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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘prezzi’

I prezzi dei carburanti continuano la loro corsa

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

“Sia il gasolio che la benzina superano già la soglia di 1,8 euro al litro. A dir poco vergognoso! Nonostante l’intervento del Governo, pari a 30,5 cent, non sono mai scesi ai livelli del 2021. Per il gasolio, poi, non si è mai andati sotto ai prezzi lunari registrati dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondi i dati di oggi la benzina in modalità self service è a 1,808 euro al litro, un prezzo superiore a quello della rilevazione del 31 gennaio, quando era pari a 1,797 euro al litro, il gasolio è a 1,831 euro al litro, un livello maggiore a quello del 7 marzo, dopo l’inizio della guerra, quando era a 1,829 euro” prosegue Dona sulla base dello studio condotto sui dati settimanali resi noti ora dal ministero della Transizione Ecologica.”Da quando è stata invasa l’Ucraina il 24 febbraio, un litro di benzina, nonostante l’intervento del Governo, costa solo 4 cent in meno (4,167 cent), con un calo di appena il 2,3%, pari a soli 2 euro e 8 cent per un pieno da 50 litri, mentre un litro di gasolio è addirittura maggiore di quasi 11 cent (+10,824 cent), con un rialzo percentuale del 6,3%, pari a 5 euro e 41 cent a rifornimento” prosegue Dona.”Tutti i carburanti, poi, sono molto più cari rispetto all’inizio dell’anno. La benzina è salita del 5,2%, pari a 4 euro e 43 cent per un pieno di 50 litri, 106 euro su base annua, il gasolio è aumentato del 15,5%, 12 euro e 26 cent a rifornimento, equivalenti a 294 euro annui” prosegue Dona.”Ecco perché speravamo che il Governo riducesse ulteriormente le accise, sia per attenuare la stangata per gli automobilisti che per raffreddare l’inflazione. Inoltre servono urgenti modifiche legislative per bloccare queste intollerabili speculazioni, come la definizione di prezzo anomalo, proposta ripetuta a marzo depositando in Senato le osservazioni al ddl concorrenza” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, la top 20 dei rincari alimentari

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat di ieri per stilare la classifica dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che in aprile hanno registrato i maggiori rincari annui. L’inflazione per questi beni è letteralmente decollata con un rialzo mensile dell’1,5%, salendo dal 5,8% di marzo al 6,7%. Tradotto in termini di aumento del costo della vita significa, per una coppia con due figli, una spesa aggiuntiva annua pari a 502 euro solo per mangiare e bere, per una coppia con 1 figlio la stangata per cibo e bevande è pari a 451 euro, 549 euro per una coppia con 3 figli, 373 per una famiglia tipo. Ma alcuni prodotti hanno segnato incrementi a dir poco allarmanti.Il record dei rincari spetta all’Olio diverso da quello di oliva che esplode del 63,5% e che certo risente dell’effetto Ucraina e delle restrizioni all’import dell’olio di girasole e che ora segna un balzo del 34,3% in appena un mese, il primato per i beni alimentari.Al secondo posto della top 20 la Farina che vola del 17,2% su aprile 2021 (medaglia d’argento anche su marzo 2022, con +5,9%). Sul gradino più basso del podio il Burro che sale del 15,7% in un anno.Al quarto posto il cibo simbolo della cucina italiana, la Pasta (fresca, secca e preparati di pasta), che si impenna del 14,1%. Seguono il Pollame che svetta del 12,2%, i Vegetali freschi diversi da patate e altri tuberi (+12%), al settimo posto i Frutti di mare freschi (+10,2%). Preoccupante, in vista della prossime estate, il caso gelati. Nonostante la domanda non sia certo decollata, il rialzo è già del 9,5%. Chiudono la top ten le Uova (+9,3%) e i Succhi di frutta e verdura (+8,9%).Nella top 20, in 11° posizione, il Pane (fresco e confezionato) con +8,4%, seguito da Frutta fresca (+7,8%), Pesce fresco, Margarina e Patatine fritte (tutte e 3 a +7,7%) al 3° posto per la variazione congiunturale (+5,2%). La carne più rincarata, in 14° posizione, quella di wurstel, carne macinata e salsicce, che aumenta del 7,3%, poi Latte conservato (+7,1%), Carne ovina e caprina (+6,9%), per via della Pasqua. In 17° posizione il Riso (+6,6%). Seguono Olio di oliva e Acque minerali (ambedue a +6,1%). In 19° posizione Conserve di frutta e prodotti a base di frutta con un incremento del 5,9%, mentre chiude la top 20 lo Zucchero con +5,7%. Considerando, però, la spesa di una famiglia tipo, la classifica cambia totalmente. Al 1° posto della top ten i Vegetali freschi che pur con un’inflazione “solo” del 12%, costano 52 euro e 80 cent in più su base annua. Al 2° posto la frutta fresca, in 12° posizione quanto a crescita dei prezzi, ma con un aggravio pari a 34,80 euro, al 3° posto il pollame, +28,70 euro nei dodici mesi. Appena fuori dal podio il pane, +22 euro, seguito a ruota dalla pasta (+20,70 euro) e dal pesce fresco (+16,30 euro). Solo in 7° posizione il vincitore dell’altra classifica, l’olio diverso da quello di oliva, con +14,90 euro. Segue l’acqua minerale (+9,20 euro) e la farina (+7,40 euro). Chiude la top ten l’olio di oliva, +7,30 euro. Questi soli dieci prodotti determinano una stangata annua pari a 214,10 euro.

