Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘vita’

Il 97% dello spazio abitato dalla vita è Mare

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

Roma sabato 9 marzo 2019 ore 18 Lungotevere A. da Brescia Sala Petrassi Auditorium Parco della Musica. Tutti gli esseri viventi del pianeta provengono dal Mare. L’equilibrio e la stabilità del clima derivano dal Mare. L’incontro trai i popoli e le culture ha come ispirazione il Mare. L’associazione Marevivo, Dialogues e Fondazione Recchi hanno organizzato all’Auditorium Parco della Musica l’evento “MadreMare” per scoprire, attraverso verità, emozioni e leggende, i segreti del mare.
Dopo un’introduzione della presidente di Marevivo Rosalba Giugni con Benedetta Rinaldi giornalista Rai , Ferdinando Boero illustrerà la funzione vitale e vivifica del mare. Claudio Strinati e Alberto Luca Recchi racconteranno la storia di due passioni, una per l’arte e una per il mare. Nonostante l’apparente lontananza di questi mondi, i due esperti faranno scoprire al pubblico analogie sorprendenti tra i momenti fondamentali della loro vita e riusciranno a trasformare il dialogo in un racconto di opere e di creature marine, entrambe così fragili e bisognose di tutela che solo la loro profonda conoscenza può salvare.L’evento, sotto la regia di Luca Brignone, vedrà inoltre la partecipazione di Patrizio Rispo e sarà accompagnato dalla musica di Vincenzo De Filippo Marmediterra. L’incontro è organizzato con il supporto di Grimaldi Lines. http://www.marevivo.it

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Nel Mezzogiorno d’Italia l’aspettativa di vita è minore?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 marzo 2019

“Sulla riqualificazione e sull’ammodernamento tecnologico dei servizi di radioterapia oncologica nelle Regioni del Mezzogiorno è necessario che il ministro della Salute Grillo faccia chiarezza, fornendo tutte le opportune informazioni su modalità e scadenze alle quali queste dovranno attenersi per ottenere i finanziamenti dal decreto Mezzogiorno. Un ammodernamento che risulta sempre più necessario e improcrastinabile, visto che per il solo fatto di nascere al Sud l’aspettativa di vita è inferiore rispetto al Nord di circa 5 anni. Un lasso di tempo più o meno uguale, ad esempio, alla sopravvivenza media alle maggiori è più diffuse neoplasie. A conferma che non sono bastati 40 anni di Servizio Sanitario Regionale a ridurre il gap tra Nord e Sud”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Francesco Zaffini, componente della Commissione Igiene e Sanità, annunciando la presentazione di un’interrogazione.”Nel dicembre del 2017 il ministero della Salute con proprio decreto ha stabilito che le Regioni interessate, entro centottanta giorni dalla pubblicazione della deliberazione CIPE di assegnazione delle risorse, dovranno presentare al Ministero uno specifico programma di utilizzo delle risorse assegnate e che dovrà essere verificato da un nucleo di valutazione e di verifica degli investimenti pubblici del ministero della Salute. Ecco, è bene che il ministro su questo punto faccia chiarezza spiegando se questo nucleo di valutazione è pienamente operativo, se il ministero emanerà delle linee guida che aiutino le Regioni nel presentare il programma di utilizzo delle risorse assegnate e se ci sarà anche la volontà di prorogare il termine di centottanta giorni per la presentazione del programma di utilizzo delle risorse di cui trattasi” conclude il senatore di FdI.

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I medici che salvarono la vita a un pensionato agli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze. Annachiara Pingitore e Jessica De Santis, entrambe 28enni, specializzande in cardiologia; Giovanni D’Agosta, 29 anni, medico chirurgo specializzando in chirurgia plastica; Vittorio Quercia, 28 anni, anche lui specializzando in chirurgia plastica. Sono i medici che lo scorso 15 dicembre, trovandosi in visita agli Uffizi, hanno salvato la vita ad un pensionato 71enne colpito da un malore davanti alla Venere del Botticelli. Per ringraziarli, il complesso museale ha offerto loro di tornare in Galleria per un tour artistico con una guida d’eccezione: il direttore Eike Schmidt.
Schmidt ha condotto personalmente i quattro alla scoperta dei tesori del museo, illustrando loro i segreti di svariati capolavori, tra i quali ovviamente anche quelli di Botticelli.
“E’ stato un vero piacere poter accogliere di nuovo in galleria i giovani medici autori di un gesto così eroico – ha commentato Schmidt – spero che tornino presto a trovarci”.
Durante la visita il quartetto si è concesso anche un selfie insieme al direttore degli Uffizi, scattato di fronte alle Virtù del Pollaiolo (e dello stesso Botticelli).

