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“Buono da Scattare” promuove l’arte della fotografia e la tradizione dell’olio

Posted by fidest press agency su sabato, 17 novembre 2018

Buono da ScattareRoma. Si è svolta nel prestigioso e storico Palazzo Passerini Falletti di Roma la cerimonia di premiazione della VI^ Edizione del Premio fotografico Buono da scattare. L’iniziativa, ideata e organizzata da Sabrina Lembo, Presidente dell’Associazione Culturale Un lembo di… e titolare dell’azienda olearia Lembo, intende promuove attraverso questa iniziativa la cultura dell’olio attraverso le sensazioni dell’immagine fotografica. Ad aggiudicarsi il primo premio, con l’opera fotografica “La mano dell’uomo” è stata Serena Gallus. L’autrice ha raccontato la sua storia personale attraverso uno scatto fotografico minimalista, dai molteplici rimandi evocativi, dove la mano di uomo con la fede al dito e i tagli delle ferite sul braccio, è posta accanto alle olive appena raccolte, posate a terra. Quasi si trattasse di un’inseparabile unione, fatta di sacrifici, di passione e di autenticità: ognuno ha bisogno dell’altro per portare frutto. L’immagine all’unanimità ha conquistato la prestigiosa giuria presieduta dalla scrittrice Lorena Fiorini e composta sia da personalità istituzionali che da illustri esperti del settore: Massimo Arcangeli (Università degli Studi di Cagliari), Lorenzo Canova, (Università degli Studi del Molise e Critico d’arte), Paolo Cricchio (Fotografo professionista), Andrea Di Lorenzo (Food photographer), Daniele Luxardo (Fotografo professionista), Maria Laura Perilli (Critica d’arte), Buono da Scattare2Annalisa Nuvelli (Fotografa professionista) José M. Salgado (Fotografo professionista), Raffaele Sacchi (Università di Napoli Federico II) e dalla giuria degli studenti, composta dagli allievi del Colegio “Logos” de Madrid, dal Liceo Scientifico “E. Fermi” di Gaeta, dall’Istituto Carlo Levi di Tricarco e dal Colegio “Labor” de Vigo. A condurre il tavolo dei lavori della premiazione Bettina Giordani, Presidente FIDAPA BPW Italy sezione Roma.L’iniziativa ha visto il sostegno di numerose autorità e personalità della cultura internazionale: Marcello Di Vito (Presidente dell’Assemblea Capitolina), Mario Arvelo (Embajador, Representante Permanente de República Dominicana ante las agencias de Naciones Unidas en Roma y Presidente del Comité de Seguridad Alimentaria Mundial), Ion De la Riva (Consigliere Culturale Ambasciata di Spagna in Italia) Gianmaria Palmieri (Magnifico Rettore dell’Università degli Studi del Molise) Antonio Battista (Provincia di Campobasso e Sindaco Comune di Campobasso), Cosmo Mitrano (Sindaco Comune di Gaeta), Teresa D’Alessio (Presidente Fidapa BPW Italy sezione Campobasso). Durante l’evento è stato presentato il catalogo fotografico Buono da scattare, ideato da Sabrina Lembo con la collaborazione dell’Assemblea Capitolina- Roma Capitale , che racchiude tutte le opere finaliste e vincitrici della VI edizione, commentato in più lingue da scrittori contemporanei e internazionali, che hanno preso parte alla cerimonia di premiazione: Vicente Araguas (Spagna), Alessandro Cannavale (Italia), Milagros Frias (Spagna), Sabrina Lembo (Italia), Ridha Mami (Tunisia), Ramón Pernas (Spagna), Arturo Franco Taboada (Spagna).Sono intervenuti, oltre ai nomi sopra citati, anche Fabrizio Accatino (Giornalista e celebre sceneggiatore del fumetto Dylan Dog), Gianni Testa (Produttore discografico e noto vocal coach), Massimo Arcangeli (Università degli Studi di Cagliari). L’iniziativa vede, inoltre, il coinvolgimento di un Comitato d’Onore, comprendente eminenti personaggi della cultura, personalità politiche e amministrative, tra cui: Gonzalo Fournier Conde (Presidencia del Gobierno de España), Buono da Scattare1.pngMario Arvelo Caamaño (Embajador, Representante Permanente de República Dominicana ante las agencias de Naciones Unidas en Roma y Presidente del Comité de Seguridad Alimentaria Mundial) Fabrizio Accatino (Giornalista, Sceneggiatore a fumetti), Domenico Bruno (Avvocato, Università degli Studi del Molise), Riccardo Cucchi (Giornalista), Steve Della Casa (Radio RAI) Daniele De Michele (Donpasta, scrittore), Rossella Ferro (La Molisana), Renato Fiorito (Presidente di Giuria Premio Di Liegro), Javier Fiz Pérez (Università Europea di Roma), Maria Ángeles Albert De Leon (Real Academia de España en Roma), Gianmaria Palmieri (Magnifico Rettore Università degli Studi del Molise), Neyla Pardo (Universidad Nacional Colombia) Óscar Loureda Llamas (Pro Rettore Università di Heidelberg), Paola Rosmini (Autore televisivo RAI), Brunella Santoli (Unione Lettori Italiani), Arturo Franco Taboada (Architetto e scrittore).
«Le opere fotografiche di questa edizione – ha dichiarato Sabrina Lembo, Presidente e motore indiscusso di “Buono da scattare” – sono state in grado di commuovermi, per la bellezza delle storie che raccontano. Molte di esse hanno come autori dei giovanissimi, minori di diciotto anni. La loro attiva partecipazione è la vera ragione di questa iniziativa, che ha l’obiettivo di promuovere l’amore per la cultura dell’olio e per le nostre tradizioni, soprattutto nelle nuove generazioni. L’importanza di credere ancora nel valore autentico del lavoro, che non si traduce nel fatturato e nel profitto di un’azienda, ma nel produrre qualcosa di buono, nel collaborare e operare insieme con onestà, è uno degli obiettivi principali di Buono da scattare. Vedere oggi giovani, dal volto pulito e dagli occhi lucidi per l’emozione, è senz’altro un segno di speranza.» Spazio, quindi, ai giovani e ai valori. La sala interviene attivamente e accoglie gli altri vincitori: Carmen Gaetano con Gratitudine (Italia) Premio Buono da web – Categoria Giovani Fotografi, Debora Stracqualursi con Lavoro di donna (Italia) Premio Buono da web – Categoria Open, Francesco Ranellucci con Pane olio e pomodoro, che bontà! (Italia) Premio Sapori in tavola: l’olio e il cibo, Valentina Accomasso con Ulivo lussureggiante (Italia) Buono da Scattare3Premio Portf-OLIO, Raffaella Martino con Olio nell’arte – Il futuro (Italia) Premio alla Creatività, Giovanna Scarpitta con Le forme dell’olio (Italia) ) si aggiudica la prima edizione di Premio Buono da Arte, ricevendo una menzione speciale dalla critica d’arte Maria Laura Perilli, Antonietta Simoncini con Madre Terra e sorella oliva vince il Premio “Buono da FIDAPA”, volto a promuovere il talento e la collaborazione femminile, e Adriana Cruz con Surfaces of Tree (Germania) vince la categoria “Buono da scattare nel mondo”.
I vincitori del concorso hanno ricevuto in premio workshop fotografici presso da Digital Camera School di Roma, soggiorni presso il Summit Hotel di Gaeta, weekend- soggiorno in Italia e nel mondo, offerte da Italian Luxury, cena con degustazione presso VII Coorte di Roma. L’iniziativa nasce dal patrocinio di: Presidenza dell’Assemblea Capitolina di Roma Capitale, Ambasciata di Spagna in Italia, Provincia di Campobasso, Comune di Campobasso, Comune di Gaeta, Università degli Studi del Molise, Fidapa Bpw Italy sezione Roma e sezione Campobasso, Fondazione ITS DEMOS; e dalla collaborazione di: Summit Hotel di Gaeta, Digital Camera School, VII Coorte di Roma, Galleria Triphé, Cantina Herero, Italian Luxury,Onartediem, Annalisa Nuvelli Fotografie, Olio Lembo. Shooting fotografico dell’evento a cura di Annalisa Nuvelli e Fabiana Di Nitto con copyright).

