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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘prezzi’

Mercato immobiliare: Calano i prezzi degli alloggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

HousingAnywhere, la piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti più grande al mondo, rilascia l’International Rent Index per il secondo trimestre del 2020, e mostra come l’aumento dei prezzi finora in costante crescita, abbia subito una brusca battuta di arresto in tutta Europa e, soprattutto, in Italia.In Italia, Firenze è la città che sembra risentire maggiormente della crisi e mostra il maggior calo dei prezzi degli affitti rispetto al trimestre precedente. Le stanze singole sono scese del -9,6%, i monolocali del -6,1% e i bilocali hanno registrato il -6,9%. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno 2019, sempre nel capoluogo toscano, i prezzi degli affitti dei bilocali hanno subito un calo del -4,6%.Anche Milano ha assistito a un calo dei canoni d’affitto importante. Il capoluogo meneghino registra un calo del -9,1% per le stanze singole, -5,5% per i monolocali e una diminuzione dei prezzi di affitto per i bilocali del -7,8%. Se confrontati al Q1 20219, gli affitti dei bilocali sono scesi del -4,6%. Torino segue lo stesso trend. I bilocali hanno mostrato un calo trimestrale del -7,8%, aggirandosi su un prezzo medio di 812 euro al mese, con un calo del -5,9% rispetto all’anno scorso.In questi ultimi mesi è cambiata infine anche la domanda degli affitti, che è sempre più dinamica e frammentata e riflette nuove esigenze e nuove richieste nate durante il lockdown. Tra le ragioni, c’è sicuramente il fatto che molte persone dovranno trascorrere più tempo in casa per via dello smart working, pratica che diventerà sempre più diffusa e in grado di giocare un ruolo importante sul futuro del mercato immobiliare.”Lavorare da casa stravolgerà il mercato immobiliare, insieme alla domanda di nuove soluzioni abitative che meglio si adattano alle nuove abitudini di vita. Molto probabilmente assisteremo a una redistribuzione territoriale della domanda di immobili e, di conseguenza, a una possibile riduzione dei canoni d’affitto nelle grandi città, a favore delle province. Se non ci sarà più la necessità di recarsi in ufficio in città come Milano, Torino o Roma, almeno con regolarità, si apriranno scenari interessanti per le zone e i quartieri meno centrali. Inoltre, anche la domanda subirebbe un cambiamento qualitativo. Rimanendo a casa per molte più ore, si sentirebbe il bisogno di ambienti più accoglienti, più spaziosi, e forse anche di una stanza in più da adibire ad ufficio” ha dichiarato Djordy Seelmann, CEO di HousingAnywhere.

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Oro: i prezzi potranno ancora crescere nei prossimi due anni

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

L’economia globale sta attraversando una situazione di incertezza senza precedenti e questo ovviamente sostiene le quotazioni dell’oro, bene rifugio per eccellenza. A giugno, il metallo giallo ha visto un aumento del 2.9% chiudendo il mese a circa 1.781 dollari americani per oncia, il livello più alto degli ultimi dieci anni circa. I titoli auriferi, rappresentati dal NYSE Arca Gold Miners Index, hanno fatto anche meglio, crescendo del 6.3% nel corso dello stesso mese.L’oro fornisce agli investitori un mercato con una quantità di liquidità tale che, nel caso in cui avessero bisogno di convertire l’oro in denaro, li metterebbe nelle condizioni di poter sempre accedere al valore dei loro investimenti.Siamo ottimisti sulla commodity perché i prezzi stanno ricevendo adeguato sostegno, in particolare grazie all’enorme quantitative easing, sia monetario sia fiscale, messo in campo dai governi e che proseguirà nei prossimi due anni.
Pertanto, considerate l’incertezza sulle dinamiche del Coronavirus e la ricerca di rifugi sicuri da parte degli investitori, riteniamo che i prezzi dell’oro saranno ben supportati e potranno anche crescere ulteriormente nei prossimi due anni.Non solo: pensiamo che il settore aurifero nel suo insieme si trovi nello stato migliore degli ultimi vent’anni o anche di più. Perché?Perché si sta concentrando su operazioni di allocazione del capitale efficaci, che generano buoni flussi di cassa e restituiscono parte di tale liquidità agli azionisti.Tutto questo non è un caso, ma succede perché le grandi aziende come Barrick e Newmont sono consapevoli che questa è sempre più la direzione che dovrebbero percorrere, concentrandosi sulla generazione di margini e di flussi di cassa piuttosto che solo sull’aumento dei volumi, qualunque sia il costo.Quindi vediamo un certo numero di aziende molto interessanti che, dopo aver pagato i debiti, stanno generando buoni flussi di cassa e continuano a investire in esplorazioni per individuare nuovi asset, del tutto necessari se il mercato avrà sempre più bisogno di oro.Cresce inoltre l’attenzione ai temi ESG nel settore nel suo insieme. Ciò significa gestire l’azienda in modo sostenibile, trattare di conseguenza i dipendenti, le comunità e, più in generale, la collettività per poter mantenere le licenze per operare e continuare a farlo in modo redditizio. Si tratta di un’attenzione destinata a crescere ancora di più.I titoli auriferi offrono anche una bassa correlazione con i mercati e quindi sono un ottimo modo per diversificare il portafoglio. In questo senso è importante adottare un’ottica di lungo periodo. Le azioni sono più volatili rispetto all’oro ma, quando i prezzi della commodity aumentano, tendono a mostrare una maggiore leva finanziaria. Ciò porta una certa volatilità, ma a lungo termine si possono generare rendimenti molto interessanti.In conclusione, siamo molto ottimisti sul settore aurifero perché vi sono aziende molto solide, altre che stanno vedendo rapidi miglioramenti e inoltre si registrano operazioni di M&A che stanno consolidando tutto il comparto.
Nella nostra strategia Global Gold manteniamo un portafoglio di titoli molto concentrato, guardando in gran parte alle aziende produttrici, che stanno generando flussi di cassa nel lungo termine, e incrementando o consegnando dividendi in un momento nel quale, invece, altre società devono tagliarli. Queste compagnie quindi sono nelle condizioni di offrire rendimenti sostenibili agli azionisti.

