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L’arte antica è di scena a Roma da Babuino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Roma Sono in arrivo tre giorni di aste per oltre 500 lotti tra dipinti e arredi antichi e del XIX secolo, importanti argenti e fine art. Le vendite sono in calendario da oggi fino al 27 maggio. Orario continuato: 10.00/20.00. In questo momento storico, in cui è in corso l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ormai da quasi tre mesi, anche l’arte cerca di parlare a favore della pace. Lo hanno fatto gli artisti, le grande istituzioni e le case d’asta che hanno proposto vendite ad hoc per raccogliere fondi per l’emergenza umanitaria. Ma lo fanno inconsapevolmente anche le stesse opere d’arte. Che a 500 o 100 anni di distanza dalla loro realizzazione, continuano in maniera universale e atemporale a portare il loro messaggio di pace.Il primo dipinto è “La pace e la fertilitá legano le frecce di guerra” di Abraham Janssens (Anversa 1573/1574 – Amsterdam 1632), grande maestro olandese del Seicento. Nella pausa della guerra che si concluse nel 1614 l’artista rappresentò questa allegoria in cui le donne legano le frecce della guerra, che è rappresentata alle loro spalle come una anziana con i capelli di serpi (lotto 39, stima € 30.000-40.000). Probabilmente il prototipo di questa allegoria si riconosce in una versione museale dall’impaginazione orizzontale di ubicazione ignota. Sono state realizzate diverse repliche di formato verticale come quella del Museo Reale di Belle Arti di Anversa, quella nel Museo di Valenciennes e la versione in catalogo da Babuino. La rappresentazione estatica della pace e della sua bellezza è rappresentata anche dal grande dipinto di Erulo Eroli (Roma 1854 – 1916) “Allegoria della pace”, sempre inserito nella tornata di vendita del 25 maggio (lotto 108, stima € 7.000-9.000). Un’altra epoca e un altro stile caratterizzano questa tela, ma il messaggio è sempre lo stesso. Il dipinto, dal linguaggio stilistico e compositivo che risente del clima Liberty dell’epoca, potrebbe essere riferibile al ciclo di venticinque arazzi destinati all’addobbo esterno dei palazzi Capitolini e commissionato ad Eroli dal Comune di Roma nel 1902. Gli arazzi sono attualmente conservati presso il Museo di Roma in Palazzo Braschi.In questa tornata di vendita non mancheranno molti altri grandi capolavori antichi. Tra questi un commovente “San Pietro piangente” realizzato da Girolamo Troppa (lotto 23, stima € 3.500-4.500). Il dipinto era stato precedentemente attribuito a Cesare Fracanzano, ma gli esperti di Babuino lo hanno invece presentato sotto una nuova veste attributiva a favore di Troppa, importante protagonista della scena romana tra il Seicento e la prima metà del Settecento. Scrivono in catalogo: “Troppa fu pittore che seppe coniugare aspetti dello stile di Pier Francesco Mola con quelli di Carlo Maratti attraversando il pathos di Giacinto Brandi e Giovanni Battista Beinaschi. L’opera in questione rivela nella rappresentazione dell’intenso trasporto del dolore una viva relazione con il linguaggio di Giacinto Brandi. Il dipinto richiama la serie di personaggi a mezzo busto assegnati al Troppa, tra i quali il ‘San Pietro piangente’, il ‘Ritratto di Virgilio’ ed il ‘Ritratto di Omero’, tutti custoditi a Copenaghen allo Statens Museum for Kunst”. Si segnalano altre tre allegorie, quella della primavera dipinta dal fiorentino Matteo Rosselli (1578 – 1650) che stima 10.000-15.000 euro. Quella dell’autunno di Giacinto Brandi che stima 7.000-10.000 euro e la coppia (venduta insieme) della castità e della speranza di Francesco Solimena. Questi due dipinti probabilmente sono modelli a riferimento delle versioni definitive realizzate dall’artista per i peducci della cupola della chiesa di Santa Maria di Donnalbina a Napoli. La quotazione è di 5.000- 7.000 euro. La tornata del 26 maggio riassume un vasto panorama di mobili di oggetti d’arte di ottimo livello e qualità, mobili del XVII secolo di manifattura italiana, ribalte commodes e piccola mobilia del XVIII secolo completa il panorama di mobili antichi. Mettiamo in evidenza un gruppo in bronzo a patina brunita di Ernest Rancoulet (Sorèze 1842 – Bordeaux 1905) “Ercole, Atena e Cerbero”” (lotto 206, stima € 1.500-2.000), un’importante e rara spinetta di Muzio Clementi dell’inizio XIX secolo (lotto 241, stima € 1.200-1.800), un raro tavolo in noce di provenienza emiliana degli inizi XVIII secolo (lotto 169, stima € 800-1.200), un trittico in bronzo dorato dell’Italia settentrionale del XVIII secolo (lotto 193, stima € 1.000-1.500) e una splendida coppia di candelabri di provenienza francese del 1900 ca. (lotto 223, stima € 800-1.200). Molto interessante il corpus degli oggetti antichi e dell’800, fra cui porcellane, maioliche, orologi da tavolo candelabri e oggetti di virtù. La tornata del 27 maggio è molto importante per quanto riguarda i preziosi e gli oggetti da investimento. Sarà esitato un corpus notevole di argenti che comprende anche oggetti del XVIII secolo sia italiani che europei. La tornata si arricchisce con una piccola raccolta di magnifica gioielleria accompagnata da una collezione indivisa di orologi da polso fra cui si segnalano brand come Patek Philippe e Rolex. Spiccano una teiera con salver in argento, punzone, Londra Giorgio III 1795 (lotto 323, stima € 400-500), una caffettiera in argento, punzone, Francia 1820 ca. (lotto 337, stima € 500-700), una coppia di candelieri in argento, punzone Roma Stato Vaticano XVIII secolo (lotto 325, stima € 500-700). Tra gli orologi un pezzo da taschino Borel Fils & Cie con cassa in oro giallo 14 kt. (lotto 357 stima € 600-800), un orologio Patek Philippe Calatrava cassa in oro 18 Kt, (lotto 388 stima € 4000-6000) e tra i gioielli un elegante bracciale con rubini e brillanti (lotto 466, stima € 1500-2000).

