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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Cyberbullismo: è Instagram il social network più colpito

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Milano. È Instagram il social network più colpito dal fenomeno del Cyberbullismo. A confermarlo i dati del Centro Studi di ReputationUP, società specializzata nella gestione della reputazione online,Il cyberbullismo è un fenomeno che negli ultimi 15 anni è drammaticamente cresciuto, come dimostrano anche i dati delle ricerche effettuate su Google per l’argomento “Cyberbullismo”.Per elaborare i dati sul Cyberbullismo, il Centro Studi di ReputationUP ha utilizzato un software proprietario di Intelligenza Artificiale che monitora la rete in base a determinati hashtag o parole chiavi.Oltre al monitoraggio, e quindi al numero di menzioni, il software di ReputationUP (reputationup.com/it) è anche in grado di calcolare il sentimento (positivo, negativo e neutrale) e le emozioni (gioia, sorpresa, tristezza, rabbia, disgusto, paura) di tutte le interazioni che avvengono intorno alla parola chiave o hashtag.Il Centro Studi ha poi confrontato i dati da loro ottenuticon quelli dell’Istat, del Miur e del Ministero della Famiglia, per ricavarne un’analisi quanto più accurata, specifica e attendibile possibile.Dal monitoraggio di ReputationUp si evince che Instagram è il social più afflitto dagli episodi di cyberbullismo, con il 42% dei casi, a seguire Facebook con il 37% dei casi, Snapchat con il 31%, Whatsapp con il 12%, Youtube con i 10% e infine Twitter con il 9% degli episodi di bullismo online.
Le conseguenze del Cyberbullismo sulle vittime sono devastanti, come evidenziato dalla approfondita ricerca di ReputationUP.Il bullismo via internet provoca enorme ansia sociale nel 41% dei casi studiati, fenomeni depressivi nel 37% dei casi, pensieri suicidi nel 26% dei casi, poi l’autolesionismo al 25%, stop dell’utilizzo dei social nel 24% degli episodi interessati. Infine il bullismo via internet provoca assenze scolastiche nel 20% delle volte, disturbi alimentari nel 14% dei casi e abuso di alcol e droghe nel 9% dei casi.

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Siglato protocollo per la sicurezza nelle stazioni e sui treni

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Torino Un protocollo per la sicurezza a bordo dei treni e nelle stazioni è stato sottoscritto oggi a Torino da ANCI Piemonte, Regione, Ferrovie dello Stato e Direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i Reparti speciali della Polizia di Stato. L’iniziativa giunge dopo gli atti vandalici e le aggressioni fisiche e verbali subite nei mesi scorsi da viaggiatori e personale ferroviario. “L’obiettivo – spiega il presidente di ANCI Piemonte, Alberto Avetta – è quello di riqualificare e rendere più sicure le stazioni piemontesi. Il compito dell’ANCI sarà quello di coordinare le azioni dei sindaci sul territorio regionale”. Il protocollo siglato in Prefettura prevede l’installazione di telecamere e tornelli nelle principali stazioni e l’intensificazione delle attività di vigilanza e di controllo svolta all’esterno delle strutture dalle polizie locali. Tra i progetti anche la realizzazione di un’applicazione che consentirà al personale dei treni di comunicare in modo veloce e diretto con le Forze dell’ordine. Infine, verranno organizzati eventi formativi e iniziative didattiche per i più giovani. “Il documento sottoscritto oggi – ha spiegato Claudio Palomba, prefetto di Torino – valorizzerà l’attività educativa rivolta ai ragazzi”. “A questo proposito – ha ricordato il presidente dell’ANCI Piemonte, Alberto Avetta – la nostra associazione si è già attivata da tempo per l’introduzione dell’ora di educazione alla cittadinanza nelle scuole. Il progetto va dunque nella direzione da noi auspicata, ma i Sindaci avranno bisogno di risorse e lo abbiamo ribadito in modo chiaro al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio”Proprio il presidente Cirio ha parlato di: “Un’opportunità concreta per i cittadini e per i Comuni. Se si vuole incentivare l’utilizzo del mezzo pubblico – ha detto, garantendo da parte sua la massima collaborazione da parte della Giunta regionale – bisogna renderlo sicuro”. Alla firma hanno partecipato anche la vicensindaca di Torino Sonia Schellino, il questore Giuseppe De Matteis e il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, colonnello Francesco Rizzo.

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Chiarire le modalità di affido dei minori: Iniziativa pentastellata

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

Alla luce delle recenti inchieste in Emilia Romagna e su input del gruppo nazionale Pari Opportunità del Movimento 5 Stelle, in coordinamento con quelli regionali, la Consigliere regionale del M5S Lombardia Monica Forte ha formalizzato un’interrogazione al consiglio regionale e sollecita i Consiglieri comunali del M5S a presentarla nei Comuni di appartenenza.
Un’interrogazione per chiarire le modalità di affido dei minori, dati e numeri dei servizi e per verificare la correttezza delle procedure adottate dagli organi competenti. A portare avanti la battaglia in Regione Lombardia è la consigliere regionale Monica Forte, che ha formalizzato l’atto in consiglio e che, grazie alla sinergia con i gruppi pentastellati locali, verrà esteso anche agli altri consigli comunali della Lombardia.
Il M5S Lombardia chiede alla Giunta regionale di “conoscere il numero e le caratteristiche delle pratiche e dei procedimenti pendenti di affido; conoscere il numero dei minori e delle famiglie interessate dalle procedure medesime alla data odierna; conoscere il numero e la natura giuridica delle associazioni, fondazioni, imprese e altri enti, pubblici o privati, direttamente o indirettamente implicati nell’esecuzione delle procedure di affidamento, ovvero nelle relative attività di controllo e conoscere il numero dei singoli periti, consulenti o altri professionisti parimenti coinvolti nelle procedure di affidamento, ovvero nelle relative attività di controllo”.
Sono molti, ogni anno, i minori allontanati coattivamente dalle proprie famiglie e non sempre, secondo quanto emerso da alcune inchieste giornalistiche in Emilia Romagna, con motivazioni tali da giustificarne la drastica scelta. È necessaria una verifica anche in Lombardia.
«Il Movimento 5 Stelle Lombardia – commenta la consigliera regionale Forte – risponde prontamente all’appello delle parlamentari, Alessandra Maiorino e Gilda Sportiello, del coordinamento nazionale Pari Opportunità, al fianco dei 5 Stelle del Veneto, Lazio, Emilia Romagna e di tantissimi portavoce regionali e comunali di tutta Italia. L’obiettivo è quello di avere dati e report che possano definire e monitorare la situazione degli affidi familiari e il funzionamento delle strutture di accoglienza anche in Lombardia. Con questa azione capillare vogliamo fare trasparenza e promuovere una politica responsabile sul tema dell’affidamento familiare quale indirizzo prioritario e vigilare sulle modalità e gestione dell’inserimento dei bambini nelle strutture anche in Regione Lombardia. Una verifica puntuale deve essere effettuata con urgenza».