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Prezzi: Unc, la classifica delle città dove il cibo è più caro

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 luglio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i prodotti alimentari, sulla base degli ultimi dati Istat.Mentre l’Italia e la gran parte delle città sono in deflazione, gli unici beni che non hanno subito contrazioni nelle vendite, nemmeno durante l’emergenza Covid, ossia quelli alimentari, hanno subito pesanti rincari.Così, a fronte di un’inflazione media annua negativa, pari in Italia a -0,2%, i beni alimentari sono cresciuti del 2,4%, che tradotto in termini di aumento del costo della vita significano, per il solo cibo, un rincaro medio a famiglia pari a 134 euro su base annua, che salgono a 159 euro per un nucleo familiare di 3 componenti, 181 per 4 componenti.Anche nel territorio, solo 5 regioni (Campania +0,5%, Umbria +0,5%, Trentino +0,5%, Calabria +0,1%, Piemonte +0,1%) e solo 6 città tra quelle capoluogo o con più di 150 mila abitanti (Bolzano, Napoli e Perugia +0,7%, Trento +0,4%, Ancona e Torino +0,1%) registrano un’inflazione positiva, per quanto molto bassa. Ma per il cibo i rincari sono decisamente più alti, con molte disparità a seconda della città.Ecco perché l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, ossia dove i prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno registrato i più alti aumenti dei prezzi, elaborando i dati tendenziali Istat relativi al mese di giugno.Ebbene, la città con i maggiori rincari alimentari (tabella n. 1) è ancora una volta Caltanissetta, +5,7% su base annua, città già in testa alla classifica di aprile e di maggio. Va detto che, forse grazie anche alla nostra denuncia e all’attenzione delle istituzioni riservata a questi aumenti, i rialzi sono in attenuazione rispetto a maggio, quando erano pari a +6,4%. In ogni caso, tradotto in maggior del costo della vita, significa che una famiglia media a Caltanissetta, su base annua, ha registrato una spesa aggiuntiva, per i soli beni alimentari, pari a 307 euro, una vera e propria stangata.Al secondo posto, Perugia, +4,6%, equivalenti ad un aggravio nei dodici mesi, per il solo cibo, pari a 242 euro, al terzo Trieste, +4,4%, pari a 232 euro.La città più risparmiosa Parma, la più virtuosa, l’unica a registrare per i beni alimentari una riduzione dei prezzi, -0,3%, equivalenti ad un risparmio di 17 euro su base annua. Non è molto, ma è meglio di chi ha subito rincari. Segue Siena, +0,7% e Macerata, +0,9%.Per quanto riguarda le regioni (tabella n. 2), il cibo più caro, in termini di rialzi dei prezzi, si trova in Umbria, +4%, pari, in termini di aumento del costo della vita, per una famiglia tipo, a 210 euro. Seguono Lazio, +3,3% (189 euro) e al terzo posto, a pari merito, Valle d’Aosta e Trentino, con +3,1%. La regione migliore, il Veneto, +1,6%, seguita da Lombardia e Puglia.

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Prezzi: Istat, a giugno -0,2% ma “il carrello” aumenta

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

Secondo i dati definitivi di giugno resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,2%.”L’Italia è in deflazione non solo per il calo dei beni energetici ma per via della grave crisi economica. I consumi non ripartono, nonostante il lockdown sia finito. Ma il dato non deve trarre in inganno. Le spese obbligate, non rinviabili, come quelle del carrello della spesa, continuano a pesare sulle tasche degli italiani, anche se in attenuazione rispetto a maggio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il carrello a +2,1% significa avere un aumento del costo della vita, per i soli acquisti di tutti i giorni, di 192 euro su base annua, 180 euro per gli alimentari. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 174 euro per le compere quotidiane, 162 euro per il cibo, per una famiglia media sono, rispettivamente, 144 e 134 euro” conclude Dona.
Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano, Perugia e Napoli, tutte e 3 con un’inflazione pari a +0,7%. In termini di rincari, però, al primo posto si conferma Bolzano che ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 223 euro. Al secondo posto Perugia, dove il rialzo dei prezzi dello 0,7% determina un aggravio annuo di spesa pari a 167 euro, terza Napoli, dove la spesa supplementare, per una famiglia tipo, è pari a 153 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione a +0,5%, Trentino, Umbria e Campania. In termini di maggior spesa, però, svetta il Trentino Alto Adige che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 135 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,5% implica un’impennata del costo della vita pari a 117 euro, terza la Campania dove si ha un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 100 euro.

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Prezzi: Unc, la top ten di giugno dei prodotti più rincarati

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Istat per stilare la classifica dei prodotti più rincarati nel mese di giugno, ossia nella fase post lockdown. Con la ripresa degli spostamenti liberi, non solo all’interno della regione (dal 18/5) ma anche in tutta Italia, sono subito arrivati i rialzi per i viaggi: i voli nazionali si collocano al primo posto, essendo saliti del 36,4% in un solo mese e del 22,6% su base annua, mentre il trasporto ferroviario è aumentato del 4,5% (+2,9% nei dodici mesi), trasporto marittimo +3,2%. Anche spostarsi con la macchina è diventato più caro, visto che pedaggi e parchimetri sono cresciuti del 3,1% rispetto a maggio.
Nella top ten dei rincari mensili spiccano anche gli aumenti legati a vacanze e tempo libero: macchine fotografiche e videocamere sono al secondo posto (+15,5%), villaggi vacanze al quarto (+13,4), giochi e hobby al quinto (+9,2%), palestre e piscine al settimo (+3,8%), pacchetti vacanza internazionali chiudono la top ten con +3,1%.Una buona notizia: nessuna stangata per i parrucchieri ed i trattamenti di bellezza, che segnano si un incremento mensile dell’1%, ma certo contenuto (+1,9% su base annua, +1,8% i parrucchieri per uomo e +2,3% per donna). I trattamenti di bellezza, in particolare, registrano un aumento rispetto a maggio di appena lo 0,6% (+0,7% su giugno 2019). Anche per la voce Ristoranti, bar e simili, anche se bisognerà attendere i dati definitivi Istat, mancando ancora all’appello le voci dettagliate, la variazione mensile è solo dello 0,2%, +1,1% il dato tendenziale.
“Parrucchieri, baristi, ristoratori, centri estetici hanno compreso, almeno per ora, che, con la crisi in atto, la politica di alzare i prezzi sarebbe stata controproducente e dannosa e si sarebbe tradotta in minori ricavi. Insomma, la tassa Covid, da noi denunciata, certo c’era ma, come detto fin dall’inizio, riguardava casi isolati, non era generalizzata e non consentiva di parlare di rialzi medi. Finora, quindi, è stata ininfluente ai fini statistici” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Nella top ten dei rincari annui, non sono purtroppo rientrate le speculazioni legate allo smart working: computer e tablet sono al secondo posto con +13,9%, i telefoni fissi, che non potevano bastare quando tutta la famiglia era chiusa in casa, sono al sesto posto con +10,7%, Monitor e stampanti in nona posizione con +5,9%, in undicesima posizione le cartucce delle stampanti con +5%. In classifica, spiccano il volo gioielleria, in seconda posizione con +13,6%, condizionatori, in quarta con +12,1%, frutta fresca in quinta posizione con +11,1%, spese bancarie in decima posizione con +5,1%.

