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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Dazi: Si profila una guerra commerciale globale?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

“Fa bene l’Unione Europea a rispondere alla follia dei dazi americani con i contro-dazi per difendere le nostre produzioni, dall’acciaio ai prodotti agroalimentari, ma, come ha giustamente detto il Presidente Tajani, nessuno può permettersi una guerra commerciale.E’ quindi assolutamente necessario che il Governo italiano faccia di tutto con i partner europei per scongiurare questo enorme pericolo. Da questo dossier, si capisce che l’Europa è necessaria e ci indica l’importanza di una Europa unita e compatta, che sia in grado di dialogare con il Governo americano ribadendo la necessità che, anche su questi temi, ci sia un ‘patto’ atlantico vero e forte, altrimenti poi come ci può chiedere l’America di essere duri sulle sanzioni alla Russia?”. Lo afferma in una nota Raffaele Nevi, deputato di Forza Italia. (n.r. Questa guerra era nell’aria ed è la diretta conseguenza delle disomogeneità economiche, finanziarie e retributive del mondo del lavoro. La globalizzazione le ha messe a nudo e ora è necessario andare alla radice del problema se non vogliamo che ci travolga)

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Per una civiltà globale dell’alleanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 Mag 2018

Loppiano. “Costruire una cultura condivisa dell’incontro”. È questa la sfida che Papa Francesco ha lanciato dal centro internazionale di Loppiano (FI) ai 7.000 presenti davanti al Santuario Maria Theotókos. Facendo riferimento alle “urgenze spesso drammatiche che ci interpellano da ogni parte e non possono lasciarci tranquilli” – il Santo Padre ha sottolineato che non è più sufficiente solo “l’incontro tra le persone, le culture e i popoli”. Occorrono uomini e donne “capaci di tracciare strade nuove da percorrere insieme” per dar vita ad “una civiltà globale dell’alleanza”. Papa Francesco è arrivato presso il centro dei Focolari alle ore 10 atteso da Maria Voce, presidente del Movimento, Jesús Morán, copresidente e dal vescovo di Fiesole Mons. Mario Meini. Dopo una breve sosta di preghiera dentro il santuario, ha incontrato gli 850 abitanti di Loppiano provenienti da 65 nazioni e le migliaia di persone arrivate da tutta l’Italia e oltre in maggioranza aderenti al Movimento dei Focolari. È la prima volta che un pontefice visita questa “piccola città”, che – come l’ha definita Maria Voce nel suo indirizzo di saluto – vuole essere “laboratorio di convivenza umana, bozzetto di mondo unito e testimonianza di come potrebbe essere la società se fosse basata sull’amore reciproco del Vangelo”. È seguito un dialogo aperto e schietto, scandito da alcune domande poste da un gruppo di cittadini di Loppiano. Le domande hanno toccato da varie prospettive il tema della sfida cristiana nei confronti della modernità. Il Santo Padre ha incoraggiato a non “nascondersi nel quieto vivere, nel perbenismo, o addirittura in una sottile ipocrisia, (…) ma di vivere da discepoli sinceri e coraggiosi in carità e verità” e di affrontare le difficoltà “con tenacia, serenità, positività, fantasia… e anche un po’ di umorismo”. E facendo riferimento alla missione di un progetto originale come Loppiano nell’odierno contesto sociale, il Papa ha invitato ad alzare lo sguardo insieme a lui “per guardare con fedeltà fiduciosa e con creatività generosa al futuro che comincia già oggi”.Dopo aver impartito ai presenti la sua benedizione, 37 cittadini di Loppiano di diverse provenienze, religioni, età ed estrazione sociale hanno salutato personalmente Papa Francesco.In risposta alle parole del Santo Padre, il copresidente dei Focolari, Jesús Morán gli ha consegnato un dono simbolico: un “patto” firmato da tutti gli abitanti, con l’impegno di vivere affinché Loppiano sia sempre più un luogo di fraternità e reciprocità. All’invito di sottoscrivere a sua volta il “Patto di Loppiano” il Santo Padre ha aderito con gioia, tra gli applausi di tutti i presenti.

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Immigrazione: la risposta deve essere globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

berlino immigratiBruxelles. In una risoluzione approvata qualche giorno fa i deputati hanno richiesto con urgenza misure multilaterali per controllare il numero, senza precedenti, di migranti in movimento in tutto il mondo e per far cessare le morti nel Mediterraneo.Nella risoluzione, approvata con 333 voti favorevoli, 310 contrari e 46 astensioni, si chiede:
un “regime di governance multilaterale” per la migrazione internazionale, fondato sulla cooperazione;
una più stretta cooperazione tra l’UE, gli organismi specializzati delle Nazioni Unite, le banche multilaterali di sviluppo, organizzazioni regionali e altri attori;
la creazione di una vera e propria politica comune europea in materia di migrazione incentrata sui diritti umani e basata sul principio di solidarietà tra gli Stati membri;
il coinvolgimento del Parlamento nella creazione e nell’implementazione del Quadro di partenariato e i relativi “migration compact” che l’UE sta attualmente negoziando con Paesi terzi come Giordania e Libano: deputati condannano la mancanza di trasparenza su questi accordi, che finora non sono stati dibattuti prima dell’adozione;
assistenza e cooperazione UE “incondizionate”: il supporto dell’UE non dovrebbe “incentivare i Paesi terzi a cooperare alla riammissione dei migranti irregolari o dissuadere con la coercizione le persone dal mettersi in viaggio, oppure fermare i flussi diretti in Europa”.
“Il sistema di aiuti umanitari è completamente sorpassato e, quindi, abbiamo bisogno di un approccio più olistico e duraturo, con legami più stretti tra sfera umanitaria da un lato e lo sviluppo dall’altro”, ha detto il correlatore Agustín Díaz de Mera (EPP, ES), nel corso del dibattito in Plenaria.
“Non dovremmo parlare di una crisi migratoria, ma piuttosto di una crisi della solidarietà all’interno dell’UE. Possiamo anche parlare di una crisi istituzionale, poiché il Consiglio dell’Unione europea non è in grado di rispettare i propri impegni, di una crisi morale, poiché sembriamo più preoccupati a chiudere i nostri confini e incoraggiare i rimpatri, piuttosto che affrontare le cause profonde della crisi che vediamo”, ha aggiunto la correlatrice Elena Valenciano (S&D, ES)

