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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Diamanti Dpi: Intesa Sanpaolo risarcisce soltanto i clienti che protestano

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

diamantiSin dallo scorso febbraio, come da noi evidenziato, i clienti Intesa Sanpaolo che andavano a protestare “con le buone” venivano risarciti dell’intero importo investito nei diamanti Diamond Private Investment (Dpi) venduti tramite la loro rete.Nel tempo, i casi da noi risolti sono aumentati e lo scorso 16 ottobre abbiamo pubblicato anche il documento rilasciato dalle agenzie che prova il risarcimento dei clienti.Documento che è stato poi mostrato anche durante la trasmissione Report della Rai il successivo 30 ottobre, che un anno fa aveva fatto esplodere il caso e che è ritornata sull’argomento lo stesso giorno in cui sono state notificate le sanzioni Agcm alle banche ed alle due società venditrici di diamanti. E’ ora arrivata l’ufficializzazione. Lo scorso 14 novembre, l’agenzia Reuters ha riferito di una circolare di Intesa Sanpaolo nella quale si evidenzia l’impegno irrevocabile al riacquisto dei diamanti, di qualsiasi qualità e dimensione, allo stesso prezzo pagato inizialmente dai clienti nel caso che un precedente tentativo di usufruire dei servizi di rivendita di Dpi sia rimasto inevaso.
Poiché la Dpi non trova più, per fortuna, persone a cui rivendere il diamante a prezzo gonfiato ceduto dal cliente, è ovvio che sia Intesa Sanpaolo a risarcire.
I clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo, pertanto, devono solo recarsi in agenzia per vedere sistemata la propria posizione. A tal proposito, ancora meglio sarebbe se il Gruppo Intesa Sanpaolo avisasse e risarcisse tutti gli ottomila clienti buggerati. Se di mossa reputazionale si tratta, che sia fatta come si deve senza praticare la solita “bella” abitudine di risarcire soltanto i clienti che protestano, contando sulla disinformazione di una bella fetta di essi.
La mossa di Intesa Sanpaolo apre come ovvio un varco nelle vertenze riguardanti le altre banche che hanno piazzato alla clientela diamanti Dpi e Idb (Intermarket Diamond Business). (Anna D’Antuono, Avvocato, consulente Aduc)

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Legge di stabilità: Assunzioni maestri scuola d’infanzia, poche e sofferte

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneSono gli unici insegnanti a non essere stati contemplati nel piano straordinario della riforma Renzi-Giannini e nemmeno nel “potenziamento” che ne è conseguito. Tanto è vero che oggi sono il raggruppamento di gran lunga più numeroso delle Graduatorie ad esaurimento. Ora, però, si potrebbe dare loro la possibilità di riscattarsi, attraverso l’ultima manovra del Governo Gentiloni. L’emendamento Pd prevede al massimo 2mila stabilizzazioni, peraltro pure in dubbio, ma ne servirebbero quindici volte di più. Le proposte Anief sono confluite nelle modifiche al ddl 2960, presentate da più raggruppamenti politici.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è possibile che quando si tratta di venire incontro alla stabilizzazione dei maestri che operano nei nostri asili si debba sempre arrivare ad un nulla di fatto. Non abbiamo mai smesso di credere nelle loro assunzioni e per questo abbiamo fatto pervenire alla Commissione Bilancio del Senato 40 emendamenti, alcuni dei quali specifici per risolvere l’annosa questione. Non vogliamo più sentire parlare di strada in salita, ma di assunzioni in gran numero e sicure: ne abbiamo sempre indicate 20mila per il potenziamento e almeno 8mila per il turn over degli ultimi anni. In caso contrario, se non se dovesse fare nulla, non ci vengano a dire che si fa un uso troppo disinvolto del giudice per dirimere i problemi: noi pure stavolta ce l’abbiamo messa tutta per centrare un’operazione sacrosanta tramite il legislatore. Chiediamo il blocco temporale delle supplenze brevi e che venga sciolta la riserva su inserimenti in graduatoria, a seguito del provvedimento amministrativo.

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La trasparenza strumento fondamentale per la prevenzione della corruzione

