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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘religione’

La religione è capace di percepire il disagio umano?

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2020

Mi diceva, giorni fa, una signora, mamma e nonna, con un certo scoramento, “mio marito e i miei figli non vanno in chiesa e meno che mai si confessano e si comunicano. E dire che i miei rampolli li ho educati secondo i precetti della mia religione e sono stati battezzati comunicati e cresimati al tempo giusto e lo hanno fatto con animo sereno e partecipato. Non capisco perché ad un certo punto della loro vita questo legame si è spezzato ed io che sono una fervente cattolica mi sono ritrovata a convivere con una famiglia di agnostici”.
Cosa può aver spinto questi congiunti a staccarsi dalla pratica religiosa sia pure ridotta ai minimi come assistere la domenica alla messa e confessarsi e comunicarsi una volta all’anno? “Se io chiedo loro – soggiunge – il motivo del loro diverso rapporto con la pratica religiosa, pur considerandosi cattolici e quindi non rinnegando la propria fede, le risposte che riesco ad avere sono evasive, a tratti persino imbarazzate, e se io faccio leva su questo esitante atteggiamento invogliandoli ad accompagnarmi a messa la domenica ricevo solo pretestuose scuse per rifiutare le mie sollecitazioni.” Mentre questa signora mi parlava mi promettevo d’indagare più a fondo su questo diverso comportamento dei figli e del marito nei confronti della religione per capire se dovevo considerarlo un fatto isolato o lo fosse di dimensioni più ampie e ancora se fosse solo una questione di genere o altro ancora. Così m’impegnai ad assistere di tanto in tanto a una messa domenicale nella parrocchia del mio quartiere e di quelle limitrofe. L’impressione che ne trassi non mi convinse molto nel senso che il rapporto di fidelizzazione religiosa non mi sembrò del tutto indicatore tra i sessi e la loro età. In certe cerimonie, tuttavia, come la messa cantata o nelle festività religiose la distinzione mi parve più marcata con una presenza maggiore delle donne rispetto agli uomini e per entrambi era più consistente il numero delle persone anziane, ma i giovani, e soprattutto i giovanissimi, non mancavano. Per gli altri eventi religiosi, come la recita del rosario, questa ripartizione mi apparve insignificante. Con molta probabilità avevo sbagliato metodo di osservazione. Non era il genere delle presenze durante la funzione religiosa ma semmai il rapporto esistente tra quanti frequentavano la parrocchia e coloro che vivevano nel quartiere. Aggiustai, quindi, il tiro e mi resi conto che il popolo dei fedeli, nell’area osservata, costituiva una minoranza rispetto a quelli che disertavano sistematicamente la chiesa e le opere annesse (Caritas, azione cattolica, ecc.). Per quanto sia lungi da me arrivare a una conclusione per affermare che vi sono tutte le premesse per constatare un “raffreddamento” del sentimento non tanto religioso quanto di appartenenza a una comunità o per lo meno all’osservanza acritica della pratica religiosa devo, comunque, riconoscere che se il mio sguardo si amplia, noto, di là dell’affiliazione religiosa, che sta diventando conflittuale il diverso modo delle persone di rapportarsi alla vita sociale. Forse è ancora prematuro riconoscerne tutti i presupposti sebbene qua e là i segnali non mancano. È che progredisce la tendenza a non vedere il mondo allo stesso modo, sia pure con i suoi pregi e i suoi difetti. Non ci accontentiamo, probabilmente, dell’uso che si fa delle parole ma vorremmo da esse la capacità di darci risposte concrete ai nostri problemi esistenziali. (Riccardo Alfonso)

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Freud critica la religione per un semplice pregiudizio?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

Dice Oscar Pfister che ha ben conosciuto Freud: “Le critiche di Freud alla religione non sono nuove, inoltre, nonostante il suo proclamato ateismo, la sua opera, destinata ad alleviare le cure degli uomini, fa di lui un uomo implicitamente religioso”. Freud si vanta nelle sue note autobiografiche non di non aver ricevuto nessuna precisa educazione da piccolo e, quindi, di non avere pregiudizi e preconcetti che secondo il suo giudizio, indeboliscono quindi l’intelligenza e la comprensione dei fatti in questo campo.
Non dobbiamo, comunque, dimenticare l’importanza, che indirettamente nella sua formazione, in specie nell’età infantile, può aver giocato la cultura ebraica hassidica galiziana nella quale la sua famiglia per decenni aveva vissuto. Scrive ancora Maryse Choiry “Freud è stato così ateo come ha detto? L’ha detto troppo. Egli stesso ci ha insegnato a diffidare delle asserzioni assolute. Il tutto quello che è esagerato è insignificante di Talleyrand si traduce nel linguaggio psicoanalitico in tutto quello che è esagerato, contiene un elemento contrario. Freud non è stato piuttosto ambivalente nei confronti della religione? Egli vuole troppo convincermi perché io sia convinto. Quando dimentica di essere ateo, gli avviene talora di scrivere una pagina mistica suggestiva”.
Freud con molta probabilità pensava alla religione nella sua duplice configurazione di atto di fede e di religiosità espressa nei rituali. La prima proviene dall’io profondo e la seconda dalle suggestioni e le emotività che ci accompagnano nel nostro cammino esistenziale. In difetto non si potrebbe spiegare altrimenti la sua contraddittorietà in dichiarazioni quali: “Io sono il diavolo che apre la strada, dopo verrà Dio. Il diavolo apre sempre la strada a Dio” e ancora “Se io pure con le mie interpretazioni ho ucciso Dio negandolo, nelle mie scoperte scientifiche c’è invece la premessa per farlo risorgere e riemergere dopo alla visione e alla constatazione degli uomini”. Come un antico profeta ebraico, Freud sembra dire quindi: “Altri tempi verranno”. Una dimostrazione di questa dualità è riscontrabile nelle accuse di Freud alle imposizioni dogmatiche della religione e alle sue ossessive irrazionali ritualità. È quindi la forma e non alla sostanza che s’incentra la critica. In Freud tracce di questo interesse trapelano spesso in osservazioni e considerazioni che si possono riconoscere qua e là nelle sue opere. Alla fine, si potrebbe sostenere che tutto il sistema psicologico nel profondo di Freud è anche un travestimento profano del sacro. È lo stesso Freud, infatti, a sostenere come la Kabbala non è altro che il linguaggio manifesto e condizionato e quindi derivato da un altro profondo inconscio linguaggio. Anche Jung, a questo riguardo, vedeva nelle formulazioni scientifiche di Freud aspetti di teologia mascherata. La nostra eredità spirituale è indubbia. Vi può essere, semmai, una forma di sensibilità diversa tra un soggetto e l’altro che può rendere stridente il rap-porto tra fede e pratica religiosa con i suoi rituali e i suoi dogmi.
Ciò significa, per dirla con Lassalle allorché ci parlava del Buddhismo Zen, “Che non basta scoprire la verità liberatrice assoluta per mezzo del pensiero dialettico, e di credervi basandosi sulla trasmissione per via orale: al contrario essa va raggiunta per intuizione o esperienza interiore personale. A questa intuizione si accede mediante lo Zazen o meditazione Zen. Il mondo che si rivela nell’illuminazione. Si definisce, quindi, “mondo dell’identità”, in opposizione al “mondo delle differenze”. Secondo la dottrina buddhista questo mondo non ha realtà, ma è solo illusione”. L’origine della religione sostanzialmente nell’ipotesi di Freud coincide con il complesso di Edipo. Ma commenta Charles Hainchelin in “Le origines de la religion»: «Freud in questo campo si appoggia su una ipotesi di Robertson Smith e egli ha molto utilizzato i lavori di Frazer relativi alla leggenda della morte di Dio-Padre e del Figlio. Il guaio è che questa ipotesi, e pertanto le teorie che sono fondate su di essa, non è confermata dai fatti. Un complesso come quello di Edipo non potrebbe, in effetti, datare che da una fase già avanzata dello sviluppo sociale, che d’altra parte determinerebbe un’insolubile contraddizione, perché con la promiscuità primitiva, poi il matrimonio per gruppi, il padre era sconosciuto. Il passaggio dalla poligamia alla monogamia, che sembra supporre la tesi di “Totem e tabù” è assai recente: esso è in generale legato all’apparizione della proprietà privata che contribuì a dissolvere la famiglia consanguinea. (Riccardo Alfonso)

