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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Ricorso al Consiglio di stato per la sentenza del TAR sul caso LIDL

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Dopo la discutibile sentenza del TAR sul caso LIDL, che aveva venduto per extravergine un olio che, tanto nel test del Salvagente del giugno 2015 che nelle analisi ripetute dal Nas, era risultato semplice vergine, l’Authority ha finalmente presentato appello al Consiglio di Stato. La volontà è evidentemente quella di ribaltare la decisione dei giudici amministrativi che hanno annullato la multa di 550 mila euro comminata dalla stessa Antitrust. Le associazioni CODICI e KONSUMER oltre ad Aeci, Primo Consumo, Casa del consumatori ed utenti radiotelevisivi, costituitesi ad adiuvandum nel procedimento, esultano ed elogiano l’operato dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.“Fortunatamente l’AGCM ha accolto l’appello delle associazioni di consumatori che hanno alzato le barricate contro quell’assurda sentenza del TAR, – chiosa Fabrizio Premuti, presidente Konsumer Italia-, lanciando così un messaggio chiarissimo, ovvero che sulla difesa della qualità e della sicurezza alimentare la partita è aperta e nessuno è disposto a cedere neanche un centimetro, per quanto ci riguarda sull’olio EVO siamo disposti a qualsiasi sacrificio, non ci fermano neanche le querele con rinvio a giudizio di taluni imbottigliatori”.Nel ricorso presentato dall’ AGCM, si legge che “il T.A.R. Lazio non solo ha disatteso apertamente la consolidata giurisprudenza […] ma sembra aver altresì confuso “l’elemento psicologico dell’illecito” con la “contrarietà alla diligenza professionale” della pratica commerciale oggetto di accertamento” in cui, tra l’altro, gli stessi giudici avevano dichiarato l’ingannevolezza per aver venduto un olio vergine per extra vergine.
“La diligenza burocratica non può prevalere come principio sulla qualità e sulla sicurezza alimentare, – aggiunge Ivano Giacomelli, segretario nazionale di CODICI-, per questo plaudiamo alla decisione dell’Antitrust di presentare appello al Consiglio di Stato, così da tenere alto il livello di attenzione e salvaguardare il diritto dei consumatori ad avere una corretta informazione”.

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Fatturazione mensile telefonica

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Da quanto risulta emergere dall’ultimo vertice Agcm, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha confermato le misure cautelari adottate in via d’urgenza in data 21 marzo 2018 nell’ambito del caso di un’intesa restrittiva della concorrenza tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre. I principali operatori telefonici avrebbero, anche tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, coordinato la propria strategia commerciale relativa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi introdotti dall’articolo 19 del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017). L’Autorità ha ritenuto fondata l’ipotesi istruttoria di un coordinamento tra le Parti in occasione della rimodulazione del ciclo di fatturazione in ottemperanza alla legge 172/2017. In particolare, le Società di telefonia avrebbero comunicato, quasi contestualmente, ai propri clienti che la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile anziché su quattro settimane, prevedendo, al contempo, una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, invece che 13. Pertanto, al fine di evitare il prodursi di un danno grave e irreparabile per la concorrenza e, in ultima istanza, per i consumatori, l’Autorità ha confermato il proprio provvedimento di adozione di misure cautelari, in ottemperanza al quale gli operatori devono sospendere l’attuazione del repricing e definire la propria offerta di servizi in modo autonomo rispetto ai propri concorrenti.
“L’Associazione CODICI continuerà a tutelare i consumatori dato che su questa partita della telefonia il consumatore deve essere informato – ha dichiarato il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli. Ad oggi – prosegue il Segretario Nazionale – rimane fermo il fatto che gli operatori telefonici devono tornare alla fatturazione mensile senza riversare altre spese a carico dei clienti.

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Previsti nuovi e maggiori poteri sanzionatori per Autorità a difesa dei consumatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

La Commissione Europea ha proposto un nuovo accordo europeo in tema di tutela del consumatore (New Deal for Consumers) che prevede, tra l’altro, l’avvio di una class action di stampo europeo, avviabile esclusivamente dalle Associazioni dei consumatori e contestualmente maggiori poteri, d’intervento e sanzionatori, per le Autorità di ogni Stato membro. “Mentre in Italia la class action è stata ostracizzata e affossata, l’Europa non solo lancia una proposta innovativa che la nobilita e le dà nuova forza, ma valorizza il ruolo strategico delle Associazioni dei consumatori– dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – nel contesto di mercato attuale, dove i diritti dei consumatori sono sempre più compressi, violati e sacrificati, è fondamentale la presenza delle Associazioni dei consumatori al loro fianco. Come Adoc sosteniamo con forza la proposta della Commissione Europea, che prevede l’introduzione di un’azione di classe europea, avviabile solo da un’Associazione di consumatori, per chiedere un risarcimento, come anche una compensazione, una sostituzione o una riparazione, per conto di un gruppo di consumatori che sono stati danneggiati da una pratica commerciale illegale. Dopo lo scandalo Dieselgate, questa è la giusta risposta da parte dell’Unione Europea. Apprezziamo anche la proposta di estendere il potere sanzionatorio delle Autorità nazionali a difesa dei consumatori. In futuro avranno il potere di imporre sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in modo coordinato: per le infrazioni diffuse che colpiscono i consumatori in diversi Stati membri dell’UE l’ammontare massimo elevabile corrisponderà al 4% del fatturato annuale dell’azienda in ciascuno Stato membro. Per i consumatori sono previsti inoltre maggiori diritti e garanzie in occasione di acquisti online, in particolare sul diritto di recesso, che verrà potenziato. Ci auguriamo che la proposta superi il vaglio del Parlamento e del Consiglio Europeo, la formalizzazione del nuovo accordo per i consumatori segnerebbe una svolta nella difesa e nella tutela dei diritti dei consumatori italiani e europei”.

