Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘pazienti’

“Nuove strategie riabilitative per i pazienti con Sclerosi Multipla”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

La combinazione di stimolazioni magnetiche cerebellari e la neuroriabilitazione vestibolare come armi per accelerare il recupero del cammino e dell’equilibrio in soggetti affetti da Sclerosi Multipla. È quanto e’ emerso dal recente studio pubblicato sulla rivista ‘The Cerebellum’ che riporta i risultati del trial clinico condotto presso l’ospedale della Fondazione Santa Lucia IRCCS. A parlare con l’agenzia di stampa Dire della ricerca e delle sue applicazioni e’ Marco Tramontano, Fisioterapista e ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma nonche’ direttore del Corso di Laurea in Fisioterapia presso l’Universita’ Tor Vergata di Roma. -La rivista ‘The Cerebellum’ ha recentemente pubblicato il risultato di un trial clinico condotto presso l’UOC di Neuroriablitazione 5 della Fondazione Santa Lucia Irccs. Ci racconta di cosa si tratta e quali sono i vantaggi per i pazienti affetti da sclerosi multipla? “E’ uno studio preliminare, randomizzato, controllato e in doppio cieco cio’ significa che i pazienti sono stati sottoposti a un training di neuroriabilitazione convenzionale e in aggiunta a questo entrambi i gruppi di pazienti che hanno partecipato alla ricerca, in modo aggiuntivo sono stati sottoposti ad esercizi specifici per allenare il sistema vestibolare. In piu’ cio’ che gli conferisce il carattere di doppio cieco e’ il fatto che tali pazienti ricevuto una stimolazione magnetica transcranica diretta al cervelletto. In un gruppo, tale stimolazione era reale mentre nell’altro era ‘finta’, effetto placebo. Un escamotage metodologico che consente di dare maggiore forza metodologica allo studio. La ricerca e’ stata basata sulla somministrazione aggiuntiva di esercizi finalizzati a migliorare la stabilita’ visiva e posturale in soggetti con sclerosi multipla. La novita’ dello studio e’ legata al fatto che oltre ad effettuare un allenamento del sistema vestibolare i pazienti hanno ricevuto una stimolazione magnetica del cervelletto. Noi avevamo gia’ pubblicato uno studio molto promettente che dimostrava effetti positivi del training vestibolare in pazienti con sclerosi multipla, nello specifico il Professor Giacomo Koch aveva dimostrato in un lavoro che associando alla terapia neuroriabilitativa convenzionale la stimolazione del cervelletto si poteva migliorare il cammino e l’equilibrio di questi pazienti. Quindi abbiamo combinato queste esperienze precedenti e abbiamo condotto tale trial clinici associando la stimolazione del cervelletto al trainig vestibolare. I risultati sono
preliminari ma molto incoraggianti perche’ si evince che i pazienti che si sottopongono a tale terapia combinata tendono a
migliorare di piu’ rispetto a coloro che sono sottoposti esclusivamente alla terapia convenzionale associata alla vestibolare. L’intuizione di associare nuove tecnologie di fisiologia a nuovi trainig dinamici riabilitativi e’ una strategia vincente in neuroriabilitazione”. – Andando al cuore della ricerca e’ emerso che nel processo neuroriabilitativo il cervelletto svolga un ruolo fondamentale. “Il cervelletto, infatti, in neurofisiologia e’ un’area anatomica deputata anche all’apprendimento delle attivita’ motorie quindi per questo noi nella ricerca abbiamo sfruttato il potenziale dell’attivita’ cerebellare per facilitare il riapprendimento di funzioni neuromotorie ce erano andate perdute a causa della malattia”.
Questo concetto deve risultare molto chiaro. Quello che si puo’ fare e’ che una parte della terapia convenzionale al
massimo quando le evidenze scientifiche saranno piu’ solide puo’ essere integrata con queste strategie ma non sostituita”. (fonte agenzia Dire)

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Leucemie: nasce il primo Centro in Italia per lo studio della predisposizione genetica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Un tassello importante per offrire le migliori opportunità di diagnosi e cura ai pazienti con leucemia, migliorando terapie, dosi e, soprattutto, accesso al trapianto, che ad oggi rappresenta l’unica cura definitiva contro la malattia. Con questi obiettivi nasce in Humanitas il primo centro italiano per lo studio della predisposizione genetica alle leucemie acute e croniche, in cui genetisti, ematologi, biologi molecolari e dermatologi lavorano insieme per una gestione a 360° dei pazienti.Numerose evidenze scientifiche registrate negli ultimi 5 anni, infatti, hanno dimostrato che mutazioni geniche ereditarie, ovvero presenti dalla nascita, fino a poco tempo fa considerate estremamente rare nelle leucemie, sono invece presenti fino al 10-15% dei casi (soprattutto in soggetti giovani, di età inferiore ai 50 anni). Questo ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a definire nel 2016 una nuova categoria clinica denominata “leucemie associate a predisposizione genetica ereditaria”.
L’apertura di questo Centro rappresenta un esempio concreto di come gli sforzi della ricerca possano ricadere efficacemente nella pratica clinica quotidiana a vantaggio del paziente.Il percorso prevede un primo incontro informativo sul test da effettuare e sulle possibili implicazioni dei risultati rispetto alla terapia per la leucemia. Il test viene eseguito in modo totalmente non invasivo, su un campione di sangue venoso e contemporaneamente su cellule della cute. Grazie alle tecniche di sequenziamento del DNA di nuova generazione (Next Generation Sequencing, NGS) vengono quindi studiate le mutazioni a carico di 106 geni noti per essere implicati nella predisposizione ereditaria alle leucemie. “Le leucemie acute e croniche con base genetica rappresentano il modello di riferimento per lo studio della predisposizione ai tumori del sangue. La percentuale di mutazioni genetiche associate allo sviluppo di leucemie potrebbe essere più estesa del 10-15% ad oggi noto. Per questo è necessario sviluppare tecniche diagnostiche che, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, consentano di ampliare la conoscenza in questo settore” – conclude il prof Matteo Della Porta. Il 40% della predisposizione genetica avviene nella fascia di età anziana dove ci si aspetta lo sviluppo spontaneo della malattia. Questa predisposizione è solo il primo step della trasformazione. Per questo è opportuno fare una distinzione tra i pazienti che hanno una predisposizione fin dalla nascita e quelli che sviluppano la malattia da adulti.

