Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Posts Tagged ‘pensioni’

Pensioni e vitalizi: il vero obiettivo sono tutte le pensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Con il taglio dei vitalizi si risparmieranno 40 milioni, dichiara il presidente della Camera, Roberto Fico (M5S) ma se ne spenderanno 100, aggiungiamo noi. Come mai? Vediamo. Con il recente provvedimento i vitalizi, calcolati con il metodo retributivo, cioè in percentuale sullo stipendio, saranno ricalcolati con il metodo contributivo (tanto versi, tanto prendi). Ci sono due aspetti che la delibera Fico non prende in considerazione: i deputati pagavano le tasse anche sui contributi previdenziali, pagamenti che non fanno i cittadini, per cui dovranno essere restituiti ai deputati circa 100 milioni di tasse non dovute. In aggiunta, la diminuzione degli importi delle pensioni porterà a una diminuzione della tassazione, cioè delle entrate per lo Stato. Queste considerazioni valgono anche per i vitalizi dei consiglieri regionali.Alla fine l’operazione “taglio dei vitalizi” non porterà a nessun risparmio. Una bufala, insomma.E’ per giustizia ed equità che sono stati tagliati i vitalizi, sostengono in molti. Un principio, dunque. Se così è, il principio vale per tutti, cioè per tutti i pensionati che sono andati in pensione con il metodo retributivo, come i parlamentari. Pochi sanno che il 96% delle pensioni attualmente percepite sono state calcolate con il metodo retributivo . Si vuole mettere mano al 96% delle pensioni? Il ministro Luigi Di Maio (M5S) propone interventi sulle “pensioni d’oro” dalle quali, però, si ricava ben poco, rispetto alle esigenze di cassa. Si passerà, quindi, a pensioni inferiori, laddove c’è la stragrande maggioranza degli importi. Si farà macelleria sociale.

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Una svolta epocale: il taglio delle pensioni sarà per tutti? Ci sono le premesse

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Probabilmente l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, presieduta da Roberto Fico (M5S) approverà la delibera sul ricalcolo dei vitalizi (non la loro abolizione, come promesso in campagna elettorale).
Una svolta epocale, ha dichiarato il ministro Luigi Di Maio (M5S), a tal proposito. Un taglio seppur simbolico ma per equità, sostengono in molti.
La svolta epocale, pero’, c’è e sarà quella del taglio alle pensioni dei comuni cittadini.
Occorre che il lettore ci segua con un po’ di attenzione, senza farsi prendere dal sacro furore dell’indignazione.I vitalizi sono una forma di pensione, calcolati con il sistema retributivo, cioè in proporzione percentuale allo stipendio. Il sistema pensionistico contributivo, invece, è calcolato con i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro; ad ogni euro versato dal lavoratore, per la propria pensione, corrispondono 2,75 euro versati dal datore di lavoro.
La svolta epocale, annunciata trionfalmente dal ministro Di Maio (non era possibile, siamo arrivati noi, ed è stato possibile), consiste nel ricalcolo dei vitalizi con il sistema contributivo, ma, è qui il trucco: se si applica, retroattivamente, questo sistema ai vitalizi, si potrà applicare anche alle pensioni dei comuni cittadini che, per quelle attualmente riscosse, riguarda il 96% dei pensionati! Prima si taglieranno le pensioni più alte, quelle che il Di Maio chiama pensioni d’oro, poi si scenderà verso importi minori: 5000 euro, 4000 euro, 3500 euro, ecc.Perché si vuole applicare una norma retroattivamente, violando tutti i principi del diritto? Semplice: servono soldi, altro che equità.Dal ricalcolo dei vitalizi si otterranno 40 Milioni di euro, invece, dal ricalcolo delle pensioni dei comuni cittadini si acquisiranno 46 Miliardi!Un problema di soldi, dunque, sottratti ai pensionati, i quali dovranno ringraziare Fico e Di Maio per la svolta epocale. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Pensioni: 5mila docenti costretti a lavorare un anno in più per colpa del calcolo in difetto dell’Inps