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“Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Cori Sabato 23 Febbraio, alle ore 17:00, al Teatro comunale di Cori “Luigi Pistilli”, verrà presentato il libro “Bertrando Fochi. L’uomo e il chirurgo: una vita ricca di insegnamenti”, ultimo lavoro di Pietro Vitelli, pubblicato da Herald Editore. Insieme all’autore e alla casa editrice, interverranno: il Sindaco di Cori, Mauro De Lillis; l’Assessore alla Cultura, Paolo Fantini; il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Latina, Giovanni Maria Righetti; il dottor Ignazio Vitelli. Saranno presenti in sala i familiari di Bertrando Fochi, scomparso il 26 Ottobre 2018 a 92 anni.
Bertrando Fochi rappresenta la storia dell’ospedale di Cori. È stato il medico-chirurgo con maggiore esperienza all’attivo, sempre pronto a intervenire, a dare un consiglio, a dire una parola di conforto. Per farsi operare da lui i pazienti venivano a Cori anche da molto lontano. Ma è anche colui che ha fatto diventare la struttura ospedaliera di Cori un vero ospedale moderno, che dopo il suo pensionamento è tornato pian piano ad essere un Punto di Primo Intervento. Egli ha solo potuto assistere inerme e da lontano al ridimensionamento del centro sanitario locale e ne ha sofferto molto.La biografia si legge come un romanzo, che narra la vita dell’uomo e del chirurgo. Pietro Vitelli racconta un esempio di tenacia e coraggio contro le avversità della vita. Orfano di madre a vent’anni, Bertrando Fochi era emigrato in Libia col padre per sfuggire alle restrizioni del regime fascista. Laureatosi in Italia era tornato a Tripoli, esercitando la professione in condizioni difficili e facendo anche il medico condotto nel deserto libico. Rientrato in patria dopo la “cacciata” degli italiani dalla Libia, alla fine del colonialismo italiano e l’avvento al potere di Gheddafi, approdò a Cori professionalmente affermato.L’opera può essere letta anche come un saggio storico sul secolo ventesimo: dal primo dopoguerra all’occupazione e colonizzazione italiana della Libia, la dittatura del rais, la seconda guerra mondiale, il fascismo, il secondo dopoguerra, la Cori del millenovecento, compresa l’emigrazione corese in nord America. Uno scritto che oltre a testimoniare e consegnare in eredità ai giovani la memoria del personaggio, vuole contribuire a conoscere e comprendere la Cori e l’Italia di oggi, e attraverso quali esperienze si forma un medico di alta professionalità, dalle vicende private intrecciate con quelle collettive.

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La vita dei bambini in Siria è appesa a un filo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 gennaio 2019

I bambini continuano a pagare il prezzo più alto a causa dell’escalation di violenze nel Nord Ovest della Siria. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti secondo cui sarebbero state uccise 80 persone, tra cui 1 bambino.Molte famiglie stanno scappando dalle proprie case a causa dell’intensificarsi dei conflitti, senza aver nessun posto in cui andare se non nei campi già sovraffollati che ospitano le famiglie sfollate.Il 26 dicembre le inondazioni che hanno coinvolto l’area hanno colpito circa 10.000 bambini ad Atmeh, Qah, Deir Ballut, Albab, Jisr Ashughur e altre località. Esposte a rigide condizioni meteorologiche e a temperature gelide, le vite dei bambini sono appese a un filo.
Se i combattimenti continueranno e dato il previsto aumento delle piogge, il numero dei bambini colpiti potrebbe aumentare. Molti di questi bambini sono sfollati, alcuni già diverse volte.“Le sofferenze dei bambini in Siria Nordoccidentale sono triplicate a causa della recente escalation di violenze, rigide condizioni meteorologiche e la mancanza di rifugi sicuri. L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto nell’area e ovunque in Siria di proteggere sempre i bambini e consentire agli operatori umanitari di raggiungere i bambini e le loro famiglie con aiuti salvavita”, ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore Regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa.L’UNICEF con i suoi partner sul campo continua a rispondere ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie, in aumento. Solo ieri, l’UNICEF ha inviato nell’area 13 camion che trasportavano aiuti salvavita, tra cui: abiti invernali, teli di plastica, carburante per il riscaldamento, micronutrienti, biscotti ad alto contenuto energetico, Sali per la Reidratazione Orale e tende per classi temporanee. I partner dell’UNICEF sul campo stanno inoltre monitorando i bisogni relativi alla salute, nutrizione e servizi igienici per prevenire epidemie di malattie.

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29ª edizione della Qualità della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Un risultato inedito nell’indagine annuale del Sole 24 Ore. La provincia si piazza ben sette volte su 42 nei primi tre posti per le performance conseguite negli indicatori del benessere e conquista così lo scettro di provincia più vivibile d’Italia, dopo averlo sfiorato per quattro volte, fermandosi al secondo posto nel 2003 e 2004 e poi nel 2015 e nel 2016.
Come ogni anno l’indagine del Sole 24 Ore scatta una fotografia delle città italiane, scegliendo di inquadrare la questione della vivibilità urbana tramite 42 parametri per ciascuna provincia (107 in tutto), suddivisi in sei macro aree tematiche (Ricchezza e consumi, Affari e lavoro, Ambiente e servizi, Giustizia e sicurezza, Demografia e società, Cultura e tempo libero), riferiti all’ultimo anno appena trascorso.
Milano svetta negli indicatori reddituali, di lavoro e per i servizi. Al primo posto per depositi in banca pro capite, celebra un buon tasso di occupazione e vince l’iCityrate 2018 come migliore smart city. Anche la cultura sale sul podio, con la spesa media dei milanesi al botteghino. Tra i punti deboli la sicurezza (scippi, borseggi e rapine) e l’indice di litigiosità nei tribunali.Al secondo ed al terzo posto si piazzano Bolzano, in risalita dalla quarta posizione del 2017, e Aosta, in discesa di una posizione dallo scorso anno.In coda alla graduatoria, invece, si ritrova Vibo Valentia. È la quarta volta che compare sul fondo, circondato da numerose città del Sud. La città è penalizzata dalle performance legate alla giustizia, ai servizi e alle variabili reddituali. Ultima per durata media dei processi e pendenze ultra-triennali nei tribunali, registra anche una delle più basse spese medie degli enti locali per minori, disabili e anziani. In controtendenza i risultati della città sul fronte del turismo, con una permanenza media nelle strutture ricettive tra le più lunghe e un mercato molto accessibile per l’affitto di case.Resta stabile la qualità della vita nella Capitale. Roma si piazza al 21° posto, in linea con l’anno precedente (24° posto) in cui il numero di province saliva da 107 a 110. La ricchezza viene confermata dal dato medio dei prezzi delle case, in media il più elevato d’Italia, e dalla maggiore propensione agli investimenti fotografata dall’elevata percentuale di impieghi sui depositi. Pesano purtroppo sulla città il numero dei protesti pro capite, l’indice di litigiosità nei tribunali e le denunce per reati legati agli stupefacenti.Tra le altre grandi città, più a sud spicca la risalita di Napoli che conquista 13 posizioni: nonostante continuino a peggiorare le performance legate a Giustizia e sicurezza e Affari e lavoro, la città festeggia il miglioramento sul fronte della ricchezza e dei consumi, grazie ai prezzi di vendita delle case. Migliorano anche Venezia, Torino, Catania, Bari e Bologna, in controtendenza solo Genova e Firenze che perdono rispettivamente otto e dieci posizioni.Il database interattivo con tutti i dati delle province per i 42 indicatori, con le serie storiche dal 1999, saranno online a partire dalle ore 11 su http://www.ilsole24ore.com.

