Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

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Per un mondo senza la pena di morte

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Si è tenutosul sito e sulla pagina Facebook della Comunità di Sant’Egidio, il webinar internazionale #stand4humanity #nodeathpenalty . Promosso da Sant’Egidio, l’evento vedrà la partecipazione di numerose associazioni che si battono per l’abolizione della pena di morte. Sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni, esperti, attivisti e testimoni della società civile da Africa, Asia, Europa e Nord America, come David Sassoli (presidente del Parlamento europeo), Sandra Babcock, (direttore del Cornell Centre on the Death Penalty Worldwide), Joaquin Martinez (Former death row inmate, exonerated), Suzana Norilihan (lawyer and activist), Navy Pillay (President of international commission against Death Penalty), Krisanne Vaillancourt Murphy (Executive Director of Catholic Mobilizing Network) e Mario Marazziti (Comunità di Sant’Egidio).Il webinar si è concluso con l’illuminazione straordinaria del Colosseo, simbolo della campagna globale contro la pena di morte.Nel cuore di settimane importanti per la discussione e il voto in corso alle Nazioni Unite sulla moratoria della pena di morte, l’evento – in ricordo del giorno in cui, nel 1786, in cui venne abolita, per la prima volta, la pena capitale da uno Stato, il Granducato di Toscana – intende rafforzare il movimento abolizionista e lanciare un messaggio al mondo per la difesa della vita e dei diritti umani anche attraverso la rete di oltre 2.300 “Città per la vita” che la Comunità di Sant’Egidio ha creato negli ultimi anni.

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L’intelligenza artificiale nel mondo che cambia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

POGGIPOLINI e GELLIFY presentano Sens-In, startup fortemente tecnologica che investe sulle viti intelligenti, declinando intelligenza artificiale nel settore dei fissaggi. I nuovi elementi di fissaggio sono dotati di sensori brevettati ad altissima tecnologia e connettività che li rendono sempre connessi. Saranno impiegati, oltre che nei mercati storici di Poggipolini (aeronautica, automotive e industriale) anche in nuovi settori fondamentali come le infrastrutture (ponti) e la sanità (protesi mediche). Una soluzione tecnologica, quindi, che sarà di forte impatto positivo per tutta la comunità. Sens-In srl, startup innovativa fondata da Poggipolini e oggi partecipata dalla piattaforma di innovazione GELLIFY, è il primo progetto di Venture Building industriale mai presentato in Italia. Si tratta di un modello di co-investimento in un business innovativo che nasce all’interno di una azienda già consolidata e che permetterà di concentrare investimenti e risorse dedicate allo sviluppo di questo prodotto, pensato per diventare protagonista della digital transformation.

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Presentazione Rapporto Italiani nel Mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Roma.La storia del Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) è iniziata nel 2006. Mentre l’opinione pubblica era concentrata sugli arrivi nel nostro Paese, la Fondazione Migrantes, grazie all’intuizione dell’allora direttore generale mons. Luigi Petris e del direttore dell’Ufficio per la Pastorale degli italiani nel Mondo, don Domenico Locatelli, ebbe l’idea di raccontare l’Italia che era partita per il mondo, o che non aveva mai smesso di farlo. In 15 anni il RIM ha fotografato un fenomeno con un incremento paragonabile a quello registrato nel Secondo Dopoguerra. Se nel 2006 gli italiani regolarmente iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) erano 3.106.251, nel 2020 hanno raggiunto quasi i 5,5 milioni: in quindici anni la mobilità italiana è aumentata del +76,6%. Una crescita ininterrotta che ha visto sempre più assottigliarsi la differenza di genere (le donne sono passate dal 46,2% sul totale iscritti 2006 al 48,0% del 2020). Si tratta di una collettività che, rispetto al 2006, si sta ringiovanendo grazie alle nascite all’estero (+150,1%) e alla nuova mobilità costituita sia da nuclei familiari con minori al seguito (+84,3% della classe di età 0-18 anni) sia dai giovani e giovani adulti immediatamente e pienamente da inserire nel mercato del lavoro (+78,4% di aumento rispetto al 2006 nella classe 19-40 anni). Nel 2019 (gennaio-dicembre) hanno lasciato l’Italia ufficialmente 131 mila cittadini verso 186 destinazioni del mondo da ogni provincia italiana. Complessivamente, le nuove iscrizioni all’Aire nel 2019 sono state 257.812 (di cui il 50,8% per espatrio, il 35,5% per nascita, il 3,6% per acquisizione cittadinanza). Negli ultimi 15 anni (2006-2020) la presenza italiana all’estero si è consacrata euroamericana, ma con una differenza sostanziale. Il continente americano, soprattutto l’area latino-americana è cresciuta grazie alle acquisizioni di cittadinanza (+123,4% dal 2006) coinvolgendo soprattutto il Brasile (+221,3%), il Cile (+123,1%), l’Argentina (+114,9%) e, solo in parte in quanto la crisi è sicuramente più recente, il Venezuela (+47,4%). Oltre il 70% (+793.876) delle iscrizioni totali avute in America dal 2006 ha riguardato soltanto l’Argentina (+464.670) e il Brasile (+329.206). L’Europa, invece, negli ultimi quindici anni, è cresciuta maggiormente grazie alla nuova mobilità (+1.119.432, per un totale, a inizio 2020, di quasi 3 milioni di residenti totali). A dimostrarlo gli aumenti registrati nelle specifiche realtà nazionali. Se, però, i valori assoluti fanno risaltare i paesi di vecchia mobilità come la Germania (oltre 252 mila nuove iscrizioni), il Regno Unito (quasi 215 mila), la Svizzera (più di 174 mila), la Francia (quasi 109 mila) e il Belgio (circa 59 mila), sono gli aumenti in percentuale, rispetto al 2006, a far emergere le novità più interessanti. Per questi stessi paesi, infatti, si riscontrano le seguenti indicazioni: Germania (+47,2%), Svizzera (+38,0%), Francia (+33,4%) e Belgio (+27,3%). Per il Regno Unito, invece, e soprattutto per la Spagna, gli aumenti sono stati molto più consistenti, rispettivamente +147,9% e +242,1%. Le crescite più significative, comunque, dal 2006 al 2020, restando in Europa, caratterizzano paesi che è possibile definire “nuove frontiere” della mobilità: Malta (+632,8%), Portogallo (+399,4%), Irlanda (+332,1%), Norvegia (+277,9%) e Finlandia (+206,2%). In generale, però, lo sguardo degli italiani si è spostato anche a Oriente, più precisamente agli Emirati Arabi o alla Cina. Se nel 2006, stando ai dati ISTAT, il 68,4% dei residenti ufficiali all’estero aveva un titolo di studio basso – licenza media o elementare o addirittura nessun titolo – il 31,6% era in possesso di un titolo medio alto (diploma, laurea o dottorato). Dal 2006 al 2018 si assiste alla crescita in formazione e scolarizzazione della popolazione italiana residente oltreconfine: nel 2018, infatti, il 29,4% è laureato o dottorato e il 29,5% è diplomato mentre il 41,5% è ancora in possesso di un titolo di studio basso o non ha titolo. Se, però, rispetto al 2006 la percentuale di chi si è spostato all’estero con titolo alto (laurea o dottorato) è cresciuta del +193,3%, per chi lo ha fatto con in tasca un diploma l’aumento è stato di ben 100 punti decimali in più (+292,5%).Viene così svelato un costante errore nella narrazione della mobilità recente raccontata come quasi esclusivamente composta da altamente qualificati occupati in nicchie di lavoro prestigiose e specialistiche quando, invece, a crescere sempre più è la componente “dei diplomati” alla ricerca all’estero di lavori generici. Emerge, in modo evidente, la necessità che lo studio e l’analisi della mobilità sia sempre più centrata sui microcontesti e che il territorio venga letto mettendo in crisi i modelli dati per acquisiti a cominciare dall’egemonia del centro, e quindi delle metropoli, rispetto ai piccoli centri, ai borghi, a quei pezzi di territorio spesso abbandonati del tutto o quasi abbandonati che diventano luoghi dove, invece, è possibile intervenire per ridare loro vita. Il video del

