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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘pensioni’

Unione Naz. Consumatori su Inps e ricalcoli per 5,6 mln di pensioni

Posted by fidest press agency su domenica, 14 aprile 2019

L’Inps ha annunciato ora che, a seguito dell’entrata della Legge di bilancio 2019 è stata effettuata una seconda operazione di rivalutazione e che le posizioni interessate dal ricalcolo sono circa 5,6 milioni.”Una vergogna! E incredibile che ora i pensionati con più di 1.523 euro siano costretti, in pratica, a restituire i soldi avuti in più, per colpa di un sistema di rivalutazione iniquo, che penalizza anche chi ha pensioni basse, solo perché superiori a 3 volte il trattamento minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “La responsabilità non è dell’Inps, ma del Governo che, nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015, ha deciso di spillare ancora soldi ai pensionati, peraltro con un sistema che, non essendo per fasce di importo, rispetta ancor meno il principio di proporzionalità” conclude Dona. (n.r. E i sindacati cosa fanno? E i pensionati? Possibile che siamo giunti ad accettare passivamente senza una reazione forte? Non siamo, forse, alla vigilia delle elezioni europee? Ebbene la democrazia ci offre un’arma potente nelle mani degli elettori: si deve andare a votare per penalizzare quelle forze politiche che oltre a decurtare le pensioni già modeste tentano maldestramente di dividere il popolo dei pensionati: divide et impera. E bisogna ricordare, in questo frangente, che gli “assenti hanno sempre torto”.)

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Reddito di cittadinanza e pensioni valgono anche per gli italiani all’estero?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 marzo 2019

L’on. Fitzgerald Nissoli, in occasione della “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, ha presentato due emendamenti tesi a venire incontro alle esigenze degli italiani all’estero.In particolare, l’on. Nissoli ha chiesto, in tali emendamenti, che anche gli iscritti all’Aire che “ristabiliscono la residenza anagrafica sul territorio nazionale possono accedere, dopo sei mesi di residenza continuativa, al reddito di cittadinanza ed alla pensione di cittadinanza, se in possesso dei requisiti richiesti.” Inoltre, l’on. Nissoli ha previsto forme convenienti di riscatto dei contributi versati all’estero, fuori dagli accordi bilaterali di sicurezza sociale.
“Auspico – ha dichiarato l’on. Nissoli – che la maggioranza di governo mostri sensibilità verso gli italiani all’estero e voti favorevolmente questi due emendamenti.”

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Scuola: Quota 100, l’eccesso di burocrazia danneggia i 17 mila “quota 100”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 marzo 2019