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Basta con la pubblicità ingannevole sulla fibra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

L’Antitrust ha accolto gli esposti dell’Unione Nazionale Consumatori, condannando le compagnie telefoniche per le offerte sulla fibra. In particolare, Telecom ad una sanzione di 200 mila euro, Wind di 350 mila euro, Fastweb ad una multa di 125 mila euro e Vodafone ad una sanzione di 200 mila euro.”Una vittoria importante! Accolte in pieno le nostre tesi. Ora speriamo che si smetta con il pubblicizzare un costo, quando in realtà questo ha una durata limitata nel tempo” afferma afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ ingannevole un messaggio che non informa in modo adeguato e completo sui costi aggiuntivi necessari per conseguire le massime velocità pubblicizzate per navigare su internet, o che non dicono chiaramente che va attivata un’opzione aggiuntiva a pagamento, magari gratuita solo per un primo limitato periodo” conclude Dona.

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“Alcol, sostanze psicoattive e gravidanza:un’alleanza tra cultura, tutela e diritti”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 agosto 2019

Roma Lunedì 23 settembre 2019, Ore 9 – 13 Sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro Piazza Capranica 72. Il termine FASD (Sindrome Feto Alcolica e Disturbi correlati) descrive lo spettro di effetti che si possono manifestare in una persona esposta all’alcol in fase prenatale. Le conseguenze dell’uso di alcol durante la gravidanza comprendono un continuum di danni che includono disabilità e problemi di tipo fisico, mentale, comportamentale e/o di apprendimento, con implicazioni che possono durare tutta la vita. Diversi studi compiuti all’estero hanno dimostrato che la prevalenza della FASD è più elevata nei bambini e negli adolescenti in situazione di adozione, affidamento e tutela sociale. La maggior parte dei bambini adottati affetti da FASD proviene dall’Est Europeo, in particolare Russia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, dove l’etilismo rappresenta tutt’ora un grave problema medico e sociale.In occasione della Giornata Internazionale della Consapevolezza sulla FASD, che si celebra il 9 settembre, AIDEFAD – aps e CAMMINO in collaborazione con Mamme Matte, organizzano un incontro per affrontare le problematiche che la «nuova famiglia» può incontrare quando adotta un bambino che presenta problemi legati all’utilizzo dell’alcol da parte dei genitori biologici. L’obiettivo è quello di mettere in luce una situazione ancora poco conosciuta in ambito socio-sanitario e proporre un modello normativo in grado di garantire, al minore adottato e ai genitori, un’adeguata assistenza.

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“Plastic free”: Il parere del Tar Puglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 agosto 2019

Il TAR della Puglia accoglie il ricorso cautelare contro la Regione Puglia che ha adottato l’ordinanza c.d. “plastic free” e sospende con effetto immediato il divieto di impiego di contenitori per alimenti, tra cui le bottiglie in PET, bicchieri e altri articoli in plastica monouso.Il ricorso, promosso dalle associazioni dei produttori di acque minerali e di sorgente (MINERACQUA), dei produttori di bevande analcoliche (ASSOBIBE), dei distributori specializzati nella distribuzione Food&Beverage nel canale Horeca (ITALGROB) e della distribuzione automatica (CONFIDA) è stato motivato dal limite di competenza legislativa sull’implementazione della nuova Direttiva UE sulle plastiche monouso, dai riflessi sulla concorrenza e restrizioni al mercato. Temi spettanti allo Stato e non agli Enti Locali.Le Associazioni ricorrenti accolgono con favore questo provvedimento e ricordano, con preoccupazione, gli inutili gravi danni alle imprese e ai loro occupati in un momento delicato.“Le imprese – spiegano le associazioni – sono sempre più sostenibili e investono nell’Economia circolare, in particolare su plastiche riciclabili al 100% che andrebbero incentivate e valorizzate, non demonizzate e bandite a causa dell’inciviltà di chi le disperde nell’ambiente. Riteniamo sia fondamentale sensibilizzare gli esercenti e i consumatori per aumentare la raccolta e la gestione differenziata dei rifiuti”.Le associazioni coinvolte non escludono di avviare analoghi ricorsi nei confronti delle amministrazioni che hanno adottato provvedimenti “plastic free” che nei contenuti contrastano con la Direttiva Europea sul monouso in plastica che, si ricorda, non prevede alcun divieto di immissione sul mercato di bottiglie in PET e bicchieri in plastica.