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

corruzione_urloLa trasparenza rappresenta oggi uno strumento fondamentale per la prevenzione della corruzione, per l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa. E lo è in particolare da quando tutti i cittadini possono avere accesso diretto all’intero patrimonio informativo delle Pubbliche amministrazioni.
Merito di graduali aggiustamenti normativi: dalla legge 241 del 7 agosto 1990 che introduceva il diritto di accesso del singolo al procedimento amministrativo all’accessibilità totale della legge Brunetta.
Se ne è parlato ieri alla Camera di Commercio di Bari nella “Giornata della trasparenza”, promossa dallo stesso ente al fine di favorire la partecipazione attiva di tutti i portatori di interesse alle tematiche della “trasparenza “ e della “prevenzione della corruzione nei servizi”.
“Il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio – ha dichiarato nei saluti introduttivi il segretario generale Angela Patrizia Partipilo – è strumento di trasparenza per eccellenza nonché un vero e proprio patrimonio informatico che garantisce la piena pubblicità e la tempestiva fruibilità di dati, atti e provvedimenti relativi alle aziende. Non a caso, in materia di controlli societari, come riferito oggi in un’inchiesta del Sole 24Ore, l’Italia batte il Regno Unito. Da noi ci sono i controlli preventivi dei notai e poi quelli delle Camere di Commercio, che impediscono di prendersi gioco del diritto societario e di fatto garantiscono una maggiore sicurezza e legalità”.
Il documento principale da cui muove il processo di attuazione della trasparenza della Camera di Commercio di Bari è il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, ormai parte integrante del Piano Anticorruzione come previsto dal d.lgs. 97/2016.
Quello relativo all’anno 2017 è stato illustrato dall’avv. Vincenzo Pignataro, dirigente del Settore Legale e Fede Pubblica e responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza dell’ente barese: “Si è provveduto – ha detto – ad effettuare attività di monitoraggio sistematico e periodico degli obblighi di pubblicazione, nonché di verifica dell’operato di tutte le strutture interessate da detti adempimenti, ognuna per gli atti di rispettiva competenza, coinvolte nella pubblicazione e nell’aggiornamento dei dati. Ed inoltre sul sito camerale, sin dal 2009, un’apposita sezione consente di accedere ad informazioni riguardanti le attività Camerali, a quelle delle strutture collegate, acquisire i recapiti e-mail, postali e telefonici degli uffici”.
Pignataro ha anche diffuso il feedback dell’utenza sui servizi offerti, con modalità mutuate dalle indagini di Customer Satisfaction.
Le amministrazioni, dunque, in base alle linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, si devono attivare per fornire ai cittadini tutti i dati e documenti di cui sono in possesso, salvaguardando diritti fondamentali ed in particolar modo la privacy, ha detto il prof. Giovanni Roma, Docente di Diritto del Lavoro presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari.
Ma esiste un diritto all’oblio anche per gli atti riguardanti il Registro delle Imprese? Alla domanda ha risposto la prof.ssa Amarillide Genovese, docente di Diritto Civile presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Aldo Moro” di Bari.
“Allo stato attuale del diritto dell’Unione- ha affermato la docente citando una sentenza della Corte di Giustizia Europea del marzo 2017 – spetta agli stati membri determinare se le persone fisiche che compaiono negli atti del registro delle imprese, decorso un periodo sufficientemente lungo dopo lo scioglimento della società interessata e per particolari ragioni, possano chiedere che venga limitato l’accesso ai propri dati personali”.

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Codici: su fatturazioni a 28 giorni e rimborsi

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

vecchio telefonoI consumatori, dopo la vittoria storica dell’obbligo per le Telco di tornare alla fatturazione mensile, possono stare più tranquilli certo, ma devono sapere che c’è sempre qualcuno che prova a tutelare gli interessi degli operatori e delle lobby che costellano il nostro Paese. Se poi questo qualcuno in passato avrebbe dovuto difendere i consumatori e non lo ha fatto e persiste ostacolandoci, attraverso il goffo tentativo di affossare l’emendamento appena passato con un sub-emendamento, allora bisogna tenere alta la guardia.“La fatturazione a 28 giorni era una procedura inaccettabile: il ripristino della fatturazione mensile è un’ottima notizia per i consumatori”. Cosí la senatrice di AP Simona Vicari, salvo poi lanciare la solita ciambella di salvataggio alle società, con la proposta di limitare il ritorno al passato solo ed esclusivamente ai contratti telefonici consumer in abbonamento e non a quelli con prepagata – il 90% del mercato – e i business. Una voragine, considerato che in Italia ci sono 4,4 milioni di partita IVA.Questi comportamenti devono essere smascherati e i consumatori devono sapere e giudicare il comportamento dei politici che dovrebbero tutelare i loro interessi.
La Senatrice Vicari, ex delegata alla tutela dei consumatori, se proprio non se la sente di schierarsi in nostro favore, e nemmeno di agevolarci, almeno non si presenti come paladina dei consumatori perché fa una doppia brutta figura.

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Reati d’opinione: A quando un salto di civiltà?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

gadgetfascistiLa procura della Repubblica di Bologna, su segnalazione dei Carabinieri di Vergato, hanno denunciato il calciatore Eugenio Maria Lippi per apologia di fascismo. Altrettanta denuncia è stata presentata dal Sindaco del Comune di Marzabotto. A seguire c’è da registrare una diffusa esecrazione da parte di tanti soggetti che, in merito, si richiamano alla loro fede antifascista. Noi non abbiamo nulla da dire rispetto alla Procura che ha deciso di agire (esiste – anche se per noi e’ un obbrobrio giuridico- l’obbligatorietà dell’azione penale), e nei confronti dei Carabinieri che “d’ufficio” hanno fatto la segnalazione all’autorità giudiziaria. Ognuno svolge le sue funzioni.
Ma abbiamo molto da dire sul fatto che la manifestazione di un’opinione, manifestazione che di per se’ non ha leso nessuno fisicamente, sia sanzionata dal codice penale. Abbiamo una sorta di orticaria istintiva di fronte a tutto quello che, pur in ricordo di questioni delittuose per il nostro Paese (come lo e’ stato il Fascismo), tende a reprimere la manifestazione del pensiero. Non possiamo non ripensare al fatto che proprio durante il Fascismo questi reati venivano perseguiti col codice Rocco, che nella fattispecie e’ stato integralmente ereditato dai codici repubblicani. E siccome crediamo che in democrazia cio’ che conta molto e’ il metodo, questa commistione di reati tra Repubblica democratica e Regime fascista, continua a preoccuparci molto. Abbiamo paura dei fantasmi del passato? La nostra democrazia puo’ esser tale usando gli stessi metodi del Fascismo? No! Crediamo proprio di no. E’ proprio il rispetto di tutte le opinioni che fa grande una democrazia e, non a caso, questa grandezza e’ ascrivibile al maggior punto di riferimento mondiale in merito, gli Stati Uniti d’America, dove questo rispetto e’ proprio al primo emendamento della loro Costituzione. Siamo, possiamo e vogliamo essere un Paese che in materia faccia un salto di qualita’ e di civilta’? O e’ piu’ facile fare i cortei antifascisti, le manifestazioni, antifasciste, le dichiarazioni antifasciste…. salvo poi avere e applicare leggi che come metodo sono proprio fasciste? Chissa’ se qualcuno nella prossima campagna elettorale si ricordera’ di questo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Trasporti eccezionali: regole chiare e risolutive

