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Posts Tagged ‘ballottaggio’

La decisione della Corte costituzionale in merito all’Italicum cancella definitivamente il ballottaggio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 gennaio 2017

elezioni“E’ stata la bandiera di Renzi e del renzismo. Per la Consulta resta il premio di maggioranza (alla lista), resistono i capilista bloccati e le pluricandidature; viene però esclusa la possibilità per il pluricandidato di scegliere a suo piacere il collegio di elezione. In caso di pluricandidature il luogo di elezione sarà determinato mediate sorteggio.La sentenza, infine, come da Costituzione, si definisce immediatamente applicabile, ma ovviamente solo per l’elezione della Camera dei deputati. Aveva ragione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la totale difformità tra il sistema elettorale della Camera dei deputati (come disegnato oggi dalla Consulta) e quello del Senato della Repubblica (il cosiddetto ‘Consultellum’ della sentenza della Corte del gennaio 2014) necessita un deciso intervento parlamentare per armonizzare i due sistemi di voto. Ad oggi, infatti, il premio di maggioranza è previsto per la sola Camera dei deputati e non per il Senato della Repubblica. Inoltre a Montecitorio, proprio per il premio di maggioranza, si incentivano le liste; a Palazzo Madama, invece, si incentivano le coalizioni, con soglie di sbarramento più basse per ottenere i seggi in caso di accordo tra più liste. Altra rilevante divergenza: alla Camera ci sono i capilista bloccati, al Senato no. Il Parlamento, dopo questa decisione della Consulta, analizzatene attentamente le motivazioni, dovrà intelligentemente ed alacremente operare per garantire la omogeneità dei due sistemi elettorali”. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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Ballottaggio a Milano

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2016

Piazzale Carlo Magno milanoUna nota breve, perché non occorrono lunghe disquisizioni per mettere “il punto” alle elezioni imminenti a seguito dei ballottaggi. La città più impegnata è certamente Milano, sul cui risultato si discuterà a lungo, senza cavare un ragno dal buco.
Se non ci fossero di mezzo i vari Berlusconi, Renzi, Salvini, Meloni & C. sarebbe ottimale un patto tra i due per garantire una amministrazione produttiva della città di Milano, su basi manageriali e non di bassa manovalanza politica.
Purtroppo c’è di mezzo la politica, il primato e la leadership della destra, le guerre sotterranee nel PD, per cui ogni ipotesi di collaborazione tra i due pretendenti cade nel vuoto.
Non importa chi vince dei due, è importante che vinca la città di Milano, che sta diventando uno strumento in mano ai politicanti corrotti, corruttori e corruttibili.
Ottimale sarebbe l’elaborazione di un programma su base manageriale elaborato da Parisi e Sala (rigorosamente in ordine alfabetico) per amministrare bene la città che rappresenta il volano dell’economia italiana ; quindi il maggior votato diventerebbe sindaco e il secondo vice-sindaco vicario, mentre i politici di cui sopra andrebbero mandanti… dove tutti li inviamo con perentorio indirizzo. (Rosario Amico Roxas)

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Ballottaggio amministrative Roma: Forza italia vota scheda bianca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2016

campidoglio“A Roma, l’ho detto con molta chiarezza e lo ha detto ancora meglio Berlusconi, noi siamo antitetici, alternativi al Partito democratico, mai col Partito democratico”. Lo ha dichiarato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, a “Uno Mattina Estate”, su Rai Uno.
“E il Partito democratico a Roma è soprattutto il partito di mafia Capitale, è il partito che è finito in galera con mafia Capitale, non dobbiamo dimenticare che a Roma si è votato perché si è inabissata la giunta Marino, perché il Pd con delle firme dal notaio ha fatto cadere Marino senza avere neanche il coraggio di fare un dibattito in Consiglio comunale, perché tutta la classe dirigente romana del Partito democratico è finita in galera”.
“Quindi mai con questo Partito democratico. Berlusconi ha detto che voterà scheda bianca, io voterò scheda bianca, andrò a votare perché si vota sempre e voterò scheda bianca. Mai col Pd, vale a Roma, vale nelle altre parti d’Italia, vale a Torino. Noi vinceremo a Milano, c’è un’ampia possibilità di vincere anche a Napoli e in tante altre città dove si va al ballottaggio”, ha aggiunto Brunetta.

