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Posts Tagged ‘prezzi’

Natale 2019: i prezzi aumentano mediamente del +2,3%

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

Manca meno di un mese a Natale, ma come accade ormai da diversi anni, il clima natalizio è giunto con grande anticipo, complici anche le offerte e le promozioni in occasione del Black Friday e del Cyber Monday.Già da settimane gli italiani sono entrati in un clima natalizio, che li induce ad acquistare regali e decorazioni per prepararsi all’appuntamento con tale festività.Nonostante la tendenza ad anticipare gli acquisti favorita dalle strategie commerciali, la situazione di incertezza che caratterizza l’andamento del nostro sistema economico incide anche sulle previsioni relative alle spese che ogni famiglia destinerà ai regali natalizi nel 2019.Secondo le prime stime effettuate dall’Osservatorio Federconsumatori ogni famiglia, per i regali di Natale, quest’anno spenderà mediamente 129,30 Euro, con una crescita del +2,1% rispetto al consuntivo del 2018.Complessivamente, il giro di affari previsto per i regali di Natale nel 2019 si attesterà a 3,18 miliardi di Euro.Oltre il 68% delle famiglie effettuerà almeno un acquisto online, specialmente nel settore dell’elettronica e dell’abbigliamento. Per i giocattoli classici, invece, gli italiani preferiscono ancora rivolgersi ai negozi fisici, principalmente per due ordini di motivazioni: nel negozio potranno, infatti, verificare con mano la qualità e la sicurezza del prodotto (facendo attenzione che riporti il marchio CE originale), inoltre non dovranno fare i conti con possibili ritardi nelle spedizioni.Molti cittadini, come anticipato, hanno iniziato ad effettuare gli acquisti dei regali già a partire dal Black Friday, approfittando di promozioni ed offerte, sia online che nei negozi della propria città. Circa 1/3 della spesa effettuata nel “venerdì nero” è, infatti, destinata all’acquisto di regali per Natale.Complessivamente, si attende un atteggiamento previdente da parte delle famiglie, orientato a dilazionare le spese in un periodo più lungo, per poter far fronte senza troppe difficoltà e rinunce alle spese di fine anno, tra tasse e scadenze.Guardando all’andamento dei prezzi dei prodotti natalizi e degli articoli da regalo, monitorati come ogni anno dall’Osservatorio Federconsumatori, questo Natale gli aumenti maggiori si registrano nel settore dell’alimentazione, che segna una crescita dei prezzi dei prodotti tipici del Natale del +4,3% rispetto all’anno precedente; dei viaggi (+3,9%) e dei giocattoli (+2.8%).Per quanto riguarda gli orientamenti e le scelte degli italiani in tema di regali, tra i più gettonati rimangono gli articoli tecnologici e i “regali food”: percorsi di degustazione vini, liquori, formaggi, prodotti tipici e creazioni culinarie home made (marmellate, biscotti, liquori aromatizzati, ecc).Sono sempre molto apprezzati i buoni o gift card, specialmente per l’accesso a piattaforme su cui è possibile ascoltare musica o vedere film e serie tv.In alternativa al classico regalo di Natale, è sempre una buona scelta quella di contattare enti benefici ed organizzazioni senza scopo di lucro per realizzare regali solidali, aiutando, allo stesso tempo, chi ne ha bisogno.

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Prezzi: Istat, inflazione a novembre +0,4%

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Secondo i dati provvisori di novembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 0,4% su base annua. “Male. Anche se resta molto bassa, l’inflazione raddoppia rispetto ad ottobre. In particolare, ci preoccupa il carrello della spesa, che svetta a +1,1%, più del doppio rispetto ad ottobre, quando era a +0,5%, e più di due volte e mezza l’inflazione riferita all’intero paniere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Una stangata per la massaia che va al mercato. Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, il +1,1% del carrello della spesa si traduce, per i soli acquisti quotidiani, in 112 euro in più su base annua, 131 per i beni ad alta frequenza di acquisto” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 99 euro annui per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi delle spese obbligate si traduce in un aumento del costo della vita di 82 euro” conclude Dona.

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Dati sui prezzi dei terreni agricoli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

L’andamento dei prezzi della terra mantiene il segno positivo per il secondo anno consecutivo, senza discostarsi da quanto emerso nella precedente indagine curata come sempre dalle sedi regionali del CREA, Politiche e Bioeconomia. In sostanza i valori fondiari a livello medio nazionale registrano un leggero aumento (+0,2%) con incrementi più robusti in Piemonte, Lombardia e Toscana, mentre le regioni centro-meridionali si posizionano su variazioni positive più contenute.Segno negativo solo per Umbria, Campania, Basilicata e soprattutto Veneto (-1%) dove continua il processo di assestamento dei valori medi regionali.Appaiono in controtendenza soltanto i prezzi per terreni adatti a colture di pregio – in primis la vite – dove il successo commerciale crea in molti casi un forte aumento della domanda con conseguente rialzo dei valori fondiari.Di fatto le contrattazioni per terreni adatti a vigneto o altre produzioni di pregio, in zone che hanno saputo avvantaggiarsi del crescente interesse dimostrato dai consumatori per i prodotti di qualità, dominano il mercato fondiario e rappresentano i casi, purtroppo abbastanza infrequenti, in cui la domanda supera l’offerta. Nel resto delle aree agricole esiste una potenziale offerta molto consistente che non si tramuta in vendita a causa del livello dei prezzi giudicato poco appetibile…

