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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘prezzi’

Prezzi all’ingrosso: ad ottobre aumenti per olio di oliva e riso

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Le attese negative sulla produzione interna sono state alla base degli aumenti dei prezzi all’ingrosso osservati ad ottobre sia per il riso che per l’olio di oliva. Per il riso, in particolare, i valori hanno messo a segno un balzo del +14,3% rispetto a settembre. Un andamento che ha riguardato soprattutto i risi destinati al consumo interno, tra cui le classiche varietà da risotto. Forte anche la crescita rispetto allo scorso anno, che sfiora attualmente il +25%. E’ quanto rilevato dall’indice dei prezzi all’ingrosso elaborato da Unioncamere e BMTI. Nel resto del comparto cerealicolo è prevalsa una maggiore stabilità, inclusa la farina, i cui valori dopo l’accelerazione registrata ad agosto e settembre sono rimasti invariati ad ottobre.Nel comparto degli oli e grassi, il susseguirsi delle stime negative sulla produzione di olio di oliva in Italia ha impresso un nuovo aumento ai prezzi all’ingrosso, cresciuti del +4,3% su base mensile. Uno scenario destinato a imprimere nuovi aumenti ai listini all’ingrosso – come peraltro confermato dalle rilevazioni di inizio novembre – e che dovrebbe comportare anche una riduzione dell’attuale forbice negativa rispetto allo scorso anno (-9,9%). Tra le materie grasse, ad ottobre sono tornati a scendere in maniera evidente i prezzi all’ingrosso del burro (-12,6%), che accusano anche una pesante flessione rispetto allo scorso anno (-32,7%).Nel comparto delle carni, i prezzi all’ingrosso delle carni bianche hanno mostrato un nuovo aumento mensile, dipeso ancora dal buon andamento della domanda, tipico del periodo autunnale. Accentuato l’incremento per la carne di coniglio (+15,9%), analogamente a quanto successo lo scorso anno. Prezzi in aumento anche per la carne di tacchino (+4%), che ad ottobre ha così interrotto la fase di stabilità che caratterizzava il mercato già prima dei mesi estivi. Rimane comunque negativa la variazione su base annua (-3,9%). Segno “più” anche per la carne di pollo (+3% rispetto a settembre) e, tra le carni rosse, per le carni bovine (+2%), mentre rimangono orientati al ribasso i prezzi dei tagli di carne suina (-3,2%).
Nel comparto lattiero – caseario, si conferma positiva la dinamica attuale per i prezzi dei formaggi a lunga stagionatura (+2,9%), grazie agli aumenti riscontrati sia per il Parmigiano Reggiano che per il Grana Padano, che beneficiano del buon andamento della domanda. Sempre nel comparto dei formaggi, segno “più” ad ottobre anche per il segmento dei prodotti a media stagionatura (+6,4%). Prosegue intanto la ripresa per il latte spot – il prodotto commercializzato al di fuori degli accordi interprofessionali tra produttori e industria – i cui valori, se si esclude la frenata di luglio, risultano in crescita dallo scorso aprile. Ad ottobre l’incremento è stato del +5,1%. Aumento che ha consentito ai prezzi attuali di riportarsi sugli stessi livelli dello scorso anno (-0,6% rispetto ad ottobre 2017). Tra gli altri prodotti, pesante battuta d’arresto per la panna (-9,1%), che si è attestata su valori più bassi anche rispetto a dodici mesi fa (-14,6%).Unioncamere con la società BMTI scpa pubblica mensilmente l’indice del prezzi all’ingrosso dell’agroalimentare aggregando i dati ufficiali rilevati dalle Camere di Commercio nelle rispettive piazze attraverso i listini sui prezzi all’ingrosso all’agroalimentare. La nota di Unioncamere riporta il dato congiunturale e tendenziale mostrando la dinamica nazionale nei 4 comparti: Riso e Cereali, Carni, Latte formaggi e uova, Oli e grassi.

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I deputati europei limitano i prezzi delle chiamate intra-UE

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Il PE ha approvato in via definitiva il pacchetto telecomunicazioni che fissa un tetto per le chiamate intra-UE, rende possibili le reti 5G per 2020 e crea un sistema per le emergenze.
Mercoledì, il Parlamento europeo ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto in giugno con i Ministri UE (Consiglio) sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) con 584 voti in favore, 42 voti contrari e 50 astensioni e sull’Organismo dei Regolatori europei delle Comunicazioni Elettroniche (BEREC) con 590 voti in favore, 63 voti contrari e 23 astensioni.Le nuove norme offriranno ai cittadini la connettività ad alta velocità e renderanno le chiamate sicure e accessibili all’interno dell’UE, garantendo al contempo la necessaria prevedibilità per gli operatori di telecomunicazioni per stimolare gli investimenti nella rete internet ad alta velocità.
La politica del “Roam Like at Home” ha posto fine alle tariffe di roaming nel 2017. La nuova legislazione limiterà il costo delle chiamate intra-UE a 19 centesimi al minuto e a 6 centesimi per gli SMS a partire dal 15 maggio 2019.La normativa, inoltre, protegge meglio gli utenti di smartphone, compresi gli utenti di servizi basati sul web (Skype, WhatsApp, ecc.) e rafforza i requisiti di sicurezza, inclusa la crittografia. Introduce il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore.Infine, gli Stati membri dovranno facilitare l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020, al fine di raggiungere l’obiettivo della “Roadmap UE 5G” di avere una rete 5G in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’UE entro il 2020. Un sistema di “112 al contrario”
In caso di grave emergenza o catastrofe, i cittadini colpiti potranno essere avvisati tramite SMS o applicazioni mobili. Gli Stati membri avranno 3 anni e mezzo di tempo per mettere in funzione il sistema dopo l’entrata in vigore della direttiva.Per raggiungere il livello di investimenti nelle infrastrutture e nelle reti 5G necessario a soddisfare le esigenze di connettività, la nuova legislazione offre una maggiore prevedibilità degli investimenti e promuove la condivisione dei rischi e dei costi tra gli operatori di telecomunicazioni.

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Prezzi: Istat, inflazione ad agosto accelera

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 settembre 2018

Secondo i dati provvisori di agosto resi noti dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dell’1,7 % su base annua, dal +1,5% di luglio.”Purtroppo l’inflazione prosegue la sua corsa e, dopo essere già triplicata in appena 3 mesi, dal +0,5% di aprile al +1,5% di luglio, sale ancora. Preoccupante, in particolare, la risalita dei prezzi del carrello della spesa (da +2,2% a +2,4%), spese obbligate che incidono anche su chi già fatica ad arrivare a fine mese” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 554 euro, 390 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, 195 euro se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, 177 per il cibo, 223 per i trasporti. Mentre per la famiglia media, la stangata è di 439 euro su base annua, 289 per i prodotti acquistati più frequentemente, 146 per le compere di tutti i giorni, 146 per i trasporti” conclude Dona.