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Forestali e diritti dei militari

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

“Bene la decisione della Consulta sulla legittimità dei sindacati militari, ma non basta. Ora occorre subito una legge che ne disciplini il funzionamento”.
La Federazione Rinascita Forestale e Ambientale (FeRFA) auspica che il necessario intervento del Parlamento sia il più celere possibile, alla luce della storica scelta della Corte Costituzionale che, nella giornata di ieri, ha dichiarato l’incostituzionalità della norma del Codice dell’ordinamento militare, che vieta la creazione di sindacati tra i militari.Il divieto costituiva oramai un retaggio storico, in contrasto con l’evoluzione del diritto internazionale e dei principi sanciti della Corte europea dei diritti dell’uomo e dal Comitato europeo dei diritti sociali.
La FeRFA – che racchiude le sigle sindacali dell’ex Corpo Forestale dello Stato e tre associazioni di categoria (Assodipro, UFDI, Unforced) – era coinvolta nel giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale attraverso l’intervento ad adiuvandum svolto da centinaia di ex Forestali che, dal gennaio 2017, sono stati obbligati ad assumere lo status militare da uno dei decreti della Riforma Madia della P.A.Tuttavia, mai come ora, diviene necessario l’intervento del legislatore: la Consulta, infatti, ha sancito che la libertà sindacale applicata al personale militare necessita comunque di una apposita regolamentazione normativa.
“Saremo in prima linea – afferma l’avvocato sannita Egidio Lizza, che difende migliaia di ex Forestali davanti alla Corte Costituzionale e al Comitato europeo dei diritti sociali – perché ciò costituisca uno dei principali obiettivi del nuovo Parlamento. In un periodo di necessarie limitazioni agli sprechi di denaro pubblico, occorre ricordare che mentre i sindacati sono sostenuti dai singoli associati, le attuali rappresentanze militari, oramai dichiarate incostituzionali, gravano di fatto sul bilancio dello Stato per milioni di euro”.
La vittoria, propiziata dall’azione di Assodipro (l’associazione che da anni è impegnata nella difesa dei diritti dei militari), assistita dal Prof. Andrea Saccucci, si inserisce a pieno titolo nel solco della battaglia legale avviata dagli ex Forestali per cancellare il decreto della Riforma Madia, che li ha militarizzati, e per ritornare ad avere uno status civile ed una collocazione autonoma quale forza di Polizia ambientale.
“Il prossimo appuntamento con la Consulta è in programma il 5 giugno – ricorda Lizza – che questa volta dovrà giudicare se sia legittima la riforma che ha cancellato il Corpo Forestale dello Stato, Forza di Polizia ad elevata specializzazione per la tutela del nostro patrimonio ambientale ed agroalimentare, militarizzando forzatamente la gran parte dei suoi dipendenti e disperdendo le loro professionalità in diversi Corpi, Amministrazioni ed Enti”.

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Andamento crediti deteriorati

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

L’analisi svolta da CRIF sull’andamento del rischio di credito di imprese e famiglie italiane che nel 2017 si è stabilizzato dopo oltre 13 trimestri consecutivi di forte decelerazione, raggiungendo livelli inferiori a quelli del periodo pre-crisi. Nello specifico si osserva che il tasso di default delle imprese a dicembre 2017 si è stabilizzato al 3.9%, rispetto alla rilevazione di dicembre 2015, quando era risultato pari al 5.8%, e lontanissimo dal picco della fine del 2009, nella fase più acuta della crisi, quando aveva raggiunto il 7.9%. Molto più contenuta la volatilità del rischio delle famiglie italiane, tradizionalmente più prudenti nel ricorso al credito e storicamente protette da saggi di risparmio elevati: il tasso di default è sceso dal 2.3% di dicembre 2015 all’1.7% di dicembre 2017, anche in questo caso su livelli decisamente più contenuti rispetto al 3.5% registrato sempre alla fine del 2009. Per il prossimo biennio, CRIF Credit Solutions stima che, secondo lo scenario di complessivo miglioramento dello stato generale dell’economia delineato dall’EBA, il rischio delle imprese si stabilizzerà su un sentiero di normalità attestandosi intorno al 4% fino alla fine del 2019. Considerando invece per ipotesi uno scenario fortemente sfavorevole, la rischiosità potrà aumentare fino al 5.8%, ritornando ai livelli conosciuti nella crisi più recente. Per quanto riguarda le famiglie, invece, CRIF prevede una normalizzazione della dinamica del tasso di default intorno all’1.6% fino alla fine del 2019 ma, in presenza di condizioni economiche molto avverse, il trend del default potrà accelerare risalendo fino al 2.2%.

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Regolamento sulla protezione dei dati personali

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Come previsto dai trattati internazionali dell’Unione Europea, dal prossimo 25 maggio il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali sarà pienamente efficace ed operativo senza alcuna possibile aspettativa di deroghe o proroghe. Non mancano tuttavia le incertezze per migliaia di aziende e pubbliche amministrazioni, anche perché il GDPR (acronimo di General Data Protection Regulation) rimanda per molti aspetti alle normative nazionali degli stati membri, e a tutt’oggi in Italia sussiste ancora un vecchio Codice Privacy (Dlgs 196/2003) vigente ma non allineato al Regolamento UE, mentre nel frattempo la Commissione nominata presso il Ministero della Giustizia ha potuto iniziare i lavori di adeguamento della normativa italiana solo a gennaio, approvando di recente in via preliminare lo schema di un nuovo decreto legislativo, che difficilmente però vedrà la luce in tempo per fornire i chiarimenti che le imprese avrebbero voluto prima della scadenza.
I ritardi della macchina politica non costituiranno ad ogni modo una giustificazione per gli inadempienti, e le aziende che saranno trovate fuori regola rischieranno sanzioni fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato. Alla luce dell’incerto contesto attuale, Federprivacy ha perciò deciso di dedicare una specifica circolare sul tema delle questioni di diritto transitorio che accompagnano il passaggio dall’attuale Codice della Privacy al nuovo Regolamento UE 2016/679, come spiega Nicola Bernardi, presidente della principale associazione italiana di riferimento dei professionisti della protezione dei dati: “In questa delicata fase di transizione in cui permangono non poche zone grigie nell’attuazione del GDPR, nella nostra ultima circolare abbiamo messo a fuoco sei principali punti fermi che aziende pubbliche e private non possono ignorare o tralasciare, a prescindere dai prossimi sviluppi normativi nel contesto italiano. In particolare – sottolinea Bernardi – ogni titolare del trattamento deve tenere presente che i consensi raccolti anteriormente al 25 maggio 2018 saranno ancora validi solo se lo si è fatto in modo conforme al Regolamento UE, per cui potrebbe essere necessario richiederli nuovamente agli interessati, mentre questi ultimi potranno esercitare e far valere tutti i più estesi diritti che sono riconosciuti loro dal nuovo testo. Inoltre, violazioni degli obblighi di notifica dei data breach saranno sanzionabili senza necessità di recepimento in una normativa nazionale. La Circolare 1-2018 di Federprivacy affronta anche questioni di diritto transitorio attinenti i casi in cui non è necessario redigere la valutazione di impatto entro il 25 maggio, la disciplina contrattuale applicabile per la nomina di responsabili del trattamento, e l’applicabilità degli obblighi di nomina del data protection officer.

