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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘ambiente’

Tutelare l’ambiente per salvaguardare la salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Una necessità non più rinviabile come dimostrano i “numeri”: il 75% delle malattie e delle cause di morte è legato proprio al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. Ne sono convinti i medici italiani che nel corso di un convegno ne hanno evidenziato l’aspetto.
Occorre, quindi, “individuare tutte le strategie efficaci e in grado di agire sulle condizioni socio-ambientali, cercando di ridurre il peso di tante malattie che gravano sulla collettività”.
“Le esposizioni a sostanze nocive, ai rifiuti e all’inquinamento atmosferico – dicono i medici – sono tra le maggiori cause dei pericoli per la salute.”
“Secondo la più recente letteratura, danni possono esserci anche a causa delle tante sostanze chimiche che usiamo quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata per la sua sicurezza”. I pericoli provengono anche dalle frodi commerciali.
Anni fa è stato registrato negli Stati Uniti un vertiginoso aumento dei casi di contraffazione di farmaci. In un editoriale pubblicato dalla rivista The Lancet, dedicato all’argomento parla di una crescita dell’800% e si esorta un rafforzamento delle norme sui farmaci, soprattutto nei Paesi dove non esistono o sono troppo blande. Proprio la mancanza di regole rigide e a volte le inadempienze degli stessi organismi di controllo, in specie nei Paesi in via di sviluppo, si rileva come si possa arrivare fino al 30% dei medicinali contraffatti. In particolare, a essere oggetto di falsificazione sono i farmaci antimalaria, che una volta alterati raggiungono il commercio, soprattutto nel Sud-Est asiatico, senza incontrare ostacoli. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, solo il 20% degli Stati membri ha un sistema regolatorio sui medicinali ben sviluppato e circa il 30% non ha alcun impianto legislativo in materia.
C’è bisogno di collaborazione fra governi, autorità, industrie, consumatori, forze di polizia, scienziati e operatori sanitari per combattere il problema. Le aziende, in particolare, dovrebbero riportare volontariamente casi sospetti di contraffazione e abbassare i prezzi dei loro prodotti nei Paesi in via di sviluppo per ridurre l’incentivazione economica alla falsificazione.
Vi è poi vi è un altro fronte critico nel campo dei prodotti alimentari.
Non solo i pomodori ma anche tartufi, formaggi, arance, limoni, aglio, funghi, miele e olio, sono i “falsi alimentari” che invadono il nostro mercato e ingannano il consumatore.
Se un prodotto, sia chiaro, viene dall’estero, non è detto che sia necessariamente cattivo, dipende, semmai, dalla qualità e dalle tecniche di coltivazione. Rimane il problema dei controlli, soprattutto per gli alimenti provenienti dai Paesi extra Ue, sulla presenza di sostanze non ammesse dalla normativa comunitaria (antibiotici, insetticidi, ecc.), perché il commercio globalizzato espone ad alcuni rischi se le regole non sono altrettanto globalizzate. Il problema è dovuto al fatto che questi prodotti sono spacciati come “made in Italy”, cioè come prodotti nostrani, quando invece non lo sono, ingannando così i consumatori.
Si consumano, in tal modo, passate di pomodoro italo-cinesi, o si grattugiano tartufi afro-cino-albanese messi accanto a quello italiano per farne assorbire l‘odore, o a tagliare formaggio danese, o a sbucciare arance e limoni maturati al sole del Sud America e del Sud Africa, o a soffriggere con aglio cinese venduto a pochi euro nei mercatini rionali, o a mangiare una pizza ai funghi dell’Est Europa, o a far colazione con il miele ungherese e a condire con olio mediterraneo. Il tutto pensando che stiamo mangiando prodotti della nostra terra.
Ora ci si mette anche la crisi che spinge molte persone titolari di redditi modesti, e in Italia ci avviciniamo ai dieci milioni, ad acquistare, soprattutto prodotti alimentari a costi molto bassi e di provenienza dubbia. In questo modo si rischia seriamente d’ammalarsi provocando un nuovo aggravio della spesa sanitaria. (Riccardo Alfonso)

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Clima: l’Italia spende più di 19 miliardi di euro in incentivi ambientalmente dannosi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Clima e ambiente non sono mai state, se non in rare eccezioni, delle priorità per il nostro Paese, e lo dimostra anche il fatto che nel 2017 i sussidi ambientalmente dannosi sono aumentati rispetto all’anno precedente.Lo stima il Ministero dell’Ambiente, che ha recentemente pubblicato sul proprio sito il nuovo “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli” uscito con oltre un anno di ritardo. Secondo i ricercatori, nel 2017 i sussidi “ambientalmente dannosi” hanno raggiunto quota 19,3 miliardi, di cui ben 16,8 miliardi destinati al settore fossile. Al contrario, i sussidi favorevoli all’ambiente sono 15,2 miliardi, mentre quelli “neutri” ammontano a quota 6,5 miliardi.Secondo la scorsa edizione del report, nel 2016 i sussidi ambientalmente dannosi erano stimati a 16,16 miliardi di euro: questo significa che l’Italia ha speso oltre 3 miliardi di euro in più per sostenere attività dannose per l’ambiente, al netto dei sussidi volti a ridurre l’impatto ambientale della nostra economia – rimasti sostanzialmente stabili.“Seppur con molto ritardo, abbiamo finalmente a disposizione il Catalogo preparato dal Ministero dell’Ambiente. L’ordine di grandezza della quantità dei sussidi
ambientalmente dannosi e in particolare di quelli destinati a sostenere i fossili era peraltro già nota e non c’è stata alcuna sorpresa ¬ dichiara il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante ¬ Ora però davvero non ci sono più scuse: è venuto il momento delle scelte politiche. Si sa tutto, si tratta di muoversi con decisione e fermezza verso un’economia low carbon, che seppur con la gradualità e l’attenzione necessaria alle sue implicazioni sociali, preveda la riduzione e infine l’eliminazione di tutti questi sussidi in modo da liberare risorse per detassare il lavoro e le imprese e sostenere davvero un’economia innovativa, circolare e densa di futuro”

