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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

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Piano straordinario per la reumatologia italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

“C’è bisogno, al più presto, di un piano straordinario per la reumatologia italiana. Servono risposte e indicazioni precise e uniformi su tutto il territorio nazionale per gli oltre 5 milioni e mezzo di uomini e donne colpiti da patologie reumatologiche. Si tratta di malattie croniche e perciò richiedono trattamenti ed esami diagnostici per lunghi periodi di tempo. Le esigenze dei pazienti devono essere soddisfatte anche in questi mesi difficili contraddistinti dalla pandemia di COVID-19”. E’ quanto richiesto oggi, alle istituzioni locali e nazionali, dai rappresentanti dei pazienti durante una conferenza stampa on line organizzata dall’ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici). L’evento è stato aperto dall’intervento del dott. Luigi Sinigaglia (Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia SIR) che ha illustrato gli obiettivi del Registro Coronavirus e Malattie Reumatologiche. Il progetto è stato recentemente attivato dalla Società Scientifica. “Come prima cosa va garantita la continuità terapeutica – afferma Silvia Tonolo, Presidente ANMAR -. Da tutta Italia stiamo ricevendo segnalazioni di carenze di alcuni farmaci antimalarici e antiinfiammatori che sono entrati nei protocolli per il trattamento di polmonite da COVID-19. Senza l’assunzione di questi medicinali, che da anni sono utilizzati anche in reumatologia, si rischiano riattivazioni di malattie gravi tra cui artrite reumatoide, spondilite anchilosante o Lupus eritematoso sistemico. E questo sta già avvenendo soprattutto nelle Regioni più colpite dalla pandemia come Lombardia o Veneto. Molti pazienti si ritrovano quindi, senza le loro abituali cure, in precarie condizioni di salute e costretti ad assumere anti dolorifici”. “Anche in altre nazioni europee si stanno verificando carenze di importanti farmaci – sottolinea la prof.ssa Annamaria Iagnocco, Presidente Eletto dell’European League Against Rheumatism EULAR -. Si tratta di terapie per le quali, tuttavia, non è ancora stata dimostrata scientificamente una reale efficacia contro il COVID-19. Ci vorranno diversi mesi prima che sia possibile produrre evidenze scientifiche le quali potranno consentire l’uso di diversi trattamenti nella pratica clinica. In ambito EULAR abbiamo predisposto un’apposita Task Force per promuovere e coordinare una serie di iniziative internazionali in questo periodo di pandemia COVID-19. Ad esempio, è stato creato un database europeo (l’EULAR – COVID-19 Database), in cui si stanno raccogliendo dati su casi clinici di pazienti adulti e pediatrici con COVID-19 e con malattie reumatiche e muscoloscheletriche. Tale database consentirà di descrivere gli aspetti peculiari di tali quadri e monitorarne l’evoluzione anche in base al trattamento. Attualmente è indispensabile comprendere l’evoluzione dell’infezione SARS-CoV‐2 in pazienti che assumono glucocorticoidi, FANS o DMARDs sia sintetici che biologici. Ciò consentirà di guidare i clinici verso le strategie terapeutiche più appropriate. Inoltre, l’EULAR ha pubblicato una utile guida per i pazienti con malattie reumatiche in questo periodo di pandemia. Infine, saranno presto definite le Raccomandazioni sul management di tale patologia, le quali subiranno un continuo e costante update, sulla base delle evidenze scientifiche della letteratura”.
“L’emergenza Coronavirus è destinata a durare ancora a lungo, forse fino a estate inoltrata – aggiunge il prof. Mauro Galeazzi, Past President SIR -. Vanno trovate nuove soluzioni per salvaguardare la salute e il benessere di uomini e donne colpiti da patologie che possono anche essere fatali. Diversi reparti di reumatologia, del nostro Paese, non sono più attivi perché attualmente destinati alla medicina interna o alla terapia intensiva. Lo specialista reumatologo deve comunque cercare di rimanere in contatto con i pazienti e rispondere ai loro dubbi e richieste. Una possibile soluzione è rappresentata dalla telemedicina di cui va implementato l’uso attraverso nuove collaborazioni tra specialisti, medici di medicina generale e associazioni di pazienti. Può infatti essere utilizzata per la gestione delle cronicità, come sta già avvenendo per il diabete in alcune Regioni italiane. Bisogna poi rivedere le liste d’attesa, per gli interventi terapeutici e diagnostici, e cercare di dare priorità ai malati più a rischio. In queste settimane siamo costretti a rinviare esami, visite e somministrazione di farmaci a causa delle grosse difficoltà in cui si trovano molte strutture sanitarie. Inoltre alcuni malati intimoriti non si recano in ospedale anche quando potrebbero farlo”. “Al momento non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino un maggiore rischio di infezione da Coronovirus in caso di una malattia reumatologica – conclude la prof.ssa Rosa Daniela Grembiale, Docente di Reumatologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro -. Invitiamo quindi tutti i pazienti a seguire le indicazioni dei medici e non sottrarsi alle cure per paura di possibili contagi. L’indicazione generale è quella di non sospendere o ridurre autonomamente le cure ma cercare di osservare le raccomandazioni di protezione individuale e di distanziamento sociale emanate a livello nazionale. La somministrazione di farmaci immunosoppressivi va sospesa solo se insorgono sintomi di tipo simil-influenzale come febbre o tosse. Si tratta di una normale prassi medica che va eseguita indipendentemente dal COVID-19. Per quanto riguarda invece l’avvio di nuove terapie immunosoppressive o con farmaci biologici, in questo periodo critico per il sistema sanitario, la scelta spetta solo al reumatologo. E’ preferibile iniziare questi trattamenti, che presentano un rischio infettivo, solo nei casi di alcune patologie che possono avere effetti fortemente negativi sulla salute o causare danni ad organi vitali”.

