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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 279

Posts Tagged ‘controllo’

È fondamentale adottare un sistema per controllare gli investimenti stranieri

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

“Serve un metodo e una struttura simile a quella utilizzata dagli Stati Uniti, ovvero un modo per verificare, attraverso un comitato, se specifici investimenti stranieri possono causare danni alla sicurezza nazionale italiana. Il mantenimento del controllo di infrastrutture strategiche a livello europeo in settori chiave tra i quali l’energia, il trasporto ed il tecnologico è un tema molto delicato ed è per questo che ho presentato un’interrogazione in Senato. Aumentare il controllo serve per tutelare i nostri interessi nazionali.Gli investimenti cinesi, in Italia ed in Europa, sono in continua espansione e nell’anno precedente ammontavano a circa 30 miliardi. Il capitale è essenzialmente legato ad aziende con diretta o indiretta partecipazione dello Stato. La Cina in questo modo, attraverso le sue controllate, può avere accesso a informazioni di importanza strategica nazionale ed europea riguardo investimenti strettamente legati a strategie geopolitiche mondiali, come ad esempio nel settore energetico, digitale e dell’automazione”. È quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi.

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Lo smog? Ora in Italia si controlla con le api

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Tutto questo grazie ad arnie-laboratori per misurare la qualità dell’aria. Facendo seguito alla Prima Giornata Mondiale delle Api, indetta dalle Nazioni Unite lo scorso dicembre e celebratasi ieri in 115 Paesi, in Italia si presentano oggi i dati del rivoluzionario progetto «BEE-Kaeser» (www.AJ-Com.Net/bee.html).L’indagine, durata un anno, ha visto collaborare la start-up romagnola «BEEing», che sviluppa strumenti digitali per gli apicoltori professionisti ed urbani, «Kaeser», multinazionale che si occupa di compressori e di aria pulita, e «Legambiente Emilia-Romagna», che ha fin dall’inizio aderito al progetto. Da Milano a Palermo, da Napoli a Bolzano, da Torino a Lecce, da Bologna a Cuneo, e così via, lo studio si è focalizzato sulla presenza di piombo, nichel, cadmio e cromo nei campioni di miele prodotti nelle 20 città italiane interessate dal progetto.Dopo un anno di lavoro e di studio basati sull’uso delle api come bioindicatori, i risultati indicano che la qualità dell’aria in queste zone produttive è buona: in tutte le città è stata rilevata una presenza di cadmio minore di 0,005 mg/kg tranne che a Palermo, dove il campione rilevato indica comunque una quantità non pericolosa.Il nichel è stato rilevato in tutte le città in quantitativi inferiori a 0,15 mg/kg, tranne che in tre città dove comunque è stato rilevato in una quantità non pericolosa.In tutti i campioni delle 20 città sono state rilevate tracce di piombo in una quantità inferiore a 0,05 mg/kg, e tracce di cromo in una quantità inferiore a 0,02 mg/kg. I dati raccolti in questo primo anno verranno confrontati con quelli che emergeranno nei prossimi 12 mesi durante i quali il progetto «BEE-Kaeser» consentirà di consolidare uno storico di dati da analizzare per identificare i trend di andamento.
Le api sono dei bioindicatori naturali della qualità dell’aria, proprio per questo sono così importanti per il nostro ecosistema. Per queste ragioni la Kaeser ha deciso di investire energie e risorse nell’obiettivo di generare innovazione nell’ambito delle bio-tecnologie. «Le api e la Kaeser condividono gli stessi colori e lo stesso focus su temi come il ridotto impatto ambientale, la qualità dell’aria e l’operosità» spiega Giovanni Micaglio, amministratore delegato di Kaeser Italia.Per comprendere l’importanza delle api per l’ecosistema terrestre basti pensare che l’80% del cibo del quale l’uomo si nutre esiste perché esistono le api, gli insetti pronubi per eccellenza.
Prime vittime dell’inquinamento atmosferico, oggi le api sono anche oggetto di furti sempre più frequenti, ragione che ha favorito la nascita di «BEEing» che ha fatto il suo ingresso sul mercato proprio con un antifurto per arnie collegato ad una app di geolocalizzazione.
La storia dell’azienda, fondata da due giovani imprenditori romagnoli poco più che trentenni, ha tra l’altro affascinato Volvo Car Italia che ha deciso di realizzare, per la propria campagna Taste of Volvo, un video che raccontasse la storia di «BEEing». «Volvo ha fatto dell’innovazione nel rispetto della tradizione un elemento essenziale del proprio percorso. Per questo motivo riteniamo importante sostenere progetti basati su questa visione» spiega Chiara Angeli direttore vendite e marketing di Volvo Car Italia.L’Emilia Romagna è la tra le prime regioni per numero di start up (ben 894) e con i percorsi in “Silicon Valley”, dove la Regione ha l’unico presidio istituzionale italiano, offre moltissime opportunità per sviluppare idee imprenditoriali che poi vengono realizzate sul territorio, collaborando con grandi aziende su progetti di innovazione sostenuti con appositi bandi, con il servizio «Emilia Romagna Startup» curato da Aster, nonché con finanziamenti e corsi di formazione che la Regione Emilia-Romagna offre e di cui «BEEing» ha goduto.

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L’Europa non dovrebbe aiutare i dittatori a spiare i propri cittadini

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 gennaio 2018

internetIl regime di controllo sulle esportazioni dell’UE dovrebbe essere esteso agli strumenti di cyber-monitoraggio che possono essere utilizzati per violare i diritti umani. In una risoluzione legislativa approvata mercoledì, i deputati hanno stabilito la posizione del Parlamento per i negoziati con i ministri dell’UE. L’Unione europea sta attualmente aggiornando le norme sul controllo sulle esportazioni di prodotti a duplice uso (beni e le tecnologie destinati a scopo pacifico in circostanze civili, ma che possono essere utilizzati anche per la costruzione di armi di distruzione o attentati terroristici, dual-use in inglese), per tenere il passo con le nuove tecnologie e impedire ai regimi autoritari di spiare i propri cittadini con l’aiuto di prodotti europei. Tali prodotti sono già soggetti al regime di controllo delle esportazioni dell’UE. Le nuove regole aggiungerebbero alcuni strumenti di cyber-monitoraggio all’elenco dei prodotti che devono essere approvati dalle autorità nazionali prima di essere esportati. Si tratta di dispositivi per intercettare telefoni cellulari, violare computer, bypassare password o identificare utenti di internet, utilizzati per spiare oppositori politici e attivisti in tutto il mondo.

