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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for the ‘Diritti/Human rights’ Category

Human rights – Law

Manovra: ricompensa a utenti ‘vittime’ bollette pazze

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Un emendamento alla manovra prevede che chi riceve bollette pazze per luce, gas, acqua, servizi telefonici, oltre al rimborso delle somme eventualmente versate, avrà diritto a ricevere anche una somma pari al 10% dell’ammontare contestato e non dovuto e, comunque, per un importo non inferiore a 100 euro.”Magnifico! Ottima notizia! Finalmente un provvedimento dalla parte dei consumatori, che mira a risarcirli in modo automatico a fronte dei tanti disservizi, disagi, soprusi, pratiche commerciali scorrette ed aggressive perpetuate dai diversi fornitori di servizi essenziali, come luce e gas” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Speriamo che si inserisca in manovra anche l’emendamento che prevede l’obbligo per le compagnie telefoniche di rimborsare immediatamente i clienti per la nota questione delle bollette da 28 giorni, così da chiudere definitivamente questa vergognosa ed imbarazzante vicenda che si trascina da fin troppi mesi” conclude Dona.

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Antitrust: sanzione di oltre 10 milioni di euro a Wind tre e Vodafone

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato sanzioni a Wind Tre e a Vodafone.”Bene, ottima notizia. Le compagnie telefoniche, imperterrite, si ostinano a non essere trasparenti, a omettere tutti i costi legati alle loro offerte, a non chiedere il preventivo consenso del consumatore nei modi dovuti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Purtroppo il legislatore dovrebbe consentire all’Authority di comminare sanzioni ancora più pesanti, specie per le compagnie telefoniche, considerato quanto sono recidive. Ora attendiamo le sanzioni anche per la vicenda delle bollette da 28 giorni” conclude Dona. (n.r. Anche noi siamo vittime delle politiche adottate da Wind e da Vodafone che ci caricano di costi a nostra insaputa. Possibile che tali atteggiamenti devono restare impuniti? La colpa è anche del legislatore che si lascia “sedurre” da questa tattica del lasciar fare come se si dovesse considerarla il minore dei mali per una politica arrogante e irrispettosa nei riguardi dell’utenza e che lascia la convinzione di essere alla mercé di poteri al di sopra di tutto e che appaiono intoccabili grazie anche al fatto che abbiamo una giustizia farraginosa, lenta e poco propensa a comminare sanzioni esemplari in specie in casi di recidiva.)

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Obbligo di copertura RCA dei veicoli

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

Desta forte preoccupazione l’orientamento assunto dalla Corte di Giustizia Europea che negli ultimi anni, attraverso diverse sentenze, ha sancito l’obbligo di copertura per la responsabilità civile auto (RCA) per tutti i veicoli che si trovano nelle condizioni di poter circolare.
Una norma che, se interpretata in questa direzione, comprenderebbe anche tutti quei veicoli inutilizzati, ad esempio custoditi in aree private, in box, garage, terreni, rimessaggi.In questo modo verrebbe meno la possibilità, per molti utenti, di usufruire della sospensione della polizza oppure di stipulare polizze assicurative di carattere temporaneo. Il danno, per le tasche dei cittadini, sarebbe enorme. Ma non solo per i cittadini, anche ad esempio per le amministrazioni pubbliche che posseggono veicoli, pullmini e scuolabus che rimangono per lunghi tempi nelle rimesse. Per non parlare delle concessionarie di autoveicoli. Un orientamento inspiegabile, che deve essere superato attraverso un’interpretazione consona del concetto di “circolazione”, in senso non eccessivamente restrittivo. Condividiamo la necessità di adottare tutte le misure utili a contrastare le truffe e l’evasione in questo ambito, purtroppo ancor ampiamente diffuse, ma riteniamo prioritario che tale azione di contrasto non incida negativamente sui cittadini, penalizzandoli.

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Il sistema del collocamento mirato per persone con disabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

