Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘prezzi’

I prezzi delle materie prime agricole alle stelle

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2021

E’ diventato economicamente insostenibile per gli allevatori alimentare gli animali mettendo così a serio rischio una filiera fondamentale dell’agroalimentare italiano”. Lo dichiara Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO – Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici. “Ci uniamo alle richieste sia di Agrinsieme e Coldiretti al Ministero delle Politiche Agricole per la convocazione di un tavolo sull’emergenza latte, sia di Assocarni e Uniceb perché si apra subito un confronto con la GDO per sostenere le produzioni nazionali”, prosegue Veronesi. “Che un litro di latte fresco italiano valga al supermercato meno di un caffè è inaccettabile”. Secondo le ultime stime della FAO, aprile è stato l’undicesimo mese consecutivo di aumento dell’Indice dei prezzi dei prodotti alimentari. Dopo una breve flessione in marzo, sono tornate a salire le quotazioni dei cereali (+1,2%), che si assestano su un valore del 26% in più rispetto ad aprile 2020. In particolare, per il mais i prezzi si portano a un livello più alto del 66,7% rispetto a un anno fa. Anche per la soia, principale fonte proteica per l’alimentazione animale, secondo i dati Crefis, i prezzi del prodotto nazionale segnano un aumento di circa il 50% da inizio anno. “C’è il rischio – aggiunge il presidente di ASSALZOO – che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime crei un cortocircuito per la zootecnia italiana che vede i costi di produzione superare nettamente i prezzi di vendita di carni, latte, uova e pesce”.“Il settore è stato già colpito duramente dalle conseguenze della pandemia che ha ridotto i consumi e gli scambi commerciali, aumentando l’incertezza sul mercato e sulle abitudini dei consumatori. Nei mesi scorsi i mangimisti hanno cercato di non scaricare il rincaro delle materie prime sugli allevatori ma, a fronte della consolidata tendenza rialzista, questa posizione diventa ormai impraticabile, con inevitabili conseguenze lungo tutta la filiera”. Infine “serve rilanciare i consumi interni di prodotti italiani, eliminare tutte le barriere che impediscono ai nostri prodotti di presentarsi sui mercati internazionali a più forte crescita, garantire la sostenibilità finanziaria della zootecnia nel suo complesso e un piano di potenziamento delle produzioni nazionali. È a rischio la sopravvivenza stessa della zootecnia italiana”, conclude Veronesi.

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Flash – USA: Prezzi in crescita ma spesa ferma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 maggio 2021

E’ l’effetto “occhi pieni e mani vuote” per i consumatori post riaperture”, a cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. Dopo il forte dato sull’inflazione di aprile, oggi l’attesa di consenso per le vendite al dettaglio USA dello stesso mese era di andamento conseguente di consumi, ossia in tono forte ed invece…sorpresa, nulla di tutto questo. Vendite al dettaglio assolutamente deludenti, soprattutto con riferimento al cosiddetto control group, ossia quello meglio approssima l’andamento del Pil (al netto cioè di auto, componente energetica e componente edilizia). Alcune delle voci che erano state il traino principale dell’inflazione le ritroviamo nelle vendite al dettaglio come nel caso dell’auto (+2,9% m/m), Food services & drinking places (+3% m/m) o ancora prodotti per la cura della persona (+1%). Mancano all’appello, però, le voci di spesa collegate alle vendite presso le grandi catene – in alcuni casi in calo di quasi il 5% su base mensile. Cosa sta accadendo? La spiegazione passa soprattutto nella dinamica dei salari. Al momento della riapertura, i consumatori USA si stanno ritrovando con prezzi molto più alti ma con salari fermi ai livelli ante Covid, sebbene con qualche timido segnale in ordine sparso di inversione – come nel caso di McDonalds (incremento del 10% arrivando in media a circa 13$/ora) o ancora Amazon (incremento tra 0,50 e 3$ che porterebbe il salario orario fino a 18$). Biden ha provato a proporre l’incremento del salario minimo per legge ma, fino ad ora, non è riuscito nel suo intento. In estrema sintesi: quello che sta emergendo alla riapertura post covid è un forte incremento dei prezzi ma non altrettanto forte rialzo dei salari, con conseguente forte calo dei salari reali. Per ora, i consumatori USA continuano a beneficare dei sussidi – tra cui quelli per la disoccupazione maggiorati fino ad inizio settembre. In prospettiva: occorrerà valutare il tentativo di Biden di riparare a questo fenomeno ma, nel frattempo, per i mercati il segnale che arriva è che la Fed ha un motivo valido per non tirare i remi in barca, ossia i salari stagnanti che in termini reali crollano di fronte all’impennata dei prezzi.

