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Posts Tagged ‘qualità’

Università Statale di Milano prima tra i grandi Atenei in Italia per la Qualità della ricerca scientifica

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2022

L’Università Statale di Milano si qualifica prima nel gruppo dei grandi atenei in Italia per la qualità della ricerca scientifica fotografata da Anvur nel periodo 2015/2019. La valutazione corrisponde all’indicatore R che comprende la qualità della produzione scientifica dei docenti e ricercatori permanentemente in servizio in ateneo, sia dei nuovi reclutati o promossi. Una performance che supera di molto le aspettative riferibili alla sua dimensione. “Siamo molto orgogliosi di questo risultato che premia il lavoro altamente qualificato dei nostri docenti e ricercatori, e gli investimenti fatti dall’ateneo nel corso degli anni per sostenere, sia con fondi interni ad hoc che con il supporto del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, la diffusione della cultura scientifica all’interno della Statale e la redazione delle domande di finanziamento agli enti pubblici e privati che sostengono le nostre ricerche” commenta la prof.ssa Maria Pia Abbracchio, Prorettrice a Ricerca e Innovazione. “Siamo certi che questo risultato contribuirà a aumentare ulteriormente l’attrattività dell’ateneo nei confronti di scienziati con profili di eccellenza che sanno di trovare qui in Statale un ambiente idoneo e proficuo per le loro ricerche”

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Azionario giapponese: un universo di investimento di società di alta qualità

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2022

A cura di Daisuke Nomoto, Responsabile Azionario Giapponese di Columbia Threadneedle Investments. A dispetto degli eventi che hanno recentemente fatto impennare la volatilità sui mercati azionari, la Borsa di Tokyo ha mostrato una buona tenuta. Con un’esposizione minima all’economia russa, i fattori favorevoli per il mercato giapponese includono la continua ripresa economica, il sostegno fiscale da parte del governo e l’aumento dei flussi nel mercato a causa delle preoccupazioni per l’inflazione globale. L’impatto economico generato dall’invasione russa è minimo per il paese, dato che le importazioni russe sono a una sola cifra percentuale rispetto al totale delle importazioni giapponesi. Siamo comunque consapevoli che l’economia sarà colpita indirettamente attraverso l’inflazione, dato il picco dei prezzi del petrolio e di altre materie prime, anche se ancora in misura minore rispetto all’ Europa, dove la politica energetica è più dipendente dalla Russia.Il tema della riapertura sta guadagnando slancio anche grazie all’allentamento delle restrizioni Covid, mentre l’aumento dei piani di acquisto di azioni proprie sta fornendo ulteriore supporto. La serie di stimoli proposta dal premier Kishida dovrebbe anche portare ad un aumento dei salari e, con una redditività in rialzo strutturale, gli investitori stanno riconoscendo questo momento del ciclo come un punto di ingresso interessante per le azioni giapponesi. La recente transizione verso un contesto a bassa crescita economica, con un’inflazione persistente a livello globale, ha portato gli investitori a concentrarsi sulle azioni giapponesi che offrono un buon rapporto rischio/rendimento. Riportando questo a livello aziendale, il Giappone ha recentemente mostrato il profilo di miglioramento degli utili più forte a livello globale negli ultimi mesi – in primis grazie agli esportatori – e ci aspettiamo che il robusto slancio degli utili continuerà. In un contesto di valutazioni interessanti, possiamo dire che le società giapponesi hanno grandi riserve di liquidità nei loro bilanci, il che ha ulteriormente sostenuto il mercato. Questo assicura che possano mantenere o aumentare i ritorni per gli azionisti e fornire risorse per fare acquisizioni, confermando di essere un asset class interessante per gli investitori.Spostando l’attenzione al medio-lungo termine, prevediamo un rallentamento del tasso di crescita economica globale, che potrebbe esercitare una certa pressione sui mercati azionari, ma non ci aspettiamo per il Giappone le stesse pressioni inflazionistiche elevate che pesano sulle altre economie.Sul fronte politico, siamo ottimisti sul fatto che il Partito Liberal Democratico al potere manterrà la maggioranza, il che dovrebbe aiutare il mercato a sfuggire a qualsiasi pressione al ribasso associata al rallentamento della crescita globale. Continuiamo a monitorare i progressi nell’agenda del primo ministro Kishida a seguito del suo impegno a mantenere politiche fiscali e monetarie espansive per sostenere la ripresa economica.Il Giappone è stato spesso trascurato dagli investitori globali, in parte a causa della sua lenta crescita economica e dell’invecchiamento della popolazione, ma offre un importante universo di investimento di società di alta qualità in grado di generare una crescita degli utili sostenibile a valutazioni ragionevoli. L’innovazione rimane un obiettivo importante per i nostri portafogli Japan Equity. In termini tematici, l’automazione è una delle aree su cui puntiamo, perché aiuta a risolvere i problemi di carenza di manodopera e contribuisce alla produzione di massa di alta qualità. Pensiamo che la robotica e l’automazione si svilupperanno maggiormente nel prossimo decennio in settori come l’automazione di fabbrica e l’automazione di magazzino per l’e-commerce. Le questioni geopolitiche, insieme all’inflazione e alla potenziale crescita economica più lenta, sono fattori da tenere sotto controllo, ma stiamo approfittando della dislocazione del prezzo delle azioni per migliorare la qualità del portafoglio, per cercare di aggiungere società interessanti con buone valutazioni. Fonte http://www.columbiathreadneedle.it

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La qualità delle società continuerà a premiare nel lungo periodo