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Freud e la religione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

A questo punto non sarei del tutto esaustivo se trascurassi ciò che la religione ha rappresentato per l’essere umano nella storia di tutti i tempi e che Freud arriva a finire che si tratta di un’alienazione quando si spostano e si proiettano paure e speranze in un aldilà fantastico e astratto. È un modo di allontanarsi dalla realtà. Come prima di lui Schopenhauer e Nietzsche, e come il dott. Laurence avrebbe fatto dopo di lui, Freud interpreta l’essenza conoscitiva della religione come dislocazione del sentimento emotivo nei confronti dell’autorità. Oltre a far risalire la religione a sentimenti infantili di dipendenza, Freud l’accusava di essere una preoccupazione fondamentalmente femminile. Gli interessava far risalire il pathos dell’uomo religioso, che è costretto come una donna, all’obbedienza incondizionata. Essere religiosi, nel modo inteso da Freud, significa essere passivi, docili, dipendenti, cioè manifestare dei tratti tipicamente femminili. La religione, secondo Freud, nasce dal fomentare un sempre crescente “senso di colpa”. “Quando una tendenza istintiva è repressa, disse Freud in “Il disagio nella civiltà”, i suoi elementi libidici si trasformano in sintomi e le parti aggressive in senso di colpa”. Di tanto in tanto i clan celebrano delle feste religiose, durante le quali i membri della famiglia totemica riproducono con danze rituali i momenti caratteristici del loro totem.
Scrive Kereny: “Lo scopo di Freud era precisamente quello di soddisfare l’uomo irreligioso che pure s’interroga sul fenomeno, così difficile da comprendere, delle religioni, e questo era appunto il caso dello stesso Frazer e di Freud. Ma la storia dell’umanità non presenta né l’evoluzione “magia-religione-scienza” che Frazer pretendeva, né un modello puro ed incontaminato, sicché Frazer fu costretto a costruire con semplificazioni assai più spinte di quelle alle quali ricorre Bachofen nella sua teoria sull’evoluzione della famiglia”. Per Kereny: “Freud non vide, come non lo notò Frazer, che i loro modelli per l’origine della religione, che avrebbero dovuto spiegare addirittura il grande sacrificio del Cristianesimo, equivalgono a generalizzare a tutta l’umanità, una nevrosi preistorica”.
Un altro elemento che Freud non colse, perché gli mancava la visione d’insieme necessaria, è che una religione totemistica con tutti i suoi contrassegni caratteristici, totem, tabù ed esogamia, non è dimostrabile in nessuno dei popoli che ebbero parte, in un qualche periodo nel maturare della nostra civiltà occidentale caratterizzata dall’evoluzione, né presso gli indogermani né presso i mesopotamici, e neppure presso gli egizi. E neppure presso gli israeliti. Sia Schopenhauer sia Freud davano per scontata l’assurdità della credenza religiosa agli occhi degli uomini razionali. Oggetto della discussione è semplicemente il problema se la fede sia necessaria per controllare la maggioranza non illuminata, oppure se il valore della religione, che è comunque in declino, se non sia stato sopravvalutato e non costituisca, in realtà, una forza che contrasta con le finalità illuministiche: ragione, progresso, effettivo miglioramento dell’umanità. Il ragionamento del Demofilo di Schopenhauer è molto simile a quello dell’interlocutore di Freud in “L’avvenire di un’illusione”. Il Demofilo dice: “Non hai idea di quanto sia sciocca la maggior parte della gente”. Il “Dialogo” di Schopenhauer uscì nel 1851, quello di Freud nel 1928. Così commenta Jacquard: “Freud pensa che la religione non possa essere altro che una fase necessaria nell’evoluzione umana, fase paragonabile all’adolescenza”. Freud ha affermato nelle sue analisi, che vietando l’uso delle facoltà critiche in una particolare direzione, si determina un abbassamento generale dell’acume critico del soggetto, danneggiando le capacità razionali.
Freud ammette, d’altra parte volentieri, che le sue “speculazioni” non hanno parte integrante del sistema analitico. Ciò vuol dire che è possibile usare la metodologia (psicoanalitica) anche al servizio dell’opinione opposta. È quello che farà Oscar Pfister nel libro “L’illusione di un avvenire”.
Ma Freud non è il solo né il primo ad avanzare l’idea di un’anima collettiva. Lo sostennero sia Durkeim, della scuola sociologica francese, sia Wundt. Commenta in proposito Fromm: “oltre che un’illusione, dice Freud in sostanza, la religione è un pericolo, perché tende a santificare certe cattive istituzioni umane con cui si è sempre alleata. La religione, inoltre, tende a impoverire l’intelligenza, insegnando a credere a un’illusione e proibendo il pensiero critico”. Non c’è dubbio che, come asserisce Jung, inflazionare in questo modo la portata del complesso di Edipo sul piano della cultura e dell’inconscio collettivo, può significare tendere ad eliminare quel fattore religioso che ha tanta parte nei livelli più alti della personalità umana.
Da parte mia sono convinto che il fattore religioso sin dai primordi della vita ma ancor più nel momento in cui il primo essere umano ha alzato gli occhi alle stelle vi sia stato, nel comune sentire, un avvertimento religioso. Fu il primo desiderio per capire ciò che eravamo manifestamente in tutti i nostri comportamenti. In qualche modo ci richiamavano a una particolare “religiosità”. Non certo a caso i recenti studi comparati dell’antropologia culturale relativi alle simbologie superiori delle èlite del grande sciamanesimo arcaico, risultanti dai graffiti preistorici, tutti analoghi nei tre continenti antichi e studiati da Eliade, da Leroi-Gouhran, da Marsach e dalle loro scuole rivelano un concetto religioso profondamente avvertito e immaginifico nelle sue rappresentazioni murarie. Lo stesso dicasi per i cosiddetti fossili viventi culturali delle epoche arcaiche. Il loro “sentire e udire” cosmico è espresso dai simboli superiori delle grotte e da cui discendono tutte le tradizioni che ritroviamo nei millenni successivi. Inoltre, i grandi problemi delle origini si sono fatti molto più complicati riguardo varie fasi che si affacciano, man mano che si accrescono gli studi neurologici. (Riccardo Alfonso)

