Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘inflazione’

Prezzi: sottostimato il tasso di inflazione rilevato dall’Istat

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

L’Istat ha pubblicato le stime dell’inflazione al -0,2% sia su base mensile che su base annua. In seguito alla flessione dei prezzi dei carburanti e degli altri beni energetici, l’inflazione torna quindi a valori negativi per la prima volta dal 2016. Il dato appare fortemente sottostimato, poiché i prezzi registrati da Federconsumatori e segnalati dai cittadini mostrano invece aumenti consistenti, in particolare nell’agroalimentare e per i beni della cura della casa e della persona. Basti pensare che dalle nostre rilevazioni emergono incrementi fino al +35% solo per i generi alimentari. In questo quadro di generale incertezza continuiamo a riscontrare inevitabilmente le conseguenze dell’emergenza Covid-19 e proprio per questo è indispensabile intervenire sul piano economico e sociale per scongiurare un peggioramento della crisi ed erogare nel più breve tempo possibile bonus e agevolazioni nonché provvedere al pagamento della cassa integrazione. I provvedimenti non devono limitarsi a misure emergenziali e devono invece tradursi in interventi rapidi, efficaci e strutturali capaci di assorbire e ammortizzare quanto più possibile le ripercussioni della crisi per far ripartire il Paese con nuove occasioni di crescita e di sviluppo.

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Prezzi: Istat, inflazione ad aprile zero su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

L’Istat registra, ad Aprile, un tasso di inflazione al +0,1% su base mensile e una variazione tendenziale nulla. “L’azzeramento dell’inflazione – riporta l’Istituto di statistica – è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei beni energetici, che amplificano la loro flessione sia nella componente regolamentata (da -9,4% a -13,9%) sia in quella non regolamentata (da -2,7% a -7,6%); questa dinamica è solo in parte compensata dall’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari (da +1,1% a +2,8%) e, in misura minore, dalla riduzione della flessione dei prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni (da -2,6% a -1,3%).”
Affermazione che testimonia, anche se in maniera timida e marginare, il forte aumento dei prezzi dei beni alimentari denunciato più volte da Federconsumatori. L’incremento registrato dal nostro Osservatorio riguarda anche i prodotti per l’igiene e per la cura della persona, nonché i detergenti per la casa. Aumenti confermati nel dettaglio dall’Istat, anche se in forma sottostimata a nostro avviso: l’Istituto riporta, infatti, che “i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano in modo marcato da +1,0% a +2,6%, mentre la crescita di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto passa da +0,6% a +0,8%.”
Dai nostri dati e dalle denunce che continuamente riceviamo dagli utenti emerge, invece, un rincaro molto più marcato dei bei alimentari e per la cura della casa e della persona, che hanno subito ritocchi aumenti che arrivano anche a segnare quota +35% rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione. Da Nord a Sud la situazione non cambia, nei piccoli esercizi come presso la grande distribuzione.“Questa situazione non fa altro che aggravare la situazione di forte difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa dell’emergenza Covid-19. Persone che hanno perso il lavoro, che si trovano in cassa integrazione, che non riescono a far fronte alle spese quotidiane.” – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori. – “Di fronte a tale emergenza bisogna rispondere con fermezza e decisione, adottando misure adeguate a contrastare l’emergenza povertà, assicurando una sopravvivenza dignitosa alle famiglie in difficoltà.” Per fare ciò è urgente incrementare buoni spesa e forme di sostegno già disposte, estendendo la platea dei beneficiari e incrementando le risorse a disposizione. In questa fase è fondamentale e giusto sostenere le imprese, per consentire una ripartenza del settore produttivo e dei servizi, ma non si può e non si deve dimenticare le famiglie.