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“La Settimana della Lingua Italiana nel mondo”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Ormai alla sua XX edizione, è giunta nel tempo ad essere una delle più importanti iniziative di celebrazione della lingua italiana. Gli eventi e le attività previsti verteranno su forme espressive per valorizzare la lingua italiana attraverso l’immagine e l’illustrazione, con particolare attenzione alla filiera dell’editoria che unisce diversi linguaggi culturali e sociali. Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, quest’anno si svolge dal 19 al 25 ottobre 2020. E’ organizzata dal Ministero degli Esteri e la Cooperazione Internazionale, dalla rete diplomatico-consolare e dagli Istituti Italiani di Cultura in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali e il Turismo, il Ministero della Pubblica Istruzione e Università e dai principali partner della promozione linguistica nel mondo (Accademia della Crusca, Società Dante Alighieri, RAI) e dall’Ambasciata della Confederazione Elvetica.L’Accademia Italiana Pellegrini di Campinas (San Paolo, Brasile) diretta da Ilaria Bisanti e I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno (Lecce, Puglia) in occasione di questa importante manifestazione di rilievo internazionale, hanno ragionato in maniera glocal ovvero globale e locale pensando ad un percorso fatto di suoni ed immagini, informazioni, visioni e brevi interviste che legano in un sottile fil rouge due mondi come il Brasile (Ilaria Bisanti è leccese d.o.c. ma vive in Brasile da più di 10 anni e dirige l’Accademia Italiana Pellegrini) il Salento (Puglia, Italy) che hanno fatto della cultura e del colore delle loro tradizioni e soprattutto dell’accoglienza, la base della loro vocazione all’altro, e al dialogo e ascolto di alterità altre. Un modo di essere e di vivere quello brasiliano e quello salentino, che ha non solo saputo recepire tutte quelle sfumature esperienziali, sociali, antropologiche provenienti da diverse tradizioni etniche, ma è stato in grado di assorbirle, metabolizzarle e ricostruirle anche in nuovi linguaggi, perfettamente in sincronia con lo sviluppo di arti, mestieri narrazioni della contemporaneità. Il viaggio proposto dall’Accademia Pellegrini sarà un percorso che abbraccerà editoria, turismo culturale, arte contemporanea, e consigli su come orientarsi, cosa vedere, cosa sentire nei luoghi di cui si parla. Le voci sono state affidate a diversi artisti e operatori culturali di Lecce e del Salento, scrittori che parleranno delle loro esperienze legate al territorio e dei loro percorsi, saranno consigliati siti web, video, che racconteranno della pizzica e molto altro ancora. L’evento è gratuito e on line e si potrà seguire sul canale Youtube dell’Accademia Pellegrini e sul suo blog.

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Sassoli: Non vogliamo un mondo di privilegiati

