Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

“Dalle carceri i boss ed esponenti di spicco della criminalità organizzata continuano a comandare

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

La nuova indagine sulla ‘ndrangheta in Lombardia ha rivelato come il capo della ‘ndrangheta dalla cella ha impartito ordini agli uomini delle cosche di ‘ndrangheta in provincia di Milano, Como e Varese, decidendo anche ritorsioni e pestaggi per chi non pagava il pizzo, gestendo comodamente dal carcere gli affari e l’attività di prestito a usura. Lo Stato sta dimostrando tutta la sua incapacità vanificando il grande lavoro dei magistrati antimafia e degli inquirenti”. Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria – S.PP. – Aldo Di Giacomo ricordando che “i casi di ordini e minacce estorsive, persino via telefono, si susseguono da tempo e interessano numerosi istituti penitenziari specie quelli con detenuti a regime 41 bis. È naturale chiedersi se siamo solo di fronte ad una diffusa incapacità di far fronte alla criminalità che opera dal carcere o se c’è dell’altro. Questa situazione conferma – dice ancora Di Giacomo – che, come sosteniamo da anni, la lotta alle mafie si conduce a partire dal carcere dove sono detenuti capi clan e boss insieme ad esponenti di spicco delle famiglie. E il continuo ritrovamento di telefonini in gran parte arrivati dal “cielo” (attraverso i droni) è il primo elemento per interrompere, una volta per tutte, il “comando” dal carcere ai territori oltre alle minacce ed estorsioni. Non si sottovaluti – afferma il segretario del Sindacato Penitenziari – che le mafie approfittando di questa fase di crisi internazionale stanno concentrando i propri interessi sulle attività economiche e produttive per acquisire alberghi, ristoranti, imprese, intensificare l’usura, proprio come riprova il caso dello ‘ndranghetista detenuto nel carcere lombardo”. “L’effetto devastante di tutto questo è lo scoraggiamento per le vittime delle mafie a denunciare e collaborare con i magistrati mentre la lotta alla criminalità rischia una brutta battuta d’arresto”. fonte: http://www.sindacatospp.it

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Avaaz e la legge europea sui servizi digitali

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

(Digital Services Act) La vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager ha sostenuto la richiesta Avaaz per un “Accordo di Parigi per Internet”. E’ rimasta tanto convinta che il commissario europeo Thierry Breton, il giorno dopo l’incontro con gli esponenti di Avaaz, è andato a parlarne in televisione! Per oltre quattro anni, Avaaz – insieme a una grandissima coalizione di società civile – è stato in prima linea in questa lotta per proteggere i cittadini e la democrazia. Tutto è iniziato giusto 4 anni fa, nel 2018: la disinformazione stava già facendo gravi danni alle democrazie e i contenuti d’odio venivano usati come un’arma in tutto il mondo. Ad aprile di quell’anno, abbiamo lanciato un primo appello globale per “aggiustare Facebook” e regolamentare le grandi aziende tecnologiche. Oltre 1 milione di persone si sono unite a quell’appello, ed è stato invaso Washington e Bruxelles con oltre cento sagome di cartone raffiguranti il proprietario di Facebook, Mark Zuckerberg. L’immagine è arrivata sui media di tutto il mondo, a partire dalla prima pagina del New York Times. Avaaz è andata nella Silicon Valley per incontrare i massimi dirigenti di Facebook, Twitter e Google, cercando di convincerli a fare qualcosa. Ma ci hanno addirittura banditi da alcuni dei loro uffici e abbiamo dovuto fare le riunioni nel parcheggio! Era chiaro che le aziende non avevano intenzione di affrontare seriamente il problema. Bisognava cambiare le leggi che le regolavano. Nel 2019, molti politici dell’UE non avevano ancora capito davvero il problema. L’idea che l’enorme viralità della disinformazione stesse producendo un grave danno alle democrazie era contestata. E senza prove, le istituzioni non avrebbero agito. Così, gli avaaziani ispirati da un progetto in Lituania, hanno assunto dei ricercatori che sono diventati gli “elfi” per indagare sui “troll” di Internet e dimostrare l’entità del problema della disinformazione, e in particolare l’impatto che stava avendo in Europa. I 30 “elfi”, lavorando in una sala operativa a Bruxelles, scoprì ciò che 30mila dipendenti di Facebook e il loro team di esperti sembrava essersi perso: reti enormi che usavano di account falsi e pagine non autentiche, per diffondere disinformazione e odio in tutta Europa prima delle elezioni. A seguito di tale indagine, Facebook ha eliminato reti che potevano raggiungere circa 3 MILIARDI (!!!!) di visualizzazioni in un solo anno!! Avvicinandosi le elezioni, i principali politici, giornalisti ed esperti di sicurezza dell’UE si recavano, quasi ogni giorno, nella sala operativa di Avaaz per raccogliere informazioni e resoconti. Il nostro lavoro ha fatto notizia in tutto il mondo, allertando milioni di europei della minaccia della disinformazione proprio prima delle elezioni. Addirittura Facebook ci ha ringraziato pubblicamente! Quindi, lavorando con esperti di social media, professori universitari e legislatori, sono state sviluppate proposte basate sulla ricerca, per ripulire i social media proteggendo al contempo la libertà di parola: Disintossicare l’algoritmo. Impedire alle piattaforme di rendere costantemente virale la disinformazione e i contenuti dannosi solo per tenerci attaccati allo schermo Introdurre la rettifica social. Informare ogni utente esposto a disinformazione, mostrando rettifiche controllate da fact-checker indipendenti direttamente quando accedono ai loro profili social. La rivista TIME l’ha definita una “nuova proposta radicale che potrebbe frenare le fake news sui social media” Ma con il diffondersi di un nuovo virus emerso a Wuhan e le elezioni americane alle porte, non era stato ancora visto il peggior effetto della disinformazione. E allora gli avaaziani non si sono fermati. Con un’altra indagine hanno mostrato come l’algoritmo stesso di Facebook fosse diventato una minaccia globale per la salute pubblica. Hanno reso noto tali scoperte su tutti i media e le abbiamo presentate direttamente alle autorità dell’UE e degli Stati Uniti. Ecco cosa farà la legge quando entrerà in vigore: Disintossicare l’algoritmo → piattaforme online, come Facebook, dovranno assumersi la responsabilità dei danni che causano alle nostre società, ad esempio del modo in cui i loro sistemi facilitano la diffusione di disinformazione, messaggi d’odio e contenuti tossici su Internet. Aprire la scatola nera → consentirà a revisori indipendenti, ricercatori e società civile di mettere sotto la lente di ingrandimento le loro azioni e scoprire gli illeciti. Forti sanzioni → le piattaforme saranno soggette a multe fino al 6% del loro profitto globale se non rispettano le regole (avete capito bene, parliamo di miliardi di euro!) Un passo avanti verso l’eliminazione delle pubblicità traccianti → sarà proibito l’utilizzo di dati sulle nostre convinzioni politiche o il nostro orientamento sessuale per indirizzarci con annunci pubblicitari e sarà totalmente vietato l’uso di dati per mostrare pubblicità ai bambini. Questo è un enorme passo avanti per il futuro di Internet e della democrazia.