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

trasporto1“Dopo i gravi incidenti avvenuti sui tratti stradali dove persistono ponti o cavalcavia si è proceduto ad una maggiore cautela nel rilascio delle autorizzazioni al transito dei veicoli eccezionali. Se da una parte è stato giusto porre maggiore attenzione nelle autorizzazioni, dall’altra si è determinata di fatto una paralisi del settore per un comparto nel quale operano settemila addetti, con un parco di sei settemila mezzi ed un fatturato di 3 miliardi di euro”
“I tempi di rilascio delle autorizzazioni si sono sensibilmente allungati ed esistono casi di diniego di nulla-osta al transito prive di sufficienti ed esaustive spiegazioni tecniche. Inoltre, lo scadere delle autorizzazioni periodiche sta generando confusione tra i gestori costretti ad inventarsi nuove regole, rimpallo di responsabilità tra i circa 150 enti di riferimento e oneri aggiuntivi a carico degli utenti. Il governo ha emanato giustamente una direttiva ma la sua applicazione sta rischiando di mettere in crisi l’intero settore. Se, infatti, da una parte gli operatori riconoscono la bontà dell’azione del governo dall’altra segnalano una situazione d’empasse con ritardi pesanti e scadenze fuori tempo massimo” Quello che chiediamo al Governo, dunque, è di convocare al più presto un tavolo operativo con tutti gli enti interessati alla materia in modo da pervenire ad una procedura chiara e rapida per il rilascio delle autorizzazioni a transito dei veicoli eccezionali nei tratti stradali con ponti e cavalcavia. Il rischio è la paralisi delle attività economiche ed imprenditoriali che si avvalgono di questo tipo di trasporto e che rischiano pesanti ricadute anche in termini di penali, per il mancato rispetto dei tempi previsti dai contratti”

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Divieto di fatturazioni a 28 giorni

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

montecitorioCon un emendamento alla Legge di Bilancio 2018, in corso di approvazione, dovrebbe tornare la fatturazione mensile per tutti i servizi di telecomunicazione, compresa la pay tv, anche se al momento non sembra riguardare le sim ricaricabili. Per Adoc i consumatori hanno poco da festeggiare, il vero problema sono gli aumenti, che restano, e un mercato con concorrenza bassa, per non dire assente.
“Imporre la tariffazione mensile senza intervenire sugli aumenti e sull’allargamento del mercato significa guardare il dito e non la luna – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – il cambio di fatturazione a 28 giorni operato dalle Telco è stato solo un escamotage per imporre un aumento del canone, mediamente pari all’8,6%. Una prassi che ha penalizzato gli utenti, ai limiti della pubblicità ingannevole e delle pratiche commerciali scorrette. E che per questo è inaccettabile e particolarmente invisa ai consumatori. Questi ultimi sono intrappolati in un mercato non concorrenziale, dove tutti gli operatori applicano la stessa tipologia di fatturazione. L’unica arma a disposizione del consumatore, quando subisce una modifica unilaterale del contratto, è esercitare il diritto di recesso per passare ad un altro operatore. Ma se tutti gli operatori hanno provveduto ad aumentare i costi del servizio, mascherandoli dietro al cambio di fatturazione, quest’arma è spuntata, per non dire inutile. Noi crediamo che se almeno uno dei principali operatori fosse rimasto alla vecchia tariffazione su base mensile, i consumatori avrebbero scelto di cambiare. L’emendamento ha come pregio quello di imporre una maggiore trasparenza sull’operato delle aziende, ma non prevede significative novità né sul piano sanzionatorio né sul mercato in sé. Si sarebbe dovuto sancire il principio dell’invarianza di spesa per il consumatore a fronte di ogni modifica della tempistica di fatturazione, per tutti i servizi. Un cambio di fatturazione dovrebbe, infatti, essere necessariamente basato su una riproporzione delle precedenti condizioni economiche, il consumatore non deve subire variazioni dei costi sostenuti. Altrimenti, come in questo caso, stiamo parlando di un aumento nascosto.”Per Adoc occorre anche prevedere nuovi ingressi di operatori nel mercato e dotare di maggiori potere l’Agcom.

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Corruzioni e segnalazioni di irregolarità nei rapporti di lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

corruzione_urlo“Area popolare vota a favore della proposta di legge sulle segnalazioni di irregolarità nei rapporti di lavoro pubblico o privato. Condividiamo, infatti, la ratio di questa legge, utile a contrastare ogni forma di illegalità, ma nutriamo diverse perplessità” lo ha detto Nino Marotta, capogruppo di Ap in commissione giustizia alla Camera, durante la dichiarazione di voto finale sul provvedimento.
“Esistono già norme che disciplinano la materia, sia nella pubblica amministrazione che l’impresa privata, alle quali vanno aggiunte le disposizioni della legge Severino e la normativa che ha istituito l’Autorità Anticorruzione. Introdurre, dunque, una nuova disciplina la cui applicabilità peraltro potrebbe risultare complicata, potrebbe avere un impatto negativo sulle aziende private e sull’intero sistema economico. Il rischio è una proliferazione di norme che potrebbero finire per limitare lo spazio operativo delle imprese. Uno Stato liberale e democratico come il nostro, infatti, deve sì tutelare i lavoratori ma allo stesso tempo non deve limitare lo spazio operativo della libera impresa. Una legislazione troppo pervasiva finisce per limitare di fatto l’iniziativa economia e se noi vogliamo rilanciare il sistema paese abbiamo il dovere di liberare le imprese dai mille lacci e lacciuoli normativi e burocratici che rischiano di soffocarla” ha spiegato.
Non vorremmo, dunque, che questo provvedimento possa rivelarsi alla fine uno slogan propagandistico, utile solo ad alimentare tensioni all’interno delle strutture pubbliche e private finendo per interrompere o rallentare alcune attività con ricadute sul sistema economico-produttivo. Per questo, è necessario conciliare i diritti insopprimibili dei lavoratori con la tutela della libera iniziativa. Noi siamo in prima linea nel considerare importanti quegli strumenti adeguati e idonei per contrastare la corruzione, ma è altrettanto importante che nel Paese non si instauri un clima per cui le misure diventano uno strumento politico per colpire anche coloro, e sono la maggioranza, che operano nel pieno rispetto delle regole vigenti” ha concluso.