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

Il blocco dei pensionamenti sta avvenendo a seguito del passaggio di consegne, dal Miur all’Istituto nazionale di previdenza sociale, delle pratiche di verifica del calcolo pensionistico del personale scolastico. A fornire i primi dettagli di quella che si preannuncia la beffa dell’anno è stato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che con rassegnazione ha ricordato la differenza che l’Inps adotta, ovvero l’anno commerciale, anziché quello solare, per calcolare l’anzianità utile per la pensione: considerando l’anno commerciale e non solare ci sono cinque giorni meno all’anno lavorativi e per 40 anni di servizio sono 200 giorni; sono le regole del Ministero e quindi i docenti che pensavano di avere gli anni per poter andare in pensione devono fare un anno in più di servizio e alcuni addirittura lo hanno saputo all’ultimo momento. Gli effetti negativi di questo incredibile cambio di calcolo sono devastanti, non solo per i pensionandi: i posti non risultano utili né per la mobilità, né per le assunzioni in ruolo. Il sindacato non comprende come si possa accettare con arrendevolezza tutto ciò. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inconcepibile che, a fronte di un incremento progressivo dei requisiti richiesti dallo Stato per andare in pensione, si debba assistere anche al ricalcolo in negativo dell’Inps che sta bloccando migliaia di insegnanti. Se il Ministro vuole tenere fede ai suoi impegni, non può dichiarare placidamente che il meccanismo adattato dall’Inps è questo e non si può fare niente: i requisiti per andare in pensione sono gli stessi e, quindi, prescindono dalla stanza e dal palazzo che li va a ratificare. Bussetti si faccia sentire, invece di elogiare ad ogni occasione il lavoro dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri: perché spetta al Ministro dell’Istruzione tutelare i suoi dipendenti, ancora di più laddove risultano vittime sacrificali di un cavillo-beffa. Non costringa il sindacato, anche stavolta, a raccogliere le carte per portarle in tribunale, dove per fortuna i diritti non cambiano a seconda di chi li valuta.

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Pensioni: Slitta di un anno l’insperata riforma, ancora purgatorio obbligatorio per 150 mila docenti e Ata a cui è stata negata ‘Quota 100’

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 luglio 2018

Nulla di fatto, almeno per gli insegnanti e il personale tutto della scuola, per l’inaspettata riforma delle pensioni. L’annunciata riduzione dei requisiti per accedere alla pensione, con l’introduzione di ‘Quota 100’, non ha infatti sinora trovato alcun riscontro: 150 mila docenti e Ata, che potevano andare in quiescenza, sono ancora in attesa. Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti ha discusso sulla verifica dei requisiti contributivi dei docenti e ATA che hanno richiesto la cessazione dal lavoro a partire dal 1° settembre 2018. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è un buon trattamento quello riservato a insegnanti e Ata italiani. Abbiamo presentato da poco uno studio in cui si evince come in Europa l’età media dei pensionamenti dei docenti risulti oggi attorno ai 63 anni di età anagrafica, mentre in Italia si è già approvata quota 67, sancita dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile scorso, con il lavoro di chi opera a scuola, in particolare tra gli insegnanti, che continua a non essere associato allo stress correlato al burnout. Senza dimenticare che stiamo già parlando della classe docente più vecchia al mondo, visto che oltre il 60% dei docenti italiani è over50 e l’età media di immissione in ruolo è sopra i 40 anni di età.

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Pensioni: tra equilibrio e sostenibilità sociale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 luglio 2018

“La Legge Fornero ha tratti di insostenibilità sociale, se pensiamo al tema degli esodati e delle salvaguardie, e cioè di chi ha visto rompere attraverso una legge i propri progetti di vita e di pensionamento, e questo va certamente sanato. D’altra parte, però, la Fornero mette in sicurezza la sostenibilità economica. Ci vuole, quindi, un giusto equilibrio, come era scritto nel programma condiviso del centrodestra, tra sostenibilità sociale e sostenibilità economico-finanziaria”.Così il deputato di Forza Italia Renato Brunetta, in un’intervista a Radio Anch’io.
“Non è certamente – prosegue – con quota 100, ed è per questo che critico l’approccio dell’attuale governo, che si dà un giusto equilibrio tra sostenibilità sociale e sostenibilità economica. Perché con quota 100, vale a dire la somma tra anni di contribuzione e d’età, si producono squilibri interni al mondo del lavoro”.“Quota 100 – prosegue ancora – è un modo semplice e propagandistico per risolvere un problema assolutamente complesso. E su questo mi sento di dare in parte ragione al Presidente dell’Inps Boeri. Una quota 100 realizzata semplicisticamente produrrebbe non solo più danni che benefici, ma avrebbe costi enormi, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Meno propaganda, da questo punto di vista, meno semplificazione e più attenzione ai conti e ai costi”.“Qualsiasi manipolazione della Legge Fornero – conclude – senza troppa attenzione non solo produrrebbe allarme sociale, e sarebbe cioè più il danno che il beneficio, ma produrrebbe poi allarme sui mercati, perché vorrebbe dire che nuovamente i conti italiani sarebbero a rischio. E anche di questo dobbiamo tenere conto. Non viviamo sotto una campana di vetro. Qualsiasi nostra azione, in termini di politica economica, che sia sulle pensioni, sul mondo del lavoro, sull’irrigidimento rispetto alle delocalizzazioni, rispetto ai contratti a termine, tutto quello che si fa nel nostro Paese ovviamente, in un mondo interconnesso, viene visto dall’estero e viene giudicato. E siccome il nostro è un Paese altamente indebitato risulta facile dire, da parte dei mercati, degli investitori, dei fondi internazionali, ‘questa Italia non ci piace, questa Italia è a rischio, questa Italia non vede bene chi investe in Italia stessa, e quindi meglio starne alla larga’”.