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Si sta discutendo dell’abolizione dell’ergastolo ostativo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Ma non della cancellazione di questa terribile pena. Eppure questa condanna è un omicidio raffinato che vorrebbe salvare le coscienze, ahimè anche di molti cristiani, ma è inumano punire per sempre, senza un fine pena certo e scritto. Una punizione che solo in rari casi non è eterna perde di senso e si trasforma in tortura, vendetta e sadismo. E soprattutto questa pena leva il rimorso per qualsiasi male uno abbia commesso, perché le punizioni crudeli e senza futuro fanno sentire innocenti anche i peggiori criminali.Perché bisognerebbe abolire la “Pena di Morte Viva”, ostativa o no? Semplicemente per questi due articoli della nostra Costituzione: “È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” (Art. 13) “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27). Che cosa è “La Pena di Morte Viva”? Molte cose, ma è soprattutto una morte al rallentatore. La pena dell’ergastolo offende la dignità umana, produce sofferenza fisica e annulla il diritto al futuro che ogni persona, buona o cattiva che sia, dovrebbe avere. La pena dell’ergastolo in Italia trasforma la giustizia in vendetta e violenza perché ti toglie tutto, persino la possibilità di morire una volta sola. È una morte civile che ti tiene in uno stato di sofferenza insopportabile, perché è crudele fare coincidere la fine della pena con la fine della vita. La pena dell’ergastolo è una pena troppo crudele e inumana per non distruggere il migliore o il peggiore degli uomini. Molti ergastolani non sono più quelli che erano al tempo dell’arresto. Per questo alcuni non capiscono perché debbano continuare a scontare una pena che non finisce mai, per reati che non commetterebbero più. L’ergastolo non offre nessuna possibilità certa, la pena di morte almeno offre la fine della sofferenza. Il carcere a vita è una pena di morte dove il boia è il tempo e vieni ammazzato e torturato ogni secondo, ogni minuto, ogni giorno, ogni anno che passa. L’ergastolo non è come la pena di morte, come pensano in tanti, ma è molto peggio, perché muori rimanendo vivo. Purtroppo molti non sanno che questa pena ti lascia la vita ma ti divora la mente, il cuore e l’anima. Questa condanna è solo la certezza della fine, se a me questo non è accaduto è perché sono l’eccezione che conferma la regola. Ecco cosa mi ha scritto un ergastolano in carcere da trentasette anni, senza che abbia mai usufruito di un solo giorno di permesso:”Respiro, dormo, bevo, sogno, insomma vivo ma sarebbe meglio dire che muoio vivendo, dato che gli altri detenuti vivono per la libertà, gli ergastolani solo per morire. C’è la speranza, ma ormai questa è diventata come un filo d’acciaio a cui tutti si aggrappano, ma poi uno alla volta cadono tutti. Con la pena dell’ergastolo lo Stato si prende la vita di una persona come se questa fosse un oggetto e la ruba per sempre… è come cadere in un pozzo nero senza mai toccare il fondo”. Carmelo Musumeci

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Giornalisti europei arrestati in Iraq

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede alle istituzioni europee e alla Ministra degli Esteri tedesca di lavorare per il rilascio immediato di due operatori dei media arrestati in Iraq. La giornalista tedesca Marlene F. e il suo collega sloveno Matej K. sono stati arrestati dai militari nella regione settentrionale irachena di Sinjar alla fine di aprile. I due stavano facendo ricerche sulla comunità yezidi, contro la quale l’esercito iracheno sta aumentando le azioni. L’impressione è che l’esercito iracheno abbia voluto impedire di riferire sulla loro offensiva nella regione degli Yezidi. Ora veicoli corazzati dell’esercito iracheno stanno entrando nell’area di insediamento della comunità yezidi e attaccano le unità di autodifesa, apparentemente con lo scopo di disarmarle. Numerose persone sono già state costrette a fuggire a causa delle violenze. I due operatori dei media avevano fatto ricerche sulla comunità yezidi e sul genocidio da parte del cosiddetto “Stato Islamico” nel 2014 per diversi mesi, viaggiando nelle zone di insediamento yezidi. Di ritorno dalle celebrazioni del capodanno yazidi “Çarsema Sor”, sono stati arrestati dall’esercito iracheno. Nonostante le loro tessere stampa, sono stati perquisiti e minacciati, i loro zaini e telefoni confiscati. L’esercito iracheno ha annunciato sulla stampa locale che i due erano “combattenti stranieri” delle unità di resistenza di Sinjar (YBS). Già a gennaio, tre operatori dei media erano stati arrestati dall’esercito iracheno senza dare alcuna motivazione. Questi arresti sono preoccupanti. La situazione della comunità yezidi è ancora scottante. È difficile immaginare che gli Yezidi continuino a sperimentare odio e persecuzione. Solo attraverso un’autonomia assicurata la loro situazione in Iraq può migliorare. E solo se la gente qui ne sente parlare dai media può spingere verso questo miglioramento.

