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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Posts Tagged ‘pensioni’

Pensioni scuola – Domande di cessazione entro il 28 febbraio per Quota 103 e Opzione donna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Il Ministero dell’istruzione e del merito, facendo seguito a quanto annunciato alle organizzazioni sindacali la scorsa settimana, ha pubblicato la circolare 4814 del 30 gennaio 2023 per la riapertura dei termini di presentazione delle domande di pensionamento del personale scolastico dal prossimo 1° settembre, a seguito delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2023. In particolare, viene disposta la riapertura dei termini dal 1° ed il 28 febbraio per l’accesso del personale docente, educativo, IRC, ATA e per i dirigenti scolastici, con esclusione delle province di Trento e Bolzano, a: – Quota 103, con requisiti 62 anni di età e 41 anni di contribuzione entro il 31/12/2023; – Opzione donna, con requisiti 60 anni di età (ridotta di un anno per ogni figlio, nel limite massimo di due anni) e 35 anni di contribuzione entro il 31/12/2022, accessibile solo al ricorrere della condizione di assistenza ex art. 3 comma 3 legge 5 febbraio 1992 n. 104 oppure di riduzione della capacità lavorativa con invalidità civile pari o superiore al 74%.Va evidenziato che con Quota 103 la pensione sarà̀ liquidata in misura non superiore a cinque volte il trattamento minino per il 2023 sino al compimento dell’età̀ per la pensione di vecchiaia (67 anni per il biennio 2023/2024), raggiunta la quale verrà̀ messo in pagamento l’intero importo della pensione.Per la successiva presentazione delle domande di pensione all’Inps, la circolare rinvia alle modalità descritte nella nota n. 31924 del 8 settembre 2022.Infine, la circolare ricorda che la Legge di Bilancio 2023 ha posticipato al 31 dicembre 2023 il termine di scadenza della sperimentazione dell’APE sociale per i lavoratori dipendenti che svolgono attività gravose che, nel comparto istruzione, sono i “professori di scuola primaria, pre–primaria e professioni assimilate”, precisando che le insegnanti che hanno presentato domanda di cessazione Polis per opzione donna con esito positivo e che presenteranno anche la domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso all’APE sociale entro e non oltre il 31 marzo 2023 potranno comunicare tempestivamente alla competente struttura territoriale dell’Inps la rinuncia alla domanda di pensionamento opzione donna eventualmente già presentata. Anief riporta la propria idea: Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato, ha parlato del “congiunto effetto di basse retribuzioni in età lavorativa, con ritardo nell’accesso al lavoro per la mancanza di un canale permanente di reclutamento, nonché del mancato riconoscimento per intero della carriera, oltre che dei criteri di maturazione contributiva e giuridica degli anni lavorativi e di laurea: questi effetti sommano gli effetti negativi, portando il comparto scuola ad avere non solo gli stipendi più bassi di tutto il pubblico impiego, ma anche pensionati sempre più anziani e sempre più poveri. Né le soluzioni trovate in legge di bilancio, quota 103 e la nuova opzione donna, vanno nella direzione da noi prospettata: quella di un superamento definitivo delle previsioni della legge Fornero attraverso l’equiparazione di docenti e personale ATA ai lavoratori delle forze armate, permettendo così loro di lasciare in ogni caso il lavoro a 62 anni e senza tagli all’assegno di quiescenza. Non è una concessione – ha concluso Pacifico – considerando l’alto numero di casi di insegnanti sottoposti a burnout e a patologie invalidanti dovute allo stress da lavoro prolungato e senza nemmeno il dovuto riconoscimento del rischio biologico, molto presente tra coloro che operano nei nostri istituti scolastici”.

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Manovra governo: aumenti progressivi sulle pensioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2022

