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Erik Lommerde è il nuovo Corporate Vice President di Novo Nordisk Europe South

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2016

erik-lommerdeComprende Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Malta e Cipro. Erik Lommerde, 46 anni, olandese, vanta un Master of Science in Biologia e un Executive Master in Business Administration. Inizia la sua carriera come Informatore Scientifico prima di ricoprire posizioni manageriali nell’ambito delle vendite e del marketing. In Novo Nordisk Erik Lommerde ha assunto posizioni di Direttore Vendite in Olanda, Direttore Marketing in UK e Irlanda e, per 4 anni è stato General Manager in Olanda. Dal 2013 ad oggi è stato Corporate Vice President di Spagna e Portogallo, area che ha riorganizzato seguendo un approccio focalizzato sul paziente. I risultati ottenuti nel corso della lunga carriera fanno di Erik Lommerde un leader che punta al risultato, capace di ragionare tanto a livello globale quanto su scala locale. L’esperienza in diverse aree di lavoro lo rende capace di condurre il team verso obiettivi fortemente focalizzati sulle corrette priorità e di proseguire con lo sviluppo della Business Area Europe South in maniera agile ed efficiente.
Novo Nordisk è un’azienda farmaceutica internazionale con oltre 90 anni di ricerca, innovazione e leadership nella cura del diabete. Questo patrimonio di conoscenze ci ha dato la consapevolezza di poter aiutare altre persone afflitte da gravi malattie croniche: l’emofilia, disturbi della crescita e l’obesità. Con sede in Danimarca, Novo Nordisk ha circa 40.300 dipendenti in 75 paesi e commercializza i suoi prodotti in più di 180 paesi. Per ulteriori informazioni, visita novonordisk.com, Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube (foto: Erik Lommerde)

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Diabete: migliorare l’ambiente urbano per vincere in salute

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2015

diabete_21-300x224Novo Nordisk e C40 Cities Climate Leadership Group hanno oggi annunciato una partnership basata sulla promozione di specifiche ricerche volte a dimostrare che le politiche “verdi” in città apportano benefici sia all’ambiente che alla salute del cittadini. La collaborazione prevede l’attuazione di sinergie tra le due organizzazioni per generare nuove conoscenze sui benefici collaterali di un’azione derivati da un’azione sul clima riguardo la salute dei cittadini. C40 è un network formato da 80 metropoli di tutto il mondo, tra cui Roma, Milano e Venezia, con lo scopo di contribuire alla lotta al cambiamento climatico e alla creazione di azioni urbane per ridurre le emissioni di gas serra e i rischi climatici e al tempo stessi migliorare la salute, il benessere e le opportunità economiche dei cittadini.Nella partnership è centrale il ruolo delle città nella lotta al cambiamento climatico e alla cattiva salute. Gli stili di vita urbani contribuiscono all’epidemia diabetica e due terzi dei 415 milioni di persone che convivono con questa condizione in tutto il mondo si trovano nelle aree urbane.1 Inoltre la rapida espansione delle città consuma i due terzi dell’energia globale e causa oltre il 70% delle emissioni di anidride carbonica (CO2).2 Dai programmi di bikesharing alle strategie attuate a livello globale (vedi conferenza di Parigi sul clima) per limitare l’impatto di alluvioni e ondate di calore, le autorità cittadine stanno già prendendo decisioni per ridurre le emissioni e garantire benefici ai cittadini. Il progetto di ricerca aiuterà le autorità a organizzare piani d’azione che abbiano un grande impatto nel ridurre le emissioni e migliorare salute e benessere.
“Città del Messico, appartenente al network C40 e allo studio Cities Changing Diabetes, ha osservato direttamente come le politiche di riduzione delle emissioni di gas serra possano avere effetti positivi a lungo termine sulla salute e il benessere dei cittadini”, ha detto il sindaco di Città del Messico Miguel Ángel Mancera. “Questo progetto fornirà prove che confermino ciò che ogni sindaco del network C40 sa, ovvero che le politiche “green” hanno benefici che vanno ben oltre la semplice riduzione delle emissioni”.In quanto leader nel campo del diabete, Novo Nordisk apporta alla partnership la sua profonda conoscenza di come questa pandemia influenzi non solo i singoli individui che ne soffrono ma anche le famiglie, il sistema sanitario e la società. La ricerca ad opera della partnership beneficerà delle conoscenze provenienti dallo studio Cities Changing Diabetes, il più grande studio al mondo sul diabete urbano condotto dall’University College di Londra (UCL) e supportato da Novo Nordisk.”Migliorare la salute degli abitanti delle città e dei grandi nuclei urbani è stata e sarà una priorità per Novo Nordisk, da quando abbiamo iniziato il progetto Cities Changing Diabetes nel 2014″, ha detto Jakob Riis, executive vice president di Novo Nordisk. “Grazie alla collaborazione con un gruppo di fama mondiale come C40 puntiamo ad aiutare i leader della città a sviluppare e mantenere ambienti urbani che facilitano la buona salute e prevenire condizioni complesse come il diabete e l’obesità”.Commentando gli scopi della partnership, Mark Watts, direttore esecutivo di C40, afferma: “Ogni settimana 1,4 milioni di persone si trasferiscono in città. Affrontare il cambiamento climatico e ridurre le emissioni urbane di gas serra non è importante solo nell’ottica del riscaldamento globale ma anche per la salute e il benessere dei cittadini di tutto il mondo. Politiche ‘verdi’ permettono di avere aria più pulita, nuovi posti di lavoro, un reddito cittadino più alto e molti altri benefici. C40 pensa che identificando più chiaramente questi benefici la ricerca permetterà ai sindaci e ai responsabili politici urbani di intraprendere azioni ancora più forti in ambito climatico nelle città di tutto il mondo.Questa partnership fa parte delle iniziative in tema di Urban Health che si svolgeranno in Italia in vista di Roma come tappa di Cities Changing Diabetes 2017.

