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Coronavirus: Serracchiani, Lega ricomincia scaricabarile

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

“Al primo rialzarsi dei numeri dei contagi la Lega ricomincia lo scaricabarile buttando colpe sul Governo, sui migranti o sui confini permeabili. Il trucco, quando arriva un problema, è farsi trovare da un’altra parte. In Friuli Venezia Giulia Fedriga ha dimenticato l’entusiasmo con cui ringraziava la Slovenia per aver aperto i confini con 48 di anticipo, da cui hanno guadagnato solo i benzinai d’oltreconfine. Ora è già pronto a imbracciare il pericolo dei Balcani, alla faccia degli spettacoli indegni offerti da Salvini coi suoi bagni di folla. Al Governo si deve chiedere di lavorare di più, certo, ma a 360 gradi controllando per esempio anche gli arrivi dagli Stati Uniti che fanno scali intermedi. Non ci si sveglia improvvisamente additando i rischi e chiedendo che ci pensi il Governo se no è colpa sua”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani (Pd), dopo le prese di posizione di presidenti di Regioni esponenti della Lega a fronte della comparsa di nuovi focolai di Covid19.
“Da settimane la Lega sta facendo a gara con se stessa – continua la parlamentare – per togliere paletti e precauzioni, senza attuare al contempo campagne informative e preventive, e lasciando molto a desiderare su controlli e tracciamenti. Tra il lockdown e lo sbraco, tra il boicottaggio all’App Immuni e la richiesta di Tso, dovrebbe esserci l’equilibrio e la vigilanza delle istituzioni regionali, e continuare a esibire i muscoli del ‘siamo stati i primi’, ‘siamo i migliori’ davvero a nulla serve”.
“Adesso – aggiunge Serracchiani – ci dicono dalla Regione Friuli Venezia Giulia che vogliono potenziare la sorveglianza e ampliare il tracciamento: era ora, speriamo lo facciano presto con trasparenza. Importante è che si capisca una volta per tutte che il Covid va gestito, che occorre allestire la comunità a vivere con questo rischio e a controllarlo, smettendo di considerarlo un’arma di propaganda”.

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La tecnologia rivoluzionaria Livinguard per combattere il Coronavirus

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

I ricercatori della Freie Universität di Berlino e ITA RWTH Aachen, due delle più rinomate istituzioni accademiche specializzate in virologia e industria tessile, hanno confermato l’efficacia della nuova tecnologia auto disinfettante che, una volta applicata su tessuti o superfici è capace di distruggere definitivamente il Coronavirus. Questa rivoluzionaria tecnologia, sviluppata dall’azienda d’igiene svizzera Livinguard ha già dimostrato la sua efficacia nel proteggere la popolazione nel momento in cui la tecnologia Livinguard viene applicata sui tessuti che compongono la maschera. La tecnologia Livinguard riesce a distruggere ininterrottamente i virus espirati, compreso il 99.9% del SARS-CoV-2 (il virus che causa il COVID-19), rendendo Livinguard la più efficace tecnologica, conosciuta ad oggi, contro il coronavirus.Questi risultati scientifici coincidono con quelli ottenuti a Tucson dall’Università dell’Arizona: una similitudine particolarmente importante, soprattutto in questo momento in cui la maggior parte dei Paesi sta gradualmente uscendo dal lockdown e la popolazione ha sempre più voglia di un ritorno alla normalità.A Singapore, in Giappone, in Germania e negli Stati Uniti le mascherine con la tecnologia Livinguard sono già utilizzate dalle forze dell’ordine e dai tutti I lavoratori in prima linea, proteggendo così, coloro che sono più esposti nella battaglia contro il COVID-19.
“Tutti gli Stati si stanno mobilitando per rilanciare l’economia e in questo panorama la tecnologia giocherà un ruolo fondamentale nella protezione della salute e del benessere. Le nostre mascherine forniscono una protezione che risponde alle odierne necessità” ha affermato Sanjeev Swamy, Fondatore e CEO di Livinguard. “Quello che ci rende particolarmente contenti è che questa tecnologia risulti essere efficace per la protezione della popolazione nello svolgimento delle attività quotidiane: dall’areo ai mezzi pubblici. Ci auguriamo così di poter aiutare i diversi paesi e le autorità, accelerando e facilitando la riapertura, sempre garantendo la massima sicurezza per tutta la popolazione”. Oltre alle mascherine, la tecnologia d’igienizzazione costante Livinguard può essere, infatti, applicata su qualsiasi tessuto e su numerose altre superfici, premettendone l’utilizzo in innumerevoli settori: da quello medico-sanitario, a quello dell’igiene personale, ai filtri d’aria per gli impianti e molto altro, favorendo così una ripresa sicura post-COVID in qualunque ambiente.

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“La geopolitica del Coronavirus”