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Renzi e il test elettorale delle regioni

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Mag 2015

palazzo chigiSi è diffusa l’idea che quattro milioni di pensionati in ansia per le conseguenze della sentenza della Consulta sulla legge Fornero, che gli insegnanti e gli studenti scioperanti per la riforma della scuola, che i dipendenti pubblici sul piede di guerra, e che i disillusi di Renzi – fans della prima ora, via via andati perdendo fiducia – siano complessivamente un numero tale da poter tirare un brutto scherzo al presidente del Consiglio in occasione delle elezioni regionali che si terranno fra due settimane. Non sappiamo francamente se sia davvero così, e comunque ci sottraiamo come sempre alla lotteria dei sondaggi e delle previsioni. Notiamo però alcune cose. Alcune a favore di Renzi. Primo: è fisiologico perdere consenso in corso d’opera; anzi, più se ne perde più può essere il segnale che si stanno prendendo decisioni – giuste o sbagliate che siano – senza l’ansia di voler accontentare tutti e piacere a tutti. Secondo: Renzi ha scientemente spaccato il Pd, per trasformarlo in qualcosa che fosse libero dai condizionamenti vetero-comunisti di una parte della “vecchia ditta” e vetero-cattocomunisti di quella che una volta era la sinistra DC più ideologica. Se pagasse un prezzo elettorale a sinistra sarebbe normale – e, immaginiamo, calcolato – e comunque andrà verificato quanto questa operazione gli consente di recuperare al centro, nel corpaccione maggioritario dell’elettorato moderato. Se anche fosse che si becca il 30% anziché il quasi 41% delle europee, risulterebbe pur sempre il primo partito e sarebbe molto più libero politicamente. Dunque, nel caso, il gioco sarebbe valsa la candela. Terzo: i nemici di Renzi, pur essendoci molti motivi buoni per criticarlo, continuano invece a usare argomenti logori (“va troppo veloce”), esagerati (“l’Italicum cancella la democrazia”) e conservativo-corporativi (“no ai presidi sceriffo nelle scuole”), mostrando di non avere alcun progetto riformatore alternativo. Così, alla fine, anche chi non è del tutto convinto dell’azione del governo e trova urticanti certi modi e toni di Renzi, finisce per votarlo, aiutato dal sempre più gettonato concetto che “non c’è alternativa”. È pur vero, però, che a sfavore del presidente del Consiglio militano altri argomenti. Primo: se ricevi una scomoda eredità come il “caso pensioni” non puoi rispondere, come ha fatto Renzi, “ci inventeremo qualcosa”. Secondo: se vuoi introdurre la meritocrazia nella scuola (sacrosanto intendimento) non puoi mettere sul piatto l’assunzione di 160 mila precari, orrenda toppa a un buco pluriennale, e per di più beccarti i sindacati che ti spernacchiano. Su questo tema condividiamo il giudizio, sereno ma tagliente, di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, secondo cui l’operazione precari “avrà effetti molto negativi, abbassando la qualità della scuola e ostacolandone il rinnovamento per molti anni a venire, perché senza una preventiva analisi dei profili necessari si adotta la logica assumiamo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare”. Terzo: è inutile ostinarsi a declamare che l’economia ha svoltato, perché non è vero e chi lo constata quotidianamente si irrita a sentirselo dire. E noi, che non temiamo di passare per gufi (ci siamo abituati), azzardiamo persino di dire che i nostri fondamentali economici sono ancora con i piedi ben piantati nella recessione. Si pensi solo a questo: abbiamo fatto nel primo trimestre +0,3%, abbiamo messo in cascina su base annua due decimi di punto, tutte le stime (ultima quella di S&P) ci dicono che chiuderemo il 2015 a +0,4% e la massima ambizione è di smentire queste nefaste ipotesi confermando la previsione del governo di +0,7%. Risultati modesti in assoluto, ma che diventano negativi se si considera che sono stati e saranno conseguiti in un contesto favorevole senza precedenti (tassi, cambio, prezzo del petrolio, liquidità Bce), senza il quale saremmo ancora con il segno meno davanti. Quarto: il decisionismo di Renzi in materia di legge elettorale e riforme istituzionali non paga. Non perché gli italiani la pensino come Terza Repubblica, che nel merito ha smontato sia l’Italicum che il nuovo Senato, ma perché – a torto, sia chiaro – non considerano prioritario il tema.
Dunque, vedremo cosa uscirà dalle urne. Una cosa è certa: Renzi ha commesso l’errore – che gli deriva da quello di voler essere anche il segretario del Pd – di politicizzare l’appuntamento elettorale. Lo fece con le europee, gli ha detto bene e ci ha campato sopra per un anno, ma ora potrebbe anche doversene pentire. In tutti i casi sgombriamo preventivamente il campo da paralleli impropri: la vittoria di Cameron e l’Italicum di Renzi. Si è scritto che i Tory hanno vinto le elezioni con il 36% dei voti, e nessuno ha gridato allo scandalo. Ma lo storico maggioritario inglese non ha nulla da spartire con l’Italicum, e i candidati conservatori (tutti scelti dagli elettori) hanno conquistato 330 collegi uninominali, e se Cameron non disponesse della maggioranza assoluta, adesso sarebbe al lavoro per formare un governo di coalizione, senza dover ricorrere al ballottaggio tra le prime due liste. Detto questo, rimaniamo dell’idea che un sistema, il first-past-the-post, in cui un partito (Ukip) che prende quasi quattro milioni di voti pari al 12,6% e porta a casa un solo seggio mentre un altro (lo Snp) ne ottiene 56 con solo il 4,7%, sia a dir poco bizzarro, e comunque non rispondente al dna italiano. Una cosa, invece, è vera e non si è detta: il pragmatismo a-ideologico di Renzi – a volte usato bene, altre male, ma questo è un altro discorso – lo rende molto più somigliante a Cameron che ai laburisti. E non solo a quelli un po’ radicali di Miliband, ma anche a quelli riformisti di Blair. E questo elemento di genetica politica vedrete che, dopo le regionali, terrà banco. Ma ci torneremo a giugno, quando il quadro politico sarà costretto a fare i conti con il risultato elettorale.(Enrico Cisnetto dal sito http://www.terzarepubblica.it)

