite da psoriasi «Alcuni studi hanno mostrato che meno di un paziente su due affetto da psoriasi si rivolge allo specialista, eppure parlare con il proprio dermatologo è fondamentale per migliorare la qualità del percorso di cura e della vita – afferma Ketty Peris, Ordinario di Dermatologia e Direttore UOC Dermatologia, Università Cattolica, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli , IRCCS e Presidente SIDeMaST – le attività di contatto medico-paziente che la campagna “Psoriasi Visibile-Impatto Invisibile” promuove sul territorio nazionale e che ora arriva nel Lazio sono molto importanti perché si propongono di informare e supportare i pazienti e riconfermare la fiducia nella relazione con il proprio dermatologo». La campagna “Psoriasi visibile – Impatto Invisibile. Guardiamo oltre le apparenze”, promossa da Amgen con ADIPSO – Associazione per la Difesa degli Psoriasici, ADOI – Associazione Dermatologi – venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica e SIDeMaST – Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmissibili mette al centro i pazienti e mira a ridefinire la percezione della malattia che colpisce corpo e psiche e rinsaldare l’alleanza medico-paziente.

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“Nuove strategie riabilitative per i pazienti con Sclerosi Multipla”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

La combinazione di stimolazioni magnetiche cerebellari e la neuroriabilitazione vestibolare come armi per accelerare il recupero del cammino e dell’equilibrio in soggetti affetti da Sclerosi Multipla. È quanto e’ emerso dal recente studio pubblicato sulla rivista ‘The Cerebellum’ che riporta i risultati del trial clinico condotto presso l’ospedale della Fondazione Santa Lucia IRCCS. A parlare con l’agenzia di stampa Dire della ricerca e delle sue applicazioni e’ Marco Tramontano, Fisioterapista e ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma nonche’ direttore del Corso di Laurea in Fisioterapia presso l’Universita’ Tor Vergata di Roma. -La rivista ‘The Cerebellum’ ha recentemente pubblicato il risultato di un trial clinico condotto presso l’UOC di Neuroriablitazione 5 della Fondazione Santa Lucia Irccs. Ci racconta di cosa si tratta e quali sono i vantaggi per i pazienti affetti da sclerosi multipla? “E’ uno studio preliminare, randomizzato, controllato e in doppio cieco cio’ significa che i pazienti sono stati sottoposti a un training di neuroriabilitazione convenzionale e in aggiunta a questo entrambi i gruppi di pazienti che hanno partecipato alla ricerca, in modo aggiuntivo sono stati sottoposti ad esercizi specifici per allenare il sistema vestibolare. In piu’ cio’ che gli conferisce il carattere di doppio cieco e’ il fatto che tali pazienti ricevuto una stimolazione magnetica transcranica diretta al cervelletto. In un gruppo, tale stimolazione era reale mentre nell’altro era ‘finta’, effetto placebo. Un escamotage metodologico che consente di dare maggiore forza metodologica allo studio. La ricerca e’ stata basata sulla somministrazione aggiuntiva di esercizi finalizzati a migliorare la stabilita’ visiva e posturale in soggetti con sclerosi multipla. La novita’ dello studio e’ legata al fatto che oltre ad effettuare un allenamento del sistema vestibolare i pazienti hanno ricevuto una stimolazione magnetica del cervelletto. Noi avevamo gia’ pubblicato uno studio molto promettente che dimostrava effetti positivi del training vestibolare in pazienti con sclerosi multipla, nello specifico il Professor Giacomo Koch aveva dimostrato in un lavoro che associando alla terapia neuroriabilitativa convenzionale la stimolazione del cervelletto si poteva migliorare il cammino e l’equilibrio di questi pazienti. Quindi abbiamo combinato queste esperienze precedenti e abbiamo condotto tale trial clinici associando la stimolazione del cervelletto al trainig vestibolare. I risultati sono
preliminari ma molto incoraggianti perche’ si evince che i pazienti che si sottopongono a tale terapia combinata tendono a
migliorare di piu’ rispetto a coloro che sono sottoposti esclusivamente alla terapia convenzionale associata alla vestibolare. L’intuizione di associare nuove tecnologie di fisiologia a nuovi trainig dinamici riabilitativi e’ una strategia vincente in neuroriabilitazione”. – Andando al cuore della ricerca e’ emerso che nel processo neuroriabilitativo il cervelletto svolga un ruolo fondamentale. “Il cervelletto, infatti, in neurofisiologia e’ un’area anatomica deputata anche all’apprendimento delle attivita’ motorie quindi per questo noi nella ricerca abbiamo sfruttato il potenziale dell’attivita’ cerebellare per facilitare il riapprendimento di funzioni neuromotorie ce erano andate perdute a causa della malattia”.
Questo concetto deve risultare molto chiaro. Quello che si puo’ fare e’ che una parte della terapia convenzionale al
massimo quando le evidenze scientifiche saranno piu’ solide puo’ essere integrata con queste strategie ma non sostituita”. (fonte agenzia Dire)

