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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘decreto’

Fnopi su decreto Salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

“Apprezzabile, condivisibile e necessario lo sprint del ministro della Salute Roberto Speranza che passando dalle parole ai fatti ha dato gambe alla Consulta delle Federazioni degli ordini professionali”, commenta l’iniziativa del responsabile del dicastero di Lungotevere Ripa Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la più numerosa d’Italia: rappresenta il 41% del personale del Ssn e quasi il 60% di quello del ruolo sanitario.“L’idea – prosegue – conferma ancora una volta l’attenzione del ministro al tema delle professioni sanitarie e ci trova naturalmente e inequivocabilmente d’accordo. Quello che ci aspettiamo ora da questa Consulta è la sua capacità di permettere finalmente l’innovazione che serve nelle politiche professionali sanitarie, con la valorizzazione e il rafforzamento delle competenze di ciascuno, acquisite ormai da oltre un quarto di secolo nelle università, con le lauree, i master e i dottorati di ricerca, i ruoli di docenza, con una formazione capillare insomma, ognuno nel suo ruolo, per far crescere davvero il Servizio sanitario nazionale”. “Ci aspettiamo però una Consulta che veda tutti protagonisti e allo stesso modo – conclude la presidente FNOPI – senza professioni di serie A e serie B, con un ministero e il suo ministro a garanzia di tutto questo. In tal caso i 450mila infermieri impegnati ogni giorno nel prendersi cura della comunità e dei più fragili, saranno al fianco del ministro Speranza per disegnare davvero tutti insieme un percorso di confronto e condivisone tra le Federazioni, dove tutti abbiano stessa dignità e stesso rilievo per realizzare percorsi di assistenza virtuosi, necessari alla crescita e allo sviluppo reale del nostro Ssn”.

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Pubblicato il decreto Milleproroghe omnibus n. 162, l’Istruzione pubblica ancora ignorata

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2020

Arrivano in Gazzetta Ufficiale le “Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica”: tanta delusione per il comparto della Conoscenza. A partire dalla mancata partecipazione al concorso degli amministrativi facenti funzioni Dsga, promessa ai sindacati in sede di conciliazione dall’ex ministro Lorenzo Fioramonti lo scorso il 19 dicembre. Anief si prepara a chiedere emendamenti in Parlamento in loro favore. Allo stesso modo, il giovane sindacato intende chiedere modifiche per fare riaprire le GaE a tutto il personale docente abilitato, riproporre una mobilità straordinaria, rifare una nuova sessione del corso-concorso per nuovi dirigenti scolastici, stabilizzare il personale precario per adempiere agli obblighi internazionali, utilizzare le graduatorie di istituto per le immissioni in ruolo, tra le varie misure allo studio.

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Scuola:Il decreto scuola è convertito nella L. 159/2019: la legge in vigore

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 dicembre 2019

Ma per Anief vi sono diversi profili di incostituzionalità legati in primo luogo all’esclusione dai ruoli della procedura straordinaria del personale della scuola statale dell’infanzia e primaria, dei docenti di religione cattolica, delle paritarie o dei corsi regionali Iefp, dei precari con 24 mesi di servizio, come dei collaboratori scolastici dalla stabilizzazione. Il sindacato conferma la volontà di ricorrere al Tar Lazio in attesa dell’informativa sui bandi. Nei prossimi giorni saranno aperte le pre-adesioni ai ricorsi per il personale docente escluso
Arriva dunque in Gazzetta Ufficiale il decreto scuola, più noto come salva-precari: si tratta della Legge 159/2019, la quale proprio da oggi entrerà in vigore.Scorrendo il testo convertito in legge, si prende atto che a seguito dell’audizione parlamentare in VII – XI Commissione di Montecitorio e la manifestazione nazionale proclamata da Anief, sono state accolte solo alcune richieste: l’immissione del personale delle paritarie e dei percorsi regionali alla procedura abilitante, l’estensione agli ultimi dieci anni del servizio prestato, la valutazione del servizio prestato senza titolo su posto di sostegno, lo scorrimento delle graduatorie degli idonei dell’ultimo concorso per Insegnanti di religione cattolica, la partecipazione con riserva per gli specializzandi del V ciclo o per chi svolge servizio anche per l’anno in corso, la possibilità di concorrere sia su posti di sostegno che curricolari, il raddoppio dei posti banditi per dirigenti tecnici, la trasformazione delle graduatorie di istituto in provinciali ma soltanto per le supplenze annuali o al termine dell’attività didattica, la riapertura della terza fascia ai laureati. Sono tutti provvedimenti importanti quelli approvati, ma, alla resa dei conti, risultano “poca roba” rispetto alla grandissima platea di candidati esclusi che potrebbero ambire, per mille ragioni, a un ruolo o a un’abilitazione all’insegnamento, ma anche ai più di centomila posti che continueranno a essere assegnati in supplenza a dispetto delle nuove otto graduatorie da cui assumere gli insegnanti. Sono tutte esclusioni che per lo studio legale di Anief appaiono sempre più incostituzionali, rispetto al fine della norma di assorbire il precariato e risparmiare sui risarcimenti ordinati dai giudici nelle cause presso i tribunali del lavoro per abuso dei contratti a termine.