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Pensioni: Subito Quota 100 e a seguire 41 anni di contributi indipendentemente dall’età

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Solo nella scuola, ad usufruire subito di Quota 100 sarebbero circa 150 mila insegnanti. A patto, però, che non si inserisca il “paletto” dei 64 anni di età anagrafica che vanificherebbe lo spirito della riforma pensionistica, per una volta a vantaggio dei pensionandi e dei loro diritti. Più complicato, invece, appare il destino di Quota 41, ovvero la somma di tutti i contributi che ogni lavoratore si può far valere nel corso della sua carriera. Inoltre, si applicherebbero delle penalizzazioni, in quanto la norma modificherebbe solo la valorizzazione dei versamenti effettuati dopo il 1996 e fino al 2012 per chi ha più di 18 anni di contratto prima della riforma Dini: le penalizzazioni potrebbero arrivare anche al 9-10% dell’assegno pensionistico del lavoratore di 64 anni e 20 di contributi. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questo modo, se la norma fosse approvata fin dai prossimi giorni, raddoppierebbero almeno i posti previsti per il cambio del turn-over. Il nostro giovane sindacato, divenuto da poco rappresentativo, è dal giorno dell’approvazione della riforma Fornero che ha auspicato una soluzione di questo genere, contestandola nelle aule delle Corti dei Conti di tutta Italia. Ultimamente, abbiamo presentato uno studio dove in Europa l’età media dei pensionamenti dei docenti risulta a tutt’oggi attorno ai 63 anni di età anagrafica; mentre in Italia si è già approvata quota 67, sancita dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile, e il lavoro di chi opera a scuola, in particolare tra gli insegnanti, continua a non essere associato allo stress correlato al burnout. Senza dimenticare che stiamo già parlando della classe docente più vecchia al mondo, visto che oltre il 60% dei docenti italiani è over 50 e l’età media di immissione in ruolo è sopra i 40 anni.

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Pensioni: quota 100, le coperture non bastano

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.
Quella che per lungo tempo è stata considerata dal M5S una quota imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, rischia di franare dinanzi alle esigenze dei conti pubblici: è un dato di fatto che, alla richiesta pubblica della Ragioneria generale dello Stato di qualche giorno fa, non ha mai fatto seguito una smentita da parte dei rappresentanti di governo. Nelle ultime ore, questi si sono limitati a confermare che quota 100 verrà senz’altro introdotta, assieme ai 41 anni di contributi per il ripristino di una pensione di anzianità più equilibrata dell’attuale. L’unica certezza è quella dei tempi brevi. Ma siccome i finanziamenti della doppia operazione sono insufficienti, ci ritroveremo con forti penalizzazioni, che snatureranno la loro portata, risultata decisiva per arrivare al governo. E qui sta l’inganno.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Fare un rilevante passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il nuovo assetto parlamentare e governativo, non sarebbe giustificato. E non basterebbe nemmeno dire che si applicherà la quota 100 ‘pura’, senza vincoli, appena si troveranno le risorse finanziarie. Queste, vanno rintracciate prima di subito: il tempo delle promesse è scaduto.

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Pensioni: Dal prossimo anno assegno più basso per tutti i nuovi pensionati

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La riduzione è dovuta al decreto del Ministero del Lavoro del 15 maggio 2018, attraverso il quale è stata introdotta la “revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo”. I nuovi parametri comporteranno la diminuzione degli importi delle pensioni: la penalizzazione riguarderà, indistintamente, sia coloro che accederanno al trattamento di quiescenza con il sistema di calcolo contributivo, sia con il sistema di calcolo misto. La pensione dei lavoratori italiani sarà sempre più fondata su un principio secondo cui l’allungarsi dell’età dei pensionandi sarà direttamente proporzionale alla percezione di un importo di pensione leggermente più basso ma ‘spalmato’ su un arco temporale un po’ più lungo. L’ufficio studi Anief ritiene, invece, che sarebbe molto più equo attribuire i coefficienti di trasformazione non in base all’anno di pensionamento, bensì a quello di nascita, in maniera da arginare una volta e per tutte il macchinoso tecnicismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita. Altrimenti, l’importo delle pensioni diventerà man mano più esiguo: già oggi, rispetto al 2011, si è perso nell’assegno pensionistico fino all’8%.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La penalizzazione per chi ha versato contributi per una vita è altissima, soprattutto per coloro che sono costretti ad andare in pensione sempre più tardi, pur svolgendo professioni altamente stressanti. È ovvio che lex specialis derogat generali, ovvero che indipendentemente da quello che vale statisticamente per tutti, non vale per forza di cose per il singolo pensionato.

