Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘legge’

Per una legge efficace contro l’omotransfobia e la misoginia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Sono ben 59 le città che oggi si danno staffetta, in tutta Italia, per chiedere al Parlamento l’approvazione di una legge efficace contro l’omotransfobia e la misoginia. Alla vigilia della ripresa della discussione alla Camera del testo di legge a prima firma dell’onorevole Zan, la comunità lgbti lancia con la mobilitazione “Dalla parte dei diritti” un segnale forte e inequivocabile. “L’avvio della discussione alla Camera – commenta Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, che interverrà oggi alle 16,30 a Roma dal palco allestito in piazza della Rotonda – deve proiettare i nostri legislatori nella dimensione della responsabilità di esplorare tutte le possibilità di miglioramento del testo licenziato dalla Commissione Giustizia e che ancora contiene ombre che rischiano di fiaccarne l’efficacia. La nostra mobilitazione vuole essere anche una risposta a chi tenta di far passare questa proposta di legge come liberticida: a loro diciamo che noi non vogliamo né cambiare né violare la Costituzione, anzi vogliamo applicarla a pieno e dare gambe ai suoi principi, perché la libertà di opinione è sacrosanta ma non può essere furbescamente stiracchiata fino a legittimare crimini o violenze. Esiste un confine oltre il quale le parole diventano violenza, discriminazione e istigazione al crimine: quel confine va individuato e fissato con chiarezza, per arginare l’odio che è ormai dilagante”. Le 59 città che oggi si stanno dando staffetta con presidi e manifestazioni sono: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Asti, Bagheria, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brindisi, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Frosinone, Genova, L’Aquila, Lecce, Livorno, Mantova, Matera, Messina, Milano, Modena, Monza, Napoli, Nuoro, Novara, Padova, Palermo, Pantigliate, Parma, Pavia, Pesaro, Pescara, Pisa, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Roma, Rovereto, Rovigo, Salerno, Sanremo, Sassari, Siena, Taranto, Treviso, Trieste, Varese, Vicenza, Viterbo (sul sito dallapartedeidiritti.it i dettagli per ciascun presidio). La mobilitazione rilancia l’appello rivolto al Parlamento e al Governo italiani da diverse associazioni, tra cui Arcigay e All Out (http://allout.org/it/DallaParteDeiDiritti).

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Legge elettorale. Una riforma necessaria ma come?

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

“A furia di fare in ogni legislatura una riforma istituzionale ed elettorale, si sta perdendo l’orientamento. La domanda è: che cosa chiede un cittadino? Il cittadino chiede il poter decidere da chi essere governato. Gli italiani non si sentono minimamente rappresentati da un sistema della delega in bianco attraverso cui mettere una croce per consentire poi a soggetti terzi chi decidere chi governerà l’Italia. L’unica riforma che tuttora funziona benissimo è quella dei Comuni con l’elezione diretta dei sindaci, le preferenze, la soglia di sbarramento e il premio di maggioranza. Il cittadino decide tutto, come imporrebbe la democrazia. Concepire una legge elettorale che metta la soglia di sbarramento senza introdurre il premio di maggioranza è fare manipolazione della buona fede dei cittadini. In linea di principio, si sacrifica la rappresentatività (introducendo la soglia) a vantaggio del premio di maggioranza per garantire la stabilità e la governabilità. Ma se non s’introduce il premio che senso ha la soglia di sbarramento se non quella di conculcare il diritto di partecipazione al gioco democratico a vantaggio di soli alcuni partiti?”.È quanto ha dichiarato l vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo al dibattito ‘DOPO IL REFERENDUM: legislazione elettorale bicameralismo regolamenti parlamentari’ organizzato dal costituzionalista prof. Fulco Lanchester presso la facoltà di Scienze Politiche de l’università di Roma La Sapienza.

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Una legge contro la violenza sugli operatori sanitari

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

“Il via libera definitivo del Parlamento alla legge contro la violenza sugli operatori sanitari rappresenta un doppio segnale di civiltà: il primo verso i cittadini che sanno di poter contare su professionisti concentrati sui loro problemi e non sulla difesa da attacchi che non hanno ragion d’essere; il secondo verso gli operatori che ora hanno una forma di tutela in più per un lavoro che fino a ieri nella pandemia li ha fatti definire ‘eroi’, ma che già oggi comincia a essere al centro di nuove violenze”. Commenta così Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, il via libera alla legge sulla sicurezza degli operatori sanitari.L’89,6% degli infermieri è stato vittima, secondo una ricerca dell’Università di Tor Vergata di Roma, di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali dagli utenti sui luoghi di lavoro. In base ai dati si può dire che circa 240mila infermieri su 270mila dipendenti durante la loro vita lavorativa abbiano subito una qualche forma di violenza, sia pure solo una aggressione verbale. Di tutte le aggressioni (secondo l’Inail) il 46% sono a infermieri e il 6% a medici (gli infermieri sono i primi a intercettare i malati al triage, a domicilio ecc. e quindi quelli più soggetti).

