Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

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Scuola: Sciopero, l’Aran pretende un limite d’ore annuo per ogni classe

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Anief: non se ne parla. Si fa sempre più buio sulla nuova regolamentazione dei servizi minimi essenziali da garantire nel nuovo comparto Istruzione e Ricerca durante gli scioperi: a distanza di un mese dall’ultimo incontro, i sindacati sono tornati a confrontarsi e hanno trovato sul tavolo una nuova bozza di pre-intesa praticamene irricevibile. L’amministrazione pubblica, infatti, vorrebbe predefinire un determinato numero di ore e giorni di sciopero l’anno, da computare però non sul singolo lavoratore, ma su ogni singola classe: il problema è che una volta superata quella soglia, tale divieto scatterebbe per tutti i docenti che insegnano in quella classe, anche per quelli che non hanno mai aderito allo sciopero. Poi, rimangono in piedi diverse altre novità “a perdere”.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’idea proposta non può nemmeno essere presa in considerazione: “Come si fa a proporre un definito numero di ore di sciopero svolto all’interno della singola classe, da trasformare in giorni, con un tetto oltre il quale nessun lavoratore di quella classe potrebbe più aderire ad azioni di sciopero, neanche se non l’ha mai fatto nel corso dell’anno? In questo modo, in un colpo solo si comprime il diritto individuale a dare l’assenso ad azioni di sciopero che si ritengono corrette, e si lede anche il diritto dei sindacati a indire azioni di sciopero nell’intero anno, così violando non solo la Costituzione italiana, ma anche la normativa UE sui diritti sindacali”.Sono diverse le novità che la pubblica amministrazione vorrebbe imporre sulla regolamentazione dei servizi minimi in occasione dello sciopero nel comparto Istruzione e Ricerca: novità che nessun sindacato potrà mai accettare.Fa scalpore la richiesta proposta presso l’Aran di ridefinire il concetto di servizi minimi essenziali da garantire in caso di sciopero andando a porre dei limiti numerici legati al gruppo-classe in cui si insegna. Non si comprendono neanche le basi logiche della richiesta di introdurre anche per il personale docente l’onere di vigilanza agli alunni per tutto il tempo scuola (quindi non più solo durante il servizio di refezione), da garantire sempre in caso di sciopero. Una funzione, quella della mera vigilanza, peraltro, del tutto inesistente nel contratto collettivo nazionale di lavoro dei docenti. Permane anche la volontà di volere privare le Rsu interne agli istituti della possibilità di partecipare agli accordi per regolamentare, per la singola scuola, il numero dei lavoratori interessati e i criteri di individuazione degli stessi per garantire i servizi minimi essenziali in caso di sciopero (il “protocollo d’intesa” riguarderebbe, oltre il capo d’Istituto, le sole organizzazioni rappresentative). Inaccettabile appare la pretesa di non voler chiarire che il dipendente non può mai essere obbligato ad anticipare la propria intenzione sullo sciopero, per non parlare dell’ulteriore novità, anche questa poco comprensibile, di comunicare alle famiglie, tramite il dirigente scolastico, le percentuali di rappresentatività alle elezioni RSU del sindacato promotore dell’azione di sciopero e i numero relativi alle adesioni ai passati scioperi degli ultimi 2 anni scolastici.

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Pensioni: Quota 102? Anief: è una polpetta avvelenata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

In Europa si va in pensione a 63 anni e senza penalizzazioni. In Italia a 67 e con un sistema che per le nuove generazioni prevede come assegno al massimo la metà dell’ultimo stipendio. Basta riforme sulla pelle dei contribuenti. La politica riduca i costi e scorpori dall’INPS tutte le uscite non legate alla previdenza.Il leader del sindacato autonomo rigetta senza se e senza ma il modello di revisione di anticipo pensionistico allo studio del Governo, che vorrebbe elevare da 62 anni a 64 anni la soglia minima per lasciare il lavoro, con una assurda ulteriore riduzione dell’assegno pensionistico per il passaggio all’intero sistema contributivo: “Invece di allinearci alle uscite dal lavoro di Paesi a noi vicini come la Francia, dove il pensionamento scatta a 62 anni senza decurtazioni con ha confermato il presidente Emmanuel Macron quando ha annunciato il ritiro del progetto di legge che voleva innalzarlo a 64 anni, da noi si rimane fermi a 67, con la possibilità che diventino anche di più. Non solo, si vuole ora concedere un leggero anticipo in cambio di un conto salatissimo: perché chi accetta si vedrebbe tagliato di un terzo i contributi versati durante la propria vita lavorativa”“Il nuovo anticipo pensionistico su cui starebbe lavorando il Governo è una polpetta avvelenata, perché rispetto a Quota 100 contiene una doppia grave penalizzazione: innalza da 62 anni a 64 anni la soglia minima d’accesso e riduce fortemente l’assegno di quiescenza, poiché ricalcolato esclusivamente con il sistema contributivo”: è questa la risposta di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla volontà dell’esecutivo di introdurre una sorta di “Quota 102”.L’ipotesi su cui si sta lavorando è quella di introdurre una nuova età anagrafica minima a 64 anni, anziché i 62 attuali. Si starebbe anche ragionando su un ricalcolo per intero delle pensioni future con l’esclusivo sistema di calcolo contributivo, quindi totalmente in base ai contributi versati dal lavoratore tagliando così fuori tutti coloro che hanno diversi lustri da farsi considerare con il sistema retributivo più conveniente.“Riteniamo la proposta offensiva per i lavoratori italiani – commenta il presidente del sindacato autonomo Anief – perché si sta semplicemente tentando di poterli mandare in pensione sempre più tardi e con assegni quasi dimezzati rispetto a chi ha lasciato l’attività lavorativa solo pochi anni fa. Invece di agire legislativamente sulla riforma Fornero, si stanno strategicamente escogitando dei modelli di anticipo irricevibili: un lavoratore con oltre 35 anni di contributi ha pieno diritto di andare in pensione, senza essere per questo vessato da norme inique. L’assegno di coscienza non deve prevedere ricalcoli perdere e i gli attuali 62 anni minimi di ‘Quota 100’ non vanno toccati”.“È bene anche – continua il sindacalista autonomo – che la Commissione tecnica sulla previdenza, che secondo la Legge di Bilancio 2020 si dovrà costituire entro fine mese per rivedere i lavori gravosi oggi limitati a 11, allarghi al più presto le categorie da considerare come tali. Prevedendo come gravoso anche l’insegnamento a tutti i livelli, non solo quello della scuola dell’Infanzia, come del resto indicato più recenti indagini scientifiche sullo stress da lavoro correlato, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a determinare stress e burnout, oltre il fatto che in Italia abbiamo personale docente più vecchio al mondo. Chi insegna in Italia dovrebbe andare in pensione a 58 anni e con l’80 per cento dell’ultimo stipendio, con una tassazione agevolata al 20% come in Germania dove però a fine carriera si guadagna persino il doppio”.

