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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘prezzi’

Benzina: Gdf, 2500 controlli a gennaio, 989 violazioni prezzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Nel solo mese di gennaio la Gdf ha eseguito 2.518 interventi, contestando 989 violazioni alla disciplina prezzi, di cui 341 per mancata esposizione e/o difformità dei prezzi praticati rispetto a quelli indicati e 648 per omessa comunicazione al ministero.”Dati gravissimi. Il fatto che il 39,3% dei benzinai sia stato multato, nonostante a gennaio fossero sotto osservazione, attesta l’ampia diffusione delle irregolarità. Insomma, il fatto che, come abbiamo sempre sostenuto, a gennaio non abbiano speculato sul rialzo dei prezzi, dovuto invece al Governo Meloni, non vuol dire che la categoria sia da assolvere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché rasenta il ridicolo che ora il Governo, invece di triplicarle, abbassi le multe per chi non comunica i prezzi al ministero o li espone difformi, passando dai vigenti 516 euro a 200 euro. Un premio invece di una punizione. Quanto alla sospensione dell’attività, è diventata una chimera visto che ora potrà avvenire solo dopo 4 omesse comunicazioni settimanali nell’arco di 60 giorni e non più dopo tre violazioni senza limiti temporali anche non consecutivi, come era nella formulazione del decreto n. 5 pubblicata in Gazzetta” conclude Dona.

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Bollette? Prezzi calmierati fino a 70/80% consumi Unc: rischio stangata per tutti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Sulle bollette Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, ha spiegato che il meccanismo allo studio del Governo prevede che la bolletta venga divisa in due parti: da un lato una tranche di consumi con un prezzo protetto (il 70-80% del consumo annuo stimato sulla base dell’anno precedente), mentre l’eccedenza sarebbe ancora al prezzo di mercato.”Rischio stangata per tutti! E’ di tutta evidenza che se per prezzo protetto si intende che gli sconti attualmente vigenti, ossia annullamento degli oneri di sistema e Iva sul gas al 5%, saranno confermati solo sul 70/80% dei consumi, mentre per il restante 20/30 sarà ripristinato il prezzo pieno, allora vuol dire che il Governo, con la scusa del risparmio energetico, intende aumentare le tasse a tutti gli italiani sulle bollette di luce e gas” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato, infatti, che il 2022 è stato l’anno più caldo di sempre e che i riscaldamenti sono rimasti accesi per 15 giorni in meno e per 1 ora in meno al giorno, nessuno sarà in grado di scendere con i consumi rispetto all’anno precedente, men che meno per il 20 o addirittura per il 30 per cento. Anche perché con questi prezzi lunari i consumatori hanno già ridotto all’osso tutti i loro consumi” conclude Vignola.

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Benzina: i prezzi raggiungono livelli record

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2023

Non si arresta, in questi giorni, la corsa dei prezzi dei carburanti: oggi la benzina ha raggiunto picchi di 1,90 euro al litro e il diesel di 1,96 presso alcuni distributori. Livelli ben al di sopra del dato medio di 1,88 per la benzina e 1,92 per il diesel riportati da Quotidiano Energia e del “Prezzo Medio Italia” settimanale pubblicato dal Ministero delle Imprese e del M.I. sulla base delle comunicazioni ricevute dalla rete distributiva e dalle compagnie petrolifere, che si attesta a 1,829 euro al litro per la benzina e 1,875 per il gasolio.Alla luce di questi evidenti discostamenti troviamo poco condivisibile la posizione dell’Antitrust, il cui presidente ha ieri affermato che non c’è “necessità di introdurre un meccanismo di calcolo e di diffusione di valori di riferimento medi, atteso che appaiono incerti i benefici per i consumatori a fronte invece di un possibile rischio di riduzione degli stimoli competitivi”.La trasparenza nell’informazione ai consumatori è, a nostro avviso, la base fondamentale sulla quale possono effettuare le loro scelte. Una maggiore trasparenza e l’esposizione di un prezzo medio a livello territoriale, distinto tra self e servito, nonché tra rete autostradale e rete urbana e interurbana, come da noi richiesto, non rappresenta, a nostro avviso, un limite alla competitività. Anzi, in un mercato sano potrebbe incoraggiarla, incentivando i distributori ad applicare prezzi convenienti per attrarre più clienti. Tale operazione, ovviamente, deve avvenire di pari passo con l’attività di vigilanza e controllo dei comitati territoriali introdotti con il decreto sui carburanti; proprio a tal proposito venerdì, in audizione alla Camera, ne abbiamo chiesto un ampliamento dei poteri, una maggiore partecipazione delle Associazioni dei Consumatori ed una più stretta collaborazione con l’attività dell’Agcm. Sarà compito di quest’ultima intervenire, soprattutto in caso di ipotesi di cartello o allineamento al rialzo dei prezzi paventato dal suo Presidente. È semmai opportuno che sia precisata per legge la fattispecie di reato di eccesso speculativo sui prezzi dei beni di consumo.Per tali ragioni continuiamo a sostenere la necessità di andare avanti sulla strada intrapresa all’indomani del grave errore commesso dal Governo eliminando del tutto lo sconto sulle accise, che resta comunque un’opzione da riadottare. Sarebbe sbagliato eliminare i nuovi cartelli indicatori dei prezzi e ridurre all’irrilevanza le sanzioni contro chi viola le regole, ma soprattutto chiediamo che, almeno in via transitoria, sia ridotta fortemente l’IVA sui carburanti (applicata anche sull’importo dell’accisa): portandola al 4%, secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il risparmio per ogni famiglia sarebbe di oltre 200 euro annui.

