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Codici: Servizi Sociali e affidi, un sistema da rifondare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Non c’è più tempo da perdere, il sistema di gestione dei Servizi Sociali e degli affidi dei minori deve essere rifondato. È il giudizio dell’Associazione Codici alla luce dell’ennesimo episodio, riportato dal Giornale di Brescia, che dimostra quanto sia sbagliato e pericoloso il metodo con cui viene deciso il destino di tanti bambini. I protagonisti del caso ripreso dalla stampa sono una coppia di genitori separati e due figli in parte contesi. Uno di loro, un ragazzo di 14 anni, è stato allontanato dalla famiglia ed è stato costretto a vivere in comunità per circa quattro mesi. Questo perché i Servizi Sociali nel novembre 2018 avevano stabilito per il papà la sospensione della capacità genitoriale, salvo cambiare idea pochi giorni fa, decidendo che il figlio deve essere collocato da lui in via esclusiva. “Nel giro di un anno – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – siamo passati da un parere di condanna ad uno di riabilitazione. Ci chiediamo come sia possibile una condotta del genere, costata un periodo in comunità ad un ragazzo di 14 anni con tutte le sofferenze e le difficoltà che possiamo immaginare e che avranno sicuramente coinvolto anche i genitori. Eppure, nonostante l’eco di Bibbiano sia ancora fortissima – osserva l’avvocato Giacomelli – i Servizi Sociali continuano a godere di un potere enorme. Alla luce delle scelte spesso sbagliate che sono state adottate nel corso degli anni e che a volte, come nel caso del papà bresciano, finiscono sulle cronache nazionali, riteniamo che sia arrivato il momento di mettere mano al sistema di gestione degli affidi, partendo dalla base. Nei giorni scorsi alla Camera sono state approvate tre mozioni che impegnano il Governo a promuovere tutte le iniziative, anche normative, utili a garantire la tutela dei minorenni e determinare livelli essenziali delle prestazioni per gli interventi su famiglie di origine, affidatari e strutture di accoglienza. Facendo una sintesi delle varie mozioni, apprezziamo in particolare la richiesta di: garantire che la permanenza fuori famiglia rispetti i principi di appropriatezza e temporaneità, per il periodo strettamente necessario ed attraverso programmi di sostegno, affinché la famiglia possa recuperare le proprie competenze di cura; adottare iniziative per escludere la sindrome dell’alienazione parentale come elemento su cui fondare scelte di allontanamento del minore dai contesti familiari; assicurare che eventuali problemi economici non siano da ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia e disporre interventi di aiuto; predisporre iniziative normative affinché nella valutazione dei casi e nella presa in carico del minore e della sua famiglia vi sia la più ampia collegialità multiprofessionale possibile con la presenza di educatore, psicologo/neuropsichiatra ed assistente sociale; evitare conflitti di interessi tra le diverse professionalità dei Servizi Sociali coinvolte nei procedimento di affido; verificare il pieno rispetto degli standard minimi che le strutture devono garantire. Ci auguriamo che l’approvazione di queste mozioni sia solo l’inizio di una vera, profonda ed articolata riforma di un settore che in questi anni ha provocato tante vittime innocenti, bambini sottratti ingiustamente all’affetto dei propri cari che chissà per quanti anni porteranno dentro di loro le sofferenze patite”.

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Tari: nuovo sistema tariffario dal 2020, occorre un rinvio

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

“Nel 2020 entrerà in vigore il nuovo sistema tariffario della TARI in un regime di incertezze normative che rischiano di paralizzare i bilanci dei Comuni. Per evitare questo disagio, ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze per chiedere un rinvio dell’entrata in vigore delle nuove metodologia tariffaria al primo gennaio 2021. Il nuovo regime fiscale sulla tassa per i rifiuti è stato presentato dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), in una recente audizione presso la Commissione Finanze della Camera. In tale circostanza l’ARERA ha esternato la sua volontà di arrivare alla definizione del nuovo metodo tariffario del servizio integrato dei rifiuti, per superare le differenze riscontrate nei vari territori, pur considerando le diversità di ogni area. Si tratta di obiettivi condivisibili, ma i Comuni stessi hanno espresso preoccupazioni per la tempistica ristretta sia per altre criticità che rischierebbero di creare problemi di copertura finanziaria. La scelta di avviare il nuovo sistema TARI nel 2020 infatti non è compatibile con l’adozione degli atti propedeutici per il passaggio alla nuova metodologia. Stante la ristrettezza dei tempi all’ARERA è giunta la richiesta di una maggiore gradualità per l’entrata in vigore della nuova metodologia, considerando il 2020 come anno transitorio e il 2021 come anno di partenza effettivo. Tuttavia l’ARERA non sembra intenzionata a concedere alcun rinvio salvo che per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. A ciò si aggiungono ulteriori problematiche che richiederebbero un tempo di gestazione più lungo: dall’esclusione dell’IVA alla rimodulazione delle modalità per l’inesigibilità dei crediti, passando infine per le incertezze legati ai criteri di imputazione dei costi. Da questo stato di cose è evidente che si sta arrivando ad applicare l’annualità TARI 2020 in un quadro di assoluta incertezza che va a discapito degli enti locali. Ho chiesto pertanto l’intervento del Ministro affinché si arrivi gradualmente all’entrata in vigore del nuovo regime TARI a partire dal 1° gennaio 2021. Inoltre, per agevolare i comuni, ho chiesto al ministro di attivarsi per superare la disposizione normativa che prevede il medesimo termine per l’approvazione del bilancio di previsione e per l’approvazione delle tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini.

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Fermare il sistema degli appalti nel mercato del lavoro, basta cooperative spurie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

USB chiede al ministro del Lavoro ed al governo un atto politico e legislativo coraggioso e coerente con gli intenti dichiarati per porre fine al sistema degli appalti che sovrintende il mercato del lavoro ove la logica del massimo ribasso nell’offerta produce il risultato di un risparmio sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori basato sull’applicazione dei contratti meno vantaggiosi per gli stessi, sulla contrazione dei diritti, sulla proliferazione delle illegalità contrattuali, fiscali, quando non anche dell’evasione/elusione e riciclaggio dei proventi da attività criminali.Gli attori centrali di questo fenomeno sono le forme di somministrazione del lavoro e le cooperative spurie, ormai divenute maggioranza nel movimento cooperativo, che sempre più sono protagoniste di truffe ai danni dei lavoratori e dello Stato.Le notizie di reato vanno di pari passo con la loro “notevole resistenza alle difficoltà della crisi” (fonte Unioncamere).
In Italia parliamo di 150.000 soggetti con una presenza pari al 45% nel sud del paese ed una maggiore capacità occupazionale al nord (si tratta del 2,1 % delle imprese con 1 milione e 400.000 addetti), ma dietro tale vivacità imprenditoriale si cela un uso distorto della forma cooperativa.Nel 2017 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha infatti eseguito controlli su 3317 cooperative; di queste 1826 (55%) sono risultate fuori norma con un numero di lavoratori irregolari pari a 16838 di cui 1444 completamente in nero.Il ricorso al lavoro irregolare (che ne abbassa il costo del 50%) genera un’evasione contributiva che si calcola in oltre 10 miliardi di € (fonte Vita).
I mutamenti intervenuti nel diritto societario ed in quello del lavoro hanno trasformato profondamente il sistema cooperativo rendendolo sempre più strumentale a meccanismi economici di sfruttamento ed aggiramento delle normative sul lavoro.Ne esce assolutamente mortificato l’art. 45 della nostra Costituzione in quel dettato che sancisce: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”. Un mercato del lavoro che ruba salari ai lavoratori, che sottrae risorse allo Stato, che produce un’ulteriore degenerazione della capacità imprenditoriale del paese, che alimenta l’economia della malavita organizzata è una mostruosità che va debellata senza se, senza ma, senza nessuna ipocrita titubanza.

