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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Archive for the ‘Lettere al direttore/Letters to the publisher’ Category

Letters to the publisher

Casi di tumore in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

tumore metastaticoSono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), nel 2016 erano 365.800. È un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. E oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Poi, una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno.
È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e della Fondazione AIOM, raccolto nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40% dei casi è evitabile – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione. Migliaia di studi condotti in 50 anni hanno dimostrato con certezza il nesso di causalità fra fattori di rischio quali gli stili di vita sbagliati (fumo di sigaretta, sedentarietà e dieta scorretta), agenti infettivi, a cui può essere ricondotto l’8,5% del totale dei casi (31.365 nel 2017), esposizioni ambientali e il cancro. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l’immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da AIOM, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi. Lo scorso anno si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate”. “La conoscenza dei dati presentati in questo volume – spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione – potrà rendere più facile e incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi, in particolare per lo sviluppo dei percorsi e delle reti oncologiche, garanzia di uguale accesso, tempestività, qualità e appropriatezza sia negli iter diagnostici che nelle cure per tutti i cittadini in tutte le Regioni. Ricerca clinica e traslazionale, umanizzazione, rapporto medico-paziente, informazione e prevenzione sono alcune tra le parole chiave da conoscere ed implementare per chi ha compiti di responsabilità nei confronti dei cittadini ammalati di tumore”. Nel 2014 (ultimo dato ISTAT disponibile) sono stati 177.301 i decessi attribuibili al cancro. Le neoplasie rappresentano la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi) dopo le patologie cardio-circolatorie (37%). Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557). “La mortalità, – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM -, continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato. Più pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica”. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi è stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). “Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo – continua il prof. Pinto – perché, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati. La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)”. Le 5 neoplasie più frequenti nel 2017 nella popolazione sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), seno (51.000, in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70), polmone (41.800), prostata (34.800) e vescica (27.000). E si conferma, anche dal Rapporto 2017, un’Italia a due velocità. “Emerge una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e Sud sia negli uomini che nelle donne – spiega la prof.ssa Lucia Mangone, presidente AIRTUM -. In particolare, al Nord ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni (abitudine al fumo, inquinamento ambientale ecc). Per contro, al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina”. “Nel mondo il ruolo delle infezioni croniche è considerato responsabile del 16% di tutte le neoplasie – afferma la dott.ssa Gori -. Per l’Europa questa stima è pari al 7%, simile a quanto evidenziato per l’Italia (8,5%). Nel nostro Paese è stato calcolato che, tra i tumori dovuti a agenti infettivi, l’Helicobacter pylori è causa del 42%, il virus dell’epatite B e C del 35%, il virus del papilloma umano (HPV) del 20%. Nel complesso quasi 4.400 casi ogni anno sono riconducibili all’HPV, ma oggi è disponibile un’arma fondamentale per combatterlo, la vaccinazione. In Italia è offerta gratuitamente e attivamente alle dodicenni in ogni Regione dal 2007-2008. Inoltre, tra le vaccinazioni previste nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e nel Piano nazionale Vaccini 2017-2019 ora vi è anche quella contro l’HPV nei maschi undicenni”.
“I cittadini devono essere sensibilizzati sull’importanza di aderire alle campagne di prevenzione – conclude il dott. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM -. Lo dimostrano i risultati ottenuti grazie all’estensione del programma di screening colorettale, quello più recentemente implementato in Italia. A livello nazionale fino al 2005 le esperienze di screening colorettale erano sporadiche, ma in seguito hanno avuto ampia diffusione. L’incremento è stato notevole, passando da una copertura di poco più del 10% nel 2005 a quasi il 75% nel 2015. L’efficacia di questi programmi è tanto maggiore quanto più elevata è l’adesione all’invito. Il dato del 2015 non è, però, del tutto soddisfacente: complessivamente solo il 43% degli invitati ha aderito, con notevoli differenze fra Nord (53%), Centro (36%) e Sud (25%). Serve ancora molto impegno su questo fronte”.

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Le “pecore nere” dei carabinieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

Paolo RomaniDichiarazione congiunta dei capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani: “I fatti di Firenze, che coinvolgono due carabinieri e due studentesse americane, sono di una gravità inaudita. Coloro che dovevano in ogni momento, anche fuori dal servizio, onorare la loro divisa e la loro Arma di appartenenza, hanno avuto comportamenti inaccettabili, inqualificabili, da condannare senza se e senza ma. Sarà compito della magistratura quello di accertare le dinamiche di quanto accaduto, stabilendo la reale ricostruzione dei fatti. Ma quello che sappiamo è già tanto, e i due colpevoli vanno puniti in modo esemplare. Un altro dovere che, però, abbiamo nei confronti delle istituzioni e della collettività, è quello di difendere, senza tentennamenti, l’Arma dei carabinieri: centinaia di migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine che quotidianamente presidiano i nostri territori, lavorano con senso dello Stato e abnegazione per garantire sempre la sicurezza di tutti noi, difendono la cittadinanza in ogni delicata situazione a rischio della loro stessa vita. Questo è il nostro appello. Nessun passo indietro nell’accertare la verità e nel punire chi ha sbagliato, ma rispetto e totale gratitudine nei confronti dei carabinieri tutti. Nessuno si permetta di utilizzare una disdicevole vicenda per colpire l’Arma. Non lo permetteremo”. (n.r. Abbiamo evitato di parlarne alla notizia del “fattaccio”. Volevamo avere delle certezze e soprattutto dei riscontri obiettivi di là dei clamori. La verità è che restavamo increduli e dubbiosi sulla dinamica dei fatti. Volevamo a tutti i costi pensare che fosse una montatura creata ad arte per screditare l’arma. Solo dopo ci siamo resi conto che la realtà superava l’immaginazione e allora abbiamo compreso la severità degli accadimenti e concordiamo con Brunetta nel tenere separati i due aspetti del problema. I colpevoli di là delle verifiche e delle risultanze degli organi inquirenti hanno per noi commesso un atto di gran lunga superiore all’abuso sessuale compiuto. E’ nell’aver screditato il buon nome dell’arma ed esposta ad un indebolimento delle istituzioni come garanti di ordine, onestà e difesa dei diritti dei cittadini ad essere tutelati. E’ un vulnus che peserà a lungo sulla storia dell’arma e ciò ci addolora profondamente.)