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Prezzi: Unc, la classifica delle città e delle regioni dove il cibo è più caro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i prodotti alimentari, gli unici che durante l’emergenza Covid sono stati effettivamente venduti, subendo pesanti rincari.Insomma, mentre l’Italia, per via del lockdown, è teoricamente in deflazione, con un’inflazione pari nel mese di maggio a -0,2%, il cibo, il solo realmente acquistabile anche prima della riapertura generale dei negozi, subisce rincari pesanti del 2,6%, con una maggior spesa annua di 145 euro per una famiglia media, 195 per una coppia con 2 figli, 175 per una coppia con 1 figlio, 95 per un pensionato con più di 65 anni.Anche nel territorio, solo 4 regioni (Campania +0,5%, Umbria +0,2%, Trentino +0,1% e Sicilia +0,1%) e 13 città sulle 70 monitorate registrano un’inflazione positiva, per quanto molto bassa (record per Grosseto, con +0,8%, seguita da Napoli con +0,7%). Ma per il cibo i rincari sono decisamente molto più alti, oltre che differenti a seconda della città.Ecco perché l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia dove il cibo (prodotti alimentari e bevande analcoliche) è più rincarato, elaborando i dati Istat dell’inflazione di maggio.
Ebbene, la città con i maggiori rincari alimentari (tabella n. 1) è Caltanissetta, +6,4% su base annua, due volte e mezzo la media italiana, pari a +2,6%, città già in testa alla classifica di aprile con +5,7%. Al secondo posto, come lo scorso mese, Trieste, (+5,1%, era +5,3%) e al terzo Avellino e Trapani (+4,7% per entrambe). Le più risparmiose Siena, +0,2%, la città più virtuosa anche in aprile, a pari merito con Arezzo e Modena (+0,2%), segue al secondo posto Bologna (+0,3%) e al terzo Reggio Emilia (+0,4%).Per quanto riguarda le regioni (tabella n. 2), il cibo più caro, in termini di aumento dei prezzi, si trova in Basilicata, +3,9%. Seguono Umbria, Lazio e Calabria (+3,4% per tutte), al terzo posto Campania e Sicilia (+3,3%). La regione migliore, l’Emilia Romagna, con un rialzo dei prodotti alimentari dello 0,9 per cento, poi Valle d’Aosta (+1,5%) e al terzo posto Veneto (+1,9%).”Le disparità così ampie tra una città e l’altra, da +6,4% a +0,2%, in alcuni anche all’interno della stessa regione, possono avere varie motivazioni, ma la spiegazione più probabile è che, approfittando della ridotta mobilità del consumatore e, quindi, della minore possibilità di scelta, molti esercizi hanno alzato i prezzi e questo è stato maggiormente possibile in quelle città dove c’è minore concorrenza e non ci sono abbastanza forme distributive. Laddove il consumatore, invece, ha più alternative, tra ipermercati, supermercati, discount, negozi di vicinato, mercati, i rialzi, mediamente, sono stati più contenuti. Non è un caso se l’Antitrust proprio sui prezzi alimentari ha aperto un’indagine preistruttoria” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Prezzi: sottostimato il tasso di inflazione rilevato dall’Istat

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

L’Istat ha pubblicato le stime dell’inflazione al -0,2% sia su base mensile che su base annua. In seguito alla flessione dei prezzi dei carburanti e degli altri beni energetici, l’inflazione torna quindi a valori negativi per la prima volta dal 2016. Il dato appare fortemente sottostimato, poiché i prezzi registrati da Federconsumatori e segnalati dai cittadini mostrano invece aumenti consistenti, in particolare nell’agroalimentare e per i beni della cura della casa e della persona. Basti pensare che dalle nostre rilevazioni emergono incrementi fino al +35% solo per i generi alimentari. In questo quadro di generale incertezza continuiamo a riscontrare inevitabilmente le conseguenze dell’emergenza Covid-19 e proprio per questo è indispensabile intervenire sul piano economico e sociale per scongiurare un peggioramento della crisi ed erogare nel più breve tempo possibile bonus e agevolazioni nonché provvedere al pagamento della cassa integrazione. I provvedimenti non devono limitarsi a misure emergenziali e devono invece tradursi in interventi rapidi, efficaci e strutturali capaci di assorbire e ammortizzare quanto più possibile le ripercussioni della crisi per far ripartire il Paese con nuove occasioni di crescita e di sviluppo.