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Emilio Jona: Il fregio della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Un romanzo che, muovendosi nel solco della tradizione mitteleuropea, si svolge tra il 1934 e il 1938 tra Vienna e le montagne del Grossglockner, tra l’assassinio di Dollfuss e l’annessione dell’Austria al Terzo Reich, ed è basato su tre personaggi: un marito, una moglie e un nano. Inizia con la dolente elaborazione letteraria delle proprie vicende matrimoniali narrata da uno dei protagonista, ormai ottantenne, a un passante, occasionalmente incontrato su di una panchina del lungo lago di Bregenz. Un personaggio chiave che diventerà custode delle storie sentimentali dei due coniugi.
Lui, il marito, è un uomo controverso e tormentato, gelosissimo della sua sposa. Lei, ebrea, è alla scoperta della sua dirompente sessualità. La loro storia è sfaccettata, con pennellate che ricordano la complessità, ma anche la violenza, della pittura cubista. Entrambi sono dominati dai propri demoni e come tali ciechi a quanto si prepara nell’Austria che sta covando il nazismo.
Si tratta di un viaggio nel passato, tra le luci e le ombre del proprio io e dei propri idoli, un passato che riemerge come un fiume carsico in piena, limaccioso e pieno di detriti, che deborda e invade il presente, un passato che non è più un passato, ma solo una dimensione del presente.Euro 16,50 256 pagine (Neri Pozza Editore)

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Romain Gary: La vita davanti a sé

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Pubblicato per la prima volta nel 1975, La vita davanti a sé fu subito accolto con grande favore dalla critica e dal pubblico francesi. L’opera vinse il Goncourt, il più prestigioso premio letterario francese, ed Émile Ajar, il suo misterioso autore, divenne di colpo il romanziere più promettente degli anni Settanta, l’inventore di un gergo da banlieue e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.Nel 1980, il colpo di scena. La comparsa nelle librerie di Vita e morte di Émile Ajar, un libretto-confessione di Romain Gary dato alle stampe pochi mesi dopo la sua morte, rivelò al mondo letterario francese una verità inaspettata: l’autore di quelle pagine osannate da pubblico e critica cinque anni prima altri non era che Gary stesso, l’eroe di guerra, il diplomatico, il tombeur de femmes, già vincitore di un Goncourt con Le radici del cielo, considerato da molti un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa.
Sono trascorsi molti anni da quelle vicende. La vita davanti a sé continua ad essere una delle opere più lette e amate nel mondo e Romain Gary è al centro oggi di una travolgente riscoperta da parte della critica e dei lettori.
«Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, il romanzo narra la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieue di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas). È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l’esistenza è vista e raccontata con l’innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».
Manuele Fior, uno dei più importanti illustratori del nostro tempo, collaboratore del New Yorker e autore di opere oggetto di numerosi riconoscimenti, ha deciso di illustrare l’opera con splendide immagini che offrono, soprattutto ai lettori più giovani, la possibilità di ammirare anche con lo sguardo uno dei capolavori della narrativa francese contemporanea.
Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque a Vilnius nel 1914. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza, 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956 vince il Goncourt con Le radici del cielo (Neri Pozza, 2009). Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza, 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Émile Ajar (identificato all’inizio come Paul Pavlovitch, nipote reale di Romain Gary), La vita davanti a sé che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Nel 1980 dà alle stampe il suo ultimo romanzo Gli aquiloni (Neri Pozza, 2017) e il 2 dicembre dello stesso anno si uccide, nella sua casa di rue du Bac a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa.
Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975, ha vissuto a Venezia, a Berlino, a Oslo, ora risiede a Parigi. Artista di respiro internazionale è uno dei disegnatori più apprezzati in Italia e all’estero. Collabora con The New Yorker, Le Monde, Vanity Fair, a quotidiani come La Repubblica e Il Sole 24 Ore. Con il graphic novel Cinquanta chilometri al secondo ha vinto il Premio Fauve d’or come Miglior Album al festival Internazionale di Angoulême 2011. (by Neri Pozza Editore)

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“Qualità di vita nelle città”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

Roma 3 ottobre ore 10:00 Camera dei Deputati – Sala Stampa – Via della Missione 4 Conferenza stampa di presentazione intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città”. L’intergruppo parlamentare “Qualità di Vita nelle Città” vuole diventare un osservatorio sulla qualità di vita nelle città attraverso la promozione della salute, dello sport e del benessere, identificando strategie di azione per rendere maggiormente consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani.
L’esigenza dell’intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle Città” nasce dall’aumento delle malattie croniche non trasmissibili nei contesti urbani, fenomeno strettamente legato alla continua crescente urbanizzazione che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo dell’uomo.Intervengono:
Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo, Camera dei Deputati
Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo, Senato della Repubblica
Enzo Bianco, Presidente Consiglio Nazionale ANCI e Capo delegazione italiana Comitato delle Regioni dell’UE
Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita Presidenza del Consiglio
È stata invitato a partecipare il Ministro della Salute Giulia Grillo
Modera: Chiara Spinato, Direttore Generale Health City Institute e Segreteria Intergruppo.

