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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘pensioni’

Pensioni: Inac e Anp-Cia, torna quattordicesima a luglio per 3 mln di anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

Torna a luglio la quattordicesima mensilità: spetterà ai pensionati con un assegno mensile inferiore ai mille euro, che in Italia sono circa 3 milioni. Così il Patronato Inac e l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, ricordando la circolare Inps del 24 giugno in cui si comunica che, unitamente alla rata di luglio 2021, verrà corrisposta agli aventi diritto la somma aggiuntiva.Si tratta di un beneficio che spetta ai pensionati Inps della gestione privata e della gestione spettacolo e sport e ai pensionati della gestione pubblica con un’età pari o superiore a 64 anni in presenza di determinati requisiti reddituali, e con un importo variabile a seconda della contribuzione con la quale è stata liquidata la pensione. Ai pensionati al minimo, che già la prendevano in base alla legge n.127 del 2007, verrà confermata la quattordicesima con un incremento che va dai 437 ai 655 euro.“Nonostante la buona notizia, si tratta di risorse del tutto insufficienti per far fronte alle più elementari esigenze della vita quotidiana -spiega il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. L’istituzione della quattordicesima fu motivata da ragioni emergenziali: dare sollievo alle categorie che, più di altre, avevano sofferto il peso della crisi economica. Ma l’emergenza sociale è ancora in atto, per di più acuita da un anno e mezzo di pandemia”.“La richiesta di aumento della quattordicesima mensilità è storicamente una battaglia del Patronato Cia -aggiunge il presidente dell’Inac, Antonio Barile- che ha trovato, dopo numerosi incontri istituzionali, una prima risposta con la legge di Bilancio del 2017 attraverso l’estensione del beneficio fino al doppio del trattamento minimo, oggi 1.030 euro, e l’aumento del 30% per quelle più basse”. Oggi, continua Barile, “insistiamo affinché la quattordicesima sia estesa fino a 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese) e i minimi di pensione siano portati, almeno, a quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (40% del reddito medio nazionale, cioè almeno 780 euro)”.Per queste ragioni, prosegue il pressing di Inac e Anp per sollecitare nuovi e adeguati interventi, anche perché i pensionati, in quanto titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno di invalidità), sono stati esclusi da ogni beneficio in questo ultimo anno e mezzo; e la pensione di cittadinanza non ha, purtroppo, risolto il problema degli assegni bassi.

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Scuola: Riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2021

Il ministro Andrea Orlando annuncia la ripresa dei tavoli di confronto per la riforma pensioni. Lo scrive Orizzonte Scuola, ricordando “le molte sollecitazioni da parte dei sindacati”. Inoltre, “per le parti sociali è necessario tamponare la scadenza della quota 100 per evitare un brusco ritorno alla Legge Fornero e questo può essere fatto solo introducendo una misura flessibile a partire dal 1 gennaio 2022”.Il problema, rileva l’Anief, è che nell’ultima bozza del DEF siamo molto lontani da questa possibilità: nel documento di economia e finanza viene solo riportato che “in ambito previdenziale e assistenziale si estende la possibilità di optare per il regime sperimentale per il pensionamento anticipato delle donne (cosiddetta “opzione donna”) alle lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2020 (1,2 miliardi nel periodo 2021-2024) e si proroga a tutto il 2021 la sperimentazione della cosiddetta Ape sociale, consistente in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni (circa 0,6 miliardi nel periodo 2021-2024)”. Tutto qui. Nessuna proroga di Quota 100. E nessun modello alternativo, in grado di produrre un anticipo pensionistico reale a chi opera in ambienti di lavoro particolarmente stressanti e causa di burnout, come quello della scuola, ma che non continuano a figurare all’interno della lista delle professionalità che danno diritto all’Ape sociale.

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Inps: 59,6% pensioni inferiori a 750 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2021

Secondi i dati Inps, il 59,6% delle pensioni ha un importo inferiore a 750,00 euro.”Pensioni da fame. Anche se molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche, resta un importo vergognoso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, anche analizzando il reddito pensionistico, sommando quindi tutte le pensioni percepite, la situazione non è molto migliore: il 12,1% dei pensionati percepisce un reddito fino a 499 euro al mese mentre il 23,1% da 500 a 999 euro. Insomma, più di un terzo dei pensionati, il 35,2%, è sotto i 1000 euro. Un dato da leggere insieme a quello secondo il quale l’8,3% prende oltre 3000 euro” conclude Dona.

