Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘vita’

Historia magistra vitae

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La locuzione latina, è tratta da una frase più ampia nell’opera “De Oratore” di Cicerone. È una descrizione che Cicerone dà della storia, affermandone la fondamentale importanza per la sua funzione ammaestratrice. Oggi dopo oltre 2000 anni da quelle parole mi chiedo se ha ancora senso conservare e coltivare la memoria del passato rinfrescandola, di tanto in tanto, dopo gli studi fatti da studente. Ricordo che avevo in uggia quei passi della storia che il maestro prima e il professore poi mi imponevano di imparare a memoria dai nomi dei sette re di Roma agli imperatori del sacro romano impero alle guerre d’indipendenza che hanno costellato tutto il XIX secolo. Eppure oggi sono riconoscente della loro insistenza se non altro perché mi hanno offerto più di un’occasione per un approfondimento e una riflessione di merito. Oggi la mia libreria composta da oltre 3500 volumi almeno un centinaio di essi parla di storia. In questo lungo percorso che ci avvicina all’uomo antico, al suo affanno evolutivo, alla sua ricerca del vero significato della vita, ai suoi conflitti spirituali che sovente si confondevano con un amaro primato della forza in luogo della ragione e della tolleranza e ancora più dell’amore per il prossimo e la stessa natura, ho imparato una cosa che ritengo fondamentale: a convivere con le idee altrui, a cercare di comprenderle anche se non le condivido. Ho imparato ad essere paziente nel ricercare senza clamori e intolleranze di alcun genere a speculare sulle ragioni della diversità perché ritenevo che il mio essere nel giusto non potevo considerarlo assoluto ma suscettibile di un continuo esame critico, e confidavo che gli altri, che non la pensavano come me, facessero altrettanto. Questo modo di procedere ha finito con il dare un senso al mio presente e a guardare negli occhi dei giovani quella speranza per un futuro migliore a dispetto dei loro padri e nonni, per la loro incapacità di trasmetterla concretamente. (Riccardo Alfonso)

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La brocca

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

La storia di una vita si può interfacciare in una brocca piena, sino all’orlo, di un liquido che somiglia all’acqua. Nasciamo con una misura colma e ci ritroviamo ad esalare l’ultimo respiro con un recipiente vuoto. E’ un fluido che utilizziamo per stemperare l’ardore febbrile dei nostri mali, per obliare il dolore per le perdite dei nostri cari, per farci carico degli anni che avanzano con i loro acciacchi, per sopportare le insofferenze di chi non gradisce viverci accanto con i nostri handicap e poi i tanti momenti difficili per la ricerca di un lavoro o che si perde, per le difficoltà economiche e molti altri accidenti del genere. La brocca è lì pronta ad aiutarci come se fosse un angelo custode con il suo liquido lenitivo, come a volerci sollevare dalle calamità naturali e da quelle provocate dai nostri simili per puro malanimo.
E’ un qualcosa che ci scorre addosso, sia pure nella nostra inconsapevolezza, alla pari di una carezza, molto lieve, impercettibile e discreta. Così come un sonno ristoratore, una pace interiore che si pensava smarrita, che entra nel nostro corpo, ne percorre gli anfratti più celati e tocca le più sensibili corde dei nostri sentimenti e li addolcisce.
Qualcosa del genere dev’essermi capitato al cospetto del primo bruciante dolore della mia vita per la morte di mio padre. Rimasi lì accanto al suo corpo inanimato, con la mano nella mano che avvertivo non più calda e stringente, inebetito per un tempo senza tempo. Era una sofferenza che sentivo stringente dentro me mentre guardavo senza vedere i tratti del suo volto senza vita. Forse sarei rimasto annientato da quel dolore se non vi fosse stato un qualcosa dentro di me che riuscì a scuotermi, a farmi alzare, ad uscire dalla clinica e a percorrere la strada che mi separava dalla casa avita. Stava albeggiando, si era d’inverno e il freddo era pungente ma io non lo avvertivo. Come un ebete raggiunsi la magione e mia madre, che spiava la strada da una lama d’imposta socchiusa, mi scorse mentre passavo sotto un lampione e mi aprì la porta. La strinsi forte forte a me e piangemmo. Un pianto dirotto, lì in piedi sulla soglia di casa. E ora la brocca è lì accanto al mio letto ma non oso esplorare il suo contenuto. E’ stata la mia compagna per la vita. Lo sarà anche dopo? (Riccardo Alfonso da “I racconti fantastici” Edizioni Fidest)

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È sempre più digitale la vita dei pazienti italiani, così come quella dei dottori