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MPS: a dir poco curiosa la sentenza che assolve tutti gli imputati

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

Doppiamente penalizzati i risparmiatori, che ora dovranno restituire gli importi ottenuti a titolo di risarcimento.Nessuna manipolazione del mercato, nessun falso in bilancio, nessun prospetto falsificato e nessun ostacolo all’autorità di vigilanza da parte dei manager del Montepaschi per coprire le perdite registrate dalla banca tra il 2008 e il 2012 a seguito dell’acquisizione di Antonveneta.Questa la curiosa decisione della Corte di Appello di Milano, che, tra non sussistenza dei fatti e prescrizioni, ha assolto tutti gli imputati nel processo sul caso banca Monte dei paschi di Siena (tra i quali l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex dg Antonio Vigni, le banche Deutsche Bank AG e Nomura).La sentenza ribalta le condanne in primo grado inflitte a fine 2019, quando il Tribunale di Milano aveva riconosciuto la scorrettezza della condotta delle banche che, di fatto, avevano falsato le notizie relative al reale “stato di salute” della banca, inducendo molti risparmiatori ad acquistare le azioni ad un prezzo non corrispondente al loro reale valore, impedendo inoltre agli stessi di disfarsene in tempo utile, prima che il valore delle azioni crollasse.Con il pronunciamento di ieri sono state revocate le confische agli enti per un totale di circa 150 milioni di euro.L’esito del processo è estremamente deludente per i risparmiatori, che confidavano di vedere riconosciute le proprie ragioni e di poter ottenere, tutti, i risarcimenti per le operazioni condotte dalla banca. Invece, oltre al danno, ora si aggiunge la beffa: i risparmiatori che avevano ottenuto dei risarcimenti a seguito della sentenza di primo grado dovranno restituire gli importi riconosciuti e pagare pro quota le spese del giudizio.La Federconsumatori, parte civile al processo, giudica insolita questa decisione, così distante da quella assunta in primo grado. In questo modo il punto di vista dei risparmiatori torna in secondo piano, relegandoli ad un’inesorabile condanna alla disparità informativa e all’impossibilità di valutare il reale rischio delle proprie operazioni finanziarie.“Questo non fa altro che minare ulteriormente la fiducia verso il sistema bancario e le attività finanziarie regolate, spingendoli verso mercati nuovi e ancora più rischiosi come quelli delle criptovalute” afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori. “Attendiamo di leggere le motivazioni dettagliate della sentenza e sulla base di queste decideremo come procedere, senza escludere un ricorso contro tale pronunciamento.”

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Giornata vittime odio razziale: Rojc (Pd), onorare sfruttati sul lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

“Ho sostenuto convintamente la proposta del collega Sandro Ruotolo di istituire il 18 settembre la ‘Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’odio razziale e dello sfruttamento sul lavoro’, colpevoli solo di cercare nel nostro Paese futuro per sé e per i propri cari.” Così la senatrice del Pd Tatjana Rojc all’indomani del voto nella commissione Affari istituzionali che ha approvato e licenziato per l’aula di Palazzo Madama il disegno di legge (primo firmatario il giornalista e senatore del gruppo misto Sandro Ruotolo) che porta anche la firma, tra gli altri, di Liliana Segre ed Emma Bonino. “Con questa nostra iniziativa – ha proseguito Rojc, che è stata relatrice della legge in commissione – vogliamo ricordare e commemorare le decine di ragazze e ragazzi vittime di odio razziale, come lo sono stati i sette giovani di Castel Volturno barbaramente ammazzati dalla camorra il 18 settembre 2008. E vogliamo onorare tutti quei giovani perseguitati solo per il colore della pelle e sfruttati terribilmente sul posto di lavoro nel nostro Paese. Saranno coinvolte particolarmente le scuole italiane che – ha concluso Rojc – promuoveranno le iniziative riguardanti la tutela dei diritti umani, la lotta all’odio razziale e allo sfruttamento del lavoro di questi giovani immigrati”.

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Antitrust: Rustichelli, ok offerte solo scritte luce e gas

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

L’Antitrust ha chiesto oggi una norma che preveda che “il vincolo contrattuale sorga solo a seguito della conferma dell’offerta, da parte del consumatore, per iscritto” per le offerte commerciali di luce e gas.”Bene, non possiamo che sottoscrivere la proposta dell’Authority. Da tempo lo chiediamo, visto che le bollette di luce e gas restano un mistero irrisolto del nostro Paese e, indipendentemente dal telemarketing selvaggio, è impossibile capire in una telefonata se il contratto offerto è più vantaggioso oppure no” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Servono anche sanzioni con importi più elevati, che abbiano vera efficacia deterrente rispetto ai comportamenti scorretti. Per quanto riguarda poi il telemarketing selvaggio, servono indennizzi automatici per chi riceve telefonate nonostante sia iscritto al Registro delle Opposizioni” conclude Vignola

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Aborto da affermare e difendere. Diritto umano. Il pericolo dell’emulazione Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

Un vento conservatore (come qualcuno lo chiama) sta arrivando sul Pianeta, e anche in Italia. La potenza di questo vento è in atto alla Corte Suprema Usa dove, rovesciando una sentenza del 1973, verrebbe meno il diritto federale all’interruzione di gravidanza; diritto che già alcuni Stati di quella federazione hanno modificato, limitandolo o abolendolo.Cose d’America? Certo. E di quell’America che oggi alcuni ritengono ci condizioni meno e di cui abbiamo meno bisogno, salvo poi evocarla quando militarmente (vedi Ucraina) ne abbiamo grande necessità. L’Europa di oggi è diversa da quella degli anni ‘70 del secolo scorso, quando gli Usa in materia, insieme a Francia e Uk erano riferimento di buona legislazione, di diritto e libertà. L’Europa di oggi, oltre ai colossi francese e britannico, in materia ha anche il colosso tedesco e quasi tutti gli altri Paesi dell’Ue, scandinavi ed ex-Urss in testa (tranne Polonia). Quindi i fatti d’America li potremmo osservare a distanza senza timore di qualche condizionamento nella nostra legge che – per quanto imperfetta, male applicata e boicottata – riconosce il diritto? Soprattutto in un Paese dove due dei maggiori partiti (FdI all’opposizione, e Lega al governo), si distinguono per vari tentativi di modifica restrittiva dell’attuale legge, col corollario di iniziative locali di cimiteri per i feti abortiti. Non solo, ma l’Italia di questi due partiti anti-abortisti è quella – Donald Trump, presidente che ha modificato l’attuale Corte Suprema che si accinge alle modifiche di oggi – plaudeva al golpista di Capitol Hill e coglieva ogni occasione per elogiarlo e farsi vedere insieme a lui . L’America, quindi, continua ad essere polo d’attrazione (non ideologico ma opportunista e da spettacolo) per chi vuole cancellare il diritto d’aborto… e tutto ciò che possa servire per dimostrare di essere “bravi” come gli americani. E soprattutto non aspettiamo di vedere che questo “tutto” accada: non trascuriamo di impegnarci perché quando questi partiti avranno i numeri anche in Parlamento abbiano un Paese distratto ed assuefatto all’indifferenza che oggi prevale per il boicottaggio dell’applicazione dell’attuale legge, quella che impone ancora il turismo abortivo in Italia e verso l’estero, nonché l’interruzione di gravidanza clandestina. La recente iniziativa dell’associazione Coscioni, “Aborto al sicuro”, è un campanello d’allarme sullo stato pietoso con cui la legge viene applicata in Italia.Informare, pretendere il rispetto della legge, denunciare, confrontarsi sono necessità perché, quando gli emuli dell’anti-aborto Usa si sentiranno più forti per agire in modo più incisivo di quanto già facciano oggi, si trovino una opinione pubblica informata, consapevole e pronta a difendere e applicare il diritto delle donne a disporre del proprio corpo.E chi, sempre distratto, crede che questo diritto possa essere una questione di donne o marginale, è bene ricordare che, tra le altre cose, il nostro modo di vita libero e democratico, si fonda anche su questo diritto umano. François-Marie Arouet: http://www.aduc.it

