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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘pensioni’

Pensioni: Nel 2022 servirà un patto generazionale per salvare i giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

“Il prossimo anno si potrà andare in pensione con Quota 102, ma urge una revisione urgente del sistema perché sia più equo”: a dirlo è Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief. Intervistato dall’agenzia Teleborsa, il sindacalista autonomo si è soffermato sulle prospettive previdenziali per i giovani oramai apocalittiche: “un 22enne di oggi dovrebbe lavorare fino a 81 anni per avere il 60% dell’ultimo assegno”, ha detto Pacifico. Quello che stiamo prospettando alle nuove generazioni, ha continuato, “non è un sistema giusto. Anche perché ci allontana molto dall’Europa, dove si va in pensione a 63 anni e non a 67 anni e si va in pensione con il massimo dei contributi”. Il leader dell’organizzazione rappresentativa della scuola si rivolge quindi “al Governo, al quale chiediamo un impegno chiaro: un patto generazionale, perché è vero che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, ma è anche vero che dopo una vita di lavoro bisogna anche godersi un po’ di pensione”.

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Scuola Pensioni, dal 2023 via a 62 anni ma con taglio netto dell’assegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2021

La viceministra all’economia Maria Cecilia Guerra si dichiara soddisfatta dell’apertura nei confronti dei sindacati e afferma che il tavolo sulle pensioni del 20 dicembre è “il segno che ci siamo”: i tempi di realizzazione della riforma si prevedono tuttavia piuttosto lunghi, poiché il prossimo anno è stato già predisposto con una serie di provvedimenti tampone, come l’approvazione per 12 mesi di ‘Quota 102’ con 64 anni di età, 38 di contributi e penalizzazione sull’assegno. Anche per il futuro si va verso il pensionamento anticipato in cambio di tagli pesanti al compenso che andrà a percepire il lavoratore in uscita: “la pensione anticipata potrà essere solo contributiva (con l’eccezione, ovviamente delle misure strutturali già esistenti) e sia che si ipotizzi una pensione a quote come quella proposta da Tridico, sia che si sceglie una pensione quota 41 per tutti per rendere la Fornero meno rigida, l’assegno sarà calcolato con il sistema contributivo”, conferma oggi Orizzonte Scuola. Il sindacato Anief ha detto no da tempo a questo genere di proposte ed ha presentato una serie di emendamenti alla Legge di Bilancio 2022, a favore del personale dei comparti Istruzione, Ricerca e Sanità. Tra le richieste dell’organizzazione autonoma, figurano l’uscita anticipata a partire dai 61 anni, con 35 anni di contributi, senza decurtazioni e con il calcolo interamente retributivo, diventata sempre più necessaria a seguito della pandemia e del gravoso stress psicofisico che vive il personale. Per Anief occorre equiparare i parametri già previsti per i lavoratori delle forze armate ai dipendenti della scuola; bisogna andare pure a cancellare le vigenti decurtazioni del trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR ed introdurre nell’Ape Sociale tutta la categoria dei lavoratori della scuola. Riguardo la questione irrisolta dell’Interruzione e recupero del Trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici TFR, Anief chiede “di garantire la parità di trattamento con i dipendenti del settore privato”, facendo venire meno la “trattenuta del 2,50 % sull’80% della retribuzione lorda, ovvero del 2% sulla retribuzione complessiva annuale, per il finanziamento del Trattamento di fine rapporto”. Dal 2022, scrive ancora il sindacato, questa trattenuta dovrà essere effettuata in base all’articolo 2120 c.c., “con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”, cancellando in tal modo “le illegittime decurtazioni del proprio trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR che deve essere a totale carico del datore di lavoro – amministrazione, come per i lavoratori privati dove la “rivalsa del 2,50% a carico dei dipendenti non è praticata”. Infine, Anief chiede di allargare il carattere della gravosità della professione docente a tutti gli ordini di scuola, non fermandosi alla scuola dell’infanzia e primaria, anche perché, si legge nell’emendamento, “i nostri docenti sono i più anziani non solo tra i Paesi sviluppati rispetto all’Europa ma anche a tutto il mondo: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%”

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Pensioni, Cavallaro (Cisal): per tutelare i giovani bisogna riformare il mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2021