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Pensioni PA: Nel piano Brunetta spunta lo “scivolo” per lasciare prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Mandare a casa dipendenti pubblici con un incentivo all’esodo: il progetto sarebbe contenuto nel piano del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, le cui linee guida sono state annunciate ieri in audizione alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali di Camera e Senato, sulle linee programmatiche del dicastero, e oggi a Palazzo Chigi, attraverso il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dello stesso ministro per la PA. Secondo alcune anticipazioni della stampa nazionale, il ministro starebbe lavorando su uno “scivolo” per la pensione, con un incentivo volontario all’esodo. Il piano dovrebbe essere finanziato anche con i soldi per il Recovery Plan. Le stime ufficiali ci dicono che nell’ultimo biennio 2019-20 sono stati 190mila i dipendenti pubblici andati in pensione. Mentre nei prossimi tre o quattro anni si prevedono addirittura 300mila uscite. Secondo quanto riporta il Messaggero, per raggiungere questo obiettivo si vuole dunque creare un meccanismo volontario di incentivo all’esodo che riguardi i lavoratori vicini all’età pensionabile, a partire da coloro che non hanno professionalità adeguate a restare nella PA, soprattutto a seguire l’innovazione tecnologica e non più motivate. Si tratterebbe quindi di un anticipo pensionistico a tutti gli effetti, i cui dettagli tuttavia non sono al momento chiari.
I numeri della Legge di Bilancio ci dicono che nel Meridione ci sono 2.800 posti per i giovani: quindi si vogliono attivare concorsi più veloci per nuove assunzioni, così da favorire anche il ricambio generazionale laddove l’età media dei dipendenti pubblici è superiore ai 50 anni (quasi il 17% del totale ha invece più di 60 anni). Nella scuola, ricordiamo, l’età dei dipendenti è ancora più alto, considerando che la maggior parte dei docenti e del personale Ata si attesto nella fascia 51-67 anni. Nella relazione sulle linee programmatiche della PA, il ministro Renato Brunetta a proposito delle pensioni e delle nuove assunzioni ha dichiarato che “le cessazioni delle fasce con maggiori anzianità contribuiscono a elevare la quota di laureati che tuttavia non supera il 40%. È urgente ripensare i meccanismi di reclutamento”. Sono diverse le ipotesi avanzate per le pensioni e in particolare per affrontare la spinosa questione di Quota 100 e il suo superamento dopo la scadenza naturale prevista alla fine del 2021. Con la fine di Quota 100, con la quale alla pensione si accede con 62 anni di età e 38 di contributi, si crea lo scalone di 5 anni per la pensione di vecchiaia oggi ferma a 67 anni. Nei giorni scorsi è stata avanzata da Graziano Delrio del PD l’ipotesi di Quota 92 ovvero pensioni a 62 anni e 30 di contributi per coloro che fanno lavori usuranti. Tra le altre ipotesi per le pensioni, scrive Money, risulta anche l’uscita a 63 o 64 anni con un calcolo interamente contributivo dell’assegno, ma anche il blocco della pensione anticipata INPS a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, infine le pensioni con Quota 102 con 64 anni di età e 38 di contributi, ma senza penalizzazioni.

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Pensioni: Molte le domande presentate nella scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

Sono 35 mila le domande, 27 mila quelle dei docenti, 7 mila quelle degli Ata, 500 degli insegnanti di religione cattolica e 80 degli educatori presentate a dicembre. Più della metà sono per Quota 100 che resterà in vigore fino alla sua scadenza, 31 dicembre 2021. Saranno quindi più di centomila i posti vacanti per le prossime immissioni in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): “Serve riformare l’attuale sistema di reclutamento per consentire l’assunzione dei precari dal doppio canale (GaE o concorso straordinario non selettivo) e per riconoscere il lavoro gravoso per il personale scolastico, già provato dal lavoro svolto in presenza nella pandemia. Proprio oggi abbiamo chiesto con una mozione alla Cesi d’intervenire presso la Commissione europea per riconoscere il lavoro svolto a scuola tra quelli a rischio professionale biologico, direttiva 54/2000”.

