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Posts Tagged ‘fiscale’

Il 2018 sarà per l’Italia l’anno della grande stangata fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 maggio 2017

fisco2005aQuesto, in sintesi, è quanto si legge nelle raccomandazioni della Commissione europea appena inviate al governo italiano. Bruxelles ha infatti avvertito l’Italia che nel 2018 lo sforzo fiscale dovrà essere ‘sostanziale’, per poter rimanere in linea con i parametri europei. La richiesta della Commissione non lascia alcun dubbio: aumentare la tassazione indiretta e quella sulla proprietà privata. Ovvero, un vero e proprio avallo europeo a far scattare la clausola di salvaguardia sull’aumento dell’Iva a partire dal 1° gennaio 2018 e una richiesta esplicita di reintrodurre la tassazione sulla prima casa.Non solo. Viene richiesto al governo di tagliare le spese fiscali e riformare il catasto, due misure che si traducono in un ulteriore aumento della pressione fiscale su famiglie e imprese, già ad un livello record.Insomma, nel 2018 gli italiani saranno investiti da un nuovo tsunami fiscale, che provocherà una nuova riduzione dei consumi, metterà ancora più in crisi il già esausto settore edilizio e metterà in pericolo gli obiettivi di crescita e occupazione. Ma non è tutto. La Commissione europea chiede anche al governo italiano di fare tutte le riforme scritte nel Def dello scorso aprile: riforma della giustizia civile, riforma della legislazione relativa ai dipendenti pubblici, riduzione della corruzione, aumento dell’efficienza delle società pubbliche, accelerare la riforma della concorrenza. Durissima anche la richiesta di smaltire nel più breve tempo possibile la montagna di crediti inesigibili del settore bancario, sul quale l’esecutivo è stato completamente fermo per mesi. E poi, ancora, rafforzamento della fatturazione elettronica, della contrattazione decentralizzata e introduzione di misure per il contrasto alla povertà, che in Italia riguarda ormai milioni di famiglie. Una lista chilometrica di cose da fare in breve tempo, se si vuole evitare la resa dei conti con Bruxelles il prossimo anno.Ci chiediamo come farà il governo Gentiloni e il suo fido ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, azzoppato dalle lotte interne al Partito democratico, a rispettare l’agenda delle riforme imposta da Bruxelles. Anche perché sono anni che le rinvia. L’Europa oggi ci ha detto che è stufa di aspettare”.

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Famiglie, lavoro domestico e sostegno fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

fisco2005a“A fronte degli emendamenti presentati alla manovra – commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – sono molte le proposte per la sostituzione dei voucher, tuttavia ciò che manca è una politica fiscale adeguata a sostenere le 900 mila famiglie con contratto regolare che ogni anno si fanno carico di circa 7 miliardi di spesa per l’assistenza”.
“Dunque se da un lato apprezziamo l’attenzione al settore – continua la nota – e la varietà delle proposte tra cui i “coupon per il lavoro breve”, la “card” per il lavoro saltuario e anche un “libretto famiglia” (tutti strumenti per pagare le prestazioni occasionali di colf, badanti e baby-sitter temporanee) dall’altro riteniamo che serva uno sforzo maggiore per delineare delle iniziative di più ampio respiro in grado aiutare concretamente i datori di lavoro domestico nei conti del bilancio familiare”.
“Tutte le misure presentate sono rivolte, infatti, ad esigenze sporadiche delle famiglie datori di lavoro domestico – spiega Gasparrini – quelle coperte dagli ex-buoni lavoro e che in 8 anni hanno inciso solo per il 3,3% sul totale dei voucher venduti”.

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Con Renzi la pressione fiscale è aumentata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

fisco2005aDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Al giovane professor Marattin, perché impari a fare i suoi grafici e ad essere un po’ meno assertivo e arrogante nelle sue comparsate televisive: innanzitutto esiste la funzione “mostra etichette dati” che li rende più leggibili. La usi quando vuol comunicare onestamente! In secondo luogo: se la fonte citata è il Def, quello di quale anno? Per andare indietro fino al 2012 deve prendere la Nota di aggiornamento del Def 2013, dove la pressione fiscale riferita al 2012 è, però, al 44% e non poco meno del 43,5% come emerge dal suo impreciso istogramma. Né può appellarsi ai dati Istat, che per il 2012 danno la pressione fiscale al 43,6%. Quanto al 2015 e al 2016, poi, probabilmente Lei fa riferimento alla Nota di aggiornamento del Def 2016 e non al Def, come indicato in maniera frettolosa e superficiale, utilizzando tra l’altro l’imbroglio della dicitura “al netto del bonus 80 euro”, quando sa benissimo che Istat, Eurostat e Ufficio Parlamentare di Bilancio sono stati chiari nel ribadire come per le regole contabili il bonus degli 80 euro è da considerarsi “maggiore spesa” e non “minore entrata”, come vorrebbe Lei e il suo capo, “professor” Renzi. Pertanto, la pressione fiscale nel 2015 si è attestata al 43,4%, e questo non solo è scritto nella Nota di aggiornamento del Def 2016 ma anche certificato dall’Istat, che Lei in tv cita per farsi il bello, ma che poi nel suo lavoro evidentemente non consulta. Altro che il 42,8% (circa) che vorreste farci credere.In termini assoluti, per concludere, le entrate correnti nel 2013, prima dell’avvento di Renzi al governo, ammontavano a 742,4 miliardi di euro (fonte: Def 2014), mentre nel 2016 (fonte: Nota di aggiornamento del Def 2016) sono salite a 778,6 miliardi. Il che vuol dire che nei mille giorni di Renzi la pressione fiscale è aumentata di 36,2 miliardi di euro. Prelevati dalla tasche degli italiani per finanziare, caro professor Marattin, le mance e mancette del Suo presidente del Consiglio, per fortuna ormai ex. E a suo promemoria, onde evitarLe difficili ricerche, con Berlusconi nel 2011 la pressione fiscale era ben più bassa: al 41,6%”.

