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Infermieri di famiglia: Che ruolo dovranno svolgere?

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

«L’Infermiere di Famiglia è legge. “Noi del Nursing Up, tuttavia, siamo preoccupati che questa novità possa essere interpretata in senso riduttivo e non è solo quello di tutelare la categoria e far valere i nostri diritti.” Il sindacato nella persona del suo Presidente Nazionale De Palma, dichiara: “Ci sentiamo in dovere, come sindacato, io per primo come Presidente Nazionale, senza prosopopea e con grande umiltà, di mettere al corrente i cittadini sul rischio concreto che stiamo correndo, cioè di perdere una delle occasioni più importanti per uscire dalla mediocrità organizzativa. Continuo a leggere, da più parti, solo ed esclusivamente di passaggi relativi all’infermiere di famiglia legati all’assistenza domiciliare. Non va bene, non è possibile persistere in questa carente informazione. Perchè se si vuole davvero inserire, nei nostri territori regionali, una figura calibrata sul modello anglosassone, che rappresenta uno dei sistemi più funzionali, non possiamo permetterci questo errore gravissimo”. Per il sindacato l’operatività dell’infermiere di famiglia deve prevedere, oltre all’assistenza domiciliare, alla diretta responsabilità e gestione delle attività di assistenza infermieristica di famiglia e delle connesse funzioni, dando opportune indicazioni per la revisione dell’organizzazione del lavoro, e per la creazione di modelli di assistenza infermieristica di famiglia personalizzata. L’infermiere di famiglia ha le carte in regola per operare in un proprio studio ambulatoriale integrato nel complesso sistema delle cure primarie. Nel suo ambulatorio, un servizio che possiamo anche immaginare organizzativamente simile al modello del medico di famiglia, gestito in coordinamento con ASL e Regioni offrirà a tutti i componenti della famiglia, beninteso anche a chi non è costretto a letto o comunque al proprio domicilio, ogni tipologia di prestazione che la legge attribuisce alla responsabilità della professione infermieristica.
In concorso con il medico che esprime una diagnosi, individua la cura, l’infermiere ha il compito di seguire la profilassi della malattia, di prendersi cura della persona, di garantirgli l’alveo delle prestazioni che la legge gli attribuisce la responsabilità di svolgere. Si occupa, solo per esempio, di somministrazione di terapie iniettive, medicazioni, trattamenti post operatori in coordinamento con le strutture ospedaliere e con il medico di famiglia, di garantire assistenza infermieristica globale, quindi con un approccio di tipo olistico al servizio della persona e dell’intera collettività.
L’infermiere di famiglia, operando dal proprio studio/ ambulatorio o a casa nelle famiglie, potrà consentire alle persone che necessitano di prestazioni infermieristiche erogabili in regime non ospedaliero, di evitare di affollare gli ospedali, riducendo finalmente le liste di attesa, i ricoveri inutili e permettendo lo snellimento delle attività dei pronto soccorsi o dei reparti.
In buona sostanza non si tratta solo di piani di assistenza preventiva, curativa e di salvaguardia della salute rientranti nei suoi ambiti di competenza professionale, ma anche educazione alla salute al servizio del cittadino. Mai come in questo momento, con una pandemia appena lasciata alle spalle, con il rischio concreto di una sua riesplosione, gli infermieri di famiglia devono e possono lavorare, di concerto con le ASL, con i medici di base ma anche con centri specializzati nelle attività di formazione ed informazione in ambito sanitario, ad esempio in campagne di sensibilizzazione e conoscenza per la cura e la prevenzione delle maggiori patologie infettive. Potremo vederli impegnati in workshop, meeting destinati alle famiglie, in giornate di educazione alla salute nelle scuole. Immaginiamo i vantaggi che avremmo avuto con infermieri di famiglia in tutta Italia già pronti ad agire prima del Covid-19. Il tutto, a nostro avviso, va verso una medicina del territorio da tempo disattesa e che l’infermiere come figura intermedia tra il medico e il paziente può fare la differenza.

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Il ruolo dell’industria cosmetica?

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

Aiutare a costruire un’economia resiliente in un modo che supporti un mondo sostenibile, migliori la qualità della vita, rispetti i diritti umani e protegga l’ambiente. È quanto emerso dal confronto di un panel di esperti delle principali Organizzazioni Non Governative Mondiali e Alex Keith, CEO, P&G Beauty, che hanno concluso che per far diventare l’industria “orientata al futuro” e costruire un business resiliente dobbiamo affrontare delle sfide sistemiche attraverso azioni collettive.Nasce così la piattaforma P&G Responsible Beauty, un approccio basato sul pensiero sistemico che affonda le sue radici nelle connessioni e interdipendenze di cinque principi guida: Qualità & Performance; Sicurezza; Sostenibilità; Trasparenza, Equità & Inclusione.A guidare il progetto, con Alex Keith, il P&G Responsible Beauty Advisory Council, un Gruppo di consiglio formato dai rappresentanti di Royal Botanic Gardens, Kew (la massima autorità mondiali nella scienza botanica), WWF, Rainforest Alliance, Skin Health Alliance e la Roundtable on Sustainable Biomaterials.P&G Beauty ha anche condiviso gli obiettivi P&G Responsible Beauty 2030. Tra questi, la condivisione trasparente di tecnologie, programmi e processi che possono aiutare l’industria cosmetica ad avere un maggiore e positivo impatto sul mondo. Come prima azione tangibile, P&G sta rendendo pubblica una guida completa all’utilizzo sicuro dei vegetali nei prodotti cosmetici.