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Oggi l’essere vecchio che senso ha?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Oggi l’invecchiamento non dà più l’idea di un progresso verso la saggezza e la serenità, ma quella di una degradazione funzionale. Se il cadavere, il morente, il vecchio sono oramai inseriti nella categoria dello “scarto”, è perché sono considerati nient’altro che delle “macchine” fuori servizio. E’ questa visione disumanizzante del corpo che ha dato luogo a una strategia generale dello “sgombero”.
Il tutto diventa una mera operazione di mascheramento. Urbain in proposito scriveva sull’Enciclopedia Einaudi nel 1980: “Trascinato nel labirinto ospedaliero, più rassicurante per i suoi che per lui, al morente è continuamente negato la sua specificità e occultata metodicamente la differenza tra il morire e l’essere infermo”.
L’importante è nascondere sotto l’accanimento terapeutico, il sopraggiungere del nulla, far tacere la comparsa del morire con un mucchio di diagnosi incerte, mascherare insomma l’imminenza della fine mediante una tecnica di rianimazione cieca che trasforma a volte il morituro in un cadavere vivente. Il desiderio della negazione è così forte che si giunge a togliere con la forza al moribondo, uno dei diritti più naturali che ci siano: il diritto alla morte. E’ un rapporto non risolto, che l’evoluzione scientifica non solo rende più traumatico, ma non risolve in assoluto. Parodiando il detto latino: “Si vis pacem para bellum” dovremmo dire “Si vis vitam, para mortem”, se vuoi vivere veramente preparati a morire.
Qui sta realisticamente il punto e la stessa spiegazione che percorre tutto il lungo tratto dei miei scritti sino ad ora e attendono, se ancora avrò le forze per farlo, gli altri che chiudono la summa dei miei studi e delle conseguenti ricerche.
Io cerco, nonostante tutto, e avvalendomi del contributo di ricercatori e studiosi, di stimolare i miei simili verso un nuovo ordine d’idee nel quale vi sia posto alla vita come alla morte, in uguale misura. Nel loro complesso non vale la logica consumistica così come non vale il sacrificio corale e condiviso di una perdita. (Riccardo Alfonso)

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Il pane, alimento di vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

L’espressione “tenere a pane e acqua” è emblematica per riflettere sull’importanza fondamentale che il pane riveste da sempre nella vita dell’uomo. Il modo di dire infatti, anche se è associato spesso ad una punizione rivolta in passato ai carcerati, rivela come il pane sia l’alimento fondamentale per la sopravvivenza, l’essenziale, ciò che realmente serve per nutrirsi. E l’essenziale è fatto di farina e acqua.Il pane ha origini antichissime, se ne parla nella Bibbia, ma in realtà esistono testimonianze di alcuni resti ritrovati nelle caverne in era preistorica. Di certo non si trattava del pane come lo si conosce oggi, ma piuttosto di una “pastella” composta da acqua e semi frantumati.Esistono diverse leggende legate all’origine del pane, due delle quali appartengono al popolo egizio, che fu il primo a sperimentare diversi impasti e consistenze. Si narra infatti che il pane nacque un giorno in cui il Nilo, durante un periodo di piena, aveva bagnato dei sacchi di farina, da cui erano nati i primi impasti; l’altra leggenda racconta invece di una schiava egizia che, per far dispetto alla sua padrona, aveva aggiunto alla pasta del pane il residuo della preparazione della birra e questo aveva cominciato a fermentare.L’importanza del pane è celebrata ogni anno con la Giornata Mondiale del Pane, che quest’anno si terrà il 16 ottobre. Per molti contadini altoatesini la panificazione, cioè il momento in cui si dedicano alla preparazione dell’impasto e alla sua successiva cottura, è un procedimento che svolgono con assoluta facilità, perché fa parte di una delle tante usanze che in Alto Adige vengono tramandate da generazioni.
I contadini per l’impasto dosano le quantità che hanno imparato dai genitori o dai nonni, utilizzando i semplici ingredienti a disposizione nel maso come l’acqua, la farina (di vari cereali) che spesso viene macinata nel mulino di proprietà, il lievito e diversi semi e spezie.
La cottura dell’impasto avviene quasi sempre nel forno a legna, che conferisce al pane una fragranza e una bontà uniche.

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La vita di Francesco di Paola

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 settembre 2018

Scritta dal vaticanista di «Repubblica» Paolo Rodari. Francesco di Paola, complice forse la diaspora calabrese, è tra i santi più venerati nel mondo dalla Chiesa cattolica. È protettore delle genti di mare e non v’è città costiera che non annoveri una chiesa, un altare o, più semplicemente, un’edicola votiva dedicata al santo.
Su Francesco si è scritto molto ma finora le biografie disponibili erano o di carattere scientifico o di carattere devozionistico. Mancava cioè una biografia che unisse il rigore dei contenuti alla semplicità del linguaggio e che si rivolgesse ai fedeli senza tuttavia eccedere nel miracolistico.A colmare questa lacuna ci ha pensato Paolo Rodari, vaticanista del quotidiano «la Repubblica» che ha appena pubblicato per Rubbettino il volume Francesco di Paola un eremita nel mondo con prefazione di padre Francesco Marinelli, generale uscente dell’Ordine dei Minimi.
Il libro ha il pregio di restituire la vicenda del santo calabrese alla storia europea e di inserire la sua vita in un periodo, il Quattrocento, di certo non facile per la vita spirituale della Chiesa.Furono anni quelli di grande dissoluzione fuori e dentro la Chiesa, un’epoca di preti e religiosi che vivevano negli agi e nei lussi incuranti del Vangelo. Francesco di Paola scelse il ritorno alle origini, votandosi all’isolamento come gli antichi padri del deserto per vivere il solo a solo con Dio. Un ritiro non fine a se stesso, tuttavia. Ben presto, infatti, la grotta di Francesco viene “assediata” da frotte di persone desiderose di aiuto, di conforto, di confronto. Francesco accetta l’arrivo della gente e a tutti dona il suo amore, compiendo anche prodigi, sempre nel nome della carità. Ben presto altri eremiti si uniscono a lui. E da Paola la sua comunità si espande, prima in Calabria, poi in Sicilia, infine in altri posti in Italia e poi oltre i confini, chiamato come consigliere dal re di Francia. Il suo segreto fu solo e soltanto uno: credere nella possibilità di realizzare ciò che il suo cuore gli diceva fosse buono e giusto. Credere in se stesso, nelle proprie possibilità e nella potenza disarmante dell’amore. Nulla è impossibile per chi crede nell’amore. Questo il messaggio che la vita di Francesco di Paola comunica a tutti ancora oggi. Non ci sono limiti, barriere, per chi sceglie l’amore.
Paolo Rodari, è vaticanista di “Repubblica”. Ha scritto diversi libri fra cui il bestseller internazionale L’ultimo esorcista (con padre Amorth, Piemme) e per Einaudi La custode del silenzio, la storia vera di Antonella Lumini, eremita di città.

