Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘prezzi’

Prezzi: Istat, inflazione a marzo +0,1%

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

Secondo i dati provvisori di marzo resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento su base annua dello 0,1%, da +0,3% di febbraio.”Ottima notizia il rallentamento dell’inflazione, ma purtroppo il dato è falsato dall’effetto Coronavirus. Dal punto di vista della spesa dei consumatori, infatti, si registra un peggioramento. Mentre il calo dei carburanti, per via dei ridotti spostamenti, non produce alcun effetto reale sulle tasche dei consumatori, il rialzo dei prodotti alimentari e bevande analcoliche, +0,4% in un solo mese, +1,2% su base annua, il quadruplo rispetto a febbraio, quando era +0,3%, determina un aggravio di spesa non indifferente. Per una coppia con due figli si tratta di un aumento del costo della vita di 91 euro per i soli acquisti alimentari, 80 per una coppia con un figlio e 66 per una famiglia media” prosegue Dona.”Questi rincari, inoltre, sono in realtà ancora peggiori. Anche se i prezzi dei beni alimentari sono saliti ufficialmente dell’1,2% su base annua, gli italiani, in termini di spesa, hanno subito rialzi ben maggiori dell’1,2%. Infatti, gli spostamenti ridotti alle situazioni di necessità, per via dell’emergenza Coronavirus, non consentono più alle famiglie di fare shopping come una volta, confrontando i prezzi di più esercizi o andando nel centro commerciale collocato fuori del proprio comune di residenza, dove erano soliti andare per risparmiare. Quindi anche se i prezzi restassero uguali, la ridotta mobilità del consumatore si tradurrebbe comunque in maggiore spesa. Nei piccoli comuni, si sono create situazioni di monopoli di fatto e, anche se il negoziante correttamente non se ne approfitta e ha lasciato i suoi listini invariati, i suoi prezzi possono essere maggiori anche del 30% rispetto ad una grande catena che sta facendo offerte promozionali. E’ una delle tante conseguenze negative di questa emergenza: molte famiglie, pur avendo le stesse entrate di prima, ora fanno più fatica ad arrivare alla fine del mese. Ecco perché i 400 milioni di euro stanziati dal Governo per i buoni spesa non possono certo bastare” conclude Dona.

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Coronavirus: proseguono le speculazioni sui prezzi in tutta Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Continuiamo a ricevere allarmanti segnalazioni da parte di utenti che, nei negozi e nei supermercati, rilevano notevoli e ingiustificati aumenti dei prezzi. Dai prodotti alimentari, ai prodotti per l’igiene e la cura della persona, ai detergenti per la casa: molti prezzi, con atteggiamento spregiudicato e ingiustificabile, vengono ritoccati al rialzo. Un comportamento che sta dilagando in tutto il Paese, per cui chiediamo una attenta vigilanza al Mise, alle Forze dell’Ordine e all’Antitrust. Si tratta dell’ennesima, intollerabile, speculazione che scaturisce dall’emergenza coronavirus, dopo quelle già segnalate relative a gel disinfettanti per le mani, alcool, mascherine, guanti, falsi test e vaccini. È necessario che le autorità preposte intervengano con urgenza per contrastare e stroncare queste gravi speculazioni a danno dei cittadini, impossibilitati, in ottemperanza a quanto disposto dal Governo, a spostarsi sul territorio in cerca di punti vendita che applichino prezzi più convenienti. Non è mai il momento di lucrare, ma questo lo è meno che mai. E chi lo fa proprio in questo momento, a nostro avviso, dovrà essere punito con sanzioni più severe e rigide di quelle normalmente adottate.

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Trend positivo per i prezzi dell’ortofrutta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

La diffusione del Covid 19 non sta fortunatamente influenzando l’andamento dei prezzi nel campo dell’ortofrutta. Al contrario, in diversi mercati nazionali, sia per quanto riguarda la frutta, in particolar modo gli agrumi, sia per quanto riguarda gli ortaggi sono stati registrati andamenti regolari rispetto ai periodi precedenti caratterizzati da una consistente domanda.Gli unici prodotti ad aver subito leggeri incrementi sono le arance (tarocche e bionde), le mele e le patate. Per le arance, l’attuale aumento è determinato da un lato dall’esaurimento della produzione e dall’altro da un incremento della domanda di prodotti ad alto contenuto vitaminico da parte del consumatore. Stesso discorso per le mele a cui si aggiunge un rallentamento dell’operatività degli addetti ai lavori. In vista, però, di una riorganizzazione del lavoro la situazione potrebbe stabilizzarsi nel giro di qualche settimana.Tra gli ortaggi, la patata è l’unico prodotto in cui è stato osservato un leggero incremento di prezzo ma anche per questo prodotto si prevede il ritorno ad una situazione di normalità nel giro di qualche settimana grazie ad una grande quantità di produzione stoccata.