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Immigrati e un governo fuori controllo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

Gregorio FontanaDichiarazione di Gregorio Fontana, deputato di Forza Italia e membro della Commissione d’inchiesta sui migranti. “Le disastrose ricadute dell’emergenza migratoria in Calabria sono il risultato delle irresponsabili e dissennate politiche attuate su questo fronte dai governi della sinistra, tra i quali c’è una assoluta continuità su questo fronte. A Jole Santelli e agli amici di Forza Italia della Calabria, impegnati nel contrastare la scelta del governo di allestire metà degli hotspot in territorio calabrese, va, pertanto, la piena solidarietà e il più convinto sostegno. Il Governo, nell’affannoso tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità, lancia soluzioni che rischiano di aprire contrasti anche all’interno del nostro Paese (come ad esempio l’utilizzo dei porti dell’Italia settentrionale) mettendo le regioni l’una contro l’altra. Ma è l’intera popolazione italiana a subire gli effetti di questa mancanza di discontinuità, dal Sud al Nord. Se il Sud, infatti, è in prima linea nella gestione degli arrivi, il Nord è in prima linea nell’accoglienza, con la Lombardia al primo posto per migranti presenti nelle strutture e sul territorio. La situazione ormai è vicina al collasso e uno spiraglio di luce potrà venire solo da una svolta radicale sia nella politica dell’accoglienza sia nella gestione dei flussi sul territorio. Ma per rimediare ai disastri compiuti dai governi della sinistra ci vorranno anni di duro lavoro.”

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La situazione dei rifiuti a Roma è sotto controllo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

rifiuti“Ci sono un po’ di allarmismi che vengono lanciati, ma la situazione dei rifiuti è assolutamente sotto controllo, certamente in un sistema fragile come abbiamo sempre sostenuto, un sistema fragile, che non abbiamo ovviamente creato noi, ma noi stiamo realizzando in tempi rapidissimi gli interventi necessari per eliminare questa fragilità.” Così Pinuccia Montanari, l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, che, intervenuta ad Effetto Giorno di Simone Spetia su Radio 24, minimizza sul rischio di una nuova emergenza rifiuti nella Capitale. L’assessore aggiunge anche a Radio 24: “Stiamo lavorando per le prime quattro isole ecologiche nuove per cui abbiamo già consegnato l’area ad AMA. Stiamo lavorando per realizzare in ogni municipio i centri di riciclo e riciclo creativo che ogni anno assorbono migliaia di tonnellate di rifiuti. E stiamo realizzando l’impiantistica e confido di fare a breve una grande conferenza stampa in cui diremo i siti e la tempistica di realizzazione degli impianti.”
Sugli impianti, di cui non specifica le zone, l’assessore spiega a Radio 24 che “sono tre gli impianti da realizzare, stiamo facendo lo studio di fattibilità per verificare che nelle aree individuate con i municipi non ci siano elementi che possono ostare” e chiarisce: “Sono stati proposti 7/8 siti, su questi ce ne sono tre che sembrano i più adatti.” E specifica che le aree sono “lontano dalle abitazioni”. A Simone Spetia che incalza chiedendo in che misura siano lontane Pinuccia Montanari risponde: “Parecchio lontano”. Sui tempi, infine, l’assessore all’ambiente di Roma sottolinea: “Confido in un mesetto, un mesetto e mezzo di cominciare a fare la comunicazione.”

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Ipotiroidismo: meno esami di controllo

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

tiroide5Le persone con ipotiroidismo potrebbero necessitare di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alle formulazioni liquide della levotiroxina, soprattutto in presenza di fattori che possano alterare l’assorbimento della formualzioni in compressa: questo in sintesi è il risultato di uno studio pubblicato recentemente su Endocrine, che ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della sofferenza di S. Giovanni Rotondo, messo a punto per comprendere come il passaggio da una formulazione all’altra potesse ricadere su pazienti e Servizio Sanitario Nazionale.“Lo studio aveva l’obiettivo di quantificare l’impiego delle diverse formulazioni di levotiroxina disponibili sul mercato e di valutare le ricadute cliniche del passaggio da una formulazione ad un’altra, spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio. Analizzando i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un’ASL del Sud Italia sono stati identificati 56.354 soggetti in trattamento con levotiroxina di cui il 97,9% ha ricevuto almeno una prescrizione di terapia in compresse e il 6,1% almeno una prescrizione di formulazioni liquide. Durante la finestra temporale analizzata, i pazienti in trattamento con le formulazioni liquide sono leggermente aumentati e l’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con farmaci che possono interagire con l’assorbimento delle compresse; problema superato dalle formulazioni liquide che non risentono delle interazioni con altri farmaci, cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori. Nel periodo preso in considerazione 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide. Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo e si è così dimostrato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero dei test di controllo della funzionalità tiroidea che potrebbe suggerire una stabilizzazione dei livelli di ormoni toroidei”.“Secondo il Rapporto Health Search di SIMG, aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, l’ipotiroidismo è una tra le più abituali cause di visita per il medico di medicina generale che è chiamato a riconoscerne i primi segni per l’invio al consulto dello specialista endocrinologo ma, soprattutto, alla gestione complessiva del paziente dopo la diagnosi e l’impostazione della terapia. Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo. Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale”.