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Radicali: Conferenza stampa sulla riforma elettorale

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2011

Italian Radicals

Image via Wikipedia

Roma 15 giugno alle ore 13.00 presso la sala stampa della Camera dei Deputi Conferenza stampa dei deputati radicali Maurizio Turco, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Matteo Mecacci con Marco Pannella sulla riforma elettorale e le ragioni della sottoscrizione da parte dei deputati radicali della proposta di legge 4206 del deputato Andrea Rigoni per l’introduzione del sistema elettorale maggioritario a doppio turno con ballottaggio per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

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L’ex pm conquista i voti dei napoletani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

De Magistris riporta al voto il 18,6% degli elettori che al primo turno era rimasto a casa. Trattiene il 61,8% dei voti di Morcone e il 25,3% di quelli di Pasquino. Lettieri, invece, riporta al voto solo il 60,3% dei suoi elettori e perde il 34% verso l’astensione Per il 60% dei napoletani De Magistris rappresenta il cambiamento e per il 59% è un sindaco migliore di Lettieri. È qui, in queste due semplici cifre registrate poco prima del voto, una delle spiegazioni del risultato al ballottaggio. L’ex pm ha saputo cogliere e rispondere all’esigenza di cambiamento della città. Ha saputo incarnare il senso di pulizia e di nuovo modo di stare in politica, di cui Napoli avvertiva il bisogno. La conferma di questa capacità si riscontra, anche, osservando i dati dell’avversario: al ballottaggio è rimasto a casa il 34% di quanti, al primo turno, avevano scelto Lettieri. Altro elemento indicativo è il comportamento di chi non aveva votato al primo turno. Il 25,2% ha deciso di votare al ballottaggio: il 18,6%, di questi, ha scelto De Magistris, mentre il 6,6% ha optato per Lettieri. L’analisi dei flussi di voto tra il primo e il secondo turno e quelli tra le regionali del 2010 e oggi, chiariscono ulteriormente quanto è accaduto nel capoluogo partenopeo. Il primo dato evidente è la tenuta di De Magistris rispetto al proprio elettorato: l’86% di quanti lo aveva votato al primo turno, lo ha fatto anche al ballottaggio. L’ex pm, inoltre, ha avuto pochi voti in uscita: lo 0,8% verso Lettieri e il 13,2% verso l’astensione. Il quadro del candidato di centrodestra non appare altrettanto solido. Lettieri ha avuto la riconferma dal 60,3% degli elettori del primo turno, mentre ha dovuto registrare un’emorragia di preferenze verso l’astensione (34,1%) e anche una piccola quota di fuga verso De Magistris (5,6%). Il dato finale, tuttavia, non è stato determinato solo dal comportamento del proprio elettorato di riferimento, ma è stato generato dai flussi di voto che sono transitati dagli altri candidati in corso al primo turno. L’ex pm è riuscito a fare il pieno nell’area degli elettori di Morcone (61,8%). Da questa vasta area, infatti, solo il 2,6% ha traslocato su Lettieri, mentre il 35,6% ha preferito astenersi. Gli elettori di Pasquino, a maggioranza, hanno preferito astenersi (64,7%). Tra quanti hanno deciso di votare al ballottaggio, il 10% ha scelto il candidato di centrodestra, mentre il 25,3% ha preferito l’ex pm. Per avere il