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Posts Tagged ‘cambiamenti’

Rivedere gli obiettivi sui cambiamenti climatici prima della COP27

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2022

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui delinea le sue richieste per la COP 27, conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma in Egitto dal 6 al 18 novembre. Secondo i deputati le crisi del clima e della biodiversità sono tra le sfide più importanti che l’umanità deve affrontare. Si esprime preoccupazione per i risultati della relazione 2021 sul divario di emissioni dell’UNEP, secondo cui anche se saranno attuati gli obiettivi climatici nazionali per il 2030, il mondo si avvia verso un aumento della temperatura di 2,7°C, ben al di sopra degli obiettivi dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C e puntando a 1,5°C. Secondo la risoluzione, la guerra della Russia contro l’Ucraina, e le sue conseguenze, rendono ancora più pressante la necessità di trasformare il sistema energetico globale. Il monito è ad agire tempestivamente in questo decennio, anche se molti degli impegni espressi a lungo termine sull’azzeramento delle emissioni nette presentano ambiguità e sono poco trasparenti. I deputati sottolineano che l’UE ridurrà le emissioni di gas serra di oltre il 55% se adotterà le posizioni del Parlamento sul pacchetto “Fit for 55 in 2030” e sul piano RePowerEU. Invitano inoltre l’UE e tutte le nazioni del G20 a dar prova di leadership e a fissare obiettivi di riduzione dei gas serra più ambiziosi prima dell’inizio della COP27. I singoli paesi dovrebbero quindi aggiornare i propri contributi determinati a livello nazionale.La risoluzione sottolinea che l’UE è il principale contributore di finanziamenti per il clima ed esorta i paesi sviluppati a mantenere la promessa fatta ai paesi in via di sviluppo e raggiungere l’obiettivo annuale di finanziamento per il clima di 100 miliardi di dollari. La risoluzione chiede poi che i fondi siano già erogati nel 2022 e che tra il 2020 e i 2025 siano spesi in media ogni anno 100 miliardi di dollari. I deputati ricordano inoltre la posizione del Parlamento sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) secondo cui l’UE deve fornire un sostegno finanziario almeno equivalente alle entrate generate dalla vendita dei certificati CBAM, per aiutare i paesi meno sviluppati a decarbonizzare le loro economie.Il Parlamento accoglie infine con favore il dialogo di Glasgow su perdite e danni, che dovrebbe focalizzarsi sui finanziamenti ai paesi in via di sviluppo, dando chiaramente priorità alle sovvenzioni rispetto ai prestiti, al fine di evitare, ridurre al minimo e affrontare le perdite e i danni legati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

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Cambiamenti climatici e deforestazione instradano i primati verso un nuovo stile di vita

Posted by fidest press agency su sabato, 15 ottobre 2022

Roma Uno studio internazionale a cui ha preso parte la Sapienza ha analizzato i fattori ecologici ed evolutivi che spingono scimmie e lemuri che vivono sugli alberi a terra. La ricerca condotta su larga scala nei primati di 3 continenti, è stata pubblicata sulla rivista PNAS. Uno studio internazionale su 47 specie di scimmie e lemuri ha evidenziato come i cambiamenti climatici e le deforestazioni interferiscano sullo stile di vita dei primati. L’influenza dei cambiamenti ambientali porta molti di questi animali, che vivono normalmente sugli alberi, a cambiare le proprie abitudini, spingendoli a scendere a terra, dove sono più esposti a fattori di rischio come la mancanza di cibo, i predatori, la presenza dell’uomo e degli animali domestici. Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS (The Proceedings of the National Academy of Sciences) è stato coordinato da Timothy Eppley, ricercatore presso il San Diego Zoo Wildlife Alliance (SDZWA), e vede la straordinaria collaborazione a livello mondiale di 118 co-autori provenienti da 124 istituti diversi, tra cui Luca Santini della Sapienza di Roma che ha co-ideato e supervisionato il lavoro. I risultati si basano su circa 150.000 ore di dati di osservazione riguardanti 15 specie di lemuri e 32 specie di scimmie in 68 siti nelle Americhe e in Madagascar. La ricerca consiste in una valutazione dell’influenza delle caratteristiche biologiche, del contesto ambientale e delle azioni umane sul periodo trascorso a terra dai primati arboricoli. Lo studio ha rilevato come le specie che consumano meno frutta e vivono in grandi gruppi sociali siano più predisposte a scendere a terra e abbandonare lo stile di vita arboricolo. Si possono, quindi, definire queste condizioni come una sorta di “pre-adattamento” a quello che potrà essere la vita futura di questi animali. Lo studio ha inoltre mostrato come la temperatura, e la degradazione delle foreste, spingano i primati ad un uso maggiore dello strato terrestre. Di conseguenza, un habitat frammentato, disturbato dall’uomo che offre scarse risorse alimentari, solo popolazioni di primati che hanno una dieta più diversificata e vivono in gruppi numerosi possono adattarsi più facilmente a uno stile di vita terrestre. Lo studio ha anche rilevato che le popolazioni di primati più vicine alle infrastrutture umane hanno meno probabilità di scendere a terra: “I nostri risultati – dichiara Luca Santini della Sapienza – suggeriscono che la presenza umana, spesso una minaccia alla conservazione dei primati, possa interferire con la loro naturale adattabilità al cambiamento globale”. In passato situazioni di transizione da uno stile di vita arboricolo a quello di vita terreste si sono già presentate, non è una novità. Le preoccupazioni che hanno portato gli studiosi ad avviare uno studio di questa portata nascono nella rapidità con cui avvengono cambiamenti climatici e interventi dell’uomo. Questo richiederebbe per le specie meno adattabili, strategie di conservazione rapide ed efficaci per garantire la loro sopravvivenza.

