Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘inflazione’

L’inflazione cresce sempre

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2022

Le stime Istat sull’inflazione per il mese di settembre (1) non sono una sorpresa. Quello che continua a succedere, anzi, avrebbe potuto anche darci percentuali peggiori, ma ha molto giocato il fato che la vampata dei pezzi energetici si è assestata sui livelli di questi mesi (anche con dei cali) ma che ovviamente continuano ad essere oltre il 44% rispetto ad un anno fa. Ed ecco che l’aumento (da 8,4 a 8,9%) si è più concentrato sulle conseguenze degli aumenti energetici, soprattutto sui beni alimentari e i servizi ricreativi. Senza sembrare allarmisti, crediamo che siamo ancora agli inizi di queste conseguenze. Non va sottovalutato l’allarme che continuano a lanciare diversi commercianti al dettaglio che ricevono bollette sempre più salate; e se all’inizio di questi rincari sono riusciti in qualche modo a non far esplodere anche le loro offerte al dettaglio, ora o lo fanno o chiudono.Prezzi al dettaglio su cui grava anche il fatto che, dopo la “transizione” dagli alti estivi, ora siamo nei bassi autunnali che, via via che si va avanti, tra metà autunno e l’inizio dell’inverno, torneranno ad essere alti. E’ un andamento fisiologico dei prezzi su cui si basano quasi tutte le attività commerciali, e che quest’anno non potranno assimilare i risultati della crisi politico/economica (che saranno sempre più pesanti col procedere delle settimane e dei mesi). Insomma: siamo solo all’inizio.Su tutto grava l’incognita di cosa farà il governo che sarà deciso dalla nuova maggioranza elettorale.Un’incognita grande: tutti i partiti di questa maggioranza, quando erano nel governo di unità nazionale (Lega e Forza Italia) o all’opposizione dello stesso (Fratelli d’Italia), si distinguevano per mancanza di linearità, lucidità, razionalità, futuribilità e buon senso… visto che come banderuole stavano dietro alle richieste più o meno corporative di chi consideravano bacino elettorale piuttosto che caldeggiare misure rigorose in linea con l’unico appiglio che l’Italia ha per non sbandare in totale isolamento, le politiche dell’Unione Europea. Quelle grazie alle quali uno storico motto della politica, “l’unione fa la forza”, ha dimostrato di avere valore. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Tra inflazione, timori di recessione e transizione energetica: cosa aspettarsi da qui alla fine dell’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

A cura di William Davies, Global Chief Investment Officer di Columbia Threadneedle Investments. In termini di inflazione, abbiamo visto i prezzi aumentare a livelli inimmaginabili da inizio anno, trainati in parte dal costo delle materie prime, comprese le quotazioni petrolifere. Sebbene ci sia stato un rallentamento della crescita inflattiva, l’inflazione resta ancora alta: negli Stati Uniti ha toccato l’8,3% ad agosto (battendo le aspettative di 8,1%), mentre in zona Euro si attesta al 9,1%. Tuttavia, dobbiamo riconoscere che il ritmo dell’aumento dei prezzi del petrolio e della benzina – osservato soprattutto nella prima metà del 2022 – difficilmente proseguirà anche nel 2023. Pertanto, anche se i prezzi rimarranno elevati, il ritmo dei rincari sarà inferiore rispetto all’inizio dell’anno. Le banche centrali, per fronteggiare questa straordinaria inflazione, hanno intrapreso una linea dura, con Fed e BCE che hanno alzato entrambe i tassi di 75punti base a settembre. Come effetto di queste politiche restrittive, adottate per smorzare la domanda, dovremmo osservare un calo dell’inflazione verso fine anno e con l’avvento del 2023. Il processo di transizione energetica, verso l’azzeramento delle emissioni nette, risulta piuttosto interessante se consideriamo ciò che è già accaduto con l’aumento dei prezzi delle commodity. Il rincaro delle materie prime, infatti, ha fatto salire notevolmente l’attrattiva relativa degli investimenti alternativi, determinando un incremento degli investimenti in questo segmento in futuro. Tuttavia, riteniamo che occorrerebbe riflettere approfonditamente prima di dare credito a chi sostiene la necessità di interrompere la produzione di combustibili fossili dall’oggi al domani. Occorre evitare una transizione troppo rapida in un momento in cui non sono disponibili alternative. In caso contrario, il prezzo delle commodity aumenterebbe, proprio com’è avvenuto con il petrolio. E quando ciò accade, le implicazioni sociali sono alquanto significative, soprattutto per le persone meno abbienti che tendono a spendere una quota maggiore del loro reddito in energia, riscaldamento e generi alimentari. Sono, infatti, queste fasce della popolazione a risentire maggiormente dei movimenti di prezzo repentini. Per queste ragioni, la transizione verso le energie alternative va certamente sostenuta, ma dobbiamo fare in modo che sia ben gestita e diluita nel tempo in modo tale da minimizzare l’impatto sociale negativo delle variazioni di prezzo. Abbiamo assistito a un aumento dei prezzi delle materie prime alla vigilia dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Dopo l’invasione, il petrolio e i prodotti alimentari hanno evidenziato un ulteriore rincaro. Il prezzo del greggio nel terzo trimestre 2022 scambiava tra circa i 90 e i 110 dollari al barile. Guardando al futuro, via via che gli investitori inizieranno a considerare la potenziale distruzione della domanda causata dal rallentamento economico, riteniamo che il prezzo del petrolio non sarà necessariamente destinato ad aumentare in misura significativa rispetto ai livelli attuali. Tuttavia, teniamo a sottolineare che questo scenario presenta dei rischi, alla luce del fatto che la Russia potrebbe interrompere le forniture di petrolio o di gas naturale questo inverno, generando un nuovo balzo dei prezzi delle materie prime. Il nostro scenario di base prevede quindi una pressione minore sull’aumento dei prezzi. Tuttavia, non possiamo escludere che l’incertezza persistente a un certo punto possa far salire i prezzi.Il conflitto in Ucraina, infatti, è ancora in pieno svolgimento. Con l’arrivo dell’inverno, soprattutto in Europa, sorgeranno timori sulle effettive capacità di approvvigionamento di gas naturale nel continente e, di conseguenza, del mantenimento dei livelli di produzione industriale, garantendo la redditività di alcune aziende europee. Le molteplici ripercussioni, politiche ed economiche, della guerra sembrano pertanto destinate a durare.I titoli azionari hanno assistito a una prima metà dell’anno difficile, seguita poi da un recente rally estivo, ma non prevediamo un recupero delle perdite da parte dei mercati entro la fine dell’anno. Questo, però, può offrire opportunità agli investitori. Riteniamo che le azioni statunitensi abbiano potenziale, poiché l’economia americana è più autosufficiente di quella della maggior parte dei Paesi europei o dei mercati emergenti. Inoltre, le aziende americane sono incentivate non solo a sviluppare prodotti più sostenibili – ad esempio i veicoli elettrici – ma anche a rifornirsi di componenti a livello nazionale, incoraggiando così il re-shoring che sosterrà la crescita economica. Per quanto riguarda il reddito fisso, privilegiamo le obbligazioni di qualità superiore, che ci aspettiamo siano meno influenzate dall’incertezza del mercato.