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Presentazione del libro “Arte in Moda: Giochi d’ispirazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Roma giovedì 25 ottobre ore 17.00 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea viale delle Belle Arti, 131 Presentazione del volume Arte in Moda. Giochi d’ispirazione di Stefania Macioce edito da Logartpress (2018) con ingresso libero. Intervengono: Claudio Strinati critico d’arte, Antonio Romano brand designer, Roberto Capucci maestro di moda, Santo Versace imprenditore di moda Sarà presente l’autrice.
Se la moda Made in Italy ha conquistato una leadership mondiale – realizzando nel 2017 ricavi per oltre 94 miliardi di euro, di cui 61,8 destinati al mercato straniero con una crescita dell’export del 5,2% – il merito è in gran parte degli stilisti. I quali spesso, in modo sistematico o intuitivo, hanno saputo ispirarsi a un immenso patrimonio artistico trasformandolo dall’interno e restituendo, a loro volta, nuove produzioni d’arte.Con Arte in Moda. Giochi d’ispirazione, Stefania Macioce, professore di Storia dell’arte moderna alla Sapienza di Roma, sviscera il paradigma tradizionale dell’arte che influenza la moda, raccontando che cosa accade quando è la moda a diventare arte e l’arte a interessarsi alla moda e alle sue produzioni. Una separazione, quella tra arte e moda, sempre più labile se entrambe, oltre ad essere terreno di creatività sono ­ suggerisce Macioce – sinonimo di lusso.L’analisi di Stefania Macioce è insieme storica, sociologica e antropologica ed è supportata da un ricchissimo apparato iconografico di ben 120 fotografie a colori e 80 in bianco e nero.Nel volume, rigoroso nell’analisi ma di piacevole lettura anche per un pubblico non esperto, non mancano profili a tuttotondo degli stilisti che con più talento hanno interpretato l’arte nella e della moda: da Ken Scott – artista divenuto stilista – a Coco Chanel, da Balenciaga a Gianni Versace e Roberto Capucci, i cui abiti-scultura sono esposti nei musei più prestigiosi del mondo. E a proposito di musei, è di grande interesse anche la ricostruzione del rapporto moda-arte attraverso i luoghi, come la celebre sfilata di Ferragamo al Louvre nel giugno 2012 e la creazione, nell’ultimo decennio, di numerose fondazioni di moda per l’arte contemporanea, a loro volta occasione di eventi collaterali, quali premiazioni e nascita di spazi alternativi. Macioce dedica inoltre una ricognizione molto accurata agli apparati pubblicitari di cui l’universo della moda si avvale, dalle vetrine alle immagini promozionali, al vastissimo campo delle riviste.

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Fajart l’arte ricevuta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Palermo domenica 11 novembre alle 17,30 nella Sala degli Stemmi del Teatro Massimo in piazza Verdi tre sorelle figlie d’arte portano il loro format musicale nella Sala degli Stemmi del Teatro Massimo a Palermo. Protagoniste principali saranno, appunto, le sorelle Faja, che porteranno in scena la ricchezza della diversità dei generi musicali in cui sono specializzate. Così – anticipato dalla proiezione del cortometraggio da lei diretto e intitolato “Alto Giove” – Roberta Faja porterà in scena l’ensemble “Cordes et Vent”, che proporrà un repertorio di musica barocca eseguito con strumenti antichi, con l’intervento dei controtenori Giuseppe Montagno e Antonio Giovannini come ospite d’eccezione.
Toccherà poi a Monica Faja, con il Coro Giovanile Femminile “AEOLIAN Vocal Ensemble” che prevede la prima esecuzione in Italia del brano “Under the Greenwood tree” del compositore inglese Gary Carpenter della Chester Music Sales Classical. Il “CoroinMovimento”, accompagnato da Rosalba Coniglio al pianoforte e Gaspare Renna alle percussioni, ci farà entrare nelle ricercate atmosfere del repertorio classico contemporaneo arricchito dai movimenti scenici curati da Sabrina Piazza.A chiudere la triangolare, Flora Faja, con il suo gruppo “Free Age” formato da artisti quali Roberta Sava, Valerio Rizzo, Marco Zammuto, Giuseppe Urso, special guest Vito Giordano alla tromba. Eseguiranno brani tratti dal repertorio standard jazz riproposti con gli arrangiamenti di Flora Faja per questa nuova formazione.L’evento FAJArt è inserito fra le iniziative del World Choral Day 2018.

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Costruzione e decostruzione del linguaggio della storia dell‘arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Roma dal 24 al 26 ottobre un workshop di ricerca sul tema del vocabolario stilistico organizzato dall’Istituto Svizzero, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Viale della Trinità dei Monti, 1 e in collaborazione con la Biblioteca Hertziana e KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma. Il workshop si svolgerà in tre diverse sedi: Istituto Svizzero (24 ottobre), Villa Medici (25 ottobre) e Biblioteca Hertziana (26 ottobre). Se da un lato la storia dell’arte adotta una prospettiva sempre più globale, rielaborando in toto la maniera di teorizzare e di insegnare la disciplina, dall’altro il workshop si propone di condurre una riflessione sui concetti dello stile e delle epoche che ne hanno forgiato il campo di studi, nonché sulla loro pertinenza attuale. Quali furono la storia, gli usi e la critica legati a espressioni quali “antico”, “realismo”, “moderno”, “contemporaneo” o “avanguardia “, termini il cui impiego è stato continuo e al contempo incessantemente ambiguo? Alternando il dibattito ad analisi condotte direttamente sul campo, frutto dell’ osservazione degli oggetti stessi, il workshop non si limiterà ad affrontare le costruzioni lessicali trasmesse dalla storiografia, bensì si proporrà di raffrontare tali rappresentazioni alla realtà degli oggetti artistici (che si tratti di dipinti, sculture, oggetti decorativi oppure complessi architettonici), interrogando i diversi valori e significati culturali insiti nella materialità stessa dell’opera d’arte.
Le conferenze si svolgeranno in lingua francese, inglese e italiana. Per il 24 ottobre è prevista la traduzione simultanea all’italiano.
Il workshop dell’Istituto svizzero in Via Ludovisi, 48 del 24 corrente avrà inizio alle ore
09:30. Seguono alle10:00 Batalla-Lagleyre (Université de Bourgogne) L ’invention du “Grand Siècle”, période et style. La République et l’art français sous Louis XIV (1871-1958)
11:30 Laura Moure Cecchini (Colgate University) Can the Baroque Be Classical? The Seicento and the Return-To-Order in 1920s Italian Painting
12:30 Isaline Deléderray-Oguey (Universités de Neuchâtel et d’Aix-Marseille) Le Liberty, entre historicisme et modernisme: la difficile définition d’un style
19.00 Intervento d’apertura – in collaborazione con il KNIR Reale Istituto Neerlandese di Roma con Stijn Bussels (Leiden University) e Bram van Oostveldt (Universiteit van Amsterdam) What Does Style Do? Classification and Impact of Neoclassical Ensembles (1750-1820)