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Pensioni: Docenti e personale della scuola esposto a rischi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2020

Il personale scolastico va collocato in pensione in anticipo: torna a chiederlo il sindacato Anief, presentando alla V Commissione della Camera degli emendamenti al Disegno di Legge di Bilancio 2021 dopo il via libera del Governo sul testo. Considerando l’alto stress che comporta l’operare nelle mura scolastiche, le malattie conseguenti e rischio biologico molto superiore ad altre categorie, chiede di procedere da subito al lavoro agile da equiparare al ricovero nei nosocomi, la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo, agganciando tutte le professionalità della scuola all’Ape Social, senza decurtazioni all’assegna di quiescenza, esattamente così come si applica ai dipendenti statali in divisa. Il concetto che secondo il sindacato deve passare è che i lavoratori della scuola vanno considerati tra le professionalità “fragili”. Nella richiesta di pensionamento anticipato per il personale scolastico, si pone l’accento anche sul fatto che il “diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra personale scolastico e discenti necessita di un’apposita finestra che permetta l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero”. Il sindacato reputa, in conclusione, che proprio alla luce del “carattere gravoso” del lavoro svolto “in tutti gli ordini di scuola” debba risultare “indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale delle forze armate”.

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1,6 mln di pensionati prendono meno di 500 euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

La Consulta, pur ritenendo legittimo il raffreddamento della rivalutazione automatica delle pensioni elevate e i prelievi di solidarietà, ha bocciato la previsione della durata quinquennale del prelievo, ritenendo non potesse superare l’ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato.”Ora il legislatore deve porre subito rimedio a questa sentenza, cercando di trovare legittimi modi per rendere più eque le pensioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è accettabile, infatti, che 1,6 milioni di pensionati (1.598.890), il 10,3% dei pensionati, prenda pensioni fino a 500 euro al mese, quando per l’Istat la soglia di povertà per un single è pari a 656,97 euro” prosegue Dona. “Siccome queste pensioni da fame costano solo 5 mld e 461 mln, l’1,86% della spesa complessiva, 12 volte in meno di quelle sopra i 3000 euro, che costano 66,772 miliardi totali, il 22,7% della spesa complessiva pari a 294 mld e 357 mln, è evidente che chiedere un piccolo sacrificio a chi percepisce pensioni d’oro è necessario per ridurre questa iniqua disparità” conclude Dona.

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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Pensioni, Cisal: “Ok ipotesi e ricalibrazioni, ma serve riforma strutturale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2020

“E’ arrivata l’ora di smontare il combinato disposto del sistema di calcolo contributivo e della cosiddetta ‘legge Fornero’ che ha confermato di essere un freno per lo sviluppo del Paese. Chiusa la fase delle ipotesi e della “ricalibrazione” degli attuali istituti del vigente sistema previdenziale, a cui stiamo assistendo ormai da settimane, si apra immediatamente il dibattito per riformare un sistema che ha portato anziani al lavoro e giovani sottoccupati o disoccupati e porterà a pensionati poveri”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, nel suo intervento al nuovo tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico. “L’incontro di oggi – ha commentato a margine – è una riedizione dell’incontro precedente che ha avuto al centro della discussione la “manutenzione” dell’attuale sistema previdenziale e dei problemi che esso crea. Condividiamo la ragionevole necessità di fare interventi di aggiustamento – ha spiegato – che, di fatto, confermano ancora una volta la necessità di intervenire radicalmente sulla attuale disciplina, ma serve rimettere mano all’intero sistema, partendo dall’abrogazione delle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’ e separando, altresì, la spesa assistenziale da quella previdenziale, depurando da quest’ultima, ciò che invece resta nelle casse dello Stato ed avere così una reale spesa pensionistica ed il reale prelievo fiscale applicato”.

