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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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L’altra faccia della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

L'altra faccia della vita(Saggistica ) (Italian Edition) Kindle Edition Non ci giriamo tanto intorno. Quanto scrivo, circa il nostro rapporto con l’al di là, è stato già pensato e fantasticato, e persino riempito di paure, d’orrori, di gioie e di tormenti, da tantissimi prima di me. E’ una storia, quindi, risaputa.
Eppure anch’io intingo la penna nel “calamaio della vita” per parlare d’oggi, pensando all’altra riva, quella che il sommo Poeta fece dire a Caronte, il nocchiero infernale, figlio dell’Erebo e della Notte, essere “né le tenebre eterne, in caldo ‘n gelo”.
Questa rappresentazione ci raggela come molte altre descritte da prosatori, poeti e scrittori di fantascienza.
Noi oggi guardiamo l’universo, che ci circonda e ci compenetra, dotati di una macchina stupenda, il nostro corpo, per quanto sia incapace di vincere tutte le battaglie alle quali è sottoposto quotidianamente. Oggi, di certo, può farlo meglio che in passato, supportati come siamo dalla ricerca scientifica, dalle tecnologie e quanto altro.
Tutto ciò non ci sottrae dal comune destino. Possiamo solo prolungare di qualche anno, o di qual-che decennio, la nostra esistenza. Alla fine non sfuggiamo all’abbraccio mortale. Abbiamo rigirato per millenni “questo calzino” in tutti i modi possibili, ma alla fine è prevalsa la paura, figlia dell’ignoranza e matrigna della presunzione. Persino la speranza cristiana non ha lenito quest’inflessibile momento determinato dal fato. Abbiamo costruito modelli di perfezione, stabilito delle regole, imposto persino con la forza e l’arbitrio, un nostro modo di vedere in opposizione a un altro in nome di un credo che abbiamo considerato incrollabile, incontrovertibile, dogmatico, per la sua supposta origine sacra, laica o confessionale che sia.
E’ stato sufficiente che un nostro simile lo avesse affermato con convinzione per persuaderci che oltre le colonne d’Ercole vi fosse una forza capa-ce di ridarci una nuova vita.
Continua a essere, il nostro tormentone. Fu un momento magico per i profeti che ci parlavano di un’esistenza oltre la vita, perché abbiamo voluto con tutte le nostre forze creder loro. Non potevamo restare nell’ignoranza, per un qualcosa che ci sfuggiva, per una vita che ci lasciava, per noi stessi che ci trovavamo alle soglie di un gran viaggio verso l’ignoto: la morte.
La morte l’abbiamo persino esorcizzata, definita in altre parole. Abbiamo cercato di allontanare questo “calice” dalla nostra bocca, nella speranza di ritrovare in qualche modo l’eternità da vivi e non in quel mondo che non si conosceva: hic sunt leones.
Ci siamo immersi nel lavoro. Abbiamo faticato per stordirci. Siamo diventati eroi, per sfidare la morte. Siamo diventati dei pavidi per sfuggirle. Ci siamo celati nelle sottili elucubrazioni dei nostri pensieri: cogito ergo sum per dirci ci siamo, dobbiamo solo mettere ordine alle nostre conoscenze perché il gran passo nell’al di là altro non è che una continuazione, sia pure con vesti cangiate, del nostro presente, della condizione di vivi. Ma chi ci assicura che la vita è là e non qua? Possiamo quasi toccare l’impulso vitale che ci fa nascere. Possiamo quasi sfiorare l’ultimo istante del nostro cammino che ci porta altrove, ma non riusciamo in alcun modo, se non quello di ricorrere alla fantasia, per capire da dove siamo venuti e dove andremo. Io qui ora vi affermo che questo è un falso problema. Noi sappiamo bene da dove veniamo e dove andremo. La prova è sotto i nostri occhi. Basta saperla individuare. Non bendiamoci con i pur sacri veli di una religione o con le pezze che ci sono offerte dalla filosofia, dalla ricerca speculativa della nostra natura fisica, dalla forza del nostro pensiero laico o religioso che sia. Non bendiamoci. Apriamo gli occhi e cerchiamo di vedere ciò che c’è e non ciò che possiamo solo immaginare come possibile. Non accontentiamoci dei falsi idoli. Andiamo al cuore delle cose perché la morte non è né la fine né l’inizio di ciò che vogliamo credere.
E’ il nostro presente. E’ un presente che non ha un passato e nemmeno un futuro. L’invito che faccio è di guardare con serenità, e soprattutto senza timori, il grande e inevitabile passo che ci attende. Esso richiede la presenza d’uomini e donne forti. Costoro non possono essere inclini alle suggestioni ma aperti alla ricerca e a una spiegazione finale.
E’ la sola condizione che può renderci consapevoli di un’esistenza mediata dalla volontà di comprendere un sottile ma logico disegno che si colloca inevitabilmente oltre a quella che oggi consideriamo la nostra vita e che è stata dei nostri progenitori e lo sarà per i nostri figli e pronipoti.
Forse se fossimo in grado di conoscere tutta la verità su ciò che potrebbe attenderci, “nel regno delle ombre”, non avremmo la forza, lo stimolo vitale per combattere le avversità, per non gettare la spugna al primo ostacolo, e preferiremmo morire perché tale evento ci porterebbe la pace e la serenità desiderata. Sarebbe, quindi, un ottimo motivo per tacere, per farci bere il contenuto di questo calice sino all’ultima goccia, per quanto potesse essere amaro. Vincere, quindi, il disgusto e la contrarietà d’oggi dovrebbe rendere più gradito e più accettabile il trapasso. D’altra parte la fede che c’è stata inculcata cerca di farlo con i suoi rituali e inviti a non chiudere, del tutto, la porta alla speranza. Noi ci attacchiamo a essa come fa l’edera arrampicandosi lungo i muri delle case sino a coprirli, interamente, con i suoi rami e foglie. Come l’edera noi costruiamo il nostro futuro, foglia dopo foglia, passo dopo passo, ogni tanto inciampando, incontrando una crepa nel muro, la sporgenza di un capitello, un ostacolo imprevisto, ma tutto ciò non c’impedisce di continuare a procedere.