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Prezzi gas in calo. Realtà e politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2023

“I ventuno miliardi di euro messi in campo dal governo Meloni sul contenimento dei costi energetici e il price cap cui il nostro governo ha fortemente contribuito hanno portato a una riduzione enorme del costo delle bollette che scenderanno del 40% a febbraio. Qualcuno dovrebbe chiederci scusa per le critiche mosse”. Lo afferma Alfredo Antoniozzi vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Con questa dichiarazione si è ufficialmente aperta la corsa a chi meglio si attribuisce il calo del costo del gas. Ma le cose stanno in modo diverso. Con il calo del prezzo nel TTF (Title Transfer Facility), il mercato virtuale di Amsterdam di riferimento per lo scambio del gas in Europa, si dovrebbe avere un taglio del 33% (e non del 40) delle bollette, dopo l’aumento del 23% di dicembre, L’Autorità per l’energia (Arera) dovrebbe comunicare il prossimo 2 febbraio le ricadute sulle bollette di gennaio con un risparmio, per la famiglia tipo (1.400 metri cubi annui) di 712 euro. Altro che virtù del governo che, coi 21 miliardi messi in campo, non ha dato nessun contributo al calo del prezzo del gas, ma solo aiutato le famiglie a farsi meno male quando il prezzo è stato alto.Purtroppo qualcuno non riesce a darsi ragione che le politiche nazionali in materia sono totalmente ininfluenti se non per riduzione del danno. Il mercato del gas, per un Paese come il nostro, dipende solo da quanto avviene oltre le Alpi dove – ed è questo l’unico aspetto importante – anche l’Italia partecipa. Altro che Europa maligna. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Perché i prezzi continueranno a crescere. Gli errori del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2023

L’inflazione in Italia è alta più degli altri Paesi nostri principali partner. Nonostante questo il governo ha scelto con la legge finanziaria di devolvere 6,5 miliardi in deficit per misure identitarie: aumento flat tax, condono bollette fino a mille euro, bonus fiscale alle società di calcio e poi c’è da capire cosa potrebbe accadere con Pensione quota 103. La reintroduzione delle accise sui carburanti, per quanto abbia fatto risparmiare 12 miliardi allo Stato, sta avendo un riflesso dilaniante su tutta l’economia e la fiducia di imprese e consumatori, ed è probabile abbia costi maggiori dei 12 miliardi risparmiati. Cartina al tornasole di questa situazione è il risparmio degli italiani: dal 1° gennaio 2019 a luglio 2022 c’era una crescita di 274 miliardi, ma dopo soli tre mesi i depositi sono calati del 2,74%, 50 miliardi… aspettiamo i prossimi dati per confermare che i risparmiatori stanno erodendo i loro soldi per la “vita corrente”. Aggiungiamo le scaramucce sul pos che, per fortuna, non sono andate come il governo voleva e il fatto che dal 1 gennaio il limite per i pagamenti in contanti è salito da 1.000 a 5.000 euro. Tutto questo non aiuterà a far calare l’inflazione e peserà di più sulla borsa della spesa. Anche perché in Italia tutto diventa più drammatico per il fatto che il problema principale, più che l’inflazione, è il basso livello dei salari a fronte di un alto costo fiscale che, di conseguenza alimenta molto l’evasione fiscale.Di tutto questo in finanziaria non se ne trova traccia. Sembra proprio che, a parte il trend europeo di ridimensionamento dei tassi inflattivi, non ci sia una nostra azione specifica per farvi fronte e le comunque scarse energie a disposizione si preferisce utilizzarle per identità e sovranismo: che, per semplificare, ha la sua massima espressione nella presunta difesa del “made in Italy” in qualunque occasione: il complotto contro il nostro Paese è visto, per esempio, anche nella difesa delle etichette alimentari rifiutando le innovazioni proposte dall’Ue (Nutriscore – e nel presunto attacco al vino. Tutte cose che forse possono portare consenso immediato, ma che nel breve e lungo respiro non reggono, soprattutto quando i “consenzienti” vedranno le loro tasche sempre più bucate. Vincenzo Donvito Maxia

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Prezzi: Unc, i rialzi alimentari del 2022 in euro

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2023

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione media del 2022, per stilare la classifica dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che hanno pesato maggiormente sulle tasche degli italiani, in termini di spesa aggiuntiva rispetto al 2021.Se in media una famiglia italiana nel 2022 ha speso 513 euro in più per mangiare e bere, guardando alle sottoclassi di prodotto sono i Vegetali freschi a vincere la classifica dei rincari, con una spesa supplementare di 63,30 euro rispetto al 2021, a fronte di un’inflazione media del 14,3%.Al secondo posto la Frutta fresca che, con un’inflazione del 7,3%, costa 32,30 euro in più per una famiglia media. Medaglia di bronzo per Formaggi e latticini, con una stangata rispetto a due anni fa pari a 32,10 euro (+8,6%).Appena giù dal podio il Pollame (+13,5%, pari a 31,20 euro), poi il Pane (+11%, +28,80 euro), al sesto posto la Pasta (+17,3%, +24,30 euro). Seguono la Carne bovina (+5,9%, +22,40 euro), Prodotti di pasticceria e panetteria come crackers, piadine, fette biscottate (+7,8%, +20,20 euro) e Pesce fresco (+8,3%, +18,30 euro). Chiudono la top ten i Salumi (+5,1%, +15,10 euro). Si segnalano poi gli Altri oli alimentari (diversi da olio di oliva) che segnano il record dell’inflazione (Tabella n. 2) con +51,5%, ma che sono “solo” in 12° posizione in quanto a incremento di spesa (+12,50 euro), le Uova (+12,8%) e l’Olio di oliva (+8,2%) ex aequo con +9,60 euro. La Pizza l’abbiamo pagata 9,10 euro in più (16° posto, +6,9%), i Gelati 8,80 euro (17°, +13,1%), il Caffè 8,10 euro (19°, +5,7 euro). Chiude la top 20 il Burro con 7,90 euro, al 2° posto in quanto a inflazione (+28,2%). Si segnalano poi il Riso con +7,60 euro, la Farina con 7,5 euro (al 4° posto per inflazione), il Latte fresco parzialmente scremato con 7,20 euro (che sommato a quello intero e conservato portano la stangata a 14,70 euro), lo Zucchero, medaglia di bronzo per inflazione con +18,8% e un aggravio per le famiglie pari a 4 euro.

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Mase: prezzi carburanti in su

