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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘rifiuti’

Osservazioni delle Associazioni ambientaliste sul Piano Nazionale di Gestione dei Rifiuti

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Maggio 2022

Sul PNGR (Piano Nazionale di Gestione dei Rifiuti), attualmente in fase di VAS, le Associazioni Greenpeace, ZeroWaste Italy, Kyoto Club, Legambiente e WWF hanno inviato le proprie valutazioni. Le Associazioni valutano positiva la proposta di PNGR, ma evidenziano le forti criticità nelle previsioni sulla gestione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR), sottolineando come la scelta di prevedere l’incenerimento del RUR sia in contraddizione con gli obiettivi generali dell’agenda ambientale UE. Dalle Associazioni Greenpeace, ZeroWaste Italy, Kyoto Club, Legambiente e WWF le valutazioni sulla proposta di PNGR, attualmente in fase di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che giudicano – nel suo insieme – positiva: nel merito, perché mette in evidenza le determinanti principali della ulteriore evoluzione del sistema delle raccolte differenziate e del recupero di materia, nel metodo, in quanto intende essere un Piano “di indirizzo” alle pianificazioni regionali, e non di “imposizione di scelte e dimensionamenti” (il che era il principale vulnus dello Sblocca Italia).Le Associazioni rilevano però che il Piano si inserisce temporalmente in successione ai bandi previsti dal PNRR sull’impiantistica e questo rischia di depotenziare la sua funzione di indirizzo. Riguardo alle azioni come riduzione, riuso e riciclo (incluso quello organico) sarebbe stata opportuna una maggiore concretezza nelle indicazioni operative con un confronto con le Regioni.Ma la critica maggiore nella presa di posizione comune delle Associazioni riguarda le criticità nelle previsioni di gestione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR): nella Proposta di Piano troppo spazio viene lasciato all’incenerimento e in tale senso, si arriva addirittura a raccomandare l’incenerimento del RUR senza pretrattamenti, “allo scopo di massimizzarne il recupero energetico”. Queste scelte, insieme alle relative indicazioni operative, sono disallineate dall’evoluzione in corso delle politiche ambientali UE e rischiano di fuorviare le scelte strategiche alla base dei Piani di settore per i prossimi anni e lustri, facendole divergere rispetto alle politiche UE sulla Economia Circolare e ad altre politiche ambientali. Il documento sottoposto dalle Associazioni elenca in forma precisa, puntuale e dettagliata tali contraddizioni, fornendo evidenze scientifiche ed operative.Tale rischio è ben rappresentato dalla recente proposta di un mega-inceneritore proposto dal Comune di Roma che sembra ignorare le scelte europee di escludere l’incenerimento dei rifiuti dalla tassonomia e l’imminente (al più tardi dal 2028) eliminazione dell’esenzione degli inceneritori dallo schema ETS che renderanno ancona meno conveniente dal punto di vista economico la scelta di bruciarli.Il PNGR deve essere invece un’occasione per ridefinire le strategie nazionali, individuando le azioni necessarie di riduzione e di minimizzazione del RUR, con un confronto con i territori, con le Regioni, affinché si possa puntare a obiettivi più ambiziosi di quelli minimi definiti nelle Direttive, perseguendoli nella operatività locale e nella definizione degli strumenti di supporto.

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Robeco: Il mondo affonda nei rifiuti