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Stangata fiscale da 10 miliardi di euro contro i professionisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 novembre 2016

fisco2005aDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Con il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio, scritto in fretta e furia dal premier Renzi nel tentativo di risollevare i disastrosi sondaggi sul referendum del 4 dicembre, è in arrivo un’altra stangata fiscale da 10 miliardi di euro contro i professionisti.Non contento di aver già impoverito a sufficienza un settore che un tempo rappresentava una fonte sicura di guadagno, il governo si appresta ora ad aumentare gli adempimenti burocratici su imprese e professionisti, rendendo obbligatorie le comunicazioni trimestrali e rendendo il calendario delle scadenze fiscali ancora più affollato di quello attuale. Ci uniamo pienamente alla denuncia avanzata da Confprofessioni contro questa nuova tassa occulta, decisa dal governo solo per fare cassa sulla pelle delle imprese.Invece di contrastare la vera evasione fiscale, il Tesoro si rivale ancora una volta contro chi le tasse ha sempre pagato. Appare alquanto ridicola l’amarezza espressa dal capogruppo PD in commissione finanze, Michele Pelillo, che anziché far finta di rammaricarsi dovrebbe convincere il suo partito a togliere questa assurda norma dal decreto nel prossimo passaggio in Senato. Da parte sua, Forza Italia darà battaglia affinché l’obbligo di comunicazione trimestrale venga stralciato dal testo”.

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Governo prepara una stangata fiscale?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

pil“Il governo purtroppo prevede una crescita sovrastimata del Pil, già a partire da quest’anno, ma così facendo mente o quanto meno dimostra di essere profondamente impreparato su questioni che sono alla base dell’economia di un Paese”.
Lo ha detto Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, intervenendo in Aula a Montecitorio in merito al Documento di economia e finanza. “Ebbene senza Spending review, senza un piano di privatizzazioni credibile, senza crescita e con il deficit in aumento è impensabile che si realizzi questa crescita del Pil. A proposito di Spending review, ancora una volta, questa risulta essere un tabù per il governo. Infatti, nei prossimi 4 anni ci sarà un aumento esponenziale delle uscite dalle casse dello Stato, un incremento complessivo di oltre 22 miliardi di euro, con la spesa pubblica che passerà dagli 826 miliardi del 2015 ai circa 849 miliardi del 2016”. “Il Presidente del Consiglio, che troppo spesso ama vantarsi di successi inconsistenti, non ha il coraggio di dirci che da qui al 2019, anche secondo quanto riportato dal Def, gli italiani saranno oggetto di una vera e propria stangata fiscale di quasi 72 miliardi di euro, che porterà le tasse ad aumentare nei prossimi 4 anni, fino ad avere un gettito complessivo superiore agli 855 miliardi, dato realmente raccapricciante rispetto ai 784 miliardi di euro del 2015”.
“Stesso discorso per quanto riguarda la produttività, che negli ultimi decenni si è sensibilmente ridotta, fino al recente tracollo degli ultimi anni. La questione è che oltre ad essere diminuita la produttività totale dei fattori, ovvero che il prodotto cresce meno dell’aumento dell’uso dei fattori produttivi stessi, è diminuita anche la produttività del lavoro da cui dipende la sua remunerazione”, ha aggiunto Stefania Prestigiacomo.

