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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

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Scuola: Smart working anche dopo il Covid per il personale Ata?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2020

Da quando il personale Ata fa parte della Funzione Pubblica? Lo chiede il sindacato Anief, in risposta alle dichiarazioni della ministra della PA Fabiana Dadone apparse in queste ore sulla rivista Orizzonte Scuola: in particolare, non è stata esclusa la possibilità che assistenti e collaboratori scolastici possano adottare in modo permanente lo smart working, qualora i presidi lo ritengano opportuno. La verità è che negli ultimi mesi il personale Ata ha operato da casa con propri computer, software, connessioni internet ed energia elettrica, quindi a sue spese; inoltre, si è avvalso di una banca dati inesistente e di un portale ministeriale Sidi lentissimo; non ha avuto nemmeno a disposizione una “Scranna di sedia ergonomica”, come prevede invece il Dlgs 81/2008.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “regolamentare lo smart working in queste condizioni, peraltro senza nemmeno una definizione contrattuale, e con i profili professionali bloccati e mai valorizzati significherebbe aprire al Far West. Delle due l’una: o il personale Ata è invece inquadrato nel comparto scuola, per vero con un certo disallineamento rispetto ad istituti come ferie, permessi e banca ore, oppure si sta finalmente pensando di rendere giustizia ai dipendenti con lo stipendio più basso della pubblica amministrazione collocandoli in un comparto più adeguato. Inoltre, il datore di lavoro che autorizza il dipendente allo smart working deve garantirgli una formazione che gli consenta di essere operativo; ciò presuppone la partecipazione a corsi teorici ed esercitazioni disciplinati secondo un protocollo negoziato; inoltre deve consegnare a lui ed al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza un documento che contenga i rischi generali e specifici associati al lavoro agile. Per non parlare del non remunerato utilizzo di risorse proprie o del vulnus alla sicurezza connesso all’utilizzo di dispositivi personali non programmati per proteggere i dati aziendali”.
Nella scuola operano tra i 200 mila e i 250 mila lavoratori inquadrati tra il personale Ata: svolgono un lavoro delicato e preziosissimo, anche per la proposizione dell’offerta formativa, ma che continua ad essere poco considerato e mal pagato. Il sindacato autonomo ritiene che la categoria Ata sarebbe ben felice di far parte della Funzione Pubblica, sganciandosi in questo modo dal Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola ed in questo modo accedere ad una retribuzione stipendiale più alta rispetto all’attuale.Nell’intervista alla rivista specializzata, sempre la ministra Fabiana Dadone cita la digitalizzazione e la dematerializzazione. Ma di cosa stiamo parlando? Sicuramente, durante il lockdown il ministero dell’Istruzione e il Mef hanno ottenuto un risparmio, in termini di denaro, con l’adozione dello smart working: entrambi i dicasteri, però, non si sono preoccupati di fornire ai propri dipendenti le strumentazioni necessarie, né derogare eventuali indennizzi economici. E non sembra un caso che la modalità di smart working è stata prorogata al 31 dicembre prossimo, sempre con le medesime modalità.
“A queste condizioni – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, il consolidamento dello smart working è solo un ulteriore modo per tagliare ancora gli organici già ridotti all’osso dalle precedenti gestioni, con 50 posti cancellati, anziché aumentarli per via dell’aumento dei carichi di lavoro derivanti dalla scuola dell’autonomia e dal potenziamento introdotto con la Legge 107 del 2015.”

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Scuola: Ritorno a settembre, classi con meno di 15 alunni, più docenti e Ata