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Canone Rai. L’eterno problema irrisolto… che non sarà risolto

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

Il fatto che entro la fine dell’anno le istituzioni dovranno decidere come dovrà essere pagato il cosiddetto canone Rai è occasione per ripensare il nostro sistema pubblico di informazione radiotelevisiva? Occorrerebbe volontà politica. Tutti i partiti (governo e opposizione) hanno tornaconto dalla spartizione Rai e, al momento, non sembra che vogliano rinunciare agli interessi di bottega, ovviamente spacciati per interessi collettivi. Il nostro sistema di gestione e finanziamento della Rai (circa 1.630 milioni di euro all’anno) è erede di un mondo che non esiste più, quando i partiti erano espressione viva dei cittadini e tutto passava attraverso essi. Oggi i partiti sono gruppi di potere e di “clienti” che, a malapena votati dalla maggioranza degli elettori, parlano a se stessi, tant’è che anche le massime cariche esecutive delle istituzioni sono affidate a persone a loro esterne e che, proprio per questo, ispirano maggiore fiducia e credibilità… anche agli stessi partiti. Le comunicazioni e le informazioni oggi hanno molteplici canali di distribuzione, soprattutto quelli della Rete, ma il nostro sistema pubblico si finanzia ed è impostato come quando c’era il monopolio. Tant’è che la Rai è oggi in abuso di posizione dominate con i suoi concorrenti (essenzialmente mercato pubblicitario) che non fruiscono del canone: tutti lo sanno, autorità di controllo incluse, ma fanno salti mortali per dire che invece è tutto a posto… essere Stato, sembra che dia diritto a violare leggi che, altrimenti, sono applicate – solo per loro – ai concorrenti Rai.I sommovimenti a cui assistiamo, anche di partiti (Lega) che in passato hanno fatto iniziative per l’abolizione del canone, sono sempre nella logica di una migliore spartizione del potere. E’ di questi giorni, per esempio, un’interrogazione della Lega per sapere se i paventati aumenti del canone siano dovuti al fatto che un nuovo collaboratore Rai percepisce un compenso di 50mila euro al mese. Iniziativa in teoria nobile ma ad orologeria, visto che questo collaboratore viene tirato in ballo perché politicamente inviso ai leghisti, e altrettanto non viene richiesto per tanti collaboratori e giornalisti a libro paga dell’informazione di Stato. Non si discute e non si propongono, per esempio, cambiamenti radicali che, di per sé, non potrebbero che mettere la parola fine a questa gestione Parlamento/partiti. Sembra che, più che informazione istituzionale, l’interesse sia per uno strumento di propaganda, gestito da fedeli, spaziando anche sullo spettacolo. Gli elettori alcuni fa (1995 – 4) furono chiamati ad esprimersi sul modello di gestione con un referendum, e indicarono al legislatore la privatizzazione. Considerazione=zero! Vari tentativi di confronti e cambiamenti parlamentari sono rimasti lettera morta… il fatto che tutti i partiti (che mirano alla propria sopravvivenza) sono equamente rappresentati in Rai ha, di fatto, comprato le loro politiche.La fine della riscossione del canone in bolletta elettrica, quindi, sembra che non porterà a nulla di nuovo. La maggiore rivoluzione potrebbe essere (come avviene in Svezia, Norvegia, Finlandia, Belgio, Olanda e Spagna) che i mille e seicento milioni e rotti necessari alla gestione, invece di riscuoterli direttamente fossero presi dalla fiscalità generale. Canone quindi abolito! Ma da qualche parte questi proventi andranno presi e non ci stupiremmo, per esempio, qualche balzello sulla benzina (fonte eterna delle fiscalità più varie…). E comunque resterà l’irrisolto ed eterno problema: l’informazione come strumento di esercizio di potere e consenso e non come servizio… magari affidato ad una gara di appalto…François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Legge sui servizi digitali: accordo su uno spazio online sicuro e trasparente