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2023

Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), appena pubblicati, il prezzo della benzina in modalità self service sale a 1,812 euro al litro, il gasolio a 1,868 euro al litro.”Nessuna speculazione sui carburanti. Il rincaro, almeno per il momento, è dovuto esclusivamente alla scelta sciagurata e miope del Governo Meloni di voler spennare come polli gli automobilisti, facendo scattare il rialzo delle accise. Infatti, a parte i soliti furbetti del quartierino che non mancano mai, secondo i dati ufficiali del Mase, in media nazionale la benzina sale rispetto alla rilevazione del 31 dicembre di 16,79 centesimi per la benzina e di 16 cent per il gasolio, ossia addirittura sotto ai 18,3 cent che matematicamente dipendono dall’aumento di 15 cent delle accise + Iva. Insomma una bufala gonfiata ad arte dal Governo per tentare di scagionarsi dalle sue responsabilità. Una stangata, rispetto a settimana scorsa, pari a 8 euro e 40 cent per un pieno da 50 litri di benzina e 8,01 euro per il gasolio, rispettivamente 201 e 192 euro all’anno per una famiglia che fa due pieni al mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “ieri pomeriggio il Governo ha rivisto la sua posizione ripristinando il taglio di 25 cent, 30,5 con Iva, che Draghi aveva fatto dal 22 marzo al 31 dicembre. Infatti, nonostante questo sconto, il 2022 si chiude con il prezzo medio, in termini nominali, più elevato di sempre. Peggio anche rispetto al 2002, l’anno catastrofico nel quale la benzina in modalità self arrivò a 1,786 e il gasolio a 1,706, ben sotto alla media dello scorso anno pari, rispettivamente, i 1,812 e 1,815. Inoltre vanno considerati i possibili effetti legati alle ritorsioni russe al tetto Ue al prezzo del petrolio” aggiunge Dona. “Ora, per colpa del Governo Meloni, un litro di benzina costa, rispetto a un anno fa, quasi 8 cent in più, con un rialzo del 4,5%, pari a un aggravio risparmio di 3 euro e 93 cent per un pieno da 50 litri, mentre il gasolio sale del 16,9%, 27 cent al litro, pari a 13 euro e 51 cent a rifornimento” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, le top 10 dei rialzi del 2022

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat di ieri per calcolare l’inflazione media provvisoria del 2022 e le top ten dei rincari, sia dei prodotti alimentari che di quelli non alimentari. Per i Prodotti alimentari e le bevande analcoliche, in particolare, l’associazione ha stilato anche la classifica dei maggiori rialzi, in termini di aumento del costo della vita. Se in media una famiglia italiana nel 2022 ha speso 513 euro in più rispetto al 2021, guardando alle classi di spesa è la voce Pane e cereali, che include pane, pasta, farina e riso, a vincere la classifica dei rincari, con una spesa aggiuntiva di 100 euro rispetto al 2021, a fronte di un’inflazione media del 10,9%. In particolare sono il Pane (fresco e confezionato) e la Pasta (fresca, secca e preparati di pasta) a svuotare le tasche degli italiani, con una mazzata, rispettivamente, di 29 e 24 euro. Al secondo posto i Vegetali che, con l’inflazione maggiore di questa graduatoria, +11,8%, costano mediamente 92 euro in più a famiglia. Medaglia di bronzo per le Carni, con una stangata pari a 87 euro (+7,2%). Nel dettaglio è il Pollame a segnare all’interno di questa categoria il balzo più alto, +13,4% e un aggravio pari a 31 euro. Appena giù dal podio Latte, formaggi e uova (+9,5%, pari a 69 euro), poi Pesci e prodotti ittici (+7,7%, 40 euro), al sesto posto la Frutta (+7,1%, 36 euro). Seguono Oli e grassi (+18%, 31 euro), col l’Olio diverso da quello di oliva che spicca il volo con +51,6% rispetto al 2021, pari a 13 euro. Al nono posto Acque minerali e bevande analcoliche (+8,7%, +23 euro) e Zucchero e confetture e miele (+7,3%, +16 euro). Chiudono la top ten gli Altri prodotti alimentari, come salse, piatti pronti, alimenti per bimbi, integratori alimentari e Caffè, tè e cacao, entrambi con un incremento di spesa pari a 9 euro rispetto al 2021 e un’inflazione, rispettivamente, del 6,5 e del 5,2 per cento. Per la top ten 2022, in termini di inflazione, dei Prodotti alimentari e le bevande analcoliche vince l’Olio diverso da quello di oliva (+51,6%). Medaglia d’argento per il Burro con +28,2%. Sul gradino più basso del podio lo Zucchero, +19%. In 4° posizione la Farina (+18,5%), poi il Riso (+17,9%), la Margarina (+17,8%), in settima posizione la Pasta (+17,3%), poi il Latte conservato (+16,5%), i Vegetali freschi (+14,3%). Chiude la top degli aumenti dei prezzi il Pollame con +13,4 per cento.Per la top ten 2022 dei prodotti non alimentari, al 1° posto l’Energia elettrica, con un astronomico +110,4%. Al 2° posto i Voli internazionali che nel 2022 volano dell’85,9% rispetto all’anno precedente. Medaglia d’argento per il Gas di città con +73,7%. Al 4° posto il Gasolio per riscaldamento (+38,4%), seguito da Gpl e metano (+33,3%) e Gasolio per mezzi di trasporto (+22,1%).

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Stangata 2023: i rincari stimati per il nuovo anno alle porte superano soglia 2.384 euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2022

Dopo un 2022 all’insegna dei rincari, le stime degli aumenti per l’anno alle porte non lasciano presagire nulla di buono. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato, infatti, l’impatto che il 2023 avrà sui conti delle famiglie: con un aggravio stimato di + 2.384,42 euro annui. Un andamento al rialzo trainato dall’aumento dei costi dei beni energetici, che incidono fortemente sui costi di trasporto e produzione, e quindi sui prezzi al consumo di beni e servizi. Il rialzo del costo di energia elettrica e gas si stima perduri, a fasi alterne, anche nel corso del prossimo anno e sarà aggravato, da aprile, con la cessazione prevista dal Governo delle misure di sospensione degli oneri di sistema, determinando ricadute insostenibili sui bilanci delle famiglie. Per questo sosteniamo la conferma del mercato tutelato insieme alla riforma del metodo tariffario. In forte rialzo anche le previsioni dei costi che gli italiani sosterranno nel settore alimentare. Non mancano all’appello, inoltre, gli aumenti delle tariffe del servizio idrico, quelle nel campo della ristorazione e dei trasporti. La stangata in arrivo si abbatterà pesantemente sulla situazione già precaria di molte famiglie, ragion per cui si rende sempre più urgente e necessario un maggiore impegno del Governo in direzione del sostegno ai meno abbienti e della lotta alle crescenti disuguaglianze, anziché i tagli e le limitazioni previste nella legge di bilancio. Vanno in questo senso alcune delle misure che da tempo rivendichiamo, come la sospensione dei distacchi per morosità delle utenze di luce e gas, la garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, l’aumento, su base progressiva, dell’importo dei bonus sociali, il Fondo contro la povertà energetica e la rimodulazione dell’Iva sui generi di largo consumo.

