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Il ruolo strategico dei territori per rinascere sostenibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Mercoledì 13 ottobre 2021, ore 16 La Camera di Commercio di Como-Lecco torna al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il più importante evento in Italia dedicato alla sostenibilità in programma a Milano presso Università Bocconi i prossimi 12 e 13 ottobre. Immagine che contiene montagna, esterni, acqua, natura. Descrizione generata automaticamenteIl Salone, giunto alla nona edizione, ha come tema conduttore “Rinascere sostenibili”, un percorso verso la rinascita e la ripresa che mette al centro organizzazioni responsabili, giovani e territori. Ed è proprio all’interno del canale tematico “territori” che la Camera di Commercio di Como-Lecco è stata chiamata a portare la sua testimonianza. I territori svolgono un ruolo essenziale nell’attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU. La dimensione locale è quella che rappresenta meglio i bisogni dei cittadini e le istituzioni che operano sul territorio sono chiamate a realizzare quella infrastruttura di collaborazione che favorisce processi decisionali condivisi.La partecipazione della Camera di Commercio di Como-Lecco alla manifestazione si inserisce nell’ambito delle attività di Progetto SMART, iniziativa che da oltre tre anni accompagna e supporta le imprese del territorio in percorsi di sostenibilità economica, sociale ed ambientale quali elementi strategici e distintivi di vantaggio competitivo il cui percorso sarà raccontato e condiviso durante l’incontro.Il Salone della CSR e dell’Innovazione sociale sarà anche l’occasione per presentare il volume, edito da EGEA, che raccoglie i contributi dei protagonisti della manifestazione, tra i quali quello relativo all’esperienza di Progetto SMART nel sostegno alle imprese di Como, Lecco e Canton Ticino. Per info e iscrizioni https://www.csreinnovazionesociale.it/come-partecipare/

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Scuola: La scuola media perde punti e docenti di ruolo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Gli alunni italiani della scuola media imparano meno dei loro coetanei europei: in tre anni di corso peggiorano i risultati ottenuti alla primaria e solo al 10% piace frequentare le lezioni. Inoltre, la maggior parte dei loro docenti sono precari, soprattutto gli insegnanti di sostegno (nel 60% dei casi): i supplenti nell’ultimo decennio sono quasi raddoppiati, passando da 35mila a 60mila. E non vi sono stati miglioramenti. È la fotografia scattata oggi dalla Fondazione Agnelli nel presentare oggi il Rapporto scuola media 2021. Tra le proposte figurano anche la valorizzazione del personale, il miglioramento dello status professionale e l’aumento del tempo scuola: seppure le posizioni di fondo siano lontane, soprattutto sul reclutamento del personale, quello di dare soddisfazione al personale e di allineare gli stipendi agli altri paesi Ocse, sono punti più volte citati anche dal sindacato Anief. A distanza di 10 anni, la qualità degli apprendimenti degli allievi di secondaria di I grado resta critica, inferiore non solo a gran parte degli altri paesi avanzati, ma anche ai livelli che ci si poteva attendere sulla base dei risultati alla primaria. Il Rapporto segnala, ad esempio, come nelle ultime rilevazioni internazionali TIMSS (matematica e scienze) gli apprendimenti in matematica degli studenti italiani siano sempre ampiamente sopra la media internazionale in IV primaria, ma in III media scendano decisamente al di sotto.Le difficoltà degli studenti in larga misura si spiegano con quelle dei loro docenti: molte criticità che già 10 anni fa ostacolavano i docenti di scuola media risultano, infatti, confermate o aggravate. Nell’anno scolastico 2020-21 erano 202.000 i docenti della secondaria di I grado (a tempo indeterminato e determinato), circa il 13% in più del 2011 (nello stesso periodo la popolazione studentesca alle medie è scesa del 3%). Poiché il numero di docenti di ruolo è rimasto quasi invariato (144.000 mila nel 2011, l’anno scorso poco più di 142.000), l’incremento si deve interamente alla crescita dei docenti precari: gli incarichi annuali o ‘fine al termine delle attività didattiche’ erano circa 35.000 (19%), l’anno scorso quasi 60.000 (30%). In particolare, nell’a.s. 2020-21 era drammatica la percentuale di precari nel sostegno (60% del totale del sostegno).Il Rapporto evidenzia anche che nonostante le numerose assunzioni in ruolo della legge della Buona Scuola del 2015 e il recente aumento dei pensionamenti, non si è verificato in questi anni l’atteso ringiovanimento dei docenti di ruolo della secondaria di I grado che auspicavamo nello scorso Rapporto: l’età media era poco più di 52 anni nel 2011, ora è poco meno. Mentre 1 docente su 6 ha 60 anni e oltre, coloro che vanno in cattedra prima di 30 anni sono invece un minuscolo drappello: 1 su 100.Dalle criticità emerse discendono alcune proposte di politica scolastica. In primo luogo, occorre lavorare sugli insegnanti, valorizzandoli, e sulla qualità dell’insegnamento. Servono percorsi di formazione iniziale per la secondaria con un forte orientamento alla didattica, a partire da una laurea magistrale per l’insegnamento; qualsiasi direzione prenda la riforma del reclutamento, criteri di abilitazione molto selettivi con prove pratiche per valutare le competenze didattiche; formazione in servizio obbligatoria, che comprenda un costante aggiornamento dei metodi di insegnamento e una periodica valutazione; miglioramento dello status professionale e delle motivazioni dei docenti (incentivi di carriera e retribuzioni), anche per attirare verso l’insegnamento i migliori laureati. In secondo luogo, la didattica va modellata sulle esigenze specifiche della scuola media. Intanto, con metodologie più coerenti all’evoluzione cognitiva ed emotiva degli adolescenti (gruppi di apprendimento fra pari, strategie metacognitive); inoltre, pensando la scuola media come percorso di orientamento al futuro, con strumenti e metodologie didattiche che favoriscano la scoperta e la valorizzazione delle inclinazioni personali, dando indicazioni per le scelte successive (apprendimento per mezzo di progetti individuali, didattica per compiti di realtà, apprendimento socioemotivo). Infine, la Fondazione Agnelli chiede un’estensione del tempo scuola alla secondaria di I grado, con la scuola del pomeriggio come scelta ordinamentale. Tempi più lunghi e distesi favoriscono le pratiche didattiche orientate a percorsi di apprendimento individualizzati e quelle attività (sportive, artistiche ed espressive.