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Coronavirus e speculazioni sui prezzi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

Stiamo ricevendo, in queste ore molte segnalazione da parte di utenti che nelle farmacie e nei punti vendita stanno rilevando aumenti dei prezzi dei prodotti del tutto ingiustificati e ingiustificabili. Latte infanzia, farmaci da banco, ma anche prodotti alimentari: nulla sfugge agli aumenti applicati da alcuni punti vendita. Si tratta dell’ennesima, intollerabile, speculazione che scaturisce dall’emergenza coronavirus, dopo quelle già segnalate relative a gel disinfettanti per le mani, alcool, mascherine.
Al Mise, alle Forze dell’Ordine, all’Antitrust e, per quanto riguarda i farmaci, al Ministero della Salute e all’AIFA, chiediamo interventi immediati per contrastare e stroncare questi veri e propri atti di sciacallaggio ai danni dei cittadini.
A maggior ragione dal momento che, in questa delicata fase, questi ultimi sono chiamati responsabilmente ad attenersi alle disposizioni del D.P.C.M. dell’11 Marzo e non hanno altra scelta che affidarsi al punto vendita più vicino alla propria abitazione, senza poter andare in cerca di negozi e farmacie che applicano prezzi più convenienti. In una fase eccezionale come quella che il Paese sta vivendo assistere a queste speculazioni è davvero spregevole: per questo ci aspettiamo che chi mette in atto condotte di questo tipo venga prontamente e severamente sanzionato, permettendo inoltre ai cittadini di aver accesso ai beni a prezzi accettabili e corretti.

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“Musumeci blocchi i prezzi dei prodotti agricoli e tuteli la salute dei siciliani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Palermo.”Il Governo Musumeci blocchi subito i prezzi dei prodotti agricoli, come ha fatto il Governo spagnolo, così tutelerà l’agricoltura e la salute dei siciliani”. L’appello è di Franco Calderone, responsabile in Sicilia del Movimento 24 Agosto per l’Equità territoriale, movimento fondato dal giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile.
“Nei giorni scorsi il governo spagnolo ha varato questa misura per risollevare le sorti dei suoi agricoltori. In pratica, in Spagna, si potranno sempre importare prodotti che arrivano da ogni parte del mondo ma, – sottolinea Calderone- non potranno più essere rivenduti a prezzi inferiori al costo di produzione degli stessi prodotti agricoli spagnoli. Un provvedimento chiesto a gran voce dai sindacati degli agricoltori che adesso tirano un sospiro di sollievo”. “Per la Sicilia- dichiara il responsabile del Movimento per l’equità territoriale- sarebbe un toccasana, sia per gli agricoltori che non rimarrebbero più schiacciati dalla concorrenza dei prodotti esteri, sia per i cittadini siciliani che, dinnanzi ad una parità di prezzi, sceglierebbero di comprare prodotti locali, rinunciando a tutta quella merce che arriva da ogni dove e che rappresenta un rischio per la salute”.”Sappiamo, ad esempio, -osserva Calderone – che tanti siciliani acquistano frutta estiva africana perché molti agricoltori siciliani non hanno alcuna convenienza a coltivarla perché dovrebbero venderla sotto costo. Lo stesso vale per gli agrumi e per tutto quello di cui ci nutriamo. La Spagna ha detto basta e anche noi dobbiamo farlo per la nostra salute e per la nostra agricoltura “.
“Il Governo Musumeci ha l’occasione di dimostrare che, al di là delle chiacchiere, ha veramente a cuore l’agricoltura e la salute dei siciliani. Quello che è certo- chiosa Calderone- è che il Movimento 24 Agosto per l’equità territoriale metterà al centro della propria azione politica il rilancio delle aziende agricole che, tornando a produrre reddito, creeranno occupazione. Misure come il reddito di cittadinanza non avrebbero più motivo di esistere”.

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Coronavirus: bozza dl, stretta su aumento prezzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

“Bene considerare pratiche commerciali scorrette gli incrementi ingiustificati dei prezzi. Un passo avanti importante. Ma non basta. Si può fare di più! Fissare una soglia così alta, pari al triplo del prezzo di listino, vuol dire consentire speculazioni dei prezzi, visto che già raddoppiare i prezzi di una mascherina non è certo etico ed accettabile” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la bozza del dl sul Coronavirus.”Da anni chiediamo una definizione di prezzo anomalo. L’assurdità è che oggi sono rigidamente regolamentate le vendite sottocosto mentre non c’è nessun divieto di speculazione che impedisca ricarichi eccessivi. Ma questo deve essere reso possibile non solo in caso di situazioni di allarme sociale, ma anche in concomitanza di scioperi, maltempo ed altri eventi e circostanze similari” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Mattone: il 2019 si chiude con prezzi fermi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

