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Ruolo di un recettore nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Parma. Sulla prestigiosa rivista scientifica Leukemia è stato pubblicato un importante studio, frutto della collaborazione tra più università, che evidenzia per la prima volta il ruolo del recettore S1P3 della sfingosina 1-fosfato (S1P) nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta (AML). La ricerca è stata coordinata dal dott. Francesco Potì, ricercatore della Sezione di Farmacologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Questa scoperta, risultato di una ricerca durata più di cinque anni, è iniziata nel Laboratorio di Endocrinologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presso cui Francesco Potì ha prestato servizio fino al dicembre 2015 e con il quale ha continuato a collaborare.
S1P3 è un recettore espresso da molte cellule del nostro organismo, funzionando da “sensore” per la molecola S1P. I topi oggetto della ricerca sono stati ingegnerizzati in modo da amplificare questo segnale in alcune cellule del sangue e del sistema immunitario, mostrando caratteristiche patologiche molto simili a quelle di una leucemia umana. Una lunga serie di esperimenti effettuati in laboratorio ha confermato questa ipotesi. Un fattore estremamente interessante è emerso dalle analisi genetiche di circa 400 pazienti con diagnosi di leucemia mieloide acuta (AML). In tale popolazione, infatti, si è riusciti a dimostrare per la prima volta una correlazione molto forte tra l’espressione di S1P3 e l’AML nell’uomo. Infine, lo studio ha aperto la strada a future opportunità terapeutiche: il trattamento con fingolimod, un farmaco attualmente in uso per la sclerosi multipla, capace di agire anche sul recettore S1P3, è stato in grado di migliorare significativamente il quadro patologico, normalizzando le alterazioni indotte nei topi dello studio.

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Scuola: Immissioni in ruolo a vuoto, posti vacanti andranno ai supplenti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Sono dati paradossali e sconfortanti quelli raccolti da Anief, giovane sindacato rappresentativo, nel corso delle immissioni in ruolo – da concorso e da GaE – dell’Usp Palermo, per quanto riguarda gli istituti scolastici del capoluogo siciliano e della sua provincia. In particolare, come raccontato dall’edizione palermitana del quotidiano La Repubblica, «in alcune materie non è stato possibile completare le assunzioni per carenza di aspiranti. Una situazione che ha dell’assurdo in una regione che deve fare i conti col più alto tasso di disoccupazione giovanile del Paese». Alla fine delle operazioni, secondo quanto risulta ad Anief, sono ad esempio senza titolare almeno una decina di posti sia per le classe di concorso Flauto (AG-56, secondaria di primo grado) che per quella Percussioni (AI-56, secondaria di primo grado). Per quanto riguarda poi la secondaria di secondo grado da GaE, per esempio, risulta un notevole residuo delle immissioni in ruolo per la classe di concorso A-41, Scienze e tecnologie informatiche. Le cause di questa situazione assurda sono endemiche, legate alla mancanza di graduatorie da cui attingere i docenti di ruolo: una condizione tipica delle regioni settentrionali, ma che negli ultimi anni si è diffusa anche al sud. Il concorso 2016 è pressoché esaurito in tutte le classi di concorso e quello straordinario per abilitati del 2018, voluto dal Miur, non ha di certo risolto le problematiche, soprattutto di alcune specifiche classi di concorso. L’aggiornamento delle GaE e la relativa possibilità di reinserimento non hanno fatto altro che aumentare le fila delle graduatorie di Infanzia e Primaria, lasciando invariate quelle della secondaria. “La questione è sempre la stessa: lo Stato preferisce assumere a tempo determinato un supplente, piuttosto che immettere in ruolo un docente specializzato e pronto per ricoprire la cattedra per la quale si è preparato per anni. Noi non ci stiamo e ci batteremo sempre per porre fine al triste fenomeno della supplentite”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola: Personale di ruolo e precario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Le differenze di trattamento tra il personale assunto a tempo indeterminato e quello precario, anche quello contrattualizzato continuativamente, riguardano aspetti lavorativi svariati: dall’entità degli stipendi, con quello dei supplenti bloccato al livello iniziale, alla somministrazione del bonus annuale per l’aggiornamento, precluso ai precari, sino alla concessione di ferie e permessi. Su questi ultimi, le differenze sono abissali: al personale docente, educativo ed Ata assunto a tempo determinato sono concessi permessi per la partecipazione a concorsi o esami, nel limite di otto giorni complessivi per anno scolastico, compresi quelli per il viaggio, ma non vengono retribuiti. E lo stesso vale per i sei giorni di ferie chieste dal dipendente precario nel corso delle attività didattiche: devono essere sempre legate in modo esplicito a motivi personali e familiari.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Si tratta di una differenza inaccettabile. Così come disposto, il contratto di lavoro è addirittura contraddittorio: vale infatti il principio della concessione di permessi e ferie, ma poi le corrispondenti giornate si sottraggono dallo stipendio. Così non va. Lo faremo presente in contrattazione nazionale, in qualità di sindacato rappresentativo, facendo di tutto per cambiare il nuovo dispositivo che regola il rapporto di lavoro del personale della scuola. Qualora l’amministrazione dovesse opporsi, confermando questa assurda discriminazione, la pratica passerà al nostro ufficio legale che predisporrà specifico ricorso nelle sedi legali opportune anche sovranazionali”.Due pesi e due misure: nella scuola sembra la regola regina. Attraverso un confronto tra i due status professionali, analizzando il contratto collettivo nazionale vigente, la stampa specializzata ha fatto emergere le diversità di trattamento, pur in presenza di direttive transnazionali, come la 1999/70/CE, che impongono a tutti i Paesi membri di non osservare discriminazione alcuna tra il personale di ruolo e precario, a partire dalla stabilizzazione automatica dei supplenti che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio (anche questa scientificamente omessa dall’Italia e per questo motivo la Commissione Europea è a un passo dall’avvio della procedura d’infrazione dopo l’invio della lettera di costituzione in mora di qualche settimana fa).