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MioDottore presenta la nuova app dedicata ai pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

MioDottore, la piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner, lancia la nuova App Pazienti, per rendere ancora più semplice e veloce il contatto tra medico e paziente, in qualunque momento e ovunque ci si trovi.Attraverso la nuova app – disponibile gratuitamente sia su App Store che su Google Play – i pazienti, una volta effettuata la registrazione, in pochi e semplici passaggi potranno cercare lo specialista selezionando la categoria di riferimento, la prestazione ricercata, la patologia o semplicemente inserendo nome e cognome del professionista (con la possibilità di geolocalizzare la ricerca, qualora lo desiderino). Sarà possibile anche filtrare i propri risultati, usufruendo degli stessi filtri disponibili nella versione web, consultare il profilo completo dei medici, prenotare una visita e scrivere una recensione al termine della prestazione. Grazie alla funzione cronologia i pazienti avranno la possibilità di consultare lo storico delle proprie visite e quelle in programma e accedere alle informazioni e ai dettagli di ognuna. Infine, sarà possibile avviare una conversazione in tempo reale con lo specialista selezionato attraverso l’apposita chat o prenotare una consulenza online direttamente da casa.
Nel corso dei prossimi mesi verranno aggiunte altre utili funzionalità pensate per rendere ancora più immediato e semplice non solo il processo di prenotazione delle visite, ma anche l’accesso alla propria scheda clinica e il contatto medico-paziente.
Coloro che dispongono della versione precedente non dovranno scaricare la nuova app, ma semplicemente effettuare l’aggiornamento, che potrà essere automatico o manuale a seconda delle impostazioni del proprio smartphone.

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Regione Lazio, 300mila euro stanziati per i pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

La Regione Lazio ha stanziato 300mila euro a sostegno dei cittadini affetti da patologie oncologiche e in lista di attesa per trapianto di organi solidi o di midollo, con un indicatore ISEE fino a 15.000 euro, con un importo massimo da destinare a ciascun beneficiario pari a 2.000 euro annui. Le 32 associazioni del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” accolgono la notizia con grande soddisfazione: l’istituzione del fondo nasce da un emendamento presentato dal consigliere Loreto Marcelli, membro dell’intergruppo consiliare “Insieme per un impegno contro il cancro” che ha portato in Consiglio Regionale le richieste del gruppo.“Lo stanziamento di fondi da parte della Regione Lazio per venire incontro alle esigenze e ai bisogni dei pazienti oncologici in difficoltà è una bellissima notizia – commenta Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto – e un nuovo importante traguardo raggiunto dal progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, che ha fatto dell’attività capillare a livello regionale uno dei suoi punti di forza, grazie anche al supporto delle istituzioni regionali, che sempre di più ascoltano e accolgono le nostre istanze. Ringraziamo il consigliere Loreto Marcelli per il grande impegno sempre dimostrato nel supportarci e rappresentarci e che ha portato a questo importante successo”.Il lavoro nel Lazio procede ora verso nuovi obiettivi: il prossimo passo riguarda l’implementazione dell’assistenza psiconcologica ai pazienti, altro punto nodale delle attività del progetto.Potranno accedere al contributo economico i residenti nel Lazio affetti da patologie oncologiche che necessitano di trattamenti medici, clinici, di laboratorio, chirurgici e radioterapici presso strutture sanitarie regionali e le cui patologie sono certificate, oppure pazienti in lista di attesa per trapianto di organi solidi o di midollo, che si sottopongono a tipizzazioni tissutali, a trapianti, a controlli periodici, a interventi e ricoveri.

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Aumento di predisposizione alla fatigue dei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

La stanchezza da cancro o fatigue, colpisce il 65% dei pazienti con tumore. Il 40% delle persone “sente la fatigue” già al momento della diagnosi, la percentuale sale all’80%-90% durante la chemioterapia o radioterapia e nel 20% persiste molti anni dopo la terapia. La chemioterapia è la principale responsabile della comparsa del disturbo, seguita dalla terapia ormonale e dall’immunoterapia. Dopo 20 anni di studio e osservazione di questo fenomeno, nascono oggi le prime “Linee Guida Europee sulla diagnosi e il trattamento della Fatigue” approvate dall’European Society of Medical Oncology (ESMO), primo autore è Alessandra Fabi, Responsabile dell’Unità di Fase 1 e Medicina di Precisione dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Uno strumento prezioso che aiuta i clinici prima di tutto a comprendere, e quindi ad affrontare questo complesso sintomo. “La pubblicazione si rivela particolarmente utile in questo periodo – sottolinea Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico del Regina Elena. – perché purtroppo assistiamo ad un aumento della predisposizione alla fatigue nei pazienti oncologici, in questo periodo significativamente provati dal punto di vista emotivo.” Ma qual è la migliore cura per contrastare il disturbo? Nessun farmaco specifico per ora. Le linee guida raccomandano l’esercizio fisico aerobico, tecniche di mindfulness, yoga ed interventi psicosociali. Gli steroidi solo in pazienti selezionati, mentre molto insoddisfacenti, fino ad ora, si sono dimostrati l’utilizzo di farmaci psicostimolanti ed antidepressivi . “Rimuovere la fatigue durante la terapia vuol dire migliorare l’aderenza alle cure – dichiara Alessandra Fabi. – Esserne liberi una volta terminate le terapie oncologiche, dà modo di riprendere in mano la vita in maniera totalizzante. Dopo il cancro la persona ri – crea la propria esistenza, deve farlo con attenzione e consapevolezza della sfera psico-corporea.”
Nei pazienti oncologici, durante e dopo il trattamento, la prolungata inattività è un elemento che “alimenta” la fatigue. Questo stato, infatti, causa perdita di massa muscolare e di forza. Ciò gradualmente influisce sulla possibilità di compiere gesti semplici come salire le scale o mantenersi in equilibrio, e può condurre a problemi cardiovascolari e a un aumento dell’ansia e della depressione. Un programma strutturato di esercizio fisico che mira ad aumentare la massa muscolo-scheletrica del paziente, migliora la qualità di vita e aiuta a contrastare la “fatica”.