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Uomini e finanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Uomini e finanza(Economia, lavoro, finanza) (Italian Edition) Scrive Giulio d’Orazio sull’Informatore economico sociale “La società industriale si è caratterizzata per la distribuzione del-la ricchezza mediante la produzione e la vendita dei pezzi prodotti: più vendo, più produco, più creo occupazione e quindi disponibilità all’acquisto. Il profitto era dato dalla concentrazione di lavoratori e di macchine, popolazioni e prodotti, risorse e ambiente; con uniformità di ritmi, orari, svaghi e accudimento ai bisogni; sviluppando attese di massa e politiche economiche e sociali, imperialiste e onnicomprensive. Questo modo di lavorare e di produrre oggi è superato”.
Se prima c’era una concentrazione di popolazione per diminuire i costi oggi con il p.c., il telefono, la telematica e la videomatica si è aperta un’espansione verso il territorio, essendo venute meno le esigenze d’accorpamento. “Come prima risposta alle mutate condizioni di vita e di gestione dell’economia è che essa non resta più un “appannaggio dei soli economisti” ma tende ad aprirsi a ceti e settori diversi.
Rivoluzioni gestionali nell’organizzazione del lavoro e nella presenza dell’azienda sul territorio si traducono, con la “qualità totale”, con la «movimentazione dei capitali”, con l’utilizzo sempre più ampio delle società di servizi e con l’impiego in-tensivo della robotizzazione delle produzioni, in altrettanti porta bandiere del nuovo che avanza. Un discorso che ci porta alle stesse conclusioni di D’Orazio, vice presidente dell’Associazione Nazionale dei sociologi, quando afferma che “acquistano sempre più importanza i flussi di pensiero tra soggetti: azienda di credito e azienda commerciale; autorità monetaria e cittadini; e così via”.
In tale situazione la comunicazione, l’immagine, la capacità di sapersi diffondere con efficacia e successo supera d’importanza i tradizionali fattori imprenditoriali. La partita, dunque, si gioca per intero sulla “comunicazione” e sulla capacità di saper gestire al meglio i relativi strumenti operativi. Un concetto che vede nell’elemento sinergico, tra le varie specializzazioni economiche, scientifiche e tecnologiche, proprio la comunicazione. Quando si parla di politica, di conflitti sociali, d’assistenza, di previdenza e di giustizia, noi facciamo dell’economia uno strumento che si associa agli altri e si fonde con essi e si manifesta non tanto e non solo come un’operazione finanziaria, o l’avvio o il consolidamento di un’attività industriale, ma come sintesi di un disegno strategico che tocca tutti in uguale misura.
E’ un genere di discorso che si compone di variabili aggreganti in un gran disegno che configura l’uomo protagonista solo se dimostra d’essere sociale e socievole in pari tempo.
Sotto questo profilo l’economia non differisce di molto dalla storia, dalla pedagogia, dalla sociologia, dalle dottrine politiche e giuridiche e, in genere, dalle restanti scienze dell’uomo poiché nel loro insieme rappresentano la “scienza del comportamento”. Ogni comportamento umano è, infatti, sempre il risultato dell’interazione di situazioni combinate, esterne e interne alla persona è sempre cioè indicativo. Sono modi di agire che non sono tra loro slegati. Ogni comportamento è un’unità strutturata, molare e non molecolare, che insieme al “come” del suo configurarsi implica sempre un “perché” che lo avvia. Dobbiamo, semmai, convenire che per cogliere l’uomo nella sua globalità, unità ed essenza occorre oltrepassare le scienze. L’economia rientra nella totalità di questo progetto. Non possiamo considerarla separata. Dobbiamo, semmai, fare in modo che si concili con le altre parti per dare alla vita un significato e un orientamento in grado di raggiungere traguardi rivolti all’universalità ed essenzialità del suo essere e del suo divenire.
E’ un impegno dovuto. L’uomo è l’unico che non si limita a esistere ma sente di essere, e di essere appieno, solo quando, spingendo avanti il suo intelletto invade la realtà con il suo pensiero. L’economia fa parte di questo disegno. E’ fondamentale, quindi, che si faccia carico del giusto uso di tali strumenti per raggiungere la meta che il destino gli ha assegnato: “inter mathematicam et naturalem”.

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Vite degli uomini illustri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Vite degli uomini illustri(Saggistica Vol. 10) (Italian Edition) Kindle Edition. Sono stato ispirato a scrivere questo libro e a indicarne il titolo, mentre leggevo tra le mie note alcuni nomi che avevo evidenziato per l’importanza che vi annettevo sui temi da me trattati, memore delle mie precedenti letture sulle “Vite Parallele” di Plutarco.
Non ho di certo raggiunto, per numero, le sue cinquanta vite né le mie persone importanti hanno le stesse caratteristiche e modalità di scelta di Plutarco giacché egli accosta un personaggio greco ad uno latino con l’intenzione insieme politica e culturale. Le mie preferenze riguardano, invece, aspetti particolari e mirati per le mie specifiche trattazioni. A questo riguardo il rapporto è informale nel senso che tratto della loro vita solo taluni risvolti e non altri. Non mi sono sottratto, invece, a una riflessione maggiore sui miei personaggi forse influenzato dalla cultura scientifica vissuta da quelli tratteggiati nell’opera di Plutarco. Rilevante, infatti, è stata la sua polemica “contro la concezione stoica di una divinità immanente al mondo, un recupero di Platone alla luce della tradizioni pitagorica, il tentativo di restaurazione della memoria religiosa greca anche attraverso la ripresa di elementi della diretta esperienza religiosa, quali la mantica e la demonologia, spesso in polemica contro le pretese dei razionalisti che Plutarco giudica eccessive.”
Plutarco nacque prima del 50 d. C. Trascorse la maggior parte della propria esistenza nella nativa Cheronea. Secondo Eusebio visse sino al 125 d.C. Fece, tuttavia, importanti viaggi sia in Grecia sia nelle altre zone dell’Impero romano. Ad Atene gli fu conferita la cittadinanza onoraria. Gli furono affidati molti incarichi importanti. Quello, tra gli altri, di sacerdote delfico, che detenne per circa un ventennio, fu il più gradito.
Il tema religioso risentì fortemente dei fermenti mistici dell’epoca associato a quella parte dello “stoicismo aperto ai problemi morali, alla tematica del destino dell’uomo e del suo posto nell’universo, alla considerazione panteistica della natura, resta fondamentalmente una dottrina razionalistica, cui sono estranei i temi più caratteristici del misticismo.” Un tempo che ho richiamato ai fermenti attuali dove, sia pure sotto altre sembianze, affiora la credenza nella trasmigrazione delle anime, la incarnazione come espiazione di una colpa, le pratiche magiche come mezzi di liberazione e salvezza. Vi affiora, altresì, il tema della presenza del male nel mondo. Vi fanno parte integrante schiavitù, sfruttamento, oppressione. All’opposto vi sono gli stoici che vedono nell’universo la realizzazione della provvidenza divina. In questo clima s’innesta sia la cultura giudaica della diaspora sia quella ufficiale greca-romana operata da Filone d’Alessandria (22 a.C.) a cui si deve un commento allegorico della Bibbia. Vi sono, quindi, molti motivi che si riallacciano al filone dei miei scritti, e si richiamano alla primavera Ateniese, nei secoli tra il 400 e il 300 a.C., e che ebbe il suo massimo fulgore al tempo di Pericle.