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Fiera Libro Arte Torino

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Torino dal 2 al 4 novembre 2018 nello spazio La Centrale del nuovo complesso Nuvola Lavazza – presenta il suo programma di incontri, una serie di conversazioni, talk, performance, workshop, presentazioni di libri d’arte e d’artista.Prendono parte agli incontri 30 artisti, designer, curatori, professionisti ed esperti del mondo dell’arte e dell’editoria internazionale selezionati da Francesca Valentini, ricercatrice e curatrice esperta di pubblicazioni d’arte e d’artista basata a Bruxelles: il programma di incontri di FLAT vuole fare il punto sulla rilevanza del libro come oggetto, mezzo e strumento per l’arte, la sua distribuzione e diffusione. FLAT ha invitato esperti e professionisti del settore di diverse generazioni e provenienze geografiche che con il loro lavoro, la loro esperienza e la loro testimonianza contribuiscono a indirizzare, plasmare, diffondere pratiche innovative e di valore legate alla creazione, alla diffusione, alla circolazione delle pubblicazioni d’arte e d’artista.
I partecipanti sono Alfonso Artiaco, Lindsay Aveilhé, Alessandra Bonomo, Valentina Bonomo, Antonio Brizioli, Bernhard Cella, Nicola De Maria, Liliana Dematteis, Dirk Dobke, Achille Filipponi, Richard Flood, David Grosz, Hammann von Mier (Stefanie Hammann and Maria von Mier), Jurczok 1001, Luca Lo Pinto, Hansjörg Mayer, Danilo Montanari, Silvia Ponzoni, Björn Roth, León Muñoz Santini, David Senior, Femke Snelting, Ken Soehner, Bruno Tonini, Chris Vacchio, Elena Volpato, Martha Wilson, Adachiara Zevi, Matthew Zucker.

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A Modugno l’Open Day dedicato all’arte

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Modugno (Ba) Sabato 29 settembre apertura ore 17 via Roma 56 inizio dell’Open Day, saranno presenti insegnati altamente specializzati. Particolarità di questa accademia è il programma formativo finalizzato per tirar fuori l’artista che c’è in ognuno, in maniera professionale. Sono proposti corsi per cantanti, musicisti, attori e pittori, ma anche programma per cantante-attore, figura sempre più richiesta da registi teatrali e nel settore cinematografico.
saranno presenti insegnati altamente specializzati. Particolarità di questa accademia è il programma formativo finalizzato per tirar fuori l’artista che c’è in ognuno, in maniera professionale. Sono proposti corsi per cantanti, musicisti, attori e pittori, ma anche programma per cantante-attore, figura sempre più richiesta da registi teatrali e nel settore cinematografico.
“La dimora dell’arte è un contenitore culturale nel quale le arti si fondono. Noi offriamo la possibilità di mettere in evidenza il talento, coltivarlo e presentarlo al pubblico. Offriamo una formazione innovativa completa, cioè corsi multidisciplinari, che formano un artista a trecentosessanta gradi”.L’elevato livello didattico è garantito dalla supervisione della direttrice Sabrina Schiralli. Cantante, musicista e pittrice, laureata in pianoforte e oboe al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, oltre ad essere una talentuosa concertista molto attiva, è insegnante di musica nel pubblico e nel privato. Durante l’Open Day sarà proposto sia intrattenimento per grandi e piccini, sia la mostra dell’artista Paola Corallo.

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V Biennale d’Arte Contemporanea

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Viterbo sabato 8 settembre 2018 alle ore 17,30 (8 settembre – 20 ottobre 2018) Borgo Fantasma di Celleno. Celleno, conosciuto come terra di ciliegie e suggestivo insieme di ruderi incastonati nei calanchi, merita di essere frequentato e vissuto, così come fece l’artista Enrico Castellani, figura di maggior rilievo dell’arte europea del’900, che acquistò il castello, lo restaurò e vi stabilì la sua dimora.Anche in questo evento, la Biennale intende dar voce e visibilità alle manifestazioni e alle spinte creative che caratterizzano il territorio, esaltando i diversi orizzonti operativi tra artisti affermati e giovani emergenti, tra maestri di chiara abilità manuale che hanno saputo proseguire e rinnovare la tradizione artigiana locale e quelli che invece hanno intrapreso percorsi di sperimentazione linguistica ed estetica alla ricerca di linguaggi ulteriori e più contemporanei, ma tutti comunque attenti a non dimenticare mai i legami con la cultura del passato che sempre più sollecita ad approfondire la lettura del tempo attuale per immaginare un presente futuribile.L’Evento Biennale, in più, rientra nel calendario di importanti giornate per l’Arte : Giornata del Contemporaneo di AMACI (13 ottobre) e Giornate del FAI (13-14 ottobre) con l’apertura del Castello e l’esposizione dei ritrovamenti archeologici che confermano la sua origine etrusca (IV-III sec. A.C.) come insediamento sulla storica via di comunicazione tra Orvieto, Bagnoregio e Ferento.
Il percorso espositivo si svolgerà nell’area dei ruderi del Borgo Fantasma con opere di Francesco Maria Bianchini, Paolo Buggiani, Alessandro Calizza, Rosario Formicola, Isa Doganieri, Bruno Melappioni, Federico Paris, Flavio T. Petricca, Marco Piantoni, Ozge Sahin e Samuele Vesuvio. Organizzazione: APAI. Associazione per la Promozione delle Arti in Italia Presidente e Direttore Artistico: Laura Lucibello.

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La verità è come l’arte: è nell’occhio di chi guarda

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Davanti a un dipinto, o seduto in terza fila per seguire un’esecuzione di musica sinfonica o mentre attendo pazientemente il mio turno nella sala d’attesa affollatissima dello studio medico il mio pensiero ad un tratto sembra andare oltre la mia presenza fisica e migrare altrove. E’ che forse incoscientemente cerco la ragione del mio essere in quel posto, in quella determinata ora e confuso tra gente che non conosco, lì in piedi o seduto, a guardare o ad essere osservato fuggevolmente tra chi ti sta accanto, ti sfiora il braccio o tu ti scosti per evitare che questo indesiderato contatto fisico ti turbi ulteriormente.
Ma cosa penso? Verso chi o cosa è diretto il mio pensiero? Non certo al particolare di un dipinto o all’archetto del violinista va su e giù toccando con grazia le corde del suo strumento o alla donna o all’uomo che con me cercano nella sala d’attesa dello studio medico di mitigare l’attesa sfogliando una rivista o cercando d’attaccare bottone con un vicino. Ma cosa mai potranno dirsi due sconosciuti se non parlando del tempo?
Io cerco di capire un qualcosa che ha assillato la vita di una moltitudine di persone in tutte epoche e in tutti i momenti della propria esistenza: perché sono qui? Perché esisto? Chi sono in realtà? E cerco di guardare oltre il visibile per cercare di dare una risposta logica al mio assillo esistenziale. Io inseguo una verità che non si nasconde sotto il tappeto, che non si cela dietro una nota musicale, che non riesco a carpire dall’espressione di chi estasiato ammira il dipinto di un celeberrimo artista. Forse perché non riesco ad avere la vista acuta come vorrei per fendere l’aria come una saetta, per entrare nel mondo dell’ignoto che mi circonda e mi compenetra e perdermi in esso.
Io mi sento reale e al tempo stesso figlio di una verità che sfugge alla mia fisicità forse perché non riesco a guardare come dovrei con gli occhi del saggio, del pensatore, del sognatore, del profeta. Oggi appartengo a quel popolo di sette miliardi di viventi, sono confuso tra loro, sono preso dall’ansietà di barcamenarmi nella vita, dall’affrontare i mali che lacerano le mie carni e fanno scempio dei miei progetti per un futuro migliore.
E sono così compreso dal contingente che diventa sommamente ardua concentrarmi alla ricerca della verità ultima prima che essa si possa disvelare al termine della mia esistenza.
E’ così che il mio occhio si distrae e si lascia sfuggire la verità che cerco. (Riccardo Alfonso)

