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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘prezzi’

La contraddizione tra i prezzi del gas in Europa e la caduta di quelli delle commodity

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2022

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. La guerra in Ucraina andava bene per spiegare l’aumento dei prezzi, ma diventa quasi un “imbarazzo” quando essi scendono. Quindi, nella narrazione dominante circa la crescente e galoppante inflazione odierna c’è qualcosa che non torna. Come mai gli indici internazionali delle commodity registrano delle diminuzioni dei prezzi negli ultimi mesi? Aiutano i dati forniti dal rapporto “Commodity Market Outlook”, pubblicato lo scorso aprile dalla Banca Mondiale, che analizza globalmente gli indici dei prezzi per tre maxi categorie: energia, prodotti agricoli e metalli in generale. Un indice è una sorta di paniere ponderato dei prezzi delle varie materie prime che ne fanno parte. Posto a 100 gli indici al primo gennaio 2020, cioè prima della pandemia, essi scendono per tutte e tre le categorie fino a luglio-agosto di quell’anno. Poi, durante il 2020, essi iniziano una progressiva salita fino a raggiungere al primo marzo 2022, quindi all’inizio della guerra in Ucraina, il livello di 216 per l’indice dei prodotti energetici, di 150 per quelli agricoli e 182 per i metalli.Se la discesa dei prezzi nei primi mesi del 2020 potrebbe essere spiegata con la restrizione della domanda dovuta ai lockdown produttivi e alle riduzioni dei consumi, diventa, però, molto difficile sostenere la stessa spiegazione per la seconda metà di quell’anno e per l’inizio del 2021 quando, invece, i prezzi salgono. Infatti, anche in quei mesi produzioni e consumi erano in ritirata. La ripresa degli ultimi mesi del 2021 e dei primi del 2022 non è sufficiente a spiegare l’aumento dei valori degli indici in questione. Gli scostamenti sono troppo grandi rispetto ai modesti cambiamenti nelle produzioni e nei consumi. Il rapporto della Banca Mondiale di aprile affermava che “la guerra in Ucraina ha causato gravi interruzioni dell’approvvigionamento e prezzi storicamente più elevati per una serie di materie prime. Per la maggior parte di esse, i prezzi dovrebbero essere significativamente più elevati nel 2022 rispetto al 2021. I prezzi non energetici dovrebbero aumentare di circa il 20% nel 2022″. Non è stato così. Il 2 agosto la Banca Mondiale ha riportato i dati più recenti sui prezzi delle commodity. A luglio, rispetto al mese precedente, i prezzi dell’energia in generale erano scesi di 1,3%, (quelli del petrolio del 10%, mentre quelli del gas in Europa erano saliti del 50%). I prezzi dei prodotti agricoli erano diminuiti del 7,4%, quelli del cibo di 8,5% e quelli dei metalli del 13,4%, in specifico lo stagno del 19,5%, il ferro del 17%, il rame e nichel ciascuno del 16%. Dai massimi di marzo il pezzo del rame è sceso del 30%. Un altro esempio: il Bloomberg Commodity Spot Index, che prende in considerazione contratti future per 23 commodity, lo scorso luglio è diminuito del 20% rispetto al mese precedente. L’andamento anomalo dei prezzi, sia in salita sia in discesa, può essere spiegato soltanto attraverso il ruolo negativo giocato dalla speculazione, in particolare dei future. Quando i mercati percepiscono un possibile futuro aumento dei prezzi, i future speculativi operano come dei moltiplicatori. Lo stesso avviene per le attese di riduzione dei prezzi. Chi acquista un future su un indice assume una posizione lunga (long), rialzista, e crede che i prezzi saliranno oltre quello di acquisto. Chi vende un future assume una posizione corta (short), ribassista, e ritiene che il prezzo di mercato dell’indice in scadenza sia più basso. Entrambi guadagnerebbero sulla differenza di prezzo. Il volume dei future può determinare le attese di crescita o di ribasso e di conseguenza gli andamenti del mercato. Com’è noto, i future speculativi non comportano la reale transazione delle merci trattate. Solo il 2% lo fa! Alla scadenza del contratto, o prima se è rinegoziato, è pagata soltanto la differenza. Nel frattempo, però, l’effetto della speculazione si è trasferito sui prezzi delle reali operazioni di compravendita. L’ultimo rapporto della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea rileva che anche i derivati otc ( non regolamentati e altamente speculativi) sulle commodity sono cresciuti di quasi il 30% durante il 2021. Nelle ultime settimane, i future hanno giocato al ribasso poiché ci si aspetta una recessione, con la diminuzione dei consumi e delle produzioni a livello globale. Il contratto fatto oggi prevede che domani la merce avrà un prezzo più basso. Mentre quasi tutti i future sugli indici delle commodity sono oggi ribassisti, quelli sul gas europeo negoziati a Amsterdam sono grandemente rialzisti. E’ l’eterna altalena che arricchisce pochi grandi speculatori e impoverisce le fasce della società e i Paesi più deboli. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Prezzi alimentari in calo… ma crescono in tavola