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UNC: no alla plastic tax, ma no a speculazioni sui prezzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Per Confindustria, la plastic tax determina un aumento medio pari al 10% del prezzo di prodotti di larghissimo consumo, con un impatto sulla spesa delle famiglie stimabile in circa 109 euro annui.”No alla plastic tax. Siamo assolutamente contrari e confermiamo le preoccupazioni di Confindustria sul rischio di indebolire la domanda interna. Per questo chiediamo la soppressione dell’art. 79 della manovra” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sia chiaro, però, che diciamo anche no alle speculazioni sui prezzi. Infatti, se prendiamo per buoni i dati contenuti nella Nota tecnica della Legge di Bilancio, allora il gettito previsto dal Mef è di 1.079,5 mln nel 2020 e 2.191,9 nel 2021, peraltro non considerando nel 2021 le riduzioni di Irap e Imposte indirette, che porterebbero il gettito 2021 a 1.781,5. Ebbene, la mera traslazione in avanti dell’imposta di consumo, considerato che in Italia ci sono 25 mln e 494 mila famiglie, è pari a 42 euro nel 2020 e 86 euro nel 2021″ prosegue Dona.”Qualunque importo superiore, quindi, come i 109 euro stimati da Confindustria, implica o stime sballate da parte del Mef o un ricarico sui consumatori finali superiore alla mera traslazione dell’imposta di consumo, ossia speculazioni sui prezzi, che ovviamente considereremmo inaccettabili” conclude Dona.

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Riso, l’annata in Italia parte con prezzi più alti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Con le operazioni di trebbiatura del raccolto ancora in corso, la campagna commerciale 2019/2020 del riso si è aperta ad ottobre con prezzi più alti rispetto allo scorso anno. Il segno “più” si è registrato di fatto per tutti i gruppi varietali, con l’eccezione delle varietà Indica e, tra le varietà classiche da risotto, per l’Arborio. E’ spiccata in particolare la crescita del Selenio, che rispetto ai livelli registrati in apertura della scorsa campagna ha mostrato un aumento del 20% circa. Peraltro, accanto al confronto positivo con la scorsa campagna, durante il mese di ottobre si sono osservati dei rialzi settimanali che hanno praticamente coinvolto tutte le varietà. Tali aumenti sono stati particolarmente accentuati per i risoni Arborio, Carnaroli, Roma e Balilla. E’ quanto emerge dall’analisi sul mercato risicolo in Italia realizzata dalla Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con BMTI. Nello specifico, i prezzi dell’Arborio hanno raggiunto a fine ottobre un valore medio di 367,50 €/t sulla piazza di Pavia, con un incremento dell’11,4% rispetto alla quotazione d’esordio campagna, mentre il Carnaroli è salito sui 430 €/t (+10,3%), il Roma sui 357,50 €/t (+10,9%) e il Balilla sui 367,50 €/t (+14,8%). Sul fronte del commercio con l’estero, intanto, si confermano in forte aumento le importazioni italiane di riso nel 2019. Nei primi sette mesi dell’anno nel nostro paese sono giunte quasi 160mila tonnellate di prodotti risicoli (pari alla somma di riso greggio, riso semigreggio, riso lavorato e rotture di riso), in crescita del 57,7% su base annua. Un aumento trainato dal balzo registrato dall’import di riso greggio e riso semigreggio, cresciuto su base annua rispettivamente del +138,9% e del +95,3%. Un andamento positivo che si è osservato, seppur in misura lieve, anche per il riso lavorato (+5,9%) e le rotture di riso (+5%). Per contro, segnali di rallentamento continuano a giungere dalle esportazioni. Le quantità esportate di riso italiano si sono ridotte nei primi sette mesi del 2019 del 6,1% rispetto all’analogo periodo del 2018. L’effetto congiunto del calo dell’export e della crescita dell’import ha impresso un peggioramento al saldo attivo della bilancia commerciale, sceso da 242,2 a 233,2 milioni di euro.

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Prezzi: Istat, inflazione a ottobre +0,3%

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Secondo i dati provvisori di ottobre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 03% su base annua, come a settembre.”Bene. L’inflazione resta stabile, preservando il potere d’acquisto delle famiglie. Purtroppo, però, raddoppia il carrello della spesa, da +0,4% a +0,8%. Una brutta notizia per la casalinga di Voghera” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, quindi, per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,3% significa avere una maggior spesa annua complessiva di soli 53 euro, grazie al risparmio della voce Comunicazioni, -72 euro, e dell’Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, – 77 euro, purtroppo il +0,8% del carrello della spesa si traduce, per gli acquisti quotidiani, in 88 euro in più su base annua” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è in media di appena 39 euro nei dodici mesi, ma 78 euro se ne vanno per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 20 euro, ma 64 serviranno per le spese obbligate del carrello della spesa” conclude Dona.

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Prezzi benzina: L’aumento al dettaglio è un allarmismo senza giustificazioni

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Sembra scontato che dopo quanto accaduto in Arabia Saudita con gli attacchi di sabato scorso ai pozzi di petrolio, e relativo calo di produzione, ci debba essere un riflesso sulla vendita al dettaglio dei prodotti raffinati. Numerosi i commentatori in merito, più o meno catastrofisti, anche perché così si addice ad un’informazione che se non è “sull’allarme” non si sente tale. Ma scontato non è. Anzi. Infatti già oggi le autorità saudite fanno sapere che sono tornate alla normalità con forniture di petrolio ai livelli antecedenti gli attacchi alle installazioni petrolifere del regno. Al momento, quindi, le varie industrie che poi portano il petrolio sotto forma di carburanti nei nostri dispositivi di consumo, non se ne sono neanche accorti. E se dovessero accorgersene sarà tra diversi mesi e in modo molto limitato.
I carburanti, e la benzina soprattutto, sono però l’arma di tutte le politiche di prezzi e di bilanci. Per cui… perché rinunciare a farsi una ragione “dei mali oscuri che vengono dall’esterno del nostro sano sistema economico e produttivo” e cogliere l’occasione per prendersela – a scelta – coi cattivi arabi, i cattivi russi, i cattivi iraniani, i cattivi algerini, etc… insomma molti poco politicamente apprezzabili Paesi produttori di energie di nostro acquisto quotidiano con cui, però, i rapporti economici e politici sono molto stretti. Per quanto ci riguarda, questa è spazzatura! Al momento non ci interessa difendere, o accusare, nessuno di questi Paesi e mettere in discussione i rapporti del nostro Paese con loro, ma ci preme porre l’accento su quello che tutto questo significa per le nostre tasche:
QUALCUNO FA IL FURBO PER AUMENTARE I COSTI DELLE VENDITE ENERGETICHE AL DETTAGLIO; oppure: CAVALCARE LA TEMPESTA DEI FATTI ARABI PER MOSTRARE SAGGEZZA CON “SOLO” PICCOLI AUMENTI. Il meccanismo è quello classico: il sentito dire, l’opinione diffusa che diventano leve dei cambiamenti economici. E, sempre e ancora in modo spudorato, visto che i responsabili sono altrove, stranieri, far dimenticare i veri motivi dei nostri assurdi prezzi al dettaglio: le componenti fiscali. Che nessuno, ma proprio nessuno, prende mai in considerazione per modificarle.
Il costo medio della benzina al dettaglio è di circa 1,600 euro al litro. Determinato da un coacervo di balzelli fiscali che rappresentano quasi i due terzi del costo, e che solo a ricordarli ci si dovrebbe vergognare… se questo sentimento fosse utilizzato da chi governa e fa le economie di questo Paese. Ma invece si va avanti come se niente fosse. Per capire se un Paese è civile, a nostro avviso ci sono due metodi di verifica: le condizioni delle carceri e il costo della benzina. Qualcuno ci prenderà sul serio? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Prezzi: Istat, inflazione ad agosto +0,5%