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Derivati senza controlli

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

Basilea. basileaLa Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea ha recentemente pubblicato due studi sui mercati dei derivati otc in cui evidenzia che il loro valore nozionale è salito in sei mesi, dal dicembre 2015 al giugno 2016, da 493 a 544 trilioni di dollari. E’ un’impennata significativa che interrompe la tendenza decrescente iniziata nel 2013, quando la montagna dei derivati aveva raggiunto la vetta di 710 trilioni!
Il dato più preoccupante è quello relativo al cosiddetto “gross market value” degli otc che nel periodo indicato è letteralmente esploso, passando da 14,5 a 20,7 trilioni di dollari. Questo valore sta ad indicare il costo per rimpiazzare al prezzo di mercato tutti i contratti aperti. Tale aumento riflette la grande tensione in certi settori, soprattutto quello dei cambi monetari dove i derivati relativi alla sterlina e allo yen sono più che raddoppiati a seguito delle significative oscillazioni delle due valute. Nei citati sei mesi lo yen si è apprezzato del 15% rispetto al dollaro, mentre la sterlina ha perso il 10%. Sono segnali di grande instabilità.
La crescita dei mercati dei derivati va di nuovo di pari passo con la loro opacità. E’ l’effetto visibile e misurabile del progressivo svuotamento delle regole per contenere i fenomeni speculativi, in vigore durante l’Amministrazione Obama..
In merito, anche Aitan Goelman, ex presidente della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l’agenzia americana che dovrebbe regolare le operazioni in derivati finanziari, ha dichiarato che vi sarebbe una “massiccia quantità di comportamenti irregolari” nel mercato dei futures, delle options e degli swaps, i vari nomi con cui si distinguono i derivati, troppo spesso speculativi.
Negli Usa ogni giorno vengono registrati circa 325 milioni di operazioni in derivati finanziari, di cui non poche sono truffaldine. Infatti, le manipolazioni spesso comportano l’uso di insider trading, di finanziamenti senza copertura, di capitali non propri, di piramidi finanziarie e di ordini fatti senza l’intenzione di portarli a termine. Secondo Goelman la CFTC è a conoscenza di molte frodi ma non riesce a combatterle efficacemente per mancanza di mezzi e di fondi. Ha un budget annuale di 250 milioni di dollari di cui soltanto il 20% per la lotta alle frodi. Di conseguenza almeno due terzi dei casi sospetti non vengono neanche indagati.
Una storia “molto italiana”. Nel nostro Paese le lungaggini della giustizia generano innumerevoli prescrizioni che creano impunità e sfiducia diffusa.
Anche in Europa le operazioni in derivati da parte delle banche sono state troppo consentite. La Bce è stata molto tollerante verso le banche, soprattutto verso la Deutsche Bank che negli anni è incredibilmente diventata leader mondiale nei mercati otc.
Per ben due volte, nel 2014 e nel 2016, la Bce avrebbe omesso di valutare il rischio dei derivati cosiddetti “Livello 3”. Questi titoli non hanno un prezzo affidabile in quanto vengono trattati fuori dai mercati regolamentati. Per esempio, a fine 2015 alla banca tedesca sarebbe stato permesso di iscrivere a bilancio tali titoli per un valore di ben 31 miliardi di euro.
La Bce non sarebbe stata in grado di dare una credibile valutazione dei titoli in questione per mancanza delle necessarie competenze e degli indispensabili sofisticati software. Cosa che, guarda caso, avrebbero soltanto gli stessi inventori dei derivati otc: le grandi banche come la Goldman Sachs. Non si può pretendere da loro una corretta valutazione. Sarebbe come affidare ai lupi la protezione del gregge!
In Europa il permissivismo verso i derivati riflette, purtroppo, anche la decisione delle banche di non far fluire la liquidità verso l’economia reale e l’imprenditoria produttiva. I dati parlano chiaro. Secondo uno studio dell’agenzia Bloomberg, le banche europee hanno depositato circa 1,16 trilioni di dollari presso la Bce, anche senza ricevere alcun interesse. Spesso sono soldi ricevuti dalla stessa Bce che acquista titoli di stato dei Paesi europei ed altri titoli in possesso delle stesse banche.
Nonostante la Bce abbia immesso nel sistema finanziario europeo 1,8 trilioni di dollari, i finanziamenti da parte delle banche verso l’economia, nel periodo del Qe sono aumentati di appena 175 miliardi, restando comunque ben al di sotto del livello del 2012.
Sembra di raccontare una storia vecchia e ripetuta. Essendoci ancora il rischio di nuove crisi sistemiche, meglio non tacere, per non trovarsi ancora una volta impreparati.” (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Farmaci inibitori delle aromatasi (AI) per il controllo del Carcinoma mammario sulla salute delle ossa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

giustinaSono oltre 250mila ogni anno le donne che entrano in terapia adiuvante con farmaci inibitori delle aromatasi di terza generazione come anastrozolo, exemestane e letrozolo per scongiurare il rischio di una recidiva del cancro al seno. Terapia indicata nelle donne in post menopausa in cui il carcinoma risultava ormono-sensibile, circa il 70% delle pazienti infatti è positiva ai recettori degli estrogeni (ER+) che viene seguita per un periodo di 5 anni circa come stabilito dalle Linee Guida, mentre per un particolare sottogruppo deve proseguire per 10 anni.
“La terapia adiuvante con inibitori delle aromatasi è quindi un pilastro fondamentale della terapia oncologica ma ha un pesante impatto sulla salute delle ossa. Le donne che seguono questa terapia perdono circa il 6% di massa ossea ogni anno, contro circa l’3% di quelle sane in età post- menopausale” spiega il Prof. Andrea Giustina Direttore della Cattedra di Endocrinologia presso l’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano. La terapia con inibitori dell’aromatasi è associata ad un aumentato turnover osseo dovuto ad una profonda riduzione dei livelli circolanti di estrogeni che determina una upregulation del segnale di RANK (Receptor Activator of Nuclear factor, κB) ligando nell’osso.
Lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Bone (2017, Jan 16;97:147-152) ha indagato la prevalenza di fratture vertebrali in queste pazienti prima e durante la terapia: le 263 donne italiane arruolate sono state sottoposte a DEXA per esaminare la densità minerale ossea, ma anche con la stessa metodica DEXA a morfometria vertebrale esame che permette di valutare l’altezza delle singole vertebre e quindi identificare eventuali fratture vertebrali esistenti. Inoltre sono stati raccolti campioni ematici per misurare i livelli ormonali e il calcio. Il campione di volontarie è stato diviso in due gruppi: uno di 94 soggetti trattato con inibitori e uno di 169 ‘naive’ ossia non trattato.
“Lo studio che abbiamo condotto si basa su un concetto nuovo: cercare le più subdole e spesso asintomatiche fratture vertebrali e non quelle cliniche come anca e femore che non possono sfuggire alle pazienti. Indagando la prevalenza delle fratture asintomatiche i numeri cambiano drammaticamente e arrivano al 35% nelle donne in trattamento adiuvante” sottolinea il Prof. Alfredo Berruti, Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Brescia e co-autore dello studio “Un aspetto molto importante che è oggi più considerato dagli oncologi medici, per i quali è importante tenere sotto controllo il rischio di recidive tumorali, certo, ma anche garantire una sopravvivenza di qualità senza rischi di invalidità e perdita di autonomia.La prevalenza di fratture vertebrali era del 31,2% nelle pazienti in terapia contro il 18,9% del gruppo non trattato (in cui i danni ossei erano associati ad una età più elevata e ad una minore densità ossea a livello del femore). Ma l’aspetto più interessante è stato che nelle donne trattate con gli inibitori delle aromatasi la prevalenza delle fratture era quasi sovrapponibile tra quelle con osteoporosi e quelle con massa ossea considerata nella norma. Questo dato sottolinea l’importanza della riduzione della qualità oltre che della quantità dell’osso con queste terapie. (foto: giustina)