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

Bruxelles. l negoziatori di Parlamento e del Consiglio UE hanno raggiunto un accordo politico provvisorio in merito alla legge sui servizi digitali (Data Services Act – DSA). Insieme alla legge sui mercati digitali (Digital Marktes Act – DMA).Il DSA stabilirà gli standard per uno spazio online più sicuro e aperto per gli utenti e condizioni di parità per le aziende negli anni a venire. Con le nuove regole, i servizi di intermediari, cioè le piattaforme digitali – come i social media e i mercati online – dovranno adottare delle misure per proteggere gli utenti da contenuti, beni e servizi illegali. – Responsabilità algoritmica: la Commissione europea e i Paesi UE avranno accesso agli algoritmi delle grandi piattaforme digitali; – Rimozione rapida dei contenuti illegali online, compresi prodotti e servizi: procedura di “notifica e azione” più chiara, grazie alla quale gli utenti potranno – segnalare i contenuti illegali e le piattaforme digitali dovranno agire rapidamente; – Protezione dei diritti fondamentali online: garanzie più forti per assicurare che tali notifiche siano utilizzate in modo non arbitrario e non discriminatorio e nel rispetto dei diritti fondamentali, tra cui la libertà di espressione e la protezione dei dati; – Mercati online più responsabili che dovranno assicurare agli utenti l’acquisto di prodotti o servizi sicuri, rafforzando i controlli sull’affidabilità delle informazioni fornite dai commercianti (secondo il principio “Know Your Business Customer”) ed evitando che contenuti illegali appaiano sulle proprie piattaforme, anche attraverso controlli casuali; – Maggiore protezione per le vittime di violenza informatica, soprattutto per quanto riguarda la condivisione non consensuale (revenge porn) soggetta a rimozione immediata; – Sanzioni: le piattaforme digitali e i motori di ricerca potranno essere multati fino al 6% del loro fatturato mondiale. Nel caso di piattaforme digitali di grandi dimensioni (con più di 45 milioni di utenti), la Commissione europea avrà il potere esclusivo di chiedere l’osservanza delle norme; – Meno oneri e più tempo per adattarsi per le PMI: un periodo più esteso per familiarizzare con le nuove regole e promuovere l’innovazione nell’economia digitale. La Commissione seguirà da vicino i potenziali effetti economici dei nuovi obblighi sulle piccole imprese. – I nuovi obblighi di trasparenza per le piattaforme permetteranno agli utenti di essere meglio informati su come vengono raccomandati i contenuti (sistemi di raccomandazione) e di poter scegliere almeno un’opzione non basata sulla profilazione; – Pubblicità online: gli utenti avranno un controllo migliore su come vengono utilizzati i dati personali. La pubblicità mirata sarà vietata quando si tratta di dati sensibili (ad esempio l’orientamento sessuale, la religione, l’etnia); – Protezione dei minori: le piattaforme accessibili ai minori dovranno adottare misure specifiche per proteggerli, anche vietando completamente la pubblicità mirata; – Vietata la manipolazione delle scelte degli utenti attraverso i “dark patterns”: le piattaforme digitali e i mercati online non dovranno indurre le persone a utilizzare i loro servizi – ad esempio, dando maggior risalto a una particolare scelta o sollecitando l’utente a cambiare la propria selezione attraverso pop-up. Inoltre, cancellare l’abbonamento a un servizio dovrà essere facile come sottoscriverlo; – Risarcimenti: gli utenti avranno il diritto di chiedere un risarcimento per qualsiasi danno o perdita subita a causa di violazioni delle norme da parte delle piattaforme.Le piattaforme digitali di grandi dimensioni dovranno rispettare obblighi più severi ai sensi del DSA, proporzionati ai significativi rischi sociali che comportano quando diffondono contenuti illegali e dannosi, compresa la disinformazione. – Le piattaforme digitali di grandi dimensioni dovranno valutare e mitigare i rischi sistemici e sottoporsi a verifiche indipendenti ogni anno. Inoltre, quelle che usano i cosiddetti “sistemi di raccomandazione” (algoritmi che determinano cosa vedono gli utenti) dovranno fornire almeno un’opzione che non sia basata sulla profilazione; – Misure speciali in tempi di crisi: qualora si verificasse una crisi, come una minaccia alla sicurezza pubblica o alla salute, la Commissione potrà richiedere alle piattaforme digitali di grandi dimensioni di limitare qualsiasi rischio imminente nel proprio spazio. Queste azioni specifiche saranno limitate a tre mesi. Il testo dovrà essere finalizzato a livello tecnico e verificato da giuristi-linguisti, prima che il Parlamento e il Consiglio possano dare la loro approvazione formale. Una volta completato la procedura, il Regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE e le regole cominceranno ad essere applicate 15 mesi dopo. Dal 23 al 27 maggio, una delegazione della commissione per il mercato interno del PE visiterà diversi quartieri generali di aziende (Meta, Google, Apple e altri) nella Silicon Valley per discutere del pacchetto Digital Services Act, e altre leggi digitali in cantiere, e sentire la posizione di aziende americane, start-up, università e funzionari governativi.

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Alfredo Mantovano: Droga le ragioni del no

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 aprile 2022

Con la sentenza n. 51/2022 la Corte Costituzionale ha dichiarato non ammissibile il quesito referendario che puntava a rendere legale la coltivazione di piante da cui ricavare qualsiasi tipo di stupefacente, inclusi papavero da oppio e coca, e ad abolire la reclusione per il traffico e lo spaccio delle droghe c.d. leggere. Tuttavia lo sforzo per liberalizzare la droga prosegue: in tale direzione all’ordine del giorno dell’Aula della Camera dei Deputati, dopo l’approvazione in Commissione Giustizia, vi è un testo che riunisce varie proposte di legge. Con questo volume, che si inserisce nel solco dei precedenti sull’eutanasia e sul d.d.l. Zan, si intende offrire un quadro d’insieme che:- illustra gli effetti delle principali sostanze stupefacenti, in particolare dei derivati della cannabis, sul fisico, sul sistema neurologico e sull’equilibrio psichico, – riassume l’evoluzione del quadro normativo dalla prima legge di disciplina della materia fino alle più recenti sentenze costituzionali e di legittimità, e al testo unificato all’esame del Parlamento,- descrive il profilo criminologico del traffico, della diffusione e del consumo delle droghe in Italia,- replica ai più frequenti luoghi comuni che si usano per sostenere la legalizzazione di quelle c.d. leggere, anche alla luce di quanto accaduto negli ordinamenti che hanno introdotto leggi permissive, – apre la prospettiva sul pieno recupero della persona, sul quale sono impegnate da tempo le Comunità. Il volume contiene i contributi di: Domenico Airoma, Daniela Bianchini, Francesco Cavallo, Massimo Gandolfini, Luca Navarini, Alfredo Mantovano, Domenico Menorello, Daniele Onori, Massimo Polledri, Roberto Respinti, Mauro Ronco. A cura di Alfredo Mantovano Cantagalli 2022 | pp. 272 | euro 20,00.

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Trasporti: Art avvia indagine su diritti utenti autostrade

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

L’Autorità dei Trasporti ha avviato un’indagine conoscitiva per raccogliere ogni elemento utile ad avviare un procedimento di definizione del contenuto minimo degli specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possono esigere nei confronti dei concessionari autostradali e dei gestori delle aree di servizio.”Bene, ottima notizia! Questi diritti degli utenti avrebbero dovuto essere fissati già nelle concessioni, quando si sono svenduti monopoli pubblici per trasformali in monopoli privati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Invece l’unica cosa che fu garantita fu la remunerazione degli investimenti, con i gestori delle autostrade che avevano diritto per legge alla rivalutazione della tariffa in base all’inflazione, a differenza di dipendenti e pensionati. Poi per fortuna, grazie all’Authority dei Trasporti, a partire dal 2019 si è almeno impedito alle concessionarie di inserire voci improprie per giustificare gli aumenti dei pedaggi autostradali. Ora speriamo in un altro passo a difesa dei diritti calpestati degli automobilisti, considerati polli da spennare” conclude Dona.

