Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Caporalato: Pugno duro anche con i cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“I fenomeni di sfruttamento del lavoro vanno stroncati senza indugi, non possiamo aspettare la tragedie come quella accaduta in questi giorni in Puglia. Vale se a sfruttare gli immigrati sono gli italiani, ma anche se a farlo sono i cinesi, come accade a Prato. Richiedenti asilo e clandestini irregolari africani pagati un massimo di 3 euro l’ora per lavorare nei telai e nelle serre della filiera dell’illegalità. Un fenomeno che la sinistra, a cui piace fare moralismo, ha completamente ignorato permettendo all’imprenditoria illegale cinese di proliferare fino a far penetrare la mafia nel nostro territorio”. E’ quanto afferma il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.”In Toscana sono stati spesi milioni e milioni di euro per i controlli nelle aziende cinesi, tollerando violazioni gravissime nel nome di un’integrazione che non c’è – sottolinea Donzelli – com’è possibile che nessuno degli ispettori della Regione si sia mai accorto di quello che accade? A Prato, come in altre realtà, ci sono uomini e donne schiavizzati, sfruttati, umiliati dai cinesi e senza diritti per colpa di chi ha permesso un’invasione incontrollata. E’ anche per questo che abbiamo chiesto, senza essere ascoltati, che l’Antimafia mettesse gli occhi sui fenomeni della criminalità cinese – conclude Donzelli – continueremo a batterci perché lo Stato, che sia il governo nazionale o gli enti locali, adotti la linea dura contro questi fenomeni mettendo in campo tutti gli strumenti, compreso quello di applicare le norme antimafia”.

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La sicurezza sul lavoro è una cosa seria

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Lo abbiamo sottolineato più volte – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – e vogliamo farlo ancora una volta a pochi giorni dagli incidenti stradali in cui sono morti 16 braccianti agricoli che lavoravano per meno di tre euro l’ora tra i campi di pomodoro in Puglia: la vera agricoltura non ha niente a che vedere con tutto questo.
Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo evidenziare i valori alla base del sistema agricolo e la loro, non semplice estraneità, ma totale contrapposizione ad ogni logica di sfruttamento del lavoro e delle persone. Queste considerazioni – prosegue Tiso – vanno ribadite con ulteriore forza dopo la reintroduzione dei voucher, e questo perché riconoscere la stagionalità di alcuni lavori non significa in alcun modo avallare forme di sfruttamento e di svilimento della dignità umana. Il nostro auspicio – conclude Tiso – è che tragedie come queste non raccolgano più il solito cordoglio di circostanza, ma diano invece inizio a dibattiti più seri e approfonditi su come garantire la sicurezza sul lavoro agricolo e su come debellare le tante forme di criminalità presenti al suo interno.

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Operatori telefonici e condotte aggressive

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Siamo ovviamente soddisfatti per la sanzione comminata dall’Antitrust alle compagnie telefoniche Wind Tre S.p.A, Telecom Italia S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A che hanno posto in essere condotte aggressive: gli operatori inviavano lettere di sollecito di pagamento attraverso le quali minacciavano di iscrivere il nominativo in una banca dati, denominata S.I.Mo.I.Tel., non ancora operativa al momento dell’invio delle lettere, né ad oggi, con l’obiettivo ben preciso di indurre a pagare la somma addebitata. Inducevano i malcapitati a credere che fosse preferibile pagare l’importo richiesto, per evitare l’iscrizione nella banca dati.Soddisfatti si, ma si poteva evitare benissimo non costituendo la banca dati S.I.Mo.I.Tel. Ma che cos’è il SIMoITel?
Da definizione presente sul sito: “E’ una banca dati specifica del settore telefonico in cui possono essere trattati i dati personali dei soli clienti degli Operatori telefonici (aderenti a tale banca dati) che non hanno effettuato dei pagamenti dovuti a tali Operatori”. La costituzione del SIMoITel è stata autorizzata dal Garante della Privacy con suo Provvedimento del 8 ottobre 2015, che permette il trattamento dei dati dei clienti morosi (degli Operatori telefonici aderenti a tale banca dati) anche senza il loro espresso consenso, purché nel rispetto di determinate condizioni prescritte nel Provvedimento stesso. Il SIMoITel è gestito dalla società CRIF S.p.A.(Centrale Rischi Finanziari).
E’ stata creata con lo scopo di contrastare le notevoli perdite economiche subite dagli Operatori telefonici italiani a causa dei mancati pagamenti dei propri clienti. Notare come in seguito al fatto che probabilmente questo meccanismo di autotutela non fosse ancora in vigore, e tuttora non lo sia, gli Operatori hanno pensato bene di rifarsi con altri strumenti, sempre scorretti, quali ad esempio la tariffazione a 28 giorni.“Codici fu l’unica ad opporsi, inoltre in virtù dell’accordo tra operatori e consumatori, il Garante della Privacy diede il suo benestare autorizzando questa oscenità. Codici lo aveva previsto, afferma Luigi Gabriele – Responsabile Affari Istituzionali, per questo possiamo dire serenamente che non è stato fatto in nostro nome. Tirino fuori i verbali con i nomi di chi ha contribuito a realizzare questa lista di nera di consumatori”.