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Approvata la legge alla Camera sui sindacati militari. Ora passa al Senato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 luglio 2020

Non piace al sindacato che in un comunicato afferma: “Una legge “farsa”, per il Sindacato Aeronautica Militare – SIAM, poiché non riconosce ai lavoratori militari i medesimi diritti sindacali riconosciuti ad altri lavoratori. Dall’intervento della relatrice, On. Corda, emerge che la maggioranza è giunta a questo testo dopo una lunga mediazione. Mediazione, sostiene il SIAM, portata avanti certamente con gli Stati Maggiori, non di certo con i sindacati e con il personale militare. Se da una parte è vero che tutte le associazioni sindacali sono state audite in Commissione Difesa nella fase istruttoria del provvedimento, dall’altra parte, però, si deve prendere atto che nessuna delle osservazioni poste, nessuna, è stata presa in considerazione, a differenza di quelle sostenute dai vertici militari. Ciò emerge anche dagli interventi di alcuni Parlamentari che hanno votato contro il provvedimento che, in varie forme e a più riprese, sottolineano come questo testo non garantisca il pieno esercizio dei diritti invece sanciti dalla Suprema Corte”. L’insoddisfazione si estende, inoltre, alla decisione di affidare la giurisdizione al giudice amministrativo per le condotte antisindacali invece di quello del lavoro. Inoltre, questa norma pone importanti limiti nell’espletamento del mandato sindacale, stabilendo turnazioni restrittive delle cariche e dubbi calcoli percentuali di rappresentatività che fanno perdere sostanza al diritto previsto dalla Corte.Da una parte, quindi, si dice di essere vicini alle forze armate e al suo personale, si promette una legge giusta, con le dovute competenze al giudice del lavoro (come dichiarato dal Ministro DI MAIO), dall’altra si esibisce un testo vergognoso che di fatto consegna ai cittadini in uniforme un sindacato gradito solo agli Stati Maggiori.Una mancanza di coraggio antistorica, conclude il SIAM, che pone questa maggioranza di Governo in una posizione non certamente di consenso agli occhi del personale militare, soprattutto dopo la blindatura del testo di legge avvenuta alla Camera.L’auspicio è che il Senato possa essere più ragionevole e consenta di intervenire in maniera compiuta tenendo conto delle sentenze piuttosto che dei suggerimenti delle sole gerarchie militari.

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Dpc farmaci, impatti Legge Rilancio

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2020

Con la conversione in legge del cosiddetto Decreto Rilancio (GU n. 180 del 18-07-2020) è stato definitivamente approvato il testo, introdotto per emendamento, che ha potenziato la distribuzione per conto in farmacia dei farmaci della diretta. Una misura che è stata considerata da molti un passo avanti, anche se è stato evidenziato che si tratta di una possibilità che non vincola le Regioni. A destare preoccupazione c’è poi l’invarianza di costi per il Servizio sanitario nazionale, anche se si guarda con speranza agli aiuti che vengono dall’Europa e che potrebbero dare respiro alla sanità.
«La rete delle farmacie pubbliche e private ha dimostrato in questo periodo tutto il suo valore» ha fatto il punto Francesco Schito, segretario generale Assofarm, «ma, alla luce delle criticità che da tempo sta vivendo, va sostenuta. Il potenziamento della Dpc è, senz’altro, un importante passo avanti, perché offre un’opportunità in più alle farmacie, e va fatto un plauso ai parlamentari che hanno portato avanti la istanza (Trizzino, Gemmato, Mandelli). Si tratta di un completamento di un percorso che era stato avviato con l’emendamento al Decreto Liquidità dell’onorevole Gemmato, con un ampliamento, ora, a tutti i farmaci della diretta». In merito ai contenuti, «va rilevato il fatto che le Regioni “possono” provvedere a distribuire, dal primo ottobre, nell’ambito dei limiti della spesa farmaceutica programmata, i farmaci della diretta attraverso la distribuzione per conto: non si tratta, cioè, di un vincolo, ma di una possibilità, che certamente potrebbe rappresentare, per le Regioni più aperte verso questa modalità di distribuzione, uno stimolo. Dal lato nostro, abbiamo già fatto presente a tutti i presidenti di Regione la nostra totale disponibilità e stiamo avviando contatti in questa direzione. Ma va anche detto che, soprattutto in quelle Regioni che nel tempo si sono maggiormente attrezzate per la diretta, con strutture e investimenti, il passaggio potrebbe porre qualche difficoltà in più. Insomma, la norma è uno stimolo, ma il percorso potrebbe essere lungo».Per rendere operativa la norma, come si legge, dovrà esserci, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore, un decreto del Ministro della salute – di concerto con quello dell’Economia e previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni, ma sentite le organizzazioni delle farmacie e gli ordini professionali – che dovrà stabilire “condizioni, modalità di remunerazione e criteri” e che comunque dovrà essere “senza nuovi o maggiori oneri a carico del Servizio sanitario nazionale”. «Al di là di tutto, sono convinto che sia il momento di muoversi in più direzioni: prendendo contatti con le Regioni, ma non solo. Credo che un importante alleato, in questo frangente, possa essere anche il paziente. Proporre e avviare sperimentazioni o progetti può essere importante anche perché si avvia un processo in cui si rende maggiormente determinante il cittadino nella scelta dei canali».Quanto, infine, all’invarianza di costi, «è un vincolo che ormai abbiamo visto tante volte» aggiunge Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, «ma in questo momento guardiamo con speranza agli aiuti che arriveranno dall’Europa, che potrebbero rappresentare una iniezione per la sanità, per le Regioni e per la farmaceutica e potrebbero costituire una opportunità in più. Dal nostro punto di vista, anche la distribuzione intermedia sta vivendo un momento di grande difficoltà: in questo contesto, sia in termini di sostenibilità sia di operatività, per noi è quanto mai necessario una uniformazione sul territorio nazionale delle modalità distributive, favorendo il passaggio dei farmaci delle strutture della diretta alle farmacie del territorio. Per questo, intendiamo muoverci al fianco delle rappresentanze delle farmacie, cercando di portare a compimento il più possibile l’opportunità fornita dalla norma». By Francesca Giani – fonte: Farmacista33)

