Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

(FdI): “Arresto di Wong inaccettabile, ennesimo attacco alla libertà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Hong Kong. “L’arresto di Wong e degli attivisti democratici è inaccettabile. Il ministro Di Maio intervenga subito in via ufficiale con l’ambasciatore cinese in Italia per garantirne l’immediato rilascio – afferma il deputato FDI Federico Mollicone, componente dell’Alleanza Interparlamentare sulla Cina – la Cina viola sistematicamente i diritti umani delle minoranze in Tibet e Xinjiang e sta costruendo un regime di repressione delle libertà anche ad Hong Kong, con arresti e detenzioni sommarie. La nostra solidarietà a Wong, esempio di coraggio.”

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Antitrust: al via campagna informazione diritti consumatori

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha annunciato una campagna di informazione #convienesaperlo, per far conoscere ai cittadini i diritti dei consumatori, una campagna finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Fondo per le iniziative a vantaggio dei consumatori.”Nonostante il ruolo meritorio dell’Autorità, ci chiediamo a quale titolo l’Antitrust debba fare campagne informative, considerata la cronica mancanza di personale che non le consente, talvolta, di rispondere tempestivamente alle segnalazioni dei cittadini e delle associazioni di consumatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Quanto al merito della campagna di comunicazione corriamo il rischio che si veicoli un messaggio quantomeno impreciso e cioè che l’Antitrust si occupi ‘direttamente’ di tutelare i consumatori, quando in realtà le meritorie azioni dell’Autorità impattano certo positivamente sul mercato, ma non possono entrare nel merito della singola controversia tra consumatori e imprese” prosegue Dona.“Per queste ragioni abbiamo deciso di scrivere al Mise” conclude Dona

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Allianz: la criminalità informatica comporta perdite costose

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Secondo un nuovo rapporto di Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS), Managing The Impact Of Increasing Interconnectivity – Trends In Cyber Risk (Gestire l’impatto della crescente interconnettività – Tendenze nei rischi informatici) gli attacchi esterni alle imprese comportano le perdite più costose per le polizze cyber, ma sono gli errori dei dipendenti e i problemi tecnici che generano il numero maggiore di sinistri. Lo studio analizza 1.736 sinistri assicurativi legati al cyberspazio per un valore di 660 milioni di € (770 milioni di $) che hanno coinvolto AGCS e altri assicuratori dal 2015 al 2020.Il numero dei sinistri cyber di cui AGCS è stata interessata è aumentato regolarmente negli ultimi anni, passando da 77 nel 2016, quando il cyber era una linea assicurativa relativamente nuova, a 809 nel 2019. Nel 2020 AGCS ha già registrato 770 indennizzi nei primi tre trimestri. Questo costante aumento di sinistri è stato trainato, in parte, dalla crescita del mercato globale della cyber-assicurazione che, secondo Munich Re, è attualmente stimato a 7 miliardi di $. AGCS ha iniziato a offrire polizze cyber nel 2013 e, nel 2019, ha generato in questo segmento più di 100 milioni di € di premi lordi. Allo stesso tempo, il rapporto evidenzia anche un aumento nell’arco di cinque anni di oltre il 70% del costo medio, dovuto alla criminalità informatica, fino a 13 milioni di $ per azienda, e un aumento del 60% del numero medio di violazioni della sicurezza.Il rapporto prevede che il rischio cyber non tenderà a diminuire in futuro. Le imprese e gli assicuratori si trovano ad affrontare una serie di sfide, come la prospettiva di interruzioni di attività più costose, la crescente frequenza di incidenti di tipo ransomware, le conseguenze più costose di violazioni di dati di maggiori dimensioni a causa di normative e controversie più stringenti, nonché l’impatto del cyber terrorismo. L’impatto di queste tendenze è anche oggetto di un nuovo podcast AGCS.Anche l’enorme aumento del lavoro a distanza dovuto alla pandemia di coronavirus è un problema. L’accesso da remoto ai sistemi informativi aziendali crea nuove opportunità per i cybercriminali di accedere alle reti e alle informazioni sensibili. Gli incidenti di malware e ransomware sono già aumentati di oltre un terzo dall’inizio del 2020, mentre le truffe online a tema coronavirus e le campagne di phishing sulla pandemia continuano. Allo stesso tempo, anche l’impatto potenziale di errori umani o di guasti tecnici può aumentare. Mentre le esposizioni sono in aumento, non si può ancora dire che l’epidemia di Covid-19 sia una causa diretta di sinistri cyber. AGCS ha assistito ai primi sinistri che possono essere indirettamente attribuiti al panorama del Covid-19, compresi gli attacchi ransomware attribuibili al passaggio al telelavoro. Tuttavia, è troppo presto per confermare una tendenza più ampia.Il costo della gestione di una grande violazione dei dati sta crescendo con l’aumentare della complessità dei sistemi IT e degli eventi informatici e con lo sviluppo del cloud e dei servizi di terze parti. Anche la normativa sulla privacy dei dati, che è stata recentemente inasprita in molti Paesi, è un fattore chiave in termini di costi, così come la crescente responsabilità civile e la prospettiva di una class action. I cosiddetti “Mega Data Breach” (che coinvolgono più di un milione di dati) sono più frequenti e onerosi, ora costano in media 50 milioni di $, con un aumento[3] fino al 20% rispetto al 2019. Il panorama Covid-19 porta con sé nuove sfide. Con la diffusione del telelavoro è divenuta importante la sicurezza dei punti di accesso e di autenticazione, ma le aziende dovrebbero anche garantire una sufficiente capacità di rete, poiché ciò può avere un impatto significativo sulla perdita di profitto in caso di interruzione dell’attività.

