Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘concorsi’

Scuola: Concorsi inutili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

A poco serviranno le proroghe per non far decadere le graduatorie triennali: per colpa di regole sbagliate sul reclutamento, si procede, infatti, all’immissione in ruolo di poche centinaia di docenti l’anno, pur in presenza di diverse migliaia di posti vacanti e disponibili. Nel territorio campano, le procedure concorsuali per complessivi 17.299 posti nella scuola primaria, indicate nel decreto Miur del 23 febbraio 2016, procedono con una lentezza disarmante: dei 1.604 candidati vincitori più il 10% previsto, quindi dei 1.765 canditati collocati nella graduatoria di merito del 16 giugno 2017, a tutt’oggi ne risultano immessi in ruolo solo 413. Marcello Pacifico, presidente Anief: “Di questo passo, non si completeranno di certo le assunzioni di tutti coloro che dopo avere investito nel concorso, vincendolo, si ritrovano oggi ancora incredibilmente fuori dai giochi, pur in presenza di tante cattedre senza titolare. Nemmeno le proroghe, introdotte dal Governo per ‘calmare gli animi’, non serviranno per assicurare il ruolo a tutti. È una situazione incresciosa che si registra in Campania, in Sicilia e in diverse altre regioni e province italiane. Ecco perché secondo Anief bisogna immediatamente ricorrere al giudice del lavoro, in modo da ottenere l’assunzione a tempo indeterminato”. Più si scava e più scoprono le nefandezze della macchina di reclutamento del Miur: con 150 mila posti vacanti, due cattedre su tre destinate alle immissioni in ruolo che anche quest’anno andranno deserte e le regioni già in allarme perché decine di migliaia di posti andranno a precari senza esperienza, dal Miur ci si permette il lusso di non assumere nemmeno i vincitori ed idonei de concorsi pubblici. Anief lo aveva denunciato qualche mese fa, rendendo pubblici i numeri della Sicilia, dove oltre 500 docenti vincitori del concorso a cattedra, dopo essersi abilitati all’insegnamento e aver superato più prove concorsuali, non sono mai stati immessi in ruolo. Ed ora rischiano di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano, a seguito del decadimento della graduatoria di merito. La stessa disavventura kafkiana si sta verificando in Campania, dove, sempre a seguito delle procedure concorsuali per complessivi 17.299 posti nella scuola primaria, indicate nel decreto Miur del 23 febbraio 2016, dei 1.604 candidati vincitori più il 10% previsto, quindi dei 1.765 canditati collocati nella graduatoria di merito del 16 giugno 2017, a tutt’oggi ne risultano immessi in ruolo appena 413. E siccome dalle stime dei sindacati locali sembrerebbe che anche le prossime assunzioni a tempo indeterminato non portino più di 200 immissioni in ruolo – anche per via del decreto legislativo 59/2017, conseguente alla Legge 107/2015, che, nel regolare le immissioni in ruolo dei vincitori del nuovo concorso a cattedra e ai precari attualmente non abilitati ha introdotto delle percentuali decrescenti di assegnazione dei posti vacanti, fino ad appena il 20% – ne consegue che dal prossimo mese di settembre rimarranno nelle graduatorie di merito campane ancora 1.100 vincitori di concorso.

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Scuola: Precari e concorsi, per il ministro Bussetti il 2019 è l’anno della svolta

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

L’Anief lo aveva detto il 1° gennaio scorso: il 2019 sarà l’anno dei concorsi e del nuovo reclutamento, ma non della fine del precariato. Ed esattamente così sta andando. Perché le procedure concorsuali avviate in questi mesi dal Miur sono state davvero male organizzate, esposte più che mai ai ricorsi e come al solito si preannunciano lente, se non a rischio annullamento, come quello per dirigenti scolastici finito nel mirino dei Tar e delle procure. Anche i concorsi in via di pubblicazione si prospettano su questa lunghezza d’onda. E malgrado questo, è un dato oggettivo che con l’inizio del nuovo anno scolastico, a settembre, ci ritroveremo con il nuovo record di supplenze annuali, le quali arriveranno non molto distanti dalla quota record di 200 mila contratti a tempo determinato, che corrispondono ad un docente italiano precarizzato ogni quattro. In questo panorama complicato, con la scuola, i suoi studenti e il personale che pagano colpe non loro, il ministro dell’Istruzione ha addirittura il coraggio di auto elogiarsi, sostenendo che durante l’anno di mandato a capo del Miur è stata inaugurata una “fondamentale stagione di concorsi” e che “nuovi bandi arriveranno entro l’estate”. Marcello Pacifico (Anief): Le mancate soluzioni sul precariato sono costate care al Governo Renzi. E ora si potrebbe fare il bis, perché si organizzano procedure che immettono in ruolo solo un terzo dei precari con oltre 36 mesi, senza tenere conto del parere della Cassazione e della Corte costituzionale. L’unica ‘ricetta’ da adottare è riaprire il doppio canale di reclutamento, assieme alle GaE, in modo da assumere in ruolo tutti gli abilitati. Poi c’è la conferma da attuare dei contratti a tempo indeterminato stipulati con clausola rescissoria per chi ha superato l’anno di prova. Anche l’avvocato generale Szpunar della Curia europea si è detto d’accordo con la tesi della Commissione UE e del prof ricorrente Rossato. Attendiamo con fiducia gli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto, della Corte di Giustizia Europea del 25 ottobre scorso: l’obiettivo è sempre la conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato.
Per l’ex provveditore agli studi Marco Bussetti, quello in corso è l’anno della svolta sul reclutamento scolastico. Perché si sono banditi e si stanno bandendo tanti concorsi: c’è quello per DSGA, con poco più di 2 mila posti in palio e oltre 100 mila partecipanti, i cui test preselettivi si svolgeranno l’11, 12 e 13 giugno; il concorso Dirigenti Scolastici, sul cui possibile annullamento il TAR del Lazio si esprimerà il prossimo 2 luglio; il concorso straordinario per infanzia e primaria, attualmente in svolgimento; il concorso ordinario per infanzia e primaria e il concorso ordinario per secondaria di I e II grado. Nel frattempo, scrive oggi Orizzonte Scuola, Miur e sindacati sono impegnati nella trattativa per la strutturazione dei percorsi PAS abilitanti e percorsi di assunzione per docenti con tre anni di servizio. “Il tavolo tecnico – dice Bussetti al Mattino – tornerà a riunirsi martedì (11 giugno) per definire al meglio e in tempi rapidi sia nuovi percorsi di assunzione che abilitanti. Stiamo lavorando molto bene, in un clima di condivisione e confronto costruttivo”. Si procede, quindi, l’avanti tutta con la fiction sulle soluzioni prospettate qualche giorno fa dal Governo per i precari della scuola, con il presidente della VII Commissione del Senato che annuncia la stabilizzazione di migliaia di precari e il ministro Marco Bussetti che riscopre un’inaspettata sintonia con i sindacati maggiori. Le cose, tuttavia, stanno ben diversamente da come vuole far credere chi oggi dirige la scuola pubblica italiana. I percorsi formativi abilitanti in via di approvazione, riservati a chi ha incamerato almeno tre annualità nell’ultimo ottennio, porteranno solo a 24.250 immissioni in ruolo certe per dare spazio a una fase transitoria che si attiverà soltanto a GaE, Grme, Gm esaurite, cioè forse mai. Anief a tal proposito aveva chiesto di estendere il doppio canale di reclutamento, aperto alle graduatorie di istituto provinciali, una volta esaurite le GaE, a una graduatoria nazionale fuori ruolo.
Con questa iniziativa, quindi, compare una nuova forma di discriminazione verso i docenti delle paritarie o di ruolo che potranno prendere un’abitazione soltanto se ci saranno dei posti che già sono scomparsi. Una delle poche consolazioni la conseguono gli ITP in un primo momento esclusi dai sindacati rappresentativi e ora riammessi dal Miur, il quale si è anche ricordato di una recente legge approvata dal Parlamento e richiamata dell’Anief.

