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Mostra Musica per gli occhi

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 agosto 2018

Siena, Santa Maria della Scala 10 agosto – 4 novembre 2018 Inaugurazione, 9 agosto, ore 18.30 a cura di Luca Quattrocchi (fino al 15 ottobre tutti i giorni ore 10.00-19.00 dal 16 ottobre lunedì, mercoledì, giovedì: ore 10.00-17.00 venerdì, sabato, domenica: ore 10.00-19.00 martedì chiuso) mostra MUSICA PER GLI OCCHI. INTERFERENZE TRA VIDEO ARTE, MUSICA POP, VIDEOCLIP. L’esposizione, curata da Luca Quattrocchi, è un progetto innovativo per il Santa Maria della Scala che indaga, attraverso video installazioni e video clip la contaminazione tra la video arte e pop music, confermando la “rivoluzione” culturale perseguita negli ultimi anni dal Museo senese attraverso l’indagine dei linguaggi contemporanei e della loro ibridazione.
Per il direttore Daniele Pitteri: “Il XX secolo e questo scorcio di XXI secolo, sono stati l’epoca in cui la dimensione visiva e quella uditiva si sono progressivamente cercate, avvicinate e poi definitivamente fuse. Se l’avvento del cinema sonoro costituisce in qualche modo l’inizio di questo sodalizio, è a partire dagli anni sessanta, con l’avvento della musica pop sulla scena internazionale, che esso inizia ad essere dirompente. La nuova musica, quella che milioni di giovani in tutto il mondo amano non è fatta solo di note. È fatta anche di simboli e di musicisti/star che usano il proprio corpo come elemento di comunicazione e di relazione con il pubblico. Una musica fatta non solo per essere ascoltata, ma anche per essere vista. La nascita della videoclip, pur preceduta da altre forme di rappresentazione audiovisiva, non si limita sancire in maniera definitiva questo legame imprescindibile, ma offre nuove possibilità espressive ad altre forme di arte. E la pop music diventa l’elemento di congiunzione/ispirazione per artisti, registi, videoartisti che indagano nuove forme espressive, a partire proprio dalla sublimazione del corpo del musicista/star. Con Musica per gli Occhi vogliamo indagare proprio questi legami, questo miscuglio di espressività che generano a loro volta forme nuove, possibilità di sperimentazioni, in molti estreme, proprio perché esplorano a fondo le potenzialità della fusione fra la dimensione uditiva e quella visiva”.
Divisa in tre sezioni la “mostra visivo-sonora” Musica per gli occhi intende analizzare lo stato di fertile contaminazione che porta non solo gli artisti a cimentarsi con il videoclip, ma soprattutto come i videoclip e la musica pop offrono ai videoartisti inediti spunti creativi e occasioni di riflessione sulla società contemporanea. La prima sezione, centrata sulla video arte, vede la musica pop come strumento di interpretazione della cultura contemporanea, con lavori di quindici video artisti di fama mondiale come Francesco Vezzoli, Pipilotti Rist, Martin Creed, AES, Robert Boyd e Jesper Just. La seconda sezione presenta un’ampia selezione di video clip realizzati da famosi registi cinematografici. Quattordici mostri sacri del cinema mondiale, tra i quali Michelangelo Antonioni, Luc Besson, Derek Jarman, David Lynch, Roman Polanski, Wim Wenders, che hanno prestato il loro ingegno alla realizzazione di video clip musicali per importanti musicisti. La terza sezione, infine, presenta quattordici videoclip realizzati da alcuni dei più significativi ed eversivi artisti contemporanei, fra cui, Damien Hirst, Vanessa Beecroft, Keith Haring, Andres Serrano, Bansky, Andy Warhol.
La mostra si snoda lungo un percorso articolato che sin dall’ingresso nel Santa Maria della Scala progressivamente conduce il visitatore in un mondo di immagini e suoni. Attraverso un allestimento che intende esaltare le installazioni video, rendendole in qualche modo “opere d’arte esposte” e attraverso un’attenta regia audio, che alterna modalità di fruizione differenti nei vari ambienti che si susseguono, “Musica per gli occhi / Music for the Eyes” si presenta essa stessa come una grande installazione audiovisiva, in grado di offrire al visitatore/spettatore un’esperienza immersiva nuova e sui generis. Quindi non una mostra sui rapporti tra musica pop/rock e arti visive, già ampiamente indagati nel loro percorso storico dai Beatles e Warhol in avanti, ma sulle interferenze che, all’insegna della visività della musica, hanno luogo da una parte nel campo della video arte, e dall’altra in quello dei videoclip realizzati da artisti e registi cinematografici, cercando di evidenziare le contaminazioni e le derivazioni reciproche, i parallelismi o gli slittamenti di senso. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale BIGLIETTI Mostra: 5 euro Mostra + Museo: 12 euro
Mostra + Acropoli: 21 euro Mostra + Acropoli Plus: 23 euro Ingresso gratuito: minori di 12 anni, accompagnatori portatori di handicap, giornalisti, accompagnatore gruppi. http://www.santamariadellascala.com

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Festival dell’Ambiente delle Scienze e delle Arti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Cilento – Provincia di Salerno. Il 4 agosto Segreti d’Autore – Festival dell’Ambiente, delle Scienze e delle Arti cambia location, dai borghi storici di Valle e Rocca Cilento si sposta nell’affascinante comune di Serramezzana, il più piccolo del Cilento storico, con La Signora della Scena, un incontro con la versatile attrice e cantante Lina Sastri.
La straordinaria potenza espressiva della Sastri, la sua autorevole presenza scenica, unite alla capacità di immedesimazione brillano in ogni ruolo interpretato dal teatro, al cinema, alla televisione. La sua passione travolgente, la forza dell’interpretazione, dagli esordi teatrali nel celeberrimo Masaniello di Armando Pugliese, ai fortunati incontri con Eduardo De Filippo e Giuseppe Patroni Griffi, la magia della sua voce nella canzone napoletana e non, fino al debutto cinematografico ne Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri e le indimenticabili prove d’artista in Mi manda Picone di Nanni Loy, Segreti segreti di Giuseppe Bertolucci e L’inchiesta di Damiano Damiani, con le quali vince tre David di Donatello e un Nastro d’Argento, ci hanno donato una visione estremamente eclettica dell’interprete partenopea. L’incontro si articola in un racconto teso ad indagare la natura del lavoro dell’attore, i sacrifici e gli sforzi ad esso connessi. La serata si arricchisce di contributi video della lunga carriera dell’attrice e cantante. Nel corso della serata a Lina Sastri verrà conferito il Premio Segreti d’Autore 2018, una scultura a cura di Mimmo Paladino. L’ingresso agli eventi è gratuito.