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L’arte di Courbet torna in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

Ferrara Dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 a Palazzo dei Diamanti di Ferrara la mostra “Courbet e la Natura”. E’ organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. E’ un percorso tra 50 tele, provenienti dai più importanti musei del mondo, che racconta i luoghi e i temi dell’appassionante rappresentazione dell’universo naturale da parte dell’artista francese. Un’esposizione preziosa e spettacolare, da scoprire grazie alle proposte di soggiorno e ai vantaggi del Consorzio Visit Ferrara, che unisce circa 90 operatori turistici della Provincia ferrarese all’insegna della promo-commercializzazione turistica del territorio. Tra le più belle opere di Courbet in esposizione: “Buongiorno signor Courbet”, l’autoritratto “L’uomo ferito” e le celebri “Fanciulle sulle rive della Senna”. I dipinti sono rappresentazioni dei luoghi vissuti dall’artista – maestro degli impressionisti e considerato il padre del realismo – tra Parigi, la natia Ornans e i suoi dintorni, le coste della Normandia e del Mediterraneo, la Germania e la Svizzera, fra cieli immensi, sottoboschi e ruscelli, cascate e grotte. Ma ci sono anche i dipinti che hanno per tema i nudi e gli animali nel paesaggio. Opere che esprimono il rapporto autentico e rivoluzionario dell’artista con l’ambiente naturale.
Per visitare la mostra, prenotando direttamente sul sito di Visit Ferrara ed inserendo il codice sconto COURBET2018, c’è lo sconto del 10% sul pernottamento.Sono inoltre previste visite guidate alla mostra per individuali dal titolo “Raccontare l’Arte” tutti i sabati, domeniche e festivi. Visit Ferrara propone anche pacchetti per il soggiorno: la proposta di 2 giorni “Arte a Ferrara” in formula light comprende una notte in hotel con prima colazione, il biglietto d’ingresso alla mostra, lo sconto del 10% sul catalogo, una visita guidata della città di 2 ore. Il prezzo è a partire da 85 euro a persona.
La proposta “Arte a Ferrara” in formula top di 3 giorni, prevede 2 notti in hotel con colazione, una cena tipica a Ferrara e un pranzo in ristorante, un aperitivo alla caffetteria del Castello Estense, una visita guidata della città, l’ingresso alla mostra e il 10% di sconto sul catalogo. Il prezzo è a partire da 230 euro a persona.

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T’ODI: l’arte di Ceccobelli vista dall’alto apre il Todi Festival

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Todi Sabato 25 agosto ore 18 l’inaugurazione dell’antologica del Maestro Bruno Ceccobelli fra simbolo e archetipo. La grande arte del Maestro Bruno Ceccobelli terrà a battesimo l’edizione 2018 di Todi Festival. Sua infatti l’antologica T’ODI che apre il ricchissimo cartellone di eventi culturali. Un esordio in nome dell’arte con T’ODI; questo il nome dell’installazione site specific collocata nella Sala delle Pietre di Palazzo del Popolo che a partire dalle ore 18 di sabato prossimo 25 agosto sarà visitabile ad ingresso libero. Una mostra antologica relativa al periodo 1984-2018 che consterà di 30 opere le quali, attraverso segni primordiali e simboli spirituali, parleranno della terra natia dell’artista. “Si tratta – spiega l’artista Bruno Ceccobelli – di un’installazione molto particolare poiché visibile dall’alto, una “visione spirituale”: da qui il nome T’ODI a significare “ti ascolti”. Ascoltare in effetti – spiega Ceccobelli – può essere simile all’osservare dall’alto, come quando si guarda uno scavo archeologico. Una visione superiore ed esterna da se stessi: nel caso di T’ODI lo scavo che osserveremo dall’alto non sarà archeologico bensì archetipico grazie alla visione di opere fatte di segni, simboli e dunque carica di messaggi originari”.
Bruno Ceccobelli è, insieme ai figli Auro e Celso, l’autore del manifesto ufficiale di Todi Festival 2018: nella stessa giornata di esordio per T’ODI è prevista (ore 19 Nido dell’Aquila, via Paolo Rolli) l’inaugurazione di Motore Universale, esposizione dei gemelli Auro e Celso Ceccobelli che presentano il frutto del loro lavoro a quattro mani: sculture performative con una visione ideale d’interazione tra il “teatro di macchine” e la natura. Nati a Roma nel 1986, vivono a Todi e sono attivi nel campo dell’arte dal 2001. Anche in questo caso la mostra è ad ingresso libero.
Le esposizioni di Bruno Auro e Celso Ceccobelli nascondo dalla volontà e dall’impegno dell’associazione ‘Todi per l’Arte’ il cui Presidente Giuseppe Cerasa spiega: “Questo nostro progetto ha già visto la realizzazione di una serie di mostre di artisti protagonisti del panorama artistico nazionale e internazionale”. Roberto Bernardi e Raphaella Spence, Piero Pizzi Cannella e Rossella Fumasoni e lo scorso anno Marco Tirelli e Robin Heidi Kennedy: Cerasa cita le precedenti esposizioni aggiungendo: “Quest’anno abbiamo scelto Bruno Ceccobelli, illustre esponente della Scuola di San Lorenzo i cui figli si stanno avviando alla ribalta della scena artistica italiana avendo grandi capacità e potenzialità. Lo scopo finale dell’associazione è quello di promuovere grandi artisti valorizzando Todi, la sua storia e la sua bellezza. Tra i programmi ambiziosi c’è quello di dare a Beverly Pepper la giusta collocazione, progettando a Todi per la fine dell’anno una mostra con le opere donate dall’artista in un percorso fra il tempio di Santa Maria della Consolazione e la Rocca.
Domenica 26 agosto alle 18.18 ulteriore appuntamento con l’arte di Michele Ciribifera che nello spazio UNU unonell’unico (via del Mercato Vecchio, 16) presenta la sua installazione Frequency ad ingresso libero. Anche questa un’installazione site specific, pensata per lo spazio UNU unonell’unico e che si fonda sulle percezioni inconsapevoli dell’energia diffusa dalle frequenze armoniche che interagiscono con il nostro universo. Nella sua ricerca artistica Michele Ciribifera cerca di rendere visibile ciò che non è percettibile ai nostri sensi indagando la vera natura delle cose e portando lo spettatore a riflettere su tutto ciò che lo circonda. http://www.todifestival.it

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In Arberia: Collettivo noMade