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1° Rapporto sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Roma. Martedì 17 luglio, alle ore 11.30 presso l’Empire Palace Hotel (Via Aureliana 39, Sala Morosini), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del 1° Rapporto sui prezzi dei prodotti ortofrutticoli, dal titolo ‘Trasparenza al centro’. Il Rapporto, che sarà presentato dal Presidente di Italmercati Fabio Massimo Pallottini e dal Presidente di Borsa Merci Telematica Italiana Andrea Zanlari, contiene le rilevazioni effettuate nei centri agroalimentari all’ingrosso e rappresenta uno strumento di trasparenza a disposizione di istituzioni, produttori, operatori e consumatori.
All’appuntamento sarà presente, tra gli altri, il Sottosegretario del Ministero delle politiche agricole Alessandra Pesce.

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Mercato immobiliare: prezzi in risalita

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

Nel primo semestre 2018 i prezzi del mattone lasciano intravedere chiari segnali di ripresa soltanto nei grandi centri urbani, dove i valori sono aumentati dello 0,4%. Questa è la maggiore evidenza dell’Osservatorio di Immobiliare.it sull’andamento del mercato immobiliare italiano nei primi sei mesi dell’anno.Se a livello nazionale l’oscillazione dei prezzi richiesti è stata pari allo 0,4% in negativo, soffrono ancora di più i piccoli centri, dove la perdita è stata dello 0,8%.Resta il Nord l’area dove il calo dei valori è meno consistente (-0,2% nel semestre), ma lasciano ben sperare le variazioni di Centro e Sud, sempre in negativo ma sotto la soglia del -1%. A fronte di queste variazioni, per comprare un immobile in Italia, a giugno 2018, il prezzo medio è stato pari a 1.892 euro al metro quadro. Il Sud è l’unica area dove i valori medi, pari a 1.581 euro/mq, sono inferiori a quelli nazionali. Resta il Centro Italia la zona più cara per un acquisto immobiliare, con una media di 2.271 euro/mq, mentre a Nord il prezzo si è fermato a 1.914 euro/mq.Tra i capoluoghi di regione, balza immediatamente all’occhio il salto dei prezzi richiesti a Bologna. Qui i valori sono cresciuti del 3,7% in sei mesi e del 6% in un anno. Segue il boom di Firenze, dove nel primo semestre 2018 i prezzi sono aumentati del 3%. Bene anche Napoli, Aosta e Venezia.Il rovescio della medaglia, con mercati ancora in forte sofferenza, è visibile in particolar modo in capoluoghi come Campobasso, dove la perdita semestrale ha superato il 6%, e ad Ancona e Potenza, in cui in sei mesi i prezzi degli immobili sono scesi di circa il 4%.

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Autostrade: pochi investimenti e prezzi in aumento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

La situazione delle Autostrade in Italia, secondo il dossier realizzato da CODICI, risulta penalizzata dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari, che sono rappresentati per il 70% da Società private del Gruppo Benetton e Gavio, concessionarie da oltre trent’anni, mentre la restante parte è costituita da imprenditori minori o dalla gestione di enti pubblici. In alcuni Paesi d’Europa le Autostrade sono gratuite, in altri si paga un abbonamento annuale. L’Italia detiene il primato di nazione con le autostrade più care della UE. A questo dato, però, non corrisponde una maggiore qualità del servizio. Infatti, nonostante il giro d’affari sui guadagni provenienti dalle Autostrade sia molto alto, le spese per gli investimenti e la manutenzione stradale registrano una flessione negativa. Ricordiamo che il fatturato delle Autostrade nel 2017 è arrivato a quasi 7 miliardi, l’83% dei quali è rappresentato dai pedaggi. CODICI chiede,​ dunque​,​ un intervento forte al nuovo Governo​,​ un controllo delle concessioni sugli effettivi lavori fatti da questi Gruppi sulle autostrade e sul costo di tali opere.
Si tratta di aziende che guadagnano miliardi di euro anche se le concessioni sono scadute: ad esempio, la concessione al Gruppo Gavio della Torino-Piacenza è scaduta il 30 giugno 2017;​ da qu​ella data​ Gavio ha guadagnato 128 milioni da questa autostrada. I tempi per realizzare una nuova gara d’appalto sono lunghi, si arriva anche a due anni, e nel frattempo Gavio avrà ottenuto altri 389 milioni di incassi prima di fare la nuova gara.
L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.“Ogni cittadino che usufruisce delle Autostrade è a tutti gli effetti un consumatore – afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – va dunque tutelato come tale”.Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi.

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Prezzi: Istat, inflazione aprile a +0,5%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 maggio 2018

Secondo i dati provvisori di aprile resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base annua, era +0,8% a marzo.”Ottima notizia il rallentamento dell’inflazione, anche se rispecchia i consumi stagnanti di inizio anno” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“L’inflazione di aprile, per una coppia con due figli, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 195 euro. Mentre per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 180 euro su base annua” conclude Dona.Secondo i calcoli dell’associazione, per l’inesistente famiglia tipo Istat da 2,4 componenti, l’incremento dei prezzi di aprile si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 151 euro in più nei dodici mesi. I rincari minori per i pensionati con più di 65 anni, per i quali si registra un aggravio di spesa pari a 98 euro.

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Pasqua “salata” per gli amanti della tradizione

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Di certo è salata con i prezzi all’ingrosso della carne di agnello in aumento a marzo del 31,9% rispetto a un anno prima. Aumenti a due cifre anche per pollo (+17,3%), coniglio (+11,6%) e tacchino (+10,2%), mentre carni bovine (+3,9%) e suine (+2,8%) registrano incrementi meno consistenti. E’ l’intero comparto delle carni, comunque, cosi come quello delle uova (+29,5% rispetto a marzo 2017) che lo scorso mese registra un’impennata. Come mostra l’indice dei prezzi all’ingrosso, elaborato da Unioncamere e BMTI sui listini delle Camere di commercio, a marzo rispetto a febbraio 2018 le carni ovine sono aumentate del +18,3% e quelle di coniglio del +12,7%, sospinte dall’incremento della domanda tipico del periodo pre-pasquale. Il buon andamento della domanda di tagli freschi ha impresso un rialzo rispetto a febbraio anche alle carni suine (+4,4%) mentre una sostanziale stabilità si è riscontrata per le carni bovine (-0,6%).
Nel comparto lattiero caseario, ulteriore calo mensile si è osservato per i prezzi del latte spot (-5,5%), sebbene meno accentuato rispetto a quanto rilevato a febbraio (-12,5%). Rispetto allo scorso anno, tuttavia, i prezzi attuali sono più bassi di quasi il 20%, contrazione su cui ha inciso la crescita produttiva in atto nel mercato del latte sia in Italia che nell’Unione Europea. Anche i formaggi a stagionatura lunga mostrano una flessione dei prezzi rispetto a dodici mesi fa (-6,2%), ascrivibile soprattutto ai ribassi registrati per il Grana Padano. Tra gli altri prodotti, forte aumento per la panna (+13,2%), sulla scia della richiesta sostenuta da parte dell’industria di trasformazione. Positivo anche il confronto con dodici mesi fa (+15,1%).
Nel comparto degli oli e grassi un nuovo ribasso mensile ha interessato l’olio di oliva
(-2,4%), i cui prezzi accusano un forte ridimensionamento rispetto allo scorso anno
(-24,4%), in un mercato segnato nell’attuale annata da una rilevante crescita produttiva. Marzo ha confermato invece i segnali di ripresa per i prezzi del burro (+7,2% rispetto a febbraio), tornati più alti anche rispetto a dodici mesi fa (+4,1%).
Nella filiera del riso e cereali, sulla scia della debolezza osservata nel mercato dei grani, variazioni leggermente negative hanno interessato gli sfarinati di grano duro (-1,8%) e tenero (-1,3%).