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La commedia dell’arte e l’arte nella commedia nei suoi maestri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Quando si parla o si scrive di teatro vi sono personaggi della letteratura che non possiamo ignorare o semplicemente soprassedere alla loro citazione. Ma questo implicherebbe un lunghissimo elenco e con sempre latente il rischio di qualche illustre omissione. Ragione per cui non mi soffermo ad annotarli, uno per uno, ma mi limito a fare solo qualche nome non perché fosse il più grande in tutta la storia della letteratura e del teatro, ma per il semplice motivo che non scrivo una storia ma intendo limitarmi a un particolare della stessa.
E questo personaggio che intendo citare per primo è Molière ovvero Giovanni Battista Poquelin. Egli nacque a Parigi nel 1622 in via Saint-Honoré dove suo padre aveva una bottega di tappezziere. Pur essendo di umili natali padre e figlio avevano in comune la passione per il teatro. Ne erano assidui frequentatori e nel figlio si aggiunse la voglia di dedicarsi allo studio per fare del teatro una sua creatura creando personaggi e situazioni nelle quali si sarebbero mossi. Inizialmente prevalse nel padre l’aspetto pragmatico allorquando mandò per cinque anni il figlio nella scuola dei gesuiti e poi ad Orléans per studiare legge, ma alla fine il figlio l’ebbe vinta cercando nello studio un suo personale percorso.
Iniziò con il formare una piccola compagnia di dilettanti e dove esordì come scrittore. In seguito, animato dagli applausi e dal successo aprì un teatro pubblico assumendone la direzione sotto il nome di Molière, timoroso di disonorare il cognome del padre. Passò di città in città per rappresentazioni artistiche insieme con la sua compagnia e fu in questo suo peregrinare che nella città di Lione rappresentò nel 1653 la prima sua opera “Lo stordito”. Tanto generale si fece all’improvviso la sua fama che il Re non sdegnò di udirlo e si compiacque tanto per l’ottima scelta del suo repertorio che gli destinò in premio una sala per rappresentazioni nel Palais-Royal e assegnando alla compagnia il titolo di “Commedianti di Corte.
Da quel momento Molière passa da un successo all’altro e la sua fama divenne universale. E proprio al cospetto di un pubblico affollatissimo esordì con le “Preziose ridicole”, una satira squisita contro le ridicolaggini di cui si compiacevano gli iscritti al circolo Rambouillet.
Sui lavori di Molière il Paganini osservava: “Il Molière prendendo sul serio la sua arte, nelle relazioni con il pubblico e soprattutto con la Corte, alla quale interveniva come cameriere del re, non cercava che tipi adatti alla scena. Giorno e notte non pensava che al suo teatro, di cui sino alla morte fu saggio amministratore e principale autore.
Pare quasi impossibile come in tanta attività egli trovasse ancora il tempo di scrivere un così gran numero di commedie. La sua inesauribile vena comica lo rese il più fecondo e prolifico commediografo e non solo del suo tempo.”
Ma tutto il teatro sin dai suoi esordi nell’antichità greco-romana e ancor prima ha risentito gli effetti di una continuità storica di cui Giovanni La Fontaine ne è stato il felice mentore. Egli con lo studio dei classici latini e greci e degli antichi francesi, prediligendo il Marot e il Rabelais, dimostrò che l’impronta del passato aveva un trascorso quasi sempre ripreso e attualizzato dai posteri. Converrebbe risalire alla storia dell’apologo per parlare diffusamente dell’arte del La Fontaine. L’Apologo si perde nella più lontana antichità: già a Omero o a qualche suo contemporaneo rimonta la Batracomiomachia, uno dei più remoti esempi.
Nel secolo VI prima di Cristo, le favole di Esopo raccolte due secoli dopo la sua morte acqui-starono una grande popolarità, rendendo celebre il loro autore che le derivò, probabilmente, dalla letteratura orientale.
Nel secolo di Augusto Fedro tradusse in latino le favole di Esopo: ma Esopo aveva dato alle sue favole oltre a uno stile impeccabile una concisione particolarmente soverchia e rispondente senza dubbio alla classicità greca. Il La Fontaine le ridusse in lingua francese con squisita maestria artistica, adattandole al gusto e allo spirito moderni. Egli trattò gli argomenti di Esopo e di Fedro con sobria eleganza molto di suo e facendo in modo che ogni favola assumesse indiscutibili caratteri di verità e di naturalezza: Risultò così che ogni favola diventasse un gioiello letterario, un vero capolavoro. Non si trattava di certo d’abbondare nell’ornamento ma nel concorrere a rendere più perfetta la finzione, a completarla mirabilmente, a renderla più che verosimile, veridica. L’abilità del La Fontaine si spiega in ogni favola con grande trasparenza e non intende ad altro se non a rischiarare l’azione e a condurre l’immaginazione al segno prestabilito. Il sentimento della natura e la penetrazione acuta dello spirito degli animali gli sono stati di grande aiuto per dimostrare la profonda conoscenza che egli aveva del cuore umano. E come tutto non dice, pure il sottinteso lascia meravigliosamente indovinare. Sa colpire dove è più nascosto il male, ma sa colpire con squisita bonarietà congiunta a un malizioso sorriso. Limpido e agile è il suo stile e di semplicità singolare. Ul verso duttile indica che egli può con grazia passare dal serio al lepido senza sforzi e senza contorsioni, dal sostenuto all’ingenuo, talora raggiungendo una efficace e direi sublime eloquenza.
Il modo di trattare il verso è in La Fontaine un eminente segno della sua squisitezza di poeta. Infinitamente vario nel ritmo, ogni strofa è a se stessa un cardine su cui poggiano sia l’armonia sia il sentimento e la verità. Per quanto i meriti di La Fontaine siano grandi non sembrano bastevoli per compensarlo del suo valore di poeta e di filosofo. Forse non basta nemmeno la popolarità delle sue favole e non c’è favola che i bambini non prediligano e non c’è bambino che non appassioni ancora alle favole del La Fontaine come non c’è adulto o vecchio che non si diletti nel leggerle, rileggerle, commentarle e narrarle.
L’opera di La Fontaine è fonte inesausta di ricreazione per lo spirito e scuola amorosa di verità e di bene per il cuore e per lo spirito. Fu scritto che: “Il Moliere e La Fontaine furono due geni della stessa tempra e si distinsero da tutti gli altri scrittori loro contemporanei in quanto essi hanno molta affinità con i loro predecessori che come Villon, Régnier e Marot, subirono in minor grado l’influenza dei classici e conservarono più vergine il colore del loro paese. Del resto l’uno e l’altro sono impareggiabili e non hanno rivali.” Essi sentono sdegno contro la mediocrità ma pare sia un comune denominatore che è solito presentarsi in tutte le epoche se non avesse il merito di farci riconoscere e ammirare di più i grandi personaggi.

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Pierre Corneille nella storia dell’arte e della narrativa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

A lui si deve la composizione di grandi capolavori se penso alle sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo. Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo. Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo. Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. Alla fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. Poliuto rifiuta e quando Paolina lo vede avviarsi al patibolo, in uno slancio di amore e di eroismo si dichiara cristiana e invoca il martirio che la congiunga al consorte. Il governatore indotto dall’esempio della figlia e del genero, abiura il paganesimo e desidera condividere la loro sorte. Ma le troppe vittime costituiscono un vero delitto: una sola potrebbe bastare. Nell’intimo Severo aveva ammirato i seguaci della nuova fede e confessandosi loro protettore s’ingegna di chiedere all’imperatore la grazia.
Questa tenace e ineguale lotta della nascente fede contro i pregiudizi del vecchio mondo fu il motivo conduttore per innumerevoli trame romanzate e rappresentazioni teatrali.
La morte di Pompeo è il risultato della sua sconfitta nella battaglia di Farsaglia. Pompeo giunse in Egitto e chiese ospitalità a Tolomeo, uomo debole e indeciso, il quale si consiglia con i suoi ministri sulla condotta da tenere in proposito. I ministri sono parimenti esitanti se non che ritengono opportuno di appigliarsi al terzo partito, tanto per ben meritare verso Cesare, il vincitore, quanto per annullare le speranze che Cleopatra nutre sul testamento del proprio padre, testamento di cui Pompeo è in possesso e in virtù del quale è assicurata alla sorella di Tolomeo parte del trono.
La principessa dissente dal deliberato dei ministri e si propone di salvare Pompeo, ma poi che il delitto contro di lui si compie pensa di salire sul carro del vincitore. Cesare che l’aveva già veduta a Roma è affascinato dalle sue grazie e non esita di rampognare Tolomeo per l’ignobile delitto di cui si è macchiato. Nobile è pure il contegno del vincitore con Cornelia la vedova di Pompeo, la quale dolente ma orgogliosa vive nel palazzo dei Tolomei, trattando Cesare con animo regale e sdegnoso ma non senza salvargli la vita da una congiura che Tolomeo ordì contro di lui. La salma di Pompeo non è divenuta, come si voleva, preda delle onde, ma è stata raccolta e Cornelia gode il dolore di poterla infiorare e cospargere di lacrime l’urna in cui sono raccolte le ceneri. La generosità di cesare promette a Cornelia di rendere all’eroico vinto i meritati onori e di ridare a lei che la implora la primitiva libertà. Così sedata la rivolta di Tolomeo Cesare proclama Cleopatra regina dell’Egitto.
Corneille scrisse altre opere ma furono considerate sia dalla critica del suo tempo sia dai posteri di gran lunga inferiori ai citati cinque capolavori.
Corneille morì nel 1684 lasciando un numero di eroi veramente superiori, come quelli che egli immaginò per dimostrare che il dovere sta e prevale su tutte le passioni e che la vittoria è sempre conseguita fra i tumulti delle passioni, quando fiero e ostinato il dovere è di sé co-sciente. Nella interpretazione dei caratteri egli è semplicemente maestro come è profondo conoscitore di questioni politiche e dotto di storia romana. Non è esagerato dire che in parecchie pagine del Cinna e del Nicodemo, del Sertorio rasenta Tacito per il criterio con cui giudica i personaggi storici e le loro azioni, criterio degno in tutto del grande storico romano.
A questo proposito il Paganini dice: “Fra la nobiltà di stile e l’enfasi, fra la robustezza e la durezza, fra la vera eloquenza e la declamazione i limiti sono tanti incerti, che egli dovette oltrepassarli ogni qual volta l’ispirazione gli venne meno. Da qui appunto nacquero i difetti che si nota-no nella seconda epoca della usa carriera, ma si tratta di difetti comuni al suo tempo, e dovuti all’influenza della letteratura spagnola.”
Ecco perchè quando si apre il sipario io mi aspetto, per quanto la trama possa essere debole e il recitato zoppicante, che emerga lo spirito delle grande idee a dispetto dei guitti che ne fanno panegirico.L’opera teatrale è per me, in massima parte, un saggio letterario e i personaggi che vi appaiono sembrano uscire dalla penna del loro autore. (Riccardo Alfonso)