La scelta di applicare una rivalutazione speciale del 120% alle pensioni minime, è da considerarsi giusta in quanto non solo incrementa maggiormente gli assegni pensionistici rispetto all’inflazione, ma in prospettiva, se confermata, potrebbe servire ad accorciare la forbice a favore dei redditi più bassi. A dirlo è Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, commentando l’annuncio in conferenza stampa da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e in attesa di consultare il testo bollinato della legge di Bilancio.Per Anp-Cia, dunque, si tratta di un passo importante e di apertura, anche alle ripetute sollecitazioni della stessa Associazione per interventi migliorativi sulle pensioni basse. La proposta del Governo è, quindi, condivisibile e, sicuramente, da integrare ulteriormente. Servono, infatti, sottolinea Anp-Cia, azioni ancora più importanti e incisive.Per effetto della rivalutazione, le pensioni minime potrebbero arrivare a 571 euro. Dunque -chiosa Anp-Cia- mancherebbe ancora l’intervento strutturale da noi sempre richiesto. Siamo sempre lontani, è evidente, dai 780 euro della pensione di cittadinanza, ritenute dall’Associazione di Cia il minimo per fare fronte alla crisi, particolarmente acuita dal caro energia e dall’aumento dei costi dei beni di prima necessità come gli alimentari.A tal riguardo, è apprezzabile secondo Anp-Cia, la conferma degli interventi a contenimento dei rincari sulle bollette di luce e gas. Adesso bisogna superare il metodo dei bonus, prevedendo interventi strutturali sia sulle pensioni che sull’inflazione, mettendo al riparo milioni di persone, in particolare anziani, che già vivono una condizione di forte disagio sociale.Resta, infatti, alta la preoccupazione di Anp-Cia per l’incertezza sulle misure in Manovra che riguardano la sfera sanitaria e sociale. Nel primo caso, non si percepiscono impegni adeguati rispetto alle criticità che emergono dopo l’epidemia Covid che ha messo sotto stress tutto il sistema, accumulando pesanti ritardi su visite specialistiche e interventi chirurgici, oltre che sulle azioni della prevenzione. Per quanto riguarda, poi, le politiche sociosanitarie, Anp-Cia ricorda che dovrebbero essere una componente essenziale dell’azione di Governo perché sono alla base della giustizia, della coesione sociale nonché del sistema dei diritti. Anp-Cia seguirà, dunque, con grande attenzione l’iter parlamentare di una Manovra che vale 35 miliardi, pronta al confronto per arrivare entro la fine dell’anno a una legge di Bilancio che sia davvero più giusta e inclusiva.

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Con rivalutazioni pensioni anziani avranno in un anno quasi una mensilità in più!

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2022

Plauso della federazione delle associazioni della terza età Senior Italia FederAnziani al Governo, in particolar modo al Ministro Giorgetti, per aver firmato in tempi brevissimi il decreto che permetterà a tutti i pensionati di avere una boccata di ossigeno dal 1 gennaio del 2023. Infatti, le rivalutazioni delle pensioni a partire dal 2023 aumenteranno del 7,3% medio, una percentuale importante, che rispetto alle esigue pensioni rappresenterà nel totale dell’anno quasi una mensilità in più.La Federazione delle associazioni della terza età, analizzando il decreto, ha riscontrato anche che tali rivalutazioni saranno effettuate a seconda della pensione percepita netta, ad esempio; Le pensioni di € 525 passeranno a € 563, con un incremento mensile di 38 euro nel 2023 per un totale di 494 € in più Le pensioni di € 722, passeranno a € 761, con un incremento mensile di 39 euro nel 2023 per un totale di 507 € in più Le pensioni di € 898, passeranno a € 950, con un incremento mensile di 52 euro nel 2023 per un totale di 607 € in più Le pensioni di € 1.073, passeranno a € 1.136, con un incremento mensile di 63 euro nel 2023 per un totale di 819 € in più Le pensioni di € 1.244 passeranno a € 1.319 con un incremento mensile di 75 euro nel 2023 per un totale di 975 € in più Le pensioni di € 1.415 passeranno a € 1.503 con un incremento mensile di 88 euro nel 2023 per un totale di 1144 € in più. “Oltre che essere un buon inizio” dichiara Roberto Messina Presidente di Senior Italia FederAnziani, “è la dimostrazione che quando un Governo ci mette seriamente la testa oltre l’impegno, riesce in poco tempo a prendersi cura anche degli over 65. La parte della nostra popolazione più fragile che ha fatto grande questa Nazione” conclude Messina.

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ONMIC: “Bene aumento pensioni, ora politiche di integrazione fasce deboli”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2022

Da 38 a 150 euro: l’Onmic esprime soddisfazione per il provvedimento del Governo che attraverso un Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze aumenterà dal 1 gennaio 2023 del 7.3% le pensioni, adeguandole all’inflazione registrata dall’Istat a novembre 2022 in relazione alla corsa dei prezzi al consumo.Il presidente nazionale, Vincenzo Siano, afferma: “Il Governo compie un primo significativo passo nella direzione auspicata dalle associazioni, la nostra in primis. L’attenzione dimostrata è meritoria seppur non pienamente sufficiente. Ci aspettiamo nuove e concrete iniziative perché le politiche a sostegno della integrazione socio economica delle fasce deboli, donne e disabili su tutti, diventino strutturali ed automatiche. A tal fine la Onmic è pronta a portare il proprio contributo di idee e proposte in sede di consultazione”.L’Opera Nazionale Mutilati e Invalidi Civili è tra le storiche Associazioni di Promozione Sociale d’Italia. Destinatari dei servizi ONMIC sono persone con disabilità; con disagio psichico; invalidi civili; anziani; bambini; adolescenti; giovani neet; immigrati; minori stranieri non accompagnati; donne vittime di violenza; minori in stato di messa alla prova; persone in stato alternativo alla detenzione (U.E.P.E.); indigenti; vittime di reati di criminalità di attività estensiva/usuraia.