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Contro l’inflazione la Fed parla chiaro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. Nel corso del meeting del FOMC di settembre, il presidente della Fed Jerome Powell ha ribadito il messaggio di Jackson Hole, sottolineando la volontà della Fed di riportare l’inflazione al 2% anche a costo di una recessione. Come ha detto una volta Alan Blinder, ex vicepresidente della Federal Reserve, “c’è stabilità dei prezzi quando si smette di parlare di inflazione”. L’inflazione, invece, ha animato la maggior parte dei dibattiti prima, durante e dopo l’ultima riunione del FOMC ed è verosimile che gli operatori di mercato non parleranno d’altro nel prossimo futuro.Come farà la Fed a garantire la stabilità dei prezzi? “Continueremo a farlo fino a quando il lavoro non sarà terminato”: la risposta di Powell nel corso della conferenza stampa post-meeting è un chiaro riferimento, in omaggio al libro di memorie di Paul Volcker, ai rialzi dei tassi. Se si considera l’ultimo rialzo di 75 punti base deciso in settembre, quest’anno la Fed ha aumentato complessivamente il tasso di riferimento di 300 punti base.Per quest’anno i policymaker stimano un tasso overnight del 4,25-4,50%. Se la Fed si atterrà a questa previsione (a nostro avviso probabile), il 2022 sarà caratterizzato dal più forte aumento annuo in punti percentuali dal 1981. I policymaker si aspettano anche un tasso sui fondi del 4,50-4,75% alla fine del 2023, il che significa che la Fed intende raggiungere il suo tasso “estremo” e mantenere i tassi elevati più a lungo di quanto la maggior parte degli operatori di mercato si aspetti (il mercato dei futures sui Fed Funds prevede tagli nel terzo trimestre del 2023). Powell ha persino specificato che i tassi di interesse reali (cioè corretti per l’inflazione) dovrebbero essere in territorio positivo “lungo la curva dei rendimenti” prima che il lavoro della Fed sia completato.Forse i banchieri centrali sperano che, il parlare in modo deciso di inflazione, possa dissuadere l’opinione pubblica dal discuterne, mantenendo le aspettative ancorate e l’inflazione sotto controllo.In pratica, Powell ha sottolineato come il percorso verso la stabilità dei prezzi implichi “un periodo prolungato di crescita inferiore al trend” e “un aumento del tasso di disoccupazione” fino al 4,4% nel 2023, secondo la stima dei policymaker.Sembra dunque che il FOMC si aspetti l’inflazione venga “schiacciata” da una recessione, che storicamente è avvenuta ogni volta che il tasso di disoccupazione medio a tre mesi ha registrato un aumento di appena lo 0,5%. Il tasso di disoccupazione è del 3,7%, in aumento rispetto al minimo del ciclo del 3,5%. Un ulteriore aumento al 4,4% sarà sufficiente?Nonostante il forte aumento dei tassi d’interesse da un anno all’altro, l’economia statunitense rimane solida. Powell vede un mercato del lavoro ancora sbilanciato ed estremamente rigido, con l’offerta di lavoro variata di poco rispetto all’inizio dell’anno e con il rischio di un’impennata dei salari e di un’inflazione di fondo persistente anche nel prossimo anno.Powell ha infine citato i tassi di variazione annualizzati a 3, 6 e 12 mesi dell’indicatore di inflazione sottostante preferito dalla Fed, il PCE core, affermando che il “tasso di aumento superiore al 4,5% in tutti i periodi è decisamente troppo elevato” per la stabilità dei prezzi. Il rischio, semmai, è che la Fed debba fare di più per garantire la stabilità dei prezzi: un’idea che fa riflettere, viste le variazioni dei tassi di quest’anno. In conclusione, la Fed non solo continuerà ad aumentare e mantenere alti i tassi per tutto il 2023, ma lo farà anche se il tasso di disoccupazione dovesse aumentare.

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Inflazione cresce. Cambiare modelli di consumo che non possono più reggere

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

Istat conferma i dati preliminari sull’inflazione di agosto, +8,4%, con i prodotti energetici che condizionano tutto. Se pensiamo a quanto accade, e considerando gli interventi del governo che stanno decisamente evitando il disastro, i numeri potrebbero essere anche peggiori. Il governo che abbiamo – ancora in carica fin alle prossime elezioni – ha reagito bene, soprattutto per il buon coordinamento con le iniziative e decisioni europee.La preoccupazione che ci sorge è che, proprio come sta accadendo con le promesse politiche della campagna elettorale, è che non si può continuare a basare la governance su una sorta di pozzo senza fondo dell’Erario. Va bene chiedere, e pretendere, ma ci sono limiti. Pur se mai ben chiari visto lo stato disastrato del nostro sistema amministrativo e fiscale (ignoti i limiti di lecito e illecito), ci sono livelli oltre i quali l’aumento del debito pubblico potrebbe toccare un punto di non-ritorno, aprendo la voragine del default.E’ questo che ci porta a pensare che le diverse proteste/richieste sparpagliate (“a pioggia”) di defiscalizzazione, aiuti, incentivi, etc siano solo un modo di chiedere per convincersi e convincere che si sta facendo qualcosa e dare senso alla propria esistenza. Oltre ai partiti in gara, dove certe assurde proposte si mescolano e si inabissano travolte da altrettante assurde proposte su tutto lo scibile umano, ci viene in mente una realtà che fa chiarezza su molte aspettative: l’inconsistenza politica delle associazioni di consumatori, quasi tutte relegate al rango di “urlatrici” o al seguito – altrettanto “urlante” – di questo o quell’altro partito. Queste associazioni possono essere utili in molte circostanze, soprattutto di fronte ad angherie, furbizie, violazioni da parte di fornitori di prodotti e servizi, fino allo Stato e alla sua macchina arrogante, sfaticata, demotivata, distratta, vessatoria, punizionista e disumana… ma queste associazioni mostrano di non essere propositive, per cercare che i consumatori si facciano meno male. Non ultime, in questa ricerca di visibilità, iniziative distraenti e dannose per gli stessi consumatori. A nostro avviso, questo è il periodo in cui denunciare tutti i soprusi (dopo averli individuati e non considerati tali perché non vogliamo disabituarci a razionalizzare i consumi), ma è soprattutto il periodo della solidarietà, della riflessione e dell’avvio di modelli di consumo alternativi a quelli a cui ci siamo abituati. Vincenzo Donvito Maxia : http://www.aduc.it

