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Posts Tagged ‘pensionamenti’

Scuola: Il Covid accelera i pensionamenti e fa crescere le supplenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Nel 2021 via 50 mila prof e Ata. Il pericolo di una seconda ondata di contagi da coronavirus potrebbe accentuare la propensione al pensionamento di insegnanti e personale tecnico-amministrativo (Ata): lo scrive oggi Il Sole 24 Ore, sottolineando che “un campanello d’allarme sull’effetto Covid-19 tra i prof è già suonato nei giorni scorsi quando è partita la nuova procedura della call veloce, targata Azzolina. Appena 2.500 precari hanno presentato domanda per spostarsi in un’altra regione (soprattutto da Sud a Nord) per conquistare un posto fisso”. Sulla propensione a lasciare il servizio pesa anche il fatto che il 2021 sarà anche l’ultimo anno per fruire dell’anticipo pensionistico Quota 100, “stime prudenziali di esperti del settore e sindacati indicano in almeno 50mila le domande in arrivo (40mila docenti o poco meno e 10mila Ata)”. Un fenomeno che, sommato all’attuale record di posti vacanti, potrebbe andare quasi a vanificare, ancora prima di essere svolti, le tre ormai imminenti procedure concorsuali per complessivi 78 mila posti da assegnare.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha grossi dubbi sul fatto che i concorsi-lumaca, regolati da bandi malfatti ed eccessivamente selettivi, possano sopperire ad un così alto numero di uscite dal lavoro favorite anche dal fatto che il 2021 sarà l’ultimo anno di ‘Quota 100’: le cattedre che si andranno a liberare nei prossimi mesi, ma anche i posti di personale Ata, che ormai fa registrare quasi 10 mila pensionamenti l’anno, difficilmente potranno essere sopperite con altrettante immissioni in ruolo, considerando anche che dalle GaE, se non si cambieranno le regole di accesso, potranno subentrare davvero in pochi. In questa situazione diventa ancora più necessario utilizzare le graduatorie d’Istituto-provinciali per procedere non solo con le supplenze ma anche alle immissioni in ruolo. Questo provvedimento, assieme alla cancellazione definitiva dell’organico di fatto, sarebbe provvidenziale, per evitare che il prossimo anno si centri un nuovo record di assunzioni a tempo determinato, prestando così il fianco ancora di più alle procedure di infrazione che la Commissione UE potrebbe attuare nei confronti dell’Italia per essere incorsa nell’abuso di precariato e nella mancata assunzione dei precari con 36 mesi di servizio, come dall’Anief denunciato da tempo al Consiglio d’Europa”.

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Scuola: Sono 40 mila i pensionamenti certificati, 30 mila docenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 giugno 2020

È pari a 39.700 il numero di pensionamenti certificati che avranno effetto con il nuovo anno scolastico: si allarga ulteriormente il già cospicuo numero di posti vacanti che andranno in larghissima parte a supplenza annuale. La quota indicata di 250 mila contratti a tempo determinato diventa sempre più plausibile. Anche quelli che si andranno a dividere tra lavoratori Ata ed educatori precari.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “una parte dei posti liberi gli Uffici scolastici nemmeno potranno tentare di assegnarli ai ruoli del 2020, perché dovranno essere accantonati per i vincitori dei prossimi tre concorsi-lumaca e stracolmi di disposizioni discriminanti. Senza dimenticare che la maggior parte delle convocazioni andranno comunque disertate. Un motivo in più per procedere da subito con le assunzioni a tempo indeterminato utilizzando anche le graduatorie d’Istituto a breve trasformate in provinciali. Per il personale Ata si sa ancora meno: la materia sarà oggetto di un incontro informativo con i sindacati, Anief compresa, previsto domani alle 18.30”.
A settembre a passare la mano saranno in 40 mila: il numero degli aventi diritto alla pensione è stato comunicato dall’Inps. Vuol dire che il dato non è definitivo, ma, da quanto risulta ad Orizzonte Scuola, quello finale non si dovrebbe distaccare di molto. I 39.700 pensionamenti certificati includono i docenti. I posti in questione saranno messi a disposizione per le operazioni 2020/21 di mobilità, immissioni in ruolo e supplenze. Sarebbe in via di emanazione da parte del MI una comunicazione con il dettaglio dei posti liberi a seguito dei pensionamenti.
Considerando i posti vacanti, compresi i residui dello scorso anno scolastico derivanti dalle mancate immissioni in ruolo per via delle graduatorie – GaE e di merito – senza più candidati, le cattedre che quest’anno presumibilmente il ministero dell’Economia potrebbe autorizzare per essere assegnate alle immissioni in ruolo si presume che possano essere circa 60 mila. In realtà dovrebbero essere molte di più, ma conosciamo le logiche al risparmio dell’amministrazione pubblica.