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LAVORO – Pacifico (Anief-Cisal): intervenire su pensioni, contributi e formazione

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2022

In Italia troppi giovani hanno perso o non riescono a trovare un’occupazione. Sulla questione lavoro il nuovo Governo non può sbagliare: è troppo importante, ai fini della qualità della vita dei cittadini italiani e dell’economia del Paese. Lo sostiene il sindacato Anief, che ha appena inviato un memorandum dettagliato a Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, dopo averla incontrata alcuni giorni fa per un confronto sulle priorità del programma di azione della neonata legislatura. “Chiediamo certamente di intervenire sul tema delle pensioni, sul riconoscimento dei contributi, su Quota 41, ma soprattutto sui giovani, riconoscendo loro i contributi legati alla formazione e andando a combattere la precarietà”, spiega oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal. Il sindacato intende indicare al nuovo Esecutivo la strada da intraprendere su una delle questioni basilari per riuscire anche a soddisfare le richieste dell’Unione europea formulate attraverso il Pnrr. “Certamente – ha detto Pacifico all’emittente radiofonica Italia Stampa – occorre impegnarsi per favorire tutte quelle iniziative con cui trasformare i contatti, ad iniziare da quelli di apprendistato o atipici e per far emergere dal lavoro nero il rapporto di lavoro a tempo subordinato”. Secondo il sindacalista autonomo “è molto importante intervenire sui giovani e parlare fin dalla scuola del tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, andando così a combattere tutte le differenze di genere, anche a livello stipendiale, retributivo e di carriera. È un paese nuovo e diverso quello che noi vogliamo: abbiamo inviato delle proposte per specifiche al ministro e siamo pronti a sedere nei tavoli di confronto nei prossimi incontri tematici”, ha concluso Pacifico.

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PENSIONI: Il Governo sta lavorando per introdurre “Quota 41”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2022

Il Governo sembra intenzionato davvero a coinvolgere nell’azione legislativa sindacati e parti sociali: mercoledì prossimo è infatti previsto un primo confronto a palazzo Chigi con i rappresentanti dei lavoratori. Del resto, come ha sempre ricordato Anief, i tempi sono davvero molto ristretti e la legge di bilancio incombe. I finanziamenti per coprire il debito delle famiglie sul caro bollette saranno quelli più rilevanti, almeno per i tre quarti, ma vi sono anche altre manovre da attuare: tra queste c’è ‘Quota 41’, pari agli anni di versamenti di contributi, che sembrerebbe la risposta per evitare l’adozione in toto della Legge Monti-Fornero. “Può essere un punto di riferimento ma è ancora presto per poter dire in che modo e con quali condizionalità”, ha detto la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, al termine dell’incontro con le parti sociali, al quale hanno partecipato anche Cisal e Anief. “L’altro tassello sarebbe la proroga di Opzione donna. Dunque non è detto che ci possa essere in Legge di Bilancio una proroga di quota 102 con cui bypassare la legge Fornero ma il governo starebbe pensando dunque ad altre soluzioni e ‘Quota 41’ sarebbe una di queste”, spiega oggi la stampa specializzata.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “l’ipotesi di introdurre nel 2023 la ‘Quota 41’ per Anief può essere anche una prima soluzione per arginare la Legge Fornero, ma a patto che non si applichino penalizzazioni sull’assegno e si preveda finalmente quel riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria che anche il presidente Inps Pasquale Tridico ha invocato in più di un’occasione. C’è poi da introdurre il riconoscimento della fragilità anche per l’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, così come avviene oggi con i maestri di infanzia e primaria che già hanno accesso all’Ape sociale. Lo abbiamo ricordato a chi di dovere anche questa settimana, durante l’incontro tenuto con Marina Elvira Calderone, nuova ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il quale – conclude Pacifico – si sono affrontare le priorità del programma di azione per la legislatura appena avviata”.

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Governo: Anp-Cia, pensioni e sanità assenti da dichiarazioni programmatiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2022