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Nasce Diacron USA, un volano per le imprese che guardano oltre oceano

Posted by fidest press agency su domenica, 21 febbraio 2016

diacronDiacron, firm internazionale di consulenza contabile e fiscale apre la sua ottava sede a New York: lo scorso gennaio è stato sottoscritto un merge con Ara Consultants, studio internazionale con sede al n° 50 di Broad Street a New York. Fondata vent’anni fa dal veronese Andreas Anrather, americano d’adozione, Ara Consultants ha sposato la sua consolidata esperienza alla dinamicità di Diacron per stabilire una nuova corsia preferenziale accelerata tra Europa e Stati Uniti per le aziende italiane che guardano oltre oceano.
«Gli Stati Uniti sono un Paese strutturato, ricco d’incentivi all’ingresso per chi vuole aprire un business sostanziale oltre che di siti dove produrre e trovare manodopera» commenta l’avvocato Bongini, ora partner di Diacron USA, spiegando perché investire negli USA. «Il mercato è ampio, si parla di 300 milioni di potenziali consumatori. Gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale per l’Italia e le imprese sono attratte dal made in Italy, non solo per quanto riguarda le famose tre F, food-fashion-furniture, ma anche per l’industria meccanica e di precisione. Il Paese vive un momento di ripresa, caratterizzato dal fenomeno del cosiddetto reshoring: le aziende USA che avevano delocalizzato all’estero fanno marcia indietro e tornano a produrre in casa».Diacron USA sarà diretto da un manager italiano, come di consueto nelle sedi Diacron nel mondo, e dal team attuale di Ara Consultants. Avrà tra gli obiettivi l’estensione del core business della società a nuovi clienti sul territorio americano. «La mission di Diacron USA non è solamente supportare le aziende italiane che vogliono internazionalizzarsi negli Stati Uniti» commenta Richard Nava, presidente del Gruppo Diacron, «ma anche intercettare le esigenze di imprese americane che vogliono puntare sull’Italia. Un trend, quello dei clienti stranieri, che stiamo già sviluppando nelle altre sedi».L’impegno di Diacron sul territorio americano è confermato dalla partecipazione al Select USA Summit, organizzato dal Governo americano, che raccoglie e coordina gli uffici per gli investimenti stranieri dei 52 Stati a stelle diacron1e strisce, riunendo di fatto in un unico evento le opportunità offerte da tutti i livelli amministrativi, dalla contea allo Stato centrale. Nella scorsa edizione Diacron ha accompagnato la delegazione italiana con l’ICE di Chicago. A giugno Diacron USA sarà ancora presente a questa importante manifestazione, unica nel suo genere, al fianco delle aziende italiane.
L’appuntamento è per il 19 giugno a Washington. I consulenti Diacron sono a disposizione sia in Italia per fornire informazioni e aiutare a preparare la visita a quanti intendono partecipare, sia negli Stati Uniti per accompagnare l’azienda cliente al summit.
Diacron Group – Fondato nel 1995, il gruppo Diacron è una società di consulenza internazionale che offre servizi di natura fiscale, contabile e di revisione. Oltre a uffici di rappresentanza in Italia ha sedi operative localizzate in Bulgaria, Cina, Emirati Arabi, Regno Unito, Svizzera, Stati Uniti, Turchia e uno studio associato a Hong Kong. Il gruppo opera anche come casa editrice con il marchio Diacron Press che pubblica testi incentrati su temi di business internazionale, saggistica, geopolitica, paesi emergenti, globalizzazione finanziaria, manualistica fiscale.

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Proposte sul regime fiscale per le società

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2016

commissione europeaStrasburgo 2 febbraio 2016. La Commissione europea presenterà le proposte sul regime fiscale per le società Il Commissario per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici illustrerà martedì mattina in Plenaria le ultime proposte della Commissione riguardanti le imposte sulle società. Queste comprendono un progetto di direttiva del Consiglio per contrastare l’erosione delle basi imponibili e il trasferimento degli utili (BEPS), che fa seguito a un piano d’azione dell’OCSE sulla tassazione delle imprese. Nel corso di un’audizione parlamentare dello scorso 12 gennaio, Moscovici aveva promesso ai deputati che avrebbe presentato un “ambizioso pacchetto anti evasione” entro la fine del mese. Durante un’altra audizione, davanti la seconda commissione speciale in materia fiscale (TAXE2), il Commissario aveva anche informato i deputati delle possibili difficoltà in seno al Consiglio dei Ministri UE nel raggiungere un accordo su misure ambiziose poiché, in materia fiscale, l’unanimità è la regola e alcuni Stati membri non erano molto inclini a questo accordo. Il Parlamento ha approvato le proprie raccomandazioni in una risoluzione redatta da Anneliese Dodds (S&D, UK) e Luděk Niedermayer (PPE, CZ) e adottata il 16 dicembre dello scorso anno.

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Una politica fiscale più equa

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2015

parlamento europeoBruxelles Parlamento europeo. Gli Stati membri devono essere più trasparenti sulle loro decisioni fiscali nazionali, perché la concorrenza fiscale sleale falsa la concorrenza tra le imprese e potrebbe portare a una “corsa al ribasso”, hanno avvertito molti deputati durante la discussione di mercoledì con il commissario per la politica fiscale Pierre Moscovici. Moscovici – che ha difeso la sua recente proposta di scambio automatico tra gli Stati membri d’informazioni sulle decisioni fiscali – ha condiviso molte delle preoccupazioni espresse dai deputati e ha riconosciuto che le divergenze tra le norme fiscali nazionali portano a una frammentazione del mercato unico dell’UE. Il Commissario ha sostenuto un migliore coordinamento delle politiche fiscali fra gli Stati membri e annunciato che presenterà un’analisi della situazione fiscale in Europa entro la fine del 2015, come base per ulteriori lavori sulle questioni fiscali. Molti deputati hanno inoltre sottolineato che le tasse devono essere pagate nei paesi in cui i profitti sono realizzati e alcuni hanno insistito che ci dovrebbe essere una base imponibile consolidata comune (CCCTB) per attenuare le differenze. Le offerte fiscali vantaggiose per le grandi imprese multinazionali sono state ritenute, da molti deputati, pratiche sleali nei confronti dei cittadini e delle piccole e medie imprese, che si trovano cosi a pagare il grosso del gettito fiscale per finanziare la spesa pubblica.