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Scuola: Immissioni in ruolo, per Anief è uno scandalo: bisogna cambiare rotta

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Il Ministero dell’Istruzione ha reso pubblici i dati nazionali sui contratti a tempo indeterminato stipulati: sono 87.209 i posti aggiuntivi in deroga concessi sul sostegno agli alunni portatori di disabilità, ci sono 59.425 docenti (di cui 12.840 incarichi conferiti in base alle procedure del decreto sostegni bis) e 10.729 tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “sono numeri che registrano il fallimento delle politiche del reclutamento degli ultimi anni. Va in ruolo solo la metà degli insegnanti che il Mef aveva autorizzato e appena 12mila con le Gps, dove rimangono in attesa centinaia di migliaia di precari con 24-36 mesi, molti dei quali in base a direttive e risoluzioni UE, oltre che per la Corte di Giustizia europea, dovevano invece essere immessi in ruolo in modo automatico e dire così basta all’abuso dei contratti a termine. E che dire delle cattedre di sostegno? Quelle in deroga, non utilizzabili per assunzioni a tempo indeterminato e mobilità, sono quasi 90mila. Cosa aspettiamo a specializzare con Tfa non selettivo in entrata tutti i docenti che lo chiedono, senza più limitare i loro ingressi sulla base delle esigenze degli atenei e non a quelle effettive dei territori? Cosa attendiamo a spostare in organico di diritto tutti i posti di sostegno, facendo cadere la Legge 128/2013 che autorizza le deroghe fino al 30 giugno? E che dire dell’esiguo numero di amministrativi, tecnici e ausiliari stabilizzati, dopo avere cancellato 50mila posti negli ultimi 12 anni?

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Delocalizzazioni: Mura (Pd), Parlamento abbia ruolo attivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2021

“Siamo tutti d’accordo che non si deve più ripetere che una multinazionale possa licenziare con un whatsapp o che prenda risorse pubbliche per poi abbandonare il territorio e i lavoratori. Se siamo d’accordo su questi principi e che le delocalizzazioni selvagge debbano essere arginate attraverso una legislazione che funzioni da deterrente, credo che potremmo fare un buon lavoro anche con un ruolo attivo del Parlamento che possa intervenire a migliorare la proposta definitiva, decreto o disegno di legge”. Lo ha detto oggi la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd) intervenendo a Tgcom24 rispondendo a una domanda sulla possibilità che sulle delocalizzazioni non si intervenga per decreto, come auspicato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

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Scuola: Disposizioni concernenti le immissioni in ruolo del personale Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2021

Il MEF ha autorizzato complessivamente 12.193 unità, comprensivo di 45 unità ex LSU per l’immissione in ruolo, ai sensi dell’articolo 1, comma 964, della legge n. 178/2020, del personale che nella procedura selettiva di cui all’articolo 58, comma 5-ter, del decreto-legge n. 69 del 2013 sia risultato in sovrannumero nella provincia in virtu’ della propria posizione in graduatoria, nonché di mille unità per l’immissione in ruolo del personale assistente tecnico, laboratorio “Informatica” (cod. T72), di cui all’articolo 1, comma 967, della legge n. 178/2020. Le assunzioni in ruolo avranno decorrenza giuridica dal 1° settembre 2021 e decorrenza economica dalla data di effettiva presa di servizio. Le compensazioni saranno possibili su tutti i profili professionali della categoria Ata tranne che per la figura del DSGA.Il Direttore Generale del Personale della Scuola ha precisato che le facoltà assunzionali dei direttori dei servizi generali e amministrativi sono esercitabili esclusivamente per lo stesso profilo professionale e non possono essere oggetto di compensazione a valere sui restanti profili professionali del personale Ata. Le date di apertura delle funzioni presumibilmente saranno tra il 10 e il 16 agosto. Nella data del 10 agosto 2021 sarà aperta la prima fase per la scelta della provincia del DSGA, mentre dal 16 agosto 2021 saranno aperte le funzioni per tutti gli altri profili professionali Ata inclusi anche i DSGA su base provinciale per scelta scuole. Le procedure delle immissioni in ruolo anche per gli Ata come per le GPS saranno svolte tramite IOL (Poli Istanze on line).Permangono importanti criticità sugli organici Ata. I contingenti sono del tutto insufficienti, mancano 14mila unità all’appello per un buon funzionamento delle scuole ed è obsoleto continuare a calcolare l’organico sia sul mero numero degli alunni che per sostituire il mero turnover. A questo proposito si è richiesto una revisione delle tabelle di calcolo in quanto permane una grave carenza delle risorse umane.Molti plessi scolastici sono su più piani e il collaboratore scolastico è colui che deve garantire in primis sicurezza e sorveglianza e con queste poche unità di immissioni è veramente una missione complessa. Non è mancato di sottolineare come delegazione che, vista la situazione pandemica che ci investe da oltre un anno e con numerosi alunni, ci aspettavano maggiori immissioni in ruolo nel profilo professionale dei collaboratori scolastici.Anief ha fatto presente che il contingente di immissioni in ruolo dei DSGA non coprirà l’intero fabbisogno dei posti vacanti e disponibili e quindi come da oltre vent’anni si ricorrerà all’utilizzo dei facenti funzione Dsga per disfarsene in seguito, senza nessuna prospettiva di progressione di carriera. Il Direttore Generale del Ministero Dott. Filippo Serra si è preso impegno di fissare un incontro con le organizzazioni sindacali a fine di agosto per iniziare un confronto sulla situazione dei facente funzione Dsga. Anief ha puntualizzato sull’organici degli assistenti tecnici che nonostante le mille unità, traguardo raggiunto grazie all’impegno del sindacato, sono anch’essi insufficienti, perché molti istituti di scuola secondaria di secondo grado sono sprovvisti di questo organico, come i licei socio-psico-pedagogici.Inoltre, la delegazione Anief ha ribadito e sottolineato che da oltre un ventennio la categoria Ata ha subito tagli per circa trenta-quarantamila unità in meno in organico di diritto, con carichi di lavoro e competenze nell’espletamento delle proprie funzioni al di fuori del collocamento delle qualifiche professionali.