“L’aumento delle pensioni minime, il rafforzamento del sistema sanitario e dei servizi sul territorio, la lotta all’inflazione e contro l’aumento dei prezzi che sta creando grosse sofferenze agli anziani con assegni pensionistici bassi, non hanno trovato spazio adeguato nelle dichiarazioni programmatiche della Presidente del Consiglio in Parlamento. Eppure, in campagna elettorale, abbiamo ascoltato numerose promesse, come quella di portare tutte le pensioni minime a mille euro”. Così, il presidente nazionale di Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, Alessandro Del Carlo, nel suo primo commento al discorso alla Camera della neopremier Giorgia Meloni. Si tratta, ricorda l’Associazione, di 2,5 milioni di persone che, con l’aumento delle bollette e dei prezzi per acquistare beni essenziali come il cibo, rischiano di affrontare un inverno terribile. “Potrebbero non riuscire a garantirsi la spesa alimentare e il riscaldamento necessario. L’impoverimento della popolazione ha già visto aumentare fenomeni inquietanti -ha aggiunto Del Carlo- come malnutrizione e rinuncia alle cure sanitarie”. Poi da parte di Del Carlo, la precisazione: “I problemi della povertà, dell’assistenza sanitaria dei servizi sociali, fanno parte del sistema dei diritti, soprattutto quando questo riguarda gli anziani, ovvero, la parte della popolazione più fragile”. Infine, l’appello: “Anp-Cia intende agire con forza e determinazione per la tutela di questi diritti -ha concluso il presidente nazionale- e si confronterà con il nuovo Governo senza alcun pregiudizio, ma nemmeno concedendo sconti. Certe risposte vanno date subito, cioè nel momento in cui il disagio sociale arriva a minare la vita e la dignità delle persone”.

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Pensioni: Ritorno alla Fornero impossibile per docenti e Ata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2022

Senza un intervento nella Legge di Bilancio, tra poco più di due mesi assisteremo al ritorno della Legge Fornero: si potrà andare in pensione non prima dei 67 anni di età o con 42-43 anni di contributi. Il Governo potrebbe apportare delle deroghe, ma occorrono reali opportunità di anticipo pensionistico, non proposte inaccettabili come ‘Opzione Uomo’ con penalità importanti sull’assegno pensionistico arrivando a tagliare anche oltre 600 euro dall’assegno. “Prima di tutto bisogna approvare oggi una ‘finestra’ specifica per il personale della scuola”, dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, durante un’intervista all’emittente radiofonica Italia Stampa.“A gennaio ritorneremo alla Legge Fornero – continua il sindacalista autonomo – e non si può pensare di proporre una soluzione come Opzione Donna che” tagli l’assegno di quiescenza e “non riconosce il burnout fortemente presente nel lavoro a scuola. E nemmeno si considera neanche chi ha lavorato tanti tanti anni dopo gli studi universitari che hanno arricchito la propria esperienza e che sono richiesti necessariamente per poter accedere al lavoro dell’insegnante. Serve quindi una norma nella legge di bilancio che riapra i termini” di accesso alla pensione appena scaduti per il prossimo anno. Ma anche una norma che permetta a docenti e Ata di andare in pensione come accade per le forze armata e permetta così anche “di svecchiare la classe docente che è tra le più vecchie al mondo, anche perché si arriva al ruolo dopo troppi anni di precariato. Dobbiamo abbattere tutto questo andando ad attaccare la precarietà nella scuola, inserendo provvedimenti già nella prossima Legge di Bilancio e poi modificare le norme sul reclutamento degli insegnanti”.

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Scuola: Pensioni, docenti e Ata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2022

Mancano pochi giorni alla scadenza per le domande di pensionamento per il personale docente e ATA: venerdì 21 ottobre, infatti, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Istruzione con Decreto e Circolare 31924 dell’8 settembre scorso, sarà l’ultimo giorno per insegnanti, amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e tutti gli altri profili Ata per chiedere di uscire anticipatamente rispetto ai 67 anni di età previsti dalla riforma Monti-Fornero. Rispetto a quanto previsto dalla quella legge, in particolare dall’articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici”, si consentirà, ma solo per quest’anno, grazie a quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2022, di potere uscire anticipatamente usufruendo di Quota 102, ovvero avere maturato 64 anni di età e 38 di contributi entro il 31 dicembre 2022. Ciò comporterà riduzioni all’assegno pensionistico non troppo forti, a differenza di Opzione donna, che permette a docenti, dirigenti e ATA di uscire con almeno 58 anni di età e 35 di anzianità contributiva (invece maturati al 31 dicembre 2021, ma con tagli alla pensione anche del 35%, che corrispondono a riduzione fino a 600 euro rispetto all’assegno che si prenderebbe a 67 anni. Poi, nel 2021 la Commissione Lavori gravosi ha collocato stabilmente quelle svolto dalle maestre della scuola primaria, dopo averlo fatto in passato per quelle dell’Infanzia, tra le professioni più logoranti che possono comportare un anticipo pensionistico a 63 anni di età, se in possesso di almeno 36 anni di contributi.