A pochi giorni dalla fine dell’anno, il bilancio di ciò che è successo nel mondo del mattone nel 2019 segnala un arresto del calo dei prezzi che aveva riguardato precedentemente tutto il Paese. Secondo l’Osservatorio di Immobiliare.it sul mercato residenziale in Italia nel secondo semestre, a livello nazionale i prezzi richiesti per gli immobili in vendita sono rimasti praticamente fermi (+0,1%) rispetto all’anno scorso. La cifra media per comprare casa in Italia si è attestata a 1.885 euro al metro quadro.Permane la sofferenza al Sud, dove in un anno i costi medi hanno perso ancora quasi 2 punti percentuali mentre si registrano variazioni positive al Nord e nei grandi centri, con un aumento dell’1,6% su base annuale. È Milano la città dei record: qui in un anno i costi richiesti per gli immobili in vendita sono aumentati dell’8,1%, raggiungendo la media di 3.592 euro al metro quadro. Nonostante ciò resta Firenze la più cara d’Italia, con una media di 3.856 euro/mq che arriva da una crescita annuale del 4,1%. (fonte: immobiliare.it)

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Natale 2019: i prezzi aumentano mediamente del +2,3%

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

Manca meno di un mese a Natale, ma come accade ormai da diversi anni, il clima natalizio è giunto con grande anticipo, complici anche le offerte e le promozioni in occasione del Black Friday e del Cyber Monday.Già da settimane gli italiani sono entrati in un clima natalizio, che li induce ad acquistare regali e decorazioni per prepararsi all’appuntamento con tale festività.Nonostante la tendenza ad anticipare gli acquisti favorita dalle strategie commerciali, la situazione di incertezza che caratterizza l’andamento del nostro sistema economico incide anche sulle previsioni relative alle spese che ogni famiglia destinerà ai regali natalizi nel 2019.Secondo le prime stime effettuate dall’Osservatorio Federconsumatori ogni famiglia, per i regali di Natale, quest’anno spenderà mediamente 129,30 Euro, con una crescita del +2,1% rispetto al consuntivo del 2018.Complessivamente, il giro di affari previsto per i regali di Natale nel 2019 si attesterà a 3,18 miliardi di Euro.Oltre il 68% delle famiglie effettuerà almeno un acquisto online, specialmente nel settore dell’elettronica e dell’abbigliamento. Per i giocattoli classici, invece, gli italiani preferiscono ancora rivolgersi ai negozi fisici, principalmente per due ordini di motivazioni: nel negozio potranno, infatti, verificare con mano la qualità e la sicurezza del prodotto (facendo attenzione che riporti il marchio CE originale), inoltre non dovranno fare i conti con possibili ritardi nelle spedizioni.Molti cittadini, come anticipato, hanno iniziato ad effettuare gli acquisti dei regali già a partire dal Black Friday, approfittando di promozioni ed offerte, sia online che nei negozi della propria città. Circa 1/3 della spesa effettuata nel “venerdì nero” è, infatti, destinata all’acquisto di regali per Natale.Complessivamente, si attende un atteggiamento previdente da parte delle famiglie, orientato a dilazionare le spese in un periodo più lungo, per poter far fronte senza troppe difficoltà e rinunce alle spese di fine anno, tra tasse e scadenze.Guardando all’andamento dei prezzi dei prodotti natalizi e degli articoli da regalo, monitorati come ogni anno dall’Osservatorio Federconsumatori, questo Natale gli aumenti maggiori si registrano nel settore dell’alimentazione, che segna una crescita dei prezzi dei prodotti tipici del Natale del +4,3% rispetto all’anno precedente; dei viaggi (+3,9%) e dei giocattoli (+2.8%).Per quanto riguarda gli orientamenti e le scelte degli italiani in tema di regali, tra i più gettonati rimangono gli articoli tecnologici e i “regali food”: percorsi di degustazione vini, liquori, formaggi, prodotti tipici e creazioni culinarie home made (marmellate, biscotti, liquori aromatizzati, ecc).Sono sempre molto apprezzati i buoni o gift card, specialmente per l’accesso a piattaforme su cui è possibile ascoltare musica o vedere film e serie tv.In alternativa al classico regalo di Natale, è sempre una buona scelta quella di contattare enti benefici ed organizzazioni senza scopo di lucro per realizzare regali solidali, aiutando, allo stesso tempo, chi ne ha bisogno.

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Prezzi: Istat, inflazione a novembre +0,4%

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Secondo i dati provvisori di novembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 0,4% su base annua. “Male. Anche se resta molto bassa, l’inflazione raddoppia rispetto ad ottobre. In particolare, ci preoccupa il carrello della spesa, che svetta a +1,1%, più del doppio rispetto ad ottobre, quando era a +0,5%, e più di due volte e mezza l’inflazione riferita all’intero paniere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una stangata per la massaia che va al mercato. Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il +1,1% del carrello della spesa si traduce, per i soli acquisti quotidiani, in 112 euro in più su base annua, 131 per i beni ad alta frequenza di acquisto” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 99 euro annui per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi delle spese obbligate si traduce in un aumento del costo della vita di 82 euro” conclude Dona.