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Osservatorio sui Furti d’identità e le Frodi creditizie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Lo studio ha evidenziato che nel corso del 2018 in Italia si sono verificati oltre 27.000 casi di frodi creditizie realizzate mediante furto d’identità, con un importo medio pari a circa 5.000 Euro.Complessivamente la perdita economica stimata ha superato i 135 milioni di Euro.La ripartizione delle frodi per regione di residenza dichiarata al momento della richiesta del finanziamento mostra una maggiore incidenza dei casi in Campania (con il 16,5% del totale delle frodi creditizie commesse in Italia), Lombardia (11,6%), Lazio (11,2%) e Sicilia (10,2%), seguite a maggiore distanza da Puglia (7,5%) e Piemonte (6,9%). In sostanza, si tratta delle stesse regioni che anche nel 2017 occupavano i primi posti, ma con la novità del primo posto nel ranking occupato dalla Campania a scapito della Sicilia, che scende in quarta posizione.
Tra le tipologie di finanziamento oggetto di frode, il prestito finalizzato continua a fare la parte del leone: i casi di frode che interessano questa tipologia di prodotto di credito registrano un incremento di circa il +28% rispetto alla precedente rilevazione, arrivando a spiegare quasi 3 casi su 4, con un importo medio pari a 6.400 Euro. Nell’ambito dei prestiti finalizzati ottenuti in modo fraudolento, il 32,7% dei casi ha per oggetto l’acquisto di elettrodomestici, ma quote rilevanti hanno riguardato anche il comparto auto e moto (11,8% del totale), l’arredamento (9,9%), le spese per la casa (9,7%) e gli acquisti di prodotti di elettronica, informatica e telefonia (8,5%).

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Antitrust: sanzione a società noleggio auto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

L’Autorità della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato la società B Rent S.r.l., che svolge attività di noleggio autoveicoli senza conducente, con una sanzione amministrativa pecuniaria di 250.000 euro per pratica commerciale scorretta.”Bene, sono troppe la pratiche scorrette in questo campo. Non è la prima volta che viene condannata una società di noleggio auto. Già nel 2018, grazie ad un nostro esposto, ci fu una condanna analoga” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Purtroppo non è infrequente l’abitudine di addebitare, in modo ingiustificato, importi a titolo di rimborso per danni riscontrati sulle autovetture noleggiate. In alcuni casi si tratta addirittura di danni preesistenti. Per questo suggeriamo ai consumatori la massima cautela” conclude Dona. Di seguito alcuni suggerimenti:
Al ritiro: se non avete accettato la cancellazione della franchigia, ispezionate attentamente l’esterno dell’auto a noleggio, per verificare eventuali danni a carrozzeria e cristalli e, se del caso, fateli riportare sul contratto; verificate anche l’esistenza della ruota di scorta e degli attrezzi di bordo, sia per evitare contestazioni al rientro e soprattutto per non trovarsi nei guai. Controllate che l’indicatore di livello carburante segnali il pieno.
Durante l’utilizzo: l’auto a noleggio è assicurata contro il furto e anche contro danni da collisione, ma se parcheggiate e ve ne andate a spasso con le chiavi nel cruscotto, oppure fate condurre il veicolo da un terzo non registrato e sbatte contro un parapetto per negligenza o imperizia, la compagnia assicuratrice potrebbe rivalersi su di voi. Utilizzate la normale diligenza, controllate il livello dei liquidi e la pressione delle gomme. Se avete un incidente, che non blocca il veicolo, compilate il modulo di constatazione amichevole (il CID) attentamente, per consegnarlo al rientro; se l’incidente blocca il veicolo chiamate il numero di emergenza per il recupero del veicolo e la sua sostituzione per completare il periodo di noleggio. Se ci sono feriti o comunque lesioni (vostre o di altri), preoccupatevi di avere la documentazione medica relativa per l’assicurazione. Comunque, in caso di incidente, usate il vostro smartphone per fotografare la scena, i danni ed il contesto stradale.
Al rientro: lasciatevi un margine di tempo utile per la riconsegna del veicolo; arrivare tardi con l’aereo o il treno che sta per partire e quindi lasciare le chiavi in una cassetta può essere comodo, ma vi espone a rischi di piccoli abusi che non potrete più controllare. La cosa migliore è organizzarsi per riconsegnare il veicolo nelle ore di apertura del punto di noleggio e far accettare il veicolo da un addetto: eventuali danni dovranno esservi contestati, insieme alle eventuali modalità di valorizzazione degli stessi. Riceverete fattura per posta o email e l’addebito sulla vostra carta di credito. Se invece dovete lasciare le chiavi e correre, sarebbe buona cosa fotografare il veicolo nel parcheggio del punto di noleggio per documentarne il rientro e l’assenza di danni, oppure l’estensione dei medesimi.
Dopo la consegna. Dopo aver riconsegnata l’auto a noleggio, potreste ricevere una richiesta per danni: il preventivo deve essere circostanziato e documentato con fotografie, che potrete utilizzare per una valutazione dal vostro carrozziere di fiducia sulla congruità del preventivo stesso.Se siete certi che nessun danno era visibile alla riconsegna (per questo sarebbe bene fare alcune foto del veicolo) contestate il preventivo e diffidate il punto di noleggio ad addebitare alcunché sulla vostra carta di credito; avvertite preventivamente la banca che gestisce la vostra carta che potreste dover disconoscere degli addebiti non dovuti da parte del punto di noleggio.Potreste ricevere richiesta di rimborso di multe notificate all’azienda di noleggio per infrazioni rilevate durante il periodo del vostro noleggio; vi devono inviare copia del verbale. Verificate i tempi di notifica e la fondatezza della multa per permettere all’azienda di noleggio di fare eventualmente ricorso.

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Facebook: Corte Ue, siti web corresponsabili dei ‘Like’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Per la Corte di Giustizia Europea, il gestore di un sito Internet corredato dal pulsante ‘mi piace’ di Facebook può essere ritenuto responsabile, insieme alla stessa Facebook, della raccolta e della trasmissione dei dati personali dei visitatori che hanno cliccato sul ‘Like’.Bene, un chiarimento che aumenta le tutele per gli utenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La corresponsabilità del gestore di un sito sulla raccolta e trasmissione dei dati personali dei visitatori innalza il livello di rispetto della privacy e riduce il rischio di un utilizzo improprio dei dati” prosegue Dona.”Nessuna novità, invece, rispetto al fatto che le associazioni per la tutela dei consumatori hanno il diritto di agire in giudizio contro i presunti autori di violazioni delle norme sulla protezione dei dati personali, un principio già chiaro nel nostro ordinamento” conclude Dona.

