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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

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Sistema online De Agostini scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Nel contesto dell’emergenza sanitaria da Coronavirus con le sue forti ricadute in ambito scolastico, De Agostini Scuola, Ente formatore accreditato MIUR e tra i principali operatori di editoria scolastica in Italia, ha organizzato in tempi rapidi un sistema online totalmente gratuito con strumenti formativi, spunti, contenuti pronti all’uso in classe e aggiornamenti per la didattica a distanza fruibili da parte di tutti i docenti interessati.
“Vicini a te… anche a distanza” è il claim che raggruppa le attività dedicate a garantire continuità didattica e che sottolinea la volontà dell’editore di affiancare in modo concreto i docenti, in questa fase di accelerazione forzata dagli eventi verso la digitalizzazione delle pratiche d’insegnamento, con il conseguente obiettivo di fare sentire più vicini i docenti ai loro studenti.
Oltre che sugli aspetti tecnologici, è inoltre sempre più importante focalizzare l’attenzione sugli aspetti metodologici legati alla didattica a distanza e sul delicato tema della valutazione: con questo approccio, De Agostini Scuola sta affiancando i docenti nel cambiamento del setting dell’aula dalla presenza all’online.Tutte le principali novità targate De Agostini Scuola per la Didattica a Distanza, disponibili gratuitamente e presentate al link https://deascuola.it/didattica-a-distanza/, sono mirate a migliorare le lezioni da casa.Gli insegnanti possono utilizzare le risorse del libro in adozione, con la versione eBook e le corrispondenti risorse per il docente, gli strumenti per la valutazione, i portali disciplinari con lezioni pronte, percorsi e risorse da condividere con i ragazzi. Video, audio, esercizi interattivi possono essere condivisi nelle classi virtuali.Per far esercitare e valutare gli studenti, è possibile preparare in modo semplice e veloce con appositi strumenti (VeriTest e VeriMat) verifiche ed esercitazioni disciplinari, che possono essere assegnante agli studenti condividendo i file su classi virtuali, registri elettronici, via e-mail o WhatsApp.Gli eBook di De Agostini Scuola sono pensati per supportare nello studio gli alunni con DSA e con Bisogni educativi speciali: prevedono audio lettura in modalità karaoke dei testi, audio madrelingua dei testi nei corsi di lingua straniera, testi personalizzabili nella scelta di interlinea e caratteri, video integrati nelle pagine, software per costruire schemi e mappe.Per organizzare le proprie video-lezioni gli insegnanti possono seguire video tutorial su come fare lezione “da remoto” attraverso le piattaforme gratuite più diffuse (WeSchool, GoogleClassrom, Meet di G Suite for Education, Microsoft Teams di Office 365, Jitsi, Zoom), oppure videolezioni sui principali strumenti per creare delle lezioni videoregistrate: Screencast-O-Matic, YouTube, EDpuzzle. Sul fronte della Formazione, sono disponibili una serie di spunti pratici e contenuti sulla didattica a distanza con un ciclo di webinar sugli aspetti metodologici e sulla valutazione, videolezioni disciplinari, tutorial sull’uso di piattaforme e-learning e video su temi di attualità da condividere con la classe.In particolare, è partito il ciclo di webinar e videolezioni gratuiti “OLTRE L’AULA – Indicazioni metodologiche per la didattica a distanza: progettazione, interazione e valutazione” per ragionare sulla rivisitazione dell’ambiente di apprendimento che la didattica a distanza richiede (info e iscrizioni al link https://bit.ly/Didattica_Distanza). Da segnare in agenda:
· mercoledì 1 aprile “Oltre i compiti: mantenere viva la partecipazione degli studenti online” a cura di Livia Petti, ricercatrice presso l’Università degli studi del Molise esperta di didattica e metodologie interattive;
· giovedì 9 aprile “Come valutare gli apprendimenti e con quali strumenti nella didattica a distanza” a cura di Alessandra Rucci, Dirigente Scolastico dell’I.I.S. Savoia Benincasa di Ancona.
Per reperire contenuti disciplinari da utilizzare per le lezioni – nella sezione del sito dedicata alla didattica a distanza https://formazione.deascuola.it/didattica-a-distanza-per-gestire-lemergenza/ – il docente può trovare una serie di spunti e video pronti all’uso da condividere con la classe sui temi di attualità come l’emergenza sanitaria e climatica, oltre a lezioni / contenuti suddivisi per materia a cura di autorevoli scienziati, autori e divulgatori.Infine, per venire incontro all’esigenza di formazione obbligatoria degli insegnanti, in sostituzione del programma di convegni in presenza sospeso in osservanza del DPCM del 9 marzo scorso, De Agostini Scuola ha trasferito sul web gli appuntamenti formativi per i docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado – iDeAdays, Matematica e Scienze Live, Motivare Coinvolgere Divertire con la Matematica, Lettere al futuro – integrando il programma originario con tematiche legate alla didattica a distanza.
De Agostini Scuola è uno dei principali operatori di editoria scolastica in Italia, con una produzione rivolta a scuole di ogni ordine e grado. I marchi di De Agostini Scuola sono: De Agostini, Petrini, Garzanti Scuola, Garzanti Linguistica, Marietti Scuola, Valmartina, Theorema Libri, Liviana, Ghisetti&Corvi, Cedam Scuola, Cideb e Black Cat. L’offerta universitaria è affidata a UTET Università, CittàStudi e ISEDI.De Agostini Scuola è presente online con deascuola.it (contenuti digitali integrativi, eBook, portali e applicazioni), garzantilinguistica.it (dizionari linguistici), blackcat-cideb.com (materiali per l’apprendimento delle lingue) e dealearning.it (corsi di lingue online), e ha una capillare presenza sui social media.

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Coronavirus: Unc, sospendere bioraria ed oneri di sistema per luce

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

“Abbiamo chiesto che nel decreto Cura Italia, per le bollette della luce, sia prevista la sospensione della tariffa bioraria nel Servizio di Maggior Tutela e sia applicata, anche nelle ore di punta, quella della fascia più bassa (F3), visto che gli italiani sono costretti a restare a casa e, quindi, saliranno i consumi diurni” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori. “Abbiamo chiesto anche l’estensione immediata dei bonus sociali di luce e gas a chiunque perde il posto di lavoro, il posticipo delle date di scadenza di tutti i conguagli, l’azzeramento degli interessi in caso di richiesta di rateizzazione, la riduzione dell’Iva sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali, oltre che la sospensione, promessa ma poi non mantenuta, degli oneri generali di sistema sulle bollette di luce e gas” conclude Vignola.