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Pechino è in lockdown. Le scuole sono state chiuse e i voli cancellati, con delle decisioni che hanno riportato la capitale cinese indietro nel tempo, a inizio febbraio, quando il Paese asiatico viveva, prima di tutti gli altri, il suo momento di massima emergenza. Le poche centinaia di casi registrati in una città che conta oltre 20 milioni di abitanti sono bastate per far riaffiorare con prepotenza il timore (o la consapevolezza) che un ritorno anche solo a una parvenza di normalità non sia ancora possibile.Sarà sufficiente per trasformare il percorso di ripresa, che sembrava indirizzato verso un recupero a “V”, in una meno incoraggiante dinamica a “W”, o peggio (“L” o “baffo della Nike”)? Probabilmente no, ma senza dubbio va ad aggiungere incertezza in un contesto già estremamente fluido e di difficile lettura. Nel giro di pochi mesi, siamo passati infatti dal parlare di crescita globale positiva per quasi 3 punti percentuali a dover fare i conti con previsioni per una recessione globale nel 2020, che secondo alcuni potrebbe portare a una riduzione del PIL fino al 7%, ben peggiore rispetto a quanto avvenuto durante la Grande Depressione o nei dopoguerra susseguenti ai due conflitti mondiali del secolo scorso. Addirittura, se a inizio anno erano 160 gli Stati per cui si prevedeva un miglioramento del reddito pro-capite, oggi a distanza di poco più di 5 mesi, questa statistica si è completamente ribaltata: secondo le attese, nel 2020 saranno 170 i Paesi che sperimenteranno un calo del reddito pro-capite.
In tale contesto di rallentamento globale, sembra uscire vincitore il continente asiatico. Nonostante proprio da lì sia partita l’emergenza sanitaria e nonostante i citati rischi di una seconda ondata di contagi, al momento in Asia si registrano non solo un numero inferiore di decessi per il Coronavirus, ma anche minori danni economici rispetto al resto del mondo. Questo dovrebbe ampliare ulteriormente il divario di crescita tra i Paesi sviluppati e quelli orientali, un trend in atto ormai da parecchi anni e che ha portato molti osservatori a definire il XXI secolo come “il secolo asiatico”, che arriva dopo quello europeo (XIX) e quello americano (XX). Un continente in cui cresce la sfera di influenza politica ed economica della Cina, anche se sta montando, nel mondo in generale e anche in alcuni Paesi asiatici, un certo atteggiamento anti-cinese. Basti pensare alle continue proteste di Hong Kong o al recente scontro (non a fuoco, ma con morti) al confine tra India e Cina.L’altro grande polo del mondo, quello destinato a lasciare lo scettro se il passaggio di consegna ci sarà, gli Stati Uniti, è oggi alle prese con un mix di problematiche che potrebbe risultare fatale per le ambizioni di rielezione del Presidente Trump. Se da un lato la gestione dell’emergenza sanitaria da parte dell’amministrazione è stata giudicata per molti versi inadeguata, dall’altro il Paese in queste settimane è attraversato anche da un’ondata di violente proteste che fa pensare ad una vera e propria pandemia sociale, che si aggiunge a quella sanitaria. Il risultato è una graduale ma costante perdita di consenso da parte di Donald Trump, a gennaio dato per certo vincitore nei sondaggi e oggi proiettato al 40% (una percentuale che comunque permette di sperare in una recupero al foto-finish). In quella che si preannuncia un’elezione fortemente contesa, salgono quindi le probabilità di vittoria del candidato democratico Joe Biden. Dal punto di vista geopolitico, però, il cambio al vertice non dovrebbe portare ad un dietro-front totale nella narrativa nazionalista. Seppur con toni verosimilmente più moderati e meno unilateralisti, con ogni probabilità proseguirà infatti la campagna per riportare economia e lavoro negli USA, in uno spirito di autarchia e una volontà di accorciare le filiere produttive come stiamo osservando in vaste parti del mondo e che potrebbero portare ad una revisione del modello economico attualmente in vigore: senza poter parlare di de-globalizzazione, in un mondo che rimarrà fortemente globalizzato, emergeranno però, con maggior decisione, spinte significative ad un’integrazione su base regionale (Nord America, Europa, Asia).
Anche in tale ottica, va letta la forza centripeta scaturita in Europa nelle ultime settimane. In mezzo ai venti di guerra fredda tra USA e Cina, il Vecchio Continente, dopo aver gestito le prime fasi della pandemia all’insegna della divisione tra Stati, ha abbandonato in poco tempo gli storici simboli dell’austerità e ha fatto decisivi passi in avanti, impensabili fino a pochi mesi fa, verso una maggiore unità. In questa rivoluzione della “nuova Europa”, il tema sicuramente centrale è quello del piano di recupero, che lo si voglia chiamare, nella vecchia denominazione, Recovery Fund o, in quella più recente, Next Generation EU. Le trattative tra i leader europei per arrivare a definire i dettagli del programma si prospettano lunghe e complesse, tanto che la possibilità di un accordo già sta slittando al mese di luglio (venerdì 19 giugno si è tenuto un primo meeting virtuale in cui i 27 capi di governo hanno analizzato la proposta della Commissione). In ogni caso, verosimilmente occorrerà attendere il 2021 prima che le risorse previste dal Recovery Fund vengano effettivamente erogate, €750 miliardi di cui €500 miliardi a fondo perduto.Prima di tale data, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, per il nostro Paese resta nel frattempo percorribile la strada del ricorso al MES, da attivare in combinazione con l’OMT della BCE. Nel complesso, l’insieme delle misure di sostegno fiscale e monetario messe in piedi dalle istituzioni comunitarie fa sì che il fabbisogno finanziario italiano nei prossimi anni possa essere in gran parte soddisfatto tramite le risorse europee, ricorrendo quindi in misura minore all’emissione di BTP sul mercato. Lo stesso varrà per gli altri Paesi dell’Unione Europea duramente colpiti dal virus e che saranno, come l’Italia, beneficiari di trasferimenti netti di risorse comunitarie, a discapito degli Stati con bilanci nazionali più solidi, Germania su tutti.
Se la partita per il dominio del mondo si delinea quindi essenzialmente bipolare, con Stati Uniti e Cina a contendersi il controllo di sfere di influenza sempre più vaste, in tale contesto l’Europa non sembra voler recitare un ruolo da spettatore passivo, ma anzi cerca di farsi trovare pronta attraverso una sempre maggiore integrazione.

