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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘qualità’

Senza infermieri si perde qualità dell’assistenza e aumenta il rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

“Il Servizio sanitario nazionale senza professionisti e management all’altezza, impegnati in un’assistenza di qualità e nella sicurezza delle cure, sarebbe naufragato da un pezzo. Ma se l’appello lanciato dal presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana, alla presentazione del Report Aopi, l’Associazione degli ospedali pediatrici italiani, sull’assistenza nelle strutture pediatriche è per un cambio di passo che preveda nuovi modelli di assistenza, nuove tecnologie e un grande piano di assunzioni, è bene che i decisori politici guardino con attenzione il rovescio della medaglia, quello cioè che accadrebbe senza la buona volontà di chi gestisce e offre assistenza, se non si metteranno davvero in campo questi cambiamenti”.Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), commenta lo studio realizzato dal Gruppo di studio italiano RN4CAST@IT-Ped, ribadendo che è la volontà dei professionisti e la capacità manageriale delle aziende che finora ha garantito qualità e sicurezza, ma sottolineando che non per questo devono sfuggire i rischi che si corrono senza un cambio di passo nel sistema.Gli infermieri in area pediatrica hanno in media circa 2,5 assistiti in più di quelli che sarebbero i numeri ottimali: per ogni paziente extra il rischio di mortalità a 30 giorni aumenta del 7%. Un dato che si traduce in un aumento del rischio di circa il 17-18 per cento.Per il 10% di attività infermieristiche mancate (quelle proprie dell’assistenza di questi professionisti) il rischio di mortalità cresce questa volta del 16%, sempre a 30 giorni dal ricovero dei piccoli pazienti: la media rilevata dallo studio in Italia è di circa il 5%, che si traduce in un rischio di mortalità dell’8% in più.
“Sommati, i due dati portano a un aumento del rischio di mortalità del 25-26%, inaccettabile se legato a queste cause. E soprattutto perché per di più si parla di bambini”, commenta Mangiacavalli.Che aggiunge: “Sono dati che grazie alla buona volontà dei professionisti e alla capacità del management delle aziende non si sono realizzati, ma il livello di allarme è alto e di questo si deve tenere conto in modo determinante al momento della scelta delle politiche di programmazione. Oggi abbiamo una carenza di infermieri in costante aumento. Senza contare ‘Quota 100’ al tavolo del fabbisogno dei posti per i corsi di laurea, dove la FNOPI è presente con il ministero della Salute e le Regioni, la Federazione ha evidenziato che rispetto alla domanda dei cittadini ci sono circa 30.000 infermieri in meno che diventeranno 58.000 in meno nel 2023; circa 71.000 in meno nel 2028 e quasi 90.000 in meno nel 2033”.“Se poi a questi dati che rispecchiano gli effetti dei blocchi di turn over e di Quota 100 ai aggiunge che secondo lo studio Aopi il 25% circa degli infermieri delle pediatrie sono insoddisfatti del proprio lavoro e lascerebbero, se potessero, l’impiego nell’ospedale nel giro di un anno, l’allarme diventa un vero e proprio allarme rosso. E ancora se a questo si aggiunge che sempre lo studio ha verificato un burnout infermieristico (associato alla volontà di assicurare elevati livelli di qualità che non possono raggiungere mentre riscontrano l’insoddisfazione dei pazienti oltre alla loro volontà di cambiare il proprio ruolo o lasciare il lavoro) che sfiora il 20%, il quadro della situazione è davvero a rischio di naufragio evitato finora solo, come sottolinea il presidente Aopi e Dg del Gaslini Paolo Petralia, dalla buona organizzazione aziendale che ha fatto fronte alle carenze di personale e ha permesso di garantire comunque una buona qualità delle cure e la messa in sicurezza dei pazienti”.“Mancano tanti professionisti – conclude Mangiacavalli – e come dimostra lo studio a mancare in modo allarmante sono gli infermieri. Quei professionisti cioè che prendono in carico il malato dopo qualunque intervento abbia subìto e fino alle sue dimissioni. Quei professionisti che hanno il compito di seguirlo in ospedale come a domicilio per assicurare che si curi, lo faccia bene e non abbia complicazioni e se queste dovessero subentrare, a casa come in ospedale, far scattare il giusto allarme con tutti gli interventi che, come dimostrano i dati, sono anche salvavita”.

