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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘bankitalia’

Inps/Bankitalia: lavoratori in Cig hanno perso il 27,3% del reddito

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2020

Secondo i dati resi noti dall’Inps e dalla Banca d’Italia, nei mesi di marzo e aprile in media ogni lavoratore in Cig-Covid ha perso il 27,3% del proprio reddito lordo mensile.”Dato allarmante e preoccupante, visto che riguarda il 40% dei dipendenti del settore privato. Inoltre va considerato che già nel primo trimestre 2020, secondo i dati Istat, il reddito disponibile lordo è sceso sul trimestre precedente dell’1,6% e che, di conseguenza, i consumi sono crollati del 6,4%. Una situazione già grave, destinata inevitabilmente a peggiorare nel secondo trimestre” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Le misure di sostegno dei redditi adottate a partire dal Cura Italia, insomma, hanno certo consentito di contenere la caduta del redditi e del potere d’acquisto delle famiglie, ma non abbastanza. Bisogna ridare in fretta capacità di spesa ai ceti medi e medio-bassi o la caduta dei consumi, e di conseguenza del Pil, avrà effetti disastrosi per il Paese” conclude Dona.

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Bankitalia: debito sale a 2.507,6 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2020

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito a maggio a 2.507,6 miliardi. Lo comunica Bankitalia.”Nuovo record storico. Battuto il precedente primato del luglio 2019, quando il debito arrivò a 2.467,442 miliardi. Si tratta, inoltre, di un debito destinato inevitabilmente ad aumentare per via dell’emergenza Covid” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Considerati gli ultimi dati Istat resi noti in settimana sulla popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di oltre 41 mila euro, 41.623 euro. A famiglia si tratta di un debito pari a quasi 96 mila euro, 95.736 euro per la precisione” conclude Dona.

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Bankitalia: colpito reddito metà popolazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

Secondo l’indagine straordinaria di Bankitalia, per via del Covid oltre la metà della popolazione, il 50,8%, ha subito una riduzione del reddito.”Certo il dato preoccupa, ma quello che conta davvero è il reddito di partenza, non la contrazione subita. Quello che deve mettere in allarme il Governo, è che, secondo Bankitalia, già prima dell’emergenza Covid, per quasi metà delle famiglie, il 48,2%, il reddito a disposizione non bastava per arrivare a fine mese, tra molte e qualche difficoltà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Più che ritoccare l’Irpef, quindi, unica imposta progressiva rimasta, unica a rispettare l’art. 53 della Costituzione, le imposte che andrebbero ridotte sono quelle proporzionali come l’Iva, che hanno effetti regressivi e pesano su chi è già in difficoltà, specie l’aliquota del 22% sui beni necessari come i prodotti per la pulizia della casa e della persona” prosegue Dona.”Se proprio si vuole toccare l’Irpef, è la prima aliquota che andrebbe ridotta, non certo quella intermedia del 38%, non solo per un fatto di equità, ma perché per quella fascia della popolazione la propensione marginale al consumo è inferiore e, quindi, il maggior reddito disponibile non andrebbe in consumi ma in maggiore risparmio” conclude Dona.

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Bankitalia: debito sale a 2.467,1 mld

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito ad aprile a 2.467,064 miliardi. Lo comunica Bankitalia.”Sfiorato il record storico del luglio 2019, quando il debito arrivò a 2.467,442 miliardi, appena 378 mln in meno. Si tratta, comunque, di un debito destinato, purtroppo, ad aumentare. E’ come se ogni famiglia avesse già oltre 94 mila euro di debito, 94.591 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se consideriamo la popolazione residente, è come se ogni italiano avesse un debito di oltre 40 mila euro, 40.872 euro” conclude Dona.