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Medici di famiglia, è rischio boom pensionamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Dopo l’onda del Covid-19, per i cittadini bergamaschi potrebbe arrivare quella del pensionamento in massa dei medici di famiglia. Dei circa 600 operanti in provincia entro fine anno potrebbe andarsene via – per pensionamento, data l’alta età media, ma non solo – un centinaio, uno su cinque. L’allarme lo lancia Guido Marinoni, presidente dell’Ordine dei Medici di Bergamo. Che spiega: «In ambito Enpam, i requisiti per l’età pensionabile del professionista maturano a 62 anni, il medico di famiglia può cessare dalla convenzione a 68 anni, molti continuano fino a 70 anni. E così hanno fatto molti colleghi in tempo di Covid-19, sfidando la malattia e restando al loro posto. Ma adesso i cambiamenti organizzativi e gli orizzonti della medicina generale, che non sono rosei, potrebbero rivelarsi un incentivo all’esodo». Resterebbe sguarnita in primo luogo l’assistenza primaria. «In genere l’età del pensionamento dipende anche da quanto il medico ha contribuito alla sua previdenza, dall’eventualità che si sia costruito un assegno pensionistico “robusto” sia sulla base del numero di scelte e delle voci contrattuali che “fanno pensione”, sia fruendo dei riscatti (periodo di laurea, allineamento) e della possibilità di modulare le aliquote aggiungendo percentuali di retribuzione fisse ai contributi, con versamenti ulteriori. Meno un collega ha convenienza ad andarsene, più resta fino all’ultimo. Da inizio anno però sono andati via in 50 e ora, allentatasi l’emergenza, c’è persino il rischio di un incremento degli esodi».Tra l’altro, Bergamo non soffre solo di pensionamenti. «Su 600 posizioni di assistenza primaria totali avevamo 55 colleghi incaricati e 22 hanno dato le dimissioni». Colpa non solo dell’età anagrafica, quindi? «L’incaricato guadagna poco, alla fine porta a casa meno di un medico di continuità assistenziale. Deve provvedere allo studio, alle spese d’affitto, e prende lo stipendio di base. È vero, si aprono delle possibilità più rapidamente per entrare in convenzione se si è giovani. Ma non si risolve né il problema assistenziale della comunità – dato che le scelte in carico sono poche – né il problema di darsi da vivere, economicamente. Più di 600 scelte se frequenti il tirocinio triennale non si possono avere; ed è giusto, perché il corso necessita attenzione e frequenza, ma con quelle dove si va? Alla fine se si frequenta il corso spesso è più remunerativo fare ore in continuità assistenziale».
Non è tutto. Governo centrale e regioni starebbero snobbando la medicina generale, in un momento peraltro delicatissimo. «Stanno passando cose che non vanno bene», dice Marinoni. «La Fnomceo ha già avvertito della necessità di incrementare le borse di studio. Lo scorso anno furono 2 mila, quest’anno si avverte il rischio di tornare ai livelli precedenti. Sarebbe un problema grave dati i trend di pensionamento». La categoria è stata inoltre la più falcidiata dal coronavirus, in termini di decessi. «Sarebbe un gesto gradito un bonus da parte della regione ai medici di famiglia, non dico un’una tantum pari a quella dei colleghi ospedalieri, ma qualcosa anche di simbolico. Peraltro fin qui non è previsto niente». Quella di Marinoni non è una richiesta ma una riflessione. Cui se ne aggiunge subito un’altra: «L’incremento per l’infermiere di studio, 10 milioni, oltre alla messa su strada degli aumenti già stabiliti nelle convenzioni, è tutto quello che fin qui si è visto per la categoria, ma noi avremmo bisogno di far funzionare gli studi con personale e relativi incentivi. La Regione vorrebbe i medici di famiglia sia sentinelle del territorio contro la pandemia, e sul fronte anche contro le cronicità. Ma occorre una grande riflessione a livello nazionale e locale, finora abbiamo assistito a manovre di corto respiro, agli stanziamenti per le unità speciali di continuità assistenziale-Usca per la gestione a casa dei pazienti Covid… In realtà si tratta di risorse per il 2020, e allocate per una funzione che si spera non duri per sempre e che lo stesso medico interpreta come temporanea. È tempo di guardare al futuro». (By Mauro Miserendino, fonte Doctor33)

