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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘decreto’

L’accordo sul decreto salva-precari non piace solo all’Anief

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Non piace anche ad altre organizzazioni del settore scolastico. Come quelle che difendono gli operatori e i discenti delle scuole paritarie, ora uscite allo scoperto: “A non fare esattamente i salti di gioia – riporta Tuttoscuola – sono la FIDAE, la CdO Opere Educative, la CNOS Scuola, la CIOFS scuola, la FAES che fanno presente in un comunicato unitario che “a differenza di quanto previsto nell’analoga intesa stipulata l’11 giugno scorso, il nuovo accordo esclude i docenti ‘precari’ che insegnano nelle paritarie dalla partecipazione alle procedure riservate di abilitazione”. “È una esclusione particolarmente grave – commentano congiuntamente -, dato che l’esigenza è stata esplicitamente posta più volte e non se ne comprendono le ragioni. Siccome il sistema ordinario (“concorso pubblico” con valore anche abilitante previsto dalla legge 145/2018) non viene avviato, perché le OOSS vogliono che parta prima la procedura riservata ai precari, chiediamo che a tale procedura possano partecipare anche i docenti non abilitati che insegnano nelle paritarie”. Eppure, fanno notare le associazioni, “la norma vigente (legge 62/2000) obbliga le scuole paritarie ad utilizzare docenti abilitati, ma lo Stato, cui spetta il dovere/diritto di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria”. “Chiediamo pertanto che il Miur attivi al più presto i percorsi abilitanti ordinari e che Governo e Parlamento, nell’approvare le regole dei percorsi riservati (visto che occorre un Decreto Legge e che per la Costituzione lo stesso deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri e convertito dal Parlamento), prevedano l’accesso alle medesime anche ai docenti che lavorano nelle 2.200 scuole secondarie paritarie”, concludono le associazioni. Anief ritiene legittime le richieste delle associazioni che difendono i diritti di chi opera nel settore scolastico. Prima di tutto perché se per legge, dal 2000, il sistema nazionale pubblico statale comprende anche la scuola paritaria, il servizio svolto all’interno di questi istituti non può essere da meno rispetto a quello portato avanti nelle scuole di Stato. Il riferimento normativo è la Legge n. 26, del 10 marzo 2000, dalla quale si evince che il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. Ma anche i percorsi IEPF previsti dalle Regioni e finanziati dallo Stato sono inseriti nel sistema integrato nazionale di istruzione, come ricorda l’ultimo decreto legislativo sugli istituti professionali. In secondo luogo, continua il sindacato, i docenti delle scuole paritarie svolgono lo stesso lavoro dei colleghi che operano negli istituti statali: producendo anche titoli di studio analoghi, qual è la logica che nega l’equiparazione in toto dell’insegnamento svolto nelle due tipologie di scuole? Inoltre, vale la pena ricordare che il servizio svolto dalle scuole paritarie, a partire dalla scuola dell’infanzia, permette allo Stato di “alleggerirsi” di un carico formativo importante: poiché i docenti che vi operano, pur non accedendo da concorso, devono comunque essere in possesso di titoli di studio adeguati e necessariamente portare avanti l’insegnamento come avviene nelle statali, quale giudice potrebbe rimanere indifferente alla decisione di considerare diverso il servizio lavorativo svolto in quegli istituti e quindi di impedire ai docenti precari di partecipare ai corsi abilitanti e ai concorsi riservati? “Ai tavoli del Ministero dell’Istruzione – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – sembra che nessuno si curi di questo problema. Ma sarebbe bene tornare sui propri passi. Perché se quanto trapela dall’accordo siglato il 1° ottobre al Miur con i sindacati maggiori dovesse corrispondere al vero, con eliminazione dai corsi e dai concorsi straordinari dei docenti delle paritarie e dei percorsi IePF, è chiaro che si innescherà un contenzioso non poco indifferente. Speriamo che il Governo ci ascolti per non dare sempre l’ultima parola alla magistratura”.

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Decreto Imprese

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2019

E’ stato “confezionato in fretta nel maldestro tentativo di rispondere alla nostra iniziativa, è una toppa peggiore del buco e sancisce l’assoluta mancanza di politica industriale”: è quanto dichiarato dal senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, responsabile Impresa di FdI, che stamane è intervenuto con Giorgia Meloni alla manifestazione davanti al Mise in via Veneto, per denunciare la “gravissima crisi industriale sancita dal moltiplicarsi dei ‘tavoli’ istituiti presso il Ministero e di cui si è perso persino il conto, come ha ammesso in Parlamento lo stesso Mise. Nel decreto, peraltro in buon parte dedicato ai rider senza dare risposta effettiva nemmeno a loro, si prevedono solo altre assunzioni ministeriali ed estensione dei cosiddetti ammortizzatori sociali, senza delineare alcune vera politica industriale. Il Ministero di Di Maio gestisce i circa 200 ‘tavoli di crisi’ propendo al più l’estensione della cassa integrazione senza mai individuare una vera soluzione industriale. Anche nel caso di Whirpool si stanziano ulteriori risorse per la decontribuzione giudicate da tutti insufficienti ad evitare la chiusura dell’impianto, dopo aver minacciato invece la richiesta di restituzione delle risorse già destinate alla azienda. Manca del tutto una visione produttiva e una politica industriale per la ristrutturazione del settore degli elettrodomestici che rischia di sparire dal territorio nazionale”, conclude il senatore di Fratelli d’Italia.

