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Scuola: Docenti, Bussetti elogia il merito ma deve spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Di principio, la legge è chiara, perché lo dice l’art. 64 della legge 133/2008: il 30% dei risparmi dovuti ai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente devono essere utilizzati per costituire un fondo per premiare la carriera dei docenti. Marcello Pacifico, presidente Anief: Sono trascorsi dieci anni, nel frattempo il personale e le famiglie hanno pagato il conto in termini di diritti e servizi ridotti, ma i soldi sono scomparsi. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione a trovare le risorse sottratte dal MEF e a disporle al tavolo della contrattazione per adeguare gli stipendi ai livelli europei. Dopo l’ultima riforma della scuola Pd, anche il governo M5S–Lega apre al merito dei docenti: rispondendo ad una domanda sull’argomento, lo fa intendere il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sottolineando che al Miur si sta cercando di lavorare in funzione dei bisogni degli studenti e quindi “chi lavorerà e si impegnerà dovrà per forza essere considerato di più”. Nessun particolare, commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola, è stato però riservato dal Ministro “sulle modalità di realizzazione e sui fondi che saranno utilizzati. Il pensiero non può che correre al bonus merito della Buona Scuola, al momento gestito autonomamente dalle scuole, ma che, ad oggi, ha lasciato scontenti molti docenti”. Poi è arrivato un elogio, sempre da parte del Ministro, all’autonomia scolastica che ha compiuto da poco 20 anni. “L’autonomia – ha detto – dà la possibilità di responsabilizzare e deve finalizzare al miglioramento delle competenze dei nostri studenti”. Per potenziarla, tuttavia, bisogna fare sinergia, fare squadra con le istituzioni locali: “noi ci siamo e siamo disposti a sostenere la volontà di mettere in campo progettazioni mirate”, ha concluso Bussetti. Il sindacato Anief non vuole entrare nel merito delle posizioni del governo sulla meritocrazia professionale. Tuttavia, prima di avviare qualsiasi forma di incentivo per il personale scolastico, il Ministro dell’Istruzione ha il dovere di spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare. A stabilirne l’entità finanziaria da assegnare a questo “capitolo di spesa” è stato il famigerato articolo 64 della Legge 133/2008, che dette il via al dimensionamento scolastico, con conseguente sensibile riduzione del numero di istituti, di classi e di personale: quella norma, ancora in vigore, diceva, in sostanza, che il 30% dei risparmi ricavati dai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente, avrebbe dovuto essere utilizzato per costituire un fondo finalizzato a premiare la carriera dei docenti.
Nello specifico, al comma 6 dell’art. 64 della L. 133 del 2008, erano previste “economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”; mentre al comma 9 dello stesso articolo di legge si indicava che “una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6” sarebbe stata “destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico”. “Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa”, inoltre, si sarebbero dovuti iscrivere “in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa”, per essere poi “resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti”. Le assegnazioni e ripartizioni economiche si sarebbero dovute realizzare con modalità continuativa, tanto che al comma 10 dello stesso art. 64 si è prevista la realizzazione di “un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive”.

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Scuola: Bussetti deve smettere di offendere docenti e alunni del Sud

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Anief: aspettiamo le scuse ufficiali e che il Governo passi ai fatti, con il blocco alle classi pollaio. Con questo ministro, comunque, non è pensabile regionalizzazione la scuola visto che non sembra avere chiaro il fatto che un conto è valorizzare il territorio, un altro discriminare i cittadini in base alla residenza.Non si placa la polemica dopo le offese del Ministro dell’Istruzione alle scuole del Sud, subito derubricate a dichiarazioni estrapolate dal contesto per camuffare il danno cagionato, affidato prima a Facebook e poi al Corriere della Sera, al quale solo ora dice di avere visitato ad Afragola “una scuola da Champions League”. Il caso però è scoppiato: per l’on. Luigi Di Maio “se un Ministro dice una fesseria sulla scuola, chiede scusa”, rimarcando che non sono i docenti ma il governo a doversi impegnare “sempre di più”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ringrazia il vicepresidente del Consiglio che ha ribadito l’impegno alla ricerca di nuovi fondi per una zona del Paese per troppi anni sacrificata nell’interesse del bilancio pubblico mentre migliaia di docenti, educatori, dirigenti scolastici e Ata hanno lavorato in silenzio, con il massimo sacrificio, per garantire un futuro a tanti figli di italiani. Ora Bussetti dimostri di tenere al Sud, iniziando a cancellare le classi pollaio e lo scellerato ddl sull’autonomia regionale.

