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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘precariato’

Scuola: Precariato, decreto aggiornamento GaE è questione di giorni

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Dopo cinque anni di attesa, la pubblicazione del decreto Miur di aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento per il triennio 2019/21 è questione di giorni: lo apprende il sindacato Anief da fonti attendibili. Le domande, come conferma la rivista Orizzonte Scuola, potranno essere presentate entro la fine del mese di maggio esclusivamente dai circa 36 mila docenti già inseriti, anche con riserva. Rimangono fuori, invece, tutti gli altri abilitati non precedentemente inseriti e, spesso, da anni, supplenti di Stato. La questione è all’attenzione anche dall’Europa. Marcello Pacifico (Anief): Siamo pronti a citare lo Stato italiano in giudizio per risarcimenti milionari. Per salvare i docenti abilitati negli ultimi anni da un futuro cupo, al Ministero dell’Istruzione avrebbero dovuto percorrere il seguente iter: l’apertura annuale delle GaE a tutto il personale abilitato, che rimane la procedura più efficace e di facile realizzazione, con l’attivazione del doppio canale di reclutamento anche ai precari con 36 mesi di servizio grazie a una nuova straordinaria sessione abilitante, l’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, incluso su posti di sostegno.
In dieci mesi di gestione Bussetti del Miur si è fatto tutto il contrario di ciò che era utile per lottare contro la precarietà: si è abolita la formazione iniziale, si è inceppato il reclutamento con la mancata riapertura delle GaE, il licenziamento delle maestre con diploma magistrale, l’abolizione del concorso riservato ai precari storici e del limite ai contratti a termine, non si è più finanziato il fondo per coprire i risarcimenti disposti dai giudici.Mai in nessun Paese civile si è visto il licenziamento per legge di 7 mila maestre entrate nei ruoli dello Stato dopo aver superato l’anno di prova, e andare deserte 30 mila cattedre da dare in ruolo, pur in presenza di 150 mila docenti abilitati.Per queste ragioni si sono creati i presupposti perché finalmente la Commissione europea possa denunciare lo Stato italiano comminando severe sanzioni. Anief nel frattempo, continua con tenacia a portare avanti il reclamo collettivo al Consiglio d’Europa, attraverso il quale si è chiesto ai giudici una lettura euro-orientata della norma nazionale che riapra le GaE. A questa strada se ne aggiunge un’ultima finale con una maxi vertenza risarcitoria al tribunale di Roma nei confronti del Governo italiano. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “appurato che non c’è alcuna intenzione di assumere a tempo indeterminato questi docenti abilitati, è bene che si inseriscano subito nelle graduatorie ad esaurimento già con la ‘finestra’ che si aprirà nei prossimi giorni. Anche perché al Miur e al Governo sanno bene che il loro operato è indispensabile per il regolare svolgimento delle lezioni. Inoltre, è bene che si decida a breve di confermare anche i tanti maestri con diploma magistrale dei contratti in scadenza al 30 giugno. Poi deve essere trovata una soluzione per i precari con 36 mesi di servizio affinché possano conseguire un’abilitazione ed essere inseriti fin dal prossimo anno nelle stesse GaE”.
Nel frattempo, impugneremo nuovamente il decreto ministeriale di apertura delle GaE con il più grande contenzioso che la scuola italiana abbia conosciuto. Bussetti sarà ricordato per aver portato centomila insegnanti a denunciare un suo decreto presso il tribunale amministrativo.

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Scuola: Precariato, 350 mila assunzioni in 10 anni non sono bastate

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Roma. Lo Stato soccombe nei tribunali per via dei tanti precari storici della scuola ancora non assunti o immessi in ruolo con colpevole ritardo: le assunzioni dell’ultimo decennio hanno solo parzialmente tamponato la situazione, coprendo a malapena il turn over e lasciando in vita la supplentite. A causa della lentezza delle procedure di stabilizzazione, rimangono da assumere oltre 100 mila docenti e Ata, in prevalenza supplenti storici. Inoltre, solo nell’ultimo biennio i giudici dei vari tribunali italiani hanno portato in giudizio lo Stato, con i giudici che hanno chiesto di risarcire i lavoratori danneggiati per una cifra complessiva che si aggira sui 20 milioni di euro. I numeri sono stati citati a Roma stamani, 24 marzo, durante l’ultimo giorno del congresso nazionale Anief, organizzato in occasione del decimo anniversario del sindacato e del ventesimo Congresso nazionale. Marcello Pacifico, presidente del sindacato rappresentativo ha detto, ai 150 delegati giunti da tutta Italia, che l’azione dell’Anief ha messo in risalto l’illegittimità del diritto interno rispetto a quello europeo sulla reiterazione dei contratti a termine per il personale della scuola: “Vincere il contenzioso e farlo passare in giudicato è stata una prima importante fase su cui Anief ha tenuto alta la concentrazione. Ora bisogna passare a una fase successiva, dando ‘a Cesare quel che è di Cesare’”.
Il tema dei risarcimenti dei precari, che nella scuola riguarda ancora ben oltre 100 mila supplenti, in buona parte storici con oltre 36 mesi di servizio, rimane caldissimo. “Faremo ricorsi fin quando saremo in vita, per contrastare storture e abusi: bisogna però mettere in esecuzione tutte queste sentenze che valgono qualcosa come venti milioni di euro di risarcimento”, ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricordando che “con il governo attuale punta sulla strada del concorso ordinario senza però risolvere il problema della supplentite, anzi reiterando il problema degli abusi. Così i cittadini lavoratori statali continueranno a citare in giudizio lo Stato. Anief è al loro fianco”.
Il sindacalista autonomo, che ha parlato ad una platea di oltre 150 delegati provenienti da tutta Italia, si è quindi soffermato su un dato inequivocabile: “Questi ricorsi hanno avuto un impatto nella legislazione italiana. E anche in quella europea? Federico II considerava ‘sorelle’ la legge e la giustizia, come se fossero padre e figlio, signore e ministro, cioè ‘servo’. Anief si è caratterizzata in questi dieci anni per il fatto d’essersi circondata di giuristi, cercando di crescere assieme a loro, cercando di far rivivere quel dialogo tra la legge e la giustizia che sembrava dimenticato. A partire dal primo grande ramo del nostro contenzioso, cioè quello che riguarda il precariato e l’abuso dei contratti a termine”. Il paradosso è che esistono da tempo le norme da attuare perché si evitasse questo enorme contenzioso. Pacifico ha rammentato che “esiste una normativa comunitaria, una direttiva di oltre vent’anni fa, la numero70 datata 1999, introdotta in Italia nel 2001 con un decreto legislativo che è stato cambiato trentacinque volte, in ultimo nel 2017 con l’ultimo decreto sulla PA voluta dall’allora ministra Marianna Madia. Certo, è una direttiva che secondo il Parlamento europeo deve essere rimodulata, ricalibrata, a seguito di diversi esposti e reclami dei cittadini dell’Unione, alcuni dei quali prodotti anche dai nostri iscritti: ma è un dato di fatto che dopo vent’anni questa direttiva non è attuata”.
“Nell’ultimo decennio – ha ricordato il leader sindacale -, su questa direttiva l’impegno di Anief è stato costante e crescente: solo nell’ultimo anno, caratterizzato dalla campagna elettorale, ha portato a mille sentenze passate in giudicato, quindi con giudizio senza ritorno, mille su cinquemila ricorsi pendenti, per circa venti milioni euro di risarcimento, a cui lo Stato deve dare seguito. Nel frattempo il legislatore, sempre grazie all’attività dell’Anief, ha cominciato a reagire. Lo ha fatto con la ‘Buona Scuola’, la Legge 107 del 2015, e i decreti legislativi annessi su formazione iniziale e reclutamento, prevedendo un reclutamento straordinario di chi era nelle GaE, poi di chi era abilitato, poi per chi aveva 36 mesi di servizio e infine un concorso ordinario. Ma introducendo anche un limite a questi contratti a termine e un risarcimento per l’abuso di questi contratti, che seppure circoscritto a 10 milioni di euro, ha creato un solco senza ritorno. È un messaggio importante, frutto del dialogo che si è venuto a determinare tra le aule parlamentari e quelle di giustizia: siamo convinti – ha concluso Pacifico – che si tratta dell’inizio di un nuovo modo di fare sindacato”.