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Palermo aprirà, il giorno 23 Agosto 2018 ore 17:45 presso l’Installazione Arte Contemporanea Palazzo Oneto di Sperlinga in via Bandiera 24 a Palermo, la Collettiva d’arte contemporanea allestita nel sottotetto di palazzo Oneto di Sperlinga alla presenza di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba e rimarrà aperta al pubblico fino al 4 novembre 2018 con ingresso gratuito.
Il progetto è in totale condivisione con i padroni di casa Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba curato da Marilena Morabito e organizzato dall’Associazione Acav.
Arberia è il nome che usano gli Arbëreshë (Albanesi d’Italia) per definire la loro nazione “sparsa” nell’Italia meridionale. Una nazione dispersa geograficamente in molti luoghi ma unita dalla lingua. Infatti, l’antica lingua arbëreshë è stata parlata e trasmessa per generazioni dai discendenti di quei “migranti” che fuggirono dall’impero Ottomano e vennero a stabilizzarsi in Italia tra il XV e XVI secolo. Una lingua che si è posta dunque come una sorta di confine, di argine, di contenitore identitario, scavalcando e mettendo in questione l’idea consueta di confine amministrativo-territoriale.
Radio noMade esplora parte di tale nazione (Albania d’Italia) mettendo a fuoco le sue peculiarità e dando forma ad una Geografia dell’Altrove. Il collettivo noMade presenta un’istallazione che ripercorre il lavoro: una sintesi che offre una riflessione poetica intorno alle nostre comuni radici mediterranee e la conoscenza primigenia. Il visitatore è invitato all’ascolto di un soundwalk che delinea un percorso sinestesico nei meandri della memoria collettiva.
Per la chiusura di Manifesta12, il collettivo presenterà la performance di teatro sensoriale al Teatro Mediterraneo dal 2 al 4 novembre.
Radio noMade è in diretta grazie ad un collettivo di artisti-ricercatori che crede nella forte suggestione del suono come mezzo con il quale l’uomo ascolta e viene ascoltato. Radio noMade propone di concentrarsi sull’immaginario di paesaggi sonori nel quale il fruitore possa trovare la sua libertà di creazione.
Il fuoco è posto sui processi di comunità attraverso la creazione di un Archivio Vivo. Il collettivo affonda le sue radici nel concetto di nomadismo che assunto come categoria interpretativa del mondo ne coglie il suo continuo divenire, il suo non essere mai lo stesso, la sua relatività.www.radionomade.com

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Mostra Musica per gli occhi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Siena, Santa Maria della Scala 10 agosto – 4 novembre 2018 Inaugurazione, 9 agosto, ore 18.30 a cura di Luca Quattrocchi (fino al 15 ottobre tutti i giorni ore 10.00-19.00 dal 16 ottobre lunedì, mercoledì, giovedì: ore 10.00-17.00 venerdì, sabato, domenica: ore 10.00-19.00 martedì chiuso) mostra MUSICA PER GLI OCCHI. INTERFERENZE TRA VIDEO ARTE, MUSICA POP, VIDEOCLIP. L’esposizione, curata da Luca Quattrocchi, è un progetto innovativo per il Santa Maria della Scala che indaga, attraverso video installazioni e video clip la contaminazione tra la video arte e pop music, confermando la “rivoluzione” culturale perseguita negli ultimi anni dal Museo senese attraverso l’indagine dei linguaggi contemporanei e della loro ibridazione.
Per il direttore Daniele Pitteri: “Il XX secolo e questo scorcio di XXI secolo, sono stati l’epoca in cui la dimensione visiva e quella uditiva si sono progressivamente cercate, avvicinate e poi definitivamente fuse. Se l’avvento del cinema sonoro costituisce in qualche modo l’inizio di questo sodalizio, è a partire dagli anni sessanta, con l’avvento della musica pop sulla scena internazionale, che esso inizia ad essere dirompente. La nuova musica, quella che milioni di giovani in tutto il mondo amano non è fatta solo di note. È fatta anche di simboli e di musicisti/star che usano il proprio corpo come elemento di comunicazione e di relazione con il pubblico. Una musica fatta non solo per essere ascoltata, ma anche per essere vista. La nascita della videoclip, pur preceduta da altre forme di rappresentazione audiovisiva, non si limita sancire in maniera definitiva questo legame imprescindibile, ma offre nuove possibilità espressive ad altre forme di arte. E la pop music diventa l’elemento di congiunzione/ispirazione per artisti, registi, videoartisti che indagano nuove forme espressive, a partire proprio dalla sublimazione del corpo del musicista/star. Con Musica per gli Occhi vogliamo indagare proprio questi legami, questo miscuglio di espressività che generano a loro volta forme nuove, possibilità di sperimentazioni, in molti estreme, proprio perché esplorano a fondo le potenzialità della fusione fra la dimensione uditiva e quella visiva”.
Divisa in tre sezioni la “mostra visivo-sonora” Musica per gli occhi intende analizzare lo stato di fertile contaminazione che porta non solo gli artisti a cimentarsi con il videoclip, ma soprattutto come i videoclip e la musica pop offrono ai videoartisti inediti spunti creativi e occasioni di riflessione sulla società contemporanea. La prima sezione, centrata sulla video arte, vede la musica pop come strumento di interpretazione della cultura contemporanea, con lavori di quindici video artisti di fama mondiale come Francesco Vezzoli, Pipilotti Rist, Martin Creed, AES, Robert Boyd e Jesper Just. La seconda sezione presenta un’ampia selezione di video clip realizzati da famosi registi cinematografici. Quattordici mostri sacri del cinema mondiale, tra i quali Michelangelo Antonioni, Luc Besson, Derek Jarman, David Lynch, Roman Polanski, Wim Wenders, che hanno prestato il loro ingegno alla realizzazione di video clip musicali per importanti musicisti. La terza sezione, infine, presenta quattordici videoclip realizzati da alcuni dei più significativi ed eversivi artisti contemporanei, fra cui, Damien Hirst, Vanessa Beecroft, Keith Haring, Andres Serrano, Bansky, Andy Warhol.
La mostra si snoda lungo un percorso articolato che sin dall’ingresso nel Santa Maria della Scala progressivamente conduce il visitatore in un mondo di immagini e suoni. Attraverso un allestimento che intende esaltare le installazioni video, rendendole in qualche modo “opere d’arte esposte” e attraverso un’attenta regia audio, che alterna modalità di fruizione differenti nei vari ambienti che si susseguono, “Musica per gli occhi / Music for the Eyes” si presenta essa stessa come una grande installazione audiovisiva, in grado di offrire al visitatore/spettatore un’esperienza immersiva nuova e sui generis. Quindi non una mostra sui rapporti tra musica pop/rock e arti visive, già ampiamente indagati nel loro percorso storico dai Beatles e Warhol in avanti, ma sulle interferenze che, all’insegna della visività della musica, hanno luogo da una parte nel campo della video arte, e dall’altra in quello dei videoclip realizzati da artisti e registi cinematografici, cercando di evidenziare le contaminazioni e le derivazioni reciproche, i parallelismi o gli slittamenti di senso. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale BIGLIETTI Mostra: 5 euro Mostra + Museo: 12 euro
Mostra + Acropoli: 21 euro Mostra + Acropoli Plus: 23 euro Ingresso gratuito: minori di 12 anni, accompagnatori portatori di handicap, giornalisti, accompagnatore gruppi. http://www.santamariadellascala.com

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Festival dell’Ambiente delle Scienze e delle Arti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Cilento – Provincia di Salerno. Il 4 agosto Segreti d’Autore – Festival dell’Ambiente, delle Scienze e delle Arti cambia location, dai borghi storici di Valle e Rocca Cilento si sposta nell’affascinante comune di Serramezzana, il più piccolo del Cilento storico, con La Signora della Scena, un incontro con la versatile attrice e cantante Lina Sastri.
La straordinaria potenza espressiva della Sastri, la sua autorevole presenza scenica, unite alla capacità di immedesimazione brillano in ogni ruolo interpretato dal teatro, al cinema, alla televisione. La sua passione travolgente, la forza dell’interpretazione, dagli esordi teatrali nel celeberrimo Masaniello di Armando Pugliese, ai fortunati incontri con Eduardo De Filippo e Giuseppe Patroni Griffi, la magia della sua voce nella canzone napoletana e non, fino al debutto cinematografico ne Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri e le indimenticabili prove d’artista in Mi manda Picone di Nanni Loy, Segreti segreti di Giuseppe Bertolucci e L’inchiesta di Damiano Damiani, con le quali vince tre David di Donatello e un Nastro d’Argento, ci hanno donato una visione estremamente eclettica dell’interprete partenopea. L’incontro si articola in un racconto teso ad indagare la natura del lavoro dell’attore, i sacrifici e gli sforzi ad esso connessi. La serata si arricchisce di contributi video della lunga carriera dell’attrice e cantante. Nel corso della serata a Lina Sastri verrà conferito il Premio Segreti d’Autore 2018, una scultura a cura di Mimmo Paladino. L’ingresso agli eventi è gratuito.