Da un’analisi realistica dell’iter di pensionamento anticipato, dopo la bassa adesione del comparto alla proposta per via dell’eccessiva riduzione dell’assegno di quiescenza, ora emerge il problema che l’Inps potrebbe non fare in tempo a “lavorare” le richieste. All’orizzonte poi spunta la possibilità di non poter coprire con il turn over le cessazioni del servizio, mentre in assenza della riapertura delle GaE, nonostante un esercito di 150 mila docenti abilitati alla professione, anche quest’anno andranno deserte la maggior parte delle immissioni in ruolo: a sfumare potrebbero essere ben 75 mila contratti, affidati ancora una volta ai precari, mentre la maggior parte delle 50 mila maestre estromesse dalle GaE sarà licenziata, per colpa dell’incapacità di chi amministra il Miur. Anief, pertanto, conferma lo sciopero dell’8 marzo e i ricorsi in tribunale. Anche per confermare le immissioni in ruolo ottenute con riserva pure dopo il superamento dell’anno di prova. Marcello Pacifico (Anief): la disorganizzazione sta producendo troppe incertezza, così si pregiudica il servizio.Il governo ha investito tanto sulla quota 100. Ora, però, i risultati rischiano di essere molto al di sotto delle aspettative. Prima di tutto perché, almeno nella scuola, le domande presentate sono la metà della metà di quelle che si attendevano: appena 17 mila. Adesso si scopre che l’Inps potrebbe anche non fare in tempo a “lavorare” le richieste.
L’allarme è stato lanciato in queste ore da La Repubblica, secondo cui uno slittamento dei tempi per “insegnanti, amministrativi, tecnici e ausiliari” significherebbe “saltare l’unica finestra d’uscita a loro disposizione, quella del primo settembre prossimo. E, pur avendo i requisiti quest’anno, di fatto pensionarsi solo nel settembre del 2020. Intrappolati dalla burocrazia”.
“Le motivazioni per questo allarme – scrive ancora il quotidiano – sono tutte tecniche. Figlie di una mai completata trasmigrazione delle storie contributive da Inpdap a Inps, quando i due istituti si sono fusi. Ecco dunque che chi ha potuto dare un’occhiata in questi giorni al fascicolo previdenziale sul sito Inps lo ha trovato incompleto. Non c’è traccia dei contributi versati negli anni ‘80-‘90 e precedenti. Un problema. Perché per recuperare i dati bisognerà ricorrere ai provveditorati o alle singole scuole. Senza, l’Inps non potrà accertare il possesso dei requisiti. E sarà costretta a respingere la domanda di pensionamento anticipato”.Dal Miur hanno fatto sapere in modo “chiaro che fino al 10 maggio tutti gli sforzi saranno concentrati su quanti hanno fatto domanda di pensione con i requisiti ordinari entro dicembre. Poi inizierà l’esame delle posizioni di quota 100, da ultimare sette giorni dopo, entro il 17 maggio. Un termine imposto da Inps. Ma che il ministero non si impegna ad osservare, viste le criticità. Con il rischio concreto, quindi, di far posticipare di un anno, al 1° settembre 2020, l’uscita dal lavoro di diverse migliaia di lavoratori.
Come se non bastasse, nella scuola ci sarà presto da fare anche i conti con l’emergenza precariato: “i 35 mila pensionamenti – scrive Tuttoscuola – lasceranno vacanti altrettanti posti o cattedre distribuite in vario modo sul territorio nazionale e nei diversi settori del sistema”.

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Scuola: Quota 100, solo 6 mila domande

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Siamo molto lontani dai 50 mila attesi, perché qualche anno di anticipo comporta la percezione a vita di un assegno più basso. Marcello Pacifico (Anief): Il pre-prepensionamento è davvero troppo penalizzante. Perché ti manda in pensione a 62 anni con 38 di contributi anche con poco più di mille euro al mese. Ciò malgrado si tratti di un lavoro usurante ed il personale scolastico meriti di accedere all’Ape Social. Per comprendere i meccanismi di calcolo della riduzione dell’assegno con quota 100 è possibile rivolgersi a Cedan S.r.l.s.: c’è tempo fino alle ore 23.59 del 28 febbraio.

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Pensioni, previsti tagli di solidarietà nel decreto su Quota 100

