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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘pensioni’

Pensioni scuola: Basta deroghe alla Legge Fornero

Posted by fidest press agency su sabato, 6 agosto 2022

Da gennaio 2023, dopo quattro anni di eccezioni, chi va in pensione potrà usare solo le regole di uscita ordinarie, quindi uscire dal lavoro a 67 anni o con quasi 43 anni di contributi. Andando a danneggiare così i progetti di centinaia di migliaia di lavoratori, che con le loro famiglie avevano già fatto i conti per lasciare il servizio con qualche anno d anticipo: consapevoli del malcontento generalizzati, “i partiti in campagna elettorale, soprattutto a destra, fanno a gara a proporre soluzioni alternative”, scrive oggi la stampa nazionale.“Quello che serve è un ripristino dei requisiti pre-Fornero, soprattutto per certi comparti come la Scuola, perché dopo il flop di Quota 102 – commenta oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non possiamo permetterci altre battute a vuoto sulla pelle di chi ha lavorato per decenni e si ritrova catapultata la pensione a quasi 70 anni. Il tema delle pensioni è quindi prioritario nella prossima campagna elettorale: a nostro avviso, per rendere sostenibile la contro-riforma bisogna separare le competenze a bilancio dell’INPS, distinguendo le spese del welfare dalle pensioni”.“Di certo – continua il sindacalista autonomo – non possiamo pensare di mandare i lavoratori in pensione a 67 anni e ritornare alla legge Fornero ‘pura’. Nella scuola, in particolare, ci vuole una finestra specifica, come Quota 96, proprio per l’alto tasso di burnout presente nella categoria dopo i 60 anni. E per tutti bisogna riconoscere il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria, come pure auspicato più volte dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Altre strade, come l’anticipo in cambio della tramutazione di tutto il servizio nel sistema contributivo, con tagli anche del 30-40% dell’assegno, non possono essere considerati soddisfacenti, ma solo delle soluzioni a metà frutto di mediazioni populiste che speriamo non vengano più riproposte”, conclude Pacifico.Qualche giorno fa nel corso del 57° congresso Federspev, Marcello Pacifico, in qualità di segretario organizzativo Confedir, ha anche detto che è giunta l’ora di “introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di approvare anche delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo anche la qualità del servizio pubblico”. Il sindacato si è infine detto favorevole a tutte le proposte che intendono superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

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Pensioni: Il presidente Inps rilancia il riscatto gratuito della laurea

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2022

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico rilancia la possibilità di riscattare gratuitamente gli anni di studio universitario, sulla scia del modello tedesco: secondo l’Istituto di previdenza la misura potrebbe costare circa quattro miliardi l’anno, ma sarebbe alla lunga un investimento perché agevolando il turn over si andrebbero a ridurre i tassi italiani record di disoccupazione e di Neet. Si andrebbero a svecchiare anche gli organici, come quelli della scuola dove due docenti e Ata su tre sono ormai over 50 malgrado l’alto tasso di patologie derivanti da burnout. Il riscatto del corso di laurea, ricorda oggi la stampa specialistica, permette di trasformare gli anni di università in anni contributivi e dunque integrare la posizione contributiva ai fini del diritto e del calcolo della pensione. Senza questa agevolazione, continua a rimanere in vigore la norma secondo cui per riscattare quattro anni di laurea si arriva a spendere oltre 42mila euro. Con le agevolazioni introdotte da alcuni anni, il costo per riscattare un anno di corso è pari a 5.264,49 euro, quindi per un quadriennio si superano di poco i 20mila euro.“È comunque una somma comunque importante, che non invoglia di certo i dipendenti a chiedere il riscatto – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, mentre con la proposta del nostro sindacato sul riscatto gratuito degli anni universitari ai fini pensionistici, ora rilanciata dal presidente dell’Inps, il panorama cambierebbe molto. Certo, il costo sarebbe di 4 miliardi e a carico dello Stato, ma si tratterebbe di una spesa davvero intelligente. Perché oggi la richiesta di riscatto la pagano i lavoratori: da 25 mila ai 50 mila ciascuno, a seconda se la richiesta avviene con il sistema agevolato o intero. Chi aderisce viene messo di fronte ad un brutto bivio: rimanere in servizio fino alle soglie dei 70 anni oppure ‘bruciare’ quasi del tutto la liquidazione per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto del lavoratore, visto che la laurea è stata a suo tempo dal dipendente oltre che conquistata negli atenei a suon di esami. Sarebbe opportuno – conclude Pacifico – che questo argomento diventi oggetto del programma elettorale dei partiti”.Sempre Marcello Pacifico ha di recente ribadito ufficialmente la proposta: qualche giorno fa, in qualità di segretario organizzativo Confedir, nel corso del 57° congresso Federspev, ha detto che è arrivato il momento di “introdurre assegni allineati all’inflazione e liquidazione immediata TFS/TFS e anticipo di un anno per le mamme. Inoltre, è indispensabile che per professioni logoranti e con un’alta percentuale di burnout, come i lavoratori di Scuola e Sanità, si riconosca lavoro usurate e quindi l’uscita anticipata attorno ai 60 anni di età senza decurtazioni. C’è urgenza di approvare anche delle deroghe, a partire dal 1° gennaio 2023: ne va di mezzo anche la qualità del servizio pubblico”, ha concluso Pacifico.Il sindacato è favorevole a proposte che intendono superare la Legge Fornero introducendo Quota 100 o 102 “flessibile”, come quella di Antonello Orlando, esperto della Fondazione studi consulenti del lavoro.