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Scuola: Precariato, è record

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Sotto accusa il blocco del doppio canale di reclutamento e dei corsi abilitanti che lascia migliaia di insegnanti abilitati fuori dalle graduatorie ad esaurimento e altrettanti precari storici sempre come supplenti. Anief chiede un intervento urgente per evitare il boom di ricorsi risarcitori in tribunale.Più di 150 mila contratti sono dati in supplenza, molto spesso a docenti non abilitati, ma anche a neo-laureati perché nelle graduatorie ad esaurimento, da cui si assume per il 50% dei posti in ruolo e si affidano in prima istanza le supplenze dagli ex provveditorati, non è più consentito l’inserimento dal 2012 al personale abilitato nonostante siano migliaia i docenti abilitati dallo Stato, e perché prendere una supplenza dalle graduatorie d’istituto, che non sono provinciali, diventa sempre più un terno al lotto quando con le semplici dichiarazioni di messa a disposizione si può presentare domanda in ogni scuola italiana e non nel numero imposto dal Ministero.
Le scuole pubbliche italiane hanno estremo bisogno di insegnanti, per via dei tanti posti vuoti. Il Ministero dell’Istruzione però non vuole affrontare il problema, inserendo nelle graduatorie provinciali i tanti docenti già abilitati e organizzando corsi abilitanti per quelli che da più di tre anni insegnano nelle nostre scuole. I presidi sono costretti a ricorrere alle domande di messe a disposizioni pervenute ai singoli istituti come ha riportato il quotidiano La Repubblica denunciando le quasi 11 mila supplenze, alcune annuali, che nell’anno in corso sono state assegnate a “supplenti fai da te” che “non risultano iscritti in nessuna graduatoria ufficiale, né in quelle provinciali ad esaurimento né in quelle d’istituto”.
In Italia ci sono sempre più aspiranti docenti che lavorano “in molti casi fino al 30 giugno, grazie al loro spirito di intraprendenza. Anche con la sola laurea”, dopo avere presentato al dirigente scolastico una semplice “messa a disposizione”: è una condizione inusuale, che porta “la scuola italiana indietro di 70 anni”.
“Alla politica di smantellamento delle liste dei precari storici – scrive La Repubblica – sono state affiancate dal 2008, con la riforma Gelmini, almeno altre tre nuove riforme del reclutamento che però sono andate a rilento e sono state modificate a ogni cambio di governo”. I supplenti in servizio nelle scuole italiane hanno raggiunto nel 2018/19 la stratosferica cifra di 164mila unità: quasi uno ogni cinque docenti in cattedra. E l’anno prossimo andrà peggio.”
Bisogna consentire anche ai tanti precari con 36 mesi di servizio di conseguire l’abilitazione o di essere assunti direttamente dalle stesse graduatorie d’istituto da trasformare in provinciali.

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Bussetti: i mali della scuola sono colpa degli altri, anche il precariato record. Le GaE però non si riaprono