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Pensioni agricoltori

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Le pensioni degli agricoltori sono ancora le più basse, ferme a 515 euro, mentre la sentenza della Consulta, la 152 del 22 luglio scorso, parla chiaro e, oltre a imporre l’incremento a sostegno degli invalidi civili totali, ha innescato la revisione anche delle minime. Governo ne tenga conto, interviene Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani pur soddisfatta per l’applicazione della sentenza nel Dl Agosto per quel che riguarda le pensioni d’invalidità, portate a 651,51 euro.
Anp-Cia plaude alla decisione del Governo su questa materia che consente di superare una situazione da molti anni segnalata come fonte d’ingiustizia e disagio sociale, ma non può che evidenziare, ancora una volta, anche le condizioni dei pensionati al minimo, costretti a vivere con un assegno che non consente di provvedere ai bisogni fondamentali e a una vita dignitosa. In questo senso la sentenza della Corte Costituzionale si esprime anche per le pensioni minime, ferme a 515,07 euro.Inoltre, Anp-Cia, ricorda che la Carta Sociale Europea individua in 650 euro il livello minimo degli assegni da erogare. Oltre a essere, dunque, un problema di giustizia sociale, è anche un riconoscimento del valore di tanti lavoratori. E vale soprattutto per gli agricoltori che hanno svolto un’opera fondamentale per il Paese, assicurando beni essenziali come il cibo e la tutela del territorio. Ora, sottolinea Anp-Cia, si ritrovano tra i più poveri e, in molti casi, costretti a lavorare anche in età avanzata con tutti i rischi per l’incolumità e la salute che questo comporta.“Il tema delle pensioni minime deve essere affrontato con serietà e rigore nella prossima legge di Bilancio 2021 -interviene il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo- nella quale risulterà senz’altro possibile rintracciare le risorse necessarie”. “La cosiddetta pensione di cittadinanza -aggiunge Del Carlo- non ha dato soluzione a questo problema, in quanto la stragrande maggioranza dei pensionati non ha potuto accedervi a causa dei previsti criteri restrittivi, mentre l’epidemia del Covid-19 ne ha aggravato notevolmente le condizioni. Continueremo a batterci per i pensionati e gli anziani -conclude il presidente nazionale di Anp-Cia, Del Carlo- affinché vengano loro riconosciuti assegni dignitosi e servizi sociosanitari adeguati, soprattutto nelle aree interne e rurali d’Italia”.

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La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni d’invalidità

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

E’ stata pronunciata recentemente e introduce un principio importante, ovvero che l’entità di una pensione deve garantire a ogni cittadino la possibilità di assolvere ai bisogni fondamentali e, dunque, di condurre una vita dignitosa. Lo affermano l’Anp-Associazione nazionale pensionati e il Patronato Inac di Cia-Agricoltori Italiani, sottolineando l’importanza dell’atto che potrebbe aprire nuovi scenari sul fronte pensionistico, assistenziale e previdenziale.Si tratta di una sentenza storica, non solo di carattere giuridico, che riconosce l’inadeguatezza dell’importo della pensione di invalidità civile e sollecita il legislatore a prevederne l’aumento, almeno al livello delle pensioni minime. Anp e Inac plaudono a questa pronuncia della Consulta, che interviene su una questione annosa, fonte di ingiustizia e di disagio sociale.Per Anp e Inac-Cia, insomma, adesso bisogna porre rimedio velocemente e applicare la sentenza, inserendo un provvedimento specifico già nei prossimi decreti in preparazione. La crisi economica e gli effetti dell’emergenza Covid-19 hanno aggravato ulteriormente la condizione di tante persone costrette a vivere con pensioni da fame, ampiamente al di sotto di quanto prevede la Carta Sociale Europea.

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Pensioni, Velardi: “Occorre una vera riforma per far ripartire il Paese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

“Bisogna mettere immediatamente mano all’attuale sistema previdenziale abrogando le precedenti riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’. Due interventi che hanno peggiorato, peggiorano e peggioreranno sempre più le condizioni di lavoratori e pensionati, impoverendoli, e non danno spazio ai giovani. Senza queste premesse, e alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, è inutile parlare di riforma”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della CISAL, in occasione della ripresa del tavolo tecnico presso il Ministero del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico.

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Senato. Più che salvare i vitalizi dei senatori, sono state salvate le pensioni dei cittadini