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Occupazione ai massimi storici, l’head hunter: “Merito del Decreto Dignità”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Milano. L’Istat offre una chiara visione di come, sulla base dei dati relativi a maggio 2019, l’occupazione risulti essere ai massimi dal 1977.
Per l’Istituto nazionale di statistica questo exploit non è un qualcosa legato ad un fatto occasionale, magari risultante per essere condizionato da quella che è la cosiddetta stagionalità turistica, ma che, in realtà, sia una vera e propria tendenza che ha la sua validità profonda tanto come rendiconto trimestrale quanto anno per anno.Per Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati “questo dato positivo, è in gran parte legato alla Legge Dignità”.Infatti per l’head hunter milanese:l “seppure non si stia parlando di numeri biblici, questa positiva tendenza prende corpo e sostanza anche per l’apporto positivo della Legge Dignità”.Oltre a ciò, Carola Adami ha voluto sottolineare come i dati relativi a maggio del 2019, diano delle notizie più che ottime per quanto riguarda l’occupazione.
Infatti, per l’amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati: “i dati Istat mostrano, in maniera chiara e limpida, come si sia andata a infrangere quota 18 milioni, un qualcosa che non avveniva addirittura dal lontanissimo 1977”.A tal proposito poi aggiunge che: “oltre che fotografare una situazione positiva sotto l’aspetto occupazionale, l’Istituto nazionale di statistica, offre anche un’altra positiva panoramica, ovvero il fatto che la disoccupazione ha un tasso risultante essere al 9,9%, un qualcosa che non si registrava dal febbraio del 2019”.Indiscutibilmente, questi dati positivi sul fronte occupazionale presentati dall’Istat, oltre che offrire vari spunti che debbono essere analizzati in maniera fredda, aprono discussioni più strettamente in chiave politica.Di fatti, più parti si interrogano su come sia possibile che, da un lato si prospetti un PIL che non è in grado di promettere nulla di buono e, dall’altro, si assiste ad un piccolo, ma importante, record per l’occupazione.In conclusione, per Carola Adami, altro aspetto importante è che “nel resto dell’Europa, ad eccezione di paesi come la Francia, la Spagna e la Grecia, si parli, finalmente, sia di una crescita di posti di lavoro così come di piena occupazione”.

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Decreto crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 29 giugno 2019

Fischio d’inizio per la partita della ripresa economica che l’Italia si giocherà con il Decreto Crescita. Agevolazioni fiscali per le imprese, promozione degli investimenti privati, tutela del made in Italy sono tre dei principali pilastri sui quali si fonda il provvedimento contenente misure urgenti di crescita economica, appena diventato Legge. Il primo dei 51 articoli contenuti nel testo reintroduce il cosiddetto “superammortamento”, ovvero l’agevolazione che consente di maggiorare del 30% il costo di acquisizione a fini fiscali degli investimenti in beni materiali strumentali nuovi. Rispetto alle norme previgenti, l’articolo introduce un tetto di 2,5 milioni di euro agli investimenti agevolabili. La disposizione, nel dettaglio, di fatto consente ai titolari di reddito d’impresa che effettuino investimenti in beni materiali strumentali nuovi, dal 1° aprile 2019 fino al 31 dicembre 2019, di usufruire dell’aumento con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria. L’articolo, che non a caso si trova in testa alla Legge, costituisce un incentivo per le imprese e un vero e proprio motore di crescita se utilizzato al meglio. Quali sono i benefici immediatamente realizzabili e come funziona il nuovo testo applicato in scala reale? Lo spiega uno dei massimi esperti italiani in materia di energie rinnovabili, presidente di Enerqos Energy Solutions, Giorgio Pucci: « Il Decreto Crescita reintroduce uno strumento importantissimo per l’economia del Paese con il superammortamento 130% per chi compra una caldaia nuova a biomassa per una serra, un impianto fotovoltaico, un cogeneratore, o anche lampade nuove purché questi beni siano collegati alla produzione e all’innovazione delle imprese e non siano utilizzati per vendere energia elettrica, ma per usarla». Per rendere immediatamente fruibile il superammortamento come si devono muovere le imprese? «Effettuando l’investimento fin da ora– spiega ancora Pucci-, purché il 20% dell’investimento sia pagato entro l’anno, poi l’installazione si può finire anche entro la data del 30 giugno 2020». Cosa succederà a breve termine con l’entrata in vigore della Legge? «Secondo me- prosegue Pucci- ma anche secondo le ultime indagini nel settore, è facilmente riscontrabile un incremento del fotovoltaico già prima degli incentivi appena approvati, proprio perché è ormai acclarato che ha dei ritorni e dei vantaggi molto rapidi anche grazie al crollo dei costi di tutto il materiale che serve per realizzare un impianto, in particolare i pannelli. Quindi tutte le aziende che vogliono innovare e risparmiare energia hanno un atout importante considerando entrambi gli aspetti, il superammortamento e il beneficio di utilizzare fonti di energia rinnovabile. Le biomasse legnose, ad esempio, sono molto chiaramente specificate all’interno della nuova Legge. Chi compra una caldaia a biomassa legnosa a filiera corta risparmia il 50% rispetto al gasolio e tra l’altro finalmente non inquina. Si pensi al caso del primo produttore italiano di piante da fiori in vaso, l’Azienda Agricola Luca Maffucci, che ha un’estensione di superficie totale pari ad 80 campi da calcio e che grazie alle caldaie a biomassa , alimentate da cippato di legno proveniente da filiera corta con approvvigionamento inferiore a 70 chilometri, ha risposto immediatamente all’allineamento degli obiettivi prefissati dal Pniec da raggiungere entro il 2030. Inoltre, ha ottenuto una notevole riduzione dell’impatto ambientale che l’attività ha nelle emissioni in atmosfera e nelle sostanze concimanti nel terreno, oltre ad un notevole risparmio sui costi energetici. Infine bisogna considerare la maggiore competitività sul mercato che l’impresa assume potendo investire le somme che prima erano destinate alle spese per l’energia in tecnologie più avanzate e concorrenziali. Una sorta di economia circolare a beneficio delle imprese italiane che finalmente potranno vedere la luce dopo anni di dura crisi. Ma bisogna iniziare da subito».