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Carceri: La polizia penitenziaria non gioca con i telefonini

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

“Riteniamo essere gravi le affermazioni del procuratore Gratteri sulla Polizia Penitenziaria, auspichiamo una giusta rettifica”. Così la Fp Cgil Polizia Penitenziaria in merito alle parole del procuratore capo di Catanzaro, pronunciate ieri su La7 ospite di ‘Otto e mezzo’, relativamente al posizionamento di inibitori di cellulari nelle carceri che, secondo Gratteri, ‘provocherebbe la rivolta della Polizia Penitenziaria perché, invece di controllare cosa succede nelle carceri, non potrebbero più giocare con i telefonini’.“Pur riconoscendo e apprezzando lo spessore istituzionale del magistrato – afferma il coordinatore Nazionale Fp Cgil Polizia Penitenziaria, Stefano Branchi -, non condividiamo assolutamente quanto da lui dichiarato. Si tratta di affermazioni gravi e lesive dell’immagine del corpo di Polizia Penitenziaria, per il nobile e orgoglioso lavoro quotidiano di donne e uomini al servizio dello Stato. I nostri poliziotti penitenziari e le nostre poliziotte penitenziarie garantiscono sicurezza, svolgono attività preventiva, repressiva, di osservazione e trattamento, allo stesso tempo salvano vite umane, in condizioni lavorative sempre più difficili e articolate, specie in questo periodo emergenziale e preoccupante. Certamente non ‘giocando al cellulare’, strumento, tra l’altro, non consentito neanche per uso personale durante il servizio. Auspichiamo e chiediamo una giusta rettifica, così da poter evidenziare meritata nitidezza alla Polizia Penitenziaria”, conclude.

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Web tax: Serracchiani, è istanza di giustizia fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

“Il presidente Gentiloni ha evidenziato un’istanza di giustizia fiscale su cui il Governo italiano ha una posizione apprezzabile, che deve essere sostenuta dal più ampio accordo politico nell’interesse del Paese e dei cittadini. Le multinazionali del web non possono continuare a esistere virtualmente dal punto di vista fiscale mentre i loro profitti si moltiplicano molto concretamente, magari traendo vantaggio dal Covid, da chiusure di negozi tradizionali, da interruzione di spostamenti o da discutibili condizioni contrattuali per i lavoratori”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro della Camera Debora Serracchiani, in merito alla “digital tax europea” di cui ha parlato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, in audizione alle commissioni riunite Finanze e Politiche Ue della Camera.

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Ambiente, Rotta: “Fondamentale la lotta agli ecocrimini”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

“Una discarica illegale a Cosenza e un impianto di trattamento abusivo dei rifiuti a Monza. Purtroppo la gestione illegale nella raccolta e smaltimento dei rifiuti non conosce differenze fra nord e sud e testimonia che la criminalità organizzata ha tentacoli che si muovono su tutto il territorio nazionale proprio perché i rifiuti e il loro smaltimento illegale sono diventati un business fondamentale per i propri bilanci” così la Presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, commenta le indagini che hanno portato al sequestro di una discarica abusiva in provincia di Cosenza e di un traffico illecito di rifiuti in provincia di Milano. “Vanno ringraziati magistrati e forze dell’ordine – spiega la Presidente Rotta – per il grande lavoro che stanno facendo perché non si tratta solo di contrastare pratiche illecite che mettono a rischio la salute di migliaia di persone, ma anche perché dietro questo traffico dei rifiuti si nasconde una delle attività meglio remunerate della criminalità organizzata”.

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Sicurezza sul lavoro per colf e badanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

È più probabile rimanere vittima di un incidente domestico piuttosto che di uno stradale: l’Istat nel 2018 ha quantificato in 3,2 milioni gli infortuni nelle case. Le categorie più colpite sono donne, anziani, bambini. Per ogni fascia d’età è poi possibile osservare l’incidenza di chi ha subito incidenti sulla popolazione di riferimento: l’incidenza media è del 13,4 per mille, ma cresce notevolmente tra le fasce più anziane (21,3 per mille tra i 75 e i 79 anni e 34,3 per mille tra gli over 80). Circa 300mila bambini, spesso sotto i cinque anni, sono vittima di incidenti in casa.E i lavoratori domestici non ne sono immuni: l’Inail nel 2019 ha calcolato che ogni 10mila lavoratori domestici, si sono verificati 58,1 infortuni a colf e 38,2 a badanti. Più di 4.500 gli incidenti totali denunciati.Questi e altri dati, elaborati dall’Osservatorio nazionale DOMINA con la collaborazione della Fondazione Moressa, saranno pubblicati a gennaio nel “Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico”. Ecco i principali rischi elencati nei Quaderni dell’Ente: pulizia e igiene della casa, corrente elettrica, utilizzo di scale e sgabelli, uso del gas, movimentazione e sollevamento di carichi. La tutela della salute e della sicurezza sono alcuni degli elementi chiave anche per favorire la crescita e la professionalizzazione del settore. Ad aggravare la situazione sicurezza, la pandemia in corso. Il lavoro domestico, riconosciuto “essenziale” dal governo, è altamente esposto a rischi: le relazioni interpersonali necessarie tra badante e anziano o tra baby-sitter e bambino, per esempio, non possono assicurare il distanziamento previsto per cercare di evitare il contagio. Diventano indispensabili, allora, informazioni corrette, dispositivi di protezione e procedure di sanificazione degli ambienti e degli oggetti all’interno delle case. La mancanza di sicurezza è spesso associata al lavoro irregolare che nel settore, secondo le stime DOMINA, supera il 57%: i controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel corso del 2019, hanno accertato pratiche irregolari nel 58,4% dei casi controllati (in diminuzione rispetto al 2015, quando superavano il 72%) e lavoro nero nel 24% dei casi. Leonardo Alestra, direttore generale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, nel Rapporto annuale 2020 sul lavoro domestico, afferma: “L’assioma lavoro irregolare – lavoro insicuro è ampiamente confermato nell’ambito del lavoro domestico, laddove gli infortuni sono all’ordine del giorno, sebbene non balzino frequentemente agli onori della cronaca”.

