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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°105

Archive for the ‘Lettere al direttore/Letters to the publisher’ Category

Letters to the publisher

Lettera aperta al Presidente Xi Jinping, in occasione della sua visita in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

La invia Vincenzo Olita Presidente Società Libera: “Signor Presidente Xi Jinping,In occasione della sua visita in Italia, Società Libera, Associazione, apartitica, di cultura liberale, ritiene necessario manifestare il suo profondo dissenso per la dissennata politica sui Diritti Umani praticata in Cina. Lei rappresenta un grande Paese, ricco di storia, di cultura, di complessità di competenza politica e di una lunga tradizione diplomatica, punti di forza che consideriamo significativi, al di là dei vostri risultati economici e tecnologici. Tuttavia, l’immagine della Cina sulla scena internazionale esce fortemente compromessa dal nodo critico della gestione dei Diritti Umani. I Popoli Tibetano e Uyghuro, per citare gli esempi più eclatanti, sono oggetto di sistematica repressione, a loro sono negate le libertà fondamentali e il diritto di vivere la propria identità culturale, religiosa e linguistica. Noi riteniamo che un grande Paese non possa essere davvero tale senza il rispetto dei Diritti Umani: una stabilità e un equilibrio mantenuti con la repressione non sono sostenibili a lungo, perché il Paese ne perde di credibilità e di autorevolezza internazionale, non riuscendo ad incarnare quella leadership morale cara proprio alla tradizione culturale cinese. Noi crediamo fermamente che supremazia e concorrenza nel mondo si giochino anche su questo terreno e non solo su crescita ed indicatori economici. Certo la difesa dei Diritti Umani deve prescindere da visioni banali e soluzioni semplicistiche, occorre affrontare la questione su scala globale per ricercare soluzioni politiche realizzabili. Noi invochiamo attenzione affinché la Cina non riservi all’Italia e all’Occidente lo stesso trattamento che ha dedicato finora all’Africa. I Diritti Umani, la libertà individuale, la difesa della dignità di tutte le culture, la
preservazione dell’ambiente sono patrimoni dell’Umanità non barattabili con interessi economici. Non saranno suggestivi progetti commerciali come la Nuova Via della Seta, né la cecità e l’evanescenza strategica della nostra classe politica che alla lunga premieranno, Signor Presidente, la repressione e le sopraffazioni praticate dal suo Paese. Non sarà la festosa e calorosa accoglienza dei governanti italiani di cui è nota da decenni l’inconsistenza della loro azione negli affari di politica estera, né la cortigianeria dei nostri mezzi d’informazione, a farci desistere dalla denuncia della sofferenza di interi popoli e minoranze, come assertori del liberalismo siamo convinti infatti che la difesa della libertà, di tutte le libertà, sia l’eterna vigilanza, Signor Presidente.” (fonte: http://www.societalibera.org)

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La lettera di Luigi Di Maio al popolo francese pubblicata da Le Monde

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

luigi di maioScrive Luigi Di Maio: Ieri sera ho inviato una lettera a Le Monde e a tutti i francesi, mi sembrava giusto fare un po’ di chiarezza. Ecco la traduzione in italiano: Gentile Direttore,
la ringrazio per l’opportunità di poter scrivere questa lettera sulle pagine del suo giornale in relazione al richiamo, da parte del Governo francese, dell’ambasciatore in Italia. La prima cosa che voglio ribadire con forza è che l’Italia e il Governo italiano considerano la Francia un Paese amico e il suo Popolo, con la sua tradizione democratica millenaria, un punto di riferimento nelle conquiste dei dei diritti civili e sociali a livello mondiale.
Da Ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, ho sempre guardato alla Francia e al suo sistema di Welfare State come la stella polare dei diritti sociali europei. Non mi meraviglia che il popolo francese stia mostrando insofferenze notevoli rispetto allo smantellamento di alcuni di questi diritti. E questo non riguarda solo l’attuale Governo.
Deve sapere, direttore, che nel 2016 mi trovavo in visita all’Assemblea Nazionale francese come vicepresidente della Camera, quando iniziarono le grandi proteste di piazza contro la riforma del lavoro di Hollande che poi è stata portata avanti in maniera ancora più precarizzante dal Presidente Macron.Ricette ultra-liberiste dei partiti di destra quanto quelli di sinistra, che hanno precarizzato la vita dei cittadini e ne hanno ridotto fortemente la capacità di acquisto. Mi ha colpito molto che tra le rivendicazioni nel manifesto dei gilet gialli ci fossero temi che ormai superano la destra e la sinistra e che tengono al centro il cittadino e le sue esigenze, con un atteggiamento post ideologico. E’ per questo che ho voluto incontrare esponenti dei gilet gialli e della lista Ric, perché credo che il futuro della politica europea non sia più nei partiti di destra e di sinistra, sopratutto diffidando da quei partiti di destra e di sinistra in Europa che dicono di essere “nuovi” ma hanno una tradizione in alcuni casi addirittura famigliare.In Italia guardiamo con molta attenzione e rispetto a quello che sta succedendo in Francia e cerchiamo come Governo italiano di prendere ogni giorno iniziative volte a ricostituire i diritti dei cittadini, invertendo la rotta rispetto al passato che basava l’azione politica sul togliere diritti e possibilità economiche ai più deboli per darli ai grandi potentati economici.
Questo perché vogliamo che la qualità della vita sia migliore per i cittadini. Riteniamo, infatti, che dove c’è equilibrio, i conflitti possano diminuire.
Nell’ultima legge di bilancio abbiamo deciso di alzare le tasse a concessionari di gioco d’azzardo, banche, compagnie assicurative, multinazionali che estraggono petrolio nel nostro mare, tagliare mezzo miliardo di spese militari, per finanziare misure che permetteranno ad un milione di italiani di andare prima in pensione e a 5 milioni di italiani di percepire un reddito minimo, e ci permetteranno di finanziare un miliardo di investimenti nelle startup innovative.Abbiamo ricalibrato gli incentivi alle imprese sulla dimensione di quelle piccole e medie che nonostante le grandi difficoltà ci hanno fatto diventare la seconda forza manifatturiera di Europa e le abbiamo escluse dalla morsa infernale di alcune direttive europee come quella Bolkestein. Qui, caro Direttore, il gilet giallo lo indossano i pensionati d’oro a cui abbiamo tagliato la pensione o il vitalizio da privilegiati.
Guardiamo al vostro popolo come un punto di riferimento e non come un nemico.
E nonostante le divergenze politiche e di visione economica tra il Governo Francese e quello Italiano, credo questo non debba intaccare lo storico rapporto di amicizia tra i nostri due popoli e i nostri due stati. Per questo, come rappresentante del Governo, voglio ribadire la massima collaborazione del nostro esecutivo, per le questioni che più ci stanno a cuore come Paese e come membro fondatore dell’Unione Europea. (fonte il Blog delel stelle)