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Il ruolo dell’osteopatia è preventivo

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

Soprattutto per quanto riguarda i Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa). Mi capita spesso di visitare bambini di 6-7 anni con Dsa e riscontrare, per esempio, delle plagiocefalie che non sono state attenzionate in età neonatale. Mi sono reso conto che c’è una differenza sostanziale tra bambini in cui la plagiocefalia è stata trattata a pochi giorni di vita e bambini in cui non è stata trattata, una differenza che andrebbe valutata in ambito clinico”. A dirlo è Maurizio Montoro, osteopata D.O., introducendo quello che sarà il suo intervento al Venerdì culturale su ‘Osteopatia: il corpo nei disturbi sensoriali dell’età evolutiva’, promosso dalla Fondazione Mite in collaborazione con l’Istituto di Ortofonologia (IdO), in programma venerdì 10 luglio alle 21 sulla piattaforma Google Meet.Montoro punterà ad esplicitare il legame tra plagiocefalie e Dsa: “Nei bambini con la plagiocefalia, essendo una deformazione delle placche craniche, spesso si crea una sorta di distorsione della zona occipitale, una zona che è legata a quella vestibolare- sottolinea l’esperto- questo può creare in futuro problemi di natura sensoriale, sia visivi che uditivi. Il problema, però, è che i bimbi non segnalano di vedere poco o sentirci male perché hanno una grande capacità di adattamento. Il risultato è che arrivano ai 4-5-6 anni con dei deficit che comportano problemi di attenzione o apprendimento. In sostanza vanno incontro ai famosi Dsa, i disturbi specifici dell’apprendimento- sottolinea Montoro- E’ quando i neonati hanno pochi giorni di vita, invece, che si può capire verso quale futuro andranno”. Sono circa “quattrocento i neonati con plagiocefalie che visito ogni anno. Un bambino con 15-20 giorni di vita è molto plastico, cartilagineo- sottolinea- quindi se ha dei disturbi al sistema cranio sacrale, l’intervento preventivo è molto importante”, dice l’esperto. “L’obiettivo dell’osteopata- continua Montoro- è quello di sensibilizzare il mondo medico, i pediatri e i neonataologi in particolare su questi temi, perché sono le figure che valutano il bambino inizialmente”. Prevenzione e sensibilizzazione dunque le parole d’ordine secondo l’osteopata. “Fino a una decina di anni fa c’era molta resistenza nei confronti dell’osteopatia. Oggi, invece, mi arrivano tanti bambini mandati dai pediatri e per me questo è importante perché il pediatra valuta il bambino ed esclude la sfera patologica, io mi occupo della sfera funzionale. E’ importante che questa relazione si instauri e diventi sempre più funzionale a vantaggio del bambino”.

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“Cura Italia” e il ruolo delle opposizioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

“Da giorni lavoriamo alla cabina di regia tra Governo e opposizioni per cercare di dare il nostro contributo e migliorare il decreto ‘Cura Italia’, che per noi ha diverse criticità. Purtroppo, finora non c’è stato nulla da fare: la maggioranza è totalmente arroccata sulle sue posizioni. Ci hanno detto che non potevano accogliere gli emendamenti che prevedevano maggiori spese perché non ci sono i soldi e che forse se ne riparlerà nel decreto di aprile. Il decreto di aprile, però, nessuno lo ha visto. Ci hanno detto anche che non vogliono accogliere alcune proposte che non prevedono maggiori spese perché sono ideologicamente contrari, come ad esempio quelle che riguardano il taglio della burocrazia, la sospensione del decreto dignità, la reintroduzione dei voucher, l’eliminazione dell’obbligo di contrattazione sindacale per accedere alla cassa integrazione. Tutte cose che servono a velocizzare e a cui il governo dice di no. Ci chiediamo allora dove sia la disponibilità perchè non è molto chiaro. A questo punto avremmo potuto dire “Fate da soli” e metterci a fare ostruzionismo ma l’Italia non può permettersi tatticismi in questo momento. Fratelli d’Italia ha deciso di ritirare i propri 168 emendamenti e lasciarne solo 20, a cui si aggiungono 6 ordini del giorno. Sono meno di 30 proposte, tutte sensate e serie, come ad esempio quella di utilizzare i percettori di reddito di cittadinanza per portare la spesa agli anziani che non possono muoversi o quella che prevede di rimborsare le famiglie per il pagamento delle rette scolastiche. Noi chiediamo al Governo risposte su queste 26 proposte e poi saranno gli italiani a giudicare”. Lo dice in un video pubblicato su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Coronavirus e il ruolo della scienza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

I professionisti che decidono di lavorare nell’emergenza sanno bene che lavoreranno in un regime di indeterminatezza, che il loro “pane quotidiano” sarà la responsabilità di prendere decisioni rapide in un clima di variabile incertezza. Solo fino a pochi giorni fa questa considerazione era semplicemente logica, ma oggi i nostri professionisti si trovano di fronte ad una situazione totalmente nuova che, soprattutto per le dimensioni numeriche, non può che destare preoccupazione.
E’ una pandemia, una sfida sconosciuta.In questa stagione di guerra sanitaria, i nostri professionisti sono davvero in prima linea a “tempo indeterminato”. Lo spazio che concedono a loro stessi per un breve riposo, tornando nelle proprie case dai loro cari, è uno spazio non sereno, carico di timori, paure, ansie per il rischio salute dei propri famigliari e per il peso del quale si sono caricati durante le stressanti ore di lavoro.Ci siamo chiesti: “quale ruolo possiamo avere allora come Società a supporto della gestione di queste emozioni spesso tanto contrastanti?” La risposta che ci siamo dati è: trarre la nostra forza dal rispetto del sapere, del consolidato, della Scienza, un ambito che ci è proprio, utile, possibile.Le nostre Società Scientifiche hanno il dovere di riaffermare il ruolo della Scienza e lo devono fare soprattutto nei momenti di crisi emergenziale e nelle catastrofi. In queste circostanze, per far fronte alla contingenza, dobbiamo fare enormi sforzi psichici e fisici e, per non sentirci perduti, non possiamo che basarci su quello che dai tempi immemori è la maturazione dell’esperienza, la Scienza. La dobbiamo applicare soprattutto negli ambiti della protezione personale attraverso i comportamenti, le buone pratiche ed il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale in base alla situazione nella quale ci si trova. Le cronache viaggiano molto veloci e le notizie ci travolgono. La comunicazione è rapidissima, la sensazione è che a volte lo sia molto più del nostro senso e della nostra capacità di comprensione.La nostra opinione è che le Società Scientifiche debbono continuare a prendersi il tempo minimo di elaborazione per ribadire con coscienza il rispetto delle più rigorose linee guida in materia di protezione, come base unica sulla quale operare scelte, anche nei momenti di maggiore richiesta di rapidità e contingenza. Le decisioni non dovranno essere basate su criteri di riduzione piegando la Scienza alla contingenza o alla richiesta di velocità che è propria della comunicazione contemporanea. Il criterio della scelta si basa su molteplici aspetti, ma deve essere sempre e soprattutto basata sulle evidenze e su quanto di meglio la conoscenza possa offrire.Questo è il contributo che le Società Scientifiche possono offrire alla popolazione e alla tranquillità dei professionisti sanitari. Questo è quanto, come minimo, pretendiamo da chi oggi è chiamato a operare scelte.E ora che la nostra comunità è disorientata e confusa il nostro primo dovere è quello di mantenere la calma e applicare le conoscenze maturate.