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L’innovazione tecnologica e il settore sanitario globale

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

the-future-of-healthcareEntro il 2025, si prevede che l’ecosistema della sanità avrà un aspetto radicalmente diverso rispetto ad oggi. Crescendo con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 5,6%, il settore sanitario globale probabilmente raggiungerà quota 2,69 trilioni di dollari di entrate entro il 2025. Tuttavia, le regioni e i settori che genereranno questi profitti cambieranno in modo significativo:Se attualmente l’Europa è il secondo mercato della sanità più grande del mondo, l’Asia è destinata a prendere il suo posto entro il 2025. Il Nord America dovrebbe rappresentare il più grande mercato della sanità fino al 2028 circa, quando l’Asia probabilmente guadagnerà il primo posto.
La crescita della regione Asia-Pacifico nella spesa sanitaria (come percentuale del PIL) è destinata ad essere maggiore rispetto a quella di Nord America ed Europa, sostenendo la forte crescita del mercato.Entro il 2025, l’America Latina è destinata a superare il Giappone diventando il quarto mercato della sanità a livello globale.L’invecchiamento della popolazione in tutto il mondo metterà alla prova i sistemi sanitari esistenti dal punto di vista finanziario e richiederà risultati migliori in ambito sanitario. Ciò provocherà uno spostamento verso cure basate sul valore e richiederà un cambiamento radicale delle politiche nazionali.Anche la crescita della consumerizzazione porterà a modelli di assistenza sanitaria incentrati sul paziente.I progressi tecnologici sbloccheranno valori e segmenti prima inaccessibili. Tra gli altri, le interfacce cervello-computer, gli avatar digitali, i dispositivi indossabili e la medicina di precisione si affermeranno come tecnologie di punta.Il settore dell’informatica sanitaria assisterà alla crescita più rapida, crescendo a un tasso fenomenale del 16,1% fino al 2025. La nuova analisi, intitolata “Vision 2025 – Future of Healthcare”, che fa parte del programma Advanced Medical Technologies Growth Partnership Service di Frost & Sullivan, esplora i modi in cui si prevede che si evolverà il panorama della sanità. Identifica inoltre 18 tecnologie che avranno un forte impatto su questo settore, sottolinea le aree chiave di crescita all’interno di ogni segmento e si focalizza sulle sfide che le diverse regioni dovranno affrontare per ottenere migliori prospettive future per la sanità.Per accedere gratuitamente a maggiori informazioni su questo studio e registrarsi per un Growth Strategy Dialogue, un rapporto interattivo gratuito con i leader di pensiero di Frost & Sullivan, si prega di visitare: http://frost.ly/12w
“Con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della diffusione delle malattie croniche, aumenterà l’attenzione posta su prevenzione e monitoraggio. Ciò si riflette nell’aumento della percentuale della spesa sanitaria destinata a prevenzione, monitoraggio e diagnosi, mentre la quota destinata alle cure diminuirà”, osserva Siddharth Shah, analista del gruppo Transformational Health di Frost & Sullivan. “I nuovi progressi tecnologici volti ad aiutare a mitigare la situazione creeranno nuove opportunità da miliardi di dollari in tutti i settori collegati. L’effetto combinato dei cambiamenti trasformazionali e delle nuove opportunità faciliteranno la nascita di nuovi modelli di business nel settore.”
Frost & Sullivan presenterà aggiornamenti settimanali sui risultati chiave di questa analisi. Le aree di focus comprenderanno: il futuro della sanità nei diversi settori, il futuro della sanità nelle diverse regioni e le 18 più importanti tecnologie che daranno forma a questo settore fino al 2025. (foto: The Future of Healthcare)

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Mediazione, FIMC osservatore esterno ONU per riscrivere le regole globali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2015

firenzeFirenze. Nuovo importante riconoscimento internazionale per la Florence International Mediation Chamber (FIMC), il servizio di mediazione internazionale ad altissimi standard qualitativi per cittadini e imprese curato da Camera di Commercio di Firenze. A poche settimane dalla sua istituzione, dopo le firme con Singapore e New York, la Commissione dell’ONU per il Commercio Internazionale (UNCITRAL) ha, infatti, riconosciuto a FIMC lo status di osservatore esterno, come organizzazione non governativa, ai lavori del Working Group II, il tavolo dedicato specificatamente alla mediazione. Lo stato di osservatore esterno consente di fare interventi, osservazioni e proposte fin da subito, tanto che al vertice che si apre oggi alla sede ONU del Vienna International Centre e che si chiuderà l’11 settembre, FIMC porterà un contributo per rendere immediatamente esecutivi gli accordi risultanti dalla mediazione internazionale, prendendo spunto dall’esperienza maturata dalla Camera di Commercio di Firenze nel campo della mediazione nazionale e dalla normativa italiana che dal 2010 prevede l’esecutività degli accordi raggiunti in mediazione. In questo periodo il Working Group II sta lavorando proprio a una convenzione internazionale che, se portata a termine, consentirà l’immediata esecutività degli accordi raggiunti nelle procedure internazionali in tutti gli Stati aderenti. Tale requisito aumenterà fortemente l’utilità della mediazione per le imprese che operano nel contesto internazionale e, conseguentemente, ne incentiverà l’utilizzo.