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Costituzione: Il vincolo di mandato. Cosa vuol dire?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Articolo 67 della Costituzione. Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori.
La norma contenuta dell’art. 67 non è un’esclusiva della Costituzione italiana, ma è comune alla quasi totalità delle democrazie. Tale norma fu inserita nella Costituzione francese del 1791 e nello Statuto Albertino del 1848.
Non ci vogliamo dilungare nella spiegazione complessa di un articolo che è ignorato dai più e, in particolare, da quelli che dovrebbero rispettarlo: i partiti. Infatti, con la minaccia di non ricandidatura alle successive elezioni, i partiti hanno sistematicamente violato il dettato costituzionale che, ricordiamo, è stato confermato, a stragrande maggioranza, dal referendum del 4 dicembre scorso. Imporre i deliberati partitici ai parlamentari significa violare apertamente la Costituzione, oltre a dar prova di evidente antidemocraticità. Purtroppo, i seguaci della democrazia scarseggiano. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La certezza del Diritto è un mito o realtà?

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

legge-e-giustiziaRoma Mercoledì 22 Novembre alle ore 16.00 nella sede del Palazzo Lancellotti, si terrà un convegno dal titolo “l’incertezza del Diritto e le disfunzioni del sistema giudiziario”. Il Presidente di VERSOilFUTURO, l’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno darà modo ai tanti esponenti l’On. Nunzia De Girolamo(FI), l’On. Stefano Pedica (PD), Stefano Parisi (EPI), Sen. Nunziante Consiglio, On. Fabio Rampelli (FDI), Prof. Vito Tenore (Magistrato Corte dei Conti), Antonio Gazzanti Pugliese di Cotrone (Notaio, Ambasciatore Ord. Malta), Enea Franza (Dirigente Consob), Antonietta Lazzaruolo (Avv e Tesoriere Nazionale Uif), Carlo Sgandurra (Pres. AgenziaControllo Servizi – RomaCapitale) di poter intervenire sull’argomento. Come argomentava N. Bobbio “Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze”. (n.r. Potremmo dire, chiosando l’argomento, che la certezza del diritto lotta contro il tempo. In effetti la prima e più grave disfunzione del sistema giudiziario italiano è la lungaggine dei procedimenti prima della sentenza finale. Questa è la madre di tutto lo sfacelo che esiste in italia con le sue inevitabili ricadute nel sociale, nella politica, nell’economia).

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Attenti a pubblicare su facebook le foto dei vostri figli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 novembre 2017

facebookUn genitore non può pubblicare sulle reti sociali foto dei figli minorenni senza il consenso dell’altro genitore, e le foto che sono già in rete vanno immediatamente rimosse. Lo ha stabilito il Tribunale di Mantova con una sentenza del giudice Mauro Bernardi, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, riguardante il caso di due coniugi separati in cui il padre aveva richiesto la revisione dell’accordo sull’affido dei bambini e la loro residenza con la madre. Nel ricorso l’uomo ha sottolineato il fatto che la madre, a cui erano affidati i due figli (uno di tre anni e mezzo e un altro di un anno e mezzo) aveva deciso di pubblicare le loro foto sul web. Il padre si era opposto e, quando le ha viste ancora sui social network, è ricorso al giudice. Il Tribunale, infatti, ha ritenuto che l’inserimento delle foto dei figli minori sui social network nonostante l’opposizione di uno dei genitori integri violazione dell’art. 10 c.c., che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell’avente diritto, nonché degli artt. 4, 7, 8 e 145 del Dlgs. 196/2003, riguardante la tutela della riservatezza dei dati personali, nonché degli artt. 1 e 16, 1° comma, della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo (Conv. NY 20.11.1989, ratificata dall’Italia con l. 27.5.1991 n. 176) che entrerà in vigore l’anno prossimo. «L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi – scrive il giudice – in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini» non potendo, inoltre, trascurare il pericolo che qualcuno «con procedimenti di fotomontaggio», ne tragga «materiale pedopornografico da far circolare tra gli interessati». Nonostante questo il giudice non ha ritenuto di modificare l’accordo sui figli.