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Pensioni scuola: Basta deroghe alla Legge Fornero

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Da gennaio 2023, dopo quattro anni di eccezioni, chi va in pensione potrà usare solo le regole di uscita ordinarie, quindi uscire dal lavoro a 67 anni o con quasi 43 anni di contributi. Andando a danneggiare così i progetti di centinaia di migliaia di lavoratori, che con le loro famiglie avevano già fatto i conti per lasciare il servizio con qualche anno d anticipo: consapevoli del malcontento generalizzati, “i partiti in campagna elettorale, soprattutto a destra, fanno a gara a proporre soluzioni alternative”, scrive oggi la stampa nazionale.“Quello che serve è un ripristino dei requisiti pre-Fornero, soprattutto per certi comparti come la Scuola, perché dopo il flop di Quota 102 – commenta oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non possiamo permetterci altre battute a vuoto sulla pelle di chi ha lavorato per decenni e si ritrova catapultata la pensione a quasi 70 anni. Il tema delle pensioni è quindi prioritario nella prossima campagna elettorale: a nostro avviso, per rendere sostenibile la contro-riforma bisogna separare le competenze a bilancio dell’INPS, distinguendo le spese del welfare dalle pensioni”.“Di certo – continua il sindacalista autonomo – non possiamo pensare di mandare i lavoratori in pensione a 67 anni e ritornare alla legge Fornero ‘pura’. Nella scuola, in particolare, ci vuole una finestra specifica, come Quota 96, proprio per l’alto tasso di burnout presente nella categoria dopo i 60 anni. E per tutti bisogna riconoscere il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria, come pure auspicato più volte dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Altre strade, come l’anticipo in cambio della tramutazione di tutto il servizio nel sistema contributivo, con tagli anche del 30-40% dell’assegno, non possono essere considerati soddisfacenti, ma solo delle soluzioni a metà frutto di mediazioni populiste che speriamo non vengano più riproposte”, conclude Pacifico.Qualche giorno fa nel corso del 57° congresso Federspev, Marcello Pacifico, in qualità di segretario organizzativo Confedir, ha anche detto che è giunta l’ora di “introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di approvare anche delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo anche la qualità del servizio pubblico”. Il sindacato si è infine detto favorevole a tutte le proposte che intendono superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

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Pensioni: Il presidente Inps rilancia il riscatto gratuito della laurea

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2022

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico rilancia la possibilità di riscattare gratuitamente gli anni di studio universitario, sulla scia del modello tedesco: secondo l’Istituto di previdenza la misura potrebbe costare circa quattro miliardi l’anno, ma sarebbe alla lunga un investimento perché agevolando il turn over si andrebbero a ridurre i tassi italiani record di disoccupazione e di Neet. Si andrebbero a svecchiare anche gli organici, come quelli della scuola dove due docenti e Ata su tre sono ormai over 50 malgrado l’alto tasso di patologie derivanti da burnout. Il riscatto del corso di laurea, ricorda oggi la stampa specialistica, permette di trasformare gli anni di università in anni contributivi e dunque integrare la posizione contributiva ai fini del diritto e del calcolo della pensione. Senza questa agevolazione, continua a rimanere in vigore la norma secondo cui per riscattare quattro anni di laurea si arriva a spendere oltre 42mila euro. Con le agevolazioni introdotte da alcuni anni, il costo per riscattare un anno di corso è pari a 5.264,49 euro, quindi per un quadriennio si superano di poco i 20mila euro.“È comunque una somma comunque importante, che non invoglia di certo i dipendenti a chiedere il riscatto – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, mentre con la proposta del nostro sindacato sul riscatto gratuito degli anni universitari ai fini pensionistici, ora rilanciata dal presidente dell’Inps, il panorama cambierebbe molto. Certo, il costo sarebbe di 4 miliardi e a carico dello Stato, ma si tratterebbe di una spesa davvero intelligente. Perché oggi la richiesta di riscatto la pagano i lavoratori: da 25 mila ai 50 mila ciascuno, a seconda se la richiesta avviene con il sistema agevolato o intero. Chi aderisce viene messo di fronte ad un brutto bivio: rimanere in servizio fino alle soglie dei 70 anni oppure ‘bruciare’ quasi del tutto la liquidazione per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto del lavoratore, visto che la laurea è stata a suo tempo dal dipendente oltre che conquistata negli atenei a suon di esami. Sarebbe opportuno – conclude Pacifico – che questo argomento diventi oggetto del programma elettorale dei partiti”.Sempre Marcello Pacifico ha di recente ribadito ufficialmente la proposta: qualche giorno fa, in qualità di segretario organizzativo Confedir, nel corso del 57° congresso Federspev, ha detto che è arrivato il momento di “introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di approvare anche delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo anche la qualità del servizio pubblico”, ha concluso Pacifico.Il sindacato è favorevole a proposte che intendono superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

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Quasi il 30% dei lavoratori in Europa non è fiducioso di ricevere la pensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

