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Posts Tagged ‘classi’

Scuola: A Genova una classe con 24 alunni di cui 7 disabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

Il ministro dell’Istruzione continua a dire che la numerosità delle classi non è un problema e che piuttosto bisogna guardare al calo di natalità: solo che la teoria è una cosa, la pratica è un’altra. La realtà è che anche in tempo di Covid le classi pollaio e la concentrazione degli alunni nella stessa aula non è mutata: tutto è rimasto come prima della pandemia. Così ci ritroviamo con una classe, a Genova, composta da 24 alunni di cui 7 con disabilità: accade all’Istituto Duca degli Abruzzi, come riportato da Il Fatto Quotidiano, con tanto di intervento di genitori (che hanno chiesto anche un incontro in Prefettura e invieranno una lettera al ministro dell’Istruzione) e insegnanti che protestano chiedendo lo sdoppiamento.Norma alla mano, scrive la rivista specializzata Orizzonte Scuola, quello che sta accadendo nell’istituto ligure non è lecito: la norma (Dpr 81/09 e il decreto ministeriale 331 del 24 luglio 1998) prevede che il numero degli alunni nelle classi iniziali che accolgono allievi diversamente abili non può superare il limite di venti. Solo che la stessa legge prevede che “le sezioni della scuola primaria sono costituite con un numero minimo di 15 e un massimo di 26 alunni”. Per tale motivo l’ufficio scolastico regionale ha finora negato lo sdoppiamento della classe che diventerebbero due da dodici alunni. “Siamo arrivati al punto che della stessa legge l’amministrazione prende solo quello che fa più comodo per fare risparmiare soldi allo Stato – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, solo che a subirne le conseguenze sono gli alunni, in questo caso anche disabili, che si ritrovano un loro diritto deprivato. Come può fare un docente a districarsi, didatticamente parlando, in una situazione così complessa e diversificata? Come si fa a realizzare così tante programmazioni individualizzate e a praticarla durante le lezioni? È giunto il momento di cambiare i parametri di legge che governano la formazione delle classi, andando immediatamente a cancellare il Dpr 81/09 che ha innalzato il numero minimo e introdurre il limite massimo di 15 iscritti. Finchè non si farà questo – conclude Pacifico – ci troveremo a commentare composizioni di classi assurde come quella della primaria di Genova”.

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Scuola: Il ministro Bianchi annuncia classi da 18-20 alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2022

Potrebbe essere ad una svolta la piaga delle classi pollaio, introdotta con il Dpr 81 del 2008 che ha innalzato il numero di studenti per aula: il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha detto oggi in audizione in Commissione al Senato – che a media di alunni per classe, in Italia, è già sotto i 20. E a causa della denatalità, da qui a vent’anni la vera emergenza non saranno le classi pollaio ma il fatto di non riuscire più a formare le prime”. Comunque, il ministro ha anche assicurato che “stiamo portando tutte le classi su una media di 18-20 alunni per classe. Abbiamo un accordo con il Mef: fino al 2026 il numero di docenti rimarrà fisso, poi le stesse risorse saranno comunque investite per la scuola”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, chiede ulteriori spiegazioni: “Il ministro ci dice che si sta riducendo il numero di alunni per classe. Questo significa, quindi, che andrà rivisto il Dpr 81 del 2008 che ha innalzato la quantità di iscritti per formare nuove classi e il numero massimo pur di non sdoppiarle. Per noi l’obiettivo 18-20 alunni per classe non è comunque soddisfacente, perché rimarrebbe sempre superiore alla capacità di accoglimento di tolleranza prevista da una norma sulla sicurezza antecedente al Covid di decenni, ma sistematicamente aggirata: la verità è che si possono avere non oltre 15 alunni per classe, perché si tratta di aule dove assistono alle lezioni di 35 metri quadri medi”. A questo proposito, Anief ha rinnovato anche al Parlamento la richiesta, inascoltata, di cambiare i parametri di formazione delle classi solo un mese fa, nel decreto Ucraina, proponendo un emendamento proprio sulla revisione dei criteri del dimensionamento introdotti dal “decreto del Presidente della Repubblica 9 aprile 2008, n. 81, anche ai fini dell’adozione di interventi per la riduzione del fenomeno dell’affollamento delle classi, della diminuzione del rapporto alunni-docenti e personale ATA”.

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Scuola: Stop a classi pollaio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

“La scuola così non può andare avanti: bisogna sdoppiare le classi, ridurre il numero alunni per classe, raddoppiare gli organici di insegnanti e Ata, oltre che rivedere i criteri del dimensionamento scolastico”: lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel giorno di chiusura delle liste Rsu che verranno rinnovate ad inizio aprile. Il sindacato ha chiesto al Parlamento di affrontare il problema: basterebbe approvare l’emendamento al DL 2505 Sostegni ter che Anief ha presentato nei giorni scorsi alla VI commissione del Senato.Per evitare di ritrovarci con una scuola costretta a chiudere e passare alla Dad, con l’emendamento l’associazione sindacale chiede di realizzare “interventi per la riduzione del fenomeno dell’affollamento delle classi, della diminuzione del rapporto alunni-docenti e personale ATA”: Il superamento dell’identità classe demografica/aula, continua Anief, permetterà, senza costi pubblici, “di affrontare situazioni complesse sotto numerosi profili, ad esempio, nelle aree di montagna, nelle aree interne e nelle scuole di vallata”.Il fine ultimo della richiesta sindacale è quello di superare il protocollo di intesa del 6 agosto 2020 tra il Ministero dell’Istruzione e i sindacati rappresentativi della scuola per il contenimento della diffusione di COVID-19. Un obiettivo che era stato condiviso lo scorso 20 maggio, in occasione del Patto per la scuola sottoscritti a Palazzo Chigi dai sindacati rappresentativi con il Governo. Ma è anche contenuto nella riforma dell’organizzazione del sistema scolastico prevista dal PNRR.