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Bambini e coronavirus, ecco le presentazioni cliniche tipiche dell’età pediatrica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Sono necessari approfondimenti sulle caratteristiche cliniche ed epidemiologiche dei pazienti pediatrici affetti da Covid-19 per facilitare l’identificazione precoce e l’intervento in pazienti sospetti. Questo è quanto sostengono Xihui Zhou, del First Affiliated Hospital della Xi’an Jiaotong University, Cina, e il suo gruppo di lavoro, in uno studio pubblicato su Plos Medicine. «La grave infezione da Sars-CoV-2 si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. Ovviamente l’identificazione e l’intervento precoci sono necessari per il controllo efficace dell’epidemia sia negli adulti che nei bambini, ma sappiamo relativamente molto poco delle caratteristiche cliniche ed epidemiologiche dei pazienti pediatrici» spiegano gli autori.I ricercatori hanno approfondito tale aspetto per fornire più informazioni su come la malattia si presenta nella popolazione pediatrica, raccogliendo e analizzando i dati clinici di 34 pazienti pediatrici affetti da Covid-19 in quattro ospedali in Cina, dal 27 gennaio al 23 febbraio, e concentrandosi sui sintomi iniziali, sulle rilevazioni radiografiche e sugli esiti. I pazienti, che si sono ripresi entro tre o quattro giorni dall’inizio del trattamento, hanno presentato forme della malattia lievi (18%) o moderate (82%), per la maggior parte di loro i sintomi iniziali più comuni sono stati febbre (76%) e tosse (62%). Gli esperti sottolineano che, contrariamente alle osservazioni riferite nei pazienti adulti, i casi pediatrici hanno mostrato una percentuale più elevata di febbre, vomito (12%) e diarrea (12%) al momento del ricovero. Dal punto di vista dell’imaging, sono state effettuate scansioni tomografiche computerizzate al torace che hanno rivelato in 28 pazienti (82%) ombre irregolari ad alta densità con un pattern a esordio tardivo in lesioni polmonari lobulari. Al contrario di quanto osservato negli adulti con Covid-19, solo nel 3% dei pazienti pediatrici si sono osservate le opacità caratteristiche note come vetro smerigliato, ovvero opacità nebulose che non oscurano le strutture bronchiali o i vasi polmonari sottostanti. Le presentazioni cliniche nella popolazione pediatrica non sono state gravi quanto avrebbero fatto pensare i segni osservati nelle immagini Tc, e anche il recupero dai sintomi clinici è avvenuto in anticipo rispetto al recupero delle lesioni documentate tramite imaging. Tutti i bambini sono stati dimessi dopo un ricovero che è durato mediamente 10 giorni.Gli autori sottolineano che lo studio è stato limitato dal campione molto piccolo e dalla mancanza di un rilevamento dinamico dei marcatori dell’infiammazione, ma ritengono di aver comunque offerto informazioni preziose che potranno essere utilizzate per migliorare la diagnosi precoce e quindi il controllo dell’epidemia di Covid-19 nei bambini. In particolare, spiegano che i medici dovrebbero fare attenzione alla presentazione di sintomi che non sono tipici della malattia negli adulti quando gestiscono casi sospetti. I ricercatori non hanno trovato prove dirette della trasmissione della malattia dai bambini agli adulti, ma sostengono che il rischio della trasmissione nell’ambito familiare dovrebbe comunque essere preso in considerazione nella preparazione di politiche per la gestione dell’epidemia. (Plos Medicine 2020. Doi: 10.1371/journal.pmed.1003130
https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1003130 -fonte: Doctor33)

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Edilizia al tempo del coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Focalizzarsi sulla ripartenza e sui nuovi processi organizzativi di dati e sostenibilità, prestando particolare attenzione alla formazione dei propri dipendenti e sostenendo il settore edilizio in questa difficile fase di crisi. Questi gli obbiettivi che hanno spinto Chryso Italia a organizzare webinar e corsi a distanza, sfruttando l’emergenza sanitaria come opportunità di crescita e ribadire l’importanza di un settore primario e trainante per la ripresa economica del Paese. I corsi di formazione sono stati pensati come un importante investimento per divulgare maggiormente il tema della sostenibilità e formare numerosi professionisti del settore delle costruzioni in questo ambito attraverso processi evolutivi capaci di garantire un’elevata qualità delle competenze. Ma non è tutto, perchè l’azienda ha sperimentato questa politica di digitalizzazione implementando lo Smart Working che, nel giro di soli quattro giorni, ha consentito di poter mandare in lavoro agile oltre il 70% dei dipendenti.
“L’emergenza Coronavirus non ha fermato la voglia di crescita e formazione della nostra azienda. Per questo motivo abbiamo erogato dei corsi a distanza per fornire ai nostri dipendenti approfondimenti sul portfolio di prodotti e rinforzare la nostra rete commerciale – ha spiegato Paolo Novello, CEO di Chryso Italia – L’attenzione all’innovazione è parte integrante del nostro DNA e abbiamo notato un grande apprezzamento verso i webinar, utili per illustrare al nostro personale i principali e più recenti aspetti del settore edilizio. Siamo in procinto di organizzare anche dei convegni online con l’ordine degli ingegneri e degli architetti che ci aiuteranno a farci conoscere e illustrare quanto stiamo mettendo in atto in questo periodo. E ancora, in ottica di sicurezza, lo smart working ci ha permesso di continuare a lavorare in tutta serenità durante il lockdown forzato, preservando la salute dei nostri dipendenti”.

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Governo. Coronavirus: sono stati bravi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

E’ convinzione diffusa che il governo Conte sia stato bravo nel gestire la pandemia da Coronavirus. Un dato serve a smontare la diceria: la Germania, con 23 milioni di cittadini in più (abitanti in Germania 83 milioni, in Italia 60 milioni) hanno avuto un quarto di morti dell’Italia.Eppure, la propaganda mediatica governativa ha avuto i suoi effetti, tanto da indurre il 52% degli italiani a credere che il Paese più amico, in questo frangente, sia stata la Cina, che ci ha esportato il Coronavirus e ha tenuto nascosti i dati epidemici. E’ stata sufficiente la diffusione delle immagini degli aiuti cinesi, sui maggiori media nostrani, per indurre a credere alla favola della generosità cinese, in realtà fortemente minore di quella avuta dai paesi occidentali (Usa e Ue).Ora, si svolge il secondo atto di questa campagna mediatica con la celebrazione degli “Stati Generali”, voluta dal governo Conte. A cosa servano non è dato di capire, visto che le cose da fare sono evidenti e non c’è bisogno di autocelebrazioni per capirlo: rilanciare l’economia, smetterla con gli slogan dell’abolizione della povertà, della difesa della sovranità nazionale e del nemico europeo.I tempi sono più che stretti: a settembre occorre che il sistema produttivo italiano sia in grado di decollare. Il governo Conte deve impiegare i miliardi già stanziati per attuare interventi strutturali e avviare riforme, tra le quali quella della giustizia, non più procrastinabili.Occorre fare, non dire. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Diabete e stress da coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Fornire supporto psicologico alle persone con diabete, che possono sperimentare condizioni di disagio tali da pregiudicare l’aderenza alle terapie. Ed essere al fianco dei tanti colleghi diabetologi che hanno visto completamente cambiato il proprio assetto lavorativo, rischiando di sviluppare vissuti di tipo ansioso e stress. Con questi due obiettivi, l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) e la Società Italiana di Diabetologia (SID) hanno avviato il progetto ‘Psicologi in linea per la diabetologia’. Sui siti web di entrambe le società scientifiche è stato pubblicato un elenco di psicologi, con un breve profilo, regione di appartenenza, contatto e-mail e numero di telefono, che si sono resi disponibili a un consulto gratuito. Per i pazienti e gli operatori sanitari interessati a usufruire del servizio, sarà sufficiente contattare uno degli specialisti presenti nell’elenco per fissare un appuntamento e compilare il consenso informato. La consulenza avverrà online, mediante Skype, videochiamata di WhatsApp o con una semplice telefonata. Il progetto è promosso da Mariano Agrusta, coordinatore del ‘Gruppo AMD Psicologia e Diabete’, Mara Lastretti, consulente esterna dello stesso Gruppo e Liliana Indelicato, coordinatrice del ‘Gruppo SID Psicologia e Diabete’.
“L’emergenza Covid-19 ha attivato emozioni di paura, solitudine e isolamento – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della SID – Anche le abitudini imposte dalla cosiddetta ‘nuova normalità’ rendono necessario un processo di riadattamento, non sempre facile da attivare. Le persone con diabete sono tra le categorie più a rischio: l’alterazione della routine quotidiana può modificare in loro i comportamenti alla base di una buona auto-gestione e compromettere stili di vita sani. La task force di psicologi attivata grazie alla collaborazione tra SID e AMD intende proprio supportare i pazienti che affrontano questa condizione di disagio”.“Il servizio di supporto psicologico è aperto anche agli stessi diabetologi – sottolinea Paolo Di Bartolo, Presidente AMD – Con il coronavirus, il diabetologo, così come tutti gli altri medici, si è trovato ad affrontare un’emergenza senza precedenti, contro un nemico invisibile che ha colto tutti di sorpresa. Molti colleghi da diabetologi ospedalieri si sono ritrovati ‘catapultati’ in prima linea, per un doveroso rinforzo alle forze in campo, con un repentino cambiamento di setting lavorativo che li ha posti in una situazione di ristrutturazione del proprio operato. Hanno insomma dovuto elaborare una trasformazione che richiede una grande compartecipazione sia di tipo cognitivo sia di tipo emotivo affettivo”.