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Tutela del design nel settore dei prezzi di ricambio automotive

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2020

Nella lunga guerra tra ricambisti indipendenti e case automobilistiche si è conclusa questa settimana una ennesima battaglia a favore di queste ultime.Il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in Materia di Impresa, ha infatti accertato la violazione dei diritti di esclusiva di Volkswagen ad opera della società campana Acacia, che produceva e commercializzava cerchioni dalle caratteristiche morfologiche molto simili a quelle registrate dal gruppo tedesco, trincerandosi dietro la difesa della c.d. clausola di riparazione. Quella relativa all’applicazione della clausola di riparazione, c.d. match-fit, (art.124 CPI) che in via di eccezione consente di riprodurre l’aspetto esteriore di un pezzo di ricambio, identico a quello originario e tutelato come design, è una questione giuridica con enormi riflessi economici che si trascina da tempo. La Direttiva sul design (direttiva 98/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 ottobre 1998) infatti non ha risolto il contrasto tra case automobilistiche, che pretendevano di avere il monopolio sui pezzi di ricambio, e i ricambisti indipendenti, i quali invece invocavano la libera concorrenza. In attesa di una normativa ad hoc che disciplinasse la materia, mai arrivata, è stata varata quella norma. Secondo tale regola la proprietaria dei modelli di cerchioni automobilistici non può azionare i propri diritti di monopolio contro i produttori di cerchioni identici, se questi ultimi sono utilizzati allo scopo di consentire la riparazione del prodotto complesso (automobile): la produzione di cerchi replica è legittimata dalla norma, purché essi vengano prodotti e venduti solo allo scopo di ripristinarne l’aspetto originario del veicolo, ad esempio nel caso di rottura o furto dei cerchioni originali. L’Avv. Niccolò Ferretti, responsabile del dipartimento di Proprietà Intellettuale dello Studio Nunziante Magrone (www.nunziantemagrone.it) così commenta la decisione del Tribunale: “La pronuncia del Tribunale di Milano rappresenta un importante monito per tutte quelle imprese che intendono abusare della clausola di riparazione per giustificare la commercializzazione di repliche prodotte e vendute al di fuori dei limiti imposti dal legislatore. Se, infatti, da un lato, è sacrosanta la tutela degli interessi e diritti dei consumatori a poter sostituire pezzi di ricambio sinistrati o sottratti con repliche a basso costo, dall’altro, tuttavia, è altrettanto doveroso contenere tale facoltà nei precisi confini imposti dalla norma, onde evitare che si traduca in un comodo alibi affinché i produttori di ricambi indipendenti immettano sul mercato a loro piacimento vere e proprie contraffazioni”.Dopo avere inibito alla società Acacia la produzione e commercializzazione dei cerchioni in questione, imponendo anche il ritiro dal mercato dei pezzi già venduti e la pubblicazione del provvedimento su un quotidiano e una rivista di settore, i Giudici milanesi hanno rimesso la causa sul ruolo per la quantificazione del danno patito da Volkswagen in funzione della condotta illegittima della controparte.

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Maltempo: impatto sui prezzi all’ingrosso della frutta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dalle elaborazioni di Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) sulle rilevazioni effettuate nei mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di Imprese ITALMERCATI, il maltempo degli ultimi giorni non sta provocando effetti sui prezzi all’ingrosso della frutta nazionale.L’andamento dei prezzi all’ingrosso di questa settimana, infatti, è determinato da un livello medio-basso della domanda nei confronti della frutta estiva da parte del consumatore che ancora non è proiettato all’acquisto di prodotti tipici di questo periodo.Per quanto riguarda le albicocche, si registrano prezzi che vanno da 2,20 a 2,80 euro/Kg. A causa dei forti danni alla produzione causati dalle gelate di fine marzo, non ci si aspetta una flessione dei prezzi.Qualità molto buona per le ciliegie e quotazioni in calo rispetto alla settimana precedente, seppur nella norma rispetto alla media del periodo, che vanno dai 4,00 ai 5,00 euro/kg con punte di 6,00 euro/Kg per i prodotti a marchio, come le ciliegie di Vignola IGP. Nonostante le piogge degli ultimi giorni, non si è verificato il fenomeno della fessurazione tipico di questo prodotto. Questo vuol dire che l’acqua assorbita dai ciliegi in questi giorni non ha raggiunto quantità così elevate da causare lo spaccamento del frutto che presenta, infatti, un buon aspetto.Domanda medio-bassa anche per pesche e nettarine con prezzi che vanno da 1,50 a 2,00 euro/Kg per il prodotto di calibro maggiore, fino a 2,50 euro/Kg per le nettarine sempre di calibro maggiore.Anche per l’anguria il maltempo non sta incidendo sulla qualità del prodotto ma sta frenando i consumatori all’acquisto. Nonostante questo sono stati registrati prezzi nella norma rispetto alla media del periodo che vanno dai 0,70 ai 0.80 euro/kg.Prezzi del melone retato leggermente al di sopra della media con una forbice che va da 1,30 a 1,80 euro/Kg grazie ad una aumento della domanda per questo prodotto.Italmercati è la rete d’imprese a cui aderiscono i principali mercati all’ingrosso italiani finalizzata a restituire centralità ai mercati e agli operatori come obiettivo principale.Borsa Merci Telematica Italiana S.c.p.A. (BMTI) è il mercato telematico dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici.

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Quei folli che aumentano i prezzi di tutto. Le classiche leggi del mercato oggi sono diverse