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Il decreto scuola è legge: 48 mila docenti potranno essere assunti nei prossimi anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

Allontanandosi per cinque anni dalle famiglie. Ma in 150 mila continueranno a fare i supplenti, in spregio alla continuità didattica con aggravi per le casse dello Stato. Chi governa la Scuola infatti forse non sa che ogni precario costa 25 mila euro in più a tutti i contribuenti. Senza dimenticare che in migliaia continueranno a essere licenziati o a insegnare senza abilitazione. Inoltre, si introducono ben otto graduatorie per assumere in ruolo i futuri insegnanti, a differenze delle due precedenti, con una inevitabile “guerra” giudiziaria che si scatenerà in tribunale, mentre il personale amministrativo delle scuole continuerà a essere chiamato con un contratto a tempo determinato per pochi euro.È stato oggi approvato in Senato, senza modifiche, il testo salva scuola, licenziato dalla Camera dei Deputati ad inizio dicembre, rinominato “salva-precari” ma poi da qualcuno durante il dibattito parlamentare ribattezzato “ammazza-precari”.Di certo, per Anief la serie di provvedimenti approvati oggi a Palazzo Madama non salvano praticamente nessuno: perché si promette a 24 mila precari con 36 mesi di servizio nella sola scuola statale un’assunzione, ma solo laddove le ex graduatorie permanenti siano esaurite; si inventano di sana pianta otto graduatorie per entrare nei ruoli dello Stato, complicando il vecchio doppio canale di reclutamento; si ignora il problema della supplentite nella scuola dell’infanzia e nella primaria, si fa finta di non sapere che ci sono miriadi di docenti di religione cattolica che fanno i supplenti da anche vent’anni, che esistono decine di migliaia di assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici precari, che vi sono oltre 600 facenti funzione Dsga.

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Scuola: Decreto salva-precari

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Il sottosegretario Lucia Azzolina annuncia emendamento M5S su graduatorie d’Istituto da trasformare in provinciali: l’idea dell’Anief fa breccia. Lascia stupiti in positivo l’annuncio del sottosegretario all’Istruzione pentastellato che anticipa in un video due importanti emendamenti al decreto “salva-precari” che saranno presentati dal Movimento 5 Stelle: la riapertura della terza fascia d’istituto, e, soprattutto, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, esattamente come chiede Anief da diversi mesi. Marcello Pacifico (Anief): “Quello di una diversa gestione delle graduatorie d’istituto, con la loro trasformazione in liste provinciali, è uno dei punti salienti delle trenta proposte di modifica agli articoli 1, 2 e 5 del decreto legge 126 salva-precari, frutto della piattaforma sindacale che ha portato martedì scorso allo sciopero nazionale Anief e al sit-in a Roma, con tanti manifestanti a chiedere a gran voce diverse modifiche al decreto per cancellare discriminazioni ed errori palesi. Abbiamo sottolineato anche in audizione che l’attuale sistema di gestione delle supplenze non regge, tanto da dovere ricorrere con sempre maggiore frequenza alle Mad. Ben venga, quindi, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, in modo così da fare finalmente incontrare la disponibilità dei supplenti con l’esigenza di coprire le cattedre”. Doppio emendamento del M5S sul decreto scuola n. 126, ribattezzato “salva-pecari bis”. Sul primo punto, il sottosegretario spiega che il M5S non è contrario a riaprire la “terza fascia ai neolaureati. Anche perché sappiamo che le scuole sono invase dalle MAD.” La riapertura, scrive Orizzonte Scuola, obbedisce alla necessità da parte delle scuole di supplenze brevi che in molte parti della penisola sono delegate alle messe a disposizione. Anche per quanto riguarda la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, l’on. Lucia Azzolina anticipa la presentazione di un emendamento in Parlamento. “Prevediamo – ha detto – anche che le graduatorie di istituto siano trasformate in graduatorie provinciali. Non è giusto che i docenti debbano scegliere soltanto alcune scuole, pensate a province grandi come Roma: 10 scuole sono poche. Questo causa il fatto che alcuni docenti con meno punti magari riescono a lavorare di più rispetto a docenti con più punti, perché dipende dalle scuole scelte. Inoltre, il lavoro per le segreterie.La trasformazione delle GI in graduatorie provinciali è già realtà in aree come Pisa o Torino – ha concluso – che incrociano le graduatorie di istituto e fanno convocazioni generali. Perché non possiamo estendere il modello a tutto il mondo della scuola?”. Anief apprezza l’iniziativa del Movimento 5 Stella e in particolare le parole del sottosegretario all’Istruzione Lucia Azzolina, la quale ha anticipato i contenuti di un provvedimento salvifico per la copertura di decine di migliaia di cattedre e per la collocazione sulle stesse di altrettanti supplenti, i quali per via di norme anacronistiche sulle supplenze sono sempre più spesso costretti a non poter accettare le nomine perché collocati solo su un numero di istituti limitato. Questo sistema ha prodottoun danno tangibile agli alunni, privati del loro docente e di quella continuità didattica che dovrebbe essere alla base di ogni sistema d’istruzione moderno ed efficiente.