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Esce il libro “Il casinò della finanza globale” di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2015

bocca della veritàRoma mercoledì, 22 luglio 2015, alle 18.30, Via San Giovanni Decollato, 9 (vicino a Campidoglio – Bocca della Verità) presso l’oratorio della Chiesa e dell’Arciconfraternita di Sant’Eligio de’ Ferrari presentazione del libro. Edito dalla EditricErmes, casa editrice di Potenza, arriva il libro «Il casinò della finanza globale” -Ricchezza per pochi. Un miliardo di poveri. Che mondo è?-. Gli autori, Mario Lettieri, già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi, economista con una lunga esperienza internazionale, dimostrano come, dopo 7 anni dal fallimento della Lehman Brothers e dallo scoppio della bolla finanziaria negli Usa, non siamo ancora usciti dal pantano della crisi globale Attraverso analisi e articoli, il libro ripercorre le tappe fondamentali della crisi globale fino a quella del debito pubblico in Europa e della Grecia. Nel 2012 gli autori, nel loro precedente scritto “I gattopardi di Wall Street”, spiegavano che la crisi finanziaria globale non era un “avvenimento imprevedibile”, ma il risultato inevitabile dell’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, del ruolo nefasto della speculazione e della finanza derivata e della grande propensione al rischio. Molte economie, compresa quella italiana, sono state pesantemente colpite nei loro sistemi produttivi e sociali. Nel frattempo i super ricchi del pianeta lo sono diventati ancor di più, mentre i poveri hanno superato il miliardo. La ricchezza si è vertiginosamente concentrata nelle mani dello 0,1% dei più ricchi del mondo. I cittadini, le aziende e i governi, invece, sono stati oggetto di continue pressioni per far fronte ai propri debiti.Nonostante i tanti summit internazionali le necessarie riforme non sono state fatte. Invece, alle operazioni di bail out, cioè di salvataggio pubblico delle banche, è stato affiancato il bail in, cioè la possibilità di utilizzare anche parte dei depositi dei risparmiatori per salvare le banche in crisi!La speculazione continua, anche sulle materie prime e sui beni alimentari. I derivati più pericolosi, gli OTC, ammontano ancora a 700.000 (settecentomila) miliardi di dollari. Tutto ciò purtroppo mette in discussione con effetti destabilizzanti gli stessi assetti geopolitici mondiali . Nel libro si documenta come il processo di concentrazione del potere finanziario sia notevolmente cresciuto. Si pensi che, mentre nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l’80% dei derivati emessi negli Usa, oggi 4 banche soltanto – la JP Morgan Chase, la City Group, la Bank of America e la Goldman Sachs – detengono il 94% dell’intero ammontare, che è di circa 230 trilioni di dollari.
Tra l’altro si evidenzia il ruolo nefasto delle agenzie di rating e il loro grave conflitto di interesse con le “too big to fail”, cioè le banche più impegnate nella speculazione. Sulla scena mondiale sono apparsi nuovi protagonisti, i Paesi del BRICS, che legittimamente rivendicano nuove e più giuste regole monetarie, commerciali e finanziarie. In discussione è anzitutto il ruolo del dollaro come unica moneta di riferimento. Mirano a creare un nuovo sistema monetario multipolare, in cui il commercio e le transazioni internazionali dovrebbero operare sulla base di un paniere delle monete più importanti. I loro grandi progetti infrastrutturali a livello continentale rappresenteranno un importante volano per la ripresa dell’economia reale, degli investimenti e dell’occupazione nel mondo, anche in Italia.
L’Europa non può sottrarsi a queste sfide epocali. Rendere più solidale e più coesa l’Unione europea è una necessità ineludibile.

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BPM e Legg Mason annunciano un accordo per il collocamento dei prodotti Martin Currie in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2015

banca popolare milanoBanca Popolare di Milano e Legg Mason Global Asset Management, gestore globale con 703 miliardi di dollari di asset in gestione, rafforzano la loro collaborazione per ampliare l’offerta di prodotti distribuiti sul mercato italiano.Grazie a questo nuovo accordo infatti BPM diventa il primo collocatore in Italia dei fondi Martin Currie, l’ultima arrivata tra le società affiliate del gruppo Legg Mason, specializzata nella gestione azionaria attiva, con sede nel Regno Unito. Attraverso BPM gli investitori potranno accedere in particolare al fondo Legg Mason Martin Currie GF European Absolute Alpha, fondo azionario europeo gestito con una strategia long/short.Marco Negri country head Italia di Legg Mason, ha dichiarato: “Siamo molto lieti di questo nuovo passo in avanti con Banca Popolare di Milano. Si tratta infatti del rafforzamento di una collaborazione avviata lo scorso settembre, quando abbiamo reso disponibili alcuni nostri prodotti di punta attraverso questo storico marchio della distribuzione in Italia. Le sinergie che siamo riusciti a costruire con la rete di Private Banking hanno ricevuto riscontri fortemente positivi in breve tempo e abbiamo quindi deciso, di comune accordo, di affidare a BPM il lancio sul mercato italiano dell’ultima casa di gestione acquisita dal gruppo Legg Mason lo scorso anno, che propone un approccio assolutamente innovativo sul mercato azionario europeo. Crediamo molto nel prodotto di punta della nostra nuova affiliata, il Legg Mason Martin Currie GF European Absolute Alpha, un fondo azionario europeo long/short che mira a generare alfa tramite la selezione di posizioni lunghe e corte sui singoli titoli e con un processo di analisi macroeconomica volto a ridurre il rischio complessivo di portafoglio”.Gianfranco Venuti, Responsabile Private Banking e Wealth Management di Banca Popolare di Milano, aggiunge: “Per Banca Popolare di Milano si tratta di un accordo che conferma la strategia di perfezionamento e di diversificazione dell’offerta ai nostri clienti, parte di un disegno di più ampio respiro che vede il franchise BPM Private quale leva di crescita nel Piano Industriale. Attualmente il nostro servizio può contare su di una rete composta da 70 gestori (che diventeranno 150 a orizzonte di Piano) organizzati in 10 team in altrettanti headquarter fisici sul territorio, che si occupano di consigliare gli investimenti migliori, assistendo circa 10 mila clienti. Aver scelto Legg Mason Global Asset Management testimonia la forte spinta all’ottimizzazione della gestione di portafogli flessibili finalizzata a generare rendimenti assoluti. Questo tipo di approccio consente di far leva sulla differenziazione anche degli asset, così da offrire le migliori soluzioni di investimento alla nostra clientela. Puntiamo alla capacità di selezione delle best expertise gestionali di mercato, per essere dei manager-of manager capaci di dare al cliente una consulenza continuativa e qualificata. La collaborazione con Legg Mason ci consentirà di realizzare al meglio il rafforzamento della gamma prodotti, in ottica multi-brand”.Banca Popolare di Milano è una banca cooperativa con sede a Milano. Fondata nel 1865 e quotata in Borsa Italiana dal 1994; BPM conta 117 mila azionisti, di cui circa la metà sono anche soci. Con circa 7.700 dipendenti, un’articolata struttura distributiva presente sul territorio nazionale e formata da oltre 700 punti vendita, il Gruppo BPM è al servizio di un milione e 400mila clienti. Grazie ad un portafoglio di clientela nelle aree più produttive del paese e alla combinazione ottimale tra presidio di territorio ed eccellenze di prodotto, il Gruppo punta a divenire Banca di riferimento nel sistema.
Legg Mason è una società di gestione patrimoniale che opera su scala globale, con attivi in gestione (AUM) pari a 703mldUSD al 31 marzo 2015. Legg Mason offre soluzioni di gestione attiva degli asset presso numerosi centri d’investimento presenti in tutto il mondo. La sede ufficiale si trova a Baltimora, Maryland, e le azioni ordinarie della società sono quotate alla borsa di New York (simbolo: LM).