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Ambiente: 24mila tonnellate di rifiuti elettronici raccolti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

Quasi 24 mila tonnellate di rifiuti elettronici gestiti con un tasso di recupero superiore al 97% e un impegno nell’Uno contro Uno che è valso 300 tonnellate nel 2018. Sono questi i principali dati contenuti nel Rapporto sociale di Ecolight, consorzio nazionale no profit impegnato da dieci anni nella gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti. Punto di riferimento per quasi 1.800 aziende, Ecolight l’anno scorso ha confermato i risultati dell’anno precedente, indicando però strade innovative per la raccolta della spazzatura hi-tech, soprattutto in vista degli obiettivi europei che proprio a fine 2019 si innalzeranno ancora. «Il Rapporto sociale del consorzio è un documento che guarda al futuro, alle sfide che abbiamo davanti e prova a indicare delle soluzioni», premette il presidente di Ecolight, Walter Camarda. «La strada da percorrere è quella del coinvolgimento, così come “coinvolgere” è il titolo che abbiamo voluto dare al nostro Rapporto sociale. Il pacchetto relativo all’economia circolare, che è stato vagliato dal Parlamento UE proprio l’anno scorso, non deve essere visto come un mero elenco di prescrizioni, ma un percorso da fare. Affinché la visione circolare possa trovare concretezza è indispensabile che ciascuno faccia il proprio compito fino in fondo».
Ecolight lo ha fatto. «Il consorzio ha servito oltre 3 mila punti di prelievo in tutta Italia, dagli oltre 700 in Lombardia fino ai 19 del Molise», ricorda il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio. «Un’azione capillare e puntuale, come testimoniato dal grado di efficienza del servizio che è stato superiore al 98%. A questi si aggiungono gli oltre 2.500 ritiri che sono stati fatti presso i punti vendita nel rispetto di quanto previsto dall’Uno contro Uno e che hanno permesso la raccolta di 300 tonnellate di RAEE. Nell’anno i consumatori hanno lasciato in negozio più di 42 mila elettrodomestici non più funzionanti al momento dell’acquisto di un altro elettrodomestico di equivalente funzionalità». Sul fonte dell’Uno contro Zero, che prevede la possibilità per i consumatori di lasciare le piccole apparecchiature elettroniche non funzionanti nei negozi di grandi dimensioni (quelli con più di 400 mq di superficie di vendita dedicata al materiale elettronico) senza alcun obbligo di acquisto , Ecolight ha effettuato 132 missioni, arrivando a ritirare 460 kg di RAEE, prevalentemente piccoli elettrodomestici e cellulari rotti.
Nell’ottica di attuare l’economia circolare, la sfida è duplice, in particolare in vista del target europeo previsto per il 2019. «Entro la fine di quest’anno, l’Italia è chiamata a raccogliere il 65% delle apparecchiature immesse calcolato sulla media dei tre anni precedenti», ricorda Dezio. «Un obiettivo importante, visto che partiamo dal 40% registrato nel 2017. Ma è un obiettivo che si può raggiungere attraverso due strade: la prima, un potenziamento della raccolta, andando incontro ai cittadini, sensibilizzandoli sulla necessità di conferire in modo differenziato non solamente frigoriferi e forni, ma anche e soprattutto smartphone, frullatori e lampadine non più funzionanti; la seconda, un freno ai canali di raccolta paralleli. Si stima che almeno due terzi dei RAEE prodotti siano gestiti al di fuori del sistema, senza che vi sia un controllo sulla filiera, sul recupero e sul riciclo».
I rifiuti elettronici sono del resto una risorsa importante. Come testimoniato dall’attività di Ecolight, sono riciclabili per oltre il 97% del loro peso. Il consorzio ha infatti inviato a recupero più di 8.570 tonnellate di ferro, oltre 6.500 tonnellate di materie plastiche, quasi 2.000 tonnellate di vetro e 1.000 tonnellate di metalli non ferrosi. «È il primo passo di un’economia circolare concreta nella quale crediamo profondamente», conclude Dezio.

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Maggiore rispetto dell’ambiente e prodotti più ecologici

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Presentati i risultati di una nuova ricerca Winni’s-Nextplora su quali saranno i comportamenti d’acquisto nei prossimi 10 anni nel settore dei detergenti. Rispetto dell’ambiente ed ecologia del prodotto sono gli elementi principali emersi da una recentissima ricerca su quali saranno i comportamenti d’acquisto nei prossimi 10 anni, per quanto riguarda i prodotti sostenibili per la pulizia della casa e del bucato, e per comprendere la relazione dei consumatori con temi ambientali ed ecologici. La ricerca, effettuata da Nextplora su incarico del noto brand della detergenza ecologica Winni’s, è stata eseguita su un campione di 500 persone, rappresentativo dei Responsabili Acquisto, e le interviste sono state effettuate fra il 21 e il 27 maggio 2019. La ricerca è partita dall’analisi di quali sono i fattori che oggi influenzano maggiormente le scelte d’acquisto dei consumatori. Escludendo dalla rilevazione il fattore prezzo/promozione, efficacia (56%), profumo (37%) e formato/quantità (31%) sono i primi 3 elementi. Rilevante anche il tema ecologia: il 4° elemento citato come determinante la scelta è il rispetto dell’ambiente (24%). Inoltre, il 54% degli intervistati indica almeno un elemento “green” tra i fattori che a oggi guidano le scelte d’acquisto dei consumatori. E tra 10 anni quali saranno, invece, i fattori che influenzeranno le scelte d’acquisto? Chiedendo alle persone di proiettarsi nel 2029 la situazione cambia: rispetto dell’ambiente (40%) ed ecologia del prodotto (36%) diventeranno i principali elementi considerati nel processo decisionale. Seguiti da efficacia (sempre 36%), confezione riciclabile (28%), naturale senza conservanti e coloranti (25%). Sale al 79% (dal 54%) la quota di intervistati che indica almeno un elemento “green” tra i fattori di influenza nella scelta.Ma qual’è l’opinione dei consumatori in merito alle aziende che mostrano un impegno ambientale, etico e sociale? Circa 8 consumatori su 10 credono nell’utilità delle scelte sostenibili delle aziende per costruire un mondo più pulito domani. Chi già acquista prodotti eco ha un’opinione più positiva. Le persone tra i 18 e i 44 anni hanno un maggior livello di conoscenza e d’utilizzo dei detersivi ecologici.Dall’analisi dei dati raccolti è emerso anche che il 69% delle persone conosce almeno un’azienda di detersivi ecologici per piatti. Fra queste il primo brand è Winni’s (55%), che è noto anche facendo riferimento a tutti i marchi (eco e non eco): 6° posizione in assoluto.Per quanto riguarda i detersivi ecologici per il bucato, invece, il 63% degli intervistati conosce almeno un’azienda del settore. Winni’s si conferma il brand più conosciuto nel segmento eco.