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

A cura di David Kägi, Portfolio Manager della Strategia RobecoSAM Circular Economy Equities di Robeco Il modello lineare basato su ‘produzione-consumo-scarto’ sta distruggendo il pianeta. L’economia circolare inizia dove terminano i modelli lineari, reinserendo ciò che viene scartato nel ciclo di produzione. Invece di estrarre più risorse come input per la produzione, le soluzioni circolari si concentrano sul riciclo, la riparazione e il riutilizzo di materiali esistenti. Nell’economia circolare, il valore delle risorse viene preservato e riutilizzato, piuttosto che distrutto. Gli effetti dannosi delle catene di approvvigionamento lineari, all’interno dell’economia globale, sono difficili da eludere. Le valanghe di rifiuti accumulati nelle discariche, disseminati lungo le coste e intrappolati nell’aria inquinata sono tracce del paradigma “estrazione-produzione-consumo-scarto” che viene alimentato dalle imprese e dai consumatori. Ma l’output in eccesso è solo una parte del problema: l’estrazione senza fine di risorse naturali usate come elementi per la produzione rappresenta anch’essa una grave minaccia per l’ambiente. I principi dell’economia circolare aiutano a sfruttare ogni parte della catena di fornitura, al fine di ridurre l’uso delle risorse e portare la produzione al suo massimo potenziale. a riprogettazione degli elementi si concentra sulla riduzione dei rifiuti nelle prime fasi della catena di fornitura, sostituendo le risorse più rare e di difficile riciclo con quelle rinnovabili e gli elementi inquinanti con alternative più pulite. L’uso di plastiche vergini nell’imballaggio dei prodotti è un esempio calzante. La materia plastica è economica da reperire e produrre, ma incredibilmente costosa per l’ambiente. Negli ultimi decenni ne sono state create miliardi di tonnellate metriche, la maggior parte delle quali (91%) è stata rapidamente utilizzata prima di essere scartata. Ogni anno, milioni di tonnellate vengono bruciate negli impianti per rifiuti, o gettate nelle discariche o negli oceani, con conseguenze ambientali devastanti. L’incenerimento delle materie plastiche contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra, mentre i rifiuti di plastica negli oceani interferiscono con la vita marina, danneggiano gli habitat acquatici e minacciano la biodiversità.Estendere il ciclo di vita di un prodotto è un altro aspetto chiave dell’economia circolare. In questo caso, può essere di aiuto applicare il concetto di progettazione modulare. I prodotti dal design modulare possono essere facilmente smontati, in modo da poter sostituire o ricondizionare le parti usurate. Inoltre, servizi completi di riparazione e manutenzione, che mantengano i prodotti atti all’uso e funzionanti in modo ottimale, sono anch’essi importanti se si desidera ridurre gli sprechi. Inevitabilmente, i prodotti si usurano, ed è proprio tale caratteristica che, nel modello lineare, li fa finire nel cumulo dei rifiuti.Ma la condivisione sta avvenendo anche a monte della catena del valore, contribuendo ad aumentare la collaborazione e a ridurre le inefficienze nelle fasi di progettazione, produzione, utilizzo e riciclo. La manifattura e la produzione sono attualmente dominate da processi meccanici e fisici inflessibili. La robotica, l’automazione e il software sono invece modulari e altamente adattabili, pertanto possono essere riprogrammati per rispondere ad esigenze aziendali in continuo cambiamento Inoltre, la realtà aumentata (AR), l’Internet delle cose (IoT) e le tecnologie basate sul cloud collegano i sensori presenti negli stabilimenti con le interfacce di dispositivi remoti che forniscono informazioni preziose, e un legame ininterrotto, tra progettisti, produttori, fornitori e persino clienti. Il risultato è una progettazione più efficace dei prodotti, una migliore qualità, costi ridotti, una produzione accelerata e operazioni più facili di raccolta, riciclo e gestione dei rifiuti al termine del ciclo di vita. (abstract)

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Rifiuti, Diaco (M5S): “Caos Zingaretti, prima dice una cosa poi fa il contrario”

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 gennaio 2022

L’anno scorso, in campagna elettorale contro Virginia Raggi, faceva il magnifico dichiarando che gli italiani ‘si sono rotti i c… di prendere la monnezza di Roma’. E poi: ‘I rifiuti vanno lavorati vicino a dove vengono prodotti’. Affermazioni notevoli, dette da uno che di responsabilità in questa situazione ne ha eccome.E invece a gennaio 2022, quando ormai né lui né Gualtieri sanno più dove mettere le mani, veniamo a sapere del ‘nuovo’ piano di smaltimento: la monnezza di Roma la mandiamo in Olanda e in Austria. Ma come? Dov’è finito il principio di prossimità? E la pari dignità dei popoli? Fosse appartenuto a una diversa formazione politica, Zingaretti sarebbe stato definito un populista… per fortuna che è del Pd!” Così in una nota Daniele Diaco, consigliere capitolino M5S e vicepresidente della commissione Ambiente.

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Roma Capitale. Rifiuti, Come prendere in giro i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2022

Ok, il prezzo è giusto, ma non è così, almeno per la gestione dei rifiuti nella Capitale d’Italia. Il cittadino, dopo aver pagato l’ultima, salata, bolletta, e aver creduto alle promesse del neo sindaco, Roberto Gualtieri, sulla pulizia della città entro Natale, che non c’è stata, e al Presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per il quale c’è stato un “gran lavoro”, che significa nulla, non riesce a comprendere quale sia la novità della nuova gestione amministrativa. Si va, ancora, alla ricerca della discarica, cioè della buca dove gettare i rifiuti e ricoprirli di terra. Nulla di più. Si continua a fare girare i rifiuti romani per l’Italia, con costi che si scaricano sul portafoglio dei romani e inquinano l’aria che gli italiani respirano: si immagini 180 tir pieni di rifiuti che giornalmente viaggiano per il nostro Paese. Né la Raggi né Gualtieri hanno posto l’attenzione su questo enorme inquinamento atmosferico. Ora, Gualtieri ha 5 anni di tempo per programmare. Il problema è che non sa quale è il programma. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Roma capitale. Rifiuti. Gualtieri tra promessa e impegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 gennaio 2022

“Non era una promessa, ma un impegno”. Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, sulla pulizia entro Natale della Città Eterna. Ohibò, mi sono detto pensoso. Quale sarà la differenza? Per chiarire l’arcano mi sono precipitato ad aprire il dizionario Devoto – di antica memoria e presenza – per rendermi edotto della diversità.Leggo: a) “promessa”: impegno preso liberamente e sulla parola di fare qualcosa. b) “impegno”: obbligo assunto nei riguardi di altri. Dalla lettura risulta che l’impegno ha maggior peso della promessa, essendo un obbligo al quale il sindaco Gualtieri è mancato: Roma non è stata pulita entro Natale (questo s’intende). Anche la sindaca Virginia Raggi, a giugno del 2016, dichiarò che la città sarebbe stata pulita entro due mesi. Come è finita è noto: Roma è stata sempre sporca e le percentuali di voto al M5S sono crollate dal 53% del 2016 all’11% del 2021. Promemoria per il sindaco Gualtieri: i romani non amano essere presi per i fondelli. Un Buon Anno a tutti. Primo Mastrantoni, Aduc http://www.aduc.it

