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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘bussetti’

Politica e la scuola: Pacifico risponde a Bussetti (Lega)

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

La delusione per il leader di Anief è ancora più grande se si pensa al curriculum vitae del Ministro dell’istruzione Marco Bussetti: diplomato Isef, ex provveditore, neo dirigente scolastico. Alcuna riforma significativa e tanta propaganda inutile piuttosto che scelte coraggiose, ma soprattutto mancanza di ascolto.“Le scuole rimangono insicure e i presidi perseguitati, mancano i medici – dichiara il presidente dell’ANIEF, Marcello Pacifico – sulla ricerca sono state sottoposte le norme sul sistema di reclutamento in Corte di giustizia europea, sui precari della scuola sta per trasformarsi in multa la procedura d’infrazione della Commissione UE per le errate politiche sul reclutamento mentre gli ultimi concorsi ordinari risalgono a tre anni fa, la stessa proposta di legge sull’educazione civica, peraltro di iniziativa parlamentare bipartisan, non cambia niente sull’insegnamento della materia. Se questi sono gli impegni, possiamo bocciare l’attuale Ministro e la politica sulla scuola, università e ricerca del suo partito”.“Speriamo che da dirigente scolastico faccia più fatti che parole e soprattutto che ascolti e rispetti il ruolo delle RSU, perché da ministro non ci hai mai convocati a Viale Trastevere nonostante da ex provveditore abbia incontrato i nostri referenti sindacali in regione Lombardia. Un errore che ha commesso anche il presidente della VII Commissione del Senato, sen. Pittoni, sempre del suo stesso partito della Lega, unico tra le commissioni parlamentari a non convocare un sindacato rappresentativo, l’ANIEF, per conoscere il suo parere in un anno di legislatura, nonostante un centinaio di richieste formali, nemmeno in occasione dei diversi scioperi e manifestazioni nazionali. Sarà stato un caso che quanto sia stato fatto su scuola, università e ricerca sia deludente? Agli elettori la risposta. Noi continueremo a vigilare per il rispetto della nostra Costituzione, perché i politici cambiano, gli insegnanti, Ata ed educatori che rappresentiamo continuano a lavorare nelle scuole”.

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Scuola: Il Mef tiene sotto scacco le 58 mila assunzioni annunciate da Bussetti

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

Mentre la Commissioni Europea alza la voce contro l’Italia per l’abuso di precariato che si continua a perpetrare nei comparti pubblici, ad iniziare dalla scuola dove sono tenuti sotto scacco 200 mila precari pur in presenza dei posti liberi per accoglierli, dando il la a una procedura d’infrazione alla quale lo Stato dovrà rispondere entro due mesi, il Miur continua a gestire le assunzioni con la solita flemma inefficace: martedì scorso, al ministero dell’Istruzione sono stati convocati i sindacati per illustrare loro le modalità di assunzione in ruolo dei 58.627 docenti, di cui 14.552 per il sostegno, annunciati da alcune settimane anche dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. E siamo fermi lì, malgrado il tempo stringa e più giorni passano più aumentano i disagi in vista del nuovo anno scolastico, con il sostegno agli alunni disabili che rimane la prima emergenza, perché si rischia di assumere otto precari su dieci senza titolo specializzaziante. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “si stanno perdendo giorni preziosi, perché poi l’amministrazione scolastica regionale e provinciale, in ultima battuta i dirigenti scolastici tramite graduatoria d’istituto, sarà costretta a fare i salti mortali per convocare i supplenti e coprire le quasi 200 mila cattedre che rimarranno scoperte. Anche perché, ricordiamo, si prevede che due posti su tre deputati alle immissioni in ruolo andranno persi, esattamente come è accaduto dodici mesi fa. A meno che il Miur stavolta non ci sorprenda in positivo, andando ad approvare quel decreto d’urgenza che Anief chiede da un mese, recuperando in questo modo i precari oggi invece fuori dai ruoli senza la riapertura delle GaE, la riattivazione del doppio canale di reclutamento, l’assunzione degli idonei dei concorsi, anche fuori regione. E, allargando il discorso, recuperando da subito i 520 candidati risultati idonei dell’ultima procedura selettiva come dirigente scolastico, oltre che stabilizzare i 20 mila Ata sui posti già oggi vacanti e crearne altrettanti con il potenziamento”.
Cresce l’attesa per la stabilizzazione dei docenti della scuola: il problema è che rispetto ai messaggi ottimistici del titolare del Miur, dal ministero dell’Economia e delle Finanze non è ancora pervenuto il via libera necessario per far partire la complessa pratica amministrativa delle assunzioni a tempo indeterminato. E senza l’ok del Mef è tutto praticamente bloccato. Perché l’assenza del decreto ministeriale di autorizzazione alle assunzioni ha costretto alcuni Uffici Scolastici, come è accaduto ad esempio in Lombardia, a rimandare a data da destinarsi le convocazioni dei candidati al ruolo già programmate in questi giorni.