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“Aziende, decisori e pazienti insieme per una governance farmaceutica ancora più sostenibile”

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Il controllo della spesa farmaceutica rappresenta una sfida importante per il SSN. Negli ultimi due anni quasi tutte le Regioni hanno mancato l’obiettivo del rispetto. Per far ripartire il nostro Paese, abbiamo deciso di concentrarci su 3 tematiche fondamentali: salute, scienza e industria. Nell’ambito della salute, l’acquisto dei dispositivi medici in Italia per ogni cittadino conta 190 euro, poco rispetto ai 212 euro di media in Europa. È il momento di investire nel nostro SSN per poter garantire una maggiore assistenza sul territorio nazionale, la situazione attuale purtroppo vede oltre la metà dei respiratori in uso nelle terapie intensive obsoleti, con una capacità ridotta del 50% e con un’età media di 10 anni, solo per fare un esempio.Promuovere un rinnovamento tecnologico degli ospedali, investire in assistenza territoriale per essere vicini alle persone, con telemedicina e consulto a distanza e con programmi di HTA che valorizzino le nuove tecnologie. Nell’ambito ricerca, Confindustria Dispositivi Medici investe il 6% del fatturato e abbiamo elaborato un codice etico a garanzia di trasparenza al quale tutte le Aziende affiliate sono regolamentate con principi etici e precisi comportamenti, proponiamo, quindi, di tornare ad un usufruire di una ricerca di base, con partner tecnologici e puntare a progetti nel nostro Paese, per attrarre investimenti italiani ed esteri. Favorendo un rapporto virtuoso medico e industria. Per il capitolo dell’industria, le imprese che commercializzano dispositivi medici sono quasi 4000 e la maggior parte sono piccole imprese, la politica del prezzo più basso non incentiva la crescita, quindi proponiamo per un consolidamento del comparto industriale nel nostro Paese, di stabilizzare i pagamenti in 30 giorni e rivedere il gravoso sistema di tassazione. Diventa fondamentale il confronto tra tutta la filiera della salute per continuare a lavorare alla ripartenza dell’Italia”, queste le parole (di Daniela Delledonne, Vicepresidente di Confindustria Dispositivi Medici)

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“Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Takeda torna sul podio de “Le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente” con il progetto IBDpoint – Linkedin Showcase primo nella categoria “Informazione Scientifica Multicanale”. Giunto alla quarta edizione, quest’anno tutta virtuale, il riconoscimento ha l’obiettivo di valorizzare i progetti che hanno generato un reale beneficio per i cittadini e un decisivo progresso per l’affermazione della centralità del paziente. Premiati da un board di esponenti delle Istituzioni, Società Scientifiche e Associazioni Pazienti, i progetti finalisti sono stati selezionati tramite una survey spontanea ai medici, reali fruitori dei messaggi informativi.
Promosso dall’OCMS (Osservatorio Comunicazione Medico Scientifica), il premio vanta anche il Patrocinio di FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), SIMG (Società Italiana di Medicina generale e delle cure primarie) e Cittadinanzattiva e il contributo non condizionato di Merqurio Editore e Medi-Pragma. Dedicato al mondo delle malattie infiammatorie croniche intestinali, IBDpoint – LinkedIn Showcase rappresenta il primo progetto del suo genere in Italia. Nato 3 anni fa grazie alla collaborazione sinergica tra la Business Unit GI, le Direzioni Medica, Comunicazione e Digital di Takeda Italia, IBD point è al servizio di medici e pazienti e ha lo scopo di fare informazione ma anche sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Colite Ulcerosa e la Malattia di Crohn, malattie ancora poco note ma che colpiscono circa 200.000 persone in Italia. I post affrontano temi come la comunicazione tra medico e paziente, la vita lavorativa, familiare e sociale, gli stili di vita e i fattori che possono influenzare l’insorgenza ed il decorso della malattia. Ideata come fornitore di contenuti di rilievo, in breve IBDpoint ha creato una vera e propria community dove le persone possono informarsi ma anche condividere e commentare tutto ciò che viene postato, in uno scambio arricchente e continuo, testimoniato da numeri importanti: oltre 3mila follower, più di 11.600 interazioni e quasi 8,7 milioni di visualizzazioni.