“Anche l’Ocse conferma che le attuali norme di accesso alla pensione in Italia sono fra le più restrittive al mondo: la generazione che accede adesso al mercato del lavoro in Italia andrà in pensione in media a 71 anni di età contro una media internazionale di 66 anni. Il vero problema, tuttavia, non è quando ma come si andrà in pensione. Necessaria una riforma strutturale, che metta mano al sistema di calcolo, ma anche una riforma del lavoro ed efficaci politiche attive per favorire il cambio generazionale e quindi l’occupazione giovanile, la crescita professionale ed una remunerazione adeguata. Dobbiamo senz’altro tutelare i futuri pensionati e quindi puntare i riflettori su carriere intermittenti, part-time involontari, stipendi bassi che, di conseguenza, produrranno pensioni povere, ma soprattutto dobbiamo permettere ai giovani, che sono la vera risorsa del Paese, di entrare nel mercato del lavoro. Un lavoro stabile e non precario”. Così il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro, commenta il rapporto ‘Pensions at a glance 2021’ dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Alessio Bompasso Ufficio Stampa Cisal

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Manovra: Anp-Cia, pensioni minime a bocca asciutta. Si aumenti assegno a 780 euro

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

Insoddisfazione per pensioni minime e redditi bassi dimenticati, solo parzialmente compensata dai buoni risultati su sanità e sociale. La proposta di legge di bilancio per il 2022 sembra una medaglia a due facce, così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che ha già presentato delle proposte emendative con l’obiettivo di favorire una stagione di riforme e investimenti, superando le criticità della fase pandemica. Innanzitutto, la necessità di aumentare gli assegni al minimo dagli attuali 515 a 780 euro mensili, oltre alla revisione dei criteri di accesso per la pensioni di cittadinanza, che hanno impedito alla stragrande maggioranza dei pensionati di beneficiarne. A questo si aggiunge la proposta di revisione delle detrazioni e deduzioni per il recupero –almeno- delle spese mediche, come avviene per tutti gli altri cittadini.Aver dimenticato le pensioni minime ancora una volta appare molto grave, soprattutto in un momento in cui l’inflazione riparte al galoppo e incide sui beni di prima necessità, insieme ai consistenti aumenti (dal 30 al 50%) delle bollette di gas e luce. Viene, invece, considerato da Anp solo un mero palliativo l’indicizzazione che porterà a un aumento di poco più di 9 euro mensili. Unico risultato positivo, il riconoscimento del lavoro agricolo usurante agli agricoltori, tale da permettere l’anticipo pensionistico senza penalizzazioni.Riguardo alle riduzioni fiscali, se -da una parte- Anp apprezza la volontà di attenuare il carico sulle pensioni (le più tassate d’Europa) -dall’altra- auspicava maggiore equilibrio e progressività nelle determinazione delle aliquote. Per i redditi fino a 15mila euro siamo, infatti, ancora fermi al 23%, senza alcun miglioramento per le pensioni basse, mentre sembrerebbero premiati solo i redditi alti, rischiando di ampliare la forbice delle disuguaglianze sociali nel Paese.Positiva, invece, per Anp la parte relativa a sanità e sociale. Sembra, così, aprirsi una nuova stagione di investimenti per strutture e servizi, nella direzione da sempre auspicata dall’associazione. E’ questa la sfida più importante per i prossimi anni, assieme alla conferma delle azioni di contrasto al Covid, vaccini in primis. E’ necessario recuperare tutti i ritardi negli interventi ordinari, che riguardano in particolar modo gli anziani. Dovrà essere, quindi, straordinario l’impegno di Stato e Regioni per spendere bene le risorse, soprattutto quelle del Pnrr. Senza dimenticare l’applicazione capillare sul territorio dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e dei Leps (livelli essenziali delle prestazioni sociali), insieme a tutte le maggiori priorità: medicina territoriale e domiciliare, prevenzione oncologica e telemedicina, servizi per la non autosufficienza e le cronicità, oltre alle Case di Comunità. Se per Anp è apprezzabile la previsione sul potenziamento del personale sanitario medico e infermieristico, resta ancora da definire il ruolo dei medici di medicina generale, verso i quali c’è l’auspicio di un rafforzamento del loro ruolo centrale nell’ambito sia dei servizi di diagnostica che di cura.