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Italia il paese degli “allocchi?”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

alloccoUn lettore mi scrive: “C’è il partito di quelli che non vogliono rinunciare a vivere da nababbi a spese degli allocchi (ovviamente nel pensiero dei politici) che li votano, e c’è il partito di quelli che non vogliono vivere da nababbi alle spalle degli elettori.” E’ un ragionamento che implica una riflessione più approfondita in quanto oggi, più crudemente che in passato, ci troviamo al cospetto di una realtà che tende sempre di più a radicalizzare la lotta tra due tendenze e a limare quelle parti più sfumate che ne fanno da contorno. Mi riferisco, ovviamente, a quella borghesia che nei secoli scorsi si agitava in cerca di una collocazione benestante a ridosso delle ricchezze capitalistiche adoperandosi per fare da cerniera tra i due estremi: il proletariato, i plebei dei tempi moderni e il padronato industriale e finanziario, i patrizi del nuovo corso storico. Diremmo a questo punto tertium non datur, ma tale consapevolezza ancora è dura ad essere recepita ai giorni nostri.
Questa è la forza di chi ha nell’illudere quella fascia “cuscinetto” che è ma vorrebbe avere e resta nel guado nella speranzosa attesa salvifica dalla sua condizione di “mezzo”.
Forse ragionando in questo modo si interpretò la rivoluzione francese sotto l’etichetta di “borghese” e quella leninista sotto l’egida della spinta proletaria. Due rivoluzioni che si sono sciolte nel tempo della mediocrità e delle speranze tradite.
Oggi le menti più sensibili e riflessive sono consapevoli che è un andazzo che non regge e che la società che abbiamo costruito in occidente come in oriente riesce solo a produrre un mero trasformismo camaleontico: dal colonialismo ai governi fantoccio del “colono” di turno, dalle dittature di comodo alle guerre chiamate di libertà e di giustizia, ma surrettizie alla logica della convenienza e del possesso. E l’Italia è figlia di tutto questo, perchè figlia del mondo e delle sue logiche capitalistiche. Ma per spezzare queste catene occorrono parecchi gradienti, nel corso opera, nella loro scalarità a partire da quelli culturali, in senso lato. E nel frattempo il nemico è sempre in agguato per fare mistificazione della verità, per instillare dubbi e generare allarmismi, per suscitare timori e infondere rassegnazione, nella logica del meno peggio rispetto al peggio che si prospetta. E ora posta così la questione dovremmo riprendere il discorso del lettore citato e chiederci quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Per quel Catilina, parafrasando il detto, che identifichiamo nel capitalista e vessatore. A quando il punto di rottura? (Riccardo Alfonso)

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Lettera aperta ai politici che siedono in Parlamento e agli esseri umani di buona volontà

Posted by fidest press agency su martedì, 15 agosto 2017

camera deputati“Egregi signori, inviando questa lettera sono consapevole di compiere un peccato di “presunzione” e uno di logica ben sapendo che non si parla di corda in casa dell’impiccato. Ma io sono un peccatore e non me ne vogliano. Dopo l’assolutismo della monarchia e dei nobili, dopo il potere temporale dei papi, l’assetto istituzionale compì un significativo passo in avanti con Lo spirito delle leggi (L’esprit des lois) nel quale Montesquieu tracciò la teoria della separazione dei poteri. Partendo dalla considerazione che il “potere assoluto corrompe assolutamente”, l’autore analizza i tre generi di poteri che vi sono in ogni Stato: il potere legislativo (fare le leggi; parlamento), il potere esecutivo (indicare le linee politiche e operare le scelte conseguenti; governo, amministrazione pubblica) e il potere giudiziario (attuare concretamente le norme giuridiche; magistratura). Condizione oggettiva per l’esercizio della libertà del cittadino, è che questi tre poteri restino nettamente separati. Ora dobbiamo fare una riflessione in più alla luce degli accadimenti che dal XIX secolo si sono portati sino ad oggi. Il punto fermo resta “l’assolutismo” che cacciato dalla porta principale dell’edificio che si chiama “democrazia compiuta” ogni tanto tenta di ritornare passando dalla finestra. Questa intrusione non sempre è favorita dall’oscurità della notte ma a volte avviene alla luce del sole e servendosi delle stesse armi della democrazia. Così è nata, si è maturata e si è conclusa drammaticamente la rivoluzione francese, quella russa, le dittature di destra dal nazismo al fascismo e molte altre rivoluzioni locali. Non sono mancate nemmeno gli atteggiamenti ipocriti di democrazie che hanno predicato nei loro paesi la libertà, la giustizia, l’uguaglianza e hanno esportato l’esatto contrario con le logiche colonialistiche tra il XIX e i primi anni del XX secolo per poi sostituire questi comportamenti favorendo l’assunzione al potere nelle ex-colonie di personaggi corrotti e facilmente ricattabili e ripagati, per i loro servigi, con lauti conti in banche estere, in forniture di armi di distruzione di massa e limitandosi a proteste verbali e formali ai loro genocidi etnici e tribali e alla violenza privata e pubblica dei loro sgherri per gli oppositori o supposti tali. Questa tecnica, ai giorni nostri, si è resa persino più sfacciata e arrogante permettendo agli eserciti d’invadere e schiacciare il potere dei “re travicello” se essi mostravano una loro indipendenza cercando a loro volta di ricattare “i potentati economici e finanziari occidentali” con l’arma del terrorismo, della nazionalizzazione delle fonti energetiche, e con la gestione degli stessi a proprio piacimento e senza dividere gli immensi profitti con quelli che si ritenevano i loro padroni. Così sta diventando una farsa sempre più marcata l’idea che l’occidente sia una “democrazia compiuta”. Corriamo il rischio di un imbarbarimento della società mondiale dietro i falsi idoli del consumismo, del capitalismo, dei facili arricchimenti, del potere esercitato con la violenza o con leggi inique che distruggono di fatto lo stato sociale, istituzionalizzando la povertà e l’emarginazione. Questi segnali li avvertiamo un po’ ovunque e sono inquietanti e subdoli. Lo sono in quanto cercano di influenzare l’immaginario popolare con l’idea che le istituzioni non funzionano, che sono irrimediabilmente alla deriva. Si afferma che il Parlamento, come istituzione, e i parlamentari come artefici del suo funzionamento, non si identificano più con i loro elettori producendo leggi contrarie all’interesse generale del paese e fungendo da cassa di risonanza delle malefatte di un esecutivo piegato ai soli voleri dei “poteri forti” che potremmo chiamare clientelari, lobbistici e per ottenere voti di scambio. E la corruzione diventa il denominatore comune di tutti i tre i poteri concepiti da Montesquieu e con essa lo stesso disfacimento dello Stato stabilendo un nuovo dominio attraverso una rivisitazione storico-giuridica del significato “democrazia compiuta”. In termini più globali possiamo dire che è in atto una vera e propria selezione della specie dove su sei miliardi di abitanti solo poche centinaia di milioni appartengono alla razza eletta e il resto è spazzatura. Sono i rifiuti che i media a volte ci rappresentano con le povertà estreme dei paesi del cosiddetto terzo mondo o con le nostre povertà, forse meno traumatiche, ma altrettanto dolorose e ancor più stridenti se vi è chi dorme sotto le arcate dei ponti o nelle bidonville e si confronta quotidianamente con l’opulenza delle grandi città e devono, per guadagnarsi il pane quotidiano, chiedere un obolo al passante e persino rubare per sopravvivere. Questo scenario torbido e immerso nelle nebbie della nostra cultura che sta navigando a vista e con evidente difficoltà tende sempre più a non farci distinguere con serenità il buono dal cattivo, l’utile dall’inutile, i valori dai disvalori per cui siamo portati a fare di tutta l’erba un fascio. Confondiamo spesso la spiga di grano dalla gramigna che gli cresce accanto e nella scelta, che non siamo più capaci di fare, condanniamo in toto il sistema, ci chiudiamo in noi stessi, guardiamo gli altri con diffidenza se non con ostilità e odio. E questi altri potrebbero essere i nostri amici e salvatori ma non dovremmo stupirci più di tanto. E’ nella storia di tutti i tempi che la nostra cecità spirituale ci espone ai mancati riconoscimenti, o a quelli tardivi e a distruggere con il male anche il bene. Questo accade anche negli uomini che rappresentano le istituzioni. Stiamo dunque toccando il fondo? Non riusciamo più ad alzare la testa? E in questo nostro reclinare ci portiamo tutto e tutti indifferentemente come l’inevitabile e inafferrabile destino che rende la nostra vita ebeti e agnostici? Siamo dunque arrivati al capolinea? Siamo alla soluzione finale? La risposta ancora una volta ci soccorre guardando il nostro passato. Tutte le volte che la situazione diventava disperata vi era sempre qualcuno capace di aprire il pertugio della speranza. La possiamo definire in tanti modi da quella cristiana a quella di altre professioni di fede compreso chi ha dato alla fede una risposta laica e aconfessionale. Sta di fatto che è stata capace di non estinguere la specie, di farci risorgere dalle macerie preservando sotto un cumolo di cenere quella timida fiammella che si nutre di noi e ci spinge ad alzare la testa, a osservare il creato e a specchiarsi in esso. Ma qual è il nutrimento che tiene vivida una fiamma che il tempo e gli elementi dovrebbero spegnere? E’ la ricerca del buon pastore che raccoglie il gregge e lo conduce nella stalla, è la ricerca dell’anacoreta che si è rifugiato negli anfratti di una boscosa montagna, è la ricerca del saggio che vive inascoltato, è la ricerca dei buoni che sono le vittime del silenzio e dell’anonimato, è la ricerca delle persone che sapranno sconfiggere la logica dei numeri. Questo è il motivo per il quale mi apro al dialogo, cerco di comunicare per condividere insieme i valori che sono alla base del nostro vivere civile e di poterli, insieme, contrapporre con forza e convinzione ai quanti si sono persi dietro alle suggestioni, ai miraggi, alle illusioni. D’altra parte i messaggi possono avere la loro forza solo in virtù di chi li diffonde e essere in tanti in quella che potrei chiamare “catena della solidarietà” è il solo valido percorso per farsi ascoltare e per creare un vasto movimento d’opinione. E’ un’autorevolezza che si può ottenere solo in due modi: dal ruolo istituzionale e carismatico del singolo e dai gruppi e la loro trasversalità. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