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Il ruolo fondamentale dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Con l’ultimo decreto di emergenza per il contenimento del coronavirus, il premier Conte ha riconosciuto il ruolo fondamentale dell’agricoltura per il Paese – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Il nostro settore continuerà a lavorare anche in questi giorni per garantire a tutta la popolazione l’indispensabile fornitura di beni essenziali, partecipando alla sforzo collettivo dell’Italia affinché si possa tornare appena possibile a una situazione di normalità.Dall’ultimo provvedimento del Governo sono infatti escluse le attività del settore agricolo e zootecnico, comprese le filiere alimentari che garantiscono i beni di prima necessità, oltre ai servizi, ai trasporti e agli esercizi commerciali indispensabili come le farmacie. Consapevoli dell’importanza cruciale che riveste l’agricoltura, in questo momento sentiamo sulle nostre spalle una responsabilità ancora maggiore verso tutti i cittadini e verso il Paese – spiega Tiso. Grazie all’impegno di coltivatori, allevatori e trasportatori di tutta Italia, la fornitura di alimenti sarà garantita. Un lavoro che avviene quotidianamente lontano dai riflettori, che d’improvviso rivela la sua funzione fondamentale per la collettività.A tutti i lavoratori della filiera agroalimentare Confeuro rivolge uno speciale ringraziamento e il sostegno della sua rete, con la certezza di poter superare anche grazie a loro questo difficile momento.

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Oggi più che mai è sempre più riconosciuto il ruolo cruciale delle foreste

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

Per la loro capacità di generare diversi servizi eco-sistemici, che contribuiscono ampiamente all’assorbimento del carbonio atmosferico. Di questo si è parlato in occasione del workshop I servizi eco-sistemici forestali: stato dell’arte e strategie di sviluppo dei mercati volontari e delle misure forestali dei PSR, organizzato dal CREA Politiche e Bioeconomia, con il suo Nucleo di Monitoraggio del carbonio, nell’ambito delle attività delle Rete Rurale Nazionale.Durante l’incontro è stata presentato il report “Progetti forestali di sostenibilità 2019”, che comprende quest’anno tutti i progetti forestali realizzati in Italia e da organizzazioni Italiane all’estero nell’ambito dei mercati volontari dei Servizi Ecosistemici, oltre al consueto mercato nazionale dei crediti di carbonio, entrambi legati all’ambito forestale. L’indagine, realizzata annualmente dal Nucleo di Monitoraggio del carbonio del CREA, ha monitorato 17 progetti, che hanno permesso complessivamente l’assorbimento di 11.600 t di CO2 e la produzione di diversi altri servizi eco-sistemici.Ciò è stato possibile anche grazie ai numerosi strumenti finanziari, impiegati per motivare i proprietari/gestori forestali che offrono servizi eco-sistemici: quelli tradizionali quali contributi, compensazioni e sgravi fiscali (Piani di Sviluppo Rurale, fondi FEASR) e i cosiddetti “market-based” ovvero ispirati dagli ordinari meccanismi di mercato, quali ad esempio gli schemi per Pagamenti per Servizi Ambientali (Payments for Environmental Services – PES). Nel 2018, infatti, i finanziamenti che hanno contribuito alla realizzazione dei progetti monitorati ammontano a € 904.200, di cui il 97% dedicato a progetti di afforestazione e il restante 3% a progetti per il miglioramento dell’habitat.
Il report descrive anche le novità nella classificazione CICES (Common International Classification of Ecosystem Services) dei servizi ecosistemici forestali e un aggiornamento delle transazioni avvenute nel 2018 nel mercato internazionale dei crediti di carbonio che ammontano a 50,7 MtCO2per un valore totale di 171,9 M$. La pubblicazione contiene, inoltre, un’analisi dettagliata di quei servizi legati ai Programmi di Sviluppo Rurale e ai progetti europei Life e Horizon, ed un focus sulla tempesta Vaia, che si è abbattuta nell’ottobre 2018 nel Nordest italiano con un impatto considerevole sull’ecosistema forestale, in termini sia di sovra-offerta di legname (8,7 milioni di metri cubi, pari alla quantità di legname lavorata mediamente dall’industria italiana in un anno) sia di infrastrutture forestali e di revisione dei piani di assestamento e di pianificazione (venendo meno le tradizionali funzioni di difesa da frane, smottamenti e valanghe) sia delle funzioni turistico-ricreative.

