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Posts Tagged ‘religione’

Religione e populismo: Chiese europee concorso abusi politici della religione

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Malaga più di 40 partecipanti si sono riuniti presso i Centro Ecumenico Los Rubios a Malaga, in Spagna, per una scuola estiva sulla religione e il populismo. Il gruppo di cristiani, musulmani, ebrei e rappresentanti sono stati portati insieme su invito della Conferenza delle Chiese europee (KEK) e dei suoi partner spagnoli. Le discussioni concentrati sul ruolo delle religioni in un continente europeo testimoniare la crescente influenza della politica populista. Altoparlanti hanno sottolineato che, mentre i populisti spesso utilizzano identità religiosa come strumento di divisione, i credenti sono tra i primi a soffrire di una riduzione della democrazia e dello Stato di diritto. Il dottor Ibrahim Salama dall’Ufficio del Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha osservato che le religioni sono spesso percepiti dalle loro differenze, ma sottolineare dovrebbe piuttosto essere posato su ciò che li collega. Ms Simona Cruciani dell’Ufficio delle Nazioni Unite di genocidio Prevenzione, New York, chiamato religioni per sostenere il piano d’azione delle Nazioni Unite per i leader religiosi sulla prevenzione del genocidio. L’Ambasciatore del Consiglio d’Europa, alle Nazioni Unite, la sig.ra Dragana Filipovic, ha spiegato il ruolo del Consiglio nella promozione e difesa della libertà di religione o di credo in tutta Europa. Rev. Alfredo Abad, dall’host Chiesa Evangelica in Spagna, ha richiamato l’attenzione il destino di Francisco Mele e di altri pastori protestanti in Spagna. “Dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso nel 2012 che il pastore Manzanas era stato discriminato, perché non aveva avuto lo stesso accesso a una pensione statale come sacerdoti cattolici in Spagna, eravamo convinti che questo trattamento ingiusto sarebbe finita,” Abad ha osservato. “Ma fino ad oggi la Spagna non ha modificato la propria legislazione discriminatoria, nonostante la sentenza di Strasburgo. Avendo per compensare il fallimento dello Stato di pagare queste pensioni finiranno per rovinare la nostra chiesa finanziariamente. Perciò siamo grati per il sostegno di CEC delle nostre giuste rivendicazioni.” Imam Sayed Razawi, scozzese Bayt Society, e la sig.ra Michal Zilberberg, European Community Center Ebraica a Bruxelles, ha sottolineato che la discriminazione comincia con pregiudizi molto semplici e comuni che costituiscono la base ideologica per discorsi di odio e di agitazione populista. Riassumendo procedimenti della settimana, Rev. Dr. Göran Gunner, moderatore del gruppo tematico di riferimento per i diritti umani (TRG) del CEC, ha concluso “gli attori religiosi possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta contro il populismo, il razzismo e l’intolleranza.” Egli ha sottolineato che CEC e le sue Chiese Stati hanno una forte tradizione nella costruzione di ponti, che aiuta a contestare le nozioni che l’identità religiosa si basa su divisioni piuttosto che sul dialogo. Sulla base di questi proficui scambi, il TRG per i diritti umani continuerà a facilitare le discussioni relative al populismo e la libertà religiosa.

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L’evento religioso per eccellenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

vaticanoTalvolta ci chiediamo, osservando i fatti della vita, se la religione che pratichiamo con le sue liturgie sia il frutto di un insegnamento umano o sia un qualcosa che è dentro di noi e ci giunge, quindi, spontaneo esprimerlo nelle forme e nello modalità che ci appaiono più congeniali ed affini con il mondo che ci circonda. In altre parole è il chiederci se ciò che facciamo ci giunge naturale o è una mera conseguenza degli usi e dei costumi imposti nel Paese dove abbiamo avuto la ventura di nascere e di appartenere a una determinata famiglia. Io oggi ho un’età che mi permette ricordare che da bimbo i miei genitori e i miei nonni mi conducevano di domenica a messa, mi facevano seguire, sebbene recalcitrante, il catechismo del parroco o del suoi collaboratori ed anche a scuola non mancavano richiami religiosi. Da allora, e per gli anni a seguire sino alla maturità, sono cresciuto in un rapporto di amore-odio per quella religione che non si sottraeva al dubbio, all’incertezza, all’interrogativo dove predominava ed è tuttora vigente la perplessità sul principio secondo il quale se si ha fede si deve credere senza fare il Tommaso di turno. Ho anche recepito quel sentimento di ostilità nei confronti delle altre religioni siano esse dello stesso ceppo cristiano o, peggio ancora, se si trattava di ebrei e di musulmani. L’induismo e abudhabimoscheail Buddismo, probabilmente per loro fortuna, erano religioni considerate tanto lontane che non valeva nemmeno la pena di accennarle. Ora, forse anche per merito dei media, che hanno la capacità di entrare nelle nostre case in tanti diversi modi e di farci vedere e sentire il mondo in “presa diretta e in tempo reale”, tutte queste religioni sono sotto i nostri occhi e impariamo a conoscerle meglio e persino a fugare certi luoghi comuni che le avvaloravano come forme quasi selvagge e rozze di rappresentare la Fede. Oggi vorrei che ogni luogo sacro sia esso una chiesa di campagna o una cattedrale, un tempio indù, una sinagoga, una moschea, riservasse un piccolo locale dove gli estranei possano accedervi per pregare quel Dio comune pur rappresentato in modi diversi e praticato con rituali non condivisi. Lo vorrei in nome di quell’evangelizzazione della Fede che non conosce il primato di una religione ma si rivela nella sua intimità che tutto riassume, tutto ci conduce all’unicità. Lo vorrei in nome dei profeti e contro tutti quei dottori della Chiesa che hanno fissato regole che alla fine hanno reso più arduo accogliere il più semplice dei messaggi: quello della Fede che non passa necessariamente, in senso esclusivo, attraverso le trame complesse di una certa ritualità. (Riccardo Alfonso)

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Il futuro dell’umanità tra scienza e religione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