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Pensioni: 110 miliardi di euro l’anno da spendere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Nel mezzo della crisi più importante dal dopoguerra l’Europa ha deciso che oltre il 63% dei soldi che ci dà, non li regala. Ma li presta. Le risorse del Recovery fund ammontano a 208,4 miliardi, l’evasione tributaria e contributiva è di quasi 110 miliardi di gettito ogni anno. Vuol dire che se c’è una riforma da fare subito è quella fiscale, non quella pensionistica sullapelle degli anziani e sulle false promesse di futuro ai giovani.«Il grave distacco dalla realtà della politica è evidente – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – mentre in questi giorni gli anziani volano dai cantieri e muoiono a terra, il Governo tira dritto e quegli stessi anziani li lascia sui cantieri, nelle fabbriche, nei centri commerciali fino a 70anni. Il sistema pensionistico, se si scorpora l’assistenza, regge eccome. I soldi che mancano sono quelli delle tasse, che vengono compensati da lavoratori e pensionati con le trattenute sulle già magre buste paga.»«E mentre aumentano carburanti, bollette e merci il governo non riesce a utilizzare la digitalizzazione per incrociare i dati ed inchiodare i grandi e piccoli evasori alle loro responsabilità. Non riesce ad inasprire le pene e rendere l’evasione un reato che si paga con la galera. Perché nelle tasse c’è la nostra salute, la nostra scuola, l’università e tutti i servizi pubblici che fanno o non fanno vivibili le nostre comunità. Regalate questo di futuro ai giovani. » – conclude Iacovone

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Scuola. Pensione anticipata a 63 anni con Ape Sociale, ci sono anche i maestri della primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Dopo il “tira e molla” durato settimane, la commissione lavori gravosi – indispensabile per aderire all’Ape Sociale – vengono collocati anche i docenti della scuola primaria: se la bozza della legge di Bilancio non dovesse mutare, significa che i maestri primaria potranno accedere alla pensione a 63 anni di età e 36 anni di contributi, senza riduzioni importanti all’assegno di quiescenza ma con il vincolo che sei degli ultimi sette siano stati impegnati in attività faticose. Con i maestri, hanno trovato spazio nella nuova lista allargata anche altre professioni, come i conduttori di macchinari per l’estrazione di minerali, agli operai agricoli e agli artigiani, i magazzinieri, gli addetti alla consegna, gli estetisti, i lavoratori delle pulizie, i portantini e i tecnici della salute. Confermata la presenza anche dei maestri della scuola primaria. Il sindacato Anief ritiene positiva la decisione presa dal Governo ed esorta lo stesso ad allargare però la misura a tutti gli insegnanti: “Avere incluso tutti i docenti della primaria – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è importante perché significa che quanto diciamo da anni è vero: il lavoro nella scuola è faticoso, porta stress e burnout. Lo dicono anche i numeri, con un numero altissimo di insegnanti che sul finire della carriera scontano patologie legate a questa condizione di disagio. Lasciare il servizio a 63 anni deve essere una facoltà da dare a tutti gli insegnanti, perché nella scuola secondaria, dove il numero di alunni arriva anche a 30 e più alunni, le condizioni di lavoro sono similari a quelle della primaria. Questa differenziazione è ingiusta e priva di fondamento”.

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Pensioni: Anche l’ex ministra Fornero chiede flessibilità sui pensionamenti

