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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Prezzi case, continua il calo a novembre: -0,3%

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2021

Diminuiscono ancora i prezzi delle case usate, che hanno registrato un calo dello 0,3% a novembre attestandosi a 1.691 euro/m2, secondo l’ultimo indice dei prezzi di idealista. I dati elaborati dall’Ufficio Studi del portale leader per sviluppo tecnologico in Italia evidenziano un calo del 2,6% su base annua.A livello regionale sono undici i contesti che seguono una tendenza negativa. Al primo posto troviamo le Marche (-2,2%), poi Sardegna (-2,1%), Molise (-2,1%) e Umbria (-2%). A seguire: Abruzzo (-1,8%), Veneto (-1,5%), Calabria (-1,3%), Campania (-1,2%) Piemonte (-1,1%) e Puglia (-1%). La Sicilia (-0,7%) è l’unica regione a registrare un calo inferiore all’1%. La regione in cui i prezzi al metro quadro sono più alti è il Trentino-Alto Adige con i suoi 2.568 euro. La seguono Liguria (2.387 euro/m²), Valle d’Aosta (2.366 euro/m²), Toscana (2.230 euro/m²) e Lazio (2.000 euro/m²). Sotto la soglia dei 2mila euro le restanti regioni, i cui prezzi al metro quadro vanno degradando fino agli 852 euro della Calabria. Su 106 province monitorate, sono ben 75 quelle che presentano valori al ribasso. Prima è Macerata (-5,2%), seguita da Gorizia (-4,5%) e Lodi (-3,6%). All’estremo opposto, le province i cui prezzi sono cresciuti maggiormente a novembre sono Bolzano (3,2%), Udine (2,8%), Lucca (2,2%), Trieste e Isernia (entrambe su del 2%). Nella top 5 delle province italiane con i prezzi più elevati al metro quadro, spicca Bolzano (3.977 euro/m²) davanti a Savona (2.959 euro/m²). Seguono più distanziate Lucca (2.895 euro/m²), Firenze (2.760 euro/m²), Milano (2.667 euro/m²) e Imperia (2.570 euro/m²). All’opposto, i mercati più economici sono Biella (583 euro/m²), Caltanissetta (695 euro/m2) e Isernia (746 euro/m2). Capoluoghi Prezzi in calo in 77 su 107 capoluoghi monitorati a novembre, trascinati in terreno negativo da Pordenone (-4,4%), Cremona (-3,5%), Napoli e Frosinone (entrambe -2,7%). In controtendenza, Trieste (2,9%) guida l’andamento rialzista davanti a Vicenza (1,9%), Imperia e Como (entrambe su dell’1,7%). Tutti i principali mercati segnano una battuta d’arresto a novembre, oltre alla succitata Napoli, anche Milano (-1,4%), Torino (-0,6%) e Roma (0,1%) sono in calo. In termini annuali la sola Milano segna un saldo positivo con un incremento dei prezzi pari all’1,4%. All’insegna delle svalutazioni le altre piazze, dall’1,7% di Roma al 3,8% di Torino, fino al tonfo di Napoli (-10,8% negli ultimi 12 mesi). Venezia (4.405 euro/m²) e Milano (4.064 euro/m²) sono sempre al top delle quotazioni del mattone. Dal lato opposto della classifica dei valori immobiliari, Biella (651 euro/m²) è il capoluogo più economico davanti a Caltanissetta (759 euro/m²) e Ragusa (770 euro/m²). Il report completo è consultabile al seguente link: https://www.idealista.it/sala-stampa/report-prezzo-immobile/

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“Impennate dei prezzi dell’elettricità in Europa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

