Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘pensioni’

Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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Pensioni, Cisal: “Ok ipotesi e ricalibrazioni, ma serve riforma strutturale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

“E’ arrivata l’ora di smontare il combinato disposto del sistema di calcolo contributivo e della cosiddetta ‘legge Fornero’ che ha confermato di essere un freno per lo sviluppo del Paese. Chiusa la fase delle ipotesi e della “ricalibrazione” degli attuali istituti del vigente sistema previdenziale, a cui stiamo assistendo ormai da settimane, si apra immediatamente il dibattito per riformare un sistema che ha portato anziani al lavoro e giovani sottoccupati o disoccupati e porterà a pensionati poveri”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, nel suo intervento al nuovo tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico. “L’incontro di oggi – ha commentato a margine – è una riedizione dell’incontro precedente che ha avuto al centro della discussione la “manutenzione” dell’attuale sistema previdenziale e dei problemi che esso crea. Condividiamo la ragionevole necessità di fare interventi di aggiustamento – ha spiegato – che, di fatto, confermano ancora una volta la necessità di intervenire radicalmente sulla attuale disciplina, ma serve rimettere mano all’intero sistema, partendo dall’abrogazione delle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’ e separando, altresì, la spesa assistenziale da quella previdenziale, depurando da quest’ultima, ciò che invece resta nelle casse dello Stato ed avere così una reale spesa pensionistica ed il reale prelievo fiscale applicato”.

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Pensioni agricoltori

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Le pensioni degli agricoltori sono ancora le più basse, ferme a 515 euro, mentre la sentenza della Consulta, la 152 del 22 luglio scorso, parla chiaro e, oltre a imporre l’incremento a sostegno degli invalidi civili totali, ha innescato la revisione anche delle minime. Governo ne tenga conto, interviene Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani pur soddisfatta per l’applicazione della sentenza nel Dl Agosto per quel che riguarda le pensioni d’invalidità, portate a 651,51 euro.
Anp-Cia plaude alla decisione del Governo su questa materia che consente di superare una situazione da molti anni segnalata come fonte d’ingiustizia e disagio sociale, ma non può che evidenziare, ancora una volta, anche le condizioni dei pensionati al minimo, costretti a vivere con un assegno che non consente di provvedere ai bisogni fondamentali e a una vita dignitosa. In questo senso la sentenza della Corte Costituzionale si esprime anche per le pensioni minime, ferme a 515,07 euro.Inoltre, Anp-Cia, ricorda che la Carta Sociale Europea individua in 650 euro il livello minimo degli assegni da erogare. Oltre a essere, dunque, un problema di giustizia sociale, è anche un riconoscimento del valore di tanti lavoratori. E vale soprattutto per gli agricoltori che hanno svolto un’opera fondamentale per il Paese, assicurando beni essenziali come il cibo e la tutela del territorio. Ora, sottolinea Anp-Cia, si ritrovano tra i più poveri e, in molti casi, costretti a lavorare anche in età avanzata con tutti i rischi per l’incolumità e la salute che questo comporta.“Il tema delle pensioni minime deve essere affrontato con serietà e rigore nella prossima legge di Bilancio 2021 -interviene il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo- nella quale risulterà senz’altro possibile rintracciare le risorse necessarie”. “La cosiddetta pensione di cittadinanza -aggiunge Del Carlo- non ha dato soluzione a questo problema, in quanto la stragrande maggioranza dei pensionati non ha potuto accedervi a causa dei previsti criteri restrittivi, mentre l’epidemia del Covid-19 ne ha aggravato notevolmente le condizioni. Continueremo a batterci per i pensionati e gli anziani -conclude il presidente nazionale di Anp-Cia, Del Carlo- affinché vengano loro riconosciuti assegni dignitosi e servizi sociosanitari adeguati, soprattutto nelle aree interne e rurali d’Italia”.

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La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni d’invalidità

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

E’ stata pronunciata recentemente e introduce un principio importante, ovvero che l’entità di una pensione deve garantire a ogni cittadino la possibilità di assolvere ai bisogni fondamentali e, dunque, di condurre una vita dignitosa. Lo affermano l’Anp-Associazione nazionale pensionati e il Patronato Inac di Cia-Agricoltori Italiani, sottolineando l’importanza dell’atto che potrebbe aprire nuovi scenari sul fronte pensionistico, assistenziale e previdenziale.Si tratta di una sentenza storica, non solo di carattere giuridico, che riconosce l’inadeguatezza dell’importo della pensione di invalidità civile e sollecita il legislatore a prevederne l’aumento, almeno al livello delle pensioni minime. Anp e Inac plaudono a questa pronuncia della Consulta, che interviene su una questione annosa, fonte di ingiustizia e di disagio sociale.Per Anp e Inac-Cia, insomma, adesso bisogna porre rimedio velocemente e applicare la sentenza, inserendo un provvedimento specifico già nei prossimi decreti in preparazione. La crisi economica e gli effetti dell’emergenza Covid-19 hanno aggravato ulteriormente la condizione di tante persone costrette a vivere con pensioni da fame, ampiamente al di sotto di quanto prevede la Carta Sociale Europea.

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Pensioni, Velardi: “Occorre una vera riforma per far ripartire il Paese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

“Bisogna mettere immediatamente mano all’attuale sistema previdenziale abrogando le precedenti riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’. Due interventi che hanno peggiorato, peggiorano e peggioreranno sempre più le condizioni di lavoratori e pensionati, impoverendoli, e non danno spazio ai giovani. Senza queste premesse, e alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, è inutile parlare di riforma”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della CISAL, in occasione della ripresa del tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico.