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Dati sui prezzi dei terreni agricoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

L’andamento dei prezzi della terra mantiene il segno positivo per il secondo anno consecutivo, senza discostarsi da quanto emerso nella precedente indagine curata come sempre dalle sedi regionali del CREA, Politiche e Bioeconomia. In sostanza i valori fondiari a livello medio nazionale registrano un leggero aumento (+0,2%) con incrementi più robusti in Piemonte, Lombardia e Toscana, mentre le regioni centro-meridionali si posizionano su variazioni positive più contenute.Segno negativo solo per Umbria, Campania, Basilicata e soprattutto Veneto (-1%) dove continua il processo di assestamento dei valori medi regionali.Appaiono in controtendenza soltanto i prezzi per terreni adatti a colture di pregio – in primis la vite – dove il successo commerciale crea in molti casi un forte aumento della domanda con conseguente rialzo dei valori fondiari.Di fatto le contrattazioni per terreni adatti a vigneto o altre produzioni di pregio, in zone che hanno saputo avvantaggiarsi del crescente interesse dimostrato dai consumatori per i prodotti di qualità, dominano il mercato fondiario e rappresentano i casi, purtroppo abbastanza infrequenti, in cui la domanda supera l’offerta. Nel resto delle aree agricole esiste una potenziale offerta molto consistente che non si tramuta in vendita a causa del livello dei prezzi giudicato poco appetibile…

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UNC: no alla plastic tax, ma no a speculazioni sui prezzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Per Confindustria, la plastic tax determina un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo, con un impatto sulla spesa delle famiglie stimabile in circa 109 euro annui.”No alla plastic tax. Siamo assolutamente contrari e confermiamo le preoccupazioni di Confindustria sul rischio di indebolire la domanda interna. Per questo chiediamo la soppressione dell’art. 79 della manovra” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sia chiaro, però, che diciamo anche no alle speculazioni sui prezzi. Infatti, se prendiamo per buoni i dati contenuti nella Nota tecnica della Legge di Bilancio, allora il gettito previsto dal Mef è di 1.079,5 mln nel 2020 e 2.191,9 nel 2021, peraltro non considerando nel 2021 le riduzioni di Irap e Imposte indirette, che porterebbero il gettito 2021 a 1.781,5. Ebbene, la mera traslazione in avanti dell’imposta di consumo, considerato che in Italia ci sono 25 mln e 494 mila famiglie, è pari a 42 euro nel 2020 e 86 euro nel 2021″ prosegue Dona.”Qualunque importo superiore, quindi, come i 109 euro stimati da Confindustria, implica o stime sballate da parte del Mef o un ricarico sui consumatori finali superiore alla mera traslazione dell’imposta di consumo, ossia speculazioni sui prezzi, che ovviamente considereremmo inaccettabili” conclude Dona.

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Riso, l’annata in Italia parte con prezzi più alti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Con le operazioni di trebbiatura del raccolto ancora in corso, la campagna commerciale 2019/2020 del riso si è aperta ad ottobre con prezzi più alti rispetto allo scorso anno. Il segno “più” si è registrato di fatto per tutti i gruppi varietali, con l’eccezione delle varietà Indica e, tra le varietà classiche da risotto, per l’Arborio. E’ spiccata in particolare la crescita del Selenio, che rispetto ai livelli registrati in apertura della scorsa campagna ha mostrato un aumento del 20% circa. Peraltro, accanto al confronto positivo con la scorsa campagna, durante il mese di ottobre si sono osservati dei rialzi settimanali che hanno praticamente coinvolto tutte le varietà. Tali aumenti sono stati particolarmente accentuati per i risoni Arborio, Carnaroli, Roma e Balilla. E’ quanto emerge dall’analisi sul mercato risicolo in Italia realizzata dalla Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con BMTI. Nello specifico, i prezzi dell’Arborio hanno raggiunto a fine ottobre un valore medio di 367,50 €/t sulla piazza di Pavia, con un incremento dell’11,4% rispetto alla quotazione d’esordio campagna, mentre il Carnaroli è salito sui 430 €/t (+10,3%), il Roma sui 357,50 €/t (+10,9%) e il Balilla sui 367,50 €/t (+14,8%). Sul fronte del commercio con l’estero, intanto, si confermano in forte aumento le importazioni italiane di riso nel 2019. Nei primi sette mesi dell’anno nel nostro paese sono giunte quasi 160mila tonnellate di prodotti risicoli (pari alla somma di riso greggio, riso semigreggio, riso lavorato e rotture di riso), in crescita del 57,7% su base annua. Un aumento trainato dal balzo registrato dall’import di riso greggio e riso semigreggio, cresciuto su base annua rispettivamente del +138,9% e del +95,3%. Un andamento positivo che si è osservato, seppur in misura lieve, anche per il riso lavorato (+5,9%) e le rotture di riso (+5%). Per contro, segnali di rallentamento continuano a giungere dalle esportazioni. Le quantità esportate di riso italiano si sono ridotte nei primi sette mesi del 2019 del 6,1% rispetto all’analogo periodo del 2018. L’effetto congiunto del calo dell’export e della crescita dell’import ha impresso un peggioramento al saldo attivo della bilancia commerciale, sceso da 242,2 a 233,2 milioni di euro.