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Scuola Bussetti ci ripensa: tornano i PAS per fare abilitare i docenti precari e i concorsi riservati per assumerli

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo, un particolare non di poco conto, arriva il via libera del ministro dell’Istruzione a “misure uniche e straordinarie per la stabilizzazione del precariato storico e sì a percorsi abilitanti aperti a tutti coloro che hanno acquisito adeguata esperienza, con selezione in uscita come nel 2013”: nell’annuncio, ‘postato’ sul profilo Facebook dello stesso Marco Bussetti, si spiega che in tal modo si dà “seguito al “confronto costruttivo aperto insieme al Presidente Giuseppe Conte a Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 24 aprile con le organizzazioni sindacali”, così da “recepire nel primo veicolo normativo utile la proposta unitaria presentata dai sindacati, che troviamo concreta, di buon senso e in linea con il contratto di governo”.
La novità palesata dal ministro dell’Istruzione sembrerebbe essere bene accolta dai sindacati della scuola firmatari dell’accordo della terza decade di aprile, mentre per le forze politiche di opposizione si tratta di “una presa in giro a 24 ore dalle elezioni, misure senza cifre di copertura, atti concreti o tempistiche di attuazione”, sottolinea Anna Ascani del Partito Democratico. Le critiche dell’opposizione appaiono condivisibili. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, i corsi abilitanti, se è vero che danno un’opportunità a chi inizia a svolgere questo mestiere, non bastano assolutamente a risolvere l’annoso problema della supplentite e del precariato scolastico italiano: “abbiamo ancora sotto gli occhi – spiega il sindacalista autonomo – le conseguenze dei corsi di tirocinio e formazione, i cosiddetti Fit, frequentati da decine di migliaia di docenti precari. Tra loro, ad oggi, ce ne sono ancora 35 mila in lista di attesa e se non cambiano le regole sul reclutamento molti di loro possono mettersi l’anima in pace e andare in pensione da supplenti”. “Per non parlare degli idonei degli altri concorsi, ad iniziare da quello del 2016, che si ritrovano con un pugno di mosche in mano e la prospettiva di riiniziare tutto daccapo perché le graduatorie sono in via di cancellazione. In generale – continua Pacifico – ci ritroviamo con oltre 100 mila docenti già abilitati, che chiedono da tempo di essere stabilizzati attraverso un vero doppio canale di reclutamento. Ovvero chiedono di riapplicare né più né meno il modello di assunzioni previsto fino al 2012”.

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Scuola: Concorsi, per la secondaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Il ministro Bussetti ha chiesto al Mef l’autorizzazione di 48.536 posti di cui 8.491 su sostegno. Non è alle porte solamente il concorso per docenti della scuola primaria: anche quello della secondaria, di primo e secondo grado, vedrà la luce entro poche settimane. A confermarlo è stato il ministro Bussetti che ha anticipato la volontà di avviare in tempi brevi il concorso per le scuole secondarie di I e II grado (medie e superiori). La tempistica, annunciata sempre dal Ministro, dice che il bando verrà pubblicato in estate, le prove si svolgeranno a partire dall’autunno, le assunzioni dal mese di settembre 2020. Si prevede un altissimo numero di candidati. Anief ricorda che il Ministero dell’Istruzione non ha ancora assunto tutti gli idonei dei concorsi svolti, benché vi sia una considerevole quantità di cattedre libere. Così, nel frattempo i precari da assumere con supplenza annuale sono diventati oltre 120 mila, rendendo sempre più necessaria l’apertura delle GaE a tutti i docenti già peraltro selezionati e abilitati all’insegnamento oppure l’utilizzo della seconda fascia d’istituto come base per arrivare al ruolo. Si tratta di una mancanza grave, resa ancora più inaccettabile dalla elusione della clausola 5 della Direttiva 70/99 UE, introdotta per evitare l’abuso di precariato in presenza di continuità di servizio e di posti vacanti. Marcello Pacifico (Anief): La stessa intesa, prodotta alla vigilia del 25 aprile a Palazzo Chigi, presuppone che non vi sia la volontà di superare la reiterazione dei contratti, se non una tiepida apertura ai concorsi riservati, i quali, però, si prevedono lenti, su numeri di posti sottodimensionati e pure selettivi.
Per accedere ai posti comuni (le classi di concorso a cui dà accesso la propria laurea) bisognerà essere in possesso di uno dei seguenti titoli: abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure laurea (magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di indizione del concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche oppure abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente oppure laurea più tre annualità di servizio (anche non continuativo, su posto comune o di sostegno, nel corso degli otto anni scolastici precedenti, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione. Tale requisito è previsto soltanto in prima applicazione; gli aspiranti che ne sono in possesso potranno partecipare al concorso per una delle classi per le quali hanno un anno di servizio).
Per i posti di insegnante tecnico-pratico (ITP), il requisito richiesto sino al 2024/25 è il diploma di accesso alla classe della scuola secondaria superiore (tabella B del DPR 19/2016 modificato dal Decreto n. 259/2017). Per i posti di sostegno, i requisiti sono quelli già indicati per i posti comuni oppure quelli per i posti di ITP, più il titolo di specializzazione su sostegno.
Per la procedura relativa ai posti comuni sono previste le seguenti prove: due prove scritte; una prova orale. Per i posti di sostegno: una prova scritta; una prova orale. La prima prova scritta avrà l’obiettivo di valutare il grado di conoscenze e competenze del candidato sulle discipline afferenti alla classe di concorso. Nel caso di classi di concorso riguardanti le lingue e culture straniere, la prova deve essere prodotta nella lingua prescelta. La prova sarà superata dai candidati che conseguono il punteggio minimo di sette decimi o equivalente. Il superamento della prova è condizione necessaria perché sia valutata la prova successiva. La seconda prova scritta per i candidati a posti comuni ha l’obiettivo di valutare il grado delle conoscenze e competenze del candidato sulle discipline antropo-psico-pedagogiche e sulle metodologie e tecnologie didattiche. La prova sarà superata dai candidati che conseguono il punteggio minimo di sette decimi o equivalente. Il superamento della prova è condizione necessaria per accedere alla successiva prova orale.
“Siamo sempre più convinti – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che in Italia si sta perseguendo una strada sbagliata, seguendo il solo concorso come canale di reclutamento. Il sindacato l’ha fatto tanto volte presente, rivendicando il doppio canale e la riapertura delle GaE, come del resto sia stato fatto già due volte nell’ultimo decennio. Anief ricorda che dal prossimo concorso potranno partecipare tutti i candidati in possesso della laurea magistrale, ma privi di abilitazione. A questo requisito, tuttavia, deve essere aggiunto il possesso dei 24 CFU, ovvero i crediti formativi universitari nelle “discipline antropo-psico-pedagogiche e metodologie e tecnologie didattiche”, che restano requisito d’accesso come previsto dal Decreto Legislativo n. 59/2017. Eurosofia è da molti anni E.C.P. Pegaso. Clicca qui per acquisirli in tempi rapidi, studiando comodamente da casa tua. Potrebbe essere necessario integrare il proprio piano di studi con esami singoli relativi al proprio ambito d’insegnamento.

