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Greenpeace: Continua la protesta nel porto di Danzica

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

GP0STTURXDove da oltre 48 ore gli attivisti di Greenpeace sono in azione contro il carbone e i cambiamenti climatici. Ieri la nave Rainbow Warrior è stata allontanata dal porto dalle autorità polacche, mentre uomini della Guardia di Frontiera, armati e col volto coperto, hanno fatto irruzione di notte spaccando i vetri con delle mazze. Ieri mattina, però, una nuova azione di protesta: un gruppo di attivisti di Greenpeace provenienti da sette Paesi diversi, si è arrampicato sulle gru del porto, impedendo nuovamente lo scarico del carbone proveniente dal Mozambico. «Ci resta poco tempo per evitare un disastro climatico, e la dipendenza del governo polacco dal carbone, oltre ad inquinare l’aria che tutti noi respiriamo, sta mettendo a rischio le nostre speranze per un futuro sicuro e rinnovabile» dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima Greenpeace Italia. «Ecco perché gli attivisti sono costretti ad agire». (foto copyright greenpeace)

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Giornata mondiale degli oceani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Ostia (Roma) Greenpeace presenta martedì 21 maggio, presso la Sala conferenze Lega Navale di Ostia, una spedizione di ricerca, monitoraggio, documentazione e sensibilizzazione sullo stato dei nostri mari che partirà dal porto capitolino e si concluderà in Toscana l’8 giugno, in occasione della Giornata mondiale degli oceani.
L’associazione ambientalista, insieme all’organizzazione The Blue Dream Project, monitorerà per tre settimane i livelli di inquinamento in mare da plastica, in particolare nel Mar Tirreno Centrale.Grazie alla collaborazione con i ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Istituto per lo studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IAS), durante la spedizione verranno effettuati campionamenti sulla presenza di microplastica nella colonna d’acqua, nei sedimenti e in organismi marini commerciali (invertebrati e pesci). In alcune aree sarà, inoltre, monitorata la presenza di nanoplastiche. In occasione della conferenza stampa di presentazione del tour, ricercatori dell’Università degli Studi di Padova presenteranno un report sullo spiaggiamento dei cetacei in Italia, con un focus sui capodogli e la plastica. Interverranno Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Italia, Giuseppe Ungherese, Campagna Inquinamento Greenpeace Italia, Francesco Nanni, Presidente di The Blue Dream Project, ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche e del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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Greepeace in azione davanti alla Miteni

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Miteni greenpeaceTRISSINO (VICENZA) Questa mattina attivisti di Greenpeace hanno aperto uno striscione a forma di freccia, indirizzato verso l’ingresso della Miteni, a Trissino, con il messaggio “Crimini ambientali in corso”. In contemporanea altri attivisti hanno aperto uno striscione con la scritta “Bonifica subito”. La protesta pacifica è avvenuta poche ore prima dell’inaugurazione di un monumento che si terrà a poca distanza rispetto alla Miteni. Evento a cui dovrebbero partecipare istituzioni cittadine, regionali e rappresentanti del governo nazionale. «Come dimostrano dati recenti di ARPAV, l’inquinamento da PFAS, e il crimine ambientale che ne deriva, è tuttora in corso», dichiara Giuseppe Ungherese responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «Oggi assistiamo addirittura al paradosso in cui è l’azienda, che ha originato uno degli inquinamenti di acqua potabile più vasti d’Europa, a dettare i tempi degli interventi, mentre le sue casse si svuotano pericolosamente con il rischio di lasciare allo Stato l’incombenza di coprire i futuri costi della bonifica. Oltre al danno la beffa per tutta la popolazione contaminata. È necessario che le autorità locali prendano in mano la situazione e stabiliscano tempi brevi per la bonifica», conclude Ungherese. Secondo fonti stampa, lo stabilimento dell’azienda Miteni presenterebbe numerosi problemi di sicurezza che avrebbero causato la recente dispersione nelle acque di falda di PFAS di nuova generazione, come il GenX e il C6O4. A ciò si aggiunge la grave situazione finanziaria di Miteni, che ha recentemente avviato le procedure per la richiesta del concordato preventivo, e che pone seri interrogativi sulle reali possibilità dell’azienda di poter far fronte alle future richieste di risarcimento danni. (foto: copyright greenpeace)

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Greenpeace: “Ci aspettiamo che il nuovo report IPCC dimostri la necessità di azioni urgenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

«Alluvioni, siccità, tifoni, ondate di calore sono sempre più frequenti e forti in tutto il mondo, e sono solo alcune delle conseguenze del clima che cambia», dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna energia e clima di Greenpeace Italia all’apertura, in Corea del Sud, della riunione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il braccio scientifico dell’Onu che si occupa in particolare di cambiamenti climatici.Il meeting, a cui Greenpeace partecipa in qualità di osservatore ufficiale con scienziati e delegazioni dei vari governi porterà, l’8 ottobre, alla pubblicazione di un rapporto che mostrerà ai decisori politici le possibili strade da percorrere per raggiungere l’obiettivo climatico, siglato alla COP21 di Parigi nel 2015, di mantenere l’aumento di temperatura entro 1.5 °C.«Crediamo che il report che verrà pubblicato la prossima settimana dall’IPCC – aggiunge Iacoboni – sarà un monito a tutta la classe politica: non abbiamo davvero più tempo da perdere. Possiamo limitare gli impatti dei cambiamenti climatici ma dobbiamo agire subito, abbandonare una volta per tutte petrolio, carbone, gas e nucleare e accelerare la rivoluzione energetica verso un mondo 100 per cento rinnovabile».Il report IPCC delineerà le varie possibili strade che ci troviamo davanti, poi starà alla politica decidere quale percorrere.«In questo momento così importante serve più ambizione da parte della politica, delle aziende e degli stessi cittadini, che vivono più di tutti sulla propria pelle gli impatti dei cambiamenti climatici. Con il report dell’IPCC avremo uno strumento chiaro e aggiornato su quelli che sono gli scenari per il presente e per il futuro. Ci aspettiamo che i leader mondiali che si riuniranno a dicembre in Polonia per la COP24 si schierino al fianco dei cittadini e non della grande lobby fossile», conclude Iacoboni.Alla prossima COP24, che si terrà in Polonia dal 2 al 14 dicembre, tutti i Paesi saranno chiamati ad aumentare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e di produzione da fonti rinnovabili. Il report dell’IPCC dovrebbe essere lo strumento scientifico che guiderà le prossime decisioni e azioni politiche.