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Scuola: Immissioni in ruolo 2018/2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

Lo studio legale dell’ANIEF sta valutando la possibilità di impugnare le istruzioni operative allegate al D.M. 688/2019 trasmesse con nota MIUR laddove non prevede la possibilità di consentire ai docenti ex FIT di poter scegliere liberamente la sede di assunzione rispetto a quella già accantonata in vigenza degli ambiti territoriali, oggi aboliti, soltanto perché individuati entro il 31 dicembre 2018 per grave ritardo della pubblicazione delle graduatorie da parte delle Commissioni. Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief) interviene sull’argomento ripreso da Orizzonte Scuola: “Ora siamo al ridicolo, esistono anche gli insegnanti di serie C, non bastava penalizzare chi ha fatto il FIT ed è stato assunto entro il 31 agosto scorso. Delle due l’una: o il Miur retrodata giuridicamente il contratto al 1° settembre 2018 anche a questi docenti individuati prima del 31 dicembre 2018 o deve consentire loro di scegliere la nuova sede in base al merito, al punteggio ottenuto. Perché bisogna sempre ricorrere per avere un diritto, quando la legge cambia costantemente?”

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Scoperto “per caso” il ruolo di alcuni recettori nella cura dei linfomi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Per creare cure su misura contro i linfomi, i ricercatori sono impegnati a capire perché la stessa terapia su un malato funziona bene, su un altro meno, su un terzo per nulla. Questione di geni, ma non solo: serve andare oltre, capire quali recettori sono “espressi” dalle cellule del nostro sistema immunitario, perché il successo delle cure dipende in gran parte da loro. Josée Golay – una vita dedicata a indagare come funzionano gli anticorpi monoclonali usati attualmente come farmaci per la cura di linfomi e altri tipi di tumore – ha fornito per la prima volta alla comunità internazionale dei ricercatori un’informazione importante, grazie a una scoperta inaspettata.“Durante gli studi arruoliamo volontari sani disposti a sottoporsi a un semplice prelievo di sangue per studiare l’interazione degli anticorpi terapeutici con il nostro sistema immunitario. Uno di loro, come abbiamo scoperto successivamente, aveva una caratteristica molto rara: era un donatore “nullo”: non esprime cioè un particolare recettore del sistema immune, chiamato CD16B, normalmente espresso dai neutrofili, un importante tipo cellulare del sistema immune – spiega Golay -. Questi donatori sani sono rarissimi. In questo modo abbiamo capito che alcuni effetti degli anticorpi in vitro non erano dovuti al CD16B ma a un altro recettore simile, il CD16A, che solitamente non viene preso in considerazione. Invece ora sappiamo che ha un effetto importante nella risposta del paziente a uno dei farmaci più utilizzati contro i linfomi”.scoperta è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista dell’American Society of Hematology, Blood, con un commento del Prof. Ronald Taylor dell’Università della Virginia, Stati Uniti. Il ruolo di questi recettori, infatti, apre nuovi scenari non solo in campo ematologico, ma in tutte le ricerche in cui il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale, ad esempio negli studi dedicati alle patologie autoimmuni dove i neutrofili hanno un’attività.Alla scoperta ha lavorato un gruppo tutto “bergamasco” che ha riunito ricercatori del Centro di Terapia Cellulare “Gilberto Lanzani” dell’ASST Papa Giovanni XXIII, dell’Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma (AIL) – sezione Paolo Belli di Bergamo, che ha fondato e sostenuto il Centro di Terapia Cellulare fin dal 2003, e della FROM, Fondazione nata da una costola dell’ospedale di Bergamo e oggi importante centro di ricerca presieduto da Alberto Bombassei, patron di Brembo spa e del Kilometro Rosso. Fra i colleghi che con Golay hanno firmato il lavoro vi sono Martino Introna, Rut Valgardsdottir, Gerta Musaraj, Damiano Giupponi e Orietta Spinelli. La ricerca ha goduto del supporto di AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

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Ruolo dell’alimentazione come fattore delle principali cause di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Mag 2019

Uno studio, condotto da più di 130 scienziati, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, relativo all’ importanza del cibo come causa di morte: un’analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease. Nello studio sono stati presi in esame i dati di 195 paesi tra il 1990 e il 2017, relativi a 15 tipi di alimenti, consumati in quantità più o meno elevate: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi, latte, fibre, calcio, omega 3 derivanti dal pesce, acidi grassi polinsaturi, carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, e sodio. Dal punto di vista geografico: pur con le differenze dovute alle culture alimentari e alla posizione, nessuna area è immune da squilibri, eccessi e carenze. I fattori alimentari che più incidono sulla salute sono la carenza di cereali integrali e di frutta, l’alto consumo di sodio e di carne rossa o processata, l’abbondanza di bevande zuccherate e di grassi animali, e i bassi livelli di frutta secca e semi di fibre vegetali e omega-3. Ogni anno, una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate. La dieta scorretta è risultata responsabile, nel 2017, di 11 milioni di morti: malattie cardiovascolari (9.497.300 di morti), seguite da cancro (913.100 morti) e diabete (338.700. Inoltre, fattori di rischio dietetici sono risultati all’origine di 255 milioni di disability-adjusted life year o DALY (“attesa di vita corretta per disabilità”) un indice della gravità globale di una malattia, che valuta gli anni persi per disabilità o morte prematura. i principali fattori di rischio alimentare per decessi e DALY: Alto apporto di sodio (3 milioni morti e 70 milioni DALY), basso apporto di cereali integrali (3 milioni morti e 82 milioni DALY) basso consumo di frutta (2 milioni morti e 65 milioni DALY). Questo studio fornisce un quadro completo del potenziale impatto della dieta subottimale su NCD (risk factor for non-communicable diseases), evidenziando la necessità di migliorare la dieta nei vari paesi. I risultati di questo studio costituisce un’importante base scientifica per la progettazione di interventi mirati per migliorare l’alimentazione attraverso l’implementazione di interventi dietetici evidence-based e fornire una piattaforma per la valutazione del loro impatto sulla salute umana ogni anno. L’articolo è talmente importante da meritare una lettura approfondita.
(fonte: GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990-2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017.Lancet. 2019 Apr 3. pii: S0140-6736(19)30041-8. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30041-8.Eugenia Gallo Biologa Esperta di fitovigilanza CERFIT, AOU Careggi Università di Firenze, fitoterapia33)

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La guerra fratricida in Libia e il ruolo del governo francese

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Scrive l’on.le Federico Mollicone deputato FdI: “La situazione in Libia si fa sempre più critica e i nostri interessi di sicurezza e geopolitici sono a serio rischio, rischiando anche una nuova ondata migratoria. Bisogna anche francamente prendere atto dei gesti apertamente ostili della Francia che è la promotrice degli eventi di guerra delle ultime settimane in Libia, così come lo è stata nel 2011.I francesi vogliono ottenere un’affermazione geopolitica in Libia e attaccare direttamente l’Italia con l’arma immigrazionista, dopo che le forze sovraniste sono riuscite a bloccare gli sbarchi.Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, di fronte a tutto questo, sponsorizza corsi sul gender ai militari in Libia… uno strano senso delle priorità. Giuseppe Conte difenda l’interesse nazionale e convochi l’ambasciatore francese”.