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La Design Week spinge i prezzi degli affitti brevi al 75% in più rispetto a quelli mediamente richiesti a Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Milano. Si avvicina la settimana milanese del design, l’evento internazionale capace di trasformare un’intera città grazie a un mix di eventi, design e cultura. Sono oltre quattrocentomila i professionisti del settore che, insieme ai tanti turisti provenienti da ogni parte del mondo, ogni anno raggiungono la città meneghina facendo registrare il “tutto esaurito”.
Un’opportunità per chi decide di dare in affitto un appartamento, come testimonia la rilevazione del Centro Studi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare. Da un lato si registra il nuovo record di domanda che assorbe ben oltre il 90% dell’offerta totale di abitazioni messe in affitto in questo periodo. Dall’altro il canone di locazione medio per un’abitazione con 4 posti letto nelle zone più interessate dalla manifestazione è di 1.100 euro a settimana, il 75% in più rispetto ad altri periodi dell’anno, ma con valori che possono crescere del +186% in via Stendhal e del +131% in via Tortona. Un business che ha alimentato il mercato milanese delle seconde case uso investimento, con una crescita globale, sia di abitazioni nuove che usate, nel 2017 del +25% rispetto all’anno precedente.Tra le zone della “design week” è Brera quella con i canoni più elevati: per affittare un appartamento sono necessari in media 1.400 euro a settimana, un importo del +43,1% rispetto ad altri periodi dell’anno. Seguono le zone di Garibaldi / Porta Volta con 1.175 euro (+77,8%) e l’Isola con 1.035 euro (+61,2%). Più “economiche” Porta Romana con circa 990 euro (+66,9%) e Lambrate con 850 euro (+108,2%).Per quanto riguarda le singole vie, per chi ha maggiore disponibilità può orientarsi verso Foro Bonaparte (1.600 euro), via Tortona e via Pontaccio (entrambe 1.500 euro) mentre, per chi non vuole rinunciare alla settimana milanese ma non ha un’alta disponibilità economica, può orientarsi verso via Forcella in zona Tortona (770 euro), via Oslavia (750 euro) o via Massimiano in zona Lambrate (650 euro).“Solo fino a due o tre anni fa alcune selezionate zone di Milano, tipicamente legate all’industria del mobile, venivano interessate dal boom degli affitti brevi legati al Salone», spiega Alessandro Ghisolfi, responsabile del centro studi di AbitareCo. «Il successo degli eventi legati al Fuori Salone, disseminati ormai in tutta la città, hanno fatto crescere l’interesse dei visitatori praticamente per tutti i quartieri di Milano tra cui spiccano Porta Romana, Lambrate, Repubblica, Porta Venezia e Porta Volta. In queste aree risulta sempre più difficile trovare una sistemazione a prezzi ragionevoli nella settimana del Mobile”.

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Immobiliare USA – Aumento dei prezzi di vendita, boom dei mercato in Montana e Idaho

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Una parola sola riassume le vendite di febbraio nel Paese – offerta. La carenza di case in vendita continua ad essere il fattore chiave anche di questo febbraio che è risultato essere il terzo mese consecutivo dell’anno nel quale si è assistito a una diminuzione delle vendite, a compravendite rapide e a record di prezzi.Secondo il National Housing Report di marzo divulgato da RE/MAX, le vendite sono diminuite dello 0,2% da febbraio 2017, mentre i giorni medi sul mercato ammontano a 62 segnando così il dato più basso registrato in questo mese dall’inizio delle indagini dell’Housing Report.“Abbiamo condiviso le prospettive del mercato Immobiliare di quest’anno e dopo appena due mesi del 2018 abbiamo già registrato alcuni record” dichiara Adam Contos, Co-CEO di RE/MAX. “Il prezzo mediano di vendita ammonta a $228.700 segnando il 22° mese consecutivo con questo dato in aumento”.L’offerta mensile è stata un record e ammonta a 3.1 – sottolineando un calo medio del 13,7% tra i 52 mercati di riferimento. “Mentre i mercati “caldi” come Denver e San Francisco continuano ad avere una bassa offerta, stiamo notando sempre più acquirenti spostarsi verso altri mercati” ha aggiunto Contos. “in un anno, Billings in Montana han registrato un aumento del 59% nelle vendite, insieme a Boise, Idaho con un 25%.”Tra le 52 aree analizzate, 18 aree hanno visto un aumento percentuale a doppia cifra su base annua. Solo 2 hanno assistito ad una diminuzione di prezzo, quali Albuquerque, NM, e Burlington, VT.
Nelle 52 aree metropolitane coinvolte nell’indagine condotta da RE/MAX a febbraio 2018, il numero medio degli immobili venduti è aumentato del 3,5% rispetto a gennaio 2018 e diminuito dello 0,2% rispetto allo scorso anno. 26 delle 52 aree analizzate hanno visto un aumento delle vendite tra cui Billings, MT, +59,2%, Boise, ID, +25,4%, Burlington, VT, +20,4%, Milwaukee, WI, +19,6% e Richmond, VA, a +13,2%. A febbraio 2018 il prezzo mediano di vendita degli immobili venduti nelle 52 aree analizzate è stato di $228.700, maggiore del 2,3% rispetto a gennaio 2018 e maggiore dell’8,1% rispetto a febbraio 2017. Solo Albuquerque, NM, e Burlington, VT, hanno visto una diminuzione del prezzo su base annua rispettivamente di -0.2% e -5.2%. Delle 52 città, 18 hanno visto un aumento a doppia cifra percentuale. Gli aumenti maggiori si sono verificati a Las Vegas, NV, +15,6%, San Francisco, CA, +15,5%, Seattle, WA, +15,4%, Pittsburgh, PA, +14,8% e Minneapolis, MN, +13,3%.
Il numero degli immobili in vendita a febbraio 2018 è diminuito dell’1,0% rispetto a gennaio 2018 e diminuito del 13,7% del rispetto a febbraio dello scorso anno. Basata sugli immobili in vendita a febbraio, l’offerta mensile di immobili è stata di 3.1, rispetto al 3.4 di gennaio 2018; l’anno scorso a febbraio ammontava a 3.6. Un’offerta di immobili a 6.0 rappresenta un mercato in equilibrio tra acquirenti e venditori. A febbraio 2018, 48 delle 53 aree analizzate hanno registrato un’offerta di case in vendita minore di 6.0, indicando così un “mercato di venditori”. Miami, FL, a 7.0, New Orleans, LA, a 6.8, Augusta, ME, a 6.5 and Burlington, VT, a 6.4 sono le città che hanno visto un mercato con un’offerta maggiore di 6.0, tipicamente considerata adeguata per “un mercato di acquirenti”. I mercati con la più bassa offerta sono ancora una volta nella parte ovest del Paese: Denver, CO, e Seattle, WA, a 1.0 e San Francisco, CA, a 1.1.