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Scuola – Precariato: per Bussetti mancano gli insegnanti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Fa pensare il semplicismo con cui il ministro dell’Istruzione commenta e giustifica le scelte sbagliate del Miur sulla gestione transitoria del reclutamento che stanno conducendo il precariato scolastico verso numeri da record: intervistato oggi dal Corriere della Sera, il titolare del dicastero dell’Istruzione ammette: “Purtroppo mancano gli insegnanti, è un problema che viene da lontano. Abbiamo aggiornato le graduatorie ad esaurimento dove erano chiuse. Per il primo settembre 2019 speriamo di avere i nuovi insegnanti di ruolo”. Inoltre, il ministro dell’Istruzione vorrebbe far pensare che con i concorsi tutto si metterà a posto: “Entro luglio – dice Bussetti – intendo proporre un decreto legge per dare attuazione all’accordo con i sindacati per il concorso straordinario per la Scuola secondaria, riservato ai precari con più di tre anni di anzianità”. Replica di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Il problema principale è che la stragrande maggioranza del personale docente precario, abilitato e pronto per il ruolo, è relegato in seconda fascia d’istituto: stiamo parlando di 100mila insegnanti supplenti della secondaria, tra primo e secondo grado, più oltre 50 mila maestri con diploma magistrale, anche loro abilitati ma per il primo ciclo, che assieme ad ancora più laureati in Scienze della formazione primaria rimangono fuori dalle graduatorie ad esaurimento e senza possibilità di essere assorbiti nei ruoli dello Stato”. Sul precariato scolastico in crescita, le cose, purtroppo, non stanno proprio come sostiene il titolare del Miur. Prima di tutto, perché il numero di docenti presenti nelle GaE è non molto superiore alle 20 mila unità. Perché bisogna considerare l’uscita progressiva di diplomati magistrale, a seguito della doppia sentenza del Consiglio di Stato. Ora, è vero che spostandosi di provincia, dopo l’assurdo blocco di quattro anni, molti precari avranno più possibilità di prendere l’immissione in ruolo, ma le ‘caselle’ da riempire rimangono dieci volte tanto. E i candidati vincitori di concorso, inseriti nelle graduatorie di merito, non potranno di certo coprire il resto delle cattedre vacanti. Ancora di più perché non si dà loro modo di spostarsi di regione. È poi un dato di fatto che tante classi di concorso risultano esaurite, in alcuni casi anche nelle graduatorie di merito. Per sopperire alla mancata copertura dei posti vacanti, il Governo avrebbe introdotto i concorsi straordinari. Quelli sui quali il ministro dell’Istruzione conta per risolvere la questione del precariato in crescita: “I numeri non sono un’entità indefinita – ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –: pensare di colmare dei vuoti enormi con dei bandi di concorso riservati che mettono in palio numeri di posti risicati è un’operazione che lascerebbe nello status di precari almeno due supplenti storici su tre”. Tra l’altro, lo stesso Ministero dell’Istruzione ha appena fatto sapere che, a proposito dell’anticipo pensionistico che quest’anno porterebbe a uscire prima dal lavoro, rispetto ai parametri della legge Fornero, oltre 20 mila docenti, “i posti resi disponibili da Quota 100 saranno utilizzati per le stabilizzazioni con contratto a tempo indeterminato per i quali è già stata chiesta l’autorizzazione ad assumere al Dicastero competente”.

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Dirigenti scolastici – Bussetti: “A settembre assumeremo i nuovi presidi”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

A proposito del Concorso DS annullato dal Tar, si è espresso il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che ha affermato: «A settembre assumeremo i nuovi presidi». Infatti, ha chiesto al Consiglio di Stato una sospensiva d’urgenza della sentenza, poiché “l’incompatibilità di tre commissari non può inficiare tutto”. Udir è d’accordo e ribadisce che è stato convocato in audizione il 10 luglio in Consiglio di Stato; infatti il sindacato ha chiesto la sospensione della sentenza di annullamento del concorso
Il ministro Marco Bussetti, intervenuto al Corriere delle Sera, ha dichiarato che farà “di tutto per assumerli, penso a quanto hanno lavorato e studiato per il concorso. Abbiamo presentato l’appello al Consiglio di Stato e chiesto anche la sospensiva di questa sentenza in via di urgenza. Se la nostra richiesta sarà accolta, procederemo ad approvare la graduatoria e ad assumere dal primo settembre i nuovi presidi nelle scuole”. A proposito delle irregolarità che hanno portato all’annullamento, ha affermato che “i commissari autocertificano che non hanno incompatibilità, poi gli uffici ministeriali controllano a campione. A nostro avviso i tre casi rilevati dal Tar non possono invalidare la procedura. Agli uffici Miur risulta che le due commissarie che secondo il Tar avrebbero fatto formazione nell’anno precedente in realtà non hanno svolto alcuna attività incompatibile secondo la disciplina vigente”. Per quanto riguarda la presenza di un sindaco poi, dice che “abbiamo controllato: dalle prime verifiche non risultano candidati residenti nel comune di Alvignano tra i partecipanti al concorso. Dunque verrebbe meno ogni possibilità anche teorica di aver inficiato i risultati”.Udir è d’accordo con le parole di Bussetti: intanto, ricorda, mercoledì 10 luglio il sindacato sarà convocato in audizione in Consiglio di Stato. Alle ore 12 infatti – RG n. 5742/2019 – si discuterà della sospensione degli effetti della pronuncia del Tar Lazio circa l’annullamento del concorso DS. L’avvocato Sergio Galleano, per conto dei ricorrenti iscritti al sindacato, ha notificato il ricorso e ha chiesto un decreto monocratico per sospendere gli effetti della pronuncia del Tar Lazio.Secondo il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, “questo concorso è stato pensato per risolvere molti problemi legati alla dirigenza scolastica, in primis quello della reggenza. Con l’annullamento della procedura concorsuale si andrà a peggiorare la situazione. Noi speriamo che non venga sconvolto l’anno scolastico per demeriti non ascrivibili ai tanti candidati che hanno superato la prova pre-selettiva. Abbiamo fatto di tutto per dare certezze alle famiglie e ai candidati. Siamo fiduciosi e confermiamo la Scuola Estiva a Tivoli, dal 12 al 14 luglio, affinché i DS siano pronti, dal 1° settembre, al nuovo ruolo”.