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

Pure il ministro dell’Istruzione del governo del Cambiamento non si sottrae alla scusante italica per eccellenza: i mali della scuola vanno cercati in chi ci ha preceduto. Il concetto è ribadito svariate volte nell’ultima intervista rilasciata da Marco Bussetti, al quotidiano La Repubblica, dalla quale si vuole far credere che i cambiamenti in atto, prodotti negli ultimi mesi dall’esecutivo M5S-Lega, sono stati approvati proprio per limitare i danni delle cattive gestioni. Alla domanda “State provando ad assumere nuovi precari. Le graduatorie Gae vuole esaurirle? Come Renzi?”, il ministro Bussetti replica così: “Lo dice il nome stesso: graduatorie a esaurimento, a un certo punto si tira una riga”. Secondo Anief la posizione del Miur sul precariato è completamente sbagliata. Secondo il suo presidente nazionale Marcello Pacifico “pensare di risolvere la supplentite solo con i concorsi, i cui iter di realizzazione è in media di due-tre anni, significa assegnare alla scuola pubblica italiana un ruolo ancora più dimesso dell’attuale. Nel frattempo, infatti, gli incarichi annuali lieviteranno ancora di più, superando quota 200 mila. Con il paradosso che sarebbe bastato attivare il doppio canale per evitarlo, come abbiamo fatto in modo di chiedere anche di recente nel decreto Semplificazioni”.È sempre colpa degli altri. Ecco che, allora, l’esame di maturità mutato in corso d’anno, tra le proteste di studenti e insegnanti, è stato cambiato perché “obbligati da una legge varata nel 2017 dalla ministra Fedeli”. Ecco perché è stata voluta quota 100, quella che da tempo è stata annunciata come la contro-riforma Fornero, salvo ora ammettere che non ci sarà alcun esodo dei docenti, perché per via dei disincentivi introdotti, a partire dal sostanzioso taglio dell’assegno di quiescenza, si attendono la miseria di “10 mila pensionamenti in più”. Bussetti ricorda che anche il livello record di supplenti, 153mila, ventitremila in più dell’anno scorso, “è un problema grave, che abbiamo trovato”. E allora per stabilizzare gli oltre 100 mila precari storici abilitati all’insegnamento, che si fa? Poco, molto poco. Anzi, peggio. Perché le GaE, almeno, nell’ultimo decennio erano state riaperte due volte. L’attuale titolare del dicastero dell’Istruzione, invece, non ne vuol sentire parlare.
Alla domanda “State provando ad assumere nuovi precari. Le graduatorie Gae vuole esaurirle? Come Renzi?”, il ministro Bussetti replica così: “Lo dice il nome stesso: graduatorie a esaurimento, a un certo punto si tira una riga. Non so dire i tempi”. Non ammette deroghe neppure per il sostegno ai disabili, che quest’anno ha assegnato la bellezza di quasi 60 mila supplenze annuali su posti vacanti: “Le Finanze hanno dato il via libera a tre bandi per l’assunzione di quarantamila docenti. Il primo, per 14mila posti, sarà entro giugno”, replica Bussetti.Secondo Anief, la posizione del Miur sul precariato è completamente sbagliata. Secondo il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, “pensare di risolvere la supplentite solo con i concorsi, i cui iter di realizzazione è in media di due-tre anni, significa assegnare alla scuola pubblica italiana un ruolo ancora più dimesso dell’attuale: nel frattempo, infatti, gli incarichi annuali lieviteranno ancora di più, superando quota 200 mila. Con il paradosso che sarebbe bastato attivare il doppio canale di reclutamento per evitarlo, come abbiamo fatto in modo di chiedere anche di recente nel decreto Semplificazioni”.
“Perché facendo confluire i precari abilitati nelle GaE e assumendo direttamente da queste, con una mossa si sarebbero risolte due problematiche – fa notare il sindacalista autonomo – quella della riduzione consistente del precariato e quella della percentuale altissima di personale di ruolo nella scuola, più che doppia rispetto agli altri comparti pubblici, destinata altrimenti a salire e ad avvicinarsi al 20% dell’organico complessivo”.
Sul sostegno agli alunni disabili, che già oggi presenta un altissimo numero di docenti che cambiano allievo ogni anno, si rischia di produrre una situazione da incubo: perché il ministro ha annunciato che il primo corso di specializzazione per 14 mila posti su sostegno, su tre previsti nei prossimi 36 mesi, vedrà la luce entro giugno 2019. “In pratica, si è ammesso, in questo modo, che i nuovi specializzati arriveranno in cattedra non prima del settembre 2020: considerando che quest’anno sono state assegnate quasi 60 mila supplenze annuali di sostegno, con la beffa di averne perse oltre 11 mila sempre per via della mancata riapertura delle GaE, e che ogni anno il numero di alunni ‘certificati’ aumenta di circa 10 mila unità, significa che si sta andando incontro a un altro anno scolastico da incubo. Con il paradosso che decine di migliaia di docenti già specializzati – conclude Pacifico – vengono lasciati nelle graduatorie d’Istituto”.Tutto questo avviene, tra l’altro, continuando a disapplicare la Direttiva UE 1999/70/CE, ignorando il parere dell’avvocato generale Szpunar della Curia europea, della Commissione UE sul docente ricorrente Rossato, il quale, una volta assunto in ruolo, chiedeva giustamente il risarcimento per la reiterazione ingiustificata dei contratti a termine. E sempre in attesa degli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto e del parere della Corte di Giustizia Europea sulla liceità della conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre 36 mesi anche non continuativi su posto vacante e disponibile.Anief, pertanto, invita a pre-aderire al ricorso gratuito per il personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana.

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Scuola – Precariato: ancora numeri record nel 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

Sono quasi 100 mila i supplenti, eppure la metà delle assunzioni in ruolo è andata deserta nell’ultimo triennio per la chiusura di quel doppio canale di reclutamento che avrebbe dovuto evitare la procedura d’infrazione europea per l’abuso dei contratti. I concorsi straordinari non hanno risolto il problema. L’unica soluzione rimane quella di riaprire le GaE per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato ma costretti a cambiare cattedra ogni anno. Se l’inserimento nelle GaE dei docenti formati con le SISS e le Facoltà di Scienze della Formazione primaria o i corsi riservati presso gli ex Provveditorati o ancora idonei abilitati con il concorso del 1999 ha rappresentato, comunque, dopo anni di precariato una chance per l’immissione in ruolo, dopo il 2012, la chiusura delle stesse ha rappresentato una condanna a una continua reiterazione dei contratti a termine per i più di centomila docenti formati con il TFA, il PAS, SFP o risultati idonei ai corsi del 2012 e del 2016. Per non parlare dei diplomati magistrale che hanno scoperto soltanto nel 2014 che avrebbero dovuto essere inseriti in GaE dal 2002 e che ancora oggi lottano nei tribunali. Le ultime due maggioranze parlamentari del PD e della Lega – M5S per risolvere questo problema hanno pensato a concorsi straordinari, alla proroga dei contratti al 30 giugno, ma queste soluzioni si sono dimostrate un palliativo che ha rinviato e non risolto il problema. Alla luce poi delle sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale dopo la sentenza del Corte di Giustizia europea, infatti, il doppio canale di reclutamento rimane l’unica misura effettiva che rende il corpus normativo sul precariato scolastico speciale e idoneo a sfuggire all’obbligo della stabilizzazione dopo l’abuso dei contratti a termine. E proprio qui sta il problema che vede più di 50 mila cattedre andate deserte rispetto a più di 150 mila insegnanti abilitati: il mancato aggiornamento delle GaE che Anief chiede a gran voce. Sta producendo effetti devastanti, con sempre più posti destinati al supplente di turno, la testarda decisione del Governo di lasciare chiuse le graduatorie ad esaurimento ai docenti abilitati precari collocati in seconda fascia d’istituto: nel caso del sostegno agli alunni disabili, addirittura, risultano esaurite, senza più alcun candidato, non solo le stesse graduatorie ad esaurimento, ma anche quasi tutte le graduatorie di merito, derivanti dagli esiti dei concorsi a cattedra. Anche per le materie d’insegnamento figurano molte classi di concorso senza più precari che si dichiarano pronti a subentrare. È esemplare il caso dell’Emilia Romagna, in cui l’Usr ha appena pubblicato un report sulle nomine in ruolo dell’anno scolastico in corso. Per superare questo stato di cose, basterebbe la riapertura delle GaE a decine di migliaia di docenti già selezionati, formati e abilitati all’insegnamento. Non è servita molto, evidentemente, l’onta delle 33 mila cattedre soltanto la scorsa estate già destinate ai ruoli, ma mai assegnate per mancanza di candidati nelle GaE e nelle graduatorie di merito. Il problema, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è che “al Miur sanno bene che sparsi per l’Italia ci sono diverse decine di migliaia di precari, oggi bloccati nelle graduatorie d’istituto che non aspettano altro di essere immessi in ruolo, dopo anni di supplenze”.