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Quasi il 30% dei lavoratori in Europa non è fiducioso di ricevere la pensione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

Alight Solutions, in collaborazione con l’Università di Granada, presenta i risultati dello studio Retirement Perception Index, che rivela le opinioni dei lavoratori nei confronti dei sistemi pensionistici in diversi Paesi europei: Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi. Quello che emerge dagli intervistati – un campione di 2.400 dipendenti di aziende di diversi settori – è che il 27% dei lavoratori ha scarsa fiducia nella possibilità di ricevere una pensione al termine della propria vita lavorativa. Nello specifico in Italia, meno del 40% degli intervistati ripone molta fiducia nella possibilità di ricevere una pensione al termine della loro carriera; il 25,5% ripone una fiducia molto bassa nella possibilità di ricevere un importo che gli permetterà di mantenere il proprio tenore di vita, dovuto probabilmente al fatto che il 68% degli italiani intervistati percepisce una retribuzione inferiore ai 30.000€ (35% tra i 20.000€ e i 30.000€ e 33% sotto i 20.000€). Inoltre, la mancanza di informazioni riguardo le pensioni da parte delle aziende è un elemento che infonde insicurezza e contribuisce ad alimentare la sfiducia nei confronti del sistema pensionistico: il 25,8% afferma di conoscere poco o molto poco il funzionamento del sistema pensionistico italiano, e il 55% degli intervistati ha dichiarato che sarebbe interessato a lavorare per aziende che offrono consulenza professionale sulla modalità in cui gestire i propri piani pensionistici.L’attenzione ai contributi è elevata, in particolare il 64,5% degli intervistati mostra un interesse alto o molto alto a lavorare in aziende che versino contributi integrativi in un piano pensionistico.

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Pensioni: Riscatto gratuito della laurea

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

Anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, si dice d’accordo sull’introduzione del riscatto di laurea gratuito: la proposta, lanciata pochi giorni fa dal sindacalista Marcello Pacifico, a Verona, durante il 57° congresso Federspev, nella veste di segretario organizzativo Confedir, è stata ripresa dal professor Tridico durante il Festival del Lavoro a Bologna: il numero uno dell’Istituto di previdenza ha detto che “è un intervento importante che ovviamente necessita di risorse importanti, quello della copertura di quel periodo formativo su base contributiva in modo che si possa, come avviene in Germania, riscattare la laurea in modo gratuito. Ora abbiamo il riscatto light che è un passo avanti, si riscatta la laurea nel modello contributivo con 20-22mila euro”. Secondo l’Inps, la misura potrebbe costare circa 4 miliardi l’anno. Oggi il riscatto sulla base dell’importo contributivo minimo costa 5.360 euro per ogni anno di corso di laurea, pari a poco più di 15mila euro nel caso di laurea triennale e di 21mila se si tratta di diploma quadriennale.

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“Italia, pensioni e mobilità: storie di partenze e di ritorni”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2022

Questo il tema del convegno che si svolgerà a Roma il prossimo 4 luglio, alle ore 11, presso Palazzo Wedekind (Piazza Colonna, n. 366).Al convegno, promosso dall’Inps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) e dalla Fondazione Migrantes, interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, il Presidente della Fondazione Migrantes, S.E. Mons. Gian Carlo Perego, il Direttore Generale dell’INPS, Vincenzo Caridi, il Direttore Generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie MAECI, Luigi Maria Vignali. Modera Federico Luperi – Giornalista ADNKRONOS.