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Bankitalia: debito sale a 2.409,2 mld

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Il debito delle Amministrazioni pubbliche è salito a dicembre a 2.409,2 miliardi. Lo comunica Bankitalia”Peggio di così non si può! Considerato che in Italia ci sono 26.081.199 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 92 mila euro di debito, 92.375 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se consideriamo la popolazione residente, che secondo gli ultimi dati ufficiali Istat, relativi al 1° gennaio 2019, è pari a 60.359.546 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 39 mila e 915 euro. Un record storico, che batte il precedente primato del 2018, quando era pari a 39 mila e 359 euro” prosegue Dona.”Il punto è che non si può fare alcuna riforma fiscale che riduca le tasse fino a che il debito continua a salire” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Bankitalia: Angelini nuovo capo vigilanza bancaria

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Paolo Angelini è il nuovo capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e finanziaria della Banca d’Italia.”Auguriamo buon lavoro al nuovo capo della Vigilanza di Bankitalia, ne ha sicuramente bisogno. Auspichiamo che possa svolgere un lavoro migliore rispetto ai suoi predecessori e che non autorizzi mai aumenti di capitale pur di salvare banche fallite, riversando sui risparmiatori i rischi del salvataggio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Serve, però, anche un intervento del legislatore. Fino a che il compito di Bankitalia resta quello di salvare in primo luogo le banche e non i risparmiatori, non andremo da nessuna parte” prosegue Dona.”Va ad esempio eliminato l’art. 7 comma 2 del Testo Unico Bancario secondo il quale i dipendenti della Banca d’Italia, nell’esercizio delle loro funzioni di vigilanza hanno l’obbligo di riferire esclusivamente al Direttorio tutte le irregolarità constatate, anche quando assumano la veste di reati” conclude Dona.

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Bankitalia/Istat: ricchezza 8,4 volte il reddito disponibile

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Secondo l’indagine di Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il loro reddito disponibile.”Dati negativi. Troppe luci ed ombre in questi dati. Il mattone continua ad essere la principale forma di investimento delle famiglie, metà della loro ricchezza lorda, ma dal 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività è sceso. Il calo dei prezzi delle case ha determinato una contrazione della ricchezza abitativa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il fatto poi che aumenti il peso dei depositi dal 10% al 13%, a scapito di azioni, dal 12 al 10%, e titoli, crollati dall’8 al 3%, significa che gli italiani non si fidano ancora ad investire e preferiscono tenere fermi i loro risparmi in attesa di tempi migliori” conclude Dona. (by Mauro Antonelli)

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Bankitalia: sale vulnerabilità famiglie, 11% in ritardo con mutuo

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Secondo il Rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia, alla fine del 2019 la quota di famiglie vulnerabili e l’incidenza dei loro debiti sul totale salirebbero al 2,3 e al 12 per cento. Tra le famiglie con solo un mutuo, la quota di quelle in ritardo nel pagamento delle rate è pari all’11%, percentuale che sale al 15% per i nuclei che, oltre al mutuo, hanno contratto debiti per finalità di consumo e al 25% per quelli che hanno soltanto quest’ultimo tipo di debiti.”Dati molto preoccupanti! Dopo il picco negativo raggiunto nel 2012, la vulnerabilità delle famiglie, anche grazie alla politica monetaria della Bce e ai bassi tassi di interesse, era sempre migliorata. Ma dal 2016 la situazione sta progressivamente peggiorando e nel 2019 prosegue questo andamento sfavorevole” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, Bankitalia denuncia che il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato si sta trasmettendo gradualmente al costo dei nuovi finanziamenti. Temiamo, quindi, che ulteriori rialzi dello spread, possibili nel caso di ulteriori discussioni autunnali con l’Europa, a fronte di un deficit stimato dal Governo al 2,4%, possano creare ulteriori problemi alle famiglie” conclude Dona.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.316,7 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Dopo il primato comunicato a gennaio, il debito pubblico scende leggermente, da 2.345.363 a 2.316,697 miliardi. “Siamo abituati a questi continui sali scendi, a dati altalenanti. Il punto è che il debito non ha iniziato quel percorso di discesa che sarebbe necessario, considerato che gli interessi sul debito sono pagati dagli italiani con le tasse” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dato che in Italia, secondo l’ultimo dato ufficiale Istat contenuto nell’Annuario statistico italiano, ci sono 25.494 mila famiglie, è come se ognuna avesse il conto corrente in rosso per 90 mila euro, 90.872 euro per la precisione. Un buon padre di famiglia sarebbe disperato” prosegue Dona. “Se consideriamo la popolazione residente, pari al 1° gennaio 2018 a 60.483.973 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 38 mila e 302 euro” conclude Dona.