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Leucemie: nasce il primo Centro in Italia per lo studio della predisposizione genetica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Un tassello importante per offrire le migliori opportunità di diagnosi e cura ai pazienti con leucemia, migliorando terapie, dosi e, soprattutto, accesso al trapianto, che ad oggi rappresenta l’unica cura definitiva contro la malattia. Con questi obiettivi nasce in Humanitas il primo centro italiano per lo studio della predisposizione genetica alle leucemie acute e croniche, in cui genetisti, ematologi, biologi molecolari e dermatologi lavorano insieme per una gestione a 360° dei pazienti.Numerose evidenze scientifiche registrate negli ultimi 5 anni, infatti, hanno dimostrato che mutazioni geniche ereditarie, ovvero presenti dalla nascita, fino a poco tempo fa considerate estremamente rare nelle leucemie, sono invece presenti fino al 10-15% dei casi (soprattutto in soggetti giovani, di età inferiore ai 50 anni). Questo ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definire nel 2016 una nuova categoria clinica denominata “leucemie associate a predisposizione genetica ereditaria”.
L’apertura di questo Centro rappresenta un esempio concreto di come gli sforzi della ricerca possano ricadere efficacemente nella pratica clinica quotidiana a vantaggio del paziente.Il percorso prevede un primo incontro informativo sul test da effettuare e sulle possibili implicazioni dei risultati rispetto alla terapia per la leucemia. Il test viene eseguito in modo totalmente non invasivo, su un campione di sangue venoso e contemporaneamente su cellule della cute. Grazie alle tecniche di sequenziamento del DNA di nuova generazione (Next Generation Sequencing, NGS) vengono quindi studiate le mutazioni a carico di 106 geni noti per essere implicati nella predisposizione ereditaria alle leucemie. “Le leucemie acute e croniche con base genetica rappresentano il modello di riferimento per lo studio della predisposizione ai tumori del sangue. La percentuale di mutazioni genetiche associate allo sviluppo di leucemie potrebbe essere più estesa del 10-15% ad oggi noto. Per questo è necessario sviluppare tecniche diagnostiche che, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, consentano di ampliare la conoscenza in questo settore” – conclude il prof Matteo Della Porta. Il 40% della predisposizione genetica avviene nella fascia di età anziana dove ci si aspetta lo sviluppo spontaneo della malattia. Questa predisposizione è solo il primo step della trasformazione. Per questo è opportuno fare una distinzione tra i pazienti che hanno una predisposizione fin dalla nascita e quelli che sviluppano la malattia da adulti.

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MioDottore presenta la nuova app dedicata ai pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

MioDottore, la piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner, lancia la nuova App Pazienti, per rendere ancora più semplice e veloce il contatto tra medico e paziente, in qualunque momento e ovunque ci si trovi.Attraverso la nuova app – disponibile gratuitamente sia su App Store che su Google Play – i pazienti, una volta effettuata la registrazione, in pochi e semplici passaggi potranno cercare lo specialista selezionando la categoria di riferimento, la prestazione ricercata, la patologia o semplicemente inserendo nome e cognome del professionista (con la possibilità di geolocalizzare la ricerca, qualora lo desiderino). Sarà possibile anche filtrare i propri risultati, usufruendo degli stessi filtri disponibili nella versione web, consultare il profilo completo dei medici, prenotare una visita e scrivere una recensione al termine della prestazione. Grazie alla funzione cronologia i pazienti avranno la possibilità di consultare lo storico delle proprie visite e quelle in programma e accedere alle informazioni e ai dettagli di ognuna. Infine, sarà possibile avviare una conversazione in tempo reale con lo specialista selezionato attraverso l’apposita chat o prenotare una consulenza online direttamente da casa.
Nel corso dei prossimi mesi verranno aggiunte altre utili funzionalità pensate per rendere ancora più immediato e semplice non solo il processo di prenotazione delle visite, ma anche l’accesso alla propria scheda clinica e il contatto medico-paziente.
Coloro che dispongono della versione precedente non dovranno scaricare la nuova app, ma semplicemente effettuare l’aggiornamento, che potrà essere automatico o manuale a seconda delle impostazioni del proprio smartphone.