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Editoriali Fidest 2010-2012

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Editoriali Fidest 2010-2012(Italian Edition) Kindle Edition. Il tema ricorrente è quello politico ma con una piccola variante nell’accennare un progetto che ha già fatto parte di una pubblicazione specifica.
Il progetto ha trattato aspetti che rilevo d’importanza vitale per la stessa sopravvivenza del genere umano, e non solo. Sono, nel loro insieme, questioni che investono la politica e i credi religiosi. Si tratta di coinvolgere la politica, per un richiamo alle sue scelte cruciali, e la religione nel rivedere il ruolo dell’uomo sulla terra. Significa essere consapevoli di trovarsi al cospetto di due diritti inscindibili tra loro.
Il primo è quello della vita e, il secondo, del vivere. Non si può, infatti, sostenere l’uno escludendo l’altro o per meglio dire relegando il secondo alla rassegnazione e alla sofferenza come un sacrificio necessario per ambire a una felicità extraterrestre più surreale che reale. In altre parole non si può, anzi non si deve asserire che il diritto alla vita vada garantito prescindendo dall’altro se lasciamo morire di fame, di sete e di malattie milioni di bambini e le loro mamme. Questo perché va assicurato, come prioritario, un tetto, un’istruzione, un lavoro e una vecchiaia serena per tutti. Si dice ha un costo insostenibile. Può darsi. Consideriamo gli sprechi e le risorse che sono dirottati per spese fatte più per distruggere che per creare beni. Penso alle guerre, agli armamenti, alla pessima ridistribuzione delle risorse, ai facili arricchimenti di taluni a danno degli altri. In proposito ho affrontato il problema immaginando due modi di vivere nel mio racconto “Vulnus”, collocando il mio personaggio nel quarto millennio. Egli vive in una società, dove la popolazione mondiale non supera i trecento milioni.
Tutti, sin dalla nascita, hanno un’abitazione sicura, un’istruzione adeguata, un lavoro tutelato fino all’ultimo giorno della vita poiché l’impiego ha delle variabili legate all’età oltre alla professionalità di ciascuno. In pratica, per meglio intenderci, suppongo un’attività come quella di un giocatore di calcio professionista che, giunto diciamo a trenta-cinque anni, appende gli scarpini al chiodo ma non si può dire che debba andare in pensione. Si sceglie semplicemente un’altra attività.
Se estendo questo concetto a similari casi e lo collego alla circostanza che sia possibile migliorare lo stato di salute degli anziani rendendoli idonei ad attività, sia pure più sedentarie, ma altrettanto importanti nell’economia gestionale della società, possiamo configurare una comunità forse meno condizionata dagli imprevisti ma più egualitaria. Di certo potranno entrare in gioco altre variabili nelle quali è duro rinunciarvi come la genitorialità per affidarla ai laboratori tra alambicchi e provette e nel confinare lo stimolo sessuale solo al piacere fine a se stesso. La stessa religione scalerebbe di valore con i suoi riti ma non verrebbe meno la fede.

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Il laboratorio dell’Ultima frontiera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

il laboratorio dell'ultima frontiera(Italian Edition) Kindle Edition “L’ultima frontiera” è alla terza edizione. Oggi appare come un “laboratorio”, ovvero una fucina di pensieri. I vari argomenti trattati sono stati desunti da una raccolta di saggi da me scritti sul pensiero contemporaneo. Essi vennero in parte pubblicati sulla stampa locale e, dall’altra, restarono inediti. A loro volta furono completati e arricchiti, nel corso della trattazione, da numerosi richiami ai periodi precedenti. Da allora a oggi, ci sono stati sensibili cambiamenti. Si è reso, quindi, necessario riesaminare il tutto per apportarvi le adeguate integrazioni e relative modifiche. La parte che è stata, più delle altre, sottoposta a “revisione” concerne la storia dell’evoluzione del pensiero scien¬tifico, le nuove fonti energetiche, gli iperspazi, la caduta del bipolarismo e l’esplosione dei conflitti regionali e la loro pericolosità in seguito alla proliferazione degli armamenti nucleari, chimici e batteriologici. E’ stato, inoltre, riservato un piccolo spazio al nostro passato remoto per capire come sono arrivati all’odierna forma di civiltà dopo un viaggio nello spazio durato milioni di anni.

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La mistica del benessere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

la mistica del benessere parte secondaParte seconda (saggistica scientifica Vol. 4) (Italian Edition).Già un milione e 600mila anni fa la forma d’alcuni manufatti, rintracciati, suggeriscono delle simmetrie nella lavorazione delle pietre e vi lasciano intravedere delle relazioni geometriche alquanto ricercate. Un vero e proprio miglioramento si avvertì, tuttavia, intorno ai 300mila anni fa. Fu una data, anch’essa, indicativa. Per taluni antropologi la storia, o per meglio dire il principio dell’epoca pleistocenica, incominciò 500.000 anni, ma più verosimilmente dovremmo orientarci sui 250.000 anni fa. Ciò che è più certo, e forse più utile, è che l’uomo fu testimone di molti sostanziali cambiamenti nel paesaggio e nella configurazione della superficie del suo pianeta. Mutamenti catastrofici del clima indubbiamente coinvolsero tutta la terra. Tre o quattro età glaciali si susseguirono l’una dopo l’altra in latitudini elevate. Furono accompagnate da periodi di piogge torrenziali in zone subtropicali, ora aride. Intanto l’uomo era osservatore della comparsa di nuove specie animali che s’imponevano per selezione naturale, talvolta soltanto per scomparire di nuovo. La più curiosa di tutte le specie che comparvero, fu, tuttavia, l’uomo stesso. E’ stato un processo evolutivo, lento ma continuo, della specie umana dagli ominidi al vero e proprio homo sapiens e faber. Un momento critico fu quando gli uomini impararono a controllare e poi cominciare il processo chimico della combustione. Si può presumere che tutti i più antichi ominidi fossero raccoglitori. Le asce a mano sarebbero servite tanto per scavare radici commestibili, quanto come armi da caccia. Il sinantropo quasi certamente era carnivoro. Gli ominidi, a loro volta, erano sostanzialmente onnivori.
Essi mangiavano qualsiasi cosa potessero procurarsi. Impararono in tal modo, anche a loro spese, a riconoscere le piante e i frutti commestibili e curativi da quelli velenosi e indigesti. A questo punto ci stiamo avvicinando a un effettivo progresso verso l’umanità piena. Esso è coinciso con lo sviluppo del linguaggio come mezzo di comunicazione, interindividuale e dell’origine della simbolizzazione delle immagini e della logica grammaticale (tecnologia del linguaggio). Ciò ha portato a un’evoluzione dell’intelligenza e, di conseguenza, ha dato il via alla struttura sociale, alle migrazioni verso nuove aree, alla ricerca organizzata del cibo e del modo come riprodurlo intensivamente, alla scoperta della coltivazione delle piante e dell’allevamento degli animali. E’ stato anche un momento magico per la medicina. Essa è nata in parallelo con lo sviluppo dell’urbanesimo. Il villaggio ha favorito lo scambio d’informazioni e la vita agreste, meglio organizzata e finalizzata, ha per-messo di ricavare la prima farmacopea. E’ stato un cammino molto lungo e travagliato.
L’uomo apparve come un animale raro e raccoglitore di cibo. Incominciò, probabilmente, a racimolare erbe selvatiche e i frutti delle piante. Abbiamo buoni motivi di credere che da questo punto si collochi anche la comprensione sulle virtù nutrizionali e terapeutiche di talune piante ed erbe. E’ il primo passo.