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730 precompilato al via dal 16 Aprile: scheda pratica

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Quest’anno i contribuenti potranno scaricare dal sito dell’Agenzia delle entrate il proprio 730 a partire dal 16 Aprile (2018), con invio telematico possibile dal 2 Maggio al 23 Luglio (2018), tutto tramite il sito dedicato infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it Della precompilazione si occupa l’Agenzia delle Entrate utilizzando i dati presenti nell’anagrafe tributaria (dichiarazioni precedenti), aggiungendovi quelli relativi agli oneri detraibili e deducibili trasmessi da terzi (interessi passivi mutui, premi assicurativi, contributi, etc.) e i dati contenuti nelle certificazioni dei sostituti di imposta relativi ai redditi da lavoro o ai trattamenti pensionistici (cud, ora “certificazione unica”).
Dal 2016 sono scattate diverse novità. Sono presenti in automatico le spese sanitarie (grazie anche al “sistema tessera sanitaria”), le spese universitarie, quelle funebri e le quote di spesa relative agli interventi edilizi per i quali si può fruire delle detrazioni fiscali del 50% (ristrutturazione edilizia) o del 65% (interventi di riqualificazione energetica).
Tra le novità più recenti la presenza delle spese per le rette degli asili nido e di altre spese per le quali la possibilità di detrazione è stata introdotta da normative del 2017 (spese per l’acquisto di alimenti medici, canoni locazione studenti universitari). Debutta anche la nuova tassazione con cedolare secca delle cosiddette “locazioni brevi”.La regola è la stessa degli anni scorsi: si può confermare il 730 così come lo si trova o si può correggerlo e/o integrarlo, direttamente online o tramite un intermediario (centro di assistenza fiscale, commercialista, proprio datore di lavoro abilitato). Si ricorda che l’utilizzo del precompilato non è obbligatorio: è sempre possibile non fruirne e presentare il 730 tradizionale tramite un intermediario, compilandolo da soli o con l’aiuto dell’intermediario stesso.(Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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UE, la Commissione si pronuncia sui Diritti dei Consumatori e propone una class action all’europea

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Il modello di azione giudiziaria proposto da Bruxelles affida un ruolo chiave alle Associazioni dei consumatori e prevede l’introduzione di un’azione di classe europea, avviabile solo da un’Associazione di consumatori, per chiedere un risarcimento, come anche una compensazione, una sostituzione o una riparazione, per conto di un gruppo di consumatori che sono stati danneggiati da una pratica commerciale illegale.Un passo avanti verso il ricorso collettivo, la nuova proposta di modifica della legislazione comunitaria avanzata dal commissario per la Giustizia, Vera Jourova. “Introdurremo un diritto di ricorso collettivo europeo per i gruppi di consumatori che hanno subito un danno, con adeguate garanzie per evitare gli abusi”.La proposta viene definita un “new deal” per i consumatori, in direzione di una norma che assicuri la riduzione delle disparità tra imprese e cittadini. E’ da tempo che CODICI attende che in Europa venga stabilita una norma sulla class-action.La Commissione europea prova a compiere il grande passo con le proposte di modifica delle direttive sui diritti e la tutela del consumatori in senso più ampio per i cittadini Ue. La principale modifica alle regole esistenti che l’esecutivo comunitario chiede agli Stati membri, che dovranno ora esprimersi su queste proposte, è la creazione di un quadro europeo per le azioni collettive.L’esecutivo comunitario vuole rendere possibile, “per un soggetto riconosciuto” quale ad esempio un’organizzazione dei consumatori o un’associazione senza fini di lucro, presentare ricorso a nome e per conto di un gruppo di consumatori che sono stati lesi da pratiche commerciali illecite. Una pratica che esiste già in alcuni Stati membri, ma non in tutti.Si vuole quindi europeizzare l’istituto della class-action e CODICI, che da anni si batte a difesa della tutela dei diritti dei consumatori e ha presentato anche in Senato la richiesta di una norma organica in materia, non può che appoggiare questa decisione. La proposta della Commissione europea potrebbe ridelineare i tratti della battaglia a difesa dei consumatori. Arrivare ad avere una class-action europea comporterebbe un radicale cambiamento.
In casi come quello scandaloso del Dieselgate, responsabile della morte di 35 mila persone, le vittime di pratiche commerciali sleali, come la pubblicità ingannevole da parte di costruttori di automobili non conformi al quadro normativo dell’UE per l’omologazione dei veicoli o alla legislazione ambientale, potranno ottenere riparazione collettivamente attraverso un’azione rappresentativa ai sensi della nuova direttiva.Nello specifico si intende aggiornare la direttiva del Consiglio concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, la direttiva relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori, la direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e la direttiva sui diritti dei consumatori.Tra le più importanti novità, c’è l’aggiornamento delle norme del web. Nel settore e-commerce i consumatori dovranno essere informati in modo chiaro se l’acquisto deriva da un professionista o da un privato, in tal modo saranno consapevoli di potersi avvalere dei diritti che li proteggono in caso di problemi. Oltre a questo, la novità sarà che i diritti di informazione e recesso già previsti in caso di pagamento per servizi on-line, si estenderà ai servizi di archiviazione su cloud, social media o posta elettronica. (fonte: http://www.codici.org)

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Dati Facebook. Antitrust italiano, bene! Ma…