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Unc: Istat conferma, a febbraio nessun effetto Coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Secondo i dati definitivi di febbraio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento su base annua dello 0,3%”Ottima notizia. L’inflazione addirittura scende rispetto a gennaio. Insomma, l’Istat conferma che a febbraio non c’è stato nessun effetto Coronavirus sui prezzi. Certo le corse ai supermercati per fare incetta di prodotti si sono verificate soprattutto a marzo. In ogni caso, è una buona notizia che i prezzi dei prodotti alimentari, i più a rischio inflazione, non solo hanno avuto un rialzo molto contenuto, +0,1% su gennaio, ma sono addirittura i beni alimentari non lavorati ad aver contribuito maggiormente alla decelerazione dell’inflazione, dal +0,8% tendenziale di gennaio a +0,1% di febbraio, con una flessione dei vegetali freschi, rispettivamente, da -3,1% a -7,3% di febbraio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,3% significa avere una maggior spesa annua complessiva di appena 56 euro, con un risparmio sulla voce abitazione di 114 euro e un rialzo per gli alimentari di soli 23 euro. Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rincaro è di 38 euro nei dodici mesi, mentre per la famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di soli 7 euro” conclude Dona.

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Inflazione allo 0,4%, con ricadute di 118,60 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

L’Istat registra, a febbraio, un tasso di inflazione al +0,4% su base annua. Con l’inflazione a questi livelli, gli aggravi a carico di ogni famiglia ammontano a +118,60 Euro annui.Più marcato, invece, l’aumento del tasso relativo al carrello della spesa, ovvero dei prezzi dei beni con maggiore frequenza di acquisto, che si attesta al +1%, in lieve diminuzione rispetto al tasso del +1,3% registrato a gennaio. Questo si traduce, solo nel settore alimentare, in un aggravio di 56,00 Euro annui a famiglia.In particolare l’Istat sottolinea che non ci sono stati a febbraio aumenti dei prezzi degli igienizzanti a causa del Coronavirus, precisando che le rilevazioni arrivano fino a domenica 23. Una speculazione che forse non avveniva solo nelle farmacie e nei negozi fisici monitorati dall’Istat, che tra l’altro in tale data avevano con grande probabilità già finito le scorte. Purtroppo, a partire da circa il 20 febbraio, specialmente online, i prezzi hanno iniziato a lievitare, lo dimostrano le numerose denunce dei cittadini che si sono rivolti alla nostra Associazione, che ci hanno portato a segnalare prontamente il fenomeno all’Antitrust. È di oggi la notizia che l’Autorità ha chiesto chiarimenti sulla vendita di prodotti igienizzanti e di mascherine alle principali piattaforme e ai siti di vendita on line.Al di là dei dati relativi alle speculazioni, rimane comunque il fatto che l’inflazione in crescita pesa sui bilanci familiari in un momento delicato e difficile per l’intero sistema economico.Condividiamo gli appelli alla calma e alla razionalità: attraverso una corretta informazione che dia spazio alla conoscenza e non alle paure irrazionali è possibile adottare tutte le misure precauzionali del caso senza paralizzare l’intero Paese. Per questo è necessario uno sforzo del Governo per affrontare l’emergenza e limitare i danni sull’economia, che rischiano di ripercuotersi in maniera pesante sull’economia e su tutti i cittadini.

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Inflazione: la classifica delle regioni e città più care

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Secondo i dati definitivi di gennaio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 05% su base annua, come a dicembre.”Bene, l’inflazione rimane stabile come a dicembre. Nessuna risalita dei prezzi come risultava invece nel dato preliminare. Unica preoccupazione il rincaro dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che passano dall’1% di dicembre all’1,3% di gennaio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 145 euro, con un rialzo di 162 euro per i trasporti ed un ribasso di 110 euro per l’abitazione, 58 euro per il solo carrello della spesa e ben 122 per i beni ad alta frequenza di acquisto” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 118 euro nei dodici mesi, 52 euro per le compere di tutti i giorni e 106 per i beni ad alta frequenza di acquisto, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 66 euro, 43 per le spese obbligate del carrello della spesa” conclude Dona.Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, non solo rispetto all’inesistente famiglia tipo, da 2,4 componenti, ma anche per la famiglia di 3 persone, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione dell’1,3%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia di 3 persone, a 451 euro (392 per una famiglia tipo). Al secondo posto Bari, dove il rialzo dei prezzi dell’1,1% determina un aggravio annuo di spesa, per la famiglia di 3 componenti, pari a 284 euro (229 per la famiglia tipo), terza Napoli, dove l’inflazione a +1,1% comporta una spesa supplementare pari a 271 euro (238 per una famiglia tipo).Le città più convenienti sono, invece, Aosta, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,1% genera un risparmio annuo di 29 euro per una famiglia media. Al secondo posto Reggio Emilia (+0,1%, pari a +28 euro) e al terzo Potenza: +0,2%, pari +43 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di maggior spesa, svetta il Trentino Alto Adige che, con l’inflazione più alta, +1%, registra, per una famiglia di 3 componenti, una batosta pari a 313 euro su base annua (264 euro per la famiglia tipo). Segue il Veneto, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,6%, implica un’impennata del costo della vita pari a 194 euro (151 per fam. tipo), terzo l’Abruzzo, dove per via dell’inflazione a +0,8%, si ha un salasso annuo, per la famiglia di 3 persone, di 192 euro (per la famiglia tipo l’Abruzzo si colloca però al secondo posto, con 164 euro).Il record del risparmio per la Valle d’Aosta, che non registra aumenti dei prezzi, seguita dalla Basilicata, con un’inflazione dello 0,2% ed una maggior spesa di 49 euro per una famiglia di 3 componenti. Al terzo posto, la Sardegna: +0,4% e +90 euro.