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 febbraio 2019

Pensioni, previsti tagli di solidarietà nel decreto su Quota 100 Mentre al Senato continua la discussione sul cosiddetto Decretone di conversione in legge del dispositivo su pensione Quota 100 e Reddito di cittadinanza – nella giornata di oggi dovrebbe scadere il termine per la presentazione degli emendamenti – tra le novità di inizio anno che hanno riguardato le pensioni ci sono anche i tagli di solidarietà e i nuovi scaglioni per l’adeguamento all’inflazione. Misure su cui vale la pena fare il punto di quella che è ora la situazione.
Per quanto riguarda il contributo di solidarietà, contenuto nella Legge di Bilancio 2019, dovrebbe scattare a marzo e riguarda, in ogni caso, le pensioni superiori ai 100mila euro lordi l’anno, con risparmi previsti per 76,1 milioni di euro. Secondo le stime, queste sono in pagamento a non più di 24mila persone. Per l’operatività, si è in attesa di un chiarimento da parte dell’Inps, anche con indicazioni su come verrà effettuato il prelievo nei mesi di gennaio e febbraio, e sulle modalità di prelievo sulla parte retributiva. In ogni caso, occorrerà attendere la versione finale del cosiddetto Decretone, su Quota 100 e reddito di cittadinanza, per l’operatività. Secondo la Legge Bilancio, come si legge anche nell’inserto dedicato alle Pensioni del Sole 24 Ore, «nei prossimi cinque anni le pensioni elevate saranno ridotte di un’aliquota del 15% per la parte eccedente i 100mila euro e fino a 130mila, al 25% sopra i 130mila sino a 200mila, al 30% sopra i 200mila fino a 350mila, al 35% sopra i 350mila fino a 500mila, e oltre i 500mila al 40%». Ma in nessun caso le pensioni colpite possono scendere sotto i 100mila e sono escluse le pensioni liquidate con il sistema contributivo, «per esempio dopo una operazione di totalizzazione». In ogni caso, «secondo una interpretazione diffusa, al momento non smentita dal Governo, sono escluse le pensioni erogate dalle Casse dei professionisti». L’altro cambiamento riguarda il meccanismo di perequazione automatica dei trattamenti pensionistici, che, sempre con la legge di Bilancio 2019, ha visto l’introduzione di una modifica, con il passaggio dai cinque scaglioni di indicizzazione, che erano stati previsti nella legge di Stabilità 2014, validi fino a dicembre 2018, a sette scaglioni. Si tratta di una misura di salvaguardia che vale per il triennio 2019-2021. Il meccanismo attuale prevede che la rivalutazione delle pensioni, l’adeguamento all’inflazione, avvenga in maniera piena, al 100%, solo per gli assegni di importo più basso, non superiore cioè a tre volte il trattamento minimo (fino a 1522,26 euro). Man mano che l’importo cresce, l’adeguamento viene effettuato solo in parte, con percentuali che variano in base agli scaglioni. In sostanza, come ricapitola l’inserto del Sole 24 Ore, se la prestazione pensionistica è fino a tre volte il minimo l’adeguamento all’inflazione è al 100% e la rivalutazione effettiva è dell’1,10%, se è oltre 3 fino a 4 volte il minimo l’adeguamento è al 97% e la rivalutazione effettiva del 1,07%, oltre a 4 fino a 5 volte adeguamento al 77% e rivalutazione effettiva al 0,85%, oltre a 5 fino a 6 volte adeguamento al 52% e Rivalutazione effettiva al 0,57%, oltre a 6 fino a 8 volte adeguamento al 47% e Rivalutazione effettiva al 0,52%, oltre a 8 fino a 9 volte adeguamento al 45% e Rivalutazione effettiva al 0,50%, oltre a 9 volte adeguamento al 40% e rivalutazione al 0,44%. Per quanto riguarda l’iter del disegno di legge di conversione del decreto-legge 4/2019 in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, la Commissione Lavoro del Senato prosegue, questa settimana, l’esame. L’Aula esaminerà il testo nella settimana dal 19 al 21 febbraio. Francesca Giani by Farmacista33)

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Scuola – Pensioni quota 100: prevale lo scetticismo

Posted by fidest press agency su martedì, 22 gennaio 2019

Il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato il “decretone” su reddito di cittadinanza e su quota 100: al di là degli entusiasmi espressi dal Governo, da parte del personale della scuola, l’interesse per accedere al pensionamento anticipato sarebbe debole. Rispetto all’adesione prevista di 70.000 insegnanti, più altre migliaia di Ata e dirigenti scolastici, quelli che effettivamente aderiranno a quota 100, per lasciare il servizio il 1° settembre prossimo, saranno molti di meno. “Tra i lavoratori della scuola le domande attese”, entro il prossimo 28 febbraio, “sono circa 10.000 – ha scritto in queste ore Orizzonte Scuola -. A scoraggiare potrebbe essere l’assegno più basso che si percepirà aderendo a Quota 100”. Ma anche l’assegnazione ritardata di buona parte del Tfr, visto che solo 30 mila euro verrebbero corrisposti subito. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Comprendiamo le perplessità del personale, perché ammesso anche che la penalizzazione non superi il 16%, si tratta comunque di tagli considerevoli: su un assegno mensile di 1.600 euro, si scenderebbe a meno di 1.350 euro. Significa che in un anno si perdono oltre 3 mila euro netti. Stiamo parlando di una professione fortemente usurante, per via dello stress psico-fisico derivante dal diretto contatto con gli alunni. Questo lavoro va collocato tra quelli usuranti, a tutti i livelli, non solo per chi opera nei nidi e nella scuola dell’infanzia. Se in Europa si lascia la professione a 63 anni un motivo ci sarà, oppure gli altri Paesi fanno un regalo alla categoria?

