Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Scuola: Ai nuovi docenti stipendi proletari

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

valeria-fedeliI vincitori del concorso prenderanno 300 euro al mese. È la cifra che verrà destinata per le prime 12 mensilità a tutti i nuovi insegnanti che tra un paio d’anni, dopo aver dimostrato di potersi mettere in cattedra per formare le nuove generazioni, verranno selezionati a seguito del rinnovato concorso per diventare insegnanti: lo stesso Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, annunciando i 600 euro lordi da assegnare ai neo assunti per il loro primo anno di lavoro, li ha definiti “poca roba”. Anief ricorda che non stiamo parlando solo di giovani ex studenti universitari, ma anche di precari storici, che a 40-50 anni avranno la forza di rimettersi in discussione. Come si fa a dire loro che per essere formati dovranno percepire 3.500 euro in un anno, ovvero lo stipendio che si assegna in poco più di un mese a un collega neo-assunto di un vero Paese moderno dove lo Stato non fa cassa sulla pelle dei precari?
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è un copione che si sta sempre più piegando verso il basso. A chi ha escogitato questa soluzione, vorremmo chiedere se ha pensato come faranno i docenti meritevoli a ‘campare’ con 70 euro a settimana, magari costretti a svolgere il loro primo anno di prova a mille chilometri da casa. Con il rischio, alla fine, di essere pure bocciati, al termine di un triennio svolto nel ruolo ibrido da docenti non più precari ma nemmeno di ruolo. Noi abbiamo compiuto tutto il percorso che era nelle nostre possibilità per contrastare il decreto legislativo 377: stiamo valutando se appellarci alle aule dei tribunali. Per stabilire se un modello di retribuzione iniziale di questo genere possa essere lecito oppure si tratti, come riteniamo noi, solo dell’ennesima soluzione adottata per salvaguardare i conti pubblici ledendo i diritti dei lavoratori.

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Tutela dei diritti degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

federanzianiLatina. I Centri Anziani della provincia di Latina aderenti a Senior Italia Federcentri si sono riuniti per definire la programmazione delle attività e condividere le linee guida della Federazione. Al centro dell’incontro la tutela del diritto alla salute, i progetti per migliorare la qualità della vita della popolazione senior e l’obiettivo di sviluppare una solida e radicata rete associativa nel territorio di Latina. Tutto ciò attraverso il rafforzamento e la modernizzazione dei Centri Sociali Anziani affinché diventino punti di riferimento per tutta la cittadinanza. All’incontro sono intervenuti il Segretario Generale di Senior Italia Federcentri Raimondo Giuliani, il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina e i Presidenti dei Centri Anziani del territorio di Latina, che hanno aderito con entusiasmo all’importante proposta di azione sociale promossa da Senior Italia Federcentri. La giornata di incontro ha consentito di condividere le opportunità e il fitto programma di attività che coinvolgeranno i Centri, per fornire risposte adeguate ai bisogni sociali, ricreativi e di salute della terza e quarta età.
Tra le attività previste, le grandi campagne di screening e monitoraggio della salute dei senior, i convegni di informazione sanitaria, il coinvolgimento in progetti nazionali di indagine sulla salute dell’anziano per avere un quadro sempre più preciso della qualità della vita nella terza e quarta età da poter condividere con le Istituzioni.

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NoTAP: Il Tar respinge il ricorso, le comunità non si piegano

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

no tapTap: “I lavori possono ricominciare.” Il Tar Lazio, dopo giorni di ritardo, si è pronunciato respingendo il ricorso della Regione Puglia che chiedeva l’annullamento delle note ministeriali che autorizzavano il Tap all’eradicazione degli ulivi nell’area di cantiere nelle campagne di Melendugno. Il responso del Tar di ieri è un nuovo tradimento all’esito del Referendum del 4 Dicembre circa le competenze stato regione, visto che la decisione sullo spostamento degli ulivi era di competenza regionale e non ministeriale. In barba alla volontà popolare, alla contrarietà di 94 sindaci su 97 della Provincia di Lecce, alla Regione Puglia, all’attivismo del Comitato No Tap che da sei anni cerca insistentemente di far luce sugli impatti ambientali, sanitari e sociali dell’opera oltre che sugli interessi nascosti dietro l’opera, il Tap tornerà sull’area di cantiere per proseguire i lavori. Ad attenderli c’è un presidio permanente che da settimane sta cercando di ostacolare con i propri corpi la deturpazione di uno dei lembi di costa più belli del territorio salentino. (fonte: http://www.asud.net)

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Patrimonio. Corsetti (PD):” Mazzillo spieghi come sanare ferite da sgomberi illegittimi delle associazioni no-profit”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

campidoglio“Invece del solito scaricabarile, cui ci ha abituati la giunta Raggi in questi mesi di totale latitanza, l’assessore Mazzillo farebbe bene a chiarire come intende risolvere adesso, la situazione di quelle associazioni no-profit e aventi diritto, che sono state sgombrate nelle settimane scorse e di quelle che hanno restituito le chiavi dei locali a fronte delle ingenti richieste di denaro del dipartimento patrimonio con le quali si esigevano gli arretrati dei canoni d’affitto adeguati ai prezzi di mercato.
Affermare ora che la sentenza della Corte dei Conti conferma le tesi della giunta è come nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di niente rispetto ai danni procurati a decine di associazioni che da anni esercitano attività straordinarie di sostegno sociale culturale e sanitario.La sentenza di ieri della Corte dei Conti ribadisce quello che il PD capitolino sostiene da mesi e che la giunta Raggi con presunzione e testardaggine non ha voluto ascoltare. C’è una delibera di iniziativa consiliare pronta e una richiesta di consiglio straordinario avanzata dal gruppo del PD e si ponga rimedio in fretta alla confusione generata dall’incapacità di assume una responsabilità politica da parte della giunta.” E’ quanto dichiarato dal consigliere del PD capitolino Orlando Corsetti.