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Effetto Coronavirus, addio ufficio: “Migliora la vita, con più risultati”

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Dopo il lockdown c’è l’Italia che torna in ufficio e quella che ci rinuncia per sempre. Perché dopo la “chiusura da pandemia” ora ci sono aziende che stanno rinunciando completamente all’uso dell’ufficio tradizionale. Segno che il Coronavirus sta cambiando e cambierà sempre più nel profondo il modo di lavorare della aziende, che si stanno adattando a nuovi stili di vita e di lavoro.
“Dopo il lockdown abbiamo avuto la possibilità di scegliere di quale Italia far parte: quella che ritorna in ufficio o quella che vi rinuncia per sempre. Noi abbiamo scelto la secondo strada” dice Farhad Alessandro Mohammadi, CEO di Mamazen, una Venture Builder di Torino, che ha già aiutato finora 3 Startup a partire.“Durante la pandemia e il lockdown, grazie alla totale riprogettazione dei nostri processi (chi pensa che lo smart working sia solo una questione di luogo e di tool, probabilmente non sa di cosa sta parlando) il nostro lavoro è andato avanti più intenso di prima“, continua Farhad.Nel periodo del lockdown la sede di Torino di Mamazen è rimasta a disposizione di chi ne avesse bisogno, per due persone alla volta e con regole di accesso e utilizzo ben precise. Ma in linea di massima ciascuno ha continuato a portare avanti il proprio lavoro da remoto.In fondo le dinamiche dello smart working non erano nuove per questa innovativa azienda torinese, la cui graphic designer del team lavora dall’Ecuador, grazie ad un mindset che già guardava avanti, e i risultati infatti non si sono fatti attendere. “L’impossibilità di vederci fisicamente ci ha portato a pianificare meglio i nostri incontri, a coordinare ancora di più il nostro lavoro, ad arginare le distrazioni dei task “ammazza-flow” (hai mica un secondo per…), ad avere ancor più attenzione verso il tempo e il lavoro degli altri.Non solo, ma anche la nostra vita personale ha cominciato a beneficiare della nuova impostazione, perché libertà e responsabilità non sono antitetici, ma si rafforzano reciprocamente” dice ancora il Ceo di Mamazen.Insomma la macchina di Mamazen (www.mamazen.it), liberata dal peso dello spazio e del tempo, ha preso a girare più veloce che mai. “Così, quando l’ennesimo DPCM ha prospettato il “liberi tutti”, noi ci siamo sorpresi a esitare sulla soglia. Mamazen è nata per innovare, per migliorare la vita delle persone, in primis di quelle che ci lavorano: che paradosso sarebbe se proprio noi rimanessimo ancorati a schemi del secolo scorso, se non interpretassimo correttamente il cambiamento già in atto, se non fossimo tra quelli che aprono la pista per gli altri?
Ci siamo parlati e abbiamo deciso di fare qualcosa di veramente smart (e forse un po’ hippie), rinunciando del tutto alla fisicità di un ufficio e alla linearità dei suoi orari. Non è stata una scelta facile: è stata l’unica. Perché un Venture Builder è molto più di quattro mura e una connessione a internet. E perché “Smart working è libertà, poter lavorare in ogni luogo e ciascuno con i propri tempi”. conclude Farhad Alessandro Mohammadi.

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Coronavirus in Ucraina: ACS approva tre progetti di aiuti per la missione della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha approvato tre progetti per sostenere la missione della Chiesa in Ucraina durante questa fase di pandemia da coronavirus. Saranno forniti strumenti di protezione personale per difendersi dal contagio a 2.740 sacerdoti greco cattolici e a circa un migliaio di membri delle congregazioni religiose. Con un secondo analogo progetto verranno sostenuti 738 sacerdoti e 92 seminaristi di rito latino. ACS ha approvato una terza iniziativa a favore di 150 religiose di 24 diverse comunità appartenenti alla diocesi di Kamyanets Podilskij. Tale diocesi sta infatti sperimentando notevoli difficoltà finanziarie che ostacolano la prosecuzione del grande lavoro svolto finora nelle parrocchie, negli orfanotrofi e negli ospedali. Alcune di queste 24 comunità dall’inizio della crisi sanitaria non registrano entrate. Il valore totale dei tre progetti approvati è pari a 165.400 euro. La rilevanza delle iniziative della fondazione emerge meglio se vengono collocate all’interno del quadro della sanità ucraina. Nonostante i dati ufficiali relativi alla diffusione della COVID-19 siano relativamente contenuti, 25.964 casi confermati e 762 decessi, i numeri reali sono decisamente più elevati. L’impossibilità di usare test affidabili causa infatti una sottostima dei contagi effettivi. Il sistema sanitario ucraino è complessivamente inadeguato e molti pazienti quando si recano in ospedale debbono portare con sé le proprie medicine, garze e materiale sanitario di base. In questo contesto generale i sacerdoti, pur nel rispetto delle misure di protezione personale, sono di fatto fra i più esposti al rischio di infezione.
«Dall’inizio della pandemia tutti gli strumenti di protezione, dalle mascherine ai guanti e ai disinfettanti, sono diventati dieci volte più costosi, in alcuni casi anche oltre», spiega ad ACS Don Mikolay Leskiv, sacerdote cattolico di rito latino di Czervonograd. «Ho acquistato anche mascherine per quei fedeli che non se le possono permettere, ma le nostre risorse sono molto limitate», aggiunge. Per questo i beneficiari dei tre progetti di ACS sperano che le forniture di materiale di protezione possano durare almeno fino ad agosto.