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Emirates festeggia la Giornata Mondiale dell’Ambiente trasformando in zaini vecchi cartelloni pubblicitari

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 giugno 2019

Dubai In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, Emirates dà nuova vita ai suoi vecchi cartelloni pubblicitari in Sud Africa, trasformando il materiale PVC Flex in centinaia di zaini riutilizzabili. Con l’intento di diffondere un messaggio di sostenibilità e avere un impatto positivo sulle comunità locali, Emirates ha raccolto i suoi cartelloni pubblicitari di tutto il Sud Africa per dargli una seconda vita: il materiale PVC Flex è stato riciclato per produrre zaini per gli studenti della scuola elementare Emfundisweni ad Alexandra.In totale, sono stati raccolti 517 metri quadrati di materiale PVC Flex e inviati a Johannesburg, dove Emirates ha commissionato all’imprenditore di Soweto Raymond Phiri di Motion Bags la progettazione e la creazione degli zaini. Phiri e il suo talentuoso team, con il supporto di Just Bags, un’altra impresa locale, hanno creato 200 zaini e 125 borse della spesa.
Caunhye e i rappresentanti dell’ufficio locale di Johannesburg di Emirates hanno visitato la scuola elementare per donare gli zaini riciclati a 200 studenti. Incluso negli zaini anche una selezione di articoli di cancelleria e di libri di attività provenienti dai prodotti di bordo di Emirates dedicati ai bambini.Emirates si conferma essere una compagnia rispettosa dell’ambiente. “Nel corso degli anni, abbiamo introdotto molteplici migliorie sostenibili che includono le nostre coperte sostenibili ricavate da bottiglie riciclate e una giovane flotta di aerei a basso consumo di carburante”, ha affermato Caunhye.
Nel 2017 Emirates ha introdotto coperte sostenibili fatte con bottiglie di plastica riciclate al 100%. Sfruttando la tecnologia brevettata ecoTHREAD ™, ogni coperta è composta da 28 bottiglie di plastica riciclata. Si stima che entro la fine del 2019, le coperte ecoTHREAD ™ di Emirates avranno permesso di recuperare dalle discariche 88 milioni di bottiglie di plastica.All’Emirates Engineering Center di Dubai, la compagnia aerea utilizza una tecnica di lavaggio a secco per pulire i suoi aerei, risparmiando milioni di litri di acqua ogni anno. Altre iniziative includono l’installazione di una serie di megawatt di pannelli solari fotovoltaici che generano oltre 1.800 megawattora di elettricità ogni anno. Ciò si traduce in un risparmio di 800 tonnellate nelle emissioni di anidride carbonica. Emirates gestisce inoltre una delle flotte di aeromobili più giovani e più efficienti dal punto di vista dei consumi, un investimento significativo con l’intento di ridurre il suo impatto ambientale.

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L’equity crowdfunding fa bene all’ambiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Se ci sono temi caldi nel mondo dell’innovazione e delle startup, ultimamente quello dell’ambiente è sicuramente ai primi posti. Il rispetto per il nostro pianeta e l’ecosistema passa dai comuni gesti quotidiani che tutti possiamo mettere in atto, alle grandi o piccole innovazioni che permettono a giovani aziende di contribuire in maniera importante alla sostenibilità globale. E quando queste aziende fanno campagne di equity crowdfunding, riescono a catalizzare l’interesse del mercato e anche quello degli investitori. “Un progetto che decide di raccogliere fondi su una piattaforma di equity crowdfunding deve riuscire prima di tutto a stimolare l’interesse degli investitori con una presentazione chiara e immediata”. Racconta Tommaso Baldissera Pacchetti Ceo di CrowdFundMe. “Detto questo, ci sono sicuramente argomenti in grado di mettersi in evidenza più facilmente e quelli legati al green e all’ambiente sono fra questi, perché toccano tematiche verso le quali siamo tutti più sensibili”.
Fra le aziende “verdi” che hanno condotto delle brillanti campagne di equity crowdfunding su CrowdFundMe c’è PCUP, la startup che rende conveniente rinunciare all’usa e getta, trasformando la scelta dell’ecologia da un costo a un’opportunità di guadagno. Ha già venduto più di 10.000 bicchieri in silicone riutilizzabili, sicuri e adatti per i grandi eventi.La campagna appena conclusa ha raccolto 419.400 euro in overfunding del 280%.
Fra le prime campagne di CrowdFundMe vale poi la pena ricordare quella di BiorFarm che mette in contatto diretto chi produce il cibo in modo sostenibile con chi lo porta a tavola. Permette di adottare o regalare alberi e ricevere a casa i frutti freschi bio appena raccolti. La campagna su CrowdFundMe ha attirato l’attenzione di H-Farm e Google ed ha raccolto 300mila euro con un overfunding del 375%.