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Scuola: “dopo anni di precariato bisogna riconoscere e risarcire i docenti e Ata anche se entrano di ruolo”

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha rilasciato un’intervista per quanto riguarda il risarcimento ai docenti e agli ATA già di ruolo per gli anni di precariato, anche alla luce delle conclusioni dell’avvocato generale della Corte europea, Szpunar, sulla causa Rossato. Riportiamo di seguito l’intera intervista che potrebbe riguardare potenzialmente 300 mila assunti nella scuola per quasi 2 miliardi di risarcimenti se tutti ricorressero al giudice del lavoro dopo la pronuncia della Corte di giustizia. Anief apre le preadesioni per avviare gratuitamente il contenzioso.

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Scuola – Precariato, i numeri della vergogna: 114.000 supplenze annuali

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Di emergenza precariato nella scuola cominciano a parlare anche gli altri sindacati: dopo la denuncia dell’Anief, pure le altre organizzazioni, in difesa dei diritti di docenti e Ata, tirano finalmente fuori i numeri della vergogna sulle supplenze annuali assegnate quest’anno: 90.000 quelle del personale docente nell’a.s.2018/19, 114.000 se si considera anche il personale ATA e il personale educativo. Si tratta di numeri altissimi, destinati a crescere perché le norme sugli anticipi pensionistici al vaglio del governo, in particolare quota 100, prima o poi entreranno in vigore e si prevede che almeno 80 mila docenti e Ata possano lasciare nel volgere di un anno. Considerando l’ostinatezza del Ministero dell’Economia e delle Finanze nel negare le immissioni in ruolo ordinarie proposte dal Miur, l’ultima delle quali di appena circa 27 mila posti, è possibile che a breve il numero di cattedre da coprire con supplenti annuali si avvicini alle 300 mila unità. Per questo, occorre una disposizione straordinaria che metta le cose a posto, quale può essere solo la riapartura delle GaE.

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Precariato, il Ministro vuole anticipare le assunzioni dei docenti ma se non si interviene nel Decreto Concretezza è tutto inutile

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Sulle immissioni in ruolo, l’obiettivo di Marco Bussetti è di anticipare le operazioni per avere tutto pronto a settembre, ed evitare alle scuole gli annosi problemi di organico. Le regole per le immissioni in ruolo non cambieranno e rimarranno quelle stabilite dalla legge 107/2015. Le graduatorie ad esaurimento continueranno ad essere utilizzate per il 50% delle assunzioni, il resto va ai concorsi: uno per la secondaria, uno per infanzia e primaria. Le disposizioni previste dal Ministro non convincono l’Anief: per assumere tutti i precari della PA occorre infatti realizzare una verifica degli organici, ad iniziare dalla Scuola, dove rimane altissima la percentuale di posti liberi ma non considerati tali, quindi inseriti nel cosiddetto organico di “fatto”, non utilizzabile per trasferimenti ed immissioni in ruolo, in pieno disprezzo della direttiva UE n. 70/1999.

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Scuola – Precariato: il “balletto” dei supplenti danneggia gli studenti svantaggiati

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Gli ultimi report nazionali ci dicono che negli istituti di periferia sono concentrati gli allievi non abbienti, ma anche gli insegnanti più giovani e con meno esperienza, i quali lasciano più in fretta l’istituto assegnato: la mancata continuità didattica è una condizione che pesa sulle già basse possibilità che un giovane proveniente da una famiglia “difficile” ha di elevarsi culturalmente ai livelli massimi. Una condizione che parte dalla modesta percentuale di investimenti realizzati per l’istruzione pubblica rispetto al Pil e che costringe il Miur e gli Uffici scolastici a risparmiare su tutto, anche su organici e immissioni in ruolo. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il vero problema è che nel nostro Paese la scuola e l’istruzione in generale continuano ad essere considerati come un costo piuttosto che come un investimento che alla lunga paga.

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Scuola: Il tema precariato in Corte di Giustizia Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 30 settembre 2018

Sta giungendo a termine la madre di tutte le cause sul pubblico impiego, perché riguarda un equo risarcimento del danno perpetrato ai supplenti, attraverso un abuso di precariato che solo in Italia ha raggiunto dimensioni ciclopiche: la conclusione dell’avvocato generale è stata in queste ore fissata per il prossimo 6 dicembre e la sentenza finale tra marzo e aprile 2019. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, presente a Lussemburgo, ha detto che se la Corte europea darà ragione al sindacato, tantissimi docenti e Ata potrebbero ottenere non solo il riconoscimento degli scatti di anzianità, percependo in media oltre 15 mila euro di risarcimento, ma anche altri 15mila euro per essersi ritrovati precari oltre i termini consentiti. È chiaro che in caso di esito positivo, Anief riaprirà il contenzioso. Con lo Stato italiano che potenzialmente sarebbe chiamato a spendere fino a 9 miliardi di euro di risarcimenti complessivi.