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I giganti dell’arte italiana alla 21Gallery di Villorba

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Villorba (TV). Dal 28 maggio al 30 settembre 2022 21Gallery, TAD (Treviso Arts District), viale delle Repubblica, 3. Alcuni dei Giganti dell’arte italiana e internazionale del XX secolo arrivano a Villorba (Treviso), nelle sale di 21Gallery, per raccontare attraverso capolavori e opere inedite il senso della bellezza nella ricerca artistica contemporanea. La mostra DA DE CHIRICO A CHAGALL E OLTRE. Il senso della bellezza nell’arte contemporanea curata da Cesare Biasini Selvaggi, in corso dal 28 maggio al 30 settembre 2022 nelle sale della 21Gallery di Villorba (Treviso), presenta capolavori e opere inedite per la prima volta esposte al pubblico di venti Giganti dell’arte internazionale del XX secolo: Afro, Giacomo Balla, Alighiero Boetti, Valerio Adami, Carla Accardi, Marc Chagall, Enzo Cucchi, Giorgio de Chirico, Fortunato Depero, Piero Dorazio, Tano Festa, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Fernand Léger, Piero Pizzi Cannella, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Massimo Campigli, Giulio Turcato.Il percorso espositivo composto da 37 opere è stato concepito per documentare come l’arte contemporanea non abbia fornito l’ennesima immagine della bellezza naturale, quanto piuttosto abbia insegnato a interpretare il mondo, a comporre ipotesi alternative per il presente, ovvero a conferirgli una diversa visibilità e possibilità di significato. Solo gli artisti del XX secolo sono riusciti a dimostrare come la bellezza sia qualcosa che risieda oltre i soli canoni estetici: è qualcosa che nasce dal profondo e che si può trovare anche nella cosa più piccola e insignificante sotto gli occhi di tutti. È un’esperienza totalizzante così forte da influenzare le proprie scelte e le proprie aspettative di vita. La mostra è prodotta e realizzata da 21Gallery, con il sostegno degli sponsor: Da Pian srl, InstabileLab srl, ITA srl, Mag spa, Mosca Clothing srl.

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NFT e nuove realtà dell’arte digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 aprile 2022

Firenze Martedì 17 maggio 2022 ore 11,30 Sala Ferri – Palazzo Strozzi al 18 maggio al 31 luglio 2022 Fondazione Palazzo Strozzi presenta Let’s Get Digital!, nuovo progetto espositivo che porta negli spazi della Strozzina e del cortile di Palazzo Strozzi la rivoluzione dell’arte degli NFT e delle nuove frontiere tra reale e digitale attraverso le opere di artisti internazionali come Refik Anadol, Anyma, Daniel Arsham, Beeple, Krista Kim e Andrés Reisinger.Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati e a cura di Arturo Galansino (Direttore Generale, Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze) e Serena Tabacchi (Direttrice MoCDA, Museo d’arte digitale contemporanea), la mostra crea un percorso tra installazioni digitali ed esperienze multimediali create da artisti che esprimono le nuove e poliedriche ricerche della Crypto Art, basata sul successo degli NFT, certificati di autenticità digitali che stanno ridefinendo i concetti di unicità e valore di un’opera d’arte. La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati nell’ambito del progetto Palazzo Strozzi Future Art. Sostenitori: Fondazione CR Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Intesa Sanpaolo, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

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Padiglione d’Ungheria alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2022

Venezia Zsófia Keresztes mette in mostra nel Padiglione dell’Ungheria la sua nuova installazione a più sculture che ha creato appositamente per la Biennale Arte 2022. La sua opera si dedica alle tappe della ricerca dell’identità. Il suo concetto risale al dilemma del porcospino di Schopenhauer. La metafora usata spesso dal filosofo e poi da Freud e dai rappresentanti della psicologia moderna ha l’intenzione di dare un’idea della natura dell’intimità. L’uomo, come creatura sociale, non è capace di vivere da solo, di conseguenza cerca continuamente altri con cui può dividere i suoi pensieri, sentimenti e amore. L’esposizione prende come punto di partenza associativo un episodio del romanzo di Antal Szerb, Il viaggiatore e il chiaro di luna del 1937. Il protagonista del romanzo, arrivando da Venezia a Ravenna in occasione del suo viaggio di nozze, parte da solo per scoprire i mosaici ravennati, per evocare la propria infanzia. Il dilemma del porcospino si adatta perfettamente alla storia del romanzo: i ricordi delle culture antiche riportano il protagonista non soltanto a ciò che l’individuo trae la sua identità dal proprio contesto sociale-culturale, ma anche a ciò che il suo presente costruisce inevitabilmente sui frammenti del passato. L’esposizione non parafrasa la trama del romanzo, ma utilizza come analogia poetica l’esperienza mistica che il protagonista vive durante il suo incontro con i mosaici, il momento di fare esperienza, quando il sentimento di completezza esplode e la visione del mondo, fino a quel punto considerata solida, diventa incerta. Allo stesso tempo, tramite il dubbio, l’uomo può diventare capace di affacciarsi a se stesso vivendo in eterno cambiamento. La mostra, in quattro unità più grandi, interroga sia l’ambivalente relazione tra il passato/presente e il futuro che le tappe tramite le quali la gente delinea la propria identità. Liberati nella reciproca riflessione dai pesi delle esperienze comuni e individuali, i frammenti del corpo reciprocamente referenziati – separati ma esistenti come una comunità – tentano di raggiungere la loro forma finale. Commissario nazionale: Julia Fabényi Curatrice: Mónika Organizzatore: Ludwig Museum – Museo d’Arte Contemporanea, Budapest.

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Arte: Federico Solmi in conversazione con Lawrence Weschler

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2022

Bologna giovedì 17 marzo, l’Accademia di Belle Arti di Bologna Via delle Belle Arti, 54 ospita una conferenza dell’artista Federico Solmi che converserà del proprio lavoro tra arte e nuovi media con il famoso giornalista e scrittore americano Lawrence Weschler. L’incontro spazierà dalle influenze storico/artistiche che hanno influenzato la carriera dell’artista, passando per la sua critica corrosiva del potere fino all’esplorazione della recente produzione dell’artista di NFT e realtà virtuale, spiegando ragioni e meccanismi di questo universo digitale la cui diffusione è oramai planetaria. Le opere di Solmi, nato a Bologna nel 1973 e residente a New York dal 1999, sono state ospitate in musei e biennali in tutto il mondo, diventando anche installazioni di arte pubblica, come il video multicanale American Circus (2019) a Times Square a New York, oppure la gigantesca proiezione. The Great Farce all’Ocean Flower Island Museum in Cina. Utilizzando un’estetica satirica capace di ritrarre una visione distopica della società odierna, l’artista realizza installazioni composte da una varietà di media tra cui video, pittura, disegno ma anche realtà virtuale e aumentata. Fondendo umorismo e senso del grottesco con le nuove tecnologie, Solmi crea una realtà carnevalesca in cui leader politici del passato e del presente vengono inseriti in un teatro assurdo senza tempo e trasformati in pupazzi animati da motion captures e altre tecniche digitali. L’incontro tra Federico Solmi e Lawrence Weschler spazierà tra le influenze storico/artistiche che hanno influenzato la carriera dell’artista, fino all’esplorazione di nuovi media come la sua più recente produzione di NFT e realtà virtuale, spiegando ragioni e meccanismi di questo universo digitale la cui diffusione è oramai planetaria. Attualmente la ricerca di Solmi si è inoltre sviluppata su un nuovo affascinante filone riguardante il disegno: il reticolo virtuale e chiaro dello scheletro dei personaggi digitali viene riportato alla poetica analogica del disegno, operando un’inversione processuale della sua creazione artistica. Gli incontri nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti sono aperti al pubblico – fino a esaurimento posti – senza prenotazione, con green pass rinforzato obbligatorio e mascherina FFP2.