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Scuola E P.A.: Pensione anticipata, 70 mila docenti e Ata potrebbero lasciare a settembre con quota 100

Posted by fidest press agency su martedì, 15 gennaio 2019

“Lo so che dobbiamo fare anche quota 41 e ve lo prometto: abbiamo iniziato con quota 100 ma abbiamo 5 anni davanti”: così il vice-premier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha risposto a chi lamentava l’esclusione dal decreto sul pre-pensionamento con maxi-finestra predisposto dal governo e che, assieme al reddito di cittadinanza, giovedì dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione normativa dopo quella finanziaria arrivata con la Legge di bilancio 2019 di fine dicembre. L’Esecutivo giallo-verde avrebbe anche introdotto una norma che permette al personale della scuola di accedere a quota 100 con la prossima finestra estiva: “per i lavoratori della scuola la data ultima per la presentazione della domanda, solo per il 2019, potrebbe essere il 28 febbraio”, scrive Orizzonte Scuola. Ciò “permetterebbe di non compromettere le normali operazioni di avvio dell’anno scolastico 2019/20, a partire dalla costituzione degli organici”. Infine, nella bozza in approvazione è indicato che “per il personale del comparto Scola ed AFAM si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449”. Ovvero “che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell’anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Certamente si apre una grande finestra per il personale della scuola, il più vecchio al mondo, ma la penalizzazione fino al 16% dell’assegno non rende merito a una categoria usurata dallo stress psico-fisico del lavoro svolto, tenuto in conto invece dal contesto europeo dove a 63 anni si va in pensione col massimo dei contributi. È possibile ricorrere con l’associazione europea Radamante per l’accertamento del credito del 2,69% per il Tfs negli anni 2011 e 2012 in favore dei dipendenti pubblici in pensione.

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Pensioni: Fp Cgil, con quota 100 disparità intollerabile tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 gennaio 2019

“Una disparità intollerabile. Propagandavano la riforma della legge Fornero, hanno finito col peggiorare le norme relative ai dipendenti pubblici con un trattamento differenziato rispetto ai lavoratori del privato”. Così la Fp Cgil Nazionale commenta le anticipazioni relative al provvedimento ‘quota 100’, e ai riflessi sul lavoro pubblico, che il governo dovrebbe approvare nel corso di questa settimana, annunciando che “sono già in corso verifiche sulla legittimità del provvedimento, in attesa di avere un testo definitivo, visto che il governo non discute con nessuno, tiene fuori il Parlamento e le parti sociali, agendo in maniera autoritaria”. Secondo quanto si apprende, infatti, osserva la categoria dei lavoratori dei servizi pubblici della Chil, “‘quota 100’ sarà differita per chi lavora nel pubblico, con la prima finestra disponibile a luglio e con un preavviso, per chi vorrà usufruirne, di sei mesi. Ma soprattutto ai dipendenti pubblici che andranno in pensione con ‘quota 100’ o in pensionamento anticipato, il trattamento di fine rapporto verrà corrisposto ‘al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione’. Tradotto: per alcuni dei circa 140 mila dipendenti pubblici interessati dal provvedimento c’è il rischio concreto che aspettino anche fino a 8 anni per avere ciò che gli spetta, la liquidazione”.
Per la Funzione Pubblica Cgil, inoltre, “c’è poi confusione sull’intervento delle banche per l’erogazione anticipata del Tfr. Gli oneri per gli interessi saranno o meno a carico dell’interessato? Da come pare essere scritta la norma, gli interessi saranno a carico dei lavoratori. E in ogni caso ‘quota 100’, correlata alla possibilità di farsi anticipare la liquidazione dalle banche, creerà un’evidente discriminazione verso tutti coloro che andranno in pensione ordinariamente e che continueranno a dover subire gli attuali, intollerabili, termini di pagamento. Dovevano cambiare la Fornero e dovevano valorizzare il lavoro pubblico e invece, senza ascoltare chi quei lavoratori rappresenta, non faranno altro che peggiorare le norme, con l’assurdità di far pagare alle lavoratrici e ai lavoratori gli interessi su ciò che spetta loro di diritto”, conclude la Fp Cgil.