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Greenpeace in azione a New York

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

greenpeace new york.jpgNew York. Attivisti di Greenpeace hanno fatto volare questa mattina una tartaruga gigante nei pressi del quartier generale delle Nazioni Unite, a New York, dove – per la prima volta nella storia – gli Stati membri si stanno riunendo per definire un accordo globale per la tutela degli oceani al di fuori dei confini nazionali. Questi negoziati sono il risultato di un processo durato dieci anni e che potrebbe concludersi già nel 2020. In contemporanea, gli attivisti hanno aperto uno striscione con la scritta: “I nostri oceani hanno bisogno di un trattato globale”.
«In questo momento, il destino dei nostri oceani è nelle mani di ogni governo coinvolto in questi negoziati», dichiara Sandra Schoettner, responsabile della campagna di Greenpeace per la creazione di santuari marini. «Non è un’esagerazione dire che nel Palazzo Di Vetro si sta facendo la storia, è urgente che si crei un trattato che permetta di realizzare una rete globale di santuari marini».Questo accordo sugli oceani è cruciale poiché le leggi che attualmente tutelano le acque al di fuori delle giurisdizioni nazionali sono estremamente frammentate, inadeguate e concentrate principalmente sul GP0STSDPPdiritto a sfruttare risorse, piuttosto che sul dovere di proteggerle. Lo stesso Mediterraneo è spesso soggetto ad attività distruttive per la mancata volontà dei governi costieri di sviluppare reali misure di tutela in zone internazionali di mare. In assenza di un accordo globale, solo l’1 per cento degli oceani è ad oggi protetto. Come conseguenza, mari e oceani sono ridotti allo stremo a causa di pesca eccessiva, inquinamento, cambiamenti climatici e altre attività umane.«La superficie dell’oceano che si estende oltre i confini nazionali rappresenta quasi la metà del nostro Pianeta», continua Schoettner. «Gli oceani appartengono a tutti noi, ma se non agiamo immediatamente per proteggerli perderemo habitat e specie animali fondamentali, spesso prima ancora di aver avuto l’opportunità di conoscerle. Per i leader mondiali è questo il momento di mostrare di voler davvero raggiungere l’imperativo scientifico di proteggere almeno il 30 percento dei nostri oceani entro il 2030. Un risultato che può essere raggiunto unicamente con un trattato globale che da un lato protegga realmente queste acque, e dall’altro permetta di creare una rete globale di santuari marini», conclude.

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Greenpeace a Nestlè: Servono piani più ambiziosi sulla plastica usa e getta

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Nestlé, azienda leader mondiale del settore alimenti e bevande, ha pubblicato oggi i propri piani per affrontare la crescente crisi globale dell’inquinamento da plastica. Questi non includono misure chiare e concrete volte a ridurre, ed eliminare gradualmente, gli imballaggi e i contenitori in plastica monouso. L’azienda considera sufficientemente “ambizioso” rendere tutti gli imballaggi completamente riciclabili o riutilizzabili entro il 2025 e aumentare la percentuale di plastica riciclata negli imballaggi.”Le dichiarazioni odierne di Nestlé sugli imballaggi in plastica includono alcuni elementi di greenwashing con cui l’azienda svizzera non affronta concretamente la crisi globale dell’inquinamento da plastica che essa stessa ha contribuito a generare. Il piano di Nestlé non va verso la riduzione della plastica monouso, rischiando di stabilire uno standard di basso livello per l’intero settore” dichiara Graham Forbes, responsabile della campagna oceani di Greenpeace. “Una società delle dimensioni di Nestlé dovrebbe ridurre – e gradualmente eliminare – l’impiego di plastica usa e getta, consapevole del fatto che il riciclo della plastica non basta a proteggere i mari del Pianeta” conclude Forbes.
Greenpeace ha recentemente lanciato una petizione a livello globale (no-plastica.greenpeace.it) per chiedere ai grandi marchi mondiali, tra cui Nestlé, di affrontare concretamente il problema dell’inquinamento da plastica riducendo il ricorso a contenitori e imballaggi monouso. La necessità di un’azione urgente e concreta volta alla riduzione dell’utilizzo di plastica monouso da parte dell’azienda svizzera è confermata dai recenti risultati di un’attività di pulizia e audit, effettuata lungo le coste di Freedom Island nelle Filippine, in cui è emerso che gli imballaggi dei prodotti a marchio Nestlé costituivano la parte preponderante dei rifiuti in plastica presenti. I risultati sono stati confermati anche nel corso di altre attività di pulizia e audit effettuati in altre nazioni nel corso del 2017.