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Scuola: Pensionamenti dal 1° settembre, dati ufficiali insegnanti e Ata: 33.886 più 16.683 “Quota 100”

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2020

Adesso è ufficiale e non ci si può nascondere più dietro a un dito: dal prossimo 1° settembre prossimo, nella scuola assisteremo a 33.886 pensionamenti. A livello categoriale, si tratta di 26.327 docenti; 7.088 ATA; 78 unità di personale educativo; 383 insegnanti di religione. A queste uscite, vanno aggiunte 16.683 domande prodotte con “Quota 100”. I dati sono definitivi e sono stati comunicati dal ministero dell’Istruzione ai sindacati. A poco a poco – scrive oggi Orizzonte Scuola – gli Uffici Scolastici pubblicheranno i dati provinciali, con la ripartizione per classi di concorso, utili innanzitutto per la mobilità degli insegnanti di ruolo. Considerando che solo una piccola parte dei candidati ad uscire dal lavoro con “Quota 100” rivedrà la propria scelta, ci si avvia verso altri 50 mila posti vacanti. Questi, si vanno ad aggiungere ai circa 25 mila che la scorsa estate non portarono alle immissioni in ruolo, benché già accordati dal Mef, per mancanza di candidati nelle graduatorie ad esaurimento e di merito, più circa altri 10 mila che per motivi oscuri non furono destinate alle assunzioni a tempo indeterminato. Ma non bisogna dimenticare gli oltre 25 mila “Quota 100” che lasciarono nel 2019, senza però essere mai sostituiti attraverso il turn over. In tutto, ci sono oltre 10 mila cattedre di sostegno in organico di diritto, quindi prive di docente specializzato titolare e destinate al ruolo. Complessivamente, quindi, si sta andando dritti verso ben oltre le 100 mila cattedre vacanti. Ma anche a 30 mila posti come assistente amministrativo, tecnico e collaboratore scolastico (più almeno altri 20 mila per quel potenziamento mai attivato per gli Ata, ma sempre indispensabili se si vogliono attuare con profitto i progetti e le attività avviate con la Legge 107 del 2015). Una delle possibilità per uscire da questa prospettiva è quella di istituire la “call veloce” allargandola alle graduatorie d’istituto, sempre su base volontaria. Stiamo parlando della nuova procedura, prevista dal Decreto Scuola convertito nella L. 159/2019, in base alla quale i supplenti presenti nelle graduatorie di merito e nelle GaE possono essere immessi in ruolo, su base volontaria, anche in un’altra regione diversa dalla propria, attraverso un elenco utile esclusivamente per assegnare i tanti posti vacanti che altrimenti andrebbero a supplenza. La nuova titolare del Miur si è da subito impegnata per realizzare in breve tempo il decreto attuativo, comprendente il nuovo regolamento per velocizzare questo genere di convocazioni, il quale permetterebbe di utilizzare proficuamente gli elenchi temporanei che si verrebbero creare già in occasione delle prossime immissioni in ruolo previste nell’estate 2020.