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Farmacie: Lettera aperta al Governo sulla Legge di Bilancio

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 dicembre 2018

Riceviamo e rilanciamo: “Egregio Presidente Conte, Onorevoli Ministro Di Maio e Ministro Salvini. In rappresentanza delle società che investono e gestiscono libere farmacie sul territorio italiano, desideriamo esprimere con questa lettera un segnale di allarme.
Il subemendamento alla Legge di Bilancio per il 2019, depositato dall’Onorevole Giorgio Trizzino del Movimento 5 Stelle nella mattinata di lunedì 3 dicembre 2018 costituirebbe un passo indietro fondamentale rispetto all’evoluzione del settore delle libere farmacie creando al contempo una grave incertezza del quadro normativo tale da minare la capacità di stimolare e attrarre investimenti anche in altri settori.Il subemendamento va infatti in direzione opposta rispetto a un trend che, come già successo a livello globale, vede le farmacie evolversi ed arricchirsi (in termini di offerta, di servizi aggiuntivi, di fruibilità e di accesso digitalizzato) sotto la gestione di soggetti specializzati capaci di investire e valorizzare le professionalità che offre il settore al fine di garantire migliori servizi e facilità di accesso ai cittadini, e di raccogliere le nuove sfide proposte dalla stessa Amministrazione Pubblica (si pensi al Piano Nazionale della Cronicità) e rispondere a queste in senso fattuale e concreto.Realtà come le nostre, società italiane e multinazionali, hanno deciso di investire sul tessuto produttivo nazionale creando e mantenendo migliaia di posti di lavoro, ed hanno già messo in campo grandi impegni e forti investimenti, palesemente non tenuti in considerazione dal subemendamento suddetto.Sono oltre 300 le farmacie che rischiano di non essere più sostenute da una società a seguito di questo provvedimento, oltre 1.500 i posti di lavoro che sarebbero in grande rischio, e ammontante a circa 500 milioni di Euro il fatturato aggregato delle aziende del settore che andrebbe irrimediabilmente a contrarsi, con gravi effetti anche sulla contribuzione all’erario”.

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Giù le mani dai “Misteri” di Campobasso

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Campobasso. Scrive Valerio Mancini: “Una processione religiosa o una passerella di bellezza? Un rito secolare o un agone politico? Una parata di figuranti o un defilé di amenità?
Anomala e molto discutibile questa edizione invernale dei Misteri campobassani. Una prima osservazione, la più ovvia: l’anniversario della nascita di Saverio Di Zinno, l’ideatore delle “macchine” che sfilano per le vie di Campobasso, non si poteva celebrare regolarmente a giugno come avviene da sempre, senza bis dicembrini estranei alla tradizione?
Seconda osservazione: questo rito che da oltre due secoli e mezzo accompagna il Corpus Domini del capoluogo molisano rientra nel sacro folklore italiano o qualcuno intende trasformarlo in una sorta di tappa per Miss Italia con candidature e selezioni per aspiranti “dunzelle”?
In effetti, si sta discutendo, specie sui social, più della scelta della “dunzella” rispetto all’essenza più autentica dell’antica festa. Ciò non è casuale. Come mai, infatti, soltanto qualche mese fa un assessore regionale ha investito una bella ragazza italoegiziana, Sarah Khalaf, del ruolo di “dunzella”, con tanto di dichiarazioni della stessa riportate da molti giornali, ed ora un altro assessore annuncia un’altra bella “dunzella” romana e italianissima? Non sarebbe forse più utile impegnare risorse e conferenze stampa per far conoscere gli straordinari Misteri su scala nazionale, anziché spendere energie per annunciare ai corregionali la miss (quasi)molisana di turno?”

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SecureLogix Wins 2018 SINET Innovation Competition

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

SecureLogix Corporation announced today that SINET, an organization focused on advancing cybersecurity innovation through public-private collaboration, has selected SecureLogix as a winner of its annual SINET 16 innovation competition. “The winning companies represent a range of solution providers that deliver cutting-edge technologies to address cybersecurity threats and vulnerabilities,” according to SINET. “Winners were selected from a pool of 123 applicants from nine countries, including Australia, Canada, France, India, Israel, Italy, Switzerland, the United Kingdom and the United States.” The 16 wining cybersecurity companies showcased their solutions during the SINET Showcase on Nov. 7-8, 2018, at the National Press Club in Washington, D.C. “Well, this is quite an honor to join such a prestigious group of current and past SINET innovation winners,” said SecureLogix President Lee Sutterfield. “This 10-year-old, worldwide competition is widely recognized as one of the most fierce and distinguished in the cybersecurity industry. Of course we are proud of our solutions we’ve built and the benefits we deliver to our customers every day, but it’s gratifying to receive this added recognition and validation from such a leading organization as SINET.”

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New technologies in the ocean energy sector

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

In Europe a large variety of concepts have been developed for ocean energy conversion, with more than 200 different devices proposed. In Europe a large variety of concepts have been developed for ocean energy conversion, with more than 200 different devices proposed.
While the ocean energy sector is still at an early stage of development, a new report analyses ten future emerging technologies to generate energy from the ocean tides and waves.An integrated systems approach is necessary for their successful commercialisation.It still takes a level of almost science fiction fantasy to imagine that we can use the oceans’ permanent movement to power our cities and houses.Yet, such ideas are on designer desks, going through demonstrations of viability, towards possible commercial success.
Moving to economically viable ocean energy technologies is a huge step towards decarbonisation and the growth of the blue economy in many coastal areas.With only 17 MW compared to 15.8 GW of offshore wind of operating capacity installed in European waters, mostly as demonstration or first-of-a-kind precommercial projects, every technological solution proposed to bridge the gap between R&D stage and the commercialisation of ocean energy devices can be seen for the time being as a future emerging technology.As part of the European Commission’s internal Low Carbon Energy Observatory (LCEO) project, the Joint Research Centre (JRC) is developing an inventory of Future Emerging Technologies relevant to energy supply.30 experts in the ocean energy analysed the needs for the sector, and the type of innovations to bridge the gap with the market.The new report, Future emerging technologies for the ocean energy sector: innovation and game-changers offers policy makers and all other ocean energy stakeholders an array of innovations that can bring ocean energy to the market, but it still needs further R&D, supported by private, national or European funding, and that would help maintain European leadership in this emerging sector.The experts describe state of advancement of each of the technology family, advantages, technological limitations, as well as their technology readiness level.