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Senato. Più che salvare i vitalizi dei senatori, sono state salvate le pensioni dei cittadini

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Molti di voi avranno sentito, o letto, della decisione della Commissione senatoriale, una sorta di tribunale interno, che ha annullato la delibera sul taglio ai vecchi vitalizi decisi dal Senato (Consiglio di Presidenza).Perche’ mai?Perché se si tagliano retroattivamente i vecchi vitalizi, il successivo passo sarà quello di tagliare le pensioni, attualmente percepite dai cittadini.
Chi lo dice? La Corte Costituzionale, le cui sentenze fanno giurisprudenza.
Perchè mai? Perché i tagli non possono essere applicati ad una sola categoria sociale, in questo caso i senatori, ma a tutte le categorie sociali equivalenti, cioè i pensionati.Nei casi in cui furono decurtate le pensioni ad una sola categoria, la Corte Costituzionale sentenziò che “Se da un lato l’eccezionalità della situazione economica, che lo Stato deve affrontare, è suscettibile di consentire il ricorso a strumenti eccezionali, nel difficile compito di contemperare il soddisfacimento degli interessi finanziari e di garantire i servizi e la protezione di cui tutti cittadini necessitano, dall’altro ciò non può e non deve determinare ancora una volta un’obliterazione dei fondamentali canoni di uguaglianza, sui quali si fonda l’ordinamento costituzionale.”
In sintesi, non si possono applicare due pesi e due misure per i vitalizi e le pensioni: se si tagliano i vitalizi, che sono pensioni, analogamente, vanno tagliate le pensioni dei cittadini.La decisione della Commissione senatoriale ha recepito la giurisprudenza della Corte Costituzionale e ha annullato il taglio ai vitalizi salvando quello alle pensioni.Ora, il M5S, la Lega, il Pd e FdI vogliono ricorrere contro la decisione della Commissione senatoriale, per reintrodurre il taglio ai vitalizi, in sostanza vogliono che il taglio sia applicato anche alle pensioni.Che cosa diranno Di Maio, Salvini, Zingaretti e Meloni ai 16 milioni di pensionati ai quali vogliono ridurre la pensione del 42%?Popolo dei pensionati, svegliati! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola: Pensioni Quota 100

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

Entro pochi giorni uscirà il decreto che prevede l’assegnazione di altre 4.500 immissioni in ruolo retrodatate. Si procede come Anief ha chiesto da tempo e promesso dal Governo, anche se per il solo personale docente. Rimane il mistero dei numeri autorizzati e il problema della scelta compiuta dagli altri insegnanti già assunti il 1° settembre scorso. Il sindacato chiede chiarezza al ministero dell’Economia e delle Finanze, al fine di aumentare le assunzioni e offre tutela a chi intende chiedere trasferimento in una sede più favorevole.
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha firmato il decreto n. 12 del 18 maggio 2020 riguardante Disposizioni concernenti le operazioni di assunzione a tempo indeterminato ai sensi dell’articolo 1, comma 18-quater, del Decreto Legge 29 ottobre 2019 n. 126, convertito, con modificazioni, dalla Legge 20 dicembre 2019 n. 159. Si tratta di un provvedimento voluto dal Governo e richiesto a gran voce dal sindacato Anief, che fin dall’inizio dell’approvazione della norma di pensionamento anticipato ‘Quota 100’ aveva chiesto che fosse disposta in tempo utile per le assunzioni da disporre il 1° settembre 2019.Tuttavia, il numero dei posti autorizzati oggi dal MI, solo 4.500, è appena un terzo di meno di quelli accertati dallo stesso MEF (6.542), addirittura quattro volte le cattedre venutesi a liberare registrate dalla rivista specializzata Orizzonte scuola nella primavera scorsa (13.347). Per questa ragione, Anief ha deciso di mettere a disposizione un’istanza di accesso agli atti per tutti coloro che intendono accertare la correttezza delle autorizzazioni concesse dal MEF e richieste dal MI e per sbloccare ulteriori immissioni in ruolo. L’invio dell’istanza è propedeutica all’adesione gratuita al ricorso da proporre al Tar Lazio per ottenere l’eventuale aumento di posti.

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Pensioni, Velardi (Cisal): “La previdenza complementare non è il tema centrale”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

Basterebbe leggere i dati legati alle adesioni ai fondi complementari per capire che l’introduzione del cosiddetto “secondo pilastro”, non è la soluzione ai problemi che derivano dal sistema di calcolo contributivo”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, a margine del quarto tavolo di confronto sulla riforma previdenziale. “Gli errori commessi in passato evidentemente – continua – non hanno insegnato nulla. Ci chiediamo come si può pensare di istituire sgravi fiscali sulle retribuzioni mirati ad incrementare il potere d’acquisto dei lavoratori, certificando così le difficoltà economiche di milioni di essi, e nello stesso tempo immaginare che gli stessi lavoratori abbiano voglia e possibilità di versare una seppure piccola parte del loro stipendio ed il Tfr nei fondi complementari”. “Per la Cisal – conclude – la priorità era e resta un intervento massiccio sul sistema di calcolo delle pensioni che non può più essere disciplinato dai parametri imposti dalle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’”.