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Il prezzo del progresso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

Il prezzo del progresso(Saggistica) (Italian Edition). Il desiderio d’immortalità è, da sempre, un tratto caratteristico della famiglia Anthropos, come disse suggestivamente il Tasso nei versi:
Muoiono le città, muoiono i regni
Copre i fasti e le pompe arena e erba
E l’uomo d’esser mortal par che si sdegni.
Il diniego della morte, tuttavia, non è uguale in tutte le epoche e in tutte le latitudini. Sembra aver raggiunto un’espressione estrema in Occidente dall’Ottocento, con l’insorgere di due fenomeni tra i più indicativi della storia moderna: la rivoluzione industriale che dà all’uomo, nuovo Prometeo, l’impressione di poter prendere in mano il proprio destino; e la crisi dei valori, o dei fondamenti, valsi a dare un senso non effimero alla sua fragile esistenza.“L’incertezza metafisica – osserva Todisco – per un verso, la grande speranza scientifica progressiva dall’al-tro, hanno portato gradualmente l’Occidente moderno e postmoderno ad assumere un atteggiamento apparente-mente contraddittorio: da un lato il progetto di “sconfiggere” la morte e di raggiungere l’immortalità non nell’al di là ma nell’al di qua; dall’altro il nascondimento meticoloso del fenomeno della morte, la sua cancellazione, dalla scena pubblica e visibile, come testimonia, per esempio, la progressiva riduzione dei riti funebri, una volta solenni e partecipativi, ad atti sbrigativi e semiclandestini per sbarazzarsi al più presto dei “cari cadaveri”. “Non è un caso, a mio parere, che proprio il Paese all’avanguardia del rifiuto della morte è anche il più avanzato nella scienza e nella tecnica, quindi più impegnato nella guerra a morte”. L’American way of life, che per tutti i Paesi del mondo, compresi gli acerrimi nemici, costituisce il modello privilegiato di riferimento, è segnato dal rigetto radicale della morte, che si esprime in positivo nei ritrovati e nelle prati-che tese a prolungare la vita sempre più; e, in negativo, nella continua rimozione psichica del lutto. “En attendant” che la morte sia sconfitta in laboratorio, si fa finta che non ci sia.Fra gli infiniti esempi di rapida negazione della morte è indicativo il finale di “Nashville”, il bel film di Altman, in cui una cantante di un complesso girovago, mentre si esibisce sopra un palco elettorale all’aperto, davanti ad una gran folla, è stesa dal colpo di pistola di un giovane attentatore confuso nella calca.
Qualche attimo di panico. Poi la “voce” della sventurata, che è trasportata esanime fuori della scena, occupa il suo posto e attacca imperterrita una trascinante canzone del repertorio sul leit-motiv “It don’t worry me” ed invita briosamente il pubblico a cantare con lei. Il pubblico risponde e la tragedia finisce in una specie di tripudio corale ritmico esorcistico in cui ritorna il verso liberatore: “It don’t worry me” – ciò non mi riguarda – che tutti scandiscono in crescendo. E’ un modo per mettere a fuoco due aspetti evidenti dell’evento della morte contemporanea: la sua “privatizzazione”, da una parte, e la sua “medicalizzazione” dall’altra. Con ciò noi riduciamo la morte dal suo ambito pubblico e collettivo a un accadimento privato, condannato a consumarsi nell’emarginazione e nella solitudine. La morte, inoltre, è ridotta a malattia, per cui il morente è assegnato, nella divisione del lavoro, all’esperto, al “tanatologo”, che tratta il trapasso scientificamente, al di fuori delle emozioni, degli affetti del parentado, e senza le mediazioni rituali e sociali che servivano a “elaborare” il lutto, e a “por-tare i vivi a ricostruire simbolicamente la perdita nel loro animo.” Diventa, in tal guisa, una difesa collettiva nei confronti della morte. In un certo senso sono proprio i progressi della medicina ad accentuare il fenomeno della relegazione della morte fuori della vita familiare.

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Storia di pittori

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

storia di pittori5Volume quinto (Italian Edition) Kindle Edition. L’ultima raccolta in lingua italiana, di questi cinque volumi, merita, a mio avviso, una riflessione più attenta e articolata sull’impegno che ho inteso assolvere. Il sesto, invece, fa parte a se stante essendo stato proposto in lingua inglese pur non avendo mutato argomento.
E’ che spesso le persone meno attente o distratte da altri e più pressanti impegni di lavoro e familiari, non seguono le varie mostre che nella propria città e altrove sono allestite e che spesso riguardano artisti poco noti, ma anche celebri del passato e del presente, e così facendo perdono l’occasione per darsi ora una rinfrescata dalle letture del tempo che fu, che per taluni si è trattato di un vero e proprio impegno scolastico nello loro verde età, con lo studio della storia dell’arte, e per altri una infarinatura un po’ legata all’input familiare, degli amici e da curiosità e interessi di natura personale e professionale.
Non ricordo quando fu il momento in cui volsi lo sguardo a una pittura per riversarvi un’attenzione più diretta e attenta e che non fosse solo quella delle immagini riprodotte in un fumetto o dalle storie da rotocalco. E’ che mi sorpresi, con il senno di poi, nel non aver saputo cogliere, da giovane imbelle, la meraviglia e l’ammirazione dei miei contemporanei davanti a una stupenda rappresentazione artistica e a rilevarla unicamente come una mera curiosità.
E’ un discorso che non intendo solo rivolgere alla pittura ma anche alla fotografia sia perchè molte opere d’arte le ho conosciute dalle foto che le riproducevano nei libri che ho letto, sia per il rispetto che devo a quell’arte diversa perché espressa non da una pennellata ma dall’osservazione colta dall’obiettivo e che spesso è riuscita a carpire un magico momento di un evento e con lo stesso stile del pittore.
In entrambi i casi ci volle non tanto lo studio sui libri di storia dell’arte per scuotere la mia indifferenza, quanto la mia ritrovata capacità di soffermarmi alla “lettura” del messaggio pittorico e fotografico che si presentava al mio cospetto e al desiderio di un approfondimento.
Credo di aver provato la stessa sensazione appagante allorché passai dal tracciare centinaia di asticciole sul quaderno della prima elementare ai caratteri più definiti dalle vocali alle lettere e alla parola composta e attraverso la quale riuscivo man mano a coglierne il senso nel suo periodare.
Mi mancava la tecnica che mi avrebbe portato a tradurre una pennellata in un linguaggio scritto e a saperlo comprendere nella sua pienezza.
Ho anche provato ad usare il pennello, la tavolozza e i colori e a imbrattare qualche tela ma come chi sa leggere ma ha poca dimestichezza con l’arte della scrittura per ideare un poema o imbastire un racconto nelle sue articolate trame, mi son reso conto che non ne avevo la vocazione ma semmai l’infatuazione del momento.
Forse sono stato più fortunato con la fotografia dove potevo cogliere l’istante “magico” di un momento colto nei baleni della mia vita verso persone e immagini che intendevo fermamente che mi restassero non solo nel cassettino della mia memoria, a futura rimembranza. E’ così che con religioso raccoglimento ogni tanto sfoglio l’album di famiglia e nella foto che osservo si affollano i ricordi e gli affetti in specie quelli che ho perso con la loro dipartita.
Così mi limitai a leggere e a riflettere sui commenti dei critici e a cercare in alcuni casi a decifrare il loro linguaggio ermetico per definire un dipinto e a dargli la stroncatura o il plauso che a loro avviso si meritava. Imparai anche a dissentire anche se a suffragare le mie diverse considerazioni non sono stato mai capace di trovare gli argomenti con lo stesso tono alto adoperato da costoro, per le loro elaborate e dotte osservazioni. Mi limitavo a dire non mi piaceva o che era molto bello e non sempre avevo la forza e anche, se vogliamo, l’arroganza di attribuirmi a conoscitore profondo delle tecniche pittoriche che passavano sotto i miei occhi. (foto: storia di pittori5)