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L’arte nella narrazione e nella raffigurazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Il teatro e la pittura sono stati da me uniti anche se ora nel riportarne gli eventi ho inteso sdoppiarli, ma la scelta non mi appaga del tutto.
La pittura, senza dubbio, ha rappresentato con opportune pennellate ciò che è servito allo scrittore per tradurre in tratti di penna sentimenti e sensazioni, gesti e comportamenti dei propri simili e in rapporto stretto con la natura che è stata in tali circostanze una degna cornice.
Noi, in altre parole, ci serviamo sia della narrazione scritta o recitata sia per raccontare una storia mentre il pittore e il fotografo ne fissano un’immagine di quell’evento per esaltarne il momento più significativo e in qualche modo indicarci il suo tratto saliente. E’ in certi casi una sorta di chiave per aprire il nostro cassettino dei ricordi e risvegliare in noi tutta intera una vicenda che sembrava lasciata languire nell’oblio.
Così possiamo ricordare gli autori, la trama, il tratto significativo di un passaggio nella pennellata che riesce a fare il paio con la penna intinta nel calamaio della vita e arricchire il nostro pensiero d’immagini, d’emozioni e a renderci consapevoli che la cultura è fatta di queste cose anche se per vivere dobbiamo accantonarne la reminiscenza. (Riccardo Alfonso)

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L’arte nella rappresentazione di una trama teatrale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Lo spettacolo teatrale o la trama di un film sono il frutto della produzione letteraria del romanziere che vi fissa i paletti e l’arricchisce di contenuti. Sin qui il discorso rientra nell’ovvietà. Quel che ne segue diventa un impegno più complesso dove entrano in gioco molti altri soggetti e progetti, dalle sceneggiature alle luci, dai costumi ai dialoghi.
Vi è poi quel popolo di personaggi dal protagonista al primario e per finire alla comparsa che so-no deputati ad esercitare un ruolo a interpretare e a rendere credibile una storia nata dalla penna di un scrittore e che non sempre il successo, da lui ottenuto con la pubblicazione del suo romanzo, riesce a conseguire lo stesso risultato a teatro o in un film. Similarmente si può dire, rovesciando le posizioni, quando un regista prende lo spunto da un libercolo di modestissime pretese letterarie e lo trasforma sullo schermo in un capolavoro. Sono i miracoli dell’arte, dell’intuizione, dell’intelligenza umana. Posso quindi arguire che nel suo insieme è un complesso problema a cui si potrebbe riallacciare tutto un sistema di estetica.
Ne consegue che ad accumunare uno scrittore, un poeta, un pittore, uno scultore, un musicista è quel comune denominatore che risuona dal profondo abisso dell’essere.
Quando Archi loco, il primo lirico dei greci, dichiara alle figlie di Ricamo il suo amore furibondo e il suo disprezzo insieme, non sono le sue passioni, avvolte in un vortice fumoso d’orgia, che noi ammiriamo, semmai vediamo Dioniso e le Menadi, vediamo Archi loco immerso in un sonno profondo precisamente come quello descritto da Euripide nelle Baccanti; il sonno che prende nelle alte vie delle montagne, sotto il sole di mezzogiorno, qui si avanza Apollo verso di lui e lo incorona del suo lauro, e l’incanto dionisiaco musicale del dormiente trabocca e sgorga con scintillanti immagini in poemi lirici e in trame teatrali che, all’apogeo della loro futura evoluzione, si chiameranno tragedie e diritambi drammatici.
In realtà Archiloco, l’essere dalle ardenti passioni pieno d’amore e di odio, è solamente una visione del genio, che non è più Archiloco, ma un genio della Natura, e simbolicamente esprime il suo dolore primordiale in questa figura allegorica dell’uomo Archiloco, come creatura volente e desiderante subbiettivamente non potrà mai essere un poeta.
Tutti questi intrecci che espongono la narrativa al suo primo proscenio si rendono sovente coniugabili personificando l’immaginario e la fantasia in costruzioni di personaggi reali con scenari adeguati e umori della natura giunta alla loro naturale maturazione.
Penso al Cid di Corneille. Egli affronta nel suo racconto una situazione complicata dando luminosa prova del suo valore di artista e di letterato: un figlio vendica l’onore del proprio padre con il sangue di quello della sua bella. S’intreccia storia di una fanciulla che dimentica il suo essere e il suo amore per perseguitare il suo amante assassino del padre.
Il Cid o l’Onore castigliano risale al 1636. Il tutto inizia allorché due grandi signori spagnoli hanno da ridire per una onorificenza accordata ad uno di loro dal re e di cui l’altro si sente immeritatamente defra-dato. A questo punto il conte di Gormas è vinto dall’ira e in un acceso battibecco schiaffeggia il rivale. Costui è troppo vecchio per potersi vendicare per cui affida al figlio Rodrigo l’impresa di prendere la degna rivincita. Rodrigo ama follemente Chimene, la figliola del conte di Gormas, e pur dovendo chiedere a lui, padre della sua innamorata, soddisfazione dell’onta inflitta al genitore, si decide risolutamente e sfida il conte e lo uccide in singolar tenzone. Chimene pazza di dolore, dimentica dell’amore che la lega a Rodrigo, si presenta al re e supplica che l’uccisore sia punito. Rodrigo giustifica in tutto il volere di Chimene e le offre la propria spada perché ella stessa gli trapassi il petto e compia giustizia. Ma la giovinetta, a questo punto, è dominata, più che dalla forza del dovere, da quella dell’amore e cede, lasciando che in Rodrigo ferva la persuasione che ella lo ami costantemente e fedelmente. Rodrigo parte allora sicuro e compie nobili e ardite imprese contro i Mori.
Dopo non molto tempo ritorna coperto di trionfi, ma Chimene è sempre combattuta tra l’amore per Rodrigo e il desiderio di vendicare la morte del padre. A questo punto decide di voler essere sposa al cavaliere che saprà uccidere in duello Rodrigo.
Rodrigo è disposto a lasciarsi uccidere e per appagarla e per provarle il suo amore. Chimene lo rianima facendogli comprendere come ella desideri che ne esca vincitore. Rodrigo nutrito di questa speranza, infiammato di grande amore, sostenuto dalla volontà di Chimene, si misura intrepido sul terreno, e ne esce vincitore compiendo il desiderio di Chimene, la quale ben gli consente di venire a una prossima unione, a quella unione da tanto tempo desiderata da Rodrigo. E’ una storia che ha avuto il suo irresistibile fascino nell’immaginario della gente di quel tempo e si presta, tra l’altro, a calcare le scene. Da qui l’intrigo letterario moltiplica il suo ruolo con i personaggi della finzione scenica che fa il paio con l’opera letteraria. Situazioni di questo genere si sono moltiplicate nel corso dei millenni e d’innumerevoli generazioni con possibili e praticabili varianti. Così il teatro è entrato nelle nostre menti e nei nostri cuori e ha toccato le sensibili corde della nostra emotività. (Riccardo Alfonso)