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Prezzi: Istat, inflazione a ottobre +0,3%

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Secondo i dati provvisori di ottobre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 03% su base annua, come a settembre.”Bene. L’inflazione resta stabile, preservando il potere d’acquisto delle famiglie. Purtroppo, però, raddoppia il carrello della spesa, da +0,4% a +0,8%. Una brutta notizia per la casalinga di Voghera” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, quindi, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,3% significa avere una maggior spesa annua complessiva di soli 53 euro, grazie al risparmio della voce Comunicazioni, -72 euro, e dell’Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, – 77 euro, purtroppo il +0,8% del carrello della spesa si traduce, per gli acquisti quotidiani, in 88 euro in più su base annua” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è in media di appena 39 euro nei dodici mesi, ma 78 euro se ne vanno per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 20 euro, ma 64 serviranno per le spese obbligate del carrello della spesa” conclude Dona.

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Prezzi benzina: L’aumento al dettaglio è un allarmismo senza giustificazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Sembra scontato che dopo quanto accaduto in Arabia Saudita con gli attacchi di sabato scorso ai pozzi di petrolio, e relativo calo di produzione, ci debba essere un riflesso sulla vendita al dettaglio dei prodotti raffinati. Numerosi i commentatori in merito, più o meno catastrofisti, anche perché così si addice ad un’informazione che se non è “sull’allarme” non si sente tale. Ma scontato non è. Anzi. Infatti già oggi le autorità saudite fanno sapere che sono tornate alla normalità con forniture di petrolio ai livelli antecedenti gli attacchi alle installazioni petrolifere del regno. Al momento, quindi, le varie industrie che poi portano il petrolio sotto forma di carburanti nei nostri dispositivi di consumo, non se ne sono neanche accorti. E se dovessero accorgersene sarà tra diversi mesi e in modo molto limitato.
I carburanti, e la benzina soprattutto, sono però l’arma di tutte le politiche di prezzi e di bilanci. Per cui… perché rinunciare a farsi una ragione “dei mali oscuri che vengono dall’esterno del nostro sano sistema economico e produttivo” e cogliere l’occasione per prendersela – a scelta – coi cattivi arabi, i cattivi russi, i cattivi iraniani, i cattivi algerini, etc… insomma molti poco politicamente apprezzabili Paesi produttori di energie di nostro acquisto quotidiano con cui, però, i rapporti economici e politici sono molto stretti. Per quanto ci riguarda, questa è spazzatura! Al momento non ci interessa difendere, o accusare, nessuno di questi Paesi e mettere in discussione i rapporti del nostro Paese con loro, ma ci preme porre l’accento su quello che tutto questo significa per le nostre tasche:
QUALCUNO FA IL FURBO PER AUMENTARE I COSTI DELLE VENDITE ENERGETICHE AL DETTAGLIO; oppure: CAVALCARE LA TEMPESTA DEI FATTI ARABI PER MOSTRARE SAGGEZZA CON “SOLO” PICCOLI AUMENTI. Il meccanismo è quello classico: il sentito dire, l’opinione diffusa che diventano leve dei cambiamenti economici. E, sempre e ancora in modo spudorato, visto che i responsabili sono altrove, stranieri, far dimenticare i veri motivi dei nostri assurdi prezzi al dettaglio: le componenti fiscali. Che nessuno, ma proprio nessuno, prende mai in considerazione per modificarle.
Il costo medio della benzina al dettaglio è di circa 1,600 euro al litro. Determinato da un coacervo di balzelli fiscali che rappresentano quasi i due terzi del costo, e che solo a ricordarli ci si dovrebbe vergognare… se questo sentimento fosse utilizzato da chi governa e fa le economie di questo Paese. Ma invece si va avanti come se niente fosse. Per capire se un Paese è civile, a nostro avviso ci sono due metodi di verifica: le condizioni delle carceri e il costo della benzina. Qualcuno ci prenderà sul serio? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Prezzi: Istat, inflazione ad agosto +0,5%

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Secondo i dati provvisori di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base annua, dal +0,4% di luglio.”Bene che l’inflazione sia rimasta bassa. Purtroppo, però, prosegue la stangata vacanze! Dopo i rincari intollerabili di luglio, non si arresta in agosto la corsa dei prezzi per chi è in ferie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La speculazione record riguarda in particolare il trasporto aerei passeggeri che, dopo che da giugno a luglio era aumentato del 4,4%, ora rincara addirittura del 31,7%, +33,8% i voli internazionali. Anche i pacchetti vacanza nazionali salgono del 12,9%, +8,2% la media tra pacchetti nazionali ed internazionali” aggiunge Dona. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua di 131 euro, ma ben 96 euro di questi se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, che subiscono un rincaro dell’1%, ossia il doppio dell’inflazione complessiva” prosegue Dona.
“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 119 euro su base annua, ma ben 84 euro per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 90 euro in più nei dodici mesi, 70 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 39 euro, tenuto conto che risparmierà 35 euro per le comunicazioni. Peccato che per le spese obbligate del carrello spenderà 43 euro in più” conclude Dona.