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Reddito di cittadinanza tutela disoccupati, ma chi salva i dipendenti pubblici?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Nella manovra di bilancio, accanto al reddito di cittadinanza e a quota 100, Anief chiede di trovare subito altri 4 miliardi per non perdere i mini-aumenti in busta paga appena ricevuti dagli Statali che percepiscono fino a 26 mila euro. E complessivamente 30 miliardi per allineare tutti gli stipendi pubblici all’inflazione, cresciuta di 20 punti negli ultimi dodici anni. Secondo il presidente nazionale, Marcello Pacifico, non ci si può preoccupare soltanto di chi non lavora o di chi accede alla pensione sociale. Stiamo parlando di buste paga nette sui 1.500 euro e in media per loro l’assegno di pensione potrebbe non superare i 750-800 euro: una somma simile a quella che oggi, attraverso il reddito di cittadinanza, si vuole destinare a chi non ha lavorato.

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Appello a Papa Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Ci siamo commossi sino alle lacrime sulla bontà e il carisma di questo Papa. A ben considerare si tratta di un discorso che va avanti da secoli nel quale la Chiesa ha sempre voluto dimostrare la sua vicinanza alla povera gente per consolarla, per affidarla alla felicità che non è di questo mondo. Ciò che oggi chiediamo alla Chiesa di Roma e a tutte le professioni di Fede è di essere conseguenti ai loro insegnamenti. Quando si afferma che esiste un altro diritto che è quella di vivere perché le religioni tentennano limitandosi a pregare sui cadaveri di milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e per mancanza di medicine e non escono dalle loro ridotte per ribellarsi alla logica imperante di chi considera aberrante l’equa ripartizione delle risorse, vivendo del superfluo, mentre manca il necessario a miliardi di esseri umani?
Se incontrassi il papa gli direi: Santo padre oggi non è più il tempo della sola preghiera. Occorre essere conseguenti poiché diventa sempre più stridente quel diritto a metà che dona la vita per riprendersela imponendo la miseria e l’abbandono a miliardi di suoi figli. Oggi la sofferenza non è il frutto del sacrificio individuale ma la conseguenza degli egoismi di una minoranza di satrapi che fa delle proprie ricchezze il risultato di uno sfruttamento indecoroso dei propri fratelli sino a condurli alla morte. (Servizio Fidest)

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Santità ho un sogno: le cittadelle del sapere

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 agosto 2018

Lettera aperta al Papa Francesco. Da dieci anni cerco di sensibilizzare i potenti della terra dai politici alle multinazionali, dalla Bill & Melinda Gates Foundation e alle altre dello stesso genere, ai governi e ai movimenti per la pace su un progetto che non lo ritengo solo umanitario ma culturale e sociale significativo. Pochi mi hanno risposto incoraggiandomi a non desistere ma non sono andati oltre. La mia, sia chiaro, è solo un’idea e una speranza ma agli altri è assegnato il compito di concretizzarla. Penso ai migranti che in tutto il mondo vagolano da un paese all’altro per salvarsi dalle violenze e per costruirsi un sia pur modesto avvenire soprattutto per i loro figli. Spesso ad accoglierli ci sono i grandi campi profughi dove la miseria è di casa per non dire altro. Perché mi sono chiesto non si può fare qualcosa di diverso? Così ho pensato a tante cittadelle del sapere sparse, ad esempio, lungo le coste africane che si affacciano sul Mediterraneo. Potrebbero sorgere sotto il protettorato dell’Onu e in un’area ceduta dai paesi ospitanti per farvi soggiornare autoctoni, migranti ed europei. Il modulo abitativo dovrebbe prevedere due distinti appartamenti ma contigui dove in uno cederlo a una coppia di pensionati europei e l’altra ad una famiglia del posto o immigrata. Una soluzione fatta per scambiarsi un aiuto concreto: per gli europei una stampella per la vecchiaia e per gli altri la possibilità di apprendere un mestiere o di assicurare ai propri giovani una professione in base alle loro abilità manuale o intellettiva. In questo modo imparano, tra l’altro, a convivere e a comprendersi. Cittadine, non troppo popolose (tra i 50mila e i centomila abitanti) che potrebbero autogestirsi e autofinanziarsi con le rendite pensionistiche degli europei e con le locali produzioni artigianali e attività turistiche. Potrebbero nascere e prosperare anche con il contributo di fondazioni private e con una tassazione sui profitti ottenuti dalle imprese che producono armamenti. Questa idea ha, a mio avviso, anche un risvolto pratico perché chi intende lasciare tali insediamenti può portare in dote una professione, un certo livello d’istruzione e una buona conoscenza delle lingue. Perché tutto questo dovrebbe interessare il Papa? Perché la Chiesa di Roma è stata capace in passato di fare molto per elevare la qualità della vita attraverso il lavoro e l’istruzione: Penso a S. Giovanni Bosco e non è il solo, ovviamente. (Riccardo Alfonso)

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Lettera aperta dai detenuti dal carcere di Saluzzo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Siamo un gruppo di detenuti del carcere Rodolfo Morandi di Saluzzo, che ha deciso di prendersi l’impegno di inviare ogni anno ai giornali, a ridosso dell’8 settembre, una lettera aperta alla cittadinanza. Così com’è difficile mantenere la propria parola fuori dal carcere, doppiamente difficile lo è per noi, poiché nel corso di un anno molte sono le cose che possono accadere: qualcuno di noi potrebbe essere stato trasferito in un altro carcere o agli arresti domiciliari; qualcuno potrebbe nel frattempo essere morto di cancro; altri, finito di scontare la propria pena, potrebbero già essere tornati in libertà. Ma faremo di tutto per essere fedeli a questo impegno; e sarà sufficiente che almeno due testate giornalistiche pubblichino la nostra lettera per poter dimostrare di aver mantenuto la promessa. Possiamo contare su Cascina Macondo, l’associazione di Promozione Sociale che da anni ci tiene impegnati con interessanti progetti e laboratori, e sarà sufficiente che un’altra sola testata, una rivista, un telegiornale, una fanzine, un blog, una pagina facebook, una sola, dia spazio a queste nostre parole.
Ringraziamo sinceramente coloro che avranno voluto accoglierci.
Ci teniamo a precisare che non parliamo a nome di tutti i detenuti del carcere di Saluzzo, e nemmeno a nome di tutti i detenuti delle carceri italiane. Così come è vero che fuori dalle mura, tra voi uomini liberi, ci sono mille teste e mille opinioni, altrettanto vero lo è per noi. Quindi parliamo a nostro nome, anche se supponiamo che molti potrebbero condividere i contenuti di questa lettera e le nostre intenzioni.
Potevamo scegliere, come periodo simbolico, i giorni a ridosso del Primo Maggio, festa dei lavoratori, in quanto ci piace pensare che, pur se ristretti, vorremo vestire il ruolo di “lavoratori per la riconciliazione”. Abbiamo invece scelto l’8 settembre, ricorrenza della nascita della Beata Vergine Maria, ma soprattutto giorno dell’armistizio e inizio della Resistenza. Simbolicamente ci è sembrato più appropriato, in quanto siamo detenuti che pacificamente vogliono conquistarsi nuovi strumenti: la parola, la filosofia, il diritto, la cultura, il dovere, l’istruzione. Ma fin qui è solo premessa. Perché scrivere una lettera aperta alla cittadinanza?
Semplicemente per esprimere a tutti voi che vivete al di là delle mura, donne e uomini liberi, un pensiero che abbiamo fatto nostro in questi anni di detenzione, di silenzio, di riflessioni. Un pensiero che vuole essere un consiglio soprattutto rivolto ai giovani, il seguente: “non fatevi mai giustizia da soli”. Ecco, ci tenevamo a dirlo che occorre resistere con ogni mezzo alla tentazione di farsi giustizia da soli. È l’errore che molti di noi hanno commesso.
Ci teniamo ad affermare questo principio di cui ora siamo davvero consapevoli.
Malgrado a volte lo Stato e le Istituzioni siano assenti, spesso latitanti, a volte ottuse e impietose, a volte arroganti e prepotenti quanto lo siamo stati noi in passato, malgrado questo, profondamente sentiamo di poter affermare: “non fatevi mai giustizia da soli, perché potreste scoprire un giorno che quella non era giustizia”. Noi abbiamo sbagliato e stiamo scontando la nostra pena.
A coloro che ancora non hanno sbagliato, a coloro che sono giunti al confine con l’errore, a coloro che pensano che non sbaglieranno mai, auguriamo di prendere in considerazione l’idea che noi, e la nostra esperienza, possiamo essere una risorsa e non un rifiuto. E che anche noi siamo uno spicchio di quella stessa cittadinanza di cui tutti facciamo parte. E che un mondo migliore non solo lo desiderano coloro che vivono liberi, ma anche coloro che vivono rinchiusi tra le mura di un carcere.

