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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘coronavirus’

Coronavirus e tutela dei propri risparmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

I discorsi su quantitative easing, Ltro, e dei vari stimoli che “erano finiti ma non erano finiti” sono stati di colpo superati dall’emergenza economica -e non solo- in corso, facendo sì che tutti abbiano compreso come i tassi di interesse a breve termine continueranno ad essere molto bassi, come bassa è la remunerazione dei depositi, a zero o giù di lì. Un fattore molto sentito in Italia, dove da sempre vi è una elevata propensione alla liquidità, tornata ora a rappresentare la metà degli attivi finanziari (e sono dati che non tengono ancora conto dell’effetto Covid-19): un livello pari a quello registrato alla metà degli anni ’80 del secolo scorso, prima del boom del risparmio gestito.Una categoria sempre molto gettonata nonostante le basse remunerazioni è quella dei conti deposito, i quali offrono una remunerazione bassa ma che consente quantomeno di fronteggiare il tasso di inflazione, mantenendo il valore del deposito in termini di potere di acquisto. Ne è passato di tempo da quando, all’arrivo in Italia del primo conto deposito (Conto Arancio), l’intero settore reagì con vere e proprie campagne mediatiche di comunicazione scorretta, adombrando rischi inesistenti per spaventare i clienti. Oramai non vi è istituto che non proponga conti deposito, e le offerte sono centinaia. Quale scegliere? E’ importante monitorare le varie offerte, perché cambiano spesso e perché tra i vari istituti si riscontrano differenze anche dello 0,5% ed oltre sulla stessa scadenza temporale. Inoltre, i nuovi nomi che arrivano sul mercato tendono ad offrire qualcosa in più alla clientela, ad esempio accollandosi l’onere dell’imposta di bollo, in tal modo elevando dello 0,2% il rendimento netto. Un fattore, quest’ultimo, di cui tenere conto nelle scelte.Riguardo la sicurezza, i conti deposito sono tutti uguali in virtù della normativa sui dissesti bancari, nel senso che ciascun depositante è coperto fino a centomila euro, cifra che tiene conto di tutti i rapporti di deposito presso lo stesso istituto. Per importi maggiori la regola è diversificare tra più banche.Anche con le banche considerate “traballanti” si può essere al sicuro, perché il Decreto Legislativo 659 del 4 dicembre 1996 di recepimento della Direttiva 94/19/CEE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi all’articolo 4 recita: “i depositi per i quali il depositante ha ottenuto dalla banca, a titolo individuale, tassi e condizioni che hanno concorso a deteriorare la situazione finanziaria della banca”. In sostanza, la norma vuole evitare che soggetti consapevoli di conseguire un guadagno maggiore di quanto normalmente spetterebbe possano speculare sulla banca in difficoltà, sicuri dell’intervento del Fondo di Garanzia a proprio favore. Ma se si aderisce ad offerte di carattere generale e non personalizzate, non si corrono rischi.Da quattro anni esiste poi una particolare forma aggiuntiva di protezione dei depositi. Si tratta dei cosiddetti saldi temporanei elevati, vale a dire importi superiori a centomila euro per i quali, a fronte delle esigenze sociali ad essi legati, la legge prevede una tutela rafforzata. Nella pratica, il limite di centomila euro non si applica, nei nove mesi successivi all’accredito o al momento in cui divengono disponibili, ai depositi di persone fisiche aventi ad oggetto importi derivanti da operazioni relative al trasferimento o alla costituzione di diritti reali su unità immobiliari adibite ad abitazione, divorzio, pensionamento, scioglimento del rapporto di lavoro, invalidità o morte, pagamento di prestazioni assicurative, di risarcimenti o di indennizzi, in relazione a danni considerati dalla legge come reati contro la persona o per ingiusta detenzione. La disposizione nasce dall’articolo 1, comma 6 del D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 30 che ha introdotto nel Testo Unico Bancario
l’articolo 96-bis.1 dove è previsto quanto sopra descritto e che è stato recepito dallo Statuto del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi all’articolo 33, comma 16. La norma tende ad evitare che un depositante venga colpito dal dissesto per depositi che hanno origine da eventi importanti come quelli indicati. La copertura superiore a centmila euro vale solo per nove mesi dal deposito o dell’intervenuta disponibilità di quelle somme. Scaduti i nove mesi, queste sono trattate come tutte le altre e il limite torna a centomila euro complessivi. Si può quindi approfittarne, ricorrendone le condizioni, facendo però molta attenzione ai tempi di permanenza delle somme sul conto. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Coronavirus: “Il vaccino è molto difficile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Sono iniziate le prime somministrazioni su volontari sani. In 10-12 mesi saranno possibili le prime sperimentazioni su popolazioni a rischio”. Così Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, nel corso dell’appuntamento settimanale in diretta ogni sabato dalle 10 alle 13 sulla pagina Facebook dell’Associazione Luca Coscioni, intitolato “Coronavirus Scienza e Diritti, affrontare l’emergenza, preparare il futuro” condotto dai vertici dell’associazione Marco Cappato, Filomena Gallo, Marco Perduca e il Prof. Michele De Luca. Oltre Rasi, il dibattito ha riunito personalità provenienti dal mondo scientifico, come Enrico BUCCI, Adjunct Professor presso la Temple University di Philadelphia, Fabrizio PREGLIASCO, Virologo, Università degli Studi di Milano e Giuliano GRIGNASCHI, Istituto Mario Negri, R4L e rappresentanti del mondo politico come Vittoria BALDINO, Fabio Massimo CASTALDO, Daniela RONDINELLI (M5S), Pietro FIOCCHI (Frateli d’Italia), Gennaro MIGLIORE e Ivan SCALFAROTTO (Italia Viva), Massimiliano SMERIGLIO (PD) e Riccardo MAGI, e Michele USUELLI (+Europa).”Tutto ciò che è innovativo deve passare dall’Ema, ma al momento mancando nuovi farmaci specifici per il Covid dobbiamo sperimentare quelli già esistenti e adottati per la cura di altre patologie, ce ne sono una ventina potenzialmente utili e supportati da evidenze scientifiche. Stiamo gestendo la carenza di questi farmaci, dovuta anche a difficoltà logistiche che ne impediscono l’arrivo in Italia. Le novità più importanti e interessanti nel campo della ricerca vengono spesso dai giovani pieni di talento ma scarsi di mezzi, per questo abbiamo attivato per loro un task force di aiuto, mettendo a disposizione circa 500 nostri esperti in grado di attivarsi nel giro di 24/48 ore per valutare i risultati che ci arrivano dalle università o da piccoli centri di ricerca. La nostra idea è di prenderli per mano per portarli ai risultati. Per i campioni della ricerca l’importante non è la quantità ma la qualità dei dati» ha concluso Rasi.