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La crisi finanziaria globale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Da due anni a questa parte la crisi finanziaria globale ha fatto oscillare i suoi flussi negativi dagli Usa all’Argentina per poi passare all’Europa incominciando dall’anello più debole: la Grecia. La sua situazione di bilancio, per quanto nota agli addetti ai lavori, non era stata resa palese dalle statistiche ufficiali. Si è poi passati all’irlanda rea nel non aver posto rimedio alla profonda crisi delle sue banche e al Portogallo per il suo squilibrio sui conti con l’estero. Per l’Italia vi è stato un problema di governance. Il governo Berlusconi e gli altri di segno opposto, che si sono avvicendati in questi ultimi 20 anni, hanno fatto molto poco per il risanamento della finanza pubblica, per la lotta all’evasione fiscale, per le riforme strutturali, per l’ammodernamento del sistema paese dalla rete viaria intermodale a quella tecnologica e per colmare il divario economico-industriale tra Nord e Sud del Paese. E’ stato necessario sostituire i “politici” con i “tecnici” alla guida dell’esecutivo per compiere progressi prima ritenuti impensabili in direzione della sostenibilità finanziaria, dell’efficienza del sistema tributario, per la lotta all’evasione fiscale, per la razionalizzazione delle norme, istituzioni e prassi che tengono imbrigliate le energie del Paese comprimendo la competitività delle imprese e mortificando le aspettative dei giovani. Ma con il passare del tempo ci siamo resi conto che anche il governo Monti presenta i suoi limiti anche se la cura avviata sembra dare qualche buon frutto come la riduzione della pressione dei mercati sullo spread del debito pubblico. Le tanto decantate liberalizzazioni, infatti, sono state licenziate dal Parlamento in forma alquanto annacquata e la riforma delle pensioni ha creato più malumori che risultati positivi. In quest’ultimo caso il punto debole riguarda l’incapacità di chi ci governa di definire una “vera riforma” del sistema lungo la filiera “istruzione-lavoro-aggiornamenti professionali-pensioni”. Adottare provvedimenti “parziali” senza una visione d’insieme delle varie problematiche che vanno ad intrecciarsi, inevitabilmente, tra loro, significa aggravare inutilmente posizioni già critiche senza trarre quei benefici attesi per mettere in sicurezza, non nell’immediato, ma in prospettiva le politiche di risanamento globale. I miei centri studi hanno cercato di dimostrarlo ma è stata una vox clamans in deserto per il semplice motivo che non ragionano con la logica delle lobby ma progettano soluzioni i cui interessi sono erga omnes. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Progetto Dietetico Globale: ottimizzazione

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Mag 2011

Il Progetto Dietetico Globale è un modello dietetico articolato in tre fasi distinte e successive: il dimagrimento, che, attraverso una dieta normoproteica a basso contenuto calorico (very low calorie diet), consente al paziente di raggiungere facilmente il peso desiderato; la transizione nella quale è prevista la progressiva rieducazione alimentare del paziente e l’ultima fase caratterizzata dall’impostazione d’un modello dietetico di tipo mediterraneo. Nonostante le very low calorie diets (VLCD) siano universalmente utilizzate da numerosi anni e la letteratura internazionale ne abbia ampiamente dimostrato l’efficacia, può accadere che alcuni pazienti, anche se motivati, non riescano ad aderire al rigido protocollo dietetico a causa della comparsa di disturbi dell’umore e del comportamento alimentare. Negli ultimi anni molti dei lavori scientifici alla base dei principi della Ritmonutrizione® hanno dimostrato che tali disturbi sono legati alla ridotta attività cerebrale di alcuni neuromediatori: dopamina, noradrenalina e serotonina e che un adeguato apporto con la dieta degli amminoacidi precursori tirosina e triptofano sia in grado di ridurre significativamente tali disturbi, migliorando i risultati d’un protocollo dietetico. Nel presente studio, randomizzato ed in doppio cieco, condotto su 102 pazienti, vengono confrontati i risultati sulla perdita di peso complessiva, sulla qualità della vita e sulla riduzione dei disturbi del comportamento alimentare di due gruppi di pazienti: il gruppo Ritmonutrizione (nel quale il Progetto Dietetico Globale è stato associato alla supplementazione di tirosina e triptofano) rispetto ad un gruppo standard (nel quale il Progetto Dietetico Globale non è stato associato a tale supplementazione). (Dottor Roberto Maugeri Varese, e Dottor Gilles Terracol Cuneo)

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Coty Inc. sta per acquisire philosophy, inc.