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Bussetti: i mali della scuola sono colpa degli altri, anche il precariato record. Le GaE però non si riaprono

Posted by fidest press agency su domenica, 3 febbraio 2019

Pure il ministro dell’Istruzione del governo del Cambiamento non si sottrae alla scusante italica per eccellenza: i mali della scuola vanno cercati in chi ci ha preceduto. Il concetto è ribadito svariate volte nell’ultima intervista rilasciata da Marco Bussetti, al quotidiano La Repubblica, dalla quale si vuole far credere che i cambiamenti in atto, prodotti negli ultimi mesi dall’esecutivo M5S-Lega, sono stati approvati proprio per limitare i danni delle cattive gestioni. Alla domanda “State provando ad assumere nuovi precari. Le graduatorie Gae vuole esaurirle? Come Renzi?”, il ministro Bussetti replica così: “Lo dice il nome stesso: graduatorie a esaurimento, a un certo punto si tira una riga”. Secondo Anief la posizione del Miur sul precariato è completamente sbagliata. Secondo il suo presidente nazionale Marcello Pacifico “pensare di risolvere la supplentite solo con i concorsi, i cui iter di realizzazione è in media di due-tre anni, significa assegnare alla scuola pubblica italiana un ruolo ancora più dimesso dell’attuale. Nel frattempo, infatti, gli incarichi annuali lieviteranno ancora di più, superando quota 200 mila. Con il paradosso che sarebbe bastato attivare il doppio canale per evitarlo, come abbiamo fatto in modo di chiedere anche di recente nel decreto Semplificazioni”.È sempre colpa degli altri. Ecco che, allora, l’esame di maturità mutato in corso d’anno, tra le proteste di studenti e insegnanti, è stato cambiato perché “obbligati da una legge varata nel 2017 dalla ministra Fedeli”. Ecco perché è stata voluta quota 100, quella che da tempo è stata annunciata come la contro-riforma Fornero, salvo ora ammettere che non ci sarà alcun esodo dei docenti, perché per via dei disincentivi introdotti, a partire dal sostanzioso taglio dell’assegno di quiescenza, si attendono la miseria di “10 mila pensionamenti in più”. Bussetti ricorda che anche il livello record di supplenti, 153mila, ventitremila in più dell’anno scorso, “è un problema grave, che abbiamo trovato”. E allora per stabilizzare gli oltre 100 mila precari storici abilitati all’insegnamento, che si fa? Poco, molto poco. Anzi, peggio. Perché le GaE, almeno, nell’ultimo decennio erano state riaperte due volte. L’attuale titolare del dicastero dell’Istruzione, invece, non ne vuol sentire parlare.
Alla domanda “State provando ad assumere nuovi precari. Le graduatorie Gae vuole esaurirle? Come Renzi?”, il ministro Bussetti replica così: “Lo dice il nome stesso: graduatorie a esaurimento, a un certo punto si tira una riga. Non so dire i tempi”. Non ammette deroghe neppure per il sostegno ai disabili, che quest’anno ha assegnato la bellezza di quasi 60 mila supplenze annuali su posti vacanti: “Le Finanze hanno dato il via libera a tre bandi per l’assunzione di quarantamila docenti. Il primo, per 14mila posti, sarà entro giugno”, replica Bussetti.Secondo Anief, la posizione del Miur sul precariato è completamente sbagliata. Secondo il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, “pensare di risolvere la supplentite solo con i concorsi, i cui iter di realizzazione è in media di due-tre anni, significa assegnare alla scuola pubblica italiana un ruolo ancora più dimesso dell’attuale: nel frattempo, infatti, gli incarichi annuali lieviteranno ancora di più, superando quota 200 mila. Con il paradosso che sarebbe bastato attivare il doppio canale di reclutamento per evitarlo, come abbiamo fatto in modo di chiedere anche di recente nel decreto Semplificazioni”.
“Perché facendo confluire i precari abilitati nelle GaE e assumendo direttamente da queste, con una mossa si sarebbero risolte due problematiche – fa notare il sindacalista autonomo – quella della riduzione consistente del precariato e quella della percentuale altissima di personale di ruolo nella scuola, più che doppia rispetto agli altri comparti pubblici, destinata altrimenti a salire e ad avvicinarsi al 20% dell’organico complessivo”.
Sul sostegno agli alunni disabili, che già oggi presenta un altissimo numero di docenti che cambiano allievo ogni anno, si rischia di produrre una situazione da incubo: perché il ministro ha annunciato che il primo corso di specializzazione per 14 mila posti su sostegno, su tre previsti nei prossimi 36 mesi, vedrà la luce entro giugno 2019. “In pratica, si è ammesso, in questo modo, che i nuovi specializzati arriveranno in cattedra non prima del settembre 2020: considerando che quest’anno sono state assegnate quasi 60 mila supplenze annuali di sostegno, con la beffa di averne perse oltre 11 mila sempre per via della mancata riapertura delle GaE, e che ogni anno il numero di alunni ‘certificati’ aumenta di circa 10 mila unità, significa che si sta andando incontro a un altro anno scolastico da incubo. Con il paradosso che decine di migliaia di docenti già specializzati – conclude Pacifico – vengono lasciati nelle graduatorie d’Istituto”.Tutto questo avviene, tra l’altro, continuando a disapplicare la Direttiva UE 1999/70/CE, ignorando il parere dell’avvocato generale Szpunar della Curia europea, della Commissione UE sul docente ricorrente Rossato, il quale, una volta assunto in ruolo, chiedeva giustamente il risarcimento per la reiterazione ingiustificata dei contratti a termine. E sempre in attesa degli esiti della sentenza C-331/17 Sciotto e del parere della Corte di Giustizia Europea sulla liceità della conversione automatica dei contratti da tempo determinato in indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre 36 mesi anche non continuativi su posto vacante e disponibile.Anief, pertanto, invita a pre-aderire al ricorso gratuito per il personale di ruolo interessato ad ottenere dalle due alle dodici mensilità di risarcimento in caso di pronuncia conforme della Corte di giustizia e di superamento delle sentenze della Corte suprema italiana.