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Prezzi: l’inflazione cresce attestandosi al +1,1%

Posted by fidest press agency su domenica, 2 maggio 2021

Continua a crescere, ad aprile, il tasso di inflazione, che si attesta al +1,1% sull’anno.Un’accelerazione – spiega l’Istat – al confronto con Aprile 2020, mese in cui i prezzi dei beni energetici “avevano subito una diminuzione marcata.Il carrello della spesa segna un calo del -0,4%, sull’onda della diminuzione, secondo l’Istat, dei costi dei beni alimentari, di quelli per la cura della casa e della persona. Diminuzione che, soprattutto sul fronte dei prodotti alimentari, in realtà non ci sembra sia avvenuta. Anzi, stando alle rilevazioni effettuate dal nostro Osservatorio Nazionale, i prezzi di alcuni beni alimentari, soprattutto l’ortofrutta, sono anche in salita. Con l’inflazione a questi livelli, in ogni caso, le ricadute complessive per le famiglie saranno di +327,80 Euro annui.Un importo oneroso, soprattutto alla luce della crisi che i cittadini e il Paese stanno vivendo a causa delle conseguenze della pandemia.Alla luce di tale andamento si rende sempre più urgente e necessario un piano di intervento per aiutare le famiglie e rilanciare la domanda interna. Non sembrano ancora sufficienti, in questa direzione, le prime misure tracciate dal Governo, che dovrebbero agire in misura più decisa per il rilancio dell’occupazione e per il sostegno ai nuclei che si trovano maggiormente in difficoltà.In tale quadro, inoltre, è prioritario affrontare con responsabilità e attenzione la questione, sempre più grave, delle disuguaglianze e delle disparità esistenti nel nostro Paese, prevedendo misure tese a contrastarle ed a riaffermare equità e sostenibilità sociale in un’Italia sempre più divisa.

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Risalgono i prezzi dei carburanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Secondo i dati settimanali del ministero dello Sviluppo Economico pubblicati ora, rincarano ancora i prezzi dei carburanti, che si attestano, in modalità self service, a 1,577 euro al litro per la benzina e a 1,438 euro per il gasolio. “Italia in giallo e benzina in rosso. Dopo il rialzo di settimana scorsa, che interrompeva un trend in discesa che durava dal 29 marzo, continua la corsa dei carburanti, guarda caso proprio ora che riprendono gli spostamenti degli italiani” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Dall’inizio dell’anno, dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 6 euro e 78 cent per la benzina e di 5 euro e 93 cent per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, del 9,4% e del 9%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 163 euro all’anno per la benzina e 142 euro per il gasolio” prosegue Dona.

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Prezzi: il tasso di inflazione al +0,8%

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a marzo sale a quota +0,8% sull’anno. La spinta maggiore, spiega l’Istituto Nazionale di Statistica, proviene dai beni energetici, in primis i carburanti che crescono a marzo del +1,7%. Rimane fermo, invece, il tasso relativo al carrello della spesa.Come purtroppo avevamo previsto, destano allarme i costi dei carburanti e dei beni alimentari non lavorati. I costi di questi ultimi crescono del +1%. Quello dei carburanti, in particolar modo della benzina, è un aumento che si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Sono note a tutti le tensioni sui mercati internazionali, aggravata, da ultimo, anche dall’incagliamento della nave cargo nel canale di Suez, ma le speculazioni sono sempre dietro l’angolo. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista. Con l’inflazione a questi livelli, complessivamente, le ricadute pe le famiglie saranno di +238,40 Euro annui. Un importo notevole, specialmente alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia. Per fronteggiare tale situazione è necessario che il Governo adotti misure adeguate ad aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura.“È giunto il momento di avviare un piano lungimirante per il rilancio dell’occupazione, la promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, una determinata lotta alle disuguaglianze e della povertà. Inoltre è fondamentale, in questa fase, una seria azione di monitoraggio e di contrasto ai fenomeni speculativi.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rincari durante pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2021

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio sui prodotti più rincarati durante la pandemia, facendo il confronto con i prezzi di febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, ossia prima che scattassero i rialzi avvenuti durante l’emergenza Covid, elaborando i dati Istat. Il record spetta alla voce E-book download, con i prezzi che sono più che raddoppiati dal febbraio 2020, con un’impennata del 54,4%. Si è approfittato, insomma, dell’esigenza di trascorrere il tempo libero in casa per far lievitare i listini.Al secondo posto il prodotto simbolo dello smart working e della didattica a distanza, ossia Computer portatile, palmare e tablet, con un balzo del 20,6%. I rincari a danno dei lavoratori e degli studenti sono anche al quinto posto con gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, saliti del 12,8%, e al settimo posto, con gli Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini, come le cuffie con microfono, indispensabili per webinar e webmeeting, e gli E-book reader, con un incremento del 10,3%..Al terzo posto un altro bene utile per intrattenere i ragazzi a casa nel tempo libero, i giochi elettronici, con +16,9%. Un altro gruppo che ha registrato rialzi lunari è quello dei trasporti: trasporto ferroviario appena giù dal podio con +15% (per fortuna le compagnie ferroviarie avevano sostenuto di non aver aumentato i prezzi…..), voli intercontinentali al sesto posto con +10,9%.Altri segmenti di consumo per i quali si è sfruttata l’esigenza di dover stare in casa sono gli Altri piccoli apparecchi elettrici per la casa, come le centrifughe che segnano un +8,6% e, appena fuori dalla top ten, all’undicesimo posto, gli Apparecchi per la telefonia fissa, +4,9% (i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era durante il giorno tra le quattro mura di casa).Al nono posto le spese bancarie, che salgono del 7% e al decimo posto le Macchine fotografiche e videocamere, +6,8%.”C’è chi si è approfittato del fatto che gli italiani erano costretti ad acquistare alcuni prodotti per via dell’emergenza Covid, in particolare lockdown, smart working e Dad, per lucrare. Gli aumenti sono talmente stratosferici che appaiono ingiustificati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Prezzi: l’Istat stima una crescita dell’inflazione del +0,6% sull’anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