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Workshop sulle Tecnologie al servizio di un’agricoltura sostenibile e di qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Parma Martedì 5 febbraio, dalle 9.30, si terrà al Centro Congressi S. Elisabetta del Campus dell’Università di Parma il Workshop finale del Progetto “Costruzione di un prototipo per l’ottimizzazione della concimazione azotata a rateo variabile del grano duro in funzione di previsioni climatiche di medio periodo”. Il Progetto è finanziato da Ager (Agroalimentare e ricerca), un’iniziativa tra Fondazioni di origine bancaria (tra cui Fondazione Cariparma) unite per promuovere e sostenere la ricerca scientifica nell’agroalimentare italiano: Ager mette al centro della ricerca le produzioni italiane d’eccellenza, puntando al miglioramento dei processi e allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia.Il workshop, dal titolo “Tecnologie Web-Based per la filiera grano duro: ottimizzazione della concimazione azotata e pasta di precisione”, è rivolto anche ad imprenditori agricoli, associazioni di imprese di meccanizzazione agricola ed enti di formazione interessati all’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati per un’agricoltura sostenibile e di qualità.
Il Progetto, coordinato dal prof. Francesco Morari dell’Università di Padova, ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma (referente prof.ssa Giovanna Visioli), dell’Università di Firenze e dell’Università di Teramo, con il supporto dell’azienda di sensoristica in campo agronomico ARVAtec s.r.l. e di Barilla S.p.A.
Al giorno d’oggi l’ottenimento di rese elevate deve necessariamente andare di pari passo con un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e nello stesso tempo che possa fornire materie prime di qualità per la filiera di trasformazione. L’uso della tecnologia (ad esempio droni, satelliti e sensori on the go) diventa indispensabile per il futuro dei giovani imprenditori agricoli. Nel caso del frumento duro l’obiettivo è quello di garantire per tutta la filiera dal seme alla pasta un’elevata sostenibilità e qualità.Il Progetto della durata di un anno incentrato sull’agricoltura di precisione è stato finanziato nell’ambito del bando AGER sul trasferimento tecnologico per l’applicabilità pratica dei risultati di un precedente Progetto AGER, di durata triennale, sulla sostenibilità agronomica, ambientale ed economica della filiera grano duro.
La sperimentazione è stata condotta nell’annata colturale 2017-2018 in due areali distinti, l’Azienda agricola di “Miana Serraglia” a Mira (Venezia) e la fattoria “Savini”, in provincia di Teramo, su due varietà di frumento duro selezionate per la crescita a Nord e Centro Sud Italia.L’obiettivo è stato quello di implementare una metodologia che combina modelli matematici e previsioni climatiche con sensori ottici montati su trattore, drone e satellite per ottimizzare la fertilizzazione in frumento duro. Lo scopo finale è quello di fornire all’operatore agricolo uno strumento di facile utilizzo che automatizzi la concimazione a rateo variabile nell’ottica di un’agricoltura di precisione.La partecipazione al workshop è gratuita, fino ad esaurimento posti (90). https://bit.ly/2rLouRR