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Bruxelles. Il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli in occasione dell’inaugurazione della mostra organizzata dalla ONG Samusocial, ha riaffermato nel suo discorso di apertura la necessità dei governi e delle istituzioni nazionali di concentrarsi sulla lotta alla povertà, all’emarginazione e alla disuguaglianza.La mostra, che racconta la storia delle donne senza fissa dimora ospitate al Parlamento europeo durante i mesi più duri della pandemia di COVID19, rimarrà esposta al Parlamentarium fino a Febbraio 2021.Nel suo discorso, il Presidente del Parlamento ha detto:“Noi qui non stiamo soltanto inaugurando una mostra di fotografie. Noi, qui e adesso, affermiamo un principio: le istituzioni pubbliche devono essere vicine ai cittadini, soprattutto a quelli più deboli e indifesi. Con questo spirito abbiamo aperto l’edificio Kohl alle donne senza tetto in collaborazione con Samusocial e costruito una forte rete di solidarietà a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo”. “Il Covid ci ha rivelato tante realtà: ha rivelato la nostra fragilità, il nostro essere importanti l’uno per l’altro, l’importanza della sanità pubblica, l’importanza di agire insieme e di collaborare per il bene comune. Ma, dopo anni di silenzio colpevole, è anche venuta alla luce una realtà che molti negavano: quella della povertà e della emarginazione”.“La verità è che in questi anni la “crescita” è stata solo per pochi. E sono cresciuti solamente i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o spettatori. Per questo è stata nascosta la povertà. Noi invece vogliamo parlarne. Per una ragione molto semplice: la povertà non va nascosta. Per me la povertà va combattuta e sconfitta. Questo deve essere il nostro modo di affrontare la ricostruzione dopo le devastazioni socio-economiche create dalla pandemia”.“Questo è il nostro chiodo fisso nel negoziato in corso con il Consiglio Europeo per il bilancio pluriennale della UE: usare la leva delle enormi risorse economiche che l’Unione Europea metterà a disposizione di tutti, per cambiare il modo di vivere, non per restaurare il passato così come era. Per avere finalmente una economia ecologicamente sostenibile, che valorizza le risorse del pianeta e non le impoverisce, che abbia al centro il bene di tutti e non solo il profitto di pochi”.“Dovremo combattere. Insieme. Anche più di prima. Cominciando a denunciare come una vergogna il fatto che, spesso purtroppo, a voi vengano negati pochi soldi per le vostre iniziative, mentre altri fanno circolare miliardi di euro per investimenti finanziari che arricchiscono soltanto pochi privilegiati. Abbiamo bisogno di voi, perché noi, insieme possiamo cambiare l’Europa, renderla più vicina alle persone perché più giusta, perché capace di sconfiggere la povertà e le disuguaglianze. Non vogliamo un mondo di privilegiati”.

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Il mondo delle Fiere del Libro riparte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2020

Lo fa dopo la crisi Covid-19 con una rete e un progetto europeo – Aldus Up – che fa il suo debutto alla Fiera del Libro di Francoforte e che ha nell’Italia e nell’Associazione Italiana Editori (AIE) il suo motore.Quali sono gli andamenti dei mercati editoriali europei dopo l’epidemia e come è possibile stimolare lo scambio tra i diversi Paesi? Come stanno cambiando le abitudini di lettura e i consumi culturali? Come ripensare le Fiere e il mercato dello scambio dei diritti grazie alle tecnologie digitali? Sono queste alcune delle questioni al centro della missione di Aldus Up e che, significativamente, saranno affrontate durante quattro incontri professionali inseriti nel programma della Buchmesse (vedi allegato), quest’anno per la prima volta in versione digitale.Aldus Up è un progetto che ha lo scopo di innovare e far crescere le Fiere del libro in chiave europea, favorendo lo scambio dei diritti di traduzione tra Paesi e l’internazionalizzazione del settore editoriale. Il progetto ha AIE come capofila, ha una durata di quattro anni ed è co-finanziato dal programma Creative Europa dell’Unione Europa. Nasce dall’esperienza di Aldus, la rete nata nel 2016 che ad oggi conta 20 fiere europee tra cui compaiono la stessa Frankfurter Buchmesse, Bologna Children’s Books Fair, The London Book Fair e la spagnola Liber, solo per citare i maggiori eventi internazionali. “Quando questo progetto è stato pensato e ideato l’emergenza Covid-19 non era nemmeno immaginabile – ha spiegato Ricardo Franco Levi, presidente di AIE e vicepresidente della Federazione degli editori europei (FEP) -. Tuttavia, il nuovo contesto non fa che confermare, e per certi versi accelerare, il bisogno di innovare il sistema delle Fiere. In questo senso, Aldus Up è un progetto ancor più necessario e imprescindibile di ieri”. “Vogliamo provare a dare un nuovo futuro alle comunità di lettori ed editori, costruendo nuove opportunità per le interazioni digitali e fisiche – ha spiegato Piero Attanasio, responsabile di AIE per i progetti internazionali –. Queste alcune delle azioni che porteremo avanti: sfruttare le potenzialità della Rete per combinare eventi off-line e online, potenziare gli studi e lo scambio di informazioni riguardo i flussi di traduzioni in Europa e l’impatto del digitale sulla lettura e sulla produzione editoriale, rendere le fiere eventi diffusi nelle città e fruibili da diversi tipi di pubblico in una logica inclusiva – dalle persone con diversi tipi di disabilità alle comunità di immigrati”.

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“Scegli il Contemporaneo. Tutte le immagini del mondo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Roma dall’11 ottobre al 15 novembre 2020 Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Viale delle Belle Arti n.131 Artista narratore: Maurizio Mochetti con uno storico dell’arte; un educatore museale per il pubblico adulto e delle famiglie Utenza: pubblico adulto, famiglie e bambini Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Punto di ritrovo: Viale delle Belle Arti n.131 Artista narratore: Maurizio Mochetti con uno storico dell’arte; un educatore museale per il pubblico adulto e delle famiglie Utenza: pubblico adulto, famiglie e bambini. Visite guidate con artisti, storici dell’arte, curatori scientifici, educatori museali, visite animate, laboratori, rivolti al pubblico adulto, famiglie, bambini, studenti delle scuole secondarie di I e II grado, studenti delle Università e delle Accademie, operatori culturali e insegnanti, si svolgeranno alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, il MIAC – Museo dell’Audiovisivo e del Cinema, il Museo Laboratorio della Mente, il Museo Leonardo da Vinci, la Fondazione Volume!, la Centrale Montemartini, Cinecittà si Mostra – Istituto Luce Cinecittà.