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Pensioni: Nel 2022 servirà un patto generazionale per salvare i giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2022

“Il prossimo anno si potrà andare in pensione con Quota 102, ma urge una revisione urgente del sistema perché sia più equo”: a dirlo è Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief. Intervistato dall’agenzia Teleborsa, il sindacalista autonomo si è soffermato sulle prospettive previdenziali per i giovani oramai apocalittiche: “un 22enne di oggi dovrebbe lavorare fino a 81 anni per avere il 60% dell’ultimo assegno”, ha detto Pacifico. Quello che stiamo prospettando alle nuove generazioni, ha continuato, “non è un sistema giusto. Anche perché ci allontana molto dall’Europa, dove si va in pensione a 63 anni e non a 67 anni e si va in pensione con il massimo dei contributi”. Il leader dell’organizzazione rappresentativa della scuola si rivolge quindi “al Governo, al quale chiediamo un impegno chiaro: un patto generazionale, perché è vero che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro, ma è anche vero che dopo una vita di lavoro bisogna anche godersi un po’ di pensione”.

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Scuola Pensioni, dal 2023 via a 62 anni ma con taglio netto dell’assegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2021

La viceministra all’economia Maria Cecilia Guerra si dichiara soddisfatta dell’apertura nei confronti dei sindacati e afferma che il tavolo sulle pensioni del 20 dicembre è “il segno che ci siamo”: i tempi di realizzazione della riforma si prevedono tuttavia piuttosto lunghi, poiché il prossimo anno è stato già predisposto con una serie di provvedimenti tampone, come l’approvazione per 12 mesi di ‘Quota 102’ con 64 anni di età, 38 di contributi e penalizzazione sull’assegno. Anche per il futuro si va verso il pensionamento anticipato in cambio di tagli pesanti al compenso che andrà a percepire il lavoratore in uscita: “la pensione anticipata potrà essere solo contributiva (con l’eccezione, ovviamente delle misure strutturali già esistenti) e sia che si ipotizzi una pensione a quote come quella proposta da Tridico, sia che si sceglie una pensione quota 41 per tutti per rendere la Fornero meno rigida, l’assegno sarà calcolato con il sistema contributivo”, conferma oggi Orizzonte Scuola. Il sindacato Anief ha detto no da tempo a questo genere di proposte ed ha presentato una serie di emendamenti alla Legge di Bilancio 2022, a favore del personale dei comparti Istruzione, Ricerca e Sanità. Tra le richieste dell’organizzazione autonoma, figurano l’uscita anticipata a partire dai 61 anni, con 35 anni di contributi, senza decurtazioni e con il calcolo interamente retributivo, diventata sempre più necessaria a seguito della pandemia e del gravoso stress psicofisico che vive il personale. Per Anief occorre equiparare i parametri già previsti per i lavoratori delle forze armate ai dipendenti della scuola; bisogna andare pure a cancellare le vigenti decurtazioni del trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR ed introdurre nell’Ape Sociale tutta la categoria dei lavoratori della scuola. Riguardo la questione irrisolta dell’Interruzione e recupero del Trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici TFR, Anief chiede “di garantire la parità di trattamento con i dipendenti del settore privato”, facendo venire meno la “trattenuta del 2,50 % sull’80% della retribuzione lorda, ovvero del 2% sulla retribuzione complessiva annuale, per il finanziamento del Trattamento di fine rapporto”. Dal 2022, scrive ancora il sindacato, questa trattenuta dovrà essere effettuata in base all’articolo 2120 c.c., “con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento”, cancellando in tal modo “le illegittime decurtazioni del proprio trattamento retributivo ai fini del finanziamento del TFR che deve essere a totale carico del datore di lavoro – amministrazione, come per i lavoratori privati dove la “rivalsa del 2,50% a carico dei dipendenti non è praticata”. Infine, Anief chiede di allargare il carattere della gravosità della professione docente a tutti gli ordini di scuola, non fermandosi alla scuola dell’infanzia e primaria, anche perché, si legge nell’emendamento, “i nostri docenti sono i più anziani non solo tra i Paesi sviluppati rispetto all’Europa ma anche a tutto il mondo: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%”

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Pensioni, Cavallaro (Cisal): per tutelare i giovani bisogna riformare il mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2021