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Ritorno dal coma

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

ritorno dal coma(Fantascienza) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “L’insondabile mondo, che molti di noi pensano ci possa essere di là della vita, e che carichiamo di particolari significati solo per cercare di togliere il velo da questo grande mistero che ci circonda e ci compenetra, resta immutabile nel tempo che abbiamo vissuto e per le generazioni venienti.
Per quanto mi riguarda, e così hanno fatto e continueranno a procedere molti altri, ho già cercato una spiegazione avvalendomi di quanto la scienza possa avermi offerto, con una ricerca ardita e appassionata al tempo stesso, e per quanto mi abbia consentito la fantascienza e l’esoterismo con le sue storie fantastiche ma anche inquietanti sul comportamento umano e sulla capacità della mente d’influire sul soma.
Devo dire che già due volte ci ho provato. La prima con il mio libro “Vulnus”, nel quale ho descritto la vita di un umano che ha abitato la terra nel tremila d.C., ma che, per effetto di alcuni flash-back, ricorda una sua precedente vita nel XX secolo. Il confronto è diventato, in questo modo, inevitabile. Eppure per quanto il ricordo, che ho riesumato nelle sue rimembranze, fosse nitido e circostanziato, non mi ha consentito di trovare una spiegazione al lunghissimo tempo che è intercorso tra l’essere stato e la sua nuova identità. Questo vuoto non si è rivelato né è mutata la comprensione per ciò che l’avrebbe atteso, oltre la vita, anche se il suo nuovo permanere sulla terra, senza passioni e particolari interessi e stimoli emozionali, lo ha reso un essere passivo, quasi un meccano nelle mani di un creatore che sembra aver perso ogni interesse per la sua creatura. Nella seconda ipotesi creativa, con “Le ombre”, ho descritto una mia personale esperienza con un’entità che potrei definire extraterrestre, ma umana nell’aspetto e nel comportamento, anche se misteriosa nel suo agire e tessere i rapporti con me.
Ora ci riprovo e questa volta vorrei dimostrare come sia possibile, dopo la morte, assumere nuove sembianze, ma questa volta senza ricominciare dall’inizio, per ripetere la propria esperienza terrena. E per questo sono già pronto a cimentarmi con i “Sette cavalieri dello spazio”.Si tratta di reincarnazione? Non esattamente, almeno secondo una certa letteratura in proposito.Nella reincarnazione, infatti, si muore e si torna a vivere in un altro corpo, ma questo deve essere, necessariamente, in fase di formazione nel ventre della genitrice e non, com’è nel mio caso, “in corso d’opera” sebbene in particolari condizioni da parte del ricevente. Un’altra ipotesi da me considerata, e alternativa alla reincarnazione, è la teoria degli iperspazi che prevede un passaggio che oggi è oltremodo arduo immaginare. Nella teoria degli iperspazi , infatti, il discorso è più complesso. Ho previsto, infatti ne “Le ombre” la presenza di un ologramma che viaggiando nello spazio fosse in grado di superare le diversità esistenti, dal suo punto di partenza, per passare da uno spazio all’altro e di materializzarsi sino ad essere non solo visibile, ma anche di comportarsi alla stessa stregua di un umano adulto e d’invecchiare salvo poi dissolversi, prima della morte fisica, per ritornare nella sua quarta o quinta o sesta dimensione”. (foto: ritorno dal coma)

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Medicina online dodicesima parte

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

medicina online12Ultima edizione (Italian Edition) Kindle Edition La medicina online con questa dodicesima parte chiude la sua serie. L’autore scrive: “A mio avviso non credo che si possa dire di più e di diverso di quanto è stato scritto. La ricerca medica, la pratica che ne segue, l’esperienza clinica che la supporta dimostrano che abbiamo toccato un punto di non ritorno. Se vogliamo che si compia il grande passo che c’induce a ritenere la risoluzione del ruolo sino ad oggi svolto da tutte le componenti dell’universo sanitario nella prevenzione e nella cura dei mali che ci affliggono, dobbiamo volgere lo sguardo altrove.
La medicina non potrà più essere appan-naggio di speculazioni commerciali, di profitti a be-neficio d’interessi personali o di gruppi cosi come accade oggi con quelle società farmaceutiche che producono farmaci e la ricerca scientifica che opera dentro le loro strutture e spesso è finalizzata a ben diversi scopi rispetto a quello primario in difesa della salute umana. Oggi, forse, i segnali in questo senso sono ancora molto deboli per avere qualcosa di più di una percezione che ci possa permettere di vedere con chiarezza quanto si sta maturando sotto i nostri occhi. E’ perché siamo ancora troppo accecati dalle logiche del profitto, dall’avidità dei singoli, dagli in-teressi di bottega, dal concetto che la salute non sia un diritto universale ma un bene accessibile solo per chi dispone di un reddito, di una posizione sociale di riguardo. Uscire da questo tunnel non è facile perché occorre superare molti tabù, radicate convinzioni, la logica di chi continua a credere fermissimamente in un mondo diviso in due distinte parti tra chi ha e chi è. Tra la massa dei servus servorum dei e la schiera degli eletti e ai quali tutto è dovuto, niente è precluso.