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Scuola: Classi al gelo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2021

Non bastavano gli alunni ammassati in piccole classi, ora c’è pure il freddo a rendere difficili le lezioni in presenza: è di queste ore la protesta degli studenti, che ha allargato il fronte comune che ha portato ieri a manifestare nelle vie di Roma e davanti al ministero dell’Istruzione per la modifica della Legge di Bilancio e non solo; come se non bastasse, in numerose città d’Italia, tra cui Genova, Milano e Napoli gli studenti non hanno potuto svolgere le lezioni normalmente a causa della temperatura troppo bassa, che in alcune scuole è scesa sotto i dieci gradi. Una circostanza complicata dall’obbligo di tenere aperte le finestre, per prevenire i contagi da Covid19 in assenza di mezzi meccanici di areazione.“I fondi del Pnrr e della manovra di bilancio – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – dovevano servire al rilancio della scuola e all’elevazione della didattica, finalmente da attuare in ambienti più consoni e verso un minore numero di alunni. Invece, stiamo assistendo ad un depauperamento dell’offerta formativa, con organici del personale che continuano ad essere sottodimensionati, non confermati nemmeno in piena pandemia, e sedi che continuano a contenere migliaia di alunni con un solo dirigente scolastico a gestire l’impossibile carico di impegni e necessità organizzative”. Secondo il sindacalista autonomo, “il personale si continua a non valorizzare, non prevedendo alcuna forma di carriera, e negando quell’aumento di contratto utile ad avvicinarsi ai compensi Ocse. Servivano 4 miliardi per rinnovare il contratto e adeguare gli stipendi all’inflazione registrati negli ultimi cinque anni, invece sono arrivati 200 milioni e non per tutti. Come non c’è traccia delle indennità: di rischio biologico, di incarico, di sede.

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Scuola:classi pollaio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 novembre 2021

C’è anche il timido tentativo di ridurre la portata delle classi pollaio nell’ultima bozza della Legge di Bilancio 2022, ora composta da 219 articoli, che nelle prossime ore approderà al Senato: si tratta della deroga alle dimensioni delle classi, al fine di contrastare il fenomeno delle aule sovraffollate e garantire il diritto allo studio, specialmente per gli studenti con maggiori difficoltà. La disposizione è collocata nell’articolo 112, nella quale si legge che “al fine di favorire l’efficace fruizione del diritto all’istruzione anche da parte dei soggetti svantaggiati collocati in classi con numerosità prossima o superiore ai limiti previsti a normativa vigente, il Ministero dell’istruzione è autorizzato, nei limiti di cui alla lettera d) del comma 2, a istituire classi in deroga alle dimensioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81”. La deroga, però, si adotterà solo “nelle scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica individuati con il decreto di cui al comma 2 e nel limite delle risorse strumentali e finanziarie e della dotazione organica di personale scolastico disponibili a legislazione vigente”.Il sindacato Anief reputa la scelta fatta da Governo davvero minimale rispetto all’esigenza delle nostre scuole: le classi con oltre 27 alunni sono circa 10mila; quelle tra i 25 e i 27 iscritti alcune decine di migliaia; infine ci sono almeno 100mila le classi con circa 25 alunni. “Pensare di risolvere il problema dando delle deroghe nella formazione delle classi solo in casi estremi serve a ridurre l’apice del problema ma non certo a estirparlo”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello che ci attendevamo, ancora di più ora che stanno arrivano i finanziamenti del Pnrr – continua Pacifico – è un provvedimento capillare per sdoppiare tutte le classi e arrivare ad avere non più di 15 alunni per classe, in casi eccezionali non oltre 17-18. È una esigenza che con la pandemia è diventata impellente, ma già le norme vigenti sulla sicurezza imporrebbero aule scolastiche con almeno 1,80-1,90 metri quadrati di spazio ad alunno: una condizione che in piccole aule, che in media si collocano tra i 35 e i 40 metri quadrati complessivi, viene quasi sempre sistematicamente elusa”.“Anche un recente studio del Politecnico di Torino, realizzato proprio durante la pandemia per verificare il distanziamento da mantenere negli ambienti chiusi, ci ha detto che in un’aula di quelle dimensioni non possono stare più di 15 individui. Pensare di sdoppiare solo qualche classe pollaio, collocati in territori disagiati e dove l’abbandono scolastico è alto – conclude Pacifico -, rischia di rappresentare solo l’inizio di un percorso che chissà quando si compirà”.

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Scuola: Già 800 classi in quarantena

