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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Governo. Coronavirus. Vaccinazioni e vaccini: gli illustri pareri

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

Perché non documentate quello che affermate? Lo sollecitiamo agli esperti del settore che ogni giorno ci “allietano” con i loro illustri pareri su virus e vaccinazioni. Non vogliamo tappare la bocca a nessuno, ovviamente, ma vorremmo che questi “illustri pareri” non fossero solo tali, ma il risultato di ricerche, auspicabilmente, pubblicate su riviste scientifiche, adducendo prove, di quanto sostenuto. Dovrebbe, insomma, essere adottato il famoso metodo scientifico: si raccolgono dati, si elaborano ipotesi e si fanno verifiche, per arrivare alla conoscenza della realtà. Ai giornalisti, consigliamo, dopo aver raccolto “l’illustre parere”, di chiedere quali siano i dati a disposizione dell’esperto per confermare le affermazioni rilasciate.Vero è che, in un mondo che dialoga con messaggini, l’intervista sarebbe troppo lunga a scapito dell’ascolto e, quindi, della pubblicità che sostiene i media, però la soluzione potrebbe essere una pre-intervista, con una domanda finale: egregio professore, lei ha le prove di quanto sostiene? Si eviterebbero le passarelle giornaliere di questo o quell’esperto. Magari ci si potrebbe occupare di altro. Nel frattempo, ri-chiediamo al Governo di parlare con una voce sola: quella del responsabile della sanità pubblica, cioè, il Ministro della Salute, protempore, Roberto Speranza. Prenda atto il Ministro degli illustri pareri scientifici e organizzativi e assuma la responsabilità di decisioni chiare, nette e precise. Oneri e onori sono tutti suoi. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Legalizzazione cannabis. Cosa fare e cosa non fare

Posted by fidest press agency su martedì, 15 giugno 2021

E’ probabile che la legalizzazione della cannabis per quella parte che ancora non lo è (uso ricreativo, coltivazione ed autocoltivazione) sia nel prossimo futuro. Quello che sta accadendo in diversi Stati degli Usa è sempre stato un punto di riferimento per la politica nostrana e, in materia e non solo, il nostro legislatore non ha mai mostrato particolare lungimiranza. Le direzioni per accelerare questo processo sono due: parlamentare ed extra-parlamentare. Per la direzione parlamentare, l’impresa, nonostante tante disponibilità (quasi tutte di facciata, c’è sempre qualcosa di più importante a cui stare dietro…), appare ardua. Le opposizioni (quasi tutte opportunistiche e ideologiche) hanno avuto buoni risultati fino ad oggi e non si può escludere che continuino ad averle: le forme di ostruzionismo sono diverse ed efficaci. Occorre continuare, ovviamente, ma la realtà sembra che sia questa.Per la direzione extra-parlamentare, relativamente al consenso, l’impresa sembra che sia a buon punto. Ma non basta. Occorrono iniziative diffuse, soprattutto in luoghi in cui ci sono le persone contrarie e con dubbi, per far meglio conoscere la realtà dei fatti, soprattutto degli effetti/conseguenze in quei Paesi dove la legalizzazione completa è tale. Le iniziative in corso, volutamente o meno da parte degli organizzatori, sembra che si rivolgano solo a chi ne è già convinto… “vizio” di molte manifestazioni, ma è importante che se ne abbia la consapevolezza per cercare di cambiare metodo.La crescita del consenso negli elettori è importante perché non si può escludere che falliti i tentativi parlamentari, è agli elettori direttamente che occorrerà rivolgersi. E’ bene quindi non incancrenirsi sul percorso parlamentare ma capire quando lo stesso sia divenuto fine a se stesso e fare il salto verso il referendum.Con la stagione referendaria che comincia dal prossimo luglio (legalizzazione eutanasia e riforma giustizia), è probabile che nuova fiducia verrà data agli elettori sul potenziale riformatore dello strumento referendario (come ci hanno insegnato i radicali di Pannella nel secolo scorso). Negli ultimi anni il referendum si è screditato per la caratterizzazione partitica che è stata data a quesiti che, invece, proprio per essere oggetto di referendum, devono essere trasversali ai partiti e solo giudicandi dalle opinioni dei singoli. I quesiti eutanasia e giustizia sono in questa direzione. Lo stesso vale per la cannabis.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Sostegno – Straordinaria sentenza ottenuta dall’Anief