Rozzano Centro Direzionale Milanofiori Edificio L – Strada 6 Fondazione Internazionale Menarini. Quale può essere il futuro dell’umanità, e quali possono essere i contributi della scienza e della religione? A queste domande ha cercato di rispondere il congresso dal titolo “The future of humanity through the lens of medical science” in programma recentemente a Roma. Organizzato da The Lancet, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Università degli Studi di Milano, Istituto Superiore di Sanità, Pontificio Consiglio della Cultura, Università Cattolica del Sacro Cuore e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso ha lanciato un chiaro messaggio già nella presentazione dei due presidenti: Giuseppe Remuzzi, ricercatore e Professore universitario, e il Cardinale Gianfranco Ravasi. I temi del congresso sono stati infatti il dialogo scienza e religione, i cambiamenti climatici e la salute, le migrazioni e le discriminazioni di genere, l’intelligenza artificiale, le basi biologiche e ideologie, il genoma e le generazioni future. «Il 21° Secolo sta proponendo sfide che stanno mettendo alla prova il nostro futuro» spiega Remuzzi. «Le forze globali che influenzano la nostra esistenza sono potenti e non necessariamente favorevoli. La nostra comunità globale sta vivendo cambiamenti politici, economici, sociali e tecnologici senza precedenti. L’unanime consenso durato oltre un millennio circa la perfezione del genere umano sembra essersi incrinato. Lo spirito di collaborazione tra i popoli si sta indebolendo le nazioni cercano di ritirarsi in politiche che alcuni critici vedono come la minaccia alla globalizzazione.In questo cammino evolutivo, due grandi forze, la scienza e la religione, rappresentano due punti fermi tra i quali l’umanità scoprirà il suo destino, anche se oggi non è chiaro quale destino sarà. Alcuni considerano scienza religione in opposizione, ma noi respingiamo questa falsa dicotomia. Crediamo che il futuro dell’umanità sarà determinato in questo secolo e siamo convinti che l’unico modo per costruire un percorso verso un’esistenza sostenibile sia quello di favorire un dialogo tra queste due comunità, basato sul rispetto e su un comune obiettivo. È quindi necessaria una corretta diagnosi delle attuali circostanze ed è d’obbligo un rinnovato legame di fiducia nella nostra capacità di scoprire le soluzioni grazie alla collaborazione.Quindi questa conferenza riguarda il futuro dell’umanità. Sembrerebbe un tema quasi troppo grande, la sua enormità sembra oltre la portata di una piccola riunione. Ma noi crediamo che se non iniziamo questo dialogo conversazione, l’utopia realistica che abbiamo avuto il coraggio di concepire non può essere raggiunta. Crediamo che riunendo studiosi dalle comunità della scienza e della religione possiamo almeno dare un inizio per identificare le opportunità e le prospettive per quello che alcuni potrebbero chiamare “salvezza” e altri chiamerebbero “sviluppo”. Apparentemente scienza e religione sono contrapposte, ma nella realtà sono le due più potenti forze intellettuali dell’umanità. Per il futuro dell’umanità e per il benessere dell’umanità, queste due incredibili potenze non dovrebbero precludere il dialogo tra esse. Anche per quanto riguarda il problema della salute, dal punto di vista della scienza è importante trovare diagnosi precoci, sviluppare nuove terapie, progredire nella ricerca, ma non possiamo dimenticare altri problemi di salute, quelli delle popolazioni più povere, e nelle zone del mondo più svantaggiate, si impegnano almeno centomila organizzazioni religiose che si prendono cura dei meno fortunati. La scienza trae la sua forza dalla sperimentazione, la religione dalla fede. Tra questi due poli del pensare umano si trova una delicata e vulnerabile verità e cioè che quelle specie che sono sopravvissute lo hanno fatto perché hanno osato sacrificare certezze confortevoli in cambio di un nuovo futuro incerto. Si tratta di quel nuovo futuro che questa conferenza si propone di elaborare» conclude Remuzzi.

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Un congresso a Roma sul futuro dell’umanità tra scienza e religione

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

The future of humanity locaRoma 4 e 5 Aprile 2017 Via in Miranda n° 10 presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis. Organizzato da The Lancet, Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Università degli Studi di Milano, Istituto Superiore di Sanità, Pontificio Consiglio della Cultura, Università Cattolica del Sacro Cuore e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso lancia un chiaro messaggio già nella presentazione dei due presidenti: un medico, Giuseppe Remuzzi, ricercatore e Professore universitario, e il Cardinale Gianfranco Ravasi. I temi del congresso saranno infatti il dialogo scienza e religione, i cambiamenti climatici e la salute, le migrazioni e le discriminazioni di genere, l’intelligenza artificiale, le basi biologiche e ideologie, il genoma e le generazioni future. «Il 21° Secolo sta proponendo sfide che stanno mettendo alla prova il nostro futuro» spiega Remuzzi. «Le forze globali che influenzano la nostra esistenza sono potenti e non necessariamente favorevoli. La nostra comunità globale sta vivendo cambiamenti politici, economici, sociali e tecnologici senza precedenti. L’unanime consenso durato oltre un millennio circa la perfezione del genere umano sembra essersi incrinato. Lo spirito di collaborazione tra i popoli si sta indebolendo le nazioni cercano di ritirarsi in politiche che alcuni critici vedono come la minaccia alla globalizzazione.In questo cammino evolutivo, due grandi forze, la scienza e la religione, rappresentano due punti fermi tra i quali l’umanità scoprirà il suo destino, anche se oggi non è chiaro quale destino sarà. Alcuni considerano scienza religione in opposizione, ma noi respingiamo questa falsa dicotomia. Anche per quanto riguarda il problema della salute, La scienza trae la sua forza dalla sperimentazione, la religione dalla fede. Tra questi due poli del pensare umano si trova una delicata e vulnerabile verità e cioè che quelle specie che sono sopravvissute lo hanno fatto perché hanno osato sacrificare certezze confortevoli in cambio di un nuovo futuro incerto. Si tratta di quel nuovo futuro che questa conferenza si propone di elaborare» conclude Remuzzi.

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La soluzione finale tra politica e religione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