A cura di Matthew Van de Schootbrugge, Gestore di portafoglio, Sharon Vieten, Analista del credito senior, Jess Williams, Analista di portafoglio, Investimento responsabile e Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Il netto rincaro delle bollette energetiche può rappresentare un duro colpo per le famiglie in un periodo in cui le condizioni finanziarie di molte di esse sono già sotto pressione a causa delle ripercussioni della pandemia di Covid-19. A cosa è dovuto tutto ciò? Attualmente la domanda mondiale di gas è più elevata del consueto, mentre i livelli di stoccaggio del gas in Europa sono insolitamente bassi per questo periodo dell’anno, specie in Germania. Ciò è dovuto a condizioni meteo più fredde del previsto, a velocità del vento più basse e a interruzioni della generazione convenzionale di elettricità. Di conseguenza, l’Europa non è stata in grado di ricostituire i suoi livelli di stoccaggio di gas, che attualmente sono pari a circa il 72% rispetto al 94% dello scorso anno e a una media a 10 anni di circa l’85%. Inoltre, le condizioni meno favorevoli per la produzioni di energia idroelettrica in America latina hanno fatto sì che le forniture di gas naturale liquefatto (GNL) siano state deviate verso tale regione, mentre i prezzi più elevati che l’Asia è disposta a pagare per il GNL stanno assottigliando le forniture in Europa e Regno Unito, in particolare dopo il recente ordine impartito in Cina alle imprese statali di fare rifornimento di carburanti “a qualsiasi costo”. A differenza di quanto prevedevamo in precedenza, sembra che i governi e le autorità di regolamentazione di tutta l’UE, eccetto Spagna e Regno Unito, stiano prendendo in considerazione modalità razionali per contrastare aumenti significativi nel breve periodo delle bollette di elettricità e gas. Una parte delle bollette dei clienti è normalmente dovuta alle politiche governative e ai supplementi legati alle rinnovabili (ad esempio, il supplemento per le rinnovabili in Germania costituisce il 22% della bolletta domestica media). Questi prelievi e imposte possono rappresentare fino al 40% della bolletta finale per i consumatori nei principali paesi europei. Le autorità di regolamentazione stanno considerando opzioni quali: il congelamento temporaneo delle tariffe; la riduzione dei prelievi o delle imposte o il finanziamento di costi determinati da politiche statali attingendo al bilancio pubblico. Altre opzioni includono la riduzione o l’eliminazione degli oneri di sistema, compensazioni fiscali, sgravi e varie forme di sostegno diretto per i clienti più vulnerabili. In Francia e in Portogallo i clienti sono protetti tramite tariffe regolamentate o fisse onnicomprensive dell’energia elettrica immessa in rete (fixed feed-in tariff). La Spagna aveva inizialmente introdotto una tassa straordinaria sui produttori di energia nucleare e idroelettrica, ma l’ha poi sospesa in seguito a discussioni costruttive con le società spagnole di servizi pubblici. Questa tassa straordinaria, sebbene nata da buone intenzioni, puntava a recuperare profitti inattesi di generatori privi di emissioni di anidride carbonica, senza riconoscere il fatto che la maggior parte dei generatori ha prezzi bloccati per diversi anni e quindi non riceverebbe tali profitti e che punire i generatori che non emettono anidride carbonica non incentiva ulteriori investimenti nella transizione energetica. La UE ha adesso introdotto un opportuno strumentario contenente una serie di opzioni per aiutare gli Stati membri a formulare risposte rapide agli aumenti dei prezzi pur rimanendo entro i parametri UE. Nel complesso è una questione di tempi: i costi possono aumentare ulteriormente prima di diminuire. Sebbene il gas e il petrolio siano necessari per il momento, il loro utilizzo finirà per ridursi.Tuttavia, gli attuali problemi energetici ci hanno insegnato che gas e petrolio saranno necessari per la transizione verso zero emissioni nette.Questa crisi energetica mostra inoltre che tale transizione potrà essere accidentata. Le rinnovabili eserciteranno un impatto deflazionistico nel settore dell’energia, e rappresentano quindi una soluzione alla crisi attuale, non il problema. Ma la transizione da un’eccessiva dipendenza dal gas nel costruire la necessaria capacità di generazione di rinnovabili richiederà maggiori sforzi, investimenti, politiche di sostegno e regolamentazione.Il quadro di lungo periodo verso l’azzeramento delle emissioni nette non è destabilizzato da impennate a breve o anche a medio termine dei prezzi, e i governi dell’UE e del Regno Unito sono determinati ad accelerare la transizione energetica, non a rallentarla.

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Che scenario macro stiamo attraversando?

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2021

By Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte: “Stiamo attraversando uno scenario che può essere descritto con tre fotogrammi: 1) shock dell’offerta con forti rialzi dei prezzi. In questa fase (circa il terzo trimestre) le aziende riescono mediamente a riversare i rialzi sui consumatori finali senza quindi risentirne sui margini; 2) rallentamento della crescita (circa quarto trimestre). In questa fase le aziende iniziano ad accusare cali di fatturato ed anche dei margini; 3) shock della domanda (dal primo trimestre 2022) che, sotto i colpi dei prezzi elevati arretra a causa della perdita del potere d’acquisto Ora siamo appunto nella seconda fase, con indicazioni di rallentamento sempre più evidenti. Si osservi ad esempio il PIl US del terzo trimestre trainato relativamente poco dai consumi e molto invece dalle scorte (contribuzione pari a +2%), perché riflette il ripristino dei magazzini dal lato aziende per difendersi dai rincari e soprattutto dalla lentezza della catena di fornitura. Il primo impatto è quello già in corso ed evidente, ossia appiattimento della curva. I tassi a breve seguono le aspettative di inflazione crescenti e salgono in vista di possibili rialzi dei tassi delle banche centrali (qualcuna ha già iniziato come la Norvegia, Sud Corea e Brasile) mentre quelli a lungo termine riflettono la crescita in calo e quindi tendono mediamente anche essi a calare. In poche parole, la curva si spacca Primi sintomi evidenti si hanno negli USA dove il tasso a 30 anni è già sotto a quello a 20 anni. Quindi, in sintesi, uno scenario di tassi nominali (ed anche reali) a lungo termine in calo per fine anno/inizi 2022. Potremmo assistere, sotto questo punto di vista, ad uno scenario simile a quello del taper tantrum del 2013. Da maggio 2013 in poi i tassi a lungo termine Us salirono in attesa poi della partenza del tapering a gennaio 2014. Da quel momento i tassi calarono velocemente e la curva si appiattì. Venendo ad oggi, il mercato ha registrato una sorta di taper tantrum concentrato tra settembre ed ottobre con tassi in rialzo. Il problema principale è che le banche centrali sono attrezzate per combattere shock di domanda e non di offerta. Ora, pur di frenare la spinta inflattiva, stanno utilizzando le armi che hanno per combattere però uno shock di offerta, con l’effetto collaterale di ridimensionare la crescita. Un bel dilemma di politica monetaria. Un po’ come provare a combattere il virus con un antibiotico che invece è efficace contro i batteri”. (abstract)

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Prezzi al consumo in crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 novembre 2021