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I pazienti colpiti da tumore al polmone e la pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Durante la pandemia, i pazienti colpiti da tumore al polmone hanno avuto meno accesso alle terapie intensive (8,3%) rispetto agli altri pazienti oncologici (26%) e la mortalità è stata molto più elevata (35% rispetto al 13%). A rivelarlo sono i risultati preliminari del primo studio internazionale sugli effetti del coronavirus nei pazienti con tumore toracico, pubblicato in questi giorni su Lancet Oncology.Lo studio è stato coordinato da Marina Chiara Garassino, Responsabile dell’Oncologia Toracica presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e presidente di Women For Oncology Italy insieme a Leora Horn del Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, USA. Ha coinvolto 200 pazienti con carcinoma toracico e positivi al COVID-19, provenienti da 8 Paesi (Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Stati Uniti, Regno Unito e Cina), inseriti nel registro TERAVOLT tra marzo e aprile. Lo studio sta proseguendo in 4 continenti e mira a creare uno score che permetta di identificare chi di questi pazienti sia davvero a rischio.La maggior parte dei soggetti coinvolti presentava un carcinoma polmonare non a piccole cellule (76%) ed era in terapia al momento della diagnosi di COVID (74%). Non è chiaro invece perché la percentuale degli accessi in terapia intensiva sia stata bassa. L’ipotesi della mancanza dei posti letto non sembra giustificare interamente questo fenomeno, che è accaduto nella medesima proporzione anche in nazioni colpite meno violentemente. E’ possibile che la scelta di non rianimare questi malati sia in parte dovuta a un pregiudizio sulla loro malattia, che li colloca tra i pazienti senza speranza, mentre è importante sottolineare che questi pazienti nel 2020 hanno aspettativa di vita di anni. Questo argomento merita una riflessione internazionale affinché, nel caso di una seconda ondata, la scelta di rianimare o meno sia fatta coinvolgendo gli oncologi curanti.I dati dimostrano, inoltre, che i pazienti con un tumore toracico hanno una mortalità apparentemente maggiore rispetto agli altri tumori. Altro dato fondamentale: molti dei pazienti che si sono ammalati di COVID (81%) erano fumatori e il fumo si è rivelato essere il fattore di rischio più associato alla mortalità.“Questo studio – dichiara Marina Garassino, Presidente di Women For Oncology e responsabile dell’unità di oncologia toracica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano – ci ha permesso di identificare i pazienti con una neoplasia polmonare come una categoria ad alto rischio, che necessita di maggiore attenzione e protezione. Come Women 4 Oncology lanciamo quindi un appello per chiedere a tutti i governi di inserire questi pazienti, insieme alle altre categorie fragili, tra coloro che riceveranno per primi il vaccino anti-COVID non appena sarà reso disponibile”.Lo studio pubblicato su Lancet Oncology è frutto di una collaborazione internazionale tra diversi istituti di ricerca e il registro TERAVOLT. Oltre alle prime due firmatarie dello studio, sono tante le donne medico e ricercatrici in ambito oncologico che hanno fornito il proprio contributo.“Riteniamo che questo sia un aspetto fondamentale perché sono ancora tantissime le donne che in ambito accademico e sanitario trovano difficoltà anche sul piano della ricerca scientifica.

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Tumori gastrointestinali: Appello dei pazienti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2020

In una fase delicata come quella che stiamo vivendo, le attenzioni sono concentrate sull’emergenza COVID-19 con un rischio concreto che vengano sottovalutati o ignorati i bisogni dei pazienti più fragili come quelli affetti da cancro. Tra questi una categoria sulla quale è necessario focalizzare un’attenzione speciale è quella delle persone affette da tumori gastrointestinali (stomaco, pancreas, colon-retto), neoplasie molto aggressive che costituiscono tre fra le prime 5 cause di morte oncologica nel nostro Paese. Si assiste a un’evidente disomogeneità nel trattamento di queste patologie a livello nazionale, in particolare quando la malattia è in fase avanzata.FAVO, la Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (www.favo.it), con il coinvolgimento delle principali Associazioni Pazienti di riferimento per queste patologie* e con AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, ha creato un Gruppo di Lavoro per analizzare i bisogni clinici ancora insoddisfatti dei pazienti con tumori gastrointestinali e per definire le priorità di intervento per migliorarne l’assistenza, da condividere con le Istituzioni. Da una prima ricognizione delle esperienze riportate dalle Associazioni coinvolte, la situazione è tutt’altro che confortante: mancanza di metodi di screening per il tumore gastrico e del pancreas, tempi lunghi dell’iter diagnostico con conseguenti diagnosi tardive, assenza di terapie per lo stadio metastatico, disomogeneità nella presenza delle strutture di cura di eccellenza sul territorio nazionale e scarsa attenzione alla continuità terapeutica-assistenziale ospedale-domicilio.Un vero e proprio grido d’allarme sull’attuale condizione assistenziale di questi pazienti, molto spesso sottovalutata: un appello accorato a Istituzioni e decisori politici per sensibilizzarli sulla necessità di garantire una continuità terapeutica in tutte le fasi della malattia in modo equo e accessibile a tutti i pazienti con tumori gastrointestinali sull’intero territorio nazionale.

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Medici famiglia: La gestione dei pazienti sarà diversa negli studi condivisi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

A seconda se i medici abbiano turni differenti o siano compresenti: nel primo caso va prestata attenzione a utilizzare i medesimi protocolli di sanificazione e a separare gli indumenti di lavoro, nonché ad avvisare per eventuali ritardi o spostamenti di orario. Nel secondo caso l’attenzione si sposta sul distanziamento dei pazienti dei due medici compresenti una volta che arrivano in sala d’attesa, sulle misure anti-affollamento e sulla necessità di uniformare i tempi di visita. Va privilegiato il contatto a distanza nel maggior numero di casi compatibile con la necessità di dare risposte efficaci; prima e dopo ogni visita il medico deve lavare le mani, indossare non solo mascherina ma potendo visiera od occhiali protettivi, guanti monouso, e preparare le attrezzature prima di ogni visita per appuntamento, coprendo sempre se può le superfici venute a contatto con il paziente. Ecco quindi le regole per l’ambulatorio Covid: in situazioni dubbie prima di indicare l’appuntamento il medico valuta le circostanze e se del caso riferisce il paziente all’Asl per la sorveglianza o al protocollo di attivazione dell’Unità speciale di continuità assistenziale. Ogniqualvolta abbia di fronte, in modo imprevisto, un paziente che valuta potenzialmente contagioso, il medico lo invita a tornare a casa e attiva la quarantena prevista dai protocolli, sospende l’attività ambulatoriale, annota le persone che potrebbero essere venute a contatto con lui e dà indicazioni al personale di sanificare il locale. Le misure di sanificazione passano per l’aerazione di locali chiusi, la disinfezione con ipoclorito di sodio 0,1-0,5%, oppure etanolo 62-71%, o perossido di idrogeno 0,5%; se c’è stato paziente Covid è d’obbligo sanificare le superfici con ipoclorito di sodio 0,1% dopo accurata detersione. Quanto ai Dpi, ogniqualvolta si valutano le vie respiratorie di un paziente per sospetta infezione serve mascherina Ffp2 o Ffp3 e protezione degli occhi oltre a guanti in lattice o nitrile e camice monouso. Va aggiornato il documento di valutazione del rischio con idonea informazione al personale. ( by Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Takeda Italia porta i farmaci nelle case dei pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