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Pensioni e scuola: Quota 100, spunta la clausola dei 64 anni di età

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

La fatidica soglia, frutto della somma degli anni anagrafici e di quelli contributivi, per mesi indicata dal M5S come imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, potrebbe valere solo a partire da una soglia minima. Questa, perlomeno, è la richiesta formulata in queste ore dalla Ragioneria generale dello Stato. A questo punto, è chiaro che se il neonato governo vorrà tenere fede a quanto detto nel corso della campagna elettorale sarà obbligato a reperire i finanziamenti utili. Altrimenti, ci troveremo davanti all’ennesima promessa incompiuta. I lavoratori non accetterebbero un passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il novello assetto parlamentare e governativo. Anzi, per i lavoratori della scuola serve sempre l’inclusione tra le categorie che svolgono una professione usurante. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Introdurre la clausola dei 64 anni d’età andrebbe a costituire un grave cambiamento del programma di governo: nessuno ha obbligato i partiti a promettere la nuova soglia. Visto che si sono presi l’impegno, evidentemente gradito dalla maggior parte degli italiani, ora è bene portarlo avanti. Costi quel che costi. Come si sono trovati i soldi per sanare altre emergenze nazionali, ora si trovino quelli utili per mandare in pensione chi ha lavorato una vita e ora vuole passare la mano.

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“Problema pensioni allarme sociale urgente da non sottovalutare”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

“Il lavoro deve essere priorità assoluta del prossimo Governo senza tralasciare l’importanza di rivedere alcune riforme che hanno indebolito e svilito l’occupazione italiana.” – Ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale UGL, a seguito dell’intervento di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, durante l’assemblea annuale che si è tenuta oggi. – “Come si fa a non voler dare importanza al problema delle pensioni che affligge migliaia di italiani. Ritengo sia grave non voler mettere mano alla riforma Fornero, che ha impattato negativamente sull’occupazione, nonché sul sistema previdenziale e sul relativo ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Per l’UGL è opportuno implementare una strategia di dialogo con le parti sociali, per avere un confronto integrato su quelle che sono le reali urgenze del nostro Paese. E, di sicuro, il tema pensioni, ha generato un grave allarme sociale, al pari del Jobs Act che, di fatto, ha mortificato il mercato del lavoro rendendolo eccessivamente flessibile e precario.” “Il lavoro deve essere priorità assoluta del prossimo Governo senza tralasciare l’importanza di rivedere alcune riforme che hanno indebolito e svilito l’occupazione italiana.” – Ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale UGL, a seguito dell’intervento di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, durante l’assemblea annuale che si è tenuta oggi. – “Come si fa a non voler dare importanza al problema delle pensioni che affligge migliaia di italiani. Ritengo sia grave non voler mettere mano alla riforma Fornero, che ha impattato negativamente sull’occupazione, nonché sul sistema previdenziale e sul relativo ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Per l’UGL è opportuno implementare una strategia di dialogo con le parti sociali, per avere un confronto integrato su quelle che sono le reali urgenze del nostro Paese. E, di sicuro, il tema pensioni, ha generato un grave allarme sociale, al pari del Jobs Act che, di fatto, ha mortificato il mercato del lavoro rendendolo eccessivamente flessibile e precario.”

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Pensioni e scuola: Il contratto di governo M5S-Lega

Posted by fidest press agency su domenica, 20 maggio 2018

La novità è inserita a pagina 26 del contratto di Governo che Movimento 5 Stelle e Lega Nord stanno sottoscrivendo in via definitiva e che a breve verrà sottoposto al parere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la nuova soglia, inserita nel capitolo “Pensioni, stop alla Legge Fornero”, potrebbe contenere delle differenziazioni o delle riduzioni di assegno per l’uscita anticipata.Il giovane sindacato ricorda che dal prossimo 1° gennaio l’Italia diventerà di gran lunga il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni: una circostanza confermata dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile scorso. Oggi in Europa, in media, un insegnante lascia la cattedra a 63 anni. In Francia ancora prima, perché si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62. Altri, come la Germania, che con circa 25 anni di insegnamento permettono di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%. L’unica vera ancora di salvataggio introdotta dagli ultimi due governi è stata l’Ape Social, l’anticipo pensionistico, fino a circa tre anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato direttamente dallo Stato: peccato che sia rimasto relegato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola materna.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo di includere l’operato di docenti e personale Ata tra i lavori usuranti: studi di lunga portata, come il ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali molto più alte che in altre professionalità, con un’alta incidenza di malattie psichiatriche ed oncologiche. Non possiamo pensare che, per salvare centinaia di migliaia di cittadini che operano da decenni per lo Stato, non si riescano a trovare dei fondi che invece si reperiscono magicamente per salvare aziende o banche: il Governo che si sta allestendo deve sapere che il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi. Pensare di mandare queste persone in pensione a 67 anni significherebbe produrre un danno sicuro a loro e ai giovani in formazione, perché affidati a personale anziano, stanco e sottoposto a patologie di vario genere.