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 giugno 2019

Con la digitalizzazione della Sanità a livello nazionale, regionale e locale la salute degli italiani è infatti sempre più gestita da un computer.La digitalizzazione della Sanità italiana è messa in evidenza dal Rapporto 2019 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, pubblicato da qualche giorno, secondo cui App e strumenti digitali, compreso WhatsApp, si stanno diffondendo nel rapporto del medico con il paziente.Grazie alla Prescrizione Digitale, la lenta ma progressiva innovazione delle aziende sanitarie e il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) la vita sanitaria del paziente italiano è ormai accessibile con un click.In alcune zone d’Italia i cittadini hanno già la comodità di avere il proprio Fascicolo Sanitario Elettronico accessibile dal pc di casa, con la possibilità di prenotare visite e ritirare referti online, oltre al fatto di poter usufruire di un sistema di Relemedicina a domicilio, per i pazienti cronici.Sempre secondo l’Osservatorio del Politecnico il digitale sta modificando ormai tutte le fasi della presa in carico del paziente, dalla prevenzione alla cura, fino al post-ricovero, attraverso strumenti come la Cartella Clinica Elettronica, la Telemedicina, l’Intelligenza Artificiale e le Terapie Digitali.Altro tassello fondamentale per la digitalizzazione della salute italiana non può non passare dall’innovazione dei medici di famiglia e professionisti, obbligati ormai all’uso dei pc nel loro lavoro.“Oggi i medici specialisti con i nostri software possono gestire le visite direttamente dal loro Pc, ed avere sotto controllo la storia clinica completa del paziente, le vaccinazioni, la prevenzione e gli eventuali interventi di riabilitazione del paziente, e allo stesso tempo possono gestire la parte amministrativa del loro lavoro” spiega Massimo Soncini, CEO di Finson, uno dei marchi più noti in Italia per la produzione di software per Windows.Per semplificare la vita ai medici Finson ha infatti creato “Progetto Medico Specialista 2”, un programma dedicato sia ai singoli specialisti che agli studi associati, in grado di gestire anche la postazione di segreteria. “Il nostro software integra anche l’archivio dei principi attivi di ogni farmaco, e interessante per i medici anche la rubrica per gli informatori medico-scientifici, con la possibilità di stabilire i tempi per le presentazioni.” commenta ancora Massimo Soncini.Ogni medico dispone delle proprie credenziali di accesso e gestisce i propri pazienti con l’anamnesi specifica, con tutti i dati protetti secondo le modalità previste dalla recente normativa europea GDPR.La gestione dell’agenda può persino essere individuale o centralizzata dalla segreteria.Particolarmente importante infine anche la gestione dell’invio dei dati delle fatture al sistema TS (Tessera Sanitaria) e la possibilità di creare le fatture elettroniche, che possono essere inviate con il sistema prescelto oppure direttamente attraverso il portale Finson Express che effettua anche la conservazione e la ricezione.“Ormai la digitalizzazione della gestione della salute è una realtà, e grazie a software e strumenti digitali i medici possono gestire al meglio la salute dei propri pazienti, risparmiando tempo e fatica. Un cambiamento significativo, che renderà la vita dei dottori più efficiente, con cure più appropriate per i propri pazienti” conclude Massimo Soncini di Finson.

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Ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 maggio 2019

È stato pubblicato l’ottavo rapporto di Deutsche Bank sui prezzi e gli standard di vita mondiali, indagine che analizza l’andamento dei prezzi e la qualità della vita in tra 56 grandi città nel mondo, rilevanti per il mercato finanziario mondiale.
Complessivamente, i principali Paesi dell’Eurozona segnano un generale aumento nel livello dei prezzi. Anche l’Italia, con Milano, non fa eccezione a questo trend, riportando un aumento del +1,24% rispetto al 2018. Milano è alla 35° posizione a livello globale per qualità della vita.Milano nel 2019 è in assoluto la destinazione più costosa (1° posto) per un weekend, dove una notte in albergo 5 stelle con vista per due persone costa in media 961$ e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino a 2,706$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (10,6$), l’abbonamento mensile in palestra (100,2$) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (86,9,4$, +8% rispetto all’anno scorso).Milano è la città meno costosa per bere un cappuccino, ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,7$. Economici a Milano anche i trasporti pubblici (38°) per i quali in media al mese si spendono 37,9$ contro i 179,5 $ di Londra, discorso diverso per il servizio taxi dove a Milano si classifica al 9° posto a livello globale con una tariffa di 22,3$ per una media di 8 km.
Roma è alla 40° posizione a livello globale per qualità della vita.Dall’analisi emerge che la Capitale, pur essendo tra le destinazioni più costose a livello globale risulta essere meno cara di Milano.Roma è al 6° posto tra le destinazioni più costose per un weekend, dove una notte in albergo a 5 stelle con vista per due persone costa in media 609$, e due giorni interi compreso shopping e cene al ristorante possono costare fino 1,926$, più contenuti risultano essere i prezzi per attività dedicate ad esempio al tempo libero come il cinema (8,9$), l’abbonamento mensile in palestra (73,5$, il -26,5% in meno rispetto al costo milanese) e una cena completa per 2 in un ristorante italiano (67,5$, ben il – 22,5% in meno rispetto a Milano).Roma è la città meno costosa per bere un cappuccino, terz’ultima in classifica, dove la bevanda può costare un massimo di 1,9$. Economici a Roma anche i trasporti pubblici (37°) per i quali in media al mese si spendono 40,1$ contro i 179,5 $ di Londra, e per il servizio taxi (21°) con una tariffa più bassa del -20% rispetto a Milano per una media di 17,8,$ per 8 km di corsa.
Tale andamento non si discosta molto nei maggiori paesi dell’eurozona: Ai primi 3 posti ci sono rispettivamente Zurigo, Wellington e Copenaghen, seguiti da Edimburgo (4°), Vienna (5°), Helsinky (6°), Francoforte (13°), Madrid (27°), Milano (35°), Parigi (36°)
Nel 2019 si riscontra un generale decremento del valore reale dello stipendio netto mensile nella maggior parte delle città Europee, Roma e Milano (-13% e – 10%), Oslo e Parigi (-11%), Amsterdam, Vienna e Madrid (-9%), Francoforte (-7%)
A livello globale invece: il maggior decremento si riscontra a Beunos Aires (-45%), a Istanbul (-31%), a Johannseburg (-26%) e a Mumbai e New Delhi (-22%). Se nella maggioranza dei Paesi nel 2019 il valore dello stipendio netto è sceso, negli Stati Uniti si è riscontrato un aumento del valore con in testa San Francisco (+31% ), seguito da Boston (+15%), New York (+12%) e Chicago (+11%).Al primo posto nella classifica mondiale degli stipendi più alti, San Francisco con 6,526 $, seguito da Zurigo con 5,896$ e new York con 4,612$. Le principali città europee si trovano in mezzo alla classifica: Francoforte (17°), Parigi (22°), Berlino (26°), Vienna (29°), Milano e roma (31° e 32°), in coda alla classifica Jakarta con 362$, Lagos 236$ e Il Cairo 206$.La peggiore città in cui vivere è Lagos (Nigeria). Lagos si aggiudica le ultime posizioni anche a livello di costi per l’acquisto di auto, jeans, vestiti e sigarette, risultando la città dove i prezzi sono i più bassi tra le città esaminate.