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Molti di voi avranno sentito, o letto, della decisione della Commissione senatoriale, una sorta di tribunale interno, che ha annullato la delibera sul taglio ai vecchi vitalizi decisi dal Senato (Consiglio di Presidenza).Perche’ mai?Perché se si tagliano retroattivamente i vecchi vitalizi, il successivo passo sarà quello di tagliare le pensioni, attualmente percepite dai cittadini.
Chi lo dice? La Corte Costituzionale, le cui sentenze fanno giurisprudenza.
Perchè mai? Perché i tagli non possono essere applicati ad una sola categoria sociale, in questo caso i senatori, ma a tutte le categorie sociali equivalenti, cioè i pensionati.Nei casi in cui furono decurtate le pensioni ad una sola categoria, la Corte Costituzionale sentenziò che “Se da un lato l’eccezionalità della situazione economica, che lo Stato deve affrontare, è suscettibile di consentire il ricorso a strumenti eccezionali, nel difficile compito di contemperare il soddisfacimento degli interessi finanziari e di garantire i servizi e la protezione di cui tutti cittadini necessitano, dall’altro ciò non può e non deve determinare ancora una volta un’obliterazione dei fondamentali canoni di uguaglianza, sui quali si fonda l’ordinamento costituzionale.”
In sintesi, non si possono applicare due pesi e due misure per i vitalizi e le pensioni: se si tagliano i vitalizi, che sono pensioni, analogamente, vanno tagliate le pensioni dei cittadini.La decisione della Commissione senatoriale ha recepito la giurisprudenza della Corte Costituzionale e ha annullato il taglio ai vitalizi salvando quello alle pensioni.Ora, il M5S, la Lega, il Pd e FdI vogliono ricorrere contro la decisione della Commissione senatoriale, per reintrodurre il taglio ai vitalizi, in sostanza vogliono che il taglio sia applicato anche alle pensioni.Che cosa diranno Di Maio, Salvini, Zingaretti e Meloni ai 16 milioni di pensionati ai quali vogliono ridurre la pensione del 42%?Popolo dei pensionati, svegliati! (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola: Pensioni Quota 100

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2020

Entro pochi giorni uscirà il decreto che prevede l’assegnazione di altre 4.500 immissioni in ruolo retrodatate. Si procede come Anief ha chiesto da tempo e promesso dal Governo, anche se per il solo personale docente. Rimane il mistero dei numeri autorizzati e il problema della scelta compiuta dagli altri insegnanti già assunti il 1° settembre scorso. Il sindacato chiede chiarezza al ministero dell’Economia e delle Finanze, al fine di aumentare le assunzioni e offre tutela a chi intende chiedere trasferimento in una sede più favorevole.
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha firmato il decreto n. 12 del 18 maggio 2020 riguardante Disposizioni concernenti le operazioni di assunzione a tempo indeterminato ai sensi dell’articolo 1, comma 18-quater, del Decreto Legge 29 ottobre 2019 n. 126, convertito, con modificazioni, dalla Legge 20 dicembre 2019 n. 159. Si tratta di un provvedimento voluto dal Governo e richiesto a gran voce dal sindacato Anief, che fin dall’inizio dell’approvazione della norma di pensionamento anticipato ‘Quota 100’ aveva chiesto che fosse disposta in tempo utile per le assunzioni da disporre il 1° settembre 2019.Tuttavia, il numero dei posti autorizzati oggi dal MI, solo 4.500, è appena un terzo di meno di quelli accertati dallo stesso MEF (6.542), addirittura quattro volte le cattedre venutesi a liberare registrate dalla rivista specializzata Orizzonte scuola nella primavera scorsa (13.347). Per questa ragione, Anief ha deciso di mettere a disposizione un’istanza di accesso agli atti per tutti coloro che intendono accertare la correttezza delle autorizzazioni concesse dal MEF e richieste dal MI e per sbloccare ulteriori immissioni in ruolo. L’invio dell’istanza è propedeutica all’adesione gratuita al ricorso da proporre al Tar Lazio per ottenere l’eventuale aumento di posti.

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Pensioni, Velardi (Cisal): “La previdenza complementare non è il tema centrale”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 febbraio 2020

Basterebbe leggere i dati legati alle adesioni ai fondi complementari per capire che l’introduzione del cosiddetto “secondo pilastro”, non è la soluzione ai problemi che derivano dal sistema di calcolo contributivo”. Lo ha detto Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, a margine del quarto tavolo di confronto sulla riforma previdenziale. “Gli errori commessi in passato evidentemente – continua – non hanno insegnato nulla. Ci chiediamo come si può pensare di istituire sgravi fiscali sulle retribuzioni mirati ad incrementare il potere d’acquisto dei lavoratori, certificando così le difficoltà economiche di milioni di essi, e nello stesso tempo immaginare che gli stessi lavoratori abbiano voglia e possibilità di versare una seppure piccola parte del loro stipendio ed il Tfr nei fondi complementari”. “Per la Cisal – conclude – la priorità era e resta un intervento massiccio sul sistema di calcolo delle pensioni che non può più essere disciplinato dai parametri imposti dalle riforme ‘Dini’ e ‘Fornero’”.