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Bankitalia: consumi famiglie ristagnano

Posted by fidest press agency su domenica, 21 ottobre 2018

Secondo il Bollettino di Bankitalia, dopo il forte rialzo del primo trimestre, in primavera i consumi delle famiglie hanno ristagnato, registrando una variazione nulla.”Il fatto che il reddito disponibile sia ripreso a crescere, ma i consumi ancora ristagnino, attesta che le famiglie sono ancora in difficoltà. Insomma, l’aumento del reddito non è ancora sufficiente per far ripartire la spesa delle famiglie. Anche quelli che potrebbero permetterselo, preferiscono risparmiare piuttosto che spendere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco, perché, accanto al reddito di cittadinanza, utile a far ripartire i consumi delle famiglie in povertà, serve ancora una riforma fiscale che, a differenza della flat tax, concentri la riduzione della pressione fiscale solo su quel 46,1% di italiani che ancora non possono permettersi una settimana di ferie all’anno” conclude Dona.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.327,368 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 luglio 2018

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che, dopo il primato di aprile, sale ancora attestandosi a 2.327,368 miliardi. “In pratica è come se ogni famiglia avesse il conto corrente in rosso per 91 mila e 679 euro. Da non dormirci la notte!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, ci sono 25.386.000 famiglie. “Un buon padre di famiglia, avendo un debito di questo ammontare, cercherebbe di ridurlo e non andrebbe certo in banca a protestare e a pretendere l’apertura di una nuova linea di credito, che peraltro non gli sarebbe mai concessa. Peccato che, invece, sia quello che l’Italia ha sempre cercato di fare con l’Europa” prosegue Dona. “Dopo il monito di ieri della Corte dei Conti e l’imminente fine del QE, sarebbe opportuno se si concentrasse gli sforzi sul calo del debito in valore assoluto” conclude Dona.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.311,7 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che ad aprile sale a 2.311,7 miliardi. “Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 91 mila euro di debito, 91.062 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un dato decisamente preoccupante, specie se si considera che a fine anno la Bce smetterà di acquistare titoli di Stato. Ci siamo comportati come le cicale, invece che come le formiche: non abbiamo approfittato del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. E ora che i tassi di interesse saliranno, gli italiani si troveranno a pagare una mini manovra da 4 mld per ogni punto in più di tasso di interesse, visto che ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito” conclude Dona.

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Banca Etruria e le fake news

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

banca d'itaa“Prima fake news: non è vero che Banca Etruria è stata commissariata dal governo Renzi. Il commissariamento è stato chiesto da Bankitalia che ne ha la competenza e il governo, per atto dovuto, si è limitato a ratificare a ratificare la richiesta. Seconda fake news: non è vero che il governo Renzi ha tutelato i risparmiatori truffati. Con il decreto salva banche l’esecutivo ha scudato gli amministratori delle banche fallite impedendo ai risparmiatori di potersi rivalere su di loro se non attraverso un arbitro, con arbitri nominati dal governo.” È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che continua: “La tenuta della Boschi che continua a sostenere cose non vere mi stupisce ma su una cosa sono d’accordo con lei: il caso di Banca Etruria non è “il” caso delle banche italiane e neanche l’emblema della commistione tra sinistra e banche italiane (pensiamo a MPS) ma questo non toglie che c’è un enorme conflitto di interessi di questi governi col sistema bancario, che è costato agli italiani miliardi e miliardi di euro e rispetto al quale pretendiamo chiarezza immediata.”

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Il caso Bankitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