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Scuola: 40 anni? L’Italia maglia nera nel mondo per età di immissione in ruolo dei docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

Colpa della precarietà e del blocco del doppio canale di reclutamento degli insegnanti dovuto al reiterato abuso dei contratti a termine, al mancato adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, all’ostinata chiusura delle GaE e al cattivo utilizzo delle graduatorie delle scuole per le supplenze. La media per la firma del contratto a tempo indeterminato deriva dai dati ufficiali del Miur ed è in costante aumento, soprattutto nel primo ciclo dove operano non a caso i diplomati magistrale vittime di decisioni errate dell’amministrazione che minacciano oggi anche la loro stabilizzazione. Secondo Tuttoscuola “è la riprova dello stallo in cui si trova il personale docente precario che invecchia, attendendo di passare alla stabilizzazione del rapporto di lavoro”. Marcello Pacifico (Anief): Nemmeno l’attuale Governo ha capito che quella del docente è una professione particolarmente a rischio logoramento, che quindi andava collocata nell’Ape Social e anche nella quota 100, ma senza alcuna decurtazione mensile. La categoria degli insegnanti continua ad invecchiare: in media hanno 51 anni e due mesi. Dopo il computo della Ragioneria dello Stato, che attraverso il Conto annuale ha confermato come gli insegnanti italiani siano quelli con l’età più avanzata in Europa, la stima stavolta è stata realizzata da Tuttoscuola, su dati ufficiali Miur, che è andata a mettere a confronto la situazione anagrafica dell’anno scolastico 2015-16 con quella di due anni dopo, il 2017-18: la rivista ha scoperto che l’età media dei docenti di ruolo di tutti gli ordini di scuola, compresi gli insegnanti di sostegno, (complessivamente erano 733.654 docenti nel 2015-16) era allora di 50 anni e 8 mesi. Due anni dopo, quando il numero di docenti di ruolo era salito a 737.243 unità, sebbene nel frattempo fosse stato realizzato il piano straordinario della Buona Scuola, l’età media degli insegnanti si è attestata a 51 anni e 2 mesi, compresi i docenti di sostegno. Questo significa che “gli insegnanti di scuola primaria restano mediamente i più giovani, anche se poi anche loro hanno registrato un aumento dell’età media di circa 7 mesi, passando dai 49 anni e 6 mesi del 2015-16 a 50 anni e un mese di due anni dopo. Forse il turn over di quest’anno, arricchito dalle uscite di quota 100, potrebbe favorire una inversione di tendenza, ma indubbiamente ci vorranno molti anni per abbassare l’età media dei nostri insegnanti di ruolo avvicinandola a quella della maggior parte dei Paesi europei”. Il dubbio, tuttavia rimane, perché ammesso che si riesca a realizzare il turnover anche su quota 100, poiché i controlli dell’Inps sulle domande dei circa 14 mila docenti potrebbero essere svolti in tempi successivi alla formazione degli organici del personale scolastico, la maggior parte dei nuovi che subentreranno avranno una media anagrafica tutt’altro che bassa. Sempre Tuttoscuola ha fatto emergere che “per i supplenti che nel 2015-16 erano poco più di 100 mila e due anni dopo superavano le 135 mila unità, nell’arco di un biennio la loro età media complessiva si è innalzata di oltre un anno, passando da 39 anni e 3 mesi del 2015-16 a 40 anni e 4 mesi nel 2017-18”. Tra i diversi ordini di scuola la graduatoria dei più anziani vede in testa i supplenti della scuola dell’infanzia seguiti da quelli della primaria. Nell’uno e nell’altro caso si registra anche il più consistente aumento dell’età media nell’arco del biennio considerato: 43 anni e 7 mesi (era di 41 anni e 1 mese) per i docenti dell’infanzia, 41 anni e 2 mesi (era di 38 anni e 8 mesi) per quelli della primaria. Secondo Anief non è un caso se i docenti precari del primo ciclo scolastico sono quelli più avanti negli anni: stanno invecchiando da supplenti, in attesa che la giustizia si esprima sulle loro ragioni. E anche se queste sono da vendere, nell’ultimo periodo abbiamo assistito anche ad autorevoli pareri dei giudici negativi, come quelli del Consiglio di Stato su maestri con diploma magistrale. I quali ora sperano vivamente nei pareri, sull’abuso delle supplenze anche in presenza di posti liberi, da parte della Corte di Cassazione, già riunita il 12 marzo scorso, della Corte Costituzionale, sulla legittimità del concorso straordinario della scuola secondaria, che avrà inevitabili ripercussioni sul primo ciclo e anche del Consiglio d’Europa.