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Governo: Vitalizi, pensioni e privilegi

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

“Basta privilegi!”. E’ una frase che trova l’accordo di tutti, specialmente se questi privilegi sono a danno economico di altri e si scontrano con il concetto di equità e giustizia sociale.Caso esemplare sono i vitalizi, avverso i quali il M5S, ha indetto una manifestazione. Ciò detto: Non si capisce contro chi protesta il M5S, visto che è al governo ed è in maggioranza parlamentare. E ancora di più se si pensa che i vitalizi sono stati aboliti dal governo Monti nel 2012, 8 anni fa, e non dal M5S.
Ciò premesso facciamo il punto della situazione:
a) Lo Stato spende per pensioni, sanità e assistenza il 54% della spesa pubblica, cioè 462 miliardi di euro.
b) Nel nostro Paese ci sono 16 milioni di pensionati e 23 milioni di pensioni, quindi ogni pensionato prende circa una pensione e mezza;
c) La metà dei pensionati, circa 8 milioni, non ha mai versato contributi previdenziali per i quali riscuote la pensione. Questi pensionati sono, cioè, a carico della fiscalità generale, anche dei lavoratori e degli altri pensionati. In questa tipologia ci sono le pensioni sociali, assistenziali e integrative, con importi minori.
d) Il 96% delle attuali pensioni è calcolato con il sistema retributivo, cioè in percentuale sullo stipendio percepito, il 4%, invece, con il sistema contributivo (tanto versi, tanto ottieni).
Da considerate che il 54% di spesa per il welfare ci pone ai livelli dei Paesi del Nord Europa. Si può sempre migliorare, ma non si può dire che manchi l’attenzione sociale.
Vi può essere in tutto questo un danno economico?
1. I vitalizi, dei quali si sta discutendo, sono quelli precedenti al 2012, che riguardano ex parlamentari mediamente 80enni.
2. Non possono essere aboliti, perché sono stati versati i relativi contributi previdenziali con il sistema retributivo.
3. I risparmi che si ottengono con il ricalcolo contributivo dei vitalizi è pari allo 0,0007% della spesa pubblica.
4. A voler ripartire il risparmio di cui sopra, agli 8 milioni di pensionati sociali e assitenziali, questi riceverebbero un aumento mensile di 0,5 euro. E’ di tutta evidenza che non sussiste alcun danno economico. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pensioni: confederazioni a confronto sulla flessibilità in uscita presso il MLPS

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

Si è svolto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico e specificatamente sulla “Flessibilità in uscita” con la partecipazione di tutti i sindacati confederali. La Confedir, rappresentata da Stefano Cavallini, membro del direttivo nazionale Anief, ha presentato una memoria dettagliata sul tema che riconosca la peculiarità di ogni professionalità nella pubblica amministrazione.Per l’amministrazione erano presenti il capo di Gabinetto del ministero, dottoressa Valeria Capone, la sua vice, dottoressa Paola Bozzaro e il direttore generale per le politiche previdenziali, dottoressa Concetta Ferrari.
Le proposte presentate dalla Confedir partono dalla richiesta di fissare come requisito generale di vecchiaia l’età di 63 anni con 37 anni di contributi, in media con tutti i Paesi dell’OCDE, rispetto agli attuali 67 anni e 43 anni di contributi della legislazione vigente.Inoltre al fine di aumentare l’assegno pensionistico si è sottolineata la necessità urgente, per tutti i lavoratori, di:
* agevolare il RISCATTO DEGLI ANNI DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA, considerando tutta la formazione universitaria, senza restrizione e comprendendo quindi anche gli anni universitari fuori corso, i master, i corsi di perfezionamento, etc. e IL RICONGIUGIMENTO CONTRIBUTIVO.
* riconoscere IL SERVIZIO SVOLTO IN ALTRO RUOLO DELLA PA (passaggi di ruolo) o NEL SISTEMA NAZIONALE DI ISTRUZIONE (paritaria, IeFP, etc.);
* ridefinire LA LISTA DEI LAVORI GRAVOSI, che attualmente annovera i soli docenti dell’infanzia tra gli insegnanti, ed USURANTI tenendo conto delle denunce di bornout registrate nell’ultimo decennio e di stress da lavoro correlato con particolare attenzione al personale del comparto istruzione e sanità, prevedendo finestre come per il personale delle forze dell’ordine, dell’esercito;
Per il personale docente, educativo ed ata della scuola, si è chiesto di ripristinare quota 96 come definita prima dell’approvazione della Riforma Fornero onde anche agevolare il ricambio generazionale e ridurre il GAP tra l’età degli insegnanti e dei discenti, oggigiorno tra i più alti al mondo.
Sempre per il comparto istruzione, in ragione dell’alto tasso di precarietà, si è raccomandata la possibilità per tutti i lavoratori di permanere in servizio fino al 70 anno di età, anche con mansioni diverse dalla didattica frontale e di tutoraggio, al fine di poter versare una maggiore quota di contributi.
Per il personale dirigente, si è richiesta la possibilità a domanda di rimanere fino al compimento del 70 anno di età.
Infine, così come avviene nel settore privato e vista la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, si è richiesto di cessare la trattenuta del 2.5% sul TFR di tutti i dipendenti e dirigenti pubblici.