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Scuola. Anief al premier Conte: “Intervenga subito per contrastare il precariato”

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Anche il 2020 nella scuola inizia con un problema centrale e irrisolto, la supplentite. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Bisogna intervenire presto, consentendo il reclutamento dalle graduatorie d’istituto”Gli allarmi si chiamano supplentite e precariato. Problemi che non s’arrestano, anzi. Il 2020, per Anief, sarà un ennesimo anno in cui contrastare queste emergenze. Lo sottolinea in un’intervista concessa a Teleborsa anche il presidente nazionale Marcello Pacifico.”Noi preghiamo il presidente del Consiglio – sottolinea Pacifico – che ha l’interim in di questo momento, e i futuri ministri Azzolina e Manfredi, di intervenire subito con soluzioni tampone, che non possono essere diverse da quelle indicate da Anief. La prima cosa importante per il personale docente è consentire il reclutamento dalle graduatorie d’istituto: non si possono aspettare due o tre anni e avere quasi 300 mila supplenti in attesa dei nuovi concorsi, se anche i concorsi si dovessero fare nel minor tempo possibile servirà oltre un anno e mezzo. C’è la possibilità entro giugno di consentire alle graduatorie d’istituto provinciali di dare supplenze annuali o fino al termine delle attività, ma anche scorrerle nel momento in cui sono esaurite le graduatorie ad esaurimento. In questo modo andremo a decurtare subito tutti i precari di seconda e terza fascia e andremo finalmente a diminuire quella supplentite che caratterizza la scuola italiana”. L’auspicio è passare presto a una fase operativa, con la riapertura dei tavoli al Miur, anche se servirà ancora un po’ di tempo. “Il problema del precariato – osserva il leader del giovane sindacato rappresentativo – non è stato risolto. L’Anief lo ha denunciato durante lo sciopero del 12 novembre, durante le audizioni parlamentari, all’opinione pubblica e attraverso la stampa. Il problema del precariato è veramente grande, molto probabilmente ci vorranno ancora diversi giorni prima che si possa di nuovo riaprire tutti i tavoli al Ministero, visto lo spacchettamento tra Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Università e Ricerca”.

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Scuola: Le vittorie dei legali Anief in Cassazione fanno giurisprudenza

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

L’operato vincente dell’Anief nei tribunali sta producendo frutti importanti sugli stipendi del personale: la doppia recente sentenza della Suprema Corte sulla considerazione integrale del servizio prestato negli anni di pre-ruolo potrebbe avere influenze sia sull’operato del legislatore sia sul nuovo Ccnl, alla cui stesura parteciperà lo stesso giovane sindacato, nel frattempo diventato rappresentativo a livello nazionale. Lo stesso Governo potrebbe tenerne conto, prevedendo un finanziamento per gli aumenti di stipendio maggiorato rispetto agli altri comparti, come richiesto sempre da Anief, per via del precariato lungo e generalizzato tra docenti e Ata della scuola. Tutto ciò comporterebbe infatti l’assorbimento di cifre importanti da assegnare d’ora in poi ai supplenti, proprio in virtù della presa di posizione dei giudici ermellini. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “I 4 miliardi da introdurre nel Documento di Economia e Finanza di primavera da noi indicati sono il minimo sindacale per incrementare i 70 euro di incrementi mensili già finanziati e che ora si scoprono insufficienti per allineare gli aumenti contrattuali di un milione e 200 mila lavoratori almeno al tasso di inflazione certificata”.
Sono in arrivo rilevanti novità a favore del personale precario della scuola: lo rileva la stampa specializzata, ricordando che il ricorso patrocinato da Anief e discusso in Cassazione dai legali Nicola Zampieri e Fabio Ganci ha portato la Cassazione, con una doppia sentenza, a considerare il servizio svolto dai supplenti a tutti gli effetti alla pari rispetto a quello dei colleghi di ruolo, bocciando quindi il “raffreddamento” sino ad oggi attuato, perché contrario alla normativa comunitaria e non sorretto da ragioni oggettive. Bocciando, in questo modo, pure l’interpretazione fornita dall’avvocatura dello Stato sulla sentenza Motter della Corte di Giustizia Europea, sempre patrocinata dagli avvocati del giovane sindacato. Italia Oggi, dopo avere sottolineato come tale “orientamento interpretativo” abbia consentito “all’erario di ridurre fortemente i costi del personale”, ricorda che “secondo i giudici di legittimità, la normativa europea vieta la possibilità di applicare un trattamento economico meno favorevole nei confronti dei precari. Pertanto, al personale assunto a tempo determinato va riconosciuta sia la progressione economica di carriera che la Rpd a prescindere dalla tipologia di contratto di assunzione applicata”. Pertanto, continua la testata, questo significa che “i servizi prestati vanno semplicemente cumulati, a nulla rilevando il criterio dell’equivalenza fissato dal testo unico (si veda l’articolo sulla sentenza pubblicato in questo stesso numero). Le pronunce, peraltro, sono state emesse all’esito di un contenzioso seriale che va avanti ormai da molti anni”.

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Scuola – Anief: “Senza ulteriori risorse, rinnovo del contratto in salita”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

Approvata la legge di Bilancio, ma con investimenti modesti e poche novità per il comparto della Conoscenza. Inevitabile da parte di Anief, giovane sindacato rappresentativo, il rammarico. Lo esprime, assieme a proposte concrete, il presidente nazionale, Marcello Pacifico, nel corso di un intervento radiofonico al gr di Italia Stampa: “Si parla poco di scuola e di università” Anief non si rassegna a un’Istruzione bistrattata dalla politica e che riceve poche risorse. “Se non se ne troveranno altre – fa notare il leader di Anief, Marcello Pacifico – assisteremo a un rinnovo del contratto in salita. Soltanto 1.090 posti di sostegno sono stati trasformati in organico di diritto, molti dei quali sono frutto di sentenze e stati ottenuti da Anief con la campagna #nonunoradimeno. Speriamo che qualcosa cambi con lo spacchettamento del Miur e che il muovo ministro dell’Istruzione e quello dell’Università siano coadiuvati dal Mef e dal governo tutto per investimenti degli di un Paese che vuole crescere”.