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Uno spaccato sulle figure più influenti nell’ambiente di lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Relativamente all’ambiente lavorativo, i professionisti italiani individuano principalmente tre tipologie di persone come maggiormente influenti sulle scelte intraprese:
il competitor, inteso come il collega che generalmente ci pone delle sfide da affrontare durante le attività di lavoro;
la cheerleader (maschio o femmina), ovvero quel/la collega particolarmente brillante e sotto la luce dei riflettori, per attitudine e/o risultati professionali, sempre pronta a motivare e far sentire coinvolti i propri colleghi in ogni attività;
e il cosiddetto work bestie, ovvero l’amico/a del cuore sul posto di lavoro, quella persona in ufficio più solidale, con la quale ci confrontiamo nei momenti di difficoltà, festeggiamo insieme i successi lavorativi, e con il/la quale può capitare di uscire per un caffè o un aperitivo.

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Rotavirus: se lo conosci lo previeni

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 maggio 2019

1 caso al minuto, circa 27.000 al mese, più di 400.000 bambini colpiti ogni anno: questi i numeri in Italia di una malattia diffusissima ma poco conosciuta, la gastroenterite da Rotavirus (GARV). Una malattia che colpisce i bambini al di sotto dei cinque anni, spesso entro il primo anno di vita, provocando diarrea, febbre, vomito e disidratazione e che può diventare così grave da richiedere il ricovero in ospedale, al fine di reintegrare i fluidi persi. L’agente scatenante è il Rotavirus, un virus in grado di sopravvivere molto bene nell’ambiente: estremamente contagioso, si trasmette con grande facilità per via oro-fecale, ma anche attraverso il respiro o tramite il semplice contatto con superfici contaminate, non esclusi i giocattoli. Refrattario alle più scrupolose procedure igieniche, prospera anche nelle strutture ospedaliere.
Al di là delle cifre, pur impressionanti, «con una infezione come quella da Rotavirus non sono i numeri a contare – sottolinea Giorgio Conforti, Referente Nazionale Vaccini della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) – quanto l’enorme stress che l’ospedalizzazione comporta a genitori e bambini. Il Rotavirus è ubiquitario e colpisce tutti, al Nord, al Sud, al Centro: è infatti definito un virus “democratico”, che prende indistintamente bambini “poveri” e bambini “ricchi”
L’infezione dura dai quattro agli otto giorni e anche se non si presenta in forma violenta, sono giorni di sofferenze, pianti, sintomi spiacevoli; successivamente, afferma Giovanni Vitali Rosati, Rete Vaccini FIMP Regione Toscana, «la diarrea può diventare cronica e richiedere l’uso di antibiotici per diverso tempo, debilitando ulteriormente il bambino. I genitori si trovano costretti a perdere giornate lavorative e affrontare un grosso disagio, oltre al dispiacere di vedere il proprio figlio sofferente; se poi ci sono fratelli o sorelle, anche loro ne sono inevitabilmente contagiati». Prevenire l’infezione da Rotavirus, parlandone col pediatra al primo bilancio di salute, permette ai genitori di avere una preoccupazione in meno nei primi anni di vita del bambino; un periodo impegnativo, in cui le cose a cui pensare sono tante e la tranquillità della famiglia va protetta.
Con questo preciso obiettivo parte oggi #unapreoccupazioneinmeno, campagna di disease awareness di GSK con il patrocinio della FIMP per diffondere una maggiore consapevolezza sulle insidie del Rotavirus e su come prevenirne l’infezione attraverso la via più efficace, semplice e sicura: la vaccinazione per bocca nei primi mesi di vita.
La vaccinazione contro i Rotavirus è in offerta attiva e gratuita a tutti i bambini a cominciare dalla sesta settimana di vita e da concludere entro la 24esima, se si tratta del vaccino a due dosi, o entro la 32esima se parliamo di vaccino a tre dosi.
La vaccinazione è inserita nel calendario del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 e inclusa tra i Livelli Essenziali di Assistenza, per via della sua elevata importanza per la Sanità Pubblica.
La GARV, infatti, incide negativamente e in modo sostanziale anche sulla spesa sanitaria: una stima del carico di malattia riporta che le gastroenteriti da Rotavirus comportano in Italia ogni anno più di 14.000 ospedalizzazioni, più di 50.000 accessi ai Pronto Soccorso e 8.000 infezioni nosocomiali, con un notevole sovraccarico delle strutture ospedaliere nei mesi invernali, quando l’infezione è più frequente.
Parliamo di una spesa annua di circa 186 milioni di euro: una vaccinazione capillare contro il Rotavirus ridurrebbe dal 70 al 90% le ospedalizzazioni di neonati e bambini.
Carichi eccessivi per il Sistema Salute ma anche per i genitori: secondo una survey pubblicata dalla rivista scientifica internazionale Human Vaccines & Immunotherapeutics che ha indagato il vissuto di un campione di famiglie italiane dopo il ricovero di un loro figlio per GARV, lo stress è stato considerato “elevato” dal 67.2%, mentre più del 74% dei genitori non è a conoscenza dell’esistenza di un vaccino orale ad hoc.Per fornire una risposta a questi problemi nasce la campagna #unapreoccupazioneinmeno, che si avvarrà di un sito web e canali social dedicati (Facebook e YouTube), di una capillare distribuzione di materiale informativo negli studi medici di pediatri e igienisti e di una serie di eventi informativi territoriali. Il primo, #tuloconosciGarvy, si terrà il prossimo 9 giugno al Parco Indro Montanelli di Milano.
Una giornata informativa dedicata a genitori e bambini all’aria aperta all’insegna della festa: musica, palloncini, zucchero filato e uno spettacolo speciale dedicato a grandi e piccini.
Prevenire è il concetto chiave di una medicina attenta non solo alle patologie dei bambini, ma anche alle ripercussioni negative sulla vita dei genitori e sul sistema sanitario: disagi, ansie, perdita di giorni di lavoro, mancata produttività, aumento delle ospedalizzazioni e dunque della spesa sanitaria. Come saggiamente consiglia il dottor Vitali Rosati, «evitare tutte queste problematiche con una semplice vaccinazione orale è di certo un vantaggio da non perdere».www.unapreoccupazioneinmeno.it