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Il prezzo della tazzina di caffè al bar è in genere un riferimento molto utilizzato per vedere come vanno i prezzi. Niente di stratosferico, visto che, rispetto al mercato circostante, sono già diversi anni che è ben al di sotto dei livelli medi, e i furbacchioni di ogni tipo ci marciano per urlare quando aumenta di qualche centesimo o elogiarlo per dire che è tutto sotto controllo.Al di là della tazzina si registrano un po’ dovunque rialzi dei prezzi. Per l’ufficialità non contano i presunti osservatori privati (ognuno tira dalla propria parte), ma solo quelli ufficiali dell’Istat, dell’Ismea, etc.. Diamoci quindi tempo.
Comunque la percezione diffusa, anche a partire dal carrello della spesa, è che tutto è aumentato. Ora che siamo in una nuova fase meno restrittiva della nostra mobilità, dove molti hanno ripreso a consumare nei luoghi della socialità ludica e necessaria, l’evidenza di questi aumenti è più percettibile. C’é da dire, per i negozi al dettaglio, che alcuni fieramente hanno mantenuto i livelli pre-confino totale, e di questo i consumatori gliene danno atto confermando le proprie scelte. Ma, per l’appunto, sono solo alcuni.
Per capire l’impatto generale di questi aumento, occorre ancora aspettare, soprattutto per i risvolti che ci saranno su mercati tipo quello immobiliare, che ora sembra ancora apparentemente sul bordo del baratro.
Nel dettaglio, considerando anche i prodotti turistici che timidamente si riaffacciano su un mercato incerto (che si fa finta sia misterioso per nascondere il dramma), la tendenza è l’aumento.Ed è proprio qui che emerge l’ottusità, tipica del bottegaio.
La situazione di riavvio presuppone una nuova conquista del mercato da parte dei consumatori. Come si conquistano questi ultimi? Qualità, servizio e prezzo.Per la qualità, già nicchia prima della pandemia, oggi lo è ancora di più. Qualità significa spendere di più, per vari motivi non ultimo la moda. Il consumatore medio (a parte un limitato numero che in confino serrato da pandemia era garantito per vari motivi) oggi ha meno soldi, e il suo desiderio di essere tale fuori delle mura domestiche lo ha reso molto più attento ed oculato di prima.Per il servizio, mediamente i dettaglianti oggi sono anche più gentili di prima e, al momento, tendono a curare di più il consumatore.Per il prezzo… scatta la nota dolente. Motivazione media del bottegaio: “sono stato chiuso per mesi a incasso zero e con le spese fisse che erano sempre tali, oggi i miei costi – sanificazione, etc – sono mediamente più alti anche perché c’è molta difficoltà a fruire delle agevolazioni dello Stato”, quindi i prezzi aumentano.
Il bottegaio mediamente ragiona come la massaia dei romanzi di Charles Dickens: vita al quotidiano, mai oltre il proprio naso, conti a fine settimana, prospettive predatorie in attesa di vendere l’attività ad un altro bottegaio e ritirarsi in campagna.
Risultato: ognuno in lotta contro l’altro. La pandemia, nonostante le smielate e gli inviti del premier Giuseppe Conte alle banche perché fossero buone, non ha insegnato nulla. Lotta al coltello fino all’ultimo sangue.
E qui il bottegaio sbaglia, ché il mercato pandemico non è come quello di prima. La solidarietà economica non è roba da chierici e illusi, ma prospettiva di vita. Il consumatore va riabituato ad esser tale, ma se il bottegaio lo spolpa, visto che il nostro consumatore si è abituato a consumare meno ed ha anche meno soldi, invece di farlo entrare nella propria bottega lo terrà ai margini. Risultato per il bottegaio: vende a prezzi più alti e meno.Risultato per il consumatore: acquista meno e frequenta meno le botteghe.Risultati che possono portare vantaggi? Forse nell’apparente immediato di qualche bottegaio che, magari, si auto-loderà di guadagnare facendo anche meno fatica.Ma non è così che funziona l’economia di mercato. Che senza fiducia del soggetto principale, il consumatore, va a ramengo. Ultima e tutt’altro che secondaria osservazione. Il consumatore che non ha scelte e che mediamente viene considerato come un allocco disinformato, è un soggetto in estinzione. La Rete a casa ci ha insegnato molto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Prezzi: Unc, la top ten dei prodotti più rincarati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri, per stilare la classifica dei prodotti e servizi più rincarati durante l’emergenza Covid, ossia da febbraio, mese dove non c’era ancora il lockdown, a maggio, scoprendo vere e proprie speculazioni dei prezzi.Il record spetta alla voce E-book download, con un rialzo, in soli 3 mesi, del 30,4%. Un aumento a dir poco vergognoso, che ha sfruttato l’esigenza di trascorrere il tempo con una buona lettura mentre si era chiusi in casa.
Al secondo posto la frutta fresca, +12,8% e al terzo gli Apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia computer portatili e fissi, palmari, tablet, notebook con un incremento del 12%. In pratica, si è approfittato dello smart working e dell’obbligo degli studenti di seguire le lezioni a distanza, per fare rialzi a danno di lavoratori e famiglie. Analoga sorte per gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, che si collocano al quarto posto di questa classifica, salendo dell’11,3%. Sfruttamento simile per la quinta voce, Apparecchi per la telefonia fissa, +7,7%. Evidentemente i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era “reclusa” tra le quattro mura di casa e c’è chi ha pensato bene di cogliere questa necessità per guadagnarci.Insomma, a fronte di un indice generale aumentato da febbraio a maggio solo dello 0,1%, c’è chi ha approfittato dei beni che gli italiani hanno dovuto prendere o acquistare maggiormente per via dell’emergenza Coronavirus, per lucrare.E’ così che si spiega il sesto posto, vegetali surgelati (+4,8%), bene sostituto dei vegetali freschi, ed il settimo, le patate, ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo (+4,4%) e, alla pari, Altri articoli di cancelleria, ossia evidenziatori, matite, penne e cartucce a getto d’inchiostro e toner, anche queste collegate allo smart working (+4,4%). In ottava posizione cacao e cioccolato in polvere, tipico comfort food, +4,3%, in nona posizione un ex aequo, Pasta e couscous (+4,2%) e Apparecchi per cottura cibi, come forni, forni a microonde, piani cottura (+4,2%). Chiude la top ten la farina (+3,8%). Insomma, la voglia di pizza e di dolci fatti in casa ha influito sulle ultime due voci della graduatoria.Si specifica che i dati Istat di maggio sono ancora provvisori e che non sono ancora disponibili tutti i prezzi che si avranno poi con il dato definitivo.