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Eutanasia tra “omicidio” e “pietà”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

Le mie elle al di...Tempo fa Renato Pierri Scrittore ed ex docente di religione mi ha scritto una lettera per sottoporre alla mia attenzione il problema delicato e complesso dell’eutanasia. “Intanto – mi precisa – è importante informare non credenti e credenti, ecclesiastici compresi, che si ostinano a definire omicidio l’eutanasia, che la Chiesa stessa non considera l’uno e l’altra alla stessa stregua. Per rendersene conto basta confrontare due passi del Catechismo. Al n. 2268: “Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l’omicidio diretto e volontario. L’omicida e coloro che volontariamente cooperano all’uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo”. Riguardo, invece, all’eutanasia, al n. 2277: “Essa è moralmente inaccettabile”. C’è una notevole differenza. In genere la posizione della Chiesa su questi problemi si basa su un’errata interpretazione di alcuni passi delle Scritture. Molti ecclesiastici lo sanno, ma non possono parlare, giacché la Chiesa può riconoscere gli errori del passato, ma non quelli attuali. I passi in questione si trovano nell’Antico Testamento: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39); “Il Signore dà la morte e dà la vita, fa scendere agli inferi e ne fa risalire” (1Sm 2,6). La Chiesa si appella a versetti come questi per affermare: “La vita e la morte dell’uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere”; “Morire per il Signore significa vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza al Padre, accettando di incontrarla nell’«ora» voluta e scelta da lui, che solo può dire quando il cammino terreno è compiuto (cf Evangelium vitae). Ora, se c’è un Dio creatore ed una creazione, è ovvio che questa dipenda da Dio, ma non è altrettanto ovvio che sia Dio a “decidere” di dare la vita e la morte ad ogni individuo. Il concetto non solo non trova seria rispondenza nelle Scritture, ma è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. Si pensi ad un concepimento a seguito di stupro, agli aborti spontanei, alle morti premature, accidentali, ecc. Non possiamo pensare che sia Dio a prendere simili “decisioni”. Che idea dovremmo farci del Creatore? Non possiamo basarci sul versetto della Bibbia che più ci fa comodo, per sostenere le nostre tesi. Altrimenti, per sostenere ad esempio che Dio è vendicativo e violento, potremmo ricorrere ai versetti che seguono immediatamente il verso citato del Deuteronomio: “Quando avrò affilato la mia spada folgorante, e la mia mano si accingerà al giudizio, farò vendetta dei miei avversari, ripagherò quelli che mi odiano. Inebrierò le mie frecce di sangue, la mia spada divorerà la carne: sangue degli uccisi e dei prigionieri, teste dei principi nemici”. E’ lo stesso Dio che parla, e nello stesso contesto. Le citazioni bibliche non devono contrastare né con la ragione né con lo spirito del Vangelo. La posizione della Chiesa sarà allora in sintonia col Vangelo? Neppure per sogno. Gesù ci dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12). Ora, per portare un esempio limite, non si vede come si realizzi questo amore nel caso di un neonato portatore di malattia gravissima ed incurabile, allungandogli di qualche giorno o di qualche settimana la vita. Ma perché dobbiamo pensare che debba provvedere Dio a togliere dalla sofferenza un malato senza speranza, e non piuttosto che sia proprio Dio ad affidarne all’uomo la responsabilità?” (Riccardo Alfonso dal libro: “Le mie Elle al Di ” edito su Amazon)

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Lettere al direttore: Le letture

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

ateneo regina apostolorumMi scrive una lettrice: “ho letto solo ora un libro di qualche anno fa che comincia così: “Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; mai ha detto… di essere nato da una vergine…”. E continua in tal modo per un pezzo. Ora, anche un profano si accorge che il discorso è impostato male. Il fatto che i vangeli non riportino certi discorsi di Gesù, non esclude la possibilità che li abbia pronunciati; ed anche se non li avesse pronunciati, non esclude la possibilità che fatti come quello, ad esempio, d’essere nato da una vergine possano essere accaduti. Forse le grosse case editrici, potrebbero essere grandi case editrici, se badassero alla qualità oltre che alla quantità”. (n.r. Non è facile fare una netta distinzione tra ciò che ha detto realmente Gesù e quanto sia “fedele” il racconto degli apostoli che, tra l’altro, è riportato da altri e vi sono state, per giunta, diverse traduzioni dall’aramaico al latino, al greco e all’italiano. Leggendo i testi sulle fonti del cristianesimo nascono non pochi dubbi su tutta la vicenda che ruota intorno alla figura di Gesù e lo sanno bene i padri della Chiesa. Ma la fede presuppone credere senza porsi i tanti ma e perché. D’altra parte le moderne tecniche del parto e la stessa ingegneria genetica c’indicano traguardi per i quali è facile supporre che si può essere al tempo stesso madre e vergine. Dobbiamo, semmai, chiederci come avrebbero potuto spiegarlo gli antichi e ancor più se inquadriamo la situazione avvalendoci di alcuni scenari fantascientifici che suppongono la presenza di una civiltà evoluta che ci fa visita e persino c’è chi intravede siffatta eventualità anche attraverso la mitologia con la figura di dei e superuomini e superdonne. Lasciamo che le parole si sbizzarriscono poiché qualcosa, sia pure con le loro provocazioni iconoclastiche, ci hanno lasciato e ci fanno dire che la fede resta il nostro più prezioso bene e non si nutre, necessariamente, di forme e di parole ma di valori.)