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Luci della ribalta parte quarta

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

luci della ribalta 4Parte quarta (Spettacoli Vol. 4) (Italian Edition) Kindle Edition. Nel libro contenente la terza parte di “Luci della ribalta” mi sono, sia pure brevemente, soffermato, nella presentazione, su Corneille.
A lui si deve la composizione di grandi capolavori. Al riguardo ho già citato il Cid intriso d’onore castigliano e ora potrei proseguire con quelle che sono state ritenute le sue maggiori opere: Orazio, Cinna o la clemenza di Augusto, Poliuto e la Morte di Pompeo.
Cinque capolavori non sono poca cosa, ben sapendo che ne sarebbe bastato uno per affidare all’immortalità il nome di un uomo.
Pur non sottraendomi a una breve narrazione delle diverse trame delle citate opere nell’intento di favorire quel lettore che ne ha un ricordo un po’ sbiadito, ritengo più importante evidenziare come le storie hanno avuto non solo un trascorso letterario ma hanno calcato le scene appassionando gli spettatori coevi al tempo dell’autore.
Orazio è un’opera ispirata al notissimo combattimento tra gli Orazi e i Curiazi. Uno dei Curiazi è fidanzato alla sorella di un avversario. L’unico superstite del combattimento, che doveva decidere le sorti della guerra, tornando trionfante dal certame, trapassa il cuore della fanciulla perché piangeva la morte del suo sposo.
Cinna è un soggetto storicamente romano. L’intreccio è tutto dovuto al poeta. Emilia, figliola di un proscritto messo a morte da Ottavio, sebbene raccolta più tardi da Ottavio divenuto imperatore e cresciuta nel palazzo imperiale, nutre contro di lui odio implacabile. A nulla valgono le tenerezze e le cure che per lei dimostra l’imperatore. Ella non pensa altro che a vendicare la morte del padre. Costringe, quindi, Cinna, suo amante, a ordire una congiura contro Augusto. Questi chiama a sé i due congiurati principali Cinna e Massimo, che credeva amici suoi più fedeli, e chiede loro consiglio intorno al suo proposito di abdicare volontariamente. Massimo lo incita all’abdicazione, Cinna lo dissuade con insistenza, nel dubbio che la vittima designata gli sfugga. Or Massimo, che pure ama Emilia, si accorge di non servire che come strumento alla effettuazione del piano e delibera di denunciare l’amico. Al momento della vendetta, Cinna trepida e dubita, non si sente capace di alzare la spada sul suo benefattore, ma Emilia esige da lui tale prova d’amore e vince ogni sua esitazione. Augusto avvisato del pericolo fa chiamare Cinna, lo mette al corrente di tutto, gli fa sapere che conosce tutto e gli dice che ora la vita di lui è in suo potere. Tra Cinna e Emilia si accende qui una gara di generosità, ciascuno intento a richiamare su sé stesso la colpa di quel progetto iniquo. Non si scagionano, s’incolpano da sé, dichiarandosi ciascuno autore della congiura. All fine Augusto decide di perdonarli disarmando in tal modo l’odio che Emilia gli nutriva.
Nel Poliuto Paolina figlia del governatore romano dell’Armenia ai tempi dell’imperatore Decio, aveva in Roma conosciuto e amato il cavaliere Severo, allora oscuro e ignorato, ma il padre di lei si era opposto energicamente alle nozze. Caduto più tardi Severo, nella guerra contro i persiani, Paolina obbediente al padre sposa il ricco armeno Poliuto. Celebrato il matrimonio, Severo ritenuto morto e invece prodigiosamente salvo e favorito per le sue prodezze dall’imperatore, si reca in Armenia, sperando d’incontrarvi la sua amata e di ottenerne la mano. In quel tempo Poliuto che si era fatto segretamente cristiano, decide di professare in pubblico la sua fede e prendendo occasione da un solenne sacrificio di lancia contro l’ara e abbatte gli idoli, profanazione che gli procura una condanna a morte. La morte di Poliuto renderebbe libera Paolina di sposare Severo e come il marito già l’abbia sciolta da ogni vincolo coniugale si sente in obbligo di convincere Severo per ottenere la grazia del marito. Ma il genitore deve essere inesorabile anche per il timore di apparire magistrato ingiusto e tenta d’ottenere da Poliuto un atto di apostasia. (foto: luci della ribalta 4)

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La magia della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

la magia della vita(Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “La magia della vita” è nata dalla costola de “L’Ultima frontiera”. Essa aveva un ambizioso progetto che era quello di raccogliere in quattordici tomi tutta la mia produzione letteraria consistente in 84 volumi e trattanti i più disparati temi dello scibile. Non raggiunsi quest’obiettivo e mi fermai a solo sette tomi. Ora ho ripreso i vari argomenti e li ho riportati alle singole pubblicazioni che hanno visto la luce online su Amazon. E’ mia intenzione di continuare a riprodurre i testi dopo avervi apportato modifiche, integrazioni e persino sdoppiati o accorpati gli argomenti, come sto facendo con il presente elaborato, per dare a essi un contenuto più omogeneo e specialistico. Sono stati, di conseguenza, in parte cambiati i titoli dei libri e fatta assumere una nuova veste tipografica sia nelle immagini di copertina sia nel formato e nel carattere. (foto: la magia della vita)