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L’Istat ha reso noto il nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

“Al di là dei nuovi ingressi nel paniere, che condividiamo, siamo preoccupati per il calo record del peso della divisione Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, che scende del 9,8%, -1,0775 punti percentuali. Un crollo che non comprendiamo. Al di là della motivazione addotta, legata all’effetto rivalutazione e alla revisione dei dati effettuata dalla Contabilità Nazionale, si tratta di spese obbligate difficilmente comprimibili che mandano in tilt i bilanci delle famiglie e che ora avranno meno voce in capitolo nel calcolo finale dell’inflazione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Incomprensibile, ad esempio, il calo del peso dell’acqua, -21%, raccolta rifiuti, -16,4%, energia elettrica, -10,3%, gas -21,8%. Mentre il calo di altre voci, come l’rc auto, è spiegabile da una riduzione del premio assicurativo, sfugge la riduzione di acqua e rifiuti, specie date le dimensioni di questa flessione” conclude Dona.

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Prezzi: Istat, inflazione a novembre +0,4%

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Secondo i dati provvisori di novembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 0,4% su base annua. “Male. Anche se resta molto bassa, l’inflazione raddoppia rispetto ad ottobre. In particolare, ci preoccupa il carrello della spesa, che svetta a +1,1%, più del doppio rispetto ad ottobre, quando era a +0,5%, e più di due volte e mezza l’inflazione riferita all’intero paniere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una stangata per la massaia che va al mercato. Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il +1,1% del carrello della spesa si traduce, per i soli acquisti quotidiani, in 112 euro in più su base annua, 131 per i beni ad alta frequenza di acquisto” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 99 euro annui per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi delle spese obbligate si traduce in un aumento del costo della vita di 82 euro” conclude Dona.

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Inflazione: il tasso frena attestandosi al +0,2%

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

L’Istat registra, a ottobre, una frenata del tasso di inflazione, che si attesta al +0,2%.In crescita, invece, il tasso relativo all’andamento dei prezzi dei beni con maggiore frequenza di acquisto: il carrello della spesa segna, infatti, un tasso del +0,5% (il mese precedente si attestava al +0,4%.Questo si traduce, per le famiglie, in un aumento generalizzato dei costi, in termini annui, di +64,50 Euro.Tale dato assume maggiore rilevanza se letto in concomitanza con l’andamento ancora altalenante del commercio, che segna lo stato di difficoltà e di incertezza in cui si trovano le famiglie.Il rallentamento della crescita dei prezzi incide sicuramente in maniera positiva su tale dinamica, ma per risollevare realmente, in modo efficace e duraturo la domanda interna, è necessario intervenire potenziando il potere di acquisto delle famiglie.Quest’ultimo ancora non cresce in maniera sufficiente a far fronte alla spesa, anche nei settori essenziali.In tal senso, le famiglie hanno bisogno che diventino al più presto operative le misure quali il taglio del cuneo fiscale e le forme di sostegno quali il bonus figli.In direzione di una maggiore equità riteniamo necessario operare una rimodulazione delle aliquote IVA, per fare in modo che la tassazione non pesi in maniera eccessiva su alcuni beni di prima necessità che invece vengono considerati “beni di lusso” tassati al 22%.
È indispensabile, inoltre, avviare un piano capace di dare nuovo slancio al mercato occupazionale con lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.Si tratta di operazioni fondamentali per rilanciare il potere di acquisto e dare un nuovo input di crescita all’intero sistema economico.