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Feste: Cia, 1 mld spesa pesce. Prezzi stabili su 2021

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2022

Il settore ittico è in netta ripresa dopo il biennio pandemico e anche quest’anno il pesce non potrà mancare nelle tavole per il menu di Vigilia, in un Paese che ne è tra i principali importatori al mondo (21 kg l’anno è il consumo medio per famiglia). Cia-Agricoltori Italiani e PescAgri, la sua associazione di pescatori, stima oltre 1 miliardo di spesa per le prelibatezze gastronomiche a base di pesce dalla Vigilia all’Epifania. Contrariamente agli allarmismi in voga, i prezzi di questo Natale secondo Cia non si discostano in maniera rilevante dagli anni passati, mentre i consumi volano: +20% rispetto allo stesso periodo del 2022. La scelta di prodotto ittico locale a “filiera corta” offre sempre garanzia di maggiore qualità, col rispetto di elevati standard di sicurezza e tutela ambientale. Cia ricorda che i banchi delle pescherie tradizionali o dei supermercati devono sempre riportare in etichetta l’origine del pesce in vendita: se allevato in acquacoltura o catturato, oltre a zone di produzione e cattura (sia nel caso di mare, che di acque dolci). Per circa 17 milioni di famiglie la scelta del menù di pesce sarà orientata alle ricette della tradizione. Capisaldi del consumo ittico durante le feste sono i molluschi e i crostacei. Alla famiglia dei primi appartengono i cosiddetti “tentacolati”: polpo, seppia e calamaro. Se il primo si trova, attualmente, sui banchi tra i 20 e i 24€/kg, le seppie oscillano fra i 12 e i 15, mentre i calamari locali arrivano a costare 35€/kg (quelli di provenienza estera e minore qualità, sui 20€). Altro mollusco protagonista delle feste è la vongola, che grazie alla sua varietà può soddisfare esigenze di tutte le tasche: si va dai 12-15€/Kg dei lupini, ai fasolari leggermente più costosi (fino a 17€), per arrivare ai tartufi di mare (30€ circa), fino alle vongole veraci, che raggiungono anche i 40€. E se i moscardini -cucinati abitualmente in umido o bolliti- costano 30euro/kg, le classiche cozze si aggirano sui 5euro/kg. Gli scampi congelati d’importazione hanno un prezzo che oscilla tra i 30 ed i 40€/kg, mentre quelli freschi locali costano circa il doppio. Per quanto concerne altre tipologie di prodotto ittico consumato durante le feste, il prezzo del salmone -il più ricercato per gli antipasti- si attesta secondo Cia tra i 15 ed i 18€/kg, mentre il misto di stagione per una buona frittura di paranza si trova sui banchi a 10-12€/kg. “Sua Maestà” il capitone, consumato quasi esclusivamente nel periodo natalizio (proviene da Comacchio o da Lesina ed è l’esemplare femminile adulto dell’anguilla), arriva a costare 25€/kg. Le varietà di pesce che sono accessibili anche alle fasce meno abbienti sono le spigole e le orate di importazione (Grecia e Turchia), fra gli 8 e i 10€/kg, mentre quelle nazionali si aggirano sui 18-20€/kg. Salendo di prezzo si arriva ai 26€/kg del rombo, fino ai 30€/kg delle sogliole e del pesce spada, che può arrivare fino a un massimo di 35€/kg. Pesce tipico che mette d’accordo sia le tavole del Sud che del Nord Italia è il tradizionale baccalà di provenienza nord europea. La differenza è solo nella preparazione: è cucinato di solito a Nord alla vicentina (in vendita essiccato a 30€/kg), mentre si compra sotto sale (22€/kg) per la frittura classica alla napoletana.

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WindTre. Dal 2024 aumento dei prezzi senza possibilità di recesso gratuito. Aduc denuncia all’Antitrust

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2022

Per i gestori di telefonia, le norme sulle modifiche unilaterali al contratto sono un cappio al collo: costringono il gestore ad avvisare il cliente che, se non accetta la modifica, può recedere gratuitamente e passare alla concorrenza. Per questo motivo WindTre ha escogitato quella che la stessa società ha chiamato “la terza via”, cioè consentire al consumatore di non accettare la modifica e rimanere con Wind. Antitrust è intervenuta, condannando Wind su denuncia di Aduc. E così WindTre, che nel frattempo è stata nuovamente denunciata da Aduc per una condotta pressoché identica (4), ha deciso di aggirare la norma sulle modifiche unilaterali – per evitare che i consumatori possano esercitare il diritto di recesso – inserendo nei propri contratti una clausola sull’adeguamento annuale del prezzo, già applicabile ai nuovi contratti di telefonia fissa e mobile dal 21 novembre 2022 e ai cambi di piano tariffario: “Il cliente prende atto e accetta che, da gennaio 2024, in caso di variazione annua positiva dell’indice nazionale dei prezzi al consumo FOI rilevata da ISTAT nel mese di ottobre dell’anno precedente, WINDTRE ha titolo di aumentare il prezzo mensile del Servizio di un importo percentuale pari alla variazione di tale indice o comunque pari almeno al 5% ove tale variazione fosse inferiore a detta percentuale. L’adeguamento, applicato entro il primo trimestre di ciascun anno, non costituisce una modifica contrattuale ai sensi dell’art. 2.4 delle Condizioni Generali di Contratto e, pertanto, non conferisce al Cliente diritto di recesso senza costi dal Contratto. L’importo del prezzo mensile del Servizio, così adeguato, potrà essere arrotondato per difetto al centesimo di euro. WINDTRE segnala annualmente tale adeguamento sul proprio sito Internet e con pubblicazione su un quotidiano nazionale nei sette giorni solari precedenti”. Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc http://www.aduc.it

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Il caro energia spinto dalla guerra in Ucraina e l’inflazione alta accorciano la lista dei regali di Natale

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 dicembre 2022

Spingono verso doni utili, in un caso su tre declinati in chiave enogastronomica. Lo dice Cia-Agricoltori Italiani, che stima una spesa media pro capite di 160 euro (-8% rispetto allo scorso anno) per gli acquisti da mettere sotto l’albero e conferma il primato del cibo come idea regalo delle festività. A spiccare tra i doni preferiti è soprattutto il tradizionale cesto natalizio con i prodotti agroalimentari del territorio -osserva Cia- che compare nella lista dei desideri di oltre 12 milioni di famiglie, quasi il 50% del totale. Quest’anno, però, il cesto natalizio classico è in versione taglia ridotta, a causa dei rincari, ma sempre riempito di eccellenze tipiche e locali. Messe via le mode esterofile, infatti, vince assolutamente il Made in Italy e, tra i prodotti più gettonati, spuntano vino, spumante, panettone e torrone tradizionale, seguiti da salumi, conserve, olio extravergine d’oliva, miele, formaggi. Per una spesa complessiva -prevede Cia- compresa tra i 600 e i 650 milioni di euro. Cambiano anche le modalità di acquisto. Sono in tanti a scegliere sempre più spesso lo shopping natalizio nelle botteghe e nei mercatini allestiti dagli agricoltori (+10%), che assicurano la qualità a un giusto prezzo, con le aziende Cia associate alla Spesa in Campagna in prima fila, nelle aree rurali come in città, per non far mancare sulle tavole degli italiani il meglio delle produzioni agricole regionali che fanno grande la cucina delle feste.