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2022

A cura di Gabriella Berglund, Branch Manager di Comgest Italia. Comgest gestisce fondi azionari da oltre 30 anni su tutte le zone geografiche con un unico stile quality growth. Il nostro stile di gestione tende a preferire società con attività solide, trasparenti e con una crescita solitamente a due cifre e sostenibile nel tempo. Per questo preferiamo settori come quello tecnologico, l’healthcare e il settore del consumo. Siamo invece tendenzialmene assenti in settori come le materie prime, il settore finanziario in particolare quello bancario e in settori ciclici in generale. Queste aree non ci danno la visibilità nel lungo periodo che noi richiediamo, aumentano la volatilità e il rischio dei portafogli, sono troppo legate a dinamiche macroeconomiche e non alle aspettative delle singole società. Preferiamo invece focalizzarci su società che in generale hanno un elevato livello ESG e che sono poco influenzate da cicli economici. Per tale ragione la nostra esposizione a società con alto livello di carbonio e fossili é praticamente assente. Il 96% dei nostri fondi sono tra l’altro sotto la classificazione dell’articolo 8, secondo la regolamentazione SFDR. Tuttavia, l’assenza di esposizione a questi settori che ha premiato nel passato sulle performance di lungo periodo, può avere ed ha avuto effetti negativi sulle performance del breve. Se da una parte le ottime performance post Covid ci hanno permesso di raggiungere il livello massimo di AUM di 40 miliardi di euro, durante la fine del 2021 la rotazione settoriale a favore di titoli ciclici, in particolare legati a materie prime e petrolio e, inizialmente, anche di quelli bancari, ha avuto un impatto negativo in termini relativi sulle nostre performance.

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La ‘qualità’ è una protezione per l’inflazione?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

A cura di Alistair Wittet – Analista e Gestore dell’azionario europeo di Comgest. L’aumento dell’inflazione e la prospettiva di una serie di aumenti dei tassi di interesse hanno turbato gli investitori, portando al recente crollo del mercato. In mezzo a tutto il nervosismo del mercato, crediamo che uno dei modi migliori per gli investitori di salvaguardare i loro portafogli contro l’inflazione e gli aumenti dei tassi di interesse sia quello di mettere i loro capitali in aziende di qualità che hanno potere di determinazione dei prezzi e solidi bilanci.Nessuno può davvero prevedere quanto gravi saranno le pressioni inflazionistiche. Tuttavia, dato che per battere l’aumento dei prezzi, le aziende devono aumentare i prezzi al di sopra del livello dell’inflazione, il potere di determinare i prezzi dovrebbe essere una considerazione fondamentale per qualsiasi decisione di investimento. Un certo numero di diverse aziende europee che vendono prodotti diversi come energia, borse e farmaci anti-obesità, sono attualmente in un’eccellente posizione di pricing power.Mentre una pletora di fornitori di energia è recentemente crollata a causa degli aumenti dei prezzi, la società chimica industriale Linde, il più grande fornitore di gas industriale al mondo, sa bene come trasferire gli aumenti dei prezzi. Dato che una fornitura ininterrotta di gas è fondamentale per i loro processi di produzione, i clienti avversi al rischio firmano contratti di 20 anni in cui i costi vengono contrattualmente trasferiti.Alcuni giganti del lusso, come LVMH e Hermès, sono sostenuti dalla forza di determinare i prezzi dei loro marchi. Questa forza a sua volta deriva dalla natura esclusiva degli articoli di lusso che fa sentire l’acquirente parte di qualcosa di unico e speciale. Nel 2020, nel bel mezzo della pandemia di Covid-19, LVMH ha aumentato i prezzi del suo marchio Louis Vuitton di circa il 5% e del suo marchio di liquori Hennessy dal 3% al 4%, nonostante l’epidemia del virus. Un’ipotesi iniziale potrebbe essere quella di un calo delle vendite, ma in realtà la crescita dei volumi ha continuato senza sosta.Anche le aziende che producono le cosiddette tecnologie ‘trasformazionali’ sono una scelta saggia. L’azienda sanitaria danese Novo Nordisk è un buon esempio di un’azienda “game changer” e che detta i prezzi. Il suo farmaco anti-obesità Wegovy ha dimostrato di portare una perdita di peso media del 16%-18% dopo 68 settimane.* Poiché 1 americano su 3 è clinicamente obeso, questo farmaco sta vivendo una domanda eccezionalmente alta. Non dobbiamo dimenticare che, di fronte all’aumento dei tassi d’interesse, le aziende con bassi livelli di leva finanziaria sono in una posizione favorevole, poiché non devono spendere tanto per ripagare il loro debito. In effetti, a parità di condizioni, questo le pone in una posizione di vantaggio competitivo, permettendo loro di continuare a investire nelle loro attività. Per minimizzare il rischio d’inflazione, gli investitori potrebbero anche cercare un rapporto debito netto/EBITDA nei loro portafogli che sia più vicino a 1x, un livello inferiore a quello dell’indice MSCI Europe (1,8x).

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La qualità della chirurgia oculistica, nelle strutture pubbliche italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

