Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘pensioni’

Pensioni Lavori gravosi, via pure le insegnanti delle materne?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dopo aver chiesto invano i dati sullo stato di burnout certificato nel comparto scolastico, dove le percentuali di lavoratori con patologie risultano decisamente più alte che in altri settori, Anief si dichiara pronta a impugnare la disposizione immotivata e per estenderla a tutto il personale docente. Perché invece di estendere l’anticipo pensionistico a 63 anni a tutte le figure professionali della scuola, previsto per chi aderisce all’Ape Sociale, la Commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano potrebbe avere escluso anche i maestri della scuola dell’infanzia già presenti. La nuova lista dei lavori gravosi è stata stilata in base ai criteri Inail che applicano ai mestieri del mansionario Istat tre indici: frequenza degli infortuni rispetto alla media, numero di giornate medie di assenza per infortunio, numero di giornate medie di assenza per malattia. La platea si allarga così a circa mezzo milione di lavoratori, ma altri escono. Un passo indietro si era registrato già nei giorni scorsi con l’estromissione dei docenti della primaria e dei collaboratori scolastici precedentemente inclusi.

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Pensioni: Riscatto gratuito della laurea, Anief d’accordo con il presidente Inps

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dalla Legge di Bilancio potrebbe arrivare un ulteriore valorizzazione del diploma di laurea, ai fini del calcolo pensionistico. “Al momento – scrive Il Corriere della Sera – chi vuole riscattare gli anni di studio ha a disposizione il riscatto «agevolato» che come ricordato dall’Inps varrà anche nel 2022. La norma prevede che si possano riscattare, salvo alcune eccezioni, gli anni degli studi universitari a fini pensionistici senza limiti di età ma a patto di non avere versato contributi prima del 1996 e di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (dipendenti, autonomi o gestione separata). Al momento sono esclusi gli iscritti alle casse di previdenza dei professionisti”.Ma quanto costa, in pratica, oggi riscattare la laurea? “In concreto è possibile riscattare fino a 5 anni di università, a un costo parametrato alla retribuzione ma agevolato e che in media si è attestato attorno a 5.200 euro per anno di studio. La domanda va fatta all’Inps e l’importo si può saldare in una unica soluzione o in massimo 120 rate mensili non inferiori a 30 euro”. La convenienza di accettare o meno l’attuale possibilità è soggettiva. Altroconsumo per valutare il vantaggio ha detto che bisogna “confrontare il costo del riscatto con il numero delle rate mensili di pensione che si potranno riscuotere in anticipo rispetto al raggiungimento dell’età pensionabile e con l’incremento dell’importo della pensione»” ‘Recuperare’ la contribuzione degli anni di laurea è quasi sempre conveniente ma lo è di più per chi non ha retribuzioni particolarmente elevate e per chi ha iniziato a lavorare molto presto. Si legge sul sito dell’associazione dei consumatori: «Se, per esempio, hai finito di studiare perfettamente in corso a 22 anni e hai subito iniziato a lavorare e non hai mai smesso di farlo, il riscatto della laurea può essere una scelta che ti avvicina al requisito attuale dei 42 anni e 10 mesi (se uomo, uno in meno se donna) di anni di lavoro (e di versamenti) che devi avere per poter anticipare la pensione”. Diverso il quadro se si è iniziato a lavorare tardi. Il riscatto oneroso della laurea porterebbe comunque ad uscire dal lavoro a 67 anni.

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Scuola: Pensioni, proposta Inps per uscire a 63 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

“Flessibilità e sostenibilità finanziaria” sono le doti della proposta che l’Inps ha illustrato alla Commissione Lavoro di Montecitorio: non disegna una ‘gabbia’ rigida entro cui contenere i futuri pensionati ma lascia al lavoratore l’opportunità della scelta con costi che nel medio periodo, dice ancora, sono sostanzialmente azzerati. A conti fatti, sarebbero 332mila dal 2022 al 2027 le pensioni aggiuntive che potrebbero essere attivate con la proposta a fronte di un costo di 4,2 miliardi tra il 2022 e il 2027 che sarebbero poi recuperati da risparmi di spesa che dal 2027 al 2031 sarebbero pari a 2 miliardi di euro complessivamente.La pensione così strutturata spetterebbe comunque fino al raggiungimento del diritto a quella di vecchiaia. In quel momento il lavoratore, infatti, potrà accedere al trattamento pensionistico costituito dalla somma della quota retributiva e della quota contributiva determinata al momento di accesso alla prestazione. Questa modalità costerebbe a regime circa un miliardo di euro l’ampliamento dell’accesso all’Ape sociale individuato dalla Commissione tecnica al lavoro sulla riforma delle pensioni, secondo il calcolo della stima dei maggiori oneri derivanti dalla modifica della normativa.Quattro le modifiche ipotizzate dai tecnici: proroga dell’Ape sociale fino al 2026; integrazione di alcuni codici di professioni riferiti ad attività affini a quelle attualmente presenti nella categoria dei gravosi; l’eliminazione della condizione di conclusione della prestazione di disoccupazione da almeno 3 mesi ai fini dell’accesso all’Ape sociale e riduzione del requisito di anzianità contributiva per i gravosi appartenenti al settore edile da 36 anni a 30 anni.