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Tatari di Crimea sotto occupazione russa

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

La propaganda russa viene sempre più imposta nelle scuole della Crimea annessa dalla Russia, come l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha appreso da ambienti tatari di Crimea: I Tatari di Crimea riferiscono che i bambini della capitale Simferopol vengono sollecitati dalle autorità scolastiche a scrivere lettere di ammirazione ai soldati russi. In lezioni scolastiche appositamente convocate, viene detto loro che l’annessione della Crimea da parte della Russia era legale e che il Majlis, il Congresso tataro, è un’organizzazione estremista e terrorista. Il gruppo di autodifesa dei Tartari di Crimea Medzhi è stato bandito esattamente sei anni fa, il 13 aprile 2016. Dopo l’invasione russa della Crimea, iniziata nel febbraio 2014, decine di migliaia di Tatari di Crimea sono fuggiti sulla terraferma ucraina. Dopo l’inizio della guerra di aggressione russa il 24 febbraio 2022, molti di loro stanno nuovamente fuggendo dall’esercito russo. Per non mettere in pericolo le loro famiglie rimaste in Crimea, devono tenere segreta la loro identità quando parlano con i media. Per i Tatari di Crimea, la guerra di Putin è già iniziata nel 2014. Anche se Putin aveva promesso in un discorso nel marzo 2014 che i Tatari di Crimea avrebbero mantenuto i loro diritti e vissuto in libertà, è diventato rapidamente ciò che gli occupanti russi avevano realmente in mente. Con arresti illegali, perquisizioni domiciliari, torture, omicidi e sparizioni di Tatari di Crimea, le autorità russe hanno alimentato la paura. I media indipendenti dei Tartari di Crimea sono stati schiacciati. Bandendo il Medmly, gli occupanti russi hanno distrutto il più importante portavoce della comunità indigena tatara di Crimea. Il 18 maggio 2022 segna il 78° anniversario della deportazione dei Tatari di Crimea da parte di Stalin. Nel 1944, 238.500 Tatari di Crimea, la maggior parte dei quali erano donne e bambini, furono deportati collettivamente in Asia centrale. A loro è stato permesso di tornare in Crimea solo dalla fine degli anni ’80. Nel 2015, il parlamento ucraino ha riconosciuto la deportazione sotto Stalin come genocidio. Contrariamente alla propaganda russa, la Crimea non è riconosciuta come parte della Russia, ma appartiene all’Ucraina. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha condannato l’annessione russa della Crimea come illegale nel dicembre 2018.

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Giustizia giusta anche quando è lenta….

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2022

Prendiamo tre recenti sentenze che, pur se è diffusa la soddisfazione per la giustezza della pronuncia, hanno caratteristica di tempi da brivido. Dopo 13 anni sono stati condannati i militari responsabili della morte di Stefano Cucchi. Dopo 23 anni sono stati condannati i responsabili della morte del parà Emanuele Scieri. Dopo 43 anni son stati condannati alcuni degli autori della strage di Bologna. Ogni sentenza ha ovviamente ampia giustificazione dei giudici per il tempo che è occorso a mettere la parola fine. Giudici che hanno fatto il loro lavoro, strutture giudiziarie all’altezza della bisogna. Parenti delle vittime, opinione pubblica e affidabilità/rispettabilità delle istituzioni, messi alle corde per la lunga attesa, ma sostanzialmente indenni perché “giustizia è stata fatta”, “ne è valsa la pena aspettare”, “ora siamo sereni”. Mettiamo da parte i protagonisti di questi tre fatti e immedesimiamoci nei panni di: – chi, coinvolto in una vicenda giudiziaria, si appresta ad intraprendere il percorso che dovrebbe dargli giustizia. Brivido. Come si può fare senza giudici e tribunali? Rinuncio. Il più estremista: mi faccio giustizia da solo, anche se fosse solo cercare di fregare la giustizia ad ogni minima occasione. – avvocati. Due tipi: quelli che si fregano le mani ché hanno per anni ed anni assicurato il lavoro; e quelli che si angosciano coi loro clienti, studiando e architettando ogni metodo per abbreviare ma che, nella quasi totalità dei casi, sfiancati accettano lo stato di fatto e cercano coi clienti di farsi reciprocamente meno male. – giudici. A parte un manipolo (in genere occulto) che cerca di fare l’impossibile, la quasi totalità si aggiusta ad una fatalità della vita in cui routine del lavoro e indifferenza per lo stesso non si distinguono, alimentata anche dal fatto che lo stipendio, di riffa o di raffa, è sempre in aumento. E anche se questa routine comporta un affievolimento delle loro capacità (essere giudici su un fatto di quarant’anni fa…. manco fossero storici più che giudici), sono poco interessati a considerare la criticità temporale, tanto a loro, fallace o meno che sia ciò che fanno, nulla cambia. Questa fotografia triste e deprimente corre il rischio di essere “leggermente” incrinata dai referendum sulla giustizia giusta che siamo chiamati a votare il prossimo 12 giugno. Il regime che ci governa ha fatto e sta facendo di tutto perché nulla cambi: la data scelta è altamente a rischio non-partecipazione e se quest’ultima non è di almeno il 50%+1 degli aventi diritto, salta tutto. Inoltre, il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati che faceva parte del “pacchetto”, non è stato ritenuto costituzionale dalla Corte. Il regime che ci governa, oltre a determinare la data della chiamata alle urne, dovrebbe vigilare e intervenire ché l’informazione degli elettori sia soddisfatta, cioé servizio pubblico Rai. Visto qualcosa? Tra avvocati che si sfregano le mani per gli incassi, giudici che senza responsabiità trattano le vicende come una pratica dell’ufficio anagrafe, regime politico all’opera per boicottaggio… ma guarda un po’, chi sono le vittime? Gli utenti del servizio giustizia. Ci raccomandiamo che le nostre istituzioni continuino a fare appelli di giustizia e rispetto, non sappiamo quanti vi faranno fede, e non ce ne stupiamo. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Ridiamo la cittadinanza agli italiani che l’hanno perduta in seguito ad espatrio