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29ª edizione della Qualità della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Un risultato inedito nell’indagine annuale del Sole 24 Ore. La provincia si piazza ben sette volte su 42 nei primi tre posti per le performance conseguite negli indicatori del benessere e conquista così lo scettro di provincia più vivibile d’Italia, dopo averlo sfiorato per quattro volte, fermandosi al secondo posto nel 2003 e 2004 e poi nel 2015 e nel 2016.
Come ogni anno l’indagine del Sole 24 Ore scatta una fotografia delle città italiane, scegliendo di inquadrare la questione della vivibilità urbana tramite 42 parametri per ciascuna provincia (107 in tutto), suddivisi in sei macro aree tematiche (Ricchezza e consumi, Affari e lavoro, Ambiente e servizi, Giustizia e sicurezza, Demografia e società, Cultura e tempo libero), riferiti all’ultimo anno appena trascorso.
Milano svetta negli indicatori reddituali, di lavoro e per i servizi. Al primo posto per depositi in banca pro capite, celebra un buon tasso di occupazione e vince l’iCityrate 2018 come migliore smart city. Anche la cultura sale sul podio, con la spesa media dei milanesi al botteghino. Tra i punti deboli la sicurezza (scippi, borseggi e rapine) e l’indice di litigiosità nei tribunali.Al secondo ed al terzo posto si piazzano Bolzano, in risalita dalla quarta posizione del 2017, e Aosta, in discesa di una posizione dallo scorso anno.In coda alla graduatoria, invece, si ritrova Vibo Valentia. È la quarta volta che compare sul fondo, circondato da numerose città del Sud. La città è penalizzata dalle performance legate alla giustizia, ai servizi e alle variabili reddituali. Ultima per durata media dei processi e pendenze ultra-triennali nei tribunali, registra anche una delle più basse spese medie degli enti locali per minori, disabili e anziani. In controtendenza i risultati della città sul fronte del turismo, con una permanenza media nelle strutture ricettive tra le più lunghe e un mercato molto accessibile per l’affitto di case.Resta stabile la qualità della vita nella Capitale. Roma si piazza al 21° posto, in linea con l’anno precedente (24° posto) in cui il numero di province saliva da 107 a 110. La ricchezza viene confermata dal dato medio dei prezzi delle case, in media il più elevato d’Italia, e dalla maggiore propensione agli investimenti fotografata dall’elevata percentuale di impieghi sui depositi. Pesano purtroppo sulla città il numero dei protesti pro capite, l’indice di litigiosità nei tribunali e le denunce per reati legati agli stupefacenti.Tra le altre grandi città, più a sud spicca la risalita di Napoli che conquista 13 posizioni: nonostante continuino a peggiorare le performance legate a Giustizia e sicurezza e Affari e lavoro, la città festeggia il miglioramento sul fronte della ricchezza e dei consumi, grazie ai prezzi di vendita delle case. Migliorano anche Venezia, Torino, Catania, Bari e Bologna, in controtendenza solo Genova e Firenze che perdono rispettivamente otto e dieci posizioni.Il database interattivo con tutti i dati delle province per i 42 indicatori, con le serie storiche dal 1999, saranno online a partire dalle ore 11 su http://www.ilsole24ore.com.