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Carburanti: Unc, prezzi riprendono a salire

Posted by fidest press agency su domenica, 1 Maggio 2022

“Una vergogna! Non c’è più un limite al comune senso del pudore. I prezzi dei carburanti hanno già ripreso la loro corsa, nonostante siano scesi, dopo l’intervento del Governo, talmente poco che per il gasolio non si è mai andati sotto alle speculazioni registrate dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondi i dati di oggi la benzina in modalità self service è a 1,766 euro al litro, un prezzo inferiore a quello della rilevazione del 24 gennaio, quando era pari a 1,779 euro al litro, mentre il gasolio è a 1,767 a euro al litro, un livello ancora superiore a quello del 28 febbraio, dopo l’inizio della guerra, quando era a 1,740 euro” prosegue Dona sulla base dello studio condotto sui dati settimanali resi noti ora dal ministero della Transizione Ecologica.”Da quando c’è stata l’invasione dell’Ucraina il 24 febbraio, come dimostra il confronto rispetto alla rilevazione del 21 febbraio, un litro di benzina, nonostante il taglio di 25 cent delle accise, costa solo 8 cent in meno (8,366 cent), con un calo di appena il 4,5%, pari a soli 4 euro e 18 cent per un pieno da 50 litri, mentre un litro di gasolio è addirittura maggiore di quasi 4,5 cent, con un rialzo percentuale del 2,6%, pari a 2 euro e 25 cent a rifornimento” prosegue Dona.”Tutti i carburanti, poi, sono più cari rispetto all’inizio dell’anno. La benzina è salita del 2,7%, pari a 2 euro e 33 cent per un pieno di 50 litri, 56 euro su base annua, il gasolio è aumentato dell’11,5%, 9 euro e 11 cent a rifornimento, equivalenti a 219 euro annui” prosegue Dona.”Ecco perché il Governo deve ridurre ulteriormente le accise e prolungare il taglio ben oltre la fine di giugno, almeno fino a quando, pur ripristinando le vecchie accise e salendo di 30,5 cent, 25 di accise e 5,5 di Iva, si potrà tornare ai livelli di ottobre 2021, con il gasolio sotto 1,6 euro e la benzina sotto 1,7 euro” conclude Dona.

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Il conflitto accelera la corsa dei prezzi di materie prime ed energia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

L’impatto della guerra in Ucraina sui prezzi delle materie prime continua ad essere intenso e diffuso. Il gas naturale europeo è tra le materie prime che evidenzia l’aumento delle quotazioni più elevato dal pre Covid (+740% il 19/04) e tale incremento è spiegato per circa un quinto dagli aumenti registrati dopo lo scoppio del conflitto. Le quotazioni del gas continuano a essere caratterizzate da intense oscillazioni: dopo il picco di inizio marzo, quando ha sfiorato i 220 euro per MWh, il prezzo è ora a 94 euro per MWh (dato al 19 aprile), comunque sopra i livelli registrati prima dello scoppio della guerra in Ucraina (76 euro per MWh nella media delle prime tre settimane di febbraio).“È un’emergenza senza precedenti: i rincari stanno pesantemente erodendo i margini delle imprese, al punto che si paventa il rischio di una riduzione della produzione di molte aziende manifatturiere, una su 4 se il conflitto durerà oltre i prossimi 3 mesi – ha commentato Alberto Dossi, Vicepresidente vicario di Assolombarda -. La priorità, ora, è mitigare gli impatti dell’aumento dei prezzi per garantire la continuità produttiva delle imprese. Non bisogna però perdere di vista l’obiettivo a lungo termine, che deve essere quello di favorire una politica energetica improntata a uno sviluppo equilibrato e senza pregiudizi delle diverse tecnologie e fonti energetiche sostenibili. Sviluppo che riduca il più possibile la dipendenza energetica da Paesi politicamente instabili come la Russia”. I rincari del gas europeo spingono in alto il prezzo dell’energia elettrica in Italia, che risulta sopra al pre Covid del +393% (19 aprile), aggravando le tensioni già esistenti prima del conflitto, quando il PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) evidenziava un aumento del +333% rispetto a gennaio 2020.Sono diverse le materie prime le cui quotazioni risentono in maniera pesante del conflitto. In particolare, gli effetti risultano consistenti per il prezzo del frumento, il cui incremento dal pre Covid (+98% il 19/04) è spiegato per quasi due terzi dai rincari registrati dopo l’inizio della guerra. Anche gli aumenti delle quotazioni di nichel e zinco (+154% e +96% dal pre Covid) sono da imputare per circa la metà al periodo post-conflitto. Per olio di semi di girasole, acciaio, mais e petrolio la guerra incide per quasi la metà degli aumenti rispetto al pre Covid: +151% olio di semi di girasole rispetto a prima della pandemia, +217% acciaio, +113% mais, +72% petrolio Brent, che si attesta sopra i 100 dollari al barile. Altro rialzo importante è quello del fertilizzante urea e nitrato di ammonio, il cui prezzo è oggi del+388% sopra il gennaio 2020, anche in questo caso con una accelerazione dopo l’inizio della guerra. By Roberto Messa Assolombarda