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Roma: Piano Gualtieri sulla raccolta rifiuti e il suo fallimento

Posted by fidest press agency su domenica, 26 dicembre 2021

Così è a un mese da quando fu sottoscritto l’accordo tra i sindacati e l’Ama, l’azienda dei rifiuti romana: i rifiuti abbondano su strade e marciapiedi e i cassonetti continuano a essere stracolmi. Insomma, non bastano 360 euro di premio al personale per incrementare la raccolta di rifiuti evitando di ammalarsi, non prendere le ferie ed essere più presenti sul posto di lavoro. La speranza, flebile, è che il neo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, prenda atto che la gestione dei rifiuti non può più essere affidata all’Ama, ma occorra una gara europea, dove possano concorrere più aziende che offrano piani credibili di gestione dei rifiuti e che, soprattutto, occorra costruire i termovalorizzatori, senza i quali si continuerà ad esportare rifiuti in impianti fuori dal territorio comunale.L’esperienza inconcludente della sindaca Raggi dovrebbe insegnare: la raccolta differenziata dovrebbe essere al 65%, invece, è al 43,8% perché mancano gli impianti, ovvero anche i termovalorizzatori. Sono scelte che il sindaco Gualtieri dovrebbe fare nel primo anno del suo mandato, dopo sarà troppo tardi. Primo Mastrantoni, Aduc COMUNICATO STAMPA DELL’ADUChttp://www.aduc.it

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Lettera al sindaco Gualtieri sulla gestione dei rifiuti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

Signor Sindaco, è di pochi giorni fa la sua elezione a sindaco della Capitale d’Italia e i problemi romani sono numerosi e gravosi, in particolare quello della gestione dei rifiuti, come abbiamo potuto constatare in questi giorni. Non pretendiamo che faccia miracoli, dopo la gestione disastrosa della precedente sindaca, anche perché gli eventi soprannaturali non sono di sua competenza, ma un cosiddetto “segnale forte”, frase che va nel suo partito, ci sta tutto. Se l’Ama, l’azienda dei rifiuti, non è riuscita, e non riesce, a pulire la città, a svuotare i cassonetti e gestire i rifiuti, sarebbe opportuno pensare ad altre situazioni. Per esempio, integrare con apporti esterni la pulizia delle vie e piazze cittadine e fare un bando europeo, con gara a evidenza pubblica, per la gestione dei rifiuti. Sappiamo che ci sono resistenze, dentro la sua maggioranza e nell’Ama, ma una qualche azione forte è necessaria, altrimenti, al termine del mandato, si ritroverà con la “monnezza diffusa”, come è successo a chi l’ha preceduta. Cincischiare non serve. Lei ha le deleghe alle partecipate comunali, compresa l’Ama, ed è utile e necessario fare qualcosa di utile per Roma. In attesa di risposta, cogliamo l’occasione per inviarle gli auguri di buon lavoro. Primo Mastrantoni, Aduc

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Rifiuti. Commissariare Regione Lazio e Comune di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

Roma. La Capitale d’Italia è sommersa dai rifiuti. Dire Terzo mondo è già un complimento. Si passa al Quarto.Tutta la crisi della gestione rifiuti nella Capitale d’Italia era prevedibile e oggi i romani pagano le conseguenze di scelte sbagliate, ideologiche, basate su slogan buoni per chi ci vuol credere e, soprattutto, si tiene d’occhio l’elettorato.Sicchè, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, chiude l’unico termovalorizzatore regionale e la sindaca di Roma, Virginia Raggi, rimane ancorata alle favole dei rifiuti come “materiale post consumo”; insomma, è come definire operatori ecologici i netturbini, ovvero, operatori scolastici i bidelli. Così è politicamente corretto.Nel frattempo, i rifiuti ammorbano l’aria della Città Eterna.Non sono bastati 7 anni al presidente Zingaretti e 5 alla sindaca Raggi per affrontare il problema dei rifiuti a Roma.Occorre una decisione. Commissariare Regione e Comune.Lo chiediamo al Governo. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Emergenza rifiuti a Roma: la soluzione è smettere di produrne