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Scuola: Le “assunzioni” di Bussetti

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Il ministro annuncia trionfante 58 mila assunzioni, ma dimentica di dire che 3 su 4 non si faranno e che a settembre sarà record di supplenzeCome se nulla fosse, come se questi problemi fossero “bazzecole” e non macigni su un sistema organizzativo scolastico nazionale che già fa acqua da tutte le parti, dal ministro dell’Istruzione continuano a giungere dichiarazioni rasserenanti: “Stiamo lavorando – dice Marco Bussetti – per concludere con largo anticipo le procedure necessarie per avviare il nuovo anno. Abbiamo anticipato di un mese la mobilità degli insegnanti. Ora procederemo rapidamente con le assunzioni e, subito dopo, con le supplenze”.“Ma di quali assunzioni in ruolo parla il ministro?”, ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Se l’anno scorso – prosegue il sindacalista – la maggior parte delle convocazioni degli Uffici scolastici andarono deserte, perché i candidati abilitati, selezionati e formati e pronti a sottoscriverle erano messi ai margini, collocati in graduatorie non utili per le collocazioni a tempo indeterminato, quest’anno potrà solo andare peggio. Prevediamo che 3 immissioni in ruolo su 4 non si realizzeranno e andranno ad aumentare il già altissimo numero di supplenze annuali, anche con ripercussioni negative sulla continuità didattica. Avere anticipato i tempi di qualche settimana non cambia la sostanza delle cose, perché quello che doveva essere fatto, riaprire le GaE e utilizzare anche la seconda fascia delle graduatorie d’istituto per il doppio canale di reclutamento, è rimasto lettera morta”.
Ha del paradossale la richiesta formulata al Mef dal ministro dell’Istruzione di assumere in ruolo 58.627 docenti per il prossimo anno scolastico, dei quali 14.552 di sostegno. Perché la comunicazione, giunta insolitamente via Instagram, arriva nello stesso giorno in cui lo stesso titolare di viale Trastevere rivela che i due concorsi per 48 mila posti della secondaria saranno banditi solo a fine 2019 e nelle stesse ore in cui il Tar del Lazio mina la credibilità delle procedure selettive organizzate dal Miur annullando l’ultimo concorso per dirigenti scolastici.“La verità – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che dilatandosi i tempi di uscita e attuazione dei concorsi, visto che anche quello doppio del primo ciclo – ordinario e riservato – risulta in alto mare, considerando la loro lentezza e difficoltà di attuazione, si sta andando dritti spediti verso il record delle 200 mila supplenze annuali, come ha sottolineato pochi giorni fa dalla Corte dei Conti. I numeri non ammettono repliche: già oggi vi sono oltre 64 mila posti vacanti e disponibili, ai quali vanno aggiunti oltre 50 mila di sostegno, più altre decine di migliaia di posti su disciplina, impropriamente e furbescamente collocati in organico di fatto ma in realtà anche questi liberi. Questi ultimi, tra l’altro, sarebbero stati calcolati a parte nella spesa triennale prevista dal Governo e risultano alla base delle proteste dell’opposizione politica per il taglio di 4 miliardi in tre anni alla scuola”.

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Scuola: Regionalizzazione, Salvini e Bussetti pronti all’affondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 maggio 2019