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“Canti dal mondo”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Dalla Cina al Brasile, dal Burkina Faso all’Australia, dall’Italia alla Russia: si macinano chilometri senza muoversi dal divano, o dal banco, con Canti del mondo, viaggio musicale alla scoperta dei popoli di Cecilia Pizzorno ed Ester Seritti, illustrazioni di Giulia Orecchia, playlist online (Edizioni Curci, collana Curci Young).L’originale antologia illustrata propone 20 brani, vocali e strumentali, della tradizione popolare e colta, che spaziano tra aree geografiche, epoche, stili e organici diversi, per conoscere attraverso la musica la ricchezza culturale dei diversi Paesi. I brani si possono ascoltare sfogliando il libro, leggendo i testi e la loro traduzione, lasciandosi catturare dal vivace caleidoscopio di immagini. Ma si possono anche cantare, danzare, mimare grazie alle basi musicali (con interpreti madrelingua ed esperti del repertorio antico e popolare), e possono diventare uno spunto formidabile per giocare liberamente con la fantasia.Canti dal mondo è una risorsa preziosa per favorire la socializzazione e l’integrazione, a disposizione di insegnanti, educatori e famiglie. Offre un orizzonte culturale vasto e variegato, un’esperienza uditiva e visiva ricca di stimoli pedagogici. Inoltre, pagina dopo pagina, nota dopo nota, il bambino conquista progressivamente sicurezze: impara a controllare l’intonazione, migliora l’espressività, la concentrazione, la memoria e la coordinazione motoria.«Questo libro mette al centro parole, suoni e immagini, riporta alla luce ritmi di culture popolari diverse, non si chiude nella gabbia di pochi fruitori ma si rivolge a un’ampia platea che va dall’infanzia agli adulti, ci fa, infine, viaggiare nel mondo senza chiederci passaporti e in tempi oscuri come questi è per noi un raggio di luce, un invito alla speranza», scrive nell’introduzione Pino Boero, già professore ordinario di Letteratura per l’infanzia all’Università di Genova.Il progetto è curato da Cecilia Pizzorno ed Ester Seritti, musiciste impegnate in campo nazionale nella pedagogia e didattica musicale. Con i contributi di Costantino Panza, Serena Facci, Anna Maria Freschi, Maddalena Patella. L’esecuzione dei brani strumentali e dei canti è stata coordinata da Daniele Poli, titolare del gruppo Tuscae Gentes. Tutte le esecuzioni si avvalgono di strumenti acustici, in buona parte autocostruiti. I canti sono intonati da interpreti madrelingua. La playlist online contiene 11 canti della tradizione orale (2 italiani e 9 in lingua straniera) e 9 brani d’ascolto dal Medioevo al Novecento.

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Il potere che sta conquistando il mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Di Giorgio Galli e Mario Caligiuri con i tipi della Rubbettino € 16. È il libro, parafrasando il titolo, indicato dagli autori, che sta “conquistando il lettore” per la sua prosa scorrevole e per gli argomenti che espone e per l’essere di grande attualità. Sembra proprio che la profezia di Francis Fukuyama sia proprio riuscita con il trionfo del capitalismo liberale su tutto il pianeta. Gli autori lo accostano al modello delle multinazionali con la sua fitta rete di connessioni, connivenze e intrecci tra economia e politica, tra una certa classe dirigente delle multinazionali e le agenzie di rating, la criminalità organizzata, i paradisi fiscali, le università e i media. È un potere, quello delle multinazionali, che è trasversale coinvolgendo stati e continenti con la ferrea logica del profitto. È una task force costituita da ben 50 grandi multinazionali che coprono tutti i settori dell’economia e della finanza e che per la loro stessa natura vanno a coesistere con le democrazie e le dittature del mondo e ad interagire con esse da predatore. Il loro successo aumenta le disuguaglianze “poiché vengono scaricati sui cittadini i costi della globalizzazione e limitano, di conseguenza, sempre di più i diritti: dalla sicurezza alla salute, dal lavoro all’istruzione,” E questo libro, scrivono gli autori nella loro chiusa finale, intende far assumere consapevolezza per una sfida decisiva che le democrazie del XXI secolo sono chiamate ad affrontare. Gli esiti dipenderanno sempre più dall’efficienza dei sistemi di governo e dalla loro capacità di porre un argine alla loro invadenza. Toccherà ai popoli e alla loro consapevolezza formare una classe dirigente capace d’invertire la tendenza dopo oltre mezzo secolo di decisioni discutibili che hanno accresciuto l’arroganza di questo potere sovranazionale e impedito la crescita delle politiche di sviluppo e di equa ripartizione delle risorse nell’interesse generale dell’umanità. (Riccardo Alfonso)

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La visione leopardiana del mondo e la sua concezione della vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Fin da quando ho avuto il mio primo approccio con la poesia leopardiana e il sofferto mondo dell’autore ho cercato di comprendere il fascino e il mistero del cosmo volgendo, come lui, lo sguardo verso il lontano scintillare delle stelle. È stato scritto in proposito: “Non c’è mai stato poeta senza Dio, quale comunemente viene ritenuto il Leopardi, che abbia tanto tenuto gli occhi rivolti verso il cielo, ad indagarvi la ragione profonda dell’essere eterno e della “flebile vita umana”. Lo ha, probabilmente, affascinato l’immensità e il silenzio, nel continuo fluire del tempo, e tormentato il significato del verbo espresso dal brillare delle stelle e del tacito silenzio della luna. In questa trasfigurazione del pensiero Leopardi veste il metafisico con un manto di stelle e una fantastica miriade di mondi disseminati nell’infinità dell’etere. Non a torto è stato definito il poeta dell’immensità stellare ma anche degli “ameni errori” che da sempre hanno acceso la fantasia degli uomini. In lui vi riverberano “Le luminose facelle del cielo e una segreta nostalgia per le mitiche invenzioni del mondo antico.” Nella stessa composizione poetica “Piccoli idilli” già il termine usato dal poeta non vuol significare una teocritea, o arcadica contemplazione di una bellezza paesistica, bensì “la visione stupita e dolorosa di uno spazio infinito, di un paese metafisico, una visione pensosa e religiosa che prende forma per un’improvvisa comparazione del limite del nostro temporale di fronte alle imperscrutabili ragioni dell’essere.” In questo contesto è paradigmatico l’esempio dell’ “Infinito” dove il poeta si rivolge inizialmente al contingente: “l’ermo colle”, la siepe, lo stormire del vento fra le piante per poi planare nella sua visione metafisica con “gli “interminati spazi”, i “sovrumani silenzi”, la “profondissima quiete”, “l’eterno” e le “morte stagioni” dove le Muse donano al poeta un ramo d’alloro come simbolo della sua vocazione poetica. È una visione che nasce proprio dal contrasto fra il limite del contingente e l’infinito silenzio dell’essere eterno e che già ritroviamo nei Pensée di Pascal ne “Le silence des espaces eterneles m’effraie”. La sua proposta esprime il valore immutabile dell’Essere di fronte al limite esistenziale dell’uomo, di fronte alla sua flebile voce che si perde negli abissi del tempo. Ed è proprio nel rapporto fra la dolorosa coscienza del limite e la cifra misteriosa dell’Infinito si inserisce la chiave decisiva per penetrare nel profondo della poetica leopardiana. (Riccardo Alfonso)