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 giugno 2021

Gabbiani che volano sulle strade di Roma, ratti con le dimensioni di gatti e cinghiali nei centri urbani, certi di trovare cibo in quantità. Per non parlare del decoro urbano, segnato da cumuli di spazzature e odori nauseabondi che vengono da secchioni stracolmi, puliti molto raramente, e sporcizia accumulata ai loro lati.Al momento, la questione è stata “tamponata” dirottando 36 mila tonnellate di rifiuti della Capitale in altre 6 Regioni grazie a degli accordi in extremis, ma resta ancora sul tavolo la questione più spinosa: la realizzazione di una discarica a Roma. “Abbiamo messo una ‘toppa’ con lo smistamento fuori regione, ma non si può agire sempre in clima emergenziale. – Commentano Barbara Molinario e Giuseppe Rizzo, candidati in tandem alle prossime elezioni amministrative del XV Municipio per Fratelli d’Italia – La soluzione è smettere di produrre rifiuti, seguendo la filosofia ‘zero waste’. Vanno realizzate campagne di responsabilizzazione dei cittadini, informandoli sulle alternative a minor impatto”. Un’affermazione che appare quasi come un’assurda provocazione ma che i due candidati nella lista di Giorgia Meloni spiegano è qualcosa non solo di realizzabile, ma anche la soluzione migliore nel lungo periodo.“La spazzatura iniziamo a produrla quando facciamo la spesa. Dove possibile, scegliamo prodotti sfusi, nel caso di frutta e verdura, evitiamo le confezioni in plastica. Riutilizziamo i sacchetti della spesa per gettare i rifiuti, o, meglio ancora, portiamone un paio riutilizzabili da casa. – Spiegano Molinario e Rizzo – Il Comune dovrebbe farsi carico di installare nei condomini delle compostiere che possano trasformare i rifiuti organici in compost, che potrà essere utilizzato dagli stessi condòmini o rivenduto a Comune o Municipio. Scuole e uffici pubblici dovrebbero essere dotati di dispenser di acqua per riempire le borracce, riducendo l’utilizzo di bottigliette. Anche gli imballaggi andrebbero ridotti al minimo, magari prevedendo sgravi fiscali per chi sceglie di mettere sul mercato prodotti ‘nudi’ o con packaging compostabili, e sanzioni per chi sceglie soluzioni a maggiore impatto. Questo aiuterebbe a ridurre i rifiuti e, quindi, in parte il problema, ma certo sarà poi necessario trovare soluzioni per ogni tipo di rifiuto, magari pensando a termovalorizzatori al posto delle discariche”.Dichiarazioni che arrivano in un momento di forte disagio nel Municipio e nel resto della città, con cassonetti ovunque stracolmi, rotti, sporchi e maleodoranti.

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Rapporto ISPRA sui rifiuti speciali

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2021

Il Presidente di FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) – Chicco Testa, commenta così i dati del Rapporto ISPRA sui rifiuti speciali, presentato venerdì 11 giugno.“Sono molti i numeri che come ogni anno ISPRA pubblica nel Rapporto sui rifiuti speciali in Italia, vediamone alcuni. Primo: in barba ad ogni ipotesi di disaccoppiamento fra crescita economica e produzione di rifiuti, nel 2019 i rifiuti speciali aumentano del 7,3% rispetto al 2018, pari ad oltre 10 milioni di tonnellate (un terzo del totale dei rifiuti urbani per avere un’idea). Il PIL era cresciuto solo di qualche decimale. Un aumento importante che viene dopo una crescita registrata anche fra il 2017 e 2018, e che è prevalentemente generato dai rifiuti da costruzione e demolizione (+14%). Crescono i rifiuti non pericolosi, da 133 a 144 mln di tonn., i pericolosi sono sostanzialmente stabili intorno ai 10 milioni. Secondo: oltre un quarto dei rifiuti speciali sono “rifiuti da rifiuti”, per oltre 38,6 milioni, cioè scarti prodotti dalle attività di recupero e smaltimento e dalle attività di bonifica e risanamento ambientale. A questi vanno aggiunti i rifiuti del trattamento delle acque. Dopo quelli da costruzione e demolizione, i “rifiuti da rifiuti” sono il principale flusso di rifiuti nazionale. Dato su cui riflettere per impostare la nostra strategia di economia circolare. Terzo: rimaniamo un polo industriale europeo del riciclo con oltre due terzi dei rifiuti speciali che vanno ad operazioni di recupero. Ottima notizia, ma ci sono segnali di fragilità del sistema. L’export registra un aumento del 13,4% rispetto al 2018 e circa il 25% è diretto verso recupero energetico e discariche. Aumenta, anche se di poco, la discarica e gli stoccaggi assorbono l’11% del totale dei rifiuti. Un valore che segnala la difficoltà del sistema dei trattamenti finali nell’assorbire il flusso. Quarto: la produzione e gestione di rifiuti speciali si concentra nel Nord Italia dove si genera il 57,6% del totale dei rifiuti delle attività economiche. Circa 6.000 gli impianti di recupero di materia, 81 gli inceneritori e circa 300 le discariche (di cui 142 per soli rifiuti inerti), 173 gli impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Nella sola Lombardia viene smaltito il 26% del totale rifiuti speciali italiani. Uno squilibrio territoriale nord-sud ancora molto forte. Quinto: praticamente non si incenerisce niente, vanno ad incenerimento 1,2 milioni di tonnellate e a coincenerimento 2 milioni di tonnellate. Ma esportiamo verso inceneritori europei. Sesto, la produzione di fanghi da depurazione civile aumenta di circa 280.000 tonnellate rispetto al 2018: segno che i processi di depurazione si stanno diffondendo ancora. Ma la maggior parte dei fanghi viene ancora oggi avviato a smaltimento e non a recupero. Bassissima la quota di rifiuti contenenti amianto trattati e gestiti. Vedremo l’anno prossimo gli effetti della Pandemia sulla produzione dei rifiuti e come il sistema italiano ha affrontato la crisi economica conseguente. Restiamo un distretto del riciclo importante a livello globale, ma per affrontare le sfide del prossimo decennio occorrerà prestare attenzione ai segnali di criticità che il Rapporto indica con chiarezza”.