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Sicurezza stradale: stragi sulle strade italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

“Roma In due incidenti, uno nel foggiano e l’altro a Bologna, si sono registrate 14 vittime e oltre 60 feriti, con un bilancio che, secondo le indiscrezioni di stampa, sarebbe destinato a precipitare. Due incidenti molto diversi tra loro che, tuttavia, devono farci ancora una volta riflettere sull’emergenza della sicurezza stradale nel nostro Paese”. Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, promossa anche da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani. “Si mettano in campo tutti gli strumenti per risolvere definitivamente il problema, ed i nuovi Parlamento e Governo – aggiunge il Portavoce di BastaUnAttimo – ragionino seriamente sull’Istituzione di un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale. “Chiederemo un incontro urgente al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, per rappresentargli la necessità di uno strumento utile a favorire maggiori sinergie tra tutte le Istituzioni, al fine di mettere in atto azioni risolutive”. “Gli ambiti di intervento su cui lavorare sono molteplici, ma su tutti c’è quello della formazione – conclude Lentino – soprattutto nei confronti di giovani e giovanissimi, portandoli ad acquisire una maggiore consapevolezza dei pericoli che la strada riserva’.

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Servizio di Pronto Soccorso: tra sovraffollamento e ritardi il bilancio, è negativo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Il Pronto Soccorso, il primo servizio d’emergenza a cui va incontro il cittadino che necessita di cure tempestive, è in uno stato di disorganizzazione tale che, da nord a sud della Penisola, la situazione non cambia, specie nel periodo estivo, e si moltiplicano le storie e casi di mancata assistenza sanitaria.L’allarme per la situazione cresce e nei Pronto Soccorso italiani a volte degenera in attacchi al personale medico. Di fronte a queste vicende il Ministro della Salute Grillo, invece di assicurare una migliore qualità del servizio, annuncia un ddl per impegnare le Forze Armate nel controllo degli Ospedali, per contrastare il fenomeno delle aggressioni a infermieri e medici, soprattutto per le ore di attesa nei pronto soccorso che alimentano rabbia di pazienti e operatori.Il Ministro Grillo promette un rafforzamento delle “front line” degli ospedali con l’invio di medici generici. Nel frattempo l’accesso alle cure risulta una battaglia senza fine, tra persone che aspettano fino a dieci ore per poi sentirsi dire di tornare a casa perché il personale è impossibilitato a garantire le cure e situazioni limite di caos, causato dalla mancanza di personaleI pazienti in attesa di cure al Pronto Soccorso lamentano spesso l’insorgenza o l’aggravamento delle piaghe da decubito, una problematica che spesso viene trascurata. C’è mancanza di comunicazione tra i medici sulla necessità di trattamento della lesione e la fornitura del letto adeguato al caso. Talvolta, queste problematiche, trascurate per troppo tempo, sono causa di morte tra i pazienti.“Segnaliamo un progressivo peggioramento della qualità del Servizio Sanitario Nazionale, un tempo fiore all’occhiello italiano, ma ad oggi giunto completamente allo sfascio – afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Occorre restituire credibilità agli ospedali territoriali, garantendo i servizi necessari per dare un’adeguata risposta ai cittadini che si rivolgono a tali strutture, e ritrovare il rapporto medico di base- paziente, che potrebbe portare ad “alleggerire” il numero di persone che si rivolgono al Pronto Soccorso”.Una migliore comunicazione sulle diagnosi tra struttura ospedaliera e medico di base, eviterebbe inoltre ricoveri non necessari. L’ospedale territoriale deve tornare ad essere un punto di primo servizio al malato che possa garantire risposte ed interventi tempestivi, adeguati ed ottimali alle persone di ogni età che giungono in Ospedale per problematiche di urgenza ed emergenza, facendo fronte alle necessità del cittadino ammalato o anziano. CODICI, oltre ad assistere i cittadini con le varie campagne sulla sanità “Indignamoci”, “Riprendiamoci la salute”, “Piaghe da decubito”, ha aperto uno sportello dedicato alla malasanità dove gli utenti si potranno recare e presentare il loro caso. Pertanto i cittadini possono contattarci allo 06.5571996

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9 agosto: Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 agosto 2018