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Decreto Calabria per la sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Mag 2019

“Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del ‘decreto Calabria’ (Dl 35, GU 101 del 2 maggio 2019) auspichiamo che si superi una brutta pagina di sanità a cui il Governo sta mettendo mano: una Regione non può ignorare le regole di un’amministrazione sana, soprattutto in settori come la sanità da cui dipende la vita degli stessi cittadini. E questo per interessi spesso collusi con la malavita e per una noncuranza nell’amministrazione che non ha alcuna giustificazione”.
Il commento è di Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), il maggiore d’Italia con i suoi oltre 450mila iscritti. Che tuttavia lancia anche l’allarme carenza: nel 2023 le stime indicano una carenza rispetto alla domanda di quasi 60.000 infermieri e con Quota 100 ne potrebbero lasciare il servizio attivo quasi altri 46.000 con conseguenze gravissime per la sicurezza delle cure (file tabelle allegato). E questi dati, senza modifiche e interventi, sono destinati a salire e raggiungere nel 2028 quota 160.000 circa di carenze.
“Siamo in prima linea – afferma – per offrire la nostra massima collaborazione a Governo, Regione e commissari per riportare la Regione Calabria nella condizione di garantire ai propri cittadini i livelli essenziali di assistenza.
Siamo a fianco dei cittadini calabresi – prosegue – che troppo spesso sono costretti a viaggi della speranza in cerca di cure migliori di quelle possibili a casa loro e a farsi carico di costi di viaggio, alloggio e così via.
Siamo a fianco allo stesso modo – prosegue – di quei professionisti che si sono visti legare le mani, privati spesso della possibilità di manifestare le loro conoscenze e la qualità della loro capacità professionale e di quelli che da questa vicenda hanno avuto difficoltà nel lavoro.
Siamo a fianco del ministro della Salute nella sua scelta di difesa assoluta del Servizio sanitario nazionale anche se con provvedimenti drastici e sicuramente dirompenti in una Regione dove da anni regnava un modus operandi che l’ha resa tra le ultime in Italia per l’assistenza sanitaria, nonostante la capacità e la qualità dei suoi professionisti: il Ssn va difeso a tutti i costi e a tutti i costi va evitata la disuguaglianza tra cittadini che certe abitudini rendevano inevitabile in Calabria
Siamo anche a fianco – conclude – di quegli amministratori onesti e capaci che negli anni hanno avuto il compito e hanno tentato di risollevare le sorti di una Regione che solo con una misura drastica come quella emanata dal Governo forse si potrà fermare la spirale di malaffare che nonostante le loro capacità e la loro volontà non avrebbero mai potuto altrimenti arrestare”.
Ma il “decreto Calabria” non si ferma qui. C’è infatti un’altra regola che finalmente interrompe una norma che la stessa relazione al provvedimento “ha perso qualsiasi attualità e significato e necessita, quindi, di essere riviste alla luce della dinamica più recente della spesa effettiva di personale sostenuta delle Regioni, in rapporto anche alla riorganizzazione intervenuta nei sistemi sanitari regionali”.
È quella della spesa per il personale agganciata alla spesa 2004 meno l’1,4%, che finora ha ostacolato le Regioni virtuose nella promozione di una politica del personale efficace. Ora il riferimento è alla spesa 2018 e c’è la possibilità anche di aumentarla del 5% dell’incremento di cui i fondi sanitari regionali dovrebbero godere ogni anno se la Sanità non fosse alla fine trattata come “bancomat” dalle leggi di bilancio e non si trasformasse in un bersaglio dei tagli e recuperi di risorse.
Ma attenzione, c’è un altro problema che ha bisogno di soluzione se davvero il Ssn deve decollare. Il problema del tetto di spesa è stato superato, è necessario ora togliere la regola del blocco del turn over, in funzione di nuovi modelli organizzativi di innovazione delle politiche del personale e valorizzazione delle competenze delle professioni, magari prevedendo misure di garanzia, perché altrimenti le assunzioni resteranno ancor al palo in troppe Regioni e per oltre la metà dei cittadini italiani.

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Decreto Salva Roma: Fratelli d’Italia lo voterà

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

“Sul Salva-Roma aspetto di leggere le norme perché con questo Governo non si sa mai. Se si tratta, come affermano fonti governative, di spostare la gestione del debito della Capitale dal Governo al Comune, consentendo così al Comune di rinegoziare gli interessi con le banche, davvero non capisco come si faccia a votare contro. Se è questa la norma, annuncio il voto di Fratelli d’Italia. Il governo trovi altro su cui litigare piuttosto che farsi delle ripicche sulla pelle dei romani”.Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, nel corso di “Non Stop News”, il programma di approfondimento politico condotto da Pierluigi Diaco, Fulvio Giuliani e Giusi Legrenzi su Rtl 102.5 e in contemporanea sui canali 36 del Dt e 750 di Sky.”La Raggi è un Sindaco incapace ma non c’entra niente con i bisogni di Roma, che è la Capitale d’Italia e tutte le Nazioni investono nelle loro capitali con strumenti, risorse, poteri straordinari. Ho apprezzato tantissimo che Salvini in questi anni abbia lavorato per trasformare un movimento secessionista in un partito nazionale, però poi questo cambio va dimostrato con i fatti e questa per la Lega può essere l’occasione” ha spiegato Meloni.