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Teatro. La storia di Welby: una sfida oltre la vita

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

Roma 8-9 maggio 2019 Teatro Vascello Via Giacinto Carini, 78. Una sfida oltre la vita. A grande richiesta torna in Italia, in questa occasione al Teatro Vascello, “Ocean Terminal”, l’opera dedicata a Piergiorgio Welby, il giornalista e scrittore simbolo del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e favorevole all’eutanasia in Italia, che si è spento dopo una lunga battaglia il 20 dicembre del 2006. Uno spettacolo, ospitato presso vari teatri d’Europa e anche a New York, che non vuole essere un mero racconto, né un testamento, bensì la celebrazione alla vita di un uomo straordinario, interpretato sulla scena da Emanuele Vezzoli che ne cura anche la regia. “Quando ho letto Ocean Terminal, il mio primo desiderio e la mia esigenza come attore e regista – ha dichiarato lo stesso Vezzoli – sono state quelle di rendermi il tramite attraverso cui trasferire la ricchezza del tesoro Piergiorgio Welby agli altri uomini, raccogliendo la promessa fatta a Mina Welby ed in accordo con quanto egli stesso afferma: non esiste un’arte privata, un artista ha l’obbligo morale di incidere sulla realtà». Un bagaglio di emozioni e stati d’animo che intende far “vivere” questa drammatica esperienza e farla viaggiare passo dopo passo, orma dopo orma. Per questo dopo il Vascello l’opera volerà nuovamente oltre i confini italiani per approdare in Spagna, accolta dal Museo Ivam di Valencia. “Ocean Terminal” dal romanzo al palco è un insieme di prose spezzate: dall’infanzia cattolica alla scoperta della malattia, fino all’immaginario hippy e alla tossicodipendenza, passando attraverso gli squarci di una Roma vissuta nelle piazze o nel chiuso di una stanza. In un continuo susseguirsi di toni lucidi e febbrili, poetici e volgari, Welby riavvolge il nastro della propria vita, tra conflitti, speranze, sofferenze in un vero e proprio inno al valore dell’esistenza.

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Il 97% dello spazio abitato dalla vita è Mare

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Roma sabato 9 marzo 2019 ore 18 Lungotevere A. da Brescia Sala Petrassi Auditorium Parco della Musica. Tutti gli esseri viventi del pianeta provengono dal Mare. L’equilibrio e la stabilità del clima derivano dal Mare. L’incontro trai i popoli e le culture ha come ispirazione il Mare. L’associazione Marevivo, Dialogues e Fondazione Recchi hanno organizzato all’Auditorium Parco della Musica l’evento “MadreMare” per scoprire, attraverso verità, emozioni e leggende, i segreti del mare.
Dopo un’introduzione della presidente di Marevivo Rosalba Giugni con Benedetta Rinaldi giornalista Rai , Ferdinando Boero illustrerà la funzione vitale e vivifica del mare. Claudio Strinati e Alberto Luca Recchi racconteranno la storia di due passioni, una per l’arte e una per il mare. Nonostante l’apparente lontananza di questi mondi, i due esperti faranno scoprire al pubblico analogie sorprendenti tra i momenti fondamentali della loro vita e riusciranno a trasformare il dialogo in un racconto di opere e di creature marine, entrambe così fragili e bisognose di tutela che solo la loro profonda conoscenza può salvare.L’evento, sotto la regia di Luca Brignone, vedrà inoltre la partecipazione di Patrizio Rispo e sarà accompagnato dalla musica di Vincenzo De Filippo Marmediterra. L’incontro è organizzato con il supporto di Grimaldi Lines. http://www.marevivo.it

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Nel Mezzogiorno d’Italia l’aspettativa di vita è minore?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