Per l’occasione l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) presenta un rapporto sulla situazione dei popoli indigeni in Guatemala, Colombia, Paraguay, Birmania, Filippine e Russia. Purtroppo bisogna constatare ancora una volta che la violenza nei confronti degli attivisti indigeni per i diritti umani è ulteriormente cresciuta. La situazione è particolarmente grave per i popoli indigeni in Sudamerica e Centroamerica e in Asia.Nei paesi presi in esame, le popolazioni indigene subiscono minacce e violenze sia da parte statale e delle forze armate regolari, sia da forze paramilitari e milizie private, da cercatori d’oro, da imprese minerarie o di estrazione di petrolio e gas naturale, da trafficanti di droga così come dalla mafia del legname. Chi in queste condizioni continua a lavorare per la difesa dei diritti dei popoli indigeni lo fa rischiando la propria vita. Nel 2017 solamente in Guatemala sono stati uccisi 496 leader contadini. La maggioranza delle vittime erano indigeni che lottavano con mezzi pacifici per il rispetto dei loro diritti terrieri e contro l’invasione e la distruzione dei loro territori da parte di mega-progetti voluti da imprese estrattive e del settore energetico.In seguito all’accordo di pace del 2016, le forze armate colombiane hanno approfittato del vuoto di potere per prendere il controllo su ampie porzioni di territorio indigeno, mentre in Paraguay il maggior pericolo per le popolazioni indigene arriva dai trafficanti di stupefacenti e dalla mafia del legname. In tutte le Americhe un’altra causa della perdita violenta di territorio indigeno è data dai tentativi di molti latifondisti di espandere i propri possedimenti terrieri.
In Birmania (Myanmar) e nelle Filippine le forze armate regolari utilizzano i conflitti armati esistenti per diffamare e perseguitare gli attivisti indigeni come sostenitori dei gruppi ribelli armati. Nelle Federazione russa gli attivisti e le attiviste indigene subiscono la criminalizzazione e le persecuzioni mirate dello stato. I diritti dei popoli indigeni vengono sistematicamente ignorati soprattutto nella regione siberiana, ricca di risorse minerarie.
L’APM torna a chiedere con forza una maggiore tutela degli attivisti indigeni per i diritti umani. E’ fondamentale che la comunità internazionale si impegni seriamente affinché gli accordi e trattati esistenti non restino solo astratti testi su carta ma diventino realtà. Tra i trattati disattesi rientra anche l’accordo legalmente vincolante sulla tutela dei diritti ambientali e territoriali delle popolazioni indigene firmato a marzo 2018 da 24 paesi dell’America latina e dei Caraibi e che finora non ha portato ad alcun miglioramento.Gli attivisti indigeni per i diritti umani continuano ad essere vittime di attentati, persecuzione e criminalizzazione. Per rendere concreta la tutela dei loro diritti e far sì che gli attivisti e le attiviste indigene non siano più lasciati soli di fronte alla violenza di militari corrotti, milizie, bande criminali o di altri ancora, l’APM chiede che venga sviluppata una Convenzione per la tutela degli attivisti e delle attiviste indigene che tenga conto dei pericoli specifici che essi devono affrontare. In tutto il mondo ci sono ca. 450 milioni di persone appartenenti a una delle circa 6.000 comunità indigene esistenti. Nonostante il formale riconoscimento dei loro diritti tradizionali, molti governi continuano ad ignorare e a non includere questi diritti nelle loro politiche economiche, sociali e culturali.

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Stagione balneare. Quali i diritti e i doveri dei bagnanti? Un piccolo vademecum

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

* Le spiagge sono demaniali, di proprietà dello Stato, cioè nostre.
* Vengono date in concessione a gestori, che possono chiedere un biglietto di ingresso, per poter usufruire di alcuni servizi quali le docce, i bagni, gli spogliatoi, il servizio di salvataggio e la pulizia dell’arenile.
* L’affitto di sdraio, ombrelloni e cabine in genere e’ aggiunto al biglietto di ingresso, ma non e’ obbligatorio affittarle, perche’ una volta pagato l’ingresso ci si puo’ sdraiare sul proprio asciugamano.
* Si puo’ accedere alla spiaggia di uno stabilimento balneare, per raggiungere il mare, senza pagare il biglietto d’ingresso, ma non si puo’ sostare ne’ sulla spiaggia in concessione ne’ sulla battigia, spazio che deve essere costantemente libero da persone o cose.
* Non è consentito l’accesso e la sosta agli animali, se non dove espressamente previsto.
* E’ vietato giocare a pallone, a racchette o altri giochi che possano arrecare disturbo ai bagnati, a meno che non ci siano aree allestite allo scopo. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Docenti: la Cassazione assegna ai supplenti brevi i 164 euro al mese di RPD negati dal Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

La Suprema Corte, con l’Ordinanza n. 20015, nel cambiare orientamento sulla materia, condanna il Miur per palese violazione della Direttiva Comunitaria 1999/70/Ce e l’evidente discriminazione posta in essere nei confronti del personale precario con contratti inferiori all’annualità. Perde efficacia, anche se solo per i lavoratori che presentano ricorso, la Nota Miur del 17 dicembre 2012 che, nell’affidare al portale NoiPa il pagamento dei supplenti brevi e saltuari, aveva stabilito in modo illegittimo che “sia la retribuzione professionale docenti che il compenso individuale accessorio non competono ai supplenti brevi e saltuari”. Per gli ‘ermellini’, quindi, “una diversa interpretazione finirebbe per porre la disciplina contrattuale in contrasto con la richiamata clausola 4 tanto più che la tesi del Ministero, secondo cui la RPD è incompatibile con prestazioni di durata temporalmente limitata, contrasta con il chiaro tenore della disposizione che stabilisce le modalità di calcolo nell’ipotesi di periodi di servizio inferiori al mese”. Si tratta di una conquista sindacale non indifferente, perché va a favore del personale supplente meno tutelato, in quanto la ‘Retribuzione professionale docente’ è prevista dal CCNL di comparto. Inoltre, è assoggettata ad una serie di ritenute previdenziali, con incidenza positiva diretta e continua quindi pure sul fondo pensione, sul fondo credito, sull’Irap e sul Trattamento di fine rapporto. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il principio di diritto enunciato dalla Cassazione nell’Ordinanza n. 20015/2018 è chiaro e pone il via ad una nuova stagione di ricorsi per tutelare i precari meno protetti: l’art. 7 del CCNL 15.3.2001 per il personale del comparto scuola, interpretato alla luce del principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, attribuisce al comma 1 la Retribuzione Professionale Docenti a tutto il personale docente ed educativo, senza operare differenziazioni fra assunti a tempo indeterminato e determinato e fra le diverse tipologie di supplenze. Per questo, invitiamo il personale che si è visto negare questo importante importo mensile ad avvalersi del supporto dei nostri avvocati per le dovute azioni legali, in modo da recuperare il maltolto”. Alla luce di tutto questo, il sindacato Anief avvia i ricorsi gratuiti targati Anief per recuperare fino a 9 mila euro di arretrati: vale anche per il personale di ruolo relativamente agli anni di precariato svolti. Clicca qui per aderire subito ed evitare la prescrizione.