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Scuola: Anief pubblica il calendario dell’attività sindacale nel 2019, un anno di successi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 gennaio 2020

La certificazione della rappresentatività nel comparto istruzione e ricerca nel decennale della fondazione, il 46° Consiglio nazionale e le nuove sfide. Emendamenti, audizioni in Parlamento sulle principali norme. La campagna #nonunoradimeno sul sostegno. Cinque scioperi nazionali. L’intervento in Europa con Cesi e Commissione UE. Gli incontri con le Istituzioni. L’operazione verità con le RSU e le linee guida per il rinnovo del CCNL. “Questa è la forza di un sindacato che continua a crescere e oggi rappresenta più di 50 mila delegati, il decimo in Italia per numero di iscritti,” dichiara Marcello Pacifico, il suo presidente.Se si scorrono i mesi di quest’anno appena trascorso, si comprende come l’azione corale di più di 400 dirigenti sindacali oltre alle mille RSU elette sia stata frenetica, a volte incisiva e certamente rilevante nella politica scolastica e in generale della pubblica amministrazione portata avanti dai Governi presieduti dal premier Conte, in base alle scelte discusse e assunte in sei Consigli nazionali, per non parlare del contenzioso patrocinato da più di cento avvocati presso i tribunali nazionali ed europei.Nelle relazioni sindacali l’esclusione dell’Anief dai tavoli, durante l’accertamento della rappresentatività, e la sua opposizione alle intese raggiunte in primavera (26 aprile) e d’estate (12 settembre) tra il Governo e i sindacati firmatari di contratto, i cinque scioperi generali (27 febbraio, 8 marzo, 10 maggio, 17 maggio insieme ai sindacati di base, 12 novembre autonomo) hanno certamente costretto le altre organizzazioni sindacali a cambiare idea e a proclamare lo Stato di agitazione del personale – poi revocato a seguito di una conciliazione con un ministro che una settimana dopo si è dimesso. Se il ministro Bussetti è stato commissariato per i posti di strumento musicale non attivati, il ministro Fioramonti ha fatto approvare un decreto scuola – oggi legge n. 159/190, come spesso dal presidente Pacifico invocato, che tuttavia nella sua stesura ha continuato a non risolvere il problema della supplentite. In autunno si sono svolti i primi incontri ufficiali di una delegazione Anief, presieduta dal presidente nazionale Marcello Pacifico presso il Miur, l’Aran, il Senato, la Funzione Pubblica.Centinaia sono stati gli emendamenti presentati dai parlamentari su richiesta dell’Anief sui principali provvedimenti d’urgenza (decreto semplificazione – oggi legge 12/2019, quota 100 e reddito di cittadinanza – oggi legge 26/2019, concretezza p.a. – oggi legge 56/19, crescita – oggi legge 58/2019, scuola – oggi legge 159/2019, inclusione – oggi d.lgs. 96/19, legge di bilancio – oggi legge 160/2019, educazione civica – oggi legge 92/2019), con alcune proposte approvate. Il giovane sindacato ha approvato anche alcune linee guida per il rinnovo del CCNL, una piattaforma per il personale ATA e la revisione dei suoi profili presentata in Aran, e lanciato un’operazione verità con le RSU in alcune istituzioni scolastiche. Migliaia i partecipanti agli incontri formativi organizzati in collaborazione con Eurosofia e diverse le consulenze richieste a Cedan su materia fiscale e ai patronati afferenti alla Cisal in materia previdenziale.Le vertenze legali come illustrato nella XX conferenza organizzativa hanno prodotto, nei soli ultimi due anni, 20 milioni di risarcimenti a favore dei lavoratori precari della scuola, nell’anno in cui la Cassazione ha chiarito come in tutti i decreti di ricostruzione di carriera emessi debba essere valutato per intero tutto il servizio effettivamente prestato, nei cedolini dei supplenti brevi e saltuari debba essere riconosciuto il salario accessorio, e la Corte dei Conti ha chiarito come per il personale ATA nei passaggi di ruolo sia facoltativa la temporizzazione. La campagna #nonunoradimeno, alla sua sesta edizione, continua a garantire le ore di sostegno alle famiglie che lo richiedono in base al PEI con risarcimenti che hanno convinto il legislatore, nell’ultima Legge di bilancio, ad aumentare di mille posti l’organico di diritto in esecuzione alle sentenze. In Europa il giovane sindacato ha contribuito a realizzare per la CESI (Confederazione europea che rappresenta più di 5 milioni di lavoratori e dirigenti del lavoro pubblico e privato) la Carta dei docenti e con l’Accademia Cesi un progetto per la formazione dei quadri sindacali sulla tutela dei lavoratori a termine che ha visto il primo incontro internazionale svolgersi a Palermo. Presso la Corte di giustizia il sindacato si è costituito nella causa relativa ai contratti a tempo determinato dei ricercatori universitari, mentre a seguito dei continui interventi sulla procedura d’infrazione NIF 4231/2014, la Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora nei confronti dello Stato italiano in estate.Certamente, la data da ricordare rimane il 19 novembre 2019, giorno della sottoscrizione da parte di tutte le sigle sindacali ad eccezione della CGIL e della CISL dell’Accordo quadro per l’attribuzione delle prerogative sindacali per le organizzazioni rappresentative nelle aree e nei comparti del pubblico impiego per il triennio 2019-2021. “Da quel giorno, abbiamo iniziato a costruire una nuova storia, conclude Marcello Pacifico, sempre fermi nei nostri ideali e cultori del diritto, pronti a continuare a lottare per realizzare nel 2020 una scuola più giusta, equa e solidale”.