quadro complessivo della situazione politica napoletana, è utile analizzare anche i flussi di voto e i mutamenti avvenuti nel corso dell’ultimo anno, rispetto alle elezioni regionali del 2010. Il candidato del Pdl, Stefano Caldoro, a Napoli aveva preso il 49,31% dei voti, mentre De Luca il 46,5%. Rispetto all’anno scorso la geografia elettorale è mutata in modo decisivo. Al ballottaggio hanno votato per Lettieri il 72% di quanti, nel 2010, avevano votato per il Pdl, mentre il 18% ha optato per De Magistris e il 10% si è astenuto. L’ex pm, per parte sua, ha riconquistato l’89% di quanti nel 2010 avevano votato per il Pd, mentre solo il 4% è transitato sul candidato di centrodestra e il 7% si è astenuto. Significativo, in questo quadro di mutamenti, analizzare il comportamento di voto degli elettori dell’Udc e dell’Udeur di Mastella. La maggioranza degli elettori del “Campanile” ha scelto l’astensione (65%), mentre il restante 35% si è equamente diviso tra i due contendenti. Gli elettori di Casini, invece, si sono schierati nettamente. Il 65% dei napoletani che, nel 2010, aveva votato per lo scudocrociato 2 centrista, ha dato il proprio voto a De Magistris, mentre solo l’11% ha optato per Lettieri e il 24% si è astenuto. La geografia elettorale napoletana, con le comunali e nonostante i venti anni di governo di centrosinistra, ha segnato una sorta di ricompattamento. Nonostante il basso, bassissimo livello di fiducia nella Jervolino, l’elettorato napoletano sembra essere rimasto, a maggioranza, di centrosinistra. Il quadro elettorale della disfida del 2011, infatti, porta alla luce alcune considerazioni finali:
a. Lettieri non è riuscito a convincere la base elettorale pidiellina, non l’ha saputa compattare e riportare al voto. Non è riuscito, inoltre, a instaurare un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica moderata locale e non ha saputo fiaccare la base elettorale del centrosinistra. Anzi, con l’onnipresenza berlusconiana ha rischiato di riattivare il senso di identità dell’elettorato di centrosinistra locale, offrendo materiale per il suo ricompattamento
b. De Magistris ha, invece, giocato fino in fondo la sua chance da outsider, riuscendo a incarnare quel bisogno di nuovo, di fuori dai giochi e dagli schemi, che ha mobilitato l’elettorato di centrosinistra al primo turno (anche se in modo separato e diviso) e ha ridestato la voglia di vittoria di questo elettorato al secondo turno, riportando al voto anche una parte di quanti, al primo turno, si erano disinteressati della competizione elettorale.
c. Il ballottaggio, infine, si è sviluppato, fino in fondo, come uno scontro di personalità. Un duello in cui la capacità evocativa e mobilitativa dell’ex pm è risultata ampiamente più motivante dell’avversario. Quest’ultimo, infatti, proprio nel rush finale, non ha saputo catalizzare quanto già acquisito al primo turno e, probabilmente, non gli è giovato (o forse, addirittura lo ha danneggiato) l’arrivo di Berlusconi in chiusura di campagna.
I flussi di voto sono stati calcolati sulla base dei dati relativi a 1.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nell’aprile 2011 e 2.500 interviste con maggiorenni residenti nel comune di Napoli realizzate da SWG con metodo CATI/CAWI nel periodo tra il primo e il secondo turno delle elezioni comunali