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Con il Fondo Perseo Sirio il piano integrativo diventa più conveniente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 maggio 2018

Nella Legge di Bilancio per il 2018 (legge 205/17) sono state introdotte alcune importanti novità sui temi della pensione complementare per i dipendenti della Pubblica Amministrazione e della Sanità
La prima riguarda l’estensione al pubblico impiego, dal 1° gennaio 2018, della disciplina fiscale sulla previdenza complementare prevista dal D.Lgs. 252 del 2005. Ciò vuol dire che, indipendentemente dalla data di assunzione nella PA, il pubblico dipendente potrà dedurre dal proprio reddito contributi a previdenza complementare (per sé e per i soggetti fiscalmente a proprio carico) fino ad un importo complessivo di € 5.164,27 e, soprattutto, le prestazioni saranno soggette ad una tassa, sostitutiva dell’IRPEF, con aliquota massima del 15% e, di particolare interesse per i più giovani, decrescente in relazione al tempo di partecipazione alla previdenza complementare fino ad un minimo del 9%. Per i montanti maturati dagli iscritti a previdenza complementare fino al 31.12.2017 continua ad applicarsi pro-rata la previgente disciplina fiscale.
La seconda novità argomentata in conferenza stampa riguarda gli assunti dal 1° gennaio 2019, i quali saranno obbligatoriamente informati sul loro fondo pensione e potranno liberamente scegliere di dotarsi o meno di una copertura previdenziale complementare, secondo le modalità che saranno regolamentare dalle parti istitutive dei fondi di previdenza complementare, anche mediante forme di silenzio/assenso.
Questi interventi sono stati per lungo tempo attesi, ma oggi inizia una nuova era, i lavoratori pubblici da oggi possono godere degli stessi benefici di cui godono da dodici anni i loro colleghi del settore privato; benefici fiscali certo ma, anche, il diritto all’informazione che per la prima volta viene affermato per legge, anche se questo riguarderà i soli nuovi assunti.
Ad oggi è importante scegliere consapevolmente grazie alla giusta informazione: il contributo del datore di lavoro, pari all’1% della retribuzione utile al calcolo del Tfr, la minore tassazione su contributi versati e il TFR stesso, fanno un gran bel guadagno e un pensionamento decisamente più sereno. Per i lavoratori pubblici assunti prima del 1° gennaio 2001, inoltre, è prevista un’ulteriore quota di accantonamento pari all’1,5% della base contributiva vigente ai fini TFS (80% della retribuzione utile).La previdenza complementare è una scelta volontaria e importante ed è perciò necessario informarsi adeguatamente. http://leggedibilancio2018.fondoperseosirio.it/

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Scuola – pensioni: Nel DEF si confermano i 67 anni, per i docenti niente anticipo. Perché nell’UE si va a 63 anni?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 maggio 2018

Si conferma il balzo in avanti di cinque mesi, che fanno dell’Italia il Paese più severo di tutti in fatto di pensioni. Il gap che si sta creando è sempre più grande. In Francia, si consente ai docenti di andare in pensione a 60 anni, al massimo a 62. In altri, come la Germania, con circa 25 anni di insegnamento si permette di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%.
Fa scalpore, poi, il fatto che ci siano delle professioni, come quella dell’insegnante, che si continuano ad annoverare alla stregua delle altre. Mentre le cose non stanno così. Chi opera nella scuola, vale anche per il personale Ata, non può rimanere in servizio anche da anziano: a 60-62 anni, un lavoratore che opera quotidianamente con i giovani in crescita ha la necessità fisica di andare in pensione. Da una recente ricerca – realizzata su larga scala su ambiti problematici connessi con lo sviluppo della sindrome di burnout – risulta che oggi più che mai il “lavoro educativo” è un “ambito professionale particolarmente esposto a condizioni stressogene”, soprattutto tra i docenti più giovani e caratterialmente fragili o emotivi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non c’è volontà di introdurre una manovra che tenga conto della realtà. Quella di un’altissima percentuale di lavoratori della scuola costretti a rimanere in servizio, convivendo con patologie da stress che possono sfociare in vere e proprie malattie croniche, anche invalidanti o peggio ancora. Quello dell’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche tra chi opera nella scuola è un dato scientificamente rilevato, che non può continuare ad essere ignorato per meri motivi di cassa pubblica. Purtroppo, nemmeno il Def contiene quella ‘finestra’ da noi invocata per il restante personale della scuola, dopo l’approvazione della norma che ha definito gravoso il lavoro delle sole insegnanti dell’infanzia. Andando avanti in questo modo, inoltre, né si sblocca il turn over né si annulla il gap generazionale tra alunni e discenti. Si sta riuscendo nell’impresa di fare peggio della riforma Fornero con l’aspettativa di vita che diventa l’alibi per andare in pensione sempre più tardi. Di questo passo, arriveremo a breve a lasciare il lavoro a 70 anni.