L’Istat stima a febbraio un aumento dell’inflazione del +0,1% rispetto al mese precedente e del +0,6% sull’anno. Il carrello della spesa, invece, frena ancora al +0,2%.In questo modo, le ricadute pe le famiglie in termini annui, si attestano a un aumento di +173,40 Euro.Aumenti che avvengono in un momento delicato e difficile per le famiglie, che devono fare i conti con le gravi conseguenze della pandemia e con sostegni che in molti casi tardano ad arrivare. Per questo è urgente avviare misure straordinarie che prevedano: un prolungamento del blocco ai licenziamenti (così come annunciato dal Ministro del Lavoro), un sostegno alle famiglie in base alla loro situazione reddituale, un aiuto alle attività economiche, specialmente quelle che risentono maggiormente delle attuali restrizioni. “Non ci stancheremo di ribadire che, in questa delicata fase storica, è indispensabile avviare una ripresa urgente e duratura, in grado di rilanciare l’occupazione e affermare un nuovo modello di sviluppo improntato alla sostenibilità sociale, oltre che ambientale.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Prezzi: con l’inflazione al +0,6% ricadute di +178,80 Euro annui a famiglie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a febbraio si attesta a quota +0,6% sull’anno. Rallenta lievemente il tasso relativo al carrello della spesa, che frena invece al +0,3%. Con l’inflazione a questi livelli le ricadute pe le famiglie saranno di +178,80 Euro annui. Un importo non indifferente, specialmente se considerato alla luce della grave crisi che i cittadini stanno vivendo a causa della pandemia in corso. Per questo riteniamo fondamentale e urgente che il Governo adotti tutte le misure opportune per aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura. “Da troppi anni la politica economica del nostro Paese si focalizza su provvedimenti tesi a far fronte alle maggiori criticità del momento, senza che vi sia una visione generale di sviluppo, di modernizzazione e di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori. È ora di avviare una pianificazione lungimirante improntata al rilancio dell’occupazione, alla promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, al serio contrasto delle disuguaglianze e della povertà, fenomeni che abbiamo visto crescere in modo esponenziale negli ultimi anni.

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Prezzi: con l’inflazione al +0,4% ricadute di +119,20 Euro annui a famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2021

Continua la timida ripresa del tasso di inflazione, che conferma a gennaio il rientro in campo positivo: +0,4% sull’anno e + 0,7% rispetto al mese precedente.Il carrello della spesa, invece, frena al +0,4%, allineandosi all’andamento generale dei prezzi. In questo modo, le ricadute pe le famiglie in termini annui, si attestano a un aumento di +119,20 Euro, ma temiamo tali aggravi siano destinati ad aumentare.Il dato diffuso oggi dall’Istat va osservato, infatti, in parallelo all’andamento dei consumi e dei costi delle commodities. Se da un lato assistiamo alla frenata della spesa da parte delle famiglie, ancora in forte disagio a causa della pandemia e dei suoi risvolti economici, dall’altro vi sono forti spinte al rialzo dei prezzi, dal costo del petrolio al gasolio, a materie prime alimentari come il frumento e il mais. Non dimentichiamo poi le ricadute indirette, determinate dai costi di trasporto su gomma, che il rincaro del gasolio determina su tutti i beni di largo consumo nel nostro Paese.Appare evidente, in tal senso, che il nuovo Governo dovrà prestare la massima attenzione a tali tendenze, facendo in modo che gli aumenti non siano oggetto di speculazioni (come abbiamo purtroppo denunciato più volte in passato) e che non gravino eccessivamente sulle famiglie già in forte difficoltà.Nel delicato quadro economico che attraversa il Paese un’inflazione contenuta è fondamentale per una ripresa dei consumi, pur non essendo, da sola, in grado di determinare un rilancio in tal senso. Per questo, oltre agli obiettivi delineati in campo sanitario e per lo sviluppo del Paese, riteniamo fondamentale che il Governo si impegni rapidamente e concretamente per avviare una ripresa dell’occupazione e promuovere una crescita sostenibile, che contrasti le disuguaglianze ed argini la crescente povertà.