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Mase: prezzi carburanti in su

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2022

Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), appena pubblicati, il prezzo della benzina in modalità self service oltrepassa 1,7 euro, attestandosi a 1,702 euro al litro, il gasolio sale a 1,770 euro al litro.”La riduzione dello sconto delle accise deciso dal Governo Meloni per fortuna ha prodotto solo in parte i suoi effetti. Nella prima settimana utile di rilevazione, i prezzi salgono rispetto agli ultimi dati di novembre di 4,2 cent per la benzina e di 2,2 cent per il gasolio, molto meno dei 12,2 cent teorici previsti per via del taglio delle accise di 10 cent. Questo grazie al fatto che i prezzi dei carburanti stavano precipitando per fattori internazionali, come le misure anti-Covid della Cina e la paura dei mercati per la crescita economica di quel paese. Ora, però, si rischiano preoccupanti aumenti, sia per la fine della politica zero-Covid della Cina sia per l’entrata in vigore delle misure contro il petrolio russo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Da quando è iniziata la guerra, nonostante lo sconto tuttora vigente, pari a 18,3 cent contro i 30,5 precedenti, un litro di benzina costa ora quasi 15 cent in meno, con una flessione dell’8%, pari a un risparmio di 7 euro e 42 per un pieno da 50 litri, mentre il gasolio resta addirittura a livelli superiori a quelli pre-conflitto del 21 febbraio 2022, quasi 5 cent al litro, +2,8%, pari a 2 euro e 39 cent a rifornimento” prosegue Dona. “Rispetto all’inizio dell’anno, la benzina è scesa di un tenue 1%, pari a 90 cent per un pieno, il gasolio invece è persino maggiore dell’11,7%, oltre 18 cent al litro, 9 euro e 24 cent a rifornimento” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, i regali e i cibi di Natale più rincarati

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Istat disponibili per stilare le classifiche dei regali di Natale e dei cibi del pranzo natalizio finora più rincarati rispetto allo scorso anno.Per la top 30 dei regali, al 1° posto le Macchine da caffè in cialde o capsule che rispetto a un anno fa costano il 25,9% in più. Al 2° posto i Film in dvd che salgono del 23,6%. Medaglia di bronzo per Macchine fotocamere e videocamere che aumentano del 20,2%.Se si vuole regalare una Friggitrice ad aria o un forno a microonde si sborsa l’11,6% in più rispetto al 2021. Al quinto posto la Telefonia fissa, con +11,5%. I Gioielli saranno anche per sempre, ma per averli ora si spende un supplemento del 9,4%. In settima posizione le Centrifughe, +8,8%. Non ci si salva neanche se vogliamo cavarcela con un Fiore o una pianta, per la quale dovremo sborsare un extra dell’8,7%. Le Penne sono più da Comunione e da festa di laurea che da Natale, ma chi opta per questa soluzione dovrà pagare una maggiorazione del 6,8%. Chiudono la top ten Creme, dopobarba, deodoranti, rossetti, fondotinta, mascara, profumi che segnano un rialzo del 6%. Seguono Lampade (+5,7%), Biciclette (+5,2%), Piatti e tazzine (13°, +5%), Pentole e Strumenti musicali (+4,8% per ambedue). Una Tovaglia natalizia è un classico, ma la pagheremo il 4,7% in più. Poi Frullatore a immersione, macchina impastatrice (16°, +3,9%), Indumenti per uomo (+3,4%), Computer desktop, computer portatile, notebook, tablet (18°, +3,3%), Indumenti per donna (+3,2%). Chiudono la top 20, Guanti, cravatte, cinture con +3%. Si segnalano gli aumenti contenuti, almeno per ora, delle Calzature (per donna +2,1%, per uomo +0,4%) e dei Giocattoli (25°, +1,8%). Addirittura in deflazione i Libri di narrativa (-2,2%) e la Telefonia mobile che chiude la top 30 con -5,6%.Per la top 20 annua dei cibi e delle bevande tipiche del pranzo o del cenone di Natale, vince la Frutta fresca esotica che, non si capisce come mai, cerchiamo per le festività e che sale del 19,3% rispetto a un anno fa. Medaglia d’argento per il Pollame che vola del 18%. Sul gradino più basso del podio i Formaggi, +16,8%. Anche se di solito avanzano, non mancano i contorni. In particolare, per alcune ricette regionali non possono non esserci Carciofi (abbacchio al forno) e Patate (pesce stocco) che rincarano, rispettivamente, del 16,2% e del 16,1%. Se proviamo a non cucinare e cerchiamo di cavarcela con Piatti pronti, la pagheremo cara: +15,7%. I Dolci non possono mancare, anche per i regali, ma quelli confezionati lievitano del 13,8%, collocandosi al 7° posto (va meglio per quelli freschi, in 16* posizione con +6,6%). Segue il Pane fresco, molto gettonato per via degli affettati, che registra un +13,3%. In 9° posizione il primo forse più gettonato, Ravioli, tortellini, cappelletti e agnolotti che aumentano del 12,5%. Poi altri secondi tipici di ricette regionali, la Carne bovina che chiude la top ten con +8,6%, seguita a stretto giro da quella Ovina con +8,5%. Gli Affettati, al 12° posto, ci costeranno l’8,2% in più rispetto allo scorso anno, ex aequo con il Pesce fresco. Non va bene neanche per chi, come antipasto, prende Polpi o gamberi o cucina cozze e vongole: +7,5%. Se vogliamo brindare con uno Spumante o pensiamo di regalarlo dovremo sborsare il 6,7% in più. Seguono Frutta secca (17*, +6,4%), Vini e Liquori che salgono, rispettivamente, del 6% e del 5,3%. Chiude la top 20 il Cioccolato, con +3,6%.

