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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 87

Posts Tagged ‘ambiente’

Campidoglio: da giunta ok istituzione Osservatorio permanente Ambiente-Salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 marzo 2017

campidoglioLa Giunta capitolina ha approvato l’istituzione dell’Osservatorio Permanente Ambiente-Salute. Lo rende noto il Campidoglio. Gli obiettivi saranno la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Compito primario dell’Osservatorio sarà garantire e alimentare i flussi informativi epidemiologici, integrando dati ambientali e sanitari per meglio individuare le priorità di intervento e rendere più efficace l’azione della pianificazione in materia di protezione ambientale e di prevenzione igienico-sanitaria. Il nuovo Osservatorio troverà sede presso l’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale di Roma Capitale e avrà le seguenti finalità:
fare valutazioni sui dati ambientali;
fare valutazioni su dati statistici ed epidemiologici allo scopo di individuare eventuali noxae patogene presenti nell’ambiente al fine di ridurle ai fini della prevenzione primaria;
incrociare i dati ambientali con quelli epidemiologici;
mettere a sistema le informazioni esistenti allo scopo di ottenere un’ottica il più unitaria possibile nell’analisi dei singoli problemi e nel suggerire eventuali soluzioni o misure di miglioramento;
fare proposte che possano far diminuire l’incidenza di patologie gravi e frequenti, come tumori, patologie respiratorie, malattie cardiocircolatorie, incidentalità stradale e disturbi legati al disadattamento e degrado sociale ed ambientale (disagio sociale, ecc..);
elaborare relazioni tematiche sullo stato dell’ambiente nel territorio cittadino.
L’Osservatorio sarà composto, oltre che dall’Assessore alla Sostenibilità Ambientale e dai direttori dei competenti dipartimenti comunali, anche dai rappresentanti delle ASL, dell’ISPRA, dell’ARPA Lazio, di ISDE ITALIA-Associazione Medici par l’Ambiente Sezione del Lazio, ed esperti in epidemiologia, diritto ambientale, chimica ambientale. La partecipazione all’Osservatorio è a titolo gratuito.”I cittadini potranno sottoporre all’Osservatorio problematiche di interesse territoriale attraverso richieste di audizione. L’Osservatorio, dopo aver esaminato i casi, esprimerà raccomandazioni” dichiara l’Assessora alla Sostenibilità ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari.

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Pediatri “sentinelle dell’ambiente”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

medico-famiglia3Lo fanno per proteggere i bambini dai danni che possono essere provocati non solo dall’aria che respirano, dentro e fuori casa, ma anche dal cibo che ogni giorno mangiano, dai raggi del sole e dall’uso eccessivo dei dispositivi elettronici come cellulari e tablet. La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) ha siglato un protocollo d’intesa con ANTER, associazione no profit che promuove e tutela le energie rinnovabili (annovera 5.000 iscritti con sedi in tutte le Province). “Per la prima volta in Italia – afferma il dott. Giampietro Chiamenti, presidente FIMP -, grazie alla rete capillare dei pediatri presenti su tutto il territorio, viene realizzato un progetto per studiare l’influenza dell’ambiente sulla crescita del bambino. Il protocollo ha la finalità di promuovere, di comune accordo, formazione e informazione, sensibilizzare e coinvolgere le istituzioni sui danni dell’inquinamento ambientale nello sviluppo dei bambini. Vogliamo sensibilizzare la popolazione, in particolare i genitori, sui fattori di rischio ambientali insegnando le regole della prevenzione. La prima iniziativa è un poster che sarà distribuito negli ambulatori dei pediatri, continueremo con corsi di formazione, lezioni nelle scuole, eventi nelle piazze, questionari indirizzati ai genitori e diffusione di opuscoli. Ogni pediatra di famiglia ha in cura in media 900 bambini, questo si traduce nella possibilità di raggiunge migliaia di famiglie e milioni di cittadini”. ANTER ha istituito un Comitato scientifico del quale fa parte la dott.ssa Maria Grazia Sapia, Referente Nazionale della FIMP per l’Ambiente. “È per noi un grande traguardo avere stipulato questo protocollo – spiega la dott.ssa Sapia -, in primis a dimostrazione che la FIMP si sta muovendo in maniera corretta e a 360 gradi per far prendere coscienza delle problematiche ambientali in relazione all’età pediatrica e poi perché una partnership di tale levatura permette una risonanza mediatica e una capillarizzazione della divulgazione. Questo protocollo segue la campagna di formazione dei pediatri sulle problematiche ambientali che si svolge attraverso corsi altamente specialistici che hanno lo scopo di preparare i pediatri all’educazione sanitaria delle famiglie”. “Sono molto orgogliosa dell’obiettivo raggiunto – sottolinea la dott.ssa Stefania Russo, componente del comitato scientifico ANTER, pediatra di famiglia iscritta FIMP e referente FIMP per i rapporti con il Miur -. E’ necessario puntare su programmi integrati che portino a migliorare la qualità della vita dei nostri figli. Questo protocollo d’intesa tra FIMP e ANTER è la risposta concreta all’impegno attivo per non rimanere fermi alle indicazioni teoriche delle istituzioni, operando insieme per un mondo migliore”. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più del 33% delle malattie nei bambini al di sotto dei 5 anni è dovuto a fattori ambientali. Prevenire l’esposizione a questi fattori di rischio salverebbe nel mondo circa 4 milioni di vite all’anno solo fra i piccoli, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. “In Italia non sono disponibili dati epidemiologici certi – continua la dott.ssa Sapia -, uno degli obiettivi di questa intesa è l’istituzione di un vero e proprio registro delle malattie provocate dall’ambiente nei neonati, nei bambini e negli adolescenti. Questi dati saranno messi a disposizione dei cittadini, delle Istituzioni e della comunità scientifica. Ad esempio, in alcune Regioni del Nord le patologie respiratorie fra i piccoli sono aumentate negli ultimi 10 anni in percentuali comprese fra il 5 e il 15%. Ma è sufficiente un incremento del 2% per allertare i clinici e indurli a mettere in atto misure preventive”. Prevenzione che dovrebbe iniziare prima della nascita. “L’ambiente – afferma la dott.ssa Sapia – influisce sul genoma e, già nel corso della gravidanza, il corredo genetico dei feti può essere contaminato da elementi inquinanti che la madre assorbe attraverso il cibo ingerito e trasmette al feto stesso. Le sostanze più nocive sono i pesticidi, contenuti negli alimenti. Seguono i metalli pesanti, presenti nelle città, e i cosiddetti interferenti endocrini, in grado di alterare il sistema endocrino e di influenzare negativamente diverse funzioni vitali”. “Asma e allergie sono alcune delle patologie più influenzate dall’inquinamento e oggi si osservano tutto l’anno, non solo in primavera come in passato – conclude la dott.ssa Sapia -. E sono sempre più gravi i danni visivi e comportamentali legati all’abuso dei dispositivi elettronici e del computer. In alcuni casi ci troviamo di fronte a bambini che hanno sviluppato forme di vera e propria dipendenza da questi apparecchi, come avviene negli adulti. È importante che i genitori riconoscano i campanelli d’allarme per intervenire tempestivamente con il supporto psicologico. Si sta diffondendo fra i bambini anche la dipendenza da telefonino. L’abuso dei cellulari può causare perdita di concentrazione, difficoltà di apprendimento e aggressività. In alcuni Paesi come la Danimarca è vietato l’utilizzo degli smartphone negli under 12, anche l’Italia dovrebbe introdurre una norma di questo tipo per tutelare i piccoli”.