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I limiti alle intercettazioni proposti dal governo e il diritto di cronaca

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

GiornalistiLo affermano, Federazione nazionale della Stampa italiana e Ordine dei giornalisti nella seguente nota: “Le critiche sollevate da magistrati, avvocati, giuristi e associazioni dei giornalisti dovrebbero indurre il governo a rivedere la proposta sulle intercettazioni e il Parlamento a sollecitare radicali modifiche. Sulla cosiddetta “essenzialità” rischia di innescarsi un grave conflitto con pesanti ripercussioni sullo stesso diritto di cronaca e sul diritto dei cittadini ad essere informati su questioni essenziali come la conoscenza di vicende di mafia, corruzione e malaffare. Nel testo, non casualmente, manca per l’ennesima volta il riconoscimento del diritto di pubblicare ogni notizia che abbia il requisito del “pubblico interesse” e della “rilevanza sociale”, a prescindere dalla rilevanza penale, così come stabilito in diverse occasioni dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il governo finge di ignorare che non tutto ciò ha rilevanza per l’opinione pubblica deve avere necessariamente rilevanza penale. Per questo va salvaguardato il diritto dei giornalisti di pubblicare le notizie, anche se coperte da segreto o senza alcuna rilevanza penale, che possano contribuire a rendere l’opinione pubblica informata. Per questa ragione, oltre a sollecitare le opportune modifiche, Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti saranno al fianco dei colleghi che dovessero essere denunciati, o subire qualsiasi forma di censura, per aver deciso di rispettare gli obblighi deontologici ed il dovere di informare. La nostra critica al testo approvato dal governo è ulteriormente rafforzata dall’assenza di una qualsiasi iniziativa tesa a contrastare le cosiddette “querele bavaglio”, diventate il vero strumento di aggressione e minaccia contro i cronisti che tentato di “illuminare” i territori occupati da mafie e malaffare. Di fronte a questo quadro la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti promuoveranno riunioni congiunte degli esecutivi, predisponendo un calendario di iniziative che coinvolgeranno tutte le strutture regionali e nazionali. Non è più possibile accettare che si trovino tempi e maggioranze in Parlamento quando si tratta di dare una “stretta” sulle intercettazioni e non si trovi mai la volontà politica per cancellare il carcere per i giornalisti e per dare una “stretta” a chi insidia il diritto di cronaca e l’articolo 21 della Costituzione”. (fonte: Franco Abruzzo)

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Banche: risparmiatori truffati

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

Banca d'Italia“A fronte di ben 11 banche fallite negli ultimi anni, migliaia di risparmiatori truffati, funzionari di Bankitalia che avrebbero dovuto vigilare ma che poi si sono fatti assumere dalle banche vigilate, prestiti milionari concessi agli amici degli amici con condizioni assolutamente negate ai cittadini comuni e gestioni a dir poco familistiche degli istituti di credito, oggi Bankitalia arriva in Commissione d’inchiesta sulle banche e dice, in sostanza, ‘abbiamo fatto bene il nostro lavoro’. Peccato che, dalla lettura delle stesse carte relative all’attività ispettiva di via Nazionale, ci si renda conto di quante cose non abbiano funzionato. La proposta di Fratelli d’Italia è: l’attività di vigilanza di Bankitalia sia resa pubblica e non più coperta da segreto d’ufficio. In questo modo, magari, i cittadini comuni si potranno rendere conto di quelle falle madornali di cui, a voler essere buoni, Bankitalia non si è accorta”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Alunni accompagnati all’uscita, soluzione Pd inefficace

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 novembre 2017

scuola1Leggendo la relazione tecnica all’emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, l’impressione è che anche stavolta la montagna abbia partorito il topolino. Chi stabilisce l’autonomia dei ragazzi? I genitori? Se per caso succede qualcosa al giovane chi interviene, nuovamente il giudice? Per non parlare della possibilità di generare ancora più confusione, con parte della classe autorizzata a uscire da sola e parte no.Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e Udir, quello che veramente serve è approvare una norma che intervenga a supporto dei regolamenti di istituto: quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole.La sentenza della Cassazione Civile, Sezione III, n. 21593 del 19 settembre scorso ha sollevato un vespaio di polemiche sul problema dei minori di 14 anni che vanno a casa da soli dopo l’uscita da scuola: la sentenza ha sottolineato che “l’attività di vigilanza esercitata dalla istituzione scolastica non deve arrestarsi, fino a quando gli alunni dell’istituto non vengano presi in consegna, da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza”. Sul tema ha provato a fare chiarezza il presidente Anief e Udir Marcello Pacifico, secondo cui “la responsabilità dei giovani, una volta usciti dal perimetro scolastico, non può essere additata ancora agli insegnanti, al personale Ata o al dirigente scolastico”. Il sindacalista autonomo ha ricordato che “proprio perché la scuola ha il dovere di assolvere al compito della sorveglianza viene da sé che l’impegno e la responsabilità che la scuola ha nei confronti dei suoi alunni non può sforare il tempo scuola. Su questo il Miur dovrebbe essere chiaro invece di mandare inviti alle famiglie perché si organizzino affinché vi sia sempre un adulto all’uscita da scuola, un genitore o uno dei nonni o comunque un adulto fidato che li prenda per mano”.L’on. Simona Malpezzi ha, dunque, provato a porre rimedio al problema con un emendamento ad hoc, ora al vaglio delle Commissioni del Senato all’interno del testo della Legge di Stabilità 2018 giunto a Palazzo Madama, per essere inserito nella prossima Legge di Bilancio. Il provvedimento si intitola “Misure volte a incentivare il processo di autoresponsabilizzazione dei minori di 14 anni, finalizzate a consentire l’uscita autonoma dei minori dai locali scolastici”: si compone di un solo articolo, diviso in due commi, che prevede la possibilità per i genitori di autorizzare l’uscita autonoma da scuola dei figli minori di 14 anni, sollevando la scuola da ogni responsabilità. Come da tradizione, da una prima lettura della relazione tecnica sembra che la montagna abbia partorito il topolino. Quindi, esortiamo la Ministra e il Partito Democratico ad elaborare un provvedimento più efficace del testo presentato, oltre a trovare maggiori risorse per le scuole: occorre evitare, come è successo quest’anno, di incorrere in ulteriori tagli”, conclude il sindacalista autonomo.