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Lettera aperta al Presidente Mattarella: Caro Presidente Mattarella, la situazione è tragica

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2020

By Enrico Cisnetto. Lo è, ovviamente, per i morti che questa guerra batteriologica ha prodotto, per gli ammalati, per i loro cari. Lo è per chi lavora in condizioni estreme, di pericolo, di fatica, di frustrazione. Lo è per i tanti volontari. Ma lo è – non meno – per quello che ci si prospetta. Sul piano economico, per le imprese e per i lavoratori, dipendenti o autonomi che siano; sul piano della finanza pubblica e quindi della nostra permanenza nell’Europa dell’euro; sul piano della convivenza civile, che rischia di saltare se lo stato di costrizione si dovesse prolungare oltre il mese di aprile, e della tensione sociale, che esploderà non appena saranno evidenti le conseguenze economiche dell’emergenza che stiamo vivendo e del modo in cui è stata gestita (si fa per dire). E, attenzione, perfino sul piano della tenuta della democrazia. È inutile discutere adesso di quando (ben prima) e di come (usando la razionalità, non l’emotività) andava affrontato il manifestarsi della vicenda e le dinamiche che l’hanno fatta diventare una emergenza. A mio giudizio è del tutto mancata sia la capacità di analisi della situazione, sia il metodo con cui affrontarla. Ma lasciamo stare. Quel che importa, ora, è stabilire quale sia la strategia da usare da adesso in avanti, sul piano sanitario e su quello economico, due piani che fin qui si sono voluti considerare separati quando non contrapposti, e che invece sono e non possono che essere due facce della stessa medaglia (la sopravvivenza). Ma non possiamo fare una scelta consapevole se prima non stabiliamo con chiarezza a quale delle tre grandi scuole di pensiero che si confrontano nel mondo su come fronteggiare il Covid-19 abbiamo aderito, e perché: chiusura totale fino all’eliminazione del contagio; quarantena assoluta solo per circoscritte aree geografiche maggiormente esposte e per gli anziani (che sono enormemente più esposti degli under 70 o 60), e conseguimento di quella che si definisce con un’orrenda espressione “immunità di gregge”; mappatura su vasta scala della popolazione e controllo costante dei contagiati attraverso sistemi di geolocalizzazione. Tutte hanno ovviamente pro e contro, ma sono accomunate da una cosa: ne va scelta una con consapevolezza e convinzione, senza incertezze né tentennamenti, avendo cura di non bypassare i processi decisionali democratici (ancorché accelerati) e soprattutto di rendere edotti i cittadini, spiegando loro il perché delle scelte fatte, indicando quali sono gli obiettivi ma senza trascurare di esplicitare i rischi che si corrono (non quelli del contagio, ma delle conseguenze della strategia adottata).Invece, il Parlamento – che già stava facendo ogni sforzo per dimostrare la sua inettitudine – è praticamente inesistente, il Governo nella sua collegialità è apparso una pura formalità, i partiti e i leader politici sono scomparsi (inutile dire meno male, perché invece sarebbe importante che ci mettessero la faccia). Tutto è parso ricondursi e riassumersi nella figura del presidente del Consiglio – e già questa è una forzatura – che per di più è parso debole, frastornato, in balia di presidenti di Regione e sindaci. Un premier (costituzionalmente parlando non lo è, ma ha fatto finta di esserlo) che è stato al contempo causa ed effetto dell’autoconvincimento collettivo secondo cui “fermare tutto” sarebbe stato l’unica soluzione. Senza peraltro sapere come, vista la devastante quantità di provvedimenti presi in 50 giorni: una decina tra decreti del governo e Dpcm, decine di ordinanze e circolari del ministero della Salute, più qualcuna di Tesoro, Giustizia, Interni, Difesa e PA, circa un centinaio di ordinanze regionali e provinciali, più quelle non calcolabili comunali e le infinite circolari esplicative (?) di tutti gli enti pubblici. E, soprattutto, senza sapere per quanto tempo, visto che le scadenze indicate erano fin da subito definite indicative e che negli ultimi decreti neppure erano indicate. Per non parlare del modo con cui tutto questo è stato comunicato ai cittadini. Per tutti valga l’ultima esternazione televisiva – ma fatta via Facebook, cioè da un canale americano – di Conte, a tarda sera di sabato (dopo molto rinvii) per dire di un provvedimento previsto per il lunedì di cui (come al solito) non esisteva il testo formale. Doveva essere un churchilliano “discorso alla nazione”, e invece è venuto fuori un compitino zeppo di retorica letto senza alcun carisma – ma benedetto iddio, come si fa a leggere una cosa che dovrebbe venirti da dentro, se vuoi che i tuoi concittadini capiscano e ti seguano?! – che ha ulteriormente incrementato angosce, paure e incertezze di cui già tutti gli italiani sono preda. Niente, se non il moralismo con cui si cerca di colpevolizzare i comportamenti individuali (lo so, le persone vanno indotte ad essere virtuose, ma non si ottiene certo questo risultato auspicando e stigmatizzando, ma essendo chiari e netti).Il Paese ha bisogno di sapere dove stiamo andando e soprattutto di capire quali sono e saranno le conseguenze delle scelte fatte. Deduciamo dalla progressiva “chiusura totale” cui l’Italia è stata sottoposta che abbiamo imboccato la prima delle tre strade di cui parlavo prima, ma: a) non è stato detto con chiarezza, tanto che spesso saltano fuori scelte alternative (il Veneto, per esempio, ha adottato in parte anche l’opzione tre, quella che si suole ricondurre alla Corea del Sud, ma senza quella efficacia e ponendo un problema, è cioè che in una situazione del genere possa esserci un far west regionale di indirizzi diversi); b) si sono sottaciute le conseguenze di questa opzione; c) non si è avuto il coraggio di prospettare i tempi della “reclusione forzata”, sapendo che molti modelli matematici che analizzano le curve di espansione del virus indicano la possibilità di iniziare un peraltro lento e graduale ritorno alla normalità a maggio se non giugno. Mi domando se qualcuno dalle parti di palazzo Chigi abbia minimamente fatto una valutazione di quel che potrebbe succedere se gli italiani fossero messi nella condizione (costrizione) di rimanere chiusi in casa per ancora 6-10 settimane. La rivolta nelle carceri non è bastata come campanello d’allarme? L’Italia non è uno Stato di polizia, né ci tiene ad esserlo. Certo, vuole essere guidata da persone risolute (appunto!), ma che sappiano trarre la loro forza dal fatto di essere politicamente competenti e comunicativamente convincenti, non dal fatto di esautorare il Parlamento e giocare a fare il Putin della situazione.Di sicuro costoro nelle cui mani sono le nostre sorti non hanno idea di come funzioni la nostra economia, da cosa sia composto il nostro pil e come sia facile, se si commettono errori, produrre qualche punto percentuale di decrescita (magari il noto comico capopopolo, oggi silente, sarà contento), perdere capacità produttiva (nella crisi del 2008 e seguenti ne abbiamo persa un quarto del totale e l’abbiamo recuperata solo marginalmente), mangiarsi quote di mercato nella competizione globale e raddoppiare il già alto numero di disoccupati. Se lo sapessero non avrebbero detto proclamato ogni minuto che la salute viene prima dell’economia, non perché debba essere il contrario, ma perché non c’è l’una senza l’altra. Dunque, cosa faranno quando si passerà dal dolore per i morti e alla paura del contagio all’angoscia per le imprese che chiudono, le partite Iva che restano senza alcuna rete di protezione, i lavoratori dipendenti che diventano disoccupati e quelli che già lo sono che perdono ogni speranza di trovare un lavoro? Come si comporteranno i tanti italiani (la maggioranza) che formano quella che Luca Ricolfi ha chiamato la “società signorile di massa” quando si accorgeranno che di signorile gli sono rimasti solo i risparmi, che però dovranno mangiarsi per mangiare?Non basta dire sussidieremo. Primo perché non è solo quello il problema, come dimostrano le ultime crisi. E secondo perché siamo arrivati a questo maledetto appuntamento con la storia letteralmente in mutande, con la recessione già alle porte prima del virus e con il debito pubblico (2.443 miliardi) attestato sul 134% del pil. Una condizione che non ci consente di utilizzare più di tanto la sospensione, peraltro temporanea, del Patto di stabilità Ue. Supponendo di spendere a debito circa il 10% del pil (170 miliardi) come faranno tutti i paesi europei (come minimo), ecco che nel 2020 il rapporto debito-pil schizzerebbe tra il 150% e il 170%, a seconda che la recessione ci faccia perdere 5 o 8 punti percentuali di ricchezza prodotta (questo è ormai il range delle stime in corso). Questo non farebbe più scattare le sanzioni europee, ma di certo non bloccherebbe quelle dei mercati finanziari, che spingerebbero all’insù lo spread – solo limitatamente calmierato dalla Bce, che pur avendo stanziato nuovo QE non può sottoscrivere nuove emissioni perché opera solo sul mercato secondario – fino a mettere in forse la sostenibilità del nostro debito, anche a causa dell’inevitabile downgrade delle società di rating che ridurrebbe i Btp a titoli “spazzatura”. Cosa che porterebbe al fallimento delle banche e l’Italia dritta dritta fuori dall’euro.Finora i ragionamenti che si fanno nel Governo sono fondati su due speranze, oltre a quella derivante dall’appello al solito stellone: sperare che l’Europa si decida a fare debito federale, emettendo eurobond; sperare che si possa ricorrere ai prestiti del Mes. Nel primo caso sarebbe davvero l’esaudirsi di un desiderio serio, anche perché oltre a fare debito comune quelle risorse dovrebbero essere spese da un soggetto europeo e affidate ai singoli stati, cosa che aumenta la probabilità che la quota parte per l’Italia sia spesa meglio che se messa in mani italiche. Ma quante sono le possibilità che accada? Per ora poche, e l’okay di Berlino alla sospensione dei vincoli europei, vissuto dai tedeschi come il male minore rispetto agli eurobond, non fa ben sperare. E comunque senza la nomina di un super commissario (io ho proposto Mario Draghi) con l’attuale architettura istituzionale di Bruxelles non si andrebbe da nessuna parte. Nel caso del Mes, la cifra massima del prestito ammonterebbe a 65 miliardi, troppo poco, e comunque senza l’improbabile sì di tedeschi e olandesi non si potrebbe fare nulla.Tra l’altro, le contromisure economiche – quelle vere, non i pannicelli tiepidi del decreto di qualche giorno fa – vanno decise prima che la diga crolli, se si vuole evitare che faccia la fine di quella del Vajont. Quindi subito. Sì, è vero, c’è la possibilità, come dice qualcuno, che passato questo tsunami si creino le condizioni per un nuovo boom, tipo quello che negli anni Cinquanta ha accompagnato la ricostruzione post-bellica. Ma dobbiamo sperare di arrivarci vivi – fisicamente ed economicamente – a quel momento. E con una classe politica come questa, è inutile girarci intorno, non c’è speranza che tenga.Signor Presidente della Repubblica, è venuto il momento che il Quirinale prenda in mano la situazione. Senza indugio. Sì, lo so, ci sono i vincoli della Costituzione, cui lei è giustamente ligio. Ma la condizione di guerra in cui siamo – o ci siamo messi – richiede atti eccezionali. Lei è l’ultima, e unica, speranza. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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Quali sono le connessioni davvero fondamentali per un sistema complesso?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Quali link, se allentati o rimossi, possono portarlo al collasso? Se consideriamo che le reti (dalla rete neurale del cervello alle reti sociali e a quelle stradali, per citarne solo alcune) sono elementi strutturali del mondo concreto in cui viviamo – che è a sua volta una grande rete – l’importanza scientifica del tema è evidente. Una recente ricerca condotta dall’Università di Parma ha compiuto la più ampia analisi comparativa tra strategie volte a individuare i legami importanti nelle reti reali ad alta complessità. Lo studio è confluito nell’articolo A comparative analysis of link removal strategies in real complex weighted networks, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Scientific Reports”.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca coordinato da Davide Cassi, docente di Fisica della materia al Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche dell’Università di Parma, in collaborazione con Francesco Scotognella del Politecnico di Milano e Daniele Bevacqua del Centro INRA di Avignone. Per il Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche dell’Università di Parma, oltre al prof. Cassi, lo studio ha coinvolto Michele Bellingeri, post doc al Dipartimento ed esperto in sistemi complessi, in qualità di primo autore della ricerca, e Roberto Alfieri, che ha coordinato le simulazioni effettuate tramite la rete di calcolatori per calcolo a elevate prestazioni (High Performance Computing, HPC) dell’Ateneo. L’utilizzo dell’infrastruttura di calcolo HPC dell’Università di Parma ha consentito di raggiungere in poche ore risultati che avrebbero richiesto diverse settimane su calcolatori tradizionali o, per le reti più complesse e di maggior dimensione, che non sarebbe stato possibile ottenere.Le reti o grafi sono astrazioni matematiche composte da nodi e legami (link) capaci di rappresentare un gran numero di sistemi complessi reali. Il mondo concreto può infatti essere descritto da una moltitudine di reti complesse interconnesse tra loro e funzionanti in parallelo. Il cervello umano è una rete di neuroni che comunicano tra loro tramite sinapsi, e rendono cosi possibile l’intricato funzionamento dell’encefalo, coordinando movimento, ideazione, memoria e molto altro. Le reti sociali sono composte da individui e dalle relazioni che intrattengono: rapporti di amicizia, collaborazione lavorativa o affettiva. Le reti stradali connettono città, luoghi di lavoro e di svago, permettendo lo sviluppo delle relazioni sociali. Data la loro presenza ubiqua, comprendere i meccanismi che governano il funzionamento delle reti reali è un problema interdisciplinare di grande importanza scientifica.Lo studio pubblicato su “Scientific Reports” propone e compara l’efficacia di undici strategie computazionali nel classificare l’importanza dei legami nelle reti reali. Per capire se un legame è importante nel funzionamento della rete, i ricercatori hanno utilizzato un procedimento di ingegneria inversa, simulando il funzionamento della rete tramite parametri, prima e dopo la rimozione dei legami. I legami che producevano il maggior collasso dei parametri di funzionamento della rete sono stati quindi identificati come importanti per il sistema. Lo studio fornisce metodi generali e interdisciplinari per gerarchizzare l’importanza dei legami tra nodi in reti derivanti da diversi ambiti scientifici.I ricercatori hanno anche scoperto come i link più importanti per il funzionamento del sistema siano molto spesso i legami sopra cui transita il maggior numero dei cammini più corti tra coppie di nodi. Questi legami fungono da snodi fondamentali nella trasmissione di informazione nella rete e si rivelano componenti cruciali per il funzionamento del sistema. Reti provenienti da ambiti del reale molto differenti tra loro, dai sistemi neurali ai legami di amicizia, fino alle connessioni intercorrenti tra aeroporti, possiedono caratteristiche comuni e universali di struttura. Questa similarità di struttura preluderebbe a una più profonda somiglianza di funzionamento ed evoluzione tra reti, aprendo la strada a future indagini volte a chiarire i meccanismi fondanti i sistemi che sostengono la complessa rete-mondo in cui viviamo.