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Secondo i dati provvisori di agosto resi noti oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base annua, dal +0,4% di luglio.”Bene che l’inflazione sia rimasta bassa. Purtroppo, però, prosegue la stangata vacanze! Dopo i rincari intollerabili di luglio, non si arresta in agosto la corsa dei prezzi per chi è in ferie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La speculazione record riguarda in particolare il trasporto aerei passeggeri che, dopo che da giugno a luglio era aumentato del 4,4%, ora rincara addirittura del 31,7%, +33,8% i voli internazionali. Anche i pacchetti vacanza nazionali salgono del 12,9%, +8,2% la media tra pacchetti nazionali ed internazionali” aggiunge Dona. “Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua di 131 euro, ma ben 96 euro di questi se ne vanno per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani, che subiscono un rincaro dell’1%, ossia il doppio dell’inflazione complessiva” prosegue Dona.
“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 119 euro su base annua, ma ben 84 euro per le sole compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 90 euro in più nei dodici mesi, 70 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo complessivo è pari a 39 euro, tenuto conto che risparmierà 35 euro per le comunicazioni. Peccato che per le spese obbligate del carrello spenderà 43 euro in più” conclude Dona.

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Inchiesta Altroconsumo su prezzi benzina

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Prosegue l’esodo estivo, con giornate di intenso traffico verso le principali località di villeggiatura italiane. Anche il prossimo weekend si preannuncia da “bollino nero” per le autostrade italiane. Quando si parla di viaggi in auto, tra gli aspetti cruciali c’è il prezzo della benzina, uno dei tasselli che contribuisce alle spese per le vacanze estive e che grava, in generale, sulle tasche dei consumatori. Ecco perché Altroconsumo – utilizzando i dati dell’Osservatorio Prezzi Carburanti del Mise, Ministero dello Sviluppo Economico – ha condotto un’inchiesta (che sarà pubblicata su Inchieste di settembre) analizzando i prezzi della benzina praticati da 1.100 distributori in 6 città italiane per capire quali siano le scelte più convenienti quando parliamo di carburante, scelte che possono arrivare a far risparmiare 672 euro l’anno (considerando 2 pieni al mese, da 50 litri ciascuno). Altroconsumo ha preso in esame i prezzi medi dichiarati nelle seguenti città: Milano e Roma, le due più grandi città italiane; Trieste in quanto città transfrontaliera prossima a due Paesi – Croazia e Slovenia – con prezzi sensibilmente più bassi dell’Italia; Palermo e Cagliari, due città vicine ad importanti raffinerie e che quindi dovrebbero beneficiare di un accesso ai rifornimenti più rapido e, almeno in teoria, avere prezzi più bassi; Perugia, perché – al contrario – è una città interna e fuori mano. Risultati a sorpresa: Perugia la città con prezzi medi più bassi, più convenienti i self service e i centri commerciali mentre a Palermo e Cagliari ci sono i prezzi più alti. Le differenze tra città però non sono particolarmente ampie: la variazione di prezzo non arriva infatti al 6% (per il gasolio al 7%).
Utilizzando il self service rispetto al servito si può risparmiare tra il 5 e il 10%, ma questo non significa che il prezzo self di un distributore non possa essere più alto al prezzo servito di un altro. L’analisi di Altroconsumo denota l’inefficienza della rete distributiva italiana
Analizzando i dati forniti dalla Commissione Europea si riscontra che in Italia il prezzo della benzina e gasolio è tra i più alti con 13-15 centesimi in più a litro rispetto alla media comunitaria. Oltre ai limiti della rete distributiva, sul prezzo italiano influiscono soprattutto le accise: su 10 euro spesi, 6,30 sono di tasse (nel caso del diesel 5,90 euro).Nel nostro Paese il fisco trattiene (sempre su 10 euro) 1,60 euro in più rispetto alla media europea, in percentuale il 17% in più sulla benzina e il 21% in più sul diesel. Oltre alle accise, però, c’è anche l’Iva che viene applicata non solo sul prezzo del carburante, ma anche sulle accise stesse.