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“PIMCO: l’inflazione elevata di agosto potrebbe spostare più in alto la traiettoria dei tassi di interesse della Fed”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, Economist di PIMCO. Gli Stati Uniti hanno registrato un altro rovente rapporto sull’indice dei prezzi al consumo. Un’inflazione più viscosa e più ampia nel mese di agosto suggerisce che la Federal Reserve ha ancora del lavoro da fare per contenere l’aumento dei prezzi e le probabilità di un hard landing per l’economia statunitense continuano ad aumentare. La Federal Reserve potrebbe essere spinta a puntare su un tasso dei Fed Funds terminale più alto nel tentativo di domare le aspettative di inflazione degli Stati Uniti dopo il forte aumento dei prezzi di agosto. L’inasprimento delle condizioni finanziarie statunitensi e l’innalzamento del tasso sui Fed Funds fanno pensare inoltre che il percorso verso un atterraggio morbido continui a restringersi e che una recessione statunitense potrebbe essere più probabile che non nei prossimi 12 mesi. Il rapporto CPI di agosto suggerisce che l’inflazione statunitense impiegherà più tempo a diminuire. I funzionari della Fed sono già nel periodo di “blackout” in vista della riunione del 20-21 settembre e noi (e i mercati) riteniamo ancora probabile un rialzo di 75 punti base. A nostro avviso, piuttosto che sollecitare una mossa più drastica alla prossima riunione (come un rialzo più consistente), gli ultimi dati sul CPI depongono invece fortemente a favore di uno spostamento verso l’alto dei “dot”, ossia le previsioni a breve e lungo termine dei funzionari della Fed sul tasso sui Fed Funds. Le nuove proiezioni saranno rese note in occasione della riunione di settembre e ci aspettiamo di vedere un tasso terminale medio più alto, pari al 4,5%, il che suggerisce che la Fed avrebbe ancora della strada da fare nel processo di rialzo dei tassi prima di passare al mantenimento del tasso sui Fed Funds, poiché il ritmo più graduale della disinflazione richiede una politica più aggressiva nel tentativo di evitare un ulteriore aumento delle aspettative di inflazione. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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Commento di analisi sugli impatti dell’inflazione sui mercati dei capitali

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2022

A cura di Gabriella Berglund, Italian Branch Manager di Comgest. Le aziende growth più consolidate, con un forte vantaggio competitivo, un’elevata redditività, un elevato free cash flow e bilanci solidi, sono in gran parte indipendenti dal deterioramento del contesto finanziario. Continuano a crescere, investire, fare acquisizioni e conquistare quote di mercato indipendentemente dalle turbolenze del mercato e dalle deboli prospettive macro. La nostra strategia europea per le large cap ha registrato un aumento del fatturato del 14% a livello organico nel primo semestre del 2022, mentre le acquisizioni hanno contribuito alla crescita per il 6-7%. Il maggiore contributo delle acquisizioni significa che i multipli di acquisizione sono più interessanti oggi rispetto a uno o due anni fa.Alla fine, le aziende forti si rafforzano e le aziende più deboli (e molto spesso di più recente costituzione) soffrono. Noi investiamo in aziende solide e affermate, con un background di crescita costante e che non corrono rischi tecnologici elevati.In sostanza, deteniamo molte aziende del tipo “Winner takes it all” – “chi vince prende tutto”: queste società sono la spina dorsale dei nostri portafogli. Esse tendono a estromettere i concorrenti più piccoli (a volte a rilevarli) quando i tempi si fanno più difficili, il contesto finanziario si impoverisce e l’avversione al rischio degli investitori aumenta. E questo è esattamente ciò che sta accadendo attualmente. I tempi si fanno più duri, la crescita rallenta, i costi di finanziamento aumentano, gli investitori tendono a essere più cauti. In questo contesto, investire in maratoneti con più esperienza e affermati, che hanno dato prova di sé nel corso di decenni, sembra una scelta più ovvia che puntare su aziende giovani o semplicemente sulla prossima grande promessa. (abstract)

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Inflazione USA: “Obiettivo 2% lontano, Fed restrittiva più a lungo”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2022

By Jon Maier, CIO di Global X. I dati sull’inflazione statunitense ad agosto sono risultati più elevati del previsto, consolidando la traiettoria della FED per un rialzo di 75 punti base alla riunione del FOMC di settembre. Il CPI è aumentato di 10 punti base mese su mese e dell’8,3% anno su anno, mentre il CPI core, che esclude i generi alimentari e l’energia, è aumentato di 60 punti base mese su mese e del 6,3% anno su anno. I dati di questo mese ci dicono che i consumatori continuano a sperimentare pressioni al rialzo sul costo della vita, in quanto le case, le cure mediche e il settore dell’arredamento hanno registrato un aumento maggiore rispetto ai dati di luglio. Una nota positiva è che l’indice energetico è sceso del 5% ad agosto, con la benzina e le altre materie prime energetiche che hanno registrato uno dei maggiori ribassi degli ultimi mesi. A nostro avviso, questo indica che la Fed e i mercati sposteranno la loro attenzione sull’inflazione core, che potrebbe rivelarsi più difficile da abbattere nel breve termine. A meno che non si registri un miglioramento sostanziale del CPI core, la Fed sarà propensa ad attuare una politica monetaria maggiormente restrittiva e per un tempo più lungo, allo scopo di contenere la domanda aggregata e riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%. Un obiettivo che probabilmente non sarà raggiungibile nel breve termine.