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Diabete: l’insulina degludec conferma le attese “sul campo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2015

diabete_21-300x224Presentati al XX congresso nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), in svolgimento a Genova, i risultati preliminari sull’impiego del nuovo analogo basale dell’insulina a lunga durata d’azione disponibile in Italia da alcuni mesi. L’insulina degludec migliora il controllo della glicemia, riduce il rischio di ipoglicemia e permette in alcuni pazienti di ridurre le unità di insulina da somministrare quotidianamente
L’insulina degludec (Tresiba®) di nuova generazione conferma le importanti attese che diabetologi e persone con diabete avevano riposto in essa. Potrebbe essere questa la sintesi di quanto emerso dalla sessione “Soluzioni innovative e attuali risposte ai bisogni della terapia insulinica”, organizzata da Novo Nordisk, al XX congresso nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), in svolgimento a Genova. Durante i lavori sono stati presentati i risultati preliminari, “dal campo”, sull’impiego del nuovo analogo dell’insulina basale a lunga durata d’azione disponibile in Italia da alcuni mesi.Nel corso degli studi registrativi, volti ad ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio, l’insulina degludec si era mostrata efficace, nel trattamento del diabete di tipo 1 e 2, nell’abbassare i valori della glicemia – la quantità di zuccheri nel sangue caratteristica della malattia – nel ridurre la comparsa di ipoglicemia, soprattutto quelle notturne, e nel diminuire il dosaggio di insulina necessaria alla cura.I principali risultati nel confronto diretto con l’insulina glargine, avevano infatti messo in evidenza minor rischio di ipoglicemie notturne1 – in media meno 43% nel diabete tipo 22; meno 25% nel tipo 13 – e riduzione del dosaggio dell’insulina4 – in media meno 12% nelle persone con diabete tipo 1 in trattamento “basal bolus”, cioè tre somministrazioni di insulina ai pasti più una copertura notturna con insulina basale; meno 10% nelle persone con diabete tipo 2 cui venisse somministrata insulina per la prima volta.”L’insulina degludec, come si evidenzia negli studi registrativi, non solo migliora il controllo metabolico e riduce il rischio di ipoglicemia notturna, ma permette in molti pazienti di ridurre le unità di insulina da somministrare. Questi aspetti positivi sono confermati dalle nostre valutazioni effettuate nella pratica clinica quotidiana nelle persone con diabete che oggi sono curate con il farmaco, tanto in Italia quanto in altri paesi. Avere a disposizione una insulina con maggior durata d’azione, a rilascio graduale e costante e più flessibile nell’orario di somministrazione, ci consente di raggiungere obiettivi glicemici più ambiziosi in sicurezza” ha detto Paola Ponzani, Dirigente medico SSD endocrinologia, diabetologia e malattie metaboliche, ASL 3 Genovese, presentando i risultati ottenuti dall’analisi di circa 200 persone con diabete trattate con degludec in questi mesi.L’insulina degludec, messa a punto grazie a sofisticate tecniche di ingegneria molecolare, è caratterizzata da durata d’azione superiore alle 42 ore e con un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. Il suo particolare meccanismo d’azione, che si traduce in un deposito sottocutaneo, con un lento e costante rilascio di principio attivo, consente una ridotta variabilità di assorbimento e assicura un profilo glicemico più stabile con importante riduzione del rischio di ipoglicemia. Inoltre, consente grande flessibilità negli orari di somministrazione, rendendo possibile adattare la somministrazione giornaliera secondo le necessità di vita di tutti giorni5.