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Prezzi: rincari

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

L’Istat ha diffuso i dati relativi all’andamento del tasso di inflazione a luglio, che si attesta al +0,5% su base annua, il minimo da 15 mesi.Il tasso relativo al carrello della spesa si ferma al +0,2%.Con il tasso di inflazione a questo livello l’aggravio annuo per una famiglia tipo ammonta a circa 148,00 Euro, che incidono su bilanci familiari in un momento particolarmente delicato, in cui le famiglie si preparano a far fronte ai costi per la scuola (voce particolarmente onerosa, con spese che raggiungono anche i 1.000 Euro) ed alle spese per le vacanze (per chi potrà permettersi di partire).È importante sottolineare, inoltre, come sia proprio il settore alimentare, frutta e verdure fresche in testa, a trainare i rincari del carrello della spesa. Non dimentichiamo, infatti, che la crescita dei costi dei beni di largo consumo incide notevolmente soprattutto sulle famiglie meno abbienti. “Questo andamento non fa altro che accrescere le disuguaglianze nel nostro Paese, determinando una situazione a cui è sempre più urgente fornire risposte concrete, attraverso misure di carattere strutturale e duraturo, che facciano ripartire la crescita dell’economia in modo stabile.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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La recessione è nei prezzi, ma non nei fondamentali

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of investment advisory di Pictet Asset Management. Il contesto attuale è caratterizzato da una perdurante debolezza delle economie globali cui fa da contraltare una Fed sempre più accomodante, supportata dall’assenza dell’inflazione. Pictet AM conferma la sua posizione un po’ più costruttiva rispetto ai timori di recessione manifestati dal mercato che non appaiono del tutto suffragati dai fondamentali. Tuttavia, un rischio da monitorare è quello di una eventuale compressione degli utili aziendali che potrebbe seguire alla ripresa dei salari reali qualora la produttività smettesse di crescere a un ritmo superiore rispetto a questi ultimi. In generale, il ciclo pare avere ancora potenzialità da esprimere. Sul fronte della strategia, a dominare le scelte è il legame di azione e reazione tra mercato, Fed e Trump. Il posizionamento attuale prevede di sottopesare l’obbligazionario che in questa fase si è fatto carico di assorbire quasi interamente gli choc sistemici, mentre l’equity ha mostrato una certa resilienza.A dominare la prima parte del 2019 è stato il modo in cui il mercato ha percepito – e integrato nei prezzi – il rischio: dall’errore di policy della Fed, che ha dominato il 2018, fino alla recrudescenza, lo scorso maggio, delle ostilità sul commercio internazionale. Per quanto attiene alla congiuntura globale, gli indicatori macro segnalano un andamento negativo (basati su una quarantina di Paesi), con un contributo peggiore del mondo industrializzato e meno pesante degli emergenti. Tuttavia, questo andamento non conduce necessariamente a una recessione: alla base di questo parziale ottimismo ci sono principalmente tre fattori.
• Politica fiscale cinese. Mentre la politica monetaria procede al rallentatore, da inizio anno, la Cina ha avviato in maniera decisa quella fiscale.
• Andamento del mercato del lavoro USA. Nella situazione americana attuale, la crescita dei salari è un viatico favorevole alla longevità del ciclo: ciò che invece dovrebbe preoccupare è la potenziale compressione dei profitti aziendali.
• Politica monetaria accomodante. Mentre la disoccupazione mostra livelli di pieno impiego, l’inflazione continua a essere la grande assente di quello che, a giugno, è diventato il ciclo più lungo della storia, con una durata superiore ai dieci anni.
In definitiva, il ciclo americano continua a godere di buona salute, così come le valutazioni delle imprese. Tuttavia, la curva dei rendimenti si è appiattita – condizione che in passato faceva presagire a 15-18 mesi una fase recessiva e che oggi potrebbe avere un significato differente. Infatti, l’analisi degli indicatori macro di Pictet AM, che si basano su 30 fattori economici diversi – tra cui anche la curva dei rendimenti – mostra un piccolo innalzamento della probabilità di recessione, ma distante dalla soglia critica che dovrebbe far scattare l’allarme. Non siamo dunque in un periodo di recessione, ma in un periodo di transizione verso un regime nuovo di inflazione di livello molto basso che dovremmo considerare il New Normal.Come accennato all’inizio, la dinamica del mercato nel 2019 è stata influenzata da fattori finanziari e non fondamentali. Tuttavia, se in questo momento i bond sono prezzati per una recessione e l’equity incorpora solo un rallentamento, la conseguenza logica è stare sottopesati sull’obbligazionario.Questa è la strategia che stiamo seguendo con qualche accorgimento: una parte dell’esposizione obbligazionaria è espressa attraverso Treasuries americani indicizzati all’inflazione che offrono esposizione (seppur più contenuta rispetto alle obbligazioni nominali) alla discesa dei rendimenti, ma con minor rischio nello scenario di una correzione del mercato a reddito fisso; nel contempo il sottopeso sulla durata finanziaria complessiva è, in parte, mitigato da una posizione a steepening sul tratto fra 5 e 30 anni della curva dei rendimenti americana, strategia che trarrebbe beneficio da una Fed più accomodante rispetto a quanto da noi preventivato. (in sintesi)

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I prezzi dei farmaci innovativi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Un farmaco innovativo per una malattia rara grave che colpisce soprattutto i bambini: questo è Spinraza per la SMA (atrofia muscolare spinale), unica opzione terapeutica disponibile per pazienti che altrimenti rimarrebbero senza alcuna cura.Spinraza arriva sul mercato (prima negli USA, poi in Europa e nel resto del mondo) grazie alla collaborazione tra Biogen e Ionis (che ne ha effettivamente portato avanti la sperimentazione clinica). Tra brevetti e protezioni, l’esclusiva di mercato di Biogen sul farmaco scade a metà del 2029, ma già nel primo anno di commercializzazione (2017) l’azienda farmaceutica ha recuperato più di quanto investito.Grazie ad un’analisi comparativa dei bilanci delle due società, Altroconsumo e Test-Achats sono riuscite a quantificare una differenza tra costi di sviluppo e ricavi di quasi due miliardi: in soli due anni le vendite di Spinraza fruttano 2,61 miliardi di dollari, a fronte di un investimento di 648 milioni. Ogni dollaro investito ha già reso quattro volte tanto.In Italia, il prezzo “ex-factory”, ossia la base da cui parte la contrattazione con il SSN per arrivare al prezzo finale effettivo, è stato fissato a 70.000 euro più Iva a fiala. Il prezzo finale è coperto da riservatezza, ma sulla base di informazioni raccolte da più fonti, Altroconsumo può affermare che, per ogni paziente cui viene somministrato Spinraza, il SSN spende all’anno tra i 210.000 e i 280.000 euro Iva esclusa (a seconda delle dosi necessarie).Sono queste le cifre che hanno convinto Altroconsumo e Test-Achats a denunciare Biogen all’Antitrust per presunto abuso di posizione dominante, perché tra costi effettivamente sostenuti per portare Spinraza sul mercato e prezzo corrisposto dal SSN, c’è una sproporzione talmente eccessiva da risultare iniqua.
I prezzi dei farmaci innovativi sono sempre più sganciati da riferimenti reali – i costi di sviluppo e produzione e il giusto profitto che garantisce l’innovazione futura – vengono tarati dall’industria del farmaco con l’obiettivo di sfruttare al massimo le diverse possibilità di spesa dei sistemi sanitari, diventando insostenibili.