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“Con norma affitti addio a Far West settore, ma evitare disuguaglianze”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

Con la Legge di Bilancio 2021, secondo la prima bozza, coloro che affitteranno più di 4 immobili con contratti di locazione breve saranno considerati come un’impresa: un passaggio che comporterebbe per tutti loro non solo l’apertura di una partita Iva e l’iscrizione al Registro delle imprese, ma anche la dichiarazione del reddito di impresa anziché fondiario, con tassazione dei ricavi fuori dalla cedolare secca.E’ questo l’allarme lanciato da Property Managers Italia, Associazione Nazionale di categoria del Turismo Residenziale che rappresenta quasi un migliaio di aziende che operano in maniera professionale in questo settore, e più di 60.000 alloggi su unità immobiliari dislocate in tutta Italia. L’associazione è in contatto con parlamentari di entrambe le Camere: l’obiettivo è quello di apportare modifiche alla bozza di manovra, che arriva al termine di un anno che ha visto il turismo – e dunque anche le locazioni brevi – come uno dei settori più colpiti dalla pandemia e dal lockdown. “Un proprietario che fa gestire in maniera professionale i suoi immobili da un property manager – osserva Stefano Bettanin, presidente di Property Managers Italia – e quindi da una società specializzata nella gestione degli immobili e che già è tassata con reddito da impresa, deve poter beneficiare della cedolare secca prevista sulla rendita fondiaria indipendentemente dal numero di immobili dati in gestione, siano questi immobili gestiti tramite locazioni brevi o tradizionali: non può essere costretto ad aprire una partita Iva o costituire una società, altrimenti si crea una disparità di trattamento ingiustificata”.

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Covid-19 – Colloqui in carcere fra detenuti e familiari

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Nella recrudescenza del fenomeno pandemico che sta interessano il Globo, il Governo ha emanato con l’ultimo DPCM, una serie di regole e limitazioni, differenziandole sulla base dello stato del contagio nelle regioni italiane. Il DPCM in questione nulla dice – al contrario di come accaduto in passato – in relazione alla possibilità che vengano effettuati i colloqui in carcere fra i detenuti ed i propri familiari. Nelle FAQ il Governo chiarisce che nelle zone rosse sono vietati gli spostamenti per fare visita alle persone detenute in carcere, non essendo giustificati da ragioni di necessità o da motivi di salute. Ma altrettanto vero è che la disposizione riguarda gli spostamenti e non l’effettuazione del colloquio in sé, così che se il singolo si presenta all’ingresso del carcere, pare non vi sia titolo alcuno per il personale penitenziario di vietare l’ingresso e limitare l’effettuazione del colloquio. “Il Si.N.A.P.Pe. chiede all’Amministrazione chiarimenti in merito alle modalità di svolgimento dei colloqui, se da effettuare in modalità fisica o a distanza” dichiara il Dott. Roberto Santini, Segretario Generale del SiNAPPe “Tale confusione rischia di generare una parcellizzazione operativa pericolosa, con conseguenze che potrebbero essere non dissimili dalle devastazioni di marzo. Per questi motivi” ha concluso Santini “si chiariscano con assoluta urgenza se debbano autorizzare i colloqui nelle varie zone di Italia e si disciplinino in maniera dettagliata i conseguenti aspetti operativi”.

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Bocciatura della Corte dei Conti sulla gestione dei fondi strutturali europei