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

Se addirittura l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero apre a forme di flessibilità per l’uscita dal lavoro, perché il Governo tira dritto a costringe al pensionamento oltre ogni limite? Fa effetto leggere le posizioni di apertura da parte di chi ha prodotto una riforma previdenziale lacrime (le stesse che ha versato Elsa Fornero dieci anni fa, il giorno della presentazione del progetto poi approvato dal Governo Monti) e sangue, mentre chi governa il Paese fa finta di nulla a sta valutando condizioni di uscita anticipata decisamente peggiori di ‘Quota 100’. È emblematico che la Fornero abbia oggi detto che “già la riforma del 2011 prevede che a partire dal 2030, con la pienezza del metodo contributivo, si possa andare in pensione con flessibilità entro una fascia di età tra i 63 e i 70 anni. Opzione donna è una forma di flessibilità”.Sulle parole dell’ex ministra interviene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Come mai nel Governo pluripartitico in essere, nessuno si rende conto che mandare in pensione con i parametri ‘secchi’ introdotti dieci anni fa dalla riforma voluta dalla stessa Fornero, in piena spending review, ma anche prima dall’esecutivo Amato, sarebbe un colpo sia ai diritti di chi ha lavorato una vita e non gli bastano 35-40 anni di contributi per andare in pensione sia a quelli dei giovani che non hanno posti di lavoro a disposizione dove essere collocati?”, si chiede il sindacalista. “Eppure, i tantissimi casi di burnout e di patologie invalidanti di chi sta a scuola, dovute allo stress da lavoro prolungato, parlano chiaro. Il non volerli prendere in considerazione, negandone anche la pubblicazione, è un atto di irresponsabilità da parte di chi governa. Come pure continuare a negare il rischio biologico in busta paga. Abbiamo chiesto dei cambiamenti nella Legge di Bilancio 2022: speriamo – conclude il sindacalista – che stavolta ci ascoltino”.

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Pensioni Lavori gravosi, via pure le insegnanti delle materne?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dopo aver chiesto invano i dati sullo stato di burnout certificato nel comparto scolastico, dove le percentuali di lavoratori con patologie risultano decisamente più alte che in altri settori, Anief si dichiara pronta a impugnare la disposizione immotivata e per estenderla a tutto il personale docente. Perché invece di estendere l’anticipo pensionistico a 63 anni a tutte le figure professionali della scuola, previsto per chi aderisce all’Ape Sociale, la Commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano potrebbe avere escluso anche i maestri della scuola dell’infanzia già presenti. La nuova lista dei lavori gravosi è stata stilata in base ai criteri Inail che applicano ai mestieri del mansionario Istat tre indici: frequenza degli infortuni rispetto alla media, numero di giornate medie di assenza per infortunio, numero di giornate medie di assenza per malattia. La platea si allarga così a circa mezzo milione di lavoratori, ma altri escono. Un passo indietro si era registrato già nei giorni scorsi con l’estromissione dei docenti della primaria e dei collaboratori scolastici precedentemente inclusi.

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Pensioni: Riscatto gratuito della laurea, Anief d’accordo con il presidente Inps

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dalla Legge di Bilancio potrebbe arrivare un ulteriore valorizzazione del diploma di laurea, ai fini del calcolo pensionistico. “Al momento – scrive Il Corriere della Sera – chi vuole riscattare gli anni di studio ha a disposizione il riscatto «agevolato» che come ricordato dall’Inps varrà anche nel 2022. La norma prevede che si possano riscattare, salvo alcune eccezioni, gli anni degli studi universitari a fini pensionistici senza limiti di età ma a patto di non avere versato contributi prima del 1996 e di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (dipendenti, autonomi o gestione separata). Al momento sono esclusi gli iscritti alle casse di previdenza dei professionisti”.Ma quanto costa, in pratica, oggi riscattare la laurea? “In concreto è possibile riscattare fino a 5 anni di università, a un costo parametrato alla retribuzione ma agevolato e che in media si è attestato attorno a 5.200 euro per anno di studio. La domanda va fatta all’Inps e l’importo si può saldare in una unica soluzione o in massimo 120 rate mensili non inferiori a 30 euro”. La convenienza di accettare o meno l’attuale possibilità è soggettiva. Altroconsumo per valutare il vantaggio ha detto che bisogna “confrontare il costo del riscatto con il numero delle rate mensili di pensione che si potranno riscuotere in anticipo rispetto al raggiungimento dell’età pensionabile e con l’incremento dell’importo della pensione»” ‘Recuperare’ la contribuzione degli anni di laurea è quasi sempre conveniente ma lo è di più per chi non ha retribuzioni particolarmente elevate e per chi ha iniziato a lavorare molto presto. Si legge sul sito dell’associazione dei consumatori: «Se, per esempio, hai finito di studiare perfettamente in corso a 22 anni e hai subito iniziato a lavorare e non hai mai smesso di farlo, il riscatto della laurea può essere una scelta che ti avvicina al requisito attuale dei 42 anni e 10 mesi (se uomo, uno in meno se donna) di anni di lavoro (e di versamenti) che devi avere per poter anticipare la pensione”. Diverso il quadro se si è iniziato a lavorare tardi. Il riscatto oneroso della laurea porterebbe comunque ad uscire dal lavoro a 67 anni.