“E’ assolutamente al passo con gli standard delle strutture europee e di quelle dei Paesi extraeuropei dalle economie più avanzate. E questo è possibile grazie alla presenza di ottimi professionisti sul campo. L’Associazione Italiana dei Medici Oculisti si dissocia dunque da quanto affermato di recente in alcuni video dal presidente della Società Oftalmologica Italiana, secondo cui la qualità della chirurgia oculistica erogata dal Servizio sanitario nazionale sarebbe ormai diventata la ‘peggiore d’Europa’”. È quanto tengono a sottolineare in una nota il presidente di AIMO, Luca Menabuoni, e la referente dei Rapporti con le Istituzioni dell’Associazione, Alessandra Balestrazzi. “Si tratta di affermazioni fatte a titolo personale- proseguono- che non condividiamo”. La presenza in Italia di medici oculisti “altamente qualificati”, sottolineano ancora Menabuoni e Balestrazzi, permette di “superare la carenza di tecnologie all’avanguardia che riguarda solo alcune realtà del tutto minoritarie del nostro Paese, ma che non compromette in alcun modo la sicurezza della chirurgia”. A ribadire la posizione di AIMO sull’argomento anche il segretario dell’Associazione, Paolo Michieletto: “Ci sono ottimi chirurghi in quasi tutti gli ospedali italiani- dice- e da questo punto di vista il nostro sistema sanitario è molto invidiato. Il nostro è un Servizio Sanitario Nazionale pubblico che offre la possibilità di essere curati molto bene nella maggior parte degli ospedali italiani. Non dobbiamo denigrare sempre la nostra sanità”. Piuttosto, AIMO esprime preoccupazione per le proposte del ministero della Salute per il nuovo ‘Nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica’, perché “i tagli sono trasversali, colpiscono quasi tutte le prestazioni, sono di circa il 20% per gli interventi di cataratta e moltissime prestazioni appaiono sottofinanziate di molto e i conseguentemente i cittadini rischiano di perdere opportunità di ricevere cure oculistiche appropriate nelle strutture pubbliche e convenzionate italiane”. Per questo AIMO fa sapere di aver “già segnalato la problematica alle autorità responsabili dello schema di decreto”, concludono dall’Associazione.

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Italia agroalimentare: Produzioni di qualità

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2021

A Riccardo Deserti, neo presidente di oriGIn, l’organizzazione mondiale che rappresenta oltre 575 Indicazioni Geografiche di 40 Paesi, va il più sentito augurio di buon lavoro. È la prima volta che l’Italia ottiene questa nomina che rappresenta, a suo modo, il coronamento delle eccellenti politiche imprenditoriali messe in campo dalle nostre produzioni di qualità”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, in merito alla nomina del direttore generale del Consorzio Parmigiano Reggiano, e vicepresidente di oriGIn Italia, che guiderà oriGIn per il prossimo biennio.A Deserti rinnovo il totale supporto della commissione Agricoltura della Camera per sostenere e incentivare il lavoro di rilancio post pandemia. L’Italia riesce sempre più a imporsi sui mercati internazionali come dimostrano i dati dell’export, in continua crescita. Il nostro sistema deve saper cogliere le opportunità delle politiche della sostenibilità, senza perdere in qualità. Il Parlamento farà la sua parte a sostegno delle filiere agroalimentari nazionali” conclude.

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Roma Capitale. Perde 4 punti nella classifica delle città per la qualità della vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2021

Arretra nella classifica per la qualità della vita nelle città. E’ Roma, gestita per 5 anni dalla sindaca Virginia Raggi e dalla sua Giunta e maggioranza capitolina. E’ il regalo che il M5S ci ha lasciato. Basterebbe girare per la città per accorgersi dei rifiuti che si accumulano ogni giorno accanto ai cassonetti strapieni. Ora, il nuovo sindaco, Roberto Gualtieri (PD) sta ripercorrendo la stessa strada, che è piena di rifiuti. Vuole mandarli in altre città e regioni e, addirittura, all’estero. Come aveva fatto la Raggi. Complice il presidente della Regione, Nicola Zingaretti che lo scorso anno aveva fatto approvare un piano rifiuti che sta scritto sull’acqua. Servono gli impianti, servono i termovalorizzatori. Se Gualtieri e Zingaretti non lo capiscono, i romani si troveranno, ancora, con i “rifiuti diffusi”. Primo Mastrantoni, Aduc

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Le chiavi per rilanciare l’olio italiano di qualità

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2021

Perugia. “L’olio extravergine d’oliva made in Italy è famoso ed è esportato in tutto il mondo, nonostante solo il consumo interno sia il doppio della capacità produttiva dell’olivicoltura nazionale. Questo deve farci riflettere su come aumentare le produzioni e su come catturare l’attenzione del consumatore italiano affinché preferisca il prodotto locale e non quello straniero, oltre che per questioni meramente legate al prezzo. L’oleoturismo, attraverso la valorizzazione delle produzioni con una comunicazione e un consumo esperienziale, può essere una chiave vincente. Il decreto interministeriale Turismo e Mipaaf, che sto seguendo da tempo, è ora in dirittura d’arrivo e può generare un determinante impulso al settore, proprio a partire dall’Umbria”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, a margine del convegno ‘From farm to tourism’ nell’ambito di ‘Frantoi Aperti’ a cui ha partecipato oggi a Perugia. “Ritengo che dovremo pensare a nuove modalità di vendita ad alto valore aggiunto – aggiunge -, preferendo il ristorante allo scaffale. Dobbiamo lavorare per una carta dell’olio, con confezioni monouso in piccole bottiglie che diventano veicoli di comunicazione della qualità al consumatore, ripercorrendo quanto già fatto negli anni dal vino. Altra chiave è la sostenibilità, oramai imprescindibile per chi acquista e a cui abbiamo aperto con l’identificazione univoca nel ‘decreto Rilancio’. Una strada già avviata dal comparto vitivinicolo, zootecnico e dell’ortofrutta”. “A ciò si lega l’innovazione che sosteniamo con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dove si punta a raggiungere il risparmio idrico ed energetico attraverso il rinnovo dei macchinari nei frantoi, proprio nell’ottica dell’economia circolare” conclude.