Dati Istat, stime preliminari per ottobre sui prezzi al consumo: +0,6% a livello mensile, +2,9% su base annua (il mese di settembre era +2,5%). Accelerazione dovuta essenzialmente ai beni energetici, la cui ricaduta sugli altri beni e servizi si fa sentire. Dopo meno di un mese dei nuovi livelli stellari di gas ed elettrici, non ci si poteva aspettare altro. Prospettiva: peggio che mai. In Italia sembra che il governo abbia già dato il massimo. In Europa ci hanno detto di arrangiarci pur consolandoci che si tratta di situazione temporanea che dopo l’inverno dovrebbe tornare a livelli “standard”. Noi, intanto, abbiamo a che fare coi primo freddi e quindi consumi energetici in crescita, e continuiamo a nutrirci, muoverci, pensare, studiare, divertirci, etc, per cui le ricadute sui prezzi dei beni e dei servizi ce le prendiamo tutte. In un contesto in cui l’emergenza lavoro continua (è stata anche rinviata la scadenza della cassa integrazione, oltre a pagamenti di varie pendenze fiscali), lo Stato continua a regalare soldi ad Alitalia e a Mps e molte attività economiche continuano ad essere a regimi limitati causa covid… che non accenna a diminuire anche se grazie a vaccini e green pass ci soffoca di meno.Non pretendiamo di delineare le politiche economiche dello Stato per non soffrire così come soffriamo, non ne abbiamo neanche capacità. Pretendiamo solo di comprendere e di avere opportunità. Comprendere. Perché le tante Alitalia e Mps sì, e non, per esempio, zero riduzioni fiscali su benzina? Opportunità. Siamo sicuri che lo Stato stia dando il necessario perché, per esempio, i fondi Next Generation Eu e tanti altri soldi che ci arrivano dall’Unione siano alla portata di tutti? La Corte dei Conti europea ci ha detto che ne utilizziamo solo il 45% … solo perché non abbiamo idee o forse le opportunità non sono chiare a chi ci amministra e, di conseguenza, noi ne sappiamo pochissimo? (Comunicato stampa Aduc.

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Prezzi energia alle stelle

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2021

Da alcuni mesi il prezzo del metano è più che quadruplicato provocando un rincaro importante del prezzo dell’energia. Considerando poi che l’Italia importa oltre il 70% dell’energia consumata e che più del 50% dell’energia elettrica è prodotta da centrali turbogas, è necessario pensare a soluzioni non solo diversificate, ma anche più sostenibili. In un contesto simile, le energie rinnovabili ed il biogas rappresentano l’attualità ed una grande opportunità per il nostro Paese, che già vanta un grande vantaggio infrastrutturale per il trasporto e la distribuzione del gas naturale. Ma di cosa si tratta esattamente? Il biogas è una miscela di gas metano e anidride carbonica prodotta dalla fermentazione di matrici organiche in assenza di ossigeno, attraverso un processo definito digestione anaerobica. Rappresenta quindi una fonte di energia rinnovabile che può avere un impatto positivo nel ridurre le emissioni di gas a effetto serra in diversi settori che attualmente sono particolarmente energivori, come quello dell’agricoltura, ma anche dell’industria Food&Beverage.Perchè scegliere la filiera del biogas e del biometano? Il biometano potrebbe rappresentare per il nostro Paese un risparmio di 1,6 miliardi di metri cubi di importazioni di biocarburanti e un potenziale produttivo al 2030 di 8 miliardi di metri cubi, pari al 10% del consumo nazionale di gas naturale. Da sottolineare che il biometano avanzato – nell’agosto 2021 – ha registrato un prezzo al ritiro GSE pari a 40,58 euro/MWh, equivalente a circa 0,38€/Sm3.L’Italia è oggi il terzo produttore europeo di biogas dietro Inghilterra e Germania e quinto nel mondo dopo Cina e USA, con un valore economico di 3,2 miliardi di euro, al netto degli incentivi. Grazie alle numerose richieste di costruzione di nuovi impianti, o di revamping di impianti biogas esistenti, si prevede che l’Italia diventi inoltre leader europeo per la produzione di Bio-LNG con una capacità produttiva di 299 t/g entro il 2022.

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Inflazione: La rincorsa dei prezzi

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

“A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm”. Negli ultimi mesi chi abbia fatto la spesa o sia titolare di un’utenza energetica si sarà accorto nelle proprie tasche dell’aumento dei prezzi. In Italia il tasso generale di inflazione è stato stimato dall’Istat al 2,5% a settembre e l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è aumentato dell’1,3% su base mensile e del 2,9% su base annua. Entrambi i dati sono i più alti dal 2013. Al di là del significato delle varie metodologie di misura dell’inflazione (che si differenziano per i beni e i servizi di cui monitorano il prezzo), il dato evidente è che il livello dei prezzi è tornato a correre. Se questa tendenza è evidente in Italia, lo stesso si può dire anche per le economie dove la ripresa economica e gli interventi pubblici a sostegno dell’economia sono stati più decisi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito. Negli Stati Uniti l’inflazione generale è al 5,4% e quella core si è attestata sopra il 4,0% e non sembra più diminuire. Ovviamente questi numeri ci interessano non solo perché siamo preoccupati dell’aumento dei prezzi in Italia o altrove, ma per le conseguenze profonde che possono avere sui mercati finanziari e sul prezzo degli asset. Come abbiamo avuto modo di spiegare, uno degli aspetti che oggi maggiormente preoccupa gli investitori riguarda le Banche Centrali e la loro capacità di tenere in piedi le misure a sostegno dell’economia anche di fronte a un risveglio dell’inflazione. I banchieri centrali nei mercati sviluppati, in genere, vogliono un’inflazione di circa il 2% all’anno e utilizzano vari strumenti (in particolare i tassi di interesse) per cercare di raggiungere questo obiettivo. Attualmente l’inflazione è ben al di sopra di questa soglia in economie chiave come gli Stati Uniti e il Regno Unito – in parte a causa di shock della catena di approvvigionamento, in parte a causa della domanda repressa di prodotti specifici. Normalmente ciò indurrebbe i banchieri centrali a inasprire la politica monetaria. Finora hanno in gran parte resistito a farlo e hanno sostenuto che gli attuali livelli di inflazione più alti del normale siano “transitori”. Cosa vuol dire? Il manuale del banchiere centrale sostiene che se l’inflazione aumenta a causa di uno shock all’offerta (ad esempio una grande nave porta container che blocca il Canale di Suez), le autorità di politica monetaria non dovrebbero agire perché anche un aumento dei tassi avrebbe effetti limitati sull’offerta di beni e servizi. Ma (c’è sempre un “ma”) se gli shock dell’offerta diventano così strutturali (colli di bottiglia diffusi nella logistica globale) da iniziare a incorporarsi nelle aspettative di inflazione, i banchieri centrali potrebbero allora cambiare strategia. Questo pensiero è stato ben articolato dal governatore della Banca d’Inghilterra in un discorso la scorsa settimana alla Society of Professional Economists (intitolato “The Hard Yards”). Il discorso è stato seguito con molta attenzione perché avrebbe lasciato degli indizi sul fatto che il Governatore stia architettando una via d’uscita dall’idea “inflazione transitoria”. Uno dei canali è il mercato del lavoro. Ne abbiamo già parlato in precedenza, ma vale la pena ripeterlo. La domanda di lavoro è piuttosto alta in questo momento un po’ ovunque e i datori di lavoro hanno spesso difficoltà a trovare candidati qualificati. Ciò ha portato i salari ad aumentare e una maggiore crescita dei salari è esattamente il tipo di cosa che può essere incorporata nelle aspettative di inflazione e spingere le Banche Centrali ad agire. Un altro aspetto da tenere d’occhio è quello legato al costo delle materie prime: gli investimenti in questo campo sono in rallentamento ma, come hanno notato alcuni analisti, la transizione verde, se si verifica, i) non eliminerà la necessità di combustibili fossili dal giorno alla notte e ii) potrebbe richiedere quantità maggiori di determinate materie prime (es. rame). Almeno per ora, continuiamo a credere ai banchieri centrali, in quanto pensiamo che l’inflazione si rivelerà “transitoria”.