La soluzione finaledi Riccardo Alfonso. Tanto il mistico quanto il politico sono intimamente commossi dalla loro esperienza e tale coinvolgimento abbraccia la totalità del loro essere. Questo concetto lo considero appropriato dove vi è, nei rispettivi casi, la fede nel suo valore più alto. Non vi è, tuttavia, motivo di mescolanza, senza distingui, poiché il mistico mira all’unione spirituale con Dio mentre il politico guarda alle cose terrene e, quindi, più collimanti con il suo prag-matismo culturale.
E’ un aspetto da non sottovalutare se si pensa a quel mix che germoglia schietto nell’animo umano e concorre a riempire una parte senza trascurare l’altra. Penso, ad esempio, a Jacopone da Todi che condusse vita di società e alla sua formazione culturale concorse sicuramente, oltre allo studio della legge, la conoscenza di molte altre cose e alla fine nel ritrovarsi in una sua feconda e legittima ragione di vita. Il suo pathos lirico emozionale accoglie e sublima i risvolti umani in armonia con la viva sostanza dello spirito francescano. Lo stesso potrei dire di un altro perso-naggio, ma questa volta del nostro tempo, Luigi Sturzo che fece della fede il suo primo amore ma nel bel mezzo del cammino si ritrovò con un’altra passione: quella della politica.
In lui non vi fu contraddizione ma l’intima convinzione che esiste una predicazione sociale che vuole saggiare la sua capacità di trovare sbocchi utili attraverso un fondante messaggio spirituale nel cuore della stessa politica.
L’uomo, con il suo corpo e la sua psiche, è in definitiva, un produttore di beni. Egli è tendenzialmente portato a volare alto per sentirsi libero dai coinvolgimenti psicologici che poteva essersi costruito e in cui per anni si era identificato per poi riconoscersi nella sua originaria identità di homo transcendens, ritrovando il filo d’Arianna smarrito della sua esistenza.
Per cogliere, quindi, l’uomo nella sua globalità, unità, essenza, occorre oltrepassare la logica delle culture separate e ricercarvi una sintesi. Editore: Fidest Press Agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto:La soluzione finale)

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Immigrati e religioni in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

immigratiSecondo le più recenti stime della Fondazione Ismu, gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2016 che professano la religione cristiana ortodossa sono i più numerosi (oltre 1,6 milioni), seguiti dai musulmani (poco più di 1,4 milioni), e dai cattolici (poco più di un milione). Passando alle appartenenze religiose minori, i buddisti stranieri sono stimati in 182mila, i cristiani evangelisti in 121mila, gli induisti in 72mila, i sikh in 17mila, i cristiano-copti sono circa 19mila. L’indagine dell’Ismu mette in mostra che il panorama delle religioni professate dagli stranieri è molto variegato e sfata il pregiudizio secondo cui la maggior parte degli immigrati professa l’islam. Per quanto riguarda le incidenze percentuali i musulmani sono il 2,3% della popolazione complessiva (italiana e straniera), i cristiano-ortodossi il 2,6%, i cattolici l’1,7%1. Per quanto riguarda le provenienze si stima che la maggior parte dei musulmani residenti in Italia provenga dal Marocco (424mila), seguito dall’Albania (214mila), dal Bangladesh (100mila), dal Pakistan (94mila), dalla Tunisia, (94mila) e dall’Egitto (93mila).
Circa un terzo dei cristiani ortodossi vive in Lombardia e nel Lazio. La regione in cui la presenza di stranieri di fede cristiano-ortodossa è maggiore è la Lombardia, con 265mila presenze; segue il Lazio (260mila), il Veneto (176mila), il Piemonte (163mila), l’Emilia Romagna (157mila) e la Toscana (116mila). Le incidenze maggiori si registrano nel Lazio in cui i cristiano-ortodossi stranieri sono il 4,4% della popolazione complessiva, in Umbria (4%), in Piemonte (3,7%) e in Veneto (3,6%).
I musulmani si concentrano soprattutto in Lombardia ed Emilia Romagna. La regione in cui vivono più stranieri residenti di fede musulmana, minorenni inclusi, è la Lombardia: sono 368mila (pari al 26% del totale degli islamici presenti in Italia). Al secondo posto troviamo l’Emilia Romagna con 183mila musulmani (pari al 12,8% del totale degli islamici in Italia), al terzo il Veneto dove i musulmani sono 142mila (pari al 10% del totale)2, al quarto il Piemonte con 119mila presenze. Per quanto riguarda la provenienza, quella relativa ai marocchini costituisce la principale collettività nazionale musulmana in ciascuna delle quattro regioni con il maggior numero di cittadini stranieri che appartengono all’islam (ovvero in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte). Nel Lazio invece primeggiano i bangladeshi e in Toscana gli albanesi.
Gli immigrati cattolici sono presenti soprattutto in Lombardia e nel Lazio. La regione italiana in cui vivono più immigrati cattolici è la Lombardia, con 277mila presenze, seguita dal Lazio (152mila), dall’Emilia Romagna (95mila), dalla Toscana (84mila), dal Veneto (78mila) e dal Piemonte (78mila). In Liguria e in Lombardia gli stranieri cattolici residenti son il 2,8% della popolazione residente totale italiana e straniera, nel Lazio sono il 2,6% e in Umbria il 2,4%.

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Come nasce e muore una religione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2016

la storia perduta del cristianesimo«Le religioni muoiono. Nel corso della storia, alcune religioni svaniscono del tutto, altre si riducono da grandi religioni mondiali a una manciata di seguaci. Il manicheismo, una religione che un tempo attirava adepti dalla Francia alla Cina, non esiste più in alcuna forma organizzata o funzionale; né esistono più le fedi che, mezzo millennio fa, dominavano il Messico e l’America Centrale». Sarà questo il futuro dei cristiani sotto la spinta dell’islamismo radicale dell’ISIS? In passato, una simile sorte è toccata al cristianesimo, distrutto nelle regioni in cui un tempo aveva prosperato e i cui fedeli occupavano posizioni chiave a livello politico, economico e culturale. Dalla Siria, all’Iraq e all’India, l’annientamento del cristianesimo è stato tale da non lasciare (quasi) alcuna traccia della sua presenza nei secoli. Ma perché le religioni muoiono? Che cosa possiamo apprendere dalla caduta – e talvolta anche dalla rinascita – delle religioni nel corso della storia?Philip Jenkins, professore di storia alla Baylor University, nonché uno dei massimi esperti al mondo di sociologia e demografia delle religioni, nel suo nuovo libro La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (V-VX secolo). Com’è finita una civiltà (Editrice Missionaria Italiana, prefazione di Giancarlo Bosetti), propone una lettura inedita e provocatoria della storia delle prime Chiese cristiane d’Oriente, del loro rapporto con le altre fedi, in particolar modo con l’islam, e della loro successiva rovina. Profondamente non-eurocentrico, l’approccio dello studioso americano evidenzia come una religione che oggi consideriamo naturalmente «occidentale» sia invece nata e si sia diffusa anzitutto in una vastissima area che si estendeva dal Medio Oriente fino all’Asia e di cui oggi si sa poco o nulla. In un appassionante excursus storico, l’Autore illustra la forza e la resilienza di queste prime comunità cristiane – in primis quella nestoriana e siriaca – che riuscirono ad auto-preservarsi anche durante secoli di dominazione islamica. Come sottolinea Giancarlo Bosetti nella sua prefazione, «il libro di Jenkins ci costringe non solo a rimuovere assiomi stereotipati, ma anche a effettuare lo “spostamento di un centro” che assumevamo come irriflesso; ci spinge cioè a riesaminare certezze che parevano indiscutibili, andando a illuminare aree della storia poco conosciute perché appartenute a comunità sconfitte».Si scopre così che già nel VII secoli missionari nestoriani avevano raggiunto l’India, lasciando sia importanti tracce della loro fede nelle prime stesure dei sutra buddhisti, sia nel simbolo combinato della croce e del loto che appare nelle croci di pietra nella regione del Kerala, nel sud del subcontinente. Senza dimenticare che alcune delle pratiche odierne dei musulmani, come la prostrazione durante la preghiera, derivano dall’antico modo di pregare dei monaci siriaci. Un fervente e stimolante scambio di idee, avvenuto in un clima di convivenza pacifica, che si interruppe solo con l’inizio di nuove persecuzioni dei cristiani intorno all’anno 1300 da parte dei dominatori islamici.Tuttavia, non furono soltanto cause esogene a contribuire alla scomparsa del cristianesimo in queste regioni – cause politiche, come le persecuzioni e le conversioni forzate, cause naturali, si pensi a carestie ed epidemie, o cause demografiche -; Jenkins infatti individua anche varie cause endogene. Secondo la sua teoria, le religioni scompaiono nel momento in cui si isolano troppo e diventano radicalmente settarie, in altre parole quando perdono la loro «forza viva». Diventano quindi incapaci di inculturarsi in alcune delle aree in cui si sono radicate. Applicare quindi logiche darwiniane di «adattamento», continua, non è compatibile con le reali ragioni storiche della loro distruzione. In realtà, sottolinea Jenkins, «né la fede, né la pietà, né la sapienza, né l’antica tradizione sono servite per mantenere in vita le chiese nella maggior parte delle loro terre d’origine».
Philip Jenkins, La storia perduta del cristianesimo. Il millennio d’oro della Chiesa in Medio Oriente, Africa e Asia (V-XV secolo). Com’è finita una civiltà, prefazione di Giancarlo Bosetti, Collana Lampi di storia, Editrice Missionaria Italiana, pp. 352, euro 22,00 (foto: la storia perduta del cristianesimo)