Posted by fidest press agency su domenica, 13 giugno 2021

La novità normativa su cui il TAR Lazio è stato chiamato a decidere dai legali Anief circa la sua interpretazione è l’art. 10 del d.lgs. n. 66/2017, che prevede, nello specifico, che l’individuazione e l’assegnazione delle ore di sostegno debba avvenire, da parte del dirigente scolastico, “[…] sulla base del PEI di ciascun alunno, raccolte le osservazioni e i pareri del GLI, sentito il GIT, tenendo conto delle risorse didattiche, strumentali, strutturali presenti nella scuola, nonché della presenza di altre misure di sostegno, al fine di realizzare un ambiente di apprendimento favorevole allo sviluppo dell’autonomia delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti con accertata condizione di disabilita’ in eta’ evolutiva ai fini dell’inclusione scolastica […]”, mentre il quadro legislativo previgente in materia, vedeva quale unica fonte di attribuzione delle ore di sostegno proprio il P.E.I., residuando in capo al dirigente scolastico un potere amministrativo interamente vincolato in sede di successiva adozione del decreto di assegnazione delle misure di sostegno spettanti all’alunno disabile.Lo stesso TAR del Lazio, dunque, con la sentenza emanata oggi, rileva come proprio l’articolo 10 del d.lgs. n. 66/2017, sembri “attribuire al dirigente scolastico il potere/dovere di individuare ed assegnare le ore di sostegno senza vincolarlo ai contenuti del P.E.I., che sembra piuttosto dover rappresentare una base di partenza e non un punto di arrivo. La norma, quantomeno dal punto di vista squisitamente letterale, pare prevedere un procedimento di individuazione e di assegnazione delle ore di assistenza agli alunni affetti da disabilità “a formazione progressiva” che, prendendo le mosse dal P.E.I. (come confermato dalla locuzione “sulla base del […]”), consentirebbe al dirigente scolastico, previa acquisizione del parere reso da due organi collegiali (G.L.I. e G.I.T.), di assegnare le ore di sostegno sulla scorta anche di ulteriori apprezzamenti discrezionali con riferimento al complesso delle risorse didattiche, strumentali e strutturali della scuola, nonché sulla presenza di altre, e non meglio precisate, misure di sostegno”. Ma lo stesso Tribunale Amministrativo per il Lazio, tiene a precisare che “Volendo assecondare la succitata scansione procedimentale sancita dalla lettera della riforma normativa de qua, invero, sia la presenza di ben due pareri postumi rispetto al P.E.I., rilasciati da organi di natura territoriale e diversi rispetto al G.L.O., sia il residuare di uno spazio per valutazioni discrezionali riservate al dirigente scolastico, sono elementi che finiscono per far vacillare l’ormai assodata intangibilità dei contenuti del P.E.I., al punto che lo stesso rischierebbe di essere declassato a mero atto endoprocedimentale, espressione di un potere amministrativo ancora in fieri”.

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Agenzia delle Entrate condannata in Cassazione anche alle spese di lite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Con l’ordinanza n. 15310/2021 della Corte di Cassazione – Sezione Sesta Tributaria – depositata lo scorso 03 giugno, è stato rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, Sessione Staccata di Lecce, che si era vista annullare un avviso di accertamento per IRES e IRAP sulla base della “motivazione apparente” dell’atto tributario e l’”inerenza” di alcuni costi. Anche i giudici di legittimità hanno accolto le eccezioni di diritto formulate dall’avvocato Maurizio Villani. Nella fattispecie, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è stata nei fatti punita l’insistenza del Fisco che ha voluto agire pure innanzi alla Suprema Corte con un’esemplare condanna alle spese di lite.

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Chi vive in Italia deve rispettare le leggi italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Il caso della giovane Saman Abbas, ragazza pakistana scomparsa nel reggiano, sembra essere arrivato a una svolta. Secondo il pm, Saman, la notte della scomparsa, fu consegnata dai genitori allo zio, che fu poi l’esecutore materiale del delitto. L’omicidio sarebbe stato commesso in concorso “materiale e morale” con Nazia e Shabbar Abbas, padre e madre di Saman. La giovane diciottenne sarebbe stata uccisa perché si era rifiutata di sposare un cugino in Pakistan. Era scomparsa da più di un mese da Novellara, dove risiedeva. La ricostruzione dell’omicidio sarebbe stata confermata da subito dal fratello, ascoltato dagli investigatori. Il giovane ha 16 anni, e si trova adesso in un centro protetto nel Bolognese. “La comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), la Confederazione internazionale Laica interreligiosa (Cili-Italia) e l’osservatorio anti violenza del movimento internazionale “Uniti per Unire” hanno seguito la faccenda e la drammatica storia di Saman con sofferenza e rabbia, condannando da subito, come sempre, ogni forma di violenza ,interpretazione o legge “fai da te” che non c’entrano con la religione islamica . L’abbiamo ribadito nei nostri ultimi convegni dedicati proprio ai diritti e i doveri per la tutela dei minorenni e adolescenti , con un’azione congiunta anti violenza. Il mondo islamico è formato da più di 52 paesi dove tutti rispettando la religione musulmana e condannano ogni interpretazione individuale e personale sia da cittadini semplici che da finti imam. Sicuramente, e lo diciamo con determinazione mettendo la faccia come sempre, chi sceglie l’Italia come paese dove vivere, deve rispettare le sue leggi ,usanze e cultura, altrimenti meglio che torni al suo paese. Dall’altra parte non accettiamo strumentalizzazioni politiche sulla religione musulmana che non ha nessuna colpa, né legami con queste interpretazioni sbagliate, pericolose, tremende, antidemocratiche e antisociali. Infine, l’Italia non ha bisogno di ulteriori leggi a riguardo; lasciamo la magistratura che faccia il suo corso e chi sbaglia paga .’E molto pericoloso ricorrere alle leggi “fai da te”. Cosi chiude Foad Aodi Fondatore Co-mai e Cili-Italia che si appella a tutte le comunità musulmane in Italia (arabe e non arabe) di segnalare e denunciare come sempre ogni forma di violenza e abuso nei confronti di minorenni o adolescenti per l’interesse di tutti e per tutelare tutti i nostri figli e la loro libertà da episodi di discriminazioni e pregiudizi culturali e religiosi per colpa di faccende che non le riguardano. (fonte: http://www.co-mai.org/)

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Il nuovo calvario della Siria si chiama “Sanzioni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2021