E’ stato introdotto 20 anni fa dalla legge n.68/1999, pur rappresentando un prezioso strumento di inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità, non è più in grado da solo di impedire che questi soggetti si ritrovino confinati ai margini del mercato del lavoro e, quindi, della società. Dal report “L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Italia”, presentato oggi dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro in occasione della conferenza stampa organizzata al Ministero del Lavoro per la Giornata Internazionale
delle Persone con Disabilità, è emerso uno spaccato di questa realtà, che nel 2018 poteva contare quasi su 360mila lavoratori, per la maggior parte uomini (58,7% contro il 41,3% delle donne) e concentrati al Nord d’Italia, con la regione Lombardia che da sola occupa il 21,5% del totale. Un universo in cui il 53,7% degli occupati ha più di 50 anni, il 93,7% ha un contratto a tempo indeterminato ma ad alta incidenza di part time, soprattutto negli “under 30” (49,3%). Ma c’è un elemento nella ricerca – condotta sui dati resi per la prima volta disponibili dal Dicastero di via Veneto e relativi alle dichiarazioni PID (Prospetto Informativo Disabili) che le aziende con più di 14 dipendenti devono inviare ai fini del rispetto dell’obbligo normativo – che più di ogni altro sorprende. A fronte dei 360mila occupati dichiarati dalle aziende in ottemperanza alla Legge, ci sono 145mila posti di lavoro “vacanti”. C’è, inoltre, una forte sproporzione tra la domanda e l’offerta di lavoro. Il numero degli iscritti alle liste di collocamento ammonterebbe a 775mila unità e sarebbe in aumento per le difficoltà riscontrate nel promuovere inserimenti stabili. Negli ultimi anni, complice la crisi economica, il sistema si è dimostrato sempre più in affanno e incapace di dare risposta ad un’offerta di lavoro che solo nel 30% dei casi riesce a collocarsi. Un’altra conferma giunge dall’audizione dell’Istat sulla legge di Bilancio 2020, durante la quale è emerso che i più penalizzati sono i giovani e i giovanissimi con disabilità: nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni il 31,2% è in cerca di occupazione, quasi il doppio rispetto al 16,8% della fascia dei 45-64enni. Nel 2015, a fronte di quasi 92mila persone iscritte per la prima volta nelle liste di collocamento mirato, gli avviamenti al lavoro sono stati 27.468, vale a dire il 29,9%. L’Istituto di statistica ha, inoltre, precisato che su 100 persone di 15-64 anni che, pur avendo limitazioni funzionali motorie o disturbi intellettivi sono comunque abili al lavoro, solo il 35,8% è occupato, il 20% è in cerca di un’occupazione e il 43,5% risulta inattivo. Alla conferenza stampa è intervenuto il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo. “Vi è necessità di riequilibrare il versante delle politiche attive – ha dichiarato in conferenza stampa la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine, Marina Calderone – con interventi che potenzino l’incrocio tra domanda e offerta, ma prima ancora l’occupabilità delle persone con disabilità e, quindi, la loro formazione. Serve per le aziende un percorso di accompagnamento e assistenza per definire un piano condiviso di inserimento dei lavoratori con disabilità. Tra i protagonisti del mondo del lavoro – ha continuato la Presidente – deve crescere la sensibilità su questo tema con un vero e proprio salto culturale. Una crescita che i Consulenti del Lavoro si pongono come obiettivo immediato, affiancando imprese e istituzioni nel creare questo circuito virtuoso”. Dai dati emerge, peraltro, che nell’ultimo decennio circa il 10% degli avviamenti al lavoro tramite collocamento mirato è avvenuto in aziende al di sotto dei 15 dipendenti, non sottoposte quindi all’obbligo di riserva. “Si tratta di una domanda spontanea e consapevole che potrebbe essere ulteriormente ampliata se supportata da meccanismi incentivanti o premiali”, ha concluso la Presidente.

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Codici: dalla Cassazione un “aiuto” per la pensione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2019

Novità importante per i liberi professionisti. Una sentenza recente della Corte di Cassazione ha reso possibile la ricongiunzione dei contributi della gestione separata Inps nelle casse professionali. Una notizia che farà felici quei lavoratori che, non avendo una cassa di appartenenza e non essendo dipendenti, hanno versato i contributi nel fondo dell’Istituto, incontrando poi dei problemi al momento di cambiare occupazione nel trasferimento dei contributi maturati, magari cumulati soltanto per quanto riguarda gli anni. “La sentenza della Cassazione apre scenari importanti – dichiara l’avvocato di Codici Marcello Padovani – la ricongiunzione dei contributi rende meno lontana la pensione. D’ora in avanti sarà infatti possibile chiamare nella Cassa anche i contributi della gestione separata, raggiungendo così i pensionamenti tipici dei vari ordinamenti mantenendo al tempo stesso il metodo di calcolo della Cassa, senza dover ricorrere alla conversione al metodo contributivo. Ci stiamo attivando per fornire assistenza a quei lavoratori che, grazie ai contributi della gestione separata, riuscirebbero a raggiungere in anticipo il pensionamento. Il nostro consiglio è di presentare comunque la domanda e di non scoraggiarsi di fronte ad un’eventuale risposta negativa. È infatti possibile ricorrere al contenzioso giudiziario ed a quel punto potranno contare sul sostegno di chi, come Codici, è pronto a tutelarli”. Per richiedere informazioni o chiarimenti sulla ricongiunzione dei contributi, con il trasferimento dalla gestione separata Inps, è possibile contattare l’Associazione Codici al numero 06.5571996

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Dl fisco: no multe a negozianti senza Pos

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

La commissione Finanze ha approvato l’abrogazione delle sanzioni per i commercianti che non hanno il Pos per i pagamenti con carta di credito/debito.”Una vergognosa retromarcia! Ancora una volta vincono le lobby” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In pratica si autorizzano i commercianti a rifiutare i pagamenti elettronici come hanno fatto fino ad oggi. Il Pos, infatti, era già previsto dall’ottobre del 2012, ossia da ben 7 anni, e le sanzioni erano già annunciate nella legge di stabilità del 2016, ossia da quasi 4 anni. Si trattava, quindi, semplicemente di dare attuazione alla norma, rendendola finalmente vincolante” prosegue Dona.”In Italia, infatti, le leggi restano inapplicate se non sono abbinate a sanzioni. Solo dando al cliente la possibilità di segnalare la trasgressione, si sarebbero fatti passi avanti, dando così al consumatore la possibilità di poter pagare come meglio crede. Ora i commercianti potranno continuare a rifiutare gli strumenti di pagamento elettronici per importi bassi” conclude Dona.