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2020

Sono alcune delle misure approvate in V Commissione al decreto rilancio. Pacifico lo aveva ribadito a Conte durante gli Stati generali: con questi numeri di organici e classi, sarà impossibile aprire la scuola in sicurezza a settembre. Ora sembra che il Parlamento, in deroga, legiferi in questa direzione. Atteso il voto dell’aula, in settimana, anche se per Anief le modifiche devono essere strutturali per migliorare la didattica e assorbire tutto il precariato esistente.Le modifiche al numero di allievi per aula e agli organici del personale sono previste da un emendamento al Decreto Rilancio già approvato dalla V Commissione della Camera, sul quale lunedì 6 luglio potrebbe essere votata la fiducia per l’approvazione del testo definitivo. Se passa il provvedimento, alla luce dell’emergenza epidemiologica in atto, viene introdotta la facoltà per gli uffici scolastici di applicare delle deroghe, in tutti i gradi scolastici, al limite minimo di iscritti per la costituzione delle classi sancito dall’attuale regolamento sul dimensionamento scolastico (DPR 81/09) che ha portato al taglio di 250 mila posti negli ultimi dieci anni, alla riduzione del tempo scuola (- 4 ore settimanali), al dimensionamento di una scuola su quattro autonoma. Come viene data la possibilità di assumere, seppure temporaneamente, una quantità maggiore di docenti e personale Ata, confermando almeno fino a dicembre i mille assistenti tecnici assunti fino al 30 giugno.Marcello Pacifico (Anief): “L’obiettivo da porsi, tutti assieme, è quello di tornare a delle scuole a misura d’uomo, creando classi con al massimo 15 alunni e assumendo 200 mila docenti e Ata nuovi. Questi emendamenti, seppure depotenziati, vanno in direzione della proposta dello stesso M5S che prevede la formazione di classi con più di 22 alunni e 20 in presenza di alunni disabili, primo firmatario l’attuale ministro Azzolina. Con numeri ancora più ridotti nelle zone colpite dal coronavirus. Sugli organici noi abbiamo chiesto l’assunzione di 150-160 mila docenti, per coprire posti vacanti e turn over tramite le nuove graduatorie di istituto trasformate in provinciali (il cui bando però deve essere profondamente modificato nel rispetto delle vigenti tabelle di valutazione dei titoli e dell’aggiornamento per tutti i laureati anche senza i 24 CFU), più almeno 40 mila unità di personale Ata aggiuntive: in un colpo solo, considerano anche la stabilizzazione di tutti i Dsga facenti funzione e degli educatori precari, si risolverebbero i problemi di gestione del ritorno in classe a settembre e si risponderebbe pure alla sentenza Rossato della Corte di Giustizia europea sui risarcimenti danni sull’abuso dei contratti a termine. Lo abbiamo scritto preventivamente al ministero dell’Istruzione e detto al premier Giuseppe Conte, a Villa Pamphilj, durante gli Stati Generali, oltre che alle sigle sindacali europee incontrate da Anief in Commissione UE. È chiaro che i 50 mila indicati sinora, peraltro pure a termine, non sono sufficienti”. Ma sarebbe una prima risposta, in attesa dei 17 miliardi richiesti sempre dal presidente Anief, tra quelli che saranno assegnati all’Italia dal Recovery Found, da reinvestire subito in organici, assunzioni, risorse strumentali per migliorare la didattica, combattere la dispersione scolastica e valorizzare la professionalità di docenti, educatori e Ata col rinnovo del contratto.

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Scuola Ata, fase 2: per il lavoro agile continuano ad applicarsi le stesse regole vigenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Nulla è cambiato per il personale ATA dall’ultimo Dpcm del 26 aprile 2020 che di fatto viene prorogato fino al 17 maggio 2020, salvo ulteriori comunicazioni. Gli istituti scolastici di ogni ordine e grado devono continuare a mantenere come lavoro ordinario la modalità smart working. Lo specifica la nota ministeriale n. 622 del 01/05/2020.L’articolo 87 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito dalla legge 29 aprile 2020, n. 27, ha disposto che, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 (31 luglio 2020), ovvero fino a una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il lavoro agile costituisca modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni. Conseguentemente, è stabilito che la presenza del personale nei luoghi di lavoro sia limitata alle sole attività indifferibili che non possano essere svolte in modalità agile.
Sono ovviamente fatte salve le prestazioni che possano essere svolte esclusivamente in presenza. A tal proposito, si ricorda che costituisce obbligo di ciascuna Amministrazione individuare dette attività e richiedere la correlata presenza del personale dipendente sul luogo di lavoro, garantendo le condizioni di sicurezza previste.Sono nate come le stelle invece circolari, emanate da alcune istituzioni scolastiche, che dispongono le riaperture del lavoro ATA in presenza. Sembrano riaperture pseudo parziali, ma nella realtà totali precisando come motivazione fantomatici lavori indifferibili e improcrastinabili, mai però specificati.Ci troviamo di fronte a una realtà ben diversa da quanto stabilito dal Governo. Di fatto i dirigenti scolastici stanno violando le normative decise dal Consiglio dei ministri sulla base di un bollettino redatto dalla comunità scientifica che monitora continuamente la curva epidemiologica, mettendo e rischio inutilmente la vita di tutti i profili ATA e la vita stessa dei dirigenti.

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Personale Ata: proroga dei contratti anche per i collaboratori scolastici precari