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Coronavirus, Cavallaro (Cisal): “Dpcm inconsistente”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

“Evidentemente non si ha idea di quanto occorra ad una persona per vivere, o meglio sopravvivere, per un mese”. Così il Segretario Generale della Cisal Francesco Cavallaro all’indomani del nuovo Dpcm annunciato ieri sera dal Presidente del Consiglio. “Come sempre faremo una analisi dettagliata del provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma – spiega Cavallaro- è davvero difficile non sottolineare la poca incisività di questo ultimo strumento, non rispondente alle esigenze dei cittadini e specie quelli che vivono una profonda condizione di disagio aggravata da questa grande emergenza. Sul tavolo – continua – sono stati messi 4,3 miliardi ai quali sono stati aggiunti ulteriori 400 milioni. Il primo blocco è solo una anticipazione di fondi che lo Stato già destina ai Comuni. Quindi, praticamente una non notizia. I 400 milioni, invece, dovranno essere ripartiti tra i cittadini che, parole di Conte “non possono più fare la spesa”. Quale sarà il parametro di povertà preso in esame? I poveri assoluti censiti in Italia sono circa 5 milioni. Quelli in povertà relativa 9 milioni. Basta prendere una calcolatrice – conclude Cavallaro – per capire che la cifra venuta fuori, in entrambi i casi, non sia sufficiente neppure a fare la spesa per una settimana”.

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“Italiani e Social Media in tempo di Coronavirus”

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

In questo particolare momento di emergenza sanitaria e di misure restrittive atte al contenimento della diffusione del contagio da COVID-19, i social diventano i luoghi dove si concentrano le conversazioni e, oggi più che mai, sono lo specchio del cambiamento delle abitudini degli italiani.Blogmeter, grazie alla Blogmeter Suite – la piattaforma integrata di Social Listening, Social Analytics e Social Influencer – ha attivato un Osservatorio continuo su “Italiani e Social Media in tempo di Coronavirus”, per meglio comprendere l’evoluzione della vita (social e non) e dei consumi nel Paese.Di che cosa parlano e come reagiscono gli italiani sui social in tempo di Coronavirus secondo i dati raccolti dalla Blogmeter SuiteA seguito dei diversi Decreti emessi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che hanno via via istituito misure sempre più stringenti nel tentativo di contenere la diffusione del Coronavirus, le reazioni degli italiani sui social hanno sovvertito quelle dei primi giorni dell’epidemia – quali l’assalto ai supermercati e a beni come gel igienizzanti per mani e mascherine – e hanno visto una positiva trasformazione: dall’analisi di Blogmeter, emerge infatti che sui social a prevalere siano la solidarietà, il senso di responsabilità civile e la necessità di far fronte comune contro questa grave emergenza, anche in termini economici. Questi sono i dati emersi dall’analisi effettuata da Blogmeter nel periodo 8 – 11 marzo, in cui l’hashtag #iorestoacasa è stato il più utilizzato con una ricorrenza pari a 131,5k rispetto all’hashtag #coronavirus, che registra circa 92k citazioni.

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Coronavirus: urgente un intervento del Governo a sostegno delle famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Sono dovute intervenire le Forze dell’Ordine per presidiare i supermercati a Palermo, dopo che alcuni clienti avevano tentato di uscire senza pagare, perché impossibilitati a causa delle condizioni economiche precarie causate dalla pandemia.
“Una situazione estremamente grave, che accende i riflettori sulle pesanti ripercussioni sul piano economico che l’attuale emergenza sta causando.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.
Gli ammortizzatori sociali e le misure previste dal Decreto di Marzo si stanno mostrando insufficienti, come purtroppo questi episodi mettono in luce con grande evidenza. Sono necessari sostegni concreti e immediati per le famiglie in maggiore difficoltà, per i nuclei più fragili, quelli monoreddito, colpiti da perdita o mancanza di lavoro.
È questo il momento di agire con misure straordinarie di sostegno al reddito, anche attraverso un assegno di sussistenza per le famiglie che non percepiscono alcun reddito o che non hanno accesso al reddito di cittadinanza o altre forme di sussidio, in modo da permettere una sopravvivenza dignitosa anche a quei nuclei più duramente colpiti dall’attuale crisi.
Per questo richiediamo urgentemente al Governo di adottare misure efficaci, ma soprattutto rapide, immediate, che non prevedano lunghi passaggi burocratici, che sarebbero insostenibili per i cittadini in questo delicato frangente.
Non vorremmo, inoltre, che episodi come quello descritto siano strumentalizzati da organizzazioni illegali, per questo chiediamo al Governo massima attenzione e allerta nei confronti di vicende simili.
Condividiamo, infine, l’appello lanciato ieri dal Presidente della Repubblica affinché l’Europa sia unita in questo momento difficile, esortando ad un’azione comune, condivisa e solidale, in armonia con i valori di unità e cooperazione su cui si fonda l’Unione.

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Coronavirus non risparmia il web

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Per la prima volta il doppio significato della parola “virus”, nel linguaggio medico e in quello informatico, si incontrano nel “coronavirus” che sta contaminando la rete.In cosa consistono le campagne di phishing volte a diffondere malware utili per ottenere accessi remoti?«Si intende generalmente un tipo di attacco caratterizzato dall’esecuzione di un software- conclude Milana – generalmente sotto forma di allegato alla mail, contenente un codice maligno (malware) sul computer dell’utente. Il programma, installato utilizzando opportune tecniche di hacking (session hijacking, keylogger, web trojans, ecc) o sfruttando le vulnerabilità (bug) del sistema di sicurezza, entra in esecuzione in background carpendo fraudolentemente i dati sensibili e le informazioni personali dell’utente destinatario della mail, per poi inoltrarle automaticamente all’attaccante».Come potersi difendere? Ecco il decalogo di consigli utili:
1. 1. Non fidarsi mai del nome visualizzato nel box mittente solo perché proviene da un nome di una persona che si conosce o di cui ci si fida non significa che lo sia veramente. Siate sicuri di controllare l’indirizzo e-mail per identificare il vero mittente.
2. 2. Guardare ma non cliccare. Passare il mouse sulle parti dell’email senza cliccare su nulla. Se il testo dell’alt sembra strano o non corrisponde a quello che dice la descrizione del link, non bisogna cliccarlo mai, ma riportarlo.
3. 3. Controllare errori di ortografia: gli aggressori sono spesso meno attenti all’ortografia e agli errori grammaticali rispetto a quanto lo sarebbe un normale mittente.
4. 4. Controllare il saluto: l’incipit è generico o vago? Il saluto è “cliente stimato” o “Caro …?
5. 5. L’e-mail chiede informazioni personali? È improbabile che le aziende legali chiedano informazioni personali tramite un’e mail.
6. 6. Attenzione all’urgenza: queste e-mail tentano di far sembrare che ci sia una sorta di emergenza (ad esempio, il CFO ha bisogno di un bonifico bancario di 1 milione di dollari, un principe nigeriano è nei guai, o qualcuno ha bisogno solo di 100 dollari per poter reclamare la sua ricompensa di un milione di dollari).
7. 7. Controlla la firma dell’e-mail: la maggior parte dei mittenti legittimi includerà un blocco di firma completo in fondo alle loro e-mail.
8. Controlla il linguaggio: traduzioni improvvisate possono essere un segnale.
9. Non credere a tutto quello che vedi: se qualcosa sembra leggermente fuori dal normale, è meglio essere sicuri che dispiaciuti. Se si nota qualcosa fuori posto, allora è meglio controllare.
10. In caso di dubbio segnalare all’Help Desk: non importa l’ora del giorno, non importala preoccupazione, segnalare all’Help Desk / SOC l’arrivo di posta sospetta.