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Greenpeace: Dodici mesi di battaglie in difesa del nostro Pianeta

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

GP0STQFO1GP0STQQT3Dodici mesi di battaglie in difesa del nostro Pianeta. È il 2017 ricco di traguardi di Greenpeace sia in Italia che a livello globale.L’anno è iniziato con una spettacolare azione di protesta nonviolenta a Washington, nei pressi della Casa Bianca, contro alcuni dei primi provvedimenti assunti da Donald Trump in tema di ambiente, cambiamenti climatici e diritti civili, dopo il suo insediamento come Presidente degli Stati Uniti. Proteste pacifiche continuate durante grandi eventi internazionali come il G7 Energia, tenutosi a Roma ad aprile, e il G7 di Taormina, tenutosi in Sicilia a fine maggio, che hanno fatto registrare l’isolamento degli Stati Uniti nella lotta ai cambiamenti climatici.Il 2017 di Greenpeace ha visto arrivare l’impegno di Gore Fabrics, azienda leader del mercato delle membrane idrorepellenti, nota al pubblico per i suoi prodotti con marchio GORE-TEX®, che ha annunciato il passaggio a tecnologie idrorepellenti prive di PFC pericolosi. E l’impegno di Thai Union, azienda leader del settore ittico a livello globale, proprietaria in Italia del marchio Mareblu, ad adottare misure per contrastare la pesca illegale e quella eccessiva, oltre a migliorare i mezzi di sussistenza di centinaia di lavoratori della propria filiera. In Italia l’organizzazione ambientalista ha lottato al fianco di comitati locali, organizzazioni e cittadini veneti contro l’inquinamento da PFAS che interessa centinaia GP0STQSVOGP0STQT3Rdi migliaia di persone, spingendo dopo mesi di pressione la Regione Veneto ad adottare limiti più stringenti su queste sostanze. Un primo traguardo ancora non soddisfacente, dato che i limiti non sono i più bassi e occorre ancora bloccare alla fonte la contaminazione e bonificare.Un anno di attività di sensibilizzazione e di ricerca scientifica, anche grazie alla nave Rainbow Warrior che, tra giugno e luglio, ha solcato i mari italiani per il tour scientifico “Meno plastica, più Mediterraneo”, per effettuare campionamenti utili a rilevare la presenza di microplastiche in mare e negli organismi marini.
Nel 2017 Greenpeace ha inoltre organizzato la Make Something Week, una serie di eventi in Italia e in tutto il mondo, per sfidare l’attuale modello di consumo “usa e getta”, rivolgendosi direttamente ai consumatori. Produciamo e consumiamo troppo: dalla moda alla tecnologia, al cibo, alla plastica monouso, ai giocattoli e alle auto. Per questo Greenpeace invita tutti a prendere in considerazione la possibilità di sfruttare più a lungo le risorse già in nostro possesso. «Durante questo anno abbiamo lottato in tutto il mondo insieme a centinaia di migliaia di persone per la salvaguardia del clima, per la protezione di ecosistemi in pericolo come la Grande Foresta del Nord, per un’agricoltura sostenibile, per chiedere aria pulita nelle nostre città», dichiara Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Ringraziamo di cuore chi ci ha sostenuto con convinzione, permettendoci di raggiungere importanti obiettivi. Al fianco di chi ci sostiene, nel 2018 continueremo a combattere le nostre battaglie con ancora maggiore determinazione». (foto: greenpeace)

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Greenpeace al centro commerciale di Roma contro il consumo eccessivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 novembre 2017

greenpeace centro commerciale romaRoma In concomitanza con il Black Friday, appuntamento che ormai a livello mondiale segna l’inizio dello shopping natalizio, attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma presso EUROMA2, uno dei centri commerciali più grandi della Capitale, per protestare contro il consumismo eccessivo. Gli attivisti hanno condotto un’azione dimostrativa, impersonando simbolicamente un Pianeta Terra letteralmente soffocato dallo spreco di oggetti di uso comune, derivante dal modello di consumo “usa e getta”. La manifestazione si è conclusa con l’apertura di uno striscione con la scritta “Il consumo eccessivo soffoca il Pianeta”. «Il Black Friday è diventato uno dei giorni simbolo del consumismo più smodato e, complici le offerte a basso costo, acquistiamo senza pensare, noncuranti dei possibili impatti ambientali e sociali che questo spreco di risorse può generare», commenta Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace. «Veniamo indotti a pensare che la felicità provenga da ciò che compriamo, ma ci sono modalità più positive e creative per realizzare le nostre aspirazioni. Ad esempio, realizzare fantastiche creazioni da oggetti che già possediamo è molto più greenpeace centro commerciale roma1divertente e stimolante rispetto allo shopping compulsivo», conclude UngheresePer questo Greenpeace presenta oggi la “MAKE SMTHNG Week”, una serie di eventi pubblici che ha l’obiettivo di fornire alternative creative al consumismo. Dal 2 al 10 dicembre, durante la “MAKE SMTHNG Week”, in tutto il mondo verranno organizzati circa 100 eventi in cui appassionati e creativi condivideranno le loro conoscenze per riciclare, riparare, riutilizzare e dare una nuova vita ad oggetti inutilizzati o destinati ad essere gettati via, tramite il fai-da-te e l’autoproduzione. Greenpeace, insieme a Fashion Revolution, Shareable, e centinaia di creativi in tutto il mondo, invita tutti ad astenersi dallo shopping durante il Black Friday e a partecipare agli eventi della “MAKE SMTHNG Week”.
Gli eventi pubblici ospitati da Greenpeace nell’ambito di questa settimana si svolgeranno a Pechino, Berlino, Hong Kong, Nairobi, Londra, Madrid, San Sebastian, Mosca, Atene, Taipei e Buenos Aires e, in Italia, a Roma e Milano. A Milano, il 3 dicembre presso Cascina Cuccagna, in zona Porta Romana, si terrà un evento organizzato in collaborazione con Fashion Revolution, incentrato sulla moda etica e sostenibile. Sono previsti workshop sul riuso creativo di prodotti tessili di scarto e vecchi capi di abbigliamento. A Roma, il 9 dicembre, presso il makerspace Famo Cose, in zona Pigneto, l’evento sarà incentrato sulle autoproduzioni e il riciclo creativo. L’ingresso a entrambi gli eventi è gratuito ma per partecipare ai workshop è necessario registrarsi sul sito http://www.makesmthng.org/it.Per decenni Greenpeace ha sfidato le grandi aziende chiedendo modelli produttivi sostenibili e privi di sostanze chimiche pericolose per l’ambiente e per la salute. Ora sfida i modelli di consumo “usa e getta”, rivolgendosi ai consumatori e a chi già pratica alternative creative al consumo di massa. Secondo l’organizzazione ambientalista, si produce e consuma troppo: dalla moda alla tecnologia, dal cibo alla plastica monouso, per finire con giocattoli e auto. Occorre dunque modificare questo stile di vita che consuma più risorse rispetto a quelle che il Pianeta può garantire, e imparare a usare meno e meglio quanto già in nostro possesso. (foto: greenpeace centro commerciale roma)