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Coronavirus, fase 3: ridurre al minimo rischio seconda ondata

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2020

«Dai dati disponibili – spiega Cartabellotta – emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto, il via libera del 3 giugno è stato deciso sulla base del monitoraggio relativo a 2-3 settimane prima; in secondo luogo l’attitudine alla strategia delle 3T è molto variabile tra le Regioni e non esistono dati sistematici sugli screening sierologici; infine, rispetto al battage mediatico della fase 1, la comunicazione istituzionale si è notevolmente indebolita, alimentando un senso di falsa sicurezza che può influenzare negativamente i comportamenti delle persone». «La Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – ribadisce la necessità di non abbassare la guardia perché il Paese non può permettersi nuovi lockdown: il rischio di una seconda ondata dipende, oltre che da imprevedibili fattori legati al virus, dalle strategie di tracciamento e isolamento dei casi attuate dalle Regioni e dai comportamenti individuali. Se tuttavia l’improrogabile scelta di riaprire per rilanciare l’economia si è basata solo sull’andamento dei ricoveri e delle terapie intensive, è giusto dichiararlo apertamente ai cittadini con un gesto di grande onestà e responsabilità politica».Il monitoraggio GIMBE dell’epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org

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Il Coronavirus c’è o non c’è?

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

Abbiamo fatto una piccola indagine per sapere cosa ne pensano i cittadini. La maggior parte ritiene che il virus circoli ancora e che è bene adottare le misure fin qua indicate: mascherina e distanza fisica (non distanziamento sociale).La comunicazione, che in questi mesi è arrivata, non è stata proprio lineare tanto da lasciar spazio alla teoria estrema di un complotto internazionale, favorito da questo e quello Stato, da questa o quella industria farmaceutica, per interessi di parte.
La comunicazione istituzionale è stata il massimo della frammentazione: hanno dichiarato il presidente del Consiglio, il ministro della Salute, i presidenti di Regione, gli assessori regionali, i Sindaci, l’Istituto Superiore di Sanità, la Protezione Civile, il Commissario ad hoc, gli esponenti nazionali dei partiti, ecc. Ci aggiungiamo quella degli esperti, virologi e microbiologi.
Un diluvio di notizie che hanno sconcertato gli italiani le cui basi scientifiche lasciano ancora a desiderare (siamo il Paese dei terrapiattisti).E’ mancata, nel diluvio di notizie, una premessa fondamentale: la medicina non è una scienza esatta. Si applica il metodo scientifico che porta alla conoscenza della realtà: si raccolgono i dati, si elaborano ipotesi e si fanno verifiche. Nel frattempo, è il caso del Coronavirus, si adottano misure precauzionali.Oggi siamo nella fase delle ipotesi sulla persistenza della diffusione virale. Le opinioni degli scienziati rimangono tali e sarebbe opportuno premettere, ad ogni dichiarazioni, che si sta esprimendo un punto di vista, ancora non vagliato dal metodo scientifico. Si eviterebbe così l’allarmismo da una parte e il “tranquillismo” dall’altra. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Coronavirus: Lombardia, Liguria e Piemonte non sono pronte alla riapertura

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2020

Secondo quanto previsto dal DL 33/2020, dal 3 giugno saranno nuovamente autorizzati i movimenti di persone tra le Regioni italiane. Non tutte, però, potrebbero avere il via libera o le stesse modalità: domani il Ministro della Salute Speranza valuterà il monitoraggio dei dati del contagio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, i cui risultati saranno decisivi per formalizzare la decisione sulla ripresa della mobilità interregionale.Tra le istituzioni, le forze di maggioranza e sindaci e governatori (in particolare del Sud) sembra prevalere un senso comune di massima cautela, nonostante il trend positivo dei dati. «Anche nella settimana 21-27 maggio, infatti – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – il nostro monitoraggio indipendente conferma sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento di contagi e decessi».
Tenendo conto delle notevoli eterogeneità regionali nell’esecuzione dei tamponi, della limitata affidabilità dell’indice Rt, per informare la possibile riapertura dei confini regionali la Fondazione GIMBE ha condotto un’analisi indipendente relativa alla fase 2 nelle varie Regioni utilizzando due indicatori parametrati alla popolazione residente: l’incidenza di nuovi casi e il numero di tamponi “diagnostici”, escludendo quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test.
Percentuale di tamponi diagnostici positivi. Risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).
Tamponi diagnostici per 100.000 abitanti Rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto.
Incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343) Si sottolinea che i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone. A 23 giorni dall’allentamento del lockdown, dunque, la Fondazione GIMBE dimostra che la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi.