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La Fed arranca di fronte a un sistema bancario sempre più a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Giorni fa un pericoloso corto circuito ha messo in crisi il sistema finanziario e bancario americano. Improvvisamente è venuta a mancare una grande quantità di liquidità, facendo, di conseguenza, alzare a oltre il 10% il costo del denaro a brevissimo termine, il cosiddetto overnight. In situazioni normali non si discosta di molto dal tasso di sconto applicato dalla Federal Reserve che in quel momento era di 2,15-2,30%. La Fed, inoltre, per la prima volta dopo gli anni della Grande Crisi, ha iniziato a muoversi sul mercato interbancario con operazioni cosiddette repo (repurchase agreement operation). In generale trattasi di strumenti del mercato monetario, di “pronti contro termine”, in cui il venditore cede, in cambio di denaro, un certo numero di titoli a un acquirente che s’impegna a riacquistarli a un determinato prezzo e a una determinata data. Sono, di fatto, una specie di crediti a brevissimo termine che servono a coprire mancanze monetarie per soddisfare pagamenti urgenti. L’accaduto è stato riportato dalla stampa come un evento speciale, sorprendente. Ma, perché si è verificata una tale scarsità di dollari? Vi sono forse nuovi e più grandi rischi per il sistema? Queste domande, purtroppo, non sono state poste.
Il presidente della Fed di New York, che è dovuta intervenire urgentemente con 75 miliardi di dollari al giorno, aumentati poi a 100 miliardi, si è limitato a dire che la colpa è delle grandi banche americane. Esse, pur essendo piene di liquidità, non l’avrebbero messa a disposizione. Ha ammesso, però, l’esistenza di falle nel sistema. Ha aggiunto che “il problema non è il livello delle riserve della Fed, ma il funzionamento del mercato”. Affermazione pesante. Però, in realtà si stima che alla Fed mancherebbero almeno 400 miliardi di dollari di riserve. E’ proprio questo livello a determinare le tensioni sul mercato del credito overnight. Tali tensioni si verificano soprattutto nei giorni precedenti la chiusura del trimestre, quando la domanda di liquidità aumenta significativamente. Ma è compito della Fed anticipare i flussi di liquidità e sapere se e perché le banche non la mettano a disposizione. Non si può scherzare con il gioco delle responsabilità quando il sistema finanziario, come nel nostro caso, è da tempo in fibrillazione. Com’è stato recentemente documentato, le politiche monetarie americane hanno, infatti, generato grossi problemi economici, commerciali e valutari soprattutto nei paesi emergenti che, per proteggersi da eventuali evoluzioni negative, hanno dovuto aumentare le loro riserve in dollari. Ora ci sembra rilevante capire in particolare perché le banche “too big to fail” abbiano concentrato nelle loro mani crescenti quantità di liquidità. Che cosa temono e per quale evenienza? Si ricordi che una delle cause del fallimento della Lehman Brothers e del grave rischio d’implosione del sistema bancario americano fu proprio la mancanza di liquidità, necessaria per coprire le perdite generate dai derivati finanziari speculativi in sofferenza, soprattutto quelli legati al settore immobiliare. Si è cercato di spiegare che la riluttanza a concedere i crediti fosse dovuta alla qualità dei titoli dati in garanzia. Ma i titoli usati sono solitamente obbligazioni del Tesoro Usa e garantiti, quindi, dallo Stato. Una spiegazione plausibile sarebbe, invece, la paura di concedere crediti ad altre banche e imprese considerate a rischio. Infatti, ci sono molti settori in difficoltà, quali, per esempio, quello del debito corporate, quello del credito al consumo e quello dell’energia ottenuta dalle scisti bituminose, il cosiddetto shale gas. Si consideri che solo il corporate debt, il debito delle imprese americane, ai margini di rischio, sarebbe di oltre 7.500 miliardi di dollari. Intanto la Banca dei Regolamenti Internazionali ha evidenziato come la prolungata politica dei tassi d’interesse zero abbia destabilizzato l’intero sistema finanziario con effetti nuovi, senza precedenti. Ha quantificato a livello mondiale intorno a 17.000 miliardi di dollari i titoli pubblici e privati con un tasso negativo. E’ circa il 20% del pil mondiale! Inoltre, negli Usa e in altri paesi i tassi d’interesse a lungo termine sono addirittura inferiori a quelli a breve. Mai successo nella storia economica. Adesso ci si aspetta che, dopo gli annunci della Bce, anche la Fed inizi il suo nuovo Quantitative easing, comprando almeno 15 miliardi di dollari di obbligazioni del Tesoro Usa al mese attraverso l’immissione di nuova liquidità. Purtroppo, secondo noi, a livello globale lo spazio di manovra delle politiche monetarie si sta ristringendo ulteriormente e i rischi di nuove crisi aumentano. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Terzo Settore: “Fondamentale per il nostro Paese”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

“Il Terzo Settore è davvero importante per l’Italia e lo dico ormai da diversi anni. Io credo sia fondamentale davanti ad una crisi profonda del sistema della massificazione del profitto. Questo sistema, oggi, rappresenta un insieme di forze che consentono di creare un riequilibrio e le condizioni necessarie per il bene della cittadinanza. E’ bene iniziare a premiare nuovi paradigmi che guardino ad un futuro modello che permetta di costruire una società più aperta ai bisogni degli italiani.
Oggi lo stesso mondo del no profit chiede di invertire una certa tendenza. C’è la necessità di produrre capitale sociale, beni non solo produttivi o finanziari ma che siano d’esperienza o sociali. Diventerà fondamentale valorizzare quelle imprese che pur facendo profitto utilizzano gli utili per restituire alla comunità. Per questo io ritengo che il futuro del terzo settore sia la cosiddetta economia civile”. Lo ha detto il Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Stanislao di Piazza, in un’intervista a Il Dolomiti. “Per guardare al futuro – prosegue nell’intervista – dobbiamo costruire cooperative sociali , cooperative di comunità e in Trentino farlo risulta molto facile. Abbiamo la necessità di creare nuovi modelli di cooperazione che consentendo, di fronte ad un problema, l’unione delle forze lo possono affrontare assieme. Il Trentino, in questo senso, può diventare un vero e proprio laboratorio di economia civile. Dentro questo processo ci devono essere alcuni valori che sono quelli della gratuità oppure della reciprocità e della restituzione al bene comune e al proprio territorio”. “Il volontariato – ha aggiunto – è qualcosa che la persona fa con il cuore. Vanno create le condizioni perché l’impegno del volontariato venga strutturato in maniera giusta e questo significa evitare sfruttamento e speculazioni. Chi vuole farlo deve aprire il proprio cuore a 360 gradi. Non esiste che sia importante solo la persona della porta accanto. E’ importante anche quello che si trova a 3 mila chilometri di distanza. Dobbiamo avere un cuore grande, uno spirito che ci consenta di aiutare il mondo. Quando uno si apre all’amore si apre per tutti non ci possono essere categorie”.