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Enrico Cisnetto sul dramma che ha colpito Genova

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Scrive Enrico Cisnetto su Lettera 43 e che noi riportiamo: Caro direttore, è con le lacrime agli occhi e la rabbia che mi sale dentro che, rispondendo ad una tua cortese sollecitazione, ti scrivo questa personale testimonianza sulla tragedia – che considero assolutamente annunciata – di Genova, la mia città. Sono di Sampierdarena, quel ponte l’ho visto nascere, ci sono passato milioni di volte e sotto ci sono le strade della mia infanzia e gioventù. Via Walter Fillak è dove stava la mia scuola. Ricordo l’orgoglio con cui da ragazzo consideravo – consideravamo tutti – quello che abbiamo sempre chiamato il «ponte di Brooklyn» come uno dei segni più tangibili della conquistata modernità della città e del Paese, percependo quanto fosse grande nel mondo l’ammirazione per quel viadotto in cemento armato così avveniristico. Mi piange il cuore per le vittime e le loro famiglie, ma la tristezza lascia il passo ad una rabbia irrefrenabile per Genova, brutalizzata da uno stupro inaccettabile, e per l’Italia, ancora una volta schiacciata sotto il peso di tragedie drammatiche come questa”. E soggiunge: “Sono convinto che si tratti di una tragedia annunciata. Ma attenzione, non perché abbia elementi specifici su eventuali deficienze nella manutenzione del viadotto. No, ciò che è annunciato, direi urlato da tanto che è evidente, sta nella deresponsabilizzazione diffusa ad ogni livello, nella cultura del non fare, nella ideologia del «no a tutto». Genova tagliata in due da 200 metri di ponte autostradale crollato è la fotografia, che più nitida non si può, dell’Italia che ha perso l’orgoglio di Paese che vuole stare sul confine della modernità, che vuole creare avanguardia e innovazione, e che invece rincula e si rinchiude autarchicamente in se stesso, dedito ora al rancore nichilista ora a leccarsi le ferite, morali e fisiche, della propria condizione vieppiù regressiva. Un Paese che si scandalizza per ciò che accade – dando sempre la colpa a qualcun altro – e che non si accorge, per ignoranza e idiosincrasia al senso di responsabilità, di ciò che sta per accadere.” E conclude amaramente: “Ma lo sai, caro direttore, che sono passati più di nove anni dal terribile sisma dell’aprile 2009 a l’Aquila e che, a proposito di autostrade, in questi 3.400 giorni che sono trascorsi non si è trovato il modo di approvare burocraticamente, nonostante che i finanziamenti ci siano, i progetti per la messa in sicurezza della A24 e A25 – lì i viadotti sono 170 – che pure la Protezione civile ha definito come collegamenti indispensabili per eventuali azioni di soccorso, considerato che da allora si sono succedute circa 50 mila scosse di terremoto all’anno? E non ti sfugga che se ora Genova rimarrà paralizzata per mesi è perché la famosa Gronda non solo non è stata ancora realizzata, ma continua ad essere oggetto di campagne di ripensamento di cui il “partito del No” porta la totale responsabilità.Secondo i dati dell’Ance, ci sono 270 opere pubbliche bloccate, per un valore di 21 miliardi che si aggiungono alle 670 che sono state certificate dal ministero dei Trasporti come definitivamente «incompiute». E come si fa a pensare che siano messe in sicurezza le tante strutture del nostro territorio se per terminare un’opera del valore di 100 milioni ci vogliono in media 15,7 anni? In queste ore esponenti del governo parlano dell’impellente necessità di una mappatura delle opere grandi e piccole e del loro stato di salute, ma in questi primi mesi di tutto si è sentito parlare, dall’emergenza migranti che non c’è (almeno non nei termini di cui si dice) ai vaccini passando per il ritorno della naia, e di altro ci si è occupati, a cominciare dai vertici della Rai, meno che di quello che ora, sull’onda dell’emozione e dell’attenzione mediatica, si definisce come prioritario. Inutile, anzi criminoso, piangere dopo, senza aver fatto nulla prima”. (fonte: Roma InConTra)

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“The Relationship of Coffee Consumption with mortality”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