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Scuola: Concorso straordinario per insegnanti di religione cattolica per titoli e servizio, con procedura semplificata

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

Marcello Pacifico (Anief): Se la stortura non verrà sanata siamo pronti a ricorrere in tribunale; già in passato il giovane sindacato ha ottenuto dei successi dei lavoratori precari da troppi anni sfruttati dal Ministero dell’Istruzione Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) si è espresso sullo schema di decreto relativo alla “Procedura straordinaria per esami finalizzata all’accesso ai percorsi di abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado su posto comune”, evidenziando che vi sono forti limiti e criticità, nonché difficoltà inerenti alla realizzazione di tale procedura e reputa essenziale che sia consentito alle scuole di iniziare l’anno scolastico, a pieno regime, fin dal primo settembre 2020, potendo contare immediatamente su un organico completo e su un corpo docente stabile. Ne deriva che le procedure concorsuali, di cui alla legge 159/2019, pensate per tempi ordinari, necessitino di essere modificate, non solo in ragione delle criticità già prima evidenziate ma, anche, perché non sarebbe possibile completarle in tempo utile per la ripresa dell’anno scolastico.Gli IRC propongono che anche a loro venga concessa l’immissione in ruolo telematica, semplificata e a costo zero, ossia per ‘titoli e servizio’ e riservata a chi negli ultimi 8 anni ha svolto almeno 36 mesi di servizio, assegnando ai vincitori dell’unico concorso espletato nel 2004 e ai partecipanti un punteggio che tenga conto, oltre che dei titoli posseduti, di tutti gli anni di servizio. La graduatoria che si verrà a costituire sarà a esaurimento e da essa si attingerà per permettere la stabilizzazione, con contratto a T.I., degli insegnanti di religione precari, per la maggior parte già ‘stabilizzati’.“Se la stortura non verrà sanata siamo pronti a ricorrere in tribunale”, tuona Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief; infatti, “già in passato, il giovane sindacato ha ottenuto dei successi dei lavoratori precari da troppi anni sfruttati dal Ministero dell’Istruzione e ribadiamo il nostro impegno anche su tutti i tavoli di confronto e contrattazione per far sì che finalmente i docenti di Religione Cattolica, come i tanti lavoratori precari, docenti e Ata, che da anni sono impegnati con professionalità a dare piena attuazione al diritto all’Istruzione dei nostri figli, ottengano la giusta e immediata stabilizzazione e il giusto corrispettivo economico, anche per il servizio svolto durante il precariato. Non ci sono e non ci possono essere lavoratori di serie B nel sistema nazionale di istruzione ed è giunto il momento che questo sia messo nero su bianco nel contratto e nella normativa interna nel pieno rispetto della normativa e della giurisprudenza comunitaria”.