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Concessioni demaniali e loro complessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

I problemi connessi all’applicazione delle normative che regolano le concessioni demaniali sono di particolare complessità, ma devono trovare una soluzione in tempi rapidi, almeno a livello regionale. La questione più urgente, per le categorie di marina, dei porti turistici, e delle Associazioni Nautiche Sportive, è ottenere la proroga delle concessioni di altri 15 anni, come fatto per la categoria dei “balneari”. È una necessità sentita dagli operatori economici del settore nautico. Ed è urgente, visto che a molti le concessioni scadono proprio nel 2020.Per affrontare e possibilmente risolvere questi problemi, il Comitato Esecutivo di Assonautica Udine ha organizzato un convegno che si terrà alle 15 di venerdì 6 dicembre a Villa Dora (San Giorgio di Nogaro). Il titolo è “2020 e Direttiva Bolkestein: quale futuro per le concessioni del diporto nautico”. Al convegno parteciperanno Massimo Bernardo come moderatore (giornalista specializzato in economia di trasporti), quindi Roberto Mattiussi (Sindaco di San Giorgio), Sebastiano Callari (assessore al patrimonio e demanio della Regione), Mario Ordiner (presidente di Assonautica Udine), Roberto Perocchio (Presidente Assomarinas), Stefano Zunarelli (Ordinario di Diritto dei trasporti nell’università di Bologna), Francesco Forte (Direttore Centrale patrimonio della regione).

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Codici: sempre meno affari e più problemi nell’e-commerce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Lo dimostra il caso Girada, società sanzionata dall’Antitrust con una multa di 250 mila euro ed oggetto di un nuovo procedimento. Sotto accusa un’offerta commerciale di beni a prezzi particolarmente scontati alla quale però non corrisponde l’acquisto del bene, ma una mera prenotazione: per acquisire il prodotto il consumatore deve attendere che altri effettuino un analogo “acquisto”. Inoltre, l’ottenimento e la consegna del bene sono resi estremamente aleatori, non essendo noti i meccanismi di scorrimento della lista ed i tempi di attesa. L’Autorità contesta anche il mancato riconoscimento del diritto di recesso ed il mancato rimborso di quanto versato. “Abbiamo avviato un’azione di classe per chiedere il risarcimento dei consumatori – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – a fronte di offerte all’apparenza imperdibili c’è infatti un sistema di vendita che in realtà è poco chiaro e presenta diversi ostacoli per quanto riguarda recesso e rimborso”.Un meccanismo analogo è stato portato avanti da Oobs, azienda per la quale l’Antitrust ha disposto la sospensione dell’attività di vendita online. L’Associazione Codici ha avviato un’azione di classe per tutelare i consumatori. Stesso obiettivo per le iniziative intraprese nei confronti di altri tre siti di e-commerce finiti sotto la lente dell’Autorità. Sono legati a Tecnotrade, Hp Group e Tiger Group, sanzionate con multe rispettivamente di 65 mila euro, 200 mila euro e 250 mila euro perché offrivano online prodotti che non erano disponibili, non procedevano a consegnare ai consumatori la merce acquistata, né restituivano le somme versate nonostante i reiterati reclami e gli annullamenti degli ordini. Sul sito http://www.codici.org sono disponibili i mandati di adesione alle azioni di classe. I consumatori che hanno avuto difficoltà nel ricevere il prodotto o nell’ottenere il rimborso possono richiedere assistenza al numero 06.5571996.

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Il caro raccomandate: stupore alle poste per istruttoria Agcm

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Per Poste Italiane c’è stupore per l’istruttoria Agcm ed è priva di qualsiasi fondamento l’ipotesi secondo la quale avrebbero posto in essere azioni che ingannano i clienti in merito alle caratteristiche del prodotto raccomandata.”Se loro stupiti, noi lo siamo un po’ meno!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ovviamente, da garantisti, attendiamo l’esito dell’istruttoria dell’Antitrust. Intanto, però, Poste potrebbe cominciare a spiegarci se, come promesso sul loro sito, la raccomandata 1, ben più costosa di quella semplice, 6,90 contro 5,40, arriva davvero in un giorno lavorativo oltre a quello di spedizione. Quante arrivano in 1 giorno rispetto ai 4 promessi con la semplice? Perché sul loro sito si dice che l’obiettivo è stato raggiunto nel 92% delle spedizioni, ma il dato si ferma al primo semestre del 2018. Inoltre si garantiscono ben due tentativi di consegna. Ovvio che se il consumatore accetta di pagare di più, ben il 27,8% in più, ha poi diritto al servizio promesso” prosegue Dona.”Il costo della raccomandata, in ogni caso, è spropositato, considerato che si tratta di un invio che il consumatore è spesso obbligato a compiere per far valere i propri diritti. La raccomandata 1 con prova di consegna costa addirittura 9,90 euro fino a 20 grammi. Ma bastano 4 fogli A4 per slittare nello scaglione da 20 a 100 grammi ed il costo allora arriva a 12,50 euro, una stangata inaccettabile” conclude Dona. (precedenti: https://fidest.wordpress.com/2019/11/29/antitrust-istruttoria-contro-poste-italiane/)

