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Posts Tagged ‘inflazione’

L’inflazione abbatte il potere d’acquisto dei salari e il CCNL è ancora alla firma

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Maggio 2022

Pensavamo che piovesse, invece grandina. I dati ISTAT diffusi alla fine di aprile e riferiti al 1° trimestre 2022 non lasciano margini di dubbi: lo strombazzato aumento del PIL di qualche tempo fa cede il passo all’impressionante peggioramento della condizione economica dei lavoratori. Nell’ultimo report sulle retribuzioni contrattuali l’Istituto nazionale di statistica afferma senza mezzi termini che: “La durata dei contratti e i meccanismi di determinazione degli incrementi contrattuali seguiti finora hanno determinato un andamento retributivo che, considerata la persistenza della spinta inflazionistica, porterebbe, nel 2022, a una perdita di potere d’acquisto valutabile in quasi cinque punti percentuali.” Nel linguaggio comune ciò significa che milioni di persone con un lavoro regolare e una retribuzione stabile si stanno impoverendo. E possiamo solo immaginare il dramma dell’esercito di precari e disoccupati. Ancora l’ISTAT: “L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2022 segna un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,7% rispetto a marzo 2021. In particolare, l’aumento tendenziale è stato dell’1,6% per i dipendenti dell’industria, dello 0,4% per quelli dei servizi privati ed è stato nullo per i lavoratori della pubblica amministrazione.” Le retribuzioni dei pubblici dipendenti sono inchiodate al palo mentre l’inflazione galoppa: sempre l’ISTAT in un altro report certifica che l’indice dei prezzi al consumo ad aprile è pari al 6,2% su base annua. In pratica, il potere d’acquisto delle retribuzioni crolla per tutti, ma per gli statali crolla più di qualunque altra categoria. Siamo arrivati a maggio e il CCNL 2019-2021 Funzioni Centrali attende ancora la firma definitiva. A questo punto sembra difficile che gli arretrati e gli incrementi contrattuali (già in buona misura mangiati dall’inflazione) possano arrivare con la busta paga del mese in corso. Cosa si sta aspettando? Possibile che il governo non si renda conto del crescente malcontento nel mondo del lavoro? Malcontento che non riguarda solo i lavoratori dipendenti. Riguarda anche le imprese che vedono crollare ogni giorno di più i consumi. Per il governo chiudere il CCNL non significa solo rispettare gli accordi presi con i sindacati significa rispettare la società che è chiamato ad amministrare. Ci aspettiamo che il senso di responsabilità prevalga in nome dell’interesse nazionale. Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione.

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Comgest: Inflazione e materie prime ai massimi favoriscono i mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

A cura di Emil Wolter, Gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets di Comgest. Le questioni chiave che hanno determinato la performance del mercato del primo trimestre del 2022 sono state il conflitto tra Russia e Ucraina, un orientamento più aggressivo verso una stretta monetaria negli Stati Uniti e la strategia “Covid zero” della Cina. Oltre alle conseguenze umane, politiche e sanzionatorie dell’invasione russa dell’Ucraina, il conflitto ha innescato aumenti significativi dei prezzi delle materie prime e del petrolio, provocando un’ulteriore ripresa dell’inflazione a livello mondiale e creando conseguenze negative per la crescita. Ciò ha favorito i paesi, i tassi di cambio e i titoli dell’America Latina e della regione EMEA rispetto ai paesi importatori di materie prime in Asia. La variante Omicron del Covid-19 ha provocato un’interruzione dell’attività economica a livello mondiale, ma soprattutto in Cina, dove la strategia “Covid zero” ha creato problemi, comportando chiusure di città come a Shanghai. Ne sono conseguite revisioni al ribasso della crescita del PIL e difficoltà di approvvigionamento. Per ora l’allentamento monetario che dovrebbe compensare questa situazione è stato limitato. Sanlam continua ad espandere la quota di mercato in Sudafrica, mentre aumenta la penetrazione nel resto dell’Africa. In occasione di un incontro in presenza, il CEO ha confermato che l’aumento della domanda di prodotti assicurativi è un fenomeno destinato a durare probabilmente diversi anni nel continente.La digitalizzazione dell’attività di vendita al dettaglio di FEMSA in Messico è in fase relativamente iniziale; tuttavia, la concorrenza è limitata, mentre la distribuzione e la logistica dell’azienda sono estese. Il management è consapevole di questa grande opportunità e ha apportato recenti cambiamenti alla governance per poterla cogliere. Nel frattempo, i risultati del quarto trimestre 2021 illustrano il recupero in corso, con i ricavi in crescita del 12% su base annua (a/a) e l’EBITDA (utile al lordo di interessi, imposte e ammortamenti) in aumento dell’11,2%.Localiza, società brasiliana di noleggio di automobili con una posizione di mercato sempre più dominante, ha registrato guadagni durante il trimestre. Con la crescita dell’utile per azione (EPS) messa in discussione a livello globale, riteniamo che la sinergia, il taglio dei costi, la tassazione e i benefici della leva operativa derivanti dalla fusione con Unidas possano sostenere un rialzo delle previsioni per il 2022, a prescindere dalle condizioni del mercato automobilistico nazionale, incrementando così la valutazione delle azioni.I risultati della società indiana di servizi IT Cognizant hanno evidenziato un miglioramento della sua attività, con una crescita dei ricavi del 14,2% a/a e un margine EBIT (utili al lordo di interessi e imposte) del 15,3% rispetto all’11,1% del quarto trimestre 2020. L’azienda ha comunicato previsioni di crescita dei ricavi a medio termine a un CAGR compreso tra l’8 e l’11%. Le questioni da monitorare sono l’aumento dei salari e un possibile maggiore controllo sull’esternalizzazione. I riacquisti di azioni e i dividendi che ammontano al 50% dell’utile netto, nonché i ricavi in valuta forte, rendono Cognizant relativamente meno volatile di altri sul mercato.La combinazione di condizioni di liquidità sempre più severe, inflazione elevata e tensioni geopolitiche esacerbate dalla guerra continuerà a mettere in difficoltà i mercati azionari, che in molti casi rimangono sopravvalutati. Le continue revisioni al ribasso dei dati sulla crescita del PIL saranno accompagnate da revisioni al ribasso degli utili e, mentre una recessione non è scontata, l’insolita assenza di decisioni di politica monetaria rispetto al dinamismo dell’attività aumenta i rischi di un errore di politica. In considerazione del panorama macroeconomico sopra descritto, abbiamo deliberatamente incentrato il portafoglio sulla selezione di società di qualità, con motori di crescita non correlati che riteniamo si tradurranno in una solida crescita aggregata dell’EPS.