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L’accordo sul decreto salva-precari non piace solo all’Anief

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Non piace anche ad altre organizzazioni del settore scolastico. Come quelle che difendono gli operatori e i discenti delle scuole paritarie, ora uscite allo scoperto: “A non fare esattamente i salti di gioia – riporta Tuttoscuola – sono la FIDAE, la CdO Opere Educative, la CNOS Scuola, la CIOFS scuola, la FAES che fanno presente in un comunicato unitario che “a differenza di quanto previsto nell’analoga intesa stipulata l’11 giugno scorso, il nuovo accordo esclude i docenti ‘precari’ che insegnano nelle paritarie dalla partecipazione alle procedure riservate di abilitazione”. “È una esclusione particolarmente grave – commentano congiuntamente -, dato che l’esigenza è stata esplicitamente posta più volte e non se ne comprendono le ragioni. Siccome il sistema ordinario (“concorso pubblico” con valore anche abilitante previsto dalla legge 145/2018) non viene avviato, perché le OOSS vogliono che parta prima la procedura riservata ai precari, chiediamo che a tale procedura possano partecipare anche i docenti non abilitati che insegnano nelle paritarie”. Eppure, fanno notare le associazioni, “la norma vigente (legge 62/2000) obbliga le scuole paritarie ad utilizzare docenti abilitati, ma lo Stato, cui spetta il dovere/diritto di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria”. “Chiediamo pertanto che il Miur attivi al più presto i percorsi abilitanti ordinari e che Governo e Parlamento, nell’approvare le regole dei percorsi riservati (visto che occorre un Decreto Legge e che per la Costituzione lo stesso deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri e convertito dal Parlamento), prevedano l’accesso alle medesime anche ai docenti che lavorano nelle 2.200 scuole secondarie paritarie”, concludono le associazioni. Anief ritiene legittime le richieste delle associazioni che difendono i diritti di chi opera nel settore scolastico. Prima di tutto perché se per legge, dal 2000, il sistema nazionale pubblico statale comprende anche la scuola paritaria, il servizio svolto all’interno di questi istituti non può essere da meno rispetto a quello portato avanti nelle scuole di Stato. Il riferimento normativo è la Legge n. 26, del 10 marzo 2000, dalla quale si evince che il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. Ma anche i percorsi IEPF previsti dalle Regioni e finanziati dallo Stato sono inseriti nel sistema integrato nazionale di istruzione, come ricorda l’ultimo decreto legislativo sugli istituti professionali. In secondo luogo, continua il sindacato, i docenti delle scuole paritarie svolgono lo stesso lavoro dei colleghi che operano negli istituti statali: producendo anche titoli di studio analoghi, qual è la logica che nega l’equiparazione in toto dell’insegnamento svolto nelle due tipologie di scuole? Inoltre, vale la pena ricordare che il servizio svolto dalle scuole paritarie, a partire dalla scuola dell’infanzia, permette allo Stato di “alleggerirsi” di un carico formativo importante: poiché i docenti che vi operano, pur non accedendo da concorso, devono comunque essere in possesso di titoli di studio adeguati e necessariamente portare avanti l’insegnamento come avviene nelle statali, quale giudice potrebbe rimanere indifferente alla decisione di considerare diverso il servizio lavorativo svolto in quegli istituti e quindi di impedire ai docenti precari di partecipare ai corsi abilitanti e ai concorsi riservati? “Ai tavoli del Ministero dell’Istruzione – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – sembra che nessuno si curi di questo problema. Ma sarebbe bene tornare sui propri passi. Perché se quanto trapela dall’accordo siglato il 1° ottobre al Miur con i sindacati maggiori dovesse corrispondere al vero, con eliminazione dai corsi e dai concorsi straordinari dei docenti delle paritarie e dei percorsi IePF, è chiaro che si innescherà un contenzioso non poco indifferente. Speriamo che il Governo ci ascolti per non dare sempre l’ultima parola alla magistratura”.

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Decreto Imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

E’ stato “confezionato in fretta nel maldestro tentativo di rispondere alla nostra iniziativa, è una toppa peggiore del buco e sancisce l’assoluta mancanza di politica industriale”: è quanto dichiarato dal senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, responsabile Impresa di FdI, che stamane è intervenuto con Giorgia Meloni alla manifestazione davanti al Mise in via Veneto, per denunciare la “gravissima crisi industriale sancita dal moltiplicarsi dei ‘tavoli’ istituiti presso il Ministero e di cui si è perso persino il conto, come ha ammesso in Parlamento lo stesso Mise. Nel decreto, peraltro in buon parte dedicato ai rider senza dare risposta effettiva nemmeno a loro, si prevedono solo altre assunzioni ministeriali ed estensione dei cosiddetti ammortizzatori sociali, senza delineare alcune vera politica industriale. Il Ministero di Di Maio gestisce i circa 200 ‘tavoli di crisi’ propendo al più l’estensione della cassa integrazione senza mai individuare una vera soluzione industriale. Anche nel caso di Whirpool si stanziano ulteriori risorse per la decontribuzione giudicate da tutti insufficienti ad evitare la chiusura dell’impianto, dopo aver minacciato invece la richiesta di restituzione delle risorse già destinate alla azienda. Manca del tutto una visione produttiva e una politica industriale per la ristrutturazione del settore degli elettrodomestici che rischia di sparire dal territorio nazionale”, conclude il senatore di Fratelli d’Italia.