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Greenpeace Italia ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

marcia per il climaLo ha fatto nel giorno di chiusura della COP23, la Conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Bonn sotto la presidenza delle isole Fiji, per sottolineare l’urgenza della situazione e rimarcare il dovere dell’Italia, e dell’Unione europea, di passare subito dalle parole ai fatti.
«L’Italia sta facendo alcuni passi avanti. Tra questi l’annuncio dell’abbandono del carbone entro il 2025 o l’adesione all’alleanza “Powering Past Coal” avvenuta proprio durante la COP. Ma per ora si tratta solo di annunci a cui non seguono i fatti», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. «In Europa, dove è al momento in discussione un pacchetto di misure che definirà il futuro energetico dei prossimi dieci anni, l’Italia sta infatti mantenendo posizioni retrograde a favore delle energie più inquinanti».Secondo Greenpeace è incomprensibile ed inaccettabile che il nostro governo sia favorevole a finanziare con soldi pubblici carbone, gas e nucleare, e che non proponga una data chiara per l’abbandono del carbone in Europa. Dovrebbe poi promuovere obiettivi più ambiziosi per la produzione di energia da fonti rinnovabili.«Stiamo facendo gli interessi di Germania, Polonia, e altri Paesi estremamente legati ai combustibili fossili, e se continueremo così saremo responsabili del fallimento delle politiche climatiche», continua Iacoboni. Il 18 dicembre si terrà a Bruxelles un Consiglio Europeo sull’energia, durante il quale gli Stati Membri esprimeranno le proprie posizioni sul pacchetto di misure denominato “Clean Energy for all Europeans”. Ad oggi, rispetto a questo provvedimento, le posizioni dell’Italia sono poco chiare e per nulla ambiziose. Per l’Ue, inoltre, si tratterà del primo banco di prova dopo la COP, appena conclusasi con risultati non del tutto soddisfacenti «La buona notizia che arriva da Bonn è che Trump non è riuscito a bloccare le trattative sul clima, nonostante il suo annuncio di voler abbandonare gli accordi di Parigi», continua Iacoboni. «Ma ora c’è bisogno di azioni perché il tempo stringe. I veri leader devono tornare nei propri Paesi e dimostrare di aver compreso l’urgenza della situazione. Questa COP non è un punto di arrivo né un punto di partenza, ma un passo avanti lungo un percorso, iniziato due anni fa a Parigi, a cui ora occorre dare un’accelerazione importante», conclude.Greenpeace si attende ora più leadership, serietà e azioni concrete anche dall’Ue, e – oltre che dall’Italia – da Paesi come Francia e Germania che durante questi negoziati hanno mostrato pochissima ambizione

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Smog: Greenpeace in azione a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

greenpeacegreenpeace1Roma Attivisti di Greenpeace sono entrati in azione stamattina a Roma, in una delle aree più densamente trafficate della Capitale. Sospesi dalla Tangenziale Est, sopra Viale dello Scalo San Lorenzo, gli attivisti hanno aperto un enorme striscione sul quale si legge “Respirare è un diritto – “StopDiesel”; a fianco dello striscione, è stata inoltre appesa la riproduzione di due polmoni pieni di fumo, per evidenziare l’inerzia dei governi delle città italiane, incapaci di prendere provvedimenti efficaci e non emergenziali, nell’ambito delle loro competenze, contro l’inquinamento atmosferico.«I sindaci delle nostre città hanno la possibilità di proteggere la salute dei loro cittadini e mandare al contempo un segnale fortissimo al mercato», afferma Andrea Boraschi, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «In molte città europee si discute della fine della mobilità “fossile”, e in primis di quella a gasolio, e le vendite dei diesel calano. In Italia invece continuano a salire. Dobbiamo invertire questa tendenza, facendo capire chiaramente ai cittadini che questa tecnologia ha gli anni contati. Cominciamo dalle grandi città, dove i danni ambientali e sanitari causati dai veicoli diesel sono maggiori».La protesta di oggi segue la pubblicazione dei dati della campagna di monitoraggio della qualità dell’aria davanti a dieci scuole dell’infanzia e primarie, effettuata nelle scorse settimane da Greenpeace sul territorio di Roma: davanti a ciascun istituto i valori medi di concentrazione del biossido di azoto (NO2) sono risultati superiori al limite individuato dall’OMS come soglia di qualità per la protezione della salute umana (40 microgrammi per metro cubo), con picchi di concentrazione quasi tripli rispetto a quel limite. Il biossido di azoto, precursore di altri inquinanti come il particolato fine e greenpeace2l’ozono, è classificato tra le sostanze certamente cancerogene: i suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. A Roma oltre tre quarti della concentrazione di questo inquinante è dovuta al traffico veicolare, ovvero pressoché interamente ai veicoli diesel. Un recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente stima in oltre 17 mila i casi di morte prematura annua causati in Italia dalle alte concentrazioni di NO2: il nostro Paese risulta essere il peggiore in Europa, con un’incidenza sanitaria quasi doppia rispetto alla media Ue.Per questo Greenpeace ha avviato una campagna per chiedere ai sindaci delle quattro città più colpite dai fumi dei diesel – Milano, Torino, Palermo e Roma – di impegnarsi per limitare progressivamente la circolazione nei loro centri urbani di questi veicoli altamente inquinanti, fino a prevederne, entro la fine del loro mandato, lo stop definitivo. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, è stato il primo ad accettare il confronto con l’associazione ambientalista, invitandola a un incontro il prossimo 21 novembre.Greenpeace chiede da giugno un incontro all’amministrazione capitolina per aprire un confronto sui temi della mobilità. Ad oggi questo dialogo non si è ancora aperto. (foto: greenpeace)