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Ballottaggio amministrative: si vota

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2011

“Si vota per i sindaci e per i presidenti di provincia. Per questo è necessario che tutti i nostri elettori tornino a votare anche al secondo turno e che ci mobilitiamo tutti al massimo delle nostre possibilità. Il Pd si rivolge anche a coloro che il 15 e 16 maggio si sono astenuti, ma che ora hanno la possibilità di fare molto per la propria città. Con i ballottaggi si deciderà la sorte dell’amministrazione nelle città e nelle province. Ma da qui potrà arrivare anche un segnale importante perché cambi l’agenda del governo. Basta occuparsi dei processi di Berlusconi, di responsabili e sottosegretari, bisogna pensare al lavoro, ai redditi, alle imprese, alla crescita, alla scuola. Per questa ragione bisogna fare ancora uno sforzo tutti insieme: andiamo porta per porta, quartiere per quartiere, mercato per mercato a spiegare le nostre buone ragioni e a convincere tutti a votare”. Lo dichiara il segretario del Pd Bersani.

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Bambini: ballottaggio per i supereroi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2011

Milano sabato 28 e domenica 29 maggio Wow Spazio Fumetto , Non solo Moratti e Pisapia. I ballottaggi a Milano avranno come protagonisti anche due candidati molto particolari, Thor e Capitan America, che si contenderanno il titolo di Supereroe preferito dai bambini milanesi. Una due giorni di giochi, cartoon, quiz a premi e una valanga di sorprese. Prime fra tutti il mitico Martello di Thor e gli altri numerosi giocattoli ufficiali realizzati dalla Hasbro e dedicati ai due supereroi del momento. E non è tutto: i bambini milanesi avranno la possibilità di giocare con i loro beniamini in carne ed ossa e visitare con loro l’esclusiva mostra “Vendicatori uniti!”. Il tutto immediatamente dopo il voto, rigorosamente segreto, che decreterà il vincitore assoluto. È la prima volta in assoluto che Thor e Capitan America approdano a Milano. Il 2011 infatti è l’anno che li sta celebrando attraverso due straordinari kolossal cinematografici. Uno, quello dedicato al Dio del Tuono, già nelle sale da qualche settimana, l’altro, quello dedicato al Supereroe con lo scudo a stelle e strisce, che arriverà nei prossimi mesi. Per convincere i piccoli elettori a farsi votare, i due supereroi si sfideranno a colpi di super poteri e promesse di voto. Non basta dire che salveranno il Mondo, troppo scontato. I bambini milanesi, concreti come i loro genitori, punteranno sulla qualità dei programmi dell’uno e dell’altro.