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L’inflazione Usa stenta a calare, con gli affitti che surriscaldano la parte core

Posted by fidest press agency su domenica, 18 settembre 2022

Il calo dell’inflazione Usa procede a ritmi graduali, con “la spina nel fianco” rappresentata dalla parte core, influenzata soprattutto dalla dinamica degli affitti, che potrebbe portare la Fed a prendere in considerazione la vendita (vista l’assenza di scadenze) di titoli MBS per ridurre anche questa parte del bilancio, come segnalato ad esempio dalla vice presidente Brainard. È già prezzato un percorso sostenuto di rialzi Fed, cancellando al momento la discussione sul pivot della Fed che aveva preso piede nel corso dell’estate. Un tema che potrebbe ritornare a fine anno, a condizione della riduzione dell’inflazione verso l’area 6/7%. In tale contesto, tra settembre ed ottobre i tassi a lungo termine Usa potrebbero segnare un picco in prossimità di area 3,5% sul decennale (livello già raggiunto lo scorso giugno) o poco al di sopra, complice anche l’accelerazione del QT ($60 Mld di potenziali minori reinvestimenti di Treasury su base mensile).

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Inflazione e BCE: perché un nuovo rialzo dei tassi è sbagliato

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2022

Il prof. Mele della Unicusano spiega perché il rialzo dei tassi per combattere l’inflazione è uno strumento sbagliato L’inflazione ad agosto ha fatto registrare in Italia un livello medio preoccupante dell’ordine del 9.1%. A tale situazione, si aggiunge una forte preoccupazione per nuovi rialzi inflazionistici a doppia cifra a causa dell’annuncio di un possibile stop alle forniture di gas da parte della Russia che farebbe aumentare ancor più il prezzo del bene energetico.Per contrastare l’inflazione, già dal mese di luglio, è intervenuta con grande ritardo la Banca Centrale Europea attraverso il rialzo dei saggi di interesse nel tentativo di porre un freno all’inflazione.Tuttavia, tale strumento si è rivelato ad oggi inefficace. Pertanto, nei prossimi giorni ci potrebbe essere un nuovo e più sostanziale aumento dei tassi fino a 75 punti base al fine di dare una ulteriore correzione al costo del denaro.La scelta di utilizzare nuovamente la leva monetaria restrittiva non trova tutti d’accordo e gli economisti dell’area euro si stanno dividendo tra falchi e colombe.Tra questi, il Prof. Mele, Associato di Politica Economica all’Unicusano e autore di numerosi studi ad alto impatto scientifico, afferma che tale scelta rappresenti un errore nella situazione in cui ci troviamo oggi.”La politica economica monetaria non accomodante è, per teoria economica, corretta: nel momento in cui l’inflazione sale si tende ad aumentare il costo del denaro per frenare la moneta in circolazione e quindi, i consumi.Aumentare di 75 punti base i saggi di interesse avrà un impatto sicuramente negativo sull’economia italiana già in sofferenza. Da una parte, si rischia di contrarre eccessivamente gli investimenti interni e dall’altra, non è assolutamente detto che tale manovra possa coadiuvare il nostro tasso di cambio da giorni in flessione. Una politica monetaria restrittiva funziona correttamente nel frenare l’inflazione quando essa dipende da un eccesso di domanda aggregata.Nel caso nostro l’aumento dei prezzi dipende dal lato dell’offerta ed in particolar modo, dall’aumento dei costi energetici. Si rischia, quindi, che al calo della produzione dovuto ad un maggior costo dei fattori produttivi si aggiunga una stretta nella capacità di finanziamento per le imprese a causa dell’aumento dei tassi.Tale situazione amplificherebbe il ciclo economico negativo che stiamo vivendo. In altre parole si rischia seriamente di trovarci di fronte ad una tempesta perfetta dovuta al connubio tra inflazione e recessione economica”.

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FLASH – BCE- Lagarde: inflazione obiettivo primario

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte La riunione della Bce di oggi ha confermato le attese in termini di rialzo tassi di 75 pb con decisione unanime, malgrado differenti view.La Lagarde: ha sottolineato i rischi al ribasso sulla crescita e al rialzo sull’inflazione, principalmente per il fattore energia ha aggiunto che la BCE è intenzionata a proseguire sul sentiero di rialzo tassi per un numero di meeting compreso tra i prossimi 2 e 4 mesi. La Lagarde ha anche dichiarato che siamo ancora ben lontani dal cosiddetto tasso di neutralità, senza però arrivare a darne alcuna quantificazione Nel frattempo, è stato eliminato il tiering sui depositi, il che implica che di fatto le banche beneficeranno in pieno dei tassi positivi sui depositi. In Sintesi: La Lagarde ha fatto intendere che l’obiettivo inflazione rimane primario anche nell’ipotesi in cui si verificasse lo scenario peggiore Non ha quantificato il tasso di neutralità obiettivo, ma complessivamente potrebbe essere in linea con il livello massimo indicato da Villeroy a fine agosto ossia intorno al 2%, livello prezzato dai mercati entro febbraio 2023 Sul fronte reinvestimenti ha dichiarato che continuerà sia per il piano APP sia per il PEPP, con l’utilizzo per quest’ultimo della massima flessibilità, questo fattore risulta potenzialmente positivo soprattutto per i titoli dell’area che quotano a spread più ampi Non ha aggiunto nulla di nuovo sul piano TPI se non ribadire che la BCE è pronta ad attivarlo se ve ne saranno le condizioni Dall’altra parte dell’oceano Powell ha contestualmente dichiarato che sarebbe un errore mollare la presa sul percorso di restrizione monetaria troppo prematuramente, in parte alludendo implicitamente allo “stop and go” degli anni ’80 da parte di Volcker, quando temporaneamente fu arrestato il percorso di rialzo tassi di fronte ad una fase recessiva ad inizio anni ’80 Entrambi i banchieri centrali stanno quindi cercando di far percepire il fatto che non molleranno la presa sul fronte politiche restrittive, neanche di fronte ad un potenziale scenario recessivo che si sta aprendo prima di tutti per l’area Euro L’ipotesi del pivot, ossia dell’inversione di politica monetaria, viene per ora cancellato dalle banche centrali, in preda alla lotta all’inflazione Sul fronte impatto sui mercati, ribadiamo quanto recentemente scritto in un recente report, ossia la possibile penalizzazione dei mercati tra settembre ed ottobre per ambientarsi soprattutto ai ritmi più accelerati di QT dal fronte Fed e BOE Per la BCE nei prossimi trimestri il possibile clima recessivo porrà la necessità di stoppare un eccesso di rialzo tassi, soprattutto se nel frattempo la UE sarà riuscita entro ottobre a concordare meccanismi per contenere il caro energia a carico dei consumatori Il percorso di rialzo tassi potrebbe pertanto ultimarsi entro il 2%, in attesa di segnali più distensivi sull’inflazione, soprattutto core, che però potrebbero arrivare non prima del primo semestre 2023.