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Invecchiamento senza controllo della politica

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

istatA seguito dei dati diffusi dall’Istat sull’invecchiamento della popolazione e di quanto deciso dal consiglio nazionale di Senior Italia FederAnziani tenutosi il 27 e 28 febbraio u.s. a Rimini, la federazione della terza età ha indirizzato oggi alle più alte cariche dello Stato, delle Istituzioni e delle forze politiche una richiesta di incontro urgente al fine di concordare soluzioni comuni che permettano di fronteggiare la situazione attuale e sostenere le sfide del futuro, prima del punto di non ritorno.
“Assistiamo con apprensione a una progressiva erosione del diritto alla salute, al venir meno dell’eguaglianza nelle cure, al prevalere di criteri ragionieristici rispetto all’esigenza primaria di tutelare la salute dei cittadini, nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione”, dichiara il Presidente Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina, “Sappiamo dall’Eurostat che nel nostro Paese il 33% delle morti sarebbero evitabili se solo le cure erogate fossero adeguate, mentre il Censis ci informa che nel 2016 ben 11 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure a causa delle liste d’attesa o delle difficoltà economiche, non essendo più in grado di pagare di tasca propria ove necessario. Un quarto dei cittadini che nel corso dell’ultimo anno ha dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie è costituito proprio da persone anziane”.
“La sfida economica, per la salute e la sostenibilità che abbiamo davanti a noi è di una portata colossale, e la grande crisi non è demografica, bensì politica”, sottolinea Messina, “Il modello socio-sanitario e di welfare attuale non è ancora quello delle società longeve, e ci chiediamo cosa succederà alla nostra nazione quando, nel 2050, una persona su 3 avrà più di sessant’anni. Fonte di ulteriore preoccupazione è la scarsa consapevolezza di tale stato di cose, mostrata da leader di partiti e schieramenti, che appaiono quanto mai privi di una visione strategica e distanti dalle reali problematiche degli anziani e del Paese”.
“A fronte delle nostre ripetute richieste di attenzione su tali temi e della sostanziale indifferenza mostrata dagli esponenti della politica, il nostro Consiglio Nazionale, riunito a Rimini il 27 e 28 febbraio scorso, ha analizzato le principali criticità emerse dalla nostra base ed elaborato una strategia d’azione”, conclude Messina, “Il Consiglio ha ritenuto di evitare azioni di protesta, estranee al nostro approccio filo-istituzionale, deliberando di richiedere incontri urgenti con le massime cariche dello Stato, Istituzioni e forze politiche al fine di poter essere ascoltati rispetto ai temi citati e trovare soluzioni condivise, utili a fronteggiare la situazione attuale e a sostenere le sfide del futuro, di cui la prima è quella dell’invecchiamento della popolazione. In mancanza di rassicurazioni convincenti il popolo della terza età rappresentato da Senior Italia FederAnziani è pronto ad iniziare lo sciopero della fame pur di eliminare questa mancanza di visione e di strategia politica nei confronti dei problemi dell’invecchiamento”.

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Controllo del territorio ed esercito

Posted by fidest press agency su sabato, 10 dicembre 2016

volanti-polizia-di-stato“E’ assurdo che il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, rispondendo a Franco Gabrielli, dica che la Polizia non è in grado di svolgere in pieno il suo ruolo di controllo del territorio e di tutela dell’ordine pubblico, e che per questo è necessario una sorta di compito di ‘supplenza’ dei militari dell’Esercito”. E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “Il rappresentante del governo dimissionario – aggiunge Maccari – dovrebbe piuttosto spiegare perché la Polizia non è messa in condizioni di svolgere al meglio il proprio ruolo, nonostante abbia, a differenza dell’Esercito, personale formato in maniera specifica. Il sottosegretario Rossi dovrebbe spiegare perché vengono spesi milioni di euro per mandare a passeggio i militari nei centri storici delle nostre città, mentre vengono tagliati i fondi necessari alle Questure ed ai Commissariati, che spesso si trovano senza materiale di cancelleria, con i computer obsoleti, o peggio ancora senza il carburante per fare uscire le Volanti in servizio o per la manutenzione delle auto. Quella che il sottosegretario definisce una maggiore percezione di sicurezza da parte dei cittadini è in realtà un colossale imbroglio, oltre che uno spreco di denaro pubblico, perché difficilmente i soldati nelle strade delle nostre città possono garantire un servizio efficace di controllo. i gettano al vento risorse economiche che potrebbero essere preziosissime se destinate a fornire uomini e mezzi alle Forze di Polizia, per ottenere una percezione di sicurezza del tutto illusoria, perché un militare equipaggiato di tutto punto con armi da guerra, e peraltro addestrato per compiti del tutto diversi, difficilmente potrà intervenire efficacemente contro un rapinatore o un soggetto violento. Meglio sarebbe investire per potenziare la dotazione organica e di mezzi delle Forze di Polizia, ed in sostanza consentendo a ciascuno, militare o poliziotto, di svolgere il compito per cui è stato addestrato, in modo da garantire la sicurezza dei cittadini e dello stesso personale”. (n.r. Qui non si tratta di “chi” è presente ma di “come” vogliamo garantire la sicurezza del Paese e restituire ai cittadini la serenità dovuta. Se la polizia per definizione è preposta a compiti di ordine pubblico, oltre a tutti gli altri ruoli istituzionali e investigativi e l’esercito alla difesa della nazione dai nemici esterni perché si deve alterare tale funzione solo per l’incapacità governativa di prendere atto che c’è qualcosa che non funzione nella filiera giustizia se oggi si arresta chi delinque e il giorno dopo ce lo ritroviamo per strada a beffeggiare gli stessi poliziotti che l’hanno arrestato. La tutela del territorio e la lotta alla criminalità di strada si ottiene conferendo rispetto e fiducia agli uomini in divisa e non umiliandoli.)