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Viaggiare low cost in aereo: Attenzione ai prezzi… che lievitano facilmente

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Un volo da Roma a Malaga a 30 euro, Copenhagen o Berlino a 60 euro… ecco come ci possono far sognare! Ma tra il prezzo pubblicizzato dalle compagnie low cost e la realtà, il prezzo può raddoppiare o anche triplicare. Inoltre, questi prezzi bassissimi sono di rado validi nel periodo estivo, quando invece le tariffe sono simili (se non più alte) a quelle delle compagnie “tradizionali”: numerosi costi aggiuntivi e supplementari fanno lievitare il prezzo finale pagato. Al biglietto aereo low cost le compagnie aeree aggiungono dei supplementi per un bagaglio in stiva che generalmente non è compreso nel prezzo pubblicizzato. Easyjet consente di portare in cabina un bagaglio di cm 56×45 (una valigia leggermente più grande di quelle abituali), ma oltre queste misure si dovranno pagare 9 euro per un bagaglio di 15 Kg e 12 euro per uno di 23 Kg. Transavia prevede aumenti tra i 9 e i 34 euro. Ryanair è più cara, con un costo compreso tra 25 e 40 euro per un bagaglio di 20 Kg. E non è necessario doverlo decidere prima: il supplemento può essere pagato anche direttamente in aeroporto, come accade per Vueling che fa pagare anche fino a 50 euro. In caso di scalo occorre informarsi bene che il prezzo del bagaglio non debba essere pagato per una seconda volta pur se si continua il viaggio prendendo un altro volo della stessa compagnia. E’ possibile che il bagaglio sia fatto pagare per ogni volo, come è previsto per esempio da Ryanair. E’ bene sapere che avere un bagaglio voluminoso come un passeggino, o portare il proprio animale domestico in viaggio o anche viaggiare con un bambino che non occupa un posto, costa tra i 25 e i 60 euro in più a seconda delle compagnie.
Scegliere il posto per avere magari più spazio per le gambe, o sedere accanto ad un proprio caro, anche un bambino, comporta dei costi supplementari.
Quando si fa la prenotazione occorre fare attenzione agli eventuali costi della stessa. Volotea prevede tra il 2,8 e il 4,5% in più del costo complessivo della prenotazione, mentre Easyjet applica spese fisse di 21 euro.
Mettendo insieme tutti questi importi, un volo Roma-Parigi pubblicizzato da Easyjet a 136,99, o da Vueling a 145,99, o da Ryanair a 285,99, può essere simile o andare anche oltre il costo di un volo Air France che viene venduto a 348,99 euro.
“In media il 5% dei passeggeri non riesce a prendere l’aereo”, dicono ad Easyjet. Ma in questo caso il regolamento europeo protegge i passeggeri e le compagnie aeree, low cost o meno che siano, devono aiutare i passeggeri a modificare il loro biglietto e devono indennizzarli con un importo che può arrivare anche a 600 euro.
Una volta a bordo, il prezzo del biglietto, a differenza delle compagnie tradizionali, non comprende cibo, bevande o anche alcuni passatempo. Occorre, per la maggior parte delle compagnie low cost, mettere in conto 3 euro per un caffè e 12 euro per un pasto. Per guardare un film o ascoltare della musica, Volotea propone un servizio a 1,99 euro per tratta e per passeggero. Questo importo, che sembra modico, diventa di un certo peso se si sta viaggiando con la famiglia.Viaggiare low cost implica quindi di viaggiare senza valigia e senza bimbo, di non mangiare e bere e di non scegliere il proprio posto!! Prima di prenotare, una confronto tra le diverse compagnie aeree è necessario per evitare di farsi attrarre da prezzi che poi difficilmente restano tali. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Prezzi: costo della vita ancora troppo alto rispetto ai redditi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

Sono stat appena pubblicati i dati Istat sui prezzi nel mese di giugno: i prezzi dei prodotti di largo consumo (generi alimentari e beni per la cura della casa e della persona quindi il cosiddetto carrello della spesa) subiscono una impercettibile flessione, passando dal +0,3% al +0,2%.Il tasso di inflazione è stato rivisto al ribasso allo 0,7% rispetto alla stima preliminare del +0,8%. A tale proposito l’Istituto di Statistica precisa che risulta determinante l’inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici non regolamentati rispetto a giugno dello scorso anno.L’inflazione continua a provocare aggravi assolutamente insostenibili per le famiglie, che con redditi che non aumentano abbastanza per far fronte all’incremento del costo della vita faticano ogni giorno di più a trovare i soldi necessari ad affrontare le spese quotidiane.“I prezzi sono ancora troppo alti rispetto ai redditi e in queste condizioni la situazione economica delle famiglie continua a presentare forti criticità” – dichiara Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. Alla luce di questi dati è sempre più evidente la necessità di un’azione concreta e incisiva finalizzata a restituire nuova vitalità al mercato occupazionale attraverso investimenti per crescita e sviluppo, per restituire nuovo slancio alla domanda interna e far ripartire l’intero sistema economico.