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Cambiare il sistema non il clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Sundays for future: lavorare la domenica nel commercio favorisce i cambiamenti climatici. Aumenta la diffusione degli imballi, della plastica, dei rifiuti. Aumenta lo smog prodotto dai mezzi di trasporto della logistica e dei clienti impazziti alla ricerca disperata di un parcheggio. Lo shopping di domenica avvelena anche te: digli di smettere! «Il consumismo è uno dei principali artefici dei cambiamenti climatici – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e il cambiamento delle abitudini di acquisto, inoculato come un veleno dalle multinazionali, ha portato la domenica ad essere un giorno come un altro. Un giorno che ha lasciato lo spazio dedicato allo sport, alla socialità, al riposo, e si è trasformato nel giorno più inquinante della settimana.» «E se da un lato i lavoratori hanno visto degradare le condizioni salariali e i diritti sono ormai disgregati – prosegue il rappresentante sindacale – i cittadini sono complici inconsapevoli di un sistema che li relega a consumatori h 24 sette giorni su sette e concorre all’inquinamento globale. Il Governo non può non tenere conto di questo problema e deve scegliere da che parte stare.» «E allora noi, dopo aver sfilato assieme a quell’immensa onda verde per le strade delle nostre città venerdì scorso, lanciamo Sundays for future: una domenica che rispetti l’ambiente e i lavoratori. Una giornata di consapevolezza che faccia riflettere chi pensa erroneamente che lo shopping sia un diritto e racconti il danno prodotto dalle multinazionali 7 giorni su 7.» – conclude Iacovone

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Amianto: gestione del sistema e tutela della salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

“In Italia sono 96.000 i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del Ministero dell’Ambiente. Per affrontare il problema in modo strutturale è necessaria un’azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, al fine di integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali”. Queste le parole di Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) in occasione del Convegno Nazionale “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute” che si è svolto oggi a Roma, presso la sede del Centro Nazionale delle Ricerche. “L’esposizione ad amianto, infatti, causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico), laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonare. In Italia ogni anno circa 6.000 decessi sono da ricondursi a questa fibra killer, mentre nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 125 milioni le persone esposte a rischio amianto e l’impatto dei soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UK inclusa) è pari allo 0.7 per cento del PIL dell’Unione europea (410miliardi/anno)”, prosegue Miani.
Quello dell’amianto è un problema che tocca da vicino, oltre all’aspetto sanitario, anche quello geologico. La conoscenza geologica può essere, infatti, fondamentale per consentire l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere che costituiscono un pericolo per la diffusione delle fibre, in modo da contribuire alla bonifica e alla messa in sicurezza di tali aree.“L’amianto nel nostro Paese costituisce ancora oggi un problema irrisolto” – commenta Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – “nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa e a distanza di quasi trent’anni dall’emanazione della legge 27 marzo 1992, n. 257, che stabilisce la cessazione dell’impiego di questa fibra (divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono)”. “Il pericolo amianto continua a essere un rischio per la nostra salute nella vita quotidiana. Nonostante sia stato messo al bando da 27 anni, secondo i dati del Codacons, sono ancora circa 2.400 le scuole italiane a rischio, mettendo in pericolo 350.000 alunni e 50.000 docenti”, aggiunge il Presidente di Codacons, Avvocato Gianluca Di Ascenzo.

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La Ministra dell’Agricoltura, un colpo al cerchio e uno alla botte per dare continuità al sistema

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Di Pasquale Di Lena. La nuova ministra, una volta chiusa la pubblicità del vestito e del suo passato di bracciante, mostra subito con chi sta: i padroni dei semi e degli Ogm; le multinazionali e la finanza, sponsor dei trattati internazionali, in particolare il Ceta, che l’Europa ha già approvato, ma perché quest’approvazione diventi definitiva ha bisogno della ratifica di ogni stato membro. Trattati, propagandati come vantaggiosi per l’esportazione dei nostri prodotti, che sono e rappresentano una vera disgrazia per la sovranità nazionale del nostro Paese e di tutti gli altri costituenti l’Unione europea. Non a caso la modifica della Costituzione, promossa da Renzi per conto di chi voleva eliminare, con la modifica di un numero esagerato di articoli, ostacoli per fare andare avanti processi utili e necessari per il sistema neocapitalista, l’espressione vera di questi trattati. Non a caso, l’attuale ministra, già sindacalista della Cgil e comunista, prima vicina a D’Alema, poi a Bersani e, nel Pd, con Renzi, che l’ha indicata prima sottosegretaria e, con il governo conte 2, Ministra. Come dire che la sua memoria di lotte per i braccianti e il mondo del lavoro è parte di un passato ormai lontano, visti i danni creati da Renzi e il suo governo, di cui la Ministra era parte, al mondo del lavoro.Ora si capisce meglio perché l’agricoltura non è un punto centrale del governo, ma solo una delega in bianco nelle mani della ministra. Si capisce anche la tanta pubblicità causata da un vestito, neanche tanto strano, e da un titolo di studio, che può far parlare solo chi non ha altro da dire e gode delle sue stupidità. Una pubblicità che ha fatto diventare la ministra una protagonista alla quale, a questo punto, non si può contestare più niente. Una Ministra che ha già cominciato a rilasciare le sue dichiarazioni, alcune interessanti, come quelle al “Sana di Bologna” riguardante il biologico, e la volontà di approvare subito il testo di legge già predisposto ed all’attenzione del Parlamento, e, prima o subito dopo, contraddirsi con l’Ogm e il Ceta, che, con il biologico contrastano fortemente. Il biologico, sempre più una necessità per l’agricoltura di questo nostro Paese, la prima grande innovazione, per uscire dalle logiche e dai processi, deleteri per la fertilità del terreno e per l’intero territorio, dell’agricoltura industriale, che ha mostrato tutto il suo fallimento nel momento in cui, con il solo obiettivo della quantità a tutti i costi, chiude con il domani.
In questo senso – è la nostra impressione – le idee della Ministra sono molto chiare, proprio nel momento in cui appaiono contrapposte, come dire un colpo al cerchio e un colpo alla botte solo per dare continuità a un percorso espresso e segnato da politiche neoliberiste, le stesse che hanno aperto la forbice delle disuguaglianze e, che ogni giorno, invece di chiudersi, si apre sempre di più. Sta qui, ed è quello che diciamo anche alla nuova Ministra, la necessità e urgenza di “Attuare la Costituzione”, perché si possa aprire quello spiraglio che lascia intravedere il domani, che vuol dire il futuro delle nuove generazioni.

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Servizio sanitario: Nuovo ministro nuove speranze

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

“Desidero esprimere al Ministro della Salute, onorevole Roberto Speranza, un sincero augurio di un proficuo lavoro di potenziamento del sistema di sanità pubblica del nostro Paese. Il servizio sanitario nazionale è una delle maggiori conquiste italiane e garantisce qualità delle cure, universalità di accesso per tutti i cittadini ed è elemento di democrazia sanitaria e sociale”. Il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), augura buon lavoro al nuovo Ministro della Salute. “Siamo certi che il Ministro saprà interpretare questo ruolo e fare del servizio sanitario italiano, oltre che un vanto, un sistema in rapida crescita e sviluppo. La Medicina Generale è la poderosa architrave di ogni moderno, evoluto sistema sanitario vicino ai reali bisogni dei cittadini. Auguriamo al Ministro Speranza, sopra ogni cosa, di esaltare e migliorare i valori e le eccellenze del nostro sistema di salute”.