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Pensionamenti: oltre 22mila infermieri in meno da subito

Posted by fidest press agency su sabato, 16 marzo 2019

Quota 100: il servizio pubblico potrebbe perdere di colpo oltre 22.000 infermieri, mentre almeno 75.000 rientrerebbero nei parametri per accelerare il pensionamento.Il dato, calcolato in base agli anni di anzianità lavorativa e all’età anagrafica degli infermieri dipendenti del Ssn, è stato elaborato dal Centro studi della Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – la più numerosa d’Italia con oltre 450mila iscritti – ed è riferito alla situazione a fine 2018.
“Il rapporto numerico infermieri pazienti era già ai limiti del rischio prima di ‘quota 100’ – spiega Tonino Aceti, portavoce FNOPI – ma ora con questa ulteriore emorragia di professionisti la situazione si aggrava. Se studi internazionali, Oms e Ocse hanno spiegato ampiamente che riducendo il numero di pazienti assistiti da un infermiere (il numero ideale per abbattere la mortalità del 20% sarebbe 1:6) l’assistenza migliora la sua qualità e si riduce il rischio, ora con la fuoriuscita di oltre 20mila infermieri i numeri salgono. In alcune Regioni, quelle più colpite dai piani di rientro e quindi dal blocco del turn over, il rapporto sale alle stelle: in Campania ad esempio, se con la carenza di oltre 50mila infermieri il rapporto era già 1:17, ora si rischia di sfiorare l’1:19-20. Inoltre, più del 36% delle nuove fuoriuscite dal sistema avverranno nelle Regioni in piano di rientro, già gravemente colpite dal blocco del turn over e il 61% delle nuove carenze è nelle Regioni che dal nuovo sistema di monitoraggio del Livelli essenziali di assistenza risultano inadempienti. Il combinato disposto tra l’attuazione di ‘Quota 100’, il mancato superamento del tetto di spesa per il personale sanitario e il blocco del turnover, rischia di essere la formula perfetta per “mandare in pensione” anche il Servizio sanitario pubblico.
Ovviamente non tutti opteranno per “Quota 100”: si può considerare che data la lunga permanenza in servizio e gli stipendi mediamente non alti (nel Ssn sono in media di 31-32mila euro/anno), circa il 30% medio di chi possiede i requisiti scelga questa possibilità. Si tratta quindi di 22.360 infermieri che potrebbero a breve – da subito: in un solo anno – abbandonare il servizio con un danno fortissimo per l’assistenza, aggiungendosi ai circa 11.500 che hanno raggiunto il limite di età per la pensione. Oltre a sommarsi alla carenza ormai appurata di professionisti infermieri calcolata tra 51-53mila unità, portando il totale a circa 75 mila unità (senza contare i pensionandi naturali che sarebbero comunque stati presenti), gli infermieri maggiormente interessati da “Quota 100” sono evidentemente quelli con età lavorative maggiori e, quindi, con maggiore esperienza e sono ancora quelli che le aziende inviano di preferenza sul territorio per mantenere ad alti livelli il rapporto diretto umano e clinico con il paziente, per un’assistenza domiciliare già scarsa di per se, ma che ora rischia una crisi irreversibile.