“Anche l’Ocse conferma che le attuali norme di accesso alla pensione in Italia sono fra le più restrittive al mondo: la generazione che accede adesso al mercato del lavoro in Italia andrà in pensione in media a 71 anni di età contro una media internazionale di 66 anni. Il vero problema, tuttavia, non è quando ma come si andrà in pensione. Necessaria una riforma strutturale, che metta mano al sistema di calcolo, ma anche una riforma del lavoro ed efficaci politiche attive per favorire il cambio generazionale e quindi l’occupazione giovanile, la crescita professionale ed una remunerazione adeguata. Dobbiamo senz’altro tutelare i futuri pensionati e quindi puntare i riflettori su carriere intermittenti, part-time involontari, stipendi bassi che, di conseguenza, produrranno pensioni povere, ma soprattutto dobbiamo permettere ai giovani, che sono la vera risorsa del Paese, di entrare nel mercato del lavoro. Un lavoro stabile e non precario”. Così il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro, commenta il rapporto ‘Pensions at a glance 2021’ dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Alessio Bompasso Ufficio Stampa Cisal

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Manovra: Anp-Cia, pensioni minime a bocca asciutta. Si aumenti assegno a 780 euro

Posted by fidest press agency su martedì, 7 dicembre 2021

Insoddisfazione per pensioni minime e redditi bassi dimenticati, solo parzialmente compensata dai buoni risultati su sanità e sociale. La proposta di legge di bilancio per il 2022 sembra una medaglia a due facce, così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che ha già presentato delle proposte emendative con l’obiettivo di favorire una stagione di riforme e investimenti, superando le criticità della fase pandemica. Innanzitutto, la necessità di aumentare gli assegni al minimo dagli attuali 515 a 780 euro mensili, oltre alla revisione dei criteri di accesso per la pensioni di cittadinanza, che hanno impedito alla stragrande maggioranza dei pensionati di beneficiarne. A questo si aggiunge la proposta di revisione delle detrazioni e deduzioni per il recupero –almeno- delle spese mediche, come avviene per tutti gli altri cittadini.Aver dimenticato le pensioni minime ancora una volta appare molto grave, soprattutto in un momento in cui l’inflazione riparte al galoppo e incide sui beni di prima necessità, insieme ai consistenti aumenti (dal 30 al 50%) delle bollette di gas e luce. Viene, invece, considerato da Anp solo un mero palliativo l’indicizzazione che porterà a un aumento di poco più di 9 euro mensili. Unico risultato positivo, il riconoscimento del lavoro agricolo usurante agli agricoltori, tale da permettere l’anticipo pensionistico senza penalizzazioni.Riguardo alle riduzioni fiscali, se -da una parte- Anp apprezza la volontà di attenuare il carico sulle pensioni (le più tassate d’Europa) -dall’altra- auspicava maggiore equilibrio e progressività nelle determinazione delle aliquote. Per i redditi fino a 15mila euro siamo, infatti, ancora fermi al 23%, senza alcun miglioramento per le pensioni basse, mentre sembrerebbero premiati solo i redditi alti, rischiando di ampliare la forbice delle disuguaglianze sociali nel Paese.Positiva, invece, per Anp la parte relativa a sanità e sociale. Sembra, così, aprirsi una nuova stagione di investimenti per strutture e servizi, nella direzione da sempre auspicata dall’associazione. E’ questa la sfida più importante per i prossimi anni, assieme alla conferma delle azioni di contrasto al Covid, vaccini in primis. E’ necessario recuperare tutti i ritardi negli interventi ordinari, che riguardano in particolar modo gli anziani. Dovrà essere, quindi, straordinario l’impegno di Stato e Regioni per spendere bene le risorse, soprattutto quelle del Pnrr. Senza dimenticare l’applicazione capillare sul territorio dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e dei Leps (livelli essenziali delle prestazioni sociali), insieme a tutte le maggiori priorità: medicina territoriale e domiciliare, prevenzione oncologica e telemedicina, servizi per la non autosufficienza e le cronicità, oltre alle Case di Comunità. Se per Anp è apprezzabile la previsione sul potenziamento del personale sanitario medico e infermieristico, resta ancora da definire il ruolo dei medici di medicina generale, verso i quali c’è l’auspicio di un rafforzamento del loro ruolo centrale nell’ambito sia dei servizi di diagnostica che di cura.