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Parco Arte Vivente presenta La Natura e la Preda

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

Torino 19 marzo – 29 maggio 2022 OPENING: 18 marzo 2022, ore 18.00 via Giordano Bruno 31 il PAV Parco Arte Vivente presenta la mostra collettiva La Natura e la Preda, che affronta il tema della memoria coloniale attraverso i lavori di Irene Coppola, Edoardo Manzoni, Daniele Marzorati e Alessandra Messali. Lontano dall’essere una condizione innata, indifferente alle circostanze, l’essere preda è un posizionamento che viene conferito in rapporto ad altri soggetti, l’oggetto della strategia mirata del predatore. Possiamo dire che qualcosa diventa preda – e quindi cacciabile – per effetto di un processo di distinzione, gerarchizzazione o esclusione da ordini condivisi.Per tracciare una teoria della preda è necessario pensare sia alle politiche della rappresentazione, sia ai modi in cui il potere costruisce le identità sociali attraverso la repressione. Rispetto ad altre strategie di conflitto, la caccia non è una lotta tra pari, ma prevede un disequilibrio originario dato dalla supremazia materiale del cacciatore. Confrontarsi oggi con la memoria coloniale, italiana e non solo, non significa avere a che fare soltanto con un passato dimenticato e rimosso: le forme di oppressione che pensavamo di aver lasciato ai tempi dello schiavismo o della piantagione, riemergono nelle riconfigurazioni neo-arcaiche spinte dalla potenza delle politiche economiche neoliberiste.Le scene di caccia, le trappole e i richiami per uccelli di Edoardo Manzoni riflettono sull’estetizzazione della violenza delle immagini prodotte in Africa durante il periodo coloniale. La rappresentazione della “bestia” domata e uccisa, esasperate al fine di rendere la battuta di caccia un’impresa eroica, è funzionale alla caccia grossa come strumento esotizzante, metafora dell’assoggettamento delle popolazioni. Il progetto di Daniele Marzorati, a sua volta, ripercorre alcune delle tracce fisiche del rimosso coloniale nel territorio italiano, una ricerca fotografica che attiva connessioni tra il potere normativo della storia ufficiale e oggetti apparentemente neutrali, guardando al legame tra fascismo, colonialismo e razzismo avvalendosi dei concetti di “razza” e “razzializzazione”, così come espressi da Mellino, ossia la gerarchizzazione attraverso l’ideologia della “razza”, che invisibilmente permane nella struttura sociale italiana. EMILIO SALGARI AND THE TIGER – A Story Written in Far Away Italy, Set in Guwahati 1870, di Alessandra Messali, è il risultato di una ricerca condotta dall’artista tra il 2013 e il 2016 nello stato indiano dell’Assam nell’ambito del Guwahati Research Program (Microclima). Com’è noto, il popolare scrittore Emilio Salgari non viaggiò mai al di fuori dall’Italia, pur avendo scritto più di 200 storie d’avventura ambientate in paesi “esotici”; tra questi, la città di Guwahati, territorio controllato dai colonialisti britannici. Il progetto è un esperimento nel quale le differenze tra testo e contesto riscontrare nei libri di Salgari vengono utilizzate come strumento per riflettere sulle logiche di rappresentazione culturale e in particolare su cosa significhi essere rappresentati. Irene Coppola, infine, presenta Habitat 08°N, realizzato lavorando a stretto contatto con la comunità indigena di Guna Yala (Panama), in collaborazione con l’architetto Vito Priolo: a partire dalla cultura materiale locale, viene costruito un codice di memoria in grado di raccontare la storia del territorio, datare insediamenti, mappare migrazioni e spostamenti.Nell’ambito della rassegna di Workshop con gli artisti, sabato 14 maggio Alessandra Messali condurrà il workshop pubblico dal titolo Tigre contro tigre nella giungla delle rappresentazioni.La mostra è realizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino. http://www.parcoartevivente.it

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Venezia e l’arte dei mascareri

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Manualità, occhio artistico, la viscosità della colla tra le mani unita alla porosità dei fogli di carta che si sovrappongono fino a formare, appoggiati su un calco, la forma di una maschera. È così che i mascareri di Venezia passano le loro giornate, in piccolissime botteghe con le mani poggiate su piani di lavoro ricoperti di strumenti del mestiere. Dallo scalpello alla gommalacca, dai pennelli alla colla a caldo fino a passare per i lucidanti, gli acrilici, la creta e gli innumerevoli ornamenti che andranno a creare, dopo ore e ore di lavoro, un’oggetto artistico che tutti, comunemente, chiamiamo maschera di Carnevale. A Venezia, di mascareri, ce ne sono circa una trentina, uomini e donne che hanno imparato l’arte della costruzione delle maschere dai loro genitori o dai loro nonni guardandoli mettere le mani in pasta per creare le più belle maschere che si potessero indossare a Carnevale. In passato, il numero di mascareri era pressoché lo stesso con 12 botteghe che si contavano in città nel 1773 ma la passione di chi svolge questo mestiere, allora, come oggi, è sempre la stessa, così come le tecniche utilizzare per realizzare le maschere. Si parte sempre da una base, un calco in gesso a cui si dà una forma che sarà poi quella della maschera che si desidera realizzare. Tra le maschere più richieste a Venezia ci sono i grandi classici come Casanova, la Bauta, Pantalone, Arlecchino a cui si uniscono le maschere più originali come i personaggi mitologici o quelli più bizzarri ma tra tutti, la più richiesta è la maschera del medico della peste, molto conosciuta anche all’estero. Una volta realizzata la base in cartapesta si può passare alla decorazione della maschera che può seguire il gusto del decoratore o le richieste del cliente. Oltre a quelle di cartapesta, le maschere possono essere realizzate anche con il cuoio e, maestro di questo particolare artigianato in città è Carlo Setti che, da oltre 40 anni, realizza maschere con questa tipologia di materiale. «Le maschere in cuoio sono maschere legate alla tradizione del teatro – sottolinea Carlo Setti – e hanno il pregio di essere, non dico eterne, ma di durare a lungo nel tempo. Le maschere di cuoio si fanno partendo sempre da uno stampo in cui viene applicato il cuoio bagnato, poi strizzato più volte e, manualmente, si cerca di adattarlo allo stampo il più possibile. Poi lo si inchioda per renderlo fermo e si passa alla fase della battitura con un martello di corno e una stecca di legno, tirando il materiale finché non si asciuga per bene. Solo a questo punto si passerà al taglio degli occhi e del naso. Gli strumenti di questo mestiere sono pochi: un martello di corno, una stecca di legno, taglierini vari, tanto olio di gomito e una bella dose di pazienza perché è per concludere una maschera in cuoio ci vogliono dai due ai tre giorni» Di cartapesta, di cuoio, dipinte a mano o decorate con tessuti preziosi, le maschere fanno parte di una tradizione veneziana che continua a portare avanti, ancora oggi, un’arte antichissima ma molto importante per la città e la sua storia.