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Arte meeting in Rome

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Roma sabato 24 luglio dalle 17 alle 19 Visitabile da lun a ven 11-19 Rossocinabro Sala A Via Raffaele Cadorna, 28 La Mostra presenta una raccolta di autori con diversi modi di espressione, che portano però ad un’unica destinazione, la sensazione della vita nel suo complesso. Autori con linguaggio contemporaneo ma che si distinguono per conoscenze che si concentrano sulla consapevolezza della grande ricchezza ereditata e hanno lavorato al fine di esaltare la loro forza creativa, poetica, inventiva, emotiva e i flussi critici inerenti alla vita di ciascuno di loro; propongono una diluizione tra Arte e Vita.
The Exhibition brings together authors with different ways of expression, leading to a single destination, the feel of life as a whole. Authors with contemporary language and differentiated themselves, of knowledge that focus on awareness of the vast inherited wealth and worked in order to enlarge each the power increasingly creative, poetic, inventive, emotional and critical flows inherent in the life of each; proposing a dilution between Art and Life. curated by Geni Settanni
Artists: Afonso, Cruz, Gariglio, Guimarães, Higa, Inês, Krug, Kwsta, Landgraff, Lima, Lúcio, Lupegoraro, Mota, Nunes, Pessutto, Guimmaraes, Scaléa, Ziegler.

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Geisha: l’arte, la persona

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

Roma 26 luglio – 30 ottobre 2018 Museo delle civiltà Piazza Guglielmo Marconi 14 19 luglio 2018, alle 19:00 – Anteprima della mostra e incontro con Maria Teresa Magliozzi, esperta di fumetto e animazione giapponese: Lo shoujo manga e i suoi legami con l’arte classica giapponese
25 luglio 2018, alle 18:30 – Inaugurazione della mostra con la curatrice Loretta Paderni e i fotografi Fabrizio e Federico BonifaziIl mondo femminile attraverso gli oggetti raccolti in Giappone dallo scultore palermitano Vincenzo Ragusa tra il 1876 e il 1882.I materiali esposti, accompagnati dalle immagini delle cortigiane ritratte da Suzuki Harunobu nei volumi della serie “Ehon seirō bijin awase” (Libro illustrato a paragone delle bellezze delle Case Verdi), raccontano l’ukiyo, il mondo fluttuante della cultura e della società di Edo, il suo culto per la bellezza unito alla consapevolezza dell’effimera realtà della natura umana.Le giovani donne mostrano con grazia eterea come si prendevano cura del proprio corpo, il trucco del viso, le elaborate acconciature dei capelli, l’abbigliamento e gli accessori del vestiario che le rendevano così affascinanti agli occhi dei clienti.Rivelano la dedizione al perfezionamento delle arti indispensabili per la loro attività di intrattenitrici nei banchetti: la musica, la danza, la composizione floreale (ikebana), la conoscenza della poesia e della calligrafia, strumenti di una seduzione più sottile ma altrettanto necessaria per la conquista della notorietà.I momenti di ozio e di svago, i passatempi preferiti, il fumo, la lettura, la compagnia degli animali domestici, i giochi, completano il quadro di un mondo celato agli sguardi indiscreti dal sottile ma invalicabile schermo dei silenziosi pannelli scorrevoli.
Il mondo femminile delle geisha rivive anche nelle foto di Fabrizio e Federico Bonifazi (Compagnia della foto), che accompagnano il percorso espositivo tra tradizione e modernità. Quasi tutto ciò che circonda la figura della geisha è cambiato nel corso degli anni, ma la tradizione rimane salda alle regole di un tempo: abbigliamento, acconciatura, trucco, musica, danza e canto.

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L’arte a Firenze tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Firenze Le Gallerie degli Uffizi Piazzale degli Uffizi, 6 sala 35 dell’ala di ponente degli Uffizi, omaggia un ritrovato rispetto per il principio narrativo cronologico della Galleria. I tre dipinti in essa ospitati furono eseguiti per edifici di culto e per questo motivo, nel nuovo allestimento, è stato scelto di dipingere i muri di questa stanza a spatola, ripetendo la tecnica antica, in un colore grigio pallido che rievoca le pareti delle chiese dell’epoca. Le opere sono state inserite, come è stato fatto negli ultimi allestimenti delle sale di Caravaggio e del ‘600 e di Michelangelo e Raffaello, in teche che garantiscono una situazione microclimatica ottimale, riducendo al minimo l’impatto del calore e dell’umidità prodotti dall’ingente flusso turistico. Inoltre le teche sono chiuse da speciali vetri che annullano gli effetti di rifrazione della luce, a tutto vantaggio dei visitatori che potranno ammirare le opere senza l’interposizione di barriere apparenti.
Entrando a sinistra è il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio: l’opera testimonia sia le divisioni dei compiti all’interno delle botteghe, sia il salto stilistico e tecnico tra il maestro e l’allievo. Leonardo, infatti, per le parti da lui eseguite si avvalse della pittura a olio, molto più adatta ad ottenere gli effetti di sfumato per cui diventerà poi celebre. Al solo Leonardo si deve l’elegantissimo angelo di profilo che regge la veste di Cristo, tanto sublime da far nascere la leggenda (riportata da Vasari) secondo cui Verrocchio, sopraffatto dalla superiorità di Leonardo, da lì in poi abbandonò per sempre la pittura. Sulla parete di fronte è esposta l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto, con un angelo così reale e materiale da proiettare la propria ombra sul prato fiorito, mentre atterra, chiudendo le ali, chiaramente studiate dal vero su quelle degli uccelli. Sullo sfondo, un paesaggio di mare e montagne in cui la simbologia mariana si traduce in una prova tra le più alte dell’artista sulla resa atmosferica dei “lontani”.
Al centro della sala si ammira l’Adorazione dei Magi, commissionata dai canonici regolari agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, e lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano, nel 1482. Restaurata recentemente dall’Opificio delle Pietre Dure, grazie al finanziamento degli Amici degli Uffizi, con un lavoro di oltre cinque anni che rimarrà alla storia anche per le innovazioni metodologiche adottate e per gli straordinari risultati ottenuti, la pala è come una grandissima pagina di appunti, con alcuni brani più avanzati, altri appena accennati, tanto che guardandola pare quasi di partecipare al processo creativo di Leonardo stesso. Questo miracolo di immedesimazione sarà ora possibile per tutti i visitatori, che possono fermarsi a inseguire con gli occhi, sulla superficie, la ricchezza di idee, dettagli, episodi. “Il nuovo allestimento – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – non solo è studiato per permettere un tipo di visita lenta, meditata, in cui il visitatore può confrontare le opere e capire l’evoluzione stilistica di Leonardo giovane, ma rende anche giustizia alla storia dell’arte, collocando le opere dell’artista immediatamente dopo le sale dedicate al ‘400 fiorentino. Essa fa parte di una serie di cambiamenti messi in atto per adeguare gli Uffizi alle necessità di comprensione del pubblico e ai primari principi educativi cui il museo è improntato”.Maria Vittoria Rimbotti Colonna, presidente delle associazioni Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi afferma con legittimo orgoglio: “Questa nuova sala segna il culmine nella storia della nostra associazione. Per gli Amici degli Uffizi aver potuto collaborare al restauro del capolavoro di Leonardo da Vinci e al riallestimento della sala, insieme ai Friends, è stata un’esperienza ricca di grandi emozioni e di scoperte. Non sempre dei donatori privati possono avere il privilegio di accedere ad imprese così stimolanti, accanto ad opere d’arte di tale rilievo e importanza. Siamo quindi fieri di aver condiviso un traguardo così prestigioso con la nostra Galleria e di aver realizzato quello che è il massimo desiderio di ogni mecenate”.