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Corruzione e equità fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2013

English: Capri harbour, from the viewpoint at ...

English: Capri harbour, from the viewpoint at Anacapri (Photo credit: Wikipedia)

“La corruzione e l’equità fiscale sono i principali problemi che affliggono i contribuenti”. Lo ha affermato il Presidente dei Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno nel presentare stamane a Capri il 3° Rapporto del Contribuente 2013 redatto da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani. “Non si può combattere l’evasione fiscale se non si sradica la corruzione diffusa che si registra nel nostro Paese – ha aggiunto Carlomagno – La corruzione provoca sia un danno diretto all’economia, generando costi insostenibili per le imprese, che un danno indiretto, allontanando quelle straniere dall’investire in Italia”. In Italia, dal 2008 al 2013, la corruzione è cresciuta del 536%, raggiungendo un giro d’affari di 74 MLD di euro l”anno. Anche lo stato di salute dei contribuenti italiani p eggiora. Sempre più imprese italiane chiudono i battenti dopo aver ricevuto una verifica fiscale. Secondo il 3° Rapporto del Contribuente 2013, nel I semestre soltanto 2 imprese su 5 (40,3%) che ricevono un accertamento tributario riescono a sopravvivere, contro il 93,2% registrato nel 2008. Anche la richieste di rateizzazione del pagamento dei tributi è cresciuta superando la stratosferica cifra di 20 MLD di euro.
Ma il vero e proprio boom si registra nell’uso del ravvedimento operoso: +166% nel 2013: 3 contribuenti su 4 non riescono più a pagare nei termini le imposte. Nel I semestre del 2013 è cresciuta anche la sfiducia dei Contribuenti Italiani nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria. Il 74,8% dei Contribuenti chiedono la riforma del Garante del Contribuente e la riforma della mediazione tributaria perché non sono organi terzi. Al contrario, cresce la fiducia nella Giustizia tributaria dell’16,1%, passando dal 73,3% del 2008 all’89,4% del 2012.
«Ciò che ci stupisc e maggiormente è apprendere dalle agenzie di stampa che anche nei confronti dell’attuale direttore regionale dI Equitalia della Liguria, Francesco Pasquini, la Procura della Repubblica di Roma ipotizza reati di corruzione- ha concluso Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Siamo certi che il dirigente saprà chiarire rapidamente la propria posizione ai pubblici ministeri anche per non danneggiare l’immagine di Equitalia e il rapporto tra fisco e contribuenti”. (Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani)

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Cuneo fiscale

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Roma, 25 Luglio 2013. Diminuire le imposte sui costi del lavoro per dare maggior respiro alle aziende e aumentare il reddito dei lavoratori. In questo modo si rilancia l’economia: le imprese sono meno oberate da contributi, al pari del lavoratore che puo’ disporre di maggiori entrate. Sono tutti d’accordo, ma come fare o meglio come si e’ fatto nel passato? Rimandiamo alla memoria di quel che e’ successo nel 2007 (governo Prodi). Fu approvato un taglio al cuneo fiscale del 5%, del quale il 3% a favore delle imprese e il 2% per i lavoratori. Le imprese risparmiarono (circa 7 miliardi per le annualita’ 2007 e 2008), i lavoratori no. Perche’? Semplice: per i lavoratori i tagli del cuneo coincisero con la riforma dell’Irpef. Un bilanciamento perfetto che vide su un piatto la riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori e sull’altro la rimodulazione delle aliquote, la trasformazione delle deduzioni in detrazioni e l’aumento degli assegni familiari per tutti i contribuenti. Insomma, si
e’ tagliato da una parte e aumentato dall’altra. Risultato? Niente aumento in busta paga.Sarebbe bene che l’attuale governo non riproponesse analoga manovra.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2013