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Mase: prezzi carburanti in su

Posted by fidest press agency su sabato, 10 dicembre 2022

Gasolio: da inizio guerra +2,5%, da inizio anno +11,3%. Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), appena pubblicati, il prezzo della benzina in modalità self service sale a 1,689 euro al litro, il gasolio a 1,765 euro al litro. “Come scontato, i distributori hanno alzato i prezzi dei carburanti, traslando sui consumatori la riduzione dello sconto delle accise decisa irresponsabilmente dal Governo Meloni. Naturalmente, dato che il rialzo fiscale è entrato in vigore il 1° dicembre, esattamente a metà della settimana di rilevazione, risulta mascherato dalla media aritmetica. Inoltre va considerato che i prezzi stavano diminuendo e anche questo, quindi, attenua, per fortuna, l’incremento. Il punto, però, è che succederà sui mercati dopo l’entrata in vigore delle misure contro il petrolio russo. Un’incognita che desta preoccupazione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Da quando è iniziata la guerra, nonostante lo sconto tuttora vigente, pari a 18,3 cent contro i 30,5 precedenti, un litro di benzina costa ora appena 16 cent in meno, con una flessione dell’8,7%, pari a un risparmio di 8 euro per un pieno da 50 litri, mentre il gasolio resta addirittura a livelli superiori a quelli pre-conflitto del 21 febbraio 2022, +4 cent al litro, +2,5%, pari a 2 euro e 12 cent a rifornimento” prosegue Dona. “Rispetto all’inizio dell’anno, la benzina è scesa di un tenue 1,8%, pari a 1 euro e 51 cent per un pieno, il gasolio invece è persino maggiore dell’11,3%, quasi 18 cent al litro, 8 euro e 97 cent a rifornimento” conclude Dona.

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Mase: Unc, prezzi carburanti in giù, ma Governo ci ripensi

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

Secondo i dati settimanali del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), appena pubblicati, il prezzo della benzina in modalità self service scende a 1,660 euro al litro, il gasolio a 1,748 euro al litro. “Ottima notizia, dovuta al fatto che a novembre non si sono prodotti gli effetti del taglio della produzione di 2 milioni di barili di petrolio al giorno dei Paesi Opec+ scattato a inizio mese, e questo per via di altri fattori internazionali, come la ripresa del Covid e di nuovi lockdown in Cina, il rischio di una discesa dell’attività produttiva e di un calo della domanda di petrolio. Il punto, però, è cosa si deciderà nella prossima riunione Opec+ del 4 dicembre e gli effetti che ci saranno rispetto alle decisioni sul petrolio russo. Insomma, pericolo scampato a novembre, ma non certo a dicembre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per questo la decisione del Governo Meloni di tagliare lo sconto sulle accise da 25 a 15 cent al litro, che comunque inciderà su una famiglia che fa 2 pieni da 50 litri al mese per 146 euro e 40 cent su base annua, una stangata di cui gli italiani farebbero volentieri a meno, resta una scelta sconsiderata, anche perché un aumento dei prezzi dei carburanti, indipendentemente dal loro livello attualmente basso, avrà comunque effetti nefasti sull’inflazione, anche se il Governo non ha modificato il regime per gli autotrasportatori. Ci ripensino!” prosegue Dona. “Inoltre, nonostante oggi la benzina sia sotto 1,7 euro e il gasolio inferiore a 1,8 euro, da quando è iniziata la guerra, nonostante l’intervento ora vigente, pari a 30,5 cent, un litro di benzina costa appena 19 cent in meno, con una flessione del 10,3%, pari a un risparmio di 9 euro e 51 cent per un pieno da 50 litri, mentre il gasolio resta addirittura a livelli superiori a quelli pre-conflitto del 21 febbraio 2022, +2,5 cent al litro, +1,5%, pari a 1 euro e 28 cent a rifornimento” prosegue Dona. “Rispetto all’inizio dell’anno, la benzina è scesa di un tenue 3,5%, pari a meno di 3 euro per un pieno, il gasolio invece è persino maggiore del 10,3%, oltre 16 cent al litro, 8 euro e 13 cent a rifornimento” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, le classifiche dei rialzi alimentari annui e mensili

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti sull’inflazione definitiva di ottobre per stilare le classifiche dei rialzi annui e mensili dei prodotti alimentari (che rispetto ai dati provvisori presentano le maggiori new entry) e la top ten annua dei prodotti non alimentari. Per la top 20 annua dei prodotti alimentari, vince ancora una volta l’Olio diverso da quello di oliva (+55,6). Medaglia d’argento per il Burro con +42,8%. Sul gradino più basso del podio lo Zucchero, +38,8%, che, però, vince per i rincari alimentari mensili con +17% su settembre 2022. In 4° posizione i Vegetali come melanzane, zucchine e peperoni con +38,7%, al 2° posto per la top ten mensile con +13%, poi un ex aequo per Riso e Cavoli (ambedue a +30,7%), con quest’ultimi, però, che sono al 4° posto rispetto al mese precedente con +10%. Seguono il Latte conservato (+29,6%), in 8° posizione la Margarina (+28,5%) e la Pasta (secca e fresca) con +26,8%. Chiude la top ten l’Insalata (+24,9%), al 5° posto per gli aumenti congiunturali con +4,5%. Seguono Farina (+23,7%), Formaggi freschi (+22,9%), Pane confezionato (13°, +22,7%), Formaggi fusi (+22,4%), Pomodori, 15° con +19,8%, ma al 3° posto su settembre con +12,1%. Si segnalano poi le Uova (17°, +19%), il Latte fresco parzialmente scremato (+18,5%) e il Pollame (20°, +17,9%). Per la top ten annua dei prodotti non alimentari, si riconferma al 1° posto l’Energia elettrica del mercato libero, che con un prezzo quadruplicato rispetto a ottobre 2021, +329%, sale oltre tre volte e mezza la luce del tutelato, ferma a +91,5%. La luce del mercato libero si colloca al 2° posto anche per i rialzi mensili, con +62.7% su settembre 2022, un aumento maggiore rispetto al tutelato, al 3° posto con +51,9% sul mese precedente. “Questi dati dimostrano che il Governo deve rinviare non solo la scadenza del mercato tutelato del gas come ha fatto con il Dl aiuti quater, ma anche quella della luce che, come da noi denunciato, per le parti comuni dei condomìni non finisce il 10 gennaio 2024, ma tra 1 mese e mezzo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Al 2° posto i Voli internazionali che volano del 113,2% su base annua. Medaglia d’argento per il Gas di città (libero + tutelato) con +96,2%, ma con il tutelato che si blocca ad appena +3,4%. Inoltre il Gas del mercato libero è al 1° posto dei rincari mensili con +63,5%, mentre il Gas del tutelato è sul versante opposto, al 1° posto dei ribassi con -18,3% sul mese precedente. Al 4° posto della classifica annua l’Energia elettrica mercato tutelato con +91,5%, poi i Voli nazionali (+40%), al 6° posto il Gasolio per riscaldamento (+36,4%), Film in dvd, download film (+27,6%), Gpl e metano (+27,2%), Macchine fotografiche (+25%). Chiudono i Combustibili solidi con +24,7%.