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Rifiuti elettronici, cinque azioni per aiutare il pianeta

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2021

Contribuire al ripristino dell’ecosistema significa anche assicurarsi che i propri rifiuti seguano una corretta strada di raccolta, recupero e smaltimento evitando così che possano essere dispersi. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, che si celebra il 5 giugno fin dal 1972 e che si prefigge non solamente di richiamare l’attenzione pubblica sulle questioni ambientali, ma di indicare delle azioni concrete che possano contribuire al miglioramento dell’ambiente stesso, il consorzio Ecolight pone l’accento sui rifiuti elettronici. Una tipologia di scarti che sta crescendo a ritmi sostenuti e che rappresenta una vera sfida ambientale per le potenzialità di recupero che ha. «Solamente il 20% dei RAEE segue un iter corretto. Il resto finisce nella raccolta indifferenziata oppure, nel peggiore dei casi, viene esportato illegalmente», osserva Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE, delle pile e degli accumulatori esausti. «Conoscere il valore ambientale di questi rifiuti, ma soprattutto assicurarsi che questi siano conferiti correttamente è un impegno che ci deve vedere tutti coinvolti se vogliano contribuire in modo fattivo alla tutela del nostro pianeta».Nel rispetto delle indicazioni della Giornata mondiale dell’Ambiente, Ecolight ricorda le azioni concrete che possono dare una mano al miglioramento dell’ambiente. In cinque punti, le indicazioni su come gestire frigoriferi, frullatori, smartphone e lampadine a risparmio energetico non più funzionanti:1. innanzitutto, i RAEE possono essere portati direttamente alla piazzola ecologica del proprio comune. Qui ci saranno cinque contenitori dove conferire rispettivamente: frigoriferi e congelatori, forni e lavatrici, schermi e televisori, piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo e lampadine a risparmio energetico e a fluorescenza; 2. è bene ricordarsi che, al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura, è possibile consegnare gratuitamente al rivenditore (negozio o portale e-commerce) l’apparecchiatura vecchia non più funzionante secondo il principio dell’Uno contro uno; 3. i RAEE di piccole dimensioni, ovvero fino a 25 cm, possono essere consegnati in negozio anche senza alcun obbligo di acquisto (principio dell’Uno contro zero). Questo vale per i negozi con una superficie di vendita di apparecchiature elettroniche superiore ai 400 mq; 4. le lampadine a incandescenza e quelle alogene non sono RAEE, devono quindi essere messe nel sacco della raccolta indifferenziata; 5. è bene togliere le pile da ogni apparecchiatura elettrica prima di buttarla. Le pile esauste devono essere conferite negli appositi contenitori che si trovano nelle ecoisole comunali oppure in prossimità di alcuni esercizi commerciali.

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Rifiuti: Rotta, tutti al lavoro per gli obiettivi ambiziosi dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Maggio 2021

“L’obiettivo della Commissione Ambiente è fare in modo che il percorso del Pnrr porti ordine e giusta concorrenza fra i privati nel settore del riciclo dei rifiuti”. Lo ha detto la Presidente della commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, intervenendo al webinar “Le imprese del riciclo motore dell’Economia Circolare”, organizzato da Unirima. “Il PNRR è scritto, ora è necessario applicarlo bene, – ha spiegato Rotta – serve creare una relazione collaborativa fra istituzioni e imprese per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di economia circolare e armonizzare le regole affinché i privati possano agire in un quadro di efficienza nel rispetto della tutela del bene pubblico della salute e del mercato. Il PNRR, oggi contiene obiettivi ambiziosi che dovranno trovare una piena attuazione.” “Ci sono oltre 5 miliardi dedicati alla tutela del territorio – ha ricordato la presidente – e 70 miliardi specificamente dedicati alla rivoluzione green. Il Parlamento farà la sua parte per contribuire alla messa a terra dei progetti, proprio sulla base dell’ascolto e del confronto con i territori, le categorie e le imprese, che sono i veri destinatari finali di interventi pensati per la rinascita del Paese”.

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Soluzioni al problema sempre più impellente dei rifiuti plastici