“Sulla riqualificazione e sull’ammodernamento tecnologico dei servizi di radioterapia oncologica nelle Regioni del Mezzogiorno è necessario che il ministro della Salute Grillo faccia chiarezza, fornendo tutte le opportune informazioni su modalità e scadenze alle quali queste dovranno attenersi per ottenere i finanziamenti dal decreto Mezzogiorno. Un ammodernamento che risulta sempre più necessario e improcrastinabile, visto che per il solo fatto di nascere al Sud l’aspettativa di vita è inferiore rispetto al Nord di circa 5 anni. Un lasso di tempo più o meno uguale, ad esempio, alla sopravvivenza media alle maggiori è più diffuse neoplasie. A conferma che non sono bastati 40 anni di Servizio Sanitario Regionale a ridurre il gap tra Nord e Sud”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, componente della Commissione Igiene e Sanità, annunciando la presentazione di un’interrogazione.”Nel dicembre del 2017 il ministero della Salute con proprio decreto ha stabilito che le Regioni interessate, entro centottanta giorni dalla pubblicazione della deliberazione CIPE di assegnazione delle risorse, dovranno presentare al Ministero uno specifico programma di utilizzo delle risorse assegnate e che dovrà essere verificato da un nucleo di valutazione e di verifica degli investimenti pubblici del ministero della Salute. Ecco, è bene che il ministro su questo punto faccia chiarezza spiegando se questo nucleo di valutazione è pienamente operativo, se il ministero emanerà delle linee guida che aiutino le Regioni nel presentare il programma di utilizzo delle risorse assegnate e se ci sarà anche la volontà di prorogare il termine di centottanta giorni per la presentazione del programma di utilizzo delle risorse di cui trattasi” conclude il senatore di FdI.

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I medici che salvarono la vita a un pensionato agli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze. Annachiara Pingitore e Jessica De Santis, entrambe 28enni, specializzande in cardiologia; Giovanni D’Agosta, 29 anni, medico chirurgo specializzando in chirurgia plastica; Vittorio Quercia, 28 anni, anche lui specializzando in chirurgia plastica. Sono i medici che lo scorso 15 dicembre, trovandosi in visita agli Uffizi, hanno salvato la vita ad un pensionato 71enne colpito da un malore davanti alla Venere del Botticelli. Per ringraziarli, il complesso museale ha offerto loro di tornare in Galleria per un tour artistico con una guida d’eccezione: il direttore Eike Schmidt.
Schmidt ha condotto personalmente i quattro alla scoperta dei tesori del museo, illustrando loro i segreti di svariati capolavori, tra i quali ovviamente anche quelli di Botticelli.
“E’ stato un vero piacere poter accogliere di nuovo in galleria i giovani medici autori di un gesto così eroico – ha commentato Schmidt – spero che tornino presto a trovarci”.
Durante la visita il quartetto si è concesso anche un selfie insieme al direttore degli Uffizi, scattato di fronte alle Virtù del Pollaiolo (e dello stesso Botticelli).

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“Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Cori Sabato 23 Febbraio, alle ore 17:00, al Teatro comunale di Cori “Luigi Pistilli”, verrà presentato il libro “Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”, ultimo lavoro di Pietro Vitelli, pubblicato da Herald Editore. Insieme all’autore e alla casa editrice, interverranno: il Sindaco di Cori, Mauro De Lillis; l’Assessore alla Cultura, Paolo Fantini; il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Latina, Giovanni Maria Righetti; il dottor Ignazio Vitelli. Saranno presenti in sala i familiari di Bertrando Fochi, scomparso il 26 Ottobre 2018 a 92 anni.
Bertrando Fochi rappresenta la storia dell’ospedale di Cori. È stato il medico-chirurgo con maggiore esperienza all’attivo, sempre pronto a intervenire, a dare un consiglio, a dire una parola di conforto. Per farsi operare da lui i pazienti venivano a Cori anche da molto lontano. Ma è anche colui che ha fatto diventare la struttura ospedaliera di Cori un vero ospedale moderno, che dopo il suo pensionamento è tornato pian piano ad essere un Punto di Primo Intervento. Egli ha solo potuto assistere inerme e da lontano al ridimensionamento del centro sanitario locale e ne ha sofferto molto.La biografia si legge come un romanzo, che narra la vita dell’uomo e del chirurgo. Pietro Vitelli racconta un esempio di tenacia e coraggio contro le avversità della vita. Orfano di madre a vent’anni, Bertrando Fochi era emigrato in Libia col padre per sfuggire alle restrizioni del regime fascista. Laureatosi in Italia era tornato a Tripoli, esercitando la professione in condizioni difficili e facendo anche il medico condotto nel deserto libico. Rientrato in patria dopo la “cacciata” degli italiani dalla Libia, alla fine del colonialismo italiano e l’avvento al potere di Gheddafi, approdò a Cori professionalmente affermato.L’opera può essere letta anche come un saggio storico sul secolo ventesimo: dal primo dopoguerra all’occupazione e colonizzazione italiana della Libia, la dittatura del rais, la seconda guerra mondiale, il fascismo, il secondo dopoguerra, la Cori del millenovecento, compresa l’emigrazione corese in nord America. Uno scritto che oltre a testimoniare e consegnare in eredità ai giovani la memoria del personaggio, vuole contribuire a conoscere e comprendere la Cori e l’Italia di oggi, e attraverso quali esperienze si forma un medico di alta professionalità, dalle vicende private intrecciate con quelle collettive.

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La vita dei bambini in Siria è appesa a un filo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 gennaio 2019