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Inflazione appare stabile. Qualcosa funziona nella riduzione del danno

Posted by fidest press agency su martedì, 3 Maggio 2022

Le stime preliminari Istat sull’inflazione di aprile registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 6,2% su base annua (da +6,5% del mese precedente -1).Il rallentamento è essenzialmente dovuto al calo della crescita dei beni energetici (da +50,9 di marzo a +42,4% di aprile), che riescono a tamponare la crescita dei Beni alimentari (da +3,9 a +5,4%) e dei trasporti (da +1,0 a +5,1%).Evidentemente qualcosa sta funzionando con le politiche governative di riduzione del danno. Ci potremmo e dovremmo aspettare di più, visto che son tante le crisi individuali ed aziendali che aumentano. Ma considerato che siamo in un’economia di mercato e che in questo mercato ci sono “strutturalmente” tanti profittatori, economici e politici, il fatto che i numeri ci indichino “stabilità nella crisi” potrebbe voler dire che non siamo messi tanto male. Ottimisti filo-governativi ideologici? Covid, energia, guerra… vanno presi sul serio e, anche se si può discutere su perché la politica ci ha portato a questo punto, occorre riconoscere che non siamo messi peggio grazie ad una fermezza che, almeno al momento, ha bloccato la deriva economica: presenza e partecipazione e implementazione dell’Unione europea. Non dimentichiamoci che nell’attuale maggioranza ci sono forze politiche che fino a poco tempo fa, ed oggi a singhiozzo, vorrebbero portarci fuori dell’Ue, dell’euro e abbracciare le politiche della Russia di Putin.Se abbiamo chiara questa situazione e la riduzione del danno che queste politiche riescono a procurarci, sarà bene tenere saldo un principio: NON ABBANDONARE L’ECONOMIA DI MERCATO, rifuggendo da qualunque politica di calmieri, monopoli, imposizioni … il cui effetto, apparentemente benigno nell’immediato per i consumi, con la crisi economica che ne deriverebbe sarebbe l’avvio di un ulteriore sfascio economico e sociale. Questa scelta di mercato, è bene sottolineare, implica che anche singoli e famiglie devono ragionare in questo modo. Non solo chiedendo assistenza e agevolazioni ma, senza farsi abbagliare dall’inflazione percepita (dove operano molti politici sfascisti) rispetto a quella reale, ingegnandosi verso forme di nuove economie famigliari e lavorative. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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“Capital Group: L’inflazione smorzerà la crescita?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 Maggio 2022

A cura di Julie Dickson, Investment Director di Capital Group. La crescita globale si stava riprendendo fortemente dopo la pandemia, in particolare negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, il picco dell’inflazione sembra destinato a smorzare tale fenomeno. A seguito della pandemia, abbiamo assistito allo scoppio di una tempesta perfetta caratterizzata da minore offerta e forte domanda, con conseguente ripresa dell’inflazione. Anche se alcuni di tali fenomeni sono transitori e l’inflazione dovrebbe iniziare a diminuire verso la fine dell’anno, vi sono ragioni strutturali per cui l’inflazione sarà più alta nel prossimo ciclo rispetto agli ultimi 20 anni. Questo fattore non dovrebbe essere trascurato in quanto il crescente potere contrattuale della manodopera locale porta a una maggiore richiesta di aumenti significativi dei salari.Vi sono alcuni settori che sono particolarmente ben posizionati per rispondere alle pressioni inflazionistiche, sfruttando il pricing power e la loro capacità di trasferire gli aumenti di prezzo, sia nei loro servizi sia nei loro prodotti oppure in aree in cui hanno una forte domanda da parte dei consumatori.Uno di questi settori è quello dei semiconduttori. Ciò è dovuto in parte alla dinamica domanda-offerta ma anche alla capacità di trasferire gli aumenti di prezzo. Per i settori relativi a bevande, articoli per la casa, abbigliamento e articoli di lusso, la domanda tende a rimanere relativamente stabile. Le aziende di tali settori sono anche in grado di trasferire gli aumenti dei costi e di proteggere meglio i propri margini di profitto.Quando l’inflazione comincia a insinuarsi nelle valutazioni, tendiamo a vedere un aumento della volatilità dei prezzi. Per esempio, possiamo vedere correzioni a breve termine dei prezzi delle azioni in risposta alle decisioni attese sui tassi d’interesse da parte delle banche centrali, che a loro volta rispondono alle aspettative sull’inflazione.Ciò a cui stiamo anche assistendo è che nel tempo, i dividendi o i rendimenti dei dividendi tendono a rimanere relativamente stabili e che il reinvestimento dei dividendi può aggiungere o, in alcuni casi, preservare rendimento in un momento in cui i mercati stanno correggendo. Per esempio, abbiamo visto l’inflazione salire alla fine del 2007 e all’inizio del 2010. Durante questi periodi, il gap di performance tra il reinvestimento dei dividendi e il rendimento azionario assoluto è diventato significativo. Le società che pagano i dividendi possono quindi fornire un modo per preservare il valore e i rendimenti durante i cali di mercato in risposta all’inflazione. Non c’è dubbio che il consumo globale di energia sia cresciuto enormemente negli ultimi 20 anni e che gran parte di questo provenga da fonti tradizionali come il carbone e il petrolio. I livelli di consumo energetico hanno spinto molte aziende ad esplorare fonti e aree di produzione energetica alternative, tra cui l’energia nucleare.Capire come le società di servizi e energetiche si approvvigionano di energia sta diventando un fattore importante quando si considerano le valutazioni. Le aziende che investono più capitale nello sviluppo e nella distribuzione di fonti alternative di energia non possono essere valutate allo stesso modo di quelle focalizzate sulle fonti tradizionali di energia. Questo perché la loro traiettoria di crescita nei prossimi 10-15 anni sarà molto diversa. Poiché le dinamiche inflazionistiche continuano ad espandersi, è importante non prendere decisioni a breve termine mentre si investe in contesti inflazionistici. Se guardiamo all’inflazione nel tempo, escludendo i periodi di inflazione estrema o di deflazione significativa, i mercati azionari hanno fornito valore nel lungo periodo.

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L’inflazione si conferma su livelli allarmanti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2022

A marzo segna il 6,5% su base annua, dato estremamente elevato, seppure in lievissimo ribasso rispetto alla stima preliminare diffusa dall’Istat. Con il tasso di inflazione a questi livelli l’aggravio a carico delle famiglie sarà in termini annui, di 1.943,50 Euro. Un aumento su cui pesano in maniera determinante i costi energetici e del settore alimentare, divenuti pressoché insostenibili, tanto che le famiglie stanno modificando le proprie abitudini di consumo e stanno effettuando molte rinunce. Secondo le nostre rilevazioni diminuisce di oltre il 16% il consumo di carne e pesce (visti i forti rincari soprattutto della carne, dovuti ai maggiori costi sostenuti per l’allevamento), si scelgono verdure e ortaggi più convenienti e di stagione, si evita sempre più spesso di mangiare fuori casa (in occasione delle festività pasquali solo 1 famiglia su 10 sceglierà di mangiare al ristorante). Anche le spese per la cura della persona e la salute iniziano ad essere intaccate dalla crisi. È evidente la necessità e l’urgenza di disporre misure adeguate ad affrontare questa situazione. Insieme ad una riforma fiscale più giusta e tesa a tutelare i redditi medio-bassi, il Paese ha bisogno di una seria azione di contrasto alle speculazioni a cui stiamo assistendo, aumentando i poteri e le possibilità di intervento di Mr. Prezzi e attivando presso le prefetture di comitati di sorveglianza sui prezzi, per monitorarne l’andamento e poter sanzionare scorrettezze e abusi. È fondamentale, inoltre, una determinata lotta alle disuguaglianze e alla povertà, che crescono in maniera allarmante, soprattutto nel settore energetico.