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Diritto alla Pace e Diritto ad un Ambiente sano per una Economia di Pace

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Roma, martedì 30 Aprile 2019 ore 9.30- 13.30 CESV, Via Liberiana n.17. Le donne della WILPF Italia, come tutte le wilpfers nel mondo, si impegnano a rilanciare con forza la consapevolezza collettiva dell’urgente necessità planetaria di una Economia di Pace, come unica strada per garantire un futuro all’umanità, ora sotto minaccia di un modello di sviluppo predatorio, iniquo, alimentatore di continue guerre e disastri ambientali.
“La distruzione ambientale e l’ecocidio sono entrambi cause e conseguenze di conflitti e forse il più grande pericolo che dobbiamo affrontare nel mondo moderno” (WILPF, Manifesto 2015).Centrale sarà la riflessione su due imprescindibili diritti dell’Umanità: Diritto alla Pace e Diritto all’Ambiente, la cui stretta interconnessione impone all’economia di cambiare rotta, spostando le risorse – finanziarie, umane, culturali e scientifiche – dagli armamenti e la guerra al sociale e alla tutela e salvaguardia dell’ambiente naturale.
WILPF Italia invita le associazioni ambientaliste e pacifiste a iniziare un percorso di dialogo sulle tematiche proposte per ritessere progettualità comuni miranti a costruire una comune “rode map”. L’obiettivo è una rinnovata convergenza eco-pacifista, capace di promuovere mobilitazione sociale e pressione sulla sfera politica, affinché sia realmente garante dei beni comuni da tutelare e preservare per la “collettività dei viventi”, come scritto nella Carta della Terra del 1992.

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L’agricoltura ha bisogno dell’ambiente

Posted by fidest press agency su martedì, 2 aprile 2019

L’agricoltura e l’ambiente non sono nemici, anzi. Il settore primario – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – ha estremo bisogno di un contesto naturale e paesaggistico in buona salute. Naturalmente questo non significa dire che tutto quello che avviene nel comparto agroalimentare è ecosostenibile; ed è per questo che bisogna porre fine a pratiche come quella degli allevamenti intensivi.Ad ogni modo il presunto dualismo tra agricoltura e ambiente ha fatto molto male al Paese e continua a farlo tutt’ora. Quel che serve, invece – prosegue Tiso – è una forte inversione di tendenza e una chiara indicazione sulla necessità di un percorso congiunto che valorizzi le pratiche agroecologiche.La stessa lotta per la salvaguardia ambientale va condotta con maggiore determinazione e per salvare il pianeta non può bastare la direttiva del Parlamento Ue per il divieto d’utilizzo della plastica monouso dal 2021, serve molto di più e politiche più stringenti per obbligare i Paesi ad adottare le pratiche di riciclo e ad aumentare i controlli sulla salute delle acque marine e dolci.Come Confeuro – conclude Tiso – abbiamo sempre sostenuto, e continueremo a sostenere, l’esigenza di unificare il ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura, e questo non solo per dare un segnale strategico forte sul futuro del mondo agricolo, ma anche per poter lanciare un nuovo paradigma culturale fondato sugli elementi essenziali per il genere umano: l’ambiente e il cibo.

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Sostenibilità, territorio e ambiente. Opportunità e sfide per la società contemporanea

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Roma venerdì 22 marzo 2019 nel convegno “Sostenibilità, territorio e ambiente. Opportunità e sfide per la società contemporanea”, organizzato dall’Università Europea di Roma insieme a The Italian Council for a Beautiful Israel, alle 9:00 in via degli Aldobrandeschi 190.
L’incontro sarà aperto da un saluto di Padre Pedro Barrajón LC, Rettore dell’Università Europea di Roma, e di Dario Coen, Co-Fondatore di Italian Council Beautiful Israel.
Moderatore del convegno sarà il Prof. Guido Traversa dell’Università Europea di Roma.
Interverranno: Loredana Giani (Università Europea di Roma) sul tema “Ruolo del principio di precauzione e di prevenzione nelle politiche pubbliche ambientali”, Renata Salvarani (Università Europea di Roma) “Spazi urbani e coesistenza di gruppi identitari diversi: case studies e prospettive di coesione sociale”, Simonetta Putti (Psicoanalista e psicoterapeuta socia A.R.P.A. e I.A.A.P. e A.L.I.) “Un’etica della responsabilità per il benessere e la sostenibilità del vivere”, Marcelo Sternber (Head, Plant Ecology Lab School of Plant Sciences and Food Security, Faculty of Life Sciences , Tel Aviv University) “Effetti del cambio climatico in Israele: certezze e incognite”, Aldo Winkler (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) “La Terra e il suo clima: cicli naturali, mutamenti d’origine antropica e inquinamento atmosferico”, Alberto Sonnino (Medico-Psichiatra, Membro della Soc Psicoanalitica italiana; Presidente dell’Italian Council Beautiful Israel) “Cambiamenti climatici e rispetto per l’ambiente: il punto di vista di uno psicoanalista, l’esperienza israeliana”, Ruggero Di Pace (Università del Molise) “Risorse naturali e sostenibilità: gli strumenti operativi per la qualità della vita”, Carmen Bizzarri (Università Europea di Roma) “Sostenibilità e territorio: il ruolo attivo della comunità per la tutela dell’ambiente”. Conclusioni: Guido Traversa.

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La tutela dell’ambiente con passione e competenza

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

In molti credono che avere cura dell’ambiente significhi impegnare la propria etica per il prevalere del senso civico e del bene comune, ma per quanto questo approccio sia essenziale – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – non può bastare da solo e richiede l’apporto di conoscenze e competenze.Come Confeuro – continua Tiso – siamo convinti della necessità di tutelare il patrimonio paesaggistico attraverso una doppia azione: da un lato con una cultura diversa e più attenta alla salvaguardia dei territori; dall’altro mediante figure professionali che, avvalendosi di strumenti innovativi, siano in grado di contrastare la diffusione di pratiche e sostanze nocive per il pianeta e per chi lo abita.Dal nostro punto di vista – prosegue Tiso – la tutela delle risorse naturali non va concepita come un qualcosa a sé stante, ma come una parte essenziale di ogni strategia di sviluppo. E’ anche per queste ragioni che insistiamo sull’esigenza di unificare il ministero dell’Agricoltura e dell’Ambiente con l’obiettivo di dare un segnale forte sull’importanza di unire questi due aspetti di un unico mondo.Per riuscire a cambiare veramente le cose – conclude Tiso – dobbiamo adottare dei nuovi paradigmi e scardinare quelli vigenti. Solo in questo modo sarà possibile costruire delle alternative ad un sistema che evidentemente è troppo malato per essere semplicemente corretto.