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Ancora una volta il personale Ata si ritrova in una condizione di sospensione. Le varie circolari pubblicate dal Ministero dell’istruzione dall’inizio dell’emergenza sanitaria Covid-19 hanno lasciato troppi dubbi intrepretativi, in particolare riguardo ai collaboratori scolastici precari cui viene negata la proroga del contratto. Anief invita tutti i dirigenti scolastici a rivedere le proprie decisioni. Intanto, il sindacato ha predisposto un modello per chiedere la proroga del contratto. Contattaci per richiederlo.Marcello Pacifico (Anief): la conferma dei contratti anche per questi supplenti non solo è giusta ma anche utile al contenimento del rischio contagio.Il Ministero dell’istruzione ha deciso di affidare alla discrezionalità delle scuole la possibilità di prorogare o meno i contratti del personale Ata supplente breve, specie dei collaboratori scolastici, nel periodo di sospensione delle attività didattiche. Poiché i collaboratori non possono evidentemente svolgere la loro attività in modalità di lavoro agile, sono stati considerati come personale non essenziale e, pertanto, non sono stati inseriti nelle turnazioni del personale, come invece è stato fatto per i collaboratori di ruolo.Per Anief, invece, l’inserimento dei collaboratori scolastici supplenti è necessario per garantire l’apertura in caso di reperibilità o attività indifferibili disposta dai dirigenti scolastici. E questo non solo per consentire il regolare svolgimento di tali attività in caso di assenza del titolare, ma anche al fine di poter contare su un numero maggiore di collaboratori da far alternare, minimizzando così la presenza dei singoli lavoratori in servizio effettivo e, di conseguenza, i rischi di contagio. Che oggi – lo ricordiamo – deve essere l’obiettivo principale da perseguire in ogni scelta operativa.“Stiamo parlando – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – di lavoratori e lavoratrici di tutte le scuole di ogni ordine e grado che, da supplenti, in questo periodo così difficile hanno garantito con la loro presenza, la pulizia e la sanificazione dei locali scolastici, fino all’ultimo giorno prima della chiusura delle scuole e che ora si vedono relegati al ruolo di personale di serie B. Per questa ragione chiediamo ai dirigenti scolastici di rivedere le proprie posizioni”.
Anief lancia quindi un appello al Ministero e al Governo perché si garantisca la giusta tutela anche di questi lavoratori attraverso la proroga del contratto, mettendo fine al più presto a questa ingiustizia. Anief ha predisposto un modello per chiedere la proroga del contratto. Tutto il personale Ata interessato può contattare la sede territoriale ANIEF competente per richiederlo.

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La Card docente per l’aggiornamento anche a precari, educatori e Ata

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

In questi giorni di emergenza da Covid-19, diventa ancora più grave l’errore del legislatore che nel comma 121 dell’art. 1 della Legge 107 del 2015 ha “dimenticato” di fare accedere al bonus da 500 euro anche i supplenti, il personale educativo e Ata: con un emendamento al Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, Anief chiede di allargare la fruizione della Card anche a queste categorie di lavoratori, così da permettere loro di attuare il lavoro “agile” da casa, a beneficio della scuola e dei suoi alunni.

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Scuola: A settembre 250 mila posti di docenti, educatori e Ata

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Trasformare da tempo determinato in indeterminato, a partire dal prossimo 1° settembre, i rapporti di lavoro del personale docente, educativo ed Ata della scuola impiegato su posti vacanti, qualora abbia svolto oltre 36 mesi di servizio, “comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione”: a chiederlo è l’Anief, con una proposta emendativa al DL n. 18 del 17 marzo 2020, presentata alla V commissione del Senato. L’assunzione dei precari, spiega il sindacato, favorirebbe “la funzionalità del sistema per il prossimo anno scolastico”, peraltro senza ravvisare “maggiori oneri per la finanza pubblica”, poiché la sua attuazione farebbe venire meno “le richieste di risarcimento per violazione della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”.

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Scuola: Pensionamenti dal 1° settembre, dati ufficiali insegnanti e Ata: 33.886 più 16.683 “Quota 100”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

Adesso è ufficiale e non ci si può nascondere più dietro a un dito: dal prossimo 1° settembre prossimo, nella scuola assisteremo a 33.886 pensionamenti. A livello categoriale, si tratta di 26.327 docenti; 7.088 ATA; 78 unità di personale educativo; 383 insegnanti di religione. A queste uscite, vanno aggiunte 16.683 domande prodotte con “Quota 100”. I dati sono definitivi e sono stati comunicati dal ministero dell’Istruzione ai sindacati. A poco a poco – scrive oggi Orizzonte Scuola – gli Uffici Scolastici pubblicheranno i dati provinciali, con la ripartizione per classi di concorso, utili innanzitutto per la mobilità degli insegnanti di ruolo. Considerando che solo una piccola parte dei candidati ad uscire dal lavoro con “Quota 100” rivedrà la propria scelta, ci si avvia verso altri 50 mila posti vacanti. Questi, si vanno ad aggiungere ai circa 25 mila che la scorsa estate non portarono alle immissioni in ruolo, benché già accordati dal Mef, per mancanza di candidati nelle graduatorie ad esaurimento e di merito, più circa altri 10 mila che per motivi oscuri non furono destinate alle assunzioni a tempo indeterminato. Ma non bisogna dimenticare gli oltre 25 mila “Quota 100” che lasciarono nel 2019, senza però essere mai sostituiti attraverso il turn over. In tutto, ci sono oltre 10 mila cattedre di sostegno in organico di diritto, quindi prive di docente specializzato titolare e destinate al ruolo. Complessivamente, quindi, si sta andando dritti verso ben oltre le 100 mila cattedre vacanti. Ma anche a 30 mila posti come assistente amministrativo, tecnico e collaboratore scolastico (più almeno altri 20 mila per quel potenziamento mai attivato per gli Ata, ma sempre indispensabili se si vogliono attuare con profitto i progetti e le attività avviate con la Legge 107 del 2015). Una delle possibilità per uscire da questa prospettiva è quella di istituire la “call veloce” allargandola alle graduatorie d’istituto, sempre su base volontaria. Stiamo parlando della nuova procedura, prevista dal Decreto Scuola convertito nella L. 159/2019, in base alla quale i supplenti presenti nelle graduatorie di merito e nelle GaE possono essere immessi in ruolo, su base volontaria, anche in un’altra regione diversa dalla propria, attraverso un elenco utile esclusivamente per assegnare i tanti posti vacanti che altrimenti andrebbero a supplenza. La nuova titolare del Miur si è da subito impegnata per realizzare in breve tempo il decreto attuativo, comprendente il nuovo regolamento per velocizzare questo genere di convocazioni, il quale permetterebbe di utilizzare proficuamente gli elenchi temporanei che si verrebbero creare già in occasione delle prossime immissioni in ruolo previste nell’estate 2020.