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Per una politica economica volta a migliorare la qualità della vita

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2021

Roma – “ La sperimentazione sul campo, anche in Economia, rappresenta l’evoluzione di processi che possono ridisegnare una società. E l’analisi dei dati dovrebbe sempre di più segnare le scelte politiche e soprattutto quelle di politica economica, avendo la capacità di orientarle nella direzione più favorevole a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il Premio Nobel assegnato oggi a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens, tre specialisti dell’economia sperimentale, è significativo anche per questo. I loro studi ci hanno fornito nuove e importantissime informazioni sul mercato del lavoro. Un approccio che si è diffuso in altri campi e ha rivoluzionato la ricerca empirica. Il Prof. Card, in particolare, attraverso esperimenti sul campo, ha analizzato gli effetti del salario minimo, dell’immigrazione e dell’istruzione sul mercato del lavoro, dimostrando, tra l’altro, che l’aumento del salario minimo non comporta necessariamente una diminuzione dei posti di lavoro. Angrist e Imbens, invece, con i loro contributi metodologici all’analisi delle relazione di causa ed effetto, hanno tra l’altro dimostrato come conclusioni precise su cause ed effetti possono essere tratti da esperimenti naturali. Tutti i temi, compreso quello sul salario minimo, vanno affrontati in modo post-ideologico. Alla luce dei dati e degli studi disponibili, tenendo anche conto del lavoro che, proprio su questo tema, il Parlamento Europeo sta facendo nell’elaborazione di una Direttiva comunitaria.Nel momento in cui riscriviamo il sistema fiscale, con l’obiettivo anche di abbassare gradualmente l’Irpef, non possiamo non affrontare il tema del salario minimo. È il momento giusto per aiutare le imprese ad effettuare questa transizione”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Boggetti: regolamento aumenta qualità dispositivi medici

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

“Il nuovo Regolamento aumenta i termini di qualità dei dispositivi medici, sia perché introduce tutta una serie di studi clinici prima dell’introduzione del dispositivo medico nel mercato che di sorveglianza a posteriori. Dunque la qualità è centrale, per il paziente e per l’utilizzatore che poi alla fine è il medico. E quindi per noi industria che investiamo oltre il 6% in ricerca e sviluppo è un fattore estremamente qualificante”. Così Massimiliano Boggetti, presidente Confindustria dispositivi medici, partecipando ai lavori del web meeting di presentazione del numero dell’Italian health policy brief (Ihpb) dedicato al Mdr Ue 2017/745 ‘Dispositivi medici: l’Italia è pronta per il nuovo regolamento europeo?’, organizzato da Altis. “Il nostro paese ha un’occasione unica -spiega Boggetti -perché l’aumento di qualità in questo comparto si sposa molto bene con il nostro made in Italy, fatto di alta tecnologia e di alta qualità. Soprattutto poi perché l’aumento di qualità imposto dai nuovi regolamenti naturalmente taglierà tutta una serie di piccole e medie imprese a livello globale, che non hanno mai fatto della qualità il loro punto di riferimento e che invece hanno giocato molto sulla leva prezzo”. Boggetti si pone una domanda. “In questo occasione unica in cui ci sarà una razionalizzazione della capacità produttiva verso la qualità, ci sarà un Recovery Plan che permetterà di investire proprio nei dispositivi medici ospedalieri e territoriali, oltre 20 miliardi di risorse, in quale modo il nostro sistema paese vuole sfruttare questa occasione per far sì che la nostra industria prenda una occasione unica più che rara per creare un nuovo made in Italy? E quando parlo della nostra industria non intendo solo industria con bandiera italiana ma intendo industria che voglia venire a produrre, a fare ricerca e sviluppo sul territorio italiano”. (fonte: direnews.it)

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Guida strategica per migliorare la sostenibilità degli Schemi di Qualità Alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

La guida verrà presentata nell’ambito di un webinar in programma per mercoledì 26 aprile a partire dalle 12 (è possibile registrarsi qui).La Guida, attraverso l’esperienza maturata da diversi casi di studio, costituisce uno strumento per professionisti, responsabili politici e istituzioni per approfondire la relazione tra schemi di qualità alimentare e sostenibilità attraverso la generazione di beni pubblici. Strength2Food è un progetto quinquennale Horizon 2020 avviato a marzo 2016. Ha lo scopo di fornire all’UE e ai suoi Stati membri raccomandazioni basate su dati concreti sull’attuazione della politica per la qualità. L’Università di Parma ha il ruolo di vice coordinatore del progetto.

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Parliamo di scuola, una rete di esperti per contributi di qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

“Intervenire con soluzioni fattive per frenare gli effetti del lockdown sugli studenti di ogni ordine e grado è un dovere morale della scuola e non solo. Davanti all’aumento dei casi di disturbi di ansia e da stress, degli episodi di disagio giovanile conseguenza della didattica digitale obbligata, dinanzi ai gap sociali ampliati e ai ragazzi che decidono di non frequentare più, non ci tiriamo indietro”. Ad affermarlo Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) del Lazio, nel corso del secondo webinar organizzato da ANP Lazio “Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità”. “Come ANP Lazio – ha spiegato Costarelli – proseguiremo, con il rientro in classe anche delle scuole superiori dopo le festività pasquali, il percorso relazionale sul territorio inaugurato, che si concretizzerà in proposte specifiche indirizzate alle istituzioni. Iniziative di helping diffuso negli istituti e corsi di recupero dedicati per intervenire sulle carenze di apprendimento, ma anche progetti di formazione intensivi coadiuvati da esperti di diverse tematiche, a partire da quelli che quotidianamente si rapportano con le realtà più sensibili, potranno fare la differenza nel superare questa fase delicata”. A portare i loro ulteriori contributi nei vari ambiti nel secondo incontro volto alla creazione di una “rete di sistema” della scuola, introdotto dal presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Lazio, Mario Rusconi, sono stati Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Lazio “Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio”, Roberto Massimi Raccis, dirigente presso Raggruppamento Emergenza Roma9, Protezione Civile, Melita Cavallo, past president del Tribunale per i minorenni di Roma, Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali, istituita presso il Dipartimento Affari sociali della Presidenza del Consiglio, Daniele Grassucci, co-fondatore e direttore di Skuola.net, Daria Maggio, psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicologia della salute, Giudice Onorario presso Tribunale per i Minorenni di Roma, Socio fondatore dell’Associazione Obiettivo Psico Sociale Onlus, Roberta Beolchi, presidente Associazione Edela a tutela degli orfani delle vittime di femminicidio.