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Scuola: Nuovo elenco lavori gravosi che mandano in pensione 4 anni prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

Ci sono anche i maestri della primaria e i collaboratori scolastici. Anief: perché gli altri esclusi? Si potrebbe allargare ad altri lavoratori della scuola, ma non a tutti, l’accesso al pensionamento a 63 anni tramite l’Ape sociale: per volontà dalla Commissione sui lavori gravosi, dal 2022 dovrebbero essere inclusi anche i maestri della scuola primaria e i collaboratori scolastici. Categorie che si andrebbero così ad aggiungere ai maestri della scuola dell’Infanzia e agli educatori degli asili nido. Disco rosso, invece, per tutti gli altri: nessun anticipo pensionistico, dunque, per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, come pure per gli assistenti amministrativi, i tecnici, gli educatori e tutte le altre figure professionali: a costoro vanno applicati i parametri dell’ultima Legge Monti-Fornero, con uscita a 67 anni oppure con circa 42 anni di contributi versati. Nelle prossime settimane, i risultati prodotti dalla Commissione, presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, verranno sottoposti al vaglio del Governo e del Parlamento.Anief apprezza senz’altro il coinvolgimento dei maestri della primaria e dei collaboratori scolastici nella nuova lista, che sulla base di criteri scientifici ha portato la Commissione lavori gravosi ha esteso dalle 15, sinora previste, a ben 43 professioni potenziali che presentano un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media: tutte attività che comportano mansioni “pesanti”, non solo a livello fisico, che comportano quindi la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro. Rimane da capire cosa ha portato gli esperti a escludere le altre professionalità della scuola. “In realtà – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il lavoro all’interno di un istituto scolastico è tutto usurante. Vi sono delle dimostrazioni scientifiche che non fanno differenze sostanziali tra gli strascichi psicologici e fisici che comporta l’opera professionale in un istituto scolastico. A questo proposito, sono anni che chiediamo, anche per trasparenza amministrativa e pubblica, che i dati sulle malattie professionali vengano resi pubblici: ci dobbiamo accontentare di quelli svolti all’estero, dove è emerso che tutto i lavoratori della scuola, a partire dai docenti, sono vittime del burnout. È un dato provato, che ci ha convinto a chiedere nel nuovo contratto di lavoro la diaria da rischio biologico assegnata ad altre professionalità, come quelle mediche. Indennità a parte, rimane un dato di fatto che, anche per ringiovanire la categoria più vecchia al mondo, c’è l’impellenza di mandare in pensione chi lavora a scuola a 62 anni senza penalizzazioni. Ecco perché l’Ape Social va allargata a tutti i docenti e Ata”.

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Pensioni: Mura-Cantone (Pd), proposte riforma entro settembre in Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Entro settembre incardineremo in Commissione le proposte di legge in materia di previdenza presentate dai gruppi: è necessario che il Parlamento discuta della riforma del sistema previdenziale in vista della prossima legge di bilancio”. Lo annunciano la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura e la deputata Carla Cantone, del Pd. “L’adeguamento della previdenza deve essere affrontato – spiegano le parlamentari dem – allargando le attuali maglie dei meccanismi di pensionamento anticipato riservato ad alcune categorie, rivalutando le pensioni medio-basse e istituendo la pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue”.“Ci sono crisi aziendali complesse, la categoria dei lavori usuranti e gravosi è ancora lacunosa rispetto a platea e meccanismi di uscita e poi – aggiungono Mura e Cantone – c’è il tema delle pensioni povere delle donne su cui intervenire migliorando Opzione donna e riconoscendo maternità e lavoro di cura familiare che impattano sulla capacità contributiva femminile. Quota 100 ha mostrato i suoi limiti e deve concludersi”.