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Daniela Santanchè condannata a reintegrare cinque giornalisti di Novella 2000 e Visto

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Cinque giornalisti di Novella 2000 e Visto – già testate storiche della RCS, poi vendute a Luciano Bernardini De Pace e finite alla Visibilia Magazine SRL di Daniela Santanchè che li aveva licenziati – sono stati reintegrati dal giudice.Con la sentenza del Tribunale di Milano del 24 luglio scorso, il loro licenziamento è stato riconosciuto illegittimo, e i cinque dovranno essere immediatamente reintegrati in azienda.
L’avvocato di Visibilia Magazine SRL ha sostenuto che le due testate e il loro marchi erano stati ceduti alla Visibilia SpA (una sorta di holding del gruppo che fa capo a Santanchè), e che quindi o giornalisti non avrebbero potuto essere reintegrati nella Visibilia Magazine SRL. Il giudice gli ha dato torto.La sentenza dimostra che quando il sindacato non funziona è bene rivolgersi al giudice che, infatti, ha dato ragione ai colleghi. La cessione delle testate RCS era una sorta di licenziamento mascherato, infatti così è stato. La decisione dei magistrati ristabilisce un principio di diritto. (fonte: Senza Bavaglio)

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Giustizia: Fp Cgil a Bonafede, serve piano assunzioni poliziotti penitenziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“Assunzioni di poliziotti penitenziari, tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro e il contrasto al sovraffollamento carcerario. Queste in estrema sintesi le priorità indicate al ministro Bonafede e da affrontare con urgenza per migliorare le difficili condizioni lavorative in cui si trova ad operare il personale di Polizia Penitenziaria nelle carceri del nostro Paese”. Così la Fp Cgil al termine della riunione con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Per la categoria della Cgil, “bisogna mettere in atto un imponente piano di assunzioni di Poliziotti Penitenziari che in breve tempo possa colmare la grave carenza di personale che si registra nel Corpo e fare il modo che il suddetto personale sia impiegato nelle carceri e non distolto in altri compiti di natura amministrativa”. Così come, prosegue la il sindacato, “è necessario modificare l’atteggiamento assunto dall’amministrazione penitenziaria in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Le carceri sono luoghi vetusti e insicuri, dove aumentano le aggressioni subite dai poliziotti e si registra un alto numero di suicidi. L’inerzia del Dap su questi temi non è più accettabile”. Inoltre, continua la Fp Cgil, “altro dato che ci preoccupa notevolmente è quello che registra un aumento costante della popolazione detenuta nelle carceri. Un fenomeno che va contrastato aumentando il ricorso a misure alternative alla detenzione. In questo senso abbiamo espresso grande preoccupazione per la decisione di azzerare la riforma dell’ordinamento penitenziario e per il destino di un sistema equilibrato di esecuzione penale, in carcere e fuori. Abbiamo infine chiesto al Ministro di aprire celermente il tavolo di confronto sulle code contrattuali, per affrontare materie di grande importanza per il personale del comparto sicurezza, quali l’adesione al fondo per la previdenza complementare e la tutela assicurativa obbligatoria in caso di infortunio sul lavoro”, conclude la Fp Cgil.

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“Sentenza Corte Europea, freno alla ricerca e all’innovazione in ambito agroalimentare”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

“C’è del rammarico – sottolinea Marcello Veronesi, presidente Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) – di fronte alla decisione della Corte di Giustizia Europea che, di fatto, pone un freno normativo al rilancio competitivo della filiera agroalimentare europea e italiana”.“La spinta all’innovazione – prosegue Veronesi – è sempre finalizzata al miglioramento del prodotto finale da fornire al consumatore. Il processo che porta a tale prodotto è il risultato della costante ricerca scientifica, normativa e aziendale. Bloccare tale meccanismo virtuoso, vincolando le novità tecnico-scientifiche a norme pensate nei decenni scorsi per regolamentare gli organismi geneticamente modificati, rappresenta un elemento preoccupante rispetto al futuro”.“L’agricoltura europea e italiana – aggiunge il presidente Assalzoo – ha bisogno della ricerca per migliorare la qualità e la quantità delle produzioni. Una grande alleanza per l’innovazione che sappia unire la parte pubblica e l’imprenditoria privata è la via maestra per immaginare un’attività agricola sostenibile a livello ambientale e sicura a livello alimentare. Rimane quindi forte l’esigenza, soprattutto per la situazione dell’agroalimentare italiano, che non ci siano pregiudizi e forme di regressione anti-scientifica. È un’esigenza di tutti gli attori della filiera, di cui le autorità pubbliche dovrebbero farsi carico. Un’agricoltura moderna, efficiente, innovativa, scientificamente all’avanguardia è infatti la condizione indispensabile per garantire la specificità delle produzioni italiane e la loro capacità di penetrazione sui mercati internazionali”.“La decisione della Corte di Giustizia europea – conclude il presidente Assalzoo – dovrebbe ora fare riflettere sulla necessità di rivedere la normativa europea in tema di biotecnologie che oggi è – erroneamente – basata sulla tecnica, mentre sarebbe opportuno che l’attenzione fosse rivolta alla valutazione del prodotto che si ottiene. Un passaggio necessario se non vogliamo che l’Europa resti un fanalino di coda nell’innovazione e nello sviluppo, rinunciando in questo modo ad incrementare le proprie produzioni e a tenere nel mirino l’obiettivo prioritario della sostenibilità, sicurezza e qualità delle produzioni agroalimentari”