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Gli ortopedici e il coronavirus

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Reparti riorganizzati sulla base delle nuove priorità, interventi non urgenti rimandati, supporto operativo ai reparti più colpiti e assistenza garantita delle emergenze. L’epidemia Covid-19, che ha sconvolto l’organizzazione degli istituti ospedalieri su tutto il territorio nazionale stabilendo nuove priorità, ha mobilitato tutti gli specialisti, compresi gli ortopedici, impegnati al fianco dei colleghi in prima linea per la gestione dell’incredibile numero di malati che giungono ogni giorno in ospedale: sia come supporto nei reparti di rianimazione o nei Pronto Soccorso, sia per portare avanti quegli interventi che i loro colleghi, nelle zone più congestionate dall’emergenza, non riescono ad eseguire perché impegnati sul fronte Covid-19.Nonostante l’eccezionalità del periodo attuale, gli ortopedici non dimenticano i propri pazienti, soprattutto coloro che sono in attesa di essere chiamati per un intervento: la SIOT quindi rassicura i propri pazienti che il rinvio delle operazioni di qualche mese, anche di quelle più complesse come ad esempio le protesi, non creerà problemi a livello clinico. Come già comunicato dall’Istituto Superiore della Sanità, il sito http://www.siot.it e i social della Società scientifica verranno aggiornati con consigli utili su come affrontare al meglio la prolungata attesa per l’intervento e con le necessarie indicazioni rivolte ai pazienti che da poco hanno subito un’operazione.“Ѐ importante che tutti i nostri pazienti sappiano che noi ci siamo per assisterli e curarli nonostante le enormi difficoltà”, prosegue Falez, che aggiunge: “Riteniamo inoltre che sia importante sensibilizzare le Istituzioni a che garantiscano il rispetto dei principi di tutela specie per quegli ortopedici chiamati a svolgere attività e manovre che non gli sono proprie”.Infine, rispondendo alle esigenze di contenimento richieste a livello Istituzionale, nei principali ospedali sul territorio nazionale, individuati da ciascuna Regione, gli ortopedici assicurano inoltre l’assistenza traumatologica in caso di incidenti o fratture. È bene ricordare, comunque, a tutta la popolazione che in caso di leggero infortunio il paziente dovrà rivolgersi al proprio medico di base che saprà consigliare se andare al pronto soccorso o meno, sempre nell’ottica di preservare i percorsi ospedalieri all’emergenza odierna. La SIOT comunicherà tempestivamente gli eventuali aggiornamenti nel caso venissero promulgate altre indicazioni ministeriali.

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Le nuove sanzioni in materia Coronavirus. Come, nel caso, ci si difende in questo groviglio di norme?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Il nuovo Decreto Legge n. 19 approvato il 25 marzo 2020 prevede che, salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento emesse per l’epidemia sia punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro. In altre parole, viene introdotta una sanzione amministrativa per la violazione del divieto di “uscire di casa” (salve le necessità espressamente previste) e, contestualmente, vengono depenalizzate le medesime condotte: la violazione di questi divieti non è più prevista come reato. Cosa succederà adesso alle decine di migliaia di soggetti già denunciati per la violazione dell’art. 650 c.p.?Verosimilmente nulla di grave, visto che è espressamente previsto dal Decreto Legge la applicazione della sanzione amministrativa attualmente in vigore nella misura minima, ridotta della metà (e dunque 200 euro).
E per quanto riguarda le autocertificazioni mendaci?
Fatte salve tutte le considerazioni relative al caso singolo vi saranno, ad avviso di chi scrive, ampi margini di difesa per almeno due ordini di ragioni (come avevamo già scritto https://www.aduc.it/articolo/reati+materia+coronavirus+spunti+difensivi+prassi_30822.php):
1) nessuno può essere costretto a fare dichiarazioni che lo danneggiano e, dunque, nel momento in cui doveva essere contestato l’art. 650 c.p., i soggetti fermati non avrebbero potuto essere costretti a consegnare un’auto-dichiarazione falsa, né tanto meno a compilarla davanti alle forze dell’ordine;
2) l’art. 495 c.p. non pare contestabile a chi non abbia dichiarato false generalità. La possibilità di configurare il reato di falso ideologico dovrebbe essere rivalutata da oggi, essendo entrato in vigore il nuovo decreto legge e non essendo la violazione dei divieti, da sola, sufficiente ad integrare reato. Il decreto legge prevede poi ulteriori sanzioni in un crescendo di gravità, giungendo a prevedere espressamente la applicabilità di gravi fattispecie di reato.
In particolare, per la violazione dei divieti riguardanti l’apertura dei pubblici esercizi o luoghi dove tipicamente si verificano grossi assembramenti (ivi compresi mercati, cinema, teatri, palestre, eccetera) è prevista, oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria, anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio da 5 a 30 giorni: inoltre è conferito alle forze dell’ordine il potere di disporre immediatamente “la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio” per un massimo di 5 giorni.
La sanzione amministrativa è raddoppiata (e la eventuale chiusura dell’esercizio sarà di 30 giorni) nel caso di violazione reiterata.
Viene poi previsto un divieto “assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus”. La violazione di questo divieto è punita con un reato contravvenzionale, per cui è prevista una pena delle reclusione da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5.000 euro.
Questa fattispecie è applicabile “salvo che il fatto non costituisca violazione dell’art. 452 del codice penale o comunque più grave reato”: si è dunque voluto richiamare espressamente il reato di epidemia colposa.Ma come ci si difende in questo groviglio di norme? La difesa è altamente tecnica, ma proviamo a dare qualche spunto sintetico:
1. Per le vecchie contestazioni dell’art. 650 c.p., nel caso in cui non sia disposta l’archiviazione di ufficio, potrà essere richiesta – con gli strumenti opportuni – l’emissione di una sentenza di assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato;
2. Per le nuove sanzioni amministrative potrà essere valutato, ove vi siano i presupposti, un ricorso al Giudice di Pace per ottenere l’annullamento della sanzione;
3. Per le contestazioni relative alla falsità della auto-dichiarazione dovrà essere valutata una linea difensiva che consideri tutte le circostanze di fatto e consenta di affrontare il processo penale ordinario per ottenere una sentenza assolutoria o di ricorrere a riti alternativi;
4. Anche per le contestazioni relative alla violazione della quarantena per i soggetti risultati positivi dovranno essere valutate tutte le circostanze di fatto e, essendo esclusa la possibilità di ricorrere alla oblazione, sarà necessario scegliere il rito più opportuno;
5. Per le contestazioni più gravi, fra le quali, ad esempio il reato di epidemia colposa (o dolosa), dovrà essere considerata – fra le altre cose – la sussistenza del nesso di causalità fra la condotta (la violazione dei divieti) e l’evento (il provato diffondersi dell’epidemia).
Ci troviamo in una situazione di emergenza, ma il ricorso alle norme punitive da parte del Legislatore è sempre stato segnato da richiami caotici ed errati in diritto: oggi l’approccio del Governo non sembra migliorare.Questa genericità si riflette nel testo normativo, dove si richiamano gravi conseguenze penali per soggetti “risultati positivi al virus” senza neppure chiarire di quale virus stiamo parlando.Al contrario, per il futuro, dopo che i danni più gravi sono già stati fatti, si è optato per il ricorso a più che rilevanti sanzioni pecuniarie amministrative che, come tali, possono essere applicate senza che al soggetto siano riconosciute le garanzie del processo penale. (Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Coronavirus e informazione di Stato. Cara Rai, per favore, evitiamo…..