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Quota 100 e reddito cittadinanza Decreto legge verso l’ok definitivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Le commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera hanno dato il via libera, il testo dovrà tornare al Senato per l’approvazione finale. Marcello Pacifico (Anief): Approvata una delle nostre richieste sul riscatto della laurea per gli over 45, mentre il vice-premier Di Maio si dichiara pronto a discutere di salario minimo di cittadinanza come da noi richiesto.Via libera delle commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera al decreto legge sul reddito di cittadinanza e quota 100: le commissioni hanno completato l’esame degli emendamenti e dato mandato al relatore, che presenterà il provvedimento in aula lunedì, come previsto dal calendario dell’assemblea. Il decreto, in seconda lettura alla Camera, dovrà tornare al Senato per il via libera definitivo. Non è esclusa l’ipotesi che il governo ponga la fiducia, visto che il dl deve essere convertito in legge entro il 29 marzo.Da quello che trapela – secondo il quotidiano La Repubblica – i lavori delle commissioni sarebbero andati a rilento per il tira e molla delle due anime della maggioranza, MoVimento Cinque Stelle e Lega. Si sarebbero trovati accordi sulla figura dei navigator, sulla reggenza dell’Inps e sulla pensione di cittadinanza, che potrà essere pagata come tutte le altre, anche in contanti negli uffici postali o in banca, e non solo sulla card del reddito. Come richiesto da Anief, infine, è entrato l’atteso emendamento che prevede il riscatto della laurea agevolato anche agli ultra quarantacinquenni. Otto giorni fa Anief ha proposto alle Commissioni XI e XII della Camera una serie di emendamenti al “decretone”, con richieste che riguardavano principalmente il pensionamento del personale docente, degli Ata e dei dirigenti scolastici. Una riguardava l’utilizzo delle risorse del reddito di cittadinanza anche per il salario minimo nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego (garantendo l’allineamento degli stipendi al tasso d’inflazione certificata) – tema di un incontro specifico chiesto da Di Maio alle parti sociali – e per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale 2016-2018. È stata anche chiesta l’estensione di Quota 100 “alla data di conversione in legge del presente decreto” per i dipendenti pubblici che ne hanno diritto. E inoltre per quanto riguarda il conseguimento di Quota 100 per il personale della scuola, si chiede che si prenda atto dell’età media della presa di servizio, che supera i 40 anni di età, e del fatto che si continua a registrare un alto tasso di precarietà per esigenze di bilancio, nonché del riconosciuto burn-out da stress da lavoro correlato di questi professionisti. Si è avanzata, infine, la possibilità di rateizzare l’onere dei contributi da riscatto.Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, sostiene le proposte emendative: “Quelle che abbiamo avanzate avrebbero migliorato certamente il testo originario. Nell’imminenza dell’approvazione del decreto legge, che accogliamo con sostanziale positività, ci preme che la nostra visione, su aspetti specifici che riguardano la scuola, sia condivisa dai rappresentanti della maggioranza.

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Decreto emergenze in agricoltura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Esso mostra attenzione verso il settore, ma evidenzia anche numerose falle e l’esigenza di misure correttive. Tra i punti deboli – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – vi sono: l’utilizzo di un budget troppo esiguo (solo 61 milioni di euro); il mancato inserimento di una misura che avrebbe potuto sbloccare 70 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione da usare per combattere la Xylella; gli scarsi investimenti nel comparto olivicolo e la totale assenza di misure per ridurre l’impatto della macchina burocratica.Il settore agricolo – continua Tiso – ha bisogno di una piccola rivoluzione verde in cui si rimettano in discussione le filiere, i processi e i modelli di produzione, commercializzazione e distribuzione. Per riuscire a realizzare questo importante e necessario cambiamento però – conclude Tiso – serve anche una presa di consapevolezza su quel che è realmente il mondo agricolo. E’ anche per queste ragioni che come Confeuro insistiamo per la costruzione di una cultura agroalimentare che, non solo renda giustizia a chi ha fatto grande il nostro Paese, ma che lo aiuti anche a guardare avanti con maggiore fiducia.

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Scuola Quota 100, giorni febbrili: entro 10 giorni il decreto

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

Per i tanti dipendenti che attendono notizie precise sull’anticipo pensionistico sono giorni cruciali: la legge di bilancio è stata approvata, le risorse sono state stanziate, entro una decina di giorni si attende il decreto che disciplinerà l’anticipo per andare in pensione anche a 62 anni, quindi cinque anni prima rispetto all’attuale uscita. Il problema è che non si tratta di una revisione della legge Fornero. Serve, quindi, una legislazione specifica per la categoria. Perché il lavoro svolto dai maestri della scuola dell’infanzia, inseriti nell’Ape social, non è più gravoso di quello portato avanti negli altri ordini di scuola: ad essere usurante è tutta la professione dell’insegnamento, a qualsiasi livello. Inoltre, i docenti italiani sono sempre più avanti negli anni: nell’80% dei casi hanno oltre 50 anni di età. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il mero turn over non serve a cambiare le cose; se vanno via in 15 mila, come quest’anno, e rimangono in servizio oltre mezzo milione di ultracinquantenni, è chiaro che la tendenza sarà sempre quella di ritrovarsi con degli insegnanti stanchi e invecchiati.