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Esercito, “Strade Sicure”: 150 militari chiedono alla Difesa condizioni di lavoro più “umane”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Con un atto di intimazione inviato al ministro della Difesa e al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, 150 militari dell’Esercito, tramite gli avvocati Giorgio Carta e Chiara Lo Mastro, hanno chiesto il rispetto del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, applicabile anche all’amministrazione militare per effetto del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90. E’ quanto riferisce in un articolo GrNet.it, il sito web su Sicurezza e Difesa.
I militari che partecipano all’operazione “Strade Sicure” devono attenersi a consegne di servizio che – si legge nell’atto di intimazione – «impongono ai militari impegnati nella missione di restare in piedi ed all’esterno del mezzo per almeno sei ore consecutive – senza la possibilità di sedersi nemmeno per una breve pausa – e di indossare un pesante armamento, un munizionamento ed un equipaggiamento aventi un peso complessivo di circa 20 chilogrammi, con notevole carico sulla colonna vertebrale dei militari, che difatti sempre più spesso stanno lamentando danni fisici di una certa entità».«Le condizioni atmosferiche avverse, poi, oscillanti tra le temperature estremamente alte della stagione estiva e quelle rigide dell’inverno, sono parimenti idonee a menomare la salute dei miei assistiti – scrive l’avvocato Carta – giacché sono costretti dalle consegne di servizio a svolgere l’intero turno in piedi e fuori dal mezzo, sia sotto la pioggia che sotto il sole», salvo essere autorizzati uno alla volta, in caso di condizioni meteorologiche particolari.
«La disagevole situazione descritta e le rigide regole stabilite dalle consegne di servizio hanno determinato – ricordano i legali dei soldati – la sottoposizione a processo penale militare di numerosi militari, rei anche solo di essere saliti sul mezzo militare per una breve pausa necessaria al recupero psico-fisico delle energie o per ripararsi dal freddo notturno».
Tuttavia – si ricorda nell’atto di intimazione – «la sentenza n. 4509 dell’8 febbraio 2011 della Corte di Cassazione, I Sezione penale, ha riconosciuto che una sosta di breve durata, anche nell’ambiente militare, riveste “finalità di ristoro e, in genere, di rafforzamento delle proprie energie psico-fisiche utili al migliore espletamento del servizio”» e, sempre per tale ragione, anche il Tribunale militare di Roma, II Sezione, ha assolto un militare dal reato di “concorso in violata consegna aggravata”, accusato di aver “svincolato” il fucile dalla cinghia «pur mantenendola ben salda – rileva il tribunale – e comunque all’interno della vettura…. per la necessità fisica di riposare la schiena e quindi di ridurre il carico di peso gravante sul corpo». Purtroppo, in altri casi, i tribunali militari hanno condannato militari rei soltanto di essere montati sul mezzo durante la notte per ripararsi dal freddo e che, a seguito, del processo, sono stati posti in congedo, dopo aver prestato servizio per anni. Le disposizioni di legge – scrive ancora l’avvocato Giorgio Carta – affidano «la responsabilità della salute e sicurezza del personale compete anche ai dirigenti centrali o territoriali delle aree tecnico-operativa, tecnico-amministrativa e tecnico-industriale». Per le ragioni illustrate (e per tantissime altre richiamate dall’atto di intimazione) i militari impegnati nell’operazione “Strade Sicure” invocano l’applicazione di specifiche disposizioni del Testo unico sulla sicurezza del lavoro. Soprattutto, chiedono che, in base alla normativa evocata, essi vengano impiegati in tale gravosa missione per non più di 120 giorni all’anno.
«Confido che il Ministro Trenta voglia prendere a cuore quanto segnalato e che intenda la nostra iniziativa quale atto di collaborazione e di suggerimento finalizzato a migliorare insieme le condizioni di lavoro e di salute dei cittadini in uniforme», ha riferito l’avvocato Carta. (GRNET.IT)

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Rispetto delle regole e la tutela dei diritti

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

In ogni Paese civile e democratico deve esistere una costante, quella del presidio della legalità. Solo attraverso questo processo è infatti possibile garantire il rispetto delle regole e la tutela dei diritti. Se invece tutto questo viene meno, pian piano le basi cominciano a sgretolarsi e si inizia ad intraprendere un sentiero estremamente pericoloso. Un rischio in tal senso arriva dai dati messi in evidenza dell’ispettorato nazionale del lavoro per la ‘Nuvola del lavoro’. In questi numeri, infatti, emerge il calo degli individui che si è accertato far parte del mondo del lavoro nero, ma solo perché è crollata in maniera vertiginosa la quantità di controlli effettuata in questi anni. Naturalmente garantire il presidio della legalità non significa mettere in piedi “uno Stato di polizia”, semmai il contrario, e cioè creare meccanismi collaborativi tra i datori di lavoro e i lavoratori. Il progresso e la crescita delle società si basano proprio sulla combinazione di diversi fattori, i quali, interagendo ognuno con la propria competenza, riescono a garantire che ogni passaggio venga fatto osservando criteri economici, sociali e culturali. E’ quindi compito del governo, anche in osservanza dell’enunciata volontà di un cambiamento rispetto al passato, combattere questa sorta di decadentismo che rischia di pregiudicare seriamente il futuro delle nuove generazioni, le quali, già sprovviste di numerosi diritti, rischiano un ulteriore e pericoloso passo indietro. (fonte: soggetto giuridico)