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Furti d’auto: dopo 5 anni tornano a crescere. Ecco la guida per difendersi

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Dopo 5 anni di costante, graduale calo, torna a crescere il numero dei furti d’auto in Italia. Secondo i primi dati elaborati dal Ministero dell’Interno, nel 2018 sono stati 105.239 gli autoveicoli sottratti, +5,2% rispetto ai 99.987 registrati nel 2017.
LoJack, da oltre 10 anni in Italia a supporto delle Forze dell’Ordine per contrastare questa piaga e leader nel rilevamento e recupero di auto rubate (oltre 2.500 veicoli recuperati ogni anno grazie alla tecnologia unica in radiofrequenza e a un team di esperti sul campo), ha stilato un decalogo di consigli pratici e utili indicazioni per limitare al massimo il rischio furto mentre si è alla guida, quando si parcheggia e nella quotidianità di tutti i giorni. Il vademecum annovera consigli che solo in apparenza possono sembrare banali e suggerimenti per contrastare le nuove modalità hi-tech di sottrazione:
Non lasciare l’auto accesa e con le chiavi inserite, nemmeno per pochi secondi (ad esempio mentre sei in doppia fila), potrebbero risultare decisivi per il furto.
Anche se fa caldo, prima di lasciare l’auto chiudi i finestrini e il tettuccio. Un pur piccolo spiraglio può rivelarsi un assist per i ladri, cui bastano pochi centimetri per aprire varchi, introdursi nell’abitacolo, mettere in moto e scappare.
Non lasciare l’auto di notte in parcheggi isolati o incustoditi. In simili casi potrebbe rivelarsi preziosa la funzione di “Geofence”, prevista da alcuni sistemi telematici a bordo della vettura, che attraverso un’App ti avvisano se l’auto esce dalla zona a rischio, mentre tu non sei a bordo.
Anche se, soprattutto nel periodo estivo, non usi quotidianamente l’auto, verifica ogni giorno che sia parcheggiata nel punto in cui l’hai lasciata. Denunciare con tempestività l’eventuale furto accresce la possibilità di ritrovare la vettura, soprattutto se questa è dotata di un dispositivo di rilevamento hi-tech. Secondo le statistiche LoJack dopo 48 ore dal furto le speranze di ritrovarla si riducono drasticamente.
Osserva con attenzione il luogo in cui parcheggi: se in terra ci sono cumuli di frammenti di vetro, è sinonimo di zona a rischio furto o vandalismo.
Non parcheggiare sempre nello stesso posto, le abitudini danno modo al ladro di organizzare al meglio il furto.
Attenzione alle truffe. Sempre più spesso i ladri utilizzano un escamotage come un finto incidente (con la tecnica dello specchietto, il lancio di piccole pietre sul fianco dell’auto o ancora un lieve tamponamento) per costringere i guidatori (soprattutto donne e anziani) a fermarsi, scendere dall’auto e sottrargliela.
Quando sei all’autogrill o nel parcheggio del centro commerciale e chiudi la vettura a distanza tramite una smart key, controlla sempre manualmente l’avvenuta chiusura delle portiere. Un ladro, appostato nelle vicinanze, potrebbe aver disturbato il segnale con un jammer per poi entrare indisturbato nel veicolo e approfittare della tua sosta.
Proteggi la tua auto con un sistema di antifurto meccanico, ma soprattutto con uno hi-tech. Il primo può scoraggiare i ladri meno attrezzati, il secondo (se efficace) può rivelarsi prezioso in caso di furto. Un sistema in radiofrequenza (non schermabile e attivo anche in situazioni critiche, come all’interno di container o nei garage sotterranei) raddoppia la possibilità di recuperare la vettura sottratta.
Proteggi la chiave della tua vettura, custodendola in un “card protector” che ne impedisca la clonazione o che blocchi la sempre più diffusa modalità di furto hi-tech “relay attack”, con la quale i ladri, utilizzando ripetitori in radiofrequenza, riescono a riprodurre la comunicazione tra l’auto e la sua chiave, anche quando questa è distante.

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Carabiniere ucciso a Roma: se non spari sei morto, se spari vieni licenziato