L’infezione da Coronavirus diffusasi in questi mesi è una minaccia per la salute di tutti, ma ancora di più per la salute di categorie di persone fragili e immunocompromesse, come i pazienti con patologie onco-ematologiche e con malattie rare.
La nuova emergenza sanitaria, però, non ferma l’impegno di Takeda Italia che, in linea con la propria mission e le priorità strategiche che pongono in primo piano l’interesse del paziente, lancia Takeda@Home, il servizio di consegna a domicilio dei propri farmaci per i pazienti con Mieloma Multiplo, Angioedema Ereditario, Emofilia e Immunodeficienze Primitive. Takeda@Home sarà attivato per tutti i centri che ne faranno richiesta e coprirà l’intero territorio nazionale per aiutare i pazienti, soprattutto quelli più vulnerabili, ad evitare i numerosi accessi in ospedale.«La salute delle persone è la nostra priorità ed oggi lo è più che mai», afferma Rita Cataldo, Amministratore Delegato di Takeda Italia. «Con Takeda@Home vogliamo garantire la continuità terapeutica e assistenziale e allo stesso tempo proteggere pazienti, familiari e operatori sanitari. Il nostro impegno è rivolto ai pazienti più fragili come i pazienti oncologici e quanti convivono con una patologia rara come l’angioedema ereditario, le immunodeficienze primitive e l’emofilia, per agevolare la gestione della malattia in un momento delicato come quello che stiamo vivendo», conclude l’Amministratore Delegato.

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COVID-19 e rischio coagulazione, nasce il primo registro italiano dei pazienti

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Imparare al più presto a conoscere e contrastare gli effetti letali del COVID-19 sulla coagulazione del sangue, attraverso lo studio delle decine di migliaia di cartelle cliniche dei pazienti ricoverati finora negli ospedali italiani. Sono questi i principali obiettivi dello START-COVID-19, il primo e più vasto registro sulle complicanze della coagulazione nei pazienti COVID-19. Questo progetto, tutto italiano, è fra le iniziative di punta della nuova piattaforma di progetti medico-scientifici GHEMAVID messa a disposizione e finanziata da Italfarmaco, azienda italiana da sempre impegnata nello studio, nella produzione e nella distribuzione di eparine standard ed eparine a basso peso molecolare, farmaci chiave nella prevenzione e nella cura dei problemi della coagulazione e nel controllo della trombosi.Il Registro START-COVID-19, utilizzando i dati delle cartelle cliniche dei pazienti COVID-19, già disponibili negli ospedali italiani, consentirà, tra l’altro, di correlare l’uso e le dosi di farmaci quali l’enoxaparina con le condizioni cliniche dei pazienti con COVID-19 e con l’evoluzione della loro malattia. In questo modo si avranno dati preziosi direttamente dalla “vita reale” e in un tempo molto più rapido rispetto a una sperimentazione clinica tradizionale.
START-COVID-19 è un’iniziativa della Fondazione Arianna Anticoagulazione presieduta dal professor Gualtiero Palareti. La Fondazione Arianna riunisce i più importanti specialisti italiani impegnati nella cura e nella prevenzione dei disturbi della coagulazione e ha lo scopo di ampliare e migliorare le conoscenze in questo campo e di favorire il corretto impiego dei trattamenti anticoagulanti. La Fondazione agisce sotto l’egida delle due società scientifiche italiane della coagulazione, FCSA (Federazione Centri per la diagnosi della trombosi e la Sorveglianza delle terapie Anticoagulanti) e SISET (Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi). Il registro START-COVID-19 coinvolgerà numerosi centri ospedalieri italiani, prevalentemente nel centro-nord dove si è verificata la maggior parte dei casi di COVID-19, e punta a raccogliere e studiare i dati di un vasto campione di pazienti, ampiamente rappresentativo della realtà italiana. E afferma Paolo Zambonardi Amministratore Delegato Italfarmaco “Oltre al Registro sopracitato, che è un’analisi retrospettiva per analizzare e capire se da qui emergono soluzioni per la gestione della malattia, stiamo approntando un progetto per la medicina del territorio e per supportare i medici di Medicina Generale”.