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Autonomie regionali e ruolo del Parlamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

“Bene centralità delle Camere sul percorso delle autonomie, come sembra essere stato stabilito dai presidenti Fico e Casellati nel colloquio con il Capo dello Stato. Ma il nostro ordinamento prevede due procedure sulla materia: quella di rango costituzionale con le 4 letture tra Camera e Senato oppure quella prevista dall’articolo 116 della Costituzione, limitatamente ad alcune materie e dopo aver normato l’applicazione dell’articolo citato. Il governo Gentiloni aveva varato un disegno di legge al riguardo, ma non arrivò mai in Parlamento. Se si vuole utilizzare questa procedura semplificata occorre quindi approvare prima una legge che regolamenti l’uso del 116. Questo devono chiedere i presidenti delle Camere al Governo. Non è sufficiente stabilire ‘eccezioni’ procedurali, che in quanto tali lasciano il tempo che trovano, per coinvolgere il Parlamento, in via del tutto straordinaria e non prevista in modo da consentire di emendare le intese tra il Governo e alcune regioni. Serve la norma di attuazione dell’articolo 116 della Costituzione prima che venga attivato”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Il decreto semplificazione è legge

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Il testo, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, snellirà talune procedure, anche riguardanti il mondo della scuola. Una nuova, che certamente renderà più semplice l’immissione in ruolo dei candidati al ruolo di dirigente scolastico del concorso in corso, è l’immissione in ruolo, per i quasi 3 mila vincitori, dal 1° settembre 2019.Altro punto importante, l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento che sarà proposto quest’anno, senza alcuna proroga; infatti sarà possibile, per decine di migliaia di insegnanti non di ruolo, integrare i loro punteggi e cambiare provincia di collocazione, per agevolare la loro assunzione in località dove risultano posti disponibili. Il sindacato si è battuto affinché ciò accadesse, per far fronte al turn over che ci sarà in estate, oltre a riaccendere il doppio canale di reclutamento, poiché, in caso contrario, le immissioni in ruolo andranno nuovamente deserte anche quest’anno. Purtroppo sono stati respinti insensatamente anche gli altri emendamenti presentati da senatori dell’opposizione e richiesti da Anief tesi a riaprire le GaE, estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto, stabilizzare i precari con 36 mesi e assumere tutti gli idonei dei precedenti concorsi.Altra buona notizia, non ci sarà il blocco quinquennale nei trasferimenti per tutti i doventi: Anief ha lottato affinché ciò non avvenisse; infatti il ministro Marco Bussetti voleva la sua introduzione nell’ottica di una continuità didattica che di fatto non si può assicurare per via della durata diversa dei cicli e dell’obbligo anagrafico scolastici. Ma non è tutto, poiché non potrebbe essere mantenuta dall’alto numero di precari chiamati su posti in organico di diritto, come per quelli di sostegno, dove 50 mila precari dovrebbero essere subito nominati in ruolo. Rimane pertanto il blocco per i docenti di sostegno e per i soli insegnati neo-assunti mentre continuano a rimanere esclusi dai trasferimenti gli assunti attraverso il FIT, nonostante alcuni emendamenti suggeriti da Anief che anzi avrebbero autorizzato pure una mobilità straordinaria sul 100% dei posti senza alcun vincolo e la frequenza di corsi on-line per facilitare i passaggi di ruolo con altre abilitazioni.Nessun intervento, nonostante l’annuncio del Governo al presidente della Consulta, di evitare il giudizio di legittimità sulla norma relativa all’ultimo corso-concorso riservato del 2015 e uno specifico emendamento a lungo accantonato proposto da diversi senatori dell’opposizione, su richiesta di Anief. La norma ha prodotto una disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011, consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015. Dunque non si è rispettato il principio di uguaglianza né salvaguardata la posizione dei dirigenti scolastici già assunti, rischiando ora di compromette gli interessi di tutti per una scelta fatta che la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionale, già il 2 aprile prossimo.

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Quali saranno le professioni del futuro: fondamentale il ruolo della scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Da considerare anche come il processo di automazione potrà creare nuove opportunità di occupazione è una delle sfide del nostro secolo nonché l’oggetto della ricerca “Il futuro delle competenze”, che Pearson ha realizzato in collaborazione con Nesta e Oxford Martin School. La ricerca si occupa di analizzare quali saranno i trend del mercato da qui ai prossimi dieci anni: quali professioni cresceranno e quali subiranno una contrazione e, in parallelo, quali competenze professionali saranno più importanti in ottica occupazionale. Da questa fotografia emergono suggerimenti su come poter reagire alle sfide imposte dai nuovi processi di innovazione tecnologica.La ricerca, che si è concentrata sull’analisi dello scenario inglese e americano, ha messo in luce come il mondo dell’occupazione stia cambiando e quali sono gli ipotetici scenari che potranno configurarsi: ne emerge una fotografia realistica e affidabile delle professioni, e delle correlate competenze professionali, che saranno maggiormente richieste in futuro. La ricerca è condotta con un innovativo approccio “misto” alla previsione che, combinando il giudizio di esperti con il “machine-learning classifier” (classificatore di apprendimento automatico), aumenta la capacità di valutare le probabilità di sviluppo o contrazione tanto delle professioni quanto delle competenze ad esse correlate.
Circa il 10% della forza lavoro – ci dice la ricerca – si occupa oggi di attività che cresceranno, mentre il 20% di attività verosimilmente andranno a ridursi. In settori quali istruzione, sanità e impiego pubblico si assisterà ad una considerevole crescita dell’occupazione, mentre è poco probabile che occupazioni, pur a bassa specializzazione, in campi come l’edilizia e l’agricoltura, vadano incontro a un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro.Per quanto concerne le restanti attività lavorative – circa il 70% – semplicemente non sappiamo con certezza che cosa accadrà. Tuttavia, la ricerca sul futuro delle competenze suggerisce che la ridefinizione delle mansioni, unitamente alla formazione continua (reskilling) della forza lavoro, potrebbe promuovere la crescita di queste occupazioni.
Lo studio, la cui analisi intende discostarsi sia dalle visioni allarmistiche sia da quelle trionfalistiche circa l’impatto dell’innovazione tecnologica sul lavoro e sulle professioni, si concentra particolarmente sulla riorganizzazione dello schema delle competenze professionali, con un occhio di riguardo allo spostamento di importanza che alcune di esse assumeranno rispetto ad altre, ed evidenziando collegamenti tra le skills più richieste attraverso un’analisi del contesto professionale futuro.Le abilità che saranno con molta probabilità più richieste in futuro saranno quelle che implicano spiccate competenze e abilità interpersonali, cognitive e di sistema. Quello che si ipotizza è che la futura forza lavoro avrà bisogno di una conoscenza molto più approfondita e ampia, e di competenze sempre più specializzate, perché necessarie ad occupazioni specifiche.Fondamentale, in questo contesto, il ruolo della scuola cui è affidato il compito di fornire le employability skills, ovvero le nuove competenze trasversali strategiche per un mondo del lavoro investito da un cambiamento continuo, tecnologico e organizzativo.Il fulcro della ricerca, condotto dai ricercatori Bakhshi, M. Downing, Osborne e Schneider e adattato per l’Italia da Paolo Magliocco, è stato quello di identificare, attraverso un metodo completo che tenesse conto di tutte le possibili variabili, le competenze, le abilità e le conoscenze probabilmente più richieste in futuro dal mercato del lavoro.“L’identificazione di “panieri” di competenze, capacità e aree di conoscenza che, con la massima probabilità, saranno importanti in futuro – si legge ne “Il futuro delle competenze” – come pure degli investimenti in competenze che avranno il maggiore impatto sulla domanda occupazionale, fornisce informazioni che educatori, aziende e governi possono usare per determinare le proprie strategie e guidare le azioni per il futuro.”
La ricerca mostra dunque in maniera chiara che in futuro sarà sempre più il sistema educativo, e in particolare la scuola, a svolgere un ruolo fondamentale nella preparazione di lavoratori in grado di muoversi attivamente nel mercato del lavoro: una buona formazione e il possesso di employability skills saranno infatti indispensabili in ambito professionale.La ricerca è disponibile online sul sito: pearson.it/futuro-competenze