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Energia: prezzi alle stelle. I tempi sballati degli aiuti istituzionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

I prezzi dell’energia sono alle stelle. Elettricità +40%, gas +31%, benzina con record storici e prospettive ancor più nere visto che il prezzo del petrolio cresce a livello mondiale. Sui carburanti è rilevante, per esempio, il costo del metano: lo scorso gennaio il prezzo medio era 0,981 €/kg, oggi in alcuni distributori supera i 2 euro, il doppio: la scelta di un veicolo a metano, con costi di manutenzione elevati compensati dal basso costo del carburante, viene così penalizzata.I governi europei sono stati chiamati a sostenere i consumatori per evitare tracolli diretti e di tutte le attività connesse al consumo di energia. Le riunioni di Eurogruppo ed Ecofin, dove alcuni Stati avevano chiesto interventi più o meno dirigisti (riserva strategica comune di gas, con acquisti centralizzati), nonché una riforma del mercato dell’elettricità all’ingrosso, non hanno dato risultati. E’ di oggi una dichiarazione della commissaria europea all’Energia Kadri Simson: “Dopo una discesa durante l’ultimo decennio i prezzi dell’energia sono tornati a salire, e resteranno alti durante tutto l’inverno per poi scendere in primavera”. Un contesto in cui ogni Stato, per “l’oggi” è chiamato a fare da sé. E l’Italia è intervenuta con provvedimenti che, per gli ultime tre mesi dell’anno, quasi dimezzeranno gli aumenti di elettricità e gas; ma nessun provvedimento per la benzina. Questo mentre dalla Commissione ci dicono di tenere duro fino a primavera… che succederà in Italia dopo il trimestre di dimezzamento degli aumenti? Un inverno da incubo, proprio nella stagione in cui i consumi energetici sono maggiori, soprattutto nelle famiglie.In attesa che a livello europeo arrivino a qualche conclusione che, comunque, dovrà confrontarsi con la tempistica di applicazione rispetto al problema che è “l’oggi” e, soprattutto, che l’impostazione del Green deal di Ursula von der Leyen rischierebbe di sgretolarsi… siamo sicuri che i tempi, i modi e le quantità degli aiuti istituzionali nazionali italiani siano adeguati alle necessità? Ci sembra di no. COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC http://www.aduc.it

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Prezzi, la calma prima della tempesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Le stime preliminari di settembre diffuse dall’Istat potrebbero indurre ad una certa serenità, visto che l’aumento percentuale è del 2,6 su base annua mentre, a livello mensile, registra un calo dello 0,1. L’aumento annuale sarebbe giustificato perché tutte le attività, un anno fa, erano più ferme rispetto ad oggi, e quando l’economia marcia i prezzi aumentano. Il piccolo calo di settembre rispetto ad agosto, proprio perché piccolo, fa parte dell’onda lunga della rimonta estiva che è stata decisamente notevole. Ma dietro l’angolo c’è l’aumento dei prodotti energetici, determinanti per tutte le tipologie di consumi e prodotti. Dal 1 ottobre scattano il 40% della luce e 31% del gas, mitigati per i prossimi tre mesi dai provvedimenti del governo che ne dimezzeranno la portata. Provvedimenti che hanno un grande assente, la benzina, i cui prezzi stanno salendo sempre più con record che non si vedevano da anni. E visto che il prezzo del barile di petrolio sui mercati internazionali sta registrando livelli altissimi, per i prossimi mesi ci sarà da aspettarsi il peggio. Purtroppo il governo e il legislatore sembrano assenti di politiche in materia se non quelle dei tamponi. Si tratterebbe di metter mano essenzialmente alle componenti fiscali, sì che la materia prima energia costasse poco e favorisse consumi e attività produttive… una scelta che non è in nessuna agenda parlamentare e partitica.