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Ricchezza e povertà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Mi scrive un lettore: “Caro direttore, in Italia crescono le disuguaglianze tra i ceti; la differenza tra ricchi e poveri è sempre più marcata. Ed ovviamente cresce la disperazione e la preoccupazione dei poveri e di coloro che rischiano di passare nella sfortunata categoria; ma non dovrebbero preoccuparsi un pochino anche gli appartenenti alla categoria fortunata, i ricchi d’Italia, e particolarmente i ricchi cristiani? Non dovrebbero perlomeno sentirsi in lieve imbarazzo? La faccenda non li riguarda?” (n.r. il tema è antico come il mondo e la risposta è altrettanto vetusta: se ne fregano! In Italia, nello specifico, questa forbice tra chi è sempre più ricco e chi è sempre più povero si allarga vistosamente. Lo confermano i dati statistici. Lo dicono le massaie alle prese con la spesa quotidiana, lo dicono i lavoratori con le paghe sempre più modeste, lo gridano i pensionati con le loro esigue rendite, lo affermano i precari, le famiglie monoreddito, i piccoli esercenti e tutta una folla di emarginati. E’ il cinismo delle logiche consumistiche. E’ il cinismo di quanti cercano sempre di più di arraffare quel che possono e se ci rimette qualcuno peggio per lui. Non fa parte del genere umano: è un paria e tale deve restare. C’est la vie.)

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La morte del Professore Stefano Rodotà: lettera dal carcere

Posted by fidest press agency su martedì, 27 giugno 2017

rodotàLa sua morte “ci ha molto addolorato, perché gli uomini ombra (così si chiamano fra loro gli ergastolani) avevano ancora bisogno della sua voce e della sua luce per tentare di cancellare nel cuore degli umani e nel nostro ordinamento giuridico la pena più crudele che un uomo possa dare e ricevere: la condanna alla “Pena di Morte Viva”. Molti non sanno che il Professor Stefano Rodotà, insieme a Margherita Hack, Umberto Veronesi, Franca Rame, Don Andrea Gallo e tanti altri ancora vivi, era uno dei primi firmatari della proposta di iniziativa popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo sul sito http://www.carmelomusumeci.com . Anni fa, anche a nome dei miei compagni, gli avevo scritto questa lettera: “La prigione è un mondo ignoto per tutti quelli che sono liberi e, per fare conoscere ai “buoni” l’inferno che hanno creato e che mal governano, scrivo spesso sulla violenza del mondo carcerario.
Sono un “cattivo, maledetto e colpevole per sempre” destinato a morire in carcere se al mio posto in cella non ci metto qualcun altro, perché sono condannato alla “Pena di Morte Viva”. Infatti in Italia una legge prevede che se non parli e non fai condannare qualcun altro al tuo posto, la tua pena non finirà veramente mai e non avrai nessun beneficio o sconto di pena, escludendo così ogni speranza di reinserimento sociale. Questa condanna è peggiore, più dolorosa e più lunga, della pena di morte, perché è una condanna di morte al rallentatore, che ti ammazza lasciandoti vivo.
Per questo gli ergastolani ostativi non hanno più età, come non l’hanno i morti, perché sono cadaveri viventi. E il nostro dolore è diverso da tutti gli altri prigionieri, perché non c’è neppure un briciolo di speranza in una cella di un uomo ombra. Per questo gli stessi ergastolani, con l’aiuto della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Oreste Benzi, prendendo coscienza della loro situazione hanno deciso di mettere in rete una raccolta di adesioni denominata “Firma Contro L’Ergastolo”, nel sito che porta il mio nome, http://www.carmelomusumeci.com , perché esistono molti modi per uccidere una persona, ma quello di murarlo vivo in nome del popolo italiano, senza l’umanità di ammazzarlo prima, è uno dei più crudeli. Sapendo del Sua sensibilità sociale abbiamo pensato d’invitarLa ad aderire pubblicamente contro la pena dell’ergastolo.”
Molti miei compagni erano scettici sul fatto che una persona così importante come Stefano Rodotà avrebbe aderito ad un’iniziativa che partiva così “in basso” e lo ero anch’io, consapevole che difficilmente un uomo delle istituzioni avrebbe avuto il coraggio di aderire pubblicamente ad una campagna così impopolare e controcorrente. Eppure lui lo fece, subito e senza esitazioni, facendoci così capire che non tutta la società era d’accordo a considerare irrecuperabili per sempre i condannati all’ergastolo.
Grazie professore. Buon riposo. (Carmelo Musumeci) (foto: rodotà)

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Lettera aperta ai Giudici della Corte Costituzionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

ergastolaniSignori Giudici, ventisei anni di carcere mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere. E dopo bisogna tentare di riflettere con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa.
È quello che ho deciso di fare adesso: non sono assolutamente d’accordo con voi che avete deciso di ritenere corretta la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno. In questo modo, il “fine giustifica i mezzi” e, secondo voi, questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. A mio parere però con questa decisione avete fatto un “favore” alla mafia perché non avere tenuto conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa.
Signori Giudici, credo che pensiate in questo modo perché leggete poco, forse perché non avete tempo. Io, invece, in questi 26 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono convinto che senza libri non ce l’avrei potuta fare.
Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Vi confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e vissuto tante volte.
Una volta, una giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli anelli” perché molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi. Mi ha entusiasmato anche il libro “Il rosso e nero” di Stendhal perché mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij perché mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errore, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencato i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io lo pensano anche gli altri… a parte forse voi.
Signori Giudici, permettetemi di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. Per la prossima volta che dovrete prendere delle importanti decisioni, vi consiglio di leggere prima un buon libro, come facevano i padri della nostra Carta Costituzionale che il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista vi hanno trascorso molti anni della loro vita.
I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena: ora”: “Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato”.
Fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho iniziato a leggere, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Credetemi non è stato facile leggere in carcere quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis o nei circuiti punitivi e d’isolamento, perché spesso, per ritorsione, mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina.
Penso che ci dovrebbe essere una buona legge per “condannare” i detenuti a tenere più libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare i giudici della Corte Costituzionale a leggere di più. (Carmelo Musumeci)
Anche per questo l’Associazione Liberarsi, Sabato 8 aprile 2017, nella Sala del Centro Sociale Valdese in Via Manzoni, 21 – FIRENZE, ha organizzato il Convegno dal titolo: 1992- 2017: 25 ANNI DI 41 BIS 25 ANNI DI TORTURA