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Prezzi: Istat, inflazione a ottobre +0,3%

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Secondo i dati provvisori di ottobre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 03% su base annua, come a settembre.”Bene. L’inflazione resta stabile, preservando il potere d’acquisto delle famiglie. Purtroppo, però, raddoppia il carrello della spesa, da +0,4% a +0,8%. Una brutta notizia per la casalinga di Voghera” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, quindi, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,3% significa avere una maggior spesa annua complessiva di soli 53 euro, grazie al risparmio della voce Comunicazioni, -72 euro, e dell’Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, – 77 euro, purtroppo il +0,8% del carrello della spesa si traduce, per gli acquisti quotidiani, in 88 euro in più su base annua” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è in media di appena 39 euro nei dodici mesi, ma 78 euro se ne vanno per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 20 euro, ma 64 serviranno per le spese obbligate del carrello della spesa” conclude Dona.

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Inflazione: Rincari per le famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

L’Istat ad Agosto rivede l’inflazione al ribasso: il tasso si attesta allo 0,4%, lo stesso livello di luglio. Rivisitazione in discesa, rispetto alla stima iniziale del +1%, anche per i prezzi relativi al carrello della spesa, che sale del +0,7% su base annua, segnando comunque un’accelerata rispetto al +0,6% di luglio.Tale andamento si traduce, per le famiglie, in un aumento generalizzato dei costi, in termini annui, di +118,40 Euro.Solo nel settore alimentare, invece, gli aumenti ammonteranno a +39,20 Euro. Costi senza dubbio onerosi, che si aggiungono a quelli “di routine” in questa stagione, che vede il sommarsi del rientro tra i banchi di scuola e scadenze tariffarie e fiscali. Secondo quanto calcolato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tra Settembre e Novembre, tra libri, zaini, bollette, TARI e riscaldamento le famiglie dovranno far fronte ad una stangata autunnale di 1.845,19 Euro.È evidente che, di fronte a una situazione simile, che mette a dura prova i bilanci familiari, è di primaria importanza avviare ogni misura necessaria per scongiurare l’aumento dell’IVA dal prossimo anno. Le conseguenze di tale incremento sarebbero disastrose per l’intera economia e per le famiglie, che si troverebbero a far fronte ad un rincaro, a regime, di 831,27 Euro annui.Alla luce di questi dati è sempre più evidente la necessità di un’azione concreta e incisiva da parte del nuovo Governo che, oltre al taglio del cuneo fiscale, dovrebbe disporre investimenti per la crescita, lo sviluppo, la ricerca e la modernizzazione delle infrastrutture. Operazioni fondamentali per dare un nuovo slancio all’intero sistema economico e restituire fiducia alle famiglie.

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L’Istat ha diffuso oggi i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a giugno

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Si attesta sullo stesso livello di maggio, al +0,8% su base annua.Il tasso relativo al carrello della spesa si ferma al +0,3%.Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 236,80 Euro, che incidono su bilanci familiari molto provati dalla sostanziale assenza di misure per la crescita. I redditi delle famiglie, infatti, non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita: crescono in questo modo la povertà e le disuguaglianze nel nostro Paese, determinando una situazione a cui è sempre più urgente fornire risposte concrete.Non dimentichiamo, infatti, che la crescita dei costi dei beni di largo consumo inciderà notevolmente soprattutto sulle famiglie meno abbienti.“Questo andamento non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, determinando così una ripresa della domanda interna e dell’intero sistema economico.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.È indispensabile, in tal senso, fare di tutto per evitare una procedura di infrazione che avrebbe effetti drammatici sulla nostra economia.