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Scuola – Precariato: la Camera anticipa l’esame del Decreto Legge n. 91/18 Mille-proroghe

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Una settimana prima rispetto al calendario estivo e dello sciopero nazionale proclamato da Anief, i parlamentari si occuperanno dell’emendamento salva-supplenti della scuola introdotto nel Decreto Legge n. 91/18 Mille-proroghe, sul quale il Senato si è già espresso favorevolmente ad inizio agosto: ad occuparsene, in particolare, saranno la I e la V Commissione di Montecitorio, relatori Baldino e Buompane, un giorno dopo la remissione alla Consulta del concorso riservato dalla Buona Scuola.
Prende il via con una settimana di anticipo rispetto ai lavori programmati, il delicato esame dell’emendamento salva-precari della scuola, con cui il Parlamento potrebbe riaprire le GaE ai docenti precari abilitati e sul quale il Senato si è già espresso favorevolmente ad inizio agosto: ad occuparsene, in particolare, saranno la I e la V Commissione di Montecitorio, relatori Baldino e Buompane, un giorno dopo la remissione alla Consulta del concorso riservato dalla Legge 107/2015 attraverso l’ordinanza n. 5233/2018.Cresce, di conseguenza, l’attenzione di decine di migliaia di docenti supplenti, tutti abilitati all’insegnamento, su come si comporteranno i parlamentari. Come cresce il numero di coloro che hanno già aderito alla manifestazione nazionale dell’11 settembre, nel giorno dello sciopero Anief, per il quale continuano a giungere riscontri positivi di diverse altre organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, tutte convinte della bontà della richiesta di conferma dell’emendamento apri-GaE (comma 3-quienquies, art. 6).“Sarebbe l’unica soluzione per evitare il caos nelle nostre scuole, con l’aggravante che tantissimi docenti perderebbero la possibilità di lavorare e altrettanti alunni costretti a cambiare una percentuale ingente di insegnanti”, ribadisce Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, che per l’occasione ha chiesto di incontrati i politici coinvolti e i rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione politica.

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Scuola– Precariato, nessun errore nel riaprire le GaE: il vero sbaglio sarebbe ribaltare la volontà del Senato

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Il sindacato Anief interviene a proposito dell’emendamento LeU 6.3 all’art. 6 del decreto Milleproroghe, approvato venerdì scorso a Palazzo Madama, il quale prevede la possibilità di fare entrare nelle graduatorie ad esaurimento tutti i docenti che hanno conseguito l’abilitazione entro l’anno accademico 2017/2018, inserendosi in una fascia aggiuntiva “ivi inclusi i docenti in possesso di diplomala magistrale o d’insegnamento tecnico-professionale entro l’anno scolastico 2001/2002”. Lo stesso decreto dovrà essere convertito in legge entro il prossimo 23 settembre. E arriverà all’esame della Camera l’11 settembre: lo stesso giorno, l’Anief ha previsto lo sciopero generale, il sesto del 2018, e una manifestazione nazionale, al fine di sensibilizzare i deputati impegnati nella conferma dell’emendamento che riaprendo le GaE a tuti i docenti abilitati direbbe fine ad una fetta consistente di precariato, aprendo finalmente alla continuità didattica mai trovata proprio per avere messo ai margini più di 100 mila insegnanti – diplomati magistrali fino al 2002, Itp, abilitati con Tirocinio Formativo Attivo (TFA), Percorsi Abilitanti Speciali (PAS), Scienze della formazione primaria, abilitati all’estero – scelti, formati e pronti per essere stabilizzati. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non si può pensare che centinaia di senatori, impegnati nell’approvazione di un decreto-chiave per il futuro del Paese, possano essersi sbagliati sull’interpretazione di un emendamento: sarebbe un fatto di una gravità inaudita. Ancora di più perché quella norma apre all’applicazione del diritto europeo sulle immissioni in ruolo, sino ad oggi ignorato dall’Italia; in realtà, il decreto Dignità e il decreto Milleproroghe affrontano il problema dallo stesso punto di vista: il primo estende le procedure concorsuali riservate anche alla primaria, il secondo permette di reclutare subito migliaia di precari ristabilendo equilibrio nella gestione delle supplenze e parità di trattamento tra personale abilitato. Se avverrà qualche cambiamento a Montecitorio, lì si commetterà un grave errore. E si dovrà dare una risposta seria a decine di migliaia di docenti precari che l’11 settembre aderiranno al primo sciopero del nuovo anno scolastico per ricordare che non sono bottoni verdi o rossi da pigiare, come li intendono alcuni governanti, ma lavoratori senza i quali la scuola non può andare avanti.

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Scuola – Precariato: la Commissione UE indaga sulla correttezza della normativa nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 agosto 2018

Il nostro Paese sotto la lente della Commissione di Bruxelles: sotto inchiesta, in particolare, sono finite la Legge 107/2015 e i suoi decreti attuativi sui concorsi riservati. Con tutto ciò che ne consegue a livello di giurisprudenza scolastica, già nel mirino della Cassazione. Il tutto si formalizza proprio mentre il Decreto Dignità in discussione presso la Camera potrebbe portare al licenziamento di 50 mila insegnanti, senza risolvere il problema della precarietà ed essere dichiarato illegittimo. Sotto l’analisi della Commissione UE, c’è innanzitutto il mancato risarcimento dovuto al personale di ruolo per l’abuso dei contratti a termine del personale scolastico durante le supplenze, ma anche le soluzioni disposte dalla legge 107/2017 in merito ai nuovi concorsi banditi per le sole scuole superiori, in assenza di ragione oggettive per evitare la reiterazione dei contratti a termine. L’art. 4 come innovato al Decreto Dignità estende il sistema dei concorsi riservati dalle superiori alla primaria, senza però dare una risposta chiara e immediata sugli organici, sul mantenimento in servizio del personale che ha superato l’anno di prova o di chi è stato chiamato a fare il supplente da anni attraverso lo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento. Il sindacato Anief, pertanto, rinnova il suo appello ai parlamentari: occorre riaprire le graduatorie ad esaurimento per tutto il personale abilitato. Altrimenti a settembre la Corte di Giustizia europea potrebbe dichiarare illegittimi anche i nuovi interventi delle nostre Camere nelle cause Motter e Rossato.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il decreto dignità, per non avere problemi rispetto all’Adunanza plenaria di fine 2017, riesce a scontentare chi non era inserito in graduatoria, perché laureato in Scienze della formazione primaria o abilitato con il TFA o il PAS o all’estero dopo il 2012 ed è stato escluso dal 50% delle immissioni in ruolo che hanno visto 230 mila insegnanti assunti a costo zero, con il raffreddamento della carriera, negli ultimi sei anni. Ma ha dell’incredibile la decisione presa, sempre per decreto, del cambio di cattedra annuale di 100 mila insegnanti che, invece di essere stabilizzati oggi, potrebbero essere licenziati a breve. Nelle prossime ore si voterà non un emendamento, ma il riconoscimento della dignità di chi ha servito lo Stato per anni e che ora vorrebbe rientrare nelle nostre classi con dignità. Al Parlamento italiano la possibilità di non essere ripreso ancora una volta dall’Europa.