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Aumento dei prezzi agricoli

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2022

L’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli di base non può più essere ignorato e richiede un intervento straordinario del governo per tutelare un settore strategico, mobilitando tutte le risorse disponibili – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Le quotazioni di mais, grano, soia e riso hanno raggiunto il record degli ultimi dieci anni per via del conflitto in Ucraina e delle difficoltà legate ai raccolti, generando inflazione e carenza di alcune derrate essenziali. Se si vuole davvero salvaguardare l’agricoltura e la popolazione, il tempo degli indugi è finito.Circa l’11% delle aziende agricole italiane sono state costrette a cessare le loro attività, mentre il 30% lavora in perdita a causa dell’aumento dei costi – continua Tiso. La situazione è particolarmente critica per il riso, con ben 3mila ettari che quest’anno potrebbero non essere seminati. I capitoli di spesa delineati nell’ultima legge di bilancio vanno al più presto rivisti in ragione degli ultimi sviluppi della crisi internazionale, che hanno mutato completamente il contesto politico ed economico.Il cosiddetto business as usual non è un’opzione praticabile in questo momento. Nell’esecutivo non si intravede tuttavia la necessaria consapevolezza e le azioni a cui quest’ultima dovrebbe spingere. La tentazione più forte è quella di aprire i nostri mercati all’importazione di prodotti d’oltreoceano non in regola con le normative europee per trovare un sollievo immediato. In questo modo si abbasserebbero gli standard di qualità e si renderebbe il Paese ancora più dipendente dall’import. La soluzione va trovata andando nella direzione opposta: occorrono un piano di salvataggio delle imprese agricole in difficoltà e un programma di incentivi per promuovere produzioni sostenibili, economia circolare e autosufficienza alimentare.

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Benzina: Unc, una vergogna! Prezzi sopra pre-guerra

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

“Una vergogna! Dopo aver, forse, tagliato di 30,5 cent i prezzi dei carburanti, 25 cent di accise e 5,5 cent di Iva, riduzione che doveva scattare il 22 marzo, data di entrata in vigore del decreto Ucraina, hanno pensato bene di fare già retromarcia e di riprendersi subito parte di quei soldi e così i prezzi non sono nemmeno tornati ai valori precedenti lo scoppio della guerra nemmeno per la benzina. Insomma, dopo che settimana scorsa, grazie all’intervento della Procura di Roma e dell’Antitrust, da noi attivata, vi era stata una pausa nei rincari, le speculazioni sono già allegramente riprese” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La benzina in modalità self service è a 1,870 euro al litro, appena 26,7 cent in meno rispetto a una settimana fa, ben sotto i 30,5 cent previsti, un prezzo superiore a quello della rilevazione del 28 febbraio, pari a 1,869 euro al litro, mentre il gasolio è 1,858 a euro al litro, solo 26,7 cent inferiore alla rilevazione del 21 marzo, maggiore al dato registrato il 7 marzo, quando era 1,829 euro. In entrambi i casi, quindi, si tratta di valori superiori a quelli pre-conflitto” prosegue Dona, sulla base dello studio condotto sui dati settimanali resi noti ora dal ministero della Transizione Ecologica.”In particolare, da quando è scoppiata la guerra il 24 febbraio, come dimostra il confronto rispetto alla rilevazione del 21 febbraio, un litro di benzina, nonostante l’intervento del Governo, è rincarato di oltre 2 cent, +1,1%, pari a 1 euro e 3 cent per un pieno da 50 litri, 25 euro su base annua, un litro di gasolio è aumentato di quasi 14 cent, +7,9%, 6 euro e 78 cent a rifornimento, equivalenti a 163 euro annui” prosegue Dona. “Il Governo deve intervenire nuovamente, intanto per prolungare la riduzione delle accise fino a che le speculazioni non si saranno interrotte e poi, come da noi chiesto fin dall’inizio, per raddoppiare la riduzione delle accise da 25 a 50 cent” conclude.

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Prezzi petrolio elevati per tutto 2022

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

Commento di Rohan Reddy, research analyst di Global X, sul mercato del petrolio: “I prezzi del petrolio dovrebbero rimanere quest’anno sopra i 110 dollari al barile, poiché l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia hanno creato grande incertezza sulla stabilità dell’approvvigionamento.Le riserve globali di petrolio sono in costante calo dalla metà del 2020, quando le scorte commerciali sono scese al loro minimo dal 2014. La domanda, invece, dovrebbe raggiungere i livelli pre-pandemici entro quest’estate. L’OPEC ha previsto una crescita di 4,15 milioni di barili al giorno nel 2022, con una domanda media di 100,8 milioni di barili al giorno.La durata del conflitto in Ucraina sembra prolungarsi, e se le restrizioni continuano, un razionamento dell’energia rimane possibile, con un potenziale vantaggio per i raffinatori al di fuori della Russia. Poiché l’inflazione rimane elevata, al 7,9%, e l’offerta di petrolio invece limitata da organizzazioni come l’OPEC+, ci sono ragioni per credere che i prezzi del petrolio potrebbero rimanere elevati per tutto il 2022.L’Arabia Saudita ha rifiutato di accrescere la sua produzione per contenere l’aumento dei prezzi, e ha dichiarato di non essere responsabile delle carenze nel mercato energetico globale. Un ulteriore restringimento delle forniture potrebbe arrivare dall’interruzione dell’esportazione di greggio russo e kazako da parte del Caspian Pipeline Consortium (CPC), che trasporta circa 1,2 milioni di barili al giorno, a causa dei danni provocati da una tempesta. Se i membri dell’OPEC+ non aumentano la produzione, ci aspettiamo che il mercato si irrigidisca nel breve e medio termine.A più lungo termine, i continui picchi di prezzo potrebbero anche accelerare la transizione energetica dal petrolio, sostenendo alternative come l’energia nucleare. Mentre i paesi lavorano verso obiettivi di emissioni nette zero, prezzi del petrolio significativamente più alti potrebbero creare incentivi forti per disinvestire e diversificare le fonti di energia.” By Daniele Battistelli

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Prezzi carburanti e generali in calo?