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

La notizia che l’Antitrust italiano ha aperto un’istruttoria contro Facebook per pratica commerciale scorretta dovrebbe essere confortante. Lo sfacelo emerso con l’uso dei dati per mano di Cambridge Analytica sta quindi trovando una qualche soluzione? Siamo scettici. Per diversi motivi.
I poteri dell’Antitrust italiano… che sono quelli che sono… ma dobbiamo e possiamo accontentarci? Vedremo quali saranno le conclusioni… Cosa potra’ fare la nostra Autorita’ garante della concorrenza e del mercato? Una multa che, per quanto stratosferica potra’ essere e ammesso che alla fine dei vari ricorsi sara’ pagata, si trattera’ sempre di briciole di briciole rispetto al business messo in atto dal giocattolo di Zuckerberg; briciole che sono messe in conto da questa azienda, facilmente assorbibili in un qualunque budget dove si dedica lo zero virgola ai temporanei pizzichi di alcune zanzare.
Poi ci saranno gli altri Antitrust, tra cui i piu’ temibili sono quello europeo e quello Usa. Anche qui, vedremo. E, ammesso che arrivino a prosciugare qualche altra briciola, per restare nella stessa metafora… il processo di panificazione che parte dall’azienda della Silicon Valley continuera’ imperterrito.
E tutto questo contribuira’ a modificare qualcosa? A parole tutti se lo auspicano, soprattutto il visino pulito di Mark. E quando sara’ modificato, cosa accadra’? Metteranno la testa a posto, rispetteranno le leggi? E’ probabile. Ma il problema e’ che le leggi di ogni singolo Stato saranno sempre insufficienti, non solo alla bisogna, ma anche a far fronte alle nuove gabole che saranno inventate per continuare ad assalire le nostre liberta’ di utenti. Gabole che, quando e se scoperte visto che i metodi per non farsi scoprire saranno sempre piu’ raffinati, continueranno ad essere marginali, “briciolosi” e facilmente assorbibili dall’enorme macchina di denaro che Facebook rappresenta e continuera’ a rappresentare.
Il paragone con le droghe e’ doveroso. Tutti (a livello ufficiale ed istituzionale) ci dicono di non consumare droghe, che’ ci fanno male, fanno male alla nostra societa’ ed economia per il fatto che sono il principale strumento economico e finanziario della malavita organizzata. E chi ce le fornisce, quando viene pizzicato, viene bastonato duramente. Ma tutti continuano a consumarle, e questi tutti sono sempre di piu’. Sembra che l’effetto delle droghe sia commisurato al genere umano, e niente puo’ fermarlo.
Facebook ci ruba i dati, ma sembra che pochi utenti siano interessati e, a parte qualche gesto simbolico, il suo numero di adepti e nuovi aderenti sia in costante crescita. Con la conseguenza che la notorieta’ e la presunta indispensabilita’ dell’uso di questo strumento e’ sempre piu’ al pari dell’ara che si respira.
Quale potrebbe essere allora il meccanismo per evitare che droghe e Facebook ci facciano male? Semplice: farne a meno, a livello di scelta individuale. E se non vogliamo farlo, ci dovrebbe essere il conforto della legge e della autorita’ perche’ ci si possa fare meno male, con la consapevolezza che il male ce lo stiamo comunque cercando. E con altrettanta consapevolezza che quand’anche le droghe fossero tutte legali (e quindi i consumatori non dovrebbero subire le conseguenze del proibizionismo, ma solo quelle delle sostanze in se’, in un regime di consapevolezza sanitaria, individuale ed istituzionale), e quand’anche esistessero norme che possano impedire ai vari Facebook di rubarci la liberta’ individuale, non potra’ mai esistere la certezza di essere sicuri, e i delinquenti di entrambi gli ambiti sarebbero sempre dietro l’angolo.
Ma, se per le droghe abbiamo quintali e quintali di dissuasori in costante funzione, non sembra che sia altrettanto per Facebook et similia. Sara’ quindi il caso che questi dissuasori comincino a funzionare. E, per i piu’ timorosi, non ci sarebbe neanche da preoccuparsi del processo di erosione dell’esistenza del giocattolo di Mark, perche’ non minerebbe nessuna liberta’ individuale e collettiva. Anzi, e’ altamente probabile che ci stimolerebbe, a livello individuale e sociale, a migliorare i nostri strumenti di socialita’, facendo tesoro di quanto accaduto nel passato. Cioe’, in sostanza, le distorsioni del mercato (la delinquenza di Facebook, nella fattispecie) hanno solo un metodo per essere combattute e superate, con il mercato: col suo principio principe, quello della offerta e della domanda. Facendo, cioe’, venir meno la domanda.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Canone Rai: emanato decreto Agenzia entrate

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile il nuovo modello che i contribuenti con più di 75 anni di età e con un reddito fino a 8mila euro possono utilizzare per richiedere l’esenzione dal pagamento del canone tv. “Ottima notizia, sia perché il provvedimento è stato fatto a tempo di record, considerato che il decreto del ministero dell’Economia era del 16 febbraio 2018, sia perché è già previsto il modello per il rimborso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Chi, infatti, nel 2018 aveva un reddito tra 6.713,98 euro ed 8000 euro ha già pagato in bolletta le prime rate del canone Rai, pur avendo diritto all’esenzione. Ora, quindi, dovrà chiedere la restituzione dei soldi” prosegue Dona.”Chiediamo che il prossimo Governo renda permanente l’innalzamento della soglia reddituale, attualmente previsto per il solo 2018. Sarebbe assurdo se nel 2019 si tornasse alla vecchia esenzione di 6.713,98 euro. Infine, chiediamo il rispetto della legge di Stabilità 2016 e di estendere, quindi, anche al 2016 e al 2017 questa misura” conclude Dona.L’associazione di consumatori ricorda che la Legge di stabilità 2016 (Legge 28 dicembre 2015, n. 208), all’art. 1 comma 160, prevedeva che le eventuali maggiori entrate per gli anni dal 2016 al 2018 fossero destinate all’ampliamento della soglia di esenzione per gli over 75.Il decreto, invece, lo prevede solo “per l’anno 2018”, nonostante ci siano state maggiori entrate più che sufficienti per estendere l’esenzione anche agli anni 2016 e 2017.