Subito dopo l’esito delle elezioni dei cittadini che rappresenteranno l’Italia fino al 2024 in Europa, svolte il 26 maggio, quando un italiano su due non si è recato alle urne, sono diventati tre gli obiettivi immediati del Governo: “Ridurre le tasse, accelerare su autonomia e infrastrutture”. A dirlo è stato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, indicando, a caldo, i provvedimenti sui quali l’Esecutivo deve ora accelerare. Alle parole di Salvini, che ha preso il 34% sul 55% dei voti espressi, si aggiungono quelle recenti pronunciate da un altro esponente leghista, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, secondo il quale l’autonomia è un’opportunità che porta maggiori risorse: “Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia”, ha detto di recente il titolare del Miur ricordando anche che “l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione”. A dire no all’autonomia differenziata è in realtà la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica. E tutto il fronte sindacale, Anief in testa. Il suo presidente, Marcello Pacifico: Noi abbiamo sempre detto che regionalizzare la scuola è un’operazione impossibile, perché se attuata metterebbe ancora più in crisi l’offerta in certe zone d’Italia, le quali convivono con problemi strutturali e di risorse così evidenti da rifiutare, come accaduto in questi giorni in Sicilia, un contingente aggiuntivo per attivare il tempo pieno. Secondo la rivista Orizzonte Scuola, il ministro Marco Bussetti e la Lega sembrano pronti a varare il provvedimento sulla regionalizzazione, scuola compresa, ma ci sono almeno tre elementi che depongono a sfavore: l’accordo stipulato dal Governo con i sindacati all’alba dello scorso 24 aprile a Palazzo Chigi; i dubbi del Mef, secondo cui la regionalizzazione della scuola sarebbe troppo costosa; il M5S, che con diversi suoi esponenti ha espresso la propria contrarietà. Per rispondere alle richieste delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, le regioni che hanno richiesto l’autonomia differenziata, sull’adozione nella scuola di un sistema di servizi differenziato e non più coordinato dallo Stato, bisognerebbe drenare molte delle risorse economiche assegnate alle regioni del Centro e del Sud, così da marcare le attuali distanze in termini di servizi offerti al cittadino e sviluppo economico e aprire a una secessione mascherata. Nella scuola le singole regioni avrebbero piena facoltà di stabilire il tipo di offerta formativa da adottare, le modalità di reclutamento, di utilizzo delle graduatorie dei tanti precari in lista di attesa, mobilità del personale a livello provinciale e interprovinciali, ma anche il trattamento economico dei dipendenti, docenti e Ata, aprendo alle pericolosissime gabbie salariali. Per non parlare della gestione di immani risorse da parte dei governatori, i quali in passato, anche recente, hanno spesso dimostrato di non essere in grado di gestire determinati ambiti, come la formazione, e anche, in alcuni casi, di arrivare a trarre benefici personali derivanti dal loro stato di potere. Contro questo, tutti i sindacati erano d’accordo a scioperare insieme, il 17 maggio, prima dell’accordo del Governo che tutti affermano avrebbe allontanato quanto ora richiesto dal vincitore delle elezioni europee.
“Uno scenario del genere non è accettabile – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché andrebbe a cozzare con gli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana, i quali garantiscono degli standard minimi qualitativi della formazione dei cittadini, l’equa distribuzione dei fondi statali per il diritto allo studio, l’adizione delle norme generali sull’istruzione, la possibilità di raggiungere i gradi più alti degli studi a tutti gli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi. In Sicilia, è tutto dire che il 40% di cattedre aggiuntive assegnate dal Miur con lo scopo di introdurre il tempo pieno alla scuola primaria verrà restituito per inadeguatezza”.

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Scuola: Regionalizzazione, per Bussetti porterà più risorse

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Per il Ministro Bussetti il progetto di regionalizzazione chiesto da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, portato avanti dalla Lega e al momento bloccato dalle giuste perplessità del M5S la scuola deve restare fuori dalle strumentalizzazioni politiche. L’autonomia, secondo Bussetti, è un’opportunità, in quanto l’obiettivo è fornire maggiore e migliori servizi ai cittadini. Replica del presidente Anief: Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a una miriade di processi e condanne per corruzione nei confronti di diversi presidenti di regione. Un fenomeno che la dice lunga sulla reale consistenza del “salto di qualità” che si vuole andare ad attuare nella scuola pubblica intesa come bene comune da salvaguardare. Il ministro dell’Istruzione non sembra avere dubbi: approvando l’autonomia differenziata, saranno garantiti livelli di educazione e formazione adeguati in tutto il territorio nazionale, per cui l’unità del Paese non è assolutamente in discussione. Ribadisco: aumentare le risorse destinate alla scuola è sempre una buona notizia. D’altra parte, afferma ancora il titolare del Dicastero di Viale Trastevere, l’autonomia è prevista dall’articolo 116 della Costituzione. Lo Stato, conclude il Ministro, avrà sempre un ruolo centrale.
Orizzonte Scuola ricorda che il Governo, nella persona di Bussetti e del premier Conte, ha siglato un’intesa con i sindacati, in base alla quale l’Esecutivo si è impegnato a tutelare l’unità e l’identità culturale del sistema di istruzione, l’uniformità del sistema di reclutamento e la regolamentazione tramite il CCNL dello status giuridico del personale. L’accordo relativo all’autonomia prevede che il Governo si impegni “a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL, e ‘a tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Il Mef riguardo alla regionalizzazione della scuola ha espresso diversi dubbi per i costi che la riforma porterebbe con sé: dove reperire le maggiori risorse da destinare alle Regioni che si trovassero sotto il livello della spesa media pro capite? È proprio questo il problema principale. Sino a quando non saranno definiti i fabbisogni standard e i livelli essenziali delle prestazioni, le risorse per le Regioni al di sotto della media non saranno sottratte a quelle (Regioni) al di sopra della media, ma saranno finanziate dallo Stato. Nello specifico, dovrebbe essere il Miur a reperire all’interno del proprio bilancio le risorse necessarie. Ai dubbi del Mef si aggiungono quelli degli alleati di Governo della Lega, ossia il M5S: l’Onorevole Luigi Gallo, presidente della VII Commissione Cultura della Camera, ha detto che “l’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola”.
È ampio, quindi, il ventaglio dei contrari al processo di autonomia differenziata. Tra i pochi, sino ad oggi, che sono usciti allo scoperto per avallare il progetto di regionalizzazione, figurano gli imprenditori: solo qualche giorno fa, ad esempio, si è schierato favorevolmente il presidente di Cna Lombardia, Daniele Parolo, intervenuto a Milano, nel corso di un convegno sulla presentazione dei “dati dell’Osservatorio delle Cna Lombardia, Emilia Romagna e Veneto” presentati con Carlo Cottarelli: “l’autonomia che vogliamo è uno strumento per disporre di maggiori risorse per lo sviluppo e per la crescita”. Sulla stessa scia, risultano le affermazioni della ministra alle Regioni, Erika Stefani (Lega), secondo la quale “tutto questo allarmismo su scuola e sanità propalato da alcuni è infondato, perché purtroppo già oggi ci sono cittadini di serie B, il che evidentemente non può dipendere da un’autonomia differenziata che ancora non c’è, ma da un problema di mala gestione. Noi con l’autonomia vogliamo far crescere il Paese, non certo creare differenze”. A preoccupare è proprio, invece, la gestione delle risorse scolastiche da parte dei governatori: negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una serie di processi con diversi presidenti di regione coinvolti. Qualche settimana fa, dopo quasi sei ore di Camera di consiglio, i giudici della Cassazione hanno reso definitiva la condanna per l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, riducendo la pena a cinque anni e dieci mesi per l’accusa di corruzione in relazione alle vicende Maugeri e San Raffaele.
Il problema, secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è che “la gestione delle risorse scolastiche nelle mani dei governatori non garantisce alcuna salvaguardia per l’istruzione e l’offerta formativa. Anzi, ci sono troppi precedenti di mala gestione che dovrebbero far riflettere E fa bene il M5S a mettersi di traverso. Detto questo, se già oggi esiste un divario notevole tra le regioni del Sud rispetto a quelle più avanzate del Nord, cosa potrà accadere quando a gestire dei servizi pubblici essenziali, come la scuola e la sanità, saranno le regioni? Quali fondi potrà concedere, quali investimenti potrà realizzare, una regione con un budget ridotto a disposizione oppure indebitata per decenni a causa di precedenti pessime gestioni? Secondo noi, che a maggio abbiamo scioperato due volte anche contro questa intenzione, è chiaro che uno Stato avveduto non può pensare di far gestire delle strutture così importanti delegandole alle risorse locali”.