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2022

Ora che i prezzi dei carburanti alla pompa sono tendenzialmente diminuiti, ci si aspetterebbe che tutti i prezzi che in queste settimane (soprattutto post-belliche) avevano subito un aumento, seguano la tendenza. In teoria. Ché il mercato non è un meccanismo matematico, ma di tutto e di più: produttori, grossisti, dettaglianti e consumatori. Dove questi ultimi sono quelli che hanno una sola, e per quanto determinante, possibilità: scegliere se e dove acquistare.Qualcuno ha mai visto prezzi che calano, soprattutto in un contesto di totale incertezza a causa della guerra e di tutti i comparti che hanno sempre un motivo specifico per crescere? Non ci risulta. Quindi occorre che i consumatori stiano più attenti che mai. Giuridicamente possono fare poco se non, in alcuni casi specifici, denunciare eventuali cartelli fatti da alcuni produttori. Qualcuno ci dirà che ha presentato denunce contro i prezzi alti presso tribunali, prefetture, Comuni, città metropolitane, camere di commercio, guardia di finanza, etc…. Ma è bene ricordarsi che si tratta di fumo – consapevole o meno poco importa – per cercare di credere di fare qualcosa a beneficio dei consumatori. La realtà è quello di un mercato che è bene che ci teniamo ben stretto soprattutto di fronte alle reiterate richieste di prezzi calmierati, ché nel caso si tratterebbe di far decidere i prezzi ad alcuni burocrati di Stato rispetto ai veri attori di produzione e consumo. Nelle difficoltà crediamo sia bene far fede al mercato, senza il quale berremmo tutti la stessa acqua, mangeremmo tutti lo stesso pane e pasta, andremmo tutti a vedere lo stesso film, ascolteremmo tutti la stessa musica, andremmo tutti agli stessi ristoranti, etc. Se ci piace scegliere, il prezzo da pagare è di essere in costante osservazione, facendo valere il proprio potere. Col vantaggio, molto importante, di essere parte di una comunità economica come l’Unione europea. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari alimentari e non

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2022

In testa alla top 20 dei prodotti alimentari si confermano, come nel mese precedente, le pere che costano il 32,2% (erano a +31%) in più rispetto a febbraio 2020. Al secondo posto Radici, bulbi non amidacei e altri vegetali (carote, finocchi, cipolle, aglio, asparagi, carciofi) salite del 21,5% in un anno. Sul gradino più basso del podio l’olio diverso da quello di oliva che vola del 19,1%.Al quarto posto Altri vegetali coltivati per frutti (cetrioli, melanzane, zucchine, piselli, peperoni, fagiolini) che svettano del 18,7%. Seguono i pomodori con un incremento del 15,5% e al sesto posto il prodotto simbolo della cucina italiana, la pasta (secca e fresca), con +14,6%. Al settimo i cavoli (+11,2%), il burro (+11,1%) e, ex aequo, Arance e pesche (entrambe a +10,1%). Chiudono la top ten i frutti di mare con +10%.In undicesima posizione l’insalata, +9,2%, segue la Farina (+8,9%). La carne più rincarata è il pollame (+5,9%, in 18° posizione), anche se meno del pesce (+6,2%). In 16° posizione il pane confezionato con +6,3%, molto meno del pane fresco, fuori dalla top 20 con +4,6%. Non in classifica anche l’olio di oliva (+4,2%), il riso (+3,5%), le uova (+3,5%) e il latte, con quello conservato che sale del 3,4% mentre quello fresco intero registra un contenuto +1,4%. Chiude la top 20 lo zucchero con +5,3%. In testa alla top ten dei prodotti non alimentari, l’Energia elettrica mercato tutelato che vince con un astronomico +103,4% rispetto a febbraio 2020. Al secondo posto il Gas del mercato tutelato, +86,5%. Medaglia di bronzo l’Energia elettrica del mercato libero, dove, prevalendo contratti a prezzo fisso, si registra un incremento più basso del tutelato, +64,9%. Si ricorda che il dato tendenziale del gas del mercato libero non è disponibile, essendo entrato solo quest’anno nel paniere Istat. Al quarto posto Altri carburanti (Gpl, metano) con +38,7%, poi i Voli intercontinentali, che letteralmente decollano del 27,8%, il Gasolio per riscaldamento (+24,6%), in settima posizione il Gasolio per mezzi di trasporto (+24%), seguito a ruota dalla benzina (+21,9%). Primo dei beni non energetici, anche se sempre collegato al mondo dei motori, le autoscuole con +16,1%. Chiudono la top ten i Pacchetti vacanza nazionali che salgono del 14,6%. (Mauro Antonelli)