Banca d'ItaliaÈ sempre più chiaro che in Europa si va delineando una nuova tipologia di suddivisione politica. Come nel Novecento ci fu quella tra destra e sinistra, così oggi la linea di demarcazione separa il populismo dalla dimensione liberaldemocratica della responsabilità istituzionale. Il primo fronte si manifesta in varie modalità, dal giustizialismo giudiziario al sentimento che coltiva l’odio verso la casta politica (e non solo), dal localismo esasperato al sovranismo nazionalista, dal pauperismo anti-capitalista al peronismo del cattolicesimo che si riconosce culturalmente prima ancora che religiosamente in Papa Francesco. Tanti “ismi” legati da un sottile ma robusto filo rosso che riporta al comune denominatore della vocazione “antagonista” rispetto a quella “di governo”. Il secondo fronte è essenzialmente composto da due anime, quella popolar-conservatrice e quella riformista-progressista, entrambe europeiste (seppure con gradi e modalità molto diverse) e con cultura di governo.In questo quadro, è altrettanto chiaro che la frontiera che maggiormente può determinare la vittoria politica dell’uno o dell’altro fronte è ubicata in Italia. E non solo perché è il paese che, tra problematiche socio-economiche (lunghezza e profondità della recessione, peso del debito pubblico, alta disoccupazione) e sensibilità a temi come l’immigrazione, è più esposto alle fibrillazioni. Se fossero solo queste le origini del populismo, non si spiegherebbero certi fenomeni, seppur fortunatamente minoritari, come quelli emersi nelle ultime elezioni tedesche e austriache. No, l’atipicità italiana è dovuta soprattutto a due fenomeni, l’uno causa e conseguenza dell’altro: la fine dei partiti, o comunque la scomparsa di riferimenti culturali solidi nei caratteri fondativi di ciò che esiste, e l’alto – potremmo aggiungere, insopportabile – grado di contaminazione populista del fronte “di governo”. Cosa che rende molto labile la linea di demarcazione tra l’un campo e l’altro. L’ultimo esempio di questo maledetto contagio è il caso Banca d’Italia, epilogo conseguente della scelta unanime dei partiti, con l’istituzione di una inutile quanto potenzialmente pericolosa (per le distorsioni che può introdurre) commissione d’inchiesta, di volersi rappresentare agli occhi degli italiani in procinto di fare gli elettori (se andranno a votare) come i giustizieri buoni che sanzionano i banchieri cattivi e le autorità di controllo inette. Si può pensare ciò che si vuole della banca centrale e del suo governatore, così come delle vicende che negli ultimi anni hanno riguardato il nostro sistema bancario, ma da una cosa non si può prescindere: non è tollerabile, salvo non voler consegnare il paese nelle mani del populismo più becero, che temi complessi e delicati come questi vengano gestiti in una logica da “processo di piazza”. Mentre, invece, la ormai famosa (o famigerata) mozione parlamentare del Pd va esattamente nella direzione sbagliata. Sia chiaro, qui non si parla del merito di ciò che essa conteneva (prima e dopo le espunzioni realizzate in extremis dal Governo) e del suo evidente (e malcelato) intento di sgambettare la riconferma di Ignazio Visco, ma del metodo e del significato politico del suo uso, che l’amico Giacalone ha giustamente definito “uno sproposito istituzionale”. Che è tale non solo perché per norma e prassi la scelta del governatore della Banca d’Italia appartiene al capo dello Stato, previa proposta del Governo, dopo aver sentito il parere del Consiglio superiore della stessa banca centrale, cioè con una modalità in cui il Parlamento non recita alcun ruolo, ma anche e soprattutto perché essa produce un doppio strappo di cui rischiamo presto si vedere le non proprio positive conseguenze. Il primo riguarda chi, Visco o un altro la cosa non cambia, sarà chiamato a ricoprire il delicatissimo incarico di governatore. Il secondo strappo è di natura politica, e attiene sia all’attuale esecutivo sia alla possibilità che ne possa nascere uno (e nel caso, magari non di marca populista) dopo il voto della prossima primavera. Vediamole entrambe, queste lacerazioni.La Banca d’Italia è sempre stata posta al riparo dalle inframmettenze della politica per preservarne l’indipedenza, che non è un feticcio ma una garanzia che i delicati compiti che ha sempre avuto potessero essere svolti senza che gli appetiti dei partiti – ricordate tutto il tema della partitocrazia? – potessero varcare la soglia di palazzo Koch. Negli ultimi anni tali compiti sono diminuiti, ma se ne è aggiunto uno fondamentale: è l’anello di congiunzione con la Bce, che a sua volta è non solo l’architrave fondamentale su cui poggia l’euro (e quindi i nostri redditi e patrimoni) e il collante che ha tenuto unita l’Europa comunitaria, ma anche il detentore delle chiavi della politica monetaria, che è quella che ci ha consentito di sopravvivere alla crisi del 2011 e ultimamente di acchiappare la ripresa. Non solo. Alla Bce fa ormai capo la gran parte della vigilanza sulle banche, ed è stato evidente in questi ultimi tempi come quella funzione sia stata esercitata con modalità diverse a seconda della nazionalità degli istituti di credito che erano sotto banca centrale europeaosservazione. Ebbene, ora alla guida della Bce c’è un italiano, il cui mandato scadrà però tra due anni, ed è probabile che al suo posto vada un tedesco o un banchiere centrale filo-tedesco. Il governatore che sarà nominato sarà dunque colui che – per chi è e per il contesto in cui avverrà la sua nomina – potrà o meno difendere gli interessi italiani nella sede che più conta. Non entriamo qui nel merito delle previsioni e delle preferenze sul nome. Fa premio su tutto osservare che ora, dopo il deflagrare della polemica, chiunque venga nominato rischia di essere, o quantomeno di apparire agli occhi degli interlocutori europei, azzoppato. E osservare che più passano le ore rispetto ad una decisione che andava presa tempo fa e che va comunque presa entro la mezzanotte del 31 ottobre – ma nel frattempo il 26 ottobre ci sarà un importante consiglio direttivo della Bce (chi ci va?) e il 31 stesso si celebra la giornata mondiale del risparmio con un evento dell’Acri che si ripete ogni anno in cui da sempre parlano il ministro del Tesoro e il governatore di Bankitalia – e più il nominato si indebolisce. A tutto danno di quell’interesse dell’Italia in nome del quale tutti gli attori di questa sconsiderata partita dicono di muoversi. Italia a cui l’Europa è decisa – e come darle torto – a chiedere (imporre?) l’intervento che fin qui non c’è stato sull’enorme massa del suo debito pubblico. E quel debito è poggiato in modo decisivo sul nostro sistema bancario (è stato questo fatto una concausa della fragilità delle banche italiane).Non vi sfuggirà dunque, cari lettori, come si tratti di questioni delicatissime, e che farne oggetto del gioco al massacro della campagna elettorale sia un comportamento non solo nient’affatto meritorio, ma anche autolesionistico, perché gli italiani finiranno per punirlo nelle urne, facendo sì che si ritorca come un boomerang verso chi ha fatto l’incendiario. E qui veniamo alle considerazioni di natura più politica. Ci pare evidente che la mossa del Pd e le non meno improvvide dichiarazioni successive di Renzi (inevitabili viste le premesse) e di Berlusconi (demenziali e masochiste), combinate alle lentezze e incertezze mostrate dal Governo nonostante la fermezza del presidente della Repubblica – l’unico che esce a testa alta da questa da questa bruttissima pagina di storia repubblicana – pongano un problema politico difficilmente aggirabile. Perché delle due l’una: o prevale il veto politico del segretario del Pd, ma così si cancella la residua indipendenza di Bankitalia (e bene o male che sia stata fin qui esercitata, è cosa mortale come abbiamo visto), si mortifica Mattarella e l’istituzione che rappresenta e si certifica che Gentiloni non ha la statura del premier (bruciandolo anche per il futuro, cosa che probabilmente era negli intenti di Renzi, più che mai intenzionato a tornare a palazzo Chigi); oppure viene nominato Visco, e in questo caso il Pd dovrà prendere atto della inutilità del suo di partito di maggioranza relativa su cui questo Governo e a cui è attaccato il residuo tempo che rimane a questa legislatura, importante non fosse altro perché deve a breve licenziare la legge di Bilancio. Se fossimo nella Prima Repubblica ci sarebbero tutti gli elementi per una crisi di governo. Qui ci si accontenterà dello sputtanamento collettivo. Che avrà come conseguenza l’ulteriore avanzamento della linea populista. Cose che succedono quando i presunti anti-populisti usano le stesse armi degli avversari. Senza neppure capire che scrollato l’albero, i frutti (elettorali) finiranno nel campo del vicino. Perché se l’alternativa è tra l’originale e la copia, si sceglie sempre il primo.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.299,968 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