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I prezzi dei vaccini e la strategia della ricerca

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 febbraio 2021

“Dopo immani sforzi da parte dell’opinione pubblica e di parte dell’informazione, si squarcia il velo di omertà intorno ai vaccini, in particolare sui loro prezzi e ne viene fuori una realtà sconcertante: la società del benessere prende il sopravvento sull’essere umano”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che spiega: “mettendo in fila alcuni dei Paesi che si sono ‘conquistati’ le maggiori quantità di vaccino di una nota multinazionale, se ne ricava la visione che, chi paga di più vaccina di più. Così, ne deriva una discutibile asta per cui, l’Unione europea pagherebbe 15 dollari a dose, gli Usa ne verserebbero 19 mentre Israele, Paese sul podio quanto a numero di dosi inoculate ai propri cittadini, avrebbe speso ben 40 dollari per ogni immunizzato. Un criticabile mercato”. Il presidente riflette poi sulle possibilità potenziali per l’Italia: “ci auguriamo che lo spiraglio aperto con la possibilità di produrre l’antidoto in casa nostra possa invertire la rotta, la produzione in proprio di beni strategici si è rivelata fondamentale e l’esempio delle mascherine di protezione, in un primo momento irreperibili, calza alla perfezione. L’accaduto – precisa Maritato – dovrebbe farci riflettere sull’importanza di finanziare a dovere la ricerca pubblica. Senza tralasciare le ricadute economiche: chi per primo vaccina, per primo riattiva la propria economia. Di sicuro, più cittadini sono immunizzati prima si riattivano produzione e lavoro. Ragioniamoci sopra”, chiosa il presidente.

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Aumenti 2021: tra tariffe, prezzi e costi dei servizi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

Come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha effettuato una stima sull’andamento dei prezzi e delle tariffe per il nuovo anno alle porte. Per il 2021 si prevede un forte impatto sui conti delle famiglie, pari a +795,80 Euro annui A determinare tali andamenti sono i rincari in alcuni settori, specialmente quello alimentare (i cui costi da tempo non conoscono ribassi) e a quello dei trasporti (dovuto in larga misura al maggior utilizzo dei vicoli privati a causa della paura di contagio sui mezzi pubblici).Si prospettano lievi discese dei costi per quanto riguarda la tariffa del servizio idrico con l’introduzione del nuovo sistema tariffario.Seppure in linea con gli aumenti che calcoliamo ogni anno, a peggiorare la situazione per il 2021 vi è la situazione di grave difficoltà in cui si trovano molte famiglie a causa delle conseguenze della pandemia. Non bisogna trascurar, infatti, che tali aumenti avvengono in un contesto estremamente delicato e in molti casi non faranno altro che accrescere disuguaglianze e disparità all’interno del Paese.Per questo riteniamo urgente e necessario l’avvio di un piano per il rilancio economico che punti sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’occupazione, ma soprattutto sul contrasto alle disuguaglianze. Ci troviamo di fronte ad una sfida epocale: è doveroso nei confronti dei cittadini e del Paese operare scelte coraggiose e lungimiranti, mettendo in campo ogni sforzo e ogni risorsa per gettare basi stabili utili ad avviare una nuova fase di crescita.

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Antitrust: avviata preistruttoria su prezzi treni

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 dicembre 2020

L’Antitrust ha trasmesso ieri una richiesta di informazioni alle principali compagnie di trasporto ferroviario (Trenitalia e NTV) in relazione all’offerta dei collegamenti sulle principali tratte e al significativo aumento dei prezzi dei biglietti che si registra in alcune giornate del periodo 15 dicembre 2020-15 gennaio 2021. “Bene, ottima notizia. Si faccia subito chiarezza! E’ evidente che si tratta di una speculazione intollerabile rialzare i prezzi in modo esorbitante. I rincari ci sono sempre stati nei momenti di maggiore richiesta, così come negli orari di punta, ma non in modo così consistente. Inoltre è inaccettabile che avvenga durante un momento di così grande difficoltà per il Paese e per i viaggiatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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I dati sui prezzi dei terreni agricoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

L’andamento dei prezzi della terra nel 2019, dopo due anni positivi, segna una nuova battuta d’arresto (-0,4% rispetto al 2018) che si somma alla riduzione dell’attività di compravendita che si è verificata dopo quattro anni di continui aumenti. Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono le regioni con le maggiori riduzioni (rispettivamente -2,8% e -4,5%), ma segno negativo anche per Lombardia, Emilia-Romagna, Molise e Sardegna. Questo è il quadro che emerge dall’indagine curata dalle sedi regionali del CREA Politiche e Bioeconomia. Le ragioni della contrazione vanno ricercate nell’aggiustamento delle quotazioni in Veneto (con oltre 50.000 euro/ha detiene il primato dei valori medi regionali), nella scarsa redditività del comparto dei seminativi e nella mancanza dell’effetto trainante del comparto viti-vinicolo. Le ricadute dell’emergenza COVID sul mercato fondiario, stando ai dati raccolti nei primi mesi del 2020, evidenziano una maggiore preoccupazione per le regioni meridionali rispetto alle settentrionali, sebbene bisognerà attendere il 2021 per avere una valutazione più oggettiva della situazione. Alcune tipologie aziendali, viticoltura e floricoltura in particolare, sono state particolarmente danneggiate dall’emergenza sanitaria. Si conferma alto l’interesse anche nel 2019 per l’affitto dei terreni in alternativa all’acquisto, con una generale tendenza alla diminuzione della durata dei contratti. Il mercato è stato particolarmente dinamico nelle regioni settentrionali, con una domanda tendenzialmente superiore all’offerta, soprattutto nel caso di terreni di pregio; mentre nel meridione il mercato è stato stagnante nelle aree più interne e più dinamico in prossimità delle coste.