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Pensioni: 110 miliardi di euro l’anno da spendere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Nel mezzo della crisi più importante dal dopoguerra l’Europa ha deciso che oltre il 63% dei soldi che ci dà, non li regala. Ma li presta. Le risorse del Recovery fund ammontano a 208,4 miliardi, l’evasione tributaria e contributiva è di quasi 110 miliardi di gettito ogni anno. Vuol dire che se c’è una riforma da fare subito è quella fiscale, non quella pensionistica sullapelle degli anziani e sulle false promesse di futuro ai giovani.«Il grave distacco dalla realtà della politica è evidente – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – mentre in questi giorni gli anziani volano dai cantieri e muoiono a terra, il Governo tira dritto e quegli stessi anziani li lascia sui cantieri, nelle fabbriche, nei centri commerciali fino a 70anni. Il sistema pensionistico, se si scorpora l’assistenza, regge eccome. I soldi che mancano sono quelli delle tasse, che vengono compensati da lavoratori e pensionati con le trattenute sulle già magre buste paga.»«E mentre aumentano carburanti, bollette e merci il governo non riesce a utilizzare la digitalizzazione per incrociare i dati ed inchiodare i grandi e piccoli evasori alle loro responsabilità. Non riesce ad inasprire le pene e rendere l’evasione un reato che si paga con la galera. Perché nelle tasse c’è la nostra salute, la nostra scuola, l’università e tutti i servizi pubblici che fanno o non fanno vivibili le nostre comunità. Regalate questo di futuro ai giovani. » – conclude Iacovone

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Scuola. Pensione anticipata a 63 anni con Ape Sociale, ci sono anche i maestri della primaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2021

Dopo il “tira e molla” durato settimane, la commissione lavori gravosi – indispensabile per aderire all’Ape Sociale – vengono collocati anche i docenti della scuola primaria: se la bozza della legge di Bilancio non dovesse mutare, significa che i maestri primaria potranno accedere alla pensione a 63 anni di età e 36 anni di contributi, senza riduzioni importanti all’assegno di quiescenza ma con il vincolo che sei degli ultimi sette siano stati impegnati in attività faticose. Con i maestri, hanno trovato spazio nella nuova lista allargata anche altre professioni, come i conduttori di macchinari per l’estrazione di minerali, agli operai agricoli e agli artigiani, i magazzinieri, gli addetti alla consegna, gli estetisti, i lavoratori delle pulizie, i portantini e i tecnici della salute. Confermata la presenza anche dei maestri della scuola primaria. Il sindacato Anief ritiene positiva la decisione presa dal Governo ed esorta lo stesso ad allargare però la misura a tutti gli insegnanti: “Avere incluso tutti i docenti della primaria – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è importante perché significa che quanto diciamo da anni è vero: il lavoro nella scuola è faticoso, porta stress e burnout. Lo dicono anche i numeri, con un numero altissimo di insegnanti che sul finire della carriera scontano patologie legate a questa condizione di disagio. Lasciare il servizio a 63 anni deve essere una facoltà da dare a tutti gli insegnanti, perché nella scuola secondaria, dove il numero di alunni arriva anche a 30 e più alunni, le condizioni di lavoro sono similari a quelle della primaria. Questa differenziazione è ingiusta e priva di fondamento”.

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Pensioni: Anche l’ex ministra Fornero chiede flessibilità sui pensionamenti

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

Se addirittura l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero apre a forme di flessibilità per l’uscita dal lavoro, perché il Governo tira dritto a costringe al pensionamento oltre ogni limite? Fa effetto leggere le posizioni di apertura da parte di chi ha prodotto una riforma previdenziale lacrime (le stesse che ha versato Elsa Fornero dieci anni fa, il giorno della presentazione del progetto poi approvato dal Governo Monti) e sangue, mentre chi governa il Paese fa finta di nulla a sta valutando condizioni di uscita anticipata decisamente peggiori di ‘Quota 100’. È emblematico che la Fornero abbia oggi detto che “già la riforma del 2011 prevede che a partire dal 2030, con la pienezza del metodo contributivo, si possa andare in pensione con flessibilità entro una fascia di età tra i 63 e i 70 anni. Opzione donna è una forma di flessibilità”.Sulle parole dell’ex ministra interviene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Come mai nel Governo pluripartitico in essere, nessuno si rende conto che mandare in pensione con i parametri ‘secchi’ introdotti dieci anni fa dalla riforma voluta dalla stessa Fornero, in piena spending review, ma anche prima dall’esecutivo Amato, sarebbe un colpo sia ai diritti di chi ha lavorato una vita e non gli bastano 35-40 anni di contributi per andare in pensione sia a quelli dei giovani che non hanno posti di lavoro a disposizione dove essere collocati?”, si chiede il sindacalista. “Eppure, i tantissimi casi di burnout e di patologie invalidanti di chi sta a scuola, dovute allo stress da lavoro prolungato, parlano chiaro. Il non volerli prendere in considerazione, negandone anche la pubblicazione, è un atto di irresponsabilità da parte di chi governa. Come pure continuare a negare il rischio biologico in busta paga. Abbiamo chiesto dei cambiamenti nella Legge di Bilancio 2022: speriamo – conclude il sindacalista – che stavolta ci ascoltino”.