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La commedia dell’arte e l’arte nella commedia nei suoi maestri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Quando si parla o si scrive di teatro vi sono personaggi della letteratura che non possiamo ignorare o semplicemente soprassedere alla loro citazione. Ma questo implicherebbe un lunghissimo elenco e con sempre latente il rischio di qualche illustre omissione. Ragione per cui non mi soffermo ad annotarli, uno per uno, ma mi limito a fare solo qualche nome non perché fosse il più grande in tutta la storia della letteratura e del teatro, ma per il semplice motivo che non scrivo una storia ma intendo limitarmi a un particolare della stessa.
E questo personaggio che intendo citare per primo è Molière ovvero Giovanni Battista Poquelin. Egli nacque a Parigi nel 1622 in via Saint-Honoré dove suo padre aveva una bottega di tappezziere. Pur essendo di umili natali padre e figlio avevano in comune la passione per il teatro. Ne erano assidui frequentatori e nel figlio si aggiunse la voglia di dedicarsi allo studio per fare del teatro una sua creatura creando personaggi e situazioni nelle quali si sarebbero mossi. Inizialmente prevalse nel padre l’aspetto pragmatico allorquando mandò per cinque anni il figlio nella scuola dei gesuiti e poi ad Orléans per studiare legge, ma alla fine il figlio l’ebbe vinta cercando nello studio un suo personale percorso.
Iniziò con il formare una piccola compagnia di dilettanti e dove esordì come scrittore. In seguito, animato dagli applausi e dal successo aprì un teatro pubblico assumendone la direzione sotto il nome di Molière, timoroso di disonorare il cognome del padre. Passò di città in città per rappresentazioni artistiche insieme con la sua compagnia e fu in questo suo peregrinare che nella città di Lione rappresentò nel 1653 la prima sua opera “Lo stordito”. Tanto generale si fece all’improvviso la sua fama che il Re non sdegnò di udirlo e si compiacque tanto per l’ottima scelta del suo repertorio che gli destinò in premio una sala per rappresentazioni nel Palais-Royal e assegnando alla compagnia il titolo di “Commedianti di Corte.
Da quel momento Molière passa da un successo all’altro e la sua fama divenne universale. E proprio al cospetto di un pubblico affollatissimo esordì con le “Preziose ridicole”, una satira squisita contro le ridicolaggini di cui si compiacevano gli iscritti al circolo Rambouillet.
Sui lavori di Molière il Paganini osservava: “Il Molière prendendo sul serio la sua arte, nelle relazioni con il pubblico e soprattutto con la Corte, alla quale interveniva come cameriere del re, non cercava che tipi adatti alla scena. Giorno e notte non pensava che al suo teatro, di cui sino alla morte fu saggio amministratore e principale autore.
Pare quasi impossibile come in tanta attività egli trovasse ancora il tempo di scrivere un così gran numero di commedie. La sua inesauribile vena comica lo rese il più fecondo e prolifico commediografo e non solo del suo tempo.”
Ma tutto il teatro sin dai suoi esordi nell’antichità greco-romana e ancor prima ha risentito gli effetti di una continuità storica di cui Giovanni La Fontaine ne è stato il felice mentore. Egli con lo studio dei classici latini e greci e degli antichi francesi, prediligendo il Marot e il Rabelais, dimostrò che l’impronta del passato aveva un trascorso quasi sempre ripreso e attualizzato dai posteri. Converrebbe risalire alla storia dell’apologo per parlare diffusamente dell’arte del La Fontaine. L’Apologo si perde nella più lontana antichità: già a Omero o a qualche suo contemporaneo rimonta la Batracomiomachia, uno dei più remoti esempi.
Nel secolo VI prima di Cristo, le favole di Esopo raccolte due secoli dopo la sua morte acqui-starono una grande popolarità, rendendo celebre il loro autore che le derivò, probabilmente, dalla letteratura orientale.
Nel secolo di Augusto Fedro tradusse in latino le favole di Esopo: ma Esopo aveva dato alle sue favole oltre a uno stile impeccabile una concisione particolarmente soverchia e rispondente senza dubbio alla classicità greca. Il La Fontaine le ridusse in lingua francese con squisita maestria artistica, adattandole al gusto e allo spirito moderni. Egli trattò gli argomenti di Esopo e di Fedro con sobria eleganza molto di suo e facendo in modo che ogni favola assumesse indiscutibili caratteri di verità e di naturalezza: Risultò così che ogni favola diventasse un gioiello letterario, un vero capolavoro. Non si trattava di certo d’abbondare nell’ornamento ma nel concorrere a rendere più perfetta la finzione, a completarla mirabilmente, a renderla più che verosimile, veridica. L’abilità del La Fontaine si spiega in ogni favola con grande trasparenza e non intende ad altro se non a rischiarare l’azione e a condurre l’immaginazione al segno prestabilito. Il sentimento della natura e la penetrazione acuta dello spirito degli animali gli sono stati di grande aiuto per dimostrare la profonda conoscenza che egli aveva del cuore umano. E come tutto non dice, pure il sottinteso lascia meravigliosamente indovinare. Sa colpire dove è più nascosto il male, ma sa colpire con squisita bonarietà congiunta a un malizioso sorriso. Limpido e agile è il suo stile e di semplicità singolare. Ul verso duttile indica che egli può con grazia passare dal serio al lepido senza sforzi e senza contorsioni, dal sostenuto all’ingenuo, talora raggiungendo una efficace e direi sublime eloquenza.
Il modo di trattare il verso è in La Fontaine un eminente segno della sua squisitezza di poeta. Infinitamente vario nel ritmo, ogni strofa è a se stessa un cardine su cui poggiano sia l’armonia sia il sentimento e la verità. Per quanto i meriti di La Fontaine siano grandi non sembrano bastevoli per compensarlo del suo valore di poeta e di filosofo. Forse non basta nemmeno la popolarità delle sue favole e non c’è favola che i bambini non prediligano e non c’è bambino che non appassioni ancora alle favole del La Fontaine come non c’è adulto o vecchio che non si diletti nel leggerle, rileggerle, commentarle e narrarle.
L’opera di La Fontaine è fonte inesausta di ricreazione per lo spirito e scuola amorosa di verità e di bene per il cuore e per lo spirito. Fu scritto che: “Il Moliere e La Fontaine furono due geni della stessa tempra e si distinsero da tutti gli altri scrittori loro contemporanei in quanto essi hanno molta affinità con i loro predecessori che come Villon, Régnier e Marot, subirono in minor grado l’influenza dei classici e conservarono più vergine il colore del loro paese. Del resto l’uno e l’altro sono impareggiabili e non hanno rivali.” Essi sentono sdegno contro la mediocrità ma pare sia un comune denominatore che è solito presentarsi in tutte le epoche se non avesse il merito di farci riconoscere e ammirare di più i grandi personaggi.