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Coronavirus: Fp Cgil, subito assunzioni in sistema esecuzione penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

“Serve un intervento immediato del Ministro della Giustizia finalizzato a richiedere un piano di assunzioni straordinario nel settore dell’esecuzione penale, l’emergenza legata al pericolo di contagio da Coronavirus sta evidenziando la necessità di misure che chiediamo da tempo”. A richiederlo è la Fp Cgil nel riportare “notizie preoccupanti che ci stanno giungendo sulle difficoltà che il personale dell’amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile e di comunità sta affrontando per garantire il mandato che la Costituzione ha affidato all’esecuzione penale nel nostro Paese”. Sono in atto, riporta il sindacato, “varie proteste dei detenuti nelle carceri del nostro paese che il personale di Polizia Penitenziaria, con una carenza in organico di circa 4.000 unità, sta fronteggiando tra mille difficoltà. Situazione simile si sta vivendo negli uffici dell’esecuzione penale esterna, dove i pochi assistenti sociali in servizio hanno difficoltà a fronteggiare un carico di lavoro enorme, insieme a loro educatori, amministrativi e contabili”.Per questo la Fp Cgil chiede “un intervento del Ministro della Giustizia finalizzato a richiedere un piano di assunzioni straordinario di tutte queste figure professionali e a creare una cabina di regia tra i capi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità che monitori la situazione sul territorio, fornendo costantemente indicazioni su come fronteggiare l’emergenza del contagio da coronavirus e su come tutelare la salute del personale”.