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30 meraviglie da non perdere per una Estate a tutta Arte (e musica)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Magari cogliendo l’occasione delle aperture serali o degli eventi che in molte sedi vengono proposti per accogliere al meglio vacanzieri e chi se ne resta a casa. E, in giro per l’Italia, le occasioni davvero non mancano. Si ha anzi la sensazione che mai siano state numerose e di qualità come in questa estate.Vediamone alcune, lungo un itinerario che prende il via dalla Valle d’Aosta. Qui, al Forte di Bard, luogo che da solo vale un viaggio, Henri Cartier-Bresson. Landscapes/Paysages, una intensa promenade tra paesaggi urbani e paesaggi rurali, così come ha saputo catturarli il grande fotografo francese. La medesima sede propone anche Henri Matisse. Sulla scena dell’arte, una mostra che, accanto a celebri dipinti, propone disegni, collages, opere grafiche e fantastici costumi di scena e le scenografie per il teatro.
In Piemonte, Varallo Sesia, in Pinacoteca Civica si ammira una importante sezione della grandiosa mostra Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari che trova in una visita al vicino Sacro Monte la logica, stupefacente conclusione. E l’estate è l’occasione ideale per visitare tutti e sette i Sacri Monti del Piemonte (Varallo, Domodossola, Oropa, Orta, Belmonte, Ghiffa, Crea), Patrimonio dellUmanità, immersi in boschi e ambienti naturali di grande bellezza.
Per chi ama la fotografia, l’appuntamento d’obbligo è a Camera Centro Italiano per la Fotografia, naturalmente a Torino. Dove sono esposte le più belle realizzazioni proposte per il Prix Pictet, il premio internazionale di fotografia dedicato al tema della sostenibilità.
In Lombardia si evidenziano le proposte bresciane: ancora fotografia, e di altissimo livello, offerta dalla seconda edizione di Brescia Photo Festival dedicata a Collezioni e Collezionisti, edizione che si estende con le sue proposte, oltre che in diverse sedi a Brescia, anche in Franciacorta, a Garda e a Montichiari. Intanto la città è riletta da Mimmo Paladino che connota con le sue opere le aree ed i monumenti simbolo di Brescia.Nel Trentino, il polo d’attrazione è il Castello del Buonconsiglio a Trento. Sia per il nuovo allestimento con il quale accoglie i visitatori sia per l’esposizione di un’opera unica com’è la trecentesca Madonna in blu, fresca di restauro. Molto ampia e variegata l’offerta del Veneto. A cominciare dal bellunese dove, a Feltre, si ammira il rinnovato Museo Diocesano, con opere di grande qualità in un contesto di rara suggestione.
A Vicenza, Il Palladio Museum si mostra arricchito da un eccezionale patrimonio d’arte: sette straordinari strappi d’affreschi di Giandomenico Tiepolo. A pochi chilometri, il Museo Civico di Bassano del Grappa propone la mostra sicuramente più originale della stagione: Abscondita, con una serie di opere esposte, non a caso, faccia al muro.
Imperdibile anche la proposta di Palazzo Zabarella, a Padova. Qui Joan Miró: Materialità e Metamorfosi, 85 opere del grande artista ammirato da Picasso, proposte in esclusiva europea.
Doppio appuntamento a Treviso: con il Museo di Santa Caterina, dove la Pinacoteca è stata oggetto di un nuovo allestimento che valorizza il suo importante patrimonio d’arte. E al Museo Nazionale Salce, con la mostra temporanea riservata a Federico Seneca, il papà del Baci Perugina.
Doppio, grande appuntamento anche a Venezia. Con Magister Canova, alla Scuola Grande della Misericordia: la mostra-installazione che, passo dopo passo, porta a capire la genesi dei più celebrati capolavori del celebre scultore. E a Palazzo Fortuny dove vi è svelata la Collezione Merlini, che allinea i grandi nomi dell’arte italiana del Novecento, con opere di assoluto rilievo, attentamente scelte da un collezionista che ha dimostrato competenza e intuito.
Jesolo non è solo una delle più note spiagge italiane ma è anche un polo culturale, con la mostra Egitto. Dei, faraoni, uomini. Per avvicinarsi all’’antico Egitto come mai è stato possibile prima, in un perfetto mix tra preziosissimi reperti originali e spettacolari, rigorose ricostruzioni d’’ambiente.
Nella vicina Portogruaro, Luigi Russolo torna protagonista nella casa che nel 1885 lo vide venire alla luce e che oggi da lui prende il nome. Qui, il nuovo Spazio Russolo accoglie l’intero corpus delle sue incisioni oltre ad una selezione di dipinti appartenenti alle Collezioni Civiche.
Monaco, Vienna Trieste Roma. Il Primo Novecento al Revoltella, a Trieste, naturalmente a Civico Museo Revoltella. A documentare lo snodo che il capoluogo giuliano rappresentò per l’’arte europea tra l’inizio dello scorso secolo e il profilarsi del secondo conflitto mondiale.
Tre appuntamenti in Toscana, in altrettante città che sono di riferimento per il turismo: Firenze, Viareggio e Montepulciano. Nel capoluogo, in quel contesto unico che è il rinascimentale Palazzo Bartolini Salimbeni, si ammira la Collezione di Roberto Casamonti: capolavori assoluti dell’’arte italiana ed internazionale tra fine Ottocento e gli anni ’60 del ‘900. A Viareggio, al Centro Matteucci per l’Arte Moderna, Ghiglia. Classico e moderno: opere importantissime, mai prima esposte che palesano la grandezza del più italiano e allo stesso tempo più europeo dei nostri artisti del primo Novecento.
A Montepulciano, nel senese, al Museo Civico Pinacoteca Crociani, Montepulciano e la Città Eterna. Paesaggi e vedute dall’estetica del Grand Tour alla metà del XX secolo. Quando il pittoresco era realtà.
Due grandi mete anche in Umbria. A Città di Castello, per godere del percorso espositivo ora completo della Fondazione Burri, nella doppia sede di Palazzo Albizzini e degli ex Essicatoi, dove da pochi mesi è aperta la innovativa sezione multimediale e documentaria.
A Perugia, in Palazzo Baldeschi al Corso, appuntamento con Da Raffaello a Canova, da Valadier a Balla. Raffaello, Bronzino, Pietro da Cortona, Guercino, Rubens, Wicar, Hayez, Giambologna, Canova, Valadier, Balla, tra i tanti da ammirare.
In Lazio, a Roma, in quello scrigno che molti ancora non conoscono che è il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX, espone Ferruccio Gard, grande protagonista della linea optical-costruttivista della pittura italiana.
Per chi ha scelto la Sardegna per le sua estate, immancabile una visita a San Sperate, nel Campidanese: città museo ce celebra, con un intelligente programma di iniziative, i 50 anni della sua rinascita.
Al di là delle Alpi, in Svizzera, appuntamento con la storia del costume alla Pinacoteca Zust di Rancate (Canton Ticino) dove, con i reperti unici della Collezione Giannelli, si mette a fuoco Il cavallo: 4.000 anni di storia.
Mentre a Verbier, dal 19 luglio al 5 agosto, si festeggiano 25 anni di grande musica classica, con il Verbier Festival diretto da quest’anno da Valery Gergiev. Sono attesi i più importanti artisti internazionali per i 59 concerti in programma. http://www.studioesseci.net

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Tesori d’arte nella terra di Oderisi