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

A cura di Olivia Watson, Analista senior – Ricerca nell’investimento responsabile e Drew Kettwick, Analista senior – High yield USA di Columbia Threadneedle Investments. La plastica può generare vantaggi ambientali ed economici. Per esempio, riduce gli sprechi alimentari, taglia le emissioni dei trasporti alleggerendo il peso dei prodotti di consumo, abbassa i costi degli imballaggi e aumenta la flessibilità delle filiere produttive. Questi ed altri vantaggi hanno reso possibile la rapida diffusione della plastica, che negli ultimi 50 anni ha per lo più superato il tasso di crescita del PIL globale. Vista la portata di tale espansione, tuttavia, la plastica e gli imballaggi plastici monouso rappresentano ora una quota crescente dei flussi di rifiuti. La quota di rifiuti plastici mondiali riciclati è stimata ad appena il 9%. A questo tasso di riciclo decisamente ridotto si unisce la carenza di servizi di raccolta dei rifiuti plastici e di infrastrutture di lavorazione in gran parte del mondo. La maggior parte dei rifiuti plastici viene incenerita, inviata alle discariche o finisce nei corsi d’acqua, negli oceani o nei terreni, dove rischia di diventare un inquinante di lungo termine, entrando negli ecosistemi e persino nelle catene alimentari.Negli ultimi anni consumatori e Organizzazioni non governative (ONG) si sono opposti al crescente utilizzo della plastica, ottenendo in breve tempo l’appoggio delle autorità di regolamentazione. Il numero di paesi che hanno vietato i sacchetti di plastica o introdotto una tassa sulla plastica è ora talmente elevato che non è possibile menzionarli uno ad uno. All’inizio della pandemia di coronavirus si è temuto che questo slancio potesse perdere forza in virtù della igienicità di alcuni prodotti monouso e degli imballaggi in plastica. Ma ciò non è successo: le aziende riportano che la questione della plastica rimane in cima alle priorità dei consumatori e molte di esse, tra cui Coca-Cola, hanno accelerato gli obiettivi e i piani legati alla plastica dopo l’inizio della crisi sanitaria. Il divieto di utilizzare i sacchetti di plastica potrebbe avere un impatto solo limitato, ma altre norme cambieranno il panorama della plastica e degli imballaggi per le società e i loro investitori. L’evoluzione del panorama normativo e delle preferenze dei consumatori rispetto agli imballaggi in plastica ha ricadute molto ampie per il settore degli imballaggi. A nostro avviso, la crescita degli imballaggi in plastica dovrebbe proseguire, ma a un ritmo inferiore man mano che si intensificherà il grado di controllo sugli impatti ambientali. È inoltre probabile che la crescita globale sarà esposta in misura maggiore alle economie emergenti, dove l’adozione degli imballaggi plastici è inferiore e le norme sono meno stringenti. Come investitori, continuiamo a coinvolgere i team dirigenti dei produttori di beni di consumo e di imballaggi per comprendere meglio il loro posizionamento relativo e i progressi compiuti verso la realizzazione di prodotti e imballaggi in linea con l’evoluzione del panorama normativo e delle richieste dei consumatori. Continuiamo inoltre a spingere per una migliore comunicazione degli obiettivi e dei parametri ESG e relativi alla plastica, al fine di comprendere meglio l’esposizione al rischio delle aziende e gli avanzamenti rispetto alle tematiche chiave. I produttori di beni di consumo e di imballaggi giocheranno un ruolo di primo piano nel passaggio a un’economia della plastica più circolare e sostenibile, e riteniamo che l’adesione a iniziative come la Alliance to End Plastic Waste, la Sustainable Packaging Coalition e il Global Commitment della Ellen MacArthur Foundation sia un segnale positivo dell’impegno a trovare soluzioni di lungo termine per gli imballaggi in plastica. Gli imballaggi in plastica offrono dei vantaggi alla società e crediamo che siano un prodotto percorribile nel lungo termine, ma permangono alcune sfide. Il passaggio a un modello più circolare e innovativo consentirà agli imballaggi in plastica di rimanere rilevanti e diventare un’opzione più sostenibile in futuro.

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Rifiuti tossici sotterrati sotto le strade

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2021

L’Assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo ha risposto a un’interpellanza del Consigliere regionale Luigi Piccirillo sulle azioni di Regione Lombardia per affrontare il fenomeno del sotterramento di rifiuti e veleni sotto il manto stradale durante la realizzazione di opere infrastrutturali.Piccirillo dichiara: “Il sotterramento dei rifiuti sotto il manto stradale durante la realizzazione di infrastrutture è uno dei nuovi esercizi delle organizzazioni criminali. Sono chiamate le “strade al veleno”, in quanto il nucleo sotterraneo dei conglomerati bituminosi risultano composti da aggregati anche molto tossici per l’uomo. L’Assessore sostanzialmente ha sostenuto che il problema, che si è già presentato in Lombardia, è legato al passato e costituisce un reato che deve essere investigato. La competenza della Lombardia è tuttalpiù di prevenzione ma regione non è stata destinataria di segnalazioni su questo tema. Arpa ha valutato un caso del 2017 a Mantova. Giudico la risposta insoddisfacente e l’attività regionale sul tema scarsa: si fa troppo poco soprattutto in fase di prevenzione di fenomeni criminosi che possono degenerare e trasformarsi in gravi problemi per la salute pubblica e l’ambiente”.

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Governo. Rifiuti urbani: per chiudere il ciclo ci vogliono i termovalorizzatori

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

Non sappiamo se, nel programma del prossimo governo Draghi, il tema della gestione dei rifiuti sarà affrontato. Quello che speriamo è che sia affrontato senza preclusioni ideologiche.Per chiudere il ciclo dei rifiuti sono necessari i termovalorizzatori.L’alternativa ai termovalorizzatori sono le discariche, cioè la scelta ambientalmente peggiore. Non basta la raccolta differenziata, né il trattamento meccanico-biologico che recupera solo parte dei rifiuti urbani, il rimanente, infatti, va in discarica che ha il maggior impatto ambientale negativo, tant’è che l’Ue, dopo anni di ricerca, ha stabilito i traguardi da raggiungere per la gestione dei rifiuti urbani: 65% riciclo, 25% recupero energetico (termovalorizzatori) e 10% discarica. Insomma, la discarica è l’ultima opzione.In Europa ci sono 500 impianti di termovalorizzazione, l’80% dei quali dista meno di 5 km dal centro della città.Purtroppo, anni di disinformazione hanno generato paura e una forte resistenza a una gestione dei rifiuti ambientalmente compatibile.La Regione Lazio e, in particolare, il comune di Roma, sono un esempio di come non si dovrebbe gestire il ciclo dei rifiuti. Il risultato è il “turismo dei rifiuti”, con autotreni che percorrono centinaia di km,in Italia e all’estero.Il tema della gestione dei rifiuti è stato affrontato nella bozza del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr). Purtroppo con vecchie logiche, ambientalmente incompatibili.Urge ricondurre alla Ragione.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Riciclo e smaltimento rifiuti tecnologici