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Famiglie italiane, l’inflazione fa più paura della guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

A un mese e mezzo dall’inizio del conflitto in Ucraina, che nelle preoccupazioni degli italiani ha sostituito totalmente la pandemia, restano molto forti i timori dei capifamiglia per le ricadute economiche della guerra, anche se in quattro settimane i “molto allarmati” sono passati dal 69,6% al 43%. Non è affatto diminuita invece l’apprensione per l’inflazione, che angoscia il 44,5% delle famiglie, mentre un altro 54% si dice “abbastanza preoccupato”. Nonostante questo, oltre il 70% ritiene che sia un dovere accogliere con generosità i profughi. Ci si attende dunque un lungo periodo di instabilità geopolitica, con ripercussioni importanti sul nostro Paese e risvolti negativi per i prezzi e i consumi: per il 43,1% degli italiani le sanzioni e le restrizioni al commercio con la Russia (valutate con favore dal 63%, nonostante le ripercussioni sull’Italia) porteranno un ulteriore aumento dei prezzi e nei prossimi mesi il 62,5% crede di dover ridurre i consumi, a fronte di una minore capacità di risparmio (63,2%). Addirittura una famiglia su due (53,9%) prevede una diminuzione nell’uso dell’auto. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra fine marzo e inizio aprile del Termometro Italia, indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, la società di ricerca del Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19 e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito.Proprio per evitare ricatti e tariffe-capestro, ben il 78% ritiene che si debba aumentare la produzione italiana di gas per raggiungere l’indipendenza energetica e il 67,5% è favorevole alla riduzione delle importazioni da Russia e Paesi inaffidabili, anche se ciò dovesse comportare sacrifici e razionamenti. Prevale largamente (71,4%) l’idea che la transizione verde debba essere gestita gradualmente, in modo da non bloccare lo sviluppo economico, ma senza alcun ritorno agli idrocarburi, anzi, puntando decisamente sulle fonti rinnovabili (66,5%). Anche sulle aspettative a medio e lungo termine il futuro non è roseo: 8 famiglie su 10 prevedono che i prossimi mesi saranno difficili, 1 su 4 teme addirittura di dover rinunciare a bisogni primari. Né si vedono miglioramenti a un anno: due terzi degli intervistati, al contrario, si attendono addirittura un peggioramento nella condizione economica del Paese, in netto aumento rispetto a un mese fa, e il 41,3% ha previsioni fosche anche sul futuro della propria famiglia, il 23,5% per la propria posizione lavorativa (dato stabile da gennaio). In questo contesto il fronte pandemico non può che passare in secondo piano, anche se – complice l’ennesimo aumento dei contagi – è in calo la percentuale di ottimisti, oggi “solo” il 36,4% contro il 50,7% di fine febbraio, quando il 41,5% degli intervistati si aspettava un ritorno alla normalità entro la fine dell’anno, il 23,6% già con l’arrivo dell’estate. Tuttavia, appena il 15,7% delle famiglie si dice veramente preoccupato per il Covid19 e il 44% crede che si tornerà a viaggiare come prima della pandemia.

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Guerra. Trattative affidate ad un paese con inflazione oltre il 61%?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2022

La Turchia di Erdogan ha un tasso inflattivo del 61,4% su base annua, e ad essa sembra ci si voglia affidare per le trattative di pace relative all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia . Certo, la Turchia in questi ultimi anni è diventata come il prezzemolo, dove ti giri la trovi a condimento e non solo di varie iniziative economiche, soprattutto lì dove il tradizionale colonialismo occidentale è fallito e continua a fallire, e lì dove i regimi dei singoli Paesi aiutati sono meno democratici possibile. Turchia come una sorta di Paesi arabi del Golfo, pieni di soldi da investire e in tanti che li accolgono senza andare tanto per il sottile rispetto a democrazia e diritti umani. Certo, la Turchia non è, per esempio, l’Arabia Saudita o il Qatar, dove non si sa quanti siano gli schiavi utilizzati, morti e vivi, per dare strutture e lustro ai campionati mondiali di calcio. Ma le carceri turche hanno tanti, ma proprio tanti ospiti per opinioni e iniziative non in linea con la politica del premier Erdogan. Comunque è un Paese con l’inflazione oltre il 60%: sintomo di una politica interna problematica. Paese che i soldi che ha preferisce investirli per il proprio potere al di fuori dei confini che non per il benessere dei suoi amministrati… investimenti che, visto per l’appunto il 60%, non sembra abbiano grande ricaduta su ricchezza e felicità interna. Ovviamente non esistono parametri economici per il “perfetto mediatore di pace”. Valgono in genere quelli politici. Ma nel 2022 esistono grandi differenze tra economia e politica, non sono entrambe coibentate per ricchezza e prosperità degli amministrati? Consumatori (economia) e cittadini (politica) non sono astrazioni, ma realtà portanti e determinanti la cui armonia determina benessere individuale e collettivo. Se l’auto si rompe, qualcuno andrebbe da un meccanico sapendo che lo stesso, nel 60% dei casi, fa tariffe più alte della media perché non è in grado di amministrare la propria bottega? François-Marie Arouet – Aduc

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Inflazione: Istat, marzo +6,7%

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2022

Secondo i dati provvisori di marzo resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione sale su base annua dal +5,7% di febbraio al +6,7%. “Una catastrofe! Effetto Ucraina! Un’impennata dovuta alle speculazioni scattate dopo il conflitto che rischiano di trasformarsi in un colpo letale per le tasche delle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Unica magra consolazione, è che i dati dell’Istat non considerano ancora il calo dei prezzi dei carburanti dovuto alla riduzione di 25 cent delle accise scattato dal 22 marzo, visto che le rilevazioni sono effettuale solo il primo e il decimo giorno lavorativo di ciascun mese. Un elemento importante visto che oggi l’Istat dà un rialzo tendenziale del Gasolio per i mezzi di trasporto del 38,3%, con un astronomico +16,4% rispetto a febbraio, mentre per la benzina il rincaro annuo è del 31%, +12% rispetto al mese scorso. Inoltre dal 1° aprile i prezzi del mercato tutelato dell’energia scenderanno su base congiunturale del 10,2% per la luce e del 10% per il gas. Va ricordato che al netto dei beni energetici, ossia luce, gas e carburanti, oggi l’inflazione sarebbe solo al 2,5% e non al 6,7%. Ma questo contenimento futuro degli aumenti non è sufficiente. Su base annua, infatti, luce e gas, stando ai dati di ieri di Arera, salgono rispettivamente del 98,5% e del 68,4% rispetto al secondo trimestre 2021. Per questo il Governo deve in primo luogo prolungare il calo delle accise oltre il 21 aprile attualmente previsto e intervenire ulteriormente su luce e gas, anche con provvedimenti strutturali” prosegue Dona. “L’inflazione a 6,7% significa, per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 2369 euro su base annua, 1052 solo per Abitazione, acqua ed elettricità, 654 euro per i Trasporti, 434 per prodotti alimentari e bevande. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 2217 euro, 1055 per l’abitazione, 569 per i trasporti, 391 euro per cibo e bevande, in media per una famiglia il rialzo complessivo è di 1894 euro, 990 per l’abitazione, 419 per i trasporti, 323 euro per mangiare e bere. Ma il record spetta alle coppie senza figli con meno di 35 anni che hanno un aggravio annuo di 2426 euro, 1247 solo per l’abitazione e alle famiglie numerose con più di 3 figli con una batosta pari a 2648 euro, 475 solo per il cibo” conclude Dona.