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Seminario “L’Etichetta Trasparente per la tutela dell’ambiente e dei diritti dei consumatori”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

campidoglioRoma. Ieri, nella sala della Protomoteca del Campidoglio, si è tenuto il seminario “L’Etichetta Trasparente per la tutela dell’ambiente e dei diritti dei consumatori” organizzato in collaborazione con l’Associazione Internazionale Un Punto Macrobiotico (UPM).L’Associazione Internazionale UPM Un Punto Macrobiotico, fondata nel 1980 dal professore Mario Pianesi conta oltre 80 mila soci. E’ un Ente con finalità assistenziali e culturali riconosciuto dal Ministero dell’Interno che collabora con Istituzioni, italiane e internazionali, per la diffusione di stili di vita ed alimentari più sani, equilibrati e sostenibili.Nel 1980 Pianesi ha ideato un modello di etichettatura che, in aggiunta alle informazioni previste dalla normativa vigente, riporta indicazioni su origine, caratteristiche e impatto ambientale come la quantità di energia, di acqua utilizzata e di CO2 prodotta per ogni prodotto.
In Italia, ad oggi, sono oltre un centinaio le aziende del settore agroalimentare che hanno deciso di applicare l’Etichetta Trasparente Pianesiana, premiata nel 2015 dall’Assoutenti come migliore etichetta alimentare. Sono intervenuti al convegno: Daniele Frongia, Assessore allo Sport, alle Politiche Giovanili e ai Grandi Eventi di Roma Capitale; Laura Baldassarre, Assessora alla Persona, alla Scuola e alla Comunità solidale Roma Capitale; Antonio Ricciardi, Vice Comandante Generale dell’Arma di Carabinieri e Comandante dell’Unità forestale, Ambientale ed Agroalimentare dei Carabinieri; Nicola Sebastiani, Vice Ispettore Generale – Ispettorato Generale della Sanità Militare – Ministero della Difesa; Mario Pianesi, Ideatore, Fondatore e Presidente dell’Associazione Internazionale UPM; Francesco Fallucca, Presidente del Centro Internazionale Studi Diabete – Co-presidente Centro Internazionale Studi AAASE; Paolo Pozzilli, Direttore Area di Endocrinologia e Diabetologia Univ.tà Campus Bio-Medico – Coordinatore Regione Lazio Società Italiana di Endocrinologia e Paolo Borghi, Ordinario di Diritto dell’UE e di Diritto Alimentare-Università di Ferrara.

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Legge di Bilancio: referendaria fino all’ultimo respiro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2016

aula senatoOggi il Senato ha espresso in fretta e furia il voto di fiducia sulla Legge di Bilancio 2017. Il 15 novembre, nel presentare la sua contromanovra, Sbilanciamoci! aveva evidenziato la natura strumentale di molte misure contenute in una delle leggi più importanti previste dal nostro ordinamento. La Legge di Bilancio dovrebbe programmare l’allocazione delle risorse pubbliche su base triennale al fine di garantire il buon andamento dei conti pubblici, il sostegno allo sviluppo economico e al rilancio dell’occupazione, il funzionamento dei servizi sociali fondamentali (sanità, scuola, università, protezione sociale), l’equità del sistema fiscale, la tutela dell’ambiente e del territorio, la riduzione della spesa pubblica inutile e dannosa a vantaggio del miglioramento del benessere dei cittadini. Non è stato il caso della Legge di Bilancio 2017, piegata all’intento del Governo di conquistare il consenso dell’opinione pubblica al sì referendario. Fortunatamente gli elettori del 4 dicembre non si sono fatti ingannare e hanno rispedito al mittente la riforma costituzionale. Resta un fatto un gravissimo: la crisi istituzionale che deriva dai risultati del referendum sfocia nella richiesta di un (ennesimo) voto di fiducia che priva materialmente il Senato della sua prerogativa: effettuare un controllo democratico effettivo delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2017, controllo che già nell’accidentato e frettoloso iter seguito alla Camera era stato fortemente compromesso. E’ il modo peggiore per chiudere la parabola del Governo Renzi. Difficile prevedere cosa ci riserverà il futuro. Ciò che è certo è che le 47 organizzazioni della campagna Sbilanciamoci! continueranno a lavorare per chiedere un cambiamento netto delle politiche pubbliche adottate sino ad oggi nella direzione di una redistribuzione più equadella ricchezza, del rilancio di un’economia sostenibile, della garanzia dei diritti dei lavoratori, del rafforzamento del sistema di protezione sociale, della rinuncia alla corsa agli armamenti. Senza questo cambiamento, la distanza tra istituzioni e società continuerà ad allargarsi pericolosamente con esiti incerti e dannosi per i cittadini che saranno imputabili solo a chi ha governato il nostro paese negli ultimi anni.

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Presentazione del saggio “Ambiente clima e salute” di Alberto Bellini

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2016

Parma ateneoParma Mercoledì 7 dicembre, alle ore 15, al Centro Congressi Sant’Elisabetta (Parco Area delle Scienze 95 – Campus Universitario), si terrà la presentazione del saggio “Ambiente clima e salute. La sfida delle città negli anni Dieci” di Alberto Bellini, docente all’Università di Bologna.Ne discutono con l’autore il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, Giovanni Franceschini, Pro Rettore vicario dell’Ateneo e Monica Cocconi, docente del Dipartimento di Ingegneria Industriale. Interviene inoltre Marco Boschini, Coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi. L’evento è organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale, dal Centro Interdipartimentale per l’Energia e l’Ambiente – CIDEA, dal Centro Interdipartimentale di Bioetica e dal Gruppo Sostenibilità di Ateneo dell’Università di Parma.