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

ROMA – (GRNET.IT) Mentre da ieri piangiamo la brutale uccisione del Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, per la quale sono accusati due ragazzi ventenni americani, in vacanza in Italia, non possiamo non sottolineare il clima di inquietudine e timore con il quale le nostre forze dell’ordine devono fare i conti durante il loro servizio. Paradossalmente coloro che pattugliano le nostre strade non hanno affatto paura di affrontare i delinquenti, ma di vestire i panni dell’accusato se per una malaugurata serie di circostanze dovessero essere costretti a far uso dell’arma in dotazione. Questo è il clima che si respira, e lo denunciamo da tempo. Queste erano presumibilmente le ansietà ed i timori che si portava dietro anche il Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega prima di essere ucciso.
Esempi di carabinieri finiti male per aver usato l’arma in dotazione ce ne sono tantissimi, ma quella del Maresciallo Raffaele RUSSO, all’epoca effettivo al Comando Stazione Carabinieri Roma San Pietro e difeso dall’avvocato Giorgio Carta, è emblematica e vale la pena leggere la dinamica di ciò che gli accadde direttamente dall’ordinanza di archiviazione del GIP del tribunale militare di Roma, Elisabetta Tizzani, che lo ha assolto:
«…la mattina del 16.3.2018 personale della Compagnia CC Roma-San Pietro nel corso di attività investigativa delegata, effettuava un servizio finalizzato a bloccare alcuni soggetti dediti a truffe, estorsioni nei confronti di automobilisti. Verso le ore 18.00 in Via Federico OZANAM la pattuglia automontata intervenne per identificare gli occupanti di una autovettura Mini Cooper posizionandosi innanzi al mezzo. Il capo pattuglia in divisa usciva dalla autovettura e si avvicinava al conducente della Mini Cooper il quale, con improvvisa manovra di guida, cercava di darsi alla fuga tentando di investire il militare. Quest’ultimo si spostava dal margine verso il centro della carreggiata evitando l’investimento. A quel punto proveniva a piedi dall’opposto senso di marcia il Mar. Russo Raffaele in abiti civili. L’autovettura continuava la fuga e l’indagato per evitare di essere investito si spostava esplodendo un colpo di arma da fuoco in direzione dell’auto in fuga. Il proiettile attingeva una donna e sua figlia che viaggiavano a bordo di uno scooter nella stessa direzione di marcia della Mini in fuga. Le due donne venivano soccorse e portate presso l’ospedale San Camillo ove venivano ricoverate, la prima in prognosi riservata non in pericolo di vita per ferita di arma da fuoco alla spalla sx con lesione dell’arteria e del tendine ascellare e la seconda per lesione arto superiore sx da arma da fuoco».
Senza dilungarci oltre, precisiamo che nell’ambito del procedimento penale militare a carico del Maresciallo Russo, sia il Pubblico Ministero, che il G.I.P. hanno ritenuto legittimo l’impiego delle armi da parte del militare. Il Pubblico ministero militare Massimo Nunziata, nel chiedere l’archiviazione del procedimento a carico del Maresciallo ha argomentato che l’esplosione del colpo è avvenuta “al fine di vincere la resistenza opposta in occasione di forzamento di posto di controllo da soggetto resosi responsabile di resistenza e tentativo di lesioni a pubblico ufficiale. La condotta dell’indagato, nei termini di cui alla contestazione, va quindi ricondotta nell’uso legittimo delle armi atteso che pur se rivolta nei confronti di soggetto in fuga essa mirava ad evitare l’insorgere di pericoli per altre persone oltre che per gli operanti” poichè il guidatore della Mini Cooper “compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a arrecare la morte ai pubblici ufficiali… in particolare lanciando contro i predetti l’autovettura in suo possesso senza riuscire nell’intento per cause indipendenti dalla volontà(schivamento del veicolo da parte dei due Carabinieri)”. La conclusione dell’intero procedimento a carico del Maresciallo Russo è però sconcertante: se da una parte il tribunale militare ha archiviato la sua posizione e quello ordinario ha condannato in primo e secondo grado i suoi aggressori per aver tentato di ucciderlo, adesso il militare si trova ad affrontare un procedimento interno finalizzato – nonostante la piena assoluzione – al suo possibile licenziamento dall’Arma dei Carabinieri.Questo è il clima di ansia e preoccupazione che appesantisce in maniera intollerabile il servizio delle forze dell’ordine ed è il medesimo – ne siamo certi – che respirava il povero Vice Brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega il quale, se fosse stato più sereno ed avesse avuto in dotazione un semplice taser, forse oggi sarebbe ancora vivo. (GRNET.IT).

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Iren denunciata all’Agcm per contratti non richiesti di energia elettrica e gas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

A seguito delle liberalizzazioni nel settore energetico, capita spesso di dover tutelare i cittadini da richieste di pagamento illegittime relative a contratti di fornitura di energia elettrica o gas. In questi giorni l’Associazione Codici ha inviato un reclamo a Iren Mercato S.p.a. per aver ritenuto perfezionati i contratti per la fornitura di energia elettrica e di gas naturale per il signor L. P. a seguito di un semplice contatto telefonico da parte di un operatore della società, senza aver preventivamente acquisito il consenso del consumatore, in assenza della sottoscrizione e di alcuna manifestazione di consenso. “Il 23 e 31 maggio scorsi – spiega il Responsabile di Codici Puglia Stefano Gallotta – il consumatore ha ricevuto una telefonata da un agente della Iren Mercato S.p.a., che lo informava di un’offerta, a suo dire estremamente vantaggiosa, per la fornitura di energia elettrica e gas presso la sua utenza residenziale e gli chiedeva un indirizzo di posta elettronica dove inviargli alcuni allegati utili a effettuare un confronto dei prezzi, evidenziando che all’interno di tale mail l’utente avrebbe dovuto cliccare alla voce ‘conferma indirizzo mail’ per consentire a Iren di verificare la possibilità di procedere a un eventuale subentro”.
Solo successivamente, dopo aver cliccato su tale voce, l’ignaro consumatore si è accorto che nella mail era riportato quanto segue: “la ringraziamo di aver scelto l’offerta di Iren Mercato e confermiamo di aver ricevuto in data 23/05/2019 (e 31/05/2019) la sua richiesta di contratto di somministrazione…”, senza aver potuto leggere neanche le condizioni dell’offerta e ricevuto o sottoscritto un contratto. Pur senza aver manifestato il proprio consenso e preoccupato da quanto letto nella mail, il consumatore è stato costretto a inviare immediatamente due raccomandate alla Iren per esercitare, a scopo cautelativo, il diritto di ripensamento e, nonostante ciò, pochi giorni dopo è stato contattato da un operatore del proprio fornitore di energia e gas Enel, che lo ha informato di essere divenuto cliente della Iren Mercato. Il consumatore è stato così costretto a stipulare nuovi contratti con il proprio gestore ed a rivolgersi all’Associazione Codici, che, tramite l’avvocato Stefano Gallotta, ha inviato immediatamente una lettera di contestazione alla Iren, diffidandola da addebitare qualsivoglia importo per l’illegittima procedura posta in essere e riservando di chiedere il risarcimento del danno e di segnalare l’accaduto all’Agcm che, già nel 2017, aveva sanzionato la stessa società.