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Nuova legge ucraina sull’apolidia volta a porre fine al limbo legale in cui si trovano migliaia di persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, accoglie con favore la nuova legge in materia di apolidia entrata in vigore in Ucraina questa settimana. Tra i diversi diritti e opportunità, la legge darà a migliaia di persone prive di nazionalità una possibilità di lavorare legalmente, studiare e accedere all’assistenza sanitaria, e, infine, una volta che sarà loro riconosciuto lo status di apolidi, costituirà una chiave di accesso alla cittadinanza.La legge, conosciuta come ‘Emendamenti a taluni atti legislativi dell’Ucraina inerenti al riconoscimento dello status di apolidi’, è stata firmata questa settimana dal Presidente dell’Ucraina dopo essere stata adottata dal Parlamento il 16 giugno.La misura rappresenta un passo importante nella campagna volta a porre fine all’apolidia nel Paese.Essa istituisce formalmente una Procedura di determinazione dell’apolidia di cui si prevede beneficeranno circa 35.000 persone, riconosciute apolidi o la cui nazionalità non è definita.Tra queste vi sono le persone che soggiornano in Ucraina da molti anni — a partire dalla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica — e che non hanno potuto acquisire la cittadinanza ucraina o quella di qualunque altro Paese in quanto prive dei documenti necessari o di legami coi Paesi nati dal crollo dell’URSS.Grazie all’introduzione della procedura, le persone il cui status di apolide è stato riconosciuto ora potranno regolarizzare il proprio soggiorno ottenendo il permesso di soggiorno temporaneo. Godranno del diritto alla libera circolazione, al lavoro e all’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari. Di fondamentale rilevanza è il fatto che la legge spianerà la strada alla possibilità di divenire cittadini ucraini per naturalizzazione. Dopo cinque anni di soggiorno ininterrotto in Ucraina, alle persone riconosciute apolidi sarà concesso il diritto di presentare domandadi naturalizzazione.La legge è stata presentata da membri del Parlamento in stretta collaborazione con il Servizio di Stato per le Migrazioni e il Ministero dell’Interno e in consultazione con altri enti governativi, esperti della società civile e UNHCR. L’UNHCR ha svolto attività di advocacy per l’introduzione di una Procedura di determinazione dell’apolidia fin dal 2013, quando l’Ucraina ha aderito ai due trattati delle Nazioni Unite sull’apolidia: la Convenzione del 1954 sullo status degli apolidi e la Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia.L’UNHCR è pronta a supportare le autorità nell’implementazione della legge e si è offerta di assistere il Servizio di Stato per le Migrazioni dell’Ucraina organizzando sessioni formative per il personale competente impiegato nei dipartimenti regionali nonché per i professionisti legali, compresi quelli dei Centri di assistenza legale gratuita gestiti dallo Stato. L’UNHCR, inoltre, svolgerà attività di sensibilizzazione tra le popolazioni interessate in relazione alla possibilità di presentare domanda di riconoscimento dello status di apolide.L’apolidia segna le vite di milioni di persone in tutto il mondo, privandole dei diritti fondamentali e di riconoscimento ufficiale. Secondo i dati registrati da 76 Paesi, nel mondo vi sarebbero 4,2 milioni di persone apolidi, ma l’UNHCR ritiene che il numero reale sia significativamente più elevato. Oltre a sostenere gli sforzi del Governo volti a far fronte alle criticità poste dall’apolidia, l’UNHCR in Ucraina assicura assistenza a rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni e altre persone colpite dal conflitto e supporta la ricerca di soluzioni. Quasi 1,7 milioni di persone sono stati colpiti dalle conseguenze del conflitto, tra cui 734.000 sfollati all’interno del Paese.

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Legge rilancio e professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

“La conversione in legge del decreto Rilancio porta con sé due meriti: l’estensione a tutti i professionisti sanitari del ‘bonus’ grazie al quale si intendono già maturati di un terzo i crediti Ecm del triennio 2020-2022 (Art. 5-bis Disposizioni in materia di formazione continua in medicina 3) e, all’Art. 10 (Modifiche al decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020 n. 27) del Fondo di solidarietà per i famigliari di vittime del Covid-19. Per il resto, si tratta di una legge che prosegue sulla via di una inadeguata e non paritaria attenzione della politica verso tutte le professioni sanitarie, in particolare quella ostetrica, dimostrando un’altrettanta grave disattenzione per la salute delle donne”, commentano le componenti del Comitato centrale della Federazione Nazionale della Professione di Ostetrica (FNOPO).“Sembra quanto mai surreale dover ancora una volta bacchettare la politica perché ponga sullo stesso piano tutte le professioni sanitarie e, con esse, gli interessi e la tutela dei bisogni di salute di tutti i cittadini e le cittadine. Ora più che mai, anche alla luce dei dati dell’ultimo rapporto Istat è doveroso che le Istituzioni introducano azioni di serio contrasto alla denatalità, anche a seguito del clima di smarrimento e di timori per il futuro che l’epidemia da Covid-19 ha lasciato nella popolazione. Per fare questo, serve una nuova concezione della tutela, protezione e promozione della salute – affermano i vertici FNOPO -. La professionalità ostetrica, in tale nuova prospettiva, svolge una funzione cruciale potendo intervenire nelle fasce di popolazione femminile fertile, realizzando campagne informative sui sani stili di vita, sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili ma anche, per le adolescenti, sugli effetti negativi delle sostanze di abuso sulla fertilità. Tali obiettivi sono raggiungibili attraverso la piena implementazione del modello di ostetrica di famiglia e di comunità. Trattandosi infatti di un modello, la professionalità e la competenza ostetrica non sono legate a uno specifico luogo (ospedale, consultorio, etc) ma si realizza lì dove vi è necessità della sua presenza rispondendo in maniera funzionale al bisogno reale o potenziale della donna/coppia. L’ostetrica di famiglia, inoltre, radicandosi sul territorio riesce a intercettare una fascia di popolazione femminile non più giovanissima, che è quella più longeva ma che, pur vivendo più a lungo, vive meno bene e fa maggiore ricorso a cure del Servizio Sanitario Nazionale anche a causa di diverse patologie legate all’età, quali le disfunzioni pelvi-perineali. Patologie per le quali nella fase di emergenza epidemica non è stato possibile proseguire percorsi di riabilitazione già intrapresi, mentre per molte donne non è stato nemmeno possibile sottoporsi a diagnosi a causa della doverosa interruzione delle attività ambulatoriali specialistiche. Nella fase due dell’epidemia, la Federazione chiede che le Aziende Sanitarie Locali e le istituzioni tutte prestino la necessaria attenzione alla popolazione anziana fragile, che prova disagio ad approcciarsi a un servizio di riabilitazione pelviperineale e che quindi deve essere intercettata anche presso gli ambulatori di medicina generale dove in modo funzionale trova l’ostetrica adeguatamente formata.Le ostetriche e le donne di tutte le età non possono più aspettare, serve una politica più attenta e interessata e che prenda provvedimenti adeguati alle esigenze di tutti”, concludono i vertici FNOPO.