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta alla Rai: “Siamo invasi e, nello stesso tempo, affamati di informazione. L’emergenza è tale che le cose cambiano da un’ora all’altra. Mediamente ci si affida solo a fonti istituzionali e/o chi si ritiene affidabile e autorevole. Tra queste fonti, ovviamente, non può non esserci la Rai che, è bene ricordarlo, è pagata da tutti noi contribuenti con la tassa di possesso (canone…) sull’apparecchio tv che abbiamo in casa e/o ufficio. Ieri domenica, tutti a casa e dove forse le abitudini tradizionali sono un po’ scombussolate, per cui il gradevole pranzo domenicale, visto che si mangia tutti i giorni a colazione, a pranzo e a cena a casa… è diventato un po’ meno tradizionale… capita di volersi aggiornare tramite il canale “ammiraglio” della Rai, col TgUno dell’ora di pranzo. Ci si collega alle 13,30 (grossomodo) e ci si deve – letteralmente – sorbire un cinque minuti abbondanti di pubblicità velocissime (e quindi più sgradevoli della media), intasate di messaggi diversi uno dall’altro, e che, quando stai tirando un sospiro di sollievo che sembrano finite e senti in anticipo nella testa la musichina della sigla del tg… ce ne sono ancora altre e sempre più turbinose. Superato questo fastidio ecco finalmente il TgUno.Ti informi, ascolti, vedi, generico ma importante per darti idea della situazione. Ad un certo punto, servizio su hotel che ospita malati. La giornalista inviata speciale: “pensate, questo hotel ospitava calciatori di serie A….” e poi informa sui pregi della vicenda. Cara Rai, per favore, evitiamo (il “noi” è d’obbligo visto che lo fai coi soldi di tutti noi) di propinarci questa roba. Sì, lo sappiamo, non è facile sapere cosa dirà il giornalista pinco o il giornalista pallo, agitato e in stato d’apprensione mandato al “fronte”…. Ma si potrebbe evitare. Anche perché, altrimenti, oltre a beccarsi gli improperi di chi ascolta (che in tanti crediamo non abbiano al centro dei loro modelli di vita i calciatori di serie A), la prossima volta le informazioni uno se le va a cercare altrove, ché forse hanno più credibilità. Grazie. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Coronavirus e informazione di Stato. Cara Rai: ogni sera comunicateci 8 semplici dati

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Scrive Pier Luigi Ciolli: “Dalla RAI ci aspettiamo che, prima della cronaca, i conduttori comunichino 8 semplici dati”:
1. quante apparecchiature, tecnici e tamponi ci sono a disposizione per poter iniziare a mappare una determinata area e poi a cascata spostarsi nelle aree limitrofe in modo da scoprire il “nemico”, isolare i contagiati e far ripartire il lavoro;
2. quanti tamponi hanno eseguito a oggi per ogni singola persona perché nei dati attuali dicono siano conteggiati quelli ripetuti su una persona;
3. quanti sono tutti i morti in ognuno dei 7.914 comuni e quanti morti erano nello stesso periodo nel 2019 in modo da comprendere al volo l’impatto reale del virus sui cittadini;
4. quanti sono i medici, infermieri e tecnici di laboratorio in servizio alle ASL, in pensione, disoccupati e che possono essere inseriti in difesa della salute pubblica;
5. quanti sono i crematori, loro ubicazioni e capacità di trattamento, per capire ed evitare le fosse comuni;
6. quanti sono le tute complete a prova di virus da poter consegnare al personale di assistenza sanitaria
7. quanti sono le persone invalide nelle strutture e quante sono al domicilio che necessitano di assistenza medica e infermieristica per la loro patologia per non far mancare loro l’assistenza;
8. quanti controlli hanno disposto dei controlli affinché chi viene ricoverato non si veda occupato il proprio appartamento aggiungendo il dramma al dramma.
Oggi è partita la nostra LETTERA APERTA in merito ma chiunque intervenga per ottenere le risposte alle 8 domande, un grande applauso”. Pier Luigi Ciolli (Da: ADUC – Associazione Diritti Utenti e Consumatori)

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La scuola ai tempi del coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Parma. Come fare scuola ai tempi del coronavirus? Come trasformare la didattica con le limitazioni imposte dall’emergenza, cercando di mantenerne il più possibile intatte efficacia e contenuti? E come tenere viva l’idea stessa di comunità scolastica? Sono le domande che molti insegnanti stanno affrontando in questo periodo, nel quale si trovano alle prese con una condizione inattesa e senz’altro impensabile fino a qualche tempo fa.Nella difficile quotidianità determinata dall’epidemia di Covid-19, educatori e insegnanti stanno, per lo più, continuando il loro lavoro, ma in condizioni nuove e inaspettate, che possono spaventare ma che possono anche essere trasformate in situazioni di attivazione prima impensabili.Per loro, per dare loro un’occasione di confronto, alcuni ricercatori dell’Unità Educazione del Dipartimento di Discipline umanistiche, sociali e delle imprese culturali – DUSIC dell’Università di Parma hanno deciso di mettere a disposizione le proprie competenze, offrendo opportunità di dialogo via Skype su come attivare e proseguire il proprio modo di fare ed essere servizio educativo o scuola in questo momento. Si tratta di Maja Antonietti, Dimitris Argiropoulos, Damiano Felini, Andrea Giacomantonio, Andrea Pintus.Pur non essendo esperti di didattica online, né avendo soluzioni già pronte da suggerire, possono offrire una consulenza educativa e didattica o un’occasione per ragionare insieme in prospettiva pedagogica.Anche in questo modo l’Università di Parma offre il proprio contributo di competenze, in questo caso in chiave educativa e pedagogica, per supportare la comunità del territorio nell’affrontare la situazione determinata dall’emergenza coronavirus. Modalità, orari di disponibilità e contatti dei ricercatori DUSIC sono pubblicati sul sito web del Dipartimento, all’indirizzo https://dusic.unipr.it/it/comunita_educante_in_contatto.