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Lettera al Direttore

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

logo-fidest-jpgCaro Direttore, Il Veneto dovrebbe imporre delle sanzioni a coloro che distruggono gli ecosistemi e uccidono degli individui indifesi attraverso la caccia e la pesca, invece di prendersela con le persone compassionevoli che difendono gli animali. Se un gruppo di persone desse la caccia a cani e gatti, per divertimento, noi non lo definiremmo uno “sport” ma maltrattamento – questo è ció che accade anche ai cervi, agli uccelli e agli altri animali. La caccia non è necessaria per la sopravvivenza degli umani e, oggigiorno, la maggior parte dei cacciatori pedinano e uccidono gli animali solo per il brivido di ammazzare un essere vivente. Questa forma di violenza che alcuni chiamano “intrattenimento” distrugge delle famiglie e lascia numerosi animali orfani o gravemente feriti, cosa che spesso succede quando i cacciatori sbagliano a mirare. Lo stesso dicasi per i pesci: nonostante sia stato scientificamente dimostrato che provano dolore, un numero incalcolabile di pesci soffrono terribilmente durante la cattura, soffocano lentamente o vengono fatti a pezzi mentre ancora coscienti. La stragrande maggioranza degli italiani si oppone alla caccia – il Veneto dovrebbe stare al passo coi tempi e mettere fuori legge questo “sport” arcaico e inutile. Cordiali saluti, (Sascha Camilli PETA Foundation 8 All Saints Street N1 9RL London, UK) (n.r. La Fidest si associa a quanto ha scritto il nostro lettore)

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Regione Lazio: un bilancio che non convince

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2017

regione-lazioCi scrive Raffaella BAGNANO, consigliere del Comune di Civitavecchia: “Mi permetto di intervenire anche quest’anno sul bilancio di capodanno della Regione, blindato more solito con il jolly del maxiemendamento. Al di là della propaganda di Zingaropoli, emerge chiaramente la finta riduzione fiscale, la sfalciata al sistema sociale, da sempre vanto di quella che una volta era la Sinistra… Tra i tanti problemi che si ripercuotono dagli Appennini al Tirreno, cito il dramma delle RSA, particolarmente acuto a Civitavecchia oppure il problema dei rifiuti, già elegantemente dribblato da Zingaretti presidente della Provincia: magari l’anno prossimo indicherà nel Comune di Roma a guida Raggi il punto debole della catena decisionale… Per concludere però mi sembra opportuno riproporre quanto previsto 365 giorni fa: la questione taxi-NCC è andata come volevasi dimostrare; alle ATER, bene che va, cambieranno il nome come con le ASL nel capodanno 2016… Anche nel PD ormai stanno pensando di promuoverlo, ibernandolo come parlamentare (di minoranza”.

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Monserrato: Il Grande Teatro dei Piccoli

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

teatro-piccoliteatro-piccoli1Monserrato da martedì 27 dicembre a giovedì 29 dicembre alle 18 al teatro in via 31 marzo 1943 si alza il sipario sullo spettacolo di micro marionette e narrazioni “Doni”, interpretato da Donatella Pau.Nel classico del repertorio proposto dalla compagnia padrona di casa sono narrate cinque storie sul significato del dono come atto per rafforzare la fiducia tra gli uomini: un racconto di Grazia Deledda, una favola dei fratelli Grimm, due leggende di tradizione orale e una fiaba di ambientazione araba, adattate dalla burattinaia de Is Mascarareddas con Elisabetta Pau.
Piccole marionette animate sulla superficie di un tavolo, che assume di volta in volta le forme dei diversi scenari, sono le protagoniste di un susseguirsi di storie scandite da un carillion: una vecchia signora riceve una visita inaspettata, mentre un ragazzino scopre il dono della vita proprio nella sera di Natale. E ancora, un calzolaio e la moglie hanno nella generosità la loro più grande ricchezza, mentre un giovane innamorato non ha solo il sentimento, ma anche il dono dell’invenzione. Infine, una ragazza riceve dalla nonna il dono di saper creare qualcosa con le proprie mani. Le piccole marionette sono realizzate da Donatella Pau, le ambientazioni scenografiche da Sonia Carlini, Tonino Murru e Stefano Dallari. Biglietti al costo di 5 euro. (foto: teatro piccoli)

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Roma Capitale. Raggi di sei mesi

Posted by fidest press agency su martedì, 20 dicembre 2016

virginia raggi5Lettera alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, dal segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni.
Signora Sindaca,
oggi compie sei mesi, non di eta’ ovviamente, ma di sindacatura. Infatti, il 19 giugno scorso e’ stata eletta sindaca con il 67% e ha conquistato una assoluta maggioranza in Consiglio Comunale.
Condizioni ideali per governare, considerato che, a mia memoria (decenni), non ricordo tali condizioni di omogeneita’ e prevalenza nella guida della Citta’ Eterna.
Citta’ disastrata sulla quale e’ passata come un caterpillar l’indagine giudiziaria denominata “Mafia Capitale”.
Non esiste la fatina con la bacchetta magica che risolve i problemi, come ho sempre sostenuto, ma una compagine di governo che affronti le difficoltà, con l’obiettivo di risolverli nel tempo e, soprattutto, con le idee chiare su quel che si vuole.
A sei mesi dal Suo insediamento non mi sembra che ci siano ancora le idee chiare e, di conseguenza, non sono stati affrontati i problemi.
Ho assistito, invece, ad un turbinio di nomine, successivamente annullate, di dimissioni e sostituzioni. L’assessore alla Sostenibilita’ Ambientale e’ indagata, ironia della sorte, per reati ambientali, il vice capo di Gabinetto e’ in carcere, ironia della sorte, per corruzione e, mi faccia dire, che non e’ uno dei semplici 23 mila dipendenti comunali, come ha Lei ha affermato, ma uno dei Suoi piu’ stretti collaboratori.Un esponente del Suo partito ha detto che ingenuita’ e onesta’ vanno di pari passo. L’ingenuita’, purtroppo, non ce la possiamo piu’ permettere.Delle due emergenze della citta’, trasporti e rifiuti, non si vede non dico soluzione, ma neanche un proposta concreta, se non quella di promettere una citta’ pulita in 5 giorni (!) e poi in 20 (!) o quella di sbandierare l’arrivo di 150 bus, peraltro acquistati dalla amministrazione precedente. Insomma, un disastro. Se vuole continuare fare la sindaca, carica per la quale riceve una indennita’ di 117 mila euro lorde l’anno (superiore a quella del Presidente del Consiglio), e’ necessario che tiri su le maniche e affronti i problemi, altrimenti passi la mano. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (n.r. In effetti quanto è accaduto a Roma sa del surreale. Non si può andare avanti in questo modo e credo che lo abbiamo capito prima ancora della sindaca i rappresentanti del Movimento che l’ha candidata e continua a sostenerla. I romani, di solito sono pazienti e anche po’ fatalisti e non si aspettano di certo soluzioni miracoliste sia da subito sia in futuro. Ma qualcosa di può e si deve fare. Roma non si amministra se non vi è la convinta partecipazione dei romani sotto forma di associazioni di volontari e di quanti sono disposti, per il bene della città a mettere da parte i “rancori” partitici e lasciare che la sindaca dimostri le sue capacità e la sua determinazione per dare una svolta non solo di onestà ma anche di operosità nell’esercizio del suo mandato. Se proprio per certe “opere” è necessario del tempo incoinciamo almeno dalle buche stradali, dal contrasto ai parcheggi selvaggi e ad accellerare i lavori dei tanti cantieri aperti che sembrano durare un’eternità come quello di via Tiburtina subito dopo il ponte di Portonaccio in uscita da Roma che è aperto da ben sei anni.