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Scuola Bussetti ci ripensa: tornano i PAS per fare abilitare i docenti precari e i concorsi riservati per assumerli

Posted by fidest press agency su domenica, 26 maggio 2019

Alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo, un particolare non di poco conto, arriva il via libera del ministro dell’Istruzione a “misure uniche e straordinarie per la stabilizzazione del precariato storico e sì a percorsi abilitanti aperti a tutti coloro che hanno acquisito adeguata esperienza, con selezione in uscita come nel 2013”: nell’annuncio, ‘postato’ sul profilo Facebook dello stesso Marco Bussetti, si spiega che in tal modo si dà “seguito al “confronto costruttivo aperto insieme al Presidente Giuseppe Conte a Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 24 aprile con le organizzazioni sindacali”, così da “recepire nel primo veicolo normativo utile la proposta unitaria presentata dai sindacati, che troviamo concreta, di buon senso e in linea con il contratto di governo”.
La novità palesata dal ministro dell’Istruzione sembrerebbe essere bene accolta dai sindacati della scuola firmatari dell’accordo della terza decade di aprile, mentre per le forze politiche di opposizione si tratta di “una presa in giro a 24 ore dalle elezioni, misure senza cifre di copertura, atti concreti o tempistiche di attuazione”, sottolinea Anna Ascani del Partito Democratico. Le critiche dell’opposizione appaiono condivisibili. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, i corsi abilitanti, se è vero che danno un’opportunità a chi inizia a svolgere questo mestiere, non bastano assolutamente a risolvere l’annoso problema della supplentite e del precariato scolastico italiano: “abbiamo ancora sotto gli occhi – spiega il sindacalista autonomo – le conseguenze dei corsi di tirocinio e formazione, i cosiddetti Fit, frequentati da decine di migliaia di docenti precari. Tra loro, ad oggi, ce ne sono ancora 35 mila in lista di attesa e se non cambiano le regole sul reclutamento molti di loro possono mettersi l’anima in pace e andare in pensione da supplenti”. “Per non parlare degli idonei degli altri concorsi, ad iniziare da quello del 2016, che si ritrovano con un pugno di mosche in mano e la prospettiva di riiniziare tutto daccapo perché le graduatorie sono in via di cancellazione. In generale – continua Pacifico – ci ritroviamo con oltre 100 mila docenti già abilitati, che chiedono da tempo di essere stabilizzati attraverso un vero doppio canale di reclutamento. Ovvero chiedono di riapplicare né più né meno il modello di assunzioni previsto fino al 2012”.