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Convegno: Qualità in sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Napoli Non accenna a diminuire il divario tra la qualità della Sanità al Nord e al Sud. Nel Mezzogiorno un quarto dei cittadini è costretto a mettere mano al proprio portafoglio e, troppo spesso, a rinunciare a curarsi a causa del proprio reddito (28%). Basti pensare che per far fronte alle mancanze del SSN il 70% di chi vive al Sud ricorre a visite specialistiche pagate di tasca propria (+7,6% rispetto alla media nazionale). Superiore alla media anche la frequenza di ricorso ai farmaci pari all’87%, una cifra che si discosta di oltre 15 punti percentuali rispetto alla media nazionale.Sulle possibili soluzioni per cercare di mettere fine a questa preoccupante situazione, si focalizzerà l’intervento di Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute durante il convegno “Qualità in Sanità, tra equità e sostenibilità” in programma oggi e domani a Napoli.“Il Welfare supplementare in Sanità è doveroso per tentare di ridurre l’Health Divide che spezza in due il nostro Paese – spiega Vecchietti – e per ottemperare al dettato della Costituzione che impone il diritto alla salute, oggi spesso negato o ridotto per alcune categorie di cittadini, le più fragili e quelle che risiedono nelle aree meridionali del Paese”.Dal capoluogo partenopeo, il numero uno di RBM Assicurazione Salute rilancerà il progetto di un Welfare supplementare per il Sud, presentato ad ottobre al Convegno “Mezzogiorno d’Italia: ultima spiaggia” organizzato da EUR.A.PRO.MEZ (Associazione Nazionale per il Progresso del Mezzogiorno d’Italia). Un progetto che, se avviato, potrebbe ridurre i gap assistenziali con il resto del Paese, ristabilendo quell’equità e quell’universalismo che dovrebbero essere alla base del nostro Servizio Sanitario. Il Welfare supplementare potrebbe essere finanziato attraverso i Fondi Europei, oggi pericolosamente a rischio per mancato utilizzo, che quindi sarebbero finalizzati a garantire la perequazione territoriale.
“Le Forme Sanitarie Integrative – afferma Vecchietti – possono finanziare aree di prestazioni economicamente non più sostenibili dal SSN garantendo comunque la loro erogazione mediante delle strutture pubbliche o convenzionate. Le Regioni potrebbero trasferire ad un terzo (fondi sanitari/compagnia di assicurazioni) in tutto o in parte l’onere economico connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie di una determinata area di trattamenti, garantendo comunque al cittadino il rispetto dei LEA predefiniti su base territoriale e a fronte di un budget di spesa predeterminato (il premio assicurativo). Analizzando il quadro complessivo credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie presenti sul territorio sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale.” “Come evidenziato dall’VIII Rapporto RBM-Censis cresce il rancore degli italiani nei confronti del SSN – segnala Vecchietti -. Questo sentimento negativo dilaga nel Mezzogiorno dove quasi la metà degli intervistati si dichiara arrabbiato di fronte ad un Servizio Sanitario che non sembra essere in grado di curarli nei tempi e nei modi adeguati e li obbliga a diventare migranti della salute. Il fenomeno della mobilità sanitaria, infatti, è aumentato del 21% rispetto al 2015 e lo scorso anno ha coinvolto 1,7 milioni di italiani E la situazione pare in peggioramento poichè il federalismo fiscale non ha fatto che accrescere il divario. Se prima del 2017 la speranza di vita era pressappoco la stessa in tutto il Paese, oggi per un uomo campano è di 74 anni contro i 76 di un lombardo e per quanto riguarda le donne è di 80 contro 83.” Preoccupanti anche i dati relativi alla cronicità e all’obesità, superiori alla media nazionale. Infatti, il 15,9% degli abitanti del Sud presenta una malattia cronica grave, mentre negli over 65 il tasso di persone in condizione di multicronicità è addirittura del 47% (+5% rispetto al Nord). Per quanto riguarda l’obesità, in Campania oltre la metà delle persone sono in sovrappeso o obese, anche a causa di una maggiore sedentarietà (un fenomeno che riguarda il 57,7% dei campani) dovuta a una minore offerta di strutture sportive e ad un PIL pro-capite inferiore.A contribuire alla più bassa speranza di vita, anche una minore attenzione alla prevenzione: il tasso di adesione allo screening mammografico, ad esempio, è del 55% al Nord, mentre si ferma al 36% nel Mezzogiorno.Ad aggravare la situazione il meccanismo delle detrazioni, attualmente vigente: quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i cittadini italiani attraverso la Finanza Pubblica per garantire le risorse necessarie al funzionamento di tale sistema, viene assorbito dalle regioni del Nord, meno del 20% da quelle del Sud e delle Isole.“Analizzando il quadro complessivo – prosegue Vecchietti – credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Pubblico e privato potrebbero affiancarsi e garantire il diritto alla Salute, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione, a tutti. Per farlo perché non seguire la strada di un reddito di salute? Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale”.Ad oggi, la macro-area Sud e Isole è quella con il minor numero di assicurati (soltanto 1 cittadino su 10 usufruisce di polizze sanitarie collettive/Fondi Integrativi e poco meno del 10% di polizze sanitarie individuali). Di conseguenza, in questa zona del Paese la Spesa Sanitaria Intermediata pro-capite è di soli 18,90 € a fronte di una Spesa Sanitaria Privata pro-capite pari a 495,42 € (3,8% contro il 13,3% del Nord-Est).E ancora: “Attualmente gli italiani che già hanno una forma sanitaria integrativa beneficiano di una riduzione della loro spesa sanitaria privata di 2/3. Ed essendo l’attuale impianto della Sanità Integrativa di matrice prevalentemente occupazionale anche la sua diffusione ricalca la struttura produttiva del Paese favorendo inevitabilmente le Regioni del Centro Nord dove sono presenti la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni (Centro) – conclude Vecchietti – e del tessuto produttivo delle Piccole Medie Imprese (Nord) che rappresenta la spina dorsale della nostra economia”.