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Corsi TFA V ciclo sostegno: Le Università cominciano a programmare l’offerta formativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

Anief avvisa il Miur. Bisogna chiedere agli Uffici scolastici provinciali la consistenza degli organici, il fabbisogno in base alle richieste presenti nel PEI di ognuno dei 280 mila alunni con handicap. In caso contrario faremo annullare il bando dai giudici, come avverrà per quello emanato dal ministro Bassetti.Mentre nella Legge di Bilancio 2020 vengono consolidati in organico di diritto appena mille dei 60 mila posti sul sostegno agli alunni disabili che vengono assegnati ogni anno in deroga, le Università si mettono al lavoro per l’attivazione del V ciclo di specializzazione dal quale dovranno uscire oltre 20 mila docenti – in possesso dell’abilitazione all’insegnamento oppure della laurea comprendente 24 CFU universitari – col titolo di esperto di didattica speciale: dopo la richiesta agli atenei, da parte del Miur, di indicare il numero massimo di studenti che potrebbero frequentare i corsi, le strutture accademiche cominciano a fornire le risposte, “ma toccherà sempre al Ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti la responsabilità di andare a valutare le effettive esigenze territoriali a differenza di quanto non fatto dal suo predecessore”, ricorda Marcello Pacifico.“Quello che c’è da capire – commenta il leader dell’Anief – è se anche stavolta ci ritroveremo con regioni intere con un numero maxi di posti vacanti e di aspiranti, a fronte dei pochissimi posti messi a bando. In occasione del precedente ciclo specializzante, in diverse regioni, soprattutto al Nord, migliaia di candidati si ritrovarono in competizione per aggiudicarsi poche centinaia di posti messi a bando. Dinanzi a quel forte squilibrio nell’assegnazione dei posti dell’ultimo ciclo di specializzazione nel sostegno, Anief si è opposto in tribunale. E anche stavolta, se il grave errore dovesse ripetersi, non starà a guardare. Ad ogni modo sarebbe opportuno permettere a tutti di conseguire la specializzazione su sostegno, senza numero programmato, a partite proprio da quei precari che si sono ritrovati a fare i supplenti senza titolo”.
Le prime notizie sull’attivazione del V ciclo di specializzazione sul sostegno arrivano dall’Università di Palermo, che per l’anno accademico 2019/20 si dice disponibile ad organizzare i corsi anche per la secondaria, mentre lo scorso anno c’erano stati posti solo per infanzia e primaria. L’Università, scrive Orizzonte Scuola, ha indicato in 950 posti la capienza massima di corsisti nell’anno accademico 2019/20. Se autorizzati dal Ministero, i posti saranno così suddivisi: 200 per la scuola di infanzia; 350 per la scuola primaria; 200 per la scuola secondaria di I grado; 200 per la scuola secondaria di II grado.

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Scuola: Anief chiede al governo più risorse per il contratto

Posted by fidest press agency su martedì, 24 dicembre 2019

Anief subito protagonista alla convocazione da parte del ministro Lorenzo Fioramonti. L’incontro al Miur è stata l’occasione per il giovane sindacato rappresentativo, per avanzare “proposte chiare e semplici in merito agli organici, al reclutamento e alla funzione docente. E specifiche anche per i settori Afam, dell’Università e della Ricerca”, come ha precisato il presidente nazionale Marcello Pacifico, intervistato da Teleborsa.Il leader di Anief ha indicato alcuni punti chiari e imprescindibili e ha invitato la politica a trovare le risorse per il rinnovo del contratto.”Il principale problema del precariato e della mancata continuità didattica – ha ricordato Pacifico nella videointervista – risiede nel mancato adeguamento dell’organico di fatto a organico di diritto. Per questo abbiamo impugnato nei tribunali diversi atti dell’amministrazione, specie su posti di sostegno. Le sentenze risarcitorie sono veramente pesanti per l’erario pubblico. E quindi chiediamo che questo organico sia trasformato in organico di diritto e questi 170 mila posti ogni anno non vengano più dati in supplenza, ma nei ruoli”.

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Scuola Anief: basta attaccare gli insegnanti per coprire le mancanze dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

L’ultima polemica accesa da Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, sul reclutamento dei docenti con il sottosegretario De Cristofaro sulle pagine di Repubblica è pretestuosa, frutto di un’analisi errata del problema che continua a nascondere gli effetti di una politica economica che con la precarizzazione del sistema nazionale di istruzione ha allontanato l’Italia dalle classifiche qualitative internazionali. Lo afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale di ANIEF. Bisognerebbe lodare, premiare, questi cavalieri del lavoro, questi insegnanti che in zone economicamente depresse, a rischio, difficilmente raggiungibili, ad alto tasso di abbandono scolastico continuano a credere in una missione che è giornalmente sconfessata da chi parla ex cathedra. E invece secondo l’economista Tito Boeri, correlando le retribuzioni su base nazionale al costo della vita, i docenti del Sud prendono uno stipendio più alto rispetto a quelli del Nord. Lo stesso Boeri, inoltre, criticare fortemente le scelte operate nello stabilizzare insegnanti già inseriti nel contesto didattico.Una scuola migliore, però, si ottiene stabilizzando gli organici e attribuendo gli stessi non secondo formule matematiche, ma in base alle esigenze del territorio, certamente non con classi pollaio o con i posti in deroga o negati sul sostegno, né in edifici non a norma e in aule non digitali, dove il tempo scuola è stato ridotto perché la politica non vuole investire ma risparmiare e dove oltre 200 mila posti all’anno sono assegnati ai precari per esigenze di cassa contro la normativa europea e in spregio alla continuità didattica. Un’università migliore si ottiene ripristinando la figura del ricercatore a tempo indeterminato senza far fuggire i cervelli all’estero dopo migliaia di euro spesi per la formazione.
Una società migliore si ottiene investendo nel sapere in risorse umane e finanziarie e non con la sua svendita nei mercati del tempio per avere un “tesoretto” creato dallo snaturamento dei pilastri della nostra costituzione.