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4 incontri dedicati a “ambiente”, “cervello”, “bellezza” e “sovranità/sovranismo”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Parma.Prende il via mercoledì 13 febbraio un ciclo di incontri dedicato alle “parole che contano” per la nostra vita quotidiana, promosso dai corsi di laurea in Filosofia e in Studi Filosofici dell’Università di Parma in collaborazione con la “Gazzetta di Parma”.Gli incontri-intervista, ai quali seguirà una discussione aperta agli interventi e alle riflessioni di tutte le persone presenti, si terranno nel Plesso D’Azeglio dell’Ateneo (via D’Azeglio 85) alle ore 17.Questo il programma dei primi 4 incontri:
· “ambiente” – mercoledì 13 febbraio, Aula B, con Antonello La Vergata, docente di Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia
· “cervello” – mercoledì 6 marzo, Aula B, con Fausto Caruana, docente di Neuroscienze all’Università di Parma
· “bellezza” – mercoledì 17 aprile, Aula K3, con Annamaria Contini, docente di Estetica Filosofica all’Università di Modena e Reggio Emilia
· “sovranità/sovranismo” – mercoledì 8 maggio, Aula K3, con Carlo Altini, docente di Storia della Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Fra le tante parole, che ogni giorno udiamo nella vita quotidiana e attraverso i media, alcune ci colpiscono di più perché più ricche di significato, o perché non ne comprendiamo del tutto il significato, o perché ci sembra che potrebbero avere significati diversi.
La Filosofia, che con le parole esprime il pensiero ricercando la chiarezza, proponendo il dialogo e la condivisione, offre a tutti noi la possibilità di fermarsi per riflettere su che cosa accade o facciamo quando udiamo o usiamo delle parole, e sul modo in cui esse possono fare del bene o del male alla nostra vita.Cos’è ad esempio l’ambiente? E che cosa significa dire che una cosa è bella?Cos’è il cervello e che ruolo svolge quando pensiamo, viviamo delle emozioni, prendiamo delle decisioni? Che cosa significa ‘sovranismo’ e perché lo Stato può essere considerato sovrano?Sono parole che “contano” anche perché hanno dietro di sé una lunga tradizione filosofica.I pensatori più importanti si sono confrontati su di esse attribuendo loro significati differenti. Tornare a ripensarle e a farle nostre può contribuire a chiarire i modi e le forme in cui possiamo farne uso anche nella vita di tutti i giorni.

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Tracciare una strada comune tra agricoltura e ambiente

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Agricoltura e ambiente sono due facce della stessa medaglia e l’idea che questo tema debba ancora essere compreso da tutti – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – preoccupa e non poco; soprattutto a ridosso del dibattito sulla prossima Politica Agricola Comune. Come Confeuro – continua Tiso – intendiamo puntare su un’agricoltura contadina, genuina e fondata sulla qualità delle produzioni agricole; l’obiettivo, infatti, deve essere quello di slegarsi immediatamente dai modelli industriali che stanno compromettendo le risorse naturali per proporre invece dei sistemi nuovi fondati sull’agroecologia e sulla sostenibilità. Comprendere il valore del settore agricolo all’interno di questo quadro – prosegue Tiso – rappresenta il primo passo per sviluppare presupposti di crescita completamente opposti rispetto a quelli di oggi e necessari per preservare il pianeta e il diritto alla vita delle generazioni che verranno.Nel corso della conferenza nazionale tenutasi il 5 Dicembre a Roma – conclude Tiso – abbiamo stabilito alcuni dei nostri prossimi obiettivi, ma alla base di ognuno di questi c’è l’esigenza di una percezione diversa del comparto agroalimentare. Questo settore può dare molto di più in termini sociali e culturali fino a diventare il promotore di un nuovo made in Italy che non vuole più limitarsi a certificare il valore di un prodotto, ma intende rilanciare il senso stesso dell’italianità.

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Il lavoro flessibile?

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Fa bene ai lavoratori, alle aziende, ma anche all’ambiente e all’aria che respiriamo. Una diffusione su vasta scala del lavoro flessibile, infatti, ridurrebbe i livelli di anidride carbonica di 214 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030, pari alla CO2 sottratta dall’atmosfera da 5,5 miliardi di alberi in dieci anni.È quanto emerge da The Added Value of Flexible Working, studio commissionato da Regus, leader mondiale per la fornitura di spazi di lavoro, a ricercatori indipendenti, per analizzare i benefici socio-economici del lavoro flessibile nel mondo.Oltre a quello di anidride carbonica, un impiego sempre più diffuso di spazi di lavoro flessibile consentirebbe entro il 2030 anche il risparmio di oltre 3,53 miliardi di ore impiegate ogni anno per raggiungere il posto di lavoro – l’equivalente del tempo passato al lavoro annualmente da 2,01 miliardi di persone.
Per citare un esempio, il Regno Unito risparmierebbe da solo 7,8 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030 grazie a una maggiore flessibilità da parte dei pendolari, che eviterebbero 115 milioni di ore annue di spostamenti casa-lavoro. È negli Stati Uniti, però, che si registrerebbe il più grande risparmio annuale di tempo e di emissioni: circa 960 milioni di ore e 100 milioni di tonnellate di CO2, dato ancor più rilevante se si considera che l’auto è il mezzo di trasporto prediletto dagli americani.Lo studio economico condotto da Regus prevede, nel complesso, che un aumento del lavoro flessibile nei 16 Paesi presi in esame apporterebbe un valore aggiunto di oltre 10 trilioni di dollari all’economia mondiale entro il 2030.Mauro Mordini, Country Manager di Regus Italia, ha commentato: “Il lavoro flessibile può fornire un contributo importante alla lotta al cambiamento climatico. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, il mondo dovrà ridurre le emissioni annuali di gas a effetto serra di ulteriori 12-14 miliardi di tonnellate entro il 2030 per poter limitare il riscaldamento globale a 2°C. Ogni anno si potrebbero risparmiare milioni di tonnellate di CO2 permettendo alle persone di lavorare in sedi più vicine a casa e limitando il pendolarismo. Aumentare le opportunità di lavoro flessibile non costituisce soltanto una necessità aziendale o personale, ma rappresenta anche un beneficio per l’intero pianeta”.