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Pensioni: no a blocco rivalutazioni, è incostituzionale!

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

Secondo quanto riportato nel documento sulla manovra inviato a Bruxelles, il raffreddamento delle indicizzazioni sulle pensioni porterà nelle casse dello Stato 2,2 miliardi in tre anni.”Il Governo chiarisca subito dove intende prendere i soldi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”No, comunque, al blocco delle rivalutazioni! Sarebbe una palese violazione della sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015 che aveva già bocciato un provvedimento analogo, il decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201″ prosegue Dona.”La Consulta ha confermato il diritto del pensionato ad una prestazione previdenziale adeguata e alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite. In caso contrario sarebbero violati l’art. 36, primo comma, l’art. 38, secondo comma, l’art. 2. e l’art. 3, secondo comma della Costituzione. No, quindi, al blocco delle indicizzazioni per chi ha una pensione superiore a 3 volte il trattamento minimo” prosegue Dona.”Diverso è il discorso del contributo di solidarietà, che la sentenza della Consulta n. 173 del 2016 ha consentito, purché incida solo sulle pensioni davvero d’oro, rispetti il principio di proporzionalità, sia comunque una misura una tantum, contingente, temporanea e temporalmente già circoscritta” conclude Dona.

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Manovra: Taglio delle pensioni ai poliziotti

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

“E’ ridicolo chi va sul palco con la felpa della Polizia, poi scende e umilia le forze dell’ordine, la loro storia tagliando le pensioni dei poliziotti nella Manovra di bilancio”. Lo scrive in un comunicato il senatore del Pd, Bruno Astorre.
“Come denuncia il Silp Cgil, con il maxiemendamento alla legge di bilancio si bloccano gli adeguamenti dei pensionati dal 2019 e quindi le pensioni di tutti gli operatori delle forze di polizia. Una scelta vergognosa che è un vero e proprio schiaffo a chi ha dedicato una vita allo Stato e ha rischiato spesso la vita, e adesso si trova di fatto con una nuova tassa imposta da Di Maio e Salvini, che la mattina indossa la felpa e il pomeriggio mette le ganasce alla vita di migliaia di uomini ai quali – conclude Astorre – va sempre il ringraziamento per quanto hanno fatto al servizio delle nostre comunità”.

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Scuola – Pensioni: la montagna ha partorito il topolino

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Per la scuola il 2019 doveva essere l’anno del pensionamento di massa: invece, a meno di quarantottore dal termine di presentazione delle domande volontarie per lasciare il servizio, i dati ufficiali emessi dal Miur ci dicono che il prossimo sarà un anno di pensionamenti addirittura inferiore a quelli passati. In base ai dati ufficiali forniti ai sindacati sulle domande presentate dal personale scuola attraverso il sistema Istanze online, risulta che tra i docenti sono state presentate appena 15.190 richieste d’uscita, tra gli amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga solo 4.448, a cui si aggiungono 34 domande tra il personale educativo e 131 tra gli insegnanti di religione cattolica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): per la scuola servono deroghe rispetto ai parametri della Legge Fornero. Lo abbiamo chiesto con modifiche ad hoc nella manovra: anche per le assunzioni, visto che ci sono 50 mila posti in organico di diritto vacanti e disponibili per il personale docente e almeno 10 mila per il personale Ata. Occorre per il primo caso subito riaprire le GaE e nel secondo attivare i passaggi verticali e aggiornare le graduatorie permanenti del personale: sono disposizioni fondamentali.