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La BCE combatte l’inflazione: “tassi oltre il livello neutrale nel 2023?”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Pasquale Diana, Head of Macro Research di AcomeA SGR.Un rialzo storico… La BCE ha annunciato un rialzo dei tassi di 75bp, il più corposo della sua storia. Il tasso sui depositi (0,75%) è quindi tornato in territorio positivo per la prima volta dal 2014. Il mercato era diviso tra un rialzo di 50bp e uno di 75bp, anche se dopo le parole di Schnabel a Jackson Hole la seconda opzione sembrava francamente più probabile. Le nuove previsioni macroeconomiche mostrano un profilo di inflazione molto elevato (vd tabella). In particolare, la revisione dell’HICP nel 2023 e 2024 indica uno scostamento rispetto all’obiettivo di inflazione che va ben oltre il momento presente e che la BCE non può ignorare. …con ogni probabilità seguito da altri rialzi. Il comunicato parla del forte rialzo di oggi come di un anticipo (frontloading) di rialzi futuri, ma anche di ulteriori rialzi nei mesi a venire. L’interpretazione più plausibile è che la BCE non considera rialzi di 75bp come “standard”, ma di certo si aspetta di continuare su questo percorso, magari con rialzi più moderati (25bp o 50bp). Detto questo la Lagarde ha chiaramente lasciato intendere che altri rialzi significativi sono possibili nei mesi a venire, se necessari. La BCE deciderà di volta in volta in base ai dati.Decisione unanime, tono della press conference chiaramente hawkish. In uno dei passaggi più interessanti della conferenza stampa, la Lagarde ha detto che dopo un dibattito sostenuto, la BCE ha preso questa decisione in forma unanime. La Lagarde ha fatto spesso riferimento al fatto che ai tassi attuali la BCE è ancora lontana da un livello che porterebbe l’inflazione al target in tempi ragionevoli. Tra le linee, la mia lettura è che la BCE porterà i tassi non solo a un livello “neutrale” (tra 1 e 2%) ma anche oltre.Una “finestra temporale”: 2-4 meetings? Nel Q+A, la Lagarde ha menzionato che la BCE avrebbe alzato i tassi probabilmente in più di 2 meetings e in meno di 5. Questo appare abbastanza inusuale, specialmente alla luce del fatto che la BCE non vuol dare forward guidance. Presa alla lettera, vuol dire che la BCE vuole portare a termine il suo lavoro di normalizzazione entro marzo 2023. Una possibile spiegazione sta nel fatto che entro quella data il quadro macro vedrà l’eurozona chiaramente in recessione quindi la BCE sa che ulteriori rialzi saranno difficili.Liquidità e banche. La BCE ha inoltre sospeso il sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve in eccesso. Questo implica ad esempio che le banche che depositano riserve in eccesso pari a poco meno di 4 trilioni di EUR presso la BCE possono ora beneficiare di un tasso di 0,75%, essendosi finanziate a tassi vantaggiosi nelle TLTROs. Questo chiaramente rappresenta risk-free income aggiuntivo per le banche, anche se la Lagarde ha aggiunto che la BCE intende rivedere il meccanismo del TLTRO nel tempo, senza dare per ora dettagli.Il tutto lascia pensare che la BCE alzerà i tassi in ognuno dei prossimi meetings. La banca non parla esplicitamente di un livello neutrale dei tassi, ma sa di non esserci ancora vicina. Sa inoltre che potrebbe dover portare i tassi oltre questo livello neutrale. E, infine, lascia intendere di voler concludere il tutto entro marzo 2023. In un ipotetico scenario di rialzi di 75bp a ottobre, 50bp a dicembre e 25bp a febbraio e marzo, il tasso sui depositi passerebbe a 2,50%, probabilmente in area restrittiva stando alle stime non ufficiali della BCE. Almeno per i prossimi mesi, e fino a che l’inflazione non comincia a dare concreti segnali di rallentamento, la BCE continuerà con ogni probabilità a restringere le condizioni monetarie, senza troppo riguardo per la crescita. (abstract)

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BCE: linea dura contro l’inflazione. Rialzo di 75 pb

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

A cura di Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm. Come da attese, la Banca Centrale Europea ha optato per un aumento dei tassi di 75 punti base, spinta dalle sempre crescenti paure inflattive e supportata da un’economia che sembra sufficientemente resiliente, per il momento. L’inflazione nell’Eurozona, infatti, continua a rimanere preoccupante (sopra le attese al 9.1% ad agosto), soprattutto dopo la decisione russa di tagliare la fornitura di gas, mentre gli ultimi dati sul PIL di settembre evidenziano una crescita aggregata annuale sorprendentemente positiva al 4.1%. Tutto sommato, nonostante le paure di recessione continuino ad aumentare, con la probabilità di recessione nei prossimi 12 mesi ora al 50% (fonte: Bloomberg), la BCE ha ribadito con forza la volontà di combattere l’inflazione ad ogni costo, per evitare danni maggiori nel medio-lungo termine.I mercati hanno reagito moderatamente alla pubblicazione delle decisioni, mostrando quanto le attese fossero già sostanzialmente prezzate sia dai mercati degli asset rischiosi, sia sul lato monetario e valutario. Anche gli spreads tra Paesi centrali e periferici non hanno mostrato nervosismo, segnalando che il rischio “frammentazione” rimane gestibile per il momento.