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Scommesse amministrative e governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Mag 2011

A Milano l’exploit di Giuliano Pisapia al primo turno pesa sulle quote dei bookie per il ballottaggio. Il candidato del centrosinistra parte davanti: la quota di un suo successo, per l’operatore internazionale Bet1128, è 1,70, rispetto al 2,00 a cui è data la vittoria del sindaco uscente Letizia Moratti.
A Napoli l’approdo al ballottaggio rischia di essere l’unico risultato utile per Luigi De Magistris. I bookie, informa Agipronews, lo danno piuttosto indietro nel pronostico rispetto al candidato del centrodestra Gianni Lettieri. La quota dell’esponente dell’Idv, nella corsa alla poltrona di sindaco di Napoli, è 2,40 di fronte al molto più rassicurante 1,50 del favorito Lettieri.
I candidati legati alla maggioranza di Governo – ko a Torino e a Bologna e sotto le attese al primo turno a Napoli e Milano – rilanciano l’ipotesi che anche lo stesso Esecutivo possa andare in crisi. I bookmaker esteri, come si legge su Agipronews, fiutano il malcontento nelle fila della maggioranza. Per l’operatore estero “Bet 1128” la caduta del Governo entro la fine dell’anno è data a 1,95. Un’offerta non troppo distante dall’opzione contraria: Berlusconi ancora in sella anche nel 2012 è un’opzione da 1,75.

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Chiamparino a Radio 24 parla di De Magistris

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Mag 2011

“De Magistris di certo non è una figura che aiuta l’unità e in più va considerato che gli elettorati non sono greggi che si sommano al comando del pastore: ma io dico che bisogna fare ogni sforzo per cercare di ricomporre; lo spirito repubblicano impone che si sostenga il candidato che va al ballottaggio. La teoria insegnerebbe che vada fatto un fronte contro Lettieri, però dovrei anche approfondire la realtà locale” Così il sindaco uscente di Torino Sergio Chiamparino commenta i risultati di Napoli in diretta ai microfoni della Zanzara su Radio 24.

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Pd: Accordo con l’Udc

Posted by fidest press agency su domenica, 14 giugno 2009

“L’accordo con l’UDC per le Province di Torino ed Alessandria segna un rilevante passaggio per la politica piemontese.  Chi descriveva il PD come un partito frastornato e stretto in un angolo da un risultato elettorale negativo, deve ora prendere atto che il Partito Democratico ha saputo realizzare un allargamento della coalizione nelle due Province in cui i suoi candidati vanno al ballottaggio, confermandosi come un importante punto di riferimento politico per quelle forze che si riconoscono in un comune programma efficace e convincente.  L’accordo con UDC aumenta ulteriormente le possibilità di vittoria della coalizione di centro sinistra a Torino ed Alessandria. Per il PD si è trattato di una scelta ispirata dall’esigenza di combattere la destra, facendo convergere su questo obiettivo un arco più ampio di soggetti. Le forze progressiste vincono soltanto se non si rinchiudono in se stesse, ma sanno stringere alleanze più larghe. Per questo il PD conta sul fatto che non venga meno, per Saitta e per Filippi, il sostegno di tutti gli elettori che vogliono sconfiggere la deriva autoritaria e plebiscitaria della destra. In questo senso il voto ai candidati del centro sinistra nelle Province piemontesi assume un significato politico anche nazionale che è bene non dimenticare.  Con i ballottaggi nelle Province di Torino ed Alessandria si apre una fase nuova della politica piemontese che potrà condizionare significativamente anche le vicende dei prossimi anni. Una fase caratterizzata dalla ricerca di convergenze tra le forze progressiste e quelle moderate per la costruzione di una proposta capace di essere attrattiva per tutta la società piemontese, con le sue diverse articolazioni.  Il PD sa che si tratta di un percorso complesso, che richiede una discussione approfondita e non si risolve in un ballottaggio, ma vuole perseguire questo obiettivo con determinazione.  Antonio Saitta e Paolo Filippi sono stati i protagonisti di questa fase, soprattutto per il loro programma. A dimostrazione che la politica della concretezza e del fare è capace di risultati positivi.  L’alleanza con l’UDC dimostra che la destra ha esaurito la sua capacità aggregativa ed è un grande successo strategico per il PD e per tutto il centro sinistra”.

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