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Scuola: Il ministro annuncia concorsi per 65 mila posti, ma quelli vacanti sono il doppio

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Replica del presidente Anief, Marcello Pacifico, alle vaghe risposte fornite ai sindacati dal numero uno del Miur Marco Bussetti: “Basterebbe riaprire le GaE per l’imminente aggiornamento e autorizzare corsi abilitanti per i precari con 36 mesi e i docenti di ruolo immobilizzati per cominciare ad affrontare il problema del precariato, senza nulla togliere al canale ordinario di reclutamento nel rispetto del diritto dell’Unione contro l’abuso dei contratti a termine, così da evitare anche una denuncia della Commissione Ue”
La denuncia dell’Anief sull’inconsistenza degli stipendi dei docenti e Ata italiani e sullo stallo del rinnovo del contratto è al centro dell’attenzione di tutto il mondo sindacale, ma non fa parte dell’agenda del Governo e nemmeno del Miur: nel corso dell’ultimo incontro con i sindacati, sollecitato sull’ultima pubblicazione dell’Ocse, “Regard de l’éducation”, che registra come gli aumenti stipendiali italiani siano, in media, più leggeri e distanziati (ogni 4-5 anni) rispetto ai maggiori Paesi europei, il ministro dell’Istruzione non replica. E cambia argomento, presentando, scrive La Repubblica, “il piano di assunzioni che svilupperà attraverso i prossimi due concorsi, parlando degli “atti preparatori per il bando ordinario per la primaria e l’infanzia, per un totale di 16.959 posti. Quindi ha offerto la prima cifra per il grande concorso autunnale per la scuola media e superiore: Bussetti ha chiesto al Mef di poter assumere 48.536 docenti, 8.491 sul sostegno”. Dopo le risposte evasive del ministro, i sindacati hanno immediatamente confermato lo sciopero generale unitario del prossimo 17 maggio al quale ha aderito anche Anief. Il giovane sindacato, inoltre, ritiene del tutto sbagliata la scelta di creare un unico canale di reclutamento, perché le sequenze storiche delle selezioni nazionali svolte negli ultimi anni ci dicono che le procedure sono lente, macchinose e piene di errori nei bandi. A completare il quadro negativo, ci si mette anche l’inerzia del Miur che, per via di laccioli creati da se stesso in modo inopinato, non ha ancora assunto tutti gli idonei dei concorsi svolti benché vi sia un numero altissimo di cattedre libere. Così, nel frattempo i precari da assumere con supplenza annuale sono diventati oltre 120 mila, rendendo sempre più necessaria l’apertura delle GaE a tutti i docenti già peraltro selezionati e abilitati all’insegnamento oppure l’utilizzo della seconda fascia d’istituto come base per arrivare al ruolo. Come “ciliegina” sulla torta, la Lega sta infine spingendo per la regionalizzazione, sebbene sia opinione comune, e anche dei giudici sinora interpellati, che mini l’unità nazionale e il rispetto della Costituzione. In attesa di capire come si andrà avanti con l’iter, fermo al Consiglio dei ministri dello scorso 14 febbraio, alcuni parlamentari del Carroccio si stanno dimenando per far approvare una norma che, imponendo il domicilio professionale come requisito imprescindibile per partecipare a tutti i nuovi concorsi, bloccherebbe sul nascere qualsiasi tentativo di far cambiare sede ai neo-assunti per ben 5 anni. Anche in presenza di posti vacanti e disponibili. Pure su questo punto i giudici hanno più volte espresso il loro no. Come hanno posto il disco rosso, sia il Quirinale che il Senato, facendo decadere l’emendamento governativo al ddl n. 989 che era stato già approvato a Montecitorio. “Il tutto avviene – ricorda il presidente Anief – sempre lasciando chiuse le graduatorie ad esaurimento ed eludendo la clausola 5 della Direttiva 70/99 UE: siamo di fronte ad una palese mancata applicazione del diritto comunitario che ha convinto la stessa Commissione Europea a valutare se vi siano i presupposti per comminare all’Italia una sanzione: così, alla fine, il reiterato ricorso dei precari, anche dopo che questi hanno svolto i tre anni canonici di servizio su posti liberi e privi di titolare, come avviene ormai in modo smaccato ogni anno per diverse migliaia di docenti di sostegno, costerà molto caro allo Stato. Con buona pace di chi – conclude Pacifico – voleva fare cassa sulle spalle dei precari”.

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Scuola: Concorsi per diventare docente, decreti in estate