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Ritorna il Roadshow Autunnale di Pictet Asset Management all’insegna dei “Cambiamenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2022

Como.Al via dal 10 ottobre, con la prima tappa di Como, il Roadshow Autunnale di Pictet Asset Management dal titolo “Cambiamenti”, che toccherà 20 città italiane con una serie di incontri volti all’analisi del complesso contesto attuale, per comprendere e navigare i mercati finanziari, distinguendo le tendenze di breve periodo dai trend strutturali di lungo termine.Dopo un primo semestre dell’anno caratterizzato da forte volatilità, inflazione persistente, banche centrali più aggressive e revisione delle stime di crescita, l’ultimo trimestre del 2022 porta con sé nuove sfide. Questo rinnovato ciclo di eventi sarà l’occasione per dare forma, con il supporto degli esperti di Pictet AM, a un contesto economico-finanziario dai contorni ancora poco nitidi, ma con chiare sfide da affrontare.Il Team Advisory di Pictet AM affronterà alcune delle questioni più calde del momento: il raggiungimento o superamento dei tassi di neutralità, l’indipendenza energetica, la crisi russo-ucraina e l’evolversi delle relazioni commerciali internazionali. Lo scopo è quello di muoversi tra scenari passati, presenti e futuri per orientare al meglio le strategie di investimento, prepararsi ai cambi di direzione improvvisi e inquadrare le incertezze persistenti che possono influenzare la capacità operativa sui mercati.Paolo Paschetta, Country Head per l’Italia di Pictet Asset Management commenta: “Ritorna il nostro ciclo di incontri autunnale in un momento quanto mai delicato per gli investitori. In un anno complesso come quello che viviamo, farsi guidare dagli eventi e dalle emozioni è la peggiore delle strade percorribili. Ecco allora che diventa ancora più centrale per noi sostenere e accompagnare i nostri clienti, per comprendere insieme le dinamiche odierne, le sfide correnti e le opportunità che si possono cogliere, tenendo presente imprevisti di percorso, velocità di accadimento e i cambi di direzione. Cercando di dare forma a un contesto che a tratti sfugge di mano, proveremo a tessere un quadro d’insieme che ci permetta di distinguere i rumor di breve dai trend strutturali di lungo, leggendo tra le righe di un mercato in chiaroscuro.”

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Prof. Profeti: “I presupposti di un necessario cambiamento“

Posted by fidest press agency su martedì, 23 agosto 2022

Roma. In una sua nota di commento ad un saggio di Feuerbach, Marx scriveva “L’uomo è l’insieme dei rapporti sociali”, ma, purtroppo, questa riflessione, che in sé racchiude la tesi aristotelica dell’uomo come zoon politikon, nessuno o ben pochi ne hanno memoria. In uno dei suoi ultimi saggi il Prof. Remo Bodei sottolineava come la profezia marxiana sulla fine della società capitalistica fosse giustificata dal principio fondamentale su cui il capitalismo si pone in essere: il consumismo che riduce il tutto, quindi lo stesso essere umano, a merce. Per questo, oggi più che mai, è importante recuperare l’uomo, cioè la sua umanità, perché come affermava Rousseau, la natura umana è espressione della sintesi tra ragione e sentimento. Infatti ritengo che la dignità di ogni uomo ed il suo sviluppo come persona debba, inevitabilmente, passare attraverso il favorire l’espressione integrale della natura umana nel rispetto delle debolezze e delle imperfezioni proprie di ogni persona. Soltanto quando impariamo ad accettare le nostre debolezze e le nostre imperfezioni, che possiamo cominciare finalmente a vivere, ad essere oggi fra la gente, a riconoscere la nostra appartenenza, a comprendere come sia inevitabile passare dall’Io al Noi per realizzare un’autentica comunità democratica. Ritengo che, partendo da questi presupposti, è importante realizzare un percorso formativo volto a formare i cittadini di un domani ormai prossimo. Posso d’altronde assicurare che è proprio «grazie” alle ferite di ognuno, che sono sempre là e non «guariranno” mai, e con cui ognuno dovrà sempre «fare i conti”, che è possibile suggerire alcune proposte di riflessione riguardo appunto alla questione: cosa fare delle nostre fragilità, della nostra vulnerabilità per poter cominciare a porre le basi della fiducia e dell’accettazione degli altri? Prof. Alfio Profeti

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Cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

Il progetto SAVEMEDCOASTS-2 (Sea level rise scenarios along the Mediterranean coasts), coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e finanziato dalla Direzione Generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG-ECHO), è presente al Forum Europeo di Protezione Civile.Tra i temi centrali del Forum, evento di incontro internazionale tra professionisti e decisori politici nell’ambito della protezione civile europea, la possibilità che nel prossimo futuro si verifichino eventi meteorologici estremi e la necessità di adattarsi ai nuovi potenziali rischi naturali. Tematiche, queste, di cui SAVEMEDCOASTS-2, nato nel 2019 come seconda fase del progetto SAVEMEDCOASTS, si è occupato ampiamente in questi anni offrendo una panoramica dei rischi connessi all’aumento del livello del mare indotto dai cambiamenti climatici e dalla subsidenza costiera nel Mediterraneo e fornendo proiezioni e scenari di aumento del livello marino fino al 2100.“Con SAVEMEDCOASTS-2 abbiamo concentrato gli sforzi sullo studio di alcuni dei principali delta fluviali e zone lagunari del Mediterraneo, dove la subsidenza naturale e antropica accelera gli effetti dell’ingressione marina, con conseguenti maggiori rischi di sommersione di tratti costieri ad alto valore naturale ed economico ed effetti a cascata sulle attività umane”, spiega Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e coordinatore del progetto. “Il nostro obiettivo è stato quello di aumentare la consapevolezza delle comunità costiere maggiormente esposte ai rischi di inondazione, i cui effetti attesi sono stati illustrati con delle mappe ad alta risoluzione che presenteremo anche qui a Bruxelles. Si tratta di strumenti importanti per i decisori politici, che possono così avere un supporto scientifico nella gestione consapevole delle coste”, conclude Anzidei.