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2022

Leggere, come accade oggi per il rapporto Fao sui prezzi alimentari, che i prezzi di questi ultimi sono in calo, potrebbe far sobbalzare visti gli alti livelli inflattivi in Italia, Ue e resto del mondo.I prezzi dei prodotti alimentari sono in calo da mesi e in queste ultime settimane il calo è stato aiutato anche dalla ripartenza delle navi di cereali dai porti ucraini del mar Nero. L’invasione dell’Ucraina, quindi, ha condizionato il mercato mondiale fino ad un certo punto. E si può dire altrettanto per i rincari dei prodotti energetici.E allora, perché l’inflazione aumenta?Stiamo parlando dei prezzi dei prodotti base: il chicco di grano o il latte appena munto o la carne appena macellata non li mangiamo. Prima che arrivino sulla tavola hanno bisogno di distribuzione all’ingrosso, lavorazione, distribuzione al dettaglio e governance di tutte queste fasi.L’inflazione, quindi, sembra che sia dovuta solo alle fasi successive alla produzione. La crisi, la mancanza di equilibrio, è nella governance, fino a governo e amministrazione dei nostri sistemi e regimi.Per molto semplificare: se un sistema elettorale viene considerato pessimo, le conseguenze negative si riflettono a catena su tutto quello che ha a che fare con le decisioni di chi abbiamo eletto; per cui, pur se il chicco di grano ci sosta meno, le negatività della filiera (nel nostro caso per le decisioni che dettano le regole della stessa) fino alla nostra tavola annullano questo vantaggio e fanno aumentare il prezzo. Il problema GROSSO è quindi nelle nostre organizzazioni tecnico-commerciali e nelle istituzioni. Constatazione che ci fa anche pensare che se questo problema fosse meno grosso, i prezzi di acquisto dei prodotti base potrebbero essere maggiori e i lavoratori dei prodotti base (in genere in Paesi abbastanza disgraziati) se ne avvantaggerebbero (multinazionali permettendo…). Ogni nostra azione – consumatori e cittadini – non è mai fine a se stessa. Interessarsi perché sia meglio finalizzata, e non alla decisione di disonesti, furbi e casualità, fa bene a noi stessi. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Testi scolastici: nonostante caro carta e inflazione l’aumento dei prezzi si ferma all’1,5%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

Nell’anno in cui l’inflazione segna su base annua una crescita dell’8% gli editori scolastici, nonostante il quasi raddoppio del prezzo della carta, contengono la crescita dei prezzi dei libri di testo della scuola secondaria di primo e secondo grado all’1,5% (dati AIE sul totale dei libri per la scuola, listino su listino).“Il prezzo dei libri di testo è fissato a inizio d’anno e non può variare nel corso dell’anno stesso – ricorda Paolo Tartaglino, presidente del gruppo Educativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE) –. I tetti di spesa, bloccati dal 2012 senza tener conto dell’incremento inflattivo e dell’inserimento di nuove materie, fissano l’importo complessivo massimo della spesa per ogni classe di ogni ordine di scuola. I numeri testimoniano il senso di responsabilità degli editori in una congiuntura molto difficile”.“Come Associazione Italiana Editori –continua il presidente degli editori scolastici – ribadiamo che garantire a ogni studente l’effettivo diritto allo studio deve essere obiettivo prioritario delle politiche pubbliche del Paese, tanto più oggi che gli indici di povertà mostrano come in difficoltà siano soprattutto le famiglie con minori. Abbiamo accolto con favore la scelta del Governo di aumentare i fondi per l’acquisto dei testi scolastici da parte delle famiglie meno abbienti da 103 milioni a 133. Auspichiamo che le famiglie siano informate di questo loro diritto e chiediamo alle Regioni di fare in modo che le modalità di erogazione siano il più rapide ed efficienti possibili”.“In questo clima di difficoltà complessiva – conclude – gli editori scolastici sono impegnati a garantire che tutti gli studenti e le famiglie abbiano i libri di testo pronti per l’avvio dell’anno scolastico. Le ristampe sono state avviate con grande tempestività. In questo mese di agosto stampatori e legatorie hanno lavorato ininterrottamente di concerto con i settori produttivi e distributivi delle case editrici e, con il contributo fattivo di tutta la filiera. Contiamo di essere pronti con i testi per l’inizio dell’anno scolastico”.

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Prezzi come nel 1984. Meno male che c’è l’euro

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2022

Inflazione, dati preliminari Istat per agosto: tutto in crescita, sia rispetto ad un mese fa e, soprattutto, rispetto ad un anno (+8,4%); tra i vari confronti, colpisce il “carrello della spesa” a +9,7, una percentuale che per ritrovarla bisogna tornare al 1984. Scontato che tutto dipenda dai prodotti energetici (+44,9% rispetto ad un mese fa), crescita mitigata dai carburanti su cui grava l’intervento del governo per tenerli bassi. Ma non potrebbe essere altrimenti: stupirsi e pretendere che i prezzi diminuiscano per l’intervento del governo, costi quel che costi, pur se accattivante da un punto di vista mediatico, non si capisce dove dovrebbe portarci, come tutta la scia di contributi e facilitazioni continue che ci siamo abituati dal covid in poi.Il governo ancora in carica è impegnato e il consiglio dei ministri Ue sull’energia del 9 settembre è già convocato e pieno di aspettative e proposte, a partire dal cosiddetto price cap (tetto al prezzo di acquisto del gas). Noi crediamo che in questo momento, oltre alle dovute pressioni verso le istituzioni perché agiscano il meglio possibile senza creare voragini di problemi per risolvere i buchi di oggi, occorre che i consumatori si impegnino per farsi meno male, soprattutto per denunciare ed evitare che le categorie/corporazioni più forti ne approfittino… non perché non sia legittimo aumentare i prezzi, ma perché senza armonia e comprensione di produttori/venditori e consumatori/clienti, ci si fa solo male.Un’occasione d’oro ce l’abbiamo il 25 settembre. Prima di tutto partecipando al voto, e facendolo con cognizione di causa/effetto di chi chiede consenso, ricordandoci che le dentiere per tutti non crescono su alberi selvaggi… la cui presenza sarebbe anche difficile nelle nostre città inquinate e che i cestini di monete d’oro non esistono neanche ai piedi dell’arcobaleno. Ricordando soprattutto: meno male che c’è l’euro e premiando chi si è impegnato perché ci fosse, ci sia e si rafforzi. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Mite: salgono prezzi carburanti