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Scuola: Precariato e diplomati magistrale, il pasticcio è servito

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

L’emendamento al Decreto Dignità non garantisce la permanenza in servizio di decine di migliaia di maestri, nemmeno dei 6 mila già immessi in ruolo. È emblematico, a questo proposito, quanto raccontato oggi dalle pagine di Orizzonte Scuola, da una docente siciliana 42enne, con 15 anni di supplenze svolte: lo scorso anno aveva finalmente sottoscritto il contratto a tempo indeterminato in Toscana e si trovava in prima posizione nelle GaE, mentre ora, con il concorso straordinario che vuole bandire l’esecutivo M5S-Lega, rischia non solo di perdere il ruolo ma anche di non ritrovarlo mai. “A Grosseto non si registra la stessa abbondanza di cattedre della Lombardia o nelle regioni vicine” del Nord e le cattedre libere “non si sa se verranno assegnate con le immissioni in ruolo”. Ed essere messa in coda a una graduatoria di merito regionale significa non vedere mai la luce. Sono graduatorie che non verranno mai smaltite”.
In questa situazione, come si fa a continuare a dire che i 120 giorni di proroga di attuazione dell’adunanza plenaria, voluti dal Consiglio dei Ministri, servivano a confermare dal 1° settembre prossimo sugli stessi posti i maestri dell’anno scolastico 2017/18? E non finisce qui. Perché, scrive oggi La Repubblica, a settembre “la scuola rischia di ripartire con la solita carenza di docenti. Soprattutto sul sostegno”. Ciò perché, paradossalmente, non è detto che gli uffici scolastici regionali e gli ex provveditorati agli studi (ora Ambiti territoriali provinciali) riusciranno ad assegnare tutti i posti. Perché le liste dei precari e le graduatorie dei concorsi in parecchi casi sono già vuote o con pochi aspiranti.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Siamo giunti al paradosso che la soluzione trovata dall’attuale governo con l’emendamento al Decreto Dignità è per molti maestri peggiorativa. Trasformare tutti i contratti a tempo determinato, con scadenza 30 giugno 2019, non dà alcuna garanzia, se poi assisteremo al solito balletto di docenti d’inizio anno. Anzi, aggravato dal fatto che man mano che le singole sentenze si trasformeranno in giudicato, assisteremo anche a cambi di maestri in corso d’anno. Per non parlare della cervellotica decisione di creare un nuovo concorso straordinario con dei requisiti di servizio per accedervi che lasciano fuori troppe categorie di docenti, a partire da quelli di scuole paritarie che, guarda caso, proprio nella scuola dell’infanzia e primaria lavorano in modo massiccio e continuativo. Il governo doveva trovare il coraggio di indicare al Parlamento l’unica soluzione possibile per uscire da questo ginepraio: la riapertura immediata delle GaE, quelle stesse graduatorie da dove ogni anno viene nominata la maggior parte dei 100 mila supplenti annuali o fino al termine delle attività didattiche, indispensabili per la formazione dei nostri alunni. Non averlo fatto è stato un errore che verrà pagato a carissimo prezzo, sia a livello politico che per le casse dello Stato, il quale dovrà anche stavolta spiegare in Tribunale perché continua a prendersela con i suoi lavoratori precari.

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Scuola – Precariato eterno, forse siamo alla svolta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Arriva in Parlamento una richiesta di modifica al decreto Dignità con la quale i partiti di maggioranza intendono superare il tetto massimo di mesi di supplenza dei docenti e del personale Ata della scuola imposto dalla riforma Renzi: il divieto attuale, che ribalta le indicazioni UE, è stato introdotto dalla Legge 107/2015, la cosiddetta Buona Scuola, e decorre dal 1° settembre 2016, con effetti di mancata possibilità di potere accettare supplenze di lunga durata già dal 2019. Ora, però, l’emendamento al dl dignità presentato dalla maggioranza vuole dire basta a quell’ingiusto limite dei 36 mesi, previsto a decorrere da settembre 2016. La presentazione dell’emendamento, sostenuta dai due partiti che compongono la maggioranza dell’attuale esecutivo, è stata accolta con soddisfazione da parte del sindacato Anief, il quale non è un caso che a sua volta abbia predisposto proprio in questi giorni una richiesta analoga ai parlamentari, all’interno del pacchetto emendamenti allo stesso decreto Dignità che martedì prossimo, 24 luglio, arriverà in Aula. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Approvare la cancellazione del comma 131 della Legge 107/2015 è una tappa fondamentale, perché il governo precedente è riuscito nell’impresa di ribaltare quanto indicato dai giudici di Strasburgo nel 2014, quando la Corte di Giustizia Europea stabilirono che i 36 mesi di servizio svolto vanno considerati come soglia d’accesso e non come motivo di respingimento dalla stabilizzazione

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Precariato, non titolari: bene Decreto Dignità, ma servono controlli contro abusi