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Il sistema del dollaro arranca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Se persino un economista della banca americana JP Morgan Chase, la più grande tra le “too big to fail”, ammette che l’era del dollaro come moneta degli scambi internazionali è arrivata al termine, vuol dire che qualcosa d’importante sta veramente cambiando nel sistema monetario mondiale.
Il dollaro è stato la valuta di riserva dominante per quasi un secolo. Ma Craig Cohen, l’economista della citata banca, afferma che “il dollaro potrebbe perdere lo status di principale valuta internazionale”.
Una causa non secondaria è il crescente potere delle economie asiatiche, in particolare quello della Cina e del Giappone. Oggi l’intera regione asiatica, che comprende anche la Russia, vanta più del 50% del pil mondiale. E, com’è noto, per i commerci interni di questa vasta area si fa sempre più spesso uso di monete locali.
L’altra ragione sta nel gigantesco debito pubblico americano che ha raggiunto i 22.000 miliardi di dollari. Ciò, inevitabilmente, rende la valuta americana più vulnerabile e meno appetibile per gli investitori. La prova evidente è la corsa all’oro e la crescita del suo valore. La Russia e la Cina guidano quest’azione. Nei primi cinque mesi dell’anno hanno aumentato le loro riserve auree di ben 70 tonnellate. Sembra che negli ultimi 10 anni la quota di oro nelle riserve russe sia quasi decuplicata. La Banca centrale di Mosca ne detiene 2190 tonnellate per un valore di circa 90 miliardi di dollari. Un quinto di tutte le riserve russe. Nel 2018 la Banca centrale russa ha dimezzato le riserve di dollari passando dal 45,8% al 22,7% del totale, sostituendoli con l’euro (passato dal 21,7% al 31,7%) e con lo yuan (salito dal 2,8% al 14,2% del totale)
La Cina da gennaio sta acquistando decine di tonnellate di oro il mese che in parte sono destinate a incrementare le riserve. La quantità totale di oro è di circa 2.000 tonnellate. Rimane ancora molto spazio, poiché l’oro rappresenterebbe solo il 3,5% del totale delle riserve cinesi. Comunque, la concentrazione di oro è ancora negli Usa. Vi sarebbero, infatti, circa 8.200 tonnellate, pari a oltre il 70% di tutte le riserve americane. Una simile percentuale vale anche per la Germania. In Italia l’oro, con circa 2.450 tonnellate, rappresenta il 66% di tutte le nostre riserve. Ma la tendenza a livello mondiale di rimpiazzare il dollaro, nella composizione delle riserve, con l’oro e con altre monete prosegue speditamente.
La progressiva perdita di affidabilità del “sistema dollaro” è testimoniata anche dalla presa di distanza di molti investitori istituzionali internazionali dai titoli di stato americani. In passato la Russia era ritenuta uno dei maggiori investitori in Treasury bond. Nel 2010 ne aveva 176 miliardi di dollari. Adesso la quota è scesa a 12 miliardi.
La Cina, il principale detentore mondiale di Treasury bond, mese dopo mese ne vende per decine di miliardi di dollari. Negli ultimi due anni ha raggiunto il minimo storico, scendendo a 1.100 miliardi. Anche i più stretti alleati degli Usa incominciano ad avere dubbi circa l’attendibilità del sistema finanziario americano, tanto che persino la Gran Bretagna nel solo mese di aprile ha ridotto il portafoglio di obbligazioni americane di 16,3 miliardi di dollari. Il Giappone, che è il secondo creditore degli Usa, ha fatto lo stesso.
Secondo il ministero delle Finanze di Washington, la stessa disaffezione si starebbe manifestando anche nella borsa di Wall Street, dove nei passati 13 mesi gli investitori stranieri avrebbero venduto azioni di società americane, soprattutto dei settori high tech, per circa 215 miliardi di dollari. Nonostante tutto ciò Trump auspica una svalutazione del dollaro. Così, sostiene lui, si comprerebbero meno beni sui mercati mondiali e le esportazioni americane diventerebbero più competitive. In uno dei suoi recenti “messaggini” ha detto che “la Cina e l’Europa giocano con la grande manipolazione monetaria e immettono ingenti quantità di soldi freschi nei lori sistemi allo scopo di competere con gli Usa”. Il presidente americano chiede, quindi, di stampare più dollari e con essi comprare altre monete, rendendo più conveniente per gli investitori stranieri cambiare le loro valute in dollari.
Molti, anche negli Usa, gli hanno fatto notare che un dollaro svalutato non è la soluzione. E’ soltanto il percorso più sicuro per far aumentare i prezzi all’interno del paese, poiché le importazioni Usa sono in gran parte prodotti semilavorati che entrano nei processi produttivi nazionali. Ma Trump non ci sente.Se oltre alla guerra dei dazi si dovesse rischiare anche una guerra delle valute, la stabilità economica mondiale potrebbe essere messa pericolosamente a rischio e con essa, naturalmente, anche il ruolo del dollaro. Al riguardo il presidente della Bce, Mario Draghi, è stato molto chiaro: “Consideriamo l’accordo internazionale per evitare le svalutazioni valutarie competitive un pilastro del multilateralismo”. Parole sagge e consapevoli. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Sostenibilità del Sistema Sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Bologna. L’industria del farmaco si conferma in buona salute e occupa il gradino più alto del podio dell’innovazione. Rispetto ai 107 miliardi di euro spesi a livello globale in Ricerca & Sviluppo nel farmaceutico, l’Italia sta a quota 1,4 miliardi. Nel 2015, dati ultimissimi di Farmindustria, gli investimenti sono cresciuti ancora con un aumento del 15% dal 2013, distribuiti per il 50% su studi clinici, per il 30% in personale di ricerca e per il 20% in studi pre-clinici. Le aziende del farmaco sono destinate a diventare sempre più un interlocutore importante non solo degli organismi nazionali e regionali cui spetta il controllo e la gestione delle risorse destinate al sistema Salute, ma anche delle Associazioni dei pazienti chiamate a tutelare i diritti di tutti i malati e a rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali.Da qui la necessità che i futuri ‘manager’ delle Associazioni pazienti acquisiscano conoscenze e competenze anche sul funzionamento delle aziende farmaceutiche e sugli step che portano dalla progettazione alla messa in commercio di un farmaco. Per questo l’Università di Bologna nell’ambito del Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni impegnate per la salute”, ha messo a punto il terzo modulo sugli aspetti regolatori, brevettuali ed economici del farmaco, che si tiene dal 21 al 23 marzo con il coinvolgimento di referenti delle più importanti aziende farmaceutiche in Italia.