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Coronavirus. FdI: inviata a governo istanza formale. Governo chiarisca su spostamenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

“I gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia della Camera dei deputati e del Senato hanno presentato una formale istanza al governo, affinchè sia fatta chiarezza su quali attività sono lecite nell’ambito delle restrizioni previste dal diffondersi dell’epidemia Covid-19. Infatti, anche consultando il sito del governo nella sezione dedicata alle domande frequenti che dovrebbe chiarire ciò che è consentito fare, rimangono margini di incertezza che a sua volta hanno prodotto in tantissimi cittadini disorientamento e confusione. Il rischio di un mancato chiarimento è quello di un’ottemperanza discrezionale ai divieti, e di multe e divieti, con il conseguente effetto di avere una normativa a macchia di leopardo. Ad esempio, riguardo i genitori separati e divorziati ancora oggi non è possibile conoscere in maniera univoca se, oltre i casi previsti dalla sentenza di affidamento dei figli, sulla base di un accordo dei genitori è possibile o meno prendere e riportare i figli minori o maggiorenni dall’altro genitore. E se questa eventualità sia lecita anche nel caso si tratti di viaggiare da un Comune ad un altro, o di recarsi a casa dei nonni. Così come manca chiarezza riguardo la possibilità di prestare aiuto ad un familiare o un amico che non si trovi in stato di autosufficienza, così come prevede la normativa, ma semplicemente in stato di bisogno; oppure accompagnare chi, non automunito, abbia necessità di spostarsi nelle circostanze previste dalla legge o per raggiungere le attività rimaste aperte, laddove i collegamenti con i servizi pubblici siano precari. Rimane incertezza anche sulla possibilità che i coniugi conviventi possano insieme fare una delle attività consentite, come ad esempio la spesa, o sulla possibilità di svolgere prestazioni di lavoro occasionale nell’ambito di quei settori di attività rimasti attivi, come babysitter o ripetizioni private. Infine, nemmeno sull’utilizzo di mascherine e guanti il governo sembra essere riuscito a dare un quadro chiaro. Posto, infatti, che non è stato stabilito espressamente alcun obbligo è comunque possibile uscirne sprovvisti? O se ne consiglia l’utilizzo? E in questo caso quali modelli sarebbero più efficaci per evitare il contagio? Ecco chiediamo che il governo faccia definitivamente chiarezza, perché non è possibile che gli italiani, già privati di alcune libertà fondamentali, non sappiamo quali comportamenti sono leciti adottare”. Lo dichiarano i capigruppo di Camera e Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani.

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L’acqua del rubinetto ai tempi del Coronavirus

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

L’Istituto Superiore di Sanità ha più volte affermato negli ultimi giorni che “le acque di rubinetto sono sicure rispetto ai rischi di trasmissione della COVID-19 e non sussistono motivi di carattere sanitario che debbano indurre i consumatori a ricorrere ad acque imbottigliate o bevande diverse” (Fonte: ISS).Possiamo quindi bere tranquillamente l’acqua del rubinetto poiché l’acqua potabile d’acquedotto in Italia è di buona qualità e soggetta a continui controlli che ne garantiscono la qualità e la salubrità.Ma l’inconveniente più comune che non ci fa amare l’acqua potabile è il leggero sapore di cloro, elemento essenziale che viene utilizzato per abbattere tutti i microrganismi.Il sapore di cloro è facilmente eliminabile facendo decantare l’acqua in una caraffa di vetro per qualche ora, poiché il cloro è una sostanza altamente volatile ed evapora.Detto questo, per rendere maggiormente gradevole l’acqua del rubinetto, possiamo preparare in casa la nostra acqua aromatizzata. Un modo piacevole per garantire l’idratazione ottimale all’organismo e arricchire l’acqua di vitamine e nutrienti.
Ma quale frutta e verdura utilizzare? Cetriolo, limone, lime, zenzero e menta, arancia, pompelmo, ananas, kiwi, frutti di bosco e in generale tutta la frutta fresca di stagione, tranne le banane. Ottime anche le verdure come carote, sedano, finocchi, cetrioli, basilico, menta e spezie come la cannella o la curcuma.La giusta proporzione tra acqua e frutta è di circa 200g di frutta o verdura per litro di acqua.Questo per avere il giusto bilanciamento nel gusto dei vari ingredienti che la compongono, ma si può fare tranquillamente a occhio.Tutti gli ingredienti devono essere freschi e vanno prima lavati accuratamente, anche utilizzando il bicarbonato, per togliere ogni impurità. Frutta e verdura, vanno tagliate a fettine sottili, le spezie lasciate integre e le foglie delle erbe fresche e intere.Una volta fatta l’acqua aromatizzata, va tenuta in frigorifero per almeno un paio d’ore, preferibilmente in un barattolo di vetro, meglio se con tappo ermetico. In mancanza d’altro, va bene anche una semplice caraffa di vetro dal collo largo.
Va consumata entro la giornata stessa, al massimo un giorno in frigorifero.La frutta utilizzata per l’infusione ovviamente non va buttata ma va mangiata!

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Coronavirus ed economia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

«Altro che cerotti, qui ci vuole uno choc positivo. Basta ai vincoli di ogni tipo: l’economia si riprenderà solo se potrà dribblare la matassa burocratica che opprime le imprese. E quindi: niente obbligo di fatturazione elettronica, niente obbligo di registratore di cassa, niente studi di settore, togliere il tetto all’uso del contante. Tutte cose che si possono fare subito, senza grande impegno economico da parte dello Stato. Potrebbero tornare i voucher. Serve liberare l’Italia, stare al fianco di quelli che producono e non distruggono il lavoro. Come? Penso innanzitutto alle modalità di pagamento della cassa integrazione in deroga: i soldi devono arrivare subito nelle tasche degli italiani costretti a casa e chi non utilizza la cassa integrazione per la propria azienda va premiato, altrimenti saremo al decreto “Arrenditi Italia”.Penso proprio a un premio in percentuale, legato alla produzione e al mantenimento della forza lavoro, per gli imprenditori che continuano a pagare gli stipendi ai loro dipendenti: vanno sostenuti e aiutati».Lo dice il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in una intevista al quotidiano Leggo.
«Mario Draghi è una grande personalità, lo ringrazio per le parole sulla necessità di fare deficit in una fase così drammatica. Ma i governi non si fanno per alchimie. Preferisco il voto popolare. Insomma, elezioni quando si potrà tornare a votare dopo l’emergenza, per gestire la lunga fase di ricostruzione. Il ruolo dell’Europa? In questa fase non è esistita. Non c’è un’Europa della solidarietà, delle grandi scelte. Forse pensano che Italia e Spagna devono arrivare in ginocchio al cospetto della prossima Troika? Sbagliano, senza Italia questa Europa si dissolve», continua Meloni.