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Scuola Pensioni: beffa quota 100 per docenti, Ata e presidi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Le notizie sull’anticipo pensionistico in via di approvazione provengono da uno degli esponenti maggiori del Ministero del Lavoro, il sottosegretario Claudio Durigon (Lega), il quale parla di “misura non strutturale” e riduzione del numero di lavoratori beneficiari inizialmente previsti. I ritardi per il via libera al decreto, inoltre, mal si conciliano con i tempi della scuola: avviare la macchina di quota 100 nel 2019 inoltrato equivale a dire che i lavoratori della scuola non potranno lasciare il servizio il prossimo mese di settembre, unica “finestra” possibile per chi lavora a scuola, ma solo alla fine dell’estate successiva. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sarebbe una beffa cosmica, perché mentre in Europa si continua ad andare via dalla scuola a 63 anni, senza penalizzazione, noi continuiamo a trattare i nostri insegnanti come dei ‘paria’. Come se non svolgessero una professione a rischio burnout e come se la categoria fosse tra le più giovani al mondo, anziché la più vecchia. Noi però non ci rassegniamo: nel ddl sulla Legge di Stabilità, abbiamo chiesto alle commissioni di competenza l’estensione del carattere gravoso per tutti i docenti e l’accesso alla pensione con i requisiti precedenti alla legge “Fornero”.

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Scuola: Reddito di cittadinanza e pensioni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Udir presenta alla V Commissione Bilancio sette emendamenti per tutelare la professione del dirigente scolastico. Tra le misure richieste la piena perequazione della retribuzione di posizione parte fissa dello stipendio entro il 2018, il ripristino del versamento della RIA dei presidi in quiescenza nel FUN, la semplificazione delle procedure di assunzione del nuovo concorso, l’ammissione dei ricorrenti 2011 e dei presidi incaricati a un nuovo corso riservato, la riscrittura delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la responsabilità del DS. Stipendi adeguati all’inflazione e nessun impatto della valutazione del portfolio sulla retribuzione di risultato. La richiesta del leader del giovane sindacato è stata formulata al titolare della Funzione Pubblica durante l’incontro tenuto a Palazzo Vidoni assieme alla delegazione Cisal: non si può parlare di reddito minimo di cittadinanza senza occuparsi del salario minimo dei cittadini lavoratori, il quale secondo un preciso accordo tra le parti sociali e Confindustria solo nel privato garantisce l’allineamento degli stipendi all’inflazione, mentre nel pubblico per colpa del blocco stipendiale lungo otto anni, nonostante i recenti aumenti complessivi del 5%, vede gli stessi stipendi di base almeno sette punti ancora sotto l’inflazione. Il sindacalista autonomo ha inoltre chiesto il pensionamento della categoria a 63 anni con il massimo contributivo per tutti, che non rappresenta nulla di trascendentale visto che è il modello adottato oggi in Europa, oltre al riconoscimento del lavoro gravoso anche per i docenti in servizio nella scuola primaria e secondaria.

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Scuola: Pensioni, tutto pronto per l’invio delle domande on line

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

È iniziato il conto alla rovescia per tanti insegnanti, lavoratori Ata e dirigenti della scuola italiana: il Miur ha anticipato ai sindacati che per l’inizio della prossima settimana saranno attivate le funzioni delle istanze on line, con la scadenza per la presentazione delle domande attorno al 20 dicembre, quindi alcune settimane prima degli altri anni. Ma c’è poco da rallegrarsi perché sempre per via telematica la scorsa estate per circa 5 mila insegnanti la formalizzazione della richiesta si è concretizzata o è stata negata sul filo di lana, a causa di un cavillo burocratico che non permetteva di calcolare l’anzianità. Inoltre, poiché le nuove norme sull’anticipo pensionistico arriveranno solo con la Legge di Bilancio, è necessario che i 100 mila docenti e Ata interessati abbiano la possibilità di presentare la domanda, in via eccezionale, nelle prime settimane del 2019. Ma per Anief gli insegnanti dovrebbero poter lasciare con i requisiti precedenti alla riforma “Fornero” e il loro lavoro dovrebbe essere considerato gravoso in tutti gli ordini scolastici: a tale scopo, il sindacato ha fatto pervenire alla Commissione Bilancio della Camera degli specifici emendamenti al testo della manovra.