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

È quasi pronto il concorso ordinario per infanzia e primaria, per 16 mila posti: il decreto del Miur potrebbe essere pubblicato già a maggio. Intanto in migliaia, tra vincitori e idonei della precedente selezione, aspettano. E potrebbe comparire pure il domicilio lavorativo, dal forte sapore incostituzionale, in attesa della regionalizzazione. Anche il concorso della scuola secondaria sarebbe imminente: “Abbiamo già fatto un monitoraggio e siamo pronti anche per la secondaria”, ha spiegato il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “Datemi il tempo per avere tutte le autorizzazioni del Mef per poter procedere”, ha quindi specificato il titolare del Miur. Per Anief si tratta di due procedure selettive che non intaccheranno nemmeno la piaga del precariato scolastico, lasciando migliaia di idonei del precedenti concorso a casa, bloccati per il mancato adeguamento dell’organico di fatto in organico di diritto. Emblematico il caso di un vincitore del concorso a cattedra come Itp nel Lazio nella precedente tornata del 2016: a fronte di 12 posti banditi, è arrivato primo, ma vi sono 23 esuberi e dopo tre anni aspetta sempre una nomina dal Miur. Per il presidente Marcello Pacifico (Anief) ciò è scandaloso. Si possono fare anche mille concorsi per dimostrare all’Europa che non si vuole violare la normativa comunitaria sui contratti a termine nella scuola, ma non servirà a nulla se non si adegueranno gli organici di fatto a quelli di diritto come su posti di sostegno in deroga, e se non si riattiverà il doppio canale di reclutamento con l’apertura delle GaE anche agli idonei dei concorsi e corsi abilitanti per docenti con 36 mesi di servizio e di ruolo. In passato, prima del 2011, infatti, i vincitori dei concorsi potevano essere assunti in una regione diversa da quella dove avevano fatto il concorso, possibilità che il legislatore ha esteso anche ai vincitori di infanzia e primaria del 2012, visti i posti fantasma banditi. È ora, conclude Pacifico, di ritornare, integralmente al vecchio sistema di reclutamento vigente prima dell’ultima chiusura delle GaE
Non sono solo i docenti del primo ciclo a trepidare per l’avvio del concorso ordinario: molto probabilmente – ha scritto Orizzonte Scuola – il bando per il concorso scuola secondaria sarà pubblicato in estate, con prove a partire dall’autunno e prime immissioni in ruolo da settembre 2020. Già è stato delineato l’accesso e l’iter dei due concorsi: quello rivolto ad aspiranti docenti del primo ciclo avrà validità biennale e sarà bandito solo in quelle regioni in cui le graduatorie del concorso 2016 presentano pochi aspiranti al ruolo. I requisiti di accesso saranno quelli del conseguimento del diploma magistrale – entro l’a.s.2001/02 – oppure la laurea in Scienze della Formazione o un titolo equipollente conseguito all’estero. Per i posti di insegnamento sul sostegno sarà richiesta la specializzazione.
Non servirà il servizio d’insegnamento ai fini dell’accesso. Al concorso per infanzia e primaria parteciperanno i diplomati magistrale espulsi dalle GaE dal Consiglio di Stato, i laureati in Scienze della Formazione e tutti i precari in possesso di un titolo analogo. Considerando la mancata richiesta di un minimo di giorni di supplenze, è prevedibile che le richieste di accesso al test preselettivo, pressoché scontato, toccheranno numeri stratosferici. Sulla base del Decreto Legislativo n. 59/2017, poi modificato dalla Legge di Bilancio 2019, è possibile intercettare i requisiti per accedere al concorso riservato alla scuola secondaria: per accedere ai posti comuni (le classi di concorso a cui dà accesso la propria laurea) bisognerà essere in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure della laurea (magistrale o a ciclo unico, oppure diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, oppure titolo equipollente o equiparato, coerente con le classi di concorso vigenti alla data di indizione del concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Per i posti comuni, inoltre, potrà partecipare al concorso, senza conseguire i 24 CFU, chi si candiderà dopo avere acquisito un’abilitazione per un’altra classe di concorso o per un altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso ai sensi della normativa vigente. Per gli ITP, gli Insegnanti Tecnico Pratici collocati nella tabella B del DPR 19/2016 modificato dal Decreto n. 259/2017, ancora per alcuni anni continuerà a bastare il diploma di accesso alla classe della scuola secondaria superiore. Anche su questo ambito, per i posti di sostegno servirà il titolo di specializzazione sulla didattica “speciale”. Infine, i docenti con tre annualità di servizio (anche non continuativo, su posto comune o di sostegno, nel corso degli otto anni scolastici precedenti, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione) potranno partecipare al concorso con la sola laurea, senza quindi i 24 CFU per una delle classi per le quali hanno un anno di servizio. Anief e Radamante, però, già si dichiarano pronte come per il TFA sostegno a impugnare tutte quelle parti del bando che escludono i semplici laureati, i dottori di ricerca, gli educatori, con diploma Itp o Afam che eventualmente saranno esclusi, ritenendo che le nuove norme debbano entrare in vigore dopo il 2024/2025 e che comunque tutti i titoli posseduti entro l’approvazione delle ultime modifiche al Regolamento delle classi di concorso siano validi per la partecipazione alle nuove procedure concorsuali.

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Scuola: Piuttosto che pensare a nuovi concorsi, il Miur assuma chi li ha già vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E nel reclutare migliaia di idonei, la finisca di chiamare i precari soltanto per fare i supplenti. Il titolo o è valido per insegnare oppure no. Se un posto è senza titolare va dato in ruolo a chi lo ricopre ogni anno. Specializzare altri 14 mila insegnanti sul sostegno senza riaprire le GaE al personale abilitato genera nuovo precariato e questo Bussetti lo sa, replica Marcello Pacifico (Anief). Per non parlare, persino, del licenziamento di chi col diploma magistrale ha superato l’anno di prova.
Il ministro continua a parlare di procedure concorsuali come unica strada per arrivare al ruolo e fa l’esempio del sostegno, per il quale a breve si svolgeranno i test selettivi per far accedere ai corsi oltre 14 mila candidati. Solo che quella specializzazione, peraltro anche particolarmente esosa, replica Marcello Pacifico, presidente Anief, non garantisce alcuna stabilizzazione, ma solo la precedenza nel conferimento delle supplenze, quindi per garantirsi uno dei 50.000 posti di sostegno in deroga. E lo stesso vale per l’abilitazione conseguita con il superamento del concorso: sono attestati, gli ennesimi collezionati dai precari italiani, che aspettano il ruolo dopo aver superato le prove e una vita da supplenti. Il giorno in cui il Ministro vorrà dire davvero basta al precariato, allora non dovrà fare altro che riaprire le GaE a tutti i docenti abilitati, così da evitare per i precari storici della scuola ricorsi risarcitori in tribunale. “Il ministro dell’Istruzione dice che vuole vincere il precariato scolastico, ma poi sbaglia il progetto da attuare perché ciò si realizzi e così espone ancora di più il Miur ai ricorsi risarcitori in tribunale”: così ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle intenzioni espresse da Marco Bussetti durante una visita a Firenze a proposito dell’eccesso di personale non di ruolo che copre cattedre libere. “Vogliamo arrivare – ha detto il Ministro – a dare dignità ad una professione come quella del docente che vede molti, anzi decine di migliaia di docenti, lavorare da molti anni a tempo determinato. Vorremmo avviare le procedure concorsuali per la loro stabilizzazione”. Quando il Ministro dell’Istruzione parla di precariato omette alcuni passaggi fondamentali sull’avvio delle selezioni: la lentezza di attuazione dei concorsi; la decisione di considerare vincitori solo un numero ristretto e non tutti gli idonei; la volontà di fare selezione anche tra i precari storici, con oltre 36 mesi di servizio svolto, che invece devono essere immessi in ruolo con modalità automatiche; la scomparsa dei posti riservati ai vincitori come ancora avvenuto per l’ultimo concorso del 2016; la mancata armonizzazione tra organico di diritto e organico di fatto e la voluta ignoranza sui posti in deroga di sostegno. Su questo punto la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito come i Paesi membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Quindi, pur di mantenere una posizione sbagliata, continuando a praticare l’abuso di precariato, l’Italia sta andando incontro ad una “bacchettata” non indifferente, sotto forma di sanzione, messa in atto da Bruxelles. Senza dimenticare l’exploit di ricorsi risarcitori in tribunale al quale stiamo assistendo già da alcuni anni. L’apice dalla inefficienza della politica adottata dal Ministero dell’Istruzione per vincere la supplentite nelle scuole si compie sul sostegno agli alunni disabili: “Avvieremo una certificazione dei corsi per 40 mila nuovi docenti specializzati in sostegno nei prossimi tre anni – ha dichiarato Bussetti –: già per 14 mila sono aperti i bandi per questo anno scolastico. Stiamo inoltre investendo sul “reclutamento perché il precariato è un problema”. “Pensare di risolvere il precariato scolastico con i concorsi, dimenticando che ci sono anche da stabilizzare oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento, rappresenta un’opera di demagogia che non possiamo accettare”, commenta il professor Marcello Pacifico.