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Scuola: Precari, i dimenticati di religione cattolica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Manca all’appello da 16 anni, nel frattempo si sono accumulati 15 mila posti e altrettanti precari: sono i numeri altisonanti che riguardano la mancata pubblicazione del concorso di religione cattolica, per il quale non sono bastati il disco verde della Conferenza episcopale italiana e l’approvazione del decreto salva precari di fine 2019. Nell’elenco delle procedura selettive giunte mercoledì scorso in Gazzetta ufficiale manca proprio questo concorso. E non si comprende perché, considerando che l’ultimo fu bandito nel lontano 2004 e i posti da coprire sono tantissimi: in ogni caso, visto che le cose vanno per le lunghe, serve una procedura selettiva d’urgenza.Marcello Pacifico (Anief): “Anche quando sarà bandito, il concorso ordinario andrà comunque ad assorbire poco più di 2 mila precari storici: seppure riservando la metà dei posti a chi ha svolto almeno tre anni di supplenze sulla materia, lascerà nello stato di precarietà la stragrande maggioranza degli attuali docenti non di ruolo. Ecco perché serve subito, come ha fatto Anief con un emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, un decreto che apra ad un concorso per titoli per portare alla stabilizzazione 7 mila precari o in alternativa una procedura straordinaria: entrambi sarebbero riservati a chi ha svolto almeno due annualità di supplenze anche non continuative. Questi lavoratori vanno inquadrati nei ruoli dello Stato, come chiede l’UE dal 1999 a tutti i Paesi membri per non incorrere nell’abuso contratti a termine. È l’ora di finirla con questo abuso. Altrimenti ci penserà il tribunale”.Tra le richieste di modifica che la commissione Cultura di Palazzo Madama dovrà esaminare la prossima settimana c’è anche la proposta di Anief per l’emanazione di un decreto che autorizzi l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato in tutte le scuole dove si svolge il servizio nazionale d’istruzione. In alternativa, il giovane sindacato ha proposto l’avvio di un concorso straordinario riservato ai docenti che insegnano religione cattolica con 24 mesi di servizio svolti. Le procedure non porterebbero maggiori oneri per la finanza pubblica, in quanto l’assenza di personale obbliga l’amministrazione a reiterare decine di migliaia di contratti di lavoro a tempo determinato, determinando un maggior esborso per la finanza pubblica a causa delle richieste di risarcimento per violazione della direttiva 1999/70/CE.

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Scuola: Insegnanti di religione cattolica, l’assunzione non può più attendere

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Nei nostri istituti scolastici, l’attuale situazione di precariato richiede l’attivazione immediata di procedure che garantiscano la continuità e la funzionalità del sistema per il prossimo anno, anche per i docenti di religione cattolica, considerando che ne mancano all’appello ben oltre 10 mila: la disposizione, che non avrebbe alcun onere per la finanza pubblica, è questa dall’Anief, con una proposta emendativa al DL n. 18 del 17 marzo 2020, presentata alla V commissione del Senato. Il sindacato chiede, in particolare, anche alla luce del blocco concorsuale derivante dal contagio da Covid-19, “l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato”.

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Convegno degli Insegnanti di Religione del Piemonte e Valle d’Aosta

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Torino Giovedì 5 Marzo 2020 Centro Congressi “Santo Volto” dalle ore 9.00 alle ore 16.15 Via Borgaro 1, angolo Via Val della Torre convegno organizzato da Elledici Scuola, gli Uffici scuola della Diocesi di Torino e delle Diocesi del Piemonte e Valle d’Aosta e dalle associazioni professionali AIMC e UCIIM Piemonte e Valle d’Aosta, dal tema “Scuola e comunità cristiana. Sinergie per una crescita”.
Moderatori Dott.ssa Francesca Sgarrella Socia AIMC e Prof. Arnaldo Gizzarelli Presidente regione UCIIM Piemonte. Il programma prevede alle ore 9.30: saluti ed inizio dei lavori con Scuola, officina dell’umano con Pasquale Esposito, Responsabile della Pastorale scolastica, Decanato di Treviglio e seguito da Don Giorgio Bezze, direttore Ufficio catechesi ed evangelizzazione, Diocesi di Padova sul tema: Per una comunità generativa Comunità cristiana e scuola in uno stile sinodale
Nel pomeriggio ale ore 14, dopo la pausa pranzo, ripresa dei lavori con Atelier educativo di Eleonora Planera (psicologa e psicoterapeuta) e Valentina Bellis, segretaria operativa. Segue: Progetto “Pane nostro” di Ivan Andreis – Ufficio Scuola e Caritas – Diocesi di Torino e IDR: quale mediazione possibile con la comunità con Don Giovanni Isonni, parroco a Rivoli.

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Scuola: Concorso docenti di religione in alto mare

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Anief chiede al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e al Presidente della CEI di approfittare del ritardo per concordare una procedura riservata analoga a quella già attivata per il personale docente delle altre materie curriculari per assumere almeno altri 5 mila docenti IRC precari. Se è pur vero che molti dei tanti precari storici di religione cattolica avevano criticato il solo concorso ordinario previsto dal decreto scuola n. 126, convertito nella Legge n. 159 del 20 dicembre scorso, con il via libera del Senato e la pubblicazione del testo nella Gazzetta Ufficiale, da svolgersi nel corso del 2020, perché aveva “dimenticato” di avviare la procedura riservata agli altri insegnamenti, adesso, per i circa 5000 docenti non di ruolo che avrebbero fatto loro la metà dei posti a disposizione per il sospirato ruolo, si aggiunge la beffa del mancato avvio dello stesso concorso ordinario. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Quanto sta accadendo è la conferma che ha fatto bene l’Anief ad avviare le procedure di preadesione per ricorrere al Tar del Lazio contro il mancato avvio del concorso riservato al personale docente di religione con tre anni di servizio. Per oltre 8 mila colleghi supplenti di tale insegnamento è un atto dovuto, dopo 16 anni consecutivi di vuoto concorsuale e di supplenze. Escludendoli, si sono quindi discriminati i tanti precari che abbiano svolto almeno 36 mesi di supplenze. L’unico motivo valido per non far partire il concorso ordinario sarebbe proprio quello di volere avviare parallelamente una sessione straordinaria rivolta ai precari storici”.