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Bonus cultura: firma del decreto della 18app da parte del Ministro Bonisoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

“Siamo molto soddisfatti per la firma del decreto della 18app da parte dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli”. È questo il commento del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi a proposito della conferma definitiva del bonus cultura che viene esteso a chi ha compiuto o compirà 18 anni nel 2018. La firma del decreto attuativo è arrivata dopo il recente appello che tutto il mondo dell’editoria ha rivolto al governo e sarà operativo, come ha precisato il Ministro, non appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ci si potrà registrare entro il 30 giugno 2019 e spendere il bonus entro il 31 dicembre dello stesso anno.“Parliamo a nome di tutti gli editori” ha proseguito Levi “ma siamo sicuri che insieme a noi condividono soddisfazione e plauso l’intero mondo del libro e, soprattutto, i giovani 18enni che avranno così a disposizione un fondo per acquistare libri. Il bonus cultura si è rivelato lo strumento che più ha aiutato la lettura negli ultimi anni. È un grande aiuto ai ragazzi, alle loro famiglie e a tutto il mondo del libro, anche in vista del Natale”.

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Scuola:Pubblicato decreto pensionamenti 2019 con parametri peggiorativi rispetto agli attuali

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Uno dei temi centrali della Legge di Bilancio è l’accesso anticipato alla pensione, reso ancora più impellente dall’ulteriore innalzamento dei requisiti d’accesso previsti con il nuovo anno: da settimane non si parla d’altro che delle modalità, che passano principalmente per quota 100, con 38 anni minimi di contributi e 62 di età, ma soprattutto delle conseguenti riduzioni dell’assegno nell’attuale sistema contributivo. Anief presenta emendamenti specifici in legge di Bilancio.Il sindacato continua a chiedere a gran voce di non introdurre ulteriori paletti, né di applicare decurtazioni ad un assegno pensionistico già di per sé ridotto dal calcolo in buona parte di tipo contributivo, anziché retributivo, e come tale meno conveniente per il lavoratore che lascia il lavoro. L’età massima contributiva dovrebbe essere di 37 anni come in Europa, di meno per il personale docente della scuola, più a rischio d’insorgenza di patologie psico-fisiche. Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato, in accordo con l’Inps, il decreto con la nota operativa 50647 relativa ai pensionamenti del personale della scuola dal 1° settembre 2019: per i lavoratori si tratta di un’ulteriore tegola, perché a causa dell’innalzamento dell’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione di vecchiaia per uomini e donne (con almeno 20 anni di contributi) il nuovo requisito passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni entro il 31 dicembre 2019, mentre la pensione anticipata per le donne slitta a 42 anni e 3 mesi di anzianità contributiva e per gli uomini a 43 anni e 3 mesi di anzianità contributiva, in entrambi i casi sempre entro il 31 dicembre 2019. Il governo giallo-verde ha confermato ‘opzione donna’ che continua a mantenere in vita l’art. 1 comma 9 della Legge 243/2004, il quale consente l’accesso alla pensione con 57 anni e 7 mesi di età anagrafica e 35 anni di anzianità contributiva, ma a condizione che il requisito di contribuzione sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015 e quello anagrafico entro il 31 luglio 2016. In ogni caso, l’assegno di quiescenza verrà valutato interamente con il sistema contributivo, che quindi andrà a ridurre di oltre il 30% la somma assegnata qualora la lavoratrice dovesse lasciare il servizio con la pensione di vecchiaia.La pubblicazione del decreto ha reso ancora più rilevante l’approvazione della controriforma Fornero, uno dei punti centrali della politica dell’attuale esecutivo. Il provvedimento, tuttavia, così come formulato, non appare risolutivo. Assieme a quota 100, che permetterebbe l’uscita anticipata anche a 62 anni, servono precise garanzie sul mantenimento dell’assegno completo. E non solo. Anief ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334. Le richieste del sindacato partono dall’inclusione dell’insegnamento tra le professioni caratterizzate dal particolare gravoso, che oggi danno diritto all’Ape cosiddetta Social. In pratica, si chiede un’integrazione al “pacchetto” composto da una quindicina di lavori con mansioni particolari, introdotto dal governo Gentiloni, finora considerato inamovibile. All’interno dell’articolo 21 della manovra economica, inoltre, l’organizzazione autonoma chiede che “il carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo”, preveda l’attivazione di “un’apposita finestra che permette l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero””. Per tali motivi, secondo il sindacato autonomo “risulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale dell’infanzia”.Per gli stessi motivi, tutti gli insegnanti della scuola pubblica, oltre ai maestri d’infanzia, devono avere il diritto a beneficiare, a partire dal prossimo anno scolastico, dello status di operatori in ambiente di lavoro particolarmente difficile, perché “lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria”.

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Scuola: Il decreto Milleproroghe è legge

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Il Senato ha respinto l’emendamento De Petris che aveva invece approvato ad inizio agosto: eppure la deroga, già attuata nel 2008 e nel 2012, avrebbe permesso di far collocare nelle graduatorie ad esaurimento oltre 100 mila docenti precari, inclusi i diplomati magistrale e gli ITP, tutti selezionati e abilitati ad insegnare, ora invece costretti a rimanere nel limbo delle graduatorie d’istituto che non portano ad alcuna possibilità di stabilizzazione. E con sicuri effetti nocivi sulla didattica. Il Governo ora punta tutto sullo svolgimento dei concorsi pubblici, che però la Consulta potrebbe bloccare, condannando in tal modo lo Stato ad un’altra stagione di risarcimenti verso quegli stessi precari vittime dell’abuso dei contratti a termine.