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Scuola: il personale ATA non deve prendere ferie per l’anno in corso

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

Ai sensi dell’art. 1256 C.C. Questa è l’indicazione che dà Anief alla luce della nota del Capo Dipartimento Bruschi del 10 marzo 2019, nel caso in cui lo stesso non sia soggetto destinatario di lavoro agile da richiedere al DS. dirigente scolastico. Le ferie possono essere prese entro il 30 aprile se riferite all’anno precedente ai sensi dell’art. 13 del CCNL 2006/2009. Il sindacato invita a segnalare eventuali disposizioni contrarie a tale interpretazione alla segreteria nazionale e/o alle nostre sedi territoriali.La nota 323 del 10 marzo prova a fare chiarezza sulla turnazione del personale ATA per ridurne la presenza in servizio al minimo indispensabile ai fini del contenimento del rischio contagio da COVID-19.Viene confermata l’indicazione ai dirigenti scolastici di agevolare le modalità flessibili di gestione del personale, prima tra tutte il ricorso al lavoro agile (da casa).Quanto agli assistenti tecnici, il loro intervento in presenza viene limitato alla manutenzione dei laboratori, alla salvaguardia dei materiali deperibili e al supporto per quanto necessario a tutte le forme di interazione a distanza della scuola. Il personale addetto alle aziende agrarie dovrà, di concerto con dirigente scolastico e dsga, assicurare la tutela del patrimonio zootecnico e agroalimentare, assicurando la migliore utilizzazione possibile dell’eventuale prodotto.Viene ribadita la necessità di attivare, sempre come misura di contenimento del contagio, i contingenti minimi di cui alla legge 146/1990 (che garantisce i servizi essenziali in caso di sciopero) per collaboratori scolastici, guardarobieri, cuochi e infermieri, dopo aver constatata la pulizia degli ambienti e garantendo le esigenze di custodia e sorveglianza. Delle misure, come previsto dalla normativa vigente, andranno informate le RSU e si dovranno tenere in giusto conto, per le turnazioni, le condizioni di salute del personale, le esigenze di cura dei figli e le condizioni di pendolarismo con utilizzo dei mezzi pubblici.L’assenza del personale interessato sarà coperta ai sensi dell’art. 1256 c. 2 del codice civile, ovvero preso atto dell’impossibilità per il lavoratore di poter prestare la propria opera per causa di forza maggiore, e pertanto indipendentemente dalla sua volontà, dopo aver disposto l’eventuale fruizione delle ferie residue dello scorso anno scolastico che, ai sensi dell’art. 13 comma 10 del CCNL Scuola 2007 andrebbero comunque fruite entro e non oltre il 30 aprile 2020. ANIEF garantisce il proprio assenso a tale decisione, purché ovviamente – come peraltro chiaramente indicato dalla nota – non siano in alcun modo messe in discussione le ferie dell’anno in corso del personale interessato.

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Il ministero dell’Istruzione apre allo smart working per il personale Ata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Ha avuto immediato accoglimento, da parte del ministero dell’Istruzione, la richiesta presentata del sindacato Anief sulla necessità di aprire al “lavoro agile” per il personale Ata, nei giorni di sospensione delle attività didattiche a seguito dell’emergenza Coronavirus, al fine di garantire il diritto alla salute anche degli oltre 200 mila lavoratori della scuola che operano a supporto della didattica e che in questi giorni sono stati impropriamente obbligati a recarsi negli istituti: nella Nota – la n. 278 pubblicata la sera del 6 marzo 2020 –, oltre a nuove indicazioni sulle riunioni degli organi collegiali e ulteriori chiarimenti per dirigenti e personale scolastico, l’amministrazione spiega che viene “attribuita a ciascun Dirigente scolastico la valutazione della possibilità di concedere il lavoro agile al personale ATA che dovesse farne richiesta, ferma restando la necessità di assicurare il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica”.Marcello Pacifico (Anief): “Premesso che noi vogliamo la chiusura delle scuole, non è l’accoglimento pieno alla nostra richiesta, però dimostra l’attenzione delle istituzioni finalmente anche per il personale Ata. In questo momento storico, direi che possiamo ritenere questo segnale un piccolissimo passo avanti. Adesso lotteremo ancora di più perché tutto questo venga regolamentato nel prossimo contratto. Siamo sempre più convinti che #tuttiinsiemecelapossiamofare”. Trova spazio immediato la richiesta sindacale di aprire allo smart working anche per il personale Ata della scuola, così come avviene in altri comparti di lavoro. Nella Nota ministeriale si dà facoltà al dirigente scolastico di concedere il lavoro agile al personale Ata che dovesse farne richiesta, ferma restando la necessità di assicurare il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica e ricorrendo pure all’utilizzo a turno del personale.