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Prezzi: lieve frenata del tasso di inflazione

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a maggio, che si attesta al +0,9%, in lieve diminuzione rispetto ad aprile quando segnava quota 1,1%.
“Alla base della lieve decelerazione” – spiega l’Istat – “c’è un effetto di rientro rispetto ai balzi dovuti ai ‘ponti’ di aprile.” Sul dato incide notevolmente la frenata dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti.Il tasso relativo al carrello della spesa cresce invece al +0,5% (dallo 0,3% di aprile).Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 266,40 Euro: un aumento insostenibile per le famiglie, i cui redditi non aumentano in misura proporzionale rispetto al costo della vita.“La crescita dei costi dei beni di largo consumo rappresenta un elemento di forte preoccupazione, dal momento che inciderà notevolmente sulle famiglie, specialmente quelle meno abbienti.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.Tale dinamica non fa altro che sottolineare la necessità di un piano straordinario capace di determinare una ripresa stabile dell’occupazione, incidendo così in maniera positiva sul rilancio della domanda interna e dell’intero sistema economico.

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Confedir-Udir, Pacifico: “Il nostro impegno per pensioni adeguati all’aumento dell’inflazione”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Il segretario organizzativo Confedir e presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, interviene all’incontro “Il pensionamento oggi e domani?”, organizzato da FEDER.S.P.EV e Confedir presso l’Ordine dei Medici di Palermo.“Come Confedir abbiamo intenzione di impugnare la parziale perequazione degli assegni pensionistici rispetto all’inflazione. Abbiamo già vinto in passato quando un intervento analogo del legislatore nel 2011 è stato dichiarato incostituzionale per poi esser riproposto sotto mentite spoglie sotto i Governi Letta/Renzi/Gentiloni. E il Governo Conte percorre la stessa errata via ancora una volta discriminando le pensioni superiori a tre volte il minimo Inps, e innalzando soltanto dell’1,1% per i prossimi anni l’assegno quando il tasso di inflazione programmatica è dell’1,4% soltanto per il 2019. Per non parlare dei medici in servizio che non hanno un contratto da quasi quattro anni e dovrebbero avere aumentato l’assegno d’intensità di vacanza contrattuale per questa ragione da gennaio scorso. Dovrebbe essere così, anche per i medici in servizio, che al momento hanno il contratto scaduto da tre anni e mezzo, stipendi bloccati da dieci anni e non hanno neanche ricevuto l’aumento dell’assegno dell’indennità di vacanza contrattuale.”Davanti a una platea di medici ha dichiarato questo Marcello Pacifico, segretario organizzativo Confedir e presidente nazionale di Udir, che è intervenuto nel corso dell’incontro “Il pensionamento oggi e domani?”, che si è svolto oggi a villa Magnisi, sede dell’ordine regionale dei medici di Sicilia, appuntamento organizzato da FEDER.S.P.EV e Confedir.

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Oggi le stime di crescita ed inflazione della Commissione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