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Occupazione ai massimi storici, l’head hunter: “Merito del Decreto Dignità”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Milano. L’Istat offre una chiara visione di come, sulla base dei dati relativi a maggio 2019, l’occupazione risulti essere ai massimi dal 1977.
Per l’Istituto nazionale di statistica questo exploit non è un qualcosa legato ad un fatto occasionale, magari risultante per essere condizionato da quella che è la cosiddetta stagionalità turistica, ma che, in realtà, sia una vera e propria tendenza che ha la sua validità profonda tanto come rendiconto trimestrale quanto anno per anno.Per Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati “questo dato positivo, è in gran parte legato alla Legge Dignità”.Infatti per l’head hunter milanese:l “seppure non si stia parlando di numeri biblici, questa positiva tendenza prende corpo e sostanza anche per l’apporto positivo della Legge Dignità”.Oltre a ciò, Carola Adami ha voluto sottolineare come i dati relativi a maggio del 2019, diano delle notizie più che ottime per quanto riguarda l’occupazione.
Infatti, per l’amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati: “i dati Istat mostrano, in maniera chiara e limpida, come si sia andata a infrangere quota 18 milioni, un qualcosa che non avveniva addirittura dal lontanissimo 1977”.A tal proposito poi aggiunge che: “oltre che fotografare una situazione positiva sotto l’aspetto occupazionale, l’Istituto nazionale di statistica, offre anche un’altra positiva panoramica, ovvero il fatto che la disoccupazione ha un tasso risultante essere al 9,9%, un qualcosa che non si registrava dal febbraio del 2019”.Indiscutibilmente, questi dati positivi sul fronte occupazionale presentati dall’Istat, oltre che offrire vari spunti che debbono essere analizzati in maniera fredda, aprono discussioni più strettamente in chiave politica.Di fatti, più parti si interrogano su come sia possibile che, da un lato si prospetti un PIL che non è in grado di promettere nulla di buono e, dall’altro, si assiste ad un piccolo, ma importante, record per l’occupazione.In conclusione, per Carola Adami, altro aspetto importante è che “nel resto dell’Europa, ad eccezione di paesi come la Francia, la Spagna e la Grecia, si parli, finalmente, sia di una crescita di posti di lavoro così come di piena occupazione”.

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Decreto crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Fischio d’inizio per la partita della ripresa economica che l’Italia si giocherà con il Decreto Crescita. Agevolazioni fiscali per le imprese, promozione degli investimenti privati, tutela del made in Italy sono tre dei principali pilastri sui quali si fonda il provvedimento contenente misure urgenti di crescita economica, appena diventato Legge. Il primo dei 51 articoli contenuti nel testo reintroduce il cosiddetto “superammortamento”, ovvero l’agevolazione che consente di maggiorare del 30% il costo di acquisizione a fini fiscali degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi. Rispetto alle norme previgenti, l’articolo introduce un tetto di 2,5 milioni di euro agli investimenti agevolabili. La disposizione, nel dettaglio, di fatto consente ai titolari di reddito d’impresa che effettuino investimenti in beni materiali strumentali nuovi, dal 1° aprile 2019 fino al 31 dicembre 2019, di usufruire dell’aumento con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. L’articolo, che non a caso si trova in testa alla Legge, costituisce un incentivo per le imprese e un vero e proprio motore di crescita se utilizzato al meglio. Quali sono i benefici immediatamente realizzabili e come funziona il nuovo testo applicato in scala reale? Lo spiega uno dei massimi esperti italiani in materia di energie rinnovabili, presidente di Enerqos Energy Solutions, Giorgio Pucci: « Il Decreto Crescita reintroduce uno strumento importantissimo per l’economia del Paese con il superammortamento 130% per chi compra una caldaia nuova a biomassa per una serra, un impianto fotovoltaico, un cogeneratore, o anche lampade nuove purché questi beni siano collegati alla produzione e all’innovazione delle imprese e non siano utilizzati per vendere energia elettrica, ma per usarla». Per rendere immediatamente fruibile il superammortamento come si devono muovere le imprese? «Effettuando l’investimento fin da ora– spiega ancora Pucci-, purché il 20% dell’investimento sia pagato entro l’anno, poi l’installazione si può finire anche entro la data del 30 giugno 2020». Cosa succederà a breve termine con l’entrata in vigore della Legge? «Secondo me- prosegue Pucci- ma anche secondo le ultime indagini nel settore, è facilmente riscontrabile un incremento del fotovoltaico già prima degli incentivi appena approvati, proprio perché è ormai acclarato che ha dei ritorni e dei vantaggi molto rapidi anche grazie al crollo dei costi di tutto il materiale che serve per realizzare un impianto, in particolare i pannelli. Quindi tutte le aziende che vogliono innovare e risparmiare energia hanno un atout importante considerando entrambi gli aspetti, il superammortamento e il beneficio di utilizzare fonti di energia rinnovabile. Le biomasse legnose, ad esempio, sono molto chiaramente specificate all’interno della nuova Legge. Chi compra una caldaia a biomassa legnosa a filiera corta risparmia il 50% rispetto al gasolio e tra l’altro finalmente non inquina. Si pensi al caso del primo produttore italiano di piante da fiori in vaso, l’Azienda Agricola Luca Maffucci, che ha un’estensione di superficie totale pari ad 80 campi da calcio e che grazie alle caldaie a biomassa , alimentate da cippato di legno proveniente da filiera corta con approvvigionamento inferiore a 70 chilometri, ha risposto immediatamente all’allineamento degli obiettivi prefissati dal Pniec da raggiungere entro il 2030. Inoltre, ha ottenuto una notevole riduzione dell’impatto ambientale che l’attività ha nelle emissioni in atmosfera e nelle sostanze concimanti nel terreno, oltre ad un notevole risparmio sui costi energetici. Infine bisogna considerare la maggiore competitività sul mercato che l’impresa assume potendo investire le somme che prima erano destinate alle spese per l’energia in tecnologie più avanzate e concorrenziali. Una sorta di economia circolare a beneficio delle imprese italiane che finalmente potranno vedere la luce dopo anni di dura crisi. Ma bisogna iniziare da subito».