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Tortura nel carcere di ASTI: condannata l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

carcereNel 2015, il Partito Radicale con Non c’è Pace senza Giustizia e Radicali italiani, grazie agli avvocati Nicolò Paoletti, Pierpaolo Cavazzino e Filomena Gallo aveva presentato un Amicus Curiae nel procedimento promosso dai signori Andrea Cirino e Claudio Renne contro l’Italia per i fatti accaduti nel carcere di Asti, dove nel 2004 i due detenuti erano stati sottoposti a vere e proprie torture da alcune guardie carcerarie. A seguito della decisione della Corte di Strasburgo l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni con gli avvocati Nicolò Paoletti e Pierpaolo Cavazzino congiuntamente rappresentanti delle associazioni per cui è stato depositato l’amicus curiae, Maurizio Turco, Nicolo’ Figa’ Talamanca e Riccardo Magi hanno dichiarato:”Il nostro Amicus Curiae sottolineava in particolare la mancanza di volontà da parte del legislatore italiano di voler introdurre nell’ ordinamento italiano il “reato di tortura” capace di punire i responsabili dei fatti del 2004, evidenziando che le quattro interrogazioni depositate dall’ on. Rita Bernardini con i deputati Radicali sui fatti commessi nel carcere di Asti non avevano mai ottenuto risposte dal Governo.La Corte europea dei diritti umani- in un secondo giudizio dopo quello su Bolzaneto – condanna l’Italia per le azioni degli agenti di Asti non punite a causa della mancanza di leggi adeguate. La Corte ha inoltre stabilito che lo Stato dovrà versare 80 mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne, morto in carcere lo scorso gennaio.La Corte EDU ha evidenziato che “in the case the European Court of Human Rights held, unanimously, that there had been:violations of Article 3 (prohibition of torture and of inhuman or degrading treatment) of the European Convention on Human Rights, both as regards the treatment sustained by the applicants (substantive aspect) and as regards the response by the domestic authorities (procedural aspect).”
Inoltre la Corte EDU evidenzia che nel caso di Asti i giudici nazionali hanno fatto uno sforzo enorme per stabilire i fatti e individuare i responsabili del trattamento inflitto ai ricorrenti. Tuttavia, avevano concluso che, ai sensi della normativa italiana in vigore, non esisteva alcuna disposizione giuridica che consentisse loro di classificare il trattamento in questione come tortura. Avevano dovuto rivolgersi ad altre disposizioni del codice penale, che erano soggette a periodi di prescrizione legali.

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Iraq: gravi accuse di violenza sessuale contro donne kurde

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

iraq-MMAP-mdIn seguito alle notizie di abusi sessuali mirati di soldati e miliziani iracheni contro donne kurde, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che le gravi accuse vengano prese sul serio e indagate in modo approfondito. Secondo l’APM, gli USA e tutti i paesi riuniti nella coalizione anti-IS devono approfondire i rapporti sugli abusi sessuali contro donne e ragazze kurde da parte di membri dell’esercito iracheno e se le accuse dovessero essere confermate ogni collaborazione con il governo iracheno deve essere sospesa. La comunità internazionale sostiene l’Iraq militarmente, politicamente e diplomaticamente per tutelare donne e bambini da gruppi radical-islamici. Se le accuse fossero confermate e dovesse risultare che soldati e milizie irachene lungi dal proteggere siano invece anche loro aguzzini che usano lo stupro come arma di guerra, ogni collaborazione deve essere interrotta.
Secondo il Comitato di Prevenzione alla violenza contro le Donne, a Kirkuk, a Tuz Churmatu e in altre località conquistate dall’esercito iracheno e dalle milizie alleate, si sarebbero verificati abusi sessuali contro donne e ragazze kurde. Il Comitato cita in particolare il caso della 16enne Samia Said Saleh violentata da membri delle milizie Al-Hashd al-Shabi (forze di mobilitazione popolare) lo scorso 20 ottobre. In seguito la ragazza e i suoi genitori si sarebbero suicidati provocando un mirato incidente automobilistico. Nella regione d’origine della ragazza, la regione di Garmiyan nel sudest dell’Iraq, la popolazione è ancora traumatizzata dai crimini commessi contro la popolazione civile dal dittatore iracheno Saddam Hussein che alla fine degli anni ’80, nell’ambito dell’operazione genocida Anfal, fece deportare decine di migliaia di civili kurdi della regione nel deserto sud iracheno. Delle persone deportate nessuna è mai tornata.Gli attacchi dell’esercito iracheno e delle milizie Al-Hashd al-Shabi sostenute dall’Iran nel Kurdistan iracheno continuano senza interruzione fin dal 16 ottobre 2017. Secondo quanto riportato da amici kurdo-iracheni dell’APM, solamente a Tuz Churmau a sud di Kirkuk, i miliziani avrebbero dato fuoco a 21 scuole e a una moschea sunnita. Il numero dei Kurdi profughi provenienti dalla regione ricca di petrolio attorno a Kirkuk sarebbe salito ad almeno 168.000 persone.Nella piana di Ninive vicino a Mosul, la popolazione cristiana degli Assiro-Caldei-Aramei così come gli Yezidi sono nuovamente in fuga dai combattimenti tra Kurdi ed esercito iracheno. Molte persone della città di Teleskof, che dopo la disfatta dell’IS erano tornati nelle proprie case, è nuovamente costretta a cercare rifugio nella vicina città di Alqosh.