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Desta molta preoccupazione, specialmente in una fase critica come quella che stiamo attraversando – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo i magistrati contabili, l’Italia è maglia nera in Europa per l’utilizzo dei fondi UE del 2019. Le risorse pubbliche sono a rischio dal sud al nord della penisola: si va dalla Puglia (256,6 i milioni di euro che potrebbero essere restituiti alla Ue) alla Sicilia (140,4 milioni), dalla Campania (72,6 milioni) alla Lombardia (44,6 milioni), dall’Abruzzo (36 milioni) alla Toscana (15 milioni).La Puglia detiene il primato per l’ammontare di fondi per l’agricoltura a rischio, ma in questa classifica dell’inefficienza non è purtroppo sola: il problema riguarda quasi tutto il Paese. Le cause dei ritardi sono per lo più le stesse in tutte le regioni interessate: troppa burocrazia, problemi informatici, ricorsi al Tar e bandi poco chiari – spiega Tiso. L’ennesimo allarme della Corte dei Conti restituisce l’immagine di un Paese che non riesce a intervenire laddove serve, semplificando i meccanismi che governano una macchina burocratica lenta e datata, incapace di fornire le risposte e i servizi di cui le imprese hanno bisogno. La riforma dell’apparato amministrativo è urgente e non più rimandabile, perché dall’efficienza della pubblica amministrazione dipende il buon esito di tutte le altre misure a favore dell’economia. Senza tempi certi, procedure chiare e rapide qualsiasi piano per la crescita, anche se ben congegnato, rischia di restare impantanato nelle paludi di una burocrazia che appare sempre più lontana dalla vita reale del Paese.

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Etiopia: Arresti arbitrari di giornalisti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

L’Associazione per i popoli minacciati (APM) accusa il governo etiope di fomentare un clima di paura e autocensura nei media del Paese, arrestando arbitrariamente i giornalisti. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto con forza il rilascio di sei giornalisti arrestati che sono detenuti senza contatti con il mondo esterno. Solamente nelle ultime 24 ore sono stati 4 i giornalisti arrestati con l’accusa di aver diffuso notizie false sui conflitti armati in Tigray. L’intimidazione sistematica dei media dimostra che il Primo ministro Abiy Ahmed non è a favore dei diritti umani. L’Etiopia sta diventando sempre più uno Stato autoritario che non si sottrae alle violazioni dei diritti umani o ai conflitti armati per garantire l’ordine esistente. L’APM ha anche criticato il fatto che gli uffici governativi etiopi hanno impedito a diversi operatori dei media di fornire informazioni indipendenti dalla regione del Tigray, teatro della guerra civile. Nonostante la drammatica escalation di violenza nel nord del Paese, non c’è trasparenza e non c’è possibilità di ricerca indipendente. Si tratta di una ricaduta ai tempi della dittatura, in cui le autorità per anni hanno trattato come un tabù le sofferenze della popolazione civile sotto la guerra civile.Questa settimana sono stati arrestati i tre giornalisti Abreha Hagos, Haftu Gebregzhiabher, Tsegaye Hadush dell’agenzia di stampa etiope EPA e Udi Mussa dell’Oromo Media Network (OMN). Lunedì di questa settimana è stato arrestato Medihane Ekubamichael, il direttore del prestigioso giornale in lingua inglese Addis Standard. Era già stato arrestato per la prima volta sabato scorso. Lo stesso giorno è stato arrestato anche il giornalista Bekalu Alamirew di Awlo Media. Anche la Commissione per i diritti umani etiope ha espresso la sua preoccupazione per l’arresto dei media via Twitter.Solo l’8 settembre 2020 l’Etiopia ha fatto arrestare nuovamente tre giornalisti dopo essere stati rilasciati per ordine del tribunale poche ore prima. Belay Menaye e Mulugeta Anberbir e il loro cameraman Misganaw Kefelgn sono ancora oggi in custodia. I dipendenti di OMN Chibsa Abdulkerim e Melese Direbssa, presi in custodia il 2 luglio 2020, sono ancora detenuti senza alcuna accusa formale.

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Inchiesta ponte Morandi

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

Accuse pesantissime, che riaprono la ferita, mai rimarginata, della tragedia del ponte Morandi. L’associazione Codici interviene sulle misure cautelari eseguite questa mattina dalla Guardia di Finanza nei confronti di ex vertici ed attuali manager di Autostrade per l’Italia per attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture, annunciando la sua prossima iniziativa.“Il ricordo del crollo del ponte Morandi resterà indelebile nella mente di tutti noi – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – e quanto successo questa mattina lo rende ancora più terribile. Se dovessero essere confermate le accuse ipotizzate, saremmo di fronte ad un fatto di una gravità inaudita. Come sempre confidiamo nel lavoro della magistratura, che siamo pronti a sostenere per contribuire a far emergere la verità”.“Ci costituiremo parte civile – aggiunge Carmine Laurenzano, avvocato di Codici – siamo pronti a dare il nostro contributo affinché venga fatta piena luce sulla vicenda. L’inchiesta condotta dalla Procura di Genova prende le mosse da alcuni documenti acquisti durante l’indagine sul crollo del ponte Morandi, da cui emergerebbe una consapevolezza della situazione di pericolo dell’infrastruttura, nello specifico dovuta allo stato difettoso delle barriere fonoassorbenti, con il rischio cedimento nelle giornate di forte vento. Non si tratterebbe solo del ponte Morandi, ma dell’intera rete autostradale, cosa che rende ancora più grave la situazione. È doveroso fare chiarezza e giustizia, è il minimo per le vittime di quella tragedia che ha scosso l’intero Paese”.