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Il mondo è diviso in due movimenti ideologici: quello che è e quello che ha

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Quando leggo i dati del rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018 lo sconforto mi lascia profondamente depresso. Abbiamo creato una società “mostruosa”.
Basta leggere questi scarni dati per avere la misura del male che ci stiamo facendo: “Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione. Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico sia economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, “le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall’indigenza”. A questo punto non credo si possa aggiungere altro se non sopraggiungesse forte e cocente la rabbia su questo dramma che condanna senza appello la stragrande maggioranza della popolazione mondiale ad un presente e ancor più un futuro senza un briciolo di speranza per tempi migliori.
E mi chiedo: ma di che pasta siamo? E come è possibile che così pochi soggetti riescano a controllare e a condizionare tantissime persone fino a costringerli a vivere nella miseria pur facendo loro nutrire una speranza per un avvenire migliore? E’, chiaramente, una palese illusione. È un miraggio sotto il sole cocente del Sahara eppure sono numerosi coloro che lo credono reale. La nota dolente è anche un’altra. È che la cultura è messa in ginocchio dall’ignoranza degli opportunisti che pur di conservare il loro primato non si fanno scrupolo di adottare tutte le iniziative necessarie per rendere le masse asservite ai loro poteri. Ed è così che la lotta si rende più sofisticata ed insidiosa passando, dai campi di battaglia dove il numero dei contendenti può fare la differenza, alle applicazioni tecnologiche sempre più avanzate dove il fine ultimo è quello del controllo delle menti per renderle docili ai loro voleri. In questo senso si deve prefigurare il furto di milioni di identità per assoggettarle alla dipendenza e alla cancellazione delle loro volizioni per sostituirle con quelle delle forze dominanti. O tempora, o mores! (Riccardo Alfonso)

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La pace nel mondo e quella del mio vicino

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

Siamo cittadini del mondo. Siamo degli apolidi. Nello stesso tempo avvertiamo il fascino del “campanile” dalla nostra strada, quartiere, municipio, comune, provincia, ecc. Può sembrare un contro senso, ma non lo è. A ben considerare, è il nostro modo dello stare insieme e di sentirci al tempo stesso figli di una coscienza planetaria. È anche un aspetto che appaga i nostri affetti ed ha la ventura di dividere le nostre gioie e dolori, ma anche, a volte, di provocare forti delusioni e cocenti affronti. Da qui nasce il potente impulso che va oltre le passioni del momento e si fissa per un equilibrio fondato sulla ragione, sulla ricerca di valori condivisi tra i quali la pace la giustizia la libertà. Nasce così la consapevolezza che la pace è un bene che parte dalla famiglia e si dirama oltre se volgiamo che essa possa diventare una costante di tutte le nostre vite e di quelle che seguiranno. Allo stesso modo non dobbiamo trascurare, come fa chi è attorno a un camino e tende a ravvivare il fuoco che si cela sotto la cenere, aggiungendo, man mano, altri ciocchi, per dare alla pace la vigoria necessaria. E nessuna pace può dirsi tale se non partiamo dal nostro piccolo, se non la fortifichiamo con le nostre minuscole opere, con il nostro impegno quotidiano.
Nessun essere umano può considerarsi un messaggero di pace se la pace non la nutre dentro di sé e la esprime nei suoi gesti, nei suoi rapporti e riesce a farla grande e universale perché sa comunicarla, perché riesce a entrare in sintonia con i suoi fratelli di tutto il mondo. È un linguaggio universale che oggi, purtroppo ha pochi conoscitori perché essi non sono costruttori di pace, nel loro microcosmo. Non vi sarà mai pace se insieme non la ricercheremo. Non vi sarà mai libertà e giustizia se il messaggio non sarà corale: dall’ultimo degli ultimi al primo dei primi. (Riccardo Alfonso)

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Ma in che mondo viviamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