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Greenpeace activists scale Hamburg bridge to demand G20 leaders end the age of coal

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

end coalHamburg. Greenpeace Germany activists have suspended a banner with the message ‘G20: End Coal’ from the iconic 50-metre high Köhlbrand bridge in Hamburg, demanding G20 leaders act to swiftly phase out coal.On the final day of the G20 Summit in Hamburg, the peaceful protest involved 65 Greenpeace Germany activists from Germany, Sweden, Spain and other European countries to unveil an 18 x 40 meter banner from the bridge, calling for G20 states to accelerate global climate action.Greenpeace Germany energy expert Susanne Neubronner said:”Only if the major industrialised countries swiftly move from coal to renewable energy can the most catastrophic consequences of climate change be prevented. Germany, as home of the Energiewende, and Chancellor Merkel, as G20 host, have an additional responsibility to lead the way.”US President Trump’s decision in June to renege on the Paris Climate end coal1Agreement means that the G20 Summit is a pivotal moment in the fight against global warming.While many of the G20 members have reaffirmed their strong commitment to the Paris accord, Greenpeace is urging the G20 states to not only swiftly implement the Paris agreement, but also to raise their ambition and go beyond Paris.
“The millions of people threatened by climate change or who are already suffering its impacts expect the G20 leaders to accelerate their efforts to reduce their emissions. This can only be achieved by ending the age of coal by a socially just phase-out,” Neubronner said.Global coal use has been declining since 2014, but in Germany coal still accounts for 40 percent of electricity generation. Germany’s greenhouse gas emissions are not declining: 906 million tonnes were emitted in Germany last year, the same amount as in 2009. (foto: end coal)

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G19 holds the line on climate, but much greater ambition needed – Greenpeace​

Posted by fidest press agency su domenica, 9 luglio 2017

amburgoHamburg. In response to the outcome of the G20 Summit in Hamburg – in which the G19 state that the Paris Climate Agreement is “irreversible” and recommit to its swift implementation – Greenpeace International Executive Director Jennifer Morgan said: “The G19 held the line, defending the Paris Agreement against Trump’s backward decision to withdraw, but that is not enough. The G19 should have committed to accelerate the transformation away from coal, oil and gas. If Paris was the starting point, Hamburg must sow the seeds of much greater ambition.“Millions of people suffering from the impacts of climate change are demanding urgent action to end the age of coal, oil and gas. To put words into action, the G19 must now accelerate the clean energy transition and set sail from Hamburg with an agenda of change. “Merkel, as G20 host, helped secure a united G19 outcome, but she must now lead the way at home and end Germany’s reliance on coal by committing to a socially just coal phase-out by 2030.”

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Da Genova la tappa italiana del tour europeo della nave Rainbow Warrior di Greenpeace

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

RainbowLo sta effettuando per raccogliere dati e testimonianze dirette sull’inquinamento da plastica che affligge i nostri mari, e per informare l’opinione pubblica su questo grave problema.Il tour di ricerca e sensibilizzazione “Meno plastica, più Mediterraneo” in Italia è organizzato con la collaborazione scientifica dell’Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l’Università Politecnica delle Marche.«Una fantastica opportunità di ricerca congiunta, per andare a caccia dei microframmenti di plastica che avvelenano il Mare nostrum e comprendere meglio la diffusione e l’impatto di questo inquinante emergente sul più importante ecosistema del nostro territorio», dichiara Marco Faimali, responsabile della sede di Genova dell’Istituto di scienze marine del Cnr (Ismar-Cnr)Come diffuso oggi da Greenpeace nel report “Un Mediterraneo pieno di plastica”, i materiali di plastica rappresentano tra il 60 e l’80 per cento dei rifiuti marini. Rifiuti o frammenti di plastica sono stati trovati anche nei fondali abissali tra 900 e 3 mila metri di profondità, nelle specie commerciali come tonno e pesce spada e in aree ecologicamente importanti e protette. Rainbow1Secondo l’organizzazione ambientalista, l’Europa ha una grande responsabilità in quanto è il secondo produttore al mondo di plastica, utilizzata per lo più per la produzione di imballaggi monouso.«Riciclare non basta, dobbiamo risolvere il problema alla fonte», dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia. «Chiediamo al Ministro Galletti di garantire la graduale eliminazione della plastica usa e getta, compresi gli imballaggi. L’attuale revisione delle Direttive Ue sui rifiuti offre all’Italia e ai Paesi membri l’occasione di fare davvero un passo avanti contro l’inquinamento marino dovuto alla plastica. La plastica è ovunque e quella visibile ad occhio nudo rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il mare soffoca, il momento di agire è ora», conclude Maso.La nave resterà a Genova a disposizione di chi vorrà visitarla, gratuitamente, fino a sabato 24. Sarà aperta al pubblico questo pomeriggio, dalle 16 alle ore 19, e domani, dalle 10 alle 16. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior.Il tour italiano proseguirà poi in Campania. La nave sarà a Pozzuoli, ancorata al Molo Caligoliano del porto commerciale, e sarà visitabile il 30 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, e il primo luglio, dalle 10 alle 16. (foto: Rainbow)