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Decreto Calabria per la sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 5 maggio 2019

“Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del ‘decreto Calabria’ (Dl 35, GU 101 del 2 maggio 2019) auspichiamo che si superi una brutta pagina di sanità a cui il Governo sta mettendo mano: una Regione non può ignorare le regole di un’amministrazione sana, soprattutto in settori come la sanità da cui dipende la vita degli stessi cittadini. E questo per interessi spesso collusi con la malavita e per una noncuranza nell’amministrazione che non ha alcuna giustificazione”.
Il commento è di Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), il maggiore d’Italia con i suoi oltre 450mila iscritti. Che tuttavia lancia anche l’allarme carenza: nel 2023 le stime indicano una carenza rispetto alla domanda di quasi 60.000 infermieri e con Quota 100 ne potrebbero lasciare il servizio attivo quasi altri 46.000 con conseguenze gravissime per la sicurezza delle cure (file tabelle allegato). E questi dati, senza modifiche e interventi, sono destinati a salire e raggiungere nel 2028 quota 160.000 circa di carenze.
“Siamo in prima linea – afferma – per offrire la nostra massima collaborazione a Governo, Regione e commissari per riportare la Regione Calabria nella condizione di garantire ai propri cittadini i livelli essenziali di assistenza.
Siamo a fianco dei cittadini calabresi – prosegue – che troppo spesso sono costretti a viaggi della speranza in cerca di cure migliori di quelle possibili a casa loro e a farsi carico di costi di viaggio, alloggio e così via.
Siamo a fianco allo stesso modo – prosegue – di quei professionisti che si sono visti legare le mani, privati spesso della possibilità di manifestare le loro conoscenze e la qualità della loro capacità professionale e di quelli che da questa vicenda hanno avuto difficoltà nel lavoro.
Siamo a fianco del ministro della Salute nella sua scelta di difesa assoluta del Servizio sanitario nazionale anche se con provvedimenti drastici e sicuramente dirompenti in una Regione dove da anni regnava un modus operandi che l’ha resa tra le ultime in Italia per l’assistenza sanitaria, nonostante la capacità e la qualità dei suoi professionisti: il Ssn va difeso a tutti i costi e a tutti i costi va evitata la disuguaglianza tra cittadini che certe abitudini rendevano inevitabile in Calabria
Siamo anche a fianco – conclude – di quegli amministratori onesti e capaci che negli anni hanno avuto il compito e hanno tentato di risollevare le sorti di una Regione che solo con una misura drastica come quella emanata dal Governo forse si potrà fermare la spirale di malaffare che nonostante le loro capacità e la loro volontà non avrebbero mai potuto altrimenti arrestare”.
Ma il “decreto Calabria” non si ferma qui. C’è infatti un’altra regola che finalmente interrompe una norma che la stessa relazione al provvedimento “ha perso qualsiasi attualità e significato e necessita, quindi, di essere riviste alla luce della dinamica più recente della spesa effettiva di personale sostenuta delle Regioni, in rapporto anche alla riorganizzazione intervenuta nei sistemi sanitari regionali”.
È quella della spesa per il personale agganciata alla spesa 2004 meno l’1,4%, che finora ha ostacolato le Regioni virtuose nella promozione di una politica del personale efficace. Ora il riferimento è alla spesa 2018 e c’è la possibilità anche di aumentarla del 5% dell’incremento di cui i fondi sanitari regionali dovrebbero godere ogni anno se la Sanità non fosse alla fine trattata come “bancomat” dalle leggi di bilancio e non si trasformasse in un bersaglio dei tagli e recuperi di risorse.
Ma attenzione, c’è un altro problema che ha bisogno di soluzione se davvero il Ssn deve decollare. Il problema del tetto di spesa è stato superato, è necessario ora togliere la regola del blocco del turn over, in funzione di nuovi modelli organizzativi di innovazione delle politiche del personale e valorizzazione delle competenze delle professioni, magari prevedendo misure di garanzia, perché altrimenti le assunzioni resteranno ancor al palo in troppe Regioni e per oltre la metà dei cittadini italiani.