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“Comgest: mercati globali incerti per inflazione e stretta monetaria”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2022

A cura di Laure Négiar, Gestore del fondo Comgest Growth World di Comgest. Le pressioni inflazionistiche, il ritmo e la portata della stretta monetaria della Federal Reserve statunitense sono rimasti in cima alla lista delle preoccupazioni degli investitori globali, a cui si è aggiunto il conflitto Russia-Ucraina alla fine del mese di febbraio.Inner Mongolia Yili, Eli Lilly e Align Technology sono stati tra i titoli che hanno fornito i principali contributi alla performance. Inner Mongolia Yili, uno dei principali produttori cinesi di prodotti lattiero-caseari, è stato sostenuto da una forte crescita a due cifre dei latticini, nonché da recenti relazioni che evidenziano continui guadagni azionari.Eli Lilly, azienda farmaceutica impegnata nella cura del diabete, ha riportato una crescita del 15% dei ricavi e del 20% degli utili per azione per l’esercizio 2021 e ha una linea di prodotti promettente per i prossimi cinque anni. Align Technology, produttore di allineatori trasparenti, ha comunicato stime di crescita del fatturato superiori al 20% nel 2022, cogliendo di sorpresa il mercato.

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Capital Group: I mercati emergenti in prima linea per affrontare l’inflazione dopo la crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

A cura di Kirstie Spence, Gestore di portafoglio di Capital Group. Oltre alla tragedia umanitaria per il popolo ucraino e le onde d’urto a livello politico in tutto il mondo, c’è stato anche un effetto significativo sui mercati finanziari. Un elemento di spicco è l’ambiente inflazionistico e in che misura la “slowflation” – un termine che descrive una crescita più lenta e un’inflazione più elevata – continuerà. Riteniamo che l’inflazione sarà più elevata e diventerà più duratura, a causa dell’impatto diretto della crisi sui prezzi globali di cibo ed energia, accentuando le pressioni inflazionistiche che erano già in atto. La buona notizia per i mercati emergenti è che essi erano già in prima linea nel combattere l’ambiente inflazionistico. Le motivazioni sono le seguenti: – Gestire l’inflazione è un impegno quotidiano per i mercati emergenti rispetto ai mercati sviluppati. I panieri dell’IPC nei mercati emergenti hanno tipicamente una percentuale molto maggiore di cibo ed energia, il che vale in particolare per alcuni dei mercati emergenti a basso reddito. Ciò ha già innescato in passato una risposta della banca centrale, dato che le pressioni inflazionistiche erano presenti già nel 2021, con un impatto sul reddito rilevante e anche rapido. – Le banche centrali dei paesi emergenti stavano già affrontando i normali impatti ciclici dell’inflazione, anziché preoccuparsi di come ridurre il quantitative easing come le loro controparti dei mercati sviluppati. Prima di questa crisi, eravamo convinti che i mercati emergenti fossero almeno in linea con la curva, se non in anticipo rispetto ad essa, in termini di gestione delle crescenti pressioni inflazionistiche. Il contesto attuale indica probabilmente che i mercati emergenti sono in leggero ritardo, ma almeno si sono già incamminati in quella direzione. – Alcuni mercati emergenti sono meglio posizionati per essere maggiormente protetti dagli impatti della crisi. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che sono più autosufficienti in termini di cibo ed energia o al fatto che sono addirittura esportatori netti di queste materie prime. Ma alcuni mercati emergenti sono anche più distanti, sia politicamente sia geograficamente, dalla crisi. Sono inclusi mercati come il Medio Oriente e l’America Latina: queste aree potrebbero dimostrarsi più resistenti rispetto ad altre regioni. Nel complesso, le banche centrali si impegneranno maggiormente a sostenere la crescita una volta che avranno cercato di mitigare il pericolo imminente di un’inflazione più elevata, cercando di non compromettere sia la propria popolarità sia la fragile economia globale.

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PIMCO: La Fed dà avvio a un ciclo di rialzo dei tassi: inflazione batte incertezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