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 gennaio 2021

Da qualche giorno nel centro commerciale del Ring Center a Offenbach am Main, in Germania è spuntata una nuova macchina del “futuro”.Con il nuovissimo ecoATM, i vecchi telefoni cellulari possono essere smaltiti in modo ecologico e sostenibile.Il meccanismo è semplice: il cellulare che si intende vendere viene semplicemente riposto in un vano della macchina che ha le sembianze di un comune distributore automatico, lo sportellino si chiude e il telefonino viene valutato nel più breve tempo possibile e subito dopo fatta un’offerta.Quindi, il venditore che si dichiara d’accordo col prezzo riceve un pagamento immediato.Un’idea geniale nel difficile campo dello smaltimento dei rifiuti tecnologici che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, non solo dovrebbe essere replicata in ogni dove ma potrebbe essere utilizzata anche per altri tipi di strumenti elettronici che i cittadini non vogliono tenere più in casa o in ufficio e di cui vogliono liberarsene.

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Rifiuti radioattivi: Distribuzione sul territorio nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2021

“Si tratta di un lavoro che testimonia l’impegno di questo governo. Serviva un’assunzione di responsabilità su di un tema che attende soluzione da anni e sul quale nessuno dei precedenti governi ha mai voluto esporsi, al punto che il nostro Paese è attualmente esposto ad una procedura di infrazione europea” così Massimo De Rosa, membro del Team nazionale Ambiente del M5S e attuale capogruppo M5S Lombardia, in merito alla pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) e del progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.“È la differenza fra decidere e governare, per il bene del Paese, e l’incapacità di prendere decisioni dimostrata dai precedenti governi e confermata da chi oggi vorrebbe proporsi come alternativa alla guida del Paese” spiega De Rosa: “Un’incapacità decisionale che non solo costa all’Italia l’onere di una sanzione europea, ma lascia esposti al rischio i siti in cui sono provvisoriamente stoccati i rifiuti radioattivi. Siti inidonei al fine dello smaltimento definitivo. L’argomento è estremamente delicato e può costare consenso. Soprattutto se trattato in maniera superficiale e attraverso quella politica vuota degli slogan tanto cara a tutto il centrodestra. Per questo motivo bisognava agire con serietà, perché aldilà di tutta la propaganda becera, i macchinari per la tac e le radiografie, le terapie anti tumorali, continueranno a produrre rifiuti che in qualche modo devono essere smaltiti. Anche a noi piacerebbe si potesse farlo con i like, i selfie e le dichiarazioni a favor di telecamera, ma purtroppo non è così. Per questo motivo l’unico modo serio di affrontare l’argomento è quello di avviare un percorso, che l’Italia attende da anni. Un percorso che non sarà calato dall’alto, ma piuttosto frutto di un lungo iter di condivisione e analisi. Alla discussione parteciperanno enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere. Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente, condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti, e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei comuni. Con serietà e impegno continueremo a lavorare per la sicurezza del territorio e un domani sostenibile” conclude De Rosa.

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Roma Capitale. La catastrofe rifiuti a Roma e nel Lazio chiamata Raggi e Zingaretti