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Governo: Vitalizi, pensioni e privilegi

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

“Basta privilegi!”. E’ una frase che trova l’accordo di tutti, specialmente se questi privilegi sono a danno economico di altri e si scontrano con il concetto di equità e giustizia sociale.Caso esemplare sono i vitalizi, avverso i quali il M5S, ha indetto una manifestazione. Ciò detto: Non si capisce contro chi protesta il M5S, visto che è al governo ed è in maggioranza parlamentare. E ancora di più se si pensa che i vitalizi sono stati aboliti dal governo Monti nel 2012, 8 anni fa, e non dal M5S.
Ciò premesso facciamo il punto della situazione:
a) Lo Stato spende per pensioni, sanità e assistenza il 54% della spesa pubblica, cioè 462 miliardi di euro.
b) Nel nostro Paese ci sono 16 milioni di pensionati e 23 milioni di pensioni, quindi ogni pensionato prende circa una pensione e mezza;
c) La metà dei pensionati, circa 8 milioni, non ha mai versato contributi previdenziali per i quali riscuote la pensione. Questi pensionati sono, cioè, a carico della fiscalità generale, anche dei lavoratori e degli altri pensionati. In questa tipologia ci sono le pensioni sociali, assistenziali e integrative, con importi minori.
d) Il 96% delle attuali pensioni è calcolato con il sistema retributivo, cioè in percentuale sullo stipendio percepito, il 4%, invece, con il sistema contributivo (tanto versi, tanto ottieni).
Da considerate che il 54% di spesa per il welfare ci pone ai livelli dei Paesi del Nord Europa. Si può sempre migliorare, ma non si può dire che manchi l’attenzione sociale.
Vi può essere in tutto questo un danno economico?
1. I vitalizi, dei quali si sta discutendo, sono quelli precedenti al 2012, che riguardano ex parlamentari mediamente 80enni.
2. Non possono essere aboliti, perché sono stati versati i relativi contributi previdenziali con il sistema retributivo.
3. I risparmi che si ottengono con il ricalcolo contributivo dei vitalizi è pari allo 0,0007% della spesa pubblica.
4. A voler ripartire il risparmio di cui sopra, agli 8 milioni di pensionati sociali e assitenziali, questi riceverebbero un aumento mensile di 0,5 euro. E’ di tutta evidenza che non sussiste alcun danno economico. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pensioni: confederazioni a confronto sulla flessibilità in uscita presso il MLPS

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

Si è svolto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico e specificatamente sulla “Flessibilità in uscita” con la partecipazione di tutti i sindacati confederali. La Confedir, rappresentata da Stefano Cavallini, membro del direttivo nazionale Anief, ha presentato una memoria dettagliata sul tema che riconosca la peculiarità di ogni professionalità nella pubblica amministrazione.Per l’amministrazione erano presenti il capo di Gabinetto del ministero, dottoressa Valeria Capone, la sua vice, dottoressa Paola Bozzaro e il direttore generale per le politiche previdenziali, dottoressa Concetta Ferrari.
Le proposte presentate dalla Confedir partono dalla richiesta di fissare come requisito generale di vecchiaia l’età di 63 anni con 37 anni di contributi, in media con tutti i Paesi dell’OCDE, rispetto agli attuali 67 anni e 43 anni di contributi della legislazione vigente.Inoltre al fine di aumentare l’assegno pensionistico si è sottolineata la necessità urgente, per tutti i lavoratori, di:
* agevolare il RISCATTO DEGLI ANNI DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA, considerando tutta la formazione universitaria, senza restrizione e comprendendo quindi anche gli anni universitari fuori corso, i master, i corsi di perfezionamento, etc. e IL RICONGIUGIMENTO CONTRIBUTIVO.
* riconoscere IL SERVIZIO SVOLTO IN ALTRO RUOLO DELLA PA (passaggi di ruolo) o NEL SISTEMA NAZIONALE DI ISTRUZIONE (paritaria, IeFP, etc.);
* ridefinire LA LISTA DEI LAVORI GRAVOSI, che attualmente annovera i soli docenti dell’infanzia tra gli insegnanti, ed USURANTI tenendo conto delle denunce di bornout registrate nell’ultimo decennio e di stress da lavoro correlato con particolare attenzione al personale del comparto istruzione e sanità, prevedendo finestre come per il personale delle forze dell’ordine, dell’esercito;
Per il personale docente, educativo ed ata della scuola, si è chiesto di ripristinare quota 96 come definita prima dell’approvazione della Riforma Fornero onde anche agevolare il ricambio generazionale e ridurre il GAP tra l’età degli insegnanti e dei discenti, oggigiorno tra i più alti al mondo.
Sempre per il comparto istruzione, in ragione dell’alto tasso di precarietà, si è raccomandata la possibilità per tutti i lavoratori di permanere in servizio fino al 70 anno di età, anche con mansioni diverse dalla didattica frontale e di tutoraggio, al fine di poter versare una maggiore quota di contributi.
Per il personale dirigente, si è richiesta la possibilità a domanda di rimanere fino al compimento del 70 anno di età.
Infine, così come avviene nel settore privato e vista la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, si è richiesto di cessare la trattenuta del 2.5% sul TFR di tutti i dipendenti e dirigenti pubblici.

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Scuola. Pensioni, Anief: tornare ai parametri preesistenti alla riforma Fornero

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Per agevolare l’accesso al trattamento pensionistico dei lavoratori più giovani occorre prevedere la piena valutazione, a livello contributivo, degli anni universitari, anche fuori corso, e degli eventuali master, corsi di perfezionamento e specializzazione post laurea. Va prevista anche la copertura contributiva dello Stato per tutto il servizio pre-ruolo prestato su posti vacanti e disponibili fino al termine delle lezioni o comunque per almeno 180 giorni di lezione nonché la ricongiunzione gratuita per i servizi prestati nella scuola paritaria e in tutti i passaggi di ruolo.Per il giovane sindacato rappresentativo occorre poi consentire al personale scolastico l’accesso al trattamento pensionistico a 63 anni, con 37 di contributi, mantenendo il massimo degli indici e senza alcuna riduzione, come prima della riforma Fornero. In casi particolari, su base volontaria, ai docenti che non hanno maturato la contribuzione minima (20 anni) e dimostrato un buono stato di salute con apposita certificazione, è giusto garantire la permanenza in servizio – per attività come tutoraggio, formazione e progettazione – oltre i 67 anni e fino a 71 per maturare i 20 anni di contributi.