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Inquinamento marino da plastica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

attivisti greenpeace1BREMA. Attivisti di Greenpeace protestanoa Brema, in Germania, durante la Conferenza del G20 sull’inquinamento marino da plastica. Cinquanta attivisti si sono immersi in un lago in prossimità della sede dell’incontro e hanno formato la scritta “ACT” (Agite) per chiedere passi concreti e soluzioni vincolanti per ridurre l’uso e la produzione di plastica usa e getta. Gli attivisti hanno aperto uno striscione con il messaggio “Per oceani liberi dalla plastica”.“I nostri oceani soffocano sotto otto milioni di tonnellate di plastica che viene gettata e finisce in mare ogni anno. Il problema sta rapidamente peggiorando e per risolverlo servono fatti concreti e scelte ambiziose, non parole. I potenti della terra riuniti al G20 hanno la responsabilità di questo cambiamento attraverso l’adozione di provvedimenti e soluzioni legalmente vincolanti che risolvano il problema alla fonte e favoriscano l’innovazione e l’implementazione di sistemi di fornitura alternativi e sostenibili” dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia.Si stima che il 60-80 per cento dei rifiuti marini sia costituito da attivisti greenpeaceplastica. Tra i 4 e i 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nei mari, e solo il 14 per cento della plastica viene riciclato.Greenpeace chiede ai governi di vietare la produzione della plastica all’origine, come primo passo fondamentale, includendo un piano con tempistiche vincolanti per i prodotti usa e getta di plastica, tra cui imballaggi e microsfere. Tutte le aziende e i produttori di materiali in plastica, come ad esempio gli imballaggi, devono obbligatoriamente dotarsi di un “Sistema di Responsabilità Estesa del Produttore” per contribuire a risolvere il problema.“Riciclare non basta, è necessario che i governi affrontino il problema dando priorità alle politiche di gestione dei rifiuti e adottando azioni mirate per prevenire il problema alla fonte, riducendo la produzione e per il riuso e il riciclo dei prodotti”, continua Maso. “L’innovazione e l’implementazione di sistemi di fornitura alternativi e la sostituzione delle microsfere con materiali sostenibili sono fondamentali”. Negli ultimi cinquant’anni la produzione globale di plastica è cresciuta in modo esponenziale. Solo tra il 2002 e il 2013 è aumentata del 50 per cento circa, passando da 204 a 299 milioni di tonnellate. A questi ritmi entro il 2020 si produrranno più di 500 milioni di tonnellate di plastica ogni anno: un aumento del 900 per cento rispetto ai livelli del 1980. (attivisti greenpeace)

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Greenpeace su lotta a cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 Mag 2017

taorminaTaormina. Commentando quanto emerso in fatto di lotta ai cambiamenti climatici da questa due giorni di G7 a Taormina, Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International, dichiara:«Europa, Canada e Giappone hanno oggi preso una posizione chiara, dimostrando di nuovo quanto Trump sia lontano dal resto del mondo sul tema dei cambiamenti climatici. Gli esiti del G7 confermano che la transizione energetica non è arrestabile, ma i leader devono adesso mantenere la determinazione e assicurarsi che il prossimo G20 segni maggiore ambizione dal punto di vista delle politiche climatiche. Il Presidente Trump deve ora tornare a Washington e fare la scelta giusta, per affrontare seriamente il tema dei cambiamenti climatici e prendere parte alla salvaguardia del clima con il resto del mondo».

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Greenpeace: Il G7 può essere la Caporetto degli accordi di Parigi