La lotta all’evasione fiscale sinora condotta si è dimostrata un fallimento: oltre al danno tocca subire anche la beffa. Il povero cittadino italiano, soprattutto se pensionato o lavoratore
dipendente, oberato di tasse che si ‘mangiano’ una bella fetta di quello che guadagna con il suo lavoro, è costretto, da uno Stato inefficiente a compensare in prima persona un’evasione fiscale di proporzioni gigantesche. Per Lista Civica Italiana la lotta all’evasione fiscale non si combatte solo riformando profondamente il sistema fiscale secondo l’Articolo 53 della Costituzione (ovvero in modo progressivo in rapporto alla capacità contributiva effettiva), ma anche adottando una serie di misure specifiche, come ad esempio il ripristino delle norme sul falso in bilancio, l’inserimento del reato di autoriciclaggio, la semplificazione dei sistemi per il calcolo delle imposte e facendo partecipare di più i cittadini alle scelte pubbliche grazie alla democrazia diretta. Per Lista Civica Italiana la lotta all’evasione fiscale deve costituire uno dei primi punti dell’agenda di governo. Secondo quanto infatti riportato dai documenti consegnati alla commissione Finanze della Camera dal ministero dell’Economia, dal 2000 al 2012 sono stati evasi 807,7 miliardi di euro e di questi lo Stato ne ha recuperati solo 69,1. In teoria si dovrebbero reperire ancora 545,5 miliardi, di cui però 107,2 miliardi riguardano aziende in fallimento, dunque più difficili da riscuotere. Secondo le analisi la maggior parte dei debitori deve corrispondere all’agenzia delle Entrate una cifra pari o superiore a mezzo milione di euro. Il dato più scoraggiante è constatare che circa l’80% degli evasori la fa franca. Come si può chiedere ancora soldi ai cittadini, tramite nuove tasse dirette e indirette, quando il sistema tributario fa acqua da tutte le parti? Considerato che sono i grandi evasori checon maggiore facilità riescono ad eludere le maglie del fisco, sarebbe davvero il caso di stringerle queste maglie, affinandole armi, ormai spuntate, di cui si serve lo Stato per recuperare i crediti che gli spettano. Numerosi studi dimostrano infine che quando i cittadini sono coinvolti nella gestione della cosa pubblica grazie alla democrazia diretta, pagano più volentieri le tasse.

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Italia: cresce l’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2012

Nel 2011 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,4% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,7%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine di 180,7 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani. Cinque sono le aree di evasione fiscale analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l’economia sommersa. L’esercito di lavoratori in nero si gonfia sempre di più è composto da circa 2,9 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere (Russia e Cina in testa) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l’anno.
La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94% delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,8 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14,2% le imposte dovute all’erario.
Infine c’è l’evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 8,2 miliardi di euro l’anno.
In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +15,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 14,9% e la Valle d’Aosta con +13,6%. A seguire la Liguria con +13,5%, il Piemonte con 13,4%, il Trentino con 13,1%, il Lazio con +12,9%, , l’Emilia Romagna con +12,8%, la Toscana con +12,6 %, le Marche con +11,3%, la Puglia con +10,6%, alla Campania +8,0 %, la Sicilia con +7,6% e l’Umbria con +7,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2011, di circa il 15,9%.
In Italia i principali evasori sono gli industriali (33,2%) seguiti da bancari e assicurativi (30,7%), commercianti (11,8%), artigiani (9,4%), professionisti (7,5%) e lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito dal Nord Est (27,1%). dal Centro (22,2%) e Sud (19,3%).
“Per combattere l’evasione fiscale – ha affermato Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – bisogna riformare il fisco italiano istituendo Lo Sportello del Contribuente presso tutti gli organi diretti ed indiretti della pubblica amministrazione, seguendo ciò che avviene nei principali p aesi europei che hanno ridotto le aliquote fiscali, migliorato la qualità dei servizi pubblici e sopratutto eliminato gli sprechi della pubblica amministrazione. L’evasione fiscale è diventato lo sport più praticato dalle grandi imprese italiane. Fino a quando non migliorerà l’efficienza dell’amministrazione finanziaria e si taglieranno le spese della casta, il governo avrà bisogno di far cassa ad ogni costo, incassando i soldi “pochi, maledetti e subito” attraverso l’accertamento con adesione, un vero e proprio condono permanente. E si premieranno sempre i grandi evasori fiscali, che preferiscono pagare le tasse a forfait e con il massimo sconto”. Si stima che l’evasione totale non sia infedriore a 180 miliardi di euro. Sarebbe possibile recuperarne almeno la metà se si introducesse una seria politica antievasiva ed invece siamo e restiamo alle sole parole e alla “sceneggiata” delle dimostrazioni “repressive” che poco permettono il raggiungimento dei grandi numeri.

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Pressione fiscale per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

L’Italia è il primo Paese in Europa e il 13° al mondo per la più alta pressione fiscale sulle imprese. Imposte e tasse pagate dalle aziende sui profitti lordi, vale a dire il cosiddetto total tax rate, raggiungono la percentuale del 68,5%, un vero e proprio record che non ha eguali in Europa, nella classifica dei Paesi europei con il maggiore prelievo fiscale sull’attività d’impresa dietro l’Italia c’è la Francia con il 65,7%, poi la Germania con il 46,7%, la Spagna con il 38,7% ed il Regno Unito con il 37,3%. Per i nostri imprenditori le cose peggiorano se si considerano i tributi aggiuntivi come l’Iva sui consumi, le accise sui carburanti e sull’energia elettrica, l’IMU, l’Irpef e i contributi sociali del dipendente pagata dal datore di lavoro, l’Irap. Si calcola che tutte queste voci fanno lievitare all’86,4% il prelievo di risorse per le imprese. E mentre le imprese italiane sopportano questo salasso, una larga parte dell’economia sfugge a qualsiasi tassazione e prospera indisturbata. Alcuni autorevoli studi indicano che le attività sommerse infatti generano un valore aggiunto che oscilla tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3% e al 17,5% del PIL.(Confartigianato imprese Crotone)