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Ilva e il ruolo dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

La crisi e l’irrisolta questione della franco-indiana ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto pongono al centro il futuro della politica industriale in Italia e in Europa. Oltre alle molto dolorose conseguenze occupazionali, sociali, politiche e legali. L’Unione europea è la prima produttrice al mondo di beni strumentari e di prodotti industriali. In molti settori è anche all’avanguardia dell’innovazione tecnologica. Una forza che si basa principalmente sull’iniziativa privata delle imprese di media dimensione, che rappresentano l’asse portante dell’economia. Una componente che finora ha potuto dialogare in modo produttivo con le restanti imprese di grandi dimensioni nei settori storici delle attività industriali che si sono grandemente sviluppate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante tutte le difficoltà, l’Italia è ancora il secondo paese manifatturiero d’Europa. Da noi, però, l’onda lunga partita nel 1992 con le discutibili privatizzazioni delle Partecipazioni Statali sta “travolgendo” le grandi imprese industriali italiane. Si è assistito, quindi, alla progressiva perdita di controllo di Ilva, Fiat, Pirelli, Magneti-Marelli, ma anche di molte aziende simbolo del Made in Italy, come quelle dell’alimentare, della meccanica e della moda. Lo stesso è successo anche nel sistema bancario italiano, già di per sé fragile in mezzo ai giganti bancari internazionali too big to fail.In quest’ottica, l’industria dell’acciaio è emblematica. Per un lungo periodo ha avuto un’importanza strategica nell’economia europea e italiana e ha promosso innovazione, crescita e occupazione. La crisi economica, figlia dello sconquasso finanziario globale del 2008, ha determinato un crollo nelle produzioni e nei commerci mondiali che hanno colpito tutti i settori economici, in primis quello dell’acciaio. Come è noto, esso è strutturalmente legato ai settori dell’auto, delle costruzioni, dell’elettronica e delle industrie rinnovabili. In questo periodo la siderurgia europea ha perso il 27% della produzione e oltre 40.000 posti di lavoro. Tanto che persino la Commissione europea ha dovuto impegnarsi con specifici programmi di rilancio.Oggi l’Europa, con 168 milioni di tonnellate annue, è ancora la seconda produttrice di acciaio, pari al 10% del totale mondiale.
La Cina, però, produce più della metà di tutto l’acciaio! In Europa il settore rappresenta l’1,3% del pil. Nell’insieme dà lavoro a quasi 2,5 milioni di persone. Direttamente a circa 330.000. E’ un settore ad alta intensità di capitale che investe ogni anno circa 4 miliardi di euro in macchinari più moderni. Nei costi di produzione dell’acciaio la parte relativa all’energia rappresenta il 40%. E l’industria europea, purtroppo, paga prezzi per l’energia più alti dei suoi concorrenti. E’ un problema che il governo dovrebbe affrontare perché riguarda l’intero comparto industriale nazionale.In Italia l’industria siderurgica, con circa 33.000 occupati, rappresenta il 2% dell’occupazione manifatturiera. L’80% della produzione avviene già con il sistema a forno elettrico, che è molto meno inquinante rispetto a quello a ciclo continuo con altoforno.L’ex Ilva di Taranto è il più grande impianto a ciclo continuo d’Europa, produce 4,5 milioni di tonnellate annue e occupa 8.200 persone, con un indotto molto vasto. Il nuovo piano industriale deve essere una transizione verso la de carbonizzazione. La grande sfida è di mettere in campo riconversioni verso forni a idrogeno. La sostenibilità ambientale e la difesa della salute non possono in nessun modo essere messe in secondo piano. La crisi del settore a livello mondiale sarebbe dovuta a una sovrapproduzione rispetto alla situazione di stagnazione economica generalizzata. Detto ciò, però, la Cina, aumentando costantemente la sua produzione a prezzi più bassi, inevitabilmente mette in difficoltà i produttori europei. L’Europa, quindi, rischia di diventare dipendente dalle forniture estere di un materiale fondamentale per la sua economia. Senza considerare le garanzie e la qualità del prodotto importato. Di conseguenza, i produttori europei sono in crisi e molti hanno deciso di tagliare produzione e occupazione. Anche le loro azioni sono in caduta nelle borse. Secondo noi, l’Organizzazione Mondiale del Commercio non può essere indifferente nel gestire la qualità dei prodotti commerciati. Per esempio, la British Steel, in bancarotta, è stata acquistata da un’impresa cinese. Altre acciaierie, se dovessero chiudere, rischiano di essere smantellate e trasportate in Cina, in India o in altri paesi, dove i controlli di qualità, il rispetto della salute e dell’ambiente e i diritti sindacali e civili sono spesso lacunosi. Questa è stata anche la “strada dissestata” delle localizzazioni, già sperimentata dagli stessi Stati Uniti alla ricerca di costi più bassi. Il risultato per Washington sono stati dei deficit nei commerci di beni (senza i servizi) per centinaia di miliardi di dollari. Nel 2018 il deficit è stato di quasi 900 miliardi! Se alcuni settori industriali e altre infrastrutture sono considerati strategici, allora è necessario che restino attivi e sotto il controllo nazionale ed europeo. Non si tratta di ritornare a un passato in cui si producevano i “panettoni di Stato” ma, se fosse necessario, e non vi fossero imprenditori all’altezza, la partecipazione pubblica non solo è auspicabile ma inevitabile. Non scordiamoci mai che l’Italia e l’Europa dovranno confrontarsi con la potenza economica cinese la cui gestione è notevolmente politica e statale. Per non parlare degli Stati Uniti che, al di là della retorica neoliberista, ha una fortissima presenza statale nei settori considerati di interesse nazionale. Basti pensare che il solo bilancio militare del 2019 è di oltre 700 miliardi di dollari. In Europa, la Francia e la Germania non sono mai “arrossite” quando lo Stato è intervenuto come azionista stabile nei settori privati. Anche noi, come fanno le loro banche d’investimento,dovremmo mettere in campo la Cassa Depositi e Prestiti ogni qualvolta si reputi indispensabile difendere i livelli di produzione e di occupazione. Intanto il nostro paese, la partita Ilva non la può perdere. (Mario Lettieri già sottosegretario all’economia e Paolo Raimondi economista)

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Personale Ata figlio di un dio minore, in ruolo solo i 12 mila ex Lsu

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 dicembre 2019

È stata prorogata all’8 gennaio la scadenza per gli ex Lavoratori socialmente utili con almeno 10 anni di servizio per presentare domanda di partecipazione al concorso Ata appalti pulizia per 12 mila posti. Nulla da fare per i supplenti Ata della scuola: per loro nemmeno un’immissione in ruolo. Il sindacato è pronto a dare battaglia: se l’associazione Radamante ritiene che per presentare ricorso servono 36 mesi di supplenze anche non continuative, per Anief invece hanno diritto a impugnare l’esclusione dal piano di assunzioni anche i collaboratori scolastici che hanno svolto servizio nello stesso arco temporale minimo richiesto agli ex Lsu, quindi almeno 24 mesi dalla data di approvazione della direttiva comunitaria 70/99. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, spiega come fare ai microfoni di Italia Stampa: “Chi ricorre con Anief, presentando una domanda cartacea sostitutiva di quella on line, lo fa sulla base di un diritto leso. L’obiettivo è chiedere ai giudici di essere inserito nella graduatoria che sarà utile ai fini della stabilizzazione”.