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Scuola. Pensioni, Anief: tornare ai parametri preesistenti alla riforma Fornero

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 febbraio 2020

Per agevolare l’accesso al trattamento pensionistico dei lavoratori più giovani occorre prevedere la piena valutazione, a livello contributivo, degli anni universitari, anche fuori corso, e degli eventuali master, corsi di perfezionamento e specializzazione post laurea. Va prevista anche la copertura contributiva dello Stato per tutto il servizio pre-ruolo prestato su posti vacanti e disponibili fino al termine delle lezioni o comunque per almeno 180 giorni di lezione nonché la ricongiunzione gratuita per i servizi prestati nella scuola paritaria e in tutti i passaggi di ruolo.Per il giovane sindacato rappresentativo occorre poi consentire al personale scolastico l’accesso al trattamento pensionistico a 63 anni, con 37 di contributi, mantenendo il massimo degli indici e senza alcuna riduzione, come prima della riforma Fornero. In casi particolari, su base volontaria, ai docenti che non hanno maturato la contribuzione minima (20 anni) e dimostrato un buono stato di salute con apposita certificazione, è giusto garantire la permanenza in servizio – per attività come tutoraggio, formazione e progettazione – oltre i 67 anni e fino a 71 per maturare i 20 anni di contributi.

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Primo incontro con il governo sulle pensioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Si è aperto il tavolo di confronto tra il Governo e le parti sociali per la definizione di un possibile intervento strutturale sul sistema pensionistico che superi lo scalone che si determinerà nel 2022, con la conclusione della sperimentazione triennale della cosiddetta quota cento, riportando a 67 anni l’età di pensionamento ed il tetto contributivo a 41 e 10 mesi per le donne, 42 e 10 mesi per gli uomini, (più l’aspettativa di vita).Al tavolo erano presenti la ministra del Lavoro Catalfo, il presidente dell’INPS Tridico ed i rappresentati dei principali ministeri interessati (MEF e PA).
L’incontro si aperto con la proposta della ministra Catalfo di avviare l’istituzione di tre commissioni di lavoro tecniche sulla riforma generale (flessibilità in uscita), sulla separazione tra previdenza ed assistenza, sui lavori gravosi, lavori di cura, non autosufficienza e garanzia giovani, sulla previdenza complementare.Le parti sociali sono state invitate a comunicare i nominativi dei tecnici che però potranno partecipare solo alle due ultime commissioni, riservando la partecipazione alla commissione sulla riforma generale solo ai tecnici dei vari ministeri coinvolti.La ministra ha inoltre comunicato un calendario dei lavori che dovrà consentire la definizione delle prime proposte entro il mese di marzo, consentendo poi di arrivare a settembre con una quantificazione anche delle risorse finanziarie da inserire nella predisposizione del DEF.Preso atto di tale impostazione la USB ha chiarito la sua posizione sintetizzandola in alcuni punti.
In primo luogo ha chiesto di fare chiarezza interrompendo la falsa comunicazione, fatta circolare già dalla riforma Dini, sulla non sostenibilità del sistema, prendendo atto al contrario che il sistema si autofinanzia ed anzi restituisce al Paese oltre 50 miliardi ogni anno con il prelievo fiscale sulle pensioni, cifra che lo stesso presidente dell’INPS Tridico ha quantificato durante l’incontro in 58 miliardi, a cui vanno aggiunti altri 3-4 miliardi di irpef locale.Sui tetti in uscita, il limite massimo di 62 anni per l’accesso al pensionamento di vecchiaia ed i 41 anni come limite contributivo, che sono stati riportati dai mezzi di informazione, possono avere un senso solo partendo da un intervento risolutivo per l’abolizione del calcolo contributivo e dei coefficienti di trasformazione, che rappresentano un elemento di impoverimento delle pensioni, determinando tassi di sostituzione tra il 45% ed il 55% della retribuzione ante pensionamento.Effetti che ovviamente gravano ancora di più sulle pensioni future dei giovani, vista la precarietà e la