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Patuanelli: serve più tempo per uscita tutela luce-gas

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Per il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, per il superamento del regime tariffario di maggior tutela di luce e gas serve maggior consapevolezza dei clienti, cosa che oggi non consente un’uscita da quel mercato immediata e tout court dal 2020.”Bene, giustissimo. Siamo d’accordo. Per questo chiediamo che la fine delle tutele per l’energia ed il gas passi, almeno per i clienti domestici, dal 1° luglio 2020 al 1° luglio 2021″ afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ricordiamo che anche per Arera è critico l’orizzonte temporale del primo luglio 2020. Se a questo aggiungiamo che il legislatore ha lasciato un vuoto normativo, non stabilendo nell’ultima Legge sulla concorrenza, la legge n. 124/2017, il destino riservato ai clienti che non effettueranno alcuna scelta entro il 1° luglio 2020, ecco che il quadro è completo. Anche per questo serve un percorso frazionato ed una diversa scadenza per i più clienti meno consapevoli” conclude Vignola.

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Antitrust: istruttoria contro Poste Italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

L’Antitrust ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti della società Poste Italiane S.p.A. per accertare una presunta pratica commerciale scorretta, posta in essere nell’ambito del servizio di recapito della corrispondenza e, in particolare delle raccomandate.
“Ottima notizia! Era ora! Si faccia luce sul servizio delle raccomandate, decisamente troppo caro e poco efficiente. Bisogna tornare ai tempi in cui il postino suona sempre due volte. Non è possibile che il destinatario non si cerchi nei dovuti modi e che si lasci sistematicamente l’avviso di giacenza in casella, costringendo il consumatore a fare lunghe code in posta per recuperare la raccomandata ricevuta” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Black Friday: Informati per acquistare durante il prossimo 29 novembre. Indicazioni di Aduc

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Il prossimo venerdì 29 novembre è il “Black Friday”, il giorno che i grandi operatori del commercio hanno deciso di dedicare ai primi acquisti scontati prima delle feste di fine anno, quando, in attesa dei saldi che partono dopo la Befana, i prezzi sono invece tutt’altro che bassi. Questo in linea generale, perché è bene ricordare che prezzi scontati – black friday o saldi che siano – si possono trovare sempre e ovunque, basta cercare e non essere impulsivi.
Il modo migliore per approfittare del Black Friday è pianificare gli acquisti ed evitare gli impulsi dell’ultimo minuto. Di seguito alcuni suggerimenti che ogni acquirente dovrebbe prendere in considerazione prima di acquistare prodotti online durante questo venerdì 29 novembre.
1. Confrontare i prezzi. Anche se l’ondata di annunci, di offerte e pubblicità possono farci credere che è possibile trovare i migliori sconti su qualsiasi prodotto, è importante confrontare sempre i prezzi. Quindi mai fermarsi alla prima offerta e decidere quando si avrà contezza di aver individuato la migliore, compatibilmente con il sopraggiungere di stanchezza e “rigetto” della ricerca.
2. Pianificare i propri acquisti. Il concetto di offerta è quello di poter acquistare ciò che è necessario senza spendere troppo.
3. Controllare le condizioni di acquisto. Molti negozi offrono possibilità di cambio della merce con proprie tempistiche e modalità, ma è bene ricordare che per legge la si può solo restituire, quando si acquista fuori degli esercizi commerciali fisici, entro 14 giorni dall’acquisto e/o da quando questa merce ci è arrivata a casa (diritto di recesso o ripensamento: restituzione con spese di spedizione a carico dell’acquirente *). Inoltre, se il prodotto o il servizio acquistato hanno un difetto di conformità (non è come avrebbe dovuto essere – difformità rispetto a descrizione, pubblicità, etichetta) o di produzione (difetto materiale), il commerciante è tenuto a sostituzione o rimborso (spese di spedizione a carico del commerciante); questo entro due anni dall’acquisto. Infine, è bene verificare se il prezzo indicato include IVA e costi di spedizione, in quanto ciò potrebbe aumentare in modo significativo il costo finale e ridimensionare gli sconti.
4. Controllare l’affidabilità del negozio. L’acquisto nei siti più conosciuti di solito offre sufficienti garanzie per sapere con certezza che il nostro acquisto è sicuro.
5. Navigare in modalità incognito. Quasi sempre, le aziende installano cookie sul computer del navigatore e quindi sanno che lo stesso ha già visto un prodotto, per cui inviano notifiche per avvisare di acquistarlo perché sta per scadere o perché sta per aumentare il prezzo.
6. Modalità di pagamento. Evitate le carte di credito tradizionale e preferite quelle ricaricabili. Verificate, anche in termini di costi, se si possa pagare con un bonifico
Problemi e spiegazioni più dettagliate? Aduc offre un canale del suo web alla bisogna, con informazioni, schede pratiche e modulistica: https://sosonline.aduc.it/ Per la consulenza, invece: https://sosonline.aduc.it/info/consulenza.php