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Scuola: immissioni in ruolo di oltre 112mila cattedre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Il Nord Italia fa la parte del leone nell’assegnazione delle immissioni in ruolo di oltre 112mila cattedre, in vista dell’avvio delle lezioni del nuovo anno. Di contro, risulta decisamente minoritaria la quota del contingente riservata alle Regioni del Mezzogiorno: in Calabria, ad esempio, sono stati autorizzati appena 2.226 immissioni in ruolo, mentre in Sardegna e Sicilia il ministero dell’Economia ha dato il sì, rispettivamente, per 3.949 e 4.212 posti; poi seguono la Puglia con 5.171 e Campania con 6.438 posti. Meno di tutti, però, ne avranno la Basilicata (solamente 806 posti) e il Molise (appena 420). In tutto, Sud e Isole maggiori porteranno a casa, anche se solo sulla carta, 24.800 immissioni in ruolo.A livello ciclo scolastico, il maggior numero di posti disponibili riguarda la scuola secondaria di secondo grado, che andrà ad assorbire oltre 37mila assunzioni a tempo indeterminato, poi la scuola secondaria di primo grado, con altri 27mila posti, e a seguire la Primaria (oltre 13mila) ed infine la scuola dell’Infanzia, con poco più di 4mila assunzioni definitive.Per il sindacato, su quei posti dovevano essere collocati molti più docenti precari potenziali: la prima fascia Gps, utile alla stabilizzazione, doveva essere molto più folta. Secondo il sindacato, possono inserirsi con riserva “tutti coloro che hanno chiesto di specializzarsi o di abilitarsi attraverso l’ultimo concorso ordinario bandito o l’ultimo concorso abilitante. Noi riteniamo, dice Marcello Pacifico sulla base di quanto già ottenuto in sede cautelare al Tar e al Consiglio di Stato, ovvero l’Ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale della norma che escludeva coloro che stavano per conseguire il titolo necessario per partecipare al concorso sul Sostegno – che anche questa volta esistano e sussistano gli stessi principi per cui tutte le migliaia di candidati che hanno presentato la domanda l’anno scorso per partecipare al concorso ordinario o al concorso abilitante. Oltre che chi ha chiesto di partecipare ai concorsi che lo Stato non ha fatto partire a causa della pandemia, abbiano il diritto di inserirsi con riserva”.“Stiamo fornendo – continua il sindacalista – le istruzioni operative su come compilare la domanda per inserirsi con riserva. Su tale base se si verrà esclusi dalla graduatoria si farà ricorso in Tribunale. Fin da ora si attiva, quindi, l’adesione a questo ricorso per poter partecipare anche al novero delle prossime immissioni in ruolo e avere i posti accantonati. Se i giudici esprimeranno lo stesso parere della scorsa volta ci si potrà quindi inserire con riserva nelle graduatorie. Possono presentare la domanda anche tutti coloro che hanno partecipato all’ultimo concorso Stem e coloro, come ad esempio i laureandi in Scienze della Formazione primaria, che hanno frequentato un corso di specializzazione o di abilitazione e che non conseguiranno il titolo entro il 31 luglio, o ancora tutti coloro che sono risultati idonei al concorso straordinario”, conclude il sindacalista.

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Scuola: Mobilità docenti di ruolo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

Anche l’attuale Governo tradisce le aspettative di tanti docenti di ruolo, che continuano a rimanere bloccati in province per loro scomode, malgrado vi siano i posti vacanti per accoglierli in località meno difficili da raggiungere: il vincolo quinquennale per i neo-assunti, approvato con la Legge di Bilancio 145 del 2018 e che figura tra le norme più discusse nel panorama scolastico, con il recente decreto Sostegni bis è stato semplicemente depotenziato, passando a tre anni. Ma non certo debellato, come invece era logico fare, considerando anche che siamo ancora nel bel mezzo della pandemia. “Non si parla, però, di una sua cancellazione e non è nemmeno all’ordine del giorno”, scrive la rivista Orizzonte Scuola.Alla deputata del Partito Democratico, Lia Quartapelle, che ha presentato un’interrogazione parlamentare scritta proprio su questo argomento, il ministro Patrizio Bianchi ha replicato ricordando che il vincolo “è stato esteso, dalla legge n. 159 del 2019, di conversione del decreto-legge n. 126 del 2019, a tutti i docenti a prescindere dalla modalità di reclutamento”. Bianchi ha quindi detto che il decreto Sostegni bis ha ridotto “il vincolo di permanenza dei docenti neoassunti sulla sede di prima assegnazione da cinque a tre anni” e che tale scelta “risponde all’esigenza di garantire adeguata stabilità agli organici così da migliorare la continuità didattica attraverso una corrispondente programmazione educativo-didattica”.“La nuova previsione – ha continuato il ministro dell’Istruzione – è indubbiamente una misura a vantaggio degli studenti e delle istituzioni scolastiche autonome poiché mira all’innalzamento della qualità del servizio scolastico, allo scopo di preservare l’esigenza di garantire la comunità educante in relazione alla continuità didattica, contenendo il fenomeno delle cosiddette «cattedre vuote» e nello stesso tempo soddisfa le legittime aspettative dei docenti”.Anief non si trova affatto d’accordo con questa interpretazione: prima di tutto perché il blocco dei trasferimenti imposto ai neo-assunti a partire dal 1° settembre scorso non garantisce alcuna conferma degli insegnanti sulle stesse classi e con gli stessi alunni dell’anno precedente. In secondo luogo, stiamo parlando sempre di richieste di trasferimento annuale motivate: non si possono scartare a priori, senza nemmeno esaminarne le motivazioni, spesso legate e notevoli problematiche familiari o personali.

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Diritto di trasferimento ai docenti di ruolo

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Lo ha affermato nel corso del question time il senatore di Fratelli d’Italia Tiziana Drago. “Da anni – sottolinea Drago – tra novemila e tredicimila docenti di ruolo, secondo quanto si apprende incrociando i dati ISTAT e del CCNI, presentano domanda di trasferimento interprovinciale ma solo una minima percentuale di queste domande viene soddisfatta a causa di un meccanismo poco chiaro e poco efficiente di assegnazione. La difficoltà di rientrare nelle sedi di provenienza penalizza non solo ma soprattutto le donne e le famiglie dei docenti, costrette ad una vita condizionata dal lavoro fuori sede, questo è dunque anche un problema di diritti civili non rispettati”. “Ulteriori evidenti criticità – osserva Drago – derivano dai metodi di lavorazione delle pratiche di pensionamento del personale docente: il flusso di informazioni che dovrebbe avvenire tra Sidi (Sistema informatizzato del Miur) e l’Inps, secondo un ordine di priorità e tenendo conto dell’effettiva disponibilità dei posti destinati alla mobilità, avviene non rispettando una cronologia logica e consequenziale, tanto che l’Inps dovrebbe riuscire a comunicare al MIUR i dati riferiti ai pensionamenti del personale docente in anticipo rispetto alla scadenza della presentazione delle domande di mobilità e conseguentemente prima che il SIDI venga chiuso. Ciò non avviene, in quanto le pratiche dei pensionamenti vanno lavorate successivamente alla presentazione della domanda di mobilità”.”La risposta del ministro Bianchi – conclude Drago – è stata del tutto insoddisfacente. Allo stato attuale delle cose, per l’anno scolastico 2021/2022, solo il 25 per cento delle domande relative ai posti assegnati alla mobilità verrà soddisfatto. Ancora una volta non vi è stata chiarezza in merito alla volontà di aprire ad una fase straordinaria di mobilità. Anzi il non dire ne indica la direzione. Ormai anche il potere giudiziario non ha più potere. Ci sono, poi, le sentenze del Consiglio di Stato: nn. 2270, 8872, 8873 e 8874 del 2019; n. 881 del 2020. Tutte hanno censurato l’utilizzo dell’algoritmo del Miur servito per immissioni in ruolo e trasferimenti della 107/15. Ci sono, inoltre, una ventina di sentenze del Tar del Lazio”.