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Medicina sociale 2016

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

medicina sociale1Prima parte (Italian Edition) Kindle Edition. Il tema conduttore di questa edizione riguarda l’epatite virale. E’ un argomento che stimola, per lo meno, una riflessione. Riguarda il valore che noi attribuiamo alla salute intesa più come una opportunità per fare soldi che per offrire un’occasione ai malati per una guarigione completa.
E più in generale la cura dei nostri mali, può diventare un potente strumento di ricerca biomedica per assicurarci, con strumenti validi, sotto il profilo farmaceutico e di tecniche chirurgiche o di altro genere, un benessere sicuro e duraturo.
Se non accade è perché abbiamo preferito la strada più agevole per stimolare i nostri egoismi e tutto questo non riguarda solo ciò che la scienza può offrirci a monte con studi più approfonditi sulla natura umana e i suoi rimedi, ma anche nel nostro operare quotidiano.Penso ai medici di famiglia che sono diventati in massima parte dei burocrati e si riducono sovente in prescrittori di medicinali e di accertamenti diagno-stici. Alcuni pazienti mi dicono che le loro visite allo studio si riducono per lo più alla descrizione di un malessere che avvertono e il medico che si limita, senza visitare, a prescrivere medicine o a stabilire vari tipi di accertamenti.E’ tempo che anche questo rapporto con i sanitari vada rivisto così come l’ho già prospettato in altri miei analoghi lavori ma credo non sia abbastanza e valga la pena di ribadirlo di nuovo e con più forza anche in questa sede. Qui non si tratta tanto di fare economie, anche se la circostanza di certo non dispiace, ma di rispondere meglio alle attese della parte dolente dell’umanità.
D’altra parte lo dobbiamo alla stessa conoscenza che noi acquisiamo attraverso il web e che ci permette d’interloquire meglio con il nostro medico ma anche di poter rettificare taluni errati giudizi che noi traiamo proprio per quella mancanza di uno studio sistematico della natura umana che è, invece, nella cultura dello specialista.
Ciò implica la necessità del dialogo tra le parti che non può limitarsi al binomio causa/rimedio in specie se la possibile soluzione si sposta nel tempo e resta “sospesa” finché non interverranno i vari accertamenti diagnostici che sono, tra l’altro, condizionati ai tempi lunghi previsti per prenotarli.
Il rischio è che si vada ad allargare la base della ricerca senza che vi sia una reale necessità mentre il tutto poteva essere ovviato con una più attenta e circostanziata indagine diagnostica nello studio del sanitario. (foto: medicina sociale1)

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Informatica: il fantastico reale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 luglio 2017

informatica fantastico reale(Tecnologie Vol. 1) (Italian Edition) Kindle Edition. L’informatica è come un lampo di raggi gamma che arrivano dai confini dell’Universo. Misteriosi e affascinanti nello stesso tempo. Ma se la mente è stata capace di duplicarsi mettendo al suo servizio un computer, non dobbiamo credere che non esista una comune sorgente e che essa non arrivi, come improvvisi bagliori, per dare origine, qui e altrove, alla nostra vita. Il tutto si contorna di chiarori che non durano, perché non hanno tempo, in quel mondo dove non esiste un passato o un futuro. Essi germinano i loro effetti nel lungo presente nel quale siamo avvolti e da dove ritagliamo il nostro segmento tridimensionale. Fortunati coloro che prima di noi hanno sfiorato l’infinito nel cuore delle galassie e rivelato il mistero che ci circonda.

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Primo edificio al mondo realizzato in tulipier americano lamellare a strati incrociati

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

tulipier americanoIl Maggie di Oldham, il primo edificio al mondo in legno di latifoglia americano lamellare a strati incrociati (CLT) ha aperto i battenti in Inghilterra. Progettato da dRMM Architects con il supporto di American Hardwood Export Council, esso rappresenta una svolta per l’architettura e l’edilizia moderna.
Maggie’s è un ente benefico che fornisce supporto pratico ed emotivo alle persone colpite da tumore. Costruiti come gli ospedali specialistici per il cancro del Servizio Sanitario Nazionale (NHS, National Health Service), i centri Meggie sono luoghi caldi e accoglienti, con personale qualificato per offrire un programma di supporto che migliora il benessere fisico ed emotivo.
dRMM ha scelto il tulipier per la progettazione del Maggie a Oldham per l’influenza positiva che il legno ha sulle persone e per la bellezza, la forza e il calore che lo caratterizzano. Il legno è noto per ridurre significativamente la pressione sanguigna, le frequenze cardiache e i tempi di recupero; esercita inoltre benefici sulla salute e sul benessere più di qualsiasi altro materiale usato nell’edilizia, come testimoniato dal Wood Housing Humanity Report 2015.
Questa opera di architettura pionieristica permanente è formata da più di 20 pannelli di tulipier americano lamellare a cinque strati, di dimensioni da 0,5 a 12m di lunghezza.
Il tulipier americano CLT è stato pioneristicamente utilizzato nel 2013 da dRMM, AHEC e Arup per la sua impareggiabile forza, leggerezza, velocità di costruzione e sostenibilità. Il tulipier americano è tulipier americano1approssimativamente il 70% più resistente alla flessione di un tipico legno di conifera CLT. I pannelli strutturali CLT per il Maggie di Oldham sono stati sviluppati da Züblin Timber, specialisti in CLT.
Il primo esperimento pubblico con questo materiale da costruzione è stato The Endless Stair, realizzato per il London Design Festival del 2013. I calcoli ingegneristici di Arup mostrano che la struttura avrebbe potuto sostenere 100 persone contemporaneamente.
Il tulipier CLT è una delle specie di legno più sostenibili grazie alla sua capacità di ricostituzione, attraverso la crescita naturale.
Il rivestimento esterno del Centro è costituito da frassino americano trattato termicamente. Fotografia: Jon Cardwell. Il Maggie di Oldham contiene 27.6m³ di tulipier americano e 1.1m³ di frassino americano, pari rispettivamente a circa 55,22m³ e 2,1m³ di segato, che significa circa 115,7m³ di tulipier americano2tronchi. Tutti questi tronchi sono capaci di ricostituirsi in soli 120 secondi (108 secondi per il tulipier e 12 secondi per il frassino).
Gli esperimenti con il legno ingegnerizzato di Alex de Rijke, co-fondatore di dRMM, hanno fatto grandi progressi durante 30 anni di pratica e accademia. Gli studi in ambito costruzione e arredo hanno spinto le proprietà strutturali, ambientali ed estetiche del legno ingegnerizzato, dal legno compensato al legno di conifere ingegnerizzato, e ora all’invenzione collaborativa del legno di latifoglia CLT.”Dall’inizio del progetto di Oldham sapevamo che era il materiale giusto per il Maggie, non solo dal punto di vista strutturale ma anche dal punto di vista ambientale ed estetico. Un edificio sopraelevato, open space, tutto in legno e vetro – con alberi che crescono intorno e all’interno e ogni dettaglio pensato in funzione di usabilità, salute e piacere – che sarà sempre speciale “, afferma Alex de Rijke. (foto: tulipier americano)