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Concorsi forze armate: 31 gennaio open day all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Pozzuoli (Na) L’accesso in Accademia Aeronautica per l’open day del 31 gennaio sarà consentito dalle ore 9:00 alle ore 12:00 e dalle ore 14:00 alle ore 16:00, da Via S. Gennaro Agnano 30, Pozzuoli (NA), previo accreditamento. Come ulteriore ausilio per i giovani interessati al concorso, esperti della Forza Armata saranno inoltre a disposizione il 29 gennaio, dalle 14:30 alle 15:00, in diretta Facebook sulla pagina ufficiale dell’Aeronautica Militare, per rispondere a domande e fornire chiarimenti in merito alle modalità di compilazione della domanda e alle prove concorsuali.
Una giornata da allievo ufficiale dell’Aeronautica Militare, da vivere insieme agli allievi e alle allieve dei corsi regolari dell’Accademia Aeronautica: tutto questo sarà possibile il prossimo 31 gennaio, giorno in cui le porte dell’istituto di formazione che si affaccia sul bellissimo Golfo di Pozzuoli si apriranno eccezionalmente al pubblico, un’opportunità preziosa per le famiglie ed i ragazzi che hanno già fatto o hanno intenzione di fare domanda di partecipazione al concorso in atto per l’ammissione di 83 allievi alla 1ª classe dei corsi regolari dell’Accademia Aeronautica per l’anno accademico 2019/2020, il cui termine è stato in questi giorni prorogato al prossimo 4 Febbraio.
Nel corso dell’open-day sarà possibile approfondire le diverse offerte formative universitarie proposte nel piano di studi (lauree in: Gestione dei Sistemi Aerospaziali per la Difesa; Ingegneria Aerospaziale, Civile o Elettronica; Giurisprudenza; Medicina) e visitare i principali ambienti didattici dell’Accademia Aeronautica, istituto militare di studi superiori a carattere universitario che ha il compito di provvedere al reclutamento ed alla formazione dei giovani che aspirano a diventare ufficiali dell’Aeronautica Militare in servizio permanente effettivo. Saranno mostrate le aule, la sala simulatori del velivolo SF-260 e aliante Twin Astir, la sala motori, i corridoi storici con i gagliardetti delle cinque generazioni dei corsi accademici, gli impianti sportivi. I visitatori potranno inoltre prendere parte ad una lezione di meteorologia aeronautica, una delle tante materie specialistiche che qualificano il percorso di formazione del personale navigante, nonché assistere a dimostrazioni pratiche ed interventi di docenti e ufficiali della Forza Armata che illustreranno i compiti e le attività dell’Aeronautica Militare al servizio del Paese ed i numerosi ruoli e sbocchi professionali che in questi ambiti è possibile sviluppare attraverso il percorso di formazione in Accademia: frequentando i corsi regolari dell’Accademia si può diventare, infatti, Sottotenenti dell’Arma Aeronautica nel ruolo Naviganti normale (piloti) e nel Ruolo Normale delle Armi, del Corpo del Genio Aeronautico, del Corpo di Commissariato Aeronautico e del Corpo Sanitario Aeronautico. Sarà presente anche un simulatore di volo di un MB 339 della Pattuglia Acrobatica Nazionale.
Il personale dell’Ufficio Concorsi dell’Accademia Aeronautica fornirà tutte le informazioni relative al bando e, per chi lo vorrà, saranno a disposizione delle postazioni con personale specializzato per compilare direttamente in loco la domanda di partecipazione al concorso.
Al concorso possono partecipare i cittadini italiani, anche se militari in servizio, di entrambi i sessi, che abbiano compiuto il diciassettesimo anno di età e non abbiano superato il giorno del compimento del ventiduesimo anno di età alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande e che abbiano conseguito o siano in grado di conseguire al termine dell’anno scolastico 2018/2019 un diploma di istruzione secondaria di secondo grado idoneo per l’iscrizione all’Università. La domanda, il cui modello è pubblicato sul portale dei concorsi on-line del Ministero della Difesa (https://concorsi.difesa.it), deve essere compilata e trasmessa esclusivamente on-line. (fonte: http://www.aeronautica.difesa.it)

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Scuola – Il 2019 sarà l’anno dei concorsi e del nuovo reclutamento, ma non della fine del precariato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Poco hanno fatto i due recenti concorsi riservati: dopo il primo riservato agli abilitati nella secondaria a cui ha aderito meno della metà del personale abilitato con il TFA e il PAS o ancora presente nella terza fascia delle GaE, continuano a rimanere vacanti 50 mila cattedre; al secondo, per infanzia e primaria, ha rinunciato una maestre su tre inserita in GaE con riserva a cui è stato rinnovato il contratto soltanto fino al 30 giugno, mentre si attende una nuova decisione della Plenaria e della Cassazione. Nel frattempo, altri 20 mila insegnanti hanno fatto ricorso con Anief avverso l’esclusione delle nuove procedure, quasi il 20% delle domande prodotte, la prima delle quali è già al vaglio della Consulta. Saranno chiuse pure le Facoltà di scienze della formazione primaria, visto il valore abilitante del solo concorso? Il piano predisposto dal Miur e dal governo attraverso l’appena approvata Legge di bilancio non stroncherà, pertanto, la piaga della supplentite: le procedure selettive ordinarie e straordinarie, infatti, andranno a stabilizzare solo una minima parte dei precari di lungo corso. Gli stessi che i giudici e l’Europa chiedono invece di assumere in ruolo, in modo automatico, dopo 36 mesi di supplenze. Secondo il presidente Anief, Marcello Pacifico, invece di puntare tutto sui concorsi, il nuovo Ministro dell’Istruzione avrebbe dovuto riaprire le GaE – come si è sempre sostenuto nei tribunali italiani ed europei – per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato, ma costretti a cambiare cattedra ogni anno: pensare che tutto possa risolversi con l’utilizzo dei concorsi, ancora meglio se straordinari, è stato un errore strategico, costato caro al governo Renzi. E ora potrebbe accadere lo stesso a quello del M5S e della Lega. I numeri parlano chiaro: non era mai successo che in un triennio andassero vacanti complessivamente 50 mila assunzioni in ruolo a fronte di un numero tre volte superiori di personale abilitato.