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Materie prime, è allarme prezzi. A rischio produzione e consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Le principali materie prime agricole per l’industria mangimistica, ovvero soia e cereali, hanno fatto registrare decisi aumenti dei prezzi, cresciuti, come nel caso della soia, di quasi il 30% in poche settimane. Dopo le forti oscillazioni già osservate tra marzo-aprile, con l’avvio del IV trimestre le quotazioni delle materie prime proteiche e dei cereali continuano a segnare incrementi costanti. Gli aumenti sono dovuti più al concorso di problematiche di carattere speculativo, a notizie su un ipotetico rilancio dei rapporti commerciali tra USA e Cina e a incertezze sul meteo in Sud America che non a reale carenza di prodotto sui mercati internazionali.Una situazione che suscita la preoccupazione dell’industria mangimistica italiana per gli effetti a cascata che questa rischia di produrre sulla filiera agro-zootecnica-alimentare: “Queste oscillazioni – sottolinea Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO – Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici – sono una minaccia per la catena di valore perché impediscono la corretta gestione dei flussi produttivi con conseguenze sui consumi in un periodo già complicato dagli effetti della pandemia”. Rischio lockdown – A questo scenario, sia in Italia che in Europa, si aggiungono i timori per il rischio che il nuovo lockdown possa pregiudicare nel nostro Paese, dopo aver compromesso il settore Horeca, uno dei periodi dell’anno più performanti per il settore agroalimentare, caratterizzato di regola da un incremento produttivo e dei consumi: “Gli sforzi di tutti devono essere convogliati nella stessa direzione, ovvero evitare di precipitare verso un secondo lockdown generalizzato che avrebbe un impatto pesantissimo sui consumi nel periodo delle festività natalizie, con gravi ricadute sulle filiere dei prodotti agroalimentari e zootecnici”, ricorda Veronesi.Ruolo della mangimistica – La mangimistica italiana, essendo il settore al centro della filiera e anello di congiunzione tra materie prime e trasformazione industriale, è esposta tanto ai rischi degli aumenti di prezzo delle materie prime quanto a quelli legati alla riduzione dei consumi. “Fino a oggi, con grande impegno dei produttori, la mangimistica italiana è riuscita a svolgere una funzione calmierante dei prezzi. Lo sforzo, anche tramite il ricorso a materie prime alternative e a maggiore efficienza, è stato diretto a evitare la ricaduta degli aumenti delle materie prime sui prodotti finali. L’auspicio – evidenzia il presidente di ASSALZOO – è che tale sforzo sia compreso da tutta la filiera e che la mangimistica non debba far fronte a ulteriori pressioni dovute alle crescenti quotazioni delle materie prime”.Mangiare italiano – In questo contesto di grande incertezza, uno degli effetti più evidenti e pericolosi è quello della caduta dei consumi interni anche a seguito della stretta anti-contagio dell’ultima settimana. “Oggi più che mai è necessario rivolgere un appello a tutti i soggetti della filiera, dai produttori alla GDO e a tutto il commercio, per far sì che ci sia una spinta propositiva a favore dei prodotti italiani. Solo rafforzando la produzione e l’inclinazione dei consumi nel segno del Made in Italy è possibile garantire la tenuta del sistema agroalimentare nazionale gravato dalla crisi di liquidità, dalla pressione dei prezzi e dal sensibile calo dei fatturati”, conclude Marcello Veronesi. http://www.assalzoo.it

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Prezzi: Unc, la top ten dei prodotti più rincarati in ottobre

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat di ieri per stilare la classifica dei prodotti più rincarati. Mentre l’Italia è in deflazione e in media a ottobre i prezzi scendono su base annua dello 0,3%, alcuni prodotti registrano rialzi a due cifre.A preoccupare maggiormente sono le speculazioni che gravano sui lavoratori in smart working e sugli studenti costretti alla didattica a distanza. Computer portatili palmari, tablet, computer desktop (Apparecchi per il trattamento dell’informazione) subiscono un balzo annuo del 12,4% (+1,3% su settembre) collocandosi al 3° posto della classifica, Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini, come le cuffie con microfono, indispensabili per webinar, webmeeting e per seguire le lezioni di casa, sono al 4° posto con +10,2% e salgono del 4,4% in un solo mese, piazzandosi al 6° posto della top ten mensile. Monitor e stampanti (Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione) sono al 6° posto, registrando un rincaro del 9,8% rispetto ad ottobre 2019.In testa alla classifica annua, comunque, i pacchetti vacanza nazionali, +14,8%, indicativo di un spostamento delle ferie rispetto ai mesi tradizionali estivi per via della pandemia, al 2° posto la gioielleria, +12,7%. Ad allarmare anche i rialzi annui di frutta fresca, al 5° posto con +10%, tariffe amministrative al 9° con +7,3%, spese bancarie che chiude la top ten con +6,6% (+2% rispetto al mese precedente), vegetali freschi appena fuori dalla classifica, all’11° posto con +5,4%. Rispetto a settembre 2020, preoccupano gli aumenti stratosferici dei Servizi di rilegatura testi ed E-book download, in testa alla top ten mensile con +11,4%, una speculazione bella e buona sul tempo libero degli italiani costretti a ridurre gli spostamenti, trasporto marittimo, al 2° posto con +10,8%, al 3° energia elettrica con +6,2%, al 4° vegetali freschi +5,3%, al 5° il gas con +5%.