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Epson tra i Top 100 Global Innovators per il sesto anno consecutivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 giugno 2017

epsonCinisello Balsamo. Per il sesto anno consecutivo Thomson Reuters ha inserito Seiko Epson Corporation nell’elenco Top 100 Global Innovators 2016 che raccoglie le aziende più innovatrici al mondo. La classifica viene realizzata dal 2011 da Clarivate Analytics, l’ex divisione Intellectual Property & Science di Thomson Reuters.
Nell’occasione, Hirofumi Hino di Clarivate Analytics ha conferito un premio a Toshiya Takahata, amministratore delegato e direttore generale della divisione Intellectual Property di Epson. La metodologia alla base della classifica Top 100 Global Innovators prevede l’analisi dei brevetti secondo quattro criteri principali, ovvero volume, successo, globalizzazione e influenza. Epson è stata inserita nell’elenco per il suo elevato tasso di successo, un parametro che indica il rapporto tra i brevetti concessi rispetto al numero di domande depositate.Epson deposita circa 4.000 domande di brevetto all’anno. Inoltre, detiene e mantiene circa 50.000 brevetti a livello mondiale e collabora regolarmente con gli uffici brevetti di oltre 20 Paesi. Nella classifica dei brevetti, Epson occupa la settima posizione in Giappone per il numero di brevetti concessi, la sedicesima negli Stati Uniti e la quindicesima in Cina (tra le società estere). Epson vanta un ampio know-how a livello di proprietà intellettuale ed è leader del settore per quanto riguarda la qualità e la quantità dei brevetti in categorie come le stampanti inkjet e i videoproiettori. Toshiya Takahata, amministratore delegato e direttore generale della divisione Intellectual Property di Epson ha commentato: “Sono davvero lieto e orgoglioso che Epson sia stata inserita ancora una volta nella Top 100 Global Innovators. Le strategie che adottiamo sul fronte del business e della proprietà intellettuale sono strettamente collegate tra loro nell’ambito della Epson 25 Corporate Vision. L’ottenimento di brevetti di alta qualità in grado di contribuire allo sviluppo delle attività aziendali è una priorità per noi. Clarivate Analytics riconosce i nostri sforzi fin da quando è stata istituita questa classifica. Grazie alla proprietà intellettuale possiamo espandere il nostro business. La divisione Intellectual Property continuerà a lavorare a stretto contatto con i reparti di Ricerca & Sviluppo al fine di conseguire l’obiettivo di Epson, vale a dire diventare un’azienda in grado di creare prodotti e servizi volti a migliorare il mondo, semplificando le attività di tutti.” (foto: epson)

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Valentino Confalone è il nuovo General Manager di Gilead Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

ConfaloneMilano. Gilead Sciences annuncia la nomina di Valentino Confalone nella posizione di General Manager di Gilead Italia. Prima di ricoprire questo ruolo, Confalone è stato Head of Europe per la start up dell’unità Biotech Unit di Dompé Farmaceutici.
“E’ per me un grande onore assumere la guida della filiale di Gilead in Italia” – ha dichiarato Confalone – “questa è l’azienda che fin dai suoi esordi, 30 anni fa, ha sempre scommesso sull’innovazione come chiave della ricerca e sviluppo dei propri farmaci, in aree terapeutiche con forti bisogni insoddisfatti dei pazienti e del sistema nel suo complesso”. Conclude il manager “Sono quindi felice di poter mettere a disposizione del team italiano la mia esperienza per continuare a rendere accessibili terapie che migliorano in modo significativo la salute e la vita delle persone”.Valentino Confalone ha iniziato la sua carriera nel settore farmaceutico in Schering Plough Spagna e successivamente ha continuato in Bristol Myers Squibb, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità a livello nazionale e internazionale, tra cui quelli di Virology Director France, Oncology Market Access Lead Europe e General Manager Portogallo. Laureato in Economia presso l’Università Federico II di Napoli, Confalone ha conseguito poi un Master in Relazioni Internazionali e un Master in Business Administration presso IESE Business School a Barcellona.Bob Roosjen, General Manager ad interim in Italia, assume il ruolo di responsabile regionale nel quartier generale di Gilead a Londra per i mercati dell’Europa Orientale e Meridionale e del Medio Oriente.
Gilead Sciences è una società biofarmaceutica basata sulla ricerca e impegnata nella scoperta, sviluppo e commercializzazione di terapie innovative in aree terapeutiche nelle quali vi siano ancora esigenze mediche non soddisfatte. Con ogni nuova scoperta e ogni molecola sperimentale, cerchiamo di migliorare in tutto il mondo l’assistenza ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali. Le aree terapeutiche sulle quali ci concentriamo comprendono HIV/AIDS, malattie epatiche, ematologia e oncologia, malattie infiammatorie e respiratorie e patologie cardiovascolari. Gilead è presente in Italia dal 2000 e collabora attivamente con i partner istituzionali, scientifici, accademici, industriali e delle comunità locali per sviluppare e rendere disponibili le terapie ai pazienti italiani. (foto: Confalone)

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Seconda stagione di Complimenti per la connessione

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

Rai: sede di romaRoma Giovedì 22 giugno ore 10.30 Sala A Viale Mazzini, 14 Incontro stampa per la presentazione di COMPLIMENTI PER LA CONNESSIONE II Serie tv spin off di Don Matteo 20 episodi da 6 minuti In onda dal lunedì al venerdì Con Nino Frassica, Simone Montedoro, Francesco Scali, Nadir Caselli, Caterina Sylos LabiniRegia di Valerio Bergesio. Una produzione Rai Fiction – Lux Vide. Prodotta da Matilde e Luca Bernabei. Molte novità nella seconda stagione di Complimenti per la connessione: dalla caserma si passa a casa Cecchini per affrontare le tematiche legate alla “casa connessa”: Wi-fi, servizi di home banking, smart home, smart tv e nuove tecnologie legate al mondo del web. Un serie inclusiva che offre l’opportunità di far conoscere internet e i suoi vantaggi a chi ha ancora poca dimestichezza con il web. In onda su Rai1, da lunedì 3 luglio in prima serata

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Presentazione di MUSICULTURA 2017

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

Roma Martedì 20 giugno ore 12.00 Sala B Via Asiago, 10 Conferenza stampa per la presentazione di MUSICULTURA 2017 In diretta dall’Arena Sferisterio di Macerata conduce Fabrizio Frizzi regia di Stefano Mignucci “Musicultura” giunta alla 28esima edizione è una delle rassegne musicali italiane più innovative che cercherà, anche quest’anno, di individuare le nuove tendenze e di valorizzare i nuovi talenti della musica popolare e d’autore contemporanea. Oltre ai finalisti della manifestazione, nel corso della serata saranno presenti in qualità di ospiti artisti di alto profilo della musica italiana. In onda su Rai1 e Radio1, domenica 25 giugno ore 21.25

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Quarto festival della comunicazione di Camogli

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 giugno 2017

Milano Lunedì 19 giugno ore 12.00 Centro di Produzione Tv Rai – Sala Conferenze Corso Sempione, 27 presentazione Quarto festival della comunicazione di Camogli Interverranno:
Vincenzo Morgante – Direttore TGR Rai, Rosangela Bonsignorio e Danco Singer – Direttori del Festival, Francesco Olivari – Sindaco di Camogli, Roberto Cotroneo, Luca De Biase,
Cinzia Leone, Severino Salvemini.
Quattro giornate e oltre 130 relatori per approfondire in conferenze,laboratori, spettacoli e mostre il tema delle “Connessioni” che coinvolgono in modo profondo e strutturale le società, la storia,i sistemi economici e di governo, le nostre abitudini
e il nostro pensiero. La Rai è Main Media Partner del Festival.

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