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Primo incontro con il governo sulle pensioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Si è aperto il tavolo di confronto tra il Governo e le parti sociali per la definizione di un possibile intervento strutturale sul sistema pensionistico che superi lo scalone che si determinerà nel 2022, con la conclusione della sperimentazione triennale della cosiddetta quota cento, riportando a 67 anni l’età di pensionamento ed il tetto contributivo a 41 e 10 mesi per le donne, 42 e 10 mesi per gli uomini, (più l’aspettativa di vita).Al tavolo erano presenti la ministra del Lavoro Catalfo, il presidente dell’INPS Tridico ed i rappresentati dei principali ministeri interessati (MEF e PA).
L’incontro si aperto con la proposta della ministra Catalfo di avviare l’istituzione di tre commissioni di lavoro tecniche sulla riforma generale (flessibilità in uscita), sulla separazione tra previdenza ed assistenza, sui lavori gravosi, lavori di cura, non autosufficienza e garanzia giovani, sulla previdenza complementare.Le parti sociali sono state invitate a comunicare i nominativi dei tecnici che però potranno partecipare solo alle due ultime commissioni, riservando la partecipazione alla commissione sulla riforma generale solo ai tecnici dei vari ministeri coinvolti.La ministra ha inoltre comunicato un calendario dei lavori che dovrà consentire la definizione delle prime proposte entro il mese di marzo, consentendo poi di arrivare a settembre con una quantificazione anche delle risorse finanziarie da inserire nella predisposizione del DEF.Preso atto di tale impostazione la USB ha chiarito la sua posizione sintetizzandola in alcuni punti.
In primo luogo ha chiesto di fare chiarezza interrompendo la falsa comunicazione, fatta circolare già dalla riforma Dini, sulla non sostenibilità del sistema, prendendo atto al contrario che il sistema si autofinanzia ed anzi restituisce al Paese oltre 50 miliardi ogni anno con il prelievo fiscale sulle pensioni, cifra che lo stesso presidente dell’INPS Tridico ha quantificato durante l’incontro in 58 miliardi, a cui vanno aggiunti altri 3-4 miliardi di irpef locale.Sui tetti in uscita, il limite massimo di 62 anni per l’accesso al pensionamento di vecchiaia ed i 41 anni come limite contributivo, che sono stati riportati dai mezzi di informazione, possono avere un senso solo partendo da un intervento risolutivo per l’abolizione del calcolo contributivo e dei coefficienti di trasformazione, che rappresentano un elemento di impoverimento delle pensioni, determinando tassi di sostituzione tra il 45% ed il 55% della retribuzione ante pensionamento.Effetti che ovviamente gravano ancora di più sulle pensioni future dei giovani, vista la precarietà e la discontinuità dei rapporti di lavoro che si accompagna ad una retribuzioni assolutamente inaccettabile propria del fenomeno dilagante del lavoro povero.La nostra proposta è di mantenere all’interno del sistema pensionistico almeno una parte dei 58 miliardi di tassazione sulle pensioni, consentendo di portare le pensioni minime a 1.000 euro, tetto che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che escono dal modo del lavoro e, allo stesso tempo, abbassare il prelievo fiscale alla media degli altri paesi europei, in analogia a quanto si sta facendo con il taglio del cosiddetto cuneo fiscale sul lavoro, da cui i pensionati sono al momento esclusi, così come sono stati esclusi, insieme agli incapienti, dagli 80 euro del bonus Renzi.Abbiamo inoltre avanzato l’ipotesi di fissare anche un tetto massimo alle pensioni di 5000 euro netti mensili, per impedire che a fronte di pensioni da poco più di 7.000 euro l’anno si eroghino scandalose pensioni da oltre 90.000 euro al mese.Altro punto, non meno importante, quello relativo alla necessità di intervenire sulle convenzioni con i paesi di provenienza dei migranti, consentendo a questi ultimi di poter ottenere un trattamento pensionistico o il recupero della contribuzione versata al momento del loro rientro nel paese di origine.
In ultimo, oltre alla richiesta di eliminare il vergognoso posticipo fino a 27 mesi del pagamento del TFS/TFR per i dipendenti pubblici, che al contrario dovrà essere erogato al momento stesso del pensionamento, abbiamo poi chiesto di predisporre e consegnare i fogli di calcolo delle pensioni e del TFS/TFR al momento della quiescenza, ed un intervento per l’equiparazione tra i lavoratori iscritti alle casse INPDAP e cassa INPS per il riconoscimento della contribuzione figurativa del part-time verticale.Il presidente dell’INPS Tridico, cosi come dalla ministra Catalfo che ha comunicato di aver individuato, insieme con il MEF, le risorse necessarie per la copertura dei periodi figurativi ipotizzando un intervento normativo nel cosiddetto mille proroghe.Due risultati questi ultimi che la USB spera finalmente di riuscire a raggiungere dopo anni di dura battaglia.Un primo incontro che ci auguriamo possa veramente segnare l’inizio di un riforma strutturale del sistema previdenziale del paese, a partire dalla separazione tra assistenza e previdenza, chiudendo definitivamente l’era della Legge Fornero e di tutti gli interventi sul sistema pensionistico utili solo a far cassa.