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2021

Per il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi docenti e studenti in quarantena sono “pochissimi”, ma i (primi) numeri lo smentiscono: lo scrive oggi la stampa specializzata, sostenendo che in questi giorni “si è completato il ritorno in classe”, ma “serpeggia tra gli addetti ai lavori la perplessità della tenuta del sistema”. Su La Repubblica si riportano le situazioni dei contagi in diverse regioni italiane: dall’Emilia Romagna (in quarantena sono i contatti stretti) passando per il Lazio che vorrebbe seguire questa linea (che comprende anche, in caso di tampone negativi per tutti gli altri il ritorno immediato a scuola). In Veneto, invece, a casa ci va solo il contagiato in modo tale da evitare la Dad generalizzata. In Toscana, invece, si prevede l’isolamento automatico per tutto il gruppo classe. Di fatto, è passata solo una settimana e il dato, rispetto all’anno scorso, è in aumento (erano 400 nello stesso periodo). “È lecito, dunque, pensare che si viaggi attorno alle 800 quarantene in tutta Italia”, dice Orizzonte Scuola.“A pochissimi giorni dall’avvio dell’anno scolastico – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – si può dire con certezza che l’impegno preso dal Governo e dall’amministrazione scolastica centrale di far tornare tutti gli alunni in presenza e dire addio alla didattica a distanza è fallito prima di essere messo alla prova. Abbiamo già migliaia di alunni e studenti in quarantena e la stagione autunnale, con i primi freddi, che porterà i pericoli di contagio maggiori, deve ancora ancora arrivare. Noi lo diciamo, inascoltati, da mesi: si doveva agire sul distanziamento, facendo di tutto per tenere lontani gli alunni, riducendone quindi il numero per classe, aumentando la capienza delle aule e mettendo a disposizione delle scuole più personale. Non è stato fatto, si è puntato tutto sul Green Pass, pensando, a torto, che fosse la panacea di tutti i mali e che sarebbe bastato a proteggere dai contagi. A questo punto, considerando che non vi sono più i tempi per agire, speriamo che almeno chi governa la scuola si decida ad indirizzare su queste necessità i finanziamenti del Recovery Plan che si appresta a mandarci l’Unione europea. In caso contrario – conclude Pacifico – il fallimento sarà completo, anche per il futuro”. Cominciano ad emergere dubbi, anche tra l’opinione pubblica, sulle garanzie che l’amministrazione ha fatto a proposito del ritorno della scuola in presenza per tutti gli alunni. Il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, alla Camera, ha assicurato che sono “pochissimi” i docenti e gli studenti in quarantena. Ma è davvero così? I numeri ufficiali, secondo quanto rivelano fonti ministeriali citati da La Repubblica, non esistono. Dunque quali sono le vere cifre? Ci si affida ai report regionali e alle notizie delle agenzie di stampa. Ad esempio in Veneto già oltre 100 classi in quarantena, in Lombardia almeno 80, in Liguria oltre 25, in Basilicata più di 20. Anche in Piemonte siamo già oltre 50 (con 4 focolai). Poi ci sono diverse decine di casi nel Lazio e in Sardegna.

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Scuola: Si riparte con 14mila classi pollaio

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2021

Sulle classi con un alto numero di iscritti, il ministero dell’Istruzione minimizza: sostiene che il tema delle classi “pollaio” è sul tavolo del ministro Patrizio Bianchi già da febbraio e che alla denatalità non ha fatto seguito il taglio dei posti in organico docente. Tuttavia, dal dossier risultano numeri impressionanti: sono 382mila gli alunni e quasi 25mila i loro insegnanti che nell’anno della pandemia sono stati assegnati nelle 13.761 classi over26 dei diversi ordini di scuola. In particolare, nella secondaria di II grado all’inizio dell’anno scolastico 2020-21 ben 587 istituti si sono trovati nella condizione di dover gestire una o più classi da 27 e più studenti per un totale di 9.974 classi ipernumerose. Alcune hanno numeri elevatissimi: tra prime e seconde classi uniche delle superiori, nel 2020-21 sono state formate 13 classi con ben 40 studenti e 75 classi con un numero di studenti che va tra 31 e 39.Il sindacato Anief crede che la soluzione, a questo punto, passi per i finanziamenti del Pnrr: “Bisogna utilizzare un terzo di quelli destinati a Scuola e Università – commenta Marcello Pacifico, leader dell’Anief – agendo così sulle strutture scolastiche, ripristinando quelle destituite seguito del dimensionamento avviato nel 2008-2009, sugli organici, andando a rinfoltire quelli dei docenti di 200 mila nuove unità e pure del personale Ata, a cui sono stati sottratti 50 mila posti. Tutto personale che in tempo di pandemia sarebbe stato davvero utile, tanto che il Governo per sopperire al problema ha dovuto introdurre l’organico Covid, peraltro quest’anno tagliato di 33 mila posti e con durata limitata sino a fine 2021”.“Ripartire in queste condizioni, con diverse migliaia di classi numerose e l’80 per cento non compatibili con una didattica di qualità, il distanziamento che garantisce la tutela della salute, significa avere perso in partenza: in queste condizioni, in autunno ci ritroveremo con un rischio contagio altissimo nelle classi, una didattica che arranca e la minaccia concreta per tanti di tornare alla dad”, conclude il presidente del giovane sindacato.

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Scuola: Classi troppo affollate

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Il sindacato Anief spiega perché occorre mettere mano alle classi scolastiche, aumentando lo spazio fisico delle aule e riducendo il numero di allievi. “Ci dicono – spiega il leader, Marcello Pacifico – che quella che abbiamo è una organizzazione scolastica normale, ma la legislazione vigente sulla sicurezza impone anche che per stare nelle regole bisognerebbe avere in aula almeno 1,80-1,90 metri quadrati di spazio ad alunno: questo, di norma non avviene perché nella maggior parte dei casi le nostre aule sono più piccole di 35 metri quadrati. Inoltre, uno studio del Politecnico di Torino realizzato in questo periodo di Covid, proprio sul distanziamento da mantenere negli ambienti chiusi, ci dice che in un’aula di quelle dimensioni non possono stare più di 15 individui, sommando insegnanti e alunni”. Ancora di più in tempo di Covid, con le scuole che potrebbero trasformarsi in focolai. “Cambiano i governi, ma il risultato – incalza Pacifico – è sempre quello di non avere la revisione delle regole sul dimensionamento scolastico e sul rapporto alunni-classi. E non importa che oggi la maggior parte del personale, oltre il 90%, si sia vaccinato, come pure il 40% degli studenti tra i 12 e 16 anni ed il 63% dai 16 fino a 19 anni. Perché” da settembre nelle scuole “il virus si continuerà a diffondere, quindi chiuderemo le scuole, manderemo tutti in quarantena e riattiveremo la dad. A quel punto – conclude il presidente del giovane sindacato -, visto che si tornerà alla didattica a distanza, qualcuno dovrà spiegare per quale motivo stiamo obbligando tutto il personale ad avere il Green Pass”.