E’ nato, come scrivono gli autori, fra cui la ricercatrice madrilena Esther Lopez-Garcia, con il preciso obiettivo di ottenere elementi validi sulle possibili cause di decesso legate al consumo di caffè (elementi che, fino ad oggi, erano sparsi nella letteratura scientifica). Lo studio analizza i dati di due famose coorti americane, uno sulle donne (Nurses’ Health Study) e l’altro sugli uomini (Health Professionals follow-up Study) e valuta quanto il consumo della bevanda più popolare al mondo, dopo il tè, possa essere messo in relazione con i decessi per malattie cardiovascolari. Lo studio su oltre 86.000 donne, intervistate ogni 2 anni, a partire dal 1980 (per un totale di 24 anni), e quasi 42.000 uomini, intervistati ogni 4 anni a partire dal 1986 (per un totale di 18 anni), ha messo in rilievo che esiste una associazione inversa fra consumo di caffè e rischio di decesso per malattia cardiovascolare. Tale associazione sembra non dipendere dalla caffeina, ma da altre sostanze presenti non solo nel caffè ma anche di quello decaffeinato.
Inoltre il consumo di caffè non è stato associato al rischio di decesso per tumore. “I dati sono molto rassicuranti – lo ha commentato anni fa il Prof. Carlo La Vecchia, docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Milano e Capo del Laboratorio di Epidemiologia Generale dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – perché confermano che il consumo di caffè non è associato a rischio di cancro.” Essi inoltre suggeriscono un effetto favorevole sulla mortalità cardiovascolare. “Se non dovuta a differenze di base, tra bevitori e non di caffè, tale protezione può essere spiegata con un ruolo favorevole del caffè sull’infiammazione e sul diabete, due noti fattori di rischio per la patologia cardiovascolare”. Lo studio ha preso in esame i parametri confondenti come età, abitudine al fumo e altri noti o potenziali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e i tumori associati anche al consumo di caffè. “Infatti – rileva la Dr.ssa Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” – uno dei motivi per cui il caffè è stato associato, in passato, ad aumenti di rischio di malattia cardiovascolare e di tumore, è che i forti bevitori di caffè sono spesso anche dei fumatori e hanno quindi un rischio aumentato di queste malattie a causa del fumo”. E prosegue: “Quando si tiene conto di questo nell’analizzare uno studio, come nel caso presente, e si elimina la parte del rischio dovuta al fumo, il caffè non solo non risulta far male, ma può addirittura ridurre il rischio di alcune malattie.” “Del resto il caffè contiene molte sostanze che possono produrre effetti benefici sulla salute”. Pur con i limiti di ogni studio osservazionale, Esther Lopez-Garcia e colleghi convengono che i dati sul caffè sono piuttosto incoraggianti e che permettono di escludere un aumento di mortalità associato al consumo della bevanda, mentre suggeriscono che occorrono altri studi per confermare la protezione evidenziata sulla malattia cardiovascolare.
Una cosa è certa, il consumo moderato di 3-4 tazzine al giorno, pari a circa 300 mg di caffeina totale, non dà fastidio a nessuno e risulta addirittura benefico associandosi ad un ridotto tasso di mortalità per numerose patologie”. (Redazione Fidest)

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Diagnosi precoce della prostata

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Salvare vite umane si può. “Non è la fortuna che batte il tumore della prostata”. È la prevenzione. «Nel nostro Paese ogni anno si registrano oltre 30.000 nuovi casi di cancro della prostata e 8.000 decessi legati a questa patologia, e tali numeri sono destinati ad aumentare in futuro. Preoccupante quindi il fatto che, secondo recenti dati Istat, in Italia solo il 25% della popolazione maschile si sottopone a una visita specialistica a carattere esclusivamente preventivo. Di questo 25%, solo il 3.5% ha effettuato una visita specialistica urologica.
Non esiste a oggi, alcun esame che da solo consenta di diagnosticare con certezza un cancro della prostata. Perché si possa riconoscere precocemente una neoplasia prostatica è necessario avere in mano tre elementi: il dosaggio del PSA, l’esplorazione digito-rettale della prostata e una valutazione ecografica della ghiandola. Ciascuno di questi elementi è parte essenziale del processo diagnostico e non può prescindere dagli altri due: solo la combinazione di queste tre informazioni potrà guidare la decisione clinica finale, individuare le forme più aggressive di tumore e scegliere le terapie salvaguardando la qualità di vita del paziente. «Naturalmente, sarà compito dell’urologo – spiega Mirone – valutare se un eventuale innalzamento dei valori del PSA sia legato all’aumento di volume della prostata, a una patologia infiammatoria o a un tumore della ghiandola. È tuttavia di grande importanza rilevare che eseguire periodicamente, sempre su consiglio del proprio medico, il dosaggio del PSA consente di ridurre la mortalità cancro-specifica del 30-50%, al pari di altri test la cui efficacia è universalmente accettata, quali la mammografia per il cancro del seno e la ricerca del sangue occulto nelle feci per il cancro del colon-retto.». (Redazione Fidest)

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Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Ci scrive Raniero La Valle: “Dopo quello che è successo domenica non ci sono le condizioni per un discorso sereno. Perciò rinunciamo a farlo. Restiamo comunque fedeli al primo articolo della Costituzione che dice:” la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, e non dice: “la sovranità appartiene al denaro che la esercita fuori delle forme e dei limiti della Costituzione”. Su materie affini si possono leggere nel sito un discorso di papa Francesco “Una tragica dicotomia tra etica religiosa e interessi dell’attuale comunità degli affari”, un documento dell’ex Sant’Uffizio sulle “questioni economiche e finanziarie”, un articolo del 2017 del prof. Luigi Ferrajoli “Come evitare il suicidio politico dell’Unione europea”, e una mia relazione del 1 febbraio 2018 all’ANPI di Ozzano Emilia su “Costituzione e Trattati europei”

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Lettera aperta di un ergastolano ai senatori a vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