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Cambiamenti climatici e povertà rurale

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2022

I leader mondiali chiedono investimenti urgenti e innovativi per aiutare le comunità rurali dei paesi più poveri del mondo ad adattarsi al cambiamento climatico. Parlando all’apertura della riunione annuale del Consiglio dei Governatori a cui partecipano 177 Stati membri del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) delle Nazioni Unite, i leader hanno sottolineato in particolare la vulnerabilità dei piccoli agricoltori ai gravi eventi meteorologici, come le tempeste che hanno devastato il Madagascar nelle ultime settimane uccidendo almeno 121 persone e distruggendo più di 176.000 ettari di terreno.In risposta alla minaccia che il cambiamento climatico rappresenta per le popolazioni rurali, il Ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Daniele Franco, ha detto che quest’anno l’Italia aumenterà il suo impegno finanziario internazionale per far fronte ai cambiamenti climatici di tre volte, raggiungendo circa 1,5 miliardi di dollari all’anno fino al 2026. “Il cambiamento climatico, il degrado ambientale e la perdita di biodiversità rappresentano una minaccia immediata per le risorse naturali, così come per la vita e i mezzi di sussistenza delle popolazioni rurali”, ha detto. E ha aggiunto: “I sistemi alimentari risentono fortemente degli shock climatici in rapido aumento. I loro effetti sono più gravi per le comunità rurali povere ed emarginate che pur essendo le più colpite, sono quelle che contribuiscono meno a tali fenomeni. Invertire queste tendenze richiede soluzioni innovative. Dobbiamo evitare che i progressi fatti all’interno dell’Agenda 2030 siano resi vani, a tal fine il Fondo svolge un ruolo chiave”.Nel suo discorso di apertura, il Presidente dell’IFAD, Gilbert F. Houngbo, ha sottolineato che i piccoli produttori sono colpiti duramente da una crisi che non hanno creato, eppure attualmente ricevono solo l’1,7% dei finanziamenti per il clima. Il cuore del problema è l’iniquità. Molte di queste soluzioni richiedono l’accesso alla finanza, secondo Sua Maestà Máxima Zorreguieta Cerruti d’Orange-Nassau, Regina dei Paesi Bassi, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la finanza inclusiva per lo sviluppo (UNSGSA). “L’agricoltura impiega due terzi delle popolazioni dell’Africa sub-sahariana e rappresenta quasi un terzo del PIL. Eppure i piccoli produttori rurali sono sistematicamente sotto finanziati – e lo sono ancora di più dopo la pandemia”, ha detto. “C’è un’opportunità per gli innovatori responsabili del settore privato di intervenire e contribuire a colmare il deficit di finanziamento globale di 170 miliardi di dollari, per aiutare i piccoli produttori ad avere accesso al credito e ai mercati”.Nel 2020, la fame nel mondo è aumentata in gran parte a causa del cambiamento climatico, della povertà e dell’impatto della pandemia da COVID-19. Una persona su 10 nel mondo oggi soffre la fame.Nei prossimi 3 anni, l’IFAD dedicherà almeno il 40% delle sue risorse principali ai finanziamenti per il clima. Attualmente sta mobilitando 500 milioni di dollari per il suo fondo climatico ASAP+ che vuole essere il più grande fondo per il clima dedicato ai piccoli produttori.

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Si è chiuso un anno intenso, e di grandi cambiamenti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

È stato l’anno del giuramento del Governo Draghi. In una fase estremamente complicata, la politica ha saputo rispondere con responsabilità. Un supporto ed una maggioranza inediti, anche in termini numerici, che stanno garantendo governabilità al Paese. Un anno in cui non è mai mancato l’impegno quotidiano per garantire a cittadini, famiglie e imprese il necessario supporto, in un periodo purtroppo ancora segnato dalla pandemia. Nonostante l’emergenza siamo riusciti a dare al paese risultati importanti e storici.Con Comuni, Città Metropolitane e Province abbiamo registrato la prima grande rivoluzione. Cancellando la spesa storica in favore dei costi standard tutti i Comuni italiani sono più uguali, ed a loro vengono date le stesse risorse per asili nido e spesa per la funzione sociale (vuol dire assistenza domiciliare per favorire la permanenza a domicilio degli anziani; ma anche attività di sostegno ai minori in età scolare, e ai nuclei familiari fragili, tra cui i centri per le famiglie, o l’assistenza domiciliare, i centri diurni ed i servizi di trasporto per i disabili). Un criterio che da domani estendiamo anche a Province e alle Città Metropolitane su molti servizi come l’istruzione secondaria, i trasporti, la polizia provinciale, la gestione del territorio o l’ambiente.Rendere l’Italia uguale, da nord a sud, era il mio obiettivo. E lo abbiamo raggiunto.È stato l’anno dell’Assegno Unico Universale. Già da luglio ne beneficiano i lavoratori autonomi e gli incapienti. Lo Stato torna ad investire sul futuro, credendo nei giovani e nella famiglia, ma soprattutto, finalmente, inizia a garantire ai lavoratori autonomi gli stessi diritti dei dipendenti.Il 2021 sarà ricordato anche per essere l’anno della Riforma Fiscale. Se ne parlava da oltre 40 anni, e grazie alla forza di tutti i partiti finalmente si riducono le tasse. Riduciamo l’IRPEF per ceto medio e redditi bassi, iniziamo a cancellare l’IRAP e riduciamo i contributi ai dipendenti. Non è finita certo qui, ci aspetta un 2022 nel quale dobbiamo ridurre ancora le tasse, ma la strada oramai è tracciata.E poi i 51 obiettivi del PNRR, obiettivi mai raggiunti negli ultimi decenni e che, vi assicuro, necessitavano di una grande forza di volontà. Far volare l’Italia al livello di altri Paesi europei, non solo è possibile ma è ciò che dobbiamo alla nostra bellissima Patria.Per me è certamente stato l’anno dell’Economia Sociale che, come ho detto, rappresenta il futuro. Ho dedicato moltissimo tempo alla costruzione di una rete internazionale, al monitoraggio interno, all’individuazione delle effettive necessità. Una delega finalmente incardinata al Ministero dell’Economia e delle Finanze, come in tutti i Paesi europei. Ho un disegno chiaro, che intendo costruire con tutti gli attori e operatori. La costruzione del Conto Satellite e, l’istituzione di un Fondo ad hoc nello stato di previsione del MEF, rappresentano un nuovo inizio per un settore che ha ancora molte potenzialità inespresse.E poi il grande lavoro di squadra, fatto per garantire il Superbonus, la digitalizzazione della pubblica amministrazione attraverso l’AppIo, che volli con tutte le mie forze e che oggi è supporto della gestione Covid. Il rifinanziamento e la correzione del Reddito di Cittadinanza. E ancora, la resa strutturale degli interventi per il rilancio dell’export (su cui abbiamo raggiunto risultati importantissimi, direi record) e la valorizzazione del Made in Italy.Il nostro impegno non mancherà mai. Auguri, buon 2022!”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Pompei si prepara ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2021