I bambini continuano a pagare il prezzo più alto a causa dell’escalation di violenze nel Nord Ovest della Siria. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti secondo cui sarebbero state uccise 80 persone, tra cui 1 bambino.Molte famiglie stanno scappando dalle proprie case a causa dell’intensificarsi dei conflitti, senza aver nessun posto in cui andare se non nei campi già sovraffollati che ospitano le famiglie sfollate.Il 26 dicembre le inondazioni che hanno coinvolto l’area hanno colpito circa 10.000 bambini ad Atmeh, Qah, Deir Ballut, Albab, Jisr Ashughur e altre località. Esposte a rigide condizioni meteorologiche e a temperature gelide, le vite dei bambini sono appese a un filo.
Se i combattimenti continueranno e dato il previsto aumento delle piogge, il numero dei bambini colpiti potrebbe aumentare. Molti di questi bambini sono sfollati, alcuni già diverse volte.“Le sofferenze dei bambini in Siria Nordoccidentale sono triplicate a causa della recente escalation di violenze, rigide condizioni meteorologiche e la mancanza di rifugi sicuri. L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto nell’area e ovunque in Siria di proteggere sempre i bambini e consentire agli operatori umanitari di raggiungere i bambini e le loro famiglie con aiuti salvavita”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.L’UNICEF con i suoi partner sul campo continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Solo ieri, l’UNICEF ha inviato nell’area 13 camion che trasportavano aiuti salvavita, tra cui: abiti invernali, teli di plastica, carburante per il riscaldamento, micronutrienti, biscotti ad alto contenuto energetico, Sali per la Reidratazione Orale e tende per classi temporanee. I partner dell’UNICEF sul campo stanno inoltre monitorando i bisogni relativi alla salute, nutrizione e servizi igienici per prevenire epidemie di malattie.

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29ª edizione della Qualità della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Un risultato inedito nell’indagine annuale del Sole 24 Ore. La provincia si piazza ben sette volte su 42 nei primi tre posti per le performance conseguite negli indicatori del benessere e conquista così lo scettro di provincia più vivibile d’Italia, dopo averlo sfiorato per quattro volte, fermandosi al secondo posto nel 2003 e 2004 e poi nel 2015 e nel 2016.
Come ogni anno l’indagine del Sole 24 Ore scatta una fotografia delle città italiane, scegliendo di inquadrare la questione della vivibilità urbana tramite 42 parametri per ciascuna provincia (107 in tutto), suddivisi in sei macro aree tematiche (Ricchezza e consumi, Affari e lavoro, Ambiente e servizi, Giustizia e sicurezza, Demografia e società, Cultura e tempo libero), riferiti all’ultimo anno appena trascorso.
Milano svetta negli indicatori reddituali, di lavoro e per i servizi. Al primo posto per depositi in banca pro capite, celebra un buon tasso di occupazione e vince l’iCityrate 2018 come migliore smart city. Anche la cultura sale sul podio, con la spesa media dei milanesi al botteghino. Tra i punti deboli la sicurezza (scippi, borseggi e rapine) e l’indice di litigiosità nei tribunali.Al secondo ed al terzo posto si piazzano Bolzano, in risalita dalla quarta posizione del 2017, e Aosta, in discesa di una posizione dallo scorso anno.In coda alla graduatoria, invece, si ritrova Vibo Valentia. È la quarta volta che compare sul fondo, circondato da numerose città del Sud. La città è penalizzata dalle performance legate alla giustizia, ai servizi e alle variabili reddituali. Ultima per durata media dei processi e pendenze ultra-triennali nei tribunali, registra anche una delle più basse spese medie degli enti locali per minori, disabili e anziani. In controtendenza i risultati della città sul fronte del turismo, con una permanenza media nelle strutture ricettive tra le più lunghe e un mercato molto accessibile per l’affitto di case.Resta stabile la qualità della vita nella Capitale. Roma si piazza al 21° posto, in linea con l’anno precedente (24° posto) in cui il numero di province saliva da 107 a 110. La ricchezza viene confermata dal dato medio dei prezzi delle case, in media il più elevato d’Italia, e dalla maggiore propensione agli investimenti fotografata dall’elevata percentuale di impieghi sui depositi. Pesano purtroppo sulla città il numero dei protesti pro capite, l’indice di litigiosità nei tribunali e le denunce per reati legati agli stupefacenti.Tra le altre grandi città, più a sud spicca la risalita di Napoli che conquista 13 posizioni: nonostante continuino a peggiorare le performance legate a Giustizia e sicurezza e Affari e lavoro, la città festeggia il miglioramento sul fronte della ricchezza e dei consumi, grazie ai prezzi di vendita delle case. Migliorano anche Venezia, Torino, Catania, Bari e Bologna, in controtendenza solo Genova e Firenze che perdono rispettivamente otto e dieci posizioni.Il database interattivo con tutti i dati delle province per i 42 indicatori, con le serie storiche dal 1999, saranno online a partire dalle ore 11 su http://www.ilsole24ore.com.

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Emilio Jona: Il fregio della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Un romanzo che, muovendosi nel solco della tradizione mitteleuropea, si svolge tra il 1934 e il 1938 tra Vienna e le montagne del Grossglockner, tra l’assassinio di Dollfuss e l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, ed è basato su tre personaggi: un marito, una moglie e un nano. Inizia con la dolente elaborazione letteraria delle proprie vicende matrimoniali narrata da uno dei protagonista, ormai ottantenne, a un passante, occasionalmente incontrato su di una panchina del lungo lago di Bregenz. Un personaggio chiave che diventerà custode delle storie sentimentali dei due coniugi.
Lui, il marito, è un uomo controverso e tormentato, gelosissimo della sua sposa. Lei, ebrea, è alla scoperta della sua dirompente sessualità. La loro storia è sfaccettata, con pennellate che ricordano la complessità, ma anche la violenza, della pittura cubista. Entrambi sono dominati dai propri demoni e come tali ciechi a quanto si prepara nell’Austria che sta covando il nazismo.
Si tratta di un viaggio nel passato, tra le luci e le ombre del proprio io e dei propri idoli, un passato che riemerge come un fiume carsico in piena, limaccioso e pieno di detriti, che deborda e invade il presente, un passato che non è più un passato, ma solo una dimensione del presente.Euro 16,50 256 pagine (Neri Pozza Editore)