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Pensioni Lavori gravosi, via pure le insegnanti delle materne?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dopo aver chiesto invano i dati sullo stato di burnout certificato nel comparto scolastico, dove le percentuali di lavoratori con patologie risultano decisamente più alte che in altri settori, Anief si dichiara pronta a impugnare la disposizione immotivata e per estenderla a tutto il personale docente. Perché invece di estendere l’anticipo pensionistico a 63 anni a tutte le figure professionali della scuola, previsto per chi aderisce all’Ape Sociale, la Commissione presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano potrebbe avere escluso anche i maestri della scuola dell’infanzia già presenti. La nuova lista dei lavori gravosi è stata stilata in base ai criteri Inail che applicano ai mestieri del mansionario Istat tre indici: frequenza degli infortuni rispetto alla media, numero di giornate medie di assenza per infortunio, numero di giornate medie di assenza per malattia. La platea si allarga così a circa mezzo milione di lavoratori, ma altri escono. Un passo indietro si era registrato già nei giorni scorsi con l’estromissione dei docenti della primaria e dei collaboratori scolastici precedentemente inclusi.

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Pensioni: Riscatto gratuito della laurea, Anief d’accordo con il presidente Inps

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

Dalla Legge di Bilancio potrebbe arrivare un ulteriore valorizzazione del diploma di laurea, ai fini del calcolo pensionistico. “Al momento – scrive Il Corriere della Sera – chi vuole riscattare gli anni di studio ha a disposizione il riscatto «agevolato» che come ricordato dall’Inps varrà anche nel 2022. La norma prevede che si possano riscattare, salvo alcune eccezioni, gli anni degli studi universitari a fini pensionistici senza limiti di età ma a patto di non avere versato contributi prima del 1996 e di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (dipendenti, autonomi o gestione separata). Al momento sono esclusi gli iscritti alle casse di previdenza dei professionisti”.Ma quanto costa, in pratica, oggi riscattare la laurea? “In concreto è possibile riscattare fino a 5 anni di università, a un costo parametrato alla retribuzione ma agevolato e che in media si è attestato attorno a 5.200 euro per anno di studio. La domanda va fatta all’Inps e l’importo si può saldare in una unica soluzione o in massimo 120 rate mensili non inferiori a 30 euro”. La convenienza di accettare o meno l’attuale possibilità è soggettiva. Altroconsumo per valutare il vantaggio ha detto che bisogna “confrontare il costo del riscatto con il numero delle rate mensili di pensione che si potranno riscuotere in anticipo rispetto al raggiungimento dell’età pensionabile e con l’incremento dell’importo della pensione»” ‘Recuperare’ la contribuzione degli anni di laurea è quasi sempre conveniente ma lo è di più per chi non ha retribuzioni particolarmente elevate e per chi ha iniziato a lavorare molto presto. Si legge sul sito dell’associazione dei consumatori: «Se, per esempio, hai finito di studiare perfettamente in corso a 22 anni e hai subito iniziato a lavorare e non hai mai smesso di farlo, il riscatto della laurea può essere una scelta che ti avvicina al requisito attuale dei 42 anni e 10 mesi (se uomo, uno in meno se donna) di anni di lavoro (e di versamenti) che devi avere per poter anticipare la pensione”. Diverso il quadro se si è iniziato a lavorare tardi. Il riscatto oneroso della laurea porterebbe comunque ad uscire dal lavoro a 67 anni.

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Scuola: Pensioni, proposta Inps per uscire a 63 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

“Flessibilità e sostenibilità finanziaria” sono le doti della proposta che l’Inps ha illustrato alla Commissione Lavoro di Montecitorio: non disegna una ‘gabbia’ rigida entro cui contenere i futuri pensionati ma lascia al lavoratore l’opportunità della scelta con costi che nel medio periodo, dice ancora, sono sostanzialmente azzerati. A conti fatti, sarebbero 332mila dal 2022 al 2027 le pensioni aggiuntive che potrebbero essere attivate con la proposta a fronte di un costo di 4,2 miliardi tra il 2022 e il 2027 che sarebbero poi recuperati da risparmi di spesa che dal 2027 al 2031 sarebbero pari a 2 miliardi di euro complessivamente.La pensione così strutturata spetterebbe comunque fino al raggiungimento del diritto a quella di vecchiaia. In quel momento il lavoratore, infatti, potrà accedere al trattamento pensionistico costituito dalla somma della quota retributiva e della quota contributiva determinata al momento di accesso alla prestazione. Questa modalità costerebbe a regime circa un miliardo di euro l’ampliamento dell’accesso all’Ape sociale individuato dalla Commissione tecnica al lavoro sulla riforma delle pensioni, secondo il calcolo della stima dei maggiori oneri derivanti dalla modifica della normativa.Quattro le modifiche ipotizzate dai tecnici: proroga dell’Ape sociale fino al 2026; integrazione di alcuni codici di professioni riferiti ad attività affini a quelle attualmente presenti nella categoria dei gravosi; l’eliminazione della condizione di conclusione della prestazione di disoccupazione da almeno 3 mesi ai fini dell’accesso all’Ape sociale e riduzione del requisito di anzianità contributiva per i gravosi appartenenti al settore edile da 36 anni a 30 anni.