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Diventa legge il decreto scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2020

Il decreto scuola 22 dell’8 aprile scorso, Atto n. 2525, è diventato legge: l’aula di Montecitorio ha dato il suo assenso, con 145 voti a favore e 122 contrari. Nel decreto indicazioni su Esami di Stato, valutazione finale, inizio anno scolastico 2020/21, voti alla scuola primaria, tutele per gli alunni con disabilità, modifiche alla prova scritta del concorso straordinario, graduatorie di istituto provinciali. Secondo l’Anief il piano predisposto per il ritorno in classe e per rispondere alla piaga del precariato non è sufficiente. Era necessario un piano di investimenti urgente, anche in relazione all’emergenza coronavirus: quando a fine estate torneranno sui banchi oltre otto milioni di alunni e un milione e 300 mila tra docenti, Ata e dirigenti, se ci si fermerà a questo piano, ci renderemo conto dell’errore fatto. Si tratta di un provvedimento deludente e che non introduce disposizioni risolutive e si basa su investimenti inadeguati rispetto alle esigenze. Era e rimane prioritario iniziare dalle classi con numeri ridotti, quindi con non oltre 15 alunni, passando per delle strutture edilizie conformi anche alle nuove necessità epidemiologiche. Degli otto miliardi di euro minimi necessari per una ripartenza adeguata, invece, ne è arrivato solo uno e mezzo. Ma serviva anche l’introduzione di procedure, come quella concorsuale, che non fanno altro che incrementare le discriminazioni tra il personale, con i precari che continuano a portare avanti il loro lavoro indefessi ma senza alcuna prospettiva di stabilizzazione. Anief ha colto il malcontento dei lavoratori a tempo indeterminato e determinato, indicendo quindi lo stato di agitazione di tutto il personale scolastico
Il concorso straordinario secondaria per il ruolo, passato da 24.000 a 32.000 posti, prevede una prova scritta da superare con il punteggio minimo di sette decimi o equivalente. Il programma di esame rimane quello previsto dal bando, distinto per classe di concorso e tipologia di posto. La prova sarà articolata in quesiti a risposta aperta. Di conseguenza, sono state sospese le domande di partecipazione al concorso con prova computer based.

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La legge è uguale per tutti eccetto Trump e i suoi amici