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Qualità ambiente urbano

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

ministero-ambiente«Il Rapporto annuale dell’Istat sulla qualità dell’ambiente urbano certifica le carenze strutturali presenti nella stragrande maggioranza delle città italiane, in particolare in tema di efficienza energetica e verde pubblico. Gli enti locali, soprattutto i grandi centri e le realtà del Mezzogiorno, scontano almeno un doppio ordine di problemi: da una parte le crescenti difficoltà nel reperire risorse finanziarie che possono condizionare e limitare anche l’attività di amministratori tutto sommato virtuosi; dall’altra una scarsa sensibilità verso le tematiche legate all’ambiente, spesso vissute come inutili orpelli o, peggio, come veri e propri ostacoli a pratiche politiche improntate alla ricerca del consenso e caratterizzate da opacità e connivenze».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«In molti casi – spiega Simoncini – le politiche di miglioramento dell’ambiente urbano rimangono al livello di buone intenzioni, di linee di indirizzo con una scarsa capacità di incidere sulla quotidianità dei cittadini. Paradigmatico, ad esempio, il caso di Roma sul fronte del traffico: la Capitale ha varato da quasi un decennio un Piano strategico per la mobilità sostenibile le cui linee di principio sono state puntualmente disattese, contraddette o rinviate dalla pratica amministrativa. Ma si possono citare anche i casi di Firenze o Napoli, città che non si sono dotate nemmeno di un semplice Piano urbano di mobilità.Non va meglio sul fronte dell’efficienza energetica, visto che in molti casi la mappatura anche solo di parte del patrimonio edilizio cittadino non è stata seguita da iniziative efficaci per un profondo rinnovamento dello stesso. Basti pensare che oltre il 90% degli immobili è stato costruito antecedentemente alla prima legge organica al riguardo (1991) e che appena il 2% degli edifici rientra nella classe con il minore dispendio energetico. Al Sud, poi, solo il 32% delle amministrazioni ha varato un programma di certificazioni energetiche degno di questo nome.Ancora più sconfortante il dato sulla tutela di parchi e giardini: meno di un capoluogo di provincia su dieci si è dotato di un Piano del verde e nel Mezzogiorno solo in un caso, ad Iglesias, si è proceduto a promuovere un rinverdimento di aree di nuova edificazione o soggette a significativi interventi edilizi. In un territorio come quello italiano, assai malmesso dal punto di vista idrogeologico, la scarsa cura delle aree verdi e la quasi totale assenza di politiche di contrasto all’impermeabilizzazione del suolo e in favore della piantumazione costituiscono un errore di prospettiva destinato ad avere risvolti drammatici già nel breve periodo».

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Roma capitale presenta le quattro erre dell’ambiente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2016

campidoglioLa cura e il rispetto per l’ambiente nell’ottica della ‘green economy’ saranno gli obiettivi del progetto ‘Le quattro erre dell’ambiente – Ridurre, Recuperare, Riusare, Riciclare‘ presentato oggi in Campidoglio dall’Assessora Laura Baldassarre e dal Direttore del Dipartimento Tutela ambientale Pasquale Libero Pelusi. Si tratta di un progetto promosso dall’Assessorato alla Sostenibilità ambientale in collaborazione con l’Assessorato alla Scuola. E’ un’importante iniziativa rivolta agli istituti scolastici il cui intento è quello di offrire un diverso approccio ai “rifiuti” promuovendo, al tempo stesso, un rinnovato senso civico in particolare nelle nuove generazioni. Sarà l’inizio di un percorso educativo chiamato a coinvolgere studenti, famiglie e insegnanti con il quale si intende sottolineare l’importante ruolo che le istituzioni scolastiche rivestono nell’ambito della comunicazione e della diffusione di questi temi. E’ quanto comunica, in una nota, il Campidoglio.

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Energia nucleare? Per il Prof. Baracca: “È una tecnologia costosa, poco salubre per l’uomo e l’ambiente, da abbandonare”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2016

Angelo Baracca, docente emerito di Fisica Teorica dell’Università di Firenze, autore di numerose pubblicazioni sul nucleare, tra le quali, Scram ovvero la fine del nucleare (scritto nel 2011 con Giorgio Ferrari Ruffino), L’ Italia torna al nucleare. I costi, i rischi, le bugie (2008), A volte ritornano: il nucleare. La proliferazione nucleare, ieri, oggi e soprattutto domani (2005), da tempo impegnato sul tema dell’impiego sia militare che civile del nucleare, intervistato dalla redazione di Pro\Versi, piattaforma di dibattito online, sfata alcuni luoghi comuni sulla convenienza di un ritorno al nucleare e, anzi, sostiene con forza la necessità di abbandonarlo definitivamente. Alla domanda se l’impiego civile del nucleare contribuisca alla riduzione del gas serra e del CO2, il prof. Baracca afferma che si tratta di una fandonia sfatata da vent’anni: “Vero è che nello stadio attuale di sviluppo […] le emissioni complessive sono inferiori rispetto ad altre fonti di energia, ma […] se potessero svilupparsi massicci programmi nucleari lo sfruttamento di minerali più poveri di uranio porterebbe ad un aumento delle emissioni complessive”. Né vi sono dubbi, secondo Angelo Baracca, riguardo alla rischiosità dell’impiego massiccio del nucleare: “anche durante l’esercizio normale le centrali nucleari rilasciano emissioni radioattive. Le indagini epidemiologiche effettuate dimostrano nelle popolazioni che vivono nelle zone prossime alle centrali nucleari un aumento vari tipi di malattie, tra le quali tumori”. I rischi sono aggravati anche dalla difficoltà di trattare le scorie: “Dopo 60 anni dal decollo dell’energia nucleare nessun paese ha ancora realizzato un deposito nazionale definitivo per i residui radioattivi. Decine di migliaia di tonnellate di combustibile esaurito si accumulano pericolosamente in piscine. Ormai solo la Francia esegue il ritrattamento, producendo, altre a scorie radioattive pericolosissime, ulteriore plutonio”. Ulteriore pericolo deriva dalla probabilità che si verifichino incidenti alle centrali nucleari. C’è la “probabilità di un incidente grave ogni 7-8 anni”. Il prof. Baracca nega, inoltre la convenienza di un ritorno alla politica energetica del nucleare da un punto di vista dei costi dell’energia: “l’energia nucleare non è competitiva, mentre i costi delle rinnovabili sono in picchiata. I tempi di costruzione delle centrali si allungano, i costi lievitano e grandi capitali devono essere immobilizzati per tempi lunghi e non prevedibili” (foto: energia)