discontinuità dei rapporti di lavoro che si accompagna ad una retribuzioni assolutamente inaccettabile propria del fenomeno dilagante del lavoro povero.La nostra proposta è di mantenere all’interno del sistema pensionistico almeno una parte dei 58 miliardi di tassazione sulle pensioni, consentendo di portare le pensioni minime a 1.000 euro, tetto che dovrebbe essere garantito a tutti coloro che escono dal modo del lavoro e, allo stesso tempo, abbassare il prelievo fiscale alla media degli altri paesi europei, in analogia a quanto si sta facendo con il taglio del cosiddetto cuneo fiscale sul lavoro, da cui i pensionati sono al momento esclusi, così come sono stati esclusi, insieme agli incapienti, dagli 80 euro del bonus Renzi.Abbiamo inoltre avanzato l’ipotesi di fissare anche un tetto massimo alle pensioni di 5000 euro netti mensili, per impedire che a fronte di pensioni da poco più di 7.000 euro l’anno si eroghino scandalose pensioni da oltre 90.000 euro al mese.Altro punto, non meno importante, quello relativo alla necessità di intervenire sulle convenzioni con i paesi di provenienza dei migranti, consentendo a questi ultimi di poter ottenere un trattamento pensionistico o il recupero della contribuzione versata al momento del loro rientro nel paese di origine.
In ultimo, oltre alla richiesta di eliminare il vergognoso posticipo fino a 27 mesi del pagamento del TFS/TFR per i dipendenti pubblici, che al contrario dovrà essere erogato al momento stesso del pensionamento, abbiamo poi chiesto di predisporre e consegnare i fogli di calcolo delle pensioni e del TFS/TFR al momento della quiescenza, ed un intervento per l’equiparazione tra i lavoratori iscritti alle casse INPDAP e cassa INPS per il riconoscimento della contribuzione figurativa del part-time verticale.Il presidente dell’INPS Tridico, cosi come dalla ministra Catalfo che ha comunicato di aver individuato, insieme con il MEF, le risorse necessarie per la copertura dei periodi figurativi ipotizzando un intervento normativo nel cosiddetto mille proroghe.Due risultati questi ultimi che la USB spera finalmente di riuscire a raggiungere dopo anni di dura battaglia.Un primo incontro che ci auguriamo possa veramente segnare l’inizio di un riforma strutturale del sistema previdenziale del paese, a partire dalla separazione tra assistenza e previdenza, chiudendo definitivamente l’era della Legge Fornero e di tutti gli interventi sul sistema pensionistico utili solo a far cassa.

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Pensioni: Siam – l’Inps rispetti le sentenze del Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Anche la terza Sezione del Consiglio di Stato ribadisce quanto stabilito dalla prima e dalla seconda ovvero confermando il diritto del personale, che ha maturato tra 15 e 20 anni di anzianità al 31/12/1995, a beneficiare di un coefficiente di calcolo della “quota A” più favorevole. Pari a 44 % invece di 35%.La stessa terza Sezione nega all’INPS la possibilità di ricorrere alle Sezioni Riunite del Consiglio di Stato perché i contrasti giurisprudenziali non si riferiscono alle sentenze di appello, che invece sono tutti orientate in favore del personale interessato.Le amministrazioni dello Stato dovrebbero essere al servizio dei cittadini e non macchine infernali che sfruttano il proprio potere per sopraffarlo e costringerlo a desistere dal far valere i propri diritti, trascinandolo in contenziosi giudiziari senza fine – afferma il Segretario Generale del Sindacato Aeronautica Militare Paolo Melis.Come SIAM, continua Melis, stiamo predisponendo una lettera formale indirizzata al Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, nella quale chiederemo che ottemperi a quanto stabilito dalle sentenze, ricalcolando le pensioni in questione, rinunciando ad intraprendere ulteriori ed improbabili azioni ricorsive alla ricerca di una sentenza inverosimilmente più favorevole, senza mettere in atto un esercizio di pervicace cavillosità per non pagare ciò che evidentemente è giusto. Per di più sperperando il denaro pubblico ed ampliando il suo già spaventoso buco di bilancio.

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