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Scuola: I quindicenni faticano a leggere e comprendere?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

I dati allarmanti dell’indagine Ocse-Pisa arrivano dopo quelli Invalsi e dopo studi Svimez altrettanto preoccupanti. Pacifico, presidente Anief: “Occorrono riforme efficaci, a cominciare dal ritorno del modulo alla primaria” Solo il 5% dei quindicenni ha una comprensione ‘totale’ di ciò che legge. Male anche in scienze, meglio in matematica. Uno studente su quattro ha difficoltà a confrontarsi con materiale non familiare o di una certa lunghezza e complessità e, di solito, ha bisogno di essere sollecitato con spunti prima di potersi impegnare con un testo. La fotografia che arriva dalla nuova indagine Ocse-Pisa che valuta le competenze rispetto alla lettura, la matematica e le scienze è preoccupante per il nostro Paese. Ma ha radici innegabili. E ha anche soluzioni, come quelle per cui si batte e continuerà a lottare il sindacato Anief. Quelli dell’indagine Ocse-Pisa sono i dati negativi più recenti in ordine di tempo. Ma ce ne sono altri che fanno ritenere che non siano criticità isolate per quanto riguarda l’apprendimento e la formazione degli studenti italiani. È emerso dallo studio “Dalla licenza media alla maturità. Il percorso visto attraverso i dati Invalsi” che il 20% degli alunni iscritti alla scuola secondaria di secondo grado non ottiene il diploma o, come minimo, andrà incontro ad almeno una bocciatura. Come se non bastassero questi numeri negativi, a pesare sulla efficacia della scuola nella penisola è anche un altissimo tasso di dispersione scolastica, che in certe province del Sud tocca il 30-40 per cento, come confermato dai più recenti studi Svimez.

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L’istruzione scolastica arretra sempre di più

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Il Censis ha in queste ore realizzato la fotografia di una scuola e di un’Università italiana che arretrano sempre più. Marcello Pacifico (Anief): Le soluzioni per far ripartire scuola e università ci sono, basta solo metterle in atto. Noi come sindacato mettiamo a disposizione le nostre competenze e proposte, poiché crediamo che per adeguare l’Italia agli standard internazionali bisogna soprattutto operare dei cambiamenti in tutti i gradi dell’istruzione. Il quadro non è dei migliori: come riporta la stampa specializzata, Orizzonte Scuola, “non sono positivi i numeri emersi dal Rapporto Censis per ciò che riguarda la scolarizzazione degli italiani rispetto alla media Ue”; infatti “pochi laureati, molti abbandoni scolastici, basse competenze” fanno sì che il sistema educativo italiano non sia certamente ai massimi livelli. I dati parlano chiaro: “più del Il 52% dei 60-64enni si è fermato alla licenza media, contro il 31% della media Ue; tra i 25-39enni il 26,4% non ha conseguito un titolo di studio superiore, contro il circa 16% della media Ue; il 14,5% dei 18-24enni non possiede né il diploma, né la qualifica e non frequenta percorsi formativi. I più problematici sono i giovani del Sud e gli stranieri”. Come sottolineato da Il Sole 24 Ore, le competenze non sono eccelse: “il 34,4% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado non raggiunge livelli di competenza alfabetica adeguata, e non va meglio negli istituti secondari di secondo grado”. Inoltre, non va meglio nemmeno con la lingua straniera, poiché al già complicato contesto si aggiunge “la bassissima comprensione della lingua inglese parlata (40% scuole medie, 64% superiori)”.Il sindacato ha spesso affrontato la problematica e crede che, certamente, i continui tagli all’istruzione peggioreranno la già critica situazione. Anief ha sempre sottolineato come la soluzione debba passare per una serie di operazioni: organici potenziati, anche per il personale Ata, soprattutto nelle aree difficili e a rischio abbandoni e dispersione scolastica, con basso apporto degli enti locali e territoriali, ridotto livello socio-culturale, alta presenza di alunni di origine non italiana; ritorno del modulo alla primaria; compresenza dei maestri nella primaria, da iniziare a 5 anni di età con un anno “ponte”; docente specializzato d’inglese nel primo ciclo; ritorno al monte ore scuola precedente alla riforma Gelmini. Sarebbe, inoltre, importante l’apporto di un maggiore orientamento e la riduzione delle tasse universitarie per favorire una maggiore frequenza del mondo accademico.

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Scuola: Anief ottiene la partecipazione al prossimo concorso riservato per Dsga facenti funzione senza laurea

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Si riapre la porta del concorso agli oltre 600 assistenti amministrativi facenti funzione come Direttore dei servizi generali e amministrativi, anche senza il possesso del titolo di studio, come richiesto dal giovane sindacato in audizione. Lo prevede un emendamento, il 2.30, licenziato dalle Commissioni VII e IX della Camera.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non si può assumere per anni personale ATA per ricoprire questo ruolo, in assenza di concorsi, e poi disconoscerne la professionalità, specialmente quando per dieci anni si bloccano i passaggi verticali previsti dal contratto” L’apertura del concorso senza laurea, come chiesto da Anief, prevede anche l’aumento dal 10% al 30% della percentuale dei posti riservati agli idonei dell’attuale concorso, a fronte del 100% dei posti richiesti da Anief. Anief reputa importante che l’emendamento, senza alcun impatto finanziario per le casse pubbliche, vada avanti sino all’approvazione finale. A garantirne la liceità è anche il Testo Unico sulla Pubblica Amministrazione, che prevede una riserva di posti ai facenti funzione su ruoli superiori proprio per non disperdere la professionalità acquisita. Il giovane sindacato aveva chiesto di introdurre, a questo proposito, una riserva adeguata di posti, introducendo il limite al 30% degli idonei che saranno ammessi alla graduatoria di merito finale utile per i ruoli e dell’alto numero (più di 3 mila) di sedi di Dsga scoperte rispetto anche ai duemila posti banditi. In caso contrario, verrebbe meno anche l’intesa firmata lo scorso mese di settembre tra il Miur e le organizzazioni sindacali firmatarie di contratto.