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Pensioni: Siam – l’Inps rispetti le sentenze del Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Anche la terza Sezione del Consiglio di Stato ribadisce quanto stabilito dalla prima e dalla seconda ovvero confermando il diritto del personale, che ha maturato tra 15 e 20 anni di anzianità al 31/12/1995, a beneficiare di un coefficiente di calcolo della “quota A” più favorevole. Pari a 44 % invece di 35%.La stessa terza Sezione nega all’INPS la possibilità di ricorrere alle Sezioni Riunite del Consiglio di Stato perché i contrasti giurisprudenziali non si riferiscono alle sentenze di appello, che invece sono tutti orientate in favore del personale interessato.Le amministrazioni dello Stato dovrebbero essere al servizio dei cittadini e non macchine infernali che sfruttano il proprio potere per sopraffarlo e costringerlo a desistere dal far valere i propri diritti, trascinandolo in contenziosi giudiziari senza fine – afferma il Segretario Generale del Sindacato Aeronautica Militare Paolo Melis.Come SIAM, continua Melis, stiamo predisponendo una lettera formale indirizzata al Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, nella quale chiederemo che ottemperi a quanto stabilito dalle sentenze, ricalcolando le pensioni in questione, rinunciando ad intraprendere ulteriori ed improbabili azioni ricorsive alla ricerca di una sentenza inverosimilmente più favorevole, senza mettere in atto un esercizio di pervicace cavillosità per non pagare ciò che evidentemente è giusto. Per di più sperperando il denaro pubblico ed ampliando il suo già spaventoso buco di bilancio.

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Pensioni, USB: pronti alla mobilitazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Il governo Conte ha appena varato un provvedimento impropriamente definito “taglio del cuneo fiscale” escludendo dalla misura i pensionati, come già era accaduto del resto con il bonus Renzi. Per 7 milioni e 400mila famiglie che vivono per lo più di pensione e che versano un’Irpef tra il 23 e il 43% (di gran lunga superiore al resto d’Europa che si attesta sotto il 10%) non è all’orizzonte nessun taglio fiscale. In compenso lunedì si apre un tavolo al Ministero del Lavoro per rimettere mano al sistema pensionistico. Sul piatto sembra esserci la famigerata Quota 100, interpretata in questi mesi come misura troppo onerosa per le casse dell’Inps. Ma tutti sanno che Quota 100 ha rappresentato un debole palliativo in luogo dell’abolizione della Fornero e quindi della rimessa in discussione del sistema contributivo e del meccanismo di innalzamento progressivo dell’età pensionabile che quella legge ha consolidato. Una misura pro tempore di pensionamento anticipato (dopo 38 anni di contribuzione!) che puoi utilizzare solo se te la paghi.Le premesse quindi sono inquietanti. C’è più di un sospetto che la vera ragione del tavolo di lunedì sia trovare misure meno dispendiose (per loro!) per garantire una qualche flessibilità in uscita, guardandosi bene dall’invertire la rotta assunta in questi anni che sta portando allo smantellamento del sistema previdenziale pubblico.Per l’Unione Sindacale di Base ci sono alcuni punti irrinunciabili da cui partire:
• La presa d’atto che ogni anno le pensioni portano un gettito fiscale di 56 miliardi e che utilizzando una parte di quelle risorse si può riequilibrare il sistema
• Che 62 anni costituisce una soglia sufficiente per consentire a tutti di accedere alla pensione, favorendo al contempo la creazione di milioni di posti di lavoro
• Che il sistema contributivo non garantisce chi vive di lavoro precario, part-time o intermittente. Quanto prenderanno di pensione i giovani rider che hanno appena vinto in Cassazione contro Foodora? Va quindi stabilita una soglia minima di almeno 1000 euro, rivalutabile in base al costo della vita, sotto la quale nessuno deve scendere. Ma anche un tetto massimo: è accettabile che si percepiscano pensioni superiori a 5mila euro mensili?
• La detassazione delle pensioni ed il riavvicinamento dell’Italia all’Europa costituisce la misura che può consentire da subito un innalzamento delle pensioni più basse.
Le pensioni sono uno degli architravi sui quali si regge tutto il sistema di welfare. Proprio l’attacco alla previdenza è stato uno dei fattori che ha permesso il grande aumento delle disuguaglianza sociali in Italia. Intere generazioni identificano oggi la pensione come un diritto perduto mentre l’innalzamento dell’età pensionabile frena la possibilità di accedere al lavoro per milioni di giovani.
Possiamo restare a guardare davanti ad un nuovo probabile attacco al sistema pensionistico? O è forse arrivato il momento di costruire una grande mobilitazione generale che cancelli le tante bugie che ci raccontano e riaffermi il diritto a una pensione dignitosa? Lunedì ne sapremo di più.