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

La recente assoluzione di Donald Trump dal Senato americano nel caso dell’impeachment è stata utile perché ha reso facile “mettere alla luce del sole quelli che bisognava licenziare”. Così Donald Trump, non il presidente, ma il figlio maggiore, mentre cercava di spiegare gli individui che il padre ha licenziato di questi giorni. Donald Jr. è incaricato di gestire l’azienda del padre ma spesso commenta situazioni politiche per supportare il padre ma si crede anche che si stia preparando anche lui a una futura entrata in politica.Trump dopo la sua “vittoria” in Senato, grazie ai repubblicani che hanno votato compatti per assolverlo dall’impeachment approvato in precedenza dalla Camera, ha iniziato la sua “purga” colpendo quelli che secondo lui lo avevano tradito. In particolare si è concentrato su parecchi individui vicini a lui che hanno testimoniato nelle inchieste dirette da alcune commissioni alla Camera, confermando il quid pro quo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Questa conversazione ha scatenato l’inchiesta che ha portato al voto di impeachment alla Camera. Il colonnello Alexander Vindman, funzionario del Consiglio di Sicurezza alla Casa Bianca, aveva testimoniato contraddicendo il suo capo il quale lo ha bollato di traditore. Trump lo aveva attaccato accusandolo di mentire. C’è solo un piccolo problema. Vindman ha testimoniato sotto giuramento contro il suo capo, dimostrando una fortissima dosi di coraggio, mentre Trump “testimonia” con i suoi tweet senza dare prove per le sue accuse. Pochi giorni dopo l’assoluzione del Senato, Trump ha licenziato Vindman ma anche il fratello Yevgeny, anche lui in servizio alla Casa Bianca. Il fratello non aveva testimoniato ma la parentela lo avrà reso sospetto al 45esimo presidente. Un altro “traditore” per Trump è stato Gordon Sondland, il quale, per avere contribuito un milione di dollari alla Commissione di insediamento di Trump, era stato “ricompensato” con la nomina di ambasciatore all’Unione Europea. Sondland aveva anche lui testimoniato alla Camera confermando il quid pro quo fra Trump e Zelensky e esattamente come Vindman è stato licenziato dall’attuale inquilino della Casa Bianca.Trump continua a dimostrare che il talento e le capacità professionali dei suoi collaboratori importano poco, optando invece per l’estrema fedeltà di chi gli sta intorno. Vuole assolutamente scegliere i suoi collaboratori senza nessun paletto e ha dimostrato estremi sospetti sul cosiddetto “deep state”, cioè a dire i funzionari di carriera nel governo che fanno il loro lavoro in maniera indipendente a prescindere di chi sia il presidente. Cinquanta funzionari del Consiglio di Sicurezza sono stati trasferiti in altri dipartimenti, allontanandoli dalla cerchia di quelli che possono sentire e “spiare” l’inquilino della Casa Bianca.Trump continua a dimostrare meno e meno fiducia ed ha infatti dichiarato in un’intervista che in futuro ridurrà il personale che ascolta le sue conversazioni con leader di altre nazioni per evitare il guaio che gli è successo con Zelensky. Non capisce però che la conoscenza di quello che lui discute non è solo per i suoi bisogni ma si tratta degli interessi nazionali e quindi deve fare uso degli esperti e prendere in considerazione i loro consigli. Mantenendo sempre più segreti ci fa capire che Trump vuole operare senza essere osservato ed eventualmente giudicato. Si tratta di una grande insicurezza riflessa anche nel suo forte bisogno di ampliare il suo potere per punire e ricompensare i suoi fedeli collaboratori. In questa direzione il Dipartimento di Giustizia gli sta servendo per spingere i tribunali a scagionare o andare leggero su individui come Roger Stone, suo ex collaboratore. Va ricordato che Stone era stato condannato da un tribunale ma proprio di questi giorni quattro dei procuratori nel caso si sono dimessi per la direttiva di Bill Barr, Procuratore Generale, di alterare la richiesta di pena per Stone considerandola eccessiva. Una richiesta mai udita. La mossa di Barr, grande servitore di Trump ma non della Costituzione americana, ha scatenato una ribellione fra ex funzionari della giustizia, 2mila dei quali, hanno chiesto le dimissioni di Barr. Inoltre la Federal Judge Association, gruppo indipendente di giudici, ha annunciato una riunione di emergenza per discutere gli interventi e le pressioni irregolari di Trump sui processi in corso. Nonostante queste pressioni la giudice Amy Berman Jackson ha condannato Stone a tre anni di carcere dichiarando che “i fatti sono importanti”, stoccata diretta a Trump e le sue evidenti falsità. Non sorprenderebbe una grazia per Stone per dimostrare che l’inquilino della Casa Bianca sia il vero “capo” negli Stati Uniti anche nel sistema giudiziario.Trump però sembra ignorare questi tentativi di paletti che dovrebbero porre limiti ai suoi poteri esecutivi. Dopo l’assoluzione al Senato sta dando l’impressione di avere potere assoluto. Sta esagerando poiché sembra che anche Barr non ne può più. Il procuratore generale in un’intervista ha dichiarato che tutti questi tweet sul suo ministero gli rendono la vita difficile e non può svolgere i suoi compiti. Si riferiva a Trump anche senza nominarlo. Da parte sua l’inquilino della Casa Bianca ha dichiarato che non intende fermarsi e vuole anche che il Dipartimento di Giustizia apra un’inchiesta su James Comey e la Fbi per ritornare sul Russiagate, cercando di riscrivere la storia in modo a lui piacevole. Trump non ha mai digerito l’idea di avere vinto l’elezione con l’aiuto dei russi come ci ha spiegato il rapporto di Robert Mueller, che il presidente vorrebbe anche sia investigato.Alcuni analisti hanno rilevato che l’insoddisfazione di Barr con Trump consiste di una sceneggiata per creare l’illusione dell’indipendenza della giustizia dal potere esecutivo. Forse. Nel frattempo Trump continua a mandare segnali che i suoi poteri sono immensi e senza limiti. In una recente intervista ha infatti dichiarato di essere “l’ufficiale numero uno nell’applicazione della legge”, titolo che spetta infatti al procuratore generale Barr. Per reiterarlo, l’inquilino della Casa Bianca ha recentemente concesso la grazia a una dozzina di criminali, alcuni notissimi, altri meno, quasi tutti condannati di frode e corruzione. Il messaggio di Trump sembra essere quello di mostrare la fedeltà che lui riconoscerà con i suoi poteri ampliati dall’assoluzione al Senato. Trump non è il solo ad essere al di sopra della legge. I suoi amici lo saranno anche mentre quelli che intendono andargli contro possono aspettarsi le mazzate del leader “della legge” americana. (by Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Il reddito di cittadinanza è legge: Non si tocca

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Roma – “Su Reddito di Cittadinanza e prescrizione il Parlamento si è già espresso, sono leggi dello Stato. Credo che nessuno possa mai pensare di togliere il reddito di cittadinanza, così come non sono stati tolti altri strumenti introdotti per i cittadini, anche se non erano perfetti. Il dibattito politico ci permette di migliorare sempre quello che si fa”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1 RAI.