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Economia Circolare: a che punto siamo in Italia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 dicembre 2018

L’economia circolare in Italia vale oggi 88 miliardi di fatturato, 22 miliardi di valore aggiunto, ovvero l’1,5% del valore aggiunto nazionale. Numeri che sostanzialmente equivalgono a quelli di tutto il settore energetico nazionale o di un settore industriale storico come quello dell’industria tessile, non molto distante dal valore aggiunto dell’agricoltura. Un settore che impiega oltre 575mila lavoratori, mostrandosi ogni anno sempre più competitivo per i giovani in cerca di occupazione e per i profili professionali più specializzati. E’ questo il dato più rilevante che emerge dalla ricerca: “L’Economia Circolare in Italia – la filiera del riciclo asse portante di un’economia senza rifiuti”, presentata oggi a Roma e curata dall’esperto ambientale Duccio Bianchi di Ambiente Italia, a seguito dei lavori svolti dal Gruppo Riciclo e Recupero del Kyoto Club, organizzazione non profit nata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto.

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Libro: leguminose minori

Posted by fidest press agency su domenica, 16 settembre 2018

di Paolo Ranalli – Alfio Spina – Bruno Parisi – Renzo Torricelli. Alcuni legumi minori tradizionali come lupino, cicerchia e roveja, finora ignorati dal grande pubblico, vengono riscoperti per le loro proprietà nutrizionali assieme a farro e cereali antichi, nell’ottica della valorizzazione delle varietà e della tradizione. Sono colture molto rustiche, possono essere coltivate su terreni poveri o marginali proteggendoli così dall’erosione e dalla desertificazione, resistono alle malattie e non hanno bisogno di presidi chimici. Sono quindi colture perfettamente in linea con gli indirizzi di sostenibilità e di ridotto impatto sull’ambiente applicati ai moderni sistemi agricoli. Il libro introduce tutte le novità e le importanti innovazioni che la ricerca ha reso disponibili in questi ultimi anni, soprattutto in campo genetico e nella diversificazione colturale per ottimizzare le rese. Particolare attenzione è stata posta alle strategie per la riduzione dell’impatto sull’ambiente e al recupero di varietà autoctone particolarmente pregiate da un punto di vista commerciale e nutrizionale. € 15,00 – 2018 Edagricole di New Business Media srl ISBN: 978-88-506-5558-8 Pagine 128 – formato 14 x 21 cm

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Tutelare l’ambiente per salvaguardare la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 agosto 2018

Una necessità non più rinviabile come dimostrano i “numeri”: il 75% delle malattie e delle cause di morte è legato proprio al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. Ne sono convinti i medici italiani che nel corso di un convegno ne hanno evidenziato l’aspetto.
Occorre, quindi, “individuare tutte le strategie efficaci e in grado di agire sulle condizioni socio-ambientali, cercando di ridurre il peso di tante malattie che gravano sulla collettività”.
“Le esposizioni a sostanze nocive, ai rifiuti e all’inquinamento atmosferico – dicono i medici – sono tra le maggiori cause dei pericoli per la salute.”
“Secondo la più recente letteratura, danni possono esserci anche a causa delle tante sostanze chimiche che usiamo quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata per la sua sicurezza”. I pericoli provengono anche dalle frodi commerciali.
Anni fa è stato registrato negli Stati Uniti un vertiginoso aumento dei casi di contraffazione di farmaci. In un editoriale pubblicato dalla rivista The Lancet, dedicato all’argomento parla di una crescita dell’800% e si esorta un rafforzamento delle norme sui farmaci, soprattutto nei Paesi dove non esistono o sono troppo blande. Proprio la mancanza di regole rigide e a volte le inadempienze degli stessi organismi di controllo, in specie nei Paesi in via di sviluppo, si rileva come si possa arrivare fino al 30% dei medicinali contraffatti. In particolare, a essere oggetto di falsificazione sono i farmaci antimalaria, che una volta alterati raggiungono il commercio, soprattutto nel Sud-Est asiatico, senza incontrare ostacoli. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, solo il 20% degli Stati membri ha un sistema regolatorio sui medicinali ben sviluppato e circa il 30% non ha alcun impianto legislativo in materia.
C’è bisogno di collaborazione fra governi, autorità, industrie, consumatori, forze di polizia, scienziati e operatori sanitari per combattere il problema. Le aziende, in particolare, dovrebbero riportare volontariamente casi sospetti di contraffazione e abbassare i prezzi dei loro prodotti nei Paesi in via di sviluppo per ridurre l’incentivazione economica alla falsificazione.
Vi è poi vi è un altro fronte critico nel campo dei prodotti alimentari.
Non solo i pomodori ma anche tartufi, formaggi, arance, limoni, aglio, funghi, miele e olio, sono i “falsi alimentari” che invadono il nostro mercato e ingannano il consumatore.
Se un prodotto, sia chiaro, viene dall’estero, non è detto che sia necessariamente cattivo, dipende, semmai, dalla qualità e dalle tecniche di coltivazione. Rimane il problema dei controlli, soprattutto per gli alimenti provenienti dai Paesi extra Ue, sulla presenza di sostanze non ammesse dalla normativa comunitaria (antibiotici, insetticidi, ecc.), perché il commercio globalizzato espone ad alcuni rischi se le regole non sono altrettanto globalizzate. Il problema è dovuto al fatto che questi prodotti sono spacciati come “made in Italy”, cioè come prodotti nostrani, quando invece non lo sono, ingannando così i consumatori.
Si consumano, in tal modo, passate di pomodoro italo-cinesi, o si grattugiano tartufi afro-cino-albanese messi accanto a quello italiano per farne assorbire l‘odore, o a tagliare formaggio danese, o a sbucciare arance e limoni maturati al sole del Sud America e del Sud Africa, o a soffriggere con aglio cinese venduto a pochi euro nei mercatini rionali, o a mangiare una pizza ai funghi dell’Est Europa, o a far colazione con il miele ungherese e a condire con olio mediterraneo. Il tutto pensando che stiamo mangiando prodotti della nostra terra.
Ora ci si mette anche la crisi che spinge molte persone titolari di redditi modesti, e in Italia ci avviciniamo ai dieci milioni, ad acquistare, soprattutto prodotti alimentari a costi molto bassi e di provenienza dubbia. In questo modo si rischia seriamente d’ammalarsi provocando un nuovo aggravio della spesa sanitaria. (Riccardo Alfonso)