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Decreto Salva Roma: Fratelli d’Italia lo voterà

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

“Sul Salva-Roma aspetto di leggere le norme perché con questo Governo non si sa mai. Se si tratta, come affermano fonti governative, di spostare la gestione del debito della Capitale dal Governo al Comune, consentendo così al Comune di rinegoziare gli interessi con le banche, davvero non capisco come si faccia a votare contro. Se è questa la norma, annuncio il voto di Fratelli d’Italia. Il governo trovi altro su cui litigare piuttosto che farsi delle ripicche sulla pelle dei romani”.Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, nel corso di “Non Stop News”, il programma di approfondimento politico condotto da Pierluigi Diaco, Fulvio Giuliani e Giusi Legrenzi su Rtl 102.5 e in contemporanea sui canali 36 del Dt e 750 di Sky.”La Raggi è un Sindaco incapace ma non c’entra niente con i bisogni di Roma, che è la Capitale d’Italia e tutte le Nazioni investono nelle loro capitali con strumenti, risorse, poteri straordinari. Ho apprezzato tantissimo che Salvini in questi anni abbia lavorato per trasformare un movimento secessionista in un partito nazionale, però poi questo cambio va dimostrato con i fatti e questa per la Lega può essere l’occasione” ha spiegato Meloni.

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Quota 100 e reddito cittadinanza Decreto legge verso l’ok definitivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Le commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera hanno dato il via libera, il testo dovrà tornare al Senato per l’approvazione finale. Marcello Pacifico (Anief): Approvata una delle nostre richieste sul riscatto della laurea per gli over 45, mentre il vice-premier Di Maio si dichiara pronto a discutere di salario minimo di cittadinanza come da noi richiesto.Via libera delle commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera al decreto legge sul reddito di cittadinanza e quota 100: le commissioni hanno completato l’esame degli emendamenti e dato mandato al relatore, che presenterà il provvedimento in aula lunedì, come previsto dal calendario dell’assemblea. Il decreto, in seconda lettura alla Camera, dovrà tornare al Senato per il via libera definitivo. Non è esclusa l’ipotesi che il governo ponga la fiducia, visto che il dl deve essere convertito in legge entro il 29 marzo.Da quello che trapela – secondo il quotidiano La Repubblica – i lavori delle commissioni sarebbero andati a rilento per il tira e molla delle due anime della maggioranza, MoVimento Cinque Stelle e Lega. Si sarebbero trovati accordi sulla figura dei navigator, sulla reggenza dell’Inps e sulla pensione di cittadinanza, che potrà essere pagata come tutte le altre, anche in contanti negli uffici postali o in banca, e non solo sulla card del reddito. Come richiesto da Anief, infine, è entrato l’atteso emendamento che prevede il riscatto della laurea agevolato anche agli ultra quarantacinquenni. Otto giorni fa Anief ha proposto alle Commissioni XI e XII della Camera una serie di emendamenti al “decretone”, con richieste che riguardavano principalmente il pensionamento del personale docente, degli Ata e dei dirigenti scolastici. Una riguardava l’utilizzo delle risorse del reddito di cittadinanza anche per il salario minimo nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego (garantendo l’allineamento degli stipendi al tasso d’inflazione certificata) – tema di un incontro specifico chiesto da Di Maio alle parti sociali – e per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale 2016-2018. È stata anche chiesta l’estensione di Quota 100 “alla data di conversione in legge del presente decreto” per i dipendenti pubblici che ne hanno diritto. E inoltre per quanto riguarda il conseguimento di Quota 100 per il personale della scuola, si chiede che si prenda atto dell’età media della presa di servizio, che supera i 40 anni di età, e del fatto che si continua a registrare un alto tasso di precarietà per esigenze di bilancio, nonché del riconosciuto burn-out da stress da lavoro correlato di questi professionisti. Si è avanzata, infine, la possibilità di rateizzare l’onere dei contributi da riscatto.Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, sostiene le proposte emendative: “Quelle che abbiamo avanzate avrebbero migliorato certamente il testo originario. Nell’imminenza dell’approvazione del decreto legge, che accogliamo con sostanziale positività, ci preme che la nostra visione, su aspetti specifici che riguardano la scuola, sia condivisa dai rappresentanti della maggioranza.

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Decreto emergenze in agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Esso mostra attenzione verso il settore, ma evidenzia anche numerose falle e l’esigenza di misure correttive. Tra i punti deboli – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – vi sono: l’utilizzo di un budget troppo esiguo (solo 61 milioni di euro); il mancato inserimento di una misura che avrebbe potuto sbloccare 70 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione da usare per combattere la Xylella; gli scarsi investimenti nel comparto olivicolo e la totale assenza di misure per ridurre l’impatto della macchina burocratica.Il settore agricolo – continua Tiso – ha bisogno di una piccola rivoluzione verde in cui si rimettano in discussione le filiere, i processi e i modelli di produzione, commercializzazione e distribuzione. Per riuscire a realizzare questo importante e necessario cambiamento però – conclude Tiso – serve anche una presa di consapevolezza su quel che è realmente il mondo agricolo. E’ anche per queste ragioni che come Confeuro insistiamo per la costruzione di una cultura agroalimentare che, non solo renda giustizia a chi ha fatto grande il nostro Paese, ma che lo aiuti anche a guardare avanti con maggiore fiducia.