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USB P.I. chiede la proroga delle graduatorie dei concorsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

L’Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego ha scritto al ministro Giulia Bongiorno per chiedere la proroga della validità di tutte le graduatorie dei concorsi della Pubblica Amministrazione in scadenza al prossimo 31 dicembre.La USB evidenzia le gravi carenze di personale, anche nell’area amministrativa, verificatesi a seguito di un reiterato blocco del turn over e, rispondendo al ministro che in un recente question time in Parlamento ha affermato che saranno prorogate esclusivamente le graduatorie riguardanti figure professionali ritenute necessarie, sottolinea che sarebbe paradossale far scadere proprio ora graduatorie che permetterebbero di rispondere celermente alla necessità di effettuare nuove assunzioni.USB ha chiesto al ministro Bongiorno di essere ascoltata prima che siano assunte scelte che riguardano la funzionalità e la tenuta delle amministrazioni pubbliche.

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Scuola: Bussetti vuole solo concorsi per vincitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Prende corpo il nuovo reclutamento scolastico del titolare del Miur: “o passi il concorso e sei abilitato per il biennio di durata del bando o devi rifare il concorso”, ha dichiarato oggi Bussetti. Secondo Anief non si può risolvere la questione in questo modo: il Tar ha già detto di no, poi è stata la volta delle Camere. Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, ricorda che l’Italia perde 35 mila immissioni in ruolo per assenze di personale idoneo nelle graduatorie di merito o abilitato nelle graduatorie ad esaurimento: una persona ragionevole cercherebbe di riempire le stesse e non renderle inservibili. Anche perché in questo modo i ricorsi non potranno che aumentare.

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Scuola: Concorso Dsga per oltre 2 mila posti

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

È pronto il decreto del concorso per Dsga della scuola con 2.004 posti a bando e ulteriori 400 incrementabili in base alla disponibilità: al testo del documento – pubblicato da Orizzonte Scuola e contenente la procedura di selezione, la tabella di valutazione titoli, le prove d’esame, i programmi e la formazione delle commissioni d’esame – mancherebbe solo la firma del Ministro dell’Istruzione. La sua pubblicazione, dopo quasi due decenni di vuoto concorsuale, risulta sempre più necessaria, poiché oggi nelle nostre scuole manca all’appello un Dsga ogni quattro e si ricorre sempre più alle reggenze e all’assegnazione dei posti ad assistenti amministrativi con maggiore esperienza. Il problema è che l’accesso al concorso del personale Ata facente funzione nel ruolo superiore continua a rimanere associato a dei requisiti eccessivamente pre-selettivi: il Miur, infatti, si limita a considerare utili al raggiungimento dei tre anni di servizio, indispensabili per presentare domanda qualora il candidato fosse privo di laurea attinente, solo gli ultimi otto anni. Invece, secondo l’ufficio legale Anief vanno considerati utili anche le reggenze precedenti al 2010. Allo stesso modo, il sindacato reputa utili al raggiungimento dei 180 giorni annuali (la soglia minima richiesta dall’amministrazione) anche i servizi svolti in modo non continuativo. Inoltre, per il raggiungimento dei 36 mesi complessivi richiesti non vanno adottati vincoli di alcun genere. Anief, pertanto, ha predisposto un apposito ricorso al tribunale amministrativo regionale, non appena verrà pubblicato il decreto, con all’interno il regolamento d’accesso al concorso, qualora gli attuali vincoli di accesso illegittimi dovessero essere confermati, al fine di opporsi al limite temporale per l’accesso al concorso Dsga da parte degli assistenti amministrativi privi di laurea, ma con servizio prestato come facente funzione per almeno 3 anni in tutto o in parte maturati oltre gli ultimi 8 anni, 180 giorni non continuativi e con raggiungimento dei 36 mesi senza vincoli.

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Scuola: Bussetti punta tutto sui concorsi e sulla fine delle GaE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Il ministro dell’Istruzione lo ha detto stamattina in audizione presso la VII Commissione cultura, rispondendo ai quesiti dei parlamentari: oltre all’attuale selezione, riservata agli abilitati, sono in programma altri tre concorsi, mentre le GaE “sono ad esaurimento e non si possono perpetrare all’infinito”. Secondo il giovane sindacato, le prospettive sul nuovo reclutamento indicate oggi dal Ministro dell’Istruzione non sono affatto risolutive; la strada da attuare passa per la verifica delle ragioni sostitutive valide che portano lo Stato italiano a perpetrare le supplenze per tanti anni: in caso contrario, bisogna invece procedere alle assunzioni, laddove i precari fossero già selezionati, formati e abilitati. E siccome in questa situazione sono i diplomati magistrale, i laureati in scienze della formazione primaria, oltre agli abilitati con Tfa e Pas, si può fare in modo veloce aprendo loro le GaE. In tal maniera, si stabilizzerebbero subito la maggior parte dei 100mila che vengono chiamati ogni anno a fare supplenze annuali. L’emblema di questa assurda situazione, che mette a repentaglio la didattica, è quanto sta accadendo con il sostegno: proprio oggi, è giunta la notizia che in Veneto per la scuola secondaria di primo grado, non sarà possibile coprire gli 842 posti assegnati.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se si vuole davvero sradicare il precariato, l’unico modo rimane quello di riaprire le GaE e non chiuderle. Perché è dalle Graduatorie ad esaurimento che si chiamano ogni anno decine di migliaia di diplomati magistrale e collocarli in quelle d’istituto condannerebbe molti di loro alla supplentite a vita: per ammissione dello stesso Bussetti, infatti, anche i posti del concorso straordinario saranno limitati e chi non riuscirà ad entrarvi non potrà fare altro che il precario a vita, visto che la sua presenza è necessaria per coprire i vuoti di organico. Il progetto presentato dal Ministro non è altro che una continuazione della Buona Scuola. Altro che governo del cambiamento. Altro che continuità didattica. Si lasciano, in pratica, tantissimi precari senza alcuna prospettiva di assunzione. Sul sostegno si sta rasentando l’assurdo: un posto su tre, benché sia vacante, rimane al 30 giugno e quindi destinato ai supplenti.

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Scuola: “Piattaforma concorsi in tilt, governo umilia insegnanti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

“Ancora una volta la piattaforma ‘Istanze on line’ del Miur è andata in tilt ed è fuori uso, l’ennesima beffa per i docenti vessati dalle cervellotiche pseudo-riforme dei governi della sinistra che hanno messo in ginocchio il sistema scolastico. E’ incredibile che il governo non sia in grado di predisporre uno strumento adeguato per una necessità così importante”. Così il deputato neo-eletto di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. “Decine di migliaia di insegnanti stanno in queste ore letteralmente impazzendo per presentare la domanda per il concorso sul sostegno – sottolinea Donzelli – i cui termini scadono il 22 marzo, fra appena tre giorni, e che ha un potenziale parterre di 76mila interessati, compresi i 13 mila delle graduatorie ad esaurimento. Inoltre la piattaforma sta creando disagi anche coloro che vogliono proporsi per una supplenza e che devono utilizzare il sistema online. Sfruttare la via telematica e poi creare agli utenti problemi ancora più grandi è grottesco – conclude Donzelli – il Ministero trovi urgentemente una soluzione per andare incontro agli insegnanti umiliati dall’incapacità di chi in questi anni ha sciaguratamente governato l’istruzione italiana”.