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Overbooking aerea: I diritti del passeggero

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

“Spiacente non abbiamo posti”. E’ la ferale notizia che un passeggero, munito di regolare biglietto e prenotazione confermata e in procinto di partire per le agognate vacanze, puo’ sentirsi dire in uno degli aeroporti italiani o dell’Unione europea. Si chiamo overbooking (sovraprenotazione) ed e’ un sistema che praticamente tutte le compagnie aeree adottano: vendono cioe’ piu’ biglietti di quanti siano i posti a disposizione. Saltano viaggio e nervi percio’ abbiamo voluto elencare le opzioni alle quali ha diritto il malcapitato turista.
In caso di overbooking la compagnia aerea deve offrire al passeggero una delle seguenti scelte:
* Rimborso del prezzo del biglietto per la parte di viaggio non usufruita oppure, in alternativa, ad un nuovo volo (riprotezione) con partenza il prima possibile o in data successiva piu’ conveniente per il passeggero, a condizioni comparabili.
* Assistenza, ovvero:
– pasti e bevande in relazione alla durata dell’attesa;
– adeguata sistemazione in albergo nel caso in cui siano necessari uno o piu’ pernottamenti;
– trasferimento dall’aeroporto al luogo di sistemazione e viceversa;
– due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o e-mail.
(l’assistenza va data in precedenza alle persone con mobilita’ ridotta e ai loro eventuali accompagnatori, nonche’ ai bambini non accompagnati).
* Compensazione pecuniaria di:
– euro 250 per i voli, intracomunitari o internazionali, inferiori o pari a 1.500 Km;
– euro 400 per i voli intracomunitari superiori a 1.500 km e per quelli internazionali tra i 1.500 e i 3.500 km;
– euro 600 per i voli internazionali superiori a 3.500 km.
Se al passeggero viene offerta la possibilita’ di viaggiare su un volo alternativo il cui orario di arrivo non superi , rispetto al volo prenotato, rispettivamente le due, le tre o le quattro ore, la compagnia puo’ ridurre queste compensazioni del 50%.
La compensazione va pagata in contanti, con assegno bancario o con bonifico oppure, in accordo col passeggero, con buoni viaggio e/o altri servizi.
Ovviamente il pagamento della compensazione non impedisce al viaggiatore di avanzare una richiesta di rimborso del danno ulteriore, soggettivo, subito a causa del disservizio.
Il passeggero ha diritto alla differenza di prezzo se viaggia in una classe inferiore a quella prenotata. Il passeggero non e’ tenuto a chiedere i risarcimenti e i servizi elencati perche’ devono essere erogati dalla compagnia aerea che deve informare i passeggeri dei loro diritti.
(Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc).

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Discriminazione delle persone omosessuali in ambito lavorativo

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

Era il 2013 quando Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford agì in giudizio contro un noto Collega avvocato, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali nel suo studio. Tanto il Tribunale di Bergamo, tanto la Corte d’Appello di Brescia hanno riconosciuto che tali dichiarazioni avevano violato la Direttiva europea e la legge italiana di attuazione, che vietano la discriminazione per orientamento sessuale in materia di lavoro. La Cassazione, a cui il soccombente ha presentato ricorso, con ordinanza depositata il 20.07.2018, ha sospeso il procedimento, ritenendo pregiudiziale l’interpretazione del diritto dell’Unione europea da parte della Corte di giustizia. Il rinvio riguarda due punti: 1) se Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford, in quanto associazione di avvocate, avvocati e praticanti, possa essere considerato ente rappresentativo di interessi collettivi, tale che sia abilitata ad agire in giudizio per vedere tutelati tali interessi; 2) se possa ritenersi sussistente la violazione della direttiva in materia di parità di trattamento in materia di lavoro, quando le dichiarazioni non facciano riferimento ad una procedura di assunzione effettivamente esistente. Infatti, nel caso per cui è causa, il Collega aveva dichiarato che mai avrebbe assunto persone omosessuali, ma non aveva in corso una procedura di assunzione.
Le due questioni pregiudiziali sono di particolare rilevanza e consentiranno alla Corte di Giustizia di pronunciarsi per la seconda volta in assoluto, in diciotto anni, sulla direttiva 78/2000 con riferimento all’orientamento sessuale. Il primo caso, Asociatia Acept, era stato portato avanti da un’associazione LGBTI rumena, che contestava la politica assunzionale di giocatori, da parte di una squadra di calcio, tesa ad escludere giocatori omosessuali.Data l’importanza che il caso italiano adesso assume a livello europeo, Avvocatura per il Diritti LGBTI – Rete Lenford si costituirà nel giudizio avanti la Corte di Giustizia per sostenere ancora una volta le ragioni delle persone omosessuali che si vedono discriminate o minacciate nei loro diritti di accesso al mondo del lavoro.