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Coronavirus: oltre 208 mila i casi stimati in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

I casi confermati al 26 marzo sono 80.539, ma quanti sono davvero i casi di infezione da coronavirus in Italia? La Fondazione GIMBE ha stimato i casi non identificati tenendo conto che:
• In Italia i tamponi vengono effettuati prevalentemente sui soggetti sintomatici e, esaminando solo la punta dell’iceberg, la gravità di COVID-19 viene ampiamente sovrastimata
• La distribuzione di gravità della malattia è verosimilmente sovrapponibile a quella delle coorte cinese: 81% casi lievi, 15% ospedalizzati e 5% in terapia intensiva (JAMA, 20 febbraio 2020)
Sulla base di queste assunzioni si stima che la parte sommersa dell’iceberg contenga quasi 128.000 casi lievi non identificati per un totale di oltre 208.000 casi. DI conseguenza:
• la piramide si “ricompone” riducendo sia la percentuale di pazienti ricoverati e in terapia intensiva, sia del tasso di letalità che scende al 3,9%
• l’elevato numero dei soggetti infetti non identificati conferma la validità delle misure di distanziamento sociale

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Coronavirus: immunità di gregge per i mercati?

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

A cura di Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Negli Stati Uniti, oltre a quanto già annunciato (fino a 50 miliardi di dollari in aiuti agli Stati per affrontare la pandemia, acquisto di petrolio per la Riserva Strategica Petrolifera nazionale, cancellazione degli interessi sui prestiti studenteschi), è stato approvato dal Congresso un ulteriore pacchetto di stimoli fiscali che potranno arrivare fino a $ 2’000 miliardi, destinati a sostenere il tessuto sociale ed economico del Paese tramite prestiti alle piccole imprese ($ 300 miliardi), trasferimenti diretti ai cittadini ($ 500 miliardi), fondi di stabilizzazione ($ 200 miliardi) e rinvii delle scadenza per il pagamento delle tasse.In Europa, la risposta è stata altrettanto tempestiva. I piani di Germania e Francia, in particolare, stanno assumendo dimensioni massicce. Contemporaneamente, si continua a discutere circa l’opportunità di ricorrere a strumenti centrali quali i cosiddetti Coronabond, su cui Paesi come la Germania e l’Olanda sembrano tuttavia molto restii: a spaventare è la mancanza di condizionalità dei fondi raccolti, ossia la possibilità per i Paesi membri dell’UE di usare tali risorse senza vincoli di finalità, anche per scopi diversi e meno urgenti rispetto a quelli strettamente legati all’emergenza sanitaria. Più semplice, dal punto di vista politico e dell’implementazione, che si vada ad attingere al Fondo salva-Stati, imponendo una qualche forma, seppur lieve, di condizionalità alle risorse erogate.Complessivamente, si tratta di un vero e proprio bazooka fiscale, pari al 2.5% circa del PIL mondiale, con un effetto moltiplicatore sull’economia di 1.5/2 (per un raffronto, quanto fatto nel 2008-2009 ammontava all’1.6% del PIL mondiale).Le banche centrali non sono state da meno, anzi. Hanno tempestivamente dispiegato tutte le proprie forze per cercare di fornire al sistema economico e finanziario il supporto monetario necessario per fronteggiare la mareggiata. Tra tagli dei tassi fino a portarli ai livelli minimi e massicci programmi di acquisti, stanno ricorrendo a tutte le politiche straordinarie diventate popolari nel decennio passato. Prima di arrivare a forme di vero e proprio “helicopter money” (finanziamento diretto a imprese e privati), è possibile che, almeno negli Stati Uniti, si rispolveri un programma di controllo della curva, già sperimentato nel secondo dopoguerra e in linea con quanto avviene in Giappone, volto a mantenere i tassi forzatamente entro livelli prestabiliti, tramite acquisti di bond senza limiti di importo.L’effetto immediato di tali stimoli monetari è stato quello di sostenere le aspettative di inflazione e riportare in territorio negativo i tassi reali, saliti in precedenza di 100 punti base fino ad un doloroso +0.5% e oggi prossimi al -0.25%, un livello sicuramente più adeguato all’attuale contesto economico.Allo stesso tempo, la politica monetaria espansiva, soprattutto qualora si dovesse ricorre al controllo delle curve dei tassi, comporta l’effetto positivo di ridurre drasticamente il costo del debito per i Governi, in un momento in cui la spesa fiscale è inevitabilmente destinata a salire in modo significativo.Tutte insieme, le manovre delle principali banche centrali, tra cui la più timida per il momento è stata proprio la People Bank of China, vincolata dagli obiettivi di medio termine e dalla forza del dollaro, risultano pari ad un 10% circa del PIL mondiale (furono pari al 6.5% nel 2008-2009).In generale, si tratta di un mix ben assortito di misure fiscali e monetarie accomodanti con cui si sta tentando di contenere per quanto possibile i danni economici ed immunizzare i mercati finanziari, che al momento sembrano reagire positivamente alla cura.Tuttavia, trattandosi di una crisi nata non da un problema economico o del sistema finanziario, come successo nel 2007, ma da un’emergenza sanitaria, ciò che i mercati sembrano attendere per invertire con decisione il trend è un flusso di notizie positive nel numero di contagi. Nel frattempo, digeriscono e, anzi, apprezzano le misure di distanziamento sociale, anche drastiche, adottate dai Governi per contenere la diffusione del virus. Sembrerebbe che gli operatori siano disposti ad accettare un forte impatto economico nel breve termine per ridurre al minimo il costo sociale e umano, nella convinzione che, anche grazie agli stimoli monetari e fiscali messi a terra, l’attività economica possa poi ripartire con slancio una volta superata la crisi sanitaria.

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Coronavirus: Il pensiero al confino