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Istruzione: Bianchi vuole eliminare le classi pollaio e più docenti di sostegno

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

Il ministro dell’Istruzione ammette gli errori dei governi degli ultimi 15-20 anni. “Il tema classi sovraffollate, classi pollaio, è frutto di una scelta fatta in passato – ha detto oggi Bianchi – : sono stati concentrati gli istituti nei grandi capoluoghi ma si è rivelata una trappola e sta creando problemi di gestione. Su questo io sto facendo le mie battaglie, non metto certezze sui risultati. Io sto cercando di fare sì che non ci siano classi da 28 studenti e di prevedere istituti superiori non solo nelle grandi città, cambiando modo di fare politica che negli ultimi 20 anni ha guardato altrove”. Bianchi ha anche parlato di sostegno agli alunni con disabilità. “Agire sull’inclusione – ha detto – significa agire su un punto forte della nostra storia: stiamo lavorando molto con le forze in Parlamento per giungere alla possibilità di una soluzione che permetta non solo 15mila assunzioni di insegnanti di sostegno, ma qualcosa in più. Ma bisogna che anche le nostre università mettano a disposizione più posti per la specializzazione nel sostegno, serve un’azione di sistema. Se moltiplichiamo i 300mila casi di studenti che in Italia hanno bisogno del sostegno, per il numero dei ragazzi che sono nelle classi in cui quei ragazzi vivono, si vede come questo coinvolge tutta la scuola italiana”. “Avere persone specializzate dalle nostre università, in grado di agire come sostegno a un cambiamento dell’intera classe è un elemento fondamentale. Su questo con molta fatica stiamo raccogliendo anche un consenso tra le forze politiche”, ha spiegato ancora Bianchi. Il ministro ha quindi evidenziato il tema dei troppo pochi posti per le scuole di specializzazione, “un elemento che dobbiamo risolvere: ne ho parlato a lungo con la ministra dell’Università. Dobbiamo portare le persone alla specializzazione avvalendoci delle esperienze che hanno avuto”. È evidente, quindi, l’intenzione del titolare del dicastero dell’Istruzione di portare avanti gli impegni presi meno di un mese fa a Palazzo Chigi, a iniziare dall’esigenza di assumere nuovi docenti con modalità più snelle e moderne, in linea con quelle adottate dall’Unione europea, anche per evitare che la prossima estate si arrivi a coprire nemmeno il turn over. “Per noi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è troppo importante rivedere il rapporto alunni-classi, oltre che quello alunni-plessi scolastici, alunni-insegnanti: se si vuole davvero migliorare l’offerta formativa e ridurre la dispersione scolastica, sono tutti passaggi ineludibili”.

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Scuola: Classi massimo da 20 alunni se c’è il disabile, la norma continua a non essere rispettata

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2021

Sulla formazione delle classi continuano a essere considerate i parametri pre-Covid che hanno portato alla formazione di 20 mila classi pollaio. Al riguardo nella nota ministeriale si sottolinea la necessità di prestare la massima attenzione alla predetta normativa”, scrive oggi Orizzonte Scuola: va adottato, nello specifico, l’articolo 5/2, in base al quale “le classi iniziali con alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni, purché sia esplicitata e motivata la necessità di tale consistenza numerica, in rapporto alle esigenze formative degli alunni disabili, e purché il progetto articolato di integrazione definisca espressamente le strategie e le metodologie adottate dai docenti della classe, dall’insegnante di sostegno, o da altro personale operante nella scuola”. Il problema è che secondo il comma 3 del suddetto articolo 5, il limite dei 20 alunni per classe “è effettuata nel limite delle dotazioni organiche complessive stabilite”. Anief continua a contestare questo modo di procedere. E a rivendicare la formazione degli organici del personale docente sulla base delle esigenze del territorio. “Anche avvalendosi dei fondi del Recovery plan, si hanno organici uguali”, commenta ancora Marcello Pacifico. Il problema riguarda anche il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, tagliato per oltre 50 mila unità negli ultimi anni. Proprio nel frangente storico, quello dell’autonomia scolastica, in cui ne servivano di più”. “Non è probabilmente un caso se nel periodo con la pandemia ne sono stati assunti, sotto la dicitura ‘Covid’, proprio 50 mila. La verità è che la scuola dovrebbe fare per essere al centro del progetto educativo del paese, perché permette la formazione e la crescita culturale del bene più prezioso che abbiamo, i nostri giovani. Invece, continuiamo a farli stare in aule piccole, con i compagni ravvicinati e in numeri altissimi. Così non va”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola e affollamento delle classi

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2021

A fronte di una media nazionale di 20,34 alunni per classe, l’Emilia-Romagna è la regione con la più alta densità di alunni (21,86) seguita da Lombardia (21,44), Toscana (21,24) e Lazio, al quarto posto con una media di 20,92 studenti. Le classi meno “affollate” si trovano in Molise (17,73), Basilicata (18,06) e Calabria (18,13). E’ quanto emerge da un’analisi condotta da DAS (gruppo Generali), compagnia specializzata nella tutela legale che sta registrando in questo periodo una crescita di richieste per Difesa Scuola, copertura rivolta a dirigenti scolastici, personale docente e non docente ma anche ad allievi e genitori che svolgono il ruolo di membri di diritto degli organi collegiali.Nel Lazio si registra un maggiore affollamento nella scuola primaria con una media di 19,39 alunni per classe che collocano la regione al quarto posto in Italia con 231.825 iscritti distribuiti in 11.956 classi. Ad avere un minore affollamento è la scuola media (6° posto in Italia) con 21,22 alunni per sezione. Negli altri gradi scolastici la media laziale si attesta sempre al quinto posto nazionale. Per gli istituti superiori 251.989 studenti sono suddivisi in 11.472 classi con una media di 21,97 alunni, la stessa della scuola dell’Infanzia, dove 81.877 bambini frequentano 3.727 sezioni.In un contesto come quello attuale, condizionato dalla pandemia, Difesa Scuola di DAS tutela dal punto di vista legale dirigenti scolastici, personale docente e non docente, allievi e genitori, sia in casi di procedimento penale, sia per far valere le proprie ragioni in caso di danni subiti per fatto illecito di terze parti, o ancora per presentare ricorso contro una sanzione amministrativa ritenuta ingiusta. Sia all’interno, sia all’esterno degli istituti scolastici, è richiesto, per tutti, di agire nel pieno rispetto di quanto disposto dai Dpcm relativamente alla sanificazione e igienizzazione degli ambienti, all’uso dei dispositivi di protezione, alla misurazione della temperatura, al distanziamento durante l’ingresso negli edifici, sugli scuolabus, e in aula.In ambito civile, le garanzie previste da Difesa Scuola sono attive anche per quanto riguarda la circolazione stradale, in caso di vertenze scaturite nel tragitto da casa a scuola e viceversa e nei trasferimenti in gruppo, in occasione di viaggi di istruzione e di visite e uscite didattiche in genere, seppur attualmente sospese dall’ultimo decreto emanato. Difesa Scuola garantisce anche un servizio di consulenza telefonica, tramite numero verde, per avere il parere immediato ed esperto di avvocati specializzati in caso di dubbi di natura legale.