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Scuola – Pensioni, l’Inps ricorda agli italiani dell’aumento di 5 mesi dell’età pensionabile

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Con la Circolare n. 62 del 4 aprile l’Inps comunica che dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. Ma c’è di più. Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale:coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996, dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. Per i lavoratori e per la stampa, la situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nel pubblico impiego si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell’infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione. Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti.Coloro che hanno necessità di chiarimenti possono chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico.

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Pensioni: FMI chiede il contributivo: 46 miliardi da sottrarre ai pensionati. Vitalizi foglia di fico

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

“Cari pensionati, ci costate troppo, siete stati per decenni dei privilegiati, con una pensione calcolata con il sistema retributivo, cioè in percentuale sullo stipendio, invece di ricevere quanto avete versato, che è il sistema contributivo. Per cui, dal prossimo mese la vostra pensione verrà decurtata del 30%, salvo conguagli.”Potrebbe essere questa la lettera del prossimo governo a milioni di pensionati. Fantasie? No, perché questa è la linea indicata dal Fondo Monetario Internazionale. Nella relazione “Italia: verso una riforma fiscale favorevole alla crescita”, il Fondo sollecita il taglio delle pensioni calcolate con il sistema retributivo. Insomma, alcuni partiti sono portatori di istanze di una organizzazione politica, monetaria e bancaria internazionale, che mira ad una profonda modifica del nostro sistema pensionistico.
A quanto ammonterebbe il taglio alle pensioni? Secondo un report de IlSole24Ore, del 20 maggio 2015, “è di 46 miliardi il conto del retributivo”, vale a dire che se si applicasse il contributivo alle pensioni retributive, attualmente percepite della maggior parte dei comuni cittadini, si potrebbero risparmiare 46 miliardi, il che migliorerebbe il bilancio dell’Inps e dello Stato ma ad un costo insostenibile per i pensionati, una vera e propria “macelleria sociale”, paventata in commissione Bilancio della Camera dei Deputati, nel corso della passata legislatura.Il taglio dei vitalizi, di cui si parla in questi giorni, non sarebbe altro che la foglia di fico di copertura di un’operazione di “ristrutturazione” delle pensioni attualmente percepite. Dopo i vitalizi si passerà alle “pensioni d’oro” (M5S e FdI lo hanno già annunciato) e, poi, alle altre pensioni.I vitalizi non ci sono più dal 2012 e quelli residui, calcolati con il sistema retributivo, riguardano un numero limitato di ex parlamentari più vicini agli 80 che ai 70 anni, ai quali si vuole applicare retroattivamente una decurtazione che verrebbe, poi, utilizzata per le pensioni attualmente percepite dai cittadini.I pensionati sono avvertiti; perciò non si facciano ingannare da paroloni che circolano nei palazzi del potere su equità, etica e giustizia riguardo ai vitalizi: l’obiettivo vero è mettere le mani sulle loro pensioni.

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Scuola – Pensioni: l’Inps si oppone alla “finestra” a 61 anni chiesta dall’Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2018

Tra i motivi della protesta del giovane sindacato, che ha avuto un’ampia partecipazione e un’eco nazionale da grandi eventi, c’era anche la richiesta di uscita anticipata per chi opera nella scuola, dove lo stress da lavoro è altissimo, diventata una necessità imprescindibile: le motivazioni sono state espresse sia ai dirigenti ministeriali, che hanno ricevuto una delegazione dell’Anief, sia ai parlamentari incontrati dal presidente nazionale Anief nel pomeriggio. Nelle stesse ore, però, dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, veniva espressa una tesi diametralmente opposta.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La vita e i diritti delle persone valgono più dei meri calcoli economici. I partiti politici ci hanno detto, durante la campagna elettorale, che i costi per certe manovre sacrosante non sono un problema. Perché si copriranno con l’eliminazione degli sprechi. È bene, quindi, rimanere su questa linea. Senza deviare su altre strade: permettere di riempire il campo mediatico con delle visioni opposte, come quella di Boeri, senza che nessuno replichi, a livello istituzionale e politico, non è un bel segnale. Perché non stiamo chiedendo nulla di trascendentale, ma solo la tutela dei lavoratori: recenti studi hanno confermato che per quelli della scuola il burnout presenta percentuali molto più alte che in altre professioni, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. Senza dimenticare che costringendo centinaia di migliaia di dipendenti a fare formazione alle soglie dei 70 anni, si continuano a respingere altrettanti giovani che vogliono fare lo stesso lavoro ad invecchiarsi da supplenti. Fare finta di niente, accampando scusanti legate alla mancanza di fondi pubblici adeguati, rappresenterebbe l’ennesima presa in giro. La stessa che ha portato gli assegni pensionistici a ridursi progressivamente. Per questo attendiamo con estrema fiducia che i politici che hanno vinto le elezioni anche grazie alla promessa di anticipare l’uscita da lavoro, inseriscano tra gli obiettivi prioritari da realizzare nella XVIII legislatura la riduzione delle soglie per andare in pensione.