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Romain Gary: La vita davanti a sé

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Pubblicato per la prima volta nel 1975, La vita davanti a sé fu subito accolto con grande favore dalla critica e dal pubblico francesi. L’opera vinse il Goncourt, il più prestigioso premio letterario francese, ed Émile Ajar, il suo misterioso autore, divenne di colpo il romanziere più promettente degli anni Settanta, l’inventore di un gergo da banlieue e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.Nel 1980, il colpo di scena. La comparsa nelle librerie di Vita e morte di Émile Ajar, un libretto-confessione di Romain Gary dato alle stampe pochi mesi dopo la sua morte, rivelò al mondo letterario francese una verità inaspettata: l’autore di quelle pagine osannate da pubblico e critica cinque anni prima altri non era che Gary stesso, l’eroe di guerra, il diplomatico, il tombeur de femmes, già vincitore di un Goncourt con Le radici del cielo, considerato da molti un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa.
Sono trascorsi molti anni da quelle vicende. La vita davanti a sé continua ad essere una delle opere più lette e amate nel mondo e Romain Gary è al centro oggi di una travolgente riscoperta da parte della critica e dei lettori.
«Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, il romanzo narra la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieue di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas). È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l’esistenza è vista e raccontata con l’innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».
Manuele Fior, uno dei più importanti illustratori del nostro tempo, collaboratore del New Yorker e autore di opere oggetto di numerosi riconoscimenti, ha deciso di illustrare l’opera con splendide immagini che offrono, soprattutto ai lettori più giovani, la possibilità di ammirare anche con lo sguardo uno dei capolavori della narrativa francese contemporanea.
Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque a Vilnius nel 1914. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza, 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956 vince il Goncourt con Le radici del cielo (Neri Pozza, 2009). Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza, 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Émile Ajar (identificato all’inizio come Paul Pavlovitch, nipote reale di Romain Gary), La vita davanti a sé che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Nel 1980 dà alle stampe il suo ultimo romanzo Gli aquiloni (Neri Pozza, 2017) e il 2 dicembre dello stesso anno si uccide, nella sua casa di rue du Bac a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa.
Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975, ha vissuto a Venezia, a Berlino, a Oslo, ora risiede a Parigi. Artista di respiro internazionale è uno dei disegnatori più apprezzati in Italia e all’estero. Collabora con The New Yorker, Le Monde, Vanity Fair, a quotidiani come La Repubblica e Il Sole 24 Ore. Con il graphic novel Cinquanta chilometri al secondo ha vinto il Premio Fauve d’or come Miglior Album al festival Internazionale di Angoulême 2011. (by Neri Pozza Editore)

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“Qualità di vita nelle città”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

Roma 3 ottobre ore 10:00 Camera dei Deputati – Sala Stampa – Via della Missione 4 Conferenza stampa di presentazione intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città”. L’intergruppo parlamentare “Qualità di Vita nelle Città” vuole diventare un osservatorio sulla qualità di vita nelle città attraverso la promozione della salute, dello sport e del benessere, identificando strategie di azione per rendere maggiormente consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani.
L’esigenza dell’intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle Città” nasce dall’aumento delle malattie croniche non trasmissibili nei contesti urbani, fenomeno strettamente legato alla continua crescente urbanizzazione che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo dell’uomo.Intervengono:
Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo, Camera dei Deputati
Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo, Senato della Repubblica
Enzo Bianco, Presidente Consiglio Nazionale ANCI e Capo delegazione italiana Comitato delle Regioni dell’UE
Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita Presidenza del Consiglio
È stata invitato a partecipare il Ministro della Salute Giulia Grillo
Modera: Chiara Spinato, Direttore Generale Health City Institute e Segreteria Intergruppo.

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Oggi l’essere vecchio che senso ha?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Oggi l’invecchiamento non dà più l’idea di un progresso verso la saggezza e la serenità, ma quella di una degradazione funzionale. Se il cadavere, il morente, il vecchio sono oramai inseriti nella categoria dello “scarto”, è perché sono considerati nient’altro che delle “macchine” fuori servizio. E’ questa visione disumanizzante del corpo che ha dato luogo a una strategia generale dello “sgombero”.
Il tutto diventa una mera operazione di mascheramento. Urbain in proposito scriveva sull’Enciclopedia Einaudi nel 1980: “Trascinato nel labirinto ospedaliero, più rassicurante per i suoi che per lui, al morente è continuamente negato la sua specificità e occultata metodicamente la differenza tra il morire e l’essere infermo”.
L’importante è nascondere sotto l’accanimento terapeutico, il sopraggiungere del nulla, far tacere la comparsa del morire con un mucchio di diagnosi incerte, mascherare insomma l’imminenza della fine mediante una tecnica di rianimazione cieca che trasforma a volte il morituro in un cadavere vivente. Il desiderio della negazione è così forte che si giunge a togliere con la forza al moribondo, uno dei diritti più naturali che ci siano: il diritto alla morte. E’ un rapporto non risolto, che l’evoluzione scientifica non solo rende più traumatico, ma non risolve in assoluto. Parodiando il detto latino: “Si vis pacem para bellum” dovremmo dire “Si vis vitam, para mortem”, se vuoi vivere veramente preparati a morire.
Qui sta realisticamente il punto e la stessa spiegazione che percorre tutto il lungo tratto dei miei scritti sino ad ora e attendono, se ancora avrò le forze per farlo, gli altri che chiudono la summa dei miei studi e delle conseguenti ricerche.
Io cerco, nonostante tutto, e avvalendomi del contributo di ricercatori e studiosi, di stimolare i miei simili verso un nuovo ordine d’idee nel quale vi sia posto alla vita come alla morte, in uguale misura. Nel loro complesso non vale la logica consumistica così come non vale il sacrificio corale e condiviso di una perdita. (Riccardo Alfonso)