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Scuola: Nuovo elenco lavori gravosi che mandano in pensione 4 anni prima

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2021

Ci sono anche i maestri della primaria e i collaboratori scolastici. Anief: perché gli altri esclusi? Si potrebbe allargare ad altri lavoratori della scuola, ma non a tutti, l’accesso al pensionamento a 63 anni tramite l’Ape sociale: per volontà dalla Commissione sui lavori gravosi, dal 2022 dovrebbero essere inclusi anche i maestri della scuola primaria e i collaboratori scolastici. Categorie che si andrebbero così ad aggiungere ai maestri della scuola dell’Infanzia e agli educatori degli asili nido. Disco rosso, invece, per tutti gli altri: nessun anticipo pensionistico, dunque, per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, come pure per gli assistenti amministrativi, i tecnici, gli educatori e tutte le altre figure professionali: a costoro vanno applicati i parametri dell’ultima Legge Monti-Fornero, con uscita a 67 anni oppure con circa 42 anni di contributi versati. Nelle prossime settimane, i risultati prodotti dalla Commissione, presieduta dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, verranno sottoposti al vaglio del Governo e del Parlamento.Anief apprezza senz’altro il coinvolgimento dei maestri della primaria e dei collaboratori scolastici nella nuova lista, che sulla base di criteri scientifici ha portato la Commissione lavori gravosi ha esteso dalle 15, sinora previste, a ben 43 professioni potenziali che presentano un indice combinato di malattie professionali e infortuni sopra la media: tutte attività che comportano mansioni “pesanti”, non solo a livello fisico, che comportano quindi la possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro. Rimane da capire cosa ha portato gli esperti a escludere le altre professionalità della scuola. “In realtà – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – il lavoro all’interno di un istituto scolastico è tutto usurante. Vi sono delle dimostrazioni scientifiche che non fanno differenze sostanziali tra gli strascichi psicologici e fisici che comporta l’opera professionale in un istituto scolastico. A questo proposito, sono anni che chiediamo, anche per trasparenza amministrativa e pubblica, che i dati sulle malattie professionali vengano resi pubblici: ci dobbiamo accontentare di quelli svolti all’estero, dove è emerso che tutto i lavoratori della scuola, a partire dai docenti, sono vittime del burnout. È un dato provato, che ci ha convinto a chiedere nel nuovo contratto di lavoro la diaria da rischio biologico assegnata ad altre professionalità, come quelle mediche. Indennità a parte, rimane un dato di fatto che, anche per ringiovanire la categoria più vecchia al mondo, c’è l’impellenza di mandare in pensione chi lavora a scuola a 62 anni senza penalizzazioni. Ecco perché l’Ape Social va allargata a tutti i docenti e Ata”.

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Pensioni: Mura-Cantone (Pd), proposte riforma entro settembre in Parlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

“Entro settembre incardineremo in Commissione le proposte di legge in materia di previdenza presentate dai gruppi: è necessario che il Parlamento discuta della riforma del sistema previdenziale in vista della prossima legge di bilancio”. Lo annunciano la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura e la deputata Carla Cantone, del Pd. “L’adeguamento della previdenza deve essere affrontato – spiegano le parlamentari dem – allargando le attuali maglie dei meccanismi di pensionamento anticipato riservato ad alcune categorie, rivalutando le pensioni medio-basse e istituendo la pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue”.“Ci sono crisi aziendali complesse, la categoria dei lavori usuranti e gravosi è ancora lacunosa rispetto a platea e meccanismi di uscita e poi – aggiungono Mura e Cantone – c’è il tema delle pensioni povere delle donne su cui intervenire migliorando Opzione donna e riconoscendo maternità e lavoro di cura familiare che impattano sulla capacità contributiva femminile. Quota 100 ha mostrato i suoi limiti e deve concludersi”.