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Parlamentari volta gabbana: Dura lex sed lex

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2020

Se non vogliamo andare molto lontani nel tempo e ci limitiamo alla storia italiana di questi ultimi anni dobbiamo riconoscere che avrebbe avuto un diverso corso se chi è stato eletto in una lista fosse rimasto coerente con il suo mandato elettorale. Tralasciamo, per carità di patria, i volta gabbana a pagamento. Mi riferisco a chi ha affermato di averlo fatto per libera scelta, per un caso di coscienza, ecc. Sono persone che meriterebbero apprezzamento se fossero stati conseguenti dimettendosi dalla carica assunta per volontà popolare. Costoro hanno, invece, disatteso il mandato ricevuto perché chi li ha votati lo ha fatto aderendo a un progetto politico di cui ne facevano parte e si ponevano come fedeli interpreti. La stessa costituzione che rispetta chi può cambiare opinione dovrebbe aggiungere che lo stesso parlamentare dovrebbe ripresentarsi al suo elettorato e farsi giudicare dallo stesso per le sue mutate idee su quello che è stato il suo partito o movimento che sia. Questa è coerenza e mi pare che anche in altri ambiti della vita da quella civile a quella economica se un manager esce dalla linea guida aziendale è rimosso, se non licenziato. A tutto questo dovremmo aggiungervi il noto vizietto tipicamente italiano e che un politico di lunga militanza aveva così riassunto: se due italiani scendessero in politica avremmo di certo due nuovi partiti e tre correnti. E allora che si facciano pure i due partiti e relative correnti, ma vadano a farli altrove. (Riccardo Alfonso)

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Il decreto scuola è legge: 48 mila docenti potranno essere assunti nei prossimi anni

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

Allontanandosi per cinque anni dalle famiglie. Ma in 150 mila continueranno a fare i supplenti, in spregio alla continuità didattica con aggravi per le casse dello Stato. Chi governa la Scuola infatti forse non sa che ogni precario costa 25 mila euro in più a tutti i contribuenti. Senza dimenticare che in migliaia continueranno a essere licenziati o a insegnare senza abilitazione. Inoltre, si introducono ben otto graduatorie per assumere in ruolo i futuri insegnanti, a differenze delle due precedenti, con una inevitabile “guerra” giudiziaria che si scatenerà in tribunale, mentre il personale amministrativo delle scuole continuerà a essere chiamato con un contratto a tempo determinato per pochi euro.È stato oggi approvato in Senato, senza modifiche, il testo salva scuola, licenziato dalla Camera dei Deputati ad inizio dicembre, rinominato “salva-precari” ma poi da qualcuno durante il dibattito parlamentare ribattezzato “ammazza-precari”.Di certo, per Anief la serie di provvedimenti approvati oggi a Palazzo Madama non salvano praticamente nessuno: perché si promette a 24 mila precari con 36 mesi di servizio nella sola scuola statale un’assunzione, ma solo laddove le ex graduatorie permanenti siano esaurite; si inventano di sana pianta otto graduatorie per entrare nei ruoli dello Stato, complicando il vecchio doppio canale di reclutamento; si ignora il problema della supplentite nella scuola dell’infanzia e nella primaria, si fa finta di non sapere che ci sono miriadi di docenti di religione cattolica che fanno i supplenti da anche vent’anni, che esistono decine di migliaia di assistenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici precari, che vi sono oltre 600 facenti funzione Dsga.

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Legge di Bilancio, Fioramonti e Ascani: interverremo su stipendi, sostegno, infanzia, Ata, aumento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Al Ministero dell’Istruzione si sta lavorando per raggiungere la cifra di aumento di cento euro lordi da assegnare a docenti e personale Ata. Lo hanno dichiarato oggi in una doppia intervista sia il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti che la viceministra Anna Ascani. A La Repubblica il titolare del Miur ha detto che pagare meglio gli insegnanti è un segnale per dire loro: “Non siete soli, il valore del vostro lavoro è riconosciuto”La sottosegretaria e viceministra Ascani, invece, intervistata dall’agenzia Dire, ha aggiunto che ci sono anche provvedimenti per il sostegno, l’infanzia, gli Ata, aumento dei posti. “Sulla scuola – afferma la Ascani – stiamo lavorando su tre fronti: l’infanzia, il sostegno e quindi l’aumento dei posti, e il personale Ata, di cui non si parla mai ma che è fondamentale per la scuola e per il suo funzionamento. Se tutte queste operazioni dovessero andare in porto, arriveremo ai 3 miliardi di cui avevamo parlato inizialmente. In questo senso sono particolarmente ottimista”.
Per il sindacato Anief tutti i punti citati dai vertici del Ministero dell’Istruzione sono fondamentali per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori e dell’offerta formativa scolastica: “La partita degli stipendi di docenti e Ata, dell’aumento delle maestre della scuola dell’infanzia e in generale del primo ciclo, l’introduzione di nuove regole che assicurino sostegno ai disabili dal primo giorno di scuola, l’incremento di organico a partire del personale Ata fanno parte del pacchetto di emendamenti alla legge di bilancio che abbiamo presentato in cui crediamo fortemente, se davvero si vuole dare una svolta all’istruzione pubblica nazionale. Crediamo però anche che si tratti di operazioni onerose che devono avere il sostegno del MEF attraverso investimenti reali e continuativi nel medio-lungo periodo. È bene quindi che il Governo faccia quadrato attorno alle indicazioni di Fioramonti e Ascani, altrimenti ci ritroveremo per l’ennesima volta dinanzi a una serie di buoni propositi non mantenuti”.