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Concorso docenti di religione cattolica, i vescovi rompono il silenzio

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 gennaio 2020

Il sindacato Anief, invece, insiste nel chiedere una procedura riservata e rilancia: i 3 mila idonei mai assunti in questi dieci anni hanno diritto alla retroazione giuridica. Anche la Chiesa Italiana si dice preoccupata per “il disagio in cui versano tanti insegnanti di religione cattolica”: la Conferenza episcopale italiana esce allo scoperto, dando il suo assenso all’autorizzazione – arrivata con l’art. 1 bis della Legge 159/2019 – a bandire, entro l’anno 2020, un concorso per la copertura dei posti per l’insegnamento della religione cattolica, asserendo di avere “seguito con attenzione lo svolgimento del dibattito parlamentare, apprezzando lo sforzo per raggiungere un traguardo desiderato da più di 15 anni”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Avere negato il concorso straordinario, significa discriminare 20 mila insegnanti soltanto perché insegnano una materia specifica, la religione cattolica: le indicazioni dell’Unione Europea ai Paesi membri sull’esigenza di non discriminare i precari che abbiano svolto almeno 36 mesi di supplenze o i cittadini per motivi religioni sono chiare. Nella loro condizione, di esclusi, ci sono anche altri lavoratori che, allo stesso modo, hanno subìto un danno da questo decreto salva precari: come i collaboratori scolastici, i Dsga, i maestri della scuola dell’infanzia primaria, gli educatori, i dottori di ricerca e i tanti docenti esclusi dal concorso straordinario”. Con una Nota ufficiale, la Conferenza episcopale dice la sua sul testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre scorso, riguardante il concorso dei docenti di religione cattolica da svolgersi nel corso del 2020, dopo il via libera del Senato. La Cei rinnova “la propria disponibilità a collaborare all’elaborazione del Bando di concorso in dialogo con il Ministero dell’Istruzione e con i Sindacati, a sostegno degli insegnanti di religione cattolica italiani e per il bene della comunità scolastica. L’auspicio è che quello che si apre possa essere un percorso fruttuoso che, accanto all’ascolto delle diverse esigenze e al rispetto per le varie posizioni, trovi il modo di valorizzare la preparazione e le competenze degli insegnanti di religione, molti dei quali in servizio da tanti anni”. I vescovi ricordano che la religione cattolica “è una disciplina scolastica molto apprezzata: pur essendo facoltativa, se ne avvalgono più dell’86% degli studenti italiani per il suo carattere culturale ed educativo, capace di accompagnare il cammino di crescita delle ragazze e dei ragazzi di oggi. Proprio le peculiarità di questa disciplina saranno lo stimolo per costruire un itinerario concorsuale che sappia valorizzare gli insegnanti che, con passione e generosità, si impegnano a superare i problemi quotidiani, ma anche difficoltà dovute ai pregiudizi e a una normativa spesso poco conosciuta. Alcuni di loro saranno chiamati ora ad affrontare una prova per l’assunzione a tempo indeterminato da parte dello Stato. La Legge 159/2019 – conclude la Cei – prevede che una quota non superiore al 50% dei posti sia riservata ai docenti che abbiano svolto almeno tre annualità di servizio, oltre che lo scorrimento delle graduatorie per chi ha superato il concorso del 2004, ma non è ancora entrato in ruolo”.

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Scuola: Docenti di religione cattolica, nel 2020 torna il concorso ma servirà a poco

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

Disco rosso per la procedura riservata ai supplenti storici richiesto da Anief in audizione, sarà ricorso in tribunale: in base al decreto salva precari approvato in Senato, appena 2 mila precari su 10 mila potranno essere assunti di ruolo. Eppure i posti vacanti per assumerli ci sono tutti. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, esprime tutto il suo disappunto per il mancato avvio di un concorso straordinario finalizzato all’immissione in ruolo di tanti insegnanti che a questo punto potrebbero ritrovarsi ad andare in pensione da precari: il sindacalista spiega che “la loro stabilizzazione, oltre che meritata, dopo anni e anni di supplenze, avrebbe rappresentato anche una risposta alle indicazioni che l’Unione Europea ha inviato da tempo a tutti i suoi Paesi membri per non incorrere nell’abuso contratti a termine, sfruttando anche per decenni dei lavoratori senza curarsi del loro futuro professionale e personale. Ovviamente, noi a questo gioco non ci stiamo e siamo pronti a rispondere in tribunale delle scelte errate fatte dal Governo e anche del Parlamento”.

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Religione e populismo: Chiese europee concorso abusi politici della religione

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Malaga più di 40 partecipanti si sono riuniti presso i Centro Ecumenico Los Rubios a Malaga, in Spagna, per una scuola estiva sulla religione e il populismo. Il gruppo di cristiani, musulmani, ebrei e rappresentanti sono stati portati insieme su invito della Conferenza delle Chiese europee (KEK) e dei suoi partner spagnoli. Le discussioni concentrati sul ruolo delle religioni in un continente europeo testimoniare la crescente influenza della politica populista. Altoparlanti hanno sottolineato che, mentre i populisti spesso utilizzano identità religiosa come strumento di divisione, i credenti sono tra i primi a soffrire di una riduzione della democrazia e dello Stato di diritto. Il dottor Ibrahim Salama dall’Ufficio del Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha osservato che le religioni sono spesso percepiti dalle loro differenze, ma sottolineare dovrebbe piuttosto essere posato su ciò che li collega. Ms Simona Cruciani dell’Ufficio delle Nazioni Unite di genocidio Prevenzione, New York, chiamato religioni per sostenere il piano d’azione delle Nazioni Unite per i leader religiosi sulla prevenzione del genocidio. L’Ambasciatore del Consiglio d’Europa, alle Nazioni Unite, la sig.ra Dragana Filipovic, ha spiegato il ruolo del Consiglio nella promozione e difesa della libertà di religione o di credo in tutta Europa. Rev. Alfredo Abad, dall’host Chiesa Evangelica in Spagna, ha richiamato l’attenzione il destino di Francisco Mele e di altri pastori protestanti in Spagna. “Dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso nel 2012 che il pastore Manzanas era stato discriminato, perché non aveva avuto lo stesso accesso a una pensione statale come sacerdoti cattolici in Spagna, eravamo convinti che questo trattamento ingiusto sarebbe finita,” Abad ha osservato. “Ma fino ad oggi la Spagna non ha modificato la propria legislazione discriminatoria, nonostante la sentenza di Strasburgo. Avendo per compensare il fallimento dello Stato di pagare queste pensioni finiranno per rovinare la nostra chiesa finanziariamente. Perciò siamo grati per il sostegno di CEC delle nostre giuste rivendicazioni.” Imam Sayed Razawi, scozzese Bayt Society, e la sig.ra Michal Zilberberg, European Community Center Ebraica a Bruxelles, ha sottolineato che la discriminazione comincia con pregiudizi molto semplici e comuni che costituiscono la base ideologica per discorsi di odio e di agitazione populista. Riassumendo procedimenti della settimana, Rev. Dr. Göran Gunner, moderatore del gruppo tematico di riferimento per i diritti umani (TRG) del CEC, ha concluso “gli attori religiosi possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta contro il populismo, il razzismo e l’intolleranza.” Egli ha sottolineato che CEC e le sue Chiese Stati hanno una forte tradizione nella costruzione di ponti, che aiuta a contestare le nozioni che l’identità religiosa si basa su divisioni piuttosto che sul dialogo. Sulla base di questi proficui scambi, il TRG per i diritti umani continuerà a facilitare le discussioni relative al populismo e la libertà religiosa.