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Coronavirus e prezzi benzina

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

Secondo i dati del ministero dello Sviluppo economico, il prezzo medio nazionale della benzina al self-service è salito nell’ultima settimana a 1,366 euro al litro da 1,356 euro della settimana chiusa il 18 aprile. Ci dicono che questo sia dovuto alla ripresa delle quotazioni del petrolio che, da qualche giorno, è andato oltre i 30 dollari al barile e, di conseguenza, all’aumento dei prodotti della raffinazione.Come sempre in questi casi, i consumatori vengono presi per i fondelli, facendo loro credere che la percezione sia la stessa cosa della realtà.E’ innegabile, infatti, che se il petrolio aumenta in questi giorni le proprie quotazioni, siccome dentro le nostre auto non mettiamo petrolio ma benzina, e che quest’ultima è frutto di una raffinazione che non si fa in pochi giorni… è innegabile che il prezzo aumentato della benzina è solo una speculazione di mercato.Tutto in regola, quindi. In regola con gli aumenti che vengono applicati quando il mercato ha una maggiore domanda.Certo, in periodo pandemico ci si sarebbe aspettati un comportamento più collaborativo, invece no. A noi consumatori ci si chiede, per il bene nostro e di chiunque altro, di limitarci nelle libertà personali, a rinunciare a molte delle nostre abitudini… tutto nel nome del bene collettivo. E sembra che tutti abbiano rispettato queste limitazioni visto che i risultati ci sono nel calo della diffusione del virus. Ci si sarebbe aspettato che agire in nome del bene collettivo riguardasse non solo l’ultimo anello della catena produttiva, il consumatore… invece no.
Pazienza, vorrà dire che sarà per la prossima volta.Intanto, però, sarà bene che ognuno faccia tesoro che questi sistemi di mercato esistevano, esistono ed esisteranno. E come si lottava prima contro l’essere considerati degli imbecilli da parte dei “padroni della benzina”, occorre continuare a farlo. Oggi con il vantaggio del green deal europeo, quello italiano e le politiche e gli incentivi che vengono riconosciuti per una mobilità sempre meno legata al consumo della benzina… vantaggio che per ora è nelle parole e che auspichiamo passi presto ai fatti. E, di conseguenza, che tutti questi mercanti della percezione che credono di avere a che fare con consumatori imbecilli, guadagnino sempre meno … potendo, ovviamente, prima di fallire, convertire i loro tipi di produzione in direzione ecologica… ma, al momento, sembra che su questo siano abbastanza tonti e continuino ad accontentarsi, per il momento, a pagare le cosiddette tasse per inquinare. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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LATAM riprende ad operare con prezzi più accessibili, maggiore flessibilità e misure sanitarie

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

A seguito della drastica riduzione delle attività di LATAM Airlines Group e delle sue controllate a seguito del COVID-19, il gruppo annuncia un graduale aumento della sua operatività nei prossimi due mesi. A giugno prevede di passare dal 5% al 9% della sua capacità totale pre-crisi, raggiungendo il 18% a luglio. LATAM è conscia che prendere decisioni in questo momento di incertezza è complesso, quindi prevederà una maggiore flessibilità per l’acquisto e la programmazione di viaggi, tariffe che in media potranno essere fino al 20% più economiche, misure sanitarie aggiuntive e consulenza ai propri passeggeri che viaggeranno durante la crisi.
A giugno, LATAM Airlines Brasil effettuerà quattro rotte internazionali: da San Paolo a Francoforte, Londra, Madrid e Miami. Da Santiago LATAM Airlines Group volerà a Miami e San Paolo, un hub di collegamento attraverso il quale i clienti potranno accedere a queste tre destinazioni in Europa. Entro luglio, il gruppo spera di aumentare le destinazioni internazionali a 13.A livello nazionale, LATAM Airlines Brasil effettuerà 74 rotte, LATAM Airlines Chile raggiungerà 12 destinazioni, volando nuovamente verso La Serena, Copiapó, Temuco e l’Isola di Pasqua. Anche la filiale dell’Ecuador sta lavorando per far ripartire i voli nazionali a giugno, e le filiali colombiana e peruviana a luglio, il tutto rispettando le indicazioni delle autorità.Data l’incertezza causata dalla crisi sanitaria, i passeggeri avranno maggiore flessibilità per acquistare i biglietti e programmare i loro viaggi, sempre soggetti alle normative locali applicabili.
• Fino al 31 luglio 2020, i passeggeri potranno riprogrammare liberamente il loro viaggio su Latam.com prima della partenza del volo. La prima modifica sarà senza penalità o differenza di tariffa (stessa destinazione, in base alla disponibilità della cabina e alla validità del biglietto) e potranno cambiare la destinazione pagando la differenza di tariffa, qualora ci fosse.
Qualora il passeggero non avesse chiara la data in cui desidera viaggiare, potrà lasciare il suo biglietto aperto per 12 mesi, purché informi la compagnia aerea attraverso il suo sito web, con almeno 7 giorni di anticipo. (Sezione: “I miei viaggi” su LATAM.com)
• Nel caso in cui un volo venga cancellato o riprogrammato, i passeggeri potranno riprogrammare il loro viaggio senza penalità o differenza di tariffa (in base alla disponibilità della cabina, stessa destinazione e validità del biglietto). Se si desiderasse modificare la destinazione, verrà applicata una differenza di tariffa se esiste, qualora ci fosse.
Esiste una nuova piattaforma sul sito web di LATAM con informazioni dettagliate sulla destinazione scelta e soluzioni di viaggio per i passeggeri, che saranno anche in grado di contattare fornitori terzi per avere informazioni sui criteri di ingresso, uscita e rientro della destinazione che stanno visitando, che di norma sono responsabilità del passeggero.