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Scuola: Il Governo approva il Decreto Legge sui precari ma in migliaia rimangono esclusi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Dopo l’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei ministri, Anief conferma lo sciopero e il sit-in del 12 novembre per sensibilizzare i gruppi parlamentari sulle diverse proposte emendative che saranno elaborate per affrontare l’irrisolto problema della supplentite e del precariato. Nel frattempo, nei prossimi giorni saranno avviate le pre-adesioni ai ricorsi per l’ammissione alla procedura riservata di migliaia di insegnanti e per la stabilizzazione dei collaboratori scolastici e dei ricercatori universitari. Anche la stampa specialista scrive: “i docenti esclusi dalla procedura del concorso straordinario guardano con diffidenza al decreto scuola”. Perché “giornalmente gli Uffici Scolastici procedono al depennamento da GaE in conseguenza delle sentenze di merito e ai relativi licenziamenti. Vi sono poi quelle categorie di docenti che rientravano nel PAS nel decreto di agosto e che adesso sembrano trovarsi con un “pugno di mosche in mano”: docenti con servizio nelle scuole paritarie o centri di formazione professionale, dottori di ricerca, docenti ingabbiati nella scuola primaria, infanzia o secondaria che vogliono conseguire una nuova abilitazione”. In attesa della pubblicazione ufficiale del testo approvato il 10 ottobre in Consiglio dei Ministri, leggi il precedente commento del sindacato a tutte le norme inserite nello Schema di Decreto.

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L’agricoltura e il decreto legge sul clima

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

I chiarimenti del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in merito all’infondatezza di possibili penalizzazioni per gli agricoltori all’interno del Decreto Clima – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – costituiscono un passaggio essenziale per il coinvolgimento del primario nella salvaguardia e nella tutela dei territori.Come Confeuro – continua Tiso – abbiamo più volte rimarcato la necessità di creare una forte sinergia tra mondo agricolo e tutela ambientale; ed è per questo che accogliamo con soddisfazione non solo le parole del Ministro sull’assenza di penalizzazioni, ma anche quelle volte a precisare il ruolo decisivo che proprio gli operatori del comparto agroalimentare saranno chiamati a svolgere in qualità di alleati per questa nuova stagione.Pratiche come quelle legate alla creazione degli allevamenti intensivi vanno contrastate duramente anche perché estranee ai sistemi produttivi e valoriali alla base del primario. L’agricoltura – conclude Tiso – è tutt’altro; e si occupa di forestazione, manutenzione dei terreni e produzione di derrate salubri e genuine. E’ giunto il momento di ridare prestigio a quei tanti operatori agricoli che in questi anni sono stati spesso dimenticati e bistrattati e che invece, oggi più che mai, possono fare la differenza nel tentativo di salvare il pianeta.

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No alla legge del più forte e per una “pace senza confini”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

“A livello globale s’indeboliscono i meccanismi multilaterali a favore dell’unilateralismo, si afferma la legge del più forte. L’Unione Europa è un contrappeso a questa tendenza. Affermare la necessità dell’Europa è come dimostrare la legge della gravità: esiste senza alcun dubbio”.
Dall’incontro “Pace senza confini”, organizzato a Madrid (15-17 settembre) dalla Comunità di Sant’Egidio insieme all’Arcidiocesi della capitale spagnola, arriva una delle prime prese di posizione sull’Europa da parte di Josep Borrell Fontelles dopo la sua nomina ad Alto Rappresentante UE per la Politica estera. “La sfida – ha detto – è unirci per contare di più. Condividere la sovranità è il contributo dell’Europa al mondo. Il momento è critico: all’Onu i veti delle grandi potenze sulle decisioni a maggioranza sono cresciuti in modo esponenziale, gli accordi internazionali sul commercio sono in crisi, si smantellano il patto con l’Iran e il trattato internazionale sulle armi atomiche mettendo a rischio la stabilità nucleare; è emblematica la crisi degli Accordi di Parigi sul clima, nonostante la crisi ambientale”.
“Condividere la sovranità – conclude Borrell – è l’ideale radicato nella storia europea: dalla sconfitta dei due totalitarismi nel 1945 e nel 1989 è nata la nostra libertà, che si è affermata contro la legge del più forte”.

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Legge libro – Levi (AIE): “Questa legge così non funziona”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 luglio 2019

Difesa dei lettori, dei consumatori, delle famiglie, dei giovani. Detrazioni fiscali per l’acquisto dei libri. Conferma del Bonus Cultura. Queste le richieste urgenti dell’Associazione Italiana degli Editori (AIE) all’approvazione della nuova legge sul libro da parte della Camera.“Questa legge così non funziona – ha sottolineato il presidente Ricardo Franco Levi, a nome di tutto il Comitato di Presidenza, riunito sul tema -. Giusti gli obiettivi, ma mancano le risorse e si colpiscono lettori e consumatori. Verranno sottratti dalle tasche delle famiglie almeno 70 milioni di euro”.“All’approvazione da parte della Camera dei deputati del progetto di legge che ha per oggetto “la promozione e il sostegno della lettura” rispondiamo che condividiamo con passione questo obiettivo, che sosteniamo ogni sforzo in questa direzione – ha proseguito Levi -. Ma dove sono i fondi necessari per tradurlo in pratica? Apprezziamo che per la prima volta ci sia un impianto complessivo per affrontare l’emergenza della lettura. Ma dove sono gli investimenti per evitare che tutto si traduca in una vuota promessa? Dove sono le risorse per le quali governo e Parlamento si erano impegnati sull’esempio di quanto già fatto per il cinema?”“E come – ha continuato il presidente AIE – aiutare i lettori, i consumatori, le famiglie, i giovani sui quali peseranno i limiti agli sconti sul prezzo dei libri e alle diverse facilitazioni all’acquisto? Come sostenere un settore che lungo tutta la catena del libro – dall’ideazione alla scrittura, alla produzione, alla distribuzione, fino alla vendita – produce cultura e lavoro per decine di migliaia di persone, che traduce in percorsi di vita professionale la creatività degli autori, ma che perderà percentuali importanti di fatturato per le restrizioni poste dal progetto di legge all’iniziativa delle imprese?”
“La discussione della legge passerà ora al Senato. Dal Parlamento e dal governo aspettiamo – ha concluso – un impegno forte per dare sostanza a un provvedimento che altrimenti resterà come un’occasione gravemente perduta per un’Italia che ha disperatamente bisogno di più lettura, più conoscenza, più sapere”.