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Il pane, alimento di vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

L’espressione “tenere a pane e acqua” è emblematica per riflettere sull’importanza fondamentale che il pane riveste da sempre nella vita dell’uomo. Il modo di dire infatti, anche se è associato spesso ad una punizione rivolta in passato ai carcerati, rivela come il pane sia l’alimento fondamentale per la sopravvivenza, l’essenziale, ciò che realmente serve per nutrirsi. E l’essenziale è fatto di farina e acqua.Il pane ha origini antichissime, se ne parla nella Bibbia, ma in realtà esistono testimonianze di alcuni resti ritrovati nelle caverne in era preistorica. Di certo non si trattava del pane come lo si conosce oggi, ma piuttosto di una “pastella” composta da acqua e semi frantumati.Esistono diverse leggende legate all’origine del pane, due delle quali appartengono al popolo egizio, che fu il primo a sperimentare diversi impasti e consistenze. Si narra infatti che il pane nacque un giorno in cui il Nilo, durante un periodo di piena, aveva bagnato dei sacchi di farina, da cui erano nati i primi impasti; l’altra leggenda racconta invece di una schiava egizia che, per far dispetto alla sua padrona, aveva aggiunto alla pasta del pane il residuo della preparazione della birra e questo aveva cominciato a fermentare.L’importanza del pane è celebrata ogni anno con la Giornata Mondiale del Pane, che quest’anno si terrà il 16 ottobre. Per molti contadini altoatesini la panificazione, cioè il momento in cui si dedicano alla preparazione dell’impasto e alla sua successiva cottura, è un procedimento che svolgono con assoluta facilità, perché fa parte di una delle tante usanze che in Alto Adige vengono tramandate da generazioni.
I contadini per l’impasto dosano le quantità che hanno imparato dai genitori o dai nonni, utilizzando i semplici ingredienti a disposizione nel maso come l’acqua, la farina (di vari cereali) che spesso viene macinata nel mulino di proprietà, il lievito e diversi semi e spezie.
La cottura dell’impasto avviene quasi sempre nel forno a legna, che conferisce al pane una fragranza e una bontà uniche.

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La vita di Francesco di Paola

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Scritta dal vaticanista di «Repubblica» Paolo Rodari. Francesco di Paola, complice forse la diaspora calabrese, è tra i santi più venerati nel mondo dalla Chiesa cattolica. È protettore delle genti di mare e non v’è città costiera che non annoveri una chiesa, un altare o, più semplicemente, un’edicola votiva dedicata al santo.
Su Francesco si è scritto molto ma finora le biografie disponibili erano o di carattere scientifico o di carattere devozionistico. Mancava cioè una biografia che unisse il rigore dei contenuti alla semplicità del linguaggio e che si rivolgesse ai fedeli senza tuttavia eccedere nel miracolistico.A colmare questa lacuna ci ha pensato Paolo Rodari, vaticanista del quotidiano «la Repubblica» che ha appena pubblicato per Rubbettino il volume Francesco di Paola un eremita nel mondo con prefazione di padre Francesco Marinelli, generale uscente dell’Ordine dei Minimi.
Il libro ha il pregio di restituire la vicenda del santo calabrese alla storia europea e di inserire la sua vita in un periodo, il Quattrocento, di certo non facile per la vita spirituale della Chiesa.Furono anni quelli di grande dissoluzione fuori e dentro la Chiesa, un’epoca di preti e religiosi che vivevano negli agi e nei lussi incuranti del Vangelo. Francesco di Paola scelse il ritorno alle origini, votandosi all’isolamento come gli antichi padri del deserto per vivere il solo a solo con Dio. Un ritiro non fine a se stesso, tuttavia. Ben presto, infatti, la grotta di Francesco viene “assediata” da frotte di persone desiderose di aiuto, di conforto, di confronto. Francesco accetta l’arrivo della gente e a tutti dona il suo amore, compiendo anche prodigi, sempre nel nome della carità. Ben presto altri eremiti si uniscono a lui. E da Paola la sua comunità si espande, prima in Calabria, poi in Sicilia, infine in altri posti in Italia e poi oltre i confini, chiamato come consigliere dal re di Francia. Il suo segreto fu solo e soltanto uno: credere nella possibilità di realizzare ciò che il suo cuore gli diceva fosse buono e giusto. Credere in se stesso, nelle proprie possibilità e nella potenza disarmante dell’amore. Nulla è impossibile per chi crede nell’amore. Questo il messaggio che la vita di Francesco di Paola comunica a tutti ancora oggi. Non ci sono limiti, barriere, per chi sceglie l’amore.
Paolo Rodari, è vaticanista di “Repubblica”. Ha scritto diversi libri fra cui il bestseller internazionale L’ultimo esorcista (con padre Amorth, Piemme) e per Einaudi La custode del silenzio, la storia vera di Antonella Lumini, eremita di città.