Negli U.S.A. vi è un partito contrarissimo all’assistenza sanitaria universale e quelli che ne potrebbero essere i beneficiari lo appoggiano. In diversi paesi arabi la ricchezza è di casa, per via dei pozzi di petrolio, eppure tantissime persone vivono nella miseria. L’occidente, considerato ricco se non opulento, conta centinaia di migliaia di clochard che nelle metropoli si trovano senza un tetto dove ripararsi e un pasto caldo per rifocillarsi. Ci sono società farmaceutiche che realizzano profitti miliardari eppure vi sono milioni di persone che muoiono perché non sono in grado d’acquistare i farmaci da loro prodotti. Il lavoro è l’unica fonte di vita per gli esseri umani poiché permette loro d’avere una casa dove ripararsi, il cibo per alimentarsi, l’accesso all’istruzione, l’assistenza sanitaria per proteggersi dai malanni e assicurarsi una vecchiaia decente, eppure in tutto il mondo ci sono centinaia di milioni di disoccupati. Accettiamo la logica capitalista, dove vige il credo del consumismo e dell’esaltazione per chi ha in dispregio di chi è con la conseguenza che la stessa cultura è posta in secondo piano se non produce ai diretti interessati lauti guadagni.
Abbiamo inventato il colonialismo e poi le dittature del “re travicello” per schiavizzare, perpetuandolo dal passato, intere popolazioni e lasciandole in miseria pur di trarne ricchezze personali.
Ci lasciamo governare da imbonitori da strapazzo e da governi che praticano il genocidio e il terrore per sottomettere intere popolazioni e non facciamo poco o nulla per reagire. Abbiamo imparato a inviare, con la scusa di difendere la libertà e la giustizia, eserciti con armamenti di distruzione di massa ma solo per garantire agli affaristi di turno d’agire indisturbati. Abbiamo accettato di buon grado l’idea della sofferenza con la distorta idea che ciò è necessario per avere un premio nell’al di là. In Italia vi è un governo che mette in ginocchio la povera gente e protegge i ricchi e ottiene il plauso delle stesse vittime.
Siamo dei servi della gleba ma basta che qualcuno ci offra qualche briciola di pane per sorridergli compiaciuti e siamo anche pronti a leccargli i piedi.Siamo tutto questo e molto ancora eppure non mostriamo la nostra contrarietà, salvo qualche mugugno di circostanza: è il piacere-sofferenza del masochista. Eppure vi è chi si ribella, ma è condannato alla repressione più feroce e, nella migliore delle circostanze, alla denigrazione, al disprezzo e a essere schiavizzato dalla disinformazione. Ma di che pasta siamo? (Riccardo Alfonso)

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Libro: Cina Covid-19. La chimera che ha cambiato il mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2020

«La mia vuole essere la ricerca della verità dei fatti e dell’evidenza cronologica dell’evolversi dell’epidemia, la testimonianza della sofferenza delle persone colpite dall’infezione virale, la critica ragionata delle verità assunte o presunte della scienza medica, la voce indipendente delle proposte della ricerca scientifica e tecnologica, lo scrutatore delle analisi dei determinanti sociali delle comunità umane coinvolte e sconvolte dalla pandemia. Per me che ho speranza nel futuro dell’umanità e nella giovane generazione che seguirà».Così Joseph Tritto ci introduce alla lettura di Cina Covid-19, pagine in cui attraverso un esame obiettivo il professore ricostruisce, dati scientifici alla mano, l’evolversi temporale, storico e scientifico dell’evento che ha cambiato la storia del mondo: le origini del virus SARS-CoV-2, il mondo della ricerca sui virus e i batteri, le caratteristiche del Covid-19, le cure possibili, i sintomi e i farmaci, i suggerimenti e le informazioni utili a medici, operatori sanitari, ricercatori e a tutti coloro che sono impegnati nella battaglia contro il coronavirus, i suggerimenti a livello normativo per evitare che questa tragedia possa accadere di nuovo, i protocolli e gli strumenti di diagnosi che abbiamo a disposizione, la necessità di una migliore gestione del rischio che dovrebbe coinvolgere a livello internazionale più parti e sfruttare i moderni strumenti di raccolta ed elaborazione dei dati.Quanto alla possibilità che il virus abbia un’origine naturale, secondo il prof. Tritto è un’ipotesi dal punto scientifico al momento non sostenibile. È invece molto più verosimile che il SARS-CoV-2 sia il frutto di anni di ricerca compiuta nel laboratorio di Wuhan in Cina dalla prof.ssa Shi Zheng-Li e dal suo team.Cina Covid-19 mette a disposizione di tutti una miriade di informazioni sul SARS-CoV-2, fondate su dati oggettivi attentamente analizzati e verificati prima di essere pubblicati. Per la stesura dei capitoli sono state utilizzate, con il massimo rigore, ricerche e studi internazionali, indispensabili per la comprensione dei temi trattati.Scrive il prof. James Goldberg nella sua Prefazione: «Il professor Tritto e il suo team hanno lavorato al saggio con pazienza certosina, in una situazione in continua evoluzione, verificando con grande rigore tutte le informazioni, gli studi, le ricerche alle quali ha attinto, ottenendo un risultato che senza ombra di dubbio è sorprendente. Un’opera globale offerta a tutti come un atto di amore per l’umanità».Adesso ci troviamo a un bivio. Il prof. Luigi Frigerio, nella sua Postfazione si interroga e ci interroga: «Possiamo fidarci del modello sociale e politico cinese? Questo modello incarna lo Stato autoritario che esalta lo sviluppo economico a discapito della libertà e può apparire affascinante per alcuni. Ma questo modello non può essere esportato in Paesi dove la cultura e la storia avanzano nel solco della democrazia. Dobbiamo scegliere fra un progetto collettivo di salute che nega la libertà in cambio di sicurezza, oppure una visione di salvezza che cerca il senso della vita accettandone gli inevitabili rischi. È impossibile azzerare i rischi dell’esistenza. Di paura si muore e di rischio si vive! Possiamo affrontare il pericolo in modo intelligente per evitare il tracollo sociale e riprendere la vita in tutti i suoi aspetti. Ben venga allora il contagio della libertà contro la paura che nega ogni legame e spegne la vita di tutti!». Joseph Tritto: Cina Covid-19. La chimera che ha cambiato il mondo Cantagalli 2020 pp. 272 euro 20. Già in libreria.