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L’inflazione non si arresta ma calano alcuni prodotti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 novembre 2022

La pandemia da Covid 19 e la guerra in Ucraina hanno impattato pesantemente, generando effetti negativi, tra cui la crescita dell’inflazione in diversi comparti merceologici. Come confermato dalle ultime rilevazioni Istat, infatti, l’incremento dei prezzi al consumo ha raggiunto l’8,9% su base annua nel mese di settembre. Sotto la lente di Altroconsumo i prezzi di pasta, farina, olio extravergine d’oliva, olio di semi di girasole, zucchero, caffè in polvere, latte a lunga conservazione e passata di pomodoro, con l’aggiunta di zucchine e banane. Dai risultati emerge che, rispetto ai prezzi medi rilevati a settembre 2021, per tutte e 10 le categorie di prodotto si registrano aumenti importanti compresi tra il 7% e il 61%. Rispetto al mese precedente (agosto), invece, emergono segnali di stabilità e addirittura di riduzione di prezzo: in particolare il costo di farina (-1%), pasta (-1%) e olio extravergine d’oliva (-2%), ma soprattutto di caffè (-6%) e olio di semi di girasole (-5% rispetto ad agosto, -11% rispetto a maggio). Per zucchine e banane è stato mantenuto un confronto sull’anno, perché l’effetto della stagionalità di tali prodotti rende poco rilevante il confronto tra mesi e stagioni differenti. Se per l’insieme dei prodotti rilevati un anno fa avremmo speso in media 20,16 € (settembre 2021) oggi spenderemmo un totale di 24,19 € (+ 4,03 €). L’aumento è stato del 20%. Nello specifico, il costo di ogni articolo ha subito una variazione considerevole, a cominciare dall’olio di semi di girasole: +61% in un anno. Si pensi che solo tra il mese di marzo e aprile 2022, l’incremento è stato del 36% e i prezzi hanno continuato ad aumentare fino a giugno. Solo durante l’estate, si è registrato un primo accenno di stabilità e tra agosto e settembre 2022 il prezzo medio dell’olio di semi di girasole è sceso nel 5%; rispetto a prima dell’estate (maggio 2022) la riduzione è stata dell’11%. Il prezzo della farina 00 è cresciuto di molto: +37% rispetto a settembre 2021. Il costo ha subito un’impennata tra maggio 2021 e gennaio 2022, registrando un +18%. Tra gennaio e maggio 2022 i prezzi sono cresciuti ulteriormente (+13%). Da maggio a oggi la crescita è progredita ma a ritmi meno sostenuti: +6%. Il prezzo della pasta ha subito un incremento del +26% in un anno, ma nell’ultimo mese il prezzo risulta leggermente in calo: -1%. Nonostante il rialzo del +15% rispetto allo scorso anno, nell’ultimo mese l’olio extravergine di oliva risulta lievemente in calo (-2%). Il costo dello zucchero da barbabietola è in crescita: tra settembre 2021 e settembre 2022 il prezzo medio aumentato del 24%. Gli aumenti sono cominciati a partire dall’estate 2021 e si sono intensificati durante l’estate 2022. Significativo anche l’aumento del mese di settembre (+4%). Il caffè in polvere registra un aumento di +7% in un anno: la crescita ha raggiunto il suo a luglio 2022 (dove il prezzo raggiunge i 7,05 euro al chilo). Negli ultimi due mesi, però si ha un deciso calo.La passata di pomodoro è uno dei prodotti che ha subito più tardi i rincari che invece avevano già interessato altri prodotti, ora però gli aumenti ci sono: + 3% rispetto al mese di agosto 2022; + 9% rispetto a prima dell’estate (maggio 2022) e + 15% rispetto allo scorso anno. Al fine di guidare i consumatori nella miglior scelta d’acquisto, Altroconsumo consiglia in questa fase di orientarsi sui discount e di prediligere prodotti in promozione e a marchio commerciale.

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Prezzi: Unc, le classifiche dei rialzi annui e mensili

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2022

‘Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat sull’inflazione di ottobre per stilare le classifiche dei rialzi sia annui che mensili. Per i rincari annui, non solo vince per la seconda volta l’Energia elettrica del mercato libero, ma il prezzo quadruplica rispetto a ottobre 2021 con un pazzesco +329%, oltre tre volte e mezza la luce del tutelato, ferma a +91,5%.Per gli aumenti mensili il record spetta sempre al mercato libero, con il gas al 1° posto con un astronomico +63,9% sul mese precedente, a fronte di una variazione congiunturale nulla del gas del mercato tutelato.Per la top 40 dei rialzi annui (tabella n. 1), dopo il primato dell’Energia elettrica del mercato libero (+329%), al 2° posto i Voli internazionali che volano del 113,2% su base annua. Medaglia d’argento per il Gas di città (libero + tutelato) con +105,7%, ma con il tutelato che si ferma a meno della metà con +43%.Al 4° posto Energia elettrica mercato tutelato con +91,5%, meno di un terzo rispetto al libero. Al 5° l’Olio diverso da quello di oliva, che con +56,1% vince per gli alimentari, seguito dal Burro, 2° per il cibo con +42,9%.Seguono i Voli nazionali (+40%), in ottava posizione il Gasolio per riscaldamento (+36,4%), poi lo Zucchero, medaglia di Bronzo per il cibo con +35,9% su ottobre 2021. Chiude la top ten il Riso (+30,6%). Si segnalano poi il Latte conservato (11°, +29,4%), Margarina (12°, +28,2%), Gpl e metano (14°, +27,2%), Vegetali freschi (16°, +25,1%), Farina (18°, +23,7%), la Pasta (fresca, secca e preparati di pasta), al 19° posto con +22,5%, le Uova (21°, +18,7%), Latte fresco parzialmente scremato (23°, +18,3%), Pollame (24°, +18%), Gasolio per mezzi di trasporto (29°, +16,8%), Pane (32°, +15,9%), Vegetali surgelati (34°, +15,3%), Latte fresco intero (36°, +14,8%). Chiudono la top 40 Alberghi, motel, pensioni e simili con +13,7%.Per la top 10 dei rincari mensili, dopo il record del Gas mercato libero con +63,9% su settembre 2022, al 2° posto si colloca sempre il mercato libero, questa volta della luce, con +62,7%. Sul gradino più basso del podio l’Energia elettrica del mercato tutelato con +51,9% sul mese precedente.In 4° posizione lo Zucchero, primo per gli alimentari con +14,5%, seguito dai Vegetali freschi che in un solo mese costano l’8,2% in più. Si segnala poi il Latte conservato, in ottava posizione con +3,9%. “Non solo l’inflazione non rallenta la sua corsa, ma accelera in maniera esponenziale, con un balzo del 3,5% in appena un mese, che in termini di aumento del costo della vita significa una stangata a famiglia pari in media a 975 euro su base annua, 107 per cibo e bevande, 874 per abitazione, elettricità e combustibili. Se poi si considera l’inflazione tendenziale, pari a +11,9%, la mazzata annua vola in media a 3324 euro, 2016 per l’abitazione, 761 per mangiare e bere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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PIMCO: I tagli alla produzione dell’OPEC+ mostrano che la sicurezza energetica ha un prezzo