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Scuola: Per il ministro Bussetti mancano gli insegnanti. Replica Anief: non è vero, ce ne sono 150 mila già pronti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Il titolare del Miur si sofferma sul prossimo grande ricambio di docenti, a seguito dei prossimi pensionamenti dei tanti che furono assunti in massa negli anni Settanta e Ottanta: “Molti di loro stanno raggiungendo la fine della carriera. Abbiamo bisogno di un nuovo reclutamento” attraverso nuovi concorsi, ha detto il ministro. Nemmeno una parola ha però speso per gli attuali precari, in particolare per quelli abilitati e per quelli che hanno svolto oltre 36 mesi e che in gran parte a settembre permetteranno di coprire il record di cattedre vuote, con gli Uffici scolastici e i dirigenti costretti a stipulare quasi 200 mila supplenze annuali. Marcello Pacifico (Anief): Non comprendo il senso di queste dichiarazioni. In verità, a noi risulta che vi siano già 150 mila docenti abilitati che insegnano anche come precari nei nostri istituti. Non sono “fantasmi”, ma insegnanti in carne e ossa, in alto numero con titoli, formati e abilitati: meritano rispetto e la stabilizzazione. Probabilmente manca il coraggio della politica di reclutarli subito e di risolvere il problema del precariato. Al Miur non hanno capito che con i concorsi non si eliminano le tante supplenze al termine dell’attività didattica su posti vacanti e disponibili. Alla vigilia del secondo tavolo tecnico sul precariato, in programma domani 16 maggio al Miur alla presenza dei sindacati, il ministro dell’Istruzione rilascia delle dichiarazioni che lasciano basiti: “Sono felicissimo dei nostri docenti ma in questo momento mancano e dobbiamo correre ai ripari: è il momento del reclutamento”, ha detto Marco Bussetti parlando al convegno dell’Uciim, l’Unione degli insegnanti cattolici. Il ministro ha ricordato, questo giustamente, che “il grosso delle immissioni in ruolo è avvenuto alla fine degli anni ’70 e agli inizi degli ’80, quindi molti di loro stanno raggiungendo la fine della carriera. Abbiamo bisogno di un nuovo reclutamento”. Fin qui nulla da eccepire. Il problema, veramente serio, è nel tipo di risposta che Bussetti vuole dare l’amministrazione per risolvere la questione della supplentite cronica: “Faremo un concorso per l’infanzia e la scuola primaria per 17mila posti, per la secondaria di primo e secondo grado di quasi 50mila, attiveremo in tre anni 40mila posti per il sostegno e chiuderemo la falla dei dirigenti scolastici”. Nessun riferimento viene fatto ai precari che da tempo permettono di portare avanti con regolarità le lezioni in tantissime scuole. “È incredibile come un ministro della Repubblica, ex provveditore, possa ignorare che vi siano 70 mila docenti abilitati con i Pas, 30 mila con il TFA, altrettanti con l’idoneità diocesana, migliaia ritenuti idonei nei precedenti concorsi, a cominciare da quello del 2016, altri 35 mila ex fit, 50 mila con diploma magistrale o Itp. Invece di stabilizzare tutti questi docenti, si invoca ai nuovi concorsi, come se fossero la panacea di tutti i mali”. “Il ministro dell’Istruzione – continua Pacifico – pensi piuttosto a riaprire le ex graduatorie permanenti, a rivitalizzare il doppio canale di reclutamento, a favorire passaggi di ruolo e ad organizzare brevi corsi gratuiti abilitanti per chi ha svolto oltre 36 mesi di servizio, a collegare domanda e offerta, a non sfruttare più i precari perché questi insegnanti esistono, hanno diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro e anche, mi permetta, ad avere un po’ più di rispetto. Di certo, visto che queste sono le condizioni del Miur, il 17 maggio li sentirà in piazza”, conclude il presidente Anief riferendosi allo sciopero di venerdì prossimo, cui il sindacato ha aderito con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.

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Scuola: Docenti, Bussetti elogia il merito ma deve spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Di principio, la legge è chiara, perché lo dice l’art. 64 della legge 133/2008: il 30% dei risparmi dovuti ai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente devono essere utilizzati per costituire un fondo per premiare la carriera dei docenti. Marcello Pacifico, presidente Anief: Sono trascorsi dieci anni, nel frattempo il personale e le famiglie hanno pagato il conto in termini di diritti e servizi ridotti, ma i soldi sono scomparsi. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione a trovare le risorse sottratte dal MEF e a disporle al tavolo della contrattazione per adeguare gli stipendi ai livelli europei. Dopo l’ultima riforma della scuola Pd, anche il governo M5S–Lega apre al merito dei docenti: rispondendo ad una domanda sull’argomento, lo fa intendere il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sottolineando che al Miur si sta cercando di lavorare in funzione dei bisogni degli studenti e quindi “chi lavorerà e si impegnerà dovrà per forza essere considerato di più”. Nessun particolare, commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola, è stato però riservato dal Ministro “sulle modalità di realizzazione e sui fondi che saranno utilizzati. Il pensiero non può che correre al bonus merito della Buona Scuola, al momento gestito autonomamente dalle scuole, ma che, ad oggi, ha lasciato scontenti molti docenti”. Poi è arrivato un elogio, sempre da parte del Ministro, all’autonomia scolastica che ha compiuto da poco 20 anni. “L’autonomia – ha detto – dà la possibilità di responsabilizzare e deve finalizzare al miglioramento delle competenze dei nostri studenti”. Per potenziarla, tuttavia, bisogna fare sinergia, fare squadra con le istituzioni locali: “noi ci siamo e siamo disposti a sostenere la volontà di mettere in campo progettazioni mirate”, ha concluso Bussetti. Il sindacato Anief non vuole entrare nel merito delle posizioni del governo sulla meritocrazia professionale. Tuttavia, prima di avviare qualsiasi forma di incentivo per il personale scolastico, il Ministro dell’Istruzione ha il dovere di spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare. A stabilirne l’entità finanziaria da assegnare a questo “capitolo di spesa” è stato il famigerato articolo 64 della Legge 133/2008, che dette il via al dimensionamento scolastico, con conseguente sensibile riduzione del numero di istituti, di classi e di personale: quella norma, ancora in vigore, diceva, in sostanza, che il 30% dei risparmi ricavati dai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente, avrebbe dovuto essere utilizzato per costituire un fondo finalizzato a premiare la carriera dei docenti.
Nello specifico, al comma 6 dell’art. 64 della L. 133 del 2008, erano previste “economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”; mentre al comma 9 dello stesso articolo di legge si indicava che “una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6” sarebbe stata “destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico”. “Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa”, inoltre, si sarebbero dovuti iscrivere “in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa”, per essere poi “resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti”. Le assegnazioni e ripartizioni economiche si sarebbero dovute realizzare con modalità continuativa, tanto che al comma 10 dello stesso art. 64 si è prevista la realizzazione di “un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive”.