Nessun danno al patrimonio del sito di Pompei è stato rilevato a seguito del maltempo dei giorni scorsi che ha fatto scattare un’allerta meteo gialla in alcune zone della Campania, tra cui l’area vesuviana. Intanto, l’aumento di eventi meteorologici di forte intensità registrati negli ultimi anni e riconducibili a un più ampio contesto di cambiamenti climatici a livello globale, non vede inerti i funzionari del Parco Archeologico, che a causa della lunga storia degli scavi e della conformazione peculiare del patrimonio archeologico, presenta profili di particolare vulnerabilità.Nello specifico, il passaggio frequente tra estremi di siccità e piogge intense aumenta lo stress fisiologico a cui sono esposte le strutture millenarie. Con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per il monitoraggio del patrimonio, facendo leva anche su tecnologie avanzate, è stata firmata una convenzione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno.L’accordo prevede lo sviluppo di specifiche procedure e metodologie per lo screening delle condizioni di dissesto, ammaloramento e fragilità che possono determinare criticità o ridurre la sicurezza strutturale. Le attività di ricerca applicata saranno attuate anche mediante sviluppo di tesi e tirocini formativi.Si intende così integrare le attività di monitoraggio, manutenzione programmata e progettazione di nuovi interventi svolte dal personale del Parco con strumenti tecnologici in grado di indirizzare sempre meglio l’azione di tutela preventiva e manutenzione ordinaria.

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Commercialisti: Investimenti e cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

Attenzione puntata sulla Commissione europea che ha presentato una nuova norma europea per le obbligazioni verdi e una nuova strategia comune per la finanza sostenibile che definisce alcune iniziative per affrontare i cambiamenti climatici e le altre sfide ambientali, aumentando nel contempo gli investimenti, e l’inclusione delle piccole e medie imprese, nella transizione dell’UE verso un’economia sostenibile. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha pubblicato le raccomandazioni di riforma aggiornate per la regolamentazione dei servizi professionali alle imprese, inclusi i servizi contabili, le raccomandazioni riguardano le norme nazionali che disciplinano l’accesso a tali professioni e il loro esercizio, aspetti spesso identificati tra gli ostacoli più costanti per le imprese nel mercato unico. Dopo la prima emissione arrivata a metà giugno, la Commissione ha completato con successo la seconda e la terza emissione di bond per un totale di 25 miliardi di euro, destinati a coprire il fabbisogno di finanziamento per il Next Generation EU e sostenere la ripresa dell’Europa, sono quindi 45 i miliardi raccolti finora dall’esecutivo UE il cui obiettivo è raggiungere gli 80 miliardi entro l’anno.Tra gli altri temi analizzati dall’informativa dei commercialisti, il pacchetto di decisioni adottato dalla Commissione a sostegno della competitività e della capacità di innovazione dell’industria della difesa dell’UE. All’adozione del primo programma di lavoro annuale del Fondo europeo per la difesa (FED) fanno immediatamente seguito 23 inviti a presentare proposte per un totale di 1,2 miliardi di euro in finanziamenti dell’UE a sostegno di progetti collaborativi di ricerca e sviluppo nel settore della difesa. Nell’ambito del programma precursore del FED, il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP), erano stati inoltre selezionati per un finanziamento 26 nuovi progetti, per una dotazione di oltre 158 milioni di euro. Infine un approfondimento sul nuovo rapporto OCSE su PMI e imprenditorialità esamina le misure adottate a sostegno delle piccole e medie imprese, analizza gli effetti a lungo termine della crisi ed evidenzia come i Paesi possono creare le condizioni per una ripresa più verde, sostenibile e inclusiva, la pandemia e le sue conseguenze hanno infatti rafforzato la resilienza delle PMI e creato nuove opportunità, attraverso le trasformazioni delle catene di valore globali, il rafforzamento di ecosistemi aziendali locali e la promozione verso la transizione verde e digitale.

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Agricoltura: Cambiamenti climatici e parassiti

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

L’agricoltura continua a soffrire dell’effetto combinato dei cambiamenti climatici e dell’incapacità della politica di affrontare i problemi alla radice – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo l’ultimo rapporto diffuso dalla Fao, ogni anno fino al 40% della produzione mondiale va persa a causa dei parassiti, sempre più diffusi per via del riscaldamento globale. Il danno è enorme: i costi stimati delle malattie delle piante superano i 220 miliardi di euro, mentre il prezzo da pagare per gli insetti invasivi è di almeno 70 miliardi. Nonostante gli avvertimenti lanciati con cadenza regolare da scienziati e ricercatori, per risolvere i mali dell’agricoltura si continuano a rincorrere soluzioni che sono per lo più provvisorie – continua Tiso. Il diffuso ricorso ai pesticidi per rispondere alla sfide fitosanitarie può fornire solo un sollievo immediato. Risposte di questo tipo, inoltre, non sono prive di effetti collaterali e resteranno comunque parziali.Per ampliare la visione e aprire agli agricoltori nuove prospettive, è indispensabile superare l’approccio di tipo riduzionistico che si limita a cercare una soluzione specifica per ogni singolo problema. Per fare ciò è necessario adottare una strategia integrata, che si prenda veramente cura delle cause all’origine dei problemi del settore. In questo scenario, la rivoluzione agroecologica è l’unica scelta che può permettere di ottenere risultati duraturi a beneficio di produttori, consumatori e ambiente.