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Scuola: Più di 740 classi in quarantena

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Nei nostri istituti scolastici, il ministero della Salute apre agli esami individuali con test rapidi i cui risultati sono visibili in soli 15 minuti. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i test sono una buona azione preventiva, ma bisogna anche riconoscere subito il rischio biologico per tutto il personale scolastico impegnato a lavorare nei luoghi di assembramento”. Il sindacalista si appella poi agli studenti: “Indossate la mascherina, anche all’aperto prima e dopo l’entrata negli edifici scolastici per evitare una nuova chiusura generalizzata”. Rischio biologico è la parola d’ordine del giovane sindacato in questi giorni, duranti i quali si riscontrano casi in aumento di Covid a scuola e si chiudono sempre più classi. Mentre il ministero dell’Istruzione chiede ai direttori degli uffici scolastici regionali, con la Nota 1583, di aggiornare settimanalmente l’elenco delle sedi o classi chiuse per via dell’isolamento preventivo fiduciario a cui sono soggetti alunni, insegnanti, Ata.“Il riconoscimento di tale rischio – spiega il leader dell’Anief Marcello Pacifico – dovrà portare nuove regole per il rinnovo del contratto col riconoscimento di una precisa indennità che il giovane sindacato individua in una diaria quotidiana di dieci euro (pari quindi a 300 euro mensili), nuove regole sulla mobilità che aboliscano i divieti esistenti a fronte di possibili chiusure e sulle pensioni, visto l’alto numero di over 60 e di lavoratori potenzialmente fragili e il riscontrato livello di burnout già denunciato dalla stampa per via della maggiore vulnerabilità di chi siede dietro la cattedra”.

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Scuola: Classe con 31 alunni, Tar Lazio la sdoppia perché per la metà gli studenti presentano disabilità o disturbi d’apprendimento

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

La sentenza n. 720 del 10 luglio 2020 ha accolto il ricorso dei genitori di una classe seconda composta da 31 alunni, al cui interno erano presenti 4 alunni portatori di handicap grave, 1 portatore di handicap non grave e ben 12 alunni con disturbi dell’apprendimento. I genitori avevano chiesto l’annullamento del provvedimento con cui era stata formata la classe, perché privo della necessaria motivazione di garanzia del diritto allo studio a tutti gli alunni, alla luce della peculiare situazione in cui versava la stessa classe, rivendicando quindi lo sdoppiamento con conseguente formazione di due classi, una da 15 e l’altra da 16 alunni. Una circostanza, tra l’altro, prevista dalla normativa vigente che in presenza di anche un solo alunno disabile grave prevede la formazione della classe con non più di 20 allievi.Marcello Pacifico (Anief): “Invitiamo il Governo nella prossima legge di bilancio, dopo le dovute deroghe al regolamento sul dimensionamento scolastico, a prevedere delle modifiche: per farlo, come indicato con successo da noi allo stesso premier Giuseppe Conte, sarà fondamentale utilizzare il 10% dei 172 miliardi in arrivo dal Recovery Fund. Propendiamo per questa decisione, la realizzazione di classi con numeri non troppo alti di studenti, anche in assenza di iscritti disabili. Ho chiesto al ministro di dare nei prossimi giorni chiare indicazioni agli uffici scolastici regionali su come derogare allo stesso decreto presidenziale n. 81 del 2009, specialmente quando abbiamo alunni iscritti con handicap certificato. Non va dimenticato che in presenza dello stato emergenziale, abbiamo segnalato che per una classe di 35 metri quadri si dovrebbe abbassare a un massimo di 15 iscritti di alunni, con classi ed edifici scolastici finalmente a misura d’uomo grazie all’utilizzo dei 15 mila plessi chiusi negli ultimi 12 anni”.Trova una risposta positiva dai giudici la richiesta dei genitori degli alunni della classe composta da 31 studenti, di cui la metà disabili o con disturbi di apprendimento, hanno quindi impugnato, al Tar Lazio, il provvedimento dell’Istituto avente ad oggetto la composizione dell’organico nella parte in cui risulta la formazione e la presenza di una sola classe seconda, composta da 31 alunni.

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Scuola: Linee Guida per settembre inutili se non aumentano organici e classi

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

Sul piano per la ripresa delle attività didattiche a settembre, che si aggiunge al protocollo sulla sicurezza e ai tavoli regionali, il sindacato Anief ha detto al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e ai direttori degli Uffici Scolastici Regionali delle cose chiare: incrementare docenti e Ata, ma anche nuove classi, con meno alunni; rivedere le responsabilità penali dei lavoratori che rivestono ruoli di responsabilità; ricalibrare il rapporto alunni-docenti-Ata. A dirlo è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo, al termine dell’incontro dei sindacati con la titolare del dicastero dell’Istruzione per analizzare le Linee Guida in via di approvazione definitiva.Le Linee Guida per la ripresa della scuola in presenza necessitano di accorgimenti. I motivi sono stati spiegati dal professor Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.Nel corso della sua analisi dell’incontro tenuto ieri con la ministra dell’Istruzione, il sindacalista ha detto che “non si può far ripartire le scuole a settembre con gli attuali organici, con le attuali classi e con le attuali sedi di dirigenza scolastica; in secondo luogo, è evidente che bisogna rimettere mano alla responsabilità penali di tutto il personale, dalle Rls alle Rsu fino alle Rspp; in terza battuta, è chiaro che quando si realizza un intervento del genere – dopo quello che è stato già detto nell’incontro con il premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, anche a Villa Pamphili, e con il Cnel – bisogna andare a ricalibrare il rapporto docenti-alunni-Ata, per consentire l’igienizzazione corrente, il distanziamento sociale, una maggiore performance negli apprendimenti, il diritto allo studio anche in riferimento alla povertà educativa, la possibilità di realizzare classi con massimo 15 alunni e non con 30-32 in aule di 35 metri quadri.