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L’evento religioso per eccellenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

vaticanoTalvolta ci chiediamo, osservando i fatti della vita, se la religione che pratichiamo con le sue liturgie sia il frutto di un insegnamento umano o sia un qualcosa che è dentro di noi e ci giunge, quindi, spontaneo esprimerlo nelle forme e nello modalità che ci appaiono più congeniali ed affini con il mondo che ci circonda. In altre parole è il chiederci se ciò che facciamo ci giunge naturale o è una mera conseguenza degli usi e dei costumi imposti nel Paese dove abbiamo avuto la ventura di nascere e di appartenere a una determinata famiglia. Io oggi ho un’età che mi permette ricordare che da bimbo i miei genitori e i miei nonni mi conducevano di domenica a messa, mi facevano seguire, sebbene recalcitrante, il catechismo del parroco o del suoi collaboratori ed anche a scuola non mancavano richiami religiosi. Da allora, e per gli anni a seguire sino alla maturità, sono cresciuto in un rapporto di amore-odio per quella religione che non si sottraeva al dubbio, all’incertezza, all’interrogativo dove predominava ed è tuttora vigente la perplessità sul principio secondo il quale se si ha fede si deve credere senza fare il Tommaso di turno. Ho anche recepito quel sentimento di ostilità nei confronti delle altre religioni siano esse dello stesso ceppo cristiano o, peggio ancora, se si trattava di ebrei e di musulmani. L’induismo e abudhabimoscheail Buddismo, probabilmente per loro fortuna, erano religioni considerate tanto lontane che non valeva nemmeno la pena di accennarle. Ora, forse anche per merito dei media, che hanno la capacità di entrare nelle nostre case in tanti diversi modi e di farci vedere e sentire il mondo in “presa diretta e in tempo reale”, tutte queste religioni sono sotto i nostri occhi e impariamo a conoscerle meglio e persino a fugare certi luoghi comuni che le avvaloravano come forme quasi selvagge e rozze di rappresentare la Fede. Oggi vorrei che ogni luogo sacro sia esso una chiesa di campagna o una cattedrale, un tempio indù, una sinagoga, una moschea, riservasse un piccolo locale dove gli estranei possano accedervi per pregare quel Dio comune pur rappresentato in modi diversi e praticato con rituali non condivisi. Lo vorrei in nome di quell’evangelizzazione della Fede che non conosce il primato di una religione ma si rivela nella sua intimità che tutto riassume, tutto ci conduce all’unicità. Lo vorrei in nome dei profeti e contro tutti quei dottori della Chiesa che hanno fissato regole che alla fine hanno reso più arduo accogliere il più semplice dei messaggi: quello della Fede che non passa necessariamente, in senso esclusivo, attraverso le trame complesse di una certa ritualità. (Riccardo Alfonso)

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Il futuro dell’umanità tra scienza e religione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

Rozzano Centro Direzionale Milanofiori Edificio L – Strada 6 Fondazione Internazionale Menarini. Quale può essere il futuro dell’umanità, e quali possono essere i contributi della scienza e della religione? A queste domande ha cercato di rispondere il congresso dal titolo “The future of humanity through the lens of medical science” in programma recentemente a Roma. Organizzato da The Lancet, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Università degli Studi di Milano, Istituto Superiore di Sanità, Pontificio Consiglio della Cultura, Università Cattolica del Sacro Cuore e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso ha lanciato un chiaro messaggio già nella presentazione dei due presidenti: Giuseppe Remuzzi, ricercatore e Professore universitario, e il Cardinale Gianfranco Ravasi. I temi del congresso sono stati infatti il dialogo scienza e religione, i cambiamenti climatici e la salute, le migrazioni e le discriminazioni di genere, l’intelligenza artificiale, le basi biologiche e ideologie, il genoma e le generazioni future. «Il 21° Secolo sta proponendo sfide che stanno mettendo alla prova il nostro futuro» spiega Remuzzi. «Le forze globali che influenzano la nostra esistenza sono potenti e non necessariamente favorevoli. La nostra comunità globale sta vivendo cambiamenti politici, economici, sociali e tecnologici senza precedenti. L’unanime consenso durato oltre un millennio circa la perfezione del genere umano sembra essersi incrinato. Lo spirito di collaborazione tra i popoli si sta indebolendo le nazioni cercano di ritirarsi in politiche che alcuni critici vedono come la minaccia alla globalizzazione.In questo cammino evolutivo, due grandi forze, la scienza e la religione, rappresentano due punti fermi tra i quali l’umanità scoprirà il suo destino, anche se oggi non è chiaro quale destino sarà. Alcuni considerano scienza religione in opposizione, ma noi respingiamo questa falsa dicotomia. Crediamo che il futuro dell’umanità sarà determinato in questo secolo e siamo convinti che l’unico modo per costruire un percorso verso un’esistenza sostenibile sia quello di favorire un dialogo tra queste due comunità, basato sul rispetto e su un comune obiettivo. È quindi necessaria una corretta diagnosi delle attuali circostanze ed è d’obbligo un rinnovato legame di fiducia nella nostra capacità di scoprire le soluzioni grazie alla collaborazione.Quindi questa conferenza riguarda il futuro dell’umanità. Sembrerebbe un tema quasi troppo grande, la sua enormità sembra oltre la portata di una piccola riunione. Ma noi crediamo che se non iniziamo questo dialogo conversazione, l’utopia realistica che abbiamo avuto il coraggio di concepire non può essere raggiunta. Crediamo che riunendo studiosi dalle comunità della scienza e della religione possiamo almeno dare un inizio per identificare le opportunità e le prospettive per quello che alcuni potrebbero chiamare “salvezza” e altri chiamerebbero “sviluppo”. Apparentemente scienza e religione sono contrapposte, ma nella realtà sono le due più potenti forze intellettuali dell’umanità. Per il futuro dell’umanità e per il benessere dell’umanità, queste due incredibili potenze non dovrebbero precludere il dialogo tra esse. Anche per quanto riguarda il problema della salute, dal punto di vista della scienza è importante trovare diagnosi precoci, sviluppare nuove terapie, progredire nella ricerca, ma non possiamo dimenticare altri problemi di salute, quelli delle popolazioni più povere, e nelle zone del mondo più svantaggiate, si impegnano almeno centomila organizzazioni religiose che si prendono cura dei meno fortunati. La scienza trae la sua forza dalla sperimentazione, la religione dalla fede. Tra questi due poli del pensare umano si trova una delicata e vulnerabile verità e cioè che quelle specie che sono sopravvissute lo hanno fatto perché hanno osato sacrificare certezze confortevoli in cambio di un nuovo futuro incerto. Si tratta di quel nuovo futuro che questa conferenza si propone di elaborare» conclude Remuzzi.