Posted by fidest press agency su domenica, 4 settembre 2022

Secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica appena pubblicati, i prezzi della benzina e del gasolio in modalità self service salgono a 1,761 euro al litro e a 1,809 euro. “Una speculazione bella e buona sul rientro dalle ferie degli italiani. Il fatto che in questa settimana i prezzi siano saliti così tanto, dopo una discesa che durava ininterrottamente dall’inizio di luglio, dimostra come l’andamento non dipenda solo dal prezzo all’ingrosso del barile, che per quanto in salita non giustifica certo un rincaro così consistente alla pompa, ma dalla volontà di sfruttare ogni situazione per fare lauti profitti, approfittando della scarsa concorrenza nel settore. Rispetto a settimana scorsa un pieno di benzina da 50 litri costa la bellezza di 61 centesimi in più, mentre per il gasolio, che sfonda nuovamente la soglia di 1,8 euro, si tratta di una bastonata da 3 euro e 21 cent” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei dati del Mite.”Il dato negativo e vergognoso è che il gasolio oggi torna sopra al livello precedente all’invasione dell’Ucraina nonostante il taglio di 30,5 cent del Governo. Da quando è iniziata la guerra, infatti, se un litro di benzina costa ora quasi 9 cent in meno, con una flessione del 4,8%, pari a un risparmio di 4 euro e 42 cent per un pieno da 50 litri, il gasolio resta a livelli ancora maggiori a quelli pre-conflitto, quasi 9 cent al litro, con un balzo del +5%, pari a 4 euro e 32 cent a rifornimento. Dall’inizio dell’anno, poi, per il diesel siamo a +14,1%, 11 euro e 17 cent a pieno. Nemmeno la benzina si salva: +2,4%, pari a 2 euro e 9 cent a rifornimento. Insomma, a settembre va rinnovato il taglio delle accise o saranno guai” prosegue Dona.”Unica consolazione, è che dalla fine di giugno, grazie all’aumento della produzione dei paesi Opec+, il prezzo della benzina è sceso di oltre 31 cent al litro, con un ribasso del 15,1%, pari a 15 euro e 63 cent per un pieno da 50 litri, il gasolio è diminuito di oltre 22 cent al litro, con una riduzione dell’11,1%, pari a 11 euro e 26 cent a rifornimento” conclude Dona.

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Prezzi: Unc, le città dove cibo, luce e gas sono più cari

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha condotto uno studio stilando la classifica completa delle città con i maggiori rincari annui per quanto riguarda 2 voci del paniere, cibo e bevande, e luce e gas, elaborando gli ultimi dati Istat relativi al mese di luglio. Se in Italia i prezzi dei Prodotti alimentari e le bevande analcoliche sono saliti a luglio del 10% su base annua, determinando già una stangata pari in media a 564 euro a famiglia, in molte città è andata ancora peggio.A guidare la classifica della città peggiori è Cosenza dove per cibo e bevande si registra un rialzo del 13,1% rispetto a luglio 2021, +847 euro in termini di aumento del costo della vita per una famiglia media. Al secondo posto Viterbo, con un incremento dei prezzi del 12,8% e un aggravio annuo pari a 713 euro, al terzo Imperia dove mangiare costa il +12,7% in più, pari a 680 euro.Seguono Sassari (+12,4%, 569 euro), Ascoli Piceno (+12,2%, 664 euro), al sesto posto Catania (+9,5%, +551 euro), poi Verona e Terni (entrambe +11,5%, rispettivamente 621 e 690 euro), e Padova, Forlì-Cesena, Arezzo e Olbia-Tempio (+11,4% per tutte). Va considerato, poi, che le somme in euro si riferiscono a una famiglia media. La situazione per i nuclei più numerosi è decisamente peggiore. Per l’Italia si passa dalla media di 564 euro, a 769 euro per una coppia con 2 figli, 919 euro per le coppie con 3 o più figli. Analoga progressione vale anche per le singole città. Sull’altro versante, la città più risparmiosa per mangiare e bere è Bergamo, dove i prezzi crescono “solo” del 7%, pari a una spesa aggiuntiva di 400 euro. Medaglia d’argento per Cremona (+7,3%, +418 euro) e sul gradino più basso del podio Parma (+7,7%, +412 euro). Bene anche Como (+8,1%, 463 euro), Milano (+452 euro), Aosta e Piacenza (+8,3% per tutte e 3). Per Energia elettrica, gas e altri combustibili, voce che include gas, luce (mercato tutelato e libero), gasolio per riscaldamento e combustibili solidi, se in Italia il rincaro a luglio è stato già spaziale, +59,2% il dato tendenziale, con una mazzata a famiglia pari in media a 798 euro su base annua, in alcune città si è avuto addirittura un raddoppio rispetto allo scorso anno. A vincere la classifica dei cittadini più bastonati è Bolzano, dove le spese per luce e gas decollano del 107,3% su luglio 2021, medaglia d’argento a Trento, +105,2%, anche qui oltre il doppio. Sul gradino più basso del podio Perugia (+65,9%).Seguono Terni (+65%), Teramo (+64,4%), al sesto posto Varese e Lodi (+63,6% per entrambe), poi Milano e Catania (+63,5% per ambedue). Chiude la top ten Brescia con +63,4%.Le città meno tartassate sono Genova (+51,1%), al secondo posto Reggio Calabria (+51,7%), medaglia di bronzo a Benevento (+51,8%). Tra le grandi città bene anche Napoli, all’ottavo posto delle virtuose con +52,6% e Torino che chiude la top ten delle migliori con +52,7%.

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Prezzi: Unc, le città con alberghi e ristoranti più cari