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Scuola: Decreto 126/2019, i neo laureati possono fare supplenze

Posted by fidest press agency su domenica, 24 novembre 2019

Per arginare il ricorso selvaggio alle chiamate con messa a disposizione, le graduatorie di istituto sono trasformate in provinciali per l’assegnazione di supplenze annuali o al termine delle attività e riaperte al personale laureato con richiesto da Anief fin dal primo incontro con il ministro Fioramonti. Rimane la delusione per la scelta di continuare con un concorso riservato piuttosto che quella proposta di utilizzare le stesse graduatorie di istituto per l’accesso ai ruoli, con la semplificazione del reclutamento.L’insegnamento nella scuola pubblica si riapre ufficialmente anche ai nuovi laureati che intendono iniziare a svolgere questa professione e che nel frattempo avevano inviate le MAD per essere chiamate dai presidi fuori graduatoria: lo prevedono le modifiche approvate al testo licenziato dalle Commissioni Cultura e Lavoro (Atto Camera 2222) nella parte in cui si è decisa la riapertura della terza fascia delle graduatorie di istituto 2020/21, 2021/22, 2022/23, prevedendo come requisito d’accesso la laurea con i 24 Cfu in discipline pedagogiche e metodologie didattiche. Viene accolta, in questo modo, seppure in modo parziale la richiesta formulata dall’Anief, tra le 30 proposte di modifica, nel corso dell’audizione tenuta nel giorno dello sciopero con sit-in dinanzi Montecitorio della scorsa settimana. Il testo del decreto sarà discusso in Aula dal 25 novembre e il 26 inizieranno le votazioni. Marcello Pacifico (Anief): l’approvazione dell’emendamento mette ordine al meccanismo delle supplenze ma non risolve il problema del reclutamento altrimenti risolvibile in maniera semplice e immediata con l’utilizzo delle stesse graduatorie di istituto esistente per l’accesso ai ruoli dello Stato.Quando nel 2020 si riaprirà la terza fascia delle graduatorie di istituto, potrà essere utile per accedervi, in terza fascia, la laurea (o il diploma per le classi di concorso della tabella B del DPR 19/2016), assieme ai 24 Cfu in discipline pedagogiche e metodologie didattiche. È stato infatti approvato, scrive Orizzonte Scuola, l’emendamento sulla riapertura ai nuovi inserimenti nella terza fascia delle graduatorie di istituto ove, in base alla legge 107/2015, possono inserirsi soltanto i docenti abilitati, con conseguente inserimento nella II fascia delle stesse graduatorie.
Al prossimo aggiornamento, previsto nel corso del 2019/20 per il triennio successivo, potevano infatti inserirsi nelle succitate graduatorie soltanto i docenti abilitati. Tale disposizione è stata però ancora derogata con l’emendamento approvato al decreto scuola. Potranno, pertanto, inserirsi nella III fascia delle graduatorie di istituto, le seguenti categorie di docenti: docenti già inseriti (potranno far valutare nuovi titoli e servizi, se conseguiti o anche cambiare provincia); docenti in possesso dei titoli previsti dall’articolo 5, comma 1, lettera b), e comma 2, lettera b), del D.lgs. 59/2017. I docenti, che vorranno inserirsi nella terza fascia delle graduatorie di istituto (quindi non già inseriti), dovranno essere in possesso della laurea e 24 CFU nelle discipline antropo-psico- pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche.
Cambia anche il sistema di affidamento delle supplenze per il quale quelle brevi e saltuarie saranno affidate alle venti scuole scelte dai candidati mentre per quelle al 31 agosto e al 30 giugno si ricorrerà a nuove graduatorie provinciali con una modifica all’attuale regolamento.

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Decreto scuola 2019: Anief chiede un nuovo corso concorso DS

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Lo chiede per sanare il contenzioso avverso i bandi 2011 e 2017. Lo scorrimento delle vigenti graduatorie di merito per i 400 idonei al ruolo di dirigente scolastico, una riserva del 30% dei posti messi a concorso per diventare dirigente tecnico agli attuali 65 dirigenti a tempo determinato utilizzati presso l’amministrazione centrale e periferica con il rinnovo dei contratti in essere fino all’espletamento della nuova procedura Sono quattro gli emendamenti che Anief chiede al Parlamento di presentare e approvare in merito alle norme previste all’articolo 2 per i dirigenti scolastici e i dirigenti tecnici. Le proposte mirano a disinnescare il contenzioso avverso le due ultime procedure concorsuali con l’indizione di un nuovo corso concorso riservato ai ricorrenti che hanno impugnato i bandi di concorso, a utilizzare appieno le vigenti graduatorie di merito consentendo l’assunzione di tutti gli idonei, a riservare una quota dei posti vacanti e disponibili alle professionalità dirigenziali ad oggi utilizzate presso il Miur per il coordinamento delle attività presso le 8 mila scuole statali e le 12 mila scuole private con il rinnovo dei contratti scaduti o in scadenza. Marcello Pacifico, presidente Anief: “Si tratta di soluzioni rapide e utili che permettono di far funzionare le nostre scuole con personale dirigenziale che ha superato una prova concorsuale o che ha prestato da anni servizio presso il Miur, risorse umane da non perdere.”

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Scuola: Tragedia del bimbo morto a Milano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

Anief e Udir si associano al dolore della famiglia e concordano col sindaco Giuseppe Sala nel chiedere al Governo d’intervenire nella Legge di Bilancio in infrastrutture e personale scolastico. In un momento così drammatico, mentre sono in corso le indagini per eventuali responsabilità del personale docente, Ata e del dirigente scolastico, è doveroso ricordare come nell’ultimo decennio il tema della sicurezza e della culpa in vigilando sia stato messo da parte dal decisore politico per problemi di bilancio pubblico. Per il sindacato, il taglio del 17% del personale Ata con delicati compiti anche di vigilanza, il dimensionamento della rete scolastica con la soppressione di una sede di presidenza su quattro e il ritorno al maestro unico devono essere ripensati, “perché il diritto alla salute e all’istruzione dei nostri figli possa diventare una priorità da affrontare prima di altre spese”, dichiarano in una nota congiunta i due sindacati del comparto e dell’area dell’istruzione e della ricerca.