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Scuola: Diventare insegnanti: con le nuove regole strada più in salita

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ministero-pubblica-istruzioneI nuovi candidati potranno partecipare al nuovo concorso pubblico, aperto a tutti e previsto per il mese di giugno 2018, superato il quale si potrà quindi accedere al percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (il cosiddetto FIT) di durata triennale. Per accedere al concorso saranno necessari la laurea e il possesso di 24 CFU nelle discipline antro-psico-pedagogiche. I problemi sorgono subito dopo: il primo anno, coloro che sono stati reputati idonei acquisiranno una sorta di quella che oggi viene considerata l’abilitazione all’insegnamento; poi, proseguiranno con un altro anno di formazione. In questo biennio svolgeranno pure supplenze a stipendio ridotto. Anzi, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre sembra che varieranno tra i 400 euro e i 600 euro al mese, probabilmente anche lordi. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Le cifre, da assegnare ai vincitori di concorso, che circolano in questi giorni per i primi due anni di FIT, sono così miserevoli che non si avvicinano nemmeno ad un assegno di disoccupazione. Inoltre, va ricordato che un laureato in questo modo deve anche rinunciare alle supplenze tradizionali perché non riuscirà a far conciliare tutto. Come Anief, quindi, siamo pronti a ricorrere per far riconoscere una borsa di studio adeguata al lavoro svolto. Lo stesso vale per gli studenti del Tfa, Pas, Cobaslid, Afam, SSIS e di ogni altro corso universitario abilitante: se sono abilitati non si può chiedere loro di lavorare come fossero dei “tirocinanti” senza esperienza pregressa. Inoltre, reputiamo illegittimo lo stipendio iniziale al terzo anno di FIT: dovrà essere adeguato agli effettivi anni di insegnamento già svolti dal docente, senza alcuna discriminazione rispetto al personale già di ruolo.

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Divento un professionista: Vita da clandestino

Posted by fidest press agency su domenica, 1 ottobre 2017

impresa formazioneDopo anni di studio.. mi ha fatto un po’ fatica star dietro alle insistenze e ai consigli di babbo e mamma… ho portato a casa la laurea. Ed ora, che faccio? Beh, cerchiamo di metterla a profitto. Ma cosa voglio essere e fare domani? Boh! Quand’ero agli inizi degli studi che grossomodo ho scelto, anche per convincermi che erano interessanti rispetto alla innata tendenza a preferire il gioco -bastava che fosse tale-, pensavo tante cose. Dall’astronauta che tutti i ragazzini vorrebbero fare, ero passato al medico, all’ingegnere, allo scrittore, al musicista, all’attore, al professore (questo piu’ che altro per dare l’illusione ai miei), all’avvocato, e via cosi’. Ma veramente voglio fare la carriera professionale privata? Forse e’ meglio partire dal valore legale del titolo di studio. Con questo potrei accedere ad una miriade di concorsi che mi sfinirei a furia di farli. Si’ ma che concorsi? All’universita’? Lasciamo perdere. I baroni mi escono dagli occhi. Provo ad insegnare nella scuola pubblica. No, per carita’, poi arrivo a 60 anni che sono ancora precario. Nella scuola privata? E dove sono qui in Italia, a parte qualcuna sfigata, che’ le altre sono sempre in mano ai baroni come le pubbliche? Non siamo mica in America! Certo, ci sono i concorsi dove la laurea ti da’ punti… ma voglio veramente andare a fare l’impiegato in una municipalizzata, dove il titolo di studio mi serve solo per avanzare e non per metterlo a tesoro? Non lo so. Non lo so. E non lo so. So solo che, per ora, babbo e mamma generosi e permettendo, mi posso prendere tempo. E magari, faccio un concorso, che ne so, per infermiere o spazzino, e poi vediamo come butta. Magari li’ conosco qualche dirigente dell’azienda e facciamo una qualche combutta. Una volta che sei dentro, dice che e’ piu’ facile. Aspetta, nel frattempo, anche se non sono iscritto all’ordine, qualcosa la posso fare, do’ una mano a quell’amico iscritto, praticamente faccio il lavoro per lui, e l’amico ci mette la firma e la faccia. Ma almeno mi sento meno in colpa per i soldi coi miei. Ma siamo sicuri che saro’ all’altezza della prestazione professionale che viene richiesta, a me per conoscenza o al mio amico che ne prende troppe e non ce la fa a farle tutte, ed e’ un peccato buttarle via? Dai, che vuoi che sia, mi ci impegno; e poi, non e’ detto che il mio amico iscritto all’ordine non ci metta un occhio oltre che la firma. Credo. E i soldi. Eh si’, lo so. Sarebbero a nero. E che devo fare. Nel frattempo…. Del resto, anche se volessi andare a fare il lava-macchine per fare un po’ di soldi, non lo potrei fare, perche’: chi ti prende, visto quanto gli costeresti e gli impegni fiscali di cui si dovrebbe far carico? Non siamo mica nei film americani? Sai che: nel frattempo mi faccio un viaggio. Vado una quindicina di giorni li’, in quella capitale oltre frontiera, dove magari, anche solo per fare il cameriere, e’ piu’ semplice. E mi ambiento. Entro nella lingua, nella cultura, nel quotidiano. Si’ dai, che se mi piace, li’, anche se devi studiare come un dannato per farti valere, almeno ti valutano per quel che sei e non perche’ sei l’amico di quell’altro. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Per diventare insegnante laurea obbligatoria e concorso pubblico

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

ministero-pubblica-istruzioneLo prevede una delle otto leggi delega della “Buona Scuola”, approvati ieri dal CdM: quella sulla Formazione iniziale e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado. Il decreto riguarda le future e i futuri insegnanti e prevede una fase intermedia per chi oggi è già iscritto nelle graduatorie di istituto, ha precisato il Miur, facendo intendere che si sta lavorando per allestire una corsia preferenziale per le tante decine di migliaia di precari già in possesso dell’abilitazione all’insegnamento. Per il sindacato, la tutela dei precari inseriti nelle graduatorie d’istituto (anche solo laureati) è un’apertura importante, chiesta da tempo. Ma l’inserimento in coda nelle GaE, dovrà avvenire sia per coloro che sono oggi inseriti nella seconda fascia d’Istituto, sia per chi è in procinto di entrarvi in occasione della “finestra” di aggiornamento prevista in primavera. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per evitare le solite code giudiziarie derivanti da norme imperfette è bene che nella imminente fase di verifica delle deleghe alla Legge 107/2015, si accolga la nostra proposta di accogliere nelle GaE tutti coloro che hanno ottenuto l’abilitazione. È fondamentale riaprire le GaE e l’inserimento in fascia aggiuntiva di tutti gli abilitati, senza l’attesa costante delle decisioni dei giudici, come nel caso dei diplomati magistrale che si sono rivolti ai legali dell’Anief. Il doppio canale di reclutamento deve essere mantenuto in vita per alcuni anni; allo stesso modo, devono essere collocati in organico di diritto tutti i posti oggi nascosti in organico di fatto. Ad iniziare dall’organico di sostegno, che va attribuito integralmente al personale di ruolo, con cattedre al 31 agosto, cancellando la vergogna dei posti in deroga a supplenti per più di un anno: anche perché un posto in deroga assegnato oltre i 12 mesi non è più tale e per questo deve essere inserito in organico di diritto.