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Scuola: Pensioni, proposta Inps per uscire a 63 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

“Flessibilità e sostenibilità finanziaria” sono le doti della proposta che l’Inps ha illustrato alla Commissione Lavoro di Montecitorio: non disegna una ‘gabbia’ rigida entro cui contenere i futuri pensionati ma lascia al lavoratore l’opportunità della scelta con costi che nel medio periodo, dice ancora, sono sostanzialmente azzerati. A conti fatti, sarebbero 332mila dal 2022 al 2027 le pensioni aggiuntive che potrebbero essere attivate con la proposta a fronte di un costo di 4,2 miliardi tra il 2022 e il 2027 che sarebbero poi recuperati da risparmi di spesa che dal 2027 al 2031 sarebbero pari a 2 miliardi di euro complessivamente.La pensione così strutturata spetterebbe comunque fino al raggiungimento del diritto a quella di vecchiaia. In quel momento il lavoratore, infatti, potrà accedere al trattamento pensionistico costituito dalla somma della quota retributiva e della quota contributiva determinata al momento di accesso alla prestazione. Questa modalità costerebbe a regime circa un miliardo di euro l’ampliamento dell’accesso all’Ape sociale individuato dalla Commissione tecnica al lavoro sulla riforma delle pensioni, secondo il calcolo della stima dei maggiori oneri derivanti dalla modifica della normativa.Quattro le modifiche ipotizzate dai tecnici: proroga dell’Ape sociale fino al 2026; integrazione di alcuni codici di professioni riferiti ad attività affini a quelle attualmente presenti nella categoria dei gravosi; l’eliminazione della condizione di conclusione della prestazione di disoccupazione da almeno 3 mesi ai fini dell’accesso all’Ape sociale e riduzione del requisito di anzianità contributiva per i gravosi appartenenti al settore edile da 36 anni a 30 anni.

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Scuola: Nuovo elenco lavori gravosi che mandano in pensione 4 anni prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

Ci sono anche i maestri della primaria e i collaboratori scolastici. Anief: perché gli altri esclusi? Si potrebbe allargare ad altri lavoratori della scuola, ma non a tutti, l’accesso al pensionamento a 63 anni tramite l’Ape sociale: per volontà dalla Commissione sui lavori gravosi, dal 2022 dovrebbero essere inclusi anche i maestri della scuola primaria e i collaboratori scolastici. Categorie che si andrebbero così ad aggiungere ai maestri della scuola dell’Infanzia e agli educatori degli asili nido. Disco rosso, invece, per tutti gli altri: nessun anticipo pensionistico, dunque, per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, come pure per gli assistenti amministrativi, i tecnici, gli educatori e tutte le altre figure professionali: a costoro vanno applicati i parametri dell’ultima Legge Monti-Fornero, con uscita a 67 anni oppure con circa 42 anni di contributi versati. Nelle prossime settimane, i risultati prodotti dalla Commissione, presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, verranno sottoposti al vaglio del Governo e del Parlamento.Anief apprezza senz’altro il coinvolgimento dei maestri della primaria e dei collaboratori scolastici nella nuova lista, che sulla base di criteri scientifici ha portato la Commissione lavori gravosi ha esteso dalle 15, sinora previste, a ben 43 professioni potenziali che presentano un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media: tutte attività che comportano mansioni “pesanti”, non solo a livello fisico, che comportano quindi la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro. Rimane da capire cosa ha portato gli esperti a escludere le altre professionalità della scuola. “In realtà – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il lavoro all’interno di un istituto scolastico è tutto usurante. Vi sono delle dimostrazioni scientifiche che non fanno differenze sostanziali tra gli strascichi psicologici e fisici che comporta l’opera professionale in un istituto scolastico. A questo proposito, sono anni che chiediamo, anche per trasparenza amministrativa e pubblica, che i dati sulle malattie professionali vengano resi pubblici: ci dobbiamo accontentare di quelli svolti all’estero, dove è emerso che tutto i lavoratori della scuola, a partire dai docenti, sono vittime del burnout. È un dato provato, che ci ha convinto a chiedere nel nuovo contratto di lavoro la diaria da rischio biologico assegnata ad altre professionalità, come quelle mediche. Indennità a parte, rimane un dato di fatto che, anche per ringiovanire la categoria più vecchia al mondo, c’è l’impellenza di mandare in pensione chi lavora a scuola a 62 anni senza penalizzazioni. Ecco perché l’Ape Social va allargata a tutti i docenti e Ata”.