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Un congresso a Roma sul futuro dell’umanità tra scienza e religione

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

The future of humanity locaRoma 4 e 5 Aprile 2017 Via in Miranda n° 10 presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis. Organizzato da The Lancet, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Università degli Studi di Milano, Istituto Superiore di Sanità, Pontificio Consiglio della Cultura, Università Cattolica del Sacro Cuore e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso lancia un chiaro messaggio già nella presentazione dei due presidenti: un medico, Giuseppe Remuzzi, ricercatore e Professore universitario, e il Cardinale Gianfranco Ravasi. I temi del congresso saranno infatti il dialogo scienza e religione, i cambiamenti climatici e la salute, le migrazioni e le discriminazioni di genere, l’intelligenza artificiale, le basi biologiche e ideologie, il genoma e le generazioni future. «Il 21° Secolo sta proponendo sfide che stanno mettendo alla prova il nostro futuro» spiega Remuzzi. «Le forze globali che influenzano la nostra esistenza sono potenti e non necessariamente favorevoli. La nostra comunità globale sta vivendo cambiamenti politici, economici, sociali e tecnologici senza precedenti. L’unanime consenso durato oltre un millennio circa la perfezione del genere umano sembra essersi incrinato. Lo spirito di collaborazione tra i popoli si sta indebolendo le nazioni cercano di ritirarsi in politiche che alcuni critici vedono come la minaccia alla globalizzazione.In questo cammino evolutivo, due grandi forze, la scienza e la religione, rappresentano due punti fermi tra i quali l’umanità scoprirà il suo destino, anche se oggi non è chiaro quale destino sarà. Alcuni considerano scienza religione in opposizione, ma noi respingiamo questa falsa dicotomia. Anche per quanto riguarda il problema della salute, La scienza trae la sua forza dalla sperimentazione, la religione dalla fede. Tra questi due poli del pensare umano si trova una delicata e vulnerabile verità e cioè che quelle specie che sono sopravvissute lo hanno fatto perché hanno osato sacrificare certezze confortevoli in cambio di un nuovo futuro incerto. Si tratta di quel nuovo futuro che questa conferenza si propone di elaborare» conclude Remuzzi.

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La soluzione finale tra politica e religione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

La soluzione finaledi Riccardo Alfonso. Tanto il mistico quanto il politico sono intimamente commossi dalla loro esperienza e tale coinvolgimento abbraccia la totalità del loro essere. Questo concetto lo considero appropriato dove vi è, nei rispettivi casi, la fede nel suo valore più alto. Non vi è, tuttavia, motivo di mescolanza, senza distingui, poiché il mistico mira all’unione spirituale con Dio mentre il politico guarda alle cose terrene e, quindi, più collimanti con il suo prag-matismo culturale.
E’ un aspetto da non sottovalutare se si pensa a quel mix che germoglia schietto nell’animo umano e concorre a riempire una parte senza trascurare l’altra. Penso, ad esempio, a Jacopone da Todi che condusse vita di società e alla sua formazione culturale concorse sicuramente, oltre allo studio della legge, la conoscenza di molte altre cose e alla fine nel ritrovarsi in una sua feconda e legittima ragione di vita. Il suo pathos lirico emozionale accoglie e sublima i risvolti umani in armonia con la viva sostanza dello spirito francescano. Lo stesso potrei dire di un altro perso-naggio, ma questa volta del nostro tempo, Luigi Sturzo che fece della fede il suo primo amore ma nel bel mezzo del cammino si ritrovò con un’altra passione: quella della politica.
In lui non vi fu contraddizione ma l’intima convinzione che esiste una predicazione sociale che vuole saggiare la sua capacità di trovare sbocchi utili attraverso un fondante messaggio spirituale nel cuore della stessa politica.
L’uomo, con il suo corpo e la sua psiche, è in definitiva, un produttore di beni. Egli è tendenzialmente portato a volare alto per sentirsi libero dai coinvolgimenti psicologici che poteva essersi costruito e in cui per anni si era identificato per poi riconoscersi nella sua originaria identità di homo transcendens, ritrovando il filo d’Arianna smarrito della sua esistenza.
Per cogliere, quindi, l’uomo nella sua globalità, unità, essenza, occorre oltrepassare la logica delle culture separate e ricercarvi una sintesi. Editore: Fidest Press Agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto:La soluzione finale)

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Immigrati e religioni in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

immigratiSecondo le più recenti stime della Fondazione Ismu, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 che professano la religione cristiana ortodossa sono i più numerosi (oltre 1,6 milioni), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni), e dai cattolici (poco più di un milione). Passando alle appartenenze religiose minori, i buddisti stranieri sono stimati in 182mila, i cristiani evangelisti in 121mila, gli induisti in 72mila, i sikh in 17mila, i cristiano-copti sono circa 19mila. L’indagine dell’Ismu mette in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è molto variegato e sfata il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’islam. Per quanto riguarda le incidenze percentuali i musulmani sono il 2,3% della popolazione complessiva (italiana e straniera), i cristiano-ortodossi il 2,6%, i cattolici l’1,7%1. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani residenti in Italia provenga dal Marocco (424mila), seguito dall’Albania (214mila), dal Bangladesh (100mila), dal Pakistan (94mila), dalla Tunisia, (94mila) e dall’Egitto (93mila).
Circa un terzo dei cristiani ortodossi vive in Lombardia e nel Lazio. La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiano-ortodossa è maggiore è la Lombardia, con 265mila presenze; segue il Lazio (260mila), il Veneto (176mila), il Piemonte (163mila), l’Emilia Romagna (157mila) e la Toscana (116mila). Le incidenze maggiori si registrano nel Lazio in cui i cristiano-ortodossi stranieri sono il 4,4% della popolazione complessiva, in Umbria (4%), in Piemonte (3,7%) e in Veneto (3,6%).
I musulmani si concentrano soprattutto in Lombardia ed Emilia Romagna. La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 368mila (pari al 26% del totale degli islamici presenti in Italia). Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 183mila musulmani (pari al 12,8% del totale degli islamici in Italia), al terzo il Veneto dove i musulmani sono 142mila (pari al 10% del totale)2, al quarto il Piemonte con 119mila presenze. Per quanto riguarda la provenienza, quella relativa ai marocchini costituisce la principale collettività nazionale musulmana in ciascuna delle quattro regioni con il maggior numero di cittadini stranieri che appartengono all’islam (ovvero in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Nel Lazio invece primeggiano i bangladeshi e in Toscana gli albanesi.
Gli immigrati cattolici sono presenti soprattutto in Lombardia e nel Lazio. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 277mila presenze, seguita dal Lazio (152mila), dall’Emilia Romagna (95mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto (78mila) e dal Piemonte (78mila). In Liguria e in Lombardia gli stranieri cattolici residenti son il 2,8% della popolazione residente totale italiana e straniera, nel Lazio sono il 2,6% e in Umbria il 2,4%.