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Mostra “L’esperienza dell’arte” di Giannetto Fieschi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Genova mercoledì 23 febbraio ore 12.00 Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce Via J. Ruffini, 3 Terza e quarta Sezione Espositiva del Ciclo “Giannetto Fieschi. Un’Esposizione Antologica” a cura di Andrea B. Del Guercio Intervengono: Barbara Grosso, Assessore alle Politiche Culturali, Politiche dell’Istruzione, Politiche per i Giovani del Comune di Genova Francesca Serrati, Conservatore responsabile del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce Andrea B. Del Guercio, Titolare della Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea Accademia di Belle Arti di Brera Milano e Curatore delle Mostre Limbania Fieschi, Presidente Archivio Giannetto Fieschi. Il principio espositivo di entrambe le mostre non è il Museo ma la Casa d’Artista secondo una tradizione del Novecento europeo: d’altra parte Villa Croce è una splendida villa ottocentesca affacciata sul mare così come la GAM, Galleria d’Arte Moderna di Genova, ha sede nell’edificio cinquecentesco di Villa Saluzzo Serra, una dimora nobiliare inserita in un meraviglioso parco, ampliata e decorata tra la metà del ‘700 e l’inizio del ‘900. Come sottolinea Andrea B. Del Guercio, “alla Mostra d’Arte sostituiamo la Casa dell’Arte, inducendo opere e materiali, quadri e sculture e mobili a dialogare nello spazio in attesa di coloro che vorranno viverlo e abitarlo e qui immaginare di incontrare un signore alto, riservato e colto, austero e geniale, a tratti incomprensibile, improvvisamente prezioso per sensibilità e delicatezza.” Attraverso oltre trenta dipinti, numerosi tra disegni e opere grafiche, ed una selezione di ‘autoscatti’, esposti a Villa Croce e una ventina di dipinti e una Collezione di incisioni e di serigrafie alla GAM, “rinunciando alle pretese linee scientifiche dello storico dell’arte, ma abbandonando anche la dimensione effimera della curatela espositiva”, Andrea B. Del Guercio ha optato per “un titolo e un sistema percettivo in grado di trasformare il ‘visitatore’ in ‘lettore’ dell’opera di Fieschi, proponendo lo sconfinamento nella dimensione totalizzante, diretta ed esclusiva, interamente individuale al tema dell’esperienza del fare dell’arte. Di fronte ad un autore complesso, sfaccettato e dialettico, interdisciplinare come Giannetto Fieschi, a cui il sistema dell’arte ha riconosciuto lungo tutta la seconda metà del XX secolo grandi occasioni di osservazione internazionale, ma anche quelle frustranti soluzioni di giudizio impostate su base ideologica, condizionandone una strumentale marginalizzazione negli anni ‘80, questo inedito tracciato espositivo fornisce occasione di riscoperta e di affermazione.” La presentazione alla stampa avverrà nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid in ottemperanza alla normativa vigente.

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Arte e bellezza a San Valentino con il tramonto al Sacro Monte di Varese

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2022

Nel cuore del monte, nel cuore del borgo e nel cuore del territorio di Varese. È un San Valentino dedicato al cuore, alla bellezza e all’arte quello che Archeologistics, realtà varesina impegnata nella valorizzazione dei beni culturali, propone al Sacro Monte di Varese: per la serata più romantica dell’anno, si aprono eccezionalmente le porte della cripta del Santuario per un percorso che dal luogo più segreto del monte porta alla scoperta del borgo medievale e si conclude sulla terrazza del Museo Baroffio dove, ad attendere tutti, ci sarà il tramonto. Il viaggio ha inizio lunedì 14 febbraio alle 17 dalla cripta del Santuario: spazio riaperto solamente nel 2015 e caratterizzato da un importante ciclo di affreschi realizzati tra la fine del XIV e l‘inizio del XV secolo. Un luogo di grande bellezza e fede, capace di raccontare la storia più profonda di una devozione per il Sacro Monte di Varese che affonda le radici nei secoli. Con le guide di Archeologistics, il piccolo borgo di Santa Maria del Monte si svelerà nei suoi dettagli più segreti. Attraversando i vicoli acciottolati, le gallerie e i passaggi più suggestivi, si comprenderà come si è sviluppato un borgo raccolto e compatto attorno al Santuario, creando un nucleo quasi inscindibile, alla vista, dal corpo della chiesa e dei suoi locali accessori. Attraversando il cunicolo che dall’ultimo tratto della via delle cappelle, poco sotto il campanile, percorre sotterraneo la casa parrocchiale e altri locali accessori del santuario, si arriverà nella Piazzetta Monastero su cui si affacciano il monastero, il santuario e il Museo Baroffio. E proprio dalle porte del Museo si arriverà alla terrazza, che solitamente non è accessibile al pubblico, uno dei luoghi più panoramici del borgo che offre una spettacolare vista dalla pianura sottostante alla catena alpina. Qui, alle 18.25 è atteso il tramonto.