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Le principali cause dell’inflazione dei mercati emergenti (ME), Cina esclusa

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group. · L’aumento dei prezzi dei generi alimentari. Gli alimentari sono la componente più importante nel paniere dell’inflazione di molti paesi emergenti e rappresentano in media circa il 25% del paniere dell’IPC e fino al 50% in paesi come l’India. Tuttavia, alcuni mercati emergenti, soprattutto in America Latina, non sono stati particolarmente colpiti dall’aumento dei prezzi degli alimentari a livello globale; gran parte della loro produzione alimentare avviene a livello locale e, in alcuni casi, questi paesi sono meno dipendenti da grano e cereali. · L’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia è ancora più disomogeneo. Per la maggior parte, i paesi emergenti sono importatori netti di petrolio e i più importanti sono Ucraina, Ungheria, Sudafrica, India e Polonia. I principali beneficiari dell’aumento delle quotazioni petrolifere sono invece Russia, Venezuela e Ghana. · Gli effetti della transizione dalla debolezza valutaria all’inflazione, soprattutto per i paesi che sono grandi importatori. L’inflazione core dei ME è cresciuta meno di quella statunitense, in quanto le banche centrali dei ME sono intervenute più proattivamente rispetto a quelle dei mercati sviluppati sul fronte dei tassi, con la maggior parte che ha iniziato ad aumentare i tassi già nel 2021. Il fatto che questi mercati non debbano interrompere alcun quantitative easing dovrebbe contribuire a tenere a freno la domanda interna, anche se la forza del dollaro USA è motivo di preoccupazione. Nei ME si riscontrano nette differenze regionali: molti paesi asiatici devono ancora effettuare dei rialzi poiché l’inflazione è rimasta sotto controllo, le economie dell’Europa centrale e orientale hanno effettuato dei rialzi anche se i tassi reali sono ancora negativi e l’America Latina ha già anticipato il ciclo. Nel complesso si può dire che: “Gli indicatori di utilizzo delle risorse, tra cui in particolare il costo unitario della manodopera, possono darci indicazioni ragionevolmente affidabili in merito all’andamento dell’inflazione intorno al prossimo anno; al di là di questo, però, l’inflazione è più difficile da prevedere sulla scia di una maggiore incertezza e una più ampia possibilità di eventi inaspettati che potrebbero influenzare l’inflazione. Molto dipende dalla volontà delle banche centrali di riportare l’inflazione vicino al target. Dato che il raggiungimento di questo obiettivo potrebbe comportare turbolenze economiche, è possibile che le banche centrali capitolino, lasciandoci alle prese con un’inflazione superiore all’obiettivo nel medio/lungo periodo. Pur confermando il proprio impegno a contenere l’inflazione, le banche centrali potrebbero comunque concludere che fattori strutturali, tra cui la crescente polarizzazione geopolitica che incide sulle relazioni commerciali e sulle catene di approvvigionamento, impediscono di riportare l’inflazione verso l’obiettivo a meno di imporre un costo inaccettabile all’economia; è evidente che la soluzione sarà semplicemente spostare più in alto l’obiettivo di inflazione.

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Le principali cause dell’inflazione Europa (escl. Regno Unito) e Mercati emergenti (escl. Cina)

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group· In questa regione le principali cause dell’inflazione sono: · Gli squilibri tra domanda e offerta, accentuati dalle strozzature sul fronte dell’offerta. · L’aumento dei prezzi dell’energia, amplificato dal conflitto tra Russia e Ucraina, ancora non del tutto assorbito dai consumatori. · La crescita dei salari rimane contenuta rispetto agli Stati Uniti e al Regno Unito, anche se i lavoratori stanno finalmente iniziando a percepire pagamenti più elevati. All’interno dell’UE, l’inflazione dovrebbe raggiungere il picco nella seconda metà del 2022, anche se un embargo dell’UE sull’energia russa potrebbe far ritardare ulteriormente il raggiungimento del picco. La BCE ha intensificato l’orientamento aggressivo, in linea con le aspettative del mercato, segnalando l’imminente conclusione degli acquisti netti di asset e il primo rialzo dei tassi del ciclo a luglio, con almeno un altro rialzo in autunno. Cresce l’ansia per l’entità e la portata del superamento del target d’inflazione, mentre aumentano le evidenze di un’ampia pressione inflazionistica e di un balzo delle aspettative di imprese e famiglie. Una recessione protratta è improbabile ma nei prossimi mesi potrebbero avvenire delle recessioni tecniche in alcuni ambiti dell’economia europea particolarmente sensibili all’aumento dei prezzi energetici, come l’Italia e la Germania. La possibilità che si verifichi una recessione più grave dipende, invece, dall’embargo sull’energia russa. Un embargo totale decreterebbe una notevole recessione in Germania, nell’UE e anche nei paesi non UE.

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Le principali cause dell’inflazione USA

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group· Sono gli squilibri tra domanda e offerta risultanti dalle chiusure provocate dalla pandemia, a cui ha fatto seguito una sostenuta ripresa dell’economia. · Un eccesso di domanda sul mercato del lavoro che sostiene la crescita dei salari. · Un incremento dei canoni di locazione a causa dei bassi livelli degli stock di immobili residenziali e degli immobili in locazione sfitti. · L’offerta insufficiente, in particolare per quanto riguarda semiconduttori e microchip, incide sulla produzione di nuove vetture, facendo salire i prezzi di auto nuove e usate. · Anche i costi della sanità sono in rialzo.