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Oracle apre la 25ma cloud region nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2020

Oracle ha annunciato la sua 25ma Cloud Region nel mondo, aprendola oggi a San Jose, California. L’apertura fa parte dell’aggressivo piano di Oracle di aggiungere 11 Regioni Cloud entro il luglio 2021, portando il totale a 36. Ora, i clienti e i partner nordamericani della costa occidentale hanno accesso locale a tutti i servizi cloud dell’azienda, tra cui Oracle Autonomous Database, Oracle Autonomous Linux e tutte le applicazioni Oracle Cloud (ERPM, HCM, CX) in modalità SaaS per spingere sull’innovazione e proteggere in modo sicuro applicazioni e dati. Il sito di San Jose ospita anche la sesta interconnessione multi-cloud tra Oracle e Microsoft Azure. Questa interoperabilità cloud – annunciata ormai da oltre un anno – consente ai clienti di gestire i loro carichi di lavoro mission-critical senza soluzione di continuità tra Oracle Cloud Infrastructure e MS Azure.
Oracle ha aperto 8 regioni cloud nel 2020 e attualmente ne gestisce 25 a livello globale – 19 commerciali e 6 per il settore pubblico/governativo –: si tratta della più rapida espansione da parte di uno dei principali fornitori di cloud. Per aiutare i clienti ad avere una vera continuità operativa e una protezione dalle calamità, soddisfacendo al contempo i requisiti di residenza dei dati all’interno del proprio Paese, Oracle prevede di stabilire almeno due cloud region in quasi tutte le aree in cui opera. Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea, la Corea del Sud, il Giappone, l’India e l’Australia hanno già due regioni cloud (inoltre in Europa-non U.E. ce ne sono altre due, ndr). Le prossime sono previste nel Regno Unito, in Brasile, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita; altre cloud region nell’Unione Europea saranno aperte in Italia, Svezia e Francia, oltre a nuove in Cile, Singapore, Sudafrica e Israele.Le regioni Oracle Cloud attualmente disponibili sono:
– Asia Pacifico: Tokyo, Osaka, Seoul, Chuncheon, Mumbai, Hyderabad, Sydney, Melbourne
– Americhe: San José, Phoenix, Ashburn, Toronto, Montreal, San Paolo
– Europa: Francoforte, Londra, Zurigo, Amsterdam
– Medio Oriente: Jedda
– Settore governativo: due regioni per il governo degli Stati Uniti generiche, tre regioni specifiche del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, una del Regno Unito
Il cloud di seconda generazione di Oracle è progettato e ottimizzato per aiutare le aziende a gestire in modo sicuro i carichi di lavoro più impegnativi. Oracle Cloud consente alle aziende di qualsiasi dimensione di eseguire i loro database e le loro applicazioni più importanti, con grandi quantità di dati e elevate prestazioni. Oracle Cloud soddisfa tutti i requisiti di livello enterprise e offre costi competitivi, un provisioning rapido e una scalabilità quasi illimitata, oltre a offrire servizi cloud completi che includono sviluppo di applicazioni, business analytics, data management, integrazione, sicurezza, intelligenza artificiale e blockchain.

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Coppa del Mondo della Gelateria

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

E’ in programma a Rimini nel 2022. Accanto a “Sigep Gelato d’Oro” per quella italiana, sarà la prima volta che la squadra tedesca verrà selezionata nella Gelato Arena, in occasione della 42ª edizione del Salone internazionale della Gelateria, Pasticceria e Panificazione internazionali e Caffè di Italian Exhibition Group, in programma dal 16 al 20 gennaio prossimi nel quartiere fieristico di Rimini.Secondo mercato in Europa per il gelato artigianale dopo l’Italia, la Germania conta 9.000 imprese di cui 3.362 gelaterie pure (fonte: Der Deutsche Handwerkskammertag). Le iscrizioni alla Coppa del Mondo delle Gelaterie si apriranno a settembre sul sito web di Sigep 2021 e con una newsletter che ne darà notizia ai maestri gelatieri di qua e di là dal Brennero. La Coppa si articola in quattro gare, per gelatieri, pasticcieri, una prova di alta cucina e una di scultura nel ghiaccio. Nelle passate edizioni ha fatto emergere, tra gli altri, talenti come Ernst Knam, Roberto Rinaldini, Sergio Colalucci, Eugenio Morrone. Sigep 2021 si conferma, così, punto di contatto tra l’evoluzione del mercato e la creatività che contraddistingue questo segmento alimentare tra i più rappresentativi del Made in Italy dolce nel mondo.

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Il mondo del catering ha bisogno d’incentivare i consumi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2020

Il mondo del catering e degli eventi è senza dubbio il più colpito dall’emergenza Covid. Eventi, congressi e convention aziendali non hanno richiesta da parte del mercato e questo ha generato un crollo dei fatturati che ancora a giugno segnano un drammatico -90%.“Il nostro settore sta vivendo una crisi senza precedenti e non si vede alcuna luce in fondo al tunnel – ha dichiarato Paolo Capurro, Presidente di ANBC, Associazione Nazionale Banqueting e Catering federata a Fipe -Guardiamo con interesse alle misure che, a quanto pare, saranno nel prossimo decreto agosto. Ci sembra assolutamente giusto mettere in campo un’azione forte per incentivare i consumi attraverso l’istituzione di un bonus che rimborsi del 20% chi va a cena o a pranzo in un ristorante. Chiediamo di allargare, con i dovuti accorgimenti, questa misura al mondo del catering. Questo potrebbe dare una spinta alla ripresa, in molti casi troppo lenta, nel nostro ancora quasi inesistente”.“Un provvedimento del genere, unitamente a quelli suggeriti in occasione della richiesta dello stato di crisi per il settore, darebbe ossigeno ai nostri imprenditori – continua Capurro – Ribadiamo, quindi, come siano altrettanto urgenti una proroga del Fondo di Integrazione Salariale fino al 31 dicembre 2020 per il sostegno al reddito dei lavoratori e interventi economici e fiscali, compresi interventi sul cuneo fiscale”.“Infine – conclude Capurro – sento di dover fare una ulteriore raccomandazione alle Istituzioni sulla necessità di maggiori controlli, in particolare sulle abitudini dei giovani. I nostri eventi sono quelli sottoposti ai controlli più rigidi e non diciamo che non sia giusto, ben venga ogni tipo di prevenzione a tutela dei nostri clienti! Ma perché le regole non sono uguali per tutti? Le scene di mala movida sono ormai quotidiane e rischiano di provocare una nuova impennata dell’epidemia. Non possiamo rischiare un nuovo lockdown e perdere anche quel poco che ci rimane e la speranza di una ripresa nel 2021. Sarebbe senza dubbio una catastrofe. Siamo tra i pochi a rispettare tutte le regole e vorremmo evitare che i nostri imprenditori paghino le colpe di altri”.