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Italia: quella svolta che non ci sarà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2012

E’ inutile che ci giriamo intorno. La diffedenza che viene dagli investitori esteri è data dal fatto che non riusciamo a diventare un paese normale finchè non abbattiamo il muro dei 70 miliardi annui derivanti dalla corruzione e dal mal governo e dalle istituzioni sprecone. Se non nriusciamo ad abbattere il muro dei 230 miliardi di euro annui di evasione fiscale. Se non evitiamo di caricare sui bilanci pubblici la gestione delle imprese decotte che ci vengono a costare qualcosa come 150 miliardi di euro all’anno. Se evitiamo di prenderci in giro indirizzando i nostri strali, ma solo con la verbosità delle parole ma non quella dei fatti, sui costi della politica e gli intrallazzi che ne seguono se continuiamo ad elargire milioni di euro all’anno ai partiti, per mantenere i privilegi di casta, per fare un uso disinvolto del denaro pubblico. Siamo solo capaci di regalare miliardi di euro attraverso la concessione, a titolo grauito, delle frequenze Tv e nel non mettere mano alla patrimoniale. Siamo solo capaci di prendere i pochi soldi dei pensionati e dei lavoratori dipendenti che già ne hanno pochi e sono ridotti alla fame. E’ l’Italia degli sprechi, delle ruberie di pochi a danno di molti che non si vuole emendare. E il governo Monti in queste cose mostra i suoi limiti e se raccoglie apprezzamenti all’estero è perchè continua ad offrire opportunità agli speculatori di turno, ai grandi interessi, al capitalismo avvanturiero. Il paese per emendarsi ha bisogno che ci sia un risveglio culturale, una presa di cosceinza collettiva, il coraggio di mandare a casa una intera classe dirigente. Ha bisogno di tutto cambiare e non per nulla cambiare secondo la logica gattopardesca. Ci stupiamo che le primarie del Pd diano volti nuovi e cancellino quelli vecchi, ma se le stesse primarie fossero fatte dagli altri partiti ci stupiremmo del come verrebbero spazzati via i tanti personaggi che oggi cavalcano le scene della politica. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Roma: lotta all’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2011

Evasione

Image by RaK'n'RoLL via Flickr

Potenziamento dell’attività di contrasto all’evasione fiscale e contributiva e di recupero delle somme spettanti alle amministrazioni locali che collaborano con lo Stato nell’attività di accertamento dei tributi erariali.
Queste le principali novità contenute nel regolamento istitutivo del Consiglio tributario approvato oggi dalla Giunta di Roma Capitale, presieduta dal sindaco Alemanno, su proposta dell’assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico, Carmine Lamanda. Il provvedimento, che sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea Capitolina, adempie alle disposizioni contenute nella manovra ‘estiva’ varata dal Governo nel 2010 (D.L. n. 78/2010) per potenziare ulteriormente la partecipazione dei Comuni nella lotta all’evasione fiscale. La legge stabilisce che, in quelli con una popolazione superiore ai 5.000 abitanti, debbano essere istituiti appositi organismi ausiliari anche per poter acquisire una quota pari al 50% dei tributi statali recuperati grazie alla collaborazione offerta dall’ente locale. L’istituzione del Consiglio Tributario di Roma Capitale consente, pertanto, di rafforzare le attività di contrasto e recupero dell’evasione fiscale e contributiva che costituiscono, da sempre, uno dei punti strategici di tenuta del bilancio capitolino anche in relazione agli accordi stipulati con la Direzione regionale delle Entrate. Il Consiglio Tributario di Roma Capitale sarà formato da personale direttivo interno, ma è prevista la partecipazione, ove necessario, di professionalità esterne anche titolari di funzioni presso strutture pubbliche la cui collaborazione sia ritenuta di significativa rilevanza in merito alla valutazione di specifici ambiti di evasione tributaria e contributiva. I membri del Consiglio e gli eventuali consulenti non percepiranno alcun compenso per l’attività svolta che, senza alcun onere a carico del bilancio, avrà natura di ausilio e supporto alle strutture più direttamente impegnate nell’attività di recupero delle somme evase, soprattutto ai fini del riconoscimento del contributo statale spettante all’Amministrazione capitolina.
Il nuovo Consiglio tributario sarà formato da sei membri: i cinque direttori dei dipartimenti più direttamente impegnati sul versante tributario (Risorse Economiche; Attività Economiche e Produttive; Programmazione e Attuazione Urbanistica; Patrimonio; Anagrafe e Servizi elettorali) nonché dal Comandante del Corpo di Polizia di Roma Capitale o da un suo delegato. Il Consiglio nominerà al proprio interno un suo Presidente ed avrà tra i suoi compiti quello di esaminare le posizioni fiscali e contributive emerse in fase di accertamento, adottando le proprie deliberazioni a maggioranza.