Banca d'ItaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano, che a luglio sale a 2.299,968 miliardi, battendo il precedente primato di giugno di 2.281,417 mld, che aveva battuto il record di maggio di 2.279,264 miliardi, che aveva battuto il record di aprile (2.270,977) e che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,551). “Un debito equivalente a 91 mila euro a famiglia. Se una famiglia avesse un debito così elevato avrebbe già la casa all’asta. La cosa più grave è che mentre lo scorso anno i dati erano altalenanti, si passava da record a discese, da aprile il debito si è impennato. Il lieve rialzo del Pil non può consentire di trascurare l’abbassamento del debito in valore assoluto, altrimenti il loro rapporto non si abbasserà mai” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Tutti continuano a mettere in guardia dal pericolo debito pubblico, che lascia esposta e vulnerabile l’Italia a possibile speculazioni dei mercati. Ma il Governo evidentemente non se ne cura” conclude Dona.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.278 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca-ditaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano, che a maggio sale a 2.278,9 miliardi, battendo il precedente primato di aprile (2.270,6), che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,2). “Considerato che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva promesso che il debito si sarebbe stabilizzato nel 2015 e poi sarebbe sceso nel 2016, direi che ha sbagliato previsioni per solo due anni, come minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“La verità è che, per quanto il ministro consideri la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’Italia, se vuole davvero ridiscutere il fiscal compact con l’Europa, dovrebbe mostrare perlomeno un’inversione del debito in valore assoluto, specie se ci considera che la pacchia del QE sta per finire e che tra pochi mesi ci sarà un’impennata dell’onere del debito pubblico. Altrimenti non si può avere né la credibilità nè l’autorevolezza per affrontare l’argomento” conclude Dona.