L’Associazione Liberarsi onlus, che ha sempre sostenuto la campagna contro il carcere a vita, sta organizzando un nuovo giorno di digiuno nazionale per il 26 giugno 2018, data a cui l’ONU dedica una giornata alle vittime della tortura. Abbiamo scelto questa data perché, a 31 anni dall’entrata in vigore della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, i governi del mondo utilizzano ancora metodi, rudimentali o sofisticati, di tortura per estorcere informazioni, ottenere confessioni, mettere a tacere il dissenso o semplicemente come forma di punizione, come nel caso della pena dell’ergastolo, che mura vive le persone senza neppure l’umanità di ammazzarle. Credo però sia il momento di presentarmi: sono un condannato alla pena dell’ergastolo (o alla Pena di Morte Nascosta, come la chiama Papa Francesco), in carcere da ventisette anni. Attualmente sono in regime di semilibertà, esco al mattino e rientro alla sera in carcere. Durante il giorno svolgo attività di volontariato in una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, che mi sta dando la possibilità di rimediare (ovviamente, parzialmente) al male fatto in passato, ma il mio fine pena rimane nell’anno 9999. Io, però, sono l’eccezione che conferma la regola, perché la stragrande maggioranza dei miei compagni uscirà dalla cella solo cadavere. Da più di un quarto di secolo sono un attivista della campagna “Mai Dire Mai” per l’abolizione della pena senza fine, documentata nei siti http://www.liberarsi.net e http://www.carmelomusumeci.com, dove fra l’altro, in quest’ultimo, si trova una proposta di iniziati-va popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo. Tra i Primi Firmatari vi sono anche i compianti Margherita Hack, Umberto Veronesi e Stefano Rodotà, oltre a Maria Agnese Moro, Don Luigi Ciotti, Giuliano Amato, Bianca Berlinguer, Massimo D’Alema, Gino Strada, la famosa pianista Alessandra Celletti e tanti altri.Onorevoli Senatori, crediamo che la condanna a essere cattivi e colpevoli per sempre sia una pena insensata perché non c’è persona che rimanga la stessa nel tempo. Senza un fine pena certo, all’ergastolano rimane “solo” la vita, ma la vita senza futuro è meno di niente. Ci creda, con la pena dell’ergastolo è come se la vita diventasse piatta perché non si possono fare progetti per il giorno dopo, né per quello successivo. Per l’ergastolano il tempo è scandito come una clessidra: quando la sabbia è scesa, la clessidra viene rigirata…e questo si ripete incessantemente, fino alla fine dei suoi giorni. Imprigionare una persona per sempre è toglierle tutto, con questa condanna non si fa più parte degli esseri umani. Purtroppo con l’ergastolo la vita diventa una malattia. Ma la cosa più terribile è che l’ergastolo non ti uccide subito, ma ti fa diventare solo un corpo che beve la morte a sorsi, nell’oscurità e nel silenzio, e vivere diventa peggio che morire. Gli ergastolani più fortunati riescono a crearsi giorno dopo giorno un mondo interiore, costruito sul sale di tutte le loro lacrime. Non si ha più presente, né futuro, ma solo il passato. Con la condanna all’ergastolo la vita non vale più nulla, perché è morta anche la speranza. Si potrebbe dire che l’ergastolano non vive, mantiene in vita solo il suo corpo. E ogni giorno in meno è sempre un giorno in più di pena. Molti non sanno che la pena dell’ergastolo lascia la vita, ma divora la mente, il cuore e l’anima. La maggioranza delle persone è contraria alla pena di morte, ma con la pena capitale il colpevole soffre solo un attimo, con l’ergastolo invece il condannato soffre tutta la vita. Spesso mi chiedo se questa forma di “vendetta”, che nulla ha a che fare con la giustizia, possa soddisfare qualcuno, comprese le vittime dei reati che abbiamo commesso.
Onorevoli Senatori, se riterrete di rispondere saremo lieti di rendere pubbliche le vostre parole, e saremmo davvero felici se partecipate con noi alla giornata di digiuno nazionale del 26 giugno 2018 contro la pena dell’ergastolo. (Carmelo Musumeci)
la lettera è indirizzata ai senatori a vita: Giorgio Napolitano, Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia e Liliana Segre.

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Letter to CEO John Ridding and editors of the Financial Times

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Eminences,Today I have read your article entitled “Rome opens its gates to the modern barbarians” and, with all due respect to a historical newspaper like yours, I have to be very honest, I think you need to better understand what is taking place in Italy and, perhaps, getting to know the 5 Star MoVement a little more closely. The last 30 years in Italy have been characterized by a constant mixture of politics, the mafia and occult affairs that have literally shattered our country to the bone, marking every negative record in our history. Today Italy suffers about 6 million people under the absolute poverty line and about 100,000 young people every year go to look for luck elsewhere, often right in your country. All this is the result of barbarians, old barbarians of whom I have never read so many negative things on your editorials as I am reading these days on us. The 5 Star Movement was born in 2009 with a specific purpose, to bring the popular will back to the center of the political debate and the decisions of the central government. In just 9 years we have grown so much that we can now touch the achievement of this goal thanks to over 11 million people who trusted us in the last elections.
We succeeded by working with our heads down, studying, always struggling in defense of Italians.
We succeeded with the younger, more educated and more gender-balanced parliamentary group that the history of Italy has ever seen.
The Italians who believed in us have always done it on these bases and on the awareness that everything we have promised or written in a program, has become a reality on the first occasion we have had to make it happen. In your article you are talking about a contract of government that is difficult to implement and economically unsustainable, a pity that you have not read this contract yet and this offends the profession of journalism.On one thing you are right, the contract we are writing is challenging and it will not be easy to remedy the damage done by 30 years of political barbarians to the government. But we are doing our best to give the Italians the hope they have lost and a better future.If you want to understand better how we will achieve this goal too, do not waste time raising false news created ad-hoc by the Italian press, come to know and report the truth. (By Five stars Luigi Di Maio)

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L’inutile ipotesi del voto estivo: non sarebbe cambiato nulla