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Distanti ma uniti contro il Coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Tablet per i pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva, pacchi alimentari per settantacinque famiglie in difficoltà: questa è la Roma che non si ferma, la risposta concreta di un gruppo di colletti bianchi che ha deciso di scendere in campo, per essere anche solo una goccia nel mare di solidarietà ai tempi del Coronavirus. Stiamo vivendo dei giorni difficili, l’emergenza Covid-19 – che ha investito il nostro Paese e che sta investendo l’intera umanità – ha reso ancora più drammatica la realtà di tante famiglie precarie e in condizioni di vulnerabilità. Donne, anziani soli, disabili e bambini che hanno necessità di essere sostenuti, ora e nei prossimi mesi, per non essere relegati ancora più ai margini nella ricostruzione del post pandemia. Oltre a esporci a fatica e sofferenza, però, questa emergenza ci sta facendo riscoprire valori inalienabili come la solidarietà, il sostegno reciproco, l’unità e la forza di sentirsi una comunità, dove ognuno è responsabile dell’altro e fa la sua parte nell’ottica della condivisione di ciò che si ha, compreso il tempo. Sono tante le associazioni e i gruppi di volontari che, senza voler nulla in cambio, in questi giorni stanno cercando di dare una risposta concreta ai bisogni urgenti delle persone più esposte e fragili, che durante la pandemia hanno perso tutto: la salute, una persona cara, il lavoro, il sorriso. Fra le realtà protagoniste della solidarietà c’è Happy Family Grajau (HFG), una Onlus della Capitale che si occupa principalmente di bambini, adolescenti e delle loro famiglie e che, nel corso degli anni, ha organizzato eventi, iniziative di volontariato e fornito aiuti concreti di varia natura, valorizzando al massimo l’attivazione personale e diretta dei propri componenti e promotori. La prima iniziativa in questi giorni di quarantena è stata la distribuzione di alcuni tablet ai reparti di terapia intensiva al Policlinico di Tor Vergata, al Policlinico Umberto I e all’Ospedale San Camillo di Roma: donazione, questa, fortemente voluta dai medici e che ha aiutato numerosissimi degenti a tenersi in contatto con i loro cari. Come seconda azione, non è mancata la raccolta alimentare, realizzata grazie alle donazioni di chi segue da tempo la Onlus e promossa grazie alla capillarità dei social network; così sono state aiutate alcune case famiglia – la Casa Betania di Roma e il Centro Vita Nuova di Cesano – che ospitano principalmente mamme sole con figli, che durante questi giorni non hanno avuto la possibilità di fare la spesa in autonomia.E tanto altro ancora c’è da fare. La Onlus è aperta ad accogliere chiunque voglia donare qualcosa, a partire dal proprio tempo, in sicurezza, rispettando le linee guida del Governo, per non fermare le attività di Happy Family Grajau e portare un sorriso a chi, in questo momento di grave difficoltà, ne ha ancor più bisogno.

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Online un’indagine per i pazienti oncologici e onco-ematologici

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Le 27 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promuovono un’indagine dedicata ai pazienti oncologici e onco-ematologici di tutta Italia per chiedere loro come stanno vivendo questo periodo di emergenza legato alla diffusione del Coronavirus, sia dal punto di vista assistenziale che personale. L’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte realizzare un quadro della situazione da poter condividere con le Istituzioni, al fine di mantenere costanti l’informazione e l’interesse verso i bisogni delle persone che convivono con un tumore; dall’altra conoscere in che modo vengono gestite le attività di diagnosi, cura e follow-up dei pazienti così da identificare le aree prioritarie di intervento nella prossima fase di convivenza con il COVID-19.Quali sono le preoccupazioni più importanti nella gestione della malattia, quali le fonti di informazione sui rischi di infezione, di cosa sentono più bisogno i pazienti in questo momento di emergenza, se si è a conoscenza delle norme a supporto di pazienti e familiari previste dal Decreto Cura-Italia: queste alcune delle domande alle quali i pazienti oncologici e onco-ematologici potranno rispondere online fino al 28 aprile sul sito http://www.salutebenedadifendere.it.

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Nuova guida per i pazienti con ipertensione durante l’epidemia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

L’American Heart Association (AHA) ha reso disponibile una nuova guida per i pazienti con ipertensione durante l’epidemia di COVID-19. Si ricorda che questi pazienti sono a rischio maggiore di complicazioni, e che le persone che assumono gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) o i bloccanti del recettore per l’angiotensina (ARB) per ipertensione, insufficienza cardiaca e cardiopatia non devono interrompere il trattamento. «Questi farmaci non aumentano il tuo rischio di contrarre il COVID-19. Sono fondamentali per mantenere i livelli di pressione sanguigna per ridurre il rischio di infarto, ictus e peggioramento delle malattie cardiache» si legge nella guida. Allo stesso tempo l’AHA mette in guardia in merito all’assunzione di alcuni farmaci, come infiammatori non steroidei (FANS), che possono aumentare la pressione, la quale deve essere tenuta sotto controllo anche da coloro che prendono contraccettivi, farmaci per la salute mentale, corticosteroidi, immunosoppressori o alcuni antitumorali. È da limitare inoltre il consumo di caffè, alcol e liquirizia. Recentemente sono stati pubblicati diversi articoli che indagano sulla relazione tra il virus che causa il COVID-19 e il sistema renina-angiotensina. La controversia sull’uso di ACE inibitori e ARB era nata dal fatto che alcuni studi mostrano che questi farmaci aumentano l’espressione del recettore di ACE-2, utilizzato dal virus per entrare nelle cellule. La preoccupazione è che questi farmaci possano aumentare la suscettibilità al virus. Altre ricerche invece hanno suggerito che riducendo i livelli di angiotensina 2, i suddetti farmaci proteggano dal danno polmonare. Sono molti gli articoli disponibili che riportano i dati di pazienti ricoverati in ospedale con COVID-19. Vengono elencate le comorbilità e si avanzano diverse ipotesi, come la possibilità che i pazienti con ipertensione possano avere un sistema renina-angiotensina iperattivo, che potrebbe mediare il danno polmonare acuto. I diversi e più recenti commenti apparsi su New England Journal of Medicine, Lancet Respiratory Medicine e Mayo Clinic Proceedings ampliano i meccanismi a supporto di un ruolo positivo di ACE inibitori e ARB nell’infezione COVID-19 e seguono tutti la stessa linea: i pazienti dovrebbero continuare la cura, in accordo con le principali società di cardiologia e ipertensione. (fonte: doctor33)

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Siaart per il trattamento nutrizionale di pazienti affetti da Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