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Pensioni e finte riforme

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Lunedì 27 gennaio Cgil Cisl Uil e il governo, nella persona del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, si esibiranno nella solita sceneggiata della riforma delle pensioni. Produrranno un ritocco estetico di aspetti marginali, senza arrivare all’essenza del problema.Il governo del doppio cambiamento punta tutto sul collateralismo di Cgil Cisl Uil, rifiutando il confronto con organizzazioni come l’Unione Sindacale di Base. Una chiusura propedeutica a una legge sulla rappresentanza e sulle relazioni sindacali che legittimi il monopolio di Cgil Cisl Uil, impedendo forme di organizzazione sindacale indipendente. È questo che vogliono imporci in nome di una presunta e inverosimile lotta alla destra.Per questo motivo il 27 gennaio anche USB sarà davanti al Ministero del Lavoro, con le sue proposte e le sue richieste: non siamo sardine ma non saremo neanche tonni, al contrario di Cgil Cisl Uil che continuano a subordinare gli interessi dei lavoratori alle politiche governative direttamente ispirate da Ue, Ocse, Bce ecc. Dopo aver taciuto, in evidente connivenza, sulla riforma Monti-Fornero, ora fingono di scoprire a parole la necessità del suo superamento, mantenendo nei fatti l’essenza della riforma, vale a dire sistema contributivo, allungamento dell’età pensionabile, negazione del diritto alla pensione per i giovani.Quando si parla di pensioni bisogna ricordare che stiamo parlando, oltre che di lavoratori, di una parte consistente della ricchezza sociale a disposizione delle famiglie. Perché il 21,9% delle famiglie ha come unica fonte di reddito il pensionato. Non solo ma con il prelievo fiscale di ben 56 miliardi ogni anno, 3,73 punti percentuali del loro Pil, i pensionati danno vita a una manovra con i contributi espropriati dallo Stato, senza sapere che fine fanno. Stiamo parlando del più grande ammortizzatore sociale della storia la cui consistenza monetaria fa gola a fondi pensione, assicurazioni, banche, governo e così via.Ma quali sono le vere priorità del sistema previdenziale? Premesso che riproduce le disuguaglianze presenti nel modo del lavoro, è sicuramente possibile correggerne gli effetti sulle pensioni e sulla vita dei lavoratori in quiescenza. In che modo?Separando previdenza e assistenza, utilizzata per alzare i presunti costi delle pensioni sul Pil, ma senza trasformare quest’ultima in merce da abbandonare sul mercato privato e senza privare i cittadini dei loro diritti, vedi reversibilità, invalidità ecc.Aumentando le pensioni minime che sono spesso al di sotto della soglia di povertà.Stabilendo un’età pensionabile certa e modulata sui lavori usuranti senza trasformare questa opportunità in farsa che si traduce o in assalto alla diligenza, o individuando professioni e lavori vicini all’estinzione.Decidendo che il calcolo della pensione non può essere contributivo a fronte di una strutturale discontinuità del lavoro, e per lo stesso motivo non può più essere retributivo a fronte di retribuzioni frammentarie e inadeguate, vedi il lavoro povero.Abolendo la vergogna dell’assenza di futuro per i giovani, ai quali si promette di andare in pensione a 70 e più anni senza però garantire loro un lavoro stabile.È evidente che di materie da riformare ce ne sono a iosa, ma parliamo di un sistema autofinanziato che ha al suo interno le risorse per potersi riformare. Stiamo parlando dei 56 miliardi di contributi sottratti ogni anno sotto forma di Irpef.
Altro che ritocchetti: lunedì 27 gennaio ricorderemo a governo, Cgil Cisl e Uil che si può costruire un sistema previdenziale di grande impatto sociale e in linea con il dettato costituzionale.

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Istat: 36,3% pensionati sotto 1.000 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Inps, al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva ed il 36,3% dei pensionati percepisce un reddito mensile inferiore a 1000 euro.”La disuguaglianza è un problema irrisolto di questo Paese di cui dovremmo vergognarci” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il dato di oggi si somma a quello dei giorni scorsi, secondo il quale il reddito totale del 20% delle famiglie più abbienti è più di sei volte quello del 20% delle famiglie più povere, un valore che colloca l’Italia tra i peggiori d’Europa” prosegue Dona. “Considerati i diritti acquisiti dei pensionati, l’unica via per arginare il fenomeno è avere un Fisco più equo, rispettoso dell’art. 53 della Costituzione, ossia del criterio della capacità contributiva e della progressività del sistema tributario” conclude Dona.

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Pensioni: Quota 102? Anief: è una polpetta avvelenata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

In Europa si va in pensione a 63 anni e senza penalizzazioni. In Italia a 67 e con un sistema che per le nuove generazioni prevede come assegno al massimo la metà dell’ultimo stipendio. Basta riforme sulla pelle dei contribuenti. La politica riduca i costi e scorpori dall’INPS tutte le uscite non legate alla previdenza.Il leader del sindacato autonomo rigetta senza se e senza ma il modello di revisione di anticipo pensionistico allo studio del Governo, che vorrebbe elevare da 62 anni a 64 anni la soglia minima per lasciare il lavoro, con una assurda ulteriore riduzione dell’assegno pensionistico per il passaggio all’intero sistema contributivo: “Invece di allinearci alle uscite dal lavoro di Paesi a noi vicini come la Francia, dove il pensionamento scatta a 62 anni senza decurtazioni con ha confermato il presidente Emmanuel Macron quando ha annunciato il ritiro del progetto di legge che voleva innalzarlo a 64 anni, da noi si rimane fermi a 67, con la possibilità che diventino anche di più. Non solo, si vuole ora concedere un leggero anticipo in cambio di un conto salatissimo: perché chi accetta si vedrebbe tagliato di un terzo i contributi versati durante la propria vita lavorativa”“Il nuovo anticipo pensionistico su cui starebbe lavorando il Governo è una polpetta avvelenata, perché rispetto a Quota 100 contiene una doppia grave penalizzazione: innalza da 62 anni a 64 anni la soglia minima d’accesso e riduce fortemente l’assegno di quiescenza, poiché ricalcolato esclusivamente con il sistema contributivo”: è questa la risposta di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla volontà dell’esecutivo di introdurre una sorta di “Quota 102”.L’ipotesi su cui si sta lavorando è quella di introdurre una nuova età anagrafica minima a 64 anni, anziché i 62 attuali. Si starebbe anche ragionando su un ricalcolo per intero delle pensioni future con l’esclusivo sistema di calcolo contributivo, quindi totalmente in base ai contributi versati dal lavoratore tagliando così fuori tutti coloro che hanno diversi lustri da farsi considerare con il sistema retributivo più conveniente.“Riteniamo la proposta offensiva per i lavoratori italiani – commenta il presidente del sindacato autonomo Anief – perché si sta semplicemente tentando di poterli mandare in pensione sempre più tardi e con assegni quasi dimezzati rispetto a chi ha lasciato l’attività lavorativa solo pochi anni fa. Invece di agire legislativamente sulla riforma Fornero, si stanno strategicamente escogitando dei modelli di anticipo irricevibili: un lavoratore con oltre 35 anni di contributi ha pieno diritto di andare in pensione, senza essere per questo vessato da norme inique. L’assegno di coscienza non deve prevedere ricalcoli perdere e i gli attuali 62 anni minimi di ‘Quota 100’ non vanno toccati”.“È bene anche – continua il sindacalista autonomo – che la Commissione tecnica sulla previdenza, che secondo la Legge di Bilancio 2020 si dovrà costituire entro fine mese per rivedere i lavori gravosi oggi limitati a 11, allarghi al più presto le categorie da considerare come tali. Prevedendo come gravoso anche l’insegnamento a tutti i livelli, non solo quello della scuola dell’Infanzia, come del resto indicato più recenti indagini scientifiche sullo stress da lavoro correlato, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a determinare stress e burnout, oltre il fatto che in Italia abbiamo personale docente più vecchio al mondo. Chi insegna in Italia dovrebbe andare in pensione a 58 anni e con l’80 per cento dell’ultimo stipendio, con una tassazione agevolata al 20% come in Germania dove però a fine carriera si guadagna persino il doppio”.