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Ruolo e funzione delle edicole

Posted by fidest press agency su domenica, 23 dicembre 2018

A Cesena la collaborazione tra enti locali, editori ed edicolanti per favorire il rinnovamento del ruolo e della funzione delle edicole e per avvicinare i cittadini alla lettura dei giornali compie un ulteriore importante passo in avanti.” Ha così commentato Andrea Riffeser Monti, presidente della Fieg, la stipula dell’accordo tra il Comune di Cesena e gli edicolanti per sostenere l’attività delle edicole e, con essa, la diffusione della stampa.Il protocollo d’intesa sottoscritto a Cesena, alla presenza di Andrea Riffeser Monti, si colloca nell’ambito degli accordi tra Fieg a Anci per sensibilizzare le amministrazioni comunali a promuovere iniziative che ripensino la funzione delle edicole rendendole un “centro servizi al cittadino”.Il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, ha sottolineato come “l’accordo evidenzia la necessità di sostenere, in un momento difficile, le edicole, un presidio di informazione e di libertà sul territorio. Oltre che le informazioni turistiche” spiega il sindaco, “ci sarà in futuro la prospettiva di affidare alle edicole anche competenze amministrative, come alcune mansioni svolte oggi dall’anagrafe comunale”.“Un patto che” spiega Graziano Gozi, segretario di Confesercenti/Fenagi, “segue quello avviato nel 2015 con la nascita degli Info Point turistici nei bar cittadini”. Non certo un cambio di radice, anzi un suo potenziamento, perché “farà sì che in edicola, oltre che per l’acquisto dei giornali, si possa andare sempre di più e per molti più motivi”.
“Per la prima volta” ha sottolineato Riffeser Monti “una amministrazione comunale si impegna a riconoscere agli edicolanti il beneficio dell’esenzione totale dal pagamento del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche a fronte dell’adesione al progetto comunale di informazione turistica. L’auspicio è che altri comuni seguano questo esempio virtuoso.” Riffeser Monti ha lanciato anche un’altra proposta: quella di “un ulteriore passo avanti che porti istituzioni, edicole e baristi a sedersi a un tavolo per ragionare insieme su come tutelare e difendere la vendita dei giornali a scapito della loro lettura gratuita”.

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Fallimento sulle immissioni in ruolo: nel Paese dei 150 mila docenti abilitati, le cattedre rimangono deserte

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Gli insegnanti ci sono, ma il Governo non li vuole assumere: su 57 mila autorizzati, solo il 40% ottiene l’incarico, il 12% sul sostegno. Cattedre vuote specialmente al Nord, dove sono esaurite le GaE e dove si concentra il 59% dei posti disponibili. A rischio anche i 5mila assunti dal Fit, dopo l’ordinanza di remissione del Consiglio di Stato alla Consulta del concorso straordinario riservato. L’unica soluzione per garantire la continuità didattica ed evitare la nomina di nuovi precari rimane per Anief la discussa riapertura delle GaE.
Le assunzioni a tempo indeterminato dei docenti precari si rivelano un flop. I dati, davvero sconfortanti, sono stati riportati dalla rivista Orizzonte Scuola: su 57.322 posti autorizzati dal Governo Conte per l’immissione in ruolo per gli insegnanti nell’anno scolastico 2018/2019, soltanto in 23.331 sono stati individuati di cui 21.692 (su 43.993) su posto comune e, con proporzioni ancora più gravi, in 1.639 (su 13.329) su posti di sostegno. In pratica, si è andati peggio delle previsioni: al termine delle procedure di assunzione previste, non è andato perso un posto in ruolo su tre, come inizialmente indicato, ma addirittura due su tre. Il che vuol dire che altri 35 mila supplenti saranno chiamati il prossimo anno su posti vacanti e disponibili oltre agli 80mila già preventivati dal Ministro Bussetti in organico di fatto: quindi, a differenza di quanto espresso dal ministro dell’Istruzione, i supplenti annuali supereranno abbondantemente le 100 mila unità, sfiorando il 15% di incidenza sul contingente complessivo di insegnanti.
“È uno scandalo tutto italiano – tuona Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perchè nonostante l’alto numero di docenti abilitati o riconosciuti tali dallo Stato (150mila unità) senza prendere in conto, anche, i supplenti non abilitati con diversi anni di servizio, il Governo non riesce a garantire la copertura di nemmeno il 50% delle immissioni in ruolo previste. Il caso emblematico è sul sostegno dove a fronte di quasi 8mila posti vacanti e disponibili nella scuola secondaria e del doppio degli insegnanti specializzati dalle università negli ultimi cinque anni, quasi il 90% dei posti è andato a vuoto. E non per colpa del rifiuto degli insegnanti ma a seguito dell’impuntatura dell’amministrazione a continuare a tenere chiuse le GaE”.
“Con le graduatorie ad esaurimento riaperte – continua Pacifico – le 57 mila immissioni in ruolo sarebbero andate in porto. Lo scorrimento del doppio canale di reclutamento, infatti, ha garantito, fino all’approvazione della Buona Scuola, la copertura totale dei posti autorizzati. Negli ultimi anni però l’esaurimento delle graduatorie ha prodotto questo risultato sconfortante, che alimenta il precariato senza soluzioni alternative apparente valide. La stessa gestione dei concorsi voluta dalla precedentemente maggioranza, per la scuola secondaria e copiata dall’attuale esecutivo per la primaria, è già stata sottoposta al vaglio della Corte costituzionale con ordinanza n. 5233/2018 del 29 agosto scorso emessa dal Consiglio di Stato”.
Tra l’altro, l’esito di tale giudizio avrà effetti, purtroppo, anche sui 5.139 assunti dal concorso straordinario riservato al personale abilitato e immessi al terzo anno del Fit. Lo stesso potrebbe accadere per i docenti che saranno nominati dalle graduatorie del secondo concorso riservato a personale non abilitato nella secondaria con 36 mesi di servizio o nella primaria abilitato con 24 mesi di servizio (il concorso straordinario per 12 mila posti previsto dal decreto Dignità). In questo caso, si assisterebbe, addirittura, al paradosso di vedere le 7mila maestra assunte di ruolo con riserva che hanno superato l’anno di prova licenziate due volte”. Per tutti questi motivi, secondo Anief c’è un’unica soluzione per garantire la copertura delle assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili individuati dal governo: “Occorre ora più che mai – conclude il sindacalista Anief-Cisal – la riapertura di quelle graduatorie ad esaurimento previste dal Senato nel testo licenziato del Milleproroghe, bocciata dalla I e V commissione della Camera dei deputatie di cui si chiederà il ripristino durante l’esame dell’Aula, proprio nel giorno in cui si svolgerà lo sciopero e la manifestazione indetta da Anief per farsi ascoltare da una politica che continua ad essere sorda e cieca di fronte all’evidenza”.