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Giovani migranti: relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

«L’UE e i suoi Stati membri si impegnano a fondo per affrontare il fenomeno migratorio in tutta Europa, facendo fronte a gravi problemi di integrazione per i nuovi arrivati, soprattutto i giovani. Ma questi problemi non sono insormontabili», dichiara Michael O’Flaherty, direttore della FRA. «Diversi esempi illustrano in che modo le decisioni politiche ponderate e intelligenti possono essere determinanti per superare gli ostacoli. I responsabili politici in Italia e a livello di UE devono puntare su tali strategie per consentire ai giovani di questa generazione di diventare membri a pieno titolo della nostra società.»Basandosi su interviste a oltre 160 rifugiati e 400 operatori in prima linea, la relazione della FRA dal titolo «Integration of young refugees [Integrazione dei giovani rifugiati nell’UE individua gravi lacune negli attuali approcci all’integrazione dei giovani rifugiati di età compresa tra i 16 e i 24 anni. L’Agenzia ha documentato la lunghezza della procedura di asilo in Italia, dove alcuni dei richiedenti asilo intervistati hanno dovuto fare la fila per mesi presso la questura solo per compilare un unico modulo. I ricercatori hanno incontrato dei richiedenti asilo di 16 anni ai quali è stato vietato l’accesso alle scuole secondarie perché non parlavano italiano e che sono stati ridiretti alle scuole per adulti (CPIA). E a un altro bambino, il quale aveva perso una gamba, è stato detto che non era possibile ottenere il permesso di soggiorno durante il ricovero ospedaliero e che avrebbe potuto beneficiare di una protesi solo pagandola di tasca propria.
Dal 2015 al 2018 quasi 2 milioni di persone hanno ricevuto protezione internazionale nell’UE. Il diritto dell’UE è chiaro e gli Stati membri hanno il dovere di proteggere i rifugiati. È disponibile anche un finanziamento dell’UE a sostegno della loro integrazione. Tuttavia, la situazione sul campo è estremamente eterogenea negli Stati membri.
Questi problemi si aggravano maggiormente quando i giovani rifugiati compiono 18 anni e le reti di sostegno a cui si affidavano in precedenza scompaiono, talvolta da un giorno all’altro.

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Presidente Sassoli: abbiamo bisogno di una nuova agenda per i diritti dei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Durante la cerimonia speciale in occasione del trentesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha chiesto che la protezione dei bambini venga posta al centro dell’agenda di lavoro della nuova Commissione europea.Il presidente ha tenuto il discorso di apertura insieme a Sua Maestà Mathilde, la Regina del Belgio, e prima dell’esibizione del cantante spagnolo e ambasciatore UNICEF David Bisbal. Sottolineando il significato della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, il Presidente Sassoli ha dichiarato: “La Convenzione ha contribuito a garantire che i bambini non fossero più considerati proprietà dei loro genitori o di qualsiasi altra autorità. La Convenzione sui diritti dell’infanzia rimane il trattato maggiormente ratificato nella storia del mondo e ha contribuito a trasformare la vita di milioni di persone. “Tuttavia, nell’era della globalizzazione e del progresso digitale, è inaccettabile che ogni anno muoiano più di sei milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni, la maggior parte per cause prevenibili. Se non agiamo in fretta, prima del 2030 moriranno oltre 55 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni.
“L’Unione europea deve svolgere il proprio ruolo nella difesa dei diritti dei minori in tutto il mondo. È inconcepibile che oltre 152 milioni di bambini siano privati ​​della loro infanzia e della loro istruzione perché costretti a lavorare. Per non parlare di quanti subiscono le peggiori forme di sfruttamento, come la schiavitù, la prostituzione o l’arruolamento come soldati nei conflitti. Dobbiamo fare tutto il possibile per porre fine a questo abuso.”Il Parlamento europeo ha chiesto la promozione e la protezione dei diritti dei minori attraverso la politica estera dell’UE e ha chiesto alla Commissione di proporre una strategia e un piano d’azione per il raggiungimento di tale obiettivo. Inoltre, il Parlamento ha nominato un coordinatore speciale per i diritti dei minori, la vicepresidente On. Ewa Kopacz, per massimizzare maggiormente il suo operato. “Incoraggio tutti i bambini presenti qui oggi nell’emiciclo ad intervenire, e di farlo ogni volta che ne avranno l’opportunità nella vita. Il diritto di espressione e partecipazione è la chiave della Convenzione. Usatelo come lo usate in difesa del clima. Noi adulti abbiamo l’obbligo morale, legale e politico di ascoltare le vostre preoccupazioni e di agire”.