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Industria farmaceutica: Novo Nordisk tra le migliori al mondo nel favorire l’accesso alle cure

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 novembre 2014

visionIl gruppo farmaceutico Novo Nordisk si dimostra fra i migliori al mondo nel fornire accesso alle cure. Lo dimostra il secondo posto ottenuto nell’edizione di quest’anno dell’Access to Medicine Index, la classifica che si propone di valutare 21 aziende farmaceutiche di tutto il mondo in base a politiche e pratiche attuate per migliorare l’accesso alle cure nelle nazioni svantaggiate.Nel 2013 Novo Nordisk è stata in grado di fornire trattamenti a circa 24,3 milioni di persone con diabete in tutto il mondo, mostrando un aumento del 7% rispetto al 2012. In particolare, Access to Medicine Index ha segnalato due tra i programmi per l’accesso alle terapie per il diabete dell’azienda danese: il progetto “Base of the Pyramid”, volto a migliorare diagnosi, trattamento e educazione sul diabete per i lavoratori poveri nei Paesi in via di sviluppo attraverso un approccio integrato con le organizzazioni religiose, e il programma “Changing Diabetes in Children”, che fornisce farmaci gratuiti, trattamento ed educazione ai bambini che convivono con il diabete di tipo 1 nei paesi a basso reddito. “Oggi più dell’80% delle persone con diabete vive in nazioni a basso e medio reddito in cui l’accesso alle cure e al trattamento è semplicemente inadeguato,” dice Lars Rebien Sørensen, CEO di Novo Nordisk. “L’anno scorso abbiamo lanciato la nostra strategia per l’accesso globale alle cure per il diabete, rinforzando i nostri sforzi per abbattere le barriere che impediscono l’accesso alle terapie e per permetterci di raggiungere 40 milioni di persone che convivono con il diabete entro il 2020.” “Abbiamo la conoscenza, le capacità e l’impegno per migliorare la salute delle persone che vivono con il diabete a prescindere da dove vivono. In quanto leader mondiali nella cura del diabete continueremo a lavorare con i governi, le organizzazioni sanitarie e le comunità per far sì che questo diventi una realtà in tutto il mondo” conclude Sørensen.Da quando Novo Nordisk ha lanciato la sua prima strategia di accesso alle terapie nel 2001, il diabete è diventato una delle maggiori sfide alla salute a livello globale. Ad oggi si stimano 387 milioni di persone con diabete in tutto il mondo e questo numero è destinato a crescere fino a oltre mezzo miliardo entro il 2035.
Con sede in Danimarca, Novo Nordisk è un gruppo farmaceutico internazionale da oltre novant’anni impegnato nell’innovazione e leader nella cura del diabete. Novo Nordisk è anche leader nel campo della cura dell’emofilia, della terapia con ormone della crescita e della terapia ormonale sostitutiva. Novo Nordisk ha circa 41.000 dipendenti in 75 Paesi e commercializza i suoi prodotti in più di 180 nazioni. Per maggiori informazioni visita http://www.novonordisk.com