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Bankitalia: a novembre prestiti +0,5%, a famiglie +1,8%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

Banca d'ItaliaSecondo i dati resi noti da Bankitalia, a novembre i prestiti bancari al settore privato hanno registrato una crescita su base annua dello 0,5 per cento. “Indubbiamente positivo il dato dei prestiti alle famiglie, con un rialzo dell’1,8% nei dodici mesi che non si registrava da tempo. Negativo, invece, l’andamento per le società non finanziarie, che dopo gli incrementi che duravano ininterrottamente da agosto, registrano una variazione nulla” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Insomma, i dati sono ancora altalenanti, come dimostrano il trend dei tassi di interesse, salgono quelli dei mutui, scendono quelli del credito al consumo, e quello delle sofferenze bancarie: aumentano quelle lorde, da 198.599 a 199.061, si abbassano quelle nette, da 85.474 a 85.221” conclude Dona.

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Bankitalia: a ottobre debito pubblico risale a 2223 mld

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

banca-ditaliaTorna a salire a ottobre, dopo la discesa di settembre, il debito pubblico italiano che si è attestato a 2.223,8 miliardi. “Per fortuna il Quantitative easing non finirà nel marzo 2017 e proseguirà fino alla fine del prossimo anno, altrimenti sarebbero guai. Anche se non si è ritoccato il record storico, è molto grave che non si sia ancora iniziato quel percorso discendente promesso dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan per il 2016. Invece di approfittare dei bassi tassi di interesse e dell’abbassamento degli oneri per abbattere il debito, stiamo facendo come le cicale. Non si possono dare soldi a destra e a sinistra con interventi a pioggia e senza alcun riferimento al reddito Isee come abbiamo fatto nell’ultima legge di Bilancio” dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. L’associazione ricorda che nell’ultima legge di Bilancio appena approvata ci sono 120 interventi di spesa e che, nel solo 2017, per fondi ad hoc, sono stanziarti in totale un miliardo e mezzo di euro (1,513 mln), che salgono a 1 mld e 689 nel 2018 e a 1 mld e 886 nel 2019.

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Bankitalia:nuovo record debito aprile, 2230 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

Banca d'ItaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano ad aprile. E’ salito a 2.230,845 miliardi superando il precedente primato di marzo 2016 (2.228,7 miliardi). “Per fortuna, stando a quanto aveva dichiarato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il debito si doveva stabilizzare nel 2015 e poi scendere nel 2016. Checché ne dica Padoan, che lo ricordiamo, considera la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’abbassamento del debito in valore assoluto è importante, specie se si continuano ad annunciare riduzioni di tasse e non si puntano tutte le poche risorse disponibili sulla crescita, ossia sull’innalzamento del denominatore del rapporto debito/Pil” lo dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Bankitalia: toto successore

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

È corsa a tre per la nomina del successore di Mario Draghi alla guida della Banca d’Italia: Via Nazionale premerebbe per una soluzione interna appoggiando il direttore generale dell’istituto, Fabrizio Saccomanni, ma i bookmaker inglesi sembrano preferire le altre soluzioni. Secondo la sigla Stanjames, Saccomanni come prossimo Governatore è un’ipotesi da 5 volte la scommessa, ma, riferisce Agipronews, prima del suo nome il tabellone offre le candidature di Lorenzo Bini Smaghi (già membro del Board Bce) come favorito a 2,10 e quella del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, bancato a 3,00. Chiude la lista dei papabili Ignazio Visco, che però sembra una candidatura da escludere a 10 contro 1.

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