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Scuola: Quota 100, boom adesioni ma turn over impossibile

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

A dirlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista pubblicata dalla rivista Orizzonte Scuola: “L’operazione avrà un senso soltanto se si procederà ad assumere tutti i precari abilitati o senza abilitazione ma con 36 mesi su questi posti, e se si coglie l’occasione per assumere anche i docenti idonei degli ultimi concorsi, del FIT e far rientrare tutti i docenti immobilizzati per colpa di un algoritmo impazzito”. Considerando che due insegnanti su tre hanno oltre 50 anni, bisogna da subito “riaprire le GaE ed estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto”.
Per la scuola, l’anticipo di uscita dal lavoro introdotto da “quota 100” deve essere necessariamente affiancato ad un piano straordinario di assunzioni con il pieno utilizzo del vecchio doppio canale di reclutamento finalizzato a stabilizzare tutti i precari abilitati o non con 36 mesi di servizio e risultati idonei negli ultimi concorsi: a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista pubblicata dalla rivista Orizzonte Scuola, incentrata sulla recente comunicazione dell’Aran di collocare l’Anief come sindacato rappresentativo del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca, alla luce dei risultati delle ultime elezioni Rsu, oltre che sui temi caldi al centro di prossimi scioperi e manifestazioni nazionali a cui ha aderito anche l’Anief.
Qualora il legislatore non trovasse una soluzione, sarà l’Anief a pretenderla nelle sedi opportune. “Se l’amministrazione e il Governo rispetteranno la legge, in primis, europea e quindi costituzionale”, il giovane sindacato potrà anche abbandonare la strada dei ricorsi in tribunale. Tuttavia, ricorda ancora Marcello Pacifico ad Orizzonte Scuola, “gli ultimi atti del Miur lasciano presagire il contrario. Abbiamo attivato ricorsi contro il bando per il concorso Dsga, Infanzia e Primaria ed ex Tfa Sostegno”.
Si ricorda che fino al 28 febbraio è possibile presentare la domanda per “quota 100” attraverso il sistema Polis, avvalendosi dei patronati e gli altri soggetti abilitati alla intermediazione delle istanze di servizio all’INPS. Contatta Cedan S.r.l.s. per avviare la tua pratica. Infatti, per qualsiasi informazione relativa alle pensioni o per la compilazione della nuova domanda, è possibile contattare la sede Cedan S.r.l.s. più vicina e visitare il sito internet della struttura; è possibile inoltre chiedere un’informazione o una consulenza anche via e-mail all’indirizzo info@cedan.it oppure chiamare il numero 091 7098356. Infine, è possibile aderire al ricorso predisposto per Radamante per recuperare la liquidazione sottratta tra il 2011 e il 2012 al momento del suo versamento, cioè il 2,69% dell’importo previsto nel biennio.

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Carenza infermieristica e pensionamenti