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Pensioni: Inac e Anp-Cia, torna quattordicesima a luglio per 3 mln di anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

Torna a luglio la quattordicesima mensilità: spetterà ai pensionati con un assegno mensile inferiore ai mille euro, che in Italia sono circa 3 milioni. Così il Patronato Inac e l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, ricordando la circolare Inps del 24 giugno in cui si comunica che, unitamente alla rata di luglio 2021, verrà corrisposta agli aventi diritto la somma aggiuntiva.Si tratta di un beneficio che spetta ai pensionati Inps della gestione privata e della gestione spettacolo e sport e ai pensionati della gestione pubblica con un’età pari o superiore a 64 anni in presenza di determinati requisiti reddituali, e con un importo variabile a seconda della contribuzione con la quale è stata liquidata la pensione. Ai pensionati al minimo, che già la prendevano in base alla legge n.127 del 2007, verrà confermata la quattordicesima con un incremento che va dai 437 ai 655 euro.“Nonostante la buona notizia, si tratta di risorse del tutto insufficienti per far fronte alle più elementari esigenze della vita quotidiana -spiega il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. L’istituzione della quattordicesima fu motivata da ragioni emergenziali: dare sollievo alle categorie che, più di altre, avevano sofferto il peso della crisi economica. Ma l’emergenza sociale è ancora in atto, per di più acuita da un anno e mezzo di pandemia”.“La richiesta di aumento della quattordicesima mensilità è storicamente una battaglia del Patronato Cia -aggiunge il presidente dell’Inac, Antonio Barile- che ha trovato, dopo numerosi incontri istituzionali, una prima risposta con la legge di Bilancio del 2017 attraverso l’estensione del beneficio fino al doppio del trattamento minimo, oggi 1.030 euro, e l’aumento del 30% per quelle più basse”. Oggi, continua Barile, “insistiamo affinché la quattordicesima sia estesa fino a 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese) e i minimi di pensione siano portati, almeno, a quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (40% del reddito medio nazionale, cioè almeno 780 euro)”.Per queste ragioni, prosegue il pressing di Inac e Anp per sollecitare nuovi e adeguati interventi, anche perché i pensionati, in quanto titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno di invalidità), sono stati esclusi da ogni beneficio in questo ultimo anno e mezzo; e la pensione di cittadinanza non ha, purtroppo, risolto il problema degli assegni bassi.

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Scuola: Riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

Il ministro Andrea Orlando annuncia la ripresa dei tavoli di confronto per la riforma pensioni. Lo scrive Orizzonte Scuola, ricordando “le molte sollecitazioni da parte dei sindacati”. Inoltre, “per le parti sociali è necessario tamponare la scadenza della quota 100 per evitare un brusco ritorno alla Legge Fornero e questo può essere fatto solo introducendo una misura flessibile a partire dal 1 gennaio 2022”.Il problema, rileva l’Anief, è che nell’ultima bozza del DEF siamo molto lontani da questa possibilità: nel documento di economia e finanza viene solo riportato che “in ambito previdenziale e assistenziale si estende la possibilità di optare per il regime sperimentale per il pensionamento anticipato delle donne (cosiddetta “opzione donna”) alle lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2020 (1,2 miliardi nel periodo 2021-2024) e si proroga a tutto il 2021 la sperimentazione della cosiddetta Ape sociale, consistente in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni (circa 0,6 miliardi nel periodo 2021-2024)”. Tutto qui. Nessuna proroga di Quota 100. E nessun modello alternativo, in grado di produrre un anticipo pensionistico reale a chi opera in ambienti di lavoro particolarmente stressanti e causa di burnout, come quello della scuola, ma che non continuano a figurare all’interno della lista delle professionalità che danno diritto all’Ape sociale.

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Inps: 59,6% pensioni inferiori a 750 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2021

Secondi i dati Inps, il 59,6% delle pensioni ha un importo inferiore a 750,00 euro.”Pensioni da fame. Anche se molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche, resta un importo vergognoso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, anche analizzando il reddito pensionistico, sommando quindi tutte le pensioni percepite, la situazione non è molto migliore: il 12,1% dei pensionati percepisce un reddito fino a 499 euro al mese mentre il 23,1% da 500 a 999 euro. Insomma, più di un terzo dei pensionati, il 35,2%, è sotto i 1000 euro. Un dato da leggere insieme a quello secondo il quale l’8,3% prende oltre 3000 euro” conclude Dona.