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Camera: Libertà di religione

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

camera deputati“Le mozioni sulla libertà di religione discusse alla Camera assumono una caratteristica sempre più drammatica davanti ai flussi di rifugiati e di migranti, che giungono ogni giorno in Europa. Ormai siamo costretti a parlare quotidianamente di persecuzioni di fronte alle quali siamo sgomenti e impotenti”. Lo afferma l’on. Binetti in Aula a Montecitorio. Continua il deputato di Area Popolare: “Oggi, sulla base dei testi approvati a Montecitorio il governo si è impegnato a rafforzare l’applicazione della libertà di religione e della protezione delle minoranze religiose nei Paesi a rischio, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Un anno fa in occasione della approvazione di una analoga mozione il parlamento chiedeva al governo di porre il tema della reciprocita’ religiosa e del rispetto delle minoranze al centro delle negoziazioni diplomatiche e culturali bilaterali con i Paesi dove questi diritti non erano tutelati. Oggi alla luce di ciò che si sta verificando a tutte le frontiere dei Paesi europei dobbiamo fare un passo in avanti e accogliere quanti bussano alle nostre porte chiedendo asilo, perché perseguitati nei loro paesi. Molti di loro sono cristiani e si aspettano un’accoglienza che riconosca le comuni credenze e la stessa fede. Non dobbiamo dimenticare infatti che nei confronti dei cristiani si è scatenata una aggressione senza precedenti”. Conclude l’esponente centrista: “Parte dei fondi per la cooperazione allo sviluppo sarà destinato al sostegno di progetti di tutela delle minoranze religiose e per la promozione di una cultura di tolleranza religiosa. Un passo in avanti per contrastare una delle tragedie più drammatiche della nostra storia”.

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Stato senza governo e religione senza Dio

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2011

“In certi casi, come in questi casi, il panico da default fa ritrovare il senno! Da Il Messaggero del 9 agosto 2011. Le virate di Umberto e Silvio Forum di Mario Ajello”. E Rosario Amico Roxas commenta: “Detto in questo modo è la traduzione buonista dell’arrampicata sugli specchi; altro che “ritrovare il senno”, siamo di fronte al panico di perdere tanti privilegi e di essere, finalmente, scoperti per la vera natura. L’evasore fiscale per eccellenza e il nazionalista e fondamentalista padano sono alle corde per cui esternano sorrisi di sicurezza nel patetico tentativo di rimandare il doveroso passaggio alla cassa dove verrà loro chiesto di pagare il conto, per intero e senza sconti.
Contano sulla memoria corta degli italiani, contano sull’appoggio dei vertici vaticani che dovrebbero influenzare gli elettori cattolici, contano sui corrotti per interesse e sui corruttori per vocazione per documentare una maggioranza numerica nelle due Camere, lontanissima dalla maggioranza politica nel paese. Anche i sondaggi che hanno dettato la linea politica del governo Berlusconi, non vengono più analizzati, cedendo alle nazioni europee che contano l’onere di decidere ciò che il governo italiano non è in grado di intuire. Emerge l’aggressione degli speculatori, che contano sull’allegra finanza creativa inventata da questo governo e sollecitata dal fiscalista e tributarista Tremonti per agevolare i suoi più ricchi clienti e assistiti, tra cui lo IOR. E’ così che ci ritroviamo con uno Stato senza governo e una religione senza Dio. (Rosario Amico Roxas)

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La religione della sofferenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Gesù è nato ed è gioia. Gesù è diventato un apostolo e predica alla genti ed è gioia. Gesù è risorto ed è gioia. Dov’è in tutto questo la sofferenza? Vi sono, si obietta, momenti tristi e drammatici ma ciò, a mio avviso, non giustifica che si debba solo parlare del male che gli è stato fatto e non della gioia che ci ha offerto. Perché non donare all’umanità un redentore che ci insegni a sorridere e non a piangere? Perché non diamo alla vita il taglio che si merita votandoci alla ricerca del bene come fonte primaria del nostro essere e divenire? Il bene non si conquista attraverso la sofferenza ma facendo in modo che essa non ci sia. Noi non pecchiamo perché siamo buoni ma perché siamo saggi, avveduti e consapevoli e sappiamo essere dei buoni maestri, perché sappiamo interfacciarci con la nostra morale interiore. Il peccato, tuttavia, non porta sofferenza perché, pur sbagliando ci porta piacere. Il pentimento, a sua volta, non è sofferenza ma è gioia perché ci rende consapevoli di un errore e che lo abbiamo emendato. Ma se nonostante ciò viviamo tra esseri umani brutali, ispiratori di genocidi, di torture, di violenze, dobbiamo chiederci, innanzitutto, se in qualche modo non li abbiamo incoraggiati con la nostra indifferenza e voglia di lucrarvi. E allora il male non sta tanto in chi lo fa ma in chi lo permette e potrebbe evitarlo. E se non gli diamo quartiere il male stesso perderebbe la sua forza propulsiva. E allora usciamo dallo stereotipo della religione come sofferenza ed adottiamo il precetto della religione come gioia, perché solo in questo modo il presente ci avvicina in maniera più pregnante al nostro sogno di là della vita e ci evita di conferirgli quella discontinuità che ci atterrisce. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Religione come professione di fede