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Milano: al 2° posto per calo prezzi alberghi, -20,2%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione di settembre resi noti, stilando la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori ribassi annui per quanto riguarda i servizi di alloggio. Questa volta a spiccare è il dato di Milano, che registra un crollo dei prezzi degli alloggi del 20,2% rispetto a settembre 2019 (in agosto erano invece saliti del 2,1% su base annua), evidentemente per la mancanza di convegni, fiere, congressi, grandi eventi fieristici e convention aziendali che in passato si tenevano al rientro dalle ferie.Resta eclatante il dato di Venezia, città turistica per eccellenza, che si colloca al quarto posto della classifica nazionale con una frenata dei prezzi del 17,7% ed il terzo posto di Firenze, città d’arte per antonomasia, che in agosto era solo in dodicesima posizione con -7,5%, ma che ora sale sul podio con una riduzione delle tariffe dei servizi di alloggio del 19,6%, più di 2 volte e mezza rispetto al dato di un mese fa.Il primato, come in agosto, spetta comunque a Trapani con -20,3%. Al quinto posto Verona, -14,5%, poi Bologna, -13,8% e al settimo posto Roma, con -13,1%, che in agosto era solo in 22° posizione con -4,8%In media nazionale i prezzi degli alberghi scendono su base annua del 6,3%, esattamente il triplo rispetto ad agosto quando erano diminuiti appena del 2,1%”Prosegue la deflazione record per gli alberghi, dovuta alla perdita di turisti registrati per tutta l’estate per via dell’emergenza Covid. Ma mentre in agosto la deflazione riguardava soprattutto le città d’arte, ora tocca anche a quelle che a settembre organizzavano manifestazioni importanti, come Milano e Genova. Gli albergatori hanno ridotto i prezzi pur di attrarre clienti, anche se non è bastato, essendo pure le famiglie in difficoltà. Il bonus vacanze, che peraltro gravava finanziariamente per l’80% sugli albergatori già in crisi di liquidità, si è dimostrato un flop. Ecco perché abbiamo chiesto di non congelare le risorse inutilizzate fino al 2021 ma di reinvestirli subito in altre forme di sussidi, come la riduzione temporanea dell’Iva” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Dall’altra parte della classifica, i rialzi annui più alti per Cosenza (+12,2%) Pescara (+9,3%) e Rovigo (+8,5%).A livello regionale, la regione più in deflazione è il Lazio, al primo posto con una flessione dei prezzi degli alberghi del 12,2%, poi la Liguria (-11,1%) e al terzo posto la Toscana (-10%).Alzano i prezzi, invece, in Calabria (+5,7%), Trentino Alto Adige (+4,6%) e Valle d’Aosta (+0,8%).

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Benzina: Up, su prezzi pesa fisco

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

Secondo il presidente dell’Unione Petrolifera, il maggior costo alla pompa per gli automobilisti italiani rispetto all’Eurozona è interamente dovuto alla componente fiscale, con un maggior onere fiscale è ora pari a 11 centesimi euro/litro per la benzina e 14,6 centesimi per il gasolio.”Al di là del confronto europeo, che ora lascia il tempo che trova, visto il crollo record della domanda registrato in Italia per via del lockdown, è assolutamente vero che in Italia si pagano troppe imposte sui carburanti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondo i dati settimanali del ministero dello Sviluppo Economico pubblicati pochi minuti fa, a fronte di un prezzo medio pari 1,388 euro al litro per la benzina, 0,979 euro, pari al 70,5%, se vanno tra accise e Iva, mentre a fronte di un prezzo al litro di 1,263 euro per il gasolio, 0,845 euro, il 66,9%, se ne vanno in imposte. Una percentuale bulgara decisamente inaccettabile” conclude Dona.