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Il ruolo e le funzioni del Disability Manager

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

Torino mercoledì 27 novembre dalle ore 9:30 nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris, in Via Alfieri 15 convegno sul ruolo e le funzioni del Disability Manager – professionista della disabilità con il compito di favorire l’accessibilità e l’integrazione del disabile nella società. L’iniziativa si prefigge l’obiettivo di fornire validi spunti finalizzati all’individuazione dei benefici legati all’introduzione della figura del disability manager in seno agli enti e alle amministrazioni locali. Il coNvegno è organizzato dalla sezione regionale della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità) in collaborazione con ANGLAT, ANMIC, ANMIL, ENS, UICI e UNMS.”Sono passati dieci lunghi anni dall’istituzione Disability Manager – spiega il presidente regionale della FAND, Vittorio Ghiotto – ma il lavoro da fare per vedere tutelati gli interessi e i diritti dei disabili è enorme. In assenza di un quadro normativo specifico, la figura del disability manager è ancora sottovalutata perché considerato un mero “facilitatore” e non come un portatore di interessi in grado di orientare le politiche pubbliche. Da qui l’idea di un convegno per fare il punto sulle criticità esistenti, in vista della Giornata internazionale delle Persone con Disabilità che si celebra il 3 dicembre”. A moderare il dibattito sarà Vittorio Garino, Garante del Contribuente della Regione Piemonte. Porteranno le loro testimonianze i disabilità manager dei Comuni di Torino e Alessandria, Franco Lepore e Paolo Testa. Interverranno inoltre i disabilità manager di importanti enti pubblici e privati, quali ATC Torino, GTT e Unicredit.

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Ruolo di un recettore nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Parma. Sulla prestigiosa rivista scientifica Leukemia è stato pubblicato un importante studio, frutto della collaborazione tra più università, che evidenzia per la prima volta il ruolo del recettore S1P3 della sfingosina 1-fosfato (S1P) nello sviluppo di alcune forme di leucemia mieloide acuta (AML). La ricerca è stata coordinata dal dott. Francesco Potì, ricercatore della Sezione di Farmacologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Questa scoperta, risultato di una ricerca durata più di cinque anni, è iniziata nel Laboratorio di Endocrinologia Molecolare del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, presso cui Francesco Potì ha prestato servizio fino al dicembre 2015 e con il quale ha continuato a collaborare.
S1P3 è un recettore espresso da molte cellule del nostro organismo, funzionando da “sensore” per la molecola S1P. I topi oggetto della ricerca sono stati ingegnerizzati in modo da amplificare questo segnale in alcune cellule del sangue e del sistema immunitario, mostrando caratteristiche patologiche molto simili a quelle di una leucemia umana. Una lunga serie di esperimenti effettuati in laboratorio ha confermato questa ipotesi. Un fattore estremamente interessante è emerso dalle analisi genetiche di circa 400 pazienti con diagnosi di leucemia mieloide acuta (AML). In tale popolazione, infatti, si è riusciti a dimostrare per la prima volta una correlazione molto forte tra l’espressione di S1P3 e l’AML nell’uomo. Infine, lo studio ha aperto la strada a future opportunità terapeutiche: il trattamento con fingolimod, un farmaco attualmente in uso per la sclerosi multipla, capace di agire anche sul recettore S1P3, è stato in grado di migliorare significativamente il quadro patologico, normalizzando le alterazioni indotte nei topi dello studio.

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Scuola: Immissioni in ruolo a vuoto, posti vacanti andranno ai supplenti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Sono dati paradossali e sconfortanti quelli raccolti da Anief, giovane sindacato rappresentativo, nel corso delle immissioni in ruolo – da concorso e da GaE – dell’Usp Palermo, per quanto riguarda gli istituti scolastici del capoluogo siciliano e della sua provincia. In particolare, come raccontato dall’edizione palermitana del quotidiano La Repubblica, «in alcune materie non è stato possibile completare le assunzioni per carenza di aspiranti. Una situazione che ha dell’assurdo in una regione che deve fare i conti col più alto tasso di disoccupazione giovanile del Paese». Alla fine delle operazioni, secondo quanto risulta ad Anief, sono ad esempio senza titolare almeno una decina di posti sia per le classe di concorso Flauto (AG-56, secondaria di primo grado) che per quella Percussioni (AI-56, secondaria di primo grado). Per quanto riguarda poi la secondaria di secondo grado da GaE, per esempio, risulta un notevole residuo delle immissioni in ruolo per la classe di concorso A-41, Scienze e tecnologie informatiche. Le cause di questa situazione assurda sono endemiche, legate alla mancanza di graduatorie da cui attingere i docenti di ruolo: una condizione tipica delle regioni settentrionali, ma che negli ultimi anni si è diffusa anche al sud. Il concorso 2016 è pressoché esaurito in tutte le classi di concorso e quello straordinario per abilitati del 2018, voluto dal Miur, non ha di certo risolto le problematiche, soprattutto di alcune specifiche classi di concorso. L’aggiornamento delle GaE e la relativa possibilità di reinserimento non hanno fatto altro che aumentare le fila delle graduatorie di Infanzia e Primaria, lasciando invariate quelle della secondaria. “La questione è sempre la stessa: lo Stato preferisce assumere a tempo determinato un supplente, piuttosto che immettere in ruolo un docente specializzato e pronto per ricoprire la cattedra per la quale si è preparato per anni. Noi non ci stiamo e ci batteremo sempre per porre fine al triste fenomeno della supplentite”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola: Personale di ruolo e precario