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Le crisi aiutano a pensare? Certo, se si considera la quantità di dibattiti, documenti ed analisi dedicati al coronavirus ed ai suoi effetti sociali, politici, economici e umani pubblicati da un fior fiore di esperti, di intellettuali. In Italia, in Europa, nel mondo. Riflessioni rilevanti, intelligenti, demenziali. Di tutto e di più. Di fronte ad un fenomeno senza precedenti, ci saremmo potuti aspettare interrogativi, paradossi nati da una realtà sorprendente, nuove domande. In molti casi, invece, si manifesta il fenomeno opposto. Molti intellettuali e politici vedono la crisi globale come una eclatante e manifesta conferma di ciò che avevano ed hanno sempre detto. E c’è anche del comico. Per i sovranisti il coronavirus diventa un fenomeno che marca la necessità di maggiore sovranità; per i filoeuropei occorre maggiore Europa; per gli ecologisti c’è bisogno di politiche ed iniziative più ecologiche; per i socialisti occorre più socialismo; per i nazionalisti più nazione; per i modernisti siamo in presenza di contraccolpi anti-modernismo e quindi serve maggiore modernità; per i riformisti più riforme; per i conservatori più conservazione: etc. Come se il confinamento della popolazione si estendesse anche a dottrine filosofiche o politiche, ciascuna racchiusa tra le proprie quattro mura, ribadendo
le proprie certezze. Questo, ovviamente, genera alcune delusioni. Distraenti rispetto alla centralità della quotidianità.
Politici come Matteo Salvini o Giorgia Meloni, con al seguito un certo numero di sovranisti intellettuali, deducono dalla pandemia un evidente fallimento dell’Europa. Che in parte è vero: l’Unione Europea non ha brillato molto in termini di unità o energia durante la crisi… ma, per l’appunto, in parte; e quindi non si può parlare di fallimento se si considera l’altra parte. Prima di tutto è curioso che i sovranisti deplorino l’assenza di un’Europa che di solito denunciano come troppo presente. Nei trattati, le questioni sanitarie sono in gran parte responsabilità degli Stati, non di Commissione o Parlamento. I sovranisti dovrebbero quindi rallegrarsi di questi limiti e non lamentarsi dell’assenza di un potere sovranazionale che criticano ripetutamente. E si dimenticano di notare che è un’entità sovranazionale e non nazionale, la Banca centrale europea (BCE), che ha reagito più rapidamente, rinunciando ai suoi crediti giganteschi permettendo agli Stati nazionali di affrontare la difficile situazione.
I filoeuropei, nel loro fervore internazionalista, hanno denunciato qualsiasi tentazione di chiudere i confini, ma solo fino a quando l’Europa stessa ha iniziato a bloccare i suoi confini esterni e alcuni Stati europei, come la Germania, fare altrettanto sotto l’imperativo della necessità. Sembra che abbiano dimenticato che qualsiasi regola merita eccezioni in caso di emergenza, e il dogmatismo filo-europeo si è messo dalla parte del torto, così come l’altrettanto dogmatismo inverso.
Molti mettono in dubbio la globalizzazione, che presenta certamente diverse carenze, in particolare quella di facilitare la circolazione del virus a causa dell’intensità degli scambi. Ma renderla la causa determinante della crisi… ce ne corre. Se così fosse, le epidemie dei tempi antichi, quando la globalizzazione era minore, avrebbero dovuto essere meno dannose. Ovviamente è vero il contrario: le epidemie erano molto più mortali ai vecchi tempi (senza andare indietro fino alla peste nera del 1348, basti ricordare l’influenza spagnola del 1918, che uccise tra 20 e 50 milioni di persone). E questo semplicemente perché la globalizzazione va di pari passo con il progresso scientifico e, per esempio, ha consentito che Paesi un tempo molto poveri, come Cina e Corea, oggi abbiamo moderni mezzi tecnici e medici che consentono loro di combattere più efficacemente.
Poi ci sono quelli che se la prendono con la “standardizzazione” del mondo, con le persone che si muovono di continuo e a cui oppongono la saggezza di coloro che sanno stare a casa propria. Ma questa “standardizzazione”… dov’è? Contro il virus le nazioni mettono in essere politiche più disparate: confinamento totale in Italia o Spagna, confinamento di una singola regione in Cina, uso di test a larga scala e intelligenza artificiale in Corea del Sud, nessun confinamento in Svezia, etc. Chiaramente, la cultura di ogni singolo Paese ha un ruolo importante in questi diversi approcci: la diversità si manifesta in un modo o in un altro a seconda che siamo una nazione cattolica, protestante, confuciana, liberale o autoritaria. La globalizzazione sembra che non standardizzi le culture, ma le colleghi fra loro, e questo è diverso da quello che sostengono coloro che perorano “ognuno a casa propria”.
Standardizzazione, inoltre, che porta a denunciare il turismo di massa. Ma dovremmo incolpare le persone dei Paesi emergenti perché anche loro vogliono scoprire il mondo come abbiamo fatto e continuiamo a fare noi dei Paesi emersi? Ovviamente dobbiamo riflettere e trovare soluzioni contro gli effetti dannosi del turismo di massa, il cosiddetto overtourism. Ma dovremmo per questo tornare al turismo aristocratico e borghese dei vecchi tempi, quando i viaggi erano riservati ad una piccola élite? I “bei tempi” in cui i lavoratori non avevano le ferie pagate e si accontentavano di passare la domenica nelle gite fuori porta? Suvvia….
Un approccio, questo contro la “standardizzazione”, che porta, alla fin fine, a dire che “prima si stava meglio”. Ma… prima quando? Quando tre quarti dell’umanità vivevano in miseria e povertà? Quando gli Stati nazionali trascorrevano gran parte del loro tempo a fare la guerra? Quando la medicina era impotente contro la maggior parte delle piaghe microbiche? Bah…In ultima analisi, forse sarebbe necessario attenersi ad una semplice riflessione: prima di trarre insegnamenti definitivi dalla crisi del coronavirus, con enormi energie dedicate a prefigurare scenari del futuro in un contesto in cui nessuno sa come e quanto durerà e quando finirà…. attendere fino alla fine o poco prima che finisca (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Coronavirus: Possibile sospensione dei concorsi fino al 31 luglio

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Lo prevede quanto disposto dall’art. 1, commi 1 e 2, lettera t) del DL 19/2020. Il presidente Anief, Marcello Pacifico, scrive al ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, per chiedere con urgenza un tavolo politico in teleconferenza con gli altri sindacati per discutere proposte alternative e urgenti per affrontare il problema del precariato, dopo lo slittamento delle procedure concorsuali previste già a ottobre dal Governo e licenziate dal Parlamento a fine anno con la legge 159/2019.È evidente che quanto era urgente in autunno lo è ancora di più in primavera. Non possiamo permetterci di ignorare un problema grave quale quello della supplentite, della continuità didattica, dell’abuso dei contratti a termine ritenuto improrogabile nel mese di ottobre e ancora più urgente nel mese di aprile, mentre tutto il corpo insegnante è impegnato nella sfida della didattica a distanza e il personale Ata nel lavoro agile. Il prossimo anno avremo 250 mila contratti a termine, sempre che possa iniziare nella normalità.Sono saltate anche le procedure per far partire il corso abilitante che deve essere garantito a tutti i precari storici, come i corsi di riconversione professionali a tutto il personale di ruolo.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “non è possibile pensare di prolungare la sospensione dei licenziamenti anche del personale dell’infanzia o primaria con diploma magistrale, causa Coronavirus, salvo poi chiedere alle stesse maestre di continuare a stare in questi momenti difficili accanto ai nostri figli, per di più quando hanno superato l’anno di prova”.“E cosa dire di quegli assistenti tecnici e amministrativi che continuano a gestire il personale Ata e la contabilità a distanza in una scuola su due? Sono tutte domande che vogliamo porre al rappresentante del Governo che ha il dovere di consultarci per confrontarci sulle nuove soluzioni. Noi ne abbiamo già alcune, concrete, semplici e di buon senso, le stesse che abbiamo posto all’attenzione dei senatori durante l’esame del decreto legge n. 18/2020 nelle proposte emendato presentate in V Commissione bilancio”, conclude Marcello Pacifico.