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Cronaca Lombardia a Nazionale: Treni o carri bestiame?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

Il Regionale veloce di Trenitalia 1692 da Imperia Centrale a Milano Centrale, già a Genova si presentava pieno oltre ogni limite e capacità.Caldo, assenza di aria condizionata, passeggeri stipati come bestiame per terra e tra le carrozze, nessuna assistenza ai viaggiatori.Codacons: “Vergognoso trattamento dei passeggeri da parte di Trenitalia, neanche nel terzo mondo sarebbe considerato ammissibile. Presenteremo una diffida contra Trenitalia chiedendo i rimborsi dei biglietti e presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica. Con il treno in quelle condizioni il pericolo di cadute e sinistri potenziali è enorme, messa in pericolo la salute pubblica.” (n.r. Possibile che non ci rendiamo conto del disastro che stiamo provocando con la nostra idea di diventare famosi con le nostre opere faraoniche mentre permettiamo a migliaia di persone di ritornare agli anni postbellici. Non dimentichiamo i pendolari che devono raggiungere, per lavoro, le metropoli o gli avventurosi viaggi in treno per raggiungere la Sicilia e via di questo passo.)

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28 giorni, Adoc: rimborso anche per chi ha cambiato operatore o chiuso l’utenza

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

A seguito del dispositivo di sentenza del Consiglio di Stato gli operatori telefonici dovranno restituire in fattura quanto pagato in più dai consumatori a fronte della fatturazione ogni quattro settimane rispetto a quella mensile.Per Adoc è una tardiva vittoria dei consumatori che lascia comunque l’amaro in bocca: “La sentenza del Consiglio di Stato mette finalmente fine ad una situazione iniqua e dannosa che è durata fin troppo – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – a causa del lungo lasso di tempo intercorso tra i primi atti dell’Autorità e la decisione del Consiglio di Stato.” A fronte della sentenza, dunque, i consumatori hanno diritto ad essere pienamente rimborsati del mal tolto e questo, secondo l’ADOC, indipendentemente dal fatto che siano ancora clienti dell’operatore che ha – a suo tempo – modificato unilateralmente la fatturazione con cadenza a 28 giorni.“A nostro avviso – precisa Tascini – la sentenza è chiara ed esplicita e non può essere soggetta ad interpretazioni. La restituzione dei giorni erosi deve avvenire in maniera automatica e tempestiva. Anche chi nel frattempo ha cambiato operatore o ha chiuso l’utenza dovrà essere tutelato: esortiamo l’AgCom a definire quanto prima modalità di rimborso adeguate in favore di quei consumatori che non siano più clienti dell’operatore artefice della fatturazione a 28 giorni, che ad oggi versano in una situazione di totale incertezza.Resta inteso che la scelta in favore di soluzioni alternative – eventualmente proposte dagli operatori – rispetto alla restituzione automatica dei giorni di servizio non fruiti è rimessa alla autonoma ed esclusiva valutazione del consumatore, ma dovrà essere sempre proposta nel rispetto degli obblighi di trasparenza, chiarezza e completezza delle informazioni rese. Dovrà essere manifestata, altresì, attraverso un consenso esplicito reso in modalità opt-in. Dunque invitiamo i consumatori a riflettere attentamente prima di accettare la proposta alternativa, la quale comporterà la rinuncia alla restituzione automatica.” Esortiamo i consumatori, infine, a segnalarci eventuali atteggiamenti dilatori o ostruzionistici da parte dei gestori telefonici, per valutare ulteriori iniziative ed azioni in favore degli utenti danneggiati.

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E’ a rischio la difesa in tribunale di coloro che denunciano reati di mafia

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Il Comitato di Solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, istituito presso il ministero dell’Interno, avrebbe infatti sospeso il pagamento degli avvocati difensori che per legge avviene dal Fondo di rotazione in favore delle vittime di mafia istituito nel 1999, sulla base di un controverso parere dell’Avvocatura. E’ quanto denuncia il senatore Franco Mirabelli, vicepresidente dei senatori del Pd e capogruppo dem nella commissione Antimafia, che sulla questione ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro dell’Interno Salvini.”Per sostenere le vittime di mafia che denunciano – spiega Mirabelli – la legge ha previsto la possibilità per loro di ottenere la liquidazione anticipata dal Fondo sia del risarcimento dei danni, sia delle spese legali per la loro difesa nel processo penale, come stabiliti in sentenza, garantendo così tempi più celeri in relazione alla particolare situazione economica in cui versano. E’ da gennaio, tuttavia, che il Comitato di Solidarietà ha sospeso il pagamento degli avvocatori difensori, che lavorano per associazioni come il Comitato Addiopizzo e la Federazione delle associazioni antiracket ed antiusura italiane, sulla base di un parere che aveva richiesto all’Avvocatura di Stato. L’impossibilità per gli avvocati che si occupano prevalentemente di difesa delle vittime di mafia di ottenere il pagamento dallo Stato implicherà per loro la necessità di richiedere alle vittime stesse l’onorario e le spese. Questo avrà un impatto anche sulle denunce e sull’attività delle associazioni antimafia. Per questo, con l’interrogazione chiedo a Salvini: è a conoscenza di questi fatti gravi? Cosa intende fare?”.

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Niente più archiviazione per tenuità del fatto

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

No all’archiviazione per lieve tenuità del fatto, nei confronti di chi commette reati di violenza, oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale. «Questa è una grande battaglia del Sap che, attraverso un emendamento al Decreto Sicurezza bis, approvato oggi e presentato dall’on. Gianni Tonelli, è diventato legge dello Stato». A dichiararlo è Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). «Da oggi, chi sputa su una divisa ne dovrà rispondere. Non sarà più possibile sputare impunemente, come accadde tempo fa a Milano, dove un giudice dispose l’archiviazione nei confronti di un antagonista, poiché ritenne il fatto di lieve entità. Questa – conclude Paoloni – è una prima norma che traccia un percorso di idonee garanzie funzionali necessarie affinché il servizio che gli operatori delle Forze dell’ordine rendono alla comunità, sia efficace».