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Istat prezzi: la classifica completa delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di giugno, che scende dal +0,8% della stima preliminare a +0,7%. “Ottima notizia l’ulteriore raffreddamento dell’inflazione, in particolare la frenata del carrello della spesa, che sale solo dello 0,2% su base annua” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Unica nota stonata è che, purtroppo, ci sono già i primi segnali indicatori della prossima stangata sulle vacanze degli italiani, attesa, come tradizione vuole, per luglio. Salgono, infatti, su base mensile, sia i pacchetti vacanza, +1,7%, che i villaggi vacanze, addirittura del 13,2 per cento” prosegue Dona.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,7% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 208 euro, 112 euro per i beni ad alta frequenza di acquisto, ma solo 34 euro per il carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani” aggiunge Dona.
“Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo complessivo è di 205 euro su base annua, 104 per i beni acquistati più frequentemente, ma solo 31 euro se ne vanno per le compere di tutti i giorni, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 172 euro in più nei dodici mesi, 25 per il carrello della spesa. Per un pensionato con più di 65 anni, il rincaro annuo è pari a 107 euro, 165 euro per un single con meno di 35 anni” conclude Dona. Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, pur non avendo l’inflazione più alta, +1,4% (il record appartiene per la seconda volta consecutiva a Bari: +1,7%), ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia tipo, a 422 euro su base annua. Al secondo posto Verona, dove il rialzo dei prezzi dell’1,5% determina un aggravio annuo di spesa, per una famiglia media, pari a 389 euro, terza Bari, dove l’inflazione a +1,7%, il primato di giugno, comporta una spesa supplementare pari a 354 euro.La città più conveniente, in termini di minori rincari, è, invece, Perugia, addirittura in deflazione, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,1% genera un risparmio annuo di 23 euro. Al secondo posto Ancona (+0,1%, pari a 22 euro) e al terzo Cagliari, +0,2%, con un aumento del costo della vita pari ad appena 42 euro.
In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di maggior spesa, la Liguria che, con l’inflazione a +1,3, registra, per una famiglia tipo, una batosta pari a 299 euro su base annua. Segue il Trentino, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,1%, implica un’impennata del costo della vita pari a 291 euro, terza la Puglia, dove per via dell’inflazione all’1,2%, si ha un salasso annuo di 234 euro.L’Umbria si conferma la regione con meno rincari, con un’inflazione dello 0,1% che si traduce in una spesa aggiuntiva annua di soli 22 euro.

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I prezzi delle obbligazioni sono folli?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Esattamente 5 anni fa scrivemmo un articolo nel quale i prezzi delle obbligazioni erano chiaramente folli. A distanza di 5 anni possiamo dire che i fatti ci hanno dato indiscutibilmente torto. Lo scenario che 5 anni fa appariva quasi impossibile si è invece verificato. I prezzi delle obbligazioni, oggi, sono ancora più “folli” di allora.
Cinque anni fa, i rendimenti negativi delle obbligazioni riguardavano solo le obbligazioni governative, oggi abbiamo molti miliardi di dollari di obbligazioni aziendali con rendimenti negativi. Ciò significa che oggi degli investitori prestano alle aziende (non più solo ai governi) soldi nella certezza di riprenderne di meno a scadenza. Corrono dei rischi non per guadagnare, ma per riprendere meno soldi di quelli che hanno investito.
E’ sensato tutto questo? E’ follia – come evidentemente pensavamo cinque anni fa, sbagliando – oppure questi prezzi stanno esprimendo qualche cambiamento strutturale? In finanza, la frase più pericolosa che esista è: “questa volta è diverso”. Questo concetto l’abbiamo stampato in testa in modo indelebile.La riflessione che stiamo facendo da alcuni anni riguarda un cambiamento strutturale che abbracci l’intero sistema finanziario.
Il potere informativo dei prezzi nei mercati finanziari è ormai seriamente messo in discussione dalla esplicita manipolazione dei prezzi delle banche centrali.
Davanti alla perdita di una funzione fondamentale dei mercati finanziari, il passo successivo potrebbe essere la stessa loro sostituzione con nuovi strumenti resi possibili dalle nuove tecnologie.Stiamo vivendo i primissimi vagiti di una tecnologia, che nell’immaginario collettivo prende il nome di blockchain (anche se è un nome che viene utilizzato in modo improprio per tutto ciò che è collegato al concetto di “registro distribuito”) esattamente come nei primi del 2000 stavamo vivendo i primi vagiti della diffusione di Internet.Le tecnologie alla base della blockchain nei prossimi 10 o 20 anni hanno tutto il potenziale di rendere obsoleti molti degli strumenti finanziari attualmente utilizzati.I prezzi “folli” delle obbligazioni potrebbero essere un segnale di nuove iniziative delle banche centrali che mettano in discussione i fondamenti dei mercati finanziari.Naturalmente, questa è solo un’ipotesi sulla base della quale non ha senso fare alcuna scelta di portafoglio. Investire in obbligazioni aziendali a rendimenti negativi (sebbene fra 5 anni – per ragioni che oggi appaiono irrealistiche – potrebbe risultare essere una scelta premiante, come lo è stato investire 5 anni fa in obbligazioni governative a rendimenti negativi) ad oggi resta una scelta non razionale che non ci sentiamo assolutamente di raccomandare.La storia passata, però, dovrebbe non tanto suggerire di investire in queste obbligazioni, quanto farci interrogare più seriamente sull’eventuale significato più profondo di questi prezzi apparentemente folli. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 Mag 2019