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Giustizia: Lacrime amare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

tribunale-milanoUn tempo, quando due persone litigavano, una delle due minacciava l’altra dicendo: ti faccio causa. Oggi si dice: fammi causa. Frase alla quale si aggiunge una risatina. E’ la fotografia dello stato della giustizia nel nostro Paese. Alcuni numeri servono per chiarire e spiegare. Ci sono 3.800.000 processi civili, 3.230.000 penali, piu’ un milione contro ignoti. Insomma, più di 8 milioni di procedimenti in corso che intasano i tribunali e che hanno come conseguenza 132.000 processi prescritti dei quali il 60% annullati prima di arrivare al dibattimento. Un’amnistia nascosta! Allungare i termini di prescrizione, come ha fatto di recente una legge approvata dal Parlamento? E’ come curare la polmonite con l’aspirina. Lacrime amare per la giustizia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Taxi/Uber. Che disastro. Se continua cosi’ muore la civilta’ giuridica e gli utili idioti si moltiplicano

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

taxi-romaSe si continua cosi’ bisognera’ mandare a casa tutti, cittadini e giustizia, ed affidarci ad un dittatore? Giammai!! Stiamo parlando della vicenda Uber/taxi: alla sospensione del servizio da parte del Tribunale di Roma in attesa del giudizio di merito, lo stesso Tribunale ci fa sapere che niente e’ sospeso, si aspetta il merito e nient’altro. Siamo abituati alla giurisprudenza ballerina che, per alcuni, e’ anche metodo politico: non siamo il Paese dove si condanna mediaticamente qualcuno per il solo fatto che ha ricevuto un avviso di garanzia (che e’ quindi il contrario del significato stesso delle parole usate: garanzia..), figurati se una decisione cautelare non debba essere considerata come fosse una sentenza a sezioni unite della Cassazione o una sentenza della Corte Costituzionale (le due massime espressioni del diritto di Stato nel merito). E’ cosi’, e c’e’ chi, incluse alcune associazioni di consumatori, plaudono a questo
uso della giustizia come fosse il Governo. Si’, perche’ -a nostro avviso.- questi potrebbero essere atti di governo per evitare la turbativa dell’ordine pubblico, ma qui, probabilmente, e’ il contrario: visto che alcuni taxisti in passato hanno dimostrato di mettere in moto azioni da facinorosi quando manifestano il proprio dissenso, se proprio dovesse essere usato il criterio dell’ordine pubblico, andrebbe bene la sospensione… ma qui si preferisce incrementare il disordine pubblico, complice questa sentenza di riammissione dell’attivita’ di Uber. Dobbiamo quindi sottostare alla violenza della piazza? Hanno ragione i taxisti violenti? No! Hanno torto questi ultimi, cosi’ come hanno torto quelli di Uber a voler esercitare il servizio senza autorizzazione (visto che per il momento c’e’ ed e’ anche restrittiva, ma e’ legge!). Come se ne viene fuori? La cosa e’ piu’ semplice di quanto si possa pensare: ce l’ ha detto l’Antitrust nella sua segnalazione:
mettere la normativa al passo con l’evoluzione del mercato, liberalizzare per tutti, Uber incluso, e forme di indennizzo (fondo speciale ed agevolazioni fiscali) per gli attuali taxisti che, vigente la normativa attuale, hanno pagato le licenze diverse centinaia di migliaia di euro. Tra il dire e il fare non c’e’ solo il mare, ma solo la volonta’ di non procrastrinare il tutto, come sta facendo il Governo e il legislatore. Procrastinamento che allarga spazi per decisioni come quella di oggi, a detrimento della civilta’ giuridica di tutti e delle tasche dei consumatori.
Mai come oggi la colpa e’ di chi ci governa e di chi fa le leggi. “Piove, governo ladro”? Oggi sta piovendo su uno dei fondamenti della nostra comunita’ legale. Non ci si stupisca se -ieri come domani- il cittadino medio si senta in diritto di violare e beffare le leggi, gli esempi portano a questo e fanno anche emergere gli utili idioti come quelli che oggi plaudono a sospensione di Uber da una parte, e abolizione della stessa sospensione dall’altro. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Buco sanato dall’aumento ricavi dei trasporti… con le multe

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

atac trasporti romaMulte fino a 200 euro per chi viaggia in bus senza biglietto. In cambio tariffe più trasparenti e rimborso garantito per ritardi otre 30 minuti. Che paura… e quale idea geniale.
Il Paese di Toto’, che proprio in questi giorni viene ricordato per l’anniversario della sua morte, ha trovato modo di onorare il grande attore comico.
Secondo i geni del nostro fisco, portare la multa fino a 200 euro dovrebbe scoraggiare i cosiddetti portoghesi (non ce ne voglia Lisbona…). Oggi le multe sono di una media di 50/100 euro. Strano meccanismo mentale quello dei fiscalisti del nostro apparato burocratico: invece di far calare i prezzi e creare condizioni perche’ tutti possano pagare, aumentano le sanzioni. Sai che paura si prendera’ il portoghese che oggi rischia 100 di fronte al rischio di 200, tanto nella maggior parte dei casi, chi viene cuccato senza biglietto non paga neanche la multa, e all’amministrazione il meccanismo di recupero costa piu’ che lasciar correre. Non solo, ma la promessa di rimborsi automatici ci fa sorridere se pensiamo ad altri contesti in cui cio’ dovrebbe avvenire: treni, energia, telefoni, etc.. dove i gestori di questi servizi mai ti fanno un rimborso automatico, a meno che tu non faccia una raccomandata A/R e, spesso, li devi poi portare davanti all’autorita’ di settore per
vederti riconosciuto il diritto: tutto a costi di denaro e tempo molto superiori al rimborso in se’. I gestori vari lo sanno e ci marciano, dimostrando, per l’appunto, di essere marci. Ve lo vedete un Atac o Atm o Ataf che danno il rimborso del biglietto perche’ hanno un ritardo di oltre 30 minuti senza che l’utente non li abbia in qualche modo minacciati legalmente? Sicuramente se le multe per il loro disservizio non fosse il mero rimborso del biglietto ma -per esempio- 2.000 euro se non dato in modo automatico (che comunque dovrebbe essere -sempre per esempio- 500 euro e non il costo del mero biglietto), forse qualcosa potrebbe funzionare. Fantasia di diritti dell’utente e qualita’ del servizio, che i gestori ben sanno e continuano a fare quel che vogliono, mentre lo Stato ci prende sostanzialmente in giro facendoci credere che l’aumento delle sanzioni per gli utenti risolva il problema dei portoghesi. Il meccanismo, a nostro avviso andrebbe capovolto: multe
stratosferiche per i disservizi dei gestori, che dovrebbero crescere ancor di piu’ quando non vengono erogate in automatico, e sanzioni piccole per i portoghesi, si’ che in diversi preferiscano pagare piuttosto che farsi rincorrere da ufficiali giudiziari. Tanto, chi non paga la multa da 100 perche’ nullatenente, continuera’ a non pagare anche la multa da 200.
Per fare questo basta solo un po’ di buon senso. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scuola: Boom di docenti precari sfruttati che ottengono giustizia in tribunale