Posted by fidest press agency su martedì, 24 luglio 2018

Precariato, non titolari: bene decreto Dignità, ma servono controlli contro abusi Prima l’Inps, poi Confindustria, non sono poche le critiche al Decreto Dignità (legge 87/2018) – pubblicato in Gazzetta il 14, e quindi in vigore, e ora in Parlamento per la conversione in legge – soprattutto per le misure che riguardano la stretta ai contratti a tempo determinato. Un provvedimento su cui l’Inps, settimana scorsa, aveva lanciato l’allarme della perdita di 8mila posti di lavoro ma, aveva detto Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello sviluppo economico, nonché vicepremier, rispedendo al mittente le cifre, il Decreto è finalizzato ad accrescere i diritti dei lavoratori. Che effetti si prevedono sui posti di lavoro anche all’interno del settore? Ne abbiamo parlato con Francesco Imperadrice, presidente del sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che commenta: «Le intenzioni sono buone ma bisogna vedere all’atto pratico. Quello che serve sono i controlli contro gli abusi».Intanto, vale la pena ricordare le principali misure: innanzitutto, come si legge sul Corriere Economia dell’altro ieri, «la loro durata massima dei contratti a tempo determinato scende da 36 a 24 mesi, il numero massimo dei rinnovi da 5 a 4. Tornano le causali, cioè l’obbligo di indicare il motivo per cui si fa ricorso a un contratto a termine e non a uno a tempo indeterminato, ma dopo il primo anno. Ad ogni rinnovo scatta un aumento dello 0,5% per i contributi a carico dell’azienda, che si cumula con quello dell’1,4% già previsto per finanziare la Naspi, l’indennità di disoccupazione. Sul pacchetto non sembrano esserci margini di mediazione. L’unica modifica, già definita ma da presentare con un emendamento della maggioranza, sarà l’incentivo per i contratti stabili: le aziende che trasformeranno un contratto a termine in un contratto stabile avranno indietro il contributo aggiuntivo dello 0,5%, recuperando il costo extra». È aperta la discussione su quando far partire le misure: «le nuove regole si applicano ai contratti a termine firmati a partire dall’entrata in vigore del decreto. Ma riguardano anche i rinnovi e le proroghe dei contratti già in corso. C’è il rischio che questi rapporti di lavoro non vengano rinnovati o prorogati, proprio per evitare la stretta prevista dal decreto» mentre un «altro nodo è quello dei voucher, i buoni per pagare i lavoratori a ore, di fatto cancellati dal governo Gentiloni per disinnescare il referendum della Cgil», per ora indicati per studenti, pensionati, disoccupati, con uno scontro anche all’interno della maggioranza: « La Lega preme per un allargamento più robusto non solo delle categorie di lavoratori ma anche dei settori in cui sarebbero utilizzabili».«Il decreto» è il commento di Imperadrice «ha sicuramente il pregio di venire incontro alle difficoltà, alle minori tutele e allo stato di incertezza dei collaboratori a tempo determinato, soprattutto fornendo un meccanismo che aiuti a stabilizzare quelle situazioni in cui il contratto a tempo determinato sostituisce di fatto l’assunzione indeterminata. Dopo due anni consecutivi di lavoro non ha davvero più senso parlare di tempo determinato. In generale, la necessità di ricorrere a un tempo determinato può essere in relazione a picchi di lavoro o a esigenze relative alla stagionalità. È chiaro che questa casistica, in questi limiti, va mantenuta, perché il rischio potrebbe essere che il datore si indirizzi verso scelte meno o per niente tutelanti per il collaboratore. Ma quando si va oltre questo uso, il danno per il collaboratore diventa insostenibile. Va detto comunque che quello che serve sono controlli sistematici contro gli abusi. Non serve fissare paletti rigidi, se poi non vengono fatti rispettare». Quanto alla perdita di 8mila posti di lavoro segnalata da Inps e dalla relazione tecnica al decreto, «probabilmente sono legati soprattutto alla possibilità prevista nel testo» ma che potrebbe essere modificata in Parlamento «di applicare le norme anche ai contratti in corso. In ogni caso, non è mai facile prevedere tutti i fattori che possono andare ad incidere sulle capacità di occupazione di un settore». ( by Francesca Giani fonte: farmacista33)

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Scuola – Precariato: per la Lega hanno diritto agli scatti di anzianità

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

L’on. leghista Rossano Sasso parla degli insegnanti precari, da sempre discriminati, non solo per i contratti che si concludono al 30 giugno per poi rinnovarsi non più a settembre ma anche ad ottobre, novembre. Ma soprattutto – ha detto alle Commissioni Cultura – per il fatto che i docenti precari continuano a percepire lo stesso stipendio anche dopo venti anni di lavoro, seppure svolgano la professione con le stesse incombenze dei docenti di ruolo. È il momento di riconoscere gli scatti di anzianità anche ai docenti precari come ormai sancito da numerose sentenze. L’on Sasso ha fatto riferimento ad un altro problema che interessa il personale non di ruolo: il comma 131 della legge. “Dal 1° settembre 2019 alcuni precari corrono il rischio di essere licenziati, bisogna cancellare il comma 131 della legge Buona Scuola”. Un suggerimento in questa direzione è già stato fornito dal senatore Mario Pittoni che ha disegnato un’ideale porta di ingresso per stabilizzare i supplenti con 36 mesi di servizio e per l’attuazione del quale l’Anief ha chiesto un decreto plurimo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La prima operazione che il governo può fare, se vuole davvero affrontare il vulnus dei diritti negati a precari della scuola italiana, è quella di intervenire con il Decreto Dignità, andando a modificare il Testo Unico sulla scuola, risalente quindi a quasi 25 anni fa, in modo da arrivare ad una effettiva parità di trattamento economico e giuridico tra personale con contratti a termine e personale di ruolo. Inoltre, bisogna ovviamente trasformare il divieto dei contratti dopo 36 mesi, con cui si è andati a sovvertire la direttiva Ue n. 70/1999, in stabilizzazione del rapporto di lavoro, anche per evitare costi maggiori nei tribunali, dove il nostro sindacato sta raccogliendo successi considerevoli che portano nelle tasche dei lavoratori ricorrenti cifre sempre più considerevoli, anche decine di migliaia di euro, proprio per sanare la mancata adizione del principio di parità tra personale supplente e assunto a tempo indeterminato. A questo proposito, il sindacato richiama il principio del “risarcimento dei danni”, così come ha stabilito la Corte suprema di Cassazione, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, con cui si conferma quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16. E per tali motivi, Anief ribadisce la volontà ad affiancare in tribunale tutti i docenti e il personale Ata a cui si continuano a ledere dei diritti sacrosanti: è possibile ancora ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati pure i lavoratori già immessi in ruolo.