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2011

Il rapporto stabilito tra la Chiesa e i fedeli, che si richiamano ad essa, non sempre collima con la fede che sentiamo nel nostro intimo. Non è certo una novità e non la tratterei se spesso questo rapporto duale non mi venisse riproposto e reso aspro e ultimativo come se si trovasse in rotta di collisione. Tale contrasto è senza dubbio surrettizio. E’ provocato per lo più dalle letture distorte degli scritti dei nostri padri e dalla mancata consapevolezza che ai tempi in cui furono elaborati la visione delle cose era più ristretta e forzata da una limitata conoscenza scientifica. Ma vi era anche il condizionamento di una cultura che affondava le sue radici nella mitologia greco-romana. In questo modo le Chiese fondarono i loro rituali imbrigliando la fede su un percorso fatto di usi, talvolta paganeggianti, non riuscendo a spezzare del tutto la continuità esistente tra le due tradizioni. Per me il tutto si trasforma in un grosso limite che le Chiese si sono fatte carico nel corso della loro storia e che tuttora ne subiscono gli effetti distorcenti sul piano dottrinario e nella pratica religiosa. E gli errori, purtroppo, si pagano. Lo constatiamo oggi con i cristiani che si contendono la loro appartenenza in tante chiese e che seppero in tempi non tanto lontani trasformare i loro convincimenti in guerre di religione con i loro martiri e vittime e a smarrirli sul sacro fuoco dell’inquisizione. Errori che oggi si pagano con una moneta meno sonante, ma pur sempre dolorosa. Lo costatiamo in chi si rinserra in una pratica religiosa bigotta e limitata, in chi non vuole o non riesce a far emergere la sua coscienza critica convinto che il valore della fede è data dalle gerarchie e che il loro verbo è infallibile. Basterebbe rileggere quanto i religiosi scrivevano nel XV e XVI secolo per capire quanta differenza vi fosse per una stessa chiesa ai tempi odierni. E tutto questo lo dobbiamo a chi non si è fermato alle prime letture. D’altra parte le regole sono state per lo più un’invenzione delle gerarchie convinte com’erano che occorreva fissare dei paletti nella cultura religiosa per evitare che trasbordasse in una diversa consapevolezza. E che questa stessa cultura non poteva considerarsi un dogma ma questo valeva solo per i principi della Chiesa che si consideravano sul cucuzzolo della montagna e da quell’osservatorio privilegiato erano in grado di vedere più lontano di chi si trovava a valle. Ma tutto questo cosa ha che fare con la fede? E la fede cos’è se non un richiamo alla ragione e all’essenza delle cose? Cristo, dopo tutto, era un uomo di fede e non di Chiesa. E spiegava le cose per la comprensione dei suoi contemporanei. Oggi, probabilmente, le avrebbe illustrate in modo diverso. E ciò che predicava lasciava il segno non tanto e non solo nei semplici ma in primo luogo tra i dottori della chiesa perché erano parole di fede. Egli ci ha lasciato l’orgoglio dell’appartenenza. Egli ci ha lasciato lo sprezzo per le ricchezze perché il regno dei cieli appartiene allo spirito e non alla materia. Egli ci ha lasciato la forza di scacciare i mercanti dal tempio perché la fede non accetta compromessi. Egli ci ha dimostrato che la coerenza può portare al martirio e alla morte e questo è il primato della fede in opposizione alla Chiesa che spesso china il capo al padrone di turno. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Omicidio Shahbaz Bhatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

“L’omicidio del ministro cattolico per le minoranze religiose del Pakistan Shahbaz Bhatti è un fatto gravissimo che deve costringere l’Italia, l’Unione Europea e tutta la comunità internazione ad un’azione energica in difesa della libertà religiosa”. Lo dichiara l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già sottosegretario agli Affari esteri. “Il ministro Shahbaz Batthi – continua Vernetti – era l’unico esponente del governo pachistano di religione cattolica. Per anni si è abbattuto per la pacifica convivenza tra musulmani e cristiani e per la difesa di quella libertà fondamentale che è la libertà religiosa”. “Chiediamo spiegazioni al governo del Pakistan sul perché il ministro non godeva di un’adeguata protezione e pretendiamo da esso un’azione urgente per consegnare alla giustizia i terroristi che hanno ucciso il ministro Shahbaz Batthi”. “All’Unione Europea – conclude Vernetti – chiediamo che promuova un’iniziativa forte e chiara in difesa dei cristiani nel mondo che stanno subendo crescenti e inaccettabili persecuzioni”

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Religione: tra il dubbio e la speranza