È stato pubblicato l’ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali, indagine che analizza l’andamento dei prezzi e la qualità della vita in tra 56 grandi città nel mondo, rilevanti per il mercato finanziario mondiale.
Complessivamente, i principali Paesi dell’Eurozona segnano un generale aumento nel livello dei prezzi. Anche l’Italia, con Milano, non fa eccezione a questo trend, riportando un aumento del +1,24% rispetto al 2018. Milano è alla 35° posizione a livello globale per qualità della vita.Milano nel 2019 è in assoluto la destinazione più costosa (1° posto) per un weekend, dove una notte in albergo 5 stelle con vista per due persone costa in media 961$ e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino a 2,706$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (10,6$), l’abbonamento mensile in palestra (100,2$) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (86,9,4$, +8% rispetto all’anno scorso).Milano è la città meno costosa per bere un cappuccino, ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,7$. Economici a Milano anche i trasporti pubblici (38°) per i quali in media al mese si spendono 37,9$ contro i 179,5 $ di Londra, discorso diverso per il servizio taxi dove a Milano si classifica al 9° posto a livello globale con una tariffa di 22,3$ per una media di 8 km.
Roma è alla 40° posizione a livello globale per qualità della vita.Dall’analisi emerge che la Capitale, pur essendo tra le destinazioni più costose a livello globale risulta essere meno cara di Milano.Roma è al 6° posto tra le destinazioni più costose per un weekend, dove una notte in albergo a 5 stelle con vista per due persone costa in media 609$, e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino 1,926$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (8,9$), l’abbonamento mensile in palestra (73,5$, il -26,5% in meno rispetto al costo milanese) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (67,5$, ben il – 22,5% in meno rispetto a Milano).Roma è la città meno costosa per bere un cappuccino, terz’ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,9$. Economici a Roma anche i trasporti pubblici (37°) per i quali in media al mese si spendono 40,1$ contro i 179,5 $ di Londra, e per il servizio taxi (21°) con una tariffa più bassa del -20% rispetto a Milano per una media di 17,8,$ per 8 km di corsa.
Tale andamento non si discosta molto nei maggiori paesi dell’eurozona: Ai primi 3 posti ci sono rispettivamente Zurigo, Wellington e Copenaghen, seguiti da Edimburgo (4°), Vienna (5°), Helsinky (6°), Francoforte (13°), Madrid (27°), Milano (35°), Parigi (36°)
Nel 2019 si riscontra un generale decremento del valore reale dello stipendio netto mensile nella maggior parte delle città Europee, Roma e Milano (-13% e – 10%), Oslo e Parigi (-11%), Amsterdam, Vienna e Madrid (-9%), Francoforte (-7%)
A livello globale invece: il maggior decremento si riscontra a Beunos Aires (-45%), a Istanbul (-31%), a Johannseburg (-26%) e a Mumbai e New Delhi (-22%). Se nella maggioranza dei Paesi nel 2019 il valore dello stipendio netto è sceso, negli Stati Uniti si è riscontrato un aumento del valore con in testa San Francisco (+31% ), seguito da Boston (+15%), New York (+12%) e Chicago (+11%).Al primo posto nella classifica mondiale degli stipendi più alti, San Francisco con 6,526 $, seguito da Zurigo con 5,896$ e new York con 4,612$. Le principali città europee si trovano in mezzo alla classifica: Francoforte (17°), Parigi (22°), Berlino (26°), Vienna (29°), Milano e roma (31° e 32°), in coda alla classifica Jakarta con 362$, Lagos 236$ e Il Cairo 206$.La peggiore città in cui vivere è Lagos (Nigeria). Lagos si aggiudica le ultime posizioni anche a livello di costi per l’acquisto di auto, jeans, vestiti e sigarette, risultando la città dove i prezzi sono i più bassi tra le città esaminate.

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Riso, mercato fermo ma prezzi più alti rispetto al 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 14 Mag 2019

Dopo i rialzi in avvio d’anno, a partire da marzo i prezzi dei risi scambiati nel mercato italiano hanno registrato una fase di stagnazione, evidente soprattutto per i risi da risotto, in particolare Arborio e Carnaroli. I prezzi restano però più alti rispetto allo scorso anno per la maggior parte dei risi. Spicca, tra i risi a grana Tonda, il Selenio, il cui prezzo medio ad aprile ha messo a segno una crescita superiore al 70% su base annua. Di fatto, i prezzi attuali del Selenio si attestano ai massimi da inizio 2009. Tra i classici risi da risotto, aumento consistente anche per l’Arborio-Volano (+45% su base annua), per il S. Andrea (+39%) e per il Carnaroli (+32%). Più contenuto, tra i risi Indica, l’aumento anno su anno per il Thaibonnet, pari ad un +8%. Sono alcuni dei dati contenuti nell’analisi trimestrale sul mercato risicolo compiuta dalla Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con BMTI.Sul fronte del commercio con l’estero, intanto, il forte aumento delle importazioni italiane di riso registrato negli anni scorsi ha mostrato una netta battuta d’arresto nel 2018. Nel complesso, infatti, l’import di prodotti risicoli ha accusato un calo del 19,3% in volume (da 223mila a 180mila tonnellate) e del 10,5% in valore (da 147 a 132 milioni di euro). Particolarmente accentuata è stata la contrazione dell’import di risone e riso semigreggio, i cui volumi sono calati rispettivamente del -32,3% e -34,2% rispetto al 2017. In controtendenza gli arrivi di riso lavorato e semilavorato, in crescita del +6,3% su base annuale.Flessione che nel 2018 ha riguardato anche l’export, sebbene meno ampia rispetto alla riduzione dell’import. Le quantità spedite all’estero, dopo la crescita del +13% nel 2017, hanno accusato nel 2018 una contrazione del 4,9% in volume (da 750mila a 714mila tonnellate) e del 2,5% in valore (da 533 a 520 milioni di euro). Si conferma ampiamente positivo, invece, il saldo della bilancia commerciale, attestato sui 388 milioni di euro, in crescita dello 0,6% rispetto al 2017.