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Tutti pazzi per le vacanze “green”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Se il 2017 è stato l’anno del turismo sostenibile, anche nel 2018 il viaggio eco-friendly fa da protagonista: i viaggiatori rispettosi dell’ambiente continuano ad aumentare. Paesaggi naturali, riserve e bellezze da esplorare: secondo la fondazione Univerde, il 61% degli italiani sceglie la propria meta in base alle attrazioni naturalistiche che la destinazione offre. Spesso e volentieri però, la sola scelta della destinazione non è sufficiente per rendere un viaggio davvero sostenibile. Il mezzo di trasporto, la struttura in cui dormire, gli sprechi d’acqua e di energia, lo sfruttamento eccessivo delle risorse per soddisfare il turismo di massa: anche quando viaggiamo, ogni nostra scelta può comportare effetti negativi sull’ambiente.
Di fronte alle emergenze di emissioni di carbonio, dei gas serra e del riscaldamento globale, il turismo gioca un ruolo decisamente non da trascurare. Dati recenti della rivista Nature research dimostrano che nel 2013 l’impronta ecologica del settore turistico ha raggiunto la quota di 4.5 miliardi di tonnellate di emissioni di carbonio – circa l’8% delle emissioni totali di gas serra sul nostro Pianeta. Gli stessi esperti prevedono che entro il 2025 le emissioni aumenteranno ancora, fino a toccare i 6.5 miliardi di tonnellate. Di fronte a questo scenario, sempre più persone scelgono di viaggiare in maniera sostenibile, compiendo le scelte più opportune anche nell’ottica del rispetto ambientale. Come? Evitando voli aerei e sostenendo le mete del nostro Paese, optando per un’ospitalità sostenibile e muovendosi in bicicletta, in treno o a piedi.
Ecobnb (https://ecobnb.it) è lo strumento perfetto per chi è alla ricerca di una vacanza green. La piattaforma web e mobile App permette infatti di trovare strutture ricettive rispettose dell’ambiente che hanno adottato almeno 5 di 10 buone pratiche di sostenibilità – dal cibo biologico, all’energia pulita – e che sono verificate dagli eco-viaggiatori. Sono piccoli B&B immersi nella natura, ma anche hotel di lusso, agriturismi biologici o eco-ospitalità davvero insolite ed originali, come queste che vi proponiamo, per un’estate unica e green. Dieci strutture perfette per un eco-stay all’insegna della sostenibilità, nel cuore della natura.
Il glamping è la tendenza che arriva dal Nord Europa per offrire ai viaggiatori una soluzione semplice, come quella del camping, ma in versione glamour. In Toscana, il glamping La Gallinella è il luogo ideale per vivere un’esperienza a contatto con la natura: tra castagni, eriche, allori e querce, ci sono otto tende lodge dotate di tutti i comforts necessari. Il glamping fa uso di energia pulita al 100%, nonché di prodotti biologici locali e riduttori per il flusso per minimizzare gli sprechi di acqua. Prezzi: a partire da 50€ a notte per due persone.

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Festival dell’Ambiente delle Scienze e delle Arti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Cilento – Provincia di Salerno. Il 4 agosto Segreti d’Autore – Festival dell’Ambiente, delle Scienze e delle Arti cambia location, dai borghi storici di Valle e Rocca Cilento si sposta nell’affascinante comune di Serramezzana, il più piccolo del Cilento storico, con La Signora della Scena, un incontro con la versatile attrice e cantante Lina Sastri.
La straordinaria potenza espressiva della Sastri, la sua autorevole presenza scenica, unite alla capacità di immedesimazione brillano in ogni ruolo interpretato dal teatro, al cinema, alla televisione. La sua passione travolgente, la forza dell’interpretazione, dagli esordi teatrali nel celeberrimo Masaniello di Armando Pugliese, ai fortunati incontri con Eduardo De Filippo e Giuseppe Patroni Griffi, la magia della sua voce nella canzone napoletana e non, fino al debutto cinematografico ne Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri e le indimenticabili prove d’artista in Mi manda Picone di Nanni Loy, Segreti segreti di Giuseppe Bertolucci e L’inchiesta di Damiano Damiani, con le quali vince tre David di Donatello e un Nastro d’Argento, ci hanno donato una visione estremamente eclettica dell’interprete partenopea. L’incontro si articola in un racconto teso ad indagare la natura del lavoro dell’attore, i sacrifici e gli sforzi ad esso connessi. La serata si arricchisce di contributi video della lunga carriera dell’attrice e cantante. Nel corso della serata a Lina Sastri verrà conferito il Premio Segreti d’Autore 2018, una scultura a cura di Mimmo Paladino. L’ingresso agli eventi è gratuito.

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