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Pierre Corneille nella storia dell’arte e della narrativa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

A lui si deve la composizione di grandi capolavori se penso alle sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo. Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo. Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo. Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. Alla fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. Poliuto rifiuta e quando Paolina lo vede avviarsi al patibolo, in uno slancio di amore e di eroismo si dichiara cristiana e invoca il martirio che la congiunga al consorte. Il governatore indotto dall’esempio della figlia e del genero, abiura il paganesimo e desidera condividere la loro sorte. Ma le troppe vittime costituiscono un vero delitto: una sola potrebbe bastare. Nell’intimo Severo aveva ammirato i seguaci della nuova fede e confessandosi loro protettore s’ingegna di chiedere all’imperatore la grazia.
Questa tenace e ineguale lotta della nascente fede contro i pregiudizi del vecchio mondo fu il motivo conduttore per innumerevoli trame romanzate e rappresentazioni teatrali.
La morte di Pompeo è il risultato della sua sconfitta nella battaglia di Farsaglia. Pompeo giunse in Egitto e chiese ospitalità a Tolomeo, uomo debole e indeciso, il quale si consiglia con i suoi ministri sulla condotta da tenere in proposito. I ministri sono parimenti esitanti se non che ritengono opportuno di appigliarsi al terzo partito, tanto per ben meritare verso Cesare, il vincitore, quanto per annullare le speranze che Cleopatra nutre sul testamento del proprio padre, testamento di cui Pompeo è in possesso e in virtù del quale è assicurata alla sorella di Tolomeo parte del trono.
La principessa dissente dal deliberato dei ministri e si propone di salvare Pompeo, ma poi che il delitto contro di lui si compie pensa di salire sul carro del vincitore. Cesare che l’aveva già veduta a Roma è affascinato dalle sue grazie e non esita di rampognare Tolomeo per l’ignobile delitto di cui si è macchiato. Nobile è pure il contegno del vincitore con Cornelia la vedova di Pompeo, la quale dolente ma orgogliosa vive nel palazzo dei Tolomei, trattando Cesare con animo regale e sdegnoso ma non senza salvargli la vita da una congiura che Tolomeo ordì contro di lui. La salma di Pompeo non è divenuta, come si voleva, preda delle onde, ma è stata raccolta e Cornelia gode il dolore di poterla infiorare e cospargere di lacrime l’urna in cui sono raccolte le ceneri. La generosità di cesare promette a Cornelia di rendere all’eroico vinto i meritati onori e di ridare a lei che la implora la primitiva libertà. Così sedata la rivolta di Tolomeo Cesare proclama Cleopatra regina dell’Egitto.
Corneille scrisse altre opere ma furono considerate sia dalla critica del suo tempo sia dai posteri di gran lunga inferiori ai citati cinque capolavori.
Corneille morì nel 1684 lasciando un numero di eroi veramente superiori, come quelli che egli immaginò per dimostrare che il dovere sta e prevale su tutte le passioni e che la vittoria è sempre conseguita fra i tumulti delle passioni, quando fiero e ostinato il dovere è di sé co-sciente. Nella interpretazione dei caratteri egli è semplicemente maestro come è profondo conoscitore di questioni politiche e dotto di storia romana. Non è esagerato dire che in parecchie pagine del Cinna e del Nicodemo, del Sertorio rasenta Tacito per il criterio con cui giudica i personaggi storici e le loro azioni, criterio degno in tutto del grande storico romano.
A questo proposito il Paganini dice: “Fra la nobiltà di stile e l’enfasi, fra la robustezza e la durezza, fra la vera eloquenza e la declamazione i limiti sono tanti incerti, che egli dovette oltrepassarli ogni qual volta l’ispirazione gli venne meno. Da qui appunto nacquero i difetti che si nota-no nella seconda epoca della usa carriera, ma si tratta di difetti comuni al suo tempo, e dovuti all’influenza della letteratura spagnola.”
Ecco perchè quando si apre il sipario io mi aspetto, per quanto la trama possa essere debole e il recitato zoppicante, che emerga lo spirito delle grande idee a dispetto dei guitti che ne fanno panegirico.L’opera teatrale è per me, in massima parte, un saggio letterario e i personaggi che vi appaiono sembrano uscire dalla penna del loro autore. (Riccardo Alfonso)

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L’arte nella narrazione e nella raffigurazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Il teatro e la pittura sono stati da me uniti anche se ora nel riportarne gli eventi ho inteso sdoppiarli, ma la scelta non mi appaga del tutto.
La pittura, senza dubbio, ha rappresentato con opportune pennellate ciò che è servito allo scrittore per tradurre in tratti di penna sentimenti e sensazioni, gesti e comportamenti dei propri simili e in rapporto stretto con la natura che è stata in tali circostanze una degna cornice.
Noi, in altre parole, ci serviamo sia della narrazione scritta o recitata sia per raccontare una storia mentre il pittore e il fotografo ne fissano un’immagine di quell’evento per esaltarne il momento più significativo e in qualche modo indicarci il suo tratto saliente. E’ in certi casi una sorta di chiave per aprire il nostro cassettino dei ricordi e risvegliare in noi tutta intera una vicenda che sembrava lasciata languire nell’oblio.
Così possiamo ricordare gli autori, la trama, il tratto significativo di un passaggio nella pennellata che riesce a fare il paio con la penna intinta nel calamaio della vita e arricchire il nostro pensiero d’immagini, d’emozioni e a renderci consapevoli che la cultura è fatta di queste cose anche se per vivere dobbiamo accantonarne la reminiscenza. (Riccardo Alfonso)