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Pensioni PA: Nel piano Brunetta spunta lo “scivolo” per lasciare prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Mandare a casa dipendenti pubblici con un incentivo all’esodo: il progetto sarebbe contenuto nel piano del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, le cui linee guida sono state annunciate ieri in audizione alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali di Camera e Senato, sulle linee programmatiche del dicastero, e oggi a Palazzo Chigi, attraverso il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dello stesso ministro per la PA. Secondo alcune anticipazioni della stampa nazionale, il ministro starebbe lavorando su uno “scivolo” per la pensione, con un incentivo volontario all’esodo. Il piano dovrebbe essere finanziato anche con i soldi per il Recovery Plan. Le stime ufficiali ci dicono che nell’ultimo biennio 2019-20 sono stati 190mila i dipendenti pubblici andati in pensione. Mentre nei prossimi tre o quattro anni si prevedono addirittura 300mila uscite. Secondo quanto riporta il Messaggero, per raggiungere questo obiettivo si vuole dunque creare un meccanismo volontario di incentivo all’esodo che riguardi i lavoratori vicini all’età pensionabile, a partire da coloro che non hanno professionalità adeguate a restare nella PA, soprattutto a seguire l’innovazione tecnologica e non più motivate. Si tratterebbe quindi di un anticipo pensionistico a tutti gli effetti, i cui dettagli tuttavia non sono al momento chiari.
I numeri della Legge di Bilancio ci dicono che nel Meridione ci sono 2.800 posti per i giovani: quindi si vogliono attivare concorsi più veloci per nuove assunzioni, così da favorire anche il ricambio generazionale laddove l’età media dei dipendenti pubblici è superiore ai 50 anni (quasi il 17% del totale ha invece più di 60 anni). Nella scuola, ricordiamo, l’età dei dipendenti è ancora più alto, considerando che la maggior parte dei docenti e del personale Ata si attesto nella fascia 51-67 anni. Nella relazione sulle linee programmatiche della PA, il ministro Renato Brunetta a proposito delle pensioni e delle nuove assunzioni ha dichiarato che “le cessazioni delle fasce con maggiori anzianità contribuiscono a elevare la quota di laureati che tuttavia non supera il 40%. È urgente ripensare i meccanismi di reclutamento”. Sono diverse le ipotesi avanzate per le pensioni e in particolare per affrontare la spinosa questione di Quota 100 e il suo superamento dopo la scadenza naturale prevista alla fine del 2021. Con la fine di Quota 100, con la quale alla pensione si accede con 62 anni di età e 38 di contributi, si crea lo scalone di 5 anni per la pensione di vecchiaia oggi ferma a 67 anni. Nei giorni scorsi è stata avanzata da Graziano Delrio del PD l’ipotesi di Quota 92 ovvero pensioni a 62 anni e 30 di contributi per coloro che fanno lavori usuranti. Tra le altre ipotesi per le pensioni, scrive Money, risulta anche l’uscita a 63 o 64 anni con un calcolo interamente contributivo dell’assegno, ma anche il blocco della pensione anticipata INPS a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, infine le pensioni con Quota 102 con 64 anni di età e 38 di contributi, ma senza penalizzazioni.

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Pensioni: Molte le domande presentate nella scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

Sono 35 mila le domande, 27 mila quelle dei docenti, 7 mila quelle degli Ata, 500 degli insegnanti di religione cattolica e 80 degli educatori presentate a dicembre. Più della metà sono per Quota 100 che resterà in vigore fino alla sua scadenza, 31 dicembre 2021. Saranno quindi più di centomila i posti vacanti per le prossime immissioni in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): “Serve riformare l’attuale sistema di reclutamento per consentire l’assunzione dei precari dal doppio canale (GaE o concorso straordinario non selettivo) e per riconoscere il lavoro gravoso per il personale scolastico, già provato dal lavoro svolto in presenza nella pandemia. Proprio oggi abbiamo chiesto con una mozione alla Cesi d’intervenire presso la Commissione europea per riconoscere il lavoro svolto a scuola tra quelli a rischio professionale biologico, direttiva 54/2000”.