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La crisi del “sistema” scuola

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Penso alla scuola in Italia. Taluni insegnamenti e certe materie, per quanto rinnovati, non hanno futuro. I giovani d’oggi vogliono essere appagati da conoscenze diverse. Essi, sono consapevoli che se dovessero seguire i richiami del presente finirebbero con il percorrere una strada che diventa, improvvisamente, un vicolo cieco. Appare impossibile procedere oltre.
Noi, invece, amiamo gli spazi aperti. Vogliamo essere viaggiatori del futuro, sfidare le leggi della tradizione e della consuetudine e sentirci in questo senso trasgressivi. Lo vogliamo essere e basta. Intendiamo respirare l’aria dei tempi che si proiettano in avanti e non di quelli che rimpastiamo con il nostro passato.
A questo punto mi chiedo come può la scuola, nella sua didattica, interpretare al meglio questa ansia-attesa snocciolandola attraverso il suo messaggio culturale. È che restiamo ingolfati dal retaggio dei nostri padri più propensi a volgere lo sguardo al passato e a guadare con sospetto il futuro. Un divenire tecnologico, novatore nei rapporti umani, nell’impatto con l’ecosistema e votato alla coesistenza pacifica tra le genti. Nel frattempo, ci accorgiamo che i nostri idoli di sempre si stanno infrangendo miseramente uno dopo l’altro nel diverso modo di rappresentare e gestire la politica, nell’interagire con i nostri simili, nel sentire religioso e nell’affrontare la sofferenza umana. E da qui parte la consapevolezza che il nostro deficit culturale è dipeso dalla incapacità della scuola di ogni ordine grado di colmare i nostri vuoti cognitivi e di rappresentare le novazioni nel modo più appropriato e al passo con gli eventi che ci circondano e ci compenetrano. (Riccardo Alfonso)

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A difesa del made in Italy

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

“Il prossimo 17 febbraio la Camera discuterà la mozione di Fratelli d’Italia, prima firma Giorgia Meloni, volta alla promozione e alla tutela dei prodotti alimentari italiani. Un atto parlamentare che vuole difendere il Made in Italy e contrastare il Nutriscore, il sistema di etichettatura francese pensato per penalizzare le eccellenze italiane. Fratelli d’Italia chiede al governo di attivarsi in maniera chiara ed inequivocabile a difesa dei nostri prodotti. Non servono semafori rossi ma una giusta cultura dell’alimentazione perché un buon uso dei prodotti alimentari genuini può rendere migliore la nostra vita”. Lo dichiara Monica Ciaburro, deputato di Fratelli d’Italia e componente FDI della commissione Agricoltura della Camera.

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Dibattito in Parlamento su Nutri-Score

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

“Grazie a Fratelli d’Italia lo scandalo del ‘Nutri-Score’, il sistema di etichettatura degli alimenti sviluppato da un centro di ricerca francese e adottato in Francia, approda in Parlamento. Infatti sia al Senato e sia alla Camera abbiamo depositato una nostra mozione, a prima firma Giorgia Meloni, e a Montecitorio è già prevista la discussione per il prossimo 17 febbraio. Pretendiamo dal governo chiarezza e soprattutto un impegno preciso a tutela delle nostre produzioni, delle nostre eccellenze enogastronomiche e più in generale del nostro made in Italy. E’ inaccettabile che all’Unione europea sia imposto un sistema di etichettatura che, oltre a sollevare enormi perplessità dal punto di vista scientifico, abbia come risvolto quello di colpire i nostri prodotti. Come per il Global compact FdI è nuovamente in prima fila nella difesa degli interessi nazionali e come allora non consentiremo che siano prese decisioni che danneggino e penalizzino l’Italia e gli italiani”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Il sistema agroalimentare in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Il sistema agro­alimentare è inteso complessivamente come agricoltura, silvicoltura e pesca (ASP), anche per il 2018 si conferma settore chiave della nostra economia. La produzione (59,2 miliardi di euro in valori correnti), infatti, registra un aumento significativo pari all’1,8% rispetto all’anno precedente, legato a una lieve crescita dei volumi prodotti (0,6%) e a un consistente rialzo dei prezzi dei prodotti venduti (+1,1%). Tuttavia, si confermano stabili sia il valore aggiunto, a causa del forte incremento dei consumi intermedi (+4,2%) sia il peso complessivo sul sistema economico (2,2%). Al risultato positivo hanno contribuito tutte le componenti, con le variazioni più significative da parte di silvicoltura e pesca (rispettivamente con +3% e +2,6% in valori correnti), pur rimanendo marginali rispetto all’agricoltura, che da sola pesa per oltre il 94% sul totale.Questi alcuni dei dati contenuti nell’Annuario dell’agricoltura italiana 2018 e del Rapporto sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari 2018, elaborati dal CREA, con il suo Centro di Politiche e Bioeconomia.La presentazione di oggi evidenzia l’immagine di un comparto, che nonostante alcune criticità, presenta segnali di importante dinamismo, testimoniato dall’aumento degli investimenti fissi lordi (+4,2%), ma anche dalle buone le performance dell’industria alimentare, che pesa per l’11% circa sul valore aggiunto e per il 12% circa sull’occupazione del settore manifatturiero nazionale, registrando nell’ultimo decennio livelli di produttività (+9%) e indici della produzione industriale più elevati, rispetto al resto del sistema industriale. Aumenta lievemente il lavoro agricolo, con +0,8% delle unità di lavoro annue (ULA) impiegate, grazie alla crescita della componente dipendente (+2,5), che segnala la progressiva professionalizzazione dell’attività agricola. Risulta, inoltre, sempre più importante per le aziende la diversificazione delle attività produttive, che pesa per circa il 20% sul valore della produzione. Emerge inoltre che chi diversifica consegue migliori risultati economici. Ai buoni risultati ottenuti contribuiscono anche le numerose iniziative di carattere politico, con il livello di sostegno pubblico in agricoltura che ha superato i 12,7 miliardi di euro (+23%).Dal punto di vista strutturale, prosegue il percorso di ricomposizione della maglia aziendale, con l’aumento delle aziende di classi dimensionali elevate (oltre i 100.000 euro di Produzione Standard), che gestiscono circa metà della SAU totale. La superficie media aziendale che è salita a 11 Ha, anche grazie ad un lieve ripresa del mercato fondiario, e soprattutto al ricorso agli affitti. Anche gli ultimi dati di tendenza registrano la fuoriuscita di operatori: in calo le iscrizioni delle imprese agricole nei registri camerali (-6,4%).Indiscusso il ruolo ambientale dell’agricoltura, che è una delle componenti prioritarie della bioeconomia, di cui l’Italia è uno dei leader europei, con un fatturato stimato in oltre 322 miliardi di euro. La diffusione di pratiche sostenibili e il rafforzamento della componente forestale appaiono cruciali per il loro contributo a processi di mitigazione del cambiamento climatico. Cresce l’attenzione al ruolo di tutela paesaggistica, con numerosi riconoscimenti internazionali e nazionali, che favoriscono anche la crescita di attività collaterali come l’enoturismo, la cui disciplina è stata rinnovata di recente. Il sistema di qualità basato sulle indicazioni geografiche (300 prodotti alimentari e 526 vini) ha raggiunto un valore di mercato di primo piano, il cui export commerciale è minacciato dall’instabilità politica internazionale.Nell’anno, come evidenziato dal Rapporto sul commercio estero 2018, ancora una volta è stato l’export a fare da traino, con un aumento delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari del +1,4% rispetto al 2017, superando i 41,6 miliardi di euro, a fronte di una riduzione delle importazioni del -2% rispetto al 2017, attestandosi a 43,7 miliardi. Questa dinamica ha reso possibile la contrazione del deficit della bilancia agroalimentare, che per la prima volta scende sotto i 2 miliardi. Il principale mercato di riferimento è l’Unione Europea con 2/3 delle nostre esportazioni e oltre il 70% delle importazioni, seguito da Nord America e Asia. L’83% delle esportazioni riguarda prodotti trasformati o bevande, mentre 1/3 delle importazioni è costituito da prodotti primari in larga parte destinati all’industria alimentare. I prodotti del Made in Italy rappresentano oltre il 73% delle esportazioni.L’analisi dei primi nove mesi del 2019 evidenzia un’ottima performance delle esportazioni agroalimentari, con un aumento del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; tornano a crescere anche le importazioni agroalimentari (+1,4%). A trainare l’andamento positivo delle esportazioni, anche nel 2019, sono i prodotti trasformati e soprattutto le bevande, sia vino che altre bevande alcoliche e non alcoliche. Dal lato delle importazioni calano, invece, i flussi del settore dei trasformati. Il Nord America, principale mercato di destinazione Extra-UE, incrementa ulteriormente il proprio peso. I prodotti del Made in Italy, che rappresentano oltre il 73% delle esportazioni agroalimentari italiane, confermano il trend positivo. Molti dei principali prodotti, tra cui vino, prodotti da forno e formaggi, evidenziano, nell’intero periodo analizzato, tassi di crescita rilevanti.Infine, da oggi on line sul sito del CREA anche L’agricoltura italiana conta 2019, giunta alla 32° edizione, un affermato e agile strumento informativo sull’andamento del sistema agroalimentare italiano.