Secondo mons. Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, la crisi economica siriana ha condotto al caos totale. «Giorno e notte le famiglie devono mettersi in coda in una serie di file interminabili» per procurarsi il cibo. «Questa scena caotica è diventata la norma», racconta il prelato alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). Per mons. Nassar le sanzioni internazionali sono uno dei principali fattori che hanno determinato l’attuale crisi. «Le leggi estere che penalizzano gli Stati e le persone che osano inviare aiuti in Siria si aggiungono alle ingiuste sanzioni e moltiplicano la carenza di beni». Una combinazione di fattori, tra cui sanzioni internazionali e il crollo finanziario del Libano, principale partner commerciale, ha portato a un’impennata dei prezzi alimentari. Prima dell’inizio del conflitto nel 2011, una pagnotta da 2 kg costava circa 15 lire siriane; oggi una pagnotta da 1 kg costa tra le 100 e le 500 lire siriane. Nel febbraio 2020 il governo siriano ha introdotto le “smart card” che consentono alle famiglie l’accesso, a prezzi agevolati, a quantità razionate di beni di prima necessità, tra i quali pane, riso e tè. Per ottenere questi beni devono tuttavia aspettare in lunghe file, spesso per diverse ore. Per tutti questi motivi, prosegue il prelato, la comunità internazionale deve assumersi la sua parte di responsabilità per la situazione attuale. Mons. Samir ha spiegato anche che l’attuale situazione non consente ai siriani di iniziare a superare la guerra civile, conflitto che l’Inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba ha stimato abbia ucciso 400.000 persone. I commenti dell’arcivescovo maronita fanno eco a quelli condivisi recentemente con ACS dall’arcivescovo cattolico greco-melchita di Aleppo mons. Jean-Clément Jeanbart: «Le sanzioni non hanno altro risultato che far soffrire le persone e renderle povere e miserabili. Non avranno alcun effetto sul governo e sulle sue politiche, perché il governo è lontano dagli effetti delle sanzioni». Dall’inizio del conflitto in Siria ACS ha assicurato aiuti di emergenza offrendo pacchi viveri, latte e medicine, e ha sostenuto costi di prima necessità, inclusi riscaldamento e illuminazione, dando la priorità ai più poveri, ai malati e agli anziani.

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In Tigray si sta consumando un genocidio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

Giovani presi di mira, uccisioni indiscriminate di civili, diffuse violenze sessuali, rapimenti di suore, sono tutte manifestazioni del genocidio in corso ai danni del gruppo etnico della regione etiopica settentrionale del Tigray. Lo riferisce ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) una fonte vicina alla Chiesa locale, coperta da anonimato per ragioni di sicurezza. I militari provenienti dalla vicina Eritrea, presenti sul territorio per sostenere le truppe federali etiopiche, continuano a massacrare civili. Secondo la fonte di ACS «si tratta chiaramente di genocidio ai danni della popolazione del Tigray. Non si tratta solo di combattimenti: stanno uccidendo chiunque, e ciò è un segno di genocidio. Molte gente scappa dal Tigray verso il Sudan e alcuni di loro, in particolare i giovani, fuggono perché vengono presi di mira. I giovani vengono uccisi, le nostre donne sono oggetto di abusi sessuali, e anche questo è segno di genocidio». La denuncia di genocidio della fonte di ACS segue un’analoga denuncia del Patriarca Mathias, capo della Chiesa Ortodossa di Etiopia, che agli inizi di questo mese di maggio ha descritto i sequestri di donne e il bombardamento di chiese nella regione quali segni di genocidio. Secondo la fonte di ACS gli abusi sessuali ai danni delle donne del Tigray, suore incluse, stanno dilagando. Responsabili sono le truppe provenienti dalla vicina Eritrea: «le nostre sorelle sono state rapite. Abbiamo dovuto portare in ospedale alcune di loro, sono state sequestrate anche delle suore. Le donne e le ragazze stanno sperimentando un diverso tipo di abusi, mai sentiti prima, cose davvero terribili». Il conflitto è esploso in quest’area del nord Etiopia lo scorso novembre dopo l’invio, da parte del primo ministro etiope Abiy Ahmed, di truppe federali supportate da quelle eritree allo scopo di combattere il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray (TPLF), accusato di aver organizzato elezioni illegittime. La fonte di ACS racconta che «quasi il 90% della popolazione del Tigray è sfollato. Questa guerra ha determinato un’immane crisi umanitaria,manifestata dall’enorme numero di omicidi di civili, dai milioni di sfollati, dalla distruzione delle basi economiche e sociali, dalla sofferenza psicologica e dal panico… Da questo punto di vista i più colpiti sono donne incinte, bambini, disabili e anziani». La fonte sottolinea che la regione ha un disperato bisogno di aiuto internazionale. «La Chiesa dà una mano ovunque», prosegue, aggiungendo di «ricordare Aiuto alla Chiesa che Soffre. Ricordo che siamo stati partner per lungo tempo». ACS nel Tigray fornisce aiuti di emergenza per suore e religiosi e sostegno ai sacerdoti tramite le offerte per Messe. Dal 2019, in Etiopia, ha realizzato quasi 100 progetti, fra i quali la costruzione di cappelle e monasteri, la formazione di catechisti e il sostegno ai trasporti per finalità pastorali.