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Al vaglio di Palazzo Chigi il decreto sulle maestre con diploma magistrale

Posted by fidest press agency su sabato, 30 giugno 2018

Il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha detto, a proposito delle maestre diplomate, che il Miur rispetterà “la sentenza del Consiglio di Stato che le toglie dalle Graduatorie a esaurimento”. Anief non ha intenzione di giudicare un decreto ancora non reso pubblico e sul quale si possono fare ad oggi solo delle deduzioni, ma ritiene opportuno far sapere pubblicamente che è pronta a emendare il testo in Parlamento e a ricorrere in tribunale, qualora le GaE non dovessero essere aperte a tutto il personale abilitato. E lo stesso vale se il Miur non confermerà negli incarichi i supplenti e i docenti assunti in ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Qualsiasi operazione è stata decisa dovrà comunque garantire la parità di trattamento di tutto il personale che è stato dichiarato idoneo dallo Stato italiano ad insegnare, non importa in che ordine e grado di scuole. Ad iniziare dai maestri con diploma magistrale. Perché non possono essere licenziati ora, al 30 giugno, quei docenti che il prossimo anno scolastico potrebbero non lavorare più. Si stabilizzi, piuttosto, chi ha maturato 36 mesi di servizio, si utilizzi il doppio canale del concorso, da cui devono essere assunti tutti i docenti vincitori di concorso e idonei, sulla metà dei posti liberi, e, per l’altra metà, dalle ex graduatorie permanenti che a tale scopo, ma non solo, devono essere riaperte subito. Ogni soluzione diversa, che non ottemperi alle indicazioni di Bruxelles, che ho ricordato qualche giorno fa davanti al Parlamento europeo, ci costringerà ad attivare il più grande contenzioso che la storia della scuola italiana abbia mai conosciuto: ricorreranno in tribunale 200 mila persone e questo deve essere evitato.

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Ilva: decreto Renzi incostituzionale

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

La Corte Costituzionale ha sancito l’incostituzionalità del decreto con cui il governo Renzi aggirò nel 2015 il sequestro dell’altoforno 2 disposto dalla magistratura a seguito dell’esposto di USB sull’uccisione di un operaio Ilva sul lavoro. Con quel provvedimento l’esecutivo consenti all’acciaieria tarantina di proseguire le attività dell’altoforno nonostante le evidenti gravissime carenze in termini di sicurezza di un impianto che solo poche settimane prima con un getto di ghisa aveva ucciso Alessandro Morricella. Ed è proprio grazie alle denunce di USB Taranto che oggi la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di quel decreto.
La soddisfazione nel vedere fondamento giuridico alle proprie battaglie non può ovviamente accontentare USB. In primo luogo perché oggi quella sentenza, che pure è un precedente importante per bloccare in futuro ogni deroga vergognosa al diritto alla salute ed alla sicurezza, non ha alcun effetto sulla vicenda Ilva. Sono anni che Ilva produce, uccide e avvelena fuori da ogni legalità formale. La sentenza non rende giustizia a tutti coloro che hanno pagato e pagano pesanti conseguenze grazie alle deroghe del governo Renzi e, infine, non punisce in nessun modo quel vero e proprio golpe istituzionale che destituì la magistratura dalle sue esclusive competenze.Tuttavia la sentenza deve richiamare tutti alla massima mobilitazione perché ciò che è stato consentito non lo sia più, a partire dalla vertenza contro la cessione alle brame speculative di ArcelorMittal.

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Firmato il decreto che esenta quindici categorie di lavoratori dalla soglia innalzata a 67 anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 febbraio 2018

ministero-pubblica-istruzioneÈ stato firmato il decreto che esonera il personale dell’infanzia dall’aumento di cinque mese dell’età pensionabile. Il giovane sindacato è pronto ad andare in tribunale per estenderlo a tutto il personale docente: secondo le più recenti indagini conoscitive dell’Istat, infatti, quella dei docenti risulta in assoluto la categoria più usurante per rischio di lavoro correlato. E anche gli studi epidemiologici giungono alla stessa conclusione. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nei prossimi giorni forniremo le indicazioni per contrastare una norma che, per la prima volta, distingue in base al ciclo scolastico nel quale i docenti prestano servizio. Questo provvedimento anticipa quelle idee, diffuse nell’ultimo periodo, che vorrebbero autorizzare il pensionamento dei lavoratori italiani in base alla speranza di vita legata alle singole categorie professionali, addirittura al sesso e al titolo di studio. Invece, va assolutamente adeguata l’uscita dal lavoro all’età media oggi in vigore nei Paesi europei, ovvero 63 anni.

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Scuola: Anief presenta la bozza del decreto legge che ha sottoposto al Governo per riaprire le Gae