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Sistema di rating per gli investimenti responsabili

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Columbia Threadneedle Investments rafforza la sua ricerca fondamentale con il lancio di un innovativo strumento di rating degli investimenti responsabili (IR) che combina la valutazione della stewardship finanziaria delle aziende con un giudizio sulle pratiche di gestione dei rischi ambientali, sociali e di governance (ESG). Lo strumento (a disposizione di tutti i team di gestione azionari della Società), che permette di coniugare entrambi questi aspetti all’interno di un unico rating prospettico basato su una scala da 1 a 5, rispecchia l’opinione di Columbia Threadneedle, secondo cui la gestione prudente dei fattori finanziari ed ESG è fondamentale ai fini della capacità di un’azienda di creare valore sostenibile a lungo termine.Il sistema di rating IR è stato concepito dall’unità di ricerca centrale di Columbia Threadneedle. Facendo leva sulle odierne tecnologie, il sistema di dati integrati basati sul cloud supporta un’ampia gamma di strumenti di accesso, di ricerca e modellazione tradizionali e avanzati, consentendo a più di 100 analisti di dedicare più tempo alla formulazione di giudizi e raccomandazioni.Lo strumento di rating è stato sviluppato in collaborazione con il team d’investimento responsabile globale di Columbia Threadneedle, composto da 12 membri e capitanato da Iain Richards, Direttore globale per l’investimento responsabile. Il team comprende esperti di analisi IR, ricerca e integrazione dei fattori ESG, stewardship ed engagement, voto per delega, risultati sostenibili e ricerca IR tematica. Disponibile dal 2018 al team azionario, i rating verranno estesi al team obbligazionario nel corso del 2019.La nostra cultura della collaborazione sostiene l’ecosistema della ricerca e assicura che tutti i giudizi vengano discussi, dibattuti e condivisi in seno all’intera organizzazione per creare una ricerca originale, independente e girata verso il futuro, in grado di generare rendimenti sostenibili e di lungo termine per i clienti di Columbia Threadneedle.
Colin Moore, Chief Investment Officer Globale di Columbia Threadneedle, ha affermato: “In veste di gestori attivi, abbiamo il dovere nei confronti dei nostri clienti di considerare i fattori che possono comportare rischi o che sono in grado di valorizzare il loro patrimonio nel tempo. A nostro avviso, un’analisi che coniughi gli indicatori della stewardship finanziaria e la valutazione della gestione dei fattori ESG rilevanti per l’attività d’impresa è fondamentale ai fini della creazione di valore. L’analisi fondamentale è alla base della gestione attiva e abbiamo predisposto un sistema di rating prospettico basato sui dati. Questo sistema fornisce ai nostri analisti e gestori una precisa visione d’insieme della leadership di una società, della sua governance e cultura e degli standard operativi, concentrandosi sugli aspetti più rilevanti ai fini della performance di lungo termine. Riteniamo che questo nuovo strumento di rating ci aiuterà ancora di più a valutare la qualità degli investimenti per i nostri clienti”.
Iain Richards ha affermato: “Oggi gli investitori vogliono valutare, comprendere e misurare le implicazioni di più ampio respiro delle loro scelte d’investimento. Hanno accesso a molteplici rating ESG di terze parti emessi dai vari istituti di ricerca, che offrono valutazioni molto discordanti tra loro. I proprietari di attivi manifestano insoddisfazione verso la mancanza di chiarezza e di rilevanza ai fini dell’investimento di molti degli attuali approcci ESG e verso la conseguente incertezza circa il probabile impatto dei fattori non finanziari sui rendimenti finanziari. Abbiamo cercato di ovviare a questi limiti fornendo ai nostri gestori uno strumento aggiuntivo per individuare in maniera ottimale il valore generato dalle aziende ben gestite e sostenibili o da quelle che hanno intrapreso un percorso di miglioramento.”I rating e le analisi basati sui dati concreti, uniti al potere della tecnologia, permettono ai gestori e agli analisti di disporre di informazioni fruibili in tempo reale, che vengono poi integrate nella ricerca e nella valutazione delle esposizioni e delle opportunità d’investimento. Si tratta di mettere l’accento sulla parola ‘investimenti’ negli ‘investimenti responsabili’.”

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Sistema cultura: Il 20 febbraio scorso è stato pubblicato il Bando SIAE 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Giunto alla sua terza edizione il bando è subito diventato uno dei più attesi dagli operatori italiani che si occupano di cultura, inclusi quelli dello spettacolo dal vivo.
Sei sono gli ambiti di riferimento: arti visive, cinema, danza, letteratura, musica e teatro con uno stanziamento complessivo di 12.440.000,00 euro “per chi Crea” – come recita il nome del bando, che ha sostituito le due precedenti edizioni di “Sillumina”.
12.440.000,00 euro, ovvero il 10% dei compensi per “copia privata”, che la Legge di stabilità 2016 ha destinato al supporto della creatività e della promozione culturale nazionale e internazionale dei giovani under 35.
12.440.000,00 euro così ripartiti tra le 4 tipologie di bando: 20% per le Nuove opere (ovvero per la realizzazione di spettacoli con una maggioranza di artisti e tecnici che abbiano meno di 35 anni), 15% per le Residenze artistiche, 15% per Live nazionali o internazionali, 50% per Formazione.
L’interesse degli operatori per il Bando è assolutamente legittimo, considerato che esso ha rappresentato negli anni passati una risposta importante all’ingessamento del sistema più volte sottolineato dal comparto, permettendo la realizzazione di progetti innovativi e originali. Abbiamo così provato ad analizzare il bando le cui linee guida sono state redatte dalla DG Biblioteche del MIBAC.La buona notizia è che l’investimento supera del 25% quello dello scorso anno e arriva quasi a raddoppiare quello della prima edizione.
La notizia che ci incuriosisce è che – mentre gli altri anni le ripartizioni percentuali tra bandi apparivano più equilibrate – quest’anno il 50% del finanziamento è destinato alla formazione. A lasciarci invece perplessi è la scoperta che a fare domanda per il bando formazione possono essere esclusivamente gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, che devono partecipare obbligatoriamente in forma singola, avvalendosi all’interno del progetto di esperti esterni, che non possono però essere partner del progetto, ovvero sostenerne i costi co-gestendo direttamente il finanziamento. Proviamo a riordinare le informazioni e troviamo che il 50% di un fondo destinato alla creatività giovanile – che concrete ed eccellenti opportunità di formazione professionale aveva dato, nel biennio precedente, ai giovani artisti – è stato destinato direttamente alle Scuole, non dal MIUR, bensì dal MIBAC, nello specifico dalla Direzione Biblioteche, che è solo parzialmente interessata alla tipologia dei bandi messi in campo, e che, quindi, ha competenze specifiche solo su una parte di esse. Questo accade tra l’altro in un momento in cui, grazie alla “mancata Legge” sullo Spettacolo dal vivo (L.175/2017), i riflettori sul rapporto spettacolo dal vivo – formazione si sono riaccesi su più fronti, scandagliando a fondo una relazione che appare imprescindibile per la crescita – prima che di giovani artisti – di cittadini consapevoli. Accade così che, in un momento storico in cui le singole compagnie, le reti nazionali e internazionali, le principali sigle del settore si stanno confrontando con l’intento di individuare criteri e parametri atti a definire la qualità professionale dei formatori”, al fine di arginare il pressappochismo dilagante nel nostro Paese, un Ministero – non deputato ai rapporti con le scuole – elargisca fondi direttamente a istituti scolastici che non hanno, costitutivamente, la struttura necessaria per accoglierli. Il bando prevede infatti, oltre ad una tempistica di presentazione relativamente breve – la scadenza è il 5 aprile – anche l’anticipazione del 50% del finanziamento, che verrà saldato solo a fronte di rendicontazione completa. Le scuole fungeranno da semplici firmatarie, affidandosi alla progettazione degli operatori esterni che, non potendo essere titolari di progetto saranno vincolati a tempi di anticipazione e soprattutto a tempistiche di rendicontazione a cui gli istituti scolastici non sono assolutamente abituati. Mentre ci chiediamo il motivo di queste scelte ci torna alla mente “la questione 3% del FUS” che, in base alla Legge 175/2017, il MIBAC destinava al MIUR senza specifiche direttive di indirizzo. Quando le abbiamo richieste ci è stato risposto che sarebbero arrivate dopo, con i decreti attuativi. Peccato che per quei decreti, che avrebbero cercato di rendere trasparenti anche le azioni legate alla formazione, non ci sia stato il tempo.