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Governo ha stabilito vaccinazione requisito essenziale per medici

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

“In Senato abbiamo discusso molto a lungo sui contenuti del decreto che ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per gli ‘esercenti le professioni sanitarie’. Il decreto, voluto dal governo Draghi e dalla maggioranza che lo sostiene, stabilisce tra le altre cose che la vaccinazione è un requisito essenziale per l’esercizio della professione proibendo, quindi, in ogni caso e in ogni modo l’attività a coloro che rifiutano la vaccinazione. Fratelli d’Italia rispetto a questo passaggio, così preciso e controverso, avrebbe voluto apportare modifiche attraverso i molti emendamenti presentati, ma è stato impossibile perché il governo ha alzato un vero muro. Alla luce di queste considerazioni appare chiarissima la posizione del dottor De Monte, del quale non discutiamo le capacità professionali, ma che si trova oggettivamente in una condizione di assoluta incompatibilità, sia per quanto riguarda il ruolo apicale alla SORES, da poco ricoperto, e sia adesso anche con il ruolo di primario all’ospedale di Udine”.Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani. “Peraltro, lo stesso decreto stabilisce che siano proprio le Regioni a vigilare e a verificare con tempestività ‘lo stato vaccinale dei soggetti interessati’ in collaborazione con l’Ordine dei medici. A questo proposito suonano alquanto singolari le dichiarazioni lette in questi giorni da parte di importanti dirigenti, che appaiono molto lontane dal contenuto assai stringente del decreto legge. La questione si risolve, quindi, in maniera molto semplice: o il medico in questione come tutti i suoi colleghi si vaccina o altrimenti non può continuare a esercitare la sua attività professionale. Confidiamo ovviamente in una soluzione rispettosa della legge e soprattutto ispirata dal buon senso, che consiglia scelte e atteggiamenti in linea con il poderoso sforzo che tutto il Paese sta compiendo per rendere la vaccinazione anti Covid il più capillare e diffusa possibile” conclude il senatore Ciriani.

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Morti di Pavia, USB: basta vite umane sacrificate al profitto, introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

I vigili del fuoco sono dovuti intervenire con il nucleo NBCR (Nucleare, batteriologico, chimico e radiometrico) per entrare nel capannone della Di.Gi.Ma. di Villanterio (Pavia), dove due lavoratori hanno perso la vita intorno a mezzogiorno, ultimi di una lunga lista che solo quest’anno tocca le 300 vittime.Andrea Lusini, 51 anni, e Alessandro Brigo, 50 anni compiuti proprio oggi, sono stati uccisi dalla rottura di una valvola che ha saturato l’ambiente di idrogeno solforato, gas estremamente tossico, capace di uccidere un uomo in pochi minuti. Sarà compito degli inquirenti stabilire le circostanze esatte dell’accaduto. Soprattutto se gli impianti usati nell’azienda, che si occupa di trasformazione dei sottoprodotti della macellazione, fossero a norma e se i lavoratori operassero nel rispetto delle regole sulla sicurezza.L’episodio avviene nello stesso mese della morte di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne che ha pagato con la vita il mancato rispetto delle misure di sicurezza e del suo contratto di apprendista, lasciata sola con un macchinario di cui non aveva padronanza e che l’ha uccisa. E accade a pochi giorni dalla tragedia della funivia del Mottarone, anche quella avvenuta per sete di profitto, a conferma di una tendenza precisa in atto in questo Paese.In Italia il tributo di sangue pagato al sistema economico è mediamente di tre vite umane al giorno, lavoratori che perdono la vita guadagnandosi da vivere. Le lavoratrici e i lavoratori muoiono come mosche, uccisi dal mancato rispetto delle norme di sicurezza, dalla loro interpretazione lassa, dalla mancata formazione, dalla scarsa manutenzione, dalla sete di profitto come sola guida degli imprenditori. Questa tendenza, lungi dall’essere frenata dalla pandemia, continua la sua strada di sangue, ancora di più oggi che la situazione economica è più precaria che mai. USB denuncia da sempre e continuerà a denunciare che queste non sono semplici morti, ma omicidi, voluti da un sistema economico che mette gli esseri umani, i lavoratori all’ultimo posto. È tempo di introdurre nel codice penale il reato di “omicidio sul lavoro”.

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Volontari in Ospedale, si riparte in sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

Accesso ai reparti consentito ai volontari delle associazioni che collaborano con il Papa Giovanni XXIII, ma solo con ‘green pass’ che attesti il completamento, da almeno 10 giorni, delle due dosi vaccinali anti Covid-19. Non è possibile al momento l’accesso alle singole stanze, a stretto contatto con il paziente. Sono queste le principali regole che permetteranno ai volontari di ritornare all’attività in presenza. Le novità sono state illustrate nella mattinata di venerdì 28 maggio, all’auditorium “L. Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII davanti a una rappresentanza dei circa 500 volontari e soci delle 48 associazioni che collaborano con l’Ospedale cittadino. La parola d’ordine per la ripartenza è ‘sicurezza’. Ai volontari sono stati forniti istruzioni sul corretto utilizzo dei Dispositivi di protezione individuale (DPI), informazioni sulla modalità di diffusione delle infezioni in ambiente ospedaliero e sulle relative misure di comportamento da adottare come misura di prevenzione. A seguire è stata data parola alle associazioni che hanno espresso entusiasmo, voglia di ricominciare, richieste di spiegazione su come uniformarsi alle norme che consentono l’accesso. Diversi interventi hanno sottolineato soddisfazione per le misure prese dal Papa Giovanni e per la decisione di ripartire nel quadro delle nuove regole. Le nuove regole definiscono il quadro condiviso in cui troverà spazio l’assistenza dei volontari ai pazienti ricoverati e assistiti al Papa Giovanni. Si gettano le basi per una ripresa in presenza di attività che, per 15 mesi, avevano dovuto reinventarsi, in modalità virtuale e a distanza, a causa dell’emergenza Covid-19. Le associazioni ricoprono una funzione fondamentale per l’Ospedale e i suoi assistiti. L’attività dei volontari è molto varia ed eterogenea a seconda della ‘mission’ dell’associazione stessa. Si va dall’area ludica e ricreativa, a quella educativa, di orientamento, di sostegno pratico e concreto al paziente per arrivare, in alcuni casi, ad un supporto indiretto alla stessa attività clinica.