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Ilva, per commissione Ambiente Pe Ancora tanta strada per conformità impianto con normativa comunitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

ilvaAl termine della visita della delegazione di eurodeputati della Commissione Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo all’Ilva di Taranto e dell’incontro col presidente della regione Puglia Michele Emiliano, il capo delegazione On. Giovanni la Via (PPE/IT) ha dichiarato:”C’è ancora molto da fare per rendere l’impianto rispondente alle normative europee e compatibile con gli standard più tecnologicamente avanzati. Tanti interventi sono stati effettuati ma la strada è ancora lunga.”La complessità data dalle dimensioni del sito e dalla maestosità di alcuni interventi necessari, come ad esempio la copertura dei parchi minerari, ci fanno comprendere che i tempi non saranno rapidi.”Si tratta di un sito strategico per la nostra nazione e bisogna intervenire con un obiettivo chiaro: la difesa di un binomio imprescindibile, salute e lavoro.Dobbiamo preservare la salute dei cittadini di Taranto e delle fasce più vulnerabili della popolazione, come i bambini, ma anche quei posti di lavoro che garantiscono a oltre 12.000 famiglie la possibilità di guardare al futuro.La salute dei lavoratori e dei cittadini non è negoziabile. Ci sono ancora delle mancanze gravi, nonostante l’80% di attuazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia).Il nostro compito, come rappresentanti diretti dei cittadini, è proprio quello di fare tesoro di quanto ascoltato e visto in questi giorni, e migliorare il futuro di questa comunità, per ridare speranza alle persone che abbiamo incontrato e che hanno condiviso con noi le loro esperienze e i loro duri racconti di vita in momenti molto toccanti.”Hanno fatto parte della delegazione in visita a Roma, Taranto e Bari fra il 13 e il 15 luglio 2016 i seguenti eurodeputati:
– Giovanni La Via, Presidente della Commissione ENVI al Parlamento europeo e capo delegazione (EPP/IT);
– Massimo Paolucci, Nicola Caputo ed Elena Gentile (S&D/IT);
– Piernicola Pedicini (EFDD/IT);
– Eleonora Forenza (GUE/NGL/IT);
– Nikolay Barekov (ECR/BG);
– Jasenko Selimovic (ALDE/SV).

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Innovazione e rischi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

Banca d'ItaliaL’innovazione, l’investimento devono beneficiare di un ambiente che li premi. Questa breve e in apparenza banale frase è stata estratta dalle considerazioni finali lette lo scorso 31 maggio dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco davanti alla consueta platea di banchieri e imprenditori.
L’innovazione e l’investimento, ripetiamo, devono beneficiare di un ambiente che li premi. Poiché nessuno potrebbe affermare il contrario sembrerebbe un’ovvietà. Ma non lo è se cerchiamo d’inquadrarne il senso nella consapevolezza, tanto per cominciare, che quell’ambiente da noi si presenta ostile.Innovare è bellissimo ma rischioso. E quanto più l’innovazione è radicale tanto più si deve accettare la possibilità del fallimento. Ma chi, avventurandosi in terra incognita, può avere la certezza che raggiungerà il suo obiettivo? E chi, accettando di sperimentare, ha già fisso in mente l’obiettivo che vuole raggiungere?
L’innovazione che conosciamo, quella che siamo capaci di comprendere e affrontare, è necessariamente di seconda fascia. Si limita a rincorrere piccoli aggiustamenti nei processi o nei prodotti che danno l’illusione del cambiamento lasciando tutto, nella sostanza, com’è.E non potrebbe essere diversamente perché la paura di sbagliare – e di pagare sanzioni molto salate in termini economici, giudiziari e di reputazione – è così alta da sconsigliare voli pindarici suggerendo invece di procedere per corti e goffi saltelli che offrono una rassicurante aderenza al suolo.Chi non risica non rosica ma nemmeno si fa male. Nel paese che non riesce a perdonare il successo bisogna schivare anche l’insuccesso perché basta mettere un piede in fallo per essere espulsi dal gioco. Accettare questa condizione non è da tutti ed è per questo che alla fine vince la prudenza.
In America, per parlare di un paese amico dell’intrapresa, l’insuccesso dovuto a fattori di mercato è considerato normale. Una tappa obbligata del percorso che, provando e riprovando, porterà alla formula vincente, al premio destinato a chi non s’arrende e con tenacia ritenta la sorte.Inseguire un’intuizione e scommettere sul futuro sprigiona tanti e forti sentimenti dove il coraggio si fonda con l’orgoglio e questo con la consapevolezza di appartenere a quella particolare e straordinaria élite destinata a passare alla storia per il contributo portato al progresso.
Il nostro ambiente è fatto di molte insidie e altrettante invidie. Da noi il mal comune è ancora e sempre un mezzo gaudio. L’uovo di oggi è preferito alla gallina di domani e, soprattutto,chi lascia la vecchia via per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Naturalmente questa stessa condizione di sofferenza per gli attori che si muovono con correttezza diventa un brodo di convenienza per gli spregiudicati e i malintenzionati che sanno bene come muoversi nei terreni accidentati del paese. (di Alfonso Ruffo Consiglio Direttivo Società Libera http://www.societalibera.org)

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E’ italiana la principale organizzazione internazionale per la protezione degli oceani