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Il ruolo dell’uomo nel mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Non sono certo le tendenze integraliste e isolazioniste di quanti vedono, in chiave etnica e razziale, il ruolo dell’uomo nel mondo. Il terreno per misurarci e competere può essere un altro. E’ un aspetto dalle molte “facce”: da quella culturale e turistica all’economica e sociale. E’ un discorso, dopo di tutto, non nuovo. Abbiamo un passato che dovrebbe aiutarci a capire poiché le vicende del nostro presente ci accomunano con i tempi andati. Oggi, se ammiriamo le bellezze architettoniche della Spagna o se seguiamo con un certo interesse alcune manifestazioni folkloristiche in Sicilia o in Calabria, possiamo richiamarci alla cultura araba che ne ha lasciato l’impronta.
Noi credo che da tutto ciò non possa provenire un messaggio indicativo soprattutto se ritorniamo in quei paesi del Molise, della Puglia, della Calabria, della Lucania e della Sicilia, dove restano quasi immutate, nel tempo, la lingua e le tradizioni ora albanesi, ora greche, ora arabe. Persino nei tratti somatici delle nostre genti noi a volte scorgiamo il passaggio di questi “conquistatori” che dal Sud al Nord hanno percorso la penisola italica, la Spagna e i paesi Slavi. Furono amati e odiati, furono temuti e attesi come liberatori, furono l’anima dei primi commerci, furono i portatori di novità di grande rilievo e che ancora oggi ne assaporiamo i frutti: pensiamo all’uso della carta e alle tecniche per la sua produzione importata in Europa dagli arabi che a loro volta ne carpirono i segreti dai cinesi. Mi riferisco ai tempi nei quali si affermava che “La cristianità era come un’isola circondata dai flutti minacciosi della barbarie e dell’Islam.”
Da allora, dalla metà del nono secolo in poi, con il declino dell’impero cristiano carolingio, il “mare nostrum”, non inteso in senso latino, nel suo concetto di conquista, divenne sempre più un crocevia per stimolare altri interessi. Divenne un ponte costruito più per la condivisione che per rinfocolare gli opposti interessi o sogni di rivalsa e di dominio. Tutto ciò a dispetto delle numerose iniziali incursioni e infiltrazioni dei saraceni lungo le coste italiche: Piraticam exercentes!
Oggi su questo Mediterraneo noi vorremmo che si consolidasse un nuovo “polo” economico, commerciale, culturale e sul quale costruire la società del post 2000 in un’area che ne ha tutte le premesse e i precedenti storici per farlo. Farlo a dispetto degli integralismi che possono guastarne il rapporto, le incomprensioni che possono ritardare la realizzazione del progetto, le gelosie di chi teme che il primato di una grande alleanza sia di altri, e non la propria, e di chi procede come una “talpa” e non riesce a vedere oltre il proprio naso. L’Italia e la Spagna sono, d’altra parte, i paesi del bacino del Mediterraneo che, a mio avviso, meglio identificano la loro capacità di edificare un costruttivo dialogo tra le varie parti. Proprio per questo motivo incomincio a parlare della Spagna. Lo faccio per affermare che tra i paesi europei la Spagna è stata quella che conserva i ricordi più vivi del mondo arabo. (Riccardo Alfonso)

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“Il ruolo dell’informazione e della stampa prima e dopo lo svilupparsi degli eventi sismici”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