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Scuola: Bussetti deve smettere di offendere docenti e alunni del Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Anief: aspettiamo le scuse ufficiali e che il Governo passi ai fatti, con il blocco alle classi pollaio. Con questo ministro, comunque, non è pensabile regionalizzazione la scuola visto che non sembra avere chiaro il fatto che un conto è valorizzare il territorio, un altro discriminare i cittadini in base alla residenza.Non si placa la polemica dopo le offese del Ministro dell’Istruzione alle scuole del Sud, subito derubricate a dichiarazioni estrapolate dal contesto per camuffare il danno cagionato, affidato prima a Facebook e poi al Corriere della Sera, al quale solo ora dice di avere visitato ad Afragola “una scuola da Champions League”. Il caso però è scoppiato: per l’on. Luigi Di Maio “se un Ministro dice una fesseria sulla scuola, chiede scusa”, rimarcando che non sono i docenti ma il governo a doversi impegnare “sempre di più”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ringrazia il vicepresidente del Consiglio che ha ribadito l’impegno alla ricerca di nuovi fondi per una zona del Paese per troppi anni sacrificata nell’interesse del bilancio pubblico mentre migliaia di docenti, educatori, dirigenti scolastici e Ata hanno lavorato in silenzio, con il massimo sacrificio, per garantire un futuro a tanti figli di italiani. Ora Bussetti dimostri di tenere al Sud, iniziando a cancellare le classi pollaio e lo scellerato ddl sull’autonomia regionale.

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Bussetti: i mali della scuola sono colpa degli altri, anche il precariato record. Le GaE però non si riaprono

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

Pure il ministro dell’Istruzione del governo del Cambiamento non si sottrae alla scusante italica per eccellenza: i mali della scuola vanno cercati in chi ci ha preceduto. Il concetto è ribadito svariate volte nell’ultima intervista rilasciata da Marco Bussetti, al quotidiano La Repubblica, dalla quale si vuole far credere che i cambiamenti in atto, prodotti negli ultimi mesi dall’esecutivo M5S-Lega, sono stati approvati proprio per limitare i danni delle cattive gestioni. Alla domanda “State provando ad assumere nuovi precari. Le graduatorie Gae vuole esaurirle? Come Renzi?”, il ministro Bussetti replica così: “Lo dice il nome stesso: graduatorie a esaurimento, a un certo punto si tira una riga”. Secondo Anief la posizione del Miur sul precariato è completamente sbagliata. Secondo il suo presidente nazionale Marcello Pacifico “pensare di risolvere la supplentite solo con i concorsi, i cui iter di realizzazione è in media di due-tre anni, significa assegnare alla scuola pubblica italiana un ruolo ancora più dimesso dell’attuale. Nel frattempo, infatti, gli incarichi annuali lieviteranno ancora di più, superando quota 200 mila. Con il paradosso che sarebbe bastato attivare il doppio canale per evitarlo, come abbiamo fatto in modo di chiedere anche di recente nel decreto Semplificazioni”.È sempre colpa degli altri. Ecco che, allora, l’esame di maturità mutato in corso d’anno, tra le proteste di studenti e insegnanti, è stato cambiato perché “obbligati da una legge varata nel 2017 dalla ministra Fedeli”. Ecco perché è stata voluta quota 100, quella che da tempo è stata annunciata come la contro-riforma Fornero, salvo ora ammettere che non ci sarà alcun esodo dei docenti, perché per via dei disincentivi introdotti, a partire dal sostanzioso taglio dell’assegno di quiescenza, si attendono la miseria di “10 mila pensionamenti in più”. Bussetti ricorda che anche il livello record di supplenti, 153mila, ventitremila in più dell’anno scorso, “è un problema grave, che abbiamo trovato”. E allora per stabilizzare gli oltre 100 mila precari storici abilitati all’insegnamento, che si fa? Poco, molto poco. Anzi, peggio. Perché le GaE, almeno, nell’ultimo decennio erano state riaperte due volte. L’attuale titolare del dicastero dell’Istruzione, invece, non ne vuol sentire parlare.
Alla domanda “State provando ad assumere nuovi precari. Le graduatorie Gae vuole esaurirle? Come Renzi?”, il ministro Bussetti replica così: “Lo dice il nome stesso: graduatorie a esaurimento, a un certo punto si tira una riga. Non so dire i tempi”. Non ammette deroghe neppure per il sostegno ai disabili, che quest’anno ha assegnato la bellezza di quasi 60 mila supplenze annuali su posti vacanti: “Le Finanze hanno dato il via libera a tre bandi per l’assunzione di quarantamila docenti. Il primo, per 14mila posti, sarà entro giugno”, replica Bussetti.Secondo Anief, la posizione del Miur sul precariato è completamente sbagliata. Secondo il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, “pensare di risolvere la supplentite solo con i concorsi, i cui iter di realizzazione è in media di due-tre anni, significa assegnare alla scuola pubblica italiana un ruolo ancora più dimesso dell’attuale: nel frattempo, infatti, gli incarichi annuali lieviteranno ancora di più, superando quota 200 mila. Con il paradosso che sarebbe bastato attivare il doppio canale di reclutamento per evitarlo, come abbiamo fatto in modo di chiedere anche di recente nel decreto Semplificazioni”.
“Perché facendo confluire i precari abilitati nelle GaE e assumendo direttamente da queste, con una mossa si sarebbero risolte due problematiche – fa notare il sindacalista autonomo – quella della riduzione consistente del precariato e quella della percentuale altissima di personale di ruolo nella scuola, più che doppia rispetto agli altri comparti pubblici, destinata altrimenti a salire e ad avvicinarsi al 20% dell’organico complessivo”.
Sul sostegno agli alunni disabili, che già oggi presenta un altissimo numero di docenti che cambiano allievo ogni anno, si rischia di produrre una situazione da incubo: perché il ministro ha annunciato che il primo corso di specializzazione per 14 mila posti su sostegno, su tre previsti nei prossimi 36 mesi, vedrà la luce entro giugno 2019. “In pratica, si è ammesso, in questo modo, che i nuovi specializzati arriveranno in cattedra non prima del settembre 2020: considerando che quest’anno sono state assegnate quasi 60 mila supplenze annuali di sostegno, con la beffa di averne perse oltre 11 mila sempre per via della mancata riapertura delle GaE, e che ogni anno il numero di alunni ‘certificati’ aumenta di circa 10 mila unità, significa che si sta andando incontro a un altro anno scolastico da incubo. Con il paradosso che decine di migliaia di docenti già specializzati – conclude Pacifico – vengono lasciati nelle graduatorie d’Istituto”.Tutto questo avviene, tra l’altro, continuando a disapplicare la Direttiva UE 1999/70/CE, ignorando il parere dell’avvocato generale Szpunar della Curia europea, della Commissione UE sul docente ricorrente Rossato, il quale, una volta assunto in ruolo, chiedeva giustamente il risarcimento per la reiterazione ingiustificata dei contratti a termine. E sempre in attesa degli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto e del parere della Corte di Giustizia Europea sulla liceità della conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre 36 mesi anche non continuativi su posto vacante e disponibile.Anief, pertanto, invita a pre-aderire al ricorso gratuito per il personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana.