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2018

Riprendiamo la lettera pubblicata sul quotidiano “Il fatto”  che è stata inviata da Federico Fornara al direttore Travaglio per sostenere una petizione in favore di una nuova legge elettorale. Per l’occasione rivolgiamo un appello ai nostri lettori affinché l’iniziativa possa avere un consenso ampio. Nello stesso tempo riconosciamo alla redazione della testata giornalistica l’impegno che da sempre ha profuso nell’interesse di una informazione libera e alla costante ricerca della verità anche se a qualcuno risulta scomoda. E’ come dire: veritas odium parit. Ma per noi si traduce: leggete, riflettete e siatene conseguenti.
Caro direttore, sarebbe servito a qualcosa, invece, andare a elezioni anticipate, per di più con la stessa legge elettorale? È l’interrogativo che si sono posti milioni di italiani.
A leggere i dati che emergono da una attenta analisi dei risultati nei 231 collegi uninominali in cui il Rosatellum ha diviso il territorio italiano (oltre al seggio della Valle d’Aosta), la risposta è molto semplice: no, nuove elezioni, con grande probabilità, non avrebbe prodotto una maggioranza autosufficiente.Se si considerano, infatti, “incerti” i collegi dove il vincitore ha fatto registrare un vantaggio in termini di percentuale non superiore al 5% di voti, soltanto in 39 su 231 è ipotizzabile, in linea teorica, un ribaltamento del risultato del 4 marzo scorso. I 39 collegi contendibili non sono, poi, distribuiti omogeneamente dal momento che solamente 6 sono situati al Nord, 16 nelle (ex) regioni rosse (7 in Emilia Romagna e 6 in Toscana), 13 nel Lazio, 3 al Sud e 1 in Sardegna.
Quindi, in 192 collegi uninominali (83% del totale) nuove elezioni non modificherebbero l’appartenenza dell’eletto, salvo un nuovo e non prevedibile al momento, terremoto elettorale. I 39 seggi a rischio sono per di più equamente divisi: 15 hanno visto prevalere il candidato del centrodestra, 12 rispettivamente quello del Movimento 5 stelle e della coalizione del Pd. Differente la prospettiva se si guarda a chi è arrivato secondo e quindi potrebbe essere protagonista di una remuntada. In 23 collegi su 39, infatti, a essere stato sconfitto di misura è stato il candidato del centrodestra, in 10 quello del M5s e in 6 quello del Pd e alleati. È, dunque, il centrodestra quello che potenzialmente potrebbe avvantaggiarsi maggiormente da elezioni anticipate, perché, in linea teorica riconfermando tutti i collegi a rischio e conquistando tutti e 23 in cui è arrivato secondo potrebbe passare dai 109 seggi uninominali del 4 marzo 2018 a 132.
Anche raggiungendo la “magica quota” del 40%, però, il centrodestra si fermerebbe sotto i 300 seggi (295 per la precisione) sempre nettamente al di sotto della maggioranza assoluta dei 316 seggi. Vi è, infatti, da ricordare che nonostante la propaganda indichi nel 40% il livello di consenso per garantire la governabilità, il Rosatellum non prevede premi di maggioranza. Con l’attuale distribuzione geografica del voto (Nord al centrodestra e Sud al M5S, con le ex regioni rosse diventate terra di conquista dei due poli maggiori) il 40% non garantisce un bel nulla: per raggiungere la maggioranza assoluta il centrodestra dovrebbe crescere dal 37% al 44-45%. È dunque il 45% e non il 40 il target di sicurezza per la maggioranza assoluta alla Camera.Seguendo lo stesso schema per il Movimento 5 stelle si arriverebbe ancora più sotto: 259 deputati su 630, assai lontano dunque dalla maggioranza assoluta. Autosufficienza che, sempre in linea teorica, il M5s raggiungerebbe collocandosi tra il 45 e il 50%. Per parte sua, il Pd, rischia di veder scendere la sua rappresentanza a Montecitorio da un minimo di 84 a massimo 90/95 parlamentari contro gli attuali 110. Ad alto rischio di non superamento della soglia di sbarramento in uno schema di elezioni-ballottaggio tra centrodestra e M5s ci saremmo, ovviamente, anche noi di Liberi e uguali che il 4 marzo abbiamo raggiunto il 3.4% e 14 deputati. Una variabile distorcente con effetti scarsamente prevedibile in assenza di precedenti, è rappresentata, poi, dall’astensionismo in caso di elezioni anticipate fissate domenica 22 luglio. Se si andasse, per esempio, sotto il 60% di votanti su base nazionale potrebbe esserci delle sorprese dovute anche alla possibile innovativa distribuzione geografica dell’astensionismo (minor impatto al Sud rispetto al Nord e analogo fenomeno tra piccoli centri e grandi centri) in ragione del periodo feriale con una stima di circa 4 milioni di italiani in vacanza. In ogni caso, in un Paese alle prese con un astensionismo crescente chiedere ai cittadini di recarsi alle urne a fine luglio rappresenterebbe un autentico schiaffo alla partecipazione democratica. Un lusso, quello della bassa affluenza, che le nostre istituzioni non possono permettersi.C’è, infine, da ricordare una regola non scritta della politica italiana che evidenzia come chi vuole le elezioni anticipate è sempre stato penalizzato dagli italiani alle urne, da ultimo il Pd di Veltroni nel 2008. Resta, perciò, un dato di fondo: il rischio di un nuovo Parlamento “fotocopia” o quasi di quello del 4 marzo, senza un vincitore dotato di una maggioranza e la ripetizione del balletto dei veti incrociati sull’asse Berlusconi-Renzi che potrebbe aprire scenari di nuova instabilità dagli esiti incerti e pericolosamente vissuti dai mercati e dai detentori del nostro debito pubblico. (Fonte: Il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2018)

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M5S: Lettera aperta a Autoguidovie Pavia: servizio all’altezza dei bisogni e reintegro lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 maggio 2018

La vicenda era già partita male a causa di un bando di gara improvvidamente predisposto dalla Provincia di Pavia su delega del Comune di Pavia, entrambe governate dal PD, che ha causato: il licenziamento di tutti i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale, di cui 42 non ancora riassorbiti o reimpiegati; la dismissione degli autobus alimentati a metano, che produrrà un danno di circa 12 milioni di euro (2 milioni per gli autobus e 10 milioni per l’impianto di rifornimento appositamente creato presso l’ASM di Pavia); l’utilizzo del diesel, più inquinante del metano, in un territorio già maglia nera per i tassi di malattie tumorali e polmonari causate dai livelli di inquinamento dell’aria pavese.
In tutto questo dal 2014 il Movimento 5 Stelle ha interrogato e chiesto spiegazioni, nonché messo in guardia per i livelli occupazionali e la salute dei cittadini pavesi, sia con numerosi interventi, interpellanze, commissioni di lavoro in Consiglio comunale, sia mediante un’attività di approfondimento in Consiglio regionale.Adesso ci giungono continue segnalazioni di omesse fermate e il non rispetto degli orari di marcia, di assunzione di nuovo personale esterno, anziché il reintegro del personale licenziato e infine apprendiamo con sconcerto che Autoguidovie ha fatto scendere dall’autobus un bambino di 11 anni, “reo” di aver dimenticato a casa l’abbonamento, come si legge dalle pagine de La Provincia Pavese. La nonna del bambino riferisce che il bambino avrebbe dichiarato di essere in possesso dell’abbonamento, ma di esserne temporaneamente sprovvisto perché dimenticato a casa; aggiunge che il bambino, nonostante il possesso dell’abbonamento, avrebbe dichiarato di voler pagare la corsa, soldi alla mano, pur di poter proseguire il viaggio verso casa (di ritorno da scuola). Ciononostante l’atteggiamento del controllore sarebbe stato così perentorio d’aver causato agitazione e confusione al bambino al punto che avrebbe perso di vista il proprio zainetto subendone il furto.Se i fatti fossero confermati, saremmo di fronte a una vicenda gravissima. Infatti, secondo quanto dispone la legge in materia, non è possibile far scendere dall’autobus chi è temporaneamente sprovvisto di abbonamento, per giunta se è un bambino di 11 anni: è possibile invece irrogare una sanzione. “Il multato”, entro 5 giorni, può esibire l’abbonamento dimenticato presso gli uffici della società e ha diritto all’annullamento della sanzione. Insomma, la legge non consente ad alcuna Azienda di trasporto di far scendere dal mezzo un viaggiatore “colpevole” di aver dimenticato l’abbonamento a casa e tale regola vale per tutti i viaggiatori (pendolari, lavoratori e studenti in possesso di regolare abbonamento), ed è prevista dall’art. 46 comma 1 della Legge regionale 6/2012.Come M5S siamo a disposizione e vicini alla famiglia del bambino e ci auguriamo che tali episodi, per di più così gravi trattandosi di minorenne, non accadano più. Speriamo che Autoguidovie voglia risarcire il danno, direttamente o indirettamente, cagionato al bambino. In ogni caso proseguiremo a chiedere ad Autoguidovie che il servizio erogato sia all’altezza degli standard richiesti dalla cittadinanza e che la sua condotta si informi sempre a quanto previsto dalla legge. Il malcontento per i disservizi avuti col nuovo appalto è già altissimo, deve essere rimediato e da parte del M5S ci sarà sempre massima attenzione considerando anche che il trasporto è un servizio pubblico essenziale.Facciamo altresì appello perché la nuova società assorba i 42 lavoratori che ancora oggi non sono stati riassunti: in quei 42 lavoratori ci sono storie di intere famiglie che rischiano di finire sul lastrico se Autoguidovie non farà la sua parte. Simone Verni, consigliere regionale M5S Lombardia e Giuseppe Polizzi, consigliere comunale M5S Pavia.