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Diabete: impatto sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2013

prof. Stefano Del PratoBarcellona. Il diabete preoccupa: 371 milioni di persone sono colpite dalla malattia nel mondo; oltre 3 milioni in Italia. “Per l’ISTAT siamo giunti a 3,3 milioni, senza considerare 1 milione di persone che nel nostro Paese ha il diabete non diagnosticato”, dice Salvatore Caputo, diabetologo, Presidente di Diabete Italia, l’organizzazione che raggruppa le società scientifiche diabetologiche e della medicina generale, le associazioni di volontariato e degli operatori sanitari in diabetologia. In Italia, circa 27.000 persone fra i 20 e i 79 anni muoiono ogni anno a causa del diabete: un decesso ogni 20 minuti. Oltre a ridurre l’aspettativa di vita di 5-10 anni, il diabete è responsabile di complicanze serie ed invalidanti: ogni 7 minuti una persona con diabete ha un attacco cardiaco, ogni 26 minuti una va in insufficienza renale, ogni 30 minuti una ha un ictus, ogni 1,5 ore una subisce un’amputazione, ogni 3 ore una entra in dialisi.Il diabete non preoccupa solo per gli aspetti sanitari. In Italia, il diabete assorbe risorse del Servizio sanitario nazionale per 9,2 miliardi di euro l’anno, con una proiezione di 12 miliardi al 2020. “Non dimenticando che pesano sulla comunità, nel complesso, anche i costi derivanti da perdita di produttività, pensionamento precoce, disabilità permanente della persona con diabete”, spiega Carlo B. Giorda, Presidente Fondazione AMD (Associazione medici Diabetologi). Secondo il Rapporto 2013 “Facts and figures about diabetes in Italy”, che analizza l’andamento dei principali indicatori della malattia regione per regione, redatto sotto l’egida dell’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, i costi diretti del diabete continuano ad essere attribuibili in misura preponderante ai ricoveri ospedalieri, che rappresentano circa il 57% dei costi complessivi, mentre i costi legati ai farmaci rappresentano meno del 7% della spesa pro-capite, stimata mediamente in circa 3.000 euro.A incidere in maniera importante su questi costi è una componente della malattia spesso sottostimata: l’ipoglicemia. Una proiezione elaborata sulla base di uno studio condotto dal Consorzio Mario Negri Sud e dalla regione Puglia, sui costi delle ipoglicemie nel periodo 2003-2010, ci dice come in questi 8 anni l’ipoglicemia sia stata responsabile di 128.000 ricoveri ospedalieri in Italia, per episodi gravi o cadute, incidenti e altre conseguenze del repentino abbassamento della glicemia. “Il che ha comportato una spesa per il servizio sanitario stimata ben oltre i 400 milioni di euro. Una cifra considerevole, comunque sottostimata, perché non tiene conto di tutti i casi di accessi al pronto soccorso che non sfociano in un ricovero”, commenta Giorda. Mediamente, infatti, secondo lo stesso studio, è di 2.326 euro il costo di ogni singolo ricovero causato da un episodio grave di ipoglicemia e di 3.489 euro il costo se l’ipoglicemia causa conseguenze gravi quali eventi cardiovascolari o cadute con fratture.Per valutare l’incidenza degli episodi di ipoglicemia severa e sintomatica nelle persone con diabete di tipo 1 e 2, l’impatto sulla qualità di vita e sui costi diretti e indiretti, AMD, in collaborazione con il Consorzio Mario Negri Sud, e il contributo di Novo Nordisk, ha programmato lo studio Hypos-1, un’indagine approfondita condotta dai Servizi di diabetologia, i cui risultati preliminari sono stati illustrati da Giorda. “Nel diabete di tipo 1, una persona su due sperimenta un’ipoglicemia severa l’anno, mentre le ipoglicemie sintomatiche sono estremamente frequenti; mentre nel diabete di tipo 2, una persona su dieci ha un’ipoglicemia severa l’anno e tre su quattro almeno un’ipoglicemia sintomatica”, dice Giorda. “Inoltre, Hypos-1 conferma che le ipoglicemie comportano un evidente impatto negativo sulla qualità di vita, sul benessere fisico, psicologico, sul peso della malattia e soprattutto sulla paura dell’ipoglicemia; non solo: determinano un grosso dispendio di risorse economiche, sia in termini di accesso ai servizi che di perdita di produttività”, aggiunge.“Il verificarsi di episodi di ipoglicemia ha un impatto negativo su molti aspetti della vita quotidiana, quali attività lavorativa, vita sociale, guida, pratica sportiva, tempo libero, sonno. Diversi studi hanno documentato che le persone che hanno avuto esperienza di ipoglicemie, specie se gravi, tendono a diminuire l’adesione alla terapia e agli stili di vita raccomandati, riportando una peggiore qualità di vita e maggiori preoccupazioni legate alla malattia” dice Edoardo Mannucci, Direttore Agenzia Diabetologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze.“Le ipoglicemie sono il principale effetto collaterale del trattamento con insulina, ma oggi l’incidenza di ipoglicemie sintomatiche e notturne è diminuita grazie all’introduzione di insuline innovative, ciononostante le ipoglicemie continuano a rappresentare una barriera all’ottimizzazione della terapia insulinica – continua Mannucci. Le caratteristiche della formulazione di un’insulina ideale dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore, con rischio ridotto di ipoglicemia. L’insulina degludec è un innovativo analogo basale dell’insulina caratterizzato da durata d’azione superiore alle 24 ore e con un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. La sua ridotta variabilità di assorbimento assicura un profilo glicemico più stabile con un’importante riduzione del rischio di ipoglicemia. A parità di riduzione di emoglobina glicata, nel programma di sviluppo clinico BEGIN®, degludec, rispetto ad altre insuline, era associato ad un minore tasso di ipoglicemia notturna sia nel diabete tipo 1 (-25%) sia nel tipo 2 (-17%). La disponibilità di questa nuova insulina, che all’occorrenza permette anche flessibilità nell’orario di somministrazione da un giorno all’altro, potrebbe rappresentare un passo in avanti per la terapia insulinica”, conclude Mannucci.(prof. stefano del prato)