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Le differenze di trattamento tra il personale assunto a tempo indeterminato e quello precario, anche quello contrattualizzato continuativamente, riguardano aspetti lavorativi svariati: dall’entità degli stipendi, con quello dei supplenti bloccato al livello iniziale, alla somministrazione del bonus annuale per l’aggiornamento, precluso ai precari, sino alla concessione di ferie e permessi. Su questi ultimi, le differenze sono abissali: al personale docente, educativo ed Ata assunto a tempo determinato sono concessi permessi per la partecipazione a concorsi o esami, nel limite di otto giorni complessivi per anno scolastico, compresi quelli per il viaggio, ma non vengono retribuiti. E lo stesso vale per i sei giorni di ferie chieste dal dipendente precario nel corso delle attività didattiche: devono essere sempre legate in modo esplicito a motivi personali e familiari.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Si tratta di una differenza inaccettabile. Così come disposto, il contratto di lavoro è addirittura contraddittorio: vale infatti il principio della concessione di permessi e ferie, ma poi le corrispondenti giornate si sottraggono dallo stipendio. Così non va. Lo faremo presente in contrattazione nazionale, in qualità di sindacato rappresentativo, facendo di tutto per cambiare il nuovo dispositivo che regola il rapporto di lavoro del personale della scuola. Qualora l’amministrazione dovesse opporsi, confermando questa assurda discriminazione, la pratica passerà al nostro ufficio legale che predisporrà specifico ricorso nelle sedi legali opportune anche sovranazionali”.Due pesi e due misure: nella scuola sembra la regola regina. Attraverso un confronto tra i due status professionali, analizzando il contratto collettivo nazionale vigente, la stampa specializzata ha fatto emergere le diversità di trattamento, pur in presenza di direttive transnazionali, come la 1999/70/CE, che impongono a tutti i Paesi membri di non osservare discriminazione alcuna tra il personale di ruolo e precario, a partire dalla stabilizzazione automatica dei supplenti che hanno svolto oltre 36 mesi di servizio (anche questa scientificamente omessa dall’Italia e per questo motivo la Commissione Europea è a un passo dall’avvio della procedura d’infrazione dopo l’invio della lettera di costituzione in mora di qualche settimana fa).

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Scuola: Immissioni in ruolo 2018/2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

Lo studio legale dell’ANIEF sta valutando la possibilità di impugnare le istruzioni operative allegate al D.M. 688/2019 trasmesse con nota MIUR laddove non prevede la possibilità di consentire ai docenti ex FIT di poter scegliere liberamente la sede di assunzione rispetto a quella già accantonata in vigenza degli ambiti territoriali, oggi aboliti, soltanto perché individuati entro il 31 dicembre 2018 per grave ritardo della pubblicazione delle graduatorie da parte delle Commissioni. Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief) interviene sull’argomento ripreso da Orizzonte Scuola: “Ora siamo al ridicolo, esistono anche gli insegnanti di serie C, non bastava penalizzare chi ha fatto il FIT ed è stato assunto entro il 31 agosto scorso. Delle due l’una: o il Miur retrodata giuridicamente il contratto al 1° settembre 2018 anche a questi docenti individuati prima del 31 dicembre 2018 o deve consentire loro di scegliere la nuova sede in base al merito, al punteggio ottenuto. Perché bisogna sempre ricorrere per avere un diritto, quando la legge cambia costantemente?”

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Scoperto “per caso” il ruolo di alcuni recettori nella cura dei linfomi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Per creare cure su misura contro i linfomi, i ricercatori sono impegnati a capire perché la stessa terapia su un malato funziona bene, su un altro meno, su un terzo per nulla. Questione di geni, ma non solo: serve andare oltre, capire quali recettori sono “espressi” dalle cellule del nostro sistema immunitario, perché il successo delle cure dipende in gran parte da loro. Josée Golay – una vita dedicata a indagare come funzionano gli anticorpi monoclonali usati attualmente come farmaci per la cura di linfomi e altri tipi di tumore – ha fornito per la prima volta alla comunità internazionale dei ricercatori un’informazione importante, grazie a una scoperta inaspettata.“Durante gli studi arruoliamo volontari sani disposti a sottoporsi a un semplice prelievo di sangue per studiare l’interazione degli anticorpi terapeutici con il nostro sistema immunitario. Uno di loro, come abbiamo scoperto successivamente, aveva una caratteristica molto rara: era un donatore “nullo”: non esprime cioè un particolare recettore del sistema immune, chiamato CD16B, normalmente espresso dai neutrofili, un importante tipo cellulare del sistema immune – spiega Golay -. Questi donatori sani sono rarissimi. In questo modo abbiamo capito che alcuni effetti degli anticorpi in vitro non erano dovuti al CD16B ma a un altro recettore simile, il CD16A, che solitamente non viene preso in considerazione. Invece ora sappiamo che ha un effetto importante nella risposta del paziente a uno dei farmaci più utilizzati contro i linfomi”.scoperta è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista dell’American Society of Hematology, Blood, con un commento del Prof. Ronald Taylor dell’Università della Virginia, Stati Uniti. Il ruolo di questi recettori, infatti, apre nuovi scenari non solo in campo ematologico, ma in tutte le ricerche in cui il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale, ad esempio negli studi dedicati alle patologie autoimmuni dove i neutrofili hanno un’attività.Alla scoperta ha lavorato un gruppo tutto “bergamasco” che ha riunito ricercatori del Centro di Terapia Cellulare “Gilberto Lanzani” dell’ASST Papa Giovanni XXIII, dell’Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma (AIL) – sezione Paolo Belli di Bergamo, che ha fondato e sostenuto il Centro di Terapia Cellulare fin dal 2003, e della FROM, Fondazione nata da una costola dell’ospedale di Bergamo e oggi importante centro di ricerca presieduto da Alberto Bombassei, patron di Brembo spa e del Kilometro Rosso. Fra i colleghi che con Golay hanno firmato il lavoro vi sono Martino Introna, Rut Valgardsdottir, Gerta Musaraj, Damiano Giupponi e Orietta Spinelli. La ricerca ha goduto del supporto di AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