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

oceanoLa giornata mondiale degli oceani è l’occasione per ricordare gli importanti risultati conseguiti da Friend of the Sea, un’iniziativa tutta italiana diffusa ormai in oltre 50 nazioni nel mondo.Friend of the Sea nasce dal progetto Dolphin Safe, che ha salvato milioni di delfini da pratiche di pesca al tonno insostenibili. Friend of the Sea, dal 2008 ha esteso l’attività alla certificazione e monitoraggio della pesca – non solo del tonno – e dell’acquacoltura sostenibile, verificando l’impatto sull’ambiente marino ed acquatico in generale.Nel corso degli anni, l’organizzazione ha esteso il suo ambito d’azione ed ha elaborato ulteriori certificazioni per premiare quelle attività che riducono a livelli sostenibili il loro impatto sull’ecosistema ed habitat marino. Tra queste, le certificazioni del trasporto mercantile marittimo, delle specie marine ornamentali e delle attività di avvistamento dei delfini e delle balene.Friend of the Sea supporta inoltre numerosi progetti di conservazione ambientale ed ha attivato campagne globali, come quella contro l’uccisione delle balene a seguito delle collisioni con le navi.Scegliere prodotti e servizi certificati Friend of the Sea ci permette di sentirci tutti veramente Amici di Mare, non solo oggi, ma per tutto l’anno.
Friend of the Sea è un programma di certificazione internazionale per prodotti da pesca e acquacoltura sostenibili, e per le attività di dolphin e whale watching sostenibili. Più di 500 aziende da oltre 50 paesi nel mondo si sono affidate a Friend of the Sea per verificare la sostenibilità dell’origine dei propri prodotti. Gli audit sono svolti da enti di certificazione accreditati, sul luogo di pesca ed acquacoltura, e basati sui dati scientifici ufficiali più aggiornati. (foto oceano)

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L’Italia è pronta a un Ministero per le politiche future?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

palazzo chigiL’Istituto di Studi Politici Economici e Sociali Eurispes ha recentemente lanciato la proposta di creare in Italia un Ministero per il Futuro. In una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Renzi ha fatto propria l’iniziativa del governo svedese che l’anno sorso ha costituito un Ministero per lo Sviluppo Strategico.
E’ un’idea interessante e forte che sollecita una visione organica dei problemi e dello sviluppo.
In Svezia opera un vero e proprio Consiglio dei Ministri, composto dal primo ministro e dai ministri per le infrastrutture, lo sviluppo economico e l’innovazione, le finanze, la pubblica amministrazione e l’ambiente, che si riunisce periodicamente per definire le scelte strategiche ed elaborare idee di sviluppo a lungo termine.
Non necessariamente diventa indispensabile fare lunghe ricerche accademiche sugli scenari futuri, ma diventa stringente la valutazione di ciò che già si sa, si conosce o si intuisce per cercare le soluzioni idonee. Ad esempio sappiamo che la tecnologia cambia le condizioni del lavoro e che la democrazia rischia meno se si coltiva una cultura civica condivisa. Di conseguenza i provvedimenti puntuali da adottare in merito possono ridurre le tensioni quotidiane, attenuando anche la polemica mediatica del momento e favorendo quindi una maggiore libertà ed efficacia dell’azione politica dei governanti.
A livello internazionale, europeo e nazionale, la politica è di fronte a scelte di grande rilievo e anche a grandi opportunità. Si deve muovere su un terreno di gioco inedito e più complesso che pone domande nuove e richiede soluzioni nuove oltre che un impegno comune. Si consideri, per esempio, la grande finanza, le migrazioni, l’ambiente, l’esplorazione dello spazio, la ricerca, anche quella sanitaria e farmaceutica per debellare i grandi mali del secolo. Si consideri inoltre gli apporti che necessariamente dovranno venire non solo dall’Unione Europea ma anche dai BRICS.
L’inevitabile passaggio dal morente mondo unipolare a quello multipolare e la creazione di una nuova architettura economica, finanziaria, monetaria e commerciale internazionale possono essere realizzati soltanto se i governi saranno in grado di progettare insieme il loro futuro.In alcune istituzioni internazionali, per fortuna, la cultura e la pratica degli scenari sono già avviate. Le stesse Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030. L’OECD fornisce orientamenti su economia e lavoro proiettati al 2030-2050 che sono alla base delle scelte del G20.
La Cina, è noto da tempo, opera su una prospettiva di lungo periodo in base alla visione di una nuova riorganizzazione territoriale di tutta l’area euroasiatica. La Nuova Via della Seta e l’Asian Infrastructure Investment Bank sono i pilastri portanti di questa strategia. Anche la Russia ha recentemente creato un’apposita Agenzia per le Iniziative Strategiche. Si pensi al grande Progetto Razvitie, il corridoio di sviluppo infrastrutturale eurasiatico che dovrebbe collegare il Pacifico a Mosca e poi fino all’Atlantico attraversando l’Europa. Nel campo militare e della geopolitica sono gli Stati Uniti che da sempre operano con scenari di lungo periodo. Oggi in Italia, invece, siamo, purtroppo, condizionati dalle continue emergenze e da scelte politiche di breve respiro. Invece i cambiamenti paradigmatici nel campo politico, economico, sociale e culturale e le grandi sfide epocali operano sul lungo periodo. L’improvvisazione, anche se farcita dalla tanto osannata creatività nostrana, non basta.
Ne può bastare la delega a qualche università, a qualche benemerito istituto privato, del compito di fare delle ricerche sul “futuribile”. Definire le strategie è compito dello Stato e del Governo.
Nel nostro Paese c’è un grande bisogno di recuperare una cultura degli scenari, una visione che aiuti ed orienti gli operatori, pubblici e privati, ad affrontare meglio la complessità del mondo contemporaneo e le sue sfide globali. Perciò ci sembra condivisibile l’idea avanzata dall’Eurispes. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Curiamo l’ambiente per assicurarci il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