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 gennaio 2018

montecitorioIl giorno dopo lo sciopero organizzato dall’Anief e a seguito dell’alto numero di consensi in termini di adesioni e presenze nei sit-in organizzati dal sindacato nelle maggiori città d’Italia a favore dei docenti in possesso di diploma magistrale cui l’Adunanza Plenaria ha negato il diritto all’inserimento in GaE, lanciata una nuova iniziativa per sensibilizzare tutte le forze politiche al problema e inviare loro la bozza del testo di decreto legge proposto da Anief con la richiesta al Governo di approvarla per riaprire le Graduatorie a Esaurimento con urgenza e sanare anche la posizione dei docenti già immessi in ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La soluzione c’è ed è semplice: riaprire le GaE come già si è fatto nel 2008 e nel 2012 e sciogliere la riserva a quanti hanno già ottenuto l’immissione in ruolo”. Decreto-legge:
Art. 1 Disposizioni urgenti per il corretto svolgimento dell’attività scolastica e per garantire la continuità didattica.
Al fine di garantire la continuità didattica del personale docente in servizio presso le Istituzioni scolastiche dell’intero territorio nazionale, a seguito della sentenza n. 11 del 20 dicembre 2017 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, e nelle more del processo di attuazione del nuovo sistema di reclutamento di cui all’art. 17 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, è disposto per l’a.s. 2017/2018, all’atto dell’aggiornamento, l’inserimento nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento di cui al comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, a domanda, di tutto il personale in possesso di abilitazione conseguita entro la data di conversione del presente decreto. A tal fine, l’art. 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 si interpreta nel senso che hanno diritto all’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento gli insegnanti in possesso di un’abilitazione all’insegnamento comunque conseguita, ivi compresi gli insegnanti in possesso del diploma magistrale abilitante conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.
Conseguentemente, è garantita per l’a. s. 2017/2018, nelle sedi di assegnazione, la continuità didattica del personale docente del primo e del secondo ciclo d’Istruzione assunto a tempo indeterminato e determinato con clausola rescissoria in attesa di definizione del giudice di merito, in quanto inserito nelle graduatorie ad esaurimento con riserva, a seguito di provvedimento cautelare del giudice amministrativo o del lavoro, purché in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, ivi incluso il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002. Nel caso di superamento dell’anno di prova di cui ai commi 116 e seguenti della legge 13 luglio 2015, n. 107, anche se intercorso successivamente alla data di conversione del presente decreto, per il personale docente assunto in ruolo con riserva, è disposto il mantenimento in servizio e lo scioglimento della riserva con decorrenza giuridica dal 1° settembre dell’anno successivo alla conferma in ruolo. Sono fatti salvi i servizi prestati a tempo determinato e indeterminato nelle istituzioni scolastiche dal personale di cui al presente comma.Dall’attuazione dei commi precedenti non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Art. 2 Entrata in vigore Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. (n.r. Questi sono fatti e non parole e promesse. Così dovrebbero fare tutti i movimenti e partiti che indicano proposte onerose e non per le casse dello Stato)

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Bancomat obbligatorio: a settembre decreto con sanzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

bancomatIl viceministro dell’Economia, Luigi Casero, ha annunciato l’intenzione, entro settembre, di firmare il decreto che introduce le prime sanzioni per chi rifiuta un pagamento elettronico.”Bene, era ora che si desse finalmente attuazione a quanto previsto fin dal 22 dicembre 2015, con la legge di stabilità 2016. La proposta dell’on Boccadutri, infatti, prevedeva fin dall’inizio le sanzioni, considerato che senza questa sollecitazione i commercianti avrebbero continuato a rifiutare l’uso del bancomat per importi bassi, come puntualmente verificatosi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Solo dando al cliente la possibilità di segnalare la trasgressione, si faranno passi avanti per avere anche nel nostro Paese sistemi moderni di pagamento, dando al consumatore la possibilità di poter pagare come meglio crede” prosegue Dona.

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Decreto Mezzogiorno: un bluff per il Sud

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

mezzogiorno italia‘Il numero, la qualità e la quantità di modifiche apportate al DL 91/2017 sulle “disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno” in sede di conversione in legge avrebbero richiesto un confronto autentico che ancora una volta ci è stato negato dal Governo che ha blindato il testo’- così Amedeo Laboccetta, deputato napoletano e vice coordinatore campano di Forza Italia.
‘Le otto regioni del Sud che registrano le maggiori sofferenze, avrebbero meritato più rispetto anche in tema di interlocuzione con il Governo. In pochi giorni, nel decreto legge sono stati introdotti e trattati temi di grande rilevanza: rifiuti, imballaggi, trasporto pubblico locale, contrasto agli incendi boschivi, modifiche al codice penale sulle estorsioni, edilizia scolastica e giudiziaria, formazione, marginalità sociale, immigrazione, autostrade ed ancora altro. Il decreto ha talmente ampliato la sua portata da essere stravolto’.- continua Laboccetta.
‘Potrebbero esserci molte ricadute positive per il Sud ma le preoccupazioni sono tante e non mi riferisco solo al sospetto tempismo di questo documento che nasce a fine legislatura. La misura “il resto del Sud” potrebbe essere definita “il resto di niente” perché prevede solo uno spolvero di spiccioli a giovani imprenditori del Sud, ripercorrendo una strada già tracciata molti anni fa da Sviluppo Italia. Cambiano i nomi ma la sostanza resta la stessa e ci vorranno anni per recuperare i fondi assegnati e non spesi o mal gestiti. Lo spazio improvvisamente garantito alle “associazioni ed agli enti del terzo settore” apre a più di un sospetto, in un momento in cui la Corte dei Conti si interroga sulle interferenze di questi enti con i sindacati e la politica’- aggiunge il deputato. ‘Il più rilevante degli interventi è quello dell’istituzione di Zone Economiche Speciali, le ZES, la cui efficacia resta comunque ancorata ai decreti attuativi che saranno successivamente emanati dal Governo. Quello che invece lascia pesantemente perplessi è che l’istituzione delle ZES, esclude sostanzialmente una reale interlocuzione con il territorio, marginalizzando le Regioni ed escludendo, di fatto, tutte le parti sociali e la politica locale. Una deriva che già si è sostanziata con la riforma dei porti che poco o nulla ha cambiato ma certamente ha concentrato nelle mani di quindici soggetti, i presidenti delle Autorità di Sistema Portuale, una parte importante dello sviluppo del nostro Paese. Quindici persone di diretta emanazione del Governo che hanno messo le mani sul 14% del PIL del Paese, perché tanto pesa la logistica in Italia. Questa stessa deriva è estesa oggi alle ZES conferendo a pochi soggetti un potere straordinario, anche per concordare soluzioni che potrebbero non essere nell’interesse di tutti. Una delle più importanti ZES verrà istituita a ridosso del porto di Napoli, nell’area orientale, un’area estesa oltre 800 ettari classificata come sito di bonifica di interesse nazionale a causa della presenza di pericolosi depositi costieri che andavano delocalizzati sin dal 2004, come previsto dagli strumenti urbanistici approvati dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania. Ma convenienze di varia natura hanno portato a trascurare il problema, pur essendo l’area orientale di Napoli una polveriera in caso di possibili attentati terroristici ed un posto densamente popolato ove si concentra un’elevata casistica di patologie tumorali. Ma di questo nessuno parla perché ci sono altre convenienze. Da napoletano penso che l’area di Napoli Est avrebbe potuto essere la grande occasione per la rinascita della città. Ma così non è. Ed ora le ZES, per come è configurata la governance, potrebbero rivelarsi un altro regalo ai titolari dei depositi costieri’- conclude Laboccetta.