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Casa: Istat, +1,7% prezzi in II trim 2021

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre 2021 l’indice dei prezzi delle abitazioni è aumentato dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo del 2020 (era +1,7% nel primo trimestre 2021).”Bene, ma non basta! Un fatto positivo che prosegua l’inversione del trend iniziata nel 2020, ma ci vorranno anni per recuperare quanto perso durante la crisi. Per questo preoccupa che già si registri un rallentamento della crescita rispetto ai dati del primo trimestre 2021″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dopo il picco raggiunto nel 2011, i prezzi delle abitazioni sono crollati fino al 2019, perdendo il 17,7%, -26,1% nel Centro Italia. Non è così allarmante il dato delle abitazioni nuove, che in quel periodo hanno segnato una diminuzione solo dell’1,6%, avendo già iniziato a risalire la china nel 2018. E’ il valore delle abitazioni esistenti che è grave e inquietante, con una perdita, dal 2011 al 2019, del 23,3%, che sale addirittura al 30,3% in Centro Italia, quasi un terzo del loro valore. Ovvio, quindi, che ora sia il Centro a presentare la dinamica più vivace. Peccato che sia anche il territorio che ci metterà più anni per tornare ai valori pre-crisi” conclude Dona.

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Energia prezzi alle stelle. Lo Stato potrebbe intervenire, ma…. rivoluzionare politica ed economia?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Il ministro della Transizione ecologica ha fatto sapere quello che tutti già sapevano ma che facevano finta di ignorare: le bollette energetiche schizzeranno molto in alto (+40% luce e +31% gas). E già sono al lavoro i vari giustificatori che, addirittura, ci spiegano che è un’emergenza che finirà a metà 2022 *. Nessuno è in grado di sapere cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato energetico, legato ad umori geopolitici che, al momento, è quasi impossibile prevenire e gestire (rapporti Paesi arabi e Russia), motivo per cui crediamo sia necessario, oltre che “sperare” nel futuro, intervenire subito… facendo tesoro che il generale movimento dei prezzi verso l’alto, dato generalmente assodato per una economia che si dice sia in ripartenza, non è detto che debba essere parte di questa ripartenza. A fine giugno il Governo, a fronte di un aumento del 9,9% per la luce e del 15,3% del gas, ha spalmato 1,3 miliardi come compensazione sulle bollette. Ora non si sa se il presunto intervento sarà simile oppure verranno riviste le voci in bolletta come gli 11 miliardi annui di incentivi alle rinnovabili da spalmare in alternativa sulla fiscalità generale (e quindi sempre a carico del consumatore/contribuente). Per le decisioni da prendere, alcune cose sono certe: degli incentivi stanziati a luglio nessuno se n’è accorto e stiamo entrando nelle stagioni più fredde con consumi in crescita. Contesto in cui, anche se le previsioni geopolitiche dovessero azzeccarci, i consumatori di energia arriverebbero sfiniti alla ipotizzata ripresa… e quindi nuovi incentivi per rimediarvi? Sarebbe l’abituale politica di “mettere pezze”, senza incastonarne una che dia certezza, stabilità e futuro. Ci vorrebbe lungimiranza e dinamismo. Invece di continuare con interventi/sussidi a pioggia che rimandano problemi e scadenze, ci vorrebbe un intervento “pesante”, anzi “pesantissimo”. Lo Stato si dovrebbe far carico non solo di tutti gli aumenti distraendoli da quelli a pioggia, ma diminuire anche i prezzi correnti energetici con – perché no – inclusi i carburanti (su cui grava quasi il 70% di imposte). Non è una novità che i mercati energetici trainano tutte le economie, di produzione e di consumo. Sarebbe un’inversione di tendenza, dove lo Stato aiuta i consumi e non le posizioni di rendita (contributi di vario tipo all’esistenza di aziende e singoli): defiscalizzazione di ciò che rende ricchi aziende e consumatori quando producono e consumano. Ma…. Occorrerebbe metter mano a tutti gli equilibri politici che si basano sul favorire questa o quell’altra categoria grazie alla forza di chi se ne fa portavoce (categorie/corporazioni e partiti più o meno opportunisti ché pronti a cavalcare qualunque cosa credono porti loro consenso). Vincenzo Donvito, Aduc URL: http://www.aduc.it

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Benzina: Unc, schizzano i prezzi carburanti

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica, salgono i prezzi dei carburanti, che si attestano, in modalità self service, a 1,662 euro al litro per la benzina e a 1,510 euro per il gasolio.”Schizzano verso l’alto i prezzi dei carburanti. La benzina svetta a 1,662 euro al litro, un record dal 15 ottobre 2018, mentre il gasolio arrivando a 1,510 euro al litro tocca il valore massimo dal 3 giugno 2019, quando si attestò a 1.514 euro al litro” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dall’inizio dell’anno, dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 11 euro e 3 cent per la benzina e di 9 euro e 55 cent per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, del 15,3% e del 14,5%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 265 euro all’anno per la benzina e 229 euro per il gasolio” prosegue Dona. “In un anno, dalla rilevazione del 14 settembre 2020, quando la benzina era pari a 1.392 euro al litro e il gasolio a 1.274 euro al litro, un pieno da 50 litri costa 13 euro e 50 cent in più per la benzina e 11 euro e 79 cent in più per il gasolio, con un rialzo, rispettivamente, del 19,4% e del 18,5%. Un rincaro che equivale, su base annua, a una mazzata pari a 324 euro all’anno per la benzina e a 283 euro per il gasolio” conclude Dona.