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La Raggi disdegna i mezzi d’informazione

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

logo-fidest-jpgLa Fidest da qualche giorno ha ricevuto una nota della consigliera del PD Capitolino Ilaria Piccolo dove scrive, tra l’altro che la sindaca Raggi ha ammesso candidamente, durante la conferenza stampa dove, tra l’altro, non è stato possibile ai rappresentanti della stampa di chiederle delucidazioni, che “La nomina di Raffaele Marra le è stata imposta con la procedura dell’articolo 110 del TUEL. Logico ci viene da chiedere come s’interroga la Piccolo: “ma non è lei la Sindaca della città? Non è lei che prende le decisioni? Oltre alla notizia inquietante delle perquisizioni in Campidoglio, dovevamo scoprire anche quella di un sindaco ostaggio non si sa bene di chi. Da chi viene indotta per nomine e scelte che riguardano la città? Chi fa le scelte a Palazzo Senatorio? Chi governa in Campidoglio? Poiché sull’argomento ci è sorto un dubbio abbiamo pensato bene di “congelare” la nota ricevuta per avere chiarimenti sia alla segreteria della Raggi sia all’ufficio stampa del comune. Abbiamo atteso sino ad ora senza ricevere nemmeno un cenno di riscontro anche se questa volta ci è andata meglio delle altre in cui la e-mail ci veniva respinta perché la casella era piena. Ora trasmettiamo, per conoscenza, anche sul blog di Grillo questo mancato riscontro precisando, tra l’altro, che gli avevamo già fatto presente mesi fa e in più occasioni che se il movimento si lamenta dell’ostilità della carta stampata è anche vero che non si fa nulla o ben poco dal “fare al far sapere” e se un ufficio stampa di una città importante come Roma ha le gambe ingessate e crediamo non certo per colpa dei colleghi assegnati a tale servizio ma è ben più credibile per la volontà politica di chi amministra, non sarebbe il momento d’invertire questa tendenza? Non è anche questa una questione di trasparenza? (Riccardo Alfonso direttore agenzia stampa Fidest)

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Coisp: lettera aperta al capo della polizia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 maggio 2016

franco gabrielli“In questi anni è mancato un Capo vero che ci aiutasse a difendere i Poliziotti, che avesse a cuore le loro legittime aspettative e richieste di attenzione e giustizia. Oggi però siamo convinti, ma soprattutto lo vogliamo tutti quanti, che tale Capo sia arrivato”.
E’ questo il “cuore” della lettera che Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, ha scritto al Prefetto Franco Gabrielli, neo Capo della Polizia, per porgere il benvenuto e l’augurio ad un uomo che la maggioranza dei Poliziotti aveva sperato fortemente fosse investito del delicato incarico, come ampiamente dimostrato dal risultato del sondaggio che il Coisp ha lanciato nei mesi scorsi.
E nella missiva Maccari ripercorre molti dei passaggi dell’apprezzatissimo discorso tenuto da Gabrielli nel corso della cerimonia per il suo insediamento e per la Festa della Polizia, per ribadire la vibrata speranza che davvero lui sia l’uomo del cambiamento rispetto a una realtà che ha visto il progressivo ed incalzante deterioramento del rapporto fra gli Appartenenti al Corpo e la stessa Amministrazione di riferimento, nonché una gravissima compromissione delle prerogative del Sindacato. “È realtà, infatti – si legge nella lettera sottoscritta da Maccari – che da anni il ruolo primario del Sindacato, che è quello di ottenere per i propri iscritti condizioni di lavoro migliori e migliore trattamento economico, viene distratto dalla necessità di vigilare sulle continue violazioni di norme e leggi seppur consolidate anche da anni, sui comportamenti di vari dirigenti che, nella più totale indifferenza del Dipartimento della P.S. (spesso addirittura vile complice) continuano con protervia ad ignorare i diritti dei poliziotti arrivando finanche a palesi violazioni di leggi di Stato con comportamenti che, non di rado, sarebbero sanzionabili per responsabilità quantomeno disciplinari. Una continua serie di violazioni di norme poste deliberatamente in atto con l’unico disegno di umiliare il personale: questa da anni e sino ad oggi è stata la Polizia di Stato. Una insistente volontà di negare le prerogative del Sindacato e la pretesa, manifestata vessandone platealmente e di continuo i propri rappresentanti, di assoggettarlo per impedirne lo svolgimento delle peculiari funzioni. È l’irrinunciabile conquista della Riforma dell’81 che finora doveva essere eliminata per impedire che i Poliziotti, attraverso i propri Rappresentanti Sindacali, denunciassero l’inadeguatezza e l’incapacità di non pochi individui ai quali non dovrebbe essere consentito di indossare la divisa della Polizia di Stato: questa da anni e sino ad oggi è stata la nostra Amministrazione”.
E poi ancora: “Se chi rappresenta l’Amministrazione a così altissimi livelli crede di poter bistrattare il personale ed infischiarsene del Sindacato, Le lasciamo immaginare cosa da anni succede nei vari Uffici di Polizia di tutt’Italia, Le lasciamo immaginare come da anni il Dipartimento è stato parte attiva di disinteresse e prepotenze nei riguardi dei Poliziotti”.
“Queste sono le ‘cose che possono essere cambiate’ e che devono essere cambiate!” è l’epilogo del Segretario Generale del Coisp, che poi torna sull’auspicio proprio e di tutto il Sindacato Indipendente: “siamo certi che predisporrà il Dipartimento di cui Lei adesso è il Capo in maniera che gli uomini e le donne della Polizia di Stato non debbano ancora continuamente avere a che fare con un’Amministrazione predisposta alla continua negazione dei loro diritti e delle loro esigenze anche quando è assolutamente possibile concederli, ma che possano finalmente contare, almeno dentro l’ambiente lavorativo, su quella tranquillità di cui hanno bisogno per espletare le peculiari funzioni cui sono obbligati, per espletare quella ‘missione’ che Lei ci ha ricordato”.