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Scuola: Immissioni in ruolo docenti, il Mef ne autorizzerà 70mila

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

La supplentite ha raggiunto livelli altissimi. Considerando i pensionamenti e alcune decine di migliaia di docenti Covid, a settembre si registrerà un numero mai toccato. Sicuramente superiore ai circa 220 mila contratti annuali stipulati nell’anno scolastico 2020/21. “Tra gli insegnanti precari – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci sono situazioni paradossali, come quelli di religione cattolica che attendono un concorso straordinario da tre lustri, per non parlare di migliaia assunti con riserve e che dopo avere superato l’anno di prova con valutazione positiva sono tornati a fare i supplenti. Poi, certamente, ci sono tutti i precari storici con oltre 24 mesi di servizio, che vanno stabilizzati. Per tutti costoro c’è bisogno ora di attenzione: abbiamo i posti liberi, loro sono titolati, hanno svolto il servizio, manca solo la volontà politica. E a chi dice che ci sono anche non abilitati o specializzati ricordiamo che questo ultimo titolo si può benissimo acquisire nell’anno di prova, sempre con verifica finale. Basta con gli indugi, è ora di passare ai fatti. In caso contrario il danno per le nostre scuole e per i nostri alunni stavolta sarà ingente”.E i fatti si attendono dagli atti del Parlamento: l’attenzione è tutta puntata sull’esame degli emendamenti al decreto Sostegni-bis dichiarati ammissibili dalla commissione bilancio della Camera: tra questi ve ne sono alcuni, molto importanti, che riguardano anche la scuola. Secondo la stampa specializzata, “l’attenzione è altissima per quanto riguarda il precariato: le forze politiche avrebbero già trovato punti di intesa ma sappiamo bene come l’approvazione in Commissione prima e il passaggio in Aula dopo, previsto intorno all’8 luglio, saranno momenti decisivi”. In particolare, “i partiti di maggioranza avrebbero trovato l’accordo su alcuni punti in particolare: l’istituzione di percorsi per ottenere l’abilitazione destinati ai precari di seconda fascia delle Gps e la cancellazione della norma che impedisce la partecipazione al concorso successivo in caso di bocciatura”. Sono buone notizie, ma non sufficienti. Per il reclutamento immediato, che andrebbe a coprire decine di migliaia di cattedre vuote altrimenti destinate a sicura supplenza, occorre altro.In effetti, vi sarebbe la volontà “di alcune forze politiche di superare il requisito dei 36 mesi di servizio per le assunzioni da prima fascia Gps. Su questo però ancora non si conoscono i dettagli della mediazione parlamentare. Appare piuttosto fiducioso il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che – secondo Orizzonte Scuola – attende l’esito delle operazioni parlamentari lasciando intravedere buoni spiragli soprattutto per quanto riguarda il sostegno: nel corso del question Time dello scorso 16 giugno, il Ministro ha da un lato annunciato che il MEF autorizzerà 90 mila posti per i corsi di specializzazione nel prossimo triennio”. Anche questa, commenta il sindacato, è una novità da accogliere a braccia aperte: peccato, che la situazione sia complessa e si tratterebbe solo di un “assaggio”.Uno dei temi più dibattuti è anche quello “dell’abilitazione per i docenti di seconda fascia Gps: l’assenza di percorsi abilitanti per gli insegnanti influisce sulla stabilizzazione futura dei supplenti. Oltre ad essere un arricchimento formativo che risulta essere indispensabile per completare il percorso dell’insegnante prima dell’accesso al ruolo. Eppure sono anni che i docenti chiedono di potersi abilitare”. Ora c’è l’occasione concreta per risolvere questo problema: tutto dipende dal Parlamento.

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Il ruolo cruciale delle società di infrastrutture quotate nella transizione verso l’energia pulita

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

A cura di Xavier Chollet e Christian Roessing. Migliorare le infrastrutture può stimolare la produttività di un’economia.Come investimenti, attività reali come le reti elettriche e le centrali idroelettriche tendono a fornire flussi di cassa stabili e protetti dall’inflazione. Possono anche offrire rendimenti non correlati a quelli di azioni e obbligazioni.Ecco perché gli investitori istituzionali con passività a lungo termine – fondi pensione e compagnie assicurative – da decenni allocano capitale nelle infrastrutture. Secondo l’OCSE, nel corso degli anni hanno accumulato oltre 1.000 miliardi di dollari in investimenti in infrastrutture. L’attrattiva dei titoli legati alle infrastrutture per questo gruppo di investitori è destinata a crescere ancora di più nel prossimo decennio, soprattutto nel settore dell’energia pulita. Con Stati Uniti, Europa e Cina in procinto di spendere miliardi di dollari per una ripresa “verde”, una vasta gamma di attività sostenibili e legate alle energie rinnovabili è destinata a una rapida crescita, come gli impianti eolici e solari, le reti elettriche rinnovabili, le infrastrutture per veicoli elettrici e gli edifici ecocompatibili. Nel tempo, faranno la parte del leone tra le nuove attività infrastrutturali e gli investitori sono attenti a queste tendenze. In un recente sondaggio, oltre l’80% degli investitori istituzionali ha dichiarato di aspettarsi che il settore dell’energia pulita sarà la fonte primaria di investimento nelle infrastrutture nei prossimi 10 anni.Ciò che potrebbe tuttavia sfuggire agli investitori è che tali opportunità non saranno limitate ai mercati privati. È altrettanto probabile che si presentino attraverso titoli quotati. Man mano che il mondo intensifica gli sforzi per la decarbonizzazione e diventa più efficiente nell’impiego delle risorse, le società di infrastrutture quotate specializzate in energia pulita e soluzioni sostenibili sono sia un complemento sia un’alternativa alle attività private.I titoli delle aziende di infrastrutture quotate, soprattutto nei settori dell’energia pulita e della sostenibilità, consentono agli investitori anche di allineare i loro obiettivi di rendimento a quelli ambientali e sociali. (abstract. Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/idee-di-investimento/05/il-ruolo-cruciale-delle-societa-di-infrastrutture-quotate-nella-transizione-verso-l-energia-pulita#overview

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Il ruolo delle cellule stellate nello sviluppo del nostro cervello