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L’arte di coltivare la terra in modo sano e nel rispetto dell’ambiente si impara on line

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2022

Il corso prenderà il via il 3 febbraio 2022. In tutto 5 lezioni da un’ora e mezza ciascuna, il giovedì sera dalle 18.30 alle 20. Si svolgerà attraverso la piattaforma ZOOM e si potrà seguire da qualsiasi parte del mondo, attraverso un dispositivo (pc, smartphone o tablet) dotato di connessione internet. La prima lezione del 3 febbraio si intitola “Agroecologia: come possiamo dare il nostro piccolo contributo ecologico al pianeta?”. Giovedì 10 febbraio invece il tema sarà “Conoscere il terreno e renderlo fertile, contrastando il cambiamento climatico”. Nella lezione successiva prevista il 17 febbraio si parlerà de “Le regole e gli strumenti di base per la conduzione di un orto agroecologico”. Il 3 marzo la lezione tratta de “Le piante e l’acqua: come, quando e quanto irrigare”. L’ultima lezione è prevista il 10 marzo: “Quali sono i principali nemici delle colture orticole primaverili ed estive? Prevenire e curare con principi e tecniche naturali”. Non si tratta di una prima volta. Con l’esplosione della pandemia nei primi mesi del 2020, Corinna aveva deciso di spostare i corsi previsti inizialmente in presenza in modalità on line (in quel caso si era utilizzato Skype). Iniziativa di grande successo con 70 partecipanti suddivisi in 3 diversi gruppi. Tra loro anche un partecipante dall’Inghilterra (una ragazza che vive lì) e un partecipante da Roma. La replica c’era stata nella primavera 2021: oltre 50 iscritti da tutta Italia e anche dall’estero ad un unico corso on line. Si sono collegati su ZOOM da Strasburgo, Praga, Berlino e dal Portogallo, oltre che da tutta Italia per seguire il corso sull’orto agroecologico. La docente Corinna Raganato, laurea in Scienze Ambientali a Cà Foscari di Venezia, ora libera professionista, è agroecologa. Fa parte del direttivo provinciale del collegio degli agrotecnici di Treviso ed è tecnico controllore di agricoltura biologica abilitato dal Mipaaf. Il suo percorso sull’orto agroecologico ha il sostegno dell’associazione frazionale di Salvarosa di Castelfranco Veneto.

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Turismo e arte, nel 2021 nuovo crollo per il fatturato degli editori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2022

Non si ferma la crisi per gli editori di turismo e arte in Italia: dopo un calo dei fatturati nel 2020 dell’85%, nei primi otto mesi del 2021 la perdita percentuale rispetto al 2019 arriva all’80%, secondo le segnalazioni delle case editrici del settore.L’Associazione Italiana Editori (AIE) torna così a chiedere al governo e al parlamento di intervenire per assicurare i ristori necessari a proseguire le attività oltre la crisi, riorganizzando il proprio business e la propria offerta editoriale.“Dopo 22 mesi di fatturati in pesante calo e la fine della cassa integrazione Covid a giugno 2021 – spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi – molte case editrici hanno dovuto fare ricorso al credito bancario per continuare le attività. Sono necessari aiuti immediati per garantire la sopravvivenza di chi pubblica guide turistiche e libri d’arte”.La crisi di questo comparto editoriale è conseguenza della crisi più larga del settore del turismo, per cui il governo ha recentemente stanziato un fondo da 150 milioni per il 2022. A fronte dei 220 milioni di presenze straniere nel 2019, a fine ottobre 2021 l’Italia ne ha registrate poco più di 15 milioni (a Roma il tasso di occupazione camere registra un calo del 63,6% rispetto al periodo gennaio/settembre 2019) e nei prossimi mesi, con il perdurare delle restrizioni di viaggio e di nuove varianti del virus, non sono previsti miglioramenti.La crisi dei viaggi internazionali ha ridotto al minimo la domanda per le guide, riducendo gli introiti per i titoli di catalogo. Allo stesso tempo, investire in nuove edizioni è problematico proprio perché non esiste visibilità su quello che succederà nei prossimi mesi.Gli editori di libri d’arte soffrono in particolare la crisi delle vendite nei bookshop museali i cui flussi di pubblico sono molto diminuiti. Le difficoltà legate alla pianificazione delle mostre, inoltre, costringono gli editori a mandare in stampa i cataloghi senza avere alcuna visibilità sul pubblico previsto e questo, in una fase in cui i costi per la carta e la stampa sono molto cresciuti (oltre il 20%), significa il rischio di dover mettere a budget un grande numero di resi o, al contrario, di non stampare abbastanza libri per far fronte alla domanda.Molte case editrici si stanno muovendo – sia nel settore dell’arte che del turismo – per riorientare la loro offerta, ma per farlo sono necessari nuovi investimenti, difficili da fare con fatturati in forte flessione.

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Michel de Montaigne: Filosofia come arte di vivere

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Pagine:258 Prezzo eBook:€ 7.99 Data pubblicazione:21-10-2021. A cura di Federico Ferraguto. «Come vivere?». L’esigenza di capire chi siamo e chi possiamo essere, tanto rispetto a noi stessi quanto in rapporto al contesto pubblico e privato in cui viviamo, è al centro dei saggi pubblicati in Filosofia come arte di vivere. Montaigne ci fa capire che la costruzione di sé non può essere teorica. Non sono gli insegnamenti o i ragionamenti a motivare le nostre azioni, ma è l’esperienza che forma il nostro spirito allo stile di vita che abbiamo scelto. Filosofare, perciò, non significa solo pensare in termini astratti, ma disporsi all’esperienza, o disporre l’esperienza, secondo un ordine che riteniamo efficace. In un certo senso si potrebbe però dire anche che la filosofia generi l’esperienza. Non nel senso idealistico, ma in quello trascendentale, secondo cui siamo noi a creare gli schemi o le strutture attraverso cui elaboriamo ciò che incontriamo nella concretezza del nostro vivere. Il filosofare come arte di vivere non ha nulla a che vedere con una sublimazione della vita nella filosofia, o con una qualche forma di estetismo. La filosofia appare piuttosto come il risultato di uno sforzo riflessivo che ci spinge a formare razionalmente la nostra esistenza a partire da ciò che definisce l’essere umano in quanto tale, che tanto nella filosofia quanto nell’arte emerge in maniera peculiare: l’apertura a possibilità sempre nuove e la capacità di appropriarsene. La filosofia ci prepara e ci esorta a questo sforzo stimolandoci ad aprire, attraverso la riflessione, uno spazio libero, e magari anche ozioso, in cui è possibile porre domande che non avrebbero senso in una «società della stanchezza», caratterizzata dal multitasking, dall’eccesso di stimoli e di informazioni, in cui il tempo è sempre poco e la questione sul senso della nostra vita può essere trascurata e forse nemmeno formulata. Filosofia come arte di vivere rappresenta il sesto volume della nuova traduzione, divisa su base tematica, dei Saggi di Montaigne, dopo Coltiva l’imperfezione, La fame di Venere, Sopravvivi all’amore, Scopri il mondo e Costruisci te stesso. Attraverso il suo brillante stile saggistico e vicino al lettore, così come grazie agli esempi forniti dai ricchi e preziosi riferimenti alla storia e alla cultura classiche e moderne, Montaigne ci spinge nuovamente a mettere in discussione noi stessi e i diversi aspetti del nostro esistere, in un’esplorazione continua delle possibilità che lo caratterizzano.