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 Mag 2017

taorminaTaormina (Sicilia) A pochi giorni dal vertice del G7 che si terrà a Taormina (26 e 27 maggio), la Direttrice Esecutiva di Greenpeace International Jennifer Morgan ha incontrato l’ambasciatore Raffaele Trombetta, responsabile del processo preparatorio e della negoziazione tra i Capi di stato del G7. Durante l’incontro i rappresentanti dell’organizzazione ambientalista hanno consegnato un appello al Presidente Gentiloni.“In queste ore l’amministrazione USA sta decidendo se abbandonare l’Accordo sul Clima di Parigi. Questo G7 rischia di passare alla storia come il culmine del fallimento della diplomazia internazionale” – recita la lettera indirizzata al Presidente del Consiglio.
“Questo è il momento in cui la comunità internazionale deve mostrarsi compatta ed è il momento in cui la Presidenza del G7 deve assumerne la leadership. Il vertice di Taormina potrà risolversi in un fenomenale disastro o in un successo inatteso. Ci appelliamo al Presidente del Consiglio come garante dello spirito di cooperazione tra i Paesi del G7 perché adesso si faccia di tutto per convincere il Presidente Trump a non seguire la logica “America first”, ma piuttosto “Planet Earth first”.Abbiamo sia le tecnologie che le risorse finanziarie per prevenire le peggiori conseguenze del cambiamento climatico. Quello che non abbiamo è tempo da perdere: le decisioni della Presidenza USA rischiano di ritardare un’azione urgente. Proprio oggi è stato ufficializzato il nuovo massimo storico della concentrazione di CO2 in atmosfera (410 ppm). Rallentare o fermare la svolta di Parigi per una azione decisa a tutela del clima è un atto immorale gravido di nefaste conseguenze.È necessario che il G7 non azzeri o indebolisca gli obiettivi climatici con un accordo al ribasso, ma mantenga alta l’ambizione per una rapida ed efficace applicazione dell’Accordo di Parigi, mettendo in campo da subito azioni concrete, anche poiché questo è uno degli aspetti chiave per prevenire conflitti, minacce alla sicurezza internazionale e migrazioni.Il miglior modo per mettere in primo piano gli interessi dei cittadini è rafforzare la cooperazione internazionale e affrontare in modo efficace problemi globali, come i cambiamenti climatici.Se gli Stati Uniti dovessero abbandonare o indebolire il negoziato globale sul clima devono sapere che si isoleranno pericolosamente dalla Comunità Internazionale, contro la storia e gli interessi di tutti. Anche dei cittadini americani.

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La temperatura del Pianeta che continua a salire

Posted by fidest press agency su martedì, 11 aprile 2017

clima2All’apertura dell’ultimo giorno di lavori del G7 energia, attivisti di Greenpeace sono entrati in azione a Roma consegnando ai ministri delle sette grandi potenze mondiali un gigantesco termometro, simbolo della temperatura del Pianeta che continua a salire.
Ricevuti dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, Presidente di turno del G7 energia, gli attivisti dell’organizzazione hanno ricordato quanto sia importante rispettare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi, chiedendo inoltre di isolare le posizioni negazioniste e anti-scientifiche della nuova amministrazione Trump, rappresentata al G7 Energia dal segretario del dipartimento energia Rick Perry.
«Il ministro Calenda ci ha confermato che c’è la volontà di rispettare gli impegni presi alla COP21 e che l’Italia farà la sua parte, ma questo non basta», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima e energia di Greenpeace Italia. «Se davvero vogliamo mantenere l’aumento di clima3temperatura entro i 2°C, o ancor meglio sotto la soglia di 1,5°C, bisogna fare molto di più. E l’Italia, che ha la presidenza di turno del G7, deve dare l’esempio non limitandosi a fare i compiti a casa ma facendo pressione su chi non sembra prendere sul serio i cambiamenti climatici»Lo scorso anno ha fatto registrare un sorprendente e forse definitivo punto di non ritorno per il carbone, la più importante fonte di emissioni di CO2, con tre dei Paesi del G7 (Canada, Regno Unito, Francia) che hanno annunciato le date in cui abbandoneranno completamente questa fonte inquinante. Nel frattempo, la chiusura di centrali continua sia negli Stati Uniti che in Europa, la costruzione di oltre 100 nuovi impianti è stata fermata in Cina e India e, a livello globale, l’avvio di nuovi progetti per centrali a carbone ha avuto un calo del 62 per cento.Secondo quanto dichiarato da Calenda nella settimana del 18 aprile verrà presentata in audizione alla Camera la nuova Strategia Energetica Nazionale.«L’auspicio è che non sia l’ennesimo piano energetico basato sulle fonti fossili, ma purtroppo la decisione di separare la SEN dal Piano integrato energia e clima sembrerebbe confermare l’idea del ministro di mettere al centro del piano energetico il gas, relegando le energie rinnovabili a una fonte marginale, senza prendere impegni per un definitivo abbandono del carbone», continua Iacoboni. «Speriamo che il ministro ci smentisca con i fatti, ma ad oggi il governo sembra avere davvero poca ambizione. Non è questo ciò che ci aspettiamo da un Paese investito della presidenza del G7, e non smetteremo di farlo presente al governo», conclude Iacoboni.

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Greenpeace contro il Ceta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

ceta2STRASBURGO (FRANCIA)Undici attivisti di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina nelle acque che circondano il Parlamento Europeo a Strasburgo, dove hanno mantenuto a galla una statua raffigurante la Giustizia, evitandone l’affondamento, per denunciare la pericolosità del CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e Ue per il quale sono chiamati a votare oggi i parlamentari europei.Gli attivisti immersi in acqua, supportati da altri attivisti a bordo di tre gommoni, hanno aperto uno striscione con la scritta “Affondate il CETA, non la Giustizia”, chiedendo ai parlamentari europei di rigettare l’accordo. Secondo Greenpeace e molte altre organizzazioni che si oppongono a questo trattato, il CETA rappresenta una minaccia per la tutela dell’ambiente, la salute pubblica e i diritti sociali.«Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali», dichiara Federica Ferrario di Greenpeace Italia. «I rappresentanti eletti dell’Italia e degli altri Paesi dell’Ue hanno ancora la possibilità di fermare questo accordo pericoloso e prendere una posizione netta a favore delle persone e dell’ambiente».Anche se la maggioranza dei parlamentari Ue dovesse votare per l’approvazione del CETA, il trattato dovrebbe comunque passare al vaglio dei parlamenti nazionali e regionali. Il Belgio sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea di pronunciarsi sulla legittimità di un controverso sistema di tutela degli investimenti – conosciuto come Investment Court System (ICS) – che grazie al CETA permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA.L’obiettivo principale del CETA non è solo l’eliminazione delle barriere tariffarie, ma soprattutto la rimozione di ogni ostacolo al commercio e agli investimenti dovuto a norme differenti vigenti in Canada e in Europa. Questa operazione rischia di trasformarsi in un attacco diretto verso gli standard di protezione per persone, diritti e ambiente.Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA causerebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, con l’adozione di questo trattato, nel lungo periodo in Europa si registrerebbe una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03 per cento. In Canada questa percentuale sarebbe invece compresa tra lo 0,18 e lo 0,36 per cento. (foto: ceta)