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Con le previsioni attuali della manovra per il 2019 la carenza infermieristica rischia di salire da circa 53mila vuoti di organico a oltre 90mila già nel primo anno di applicazione – il 2019 – del criterio “quota 100” per i criteri di pensionamento.Inoltre – e non è poco – l’aumento promesso del Fondo sanitario nazionale di un miliardo basta a coprire l’esigenza dei servizi, ma le Regioni hanno già calcolato che per contratti degni di questo nome al personale di miliardi ne servono almeno altri due: tre in tutto. Così non sarà possibile farcela e ancora una volta, da dieci anni a questa parte, i professionisti del Ssn, che di questo sono il motore, l’essenza e l’energia vitale, dovranno praticamente lavorare e tenere alto il nome del sistema sanitario solo grazia alla loro volontà personale, come è stato finora.A lanciare l’allarme è la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), che rappresenta gli oltre 440mila infermieri presenti in Italia, di cui circa 270mila alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale.“Abbiamo il dovere di sottolineare l’acuirsi di una crisi nella gestione dell’organizzazione e dell’assistenza sanitaria che avrà ripercussioni non solo sulla vita lavorativa dei professionisti, ma soprattutto sulla salute dei pazienti. Per quanto riguarda gli infermieri infatti, se per ognuno ci fossero non più di sei pazienti, la mortalità si abbatterebbe del 20%. Oggi la media è di 11 pazienti per infermiere a fronte della carenza di circa 53mila unità. Domani questa situazione potrebbe quasi raddoppiare e con lei i rischi che ne derivano”. Analizzando le prime ipotesi della manovra 2019 – che dovrà passare comunque il vaglio del Parlamento – per quanto riguarda le risorse per i nuovi contratti 2019-2021 la disponibilità sarebbe per ora di circa 284 milioni per il prossimo anno, mentre le Regioni hanno già sottolineato un fabbisogno di almeno due miliardi.Mantenendo costante la previsione di inflazione media annuale secondo l’indice Ipca (indice europeo) che per il 2019 ipotizza l’1,3%, si avrebbe a fine del periodo triennale un fabbisogno di aumenti pari al 3,9%, rispetto al 3,48% concesso nel contratto 2016-2018 chiuso da poco per il personale.Calcolando tale percentuale sulla retribuzione media degli infermieri nel 2016 (ma i conti andranno fatti su quella 2017 quando il relativo Conto annuale sarà disponibile), la massa degli aumenti per la categoria dovrebbe essere di almeno 343 milioni, già superiore quindi a quanto sarebbe disponibile per tutta la Sanità nella legge di Bilancio 2019.Volendo anche riferirsi agli aumenti per il solo 2019, la somma necessaria sarebbe pari a circa 114 milioni, il 40% circa della disponibilità preventivata.C’è poi il problema della carenza infermieristica vera e propria. Oggi mancano 53mila unità circa, ma con il meccanismo previdenziale a quota 100 rischia di diventare una cifra molto più alta, anche più di un allarme.Gli infermieri interessati dal meccanismo infatti – quelli dai 55 anni in su di età – sono circa 103mila, destinati presto a poter fuoriuscire dal Ssn.Di questi la metà (50.574) sono oltre i 60 anni e ancora tra questi oltre 39mila hanno anche un’anzianità sufficiente a raggiungere quota 100 allo scattare della norma. Una buona notizia per i colleghi che ormai stanchi e a forte rischio inidoneità continuano a garantire l’assistenza, ma un disastro se non si garantisce il ricambio generazionale.Nel 2019 quindi si rischia di raggiungere una carenza infermieristica tra organici già mancanti e nuovi pensionamenti di quasi 90mila infermieri. Un vero e proprio rischio di paralisi per l’assistenza.