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Appello ai giovani: “Non lasciate che gli altri decidano per voi”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

demigrazione-giovani-italiani-esteroi Carmelo Lentino: Care ragazze, cari ragazzi, nei giorni scorsi, a Otto e Mezzo, su La7, ho visto l’ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto e sono rimasto, ancora una volta, colpito da quel 47% di under 25 che non sarebbe intenzionato a recarsi alle urne in occasione delle prossime elezioni politiche. Questo dato merita una riflessione anche se penso di poter comprendere le ragioni che portano ad un “sentimento” di disaffezione. Oramai già qualche anno fa, in seguito ad alcuni studi che abbiamo fatto condurre da istituti di ricerca, ho capito che i giovani partecipano dove gli viene data reale opportunità di farlo, ma in particolare dove comprendono che la loro partecipazione porta ad un risultato concreto. Da questo deriva anche l’importante coinvolgimento dei giovani all’interno delle associazioni. Le nuove generazioni cercano il riconoscimento del merito, non scorciatoie. Cercano opportunità. Di battaglie, in questi anni, ne sono state fatte tante in questa direzione, con risultati alterni ma un dato certo. I giovani hanno cercato, sempre, di affermare la loro presenza il loro impegno, le loro idee, le loro proposte. Non sempre sono stati ascoltati.
In alcuni casi hanno potuto partecipare a percorsi di cittadinanza attiva, in altri casi sono stati i protagonisti di percorsi di dialogo strutturato. Ma questo, lo so, non basta. C’è molto altro da fare.Un bell’esempio di cittadinanza attiva è quello del Forum Nazionale dei Giovani, ed è anche per questa esperienza – per quello che in tanti anni, con tantissime associazioni e migliaia di giovani, siamo riusciti a fare – che mi piace, ancora una volta, mettere in relazione la partecipazione con l’associazionismo.Ho sempre creduto nell’importanza dell’associazionismo, soprattutto di quello giovanile. Ci ho investito (come hanno fatto tanti altri ragazzi e ragazze) gran parte delle mie energie e del mio tempo libero, perché associazionismo e terzo settore sono importanti, molto importanti.Il mondo si cambia anche e soprattutto dal basso, non solo dall’interno delle Istituzioni. Ma il livello istituzionale è essenziale in una democrazia. Vi dico questo, perché non si possono scindere le due cose.L’associazionismo è importantissimo, fondamentale per il nostro Paese, e spesso le associazioni sono composte prevalentemente da giovani. Una generazione che, in larga parte, è delusa dalla politica e difficilmente tende a farsi coinvolgere. Ma dovete essere voi ad invertire questa tendenza, ad occuparvi direttamente di politica nell’accezione più alta e importante del termine.Non fatevi sconfortare. Non andare a votare è la cosa più sbagliata che possiate fare.
A voi rivolgo un forte appello: partecipate, perché siete voi a dover determinare il vostro futuro, non lasciate che gli altri decidano per voi.È vero che negli ultimi decenni hanno fortemente condizionato, in senso negativo, il vostro (nostro) futuro ma siamo accora in tempo a cambiare le cose. E l’approccio fondamentale è quello di non delegare ad altri la scelta, cosa che fareste decidendo di non esercitare il vostro diritto-dovere di voto.Il 4 marzo, anche voi, provate a smentire l’affermazione che l’Italia “non è un Paese per giovani”. (n.r. andare a votare è un diritto-dovere di tutti. Ciò premesso dobbiamo rilevare le ambiguità dei politici italiani anche in questa tornata elettorale che non concorrono a fare chiarezza ma semmai a confermare il sospetto che la partita si stia giocando per fare “fessi” gli italiani. E in questo i giovani non ci stanno anche se la loro reazione è di rifiuto e non di partecipazione attiva. Occorre una “rivoluzione” culturale che sappia coinvolgere in prima persona proprio i politici. Non dimentichiamo che spesso si raccoglie ciò che si semina)

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Lettera del MoVimento 5 Stelle a Berlusconi: ovvero quando le bugie hanno le gambe corte

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

berlusconi_neroneGentile dottor Silvio Berlusconi, da settimane ormai Le sentiamo ripetere che gli eletti del MoVimento 5 Stelle per l’87 per cento non hanno mai lavorato. E, nonostante le smentite dati alla mano, Lei continua a sostenere questa tesi che, dati oggettivi, dimostrano essere infondata. Nel dubbio che, magari, Lei semplicemente sia stato male informato da qualcuno, Le scriviamo questa missiva attraverso la quale Lei stesso potrà verificare come si sta facendo latore di informazioni non veritiere.Il Movimento 5 Stelle conta 123 parlamentari uscenti tra Camera e Senato. Su 123 parlamentari uscenti 80 sono laureati (65%), 41 diplomati (33,4%) e 2 hanno la licenza media (1,6%). Le professioni svolte dai nostri portavoce sono: impiegati (14), insegnanti (11), studenti universitari (11), ingegneri (10), dipendenti di aziende private (10), liberi professionisti (6), consulenti (5), avvocati (4), piccoli imprenditori (4), medici (3), architetti (2), artigiani (2), ricercatori universitari (2), dipendenti aziende pubbliche (2), soci di piccole imprese (2), praticanti avvocati (2), educatori professionali settore pubblico (1), infermiere (1), sioterapista (1), funzionario tributario (1), operaio metalmeccanico (1), idraulico (1), biologo (1), casalinga (1), operatrice economica (1), amministratore unico (1), assistente giudiziario di tribunale (1), telecineoperatore (1), addetto alla selezione del personale (1), pedagogista 1, operatore Sociale in settore privato (1), Perito Chimico (1), chimico (1), scrittore( 1), commerciante (1), tecnico sala prove ( 1), tecnico laboratorio (1), consulente Informatico (1), settore turismo (1), giornalista pubblicista (1).I disoccupati di cui Lei parla sono 6 su 123, circa 4,8% degli eletti, compresa una lavoratrice precaria. Quindi 4,8%, non 87 per cento. A Lei che è abituato a leggere i numeri, non le sfuggirà certo la macroscopica di erenza che passa fra le due cifre. E, a scanso di equivoci, le riportiamo a seguire l’elenco dei parlamentari con le relative professioni, nella speranza di averLe fatto massimo chiarezza.Il MoVimento 5 Stelle.

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