La commissione potrebbe rivedere marginalmente le già basse attese per il 2019 (da +0,2% a +0,1%) ma la mossa avrebbe un significato simbolico di non poco conto, soprattutto se accompagnata dalla richiesta di delucidazioni sulle ragioni rilevanti che stanno facendo deviare dal processo di rientro del debito. In altri termini, una decisione in tal senso della Commissione aprirebbe le porte per raccomandazioni più cogenti il 5 giugno (ossia dopo le elezioni europee del 26 maggio), quando sarà presentato il country report sull’Italia.
L’ipotesi di base rimane sempre quella di possibili prese di profitto tra maggio e giugno, indotte prevalentemente dalla percezione di minore possibilità a breve di ulteriore supporto delle banche centrali, soprattutto alla luce del recente incontro FED dell’1 maggio e del miglioramento dei dati macro Euro che rendono potenzialmente più ostico il processo di costruzione di una TLTRO robusta, capace di dissipare i timori legati all’incertezza in vista del passaggio di consegne alla presidenza BCE (il mandato di Draghi termina ad ottobre).In area Euro, la stagionalità sfavorevole potrebbe colpire principalmente il comparto delle materie prime, oltre a quello Oil&Gas, insieme ai due comparti maggiormente collegati alla TLTRO, ossia banche ed auto.
Il tutto però potrebbe rivelarsi temporaneo e tale anzi da creare la base per ulteriori misure/aperture delle banche centrali già a giugno: il 6 giugno sono attesi i dettagli della TLTRO ed il 19 giugno la FED è attesa aprire in modo più forte sul tema taglio tassi.
Riguardo l’andamento dei prezzi del petrolio si tratta di una variabile importante che impatta molto sulle percezioni e quindi sul clima generale. Dopo aver scontato fino a fine aprile una forte carenza di greggio, la situazione potrebbe drasticamente mutare alla luce di 3 considerazioni:
Incertezza sulla proroga dei tagli Opec+ alla seconda parte del 2019, a causa dell’opposizione soprattutto della Russia, intenzionata a non favorire troppo lo shale oil USA (la cui produzione è in forte aumento) in un contesto di innumerevoli colli di bottiglia dal lato offerta (Libia, Venezuela, Iran ecc). Importante sarà la riunione preliminare Opec+ a Jeddah in Arabia Saudita (formalmente è atteso l’incontro del JMMC, ossia il Joint Ministerial Monitoring Committee dove sono inclusi due paesi non Opec: Russia ed Oman) del 19 maggio, prima della riunione formale del 25/26 giugno a Vienna
Ridimensionamento della domanda stimata per l’anno in vista di tempi lunghi sul fronte negoziazioni sui dazi. Posizioni nette lunghe degli speculatori già relativamente elevate (anche se non elevatissime) tale da indurre rapide prese di profitto.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’Istat conferma i dati preliminari dell’inflazione di marzo, pari a +1% su base annua, come a febbraio. “Purtroppo l’inflazione non abbassa la testa. In questo contesto, non togliere definitivamente dal campo la possibilità di incrementare l’Iva, come conferma oggi Tria, è un autogol, considerato che i prezzi sono influenzati anche dalle aspettative di futuri aumenti. Anche perché, pur restando stabile, l’inflazione a marzo diventa più preoccupante, visto che il gasolio svetta in un solo mese del 2,6% e la benzina del 2,4%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione al +1% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 325 euro, 179 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto e 95 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a 151 euro per abitazione, acqua, elettricità e combustibili e 64 per i trasporti” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 306 euro su base annua, 164 per i beni acquistati più frequentemente, 85 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 262 euro in più nei dodici mesi, 137 per i beni ad alta frequenza, 71 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 163 euro, 301 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.
Resi noti, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 1) in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione a +1,6%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 532 euro su base annua. Al secondo posto, Brescia dove il rialzo dei prezzi dell’1,5%, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 440 euro, terza Bologna, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 395 euro.La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, Perugia dove l’inflazione a +0,4% genera un esborso addizionale annuo di 90 euro. Al secondo posto Ancona (+0,5%, pari a 109 euro) e al terzo Cagliari, +0,6%, con un aumento del costo della vita pari a 118 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2) in termini di maggior spesa, il Trentino Alto Adige, che, nonostante abbia un’inflazione più bassa di Liguria e Puglia, registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 340 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 326 euro, terza la Liguria, dove, pur essendoci un’inflazione all’1,4%, superiore alle prime due, si ha un salasso annuo di 310 euro.La Puglia, che registra l’inflazione più alta, pari a +1,5%, si colloca solo al quarto posto, con un aumento di spesa di 299 euro.La Sardegna si conferma la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,6% che si traduce in una spesa aggiuntiva di 112 euro.

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Bce: taglia stima inflazione Eurozona a 1,2% da 1,6%

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

La Bce taglia le stime sull’inflazione dell’Eurozona per il 2019 all’1,2%, dall’1,6% precedente.”La Bce riattivi il quantitative easing. Dato che l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di arrivare ad un’inflazione al 2%, la previsione di oggi deve indurre la Bce a rilanciare il piano di acquisti di titoli di Stato almeno fino alla fine dell’anno. Non basta, infatti, proseguire con i reinvestimenti. Se, come ha detto più volte Draghi, il Qe rimane nella cassetta degli attrezzi della Bce, è ora di risfoderarlo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Anche se l’inflazione è sempre stata una scusa per giustificare il QE agli occhi della Germania, e di certo non sono le associazioni di consumatori a desiderare un’inflazione più alta, il taglio delle stime di crescita per l’Eurozona da +1,7% a +1,1 devono indurre Draghi a riprendere il QE” conclude Dona.