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Le arti e gli artisti nella rete della diplomazia pontificia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2021

Roma. 15 e 16 ottobre 2021 Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4. Organizzato dalla Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa della Gregoriana, dal Corso dottorale di ricerca in Storia dell’Arte della Sapienza, dall’Instituto Español de Historia Eclesiástica, e dal Centro Studi Cultura e Immagine di Roma, il convegno si svolgerà alla Pontificia Università Gregoriana. «L’idea è quella di trattare un tema classico, quale è la diplomazia pontificia, attraverso la prospettiva delle opere d’arte, degli artisti e delle politiche culturali tanto di Roma verso l’esterno, quanto delle altre corti verso Roma», spiega don Roberto Regoli, Direttore del Dipartimento di Storia della Chiesa della Gregoriana. «La sovranità temporale obbligò il papa e i cardinali – concepiti come princìpi – ad essere protagonisti nelle politiche culturali e nel mecenatismo delle loro corti, mettendo in campo una intraprendenza di respiro internazionale», prosegue il professore. «Affronteremo casi di studio disseminati lungo un esteso arco cronologico – dal Quattrocento all’Ottocento – passando dal tempo di uno Stato pontificio consolidato sino alla fine del potere temporale della Chiesa. Pur riconoscendo la peculiarità di ciascun contesto, cercheremo di individuare linee generali applicabili a più ampi periodi storici. L’ultimo periodo trattato – l’Ottocento – è ancora poco studiato su questo versante e ha richiesto maggiore impegno nell’individuazione degli interventi e dei loro nodi tematici». Per partecipare in presenza all’evento è necessario registrarsi previamente sul sito della Gregoriana ( https://www.unigre.it/it/eventi-e-comunicazione/eventi/calendario-eventi/le-arti-e-gli-artisti-nella-rete-della-diplomazia-pontificia/ ). Il convegno sarà inoltre trasmesso in diretta sul canale Youtube dell’università ( bit.ly/arte-diplomazia ).www.unigre.it By Paolo Pegoraro

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L’Arte come vita. Progettando il Nuovo Abitare

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

Live opening Facebook/Zoom – 28 settembre ore 18,30. La vocazione dell’hub AI OPEN MIND, nato a luglio scorso, è quella del confronto, convinti che un futuro di convivenza, funzionale e socializzante, supportato da algoritmi per l’Intelligenza Artificiale, sia possibile a patto di mantenere vigile e aperto il dialogo con enti, istituzioni, università, imprese e, soprattutto, cittadini. Ai Open Mind (http/www.aiopenmind.it) è uno spazio – fisico e virtuale – di incontro e condivisione sui temi più ampi legati all’evoluzione della società in civiltà dell’informazione. Tra questi, creatività, tecnologia e design, quali ingredienti fondamentali per progettare nuovi modi di lavorare, studiare, dare servizi, assistenza e cooperazione. Vivere. L’ambizione è anche quella di contribuire attraverso l’hub a diffondere una corretta alfabetizzazione e informazione su AI, restando orientati, in Ai Open Mind, ad una chiara distinzione tra ciò che è bio e ciò che non lo è, tra ciò che è analogico, reale, umano e ciò che è digitale, virtuale, e prodotto dall’uomo. Perché è la differenza che fa la differenza. Il ciclo di incontri “I THINK”, con la Mediapartnership dell’agenzia di stampa nazionale DIRE, di Dirittodell’informazione.it e di MediaDuemila/Osservatorio TuttiMedia, è uno spazio nello spazio, aperto a chi si sporca le mani con l’AI, ci lavora, la studia, la applica. Spazio di visibilità per progetti in essere e futuri. Spazio, come sempre, per le idee. Martedì 28 settembre alle 18,30, online protagonisti della prima conversazione – “L’ARTE COME VITA. Progettando il Nuovo Abitare” –, introdotta da Simonetta Blasi (Università Pontificia Salesiana) e condotta da Michelangelo Tagliaferri (Accademia di Comunicazione), sono Salvatore Iaconesi e Oriana Persico. Artisti, ricercatori, docenti e agitatori culturali, vivono e lavorano insieme dal 2006. Autori di opere e performance globali accomunate dall’esplorazione dell’umanità tecnologica contemporanea e della sua continua mutazione, sono fondatori di AOS – Art is Open Source e di HER: She Loves Data, i network e i centri di ricerca che usano per studiare le implicazioni psicologiche e dei dati e della computazione. Dal 2020 sono impegnati nella costituzione della Fondazione Nuovo Abitare e di ARNA, l’Archivio dei Rituali del Nuovo Abitare, che rappresenta l’evoluzione del loro percorso. Il duo vede nella città di Roma, con la sua complessa antropologia urbana, l’habitat in cui il Nuovo Abitare e la nascente fondazione si collocano, spiegandolo nel libro “Incuria”, di prossima uscita con Sossella Editore.

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XVII Festival Internazionale delle Arti dal Vivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Forlì Aprono il Festival, mercoledì 15 settembre,negli spazi di EXATR e dell’Arena Forlivese, due appuntamenti delle sezioni Musica e Arte: GAZING A MUSIC, gli ascolti che accompagneranno tutto il festival, e il primo incontro del progetto Verso Sera con Emanuele Becheri. Collocate entrambe in prima serata e nel giardino della suggestiva Arena Forlivese, le due programmazioni sono in stretta sinergia. Chiudono la prima giornata i concerti di Marco Frattini e Drovag, con due soli di batteria nel teatro tenda di EXATR.Giovedì 16 settembre la sezione Teatro-Danza apre con Andrea Costanzo Martini e due suoi spettacoli-icona, Scarabeo e Occhio di Bue, sul ruolo dell’arte e sulla relazione artista e committenza. Proseguono gli ascolti e Verso sera vede protagonista Giovanni Ozzola.Nelle due giornate successive Cristina Kristal Rizzo e Salvo Lombardo propongono due percorsi incentrati sul tema della danza come pratica artistica e del ballo come pratica sociale: torna in scena il 17 settembre appositamente per Ipercorpo il celebre BoleroEffect e arriva l’ultima creazione di Lombardo, Outdoor Dance Floor (18 settembre) che termina con una danza collettiva aperta anche al pubblico. Per l’arte contemporanea in Arena Forlivese presentano i loro lavori Corinna Gosmaro e Sissi, rispettivamente il 17 e il 18 settembre. L’ultima giornata di festival, domenica 19 settembre, si apre alle famiglie con il circo contemporaneo dell’artista internazionale Ilona Jäntti e dedica uno spazio alla giovane creatività con la performance di giovani under 25 curata da Monica Francia e con tre performance di danza dei neo diplomati della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano.L’incontro con gli artisti del festival si sviluppa anche attraverso alcuni preziosi eventi collaterali: due workshop di danza rispettivamente a cura di Cristina Kristal Rizzo e Salvo Lombardo, e un master di progettazione e management a cura della promoter Iva Horvat, prima tappa del progetto BeInternational vincitore del bando ministeriale Boarding Pass Plus, di cui Ipercorpo è partner insieme ad altre prestigiose realtà nazionali e internazionali.Non mancheranno, come di consueto, interessanti percorsi di carattere installativo: dal video progetto Family Affair a cura di ZimmerFrei, che torna in EXATR dopo un suo ulteriore sviluppo produttivo, alla danza in video con il contest La Danza in 1 minuto, passando per la mostra fotografica La mia pelle è teatro. Sarà possibile inoltre visitare il centro visite del Museo Diffuso dell’Abbandono, lungimirante progetto di Spazi Indecisi.