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Diabete: La nuova insulina degludec riduce il tasso di ipoglicemia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Presentati al 24° congresso della Società Italiana di Diabetologia, in svolgimento a Torino, i risultati di due studi clinici di fase 3 condotti con la nuova insulina degludec di Novo Nordisk, pubblicati poche settimane fa sulla rivista The Lancet. Gli studi hanno coinvolto complessivamente 1.635 persone con diabete di tipo 1 e 2, curate con l’insulina degludec (in fase di registrazione presso FDA ed EMEA, le autorità regolatorie americana ed europea) o con l’insulina glargine (già disponibile sul mercato).1,2Entrambi gli studi, disegnati in modo da garantire il raggiungimento di analoghi livelli di glicemia a digiuno (treat-to-target), hanno dimostrato che l’insulina degludec, a parità di controllo dell’HbA1c, ha permesso di ridurre del 25% il tasso di ipoglicemie notturne.“Le ipoglicemie rappresentano l’effetto collaterale della cura per il diabete che maggiormente preoccupa paziente e medico – ha spiegato Salvatore Caputo, Dirigente medico dell’Unità di Diabetologia al Policlinico Gemelli di Roma – tanto da portare a volte a ridurre la quantità di insulina giornaliera, il che ha evidentemente un effetto negativo sul controllo della malattia. Non si deve d’altra parte sottostimare la pericolosità delle ipoglicemie che rendono la persona con diabete più vulnerabile in relazione all’innesco di una serie di meccanismi potenzialmente dannosi sia sul sistema cardiovascolare sia sul sistema nervoso”. “Naturalmente, le più pericolose sono proprio quelle notturne, perché avvengono quando la persona dorme, non cosciente di ciò che sta accadendo, e, pertanto, impossibilitata a prendere le opportune misure correttive”, ha aggiunto.“Le caratteristiche della formulazione di un’insulina basale ideale dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore senza causare ipoglicemia. Sia nei pazienti con diabete di tipo 1 che in quelli con diabete di tipo 2 è molto importante disporre di una insulina con queste caratteristiche” ha spiegato Francesco Giorgino, Professore di Endocrinologia e Malattie Metaboliche all’Università degli Studi di Bari. “L’insulina Degludec è un innovativo analogo basale dell’insulina che, grazie al suo profilo farmacocinetico ultralento, ha una durata d’azione superiore alle 24 ore e un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. Dalla ridotta variabilità d’azione dipende un profilo glicemico più stabile che assicura il raggiungimento dei target glicemici con una importante riduzione del rischio di ipoglicemia”, ha concluso.
1. Garber AJ, King AB, Del Prato S et al. The BEGIN Basal-Bolus Type 2 Trial: Insulin degludec, an ultra-long-acting basal insulin, versus insulin glargine for basal-bolus therapy in type 2 diabetes: a 52-week, phase 3, randomised, parallel-group, multinational, treat-to-target trial. The Lancet. 2012: 379, pp 1498-507.
2. Heller S, Buse J, Fisher M et al. The BEGIN™ Basal-Bolus Type 1 Trial: Insulin degludec, an ultra-long-acting basal insulin, versus insulin glargine in basal-bolus therapy with mealtime insulin aspart in type 1 diabetes: a 52-week, phase 3, randomised, open-label, parallel-group, multinational, treat-to-target trial. The Lancet. 2012; 379, pp 1489-97