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I prezzi degli immobili residenziali in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Con la chiusura del primo trimestre del 2018 Immobiliare.it ha analizzato l’andamento dei prezzi degli immobili residenziali in Italia nei tre mesi da gennaio a marzo, scoprendo come i valori stentino ancora a risalire. Secondo l’Osservatorio del portale l’oscillazione del prezzo medio richiesto per la vendita di un’abitazione in Italia, pari a 1.895 euro/mq, ha perso infatti lo 0,2% su base trimestrale.L’unica area del Paese dove i valori risultano praticamente stabili è quella del Nord, mentre perdono ancora valore gli immobili al Centro (-0,3%) e al Sud (-0,5%).
Si sono registrate oscillazioni positive nelle grandi città, dove a inizio 2018 i prezzi medi sono aumentati dello 0,3%.Guardando ai venti capoluoghi di regione sono Venezia, Firenze e Bologna quelli in cui i prezzi di mercato sono cresciuti maggiormente: nei tre centri si osservano oscillazioni tra il +1,7% e il +1,5% Anche Napoli (+0,3%), Trento (+0,6%), Aosta (+0,7%) e Trieste (+0,8%) sono state interessate da valori in aumento.Positivo anche l’andamento dei prezzi a Milano, dove a fronte di un aumento dello 0,6% in tre mesi, si è consolidato il sorpasso sui costi del mattone a Roma, città in cui si spendono in media 3.224 euro/mq (-0,2%) contro i 3.256 euro del capoluogo meneghino.Di contro ci sono capoluoghi in cui i prezzi medi richiesti continuano a calare: i casi più evidenti, in cui i prezzi medi hanno perso oltre l’1% nei primi tre mesi dell’anno, sono quelli di Campobasso, Genova e Torino.

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Nuove tutele per i consumatori online: informazioni più chiare sui prezzi di spedizione

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato nuove norme del pacchetto per il commercio elettronico, con l’obiettivo di fornire al consumatore informazioni più chiare sui prezzi di spedizione dei pacchi.La Commissione europea infatti metterà a disposizione un sito dedicato alla comparazione dei prezzi nazionali e transfrontalieri, per permettere ai cittadini ed alle imprese di valutare le diverse offerte e scegliere la spedizione più vantaggiosa in base alle proprie esigenze.Una decisione nata dai risultati di una consultazione pubblica datata 2015, a seguito della quale era emerso che oltre i due terzi dei consumatori rinunciano ad effettuare acquisti online proprio a causa dei costi di spedizione transfrontalieri, ritenuti troppo elevati: prezzi che in effetti, sempre nel 2015, erano in media più elevati da 3 a 5 volte rispetto a quelli nazionali, pur offrendo lo stesso servizio.Le norme di cui sopra per altro permetteranno anche alle autorità di vigilare sui prezzi dei servizi di consegna in maniera più rapida ed efficace, intervenendo là dove questi sembrino irragionevolmente elevati.Sono inoltre previste maggiori opzioni di consegna ed una più semplice gestione del reclamo. A ciò si aggiunga che gli operatori saranno tenuti a comunicare numerose informazioni alle autorità, tra cui il proprio fatturato, il numero di pacchi consegnati, il numero di dipendenti (ed il loro status), le procedure di trattamento di reclamo ed anche informazioni su eventuali subappaltatori.
Noi di CODICI continuiamo a tenere d’occhio la vicenda, sperando innanzitutto che il Consiglio dei ministri UE approvi la proposta in questione facendola entrare in vigore. Dopodiché sposteremo la nostra lente sugli operatori del mercato online, perché purtroppo a volte non bastano ottime regole per garantire ai consumatori comportamenti trasparenti. http://www.codici.org,

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Istat: prezzi 2017 +1,2%

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

istatSecondo i dati Istat resi noti oggi, in media, nel 2017 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,2%, dopo la lieve flessione del 2016 (-0,1%).”Una pessima notizia il balzo dell’inflazione. Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, significa avere avuto nel 2017 una maggior spesa annua complessiva di 469 euro, 364 per la famiglia media Istat da 2,4 componenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Secondo i calcoli dell’associazione (cfr tabella), infatti, l’incremento dei prezzi dell’1,2% si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in una stangata pari a 469 euro per una coppia con due figli, 364 (363,51) per la famiglia tipo Istat, 432 euro per una coppia con 1 figlio.
Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa nei dodici mesi è stata pari a 235 euro, 247 euro per un single con meno di 35 anni, 365 euro per una coppia senza figli con meno di 35 anni, 414 per una coppia senza figli tra 35 e 64 anni.

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La ripresa non si riflette ancora sui prezzi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 dicembre 2017

elezioni in europaAnalisi di Ken Hsia, Portfolio manager dello European Equity Fund di Investec Asset Management. I rapporti societari pubblicati di recente continuano a indicare una ripresa degli utili delle società europee, trainata da un numero crescente di settori. Il consolidamento della situazione economica in Europa ha compensato gli effetti del rafforzamento dell’euro, un andamento in contrasto con l’indebolimento delle aspettative per il mercato statunitense.Il rendimento del capitale netto (ROE) storico in Europa è pari al 10%, un livello ancora più vicino ai valori minimi che a quelli massimi. Sarebbe auspicabile che gli utili delle società fossero ben superiori al costo del capitale proprio, concordato in genere intorno all’8%. In base ai dati storici, un ritorno del ROE al 14%, pari a un incremento degli utili del 40%, gioverebbe ai flussi di cassa che, se reinvestiti a tassi di rendimento discreti, incrementerebbero ulteriormente il ROE. Inoltre, gli stati patrimoniali si mantengono sui livelli più solidi dell’ultimo decennio, consentendo agli utili di potenziare le operazioni di fusione e acquisizione e il riacquisto di azioni.Il nostro screening 4Factor™ ha evidenziato una forte virata sostenuta verso i titoli finanziari e ci siamo dedicati con attenzione all’interpretazione dei segnali quantitativi. Ad esempio, la nostra analisi ci ha spinto verso i mercati immobiliari, ancora piuttosto depressi sia in Spagna che in Irlanda. I mercati spagnolo e irlandese, dopo uno dei maggiori boom dell’ultimo ciclo economico, hanno segnato una ripresa molto debole e protratta in quanto le scorte in eccesso sono escluse dal sistema. L’indice delle abitazioni di nuova costruzione è infatti ancora piuttosto depresso se raffrontato ai livelli normalizzati dei cicli precedenti – l’inflazione dei prezzi delle case pari al 5-10% indica un’effettiva richiesta di abitazioni di nuova costruzione.
Nell’ultimo anno, i mercati azionari hanno reperito nuovi capitali destinati a incrementare il patrimonio immobiliare dei costruttori irlandesi e spagnoli. Il nuovo capitale consente alle banche di mettere in ordine i libri dei crediti in sofferenza, nonché di incrementare i volumi complessivi di transazioni. Riteniamo che questa ripresa si esprima al meglio attraverso le banche, dal momento che le valutazioni non riflettono un ritorno a valori discreti di ROE, e vista la normalizzazione prevista dei tassi di interesse. Inoltre, il consolidamento dei settori bancari rende prevedibile una determinazione razionale dei prezzi in qualsiasi ripresa.
KenHsiaRavvisiamo, inoltre, opportunità in altri settori con valori ROE depressi ma che mostrano segnali di ripresa, come il settore delle risorse e dei servizi di pubblica utilità. I fattori macroeconomici sono trainanti per la ripresa, pertanto in questi settori è ragionevole aspettarsi un certo livello di volatilità. Dal punto di vista del portafoglio, compensiamo questa volatilità continuando a ricercare opportunità in settori che mostrano una crescita strutturale, nei quali veniamo pagati per assumere rischi. Queste opportunità sono sempre più difficili da trovare, ma siamo comunque in grado di coglierle.Riteniamo che il rischio politico percepito stia continuando a diminuire nonostante le crisi improvvise a livello regionale, come il caso Catalogna. Fatta eccezione per il Regno Unito, vi è un forte desiderio di partecipare al mercato unico europeo e riteniamo che vi sia un basso rischio di frammentazione per l’Europa.
Il 21 dicembre si terranno le elezioni regionali in Catalogna, mentre in Italia le elezioni politiche saranno nel 2018. In quest’ultimo caso, si prevede la formazione di un nuovo governo di coalizione, con politiche poco incisive. Continuiamo a monitorare il rischio politico seguendo i rendimenti dei titoli di Stato e le tensioni sociali.
A livello di portafoglio, una relativa concentrazione ci permette di schivare i rischi che potremmo non
essere intenzionati ad assumere. Il 2017 ci ha insegnato qualcosa, ovvero che gli avvenimenti politici creano un mercato più inefficiente, che quest’anno ci ha regalato due casi di acquisizione nel mercato azionario nazionale del Regno Unito.Pertanto, pensiamo che gli investitori debbano considerare il rischio in prospettiva e concentrarsi sul fatto che in Europa esistono anche numerose società leader a livello internazionale che continueranno a beneficiare di chiari vantaggi competitivi e opportunità globali. (foto: elezioni in europa, KenHsia)