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

A Verbania un docente con 14 anni di supplenze ottiene il massimo previsto dalla legge: 25mila euro per l’assunzione ritardata oltremodo e le progressioni stiministero-pubblica-istruzionependiali mai corrisposte. Il giudice ha voluto rendere giustizia per l’abuso perpetrato dal Miur nei confronti del docente, condannato per troppo tempo, oltre i 36 mesi massimi consentiti, a sottoscrivere solo contratti a tempo su posti vacanti. Il fatto che fossero liberi era assodato, poiché sempre con scadenza 31 agosto, quindi utili per assumerlo. Così il giudice ha proceduto per il corposo risarcimento. Dello stesso avviso i Tribunali di Roma, Tivoli, Vicenza e tanti altri ancora.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): queste sentenze confermano la liceità della nostra posizione sul precariato scolastico italiano: abbiamo patrocinato l’ennesima azione legale vincente costringendo il Miur a risarcire i danni in favore di un altro docente precario, per troppo tempo sfruttato, discriminato e umiliato, malgrado le direttive Ue, a partire dalla n. 70 del 1999, fossero dalla sua parte. Nonostante questo, il docente ha sempre lavorato con la massima professionalità, nel corso dei 14 anni di lavoro a tempo determinato. Ora è giunto il momento della resa dei conti. Ancora una volta aveva ragione l’Anief e i tribunali del lavoro di tutta Italia stanno accogliendo le tesi da sempre sostenute dal nostro sindacato e confermate dalla Cassazione.

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Giustizia e intercettazioni: Lacrime sulla defunta civiltà giuridica

Posted by fidest press agency su sabato, 15 aprile 2017

corte europea giustiziaLacrime sulla civiltà giuridica scrive su un quotidiano, Carlo Nordio, ex magistrato, a proposito di giustizia e intercettazioni. La considerazione nasce dal caso delle intercettazioni nelle quali sono coinvolti Tiziano Renzi (il babbo del segretario del PD, Matteo Renzi)), Italo Bocchino (ex deputato) e Alfredo Romeo (imprenditore). Nel verbale di trascrizione di un colloquio telefonico si e’ scambiato un nome per un altro coinvolgendo erroneamente Tiziano Renzi. A tutti i cittadini potrebbe accadere ed è motivo per non stare tranquilli, afferma Nordio, che conclude “se qualcuno non interviene per riformare radicalmente la disciplina delle intercettazioni, tutti noi, se abbiamo ancora lacrime, dobbiamo prepararci a spargerle. Lacrime sulla defunta civiltà giuridica.”
Da oltre un quarto di secoli assistiamo a processi mediatici nei quali il sospetto, l’insinuazione e l’allusione sono gli elementi portanti, sicchè un avviso di garanzia giudiziaria (che è a garanzia dell’indagato) si tramuta in condanna e si allestisce la carretta per la conduzione al patibolo del cittadino, tra le urla dei webeti e dei forcaioli che reclamano la testa del malcapitato di turno: basta leggere i commenti di alcuni siti di giornali per rendersene conto. In un Paese dove la legalità è un optional ed è uso alle sommosse più che alle rivoluzioni (soprattutto quelle di testa), l’affermazione del diritto rimane, comunque, la nostra principale battaglia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Riforma partecipate