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L’anno scorso circa 10,5 milioni di rifugiati hanno ricevuto assistenza sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Lo sdi deve ai programmi di sanità pubblica, all’attività dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e di altri partner.Il dato è stato diffuso nel Global Health Review annuale dell’UNHCR, pubblicato oggi.Il rapporto mette in evidenza le misure in materia di assistenza sanitaria, nutrizione, e accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari adottate a favore di rifugiati, richiedenti asilo e comunità ospitanti in 51 Paesi d’accoglienza.“La maggior parte dei rifugiati, l’84%, è stato accolto in regioni in via di sviluppo in cui i servizi di base sono già sotto pressione; di conseguenza, i sistemi sanitari nazionali devono essere più che mai sostenuti per garantire ai rifugiati e alle comunità locali l’accesso a cure salvavita e assistenza sanitaria di base,” ha dichiarato George Okoth-Obbo, Assistente Alto Commissario per le Operazioni dell’UNHCR.
Dal rapporto emerge che tra i progressi registrati nel 2018 vi è il calo del tasso di mortalità dei bambini rifugiati di età inferiore ai 5 anni, un importante indicatore dell’impatto delle misure sanitarie in contesti di emergenza.I tassi di mortalità registrati per questi bambini sono migliorati, passando da una media di 0.4 casi ogni 1.000 al mese, nel 2017, a 0.3 casi su 1.000 nel 2018.Ciò è avvenuto nonostante lo scorso anno si siano registrati continui arrivi di rifugiati provenienti da luoghi come il Myanmar, il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo nei Paesi confinanti.Il rapporto sottolinea inoltre i significativi progressi compiuti nell’inclusione dei rifugiati nei sistemi sanitari nazionali, evidenziando come alcuni Paesi compiano sforzi notevoli per offrire maggiori possibilità ai rifugiati di accedere a regimi di assicurazione sanitaria e ad altri pilastri della previdenza sociale.In 37 Paesi ospitanti, la maggior parte dei rifugiati ha accesso a vaccinazioni e cure per la tubercolosi, l’HIV e la malaria al pari dei cittadini. Nel 2018 sono inoltre proseguiti gli sforzi per promuovere e facilitare l’accesso a servizi per la salute riproduttiva, tra cui l’assistenza alla maternità e ai neonati e la pianificazione familiare. Nell’80 per cento dei Paesi in cui l’UNHCR sostiene le attività nel settore sanitario, il 90% delle donne rifugiate ha partorito in strutture dotate di personale qualificato – la misura più efficace per ridurre la mortalità materna e neonatale e la morte del feto.Tra i fattori che suscitano maggiore preoccupazione, tuttavia, figurano focolai di malattie nelle comunità di rifugiati. Nel corso dell’anno, gli operatori e i partner dell’UNHCR operanti nell’ambito sanitario hanno dovuto far fronte a diverse epidemie, come quelle di difterite e casi sospetti di morbillo in Bangladesh, o di colera e febbre emorragica virale in Kenya e Uganda.Anche la malnutrizione rimane un problema molto preoccupante per la salute dei rifugiati. Se da un lato in molte comunità di rifugiati si sono registrati miglioramenti nei tassi di malnutrizione acuta globale (GAM), uno dei principali indicatori nutrizionali, l’UNHCR è seriamente preoccupato per il persistere di elevati livelli di anemia e rachitismo in molte popolazioni di rifugiati rispetto a quanto registrato nel corso dell’anno precedente. Le cause della malnutrizione sono svariate, ma l’insicurezza alimentare è un fattore significativo. Negli ultimi anni sono stati operati crescenti tagli a molte operazioni condotte dall’UNHCR in materia di assistenza alimentare e sono sempre più i Paesi interessati da tale crisi.Allarmano in particolare i tagli all’assistenza alimentare, in quanto i rifugiati spesso hanno poche alternative legali per aumentare il proprio reddito o ottenere accesso al cibo. Per soddisfare i propri bisogni di base molti ricorrono a strategie di sopravvivenza potenzialmente nocive che possono aumentare i rischi per la protezione, come ad esempio allontanare i bambini da scuola per mandarli a lavorare, elemosinare e vendere beni. L’integrazione della salute mentale nell’assistenza primaria rimane una priorità. I consulti psichiatrici effettuati (154.000) rappresentano meno del due per cento rispetto al numero totale di visite mediche a cui i rifugiati si sono sottoposti nel 2018 – circa 7,5 milioni – presso l’UNHCR e le strutture sanitarie partner. A fronte di un flusso senza precedenti di esodi forzati nel mondo, e con 25,9 milioni di rifugiati in tutto il mondo, l’UNHCR chiede finanziamenti che contribuiscano a sostenere le sue principali attività, come i programmi sanitari. A metà 2019, è stato ricevuto solo il 30% – 8.636 miliardi di dollari statunitensi – degli aiuti complessivi richiesti dall’UNHCR per finanziare servizi e programmi salvavita per i rifugiati in 131 Paesi.