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Scuola: Nuovo sistema delle supplenze

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

L’approvazione definitiva del decreto scuola, il 28 dicembre in Gazzetta ufficiale, ha prodotto alcune importanti novità per la futura gestione delle quasi 200 mila supplenze che saranno affidate il prossimo anno per far funzionare le scuole. Queste, infatti, verranno trasformate in liste “provinciali”, con all’interno docenti inseriti nella seconda fascia e nella terza fascia, al fine di garantire la copertura di cattedre in organico di fatto al 31 agosto o al 30 giugno, sebbene la maggior parte di esse dovrebbe essere destinata ai ruoli, specialmente su posti di sostegno.Cambia la gestione dei supplenti fuori GaE. Dal prossimo anno, come ricorda Orizzonte Scuola, “non bisognerà più scegliere tot scuole – 20 scuole con il limite di 10 per la scuola dell’infanzia e primaria, di cui massimo due circoli didattici (gli istituti comprensivi si considerano entro il limite di 10) -, ma si parteciperà alle supplenze da conferire in tutti gli istituti della provincia”. La convocazione avverrà dopo il conferimento delle supplenze da GaE. La norma riguarda però solo i contratti a tempo determinato con scadenza 31 agosto e 30 giugno. Per le supplenze brevi rimane il limite di tot scuole da scegliere, che dovrebbe rimanere pari a non oltre 20.Nello specifico, come ha chiesto il giovane sindacato al ministro Fioramonti e ai deputati della VII e XI Commissione Cultura della Camera dei Deputati in audizione, è modificato il comma 6 dell’articolo 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124: a partire dall’anno scolastico 2020/21, si utilizzeranno le graduatorie provinciali per le supplenze, composte dai docenti inseriti nella seconda fascia e nella terza fascia degli Istituti della provincia, in modo così da garantire la copertura di cattedre vacanti e disponibili attraverso le supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche così come previsto dai commi 1 e 2 sempre dell’art. 4 della stessa legge. Inoltre, una graduatoria provinciale, per l’assegnazione sempre di incarichi di supplenza, è introdotta per i docenti precari con specializzazione sul sostegno agli alunni disabili. Si prevede, infine, la collocazione nella terza fascia d’istituto anche dei nuovi aspiranti docenti laureati dopo il blocco introdotto dalla legge 107/2015 subito aggirato dalle MAD inviate ai presidi e sempre più numerose. In particolare, nella prossima primavera – utilizzando esclusivamente il sistema istanze On Line tramite il portale Polis – potranno inserirsi nella terza fascia delle graduatorie di istituto, le seguenti categorie di docenti: docenti già inseriti (potranno far valutare nuovi titoli e servizi, se conseguiti o anche cambiare provincia); docenti in possesso dei titoli previsti dall’articolo 5, comma 1, lettera b), e comma 2, lettera b), del D.lgs. 59/2017 ossia Laurea + 24 CFU per i nuovi inserimenti. Tutti costoro dovranno necessariamente possedere la laurea e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Anche per gli ITP, i docenti in possesso di diploma, che intendono accedere a una delle classi di concorso della tabella B del DPR 19/2016, saranno necessari i 24 CFU. Infine, E docenti in possesso di abilitazione si inseriranno nella seconda fascia delle graduatorie di istituto.

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Banca Popolare di Bari: quante banche dovranno saltare prima di renderci conto che il sistema non funziona?