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Scuola Quota 100, giorni febbrili: entro 10 giorni il decreto

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Per i tanti dipendenti che attendono notizie precise sull’anticipo pensionistico sono giorni cruciali: la legge di bilancio è stata approvata, le risorse sono state stanziate, entro una decina di giorni si attende il decreto che disciplinerà l’anticipo per andare in pensione anche a 62 anni, quindi cinque anni prima rispetto all’attuale uscita. Il problema è che non si tratta di una revisione della legge Fornero. Serve, quindi, una legislazione specifica per la categoria. Perché il lavoro svolto dai maestri della scuola dell’infanzia, inseriti nell’Ape social, non è più gravoso di quello portato avanti negli altri ordini di scuola: ad essere usurante è tutta la professione dell’insegnamento, a qualsiasi livello. Inoltre, i docenti italiani sono sempre più avanti negli anni: nell’80% dei casi hanno oltre 50 anni di età. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il mero turn over non serve a cambiare le cose; se vanno via in 15 mila, come quest’anno, e rimangono in servizio oltre mezzo milione di ultracinquantenni, è chiaro che la tendenza sarà sempre quella di ritrovarsi con degli insegnanti stanchi e invecchiati.

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Bonus cultura: firma del decreto della 18app da parte del Ministro Bonisoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

“Siamo molto soddisfatti per la firma del decreto della 18app da parte dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli”. È questo il commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi a proposito della conferma definitiva del bonus cultura che viene esteso a chi ha compiuto o compirà 18 anni nel 2018. La firma del decreto attuativo è arrivata dopo il recente appello che tutto il mondo dell’editoria ha rivolto al governo e sarà operativo, come ha precisato il Ministro, non appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ci si potrà registrare entro il 30 giugno 2019 e spendere il bonus entro il 31 dicembre dello stesso anno.“Parliamo a nome di tutti gli editori” ha proseguito Levi “ma siamo sicuri che insieme a noi condividono soddisfazione e plauso l’intero mondo del libro e, soprattutto, i giovani 18enni che avranno così a disposizione un fondo per acquistare libri. Il bonus cultura si è rivelato lo strumento che più ha aiutato la lettura negli ultimi anni. È un grande aiuto ai ragazzi, alle loro famiglie e a tutto il mondo del libro, anche in vista del Natale”.

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Scuola:Pubblicato decreto pensionamenti 2019 con parametri peggiorativi rispetto agli attuali

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Uno dei temi centrali della Legge di Bilancio è l’accesso anticipato alla pensione, reso ancora più impellente dall’ulteriore innalzamento dei requisiti d’accesso previsti con il nuovo anno: da settimane non si parla d’altro che delle modalità, che passano principalmente per quota 100, con 38 anni minimi di contributi e 62 di età, ma soprattutto delle conseguenti riduzioni dell’assegno nell’attuale sistema contributivo. Anief presenta emendamenti specifici in legge di Bilancio.Il sindacato continua a chiedere a gran voce di non introdurre ulteriori paletti, né di applicare decurtazioni ad un assegno pensionistico già di per sé ridotto dal calcolo in buona parte di tipo contributivo, anziché retributivo, e come tale meno conveniente per il lavoratore che lascia il lavoro. L’età massima contributiva dovrebbe essere di 37 anni come in Europa, di meno per il personale docente della scuola, più a rischio d’insorgenza di patologie psico-fisiche. Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato, in accordo con l’Inps, il decreto con la nota operativa 50647 relativa ai pensionamenti del personale della scuola dal 1° settembre 2019: per i lavoratori si tratta di un’ulteriore tegola, perché a causa dell’innalzamento dell’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione di vecchiaia per uomini e donne (con almeno 20 anni di contributi) il nuovo requisito passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni entro il 31 dicembre 2019, mentre la pensione anticipata per le donne slitta a 42 anni e 3 mesi di anzianità contributiva e per gli uomini a 43 anni e 3 mesi di anzianità contributiva, in entrambi i casi sempre entro il 31 dicembre 2019. Il governo giallo-verde ha confermato ‘opzione donna’ che continua a mantenere in vita l’art. 1 comma 9 della Legge 243/2004, il quale consente l’accesso alla pensione con 57 anni e 7 mesi di età anagrafica e 35 anni di anzianità contributiva, ma a condizione che il requisito di contribuzione sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015 e quello anagrafico entro il 31 luglio 2016. In ogni caso, l’assegno di quiescenza verrà valutato interamente con il sistema contributivo, che quindi andrà a ridurre di oltre il 30% la somma assegnata qualora la lavoratrice dovesse lasciare il servizio con la pensione di vecchiaia.La pubblicazione del decreto ha reso ancora più rilevante l’approvazione della controriforma Fornero, uno dei punti centrali della politica dell’attuale esecutivo. Il provvedimento, tuttavia, così come formulato, non appare risolutivo. Assieme a quota 100, che permetterebbe l’uscita anticipata anche a 62 anni, servono precise garanzie sul mantenimento dell’assegno completo. E non solo. Anief ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334. Le richieste del sindacato partono dall’inclusione dell’insegnamento tra le professioni caratterizzate dal particolare gravoso, che oggi danno diritto all’Ape cosiddetta Social. In pratica, si chiede un’integrazione al “pacchetto” composto da una quindicina di lavori con mansioni particolari, introdotto dal governo Gentiloni, finora considerato inamovibile. All’interno dell’articolo 21 della manovra economica, inoltre, l’organizzazione autonoma chiede che “il carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo”, preveda l’attivazione di “un’apposita finestra che permette l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero””. Per tali motivi, secondo il sindacato autonomo “risulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale dell’infanzia”.Per gli stessi motivi, tutti gli insegnanti della scuola pubblica, oltre ai maestri d’infanzia, devono avere il diritto a beneficiare, a partire dal prossimo anno scolastico, dello status di operatori in ambiente di lavoro particolarmente difficile, perché “lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria”.