teva società farmaceuticaL’ambiente in cui viviamo è importante, e proprio per questo i dipendenti degli impianti produttivi Sicor di Teva Active Pharmaceutical Ingredients, si sono dati appuntamento alle ore 10 al Parco faunistico La Torbiera di Agrate Conturbia (No) per una giornata di volontariato all’aperto da passare insieme alla propria famiglia e ai colleghi. Obiettivo dell’azienda è quello di curare e ripristinare l’ambiente e i volontari piantumeranno infatti alberi di Carpino e piante di Rosa, poteranno le siepi, puliranno i sentieri e – perché no – raccoglieranno le castagne.“Nei mesi scorsi abbiamo aperto le porte delle nostre fabbriche per mostrare il nostro lavoro di tutti i giorni alle nostre famiglie e le abbiamo rese orgogliose” racconta Stefano Lombardi, General Manager di TAPI Italia. E continua: “Con questa nuova iniziativa intendiamo dimostrare l’impegno della nostra azienda per la comunità in cui operiamo. Avere cura dell’ambiente significa avere cura del futuro, elemento essenziale per un’azienda che, come la nostra, si pone l’obiettivo di curare il presente per sostenere il futuro. Lavorando tutti insieme possiamo fare davvero la differenza e ottenere risultati concreti”.
TAPI è un produttore leader a livello internazionale di ingredienti farmaceutici (API), vanta il più ampio portfolio del settore con oltre 300 prodotti e ha raggiunto circa $ 724.000.000 di vendite a terzi parti nel 2014. Parte del gruppo Teva Pharmaceutical Industries, la storia di TAPI nel settore del farmaco equivalente risale a più di 75 anni fa. Con sede in Israele , vicino a Tel Aviv , TAPI impiega oltre 5.000 professionisti in più di 20 siti in tutto il mondo fra cui Italia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia, Israele, India, Cina, Messico, Porto Rico e Stati Uniti.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (NYSE e TASE: TEVA) è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali che offre soluzioni di cura di alta qualità e su misura a milioni di pazienti ogni giorno. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo e grazie al suo portfolio di oltre 1.000 molecole produce una vasta gamma di farmaci equivalenti per quasi tutte le aree terapeutiche. Teva, nel settore dei farmaci specialistici, è leader mondiale per i trattamenti innovativi nelle aree del Sistema Nervoso Centrale, della terapia del dolore e del sistema respiratorio. Teva integra la ricerca e lo sviluppo globale con le proprie competenze nel campo dei farmaci equivalenti e specialistici per formulare nuove risposte ai bisogni insoddisfatti dei pazienti combinando sviluppo di farmaci, dispositivi, servizi e tecnologie. Il fatturato netto di Teva ha raggiunto $ 20,3 miliardi nel 2014. Per ulteriori informazioni http://www.tevapharm.com.

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La Commissione Ambiente del Senato approva una risoluzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2015

senato-della-repubblica[1]Di Eleonora Mariano. Per rispondere alla richiesta della Commissione europea, che nel maggio 2015 ha avviato una consultazione pubblica sul tema dell’economia circolare con la finalità di preparare una nuova strategia entro la fine dell’anno, la Commissione Ambiente del Senato ha approvato una risoluzione sull’Economia circolare (scaricabile da QUI) nella quale si evidenzia come l’uso insostenibile delle risorse naturali stia provocando non solo ingenti danni ambientali, ma anche importanti ripercussioni economiche. Nella stessa risoluzione, infatti, si rileva come l’Umanità stia “già superando molti limiti dell’ecosistema planetario causando problemi ambientali seri e preoccupanti: cambiamento climatico, deforestazione, desertificazione, degrado dei suoli, perdita di biodiversità e indebolimento dei servizi ecosistemici”.
Nel documento si affrontano diversi temi, molti dei quali legati al settore foresta-legno-carta come, ad esempio, l’edilizia sostenibile, la progettazione eco-compatibile dei prodotti, l’uso efficiente delle risorse e il Green Public procurement (GPP).
In particolare, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, la risoluzione pone l’accento su come un elemento di grande importanza sia l’applicazione dei criteri ambientali minimi negli appalti pubblici di forniture e negli affidamenti di servizi nell’ambito delle categorie previste dal PAN-GPP (Piano di Azione Nazionale – Politiche acquisti verdi).
Nella risoluzione viene fatto esplicito riferimento al fatto che si dovrebbe prevedere che nei bandi-tipo, sulla base dei quali sono predisposti i bandi da parte delle stazioni appaltanti, siano contenute indicazioni per l’integrazione dei criteri ambientali minimi.
Si ricorda che la certificazione forestale è uno degli strumenti previsti dal PAN-GPP per fornire garanzia dell’origine legale e sostenibile dei prodotti, strumento che assicura un punteggio come criterio ecologico premiante nei bandi (fonte:PEFC Italia)

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L’ictus si previene “curando” il territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

ictus cerebraleMilano Martedì, 27 ottobre 2015 alle ore 13.00 presso il Consiglio Regionale della Lombardia – Sala della Memoria Via Fabio Filzi, 22. In prossimità della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, che ricorre il 29 ottobre, l’incontro sarà l’occasione per riportare l’attenzione sull’importanza di una corretta attività di prevenzione dell’ictus cerebrale, che in Italia oggi rappresenta la terza causa di morte e la prima di invalidità, individuando tempestivamente e correggendo i fattori di rischio che possono portare all’evento acuto, sui quali non esiste ancora una piena consapevolezza.E’ importante sottolineare, infatti, che l’evento acuto è determinato da una molteplicità di fattori come ipertensione, dislipidemie, e patologie cardiache tra cui la Fibrillazione Atriale, nei confronti dei quali si può intervenire con opportune terapie.Il “fenomeno ictus” deve, quindi, essere visto in un’accezione più ampia, che non consiste solo nella gestione dell’emergenza, per la quale la Regione Lombardia rappresenta un esempio virtuoso, ma che deve tenere in considerazione la possibilità di prevenire l’evento e, nel caso si verifichi, di seguire il paziente attraverso un adeguato percorso di riabilitazione. Elementi – questi ultimi – frutto di una elaborazione culturale di recente acquisizione, che necessitano, quindi, di un perfezionamento e di interventi incisivi.Tutto questo implica, infatti, la necessità di una logica di continuità assistenziale tra ospedale e territorio e una stretta collaborazione tra specialista e Medico di Medicina Generale.Alla luce di ciò, nel corso della conferenza si confronteranno i principali attori coinvolti: clinici, associazione pazienti e Istituzioni regionali, per mettere a fuoco le dimensioni del problema e le prospettive future.Interverranno:
· Fabio Rizzi – Presidente III Commissione permanente Sanità e Politiche Sociali, Consiglio Regione Lombardia
· Fabio Altitonante – Membro III Commissione permanente Sanità e Politiche Sociali, Consiglio Regione Lombardia
· Fabrizio Carletti – Presidente A.L.I.Ce Lombardia
· Elio Clemente Agostoni – Direttore Struttura Complessa di Neurologia, Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano
· Fabrizio Oliva – Responsabile Unità Coronarica Ospedale Niguarda Ca’ Granda, Milano
· Ovidio Brignoli – Vicepresidente SIMG – Società Italiana Medicina Generale
A.L.I.Ce Lombardia presenterà, inoltre, un’iniziativa di screening dei fattori di rischio dell’ictus, organizzata con il contributo non condizionato di Bayer Healthcare rivolta alla popolazione, che avrà luogo il 29 ottobre prossimo a Milano.