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Movida, Pasca (Silb): da Governo scelte inquietanti su controllo e sicurezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

campodefiori-movida“È inquietante che in un momento in cui si fa un gran parlare di sicurezza e di prevenzione del rischio il Governo, in un decreto legislativo, abbia varato una norma che va in direzione diametralmente opposta, mettendo così a repentaglio l’incolumità di chi frequenta locali pubblici e di intrattenimento”. Ad affermarlo è Maurizio Pasca, presidente nazionale di Silb, l’Associazione Italiana Imprese da Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo aderente a Fipe-Confcommercio, commentando la norma introdotta dal decreto legislativo 222/2016, approvata lo scorso 25 novembre dal Consiglio dei Ministri, che consente la sostituzione del parere della commissione di vigilanza sul progetto di inizio attività per locali di intrattenimento con una semplice relazione di un tecnico di parte. “La norma in questione – aggiunge Pasca – permette ad operatori spregiudicati e improvvisati di bypassare agevolmente qualsiasi controllo preventivo. Il settore che rappresento è favorevole ad una semplificazione della burocrazia a patto che questa non incida negativamente non solo sugli interessi degli imprenditori che l’associazione che presiedo rappresenta ma che, soprattutto, non metta a repentaglio la sicurezza dei frequentatori dei locali pubblici di intrattenimento”. “Il rischio concreto – sottolinea il presidente Silb – è che i nostri giovani si ritrovino in locali non idonei dal punto di vista della sicurezza. E non si comprende la ratio di questa norma soprattutto alla luce degli incidenti che si verificano laddove non sono garantiti gli standard minimi di sicurezza. Del resto, è di pochi giorni fa la terribile notizia dell’incendio che ha provocato la morte di decine di giovani ad Oakland durante un rave party improvvisato in un locale sprovvisto di sistemi adeguati”. E conclude: “È fondamentale garantire la sicurezza e l’incolumità di chi frequenta locali pubblici. A tal fine ci siamo fatti promotori di una proposta emendativa della norma in questione. Per la sensibilità dimostrata nei confronti di questo tema ringraziamo la Lega Nord che al Senato ha sostenuto questa battaglia presentando un emendamento alla Legge di Bilancio”.

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Come il PD controlla i media

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2016

roberto-ficodi Roberto Fico Esiste un metodo scientifico con cui il Partito democratico di Matteo Renzi controlla i telegiornali della Rai. Il presupposto è che lui stesso li ha nominati tramite il duo Maggioni-Dall’Orto piazzato ai vertici del servizio pubblico con la complicità dell’amico Berlusconi. Il metodo funziona così: nelle edizioni principali, quella di pranzo e quella di cena, i telegiornali Rai aprono con un servizio su Renzi. Ci sono le sue parole prese da palchi e conferenze stampa, sempre senza contraddittorio. Seguono elogi della statura politica del presidente del Consiglio, mentre quando va bene vengono citati i sistematici scontri di piazza che inseguono Renzi in ogni regione.Dopo l’onnipresente premier tocca in ordine sparso alle opposizioni, quelle finte come Forza Italia, e quelle vere, come il Movimento 5 Stelle. In occasioni di grandi eventi ci sono servizi dedicati, nelle altre occasioni i direttori e i capiredattori ordinano i cosiddetti ‘pastoni’, ovvero quei servizi televisivi che contengono un po’ di tutto.Poi ecco arrivare anche la posizione della maggioranza, che ovviamente ricalca quella del governo. Quindi via libera ai vari Casini, CIcchitto e Romano che fanno da scudieri o da incursori, sfruttando il loro spazio (sì perché neanche loro sono mai intervistati ma dichiarano a tema libero). E quindi ecco l’effetto ‘panino’, con il Movimento 5 Stelle sempre schiacciato fra due posizioni. Non è un’opinione, sono i dati del monitoraggio televisivo che fa l’Autorità per le comunicazioni: al Tg1 Renzi e i suoi parlano per circa il 70% del tempo nella scorsa settimana, al Tg2 invece poco meno del 60%, infine il Tg3 dove lo spazio è poco sotto il 40%. Ed è successo anche ieri: sul Tg1 servizio su Renzi, poi le opposizioni e quindi due minuti di intervista al ministro Boschi; sul Tg2 servizio su Renzi, poi le opposizioni e quindi due minuti di intervista al ministro Padoan. Questa è una vera e propria occupazione. Un’occupazione legittimata dalla stessa Autorità per le comunicazioni, che dovrebbe essere garante ma garante non è perché di fronte a questi numeri e a questi comportamenti non interviene.Non solo, in Rai succede anche un’altra cosa agghiacciante. E’ l’ufficio stampa del Pd a decidere i servizi sul Movimento 5 Stelle. Infatti bastano due-tre comunicati stampa del partito renziano che qualunque notizia, senza alcun filtro giornalistico, diventa un servizio televisivo. E i complici non sono quei giornalisti che provano a fare il proprio mestiere ma quei direttori, vicedirettori e caporedattori che per tenersi saldi alla poltrona spesso diventano più realisti del re, si sdraiano per terra e si fanno calpestare e umiliare dal renzismo.
Questo non è servizio pubblico, la Rai che funziona così non ha ragione di esistere perché equivale a Mediaset, dove le tre reti sono di Berlusconi di nome e di fatto. Una seria legge sul conflitto d’interessi non esiste, così Matteo e Silvio si dividono la torta.
Con il M5S al governo arriveranno subito due riforme: fuori la politica dalla Rai dove i vertici saranno scelti solo per curriculum e via i partiti anche dall’Autorità garante per le comunicazioni che deve tornare ad essere garante per davvero. E poi una vera legge sul conflitto d’interessi, perché il M5S non dovrà rendere conto a nessuno se non ai cittadini italiani.