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Concorso docenti 2016, il Miur si arrende al volere dei tribunali

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

ministero-pubblica-istruzioneAveva ragione il sindacato a ricorrere contro l’illegittima esclusione di una lunga serie di tipologie di aspiranti insegnanti: potranno accedere alla coda di verifiche i lavoratori già di ruolo, gli insegnanti tecnico pratici, i diplomati magistrale ad indirizzo linguistico, i dottori di ricerca il cui titolo è stato considerato abilitante, i diplomati Isef, gli educatori, i docenti che hanno ottenuto l’abilitazione disciplinare o la specializzazione su sostegno dopo la scadenza per la presentazione della domanda, oltre che i docenti che hanno ottenuto il riconoscimento dell’abilitazione conseguita all’estero dopo la scadenza per la presentazione della domanda di accesso al concorso. Dopo il via libera del Consiglio di Stato, a svolgere le verifiche di competenze ulteriori saranno anche i ricorrenti che hanno concluso i percorsi formativi Afam e Pas.
Entro il 20 gennaio, gli Uffici Scolastici Regionali pubblicheranno gli elenchi dei ricorrenti già censiti ed ammessi. Alla fine del mese di febbraio sarà completato il collaudo delle aule disponibili per lo svolgimento delle prove. Nella seconda settimana del mese di marzo sarà pubblicato l’abbinamento candidati–aule distribuiti in ordine alfabetico. Ciò sarà fatto in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del calendario nazionale delle prove: la prova scritta è comunque prevista per il mese di aprile 2017 e, a inizio estate, sono previste le graduatorie di merito definitive.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): ancora una volta l’azione dell’Anief ha prodotto pregevoli risultati, riparando in questo modo alle numerose ingiustizie che il Miur ha posto in essere con l’emanazione dei bandi del concorso 2016 proprio a discapito di molti lavoratori precari della scuola, spesso con diversi anni di esperienza di insegnamento alle spalle ma incredibilmente esclusi dalla prova concorsuale che avrebbe potuto dare loro la possibilità di accedere all’immissione in ruolo: ponendo fine, in questo modo, al lungo periodo di precariato cui sono stati costretti.

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Scuola –Concorsi: per vincerli basta la sufficienza

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2016

ministero-pubblica-istruzioneIl Consiglio di Stato bacchetta il Miur che aveva presentato appello, via libera all’assunzione di centinaia di docenti. Con tre sentenze definitive, l’alta giustizia amministrativa conferma in via definitiva la posizione del Tar Lazio che aveva previsto l’annullamento della disposizione del D.D.G. n. 82/2012 la quale, cercando di alzare l’“asticella” del merito per l’accesso al Concorso a cattedra, aveva introdotto il punteggio minimo di 35/50 da conseguire nella pre-selettiva (che corrisponde a 7/10 anziché i 6/10 previsti per legge). Erano stati migliaia coloro che, quattro anni fa, dopo aver svolto la prova preliminare (rispondendo ai 50 quesiti dei 3.500 precedentemente resi pubblici), furono illegittimamente esclusi; poi, una parte di loro ha presentato ricorso ed è andata avanti, in diversi casi, sino a vincere la selezione seppur con riserva che ora viene “sciolta” una volta per tutte. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è stata una lunga battaglia, ma non avevamo dubbi sulla validità delle nostre tesi. Come sempre, è stato un grande gioco di squadra quello che abbiamo messo in campo: gli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli, Irene Lo Bue, Nicola Zampieri e l’intero settore contenzioso nazionale del nostro sindacato si sono impegnati a rispondere colpo su colpo all’azione del Miur e abbiamo vinto su tutta la linea. Trovano, così, conferma piena le diverse immissioni in ruolo attuate negli scorsi anni, attraverso le graduatorie concorsuali del 2012.

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Il grande pianista Radu Lupu a LuganoMusica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2015

Berwaldhallen 080424Gästspel av världspianisten Radu LupuSveriges Radios SymfoniorkesterManfred Honeck dirigent, Radu Lupu pianoFoto: Snezana Vucetic Bohm/SR

Berwaldhallen 080424Gästspel av världspianisten Radu LupuSveriges Radios SymfoniorkesterManfred Honeck dirigent, Radu Lupu pianoFoto: Snezana Vucetic Bohm/SR

Lugano 7 novembre alle 20.30 alla Sala Teatro LAC, proseguono gli appuntamenti con i récital cameristici proposti da LuganoMusica. Dopo il violinista Leonidas Kavakos, il pubblico potrà ascoltare, un sommo maestro della tastiera, Radu Lupu. Formatosi tra la nativa Romania e la Russia, Lupu si è segnalato all’attenzione internazionale negli anni Sessanta, risultando vincitore in tre importantissimi concorsi, tra cui il prestigioso Van Cliburn. La sua carriera è quindi decollata su scala mondiale, portandolo a lavorare con direttori del calibro di Giulini, Muti, Karajan e Barenboim. Noto alla critica ed al pubblico per la profonda pensosità delle sue esecuzioni, in cui il lavoro di cesello timbrico si unisce ad una lucidissima analisi formale, Radu Lupu è oggi riconosciuto come uno dei maggiori interpreti viventi dei grandi autori austro-tedeschi dell’Ottocento, in particolare Schubert, Schumann e Brahms. Autori che ha più volte inciso in cd, suscitando consensi unanimi e ricevendo importanti premi.
Di grande interesse il programma che Lupu proporrà al LAC il 7 novembre, interamente fondato proprio sugli autori a lui più congeniali: se la Sonata D 894 di Schubert, con le sue aperture formali verso l’infinito, rappresenta una pagina ben nota del primo Romanticismo tedesco, di più raro ascolto sono invece le variazioni di Mozart, Beethoven e Brahms che la precederanno nel corso della serata. Le Variazioni KV 573, scritte da Mozart durante il viaggio berlinese del 1789, si sviluppano a partire da un tema del violoncellista Duport, allora in servizio presso il re di Prussia, e rappresentano quindi un singolare biglietto da visita con cui il compositore salisburghese cercò di ingraziarsi nuovi possibili committenti. Di gusto piuttosto arcaico appaiono le giovanili Variazioni in do minore WoO 80 di Beethoven, che, si narra, ascoltandole chiese di chi fossero, disconoscendone la paternità, e che non le volle includere nel catalogo definitivo delle sue opere. Al contrario, sono già estremamente mature le Variazioni op. 21/1 di Brahms che, partendo da un tema originale intimo ed amabile, riesce a costruire un arco formale unitario di ampio respiro e di intensa poesia. (foto radu lupu)

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