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Coronavirus: Le scuole sospendono le attività didattiche ma non chiudono. E il personale ATA?

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2020

In duecentomila collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi si pongono questa domanda. Per Anief, in effetti, nella maggior parte dei casi si tratta di un rischio inutile e per questa ragione il sindacato ne aveva chiesto la chiusura. Uno spreco, un problema in più se non si programmano attività formative a distanza, specialmente per chi ha figli a casa. Un costo in più per l’utenza e bisogna rimanere vigili sulle raccomandazioni date dal governo nei luoghi di accesso al pubblico. In molti, tra il personale ATA, il perché di questa scelta: per sanificare o disinfettare, non è loro compito e comunque sarebbe bastato un giorno; per garantire la didattica a distanza, ma in pochi istituti sarà possibile; per prestare assistenza al pubblico, tuttavia, non verrà nessuno e se dovesse venire sarà tenuto almeno a un metro di distanza (lettera d, allegato 1, Raccomandazioni PDCM 4 marzo 2020). Cui prodest se poi anch’essi dovranno accudire i propri figli a casa? Ecco perché Anief ritiene questo provvedimento ingiusto verso una categoria di lavoratori che continua a non essere tenuta in debita considerazione. Gli istituti dovevano rimanere chiusi per tutti e il prossimo contratto collettivo nazionale ne dovrà prendere atto senza più discriminare il personale ATA ogni qual volta risulti necessario sospendere l’attività didattica. ANIEF invita tutto il personale ATA a porre in atto ogni azione volta a salvaguardare la propria salute e la propria incolumità, seguendo scrupolosamente le indicazioni del Consiglio Superiore della Sanità e segnalando eventuali comportamenti scorretti o contrari alla normativa richiamata.

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Coronavirus: Il premier Conte per la prima volta non esclude la chiusura di tutte le scuole

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2020

«Non possiamo escludere in assoluto la chiusura totale delle scuole, anche se non è stata ancora chiesta dagli scienziati». Il premier Giuseppe Conte lancia l’allarme, perché l’emergenza del contagio di Coronavirus non è stata ancora circoscritta, e Marcello Pacifico (Anief-Udir) chiede, in nome della prevenzione e della tutela della salute, di valutare concretamente l’eventualità della chiusura di tutti gli istituti scolastici per almeno una settimana ed eventualmente fino al termine delle festività pasquali. Bisogna fare in fretta, non c’è altro tempo da perdere.
Con una lettera alla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, il presidente nazionale di Anief e Udir, Marcello Pacifico, sottolinea la necessità e l’urgenza di una convocazione di incontro urgente per informativa sulle misure da adottare contro la diffusione del Covid-19 alla luce di quanto adottato con DPCM del 1° marzo 2020. Nella stessa comunicazione il leader del giovane sindacato autonomo anticipa la richiesta di chiarimenti sulla mancata convocazione – a differenza degli altri sindacati rappresentativi – al Ministero dell’Istruzione dello scorso 26 febbraio: dimenticanza che non ha giustificazioni.
«Se l’emergenza non è rientrata – sottolinea Pacifico, leader di entrambi i sindacati – come lascia intendere il presidente del Consiglio, non si può mettere a rischio l’incolumità di chi vive quotidianamente la scuola. Dunque è giusto considerare con grande attenzione non solo la sospensione delle attività didattica, ma la chiusura di tutte le istituzioni scolastiche. Chiediamo di essere convocati per dare il nostro contributo e individuare la soluzione migliore per il contenimento dell’emergenza legata al Coronavirus e garantire la sicurezza dei nostri alunni, del personale docente, educativo e Ata e dei dirigenti scolastici».

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Scuola: Docenti e Ata precari su posto libero