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Inchiesta Altroconsumo su prezzi benzina

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Prosegue l’esodo estivo, con giornate di intenso traffico verso le principali località di villeggiatura italiane. Anche il prossimo weekend si preannuncia da “bollino nero” per le autostrade italiane. Quando si parla di viaggi in auto, tra gli aspetti cruciali c’è il prezzo della benzina, uno dei tasselli che contribuisce alle spese per le vacanze estive e che grava, in generale, sulle tasche dei consumatori. Ecco perché Altroconsumo – utilizzando i dati dell’Osservatorio Prezzi Carburanti del Mise, Ministero dello Sviluppo Economico – ha condotto un’inchiesta (che sarà pubblicata su Inchieste di settembre) analizzando i prezzi della benzina praticati da 1.100 distributori in 6 città italiane per capire quali siano le scelte più convenienti quando parliamo di carburante, scelte che possono arrivare a far risparmiare 672 euro l’anno (considerando 2 pieni al mese, da 50 litri ciascuno). Altroconsumo ha preso in esame i prezzi medi dichiarati nelle seguenti città: Milano e Roma, le due più grandi città italiane; Trieste in quanto città transfrontaliera prossima a due Paesi – Croazia e Slovenia – con prezzi sensibilmente più bassi dell’Italia; Palermo e Cagliari, due città vicine ad importanti raffinerie e che quindi dovrebbero beneficiare di un accesso ai rifornimenti più rapido e, almeno in teoria, avere prezzi più bassi; Perugia, perché – al contrario – è una città interna e fuori mano. Risultati a sorpresa: Perugia la città con prezzi medi più bassi, più convenienti i self service e i centri commerciali mentre a Palermo e Cagliari ci sono i prezzi più alti. Le differenze tra città però non sono particolarmente ampie: la variazione di prezzo non arriva infatti al 6% (per il gasolio al 7%).
Utilizzando il self service rispetto al servito si può risparmiare tra il 5 e il 10%, ma questo non significa che il prezzo self di un distributore non possa essere più alto al prezzo servito di un altro. L’analisi di Altroconsumo denota l’inefficienza della rete distributiva italiana
Analizzando i dati forniti dalla Commissione Europea si riscontra che in Italia il prezzo della benzina e gasolio è tra i più alti con 13-15 centesimi in più a litro rispetto alla media comunitaria. Oltre ai limiti della rete distributiva, sul prezzo italiano influiscono soprattutto le accise: su 10 euro spesi, 6,30 sono di tasse (nel caso del diesel 5,90 euro).Nel nostro Paese il fisco trattiene (sempre su 10 euro) 1,60 euro in più rispetto alla media europea, in percentuale il 17% in più sulla benzina e il 21% in più sul diesel. Oltre alle accise, però, c’è anche l’Iva che viene applicata non solo sul prezzo del carburante, ma anche sulle accise stesse.

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Prezzi: rincari

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a luglio, che si attesta al +0,5% su base annua, il minimo da 15 mesi.Il tasso relativo al carrello della spesa si ferma al +0,2%.Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 148,00 Euro, che incidono su bilanci familiari in un momento particolarmente delicato, in cui le famiglie si preparano a far fronte ai costi per la scuola (voce particolarmente onerosa, con spese che raggiungono anche i 1.000 Euro) ed alle spese per le vacanze (per chi potrà permettersi di partire).È importante sottolineare, inoltre, come sia proprio il settore alimentare, frutta e verdure fresche in testa, a trainare i rincari del carrello della spesa. Non dimentichiamo, infatti, che la crescita dei costi dei beni di largo consumo incide notevolmente soprattutto sulle famiglie meno abbienti. “Questo andamento non fa altro che accrescere le disuguaglianze nel nostro Paese, determinando una situazione a cui è sempre più urgente fornire risposte concrete, attraverso misure di carattere strutturale e duraturo, che facciano ripartire la crescita dell’economia in modo stabile.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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La recessione è nei prezzi, ma non nei fondamentali