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Vitigni autoctoni: E’ il momento di controllarli

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 settembre 2016

vino_hofstatter_martinE’ il momento di controllare i vitigni autoctoni. Perche’ mai? Perche’ in questo periodo, con frutti e foglie, e’ possibile individuarli con facilita’, anche con una semplice ispezione visiva, contrariamente al periodo di latenza durante il quale occorre un controllo piu’ dettagliato. Il motivo della richiesta, che facciamo al ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, e’ dovuto agli scandali del settore che, ogni tanto, assurgono agli onori della cronaca: far passare come vitigno autoctono e quindi vino, con i relativi prezzi, un vitigno internazionale (Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Sauvignon Blanc, Pinot Noir ecc.). In Italia i vitigni autoctoni sono in numero di 350, il piu’ alto nel mondo. Occorre valorizzare questo patrimonio ineguagliabile ma, soprattutto, occorre evitare le solite fregature dei soliti furbi che realizzano contraffazioni vendendo, a caro prezzo, un vino “globalizzato” come autoctono. Vorremmo sapere dal ministro Martina se tali ispezioni siano state fatte nel passato, quali siano statti i risultati e se intende procedere a salvaguardia della nostra produzione di qualita’ e a tutela dei consumatori. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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I centenari e gli affari di “cuore”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma. Sono oltre 16 mila in Italia le persone che hanno spento già 100 candeline, numero più che raddoppiato negli ultimi 10 anni (erano solo 6.100 nel 2002) a cui si aggiungono un gruppo sempre crescente di super centenari, quelli che hanno raggiunto l’obiettivo dei 110 anni d’età.“Nuovi studi prevedono che chi nasce oggi vivrà sino a 100 anni, lo credono i ricercatori del Ageing Research Centre della University of Southern Denmark” – spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e ESC Local Press Coordinator. “Un fenomeno globale giacché i centenari sono in aumento in molti paesi del mondo e il loro incremento è diventata una priorità nella pratica clinica a causa di un trend considerato inarrestabile”. Succede allora che un gruppo di cardiologi dell’ospedale San Giuseppe di Milano ha deciso di valutare la salute cardiaca di un gruppo di soggetti con più di 100 anni attraverso una ecocardiografia e paragonare i dati con un gruppo di soggetti più giovani tra i 75 e gli 85 anni. Lo studio retrospettivo caso-controllo è stato eseguito dal 2010 al 2015 e includeva 120 ‘grandi vecchi’ e 120 anziani più giovani: i centenari erano più spesso donne coerentemente con l’epidemiologia corrente che vede il sesso femminile rappresentato nell’80% con un più lieve onere in termini di malattie cardiovascolari e fattori di rischio. University of Southern DenmarkRispetto ai ‘colleghi’ più giovani mostravano una prevalenza di diabete significativamente più bassa il 19,1% contro il 41,7%, di fibrillazione atriale del 19,1% contro il 37,5% e meno della metà di malattie coronariche presenti nel 29,1% dei centenari rispetto al 56,7% dei più giovani. Ma non è tutto perché i più anziani mostravano un minor diametro del ventricolo sinistro con un relativamente più alto spessore della parete muscolare e un minor volume dell’atrio sinistro.
“Anche la frazione di eiezione del cuore si è mostrata significativamente più alta (57,2% verso 48,8%) con una minore frequenza di anormalità (33,3% verso 55,8%)” illustra il Dr. Michele Gulizia, Direttore cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania e Local Press Coordinator del congresso europeo in corso a Roma che aggiunge “la prevalenza dell’insufficienza mitralica da moderata a severa si è mostrata più bassa nei centenari che vantavano un rateo del 9,2% rispetto al 17,5% dei più giovani con l’unica criticità rappresentata da una stenosi aortica più elevata e quantificata nel 16,7% dei casi nei centenari rispetto al 6,7% del gruppo di controllo”.

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Migrazioni senza controllo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2016

“Secondo Frontex nel 2015 sono stati rilevati 1,83 milioni di attraversamenti irregolari di migranti alle frontiere esterne all’Unione europea, a fronte dei 283.500 dell’anno precedente. È un dato che va considerato e dal quale si deve leggere appunto l’incapacità dell’Europa e quindi anche del nostro Governo, in rapporto all’Europa, di porre in essere misure di politica estera utili a fronteggiare questa invasione”. Lo ha detto l’onorevole di Forza Italia, Roberto Occhiuto, intervenendo nell’Aula di Montecitorio alla discussione della mozione del M5S sulle linee della politica europea ed estera dell’Italia alla luce delle recenti emergenze internazionali. “Noi riteniamo – ha aggiunto Occhiuto – che alla luce di ciò sia urgente e improcrastinabile l’implementazione di una politica migratoria europea comune e coerente, che affronti il tema del controllo delle frontiere e della stabilità, affronti anche il tema dello sviluppo dei Paesi di origine e di transito e che contempli interventi mirati a contrastare gli scafisti in partenza dalla Libia e dalla Tunisia”.

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L’Agenzia regionale controlli sanità deve essere totalmente indipendente

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

regione lombardia“La neonata Agenzia di controllo sul sistema socio-sanitario non sarà totalmente autonoma. La Giunta regionale e l’Assessorato alla salute faranno da raccordo tra l’ente e altri istituti regionali come ARAC o l’osservatorio epidemiologico. Riteniamo che il passaggio attraverso l’Assessorato ala salute, per un ente nato per fare accertamenti sia sbagliato. L’Agenzia deve essere in grado di operare in piena autonoma anche nelle azioni di coordinamento. Se vogliamo davvero un’agenzia di controllo, questa deve essere totalmente indipendente”, così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, motiva il voto di astensione del M5S Lombardia sulle regole di funzionamento dell’ Agenzia di controllo sul sistema socio-sanitario. (Stefano Bolognini)

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La white economy parla italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