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Diritto alla presunzione di innocenza e il diritto di presenziare al processo

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2018

La nuova normativa dell’UE in base alla quale agli indagati e imputati è riconosciuta la presunzione di innocenza fino a quando non ne sia stata legalmente provata la colpevolezza è in vigore da domenica 1º aprile.
La normativa assicura inoltre una migliore tutela dei diritto di restare in silenzio e del diritto di presenziare al proprio processo. Essa garantirà infatti che chiunque in tutta l’UE possa beneficiare di tali diritti procedurali, attualmente non tutelati allo stesso modo in tutti gli Stati membri. Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato: “Ogni anno nell’UE 9 milioni di persone devono affrontare procedimenti penali. La presunzione di innocenza è un diritto fondamentale e deve essere rispettato nella pratica in tutta Europa. Ogni cittadino deve sempre avere la garanzia di un processo equo. Invito tutti gli Stati membri ad attuare le norme al più presto.”In base alla direttiva gli Stati membri devono anche garantire che fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie non presentino la persona come colpevole. Inoltre è garantito il diritto al silenzio per l’imputato. Qualora sia stato violato il diritto di presenziare al processo, è garantito il diritto a un nuovo processo.La direttiva fa parte di un pacchetto di sei disposizioni legislative volte a fornire norme minime comuni sui diritti processuali degli indagati e degli imputati nei procedimenti penali. Il pacchetto garantisce che le persone fisiche indagate o imputate in procedimenti penali godano di diritti uguali nel proprio paese d’origine o in un altro paese dell’UE, e consente una migliore cooperazione giudiziaria in tutta l’UE.

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Etichette cibi, scatta obbligo indicazione stabilimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Da domani scatta l’obbligo di indicare nell’etichetta degli alimenti la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento.”Un passo avanti molto importante per la sicurezza alimentare, che dipende anche dagli stabilimenti” afferma Agostino Macrì, responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ogni industria, infatti, è tenuta a controllare la qualità delle materie prime che utilizza, indipendentemente dalla loro origine, e la filiera di produzione. E’ quindi responsabile della qualità e della sicurezza dei suoi prodotti” prosegue Macrì.”Per questo è fondamentale sapere dove sono questi stabilimenti e se seguono le regole previste dall’Unione Europea. Un fatto di trasparenza che garantisce il consumatore” conclude Macrì.

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La Corte Permanente di Arbitrato conclude un accordo per facilitare lo svolgimento di udienze a Firenze

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Firenze. Le udienze amministrate dalla Corte permanente di arbitrato dell’Aja potranno ora avere luogo a Firenze. E’ questo il cuore dell’accordo di cooperazione che è stato firmato da Hugo H. Siblesz, segretario generale della Corte Permanente di Arbitrato (PCA, Permanent Court of Arbitration) e Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di Commercio di Firenze alla presenza degli assessori del Comune di Firenze Federico Gianassi e Anna Paola Concia, della presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo e del presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello.
L’’accordo ha lo scopo di facilitare lo svolgimento dei procedimenti amministrati dalla Corte per la risoluzione di controversie tra Stati e Stati ed enti privati in Italia. Grazie a questo accordo, Firenze viene a far parte di un network globale dell’’arbitrato e si aggiunge ad altre 27 località di tutti i continenti dove la PCA ha siglato accordi di cooperazione.
In base all’’intesa, la Camera di Commercio di Firenze ospiterà le udienze arbitrali amministrate dalla PCA nella propria sede in Piazza dei Giudici. In questo modo, le parti coinvolte in un procedimento avranno la possibilità di adoperare i servizi della PCA in Italia.
«La risoluzione delle controversie internazionali è uno sforzo inerentemente globale», ha sottolineato Hugo H. Siblesz. «Come organizzazione internazionale, la PCA mira ad essere in grado di condurre udienze in qualunque parte del mondo. Gli accordi di cooperazione, come quello siglato oggi, sono cruciali nel consentire alla PCA di portare avanti la sua missione. L’Italia è sempre stata amica e sostenitrice della PCA fin dal principio, più di cent’anni fa, ed è perfettamente opportuno che la PCA possa oggi prontamente condurre udienze in Italia».
«Siamo davvero grati di poter offrire un servizio così importante, attraverso il quale qualunque istituzione o impresa può richiedere di svolgere udienze arbitrali a Firenze – ha detto Leonardo Bassilichi -. E’ uno splendido modo di utilizzare la nuova area digitale della sede WorkinFlorence a disposizione di tutte le imprese italiane e internazionali e allo stesso tempo mettiamo un tassello significativo nel nostro impegno per la risoluzione alternativa delle controversie che ha come scopo finale anche quello di abbattere i tempi di giustizia».
«Ospitare a Firenze, unica città in Italia, la Corte permanente di arbitrato dell’’Aja è per noi motivo di orgoglio perché dimostra ancora una volta come la nostra città sia luogo di sinergie e di incontro. Entrare nel grande network globale dell’’arbitrato insieme ad altri 27 paesi di ogni parte del mondo è un risultato importante che dimostra quanto a Firenze si lavori per gettare ponti sul futuro», ha aggiunto l’assessore del Comune di Firenze, Federico Gianassi.
Istituita nel 1899 per facilitare l’’arbitrato e le altre forme di risoluzione delle controversie tra Stati, la PCA è oggi un’istituzione moderna che conta con 121 Stati membri. L’Italia e parti italiane sono spesso coinvolte in controversie arbitrali o in altri procedimenti amministrati dalla PCA.
L’’accordo prevede che la Camera di Commercio di Firenze potrà organizzare incontri di mediazione della Florence International Mediation Chamber (FIMC) nella sede della PCA all’Aja. Infine, le due istituzioni si impegnano a promuovere e diffondere i metodi di risoluzione alternativa delle controversie internazionali, come la mediazione e l’’arbitrato, attraverso l’’organizzazione di iniziative congiunte.