Sono nate dalla collaborazione tra la Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC) e la Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) le nuove Raccomandazioni sviluppate da un gruppo di lavoro multidisciplinare basandosi sulle evidenze disponibili. In particolare, lerecenti linee guidaed expert statements ESPENed ESICMal fine di fornire agli operatori coinvolti nel trattamento multimodale dei pazienti critici e post-critici adulti affetti da COVID-19 alcune utili indicazioni sulle modalità di trattamento nutrizionale. Le caratteristiche cliniche dei pazienti critici COVID-19 evidenziano una diffusa malnutrizione. La cura della nutrizione è vitale, in particolare nei pazienti coninfezionie insufficienza d’organo. La sepsi è solo una delle numerose aree terapeutiche in cui il supporto nutrizionale è stato associato a una riduzione della durata in terapia intensiva e della mortalità. I pazienti ricoverati malnutriti sono associati a costi ospedalieri più elevati,degenze prolungate e aumento della mortalità. L’espansione e la sfida senza precedenti ai servizi di Terapia Intensiva, richiede inevitabilmente una pianificazione e ristrutturazione dei servizi dietetici, di supporto agli intensivisti. Mentre la maggior parte delle persone con COVID-19 sviluppa una malattia lieve o non complicata, circa il 14% sviluppa una malattia grave che richiede il ricovero in ospedale e il supporto dell’ossigeno e il 5% richiede l’ammissione in un’unità di Terapia Intensiva. Nei casi più gravi, COVID-19 può essere complicato da sindrome da distress respiratorio acuto(ARDS), sepsi e shock settico,insufficienza multiorgano, con interessamento particolare di rene e cuore. La pandemia virale COVID-19 rappresenta una sfida senza precedenti ai servizi di Terapia Intensiva. L’età avanzata e le co-morbilitàsono state riportate come fattori di aumentato rischiodi mortalità.
È stato anche osservato che la durata mediana della rilevazione dell’RNA virale si attesta intorno ai 20 giorni (IQR 17-24) nei sopravvissuti, ma il virus SARS-CoV-2 risulta rilevabile fino alla morte nei non sopravvissuti. La più lunga durata osservata di diffusione virale nei sopravvissuti è stata di 37 giorni.

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Ruxolitinib per i pazienti affetti da COVID-19

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Si chiama ruxolitinib ed è il primo farmaco ad essere approvato dall’AIFA nell’ambito di un protocollo di uso compassionevole per pazienti COVID-19. Ad annunciarlo è l’AIFA stessa sul suo sito ufficiale e l’autorizzazione riguarda il possibile utilizzo del farmaco in quei pazienti COVID-19 con insufficienza respiratoria che non necessitano di ventilazione assistita invasiva. Il farmaco sarà disponibile per tutti centri ospedalieri italiani in seguito a richiesta del medico. Il protocollo è stato sottoposto alla revisione scientifica dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.
Ruxolitinib è un inibitore della via di trasmissione del segnale mediata da Jak, con effetti antinfiammatori legati all’inibizione del rilascio di citochine.Normalmente ruxolitinib è utilizzato in ambito ematologico ed è indicato per il trattamento:
– della splenomegalia o dei sintomi correlati alla malattia in pazienti adulti con mielofibrosi primaria (nota anche come mielofibrosi idiopatica cronica),
-della mielofibrosi post policitemia vera o mielofibrosi post trombocitemia essenziale.
È inoltre approvato per il trattamento di pazienti adulti con policitemia vera che sono resistenti o intolleranti a idrossiurea.
Attualmente non esistono evidenze sull’utilizzo di ruxolitinib nei pazienti affetti da COVID-19, né vi sono al momento indicazioni sul loro utilizzo in tipologie specifiche di pazienti affetti dall’infezione virale anche se, in relazione all’attività inibitoria sulle citochine proinfiammatorie, ruxolitinib potrebbe essere in grado di mitigare gli effetti di una severa reazione infiammatoria (sindrome da rilascio di citochine) che può verificarsi in corso di COVID-19. Per queste ragioni Novartis annuncia anche l’avvio di un nuovo studio clinico internazionale, in cui sono coinvolti alcuni centri italiani, per valutare la somministrazione di ruxolitinib in pazienti con reazione immunitaria grave ed eccessiva, chiamata tempesta di citochine associata a COVID-19. La tempesta di citochine è un tipo di grave reazione immunitaria che può derivare dall’infezione da coronavirus e può contribuire a problemi respiratori nei pazienti con COVID-19. L’evidenza preclinica e report clinici preliminari suggeriscono che il farmaco potrebbe ridurre il numero di pazienti che necessitano di terapia intensiva e ventilazione meccanica.L’azienda è al corrente dei primi pazienti COVID-19 positivi affetti da insufficienza respiratoria trattati con ruxolitinib da parte di alcuni ospedali italiani in modalità off label, previa autorizzazione. Positivo è stato il riscontro ricevuto dai centri ospedalieri che riferiscono di un miglioramento clinico soggettivo dei pazienti dopo la somministrazione del farmaco. Novartis ha sin da subito aperto il dialogo con le Autorità Regolatorie per garantire un utilizzo del farmaco all’interno di studi clinici o protocolli controllati di uso compassionevoli.Novartis si impegna, per tutta la fase di emergenza, a fornire gratuitamente ruxolitinib ai pazienti affetti da COVID-19, predisponendo un piano di produzione molto preciso per far fronte alle richieste aggiuntive che potrebbero arrivare e garantendo – al tempo stesso – la continuità terapeutica per i pazienti ematologici attualmente in terapia.