écologie planète terre mains

écologie planète terre mains

Innovazione, controllo e riduzione dei consumi, gestione aziendale orientata alla sostenibilità ambientale, visione imprenditoriale di largo respiro: tutto questo è la white economy, quella che oggi più che mai sembra essere la chiave per lo sviluppo del business del futuro in Italia e all’estero, perché tutto il mondo si sta oggi muovendo sulla strada dell’efficientamento energetico.Ne è convinto l’ingegner Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia (www.avvenia.com), che da anni ha fatto della white economy il suo marchio di fabbrica, rendendo la sua azienda e l’Italia un polo di eccellenza del risparmio energetico.Ed è proprio Avvenia che ora rimane l’unico dei grandi player nel settore della white economy a capitale privato ad essere al 100% italiano. Nei giorni scorsi, infatti, un altro importante marchio italiano dell’efficientamento energetico è stato messo in portafoglio da un’azienda tedesca.La fila dei corteggiatori anche per Avvenia è stata lunga, ma l’impegno assunto dalla famiglia Campaniello a fare rimanere italiana l’azienda ha prevalso. «Non abbiamo intenzione di vendere a un concorrente. Vogliamo continuare a sviluppare progetti a medio e lungo termine e non siamo interessati a massimizzare i ricavi nel breve termine come fanno altri operatori del settore. Siamo nati come un’impresa di famiglia e intendiamo restare tale» spiega il dottor Francesco Campaniello, direttore generale di Avvenia.Da anni alcuni grandi operatori stranieri fanno la fila alla porta di Avvenia per proporre transazioni che permetterebbero all’azienda di confluire in un gruppo dalle spalle più larghe. Ma nemmeno il valore raggiunto dall’azienda della famiglia Campaniello, cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, ha convinto la famiglia a fare un passo indietro.Il piano di Francesco Campaniello per il prossimo quinquennio è quello di raddoppiare le dimensioni della società creata da suo padre Giovanni e di uscire maggiormente dai confini italiani, all’interno dei quali oggi si realizza oltre l’80% del fatturato, per espandersi oltre l’Europa.Negli ultimi 5 anni la Cina, ad esempio, proprio nel settore dell’efficienza energetica ha investito oltre 250 miliardi di dollari e in quest’ambito l’Italia potrebbe avere un ruolo fondamentale.

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Valute virtuali: controllo per evitare riciclaggio e finanziamento terrorismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2016

moneteLa Commissione europea dovrebbe creare una task force per regolamentare le valute virtuali come i Bitcoin e scongiurare che il loro utilizzo agevoli il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. È la proposta del Parlamento votata giovedì in una risoluzione non vincolante.Nella risoluzione, redatta da Jakob von Weizsäcker (S&D, DE), si suggerisce che tale task force, che dovrebbe essere supervisionata dalla Commissione, dovrebbe avere il potere di formulare raccomandazioni per qualsiasi legislazione necessaria alla regolamentazione del settore. I deputati mettono in guardia contro un approccio troppo rigido nei confronti di questa nuova tecnologia, poiché può offrire importanti opportunità per i consumatori e per lo sviluppo economico. “Per evitare di frenare l’innovazione, privilegiamo un monitoraggio precauzionale a una regolamentazione preventiva. Le innovazioni tecnologiche possono diffondersi molto rapidamente e diventare sistemiche. È per questo che chiediamo alla Commissione di istituire una task force che monitori attivamente l’evoluzione della tecnologia e, in caso di necessità, avanzi proposte tempestive per una regolamentazione specifica”, ha sottolineato il relatore von Weizsäcker. La Commissione sta attualmente esaminando diverse proposte per rendere le piattaforme di cambio delle valute virtuali conformi alla direttiva europea in vigore sul riciclaggio di denaro nell’UE, che è prossima a un aggiornamento. Tra queste proposte, è prevista una misura che richiederebbe alle piattaforme di rispettare la “dovuta diligenza” quando i clienti effettuano lo scambio tra le valute virtuali e quelle reali. Con questa misura, l’anonimato che caratterizza tali scambi avrebbe fine. I regolatori temono che il sistema attuale aiuti il riciclaggio di denaro e il finanziamento delle organizzazioni terroristiche. La proposta del Parlamento è stata approvata con 542 voti favorevoli, 51 contrari e 11 astensioni e sarà ora inviata alla Commissione Europea, che dovrà esaminarla.

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Diabete: IDegLira migliora il controllo del diabete

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

diabete testRimini. IDegLira (Xultophy®), una combinazione di insulina degludec e liraglutide a singola somministrazione iniettiva giornaliera, si è dimostrata più efficace nella riduzione di emoglobina glicata (HbA1c), peso corporeo e tasso di ipoglicemie rispetto a insulina glargine in adulti con diabete di tipo 21. I dati provengono dallo studio “DUAL™ V” di fase 3b, pubblicato a marzo sulla prestigiosa rivista Jama, The Journal of the American Medical Association e presentato a SID 2016, 26° congresso nazionale della Società italiana di diabetologia in svolgimento a Rimini, nell’ambito del simposio “La complessità del diabete: continuum terapeutico, percorsi personalizzati e innovazione”.Lo studio ha valutato efficacia e sicurezza di IDegLira rispetto all’insulina glargine, entrambi in combinazione con metformina, in pazienti con diabete di tipo 2 non controllato dopo trattamento con insulina glargine (20–50 unità/giorno).Dopo 26 settimane, i pazienti in cura con IDegLira hanno raggiunto una riduzione statisticamente significativa dell’HbA1c media dell’1,8% (da 8,4% a 6,6%) rispetto alla riduzione dell’1,1% (da 8,2% a 7,1%) ottenuta dai pazienti che avevano in precedenza aumentato la dose di insulina glargine (p<0.001). Nel gruppo trattato con IDegLira, il 72% dei pazienti ha raggiunto un livello di HbA1c inferiore al 7% alla fine dello studio, rispetto al 47% dei pazienti nel gruppo trattato con insulina glargine (p˂0.001). Infine, il 39% dei pazienti trattati con IDegLira ha raggiunto livelli di HbA1c <7% senza ipoglicemie e aumento di peso rispetto al 12% riscontrato nel gruppo trattato con insulina glargine (p<0.001).“I risultati dimostrano che il trattamento con IDegLira è efficace nel migliorare sensibilmente il controllo metabolico dei pazienti che non raggiungono adeguati target glicemici con la terapia con insulina basale”, ha detto Agostino Consoli, professore ordinario di Endocrinologia della Università G. d’Annunzio di Chieti. “Non solo – ha aggiunto – nei pazienti che hanno utilizzato IDegLira i livelli medi di HbA1c sono scesi fino al 6,6%, ma questo ambizioso target è stato ottenuto senza aumento ponderale, anzi con continua perdita di peso, e con un numero di episodi di ipoglicemia inferiore rispetto ai pazienti che aumentavano il dosaggio di insulina glargine”.In particolare, IDegLira ha ridotto del 57% il tasso di ipoglicemia rispetto all’insulina glargine (2,23 episodi/paziente-anno rispetto a 5,05; p<0.001); in aggiunta è stata osservata una significativa differenza in termini di impatto sul peso corporeo, pari a 3,2 kg (p<0.001), derivante da una riduzione di 1,4 kg nel gruppo trattato con IDegLira ed un aumento di 1,8 kg in quello con insulina glargine. Inoltre, i pazienti trattati con IdegLira hanno richiesto meno insulina, terminando lo studio con l’impiego di 41 unità di insulina degludec (quale componente di IDegLira) rispetto alle 66 di insulina glargine (p<0.001)