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Coronavirus e prezzi benzina

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico, il prezzo medio nazionale della benzina al self-service è salito nell’ultima settimana a 1,366 euro al litro da 1,356 euro della settimana chiusa il 18 aprile. Ci dicono che questo sia dovuto alla ripresa delle quotazioni del petrolio che, da qualche giorno, è andato oltre i 30 dollari al barile e, di conseguenza, all’aumento dei prodotti della raffinazione.Come sempre in questi casi, i consumatori vengono presi per i fondelli, facendo loro credere che la percezione sia la stessa cosa della realtà.E’ innegabile, infatti, che se il petrolio aumenta in questi giorni le proprie quotazioni, siccome dentro le nostre auto non mettiamo petrolio ma benzina, e che quest’ultima è frutto di una raffinazione che non si fa in pochi giorni… è innegabile che il prezzo aumentato della benzina è solo una speculazione di mercato.Tutto in regola, quindi. In regola con gli aumenti che vengono applicati quando il mercato ha una maggiore domanda.Certo, in periodo pandemico ci si sarebbe aspettati un comportamento più collaborativo, invece no. A noi consumatori ci si chiede, per il bene nostro e di chiunque altro, di limitarci nelle libertà personali, a rinunciare a molte delle nostre abitudini… tutto nel nome del bene collettivo. E sembra che tutti abbiano rispettato queste limitazioni visto che i risultati ci sono nel calo della diffusione del virus. Ci si sarebbe aspettato che agire in nome del bene collettivo riguardasse non solo l’ultimo anello della catena produttiva, il consumatore… invece no.
Pazienza, vorrà dire che sarà per la prossima volta.Intanto, però, sarà bene che ognuno faccia tesoro che questi sistemi di mercato esistevano, esistono ed esisteranno. E come si lottava prima contro l’essere considerati degli imbecilli da parte dei “padroni della benzina”, occorre continuare a farlo. Oggi con il vantaggio del green deal europeo, quello italiano e le politiche e gli incentivi che vengono riconosciuti per una mobilità sempre meno legata al consumo della benzina… vantaggio che per ora è nelle parole e che auspichiamo passi presto ai fatti. E, di conseguenza, che tutti questi mercanti della percezione che credono di avere a che fare con consumatori imbecilli, guadagnino sempre meno … potendo, ovviamente, prima di fallire, convertire i loro tipi di produzione in direzione ecologica… ma, al momento, sembra che su questo siano abbastanza tonti e continuino ad accontentarsi, per il momento, a pagare le cosiddette tasse per inquinare. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Coronavirus, al via i test sierologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 maggio 2020

E’ partita la vasta indagine epidemiologica su scala nazionale attraverso test sierologici su un campione di 150mila persone distribuite in duemila comuni italiani. L’indagine è firmata ministero della Salute e Istat, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana che con i suoi volontari arriverà alle persone scelte per la campionatura. L’obiettivo è capire quante persone in Italia hanno sviluppato gli anticorpi al Coronavirus, anche in assenza di sintomi, stimare dimensioni e estensione dell’infezione nella popolazione e descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori quali sesso, età, regione di appartenenza, attività economica. Questo al fine di indirizzare politiche a livello nazionale o regionale e per modulare le misure di contenimento del contagio.
L’adesione è volontaria e i test sono gratuiti, come chiarito a più riprese dal Governo, anche attraverso il premier Giuseppe Conte, durante l’informativa alla Camera lo scorso 21 maggio, e dalla stessa Istat. Nessun obbligo da parte dei cittadini di rispondere alla chiamata. Ma per sensibilizzare la partecipazione su tutte le reti Rai andrà in onda uno spot dedicato all’indagine e locandine saranno affisse nelle farmacie e nelle parafarmacie, grazie alla collaborazione offerta da Federfarma e dalla Federazione dell’Ordine dei Farmacisti Italiani (Fofi).
Sarà la Lombardia la regione con il campione maggiore pari a 20mila individui. La scelta tiene conto, infatti, oltre che della demografia, anche delle stime sulla pervasività del virus a livello territoriale. Altre grandi Regioni si collocheranno poco sotto i 10mila selezionati, meno di 4mila in quelle più piccole o meno toccate dall’epidemia. I test verranno effettuati “con esclusiva finalità di ricerca scientifica”, aveva chiarito il premier Conte nell’informativa alla in Aula alla Camera. “Occorrerà – aveva aggiunto – uno sforzo che si basa sul lavoro di volontari sul territorio” e ci sarà “una struttura nazionale di coordinamento”. In una nota diffusa alla vigilia del via ai test da ministero della Salute, Istat e Cri, si sottolinea che “la riservatezza dei partecipanti sarà mantenuta per tutta la durata dell’indagine”. A tutti i soggetti che partecipano sarà assegnato un numero d’identificazione anonimo per l’acquisizione dell’esito del test. Il legame di questo numero d’identificazione con i singoli individui sarà gestito dal gruppo di lavoro dell’ indagine e sarà divulgato solo agli enti autorizzati, viene spiegato. “Gli esiti dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata – spiega ancora la nota – potranno essere utilizzati anche per altri studi scientifici e per l’analisi comparata con altri Paesi europei”. Le persone selezionate saranno contattate al telefono dai centri regionali della Croce Rossa Italiana per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue. Potrà essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile. Al momento del contatto verrà anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto da Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico. La Regione comunicherà l’esito dell’esame a ciascun partecipante residente nel territorio. In caso di diagnosi positiva, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e contattato dal proprio Servizio sanitario regionale o Asl per fare un tampone naso-faringeo che verifichi l’eventuale stato di contagiosità. (fonte doctor33)

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A special edition on the coronavirus pandemic

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

In most of our editions we lead with a lament for globalisation. World goods trade may shrink by 10-30% this year. Don’t be fooled that the diminished movement of people, goods and capital will make the world more humane or safer. With globalisation in reverse, it will become harder to deal with planet-wide problems, including finding a vaccine and securing an economic recovery.Our Europe edition focuses on the European Union. The pandemic is not just causing an economic crisis there, as it is elsewhere in the world, it is fast creating a political and constitutional crisis, too. Europe’s difficulties are solvable, but the EU’s members cannot agree on what they want, nor on how to bring about reform.Our coverage of the disease this week includes a look at the safety and efficacy of contact-tracing apps, a data-rich analysis setting out the threat of a second wave of infections in well-connected towns and cities and a report on why Africa appears to have escaped lightly—so far. We set out how researchers have found a way to dip into patients’ data to extract information about the disease without compromising their privacy. And we describe how the virus that causes covid-19 might attack colonies of great apes.We also have a mortality tracker, which uses the gap between the total number of people who have died from any cause and the historical average for the time of year to estimate how many deaths from covid-19 the official statistics are failing to pick up. We have been focusing on the pandemic in Economist radio and Economist films, too. This week we released a short film on how the pandemic could change the world’s financial order. (by Zanny Minton Beddoes, Editor-in-Chief – font: The Economist)

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Coronavirus e rimborso viaggi. Il punto sulla situazione. Che fare