A cura di Allison Boxer, US Economist di PIMCO. Lo scoppio della guerra in Europa ha reso ancora più impegnativo per i policymaker della Fed il già difficile equilibrismo, poiché si trovano a misurare una prospettiva di crescita incerta con un nuovo aumento dell’inflazione. Tuttavia, la Fed ha sottolineato che ritiene che i rischi di inflazione superino notevolmente i rischi al ribasso per la crescita e, di conseguenza, ci aspettiamo che continui il suo percorso verso tassi più elevati e un bilancio più ridotto. La Fed avrebbe probabilmente bisogno di vedere un significativo rallentamento economico e una disfunzione del mercato prima di abbandonare il suo percorso di rialzo, dato che un maggiore e generalizzato incremento dei prezzi aumenta ulteriormente il rischio di aspettative di inflazione disancorate. Se i rischi elevati di inflazione giustificano una posizione più rigida di politica monetaria, un ritmo più veloce di rialzo dei tassi probabilmente peserà sulla crescita nel tempo, dato che le condizioni finanziarie si irrigidiscono sempre più rapidamente.Oltre al previsto aumento dei tassi di interesse, la Fed ha assunto un atteggiamento da “falco” nella dichiarazione del FOMC di marzo e nelle proiezioni economiche, così come nella conferenza stampa del presidente Jerome Powell, introducendo alcuni importanti cambiamenti. In primo luogo, la Fed ha inserito la forward guidance nella dichiarazione, facendo notare che “ulteriori aumenti in corso” del tasso sui Fed Funds e una riduzione del bilancio sono probabili. In secondo luogo, la Fed ha effettuato importanti revisioni alle proiezioni economiche di marzo rispetto alle precedenti previsioni di dicembre 2021. L’inflazione statunitense ha superato notevolmente le aspettative di consenso, in particolare a gennaio, il che, combinato con un ulteriore impulso inflazionistico derivante dalla guerra in Europa, ha spinto i funzionari della Fed ad aggiornare al rialzo le previsioni di inflazione per il 2022 di oltre 1 punto percentuale. I funzionari hanno anche previsto cali più modesti dell’inflazione nel 2023 e nel 2024, mantenendo l’inflazione significativamente al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed per tutto il periodo oggetto delle previsioni. (la misura preferita dalla Fed per l’inflazione è il PCE – le spese per i consumi personali).Coerentemente con il fatto che non ci si aspetta più che l’inflazione torni al target nel corso del periodo di previsione e che i funzionari della Fed vedono le pressioni inflazionistiche su una maggiore scala, le previsioni sui tassi di interesse sono state nettamente riviste e molti ora si aspettano che la politica dei tassi superi la soglia della neutralità entro la fine del prossimo anno. Le previsioni medie sono ora di un tasso sui Fed Funds dell’1,875% alla fine del 2022 (contro lo 0,875% previsto a dicembre) e del 2,750% alla fine del 2023 (contro l’1,625% precedente). Da notare che il dot plot mostra che la maggior parte dei funzionari prevede tassi un po’ al di sopra della stima media di neutralità del 2,4%, il che suggerisce che i funzionari della Fed ritengono che la politica debba essere almeno lievemente restrittiva per riportare l’inflazione al target.Alla conferenza stampa, il presidente Powell ha fornito alcune indicazioni sulle previsioni da falco ma ha anche cercato di preservare la possibilità di cambiare il percorso della propria politica, se necessario, nelle settimane e nei mesi a venire. Analogamente ai suoi commenti all’inizio di quest’anno, il presidente Powell non ha escluso la possibilità di aumenti più consistenti dei tassi.Dopo che la Fed ha concluso il programma di acquisto di asset all’inizio del mese, il presidente Powell ha confermato le nostre aspettative che un avvio anticipato e più veloce del deflusso del bilancio rispetto al ciclo passato sarà probabilmente annunciato in una delle prossime due riunioni. Anche un bilancio più ridotto contribuirebbe all’inasprimento della politica monetaria quest’anno e il presidente Powell ha suggerito che molti funzionari lo vedono come un qualcosa di equivalente a un ulteriore aumento dei tassi. Guardando al di là della riunione di marzo, ci aspettiamo che l’inflazione più elevata e le preoccupazioni sulle aspettative di inflazione continuino a pesare di più sui funzionari della Fed rispetto ai rischi al ribasso sulla crescita nei prossimi mesi. Di conseguenza, la nostra previsione di base continua a prevedere aumenti dei tassi nelle prossime riunioni della Fed e un ulteriore significativo inasprimento della politica della Fed nel corso dell’anno. Questo ritmo più veloce di inasprimento aumenta il rischio di un atterraggio brusco più avanti e suggerisce un rischio maggiore di recessione nei prossimi 2 anni.

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Inflazione: Istat, febbraio +5,7%

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2022

Secondo i dati definitivi di febbraio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione sale su base annua dal +4,8% di gennaio al +5,7%. “Uno tsunami! Sulle famiglie si è abbattuto un terremoto dagli effetti devastanti per i loro portafogli. Se a questo si aggiunge che l’Istat non ha ancora rilevato le speculazioni scattate dopo la guerra in Ucraina, dato che le rilevazioni si fermano alla terza settimana del mese mentre la guerra è scoppiata il 24 febbraio, il quadro diventa ancora più allarmante” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il Governo deve fare uno scostamento di bilancio e ridurre le accise sui carburanti di almeno 50 cent per intervenire su una delle cause dell’inflazione, quella che insieme a luce e gas sta svuotando le tasche degli italiani e senza le quali l’inflazione oggi sarebbe pari solo al 2,1%” prosegue Dona.”L’inflazione a 5,7% significa, per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 2051 euro su base annua, 1018 solo per Abitazione, acqua ed elettricità, 486 euro per i Trasporti, 359 per i prodotti alimentari e bevande, 370 per il carrello della spesa. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 1932 euro, 1021 per l’abitazione, 424 per i trasporti, 323 euro per cibo e bevande, 333 per le spese di tutti i giorni del carrrello. In media per una famiglia il rialzo complessivo è di 1669 euro, 959 per l’abitazione, 311 per i trasporti, 267 euro per mangiare e bere. Ma il record spetta alle coppie senza figli con meno di 35 anni che, spendendo di più di quelle con i figli per la cura della casa, hanno un aggravio annuo di 2130 euro, 1208 solo per l’abitazione e alle famiglie numerose con più di 3 figli con una batosta pari a 2307 euro, 393 solo per il cibo, 405 per il carrello della spesa” conclude Dona.

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Inflazione, crescita del salari e forza del dollaro alla base della stretta monetaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2022

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief economist di Payden & Rygel. Nonostante l’ultimo rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti abbia evidenziato il fatto che siano stati 12 mesi complessivamente positivi per la crescita dei posti di lavoro (quasi 600.000 in media negli ultimi tre mesi), alcuni temi sembrano preoccupare particolarmente gli investitori. Anzitutto il fatto che la crescita dei salari reali sia negativa, dal momento che, se si guarda al guadagno medio orario del 5% su base annua e lo si corregge all’inflazione, i salari reali risultano effettivamente in calo e questo, nel complesso, non rappresenta un dato positivo per i consumi. Le curve dei rendimenti a due e 10 anni, inoltre, si sono appiattite e la differenza tra i rendimenti è scesa a meno di 30 punti base. Nei tre o quattro cicli precedenti, l’appiattimento della curva dei rendimenti ha solitamente preceduto un rallentamento economico, così come l’inversione della curva ha solitamente preceduto una recessione. Un altro dato che rende nervosi gli investitori è rappresentato dall’aumento del prezzo del greggio in un breve periodo di tempo, che spesso anticipa l’arrivo di una recessione. Per quanto riguarda l’inflazione, il quadro è ancora piuttosto preoccupante, con l’inflazione core a livelli elevati che, presumibilmente, continueranno a salire, spingendo i banchieri centrali ad intervenire, quando invece, se avessimo avuto uno shock dell’offerta come quello attuale in qualsiasi altro periodo, con il prezzo del greggio in aumento, sarebbe stato più prudente per la Fed limitarsi ad attendere. Il tema chiave che dovrà essere affrontato dal meeting della Fed di oggi è quello di un possibile aumento di 25 o di 50 punti base nel mese di marzo. Sembra più probabile che l’aumento possa essere di 25 punti base. Questo significa che, per il momento, l’assenza di pressione sulla crescita salariale potrebbe essere dovuta ad alcuni effetti di composizione e che, in futuro, potremmo assistere ad una nuova accelerazione. Il timore di una spirale inflattiva e salariale sembra per ora ingiustificato alla luce degli ultimi dati. Anche la ripartizione dei posti di lavoro è importante. Gli impieghi meno qualificati sono quelli che stanno assistendo ad un trend positivo, come dimostrano gli oltre 36.000 posti di lavoro registrati dal settore manifatturiero. Con i livelli dei prezzi del petrolio più alti dal 2008, l’oro in aumento e il dollaro forte rispetto all’euro, la Fed sembra essere in una posizione più favorevole rispetto alla BCE per avviare un inasprimento della politica monetaria e Powell ha dichiarato l’intenzione di procedere su questa strada nonostante le tensioni geopolitiche. La BCE si trova invece in una situazione diversa, a causa della vicinanza delle tensioni e di livelli di inflazione più contenuti e guidati dall’energia. Inoltre, in Europa non stiamo assistendo ad una dinamica salariale altrettanto forte, quindi sembra più probabile che la BCE sarà molto più lenta nell’irrigidimento della politica monetaria rispetto alla Fed.