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AIFA: “I dentisti non possono eseguire trattamenti a fine estetico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

L’AIFA ci ripensa: gli odontoiatri non possono eseguire terapie solo a fine estetico. In una nota del 27 marzo indirizzata a SIMEO (Associazione Italiana Medicina Estetica Odontoiatrica), l’Agenzia italiana del farmaco modifica quanto deciso il 7 febbraio 2018: “In seguito alle numerose richieste di chiarimento e rettifica da parte di società di medicina e chirurgia estetica, comunichiamo che l’odontoiatra non può eseguire terapie estetiche. La cura estetica è ammessa solo in caso di malattie e anomalie congenite di denti, bocca, mascelle e tessuti”. Le cure estetiche da parte dei dentisti insomma non potranno essere esclusive, ma solo correlate a un iter terapeutico, limitandosi comunque alla zona labiale.“Si tratta di una retromarcia rispetto a quanto deciso dalla stessa AIFA nemmeno due mesi fa” dice Raffaele Rauso, professore presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e past president della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME), associazione che si è da subito impegnata per modificare questa decisione insieme con il supporto del sindacato TME – Tutela dei Medici Estetici.
Il 7 febbraio 2018 l’AIFA comunicava che «il medico specialista in Odontoiatria e l’Odontoiatra sono stati inseriti fra gli specialisti autorizzati alla prescrizione e alla somministrazione dei medicinali Botox e Dysport. Non si ravvedono pertanto limitazioni all’utilizzo».
Immediata la mobilitazione delle società di medicina e chirurgia estetica, tra cui FIME che si è mossa per tempo inviando lettere e fissando incontri per chiarire meglio i termini della questione e spiegare per quali ragioni gli odontoiatri non siano adatti a eseguire trattamenti estetici: “Noi di FIME ci siamo impegnati fin da subito in riunioni con l’AIFA con l’avvocato Pietro Sicari e il supporto del sindacato TME, guidato dal presidente Andrea Servili – aggiunge il professor Rauso -. Per noi questa decisione è un traguardo importante, che permette di tutelare il paziente garantendo cure da parte di medici esperti e preparati all’utilizzo di sostanze a fine estetico. Siamo soddisfatti che AIFA abbia da subito riconosciuto la correttezza della posizione dei medici estetici, facendo un passo indietro”.

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Ricorso per abolire il DCA 540/2017 sulle nuove disposizioni in materia di chirurgia ambulatoriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

“L’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO) e’ deciso a portare avanti, insieme a numerosissimi presidi sanitari territoriali, il ricorso per abolire il DCA 540/2017 sulle nuove disposizioni in materia di chirurgia ambulatoriale, entrato in vigore nella Regione Lazio lo scorso 27 dicembre”. Lo ha detto Brunello Pollifrone, presidente della Commissione Albo Odontoiatri (CAO) di Roma, che insieme ai consiglieri dell’Ordine Roberto Bonfili e Foad Aodi, al componente del Collegio dei revisori dei conti, Emanuele Bartoletti, e al consulente Andrea Tuzio, sta seguendo la vicenda su incarico del Presidente Antonio Magi.
“La norma sul riordino della chirurgia ambulatoriale e’ entrata in vigore il 27 dicembre 2017 e da decreto sono previsti 60 giorni per fare ricorso al Tar. Essendo, purtroppo, i termini scaduti, ricorreremo direttamente al Presidente della Repubblica. Il decreto del Commissario ad Acta della Regione Lazio ha ridefinito e riorganizzato quei trattamenti chirurgici che non necessitano di ricovero ed eseguiti senza anestesia generale, ovvero che prevedano un tempo di osservazione post intervento al massimo di due ore. Tale disposizione prevede tre nuove tipologie di presidi chirurgici, con specifici requisiti di autorizzazione e di accreditamento, due dei quali, quelli a maggiore complessita’, all’interno di strutture ospedaliere, mentre il terzo, denominato Presidio Chirurgico Territoriale, al di fuori delle strutture ospedaliere, utilizzato per prestazioni a minore complessita’”. “Il problema, prosegue Pollifrone, consiste nella scelta delle prestazioni considerate a minore/maggiore complessita’, ovvero che possano causare possibili complicanze cliniche al paziente. I tempi tra l’altro sono molto stretti: le strutture, sia pubbliche che private, dovranno adeguarsi entro il 30 giugno di quest’anno”. “Questo comporta che tutti i presidi territoriali dovranno adeguarsi a livello tecnologico-organizzativo ma, soprattutto, rispetto al tipo di prestazione da eseguire. Ad esempio, secondo questa direttiva, anche una gastroscopia o una colonscopia dovranno, al contrario di quanto avvenuto sino ad oggi, essere eseguite in un presidio ospedaliero o casa di cura, con tutti i disagi che ne conseguiranno in termini di tempi di attesa e di diritto alla prevenzione precoce per i pazienti. La Regione non puo’, a nostro avviso, legiferare su temi cosi’ importanti, che riguardano la salute di milioni di cittadini, senza un preventivo confronto con gli Ordini provinciali e le piu’ importanti associazioni di categoria” ha concluso Pollifrone.

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Arbitro per le Controversie Finanziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