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

New York. Coty Inc., la principale azienda di cosmesi a livello mondiale e philosophy, inc., un’azienda di prodotti premium per la cura della pelle e cosmetici, hanno annunciato, oggi, che Coty ha accettato di acquisire philosophy da The Carlyle Group, una società di gestione dei beni alternativa e globale.  L’acquisizione di philosophy permetterà a Coty di diversificare ed espandere ulteriormente la propria divisione Coty Prestige, la quale gestirà il portafoglio di philosophy. philosophy è un marchio di bellezza focalizzato sulla cura della pelle e con un’importante presenza nel settore dei prodotti per il bagno e la cura del corpo. Fondata nel 1996, philosophy ha creato una forte connessione emozionale con i propri consumatori grazie alla particolare accessibilità del marchio e alla performance del prodotto. Si prevede che la linea di prodotti philosophy, venduta presso QVC, Sephora, Ulta, Nordstrom e altri rivenditori di prestigio, genererà vendite per oltre $200 milioni nel 2010 e continuerà a ricevere i premi più importanti dell’industria cosmetica.
Coty è stata fondata a Parigi nel 1904 da Francois Coty, al quale è stato riconosciuto di avere fondato l’industria dei profumi moderna.  Oggi, Coty Inc. è il leader riconosciuto della cosmetica in tutto il mondo con un fatturato netto attorno ai $4 miliardi. Il portafoglio marchi Coty Prestige è distribuito nei negozi di lusso ed extra-lusso e include Balenciaga, Bottega Veneta, Calvin Klein, Cerruti, Chloe, Chopard, Davidoff, Jennifer Lopez, Jil Sander, JOOP!, Karl Lagerfeld, Kenneth Cole, L.A.M.B. fragrance by Gwen Stefani, La Voce by Renee Fleming, Lancaster, Marc Jacobs, Nikos, Sarah Jessica Parker, Vera Wang, Vivienne Westwood e Wolfgang Joop.  Il portafoglio marchi Coty Beauty è distribuito su scala più ampia e include adidas, ASTOR, Baby Phat, Beyonce Knowles, Celine Dion, Chupa Chups, David and Victoria Beckham, Esprit, Exclamation, Faith Hill, GUESS, Halle Berry, Jovan, Kate Moss, Kylie Minogue, La Cross, Lady Gaga, Miss Sporty, Nautica, N.Y.C. New York Color, Pierre Cardin, Playboy, Rimmel, Sally Hansen, Stetson, Tim McGraw e Tonino Lamborghini.
Philosophy è un marchio che si rivolge alla cura della persona concentrandosi sulla cura della pelle e celebrando allo stesso tempo la bellezza dello spirito umano

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Fondo Globale contro AIDS, Tubercolosi e Malaria

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Si è aperta al quartier generale dell’Onu a New York, presieduta dal segretario generale Ban Ki-moon la conferenza sul fondo globale. L’appuntamento, a cadenza triennale, riunisce tutti i paesi donatori del Fondo che in quell’occasione dichiarano con quale cifra s’impegnano a sostenere i progetti finanziati attraverso il FG nel triennio successivo. “La situazione del nostro paese a riguardo è imbarazzante”, denuncia Giorgio Menchini dell’Osservatorio AIDS – rete di 20 ong italiane e internazionali impegnate nelle lotta contro l’AIDS. L’imbarazzo nasce non solo dal fatto che l’Italia farà probabilmente scena muta sui soldi da versare in futuro, ma anche dalla condizione di insolvenza del nostro governo riguardo alle quote del 2009 e, finora, anche del 2010”. Al G8 dell’Aquila, il presidente Berlusconi – che non perde occasione per ricordare che nel 2001 fu lui a tenere a battesimo il neonato Fondo Globale al vertice di Genova – aveva promesso davanti alle telecamere che entro un mese avrebbe versato la quota di 130 milioni di euro relativa al 2009. “È passato più di un anno – commenta Menchini – e non solo la quota non è stata versata, ma non si sa nulla a riguardo. Cosa intende fare l’Italia? Verserà le quote promesse e mai versate? Non è dato saperlo “Il problema più grave è che l’insolvenza del Governo italiano ricade direttamente su progetti che – nei paesi a basso reddito, e specialmente in Africa – hanno un’importanza vitale nella lotta contro l’AIDS, la TB, la Malaria. Il loro numero potrebbe essere ridotto, dal momento che il FG approva i progetti  in base  agli impegni finanziari dichiarati dei donatori. Le conseguenze sarebbero, in questo caso, gravissime”.

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Le imprese globali per favorire la ripresa

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Londra. Le imprese stanno progettando di investire di più nei prossimi dodici mesi e un dirigente di alto livello su quattro (29%) dichiara di voler aumentare il personale.  In tutto il mondo, un dirigente di alto livello su quattro è meno fiducioso oggi rispetto all’inizio dell’anno, secondo uno studio internazionale sulla ripresa economica pubblicato oggi, giovedì 2 settembre. Tuttavia, l’umore varia notevolmente da paese a paese. Il pessimismo è più accentuato negli USA, dove gli indicatori di fiducia sono crollati dall’inizio dell’anno, mentre in Oriente l’ottimismo è in costante aumento.  Il rapporto di Evershed, Tools for Recovery, che raccoglie i pareri di oltre mille dirigenti d’impresa di alto livello in Cina, USA, Europa e negli Emirati Arabi Uniti (EAU), rivela segni di ripresa nell’attività di fusione e acquisizione su scala globale. Un’impresa su cinque (22%) ha affermato che nel prossimo anno sarà a caccia di acquisizioni, con un trend in aumento rispetto al 13% negli ultimi 18 mesi.  Anche in questo caso, la Russia è in testa con il 42% delle imprese che prevedono acquisizioni nei prossimi 12 mesi.  In prospettiva, la ricerca mostra che le imprese continueranno a spingere la domanda e mostreranno una maggiore propensione a investire in tre aree chiave: livelli del personale, attività di marketing e progetti di ricerca e sviluppo.  Questo segue alcune decisioni difficili adottate nel corso degli ultimi 18 mesi, con il 46% delle imprese che hanno tagliato le spese discrezionali, il 38% che hanno congelato o ridotto le retribuzioni e il 34% che hanno attuato riduzioni del personale. In questo periodo, le perdite di posti di lavoro sono state più intense negli USA, in Francia e negli EAU.
Eversheds LLP e le sue sedi in tutto il mondo contano più di 3.500 consulenti legali ed economici, che forniscono servizi al settore commerciale e al mondo della finanza in ambito, sia privato sia pubblico. L’accesso a questi servizi è fornito attraverso 44 (?) sedi internazionali in 26 (?) giurisdizioni. Eversheds combina la conoscenza dei mercati locali con l’accesso ai settori di specializzazione, alle risorse e alle capacità internazionali di uno dei maggiori studi legali del mondo.  http://www.eversheds.com