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Scuola: Bussetti vuole solo concorsi per vincitori

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Prende corpo il nuovo reclutamento scolastico del titolare del Miur: “o passi il concorso e sei abilitato per il biennio di durata del bando o devi rifare il concorso”, ha dichiarato oggi Bussetti. Secondo Anief non si può risolvere la questione in questo modo: il Tar ha già detto di no, poi è stata la volta delle Camere. Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, ricorda che l’Italia perde 35 mila immissioni in ruolo per assenze di personale idoneo nelle graduatorie di merito o abilitato nelle graduatorie ad esaurimento: una persona ragionevole cercherebbe di riempire le stesse e non renderle inservibili. Anche perché in questo modo i ricorsi non potranno che aumentare.

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Gruppo 2003: “Ministro Bussetti, ecco cos’è per noi l’Agenzia nazionale per la ricerca”

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

La proposta di istituire un’Agenzia Italiana per la Ricerca Scientifica, sull’esempio di quanto esistente negli Stati Uniti e in tutti gli altri Paesi europei, è stata presentata dal Gruppo 2003 alcuni anni fa. La proposta tende a distinguere due momenti e due competenze, che oggi si sovrappongono e determinano confusione.
Competenza politica: quello della scelta delle priorità e dell’allocazione delle risorse, globali e per ciascun settore. Oggi ogni ministero ha a disposizione risorse economiche più o meno importanti che vengono destinate alla ricerca con modalità spesso poco trasparenti e senza alcun coordinamento. Sarebbe necessario che tutti questi rivoli convergano in un unico fondo governativo per la ricerca sotto il controllo della Presidenza del Consiglio.
Competenza esecutiva: spetterebbe all’Agenzia identificare le modalità con cui dare una risposta alle richieste del Governo, valutando l’appropriatezza delle risorse messe a disposizione per raggiungere gli obiettivi proposti e segnalando i punti di forza e di debolezza della ricerca nel Paese. L’Agenzia dovrebbe inoltre promuovere collaborazioni a livello internazionale e con le Regioni, che contribuiscono a finanziare la ricerca sul proprio territorio.
L’Agenzia non deve essere l’ennesimo ente che si aggiunge a quelli già esistenti ma una struttura agile, che risponde alla Presidenza del Consiglio, guidata da poche persone rappresentanti il mondo della ricerca, della tecnologia, della cultura e dell’industria; con un direttore e dipartimenti per grandi aree: ad esempio energia, ambiente, salute e così via. L’Agenzia dovrebbe comprendere una forte componente di ricerca di base a lungo termine e aree di natura più applicativa, in forte relazione fra loro.Compito dell’Agenzia dovrebbe essere la realizzazione di bandi di concorso, aperti a tutte le istituzioni che operano in campo scientifico nel Paese quali Università, Cnr e tutti gli altri enti di ricerca, Istituto Superiore di Sanità, Irccs, Fondazioni e altre organizzazioni pubbliche e private non-profit. E’ importante che l’assegnazione dei fondi avvenga con peer reviewinternazionali e site visitin armonia con ciò che avviene in tutti i Paesi europei.Solo in questo modo una Agenzia della ricerca potrà consentire alle organizzazioni scientifiche di programmare le loro attività di ricerca con fiducia, avendo certezze sui tempi dei bandi, sulla valutazione, la disponibilità e la continuità delle risorse. (Per il Gruppo 2003 Nicola Bellomo, Presidente)

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