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Prezzi: Rincari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 maggio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Istat per stilare la classifica dei prodotti più rincarati durante l’emergenza Covid. Purtroppo, come non era difficile immaginare, sono quei beni che sono stati maggiormente ricercati dai consumatori per affrontare nel migliore dei modi il lockdown e rafforzare le precauzioni igieniche, sia personali che relativamente alla propria abitazione. A fronte di un’inflazione che nel mese di aprile ha registrato una variazione nulla su base tendenziale e dello 0,1% su base mensile, la farina è rincarata dell’1,5% in un solo mese, le patate, molto ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo, si collocano in terza posizione con +3,7% (+5,7% su base annua), il pane confezionato, le cui vendite sono aumentate per non uscire tutti i giorni ad acquistare pane fresco, è in quinta posizione dell’1,7% (+3,8% su aprile 2019), detergenti e prodotti per la pulizia della casa in sesta posizione con +1,6% (+3,3% nei dodici mesi), uova in ottava posizione, con +1,3% (+3,1% annuo), latte conservato in nona posizione con +1,2% (+3,8% su anno), altri prodotti medicali come i disinfettanti in decima posizione, con +1%.
“Non è un caso se l’Antitrust ha avviato un’indagine preistruttoria sull’andamento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, detergenti e disinfettanti. Certo per questi prodotti si è registrato un aumento della domanda, ma questo non può spiegare incrementi dei prezzi così elevati, specie se si considera che si tratta di dati medi e che molti commercianti e supermercati hanno responsabilmente tenuto fermi i listini” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Alcuni consumatori ci hanno segnalato una novità. Alcuni centri estetici e parrucchieri avrebbero introdotto un contributo extra, una sorta di tassa di solidarietà per le varie spese aggiuntive, come quelle di sanificazione. Per ora si tratta di singoli casi isolati. Li invitiamo, comunque, a ripensarci spontaneamente. Ci sono, infatti, forti dubbi sulla legittimità di una tale pratica, anche nel caso la “sovrattassa” fosse segnalata in modo chiaro e trasparente, considerato che il consumatore deve pagare per il servizio reso, non dare contributi per le spese sostenute, salvo siano su base volontaria” conclude Dona.

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Antitrust avvia indagine sui prezzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

L’Antitrust ha avviato un’indagine preistruttoria sull’andamento dei prezzi di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e guanti.”Bene il faro dell’Antitrust sui prezzi. Ottima notizia. Finalmente l’Antitrust intende far luce sulle speculazioni dei prezzi. Dopo il procedimento sulle mascherine ora vengono accolte anche le segnalazioni su disinfettanti e guanti, per i quali, non per niente, avevamo chiesto prezzi imposti come per le mascherine” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Quanto ai beni di prima necessità, a marzo, mese oggetto dell’indagine dell’Authority, avevamo denunciato il rialzo preoccupante dei prezzi dei prodotti alimentari, passati dal +0,3% tendenziale di febbraio al 1,1% di marzo, più di tre volte e mezzo. Una situazione che ad aprile è ulteriormente peggiorata, con un +2,9%. In termini di costo della vita, per una coppia con due figli, significa avere un aumento annuo di 221 euro per i soli acquisti alimentari, 194 euro per una coppia con un figlio, 161 per famiglia media” prosegue Dona. “Non parliamo, poi, di frutta e verdura. Ad aprile, in un solo mese, sempre secondo i dati ufficiali Istat, la frutta fresca è salita del 3,5% (9,4% su base annua), i vegetali freschi +7,1%, la farina dell’1,3%, i prodotti per la pulizia della casa dell’1,7%. E questo in media, a fronte di prezzi fermi in molte zone e speculazioni inaccettabili in altre, dove, approfittando dell’impossibilità di spostarsi del consumatore, si sono alzati vergognosamente i prezzi” conclude Dona

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Prezzi: Istat, inflazione ad aprile zero su anno

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

L’Istat registra, ad Aprile, un tasso di inflazione al +0,1% su base mensile e una variazione tendenziale nulla. “L’azzeramento dell’inflazione – riporta l’Istituto di statistica – è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei beni energetici, che amplificano la loro flessione sia nella componente regolamentata (da -9,4% a -13,9%) sia in quella non regolamentata (da -2,7% a -7,6%); questa dinamica è solo in parte compensata dall’accelerazione dei prezzi dei beni alimentari (da +1,1% a +2,8%) e, in misura minore, dalla riduzione della flessione dei prezzi dei servizi relativi alle comunicazioni (da -2,6% a -1,3%).”
Affermazione che testimonia, anche se in maniera timida e marginare, il forte aumento dei prezzi dei beni alimentari denunciato più volte da Federconsumatori. L’incremento registrato dal nostro Osservatorio riguarda anche i prodotti per l’igiene e per la cura della persona, nonché i detergenti per la casa. Aumenti confermati nel dettaglio dall’Istat, anche se in forma sottostimata a nostro avviso: l’Istituto riporta, infatti, che “i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano in modo marcato da +1,0% a +2,6%, mentre la crescita di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto passa da +0,6% a +0,8%.”
Dai nostri dati e dalle denunce che continuamente riceviamo dagli utenti emerge, invece, un rincaro molto più marcato dei bei alimentari e per la cura della casa e della persona, che hanno subito ritocchi aumenti che arrivano anche a segnare quota +35% rispetto ai normali prezzi applicati in questa stagione. Da Nord a Sud la situazione non cambia, nei piccoli esercizi come presso la grande distribuzione.“Questa situazione non fa altro che aggravare la situazione di forte difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa dell’emergenza Covid-19. Persone che hanno perso il lavoro, che si trovano in cassa integrazione, che non riescono a far fronte alle spese quotidiane.” – afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori. – “Di fronte a tale emergenza bisogna rispondere con fermezza e decisione, adottando misure adeguate a contrastare l’emergenza povertà, assicurando una sopravvivenza dignitosa alle famiglie in difficoltà.” Per fare ciò è urgente incrementare buoni spesa e forme di sostegno già disposte, estendendo la platea dei beneficiari e incrementando le risorse a disposizione. In questa fase è fondamentale e giusto sostenere le imprese, per consentire una ripartenza del settore produttivo e dei servizi, ma non si può e non si deve dimenticare le famiglie.