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Scuola: Bussetti vuole solo concorsi per vincitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Prende corpo il nuovo reclutamento scolastico del titolare del Miur: “o passi il concorso e sei abilitato per il biennio di durata del bando o devi rifare il concorso”, ha dichiarato oggi Bussetti. Secondo Anief non si può risolvere la questione in questo modo: il Tar ha già detto di no, poi è stata la volta delle Camere. Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, ricorda che l’Italia perde 35 mila immissioni in ruolo per assenze di personale idoneo nelle graduatorie di merito o abilitato nelle graduatorie ad esaurimento: una persona ragionevole cercherebbe di riempire le stesse e non renderle inservibili. Anche perché in questo modo i ricorsi non potranno che aumentare.

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Gruppo 2003: “Ministro Bussetti, ecco cos’è per noi l’Agenzia nazionale per la ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

La proposta di istituire un’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica, sull’esempio di quanto esistente negli Stati Uniti e in tutti gli altri Paesi europei, è stata presentata dal Gruppo 2003 alcuni anni fa. La proposta tende a distinguere due momenti e due competenze, che oggi si sovrappongono e determinano confusione.
Competenza politica: quello della scelta delle priorità e dell’allocazione delle risorse, globali e per ciascun settore. Oggi ogni ministero ha a disposizione risorse economiche più o meno importanti che vengono destinate alla ricerca con modalità spesso poco trasparenti e senza alcun coordinamento. Sarebbe necessario che tutti questi rivoli convergano in un unico fondo governativo per la ricerca sotto il controllo della Presidenza del Consiglio.
Competenza esecutiva: spetterebbe all’Agenzia identificare le modalità con cui dare una risposta alle richieste del Governo, valutando l’appropriatezza delle risorse messe a disposizione per raggiungere gli obiettivi proposti e segnalando i punti di forza e di debolezza della ricerca nel Paese. L’Agenzia dovrebbe inoltre promuovere collaborazioni a livello internazionale e con le Regioni, che contribuiscono a finanziare la ricerca sul proprio territorio.
L’Agenzia non deve essere l’ennesimo ente che si aggiunge a quelli già esistenti ma una struttura agile, che risponde alla Presidenza del Consiglio, guidata da poche persone rappresentanti il mondo della ricerca, della tecnologia, della cultura e dell’industria; con un direttore e dipartimenti per grandi aree: ad esempio energia, ambiente, salute e così via. L’Agenzia dovrebbe comprendere una forte componente di ricerca di base a lungo termine e aree di natura più applicativa, in forte relazione fra loro.Compito dell’Agenzia dovrebbe essere la realizzazione di bandi di concorso, aperti a tutte le istituzioni che operano in campo scientifico nel Paese quali Università, Cnr e tutti gli altri enti di ricerca, Istituto Superiore di Sanità, Irccs, Fondazioni e altre organizzazioni pubbliche e private non-profit. E’ importante che l’assegnazione dei fondi avvenga con peer reviewinternazionali e site visitin armonia con ciò che avviene in tutti i Paesi europei.Solo in questo modo una Agenzia della ricerca potrà consentire alle organizzazioni scientifiche di programmare le loro attività di ricerca con fiducia, avendo certezze sui tempi dei bandi, sulla valutazione, la disponibilità e la continuità delle risorse. (Per il Gruppo 2003 Nicola Bellomo, Presidente)

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