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Indagine prezzi supermercati

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

Fare la spesa può sembrare un’operazione semplice, ma adottare le giuste accortezze e seguire poche e semplici dritte può aiutare a salvaguardare il portafoglio e a diminuire gli sprechi. Secondo i dati Istat, le famiglie italiane destinano in media 6.570 euro all’anno alla spesa, ma cambiare le proprie abitudini è un’ottima strategia per alleggerire il carrello e arrivare a risparmiare anche più di 1.700 euro ogni anno. Altroconsumo fornisce le indicazioni per aiutare i consumatori a risparmiare sui prodotti alimentari e di uso quotidiano, grazie alla sua annuale inchiesta sui supermercati che identifica le insegne più convenienti per fare la spesa e che quest’anno si arricchisce anche della classifica dedicata ai prodotti bio.Per realizzare un’analisi completa e sempre più approfondita, quest’anno Altroconsumo ha effettuato il monitoraggio dei prezzi lungo l’intero anno, considerando tutto l’assortimento di ogni catena nelle 1.813 categorie comprese nell’indagine: alimenti, prodotti per la cura della casa e della persona e cibo per animali. L’indagine ha coinvolto 1.869 ipermercati e supermercati e 194 discount su tutto il territorio nazionale.Considerando un paniere composto da tutti i prodotti in assortimento, tra i supermercati e ipermercati si aggiudica il primo posto Famila, mentre tra i discount si classifica in prima posizione Aldi, seguito da Eurospin ed MD. Altroconsumo ha quindi valutato la convenienza in base alla diversa composizione della spesa degli italiani, immaginando una “spesa tipo” in base all’acquisto di prodotti di marca, prodotti a marchio commerciale e prodotti economici. Quest’anno si inserisce, inoltre, anche la classifica dedicata agli alimentari biologici. Considerando la spesa composta da prodotti di marca, il supermercato più conveniente risulta essere Ipercoop, a pari merito con Esselunga Superstore. Per quanto riguarda la spesa di prodotti a marchio commerciale, troviamo al primo posto per convenienza Dok, diffusa specialmente al sud Italia, e al secondo posto i diversi punti vendita con insegna Conad. Passando alla spesa di prodotti economici, si classificano in prima posizione 4 catene ex aequo: Aldi ed Eurospin, per il secondo anno di fila, insieme a MD e Penny Market. Infine, arriviamo alla nuova classifica dell’indagine che analizza gli store in relazione alla spesa di prodotti bio. Al primo posto troviamo Dok, seguita dal gruppo Famila insieme a Todis.L’analisi di Altroconsumo evidenzia una forte oscillazione dei prezzi fra un punto vendita e un altro, pari fino al 340% per lo stesso prodotto in diversi punti vendita. Ad esempio, il prodotto con le più ampie oscillazioni di prezzo è lo yogurt alla frutta Yomo, al gusto fragola (risultati molto simili per quello agli agrumi di Sicilia). Il prezzo minimo rilevato è pari a 2,28 euro al chilo presso Ipercoop a Venezia mentre quello più alto risulta 10 euro al chilo presso Carrefour a Bologna, molto simile da Iper a Milano a 9,96 euro al chilo.Al contrario, il prodotto il cui prezzo è risultato particolarmente stabile con una maggiore concentrazione intorno a un certo valore, come lo scorso anno, è la confezione di Nutella da 600 gr e 630 gr: nonostante si trovino delle eccezioni con prezzi particolarmente vantaggiosi o alti, l’86% dei prezzi rilevati si attesta tra i 7,50 euro e 8,50 euro al chilo.I prezzi della grande distribuzione hanno subito particolari variazioni durante il periodo del lockdown, pari quasi al 4-5% con punte del 9% per i detergenti. Altroconsumo si è impegnata a monitorare e segnalare costantemente gli aumenti di prezzo durante questa fase critica, e oggi i rincari sui prodotti sono rientrati quasi del tutto, fanno, infatti, eccezione esclusivamente quelli di frutta e verdura.
Grazie a una specifica rilevazione sui prodotti di marca in 693 iper e super, effettuata tra giugno e luglio 2020, Altroconsumo ha analizzato i livelli di risparmio sulla spesa in base alla zona geografica. La città in cui si riscontra la maggiore convenienza è Milano, dove i cittadini possono risparmiare fino a 1.769 euro. Parlando di punti vendita, invece, lo store più economico è Conad City Spesa Facile a Pordenone, città in cui si riesce ad ottenere un risparmio pari a circa a 1.100 euro.Ponendo l’attenzione sui territori in cui si trovano i supermercati più convenienti, emerge che a determinare il livello di risparmio è il maggiore grado di concorrenza. Per questo motivo, risulta che nelle città meridionali, dove la concentrazione di insegne è più bassa, le possibilità di risparmio diminuiscono drasticamente: bisogna, infatti, arrivare alla 18sima posizione della classifica prima di trovare una città del Sud, Napoli. Come evidenziato dall’analisi, in città in cui c’è meno concorrenza, come Lecce o Taranto, si può arrivare ad un risparmio annuo di massimo 300 euro.