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Pensioni: Docenti e personale della scuola esposto a rischi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2020

Il personale scolastico va collocato in pensione in anticipo: torna a chiederlo il sindacato Anief, presentando alla V Commissione della Camera degli emendamenti al Disegno di Legge di Bilancio 2021 dopo il via libera del Governo sul testo. Considerando l’alto stress che comporta l’operare nelle mura scolastiche, le malattie conseguenti e rischio biologico molto superiore ad altre categorie, chiede di procedere da subito al lavoro agile da equiparare al ricovero nei nosocomi, la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo, agganciando tutte le professionalità della scuola all’Ape Social, senza decurtazioni all’assegna di quiescenza, esattamente così come si applica ai dipendenti statali in divisa. Il concetto che secondo il sindacato deve passare è che i lavoratori della scuola vanno considerati tra le professionalità “fragili”. Nella richiesta di pensionamento anticipato per il personale scolastico, si pone l’accento anche sul fatto che il “diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra personale scolastico e discenti necessita di un’apposita finestra che permetta l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero”. Il sindacato reputa, in conclusione, che proprio alla luce del “carattere gravoso” del lavoro svolto “in tutti gli ordini di scuola” debba risultare “indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale delle forze armate”.

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1,6 mln di pensionati prendono meno di 500 euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

La Consulta, pur ritenendo legittimo il raffreddamento della rivalutazione automatica delle pensioni elevate e i prelievi di solidarietà, ha bocciato la previsione della durata quinquennale del prelievo, ritenendo non potesse superare l’ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato.”Ora il legislatore deve porre subito rimedio a questa sentenza, cercando di trovare legittimi modi per rendere più eque le pensioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è accettabile, infatti, che 1,6 milioni di pensionati (1.598.890), il 10,3% dei pensionati, prenda pensioni fino a 500 euro al mese, quando per l’Istat la soglia di povertà per un single è pari a 656,97 euro” prosegue Dona. “Siccome queste pensioni da fame costano solo 5 mld e 461 mln, l’1,86% della spesa complessiva, 12 volte in meno di quelle sopra i 3000 euro, che costano 66,772 miliardi totali, il 22,7% della spesa complessiva pari a 294 mld e 357 mln, è evidente che chiedere un piccolo sacrificio a chi percepisce pensioni d’oro è necessario per ridurre questa iniqua disparità” conclude Dona.

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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Pensioni, Cisal: “Ok ipotesi e ricalibrazioni, ma serve riforma strutturale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

“E’ arrivata l’ora di smontare il combinato disposto del sistema di calcolo contributivo e della cosiddetta ‘legge Fornero’ che ha confermato di essere un freno per lo sviluppo del Paese. Chiusa la fase delle ipotesi e della “ricalibrazione” degli attuali istituti del vigente sistema previdenziale, a cui stiamo assistendo ormai da settimane, si apra immediatamente il dibattito per riformare un sistema che ha portato anziani al lavoro e giovani sottoccupati o disoccupati e porterà a pensionati poveri”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, nel suo intervento al nuovo tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico. “L’incontro di oggi – ha commentato a margine – è una riedizione dell’incontro precedente che ha avuto al centro della discussione la “manutenzione” dell’attuale sistema previdenziale e dei problemi che esso crea. Condividiamo la ragionevole necessità di fare interventi di aggiustamento – ha spiegato – che, di fatto, confermano ancora una volta la necessità di intervenire radicalmente sulla attuale disciplina, ma serve rimettere mano all’intero sistema, partendo dall’abrogazione delle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’ e separando, altresì, la spesa assistenziale da quella previdenziale, depurando da quest’ultima, ciò che invece resta nelle casse dello Stato ed avere così una reale spesa pensionistica ed il reale prelievo fiscale applicato”.