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Pensioni: Quota 100, il governo teme fughe di massa e prende tempo

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

Le norme dell’anticipo pensionistico arriveranno per decreto, da attuare col nuovo anno: si punta alle pluri-finestre annuali. Ma secondo il sindacato Anief, le norme o sono giuste o illegittime. In ogni caso, per docenti, Ata e presidi non si possono realizzare uscite scaglionate, perché si esce obbligatoriamente ad ogni inizio di anno scolastico. Il leader del giovane sindacato, Marcello Pacifico, rifiuta a priori qualsiasi ipotesi di congelamento dell’assegno o della liquidazione differita, né di decurtazione della mensilità: tutte manovrine create ad arte per ridurre la spesa. La verità è che o si introduce subito e senza penalizzazioni l’uscita anticipata oppure ci si appellerà all’Europa, dove si continua ad andare in pensione in media a 63 anni e con il massimo dei contributi.

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Pensioni: Quota 100, si va a luglio in pensione ma si rimane senza stipendio per sei mesi

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Nuovo colpo di scena sul fronte della riforma pensionistica: il Governo continua a promettere ma non legifera, così i lavoratori pubblici che maturano il diritto ad andare in pensione anticipata a 62 anni entro quest’anno potranno avere l’assegno solo a partire dal primo luglio 2019. È evidente che, se le cose stanno così, il motivo è nella mancata copertura finanziaria necessaria. Cosa succederà nella scuola dove i requisiti si maturano fino al 31 agosto? Di sicuro, la norma per Anief non rispetta la Costituzione: dopo aver lavorato una vita non si può essere trattati e illusi in questo modo.

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Scuola: Pensioni, nella manovra quota 100 può attendere: per 80 mila docenti e Ata prima l’amaro ora la beffa

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

Colpo di scena per la riforma delle pensioni: nella legge di bilancio non ci sarà il dettaglio del funzionamento, ma solo le coperture finanziarie; per le modalità per andare in pensione con quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) bisognerà attendere un decreto ad hoc di cui ancora non si conoscono le tempistiche. E la scuola è uno dei motivi del rinvio, perché si andrebbe incontro ad un sicuro mancato turn-over. Anche se poi i docenti già selezionati e formati ci sono. Secondo Anief tutto questo è sconcertante: prima la scoperta che l’annunciata quota 100 in quanto pensione anticipata rispetto al sistema contributivo avrebbe portato fino a 500 euro di riduzione dell’assegno, ora il rinvio della controriforma per evitare l’esodo e garantire il reddito di cittadinanza. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): basta annunci, si vada in pensione a 63 anni o con 37 di contributi ma senza penalizzazioni, così come promesso dal governo e ribadito nel programma M5S-Lega.

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Pensioni: Il Governo punta alla “sterilizzazione” dell’aspettativa di vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

Mentre i leader di M5S e Lega continuano a rassicurare la piazza, si alza la protesta Inps per le possibili modifiche alla riforma Fornero che potrebbero mandare via 400 mila lavoratori sopra i 62 anni: l’ente previdenziale mette le mani avanti, dicendo che rischia il collasso per via di una spesa aggiuntiva di 140 miliardi in 10 anni, per poi crescere ancora fino al 2046. A fronte dei costi proibitivi, pressato anche dal giudizio di Bruxelles, l’esecutivo potrebbe sentirsi costretto a mediare, rimandando a fine legislatura il piano iniziale di introdurre quota 100 e quota 41 in modo “puro”, non sottomesse a paletti e restrizioni varie. Alla fine, chi accetterà di lasciare il lavoro fino a cinque anni prima si potrebbe vedere sottratto circa il 20% di quello che avrebbe preso andando con la pensione di vecchiaia. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, rifiuta categoricamente l’idea di un trattamento del genere, al limite del ricatto, rivolto verso chi ha lavorato una vita ed ora, ad un passo dal traguardo, si trova a pagare un pegno assurdo. E se alla fine dovessero comunque lasciare quasi 100 mila docenti, da settembre ci ritroveremmo con una cattedra su quattro da assegnare a supplenza. A quel punto, l’apertura delle GaE non sarebbe più una possibile scelta, ma una decisione inevitabile per salvare il sistema.