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Torna l’attacco alle pensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Il dibattito intorno alla sostenibilità del sistema pensionistico si è riacceso in questi giorni e sono molteplici le iniziative e le dichiarazioni in materia. Tavoli tecnici, commissioni di presunti esperti e di ben collaudate e fedeli parti sociali dovranno trovare la quadra per riuscire ancora una volta a rimettere mano al sistema previdenziale senza che i cittadini e i lavoratori siano in grado di reagire. È la riproposizione del principio della rana bollita, si immerge una rana nell’acqua fredda e questa non si ribellerà perché vi si troverà bene, poi si scalderà lentamente l’acqua e la rana comincerà ad abituarsi alla nuova temperatura fino a che l’acqua diverrà bollente e la rana verrà bollita senza accennare ad alcun tentativo di fuga.La scadenza per mettere mano alle pensioni, secondo gli studiosi attuariali che incrociano tassi di natalità e aspettative di vita, è fissata al 2022 in concomitanza con la fine prevista di quota 100, e così si comincia fin d’ora a preparare il terreno. Proposte di ogni genere, allarmistiche statistiche predisposte all’occorrenza, grida elettorali in strenua difesa del pessimo esistente saranno lo scenario in cui ci troveremo nei prossimi mesi con l’unico reale obbiettivo di affossare definitivamente il sistema previdenziale pubblico e far fiorire i fondi pensionistici privati e/o di categoria. Insomma quanto sta accadendo in Francia non fa alcun effetto ai nostri incalliti riformatori.Molti si chiedono come la vera e propria rivolta sociale che sta attraversando la Francia ormai da molto tempo, prima con i gilet gialli e poi con le manifestazioni sindacali, non abbia avuto alcun riverbero nel nostro Paese. Molti, a ragione indicano nelle complicità sindacali di Cgil Cisl e Uil la ragione di questa assenza. Ma va detto che le complicità non si sono limitate a far passare senza colpo ferire le peggiori riforme pensionistiche d’Europa da 30 anni a questa parte, ma hanno consentito che ai lavoratori italiani fosse scippata la possibilità di opporsi con le armi necessarie agli sfaceli che in tema di pensioni, ma anche di lavoro, di diritti, di tutele si andavano compiendo rispettando e favorendo gli appetiti del capitale e i diktat dell’Unione Europea. I nostri fratelli francesi hanno imbracciato l’arma dello sciopero e la stanno utilizzando a piene mani per contrastare la riforma Macron, le manifestazioni e i blocchi stradali sono all’ordine del giorno ormai da circa due anni.Il nostro paese ha invece subito uno spaventoso arretramento nelle dinamiche del conflitto che è stato pressoché impedito attraverso una normativa sul diritto di sciopero che lo ha reso sostanzialmente inefficace quando non direttamente impraticabile e con le norme penalmente rilevanti introdotte per reati “di lotta” come l’occupazione di fabbriche o aziende, i blocchi stradali ecc. attraverso quei decreti sicurezza che qualche credulone aveva immaginato sarebbero stati immediatamente cancellati dal nuovo governo PD/M5S.Vorremmo ricordarlo a quanti si sono girati dall’altra parte quando in più riprese e da tempo abbiamo segnalato, con lotte e scioperi non a chiacchiere, il precipitare di una involuzione democratica e l’acutizzarsi dell’apparato repressivo delle lotte e del conflitto e che oggi fanno il tifo per le manifestazioni francesi sui social.USB non ha mai creduto che si fosse alla “fine della storia”, noi riteniamo che ci siano comunque le condizioni per riaprire un ciclo di lotte che, a partire dalle tutele del lavoro, della previdenza, del diritto all’abitare, alla salute e al salario possa riportare anche in Italia milioni di lavoratori a lottare. È tempo di uscire di casa.

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Scuola – Pensioni: a breve la circolare Miur con la scadenza delle domande