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La crisi globale non scuote il G8

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

Toronto, Cala il sipario sul Vertice G8 canadese e l’epilogo è amaro: “I leader dei Paesi più ricchi del mondo non hanno adottato alcuna iniziativa concreta per combattere la povertà, e l’Italia non ha dato alcun segnale di inversione di rotta rispetto alle promesse mancate degli anni passati”. Questa la denuncia di Luca De Fraia, Vice segretario generale di ActionAid Italia, dal media center di Toronto.Nella dichiarazione finale, presentata alle ore 12 dal Primo Ministro canadese Harper, gli Otto Grandi hanno riconfermato in modo rituale gli impegni già assunti negli anni passati: nessun riferimento al mancato raggiungimento degli impegni sottoscritti a Gleneagles, nonostante un ammanco di 18 miliardi di dollari. “L’unica eccezione concreta è l’impegno del governo canadese di investire 1,2 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni: poca cosa rispetto all’esigenza di salvare gli Obiettivi del Millennio per la lotta alla povertà”, afferma De Fraia. Rispetto agli impegni presi in tema di sicurezza alimentare al Vertice de L’Aquila, nella dichiarazione finale si afferma che, dei 22 miliardi di dollari promessi dai Paesi donatori per i prossimi tre anni, solamente 6,5 miliardi di dollari sono stati impegnati. “Considerando che i fondi necessari per far fronte al costante aumento del numero di affamati sono pari a 40 miliardi di dollari annui, sarebbe stato necessario che i G8 avessero adottato obiettivi all’altezza della sfida e scadenze chiare per dare seguito agli impegni sulla sicurezza alimentare presi solo un anno fa”, continua De Fraia. L’Italia si presentava al Summit con un buco di 21 miliardi di dollari rispetto alle promesse mancate di questi anni, senza aver saldato i conti con il Fondo Globale per la lotta all’HIV per circa 280 milioni di euro, e rimanendo nelle ultime posizioni nell’iniziativa per la sicurezza alimentare annunciata l’anno scorso a L’Aquila. “Questo G8 rappresentava per l’Italia la possibilità di ristabilire la sua credibilità internazionale come partner affidabile. Nonostante ciò, la voce del nostro Paese in questi giorni di Summit è stata debole, lanciando messaggi contradditori di sostegno alla Muskoka Initiative e facendo mancare l’appoggio all’adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie (FTT)”, dichiara De Fraia. “Se il nostro Paese vuole mantenere un ruolo nella nuova geopolitica globale, le istituzioni italiane devono dare un segnale di responsabilità”, dichiara De Fraia. “Il Governo deve approntare il piano di riallineamento per portare le risorse investite per la lotta alla povertà in linea con gli obiettivi stabiliti a livello internazionale, come promesso dal Ministro dell’Economia Tremonti un anno fa”.

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Mercato dei derivati

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 giugno 2010

Parlamento europeo. Il mercato degli strumenti derivati deve essere sottoposto a regole più  rigorose al fine di ridurre il business speculativo e assicurare che il maggior numero possibile di derivati sia reso più trasparente, riducendone cosi il rischio. Questo è il messaggio principale della risoluzione approvata martedì dal PE, che propone anche soluzioni specifiche per i cosiddetti credit default swaps e per le aziende.  Il testo approvato invita la Commissione a esaminare nuove modalità per ridurre in modo significativo il volume globale di prodotti derivati e sostiene la proposta dell’Esecutivo di proporre requisiti patrimoniali più elevati per gli istituti finanziari in caso di contratti bilaterali di derivati non ammissibili alla compensazione centrale e dunque al sistema di riduzione del rischio (sistema di controparti centrali di compensazione o CCP). Al fine di contrastare le fluttuazioni sproporzionate dei prezzi e le bolle speculative, il PE invita la Commissione a elaborare misure che consentano alle autorità di regolamentazione di fissare dei limiti per le posizioni di mercato.  La nuova legislazione che sarà proposta dalla Commissione dovrà anche includere norme sul divieto di eseguire operazioni su materie prime e prodotti agricoli con finalità puramente speculative. In tal senso, bisogna imporre, secondo i deputati, limiti rigorosi per le transazioni in tali settori, con particolare riferimento ai generi alimentari di prima necessità nei paesi in via di sviluppo e alle quote di emissione dei gas a effetto serra.  Uno dei punti principali del testo approvato è la necessità che un maggior numero di prodotti finanziari derivati sia trattato a partire da un sistema centralizzato di diminuzione del rischio. Per raggiungere tale risultato, i deputati propongono di garantire la resilienza delle CCP nei confronti di una più ampia gamma di rischi, “incluso il fallimento di più partecipanti, le vendite improvvise di risorse finanziarie e la rapida riduzione della liquidità del mercato”. I deputati chiedono che il commercio fuori borsa di derivati, quando compiuto da imprese che agiscono come utenti finali, sia sottoposto a una regolamentazione meno stringente, che tenga conto dei rischi specifici ai quali le aziende sono esposte rispetto ai grandi operatori del mercato e agli istituti finanziari  Nel mese di settembre, la Commissione presenterà la sua proposta legislativa sui derivati. Il testo inizierà, dunque, il suo iter sia al Consiglio dei Ministri che al Parlamento, le due istituzioni che condividono il potere legislativo.