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Domenico MamoneVenute al mondo, dall’oggi al domani, nell’ormai lontano 1990, con la legge 142, dovevano consentire agli enti locali di svolgere attività pubbliche comportanti l’esercizio d’impresa. Da società strumentali, però, le “partecipate” nella prassi sono diventate aziende in grado di eludere vincoli pubblici, ad esempio assumendo senza concorso o beneficiando di immissioni finanziarie pubbliche.
“Queste aziende, cresciute all’inverosimile in tutta Italia, hanno finito per fare concorrenza ad imprese private o per frenare la modernizzazione, estendendo logiche burocratiche e assistenziali anche al settore imprenditoriale – evidenzia Domenico Mamone, presidente del sindacato autonomo Unsic, che associa oltre 200mila aziende private. “Inoltre le partecipate, drenando risorse pubbliche e spesso sovrapponendosi a competenze già in mano pubblica, hanno pesato sulla pressione fiscale e tariffaria, soprattutto locale, su cittadini e aziende private, finendo per concorrere a disincentivare consumi e investimenti”. Ora la tormentata riforma Madia, riscritta dopo la bocciatura da parte della Consulta e le osservazioni del Consiglio di Stato, rischia di rappresentare la montagna che partorisce il topolino, secondo Mamone. “Quando, negli ultimi cinquant’anni, s’è trattato di moltiplicare i centri di spesa – dall’istituzione delle Regioni alla proliferazione delle Province, dall’incremento delle Comunità montane alla nascita delle Authority – le norme sono state varate in un batter d’occhio. Così come le liste delle assunzioni. Oggi che bisogna dolorosamente intervenire sugli enormi sprechi determinati anche dalla propagazione di questi organismi, i tempi per i decreti di taglio sono biblici. Il caso delle partecipate è emblematico – continua il presidente dell’Unsic. “L’ex premier Renzi nella sua strategia della rottamazione, già nell’aprile 2014 aveva annunciato l’intenzione di volerle ridurre ‘da ottomila a mille’, dal momento che registravano ‘circa un miliardo e mezzo di disavanzo’. Tuttavia la riforma Madia della pubblica amministrazione, che avrebbe dovuto attuare – almeno in parte – tali intenti, non solo ha rinviato scadenze ed allargato le maglie, ad esempio le aziende con fatturato tra 500mila e un milione di euro non dovranno chiudere subito i battenti, come prevedeva la prima versione del testo, e saranno ‘tranquille’ almeno fino al 2020, ma permette loro di partecipare a gare anche fuori dal territorio dell’amministrazione proprietaria. Insomma, le partecipate diventeranno più forti e, come sta avvenendo da anni, si perpetua la possibilità che la parte pubblica da arbitro diventi giocatore”. (foto: Domenico Mamone)

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Overbooking aerea: I diritti del passeggero

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

aereo“Spiacente non abbiamo posti”. E’ la ferale notizia che un passeggero, munito di regolare biglietto e prenotazione confermata e in procinto di partire per le agognate vacanze, puo’ sentirsi dire in uno degli aeroporti italiani o dell’Unione europea. Si chiamo overbooking (sovraprenotazione) ed e’ un sistema che praticamente tutte le compagnie aeree adottano: vendono cioe’ piu’ biglietti di quanti siano i posti a disposizione. Saltano viaggio e nervi percio’ abbiamo voluto elencare le opzioni alle quali ha diritto il malcapitato turista. In caso di overbooking la compagnia aerea deve offrire al passeggero una delle seguenti scelte:
* Rimborso del prezzo del biglietto per la parte di viaggio non usufruita oppure, in alternativa, ad un nuovo volo (riprotezione) con partenza il prima possibile o in data successiva più conveniente per il passeggero, a condizioni comparabili. Assistenza, ovvero:
– pasti e bevande in relazione alla durata dell’attesa;
– adeguata sistemazione in albergo nel caso in cui siano necessari uno o piu’ pernottamenti;
– trasferimento dall’aeroporto al luogo di sistemazione e viceversa;
– due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o e-mail.
(l’assistenza va data in precedenza alle persone con mobilita’ ridotta e ai loro eventuali accompagnatori nonche’ ai bambini non accompagnati).
* Compensazione pecuniaria di:
– euro 250 per i voli, intracomunitari o internazionali, inferiori o pari a 1.500 Km;
– euro 400 per i voli intracomunitari superiori a 1.500 km e per quelli internazionali tra i 1.500 e i 3.500 km;
– euro 600 per i voli internazionali superiori a 3.500 km.
Se al passeggero viene offerta la possibilita’ di viaggiare su un volo alternativo il cui orario di arrivo non superi, rispetto al volo prenotato, rispettivamente le due, le tre o le quattro ore, la compagnia puo’ ridurre queste compensazioni del 50%.
La compensazione va pagata in contanti, con assegno bancario o con bonifico oppure, in accordo col passeggero, con buoni viaggio e/o altri servizi.
Ovviamente il pagamento della compensazione non impedisce al viaggiatore di avanzare una richiesta di rimborso del danno ulteriore, soggettivo, subito a causa del disservizio.
Il passeggero ha diritto alla differenza di prezzo se viaggia in una classe inferiore a quella prenotata. Il passeggero non e’ tenuto a chiedere i risarcimenti e i servizi elencati perche’ devono essere erogati dalla compagnia aerea che deve informare i passeggeri dei loro diritti.

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Banche: costi e indebiti prelievi ai clienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

banca-ditalia«Nei mesi passati abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di comportamenti ritenuti scorretti, le evidenze raccolte ci hanno indotto ad approfondire il tema». I Comportamenti scorretti a cui fa riferimento Magda Bianco, Titolare del Servizio Tutela dei clienti e antiriciclaggio della Banca D’Italia a Cuore e Denari su Radio 24 sarebbero gli aumenti dei costi dei conti correnti, in corso da mesi e giustificati dalle banche dal fatto che queste stessero finanziando il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, tenuto a far fronte alle diverse crisi bancarie che si sono susseguite dalla fine del 2015 (ad esempio con il caso delle quattro banche risolte Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Cariferrara, ndr).L’approfondimento ha portato la Banca d’Italia a intervenire con una nota, diffusa pubblicamente e datata 28 marzo, che fornisce alcune raccomandazioni agli istituti sul tema dello ‘ius variandi’, ovvero le norme che regolano la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali applicate da una banca alla sua clientela. Magda Bianco a Cuore e Denari su Radio 24 spiega: «Non è che non si possano modificare le condizioni contrattuali. Quella con la banca è una relazione di lunga durata, il conto corrente è stato aperto da molti anni, quindi è previsto per legge che se intervengono dei fattori che non potevano essere prevedibili, ad esempio norme introdotte nel tempo o variazioni dei tassi di mercato, la banca possa modificare le condizioni. Ci sono, però, dei vincoli a tutela dei clienti: l’indicazione nel contratto, una comunicazione ai clienti due mesi prima, un giustificato motivo.” Magda Bianco a Cuore e Denari su Radio 24 in diretta dal Salone del Risparmio sottolinea: «Siamo intervenuti con questa nota per chiarire bene i limiti entro i quali le banche possono esercitare questo diritto: criteri in base ai quali il loro comportamento sia effettivamente corretto e quindi diventi più leggibile e chiaro per il cliente la cui forma di tutela principale è il recesso, cioè la possibilità, essendo avvisato due mesi prima, di chiudere il contratto e andarsene».
La Nota di Bankitalia recita testualmente, nella comunicazione dello scorso mese, di avere chiesto agli intermediari di valutare la coerenza delle modifiche unilaterali, realizzate dal gennaio 2016, con il quadro di riferimento in materia di modifiche unilaterali e di adottare, laddove necessario, iniziative correttive compresa l’eventuale restituzione delle somme alla clientela. Nei suoi controlli terrà conto anche delle indicazioni date con la nota descritta. Magda Bianco ha sottolineato ulteriormente durante il suo intervento a Radio 24 che «una comunicazione non chiara, una non corretta attribuzione degli incrementi o la giustificazione degli stessi con dei costi sostenuti precedentemente all’apertura del contratto sono chiaramente un’azione scorretta. Noi abbiamo dato queste indicazioni agli intermediari, cui a questo punto spetta ripetere una valutazione rispetto alle modifiche che hanno proposto a partire dal 2016, verificando che i criteri indicati fossero corretti». Magda Bianco conferma anche la possibilità, in caso di accertata scorrettezza, che si prendano in considerazione iniziative correttive, compresa la restituzione delle somme alla clientela.