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Pensioni: Inac e Anp-Cia, torna quattordicesima a luglio per 3 mln di anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

Torna a luglio la quattordicesima mensilità: spetterà ai pensionati con un assegno mensile inferiore ai mille euro, che in Italia sono circa 3 milioni. Così il Patronato Inac e l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, ricordando la circolare Inps del 24 giugno in cui si comunica che, unitamente alla rata di luglio 2021, verrà corrisposta agli aventi diritto la somma aggiuntiva.Si tratta di un beneficio che spetta ai pensionati Inps della gestione privata e della gestione spettacolo e sport e ai pensionati della gestione pubblica con un’età pari o superiore a 64 anni in presenza di determinati requisiti reddituali, e con un importo variabile a seconda della contribuzione con la quale è stata liquidata la pensione. Ai pensionati al minimo, che già la prendevano in base alla legge n.127 del 2007, verrà confermata la quattordicesima con un incremento che va dai 437 ai 655 euro.“Nonostante la buona notizia, si tratta di risorse del tutto insufficienti per far fronte alle più elementari esigenze della vita quotidiana -spiega il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. L’istituzione della quattordicesima fu motivata da ragioni emergenziali: dare sollievo alle categorie che, più di altre, avevano sofferto il peso della crisi economica. Ma l’emergenza sociale è ancora in atto, per di più acuita da un anno e mezzo di pandemia”.“La richiesta di aumento della quattordicesima mensilità è storicamente una battaglia del Patronato Cia -aggiunge il presidente dell’Inac, Antonio Barile- che ha trovato, dopo numerosi incontri istituzionali, una prima risposta con la legge di Bilancio del 2017 attraverso l’estensione del beneficio fino al doppio del trattamento minimo, oggi 1.030 euro, e l’aumento del 30% per quelle più basse”. Oggi, continua Barile, “insistiamo affinché la quattordicesima sia estesa fino a 3 volte il trattamento minimo (1.520 euro al mese) e i minimi di pensione siano portati, almeno, a quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (40% del reddito medio nazionale, cioè almeno 780 euro)”.Per queste ragioni, prosegue il pressing di Inac e Anp per sollecitare nuovi e adeguati interventi, anche perché i pensionati, in quanto titolari di pensione diretta o indiretta (ad eccezione dell’assegno di invalidità), sono stati esclusi da ogni beneficio in questo ultimo anno e mezzo; e la pensione di cittadinanza non ha, purtroppo, risolto il problema degli assegni bassi.

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Scuola: Riforma delle pensioni

Posted by fidest press agency su martedì, 4 Maggio 2021

Il ministro Andrea Orlando annuncia la ripresa dei tavoli di confronto per la riforma pensioni. Lo scrive Orizzonte Scuola, ricordando “le molte sollecitazioni da parte dei sindacati”. Inoltre, “per le parti sociali è necessario tamponare la scadenza della quota 100 per evitare un brusco ritorno alla Legge Fornero e questo può essere fatto solo introducendo una misura flessibile a partire dal 1 gennaio 2022”.Il problema, rileva l’Anief, è che nell’ultima bozza del DEF siamo molto lontani da questa possibilità: nel documento di economia e finanza viene solo riportato che “in ambito previdenziale e assistenziale si estende la possibilità di optare per il regime sperimentale per il pensionamento anticipato delle donne (cosiddetta “opzione donna”) alle lavoratrici che maturano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2020 (1,2 miliardi nel periodo 2021-2024) e si proroga a tutto il 2021 la sperimentazione della cosiddetta Ape sociale, consistente in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni (circa 0,6 miliardi nel periodo 2021-2024)”. Tutto qui. Nessuna proroga di Quota 100. E nessun modello alternativo, in grado di produrre un anticipo pensionistico reale a chi opera in ambienti di lavoro particolarmente stressanti e causa di burnout, come quello della scuola, ma che non continuano a figurare all’interno della lista delle professionalità che danno diritto all’Ape sociale.

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Inps: 59,6% pensioni inferiori a 750 euro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 marzo 2021

Secondi i dati Inps, il 59,6% delle pensioni ha un importo inferiore a 750,00 euro.”Pensioni da fame. Anche se molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche, resta un importo vergognoso” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inoltre, anche analizzando il reddito pensionistico, sommando quindi tutte le pensioni percepite, la situazione non è molto migliore: il 12,1% dei pensionati percepisce un reddito fino a 499 euro al mese mentre il 23,1% da 500 a 999 euro. Insomma, più di un terzo dei pensionati, il 35,2%, è sotto i 1000 euro. Un dato da leggere insieme a quello secondo il quale l’8,3% prende oltre 3000 euro” conclude Dona.

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