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Pensioni agricoltori

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Le pensioni degli agricoltori sono ancora le più basse, ferme a 515 euro, mentre la sentenza della Consulta, la 152 del 22 luglio scorso, parla chiaro e, oltre a imporre l’incremento a sostegno degli invalidi civili totali, ha innescato la revisione anche delle minime. Governo ne tenga conto, interviene Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani pur soddisfatta per l’applicazione della sentenza nel Dl Agosto per quel che riguarda le pensioni d’invalidità, portate a 651,51 euro.
Anp-Cia plaude alla decisione del Governo su questa materia che consente di superare una situazione da molti anni segnalata come fonte d’ingiustizia e disagio sociale, ma non può che evidenziare, ancora una volta, anche le condizioni dei pensionati al minimo, costretti a vivere con un assegno che non consente di provvedere ai bisogni fondamentali e a una vita dignitosa. In questo senso la sentenza della Corte Costituzionale si esprime anche per le pensioni minime, ferme a 515,07 euro.Inoltre, Anp-Cia, ricorda che la Carta Sociale Europea individua in 650 euro il livello minimo degli assegni da erogare. Oltre a essere, dunque, un problema di giustizia sociale, è anche un riconoscimento del valore di tanti lavoratori. E vale soprattutto per gli agricoltori che hanno svolto un’opera fondamentale per il Paese, assicurando beni essenziali come il cibo e la tutela del territorio. Ora, sottolinea Anp-Cia, si ritrovano tra i più poveri e, in molti casi, costretti a lavorare anche in età avanzata con tutti i rischi per l’incolumità e la salute che questo comporta.“Il tema delle pensioni minime deve essere affrontato con serietà e rigore nella prossima legge di Bilancio 2021 -interviene il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo- nella quale risulterà senz’altro possibile rintracciare le risorse necessarie”. “La cosiddetta pensione di cittadinanza -aggiunge Del Carlo- non ha dato soluzione a questo problema, in quanto la stragrande maggioranza dei pensionati non ha potuto accedervi a causa dei previsti criteri restrittivi, mentre l’epidemia del Covid-19 ne ha aggravato notevolmente le condizioni. Continueremo a batterci per i pensionati e gli anziani -conclude il presidente nazionale di Anp-Cia, Del Carlo- affinché vengano loro riconosciuti assegni dignitosi e servizi sociosanitari adeguati, soprattutto nelle aree interne e rurali d’Italia”.

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La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni d’invalidità

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

E’ stata pronunciata recentemente e introduce un principio importante, ovvero che l’entità di una pensione deve garantire a ogni cittadino la possibilità di assolvere ai bisogni fondamentali e, dunque, di condurre una vita dignitosa. Lo affermano l’Anp-Associazione nazionale pensionati e il Patronato Inac di Cia-Agricoltori Italiani, sottolineando l’importanza dell’atto che potrebbe aprire nuovi scenari sul fronte pensionistico, assistenziale e previdenziale.Si tratta di una sentenza storica, non solo di carattere giuridico, che riconosce l’inadeguatezza dell’importo della pensione di invalidità civile e sollecita il legislatore a prevederne l’aumento, almeno al livello delle pensioni minime. Anp e Inac plaudono a questa pronuncia della Consulta, che interviene su una questione annosa, fonte di ingiustizia e di disagio sociale.Per Anp e Inac-Cia, insomma, adesso bisogna porre rimedio velocemente e applicare la sentenza, inserendo un provvedimento specifico già nei prossimi decreti in preparazione. La crisi economica e gli effetti dell’emergenza Covid-19 hanno aggravato ulteriormente la condizione di tante persone costrette a vivere con pensioni da fame, ampiamente al di sotto di quanto prevede la Carta Sociale Europea.

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Pensioni, Velardi: “Occorre una vera riforma per far ripartire il Paese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

“Bisogna mettere immediatamente mano all’attuale sistema previdenziale abrogando le precedenti riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’. Due interventi che hanno peggiorato, peggiorano e peggioreranno sempre più le condizioni di lavoratori e pensionati, impoverendoli, e non danno spazio ai giovani. Senza queste premesse, e alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, è inutile parlare di riforma”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della CISAL, in occasione della ripresa del tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico.

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Senato. Più che salvare i vitalizi dei senatori, sono state salvate le pensioni dei cittadini