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Arte patrimonio dell’Umanità o dei pochi? Un caso fiorentino e non solo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

Domanda che ci sorge in dispregio delle leggi italiane che prevedono, per qualunque uso, l’autorizzazione del museo in cui un’opera d’arte (senza copyright) è custodita.Si sono verificai due casi recenti a Firenze. Qualche settimana fa una campagna pubblicitaria del Comune (tramite Alia/Rifiuti) con l’uso delle immagini delle opere d’arte che rendono secolare la città (David, Venere, Medusa). Oggi l’uso dell’idea dell’immagine della Venere di Botticelli per una iniziativa di un sito porno).In entrambi i casi c’è la denuncia dei gestori del Museo degli Uffizi, che hanno sottolineato come l’uso (specialmente nel caso odierno della Venere) sia a fini commerciali. Ma sarebbe lo stesso se non a fini di lucro, visto che hanno denunciato anche l’azienda fiorentina dei rifiuti per una campagna a fini sociali. Insomma: l’opera d’arte è mia e sono io che ne decido l’uso! Siamo parlando di opere di secoli fa in cui il tradizionale copyright non esiste più, ma che sostanzialmente viene utilizzato da musei come qualunque impresa commerciale.Torniamo alla domanda iniziale. Arte patrimonio dell’Umanità o dei pochi? Quello che ci è stato regalato dalla storia sembra quindi non appartenere a tutti, ma ad alcuni pochi a cui vengono concessi diritti per il solo fatto di essere stati designati dallo Stato custodi di un’opera per la quale noi contribuenti già paghiamo (gli Uffizi, nella fattispecie, non sono un museo privato) in imposte e – come consumatori – in biglietti per le visite. E’ bene ricordare che l’Umanità è composta da tutti, che agiscano per lucro o meno. Umanità di cui, oltre i tempi delle leggi sul copyright, tutti dovremmo usufruirne. Certo, per usufruirne, come per i diritti, sono necessarie le leggi… ma siamo sicuri che alcuni pochi debbano decidere sull’uso di un’idea di un’opera d’arte? Cos’è l’arte se non ossigeno di desideri e di estetica? Forse paghiamo per respirare? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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BCE: l’arte del compromesso e l’opportunità mancata

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. La BCE ha annunciato i risultati della Strategy Review. La review ha avuto inizio nel 2020 e ha subito forti ritardi a causa della pandemia. Il processo ha visto coinvolti ben 13 gruppi di lavoro, i cui risultati saranno presentati in working papers che la BCE pubblicherà nelle prossime settimane.Ci sono quattro cambiamenti principali: primo, il nuovo target sarà 2%, non più “poco al di sotto del 2%”; secondo, negli anni a venire includerà i costi delle attività immobiliari (housing) nell’indice di inflazione, come fanno già altre banche centrali; terzo, il “pilastro monetario” sarà rimpiazzato da un pilastro “monetario e finanziario”, presumibilmente per includere analisi regolari sulle condizioni finanziarie spesso menzionate dalla Lagarde; quarto, fattori legati ai cambiamenti climatici saranno inclusi nelle sue analisi, nei programmi di acquisti e nel framework monetario.L’inclusione delle attività immobiliari nell’inflazione era probabilmente nelle attese e dovrebbe alzare l’inflazione misurata al margine di 10-20 punti base. La revisione formale del target a un 2% simmetrico era senz’altro anch’essa attesa dal mercato. In generale, portare l’obiettivo d’inflazione da “poco sotto il 2%” a un 2% simmetrico equivale ad alzare il target e quindi – ceteris paribus – va al margine nella direzione di una politica monetaria più espansiva. Il contesto in cui vengono prese queste decisioni è importante. L’inflazione in eurozona negli ultimi dieci anni è stata in media 1.2%, poco più della metà del target. Ci si attendeva forse qualcosa di più concreto dalla BCE su come riportare l’inflazione al target. Invece la BCE si è limitata a menzionare gli strumenti esistenti (tassi d’interesse, forward guidance, QE, LTRO) e a dire in maniera generica che ne avrebbe introdotti di nuovi ove fosse necessario. E che dire dell’inflazione? La BCE avrebbe potuto annunciare ad esempio che avrebbe cercato di portare l’inflazione oltre il 2% per un periodo, al fine di compensare in parte la bassa inflazione degli ultimi anni. Questa è l’essenza dell’Average Inflation Targeting (AIT) annunciato dalla Fed a Jackson Hole nel 2020. Oppure la BCE avrebbe potuto fornire delle indicazioni su come avrebbe cercato di mantenere la sua politica di acquisti flessibile anche dopo la fine del PEPP, prevista per marzo 2022. Invece, nulla di tutto questo. Quando – come adesso – i tassi sono prossimi al cosiddetto effective lower bound (cioè il limite oltre il quale non è prudente tagliarli), la BCE sostiene che si creano delle condizioni particolari. Non potendo tagliare i tassi, la banca centrale deve prendere delle misure forti per evitare che le aspettative d’inflazione si deteriorino. Fare questo può condurre a un periodo temporaneo d’inflazione sopra il target, secondo la BCE. Può sembrare un passo verso AIT, e in effetti lo è, ma è davvero molto timido. Inoltre, la stessa Lagarde ha detto che non ci saranno conseguenze materiali sulla politica monetaria. Sarebbe sbagliato – e ingeneroso – dire che non è cambiato niente. La BCE ha contribuito a chiarire il suo obiettivo d’inflazione e renderlo trasparente. I working papers che saranno pubblicati nelle prossime settimane forniranno senz’altro materiale di studio interessante. Ciò detto, va ricordato che la BCE prevede l’inflazione solo all’1.4% tra due anni, nonostante lo stimolo monetario già messo in atto. Il problema di un’inflazione ben sotto il target è reale e richiede misure forti. La chiara sensazione è che la BCE avrebbe potuto fare di più e che la necessità di trovare un compromesso tra i vari membri abbia impedito una soluzione più ambiziosa. Molti dei nodi irrisolti verranno inevitabilmente al pettine nei prossimi mesi. Per adesso, la Strategy Review è indubbiamente un passo avanti, ma anche un’opportunità mancata.