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Scuola – Pensioni, dopo le promesse elettorali torna il silenzio assordante

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Dopo le promesse elettorali, a distanza di poco più di due settimane dalle elezioni politiche, già non si parla più di tornare ad una soglia pensionistica equa. Nelle dichiarazioni dei politici che tra qualche giorno saliranno in Parlamento, sono altri i temi a tenere banco. Solo i sindacati ricordano che per cancellare la riforma Fornero servirebbero circa 80 miliardi che vanno recuperati a copertura di un’eventuale controriforma. Anche per questi motivi, venerdì prossimo, mentre si nomineranno gli uffici di presidenza e di commissione delle Camere, per l’avvio della XVIII legislatura, inizierà la protesta: a Roma, sono attesi migliaia di maestre e di maestri, di insegnanti e Ata che andranno in corteo dalle 9 alle 14 da Piazzale Ostiense a Viale Trastevere, per manifestare sotto il Miur.Il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico ricorda che con l’approvazione della riforma Monti-Fornero, l’iter che porta al pensionamento dei dipendenti della scuola è diventato un percorso ad ostacoli, con l’arrivo spostato sempre più avanti. Così, mentre ancora grida vendetta il blocco di migliaia di docenti e Ata per via della Quota 96, comprendente età anagrafica e anni di contributi riconoscibili, innalzata oltre ogni modo, abbiamo assistito allo slittamento dell’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, con effetto 1° gennaio 2019. Mentre l’Ape Social l’anticipo pensionistico, fino a circa 3 anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato non da banche ed assicurazioni (come nel caso dell’Ape normale), ma direttamente dallo Stato, è rimasto relegato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola dell’infanzia. È giunto il momento che la politica si occupi di scuola e dei suoi lavoratori, i quali non possono dedicarsi alla formazione alle soglie dei 70 anni, mentre i giovani che vogliono lavorare, invece, sono costretti a loro volta ad invecchiare nelle vesti di precari, perché lasciati inopinatamente fuori del circuito occupazionale e utilizzati con la filosofia del cottimo.

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Le riforme promesse e le toppe praticate: parliamo di pensioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

Da quando è uscita la legge Fornero sulle pensioni, diversi anni fa, le conseguenze che sono derivate sul fronte del lavoro si avvertono ancora oggi generando forti contrasti tra i partiti tra chi vorrebbe cancellarla del tutto e chi si limiterebbe a un ritocco qua e là. La realtà, in effetti, ci indica un percorso diverso. Ricordo uno studio approfondito condotto dal Centro studi politici e sociali della Fidest una trentina di anni fa dove si avanzava la proposta di rivedere totalmente il sistema previdenziale e assistenziale in Italia. Fu un lavoro collegiale con il supporto, tra gli altri, di un docente universitario in matematica attuariale. Non potendo in questa sede scendere nei dettagli posso dire che avevamo previsto una forma assicurativa con cadenza decennale con un contributo previdenziale e assistenziale dei lavoratori tale da poter loro assicurare diciamo al valore attuale, al termine del decennio, una rendita media a vita intorno alle 350 euro mensili elargibile da subito o ricaricabile nel decennio successivo e così di seguito. Da qui un’altra variabile che riconosceva ai fini del calcolo pensionistico i lavori in part time dei giovanissimi e anche i modesti compensi negli stage lavoro-scuola. Non vi era, tra l’altro un limite pensionistico. Era, semmai, previsto, nel corso degli anni la possibilità di apprendere un altro lavoro con la stessa logica dell’anno sabbatico per dare la possibilità di un naturale ricambio generazionale in determinati settori. Ad esempio si pensava a un giocatore di calcio professionista che intorno ai 35-38 anni appendeva gli scarpini al chiodo e doveva guardarsi intorno per ritagliarsi una nuova attività. Lo stesso può accadere per i lavori usuranti. Nello studio era prevista anche l’individuazione di quei lavori sedentari per assegnarli a personale più anziano, in chiave volontaristica, come potrebbe capitare a un poliziotto che per anni è impegnato nelle volanti e che è intenzionato a passare a lavori d’ufficio. Il tutto fu portato a conoscenza dei politici e di là degli elogi per un studio così ben congegnato non se ne fece nulla. Perché, ci dissero, i tempi non erano maturi per tali cambiamenti e un altro obiettò, con un certo cinismo, che se risolviamo tutti i problemi cruciali che ci affliggono i politici che ci stanno a fare? Non era, beninteso, una questione economica, poiché nella peggiore delle ipotesi il costo sarebbe stato per le casse dello Stato di almeno il 20% in meno di quanto si spende oggi. (Riccardo Alfonso)