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Cessione del quinto dello stipendio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

Sebbene la neo regolamentazione della cessione del quinto sia uno strumento utile per le ricadute positive che può avere sul rilancio dei consumi e la maggiore sostenibilità economico – finanziaria delle banche e delle assicurazioni, le quali stanno attraversando un periodo terribile a tutto danno del risparmio nazionale e del suo Pil. Mai si deve comunque cadere nella tentazione di trasformare tale riforma in un mero rafforzamento delle facoltà del creditore, come purtroppo prevede la proposta presentata, che non riforma nulla se non nella forza contrattuale del finanziatore.
All’art. 3 comma 2, si prevede che il lavoratore possa dedicare al proprio indebitamento non più un quinto dello stipendio, ma un terzo. Aspetto fondamentale: la misura del quinto fu decisa dalla esperienza e quindi saggezza pluridecennale che ha insegnato che quella misura garantiva il massimo possibile di compressione del reddito disponibile (a vantaggio dei finanziatori) garantendo un dignitoso residuo liberamente disponibile.
Quindi variare questa proporzione è possibile solo in caso di sufficiente capienza del reddito residuo. Purtroppo si rende superfluo argomentare sull’inesistenza di tale condizione, che è lontana anni luce dall’essere garantita in costanza della precarietà diffusa in ogni segmento occupazionale.Quindi l’allargamento di tale proporzione è da rigettare senza dubbi e non esiste regolamentazione che possa garantire il finanziatore del rientro puntuale e completo.Se poi tale allargamento in certi casi perviene addirittura alla sottrazione della metà dello stipendio netto (art. 3 comma 5) ci troviamo di fronte ad una palese lesione dei diritti dei cittadini di chiedere aiuto per vie legali a chi di dovere, nel caso di bisogno di credito.Lesione dei diritti ulteriormente aggravata se si leggono i commi 11 e 12 art.3 e il comma 3 art. 4 che coinvolgono anche il Trattamento di fine rapporto (Tfr) e la previdenza complementare.
Quindi siamo davanti ad argomenti che, per chi crede e si batte per la tutela del consumatore, sono improponibili.
I rischi naturalmente connessi all’attività creditizia in caso di perdita del lavoro, riduzione di stipendio o morte, purtroppo per tutti noi, sono casi classici che giustificano parte del rendimento preteso dal prestatore e che rendono lecito per quest’ultimo rivolgersi ad una compagnia assicurativa trasferendole parte dei propri rischi, ovviamente pagando il premio relativo.È però singolare pretendere che tale premio venga pagato dal mutuatario fuori ed oltre rispetto all’interesse pattuito a meno che quest’ultimo venga fortemente ridotto in ordine alla riduzione del servizio offerto.
Oltre la incredibile bizzarria finanziaria v’è la questione del merito: chi ha interesse a creare tutte le condizioni per una compressione duratura delle capacità di consumo e risparmio del debitore? Chi ha interesse a creare tutte le condizioni che porteranno alla inadempienza? Se si eroga pochissimo il mutuatario dovrà indebitarsi per una somma molto più alta di quella che gli serve condannando il consumatore per anni a rinunzie certamente non coerenti con l’obiettivo di espandere consumi e risparmio, che certamente è alla base del nostro discorrere. Possiamo solo concludere affermando che la prassi di avanzare delle proposte, senza la attiva collaborazione delle Associazioni dei Consumatori per poi chiederne il placet, sia probabilmente superata per ragioni culturali.