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L’UNHCR esorta gli Stati a porre fine al limbo in cui si trovano le persone apolidi entro il 2024

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

La crisi innescata dal COVID-19 sta aggravando la difficile condizione di milioni di apolidi in tutto il mondo, ha avvertito oggi l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi.In occasione del sesto anniversario della campagna #IBelong lanciata dall’UNHCR, volta a porre fine all’apolidia entro il 2024, Filippo Grandi ha esortato i leader di tutto il mondo ad assicurare inclusione e protezione alle popolazioni apolidi e ad adottare rapidamente misure coraggiose per sradicare tale fenomeno.Privati di importanti diritti legali e, spesso, impossibilitati ad accedere ai servizi essenziali, molti apolidi sono emarginati dal punto di vista politico ed economico, discriminati e vulnerabili a sfruttamento e abusi. In molti Paesi, le persone apolidi, compresi i rifugiati apolidi, vivono in condizioni sanitarie inadeguate e non conformi alle norme, fattore che può far incrementare il rischio di contrarre malattie. Sebbene sia difficile raccogliere dati su scala mondiale, dal momento che le popolazioni apolidi non sempre sono tenute in considerazione o incluse nei censimenti nazionali, secondo l’UNHCR vi sarebbero 4,2 milioni di apolidi in 76 Paesi. Tuttavia, si ritiene che il numero reale sia significativamente più elevato.Pur essendo stati compiuti progressi significativi nella riduzione dell’apolidia su scala mondiale a partire dal lancio della campagna nel novembre del 2014, la pandemia da coronavirus ora ha aggravato molte delle difficoltà e delle ingiustizie a cui gli apolidi devono far fronte.“Privi di cittadinanza, molti apolidi non hanno accesso oppure non sono inclusi nei servizi essenziali di salute pubblica e nelle reti di sicurezza sociale. Sono stati lasciati in condizioni di estrema vulnerabilità di fronte a questa pandemia”, ha affermato Filippo Grandi.Alcuni Paesi hanno, tuttavia, mostrato capacità di leadership includendo le persone apolidi nei loro piani di risposta al COVID-19, assicurando che avessero accesso a test e cure, cibo, indumenti adeguati e mascherine. Alcuni governi hanno reso la registrazione delle nascite e il rilascio di altri documenti di stato civile un servizio essenziale, continuando ad assicurarne l’operatività nonostante la pandemia e contribuendo, in tal modo, a prevenire l’emergere di nuovi casi di apolidia.“Al fine di proteggere e salvare vite umane, esortiamo i governi a sradicare l’apolidia e assicurare che nessuno sia lasciato indietro”.

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Contrasto stoccaggio illegale rifiuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Il disegno di legge “Terra Mia” costituisce certamente – a giudizio del WWF – uno strumento importante per contrastare chi, al Nord come al Sud d’Italia, crede di poter creare zone franche, autorizzate e non, in cui vengono abbandonati o stoccati illegalmente enormi quantità di rifiuti, anche pericolosi, dove spesso si sviluppano roghi tossici che rilasciano emissioni inquinanti, comportando gravi danni per la salute e mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini. Da troppo tempo questi fenomeni si sono fatti più frequenti e diffusi in tutta Italia e il WWF ha promosso, nel corso del tempo, numerose azioni legali a sostegno delle autorità investigative. Ma a questo punto – rilancia il WWF – è urgente e necessario che il Consiglio dei Ministri approvi il provvedimento e lo trasmetta alla Camere perché inizi il percorso parlamentare. Tra le misure contenute nel DDL, per il WWF sono di particolare importanza l’aggravamento delle sanzioni penali per i reati di discarica abusiva, abbandono o deposito di rifiuti pericolosi da parte di soggetti privati e di combustione illecita di rifiuti e il riconoscimento dell’infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività di gestione illecita dei rifiuti (con modifiche del Codice Antimafia e del Codice Penale). Queste norme, contenute nel DDL “Terra Mia”, devono quindi trovare da parte del Governo e del Parlamento un’attenzione adeguata e tempestiva per porre finalmente un argine ad un fenomeno intollerabile.

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Vicenda Kidiliz Group, impegnata in una procedura di concordato in Francia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

In questi giorni si sono svolte udienze e incontri del Tribunale del commercio di Parigi in merito alla vicenda Kidiliz Group, impegnata in una procedura di concordato in Francia che coinvolge anche la filiale italiana del Gruppo; da quanto abbiamo appreso la maggior offerta tra quelle presentate che riguardavano anche l’Italia, è stata ritirata. Anche l’offerta complementare, principalmente interessata ai punti vendita francesi ma che includeva un ridotto numero di punti vendita italiani, sarà molto ridimensionata. Sembra che un nuovo investitore, il Gruppo Zucchi, sia subentrato in extremis con un’offerta che salvaguarderebbe però solo una cinquantina di negozi e circa 150 dipendenti. Questo significa che almeno 450 persone in tutta Italia sono a forte rischio di perdere il proprio posto di lavoro, sulle oltre 600 attualmente alle dipendenze di questa azienda di abbigliamento per bambini. Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno unitariamente chiesto all’azienda l’attivazione immediata della Cassa integrazione con causale Covid-19, viste anche le restrizioni di orario imposte dal recente Dpcm o comunque di altro ammortizzatore in grado di salvaguardare la continuità occupazionale e di reddito dei dipendenti. Al momento nessuna risposta è pervenuta dall’azienda e sembra peraltro che gli amministratori giudiziali, nominati dal Tribunale del Commercio di Parigi, non siano intenzionati ad aprire alcuna procedura parallela in Italia, se non alla conclusione di fatto della procedura francese. Tutto questo si sta volgendo nella più completa mancanza di informazioni e relazioni con le parti sindacali e le istituzioni italiane competenti: troviamo inaccettabile l’arroganza con cui il destino occupazionale di oltre 600 persone viene gestito a Parigi senza nessuna condivisione reale. Con la decisione di non aprire procedure parallele e di non coinvolgere il Ministero dello Sviluppo economico, si è di fatto deliberatamente limitata la possibilità di trovare, in tempi utili, altri potenziali investitori nel nostro Paese. Filcams, Fisascat e Uiltucs, che hanno proclamato lo stato di agitazione su tutto il territorio nazionale lo scorso 13 Ottobre, chiedono la convocazione urgente di un tavolo ai Ministeri competenti, Mise e Lavoro, e dichiarano fin da ora che in assenza di risposte sull’utilizzo degli ammortizzatori e in mancanza di un confronto per trovare tutti gli strumenti utili alla salvaguardia dei diritti e dell’occupazione delle lavoratrici Kidiliz, a rischio di licenziamento nel giro di poche settimane, procederanno all’indizione di uno sciopero nazionale già la prossima settimana.