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Maxi bolletta Enel da 3.600 euro: Scoperto l’errore grazie a Codici

Posted by fidest press agency su sabato, 28 luglio 2018

“Sono tanti i cittadini che si rivolgono ai nostri sportelli perché vittime di maxi bollette o maxi conguagli, che dir si voglia, ma la cosa sconcertante è che, nella maggior parte dei casi, queste somme non sono dovute.Nel caso di specie, si tratta di una piccola media impresa costretta ad andare in giudizio perché non è mai stata fornita una risposta al reclamo inoltrato all’azienda. A seguito di giudizio patrocinato dagli Avv.ti Antonio Rosetta e Marcello Padovani, Enel è stata condannata a pagare anche le spese legali, dopo che il Giudice di Pace del Tribunale di Roma ha confermato che la bolletta era prescritta da cinque anni e che quindi, alcuna somma riferibile alla fattura emessa di 3.600 euro, dovesse essere corrisposta.In Italia spesso, piccole e medie imprese si sono ritrovate a dover chiudere a causa di maxiconguagli, di somme che non dovevano essere pagate.Provate ad immaginare cosa possa provare un piccolo imprenditore che si trova davanti una bolletta di migliaia di euro, trattandosi spesso di cifre astronomiche”.
“Errori che rischiano di danneggiare seriamente un’attività sulla base di consumi stimati o di conguagli non reali.In questo ed altri casi, il cittadino non riesce ad ottenere giustizia da solo. Tuttavia, grazie all’azione tempestiva di Codici, come in questo caso, è stato riconosciuto che Enel energia ha ingiustamente preteso somme non dovute.Ricordiamo che, rivolgendosi all’Associazione Codici è possibile ottenere giustizia e non pagare somme erroneamente fatturate in bolletta.Codici come sempre a disposizione dei consumatori, si impegnerà a spiegare come tutelarsi dal rischio delle maxi bollette nei settori energia, gas e acqua e per questo invita tutti i cittadini a rivolgersi al nostro sportello nazionale ai seguenti recapiti: al numero 06.5571996 o inviare una email a segreteria.sportello@codici.org.
Lo sportello è aperto al pubblico in Via G. Belluzzo, 1 dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 17.00.” (Dott.ssa Carla Pillitu)

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Rispetto delle regole e la tutela dei diritti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

In ogni Paese civile e democratico deve esistere una costante, quella del presidio della legalità. Solo attraverso questo processo è infatti possibile garantire il rispetto delle regole e la tutela dei diritti. Se invece tutto questo viene meno, pian piano le basi cominciano a sgretolarsi e si inizia ad intraprendere un sentiero estremamente pericoloso.Un rischio in tal senso arriva dai dati messi in evidenza dell’ispettorato nazionale del lavoro per la ‘Nuvola del lavoro’. In questi numeri, infatti, emerge il calo degli individui che si è accertato far parte del mondo del lavoro nero, ma solo perché è crollata in maniera vertiginosa la quantità di controlli effettuata in questi anni.Naturalmente garantire il presidio della legalità non significa mettere in piedi “uno Stato di polizia”, semmai il contrario, e cioè creare meccanismi collaborativi tra i datori di lavoro e i lavoratori.Il progresso e la crescita delle società si basano proprio sulla combinazione di diversi fattori, i quali, interagendo ognuno con la propria competenza, riescono a garantire che ogni passaggio venga fatto osservando criteri economici, sociali e culturali.E’ quindi compito del governo, anche in osservanza dell’enunciata volontà di un cambiamento rispetto al passato, combattere questa sorta di decadentismo che rischia di pregiudicare seriamente il futuro delle nuove generazioni, le quali, già sprovviste di numerosi diritti, rischiano un ulteriore e pericoloso passo indietro.

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Truffe telefoniche: “Serve intervento a tutela dei consumatori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

“Centinaia di migliaia di persone, come rilevato da inchieste giornalistiche e come denunciato dalle associazioni di consumatori continuano ad essere vittime di ‘truffe telefoniche’”.Lo afferma Simone Baldelli, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che domani mattina in Aula a Montecitorio discuterà sul tema un’interpellanza.“Basta un solo click, spesso inconsapevole, per sottoscrivere abbonamenti a valore aggiunto. Il sistema del doppio click per l’attivazione di tali servizi, promesso dai gestori, non risulta essere attivo per la maggior parte degli abbonamenti in questione e la disabilitazione di tali servizi tramite il gestore risulta molto complicato, anche a causa dell’eccessivo traffico telefonico verso i call center.
Ho presentato pertanto un atto di sindacato ispettivo per interrogare il Ministero dello Sviluppo economico, guidato da Luigi Di Maio, e per sapere quali iniziative il governo intenda assumere per tutelare i diritti di utenti e consumatori, specie quelli tecnologicamente più ‘deboli’, prevedendo meccanismi semplici, immediati e gratuiti di recesso da alcuni tipi di servizi in abbonamenti”, conclude.

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Legittima difesa e sentenza Cassazione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

“La sentenza della Cassazione che stabilisce che non possa invocarsi la legittima difesa da parte di chi, prima di reagire, abbia “accettato la sfida” ovvero si sia messo “volontariamente in pericolo” o abbia “concorso a creare egli stesso la situazione di pericolo“ (fattispecie di omicidio con 31 coltellate in risposta a minacce alla sua famiglia durante una lite col cognato) è assolutamente corretta e serve anche a distinguere invece la difesa, sempre legittima, nei casi di intrusione nell’abitazione da parte di delinquenti con lo scopo di attentare alla incolumità o ai beni di chi nulla ha fatto per creare alcuna situazione di pericolo. La legge presentata al Senato da Fratelli d’Italia con me primo firmatario, vuole proprio distinguere i casi in cui tocca alla discrezionalità del giudice valutare la proporzione tra offesa e reazione e i casi che invece avvengono in casa o similari, dove, chi è costretto a reagire all’offesa violenta di un intruso rapinatore non deve mai essere sottoposto a processo poiché ogni sua azione difensiva deve sempre considerarsi legittima”. Lo dichiara Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato e senatore di Fratelli d’Italia.