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L’Europa affronta l’impennata dei prezzi dell’energia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

I primi impatti sulla bolletta del consumatore si fanno sentire, sottolineano i quotidiano economici. Per una famiglia media, si registra un aumento di 133 euro all’anno rispetto al 2019. I prezzi sono in aumento da tempo, così come l’elettricità nei mercati all’ingrosso. Sui mercati a termine dell’energia elettrica è stata recentemente superata la soglia simbolica di 80 euro per MWh (contro i 30 euro al culmine del confinamento). Lato gas è stato superato il traguardo dei 50 euro al MWh, arrivando anche a 60 euro la scorsa settimana. La domanda è in aumento a causa della ripresa economica dalla crisi del coronavirus, mentre l’offerta da Russia e Norvegia non tiene il passo. Jef Currie, analista della banca d’investimento di Goldman Sachs, avverte di un picco dei prezzi quest’inverno, poiché anche le azioni sono state schiacciate dalla crisi del coronavirus. Un inverno più freddo del normale, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rischia di far salire i prezzi dell’energia, minacciando i settori ad alta intensità energetica.

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Prezzi: Unc, stangata vacanze, la top ten dei rincari

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2021

Non c’è tregua per chi vuole andare in ferie. Dopo i rialzi record di giugno, non si arresta a luglio il rincaro dei beni e servizi legati all’estate, alla villeggiatura e allo svago. Lo denuncia l’Unione Nazionale Consumatori che ha elaborato i dati Istat resi noti ieri stilando la classifica dei prezzi più lievitati nel mese di luglio.In testa il Traporto marittimo, che vince la top ten sia degli aumenti mensili, con un astronomico +24,7% rispetto a giugno, sia nel confronto con luglio 2020, con +18,2%. Una speculazione bella e buona consentita dalla scarsa concorrenza nel settore.Al secondo posto della graduatoria mensile, il Voli nazionali, balzati del 17% rispetto al mese già vacanziero di giugno scorso, al terzo, Villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili con un incremento del 15,4%. Fuori dal podio, ma per poco, i Voli internazionali letteralmente decollati del 12,3% sul mese precedente.In quinta posizione la voce che forse rappresenta più le vacanze, il pacchetto turistico: quelli internazionali sono rincarati dell’8,1%. Una mazzata anche per chi vuole fare finalmente sport dopo un anno chiuso in casa: i Servizi ricreativi e sportivi – partecipazione (piscine, palestre, impianti sportivi, stabilimenti balneari) salgono del 7,5%, mentre gli Articoli sportivi (palloni, racchette, maschere subacquee ecc. ecc.) del 4,1%. Non va molto meglio per chi vuole noleggiare un mezzo di trasporto o affittare un garage per il mese di vacanza, +3,9% sullo scorso mese. Dopo i carburanti, in nona posizione (+2,6% gasolio, +2,4% benzina), chiudono al decimo posto gli alberghi che segnano un aumento mensile dell’1,6%. Appena fuori dalla classifica i climatizzatori, con +1,5%.Nella top ten dei rincari annui, dopo il Trasporto marittimo con +18,2% e i carburanti (+16,5% la benzina, +16,2% il gasolio), che incideranno sulle tasche degli italiani che raggiungeranno la meta delle vacanze con la propria auto, in terza posizione chi ama fotografare e riprendere il luogo di villeggiatura, +8,4% le Macchine fotografiche e le videocamere.Se ne approfittano anche i musei che evidentemente intendono recuperare i giorni di chiusura e che, rispetto a luglio dello scorso anno, hanno maggiorato i prezzi del 7,4%.In quinta posizione Servizi ricreativi e sportivi – partecipazione (+5,5%), poi Alberghi, motel, pensioni e simili (+3,8%), Trasporto ferroviario passeggeri (+3,2%), in ottava posizione Trasporto aereo passeggeri (+2,3%), Ristoranti, bar e simili (+2%) e in decima posizione, gli amati gelati, che salgono dell’1,9% rispetto all’estate scorsa. “Preoccupano molto i rincari di luglio, anche perché si sommano a quelli di giugno. Inoltre va considerato che si tratta di aumenti medi. Nelle località turistiche, quindi, per alcune voci come alberghi e ristoranti i rialzi possono essere anche il triplo” commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Cereali, prezzi in rialzo e buona qualità in avvio di campagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

La campagna cerealicola 2021/2022 inizia con segnali positivi sul fronte dei prezzi, in rialzo rispetto all’avvio della scorsa campagna, sia per il grano tenero (+18%) che per l’orzo (+25%).Questo lo scenario in cui è partita la campagna dei cereali, secondo le elaborazioni di BMTI sui prezzi all’ingrosso delle Camere di Commercio e delle Borse Merci nazionali.Nello specifico, con la raccolta ancora in corso al Nord e con i buoni riscontri sia per le rese che per la qualità della granella (l’insieme dei chicchi di grano e di altri cereali, separati dalla paglia dopo la trebbiatura), i prezzi del grano tenero destinato alla panificazione hanno esordito tra i 216 e i 220 €/t. A sostenere i prezzi del grano tenero sta contribuendo, in parte, l’aumento della domanda proveniente dagli allevamenti orientati sul grano tenero piuttosto che sul mais, aumentato del 48% rispetto al 2020, con prezzi sui 260 €/t. Per quanto riguarda il raccolto dell’orzo si registra una situazione molto variabile per le rese, con buoni riscontri al Nord e qualche difficoltà, invece, nel Lazio e in Umbria. Buona, in generale, la qualità.Le gelate di Aprile e le scarse precipitazioni di Maggio hanno inoltre impattato sulle rese della raccolta del grano duro, soprattutto al Sud, da dove proviene gran parte della produzione nazionale, rialzando lievemente i prezzi di inizio campagna a 315-320 €/t, in linea con i valori di un anno fa.