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Libertà di informazione: Russia e Bielorussia pari sono

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

Non è solo per il nome simile, la Bielorussia è anche detta Russia Bianca ma, anche, per i comportamenti dei due presidenti, Vladimir Putin e Alijaksandr Lukashenka, che imprigionano gli oppositori: Aleksej Navalny è detenuto nelle carceri russe e Roman Protasevich in quelle bielorusse.Ultima azione è quella del presidente Lukashenka che ha obbligato all’atterragio un aereo europeo, partito da una capitale europea (Atene) con destinazione una altra capitale europea, Vilnius (Lituania). L’aereo aveva a bordo il giornalista Protasevich, inviso al regime bielorusso, così Lukashenka ha colto l’occasione del sorvolo sul territorio bielorusso per costringere militarmente il velivolo ad atterrare. In risposta, l’Ue ha chiesto ai vettori europei di evitare il sorvolo sul territorio bielorusso e impedisce agli aerei delle compagnie bielorusse di fare altrettanto sul territorio comunitario.In soccorso di Lukashenca è arrivato Putin che ha deciso (ufficialmente per motivi tecnici) di proibire alle compagnie aeree europee di sorvolare il territorio russo, se scelgono di non volare su quello bielorusso. In Bielorussia, come in Russia, l’informazione è strettamente controllata dai rispettivi governi e il fatto che un giornalista, in questo caso Protasevich, faccia informazione diversa da quella decisa dal regime bielorusso, provoca reazioni illegittime e violente. L’Ue ha imposto misure restrittive nei confronti della Bielorussia, anche in relazione alle elezioni presidenziali, definite fraudolente, che hanno riconfermato Lukashenka, al potere dal 1994 (ben 27 anni!). L’Ue non riconosce i risultati delle elezioni, in quanto né libere né regolari.Ulteriori sanzioni sono state definite in questi giorni e riguardano l’export, il settore petrolifero e quello finanziario.La libertà di informazione è uno dei cardini della democrazia. Negarla, arrestando chi informa, definisce un regime dittatoriale. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Fisco amico dei contribuenti se rende semplici i processi

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

“Siamo riusciti, grazie a voi che ne siete stati protagonisti, a gestire la delicata fase dei ristori e dei sostegni, garantendo una rapida erogazione delle risorse, in un momento di grande sofferenza per il tessuto produttivo.L’introduzione di questo nuovo meccanismo ha segnato un cambio di paradigma importante e sono certa che, grazie al contributo ed alla professionalità che sapete mettere in campo, riusciremo a fare sempre più interventi mirati, utili a favorire la ripartenza. Sono molto orgogliosa della delega all’Agenzia delle Entrate, che mi ha voluto conferire il Ministro. Ho potuto apprezzare, in questi anni di Governo, il grande lavoro che fate. Con il Direttore Ernesto Maria Ruffini i contatti sono quasi quotidiani e la collaborazione istituzionale, per la quale lo ringrazio, è estremamente proficua”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in occasione della visita istituzionale a Bari, nel corso dell’incontro alla Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, dove è stata ricevuta dal Direttore Regionale della Puglia, Michele Andriola, dai Responsabili degli Uffici della Direzione regionale, dalla Direttrice provinciale di Bari, Valentina Salice, e da Sabrina Di Bari, Capo Settore gestione risorse.“Il fisco è amico del contribuente se riesce a rendere semplice i processi. È in atto – ha aggiunto – un processo di trasformazione e voi dell’Agenzia lo state accompagnando, quasi tenendo per mano i cittadini. La vera sfida che abbiamo davanti a noi è rappresentata dalla completa digitalizzazione, per semplificare al massimo gli adempimenti e consentire alle imprese di dedicare il loro tempo, e le risorse, nello sviluppo delle attività. È un processo, questo, che va in parallelo con la riforma fiscale, a cui stiamo lavorando con il Parlamento”.

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Giustizia: Equo processo

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2021

“Meno «show» dei rappresentanti della magistratura, maggiore parità tra accusa e difesa, meno soggezione degli indagati da parte delle Procure, l’inaccettabile lunghezza dei processi e la mancata divisione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Sono questi i «vecchi mali della giustizia italiana» secondo la Corte Europea di Giustizia che, segnalati anche nella direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 (Rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali) sono al centro dell’interrogazione indirizzata al ministro della giustizia, Marta Cartabia, presentata dal senatore di Fratelli d’Italia, Claudio Barbaro.Una direttiva europea che, come si legge nel testo, «tarda ad essere recepita, nonostante siano passati 5 anni dalla sua entrata in vigore; all’art. 11, la direttiva prevede che entro il 1° aprile 2020, e successivamente ogni tre anni, gli Stati membri trasmettono alla Commissione i dati disponibili relativi al modo in cui sono stati attuati i diritti sanciti e prescritti dalla medesima fonte comunitaria».I comportamenti che mancano di garanzie nei confronti degli imputati non vanno solo a violare la Direttiva ma coprono un arco di diritto che a partire dall’art.27 della Costituzione («l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva») toccano gli artt. 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, l’art. 6 della CEDU, l’art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e l’art. 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.Il sen. Barbaro chiede, quindi, al Ministro un maggiore impegno nel monitoraggio dei dati richiesti dalla Direttiva UE 2016/343 e «se intenda adoperare gli strumenti a sua disposizione, compresi quelli ispettivi e di controllo, al fine di verificare ed eventualmente censurare comportamenti contrari all’articolo 27 della Costituzione, anche trasmettendone le risultanze agli organi competenti, in particolar modo per quanto concerne le esternazioni di alcuni pubblici ministeri in materia di presunzione di innocenza degli imputati».