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

E così sembra concludersi la vicenda della Banca Popolare di Bari nel senso in cui la nostra associazione scrive ormai da molto tempo, prendendosi anche una denuncia per questo. Nel 2018 scrivevamo: “A meno che qualche altro “navigato” se ne accorga in tempo (è rimasta solo la Banca d’Italia), il futuro è scritto: tra alcuni mesi la Banca Popolare di Bari sarà oggetto di interessamento da parte del Governo (e non solo)”. A febbraio abbiamo scritto: “Tradotto dall’inglese vuol dire: La Banca Popolare di Bari è già fallita, ma nemmeno stavolta ve lo diciamo“. Non eravamo dei veggenti, bastava leggere le carte. Ma cosa faceva la Banca d’Italia nel frattempo? Perché, ancora una volta, si è permesso che tutto questo accadesse? Quante altre banche dovranno saltare prima che ci si renda conto che la banca non è un’impresa come tutte le altre e non può essere lasciata al così detto “libero mercato”, il ché significa che quando c’è da fare i profitti li fanno i privati e quando c’è da ripianare le perdite ci pensa il pubblico. Il sistema bancario va ripensato da capo a fondo così come il ruolo della moneta. Lo diciamo da anni, come – come dimostra anche questa vicenda – i grilli parlanti, in genere, non fanno un bella fine. I risparmiatori che hanno perso soldi in questa vicenda, molto probabilmente, vedranno una situazione simile a quelli che sono incappati nei “salvataggi” delle altre banche come Banca Etruria, le banche Venete ecc. Gli azionisti, naturalmente, saranno quelli più penalizzati e vedranno molto probabilmente un ristoro solo nell’ordine del 30%. Ancora non ci sono provvedimenti specifici pubblici, ma sarebbe molto strano che si procedesse in modo diverso rispetto a quanto si è già fatto per altri investitori incappati in situazioni simili. (Alessandro Pedone Responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Codici: Servizi Sociali e affidi, un sistema da rifondare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Non c’è più tempo da perdere, il sistema di gestione dei Servizi Sociali e degli affidi dei minori deve essere rifondato. È il giudizio dell’Associazione Codici alla luce dell’ennesimo episodio, riportato dal Giornale di Brescia, che dimostra quanto sia sbagliato e pericoloso il metodo con cui viene deciso il destino di tanti bambini. I protagonisti del caso ripreso dalla stampa sono una coppia di genitori separati e due figli in parte contesi. Uno di loro, un ragazzo di 14 anni, è stato allontanato dalla famiglia ed è stato costretto a vivere in comunità per circa quattro mesi. Questo perché i Servizi Sociali nel novembre 2018 avevano stabilito per il papà la sospensione della capacità genitoriale, salvo cambiare idea pochi giorni fa, decidendo che il figlio deve essere collocato da lui in via esclusiva. “Nel giro di un anno – sottolinea il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – siamo passati da un parere di condanna ad uno di riabilitazione. Ci chiediamo come sia possibile una condotta del genere, costata un periodo in comunità ad un ragazzo di 14 anni con tutte le sofferenze e le difficoltà che possiamo immaginare e che avranno sicuramente coinvolto anche i genitori. Eppure, nonostante l’eco di Bibbiano sia ancora fortissima – osserva l’avvocato Giacomelli – i Servizi Sociali continuano a godere di un potere enorme. Alla luce delle scelte spesso sbagliate che sono state adottate nel corso degli anni e che a volte, come nel caso del papà bresciano, finiscono sulle cronache nazionali, riteniamo che sia arrivato il momento di mettere mano al sistema di gestione degli affidi, partendo dalla base. Nei giorni scorsi alla Camera sono state approvate tre mozioni che impegnano il Governo a promuovere tutte le iniziative, anche normative, utili a garantire la tutela dei minorenni e determinare livelli essenziali delle prestazioni per gli interventi su famiglie di origine, affidatari e strutture di accoglienza. Facendo una sintesi delle varie mozioni, apprezziamo in particolare la richiesta di: garantire che la permanenza fuori famiglia rispetti i principi di appropriatezza e temporaneità, per il periodo strettamente necessario ed attraverso programmi di sostegno, affinché la famiglia possa recuperare le proprie competenze di cura; adottare iniziative per escludere la sindrome dell’alienazione parentale come elemento su cui fondare scelte di allontanamento del minore dai contesti familiari; assicurare che eventuali problemi economici non siano da ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia e disporre interventi di aiuto; predisporre iniziative normative affinché nella valutazione dei casi e nella presa in carico del minore e della sua famiglia vi sia la più ampia collegialità multiprofessionale possibile con la presenza di educatore, psicologo/neuropsichiatra ed assistente sociale; evitare conflitti di interessi tra le diverse professionalità dei Servizi Sociali coinvolte nei procedimento di affido; verificare il pieno rispetto degli standard minimi che le strutture devono garantire. Ci auguriamo che l’approvazione di queste mozioni sia solo l’inizio di una vera, profonda ed articolata riforma di un settore che in questi anni ha provocato tante vittime innocenti, bambini sottratti ingiustamente all’affetto dei propri cari che chissà per quanti anni porteranno dentro di loro le sofferenze patite”.

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Tari: nuovo sistema tariffario dal 2020, occorre un rinvio

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

“Nel 2020 entrerà in vigore il nuovo sistema tariffario della TARI in un regime di incertezze normative che rischiano di paralizzare i bilanci dei Comuni. Per evitare questo disagio, ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze per chiedere un rinvio dell’entrata in vigore delle nuove metodologia tariffaria al primo gennaio 2021. Il nuovo regime fiscale sulla tassa per i rifiuti è stato presentato dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA), in una recente audizione presso la Commissione Finanze della Camera. In tale circostanza l’ARERA ha esternato la sua volontà di arrivare alla definizione del nuovo metodo tariffario del servizio integrato dei rifiuti, per superare le differenze riscontrate nei vari territori, pur considerando le diversità di ogni area. Si tratta di obiettivi condivisibili, ma i Comuni stessi hanno espresso preoccupazioni per la tempistica ristretta sia per altre criticità che rischierebbero di creare problemi di copertura finanziaria. La scelta di avviare il nuovo sistema TARI nel 2020 infatti non è compatibile con l’adozione degli atti propedeutici per il passaggio alla nuova metodologia. Stante la ristrettezza dei tempi all’ARERA è giunta la richiesta di una maggiore gradualità per l’entrata in vigore della nuova metodologia, considerando il 2020 come anno transitorio e il 2021 come anno di partenza effettivo. Tuttavia l’ARERA non sembra intenzionata a concedere alcun rinvio salvo che per i comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. A ciò si aggiungono ulteriori problematiche che richiederebbero un tempo di gestazione più lungo: dall’esclusione dell’IVA alla rimodulazione delle modalità per l’inesigibilità dei crediti, passando infine per le incertezze legati ai criteri di imputazione dei costi. Da questo stato di cose è evidente che si sta arrivando ad applicare l’annualità TARI 2020 in un quadro di assoluta incertezza che va a discapito degli enti locali. Ho chiesto pertanto l’intervento del Ministro affinché si arrivi gradualmente all’entrata in vigore del nuovo regime TARI a partire dal 1° gennaio 2021. Inoltre, per agevolare i comuni, ho chiesto al ministro di attivarsi per superare la disposizione normativa che prevede il medesimo termine per l’approvazione del bilancio di previsione e per l’approvazione delle tariffe della TARI in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini.

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Fermare il sistema degli appalti nel mercato del lavoro, basta cooperative spurie

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

USB chiede al ministro del Lavoro ed al governo un atto politico e legislativo coraggioso e coerente con gli intenti dichiarati per porre fine al sistema degli appalti che sovrintende il mercato del lavoro ove la logica del massimo ribasso nell’offerta produce il risultato di un risparmio sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori basato sull’applicazione dei contratti meno vantaggiosi per gli stessi, sulla contrazione dei diritti, sulla proliferazione delle illegalità contrattuali, fiscali, quando non anche dell’evasione/elusione e riciclaggio dei proventi da attività criminali.Gli attori centrali di questo fenomeno sono le forme di somministrazione del lavoro e le cooperative spurie, ormai divenute maggioranza nel movimento cooperativo, che sempre più sono protagoniste di truffe ai danni dei lavoratori e dello Stato.Le notizie di reato vanno di pari passo con la loro “notevole resistenza alle difficoltà della crisi” (fonte Unioncamere).
In Italia parliamo di 150.000 soggetti con una presenza pari al 45% nel sud del paese ed una maggiore capacità occupazionale al nord (si tratta del 2,1 % delle imprese con 1 milione e 400.000 addetti), ma dietro tale vivacità imprenditoriale si cela un uso distorto della forma cooperativa.Nel 2017 l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha infatti eseguito controlli su 3317 cooperative; di queste 1826 (55%) sono risultate fuori norma con un numero di lavoratori irregolari pari a 16838 di cui 1444 completamente in nero.Il ricorso al lavoro irregolare (che ne abbassa il costo del 50%) genera un’evasione contributiva che si calcola in oltre 10 miliardi di € (fonte Vita).
I mutamenti intervenuti nel diritto societario ed in quello del lavoro hanno trasformato profondamente il sistema cooperativo rendendolo sempre più strumentale a meccanismi economici di sfruttamento ed aggiramento delle normative sul lavoro.Ne esce assolutamente mortificato l’art. 45 della nostra Costituzione in quel dettato che sancisce: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata”. Un mercato del lavoro che ruba salari ai lavoratori, che sottrae risorse allo Stato, che produce un’ulteriore degenerazione della capacità imprenditoriale del paese, che alimenta l’economia della malavita organizzata è una mostruosità che va debellata senza se, senza ma, senza nessuna ipocrita titubanza.