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Al via difensore civico per i malati reumatici

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Creare un “ponte” tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione. E’ questo l’obiettivo che si pone “PartecipAZIONE”, il servizio di Difensore Civico promosso dalla ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici). Riceverà le segnalazioni di criticità da parte di pazienti, clinici, caregiver e di tutti coloro che direttamente o indirettamente sono alle prese con una patologia reumatologica. E più in generale siano attenti, in qualche modo, al tema della tutela della salute in un ambito così delicato. “Si farà portavoce verso le Istituzioni con le quali vogliamo instaurare un dialogo costruttivo allo scopo di raggiungere soluzioni mediate che rispettino tutti gli interessi in gioco – afferma Silvia Tonolo, Presidente Nazionale ANMAR -. Risulta molto più difficile per un individuo contestare un ente che dovrebbe rappresentare il bene comune, sia perché non si conoscono appieno i propri diritti sia, più spesso, per il timore di ritorsioni e azioni disciplinari. Da qui l’esigenza di modificare radicalmente il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino, ponendo l’accento sul dialogo e l’interrelazione piuttosto che sul rapporto d’autorità”. “Chi è colpito da una malattia reumatologica deve spesso affrontare grosse difficoltà quotidiane non solo in termini di salute ma anche da un punto di vista amministrativo-sanitario – aggiunge la Presidente ANMAR -. Con PartecipAZIONE vogliamo soprattutto evitare che i pubblici uffici abusino del potere loro conferito. Così si può ridurre il distacco tra cittadino e Istituzioni che è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Al tempo stesso il nuovo servizio rappresenterà un aiuto concreto per milioni di italiani”.

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Scuola: Regionalizzazione e la Costituzione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Secondo il leader del giovane sindacato scolastico, l’intenzione del presidente della Regione Lombardia è chiaramente quella di assumere più personale o pagarlo di più con i soldi della Regione Lombardia. Bene, lo faccia allora; noi siamo pronti a sostenerlo, sempre che i docenti non diventino impiegati regionali, peraltro assunti con concorsi regionali e obbligati a svolgere un nuovo orario di lavoro maggiorato. Nel frattempo, però, gli suggerisco di studiare tutte le sentenze della Corte Costituzionale e non sono i periodi a lui più congeniali.Sull’autonomia differenziata la Lega ha scommesso tantissimo. Trascurando anche il fatto che i suoi ministri, per rispettare il ruolo che ricoprono e il giuramento fatto davanti al Capo dello Stato, a difesa di tutti gli italiani, non possono uscire più di tanto allo scoperto.
Le affermazioni di circostanza di Marco Bussetti hanno però lasciato scontento il governatore della Lombardia: intervenuto subito dopo il ministro, ha scritto Orizzonte Scuola, secondo il presidente della regione Bussetti si è dimostrato “ancora meno realista del re”, ha detto il governatore, citando una sentenza della Corte Costituzionale, la 13 del 2004, la quale afferma che “il compito di organizzare la scuola può essere demandato alle Regioni, così come succede per la sanità”. Quindi, “le graduatorie regionali le facciamo lo stesso” ha detto ancora Fontana. “È un falso problema, in consiglio regionale sia il PD che i 5 Stelle hanno votato per l’autonomia, mi sembrano tutti un po’ confusi”. Poi ha concluso “è come per la sanità, spero lo capiscano o invocherò la sentenza, che vale per tutte le Regioni”.
Secondo Anief in confusione è invece chi ha chiesto di trasformare la scuola pubblica italiana in un servizio da gestire a livello locale. E se i Comuni riescono a farlo ben venga. In caso contrario, certe regioni si arrangino pure. Perché nelle intenzioni di Lombardia e Veneto, spetta alle regioni prendere una serie di decisioni, accollandosi anche gli oneri finanziari e organizzativi: bandire concorsi e trasformare i docenti in impiegati regionali; aumentare i fondi per le scuole con risorse regionali; diminuire il numero di alunni per classe; regionalizzare gli USR; integrare gli stipendi dei docenti regionali con fondi della Regione, gestire anche la mobilità dei docenti, con la possibilità di aumentare gli anni di permanenza a più di 5 dopo l’assunzione in Regione.
Proposta di legge che, secondo alcune indiscrezioni, oltre a destare molte perplessità in diversi parlamentari, ha visto in questi giorni non a caso una diminuzione da 16 a 4 punti di gestione dell’autonomia scolastica. E chi lo ha fatto, a differenza del governatore della Lombardia, ha avuto i suoi motivi. Probabilmente, a differenza del governatore Fontana, ha letto a fondo i tentativi passati andati tutti sistematicamente a vuoto sulle proposte di regionalizzazione in Trentino, peraltro dopo le sentenze della Consulta n. 107/2018 (sulla L. Regione Veneto) e la n. 6/2017 e 242/2011 sulla Legge Trento 5/2006, anch’esse tutte negative.

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Wind 3, Vodafone e Fastweb devono rimborsare il maltolto agli utenti

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

La sentenza definitiva del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso di Wind 3, Vodafone e Fastweb. Le compagnie hanno perso e dovranno quindi rimborsare i giorni erosi con le tariffe 28 giorni agli utenti. “Finalmente è arrivato il giorno che i consumatori aspettavano da due anni. – dichiara Ivo Tarantino, Responsabile delle relazioni esterne Altroconsumo – Il Consiglio di Stato mette fine ai rinvii e ai giochi delle telco: niente più proposte di ristoro al ribasso. È dal 2017 che siamo in prima linea per difendere i consumatori in questa battaglia e la giustizia ha confermato quello che avevamo chiesto e cioè che i rimborsi dei giorni erosi arrivino nella prima bolletta utile. Questa sentenza ci rende particolarmente orgogliosi e sottolinea il ruolo della nostra Organizzazione a tutela e difesa dei consumatori in uno scenario sempre più complesso e in rapido cambiamento. Un tassello che va ad aggiungersi alla nostra battaglia per la trasparenza nel settore delle telecomunicazioni, contro i costi nascosti, le offerte poco chiare e le rimodulazioni selvagge degli operatori. Aggiungiamo che arriverà a giorni la decisione del Consiglio di Stato anche per quanto riguarda il ricorso di TIM che riteniamo sarà dello stesso tenore. La nostra battaglia non finisce qui ma anzi cogliamo l’occasione per chiedere alle compagnie: cosa devono fare coloro che hanno cambiato operatore e che quindi non riceveranno automaticamente il rimborso?”.

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