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Prezzi all’ingrosso: ad ottobre aumenti per olio di oliva e riso

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Le attese negative sulla produzione interna sono state alla base degli aumenti dei prezzi all’ingrosso osservati ad ottobre sia per il riso che per l’olio di oliva. Per il riso, in particolare, i valori hanno messo a segno un balzo del +14,3% rispetto a settembre. Un andamento che ha riguardato soprattutto i risi destinati al consumo interno, tra cui le classiche varietà da risotto. Forte anche la crescita rispetto allo scorso anno, che sfiora attualmente il +25%. E’ quanto rilevato dall’indice dei prezzi all’ingrosso elaborato da Unioncamere e BMTI. Nel resto del comparto cerealicolo è prevalsa una maggiore stabilità, inclusa la farina, i cui valori dopo l’accelerazione registrata ad agosto e settembre sono rimasti invariati ad ottobre.Nel comparto degli oli e grassi, il susseguirsi delle stime negative sulla produzione di olio di oliva in Italia ha impresso un nuovo aumento ai prezzi all’ingrosso, cresciuti del +4,3% su base mensile. Uno scenario destinato a imprimere nuovi aumenti ai listini all’ingrosso – come peraltro confermato dalle rilevazioni di inizio novembre – e che dovrebbe comportare anche una riduzione dell’attuale forbice negativa rispetto allo scorso anno (-9,9%). Tra le materie grasse, ad ottobre sono tornati a scendere in maniera evidente i prezzi all’ingrosso del burro (-12,6%), che accusano anche una pesante flessione rispetto allo scorso anno (-32,7%).Nel comparto delle carni, i prezzi all’ingrosso delle carni bianche hanno mostrato un nuovo aumento mensile, dipeso ancora dal buon andamento della domanda, tipico del periodo autunnale. Accentuato l’incremento per la carne di coniglio (+15,9%), analogamente a quanto successo lo scorso anno. Prezzi in aumento anche per la carne di tacchino (+4%), che ad ottobre ha così interrotto la fase di stabilità che caratterizzava il mercato già prima dei mesi estivi. Rimane comunque negativa la variazione su base annua (-3,9%). Segno “più” anche per la carne di pollo (+3% rispetto a settembre) e, tra le carni rosse, per le carni bovine (+2%), mentre rimangono orientati al ribasso i prezzi dei tagli di carne suina (-3,2%).
Nel comparto lattiero – caseario, si conferma positiva la dinamica attuale per i prezzi dei formaggi a lunga stagionatura (+2,9%), grazie agli aumenti riscontrati sia per il Parmigiano Reggiano che per il Grana Padano, che beneficiano del buon andamento della domanda. Sempre nel comparto dei formaggi, segno “più” ad ottobre anche per il segmento dei prodotti a media stagionatura (+6,4%). Prosegue intanto la ripresa per il latte spot – il prodotto commercializzato al di fuori degli accordi interprofessionali tra produttori e industria – i cui valori, se si esclude la frenata di luglio, risultano in crescita dallo scorso aprile. Ad ottobre l’incremento è stato del +5,1%. Aumento che ha consentito ai prezzi attuali di riportarsi sugli stessi livelli dello scorso anno (-0,6% rispetto ad ottobre 2017). Tra gli altri prodotti, pesante battuta d’arresto per la panna (-9,1%), che si è attestata su valori più bassi anche rispetto a dodici mesi fa (-14,6%).Unioncamere con la società BMTI scpa pubblica mensilmente l’indice del prezzi all’ingrosso dell’agroalimentare aggregando i dati ufficiali rilevati dalle Camere di Commercio nelle rispettive piazze attraverso i listini sui prezzi all’ingrosso all’agroalimentare. La nota di Unioncamere riporta il dato congiunturale e tendenziale mostrando la dinamica nazionale nei 4 comparti: Riso e Cereali, Carni, Latte formaggi e uova, Oli e grassi.

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I deputati europei limitano i prezzi delle chiamate intra-UE

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Il PE ha approvato in via definitiva il pacchetto telecomunicazioni che fissa un tetto per le chiamate intra-UE, rende possibili le reti 5G per 2020 e crea un sistema per le emergenze.
Mercoledì, il Parlamento europeo ha confermato l’accordo provvisorio raggiunto in giugno con i Ministri UE (Consiglio) sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) con 584 voti in favore, 42 voti contrari e 50 astensioni e sull’Organismo dei Regolatori europei delle Comunicazioni Elettroniche (BEREC) con 590 voti in favore, 63 voti contrari e 23 astensioni.Le nuove norme offriranno ai cittadini la connettività ad alta velocità e renderanno le chiamate sicure e accessibili all’interno dell’UE, garantendo al contempo la necessaria prevedibilità per gli operatori di telecomunicazioni per stimolare gli investimenti nella rete internet ad alta velocità.
La politica del “Roam Like at Home” ha posto fine alle tariffe di roaming nel 2017. La nuova legislazione limiterà il costo delle chiamate intra-UE a 19 centesimi al minuto e a 6 centesimi per gli SMS a partire dal 15 maggio 2019.La normativa, inoltre, protegge meglio gli utenti di smartphone, compresi gli utenti di servizi basati sul web (Skype, WhatsApp, ecc.) e rafforza i requisiti di sicurezza, inclusa la crittografia. Introduce il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto e il diritto al rimborso del credito prepagato non utilizzato al momento della risoluzione del contratto, nonché un indennizzo in caso di ritardo o abuso nel passaggio a un altro operatore.Infine, gli Stati membri dovranno facilitare l’introduzione del 5G, mettendo a disposizione uno spettro adeguato entro il 2020, al fine di raggiungere l’obiettivo della “Roadmap UE 5G” di avere una rete 5G in almeno una delle principali città di ogni Paese dell’UE entro il 2020. Un sistema di “112 al contrario”
In caso di grave emergenza o catastrofe, i cittadini colpiti potranno essere avvisati tramite SMS o applicazioni mobili. Gli Stati membri avranno 3 anni e mezzo di tempo per mettere in funzione il sistema dopo l’entrata in vigore della direttiva.Per raggiungere il livello di investimenti nelle infrastrutture e nelle reti 5G necessario a soddisfare le esigenze di connettività, la nuova legislazione offre una maggiore prevedibilità degli investimenti e promuove la condivisione dei rischi e dei costi tra gli operatori di telecomunicazioni.

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