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Scuola: Concorso straordinario

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

In occasione di un’intervista rilasciata a Orizzonte Scuola, il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico, tra le varie tematiche ha affrontato anche quella dell’esclusione di molti docenti dal concorso straordinario. Infatti, il sindacato ha chiesto di ampliare la categoria dei partecipanti al concorso riservato. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha affermato che “se la volontà politica era quella di risolvere la supplentite, a questa procedura deve essere garantita la partecipazione più ampia possibile a tutti i supplenti della scuola. Bisogna necessariamente rivedere nel primo provvedimento utile i paletti che sono stati messi: per esempio si escludono i docenti di religione dal concorso riservato, il personale docente dell’infanzia e della primaria, delle paritarie e percorsi regionali. Quindi abbiamo delle graduatorie, che fortunatamente saranno provinciali come chiedeva l’Anief, allora usiamole per assumere subito di ruolo questi supplenti”.

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Scuola: Concorsi straordinari docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Costringere decine di migliaia di docenti precari storici a sottoporsi all’ennesimo concorso, al termine del quale verranno collocati all’interno di ulteriori graduatorie. Nell’attesa, che per la gran parte sarà di diversi anni, continueranno a fare supplenze su posti vacanti e disponibili, sui quali sarebbe fondamentale nominare invece a tempo indeterminato. È l’ultima “genialata” che i nostri governanti della scuola hanno escogitato, nell’intento, evidentemente, di mostrare di essere attivi sul fronte del precariato cronico scolastico. Ma, alla resa dei conti, tutt’altro che efficaci.
“Al Miur si scandalizzano quando i precari si ribellano a questo sistema assurdo e burocratico – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ed alimentano il sistema delle impugnazioni in tribunale. Se però si voleva davvero ostacolare il “ricorsificio” bisognava usare la testa. E dare seguito a quello che Anief sostiene da anni: riaprire il vecchio doppio canale di reclutamento, esaurire le graduatorie dei vincitori degli attuali concorsi ordinari e straordinari e garantire a tutti gli abilitati l’inserimento dalle GaE o l’assunzione dalle graduatorie d’istituto, una volta che le prime risultano senza più candidati”. La dimostrazione dell’inutilità dei concorsi a raffica che il Governo ha deciso di organizzare, per gestire l’attuale fase transitoria di reclutamento, è nelle righe dell’articolo prodotto oggi da Orizzonte Scuola, nel quale si sottolinea che a seguito del Concorso straordinario infanzia e primaria, in via di conclusione, “anche chi ha preso zero alla prova sarà immesso in ruolo”. La procedura selettiva per infanzia e primaria, indetta con DDG n. 1456 del 7 novembre 2018, è infatti “alle battute finali in numerose regioni” e “per le immissioni in ruolo dell’a.s. 2019/20 potranno essere utilizzate esclusivamente le graduatorie pubblicate entro il 30 luglio nell’albo e sul sito internet dell’USR”. Ciascuna graduatoria – precisa il Miur – comprende tutti i soggetti ammessi alle procedure e sottoposti alla prova orale. Dunque, per stare in graduatoria bisogna aver svolto la prova orale non selettiva e avere avuto una valutazione, che in base alle griglie di valutazione, andava da zero a trenta su trenta. Alcuni Uffici Scolastici hanno già pubblicato le graduatorie o, come nel caso dell’USR Piemonte, l’elenco dei candidati con le relative valutazioni di prova + titoli. Spulciandole, è possibile evincere che le prove in linea generale sono state svolte in maniera coscienziosa dai candidati, che hanno colto l’occasione sia per dimostrare la propria professionalità che per assicurarsi una buona posizione in graduatoria. Sempre la rivista specializzata fa notare che “non mancano però voti bassi, ben al di sotto di quella che potrebbe essere considerata una soglia di sufficienza se la prova fosse stata selettiva.