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

È imminente l’emanazione della circolare del Miur con la definizione dei dettagli e le indicazioni per la cessazione dal servizio per l’anno scolastico 2020-2021 per gli insegnanti e il personale ATA che cesseranno il servizio dal 1° settembre prossimo. La circolare Miur definirà le scadenze delle domande sia di cessazione sia di proroga in servizio. Il personale docente e Ata dovrà presentare la domanda di cessazione dal servizio mediante l’apposita funzione di Polis; a tal proposito, si ricorda a tutti di registrarsi o di controllare le credenziali per l’accesso, successivamente si potrà completare la procedura con l’inoltro telematico all’Inps. Per i requisiti per l’accesso alla pensione scuola si confermano quelli dello scorso anno, compresa la cosiddetta “pensione quota 100”. Sono confermati fino al 2026, per effetto del decreto-legge 4/2019 convertito nella Legge 28 marzo 2019 n. 26, i requisiti contributivi e di età anagrafica attualmente previsti, senza ulteriori incrementi legati all’aumento della c.d. “speranza di vita”. “Come sindacato – ha spiegato Marcello Pacifico, presidente Nazionale Anief – “Quota 100” è trattamento definito “al limite del ricatto”, verso chi ha lavorato una vita e ora, a un passo dal traguardo, si trova a pagare un pegno. Tanto più che quella dell’insegnante è una professione complessa e gravosa. Chi opera nella scuola è sottoposto a uno stress psico-fisico derivante dal rapporto diretto con gli studenti. È un lavoro usurante, non solo per chi insegna nei nidi e nella scuola dell’infanzia: anche i docenti della primaria e della secondaria dovrebbero poter accedere all’Ape Social”. E avere la possibilità di lasciare il servizio, senza decurtazioni, a 62, 63 anni, come avviene ancora oggi in Europa. Basti pensare a cosa avviene nella vicina Francia, con un milione e mezzo di persone in piazza contro la riforma pensionistica che ha in mente il presidente Macron. Riforma che, se passasse in toto, modificherebbe il sistema pensionistico, lasciandolo comunque migliore, più equo e conveniente di quello italiano”.

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Pensioni: In Francia si va a 62 anni con 30% in più di assegno, eppure proteste a oltranza

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Non si fermerà la contestazione della piazza francese contro il progetto di riforma delle pensioni di Emmanuel Macron: lo promettono i sindacati, il giorno dopo la grande risposta all’appello, con un milione e mezzo di persone scese in oltre 250 strade e piazze, mentre trasporti, scuole, raffinerie e servizi rimanevano fermi. Sui contenuti della riforma pensionistica francese, comunque, c’è ancora molta incertezza: non è chiaro, ad esempio, se si tenterà di elevare l’età pensionabile, oggi a 62 anni; come non vi sono indicazioni dettagliate sull’innovativo sistema a punti che il Governo vorrebbe introdurre per il versamento di tutti i contributi previdenziali. L’Italia guarda con attenzione all’evolversi della situazione. E anche i nostri sindacati. Perché anche se il Governo francese alla lunga dovesse spuntarla, riuscendo ad approvare la riforma, il sistema pensionistico transalpino rimarrebbe di gran lunga più equo e conveniente del nostro.
“La verità – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che in Italia le politiche previdenziali da attuare erano altre: bisognava incentivare il trattenimento in servizio, dando facoltà a chi è più in forze e a chi è più motivato di rimanere. Non certo ritardando coattivamente chi ha versato regolari contributi anche per 40 anni e oltre, applicando pure decurtazioni incostituzionali. Vale la pena ricordare che con la riforma Fornero si è introdotto un regime previdenziale, il contributivo, che sminuisce ulteriormente, fino a quasi il 10%, gli assegni di pensione. Altrove stanno provando ora a fare qualcosa in quella direzione, ma non è detto che poi prendano invece altre strade”.Potrebbe cambiare assetto il sistema pensionistico francese. La prossima settimana, il primo ministro “Edouard Philippe, concluse le consultazioni con i partner sociali, annuncerà le grandi linee della riforma, che al momento non sono ancora note. Da fonti vicine al governo trapela la volontà di fare concessioni per isolare l’ala dura della protesta, in particolare sulla data di entrata in vigore delle nuove regole. Dall’altra, l’Eliseo ha fatto sapere che Macron è “calmo e determinato nel portare a termine la riforma”, sebbene restino “importanti margini di negoziato”, ha sottolineato la portavoce del governo, Sibeth Ndiaye. Per sabato è in programma una nuova manifestazione dai contorni ancora incerti”. L’obiettivo dei manifestanti francesi e quello di far tornare il Governo sui suoi passi, proprio come accadde nel 1995. Ammesso che si elevi l’età di pensionamento dei cittadini francesi, non si arriverà di certo ai severi parametri imposti dalla riforma Monti-Fornero che ha alzato l’asticella a 67 anni per tutti i lavoratori, tranne alcune professionalità considerate gravose (ma lasciandone diverse fuori, come l’insegnamento). Il risultato di questa politica restrittiva ha portato la nostra Penisola a detenere il non invidiabile record dei docenti con l’età anagrafica più avanzata in Europa, come di recente riportato dal Conto annuale pubblicato dal Mef e anche dall’ultima indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018, con due docenti italiani su tre che hanno ormai oltre 50 anni. Ma la forbice esistente tra il trattamento francese rispetto a quello italiano non è solo nell’accesso, oggi anticipato di cinque anni. La differenza è anche nell’assegno di quiescenza, che deriva da un regime complessivo peggiore e dalle rallentate progressioni di carriera tipiche del nostro Paese, in particolare nel comparto pubblico. Ne consegue che, sempre per rimanere nell’esempio della scuola, un docente francese pensionato percepisce in media il 30% in più di un insegnante italiano: dall’ultimo rapporto Eurydice, pubblicato pochi mesi fa, risulta infatti che in Francia i maestri della primaria appena assunti percepiscono quanto i colleghi italiani (tra le 22mila e le 23mila euro lorde), ma quando vengono collocati in pensione i francesi prendendo oltre 10mila euro in più (44.500 euro contro 33.700 euro). Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “a distanza di otto anni dalla riforma Monti- Fornero, le rigidità imposte da quel provvedimento non hanno avuto uguali in diversi altri Paesi a noi vicini. Se prendiamo come riferimento il prossimo anno, l’età pensionabile dei lavoratori italiani figura all’apice. E seguendo il canovaccio della Fornero, nel corso dei prossimi anni l’età di pensionamento salirà ancora, raggiungendo e superando i 70 anni”.

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