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L’arte nella rappresentazione di una trama teatrale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Lo spettacolo teatrale o la trama di un film sono il frutto della produzione letteraria del romanziere che vi fissa i paletti e l’arricchisce di contenuti. Sin qui il discorso rientra nell’ovvietà. Quel che ne segue diventa un impegno più complesso dove entrano in gioco molti altri soggetti e progetti, dalle sceneggiature alle luci, dai costumi ai dialoghi.
Vi è poi quel popolo di personaggi dal protagonista al primario e per finire alla comparsa che so-no deputati ad esercitare un ruolo a interpretare e a rendere credibile una storia nata dalla penna di un scrittore e che non sempre il successo, da lui ottenuto con la pubblicazione del suo romanzo, riesce a conseguire lo stesso risultato a teatro o in un film. Similarmente si può dire, rovesciando le posizioni, quando un regista prende lo spunto da un libercolo di modestissime pretese letterarie e lo trasforma sullo schermo in un capolavoro. Sono i miracoli dell’arte, dell’intuizione, dell’intelligenza umana. Posso quindi arguire che nel suo insieme è un complesso problema a cui si potrebbe riallacciare tutto un sistema di estetica.
Ne consegue che ad accumunare uno scrittore, un poeta, un pittore, uno scultore, un musicista è quel comune denominatore che risuona dal profondo abisso dell’essere.
Quando Archi loco, il primo lirico dei greci, dichiara alle figlie di Ricamo il suo amore furibondo e il suo disprezzo insieme, non sono le sue passioni, avvolte in un vortice fumoso d’orgia, che noi ammiriamo, semmai vediamo Dioniso e le Menadi, vediamo Archi loco immerso in un sonno profondo precisamente come quello descritto da Euripide nelle Baccanti; il sonno che prende nelle alte vie delle montagne, sotto il sole di mezzogiorno, qui si avanza Apollo verso di lui e lo incorona del suo lauro, e l’incanto dionisiaco musicale del dormiente trabocca e sgorga con scintillanti immagini in poemi lirici e in trame teatrali che, all’apogeo della loro futura evoluzione, si chiameranno tragedie e diritambi drammatici.
In realtà Archiloco, l’essere dalle ardenti passioni pieno d’amore e di odio, è solamente una visione del genio, che non è più Archiloco, ma un genio della Natura, e simbolicamente esprime il suo dolore primordiale in questa figura allegorica dell’uomo Archiloco, come creatura volente e desiderante subbiettivamente non potrà mai essere un poeta.
Tutti questi intrecci che espongono la narrativa al suo primo proscenio si rendono sovente coniugabili personificando l’immaginario e la fantasia in costruzioni di personaggi reali con scenari adeguati e umori della natura giunta alla loro naturale maturazione.
Penso al Cid di Corneille. Egli affronta nel suo racconto una situazione complicata dando luminosa prova del suo valore di artista e di letterato: un figlio vendica l’onore del proprio padre con il sangue di quello della sua bella. S’intreccia storia di una fanciulla che dimentica il suo essere e il suo amore per perseguitare il suo amante assassino del padre.
Il Cid o l’Onore castigliano risale al 1636. Il tutto inizia allorché due grandi signori spagnoli hanno da ridire per una onorificenza accordata ad uno di loro dal re e di cui l’altro si sente immeritatamente defra-dato. A questo punto il conte di Gormas è vinto dall’ira e in un acceso battibecco schiaffeggia il rivale. Costui è troppo vecchio per potersi vendicare per cui affida al figlio Rodrigo l’impresa di prendere la degna rivincita. Rodrigo ama follemente Chimene, la figliola del conte di Gormas, e pur dovendo chiedere a lui, padre della sua innamorata, soddisfazione dell’onta inflitta al genitore, si decide risolutamente e sfida il conte e lo uccide in singolar tenzone. Chimene pazza di dolore, dimentica dell’amore che la lega a Rodrigo, si presenta al re e supplica che l’uccisore sia punito. Rodrigo giustifica in tutto il volere di Chimene e le offre la propria spada perché ella stessa gli trapassi il petto e compia giustizia. Ma la giovinetta, a questo punto, è dominata, più che dalla forza del dovere, da quella dell’amore e cede, lasciando che in Rodrigo ferva la persuasione che ella lo ami costantemente e fedelmente. Rodrigo parte allora sicuro e compie nobili e ardite imprese contro i Mori.
Dopo non molto tempo ritorna coperto di trionfi, ma Chimene è sempre combattuta tra l’amore per Rodrigo e il desiderio di vendicare la morte del padre. A questo punto decide di voler essere sposa al cavaliere che saprà uccidere in duello Rodrigo.
Rodrigo è disposto a lasciarsi uccidere e per appagarla e per provarle il suo amore. Chimene lo rianima facendogli comprendere come ella desideri che ne esca vincitore. Rodrigo nutrito di questa speranza, infiammato di grande amore, sostenuto dalla volontà di Chimene, si misura intrepido sul terreno, e ne esce vincitore compiendo il desiderio di Chimene, la quale ben gli consente di venire a una prossima unione, a quella unione da tanto tempo desiderata da Rodrigo. E’ una storia che ha avuto il suo irresistibile fascino nell’immaginario della gente di quel tempo e si presta, tra l’altro, a calcare le scene. Da qui l’intrigo letterario moltiplica il suo ruolo con i personaggi della finzione scenica che fa il paio con l’opera letteraria. Situazioni di questo genere si sono moltiplicate nel corso dei millenni e d’innumerevoli generazioni con possibili e praticabili varianti. Così il teatro è entrato nelle nostre menti e nei nostri cuori e ha toccato le sensibili corde della nostra emotività. (Riccardo Alfonso)

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Arte meeting in Rome

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Roma sabato 24 luglio dalle 17 alle 19 Visitabile da lun a ven 11-19 Rossocinabro Sala A Via Raffaele Cadorna, 28 La Mostra presenta una raccolta di autori con diversi modi di espressione, che portano però ad un’unica destinazione, la sensazione della vita nel suo complesso. Autori con linguaggio contemporaneo ma che si distinguono per conoscenze che si concentrano sulla consapevolezza della grande ricchezza ereditata e hanno lavorato al fine di esaltare la loro forza creativa, poetica, inventiva, emotiva e i flussi critici inerenti alla vita di ciascuno di loro; propongono una diluizione tra Arte e Vita.
The Exhibition brings together authors with different ways of expression, leading to a single destination, the feel of life as a whole. Authors with contemporary language and differentiated themselves, of knowledge that focus on awareness of the vast inherited wealth and worked in order to enlarge each the power increasingly creative, poetic, inventive, emotional and critical flows inherent in the life of each; proposing a dilution between Art and Life. curated by Geni Settanni
Artists: Afonso, Cruz, Gariglio, Guimarães, Higa, Inês, Krug, Kwsta, Landgraff, Lima, Lúcio, Lupegoraro, Mota, Nunes, Pessutto, Guimmaraes, Scaléa, Ziegler.

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Geisha: l’arte, la persona

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Roma 26 luglio – 30 ottobre 2018 Museo delle civiltà Piazza Guglielmo Marconi 14 19 luglio 2018, alle 19:00 – Anteprima della mostra e incontro con Maria Teresa Magliozzi, esperta di fumetto e animazione giapponese: Lo shoujo manga e i suoi legami con l’arte classica giapponese
25 luglio 2018, alle 18:30 – Inaugurazione della mostra con la curatrice Loretta Paderni e i fotografi Fabrizio e Federico BonifaziIl mondo femminile attraverso gli oggetti raccolti in Giappone dallo scultore palermitano Vincenzo Ragusa tra il 1876 e il 1882.I materiali esposti, accompagnati dalle immagini delle cortigiane ritratte da Suzuki Harunobu nei volumi della serie “Ehon seirō bijin awase” (Libro illustrato a paragone delle bellezze delle Case Verdi), raccontano l’ukiyo, il mondo fluttuante della cultura e della società di Edo, il suo culto per la bellezza unito alla consapevolezza dell’effimera realtà della natura umana.Le giovani donne mostrano con grazia eterea come si prendevano cura del proprio corpo, il trucco del viso, le elaborate acconciature dei capelli, l’abbigliamento e gli accessori del vestiario che le rendevano così affascinanti agli occhi dei clienti.Rivelano la dedizione al perfezionamento delle arti indispensabili per la loro attività di intrattenitrici nei banchetti: la musica, la danza, la composizione floreale (ikebana), la conoscenza della poesia e della calligrafia, strumenti di una seduzione più sottile ma altrettanto necessaria per la conquista della notorietà.I momenti di ozio e di svago, i passatempi preferiti, il fumo, la lettura, la compagnia degli animali domestici, i giochi, completano il quadro di un mondo celato agli sguardi indiscreti dal sottile ma invalicabile schermo dei silenziosi pannelli scorrevoli.
Il mondo femminile delle geisha rivive anche nelle foto di Fabrizio e Federico Bonifazi (Compagnia della foto), che accompagnano il percorso espositivo tra tradizione e modernità. Quasi tutto ciò che circonda la figura della geisha è cambiato nel corso degli anni, ma la tradizione rimane salda alle regole di un tempo: abbigliamento, acconciatura, trucco, musica, danza e canto.

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