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Carceri e salute. Lo svapo: speranza o illusione?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

Il tempo in carcere non è un’illusione. Passa lento, inesorabilmente lento. In carcere il tempo dovrebbe servire a impostare utili percorsi di risocializzazione per quando, scontata la pena, la persona ristretta torna a vivere nella società. E magari a imparare un lavoro, acquisire una professionalità o più semplicemente a capire gli errori commessi. Se invece, come spesso accade, quel tempo scorre abbandonato nell’inedia o nel logoramento della nostalgia, può capitare che chi esce abbia maturato la convinzione che la pena subita sia superiore al crimine commesso. Il tempo è così, saggio o perfido allo stesso tempo. E se le condizioni di detenzione ricordano più le burella (Le burella sono le antiche carceri fiorentine dell’epoca medievale. Stretti percorsi sotterranei, vere caverne, dove venivano rinchiusi i prigionieri al buio e in condizioni igieniche spaventose. Dal carcere prese nome anche la strada di Firenze nella quale era situato e che lo conserva tuttora, via delle Burella.) del Medioevo che non la civiltà dello Stato di Diritto, allora è la malattia a giocare la partita più indecente che si possa immaginare.
Un detenuto è una persona affidata nelle mani dello Stato, che dovrebbe garantirgli assistenza e provvedere alla sua salute. Lo dice il buon senso, lo recita la Costituzione. Andiamo allora a leggere cosa dice l’Agenzia di Sanità della Regione Toscana che ha recentemente rilasciato un’importante rilevazione sulla salute in carcere, un’indagine sugli istituti penitenziari nella regione. In carcere, ci informa il rapporto, ci si ammala più che fuori, non c’è prevenzione e le cure sono difficili e sempre ritardate. Ci si ammala di disturbi psichici (38,5% delle persone ristrette), di malattie infettive e parassitarie (16,2%), di malattie del sistema circolatorio (15,5%), di malattie endocrine, del metabolismo e immunitarie (12,1%), di malattie dell’apparato respiratorio (4,4%) e via dicendo, anzi ammalando. In altre parole un detenuto su due soffre di almeno una patologia. Incredibile? Mica tanto.
Si diceva della prevenzione. Una parolina difficile in carcere. Fuori, chiunque di noi si affida al proprio medico per analisi di routine, consigli su stili di vita salutari e attività fisica. In carcere tutto questo non è possibile: stai chiuso in una cella per venti ore al giorno, non hai a disposizione un’assistenza sanitaria come si deve, il vitto è pessimo, il medico lo puoi vedere solo dopo una richiesta scritta (la famosa domandina), quando va bene. Intanto in cella fumi come un turco, con tutto il rispetto per i turchi, o respiri il fumo altrui. Fumi, il tempo passa mentre la televisione gracchia, e il mutuo soccorso tra detenuti è l’unica risorsa su cui puoi far di conto. In carcere, sempre secondo l’ARS, fuma il 62,4% delle persone detenute contro il 20,5% delle persone libere residenti in Toscana.Proibire il fumo in carcere sarebbe crudele, ma soprattutto inutile. Nel carcere inglese nell’isola di Man, dove il fumo di sigarette fu proibito già tempo fa, i detenuti avevano preso l’abitudine di fumare clandestinamente tutto quel che capitava loro sotto mano: bustine del tè, bucce di banana, perfino cerotti per smettere di fumare. La salute andava a farsi benedire in poco tempo e i casi di affezioni serie all’apparato respiratorio erano gravi e numerosi. L’amministrazione penitenziaria inglese decise allora di lanciare un programma pilota per inserire le sigarette elettroniche tra i beni acquistabili da parte delle persone ristrette. L’esperimento ha avuto un gran successo e da allora i casi di malattie respiratorie si sono ridimensionati, e insieme anche i numerosi disturbi psichici.Il nostro Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) nel dicembre 2016 ha autorizzato, attraverso una circolare, il fumo a vapore, lo svapo, nelle carceri italiane. Nonostante ciò, pur a fronte di dati come quelli della ARS Toscana che mostrano i seri danni del fumo di sigaretta in carcere, e nonostante gli sforzi di alcuni esponenti del mondo dello svapo italiano e di Rita Bernardini del Partito Radicale, nessun istituto ha ancora introdotto questa possibilità. Perché? Le ragioni sono sempre le stesse: burocrazia, sistemi di sicurezza particolari, problemi tecnici ma sopratutto la mancanza di coraggio da parte delle direzioni dei penitenziari italiani. Eppure gli inglesi hanno anche inventato una sigaretta elettronica disegnata appositamente per i detenuti, la E-burn, completamente sigillata e usa e getta. Un ministro inglese si è dichiarato convinto dalle prove fornite dai medici sulla riduzione del danno e sulla non tossicità dei vapori passivi emessi dalla E-cig. In Italia intanto il tempo passa invano. E’, letteralmente, tempo bruciato. (Massimo Lensi, consulente Aduc, fondatore dell’associazione Progetto Firenze)

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