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2022

A Firenze gli alberghi e le pensioni sono rincarate del 38,5% rispetto alla scorsa estate, a Milano del 30,9%. E’ quanto emerge dallo studio dell’Unione Nazionale Consumatori che ha stilato la classifica completa delle città con i maggiori rincari per quanto riguarda i servizi di alloggio e di ristorazione, elaborando gli ultimi dati Istat relativi al mese di luglio.I Servizi di alloggio, ossia alberghi, motel, pensioni, bed and breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù a luglio costano in media nazionale il 12,7% in più rispetto allo scorso anno. In particolare, prendono il volo gli Alberghi ei motel (+16,6%) e le Pensioni (+9,4%). Un balzo non indifferente ma che diventa stellare in molte città, con differenze sul territorio notevoli pari a quasi 40 punti percentuali tra la città peggiore e la migliore, addirittura in deflazione, indice di una ripresa della domanda turistica molto differenziata.A guidare la classifica della città con i maggiori rialzi nel settore alberghiero è Firenze, con uno spropositato +38,5% su luglio 2021. Al secondo posto Milano, con un incremento annuo del 30,9%. Medaglia di bronzo a La Spezia con +27%. Appena giù dal podio Viterbo, +23%, poi Bari, la prima delle città del Sud con +21,7%. In sesta posizione Venezia con +21,2%, poi Pisa (+19,7%), Lecco e Trieste (entrambe a +19,1%). Chiude la top ten Modena (+18,7%).Sull’altro versante della graduatoria, 3 le città virtuose in deflazione: Vercelli (-1,4%), Reggio Emilia (-1,2%), Massa-Carrara (-0,5%).Per i Servizi di ristorazione ossia ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, gelaterie, prodotti di gastronomia e rosticceria, a fronte di un’inflazione annua pari, per l’Italia, al 4,8%, a Verona i ristoranti rincarano rispetto a luglio 2021 dell’8,8%. Al secondo posto Forlì-Cesena, con +8,1% e al terzo Brescia, +7,9%.Segue Palermo (+7,8%), prima città del Sud, poi Gorizia (+7,6%), Sassari (+7,4%), in settima posizione Novara, Trento e Pistoia (+6,8% per tutte e 3). Chiude la top ten Bologna e Olbia-Tempio (+6,7% entrambe).La città più risparmiosa è Lodi (1,4%), in seconda posizione Campobasso (+1,6%). Al terzo posto Teramo (+1,9%).

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I prezzi del gas si fissano in Olanda

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

By Mario Lettieri e Paolo RaimondiPrezzi dell’energia, guerra in Ucraina, inflazione. Spesso sono presentati come fossero eventi concatenati. Non è così. L’alta volatilità dei prezzi del gas ha una storia molto più lunga e complessa. Una delle cause principali dell’inflazione dei prezzi dell’energia è il mercato a termine del gas Ttf di Amsterdam. Il Ttf è stato istituito come parte del mercato energetico dell’Unione europea. Il Ttf (Title Transfer Facility) è un mercato virtuale (un hub) per lo scambio del gas naturale. Insieme al Nymex (New York Mercantile Exchange) e all’Ice (Intercontinental Exchange) di Atlanta, che è specializzato in contratti derivati otc sull’energia, è uno dei principali mercati di riferimento per lo scambio del gas in Europa e in Italia. L’indice Ttf mensile è la media aritmetica delle quotazioni giornaliere riferite al mese di fornitura cioè quello precedente. Il valore è in €/MWh, megawattora, l’unità di misura convenzionale di tutte le fonti di energia. Le nostre bollette “traducono” i prezzi in €/Smc, cioè in standard metro cubo. Ma l’andamento dei prezzi non cambia. Ecco gli andamenti: il Ttf di aprile 2021 era 20,50 €/MWh, saliva a 63,5 €/MWh a settembre, per arrivare a 110,12 €/MWh a dicembre 2021. Scendeva a 83,03 €/MWh a gennaio 2022, s’impennava a marzo, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, fino a 125,42 €/MWh per poi scendere lentamente a 78,87 €/MWh lo scorso giugno. Il Ttf di agosto, riferito alle forniture di luglio, è già intorno a 110 €/MWh. Le spiegazioni ”oggettive” dell’impennata del 2021 indicherebbero le cause nella ripresa della domanda, dopo la flessione economica dovuta al Covid, e in una riduzione delle forniture da parte della Norvegia. Il che non regge per niente alla prova dei fatti, anche perché i prezzi dei future erano in grande salita già nella seconda metà del 2021.L’Olanda è uno snodo centrale per il mercato europeo che consente il trasferimento del gas tramite metanodotti tra Paesi come Francia, Germania, Norvegia, Italia e Gran Bretagna. Questo mercato spot, molto volatile come tutti i suoi simili, ha progressivamente sostituito i contratti bilaterali a lunga scadenza tra i Paesi. Esso consente non solo ai commercianti all’ingrosso, ma anche ai trader finanziari, di determinare il prezzo dei contratti a termine sul gas naturale. I prezzi future riguardano una consegna più lontana nel tempo e possono essere negoziati più volte prima della scadenza. Per esempio, i prezzi dei Ttf future per i mesi di fine anno sono di circa 200 euro per MWh.Le scommesse degli hedge fund sulla borsa Ttf hanno creato una scarsità artificiale di gas e portato i prezzi a un livello insostenibile, ben prima della guerra in Ucraina.Si è tornati all’equivalente dei famosi “barili di carta” di prima della grande crisi finanziaria del 2008, quando per un barile di petrolio fisicamente scambiato, sul mercato di New York si negoziavano 100 barili con contratti future. Alla loro scadenza, furono saldati pagando soltanto la differenza di prezzo, senza alcun movimento reale del prodotto. Tali contratti, in milioni, però, determinarono l’impressione di una domanda gigantesca rispetto a un’offerta limitata e, di conseguenza, l’attesa di un forte rialzo del prezzo del petrolio.“Osservare” il mercato, aspettando che risolva da solo il problema che ha provocato, è come affrontare la siccità e la mancanza d’acqua impegnandosi in una sciamanica “danza della pioggia”. Ci sono alcuni interventi immediati possibili, mente si lavora per diversificare i fornitori e le fonti di energia. Uno è senz’altro concordare a livello europeo un tetto massimo al prezzo di acquisto del gas. E’ quello che anche il governo italiano ha proposto. Gli interessi europei, nazionali e collettivi devono avere precedenza sugli “appetiti” privati di qualcuno. In secondo luogo, non è tollerabile che la speculazione detti le leggi ai governi. Al riguardo ci sono due mosse possibili: i contratti future vanno bene ma devono essere conclusi con un effettivo scambio delle merci trattate e, secondo, dovrebbero essere ammessi solo i trader che hanno effettivamente la copertura finanziaria dei contratti che sottoscrivono e non quelli che operano con una “leva finanziaria” costruita sui debiti. Altrimenti, i cittadini come possono accettare che i loro governi siano stati capaci di imporre la mascherina a tutti e, invece, non sono in grado di mettere la “museruola” agli speculatori, che minano le economie e la stessa autorità dei governi? Sarebbe un paradosso! Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Salari e prezzi: peggiora il potere d’acquisto dei consumatori italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