Posted by fidest press agency su martedì, 3 marzo 2020

Hanno diritto a scatti d’anzianità e risarcimento danno. Lo ha detto la Corte d’Appello di Firenze, che ha condannato il ministero a corrispondere al dipendente otto mensilità dell’ultima retribuzione globale e a corrispondergli le progressioni di carriera non riconosciute durante il precariato. Questa sentenza conferma che la prassi italiana dell’abuso dei contratti a termine su posti vacanti, oltre i 36 mesi, viola la normativa comunitaria e produce un ingiustizia verso il lavoratore.Un lavoratore precario che occupa un posto vacante ha diritto agli scatti di anzianità e al risarcimento, anche a distanza di anni e se nel frattempo è stato immesso in ruolo: lo ha stabilito la Corte d’Appello di Firenze, confermando in questo modo che la reiterazione di contratti a termine su posti senza titolare, oltre i 36 mesi di servizio, costituisce un abuso che viola la normativa comunitaria e va sempre condannato al risarcimento del danno. Il giudice ha così condannato il ministero dell’Istruzione, che aveva proposto appello avverso una sentenza di primo grado già sfavorevole all’amministrazione, per l’abuso perpetrato a danno dei lavoratori precari della scuola.Incurante dell’illecito che si esercita, l’Italia continua a licenziare e a riassumere annualmente decine di migliaia di supplenti docenti e Ata della scuola. Ora, il tribunale non solo dice che in tal modo si disattende la direttiva Ue 70 del 1999, ma anche che tale pratica è illegittima anche laddove i 36 mesi di servizio a termine riguardano contratti con scadenza al 30 giugno anziché 31 agosto. Questo perché il giudice ha ben compreso che in realtà lo Stato riduce la nomina solo per risparmiare sull’assegnazione degli stipendi estivi (luglio e agosto), mentre in realtà si tratta di posti vacanti e disponibili. In questo novero rientrano, tra l’altro, oltre 50 mila cattedre di sostegno, assegnate con la deroga anche se a tutti gli effetti disponibili per ruoli e mobilità perché senza alcun titolare.

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Scuola: In pensione 50 mila docenti e Ata

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

Cresce il numero di pensionamenti scuola dal 1° settembre 2020: lo ha comunicato il Ministero dell’Istruzione alle organizzazioni sindacali: per ora, sicuramente lasceranno il servizio in 33.886; poi, ci sono 16.683 domande prodotte con “Quota 100”, ancora da validare, anche se la gran parte dovrebbe essere autorizzata. Con i quasi 200 mila posti già vacanti, la scarsità di candidati nelle GaE e vincitori delle procedure concorsuali, la lunga attesa per i nuovi concorsi, si prevede un nuovo anno scolastico all’insegna delle supplenze: ecco, per quale motivo occorrono provvedimenti urgenti.“Il problema – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che negli ultimi anni le immissioni in ruolo del personale docente sono andate deserte in un caso su due. In pratica, il turn over nella scuola non si effettua. Con due effetti particolarmente negativi: l’aumento della supplentite, con il record delle 200 mila supplenze di lunga durata, e l’invecchiamento del corpo insegnante, con due docenti su tre over 50, tanto da ritrovarci con il corpo docente più vecchio al mondo,. Ecco perché come sindacato chiediamo sin d’ora un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato, prevedendo la stabilizzazione anche da graduatoria d’Istituto, attraverso l’innovativo sistema delle ‘call veloci’ che verrà introdotto la prossima estate”.Dal 1° settembre prossimo la scuola dovrà fare a meno sicuramente di oltre 33 mila docenti e Ata: lo ha comunicato il ministero dell’Istruzione ai sindacati. Si tratta di un numero cospicuo, più alto della media degli ultimi anni. Nel dettaglio, riporta Orizzonte Scuola, si tratta di 26.327 docenti; 7.088 ATA; 78 unità di personale educativo; 383 insegnanti di religione. Poi ci sono 16.683 domande prodotte con “Quota 100”, il cui lasciapassare, attraverso una verifica individuale dei requisiti, arriverà nelle prossime settimane: quindi, i potenziali pensionati, sempre tra insegnanti, amministrativi, tecnici e ausiliari, superano le 50 mila unità.A poco a poco gli Uffici Scolastici pubblicheranno i dati provinciali, con la ripartizione per classi di concorso, utili innanzitutto per la mobilità degli insegnanti di ruolo. Il 50% dei posti va alla mobilità, il 50% alle immissioni in ruolo. In particolare, dopo aver accantonato il 50% dei posti rimasti disponibili dopo i trasferimenti provinciali da destinare alle immissioni in ruolo, del 50% residuo una parte viene riservata alla mobilità interprovinciale e una parte alla mobilità professionale.

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Scuola: Ata e Dsga facente funzione: Bisogna riconoscere il merito di chi opera da anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

Intervistato da Orizzonte Scuola, il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico, ha, tra i vari argomenti, parlato del personale Ata, in particolare del problema inerente alla partecipazione al concorso Dsga degli assistenti amministrativi facenti funzione senza laurea
Durante l’intervista, il presidente Anief ha affermato che “il personale Ata sta soffrendo delle disattenzioni del legislatore. Il problema non si risolve con la stabilizzazione dei lavoratori delle cooperative. Restano 45 mila Ata precari, rimangono più di 3mila facente funzione nel ruolo di Dsga che portano avanti le nostre scuole e hanno diritto a una formazione e a una stabilizzazione, oltre agli assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Ci sono poi quei profili professionali mai attivati che sono però sul contratto: Anief ha conteggiato almeno 20mila posti nuovi da attivare”. Infatti, si ricorda che Anief porta avanti questa battaglia, poiché sono previsti per il personale Ata ben due profili dell’Area C (rispettivamente per gli Assistenti Amministrativi e per gli Assistenti Tecnici) e uno dell’Area As (Servizi Scolastici) che a oggi non sono mai stati attivati né previsti negli organici dal Ministero dell’Istruzione.