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ESC Guidelines on acute and chronic heart failure launched today

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2016

laserflorenceFlorence, Italy – 21 May 2016: European Society of Cardiology (ESC) Guidelines for the diagnosis and treatment of acute and chronic heart failure are published today in European Heart Journal1 and the European Journal of Heart Failure, and presented at Heart Failure 2016 and the 3rd World Congress on Acute Heart Failure. Around 1–2% of adults in developed countries have heart failure. At 55 years of age, the lifetime risk is 33% for men and 28% for women. During one year, 17% of hospitalised and 7% of stable/ambulatory heart failure patients will die, primarily from sudden death and worsening heart failure.The 2016 guidelines include LCZ696 for this first time. This drug is the first in the class of angiotensin receptor neprilysin inhibitors (ARNIs) and was shown in the PARADIGM-HF trial to be superior to the angiotensin-converting enzyme inhibitor (ACEI) enalapril for reducing the risk of death and hospitalisation in patients with heart failure with reduced ejection fraction (HFrEF) who met strict inclusion and exclusion criteria. Professor Piotr Ponikowski, Chairperson of the guidelines Task Force, said: “The issue of how to include LCZ696 in the treatment algorithm generated a lot of discussion. We recommend that the drug should replace ACEIs in patients who fit the PARADIGM-HF criteria. The Task Force agreed that more data is needed before it can be recommended in a broader group of patients.”
Professor Adriaan A. Voors, Task Force Co-Chairperson, said: “Used in the right patients, LCZ696 will have a positive effect on prognosis. Adoption of LCZ696 may however be a challenge because patients and doctors are usually reluctant to change a drug they have used for decades. The cost of the swap will be relatively small compared to the new cancer drugs that extend life for just a few months.”A new category of heart failure with mid-range ejection fraction (HFmrEF) has been added for patients with a left ventricular ejection fraction (LVEF) ranging from 40 to 49%. It sits between HFrEF, defined as LVEF less than 40%, and heart failure with preserved ejection fraction (HFpEF), defined as LVEF above 50%. Professor Ponikowski said: “There are no evidence based treatments for patients with LVEF 40% or above. Many patients fall into the mid-range category and this should stimulate research into novel therapies.”
Cardiac resynchronisation therapy (CRT) is now contraindicated in patients with a QRS duration less than 130 msec after the EchoCRT study found it may increase mortality in this group. This is a change from the 120 msec cut-off in the 2012 guidelines. The indications for CRT vary according to the presence or absence of left bundle branch block and QRS duration.The concept of ‘time is muscle’ in acute heart failure, adopted from acute coronary syndrome, is included in the guidelines for the first time and demands urgent diagnosis and treatment.2 “Acute heart failure is a life-threatening condition and earlier appropriate treatment may prevent organ damage,” said Professor Voors.A new algorithm is introduced for the diagnosis of heart failure in the non-acute setting and is based on the evaluation of heart failure probability. “This algorithm will be more useful in clinical practice for general practitioners and other non-cardiologists faced with patients who may have heart failure,” said Professor Ponikowski. “It clearly defines when heart failure can be ruled out and when further tests are needed.” Adaptive servo-ventilation (ASV) is not recommended in patients with HFrEF and central sleep apnoea after mortality increased in the SERVE-HF trial. Professor Ponikowski said: “We took for granted that ASV benefitted these patients. The trial was a big surprise and ASV is now contraindicated in this situation.”Novel recommendations to prevent or delay the onset of heart failure and prolong life include: treatment of hypertension, statins for patients with or at high risk of coronary artery disease, and empagliflozin (a sodium-glucose cotransporter 2, or SGLT2, inhibitor) for patients with type 2 diabetes.Professor Voors said: “We have better ways to treat comorbidities that increase the risk of heart failure. Several drugs for diabetes were associated with a higher risk of deterioration of heart failure but now we have an SGLT2 inhibitor that reduces the risk of heart failure hospitalisations in high risk patients, although studies with SGLT2 inhibitors in patients with established heart failure are still lacking.”Professor Ponikowski concluded: “Heart failure is becoming a preventable and treatable disease. Implementing the guidelines published today will give patients the best chance of a positive outcome.”

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Corte europea condanna l’Italia per l’Ilva

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2016

corte europea giustiziaLa notizia dell’apertura di un procedimento nei confronti dello Stato italiano, accusato dalla Corte europea dei diritti umani di non aver protetto dalle emissioni dell’Ilva la vita e la salute dei cittadini di Taranto e dei comuni vicini, dimostra in maniera chiara ed inequivocabile quanto l’USB denuncia da tempo: la necessità di mettere realmente in sicurezza gli impianti dell’ILVA, sia per la tutela dei cittadini e dell’ambiente che per la sicurezza dei 11.800 lavoratori tarantini.L’USB, che peraltro si è costituita parte civile nel processo contro l’ILVA “Ambiente Svenduto”, iniziato ieri a Taranto con oltre 40 imputati (tra i quali Fabio e Nicola Riva, l’ex presidente Vendola, il sindaco di Taranto, l’ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà), evidenzia che tutte le gestioni commissariali hanno lavorato solo ed esclusivamente negli interessi del mercato, con il favore e la compiacenza di Cgil-Cisl-Uil.Sotto accusa anche i decreti “Salva ILVA”, con cui il Governo, tutto rivolto a salvaguardare gli interessi dei soliti noti, ha permesso la continuazione delle attività produttive. Il governo italiano è inoltre oggetto di un nuova procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea, ancora una volta per questioni molto gravi di inquinamento e mancata salvaguardia della salute dei cittadini, che in breve tempo sarà sottoposta alla Corte di Giustizia Europea con sede in Lussemburgo.
L’USB ribadisce dunque l’unica soluzione praticabile per una vera via d’uscita: il ritorno in mano pubblica dell’ILVA, per permettere la salvaguardia dei posti ed un’effettiva bonifica, che sia veramente garanzia per la salute di chi lavora e di tutti i cittadini, sacrificati in questi anni al più bieco profitto.

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Interventi urgenti per garantire cure salva vita per epatite C a oltre 100.000 pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2016