Il rincaro dei generi alimentari, dell’energia e delle materie prime ha colpito quasi tutti i settori nei paesi dell’Unione Europea e non solo in questi.Le conseguenze sul potere d’acquisto nonché sul tenore di vita dei cittadini e delle famiglie sono evidentemente pesanti, se pensiamo che anche la condizione retributiva per i lavoratori peggiora di pari passo, come mette in luce una ricerca della Fondazione Di Vittorio.In particolare, da questa si evince che il salario medio annuo lordo dei lavoratori italiani a tempo pieno, nel 2021, con 29.400 euro, non solo è inferiore dello 0,6% rispetto al periodo pre-pandemia, ma risulta uno tra i più bassi in Europa, secondo solo a quello dei dipendenti spagnoli, che ammonta a 27.400 euro medi lordi. Francia e Germania mostrano un quadro migliore, rispettivamente con 40.100 e con 44.500 euro. La discrepanza è notevole se si confrontano le condizioni dei lavoratori italiani con quelle dei paesi sopra elencati, in confronto ai quali essi ricevono paghe annuali più basse del 27% rispetto ai francesi e del -34 % rispetto ai tedeschi. Questo è dovuto soprattutto alla minore qualificazione professionale e, soprattutto, alla molto più forte precarietà della forza lavoro occupata nel nostro Paese.La congiuntura attuale si ripercuote sulle scelte di consumo dei cittadini (specialmente di coloro che hanno dei figli a carico), i quali stanno adottando atteggiamenti sempre più improntati al risparmio e alla prudenza, ma non per virtù previdenziali, bensì a causa delle aspettative negative che nutrono sul prossimo futuro. Infatti, è tendenza diffusa il ridimensionamento degli acquisti di beni e servizi non di prima necessità: il 60% della spesa è attualmente destinato a soddisfare bisogni essenziali.Alla luce di tali tendenze l’O.N.F – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha condotto un monitoraggio dei prezzi di un paniere standard di prodotti primari nei supermercati italiani, spagnoli, francesi e tedeschi, per analizzare l’impatto delle dinamiche inflazionistiche sui redditi netti nei diversi paesi. La Germania, in base alla ricerca effettuata, risulta la nazione in cui fare la spesa è più dispendioso (con una media di 131,43 euro), seguita da Francia (104,65 euro), Italia (93,72 euro) e Spagna (88,85 euro).Sebbene queste cifre sembrino seguire un andamento proporzionato a quello dei salari, in realtà è differente l’incidenza percentuale che la spesa-base alimentare, ipoteticamente sostenuta una volta alla settimana per dodici mesi, ha sul totale del salario medio annuo netto dei quattro paesi indicati: secondo gli studi dell’O.N.F., l’impatto più significativo si registra proprio nel nostro Paese. In Italia, infatti, la spesa alimentare incide sul reddito netto annuo per il 20,19%; segue la Spagna, con un impatto del 19,88%, quindi la Germania, con un impatto del 19,51%, e infine la Francia, con un’incidenza del 16,03%. Sono dati che evidenziano come gli incrementi su tali consumi indispensabili abbiano un impatto più marcato sui redditi meno elevati. Questo rende quanto mai necessaria e urgente l’adozione di misure di sostegno dei redditi delle famiglie, specialmente quelle meno abbienti, quali, da un lato, una riforma delle aliquote IVA e delle accise e oneri generali di sistema in bolletta, dall’altro, una riduzione del cuneo fiscale sulle retribuzioni, allo studio del Governo, insieme con il potenziamento degli interventi sociali, dall’ampliamento delle soglie Isee di accesso alle prestazioni fino all’incremento del loro valore economico. “Si tratta di misure indispensabili per contrastare il progressivo aumento dei numeri già preoccupanti della povertà nel nostro Paese, ma anche per scongiurare il rischio, oggi dietro l’angolo, che la crisi delle famiglie e la contrazione dei consumi inneschino una spirale negativa di riduzione delle produzioni e delle attività che porterebbe a conseguenze drammatiche sul fronte dell’occupazione. E per disinnescare tale concreta minaccia è necessario intervenire ora”, afferma Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori.

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Prezzi: Unc, le top 20 dei rialzi

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri sull’inflazione tendenziale di giugno per stilare 3 classifiche dei rialzi: prodotti alimentari, caro vacanze e quella relativa a tutti i beni e servizi. Per la top 20 annuale relativa a tutto il paniere Istat, vincono i Voli europei decollati del 139% su giugno 2021, al 2° posto l’Energia elettrica del mercato libero (+87,5%) che oramai si è adeguato con gli interessi agli aumenti scattati a partire da un anno fa nel mercato tutelato, al punto che ora il libero batte nei rincari il servizio di maggior tutela che invece resta in 5° posizione con +67,6%. Medaglia di bronzo ai Voli intercontinentali (+70,7%).Poi in 4° posizione l’Olio diverso da quello di oliva (+68,7%, in sesta il Gas con +67,3%. Seguono il Gasolio per riscaldamento (+52,9%), Gpl e metano (+38,2%), Noleggio mezzi di trasporto (+35,5%). Chiudono la top ten i Voli nazionali (+33,3%).In 11° posizione il gasolio per mezzi di trasporto (+32,3%). Si segnalano poi la benzina (14°, +25,3%), alberghi e motel (15°, +22,8%), la pasta al 16° posto (+22,6%). Chiude la top 20 il trasporto marittimo (+18,7%). Per quanto riguarda la top 20 dei prodotti alimentari, il record dei rialzi annui spetta all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 68,7% rispetto a giugno 2021. Al secondo posto il Burro che si surriscalda del 28,1%. Sul gradino più basso del podio il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca e secca) che lievita del 22,6%. Seguono la Farina (+20,6%), i Pomodori che costano il 19,4% in più su base annua, le Pesche (+18,4%), la Margarina (+17,3%), all’ottavo posto le Pere (+17,2%), poi entra in classifica la frutta fresca tipicamente estiva come i Meloni e i cocomeri (+16,1%). Chiude la top ten il Pollame (+15,1%), la carne più rincarata.Nella top 20 le arance con +15%, il riso in 13° posizione con +13,6%, il pane confezionato e le uova, entrambi al 15° posto con +13,3%, i gelati in 19° con +12,8%, chiude la classifica il latte conservato con +11,9%. Fuori classifica si segnalano i vegetali freschi con +11,7%, frutta fresca +10,8% e pane fresco +10,5%.Considerando l’insieme dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche l’inflazione al 9% di questa divisione si traduce, per una coppia con due figli, in una batosta pari a 692 euro, 625 per una coppia con 1 figlio, 508 euro per una famiglia media, 827 euro per una coppia con 3 o più figli.Nulla di buono anche per chi si appresta a partire per le ferie, specie se il luogo di villeggiatura è lontano (tabella n. 3). Nei primi posti della top ten dei rincari sulle vacanze ci sono, infatti, i voli: europei (al 1° posto con +139%), intercontinentali (2° con +70,7%), e nazionali (4° con +33,3%. Il noleggio dei trasporti è sul gradino più basso del podio con +35,5%. Al quinto posto Alberghi e motel con +22,8%, poi il trasporto marittimo con +18,7%, pensioni (+11,2%), in ottava posizione i pacchetti vacanza internazionali (+6,2%), il pasto in pizzeria (+5,1%). Chiudono la top ten i ristoranti con +4,5%.