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Convegno sulla giustizia

Posted by fidest press agency su sabato, 28 ottobre 2017

giustiziaNella città di Cosenza, si terrà giorno 18 Novembre 2017, alle ore 15,30, presso Italiana Hotels con sede in Via Panebianco 452, un convegno sulla Giustizia: Opinioni ed esperienze sul campo . Coordina i lavori Avv. Maximiliano Granata, Presidente Associazione Legalità Democratica . Relatori Avv. Giuseppe Lipera , noto penalista , difensore di Bruno Contrada, Avv. Giancarlo Pittelli, avvocato e politico italiano, già componente della commissione Giustizia alla Camera dei Deputati, Avv. Marcello Manna, noto penalista e Sindaco di Rende, Avv. Roberto Le Pera, segretario Camera Penale di Cosenza. Sono previsti gli interventi dell’ On. Saverio Zavettieri, politico e sindacalista italiano e Gianfranco Bonofiglio, giornalista, autore del libro La città oscura, Cosenza e il suo racconto criminale. Sarà letto nel convegno, intervento dell’Avv. Mauro Mellini, avvocato e politico italiano, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

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La corte costituzionale non riconosce la perequazione delle pensioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

sede-consultaLa Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”. “Una pessima notizia. Buona per i conti pubblici, ma molto negativa per i pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La speranza era che, almeno per i titolari dei trattamenti previdenziali più modesti, pari a 4 volte il trattamento minimo, la Consulta stabilisse l’obbligo di un rimborso e di un adeguamento completo” conclude Dona. L’associazione di consumatori ricorda che anche nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015 ci si riferiva a concetti come “proporzionalità”, “attuazione, anche graduale” e di conservazione del potere d’acquisto “in particolar modo” per i “titolari di trattamenti previdenziali modesti”.”Il problema è che il rimborso deciso dal Governo era parziale per tutti, anche per chi aveva una pensione pari a 4 volte il minimo. Ecco perché la sentenza di oggi, ritenendo realizzato un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica, ci delude e ci lascia perplessi” conclude Dona. (n.r. Con questa decisione crolla del tutto la fiducia degli italiani per le istituzioni. E’ prevalsa non la ragione del diritto ma una decisione fuori dalle regole in nome delle “esigenze della finanza pubblica”. Ma ci rendiamo conto a che punto siamo giunti? Si regalano 30 miliardi alle banche, si tollerano 300 miliardi di evasioni fiscali e di sprechi e poi si viene a dire che bisogna risparmiare. E a chi è rivolto questo appello? Ai pensionati, ai precari, ai lavoratori sottopagati, ai disoccupati a partire dai giovani. Ovvero a quelle categorie di persone che vivono ai margini della povertà.)

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Chiesa, magistrati, notai uniti per una consulta anticorruzione

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

raffaele cantone“Una consulta anticorruzione che vedrà insieme movimenti e gruppi ecclesiali, istituzioni culturali e società civile per rispondere al magistero del Papa e agli appelli dei vescovi italiani e all’inizio del 2018 Ainc promuoverà un grande forum sul tema con esponenti della Chiesa, professioni, università”. Lo ha annunciato il presidente di Ainc il notaio Roberto Dante Cogliandro durante l’incontro su “Giustizia, lotta alla corruzione e promozione di una cultura della legalità, al tempo di papa Francesco” che ha visto protagonisti davanti al cardinale Walter Kasper, Raffaele Cantone, Presidente Anac, il Cardinal Francesco Coccopalmerio, Francesco Cananzi, membro CSM.Un tema di grande attualità, che ha visto dialogare alti esponenti della Santa Sede, e delle istituzioni moderati da Raffaele Luise, Direttore del Corso di Perfezionamento in Dialogo interculturale ed interreligioso.L’incontro, promosso dall’Università Telematica Pegaso, dall’Ainc e dal Regno dei SS Pietro e Paolo, si è svolto a Roma presso il Centro Russia Ecumenica.Le linee guida del Seminario sono date dai numerosi pronunciamenti di papa Francesco sulla “malattia” della corruzione e dal recente libro di Raffaele Cantone La corruzione spuzza.Sullo sfondo il dibattito acceso che si è prodotto attorno al varo da parte del Governo del Codice Antimafia, che prevede anche per i corrotti che agiscano in gruppo il sequestro preventivo dei beni, sull’esempio di quanto avviene nei confronti della mafia.E’ la prima volta , dopo l’approvazione del Codice Antimafia e della proposta vaticana di comminare la scomunica anche ai corrotti, che rappresentanti del Vaticano, delle Istituzioni italiane e della società civile si confrontano su questo tema. Infine è stata lanciata l’idea che Ainc, l’associazione italiana dei notai cattolici, si farà promotrice della consulta anticorruzione.

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Il caso Gianfranco Scarpelli e magistratura penale invasiva del Tribunale di Cosenza