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

Diverse migliaia di viaggiatori che si sono ritrovati obbligati per legge ad essere anche donatori di obolo agli operatori turistici e compagnie aeree, si stanno chiedendo se vivono in un film distopico o se è solo un brutto sogno.Per la legge italiana, voluta dal Governo e approvata dal Parlamento, chi ha pagato un servizio turistico da effettuarsi nel periodo 23 febbraio – 31 luglio, ma non ha potuto usufruirne a causa dell’emergenza sanitaria, deve sottostare alla decisione dell’operatore: rimborso in denaro oppure con voucher valido un anno. Va da sé che, salvo rare eccezioni, gli operatori offrono solo voucher, con il rischio più che concreto di non poterlo utilizzare e quindi di perdere tutto.Come siamo arrivati a questo:
– Il decreto legge “Cura Italia” lo prevedeva in forma ambigua sin dalla sua emanazione a marzo, distinguendo tra recesso del consumatore e annullamento da parte dell’operatore;
– Aduc lo ha subito contestato perché in contrasto con la normativa dell’Unione Europea, oltre perché è impensabile far pagare la crisi del settore turistico ai clienti.
– Il Parlamento ha convertito in legge il decreto “Cura Italia” a fine aprile, eliminando ogni possibile ambiguità: decide l’operatore turistico in tutti i casi, punto e basta. Questa è la norma nazionale oggi in vigore! Cosa è accaduto nel frattempo in Italia:
– gli operatori turistici offrono solo voucher, e anche su questi molti di loro fanno la cresta: diminuzione del valore del voucher al netto di penali inventate; validità del voucher per periodi più limitati; obbligo di fruire del voucher solo per servizi con prezzi indicizzati al momento della fruizione, con conseguente obbligo di dover pagare altri soldi per fruirne; etc.
Cosa è accaduto nel frattempo in Unione Europea:
– altri Stati membri hanno emulato l’Italia;
– la Commissione Ue dapprima non ha detto niente, poi ha ondivagato tra commissari che chiedevano una procedura d’infrazione contro l’Italia e Co. (la vicepresidente Margrethe Vestager) e chi faceva finta di farlo (la commissaria ai Trasporti Adina Valean) .
– nel frattempo, la Commissione si è data da fare per fornire delle linee guida per “salvare” la prossima estate turistica.
Fino a quando la Commissione UE ha deciso di far valere il diritto europeo lo scorso 15 maggio :
– Cari Stati membri, Italia inclusa, avete tempo fino al 28 maggio per adeguare le vostre legislazioni alle norme comunitarie: a decidere tra rimborso in denaro e voucher è solo il viaggiatore. Se non lo fate scatta la procedura d’infrazione.A questo punto cosa deve fare il viaggiatore? A tutti consigliamo di aspettare il 28 maggio per capire come l’Italia reagirà all’ultimatum della Commissione UE. E’ possibile che corregga la legge nazionale rendendo tutto più semplice, come è possibile che continui a calpestare i diritti dei consumatori europei. In ogni caso, dopo il 28 maggio, consigliamodi far valere i propri diritti così come sanciti dal diritto UE – che prevale sul diritto italiano! – attraverso una raccomandata A/R o PEC di messa in mora all’operatore.
Potrà farlo anche chi ha già accettato il voucher, qualora sia stato costretto dagli operatori a firmare una rinuncia al rimborso in denaro con la minaccia di perdere sia soldi che voucher. (fonte Aduc)

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Coronavirus: I notai ostacolano il ricorso a pratiche online

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Mentre in tutto il Paese si cercano sinergie e si collabora per tentare di superare le difficoltà nel pieno rispetto delle esigenze dei cittadini, vi sono alcune lobbies che pur di tutelare i propri interessi non sono disposte ad ammettere alcuna procedura agevolata.
È quello che purtroppo molti cittadini stanno riscontrando, a proprie spese, nel rapporto con i notai, che in molti casi ostacolano ogni procedura di autentica o altra pratica online.Un atteggiamento di vero e proprio ostruzionismo, per di più privo di motivazioni forti: sono stati svolti esami e processi online, se vengono adottate tutte le accortezze e le procedure del caso che ne garantiscano la legalità, non vediamo perché l’autentica di una firma non possa essere svolta attraverso tali modalità. Questo comporta molti rallentamenti e ritardi per molte altre pratiche improrogabili che i cittadini devono svolgere, ma magari sono impossibilitati ad uscire, oppure lo studio notarile non ha ancora riaperto. Ci rivolgiamo all’Associazione Nazionale del Notariato, con cui da tempo collaboriamo in campagne di informazione ai cittadini, nonché a tutti i notai, affinché nell’interesse comune adottino prassi e nuove modalità che permettano ai cittadini di portare avanti i propri adempimenti, senza ulteriori complicazioni e ostacoli.

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Vivere con il tumore ai tempi del coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Il timore di dover rinunciare a controlli ed esami, di essere più esposti al rischio di contagio a causa delle terapie, di non ricevere adeguate protezioni all’interno delle strutture sanitarie. E le preoccupazioni per le incertezze del futuro, legate in particolare alla possibile non continuità delle cure e alla situazione economica e lavorativa.Con questi sentimenti hanno convissuto e tuttora convivono durante l’emergenza coronavirus gli oltre 3.500.000 italiani con diagnosi di tumore, secondo il sondaggio online realizzato nell’ambito del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e che, grazie al supporto delle 30 Associazioni promotrici, ha coinvolto ben 774 pazienti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di far emergere il punto di vista, l’esperienza e le esigenze dei pazienti oncologici e onco-ematologici in vista di un percorso di tutela concreto e agevole dopo la fase più acuta dell’emergenza. La preoccupazione maggiore per i pazienti oncologici e onco-ematologici è dover rinunciare a esami e controlli di follow-up (34% delle risposte). Segue il timore di essere più esposti al rischio di contagio a causa delle terapie (16%) e di non avere l’adeguata protezione in ospedale (15%). A livello nazionale il 36% dei pazienti ha lamentato la sospensione di esami e visite di follow-up. Un paziente su 5 ha segnalato la sospensione degli esami diagnostici; ma solo un 3% riferisce lo stop delle cure. Dall’analisi del dato macro-regionale emerge che al Nord, nonostante sia la parte del Paese più colpita dall’emergenza coronavirus, solo il 14% dei pazienti lamenta la sospensione di esami e visite di follow-up mentre al Centro e Sud Italia questa percentuale sale al 40%.