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Mascherine, non tutte sono idonee. Ecco come riconoscere quelle di qualità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Non tutte le mascherine contro il rischio Covid sono di qualità: nel mirino sono i criteri e i materiali di fabbricazione, ma anche chi certifica e dà i codici, come quelli che si leggono sulle Ffp2. Alcuni enti che certificano secondo regole europee sono situati fuori dell’Unione europea, e accusati di avallare capacità di filtrazione dichiarata superiore a quella reale. Il “tarocco” può trovarsi in entrambi i tipi di mascherine, ma soprattutto nelle Ffp2. In ogni caso, si parla delle due tipologie classiche: le mascherine chirurgiche, dispositivi medici preposti a non far passare all’esterno i batteri di chi le indossa, che devono rispettare la norma UNI EN 14683/2019 e per qualità si dividono in livelli I, II e II R quest’ultimo impermeabile; e le mascherine professionali, dispositivi di protezione individuale nati per polveri ed inquinanti ma utili contro patogeni esterni, aderenti alla norma UNI EN 149:2009 e classificati in FFfp1, Ffp2, Ffp3 in base al livello di protezione: le prime, si legge sul sito dell’Istituto Mario Negri, filtrano in media l’80% dei patogeni, le Ffp2 il 94%, le Ffp3 il 99%. Sia mascherine chirurgiche sia filtranti facciali, a valle dell’organo internazionale di notifica, sono valutate da Istituto superiore di sanità ed Inail. Sono poi in commercio mascherine “civili” per gli usi quotidiani, di materiali disparati, che non necessitano di valutazioni istituzionali.
Pandemia e crollo della qualità -Nella prima ondata, di fronte alla grave emergenza, il decreto 14 del 9 marzo 2020 ha aperto all’uso nei reparti ospedalieri di mascherine prive di marchio CE purché avessero l’ok dell’Istituto superiore di sanità. Portavoce di un gruppo in via di formazione di medici – microbiologi, virologi, infettivologi – e ingegneri, con l’obiettivo di spingere verso una maggiore diffusione ed un più facile accesso a mascherine di qualità, il professor Antonio Vittorino Gaddi, che è anche presidente della Società Italiana di Telemedicina, teme che quella misura possa non aver aiutato a combattere la diffusione della malattia. «Invece di agevolare la produzione di dispositivi idonei da parte di eccellenze che pure in Italia abbiamo, si è dato il via a produzioni di tutti i tipi. Si sono viste mascherine -italianissime, purtroppo- fatte di tessuto ripiegato o con gommapiuma in mezzo, vendute a caro prezzo; ed altre ancora spacciate per impermeabili perché avevano all’esterno uno strato di plastica: per consentire a chi le indossava di respirare il produttore aveva praticato dei buchi e alla fine filtravano meno di buone sciarpe di lana. Ma non è tutto: la sovraproduzione si è riversata sugli organismi di notifica e di fronte al lavoro crescente alcuni, oberati, hanno esternalizzato le certificazioni …e il mondo è grande».Protezione carente – Sul fronte qualità nel complesso il panorama «non è desolante ma nemmeno rassicurante. Una pubblicazione di ingegneri italiani su “Environmental Research and Public Health” a prima firma di Francesco Tessarolo analizza oltre 100 mascherine chirurgiche e Ffp2 in commercio in relazione ai tipi di tessuto che le compongono, in genere polipropilene, spunbond termosaldato o meno, o termotessuti da fibre caotiche (queste ultime non hanno trama)», dice Gaddi. «L’articolo mostra che solo un 40% rispetta i parametri di filtrazione, un 20% è sulla linea della sufficienza, un altro 40% non li rispetta. Purtroppo, aggiungo io, il test avviene sulla capacità di filtrare i batteri: come diametro i virus come il Covid-19 sono 20-30 volte più piccoli».
Normativa internazionale inadeguata – E veniamo al punto centrale. «Che l’organismo di notifica sia italiano o asiatico, fidato o sconosciuto, le regole per misurare sono vecchie», continua Gaddi. «Malgrado il Covid-19 abbia un diametro tra 0,08 e 0,12 micron le mascherine per contrastarlo sono testate con il bacterial filtration index, tarato su batteri come lo stafilococco aureo che ha un diametro di 3 micron. Per filtrare un virus così piccolo ci vorrebbero mascherine con maglie molto fitte e molto piccole o dotate di altre particolari proprietà filtranti. Le mascherine Ffp3 migliori hanno spesso fibre molto sottili (1-2 micron), mentre alcune Ffp2 in spunbond termosaldato hanno fibre grossolane con fori da 15 micron. Di fatto, per fermare il virus si conta sulla sovrapposizione degli strati di materiale oltre che sulla qualità, nonché su altre variabili, spesso non considerate adeguatamente, come l’aerazione dei locali. Ma purtroppo sia il mondo delle autorità regolatorie sia quello della ricerca non hanno spinto per rivedere una normativa vecchia di 20 anni e nata o per le sale chirurgiche o per le industrie, come ad esempio la siderurgica, dove gli operai sono esposti anche a polveri ultrafini, grandi come il virus. Insomma: le mascherine nelle fabbriche in giro per il mondo tendono a proteggere in teoria dai virus ben più di quanto non risultino protettive quelle usate in alcuni dei nostri ospedali».I limiti dei test – C’è un’ulteriore variabile. «Anche buoni laboratori possono rilasciare, in buona fede, certificazioni positive per mascherine inidonee contro i virus, in quanto la qualità della filtrazione si misura quantificando le particelle in uscita dal tessuto in percentuale su quelle sparate in entrata, ma tra quelle particelle ce ne sono di tutti i diametri, sia PM2,5, sia PM0,3 (la “taglia” del virus, appunto). E i detector sono sensibili al totale delle particelle che passano, non alla misura della particella in uscita, salvo ad utilizzare apparecchi complessi e costosi».
Le mascherine più “taroccate” – «Imbattersi in prodotti inadeguati è più probabile quando ci si rifornisce di mascherine Ffp2-Ffp3», continua Gaddi. «Il costo del tessuto filtrante e di produzione della mascherina chirurgica è inferiore rispetto a quello delle Ffp2 con i vari strati. Però è fondamentale non solo avere buone mascherine ma anche saperle indossare e qui un “mea culpa” dovrebbero farlo anche le autorità sanitarie! Inizialmente girava dai documenti la voce che il virus si trasmettesse per contatto (prima e unica regola: lavatevi le mani); poi qualcuno ha scritto che solo “droplet” da 5 micron in su trasmettessero i patogeni. Queste ed altre corbellerie hanno ritardato la giusta e comprensibile corsa verso le mascherine. Che sono indispensabili in un setting medico, perché un virus può “galleggiare” nell’aria a lungo e ricade molto più lentamente di quanto non facciano particelle grossolane, batteri, funghi ed altri patogeni. Basta un soffio o una mossa della mano a farlo risalire in aria. Motivo per cui, ad esempio, la mascherina è bene non toglierla mai quando si resta in studio dopo aver visitato o tamponato un paziente» By Mauro Miserendino
(fonte: Doctor33)