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Taxi/Uber: Il Tribunale ha ragione. La politica ha torto

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

taxi-romaIl Tribunale di Roma ha dato dieci giorni di tempo ad Uber per bloccare la sua attivita’: accolto il ricorso cautelare per “concorrenza sleale” nei confronti dei taxi e dei ncc (noleggio con conducente) che non fanno parte della loro piattaforma, nel merito si vedra’ in seguito. Difficile dare torto al Tribunale, a meno che non ci si metta a gridare senza cognizione di diritto (come purtroppo abbiamo letto da alcune parti), come se la legalita’ democratica fosse una questione di desideri e pancia e non di leggi. Che’ quelle vigenti sono chiare, per esercitare il servizio di taxi (a cui e’ assimilabile Uber) occorre una licenza.
Forse sarebbe stato meglio che il giudice avesse atteso, viste le trattative in corso tra tassisti e governo e le leggi in fieri (che a nostro avviso fanno schifo perche’ contrarie alle necessarie liberalizzazioni), perche’ con questo provvedimento ha dato una marcia in piu’ al potere di trattativa delle corporative associazioni di taxisti, ma lasciamo la considerazione e il dubbio all’accademia. La giustizia non puo’ che essere giustizia, sempre! Il problema -gigantesco- e’ la politica. Sotto due aspetti: quella dei cittadini e quella delle istituzioni. Quella dei cittadini ha diverse performance. Quella delle violente manifestazioni delle corporazioni di taxisti. Quella delle bende sugli occhi -sempre dei taxisti- sulla tecnologia e sul mercato che chiede piu’ servizi e meno costi. Quella di chi sostiene l’illegalita’ in corso da parte di Uber. Quella di chi -come noi – guarda al futuro auspicando norme di liberta’ economiche, superamento delle corporazioni senza lasciare vittime sul selciato: liberalizzando e legalizzando i servizi tipo Uber, comunque valorizzando economicamente le attuali licenze dei taxisti che gli stessi hanno pagato centinaia di migliaia di euro proprio grazie ad un’economia basata solo sulla trasmissione famigliare di rendite di posizione.
Quella delle istituzioni, anche qui con diverse performance. Tra quella ottusa del governo a quella liberalizzatoria dell’Antitrust, fino alla sostanziale latitanza del legislatore, che sembra capace solo di attendere le decisioni del governo (rinunciando, di fatto, al suo potere altro rispetto a quello dell’esecutivo).
Certo, siamo abituati alla politica che va avanti dando una sorta di potere legislativo alla giurisprudenza. Ma fino a quando? Visto che qui non si tratta di una bega di quartiere ma di un problema di politica economica generale, con risvolti europei e transnazionali? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Taxi: giudici di Roma bloccano Uber Black

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

tribunaleIl Tribunale di Roma, in risposta a una causa intentata da associazioni taxi, ha deciso di inibire l’erogazione del servizio UberBLACK sull’intero territorio nazionale, entro 10 giorni da oggi.”Dopo Uber pop, è la volta di Uber black: I giudici, a suon di sentenze, stanno entrando a gamba tesa nella materia e stanno bloccando tutti i servizi tecnologici di mobilità (per di più sulla base di inconcepibili presupposti di urgenza), ostinandosi a voler inquadrare questi servizi a tutti i costi nella legge attuale. Peccato che siano una cosa nuova e diversa e che, quindi, non possano inquadrarsi nella legge quadro esistente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
L’associazione di consumatori ricorda che secondo l’Autorità dei trasporti gli STM configurano “la creazione di un nuovo e specifico segmento del mercato della mobilità urbana non di linea”, mentre per l’Antitrust, UberPop è un servizio di trasporto privato non di linea.”Se ogni cosa nuova viene vietata, solo perchè non prevista dalla legge vigente, finiamo per bloccare ogni innovazione, violando l’art. 41 della Costituzione” prosegue l’avv. Dona.“Ma se i giudici hanno tutto questo spazio nel nostro Paese, lo dobbiamo alla pigrizia del legislatore e alle paure elettorali del Governo che deve cambiare rotta: va stracciata la bozza finora circolata che prevede che le prenotazioni per il servizio di noleggio con conducente, anche se effettuate con modalità telematiche, debbano avvenire presso la sede del titolare dell’autorizzazione. Una norma assurda, considerato le potenzialità dell’innovazione digitale che rischiano di restare frustrate se le regole le lasciamo scrivere dai giudici” conclude il presidente Dona.

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Legittima difesa: Una legge non più rinviabile

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

armi“La distanza del Pd sulla questione sicurezza dalle esigenze dei cittadini è talmente siderale che i suoi parlamentari preferiscono tacere. Troppo affaccendati nelle beghe interne delle poltrone perse, dei numeri congressuali, legge elettorale, sui quali viceversa dichiarano molto, i democrat mettono a rischio la tenuta della coesione sociale. Il centro-Italia al collasso per il terremoto sul quale s’intravede il quarto dl; il nord Italia abbandonato alle razzie di criminali che dovevano restare in carcere ma che hanno usufruito di sconti di pena e di indulti generalizzati; il sud d’Italia alla deriva con disoccupazione alle stelle, infrastrutture insufficienti e tratte aeroportuali in dismissione. Li richiamiamo a un senso di responsabilità politica e istituzionale: ogni tanto pensino agli italiani e approvino una nuova norma sulla legittima difesa che consenta a chi si difende di evitare un processo e trovarsi davanti alla magistratura con ingenti impegni di risorse economiche”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. siamo convinti che questa legge è solo un aspetto di un problema di più vasta visione e che riguarda tutta la filiera giustizia dove è importante favorire i processi rapidi e senza prescrizioni per taluni reati gravi)

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Residenze fittizie e preoccupazioni del volontariato