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Pensioni: Mura-Cantone (Pd), proposte riforma entro settembre in Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Entro settembre incardineremo in Commissione le proposte di legge in materia di previdenza presentate dai gruppi: è necessario che il Parlamento discuta della riforma del sistema previdenziale in vista della prossima legge di bilancio”. Lo annunciano la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura e la deputata Carla Cantone, del Pd. “L’adeguamento della previdenza deve essere affrontato – spiegano le parlamentari dem – allargando le attuali maglie dei meccanismi di pensionamento anticipato riservato ad alcune categorie, rivalutando le pensioni medio-basse e istituendo la pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue”.“Ci sono crisi aziendali complesse, la categoria dei lavori usuranti e gravosi è ancora lacunosa rispetto a platea e meccanismi di uscita e poi – aggiungono Mura e Cantone – c’è il tema delle pensioni povere delle donne su cui intervenire migliorando Opzione donna e riconoscendo maternità e lavoro di cura familiare che impattano sulla capacità contributiva femminile. Quota 100 ha mostrato i suoi limiti e deve concludersi”.

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Pensioni: Inac e Anp-Cia, torna quattordicesima a luglio per 3 mln di anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

Torna a luglio la quattordicesima mensilità: spetterà ai pensionati con un assegno mensile inferiore ai mille euro, che in Italia sono circa 3 milioni. Così il Patronato Inac e l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, ricordando la circolare Inps del 24 giugno in cui si comunica che, unitamente alla rata di luglio 2021, verrà corrisposta agli aventi diritto la somma aggiuntiva.Si tratta di un beneficio che spetta ai pensionati Inps della gestione privata e della gestione spettacolo e sport e ai pensionati della gestione pubblica con un’età pari o superiore a 64 anni in presenza di determinati requisiti reddituali, e con un importo variabile a seconda della contribuzione con la quale è stata liquidata la pensione. Ai pensionati al minimo, che già la prendevano in base alla legge n.127 del 2007, verrà confermata la quattordicesima con un incremento che va dai 437 ai 655 euro.“Nonostante la buona notizia, si tratta di risorse del tutto insufficienti per far fronte alle più elementari esigenze della vita quotidiana -spiega il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. L’istituzione della quattordicesima fu motivata da ragioni emergenziali: dare sollievo alle categorie che, più di altre, avevano sofferto il peso della crisi economica. Ma l’emergenza sociale è ancora in atto, per di più acuita da un anno e mezzo di pandemia”.“La richiesta di aumento della quattordicesima mensilità è storicamente una battaglia del Patronato Cia -aggiunge il presidente dell’Inac, Antonio Barile- che ha trovato, dopo numerosi incontri istituzionali, una prima risposta con la legge di Bilancio del 2017 attraverso l’estensione del beneficio fino al doppio del trattamento minimo, oggi 1.030 euro, e l’aumento del 30% per quelle più basse”. Oggi, continua Barile, “insistiamo affinché la quattordicesima sia estesa fino a 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese) e i minimi di pensione siano portati, almeno, a quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (40% del reddito medio nazionale, cioè almeno 780 euro)”.Per queste ragioni, prosegue il pressing di Inac e Anp per sollecitare nuovi e adeguati interventi, anche perché i pensionati, in quanto titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno di invalidità), sono stati esclusi da ogni beneficio in questo ultimo anno e mezzo; e la pensione di cittadinanza non ha, purtroppo, risolto il problema degli assegni bassi.