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Stiamo entrando nella stagflazione: Cioè nella stagnazione dell’economia e inflazione dei prezzi

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

Federal ReserveSono sempre più numerosi e autorevoli gli ammonimenti sul rischio di una nuova crisi finanziaria globale. Lo è sicuramente quello dell’ex presidente della Federal Reserve americana, Alan Greenspan, che, in una recente intervista all’agenzia stampa Bloomberg, ha detto che «siamo nel mezzo di una bolla, non relativa ai prezzi delle azioni, ma a quelli delle obbligazioni delle imprese». Secondo Greenspan, i tassi d’interesse di lungo periodo sono stati troppo bassi e per troppo tempo, per cui è ragionevole aspettarsi che quando cominceranno a salire lo faranno in tempi rapidi. E questo potrebbe fare esplodere la bolla. Un crollo dei prezzi delle obbligazioni «corporate» inevitabilmente porterebbe con sé anche quello dei titoli azionari. «Stiamo entrando in una nuova fase dell’economia, una stagflation mai vista dal 1970», ha detto Greenspan. Si tratta, com’è noto, della micidiale combinazione tra la stagnazione dell’economia e l’inflazione sui prezzi. Come abbiamo evidenziato in passato, il debito obbligazionario delle imprese americane ammonta a 14 mila miliardi di dollari, 11 mila dei quali nel settore immobiliare. Il tasso d’insolvenza di questo settore, secondo la Moody’s, è salito al 5,6% nel giugno 2017, rispetto al 4,6% del settembre 2016. Il tasso d’insolvenza dell’intera bolla delle corporate bond è del 2,6%. Può sembrare contenuto, ma non lo è. E’ triplicato dal 2015!
Recenti ricerche mostrano che la quota delle imprese americane ed europee a rischio, con un tasso di copertura degli interessi pari all’1% o meno, è salita al 9%. Il che significa che gli utili sono appena sufficienti a pagare gli interessi sui debiti. Anche la Banca dei Regolamenti Internazionali chiama tali imprese «zombie company». Né può ignorarsi che nel sistema delle banche centrali è in corso una diatriba tra chi, come la Fed di Janet Yellen, propone di aumentare i tassi e chi, come la Bce di Mario Draghi, intende continuare con il Quantitative easing. Questa mancanza di unità d’intenti, aggravata dal fatto che non si è approvata una riforma condivisa della finanza globale, lascia il mondo e l’economia in balia di azioni speculative con innegabili rischi di nuove crisi sistemiche. In Germania alcuni membri del Consiglio Economico del Governo tedesco temono che «un improvviso rialzo dei tassi d’interesse possa minacciare d’insolvenza le banche». Intanto alla Banca d’Inghilterra discutono dei crediti al consumo che l’anno scorso sono cresciuti più di sei volte rispetto all’andamento del reddito. Il settore inglese più a rischio sarebbe quello dell’auto. Oggi quattro auto su cinque sono acquistate a credito; nel 2006 il tasso era di1 a 5. Jacques Attali, il più noto uomo dell’establishment francese, ieri eminenza grigia di Mitterrand e oggi, pur avendo lavorato anche con Sarkozy, sostenitore di Macron, dalle pagine dell’Express ammonisce che ignorare la crisi migratoria e soprattutto il rischio di una nuova crisi economica e finanziaria globale non garantisce che presto o tardi esse non presenteranno il conto. Egli solleva anzitutto il problema del debito mondiale. Quello pubblico e privato delle 44 più importanti economie mondiali è passato dal 190% del Pil del 2007 al 235% di oggi. Non crede, e non ci sembra abbia torto, che la crescita dell’economia e l’inflazione basteranno a contenere e a ridurre il debito. Attali, inoltre, rileva che il valore delle azioni quotate in borsa è sproporzionato e che le operazioni di fusione e acquisizione di imprese sono cresciute a dismisura. Sostiene che «prima o poi, le banche centrali cesseranno di comportarsi come dei Madoff legalizzati. Dovranno ridurre il flusso di denaro gratuito che stanno dando alle banche. Ciò farà salire i tassi d’interesse e i governi e le imprese dovranno tagliare le spese o finiranno in bancarotta». Bernard Madoff è lo speculatore americano condannato a 150 anni di carcere per aver truffato 65 miliardi di dollari. Attali azzarda una proposta, che non possiamo non condividere. Egli dice che «sarebbe il momento di pensare collettivamente, con calma, a ridurre l’indebitamento e a mettere in atto delle vere riforme finanziarie da applicare a livello internazionale. Questo è il compito del G20. I governi dovrebbero occuparsi di questo, se hanno veramente a cuore l’interesse delle generazioni future. Naturalmente non si farà. Soltanto degli ottimisti lucidi potranno riuscirci». Un’amara conclusione, ma purtroppo realistica. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e e Paolo Raimondi economista)

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Biglietti aerei: Come sono stabiliti i prezzi