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

sant'egidio1“Accogliamo la preoccupazione espressa da Caritas, centro Astalli, Sant’Egidio e il mondo del volontariato romano che da giorni chiede all’Amministrazione comunale di valutare gli effetti negativi della Delibera n.31 del marzo 2017 relativa all’iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora. Accentrare le funzioni nei Municipi e internalizzare l’intero servizio limita di fatto l’accesso al servizio di una grande fetta di popolazione che difficilmente viene a contatto con la Pubblica Amministrazione. A ben vedere i dati infatti, a fronte di 20mila residenze fittizie, 18mila sono state quelle realizzate grazie al lavoro del volontariato e solo 2mila quelle avviate dalle strutture comunali. Limitare questa iscrizione ai soli uffici municipali significa condannare all’invisibilita’ perpetua migliaia di cittadini romani e negare loro i diritti che derivano da un’iscrizione anagrafica, quali la carta d’identità, l’esercizio del diritto di voto, l’assistenza sanitaria e alloggiativa, la stessa residenza, la riscossione della pensione o anche l’accertamento di una invalidità. La Delibera nega diritti alle persone e investe i servizi sociali municipali di un lavoro enorme. Lavoro che, ricordiamo, ricade spesso su assistenti sociali sottorganico e su cui, in sede di discussione di bilancio lo scorso dicembre, avevamo chiesto attenzione con una mozione che richiedeva l’assunzione delle oltre 70 assistenti sociali mancanti a Roma da pianta organica. Mozione ovviamente bocciata, come ogni proposta del Pd. La Sindaca Raggi ascolti il volontariato di questa città e si faccia carico degli invisibili. Non negando diritti, ma rafforzando la macchina amministrativa di Roma Capitale. Piuttosto che proporre finte forme di partecipazione, la Sindaca incontri la città reale e venga incontro a cittadini in carne ed ossa che vivono un’esclusione drammatica”. Così in una nota il consigliere dem Marco Palumbo, che nei prossimi giorni inviterà in Commissione Trasparenza le associazioni di volontariato, ed Erica Battaglia del Forum Politiche Sociali del Pd Roma.

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Riforma catastale: ennesimo rinvio?

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

«Le polemiche che stanno accompagnando l’ipotesi di riforma del catasto fanno presagire che il provvedimento non andrà in porto nemmeno questa volta. Non tanto le raccomandazioni dell’Unione Europea quanto buon senso e criteri di equità imporrebbero di procedere finalmente alla revisione di meccanismi del tutto anacronistici e fonte di evidenti sperequazioni. L’approssimarsi di importanti scadenze elettorali, però, comporta inevitabilmente un aumento della sensibilità sul terreno del consenso da parte delle forze politiche, che ovviamente non vogliono intestarsi nulla che possa rischiare di penalizzarle al momento del voto».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Per evidenti motivi, la riforma doveva essere realizzata all’inizio della legislatura, ma né il Governo Letta né l’Esecutivo guidato da Renzi hanno potuto o voluto andare fino in fondo, lasciando che la questione dell’invarianza di gettito disinnescasse il provvedimento. Peccato perché si era lavorato bene sul metodo di riclassificazione degli immobili, puntando sulla sostituzione del numero dei vani con i metri quadrati come criterio base e inserendo una serie di parametri per meglio inquadrare le varie realtà abitative: ad esempio il contesto territoriale in cui si trova l’edificio, la disponibilità di servizi pubblici nelle vicinanze, la collocazione e l’esposizione della singola unità immobiliare. Tra l’altro – prosegue Simoncini –, varando la riforma si potrebbero vincolare i Comuni ad utilizzare il surplus di entrate per il miglioramento di servizi essenziali come rifiuti, trasporti, opere di urbanizzazione. Dall’altra parte, per ammortizzare l’impatto finanziario sui proprietari, si potrebbe mettere a punto una progressività delle imposte derivanti strettamente legata al reddito. Bloccare tutto significa far perdurare una situazione paradossale, soprattutto nelle città di medie e grandi dimensioni, dove un modesto appartamento di periferia può generare una rendita catastale più alta rispetto a una casa di pregio nel centro storico».

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25 anni di 41 bis, 25 anni di tortura

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 aprile 2017

carcereFirenze Sabato 8 aprile 2017 Via Manzoni, 21 Sala del Centro Sociale Valdese convegno su 25 anni di 41 bis, 25 anni di tortura.
Ore 9,45 presentazione della giornata: Giuliano Capecchi, associazione Liberarsi; Letizia Tomassone, pastora chiesa valdese di Firenze;
Ore 10 intervento di Beniamino Deidda, Sandro Margara: il carcere speciale e l’ergastolo;
Ore 10,20 Venticinque anni di 41bis: interventi di: Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza di Nuoro e Presidente di Magistratura Democratica; Carlo Fiorio, ordinario di diritto processuale penale, università di Perugia; Carla Serra, avvocatessa; Giuseppe Mosconi, ordinario sociologia del diritto, università di Padova;
Ore 11,30 testimonianze di: Pasquale De Feo (una lettera), Jean Félix Kamba Nzolo, pastore valdese, Benedetto Labita, Maria Milazzo Labita, Carmelo Musumeci, Sebastiano Prino, Pepè Ritorto, Giovanni Farina (una lettera);
Ore 12,30 dibattito.
Ore 14,30 ripresa lavori, interventi sulla tortura: Emilio Santoro, ordinario sociologia, università di Firenze; Maria Rita Prette, Edizioni Sensibili alle Foglie; Gustavo Leone, avvocato; Alessio Scandurra, Associazione Antigone;
Ore 15,30 Allora che fare? Interventi di: Ornella Favero, Presidente Conferenza nazionale volontariato giustizia; Alessia Petraglia, senatrice; Luca Maggiora, camera penale di Firenze; Elisabetta Zamparutti, rappresentante del governo italiano nel Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio di Europa; Elton Kalica, ricercatore Università di Padova; Ristretti Orizzonti di Padova.
Ore 16,30 dibattito;
Ore 17,30 interventi di: Caterina Calia, avvocatessa; Nicola Valentino, Edizioni Sensibili alle Foglie; tortura, ergastolo, pena di morte.
Aderiscono alla giornata: Associazione l’Altro Diritto; Associazione Antigone; Coordinamento fiorentino contro l’ergastolo; Commissione carcere camera penale di Firenze; Edizioni Sensibili alle foglie; Conferenza nazionale volontariato giustizia. Perché questa giornata di riflessione e dibattito sul regime di tortura democratica del 41 bis?
Perché con questo regime lo Stato sta perdendo una bella occasione per sconfiggere la cultura mafiosa. Molti non saranno d’accordo con questa mia affermazione e mi scuso con tutte le vittime della mafia, ma credo che lo Stato, da anni, abbia vinto militarmente la lotta contro la mafia. E su questo è d’accordo anche il magistrato Roberto Piscitello, della Direzione Generale Detenuti e Trattamento del DAP, che in un incontro pubblico con i detenuti della redazione di Ristretti Orizzonti del carcere di Padova, ha affermato: “Militarmente sono vent’anni che abbiamo sconfitto la mafia. Ma non è questo il punto, va sconfitto culturalmente il fenomeno.”
Il punto è questo: perché non si sta facendo nulla per sconfiggere culturalmente la cultura deviante, criminale e mafiosa?Anzi, penso che si stia facendo il contrario. Credo anche che questo disumano regime stia creando e formando i futuri mafiosi, insegnando ai figli che vanno ad incontrare i loro padri in carcere a odiare lo Stato.Penso che quando ti accorgi che i tuoi governanti sono più vendicativi di te, e in nome della sicurezza violano le leggi, non provi nessun senso di colpa per i reati che hai commesso o che potresti commettere in futuro. Penso anche che molte volte le peggiori ingiustizie le facciano i “buoni” con la scusa di fare giustizia e che il regime “democratico” di tortura del 41 bis equivalga alla giustizia del Medioevo o a quella americana di Guantánamo.