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Gli aumenti del prezzo del carburante toccano quota 60% in 2 mesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Immotivato e spropositato aumento del costo del carburante, del 60% negli ultimi due mesi. CNA Lombardia pensa che questa situazione di difficoltà che sta colpendo famiglie e imprese sia dettata da speculazioni, responsabili dell’amplificazione dei naturali effetti della crisi geopolitica in corso.CNA Lombardia si rifà a due concetti espressi dal Presidente Draghi e dal Ministro Cingolani: “il Presidente del Consiglio ha evocato la necessità di prepararsi ad un’economia di guerra, il Ministro Cingolani ha parlato di truffa a proposito dell’aumento dei carburanti. Se qualcuno ha truffato i cittadini, le famiglie e le imprese, allora chi lo pensa sia serio e vada fino in fondo.” spiega in una nota la Confederazione Nazionale della Piccole e Media Imprese Lombarde.Nelle stesse ore in cui ha chiesto un decreto ad hoc per il computo in fattura dei costi del carburante a favore delle imprese di trasporto, CNA Lombardia vuole andare ancora più a fondo. “Il Governo dovrebbe ripensare il regime delle accise sui carburanti, ma soprattutto Governo, autorità competenti e anche il Parlamento dovrebbero indagare a fondo sulla fisiologia degli aumenti dei carburanti e anche di altri beni di largo consumo e prima necessità.”, puntualizza il Presidente di CNA Lombardia Giovanni Bozzini.”Se ci sono soggetti che speculano sul contesto di guerra in cui si ritrova l’Europa, bisogna essere seri e analizzare a fondo le dinamiche speculative in atto. Se qualcuno specula, bisogna saperlo, bisogna impedirgli di farlo e se ci sono gli estremi bisogna punirlo. Noi pensiamo ad una Commissione parlamentare d’inchiesta su quella che non è solo il frutto della situazione geopolitica, ma anche l’esito di una catena di speculazioni. Anche tutte le autorità competenti dovrebbero entrare in campo in questa fase”, prosegue Bozzini. CNA Lombardia apprezza le parole del ministro Cingolani sull’ipotesi di un tetto europeo sul costo di gas ed energia elettrica in questa straordinaria fase geopolitica, ma oltre a questo bisogna “tracciare una linea di confine” tra pratiche lecite e pratiche illecite, oltre che speculativamente intollerabili sul delicato corpo sociale ed economico in fragile ripresa dopo la pandemia.

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“I prezzi dell’energia nei mercati continuano a salire”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2022

“Anche se ci sono sufficienti forniture e fonti alternative. Il mercato però ha paura. Come ha detto il Presidente Draghi, esiste un rischio legato alle forniture, ma siamo fiduciosi sia delle scorte che abbiamo, che della regolarità dei futuri approvvigionamenti. Oltre al fatto che, ad oggi, non esistano segnali di possibili interruzioni nelle forniture. Dove possiamo e dobbiamo invece agire, sempre con maggiore intensità, oltre alle risorse già stanziate per tutte le imprese e le famiglie per abbassare i costi dell’energia, è nel concentrarci per ridurre ulteriormente i prezzi alle imprese “produttrici” di materie prime, in modo ancora più “forte” e determinato rispetto alla riduzione delle altre attività energivore e imprese. Se non riduciamo ancora, almeno fino al 50%, il prezzo dell’energia per le imprese madri italiane (carta, vetro, acciaio e altri..) non potremo garantire materie prime alle aziende medio-piccole che producono semilavorati e prodotti finiti, a dei prezzi che possano rendere sostenibile il prosieguo delle loro produzioni. Le aziende medio piccole, infatti, hanno spesso un elenco di ordini pieno, ma materie prime e semilavorati troppo cari per permettergli di evadere le commesse. Favorire l’utilizzo in Italia delle materie prime che produciamo sul nostro territorio, assieme alla riduzione dei prezzi all’intera filiera ci consente di preservare la competitività internazionale, tutelare i livelli occupazionali, i lavoratori e proteggere le famiglie, ed il loro potere d’acquisto. Per le famiglie in difficoltà, poi, continueremo a garantire gli aiuti dedicati fino a fine maggio.Questo intervento di riduzione dei prezzi metterebbe in campo una misura anti inflattiva, di cui c’è molto bisogno in questo momento”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post sui social.

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Denunciamo il rialzo costante dei prezzi dei carburanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2022

Ma il Governo non ha ancora mosso un dito per affrontare il problema, che così è diventato ora un’emergenza nazionale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se si considera che gli aumenti che ci sono stati fino a oggi, nonostante la nota questione della doppia velocità, non possono certo essere dovuti alla guerra in Ucraina ma all’atteggiamento incosciente dei Paesi Opec+ che, dopo aver ridotto durante la pandemia la produzione di 10 milioni di barili al giorno, ora che c’è una ripresa economia mondiale stanno salendo solo di 400 mila barili, è chiaro che la guerra in corso non potrà che peggiorare, in futuro, la situazione” prosegue Dona.”Ecco perché urge una riduzione delle accise di almeno 20 cent, anche per raffreddare l’inflazione che continua a decollare e che è più che quadruplicata da giugno a febbraio proprio per colpa dei beni energetici, ossia luce gas e benzina, senza i quali non sarebbe a +5,7% ma solo a +2,1%, 2,7 volte meno” prosegue Dona.”Quanto alla ventilata promessa dei giorni scorsi del viceministro allo Sviluppo economico, Gilberto Pichetto, che sarebbe allo studio la sterilizzazione dell’Iva sui carburanti, è una promessa che sentiamo dal 2002, dall’allora ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano, che dichiarò: “stiamo studiando un meccanismo sulle accise che possa stabilizzare il prezzo della benzina”. Da allora sono passati 20 anni! Direi che ormai si tratta di studenti fuori corso” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Ucraina: Unc, no a speculazioni sui prezzi finali

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

“In questo grave momento bisognerebbe dimostrare serietà e non speculare, cogliendo l’occasione per rialzare i prezzi o per annunciare rincari finora inesistenti, anche perché le aspettative di inflazione creano inflazione. Vigileremo su ogni aumento ingiustificato, pronti a denunciarlo all’Antitrust come abbiamo fatto in occasione della pandemia per i prezzi delle mascherine” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ ovvio che all’inizio i mercati reagiscano con esplosioni delle quotazioni internazionali, dal gas al petrolio fino al grano, ma non è il dato di 4 o 5 giorni che potrà determinare incrementi dei prezzi per i consumatori. Bisogna, quindi, attendere l’evoluzione della situazione. Inoltre, prima che le eventuali mancate importazioni delle materie prime dalla Russia e dall’Ucraina possono ripercuotersi sui prezzi finali di vendita dei prodotti trasformati serve tempo” prosegue Dona. “Infine, la materia prima incide solitamente in minima parte sul prezzo finale di vendita. Per quanto riguarda la pasta, ad esempio, incide per meno del 25%. Questo vuol dire, ad esempio, che per avere un aumento della pasta del 20 o del 30%, il prezzo del grano dovrebbe salire, rispettivamente, dell’80 e del 120%. Inaccettabile, quindi, che i produttori di pasta o i distributori, che hanno già rialzato i prezzi del 12,5% da gennaio 2021 a gennaio 2022, mettano già avanti le mani per altri rincari” conclude Dona.