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Supporto alle persone sopravvissute a violenza di genere

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) lanciano una guida per gli operatori e le operatrici impegnati in prima linea per fornire supporto alle persone sopravvissute a violenza di genere. La Guida è stata adattata da una risorsa globale al contesto migratorio italiano, ed è particolarmente rilevante in questo momento in cui la pandemia di COVID-19 sta ulteriormente esacerbando le vulnerabilità preesistenti, tra cui quelle delle donne e delle bambine e adolescenti migranti e rifugiate. In Italia, a seguito della pandemia, il numero delle chiamate ricevute dal numero nazionale antiviolenza e stalking 1522, ha registrato un aumento del 119% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è in linea con i trend globali che evidenziano un‘intensificazione della violenza connessa all’introduzione di misure di contenimento che hanno limitato la mobilità e aumentato il potenziale isolamento.L’emergenza sanitaria ha inoltre reso più difficile l’accesso da parte delle donne e ragazze migranti e rifugiate ai sistemi di protezione, anche a causa di barriere culturali e linguistiche.La Guida – presentata oggi dalle tre Organizzazioni in un incontro online con i rappresentanti del Dipartimento per le Pari Opportunità e del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione – è un vademecum delle azioni che consentono a tutti/e gli/le operatori/trici che lavorano a contatto con le vittime di violenza di essere in grado di fornire un primo supporto. In questi casi, è cruciale agire nel rispetto dei principi guida garantendo la sicurezza, la riservatezza e rispettando la dignità della persona sopravvissuta, osservando sempre il principio di non discriminazione. Lo strumento ribadisce la necessità – in caso di racconto di un episodio di violenza – di mettere in pratica l’approccio del primo soccorso psicologico, sottolinea l’importanza della preparazione di operatori/trici, la rilevanza dell’osservazione, l’ascolto e la connessione con i servizi sul territorio. Ogni passo è illustrato in maniera specifica all’interno della Guida, accompagnato anche da consigli pratici.La Guida contiene inoltre una scheda di approfondimento che evidenzia le connessioni esistenti tra la pandemia di COVID-19, le misure adottate per fronteggiarla e l’aumento del rischio di violenza di genere.

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Tre detenuti morti, oltre mille contagiati e nessuna norma di prevenzione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Siamo ad oltre mille contagi nelle carceri italiane tra detenuti e personale penitenziario, con un trend di crescita spaventoso. Morti tre detenuti. Allo stato attuale nessuna misura di prevenzione per evitare il propagarsi del virus. A dichiaralo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo: “sono tre i detenuti morti nella seconda ondata nelle carceri italiane; uno a Livorno, uno ad Alessandria ed uno a Milano. Ad oggi sono 1050 i casi accertati di positività al COVID-19 tra detenuti e personale penitenziario, ma preoccupano gli oltre 1300 poliziotti in malattia ed in isolamento fiduciario o in attesa di tampone. Fin qui l’analisi dei dati è incontrovertibile, in 15 giorni sarà una catastrofe. Allora come mai non si passa da un regime di celle aperte a quello chiuso per evitare contatti ravvicinati? Come mai non si sospendono i colloqui con i famigliari, chiudono le scuole e tutte quelle attività non indispensabili, consentendo solo contatti Skype per una quindicina di giorni per evitare il diffondersi del virus? Sarebbero queste sicuramente norme di buon senso. Pensare di gestire tutti i detenuti contagiati nelle carceri è evidente a tutti, forse anche a Petralia e Tartaglia, che non è possibile. Ed ecco di nuovo come nella prima fase il garante dei detenuti che chiede a voce alta di rimettere in libertà quanti più detenuti possibili per evitare che si ammalino e per garantire il diritto alla salute. Il Ministro della Giustizia dal canto suo ha già provveduto a far sapere il suo pensiero con una norma che rimette in libertà tutti i residui pena non superiori a 18 mesi, con esclusione di alcune categorie, con il controllo del braccialetto elettronico. Braccialetti che, come nella prima fase in cui sono stati liberati circa ottomila detenuti, non sono sufficienti. Tutte queste indecisioni rendono chiaro il quadro politico prima che amministrativo. La mancanza di prevedimenti è una chiara volontà politica di alleggerire le carceri di migliaia di detenuti. Non può essere data lettura diversa, ma in questo caso il Ministro deve fare in fretta, come sollecitato anche dai radicali, altrimenti corre il rischio di avere altre sommosse. Noi dell’S.PP. siamo di un’altra idea: bisognava fare tutte le cose che abbiamo più volte dette, sopra riportate, perché crediamo nella certezza della pena e perché pensiamo che non sia questo il rispetto che meritano i famigliari delle vittime, abusati due volte. Lo stato deve stare senza sé e senza ma dalla parte dei cittadini e non dei delinquenti e che nessuno si stupisca quando a breve saremo costretti a fare uscire ancora i detenuti di alta sicurezza perché non sarà una necessità ma una scelta”.www.sindacatospp.it