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Prezzi: Istat, ad agosto -0,5%

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Secondo i dati definitivi di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un ribasso annuo dello 0,5%, confermando la stima preliminare.”Una buona notizia. Se la causa della deflazione è negativa, il crollo drammatico della spesa delle famiglie per via dell’emergenza Covid, gli effetti sono positivi, dato che la riduzione dei prezzi aiuta le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, contenendo la caduta del potere d’acquisto dovuta dalla riduzione del reddito disponibile. Insomma, non vanno confuse le ragioni della deflazione con le sue conseguenze, positive per la casalinga di Voghera che va tutti i giorni a fare la spesa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli la deflazione consente un risparmio di 220 euro su base annua, anche se il carrello della spesa a +0,9% incide ancora sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano un aumento di 95 euro, comunque inferiore a luglio quando era pari a a 117 euro. Per una coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la minor spesa è di 206 euro, anche se il rialzo per le compere quotidiane è di 87 euro (106 a luglio), per una famiglia media la deflazione a 0,5% permette un ribasso del costo della vita complessivamente pari a 172 euro, anche se 71 euro in più vanno spesi per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona, anche se inferiori al mese precedente quando erano 88 euro” conclude Dona.Per quanto riguarda le città e le regioni, invece, non tutte, purtroppo, sono in deflazione: 4 regioni e 4 capoluoghi di regione registrano rialzi dei prezzi che, per quanto contenuti, risultano gravi vista l’emergenza che sta attraversando il Paese.Per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care (Tabella n.1), Trento, che, scalzando il primato storico di Bolzano, con un’inflazione pari a +0,7%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 163 euro. Al secondo posto Bolzano, dove il rialzo dei prezzi dello 0,5% determina un aggravio annuo di spesa pari a 159 euro, terza Perugia, dove il +0,5% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 119 euro. Chiude la classifica delle città non in deflazione, Napoli, +0,3% e 66 euro. In testa alla classifica delle regioni più costose (Tabella n. 2), con un’inflazione a +0,6%, il Trentino che registra, per una famiglia media, un rialzo pari a 163 euro su base annua. Segue l’Umbria, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,3% implica un incremento del costo della vita pari a 70 euro, terza la Campania (+0,1%), con un rincaro annuo, per la famiglia tipo, di 20 euro, chiude al quarto posto la Calabria: +0,1% pari a 19 euro. (by Mauro Antonelli)

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Calo prezzi alberghi

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione di agosto, stilando la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i minori rincari annui per quanto riguarda i servizi ricettivi e di ristorazione, distinguendo quelli di alloggio da quelli di ristorazione. Dall’analisi emerge che le principali località turistiche sono in deflazione per quanto riguarda i prezzi degli alberghi. Eclatante il dato di Venezia, città turistica per eccellenza, che registra un calo dei prezzi degli alloggi del 22,2% rispetto ad agosto 2019, collocandosi al secondo posto della graduatoria nazionale che vede al primo posto Trapani, con un calo annuo del 29,8%, ossia quasi un terzo. Al terzo posto Grosseto, -14,8%, poi Lucca, -13,9% e al quinto posto Rimini, -10,3% (cfr. tabella n. 1). In media nazionale i prezzi scendono su base tendenziale del 2,1%. “E’ evidente che questa deflazione record è il segno della crisi e del minor afflusso turistico di italiani e di stranieri registrato questa estate per via dell’emergenza Covid. Al crollo della domanda gli albergatori hanno reagito come potevano e dovevano, ossia abbassando i prezzi, così da cercare di contenere le perdite. Un calo dei prezzi di cui si sono avvantaggiati i consumatori, risparmiando sul costo della vacanza. Purtroppo temiamo che non sia bastato per risollevare il settore né il calo dei prezzi né il bonus vacanze, decisamente sottoutilizzato. Vista la drammatica situazione serviva una scossa maggiore. Per questo avevamo proposto al Governo di eliminare l’Iva per 3 mesi per tutto il settore turistico, così che allo sconto fatto dagli albergatori si sarebbe potuto aggiungere quello a carico dello Stato, rendendo più appetibili le vacanze” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Dall’altra parte della classifica, i rialzi annui più alti per Parma (+11,4%), Cosenza (11,1%) e Cuneo (+8,4%).”Tra la città più in deflazione e quella con i maggiori rincari, ossia tra Trapani e Parma, ci sono oltre 40 punti percentuali di differenza (41,2), segno di come la reazione degli albergatori sia stata molto differente a seconda della città e, soprattutto, dei flussi turistici, evidentemente molto diversificati. Alcune località hanno maggiormente risentito della riduzione dei turisti stranieri. Non per niente, le regioni più in deflazione (cfr. tabella n. 2) sono la Toscana, al primo posto con una flessione dei prezzi degli alberghi del 6,7%, poi il Veneto (-6,5%) e al terzo posto la Liguria (-6,3%). Alzano i prezzi, invece, nel Trentino Alto Adige, con il rialzo record del 5,3% ed in Campania, +4,1%.Secondo l’analisi dell’associazione, invece, i ristoranti hanno lievemente aumentato i prezzi. In media nazionale, infatti, in agosto salgono del 2,1% su base annua e non si registrano disparità così evidenti sul territorio nazionale. Solo 3 città (cfr tabella n. 3) hanno impercettibilmente ridotto i loro prezzi: Livorno (-0,2%), La Spezia (-0,1%) e Bergamo (-0,1%). I rialzi maggiori per Trapani (+4,6%), Grosseto (+4,2%) e Pordenone (+3,9%). per quanto riguarda le regioni (cfr. tabella n. 4) stabili i prezzi solo in Valle d’Aosta. I maggiori rincari in Friuli-Venezia Giulia (+2,7%) e Trentino (+2,1%).

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