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

“La cittadinanza è di nuovo all’ordine del giorno della Camera dei Deputati. Infatti, la riforma della cittadinanza che prevede l’introduzione dello ius scholae è attualmente in discussione in Commissione Affari Costituzionali.Un testo semplice e di facile comprensione che tuttavia manca dell’attenzione agli italiani all’estero che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio ed oggi si trovano ad essere stranieri secondo la legge pur essendo nati e cresciuti in Italia.Per queste ragioni abbiamo presentato degli emendamenti che prevedono la possibilità di riacquistare la cittadinanza italiana con una semplice richiesta amministrativa al Consolato competente per residenza estera per coloro che hanno perso la cittadinanza italiana in seguito ad espatrio.Abbiamo anche previsto che tale possibilità venga estesa anche alle donne italiane per nascita che hanno perduto la cittadinanza, a seguito di matrimonio con uno straniero, contratto prima del 1° gennaio 1948 e ai loro figli.Si tratta di emendamenti dettati dal buon senso, tesi a riconoscere una condizione di fatto, quella di essere italiani sia sul piano culturale che di nascita, ma che manca del riconoscimento giuridico.Vogliamo che gli italiani di fatto si possano sentire italiani a tutti gli effetti e quindi anche secondo il diritto.Auspichiamo, pertanto, che su questo ci sia una ampia convergenza che porti all’approvazione dei nostri emendamenti tenendo conto, quindi, dell’evoluzione della disciplina sulla cittadinanza sia a livello interno che internazionale.” Lo hanno dichiarato le deputate di Forza Italia Annagrazia Calabria (Vicepresidente Commissione Affari costituzionali) e Fucsia Fitzgerald Nissoli (Coordinatrice di Forza Italia in Nord e Centro America).

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Processo dopo 23 anni dal fatto.. Giustizia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

Si è aperto il 4 aprile di quest’anno a Pisa il processo in Corte d’Assise per fare luce sulla morte, 23 anni fa, del parà Emanuele Scieri per un presunto atto di nonnismo militare. La vicenda è nota in tragicità e sintomaticità, comitati ad hoc si sono costituiti nel tempo per far luce e giustizia. Fatti talmente tragici che sembra abbiano avuto ed hanno il sopravvento su un altro aspetto: 23 anni perché il processo cominciasse. Ventitre anni in cui la doppia funzione della Giustizia non ha potuto manifestarsi: Giustizia in sé e allerta/certezza per scongiurare altri atti del genere. Per la Giustizia in sé emerge in modo particolare il dolore dei familiari, amici e commilitoni dell’epoca del giovane 26enne. Oltre lo sconforto civico e umano di ogni persona di buon senso che non si rassegna alla barbarie di questa attesa. Per l’allerta/certezza – colpevoli o meno che saranno giudicati gli imputati – cosa hanno comportato questi 23 anni di attesa? Quanti altri atti del genere (magari senza il morto e lo specifico clamore) non sono stati scongiurati grazie al monito che una sentenza rappresenta per la comunità? Sentenza, sia chiaro, di condanna o assoluzione… poco importa, ma “sentenza” che comunichi ed educhi su presenza, vigilanza e giustizia di uno dei poteri dello Stato.Se non ci si indigna e non si reagisce per questi 23 anni, vuol dire assecondare il regime che, per silenziare, demotivare e boicottare i referendum sulla giustizia giusta, ha fissato la data elettorale per il prossimo 12 giugno, auspicando con calcolo politico l’annullamento degli stessi per mancanza di quorum (1). Referendum che non possono essere panacea di tutto quello che non funziona nella Giustizia: a fronte di un potere dello stato che amministra questa Giustizia conservandosi, tutelandosi e procrastinando il corporativismo, i Referendum, al di là e oltre gli specifici quesiti, sono un segnale, un urlo di dolore degli elettori al potere legislativo perché non si continui con altri “23 anni”. François-Marie Arouet – Aduc http://www.aduc.it

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Telefonate indesiderate. Nuove norme, ma occorre semplificare denunce dei consumatori

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

Dopo due mesi dall’approvazione dell’allargamento del Registro Pubblico delle Opposizioni ai cellulari, la norma è approdata in Gazzetta Ufficiale, dove entrerà in vigore fra quindici giorni, ma ci vorrà tempo perché realmente funzioni. Dovranno essere completate le consultazioni con gli operatori; il ministero dello Sviluppo Economico dovrà entro 60 giorni stilare un regolamento tecnico; la messa a punto di sistemi informatici specifici; infine ci vorrà una nuova convenzione con la Fondazione Ugo Bordoni, che gestisce il Registro attuale. Si arriverà così al 27 luglio, poco prima di quel 31 luglio quando scadrà il vecchio registro. Avremo il nuovo registro, o una proroga del vecchio? Vedremo…Le nuove norme, sulla carta, sono apprezzabili anche se arrivano molto in ritardo: l’inclusione dei cellulari, il divieto che riguarda anche le telefonate robotiche, l’efficacia retroattiva della revoca del proprio consenso espresso in passato, ecc. Il problema, come sempre, riguarda l’efficacia del sistema di controllo e sanzioni: sarà efficace? Si possono già intravedere potenziali problemi che potrebbero rendere in parte inefficace il nuovo registro.Il problema principale riguarda i controlli e le sanzioni, che vengono comminate su denuncia del consumatore al Garante della privacy. Attualmente, non basta segnalare il numero di telefono di chi ci ha chiamato, ma occorre fornire molte informazioni su chi ha chiamato – informazioni che il consumatore non ha, non può ottenere, e anche se al telefono gli fossero state fornite, potrebbero essere false come spesso accade. Il consumatore dovrebbe limitarsi a segnalare il numero da cui ha ricevuto la chiamata e l’argomento, in modo snello e rapido, altrimenti non lo farà. Per denunciare una telefonata illecita al Garante oggi occorre stampare un modulo, compilarlo in tutte le sue parti, firmarlo, scannerizzarlo e rispedirlo (modulo reclamo e informazioni del Garante in allegato – 1) Un sistema molto più efficace a cui riferirsi per segnalare le violazioni sarebbe quello del registro delle opposizioni negli USA, semplice e rapido – 2). In breve, senza un sistema rapido e snello di denuncia, i consumatori saranno scoraggiati dal denunciare, e le sanzioni non arriveranno.Altra possibile vulnerabilità riguarda le chiamate di call center stranieri, in particolare quelli extraUE: dubitiamo che il regolamento appena pubblicato possa dissuaderli dal chiamare.Infine, nulla può fare il Registro contro le truffe vere e proprie (in ambiti come il trading online, smishing, ecc.), che presumibilmente continueranno senza pausa.Comunque, sarebbe già un mezzo successo se il Registro divenisse operativo entro fine luglio e riducesse significativamente le telefonate indesiderate che ogni giorno ci massacrano. http://www.aduc.it