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Relazioni sindacali nella scuola: L’Anief viene discriminato

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

“Non è possibile – dichiara Marcello Pacifico, presidente del sindacato autonomo – che quasi due anni dopo la rilevazione delle deleghe, a ben 18 mesi di distanza dall’ultima elezione RSU, 90 giorni dopo la sottoscrizione dell’ipotesi di Accordo quadro che ci riconosce rappresentativi nel comparto dell’istruzione e della ricerca, ancora non si possano esercitare le prerogative sindacali previste dalla legge: dalla partecipazione agli importanti tavoli con gli altri sindacati firmatari di contratto, alle ore di permesso e di distacco sindacale che qualcun altro continua illegittimamente ad usufruire, alle assemblee sindacali, alla contrattazione nazionale e integrativa. Dopo mesi di attesa, se non si avrà una risposta chiara nelle prossime ore, ricorreremo alla giustizia, in modo così da rispondere alla violazione delle più elementari regole democratiche e anche perché un giudice spieghi ai 70 mila docenti e Ata nostri iscritti, perché siano gli unici lavoratori a non aver diritto a essere rappresentati. Anche per questo scioperiamo il 12 novembre, con manifestazione davanti a Montecitorio: volgiamo far sentire al Governo quella voce della piazza che viene ignorata dai palazzi”.
“Il problema – dice Marcello Pacifico, leader dell’Anief – è che si è consumata la metà di quel triennio, senza che l’Anief abbia avuto la possibilità di confrontarsi con la parte pubblica. L’ultimo appello era stato lanciato al ministro della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, durante l’incontro al ministero della PA con le Confederazioni sindacali. Ogni ulteriore ritardo, ormai, risulta inaccettabile. Per questo ci siamo rivolti alla massima rappresentanza del Governo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per chiedere di sbloccare una situazione che mina le libertà della rappresentatività sindacale e della democrazia garantite dalla Costituzione. Nel frattempo l’ufficio legale si è attivato per studiare la praticabilità di un ricorso d’urgenza che ci riconosci i diritti tutelati dalla legge”.

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Scuola: Rilancio del Sud, si parte da scuola e tempo pieno. Anief: “I soldi dove sono?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Finalmente si comincia a parlare concretamente di rilancio delle regioni meridionali: è scritto in diversi passaggi della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019. E lo ha fatto Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale, annunciando il piano per il Mezzogiorno che il Governo M5S-PD si appresta a varare partendo dalla Legge di Bilancio 2020: si partirà “proprio dalla scuola, con investimenti sugli asili nido”. Su come si riuscirà a realizzare tutto questo, però, ancora non è chiaro. Soprattutto perché anche nella Nadef 2019 la spesa per l’Istruzione è prevista in riduzione. Certo, si fa spesso riferimento ai finanziamenti europei, i quali però non possono bastare. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Il problema è che occorrerebbero somme dieci volte maggiori rispetto a quelle stanziate con l’ultima Legge di Bilancio. Ad esempio, il completamento del tempo pieno, a questi ritmi ultra lenti, si realizzerà in tutti gli istituti non prima del 2060. Per non parlare della difficoltà oggettiva di attuare l’uscita posticipata dove le mense scolastiche scarseggiano e si avrebbero comunque difficoltà ad introdurle rispettando le norme su igiene, sicurezza e altro”.
Il rilancio del Sud passa per l’Istruzione pubblica nazionale. È scritto, a chiare lettere, nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019, approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 settembre scorso. Però sull’effettiva realizzazione dell’obiettivo permangono forti dubbi. “Per superare il divario economico e sociale esistente tra Nord e Sud – si legge nella Nota del Mef -, occorre prevedere un piano straordinario di investimenti per il Mezzogiorno, unitamente alla promozione del coordinamento di tutti gli strumenti normativi esistenti. Lo sviluppo del Sud e la coesione territoriale rappresentano, infatti, priorità strategiche del Governo, al fine di attivare il potenziale di crescita inespresso, rafforzando il capitale fisico, umano, sociale e naturale. L’obiettivo è rendere più attrattivi il Sud e le aree interne, offrendo nuove opportunità occupazionali in particolare a giovani e donne”.
Le previsioni del Def indicano che sulle “infrastrutture, l’obiettivo è creare un sistema moderno, integrato e sicuro che tenga conto dei connessi impatti sociali ed ambientali e che migliori drasticamente il potenziale produttivo del Sud e sostenga la ripresa delle zone terremotate”. Pertanto, “lo sviluppo del Sud e la coesione territoriale rappresentano priorità strategiche del Governo, da realizzare attraverso l’attuazione di un piano strutturale che rilanci gli investimenti e gli interventi in grado di attivare il potenziale di crescita inespresso, rafforzando il capitale fisico, umano, sociale e naturale. L’obiettivo è rendere più attrattivi il Sud e le Aree interne, offrendo nuove opportunità occupazionali in particolare a giovani e donne”.
Nel testo si parla quindi di “attuazione del Green New Deal al Sud e nelle aree interne”. Inoltre, per i giovani del Sud e delle Aree interne saranno perseguite azioni specifiche per ridurre il fenomeno dell’emigrazione, potenziando gli strumenti di incentivo all’imprenditorialità giovanile e all’innovazione. C’è anche spazio per una pericolosa apertura verso la regionalizzazione: “Si procederà lungo il processo di autonomia differenziata, salvaguardando il principio di coesione nazionale e di solidarietà. Saranno definiti i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Ciò eviterà di aggravare il divario tra il Nord e il Sud del Paese”. A livello di scuola, cosa significherà tutto questo? Quali sono i finanziamenti previsti? Per gli istituti del Meridione, scrive Orizzonte Scuola, sarebbero in arrivo “15 miliardi di euro, un piano mirato per fermare l’emigrazione dei giovani dal Mezzogiorno al Nord o all’estero. Scuole aperte tutto il giorno e investimenti per gli asili nido, così che si pensi non solo ai bambini ma anche ai genitori dando spazio al potenziale delle donne. Provenzano punta quindi sulla scuola, sconfiggendo la povertà educativa e rendendola un luogo di emancipazione e non di diseguaglianze sociali”.