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Brasile: Protesta contro la nuova legge sulla demarcazione

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2021

La Commissione Costituzione e Giustizia della Camera dei Deputati brasiliana ha votato un progetto di legge che cambierebbe la procedura di demarcazione dei territori indigeni a scapito della popolazione indigena. Come riferisce l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), l’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) ha annunciato ampie proteste contro di essa. Se questa legge entrerà in vigore, la situazione dei popoli indigeni del Brasile si deteriorerà ulteriormente. L’accaparramento delle terre e i conflitti aumenteranno, e i grandi latifondisti disboscheranno ancora di più la foresta pluviale. Sarà allora più facile forzare il contatto con i popoli in isolamento volontario, il che è pericoloso per queste persone. Il progetto di legge, con il numero PL 490/2007, è anche incostituzionale e viola la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che il Brasile ha ratificato nel 2002: Il progetto di legge potrebbe permettere, per esempio, la realizzazione di strade, l’insediamento di grandi aziende agricole e zootecniche, o l’estrazione mineraria, senza il consenso preventivo, libero e informato delle comunità interessate. Il progetto di legge toglierebbe qualsiasi territorio “la cui occupazione serve l’interesse pubblico rilevante dell’Unione” dall'”usufrutto esclusivo” dei popoli indigeni – anche se è stato sotto la proprietà indigena per decenni. “Il progetto di legge insomma è un affronto ai popoli indigeni del Brasile. Sappiamo tutti che pericolo e che rischi comporterà tutto questo”, queste le parole di Kretã Kaingang, coordinatore dell’APIB. Il riconoscimento di nuovi territori diventerebbe praticamente impossibile una volta che la legge dovesse entrare in vigore. Nuove demarcazioni sarebbero concesse solo attraverso leggi separate, il che complicherebbe enormemente quello che è già un processo lungo. Inoltre, le possibilità di ricorso in tutte le fasi del complesso processo amministrativo sarebbero notevolmente ampliate e sarebbe anche incostituzionale: il progetto di legge utilizza il cosiddetto “Marco Temporal” (punto di riferimento temporale). In base a questo principio, solo i popoli indigeni che possedevano la terra il 5 ottobre 1988, data di promulgazione della costituzione, possono rivendicare un diritto su di essa. Tutto questo ignora la storia di espulsioni, spostamenti forzati e atti di violenza contro queste popolazioni.

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I diritti umani su Radio Onda UER

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 maggio 2021

I diritti umani saranno il tema di una serie di trasmissioni di Radio Onda UER, la web radio di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.“La nostra giovane emittente è nata con l’obiettivo di dedicare molto spazio ai temi sociali”, spiega Carlo Climati, coordinatore di Radio Onda UER. “Questo fa parte dello spirito dell’Università Europea di Roma, che cerca di unire il percorso accademico alla formazione umana della persona. Per questa ragione abbiamo scelto di occuparci dei diritti umani, con una particolare attenzione alle storie degli ultimi, degli invisibili, di quelli che non hanno voce”.Fra gli argomenti previsti per le prime trasmissioni ci sono la libertà religiosa, la cultura dell’incontro, l’accoglienza delle persone migranti, la tratta degli esseri umani e la pena di morte.“Racconteremo anche la vita dei tanti martiri dei diritti umani, come Monsignor Romero e Padre Rutilio Grande”, continua a spiegare Carlo Climati. “Ma anche storie dei giorni nostri, come quella di Padre Stan Swamy, sacerdote gesuita di 84 anni che si trova attualmente in carcere, in India, nonostante le sue gravi condizioni di salute. È importante conoscere le storie di chi dona la vita per un ideale di giustizia e di uguaglianza, ispirato al messaggio del Vangelo.Impegnarsi per i propri ideali e stare dalla parte degli ultimi è una scelta difficile che, spesso, può condurre sulla strada del dolore della sofferenza. Ma è anche un segno di speranza, che ci spinge a credere nel domani e a non arrenderci di fronte alla violenza e ai tentativi di creare nuove forme di schiavitù nel mondo”.Le trasmissioni sui diritti umani si potranno ascoltare e scaricare on line sulla pagina web di Radio Onda UER: https://www.universitaeuropeadiroma.it/formazioneintegrale/radio-onda-uer/

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Cimitero di Prima Porta: incuria e dissesto rovinano il riposo dei defunti