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

La mia generazione è di quelle che in gioventù, non avendo la possibilità di possedere un televisore, ma disponendo in casa di una libreria, aveva modo di acculturarsi leggendo e tanto che ora posso aggiungere che è stato un bene prezioso che molti giovani di oggi avrebbero potuto farne tesoro. Vi era anche l’abitudine di prestarci i libri e di trovare pure il tempo di commentarli tra un calcio al pallone in cortile e qualche aiuto al menage casalingo.
La libreria alla quale potevo accedere era particolare. Da una parte vi erano i classici e dall’altra, ma in uno spazio più ridotto, si tenevano i libri cosiddetti all’indice, ma chiusi a chiave. Era una iniziativa prudenziale per non consentire ai giovani di accedervi. Manco a dirlo questa misura restrittiva divenne per me una tentazione irrefrenabile e alla fine trovai il modo di violare tanta riservatezza. Così incominciarono i miei dubbi dalle certezze propinate dal catechismo parrocchiano, dai testi scolastici, dalle lezioni moraleggianti e conformiste dei “dotti” di famiglia e dai compagni saputelli ma “bacchettoni”. Questa premessa mi serve per spiegare a chi oggi mi scrive rispolverando i “sacri testi” e fidelizzato dalle interpretazioni ufficiali date dalle autorità preposte, che non vi è scibile umano capace di propinarci certezze. La religione non fa eccezione. Sono dubbi che non provengono da coloro che si dichiarano atei ma dagli stessi religiosi e santi uomini tra i quali alcuni elevati agli onori degli altari. I Concili, a loro volta, sono stati, notoriamente, una palestra di accesi dibattiti e persino causa di profonde rotture scismatiche. Lo stesso cattolicesimo al suo interno presenta posizioni diverse e a volte conflittuali con le gerarchie vaticane. Questo significa che da cattolico posso avere dei dubbi sulla “verginità della madonna” come ci propinano le versioni ufficiali.  Dubbi, per altri versi, avevano Galilei e Copernico sul fatto che la terra fosse ferma e il sole le ruotava attorno, mentre la Chiesa si scagliava contro di essi e la sacra inquisizione ci è mancato poco che li mandasse al rogo. Ma dobbiamo anche renderci conto che l’essere umano cerca disperatamente un punto di appoggio per capire perché nasce e muore, perché deve essere schiavo e non benestante, perché deve soffrire a lungo e gli altri a lungo gioire, perché vi devono essere uomini cattivi e uomini buoni, e poi gli altri e tanti diversi perché. Le religioni sono nate proprio per mediare questo affanno esistenziale e per lasciarci un messaggio di speranza. E se milioni di esseri umani ci credono sino a morire per “fede” dobbiamo dire che c’è qualcuno che sa essere credibile e capace di mettere a frutto il suo carisma. Ora se confrontiamo il pensiero critico di chi ha avuto l’opportunità di credere e di ricrederci e ancora di credere senza la rete di protezione del conformismo e dogmatismo religioso e quello di chi ha solo masticato una versione del racconto biblico e del Nuovo Testamento, dobbiamo convenire che diventa inconciliabile perché quest’ultimo resta con un vocabolario di conoscenze limitato, meno speculativo. Resta, suo malgrado, ancorato alla preistoria. Può essere bella e appagante, ma è pur sempre preistoria. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Una questione di fede

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2011

Per anni mi è dato di osservare le vicende della vita e di confrontarli con i miei convincimenti, i miei dubbi e le controversie sollevate da pensatori illustri o dal buonsenso di uomini semplici. Ho anche imparato a distinguere la fede dall’appartenenza ad una chiesa. L’ho fatto, ad esempio, prima accettando la condanna senza appello della chiesa cattolica nei confronti degli ebrei, dei musulmani e di altre confessioni religiose, così, come ci veniva ammannita nell’insegnamento della catechesi, e poi nell’apprezzare le loro testimonianze di fede. Dalle letture mi sono reso conto che la spiegazione della vita e della morte di Gesù non era altro che un messaggio forte del come la fede non debba accettare compromessi e cedimenti se si toccano valori fondamentali come il rispetto per il prossimo, la dignità della persona e il distacco per le cose terrene se esse ci inducono a prediligere sentimenti come l’egoismo, l’avidità, la lussuria. E non si deve esitare ad essere severi, come la cacciata dei mercanti davanti al tempio, anche a costo di provocare una reazione negativa da parte delle stesse autorità religiose inclini alla tolleranza e al compromesso. Per questo motivo mi sono sentito più vicino al poverello di Assisi che alle gerarchie religiose del Vaticano. Il primo non ha esitato a buttare alle ortiche la sua nobiltà e le sue ricchezze per insegnarci la via della povertà come redenzione e i secondi hanno dimostrato di non riuscire a fare a meno dei loro privilegi terreni e delle ricchezze che ne derivavano. E se qualcuno mi viene a dire che un Papa, pur sapendo le crudeltà che si esercitavano nei confronti di un popolo per colpa della loro appartenenza religiosa, non lo ha denunciato apertamente io mi sento dalla parte dei critici che lo giudicano severamente anche se si sostiene che lo ha fatto per evitare ulteriori forme di persecuzione. La ritengo una giustificazione ridicola. Cristo non ha esitato a morire. Non hanno esitato a fare altrettanto i suoi discepoli e le centinaia di migliaia di cristiani, ma anche musulmani e di altre appartenenze religiose pur di restare coerenti con gli insegnamenti della loro Chiesa. Ma ben più grave e ingiustificabile diventa l’atteggiamento del Vaticano allorchè traendo a pretesto la necessità di mantenere buoni rapporti diplomatici, si esime dal condannare il comportamento immorale di un capo di governo che si dichiara, tra l’altro cattolico. Qui non parliamo di un peccato: scagli la prima pietra chi non ha peccato, ma dell’esempio che si da per la funzione che svolge, per l’esempio che offre. E se si continua a giustificarlo si crea, inevitabilmente, una crisi di identità lasciando intravedere una chiesa debole con i potenti e severa con i deboli. La fede non si baratta. La fede è qualcosa che si ha o non si ha, a prescindere dalle gerarchie che sono preposte ad indicarne l’osservanza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Religione e lotta di classe