Posted by fidest press agency su sabato, 12 agosto 2017

aereoSe a ridosso delle vacanze o di un qualsiasi viaggio state cercando un prezzo del biglietto aereo per cambiare l’ora, la data, la durata, questa procedura può arrivare a costare anche il doppio senza che si sappia veramente perché. Ed e’ molto snervante. Una delle soluzioni è di comprendere come le compagnie stabiliscono i loro prezzi. E per questo torniamo indietro di più di cento anni.
Il 1 gennaio 1914, a St. Petersburg in Florida, un uomo, Abram Pheil, 47 anni, diviene il primo passeggero pagante della storia. L’aereo, che puo’ portare solo lui stesso e il pilota, decolla per un volo di 23 minuti per Tampa, dove il nostro uomo e’ Sindaco. Abram ha pagato il suo biglietto 400 dollari, ad un asta, per essere il primo, cioe’ 7.903 euro di oggi. A quel tempo, e negli anni seguenti, i viaggi turistici in aereo sono un po’ come i viaggi turistici di oggi nello spazio, i biglietti costavano tutti grossomodo lo stesso prezzo, cari, ed erano riservati alle persone molto molto ricche. Piccolo problema per le compagnie: il numero di persone ricche era limitato e se si vogliono vendere piu’ biglietti di aereo, bisogna poterli vendere anche a persone meno ricche. E quindi, bisogna che questi biglietti siano meno cari. Negli anni 50 in Usa, le compagnie aeree introdussero due tipi di biglietti: quelli standard con le date flessibili, che sono relativamente cari, e quindi destinati agli uomini d’affari, che hanno i soldi; e i biglietti turistici, che non si possono cambiare le date, che sono meno cari e che, come dice il loro nome, sono destinati ai turisti, che hanno meno soldi. Poi, all’inizio degli anni 1980 c’e’ una liberalizzazione del trasporto aereo, prima in Usa e poi in Europa. Questa liberalizzazione fa esplodere il numero di aerei, e quindi la concorrenza. Permette anche alle compagnie di scegliere le loro destinazioni, il numero dei passeggeri che vogliono imbarcare, l’orario dei loro voli. Ma questa da’ loro soprattutto la possibilita’ di moltiplicare il numero di tariffe diverse per lo stesso tragitto. Possibilita’ che esse decidono di utilizzare a pieno. Ma allora, come stabiliscono queste tariffe?
In un aereo, un posto ha un valore deperibile, cioe’ quando l’aereo chiude le sue porte, non si puo’ fare piu’ nulla se esso e’ vuoto. L’obiettivo di una compagnia aeree e’ quindi quello di dare al posto un valore e di fare in modo che sia il massimo. Per fissare il prezzo dei biglietti, va fissata una griglia tariffaria per ogni volo, cioe’ una serie di tariffe da adattare a tutti i profili dei viaggiatori, le cui esigenze sono diverse una dall’altra. Questo si chiama “pricing”.
Criteri scelti per i clienti: per esempio il servizio a bordo e le prestazioni; un passeggero puo’ scegliere di avere compreso nel prezzo il trasporto del bagaglio, un pasto o un posto piu’ confortevole. E tutto questo si gioca sul prezzo del suo biglietto. Prendiamo un Airbus A380 che vola da Parigi a New York, i 516 posti dell’aereo saranno divisi in quattro classi che pagano una tariffa differente perche’ avranno accesso a prestazioni differenti. E il prezzo potra’ variare anche rispetto alla flessibilita’ del biglietto. Si paghera’ quindi la possibilita’ di cambiare idea; questo sara’ ovviamente piu’ caro perche’ la compagnia avra’ conservato dei posti per gli indecisi, senza sapere se si presenteranno o meno all’imbarco, e questa incertezza ha un costo.
Criteri in funzione del profilo dei clienti. Profilo che le compagnie possono conoscere grazie ai loro criteri di prenotazione. “Non utilizziamo dati individuali o nominativi, non andiamo a cercare il viaggio del signor Rossi o della signora Rossi”, dice Fredj Ferchiou, manager di Air France – Klm, “abbiamo invece tutta la storia dell’insieme dei viaggi, e si sa quanto tempo prima le persone in media prenotano per andare a New York, a Marsiglia o a Johannesburg. In funzione delle destinazioni e dei periodi dell’anno non abbiamo lo stesso profilo di richieste e quindi adattiamo le nostre pratiche a questi diversi periodi”.
E la differenza di prezzo va spesso a giocare sulla differenza tra viaggio d’affari e turista. In funzione delle date del volo e dell’orario in cui si vuole prendere il volo, la compagnia adattera’ i suoi prezzi.Un volo di sabato sara’ meno chiesto da chi viaggia per affari, perche’ i business man saranno gia’ tornati a casa loro: chi viaggia per piacere potra’ quindi approfittare di maggiori posti a prezzi piu’ attrattivi.
Stesse cose per i voli last minute. In generale, un turista avra’ gia’ prenotato le sue vacanze e preso dei biglietti con molto anticipo. Al contrario, un uomo d’affari potra’ aver bisogno di prendere un aereo all’ultimo minuto. Fare economia, non sara’ per la sua azienda una priorita’ in quel momento, ed accettera’ di spendere di piu’. I voli diretti o con scalo interessano una clientela diversa. In vacanza, fermarsi qualche ora in un altro aeroporto non pone dei problemi, e intanto lo si e’ pagato di meno. Anche se questo lascia un po’ a desiderare. Mentre un uomo d’affari accettera’ di pagare di piu’ per poter tornare rapidamente dalla sua famiglia grazie ad un volo diretto.E’ chiaro, in uno stesso aereo, due passeggeri seduti uno accanto all’altro potranno aver pagato dei prezzi diversi.Altro parametro molto volatile che gioca sulle tariffe e’ quello dell’offerta e della domanda.In generale, e’ un po’ come in un supermercato, se volete comprare delle fragole in pieno inverno, esse saranno necessariamente piu’ care perche’ saranno rare e preziose. E’ cosi’ anche con i voli. Piu’ c’e’ domanda, piu’ i biglietti saranno rari e quindi costosi. E per adattare i loro prezzi, le compagnie utilizzano il metodo del Yeld Management. Questo metodo venuto dagli Usa permette di adattare le tariffe in tempo reale a partire dalle statistiche degli anni precedenti. Scopo: riempire l’aereo e fare il massimo di business. “E’ la scienza che e’ in linea con cio’ a cui il cliente da’ valore e che lui stesso e’ pronto a pagare, dice Olivier Fainsilber, specialista in trasporto aereo dello studio Oliver Wyman a Parigi. Se si mette il prezzo troppo basso, si lasciano i soldi sul tavolo. Se si mettono prezzi troppo alti, e’ probabile che non saranno vendute le proprie capacita’”. “Se si fa sapere in anticipo che una destinazione sara’ piena in un periodo specifico, si avra’ la tendenza a stimolare la domanda con delle promozioni, per dare modo alle persone di partire. E quando si vede che la domanda e’ piu’ forte del previsto, e’ li che la legge della domanda e dell’offerta gioca il suo ruolo e si avra’ la tendenza ad avere tariffe meno interessanti disponibili”, aggiunge Fredj Ferchiou.
Lo Yeld management prendera’ in considerazione anche le offerte della concorrenza ed anticipera’ il calendario. Un salone dell’auto a Ginevra o una Coppa del Mondo in Brasile attireranno ovviamente dei passeggeri e questo fara’ aumentare i prezzi. E’ chiaro quindi che un volo Parigi-Francoforte o Parigi-New York potranno entrambi costare 600 euro l’uno. Ma non c’e’ paragone, perche’ i criteri di questi biglietti potranno essere molto diversi. Questi giocheranno sul prezzo. Si potrebbe pensare che questo sia un metodo per manipolare i clienti, clienti che spesso hanno l’impressione di essere presi in giro perche’ non sanno veramente quanto un biglietto dovrebbe costare. “Per sapere se si e’ presi in giro o meno, il miglior modo e’ di conoscere bene il proprio mercato. E’ come quando guardate la pubblicita’ dei vostri supermercati, ci sono dei prodotti che vengono privilegiati, ma non perche’ questo costa quel prezzo la’, ogni volta che voi andate al supermercato. Ci sono delle promozioni. Non bisogna mescolare una promozione, che cerca di stimolare la domanda, con un prezzo che e’ costante nel tempo”, dice Olivier Fainsilber.
In realta’, lo yeld management ha permesso di democratizzare i viaggi in aereo, questo perche’ alcuni prezzi sono molto elevati mentre altri possono essere molto bassi. E’ perche’ la compagnia fa pagare molto cara la classe business, che le classi economiche possono essere offerte piu’ facilmente per il viaggio. In generale, i prezzi dei biglietti non cessano di calare. E infatti nel 2016, essi hanno perduto 38 euro in media in rapporto al 2015, secondo i dati dell’Associazione Internazionale del trasporto aereo.Alcuni piccoli consigli per prenotare un biglietto il meno caro possibile:
comprarlo prima: le prenotazioni meno care all’ultimo minuto, sono finalmente un mito; essere flessibili sulle date di prenotazione; ed infine conoscere il mercato per poter meglio guardare le promozioni. (fonte Aduc)