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Vi è un tema di cui sono stato, in concreto da sempre, molto sensibile e che per ovvie ragioni ha toccato più campi della conoscenza. Ha ruotato intorno a due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere.
Non ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. E’ rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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Il filo di Arianna tra la vita e l’al di là

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Come possiamo credere nell’altra vita, quando la scienza ha, una volta per sempre, attestato, senza possibilità di contraddizione, che la nostra vita intima è una funzione di quella famosa “materia grigia” delle nostre circonvoluzioni cerebrali?
Come può la sua funzione persistere dopo che l’organo è disfatto? Così noi supponiamo che la psicologia fisiologica precluda a noi l’antica fede.
L’unica forza che sembra andare in contro tendenza alle leggi della scienza resta pur sempre l’amore. Esso diventa una vocazione spirituale capace di travalicare i mondi del vissuto per lasciarci intravedere l’uomo, per ciò che egli è in confronto a ciò che è. Che egli si ritenga come smarrito in questo cantuccio della natura.
Chi è l’uomo nell’infinito? Chi può comprenderlo? Egli potrà riconoscersi solo se individua le cose più delicate. Egli può scorgere in questa “sfera magica” un’infinità di mondi, ciascuno dei quali ha il proprio firmamento, i pianeti, la sua terra in quel modo stesso che è il mondo visibile: in quelle terre animali, e infine insetti, nei quali ritroverà ciò che i primi hanno dato, trovando ancora negli altri la stessa cosa senza fine e senza tregua. E’ possibile che l’uomo si smarrisca in queste meraviglie per la loro piccolezza, ma sono non meno sorprendenti di quelle che sono per la loro estensione. Chi si considera sotto questo rapporto dato da una parte dalle piccolezze rese invisibili all’occhio umano e, dall’altra, dalle grandezze ritenute tali più che viste, stupirà senza dubbio di vedersi come sospeso nell’ammasso che la natura gli ha dato tra i due abissi dell’infinito e del nulla, dai quali egli è ugualmente lontano.
Ogni cosa sembra venire dal nulla e condurci all’infinito. Chi può seguire questo stupefacente cammino senza perdersi del tutto? L’amore ovviamente. E’ il collante della vita, ma lo è anche della morte. Il suo ruolo è universale.
E’ una condizione che ci permette di occupare un posto in mezzo agli estremi, li completa e li definisce. Il resto è vago e indistinto. Noi restiamo in quel luogo di mezzo vasto e sempre incerto e tentennante tra l’ignoranza e la conoscenza. Sono i limiti che non possiamo varcare, incapaci di saper tutto e d’ignorare tutto in assoluto.
Noi, per contro, ardiamo dal desiderio di approfondire ogni cosa e di edificare una torre che si elevi fino all’infinito. Ma tutto l’edificio crolla e la terra si apre sino agli abissi, solo se il nostro animo non si nutre d’amore.
Così l’uomo si divide tra due forze: lo spirito e l’ingegno e l’anima o il cuore. Uno vuol tutto conoscere e comprendere, l’altro non ha bisogno che d’ammirazione e d’amore.
Vi è chi tende alle idee distinte e vi cerca la gloria e chi si nutre d’idee confuse e vi trova la felicità. Uno è un principio di luce, l’altro un principio d’azione.
A fianco dell’essere infinito non ci sono che esseri finiti e limitati. Noi viviamo per diventare esseri infiniti, per cercare nell’amore la sintesi dei nostri valori, il bene ultimo che ci riscatta e ci rende immortali. (Servizio Fidest)

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Migliorare la qualità della vita degli anziani

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

Il comune di Roma presenta una nuova offerta di servizi residenziali che privilegino strutture di piccole dimensioni e che mettano al centro i bisogni peculiari di ogni persona. Con questo obiettivo la Giunta capitolina ha approvato una delibera che riorganizza il sistema delle residenzialità tramite un graduale superamento delle Case di Riposo tradizionali.“Il nostro piano di riorganizzazione amplia e diversifica l’offerta dei servizi e il numero di persone accolte. Per gli anziani i benefici riguarderanno le creazione di nuovi stimoli, un incremento della qualità della vita e maggiori opportunità di condivisione. E’ fondamentale contrastare fenomeni come solitudine e isolamento sociale tramite percorsi in grado di mantenere l’autonomia. Per questo puntiamo con decisione sull’idea di persona anziana quale soggetto attivo”, spiega l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassare.
Con il nuovo assetto organizzativo saranno mantenuti i 104 posti dell’attuale sistema, con la previsione di ampliare di altri 208 posti l’offerta di accoglienza residenziale per un totale di 302 posti. I luoghi tradizionali continueranno ad accogliere le persone per le quali le nuove soluzioni non risultino compatibili con i propri bisogni. Verranno quindi realizzate strutture di accoglienza a gestione familiare oppure in semiautonomia con diversi livelli di supporto assistenziale che possano ospitare fino a un massimo di 12 persone sulla base di due diverse tipologie:
– Cohousing: si tratta di convivenze di un numero non superiore a sette persone anziane in abitazioni civili, con presenza di spazi e attrezzature comuni che consentano comunque anche soluzioni abitative autonome.
– Comunità alloggio: è una struttura residenziale con ricettività tra i sette e i dodici ospiti che eroga servizi socio assistenziali, finalizzati al mantenimento e al recupero dei livelli di autonomia.
L’accesso alle nuove tipologie abitative sarà rivolto agli ospiti delle Case di Riposo capitoline, alle persone anziane in lista di attesa e alle persone anziane segnalate dai servizi municipali che, con apposita relazione, motivano il disagio e la necessità della soluzione alloggiativa temporanea.

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