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Personale Ata figlio di un dio minore, in ruolo solo i 12 mila ex Lsu

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

È stata prorogata all’8 gennaio la scadenza per gli ex Lavoratori socialmente utili con almeno 10 anni di servizio per presentare domanda di partecipazione al concorso Ata appalti pulizia per 12 mila posti. Nulla da fare per i supplenti Ata della scuola: per loro nemmeno un’immissione in ruolo. Il sindacato è pronto a dare battaglia: se l’associazione Radamante ritiene che per presentare ricorso servono 36 mesi di supplenze anche non continuative, per Anief invece hanno diritto a impugnare l’esclusione dal piano di assunzioni anche i collaboratori scolastici che hanno svolto servizio nello stesso arco temporale minimo richiesto agli ex Lsu, quindi almeno 24 mesi dalla data di approvazione della direttiva comunitaria 70/99. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega come fare ai microfoni di Italia Stampa: “Chi ricorre con Anief, presentando una domanda cartacea sostitutiva di quella on line, lo fa sulla base di un diritto leso. L’obiettivo è chiedere ai giudici di essere inserito nella graduatoria che sarà utile ai fini della stabilizzazione”.

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Scuola: firmato il decreto interministeriale per l’assunzione dei lavoratori ex LSU ATA e Storici

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Basta con gli appalti, basta con le ditte e consorzi che per più di vent’anni hanno accumulato profitti alle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici addette ai servizi di pulizia, decoro e piccola manutenzione negli istituti scolastici. Dal prossimo anno si cambia!
Per mesi, da quando il 31 dicembre 2018 nella Legge di Stabilità era stata decisa l’internalizzazione di questo servizio e l’assunzione degli addetti a partire dal 1° Gennaio 2020 nelle scuole, abbiamo assistito ai pesanti tentativi delle imprese e di CGIL CISL UIL, di ostacolare questa decisione, spesso trovando ascolto anche presso il MIUR, arrivando a bloccare nel luglio scorso la pubblicazione del decreto e continuando a muoversi quanto meno per ritardarne l’attuazione.Oggi un passo fondamentale è stato compiuto. Nel corso dell’incontro che si stava tenendo al MIUR tra il Sottosegretario all’Istruzione, On. De Cristofaro, il dott. Greco, Direttore delle risorse umane e finanziarie, e una nostra folta delegazione in rappresentanza delle varie regioni presenti in piazza, è arrivata la copia bollinata dal MEF e firmata dagli altri tre ministri competenti, che dopo un necessario passaggio alla Corte dei Conti, avvia le procedure finali per la selezione e la conseguente immissione in ruolo.Il MIUR ci aveva già comunicato nel corso dell’incontro che la piattaforma informatica per la compilazione delle domande era già stata testata e che nel bando erano state accolte queste nostre richieste: possibilità di optare per provincie diverse da quella indicata nella domanda, per ovviare ad eventuali esuberi tra gli aventi diritto; utilizzo delle risorse derivanti da pensionamenti nel corso dei prossimi mesi per la trasformazione degli eventuali contratti part time in full time.Non appena il Decreto sarà licenziato dalla Corte dei Conti sarà immediatamente pubblicato, dando il via alla presentazione delle domande.

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Istruzione: Personale Ata, dal decreto salva scuola solo risposte parziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 ottobre 2019

Rimane irrisoluto il problema della stabilizzazione delle migliaia di collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi per diversi anni assunti a tempo determinato e dei posti di Direttore dei servizi generali e amministrativi ricoperti dai facenti funzione che chiedono di poter partecipare agli scritti e orali della vigente procedura concorsuale, senza aspettare il prossimo concorso riservato, quando saranno assunti in subordine ai vincitori di concorso. A soffermarsi sull’inerzia sostanziale di chi gestisce la scuola nei confronti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola pubblica, è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Intervistato da Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha sottolineato un’incongruenza di base: “Per il personale Ata, non possiamo dimenticare che se si pensa di reclutare – giustamente – i lavoratori delle cooperative private”, tuttavia “non si capisce perché non devi stabilizzare il personale scolastico Ata con gli stessi criteri e requisiti”.