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Molti di voi avranno sentito, o letto, della decisione della Commissione senatoriale, una sorta di tribunale interno, che ha annullato la delibera sul taglio ai vecchi vitalizi decisi dal Senato (Consiglio di Presidenza).Perche’ mai?Perché se si tagliano retroattivamente i vecchi vitalizi, il successivo passo sarà quello di tagliare le pensioni, attualmente percepite dai cittadini.
Chi lo dice? La Corte Costituzionale, le cui sentenze fanno giurisprudenza.
Perchè mai? Perché i tagli non possono essere applicati ad una sola categoria sociale, in questo caso i senatori, ma a tutte le categorie sociali equivalenti, cioè i pensionati.Nei casi in cui furono decurtate le pensioni ad una sola categoria, la Corte Costituzionale sentenziò che “Se da un lato l’eccezionalità della situazione economica, che lo Stato deve affrontare, è suscettibile di consentire il ricorso a strumenti eccezionali, nel difficile compito di contemperare il soddisfacimento degli interessi finanziari e di garantire i servizi e la protezione di cui tutti cittadini necessitano, dall’altro ciò non può e non deve determinare ancora una volta un’obliterazione dei fondamentali canoni di uguaglianza, sui quali si fonda l’ordinamento costituzionale.”
In sintesi, non si possono applicare due pesi e due misure per i vitalizi e le pensioni: se si tagliano i vitalizi, che sono pensioni, analogamente, vanno tagliate le pensioni dei cittadini.La decisione della Commissione senatoriale ha recepito la giurisprudenza della Corte Costituzionale e ha annullato il taglio ai vitalizi salvando quello alle pensioni.Ora, il M5S, la Lega, il Pd e FdI vogliono ricorrere contro la decisione della Commissione senatoriale, per reintrodurre il taglio ai vitalizi, in sostanza vogliono che il taglio sia applicato anche alle pensioni.Che cosa diranno Di Maio, Salvini, Zingaretti e Meloni ai 16 milioni di pensionati ai quali vogliono ridurre la pensione del 42%?Popolo dei pensionati, svegliati! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola: Pensioni Quota 100

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 Maggio 2020

Entro pochi giorni uscirà il decreto che prevede l’assegnazione di altre 4.500 immissioni in ruolo retrodatate. Si procede come Anief ha chiesto da tempo e promesso dal Governo, anche se per il solo personale docente. Rimane il mistero dei numeri autorizzati e il problema della scelta compiuta dagli altri insegnanti già assunti il 1° settembre scorso. Il sindacato chiede chiarezza al ministero dell’Economia e delle Finanze, al fine di aumentare le assunzioni e offre tutela a chi intende chiedere trasferimento in una sede più favorevole.
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha firmato il decreto n. 12 del 18 maggio 2020 riguardante Disposizioni concernenti le operazioni di assunzione a tempo indeterminato ai sensi dell’articolo 1, comma 18-quater, del Decreto Legge 29 ottobre 2019 n. 126, convertito, con modificazioni, dalla Legge 20 dicembre 2019 n. 159. Si tratta di un provvedimento voluto dal Governo e richiesto a gran voce dal sindacato Anief, che fin dall’inizio dell’approvazione della norma di pensionamento anticipato ‘Quota 100’ aveva chiesto che fosse disposta in tempo utile per le assunzioni da disporre il 1° settembre 2019.Tuttavia, il numero dei posti autorizzati oggi dal MI, solo 4.500, è appena un terzo di meno di quelli accertati dallo stesso MEF (6.542), addirittura quattro volte le cattedre venutesi a liberare registrate dalla rivista specializzata Orizzonte scuola nella primavera scorsa (13.347). Per questa ragione, Anief ha deciso di mettere a disposizione un’istanza di accesso agli atti per tutti coloro che intendono accertare la correttezza delle autorizzazioni concesse dal MEF e richieste dal MI e per sbloccare ulteriori immissioni in ruolo. L’invio dell’istanza è propedeutica all’adesione gratuita al ricorso da proporre al Tar Lazio per ottenere l’eventuale aumento di posti.

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Pensioni, Velardi (Cisal): “La previdenza complementare non è il tema centrale”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

Basterebbe leggere i dati legati alle adesioni ai fondi complementari per capire che l’introduzione del cosiddetto “secondo pilastro”, non è la soluzione ai problemi che derivano dal sistema di calcolo contributivo”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, a margine del quarto tavolo di confronto sulla riforma previdenziale. “Gli errori commessi in passato evidentemente – continua – non hanno insegnato nulla. Ci chiediamo come si può pensare di istituire sgravi fiscali sulle retribuzioni mirati ad incrementare il potere d’acquisto dei lavoratori, certificando così le difficoltà economiche di milioni di essi, e nello stesso tempo immaginare che gli stessi lavoratori abbiano voglia e possibilità di versare una seppure piccola parte del loro stipendio ed il Tfr nei fondi complementari”. “Per la Cisal – conclude – la priorità era e resta un intervento massiccio sul sistema di calcolo delle pensioni che non può più essere disciplinato dai parametri imposti dalle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’”.

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