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 maggio 2021

Roma.“Nel Cimitero Flaminio, chiamato dai romani Prima Porta, ad essere morto sembra essere il decoro urbano”. Con queste parole Barbara Molinario e Giuseppe Rizzo, candidati in tandem alle prossime elezioni amministrative del XV Municipio per Fratelli d’Italia commentano il più grande cimitero d’Italia, vasto 140 ettari e percorso da 37 km di strade.Molinario e Rizzo si sono recati sul posto, per verificarne le reali condizioni, dopo aver ricevuto le lamentele di alcuni cittadini. Una volta arrivati, si sono trovati di fronte una situazione che, soprattutto in alcune aree, verte in un totale stato di degrado, con erba alta ed incolta, strade dissestate con buche profonde e le possenti radici degli alberi secolari che premono da sotto l’asfalto per venire fuori, creando dossi pericolosi per la viabilità. “Parliamo di un’area molto estesa, al punto che al suo interno le strade hanno nomi e circolano appositi autobus. Qui ogni giorno si recano centinaia e centinaia di cittadini per ricordare i propri cari defunti. Dovrebbe essere un luogo di conforto, invece sono costretti a fare dei veri e propri rally tra dossi e buche. È assolutamente necessaria una maggiore e migliore programmazione della manutenzione e rispetto da parte dell’amministrazione comunale, impiegando se necessario un maggior numero di addetti, cercando di inserire personale qualificato. – Proseguono Molinario e Rizzo – Purtroppo la manutenzione di queste aree spesso è regolata da contratti vecchi, talvolta anche applicati male. Sarebbe auspicabile rivedere il sistema degli appalti, adeguandole allo stato attuale delle cose e inserendo nuove regole. Serve una visione pluriennale di questi luoghi, che ne programmi la gestione nel lungo periodo, altrimenti continueremo ad assistere ad uno spreco di denaro pubblico e ad amministrazioni che cercano solo di mettere le toppe, senza mai riuscire a risolvere la situazione, che oggi è a dir poco disastrosa”. Molinario e Rizzo si sono messi in contatto con Valeria Campana, Presidente del Comitato Tutela Cimiteri Flaminio Prima Porta Verano Laurentino, chiedendole un parere sullo stato in cui versano queste aree: “Come Comitato sono anni che denunciamo la situazione di grave degrado in cui versano i cimiteri romani, abbandonati da una amministrazione che li ha menzionati nei suoi atti di governo solo quando si è trattato di introdurre nuove gabelle e aumentare le tariffe per i servizi cimiteriali. La contropartita dovevano essere investimenti, riqualificazioni, realizzazione di nuove sepolture e adempimenti burocratici per nuove concessioni ed invece ad oggi, allo scadere di un mandato drammaticamente protratto stiamo qui ad inventariare lo sfacelo! A nulla servono le dolorose esternazioni dei cittadini, noi stessi ci domandiamo di cosa siano coperti gli occhi di chi avrebbe dovuto e potuto quantomeno mantenere un minimo di pulizia e decoro. È recente l’annuncio di un nuovo piano di investimenti, speriamo non subisca la stessa sorte di quello del 2017 che ad ora è servito solo a far parlare l’assessorato ambiente di turno. Intanto la manutenzione ordinaria diventa urgente, le sepolture sono in grave affanno, la burocrazia irrispettosa, e non mancano fenomeni di furti e scippi.”Consacrata nel 1941, l’area è considerato un capolavoro di architettura cimiteriale contemporanea, ospitando aree dedicate alla sepoltura di defunti devoti alle diverse confessioni religiose (cattolica, evangelica, ebraica e islamica), con l’edificazione della rispettive chiese e templi.Al cimitero di Prima Porta riposano anche molti personaggi noti, tra i quali l’amatissima attrice Virna Lisi, il cantautore Domenico Modugno, l’attore Franco Lechner, meglio noto al grande pubblico con lo pseudonimo di Bombolo e il conduttore e autore televisivo Corrado, all’anagrafe Corrado Mantoni.

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Multa e taglio punti patente annullati perché il Comune non può privatizzare l’autovelox

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 maggio 2021

L’apparecchiatura di rilevamento a distanza deve essere gestita direttamente dalla polizia È escluso che a certificare la taratura periodica possa essere la società che noleggia lo strumento: accertare le infrazioni spetta solo alla polizia locale, che non può limitarsi a un’impropria validazione dei dati. Alla luce di questa cristallina decisione che riflette in maniera evidente il sentire comune, è ora di dire basta con macchinette velox fatto oggetto di un’assoluta privatizzazione a beneficio delle società appaltatrici per “far cassa” che poco hanno a che fare con la sicurezza stradale. È quanto emerge dall’ordinanza 14109/21, pubblicata il 24 maggio dalla seconda sezione civile della Cassazione. Secondo gli Ermellini, il Comune non può “appaltare” le multe per eccesso di velocità alla società che gli noleggia gli strumenti di misurazione: da una parte la taratura periodica dell’apparecchio non può essere certificata dall’installatore privato, dall’altra nell’accertamento delle infrazioni al codice della strada è sempre necessario l’intervento della polizia locale, che non può risolversi in «un improprio sistema di validazione dei dati» forniti dal terzo. Accolto il ricorso dell’automobilista sanzionato ex articolo 142, comma ottavo, Cds: la Suprema corte decide nel merito annullando i verbali. Sbaglia il tribunale di Oristano in sede d’appello a riformare la sentenza del giudice di pace: il magistrato onorario rilevava che l’amministrazione non fosse riuscita a dimostrare come l’apparecchiatura di rilevamento a distanza fosse gestita direttamente dalla polizia ex articolo 345 del regolamento di esecuzione Cds. Ma per il giudice del gravame la società che gestisce gli strumenti si limita a installare e impostare i velox, compiendo soltanto attività manuali sotto il diretto controllo dei vigili urbani. Ora trovano ingresso proprio le censure che denunciano violazione di legge rispetto alla gestione delle apparecchiature. La Corte costituzionale ha stabilito nella sentenza 113/15 che tutti gli strumenti di rilevamento della velocità dei veicoli devono essere sottoposti a verifica periodica di funzionalità e taratura. Ma la certificazione deve arrivare da un ente verificatore ad hoc e non dal fornitore privato, altrimenti non le multe e la decurtazione dei punti non valgono. Indubbia l’illegittimità rilevata nell’operato dell’amministrazione, che travolge l’atto di contestazione: dal contratto di noleggio degli strumenti non emerge che la polizia locale abbia assunto la piena disponibilità degli apparecchi. Il tutto mentre il carattere pubblicistico e la rilevanza dell’accertamento compiuto dai velox, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” «non può essere assolutamente fatto oggetto di un’assoluta privatizzazione» a beneficio delle società fornitrici.