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Le migrazioni e i cambiamenti sociali nell’Italia dell’età del Bronzo svelati dall’analisi del DNA antico

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Maggio 2021

Un nuovo studio pubblicato dall’Institute of Genomics di Tartu (Estonia) sulla rivista Current Biology ha rivelato nuovi aspetti della storia genetica delle popolazioni umane della Penisola Italiana durante la transizione dall’età del Rame all’età del Bronzo circa 5.000 anni fa. L’analisi genomica di campioni antichi ha permesso ai ricercatori appartenenti ad istituzioni in Estonia, Italia e Regno Unito di datare a 3.600 anni fa l’arrivo in Italia centrale di una componente genetica associata ai gruppi nomadi delle steppe. Questa transizione sarebbe associata a cambiamenti nella tipologia delle sepolture e nella struttura sociale.Negli ultimi anni la storia genetica delle popolazioni antiche è stata studiata in maniera estesa in particolare in relazione ai movimenti avvenuti in Eurasia. Nonostante ciò, le dinamiche e le trasformazioni della transizione dal Calcolitico all’età del Bronzo avvenuta circa 5.000 anni fa in Italia risultavano ancora inesplorate. Per questo motivo i ricercatori dell’Institute of Genomics (Università di Tartu, Estonia), in collaborazione con università in Italia e nel Regno Unito, hanno analizzato resti umani risalenti all’età del Rame e del Bronzo in Italia, sequenziandone il genoma. “In questo studio abbiamo estratto il DNA antico di 50 individui selezionati da quattro siti archeologici presenti in Italia centrale e del nord-est datati tra l’età del Rame e l’età del Bronzo. Siamo stati in grado di generare per la prima volta dati genetici da campioni italiani dell’età del Bronzo tramite un approccio di sequenziamento genomico ed abbiamo osservato l’arrivo nella Penisola di una componente genetica proveniente dalle steppe. Questa componente, già ampiamente conosciuta in Eurasia occidentale in individui dell’età del Bronzo ed originaria delle steppe a nord posizionate tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è stata rinvenuta anche in Italia, suggerendo dinamiche comuni a quelle di altre aree del continente” ha detto Tina Saupe, prima autrice della pubblicazione. “Per le analisi genetiche abbiamo confrontato i nuovi genomi con campioni della Penisola Italiana, della Sicilia e della Sardegna risalenti ad un arco temporale che va dal Neolitico all’età del Ferro, così da avere una idea più precisa dei cambiamenti genetici avvenuti in questi periodi” ha aggiunto Francesco Montinaro, co-autore dello studio e ricercatore all’Università di Bari. I ricercatori hanno messo in evidenza come i campioni del Neolitico e dell’età del Rame della Penisola italiana siano più simili ai primi agricoltori in Europa Orientale e in Anatolia che agli agricoltori presenti in Europa occidentale: un risultato che suggerisce la possibilità di ulteriori differenze genetiche presenti nella componente neolitica Europea. “Grazie alla distribuzione geografica dei siti archeologici analizzati fino ad oggi e ai nuovi genomi da noi generati siamo in grado di datare l’arrivo della componente genetica legata alle steppe a circa 4.000 anni fa in Italia settentrionale e a 3.600 anni fa in Italia centrale. Questa componente non è stata trovata in individui del Neolitico e del Rame, ma appare in individui dell’età del Bronzo, aumentando nel tempo” ha sottolineato Luca Pagani, Professore Associato all’Institute of Genomics e all’Università di Padova, e autore co-senior di questo lavoro.“Durante questa transizione abbiamo anche riscontrato un cambiamento nelle pratiche funerarie in associazione con un cambiamento nei rapporti di parentela in due dei siti analizzati, ma non abbiamo identificato cambiamenti fenotipici nelle popolazioni antiche italiane di questo periodo” ha aggiunto Christiana L. Scheib, leader del gruppo di studio del DNA antico all’Institute of Genomics e corresponding author.”È stato interessante seguire lo sviluppo di questa ricerca nel corso del tempo e come sia cambiata l’interpretazione dei risultati una volta che abbiamo incluso i campioni dell’Italia centrale, grazie alla collaborazione con le università di Oxford (Regno Unito), Durham (Regno Unito), Groningen (Paesi Bassi), Bologna e Roma “Tor Vergata” (Italia)” ha detto Cristian Capelli (Università di Parma), autore co-senior di questo studio.”I risultati di questo studio dimostrano che i profili genetici delle popolazioni antiche della penisola italiana sono cambiati con i movimenti che si sono susseguiti a partire dagli insediamenti del Neolitico. Questa conoscenza ci permette di avere un’idea più precisa della nostra origine genetica e consente di pianificare ulteriori studi che includano un campionamento più esteso di individui dell’età del ferro ed imperiale”, ha concluso Christiana L. Scheib.

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I sindaci europei per fermare i cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

Nasce “Clima Comune”, la rete di sindaci a favore di StopGlobalWarming.eu, l’Iniziativa dei Cittadini Europei promossa dall’attivista politico Marco Cappato che al raggiungimento di 1 milione di firme obbligherà la Commissione Europea a discutere della proposta di Carbon Tax, spostando la pressione fiscale dal lavoro alle emissioni di Co2, un’idea validata da ben 27 premi Nobel.Già oltre 60 le adesioni dei primi cittadini italiani a sostegno dell’iniziativa. Dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, di Milano, Giuseppe Sala, di Napoli Luigi De Magistris, ai sindaci di Bergamo, Giorgio Gori, Palermo, Leoluca Orlando, Firenze Dario Nardella (anche Presidente di Eurocities), Bari Antonio Decaro, Parma Federico Pizzarotti, Pesaro Matteo Ricci (anche Presidente di ALI-Autonomie Locali Italiane) e tanti altri. I sindaci promotori di StopGlobalWarming.eu hanno formalmente aderito alla campagna con una mozione locale, impegnandosi ad informare i cittadini sulla possibilità di firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei anche utilizzando il sito e gli spazi istituzionali del comune. “Clima Comune” in realtà ha già varcato i confini nazionali, dopo aver ottenuto anche la firma dei primi cittadini di sei città europee, tra cui Monaco, Francoforte, Dublino, Eindhoven e Dortmund.