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Dove va la giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Durante il viaggio del Papa in Thailandia e Giappone non è andato trascurato un discorso da lui pronunciato il 15 novembre scorso in occasione del Congresso mondiale sul diritto penale, perché esprime un giudizio critico e fortemente innovativo sullo stato attuale della giustizia penale. Intanto egli nota che l’attuale situazione economica, caratterizzata dalla globalizzazione del capitale speculativo, e dal “principio di massimizzazione del profitto”, è esso stesso punitivo e porta ad eccessi di irrazionalità punitiva come reclusioni di massa, affollamento e torture nelle prigioni, arbitrio e abusi delle forze di sicurezza, criminalizzazione della protesta sociale, abuso della reclusione preventiva, ripudio del sistema delle garanzie.Nello stesso tempo non vengono sanzionati i delitti dei più potenti, in particolare la macro-delinquenza delle corporazioni (o imprese) che offende le persone e l’ambiente e colpisce l’economia di intere Nazioni. Spesso si tratta di crimini contro l’umanità che provocano fame, miseria, migrazioni forzate, mancanza di cure, disastri ambientali e etnocidio di popoli indigeni.
Il papa critica poi recenti aggravamenti della legislazione sulla legittima difesa e la giustificazione, in nome del dovere, di crimini commessi dalle forze di sicurezza (l’America Latina ne sa qualcosa!). Francesco denuncia poi come la cultura dello scarto stia degenerando nella cultura dell’odio (a volte, dice, sembra di sentir parlare Hitler!) ed evoca non a caso le persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari e le persone (uomini e donne) omosessuali. Il papa critica anche l’abuso dei mezzi giudiziari col pretesto della lotta contro la corruzione per rovesciare governi, combattere politici (si pensi a Lula!) e promuovere l’antipolitica.Papa Francesco annuncia poi che nel catechismo della Chiesa cattolica sarà introdotto il peccato ecologico, ed esorta a non fare della funzione giudiziaria penale un meccanismo cinico e impersonale e ad instaurare invece una “giustizia penale restaurativa” nella quale il fare giustizia alla vittima è tutt’altra cosa che giustiziare l’aggressore.
Sul piano delle novità nella vita della Chiesa sono da segnalare gli sviluppi della Dichiarazione di Abu Dhabi, con la costituzione di un Comitato interreligioso per attuarla, in cui sono entrati anche gli Ebrei dando luogo così a una simbolica “casa abramitica”, e una dichiarazione della Santa Sede che conferma la linea dei “due popoli in due Stati” in Palestina, contro la decisione di Trump che legittima l’annessione israeliana delle colonie nei Territori Occupati.È uscito anche un manifesto delle “sardine” il movimento che riempie le piazze contro Salvini. Non è ancora politica ma è la riapparizione, rovesciata, di quella che una volta era chiamata la “maggioranza silenziosa”; questa volta essa ha soprattutto la funzione di togliere credibilità alla pretesa dei populisti di parlare a nome “degli italiani”, “dei cittadini”: italiani e cittadini sono di là, ma anche, e in maggioranza, dall’altra parte. La seconda cosa significativa è che quest’altra parte si raccoglie e manifesta non su una opzione di partito, ma su una posizione identitaria e morale: essa è contro la cultura, la politica e il linguaggio dell’odio, del disprezzo, dei respingimenti, della rissa; l’Italia non è questa, ed è su questo che Salvini già da tempo, già durante il suo esercizio del governo, è stato e viene sconfitto, come allora scrivemmo. E quando le “sardine” dicono: “avete il diritto di parola, ma non il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare”, espressione che è stata criticata come “fascio-comunista”, non negano in realtà alcun “diritto all’ascolto”, che non esiste, perché se esistesse significherebbe che altri avrebbero “il dovere” dell’ascolto, cosa che non c’è in nessuna Costituzione, c’è solo negli Stati totalitari e di polizia che mettono gli altoparlanti in tutte le piazze. Invece quella frase vuol dire un’altra cosa: che c’è parola e parola, e c’è una parola dell’odio che non passa, di cui la maggioranza rigetta l’ascolto. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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XVIII Edizione di “Insegnare i Diritti Umani”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

Assisi lunedì 25 novembre, al Palazzo dei Priori di Assisi, si apre la nuova edizione del Corso “Insegnare i Diritti Umani” organizzato dalla SIOI d’intesa con l’Ufficio per il Sostegno alle Nazioni Unite del Comune di Assisi.Interverranno per i saluti istituzionali: il Sindaco di Assisi, Ing. Stefania Proietti e il Direttore Generale della SIOI, Sara Cavelli.Il Corso, che implica una partecipazione attiva, spiega la Dr.ssa Sara Cavelli, Direttore Generale della SIOI, è fatto per chi operativamente intende impegnarsi nella diffusione della cultura dei Diritti Umani ed agire nel proprio contesto di appartenenza e anche per questo si svolge ad Assisi, simbolo universale dell’impegno per la pace e la tolleranza.Anche quest’anno, i numerosi partecipanti, arriveranno da tutta Italia per condividere un percorso didattico e di apprendimento esperenziale che si centrerà su alcune aree tematiche prioritarie: I Diritti Umani: una priorità delle Nazioni Unite; L’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs); Proteggere i Diritti Umani online, dalla privacy all’intelligenza artificiale; Diritti Umani e bullismo – Le campagne di Amnesty International contro il bullismo; Il Turismo per lo sviluppo sostenibile e i Diritti Umani.
E’ inoltre prevista la proiezione di “Vite Sospese,” la video inchiesta di Floriana Bulfon, con l’intervento e la partecipazione di Andrea Iacomini, portavoce UNICEF Italia.Il Corso è rivolto agli insegnanti, agli operatori del volontariato, agli educatori professionali, agli assistenti sociali, agli studenti delle discipline sociali e pedagogiche e ai giovani interessati a promuovere i Diritti Umani.