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“Vigilare e prevenire le infiltrazioni ecocriminali”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2021

“L’ultimo rapporto pubblicato da Legambiente sulle Ecomafie riporta nuovamente al centro della pubblica attenzione un tema per noi fondamentale: la prevenzione e la difesa contro le illegalità ambientali. Oggi più che mai, in vista anche delle importanti risorse che l’Italia riceverà grazie al Recovery Fund, è necessario creare una rete tra amministrazioni comunali, regionali e centrali, al fine di vigilare e arginare le infiltrazioni ecocriminali. Secondo il rapporto, in Italia i reati ambientali sono aumentati oltre il 23% nel 2019 rispetto all’anno precedente. In Veneto sono quasi quadruplicati. Dobbiamo tutelare gli imprenditori onesti e gli investimenti pubblici, garantendo un sistema di controllo che intercetti i fenomeni illeciti, come il traffico non autorizzato di rifiuti, le aree abusive, gli scarichi clandestini”. Lo dichiara la presidente della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Alessia Rotta (Pd).

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Certificato Covid digitale UE: accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2021

Bruxelles. Il certificato sarà disponibile sia in formato digitale che cartaceo. Attesterà se una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o ha un risultato recente di test negativo o è guarita dall’infezione. In pratica, si tratta di tre certificati distinti. Il quadro comune dell’UE permetterà agli Stati membri di emettere tali certificati che saranno poi accettati negli altri paesi dell’UE.Second l’accordo, il regolamento del Certificato Covid digitale UE resterà in vigore per 12 mesi. Il certificato non sarà una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio.Per sostenere la disponibilità di “test abbordabili e accessibili”, la Commissione europea si è impegnata a mobilitare “almeno 100 milioni di euro” nell’ambito dello Strumento di sostegno di emergenza per l’acquisto di test (tamponi) per l’infezione da SARS-CoV-2 allo scopo di rilasciare i certificati UE. Di tale finanziamento dovrebbero beneficiare in particolare le persone che quotidianamente o frequentemente attraversano le frontiere per andare al lavoro o a scuola, visitare parenti stretti, cercare cure mediche, o per prendersi cura dei propri cari, così come i lavoratori essenziali.I negoziatori hanno concordato che, se necessario, potrebbero essere mobilitati ulteriori finanziamenti oltre i 100 milioni, previa approvazione delle autorità di bilancio.I Paesi UE non devono imporre ulteriori restrizioni di viaggio, come la quarantena, l’autoisolamento o i tamponi, “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica” in risposta alla pandemia di COVID, tenendo conto anche delle prove scientifiche disponibili, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC)”. Tali misure dovrebbero essere notificate agli altri Stati membri e alla Commissione al più tardi 48 ore prima.I Paesi UE devono accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri Stati membri per le persone che hanno ricevuto un vaccino autorizzato ndall’Agenzia europea dei medicinali (EMA) (attualmente Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen). Spetterà ai Paesi UE decidere se accettare anche i certificati delle vaccinazioni effettuate con gli altri vaccini utilizzati in base alle procedure di autorizzazione di emergenza nazionali o con quelli elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’utilizzo di emergenza. I certificati saranno verificati per prevenire frodi e falsificazioni, così come l’autenticità dei sigilli elettronici inclusi nel documento. I dati personali ottenuti dai certificati non possono essere immagazzinati negli Paesi UE di destinazione e non ci sarà una banca dati centrale stabilita a livello UE. La lista delle entità che tratteranno e riceveranno i dati sarà pubblica, in modo che i cittadini possano esercitare i loro diritti di protezione dei dati in base al regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

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Con questa Pubblica Amministrazione, l’Italia non ripartirà mai. Il caso Corecom Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2021

Come associazione, abbiamo spesso a che fare con uffici pubblici inefficienti e impiegati pubblici che ignorano i diritti del cittadino, certi che non subiranno alcuna conseguenza per il loro comportamento. Prendiamo ad esempio il Corecom Lazio, dove si svolgono le conciliazioni e le definizioni delle controversie tra utenti e compagnie telefoniche. Il caso: istanza di conciliazione depositata nel 2019, ad oggi nessuna udienza è stata fissata. Il termine previsto dalla normativa sarebbe di 30 giorni. Ovviamente nessun cittadino sano di mente si illude che un termine così “nordeuropeo” possa minimamente essere rispettato da una pubblica amministrazione italiana. Ma due anni per fissare una conciliazione di 15 minuti rischia di mettere in pericolo il primato che la giustizia civile ha sempre goduto in termini di efficienza… Per questo abbiamo scritto al Corecom Lazio, facendo presente che l’istanza giace ignorata da quasi due anni. In casi analoghi, altri Corecom hanno subito rimediato, chiedendo scusa. Ma non certo il Corecom Lazio, che risponde: non sappiamo che dirle, le udienze le decide il sistema informatico. La rivoluzione digitale incontra la PA italiana: da qui in avanti, la colpa sarà del sistema informatico.Questa la risposta del Corecom Lazio:“non è possibile stabilire una tempistica di attesa per lo svolgimento della stessa udienza, essendo questa effettuata automaticamente dalla piattaforma ConciliaWeb in base all’ordine cronologico di ingresso delle relative istanze, all’Operatore di telecomunicazione nei confronti del quale si è avviato il ricorso e dalla disponibilità dei calendari sulla piattaforma stessa.” Pietro Moretti, vicepresidente Aduc

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