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management. Il contesto attuale è caratterizzato da una perdurante debolezza delle economie globali cui fa da contraltare una Fed sempre più accomodante, supportata dall’assenza dell’inflazione. Pictet AM conferma la sua posizione un po’ più costruttiva rispetto ai timori di recessione manifestati dal mercato che non appaiono del tutto suffragati dai fondamentali. Tuttavia, un rischio da monitorare è quello di una eventuale compressione degli utili aziendali che potrebbe seguire alla ripresa dei salari reali qualora la produttività smettesse di crescere a un ritmo superiore rispetto a questi ultimi. In generale, il ciclo pare avere ancora potenzialità da esprimere. Sul fronte della strategia, a dominare le scelte è il legame di azione e reazione tra mercato, Fed e Trump. Il posizionamento attuale prevede di sottopesare l’obbligazionario che in questa fase si è fatto carico di assorbire quasi interamente gli choc sistemici, mentre l’equity ha mostrato una certa resilienza.A dominare la prima parte del 2019 è stato il modo in cui il mercato ha percepito – e integrato nei prezzi – il rischio: dall’errore di policy della Fed, che ha dominato il 2018, fino alla recrudescenza, lo scorso maggio, delle ostilità sul commercio internazionale. Per quanto attiene alla congiuntura globale, gli indicatori macro segnalano un andamento negativo (basati su una quarantina di Paesi), con un contributo peggiore del mondo industrializzato e meno pesante degli emergenti. Tuttavia, questo andamento non conduce necessariamente a una recessione: alla base di questo parziale ottimismo ci sono principalmente tre fattori.
• Politica fiscale cinese. Mentre la politica monetaria procede al rallentatore, da inizio anno, la Cina ha avviato in maniera decisa quella fiscale.
• Andamento del mercato del lavoro USA. Nella situazione americana attuale, la crescita dei salari è un viatico favorevole alla longevità del ciclo: ciò che invece dovrebbe preoccupare è la potenziale compressione dei profitti aziendali.
• Politica monetaria accomodante. Mentre la disoccupazione mostra livelli di pieno impiego, l’inflazione continua a essere la grande assente di quello che, a giugno, è diventato il ciclo più lungo della storia, con una durata superiore ai dieci anni.
In definitiva, il ciclo americano continua a godere di buona salute, così come le valutazioni delle imprese. Tuttavia, la curva dei rendimenti si è appiattita – condizione che in passato faceva presagire a 15-18 mesi una fase recessiva e che oggi potrebbe avere un significato differente. Infatti, l’analisi degli indicatori macro di Pictet AM, che si basano su 30 fattori economici diversi – tra cui anche la curva dei rendimenti – mostra un piccolo innalzamento della probabilità di recessione, ma distante dalla soglia critica che dovrebbe far scattare l’allarme. Non siamo dunque in un periodo di recessione, ma in un periodo di transizione verso un regime nuovo di inflazione di livello molto basso che dovremmo considerare il New Normal.Come accennato all’inizio, la dinamica del mercato nel 2019 è stata influenzata da fattori finanziari e non fondamentali. Tuttavia, se in questo momento i bond sono prezzati per una recessione e l’equity incorpora solo un rallentamento, la conseguenza logica è stare sottopesati sull’obbligazionario.Questa è la strategia che stiamo seguendo con qualche accorgimento: una parte dell’esposizione obbligazionaria è espressa attraverso Treasuries americani indicizzati all’inflazione che offrono esposizione (seppur più contenuta rispetto alle obbligazioni nominali) alla discesa dei rendimenti, ma con minor rischio nello scenario di una correzione del mercato a reddito fisso; nel contempo il sottopeso sulla durata finanziaria complessiva è, in parte, mitigato da una posizione a steepening sul tratto fra 5 e 30 anni della curva dei rendimenti americana, strategia che trarrebbe beneficio da una Fed più accomodante rispetto a quanto da noi preventivato. (in sintesi)