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Capital Group: Focus sull’inflazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2022

By Flavio Carpenzano, Investment Director di Capital Group. Per valutare l’evoluzione dell’inflazione nei prossimi mesi e anni, è utile passare in rassegna i cicli inflazionistici del passato e il relativo impatto sugli investimenti. In generale, le cause principali dell’inflazione sono state quattro, in alcuni casi sovrapposte: · Crescita eccessiva della massa monetaria – Il denaro in circolazione è di gran lunga superiore ai beni disponibili. La crescita della massa monetaria determina un aumento dei prestiti bancari e quindi un’accelerazione della crescita economica. · Elevati tassi di utilizzo delle risorse – I tassi di utilizzo che superano costantemente l’80% hanno rappresentato in passato una linea di demarcazione approssimativa tra l’aumento e la diminuzione dell’inflazione negli Stati Uniti. · Shock dei prezzi – L’inflazione da costi può essere determinata dai prezzi dell’energia, da altri aumenti dei prezzi dei fattori produttivi, da interruzioni della catena di approvvigionamento o da flessioni valutarie. · Aspettative inflazionistiche – L’inflazione può essere integrata nel sistema economico se i partecipanti iniziano a dare per scontato un aumento costante dei prezzi, di solito mediante aumenti salariali e contratti a lungo termine. Mentre vi sono sufficienti differenze in termini di cause e contesto di mercato, è difficile trarre conclusioni certe su ciò che potrebbe accadere in futuri periodi di inflazione. L’inflazione è complessa, e le cause e gli effetti sono diversi non solo in ogni singolo episodio, ma anche all’interno dell’episodio stesso.In generale esistono due tipologie di inflazione: l’inflazione vischiosa, che tende a durare più a lungo e riguarda categorie di spesa come salari, spesa per locazioni, assicurazioni e cure mediche; e l’inflazione flessibile, che è più volatile e si applica ad esempio a generi alimentari, energia e automobili, deriva dalla presenza di squilibri fra domanda e offerta.I prezzi delle materie prime sono aumentati molto più rapidamente negli ultimi mesi, soprattutto a causa del conflitto tra Russia e Ucraina che ha creato un significativo shock negativo a livello di offerta, dato che entrambi i paesi sono grandi esportatori di materie prime. L’aumento dei prezzi di generi alimentari ed energia non solo metterà sotto pressione l’inflazione complessiva ma potrebbe anche portare a disparità a livello d’inflazione, dato che le famiglie a basso reddito sono costrette a destinare una quota maggiore del loro reddito ai beni di prima necessità. Tuttavia, è importante notare che, diversamente dagli anni Settanta, finora le aspettative inflazionistiche a lungo termine sono rimaste relativamente stabili. Ad esempio, negli Stati Uniti i mercati prevedono un’inflazione a lungo termine di circa il 2,6%. (abstract)

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Inflazione agricoltura: Cia, nuovo aumento ad agosto

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2022

Il nuovo balzo dell’inflazione, che ad agosto segna +8,4% annuo, il dato più alto dal 1985, avrà ulteriori effetti drammatici sul portafoglio delle famiglie e sui bilanci delle imprese agricole. Così Cia-Agricoltori Italiani, in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat. I beni energetici continuano a trascinare l’aumento dei prezzi, registrando +44,9% sullo stesso periodo del 2021, e rendono i costi di produzione sempre più insostenibili per aziende, agriturismi, stalle, serre, vanificando di fatto gli sforzi del governo e i sacrifici dei produttori, alle prese anche con la lunghissima siccità che ha già causato danni accertati per oltre 3 miliardi. “Il caro-energia è arrivato a livelli insopportabili. Siamo in piena emergenza con migliaia di aziende che rischiano di chiudere per colpa dei continui rincari -commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Ecco perché bisogna consolidare le misure previste dal Decreto Aiuti bis, ad esempio allargando il credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo a tutto il 2022-2023. O anche autorizzando, in sede Ue, le imprese del settore a immettere in rete energia elettrica prodotta con il fotovoltaico oltre i propri livelli annui di autoconsumo”. Insomma, “ora più che mai, serve tenere alta l’attenzione lungo la catena del valore e della distribuzione, immaginando più risorse, strumenti straordinari e interventi strutturali contro il caro-energia sui campi e lungo la filiera -aggiunge Fini-. Il prezzo dei beni alimentari lavorati è cresciuto del 10,5% ad agosto rispetto a un anno fa e sta incidendo pesantemente sul carrello della spesa delle famiglie. E’ assolutamente necessario, quindi, scongiurare altri aumenti e rischi di speculazione sui prezzi al dettaglio che né le aziende né i consumatori possono accettare”.

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PIMCO: La Fed conferma la linea dura per contenere l’inflazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

A cura di Tiffany Wilding e Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Gli operatori di mercato hanno ascoltato con attenzione i funzionari della Federal Reserve al simposio annuale di Jackson Hole, nello Stato del Wyoming, alla ricerca di qualsiasi segnale che indicasse quanto la banca centrale sia ancora impegnata nella lotta all’inflazione, nonostante le preoccupazioni per i costi associati alla crescita e all’occupazione. Il messaggio del presidente Jerome Powell nel discorso di venerdì mattina è stato breve, chiaro e diretto: l’inflazione rimane troppo alta e la Fed non si sottrarrà dal fare ciò che è necessario per riportare l’inflazione sotto controllo. Avendo imparato dalla storia, i funzionari della Fed hanno avvertito che non saranno rapidi nel dichiarare vittoria sull’inflazione. Ciò significa che gli investitori, le imprese e le comunità dovrebbero aspettarsi tassi d’interesse più elevati per un periodo più lungo, poiché i policymaker si impegneranno a ridurre l’inflazione in modo duraturo. Con un’inflazione che si prevede in via di moderazione, ma ancora al di sopra dell’obiettivo, riteniamo che la Fed procederà a un ulteriore ed eccessivo inasprimento quest’anno e poi manterrà i tassi fermi anche quando l’economia statunitense rallenterà fino al 2023.Il discorso del presidente Powell, molto atteso, ha trasmesso il messaggio da falco che gli operatori di mercato stavano aspettando. In uno dei discorsi più brevi tenuti a Jackson Hole da un presidente della Fed a memoria d’uomo, ha riaffermato in modo inequivocabile l’impegno della Fed a ridurre l’inflazione, anche se ciò richiederà probabilmente “un po’ di sofferenza”. Il presidente Powell ha fatto riferimento alle lezioni della storia per sottolineare come i funzionari della Fed di oggi riconoscano che non possono permettersi di lasciare che le aspettative di inflazione si disancorino, e che i tassi continueranno a frenare la domanda fino a quando i funzionari non saranno certi che l’inflazione sia tornata pienamente sotto controllo.I commenti del presidente Powell sono stati ripresi da altri funzionari della Fed in molte interviste rilasciate ai media durante il simposio. Nonostante i dati sull’inflazione di luglio siano stati più contenuti, sia per quanto riguarda l’indice dei prezzi al consumo (CPI) sia per quanto riguarda l’indice dei prezzi per le spese per consumi personali (PCE), i funzionari della Fed non sono ancora pronti a dichiarare vittoria sull’inflazione. Ciò è coerente con la nostra opinione che, sebbene vi siano segnali di un’inflazione statunitense al picco o vicina al picco su base annua, la tendenza di fondo dell’inflazione non sembra coerente con l’obiettivo della Fed. Il simposio di Jackson Hole ha riunito accademici e funzionari per esaminare i numerosi insegnamenti derivanti dalle limitazioni dell’offerta che hanno caratterizzato il periodo della pandemia. Sebbene i funzionari della Fed possano prendere in considerazione ogni singolo dato nel considerare il percorso di politica monetaria a breve termine, queste considerazioni hanno importanti implicazioni per quella a medio e lungo termine. Le sessioni hanno esplorato il modo in cui il periodo della pandemia può influenzare la produttività, la produzione e i tassi neutrali di politica monetaria nel lungo periodo, interrogandosi se il framework della Fed debba evolversi per affrontare queste nuove sfide.Le prospettive di un aumento dell’inflazione e di una riduzione della crescita hanno messo la Fed in una posizione difficile, ma i banchieri centrali hanno utilizzato Jackson Hole per ribadire che il proprio obiettivo principale rimane quello di ancorare le aspettative di inflazione attraverso un rapido aumento del tasso sui Fed funds. Questo approccio ha già prodotto il ritmo più rapido di inasprimento delle condizioni finanziarie dal fallimento di Lehman Brothers del 2008, secondo l’indice delle condizioni finanziarie statunitensi di PIMCO. Nei prossimi trimestri, ci aspettiamo che i funzionari della Fed continuino a seguire il percorso di inasprimento della politica monetaria precedentemente delineato; i messaggi trasmessi a Jackson Hole hanno ribadito che una politica monetaria più restrittiva è destinata a permanere nonostante le rigide prospettive riguardanti la crescita.