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2011

(Parte 1°) La mia permanenza ultradecennale in un paese arabo, anche se fortemente occidentalizzato come la Tunisia, e un periodico, ma costante, movimento interno in molti paesi islamici, mi ha consentito di conoscere svariati personaggi del mondo politico, economico e anche religioso.
Ma la conoscenza e il contatto diretto non poteva risultare sufficiente per esprimere un parere, sia pure personale, anche se suffragato da motivazioni frutto di una sintesi delle varie esperienze che ho avuto occasione di maturare. Non c’è dubbio che l’elemento più importante da studiare e valutare è quello del fondamentalismo islamico e il suo accreditarsi, ogni giorno di più, come movimento  nazionalista e autonomista, in contrasto con il neo-colonialismo che vorrebbe mantenere, in tutta l’area del Medio Oriente e del Nord-Africa, un predominio politico, sociale che diventa predominio economico, che prevede una sudditanza dei popoli mediorientali e il mantenimento di manodopera a basso costo e sfruttamento delle materie prime.
Sorge il dubbio che l’andamento attuale non sia frutto di spontanea reazione  nazional-popolare, ma sia frutto di una ben studiata strategia da parte del pianeta Occidente, per giustificare il soffocamento delle istanze che premono verso una migliore qualità della vita di popoli che vengono mantenuti in condizioni sub-umane. Non emerge nessuna vocazione alla “democrazia”, anzi, proprio la democrazia viene intesa come emanazione dell’Occidente che ha portato i frutti che quei popoli sono costretti a subire; da qui la “paura” del mondo islamico verso la democrazia occidentale e il rifiuto del modernismo occidentale. Allora emerge una nuova esigenza di analisi; un’angolazione diversa della visuale che si vuole imporre di un mondo Occidentale minacciato, costretto a difendersi con “azioni preventive”. Questa analisi, certamente non facile da impostare in poche pagine, (necessariamente poche per non ingolfare il problema rendendolo di difficile approccio) porta a considerazioni fin qui poco approfondite, ferme alle nozioni che i mass media occidentali spargono a piene pagine, trascurando l’ipotesi di diverse condizioni di interpretazione.
Sarà necessario frazionare il problema nei suoi vari aspetti, cosa che apparirà frammentaria e disunita, ma utile per valutare i diversi aspetti e poter giungere ad una sintesi.
Il fatto che il fondamentalismo si afferma in ben identificati strati sociali obbliga a valutarne le ragioni:
• Il fondamentalismo islamico ha relazioni con la lotta di classe ?
• La religione islamica e la sua affermazione, è il fine del fondamentalismo oppure è lo strumento per dominare il classismo e mantenerlo nello status quo ?
• L’approccio delle forze integraliste e fondamentaliste è indirizzato verso l’elevazione socio-culturale del proletariato musulmano, oppure è il mezzo di controllo in chiave anti-proletariato?
• Le masse proletarie islamiche si muovono verso l’integralismo e il fondamentalismo, oppure avviene in contrario, come una chiamata a raccolta delle masse islamiche in nome della religione, ma con fini totalmente opposti?
• Non si pone il dubbio che l’adesione delle masse islamiche al fondamentalismo rappresenti il segnale che la trappola è scattata e che le istanze e le aspirazioni nazional-popolari in chiave antimperialista e anticolonialista, saranno represse e vanificate, stroncando sul nascere ogni istanza di civile convivenza, in quanto l’Occidente ha tutto l’interesse di identificare il fondamentalismo con il terrorismo e, di conseguenze, assimilando al terrorismo quelle masse popolari che aderiscono alle rivendicazioni sociali e culturali?
• L’assenza di un partito politico in grado di portare il dibattito nelle naturale sede della politica e della diplomazia non rappresenta quella trappola che la borghesia integralista, cointeressata alle sorti in quell’area delle mire occidentali, ha teso alle masse popolari, le quali si muovono illudendosi  di  avanzare  rivendicazioni  legittime, mentre favoriscono i disegni che li penalizzeranno? (continua) (Rosario Amico Roxas)

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Riflessione su “religione e libertà”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

“Il dialogo tra le religioni è sempre stato difficile, spesso conflittuale. Oggi bisogna distinguere tra religione, e persone che credono in una religione. Le persone debbono dialogare nella libertà e nella pari dignità dei diritti fondamentali della persona che non sono negoziabili”. E’ quanto ha sostenuto Magdi Cristiano Allam, giornalista e deputato europeo, convertitosi al cattolicesimo, che ieri sera è intervenuto nella Basilica soluntina diretta dal parroco don Saverio Civilleri, dove ha tenuto una conferenza su “Religione e libertà”. L’iniziativa coordinata dal diacono Pino Grasso, direttore dell’Ufficio per le COmunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Palermo, è stata organizzata dal Centro Culturale Europeo, presieduto da Francesca Galioto e dall’Accademia di Bioetica di Palermo diretta da Salvino Leone. “La libertà è essere pienamente se stessi a casa propria e questo oggi non avviene – ha aggiunto Allam – emblematico quando Benedetto XVI a Ratisbona ha detto una verità storica che l’Islam si è diffuso attraverso la spada”. Allam è stato insignito dal presidente regionale Diego Torre e dall’assistente spirituale padre Luigi Gattuso del titolo onorifico di “Militè dell’Immacolata” della Milizia dell’Immacolata. Nel corso della manifestazione è intervenuta la scrittrice netina Maria Giovanna Mirano che nell’occasione ha presentato il volume “Il mercante di Pace”. “Il volume – ha detto – è frutto di attente ricerche e profondi studi sul mondo islamico, di interviste e testimonianze di tante persone che non osano dichiarare le proprie idee religiose perché succubi di un sistema religioso che li vuole servi e schiavi, privandoli persino della libertà di pregare quel Dio in cui credono”. Mirano è anche autrice del grande successo editoriale “Uomini liberi”, 11.000 copie vendute, presentato, nel 2008, al salone del libro di Torino da Arnaldo Colasanti e adottato in numerosissime scuole italiane. Con la regia di Piero Sanna il romanzo diventerà la sceneggiatura di un film in cui prenderanno corpo i drammi degli immigrati clandestini che sbarcando nelle nostre coste cercano di realizzare il sogno di un  futuro migliore. (magdi)

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Religione e libertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2010

Palermo 29 ottobre alle ore 19, presso la Basilica soluntina di Santa Flavia, avrà luogo una conferenza su “Religione e libertà” che sarà tenuta da Magdi Cristiano Allam, giornalista e deputato europeo. Interverranno il parroco don Saverio Civilleri e Maria Giovanna Mirano che nell’occasione presenterà il volume “Il mercante di Pace”. Moderatore il diacono dr. Pino Grasso, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali del’Arcidiocesi di Palermo. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro Culturale Europeo, presieduto dalla professoressa Francesca Galioto e dall’Accademia di Bioetica di Palermo diretta dal professore Salvino Leone. L’on. Allam incontrerà i giornalisti prima della conferenza nel saloncino della Basilica.

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Le guerre di religione

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Per quanto si facciano grandi sforzi per scongiurarle queste guerre, o se vagliamo accanite battaglie, si svolgono comunque in po’ in tutte le parti del mondo. Sono, per lo più, il retaggio di antiche lotte e la voglia di un primato che sa dell’esclusivo. La mia religione è più vera e giusta delle altre. La tua è blasfema, la tua merita l’annientamento, i tuoi proseliti o si convertono alla mia fede o vengono uccisi o torturati. Si è poi aggiunto a tutto ciò l’elemento “colonialista” che ha visto non pochi “missionari” al seguito di trafficanti o di plenipotenziari dei vari governi che hanno trasformato in colonie intere comunità e persino continenti, pensiamo all’Africa, dobbiamo concludere che la pretesa dell’evangelizzazione ha posto in primo luogo la necessità di stabilire un primato fideistico a danno delle religioni locali e tradizionali. E questo è stato un grave errore in quanto il riscatto dei popoli asserviti che si sono sottratti al giogo colonialista è stato  associato anche a quella religione che ha accompagnato i “conquistatori”. E il ritorno alla fede antica, e persino al suo radicalismo è stato un motivo di forte riscatto culturale ed anche civile alla ricerca di un proprio ordine sebbene alla fine si è rivelato peggiore del male che si intendeva esorcizzare. Ed è davvero la peggiore delle calamità quella di associare una religione ad un qualcosa che non le appartiene in linea di principio. La fede è deve restare un qualcosa di trascendentale. Un valore assoluto. Un principio irrinunciabile che irradia amore e non odio, unità e non divisione, voglia di crescere insieme senza distinzioni di sorta. E la guerra, qualsivoglia guerra, non appartiene “assolutissimamente” a qualsivoglia lessico e meno che mai ad una religione.