Posted by fidest press agency su martedì, 18 ottobre 2022

A cura di Greg Sharenow, Portfolio Manager, Commodities e Real Assets, e John Devir, Portfolio Manager e Head of Americas Credit Research di PIMCO. Il piano dell’OPEC+ per ridurre la produzione di petrolio complica le prospettive economiche, inflazionistiche e geopolitiche globali e probabilmente porterà a un aumento dei prezzi delle principali materie prime. Il 5 ottobre l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e i suoi alleati hanno annunciato l’intenzione di ridurre le quote di produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno (b/d) a partire da novembre. Il taglio effettivo della produzione dovrebbe essere più vicino a 1 milione di b/d, dato che la maggior parte dei Paesi membri sta già producendo al di sotto delle quote.L’OPEC+ ha sostenuto che la mossa fosse preventiva per evitare la debolezza dei prezzi nel caso in cui l’inasprimento della politica della Federal Reserve per contenere l’inflazione portasse a un rallentamento della domanda. Un’altra ragione addotta è che il mondo sta sottoinvestendo nel settore upstream del petrolio e del gas, quindi sostenere i prezzi a fronte della debolezza economica gioverà agli interessi economici a lungo termine di tutti. Con gli investimenti globali nell’upstream su base reale inferiori di circa il 25% rispetto ai livelli del 2018-2019, è certamente opportuno sostenere maggiori investimenti. Sebbene non sia stato esplicitamente dichiarato, non saremmo sorpresi se la decisione fosse stata presa anche per ricostruire la capacità di riserva nei principali Stati OPEC, che è vicina ai minimi storici, per fornire un cuscinetto per future interruzioni dell’approvvigionamento. Inoltre, è difficile non chiedersi se la proposta di un tetto al prezzo del petrolio russo da parte del Gruppo dei Sette (G-7) sia un precedente inquietante per gli altri principali produttori di petrolio, che hanno scelto di solidarizzare con la Russia a fronte delle potenziali ire dei consumatori globali. Sebbene il mercato del petrolio abbia registrato una ripresa dopo l’annuncio dell’OPEC+, questo ritracciamento è piuttosto lieve rispetto al sell-off registrato negli ultimi mesi a causa delle preoccupazioni per la crescita globale. In prospettiva, riteniamo che il mercato potrebbe sottovalutare il potenziale calo della produzione russa con l’inasprirsi delle sanzioni dell’Unione Europea. La domanda rimane un problema con l’inasprimento delle condizioni finanziarie, ma la particolarità dello scorso anno è che i mercati dell’energia e delle materie prime in generale hanno subito una certa contrazione senza che la Cina ad agire come motore di crescita. Se la Cina dovesse puntare a stimolare la propria economia per compensare i venti contrari esterni, l’impatto sui mercati delle materie prime compenserebbe probabilmente le implicazioni negative sulla domanda derivanti dall’aumento dei tassi di interesse. Con le scorte petrolifere globali vicine alla parte inferiore dell’intervallo storico, che determinano un carry positivo estremamente elevato sui mercati, riteniamo che le azioni dell’OPEC+ supportino una prospettiva di rendimento positiva. Un chiaro beneficiario di questo contesto è il settore energetico nordamericano. Le master limited partnership (MLP) e il settore energetico midstream sono i principali beneficiari, dato che la limitazione dell’offerta a livello globale richiede una continua crescita della produzione in Nord America, e le società esposte al petrolio greggio e al gas naturale liquefatto (GNL) sono le nostre espressioni preferite. L’annuncio dell’OPEC+ fornirà probabilmente ai produttori statunitensi una maggiore fiducia nell’aumento degli investimenti nei prossimi anni, il che è chiaramente positivo per l’energia midstream. Prevediamo una crescita intorno al 5% degli utili al lordo di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamento (EBITDA) per le MLP e l’energia midstream nei prossimi 3-5 anni. Insieme all’attuale rendimento del 7,6% circa dell’indice Alerian MLP, riteniamo che le MLP offrano un interessante potenziale di rendimento totale a due cifre e l’opportunità di trarre vantaggio da un contesto globale di restrizione energetica. Anche se uno shock della domanda sarebbe negativo per i rendimenti nel breve termine, i bilanci del settore energetico sono meglio posizionati per resistere a un rallentamento economico rispetto ai cicli precedenti. Sebbene riteniamo che i mercati energetici abbiano un valore significativo per generare rendimenti e coprire il rischio d’inflazione, in uno scenario in cui l’aumento dei tassi d’interesse porti a una recessione economica (ossia un errore da falco da parte della Fed) ci aspetteremmo che i titoli azionari e i prezzi dell’energia facciano fatica. Detto questo, riteniamo che il settore energetico rappresenti un’opportunità d’investimento interessante, visti i rischi d’inflazione nei portafogli osservati in generale nell’ultimo anno. Inoltre, i prezzi a termine rimangono al di sotto dei livelli che riteniamo possano motivare l’ingresso di ulteriori e necessari capitali. Come ha detto il Segretario Generale dell’OPEC Haitham Al Ghais, “la sicurezza energetica ha il suo prezzo”. A nostro avviso, il prezzo è probabilmente più alto di quanto il mercato suggerisca attualmente.

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