Pozzuoli (Na) Venerdì, 13 aprile 2018 alle 16:30, presso la Sala dell’ex Consiglio Comunale di Palazzo Migliaresi, Rione Terra – Convegno giornalistico: “Il ruolo dell’informazione e della stampa prima e dopo lo svilupparsi degli eventi sismici”(Dallo sgombero del Rione terra fino al recente caso di Ischia) , organizzato dai “Giornalisti Flegrei”, in collaborazione con le Associazioni locali allo scopo di catalizzare l’attenzione della stampa sulle problematiche della comunicazione durante gli eventi tellurici, in particolar modo nel comprensorio flegreo, area particolarmente sismica. Due saranno i principali argomenti trattati durante il Convegno, dopo il saluto del Sindaco Figliolia e del Presidente dell’Associazione della Stampa Campana “Giornalisti flegrei” Claudio Ciotola: “Il ricordo del Bradisismo e lo sgombero del Rione Terra”, a cura di Claudio Correale (Presidente dell’Associazione Lux in Fabula) e della Giornalista Eleonora Puntillo e “L’evento sismico di Ischia e le problematiche relative alla gestione di allerta nell’area flegrea” che sarà discusso dal Prof. Giuseppe Luongo, dal Prof. Ciro Biondi, dal Dr. Pietro Greco (Giornalista scientifico), dal Sindaco di Pozzuoli Dr. Vincenzo Figliolia, dal Sindaco di Bacoli Dr. Giovanni Picone e dal Sindaco di Monte di Procida Dr. Giuseppe Pugliese. Ci sarà spazio, inoltre, per la presentazione , a cura del Segretario dell’Associazione della Stampa Campana “Giornalisti Flegrei”, Rosario Scavetta, del Centro Studi sul Giornalismo dedicato al Giornalista Franco Mancusi, per decenni attento osservatore del territorio flegreo. I lavori saranno moderati dall’Avv. Maria Grazia Siciliano, Presidente dell’Associazione Liberass. Aderiscono all’iniziativa anche le Associazioni Lux in Fabula, Osservatorio Flegreo, Dialogos, New Media Ass. Editoriale e il Consorzio Valore Cultura. L’iniziativa gode del Patrocinio della Regione Campania e dei Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. (fonte: http://www.giornalistiflegrei.it)

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Il ruolo degli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Dal Consiglio Nazionale di Senior Italia FederAnziani, che si è tenuto a Chianciano Terme, si alza letteralmente un’ovazione alla proposta d’amore del Santo Padre, quella di assegnare un premio Nobel agli anziani. La Federazione della terza età ringrazia ancora una volta Papa Francesco per il suo tenace impegno a fianco degli anziani, nel sottolinearne sempre alle orecchie di questa società il ruolo insostituibile, il tesoro inestimabile che conservano in quanto custodi della memoria, il contributo impagabile in termini morali che offrono ogni giorno alla comunità, soprattutto attraverso il dialogo con le nuove generazioni. Come già nelle numerose occasioni in cui Senior Italia FederAnziani ha avuto la possibilità d’incontrarlo, e come in tante altre occasioni in cui il Santo Padre ha ribadito l’importanza del loro ruolo nella società, oggi Papa Francesco, con questo straordinario messaggio, ha ancora una volta dimostrato di essere il grande sostenitore degli anziani – in un mondo che troppo spesso, a suo discapito, li trascura -, ergendosi contro la cultura dello scarto e contro la rimozione della memoria.

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Scuola: Docenti precari anche se di ruolo

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

A breve, l’Ordinanza ministeriale fisserà ufficialmente le date di presentazione delle domande: sono molti gli insegnanti che temono brutti “scherzi”. Finire, infatti, tra i soprannumerari significa oggi, dopo l’approvazione della Legge 107 del 2015, perdere la titolarità per sempre. Si torna, di fatto, ad essere precari, perché finendo gli ambiti territoriali si è soggetti al giudizio triennale del capo d’istituto. Diventa giocoforza fondamentale farsi assegnare tutto il punteggio svolto e i titoli conseguiti. Ciò avviene, sia compilando in modo corretto i modelli predisposti dal Miur, sia rivendicando nelle dovute sedi quello che il Ministero dell’Istruzione non intende riconoscere.
A tal proposito, Anief ricorda come sia illegittima la valutazione parziale del servizio pre-ruolo o prestato nella scuola paritaria. La stessa organizzazione ritiene anche non corretta la tabella di valutazione dei titoli, predisposta sempre dall’amministrazione. Le incongruenze sono diverse: si va dall’abilitazione SSIS alla specializzazione SSIS di sostegno, dal titolo TFA conseguito (anche sostegno) al servizio pre-ruolo al pari di quello prestato dopo la nomina (punti 6 e per intero), dal doppio punteggio per servizio pre-ruolo in piccole isole al servizio militare prestato non in costanza di nomina.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): I docenti danneggiati dalle decisioni errate dell’amministrazione centrale fanno decisamente bene a rivendicare il punteggio corretto. Per come si sono messe le cose, infatti, rischiano di trovarsi senza più scuola e senza alcuna stabilità. In pratica, si dà loro la colpa di aver svolto troppi anni di precariato, visto che gli vengono considerati validi per intero solo i primi quattro. Come riteniamo assurdo che i titoli conseguiti non siano considerati alla stessa stregua. Ancora una volta l’amministrazione scolastica incappa nella violazione della direttiva UE n. 70/99, andando a determinare delle insopportabili discriminazioni tra il personale.

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Crisi migratoria: un ruolo più importante per la Banca europea per gli investimenti

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

Banca europea per gli investimentiStrasburgo 5-8 febbraio 2018, sessione plenaria parlamento europeo. I deputati voteranno giovedì una risoluzione che consente alla Banca europea per gli investimenti (BEI) di concedere ulteriori prestiti, pari a 5,3 miliardi di euro, ai progetti realizzati al di fuori dell’UE. Di questo importo, 3,7 miliardi di euro saranno destinati ai progetti che affrontano le questioni migratorie. L’accordo tra il Parlamento e il Consiglio è in votazione giovedì mentre la discussione è prevista per mercoledì pomeriggio.
Tra le altre modifiche principali: il mandato della BEI per i prestiti ai Paesi terzi con un quarto obiettivo “di alto livello” per affrontare le cause profonde della migrazione, il rafforzamento delle disposizioni volte a prevenire il riciclaggio di denaro e combattere il terrorismo, l’evasione, l’elusione e la frode fiscale, e il rafforzamento delle possibilità di prestito della BEI per progetti sulla mitigazione dei cambiamenti climatici.In una risoluzione separata, i deputati valuteranno la relazione annuale sulle attività finanziarie della Banca europea per gli investimenti per il 2016, difendendo l’importanza degli investimenti della BEI e richiedendo maggiore trasparenza e maggiore impegno nella lotta all’evasione fiscale.
L’UE fornisce una garanzia di bilancio alla Banca europea per gli investimenti (BEI) con un massimale di 30 miliardi di euro (27 miliardi di euro più 3 miliardi di euro di riserva) per le operazioni “esterne” per il periodo 2014-2020.Le nuove norme libererebbero questi 3 miliardi di euro posti in riserva. Di questi, un importo fino a 1,4 miliardi di euro sarebbe destinato ai progetti del settore pubblico che affrontano le cause profonde della migrazione.Un ulteriore importo, pari a 2,3 miliardi di euro, sarebbe destinato ai prestiti del settore privato per i progetti connessi all’immigrazione, portando così il massimale a 32,3 miliardi di euro.I progetti realizzati al di fuori dell’UE rappresentano circa il 10% del totale dei prestiti BEI.