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Alleggerimento pressione fiscale sul lavoro

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

Elevazione della tassazione dei redditi da capitale; sostegno al reddito da lavoro dipendente attraverso specifici fondi; sostegno agli incapienti; attivazione di meccanismi di partecipazione diretta dei cittadini nella lotta all’evasione fiscale; potenziamento delle misure antiriciclaggio. Queste, in estrema sintesi, le linee guida della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Disegno di legge a sostegno dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi”, elaborata e depositata questa mattina in Cassazione dall’Unione Sindacale di Base alla vigilia della proclamazione dello sciopero generale incentrato sui temi della crisi, del reddito e dei diritti.
L’iniziativa intendere fornire uno strumento legislativo efficace in risposta alla allarmante sperequazione economica e fiscale ormai consolidata nel nostro Paese. Dalle dichiarazioni dei redditi 2008, emerge infatti che oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti, privati e pubblici, guadagnano meno di 1.300 Euro netti mensili, e circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000. Bankitalia attesta che fra il 2002 e il 2010 le famiglie di lavoratori dipendenti hanno perso mediamente oltre 3.000 Euro, mentre quelle con a capo un imprenditore o un libero professionista hanno guadagnato poco meno di 6.000 Euro. Al contempo, è proprio dai lavoratori dipendenti che proviene il grosso del gettito fiscale, mentre l’evasione produce un buco sul saldo di bilancio stimato in circa 120 miliardi di Euro annui. Secondo USB, in un quadro di crisi economica, dove l’intervento dei governi è stato esclusivamente finalizzato al sostegno delle banche e del sistema finanziario, un reale sostegno al reddito dei lavoratori dipendenti, dei precari, dei disoccupati, risulterebbe non solo una prima doverosa misura per una maggiore giustizia sociale, ma potrebbe attivare un “circolo virtuoso” per la ripresa dei consumi e dunque per rilanciare l’economia e contrastare la crisi.  La proposta di legge è strutturata in sei articoli, in cui alle misure più strettamente fiscali si aggiungono quelle retributive: dunque una franchigia di 10.000 Euro per i redditi fino a 35.000; detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto di automezzi, trasporti pubblici, servizi di telefonia e internet, per la cultura (libri, cinema, mostre) l’educazione dei figli, la cura della salute; ma anche stabilizzazione della struttura salariale, con introduzione della 14° mensilità per quei contratti che ne sono privi, l’abrogazione della “tassa sulla malattia” e l’istituzione di un Fondo nazionale a sostegno del reddito e dei consumi e di Fondi regionali per i servizi sociali. Le risorse finanziare per l’attuazione della legge dovranno essere reperite non dalla fiscalità generale, ma dalla tassazione dei capitali, con aliquota al 30%, e dall’inasprimento della lotta all’evasione fiscale, incrementata anche dalla detraibilità delle spese. Dal 1 marzo USB avvierà la raccolta delle firme in tutto il territorio nazionale.

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Federalismo fiscale in Sicilia

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Palermo 12 novembre 2010, dalle ore 9,30 alle 13,30, si avvierà al CERISDI – Castello Utveggio una giornata di studio sul tema “Federalismo Fiscale e partecipazione dei Comuni all’accertamento tributario”, alla luce dei più recenti interventi normativi e del processo di attuazione del federalismo fiscale avviato con la L. 42/2009. L’incontro, rivolto soprattutto agli amministratori e al personale amministrativo degli Enti Locali, pone attenzione alle problematiche che riguardano l’attuazione del Federalismo fiscale in Sicilia, analizzando il nuovo strumento per il reperimento di risorse finanziarie, cioè l’accertamento dei tributi erariali. Inoltre, sarà presentato un lavoro, realizzato dalla direzione Regionale Sicilia dell’Agenzia delle Entrate dal titolo “La partecipazione dei Comuni alle attività di contrasto all’evasione”, e in fase di approvazione da parte dell’ufficio centrale competente. I lavori saranno aperti dal prof. Adelfio Elio Cardinale, Presidente del CERISDI e dal dott. Cosimo Aiello, capo di Gabinetto Assessorato alle Autonomie Locali e Funzione Pubblica della Regione Siciliana.  Interverranno il prof. avv. Giovanni Pitruzzella, docente di Diritto Costituzionale Università Palermo; prof. avv. Angelo Cuva, docente di Scienza delle Finanze Università Palermo; dott. Castrenze Giamportone, direttore regionale Agenzia delle Entrate; dott. Mauro Farina, responsabile Ufficio Fiscalità generale direzione regionale Agenzia delle Entrate. “Speriamo – ha detto il prof. Adelfio Elio Cardinale, Presidente del CERISDI – di  entrare nella fase finale di attuazione della normativa sul federalismo fiscale. E’ necessaria una collaborazione virtuosa tra Stato e Regione. Il federalismo può diventare per la Sicilia un’occasione di crescita se applicato con gradualità e in maniera equa e solidale. I siciliani prefigurano un federalismo rispettoso della coesione economico-sociale del Paese”.