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Presentazione Libro Bianco 2018 “Caregiving, salute e qualità della vita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

Roma, 29 novembre 2018 h. 11.30 Camera dei Deputati – Sala conferenze stampa – Via della Missione, 4 Dal 2007 Onda, grazie al supporto di Farmindustria, pubblica il Libro bianco sulla Salute della Donna con l’obiettivo di presentare un quadro completo e aggiornato sullo stato di salute della popolazione femminile italiana.La sesta edizione è dedicata al tema del caregiving che riguarda oltre 8,5 milioni di italiani, per lo più donne, che si dedicano alla cura dei propri cari sopportando costi elevati soprattutto in termini di salute fisica e psichica nonché di vita sociale e lavorativa. Il progressivo invecchiamento della popolazione e il contestuale incremento delle cronicità rendono il fenomeno di estrema attualità. Intervengono
Sen. Nunzia Catalfo, Presidente Commissione Lavoro, Senato della Repubblica
On. Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
On. Rossana Boldi, Vicepresidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. M. Cristina Cantù, Vicepresidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Paola Boldrini, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere
Alberto Pilotto, Direttore Dipartimento Cure Geriatriche, OrtoGeriatria e Riabilitazione – Area delle Fragilità, E.O. Ospedali Galliera, Genova
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vincenzo Silani, Direttore U.O. Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano
Testimonianza di un caregiver familiare: Giovanni Bonavia.

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“Qualità di vita nelle città”

Posted by fidest press agency su sabato, 29 settembre 2018

Roma 3 ottobre ore 10:00 Camera dei Deputati – Sala Stampa – Via della Missione 4 Conferenza stampa di presentazione intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città”. L’intergruppo parlamentare “Qualità di Vita nelle Città” vuole diventare un osservatorio sulla qualità di vita nelle città attraverso la promozione della salute, dello sport e del benessere, identificando strategie di azione per rendere maggiormente consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani.
L’esigenza dell’intergruppo parlamentare Qualità di Vita nelle Città” nasce dall’aumento delle malattie croniche non trasmissibili nei contesti urbani, fenomeno strettamente legato alla continua crescente urbanizzazione che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo dell’uomo.Intervengono:
Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo, Camera dei Deputati
Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo, Senato della Repubblica
Enzo Bianco, Presidente Consiglio Nazionale ANCI e Capo delegazione italiana Comitato delle Regioni dell’UE
Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita Presidenza del Consiglio
È stata invitato a partecipare il Ministro della Salute Giulia Grillo
Modera: Chiara Spinato, Direttore Generale Health City Institute e Segreteria Intergruppo.

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Migliorare la qualità della vita degli anziani

Posted by fidest press agency su domenica, 26 agosto 2018

Il comune di Roma presenta una nuova offerta di servizi residenziali che privilegino strutture di piccole dimensioni e che mettano al centro i bisogni peculiari di ogni persona. Con questo obiettivo la Giunta capitolina ha approvato una delibera che riorganizza il sistema delle residenzialità tramite un graduale superamento delle Case di Riposo tradizionali.“Il nostro piano di riorganizzazione amplia e diversifica l’offerta dei servizi e il numero di persone accolte. Per gli anziani i benefici riguarderanno le creazione di nuovi stimoli, un incremento della qualità della vita e maggiori opportunità di condivisione. E’ fondamentale contrastare fenomeni come solitudine e isolamento sociale tramite percorsi in grado di mantenere l’autonomia. Per questo puntiamo con decisione sull’idea di persona anziana quale soggetto attivo”, spiega l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassare.
Con il nuovo assetto organizzativo saranno mantenuti i 104 posti dell’attuale sistema, con la previsione di ampliare di altri 208 posti l’offerta di accoglienza residenziale per un totale di 302 posti. I luoghi tradizionali continueranno ad accogliere le persone per le quali le nuove soluzioni non risultino compatibili con i propri bisogni. Verranno quindi realizzate strutture di accoglienza a gestione familiare oppure in semiautonomia con diversi livelli di supporto assistenziale che possano ospitare fino a un massimo di 12 persone sulla base di due diverse tipologie:
– Cohousing: si tratta di convivenze di un numero non superiore a sette persone anziane in abitazioni civili, con presenza di spazi e attrezzature comuni che consentano comunque anche soluzioni abitative autonome.
– Comunità alloggio: è una struttura residenziale con ricettività tra i sette e i dodici ospiti che eroga servizi socio assistenziali, finalizzati al mantenimento e al recupero dei livelli di autonomia.
L’accesso alle nuove tipologie abitative sarà rivolto agli ospiti delle Case di Riposo capitoline, alle persone anziane in lista di attesa e alle persone anziane segnalate dai servizi municipali che, con apposita relazione, motivano il disagio e la necessità della soluzione alloggiativa temporanea.