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Scuola: A settembre 288 mila classi e 5,7 milioni di alunni da dividere per attuare il distanziamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Si tratta di 42.258 classi nell’infanzia statale, a cui vanno aggiunte circa 28 mila paritarie o comunali, altre 128.143 classi di primaria, più circa 9 mila non statali, 77.976 collocate nelle superiori, a cui aggiungere oltre 3 mila classi afferenti alle paritarie: i dati sono aggiornati all’anno scolastico in corso ed inclusi nel documento prodotto dal Comitato tecnico-scientifico consegnato in queste ore al ministero dell’Istruzione in vista del rientro a scuola in presenza a settembre.Sulla base di questi numeri, al ministero dell’Istruzione spetta ora trovare il modo per dare anche seguito a quanto comunicato pochi giorni fa dalla task force, presieduta dal professore Patrizio Bianchi, che ha indicato l’esigenza di svolgere didattica in presenza fino alla secondaria di primo grado compresa, perché “i bambini della scuola dell’infanzia, elementare e media devono poter essere in un contesto di socialità”. Una priorità confermata pure dalla viceministra Anna Ascani, che ha parlato di suddivisione delle classi in piccoli gruppi, perché “l’anno deve partire in presenza, in modalità quasi esclusiva e si possono immaginare lezioni a distanza solo per gli studenti delle superiori”.Marcello Pacifico (Anief): “I numeri sugli alunni a cui assicurare scuola ‘vera’ parlano chiaro. Finiamola con gli annunci e i documenti tecnici da valutare. Il tempo stringe: occorre finanziare subito un organico maggiorato di almeno 160 mila docenti e 40 mila Ata, che corrispondono a 15 mila docenti aggiuntivi e 5 mila Ata, indispensabili per rafforzare pulizia, controlli e segreterie, da assegnare agli istituti per ogni anno scolastico partendo dal primo dell’infanzia al terzo delle medie. È il minimo sindacale, sotto il quale qualsiasi protocollo di prevenzione del contagio del Covid19 sarebbe impraticabile. Vanno inoltre individuati da subito i locali aggiuntivi di accoglienza delle classi in eccesso che si andranno a formare, anche questi in condizioni di igiene e sicurezza. Per fare questo abbiamo calcolato un finanziamento che non può andare al di sotto di 7-8 miliardi, quindi ne mancano 6 rispetto a quanto stanziato finora. Se non arriva, assieme alle assunzioni direttamente da graduatoria d’istituto trasformate in provinciali, a settembre ci troveremo punto e daccapo. Ecco perché abbiamo proclamato lo stato di agitazione e non escludiamo di arrivare allo sciopero”.Sono 288 mila le classi in Italia nelle quali a settembre occorrerà predisporre le lezioni in presenza senza ricorrere alla didattica a distanza.

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Scuola: Ritorno con classi divise

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 Maggio 2020

Il sindacato risponde, punto per punto, alle prospettive che attendono studenti e docenti nei prossimi mesi, appena si allenterà l’emergenza del Covid-19, toccate in queste ore dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: la didattica “mista” – un po’ da casa e un po’ in classe – non è praticabile, mentre sarebbe molto meglio ripartire con classi da massimo 15 alunni; il ritorno immediato nelle scuole dei bambini più piccoli, con i genitori che torneranno al lavoro, si potrà svolgere solo se attuato nella massima sicurezza; degli esami di maturità in presenza non vi è alcuna necessità, visto che l’alternativa online è già a regime da tempo in ambito universitario.
Nella ridda di ipotesi che si stanno susseguendo sulle modalità di ritorno in classe a settembre, spunta anche quella della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina: non ci saranno doppi turni, ha garantito, ma gli studenti andranno in classe alternati, metà settimana un gruppo e metà settimana l’altro gruppo.In ogni caso gli studenti sarebbero sempre “collegati” da casa quando non saranno in aula. Innanzitutto la certezza è che “a settembre si deve tornare a scuola, gli studenti hanno diritto di tornare a scuola”, ha puntualizzato la ministra. Un principio che vale anche “per le scuole elementari”. Il modello dovrebbe essere uguale per tutti, con una didattica “mista”: un po’ da casa e un po’ in classe, almeno lì dove sarà possibile.
La ministra ha anche ricordato che “molti italiani sono tornati a lavorare e bisognerà dare risposte immediate alle molte famiglie con bambini piccoli. Insieme al ministro Bonetti stiamo lavorando a un protocollo per far sì che piccoli gruppi di bambini, quattro o massimo cinque, possano essere seguiti. Tutto ciò in collaborazione con gli enti locali che stanno facendo la loro parte. A breve questo protocollo sarà sottoposto al Comitato tecnico-scientifico”. E i locali per accogliere i bambini potrebbero essere anche quelli scolastici.Sull’esame di maturità la ministra non ha dubbi: si può fare di persona. Gli esami di Stato inizieranno dal 17 giugno, di persona: “Gli esami in presenza si possono fare. In ambienti molto larghi, con tutte le sicurezze del caso”. E con un “parere positivo del Comitato tecnico-scientifico si possono fare”. Gli studenti, secondo Azzolina, “hanno il diritto di guardare negli occhi di propri insegnanti quando faranno l’esame”.Parlando del personale scolastico, Azzolina ha riposto a chi ha paventato, con la didattica “mista”, un maggiore impegno dei docenti, dovuto all’esigenza di avviare delle lezioni con classi divise in gruppi. “Togliamoci dalla testa che gli insegnanti facciano 18, 24 o 25 ore, quelle sono quelle fatte di viso con gli studenti, perché c’è tutto un tempo necessario alla preparazione delle lezioni, di correzione, di studio e di ricerca che fa parte dell’orario della classe docente”, ha puntualizzato.