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Una storia tutta italiana che si mescola con le altre del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Davanti a un mondo così tenacemente diviso in due tronconi ideologici la strada più praticabile parve quella di un generale rimescolamento delle carte. E la distensione che seguì in Occidente fu che, per quanto riguarda l’Italia, si ritirarono le “credenziali” che le avevano permesso di vivere sopra le righe e con una forza lavoro eccedentaria che fu imbrigliata con la logica degli ammortizzatori sociali. Ma i nostri governanti non ebbero da subito la percezione del cambiamento e finirono nella rete di “mani pulite” con processi alla corruzione e al mal governo. Tutto il ceto medio, e una parte della classe operaia, si ritrovarono, nel giro di qualche anno, senza referenti politici come lo erano stati per anni la Democrazia Cristiana, il partito socialista di Craxi e i loro alleati: repubblicani, liberali, socialdemocratici. Restò in piedi, ironia della sorte, proprio quel partito comunista che altrove si era dissolto come neve al sole. Ma la remora anticomunista era dura a morire e ci pensarono bene le teste d’uovo della politica dei salotti romani e milanesi dando in pasto al popolo dei moderati un partito nuovo di zecca e a guidarlo chiamarono chi era considerato, per le sue qualità di comunicatore e di patron di televisioni private, il vero “asso della manica”. Lo fecero non per ridare all’Italia fiducia e nuovi stimoli ma per preparare il terreno a una mossa politica che gli strateghi del Cremlino avevano messo in conto già alla vigilia della caduta del muro.
Mentre l’Unione Sovietica stava vivendo il suo momento più critico passando dal leader sovietico Michail Gorbačëv, con la sua glasnost e la perestroika, in altre parole con le riforme che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, a un fallito colpo di stato nel 1991 e alla sua dichiarata indipendenza come Federazione Nazionale Russa il 13 novembre dello stesso anno, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’Urss, l’Italia rimase sola con i suoi problemi e con i partiti in dissoluzione. Mancava una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognati, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti dell’ingovernabilità se non si fosse consentita la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’alternativa al potere. Così fu aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo a una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e s’infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Così finì con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi). Chi ricorda ancora queste cose? Forse solo gli addetti ai lavori. E’ davvero un peccato. (Riccardo Alfonso)

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Crisi: la differenza tra Italia e il resto del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Due situazioni sono note da anni. La prima è che gli U.S.A. hanno fondato la crescita della propria economia sui soldi degli investitori stranieri e che l’Italia ha preso i soldi dei risparmiatori domestici, istituzionali e forestieri per arricchire gli speculatori. Nel primo caso l’America ha consolidato nel mondo la sua leadership e la sua capacità di competere con le economie emergenti mentre l’Italia ha gonfiato a dismisura il suo debito primario senza lasciare al sistema paese una solida eredità. Tutto questo oggi è stato ignorato e si vuole anche trovare l’alibi affermando che la crisi è planetaria e che siamo in buona compagnia con quel colosso che si chiama Stati Uniti ma ora dobbiamo parlare anche di Cna e Russia. Vogliamo in questo modo continuare a prenderci in giro o a trovare una scusa per spremere ancora di più chi ha dato sempre molto per ricevere poco e per continuare a favorire quelli che molto hanno ricevuto per offrire poco?
Gli osservatori economici mondiali sono qualcosa di diverso dalle borse, notoriamente emotive e volatili, e il loro giudizio sull’Italia è di merito. In pratica si dice ai nostri governanti: smettetela di pensare ai vostri personali vantaggi e guardate alla crescita del paese. Mettete mano alle riforme realisticamente e non solo con gli annunci. Riformare il welfare, la sanità, la scuola, il lavoro, la giustizia, il fisco, la politica non significa maggiori spese ma, semmai, risparmiare poiché si mette ordine al sistema, si evitano sprechi, e si razionalizzano le risorse disponibili. Ma a chi le diciamo queste cose? Come si dice? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. (Riccardo Alfonso)

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Così va il mondo: diamo uno sguardo al nostro recente passato

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2020

L’Unione Europea non era di certo gradita alla Russia di Putin e ancor più guardata con sospetto con una Germania che, avvalendosi del ventre debole dell’Unione Europea, tendeva ad assumere la guida economica e politica sotto il tallone di una moneta unica che, elargita con il contagocce, non faceva altro che deprimere le stesse economie degli altri paesi con un modesto standard di sviluppo a vantaggio della propria.
Ed ecco far capolino il nuovo ordine mondiale dove l’Italia avrebbe potuto assumere il “doble paso” dell’alleato che rompe e si apre verso i nuovi scenari geopolitici. Mancava, però, una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognata, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti dell’ingovernabilità se non si permetteva la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’ascesa al potere. Fu in tal modo aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo a una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e s’infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Finì, alla fine, con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi). Così, anno dopo anno, la politica italiana ingessata dai soliti veti incrociati dei vari gruppi di potere esterni alla politica non permise di fare il tanto auspicato balzo in avanti generando una classe dirigente al passo con i tempi. Forse ci sarebbe voluto un uomo forte come Putin? Non poteva essere di certo Berlusconi con la palla di piombo legata al piede dei suoi interessi di bottega e le cui fortune erano fatalmente dipendenti dai grossi interessi nazionali industriali ed economici che si incrociavano con una dialettica affaristica di caratura europea. Era semplicemente l’uomo dello status quo. Così fu e, oggi, fatalmente potrebbe continuare ad esserlo con altri uomini o donne, ovviamente, ma con la stessa musica. (Riccardo Alfonso)

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