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I due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Vi è un tema di cui sono stato, in concreto da sempre, molto sensibile e che per ovvie ragioni ha toccato più campi della conoscenza. Ha ruotato intorno a due diritti irrinunciabili: quello della vita e quello del vivere.
Non ho accettato, in altri termini, che si potesse esaltare il diritto alla vita e una volta acquisito l’essere umano fosse stato abbandonato a se stesso. E’ rimasto povero e condizionato dalla povertà della sua famiglia, dall’ambiente in cui vive, da una cultura tutta improntata sull’idea che occorre accettare la propria condizione sociale e rassegnarsi a subirla, nell’arco di tutta la propria esistenza, lunga o breve che fosse.
Abbiamo imparato a fare della carità ma non a essere solidali con chi vive in ristrettezze.
Abbiamo imparato a essere sprezzanti e a sentirci superiori anche se chi è solo un tantino socialmente a noi inferiore.
Abbiamo imparato a osteggiare chi ha una professione di fede dissimile dalla propria, ha il colore della pelle diversa e provengono da luoghi, dove la povertà è estrema. Così facendo abbiamo tramandato ai nostri figli e nipoti dei messaggi sbagliati e inculcati in essi il privilegio di casta.
Pensavo che con l’avanzamento della conoscenza, con la mobilità delle persone e la possibilità di conoscerle e poterle apprezzare per quelle che sono, si potesse ottenere un cambiamento radicale nei nostri atteggiamenti. Mi sbaglio. Il razzismo, l’antisemitismo, l’odio di casta se una società, cosiddetta evoluta, riesce ad ammantarli di venature ipocrite che evitano gesti plateali e persino violenti, vi sono, invece, paesi, dove si manifestano senza pudori e le stesse autorità fanno ben poco per spegnere quest’incendio. Ho provato personalmente cosa ha significato tutto ciò. Mi è accaduto da emigrante, in Australia, dove spesso fui esposto a giudizi sommari per il solo fatto che ero un italiano. Lo stesso accadde anche nel mio paese quando, per ragioni di lavoro, mi trovai in una cittadina del nord. Io sono d’origine molisana. Mi fu difficile trovare una camera in affitto. Non riuscii a condurre una vita normale appena la mia parlata segnava, come per un marchio indelebile, la mia origine. Oggi mi sento ancor più solidale con l’immigrato extra-comunitario perché ho provato sulla mia pelle cosa significa vivere in casa propria da apartheid. So bene che è un fatto culturale. E’ un condizionamento che risale a un’educazione sbagliata e si avvalgono di stantii luoghi comuni: il rumeno violento, l’africano pericoloso e via di questo passo. Pochi, però, ci spiegano che questa violenza è fisiologica come lo è per l’autoctono. Come dire? Chi non ha peccato lanci per primo la pietra. (Riccardo Alfonso)

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Il filo di Arianna tra la vita e l’al di là

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Come possiamo credere nell’altra vita, quando la scienza ha, una volta per sempre, attestato, senza possibilità di contraddizione, che la nostra vita intima è una funzione di quella famosa “materia grigia” delle nostre circonvoluzioni cerebrali?
Come può la sua funzione persistere dopo che l’organo è disfatto? Così noi supponiamo che la psicologia fisiologica precluda a noi l’antica fede.
L’unica forza che sembra andare in contro tendenza alle leggi della scienza resta pur sempre l’amore. Esso diventa una vocazione spirituale capace di travalicare i mondi del vissuto per lasciarci intravedere l’uomo, per ciò che egli è in confronto a ciò che è. Che egli si ritenga come smarrito in questo cantuccio della natura.
Chi è l’uomo nell’infinito? Chi può comprenderlo? Egli potrà riconoscersi solo se individua le cose più delicate. Egli può scorgere in questa “sfera magica” un’infinità di mondi, ciascuno dei quali ha il proprio firmamento, i pianeti, la sua terra in quel modo stesso che è il mondo visibile: in quelle terre animali, e infine insetti, nei quali ritroverà ciò che i primi hanno dato, trovando ancora negli altri la stessa cosa senza fine e senza tregua. E’ possibile che l’uomo si smarrisca in queste meraviglie per la loro piccolezza, ma sono non meno sorprendenti di quelle che sono per la loro estensione. Chi si considera sotto questo rapporto dato da una parte dalle piccolezze rese invisibili all’occhio umano e, dall’altra, dalle grandezze ritenute tali più che viste, stupirà senza dubbio di vedersi come sospeso nell’ammasso che la natura gli ha dato tra i due abissi dell’infinito e del nulla, dai quali egli è ugualmente lontano.
Ogni cosa sembra venire dal nulla e condurci all’infinito. Chi può seguire questo stupefacente cammino senza perdersi del tutto? L’amore ovviamente. E’ il collante della vita, ma lo è anche della morte. Il suo ruolo è universale.
E’ una condizione che ci permette di occupare un posto in mezzo agli estremi, li completa e li definisce. Il resto è vago e indistinto. Noi restiamo in quel luogo di mezzo vasto e sempre incerto e tentennante tra l’ignoranza e la conoscenza. Sono i limiti che non possiamo varcare, incapaci di saper tutto e d’ignorare tutto in assoluto.
Noi, per contro, ardiamo dal desiderio di approfondire ogni cosa e di edificare una torre che si elevi fino all’infinito. Ma tutto l’edificio crolla e la terra si apre sino agli abissi, solo se il nostro animo non si nutre d’amore.
Così l’uomo si divide tra due forze: lo spirito e l’ingegno e l’anima o il cuore. Uno vuol tutto conoscere e comprendere, l’altro non ha bisogno che d’ammirazione e d’amore.
Vi è chi tende alle idee distinte e vi cerca la gloria e chi si nutre d’idee confuse e vi trova la felicità. Uno è un principio di luce, l’altro un principio d’azione.
A fianco dell’essere infinito non ci sono che esseri finiti e limitati. Noi viviamo per diventare esseri infiniti, per cercare nell’amore la sintesi dei nostri valori, il bene ultimo che ci riscatta e ci rende immortali. (Servizio Fidest)