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Scuola: L’anno prossimo classi con non oltre 15 alunni

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Lo chiede Anief con un emendamento proposto alla Commissione Cultura del Senato che si accinge ad esaminare il Decreto Legge n. 22 sulla Scuola approvato dal Consiglio dei ministri e ora in Parlamento per la conversione in legge. Secondo il sindacato, l’attuale stato emergenziale obbliga l’amministrazione scolastica a prendere disposizioni urgenti nella formazione delle classi al fine di adeguare i meccanismi di distanziamento sociale per la prevenzione della diffusione di ulteriori epidemie: ridurre il numero massimo di alunni per classe garantirebbe infatti sicurezza, igiene e vivibilità degli ambienti di apprendimento.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il miglioramento del rapporto alunni-docenti è fondamentale per avere ricadute positive sulla didattica e sull’apprendimento degli alunni, perché consentirebbe di assicurare agli allievi degli ambienti certamente idonei allo svolgimento delle attività, ma anche laboratori e aree comuni di condivisione. In questo modo, sicurezza e diritto allo studio verrebbero assolti.

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Scuola: Nuove classi, sempre numeri maxi: possono formarsi anche con 30 alunni

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Si parla tanto di contrasto delle classi pollaio, anche con il supporto delle ultime norme approvate col decreto Milleproroghe. A tutt’oggi, però, non ci sono disposizioni che riducono il numero di alunni per classe: il ministero dell’Istruzione, infatti, si appresta a chiedere alle scuole di allestire nuove prime classi con gli stessi parametri dell’anno passato: fino a 29 alunni nella scuola dell’infanzia, 27 allievi alla primaria e 30 alle medie. Potrebbero fare eccezione le superiori, per le quali è stato approvato un emendamento che introduce il “tetto” di 23 studenti: solo che potrà riguardare un ristretto numero di casi.Anief torna a ribadire che per la formazione delle classi occorre superare la logica delle soglie numeriche minime e massime: “Approfittando anche del calo demografico – spiega il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico -, mai come in questo momento occorre puntare alla formazione di organici differenziati, da determinare in funzione delle esigenze del territorio, della dislocazione delle sedi scolastiche, della rete di collegamento delle istituzioni, a partire da quelle collocate nelle piccole isole o nelle comunità montane, dell’ubicazione in località a rischio, ad alto tasso di dispersione scolastica e migratorio, oltre che in zone economicamente depresse”.Dopo le iscrizioni dei nuovi alunni, è già tempo di formazione delle classi. Delle attese novità, con la riduzione del numero di alunni, però, non vi è sinora traccia. Lo scrive la rivista Orizzonte Scuola, ricordando che in assenza di nuove norme e in “attesa dell’annuale circolare recante istruzioni operative per la costituzione dell’organico di diritto a.s. 2020/21”, rimangono sempre in vigore le disposizioni sul “numero minimo e massimo di alunni delle classi prime di tutti i gradi di istruzione e delle sezioni di scuola dell’infanzia, e i criteri per la formazione delle pluriclassi nella scuola primaria e secondaria di primo grado”.

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Scuola: Riduzione classi pollaio e tempo pieno al Sud, Anief: servono 40 mila docenti aggiuntivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

La riduzione del numero di alunni per classe e l’aumento di tempo-scuola al Sud necessitano di un surplus di insegnanti: servono non meno di cinque docenti in più per istituto, considerando anche che alla maggiore parte delle 8.200 scuole autonome sparse per il territorio nazionale sono annesse più sedi. È bene, quindi, che il ministero dell’Istruzione preveda la richiesta al Mef di non meno di 40 mila insegnanti ulteriori in organico di diritto, al fine di rendere esecutivi gli sdoppiamenti di classe, in presenza di un elevata quantità di iscritti, e di tenere sempre aperte le scuole del Meridione, dove occorre riallineare i livelli di apprendimento.
Commentando i lavori su questo tema della Commissione Istruttoria per le politiche sociali e lo sviluppo sostenibile per la preparazione del documento programmatico, che sarà presentato a breve al ministro dell’Istruzione, il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico, ha detto che “uno dei cavalli di battaglia dell’Anief è proprio la necessità di incrementare gli organici, in base alle necessità del territorio, alla dislocazione, alla rete di collegamento con le stesse istituzioni scolastiche nelle piccole isole o comunità montane, all’ubicazione in luoghi a rischio, ad alto tasso dispersione scolastica e migratorio”.Comincia a farsi sentire la necessità di implementare l’organico dei docenti italiani. Con apposito avviso SIDI – scrive oggi Orizzonte Scuola – le scuole hanno ricevuto comunicazione dell’apertura delle relative funzioni per la costituzione degli organici dell’anno scolastico 2020/21.
Come ogni anno il Ministero dovrà emanare un’apposita circolare, nella quale si dovrà per forza di cose tenere conto dello stop alle classi pollaio dall’anno scolastico 2020/21: il provvedimento, già inserito nel Milleproroghe approvato alla Camera, dovrà passare il vaglio del Senato ed essere convertito definitivamente entro il 29 febbraio. Si partirà solo dalla scuola secondaria di II grado: con i 55 milioni a disposizione che saranno ripartiti su tre anni e su base regionale, tenendo conto del numero di classi con un numero di iscritti superiore a 22 alunni, ridotti a 20 in presenza di studenti con grave disabilità certificata.In attesa della circolare ministeriale, alcuni uffici scolastici, come quello di Milano, hanno fornito alcune utili indicazioni: in queste, ad esempio, si specifica che “l’attività in fasce orarie pomeridiane, sarà autorizzata nei limiti della dotazione organica assegnata dalla Direzione Regionale, sulla base delle vigenti disposizioni ministeriali”. Diventa quindi prioritario, da parte dell’amministrazione centrale di Viale Trastevere, prevedere l’incremento di cattedre nell’attuale fase preliminare.Il surplus di docenti, inoltre, sarà particolarmente necessario in quelle scuole dove si prevede un incremento di orario di apertura delle istituzioni scolastiche, quindi anche di tempo scuola.