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Ambiente lavoro e sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

infortuni-lavoroDall’inizio del 2015 le vittime sui luoghi di lavoro in Italia sono state 553. Se a queste si aggiungono quelle avvenute sulle strade e in itinere, il numero sale a 1100. E’ questo il preoccupante scenario tracciato dall’Osservatorio Indipendente di Bologna. Dalle statistiche dell’Osservatorio emerge inoltre come il 32,5% delle morti sui luoghi di lavoro sia avvenuto in agricoltura. Di questi, 116 sono stati schiacciati dal trattore, oltre il 20% sul totale di tutte le morti per infortuni. In pratica, un morto su 5 di tutte le morti sui luoghi di lavoro è stato causato da un trattore.E proprio la difficile situazione del settore agricolo è stato oggetto di analisi del convegno “La sicurezza in agricoltura. Il progetto ‘Coltiviamo la sicurezza”, organizzato da AiFOS in occasione della seconda giornata di lavori della 16esima edizione di Ambiente Lavoro (14-16 ottobre 2015), l’unico salone fieristico italiano dedicato alla promozione della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro.“Malgrado un sensibile calo, negli ultimi cinque anni, di circa il 20% del numero di infortuni denunciati – sottolinea Rocco Vitale, presidente AiFOS, l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro – continuano ad esserci in questo settore ancora troppi infortuni gravi e mortali. I pericoli di infortunio con le macchine agricole, l’ambiente di lavoro, l’utilizzo di sostanze chimiche, la presenza di animali e la stagionalità della manodopera: sono solo alcuni dei molti fattori di rischio che rendono l’agricoltura uno dei settori lavorativi a maggior rischio per i lavoratori. Parliamo del settore in cui si registra, in percentuale, il più elevato numero di decessi. Riteniamo vada fatto un investimento di lungo periodo per migliorare il benessere delle persone e trasmettere le giuste indicazioni ai formatori al fine di promuovere una formazione efficace”.

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I pesticidi minacciano l’ambiente

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2015

ambienteUn nuovo rapporto di Greenpeace pubblicato oggi mostra che l’agricoltura industriale, con il suo massiccio uso di pesticidi chimici, inquina le acque e i suoli causando la perdita di habitat e di biodiversità. Quasi un quarto (24,5 per cento) delle specie vulnerabili o in via d’estinzione nell’Ue è minacciata dagli effluenti agricoli, compresi pesticidi e fertilizzanti, che mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle specie e preziosi servizi ecosistemici come l’impollinazione. È assolutamente necessario un sostegno politico e finanziario per passare da un’agricoltura intensiva dipendente da sostanze chimiche dannose, a pratiche agricole ecologiche.
Nel 2015 la “Task force sui pesticidi sistemici” dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della natura), dopo aver analizzato oltre 800 relazioni scientifiche, ha segnalato un catastrofico declino degli insetti in Europa. Gli impatti possono essere devastanti, poiché il 70 per cento delle 124 principali derrate alimentari coltivate per il consumo umano, come mele e colza, dipendono dall’impollinazione, che migliora la produzione di semi, frutta e ortaggi.«La dipendenza dell’Europa dai pesticidi chimici è più che altro una tossicodipendenza», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace. «Le colture sono regolarmente irrorate con diverse sostanze chimiche, di solito applicate più volte su ogni coltura durante l’intera stagione di crescita. Eppure gli agricoltori dispongono già di alternative non chimiche per contrastare le specie nocive, ma hanno bisogno del necessario sostegno politico e finanziario affinché queste diventino il metodo più diffuso».Il rapporto di Greenpeace “Tossicodipendenza da pesticidi. Come l’agricoltura industriale danneggia il nostro ambiente” esamina la letteratura scientifica disponibile sull’uso dei pesticidi chimici di sintesi in agricoltura. I risultati mostrano che i pesticidi sono una grave minaccia per la biodiversità, sia perché mettono in pericolo le specie, avvelenandole e alla fine uccidendole, sia perché alterano gli ecosistemi, per esempio provocando il collasso della catena alimentare. Secondo la stessa Unione europea, un quarto dei 471 principi attivi approvati in Europa supera le soglie critiche per la persistenza nel suolo o nelle acque, e 79 di questi oltrepassano i valori critici di tossicità per gli organismi acquatici.Spesso diversi “cocktail” di pesticidi contaminano l’ambiente, anche se di norma gli effetti di questi mix chimici non sono valutati nei processi di autorizzazione effettuati dall’Ue. Inoltre, i pesticidi sono valutati in base ai singoli principi attivi, anziché in base ai reali effetti dei prodotti in commercio, che spesso contengono più sostanze. Il processo di autorizzazione dell’Unione europea, inoltre, non riesce a valutare correttamente gli effetti a lungo termine dell’esposizione a basse dosi dei pesticidi, perché si concentra principalmente sulla loro tossicità acuta.«Chiediamo di abbandonare le pratiche agricole dipendenti dalle sostanze chimiche. Serve una forte presa di posizione politica contro l’abuso dei pesticidi e a favore di un’agricoltura ecologica e sostenibile», conclude Ferrario.

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Dalla Campania le cassette per il pesce: riciclabili ed economiche

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2015

cassetteLa salvaguardia dell’ambiente è la priorità per il Consorzio Pescato Campano che, fin dalla sua nascita, ha sempre lavorato per migliorare le condizione delle acque della costa regionale, uno dei più pescosi del Mediterraneo.
Da qualche giorno tutte le imbarcazioni che aderiscono al Consorzio Pescato Campano stanno sperimentando una nuova cassetta per la deposizione e la conservazione del pesce. Sono state archiviate le vecchie cassette di polistirolo che potevano essere utilizzate solo poche volte e che, spesso, venivano ad inquinare. Le nuove cassette sono di plastica riciclabile, resistenti all’acqua salata, a basso costo e quindi a impatto ambientale pari a zero. Il progetto pilota è finanziato dal Fondo Europeo per la Pesca gestito dalla Regione Campania. La sperimentazione sul campo è affidata a Federpesca e al Consorzio Pescato Campano. «Nelle prossime settimane – dichiara Fulvio Giugliano, presidente del Consorzio Pescato Campano e delegato Federpesca in Campania – a bordo di pescherecci strascico e circuizione aderenti al Consorzio saranno sperimentati i primi modelli di cassette che verranno poi seguite e monitorate da tecnici lungo tutta la filiera ittica di distribuzione del pescato. Il mare è tradizione ed economia ed ha bisogno di rispetto. Le nuove cassette daranno un contributo alla difesa dell’ambiente. I nostri pescatori sono orgogliosi di essere i primi a sperimentare nei nostri mari questo tipo di cassette». (cassette)