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Invasione russa e aumento prezzi. Occhio ai profittatori

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2022

L’invasione russa dell’Ucraina ha ripercussioni su tutti i prezzi, all’ingrosso e al dettaglio. Non c’è altro da aggiungere a quanto in corso per i prezzi energetici, coi provvedimenti del governo appena approvati e coi molteplici dubbi sollevati da più parti e la Germania che ha bloccato il gasdotto russo Nord Stream2. Non c’è altro da aggiungere anche al blocco dei camionisti che protestano per l‘aumento dei carburanti… se non capiscono da soli che bloccare la mobilità su gomma serve solo ad esasperare la situazione dei consumatori ché è già esplosivo in sé (anche peggio di uno sciopero) il fatto che non trasportano le merci. Con la “novità” della guerra è altamente probabile che diversi prezzi, pur non direttamente coinvolti dall’invasione, schizzeranno in alto: alla richiesta del consumatore, il dettagliante è probabile che ci risponderà “è la guerra”… anche se sono le arance che vengono dalla Sicilia o il grano che arriva dal Canada. In situazioni del genere i furbi e le canaglie non demordono, ma si perfezionano. Per difendersi e individuare i profittatori: – non accettare passivamente l’aumento di un prodotto o servizio, non rassegnarsi alle spiegazioni del dettagliante e verificare presso altri negozi, segnalando ovunque, anche sui media e i social, ciò che sta accadendo, sì da punire il profittare con la principale arma del consumatore: il non-acquisto! – verificare, soprattutto nella grande distribuzione, se si verificano pratiche commerciali scorrette (per esempio: prezzi garantiti bloccati per tot tempo che invece cambiano). Pratiche commerciali scorrette anche per eventuali cartelli di prezzi: aumenti nello stesso momento degli stessi prodotti pur in catene diverse. E di conseguenza segnalare all’Antitrust e denunciare pubblicamente. Insomma, l’invasione russa è in corso, ma non è detto che dobbiamo pagarla anche oltre il dovuto.François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Prezzi confermati in crescita soprattutto per l’energia. L’illusione sovranista/monopolista

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2022

L’Istat conferma per gennaio la stima di una crescita dell’inflazione annua a 4,8% e mensile a 1,6% (1). Principali responsabili i beni energetici (+38,6%), soprattutto quelli cosiddetti regolamentati (elettricità e gas +94,6%). Le ricadute su altri prezzi, sebbene tutti in crescita non hanno aumenti a due cifre, registrano il massimo (+7%) per i beni e +5,3% per gli alimenti non lavorati. Dati attesi e confermati, rispetto ai quali le politiche del governo sono già attivate (2). Mentre le parti sociali continuano a discutere per eventuali aumenti degli stipendi, comunque non in linea con gli aumenti inflazionistici. E poi ci sono i guadagni di tutti quelli che non hanno “stipendi” e che, in linea di massima, si rifanno sugli utenti e consumatori dei loro prodotti e servizi: anello finale per eccellenza di tutte le politiche economiche, reale valvola di sfogo di capacità ed incapacità, privata e pubblica.Ovviamente non si sono formule magiche per venirne fuori indenni e, soprattutto, queste formule non potrebbero che essere il contrario di quanti declamano calmieri e controlli. Lo Stato non è un pozzo senza fondo da lasciare distrutto in eredità alle prossime generazioni, ma potrebbe/dovrebbe essere regolamentatore di energie e potenzialità: occorre stimolarle.Ad oggi sono prevalsi interventi a pioggia per soddisfare essenzialmente le corporazioni che gridavano e minacciavano di più. Col risultato che, siccome la crisi era ed è tutt’altro che passeggera, esaurite queste soddisfazioni, siamo punto e a capo. Con l’aggravante che, a tutti più poveri, la crescita della povertà dei cosiddetti autonomi è maggiore: ci mancava anche acuire il conflitto sociale…Gli stimoli di uno Stato, assistenziale solo per lo strettissimo necessario ma non come metodo, hanno due soli indirizzi: defiscalizzazione e deburocatizzazione, guardando l’oggi in prospettiva del futuro.A nostro avviso il primo passo generale è organizzare un’emergenza nazionale (energia e prezzi in generale) al pari del covid, raccogliendo iniziative istituzionali nazionali, regionali e locali, chè siano di facile fruizione e non, come oggi, da cercare col lanternino ingarbugliandosi in meandri burocratici da incubo per fruirne. Nel contempo, nutriamo dubbi che quanto stanziato per le trivellazioni del gas servano alla bisogna: i tempi di realizzazione sono compatibili con l’emergenza energetica? E quando saranno a regime, si è valutato che, non essendo energia ecologica, dovranno comunque essere dismesse? Non era meglio potenziare e velocizzare, più di quanto già non si faccia, le energie alternative, ché quand’anche saranno a regime non nell’immediato, almeno non dovranno poi essere dismesse come le trivellazioni di gas? François-Marie Arouet – Aduc http://www.aduc.it