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Dl sostegni: caro prezzi edili, monitoraggi e compensazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Un emendamento al dl Sostegni Bis prevede, per fronteggiare gli aumenti eccezionali dei prezzi di alcuni materiali da costruzioni negli appalti pubblici, che nel caso il costo sia aumentato oltre l’8% si procederà a compensazioni in favore delle imprese.”Bene, ma non basta! L’emendamento mette una pezza che non può certo bloccare l’emorragia in corso! Intanto perché affronta solo il problema degli appalti pubblici e non quelli dell’edilizia privata, ma soprattutto perché interviene sulle conseguenze delle speculazioni sui prezzi e non risolve il problema alla radice, rimuovendo le cause di questi rialzi intollerabili” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Bisogna che ogni ricarico eccessivo dei prezzi sia considerato per legge automaticamente una pratica commerciale scorretta punibile dall’Antitrust, attraverso una definizione di prezzo anomalo” prosegue Dona. “Noi abbiamo già presentato un esposto all’Antitrust sugli aumenti dei prezzi nel settore dei materiali edili, come il raddoppio dei prezzi di noleggio dei ponteggi avvenuto in appena tre mesi. Ma non è certo che l’Antitrust proceda, come dimostrano le numerose archiviazioni contenute nel Bollettino settimanale del 28 giugno sui prezzi di vendita di beni di prima necessità durante le prime fasi del lockdown” prosegue Dona. “Queste speculazioni rischiano di compromettere seriamente il provvedimento del Superbonus, importantissimo per rilanciare la nostra economia. Ecco perché il Governo deve intervenire con urgenza in modo inflessibile” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, stangata vacanze, la top ten dei rincari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

E’ un’estate salata quella che gli italiani, dopo essere stati chiusi in casa per un anno, si apprestano a vivere. Nonostante la gran parte delle ferie saranno trascorse nel mese di luglio e agosto, a giugno si sono già impennati i prezzi legati alle vacanze.L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat per stilare la classifica dei prodotti più rincarati nel mese di giugno. Rispetto a maggio, I voli nazionali, in un solo mese segnano un aumento del 19,7%, collocandosi al primo posto della top ten. Al secondo posto villaggi vacanze, campeggi, ostelli della gioventù e simili con un rialzo del 16,9%. Sul gradino più basso del podio i voli internazionali saliti del 10% sul mese precedente.Non si salva nemmeno chi vuole noleggiare un’auto o vuole affittare un posto auto nel luogo di villeggiatura: dovrà pagare il 6,3% in più rispetto a un mese fa. In quinta posizione la voce che forse rappresenta più le vacanze, il pacchetto turistico: quelli nazionali saranno più cari del 4,5%. Seguono il trasporto marittimo (+2,9%), i pacchetti vacanza internazionali (+2,5%), i musei, parchi e giardini (+1,8%), il trasporto ferroviario passeggeri (+1,1%), mentre chiudono la graduatoria i servizi ricreativi e sportivi che includono anche la voce stabilimenti balneari (parchi di divertimento, piscine, palestre, stabilimenti balneari, impianti sportivi) con un +0,9% (9 volte l’inflazione mensile, pari allo 0,1%).Non entrano nella top ten, anche se per un soffio, i ristoranti (+0,6%).Nella top ten dei rincari annui, al primo e secondo posto i carburanti, che incideranno pesantemente sui viaggi per andare verso l’agognata meta delle ferie. Ricordiamo che secondo l’Istat l’84% degli italiani utilizzerà il mezzo personale per raggiungere la località di vacanza. La benzina è salita rispetto a giugno 2020 del 16,2%, mentre il gasolio del 15,6%.Al terzo posto i pacchetti vacanza nazionali che rispetto a un anno fa segnano un rialzo del 9,7%. Se ne approfittano anche musei, parchi e giardini con un balzo su base annua del 9,1%. In quinta posizione l’affitto garage e il noleggio dei mezzi di trasporto (+6%), poi il trasporto ferroviario passeggeri (+5,9%), i Villaggi vacanze, campeggi (+4,5%), all’ottavo posto fast food e servizi ristorazione take away (+2,6%). Chiudono la classifica il trasporto marittimo (+2,2%) e, in decima posizione, i ristoranti con un aumento dell’1,9%.

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I prezzi delle materie prime agricole alle stelle

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2021

E’ diventato economicamente insostenibile per gli allevatori alimentare gli animali mettendo così a serio rischio una filiera fondamentale dell’agroalimentare italiano”. Lo dichiara Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO – Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici. “Ci uniamo alle richieste sia di Agrinsieme e Coldiretti al Ministero delle Politiche Agricole per la convocazione di un tavolo sull’emergenza latte, sia di Assocarni e Uniceb perché si apra subito un confronto con la GDO per sostenere le produzioni nazionali”, prosegue Veronesi. “Che un litro di latte fresco italiano valga al supermercato meno di un caffè è inaccettabile”. Secondo le ultime stime della FAO, aprile è stato l’undicesimo mese consecutivo di aumento dell’Indice dei prezzi dei prodotti alimentari. Dopo una breve flessione in marzo, sono tornate a salire le quotazioni dei cereali (+1,2%), che si assestano su un valore del 26% in più rispetto ad aprile 2020. In particolare, per il mais i prezzi si portano a un livello più alto del 66,7% rispetto a un anno fa. Anche per la soia, principale fonte proteica per l’alimentazione animale, secondo i dati Crefis, i prezzi del prodotto nazionale segnano un aumento di circa il 50% da inizio anno. “C’è il rischio – aggiunge il presidente di ASSALZOO – che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime crei un cortocircuito per la zootecnia italiana che vede i costi di produzione superare nettamente i prezzi di vendita di carni, latte, uova e pesce”.“Il settore è stato già colpito duramente dalle conseguenze della pandemia che ha ridotto i consumi e gli scambi commerciali, aumentando l’incertezza sul mercato e sulle abitudini dei consumatori. Nei mesi scorsi i mangimisti hanno cercato di non scaricare il rincaro delle materie prime sugli allevatori ma, a fronte della consolidata tendenza rialzista, questa posizione diventa ormai impraticabile, con inevitabili conseguenze lungo tutta la filiera”. Infine “serve rilanciare i consumi interni di prodotti italiani, eliminare tutte le barriere che impediscono ai nostri prodotti di presentarsi sui mercati internazionali a più forte crescita, garantire la sostenibilità finanziaria della zootecnia nel suo complesso e un piano di potenziamento delle produzioni nazionali. È a rischio la sopravvivenza stessa della zootecnia italiana”, conclude Veronesi.