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Migranti: misure di contrasto immigrazione clandestina

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

“Oggi finalmente il ministro dell’Interno Lamorgese annuncia al suo omologo francese che l’Italia contrasterà gli sbarchi illegali con “il posizionamento di assetti navali o aerei che possano avvertire le autorità tunisine di eventuali partenze da quei territori in modo che possano intervenire in autonomia nelle loro acque territoriali”. Come ha giustamente fatto notare il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si tratta della storica proposta di FDI del “blocco navale al largo delle coste africane in accordo con le autorità locali”. Se serve aiuto, visto che il Governo italiano si ritrova solo ora a lavorare a questa ipotesi dopo anni di politiche immigrazioniste, Fratelli d’Italia si mette a disposizione per condividere le ampie conoscenze acquisite sulla materia”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma di FdI.

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Attacco al cuore dell’Europa: la crisi della rule of law: il caso Polonia

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

La sentenza della Corte Costituzionale polacca del 22 ottobre scorso ha dichiarato incostituzionale l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni o malattie del feto eliminando, di fatto, qualsiasi possibilità di interrompere la gravidanza legalmente. Questa sentenza è ancor più incomprensibile se si considera che la legge sull’aborto polacca era tra le più restrittive di Europa già prima dell’intervento a gamba tesa dei giudici.Per capire la logica di questo provvedimento, occorre contestualizzarlo e leggerlo all’interno del più ampio piano di “restaurazione” della giustizia che il governo polacco di Kaczynski – leader del partito di Diritto e giustizia (Pis), ultraconservatore e cattolico – sta scientemente e irrefrenabilmente portando avanti fin dal 2015. Piano che mira a ridurre l’indipendenza dei giudici nei confronti della Politica con evidente violazione del principio europeo della rule of law * (in italiano, grossomodo, lo Stato di diritto). Da qualche anno, i governi di alcuni Stati membri – tra cui Polonia e Ungheria – hanno messo in atto politiche che minano le fondamenta dell’Unione Europea, sfruttando proprio il fatto che l’organizzazione della giustizia nell’ordinamento statale non rientri tra le competenze dell’Ue. Individuato il pertugio (la difficoltà dell’Unione per un controllo effettivo ed efficacie sulle violazioni “interne” dei principi fondati) meglio si spiegano le modifiche della legislazione nazionale (peggio ancora se costituzionale), intraprese dal governo polacco negli ultimi 5 anni. Soffermiamoci sul caso Polonia per mettere in luce il meccanismo del governo polacco che, forte della sostanziale inefficacia dei rimedi previsti dal legislatore europeo per fronteggiare la crisi della rule of law, procede la sua corsa verso il Potere superando, da destra e da sinistra, i limiti fissati dall’Unione per la codificazione dei propri valori fondanti, come disciplinati all’art. 2 TUE. In seguito, denunciando il gravissimo rischio sovversivo cui soggiace l’Unione a causa dell’alta contagiosità del meccanismo di violazione della rule of law, interroghiamoci sulla sussistenza di un possibile cortocircuito del sistema di tenuta europeo, intravvedendo la soluzione nel riprendere e completare il percorso degli Stati Uniti d’Europa. L’episodio che ha trasformato la Polonia da osservata speciale ad indagata nel procedimento per la violazione di uno dei valori fondanti l’Unione di cui all’art. 7 TUE, è avvenuto nel dicembre del 2017 quando il governo polacco approvava una legge sull’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici della Corte Suprema a seguito della quale ben 27 dei 72 giudici allora in carica, tra cui il Presidente, venivano collocati in pensione. Secondo questa legge i magistrati potevano sì richiedere una proroga triennale del proprio incarico, ma attraverso uno specifico quanto discutibile meccanismo che ne subordinava l’accoglimento ad una valutazione fortemente discrezionale ed inappellabile da parte del Presidente della Repubblica. Per capirne il significato sovversivo, basti pensare che a fronte di 12 magistrati che allora presentarono istanza di proroga, solo 5 ne videro l’accoglimento. In concreto, la Polonia – approvando ed applicando la legge sull’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici e le norme che determinano in modo poco chiaro e discrezionale le modalità di congedo dei giudici (si pensi al meccanismo di proroga) – avrebbe violato il suddetto principio. E’ dunque verosimile e condivisibile il ragionamento della Corte di giustizia quando intravvede in queste modifiche della legislazione nazionale un intervento politico volto a “falsare” l’effettività del sistema giurisdizionale, facendo sì che la magistratura perda la sua caratteristica essenziale di indipendenza; caratteristica che, guarda caso, dovrebbe essere garantita propri dall’inamovibilità dei giudici e dalla netta separazione dei poteri che assicurano un controllo giurisdizionale effettivo. Al di là, dunque, della prevedibile sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia ai danni della Polonia – che, in questo tipo di procedimento, può consistere in una cospicua sanzione pecuniaria – non v’è dubbio che le modifiche della legislazione polacca così come sopra descritte, hanno prodotto l’effetto di ingenerare nei magistrati il timore di una rimozione anticipata o di una mancata proroga, finendo così per condizionarne l’operato, in piena violazione del principio della rule of law.Gli odierni giudici della Suprema Corte si muovono evidentemente all’interno di un ambito condizionato e controllato dalla Politica con l’inevitabile conseguenza di aver perso, altresì, la libertà di deliberare in maniera difforme dalla volontà politica. Appare evidente, infatti, come nel dichiarare incostituzionale l’aborto anche nei casi di gravi malformazioni o malattie del feto, gli odierni giudici abbiano in sostanza perseguito un obiettivo politico (escludere l’aborto dalla liceità) senza dover passare per il Parlamento. Queste sono minacce che arrivano dal ventre molle dell’Unione e che mostrano chiaramente il rischio sovversivo insito nel disprezzo dello Stato di diritto e del principio della separazione dei poteri che, da anni, è motivo di scontro tra governi nazionalisti e conservatori dell’Europa. E’ nostra ferma convinzione che la sola strada percorribile per evitare l’implosione dell’odierna Unione Europea a causa dell’azione sovversiva di taluni Stati membri, nonché dell’azione attrattiva di altri Stati terzi, debba andare verso la costituzione effettiva degli Stati Uniti d’Europa. Angela Furlan, legale, presidente Super Minus onlus, consulente Aduc in abstract.