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Nuove regole per migliorare la qualità dell’acqua del rubinetto e ridurre i rifiuti di plastica

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Bruxelles Martedì, il Parlamento ha approvato l’accordo con i Paesi UE sulla nuova direttiva sull’acqua potabile. Il testo legislativo è stato adottato in seconda lettura, senza emendamenti. Le nuove regole, che mirano a offrire acqua di rubinetto di alta qualità in tutta l’UE, sono la risposta alle richieste di oltre 1,8 milioni di europei che hanno firmato la prima Iniziativa europea dei cittadini di successo, “Right2Water”, a sostegno del miglioramento dell’accesso all’acqua potabile sicura. Gli Stati membri dovranno garantire la fornitura gratuita di acqua negli edifici pubblici e dovrebbero incoraggiare ristoranti, mense e servizi di catering a fornire l’acqua ai clienti gratuitamente o a basso costo. I Paesi UE dovranno inoltre adottare delle misure per migliorare l’accesso all’acqua per i gruppi vulnerabili, come i rifugiati, le comunità nomadi, i senzatetto e le culture minoritarie come i Rom.Per consentire e incoraggiare le persone a bere l’acqua del rubinetto piuttosto che l’acqua in bottiglia, la qualità dell’acqua sarà migliorata imponendo limiti più severi per alcuni inquinanti, tra cui il piombo. Entro l’inizio del 2022, la Commissione redigerà e monitorerà un elenco di sostanze o composti. Tra queste vi saranno i prodotti farmaceutici, i composti che alterano il sistema endocrino e le microplastiche. La Commissione stilerà inoltre un elenco UE dove saranno indicate le sostanze autorizzate a venire a contatto con l’acqua potabile.

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Crolla la produzione di olio extravergine d’oliva italiano ma la qualità resta eccellente

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

È quanto emerge dall’esclusiva indagine condotta dagli osservatori di mercato di Cia-Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Aifo-Associazione italiana frantoiani oleari, che fotografa un’Italia dell’olio spaccata in due, con la produzione al Sud in forte calo a differenza della netta ripresa, rispetto allo scorso anno, delle regioni centrali e settentrionali. La campagna che sta iniziando segnerà un netto -36% con una previsione di poco più di 235.000 tonnellate di olio extravergine d’oliva prodotte a fronte delle oltre 366.000 tonnellate della scorsa stagione.A trascinare al ribasso le stime saranno, appunto, le Regioni del Sud, da cui dipende gran parte della produzione italiana: evidente il calo della Puglia (-51%) che risente in maniera pesante della ciclicità del raccolto, con l’attuale stagione di scarica, a due anni dalla gelata che azzerò la raccolta nelle province di Bari, Bat e Foggia destabilizzando le piante. Non si arresta il crollo del Salento flagellato dalla Xylella dove si stimano 2000 tonnellate di olio e un calo del 50% rispetto allo scorso anno.Puglia che, nonostante quest’annata difficile, resta il polmone olivicolo nazionale con le 101mila tonnellate di prodotto stimate, pari al 44% della produzione italiana complessiva.Al secondo gradino del podio sale, a sorpresa, la Sicilia (-17% rispetto allo scorso anno) che scalza la Calabria (-45%) grazie alle buone temperature di queste settimane. Segno negativo anche per altre regioni importanti dal punto di vista produttivo come Campania (-12%), Basilicata (-20%), Molise (-20%), Sardegna (-26%) e Abruzzo (-33%). Situazione ribaltata nelle regioni centrali e settentrionali, invece, grazie al clima positivo durante il periodo della fioritura e agli attacchi contenuti della mosca. Sostanzialmente stabile la produzione nel Lazio (+6%), ottimi rialzi per Toscana (+24%), Umbria (+40%), Marche (+48%), ed Emilia-Romagna (+52%).L’oscar per il miglior incremento produttivo, nonostante le quantità sempre di molto inferiori alle regioni a maggior vocazione olivicola, lo vince la Lombardia (+1727%) che passa da 123 tonnellate di olio extravergine d’oliva prodotte alle 2248 tonnellate stimate per quest’annata.Grande crescita anche per Liguria (+145%), Trentino-Alto Adige (+265%), Friuli Venezia Giulia (+770%) e Veneto (+995%). “Siamo di fronte ad un’annata a due facce, con i cali nelle regioni meridionali che producono la stragrande maggioranza dell’olio italiano e la ripresa delle regioni centrali e settentrionali che hanno beneficiato di un clima più clemente -ha detto il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino-. Ora bisogna premiare la filiera agricola che si impegna nella produzione di un olio di qualità, garantendo prezzi più equi, adeguati e remunerativi”. “La quantità quest’anno, a causa della ciclicità del raccolto, non sarà elevata mentre fortunatamente conserveremo inalterata la qualità eccellente del nostro prodotto -ha spiegato il presidente di Italia Olivicola Fabrizio Pini-. Quest’annata dimostra, una volta di più, come non sia più rimandabile un Piano Olivicolo Nazionale che consenta di impiantare nuovi uliveti e recuperare quelli abbandonati. Occorre inoltre un lavoro istituzionale condiviso per cercare di garantire, su tutto il territorio nazionale, il giusto valore al lavoro dei nostri agricoltori”.“La qualità del nostro olio sarà eccellente ma dovremo mantenere alta l’attenzione sugli attacchi della mosca con controlli capillari sui territori -ha aggiunto il presidente di Aifo, Piero Gonnelli-. Siamo ancora lontanissimi dal soddisfare in toto il fabbisogno dei consumatori italiani e dovremo lavorare su questo nei prossimi mesi in sinergia con tutti i protagonisti della filiera”.