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Scuola: Assunzioni, tra pensionamenti e posti liberi già 53mila cattedre libere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Secondo l’ufficio studi Anief, se si considera anche il finto organico di fatto, con i posti in deroga sul sostegno e gli Ata si arriva a 150mila buchi da coprire il prima possibile. A cui se ne aggiungerebbero altrettanti se venisse approvata “Quota 100” senza limitazioni anagrafiche. I dati sono effettivi e giungono all’indomani della conclusione delle operazioni di mobilità di tutto il personale insegnante: nella scuola dell’infanzia il numero di posti liberi è di 3.500 comuni e di 1.200 di sostegno agli alunni disabili. Alla primaria il numero cresce: quasi 6.400 posti comuni e circa 4.500 di sostegno. Alle medie, si tratta di 13.350 posti su disciplina e circa 6mila di sostegno. Alle superiori, infine, risultano quasi 17mila posti sulle materie ed oltre 1.600 di sostegno. Ovviamente, i posti di sostegno sono molti di più dei 13mila che si andranno a coprire: almeno il triplo, visto che le deroghe, frutto dell’assurda Legge Carrozza 128/13, anche quest’anno dovrebbero superare quota 40mila. E poi c’è un esercito di posti in organico di fatto, molti dei quali in realtà privi del titolare ma ancora furbescamente collocati in quest’area per continuare a fare cassa sulle spalle dei precari.Ma tale logica non ha più senso. Perché la Cassazione pochi giorni fa, attraverso diverse ordinanze del 26 giugno scorso, ha ribadito quanto già disposto nelle sentenze 9042/17, 23868/16, 22752/16 e 22757/16, assecondando il risarcimento dei precari per la mancata adozione del principio di «non discriminazione» verso il personale precario della scuola, a cui vanno assegnati i medesimi scatti automatici stipendiali del personale già assunto in ruolo. Inoltre, il risarcimento per l’abuso dei termini dopo 36 mesi, precedente alla Legge 107/15, è dovuto in tutti quei casi in cui il posto risulti vacante e disponibile oppure laddove il lavoratore provi al giudice che vi è stata una forzatura, ai fini del risparmio pubblico a danno del lavoratore stesso, collocando il posto libero dell’organico di fatto per risparmiare sui mesi estivi. Anief ricorda che è possibile avere informazioni ulteriori o presentare direttamente ricorso per chiedere di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, un risarcimento adeguato per il danno cagionato, l’assegnazione degli scatti stipendiali automatici per tutto il periodo di precariato e l’estensione dei contratti nei mesi estivi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questa situazione è fondamentale fare quella ricognizione di posti realmente liberi, in modo da avere una lettura realistica di quelli oggi sovradimensionati sull’organico di fatto. La trasformazione di quei posti diventa ancora più rilevante dal momento in cui allo Stato nemmeno conviene più precarizzare i suoi insegnanti, in virtù della posizione della Cassazione che ha aperto gli scatti di anzianità anche ai supplenti, su indicazione di Bruxelles, facendo cadere la convenienza per l’amministrazione pubblica di lasciarli precari per più tempo possibile. Bisogna intervenire con il Decreto Dignità, andando in primis a modificare il Testo Unico sulla scuola, nelle parti in cui avalla tale discriminazione, contro la quale si sono espressi più volte pure i giudici europei. E contro cui il nostro sindacato ha creato i presupposti per fare approvare una Risoluzione del Parlamento europeo, a fine maggio, proprio sul precariato scolastico italiano. Poi, al tavolo delle trattative cercheremo anche di andare a modificare quelle parti del contratto collettivo nazionale che sono da ostacolo ad un’effettiva parità di trattamento e di diritti di tutti i lavoratori della scuola.

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Scuola: Organici, tra pensionamenti mancati e posti liberi ci sono comunque 70mila assunzioni da fare subito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Le stime di 25mila docenti e quasi 10mila Ata che hanno diritto a lasciare il lavoro per essere collocati in pensione sono state confermate dal Miur. Una parte, però, potrebbe saperlo all’ultimo o essere costretto a rimanere in servizio un anno in più perché l’Inps non farebbe in tempo a lavorare le pratiche. Per il sindacato, quanto sta accadendo rappresenta l’ennesimo danno prodotto gratuitamente nei confronti del personale scolastico: qualora dovesse essere impedito a dei dipendenti della scuola di andare in pensione, pur avendone i requisiti, è chiaro che l’Anief interverrà, se vorranno, in loro difesa, chiedendo un risarcimento, sia per avere costretto del personale a lavorare un anno in più rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, sia in difesa del personale di ruolo e precario a sua volta danneggiato. Questi ultimi, infatti, non hanno potuto, rispettivamente, spostarsi sul posto che andava liberato, in fase di mobilità, né essere assunti a tempo indeterminato su quella cattedra che andava resa vacante e disponibile. Poi ci sono, comunque, da coprire altri 50 mila posti vacanti, tra turn-over con le vecchie regole precedenti all’ultima riforma delle pensioni, posti residuali delle immissioni in ruolo già autorizzate e posti vacanti e disponibili fino al 31 agosto dell’anno successivi. Per non parlare dei 40mila in deroga, senza titolare, del sostegno. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Abbiamo l’impressione che Miur e governo vogliano prendere a pretesto questo problema per limitare il contingente delle immissioni in ruolo. Ammesso che siano anche 10mila i docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari ad avere il via libera tardivo o differito verso la pensione, rimarrebbero almeno altre 70mila assunzioni da realizzare subito. I posti ci sono. Se poi contiamo altri 40mila posti in deroga del sostegno, facendo cadere il vincolo della Legge Carrozza 128/13, allora le assunzioni in ruolo diventerebbero oltre 100mila. E non si mettano avanti, come al solito, le resistenze del Mef: vanno superate, perché c’è un impegno forte dell’attuale Esecutivo nello stabilizzare un alto numero di precari, l’unica vera arma da utilizzare per abbattere quella supplentite cronica, di cui è ben cosciente anche Bruxelles, che il governo precedente, con le azioni fallimentari contenute nel Jobs Act e nella Buona Scuola, non ha nemmeno scalfito. Senza dimenticare che se dovesse passare ‘Quota 100’, senza limitazioni anagrafiche, allora ci sarebbero altri 150mila docenti e Ata a chiedere di andare via nel giro di anno, mettendoci finalmente alle spalle quel precariato storico sempre più difficile da sradicare. È possibile avere informazioni ulteriori o presentare direttamente ricorso per chiedere di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, un risarcimento adeguato per il danno cagionato, l’assegnazione degli scatti stipendiali automatici per tutto il periodo di precariato e l’estensione dei contratti nei mesi estivi.