E’ stato pubblicato il resoconto del primo anno di attività con informazioni molto interessanti.
Dei 1.468 ricorsi giudicati ammissibili (l’80% di quelli presentati) oltre la metà riguarda la consulenza in materia di investimenti finanziari.
Complessivamente i ricorsi accolti sono poco meno del 62%, mentre i ricorsi presentati da un procuratore (in genere avvocati, ma anche associazioni di consumatori) vedono una percentuale di successo del 73%.Il numero di ricorsi decisi è ancora molto basso, stiamo parlando di 207 casi, però sono già sufficienti per iniziare a fare qualche considerazione in merito all’orientamento dell’Arbitro, che è decisamente favorevole ai clienti.Sia chiaro, non è che l’Arbitro interpreti le norme in modo particolarmente favorevole, sono le norme che sono particolarmente a favore dell’investitore, e l’Arbitro le interpreta con specifica competenza e coerenza, cosa che difficilmente ci si può aspettare da un giudice ordinario.
I due pilastri attorno ai quali è costruita tutta l’impalcatura di tutela degli investitori sono gli obblighi informativi e l’obbligo di verifica di adeguatezza.
Le banche devono fornire tutte le informazioni per fare scelte d’investimento consapevoli. E’ esperienza più che comune che, nei fatti, salvo rare eccezioni, questo non avviene mai. Le banche tendono ad assolvere quest’obbligo solo formalmente, ma ciò non è sufficiente secondo la corretta interpretazione delle norme.
In merito, l’Arbitro per le Controversi Finanziarie ha in più occasioni affermato che l’intermediario è tenuto a dimostrarne la loro osservanza “in concreto”. In altre parole, l’intermediario deve porsi in condizione di dimostrare di non aver assolto a tali obblighi d’informazione preventiva in modo meramente formalistico. Non è sufficiente la dichiarazione del cliente di “aver preso visione” della documentazione informativa e di “aver ricevuto l’informativa sui rischi dell’investimento” ma è necessario che l’intermediario provi di aver adempiuto nella loro effettività a tali obblighi, dovendo fornire al cliente tutte le informazioni necessarie al fine di consentirgli di valutare le caratteristiche dell’investimento e da ciò farne scaturire consapevoli scelte d’investimento. (Decisioni 11, 34, 155).
Lo stesso principio vale per la consegna del famoso “prospetto informativo” che molto spesso non viene mai consegnato al cliente, ma che il cliente dichiara di aver ricevuto. L’ACF ha chiarito che la mera predisposizione e messa a disposizione del prospetto informativo d’offerta non è sufficiente (ad eccezione che per l’investimento in OICR aperti ex art. 33 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007) a far ritenere che siano stati correttamente adempiuti gli obblighi informativi gravanti sull’intermediario, trattandosi di documento predisposto dall’emittente nei riguardi della generalità di investitori potenzialmente interessati (Decisioni 34, 71, 107, 157).
In tema di informazioni, particolarmente interessante è quello delle informazioni successive all’investimento.
Nella decisione n. 116 l’ACF ha stabilito che gli intermediari (con ciò intendendosi non solo gli intermediari consulenti o gestori di portafogli, ma anche gli intermediari depositari) assumono obblighi continuativi di informare, in tempo utile, i propri clienti in relazione a qualsiasi modifica rilevante attinente alla natura, ai rischi degli strumenti finanziari trattati.
Sulla base di tale principio, l’ACF ha deciso per la responsabilità della banca in un caso di default dell’emittente anche perché non si era curata (se non a default intervenuto) di informare il cliente della variazione significativa del livello di rischio che le obbligazioni avevano subito nel periodo intercorrente tra l’acquisto del titolo e la data del definitivo default dell’emittente. Questo è un principio che è sempre esistito nella norma, ma che ha fatto molta fatica a trovare accoglimento presso i tribunali ordinari. Concetti simili sono stati enunciati in merito alla valutazione di adeguatezza (o “non adeguatezza”) dell’investimento rispetto al profilo di rischio. (abstract by Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio – il testo integrale su: http://www.aduc.it)

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Facebook, antitrust Usa conferma l’apertura di un’inchiesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

La Federal Trade Commission (Ftc) ha aperto un’indagine su Facebook e sull’uso dei dati personali da parte del colosso dei social media.”Bene, ora attendiamo l’apertura di un’indagine anche da parte dell’Antitrust italiana, alla quale ci siamo rivolti settimana scorsa proprio per accertare se la pratica commerciale adottata da Facebook di consentire ai fornitori di servizi sulla piattaforma di accedere ai dati degli utenti iscritti, sia scorretta ai sensi del Codice del Consumo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non si comprende, ad esempio, se l’utente gode del diritto di prestare o negare il consenso all’accesso ai dati personali da parte di soggetti terzi diversi da Facebook, se i dati dell’utente potranno essere utilizzati da sviluppatori di app per fini diversi da quelli inerenti all’utilizzo delle app, quali sono le informazioni cui i terzi possono accedere senza il consenso espresso degli utenti” conclude Dona.

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Autobus a noleggio: 18% di quelli con conducente non in regola con revisione

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

Secondo l’analisi di Facile.it su dati ufficiali del Ministero dei Trasporti, il 18,62% degli autobus per trasporto persone destinati a servizio di noleggio con conducente non è in regola con la revisione. Si tratta, complessivamente di 5.482 mezzi su un totale di 29.434 presenti nell’Archivio Nazionale dei Veicoli gestito dalla Motorizzazione; rientrano in questa categoria di veicoli, ad esempio, quelli utilizzati per le gite scolastiche degli alunni o per i tour turistici.
Analizzando i dati su base territoriale, è la Campania a vincere la maglia nera, con il 30,1% di mezzi non in regola con la revisione, seguita da Calabria (26,51%) e Umbria (25%). Guardando invece ai valori assoluti, dopo la Campania (1.370 mezzi non in regola con la revisione), si posizionano il Lazio e la Puglia. Le regioni più virtuose, invece, sono la Valle d’Aosta, dove solo il 4,76% non è in regola con la revisione, il Trentino Alto Adige (7,28%) e il Piemonte (7,52%).

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Associazione popoli minacciati chiede immediata liberazione di Puigdemont