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Ryanair: Scorrettezza del sovrapprezzo per il bagaglio a mano

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

Da tempo seguiamo con attenzione le evoluzioni e le modifiche, in alcuni casi a dir poco fantasiose, della policy sui bagagli a mano applicate da Ryanair. La nota compagnia low cost ha più volte modificato i propri regolamenti, concentrandosi soprattutto sulle norme sul bagaglio a mano: sono stati introdotti vincoli sempre più stringenti e difficili da rispettare per il trasporto gratuito delle valigie in cabina, in particolare relativamente alle dimensioni del bagaglio stesso.Abbiamo più volte evidenziato la scorrettezza del comportamento del vettore e, anche in seguito alla nostra segnalazione, sul tema è intervenuta anche l’AGCM, che ha evidenziato come questa stessa policy, prevedendo un supplemento per il trasporto a bordo del classico trolley da cabina, finisca per compromettere la comparabilità con i prezzi applicati da altre compagnie e per indurre in errore l’utente. Ad ulteriore conferma di tale evidenza è appena intervenuto il pronunciamento di un tribunale in Spagna: i giudici hanno condannato il vettore a risarcire un passeggero a cui era stato applicato il sovrapprezzo, stabilendo che Ryanair non possa far pagare una tariffa più alta per portare un bagaglio in cabina.La compagnia aerea, comunque, resta ferma sulle proprie posizioni e non accenna a voler modificare una policy che, non ci stanchiamo di ribadirlo, è finalizzata a “spremere” il più possibile il passeggero, senza alcuna cura delle esigenze dei clienti.A tale proposito ricordiamo che un anno fa l’Enac e gli enti per l’aviazione civile di altri Paesi europei hanno chiesto alla Commissione UE l’elaborazione di un regolamento che vincoli i vettori ad includere nel prezzo del biglietto alcuni servizi minimi. Purtroppo non si ha ancora alcuna novità al riguardo, quindi chiediamo che i nostri rappresentanti negli organi comunitari riportino all’ordine del giorno l’emanazione rapida di regole che garantiscano trasparenza e qualità dei servizi e che tutelino i diritti degli utenti.

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Energia: attivazione dei contratti negata ai cittadini morosi nel settore bancario e finanziario

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Viene negata l’attivazione di nuovi contratti di energia elettrica e gas, perché risultano morosi nei confronti di finanziarie e istituti bancari.
Una situazione che appare illegittima da ogni punto di vista. In primis appare curioso come le compagnie che gestiscono le utenze di energia elettrica e gas possano avere accesso ai dati relativi alle situazioni debitorie dei cittadini, in totale spregio della normativa sulla privacy, specialmente trattandosi di dati così sensibili e delicati. Non spetta all’azienda che eroga l’energia sindacare chi abbia diritto o meno all’attivazione dei servizi, a maggior ragione dal momento che l’azienda non può né è tenuta a conoscere la situazione in cui versano gli utenti discriminati attraverso tale politica.Sono molti i casi, in Italia, di morosi incolpevoli, che hanno subito un licenziamento o che si trovano in cassa integrazione, che non riescono a far fronte ai propri debiti. Oppure i casi estremi di vittime di ludopatia o vittime di violenza che, a causa del contesto sociale complesso e di estremo disagio in cui vivono, riscontrano molta difficoltà nel reinserimento nella società, ancora di più se vengono loro negati i servizi minimi.Lo Stato ha il dovere di tutelare le persone che si trovano in condizioni di disagio sociale vero e comprovato, proteggendole anche dalle politiche discriminatorie delle aziende erogatrici di energia.Le pratiche qui denunciate sono in forte crescita e risultano ancor più preoccupanti se contestualizzate nell’attuale fase di dilagante aumento della povertà energetica. Per questo chiediamo al Governo e all’ARERA di avviare un tavolo di confronto per definire al più presto un canale “preferenziale” per i cittadini in forte disagio economico o sociale, affinché vengano attivati gli opportuni strumenti di tutela.