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Mostra d’arte contemporanea: Non abbiate paura

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Maggio 2021

Roma Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1 La mostra è stata organizzata in collaborazione con l’Accademia Ungherese dell’Arte e programmata fino al 10 settembre 2021 presso l’Accademia d’Ungheria in Roma, viene preso in prestito da Papa Giovanni Paolo II, che a sua volta si è avvalso delle parole di Gesù. La mostra intende aprire le porte al pubblico italiano interessato al Congresso Eucaristico Internazionale programmato dal 5 al 12 settembre 2021 a Budapest (programma dettagliato e registrazione al congresso sul sito https://www.iec2020.hu/it/registrazione).Nell’ambito dell’esposizione – che comprende una cinquantina di lavori tra quadri, statue, poster – il pubblico italiano potrà prendere visione delle opere degli artisti Gergő Ámmer, József Árendás, István Bakos, Ferenc Baráth, József Gaál, Sándor Gajzágó, Beáta Hauser, László Hefter, Tamás Kárpáti, Krisztina Kókay, Péter Kovács, István Kulinyi, Éva Kun, Mihály Melcher, András M. Novák, Ferenc Olasz, Sándor Oláh, Ernő Sára, Balázs Sipos, Ágnes Smetana, Péter Stevanovits, Miklós Szőcs Tui.Secondo la curatrice, Beáta Hauser, Non abbiate paura! oggi è un messaggio più che attuale. La situazione creatasi nel mondo e l’epidemia esigono una sorta di aiuto e allo stesso tempo richiamano anche l’attenzione sull’importanza delle religioni. “La gente vuole avere un aiuto fisico e mentale, incontri, conversazioni, strette di mano, pensieri edificanti e un amore disinteressato”.I ventidue artisti ungheresi d’arte figurativa e applicata tramite le loro opere intendono fornire una risposta alle domande poste loro, ovvero quale è il ruolo della religione nella loro arte, nel loro Paese, nel mondo. “Le opere d’arte fungono spesso da specchio dell’epoca in cui vengono create, e mi auguro che anche il presente materiale espositivo faccia lo stesso.” – conclude la curatrice.

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Christian e l’arte dell’infinito su Radio Onda UER

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Continua la serie di trasmissioni dedicate al cantautore Christian Cappelluti su Radio Onda UER, la web radio di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.La seconda puntata sarà oggi, alle 15.00, e sarà sul tema dell’infinito.L’arte di Christian, con la sua forte dimensione spirituale, sarà lo spunto per parlare della musica come linguaggio universale, che ci unisce oltre ogni confine e può favorire il dialogo tra diverse anime e culture.La trasmissione, condotta da Carlo Climati, ospiterà un intervento di Andrea Monda, Direttore dell’Osservatore Romano.Sulla pagina web di Radio Onda UER si può già ascoltare e scaricare il podcast della prima puntata della serie su Christian Cappelluti, in arte Chris Cappell, dedicata al tema della speranza e dell’incontro.La vita di Christian, infatti, ha ispirato gli incontri di tante persone che hanno collaborato ad attività sociali, soprattutto a sostegno dell’educazione e dell’istruzione dei giovani. La Fondazione dedicata a Christian, fondata dai genitori Adriana e Franco, è un esempio di questo impegno, che ha contribuito ad alimentare una cultura di speranza.La prima trasmissione ha ospitato un ricordo di Padre Antonio Spadaro SJ, Direttore de “La Civiltà cattolica”, che ha conosciuto Christian nel periodo in cui frequentava il liceo, a Roma.Tutti i podcast si possono ascoltare e scaricare sulla pagina web di Radio Onda UER: https://www.universitaeuropeadiroma.it/formazioneintegrale/radio-onda-uer/

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Mostra Le Signore dell’Arte

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2021

Milano da martedì 27 aprile è finalmente possibile poter ammirare le oltre 130 opere protagoniste della mostra Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600 a Palazzo Reale di Milano, che resterà aperta fino al 25 luglio 2021. Dal 2 marzo ad oggi la mostra è stata visitata soltanto online, con le visite guidate in diretta organizzate da Arthemisia, da circa 3.000 persone. La novità delle visite guidate online ha riscosso un grande successo di pubblico e di critica, ma oggi finalmente è arrivato il momento di ammirare le opere dal vivo.La mostra è dedicata alle più grandi artiste vissute tra ‘500 e ‘600: 34 artiste vengono riscoperte attraverso le loro opere a testimonianza di un’intensa vitalità creativa tutta al femminile, in un singolare racconto di appassionanti storie di donne già “moderne”.Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Fede Galizia, Giovanna Garzoni e non solo. Tra questi grandi nomi più conosciuti dal grande pubblico anche nuove scoperte, come la nobile romana Claudia del Bufalo, che entra a far parte di questa storia dell’arte al femminile; ma anche opere esposte per la prima volta come la Pala della Madonna dell’Itria di Sofonisba Anguissola, realizzata in Sicilia, a Paternò, nel 1578 e mai uscita prima d’ora dall’isola; così come lascia per la prima volta Palermo la pala di Rosalia Novelli Madonna Immacolata e san Francesco Borgia,unica opera certa dell’artista, del 1663, della Chiesa del Gesù di Casa Professa; o la tela Matrimonio mistico di Santa Caterina di Lucrezia Quistelli del 1576, della parrocchiale di Silvano Pietra pressoPavia.La mostra, curata da Anna Maria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié, è promossa dal Comune di Milano- Cultura e realizzata da Palazzo Reale e Arthemisia, con il sostegno di Fondazione Bracco, e aderisce al palinsesto I talenti delle donne, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dedicato all’universo delle donne, focalizzando l’attenzione, per tutto il 2020 e fino ad aprile 2021, sulle loro opere, le loro priorità e le loro capacità. Per garantire l’accesso alla mostra nel rispetto di tutti gli standard di sicurezza è fortemente consigliata la prenotazione e sono aperte le prevendite sul sito http://www.ticket.it. Da martedì 27 aprile la mostra sarà aperta da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19:30 | ultimo ingresso un’ora prima della chiusura | lunedì chiuso. Da martedì a venerdì la prenotazione è consigliata. Sabato, domenica e festivi la prenotazione è obbligatoria e non può essere effettuata lo stesso giorno della visita.

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