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Cibo come medicina per il corpo, lo spirito e l’ambiente

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2015

dieta mediterraneaNel convegno organizzato ad Expo dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), alcuni Assessori di Regione Lombardia, Autorità istituzionali, amministratori locali, Rettori di università italiane, imprenditori e top manager della sanità pubblica e privata – hanno riaffermato la validità scientifica della Dieta Mediterranea sia sotto il profilo della salute che sotto quello ambientale. Fino agli anni ‘80, dei cosiddetti alimenti funzionali, ossia dei cibi capaci di influire positivamente su funzioni dell’organismo, non si parlava perché erano la prassi. Stessa cosa per i prodotti a chilometro zero.. Oggi, invece, tutto questo è considerato una conquista. In quest’ottica, un esempio di buona pratica è quello di Fondazione Sviluppo Cà Granda, che nell’ambito del Progetto di valorizzazione del proprio immenso patrimonio rurale, ha avviato un progetto di filiera corta volto ad utilizzare per le proprie mense riso e latte prodotti nei terreni agricoli della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, come era una volta. E’ diventato un traguardo da raggiungere anche la sostenibilità ambientale, intesa principalmente come valorizzazione delle distintive peculiarità dei territori e come tutela delle risorse naturali. Su questo tema, il WWF, Civil Society participant di EXPO 2015, collabora all’evento odierno portando la propria esperienza sulla sostenibilità e in particolare raccontando il Decalogo per il mangiare sostenibile (http://www.oneplanetfood.info/mipaaf), una vera e propria guida rivolta ai cittadini che chiama ad azioni di responsabilità anche gli agricoltori e l’industria. Dieci semplici regole per mangiare sostenibile, dal consumo di prodotti locali e di stagione all’acquisto di prodotti poveri di imballaggi che guardano all’ambiente e alla salute. Autorevoli esponenti del mondo cattolico e musulmano, quali Padre Giansandro Cornolti, Vice Presidente di OSF e l’Imam Yahya Pallavicini, Vice Presidente della Co.Re.Is., hanno sottolineato come il cibo, inteso come occasione di convivialità e fautore di aggregazione e buon umore, sia da intendersi anche come “medicina per lo spirito”. I 34 relatori presenti al convegno si sono fatti portavoce non di una teoria alimentare, ma di una sorta di appello alla comunità sia scientifica che sociale: la salute non è un patrimonio, perché si può anche nascere malati, ma l’ambiente lo è e, in quanto tale, va assicurato il più possibile. La conquista di un maggior stato di salute dipende dalla conservazione dei fattori ambientali che caratterizzano un territorio e da un’alimentazione che si potrebbe, quindi, definire ecologica. La scienza medica avanza continuamente nella cura delle cosiddette “malattie del benessere” – arteriosclerosi, diabete, ipertensione, obesità, per citare le principali; “occorre che l’intera società contribuisca a tale progresso con una nuova cultura della prevenzione, che non si esaurisca nella diagnostica, ma si concentri innanzitutto sugli stili di vita alimentari e ambientali – ha sottolineato il Prof. Alessandro Miani, Presidente di SIMA – che ha aggiunto – Ambiente è anche ciò che occupa gli spazi vuoti all’interno del nostro organismo: cavità buccale, esofago, stomaco, così come trachea, bronchi e polmoni. E’ quindi da considerarsi ambiente anche il cibo che mangiamo così come l’aria che respiriamo. In quest’ottica, seguire buone regole alimentari significa salvaguardare la propria salute ma anche quella del Pianeta”. Il Rettore dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, prof.ssa Cristina Messa ha sottolineato come il legame tra cibo e salute siano ampiamente studiati ma non così noti, soprattutto dalla popolazione che è sempre più anziana e non sempre ha un approccio psicologicamente corretto con l’alimentazione.
In uno studio condotto dal BCFN, è stato stimato come il 30% dell’impronta ecologica di una nazione come l’Italia sia connessa alla catena di produzione e al consumo di cibo. In sintesi, l’alimentazione ha un impatto rilevante sull’uso del territorio, oltre che sul consumo di risorse naturali. In quest’ottica, studi scientifici hanno dimostrato come la Dieta Mediterranea, che si distingue per un maggiore consumo di carboidrati, frutta e verdura, abbia un minor impatto ambientale, dal punto di vista dell’impronta ecologica, rispetto all’alimentazione nordamericana e a quella dei Paesi dell’Est Europa. Il vantaggio nell’adottare una dieta mediterranea si conferma anche sul versante economico; infatti, utilizzando i dati Istat, è stato calcolato il costo di entrambi i possibili menu: quello “mediterraneo” comporta una spesa giornaliera di circa 4 euro, mentre quello riconducibile allo “stile americano”, ha un costo di circa 6 euro.

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Elettrosmog e tutela della salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2015

elettrosmogIl diritto alla tutela dell’ambiente e della salute dei romani ha da oggi una fondamentale arma in più. Con l’approvazione, da parte dell’Assemblea capitolina, del regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile, Roma si dota di un efficace strumento di prevenzione e gestione dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, colmando così una lacuna storica per la Capitale. Dopo due decenni si dice definitivamente stop ad una deregulation che ha portato alla diffusione incontrollata nel territorio urbano di impianti telefonia mobile, al proliferare di “antenna selvaggia”. E si da una risposta fattiva, con interventi, controlli, verifiche, indagini, al fenomeno dell’inquinamento elettromagnetico, accogliendo così la pluriennale esperienza dei cittadini e dei comitati che hanno condotto lunghe e spesso inascoltate battaglie contro il nemico invisibile dell’elettrosmog. L’adozione di misure quali la pianificazione urbanistica improntata al perseguimento della minimizzazione del rischio di esposizione, la realizzazione del Registro capitolino delle sorgenti fisse e mobili dei campi elettromagnetici, l’effettuazione di campagne di monitoraggio, l’istituzione di un Osservatorio di settore sull’inquinamento elettromagnetico e la realizzazione di indagini epidemiologiche vanno in un’unica essenziale direzione: quella della salvaguardia della qualità della vita dei cittadini e del loro bene più prezioso, la salute. Lo dichiara in una nota il capogruppo della Lista civica Marino, Luca Giansanti.

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