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Due terzi dei dipendenti italiani lavorano senza straordinari retribuiti

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Il 30% degli italiani lavora tra le 6 e le 10 ore a settimana senza retribuzione. Questo uno dei dati che emerge dalla nuova ricerca di ADP “Workforce View in Europe”. Lo studio, che ha intervistato oltre 10.000 lavoratori europei e 1.400 in Italia, ha rilevato che gli impiegati europei lavorano in media quasi cinque ore (4 ore e 47 minuti) a settimana senza essere pagati.
ADP ha intervistato lavoratori in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Regno Unito, chiedendo quali sono le problematiche più attuali che devono affrontare sul posto di lavoro. La tematica dell’equilibrio tra lavoro e vita privata è al centro dell’attenzione da molti anni, eppure i risultati suggeriscono che i datori di lavoro ripongono ancora aspettative irrealistiche sui lavoratori, facendoli lavorare più a lungo del tempo previsto dal contratto e senza essere retribuiti.
Il 30% degli italiani ha dichiarato di lavorare “gratis” almeno 6-10 a settimana, un numero che su base mensile diventa di 24-40 ore, praticamente 3/5 giorni di lavoro in più al mese regalati. Il 20% dei lavoratori è più fortunato: solo 5 o meno ore in più a settimana. Vi è però anche un 7,3% che ha dichiarato di arrivare alle 11-15 ore in più a settimana, un numero davvero importante.Non vi sono particolari differenze tra i sessi, sia il 60% degli uomini che delle donne ha dichiarato di “regalare” ore di lavoro alla propria azienda.È la fascia 25-34 anni quella che fa più straordinari (66%), quella degli over 55 quella che ne fa di meno (55%).
Virginia Magliulo, General Manager Southern Europe Adp, ha commentato: “Nonostante l’importanza del benessere dei dipendenti sia stata più volte dimostrata, sembra che molti datori di lavoro non stiano neppure retribuendo equamente i dipendenti per le ore lavorate. È una tendenza preoccupante che rischia di esporre gli impiegati alla sindrome da stress lavorativo e a una diminuzione della motivazione, con impatti negativi a lungo termine sulla produttività e sulle prestazioni complessive”.

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Concorsi pubblici al Comune di Crotone

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

In merito ai bandi per la copertura di posti in organico al Comune di Crotone, ritengo doveroso un mio intervento, preso atto in questi giorni delle tantissime persone che  mi interrogano sulla vicenda,   per domandare  se questo concorso   potrà dare  concretamente la possibilità ai partecipanti, in caso positivo, di  ottenere   un  posto di lavoro o sia un escamotage  per  creare solo speranze e vane aspettative. Un bando pubblicato alla vigilia delle prossime elezioni comunali  da un Ente che certo non si è distinto per dinamismo ed operosità, crea speranze inimmaginabili  in un momento così particolare della vita sociale di questa Città. La notizia del  concorso  ha già creato uno straordinario  fermento tra i tanti nostri giovani disoccupati e relative famiglie, sicuramente perverranno migliaia  di domande. A questo proposito, mi permetto porre  qualche domanda  al Sindaco Vallone per dar modo ai potenziali partecipanti di avere le idee più chiare e  concorrere  in modo più consapevole.
a) I concorsi verranno completati prima delle prossime elezioni comunali?
b) Tecnicamente riteniamo non ci sia il tempo necessario quantomeno per  tutte  le prove previste o mì sbaglio?
c) E’ possibile assumere nel 2011 in base alle leggi vigenti per gli Enti locali? il Comune quale iter seguirà?
Queste semplicissime domande, che per un certo verso vogliono sopperire ad una carenza di informazione da parte del Sindaco, sono i quesiti che i cittadini si pongono e a cui Vallone ha il dovere di rispondere in modo netto e chiaro. Auspico  che  sia in grado di dare risposte esaustive, in caso contrario non tollereremo la politica del bisogno sulle spalle di inconsapevoli concittadini. (Salvatore Lucà)

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Tagli alla marina sui compensi agli equipaggi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