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Sicurezza cure e responsabilità medica. Nuova legge. Limiti e potenzialità

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

medicinadifensivaEntra in vigore il 1 aprile la nuova legge in materia di sicurezza delle cure e sui profili di responsabilità degli operatori sanitari, la n.24/2017. La riforma muove dall’esigenza, fra le altre, di porre un freno alla mole del contenzioso che si è sviluppato in materia che ha, a sua volta, condizionato l’attività dei medici e dei sanitari, provocando il ricorso alla medicina “difensiva”. Contenzioso alimentato dall’incertezza in cui spesso si é altalenanti nei tribunali. Chi è pratico di giustizia, e ne conosce le dinamiche (tempi, costi, esiti interpretativi ecc..) ben può comprendere l’esigenza di mettersi al riparo da ogni possibile attacco da parte dell’utenza scontenta, e di dare certezze a chi opera nel settore. Il cittadino spesso, di fronte ad un evento luttuoso o comunque che incide sulla propria salute o su quella dei propri cari, non è in grado di prevedere (e spesso neppure i legali che lo assistono) prima del giudizio se il suo caso possa o meno essere ascritto ad episodio di malasanità o meritare un ristoro. E nel dubbio ricorre in giudizio. Ecco in sintesi una panoramica delle principali novità introdotte della riforma.
Come prima cosa il legislatore riorganizza ed amplia il parco soggetti coinvolti, demandando alle Regioni di disciplinare ulteriori profili e competenze del Difensore Civico, affinché assurga a Garante del Diritto alla Salute. Poi crea il Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente (incaricato di raccogliere dati sui rischi, eventi e contenzioso) e l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza (che raccoglierà le informazioni dai Centri su indicati).
Le buone pratiche tecnico assistenziali e le raccomandazioni delle linee guida
L’aspetto più controverso della nuova legge consiste proprio nel fatto che le discipline mediche contenute nei vari contesti medico-scientifici (importantissime poiché laddove seguite potranno “scagionare” l’attività sanitaria), sono appannaggio anche di società ed istituti privati. E ciò sebbene siano soggetti inseriti in un elenco ministeriale di prossima istituzione.Le maggiori novità, infatti, sorgono in ambito di responsabilità penale del personale medico sanitario: si potrà addivenire ad una condanna per lesioni od omicidio colposo occorso nell’ambito dell’esercizio della professione, solo per negligenza ed imprudenza. Non anche per imperizia, sempre che si siano osservate le raccomandazioni delle linee guida di cui sopra ovvero, in loro mancanza, le buone prassi tecnico-assistenziali.
In ambito civile, si ha la legiferazione dei profili di responsabilità delle strutture e dei medici che ne fanno parte, sui quali in passato la magistratura ha creato correnti alterne e ovvie e conseguenti incertezze. La responsabilità civile delle strutture sarà di tipo contrattuale (ex art. 1218 e 1228 c.c.: dieci anni di prescrizione e onere della prova a loro carico), mentre, salvo accordi diretti tra il medico della struttura ed il paziente (anche laddove si tratti di prestazione intramuraria), quest’ultimo risponderà di responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.: un regime per il medico più favorevole, ove l’onere della prova è a carico del danneggiato e ove la prescrizione è di cinque anni). Anche qui un ruolo chiave sarà svolto dalle buone prassi e dalle raccomandazioni di cui sopra, che se osservate, potranno azzerare la colpa medica in ambito risarcitorio.
L’entità del danno, poi, sarà commisurata e liquidata in base alle tabelle uniche sul danno biologico, fino ad oggi valevoli solo in ambito di RC auto. Per assicurarsi l’obbedienza dei giudici, il legislatore ha espressamente blindato le norme in questione come “norme imperative”. A scopo deflattivo è stata, inoltre, prevista la mediazione obbligatoria, pena l’improcedibilità del giudizio, ovvero, in alternativa il ricorso (ex art. 696-bis c.p.c.: ossia una consulenza tecnica preventiva a scopo conciliativo). E, cosa molto importante per l’utente, è stata prevista, al pari della normativa analoga in materia di RC auto, l’azione diretta nei confronti dell’Assicurazione, che le strutture pubbliche e private hanno l’obbligo di contrarre. Ciò significa, oltre ad una garanzia di migliore copertura economica per il danneggiato, anche che compagnie assicurative non potranno, a fronte della responsabilità accertata, sollevare alcuna eccezione di inoperatività della polizza, ma dovranno comunque corrispondere il dovuto in prima battuta per poi vedersela, in eventuale rivalsa, col proprio assicurato. (Claudia Moretti, legale, consulente Aduc)

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