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Qualità dei trapianti di cuore in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Secondo i dati CNT sulla Qualità dei trapianti di cuore in Italia, malgrado il Covid 19, il Cardiocenter dell’Ospedale Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, è primo per numero di trapianti cardiaci, con una sopravvivenza dell’83.6% a 1 anno (media nazionale 81.5), e del 79.3% a 5 anni (media nazionale 72.8). Inoltre, la sopravvivenza dei pazienti a un anno ponderata in base alla casistica media nazionale é la più alta tra tutti i Centri italiani (86.9%, dato nazionale 82.7%). Il Cardiocenter mostra anche il miglior bilancio in termini quali-quantitativi tra tutti i Centri attivi nel nostro paese. Questi dati dimostrano la qualità del programma di trapianto di cuore dell’Ospedale metropolitano, che si conferma e si mantiene nel tempo, grazie all’impegno costante e sinergico di tutto il Dipartimento Cardiotoracovascolare De Gasperis, e in primo luogo della Cardiochirurgia, del 3° Servizio di Anestesia e Rianimazione, e della Cardiologia 2, a conferma dell’importanza del back-up di un grande ospedale multispecialistico, impegnato a diversi livelli nel procurement e nel trapianto, e della competenza e la motivazione di tutto il personale coinvolto. «Una grande soddisfazione, che premia la professionalità profusa da tutto il Cardiocenter e la passione con cui la società civile lo sostiene» è il commento del presidente della fondazione De Gasperis, Benito Benedini.

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Sistema Qualità e Controllo Qualità nei Laboratori di Prova”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Il corso si svolgerà ogni venerdì e sabato in Ateneo a partire dal 23 ottobre 2020. A causa dell’emergenza sanitaria le lezioni potranno essere fruite anche in modalità a distanza. Il corso, patrocinato da ACCREDIA – l’Ente unico nazionale di Accreditamento – e dalla Regione Emilia-Romagna, è rivolto a laureati triennali e magistrali nelle discipline scientifiche, sia in cerca di prima occupazione che a Direttori, Responsabili e Operatori di laboratorio, Responsabili della qualità, Consulenti. Al termine del corso verranno rilasciati 30 CFU. L’attività sarà organizzata nei seguenti moduli didattici:
organizzazione di un Laboratorio di prova secondo la Norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018
validazione dei metodi di prova nelle analisi chimiche
carte di controllo e norma UNI ISO 7870-2:2014
incertezza di misura nelle analisi chimiche e regole decisionali nei giudizi di conformità
gestione del Rischio
Quality by design
metrologia della massa: taratura strumenti per pesare a funzionamento non automatico (NAWI)
gestione della strumentazione secondo la Norma UNI EN ISO 10012:2004
incertezza di misura nelle analisi microbiologiche per le acque secondo la ISO 8199/2018 e per alimenti con la nuova ISO 19036:2019 seminari con esperti del settore
Al termine delle lezioni frontali, i partecipanti svolgeranno attività di stage presso aziende convenzionate. Le aziende potranno anche essere quelle di provenienza dei partecipanti già occupati. https://www.unipr.it/node/28741

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La qualità della vita. La clonazione