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Unione Naz. Consumatori su inflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

Secondo i dati provvisori di febbraio resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,1% su base annua, dal +0,9%. “Una pessima notizia! Nonostante l’Italia abbia chiaramente imboccato il tunnel della recessione ed i consumi siano in caduta libera, si interrompe la frenata dell’inflazione che era servita a ridare fiato alle famiglie, salvaguardando il loro potere d’acquisto. Un effetto dovuto più che alle gelate, alle speculazioni sui vegetali freschi. Il carrello della spesa che nei mesi scorsi era diminuito, aiutando la casalinga di Voghera a fare la spesa, balza da +0,6% a +2,1%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +1,1% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 376 euro, 249 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto e ben 170 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, mentre si arriva a ben 155 euro per abitazione, acqua ed elettricità e 155 anche per l’alimentazione” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 350 euro su base annua, 225 per i beni acquistati più frequentemente, ben 151 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, 136 per l’alimentazione, 151 per l’abitazione, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 305 euro in più nei dodici mesi, 191 per i beni ad alta frequenza, 127 per il carrello della spesa, 115 per l’alimentazione. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 200 euro, 216 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.

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L’Istat conferma i dati preliminari dell’inflazione di gennaio, pari a +0,9% su base annua

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

“Effetto recessione! Confermata la gelata sui prezzi, che dall’1,6% di ottobre crollano, in appena tre mesi, allo 0,9%, scendendo del 44%. Anche se le cause sono preoccupanti, il calo del Pil dello 0,2% nel IV trimestre 2018 ed il Paese che riprecipita nella recessione, gli effetti, ossia la frenata sui prezzi, sono positivi, dato che risale il potere d’acquisto delle famiglie. Se cala il carrello della spesa, sceso a +0,6%, è contenta la massaia che va al mercato a fare compere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,9% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 295 euro, ma solo 64 euro per il carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 280 euro su base annua, ma solo 57 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 242 euro in più nei dodici mesi, appena 48 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona è pari a soli 30 euro, 26 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona.
Rese noti oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (cfr. tabella n. 1) in termini di rincari, si confermano Bolzano che, con un’inflazione a +1,7%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 565 euro su base annua. Al secondo posto, Reggio Emilia dove il rialzo dei prezzi dell’1,7%, determina un aumento del costo della vita, per la famiglia media, pari a 477 euro, terza Verona, dove l’inflazione dell’1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 369 euro.Le 3 città più convenienti, in termini di minori rincari, sono, invece, Potenza, che con l’inflazione più bassa, +0,2%, registra, per una famiglia tipo, una spesa supplementare di appena 42 euro, al penultimo posto Firenze, dove la seconda inflazione più bassa (+0,4%) genera un esborso aggiuntivo di soli 108 euro e Ancona, +0,5%, con un aumento del costo della vita pari a 109 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di maggior spesa, il Trentino Alto Adige, che registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 368 euro su base annua. Segue l’Emilia Romagna, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 326 euro, terza la Liguria, dove, pur avendo l’inflazione all’1,3% come in Trentino, si ha un salasso annuo di 288 euro.
La Basilicata si conferma la regione meno cara, con un’inflazione dello 0,4% che si traduce in un rincaro di 81 euro, penultima la Sardegna, +0,5%, pari a 94 euro.

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L’Istat ha reso noto il nuovo paniere per il calcolo dell’inflazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 febbraio 2019

“Bene l’ingresso dei prezzi dell’energia elettrica del mercato libero, considerato che secondo la recente indagine dell’Antitrust, oltre che stando alle ultime rilevazioni di Arera, i prezzi sono in media maggiori di quelli del mercato di maggior tutela” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Come risulta dal provvedimento di condanna dell’Antitrust dei giorni scorsi, infatti, le aziende sanzionate, avevano un margine di profitto di 20-50 euro per i clienti in maggior tutela contro 50-80 euro per quelli sul mercato libero, con una differenza di margine pari a circa il 48 per cento. Ottimo, quindi, che si registrino i prezzi del mercato libero, così da registrare il fallimento di questo attuale modello” prosegue Dona.”Non possiamo poi che esprime grande soddisfazione per il fatto che l’Istat abbia accolto la nostra proposta, ufficialmente fatta in occasione della riunione con il Mise del 21 novembre, di posticipare il calendario di rilevazione in occasione dei saldi, per evitare distorsioni nella rilevazione degli sconti praticati. Un miglioramento importante di cui andiamo orgogliosi” conclude Dona.