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Per famiglia tipo stangata da 2852 euro per luce e gas

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio su un totale consumi all’anno di oltre 19 mila euro pro capite, per le spese obbligate se ne vanno 8.154 euro, 1854 per energia, gas e carburanti e questo avrà l’effetto di comprimere la spesa su molte aree delle spese libere.”Allarme più che fondato! E’ inevitabile che le spese obbligate orami alle stelle stanno comprimendo gli acquisti dei prodotti non necessari, che si possono rinviare a tempi migliori, con effetti negativi sui consumi finali e sul Pil in volume” commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondo gli ultimi prezzi stabiliti da Arera e scattati dal 1° luglio per il mercato tutelato, una famiglia tipo pagherà su base annua, nell’ipotesi di prezzi costanti, 1121 euro per la bolletta della luce e 1731 euro per quella del gas, per un totale di 2852 euro. Una stangata ancora maggiore a quella stimata da Confcommercio che si riferisce comunque alla spesa pro capite comprensiva della benzina” prosegue Dona.”Per questo il Governo deve fare di più. Il bonus di 200 euro è insufficiente per invertire questa rotta e servono interventi aggiuntivi per luce, gas e benzina, i cui rincari, oltre ad aumentare le spese obbligate come dice giustamente Confcommercio, stanno facendo esplodere l’inflazione” conclude Dona.

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Unc: dati Mite, scendono prezzi carburanti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

Secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica appena pubblicati, scendono i prezzi della benzina e del gasolio in modalità self service.”Magra consolazione dato che ormai fare un pieno costa più dell’oro. Avere la benzina a 2,065 euro e il gasolio a 2,023 è intollerabile. Il risparmio settimanale è di appena 50 cent per un pieno da 50 litri, 0,45 euro per benzina e 0,56 euro per il gasolio” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, sulla base dello studio condotto sui dati settimanali resi noti ora dal Mite.”Il punto è che da quando è iniziata la guerra, nonostante il taglio di 30,5 cent del Governo, un litro di benzina costa oltre 21 cent in più, con un rialzo dell’11,6%, pari a 10 euro e 76 cent per un pieno da 50 litri, mentre il gasolio è maggiore di oltre 30 cent al litro, con un balzo del 17,4%, pari a 15 euro e 1 cent a rifornimento” prosegue Dona. “Rispetto all’inizio dell’anno, la benzina è aumentata del 20,1%, pari a 17 euro e 27 cent per un pieno di 50 litri, 415 euro su base annua, il gasolio è lievitato del 27,6%, 21 euro e 86 cent a rifornimento, equivalenti a 525 euro annui” continua Dona. “E’ un’emergenza nazionale. La proroga del taglio delle accise fino al 2 agosto, decisa dal Governo con il decreto del 26 giugno, è del tutto insufficiente dato che non ha mai impedito ai carburanti di proseguire indisturbati la loro corsa fino a sfondare già a metà giugno la soglia dei 2 euro. O il Governo alza la riduzione delle accise di almeno altri 10 cent e abbassa l’Iva dal 22 al 10%, oppure blocchi queste speculazioni intollerabili” conclude Dona.

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Ivass: da inflazione rischi stop a calo prezzi Rc auto

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2022

Secondo il presidente dell’Ivass Luigi Federico l’inflazione, incidendo in modo sensibile sui prezzi delle riparazioni e dei ricambi, rischia di interrompere il processo di riduzione dei premi dell’rc auto che dura da 10 anni.”Purtroppo temiamo che il presidente dell’Ivass possa avere ragione. Il rischio è reale. Per le compagnie assicurative, infatti, ogni scusa è buona per provare ad alzare i prezzi dell’rc auto, anche se i rincari sarebbero del tutto immotivati ed ingiustificati” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”I costi maggiori delle riparazioni, infatti, possono essere più che compensati dai lauti profitti incassati durante i lockdown. Secondo gli ultimi dati Istat di maggio i pezzi di ricambio delle auto sono saliti su base annua solo del 3,2%, meno della metà rispetto all’inflazione generale pari al 6,8%, mentre la manutenzione e riparazione dei mezzi di trasporto privati registra un incremento del 3,7%. Aumenti che possono essere gestiti tranquillamente visti la caduta degli incidenti degli anni passati” conclude Dona.