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I prezzi dei farmaci innovativi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Un farmaco innovativo per una malattia rara grave che colpisce soprattutto i bambini: questo è Spinraza per la SMA (atrofia muscolare spinale), unica opzione terapeutica disponibile per pazienti che altrimenti rimarrebbero senza alcuna cura.Spinraza arriva sul mercato (prima negli USA, poi in Europa e nel resto del mondo) grazie alla collaborazione tra Biogen e Ionis (che ne ha effettivamente portato avanti la sperimentazione clinica). Tra brevetti e protezioni, l’esclusiva di mercato di Biogen sul farmaco scade a metà del 2029, ma già nel primo anno di commercializzazione (2017) l’azienda farmaceutica ha recuperato più di quanto investito.Grazie ad un’analisi comparativa dei bilanci delle due società, Altroconsumo e Test-Achats sono riuscite a quantificare una differenza tra costi di sviluppo e ricavi di quasi due miliardi: in soli due anni le vendite di Spinraza fruttano 2,61 miliardi di dollari, a fronte di un investimento di 648 milioni. Ogni dollaro investito ha già reso quattro volte tanto.In Italia, il prezzo “ex-factory”, ossia la base da cui parte la contrattazione con il SSN per arrivare al prezzo finale effettivo, è stato fissato a 70.000 euro più Iva a fiala. Il prezzo finale è coperto da riservatezza, ma sulla base di informazioni raccolte da più fonti, Altroconsumo può affermare che, per ogni paziente cui viene somministrato Spinraza, il SSN spende all’anno tra i 210.000 e i 280.000 euro Iva esclusa (a seconda delle dosi necessarie).Sono queste le cifre che hanno convinto Altroconsumo e Test-Achats a denunciare Biogen all’Antitrust per presunto abuso di posizione dominante, perché tra costi effettivamente sostenuti per portare Spinraza sul mercato e prezzo corrisposto dal SSN, c’è una sproporzione talmente eccessiva da risultare iniqua.
I prezzi dei farmaci innovativi sono sempre più sganciati da riferimenti reali – i costi di sviluppo e produzione e il giusto profitto che garantisce l’innovazione futura – vengono tarati dall’industria del farmaco con l’obiettivo di sfruttare al massimo le diverse possibilità di spesa dei sistemi sanitari, diventando insostenibili.

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Viaggiare low cost in aereo: Attenzione ai prezzi… che lievitano facilmente

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Un volo da Roma a Malaga a 30 euro, Copenhagen o Berlino a 60 euro… ecco come ci possono far sognare! Ma tra il prezzo pubblicizzato dalle compagnie low cost e la realtà, il prezzo può raddoppiare o anche triplicare. Inoltre, questi prezzi bassissimi sono di rado validi nel periodo estivo, quando invece le tariffe sono simili (se non più alte) a quelle delle compagnie “tradizionali”: numerosi costi aggiuntivi e supplementari fanno lievitare il prezzo finale pagato. Al biglietto aereo low cost le compagnie aeree aggiungono dei supplementi per un bagaglio in stiva che generalmente non è compreso nel prezzo pubblicizzato. Easyjet consente di portare in cabina un bagaglio di cm 56×45 (una valigia leggermente più grande di quelle abituali), ma oltre queste misure si dovranno pagare 9 euro per un bagaglio di 15 Kg e 12 euro per uno di 23 Kg. Transavia prevede aumenti tra i 9 e i 34 euro. Ryanair è più cara, con un costo compreso tra 25 e 40 euro per un bagaglio di 20 Kg. E non è necessario doverlo decidere prima: il supplemento può essere pagato anche direttamente in aeroporto, come accade per Vueling che fa pagare anche fino a 50 euro. In caso di scalo occorre informarsi bene che il prezzo del bagaglio non debba essere pagato per una seconda volta pur se si continua il viaggio prendendo un altro volo della stessa compagnia. E’ possibile che il bagaglio sia fatto pagare per ogni volo, come è previsto per esempio da Ryanair. E’ bene sapere che avere un bagaglio voluminoso come un passeggino, o portare il proprio animale domestico in viaggio o anche viaggiare con un bambino che non occupa un posto, costa tra i 25 e i 60 euro in più a seconda delle compagnie.
Scegliere il posto per avere magari più spazio per le gambe, o sedere accanto ad un proprio caro, anche un bambino, comporta dei costi supplementari.
Quando si fa la prenotazione occorre fare attenzione agli eventuali costi della stessa. Volotea prevede tra il 2,8 e il 4,5% in più del costo complessivo della prenotazione, mentre Easyjet applica spese fisse di 21 euro.
Mettendo insieme tutti questi importi, un volo Roma-Parigi pubblicizzato da Easyjet a 136,99, o da Vueling a 145,99, o da Ryanair a 285,99, può essere simile o andare anche oltre il costo di un volo Air France che viene venduto a 348,99 euro.
“In media il 5% dei passeggeri non riesce a prendere l’aereo”, dicono ad Easyjet. Ma in questo caso il regolamento europeo protegge i passeggeri e le compagnie aeree, low cost o meno che siano, devono aiutare i passeggeri a modificare il loro biglietto e devono indennizzarli con un importo che può arrivare anche a 600 euro.
Una volta a bordo, il prezzo del biglietto, a differenza delle compagnie tradizionali, non comprende cibo, bevande o anche alcuni passatempo. Occorre, per la maggior parte delle compagnie low cost, mettere in conto 3 euro per un caffè e 12 euro per un pasto. Per guardare un film o ascoltare della musica, Volotea propone un servizio a 1,99 euro per tratta e per passeggero. Questo importo, che sembra modico, diventa di un certo peso se si sta viaggiando con la famiglia.Viaggiare low cost implica quindi di viaggiare senza valigia e senza bimbo, di non mangiare e bere e di non scegliere il proprio posto!! Prima di prenotare, una confronto tra le diverse compagnie aeree è necessario per evitare di farsi attrarre da prezzi che poi difficilmente restano tali. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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