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

tribunale cosenzaCosenza. Ci sono materie di studio nei corsi universitari che appaiono talvolta superflue e “ornamentali”. Poi, magari a distanza di decenni ti ritrovi ad evocare i rimasugli di ciò che hai dovuto apprendere per meglio comprendere l’incombente attualità di “questioni del mestiere”. Così trattando oggi il delicato e gravissimo problema dell’invasività della giurisdizione penale nell’ambito di altri poteri dello Stato, mi accade di richiamare alla memoria il detto di un giurista medievale, che, nella disputa tra Regalisti e Curialisti (i ghibellini ed i guelfi del diritto) scrisse: “Dominus Papa, ratione peccati, intromittit se de omnibus” (il Signor Papa, con la scusa del peccato si impiccia di tutto), tanto per usare un linguaggio alla buona. Oggi “Intromittunt se de omnibus”, si impicciano di tutto, i P.M. ed i Giudici penali. Perseguire i reati, veri o immaginari è la chiave per l’accesso all’esercizio, di fatto, del potere esecutivo e della stessa “politica”. Quando, invece, secondo il fondamentale principio della divisione dei poteri, si imporrebbe una netta separazione tra il legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Una separazione teorizzata due secoli e mezzo fa e realizzata faticosamente con la creazione dello Stato moderno e l’avvento delle libere istituzioni.
Assieme all’”intromittere se de omnibus” dei P.M. e dei Giudici Ordinari fiorisce uno strano fenomeno: quello di una “specializzazione”, non nelle funzioni, ma nell’abuso di quegli strumenti che la legge (in verità sempre più sgangherata al riguardo nelle sue “novità”) fornisce agli scalpitanti magistrati “ratione peccati” per perseguire i reati. E poiché nella legislazione criminale ci si accosta sempre più alle tesi che, con una spolverata di retorica democratica e di argomentazioni sociologiche, sono pur sempre quelle della giustizia nazista (punire chi è capace e proclive a commettere un reato senza che debba proprio averlo commesso) lo sbandamento ed il debordare diventa invasione del potere esecutivo e della politica. Ma, abbandonando la “divisione dei poteri” sembra che le diverse istituzioni territoriali giudiziarie si “specializzino”, come dicevamo poc’anzi, nel tipo di utilizzazione distorta, oltre che nella stessa distorsione “dei mezzi giudiziari”.
A Milano la più “ovvia” delle forme e dell’abuso, quella della custodia cautelare e della revoca di essa al momento opportuno, creò con il sistema “ti arresto, tu fai i nomi di altri, io ti mando a casa ed arresto quegli altri” l’operazione di invasione nel campo politico operata dall’equipe di “Mani Pulite” che risultò la più colossale di tutti i tempi, addirittura con la fine della Prima Repubblica e l’avvento di un simulacro di Seconda.C’è poi la “specializzazione” per “materia”: a Torino reati “ambientali”, a Potenza reati dei “VIP antipatici”.Al momento direi che il culmine della “specializzazione”, quello nell’uso di certi articoli del codice, è raggiunto da Cosenza. Dove dei magistrati hanno scoperto le norme del codice di procedura penale che consentono l’interdizione temporanea da funzioni, cariche, professioni, etc.L’uso che se ne fa a Cosenza può essere valutato quantitativamente (e, implicitamente, qualitativamente) in base a dati statistici.
Pare che a Cosenza si siano disposte più “interdizioni temporanee” (sempre però per il massimo, un anno) più che a Milano e a Roma.L’accanimento nell’estendere l’uso della “sospensione” e del “divieto di esercizio” comporta necessariamente la caduta in errori che, magari, finiscono col sapere di grottesco.Questa “affezione” per i provvedimenti interdittivi porta a concepire errori madornali per applicarli “sempre e dovunque”, secondo il motto che una volta era dell’arma di Artiglieria. Così a Cosenza, città primatista dell’uso di questa “arma” si è verificato ora un altro caso: il caso Scarpelli, un illustre medico sospeso dalla sua professione di specialista “neonatologo”, incriminato per essere stato direttore generale delle ASP di Calabria prima, però che questa deliberasse l’assunzione, ritenuta illegittima per difetto dei requisiti di gran numero di “precari”. Sospeso dalle funzioni, quelle, però del nuovo incarico di primario nella Azienda Sanitaria di Cosenza, che in quella vicenda dei precari aveva avuto solo parte nientemeno che per aver trasmesso le domande degli aspiranti a quella nomina. Qualcosa di assai poco diverso dalla parte avuta dall’Ufficio Postale.
cassazioneC’è la tendenza ad interdire, più che una determinata funzione effettivamente connessa col reato la partecipazione alla vita sociale del soggetto. Una punizione anticipata della “capacità a delinquere”.
E, quando si profila l’applicazione di certi provvedimenti distorcibili in funzione della loro capacità invasiva, di altro potere pubblico, provvedimenti di cui i magistrati di una determinata sede sono ferventi “aficionados”, si tende a passar sopra quisquiglie come la competenza per territorio. Cosa avvenuta nel caso Scarpelli.Tutto ciò non rappresenta che la grottesca conclusione della spinta, che ha origine in un atteggiamento culturale della magistratura che, minoritario negli anni sessanta-ottanta del secolo scorso quando veniva proclamato apertamente, oggi dà i suoi frutti velenosi non solo nella magistratura, ma anche in una ad essa succube attività legislativa.
Il fenomeno, accanto all’abbattimento della separazione dei poteri, importa un gravissimo scadimento della qualità della giustizia, cioè dell’esercizio del potere che, invece, è proprio e legittimo della magistratura stessa.Un’analisi puntuale, coraggiosa e senza reticenza dei “casi” di giustizia ingiusta (penso all’impegno di Patrizio Rovelli per l’Osservatorio della giustizia e la banca dati sulle baggianate giudiziarie) è quindi attività che si traduce anche in difesa dei principi fondamentali dello Stato libero e democratico. E’ con tale attività di puntuale e, magari, puntiglioso studio ed analisi e di denunzia delle patologie giudiziarie che si fa seriamente la battaglia non solo per la Giustizia Giusta, ma per quella della difesa delle libere istituzioni nel loro globale ed inscindibile complesso. E che si distingue dalle vaghe predicazioni di certi profeti di sé stessi comodamente scambiati per innovatori, di nostra conoscenza ed esperienza. Non diciamo altro che: continueremo finché avremo fiato e forza per farlo. (Mauro Mellini)

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