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Gubbio, 7 luglio – 4 novembre 2018 Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale Anteprima stampa Venerdì 6 luglio ore 11.00. La città di Gubbio conserva intatto il suo splendido aspetto medievale, con le chiese e i palazzi in pietra che spiccano contro il verde dell’Appennino. È ancora la città del tempo di Dante e di Oderisi da Gubbio, il miniatore che il sommo poeta incontra tra i superbi in Purgatorio e al quale dedica versi importanti, che sanciscono l’inizio di un’età moderna che si manifesta proprio con la poesia di Dante e l’arte di Giotto.
La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, vuol restituire l’immagine di una città di media grandezza ma di rilievo politico e culturale nel panorama italiano a cavallo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, esponendone il patrimonio figurativo sia civile che religioso.Per l’occasione ha restaurato dipinti nascosti dalla polvere dei secoli, riconsegnando a Gubbio opere disperse nel corso della storia, riunendo quadri degli stessi pittori eugubini destinati ad altre città dell’Umbria, chiamando importanti prestiti dall’estero.Dipinti su tavola, sculture, oreficerie e manoscritti miniati delineano, anche con nuove attribuzioni, le fisionomie di grandi artisti come Guido di Oderisi, alias Maestro delle Croci francescane, Il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, viene oggi identificato in uno dei protagonisti della cosiddetta “Maniera Greca”, da Giunta Pisano a Cimabue. Palmerino fu compagno di Giotto nel 1309 ad Assisi, e con lui dipinse le pareti di due cappelle di San Francesco, per poi tornare a Gubbio e affrescare la chiesa dei frati Minori e altri edifici della città.
A “Guiduccio Palmerucci”, oggi nome di convenzione, si attribuiscono ancora rapinosi polittici. Mello da Gubbio scrisse il proprio nome ai piedi di una Madonna dal volto pieno e giulivo come le Madonne di Ambrogio Lorenzetti nella città di Siena. Il Maestro di Figline, che dipinse le vetrate per il San Francesco ad Assisi, poi il grande Crocifisso nella chiesa di Santa Croce a Firenze, è probabile che avesse lasciato a Gubbio uno straordinario polittico nella chiesa di San Francesco, che possiamo di nuovo ammirare in questa mostra grazie agli odierni proprietari che ne hanno concesso per la prima volta il prestito.Dai documenti d’archivio e dall’aspetto delle Madonne e dei Crocifissi appesi alle pareti dei musei, risulta come fossero originari di Gubbio i pittori che si affiancarono a Giunta Pisano, poi lavorarono accanto a Giotto e infine a Pietro Lorenzetti, per rivestire d’immagini variopinte il capolavoro che aprì le porte dell’arte moderna nella chiesa eretta sopra la tomba del santo di Assisi.Tornati in patria, quei pittori, che erano stati coinvolti nella nuova lingua di Giotto e di Pietro Lorenzetti per un pubblico di papi e cardinali, si cimentarono con un piglio raffinato nello stile e popolare nell’aspetto illustrativo, per farsi intendere anche da un pubblico di fabbri e di maestri di pietra. Si parlò allora a Gubbio la lingua della lauda assieme alla lingua della Commedia.
La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi” è allestita in tre sedi diverse, perché ci sono opere inamovibili, ma anche perché ci sono luoghi ricchi di significato e intrisi di bellezza: il Palazzo dei Consoli che sorge sopra una favolosa terrazza che lo fa somigliare a quelle città che i santi portano in cielo nei polittici degli altari; il Museo Diocesano che sorge accanto alla chiesa cattedrale e infine il Palazzo Ducale, che nacque come sede del Comune e finì per essere la residenza di Federico da Montefeltro, signore di Urbino.Lungo questo percorso si potranno calcare le impronte degli uomini e delle donne di quel tempo antico, per vedere dalla stessa prospettiva e intendere con lo stesso gusto un’arte civica e religiosa insieme.Curata da Giordana Benazzi, Elvio Lunghi ed Enrica Neri Lusanna, la mostra è promossa dal Comune di Gubbio, dal Polo Museale dell’Umbria, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, dalla Chiesa Eugubina e dalla Regione Umbria.L’organizzazione è affidata a Civita Mostre in collaborazione con Gubbio Cultura e Multiservizi e Associazione Culturale La Medusa. Partner dell’iniziativa è il Festival del Medioevo, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e con l’importante contributo della BCC Umbria.Nella sede di palazzo Ducale è disponibile a noleggio una audioguida della mostra. Il catalogo è pubblicato da Fabrizio Fabbri Editore-Perugia.

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Mostra Spoleto Arte

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Spoleto sabato 30 giugno alle ore 17:00 nello storico Palazzo Leti Sansi a Spoleto apre Mostra Spoleto Arte, presso la sede di via Arco di Druso 37 (piazza del Mercato). L’allestimento, dal 30 giugno al 25 luglio, ospiterà le opere di numerosi artisti contemporanei provenienti da tutta Italia e dall’estero.Contribuiranno alla realizzazione dell’evento José Dalì (artista e figlio di Salvador Dalì), la giornalista e scrittrice Silvana Giacobini, Alberto D’Atanasio (direttore del Museo Modigliani),il fotografo Roberto Villa, Vanna Ugolini (giornalista de “Il Messaggero”), Carlo Motta (di Editoriale G. Mondadori), Tony di Corcia (biografo di Versace e Armani) e il pianista Francesco Marano. «Sono sempre ben propenso a organizzare l’ormai tradizionale appuntamento annuale con la mostra di Spoleto Arte- dichiara Nugnes- che conferma e rafforza il legame sinergico con la città di Spoleto, a me molto cara, nella sua dimensione incantevole immersa in un’atmosfera unica e inconfondibile, con il suo fascino pieno di storia, arte e cultura. Spoleto Arte ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’UNESCO, che per noi è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. È un riconoscimento speciale, che ci stimola nel proseguire il cammino intrapreso e cercare sempre nuove e originali soluzioni da proporre sia agli artisti sia ai visitatori che aumentano di anno in anno, confermando l’ampio gradimento e apprezzamento all’iniziativa.»Quest’anno insieme agli artisti di Spoleto Arte verrà allestita l’esposizione del Maestro Mario Schifano. La mostra, inoltre, si svolgerà nel contesto della 61esima edizione del Festival dei Due Mondi.

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Il potere sovrano: tra parole e arte

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

Roma 21 giugno ore 17.30 Pastificio Cerere – Rufa Space, via degli Ausoni, 7. Dall’attualità all’arte, dal linguaggio ai concetti, dalla logica al sentimento. Un confronto aperto per determinare un percorso cognitivo “alto” in grado di declinare tutto ciò che ruota intorno al “potere sovrano”. La discussione trae spunto da ciò che la dottrina giuridica ha universalmente riconosciuto come “sovrano”: lo Stato, all’interno del proprio territorio, ha un potere superiore a quello di qualunque altro soggetto. In questo caso, infatti, “sovrano” è “colui che sta al di sopra”. Numerose sono le conseguenze che, a partire da questo assunto, coinvolgono la vita umana nelle città. Questi i temi che faranno da sfondo al talk che si terrà il prossimo 21 giugno nella sede RUFA di via degli Ausoni 7, all’interno dell’ex Pastificio Cerere, nel cuore di San Lorenzo.Un confronto “fuori dalla norma”, che parte dall’immagine dell’”Allegoria della Giustizia” di Giovanni Andrea De Ferrari per parlare dell’attualità e del futuro della città eterna. Ad accompagnare la discussione una mostra degli studenti del secondo anno di graphic design che hanno lavorato sulla questione del potere nella tragedia classica e nella civiltà greco-romana. La visione è epica. Roma come Tebe: la peste si diffonde tra i cittadini o giunge Dioniso a sconvolgere l’ordine costituito. Edipo e Penteo devono affrontare lo stato d’eccezione. I poteri politici, giuridici e religiosi mostrano, nella crisi, tutti i loro limiti; i dispositivi normativi e differenziali sono travolti da forze che ne evidenziano l’inefficacia a garantire sia la convivenza pacifica tra cittadini, che la sopravvivenza delle istituzioni.Intenso il programma: alle 17.40 l’introduzione di Enrico Parisio, docente RUFA; alle 18 l’intervento di Walter Tocci, già senatore ed ex consigliere comunale e vicesindaco di Roma; alle 18.20 la parola passa a Massimiliano Smeriglio, vice presidente della Regione Lazio. Prima dei contributi da parte del pubblico, ancora due brevi interventi di Giuseppe Allegri, ricercatore e organizzatore culturale, e Nicolas Martino, critico e curatore del Rufa Space. In chiusura l’intervento del filosofo Giacomo Marramao. La mostra degli studenti RUFA sarà inaugurata alle 20, con la colonna sonora di un dj set che proseguirà fino alle 23.30