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Usa, Rotta: “Con Biden lotta ai cambiamenti climatici più forte”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

La lotta ai cambiamenti climatici si rafforza. Fra i primi atti che il presidente Biden firmerà ci sarà proprio il ritorno degli USA negli Accordi di Parigi sul Clima. Questo significa che l’Italia e la Ue ora hanno di nuovo un grande alleato in grado di spostare gli equilibri mondiali a favore di uno sviluppo sempre più sostenibile”, così Alessia Rotta presidente della commissione Ambiente della Camera.“È un segnale importante perché insieme potremo coinvolgere anche altri importanti Paesi nel progetto non più rinviabile di uno sviluppo che sia in grado contenere le emissioni nocive in atmosfera. Con Biden – continua Rotta – il Green New Deal diventa davvero possibile e con esso il consolidamento di un processo di profondo cambiamento nei modelli di produzione che dovrà avere al centro l’essere umano, la sua vita, la sua salute, e quindi l’ambiente in cui vive”.

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Importanti cambiamenti all’orizzonte per il 2021: Azioni europee

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2020

A cura di Columbia Threadneedle Investments. By Ann Steele Gestore di portafoglio, Azioni europee. Nel 2021 il mondo cambierà! La Brexit si sarà conclusa, vi sarà un nuovo presidente alla Casa Bianca e i vaccini contro il Covid-19 saranno disponibili. I trend negativi del 2020 non si sono ancora del tutto esauriti, ma possiamo essere ottimisti. Ci aspettiamo una netta ripresa degli utili di società penalizzate dal virus, nonché sostegno dalle misure di stimolo fiscale, abbondante liquidità e una ripresa per le aziende e i consumatori. L’Europa vanta un gran numero di aziende solide con marchi validi, competitive a livello globale e che possono contare su un eccellente potere di prezzo e su un’ottima gestione. Gli utili dovrebbero recuperare terreno e le società che hanno retto alla crisi e che sono state ipervendute nel 2020 dovrebbero registrare un rimbalzo. Alcune aziende non sopravviveranno o saranno penalizzate dalla crisi. Quindi, data la presenza di leader e fanalini di coda, le performance come sempre dipenderanno dalla selezione dei titoli. La Brexit potrebbe danneggiare notevolmente le imprese sia europee sia britanniche. Un’uscita senza accordo è ancora possibile, ma appare più probabile un accordo “di base”, in quanto la buona volontà di entrambe le parti dovrebbe assicurare il raggiungimento di un’intesa. Tuttavia la complessità delle catene di produzione e delle operazioni continua a far temere potenziali destabilizzazioni. Nel 2021, Joe Biden potrebbe concordare un’agenda globale comune con la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, con un nuovo orientamento degli Stati Uniti sul tema. Tenuto anche conto del recente annuncio dell’intenzione della Cina di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2060, tali sviluppi potrebbero inaugurare l’avvio di una politica coerente su scala globale; è quindi essenziale rivalutare il posizionamento sui temi ambientali a livello mondiale.

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Cambiamenti climatici ed uso dei bacini

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“Dobbiamo essere un Paese efficiente, dove non sia necessario un decennio per realizzare opere strategiche, altrimenti destinate ad essere obsolete ancor prima dell’inaugurazione; né deve essere generalizzato il modello di commissariamenti come per il ponte di Genova, perché è sufficiente avere regole e tempi certi, nonché il minimo necessario di burocrazia.” A richiamarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio (ANBI), intervenuto on-line alla presentazione del bilancio partecipato di “Romagna Acque – Società delle Fonti”. “Abituati al regolare succedersi delle stagioni con il loro corollario di piogge – prosegue il Presidente di ANBI – negli anni non sono stati costruiti invasi nel Nord Italia come invece è avvenuto nel Meridione. Oggi, però, sono cambiate le condizioni climatiche e non dobbiamo dare per scontato il consueto approvvigionamento idrico. Per questo, dobbiamo incrementare la resilienza delle nostre comunità, infrastrutturando il territorio anche dal punto di vista idraulico, superando la sindrome del Vajont come andiamo dicendo dal 2017, quando lanciammo, insieme all’allora Struttura di Missione #italiasicura, l’obbiettivo ventennale di 2.000 invasi medio-piccoli. Oggi il Piano ANBI per l’efficientamento della rete idraulica comprende, nel Nord Italia, 13 progetti definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili, per la realizzazione di altrettanti bacini per una capacità complessiva di 58.323.000 metri cubi; l’investimento previsto è di poco superiore ai 477 milioni di euro, capaci di garantire circa 2.400 posti di lavoro. Ci sono inoltre 4 invasi da completare e la necessità di liberare dall’interrimento altri 9 serbatoi, recuperando così un ulteriore capacità di accumulo idrico, pari a 4.237.500 metri cubi. Bisogna fare sinergia per ottimizzare le prossime risorse del Recovery Fund – conclude Vincenzi – Per questo, il nostro Piano prevede, nel quadro della transizione ecologica, che i futuri invasi siano ad uso plurimo e particolarmente attenti al rispetto ed alla valorizzazione del paesaggio e di fauna, flora e fiumi. Serve una nuova gestione della risorsa idrica nel segno della sostenibilità e per la quale è fondamentale il ruolo di regia, svolto dalle Autorità di Distretto Idrografico.”