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Pensioni più flessibili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

L’Ordine degli Attuari, che rappresenta i professionisti da sempre più impegnati con la loro competenza tecnica sul fronte della previdenza e del welfare, giudica positivamente l’eventuale introduzione di elementi di flessibilità nella Legge Fornero che disciplina il sistema delle pensioni in Italia.Con l’obiettivo di offrire il proprio contributo al dibattito sugli interventi pensionistici cui il nuovo Governo sta lavorando, gli Attuari motivano questa posizione con gli effetti che la Legge Fornero ha prodotto per alcune categorie di persone a causa di un intervento eccessivamente drastico.Dal punto di vista più strettamente sociale, pur restando valido il principio del perseguimento di un equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate, gli Attuari ribadiscono che alcuni meccanismi pensionistici, ad esempio la flessibilità in uscita e l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla crescente aspettativa di vita, possono essere eventualmente rivisti nella loro applicazione concreta inserendo meccanismi di gradualità, penalizzazioni o altro; guardando contemporaneamente anche all’importante vincolo rappresentato dalla disponibilità di adeguate risorse economiche nell’ambito del bilancio dello Stato. Non vi è dubbio, infatti, che qualsiasi intervento venga effettuato per ragioni di ordine sociale, o comunque di natura extra tecnico-economica, debba necessariamente fare i conti con il mantenimento dell’equilibrio attuariale da un lato e con i vincoli di bilancio dall’altro.In particolare sul primo punto, se sussiste un equilibrio attuariale tra contributi e prestazioni, qualsiasi intervento – come ad esempio l’anticipazione dell’età pensionabile – genera squilibrio e quindi costi che devono trovare una copertura. Questa copertura può essere implicita, come nel caso di eventuali penalizzazioni per chi va in pensione in anticipo, oppure esplicita, come quando è realizzata con il ricorso a risorse esterne derivanti dal bilancio dello Stato e da una adeguata politica occupazionale per assicurare maggiori entrate contributive e, indirettamente, maggior gettito fiscale.Tutto questo poi non basta: secondo gli Attuari c’è un altro elemento di grande rilevanza di cui tener conto, ovvero i coefficienti di trasformazione che sono strettamente legati all’età pensionabile e alla correlata aspettativa di vita. Tali coefficienti, in base alle norme vigenti, vengono aggiornati periodicamente sulla base delle modifiche della stessa aspettativa di vita, in relazione ai miglioramenti registrati dalla mortalità della popolazione italiana. Se si tiene conto che l’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo si capisce quanto tali aspetti siano determinanti per l’equilibrio del sistema pensionistico. “Non è un caso – afferma Giampaolo Crenca, Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari – che proprio l’Ordine degli Attuari pubblichi di norma ogni tre anni lo Studio sulla sopravvivenza media dei percettori di rendita, distinta per sesso e, ove i dati sono disponibili, anche per alcune categorie di lavoratori, basato su rigorosi e scientifici metodi attuariali (la pubblicazione con i relativi risultati è disponibile sul sito http://www.ordineattuari.it). Lo studio è finalizzato a dare al Governo e agli operatori di mercato una informazione preziosa che deve servire per intervenire oggi per il domani”.

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Pensioni: Quota 100 con 62 anni e 38 contributi, per la scuola si profila un turn over storico

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Nelle intenzioni di M5S e Lega vi sarebbe la possibilità di consentire l’uscita dal lavoro nel 2019 dai 400 mila ai 600 mila lavoratori. Ciò darebbe il la ad un ricambio generazionale senza precedenti: tra docenti, Ata e dirigenti scolastici vi sarebbero 200 mila dipendenti delle nostre scuole pubbliche da sostituire. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, l’attuazione della manovra dovrà necessariamente essere fatta senza far perdere un euro ai lavoratori che ne beneficeranno e renderà ancora più impellente l’esigenza di riaprire le GaE, considerando che i concorsi il prossimo anno non saranno ancora terminati e scongiurando in tal modo che le supplenze raggiungano livelli assurdi. Per il comparto scolastico, inoltre, occorre ripensare a ulteriori finestre pensionistiche, oltre alla possibilità dopo 30 anni di insegnamento di poter svolgere altre funzioni rispetto alla didattica frontale: la professione è ad alto rischio burnout.

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