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Regionalizzazione del sistema scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

“Essa mette a repentaglio l’identità e l’unità culturale della Nazione. L’Istruzione così come la Giustizia e la Difesa, ha un valore assoluto. L’art. 33 della Costituzione detta le norme sull’istruzione degli italiani e garantisce l’effettivo esercizio del diritto allo studio ed estendendo l’autonomia differenziata al sistema scolastico, tutto questo potrebbe saltare. Le Regioni infatti, se investite di pieni poteri, avrebbero mani libere non solo di tracciare linee guida completamente slegate dai valori nazionali, ma anche di firmare contratti di lavoro e servizi diversificati. Altro pericolo da scongiurare riguarda gli operatori, dai dirigenti del MIUR, ai dirigenti scolastici, dai docenti agli Ata, per non parlare dei precari. Passando sotto la competenza delle Regioni, si innescherebbero licenziamenti a catena perché chi ha meno risorse non potrebbe supportare questo ulteriore carico. La qualità dell’istruzione non può essere decisa secondo criteri economici e territoriali. Né tantomeno il reclutamento dei lavoratori fatto all’interno dei confini regionali. Fratelli d’Italia dice no alla regionalizzazione della scuola perché la libertà e la qualità dell’insegnamento non possono e non devono essere messi in pericolo”.
Lo dichiara Ella Bucalo, deputato di Fratelli d’Italia e vice responsabile nazionale, con delega alla scuola, del Dipartimento e Laboratorio Tematico dell’Istruzione.

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Produttività zero e recessione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Recessione tecnica, recessione economica, crisi economica. Troppe definizioni e poche decisioni, quando, invece, in Italia necessiterebbe un programma concreto di rilancio dell’economia, fatto d’investimenti, di lavori pubblici, d’incentivi per la modernizzazione e l’occupazione. In situazioni di emergenza, sarebbe necessario un accordo bipartisan per lo sviluppo, come ha saputo fare, anche con molte difficoltà, la Germania. In casa nostra, purtroppo, ieri come oggi, si preferisce “gufare”, “tifare” per il fallimento dell’altro, facendo perdere tutti, soprattutto il Paese. L’ultima cosa di cui si ha bisogno sono le pagelle delle agenzie private di rating e del poco affidabile Fondo Monetario Internazionale.
Gli analisti e la stampa internazionale, come al solito, puntano il dito sul nostro alto debito pubblico e sui ritardi delle cosiddette riforme strutturali dell’economia italiana. Temono che una successiva contrazione economica possa avere delle conseguenze sull’intero sistema.
Secondo noi, una delle debolezze più preoccupanti, da correggere con urgenza, è la bassa produttività dell’economia italiana.
Dal 2000 il nostro sistema non ha registrato alcun aumento della produttività!
Si ha tale aumento quando, attraverso nuove tecnologie e innovazioni, si produce di più con la stessa mano d’opera. La crescita della produttività è il motore della competitività di ogni sistema.
Occorre dire, in verità, che le nostre imprese sono state comunque capaci di mantenere un elevato grado di competitività, sfruttando l’innata creatività scientifica e imprenditoriale e mantenendo, nonostante tutto, la bilancia commerciale positiva, sostenuta da un export che dal 2009 è cresciuto del 25%. Nel medio periodo, però, la scarsità dell’innovazione e della modernizzazione non regge il confronto con gli altri paesi che investono, e molto, nelle nuove tecnologie.
La mancata crescita della produttività non è, comunque, imputabile solo all’alto indebitamento pubblico. Il Giappone, per esempio, ha un gigantesco rapporto debito/pil del 237% ma è il primo paese al mondo, prima degli Usa e della Germania, per la crescita della produttività.
Non si può, quindi, imputare l’entrata in “recessione tecnica” soltanto all’effetto di fattori esterni, quali la contrazione economica cinese e tedesca. Nemmeno a certi retaggi del passato, come i disastri della grande crisi finanziaria ed economica del 2008.
Ciò detto, ovviamente la nostra economia soffre più degli altri quando le citate “locomotive” frenano.
Nel 2017 l’’export di soli beni, senza i servizi, dell’Italia verso gli altri paesi europei è stato di 250 miliardi di euro, pari al 55% di tutte le nostre esportazioni. La Germania ha, invece, esportato in Europa beni per 750 miliardi: detiene il 22,4% di tutto il commercio infra Ue, mentre la quota italiana è appena del 7,4%. L’Italia mantiene la quinta posizione, dietro anche all’Olanda, alla Francia e al Belgio.
Il più grande surplus nel commercio interno all’Ue (export meno import) è detenuto dall’Olanda con ben 200 miliardi di euro. Mentre l’Italia nel 2017 ha avuto un surplus di oltre 8 miliardi, la Francia e la Gran Bretagna, invece, hanno registrato un deficit nel commercio di beni con gli altri paesi europei rispettivamente di 107 e 110 miliardi di euro. Sono dati, questi ultimi, per certi versi sorprendenti.
L’Eurostat prevede una momentanea contrazione dell’economia europea. Senz’altro la causa principale è legata all’altalenante guerra dei dazi che Trump ha lanciato contro la Cina e l’Ue. La Germania, in particolare, soffre degli scandali, originati negli Usa, contro le emissioni di gas e dei dazi americani sull’import di auto tedesche.
Negli anni passati, l’Europa, in primis la Germania, ha beneficiato della politica cinese di modernizzazione. La Cina è il più grande mercato di macchinari tedeschi di vario tipo. La flessione della crescita cinese in corso va, quindi, a impattare l’export tedesco e comunitario.
Non possiamo, quindi, negare i rischi di crescenti difficoltà per la nostra economia. Anche perché si deve tener presente che l’Italia, a differenza di altri paesi europei, non ha ancora recuperato la perdita di pil provocata dalla grande crisi globale del 2008. E’ ancora di circa il 4% sotto il livello pre crisi. Anche gli investimenti, pubblici e privati, sono sotto del 19,2%. In dieci anni, poi, gli investimenti pubblici sono scesi dal 3% all’1,9% del pil. I consumi delle famiglie e il loro reddito disponibile sono inferiori rispettivamente dell’1,9% e dell’8,8% rispetto a dieci anni fa.
L’ingresso dell’Italia in una fase di recessione ha già fatto sentire il suo segno negativo anche sulla borsa, in particolare sui titoli bancari. Si teme che la decrescita possa generare nel sistema bancario nuovi crediti deteriorati e rallentare lo smaltimento dello stock in sofferenza. A fine 2017 i suddetti crediti deteriorati ammontavano ancora a 264 miliardi di euro, pari al 17,6% del totale. E ciò avviene mentre la Bce sta riducendo il quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli di Stato, che finora ha aiutato a sostenere i debiti pubblici sul mercato.
Con la recessione il governo, a corto di munizioni, potrebbe essere tentato di aumentare il debito, sempre più caro e meno gestibile, o di aumentare la pressione fiscale. Occorre evitare di rincorrere la spirale negativa e, invece, è importante mettere in campo azioni anticicliche di sostegno agli investimenti, all’innovazione e al lavoro. Bisognerebbe far ripartire, senza perdere ulteriore tempo, tutti i cantieri e gli investimenti, anche privati, già decisi e finanziati. Sostenere i consumi è importante ma non sufficiente a rimettere in moto un’economia in recessione. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia Paolo Raimondi economista)