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Energia Greenpeace: riscaldamento globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 febbraio 2017

european commissionCommentando il dossier presentato oggi dalla Commissione europea sullo stato di avanzamento dell’Unione dell’energia – “State of the Energy Union” – Greenpeace evidenzia come la strategia energetica dell’Ue non sia in linea con gli impegni sul clima sottoscritti a dicembre 2015, durante la Cop21 di Parigi. «Per mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, così come concordato a Parigi, l’Unione europea deve accelerare la transizione verso un futuro 100 per cento rinnovabile e cancellare tutti i sussidi alle fonti fossili», afferma Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Più di ogni altra cosa, l’Ue deve assicurare a tutti i suoi cittadini la possibilità di autoprodurre con fonti rinnovabili almeno parte dell’energia consumata, contribuendo così al necessario incremento dell’uso di fonti pulite». Greenpeace chiede che l’Unione europea risponda adeguatamente all’urgenza dei cambiamenti climatici, velocizzando l’uscita dall’era del carbone e superando quelli che sono gli attuali obiettivi in tema di clima ed energia. Secondo l’organizzazione ambientalista, l’Ue dovrebbe dare priorità e incentivare le energie rinnovabili, disinvestendo invece da tutte le fonti fossili e cancellando qualsiasi sussidio pubblico a queste forme inquinanti di energia. L’Italia risulta aver raggiunto in anticipo i propri obiettivi al 2020 sul tema delle rinnovabili, ma questo è vero solo su carta. In realtà, il raggiungimento dell’obiettivo è dovuto a un mero adeguamento dei dati statistici 2010 e, in gran parte, alla revisione Istat del dato dell’uso di biomassa per produrre calore, prima sottostimato, e non a un reale aumento delle energie rinnovabili per la produzione di energia. Inoltre, il nostro Paese non ha raggiunto l’obiettivo di interconnessione della rete, e anche per questo è ora costretto a “richiamare in azione” alcune vecchie e inquinanti centrali a carbone. «In Italia c’è ancora tanto da fare in tema di clima ed energia, dobbiamo abbandonare l’atteggiamento rinunciatario messo in campo dai governi che si sono susseguiti in questi ultimi anni. Abbiamo tutte le possibilità per diventare leader nelle energie rinnovabili, quello che manca è la volontà politica», conclude Iacoboni.

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Si chiude per Greenpeace un altro anno di importanti battaglie e piccole e grandi vittorie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2016

greenpeace4greenpeace2Il 2016 si è aperto con un segnale davvero molto positivo: ventisette aziende del distretto di Prato, il più grande distretto tessile d’Europa, hanno sottoscritto lo standard Detox di Greenpeace, il più elevato per una produzione senza sostanze tossiche nel settore dell’abbigliamento. A maggio abbiamo reso pubblici alcuni testi negoziali del TTIP, sino ad allora segreti, per assicurare la necessaria trasparenza e promuovere un dibattito informato su un trattato che potrebbe mettere a rischio clima, ambiente e sicurezza dei consumatori.In questi dodici mesi abbiamo protestato pacificamente contro le trivellazioni petrolifere offshore, evitando l’assalto dei petrolieri a tratti di mare considerati dalla comunità scientifica internazionale come tra i più ricchi di vita del Mediterraneo, come quello nel Canale di Sicilia tra Capo Passero e Malta. Abbiamo contribuito ad accendere i riflettori sulla minaccia di un progetto di centrale a carbone a Saline Joniche, in Calabria, annullato proprio nelle ultime settimane.
Abbiamo navigato con la nostra ammiraglia Rainbow Warrior da Bari a Lampedusa, consegnando all’isola un impianto fotovoltaico da 40 kW, acquistato grazie a un crowdfunding a cui hanno preso parte quasi mille persone e oggi già operativo. Abbiamo lottato, e continueremo a farlo, per un futuro energetico 100 per cento rinnovabile.
Abbiamo denunciato il miope sovrasfruttamento del mare e i metodi distruttivi usati per pescare il tonno che finisce nelle scatolette. Ci siamo battuti contro la distruzione delle foreste indonesiane per produrre olio di palma e contro l’uso scriteriato in agricoltura del pericoloso erbicida glifosato.Ci siamo emozionati con Ludovico Einaudi e la sua “Elegia per l’Artico” e abbiamo fatto sentire la nostra voce per sollecitare l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sul clima. Ci siamo schierati con il popolo indigeno dei Munduruku contro il progetto di costruzione di una gigantesca diga idroelettrica a São Luiz do Tapajós, un progetto che avrebbe stravolto il cuore dell’Amazzonia, causando danni irreversibili per l’ambiente e minacciato le terre e la sopravvivenza di chi le abita. La diga è stata cancellata, ma i pericoli per l’Amazzonia – e per tutto il Pianeta – non sono finiti.
Il 2016 ha fatto segnare anche i 30 anni di presenza di Greenpeace in Italia (30anni.greenpeace.it) e i 45 dalla nascita di Greenpeace International: il 15 settembre del 1971 un gruppo di volontari partì infatti da Vancouver, a bordo del peschereccio Phyllis Cormack, per cercare di fermare dei test atomici statunitensi ad Amchitka, nel nord Pacifico.

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