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“PGIM Fixed Income: La FED va “all-in” nella lotta all’inflazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

A cura di Robert Tipp, Managing Director, Chief Investment Strategist, and Head of Global Bonds di PGIM Fixed Income.L’annuncio della Fed alla fine della riunione del FOMC del 16 marzo 2022 ha sorpreso per l’approccio aggressivo, con le proiezioni aggiornate per il tasso sui Fed Funds che lasciano intendere un “all in” nella lotta contro l’inflazione. Nelle sue dichiarazioni la Fed non si è soffermata sulle incertezze che circondano le prospettive economiche, salvo rilevare l’incertezza creata dalla guerra in Ucraina. La dichiarazione relativamente concisa della Fed si è piuttosto concentrata sul recente rafforzamento delle condizioni economiche, comprese quelle riguardanti l’occupazione e l’inflazione attualmente elevata. Ponendo l’accento su questi aspetti, i funzionari della Fed hanno intensificato con grande determinazione i loro piani per i rialzi dei tassi e hanno dato segnali di un probabile avvio delle Quantitative Tightening (QT) – ossia l’inversione dell’effetto dei programmi di allentamento quantitativo – per questa primavera, forse già durante la prossima riunione di maggio (maggiori dettagli potranno emergere dalla pubblicazione dei verbali di questa riunione tra poche settimane).L’atteggiamento ora più aggressivo della Fed prospetta un totale di sette rialzi dei tassi quest’anno, seguiti da altri quattro l’anno prossimo, portando il tasso sui Fed Funds all’1,9% entro la fine del 2022 e al 2,8% entro la fine del 2023. La traiettoria ora su un livello superiore presuppone che il tasso sui Fed Funds rimanga fino al 2024 al 2,8%, cioè sopra la stima della Fed del 2,4% per il tasso neutrale di lungo periodo. Durante questo arco temporale, la crescita dovrebbe passare dal 2,8% di quest’anno a un più moderato 2,0% entro il 2024, mentre l’inflazione, allo stesso modo, rimarrebbe elevata al 4,3% quest’anno, ma con un rallentamento al 2,3% entro la fine del 2024. Nel corso di questi anni di aggiustamento, il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere intorno a un favorevole 3,5%-3,6% alla fine di ogni anno.Alla conferenza stampa è stato chiesto a Powell quali effetti potrebbero avere i piani di una politica monetaria più severa, della Fed sul mercato del lavoro: in particolare, il tasso di disoccupazione potrebbe scendere ancora per poi rimanere a un livello basso pari al 3,5% fino al prossimo anno, come indicano le proiezioni della Fed? La risposta? Powell ha evidenziato l’attuale forte squilibrio tra la domanda e l’offerta di lavoro, dove le offerte di lavoro superano il numero dei disoccupati con un ampio e storico margine. Un inasprimento delle condizioni finanziarie, indotto dalla Fed, dovrebbe ridurre l’eccesso di domanda di lavoro e gli aumenti salariali associati, senza influire sulle attuali condizioni di occupazione e sul tasso di disoccupazione. Coerentemente con le prospettive favorevoli della Fed per il tasso di disoccupazione in un contesto di politica significativamente più rigida da parte dell’istituto centrale, Powell ha fatto notare all’inizio della conferenza che la probabilità di una recessione è, a suo parere, bassa. E infatti mantenere la piena occupazione su base sostenuta richiede la stabilità dei prezzi. La Fed si è quindi avviata in una direzione volta a indurre condizioni finanziarie più “normali”, per usare le parole di Powell; condizioni finanziarie che potrebbero, partendo da qui, aiutare a sostenere l’espansione economica.

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Inflazione: questa volta potrebbe essere diversa da quella del recente passato

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

Negli Stati Uniti, l’inflazione ha viaggiato su una media dell’1,7% annuo durante gli anni 2010, mentre si è mantenuta intorno al 2,5% nel decennio precedente. Una bassa inflazione e una politica monetaria accomodante hanno sostenuto un mercato rialzista insolitamente longevo per le azioni, rendimenti in calo per le obbligazioni e una forte correlazione negativa tra le due asset class. In quel contesto, i portafogli azionari e obbligazionari hanno generato rendimenti reali positivi piuttosto solidi. Tuttavia, per i prossimi dieci anni l’inflazione dovrebbe essere più vicina all’esperienza degli anni 2000 rispetto a quella degli anni 2010, e forse più alta. I principali driver sono rappresentati dall’allentamento monetario e fiscale aggressivo e dai prezzi elevati dell’energia, che erano in aumento anche prima del conflitto in Ucraina. Tutto questo è aggravato da fattori a lungo termine come l’aumento della spesa per gli investimenti green, una maggiore crescita della popolazione in età lavorativa negli Stati Uniti, per non parlare del trionfo del populismo politico in diversi paesi, che ha incoraggiato una maggiore spesa pubblica, un rafforzamento di quella per la difesa e filiere a maggior intensità di capitale. In altre parole, il mondo post-pandemia potrebbe presentare un regime di inflazione diverso da quello che si è visto nel recente passato. Alcuni aspetti di quella che potremmo definire come la risposta convenzionale all’inflazione, a livello di portafoglio, hanno perfettamente senso. Le obbligazioni sovrane negli Stati Uniti e in Europa hanno un prezzo elevato, generano rendimenti nominali fissi e potrebbero non mantenere il loro valore in un ambiente inflazionistico dati i prezzi attuali. Tuttavia, le obbligazioni sovrane in Asia potrebbero essere interessanti considerata l’inflazione più bassa e i rendimenti iniziali più elevati. Infine, le valute, siano esse beneficiarie del prezzo delle materie prime o valute di una nazione creditrice, rappresentano un’opportunità trascurata, quando in realtà offrono sia opportunità di diversificazione sia di rendimento. Infine, in un mondo caratterizzato da una maggiore volatilità dell’inflazione e da valutazioni iniziali elevate, le banche centrali rimarranno un fattore chiave per la liquidità e quindi per i rendimenti degli asset negli anni a venire. La nuova linea degli istituti centrali prevede che metteranno il piede sull’acceleratore più a lungo quando non avranno raggiunto i loro target, ma tenderanno invece a frenare più velocemente quando li avranno raggiunti. Questo implica che un’asset allocation statica potrebbe diventare sempre meno funzionale, mentre potrebbe diventare necessaria un’asset allocation dinamica.