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Prezzi Russia e Occidente. Informazioni false e vere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2022

Il presidente russo Vladimir Putin, citato dalla agenzia Tass, sostiene che ‘Occidente sta creando artificialmente un’atmosfera di “isteria” in merito alle esportazioni di grano dall’Ucraina, che la Russia non sta impedendo. Quanto all’aumento dell’inflazione nei Paesi occidentali, ha affermato, essa e’ il risultato di “politiche macroeconomiche spericolate” da parte dei loro governi. Affermazioni, sull’inflazione, che potrebbero essere valutate per ridimensionare la gravità di quanto accade con l’invasione dell’Ucraina, ma che sarebbe bene passino il vaglio dei numeri. A maggio, l’inflazione in Russia era al 17,1%, in calo rispetto al 17,8% del mese precedente (dati Rosstat – 1). Nei Paesi Ue era 8,1%, cifra record mai raggiunta in zona euro. Quindi le “politiche macroeconomiche spericolate” dei governi occidentali hanno prodotto un’inflazione di meno della metà di quella in Russia, in un contesto di grave pericolo per gli approvvigionamenti energetici e sull’orlo di un conflitto mondiale. I prezzi sono la parte più evidente e delicata dell’economia, la cartina al tornasole su cui si verificano le politiche che reggono il consenso verso lo Stato. I numeri parlano da sé. E soprattutto spiegano meglio le affermazioni di chi ci governa. In Russia e in Occidente.Vincenzo Donvito Maxia : http://www.aduc.it

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Prezzi grano tenero nazionali mostrano segnali di flessione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Dopo i rialzi dei mesi scorsi e nonostante le incognite che permangono nello scenario mondale, i prezzi dei grani teneri nazionali hanno mostrato dei segnali di flessione al termine dell’annata 2021/2022. Sui ribassi, oltre alla frenata delle quotazioni sulle principali piazze europee di fine maggio, hanno inciso anche le precipitazioni del Nord Italia, che hanno parzialmente attenuato i timori di una contrazione delle rese del nuovo raccolto dovute alla siccità dei mesi scorsi. I listini rimangono, però, elevati. L’analisi mensile realizzata da BMTI sui dati delle Camere di commercio e delle Borse Merci mostra che il grano tenero destinato alla panificazione ha chiuso l’annata, nella prima settimana di giugno, appena sopra i 390 €/t, +66% rispetto alla chiusura dell’annata precedente e +21% dallo scoppio del conflitto russo-ucraino. Restano elevati anche i prezzi all’ingrosso della farina, +56% rispetto a maggio 2021.Anche al Matif di Parigi, piazza di riferimento a livello continentale per le contrattazioni di cereali, le quotazioni dei futures del grano tenero hanno perso, tra il 23 maggio e il 10 giugno, quasi 40 €/t, portandosi sui 392 €/t e mantenendo un rialzo dell’84% rispetto a dodici mesi prima. Rimane, però, una notevole incertezza sull’andamento nelle prossime settimane: da un lato, esiste l’attesa di un accordo che consenta lo sblocco delle esportazioni del grano ucraino, dall’altro i timori che persistono sui prossimi raccolti, in Europa centro occidentale soprattutto, a causa delle alte temperature e della carenza idrica. Se per il grano tenero la raccolta deve ancora entrare nel vivo e non ci sono ancora quotazioni ufficiali del nuovo raccolto, giungono intanto dalle Borse Merci le prime quotazioni del nuovo raccolto di orzo italiano, che la Commissione Europea nelle sue stime di inizio giugno ha previsto su 1,1 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2021). A Milano il prezzo d’esordio dell’annata 2022/2023 dell’orzo nazionale (varietà pesante) si è attestato sui 315-325 €/t, superiore del 62% rispetto ad un anno fa ma in calo del 17% rispetto ai prezzi su cui si era la chiusa la campagna 2021/2022.

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Prezzi: Unc, la top ten dei rialzi alimentari

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2022

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat resi noti ieri per stilare la classifica dei prodotti alimentari che a maggio hanno registrato i maggiori rialzi annui. Il record dei rincari spetta come sempre all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 70,2% rispetto a maggio 2021 e che certo risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto della top 10 il Burro che svetta del 23,3%. Sul gradino più basso del podio la Pere che salgono del 22,9% in un anno.Al quarto posto i Pomodori (+20,6%), poi il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca e secca) che lievita del 20,5%. Seguono la Farina (+18,7%), il Pollame, che costa il 13,8% in più su base annua, la Margarina (+12,8%), Altra frutta come i meloni e i cocomeri (+12,6%). Chiudono la top ten le Uova (+12,3%).Nella top 20, si segnalano i vegetali (+11%), i gelati (+11%), il pane confezionato (+10%), e quello fresco (+9,4%)

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Benzina: i prezzi dei carburanti dovrebbero attestarsi almeno a 32 centesimi in meno

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2022

Non accennano a frenare gli aumenti sui carburanti, che oggi si attestano a 2,069 Euro al litro la benzina e a 2,006 Euro al litro il gasolio.Solo un mese fa il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self era di 1,83 Euro al litro, il prezzo del diesel di 1,835 Euro al litro. Si tratta di livelli allarmanti, ancora molto al di sopra di quelli a cui si dovrebbero attestare i costi dei carburanti, a maggior ragione alla luce del taglio delle accise operato dal Governo per calmierare i costi dei carburanti.L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tenendo conto delle variazioni del costo del petrolio, del livello di cambio e del taglio delle accise, ha calcolato che oggi sui carburanti vi è un sovrapprezzo di circa 32 centesimi. Questo si traduce, per una famiglia che effettua 2 pieni al mese di circa 50 litri, in un aggravio di 384 euro annui.I rincari, uniti alle spinte speculative, fanno lievitare a dismisura i prezzi dei beni di largo consumo, trasportati per oltre l’86% su gomma, tanto da spingere le famiglie a un numero sempre maggiore di rinunce e tagli alla propria spesa, persino nel settore alimentare.Ecco perché si rende indispensabile un intervento più incisivo: per contrastare le speculazioni in atto, sia sul mercato interno che sui mercati internazionali, per rendere strutturale la riduzione delle accise, per adottare nuove misure utili a porre freno ai rincari, definendo un tetto massimo ai prezzi presso i distributori, per definire il carico dell’iva al costo netto dei carburanti, non più sull’importo comprensivo di accise, come avviene invece oggi con l’applicazione di una tassa sulla tassa.“Il serio, determinato, ma soprattutto tempestivo controllo sui “furbetti della pompa”, unito alla definizione di precise regole sulla determinazione dei prezzi e sull’applicazione della tassazione sono necessarie e fondamentali in una fase delicata come quella che il Paese sta attraversando e non possono essere più rimandate.” – afferma Michele Carrus, Presidente Federconsumatori.