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Precariato e PA – In Sicilia il 65% dei contratti a tempo determinato del pubblico impiego

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 luglio 2018

Urgono modifiche col decreto Dignità.Lo ha chiesto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel corso del suo intervento di apertura del convegno “Il ‘precariato pubblico’ nella Regione Siciliana (e non solo) tra legislazione regionale e Decreto Madia: quale soluzione?”, svolto a Palermo, presso Palazzo Comitini, organizzato da Anief, in collaborazione con Asael, Agi, Dirconf, Prodirmed e l’Ordine degli Avvocati di Palermo, con il patrocinio della città metropolitana del capoluogo siciliano. Il sindacalista ha detto che “occorre porre la questione al centro delle politiche nazionali ed europee, cancellando una volta per tutte la finzione degli organici, creati ad arte per favorire il tempo determinato e ostacolare l’assunzione definitiva. Non basta modificare le norme che regolano i diritti dei precari, al fine di stabilizzare, come chiede l’UE, tutti i precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio. E nemmeno basta limitarsi a ripristinare la causale ed approvare regole più rigide per la chiamata a tempo determinato, come ha fatto in questi giorni il Consiglio dei ministri: è bene che in fase di approvazione in Parlamento si attuino delle modifiche che obblighino anche i datori di lavoro alla sottoscrizione di contratti a termine e, a seguire, all’assunzione in ruolo. Il problema è che i lavoratori socialmente utili sono massivamente utilizzati nell’Isola per coprire esigenze d’organico di diritto; in teoria dovrebbe costare di meno questa modalità di operare, ma in pratica costa di più. E nel caso della scuola si tagliano i fondi”. Nel corso del suo intervento, Pacifico ha ricordato l’importante “Risoluzione 242 del 31 maggio scorso, ottenuta anche grazie al nostro operato e quello di tutti i legali, con cui il Parlamento europeo dopo 20 anni ha fornito indicazioni alla Commissione europea e ai presidenti degli stati membri per migliorare la direttiva 70/1999, la quale segue, a sua volta, una precedente direttiva; la prima indicazioni dell’UE sul precariato è infatti del 1991. Da allora, in pratica, su questo ambito non ci sono state modifiche. Mentre ci sono altre direttive che sono state cambiate anche 12 volte. Ecco perché la commissione europea ha presentato le sue osservazioni, dando di fatto ragione agli avvocati dell’Anief: la Buona Scuola non ha trovato una soluzione al precariato. Ed ecco infine perché dobbiamo andare avanti tutti insieme: coesi, per il bene dei lavoratori”.

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Scuola: Precariato, ddl sen. Mario Pittoni per stabilizzare i precari dopo 36 mesi di supplenze

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Secondo le anticipazioni della stampa specializzata, si vogliono creare i presupposti perché ai precari triennalisti venga attribuito il diritto all’immissione in ruolo, dall’anno successivo alla maturazione dei 36 mesi, nelle assunzioni a tempo indeterminato “nella provincia o regione diverse da quelle di appartenenza, a condizione che siano esaurite tutte le graduatorie a tempo indeterminato e che non ne sia previsto l’aggiornamento per l’anno successivo”. Poiché non è possibile assicurare l’immissione in ruolo a tutti i docenti che raggiungeranno a partire dal 1° settembre 2019 tale limite, il ddl attribuisce una priorità nell’attribuzione delle supplenze al 30 giugno o nelle supplenze temporanee, per tutta la provincia scelta, senza limitazioni. Per il sindacato, quello di abolire il divieto alla successione dei contratti a termine, introdotto dalla Legge 107/2015, è un passaggio fondamentale, ma deve rientrare in un quadro complessivo di modifiche. In tal modo, supererà la mancata stabilizzazione di 140mila docenti e Ata, come denunciato la scorsa settimana a Bruxelles, dal presidente nazionale Anief Marcello Pacifico davanti al Parlamento europeo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per Anief, se il provvedimento dovesse essere inserito all’interno di un decreto legge urgente del Governo da emanare per superare il caos delle supplenze e delle assunzioni successi a seguito della sentenza dell’Adunanza plenaria del dicembre scorso, dovrebbe riguardare anche la trasformazione di tutto l’organico di fatto in organico di diritto e la riapertura delle graduatorie ad esaurimento a tutto il personale in possesso dell’abilitazione con la conferma dei ruoli già assegnati. A questo piano straordinario di assunzione, dovrebbe infine corrispondere un’ulteriore mobilità straordinaria, anche del personale neo assunto con la fase transitoria in corso di svolgimento. Lo stesso Ministro Bussetti ha detto che gli interessi da salvaguardare sono diversi e occorre operare al meglio per non lederne nessuno: siamo d’accordo, a patto che lo si faccia in tempi celeri e senza anteporre gli interessi finanziari a quelli della didattica e del personale da stabilizzare.

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Scuola – Diplomati magistrali, precariato e organici

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Secondo il sindacato, urgono soluzioni efficaci per i docenti in possesso del titolo di diploma magistrale interessati dalla sentenza dell’Adunanza plenaria dello scorso 20 dicembre, per gli altri docenti abilitati esclusi dalle GaE, per tutto il personale precario e per la ridefinizione degli organici in linea con quanto disposto dalla direttiva 70/99 UE, a partire dai posti di sostegno agli alunni disabili. Il Ministro è bene che sappia che, alla luce dell’ultima recente risoluzione del Parlamento UE sul precariato nel pubblico impiego degli Stati membri e dei reclami collettivi presentati da Anief alla Commissione delle Petizioni dell’Unione, la posizione dell’Italia in merito al precariato deve necessariamente avere una sterzata. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Vanno salvaguardati i ruoli assegnati come da parere espresso dell’ex presidente della sezione Lavoro della Cassazione, Michele De Luca, e devono essere inseriti nella terza fascia delle GaE tutti i docenti ad oggi esclusi o inseriti con riserva purché in possesso di un titolo abilitante. Qualsiasi altra soluzione, alternativa al decreto d’urgenza che inserisca tutti gli abilitati nelle GaE, genererà soltanto un nuovo contenzioso. Ma è anche sugli organici la battaglia decisiva di cui si dovrebbe occupare un provvedimento urgente che voglia generare un corretto avvio del nuovo anno: non è possibile continuare a sottoscrivere ogni anno, a settembre, 100mila supplenze annuali, di cui la metà su sostegno agli alunni disabili. Parlare in queste condizioni di scuola di qualità, di continuità didattica e di rispetto del diritto allo studio è pura demagogia. Se quello insediato da pochi giorni vuole per davvero essere il governo del cambiamento lo dimostri nei fatti. E lo faccia subito.

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