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Sistema dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

Roma Si terrà martedì 29 gennaio, a partire dalle ore 10, presso il Museo Macro di Roma (in via Nizza 138), il co/workshop organizzato dal Coordinamento delle Istituzioni Afam non statali per fare il punto sul sistema dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica in Italia.L’unione strutturale e organizzativa tra convegno e workshop, intrapresa dal Cians, è, ovviamente, voluta. Un convegno, per la necessità di aprirsi al mondo, per creare reti e sinergie, per accreditarsi dal punto di vista accademico, per acquisire rilevanza sul fronte scientifico e per percorrere la strada della visibilità mediatica. Un workshop, per generare crescita, per scegliere l’alternativa più giusta e corretta, per intraprendere un cammino libero dagli affanni, ma anche per fornire informazioni utili agli organi ministeriali impegnati nel comparto della formazione. Ed è esattamente in questo confronto che la kermesse mostra tutta la sua utilità: all’incontro, infatti, sarà presente il Ministro per i beni e le attività culturali prof. Alberto Bonisoli, che precederà l’intervento del presidente Cians arch. Fabio Mongelli e di molti altri esperti.
L’obiettivo delle istituzioni Afam aderenti al Cians è chiaro: costruire un itinerario cognitivo rivolto non soltanto agli artisti, ai professionisti e agli intellettuali, ma soprattutto alle nuove generazioni, agli studenti e alla collettività in genere.Il co/workshop – per determinare in sintesi l’idea dell’iniziativa – vuole essere un sistema ibrido e innovativo di comunicazione istituzionale: la prima parte della giornata, con inizio alle ore 10 in concomitanza dell’apertura del Museo d’arte contemporanea, sarà fruibile dal pubblico, esplorerà il pianeta Afam e consentirà di ascoltare le voci del governo; la seconda parte, con inizio alle ore 15, è invece dedicata alla pianificazione. Saranno quattro i tavoli operativi che si confronteranno su argomenti connessi alla formazione accademica in ambito artistico. Lo scopo è produrre un documento da consegnare al Governo. Un “codex simplex” per unire l’arte visiva, la progettazione, il design, la musica e la moda.

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“Persone senza dimora. Le sfide di un sistema integrato”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

E’ il dossier presentato dalla Caritas di Roma che attraverso una riflessione, una serie di analisi e delle proposte concrete, rimette al centro del dibattito il tema delle persone in povertà estrema, con riferimenti alla letteratura internazionale, l’approfondimento delle specificità del contesto italiano e uno sguardo privilegiato sulla situazione romana.La pubblicazione viene presentata a trent’anni dalla “storica” ricerca “Essere barboni a Roma” promossa da don Luigi Di Liegro e realizzata dalla Fondazione Labos con la supervisione del professor Claudio Calvaruso. Un’opera nella quale i senza dimora venivano definiti «anoressici istituzionali» perché il rapporto con le istituzioni per loro era stato lacerante e non ne volevano più sapere di riprovare quel dolore.A Roma, la condizione di sofferenza delle circa 14.000 persone in povertà estrema rappresenta un problema purtroppo in costante crescita, laddove l’assenza di una strategia di intervento che sappia affrontare il bisogno multidimensionale delle persone senza dimora non migliora il quadro di riferimento ma, al contrario, catalizza riduttivamente le risposte in azioni di emergenza durante alcune stagioni dell’anno, rischiando di produrre “oblio” attorno al fenomeno homelessness nei periodi considerati meno critici e di perpetuare – e con il tempo accentuare – problematiche, tensioni e conflitti nei territori, depotenziando anche alcuni fattori di coesione sociale.
La criticità più evidente, emersa anche da questa analisi, è quindi non la mancanza di coordinamento funzionale tra le numerose risposte esistenti – comunque insufficienti – ma l’assenza di politiche che sappiano mettere al centro i differenti bisogni delle persone in povertà estrema, prevedendo, oltre interventi per i bisogni alloggiativi, anche azioni in ambito lavorativo, formativo, di riqualificazione professionale, di tutoraggio nella relazione con le istituzioni, di mediazione territoriale e di educativa di strada.
«Una proposta urgente perché riguarda persone che cercano di rimanere “in piedi”, al limite della dignità umana, in baracche, anfratti, sottopassaggi, sui marciapiedi, nelle piazze, nei parchi pubblici o che si trovano “bloccate” nelle strutture di accoglienza della città per la mancanza di risposte adeguate ai complessi percorsi di vita che le hanno condotte all’emarginazione. Una proposta operativa e di riflessione che riprende le fila del discorso per andare oltre, considerando la situazione attuale, il cambiamento del fenomeno delle povertà e della città tutta» commenta don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma.
La riflessione della Caritas romana invita, per questi motivi, a prendere coraggio per immaginare una visione di ampio respiro della persona senza dimora, suggerendo di guardarla nella sua globalità e multidimensionalità per costruire un disegno integrale e integrato di lungo periodo centrato sulla persona.Questo tentativo di approfondimento umano, antropologico, culturale e finalmente politico, ha anche l’obiettivo di ricercare e riavviare il dialogo con Istituzioni, professionisti del settore, volontari, realtà associative, ecclesiali e civili, proprio a partire dalla proposta di una pianificazione sistemica di approccio al fenomeno delle persone senza dimora che possa indicare una strategia organica di interventi e misure, non ancora presente nel panorama nazionale e locale.Questa esigenza si confronta dialetticamente con un’altra criticità evidente, nello scenario attuale, e che trae origine dalla confusione tra poveri assoluti e poveri estremi, tra chi vive una condizione di “sopravvivenza” e chi addirittura si trascina a fatica al di sotto di “condizioni esistenziali inaccettabili e subumane”. Questa confusione si genera poiché nel grande bacino della povertà assoluta non vengono facilmente evidenziate le differenze tra chi è “solo” molto povero, la maggioranza, e chi invece si trova in fortissimo degrado. Le politiche attuali di contrasto alla povertà sono indirizzate indistintamente a tutti i poveri assoluti ma non si preoccupano di comprendere se misure e interventi previsti, siano accessibili anche da parte di chi vive una condizione di forte deprivazione materiale, relazionale e psicologica.Tutto questo, dovrebbe stimolare non solo una redistribuzione più equa e mirata delle risorse economiche ma ancora di più suggerire un approccio olistico, con l’obiettivo di una comprensione finalmente piena non solo dei bisogni ma soprattutto di risorse e potenzialità di cui ogni persona senza dimora è portatrice.A questo proposito, per poter dare spazio a una rinnovata fiducia verso le risorse individuali delle persone senza dimora e al contempo tutelarne i diritti e garantire loro uno spazio dignitoso di ascolto e di accompagnamento, il tentativo ulteriore è stato quello di declinare il tema dei diritti sociali anche come partecipazione attiva della persona senza dimora. Un approccio che mette al centro la persona senza dimora – non più soggetti in de-grado ma persone in-grado di rappresentare un possibile cambiamento per sé stessi e per la società -, si dirama a cerchi concentrici verso tutta la città, mette insieme idee e prospettive, richiede il coinvolgimento attivo di ogni cittadino.«La nostra città – sottolinea don Ambarus – deve essere in grado di intercettare da una parte le esigenze di chi sperimenta la deprivazione più dura e dall’altra di dissolvere le paure attraverso spazi di incontro, di condivisione quotidiana, di appartenenza, di comprensione nei confronti di un fenomeno complesso e mai riducibile a poche formule standardizzate. La conoscenza e l’incontro a partire dal riconoscimento di una comune umanità sono un argine alla “frantumazione” delle nostre vite, delle nostre comunità, della nostra città, del nostro sistema di servizi sociali. Una speranza per tutti».