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Come nasce e muore una religione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2016

la storia perduta del cristianesimo«Le religioni muoiono. Nel corso della storia, alcune religioni svaniscono del tutto, altre si riducono da grandi religioni mondiali a una manciata di seguaci. Il manicheismo, una religione che un tempo attirava adepti dalla Francia alla Cina, non esiste più in alcuna forma organizzata o funzionale; né esistono più le fedi che, mezzo millennio fa, dominavano il Messico e l’America Centrale». Sarà questo il futuro dei cristiani sotto la spinta dell’islamismo radicale dell’ISIS? In passato, una simile sorte è toccata al cristianesimo, distrutto nelle regioni in cui un tempo aveva prosperato e i cui fedeli occupavano posizioni chiave a livello politico, economico e culturale. Dalla Siria, all’Iraq e all’India, l’annientamento del cristianesimo è stato tale da non lasciare (quasi) alcuna traccia della sua presenza nei secoli. Ma perché le religioni muoiono? Che cosa possiamo apprendere dalla caduta – e talvolta anche dalla rinascita – delle religioni nel corso della storia?Philip Jenkins, professore di storia alla Baylor University, nonché uno dei massimi esperti al mondo di sociologia e demografia delle religioni, nel suo nuovo libro La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (V-VX secolo). Com’è finita una civiltà (Editrice Missionaria Italiana, prefazione di Giancarlo Bosetti), propone una lettura inedita e provocatoria della storia delle prime Chiese cristiane d’Oriente, del loro rapporto con le altre fedi, in particolar modo con l’islam, e della loro successiva rovina. Profondamente non-eurocentrico, l’approccio dello studioso americano evidenzia come una religione che oggi consideriamo naturalmente «occidentale» sia invece nata e si sia diffusa anzitutto in una vastissima area che si estendeva dal Medio Oriente fino all’Asia e di cui oggi si sa poco o nulla. In un appassionante excursus storico, l’Autore illustra la forza e la resilienza di queste prime comunità cristiane – in primis quella nestoriana e siriaca – che riuscirono ad auto-preservarsi anche durante secoli di dominazione islamica. Come sottolinea Giancarlo Bosetti nella sua prefazione, «il libro di Jenkins ci costringe non solo a rimuovere assiomi stereotipati, ma anche a effettuare lo “spostamento di un centro” che assumevamo come irriflesso; ci spinge cioè a riesaminare certezze che parevano indiscutibili, andando a illuminare aree della storia poco conosciute perché appartenute a comunità sconfitte».Si scopre così che già nel VII secoli missionari nestoriani avevano raggiunto l’India, lasciando sia importanti tracce della loro fede nelle prime stesure dei sutra buddhisti, sia nel simbolo combinato della croce e del loto che appare nelle croci di pietra nella regione del Kerala, nel sud del subcontinente. Senza dimenticare che alcune delle pratiche odierne dei musulmani, come la prostrazione durante la preghiera, derivano dall’antico modo di pregare dei monaci siriaci. Un fervente e stimolante scambio di idee, avvenuto in un clima di convivenza pacifica, che si interruppe solo con l’inizio di nuove persecuzioni dei cristiani intorno all’anno 1300 da parte dei dominatori islamici.Tuttavia, non furono soltanto cause esogene a contribuire alla scomparsa del cristianesimo in queste regioni – cause politiche, come le persecuzioni e le conversioni forzate, cause naturali, si pensi a carestie ed epidemie, o cause demografiche -; Jenkins infatti individua anche varie cause endogene. Secondo la sua teoria, le religioni scompaiono nel momento in cui si isolano troppo e diventano radicalmente settarie, in altre parole quando perdono la loro «forza viva». Diventano quindi incapaci di inculturarsi in alcune delle aree in cui si sono radicate. Applicare quindi logiche darwiniane di «adattamento», continua, non è compatibile con le reali ragioni storiche della loro distruzione. In realtà, sottolinea Jenkins, «né la fede, né la pietà, né la sapienza, né l’antica tradizione sono servite per mantenere in vita le chiese nella maggior parte delle loro terre d’origine».
Philip Jenkins, La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (V-XV secolo). Com’è finita una civiltà, prefazione di Giancarlo Bosetti, Collana Lampi di storia, Editrice Missionaria Italiana, pp. 352, euro 22,00 (foto: la storia perduta del cristianesimo)

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Camera: Libertà di religione

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

camera deputati“Le mozioni sulla libertà di religione discusse alla Camera assumono una caratteristica sempre più drammatica davanti ai flussi di rifugiati e di migranti, che giungono ogni giorno in Europa. Ormai siamo costretti a parlare quotidianamente di persecuzioni di fronte alle quali siamo sgomenti e impotenti”. Lo afferma l’on. Binetti in Aula a Montecitorio. Continua il deputato di Area Popolare: “Oggi, sulla base dei testi approvati a Montecitorio il governo si è impegnato a rafforzare l’applicazione della libertà di religione e della protezione delle minoranze religiose nei Paesi a rischio, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Un anno fa in occasione della approvazione di una analoga mozione il parlamento chiedeva al governo di porre il tema della reciprocita’ religiosa e del rispetto delle minoranze al centro delle negoziazioni diplomatiche e culturali bilaterali con i Paesi dove questi diritti non erano tutelati. Oggi alla luce di ciò che si sta verificando a tutte le frontiere dei Paesi europei dobbiamo fare un passo in avanti e accogliere quanti bussano alle nostre porte chiedendo asilo, perché perseguitati nei loro paesi. Molti di loro sono cristiani e si aspettano un’accoglienza che riconosca le comuni credenze e la stessa fede. Non dobbiamo dimenticare infatti che nei confronti dei cristiani si è scatenata una aggressione senza precedenti”. Conclude l’esponente centrista: “Parte dei fondi per la cooperazione allo sviluppo sarà destinato al sostegno di progetti di tutela delle minoranze religiose e per la promozione di una cultura di tolleranza religiosa. Un passo in avanti per contrastare una delle tragedie più drammatiche della nostra storia”.