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Proseguono le speculazioni sui prezzi dei dispositivi utili alla protezione dal contagio

Posted by fidest press agency su domenica, 3 maggio 2020

Questa volta, dopo mascherine e alcol, è il turno dei guanti.I prezzi di tali prodotti, soprattutto online, stanno raggiungendo rincari improponibili, vista anche la difficoltà a reperire il prodotto all’ingrosso. Mentre nelle farmacie e parafarmacie si trovano ancora a prezzi elevati, ma non improponibili (circa 7,90 Euro a confezione da 100 pz), online i costi variano dai 14,99 Euro ai 29,99 Euro.
Ricordiamo che in periodo pre-coronavirus, una confezione di guanti monouso costava mediamente dai 3,00 ai 3,90 Euro.
Le maggiorazioni registrano, pertanto, circa il +114% nelle farmacie, +575% online. Un comportamento inaccettabile, che segnaleremo alle autorità competenti, così come abbiamo fatto in passato per le mascherine, per i gel disinfettanti e per l’alcool, chiedendo sanzioni severe ed esemplari per chi specula sulla salute dei cittadini. Con l’Ordinanza n. 11/2020 il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 ha fissato in 0,50 centesimi il prezzo imposto delle mascherine chirurgiche, misura da noi fortemente voluta per calmierare i costi a carico delle famiglie (in attesa che, come abbiamo richiesto, tutte le amministrazioni locali ed il Governo provvedano a dotare i cittadini dei dispositivi necessari). Sarebbe opportuno a nostro avviso estendere tale provvedimento a diverse tipologie di DPI e prodotti necessari in questa fase, per evitare che, a turno, i dispositivi necessari siano oggetto di speculazioni e abusi, come purtroppo sta avvenendo da mesi. I cittadini sono stanchi di essere continue vittime di fenomeni speculativi che, di fatto, non sono solo responsabili di danni economici, ma anche di danni alla salute, dal momento che prezzi così elevati dissuadono i cittadini dal dotarsi dei dispositivi necessari a proteggerli dal contagio.

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I prezzi dei carburanti calano, ma con il contagocce

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico appena pubblicati, rispetto a settimana scorsa, il prezzo della benzina si abbassa di poco meno di 2 cent al litro (1,965 cent), così come il gasolio per auto (1,937 cent).”Anche se è andata molto meglio rispetto a settimana scorsa, i prezzi sono scesi di circa il doppio rispetto alla precedente rilevazione, non è comunque accettabile, dopo i ripetuti tonfi delle quotazioni del petrolio, che la benzina costi ancora 1,392 euro al litro ed il gasolio 1,287 euro. Le giustificazioni stanno a zero. E’ vero che, secondo i dati di oggi, accise e Iva incidono sul prezzo finale della benzina per il 70,4%, 66% per il gasolio auto. E’ decisamente troppo, ma è sempre stato così. Il fatto che gli italiani paghino troppe imposte sui carburanti, non vuol dire che non ci siano ampi margini per una ulteriore riduzione del prezzo finale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto, poi, che la domanda dei carburanti sia precipitata, in un libero mercato dovrebbe portare ad una diminuzione del prezzo, non ad un blocco per tamponare la flessione dei ricavi” prosegue Dona.
“Rispetto a settimana scorsa, su un pieno di 50 litri di carburanti si risparmia meno di 1 euro, 98 cent per la benzina e 97 cent per il gasolio. E’ un calo ancora insufficiente, anche se rispetto a due settimane fa, il risparmio è di 1,53 euro per la benzina e di 1,43 euro per il gasolio ” conclude Dona.

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Corte Ue su Ryanair, prezzi voli siano trasparenti

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Secondo la Corte di giustizia Ue, che si è pronunciata sul ricorso di Ryanair contro l’Antitrust, le compagnie aeree devono indicare chiaramente, sin dalla pubblicazione delle loro offerte su internet, l’Iva applicata ai voli nazionali e le tariffe per il pagamento con carta di credito.”Finalmente. E’ incredibile che questa vicenda si stia trascinando dal 2011. Una giustizia così lenta equivale ad una negata giustizia” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Fino a che le sanzioni comminate dalle Authority sono inferiori all’illecito guadagno e, anche quando vengono comminate, passano anni prima che la vicenda si possa definitivamente chiudere, è chiaro che i diritti dei consumatori verranno calpestati da chi attua pratiche commerciali scorrette. Basti pensare alla vicenda delle bollette telefoniche da 28 giorni ” prosegue Dona.”Nel caso di Ryanair, poi, se si va sul motore di ricerca dei bollettini settimanali dell’Antitrust, appaiono 28 risultati. Si tratta di una delle aziende di trasporti aerei che ha avuto tra le maggiori sanzioni per le violazioni delle regole di tutela degli utenti e che si è dimostrata fino ad oggi refrattaria a concetti di trasparenza verso i consumatori” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, dato falsato da effetto Coronavirus

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

Secondo i dati definitivi di marzo resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento su base annua dello 0,1%, da +0,3% di febbraio.”Il blocco degli acquisti e degli spostamenti, infatti, annulla qualunque effetto reale sulle tasche degli italiani. Il risparmio per la divisione trasporti, ad esempio, è solo teorico, visto che non si può viaggiare. Non parliamo poi di Ricreazione, spettacoli e cultura, -0,2% su base annua. Le uniche voci che hanno conseguenze pratiche sono quelle dei prodotti alimentari e del carrello della spesa che, non a caso, registrano rialzi preoccupanti. Per una coppia con due figli si tratta di un aumento del costo della vita di 84 euro per i soli acquisti alimentari, 97 per il carrello della spesa, per una coppia con un figlio sono 73 euro per gli alimentari e 86 euro per le compere quotidiane, per una famiglia media sono, rispettivamente, 61 e 71 euro” prosegue Dona.Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, non solo rispetto alla famiglia tipo, da 2,3 componenti, ma anche per la famiglia di 3 persone, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia.
Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione dell’1,3%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia di 3 persone, a 451 euro (392 per una famiglia tipo). Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi dello 0,6% determina un aggravio annuo di spesa, per la famiglia di 3 componenti, pari a 177 euro (147 per la famiglia tipo), terza Napoli, dove l’inflazione a +0,7% comporta una spesa supplementare pari a 172 euro, mentre per la famiglia tipo il capoluogo partenopeo sale al secondo posto con 151 euro.Ben 8 città sono addirittura in deflazione. Le città più convenienti sono Aosta, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,7% genera un risparmio annuo di 202 euro per una famiglia media. Al secondo posto Parma (-0,7%, pari a -195 euro) e al terzo, inaspettatamente, per via del mancato afflusso turistico, Venezia: -0,5%, pari -132 euro.

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