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The coronavirus pandemic is a human tragedy of potentially biblical proportions

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

di Donato Speroni da Newsletter ASviS. (in sintesi) Comincia così l’editoriale di Mario Draghi sul Financial Times, uscita pubblica dell’ex presidente della Banca centrale europea, l’uomo che ha salvato l’euro col suo famoso whatever it takes, citato in questi giorni come esempio di coraggio e di leadership in un momento nel quale di coraggio e leadership c’è tanto bisogno. Parlare di “tragedia di proporzioni bibliche” è più corretto, a mio avviso, rispetto alle tante metafore belliche che si sentono riecheggiare sui media. In una guerra si sa chi è il nemico da battere, si fanno sacrifici con uno scopo comune: la vittoria finale. Nei flagelli del Vecchio Testamento (pensiamo alle sette piaghe d’Egitto) c’è una Forza superiore che si abbatte sui popoli. Questa forza può essere l’Altissimo, per altri la Natura che si ribella all’uomo, o l’umanità stessa che ha aperto il vaso di Pandora e non sa più come richiuderlo.Nelle guerre (e ce ne sono state anche di giuste e necessarie come quella contro il nazismo) o si vince o si perde. In questa lotta alla Pandemia si stanno facendo miracoli, a cominciare dal sacrificio del personale sanitario e dei tanti che si devono esporre per assicurare il funzionamento minimo del sistema economico, con la complessità delle sue filiere, indispensabile alla vita di tutti. Ma siamo di fronte a un evento drammatico e globale, senza precedenti per dimensione e rapidità. Ne usciremo, certamente, ma si comincia a capire che il futuro non sarà quello che la gente fino a ieri si immaginava e che ci sono forze “invisibili” (il virus) che minacciano il genere umano. In realtà, non così invisibili alla scienza, perché tanti esperti, fin dagli avvertimenti del Club di Roma del 1972 sui limiti della crescita, hanno continuato a dircelo. Ma anche gli esperti negli ultimi tempi erano visti con sospetto, considerati parte di una “casta privilegiata” (ricordate il dibattito sulla società della post-verità?). Per fortuna abbiamo la tecnologia (anch’essa basata sulla scienza), che è un grande aiuto. Ecco, oggi la tecnologia ci consente di comunicare con grande facilità, usiamo Skype per salutare quotidianamente i nostri cari che stanno lontano, ma la comprensione tra i popoli non è aumentata. Non solo per gli egoismi nazionali e l’avidità degli interessi economici, ma perché le visioni della vita sono rimaste profondamente divergenti. In Europa siamo giustamente orgogliosi del grande successo del progetto Erasmus e speriamo che i giovani ci aiutino a costruire un futuro comune. I ragazzi che conosco ne hanno ricavato un gran bene in termini di apertura al mondo e di conoscenza delle lingue, ma quasi mai hanno stabilito amicizie durature, ponti permanenti con le altre culture. Salvo, si intende, quando hanno fatto coppia con una persona del posto o ci sono tornati per lavorare. In questa crisi da Coronavirus, gli aiuti sono arrivati all’Italia da Paesi lontani come Cina e Cuba, ma, come ha rilevato giovedì Beppe Severgnini a Otto e mezzo, “nei nostri ospedali non c’è un solo medico che ha al braccio la fascia blu con le stelle dell’Unione europea”. Nell’articolo sull’ultimo Espresso, Giovannini avanza diverse proposte sul ruolo della politica a cominciare da questa:
… mettere all’opera i migliori esperti disponibili per immaginare come far sì che l’uscita dalla crisi sia “esplosiva” in senso positivo, cioè non segua una dinamica “lineare” ma fortemente “non lineare”. Questo vuol dire pensare subito a come creare condizioni fortemente diverse rispetto a quelle che hanno caratterizzato l’evoluzione economica italiana degli ultimi anni. L’uscita dalle crisi del 2008-2009 e del 2011-2012 è stata, per l’Italia, lenta, parziale e peggiore di quelle di altri Paesi. Non possiamo permetterci un analogo percorso anche all’uscita di questa crisi. Per questo, il Governo dovrebbe creare ora, accanto all’unità di crisi, una “unità di resilienza” con esperti delle diverse materie, che propongano interventi radicali per offrire nuove opportunità, rimuovere ostacoli (nello spirito dell’art. 3 della Costituzione) e avvii un nuovo ciclo di sviluppo molto più sostenibile sul piano sociale e ambientale, oltre che economico. Insomma, si tratta di “rimbalzare avanti” e non ”indietro” dove eravamo solo poche settimane fa, quando denunciavamo disuguaglianze sociali e territoriali inaccettabili, danni gravissimi all’ambiente e alla salute delle persone. Questa ricetta può valere anche per l’Unione europea e sembra che il difficile Consiglio europeo di ieri abbia deciso di andare in questa direzione, come spiega lo stesso Giovannini a “Scegliere il futuro” su Radio radicale all’indomani della riunione, presentando una lettura meno pessimista , soprattutto in prospettiva, degli esiti dell’incontro on line tra i capi di governo.
Non è facile, anche sul piano psicologico, fare qualcosa che agli occhi di alcuni può sembrare superfluo mentre si lotta contro l’emergenza: ci vuole freddezza e coraggio per distinguere, sotto stress, le cose urgenti da quelle importanti per il futuro. Ma, come disse Tony Blair in una intervista su come aveva imparato a fare il Primo ministro, “se non dedichi tempo alle cose importanti, ma solo a quelle urgenti, quelle importanti non le farai mai”

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Coronavirus: occhi puntati al Sud

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Desta forte preoccupazione l’allarme lanciato ieri dal Presidente della Regione Campania circa la carenza delle forniture essenziali per gli ospedali della regione. Un appello che, con modalità e tempi diversi, è stato condiviso da molte regioni del Mezzogiorno e che riteniamo non possa essere ignorato.Per questo, pur apprezzando lo sforzo profuso nell’affrontare l’emergenza nelle aree in cui il focolaio è più acuto e grave, facciamo appello al Ministro della Salute e al Ministro per il Sud e la coesione territoriale perché adottino al più presto tutte le misure necessarie ad evitare che la situazione del contagio si diffonda nel Mezzogiorno senza la prevenzione necessaria, producendo ancora maggiori danni e problemi nella aree più deboli del Paese.
Purtroppo le lunghe politiche di taglio al Sistema Sanitario Nazionale hanno comportato carenze e inefficienze, soprattutto al Sud. Non possiamo ignorare la grave crisi che, da anni, affligge le strutture ospedaliere di questa vasta area d’Italia, ma questo è il momento di agire con responsabilità per arginare i contagi e per prevenire l’emergenza al Sud. Fondi, dotazioni di dispositivi e apparecchiature mediche, ampliamento delle terapie intensive, tamponi: è necessario implementare un modello unitario per la medicina ai tempi del Covid-19, che non consenta alle disuguaglianze ataviche del Paese di creare ulteriori disparità in tema di cure e salute.

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