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Inflazione: Unc, la classifica delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, sulla base dei dati diffusi mercoledì scorso dall’Istat.In testa alla classifica delle città più care d’Italia, Bolzano, dove l’inflazione tendenziale di febbraio pari a +6,8%, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2163 euro, ma che svetta a 3052 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Piacenza dove il rialzo dei prezzi del 7% determina un incremento di spesa pari a 1870 euro per una famiglia media, 2617 euro per una di 4 persone, al terzo posto Forlì-Cesena, dove il +6,7% genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 1789 euro per una famiglia tipo e a 2505 euro annui per una di 4 componenti.Appena fuori dal podio Bologna dove si spendono mediamente 1692 euro in più (+6%), al quinto posto Padova (+6,6% pari a +1667 euro), seguono Treviso (+6,5%, +1641 euro), Pistoia (+6,2%, +1615 euro), in ottava posizione Firenze (+5,8%, +1598 euro), poi Trieste (+6,7%, +1587 euro). Chiude la top ten delle città più salate Genova (+6,5%, 1577 euro).L’inflazione più alta d’Italia è quella di Catania, +7,4%, che però, per via della minor spesa in valore assoluto, si colloca “solo” in undicesima posizione con +1566 euro. Quella più bassa d’Italia, invece, è a Cremona (+4,6%, +1265 euro), seguita a ruota da Como (+4,7%, +1292 euro).La città più virtuosa d’Italia, però, in termini di spesa aggiuntiva più bassa, è Macerata, dove in media si spendono 1036 euro in più (+4,8%), seguita da Potenza dove l’inflazione pari a +5,4% determina un esborso addizionale di 1.097 euro, mentre al terzo posto si colloca Campobasso (+5,6%, +1117 euro).In testa alla classifica delle regioni con più rincari, con un’inflazione annua a +6,5%, il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 1761 euro su base annua, e che vince la classifica con 2523 euro per una famiglia di 4 persone. Segue la Valle d’Aosta, dove la crescita dei prezzi del 5,9% implica un’impennata del costo della vita pari in media a 1500 euro e a 2478 euro per una famiglia di 4 componenti. Al terzo posto la Liguria, +6,4%, con un rincaro annuo di 1435 e 2368 euro.Le regioni più convenienti: Sardegna (+6,1%, +1204 euro in media), Campania (+5,8%, +1162 euro) e Puglia (+6,2% e 1179 euro). La regione con l’inflazione più elevata, comunque, è la Sicilia con +6,8% (+1313 euro, +1820 euro per una famiglia di 4 persone).”Anche considerando il minor salasso annuo, quello di Macerata, nessuna famiglia in Italia ha guadagnato in un anno 1036 euro in più. Gli italiani, insomma, si stanno pesantemente impoverendo e questo avrà effetti nefasti sui consumi e sulla ripresa economica del Paese. Per questo è importante che il Governo oggi intervenga con misure serie per calmierare i prezzi e il primo provvedimento da prendere è quello di ridurre i prezzi dei carburanti che incidono su tutta la merce trasportata e ricadono sui consumatori finali, abbattendo le accise di benzina e gasolio di almeno 50 centesimi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Guerra in Ucraina e l’inflazione fanno paura alle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2022

Dopo due anni di pandemia cambiano le preoccupazioni degli italiani. Ora al primo posto ci sono la guerra in Ucraina e la situazione geopolitica instabile, che destano molta inquietudine in quasi il 70% delle famiglie italiane e abbastanza nel 28,2%, e al secondo posto c’è l’inflazione, che non fa stare tranquillo il 42,4% dei capifamiglia, con picchi di circa il 50% per chi vive solo e ha tra i 36 e i 55 anni. Al contrario, grazie al calo dei contagi e all’allentamento delle restrizioni, solo il 20,6% si dice ancora molto in ansia per il virus e ben 3 famiglie su 10 non se ne preoccupano più, tanto che la percentuale di ottimisti rispetto alla situazione post-pandemica è balzata dal 18,7% di gennaio al 50,7% di fine febbraio e il 41,5% degli intervistati si aspetta un ritorno alla normalità entro la fine dell’anno, il 23,6% già con l’arrivo dell’estate. A dirlo sono le ultime rilevazioni del Termometro Italia, indagine per monitorare l’impatto del Covid19 avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, la società di ricerca del Gruppo Cerved, e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, e che percezione hanno del futuro. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito. “Le preoccupazioni legate alla guerra e all’inflazione si ripercuotono sulle aspettative economiche – commenta Enea Dallaglio, partner di Innovation Team, società di ricerca del Gruppo Cerved -: da qui a un anno, 6 famiglie su 10 (59,8% del campione) si aspettano un peggioramento nella condizione del Paese, in netto aumento rispetto a un mese fa; 3 su 10 temono anche per la propria situazione familiare, e il 23,5% per il lavoro, dato stabile da gennaio. L’effetto più evidente dell’aumento del costo delle materie prime è quello sulle utenze e sul carburante: per quasi 1 intervistato su 2 (circa 48%) l’impatto del caro bollette è stato grave o molto grave e per un altro 40% è stato abbastanza grave (i più colpiti sono ovviamente i nuclei a basso reddito). Una famiglia su tre trova che gli aumenti dei beni di consumo stiano pesando seriamente sulla propria capacità di spesa, mentre solo per il 17,7% gli effetti sono trascurabili”. Come conseguenza diretta dell’inflazione, negli ultimi tre mesi è peggiorata la situazione economica delle famiglie e la loro capacità di risparmio, con effetti importanti sulle abitudini di spesa: il 55,5% ha ridotto tutti gli acquisti, facendo anche rinunce importanti, il 19,8% ha messo in secondo piano la qualità. Sono rimaste stabili le abitudini solo del 24,6% degli intervistati, con picchi oltre il 30% per le coppie con figli adulti, le famiglie ad alto reddito e la fascia di età tra i 56 e i 65 anni. Anche la capacità di risparmio è diminuita negli ultimi tre mesi per il 37,7% delle famiglie, in particolare quelle con redditi complessivi inferiori ai 20.000 euro netti all’anno, monocomponenti e che abitano in grandi città, ma non metropoli. Quanto al futuro, il sentiment continua a essere negativo, benché siano cambiate le ragioni di questo pessimismo: due famiglie su tre si attendono di vivere dei mesi difficili o molto difficili, fatti di molte rinunce (quota di fatto stabile da novembre), mentre solo una su tre ritiene di poter affrontare l’immediato futuro con serenità, in lieve aumento rispetto alla rilevazione di gennaio. D’altro canto, il calo dei contagi e l’allentamento delle restrizioni hanno portato un netto miglioramento nella percezione degli impatti della pandemia sul reddito familiare: sono scese di quasi 9 punti percentuali da gennaio le famiglie (55,5%) che dichiarano di avere subito conseguenze economiche pesanti dalla pandemia, e più di una famiglia su due afferma di essere riuscita a far fronte agli imprevisti con il reddito a disposizione (di fatto la quota più alta da aprile 2020 e in crescita dalla rilevazione di gennaio), mentre il 48,3% ha dovuto attingere ai risparmi, il 18,4% in maniera consistente.