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FED: l’aumento dei prezzi fa più paura dei rialzi nei tassi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

Giorgio Broggi, Quantitative Analyst di Moneyfarm, ha commentato: “La conferenza della Fed ha evidenziato la debolezza della forward guidance degli ultimi mesi e forse parzialmente indebolito la sua stessa credibilità. Sebbene a maggio Powell avesse fondamentalmente escluso un aumento dei tassi da 75 bps, gli ultimi dati sull’inflazione (8.6% annuale a maggio), più alti delle attese, e le aspettative dei mercati hanno forzato una retromarcia, con appunto un aumento di tre rialzi ad oggi, pur accompagnata da commenti sull’eccezionalità della misura. Sembra che i leggendari Bond Vigilantes siano ufficialmente tornati, pronti a vendere bond aggressivamente e forzare le Banche Centrali ad agire con decisione per combattere l’inflazione. In tale contesto, l’aumento dei prezzi inizia a far più paura rispetto ad ulteriori rialzi nei tassi, con l’azionario che ha reagito inizialmente negativamente alla decisione, ma si è mantenuto in positivo (alle 20.00 del 15 giugno).Infatti, sebbene la decisione certamente indebolisca ancor di più le condizioni finanziarie, e di conseguenza peggiori le attese di crescita, l’ulteriore rialzo dei tassi e l’ancoraggio delle aspettative di inflazione suggeriscono che potremmo essere vicini alla fine della dolorosa transizione della politica monetaria a cui abbiamo assistito da inizio anno. In questo senso gli investitori potranno quantomeno aspettarsi un regime di mercato più normale, nel quale la correlazione tra ritorni di azionario e obbligazionario dovrebbe iniziare a diminuire e il focus si dovrebbe, seppur lentamente, spostare di nuovo su crescita, profittabilità aziendali e valutazioni”.

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Castelli: Potere d’acquisto e stabilità prezzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2022

“Abbiamo ancora qualche mese prima della prossima Legge di Bilancio, ma il tempo non è tantissimo per mettere “a terra” un impianto che, per tutelare il potere d’acquisto, messo a dura prova dall’inflazione, garantire la stabilità dei prezzi ed assicurare la giusta retribuzione a chi lavora, deve spaziare su diversi fronti. Il salario minimo è certamente il punto d’approdo necessario, in linea con quei paletti etici e sociali che l’Europa stessa si è data. Per farlo bene e non danneggiare la nostra economia, vanno individuate le risorse necessarie per accompagnare una riforma importante come questa, assicurando che non pesi sulle imprese. Anche per questo serve una riforma organica che tenga insieme anche altri due temi che stanno emergendo e che riguardano le retribuzioni. Il primo è quello del pagamento in “nero” degli stipendi o di parte di essi, al netto di tutti quei datori di lavoro onesti che pagano regolarmente i loro dipendenti. Il secondo fenomeno, molto sentito in Europa, riguarda la non corrispondenza tra le retribuzioni e le effettive competenze. Questo fenomeno sta portando molti giovani, ma anche meno giovani, ad andare via da tanti Paesi europei, non solo dall’Italia. Ma l’intervento sulle retribuzioni da solo non è sufficiente. Sull’inflazione, ad esempio, si deve intervenire su due fronti, come ho ricordato nelle scorse settimane. Da una parte la stabilità dei prezzi, in questi mesi ho molto spinto per aumentare il credito d’imposta alle aziende grandi energivore e alle “aziende madri”, per garantire quella tutela delle filiere a cui, ieri, faceva riferimento anche il Commissario europeo Gentiloni. E dall’altra anticipando la riforma dell’Iva, che ci consentirebbe di abbassarla, in un quadro anche qui europeo, su alcuni beni di consumo. E poi ci sono il taglio del cuneo fiscale, sia lato lavoratori che impresa, proseguendo nel solco di quanto abbiamo già fatto con l’ultima Manovra, e la detassazione degli aumenti salariali che si faranno da qui in poi. Due aspetti fondamentali per abbassare ulteriormente la tassazione in busta paga”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli dopo l’intervento a Sabato Anch’io su Radio 1 RAI.

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Digitalizzazione PA. Far sì che prezzi e anziani non siano un problema

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

La digitalizzazione di molti servizi, privati e pubblici, è una buona cosa a due condizioni: il prezzo per l’utenza deve essere minore rispetto a quando non c’era, i servizi devono essere accessibili a tutti. Ad oggi, però, non è così. Un esempio: carta d’identità elettronica. In tutti i Comuni i prezzi richiesti all’utenza sono alti: tempi di consegna e costi materiali. Tra problemi di organizzazione dei singoli Comuni che non riescono ancora a far fronte alla nuova realtà di diversi impiegati a domicilio e costi inspiegabili visto il minor impegno in tutti i sensi rispetto al vecchio documento cartaceo, siamo a livelli assurdi. E’ ancora un problema perché la digitalizzazione della popolazione, soprattutto quella anziana, è in alto mare. Il governo fornisce le dovute informazioni ma il metodo è ancora complicato e farraginoso, creando vittime decisamente inopportune, visto che è una delle più vaste fasce deboli della popolazione. Ci arriva un “consiglio” dal Giappone, paese notoriamente attento alla propria popolazione anziana. Nell’ambito del “Digital Garden city”, programma per la diffusione del digitale, è di questi giorni la decisione di assumere 20mila nuovi dipendenti per supportare le persone anziane in materia, e garantire effettiva integrazione delle fasce più anziane della popolazione.In Italia, non passa giorno in cui non esplodono problemi per la continuità lavorativa dei cosiddetti navigator, assunti a suo tempo per facilitare l’applicazione del reddito di cittadinanza. Il loro impiego in materia potrebbe non essere solo la voglia di non andare contro questo o quel sindacato, ma di dare un servizio utile che, oggi, è solo svolto estemporaneamente da strutture volontarie. Un investimento il cui ritorno sarebbe soddisfatto dai ritorni economici, umani e civici. http://www.aduc.it

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