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Ruolo dell’alimentazione come fattore delle principali cause di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Uno studio, condotto da più di 130 scienziati, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, relativo all’ importanza del cibo come causa di morte: un’analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease. Nello studio sono stati presi in esame i dati di 195 paesi tra il 1990 e il 2017, relativi a 15 tipi di alimenti, consumati in quantità più o meno elevate: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi, latte, fibre, calcio, omega 3 derivanti dal pesce, acidi grassi polinsaturi, carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, e sodio. Dal punto di vista geografico: pur con le differenze dovute alle culture alimentari e alla posizione, nessuna area è immune da squilibri, eccessi e carenze. I fattori alimentari che più incidono sulla salute sono la carenza di cereali integrali e di frutta, l’alto consumo di sodio e di carne rossa o processata, l’abbondanza di bevande zuccherate e di grassi animali, e i bassi livelli di frutta secca e semi di fibre vegetali e omega-3. Ogni anno, una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate. La dieta scorretta è risultata responsabile, nel 2017, di 11 milioni di morti: malattie cardiovascolari (9.497.300 di morti), seguite da cancro (913.100 morti) e diabete (338.700. Inoltre, fattori di rischio dietetici sono risultati all’origine di 255 milioni di disability-adjusted life year o DALY (“attesa di vita corretta per disabilità”) un indice della gravità globale di una malattia, che valuta gli anni persi per disabilità o morte prematura. i principali fattori di rischio alimentare per decessi e DALY: Alto apporto di sodio (3 milioni morti e 70 milioni DALY), basso apporto di cereali integrali (3 milioni morti e 82 milioni DALY) basso consumo di frutta (2 milioni morti e 65 milioni DALY). Questo studio fornisce un quadro completo del potenziale impatto della dieta subottimale su NCD (risk factor for non-communicable diseases), evidenziando la necessità di migliorare la dieta nei vari paesi. I risultati di questo studio costituisce un’importante base scientifica per la progettazione di interventi mirati per migliorare l’alimentazione attraverso l’implementazione di interventi dietetici evidence-based e fornire una piattaforma per la valutazione del loro impatto sulla salute umana ogni anno. L’articolo è talmente importante da meritare una lettura approfondita.
(fonte: GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990-2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017.Lancet. 2019 Apr 3. pii: S0140-6736(19)30041-8. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30041-8.Eugenia Gallo Biologa Esperta di fitovigilanza CERFIT, AOU Careggi Università di Firenze, fitoterapia33)

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La guerra fratricida in Libia e il ruolo del governo francese

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Scrive l’on.le Federico Mollicone deputato FdI: “La situazione in Libia si fa sempre più critica e i nostri interessi di sicurezza e geopolitici sono a serio rischio, rischiando anche una nuova ondata migratoria. Bisogna anche francamente prendere atto dei gesti apertamente ostili della Francia che è la promotrice degli eventi di guerra delle ultime settimane in Libia, così come lo è stata nel 2011.I francesi vogliono ottenere un’affermazione geopolitica in Libia e attaccare direttamente l’Italia con l’arma immigrazionista, dopo che le forze sovraniste sono riuscite a bloccare gli sbarchi.Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, di fronte a tutto questo, sponsorizza corsi sul gender ai militari in Libia… uno strano senso delle priorità. Giuseppe Conte difenda l’interesse nazionale e convochi l’ambasciatore francese”.

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Scuola: 40 anni? L’Italia maglia nera nel mondo per età di immissione in ruolo dei docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 7 aprile 2019

Colpa della precarietà e del blocco del doppio canale di reclutamento degli insegnanti dovuto al reiterato abuso dei contratti a termine, al mancato adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, all’ostinata chiusura delle GaE e al cattivo utilizzo delle graduatorie delle scuole per le supplenze. La media per la firma del contratto a tempo indeterminato deriva dai dati ufficiali del Miur ed è in costante aumento, soprattutto nel primo ciclo dove operano non a caso i diplomati magistrale vittime di decisioni errate dell’amministrazione che minacciano oggi anche la loro stabilizzazione. Secondo Tuttoscuola “è la riprova dello stallo in cui si trova il personale docente precario che invecchia, attendendo di passare alla stabilizzazione del rapporto di lavoro”. Marcello Pacifico (Anief): Nemmeno l’attuale Governo ha capito che quella del docente è una professione particolarmente a rischio logoramento, che quindi andava collocata nell’Ape Social e anche nella quota 100, ma senza alcuna decurtazione mensile. La categoria degli insegnanti continua ad invecchiare: in media hanno 51 anni e due mesi. Dopo il computo della Ragioneria dello Stato, che attraverso il Conto annuale ha confermato come gli insegnanti italiani siano quelli con l’età più avanzata in Europa, la stima stavolta è stata realizzata da Tuttoscuola, su dati ufficiali Miur, che è andata a mettere a confronto la situazione anagrafica dell’anno scolastico 2015-16 con quella di due anni dopo, il 2017-18: la rivista ha scoperto che l’età media dei docenti di ruolo di tutti gli ordini di scuola, compresi gli insegnanti di sostegno, (complessivamente erano 733.654 docenti nel 2015-16) era allora di 50 anni e 8 mesi. Due anni dopo, quando il numero di docenti di ruolo era salito a 737.243 unità, sebbene nel frattempo fosse stato realizzato il piano straordinario della Buona Scuola, l’età media degli insegnanti si è attestata a 51 anni e 2 mesi, compresi i docenti di sostegno. Questo significa che “gli insegnanti di scuola primaria restano mediamente i più giovani, anche se poi anche loro hanno registrato un aumento dell’età media di circa 7 mesi, passando dai 49 anni e 6 mesi del 2015-16 a 50 anni e un mese di due anni dopo. Forse il turn over di quest’anno, arricchito dalle uscite di quota 100, potrebbe favorire una inversione di tendenza, ma indubbiamente ci vorranno molti anni per abbassare l’età media dei nostri insegnanti di ruolo avvicinandola a quella della maggior parte dei Paesi europei”. Il dubbio, tuttavia rimane, perché ammesso che si riesca a realizzare il turnover anche su quota 100, poiché i controlli dell’Inps sulle domande dei circa 14 mila docenti potrebbero essere svolti in tempi successivi alla formazione degli organici del personale scolastico, la maggior parte dei nuovi che subentreranno avranno una media anagrafica tutt’altro che bassa. Sempre Tuttoscuola ha fatto emergere che “per i supplenti che nel 2015-16 erano poco più di 100 mila e due anni dopo superavano le 135 mila unità, nell’arco di un biennio la loro età media complessiva si è innalzata di oltre un anno, passando da 39 anni e 3 mesi del 2015-16 a 40 anni e 4 mesi nel 2017-18”. Tra i diversi ordini di scuola la graduatoria dei più anziani vede in testa i supplenti della scuola dell’infanzia seguiti da quelli della primaria. Nell’uno e nell’altro caso si registra anche il più consistente aumento dell’età media nell’arco del biennio considerato: 43 anni e 7 mesi (era di 41 anni e 1 mese) per i docenti dell’infanzia, 41 anni e 2 mesi (era di 38 anni e 8 mesi) per quelli della primaria. Secondo Anief non è un caso se i docenti precari del primo ciclo scolastico sono quelli più avanti negli anni: stanno invecchiando da supplenti, in attesa che la giustizia si esprima sulle loro ragioni. E anche se queste sono da vendere, nell’ultimo periodo abbiamo assistito anche ad autorevoli pareri dei giudici negativi, come quelli del Consiglio di Stato su maestri con diploma magistrale. I quali ora sperano vivamente nei pareri, sull’abuso delle supplenze anche in presenza di posti liberi, da parte della Corte di Cassazione, già riunita il 12 marzo scorso, della Corte Costituzionale, sulla legittimità del concorso straordinario della scuola secondaria, che avrà inevitabili ripercussioni sul primo ciclo e anche del Consiglio d’Europa.