Alight Solutions, in collaborazione con l’Università di Granada, presenta i risultati dello studio Retirement Perception Index, che rivela le opinioni dei lavoratori nei confronti dei sistemi pensionistici in diversi Paesi europei: Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi. Quello che emerge dagli intervistati – un campione di 2.400 dipendenti di aziende di diversi settori – è che il 27% dei lavoratori ha scarsa fiducia nella possibilità di ricevere una pensione al termine della propria vita lavorativa. Nello specifico in Italia, meno del 40% degli intervistati ripone molta fiducia nella possibilità di ricevere una pensione al termine della loro carriera; il 25,5% ripone una fiducia molto bassa nella possibilità di ricevere un importo che gli permetterà di mantenere il proprio tenore di vita, dovuto probabilmente al fatto che il 68% degli italiani intervistati percepisce una retribuzione inferiore ai 30.000€ (35% tra i 20.000€ e i 30.000€ e 33% sotto i 20.000€). Inoltre, la mancanza di informazioni riguardo le pensioni da parte delle aziende è un elemento che infonde insicurezza e contribuisce ad alimentare la sfiducia nei confronti del sistema pensionistico: il 25,8% afferma di conoscere poco o molto poco il funzionamento del sistema pensionistico italiano, e il 55% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe interessato a lavorare per aziende che offrono consulenza professionale sulla modalità in cui gestire i propri piani pensionistici.L’attenzione ai contributi è elevata, in particolare il 64,5% degli intervistati mostra un interesse alto o molto alto a lavorare in aziende che versino contributi integrativi in un piano pensionistico.

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Pensioni: Riscatto gratuito della laurea

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

Anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, si dice d’accordo sull’introduzione del riscatto di laurea gratuito: la proposta, lanciata pochi giorni fa dal sindacalista Marcello Pacifico, a Verona, durante il 57° congresso Federspev, nella veste di segretario organizzativo Confedir, è stata ripresa dal professor Tridico durante il Festival del Lavoro a Bologna: il numero uno dell’Istituto di previdenza ha detto che “è un intervento importante che ovviamente necessita di risorse importanti, quello della copertura di quel periodo formativo su base contributiva in modo che si possa, come avviene in Germania, riscattare la laurea in modo gratuito. Ora abbiamo il riscatto light che è un passo avanti, si riscatta la laurea nel modello contributivo con 20-22mila euro”. Secondo l’Inps, la misura potrebbe costare circa 4 miliardi l’anno. Oggi il riscatto sulla base dell’importo contributivo minimo costa 5.360 euro per ogni anno di corso di laurea, pari a poco più di 15mila euro nel caso di laurea triennale e di 21mila se si tratta di diploma quadriennale.

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“Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

Questo il tema del convegno che si svolgerà a Roma il prossimo 4 luglio, alle ore 11, presso Palazzo Wedekind (Piazza Colonna, n. 366).Al convegno, promosso dall’Inps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) e dalla Fondazione Migrantes, interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il Presidente della Fondazione Migrantes, S.E. Mons. Gian Carlo Perego, il Direttore Generale dell’INPS, Vincenzo Caridi, il Direttore Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie MAECI, Luigi Maria Vignali. Modera Federico Luperi – Giornalista ADNKRONOS.

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Pensioni: Nel 2022 servirà un patto generazionale per salvare i giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

“Il prossimo anno si potrà andare in pensione con Quota 102, ma urge una revisione urgente del sistema perché sia più equo”: a dirlo è Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief. Intervistato dall’agenzia Teleborsa, il sindacalista autonomo si è soffermato sulle prospettive previdenziali per i giovani oramai apocalittiche: “un 22enne di oggi dovrebbe lavorare fino a 81 anni per avere il 60% dell’ultimo assegno”, ha detto Pacifico. Quello che stiamo prospettando alle nuove generazioni, ha continuato, “non è un sistema giusto. Anche perché ci allontana molto dall’Europa, dove si va in pensione a 63 anni e non a 67 anni e si va in pensione con il massimo dei contributi”. Il leader dell’organizzazione rappresentativa della scuola si rivolge quindi “al Governo, al quale chiediamo un impegno chiaro: un patto generazionale, perché è vero che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, ma è anche vero che dopo una vita di lavoro bisogna anche godersi un po’ di pensione”.

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Scuola Pensioni, dal 2023 via a 62 anni ma con taglio netto dell’assegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2021