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Il Presidente Sassoli al G7 Speaker’s Meeting sui cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Il Presidente del Parlamento europeo parteciperà alla riunione virtuale dei leader dei Parlamenti del G7 ospitata dalla Speaker del Congresso USA, Nancy Pelosi. Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli parteciperà sabato 12 settembre dalle ore 13.00 alle ore 20.15 al G7 dei Presidenti dei Parlamenti. La riunione, virtualmente ospitata dalla Speaker del Congresso USA Nancy Pelosi, si svolgerà in remoto. David Sassoli prenderà la parola durante la cerimonia di apertura del “G7 Speaker Meeting” alle ore 13.00 e nel panel “Affrontare il Covid-19 e la crisi climatica per costruire un futuro più prospero, giusto ed eguale”, previsto per le ore 18.35 a porte chiuse. Nello stesso panel prenderanno la parola la Speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, il Presidente della Camera dei Deputati italiana Roberto Fico, Il Presidente della Camera dei Rappresentanti giapponese Tadamori Ōshima ed il Presidente del Bundestag tedesco Wolfgang Schäuble.

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Presentato il piano nazionale Anbi di adattamento ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

Suddiviso in 4 sezioni, raggruppa 3.869 progetti, perlopiù definitivi ed esecutivi, il Piano Nazionale per la Manutenzione Straordinaria e l’Infrastrutturazione di Opere per la Difesa Idrogeologica e la Raccolta delle Acque, redatto dall’ANBI e presentato dal suo Presidente, Francesco Vincenzi, in occasione della seconda giornata dell’Assemblea dell’ Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, quest’anno organizzata via streaming, in ottemperanza alle normative igienico-sanitarie anti Covid-19. L’ammontare complessivo dell’investimento previsto dal Piano ammonta a quasi 10.946 milioni di euro, in grado di garantire circa 54.700 posti di lavoro.La gran parte del Piano è dedicato alle Opere di Manutenzione Straordinaria per la Difesa Idrogeologica: sono 3.658 per un investimento di oltre 8.400 milioni di euro ed un’occupazione stimata in circa 42.000 unità. Il maggior numero di progetti (2015) interessa il Nord (Piemonte Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna), seguito dal Centro (1.224) e dal Sud (419).Il Sud Italia (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) è però primo nella poco invidiabile classifica dei bacini da completare: sono 42, capaci di contenere 103.862.280 metri cubi d’acqua; per ultimarli servono oltre 565 milioni di euro con un’occupazione stimata in 2.826 unità. In tutto, le opere incomplete sono 66 (19 in Centro Italia e 5 al Nord), abbisognano di un investimento complessivo pari a circa 800 milioni di euro, con cui si garantiranno 4.000 posti di lavoro.
Il Meridione è, purtroppo, primo anche nel numero degli invasi bisognosi di manutenzione straordinaria a causa del progressivo interrimento: sono 45, la cui capacità complessiva (604.470.000 metri cubi) è ridotta dell’11,3% a causa di sedime, pari a 68.636.550 metri cubi; il costo per la rimozione del materiale è quantificato in 274,5 milioni di euro, capaci di garantire 1.372 posti di lavoro. In Italia sono complessivamente 90 i bacini (36 al Centro e 9 al Nord) condizionati dall’interrimento, che riduce del 10,7% la loro capacità; per ripulirli serviranno quasi 290 milioni di euro, che garantirebbero però 1.448 posti di lavoro.
Infine, nella sezione interessante i bacini di raccolta delle acque, il maggior numero di progetti (30) interessa il Nord Italia (capacità prevista: 100.345.000 metri cubi; investimento: ca.633 milioni di euro; 3.166 i posti di lavoro stimati); al Centro i progetti sono 17, mentre al Sud ne sono previsti 8. Per realizzare questi 55 interventi servono circa 1.455 milioni di euro, da cui dipenderebbero 7.276 posti di lavoro.“L’analisi dei dati – commenta il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi –conferma l’immagine di un’Italia a più velocità e con il Meridione, che vede risalire gli investimenti idrici più importanti al tempo della Cassa per il Mezzogiorno. Per questo, consci dei rischi derivanti dalla mancata infrastrutturazione del territorio al tempo dei cambiamenti climatici, chiediamo un vero Green New Deal per il nostro Paese, più determinazione nelle attività di contrasto all’estremizzazione degli eventi meteo, procedure esecutive più rapide ma non meno controllate, maggiori risorse destinate ad incrementare la capacità di resilienza dei territori e delle loro comunità.”

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La finanza nell’era dei cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

La Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea ha pubblicato un rapporto intitolato “The Green Swan”, Il Cigno Verde. Le banche centrali e la stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici. Lo studio analizza i legami tra gli effetti del cambiamento climatico e la finanza e afferma che le conseguenze del cosiddetto global warming potrebbero portare a una nuova forma di rischio finanziario sistemico. Oggi non si valuterebbero correttamente i valori degli asset, dei crediti e degli investimenti perché non si tengono in giusta considerazione i rischi insiti nei cambiamenti climatici. Vi sarebbero, per esempio, perdite non adeguatamente coperte dalle assicurazioni poiché i loro modelli attualmente ignorano la dimensione ecologica degli investimenti. Di conseguenza, se i governi dovessero applicare delle regole più stringenti sulle emissioni di CO2, i relativi valori degli asset “brown” rispetto a quelli “green” dovrebbero oggettivamente essere rivisti. Il clima può impattare sul rischio finanziario in tre modi: eventi meteorologici straordinari (inondazioni, terremoti, incendi, siccità, ecc), la transizione verso un’economia a bassa produzione di CO2, con effetti sui livelli di profitto e di sostenibilità economica, e i risarcimenti da pagare per eventi causati dal cambiamento climatico. In verità, già da molto tempo il settore delle assicurazioni analizza questi aspetti. Gli operatori vorrebbero integrarli nei modelli macroeconomici. Vi è poi la cosiddetta “finanza verde”, o presunta tale. Stanno crescendo gli strumenti finanziari green, come le obbligazioni, i green bond. Ne sono già in circolazione per circa 800 miliardi di dollari e potrebbero superare i 1.500 entro il 2024. Non sono molti. Rappresentano poco più dell’1,5% del totale delle obbligazioni. Sono titoli finalizzati alla raccolta di risparmi per investirli in progetti di varia natura ecologica. Sembra che si stia pensando di creare delle agenzie di rating mirate al rischio finanziario relativo al cambiamento climatico. Interessati sarebbero anzitutto le assicurazioni, gli analisti della qualità dei crediti, i fondi d’investimento, con un portafoglio differenziato di titoli, e i fondi pensione interessati in investimenti nel sociale e nel green. In merito, secondo la BRI, il ruolo delle banche centrali dovrebbe diventare molto importante, considerato che i governi saranno sempre più chiamati a formulare politiche pubbliche relative al clima e all’ambiente. Anche i sistemi fiscali dovranno presto adeguarsi a un’economia “de carbonizzata”.Molti ambienti della finanza e dei mass media hanno accolto molto positivamente il paper “Il Cigno Verde”. Il nome si rifà forse al film americano “Black Swan” del 2010, ispirato dal balletto “Il lago dei cigni” del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij, in cui emerge il lato oscuro autodistruttivo della doppia personalità del personaggio centrale, una danzatrice classica. In quest’ottica, alcuni già si preparerebbero a spiegare la possibile relazione di causa ed effetto tra il cambiamento climatico e un’eventuale futura crisi finanziaria. Non vorremmo che ciò possa fornire l’alibi per altri salvataggi con i soldi pubblici. Indubbiamente una maggiore attenzione all’ambiente naturale e umano è cosa necessaria e positiva. L’economia sostenibile, l’energia più pulita, la lotta all’inquinamento, soprattutto della plastica, sono sfide ineludibili per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità. Né si può ignorare, del resto, lo stimolo che in merito viene dalla società. Ben venga, quindi, che tutti, anche la finanza, se ne vogliano far carico. Senza però essere ingenui e manipolabili.Non vorremmo che si sia intravisto nell’economia verde e nella finanza verde un nuovo strumento di speculazione e di profitto. Non possiamo dimenticare che sono state le grandi banche too big to fail e la finanza speculativa a provocare la crisi finanziaria ed economica globale più grave della storia. Queste non hanno certamente badato a evitare danni per i cittadini e per l’ambiente. Né sembra che nel frattempo abbiano dimostrato pentimento o un diverso orientamento. Certo fa effetto vedere che il recente Forum Economico di Davos sia stato quasi completamente dedicato all’ambientalismo. E che personaggi come Mark Calney, il governatore di quella Bank of England che è nel centro finanziario mondiale della City londinese, e l’amministratore delegato del maggior fondo americano, BlackRock, abbiano a Davos tessuto le lodi della green economy. Non li vediamo come tanti San Paolo, convertiti davanti alla Porta di Damasco.E’ opportuno ricordare che negli ultimi 20 anni abbiamo “vissuto”, tra gli altri, i crac della “bolla IT”, della bolla immobiliare con i mutui sub prime e di quella dei derivati otc. Non vorremmo che oggi la stessa finanza voglia costruire una “bolla verde”, questa volta direttamente con i soldi pubblici. Infatti, è noto che tutti i governi del mondo e le grandi istituzioni politiche internazionali vogliono mettere in campo migliaia di miliardi di dollari per investimenti verdi ed ecologici. Si pensi all’Unione europea. E, si sa, la finanza speculativa è famelica. E’ facile dichiararsi difensori dell’ambiente, è più difficile esserlo. (by Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Combattere i cambiamenti climatici e promuovere l’agroecologia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Significa far diventare gli agricoltori protagonisti del Green New Deal europeo – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, la nuova Pac non può che partire da chi vive ogni giorno la terra ed è in ultima analisi l’esecutore finale di tutte le politiche, le direttive e le leggi. Mentre i negoziati per la nuova politica agricola comune entrano nel vivo, è necessario mantenere alta l’ambizione ed evitare decisioni che piovano dall’alto, ascoltando le voci degli agricoltori per trovare risposte efficaci alle loro richieste – continua Tiso. Attendiamo indicazioni positive anche dalla presentazione della strategia per la biodiversità dell’Ue, in programma questo mese.Al recente Consiglio Ue per l’Agricoltura, la ministra Bellanova ha sottolineato che il Green New Deal “è un’occasione da non perdere” e che agricoltura e cibo di qualità sono parte della soluzione. Ma a Bruxelles persistono forti contraddizioni: la Corte dei conti europea ha avvertito che la Pac non può penalizzare la produzione biologica e quella che fa un uso ridotto di sostanze chimiche, raccomandando di inserire la lotta integrata ai parassiti come condizione per gli aiuti. Se c’è accordo sui principi, occorre lavorare per definire gli strumenti che li traducano in realtà senza più incertezze.

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Allo IUSS di Pavia il dottorato nazionale sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

La Scuola Superiore IUSS di Pavia ha recentemente deciso di orientare le attività di ricerca verso le grandi sfide che l’umanità deve affrontare per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per garantire lo sviluppo sostenibile. Sono temi per i quali è necessario mettere insieme competenze diverse fra loro e fra queste l’economia e il diritto, la scienza e l’ingegneria, la biologia e la medicina. Occorre fin da subito creare nuove competenze che sappiano comprendere la complessità dei fenomeni che governano le relazioni tra le attività dell’uomo e l’ambiente, tra le scelte politiche e le conseguenze sulla produzione industriale, tra il consumo del suolo e delle materie prime e le migrazioni.Per formare queste nuove figure la Scuola IUSS ha progettato un dottorato di ricerca nazionale che coinvolgerà molti Atenei italiani che contribuiranno con competenze specifiche a formare giovani laureati. Si tratta di un progetto che attiva due cicli di dottorato triennale con 60 borse di studio per ciclo, aperto alle università italiane sotto il coordinamento dello IUSS. Per il progetto il Ministro Fioramonti ha stanziato 3,9 milioni di euro sul fondo 2019 per le università. Il finanziamento assegnato allo IUSS coprirà i costi delle borse di dottorato e alcuni costi della ricerca e prevede un cofinanziamento da parte delle università partecipanti e di altri soggetti privati interessati alle sfide dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile.Il ruolo di guida nazionale che questo finanziamento conferisce allo IUSS su un tema di così importante prospettiva per il futuro e anche di forte impatto mediatico è certamente un riconoscimento della capacità dello IUSS di formare talenti e di guidare progetti ambiziosi e di rilevanza strategica per il Paese.

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