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Regione Lazio, 300mila euro stanziati per i pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

La Regione Lazio ha stanziato 300mila euro a sostegno dei cittadini affetti da patologie oncologiche e in lista di attesa per trapianto di organi solidi o di midollo, con un indicatore ISEE fino a 15.000 euro, con un importo massimo da destinare a ciascun beneficiario pari a 2.000 euro annui. Le 32 associazioni del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” accolgono la notizia con grande soddisfazione: l’istituzione del fondo nasce da un emendamento presentato dal consigliere Loreto Marcelli, membro dell’intergruppo consiliare “Insieme per un impegno contro il cancro” che ha portato in Consiglio Regionale le richieste del gruppo.“Lo stanziamento di fondi da parte della Regione Lazio per venire incontro alle esigenze e ai bisogni dei pazienti oncologici in difficoltà è una bellissima notizia – commenta Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto – e un nuovo importante traguardo raggiunto dal progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, che ha fatto dell’attività capillare a livello regionale uno dei suoi punti di forza, grazie anche al supporto delle istituzioni regionali, che sempre di più ascoltano e accolgono le nostre istanze. Ringraziamo il consigliere Loreto Marcelli per il grande impegno sempre dimostrato nel supportarci e rappresentarci e che ha portato a questo importante successo”.Il lavoro nel Lazio procede ora verso nuovi obiettivi: il prossimo passo riguarda l’implementazione dell’assistenza psiconcologica ai pazienti, altro punto nodale delle attività del progetto.Potranno accedere al contributo economico i residenti nel Lazio affetti da patologie oncologiche che necessitano di trattamenti medici, clinici, di laboratorio, chirurgici e radioterapici presso strutture sanitarie regionali e le cui patologie sono certificate, oppure pazienti in lista di attesa per trapianto di organi solidi o di midollo, che si sottopongono a tipizzazioni tissutali, a trapianti, a controlli periodici, a interventi e ricoveri.

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Aumento di predisposizione alla fatigue dei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

La stanchezza da cancro o fatigue, colpisce il 65% dei pazienti con tumore. Il 40% delle persone “sente la fatigue” già al momento della diagnosi, la percentuale sale all’80%-90% durante la chemioterapia o radioterapia e nel 20% persiste molti anni dopo la terapia. La chemioterapia è la principale responsabile della comparsa del disturbo, seguita dalla terapia ormonale e dall’immunoterapia. Dopo 20 anni di studio e osservazione di questo fenomeno, nascono oggi le prime “Linee Guida Europee sulla diagnosi e il trattamento della Fatigue” approvate dall’European Society of Medical Oncology (ESMO), primo autore è Alessandra Fabi, Responsabile dell’Unità di Fase 1 e Medicina di Precisione dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Uno strumento prezioso che aiuta i clinici prima di tutto a comprendere, e quindi ad affrontare questo complesso sintomo. “La pubblicazione si rivela particolarmente utile in questo periodo – sottolinea Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico del Regina Elena. – perché purtroppo assistiamo ad un aumento della predisposizione alla fatigue nei pazienti oncologici, in questo periodo significativamente provati dal punto di vista emotivo.” Ma qual è la migliore cura per contrastare il disturbo? Nessun farmaco specifico per ora. Le linee guida raccomandano l’esercizio fisico aerobico, tecniche di mindfulness, yoga ed interventi psicosociali. Gli steroidi solo in pazienti selezionati, mentre molto insoddisfacenti, fino ad ora, si sono dimostrati l’utilizzo di farmaci psicostimolanti ed antidepressivi . “Rimuovere la fatigue durante la terapia vuol dire migliorare l’aderenza alle cure – dichiara Alessandra Fabi. – Esserne liberi una volta terminate le terapie oncologiche, dà modo di riprendere in mano la vita in maniera totalizzante. Dopo il cancro la persona ri – crea la propria esistenza, deve farlo con attenzione e consapevolezza della sfera psico-corporea.”
Nei pazienti oncologici, durante e dopo il trattamento, la prolungata inattività è un elemento che “alimenta” la fatigue. Questo stato, infatti, causa perdita di massa muscolare e di forza. Ciò gradualmente influisce sulla possibilità di compiere gesti semplici come salire le scale o mantenersi in equilibrio, e può condurre a problemi cardiovascolari e a un aumento dell’ansia e della depressione. Un programma strutturato di esercizio fisico che mira ad aumentare la massa muscolo-scheletrica del paziente, migliora la qualità di vita e aiuta a contrastare la “fatica”.