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Scuola: Riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

Il ministro Andrea Orlando annuncia la ripresa dei tavoli di confronto per la riforma pensioni. Lo scrive Orizzonte Scuola, ricordando “le molte sollecitazioni da parte dei sindacati”. Inoltre, “per le parti sociali è necessario tamponare la scadenza della quota 100 per evitare un brusco ritorno alla Legge Fornero e questo può essere fatto solo introducendo una misura flessibile a partire dal 1 gennaio 2022”.Il problema, rileva l’Anief, è che nell’ultima bozza del DEF siamo molto lontani da questa possibilità: nel documento di economia e finanza viene solo riportato che “in ambito previdenziale e assistenziale si estende la possibilità di optare per il regime sperimentale per il pensionamento anticipato delle donne (cosiddetta “opzione donna”) alle lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2020 (1,2 miliardi nel periodo 2021-2024) e si proroga a tutto il 2021 la sperimentazione della cosiddetta Ape sociale, consistente in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni (circa 0,6 miliardi nel periodo 2021-2024)”. Tutto qui. Nessuna proroga di Quota 100. E nessun modello alternativo, in grado di produrre un anticipo pensionistico reale a chi opera in ambienti di lavoro particolarmente stressanti e causa di burnout, come quello della scuola, ma che non continuano a figurare all’interno della lista delle professionalità che danno diritto all’Ape sociale.

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Inps: 59,6% pensioni inferiori a 750 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2021

Secondi i dati Inps, il 59,6% delle pensioni ha un importo inferiore a 750,00 euro.”Pensioni da fame. Anche se molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche, resta un importo vergognoso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, anche analizzando il reddito pensionistico, sommando quindi tutte le pensioni percepite, la situazione non è molto migliore: il 12,1% dei pensionati percepisce un reddito fino a 499 euro al mese mentre il 23,1% da 500 a 999 euro. Insomma, più di un terzo dei pensionati, il 35,2%, è sotto i 1000 euro. Un dato da leggere insieme a quello secondo il quale l’8,3% prende oltre 3000 euro” conclude Dona.

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Pensioni PA: Nel piano Brunetta spunta lo “scivolo” per lasciare prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Mandare a casa dipendenti pubblici con un incentivo all’esodo: il progetto sarebbe contenuto nel piano del ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, le cui linee guida sono state annunciate ieri in audizione alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali di Camera e Senato, sulle linee programmatiche del dicastero, e oggi a Palazzo Chigi, attraverso il “Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dello stesso ministro per la PA. Secondo alcune anticipazioni della stampa nazionale, il ministro starebbe lavorando su uno “scivolo” per la pensione, con un incentivo volontario all’esodo. Il piano dovrebbe essere finanziato anche con i soldi per il Recovery Plan. Le stime ufficiali ci dicono che nell’ultimo biennio 2019-20 sono stati 190mila i dipendenti pubblici andati in pensione. Mentre nei prossimi tre o quattro anni si prevedono addirittura 300mila uscite. Secondo quanto riporta il Messaggero, per raggiungere questo obiettivo si vuole dunque creare un meccanismo volontario di incentivo all’esodo che riguardi i lavoratori vicini all’età pensionabile, a partire da coloro che non hanno professionalità adeguate a restare nella PA, soprattutto a seguire l’innovazione tecnologica e non più motivate. Si tratterebbe quindi di un anticipo pensionistico a tutti gli effetti, i cui dettagli tuttavia non sono al momento chiari.
I numeri della Legge di Bilancio ci dicono che nel Meridione ci sono 2.800 posti per i giovani: quindi si vogliono attivare concorsi più veloci per nuove assunzioni, così da favorire anche il ricambio generazionale laddove l’età media dei dipendenti pubblici è superiore ai 50 anni (quasi il 17% del totale ha invece più di 60 anni). Nella scuola, ricordiamo, l’età dei dipendenti è ancora più alto, considerando che la maggior parte dei docenti e del personale Ata si attesto nella fascia 51-67 anni. Nella relazione sulle linee programmatiche della PA, il ministro Renato Brunetta a proposito delle pensioni e delle nuove assunzioni ha dichiarato che “le cessazioni delle fasce con maggiori anzianità contribuiscono a elevare la quota di laureati che tuttavia non supera il 40%. È urgente ripensare i meccanismi di reclutamento”. Sono diverse le ipotesi avanzate per le pensioni e in particolare per affrontare la spinosa questione di Quota 100 e il suo superamento dopo la scadenza naturale prevista alla fine del 2021. Con la fine di Quota 100, con la quale alla pensione si accede con 62 anni di età e 38 di contributi, si crea lo scalone di 5 anni per la pensione di vecchiaia oggi ferma a 67 anni. Nei giorni scorsi è stata avanzata da Graziano Delrio del PD l’ipotesi di Quota 92 ovvero pensioni a 62 anni e 30 di contributi per coloro che fanno lavori usuranti. Tra le altre ipotesi per le pensioni, scrive Money, risulta anche l’uscita a 63 o 64 anni con un calcolo interamente contributivo dell’assegno, ma anche il blocco della pensione anticipata INPS a 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, infine le pensioni con Quota 102 con 64 anni di età e 38 di contributi, ma senza penalizzazioni.