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Scuola: – Accordo in Parlamento su Educazione civica in tutte le classi

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

La soluzione trovata in VII Commissione di Montecitorio, quella di introdurre il voto in pagella senza trasformarla in materia, è confusionaria e non serve. Anief lo aveva detto in Parlamento: bisogna ripristinare almeno due ore in più obbligatorie e ridare dignità a una materia fondamentale per costruire un cittadino italiano in Europa. Il compromesso raggiunto in Commissione cultura alla Camera sul testo “verrà votato in Aula a partire dal 29 aprile e potrebbe essere approvato prima delle elezioni europee”. Marcello Pacifico (Anief): La norma non è utile nonostante il dibattito sia stato ampio e le intenzioni di tutte le forze politiche erano unanimi; l’accordo raggiunto è come una montagna che ha partorito il topolino. I buoni propositi del Governo e del Parlamento si infrangono, uno dopo l’altro, sulle rigidità del Ministero dell’Economia: anche il ritorno dell’Educazione civica sui banchi di tutte le classi italiane rientra in questa regola. La Commissione Cultura della Camera ha previsto che dal prossimo 1° settembre la disciplina verrà introdotta nelle classi che vanno dalla prima della primaria alla quinta superiore: solo che, sottolinea il Corriere della Sera, “la legge è molto meno ambiziosa delle promesse fatte in questi mesi: un’ora in più nel curriculum sarebbe stata troppo costosa, l’ipotesi di ricavare un’ora settimanale a scapito di altre materie sarebbe stato politicamente improponibile senza scatenare proteste di esperti e insegnanti. Dunque la «conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni comunitarie» sarà un «insegnamento trasversale». Cioè ogni scuola ricaverà 33 ore annuali per insegnare i «principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale, diritto alla salute e al benessere della persona», prendendo ore un po’ da tutte le altre materie, come il consiglio di istituto riterrà più utile”. “Il testo in discussione – scrive ancora il quotidiano nazionale – ripete più volte che non «devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Cioè si farà usando i docenti della classe e l’organico dell’autonomia, cioè quegli insegnanti senza cattedra che sono a disposizione nelle scuole dopo la riforma Renzi: molti di loro sono tra l’altro abilitati (alle superiori) per l’area giuridica e dunque avrebbero le competenze adatte. Comunque la legge prevede dal 2020 un fondo di quattro milioni per la formazione dei docenti. L’insegnamento potrà essere anche affidato a più insegnanti in contitolarità, ma ci sarà un coordinatore («al quale non sono dovuti compensi o indennità» per questo incarico) per ogni classe che dovrà dare un «voto in decimi» ad ogni alunno”.
“Riteniamo inaccettabile questo modo di procedere – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché non si può pensare di introdurre una disciplina solo inglobandola all’interno di altre. E, oltretutto, affidando l’insegnamento ai docenti che, più o meno casualmente, possono essere presenti nell’istituto in qualità di docenti di potenziamento oppure soprannumerari. E se questi docenti non dovessero essere presenti? Chi insegnerà l’Educazione civica? Ci sono palese violazioni dello stato giuridico dei docenti, della libertà d’insegnamento e dello stesso contratto collettivo nazionale. Chi ha deciso questa soluzione non conosce la scuola perché sa che da sempre alcune competenze relative all’educazione civica sono patrimonio trasversale di tutte le materie. In questo modo si fa soltanto confusione e tanta propaganda. Per Anief il provvedimento introdotto rappresenta solo un minimo segno di apertura del Governo verso il problema. Ma dove essere fatto molto di più. I contenuti da introdurre sono stati segnalati nel corso di un’audizione tenuta dal giovane sindacato presso la VII Commissione Cultura della Camera lo scorso 12 marzo: il sindacato, nell’occasione, ha chiesto l’istituzione della disciplina come materia autonoma, con un minimo annuale aggiuntivo di non meno di 33 ore per la scuola primaria e 66 ore per la secondaria.Per la scuola primaria e secondaria di primo grado, la disciplina si sarebbe dovuta impartire dai docenti dell’area storico-geografica, che per la scuola secondaria di secondo grado avrebbero dovuto avere una preparazione specifica dei docenti; Anief ha voluto estendere l’oggetto degli studi alle istituzioni europee: a livello europeo, ha ricordato il sindacato, esiste una Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (2006/962/CE), relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, delinea 8 competenze chiave, tra cui le Competenze sociali e civiche.Sempre il 12 marzo, il presidente nazionale Anief ha ricordato che “non si possono formare cittadini consapevoli e responsabili se non in una prospettiva più ampia che vada oltre i confini nazionali e conduca verso una coscienza eurounitaria; infatti è di primaria importanza la condivisione di temi come l’educazione civica, il diritto comunitario, partendo dalle Carte fondamentali e dai Trattati Europei. La promozione di equità, coesione sociale e cittadinanza attiva grazie all’educazione scolastica è anche uno dei principali obiettivi individuati dalle Conclusioni del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione del 12 maggio 2009. L’importanza strategica dell’educazione civica nelle scuole è stata ulteriormente sottolineata nella dichiarazione sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza e non discriminazione attraverso l’istruzione adottata durante la riunione ministeriale informale tenutasi a Parigi il 17 marzo 2015”. Di tutto questo, nella soluzione trovata in Parlamento non c’è traccia.

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