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Coronavirus: la mappa differenziata dei test sierologici

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2020

Pazienti, costi e strutture variano da regione a regione. La circolare del Ministero chiarisce che non vi è alcuna patente d’immunità.
In queste ore è forte il confronto su come affrontare la ripartenza grazie al supporto dei test sierologici e che da una analisi attenta presente dubbi, criticità, ma soprattutto disparità in relazione a tali esami.Emerge, da una circolare del Ministero della Salute, che: «I test sierologici […] non possono, allo stato attuale, sostituire i tamponi nasofaringei», dal momento che: «L’assenza di rilevamento di anticorpi […] non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e il relativo rischio di contagiosità».Nessuna patente di immunità, quindi: i test consisterebbero secondo tale interpretazione solo in un aiuto in più per tracciare il contagio, ma non fornirebbero alcuna certezza in termini di sicurezza. I test saranno utili e fondamentali per stimare la diffusione dell’infezione e definire il tasso di letalità della stessa.Le regioni, intanto, stanno predisponendo l’avvio dei test, tanto che il Governo valuta, secondo noi molto opportunamente, l’ipotesi di indicare dei massimali dei costi per evitare fenomeni speculativi già noti e diffusi in questo periodo.Ogni regione si sta muovendo in maniera differente, con tempi, procedure e costi estremamente diversi tra loro.C’è chi affianca lo screening pubblico a quello privato, c’è chi si concentra su determinate professioni, a partire da operatori sanitari, forze dell’ordine e volontari del 118, c’è chi apre la possibilità di effettuare il test privatamente anche ai singoli cittadini, previa autorizzazione del medico curante.Rimane l’obbligo, in ogni caso, qualora l’esito risulti positivo, di effettuare il tampone (anche qui, ogni regione ha disposto diversamente, in alcuni casi si attiva il servizio pubblico, in altri il tampone rimane a carico del privato).Una parentesi a parte meritano i costi: in Emilia Romagna il costo di riferimento sia per il test rapido sia per l’esame del sangue è di 25,00 Euro, nel Lazio è di 45,00 Euro, i costi variano complessivamente tra i 25,00 e i 50,00 Euro.
Per l’ennesima volta anche la diagnosi sierologica, si trasforma nell’intollerabile storia di disparità e disuguaglianza all’interno del Paese, con un’unica certezza: tutte queste disposizioni non faranno altro che confondere ulteriormente i cittadini e creano differenze nelle modalità per affrontare un’emergenza che, a nostro avviso, richiede procedure, mezzi, risorse e strumentazioni uguali e adeguate per tutti e in tutte le parti del Paese.

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Coronavirus: la malattia è cambiata? Il virus si è indebolito? – Le risposte dei virologi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Termina con grande sollievo la prima settimana della Fase 2 in Italia. Il numero di nuovi casi scende sotto quota mille e anche se sono trascorsi troppo pochi giorni per valutare gli effetti dell’allentamento del lockdown i numeri sono decisamente incoraggianti.
Diversi virologi nei giorni scorsi si sono detti convinti che il virus sia mutato e che abbia perso la sua forza. Altri invece sono di parere opposto.Per Antonino Di Caro, responsabile del laboratorio di microbiologia dell’istituto Lazzaro Spallanzani non si può affermare che il virus abbia subito delle mutazioni che lo abbiano reso meno aggressivo. Nella sua intervista al Corriere sostiene che il miglioramento della situazione generale è dovuta principalmente alla attenuazione nella circolazione del virus perché condizionato dalle misure di contenimento.Sulla stessa linea l’epidemiologo Alessandro Vespignani dell’Università di Boston che a ‘Otto e mezzo’ ha detto: “Se ci fossero delle evidenze scientifiche di questo saremo tutti contenti, ma onestamente da tutti i miei contatti con altri esperti del mondo internazionale della ricerca, evidenze di questo tipo non ce ne sono”. Secondo Vespignani si tratta di “opinioni personali” non suffragate da fatti.Ma per il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri le cose non sono così definite. Nel suo intervento alla trasmissione Piazza Pulita ha riferito che “I malati di adesso sono completamente diversi da quelli di tre o quattro settimane fa, continuano a diminuire le terapie intensive e i ricoveri nei reparti normali. Prima arrivavano nei pronto soccorso 80 persone tutte con delle difficoltà respiratorie gravi, oggi ne arrivano dieci e otto le puoi mandare a casa. La situazione è cambiata ovunque, non solo a Bergamo e a Milano, ma anche a Roma e Napoli”. Remuzzi ammette di non sapere “se è il virus che è mutato o se è cambiata la carica virale dei pazienti, l’unica cosa che posso dire è che sembra di essere di fronte a una malattia molto diversa da quella che ha messo in crisi le nostre strutture all’inizio della pandemia”.I laboratori di tutto il mondo portano avanti i loro studi su questo fronte, Una ricerca, pubblicata sul sito bioRxiv, dei Laboratori Nazionali di Los Alamos degli Stati Uniti e della Duke University identifica 14 mutazioni nella proteina Spike, con la quale il nuovo coronavirus aggredisce le cellule umane. Le osservazioni empiriche trovano supporto in quanto scoperto dai ricercatori dell’Arizona State University secondo i quali il virus SARS-CoV-2 riflette un cambiamento che si è verificato con il virus SARS del 2003 quando ha iniziato a indebolirsi.Lo studio pubblicato sul Journal of Virology da Efrem Lim, del Biodesign Institute dell’Arizona State University e dal suo team, si basa su una tecnologia chiamata sequenziamento genetico di nuova generazione (Next generation sequencing) che aiuta i ricercatori a determinare come il virus si sta diffondendo, mutando e adattandosi nel tempo.Secondo lo scienziato “uno dei motivi per cui questa mutazione è di grande interesse è che riporta delle analogie con l’epidemia di SARS del 2003” quando durante le fasi intermedie e tardive dell’epidemia di SARS, il virus ha accumulato mutazioni che ne hanno ridotto l’impatto sulla popolazione. Tuttavia anche i ricercatori del Biodesign Institute restano cauti: “è troppo presto per dire se il nuovo coronavirus sta iniziando a perdere la sua forza ma è possibile che il virus si trasmetta senza avere porzioni complete del suo materiale genetico”, ha detto il co-autore dello studio Matthew Scotch che però avverte: “non riteniamo che ciò significhi un indebolimento di alcun tipo.” (fonte: Dica33)

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