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Dal 2011 si va in pensione a 61 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2010

Da gennaio 2011 entreranno in vigore le nuove regole per l’accesso alla pensione di anzianità, che avrà tra i requisiti essenziali il raggiungimento del sessantunesimo anno di età. Sulle novità riguardanti il sistema pensionistico, ha espresso una riflessione Antonella Sassone, viceresponsabile per il Lavoro  e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti: “La materia pensionistica è stata sicuramente tra quelle che ha subito più interventi da parte dei governi che si sono succeduti. E’ innegabile che l’invecchiamento della popolazione, unitamente a distorsioni come i baby pensionamenti, incida fortemente sulle casse dello Stato, creando così una vera e propria emergenza. In risposta a ciò si assiste a progressivi aumenti dell’età pensionabile anche per le donne, data l’esistenza di una direttiva comunitaria che in merito impone un’equiparazione tra i due sessi. A questo punto però mi viene amaramente da sorridere: alla tempestività con cui si è reso paritario il sistema pensionistico maschile e femminile non equivalgono altrettanti interventi per far fronte alle disparità di accesso al lavoro delle donne, discriminate, anche economicamente, per tutta la vita lavorativa”. Nello specifico, l’età minima passa da 59 a 60 anni per i lavoratori dipendenti con almeno 36 anni di contributi e cambiano anche le regole sulle finestre per l’uscita già introdotte in luglio: per usufruirne occorrerà aspettare almeno 12 mesi dal soddisfacimento dei requisiti, sia di anzianità sia di vecchiaia. “Non c’è corrispondenza tra gli interventi di natura economica sulle povere pensioni dei cittadini e quelle ricchissime di politici e faccendieri di Stato – continua la Sassone -. Per non parlare della disparità tra normali lavoratori e politici circa l’età pensionabile. Una riforma equa di un sistema pensionistico – conclude la rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro – dovrebbe innanzitutto incidere sulle distorsioni del sistema prima di fare la voce grossa con i più deboli, cioè con i cittadini”.

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Comune Roma: nuove assunzioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2009

«Oltre all’arrivo dei 284 vincitori di concorso previsto con l’approvazione del Bilancio capitolino, a breve daremo il via anche al turn over relativo ai pensionamenti aggiungendo giovani risorse all’amministrazione nell’ottica di una macchina capitolina rinnovata e rigenerata». Lo dichiara l’assessore alle Risorse Umane Enrico Cavallari.

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