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Qualità dell’acqua: Controlli continui

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

In riferimento a quanto pubblicato recentemente dalla stampa in merito ai controlli sulla presenza di sostanze chimiche nell’acqua, è necessario anzitutto distinguere tra l’acqua distribuita in rete e l’acqua prelevata dai pozzi prima dei trattamenti. Sia i pozzi sia l’acqua in rete vengono costantemente monitorati attraverso campionamenti effettuati dall’Asl e analisi svolte dall’ARPAT, oltre a quelli fatti dal Gestore (Acque S.p.A.) in auto-controllo. La frequenza dei campionamenti per il rilevamento dei parametri chimici è tale da garantire il monitoraggio efficace della qualità dell’acqua distribuita.
Resta la costante di una procedura per la valutazione del livello di inquinamento dei pozzi e per il monitoraggio più frequente della rete. E’ richiesto, inoltre, di installare a scopo precauzionale un sistema di trattamento aggiuntivo volto a evitare qualsiasi passaggio della sostanza nell’acqua distribuita dalla rete. L’indagine dovrà stabilire le cause di una eventuale contaminazione, che potrebbero risalire anche a parecchio tempo fa dal momento che il CVM è il prodotto di degradazione di altre sostanze chimiche clorurate. Oltre a questo stretto controllo, più in generale, è fondamentale l’impegno a evitare la contaminazione all’origine dell’acqua (che vede diverse segnalazioni nel nostro Paese), mediante un’oculata pianificazione e programmazione del territorio, in particolare di insediamenti produttivi che utilizzano sostanze pericolose. La qualità dell’acqua è un problema primario per la salute e questa deve essere tutelata in modo assolutamente prioritario, come adesso avviene. (Redazione Fidest)

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L’Università di Parma si colloca al 6° posto in Italia per la qualità della didattica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