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Novo Nordisk continua il suo impegno per pazienti e medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, oltre alla fornitura dei farmaci, Novo Nordisk intensifica il supporto a medici e pazienti con i suoi programmi di assistenza (Patient support program) e sostegno alle persone con emofilia, diabete tipo 2, obesità e disturbi della crescita allo scopo di fornire un aiuto concreto anche in questo periodo difficile per tutti.Per le persone con emofilia è, infatti, attivo Enixe, il programma di supporto infermieristico e fisioterapico domiciliare. Lo scopo di questo programma è quello di migliorare la qualità di vita della persona, l’aderenza terapeutica e, allo stesso tempo, aiutare lo specialista e i centri a gestire la salute dei propri pazienti via web.Allo stesso modo, nei centri già aderenti, prosegue BethCare, il programma nato per dare un supporto motivazionale ed educazionale alle persone con diabete tipo 2 in trattamento con insulina basale, offrendo al contempo al diabetologo un sostegno per la gestione dei suoi assistiti attraverso una piattaforma digitale di monitoraggio delle attività dei propri pazienti.Per le persone con obesità, invece, grazie all’applicazione App&Opp e ad un team dedicato di professionisti, oltre al servizio che aiuta i pazienti giorno per giorno nel percorso di cura, si offre un ulteriore supporto motivazionale a sostegno dei pazienti, sgravando, anche in questo momento difficile, il medico da eventuali richieste di supporto aggiuntive.Infine, continua il GHD Patient Support Program, il servizio di addestramento infermieristico domiciliare per coloro che hanno disturbi della crescita e per i loro cargiver, allo scopo di educare pazienti e familiari a provvedere in modo autonomo alla somministrazione del farmaco e di offrire assistenza continuativa direttamente a casa ai pazienti che hanno difficoltà nel gestire autonomamente la terapia.
“Questi programmi sono strumenti che Novo Nordisk SpA, in collaborazione con partner specializzati nel settore, mette al servizio diretto dei pazienti e degli operatori sanitari per fare in modo che ogni singola persona possa intraprendere un viaggio il più personalizzato e specifico possibile, aumentando il coinvolgimento nel percorso di cura della sua malattia, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici fissati” ha dichiarato Drago Vuina, General Manager Corporate Vice President di Novo Nordisk Italia. “In questo particolare momento abbiamo ritenuto necessario proseguire questi servizi per sostenere il più possibile i nostri pazienti e aiutare gli specialisti” ha aggiunto.

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Troppe difficoltà per i pazienti reumatici

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

I rappresentanti dei pazienti reumatici italiani chiedono al Governo alcuni chiarimenti sulle tutele per i lavoratori contenute nel recente Decreto Cura Italia. “Problemi burocratici stanno rendendo difficile la vita di molti pazienti e cittadini. Stiamo registrando numerose segnalazioni in merito alla difficoltà, o addirittura, impossibilità di fruire di quanto disposto dall’articolo 26. Quest’ultimo permetterebbe ai lavoratori considerati “fragili”, con patologie croniche in trattamento con immunosoppressori – come la malattia reumatologica- e i rari di assentarsi dal lavoro con la formula della malattia equiparata al regime di ricovero per evitare complicanze severe a seguito dell’infezione da COVID in quanto immunodepressi. La norma però è formulata in maniera confusa nel suo secondo comma tale da renderne inefficace l’applicazione. La richiesta di una corretta interpretazione è avanzata da ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) AMRER Onlus (Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna) e GILS ODV (Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia) in una lettera inviata ai Ministri del Lavoro e della Salute Nunzia Catalfo e Roberto Speranza. “È necessario rendere uniformi e subito applicabili, su tutto il territorio nazionale, le norme previste dal Decreto che al momento sono invece oggetto di interpretazioni diverse da parte degli uffici dell’INPS o degli Ordini dei Medici – affermano Silvia Tonolo (Presidente ANMAR), Daniele Conti (Direttore AMRER Onlus) e Carla Garbagnati (Presidente GILS ODV) -. I pazienti reumatici anche di patologie rare in trattamento con immunosoppressori, presentano maggiore fragilità e un rischio elevato di complicanze polmonari e cardiocircolatorie nell’esposizione al contagio COVID-19. Però non tutti sono necessariamente in possesso dei requisiti previsti dalla legge 104 e non dispongono della certificazione dello stato di Handicap grave o lieve. Va quindi, come prima cosa, estesa la platea dei beneficiari a tutte le persone colpite da patologie reumatologiche croniche o in trattamento con farmaci immunosoppressori svincolando questa possibilità dal requisito dell’handicap lieve. Chiediamo poi all’Esecutivo di chiarire chi può rilasciare le opportune certificazioni previste dalla normativa, sollecitando a far sì che sia il medico di medicina generale, che conosce il paziente, a verificarne i requisiti di malattia cronica e terapia in atto, svincolando dalla “compatente organo di medicina legale” che è impossibile da trovare in questo periodo emergenziale. Infatti i malati attualmente non possono richiedere ora nell’emergenza un parere all’ufficio medico legale la cui operatività se non nulla è oggi ridotta al minimo, rendendoli impossibilitati a rilasciare certificati per migliaia di persone entro la scadenza del periodo di tutela che è il 30 aprile 2020”. Come rappresentanti dei pazienti abbiamo apprezzato le norme introdotte dal Governo per salvaguardare i nostri diritti e stato di salute – concludono Tonolo, Conti e Garbagnati -. Vanno però quanto prima meglio definiti alcuni punti fondamentali contenuti nell’ultimo Decreto. Si corre il rischio di interpretazioni differenti, e spesso più ristrettive, delle norme e delle tutele stabilite a livello centrale. Molti malati, in questo momento, sono costretti a proseguire con le proprie mansioni lavorative o a prendere ferie. E’ una situazione inaccettabile e che necessita un intervento tempestivo da parte delle istituzioni e degli organi amministrativi competenti”.

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Codici: l’emergenza Coronavirus non deve minare la tutela del paziente

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Mentre il Paese soffre e lotta per vincere la battaglia contro il Coronavirus, in Parlamento si discute del Cura Italia. Un decreto che riguarda anche la sanità, su cui si concentra l’intervento dell’associazione Codici, preoccupata per alcuni emendamenti che sono stati presentati. “In particolare – afferma l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ce n’è uno che propone di limitare la responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie, sia pubbliche che private, alle sole condotte dolose. A nostro avviso non c’è alcun bisogno di ricorrere a questa iniziativa, perché la situazione è già emergenziale e come tale viene valutata dal giudice. Non vorremmo che dietro questo emendamento ci sia la volontà di sgravare le strutture da eventuali responsabilità. Riconosciamo il grande sforzo che stanno facendo medici e strutture, ma anche in questo momento così difficile e drammatico bisogna garantire la massima tutela del paziente e non lo si fa con emendamenti del genere. Come al solito, purtroppo, si scaricano sui cittadini le inefficienze dello Stato e della politica”.

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