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Scuola: Immissioni in ruolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneE’ stato firmato il decreto autorizzatorio per: 51.773 docenti, 6.260 Ata, 259 dirigenti scolastici, 56 educatori. Le immissioni in ruolo volgono ormai al termine, sebbene il Miur abbia cambiato più volte la tempistica, considerati i ritardi di alcuni Uffici periferici. Ma è già polemica: a Milano un posto su sei rimane scoperto dopo le assunzioni per il mancato aggiornamento e inserimento nelle Gae. Per il personale Ata non viene coperta neanche la metà del turn over, per non parlare dell’organico di fatto. Restano scoperte più di mille presidenze nonostante i ricorsi pendenti da poter sanare. Semaforo rosso per i Dsga con più di 1.700 nuove reggenze. Soltanto un posto vacante su dieci assegnato agli educatori.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Altro che trionfo! La precarietà rimane un male endemico della scuola italiana, vuoi perché non viene coperto neanche il turn over come per il personale Ata o non viene trasformato tutto l’organico di fatto in diritto o ancora perché il Miur si ostina a non aggiornare le graduatorie ad esaurimento, laddove le stesse sono esaurite e non consente al personale abilitato di poter essere assunto nei ruoli dello Stato dopo averlo formato a sue spese. Il Governo non vuole riaprire le Gae e preferisce soccombere in giudizio nelle cause del rito del lavoro sulla violazione del diritto comunitario, piuttosto che assumere un giovane insegnante.

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Scuola: Entra di ruolo a 69 anni dopo una vita da precaria ma a 70 anni sarà licenziata senza pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

porto palermoPalermo. Una maestra di Palermo prende il ruolo a 69 anni e, dopo una vita da precaria, a 70 anni sarà licenziata senza pensione. La precarietà continuerà dopo anni di attesa, ma potrà però almeno ricorrere in tribunale per farsi riconoscere gli scatti arretrati e il corretto gradino stipendiale come molti altri ricorrenti Anief che hanno impugnato il decreto di ricostruzione di carriera e fatto valutare dal giudice del lavoro tutto il servizio pre-ruolo per intero subito e ricorso contro lo stipendio inziale percepito durante la supplenza. Aderisci al ricorso per gli scatti e per la ricostruzione di carriera.Pacifico (Anief-Cisal): L’attuale normativa legislativa e contrattuale, lungi dal rispettare le sentenze della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, della Cassazione a Sezioni Unite, né riconosce gli scatti di anzianità ai precari né la ricostruzione del servizio pre-ruolo per intero. Sulla stabilizzazione e sul diritto al giusto risarcimento che non può essere annoverato nella mera immissione in ruolo in quanto anche atto dissuasivo, Anief continua ad andare Avanti.
Il record sa, purtroppo, di beffa: una maestra di Palermo prende il ruolo a 69 anni e, dopo una vita da precaria, a 70 anni sarà licenziata senza pensione. La notizia, che lascia non poca amarezza, è stata riportata dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola. La precarietà continuerà dopo anni di attesa, a questa realtà siamo ormai abituati. Potrà però almeno ricorrere in tribunale per vedersi riconoscere gli scatti arretrati e il corretto gradino stipendiale come molti altri ricorrenti Anief che hanno impugnato il decreto di ricostruzione di carriera e fatto valutare dal giudice del lavoro tutto il servizio pre-ruolo per intero subito e ricorso contro lo stipendio inziale percepito durante la supplenza. Entrerà nei ruoli della scuola materna mercoledì prossimo: classe 1948, una vita spesa tra graduatorie permanenti, poi ad esaurimento e concorsi a cattedra in un ordine di scuola che dal 2009 ha subito una forte riduzione dei posti di lavoro per la scomparsa del maestro prevalente e il ritorno al maestro unico, dell’insegnante specialista in lingua inglese, e la riduzione del tempo scuola da 30 a 24/27 ore. Il risultato: tagli per 40mila posti in dieci anni e i bambini che nella classifica dei rapporti PIRLS sull’apprendimento sono passati dal 5° al 35° posto in poco.Ma lei ha resistito a una vita da precaria e ha vinto la sua battaglia contro la supplentite, per niente risolta dal Governo nonostante l’approvazione di un decreto legislativo ad hoc che, comunque, ad oggi non ha aggiunto alcuna risorsa alla scuola dell’infanzia e della primaria. Ma come tutti i precari, nella scuola italiana che batte tutte le classifiche mondiali per numero di insegnanti over 50, la data per i neo-immessi in ruolo, dovuta anche all’endemica mancata trasformazione di tutti i posti da organico di fatto in diritto, la docente ora dovrà lottare per aver riconosciuto gli scatti di anzianità maturati in regime di precariato e la stessa anzianità dopo il decreto di ricostruzione di carriera.Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “L’attuale normativa legislativa e contrattuale, infatti, lungi dal rispettare le sentenze della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, della Cassazione a Sezioni Unite, né riconosce gli scatti di anzianità ai precari né la ricostruzione del servizio pre-ruolo per intero. Nell’uno e nell’altro caso raffredda la carriera, ma tale raffreddamento per i giudici del lavoro italiani ormai è palesemente illegittimo e risarcibile grazie ai giudizi intervenuti. Sulla stabilizzazione e sul diritto al giusto risarcimento che non può essere annoverato nella mera immissione in ruolo in quanto anche atto dissuasivo, Anief continua ad andare avanti: sono stati notificati reclami alla Commissione delle Petizioni del Parlamento europeo, denunce al Consiglio d’Europa, ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, mentre l’intera questione del quantum del risarcimento è sotto le lenti nuovamente della Corte di giustizia europea”.

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