La viceministra all’economia Maria Cecilia Guerra si dichiara soddisfatta dell’apertura nei confronti dei sindacati e afferma che il tavolo sulle pensioni del 20 dicembre è “il segno che ci siamo”: i tempi di realizzazione della riforma si prevedono tuttavia piuttosto lunghi, poiché il prossimo anno è stato già predisposto con una serie di provvedimenti tampone, come l’approvazione per 12 mesi di ‘Quota 102’ con 64 anni di età, 38 di contributi e penalizzazione sull’assegno. Anche per il futuro si va verso il pensionamento anticipato in cambio di tagli pesanti al compenso che andrà a percepire il lavoratore in uscita: “la pensione anticipata potrà essere solo contributiva (con l’eccezione, ovviamente delle misure strutturali già esistenti) e sia che si ipotizzi una pensione a quote come quella proposta da Tridico, sia che si sceglie una pensione quota 41 per tutti per rendere la Fornero meno rigida, l’assegno sarà calcolato con il sistema contributivo”, conferma oggi Orizzonte Scuola. Il sindacato Anief ha detto no da tempo a questo genere di proposte ed ha presentato una serie di emendamenti alla Legge di Bilancio 2022, a favore del personale dei comparti Istruzione, Ricerca e Sanità. Tra le richieste dell’organizzazione autonoma, figurano l’uscita anticipata a partire dai 61 anni, con 35 anni di contributi, senza decurtazioni e con il calcolo interamente retributivo, diventata sempre più necessaria a seguito della pandemia e del gravoso stress psicofisico che vive il personale. Per Anief occorre equiparare i parametri già previsti per i lavoratori delle forze armate ai dipendenti della scuola; bisogna andare pure a cancellare le vigenti decurtazioni del trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR ed introdurre nell’Ape Sociale tutta la categoria dei lavoratori della scuola. Riguardo la questione irrisolta dell’Interruzione e recupero del Trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici TFR, Anief chiede “di garantire la parità di trattamento con i dipendenti del settore privato”, facendo venire meno la “trattenuta del 2,50 % sull’80% della retribuzione lorda, ovvero del 2% sulla retribuzione complessiva annuale, per il finanziamento del Trattamento di fine rapporto”. Dal 2022, scrive ancora il sindacato, questa trattenuta dovrà essere effettuata in base all’articolo 2120 c.c., “con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”, cancellando in tal modo “le illegittime decurtazioni del proprio trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR che deve essere a totale carico del datore di lavoro – amministrazione, come per i lavoratori privati dove la “rivalsa del 2,50% a carico dei dipendenti non è praticata”. Infine, Anief chiede di allargare il carattere della gravosità della professione docente a tutti gli ordini di scuola, non fermandosi alla scuola dell’infanzia e primaria, anche perché, si legge nell’emendamento, “i nostri docenti sono i più anziani non solo tra i Paesi sviluppati rispetto all’Europa ma anche a tutto il mondo: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%”

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Pensioni, Cavallaro (Cisal): per tutelare i giovani bisogna riformare il mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2021

“Anche l’Ocse conferma che le attuali norme di accesso alla pensione in Italia sono fra le più restrittive al mondo: la generazione che accede adesso al mercato del lavoro in Italia andrà in pensione in media a 71 anni di età contro una media internazionale di 66 anni. Il vero problema, tuttavia, non è quando ma come si andrà in pensione. Necessaria una riforma strutturale, che metta mano al sistema di calcolo, ma anche una riforma del lavoro ed efficaci politiche attive per favorire il cambio generazionale e quindi l’occupazione giovanile, la crescita professionale ed una remunerazione adeguata. Dobbiamo senz’altro tutelare i futuri pensionati e quindi puntare i riflettori su carriere intermittenti, part-time involontari, stipendi bassi che, di conseguenza, produrranno pensioni povere, ma soprattutto dobbiamo permettere ai giovani, che sono la vera risorsa del Paese, di entrare nel mercato del lavoro. Un lavoro stabile e non precario”. Così il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro, commenta il rapporto ‘Pensions at a glance 2021’ dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Alessio Bompasso Ufficio Stampa Cisal

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Manovra: Anp-Cia, pensioni minime a bocca asciutta. Si aumenti assegno a 780 euro