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Controllo dell’inflazione: nessuna ambiguità

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. La situazione finanziaria è decisamente cambiata rispetto a metà di giugno e, nel corso del suo discorso al simposio annuale di Jackson Hole, il presidente Powell ha affrontato il tema dell’aumento dei prezzi e del controllo dell’inflazione. La “tregua estiva” sui mercati finanziari ha fatto sperare molti investitori nella fine dell’impegno della Fed nel contrastare le pressioni inflazionistiche sui prezzi. Purtroppo, però, questa speranza si potrebbe rivelare prematura. Il messaggio di Powell è stato, infatti, breve ma diretto, come da lui stesso anticipato (“Oggi le mie osservazioni saranno più brevi, la mia attenzione più limitata e il mio messaggio più diretto”) e ha posto l’accento sull’obiettivo di riportare l’inflazione verso il 2%, senza fermarsi al 4,6% di inflazione core, misurato in base all’indice dei prezzi per i beni di consumo personali (PCE) al netto di cibo ed energia, dato pubblicato proprio venerdì 26 agosto in mattinata. Per perseguire un obiettivo così ambizioso, le parole di Powell hanno lasciato intendere un nuovo rialzo dei tassi di 75 punti base in occasione della riunione del FOMC di settembre: “A un certo punto, con l’ulteriore inasprimento della politica monetaria, probabilmente diventerà opportuno rallentare il ritmo degli aumenti”.In altre parole, il momento di una politica monetaria meno restrittiva non è ancora arrivato, mentre attualmente “con un’inflazione di gran lunga superiore al 2% e un mercato del lavoro estremamente rigido, le stime di neutralità a lungo termine non sono a un punto di arresto o di pausa”. Il dato sui posti di lavoro di questa settimana, insieme a un CPI di in linea con le aspettative, la prossima settimana, probabilmente confermerà quanto detto nel corso di Jackson Hole.Inoltre, i banchieri centrali continueranno a mantenere la barra dritta nelle loro politiche monetarie piuttosto che cambiare rotta prematuramente. Ha detto Powell: “I precedenti storici mettono in guardia contro un allentamento prematuro della politica monetaria. Le proiezioni individuali più recenti dei partecipanti alla SEP (Summury of Economic Projections) di giugno indicano un tasso mediano dei Federal Funds leggermente inferiore al 4% fino alla fine del 2023”.Naturalmente, i “precedenti storici” si riferiscono alla debacle della lotta all’inflazione “start-stop” degli anni ’70, che non si è conclusa positivamente né per l’economia, né per i mercati. Questa volta è improbabile che la Fed allenti la politica monetaria finché il “drago” dell’inflazione non sarà stato abbattuto.In sintesi, è probabile che il tasso sui Fed Funds debba arrivare almeno al 4% e restare su quei livelli per un po’, in modo che la Fed possa rivalutare il contesto di crescita e inflazione prima di fare la prossima mossa. Powell ha respinto l’idea di un cambio di rotta, cosa che gli investitori si erano prefigurati troppo prematuramente.

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Inflazione in agosto 2022

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2022

L’Istat rileva una ennesima salita del tasso di inflazione che, ad agosto, si attesta al +8,4% su base annua, il dato più elevato dal 1985. Un dato estremamente preoccupante, soprattutto se si considera l’impennata del tasso relativo al carrello della spesa, che cresce del +9,7%: il dato più elevato da giugno 1984. Con l’inflazione a questi livelli l’aggravio per ciascuna famiglia sarà, in termini annui, di +2.503,20 Euro, di cui +543,20 Euro solo nel settore alimentare. Aumenti rilevanti, che incidono sui settori fondamentali della spesa delle famiglie, quelli dell’energia (+44,9%) e dell’alimentazione (+8%). Questi rincari sono particolarmente gravi perché colpiscono in maniera disuguale le famiglie e le aree del Paese, aumentando le disparità e le disuguaglianze a svantaggio delle famiglie meno abbienti e delle zone più fragili. Per questo è necessario ed urgente che il Governo intervenga, con provvedimenti in grado di arginare la spirale di crisi che si sta innestando, fatta di rinunce, riduzione dei consumi, cali produttivi. Una spirale che colpisce e impoverisce l’intero sistema economico. “In tale quadro è indispensabile adottare ulteriori misure di sostegno dei redditi operando, da un lato, una riforma delle aliquote IVA, delle accise e degli oneri generali di sistema in bolletta, dall’altro, un potenziamento degli interventi per arginare l’emergenza sul piano economico e sociale.” – afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori.

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