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Codici: Servizi Sociali e affidi, un sistema da rifondare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Non c’è più tempo da perdere, il sistema di gestione dei Servizi Sociali e degli affidi dei minori deve essere rifondato. È il giudizio dell’Associazione Codici alla luce dell’ennesimo episodio, riportato dal Giornale di Brescia, che dimostra quanto sia sbagliato e pericoloso il metodo con cui viene deciso il destino di tanti bambini. I protagonisti del caso ripreso dalla stampa sono una coppia di genitori separati e due figli in parte contesi. Uno di loro, un ragazzo di 14 anni, è stato allontanato dalla famiglia ed è stato costretto a vivere in comunità per circa quattro mesi. Questo perché i Servizi Sociali nel novembre 2018 avevano stabilito per il papà la sospensione della capacità genitoriale, salvo cambiare idea pochi giorni fa, decidendo che il figlio deve essere collocato da lui in via esclusiva. “Nel giro di un anno – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – siamo passati da un parere di condanna ad uno di riabilitazione. Ci chiediamo come sia possibile una condotta del genere, costata un periodo in comunità ad un ragazzo di 14 anni con tutte le sofferenze e le difficoltà che possiamo immaginare e che avranno sicuramente coinvolto anche i genitori. Eppure, nonostante l’eco di Bibbiano sia ancora fortissima – osserva l’avvocato Giacomelli – i Servizi Sociali continuano a godere di un potere enorme. Alla luce delle scelte spesso sbagliate che sono state adottate nel corso degli anni e che a volte, come nel caso del papà bresciano, finiscono sulle cronache nazionali, riteniamo che sia arrivato il momento di mettere mano al sistema di gestione degli affidi, partendo dalla base. Nei giorni scorsi alla Camera sono state approvate tre mozioni che impegnano il Governo a promuovere tutte le iniziative, anche normative, utili a garantire la tutela dei minorenni e determinare livelli essenziali delle prestazioni per gli interventi su famiglie di origine, affidatari e strutture di accoglienza. Facendo una sintesi delle varie mozioni, apprezziamo in particolare la richiesta di: garantire che la permanenza fuori famiglia rispetti i principi di appropriatezza e temporaneità, per il periodo strettamente necessario ed attraverso programmi di sostegno, affinché la famiglia possa recuperare le proprie competenze di cura; adottare iniziative per escludere la sindrome dell’alienazione parentale come elemento su cui fondare scelte di allontanamento del minore dai contesti familiari; assicurare che eventuali problemi economici non siano da ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia e disporre interventi di aiuto; predisporre iniziative normative affinché nella valutazione dei casi e nella presa in carico del minore e della sua famiglia vi sia la più ampia collegialità multiprofessionale possibile con la presenza di educatore, psicologo/neuropsichiatra ed assistente sociale; evitare conflitti di interessi tra le diverse professionalità dei Servizi Sociali coinvolte nei procedimento di affido; verificare il pieno rispetto degli standard minimi che le strutture devono garantire. Ci auguriamo che l’approvazione di queste mozioni sia solo l’inizio di una vera, profonda ed articolata riforma di un settore che in questi anni ha provocato tante vittime innocenti, bambini sottratti ingiustamente all’affetto dei propri cari che chissà per quanti anni porteranno dentro di loro le sofferenze patite”.

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Governo: Acciaierie di Taranto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

La società Arcelor-Mittal, che gestisce le acciaierie di Taranto, sta rispettando il piano ambientale, anzi lo sta anticipando. E’ la dichiarazione del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S). Il piano ambientale della Arcelor-Mittal, da completarsi entro il 2023, prevede investimenti per 1,15 miliardi di euro, secondo gli accordi contrattuali sottoscritti con il Governo. Nel periodo di transizione, fino al completamento del piano, la produzione dell’acciaio non potrà rispettare le norme ambientali vigenti ed è per questo motivo che, prima i commissari governativi e, poi, la Arcelor-Mittal, usufruiscono del cosiddetto “scudo penale”, che evita responsabilità attribuibili a coloro che stanno attuando il piano ambientale. Il ministro Costa afferma che lo scudo penale non serve perchè la Arcelor-Mittal è in regola con l’attuazione del piano ambientale. Qualcuno dovrebbe ricordare a Costa che gli impianti sono sotto sequestro giudiziario e che operare senza lo “scudo penale” significa essere trascinati in giudizio, con l’accusa di disastro ambientale e attentato alla salute pubblica, reati che prevedono condanne decennali. Quale commissario o gestore rischierebbe di finire in galera? Continua la bufala (a Roma si dice la fregnaccia) di esponenti politici e giornalisti, i quali sostengono che la Arcelor-Mittal aveva già deciso di andarsene per privilegiare investimenti in India. E’ la dietrologia che ha sempre un certo fascino per i creduloni di turno. Ricordiamo a costoro che la Arcelor-Mittal ha partecipato, e vinto, una gara europea per la gestione degli impianti, prevedendo investimenti per 4,2 miliardi con un contratto vincolante (dicasi vincolante) per 5 anni. Se Arcelor-Mittal avesse abbandonato senza motivo, sarebbe stata trascinata in tribunale e i 4,2 miliardi, previsti per gli investimenti, sarebbero stati solo una briciola di quanto avrebbe dovuto pagare di sanzioni per rescissione contrattuale.
La realtà, e non la dietrologia, è che il Governo, annullando lo “scudo penale”, ha modificato i presupposti contrattuali, determinando le condizioni per la rescissione del contratto con Arcelor-Mittal. Chi se ne è andato è il Governo, non la Arcelor-Mittal. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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