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Un’economia globale forte porta a prezzi più elevati nel 2018 per i servizi di viaggio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

viaggiatoriSecondo la quarta edizione annuale del Global Travel Forecast, i prezzi dei servizi di viaggio potranno aumentare in modo significativo nel prossimo anno, raggiungendo in alcuni settori rialzi vicini al 4% a livello globale. Carlson Wagonlit Travel (CWT), leader globale specializzato nella gestione dei viaggi d’affari e di meeting ed eventi, e GBTA Foundation, divisione specializzata in ricerca e formazione di Global Business Travel Association, hanno pubblicato il Global Travel Forecast 2018. Lo studio rileva in media a livello globale un aumento del 3,5% nelle tariffe aeree e del 3,7% in quelle hotel, mentre i prezzi dei trasporti via terra (come taxi, treni e autobus) dovrebbero aumentare dello 0,6% – molto meno rispetto all’aumento dell’inflazione che per il 2018 è prevista al 3%. «L’innalzamento dei prezzi è dovuto a un’economia più stabile e alla crescita della domanda – afferma Kurt Ekert, president e CEO di Carlson Wagonlit Travel -. I dati del Forecast dovrebbero essere considerati come indicatori di riferimento per capire come il settore si muoverà a livello globale nel 2018, dato che prevediamo un aumento della spesa». «Rischi di natura geopolitica, incertezza dei mercati emergenti, scenari politici in continuo cambiamento sia in Europa che negli Stati Uniti sono fattori che inducono, oggi più di ieri, i professionisti del settore viaggi a fare ancora più attenzione nel preparare i loro budget per la spesa travel – sottolinea Jeanne Liu, vice president, Research, di GBTA Foundation -. Per una gestione ottimale delle trasferte sarà necessario un controllo maggiore sia dei rischi a livello geopolitico sia del contesto altamente mutevole dei fornitori, così da adattare in modo flessibile le strategie alle esigenze del mercato quando necessario».L’incremento nel prezzo dei biglietti aerei deriva dall’aumento del costo del greggio, nonostante ci si aspetti che le compagnie aeree aumentino la propria capacità del 6% nel 2018. A complicare ulteriormente il pricing dei biglietti aerei è anche la crescente segmentazione delle tariffe base applicata dalle grandi compagnie. I viaggiatori infatti hanno ormai la possibilità di scegliere tra tariffe base molto restrittive in economy oppure diversi tipi di tariffe con servizi aggiuntivi, ovviamente con opzioni di servizi e prezzi che variano a seconda della compagnia.
Nell’area EMEA, il trasporto aereo è atteso in crescita, con prezzi che potranno raggiungere il 7,1% in Est Europa e il 5,5% in Europa occidentale. Tuttavia, i prezzi in Medio Oriente e Africa potrebbero aumentare solo del 3%, poiché persistono minacce alla sicurezza e l’industria oil & gas è ancora in fase di recupero. Le fluttuazioni della valuta in Europa potrebbero, inoltre, influenzare i costi dei biglietti aerei nel 2018. In Est Europa, invece, si potranno registrare gli aumenti di prezzo più consistenti dell’intera area, trainati dalla World Cup 2018 che si terrà la prossima estate in Russia e dalla scarsa competizione nel mercato. In Asia Pacifico è atteso nel 2018 un aumento del 2,8% con una domanda domestica in crescita, specialmente in Cina e India. Tuttavia, man mano che le economie in Asia si rafforzano, risulta sempre più evidente la debolezza delle infrastrutture locali, specialmente gli aeroporti. In America Latina e Caraibi le tariffe potrebbero essere soggette a leggeri cambiamenti, aumentando in media solo dello 0,3%. Le compagnie aeree infatti hanno aumentato la loro capacità in misura limitata. Ma un’analisi più approfondita evidenzia che i voli in Sudamerica verranno aumentati del 20% entro il 2019. Le compagnie low cost sono ben posizionate per quest’area, data la bassa diffusione nella regione. Inoltre l’introduzione nelle flotte di nuovi velivoli più efficienti permetterà un abbassamento dei costi operativi nel 2018.
In Nord America si potrebbe assistere a un aumento dei prezzi di un modesto 2,3%. A causa della possibilità di restrizioni di viaggio sempre più forti, il numero di voli in arrivo negli USA si è già notevolmente ridotto. Si prevede che le compagnie aeree canadesi si muoveranno in modo aggressivo a seguito dell’ingresso di nuovi player sul mercato e dell’aumento di capacità di circa l’11% nel 2017 e 12% nel 2018. Poiché il mercato è rimasto abbastanza stabile nella prima parte del 2017, la competizione tra le compagnie si giocherà sulle “branded fares” piuttosto che su quelle “bundled” o alla tipologia del vettore.
I prezzi degli hotel nell’area EMEA potrebbero aumentare del 6,6% nell’Est Europa, del 6,3% nell’Europa Occidentale, ma solo dello 0,6% in Medio Oriente e Africa. In Norvegia si potrebbero registrare gli aumenti più significativi dell’area, con un incremento del 14%, mentre le tariffe in Russia potrebbero aumentare fino all’11,9% grazie alla crescita della domanda dovuto alla Summer World Cup 2018.
In Asia Pacifico i prezzi degli hotel potrebbero in media aumentare del 3,5%, spinti dalle forti economie dei Paesi dell’area e dal conseguente aumento della domanda. Le differenze all’interno dell’area sono però assai rilevanti: in Giappone è infatti previsto un calo del 4,1% mentre in Nuova Zelanda le tariffe potrebbero aumentare fino al 9,8%.
I buyer devono aspettarsi negoziazioni più sfidanti con le catene alberghiere protagoniste di recenti fusioni, specialmente in aree con volumi elevati, quali Bangkok, Pechino, Shanghai e Singapore.
In America Latina i prezzi degli hotel potrebbero diminuire dell’1,2%, con forti cali in Brasile (-8,7%) e Argentina (-2,7%). In Perù e Cile le tariffe sono invece attese in crescita rispettivamente del 7,7% e del 5,5%. I buyer possono attendersi efficienze operative nel 2018 grazie all’acquisto da parte delle grandi catene degli hotel indipendenti e al conseguente aggiornamento dei sistemi di gestione. In tutta l’area è previsto un aumento dell’offerta alberghiera, grazie a 449.500 nuove camere in costruzione tra il 2016 e il 2025 – un aumento del 57% rispetto al dato attuale. Per quanto riguarda la Sharing Economy, gli alloggi di questa tipologia non sono ancora molto utilizzati in ambito business, a causa di preoccupazioni sulla sicurezza delle strutture.
Le tariffe per il trasporto via terra sono attese in aumento solo del 0,6% nel 2018 (ma del 5,5% entro il 2022). Gli esperti del settore prevedono il raggiungimento di un record di vendite di auto nuove nei prossimi 5 anni, accrescendo così il costo unitario delle auto appartenenti alle flotte aziendali. Il costo delle auto usate dovrebbe invece dimezzarsi, influenzando il valore residuo delle auto a noleggio. Inoltre, i regolamenti, stabiliti da ogni mercato, relativi alle emissioni di CO2 e i prezzi del greggio in aumento stanno spingendo i fornitori ad ampliare la disponibilità di auto a noleggio ecologiche.
Per quanto riguarda più nello specifico l’Italia, i buyer potranno attendersi un aumento per le tariffe aeree (in media il 6%). Il valore più elevato riguarda le tratte domestiche in classe Economy (+7,1%), seguono le tratte intercontinentali sia in Economy che in Business (6,1%), mentre quelle continentali si fermano al +5,6% per l’economy e al +4,9% per la business.Per le tariffe alberghiere sono attesi rialzi in media del 6%, con valori abbastanza omogenei tra le categorie (+5,9% per gli hotel up-scale, +6,2% per quelli di fascia media). Per il trasporto via terra i prezzi sono previsti stabili, in linea con le performance degli altri grandi mercati europei.