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Migliorare la qualità della vita degli anziani

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

Il comune di Roma presenta una nuova offerta di servizi residenziali che privilegino strutture di piccole dimensioni e che mettano al centro i bisogni peculiari di ogni persona. Con questo obiettivo la Giunta capitolina ha approvato una delibera che riorganizza il sistema delle residenzialità tramite un graduale superamento delle Case di Riposo tradizionali.“Il nostro piano di riorganizzazione amplia e diversifica l’offerta dei servizi e il numero di persone accolte. Per gli anziani i benefici riguarderanno le creazione di nuovi stimoli, un incremento della qualità della vita e maggiori opportunità di condivisione. E’ fondamentale contrastare fenomeni come solitudine e isolamento sociale tramite percorsi in grado di mantenere l’autonomia. Per questo puntiamo con decisione sull’idea di persona anziana quale soggetto attivo”, spiega l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassare.
Con il nuovo assetto organizzativo saranno mantenuti i 104 posti dell’attuale sistema, con la previsione di ampliare di altri 208 posti l’offerta di accoglienza residenziale per un totale di 302 posti. I luoghi tradizionali continueranno ad accogliere le persone per le quali le nuove soluzioni non risultino compatibili con i propri bisogni. Verranno quindi realizzate strutture di accoglienza a gestione familiare oppure in semiautonomia con diversi livelli di supporto assistenziale che possano ospitare fino a un massimo di 12 persone sulla base di due diverse tipologie:
– Cohousing: si tratta di convivenze di un numero non superiore a sette persone anziane in abitazioni civili, con presenza di spazi e attrezzature comuni che consentano comunque anche soluzioni abitative autonome.
– Comunità alloggio: è una struttura residenziale con ricettività tra i sette e i dodici ospiti che eroga servizi socio assistenziali, finalizzati al mantenimento e al recupero dei livelli di autonomia.
L’accesso alle nuove tipologie abitative sarà rivolto agli ospiti delle Case di Riposo capitoline, alle persone anziane in lista di attesa e alle persone anziane segnalate dai servizi municipali che, con apposita relazione, motivano il disagio e la necessità della soluzione alloggiativa temporanea.

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La vita degli italiani durante la seconda guerra mondiale

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Nel 1940, scrive Giulia Borghese in un suo servizio sul Corriere della Sera dell’otto giugno del 1980, una famiglia milanese di sette persone (padre, madre, nonna e tre bambini) di cui il più grande faceva la prima elementare, e la donna di servizio fissa, per campare spendeva in un mese (quello di maggio per la precisione) £.4136,45 di cui 1367,20 per il vitto e 1689,65 per la casa.
Il salario della donna era di 160 lire, la luce e il gas costavano 213 lire, 21 il chilo la fesa di vitello, 24 il burro, 11,80 l’olio, cinque lire l’etto il caffè, 360 la fattura di un abito da uomo, un paletot di mezza stagione ne costava 700, ci volevano 200 lire per un paio di pantaloni di flanella, 65 per una dozzina di fazzoletti di lino, 35 per la tintura di un tailleur e sempre 35 per la pulitura delle volpi bianche. Una gardenia costava 3,60, le pantofole dei bambini sette lire, due il sapone, 12,50 una dozzina d’uova, 7,25 un chilo di zucchero, tre lire un biberon e una peretta di gomma. Intanto se gli uomini rispondevano all’appello della mobilitazione generale e si recavano al fronte, dopo un breve addestramento, spettava invece alle donne rimaste a casa a rimboccarsi le maniche per affrontare la vita con questa nuova emergenza che si chiamava guerra. Cominciava così per le italiane una nuova vita di coraggioso arrangiarsi. Venne persino utile – scrive la Borghese – quella pubblicazione rurale che era “L’agenda della massaia rurale”. Da essa s’insegnava come trasformare un angolo di giardino in pollaio, come si poteva essere econome nei mangimi, come si allevavano i pulcini, fra bottiglie di acqua calda e cuscini di piume e poi come si uccidevano i polli, si allevavano i conigli e si conservavano le pelli.
Come si economizzava sul combustibile, come si preparava il sapone, con la potassa caustica e il grasso non salato, come infine si seminava l’orto di guerra piantando cavoli e indivia al posto della petunia e aglio e pomodori al posto della verbena e delle dalie”
Ci s’ingegnava, persino, nel fare la marmellata con i petali di rosa e come si conservavano le uova per l’inverno. E ciò che non si sapeva, o non si riusciva ad apprendere, s’inventava.
Si scuoteva forte la panna dentro una bottiglia per formare, dopo un po’, meravigliose palline di burro e si mettevano i sali tamerici di Montecatini a bollire, in un bacile di rame ben stagnato, per formare degli splendenti cristalli di sale.
Le ultime vacanze la famiglia milanese sfollata le faceva ai bagni “Ro-Ro” di Fiumetto, mentre la mamma ricordava l’ultima gita all’estero, nel luglio del 1939, a Ginevra.
L’orizzonte si restringeva al paese, alla famiglia, all’orticello di guerra, dove si cercava di far crescere persino il tabacco. Un’operaia scrisse: “Mentre i nostri fratelli soldati combattono da prodi noi lavoriamo in silenzio come voi volete (al Duce) per la Patria e la Vittoria”. (Riccardo Alfonso)