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“Il peggio è passato per i mercati emergenti?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 gennaio 2019

A cura di Krishan Selva, Gestore di portafoglio clienti di Columbia Threadneedle Investments. Il 2018 è iniziato all’insegna dell’euforia per i mercati emergenti dopo gli ottimi risultati 2017. Quell’ottimismo era il frutto della solida crescita degli utili, con le stime di consenso per l’MSCI Emerging Markets Index in salita al 22,7% a dicembre dal 14,1% di inizio anno. Le azioni cinesi hanno avuto un anno straordinario, guadagnando più del 50%. Sfortunatamente, questa euforia non è durata e nel 2018 l’MSCI Emerging Markets Index ha perso oltre il 25% rispetto al picco di gennaio.A febbraio e marzo, la volatilità dell’azionario globale ha toccato i mercati emergenti, a causa dei timori sui titoli tecnologici, l’aumento dell’inflazione statunitense, il rialzo dei tassi d’interesse e il rischio di un rallentamento economico. I mercati emergenti hanno perso quota durante questo periodo, ma non in misura superiore all’Europa, dimostrando un migliore stato di salute delle economie dell’area rispetto al passato. Le partite correnti erano perlopiù in avanzo, le riserve valutarie più elevate e, cosa ancora più importante, gran parte del debito era detenuta internamente (il 70% del debito asiatico è locale).
Successivamente, però, Donald Trump ha imposto i suoi dazi commerciali sulla Cina e tutto è cambiato. Inizialmente, i dazi hanno riguardato solo USD 50 miliardi di esportazioni cinesi, una cifra contenibile pari allo 0,01% del PIL cinese. Più recentemente, Trump ha innalzato il target a un meno gestibile dazio del 10% su USD 200 miliardi di esportazioni, minacciando di aumentare l’aliquota al 25% e di estenderla a tutti i beni provenienti dalla Cina.Il clima d’incertezza si è esteso a tutti i paesi asiatici e ad altri mercati emergenti. Molte imprese hanno attinto alle scorte e ridotto la spesa per investimenti, e ciò comprimerà la crescita economica. Le esportazioni cinesi non hanno ancora avvertito il colpo, ma è probabile che diano segnali di debolezza nel primo trimestre del 2019. È interessante notare come le esportazioni cinesi dirette negli Stati Uniti rappresentino meno del 3% del PIL ma il 100% della copertura mediatica.Come se ciò non bastasse, l’inasprimento della liquidità globale nel 2018 ha contribuito alle crisi valutarie in Argentina e Turchia. La prima ha richiesto un prestito all’FMI, mentre la seconda è stata oggetto di sanzioni e ha registrato un’ingente fuga di capitali.
Guardando al 2019, i mercati emergenti sono ancora soggetti ai rischi insiti nell’irrigidimento della liquidità finanziaria e nelle guerre commerciali, ma ci sono anche dei motivi per nutrire un cauto ottimismo. Quando la Federal Reserve statunitense ha innalzato i tassi, le banche centrali dei mercati emergenti hanno reagito in maniera pragmatica, ma tutto questo inasprimento (esterno e interno) metterà un tetto alla crescita. Cinque o più rialzi della Fed durante tutto il 2019 potrebbero creare qualche problema ai mercati emergenti. Tuttavia, visti i recenti segnali di un rallentamento dell’economia statunitense, è più probabile che i rialzi saranno solo due o tre – un’eventualità già scontata dai mercati finanziari.La guerra commerciale è il rischio maggiore, soprattutto qualora si trasformasse in una guerra fredda capace di modificare il funzionamento dell’economia globale, alterando, tra le altre cose, la struttura delle filiere produttive. In un simile scenario, e considerata la trasformazione della globalizzazione in atto, è difficile formulare un pronostico per gli attivi rischiosi. Ma l’eventualità di una guerra commerciale appare più verosimile, e in questo caso la volatilità di mercato dovrebbe proseguire. Crediamo che i primi sei mesi del 2019 abbiano in serbo sia sorprese positive che sfide realistiche prima che Cina e Stati Uniti trovino finalmente un accordo.

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