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Un nuovo studio della Sapienza ha evidenziato il ruolo degli astrociti nei processi di sviluppo cerebrale neonatale. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Cell Reports permettono di approfondire alcuni meccanismi molecolari di base di molte patologie psichiatriche del neurosviluppo che insorgono nel periodo perinatale, come l’autismo, la schizofrenia o il deficit dell’attenzione, e di individuare nuovi potenziali farmaci. Gli astrociti rappresentano un importantissimo contingente strutturale del nostro cervello, più numeroso di circa dieci volte rispetto a quello formato dai neuroni. Queste cellule stellate sono sicuramente meno conosciute dei neuroni, ma non meno importanti da un punto di vista funzionale. Un nuovo studio coordinato da Paola Bezzi del Dipartimento di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza Università di Roma, realizzato insieme con ricercatori delle Università di Losanna e di Zurigo, mette in luce come la crescita e la maturazione delle cellule stellate subito dopo la nascita sia fondamentale per la sopravvivenza dei neuroni e quindi per la corretta formazione e funzione dei circuiti nervosi nel cervello adulto. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Cell Reports.La funzione cerebrale si basa sull’attività dei circuiti nervosi e sui processi di trasmissione del segnale tra neuroni che avviene in piccole strutture chiamate sinapsi. Appena dopo la nascita, durante il periodo dell’allattamento, i neuroni sono ancora immaturi e le sinapsi sono ancora in via di formazione. Poco si sapeva invece sullo sviluppo e sul ruolo delle cellule stellate nei processi di sviluppo cerebrale neonatale. I ricercatori hanno sviluppato un nuovo approccio metodologico basato sull’iniezione di coloranti fluorescenti in grado di fornire una visione più dettagliata dell’organizzazione strutturale degli astrociti. Lo studio ha fatto emergere che la funzionalità dei circuiti neuronali e delle sinapsi dipendono dal corretto sviluppo delle cellule stellate che durante il periodo neonatale hanno una riserva energetica particolarmente sviluppata. “Abbiamo scoperto che tra le varie funzioni di queste cellule, ce ne è una che è fondamentale per il funzionamento dei neuroni: la produzione di energia – spiega Paola Bezzi della Sapienza. “Gli astrociti sono dei veri e propri “baby-sitter” dei neuroni in via di sviluppo e usano molta energia per svolgere questo ruolo fondamentale. Usando delle tecniche genetiche di recente sviluppo, abbinate alla colorazione di una singola cellula, abbiamo dimostrato che in caso di malfunzionamento degli organelli deputati alla produzione di energia (i mitocondri), le cellule stellate non si sviluppano, non si prendono cura dei neuroni e così facendo inducono problemi nella formazione e maturazione delle cellule nervose e nelle sinapsi”. Nel campo delle neuroscienze, l’astrocita rappresenta attualmente uno degli argomenti più entusiasmanti in quanto le ricerche sulla maturazione perinatale del cervello sono alla base della comprensione delle malattie ad esso collegate. I risultati ottenuti dai ricercatori permettono di approfondire i meccanismi cellulari e molecolari di numerose patologie psichiatriche che insorgono nel periodo perinatale e colpiscono prevalentemente la maturazione dei circuiti nervosi, come l’autismo, la schizofrenia o il deficit dell’attenzione, e di individuare così nuovi potenziali farmaci.

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Precari scuola: Stop allo sfruttamento. Assunzioni in ruolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“È arrivato il momento che un ministro del Lavoro prenda di petto la situazione del personale non di ruolo e dica basta alla precarietà nella Scuola, nell’Università, nella Ricerca e nell’Afam. Basta, quindi, con la supplentite nella pubblica amministrazione: basti pensare che negli ultimi otto anni il 35% di posti in più per gli infermieri e medici sono stati dati ai precari. Bisogna finirla con questo tipo di amministrazione per fare rilanciare la macchina dello Stato”. A dirlo è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Italia Stampa, che anche con il nuovo esecutivo Draghi si posiziona in difesa dei tanti precari nella PA, in particolare nella scuola dove la percentuale di supplenti è ormai doppia al resto del pubblico impiego e superiore al 20% rispetto al personale di ruolo. Secondo il sindacalista autonomo “è evidente che bisogna invertire questa rotta intervenendo su più aspetti: il primo sono gli organici, laddove gli organici non vengono sempre attivati per il funzionamento ordinario della pubblica amministrazione è evidente che vengono sottoposti poi a sfruttamento attraverso il precariato; il secondo grande tema è quello della progressione di carriera per chi viene assunto: non bisogna penalizzarlo, come invece avviene nello Stato dal 2011 con gli scatti di anzianità “ ritardati; “il terzo grande tema riguarda quello che ancora oggi nel pubblico impiego, in particolar modo nella scuola, è una vera e propria delegittimazione”, ovvero la ricostruzione di carriera che omette il conteggio “intero del servizio pre-ruolo. Sono tutte questioni che Anief – conclude il suo presidente – ha affrontato con battaglie legali vinte nei tribunali nazionali e in Corte di Giustizia europea”.

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Scuola: I docenti precari dopo 36 mesi vanno immessi in ruolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Mentre la scuola italiana deve fare i conti con una supplentite crescente, con sempre più precari da nominare su cattedre vacanti e l’incapacità anche nell’attuare il semplice turn over, il Comitato europeo dei diritti sociali evidenzia come in Italia i docenti precari continuino ad essere vessati: nei nostri confini nazionali, il loro destino professionale viene infatti pregiudicato illegittimamente dalla mancata adozione della direttiva 1999/70/CE, introdotta dal Consiglio europeo proprio per evitare l’abuso sistematico di precariato. Una inosservanza che brucia ancora di più perché adottata pure nell’anno dell’emergenza epidemiologica,La sentenza di Strasburgo non lascia adito a dubbi: vista la situazione del personale dell’istruzione pubblica, con insegnanti precari assunti con contratti successivi ed interruzioni per una durata complessiva superiore a 36 mesi, nonché i contenuti sulla stessa materia presenti nell’articolo D (paragrafo 2) della Carta sociale europea (« le Comité ») il Comitato europeo dei diritti sociali ritiene che “vi sia stata un’ingerenza sproporzionata nei loro diritti di guadagnarsi da vivere in un’occupazione liberamente intrapresa”.Pertanto, secondo il Comitato europeo dei diritti sociali, il reclutamento italiano si caratterizza negativamente, sia per “l’assenza di efficaci tutele preventive e riparatrici contro gli abusi derivanti dall’indebito ricorso a contratti a tempo determinato”, sia per “l’incertezza giuridica, derivante dalle ripetute modifiche alla legislazione e alla giurisprudenza e alle limitate possibilità di ottenere contratti a tempo indeterminato indipendentemente dalle effettive competenze e dall’esperienza lavorativa”.Alla luce di questa pronuncia, diventa ancora più evidente come l’attuale legislazione italiana (legge 107/2015, legge 159/2019) non sia più in grado di proteggere il diritto dei lavoratori precari di guadagnarsi da vivere attraverso un’occupazione intrapresa liberamente: una circostanza sulla quale nemmeno la giurisprudenza della stessa Corte di Cassazione e della Corte costituzionale italiana è riuscita a trovare un rimedio valido.

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Covid-19, in valutazione un possibile ruolo protettivo della vitamina D