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I sindacati militari al governo: la legge sul sindacato dei militari va approvata in fretta

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Dopo la bagarre in Commissione Affari Costituzionali sul decreto sicurezza bis e l’ennesimo tentativo di Salvini di far passare la Lega come l’unico partito pro “Forze dell’ordine”, anche Luigi Di Maio esce allo scoperto sul terreno della sicurezza, accusando l’alleato di Governo di aver rallentato e boicottato la legge sul sindacato dei militari fortemente voluta dai 5S. Acquisiamo con favore la presa di posizione del leader politico dei 5S, ma ora basta teatrini, basta annunci, basta propaganda, la maggioranza ci faccia capire se sta dalla parte dei militari e della Costituzione.Quella legge va migliorata, e non solo sotto il profilo della competenza del giudice del lavoro per le controversie in materia di comportamento antisindacale, ma anche sotto altri fondamentali profili, quali, ad esempio, l’aberrazione del 3% di rappresentatività per ogni singola categoria, la mancata competenza dei sindacati in materia di articolazione dell’orario di servizio, l’assenza di contrattazione di II livello. Quella legge va migliorata e approvata in fretta. E’ inaccettabile il fatto che si stia portando avanti un correttivo al riordino o, peggio, che si apra il tavolo per il rinnovo del contratto, peraltro con risorse ridicole, senza il coinvolgimento dei sindacati dei militari e con una rappresentanza militare con poteri limitati e, di fatto, già delegittimata dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 120.

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Modificare la legge su formazione specialistica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

“Gli specializzandi non possono essere assunti nel SSN sic et simpliciter, ma devono prima acquisire la loro autonomia nelle attività specialistiche all’interno delle strutture universitarie, sotto il controllo di tutor adeguati; solo se ritenuti idonei dalla propria scuola, potranno lavorare nelle strutture del SSN sottoscrivendo apposita convenzione con l’università”.Lo dichiara Paola Frassinetti, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera ricordando al Ministro della Salute Grillo che “i medici specialisti in formazione hanno un percorso formativo obbligato la cui responsabilità è esclusivamente universitaria”. “In quest’ottica – conclude il deputato di FDI – si rende urgente modificare la legge sulla formazione specialistica, che è stata interpretata dai TAR in modo diverso da regione a regione, permettendo agli specializzandi, seppur sotto la responsabilità di tutor adeguati, di compiere in autonomia crescente tutte le attività specialistiche, compresa l’attività di guardia, ambulatoriale e chirurgica”

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“In merito alla legge sulle autonomie penso sia incostituzionale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 maggio 2019

Lo dichiara Fabio Rampelli vicepresidente della Camera e deputato di Fdi: L’articolo 116 della Costituzione – soggiunge -dà la possibilità, è vero, di concordare nuove competenze alle Regioni, ma con una riserva di legge. Questo vuol dire che la richiesta va normata con una legge che dica in maniera chiara cosa deve accadere senza differenze tra cittadini e aree” – ha commentato il vicepresidente della Camera e deputato di Fdi, Fabio Rampelli, a margine della presentazione di un nuovo consigliere di Fratelli d’Italia, Riccardo Graceffa, nel IX Municipio di Roma. “Vogliono partire da tre Regioni del Nord e non ci sentiamo affatto rassicurati dal fatto che ci dicono che ci sono altre Regioni che stanno chiedendo l’autonomia. Non la Lombardia. Non il Veneto. E nemmeno l’Emilia Romagna. La prima emergenza, se si parla di autonomie differenziate, è Roma Capitale – prosegue Rampelli. Basterebbe che il Governo nazionale all’interno del quale c’è il Movimento 5 Stelle, che esprime la Raggi come sindaco di Roma, e la Lega, che esprime il ministro degli Interni, si concentrassero sulla città e Roma potrebbe vedere risolti i suoi problemi in 5 anni. Tutti. E’ inaccettabile che la Capitale d’Italia venga trattata in questa maniera. Oggi, anche i più critici, sembrano tutti sostenitori postumi della Capitale, ma questo è un tema che Fdi cavalca da lungo tempo. Il ministro degli Interni potrebbe portare 2.000 nuovi agenti a Roma, cosa che non viene fatta. Realizzare commissariati nelle periferie e nelle borgate, cosa che non viene fatta. Infine potrebbe intervenire sui campi nomadi, che sono nella gestione del Comune ma che sono di competenza anche sua viso che all’interno degli insediamenti vengono commessi reati come i roghi tossici. E nemmeno questo viene fatto. Alla Capitale d’Italia mancano visione, poteri e trasferimenti economici ed è quindi paragonabile a qualsiasi altro Comune italiano quando invece dovrebbe essere equiparata alle altre capitali europee”.

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