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Crescita senza controllo dei tumori

Posted by fidest press agency su sabato, 16 gennaio 2016

istituto nazionale tumoriRicercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRCCS) di Roma, dell’Università di Trieste e del Laboratorio Nazionale CIB scoprono il legame tra due determinanti chiave dell’insorgenza dei tumori e delle metastasi, le forme mutate della proteina p53 e YAP. Nel cancro questi fattori non agiscono in maniera indipendente ma si alleano per dare il via, insieme, a un programma genetico che spinge il tumore a crescere. Lo mette in evidenza uno studio finanziato da AIRC e appena pubblicato sulla rivista scientifica EMBO Reports.Da oltre 30 anni diverse ricerche nel mondo cercano di far luce sui segreti dei mutanti della proteina p53 per capire come questi riescano a scatenare tumori e metastasi. Parallelamente, un grande interesse si è concentrato negli ultimi anni sulla proteina YAP che, presente in maniera abnorme in moltissimi tumori, è senza dubbio un altro importante protagonista della trasformazione tumorale e della propensione dei tumori a dare metastasi e a resistere alla chemioterapia.Due strade che corrono parallele verso il cancro, senza elementi di connessione: così sono state a lungo considerate le forme mutate della proteina p53 e YAP. Ora, però, dal lavoro di un gruppo di ricercatori diretto da Giovanni Blandino,coordinatore delle attività di ricerca del laboratorio di Oncogenomica Traslazionale dell’Istituto Tumori Regina Elena e da Giannino Del Sal, direttore del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste e capo dell’unità di oncologia molecolare del Laboratorio Nazionale CIB di AREA Science Park a Trieste, emerge uno scenario che vede questi due pilastri molecolari dei tumori intimamente connessi. I dettagli molecolari di questa singolare relazione sono descritti in un articolo appena pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica internazionale EMBO Reports.Sono più della metà i pazienti con cancro che nel patrimonio genetico delle cellule malate hanno mutazioni nel gene che codifica per la proteina p53. Queste alterazioni sono tra i tratti principali che contraddistinguono e segnano il destino delle cellule tumorali. La proteina p53, quella normale, è considerata uno dei più potenti freni alla trasformazione maligna. Quando tutto funziona regolarmente, essa lavora a difesa dell’integrità del genoma, impedendo alle cellule di riprodursi in presenza di alterazioni nella sequenza del proprio DNA. Danneggiamenti del DNA non sono infrequenti durante la vita di una cellula e possono insorgere per svariati motivi. Non sono pericolosi, a patto che la cellula si impegni a ripararli prima di continuare sulla propria strada, per non correre il rischio di accumulare mutazioni che possono indurne la trasformazione. p53 controlla queste delicate operazioni, in concerto e in associazione con altre proteine fondamentali.Nei tumori, p53 viene persa o più di frequente si ritrova in forma mutata. Da guardiano buono, si trasforma così, nelle sue forme alterate, in un pericoloso nemico che accelera la trasformazione tumorale e la progressione della malattia verso esiti infausti.Nonostante le intense ricerche, i meccanismi attraverso cui queste proteine aberranti agiscono sono ancora in parte sconosciuti. Per esempio, mentre si sa che i mutanti di p53 sono in grado di indurre l’espressione di geni che spingono le cellule tumorali a proliferare senza controllo, a oggi si conoscono solo alcuni dei partner con cui essi si associano per controllare e alterare l’espressione di questi e altri geni.«Oggi possiamo dire che tra questi partner c’è anche YAP» afferma Blandino e spiega: «YAP è una proteina capace di guidare la trascrizione di geni e quindi il comportamento delle cellule. Attiva geni che servono a far crescere gli organi durante lo sviluppo embrionale e a rigenerare e rinnovare i tessuti adulti. Nei tumori tuttavia YAP sembra sfuggire ai rigidi controlli ai quali solitamente è sottoposta e per questo, accumulandosi nel nucleo delle cellule, le riprogramma rendendole più attive nella proliferazione, maligne e capaci di dare origine alle metastasi».Il team coordinato da Blandino e da Del Sal ha scoperto che YAP e le proteine p53 mutate, insieme, sono responsabili dell’attivazione di una serie di geni che spingono le cellule tumorali a proliferare senza controllo. Per dare il via a questo programma è necessario, infatti, che le proteine interagiscano fisicamente. A riprova dell’importanza della relazione fatale, messa in luce dai ricercatori analizzando un gruppo di pazienti con tumore al seno, emerge chiaramente che nel tessuto malato l’espressione anormale di geni della proliferazione è correlata alla contemporanea presenza di mutanti della proteina p53 e di YAP iperattivo e che questi sono associati a un peggior andamento della malattia.«Sapevamo da un precedente studio che nelle cellule tumorali YAP è controllata da segnali metabolici a loro volta regolati dai mutanti di p53» commenta Del Sal, professore ordinario di biologia applica all’Università di Trieste. Lo scienziato, che di recente aveva pubblicato uno studio sulle connessioni tra YAP e la via metabolica che produce colesterolo, spiega: «Il legame tra questi protagonisti tumorali, però, non si ferma lì. L’abbiamo capito analizzando in dettaglio i programmi genetici che essi riescono ad attivare e allora abbiamo indagato la loro capacità di legarsi e operare insieme. Solo così è emerso come, con l’intima relazione tra YAP e i mutanti di p53, si arrivi nel tumore a sovvertire contemporaneamente il metabolismo e la capacità delle cellule di proliferare».
La scoperta, realizzata anche grazie ai finanziamenti messi a disposizione da AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ha una grande rilevanza clinica. Blandino infatti conclude: «Possiamo pensare di spezzare o impedire il legame tra YAP e i mutanti di p53 nei tumori progettando strategie terapeutiche specifiche. YAP non è indispensabile ai tessuti normali nell’organismo adulto, mentre i mutanti di p53 sono presenti solo nel tessuto malato. Una simile strategia, quindi, potrebbe avere elevate possibilità di precisione e successo».

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