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Stato senza governo e religione senza Dio

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2011

“In certi casi, come in questi casi, il panico da default fa ritrovare il senno! Da Il Messaggero del 9 agosto 2011. Le virate di Umberto e Silvio Forum di Mario Ajello”. E Rosario Amico Roxas commenta: “Detto in questo modo è la traduzione buonista dell’arrampicata sugli specchi; altro che “ritrovare il senno”, siamo di fronte al panico di perdere tanti privilegi e di essere, finalmente, scoperti per la vera natura. L’evasore fiscale per eccellenza e il nazionalista e fondamentalista padano sono alle corde per cui esternano sorrisi di sicurezza nel patetico tentativo di rimandare il doveroso passaggio alla cassa dove verrà loro chiesto di pagare il conto, per intero e senza sconti.
Contano sulla memoria corta degli italiani, contano sull’appoggio dei vertici vaticani che dovrebbero influenzare gli elettori cattolici, contano sui corrotti per interesse e sui corruttori per vocazione per documentare una maggioranza numerica nelle due Camere, lontanissima dalla maggioranza politica nel paese. Anche i sondaggi che hanno dettato la linea politica del governo Berlusconi, non vengono più analizzati, cedendo alle nazioni europee che contano l’onere di decidere ciò che il governo italiano non è in grado di intuire. Emerge l’aggressione degli speculatori, che contano sull’allegra finanza creativa inventata da questo governo e sollecitata dal fiscalista e tributarista Tremonti per agevolare i suoi più ricchi clienti e assistiti, tra cui lo IOR. E’ così che ci ritroviamo con uno Stato senza governo e una religione senza Dio. (Rosario Amico Roxas)

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La religione della sofferenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Gesù è nato ed è gioia. Gesù è diventato un apostolo e predica alla genti ed è gioia. Gesù è risorto ed è gioia. Dov’è in tutto questo la sofferenza? Vi sono, si obietta, momenti tristi e drammatici ma ciò, a mio avviso, non giustifica che si debba solo parlare del male che gli è stato fatto e non della gioia che ci ha offerto. Perché non donare all’umanità un redentore che ci insegni a sorridere e non a piangere? Perché non diamo alla vita il taglio che si merita votandoci alla ricerca del bene come fonte primaria del nostro essere e divenire? Il bene non si conquista attraverso la sofferenza ma facendo in modo che essa non ci sia. Noi non pecchiamo perché siamo buoni ma perché siamo saggi, avveduti e consapevoli e sappiamo essere dei buoni maestri, perché sappiamo interfacciarci con la nostra morale interiore. Il peccato, tuttavia, non porta sofferenza perché, pur sbagliando ci porta piacere. Il pentimento, a sua volta, non è sofferenza ma è gioia perché ci rende consapevoli di un errore e che lo abbiamo emendato. Ma se nonostante ciò viviamo tra esseri umani brutali, ispiratori di genocidi, di torture, di violenze, dobbiamo chiederci, innanzitutto, se in qualche modo non li abbiamo incoraggiati con la nostra indifferenza e voglia di lucrarvi. E allora il male non sta tanto in chi lo fa ma in chi lo permette e potrebbe evitarlo. E se non gli diamo quartiere il male stesso perderebbe la sua forza propulsiva. E allora usciamo dallo stereotipo della religione come sofferenza ed adottiamo il precetto della religione come gioia, perché solo in questo modo il presente ci avvicina in maniera più pregnante al nostro sogno di là della vita e ci evita di conferirgli quella discontinuità che ci atterrisce. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Religione come professione di fede

Posted by fidest press agency su martedì, 17 maggio 2011

Il rapporto stabilito tra la Chiesa e i fedeli, che si richiamano ad essa, non sempre collima con la fede che sentiamo nel nostro intimo. Non è certo una novità e non la tratterei se spesso questo rapporto duale non mi venisse riproposto e reso aspro e ultimativo come se si trovasse in rotta di collisione. Tale contrasto è senza dubbio surrettizio. E’ provocato per lo più dalle letture distorte degli scritti dei nostri padri e dalla mancata consapevolezza che ai tempi in cui furono elaborati la visione delle cose era più ristretta e forzata da una limitata conoscenza scientifica. Ma vi era anche il condizionamento di una cultura che affondava le sue radici nella mitologia greco-romana. In questo modo le Chiese fondarono i loro rituali imbrigliando la fede su un percorso fatto di usi, talvolta paganeggianti, non riuscendo a spezzare del tutto la continuità esistente tra le due tradizioni. Per me il tutto si trasforma in un grosso limite che le Chiese si sono fatte carico nel corso della loro storia e che tuttora ne subiscono gli effetti distorcenti sul piano dottrinario e nella pratica religiosa. E gli errori, purtroppo, si pagano. Lo constatiamo oggi con i cristiani che si contendono la loro appartenenza in tante chiese e che seppero in tempi non tanto lontani trasformare i loro convincimenti in guerre di religione con i loro martiri e vittime e a smarrirli sul sacro fuoco dell’inquisizione. Errori che oggi si pagano con una moneta meno sonante, ma pur sempre dolorosa. Lo costatiamo in chi si rinserra in una pratica religiosa bigotta e limitata, in chi non vuole o non riesce a far emergere la sua coscienza critica convinto che il valore della fede è data dalle gerarchie e che il loro verbo è infallibile. Basterebbe rileggere quanto i religiosi scrivevano nel XV e XVI secolo per capire quanta differenza vi fosse per una stessa chiesa ai tempi odierni. E tutto questo lo dobbiamo a chi non si è fermato alle prime letture. D’altra parte le regole sono state per lo più un’invenzione delle gerarchie convinte com’erano che occorreva fissare dei paletti nella cultura religiosa per evitare che trasbordasse in una diversa consapevolezza. E che questa stessa cultura non poteva considerarsi un dogma ma questo valeva solo per i principi della Chiesa che si consideravano sul cucuzzolo della montagna e da quell’osservatorio privilegiato erano in grado di vedere più lontano di chi si trovava a valle. Ma tutto questo cosa ha che fare con la fede? E la fede cos’è se non un richiamo alla ragione e all’essenza delle cose? Cristo, dopo tutto, era un uomo di fede e non di Chiesa. E spiegava le cose per la comprensione dei suoi contemporanei. Oggi, probabilmente, le avrebbe illustrate in modo diverso. E ciò che predicava lasciava il segno non tanto e non solo nei semplici ma in primo luogo tra i dottori della chiesa perché erano parole di fede. Egli ci ha lasciato l’orgoglio dell’appartenenza. Egli ci ha lasciato lo sprezzo per le ricchezze perché il regno dei cieli appartiene allo spirito e non alla materia. Egli ci ha lasciato la forza di scacciare i mercanti dal tempio perché la fede non accetta compromessi. Egli ci ha dimostrato che la coerenza può portare al martirio e alla morte e questo è il primato della fede in opposizione alla Chiesa che spesso china il capo al padrone di turno. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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