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

La mortalità da Covid-19 è più elevata in alcuni Paesi rispetto ad altri. Molti fattori potrebbero influire su questo dato, quali l’età media della popolazione, lo stato socio-economico, la salute generale, l’accesso alle cure mediche e/o la loro qualità. «La diffusione della malattia ha avuto poi un andamento apparentemente irregolare. Infatti, la più bassa percentuale di casi e tassi ridotti di mortalità sono stati riscontrati in Paesi dove la fortificazione dei cibi con vitamina D è effettuata di routine, a causa della ridotta esposizione alle radiazioni ultraviolette B, quali la Norvegia. Invece sono state particolarmente colpite Italia e Spagna, dove il deficit di vitamina D è largamente diffuso» (Mitchell F. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). In tutti i paesi con più di 150 casi è documentata una correlazione tra mortalità da Covid-19 e latitudine (in riferimento alla capitale di ogni paese coinvolto, dati provenienti da https://www.worldometers.info/coronavirus) (Rhodes JM, et al. Aliment Pharmacol Ther 2020). «Ad ulteriore conferma del potenziale ruolo della vitamina D» aggiungono Ceccoli e Francucci «è da ricordare il dato dell’Ufficio per le Statistiche nazionali del Regno Unito, che ha evidenziato una mortalità da Covid-19 più di quattro volte maggiore nella popolazione nera inglese e gallese, con livelli di vitamina D tendenzialmente ridotti a causa della pelle scura, rispetto a quella bianca» (Mitchell F. Lancet Diabetes Endocrinol 2020). Tanti sono gli studi di associazione pubblicati per valutare la relazione tra deficit di vitamina D e pandemia da Covid-19, ma, ad oggi, abbiamo un solo studio prospettico che ha valutato i livelli effettivi di vitamina D in pazienti ospedalizzati durante il periodo della pandemia (Baktash V, et al. Postgrad Med J 2020).A ulteriore dimostrazione del ruolo di questo enzima, proseguono Ceccoli e Francucci, è interessante notare che il Covid-19 colpisce principalmente persone anziane e uomini (che presentano una più bassa espressione di ACE-2) e meno donne e bambini (in cui l’espressione di ACE-2 è generalmente più alta). «Per effetto dei meccanismi sopra-descritti, livelli ottimali di vitamina D potrebbero ridurre la risposta infiammatoria all’infezione da Sars-Cov 2, riducendo la severità della polmonite» sottolineano. «Questo effetto della vitamina D sulla flogosi è stato evidenziato in diversi studi. Ricerche pre-cliniche su topi hanno evidenziato che la somministrazione di calcitriolo è efficace nel ridurre il danno acuto polmonare indotto dai lipo-polisaccaridi, probabilmente modulando il RAS, e che il deficit cronico di vitamina D distrugge le strutture polmonari, ostacola lo sviluppo polmonare e promuove la fibrosi polmonare» (Isaia G, Medico E. Aging Clin Exp Res 2020). Una metanalisi del 2017 (Martineau AR, et al. BMJ 2017), effettuata su 25 studi di intervento randomizzati per un totale di 10.933 pazienti, ha mostrato che la supplementazione con vitamina D riduce di 2/3 l’incidenza di infezioni respiratorie acute in pazienti con livelli di 25-OH-vitamina D < 10 ng/mL (< 25 nmol/L). Concludendo, affermano Ceccoli e Francucci, sicuramente sono necessari ulteriori studi per esplorare meglio la possibile associazione tra ipovitaminosi D e morbilità e mortalità da Covid-19 e per valutare se la somministrazione di vitamina D possa evitare o rendere meno gravi le manifestazioni della malattia. Ma, dato che la realizzazione di studi randomizzati e controllati necessita di tanto tempo, è ragionevole in questo periodo di emergenza sanitaria, soprattutto in paesi quali l’Italia in cui il deficit di vitamina D è molto diffuso, promuovere campagne di sensibilizzazione per garantire un’adeguata esposizione solare e aumentare il consumo di cibi addizionati con vitamina D o l’integrazione farmacologica per ottimizzare i livelli di 25-OH-vitamina D, così come recentemente consigliato dalla British Dietetic Association e dal Governo Scozzese» (Isaia G, Medico E. Aging ClinExp Res 2020). (fonte: Doctor33)

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Malattie cardiovascolari, il ruolo dei cibi ad azione infiammatoria nella dieta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Secondo una ricerca pubblicata su Journal of the American College of Cardiology, una dieta con un alto contenuto di cibi associati all’aumento dell’infiammazione (quali carne rossa e processata, cereali raffinati e bevande zuccherate) può aumentare il rischio di cardiopatia e di ictus, rispetto a una dieta ricca di cibi anti-infiammatori. Inoltre, come suggerisce uno studio randomizzato apparso sulla stessa rivista, il consumo di noci, un cibo anti-infiammatorio, potrebbe avere effetti positivi sulla diminuzione del rischio di infiammazione e cardiopatia.«Il nostro studio è tra i primi a collegare un indice infiammatorio alimentare basato sul cibo con il rischio a lungo termine di malattie cardiovascolari» ha affermato Jun Li, della Harvard T.H. Chan School of Public Health degli Stati Uniti, autrice del primo studio in cui sono stati utilizzati i dati di oltre 210.000 partecipanti ai Nurses’ Health Studies I e II e all’Health Professionals Follow-up Study con un follow-up fino a oltre 30 anni. Gli autori hanno valutato la dieta dei partecipanti mediante un questionario alimentare ogni 4 anni e il potenziale infiammatorio della dieta utilizzando un punteggio Edip (empirical dietary infiammatory pattern) basato sul cibo che è stato predefinito in base ai livelli di 3 biomarcatori infiammatori sistemici. Dopo aver controllato per diversi fattori di rischio, tra cui l’indice di massa corporea e la storia familiare di malattie cardiache, le diete pro-infiammatorie sono risultate associate a un aumentato rischio di malattia coronarica (46%) e ictus (28%) rispetto a quelle anti-infiammatorie. Al contempo, il secondo studio mostra che dopo un follow-up di due anni, nelle persone che avevano consumato noci regolarmente (circa 30-60 grammi al giorno) rispetto a quelle randomizzate a una dieta priva di noci, si osservavano livelli minori di alcuni biomarcatori infiammatori circolanti. Così, l’effetto anti-infiammatorio delle noci, oltre a quello dell’abbassamento del colesterolo, potrebbe fornire un meccanismo per spiegare la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari (Cvd). «Una migliore conoscenza dei meccanismi di protezione della salute date da diversi alimenti e modelli dietetici, principalmente le loro proprietà antinfiammatorie […], dovrebbe fornire la base per progettare modelli dietetici più sani e potenziare i loro effetti protettivi contro le Cvd» si legge in un editoriale correlato. «Quando scegliamo gli alimenti nella nostra dieta, dovremmo effettivamente fare attenzione al loro potenziale pro- e anti-infiammatorio» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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Il ruolo del farmacista