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“Aziende, decisori e pazienti insieme per una governance farmaceutica ancora più sostenibile”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Il controllo della spesa farmaceutica rappresenta una sfida importante per il SSN. Negli ultimi due anni quasi tutte le Regioni hanno mancato l’obiettivo del rispetto. Per far ripartire il nostro Paese, abbiamo deciso di concentrarci su 3 tematiche fondamentali: salute, scienza e industria. Nell’ambito della salute, l’acquisto dei dispositivi medici in Italia per ogni cittadino conta 190 euro, poco rispetto ai 212 euro di media in Europa. È il momento di investire nel nostro SSN per poter garantire una maggiore assistenza sul territorio nazionale, la situazione attuale purtroppo vede oltre la metà dei respiratori in uso nelle terapie intensive obsoleti, con una capacità ridotta del 50% e con un’età media di 10 anni, solo per fare un esempio.Promuovere un rinnovamento tecnologico degli ospedali, investire in assistenza territoriale per essere vicini alle persone, con telemedicina e consulto a distanza e con programmi di HTA che valorizzino le nuove tecnologie. Nell’ambito ricerca, Confindustria Dispositivi Medici investe il 6% del fatturato e abbiamo elaborato un codice etico a garanzia di trasparenza al quale tutte le Aziende affiliate sono regolamentate con principi etici e precisi comportamenti, proponiamo, quindi, di tornare ad un usufruire di una ricerca di base, con partner tecnologici e puntare a progetti nel nostro Paese, per attrarre investimenti italiani ed esteri. Favorendo un rapporto virtuoso medico e industria. Per il capitolo dell’industria, le imprese che commercializzano dispositivi medici sono quasi 4000 e la maggior parte sono piccole imprese, la politica del prezzo più basso non incentiva la crescita, quindi proponiamo per un consolidamento del comparto industriale nel nostro Paese, di stabilizzare i pagamenti in 30 giorni e rivedere il gravoso sistema di tassazione. Diventa fondamentale il confronto tra tutta la filiera della salute per continuare a lavorare alla ripartenza dell’Italia”, queste le parole (di Daniela Delledonne, Vicepresidente di Confindustria Dispositivi Medici)

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“Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Takeda torna sul podio de “Le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente” con il progetto IBDpoint – Linkedin Showcase primo nella categoria “Informazione Scientifica Multicanale”. Giunto alla quarta edizione, quest’anno tutta virtuale, il riconoscimento ha l’obiettivo di valorizzare i progetti che hanno generato un reale beneficio per i cittadini e un decisivo progresso per l’affermazione della centralità del paziente. Premiati da un board di esponenti delle Istituzioni, Società Scientifiche e Associazioni Pazienti, i progetti finalisti sono stati selezionati tramite una survey spontanea ai medici, reali fruitori dei messaggi informativi.
Promosso dall’OCMS (Osservatorio Comunicazione Medico Scientifica), il premio vanta anche il Patrocinio di FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), SIMG (Società Italiana di Medicina generale e delle cure primarie) e Cittadinanzattiva e il contributo non condizionato di Merqurio Editore e Medi-Pragma. Dedicato al mondo delle malattie infiammatorie croniche intestinali, IBDpoint – LinkedIn Showcase rappresenta il primo progetto del suo genere in Italia. Nato 3 anni fa grazie alla collaborazione sinergica tra la Business Unit GI, le Direzioni Medica, Comunicazione e Digital di Takeda Italia, IBD point è al servizio di medici e pazienti e ha lo scopo di fare informazione ma anche sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn, malattie ancora poco note ma che colpiscono circa 200.000 persone in Italia. I post affrontano temi come la comunicazione tra medico e paziente, la vita lavorativa, familiare e sociale, gli stili di vita e i fattori che possono influenzare l’insorgenza ed il decorso della malattia. Ideata come fornitore di contenuti di rilievo, in breve IBDpoint ha creato una vera e propria community dove le persone possono informarsi ma anche condividere e commentare tutto ciò che viene postato, in uno scambio arricchente e continuo, testimoniato da numeri importanti: oltre 3mila follower, più di 11.600 interazioni e quasi 8,7 milioni di visualizzazioni.

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