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“FLASH BCE – Lagarde equilibrista ed inflazione USA al massimo da 40 anni”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte. La riunione BCE si è complessivamente risolta con un tentativo di mettere insieme le istanze dei falchi e delle colombe con un risultato che risulta essere mediamente più hawkish. In sintesi alcuni punti: Tapering accelerato con approdo a 20 Mld€ a giugno (prima era previsto ad ottobre) Esplicitazione della possibilità di fine del QE nel terzo trimestre se non vi sarà un rallentamento dell’inflazione Unica nota leggermente più dovish è sul timing del primo rialzo tassi non più “subito dopo” la fine del QE ma “qualche tempo dopo” Il tutto condito dalla premessa in apertura di fare tutto il possibile per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria. La Lagarde ha sottolineato che la guerra in Ucraina pone rischi al ribasso sulla crescita, ma pone rischi significativamente al rialzo sull’inflazione.Ha cercato inoltre di enfatizzare il fatto che non si tratterebbe di accelerazione del tapering né di manovre più restrittive ma solo di normalizzazione con condizionalità in base ai prossimi dati.Nel frattempo, l’inflazione US di febbraio ha confermato le attese posizionandosi al 7,9%, massimo da 40 anni, trainata ancora dalla componente affitti (con peso oltre il 30% nel paniere) ed alimentari, insieme a quella energetica. La Bce ha cercato di fare una sintesi tra le due posizioni estreme all’interno del board, ossia chi propendeva per un nulla di fatto ed attendere gli sviluppi e chi invece propendeva per agire senza alcuna condizionalità. Alla fine, la scelta è stata per una decisione di azione ma con condizionalità, ossia riservandosi le decisioni sulle mosse future (fine del QE e rialzo tassi) in base agli sviluppi. Un tentativo di risolvere nel breve l’arduo dilemma posto dallo scenario stagflattivo, che diventa sempre più probabile per l’area, accentuato ed anticipato dalla guerra in Ucraina. Sul fronte Fed, la conferma del dato sull’inflazione di febbraio in linea con il consenso, fa propendere verso l’ipotesi di inizio della fase di rialzo con 25pb il prossimo 16 marzo. Gli operatori al momento incorporano attese di circa 6 rialzi nel 2022. Allo tesso tempo, però, continua la lunga fase di salari reali negativi dal momento che gli incrementi dei salari non riescono a tenere il passo dell’inflazione, il che potrebbe impattare in modo significativo sulla crescita nei prossimi mesi. Pertanto, i tassi a lungo termine potrebbero progressivamente stabilizzarsi ed essere sempre più espressivi delle attese sulla crescita piuttosto che delle attese di politica monetaria. Se a questo si aggiunge la permanenza di elevate aspettative di inflazione, la prospettiva è di una lunga fase di tassi reali negativi, in attesa che ad un certo punto le politiche monetarie trovino un bilanciamento maggiore tra crescita ed inflazione.Condizioni di tassi reali negativi in prospettiva per il prossimo trimestre/semestre depongono a favore di un accumulo progressivo e graduale del comparto tech sull’equity e dell’oro.

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Inflazione cresce anche a febbraio. Chi semina vento raccoglie tempesta

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2022

I dati Istat preliminari per il mese di febbraio sono implacabili: +5,7%.. e guarda un po’, molto è dovuto ai prezzi energetici (+45,9%, quasi il doppio rispetto ad un anno fa) e, come conseguenza ineluttabile, ai prezzi alimentari (lavorati +3,2 e non-lavorati +6,9%). Poi tutte le altre tipologie, tutte con il segno +. Tutti lo sapevano ma, nonostante questo e alcuni provvedimenti già in atto da parte del governo sulle bollette energetiche, ci siamo “distratti” con l’invasione dell’Ucraina e, quindi, ….. “cosa vuoi che siano questi aumenti percentuali rispetto alla prospettiva magari di una bomba atomica che parta da Mosca e ci arriva nel giardino”…. Ma i prezzi aumentano e, siccome continua ad esserci anche il covid, sarà bene che ognuno se ne occupi, altrimenti, come per guerra e covid, i prezzi si occuperanno di noi, e se per qualunque motivo ci coglieranno di sorpresa, ci faranno più male di quanto già non facciano di per sé.In attesa che governo e legislatore producano e imbastiscano un piano di emergenza nazionale… come quello che non hanno fatto per la crisi energetica, “Chacun pour soi? Dieu pour tous?”Con un occhio sempre all’altro, al vicino, al presunto avversario, non facendo male a nessuno per la tutela di se stessi… è bene tenere a mente questo proverbio. Gli italiani sono maestri di vita in questo e conosciuti e “apprezzati” in tutto il mondo per riuscire a sopravvivere (anche benino rispetto alla media mondiale, tutto sommato) nelle difficoltà più estreme. Bene: ci siamo! Più che la guerra, che vorremmo? Siamo arrivati a questo punto perché (altro proverbio) “chi semina vento raccoglie tempesta”: siamo stati sul ramo a cantare e non a raccogliere beni come le formiche. Responsabilità dei politici e noi che li abbiamo mandati col voto dove sono. Ora ce li teniamo cercandoci di fare meno male possibile (a noi e agli altri) anche grazie ad associazioni come Aduc. Ma non ci illudiamo e non pretendiamo: quello che c’è oggi è figlio di noi stessi e siamo solo noi stessi che potremmo invertirlo. E siccome la speranza si dice che sia sempre l’ultima a morire, se ne accorgeranno i politici che fanno le leggi e ci governano? E magari faranno il loro compito per tutti e non solo per gli amici e compagni di merende? Noi li sproniamo e li aiutiamo. VedremoFrançois-Marie Arouet – Aduc http://www.aduc.it

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Inflazione: Unc, la classifica delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

In testa alla classifica delle città più care d’Italia, Bolzano, dove l’inflazione tendenziale di gennaio pari a +6,2%, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 1972 euro, ma che schizza a 2783 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Piacenza dove il rialzo dei prezzi del 6,6%, il record italiano, determina un incremento di spesa pari a 1763 euro per una famiglia media, 2467 euro per una di 4 persone, al terzo posto Bologna, dove il +5,8% genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 1635 euro per una famiglia tipo e a 2255 euro annui per una di 4 componenti. Aosta, in settima posizione quanto a rincari per la famiglia tipo, 1449 euro, sale sul gradino più basso del podio per la famiglia di 4 persone con un aggravio pari a 2394 euro. Avellino, al 33° posto per esborso aggiuntivo, 1224 euro da gennaio 2021 a gennaio 2022, è al 3° per inflazione, +6%. Al quarto posto quanto a inflazione, Trieste e Trento con +5,9%, con una maggior spesa media nei dodici mesi pari a, rispettivamente, 1398 e 1377 euro.La città più virtuosa è Potenza, con una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a “solo” 914 euro su base annua, seguita da Campobasso (918 euro) e, al terzo posto tra le risparmiose, Vercelli, +937 euro. Bene Milano, con un’inflazione pari a +3,9%, sotto il 4,8% della media nazionale, e con una spesa aggiuntiva in linea con quella italiana, +1130 contro 1126 euro.

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