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Flash – USA: Prezzi in crescita ma spesa ferma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 Maggio 2021

E’ l’effetto “occhi pieni e mani vuote” per i consumatori post riaperture”, a cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. Dopo il forte dato sull’inflazione di aprile, oggi l’attesa di consenso per le vendite al dettaglio USA dello stesso mese era di andamento conseguente di consumi, ossia in tono forte ed invece…sorpresa, nulla di tutto questo. Vendite al dettaglio assolutamente deludenti, soprattutto con riferimento al cosiddetto control group, ossia quello meglio approssima l’andamento del Pil (al netto cioè di auto, componente energetica e componente edilizia). Alcune delle voci che erano state il traino principale dell’inflazione le ritroviamo nelle vendite al dettaglio come nel caso dell’auto (+2,9% m/m), Food services & drinking places (+3% m/m) o ancora prodotti per la cura della persona (+1%). Mancano all’appello, però, le voci di spesa collegate alle vendite presso le grandi catene – in alcuni casi in calo di quasi il 5% su base mensile. Cosa sta accadendo? La spiegazione passa soprattutto nella dinamica dei salari. Al momento della riapertura, i consumatori USA si stanno ritrovando con prezzi molto più alti ma con salari fermi ai livelli ante Covid, sebbene con qualche timido segnale in ordine sparso di inversione – come nel caso di McDonalds (incremento del 10% arrivando in media a circa 13$/ora) o ancora Amazon (incremento tra 0,50 e 3$ che porterebbe il salario orario fino a 18$). Biden ha provato a proporre l’incremento del salario minimo per legge ma, fino ad ora, non è riuscito nel suo intento. In estrema sintesi: quello che sta emergendo alla riapertura post covid è un forte incremento dei prezzi ma non altrettanto forte rialzo dei salari, con conseguente forte calo dei salari reali. Per ora, i consumatori USA continuano a beneficare dei sussidi – tra cui quelli per la disoccupazione maggiorati fino ad inizio settembre. In prospettiva: occorrerà valutare il tentativo di Biden di riparare a questo fenomeno ma, nel frattempo, per i mercati il segnale che arriva è che la Fed ha un motivo valido per non tirare i remi in barca, ossia i salari stagnanti che in termini reali crollano di fronte all’impennata dei prezzi.

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Prezzi: l’inflazione cresce attestandosi al +1,1%

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Continua a crescere, ad aprile, il tasso di inflazione, che si attesta al +1,1% sull’anno.Un’accelerazione – spiega l’Istat – al confronto con Aprile 2020, mese in cui i prezzi dei beni energetici “avevano subito una diminuzione marcata.Il carrello della spesa segna un calo del -0,4%, sull’onda della diminuzione, secondo l’Istat, dei costi dei beni alimentari, di quelli per la cura della casa e della persona. Diminuzione che, soprattutto sul fronte dei prodotti alimentari, in realtà non ci sembra sia avvenuta. Anzi, stando alle rilevazioni effettuate dal nostro Osservatorio Nazionale, i prezzi di alcuni beni alimentari, soprattutto l’ortofrutta, sono anche in salita. Con l’inflazione a questi livelli, in ogni caso, le ricadute complessive per le famiglie saranno di +327,80 Euro annui.Un importo oneroso, soprattutto alla luce della crisi che i cittadini e il Paese stanno vivendo a causa delle conseguenze della pandemia.Alla luce di tale andamento si rende sempre più urgente e necessario un piano di intervento per aiutare le famiglie e rilanciare la domanda interna. Non sembrano ancora sufficienti, in questa direzione, le prime misure tracciate dal Governo, che dovrebbero agire in misura più decisa per il rilancio dell’occupazione e per il sostegno ai nuclei che si trovano maggiormente in difficoltà.In tale quadro, inoltre, è prioritario affrontare con responsabilità e attenzione la questione, sempre più grave, delle disuguaglianze e delle disparità esistenti nel nostro Paese, prevedendo misure tese a contrastarle ed a riaffermare equità e sostenibilità sociale in un’Italia sempre più divisa.

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Risalgono i prezzi dei carburanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 aprile 2021

Secondo i dati settimanali del ministero dello Sviluppo Economico pubblicati ora, rincarano ancora i prezzi dei carburanti, che si attestano, in modalità self service, a 1,577 euro al litro per la benzina e a 1,438 euro per il gasolio. “Italia in giallo e benzina in rosso. Dopo il rialzo di settimana scorsa, che interrompeva un trend in discesa che durava dal 29 marzo, continua la corsa dei carburanti, guarda caso proprio ora che riprendono gli spostamenti degli italiani” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Dall’inizio dell’anno, dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 6 euro e 78 cent per la benzina e di 5 euro e 93 cent per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, del 9,4% e del 9%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 163 euro all’anno per la benzina e 142 euro per il gasolio” prosegue Dona.

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