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

“Ringraziamo il Ministro per il riconoscimento tributato all’opera dei farmacisti durante la pandemia, ma anche per il suo impegno a mettere mano alle criticità che toccano la nostra professione e che ho illustrato anche in questo incontro”. Così Andrea Mandelli, presidente della FOFI, a margine del convegno “La sanità italiana e i nuovi modelli assistenziali: valutazioni, esperienze e proposte dei farmacisti italiani”, momento centrale del Congresso nazionale oggi in svolgimento, al quale è intervenuto il Ministro della Salute, onorevole Roberto Speranza. “In questi mesi i farmacisti, nell’ospedale, nel territorio, dovunque sono presenti, hanno svolto un lavoro fondamentale nell’assistenza ai cittadini, non risparmiandosi in nessuna occasione, con un’abnegazione che a molti colleghi è anche costata la vita. Noi ci siamo stati e ci siamo, e vogliamo fare di più, ma proprio per questo non possiamo tacere che esistono nodi che vanno risolti ora”. A cominciare dalla questione dei vaccini: “Oggi i colleghi delle farmacie di comunità sono costretti a rispondere negativamente alle richieste di migliaia di cittadini che vorrebbero vaccinarsi contro l’influenza. Una situazione che si sarebbe potuta evitare se questo vaccino fosse rientrato tra le prestazioni del SSN, prevedendo la distribuzione in farmacia, gratuitamente per le categorie a rischio e con un ticket per la popolazione attiva. E’ una proposta che avevamo fatto già a maggio” ha precisato Mandelli. “E non si tratta soltanto della profilassi antinfluenzale, dobbiamo considerare che a breve arriveranno i vaccini contro il Sars-CoV-2, e i problemi di accesso e distribuzione si moltiplicheranno: i farmacisti sono pronti a fare la loro parte, e abbiamo scritto in questo senso al Commissario Arcuri senza ottenere finora una risposta”. Terzo aspetto della questione, la possibilità che il farmacista esegua la vaccinazione: “In buona parte d’Europa la vaccinazione antinfluenzale è praticata in farmacia. Anche ieri, nel nostro congresso, il professor Pier Luigi Lopalco ha ribadito la grande sicurezza del vaccino antinfluenzale e della sua inoculazione da parte dei nostri professionisti”. Anche l’esecuzione dei test sierologici e dei tamponi rapidi è al momento un tema non risolto: “ci siamo detti da subito disponibili a offrire questo servizio, ovviamente su base volontaria e nel pieno rispetto della sicurezza del personale della farmacia e dei cittadini che vi accedono. Ma occorre una normativa omogenea sul territorio nazionale, che faccia tesoro delle esperienze delle Regioni in cui l’esecuzione dei test in farmacia è stata un successo”. Andrea Mandelli ha affrontato direttamente anche il tema della sostenibilità delle rete delle farmacie. “In quest’anno abbiamo visto accelerare la diminuzione delle ricette, con pesanti conseguenze economiche. Ma il tema è che le persone hanno spesso smesso di curarsi, timorose di andare negli ambulatori o, peggio, negli ospedali, quando devono ritirare farmaci della distribuzione diretta. Diventa indispensabile e urgente riportare nelle farmacie tutti i medicinali che ora sono distribuiti in ospedale solo per ragioni di costo, e riformare la remunerazione delle farmacie. I farmacisti e le farmacie vogliono fare di più ma occorre che siano remunerati in modo adeguato. Rideterminare i tetti di spesa non serve, occorre investire, perché l’innovazione farmacologica non si arresta” e attuare una nuova governance della distribuzione farmaceutica. “A questo tema “ ha proseguito Mandelli “si ricollega quello del rinnovo del contratto dei farmacisti collaboratori. In questi mesi è su di loro che si è retta l’assistenza ai cittadini, un lavoro enorme che deve essere riconosciuto anche sul piano economico. Credo inoltre che si debba uscire dalla logica del contratto del commercio, per adottare il contratto della Sanità, opportunamente rimodulato sulle specificità della farmacia”. Infine Mandelli ha ricordato che l’assistenza territoriale avrebbe avuto un impatto superiore se la farmacia dei servizi fosse già stata una realtà operativa: “dobbiamo riprendere al più presto la sperimentazione di questo modello, ma anche organizzare un tavolo di lavoro sull’assistenza territoriale con i medici di medicina generale e gli infermieri, perché si ampli la sfera di intervento del farmacista in sinergia con gli altri professionisti della salute. In questo periodo, a titolo sperimentale, abbiamo avviato un servizio di telesorveglianza, attraverso i software gestionali, per restare in contatto con i pazienti trattenuti a casa: non si potrebbe generalizzare e mettere a sistema? Si darebbe un impulso significativo alle cure domiciliari”. Nel suo intervento, il Ministro Speranza ha ribadito la necessità di riformare il SSN, investendo in base al concetto di prossimità nel quale , ha sottolineato, il farmacista ha un ruolo centrale “grazie alla sua intelligenza, alla sua abnegazione e alla sua passione”. “Sono parole importanti e un impegno preciso di cui diamo atto al Ministro, con il quale abbiamo sempre avuto un confronto franco e sincero” ha commentato il presidente della FOFI.

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Scuola: Docenti di Religione, proseguono le operazioni di immissioni in ruolo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2020

Si sta concretizzando l’assunzione di 472 docenti precari di religione, a fronte di più di duemila idonei reinseriti nelle graduatorie di merito dell’ultimo concorso del 2004. Il ministero dell’Istruzione ha appena comunicato, con apposita nota, che in Toscana “il contingente dei posti residuato, all’esito delle immissioni in ruolo per l’anno scolastico 2020/2021, comunicate dagli Uffici Scolastici Regionali, pari a n. 23 posti per la scuola secondaria di primo e secondo grado, è riassegnato alla regione”. “Si tratta di numeri risibili – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – poiché purtroppo a causa di una persistente interpretazione “restrittiva” della normativa riguardante la distinzione tra organico di fatto ed organico di diritto, nonostante i posti vacanti e disponibili registrati, il Mef ha autorizzato l’immissione di meno di un quarto di posti”. Prosegue, alla luce di questo, la raccolta di adesioni allo specifico ricorso per ottenere il ruolo attraverso l’ampliamento degli organici preventivati.Proseguono le operazioni di immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica ai sensi dell’art.1-bis, comma 3, del decreto-legge 29 ottobre 2019, n. 126, recante “Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159. Un’operazione che porterà in ruolo poche centinaia di docenti precari, nonostante l’intervento del legislatore mirato ad assorbire una parte del precariato a distanza di 16 anni dall’ultima procedura concorsuale.