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Agricoltura e caro prezzi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2022

Il grido degli agricoltori che hanno invaso ieri le piazze di tutta Italia va ascoltato: il caro bollette sta mettendo in seria difficoltà un settore strategico per il Paese e deve trovare al più presto risposte adeguate – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Le aziende agricole hanno mostrato grande capacità di resistenza durante le fasi più critiche dell’emergenza coronavirus, ma rischiano ora la loro stessa sopravvivenza a causa del consistente aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime. Nei mesi scorsi molti indicatori preannunciavano la crisi economica che stiamo vivendo in questo inizio anno – prosegue Tiso. Da tempo il primo settore chiede l’attenzione del governo di fronte a uno scenario che può mettere in pericolo il funzionamento della filiera agroalimentare. I prezzi pagati ai coltivatori non riescono in molti casi a coprire nemmeno i costi di produzione. È indispensabile un’iniziativa del governo, sostenuta da risorse pubbliche, per garantire a coltivatori e allevatori il pagamento di prezzi equi, che permettano loro di andare avanti e di garantire le forniture alimentari. Ci sono ora tutte le condizioni per un intervento straordinario a difesa del mondo agricolo.

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Prezzi energia e non solo. Emergenza nazionale, subito!

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

“I prezzi dell’energia resteranno elevati a lungo”. L’altro giorno è stata la commissaria Ue all’energia, Kadri Simson nel corso di un’audizione alla commissione industria del Parlamento europeo. Oggi Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, che ha aggiunto come gli aumenti “si stanno estendendo a diverse categorie di beni e servizi”. E’ probabile, vista la difficile armonia dei politici, dell’informazione e degli informati italiani verso tutto ciò che non è italiano (figurati verso una signora dell’Estonia) che quanto detto dalla Simson non abbia avuto il dovuto rilievo… ma oggi, rincarando anche la dose, lo dice il nostrano Gentiloni … forse qualcuno ci farà più caso. Magari non solo per dichiarare che occorre fare qualcosa e talvolta proporre cose impossibili, ma per provvedimenti di emergenza nazionale che, al pari del covid, coinvolgano tutta l’amministrazione di Stato, Regioni e Comuni. Ché finora abbiamo visto interventi di alcuni miliardi da parte dello Stato per essenzialmente levare dalle bollette gli oneri di sistema. Bene, ma tutti sanno che sono insufficienti. E al di là dello Stato, proprio in questi giorni alcuni Comuni stanno spegnendo un po’ di luci per manifestare le loro preoccupazioni in materia… come se il problema non fosse già noto e le cose da fare non fossero la sensibilizzazione ma iniziative in soldoni….. L’emergenza nazionale per lo specifico bollette crediamo possa dare molto poco oltre quanto già fatto. Il problema è solo geopolitico ed un eventuale intervento dell’Italia è ininfluente . Per cui, come “suggerito” dal commissario Gentiloni, occorre intervenire sui rincari di prodotti e servizi già in atto per il rincaro dell’energia. E l’unico intervento che l’amministrazione centrale, regionale e locale possono fare è diminuire al massimo i propri aggi, Iva in particolare. Lo Stato dovrebbe prendere provvedimenti nazionali per quanto di propria diretta competenza, estendo altrettanto competenza ad amministrazioni regionali e locali. Un vuoto di introiti? Quasi sicuro. Ma unico metodo per non registrare un impoverimento generale della popolazione e uno sviluppo gigantesco delle inadempienze dei contribuenti verso il Fisco, con conseguente costoso sviluppo dei contenziosi con una controparte quasi per niente colpevole perché furba, ma colpevole perché impoverita. E, aggiungiamo, anche una buona occasione perché Stato ed amministrazione mettano mano in modo più energico per individuare e abolire i diffusi sprechi.François-Marie Arouet – Aduc http://www.aduc.it