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Tesori d’arte nella terra di Oderisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Gubbio 7 luglio – 4 novembre 2018 Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale A cura di Giordana Benazzi, Elvio Lunghi, Enrica Neri Lusanna Orari dal lunedì alla domenica dalle ore 10.00 alle 19.00 (le biglietterie chiudono alle ore 18.00) Aperta il 15 agosto e il 1 novembre 2018 Biglietto Intero 12,00 € Ridotto 10,00 € per gruppi (min. 15 persone), residenti, titolari di apposite convenzioni Ridotto speciale 6,00 € scuole e ragazzi da 7 a 25 anni
La città di Gubbio conserva intatto il suo splendido aspetto medievale, con le chiese e i palazzi in pietra che spiccano contro il verde dell’Appennino. È ancora la città del tempo di Dante e di Oderisi da Gubbio, il miniatore che il sommo poeta incontra tra i superbi in Purgatorio e al quale dedica versi importanti, che sanciscono l’inizio di un’età moderna che si manifesta proprio con la poesia di Dante e l’arte di Giotto.
La mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, vuol restituire l’immagine di una città di media grandezza ma di rilievo politico e culturale nel panorama italiano a cavallo tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, esponendone il patrimonio figurativo sia civile che religioso. Per l’occasione ha restaurato dipinti nascosti dalla polvere dei secoli, riconsegnando a Gubbio opere disperse nel corso della storia, riunendo quadri degli stessi pittori eugubini destinati ad altre città dell’Umbria, chiamando importanti prestiti dall’estero.Dipinti su tavola, sculture, oreficerie e manoscritti miniati delineano, anche con nuove attribuzioni, le fisionomie di grandi artisti come Guido di Oderisi, alias Maestro delle Croci francescane, Il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.
Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, viene oggi identificato in uno dei protagonisti della cosiddetta “Maniera Greca”, da Giunta Pisano a Cimabue. Palmerino fu compagno di Giotto nel 1309 ad Assisi, e con lui dipinse le pareti di due cappelle di San Francesco, per poi tornare a Gubbio e affrescare la chiesa dei frati Minori e altri edifici della città. A “Guiduccio Palmerucci”, oggi nome di convenzione, si attribuiscono ancora rapinosi polittici. Mello da Gubbio scrisse il proprio nome ai piedi di una Madonna dal volto pieno e giulivo come le Madonne di Ambrogio Lorenzetti nella città di Siena. Il Maestro di Figline, che dipinse le vetrate per il San Francesco ad Assisi, poi il grande Crocifisso nella chiesa di Santa Croce a Firenze, è probabile che avesse lasciato a Gubbio uno straordinario polittico nella chiesa di San Francesco, che possiamo di nuovo ammirare in questa mostra grazie agli odierni proprietari che ne hanno concesso per la prima volta il prestito. Dai documenti d’archivio e dall’aspetto delle Madonne e dei Crocifissi appesi alle pareti dei musei, risulta come fossero originari di Gubbio i pittori che si affiancarono a Giunta Pisano, poi lavorarono accanto a Giotto e infine a Pietro Lorenzetti, per rivestire d’immagini variopinte il capolavoro che aprì le porte dell’arte moderna nella chiesa eretta sopra la tomba del santo di Assisi.
Tornati in patria, quei pittori, che erano stati coinvolti nella nuova lingua di Giotto e di Pietro Lorenzetti per un pubblico di papi e cardinali, si cimentarono con un piglio raffinato nello stile e popolare nell’aspetto illustrativo, per farsi intendere anche da un pubblico di fabbri e di maestri di pietra. Si parlò allora a Gubbio la lingua della lauda assieme alla lingua della Commedia.

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L’Arte di Delitala in Scena a Sassari

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

Sassari Sabato 26 Maggio 2018, alle ore 11:00 a.m., all’interno della sala conferenze della Pinacoteca Nazionale di Sassari (Via Santa Caterina 4), proprio dove tante delle sue maggiori opere sono conservate, finanziato dal Comune di Sassari con il patrocinio gratuito dell’Università degli Studi di Sassari, andrà in scena Un Uomo – Un Secolo, lo spettacolo realizzato dalla Casa di Suoni e Racconti in collaborazione con l’Associazione Culturale Mario Delitala. Sul palco l’attore Daniele Monachella, l’ensemble Death Electronics (formata dal chitarrista e compositore Andrea Congia e dal sound designer Walter Demuru) e dal sassofonista Juri Deidda. Guidati e suggestionati dalle opere del Maestro, gli Artisti in scena tracceranno un ritratto sonoro per evocare i momenti più rappresentativi della vita di Mario Delitala, attraversando la sua Arte e l’intero secolo del Novecento. La Casa di Suoni e Racconti, dopo essersi dedicata a numerosi e importanti Autori della Letteratura Sarda e non, in questa produzione artistica, invece, presterà attenzione ad un Artista Visivo, alle sue Opere e alla sua Vita, attraverso una performance di Narrazione, Poesia, Musica e Immagine. Peculiarità dello Spettacolo sono, infatti, le videoscenografie, composte da materiale d’archivio, fotografie, riprese video, riprese aeree (realizzate dal videoperatore SAPR, Davide Manca), montate da Edoardo Matacena, che si faranno racconto visivo in scena per evidenziare lo stretto rapporto tra Opera Artistica e Territorio. Lo Spettacolo, infine, è scritto e diretto da Andrea Congia (direttore dei progetti artistici della Casa di Suoni e Racconti) con la consulenza scientifica dell’architetto Francesco Delitala (nipote di Mario e Presidente dell’Associazione che prende il nome dell’Artista).

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Apre la “Roccaforte dell’Arte”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Trento martedì 22 maggio 2018 alle ore 18:00 Piazza G.B. Garzetti, 20 Visitabile tutti i giorni dalle 11:00 alle 15:00 e dalle 17:00 alle 22:00 apre la “Roccaforte dell’Arte”, uno spazio offerto alle associazioni artistiche per una contaminazione tra arte e gusto, con una prima mostra collettiva. Gli artisti chiamati ad esporre sono: Gianni Anderle, Marco Berlanda, Matteo Boato, Barbara Cappello, Sergio Dangelo, Giuseppe Debiasi, Paolo Facchinelli, Annalisa Filippi, Mauro Larcher, Lorenzo Lome Menguzzato, Aldo Pancheri, Cassia Raaad, Riccardo Schweizer, Fabio Venturini.
Una roccaforte è per definizione un luogo protetto da difese naturali e artificiali, e al contempo il simbolo di tenuta, durata, di ciò che nel suo interno vi è custodito. Vedere l’arte come tesoro inestimabile, come espressione primaria del Genius loci, come baluardo da trasmettere per la progressione, nonché mantenimento della cultura, è un inestimabile pensiero e azione: ciò significa fare in modo che venga non solo custodita, ma esposta per renderla presente fisicamente in tutte le sue discipline. Dunque la Roccaforte Trentina diviene lo spazio delle arti che vedrà nelle sue sale esposte opere di artisti, momenti dedicati alla poesia, alla musica e alle performance, contornati da scintillanti calici di vino e raffinate pietanze; un luogo in cui l’arte si amalgama alla cucina, un posto dove poter realmente incontrare gli artisti ed avere uno scambio, sia di chiacchiera, come di brindisi, sarà reale, non virtuale; uno spazio aperto dedicato a ciò che l’arte e bellezza meglio sanno fare: apporre benessere. Una roccaforte in cui le relazioni possano articolarsi, costruirsi, confrontarsi per un divenire di dialogo aperto tra pubblico e artisti. E, si propone alla costruzione di una libreria d’artista, cosicché tutti possano contribuire con lasciti di cataloghi, riviste e libri dedicati, per costituirne un archivio.

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“La natura prende vita nell’arte”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Custonaci (Trapani) dal 27 Aprile all’1 Maggio 2018 con inaugurazione alle ore 19.00 Centro Culturale Espositivo del Marmo Piazza Europa. S’intitola “La natura prende vita nell’arte”, la mostra dello scultore Franco Bonventre.
L’artista Franco Bonventre è nato a Buenos Aires nel 1958. All’età di sei anni, insieme alla famiglia, si trasferisce a Custonaci.Inizia la sua passione per la scultura cominciando a lavorare le pietre sparse sulle colline di Custonaci e la sua passione è stata fin da subito raccoglierne tante, di vari colori e di varie forme, sotto i piedi di Monte Cofano. Per lui, ognuna di esse rappresentava un oggetto con cui giocare. «Sentivo che ogni pietra internamente fosse un volto di guerriero e di animale desiderosi di liberarsi e riacquistare le forme originarie. Sento e vivo con passione la mia terra e il lavoro quotidiano che è fatica e gioia. Ho l’amore per la natura così da rendere viva, con la scultura, una parte di essa» – così dichiara lo scultore. Saranno esposte 12 opere realizzate con i marmi tipici del territorio di Custonaci. Per tutte le informazioni sull’artista è possibile visionare il sito http://www.francobonventrescultore.it.