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

Insoddisfazione per pensioni minime e redditi bassi dimenticati, solo parzialmente compensata dai buoni risultati su sanità e sociale. La proposta di legge di bilancio per il 2022 sembra una medaglia a due facce, così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che ha già presentato delle proposte emendative con l’obiettivo di favorire una stagione di riforme e investimenti, superando le criticità della fase pandemica. Innanzitutto, la necessità di aumentare gli assegni al minimo dagli attuali 515 a 780 euro mensili, oltre alla revisione dei criteri di accesso per la pensioni di cittadinanza, che hanno impedito alla stragrande maggioranza dei pensionati di beneficiarne. A questo si aggiunge la proposta di revisione delle detrazioni e deduzioni per il recupero –almeno- delle spese mediche, come avviene per tutti gli altri cittadini.Aver dimenticato le pensioni minime ancora una volta appare molto grave, soprattutto in un momento in cui l’inflazione riparte al galoppo e incide sui beni di prima necessità, insieme ai consistenti aumenti (dal 30 al 50%) delle bollette di gas e luce. Viene, invece, considerato da Anp solo un mero palliativo l’indicizzazione che porterà a un aumento di poco più di 9 euro mensili. Unico risultato positivo, il riconoscimento del lavoro agricolo usurante agli agricoltori, tale da permettere l’anticipo pensionistico senza penalizzazioni.Riguardo alle riduzioni fiscali, se -da una parte- Anp apprezza la volontà di attenuare il carico sulle pensioni (le più tassate d’Europa) -dall’altra- auspicava maggiore equilibrio e progressività nelle determinazione delle aliquote. Per i redditi fino a 15mila euro siamo, infatti, ancora fermi al 23%, senza alcun miglioramento per le pensioni basse, mentre sembrerebbero premiati solo i redditi alti, rischiando di ampliare la forbice delle disuguaglianze sociali nel Paese.Positiva, invece, per Anp la parte relativa a sanità e sociale. Sembra, così, aprirsi una nuova stagione di investimenti per strutture e servizi, nella direzione da sempre auspicata dall’associazione. E’ questa la sfida più importante per i prossimi anni, assieme alla conferma delle azioni di contrasto al Covid, vaccini in primis. E’ necessario recuperare tutti i ritardi negli interventi ordinari, che riguardano in particolar modo gli anziani. Dovrà essere, quindi, straordinario l’impegno di Stato e Regioni per spendere bene le risorse, soprattutto quelle del Pnrr. Senza dimenticare l’applicazione capillare sul territorio dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e dei Leps (livelli essenziali delle prestazioni sociali), insieme a tutte le maggiori priorità: medicina territoriale e domiciliare, prevenzione oncologica e telemedicina, servizi per la non autosufficienza e le cronicità, oltre alle Case di Comunità. Se per Anp è apprezzabile la previsione sul potenziamento del personale sanitario medico e infermieristico, resta ancora da definire il ruolo dei medici di medicina generale, verso i quali c’è l’auspicio di un rafforzamento del loro ruolo centrale nell’ambito sia dei servizi di diagnostica che di cura.

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Pensioni: 110 miliardi di euro l’anno da spendere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Nel mezzo della crisi più importante dal dopoguerra l’Europa ha deciso che oltre il 63% dei soldi che ci dà, non li regala. Ma li presta. Le risorse del Recovery fund ammontano a 208,4 miliardi, l’evasione tributaria e contributiva è di quasi 110 miliardi di gettito ogni anno. Vuol dire che se c’è una riforma da fare subito è quella fiscale, non quella pensionistica sullapelle degli anziani e sulle false promesse di futuro ai giovani.«Il grave distacco dalla realtà della politica è evidente – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – mentre in questi giorni gli anziani volano dai cantieri e muoiono a terra, il Governo tira dritto e quegli stessi anziani li lascia sui cantieri, nelle fabbriche, nei centri commerciali fino a 70anni. Il sistema pensionistico, se si scorpora l’assistenza, regge eccome. I soldi che mancano sono quelli delle tasse, che vengono compensati da lavoratori e pensionati con le trattenute sulle già magre buste paga.»«E mentre aumentano carburanti, bollette e merci il governo non riesce a utilizzare la digitalizzazione per incrociare i dati ed inchiodare i grandi e piccoli evasori alle loro responsabilità. Non riesce ad inasprire le pene e rendere l’evasione un reato che si paga con la galera. Perché nelle tasse c’è la nostra salute, la nostra scuola, l’università e tutti i servizi pubblici che fanno o non fanno vivibili le nostre comunità. Regalate questo di futuro ai giovani. » – conclude Iacovone

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Scuola. Pensione anticipata a 63 anni con Ape Sociale, ci sono anche i maestri della primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Dopo il “tira e molla” durato settimane, la commissione lavori gravosi – indispensabile per aderire all’Ape Sociale – vengono collocati anche i docenti della scuola primaria: se la bozza della legge di Bilancio non dovesse mutare, significa che i maestri primaria potranno accedere alla pensione a 63 anni di età e 36 anni di contributi, senza riduzioni importanti all’assegno di quiescenza ma con il vincolo che sei degli ultimi sette siano stati impegnati in attività faticose. Con i maestri, hanno trovato spazio nella nuova lista allargata anche altre professioni, come i conduttori di macchinari per l’estrazione di minerali, agli operai agricoli e agli artigiani, i magazzinieri, gli addetti alla consegna, gli estetisti, i lavoratori delle pulizie, i portantini e i tecnici della salute. Confermata la presenza anche dei maestri della scuola primaria. Il sindacato Anief ritiene positiva la decisione presa dal Governo ed esorta lo stesso ad allargare però la misura a tutti gli insegnanti: “Avere incluso tutti i docenti della primaria – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è importante perché significa che quanto diciamo da anni è vero: il lavoro nella scuola è faticoso, porta stress e burnout. Lo dicono anche i numeri, con un numero altissimo di insegnanti che sul finire della carriera scontano patologie legate a questa condizione di disagio. Lasciare il servizio a 63 anni deve essere una facoltà da dare a tutti gli insegnanti, perché nella scuola secondaria, dove il numero di alunni arriva anche a 30 e più alunni, le condizioni di lavoro sono similari a quelle della primaria. Questa differenziazione è ingiusta e priva di fondamento”.

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