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat per stilare la classifica dei prodotti che stanno registrando i maggiori rincari. A lievitare nel mese di gennaio non solo luce, gas e benzina, ma anche burro e pasta. In testa alla top ten dei prodotti non alimentari, il Gas naturale e di città che vince con un astronomico +62,5% rispetto a gennaio 2020. Tradotto in euro significa un aumento della bolletta pari a 407 euro su base annua. Al secondo posto l’Energia elettrica, +62,1%, con un rialzo annuo pari a 382 euro. Una stangata complessiva pari a 789 euro (1). Medaglia di bronzo per gli Altri carburanti per mezzi di trasporto privati (gpl, metano, ricarica elettrica), con un +41,1%.Seguono il Gasolio per riscaldamento (+21%), al quinto il Gasolio per mezzi di trasporto (+20,2%) e Benzina (+18,9%). Primo dei beni non energetici, in settima posizione, gli Apparecchi per la telefonia fissa (+17,2%), poi gli Apparecchi per riscaldamento, condizionatori d’aria (+16,2%) e le Lezioni di guida, esami, patenti e controlli tecnici dei veicoli con +16,1%, legato al balzo della tariffa di revisione dei veicoli che dal 1° novembre 2021 è passata da 45 a 54,95 euro e che dimostra il fallimento della decisione di introdurre il bonus veicoli sicuri per consentire di richiedere il rimborso di 9,95 euro, a compensazione dell’aumento, invece, molto più semplicemente, di annullarlo. Non va meglio per quei pochi che decidono di andare in ferie o in settimana bianca. Chiudono la classifica, infatti, i servizi legati alle vacanze, con i Pacchetti vacanza nazionali che salgono del 16% e, appena fuori dalla top ten, gli Alberghi, motel, pensioni e simili che segnano un +11,6% In testa alla top 20 dei prodotti alimentari, gli Oli diversi da quello di oliva, che costano il 19,9% in più rispetto a un anno fa. Al secondo posto i Vegetali freschi diversi da patate con +13,5%. Sul gradino più basso del podio il burro, che vola del 10,8%. Al quarto pasto il prodotto simbolo della cucina italiana, la pasta, che svetta del 10%. Seguono i Frutti di mare freschi o refrigerati con un incremento dell’8,4%, in sesta posizione la Farina con +6,7%, poi la Frutta fresca o refrigerata (+5,5%), il Pesce fresco o refrigerato (+5,1%), la Margarina (+4,9%) e in decima i Succhi di frutta (+4,8%). I vegetali non si salvano nemmeno se sono surgelati e si collocano in undicesima posizione con +4,3%. La carne più rincarata è quella ovina e caprina (+4,2%), che batte la Carne macinata, wurstel, salsicce (al 16° posto con +3,6%), il Coniglio e la carne equina (+3,4%) e il Pollame (18° con +3,2%). Salgono, ma meno della media dei prodotti alimentari, ferma a +4%, anche l’olio di oliva, al 14° posto con +3,9%, il latte conservato (+3,7%), il pane e lo zucchero (entrambi a +3,6%). Chiudono la top 20 patate (+3,2%), acque minerali (+3%) e riso (+2,9%). In compenso alcune buone notizie. Nessuna speculazione sul caffè, che segna un aumento del 2%, la metà rispetto alla media dei prodotti alimentari. Bene anche il latte fresco intero (+1,1%). “Considerando sia i prodotti alimentari che le bevande analcoliche, l’inflazione di questa divisione, pari a +3,8%, si traduce, per una coppia con due figli, in un aumento del costo della vita pari a 284 euro su base annua, per una coppia con 1 figlio l’aggravio di spesa è pari a 256 euro, in media per una famiglia la batosta annua è di 212 euro” conclude Dona.

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Prezzi all’ingrosso: in alto l’ortofrutta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2022

Dalle elaborazioni di BMTI sulle rilevazioni effettuate nei Mercati all’ingrosso appartenenti alla Rete di Imprese Italmercati risulta chiaro come anche il settore ortofrutticolo nazionale, stia subendo gli effetti dell’aumento dei costi dell’energia e del recente abbassamento delle temperature.I forti rialzi dei prezzi all’ingrosso registrati nell’ultima settimana, per qualche prodotto in particolare, oltre a dipendere dai recenti cambiamenti climatici, dipendono anche dall’aumento dei costi dell’energia elettrica, utilizzata per il riscaldamento delle serre, per l’attivazione delle pompe di irrigazione, così come l’aumento dei costi dei concimi e delle plastiche utilizzate (i teli per coprire le serre ne sono un esempio). Nello specifico, rispetto allo scorso anno, i prezzi all’ingrosso dei prodotti maggiormente colpiti da questi due fattori sono quelli dei pomodori, in alto del 35%, delle melanzane (+37%) e delle zucchine (+52%).A causare forti rialzi ci ha pensato anche l’andamento climatico. Andando per ordine cronologico, la siccità della scorsa estate ha determinato il calibro delle arance che quest’anno sono per lo più medio-piccole. La poca disponibilità di prodotto di calibro grande ha fatto balzare i prezzi del 31% rispetto a un anno fa. In questo caso, però, l’abbassamento delle temperature ne ha migliorato la qualità, soprattutto quella delle arance pigmentate.Schizzati di oltre il 175% i prezzi dei finocchi, rovinati a causa del freddo. Le gelate hanno danneggiato anche la produzione di carciofi e la loro qualità, portando i prezzi del carciofo violetto senza spine e del carciofo violetto tema rispettivamente a +52% e +32%. Tuttavia, per questo prodotto, continua a registrarsi un buon andamento delle vendite.Le scarse scorte di carote in attesa della nuova produzione, proveniente soprattutto dal siracusano, ha causato un aumento del prezzo generalizzato in tutti i mercati di oltre il 27%, rispetto a 12 mesi fa.

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Prezzi. Al peggio non c’è limite ed argine

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2022

Confcommercio ci fa sapere che l’aumento dei consumi 2021 rispetto al 2020 è del 5,1%, ma che c’è ko per alberghi e ristoranti. Percentuale di crescita abbastanza prevedibile visto che il paragone è con l’anno dei lockdown duri. Percentuale però ancora bassa e che, visto l’aumento 2022 delle bollette energetiche, è prevedibile che non solo non dovrebbe migliorare, ma peggiorare. Un contesto di prezzi energetici che porta con sé un rincaro notevole di tutti i prodotti e servizi, a fronte di un potere d’acquisto delle famiglie dove lo stipendio medio (a livello europeo) è l’unico in calo ed è il peggiore tra i Paesi cosiddetti ricchi, nonché il migliore tra quelli cosiddetti poveri. E mentre il Governo sta tamponando come meglio può gli aumenti delle bollette energetiche, con i politici che si parlano addosso per un nucleare impossibile e tardivo, non si intravedono al momento vie d’uscita. Un’emergenza nazionale come per il covid non viene presa in considerazione e tutti, carnefici e vittime, aspettano che la situazione degeneri per poi ritrovarsi con provvedimenti insufficienti e più costosi rispetto ad una prevenzione e azione di risparmio energetico.Oggi i dati di Confcommercio, seguiti da un coro di richieste di intervento del governo… molto distratto da come continuare o se venir meno sul rinnovo della presidenza della Repubblica. Aspettiamo inerti i prossimi dati? http://www.aduc.it

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