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Condanna civili in Somalia

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime sgomento per l’uccisione di altri civili durante gli scontri avvenuti a Mogadiscio all’inizio della settimana. Oltre 30 persone sarebbero rimaste uccise, per la maggior parte civili, compresi alcuni bambini. Secondo informazioni ricevute da fonti locali le strutture sanitarie sono in difficoltà e non riescono ad assistere tutti i feriti. I residenti hanno riferito che i bombardamenti di questa settimana sono stati tra i peggiori degli ultimi mesi. Quest’ultima ondata di violenza avrebbe provocato la fuga di almeno 500 persone. In tutto quest’anno oltre 100mila persone sono fuggite dalle loro case a Mogadiscio e la maggior parte di loro si è rifugiata nei campi per sfollati del corridoio di Afgooye, circa 30 km a ovest della capitale. In tutto il paese quest’anno sono sfollati circa 169.000 somali. Inoltre più di 20mila sono fuggiti nei Paesi confinanti – soprattutto in Kenia, Etiopia e Yemen. Con 1,4 milioni di sfollati interni, circa 570.000 rifugiati e quasi 3 milioni di persone che dipendono dagli aiuti umanitari, la Somalia è teatro della peggiore crisi umanitaria a livello globale.

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Giornata Internazionale delle Donne

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2010

Roma 8 marzo 11.30 alle 13.00 nella sede del WFP (Auditorium) Via Cesare Giulio Viola 68/70 (zona Parco de’ Medici) si celebrano le conquiste passate, presenti e future delle donne in campo sociale, politico ed economico. Quest’anno il tema scelto dalle Nazioni Unite per la giornata è “Pari diritti, pari opportunità: progresso per tutti.”  A quasi due mesi dal devastante terremoto che ha colpito Haiti, le tra agenzie delle Nazioni Unite con base a Roma (FAO, IFAD e WFP) organizzano un evento per celebrare la Giornata Internazionale delle Donne e commemorare tre figure di spicco del neonato movimento femminista haitiano – Anne Marie Coriolan, Myriam Merlet e Magalie Marcelin – che hanno perso la vita durante il terremoto del 12 gennaio.  Le tre agenzie parleranno del ruolo globale che le donne ricoprono nei periodi immediatamente successivi a un disastro e della loro importanza nel processo di ricostruzione dei loro paesi. Marie Flore Monval Bourgoin, impegnata ad Haiti nel progetto di sviluppo “Productive Initiative Support Programme in Rural Areas”, sarà a Roma per offrire una testimonianza diretta del modo in cui le donne haitiane stanno affrontando la fase post-terremoto. Interverranno fra gli altri: Josette Sheeran, Direttore Esecutivo del WFP; Jessie Rose Mabutas, Capo delle Finanze e Responsabile amministrativo dell’IFAD; Annika Söder, Assistente del Direttore Generale della FAO; Nancy Exilas, Capo dell’ufficio WFP a Port-au-Prince; Richard Trenchard, Coordinatore FAO per le Valutazioni ad Haiti; Marie Flore Monval Bourgoin, Responsabile per Gender e Capacity Building del Productive Initiative Support Programme in Rural Areas di Haiti (IFAD/PAIP) e Geri Benoit, Ambasciatrice di Haiti in Italia.

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Il contesto energetico e la posizione dell’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2010

A livello globale il primo elemento che ha progressivamente acceso l’interesse economico verso le energie rinnovabili è evidentemente rappresentato dalla forte variabilità nelle quotazioni del prezzo del petrolio greggio come anche del gas naturale. In un contesto di progressivo “shortage” dell’offerta e di accentuata variabilità nei prezzi, la posizione dell’Italia sembra accentuare ulteriormente il problema energetico. Gli elementi di intrinseca fragilità del sistema energetico italiano (e di conseguenza, del sistema delle imprese rispetto ai costi energetici e alla conseguente competitività) possono essere rappresentati in tre fattori principali: la forte dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, non solo in termini di petrolio, gas e derivati, ma anche di elettricità pura. la ridotta possibilità da parte del sistema energetico italiano, allo stato attuale, di attivare fonti energetiche alternative significative. elevati livelli dei costi dell’energia elettrica dovuti sia alle necessità di importazione massiccia a prezzi relativamente sfavorevoli che a condizioni fiscali interne particolarmente onerose associati ad una forte reattività dei prezzi stessi rispetto alla dinamica di prezzo delle materie prime. (fonte: j buon giorno impresa)

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Clima: accordo debole

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2009

Copenaghen  “Si conclude con molte promesse e poca sostanza un vertice segnato dall’assenza di un impegno politico globale per mettere al centro la lotta al cambiamento climatico e l’analisi del nostro modello di sviluppo”, ha detto Maria Egizia Petroccione,  Portavoce del CINI – Coordinamento Italiano Network Internazionali, composto da ActionAid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS, WWF e World Vision. La caotica corsa finale delle ultime 48 ore ha visto i grandi del mondo, principalmente Stati Uniti ed economie emergenti, accordarsi su una dichiarazione di intenti non vincolante nè, per il momento, destinata ad esserlo. L’obiettivo di non superare i 2°C di aumento delle temperature rimane per  ora solo sulla carta: se non si correrà urgentemente ai ripari, infatti, gli impegni assunti a Copenaghen condurranno ad aumenti delle temperature di oltre 3°C.  Tra i punti ancora da definire spiccano la mancanza di un percorso chiaro rispetto alle tappe che dovranno portare ad un accordo vincolante e la mancanza di una scadenza precisa per il raggiungimento di un picco globale delle emissioni.  Gli Stati delle piccole isole e l’Africa gridano a un vero e proprio tradimento da parte dei Paesi industrializzati che, dicono, hanno deciso di lasciare i più vulnerabili in balia del fenomeno che avanza.  Unico risultato tangibile gli impegni finanziari per l’adattamento, che vedono sul tavolo contributi per 30 miliardi di dollari entro il 2012 e per 100 miliardi di dollari entro il  2020.  I negoziatori riconoscono che l’esito di questo vertice rappresenta un primo passo a cui devono necessariamente seguirne altri e promettono di tornare a confrontarsi presto. Nel frattempo, però, saranno ancora i Paesi più poveri a pagare per questo ritardo, e saranno le loro popolazioni a subirne le conseguenze più gravi.