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Conferenza internazionale su arte e tecnologia all’Università di Parma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Parma Nei giorni 26-29 marzo si terrà presso l’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Università, la terza edizione dell’International Conference on Innovation in Art Research and Technology (inArt 2018) organizzata dal Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche con la collaborazione di docenti di vari dipartimenti dell’Ateneo. Partecipano all’organizzazione il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, sito presso l’Abbazia di Valserena a Paradigna, e il Complesso Museale della Pilotta.
L’International Conference on Innovation in Art Research and Technology è un Congresso Internazionale le cui precedenti edizioni si sono tenute a Evora, Portogallo (2013) e Ghent, Belgio (2016) con circa 150 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Si tratta di un evento di riferimento internazionale per chi si occupa di ricerca scientifica e tecnologica applicata alla conservazione e conoscenza del patrimonio artistico, storico ed archeologico. L’Università di Parma è nota a livello internazionale nel campo delle scienze della conservazione, grazie alle attività condotte dai gruppi di ricerca che si sono attivati attorno al Corso di Laurea in Scienze per la Conservazione ed il Restauro, rimasto attivo per 15 anni nel nostro Ateneo, portando diversi ex-studenti in prestigiose istituzioni in tutto il mondo.La conferenza si situa perfettamente nel percorso di avvicinamento al 2020, anno in cui Parma sarà la capitale italiana della cultura. La tematica del congresso, di grande attualità e di importanza strategica per il nostro paese, è legata alla ricerca e innovazione per la tutela e la conoscenza del patrimonio artistico, con particolare attenzione alle tecniche di indagine non invasive, all’imaging multispettrale e alle ricostruzioni tridimensionali, ai nuovi materiali “green” per il restauro, rispettosi di opere e ambiente, ai prodotti per la protezione ed il self-cleaning, per giungere alla fruizione virtuale delle opere. Gli studenti e i docenti dell’Università di Parma potranno accedere quali auditori, previa registrazione gratuita, alle sessioni scientifiche del congresso.

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Mostra: “Lo Spirituale nell’Arte: Espressioni di armonia tra le fedi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Roma Martedì 20 marzo alle ore 12.30 presso il Centro Culturale Islamico d’Italia ( viale della Moschea n.85) verrà presentata in anteprima alla stampa la Mostra “Lo Spirituale nell’Arte: Espressioni di armonia tra le fedi”. Interverranno per l’occasione il Presidente del Centro Culturale Islamico d’Italia Khalid Chaouki, il Segretario Generale Abdellah Redouane, la Presidente del Tavolo Interreligioso di Roma Maria Angela Falà, i rappresentanti delle Comunità di fede presenti sul territorio nazionale e gli artisti che espongono le loro opere nell’ area museale della Grande Moschea. Verrà presentato il Programma delle attività previste nel periodo di apertura della Mostra, dal 22 al 28 marzo, che prevede una visita guidata alla Grande Moschea e una Tavola Rotonda sul tema “l’Arte nel dialogo tra le fedi”.La Mostra “Lo Spirituale nell’Arte: Espressioni di Armonia tra le Fedi”, organizzata dal Tavolo interreligioso di Roma con il patrocinio del II Municipio giunge alla terza edizione e presenta quest’anno la particolarità di mettere a confronto e “in dialogo” lo stile e la sensibilità di autori di origine, credo e cultura differenti ponendo particolare attenzione ai temi della pace, della solidarietà, della condivisione e dell’armonia tra popoli che vivono nello stesso territorio. Saranno esposte opere di artisti cristiani (appartenenti alla tradizione cattolica e protestante), buddhisti, ebrei, induisti e musulmani, italiani e di altre nazionalità, che intendono mostrare come la spiritualità, declinata nel linguaggio dell’arte visiva possa rappresentare un fertile e costruttivo terreno di incontro per favorire la conoscenza reciproca e per rintracciare i valori condivisi al di là delle diversità nei modi di vivere il quotidiano e del praticare la fede.Il Centro Culturale Islamico d’Italia apre per il secondo anno le porte all’arte proveniente da altre tradizioni religiose oltre all’Islam, confermando il riconoscimento ai valori del dialogo tra le confessioni nel rispetto delle identità di appartenenza.
Espongono le loro opere gli artisti: Giovanna Cataldo, Nyima Dhondup, Ila Devi, Hanah El Zanni, Tomoko Fait, Ruggero Lenci, Livia Liverani, Paola Meloni, Adriano Necci, Jacelyn Perry, Cristina Pittoni, Marina Presutto, Anna Maria Scarbolo, Hameda Salh, Gabriella Trevi, Gianni Turina, Luciano Valensin. Il Tavolo Interreligioso di Roma ritiene che questo evento, a cui partecipano pittori e pittrici italiani e internazionali, rappresenti un appuntamento di grande valore simbolico ed educativo per la cittadinanza in questo particolare momento storico.
Il linguaggio dell’arte, basato sui vissuti della propria appartenenza di fede, rappresenta infatti un richiamo forte alla necessità della convivenza e dello sviluppo di quei valori comuni che avvicinano i popoli e che la Repubblica Italiana esalta e sostiene.L’evento si inserisce nell’ambito delle attività culturali che il Tavolo Interreligioso di Roma svolge dal 1998, anno della sua fondazione, a favore della riflessione sui temi posti dal pluralismo culturale e religioso, in un’ottica di integrazione sociale e di piena realizzazione di uno stato laico: convegni, seminari, corsi, progetti, mostre, concerti e spettacoli mirati a valorizzare lo scambio reciproco di saperi e visioni del mondo.libertà religiosa e dello sviluppo dei processi di integrazione sociale.

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Il terzo paradiso di Michelangelo Pistoletto: ad Ancona l’arte sfida l’odio

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 marzo 2018

Ad Ancona dal 4 all’8 aprile 2018, il festival art+b=love(?) è dedicato alla capacità dell’arte di stimolare lo sviluppo economico e sociale dei territori, adotta il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto come simbolo di uguaglianza e cittadinanza contro ogni forma di intolleranza, ad appena due mesi dalla strage aggravata da razzismo avvenuta a Macerata.
La performance artistica si svolgerà sabato 7 aprile 2018, a partire dalle ore 16, presso la Mole Vanvitelliana di Ancona, alla presenza del Coordinatore degli Ambasciatori del Terzo Paradiso Francesco Saverio Teruzzi, come tramite di un messaggio culturale: un’azione per sensibilizzare la società a farsi promotrice di un cambiamento culturale, stimolando la capacità di rispondere al razzismo e all’intolleranza attraverso gli strumenti della legalità, del dialogo
sociale e del lavoro.
«“Terzo Paradiso” – ha affermato Pistoletto – significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzi tutto ri-formare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune».
«Nella convinzione che il lavoro, cioè le imprese, – dichiarano Cesare Biasini Selvaggi e Federico Bomba, direttori del festival – già da molti anni stiano dando prova di essere uno dei luoghi chiave per agevolare l’integrazione tra culture diverse, vogliamo coinvolgere in questa
straordinaria performance le aziende che hanno già fatto proprio questo valore, rendendo protagonisti dell’opera i dipendenti stranieri, risorsa fondamentale per la crescita economica e sociale dei territori».
L’opera “Terzo Paradiso” è composta da tre cerchi consecutivi, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito. I cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie; quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo
della nuova umanità. Le aziende potranno contribuire a comporre il simbolo del “Terzo Paradiso” di Pistoletto inviando alla Mole di Ancona, in rappresentanza, un proprio dipendente straniero che depositerà un oggetto emblematico dell’azienda stessa, della sua attività. Ogni azienda partecipante diventerà così testimonial di quanto il simbolo rappresenta, dei suoi valori di integrità e integrazione.

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