Ci informa il segretario del Psd Paradiso: “si è svolto a Taranto un incontro tra il Capo di stato maggiore della Marina, Ammiraglio Bruno Branciforte, e una folta rappresentanza degli equipaggi di numerose unità navali ed enti basati a terra. All’incontro era presente anche il Comandante in capo della Squadra Navale, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Tema dell’incontro, a quanto si apprende, sarebbe stata la questione del mancato pagamenti del compenso forfettario di impiego agli equipaggi della Marina relativi all’ultimo trimestre 2009. A causa dell’incapienza dei fondi sul relativo capitolo di spesa infatti, i marinai che hanno affrontato lunghe navigazioni per le quali la legge prevede la corresponsione di un “forfettario” giornaliero al posto dello straordinario, non solo non vedranno il becco di un quattrino ma, a causa di un metodo di calcolo della Marina, al posto delle 16 ore di straordinario spettanti nei giorni feriali riceveranno solo 4 ore e 30 minuti di “recupero”, cioè ore libere dal servizio”. “A causa dell’enorme  malcontento divampato tra il personale – soggiunge Paradiso – e dell’eco mediatica che ne è scaturita, il Capo di stato maggiore ha ritenuto di convocare una riunione lampo (durata appena 15 minuti) nel corso della quale egli avrebbe evidenziato le oggettive difficoltà derivanti dalle attuali contrazioni delle risorse economiche disponibili che si ripercuotono negativamente sui fondi destinati al compenso forfettario di impiego per le operazioni prolungate. Branciforte, da quanto si apprende, avrebbe anche ricordato al proprio personale che lo status di militare comprende anche la limitazione di taluni diritti – come ad esempio quello di espressione, riferito precipuamente ai “contatti” avuti dal personale con la stampa – e avrebbe concluso la dissertazione rammentando agli astanti il grave tasso di disoccupazione in Italia con la singolare citazione di cifre e di stime future. Non sarebbe mancato inoltre il richiamo al giuramento e gli obblighi da esso derivanti”. “Il giuramento e lo status militare non hanno proprio nessuna attinenza con l’aspetto amministrativo della vicenda – osserva Paradiso – ma, come spesso accade, riguarda semmai le aule dei tribunali amministrativi.”.

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La lotta alla droga dell’Italia non convince l’Onu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2009

Il direttore esecutivo dell’ufficio Onu contro la droga e il crimine (Unodc) Antonio Maria Costa ha rimproverato l’Italia per il pessimo risultato della sua guerra alla droga. Il consumo di sostanze stupefacenti in Italia continua a crescere, nonostante il trend negativo negli altri Paesi occidentali. Inoltre, Costa rimprovera all’Italia di punire e incarcerare i tossicodipendenti  invece di permettere loro l’accesso alle necessarie terapie.  L’atto di accusa è chiaramente rivolto al Governo italiano, e in particolare al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, che ha rivestito questo ruolo dal 2001 al 2006, e dal 2008 ad oggi. Sette anni in carica, e nessun risultato. Anzi! Il richiamo e’ abbastanza straordinario per due motivi. Primo perche’, all’insegna del detto “cencio dice male di straccio”, Costa e’ un campione dell’attuale strategia mondiale basata sul proibizionismo, la guerra e la repressione. Giovanardi e’ solo una manifestazione ancor piu’ misera del proibizionismo. Poi perche’ le politiche italiane sulla droga sono gia’ fra le piu’ repressive del mondo occidentale. Dimostrazione del fatto che questo approccio non funziona. Eppure, le uniche soluzioni che Giovanardi e taluni Sindaci sceriffi propongono sono da una parte di aumentare periodicamente le sanzioni penali e amministrative anche contro i tossicodipendenti, dall’altra di delegittimare i SerT a favore di comunità di recupero prevalentemente religiose che praticano la Cristoterapia o altri metodi anti-scientifici basati sullo Stato etico. Servirà a qualcosa il richiamo di Costa? Su Giovanardi riponiamo poche speranze di cambiamento. Il suo ministero ormai settennale parla chiaro: tanti spot e zero risultati. Quello che attendiamo e’ che qualche Sindaco, invece di farsi propaganda elettorale con multe o kit antidroga gratuiti per testare i figli, abbia il coraggio di mettere in campo misure urgenti per prevenire i danni talvolta letali della tossicodipendenza: programmi di scambio di siringhe, test gratuito e anonimo delle sostanze, stanze del consumo, informazione e educazione sui reali effetti di ciascuna sostanza. Sono misure che i sindaci possono prendere, se solo smettessero di nascondersi dietro i loro vigliacchi non possumus.

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