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Diritto alla perequazione tra pensioni e stipendio

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

corte dei contiInteressante sentenza della Corte dei Conti della Puglia, che accoglie il ricorso proposto da un ex appartenente al Ministero degli Interni, sulla questione della vigenza nell’ordinamento del “principio di automatico collegamento della misura delle pensioni al trattamento retributivo del personale in servizio“.La sentenza, molto articolata, fa riferimento a pronunciamenti della Corte Costituzionale, quando afferma che “non può non prospettarsi come fattore di nuove e ulteriori divaricazioni tra pensioni e stipendi, rappresentando l’ipotesi che nel medio periodo l’andamento delle retribuzioni finirà per discostarsi dalle pensioni“.Il giudice ritiene che “In applicazione, quindi, degli articoli 36 e 38 della Costituzione (…) per le considerazioni sopra espresse, che debba essere affermato il diritto del ricorrente alla perequazione del trattamento pensionistico, con aggancio ai miglioramenti economici concessi al personale di pari qualifica ed anzianità in attività di servizio“. Inoltre, si legge nella sentenza, che “Il suddetto principio non è, in effetti, contenuto in alcuna espressa disposizione legislativa che lo sancisca in termini generali, ma viene di volta in volta invocato quando si ponga per una categoria di pubblici dipendenti la necessità di uno speciale adeguamento del trattamento di quiescenza, in relazione ad una dinamica salariale del personale in servizio che venga a discostarsi in misura notevole dai valori economici precedentemente attribuiti e sui quali veniva calcolato il trattamento di quiescenza“. Da ciò, la Corte dei Conti “accerta il diritto dei ricorrenti alla perequazione della pensione, con collegamento al trattamento stipendiale dei dipendenti di pari anzianità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria nella misura di legge“. (fonte: GrNet.it)

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La verità sulle pensioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 gennaio 2018

federanzianiRoma 7 febbraio 2018 Casa dell’Aviatore – Viale dell’Università, 20 Ore 10.00-13.30 le Associazioni ANPAN – ANRRA – ANUA – ANUPSA – CONFEDIR – FEDERSPEV – UNPIT – UNUCI si confronteranno con esperti e politici invitati. “Rappresentiamo gran parte delle professionalità dei cittadini in pensione che da troppo tempo si vedono usati come bancomat per coprire le infinite falle economiche di un sistema dove troppo spazio è ancora lasciato a sprechi, privilegi ed evasione ed elusione fiscale,” dice il prof. Michele Poerio, Presidente del Comitato organizzativo”, ecco perché abbiamo organizzato questo convegno nazionale con inizio alle ore 10.00 presso la Casa dell’Aviatore”. Il Presidente di FEDERSPEV Michele Poerio modererà il Convegno nazionale al quale sono stati invitati come relatori economisti e politici di tutto l’arco costituzionale,” Vogliamo risposte sui 4 punti che riteniamo imprescindibili come Comitato e che intendiamo evidenziare al mondo istituzionale, sociale e a tutte le rappresentanze politiche, basta con le fake news sulle pensioni e basta con dati errati”. L’evento nazionale intende evidenziare come tutta la politica invece di scagliarsi contro i cosiddetti “pensionati d’oro” a 2.500 -3.000 € lordi mensili, che d’oro non sono, farebbe meglio a diminuire i suoi esorbitanti costi, a favorire la piena occupazione, a rivalutare i montanti contributivi, a lottare contro le false pensioni di invalidità, contro le pensioni e i vitalizi frutto di privilegi e di pluri-incarichi, contro l’evasione contributiva, contro la spaventosa evasione-elusione fiscale (120-130 mld anno) e contro la corruzione (60 mld anno). “E’ questo il ‘pozzo di San Patrizio’ cui la politica deve attingere per risolvere tutti i problemi del nostro Bel Paese, abbattendo quello spaventoso debito pubblico che ci soffoca e che lievita ogni anno”, evidenzia il Presidente del Comitato Organizzativo dell’evento, prof. Michele Poerio.

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