Posted by fidest press agency su martedì, 29 dicembre 2020

Roma. Quali “doni” ha portato Babbo Natale ai romani? La monnezza.Vediamo quali sono i “doni”: 1. Il 71% dei rifiuti organici romani prende la strada del Veneto e del Friuli. Costo 21 milioni di euro, con i tir che consumano 3 milioni e mezzo di litri di gasolio e percorrono 10 milioni e mezzo di chilometri, con una produzione di 1 milione e 750 mila kg di anidride carbonica. 2. Il costo medio annuo della Tari per cittadini romani è di 280 euro; per i milanesi è di 210 euro. 3. L’addizionale Irpef (tasse) del Comune di Roma e della Regione Lazio è la più alta d’Italia. 4. La sindaca Raggi e il presidente Zingaretti non vogliono i termovalorizzatori, sicchè i rifiuti sono portati, per l’85%, in altre regioni o provincie. Insomma, Roma tratta in proprio solo il 15% dei rifiuti, contro il 99% di Berlino e il 95% di Parigi. 5. L’amministratore delegato dell’Ama (azienda dei rifiuti romana) ha dichiarato che per chiudere il ciclo dei rifiuti ci vuole il termovalorizzatore. 6. E’ stato chiuso uno dei due termovalorizzatori presenti sul territorio regionale. Rimane in funzione solo l’impianto di S. Vittore da 350 mila t/a, mentre il Lazio ha un fabbisogno, stimato dal Ministero dell’Ambiente, per 900 mila t/a, dunque c’è un deficit di circa 550 mila t/a. Insomma, nel Lazio occorrono almeno altri due termovalorizzatori. In Lombardia ci sono 13 termovalorizzatori, con recupero energetico e produzione di calore e elettricità. 7. Il governo nazionale della passata legislatura, a guida Pd, prevedeva impianti di termovalorizzazione nel Lazio. Lo stabilisce, anche, l’Unione europea. 8. Il Piano rifiuti, approvato lo scorso luglio dalla Regione, oltre che tardivo, contrasta con la direttiva europea e con la legge nazionale. 9. L’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale scrive che il Piano dei rifiuti regionali, getta “un’ombra sia sulla realizzabilità degli obiettivi tendenziali, sia sull’adeguatezza della programmazione impiantistica pluriennale, deputata a chiudere il ciclo in base alle caratteristiche dei flussi attesi”. Insomma, l’Agenzia stronca il Piano regionale. I due Babbo Natale, che i romani ringraziano per i “doni”, non hanno chiara la scelta: l’alternativa ai termovalorizzatori non è la raccolta differenziata, ma la discarica, in sostanza, o termovalorizzatori o discarica. Non se ne esce da questa scelta ma, la Raggi e Zingaretti, si affidano alle chimere. Il risultato è che Roma è sommersa dai rifiuti che i cittadini pagano in termini di degrado e di maggiori costi economici e ambientali. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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“Per ridurre i rifiuti più recupero, più impianti e più cultura della sostenibilità”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, è importante parlare dell’aggressione dei rifiuti alle nostre montagne: oltre 25 kg di plastica cadono sopra i nostri monti ogni anno a causa della presenza nell’aria delle microplastiche. Se mai ve ne fosse bisogno questa è la ulteriore prova che nella battaglia per la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti non abbiamo più un minuto da perdere”, così la presidente della Commissione Ambiente della Camera, Alessia Rotta, lancia il proprio appello nel corso dell’evento “Nevica plastica” di Courmayeur. “Serve aumentare il recupero e il riuso dei rifiuti – dice la presidente Rotta – e nello stesso tempo ridurne la produzione. Servono quindi sia impianti di trattamento e smaltimento sia una battaglia culturale tra le famiglie e le imprese facendo diventare “popolare” la causa della riduzione dei rifiuti”.“Dobbiamo riuscire a chiudere il cerchio dell’economia circolare – aggiunge la Presidente della Commissione Ambiente della Camera – dato che oggi paghiamo il conto salato di avere una risorsa e di sprecarla, anzi di renderla dannosa sia economicamente che ambientalmente gettandola in discarica. Come spiegano i dati di REF Ricerche, infatti, l’Italia ha un passivo di 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti da avviare a recupero energetico o smaltimento tra rifiuti urbani e speciali e ben 14 regioni in deficit, costrette ad esportare al di fuori dei propri confini rifiuti urbani destinati a smaltimento. Serve quindi che il Programma Nazionale dettagli precisamente gli obiettivi, ma anche i meccanismi di incentivo/penalità per la Regioni. Questo vuol dire avere attività di monitoraggio e poteri sostitutivi con tempi certi nei confronti degli enti inerti o inadempienti, ma anche disporre di una apposita struttura di missione, con competenze mutuate da ISPRA, da mettere a disposizione di quelle Regioni che hanno carenza di competenze tecniche e organizzative”.“In Italia stanno crescendo i rifiuti e stanno diminuendo gli impianti di trattamento, le microplastiche oramai si trovano anche sulle montagne, per cui mi pare evidente che il tempo sta scadendo e come sistema Paese dobbiamo darci una mossa all’interno di una strategia Ue chiara, che ci indica linee guida di azione non più rinviabili” conclude Rotta.

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Contrasto stoccaggio illegale rifiuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Il disegno di legge “Terra Mia” costituisce certamente – a giudizio del WWF – uno strumento importante per contrastare chi, al Nord come al Sud d’Italia, crede di poter creare zone franche, autorizzate e non, in cui vengono abbandonati o stoccati illegalmente enormi quantità di rifiuti, anche pericolosi, dove spesso si sviluppano roghi tossici che rilasciano emissioni inquinanti, comportando gravi danni per la salute e mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini. Da troppo tempo questi fenomeni si sono fatti più frequenti e diffusi in tutta Italia e il WWF ha promosso, nel corso del tempo, numerose azioni legali a sostegno delle autorità investigative. Ma a questo punto – rilancia il WWF – è urgente e necessario che il Consiglio dei Ministri approvi il provvedimento e lo trasmetta alla Camere perché inizi il percorso parlamentare. Tra le misure contenute nel DDL, per il WWF sono di particolare importanza l’aggravamento delle sanzioni penali per i reati di discarica abusiva, abbandono o deposito di rifiuti pericolosi da parte di soggetti privati e di combustione illecita di rifiuti e il riconoscimento dell’infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività di gestione illecita dei rifiuti (con modifiche del Codice Antimafia e del Codice Penale). Queste norme, contenute nel DDL “Terra Mia”, devono quindi trovare da parte del Governo e del Parlamento un’attenzione adeguata e tempestiva per porre finalmente un argine ad un fenomeno intollerabile.

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