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La Fed arranca di fronte a un sistema bancario sempre più a rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Giorni fa un pericoloso corto circuito ha messo in crisi il sistema finanziario e bancario americano. Improvvisamente è venuta a mancare una grande quantità di liquidità, facendo, di conseguenza, alzare a oltre il 10% il costo del denaro a brevissimo termine, il cosiddetto overnight. In situazioni normali non si discosta di molto dal tasso di sconto applicato dalla Federal Reserve che in quel momento era di 2,15-2,30%. La Fed, inoltre, per la prima volta dopo gli anni della Grande Crisi, ha iniziato a muoversi sul mercato interbancario con operazioni cosiddette repo (repurchase agreement operation). In generale trattasi di strumenti del mercato monetario, di “pronti contro termine”, in cui il venditore cede, in cambio di denaro, un certo numero di titoli a un acquirente che s’impegna a riacquistarli a un determinato prezzo e a una determinata data. Sono, di fatto, una specie di crediti a brevissimo termine che servono a coprire mancanze monetarie per soddisfare pagamenti urgenti. L’accaduto è stato riportato dalla stampa come un evento speciale, sorprendente. Ma, perché si è verificata una tale scarsità di dollari? Vi sono forse nuovi e più grandi rischi per il sistema? Queste domande, purtroppo, non sono state poste.
Il presidente della Fed di New York, che è dovuta intervenire urgentemente con 75 miliardi di dollari al giorno, aumentati poi a 100 miliardi, si è limitato a dire che la colpa è delle grandi banche americane. Esse, pur essendo piene di liquidità, non l’avrebbero messa a disposizione. Ha ammesso, però, l’esistenza di falle nel sistema. Ha aggiunto che “il problema non è il livello delle riserve della Fed, ma il funzionamento del mercato”. Affermazione pesante. Però, in realtà si stima che alla Fed mancherebbero almeno 400 miliardi di dollari di riserve. E’ proprio questo livello a determinare le tensioni sul mercato del credito overnight. Tali tensioni si verificano soprattutto nei giorni precedenti la chiusura del trimestre, quando la domanda di liquidità aumenta significativamente. Ma è compito della Fed anticipare i flussi di liquidità e sapere se e perché le banche non la mettano a disposizione. Non si può scherzare con il gioco delle responsabilità quando il sistema finanziario, come nel nostro caso, è da tempo in fibrillazione. Com’è stato recentemente documentato, le politiche monetarie americane hanno, infatti, generato grossi problemi economici, commerciali e valutari soprattutto nei paesi emergenti che, per proteggersi da eventuali evoluzioni negative, hanno dovuto aumentare le loro riserve in dollari. Ora ci sembra rilevante capire in particolare perché le banche “too big to fail” abbiano concentrato nelle loro mani crescenti quantità di liquidità. Che cosa temono e per quale evenienza? Si ricordi che una delle cause del fallimento della Lehman Brothers e del grave rischio d’implosione del sistema bancario americano fu proprio la mancanza di liquidità, necessaria per coprire le perdite generate dai derivati finanziari speculativi in sofferenza, soprattutto quelli legati al settore immobiliare. Si è cercato di spiegare che la riluttanza a concedere i crediti fosse dovuta alla qualità dei titoli dati in garanzia. Ma i titoli usati sono solitamente obbligazioni del Tesoro Usa e garantiti, quindi, dallo Stato. Una spiegazione plausibile sarebbe, invece, la paura di concedere crediti ad altre banche e imprese considerate a rischio. Infatti, ci sono molti settori in difficoltà, quali, per esempio, quello del debito corporate, quello del credito al consumo e quello dell’energia ottenuta dalle scisti bituminose, il cosiddetto shale gas. Si consideri che solo il corporate debt, il debito delle imprese americane, ai margini di rischio, sarebbe di oltre 7.500 miliardi di dollari. Intanto la Banca dei Regolamenti Internazionali ha evidenziato come la prolungata politica dei tassi d’interesse zero abbia destabilizzato l’intero sistema finanziario con effetti nuovi, senza precedenti. Ha quantificato a livello mondiale intorno a 17.000 miliardi di dollari i titoli pubblici e privati con un tasso negativo. E’ circa il 20% del pil mondiale! Inoltre, negli Usa e in altri paesi i tassi d’interesse a lungo termine sono addirittura inferiori a quelli a breve. Mai successo nella storia economica. Adesso ci si aspetta che, dopo gli annunci della Bce, anche la Fed inizi il suo nuovo Quantitative easing, comprando almeno 15 miliardi di dollari di obbligazioni del Tesoro Usa al mese attraverso l’immissione di nuova liquidità. Purtroppo, secondo noi, a livello globale lo spazio di manovra delle politiche monetarie si sta ristringendo ulteriormente e i rischi di nuove crisi aumentano. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Terzo Settore: “Fondamentale per il nostro Paese”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2019

“Il Terzo Settore è davvero importante per l’Italia e lo dico ormai da diversi anni. Io credo sia fondamentale davanti ad una crisi profonda del sistema della massificazione del profitto. Questo sistema, oggi, rappresenta un insieme di forze che consentono di creare un riequilibrio e le condizioni necessarie per il bene della cittadinanza. E’ bene iniziare a premiare nuovi paradigmi che guardino ad un futuro modello che permetta di costruire una società più aperta ai bisogni degli italiani.
Oggi lo stesso mondo del no profit chiede di invertire una certa tendenza. C’è la necessità di produrre capitale sociale, beni non solo produttivi o finanziari ma che siano d’esperienza o sociali. Diventerà fondamentale valorizzare quelle imprese che pur facendo profitto utilizzano gli utili per restituire alla comunità. Per questo io ritengo che il futuro del terzo settore sia la cosiddetta economia civile”. Lo ha detto il Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Stanislao di Piazza, in un’intervista a Il Dolomiti. “Per guardare al futuro – prosegue nell’intervista – dobbiamo costruire cooperative sociali , cooperative di comunità e in Trentino farlo risulta molto facile. Abbiamo la necessità di creare nuovi modelli di cooperazione che consentendo, di fronte ad un problema, l’unione delle forze lo possono affrontare assieme. Il Trentino, in questo senso, può diventare un vero e proprio laboratorio di economia civile. Dentro questo processo ci devono essere alcuni valori che sono quelli della gratuità oppure della reciprocità e della restituzione al bene comune e al proprio territorio”. “Il volontariato – ha aggiunto – è qualcosa che la persona fa con il cuore. Vanno create le condizioni perché l’impegno del volontariato venga strutturato in maniera giusta e questo significa evitare sfruttamento e speculazioni. Chi vuole farlo deve aprire il proprio cuore a 360 gradi. Non esiste che sia importante solo la persona della porta accanto. E’ importante anche quello che si trova a 3 mila chilometri di distanza. Dobbiamo avere un cuore grande, uno spirito che ci consenta di aiutare il mondo. Quando uno si apre all’amore si apre per tutti non ci possono essere categorie”.