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Gli esseri viventi, salvo poche eccezioni, hanno conosciuto solo una forma di riproduzione: quella sessuale derivante dall’accoppiamento di due soggetti di sesso diverso e che in determinate condizioni possono mettere al mondo un loro simile.
Nel 1952 con un esperimento effettuato su una rana, si è aperta un’altra strada riproduttiva: la clonazione. Questo genere di tecnica ebbe il suo momento di gloria nel 1996 con la pecora Dolly, nata al Roslin Institute d’Edimburgo. L’inventore, per la cronaca, è stato il biologo scozzese Ian Wilmut. L’ovino divenne, in pratica, il capostipite di molti altri esperimenti che, da allora a oggi, sono stati fatti con topi, maiali ecc.
A questo punto fu inevitabile chiedersi se tale genere di sperimentazione valesse anche per la riproduzione umana. La risposta, prima ancora che scientifica, è stata religiosa, giuridica, politica ed etica. Fu un riscontro soprattutto negativo e allarmato perché parve a molti che si alterasse un ordine costituito e che, per i credenti, significasse mettere in discussione un’autorità divina, la sola preposta alla creazione della vita attraverso l’accoppiamento sessuale.
Un altro aspetto creativo è quello postulato dall’abiogenesi che prevede la possibilità che gli esseri viventi possono nascere da materia inerte come sostanze inorganiche o sostanze organiche in decomposizione per azione del calore o della luce solare o dell’umidità. Fu una tesi quasi generalmente accettata sino agli albori del XIX secolo e basata sull’autorità di Anassimandro, Aristotile e Democrito, dagli scritti biblici e dai poeti romani come Virgilio e Lucrezio. Nel Rinascimento ci pensò il filosofo Vanini a riprendere con più forza il discorso sostenendo che l’origine delle piante e degli animali derivasse da sostanze in fermentazione. Il fisico francese Redi nel 1668 fu di parere opposto e lo dimostrò con degli accurati esperimenti con le larve delle mosche che non si sviluppavano nella carne se questa era posta in un recipiente chiuso. In seguito nel 1765 Lazzaro Spallanzani lo dimostrò con esperimenti simili a quelli di Redi anche nei riguardi dei microorganismi. La questione fu risolta in modo definitivo nel 1862 da Louis Pasteur. Egli usò per l’esperimento una bottiglia fornita da un lungo collo ad S, aperto all’estremità, in modo che l’aria potesse liberamente entrare ed uscire dalla bottiglia, ma la polvere, le muffe e i batteri presenti nell’aria si depositavano nelle pareti del tubo ad S e non potevano raggiungere il brodo che si trovava nel recipiente. Se questo era bollito e conservato al freddo, non sviluppava alcun microorganismo: Omne vivum ex vivo secondo il celebre assioma del fisiologo Guglielmo Harwey.
Se, a questo punto, lasciassimo parlare gli scienziati e lo facessimo senza pregiudizi, ci renderemmo conto che vi sono due aspetti dello stesso problema che possono portarci a soluzioni differenti. Consideriamo il primo caso ovvero la riproduzione per via sessuale. Essa, per intenderci meglio, è da ritenersi più condivisibile e dagli effetti pratici alquanto convincenti sebbene vi sia il rischio che dal concepimento e per tutto il periodo della gestione vi possano essere interferenze di un certo rilievo. (Riccardo Alfonso)

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Vendemmia 2020, tanta qualità ma si selezionano i vigneti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

La vendemmia per le terre del Soave è prevista per il 20 di settembre, solo qualche giorno di anticipo rispetto agli scorsi anni, con una garganega allungata e spargola e con le acidità che sono aiutate dalle importanti escursioni termiche che si stanno registrando e che sono ottimali per la freschezza ma anche per i profumi floreali di fiori d’acacia e camomilla del Soave.
«Ci stiamo preparando a una vendemmia da un lato estremamente promettente, dall’altro con qualche nuvola all’orizzonte – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – il nostro Consorzio si è dimostrato reattivo e in grado di rispondere alle problematiche che ci si sono poste davanti e siamo sicuri che saprà reagire con prontezza anche in futuro.»
Una stagione metereologica come la 2020 non si vedeva da diversi anni. Preceduta da un inverno mite e siccitoso, il germogliamento è partito con sostanziale anticipo rispetto alla stagione precedente. I mesi di aprile e maggio sono stati perturbati e piovosi, e le basse temperature registrate hanno rallentato la corsa delle viti per arrivare alla fioritura in giugno in perfetto stato. I mesi estivi hanno registrato temperature senza estremi, ventilazione e un perfetto apporto idrico che hanno portato le vigne a essere rigogliose e sane, senza attacchi di peronospora o altre malattie.

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Lockdown? Opportunità per profittare della formazione di qualità

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

Il lavoro agile imposto da COVID-19 offre, tra l’altro, l’opportunità di dedicarsi alla formazione e all’aggiornamento professionale a distanza. Infatti il tempo risparmiato con i viaggi verso e dal luogo di lavoro può essere messo a frutto per utili finalità. E’ quanto pensa la Fast, che intensifica per i mesi di maggio e giugno i suoi programmi educativi, tutti in streaming, e con sconto sulle quote di iscrizione ufficiali.“Fast Ambiente Academy, dice la responsabile Olga Chitotti, con il contributo del Comitato scientifico formato da rappresentanti di università e gruppi industriali, propone un intenso calendario di iniziative a quanti desiderano migliorare le conoscenze sul sistema idrico integrato e su argomenti legati all’ambiente. Sono tutti online!”
Nel primo caso si segnalano il 3° e il 4° modulo del ciclo dedicato agli Impianti di depurazione. Infatti, l’11 e 12 maggio si parla di Gestione del processo di depurazione biologica; il 27 e 28 maggio sono dedicati a Trattamento e smaltimento fanghi
Il 9 e 10 giugno c’è il corso su Progettazione di opere per l’invarianza idraulica e idrologica. Il 16 e 17 giugno tocca a Acque potabili. Progettazione e gestione ottimale delle reti di distribuzione. L’evento del 23 e 24 giugno riguarda la Progettazione e gestione dei sistemi di fognatura.Oltre alla tematica dell’acqua, Fast propone sei appuntamenti su specifici argomenti della grande tematica ambientale. La carrellata si apre il 5 maggio con Terre e rocce da scavo. Segue il 7 e 14 maggio Controllo e riduzione delle emissioni in atmosfera delle attività produttive dalle Pmi ai grandi impianti di combustione.
Il 18 e 25 maggio si affronta la tematica AIA-AUA delle attività produttive, declinate sugli aspetti normativi tecnici e di controllo anche in considerazione dell’emergenza sanitaria in corso. Non manca l’analisi dei casi.Il tema caldo Amianto nei cantieri occupa le giornate dell’8 e 15 giugno, approfondendo gli aspetti gestionali, la bonifica e lo smaltimento. Nel mezzo, il 18 giugno viene proposto l’incontro Rifiuti pericolosi; l’approfondimento si riferisce a normative, classificazione e gestione con naturale riferimento all’emergenza COVID-19. Conclude il ciclo il corso del 25 giugno: Green Public Procurement (GPP). Fornitori della Pubblica amministrazione: la cassetta degli attrezzi per gli appalti verdi. http://www.fast.mi.it.

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