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Pensioni: Molte le domande presentate nella scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 dicembre 2020

Sono 35 mila le domande, 27 mila quelle dei docenti, 7 mila quelle degli Ata, 500 degli insegnanti di religione cattolica e 80 degli educatori presentate a dicembre. Più della metà sono per Quota 100 che resterà in vigore fino alla sua scadenza, 31 dicembre 2021. Saranno quindi più di centomila i posti vacanti per le prossime immissioni in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): “Serve riformare l’attuale sistema di reclutamento per consentire l’assunzione dei precari dal doppio canale (GaE o concorso straordinario non selettivo) e per riconoscere il lavoro gravoso per il personale scolastico, già provato dal lavoro svolto in presenza nella pandemia. Proprio oggi abbiamo chiesto con una mozione alla Cesi d’intervenire presso la Commissione europea per riconoscere il lavoro svolto a scuola tra quelli a rischio professionale biologico, direttiva 54/2000”.

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Pensioni: Docenti e personale della scuola esposto a rischi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2020

Il personale scolastico va collocato in pensione in anticipo: torna a chiederlo il sindacato Anief, presentando alla V Commissione della Camera degli emendamenti al Disegno di Legge di Bilancio 2021 dopo il via libera del Governo sul testo. Considerando l’alto stress che comporta l’operare nelle mura scolastiche, le malattie conseguenti e rischio biologico molto superiore ad altre categorie, chiede di procedere da subito al lavoro agile da equiparare al ricovero nei nosocomi, la possibilità di lasciare il lavoro in anticipo, agganciando tutte le professionalità della scuola all’Ape Social, senza decurtazioni all’assegna di quiescenza, esattamente così come si applica ai dipendenti statali in divisa. Il concetto che secondo il sindacato deve passare è che i lavoratori della scuola vanno considerati tra le professionalità “fragili”. Nella richiesta di pensionamento anticipato per il personale scolastico, si pone l’accento anche sul fatto che il “diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra personale scolastico e discenti necessita di un’apposita finestra che permetta l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero”. Il sindacato reputa, in conclusione, che proprio alla luce del “carattere gravoso” del lavoro svolto “in tutti gli ordini di scuola” debba risultare “indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale delle forze armate”.

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1,6 mln di pensionati prendono meno di 500 euro

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

La Consulta, pur ritenendo legittimo il raffreddamento della rivalutazione automatica delle pensioni elevate e i prelievi di solidarietà, ha bocciato la previsione della durata quinquennale del prelievo, ritenendo non potesse superare l’ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato.”Ora il legislatore deve porre subito rimedio a questa sentenza, cercando di trovare legittimi modi per rendere più eque le pensioni” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è accettabile, infatti, che 1,6 milioni di pensionati (1.598.890), il 10,3% dei pensionati, prenda pensioni fino a 500 euro al mese, quando per l’Istat la soglia di povertà per un single è pari a 656,97 euro” prosegue Dona. “Siccome queste pensioni da fame costano solo 5 mld e 461 mln, l’1,86% della spesa complessiva, 12 volte in meno di quelle sopra i 3000 euro, che costano 66,772 miliardi totali, il 22,7% della spesa complessiva pari a 294 mld e 357 mln, è evidente che chiedere un piccolo sacrificio a chi percepisce pensioni d’oro è necessario per ridurre questa iniqua disparità” conclude Dona.

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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