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Scuola: Personale Ata, mancano 3 mila Dsga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Piuttosto che stabilizzare i 600 assistenti amministrativi facenti funzione con più di 36 mesi di servizio o di consentire loro l’accesso diretto alle prove scritte dell’attuale concorso o ancora di indire il concorso per soli titoli previsto dalla legge sul 30% dei posti disponibili, ancora una volta si firma un accordo tampone senza prospettiva alcuna: è l’ennesimo segno dell’incapacità di entrambe le parti, pubblica e sindacale tradizionale, di risolvere l’emergenza che paralizza la normale attività, aggravata dell’impossibilità dei nuovi direttori generali di attuare l’intesa per le verifiche della Corte dei Conti sulle nomine volute da Bussetti. Intanto, Anief deposita il ricorso in tribunale per far partecipare agli scritti i facenti funzione, gli Ata con 5 anni di servizio e chi ha superato la prova pre-selettiva con la sufficienza.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Ancora una volta, ci ritroviamo a parlare di occasione mancata, come lo è stata l’intesa per il decreto salva scuola, che avrebbe stabilizzato soltanto 25 mila dei 200 mila docenti precari. Anche per il personale Ata, quest’anno scolastico si aprirà all’insegna della supplentite con 40 mila posti da coprire, di cui 3 mila DSGA. In pratica, tre scuole su cinque saranno senza direttori amministrativi con gravi ricadute sull’organizzazione di ogni attività. Ma rispetto a questo problema cosa fanno Miur e Sindacati firmatari di contratto? Piuttosto che stabilizzare i 600 facenti funzione, attivare subito i passaggi verticali, siglano un accordo per tamponare la situazione. Come? Chiamando gli Ata neo-assunti o precari a ricoprire il ruolo di nuovo facente funzione in un sistema che genera aspettative poi deluse, come nel caso dell’attuale concorso dove il ministro Bussetti non li ha neanche esonerati dalla prova pre-selettiva. Non si comprende, poi, perché la stabilizzazione del personale con 36 mesi, come ha chiesto di recente la Commissione europea, in questo nostro Paese si possa attuare soltanto per il personale delle cooperative private e non per il personale chiamato dallo Stato”.

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Personale Ata: due ricorsi contro lo Schema di Decreto interministeriale sugli Organici

Posted by fidest press agency su martedì, 3 settembre 2019

Il giovane sindacato, a inizio del nuovo anno scolastico, ha deciso di impugnare le disposizioni relative alle dotazioni organiche perché continuano a richiedere l’accantonamento in organico di diritto – e non su quelli vacanti – dei posti dovuti alla stabilizzazione dei lavoratori delle cooperative dei servizi esternalizzati e non contemplano i profili di Coordinatore amministrativo, tecnico (C) e Collaboratore dei servizi (As) non disponibili né per assunzioni né per concorsi o mobilità professionale. Se accolti, dichiara il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico, la scuola dell’autonomia potrebbe avere 30 mila posti in più, anche se con 25 anni di ritardo.

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Scuola: Docenti e Ata assunti dopo decenni per percepire stipendi indegni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Con le immissioni in ruolo dei docenti in pieno svolgimento, da concludersi entro il prossimo 31 agosto, molti docenti neo immessi in ruolo o in procinto di esserlo chiedono di sapere quale sarà il loro stipendio: si tratta, è bene dirlo subito, di cifre tutt’altro che rispettabili, non certo giustificate per un insegnante laureato, pluri-abilitato e specializzato. Se si vanno a guardare le buste paga del personale Ata, poi, c’è da mettersi le mani nei capelli, perché a loro il contratto di categoria, sottoscritto dagli altri sindacati, riserva gli importi più bassi di tutta l’amministrazione pubblica italiana.
Per muovere in modo finalmente sostanzioso gli stipendi di docenti e Ata, però, un sistema c’è. E non è nemmeno oneroso per lo Stato. Anief lo ha indicato da tempo: “si tratta – spiega il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – di sbloccare i soldi destinati alla scuola dalla Legge 133/2008, visto che quel dimensionamento vergognoso, con conseguente taglio massiccio degli organici, prevedeva un corposo reinvestimento sulla carriera dei docenti di una buona percentuale dei soldi risparmiati. Abbiamo calcolato che solo da questa operazione si potrebbero ricavare aumenti di circa 200 euro. A cui andrebbero poi aggiunti quelli già stanziati nell’ultima Legge di Bilancio per tutti gli statali: una cifra minima, che però non deve andare persa”. Per il sindacalista autonomo, “l’attuazione di quella norma, da inserire chiaramente nella voce tabellare dello stipendio, quindi con ricadute dirette anche sui contributi pensionistici, produrrebbe finalmente un investimento sul ruolo professionale del docente, predisponendo anche il passaggio di livello funzionale degli Ata, previsto per legge e mai attutato. Si tratta di un recupero fondamentale”.
Chi lavora nella scuola non solo deve quasi sempre attendere anni e anni di gavetta, ma poi quando raggiunge l’assunzione definitiva percepisce anche stipendi da “fame”. La rivista Orizzonte Scuola ha fatto il punto della situazione, pubblicando e commentando i compensi mensili lordi assegnati a un docente e a un lavoratore Ata della scuola, tenendo quindi conto degli aumenti-mancia introdotti, nella primavera del 2018, con il nuovo Ccnl poi scaduto lo scorso dicembre: si va dai 1.361 euro lordi del collaboratore scolastico (attorno ai mille euro netti medi) ai 1.995 euro lordi dei docenti laureati della scuola secondaria (che togliendo le varie trattenute fiscali e previdenziali portano lo stipendio a non oltre i 1.300 euro netti), fino ai 2 mila euro lordi assegnati ai Direttori dei servizi generali e amministrativi.

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