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Ennesimo provvedimento dell’Antitrust nei confronti di una compagnia telefonica

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

Questa volta nel mirino dell’AGCM c’è Iliad, sanzionata per 1,2 milioni di euro per pubblicità ingannevole. L’intervento dell’Authority fa riferimento alla formulazione ingannevole utilizzata dall’azienda per comunicare alla clientela informazioni determinanti in merito ad offerte compatibili con la tecnologia 5G, omettendo o fornendo in modo non corretto elementi fondamentali per effettuare una scelta consapevole quali la necessità di adeguata copertura territoriale della rete 5G e l’utilizzo di idoneo dispositivo. Ancora una volta, quindi, l’Autorità interviene nei confronti di una società di telecomunicazioni che non rispetta i diritti degli utenti, peraltro con particolare riguardo ad un tema come quello del 5G, su cui nell’opinione pubblica è ancora elevato il livello di disorientamento e disinformazione e su cui quindi permane una particolare necessità di trasparenza e correttezza.Nonostante in questi anni siano stati emessi regolamenti e delibere in materia di tutela del consumatore, la normativa vigente conferma la sua inadeguatezza: l’elevata frequenza con cui gli operatori vengono sanzionati dalle Authority per questo tipo di condotte dimostra la necessità di una regolamentazione più stringente, con strumenti che costituiscano un reale deterrente nei confronti delle pratiche commerciali scorrette.Non ci stanchiamo di evidenziare quanto poco si siano rivelate efficaci in questi anni le mere sanzioni ex post. Episodi del genere dimostrano la assoluta e urgente necessità di attuare una riforma dell’attuale sistema di regolazione del settore delle telecomunicazioni, prevedendo un sistema di vigilanza capillare e tempestivo e soprattutto riconoscendo alle Authority concreti poteri coercitivi.

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Durante la pandemia è cresciuta la pirateria nel mondo del libro

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

Durante la pandemia è cresciuto in Italia il fenomeno della pirateria di libri a stampa, ebook e audiolibri: in base alla seconda analisi commissionata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) all’istituto di ricerca Ipsos, nel 2021 si sono compiuti 322.000 atti di pirateria al giorno, in crescita del 5% rispetto al 2019 (tutti i materiali e la nota informativa disponibili sul sito di AIE). Dopo la prima edizione del 2019, la ricerca di Ipsos, presentata durante un incontro organizzato da Gli Editori – l’accordo di consultazione tra AIE e la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) – ha raffinato il sistema di calcolo del giro d’affari sottratto al mercato legale: la pirateria priva il mondo del libro di 771 milioni di euro di fatturato, pari al 31% del valore complessivo del mercato al netto di editoria scolastica ed export (i valori, visto il cambio del metodo di calcolo, non sono paragonabili con quelli del 2019). Per il sistema Paese, conteggiando quindi anche le attività collegate a partire dalla logistica, i servizi e altro ancora, questo si traduce in una perdita di 1,88 miliardi di fatturato e un mancato gettito fiscale di 322 milioni di euro. La filiera del libro perde 5.400 posti di lavoro, che diventano 13.100 con l’indotto. Il fenomeno coinvolge più di un italiano su tre sopra i 15 anni (il 35%), il 56% dei professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri) e l’81% degli studenti universitari (la sintesi è in allegato).Per questo Gli Editori chiedono al governo di intervenire: “Leggere, ascoltare o addirittura distribuire libri e audiolibri piratati significa contribuire a un fenomeno che toglie risorse economiche e posti di lavoro all’editoria, introiti fiscali allo Stato e che riduce le opportunità per i giovani creativi di poter vivere del loro lavoro grazie ai diritti d’autore” ha spiegato il presidente di AIE Ricardo Franco Levi. “Le persone ne devono essere coscienti, e consapevoli che possono essere chiamate a rispondere per gli atti illeciti che compiono: su questo serve l’impegno delle istituzioni. La pirateria colpisce tutte le industrie creative italiane – editoria libraria e periodica, tv, cinema, musica – e laddove si sono avviate efficaci campagne di contrasto, come sugli abbonamenti alle tv a pagamento, i risultati iniziano a farsi vedere”. Ad essere danneggiati sono tutti i settori del mondo editoriale: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 36 milioni di copie l’anno (stampa e digitale), per un mancato fatturato di 423 milioni di euro. Le copie (stampa e digitale) perse nel settore universitario sono 6 milioni, pari a un fatturato di 230 milioni di euro; quelle nel settore professionale – libri a stampa, digitali e banche dati – sono pari a 2,8 milioni di copie, con una perdita a valore di 118 milioni di euro.

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Attenzione al termine di prescrizione delle bollette di luce e gas

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

Perché molto spesso le società di fornitura approfittano dalla mancanza di conoscenze del consumatore in merito per chiedergli pagamenti che in realtà non sono dovuti.Come sappiamo in tema di bollette di conguaglio la Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (art. 1, commi da 4 a 10) ha previsto che nei contratti di fornitura di energia elettrica, gas e servizio idrico il diritto al corrispettivo si prescriva in due anni, limitandone però l’ambito di applicazione alle sole fatture con scadenza successiva al 1° marzo 2018 per il settore elettrico, al 1° gennaio 2019 per il settore gas e al 1° gennaio 2020 per settore idrico.Ma da quale momento si calcolano i due anni?A far luce su questo ci ha pensato il Giudice di Pace di Milano, con Sentenza n. 2017/2022, con la quale ha stabilito che il giorno in cui inizia a decorrere il termine di prescrizione non è quello in cui viene emessa la bolletta di conguaglio, ma quello in cui “il diritto possa essere fatto valere”.Ma cosa significa questo? Codacons: “Vuol semplicemente dire che le società di fornitura non possono spostare in avanti l’inizio del conteggio della prescrizione a loro piacimento, emettendo in ritardo la bolletta di conguaglio – afferma il Presidente Nazionale del Codacons, Marco Donzelli – ma tale termine, a prescindere da quando la bolletta sia stata emessa, decorre dal giorno in cui il fornitore per il tramite dei letturisti della società di distribuzione può eseguire la lettura dei consumi dal contatore.”

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