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Cassazione penale rigorosa con gli evasori

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2010

Anche la Suprema Corte si dimostra intransigente sull’evasione fiscale. Secondo la sentenza n. 38619 del 3 novembre 2010 rischia la reclusione da sei mesi a due anni chi non versa l’iva dichiarata, se il mancato pagamento si estende oltre il 27 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento. Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” la decisione in esame è importante anche per il calcolo temporale del comportamento omissivo anche per la verifica di applicazione del beneficio dell’indulto. Il Tribunale di Ancona, infatti, aveva applicato questo beneficio nei confronti di un uomo che non aveva versato l’iva dichiarata nell’anno 2005. Mentre il Procuratore generale presso la Corte d’appello del capoluogo marchigiano aveva presentato ricorso affermando l’inapplicabilità dell’indulto, in quanto secondo la procura il reato si era consumato nel vigore della nuova normativa, la quale prevede, per coloro i quali omettono il pagamento dell’iva, un trattamento sanzionatorio equivalente a quello previsto per il sostituto che non versa le ritenute d’acconto. I giudici di piazza Cavour hanno quindi accolto il ricorso sostenendo che “per la consumazione del reato non è sufficiente un qualsiasi ritardo, ma occorre che l’omissione del versamento dell’imposta dovuta si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento”.

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Federalismo fiscale. A che serve?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2010

A far restare i soldi laddove si producono, direbbero i leghisti. In sintesi il modello delle regioni a statuto autonomo, tipo Trentino-Alto Adige. Oggi le regioni incassano dal sistema fiscale l’addizionale Irpef (privati), l’Irap (imprese) e partecipazione Iva (servizi e utenze).
Secondo la proposta del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, l’Irap puo’ essere solo abbassata ma deve essere compensata da un aumento dell’Irpef, il che e’ poco probabile. L’Irpef puo’ essere aumentata, in relazione alle esigenze di cassa, ma non per i redditi da lavoro dipendente e da pensione, limitatamente ai primi due scaglioni Irpef, il che significa che l’aumento interessera’ i redditi medio-alti cioe’ quelli piu’ presenti nelle regioni ricche. E quali sono le regioni ricche? Quelle del Nord Italia, cioe’ quelle che votano Lega. Paradossale? Sembra proprio di si’. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Federalismo fiscale

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

Erbusco Franciacorta. La Fondazione Leo Valiani lancia un appello alla politica italiana: il Federalismo è patrimonio ormai diffuso in tutto il mondo, le sue implicazioni sulla fiscalità vanno messe a punto ma la riforma può rappresentare una svolta per il Paese Italia. Negli interventi che si sono alternati durante tutta la giornata durante il convegno tenutosi alla cantina Lovera di Franciacorta si sono analizzati i modelli di Stato federale ricordando, ad esempio, quanto accaduto nella Germania Federale, i cui “Länder” dell’Est al momento della riunificazione (1990) erano paragonati alle Regioni sottosviluppate del Mezzogiorno d’Italia, e che oggi invece hanno colmato in gran parte il divario con il Länder dell’Ovest (reddito pro capite dei primi è passato dal 40% al 70% rispetto alle regioni occidentali).
Ciò significa che l’impegno e la serietà della dirigenza politica, e l’impegno della società civile possono raggiungere risultati di grande rilievo per lo sviluppo di tutte le Regioni di uno stato federale. Occorre però che sia garantita una perequazione, verticale (dallo Stato alle regioni) oppure orizzontale (tra regioni) in modo che i soldi trasferititi alle Regioni più povere siano spese per gli obiettivi di sviluppo, con efficienza e rigore. Si tratta di un’esigenza non più rinviabile alla quale le Autorità italiane, centrali e territoriali, non possono sottrarsi. Pur nella delicatezza e complessità dell’argomento può essere fuorviante la polemica tra regioni sui costi standard: il meccanismo individuato dal legislatore con questa espressione deve essere in grado di considerare le differenze tra i territori, densità di popolazione, di servizi etc… Non occorre quindi individuare altri motivi di diversificazione, e respingere con forza le istanze sostengono l’adozione dei fabbisogni storici, che toglierebbe ogni efficacia agli effetti virtuosi del federalismo.
Il federalismo può essere una scelta utile per il Paese, ma deve essere formulato e attuato in conformità ai principi basilari della Costituzione repubblicana: la libertà, i diritti e i doveri civili, la centralità del lavoro, la giustizia sociale, la pari dignità di tutte le persone, quali che siano le loro scelte di politica, di fede, di cultura. Fuori da questi principi non ci può essere progresso. (Fabrizio Galassi Ufficio stampa Adnkronos Comunicazione, in sintesi)

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