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Il nostro destino non è la vita ma la morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 luglio 2018

Come ne “La livella” di Totò il benestante al pari dell’accattone hanno un comune fato. Non li salva la ricchezza o la povertà, la salute o la malattia.
Il momento giunge inevitabile per tutti. Noi, vivendo, ci prepariamo alla morte. Questa e non quella è il nostro futuro. E’ il punto di partenza e non la fine di un percorso.
Questa consapevolezza è mancata. Ci ha portati, quindi, ad affrontare la vita in un modo diverso e ad ambire beni che sono estranei alla nostra natura, alla nostra morale interiore.
Credevo di non aver capito la ragione che spinse uomini ricchi, intelligenti, fortunati, amati, ad abbandonare tutto per vivere in povertà, per allontanarsi dal mondo. A diventare dei migranti.
Credevo. Ora so. La molla che li spinse a questi gesti estremi mi è finalmente chiara. Essi e non noi siamo nel giusto.
L’ho scoperto camminando lungo i sentieri impervi di montagna che s’inerpicano lungo la dorsale delle montagne.
L’ho scoperto leggendo negli occhi dell’avido la bramosia offertagli dal denaro.
L’ho scoperto riconoscendo nella vita i suoi valori autentici nell’amore e nella fede.
L’ho scoperto, infine tra i campi coltivati, tra gli alberi gravidi di frutti, tra i fiori e le piantine appena sorgenti dal terreno. E’ una luce che non illumina, ma abbaglia. E’ fatta per occhi che riescono a guardare in profondità, che non temono i contrasti.
E’ una piccola storia che ci appartiene, ma è tanto piccola che è dato solo di intravederla indistinta e incolore. Così è il cammino tracciato da chi è nato in una terra improvvida, da una donna povera, da una famiglia rassegnata alla sofferenza e alla rinuncia.
Quel figlio così disperato e infelice un certo momento della sua vita si risveglia e si domanda e ci chiede perché? E noi cosa possiamo rispondergli?
Non possiamo dirgli che siamo tutti sul Golgota piagati nel costato e condannati a una sola certezza: quella di morire senza un sorriso, senza una carezza.
Non possiamo dirglielo finché uno solo dei suoi simili si sottrae alla sofferenza e gode i piaceri della vita.
Non possiamo dirglielo se prendono un bastone per appoggiarsi nel momento della fatica estrema mentre chi è nato come lui, ma in una terra diversa, con un colore della pelle diversa, lo beffeggia e si prende gioco del suo tormento.
Non possiamo dirglielo nel momento in cui allunga la mano per un obolo o per un tozzo di pane mentre c’è chi prospera nel superfluo.
Non possiamo dirglielo perché il mondo è diviso tra chi è e chi ha e l’avidità di questi ultimi non ha limiti.
Questo è oggi l’emigrante che muore avendo nelle pupille stampate la speranza di una vita migliore.
Questo è l’emigrante che sogna il suo eldorado per sottrarsi alle miserie che lo stanno consumando come se fosse un cero giunto oramai al suo moccolo.
Questa è tutta quella parte dell’umanità, e i suoi numeri sono grandi, che vede il mondo tingersi di rosso per il sangue innocente che esce dalle sue piaghe, dal suo cuore in subbuglio e dalla sua mente che lo disperde nella disperazione e nella rinuncia.
Così il mondo vuole farsi riconoscere e non ha senso di certo consolare gli angosciati con la moneta falsa di quella fede che vuole convincerlo che più soffre in terra più grande sarà il premio oltre la vita. (Riccardo Alfonso)

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Ecologia della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Non è necessario essere un buon osservatore per constatare il lento ma inesorabile depauperamento della crosta terrestre dalle montagne ai mari, dagli iceberg ai deserti. Pensare che le mie passeggiate nei boschi, inerpicandomi sui viottoli di montagna diventeranno ben presto un ricordo confuso mi spinge a soffermarmi sulla natura come ad una sorta di finestra che mi permette di affacciarmi alla vita e di gustarne i colori, i sapori, gli effetti speciali finché sono in tempo. Incomincio con il farlo prendendo a prestito un commento a margine di un “Seminario Internazionale sull’Agricoltura biologica e sostenibile nel Mediterraneo” svoltosi ad Acireale anni fa.
Ricordo che il successo dell’iniziativa stimolò i promotori a un nuovo meeting internazionale a Catania avvenuto nel dicembre dell’anno successivo. In entrambe le occasioni si sono seduti, intorno allo stesso tavolo, studiosi e tecnici e agricoltori di tredici paesi: Francia, Spagna, Portogallo, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Palestina, Israele, Libano, Turchia, Grecia, Italia. Tra le istituzioni internazionali leggo che vi hanno partecipato l’IFOAM (l’organismo mondiale di coordinamento delle associazioni biologiche) e la Fao. Si è parlato, in questi incontri, ad altissimo livello, d’agricoltura biologica. Non disponendo, allo stato, degli atti dei due convegni non mi è possibile entrare nel merito degli argomenti trattati, ma li ritengo, sia pure a scatola chiusa, di grande interesse e con implicazioni pratiche di notevole portata.
Posso considerare, in estemporanea, un altro aspetto caratterizzante, per questo genere di convegni. Mi riferisco, in particolare, alla fase tecnica preparatoria di una formazione culturale sul tema agricolo, di cui l’umanità ha un gran bisogno.
La terra non si coltiva a caso, né per interposta persona. Nel corso dei miei lavori ho più volte richiamato tali peculiarità sia viste con l’occhio del “produttore” sia del consumatore.
Significa anche che le produzioni mondiali, nel loro complesso, tendono a specializzarsi e l’agricoltura non è da meno, per la parte che le compete. Il precetto è d’offrire ai consumatori una merce valida sia sotto l’aspetto esterno sia nel sapore.
In tale frangente devo compiacermi dell’interesse riposto da questo Seminario internazionale sulla qualità delle produzioni e l’importanza annessa soprattutto dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il fatto, poi, che esista un’agricoltura mediterranea ben caratterizzata, nei confronti delle altre, per la forza e la ricchezza dei suoi elementi naturali, per la sagacia degli operatori e per la ragione di una cultura preparata al confronto e al rispetto reciproco è un altro motivo di che compiacersi. Vi sono, dunque, tutte le premesse per ambire a un progetto che apra la strada a una cooperazione più intensa, più costruttiva e laboriosa e non solo in campo agricolo. E’ questo l’aspetto che m’interessa più da vicino tanto da avermi spinto, già da qualche tempo, a un’iniziativa che ho concretata in un “Progetto” che ho chiamato Mediterraneo per meglio definirne i contorni e indicare nei paesi, che si affacciano su questo mare, i naturali destinatari del mio pensiero. I dettagli possono essere visionati nel mio libro: “Progetto Mediterraneo” (Edizioni Fidest). Qualche cenno lo riporto in questa sede per rilevare l’importanza di alcuni atteggiamenti e scelte che ritengo importanti per lo stesso futuro dell’umanità.
Incomincio con il fare la “conta” della popolazione perché prima di tutto si tratta di “popoli e popolazioni”. Sono costoro che nei millenni passati hanno lasciato un’eredità fatta non solo di lotte e di martiri, ma anche d’opere frutto di un fiorente risveglio culturale.
Oggi noi siamo gli eredi, nel bene e nel male, di questo messaggio. Siamo ancora noi, nella nostra saggezza, a doverne raccogliere i frutti affinché il comune denominatore si trasformi nella PACE e nella concordia a dispetto dei “venti di guerra” che si annidano un po’ ovunque e agitano, nello specifico, le acque del nostro “mare comune”. (Riccardo Alfonso)