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Diabete: lotta alla malattia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

E’ stato presentato a Roma, nel corso di un incontro al Senato della Repubblica, “Italian Barometer Diabetes Observatory”, un progetto concreto volto ad affrontare la sfida che una malattia in rapidaespansione come il diabete pone all’Italia e a tutto il mondo. L’iniziativa nasce dall’impegno congiunto di Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Diabete Italia, con il supporto non condizionato dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk, che hanno siglato un accordo di programma istitutivo della nuova realtà. L’Osservatorio sarà ospitato a Villa Mondragone, sede di rappresentanza dell’Ateneo romano. In Italia le persone con diabete sono oltre 3 milioni – il 4,9% dellapopolazione secondo i dati ISTAT 2010 – cui devono aggiungersi circa 1 milione di italiani che ha il diabete senza saperlo, secondo le stime delle Società scientifiche di diabetologia nazionali. I costi della malattia sono raddoppiati in 20 anni: nel 1998, il diabete pesava sulle casse dello Statoper circa 5 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa totale per la sanità; oggi le stime parlano di 11 miliardi di euro, circa il 10% della spesa sanitaria. Sempre nel nostro Paese, ogni anno 75.000 persone con diabete subiscono un infarto, 18.000 un ictus, 20.000 vanno incontro a insufficienzarenale cronica, 5.000 patiscono l’amputazione degli arti inferiori, 18.000 muoiono.Tra gli obiettivi principali dell’accordo, e dell’Osservatorio sul diabete, si possono ricordare la pubblicazione di un Rapporto annuale sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali per la prevenzione del diabete, la cui redazione e analisi dei dati è affidata  alConsorzio Mario Negri Sud, la realizzazione di una roadmap sul diabete in grado di tracciare le priorità d’intervento nel nostro Paese, l’individuazione di campagne sociali di sensibilizzazione sulla prevenzione del diabete di tipo 2, la realizzazione di un Workshop annuale nazionale edi workshop regionali  per l’analisi e il monitoraggio della situazione del diabete in Italia.“L’Italian Barometer Diabetes Observatory, e il progetto che ne discende, si inquadrano perfettamente nel programma internazionale Changing Diabetes Barometer, che la nostra impresa sostiene economicamente in diversi Paesi, in collaborazione con tutte le organizzazioni sovranazionali e nazionali. Cambiare il modo in cui una malattia viene percepita dalla società e curata, significa ridurne l’impatto e favorire il miglioramento della qualità della vita delle persone che ne sono colpite. Come azienda leader in diabetologia non potevamo esimerci da un impegno oltre la ricerca medica, favorendo iniziative sociali che, soprattutto alla luce del nostra missione di operare nella massima eticità e rispetto dell’ambiente, rispondono a una logica vocazione”, conclude Lorenzo Mastromonaco, Vice President Novo Nordisk Europe.

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