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Un censimento globale per i farmacisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2009

Il documento, presentato alla scorso Congresso della FIP, ha sottolineato come ancora permangano squilibri nella presenza dei farmacisti sia tra paesi industrializzati e non industrializzati, sia all’interno di ciascun paese, con il perdurare delle differenze tra le aree rurali, in cui il farmacista non è presente nella misura necessaria, e quelle urbane. Globalmente il numero di farmacisti ogni 10.000 abitanti varia da 0,04 in Ciad a 18,8 a Malta. In Italia, per rendere l’idea, è 12. Nella maggioranza dei paesi, Italia compresa, la densità dei farmacisti supera quella delle farmacie e, come ricorda il rapporto, questo è un indicatore positivo, che testimonia di una buona capacità di supervisione dell’attività del servizio farmaceutico nel suo complesso. Un altro dato interessante è la cosiddetta “femminilizzazione” della professione che ha riguardato diversi paesi, e viene spiegata sia con il sorgere di aspetti professionali più interessanti per la componente femminile, come la pharmaceutical care, sia con le maggiori possibilità di accedere a un orario flessibile rispetto ad altre professioni. Il più alto tasso di farmaciste si registra nella Repubblica Ceca, dove costituiscono l’80 per cento dei professionisti in attività, mentre l’Uganda è il paese che ne conta meno, e cioè il 20% circa (in Italia sono poco meno del 60%). Nella media globale, il  58% dei farmacisti opera nelle farmacie di comunità  il 12% in ospedale, un altro 12% nell’industria, il  4% nella ricerca e nell’università e il restante 4% è impegnato negli enti regolatori. Ovviamente esistono forti differenze tra un’area e l’altra: la Regione Africana vede occupato nell’industria soltanto il 5% dei farmacisti, percentuale che sale al 55% nel Sudest asiatico.

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La bomba globale del debito pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2009

Un nuovo fantasma si aggira nelle stanze dei governi e nelle borse dei maggiori mercati mondiali: il debito pubblico! Nel giro di pochi mesi è cresciuto a dismisura come una classica bolla pronta a esplodere. Si va ad aggiungere alle altre mine vaganti della finanza internazionale che fino ad ora si è sottratta a nuovi e più stringenti regole e controlli. Negli Stati Uniti il debito pubblico nel 2009 aumenterà di 2.000 miliardi, il 22% in più in un anno, arrivando a circa 11.500 miliardi complessivamente. Il PIL americano è intorno ai 14.000 miliardi, ma nei primi sei mesi dell’anno ha perso oltre 200 miliardi a causa della recessione economica che fa chiudere fabbriche, crea disoccupazione e riduce i livelli di vita della gente. L’incidenza del debito pubblico dell’82% sul Pil americano sembra contenuta rispetto al livello italiano del 115%, ma occorre non dimenticare che gli USA vantano anche un debito privato di oltre 14.000 miliardi. Si stima che nel 2009 l’Europa metterà sul mercato obbligazioni per 800 miliardi di euro. in massima parte per coprire i nuovi disavanzi. In Germania il debito pubblico aumenterà di circa 200 miliardi. In Spagna il disavanzo è aumentato di 50 miliardi di euro in 7 messi e si teme che a fine anno possa salire all’8-10% del Pil. In Francia il ministro del bilancio calcola un aumento del debito del 10% nel 2009, pari a circa 130 miliardi di euro. In Inghilterra, con un debito privato pari al 115% del Pil, la stampa denuncia che, a seguito delle nazionalizzazioni della Lloyds Bank e della Royal Bank of Scotland in crisi, il governo, accollandosi i loro titoli tossici, porterebbe il debito pubblico dal 46 al 150% del Pil! In Giappone il debitopubblico è già al 170% del Pil e aumenterà quest’anno di parecchie centinaia di miliardi di dollari. In Italia da gennaio a giugno il debito pubblico è aumentato di 90 miliardi raggiungendo la vetta dei 1752,2 miliardi. E le recenti proiezioni fatte dal FMI sul suo andamento nei paesi industrializzati sono ancora più cupe Non è quindi esagerato parlare di un aumento del debito pubblico globale nel solo 2009 di circa 4.000 miliardi di dollari che dovranno essere coperti da nuovi titoli dello stato. Non siamo dei monetaristi che vedono nel debito pubblico una perniciosa interferenza dello stato negli affari economici. Al contrario, crediamo che esso possa avere un importante effetto di stabilità e di stimolo, ma soltanto se viene usato virtuosamente per sostenere e promuovere i settori dell’economia reale, a cominciare dalle grandi infrastrutture che richiedono investimenti di lungo termine. Allo scoppio della Grande Depressione del 1929 il debito pubblico americano era del 17% del Pil. Salì al 40% nel 1934, al 43% nel 1938 e al 121% nel 1946 per il gigantesco impegno nella mobilitazione militare e nella ricostruzione. Però sosteneva investimenti nella produzione, anche quella bellica, che poi ebbe ricadute positive nei settori dell’economia civile, per cui il debito venne poi progressivamente riassorbito. In questi mesi invece si è creato nuovo debito pubblico, in maggior parte neanche per sostenere le spesi correnti, cosa di per sé già problematica, ma per acquistare titoli tossici dalle banche. Solo una piccola parte è andata ad aiutare in modo concreto l’economia produttiva. A partire dalla situazione patologica americana, molti si chiedono quale sarà l’effetto a medio termine di tanto debito e di tanta liquidità sull’inflazione. Inoltre, si stima che l’anno prossimo gli USA e l’Europa dovranno rifinanziare enormi quantità di Obbligazioni del Tesoro in scadenza, rispettivamente per circa 3.000 miliardi di dollari e per 300 miliardi di euro. Anche l’Italia nei prossimi 12 mesi dovrà rimborsare oltre 320 miliardi di vari titoli di stato in scadenza. E’ difficile non immaginare che simili movimenti non provochino serie turbolenze sui mercati e sui tassi di interesse. Il debito pubblico e i titoli di stato sono strumenti molto delicati e pericolosamente devastanti se usati male. L’emergenza della crisi ha erroneamente spinto molti governi a farne uso in modo sbagliato, cioè quasi esclusivamente per salvare istituti finanziari in bancarotta. L’idea che lo stato sia il creditore di ultima istanza funziona e crea stabilità se non se ne abusa. Il default dell’Argentina avrebbe dovuto insegnare qualcosa! (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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