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Banche venete: Senato, ok a decreto

Posted by fidest press agency su domenica, 30 luglio 2017

aula senatoVia libera del Senato al disegno di legge di conversione del decreto sulle banche venete. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, diventa così legge
“Occasione perduta. Aver posto la fiducia non ha consentito di apporre al testo modifiche che avevano registrato un ampio consenso e che avrebbero permesso di ampliare la platea di chi poteva accedere al ristoro forfettario” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Quanto agli azionisti, ci si continua a dimenticare che non sono speculatori che hanno consapevolmente acquistato prodotti rischiosi, illudendosi di poter far soldi facili, ma risparmiatori innocenti, ingannati, vittime di illeciti” conclude Dona.

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Riforma Madia: Due decreti usciti dal limbo, ma a che punto è la “madre di tutte le riforme?

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

Marianna_Madia“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione dei due decreti legislativi della Riforma Madia, anche se occorre ricordare che quelli approvati oggi sono più o meno gli stessi –il 116/16 e il 175/16- che erano già stati approvati e in attesa di correttivo dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Bene dunque l’uscita dal limbo, ma a che punto siamo in quella che doveva essere la madre di tutte le riforme?”. Questo il commento a caldo di Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA, la manifestazione romana che da 28 anni è punto di riferimento per i soggetti pubblici e privati nei processi di cambiamento e innovazione tecnologica, istituzionale e organizzativa della Pubblica Amministrazione. Sì all’entusiasmo dunque, ma con cautela: il vero cambiamento, secondo Mochi Sismondi, si gioca su altri tre punti che costituiranno le reali novità: il decreto legislativo sulla valutazione che rinnoverà, correggendola, la “riforma Brunetta”, la riforma della dirigenza il cui decreto era stato ritirato dal Consiglio dei Ministri e non trasmesso alle camere dopo la sentenza della Corte e il Testo Unico sul pubblico impiego, la cui delega è in scadenza a febbraio.
La sentenza 251 della Corte Costituzionale aveva bloccato lo scorso 25 novembre quattro articoli fondamentali della riforma Madia riguardanti dirigenza pubblica, lavoro pubblico, partecipate e servizi pubblici locali: quelli sui quali la Riforma incassa oggi l’ok del Governo – il decreto sui licenziamenti per i “furbetti del cartellino” e quello sul taglio delle partecipate- sono stati sottoposti ai correttivi imposti dalla Consulta. Stesso iter per il decreto sulla nomina dei direttori apicali delle aziende sanitarie ed ospedaliere, rimandato alla prossima settimana, anch’esso già entrato in vigore alla data della pronuncia della Corte, per il quale sarà sufficiente presentare decreti correttivi: decreto, quest’ultimo, che porterà a 19 il numero complessivo di quelli approvati. Ma la reale partita si gioca altrove: sul riordino della dirigenza che costituisce il cuore stesso della Riforma, nel quale si ripensano ruoli e status dei suoi stessi attuatori, e sul Testo Unico sul lavoro pubblico, decreto in preparazione al momento della pronuncia della Corte Costituzionale.“I giornali sono pieni di commenti sullo sblocco del decreto che permette di licenziare i cosiddetti “furbetti” – commenta ancora Mochi Sismondi – ma la partita vera si gioca altrove. Non è su quei pochi che timbrano e se ne vanno che dobbiamo appuntare i nostri sforzi, a quelli pensi la magistratura e li punisca presto e bene, ma sui tanti che in ufficio ci vanno, ma non sono valutati, non hanno obiettivi definiti, non hanno formazione e non sono così messi in condizione di lavorare efficacemente. Per questi non servono leggi, ce ne sono anche troppe, ma buoni dirigenti, buoni manuali, buone “cassette degli attrezzi” che li mettano in condizione di affrontare quell’innovazione che è sempre più necessaria” Da questo cambiamento infatti non si può prescindere: considerazione, questa, emersa chiaramente dalla ricerca sulla Pubblica Amministrazione presentata a fine 2016 da FPA a Roma -e qui riallegata- nella quale si misuravano le concrete ricadute in termini di PIL e occupazione derivanti dalla piena realizzazione del piano riformista: un impatto sulla crescita della produttività e del PIL dello 0,6% entro 5 anni, pari a circa 9 miliardi di prodotto interno lordo in più.

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