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L’accordo sul decreto salva-precari non piace solo all’Anief

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Non piace anche ad altre organizzazioni del settore scolastico. Come quelle che difendono gli operatori e i discenti delle scuole paritarie, ora uscite allo scoperto: “A non fare esattamente i salti di gioia – riporta Tuttoscuola – sono la FIDAE, la CdO Opere Educative, la CNOS Scuola, la CIOFS scuola, la FAES che fanno presente in un comunicato unitario che “a differenza di quanto previsto nell’analoga intesa stipulata l’11 giugno scorso, il nuovo accordo esclude i docenti ‘precari’ che insegnano nelle paritarie dalla partecipazione alle procedure riservate di abilitazione”. “È una esclusione particolarmente grave – commentano congiuntamente -, dato che l’esigenza è stata esplicitamente posta più volte e non se ne comprendono le ragioni. Siccome il sistema ordinario (“concorso pubblico” con valore anche abilitante previsto dalla legge 145/2018) non viene avviato, perché le OOSS vogliono che parta prima la procedura riservata ai precari, chiediamo che a tale procedura possano partecipare anche i docenti non abilitati che insegnano nelle paritarie”. Eppure, fanno notare le associazioni, “la norma vigente (legge 62/2000) obbliga le scuole paritarie ad utilizzare docenti abilitati, ma lo Stato, cui spetta il dovere/diritto di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria”. “Chiediamo pertanto che il Miur attivi al più presto i percorsi abilitanti ordinari e che Governo e Parlamento, nell’approvare le regole dei percorsi riservati (visto che occorre un Decreto Legge e che per la Costituzione lo stesso deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri e convertito dal Parlamento), prevedano l’accesso alle medesime anche ai docenti che lavorano nelle 2.200 scuole secondarie paritarie”, concludono le associazioni. Anief ritiene legittime le richieste delle associazioni che difendono i diritti di chi opera nel settore scolastico. Prima di tutto perché se per legge, dal 2000, il sistema nazionale pubblico statale comprende anche la scuola paritaria, il servizio svolto all’interno di questi istituti non può essere da meno rispetto a quello portato avanti nelle scuole di Stato. Il riferimento normativo è la Legge n. 26, del 10 marzo 2000, dalla quale si evince che il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. Ma anche i percorsi IEPF previsti dalle Regioni e finanziati dallo Stato sono inseriti nel sistema integrato nazionale di istruzione, come ricorda l’ultimo decreto legislativo sugli istituti professionali. In secondo luogo, continua il sindacato, i docenti delle scuole paritarie svolgono lo stesso lavoro dei colleghi che operano negli istituti statali: producendo anche titoli di studio analoghi, qual è la logica che nega l’equiparazione in toto dell’insegnamento svolto nelle due tipologie di scuole? Inoltre, vale la pena ricordare che il servizio svolto dalle scuole paritarie, a partire dalla scuola dell’infanzia, permette allo Stato di “alleggerirsi” di un carico formativo importante: poiché i docenti che vi operano, pur non accedendo da concorso, devono comunque essere in possesso di titoli di studio adeguati e necessariamente portare avanti l’insegnamento come avviene nelle statali, quale giudice potrebbe rimanere indifferente alla decisione di considerare diverso il servizio lavorativo svolto in quegli istituti e quindi di impedire ai docenti precari di partecipare ai corsi abilitanti e ai concorsi riservati? “Ai tavoli del Ministero dell’Istruzione – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – sembra che nessuno si curi di questo problema. Ma sarebbe bene tornare sui propri passi. Perché se quanto trapela dall’accordo siglato il 1° ottobre al Miur con i sindacati maggiori dovesse corrispondere al vero, con eliminazione dai corsi e dai concorsi straordinari dei docenti delle paritarie e dei percorsi IePF, è chiaro che si innescherà un contenzioso non poco indifferente. Speriamo che il Governo ci ascolti per non dare sempre l’ultima parola alla magistratura”.

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Istruzione: Il M5S dice no alla Scuola-Azienda. Anief: avanti così

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

“Per quanto riguarda la Scuola e l’Università, il nuovo Governo dovrà assolutamente operare in discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi venti anni e da quando qualche sedicente “progressista” ha deciso che la scuola potesse essere gestita più efficientemente come un’azienda”: a dirlo è stata la senatrice del Movimento 5 Stelle Bianca Laura Granato, durante il suo intervento sulla fiducia al Governo Conte. Le speranze della senatrice del M5S sono anche quelle dell’Anief. Confondere la scuola con i contesti aziendali ed industriali, infatti, rappresenta un errore storico introdotto a metà degli anni Novanta, dall’allora ministro dell’Istruzione Giancarlo Lombardi, guarda caso un industriale, che introdusse la “Carta dei servizi”: una sorta di patto con discenti e famiglie, che trasformava gli studenti in utenti. Il processo è continuato negli anni, anche quelli più recenti, con delle riforme asservite alle lobby lavorative e ai conti pubblici. Marcello Pacifico, presidente Anief: È l’ora della svolta, per questo il nostro sindacato autonomo ha predisposto un decreto salva scuola ad hoc. Fuori le logiche industriali dalla scuola. Lo dice apertamente la senatrice del M5S Bianca Laura Granato: “Abbiamo il dovere di salvare la scuola pubblica italiana con interventi di buonsenso: processi di reclutamento selettivi e trasparenti, garanzia della continuità didattica, assegnazione ai ruoli tutte le cattedre vacanti e disponibili, mobilità sostenibile del personale, ruolo centrale della didattica; governance agli organi collegiali. E ancora: retribuzione adeguata per tutto il personale scolastico”. La senatrice Granato, scrive Orizzonte Scuola, ha anche auspicato una maggiore attenzione al settore formativo cosiddetto ‘terzario’: “per l’Università e per la ricerca e per l’AFAM c’è tanto da fare a cominciare dal reclutamento, passando dall’estensione del diritto di accesso alle università a numero chiuso, all’abbassamento delle tasse universitarie, per finire con investimenti nella ricerca e per il personale che vi opera”, ha concluso Granato.

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Scuola: Le proposte di Anief al prossimo governo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

Il presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico: “Il nuovo esecutivo potrebbe fare tanto per la scuola, in particolare per adeguare l’organico di fatto a quello di diritto”
L’implosione del governo gialloverde mette a rischio alcuni provvedimenti relativi al comparto Istruzione. In particolare sono destinate a un nulla di fatto tutte le promesse relative all’accordo pre-elezioni europee dello scorso aprile fra il Ministero dell’Istruzione e le altre organizzazioni sindacali, a cominciare dagli aumenti di stipendio per il personale della scuola. Non tutto è perduto, però, nel senso che Anief rilancia le proprie proposte al prossimo esecutivo, di transizione, o di scopo nell’ambito di questa legislatura.Lo spiega nel dettaglio il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, in un intervento radiofonico a Italia Stampa: “Il prossimo esecutivo potrebbe fare alcune determinazioni, ad esempio per la riapertura delle GaE e il doppio canale di reclutamento, per consentire agli idonei dei vecchi concorsi di essere assunti nelle altre regioni e, in generale, per adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto”

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