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Barcellona (Spagna) In seguito all’arresto dell’ex-presidente catalano Carles Puigdemont avvenuto lo scorso 24 marzo in Germania a ridosso della frontiera tedesco-danese, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede l’immediata liberazione del politico catalano e la possibilità che continui in modo sicuro il suo viaggio verso il Belgio. Se dovesse accertarsi il sospetto che l’arresto è avvenuto in seguito ad un’attiva collaborazione tra la polizia federale tedesca e i servizi segreti spagnoli, si tratterebbe di un grave scandalo politico. A tale proposito l’APM chiede massima trasparenza nello spiegare per quale motivo Puigdemont sia stato arrestato immediatamente dopo la frontiera con la Danimarca e non, come sarebbe stato più plausibile, già in Danimarca o in Finlandia.
La Svizzera, nella quale si è rifugiata Anna Gabriel del partito separatista di sinistra CUP, e il Belgio, non perseguitano i politici indipendentisti catalani. Evidentemente né la giustizia svizzera né quella belga condividono l’accusa spagnola secondo cui gli indipendentisti catalani sono criminali. Le autorità tedesche sembrano invece sposare la posizione spagnola e considerano il referendum indipendentista dello scorso autunno come ribellione, e cioè come un atto criminale.Secondo le dichiarazioni del portavoce del Dipartimento di Giustizia svizzero Franco Galli rilasciate al quotidiano svizzero le Temps, “un’eventuale richiesta di estradizione da parte della Spagna non avrebbe molte possibilità di essere accolta. Trattandosi “con grande probabilità di un delitto politico”, l’eventuale richiesta spagnola non potrebbe essere accolta né in base alla legislazione elvetica né in base alla Convenzione per i Diritti Umani Europea”. Il procedere della giustizia spagnola – oltre che contro Puigdemont sono stati avviati procedimenti penali contro altri dodici politici catalani ed emessi mandati d’arresto per sette politici rifugiatisi all’estero – è criticato anche nella stessa Spagna. Più di cento professori universitari di diritto penale hanno apertamente criticato in un manifesto pubblico la procura generale spagnola e la giudice Carmen Lamela del Tribunale nazionale (Audiencia Nacional). Secondo i professori di diritto penale, il referendum indipendentista voluto dalla presidenza parlamentare catalana e da parte dei suoi membri così come la seguente dichiarazione di indipendenza non assolvono gli elementi necessari per essere dichiarati “tumulto” o peggio ancora “ribellione”. Essi ricordano che per la fattispecie manca il fattore violenza, che costituisce l’elemento strutturale, la condizione affinché si possa procedere con l’accusa di ribellione. Sia durante il referendum sia durante la susseguente dichiarazione di indipendenza non vi sono stati atti di violenza commessi dagli iniziatori o dalla popolazione, gli unici atti di violenza sono stati iniziati durante il giorno del referndum dagli agenti della Guardia Civil. Allo stesso modo non vi sono appigli per l’accusa di tumulti poiché gli indagati non hanno mai preso parte o incitato a tumulti di alcun genere. E, continuano i penalisti, anche se vi fossero le circostanze per poter parlare di tumulti e di ribellione, si tratterebbe comunque di reati per i quali il tribunale nazionale non ha competenza. Questi dovrebbero invece essere giudicati da un tribunale locale di Barcellona. I penalisti ricordano che già in passato l’Audiencia Nacional ha più volte dichiarato di non avere competenza per i reati dei quali i politici indipendentisti sono accusati. Il manifesto dei professori di diritto penale critica infine anche la sproporzione della carcerazione preventiva decretata. Nell’attuale situazione con una giustizia fortemente politicizzata, è altamente improbabile che Puigdemont possa avere in Spagna un processo giusto e la sua estradizione con molta probabilità comporterebbe una condanna, che nel caso dell’accusa di ribellione può essere fino a 25 anni di carcere. Il conflitto catalano non può essere risolto dalla giustizia, né tanto meno da una giustizia politicizzata, ma deve essere risolto politicamente, meglio se con la mediazione dell’Unione Europea.L’arresto di Puigdemont in base a un mandato d’arresto europeo ricorda molto l’arresto dello scrittore tedesco Dogan Akhanli in Spagna. Allora l’arresto era stato voluto dalla Turchia. O ancora l’arresto avvenuto nel giugno 2007 ed eseguito dalle autorità italiane su richiesta della Cina del cittadino tedesco Dolkun Isa, difensore per i diritti umani uiguro e Segretario Generale del Congresso Mondiale degli Uiguri nonostante si sappia ormai che la Cina fa arrestare gli attivisti per i diritti umani accusandoli di terrorismo. In questo caso pare proprio che la giustizia tedesca si sia prestata a fare da aiutante a una giustizia spagnola altamente condizionata dalla politica.

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Unicredit: le proposte unilaterali di modifica nell’home banking sono inefficaci

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Stiamo ricevendo segnalazioni da parte di clienti Unicredit riguardo la sostanziale impossibilità, nel servizio di home banking dell’istituto, di essere informati riguardo le proposte unilaterali di modifica dei contratti. In genere, come è logico oltre che doveroso, appena accede ad un servizio di home banking, il cliente visualizza le nuove comunicazioni, con evidenza di quelle importanti. Nel caso di Unicredit, invece, non appare niente ed occorre invece andare a cercarle, perfino selezionandole per ciascun argomento e rapporto, seguendo il percorso: Archivio documenti – Ricerca avanzata – Conto corrente – Categoria movimento, selezionando poi “Prop. modifica unilat.” tra queste ultime che sono ben diciannove, e non nove come indicato dalla legenda. Tutto ciò deve essere fatto per ogni tipologia di servizio/prodotto, e pure con l’accortezza di selezionare un periodo di tempo abbastanza ampio! E’ fin troppo ovvio che la procedura adottata da Unicredit non sia rispettosa delle leggi, oltre che dei clienti. E’ come se il cliente di un’agenzia bancaria dovesse recarvisi periodicamente per domandare a ciascun addetto dei vari servizi (cassa, credito, titoli, ecc.) se ci sono modifiche alle condizioni! L’intera normativa e le Istruzioni della Banca d’Italia, sono anzi improntate su di una trasparenza sempre più forte, agevolata dalle nuove tecnologie. Gli intermediari devono infatti assicurare che ogni informativa alla clientela sia completa, chiara, accessibile. L’informativa, inoltre, deve essere utilizzata attivamente da parte degli addetti alla rete di vendita e adeguatamente pubblicizzata sul sito internet. Nel caso di Unicredit manca del tutto l’ultimo punto: l’adeguata pubblicizzazione. Può anche essere corretto che le comunicazioni siano catalogate per categoria all’interno di uno specifico elenco, ma occorre che la banca evidenzi la presenza di nuove informative. Ancora di più quelle fondamentali.Conseguenza di ciò è, come dispone l’articolo 118, comma 3, del Testo Unico Bancario sulla modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, che: “Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente”.E’ pertanto possibile reclamare per poi eventualmente rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario
http://sosonline.aduc.it/scheda/arbitro+bancario+finanziario_16598.php- Abbiamo anche provveduto a segnalare alla Banca d’Italia, che ha il potere di intervenire per farle cessare, le mancanze di Unicredit. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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