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Mettiamo la vita davanti al lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

Roma Martedì 5 giornata di studi alla Sapienza. L’inizio dei lavori è fissato alle 9,30 con un seminario di formazione e le relazioni di Luciano Vasapollo, Giovanni Mazzetti e Marco Craviolatti. Alle 15,30 via alla sessione pomeridiana con una tavola rotonda alla quale partecipano Piergiovanni Alleva, Sergio Bellavita, Giorgio Cremaschi, Maurizio Franzini, Henrique Galarza e Giovanni Tridico. Coordina Francesca Fornario. Conclude Guido Lutrario.
La convinzione, ripetutamente proclamata in tutta Europa, che presto o tardi si riuscirà a dar vita ad un’altra fase di crescita basata sulla creazione di nuovo e più lavoro è una convinzione realistica? Non si tratta piuttosto di un’illusione?
Quando i governanti dei paesi industrialmente avanzati invitano ai sacrifici per reperire le risorse che, secondo loro, sarebbero necessarie per creare questi nuovi posti, sono effettivamente convinti della verità di ciò che sostengono, o ripetono luoghi comuni mutuati dall’economia conservatrice, che non rispondono affatto alla nuova situazione? Nel sollecitarci a rimanere nei limiti dell’attuale sistema di relazioni economiche e sociali e ad affidarci ancora al potere delle imprese, confidando nella loro capacità di assicurarci la produzione di una maggiore ricchezza futura, i responsabili della politica economica non sono forse offuscati da una proiezione dei loro desideri, al punto da confonderli con le reali possibilità?
Le ingenti risorse investite nell’industria 4.0, senza considerare le inevitabili ricadute che queste avranno sull’occupazione, non sono forse la conferma di una scarsa consapevolezza dei cambiamenti che si stanno producendo? E quali dovrebbero essere, invece, le scelte innovative da promuovere per contrastare le crescenti disuguaglianze sociali e tenere il passo con l’innovazione tecnologica?Rispondere a questi quesiti non è semplice. Ma un’organizzazione sindacale confederale e di classe non può rinunciare a farlo, senza precludere a se stessa la possibilità di costruire una strategia valida per le prossime sfide. Il tema della redistribuzione del lavoro costituisce uno snodo strategico per ripensare l’insieme delle relazioni economiche e guardare al futuro con uno sguardo diverso, mettendo la vita davanti al lavoro.

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Dedicata anche al piccolo Alfie la Marcia per la Vita di Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 6 maggio 2018

Roma 19 maggio 2018 ore 14,30 Piazza della Repubblica (Stazione Termini). La marcia per la vita è giunta alla sua VIII edizione italian. E’ il più importante appuntamento nazionale dei Movimenti Pro-Life. Molti anni sono passati da quel lontano 1974 quando si svolse per la prima volta a Washington, ma molto ancora c’è da fare se il mondo intero ha dovuto assistere lo scorso 28 aprile alla tragica morte del piccolo Alfie Evans, malgrado la mobilitazione generale in difesa della sua vita. A distanza di una settimana, Virginia Coda Nunziante, Presidente della Marcia per la Vita, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “L’ospedale inglese su licenza dello Stato, della Corte inglese e con l’avallo della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, si è arrogato il diritto di togliere la vita al piccolo Alfie Evans sottraendo ai genitori il diritto inalienabile di decidere per il bene del proprio figlio. Tutto ciò in nome di una filosofia di vita edonista e relativista che ignora il valore cristiano della sofferenza.Chiediamo al piccolo Alfie di assisterci dal Cielo e rendiamo omaggio ai suoi genitori che con tanta determinazione hanno lottato per difenderne la vita portando il suo caso all’attenzione di tutto il mondo. Ma quanti piccoli ‘Alfie’ muoiono ogni giorno in Inghilterra e in tutto il mondo abbandonati alla loro sorte da genitori che si piegano alle leggi ingiuste degli Stati moderni?
Con la Marcia per la Vita si vuole affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso; combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile.

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