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Giustizia: Ministro ascolta tutti tranne sindacato, necessario confronto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

“Il ministro Bonafede incontra tutti tranne i rappresentanti dei lavoratori della Giustizia. Si confronti con il sindacato e ascolti le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, aggiungendo che: “Stiamo assistendo in questi giorni a un tourbillon di incontri del Ministro della Giustizia con le varie associazioni professionali che ruotano intorno ai servizi giudiziari. Verso tutti ha avuto parole rassicuranti e in particolare si è soffermato sullo sforzo che si sta facendo per modernizzare il servizio, velocizzare le procedure e implementare le dotazioni tecnologiche degli uffici”.Eppure, aggiungono i sindacati, “sin dall’inizio del dell’emergenza non si rintraccia purtroppo alcuna dichiarazione pubblica del Ministro che ringrazia i lavoratori per lo sforzo incredibile attuato, nella nota situazione di carenze organizzative e di organico, per garantire la continuità di un servizio essenziale per i cittadini. Persino nelle occasioni in cui i lavoratori sono diventati oggetto di attacchi odiosi e strumentali da parte di alcuni esponenti di categorie professionali, tanto più ingiustificati alla luce della grave emergenza vissuta dal Paese, non è arrivato alcun segnale ai lavoratori della Giustizia di solidarietà da parte del loro Ministro”. In tale contesto, osservano i sindacati, “l’utilizzo dello smart working emergenziale si è anche rivelato una opportunità quasi unica per avviare nuovi modelli di organizzazione del lavoro che certo potranno consentire quella modernizzazione delle infrastrutture tecnologiche e dei sistemi informatici sempre invocata e mai attuata. A questo processo i lavoratori e le loro rappresentanze stanno contribuendo in modo responsabile, fattivo e costruttivo, come possono testimoniare gli accordi raggiunti sulla gestione dell’emergenza e sul lavoro agile ed il sacrificio delle migliaia di lavoratori presenti negli Uffici Giudiziari e negli Unep, negli Istituti e Uffici penitenziari, anche minorili, e negli Archivi Notarili, troppo spesso costretti ad operare in condizioni non rispettose delle procedure di sicurezza che lo stesso Ministero ha adottato, anche con applicazioni su tutto il territorio nazionale disposte d’ufficio. Si pensi poi a coloro che sono chiamati a svolgere il loro lavoro all’esterno degli uffici come gli ufficiali giudiziari e gli assistenti sociali i quali sono stati esclusi colpevolmente dai processi di innovazione tecnologica nonostante gli impegni assunti e con grave pregiudizio per l’efficienza della Giustizia”. Per queste ragioni, proseguono, “ci chiediamo allora perché il Ministro Bonafede non abbia trovato il modo ed il tempo di corrispondere alle ormai datate richieste di incontro inviate dalle Segreterie Nazionali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa. Un incontro per fare il punto sulla gestione dell’emergenza, per discutere e confrontarsi sui piani di riqualificazione del lavoro e dei lavoratori, a partire dalla piena applicazione degli accordi sottoscritti nel 2017, di un piano di occupazione straordinaria che miri alla copertura totale delle carenze in organico, della necessità di mettere risorse fresche e aggiuntive sul salario di produttività dei lavoratori, anche in relazione alla necessità di utilizzo delle risorse provenienti dal Recovery Fund da destinare al funzionamento della Giustizia. Un confronto che riteniamo ineludibile: se veramente si vuole avviare e portare alla realizzazione un piano di modernizzazione dei servizi che abbatta i tempi della Giustizia allora è fondamentale rinnovare il patto con i lavoratori, riconoscere la funzione essenziale e il valore sociale del loro servizio”, concludono. (by Giorgio Saccoia)

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