epatite-CLettera aperta al Presidente del Consiglio
In nome e per conto di migliaia di pazienti affetti da Epatite C, con La presente vogliamo esprimere profonda preoccupazione per la grave situazione in cui versano almeno 100.000 pazienti che tuttora non posso accedere ai nuovi e potenti farmaci salva vita che curano l’epatite C nel 95-100% dei casi.
Il primo dei farmaci innovativi in oggetto è stato autorizzato nel Dicembre 2014, ma reso rimborsabile solo ed esclusivamente per i pazienti con malattia grave o gravissima, attraverso limitazioni di accesso decise dall’Agenzia del Farmaco.
Tali limitazioni furono elaborate sulla scorta di un presunto impatto economico “devastante”, calcolato sul costo medio per terapia, ma soprattutto su un numero di pazienti da curare ancora indefinito.
Il solo fatto che nessuna Istituzione pubblica abbia provveduto a stimare con precisione il numero di pazienti con epatite C da curare rappresenta un primo fatto sorprendentemente negativo e che impedisce la elaborazione di qualunque stima di investimento necessario nel breve e medio periodo per garantire la cura per tutti i pazienti.
A una tale mancanza, ha cercato di provvedere l’associazione EpaC onlus, che attraverso la raccolta delle esenzioni per patologia di tutte le regioni Italiane, ha tentato di stimare il numero totale di pazienti diagnosticati ed eleggibili a un trattamento antivirale, in circa 160/180.000.Se le nostre stime sono epatite C ospedale cardarelliveritiere, e in virtù di imminenti rinegoziazioni dei prezzi dei farmaci con le aziende farmaceutiche, è assolutamente fattibile un piano di intervento pluriennale sostenibile per garantire la cura a tutti, da subito.
Vogliamo sottolineare che altri Paesi al mondo hanno già deciso di non porre alcun limite di accesso alle cure per l’epatite C, come l’Australia, il Portogallo, Olanda, Croazia ed altri Paesi.Le limitazioni di accesso stanno generando una serie di storture e anomalie incredibili a cui stiamo assistendo da diversi mesi.
Parliamo del fenomeno del turismo farmaceutico, ovvero cittadini italiani che si recano nelle farmacie di Paesi come India, Marocco, Egitto per acquistare di tasca propria la formula generica di tali farmaci, disponibili per qualche migliaio di euro e altrettanto efficaci.Nei fatti, per quello che ci riguarda siamo in presenza della fine dell’universalismo sanitario, da più parti sbandierato, poichè lo Stato non è più in grado di garantire l’assistenza farmaceutica necessaria a un esercito di pazienti.
Eppure, Signor Primo Ministro,Ci viene detto che per curarci dobbiamo attendere che la malattia si aggravi, nonostante la letteratura scientifica e ogni elementare assunto sulla prevenzione, affermi chiaramente che le malattie infettive trasmissibili e cronico degenerative debbano essere bloccate e curate il prima possibile;ma, soprattutto, ci viene detto che non ci sono le risorse per curare tutti.Tuttavia nessuno sa quanti sono questi “tutti”.Vogliamo e pretendiamo che questa follia cessi.Noi, in rappresentanza di migliaia di pazienti affetti da epatite C, le chiediamo un intervento immediato per garantire la cura a tutti i pazienti attraverso uno stanziamento pluriennale ragionevole e che consenta all’Agenzia del Farmaco di eliminare immediatamente le restrizioni di accesso tuttora vigenti.

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Giornalisti, la notizia e il volo senza motore

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2016

deltaplanoGustavo Vitali dell’Ufficio Stampa FIVL (Associazione Nazionale Italiana Volo Libero) ci ha fatto pervenire una lettera rivolta agli addetti all’informazione che seguono le manifestazioni sul volo libero. Il tutto è derivato dal fatto che è periodico l’apparire sui media di notizie riguardo incidenti occorsi a piloti di volo libero, vale a dire il volo senza motore in deltaplano e parapendio. Al che Vitali precisa: “Secondo noi, come riteniamo indiscutibile il diritto di cronaca, consideriamo altrettanto irrinunciabile una corretta informazione, anche in occasione di incidenti. Immaginiamo che il giornalista alle prese con un qualunque evento di volo spesso non è un esperto in tale disciplina. Non è un peccato, ma un dato di fatto. Tuttavia basterebbe un minimo d’informazione per evitare gli strafalcioni. Giusto per esempio, deltaplanosi attribuisce talvolta la colpa del sinistro ad un “vuoto d’aria”, fenomeno che esiste solo nella fantasia; oppure ad “improvvisi colpi di vento”, tranquillamente assorbibili dalle nostre ali; e poi si scrive di “lanci da strapiombi”, impossibili tecnicamente, perchè deltaplani e parapendio per decollare necessitano di un leggero pendio e non di precipizi. Per altro il “lancio” è proprio del paracadutismo, ala solo in apparenza simile al parapendio.
Si fa spesso confusione tra i due mezzi usati per il volo libero, oppure con deltamotore e paramotore, velivoli diversi come dice il nome stesso; anche tra ultraleggeri e no, tra paracadute, aliante ed altro ancora. In un caso, clamoroso, un palloncino fu scambiato per un parapendio che volteggiava tra i palazzoni di una metropoli! Ci vuole poco per sprofondare nel ridicolo ed altrettanto poco per evitarlo. Basterebbe, prima di scrivere involontariamente notizie fuorvianti, contattare, per esempio, la nostra associazione. Saremmo lieti di metterci al servizio della stampa ed evitare che la cronaca scada a disinformazione. Il volo libero è ampiamente diffuso con migliaia di praticanti provenienti da ogni ceto e stato sociale, accomunati da identica passione, felici di visitare il cielo, alla ricerca di sano svago più che di imprese al limite dell’estremo. Gli attestati VDS (Volo Diporto Sportivo), obbligatori per legge, rilasciati ad oggi sono circa 40 mila. Se aggiungiamo gli allievi delle scuole ed i numerosi, occasionali curiosi che quotidianamente provano un volo con un istruttore, la platea s’allarga ulteriormente. La FIVL esiste da 40 anni e raccoglie la massima parte dei piloti in attività. Possiamo tranquillizzare che l’interesse per questo sport non accenna a diminuire in seguito a notizie d’incidenti, così come la cronaca di quelli stradali non dissuade dall’uso di moto ed auto. Riteniamo che il pubblico, magari sommariamente, sappia cosa sono parapendio e deltaplano. Indipendentemente dal ritenere o meno il volo sport estremo, è ovvio che
esso comporta l’assunzione di rischi, così come il mettersi in strada. Per altro pensiamo che estremo diventa qualunque mezzo, anche stradale, se ne facciamo un uso improprio. Ci sembra pure che un incidente qualunque mal riportato nuoce in primis a chi lo divulga”.

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Lettera all’editore: Giornata della donna

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 marzo 2016

donna al volante1Londra. Caro editore, Quale giorno migliore della giornata internazionale della donna (8 marzo) per festeggiare i notevoli progressi che il movimento delle donne ha fatto. Ciò nonostante dobbiamo riconoscere che molto rimane ancora da fare e tutti dobbiamo far parte della soluzione. Un modo semplice per contribuire a porre fine a ogni tipo di sfruttamento – degli esseri umani e non-umani – è scegliendo pasti vegani. Circa 800 milioni di persone in tutto il mondo muoiono di fame – e più del 60 per cento di loro sono donne. La crisi alimentare è il risultato di una carenza di cereali, che sono stati destinati all’alimentazione del bestiame (che a sua volta è poi consumato da persone), invece di alimentare direttamente le persone che soffrono la fame.Inoltre, dato che una vera presa di posizione femminista è l’opporsi a ogni tipo di oppressione femminile – a prescindere dalla specie – bisogna considerare che l’industria lattiero-casearia costantemente schiavizza, sfrutta e insemina artificialmente le femmine non umane e le priva dei loro bambini portandoli lontano per essere uccisi. Mentre festeggiamo quanta strada ha fatto il movimento delle donne, perché non contemplare allo stesso tempo un cambiamento di stile di vita che avvantaggia la nostra salute, aiuta ad alleviare la fame nel mondo e ferma il ciclo di abuso che colpisce milioni di animali? Avere un delizioso pasto vegano – non è mai stato così facile! Cordiali saluti, (Harriet Barclay European Outreach Liaison, PETA)

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