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Glocal 2020: Il ruolo dell’informazione in epoca di pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Varese Il festival si apre il 12 novembre mettendo subito a fuoco il tema: all’incontro “Emergenza Covid: le fonti, le testimonianze, le fake news, la deontologia dei giornalisti” sono attesi gli interventi di Valerio Staffelli (Striscia la notizia), Michele Vitello, Vito Romaniello (LaPresse), Luca Viscardi (Radio Number One), Alessandro Politi (Le Iene) e Alessandro Galimberti (presidente Ordine dei Giornalisti della Lombardia). Sarà importante ascoltare le testimonianze dei giornalisti che hanno contratto il virus e che per alcune settimane hanno vissuto in prima persona quello che poi hanno raccontato sul loro giornale. Modera Paolo Pozzi, portavoce del presidente dell’Ordine lombardo dei giornalisti. Inizio alle 9 in sala Campiotti a Varese.Il programma prosegue affrontando la “scienza in prima pagina”, ovvero: come comunicare correttamente dati e ricerche scientifiche, trasmettendo anche il grado di incertezza che, per sua natura, la circonda? Spazio inoltre al mondo dello sport, dal campo da gioco al business, con le competizioni ferme le testate sportive sono state costrette a reinventarsi. La pandemia ha significato anche smartworking. Quindi, la riorganizzazione delle redazioni, la continuità produttiva e gli scenari futuri. Tra i relatori degli incontri previsti venerdì 13 novembre in Sala Campiotti: Roberta Villa, giornalista e divulgatrice scientifica, diventata celebre sui social grazie al suo modo di spiegare la pandemia in tutti i suoi aspetti, sociali e medici, anche attraverso le stories su Instragam; Isaia Invernizzi, datajournalist dell’Eco di Bergamo: è colui che nei giorni in cui i dati venivano diffusi spesso in maniera acritica ha contribuito a dare un ordine alle informazioni e a combattere l’infodemia; Umberto Rosini Technical Project Manager alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’esperto che ogni giorno ha compilato il bollettino sui contagi, la notizia più attesa dagli italiani. Anche quest’anno Festival Glocal porta con sé i due premi giornalistici che dal 2018 accompagnano il festival. Il primo, riservato ai video maker e dedicato alla memoria di Angelo Agostini, chiede ai partecipanti di candidare progetti che raccontano il locale che incontra il globale, un concetto ben riassunto dal nome del festival. Possono partecipare i lavori pubblicati dopo il 31 ottobre 2019. In palio per il vincitore un premio di 1.000 euro. Il secondo è invece riservato invece ai giornalisti che lavorano con i dati. Per partecipare, i candidati devono proporre un lavoro di data journalism pubblicato su una testata giornalistica riconosciuta dopo il 31 ottobre 2019. In palio un premio da 500 euro. A corollario degli incontri, tre le serate previste: il 12 novembre, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio intervista Gianfranco Fabi, giornalista e professore dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza; il 13 novembre, Michele Mezza presenta una serata dedicata al ricordo del filosofo Giulio Giorello scomparso lo scorso giugno, sarà presente anche la compagna di una vita del filosofo Roberta Pelachin. Il 14 novembre al centro congressi Ville Ponti la compagnia teatrale di Valentina Maselli metterà in scena le memorie dei lettori di Varesenews, raccolte durante il periodo di lockdown. Testimonianze di vita quotidiana, racconti emozionanti e storie di sorrisi e lacrime. La maggior parte degli eventi Glocalnews dà la possibilità di ottenere crediti per la formazione professionale continua (FPC)A causa dell’attuale situazione di emergenza sanitaria da Covid-19 gli ingressi agli incontri saranno contingentati e a numero chiuso. Sarà obbligatorio registrarsi su Eventbrite e sulla piattaforma Sigef. http://www.luccamuseum.com

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No al concorso sì immissione in ruolo docenti e personale educativo in base a graduatorie e punteggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

“La scuola esige risposte certe. Gli insegnanti restano nel limbo, e si continua a parlare di concorsi quando sarebbe più facile immettere in ruolo i precari storici o perlomeno avviare un percorso di soluzione dei tanti problemi che la sinistra ha creato e che questo governo non sta risolvendo. L’Italia che sta lottando per superare la crisi globale della pandemia ha bisogno di certezze e non di ambiguità. Bisogna trovare delle soluzioni definitive per stabilizzare gli insegnanti precari che chiedono assunzione dopo anni di servizio. La soluzione che promuoviamo è l’immissione in ruolo di tutti i docenti e di tutto il personale educativo, scelto in base alle graduatorie e al punteggio maturato, nella stessa scuola dove è attualmente in corso la supplenza, a partire dalla proroga del contratto scolastico in essere. Si tratta di salvaguardia della continuità didattica prima ancora che di tutela dei lavoratori. Gli studenti stanno già subendo un grosso danno, facciamo almeno in modo che siano garantiti loro i diritti educativi primari, come quello di poter ritrovare i loro insegnanti. Solo in Friuli Venezia Giulia sono centinaia ad attendere provvedimenti di salvaguardia. Insegnanti che sono precari, lo ricordiamo, ma impegnati comunque nella difficile sfida della didattica. Fratelli d’Italia, che soprattutto in situazioni di emergenza nazionale considera i docenti un punto di riferimento imprescindibile e fondamentale per le famiglie, propone quindi di dare continuità didattica con l’immissione in ruolo di tutti i docenti e di tutto il personale educativo già in ruolo e con percorso abilitante, riconoscendo così dignità professionale a chi da anni tiene in piedi il sistema scolastico italiano. Perciò chieda al ministro Azzolina di desistere e di ascoltare l’operoso mondo della scuola, che va avanti seppur tra mille difficoltà per dare continuità all’apprendimento degli studenti. È il momento di trovare soluzioni urgenti che prevedano il blocco del preannunciato concorso per il reclutamento di docenti nella scuola secondaria di I e II grado per chi si trova nelle graduatorie di istituto. Così facendo, senza appesantire ulteriormente il sistema e senza un ulteriore dispendio di soldi pubblici e risorse nel pieno di una crisi economica, si rinnoverebbero i contratti in essere trasformandoli in tempo indeterminato e colmando i restanti posti vacanti attingendo dalle pubbliche graduatorie”. Lo dichiara il presidente dei senatore di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Il ruolo delle farmacie sul territorio

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

“La farmacia gioca un ruolo fondamentale sul territorio per la sua capillarità, la presenza costante e il consolidato rapporto di fiducia con il paziente. Queste caratteristiche le consentono di avere una grande potenzialità sia nel promuovere la prevenzione, sia nel monitorare e favorire l’aderenza alle cure, in particolare per le malattie croniche. In un simile contesto, il farmacista diventa partner strategico a fianco del medico di famiglia e dello specialista, all’interno di un’alleanza che deve rafforzarsi sempre di più. Il controllo della compliance sarà uno dei nuovi servizi che sperimenteremo con la Regione nelle farmacie territoriali”. Lo ha dichiarato Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia, al IV Congresso Nazionale Onda, apertosi questa mattina in modalità virtuale e dedicato al tema “L’aderenza diagnostica e terapeutica nell’era Covid-19”. Riuscire a migliorare l’aderenza alle cure, ancor più nell’ambito della cronicità, è un obiettivo prioritario per le ricadute positive che avrebbe sulla salute della popolazione e sull’ottimizzazione delle risorse sanitarie. Di recente sono stati condotti diversi studi sul ruolo della farmacia per l’aderenza terapeutica nelle malattie croniche. Un’indagine svolta nelle farmacie in collaborazione con il Centro Cardiologico Monzino su oltre 3.000 cittadini lombardi ha evidenziato che solo 6 pazienti su 10 seguono correttamente le cure per lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale. Anche nel campo del diabete è stato svolto, tramite le farmacie, un interessante studio nazionale dal quale è emerso che 1 paziente su 4 è poco aderente alla terapia e 2 su 3 la seguono ma non in modo ottimale.“La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova la sanità italiana – ha concluso la Presidente di Federfarma Lombardia – e sta richiedendo una sua profonda trasformazione, che va verso un potenziamento dell’assistenza territoriale. In quest’ottica, la farmacia ha dimostrato nei mesi più critici di poter essere un punto di forza, in quanto avamposto del sistema e presidio sanitario imprescindibile a livello locale. La professionalità dei farmacisti ha permesso di veicolare messaggi e informazioni essenziali alla popolazione. In futuro, continueremo con lo stesso impegno a svolgere il nostro lavoro a supporto dei cittadini e ci auguriamo di poter fare ancora di più, in accordo con la Regione”.

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