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Autonomie regionali e ruolo del Parlamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 marzo 2019

“Bene centralità delle Camere sul percorso delle autonomie, come sembra essere stato stabilito dai presidenti Fico e Casellati nel colloquio con il Capo dello Stato. Ma il nostro ordinamento prevede due procedure sulla materia: quella di rango costituzionale con le 4 letture tra Camera e Senato oppure quella prevista dall’articolo 116 della Costituzione, limitatamente ad alcune materie e dopo aver normato l’applicazione dell’articolo citato. Il governo Gentiloni aveva varato un disegno di legge al riguardo, ma non arrivò mai in Parlamento. Se si vuole utilizzare questa procedura semplificata occorre quindi approvare prima una legge che regolamenti l’uso del 116. Questo devono chiedere i presidenti delle Camere al Governo. Non è sufficiente stabilire ‘eccezioni’ procedurali, che in quanto tali lasciano il tempo che trovano, per coinvolgere il Parlamento, in via del tutto straordinaria e non prevista in modo da consentire di emendare le intese tra il Governo e alcune regioni. Serve la norma di attuazione dell’articolo 116 della Costituzione prima che venga attivato”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Il decreto semplificazione è legge

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Il testo, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, snellirà talune procedure, anche riguardanti il mondo della scuola. Una nuova, che certamente renderà più semplice l’immissione in ruolo dei candidati al ruolo di dirigente scolastico del concorso in corso, è l’immissione in ruolo, per i quasi 3 mila vincitori, dal 1° settembre 2019.Altro punto importante, l’aggiornamento delle graduatorie a esaurimento che sarà proposto quest’anno, senza alcuna proroga; infatti sarà possibile, per decine di migliaia di insegnanti non di ruolo, integrare i loro punteggi e cambiare provincia di collocazione, per agevolare la loro assunzione in località dove risultano posti disponibili. Il sindacato si è battuto affinché ciò accadesse, per far fronte al turn over che ci sarà in estate, oltre a riaccendere il doppio canale di reclutamento, poiché, in caso contrario, le immissioni in ruolo andranno nuovamente deserte anche quest’anno. Purtroppo sono stati respinti insensatamente anche gli altri emendamenti presentati da senatori dell’opposizione e richiesti da Anief tesi a riaprire le GaE, estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto, stabilizzare i precari con 36 mesi e assumere tutti gli idonei dei precedenti concorsi.Altra buona notizia, non ci sarà il blocco quinquennale nei trasferimenti per tutti i doventi: Anief ha lottato affinché ciò non avvenisse; infatti il ministro Marco Bussetti voleva la sua introduzione nell’ottica di una continuità didattica che di fatto non si può assicurare per via della durata diversa dei cicli e dell’obbligo anagrafico scolastici. Ma non è tutto, poiché non potrebbe essere mantenuta dall’alto numero di precari chiamati su posti in organico di diritto, come per quelli di sostegno, dove 50 mila precari dovrebbero essere subito nominati in ruolo. Rimane pertanto il blocco per i docenti di sostegno e per i soli insegnati neo-assunti mentre continuano a rimanere esclusi dai trasferimenti gli assunti attraverso il FIT, nonostante alcuni emendamenti suggeriti da Anief che anzi avrebbero autorizzato pure una mobilità straordinaria sul 100% dei posti senza alcun vincolo e la frequenza di corsi on-line per facilitare i passaggi di ruolo con altre abilitazioni.Nessun intervento, nonostante l’annuncio del Governo al presidente della Consulta, di evitare il giudizio di legittimità sulla norma relativa all’ultimo corso-concorso riservato del 2015 e uno specifico emendamento a lungo accantonato proposto da diversi senatori dell’opposizione, su richiesta di Anief. La norma ha prodotto una disparità di trattamento nei confronti dei ricorrenti al bando del 2011, consentendo l’immissione nei ruoli dei dirigenti scolastici, previa procedura riservata, ai soli ricorrenti delle procedure concorsuali 2004 e 2006 e ai quei candidati che pure avevano ottenuto una sentenza favorevole almeno nel primo grado di giudizio alla data di entrata in vigore della legge 107/2015. Dunque non si è rispettato il principio di uguaglianza né salvaguardata la posizione dei dirigenti scolastici già assunti, rischiando ora di compromette gli interessi di tutti per una scelta fatta che la Corte Costituzionale potrebbe dichiarare incostituzionale, già il 2 aprile prossimo.

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