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Scuola: Il decreto Milleproroghe è legge

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Il Senato ha respinto l’emendamento De Petris che aveva invece approvato ad inizio agosto: eppure la deroga, già attuata nel 2008 e nel 2012, avrebbe permesso di far collocare nelle graduatorie ad esaurimento oltre 100 mila docenti precari, inclusi i diplomati magistrale e gli ITP, tutti selezionati e abilitati ad insegnare, ora invece costretti a rimanere nel limbo delle graduatorie d’istituto che non portano ad alcuna possibilità di stabilizzazione. E con sicuri effetti nocivi sulla didattica. Il Governo ora punta tutto sullo svolgimento dei concorsi pubblici, che però la Consulta potrebbe bloccare, condannando in tal modo lo Stato ad un’altra stagione di risarcimenti verso quegli stessi precari vittime dell’abuso dei contratti a termine.

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Al vaglio di Palazzo Chigi il decreto sulle maestre con diploma magistrale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

Il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha detto, a proposito delle maestre diplomate, che il Miur rispetterà “la sentenza del Consiglio di Stato che le toglie dalle Graduatorie a esaurimento”. Anief non ha intenzione di giudicare un decreto ancora non reso pubblico e sul quale si possono fare ad oggi solo delle deduzioni, ma ritiene opportuno far sapere pubblicamente che è pronta a emendare il testo in Parlamento e a ricorrere in tribunale, qualora le GaE non dovessero essere aperte a tutto il personale abilitato. E lo stesso vale se il Miur non confermerà negli incarichi i supplenti e i docenti assunti in ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Qualsiasi operazione è stata decisa dovrà comunque garantire la parità di trattamento di tutto il personale che è stato dichiarato idoneo dallo Stato italiano ad insegnare, non importa in che ordine e grado di scuole. Ad iniziare dai maestri con diploma magistrale. Perché non possono essere licenziati ora, al 30 giugno, quei docenti che il prossimo anno scolastico potrebbero non lavorare più. Si stabilizzi, piuttosto, chi ha maturato 36 mesi di servizio, si utilizzi il doppio canale del concorso, da cui devono essere assunti tutti i docenti vincitori di concorso e idonei, sulla metà dei posti liberi, e, per l’altra metà, dalle ex graduatorie permanenti che a tale scopo, ma non solo, devono essere riaperte subito. Ogni soluzione diversa, che non ottemperi alle indicazioni di Bruxelles, che ho ricordato qualche giorno fa davanti al Parlamento europeo, ci costringerà ad attivare il più grande contenzioso che la storia della scuola italiana abbia mai conosciuto: ricorreranno in tribunale 200 mila persone e questo deve essere evitato.

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Ilva: decreto Renzi incostituzionale

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

La Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del decreto con cui il governo Renzi aggirò nel 2015 il sequestro dell’altoforno 2 disposto dalla magistratura a seguito dell’esposto di USB sull’uccisione di un operaio Ilva sul lavoro. Con quel provvedimento l’esecutivo consenti all’acciaieria tarantina di proseguire le attività dell’altoforno nonostante le evidenti gravissime carenze in termini di sicurezza di un impianto che solo poche settimane prima con un getto di ghisa aveva ucciso Alessandro Morricella. Ed è proprio grazie alle denunce di USB Taranto che oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di quel decreto.
La soddisfazione nel vedere fondamento giuridico alle proprie battaglie non può ovviamente accontentare USB. In primo luogo perché oggi quella sentenza, che pure è un precedente importante per bloccare in futuro ogni deroga vergognosa al diritto alla salute ed alla sicurezza, non ha alcun effetto sulla vicenda Ilva. Sono anni che Ilva produce, uccide e avvelena fuori da ogni legalità formale. La sentenza non rende giustizia a tutti coloro che hanno pagato e pagano pesanti conseguenze grazie alle deroghe del governo Renzi e, infine, non punisce in nessun modo quel vero e proprio golpe istituzionale che destituì la magistratura dalle sue esclusive competenze.Tuttavia la sentenza deve richiamare tutti alla massima mobilitazione perché ciò che è stato consentito non lo sia più, a partire dalla vertenza contro la cessione alle brame speculative di ArcelorMittal.

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Firmato il decreto che esenta quindici categorie di lavoratori dalla soglia innalzata a 67 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

ministero-pubblica-istruzioneÈ stato firmato il decreto che esonera il personale dell’infanzia dall’aumento di cinque mese dell’età pensionabile. Il giovane sindacato è pronto ad andare in tribunale per estenderlo a tutto il personale docente: secondo le più recenti indagini conoscitive dell’Istat, infatti, quella dei docenti risulta in assoluto la categoria più usurante per rischio di lavoro correlato. E anche gli studi epidemiologici giungono alla stessa conclusione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nei prossimi giorni forniremo le indicazioni per contrastare una norma che, per la prima volta, distingue in base al ciclo scolastico nel quale i docenti prestano servizio. Questo provvedimento anticipa quelle idee, diffuse nell’ultimo periodo, che vorrebbero autorizzare il pensionamento dei lavoratori italiani in base alla speranza di vita legata alle singole categorie professionali, addirittura al sesso e al titolo di studio. Invece, va assolutamente adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni.

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