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Immobili: rallenta ancora il calo dei prezzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

immobiliarePer la seconda rilevazione consecutiva, il calo dei prezzi degli immobili residenziali in Italia è da record: il -1,1% registrato nei primi sei mesi del 2017 dall’Osservatorio di Immobiliare.it è la nuova riduzione più contenuta degli ultimi tre anni. A giugno 2017 il prezzo delle abitazioni italiane è stato pari a 1.918 euro al metro quadro, valore che però varia nelle tre diverse aree del Paese. Il Centro è sempre la zona più cara con prezzi medi pari a 2.305 euro al metro quadro. Al Nord la stabilità del mercato è più vicina che altrove: qui la cifra di 1.938 euro al metro quadro è il risultato di un calo di appena lo 0,7% nell’ultimo semestre. La prima metà del 2017 si chiude per il Sud con un -1,4% dei prezzi immobiliari e la cifra media richiesta è stata di 1.606 euro al metro quadro.
Firenze rimane il capoluogo di regione più caro in Italia, con una media dei prezzi richiesti in crescita e pari a 3.447 euro al metro quadro. I costi del residenziale tornano a crescere anche a Milano, che con i suoi 3.221 euro al metro quadro accorcia le distanze nei confronti di Roma (3.265 €/mq).Prezzi richiesti nel mercato residenziale già in risalita anche a Potenza, Venezia e Bologna. (foto: immobiliare)

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Saldi: commercianti alzino sconti. Sconti anticipati? Li fanno tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 giugno 2017

saldi“Per i saldi di domani, chiediamo ai commercianti di alzare gli sconti e di non confermare l’andamento al ribasso che l’Istat ha registrato dai saldi invernali del 2015 a quelli del 2017. Se, infatti, fosse confermato questo trend, Abbigliamento e Calzature segnerebbero un abbassamento dei prezzi del 21,5%, ben lontani dal record raggiunto nel gennaio 2015, pari al -23,4%, l’Abbigliamento passerebbe dal -23,4% al – 21,8% e le Calzature dal -23,6 a -21,3 per cento”. afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Solo per gli accessori (guanti, cravatte, cinture…) si registrerebbe un incremento degli sconti. Chiediamo, quindi, ai commercianti di smentire le nostre previsioni! Sono ancora in tempo a rifare i cartellini con il prezzo nuovo e la percentuale di sconto” prosegue Dona.”Quanto agli sconti anticipati denunciati da Confcommercio, non conosciamo un commerciante che ai consumatori che si sono presentati in questi giorni per fare acquisti, dicendo torno per i saldi, non abbia risposto: glielo sconto ora!” conclude Dona.

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La teoria economica del ‘populismo’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 maggio 2017

Bisognerebbe leggerlo questo report sulla teoria economica del cosiddetto “populismo”. Un lavoro a più mani di sette economisti le cui conclusioni sono inquietanti: come si precipita un Paese nel baratro. Vediamo le fasi della teoria economica del “populismo”.
In un primo periodo si incrementa la spesa pubblica, aumenta la produzione e l’occupazione ma si tengono sotto controllo i prezzi. Si consegue un boom economico che rende felici i cittadini. Nel secondo periodo, pero’, a causa dei prezzi bassi, si crea malcontento nei produttori e, in più, le barriere doganali elevate rendono costoso l’approvvigionamento di beni esteri. I prodotti scarseggiano e gli interventi sociali estesi fanno aumentare il debito pubblico. Ci sono i soldi ma non i beni, classica situazione da mercato nero. Nel terzo periodo la mancanza di beni si estende, l’inflazione sale, i capitali espatriano, il valore dei salari precipita e l’economia sprofonda. Teoria? No, perchè è in sostanza quello che si sta verificando in Venezuela. Nel quarto periodo, a causa dei disastri economici, il governo “populista” cade, si svolgono nuove elezioni, con la formazione di un nuovo governo che tenta di rimettere ordine nei conti con provvedimenti impopolari che, tuttavia, fomentano la ribellione, il che determina una crisi governativa e nuove elezioni; i risultati portano alla vittoria dei “populisti” che, nel ricordo dei cittadini, avevano portato, tanto benessere nella prima fase, dimenticando quelle successive. Il ciclo, inesorabilmente, continua. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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