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Cambiare il sistema non il clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Sundays for future: lavorare la domenica nel commercio favorisce i cambiamenti climatici. Aumenta la diffusione degli imballi, della plastica, dei rifiuti. Aumenta lo smog prodotto dai mezzi di trasporto della logistica e dei clienti impazziti alla ricerca disperata di un parcheggio. Lo shopping di domenica avvelena anche te: digli di smettere! «Il consumismo è uno dei principali artefici dei cambiamenti climatici – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e il cambiamento delle abitudini di acquisto, inoculato come un veleno dalle multinazionali, ha portato la domenica ad essere un giorno come un altro. Un giorno che ha lasciato lo spazio dedicato allo sport, alla socialità, al riposo, e si è trasformato nel giorno più inquinante della settimana.» «E se da un lato i lavoratori hanno visto degradare le condizioni salariali e i diritti sono ormai disgregati – prosegue il rappresentante sindacale – i cittadini sono complici inconsapevoli di un sistema che li relega a consumatori h 24 sette giorni su sette e concorre all’inquinamento globale. Il Governo non può non tenere conto di questo problema e deve scegliere da che parte stare.» «E allora noi, dopo aver sfilato assieme a quell’immensa onda verde per le strade delle nostre città venerdì scorso, lanciamo Sundays for future: una domenica che rispetti l’ambiente e i lavoratori. Una giornata di consapevolezza che faccia riflettere chi pensa erroneamente che lo shopping sia un diritto e racconti il danno prodotto dalle multinazionali 7 giorni su 7.» – conclude Iacovone

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Amianto: gestione del sistema e tutela della salute

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

“In Italia sono 96.000 i siti contaminati da amianto censiti e presenti nel database del Ministero dell’Ambiente. Per affrontare il problema in modo strutturale è necessaria un’azione coordinata che integri tra loro tutti gli enti statali e le amministrazioni territoriali a vario titolo coinvolte, al fine di integrare le azioni sugli aspetti sanitari, previdenziali e ambientali”. Queste le parole di Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) in occasione del Convegno Nazionale “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute” che si è svolto oggi a Roma, presso la sede del Centro Nazionale delle Ricerche. “L’esposizione ad amianto, infatti, causa tumore polmonare (mesotelioma pleurico), laringeo e ovarico, oltre a condizioni di fibrosi polmonare. In Italia ogni anno circa 6.000 decessi sono da ricondursi a questa fibra killer, mentre nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 125 milioni le persone esposte a rischio amianto e l’impatto dei soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte) nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UK inclusa) è pari allo 0.7 per cento del PIL dell’Unione europea (410miliardi/anno)”, prosegue Miani.
Quello dell’amianto è un problema che tocca da vicino, oltre all’aspetto sanitario, anche quello geologico. La conoscenza geologica può essere, infatti, fondamentale per consentire l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantifere che costituiscono un pericolo per la diffusione delle fibre, in modo da contribuire alla bonifica e alla messa in sicurezza di tali aree.“L’amianto nel nostro Paese costituisce ancora oggi un problema irrisolto” – commenta Vincenzo Giovine, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi – “nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa e a distanza di quasi trent’anni dall’emanazione della legge 27 marzo 1992, n. 257, che stabilisce la cessazione dell’impiego di questa fibra (divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono)”. “Il pericolo amianto continua a essere un rischio per la nostra salute nella vita quotidiana. Nonostante sia stato messo al bando da 27 anni, secondo i dati del Codacons, sono ancora circa 2.400 le scuole italiane a rischio, mettendo in pericolo 350.000 alunni e 50.000 docenti”, aggiunge il Presidente di Codacons, Avvocato Gianluca Di Ascenzo.

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La Ministra dell’Agricoltura, un colpo al cerchio e uno alla botte per dare continuità al sistema

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Di Pasquale Di Lena. La nuova ministra, una volta chiusa la pubblicità del vestito e del suo passato di bracciante, mostra subito con chi sta: i padroni dei semi e degli Ogm; le multinazionali e la finanza, sponsor dei trattati internazionali, in particolare il Ceta, che l’Europa ha già approvato, ma perché quest’approvazione diventi definitiva ha bisogno della ratifica di ogni stato membro. Trattati, propagandati come vantaggiosi per l’esportazione dei nostri prodotti, che sono e rappresentano una vera disgrazia per la sovranità nazionale del nostro Paese e di tutti gli altri costituenti l’Unione europea. Non a caso la modifica della Costituzione, promossa da Renzi per conto di chi voleva eliminare, con la modifica di un numero esagerato di articoli, ostacoli per fare andare avanti processi utili e necessari per il sistema neocapitalista, l’espressione vera di questi trattati. Non a caso, l’attuale ministra, già sindacalista della Cgil e comunista, prima vicina a D’Alema, poi a Bersani e, nel Pd, con Renzi, che l’ha indicata prima sottosegretaria e, con il governo conte 2, Ministra. Come dire che la sua memoria di lotte per i braccianti e il mondo del lavoro è parte di un passato ormai lontano, visti i danni creati da Renzi e il suo governo, di cui la Ministra era parte, al mondo del lavoro.Ora si capisce meglio perché l’agricoltura non è un punto centrale del governo, ma solo una delega in bianco nelle mani della ministra. Si capisce anche la tanta pubblicità causata da un vestito, neanche tanto strano, e da un titolo di studio, che può far parlare solo chi non ha altro da dire e gode delle sue stupidità. Una pubblicità che ha fatto diventare la ministra una protagonista alla quale, a questo punto, non si può contestare più niente. Una Ministra che ha già cominciato a rilasciare le sue dichiarazioni, alcune interessanti, come quelle al “Sana di Bologna” riguardante il biologico, e la volontà di approvare subito il testo di legge già predisposto ed all’attenzione del Parlamento, e, prima o subito dopo, contraddirsi con l’Ogm e il Ceta, che, con il biologico contrastano fortemente. Il biologico, sempre più una necessità per l’agricoltura di questo nostro Paese, la prima grande innovazione, per uscire dalle logiche e dai processi, deleteri per la fertilità del terreno e per l’intero territorio, dell’agricoltura industriale, che ha mostrato tutto il suo fallimento nel momento in cui, con il solo obiettivo della quantità a tutti i costi, chiude con il domani.
In questo senso – è la nostra impressione – le idee della Ministra sono molto chiare, proprio nel momento in cui appaiono contrapposte, come dire un colpo al cerchio e un colpo alla botte solo per dare continuità a un percorso espresso e segnato da politiche neoliberiste, le stesse che hanno aperto la forbice delle disuguaglianze e, che ogni giorno, invece di chiudersi, si apre sempre di più. Sta qui, ed è quello che diciamo anche alla nuova Ministra, la necessità e urgenza di “Attuare la Costituzione”, perché si possa aprire quello spiraglio che lascia intravedere il domani, che vuol dire il futuro delle nuove generazioni.

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Servizio sanitario: Nuovo ministro nuove speranze

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2019

“Desidero esprimere al Ministro della Salute, onorevole Roberto Speranza, un sincero augurio di un proficuo lavoro di potenziamento del sistema di sanità pubblica del nostro Paese. Il servizio sanitario nazionale è una delle maggiori conquiste italiane e garantisce qualità delle cure, universalità di accesso per tutti i cittadini ed è elemento di democrazia sanitaria e sociale”. Il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), augura buon lavoro al nuovo Ministro della Salute. “Siamo certi che il Ministro saprà interpretare questo ruolo e fare del servizio sanitario italiano, oltre che un vanto, un sistema in rapida crescita e sviluppo. La Medicina Generale è la poderosa architrave di ogni moderno, evoluto sistema sanitario vicino ai reali bisogni dei cittadini. Auguriamo al Ministro Speranza, sopra ogni cosa, di esaltare e migliorare i valori e le eccellenze del nostro sistema di salute”.

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