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Campagna nazionale USB per la detassazione delle pensioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

“Quali le prospettive attuali e future nel sistema pensionistico italiano?” La Federazione provinciale USB di Benevento invita le pensionate e i pensionati, le lavoratrici e i lavoratori, le precarie e i precari, le disoccupate e i disoccupati, a partecipare al dibattito/assemblea pubblica, che si terrà presso la sede USB di via Giustiniani 1, a Benevento, venerdì 23 novembre alle ore 16:00, sulle prospettive attuali e future del sistema pensionistico del nostro Paese.Sarà l’occasione per lanciare, proprio dalla nostra città, la campagna nazionale dell’Unione Sindacale di Base (USB) sulla detassazione delle pensioni.
Un tema urgente, visto il continuo attacco al sistema previdenziale pubblico, perpetrato da quasi 30 anni a questa parte dai governi di ogni colore, con ultima la sciagurata riforma Fornero.Il consenso che, non a caso, ha suscitato la proposta di eliminazione di quest’ultima, è stato uno dei fattori che ha portato al governo l’attuale esecutivo giallo-verde.Il tempo delle promesse elettorali è, però, finito e all’orizzonte non si vede più l’abolizione di questa riforma ma solo tanta confusione.Con questo dibattito/assemblea pubblica cercheremo di fare chiarezza, formulando la nostra proposta, che discuteremo insieme venerdì pomeriggio, al fine di lanciare una grande vertenza nazionale sulla detassazione delle pensioni che metteremo in piedi nei prossimi mesi.Perché è importante il tema della detassazione delle pensioni?Le pensioni in atto sono tassate sulla base di 5 aliquote fiscali comprese tra il 23% ed il 43% a fronte di una tassazione decisamente inferiore in altri paesi UE.Guardando con attenzione il bilancio dell’INPS si scopre che il prelievo fiscale sulle pensioni in essere è pari ad oltre 50 miliardi l’anno di Irpef nazionale, a cui si devono aggiungere ulteriori 4 miliardi di addizionale Irpef regionale e comunale.Prelievo fiscale che, insieme alla separazione dall’assistenza, riduce di oltre la metà la vera spesa pensionistica ed il conseguente impatto percentuale sul pil anche nel confronto con i paesi UE.

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Il valore del sistema salute e il ruolo di Novartis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Roma giovedì 22 novembre, h. 10, presso l’Auditorium Ara Pacis, si terrà l’evento organizzato da The European House – Ambrosetti, “Il valore del sistema salute per l’innovazione, la conoscenza e lo sviluppo economico e sociale. Il ruolo di Novartis”. Durante l’incontro, che vedrà la partecipazione dei rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e associativo impegnato nell’ambito della salute, verrà presentato il caso di studio Novartis in Italia. Interverranno, tra gli altri, Dario Galli, Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Enrico Giovannini, Professore Ordinario di Statistica Economica, Università Tor Vergata di Roma e Portavoce dell’Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Pasquale Frega, Country President Novartis Italia e Amministratore Delegato Novartis Farma e Valerio De Molli, CEO e Managing Partner, The European House – Ambrosetti.

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Roma Capitale e Gruppo FS Italiane insieme per sviluppare il sistema metro-ferroviario capitolino

Posted by fidest press agency su domenica, 28 ottobre 2018

Roma. “Cura del ferro” e rigenerazione urbana delle aree ferroviarie dismesse della Capitale. Con questi obiettivi Roma Capitale (Assessorato alla Città in Movimento e Assessorato all’Urbanistica) e il Gruppo FS italiane – attraverso le società Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e FS Sistemi Urbani (FSSU) -hanno istituito la cabina di regia per l’attuazione del verbale d’intesa siglato a luglio scorso al fine di sviluppare il sistema metro-ferroviario della città e riqualificare aree ferroviarie dismesse. Gli interventi programmati vanno dal completamento dell’Anello ferroviario Nord al nodo di scambio del Pigneto, dal nuovo piano urbanistico della stazione Tiburtina alla riqualificazione delle aree vicine alle stazioni di Tuscolana, Trastevere, Quattro Venti e Ostiense. La Cabina di regia ha disposto l’istituzione di tavoli tecnici operativi che seguiranno gli interventi e gli investimenti in programma e saranno formati da rappresentanti di Roma Capitale e del Gruppo FS Italiane formalmente incaricati dagli enti di appartenenza. La Cabina di regia redigerà inoltre report trimestrali sullo stato di avanzamento delle attività.Secondo la Sindaca di Roma Virginia Raggi coniugare sviluppo urbano e sistema di trasporto su ferro è l’obiettivo della Cabina di regia per rendere Roma una Capitale sempre più competitiva a livello europeo. Un’unica strategia per l’attuazione di interventi strutturati e complessi e che impegni tutti gli attori al rispetto di una precisa tabella di marcia su opere e infrastrutture indispensabili per la città.Il Presidente di FS Sistemi Urbani Carlo De Vito ha spiegato che l’avvio dei tavoli tecnici tra Roma Capitale e Gruppo FS Italiane rappresenta un passo decisivo per i processi di rigenerazione urbana da realizzare sui principali nodi di interscambio modale della Città, affiancando il potenziamento del trasporto pubblico alla riqualificazione degli ex-scali ferroviari.L’Amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile, ha invece sottolineato che la sinergia con Roma Capitale permette di ribadire la strategicità degli interventi in programma sul nodo di Roma. Rete Ferroviaria Italiana è impegnata su più fronti per dare nuovo impulso al trasporto collettivo su ferro, a tutto vantaggio delle persone che ogni giorno si spostano per lavoro e studio.Per l’Assessora alla Città in Movimento, Linda Meleo è in atto una strategia a lungo termine che migliorerà e potenzierà i collegamenti della Capitale, realizzando opere fortemente volute dai cittadini e da chi ogni giorno raggiunge Roma dai Comuni vicini. Gli interventi previsti vanno dal nodo di scambio del Pigneto al completamento dell’Anello ferroviario Nord, fino al piano di assetto della Stazione Tiburtina.Per l’assessore all’Urbanistica Luca Montuori la definizione delle strategie a lungo termine per la crescita della città passano necessariamente dal coniugare lo sviluppo urbano con il sistema di trasporto su ferro. Secondo Montuori oggi Roma ha una visione che la pone all’interno di un sistema sempre più importante per immaginare futuri possibili, collaborazioni, politiche comuni, sviluppando polarità urbane a partire dalla rete del ferro con stazioni e nodi intorno a cui organizzare lo spazio pubblico locale, una visione che guarda anche alle trasformazioni in corso a livello di modalità di vivere lo spazio della città tra nuove relazioni tra abitare e lavorare. Per l’assessore capitolino all’Urbanistica questa intesa permette di rigenerare parti di città con la possibilità di riflettere su funzioni da insediare, spazi per i cittadini e attirare investimenti importanti. Una visione che diviene parte di un dibattito comune anche attraverso concorsi di architettura che ci permettano di acquisire i migliori progetti per la nostra città.

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