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Rapporto uomo-religione, uomo-fede

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2010

Ma perché chiamarla religione? Da dove spunta questo termine? Etimologicamente dal romano “religio”, quindi dalla cultura romana e non cristiana. Sull’argomento vi è una sottile distinzione con “religiones”. Questa indicava un culto esclusivo rivolto ad una divinità: :religio Cereris e corrispondente ai misteri eleusini. Per i cristiani il culto esclusivo è rappresentato dal Dio unico. A sua volta la religio aveva per i romani un significato positivo mentre “religiositas” costituiva per i romani la divinità falsa e bugiarda. Questa distinzione “linguistica” tra le due parole ci riconduce al senso che i cristiani danno nel dare “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Solo a partire da Teodosio (IV secolo d.C.) il cristiano realizza alla sua religione un’ubbidienza civile. Sempre seguendo questo filone comparativo, tra i diversi significati delle parole, si colloca, per Cesare Baronio e Andrea Alciato, l’origine della parola “paganus” e “miles”. Inoltre, per altri versi, vale la dialettica sacer/profanus, la profanus/ proprius e natura/cultura. Sono termini contrapposti che indicano due diverse concezioni del rapporto uomini e dei, ma non sono prive di correlazione, dato che “profanus” può essere assunto come termine medio tra le due, partecipe, cioè, tanto dell’una quanto dell’altra. Questo per non parlare del modo come si vuole affrontare l’argomento. Detto ciò possiamo porci la domanda se è opportuno o meno isolare la ricerca religiosa da un determinato contesto culturale. Ed ancora se questo criterio vale se ci viene proposto da un archeologo o da un filosofo e non da altri come potrebbe essere lo storico della religione. Questi, probabilmente, meglio degli altri, può chiedersi come nasce quest’abitudine? Dove? Quando? Ad opera di chi la religione ha conseguito una realtà storica? Sono, a ben vedere, gli interrogativi del tempo a noi più vicino, diciamo da Galilei in poi. L’esasperato culto delle scienze e le chiusure ideologiche di taluni padri della Chiesa dall’altra, diedero fuoco alle polveri della dialettica sacro/profano. Incompetenti, da una parte, furono intesi con il termine “profano” e dall’altra ripagati da un condizionamento culturale che considera la religione come un fattore di conservazione. E’ l’epoca in cui Darwin prospetta un’origine della vita che spazza via il racconto bibblico della creazione. Il dubbio rimane. Atena è nata dalla testa di Zeus o un poco alla volta attraverso l’evolu-zionismo biologico?
Si è trattato da ambo le parti di un rapporto incompreso che è riuscito a trovare uno sbocco diverso e più consono, per entrambe le parti, dal 1886 allorché, con un clamoroso atto accademico ufficiale, l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi istituì una sezione intitolata alle “Sciences religieuses”.
Ciò non di meno non furono pochi quelli che considerarono la religione un aspetto troppo serio per una trattazione scientifica. La risposta, dall’altro capo, non si fece attendere: ”la religione contiene tali e tanti errori che si pone al di sotto di un uomo di scienza”. E Max Müller rincara la dose osservando che la religione si pone allo stesso livello dell’alchimia e dell’astrologia.
Agli occhi degli uni, più che degli altri, due erano i domini – secondo Emile Durkheim (1858-1917) – che costituivano la divisione del mondo: l’uno tutto ciò che è sacro e l’altro tutto ciò che è profano. Diventava il carattere distintivo del pensiero religioso.
Con questo passaggio Durkheim introduce il discorso sulla funzione sociale delle religioni. A sua volta Malinowski pone la religione in funzione risolutoria di crisi inerenti alla condizione umana.
Radcliffe- Brown ritorna sull’argomento e precisa che per comprendere una particolare religione dobbiamo studiarne gli effetti, deve essere studiata in azione.
Egli osserva che in alcune società c’è una relazione immediata e diretta tra la religione e la struttura sociale. Lo dimostrano il culto degli antenati e il totemismo australiano, ma anche in quelle religioni che potremmo chiamare nazionali, come l’ebraismo e le città-stato greche e di Roma. Probabilmente la fede si affianca alla ricerca laica nell’intento di realizzare una società perfetta.”.
Tutto ciò apre la via al momento “oggettivo” dell’esperienza religiosa che dal punto di vista dei fedeli è appunto il riconoscimento dell’esistenza della potenza, che salva e, dal punto di vista filosofico, è il riconoscimento teoretico riflesso dell’esistenza di un assoluto che giustifica tutto, pena la mancanza di senso della realtà stessa.
Da qui si riannoda il tema della salvezza espresso da molte religioni. Essa risiede in un incontro con il divino in opposizione alle forze del male. Ma va anche detto che il raggiungimento della salvezza avviene in modo assolutamente personale, privato, senza passare attraverso la dimensione sociale e mondana.
In proposito si può citare un brano di Mircea Eliade che appare particolarmente significativo. Riferendosi alle tecniche Yoga del Buddismo, egli riporta un passo del Samghabbrada, in cui si descrive la contemplazione: “Lo yogin in raccoglimento prende coscienza del Nirvana, della sua natura e della sua attività. Quando esce dalla contemplazione egli esclama: ”Oh il Nirvana, distruzione, calma, eccellente modo di sfuggire!?“ Ciò che colpisce in questa citazione è la parola “sfuggire”. Si sfugge infatti alla miseria, al dolore, si fa finta di non “vedere” per “vedere” qualcosa di più alto che ha un puro valore consolatorio. La conseguenza sociale di questa fuga è l’accettazione fatalistica dell’esistente. Dal punto di vista cristiano il “non fare nulla” condiziona la possibilità di salvezza. Si tratta di un peccato di omissione. Preclude la visione beatifica. Perché l’amore di Dio è diffusivo. La ricerca del regno di Dio è la ricerca del bene, della pace, della concordia, del rispetto reciproco. Non è prevista alcuna fuga. Il male va eliminato. Va sconfitto il demone per chiudere il cerchio.

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