Lo sancisce The Times Higher Education – Europe Teaching Rankings 2018”, la prestigiosa graduatoria sulle Università di tutto il mondo, pubblicata sul sito web del periodico britannico con un focus dedicato nel 2018 agli atenei europei, e in particolare alla qualità delle loro attività didattiche.
La ricerca, che ha esaminato oltre 240 atenei di 55 paesi europei (24 gli italiani), ha focalizzato la propria indagine per la prima volta sull’efficacia della didattica espressa dalle Università e sulla qualità dell’insegnamento rivolto agli studenti, nonché sui livelli di apprendimento. L’analisi è stata strutturata per rispondere a domande che sono di importanza centrale per gli studenti e le loro famiglie, nel momento in cui stanno per realizzare una delle decisioni più importanti della loro vita: a chi affidare la propria istruzione universitaria.Il Ranking THE 2018 è guidato dall’Università di Oxford, che si colloca 1° in Europa, seguita da quella di Cambridge e dalla Sorbona di Parigi.
Tra gli atenei italiani, al primo posto si posiziona Trento, seguito da Padova e – a pari merito al terzo posto – da Siena e dal Politecnico di Milano. La ricerca, che trae i propri dati da diverse fonti ed analisi parallele, ha preso in considerazione anche l’opinione di oltre 30mila studenti, ai quali è stato chiesto di esprimere la loro valutazione su qualità ed efficacia della didattica nel proprio Ateneo. Sono quindi stati utilizzati indicatori di performance raggruppati in quattro aree chiave:
Resources: capacità dell’Ateneo di tramettere con efficacia l’insegnamento
Engagement: capacità dell’Ateneo di coinvolgere gli studenti e di interagire con essi
Outcomes: capacità dell’Ateneo di generare risultati d’insegnamento appropriati
Environment: presenza di un ambiente di insegnamento e apprendimento inclusivo e coinvolgente.
La ricerca assembla argomenti quali: il supporto dei docenti allo sviluppo del pensiero critico; le caratteristiche sfidanti e stimolanti del contesto; le opportunità di interagire con i docenti; la qualità dei servizi dell’istituzione; le opportunità di sviluppare skill di supporto per gli studenti per il lavoro futuro, dopo la laurea, e così via.Da segnalare che l’area dell’Università di Parma valutata più positivamente è stata quella dell’environment, con uno score di 80 su 100.«Ci fa molto piacere, dopo l’eccellente risultato sancito dal Censis di 3° Ateneo tra i grandi a livello nazionale, essere classificati dopo pochi giorni 6° in Italia per la qualità della didattica da questo prestigioso ranking internazionale», ha commentato il Rettore Paolo Andrei. «L’impegno che stiamo profondendo, e non da oggi, per rafforzare continuamente gli strumenti tesi a migliorare le condizioni di accoglienza dei nostri studenti e a rendere sempre più efficaci i nostri processi educativi e formativi è rilevante, e coinvolge tutte le componenti dell’Ateneo: docenti, ricercatori e personale tecnico- amministrativo».L’organizzazione della Didattica dell’Ateneo di Parma è coordinata a livello centrale dalla U.O. Progettazione Didattica e Assicurazione della Qualità, che si raccorda con i Manager Didattici dei Dipartimenti al fine di assicurare l’ottimale e condivisa organizzazione di tutti i processi a sostegno del funzionamento dei percorsi formativi. Come ricorda la Pro Rettrice alla Didattica e Servizi agli studenti, Sara Rainieri, «nell’anno 2017 l’attività della U.O. è stata riconosciuta a livello nazionale con la consegna del Premio “Gear of Quality 2017” nell’ambito dell’evento promosso dal Coordinamento organizzativo nazionale dei manager didattici per la qualità».Gli sforzi dell’Università di Parma per migliorare la qualità della didattica sono anche particolarmente rilevanti sul versante dell’internazionalizzazione, grazie alla promozione di diverse iniziative offerte agli studenti dell’Ateneo per realizzare esperienze di studio all’estero, così come la realizzazione di corsi di laurea e di singoli insegnamenti erogati in lingua inglese, tesi a generare importanti opportunità di scambio con studenti internazionali.
L’attenzione dell’Ateneo verso la didattica, infine, si esprime anche nelle numerose analisi di customer satisfaction che vengono realizzate ogni anno per raccogliere l’opinione degli studenti sui singoli insegnamenti, oltre che nell’attività delle Commissioni paritetiche docenti-studenti finalizzate a garantire la qualità dei processi formativi.

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Confagricoltura Salerno punta sul Distretto Agroalimentare di Qualità

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Si è tenuta nella sede di Confagricoltura a Battipaglia la riunione del Comitato promotore del Distretto Agroalimentare di Qualità della Piana del Sele, Irno-Picentini e Parco del Cilento.
L’obiettivo di Confagricoltura Salerno è quello di precorrere i tempi: il distretto agroalimentare di qualità – una volta riconosciuto tale da Regione Campania – sarà candidato a Distretto del Cibo, la nuova tipologia individuata dal comma 499 della legge di bilancio dello Stato per il 2018, che ha emendato l’articolo 13 della legge di orientamento in agricoltura: il Decreto legislativo 288/2001.E per i distretti del Cibo e i loro programmi di valorizzazione dell’agroalimentare c’è un budget di 5 milioni di euro per il 2018 e 10 milioni per il 2019, stanziati proprio dalla legge di bilancio.Hanno partecipato alla riunione del comitato promotore, oltre a Confagricoltura Salerno, nella persona del Presidente Antonio Costantino, il delegato del Parco del Cilento Vincenzo Inverso, il presidente del Consorzio Olio Dop Colline Salernitane e Nocciola di Giffoni Igp Gerardo Alfani, il presidente di Rago Group Rosario Rago, il responsabile della Azienda Agricola San Salvatore Giuseppe Pagano, il presidente della Noschese Srl Guglielmo Noschese, la delegata del Consorzio di Tutela Vini Salernum Mila Vuolo, i direttori del Gal Colline Salernitane e Gal Irno-Cavese “Terra è Vita” Eligio Troisi e Giovanni Giugliano.“E’ il primo passo verso quella che sarà un’iniziativa in grado di unire i territori che rivestono un ruolo importante nel panorama della nostra regione, dal punto di vista agricolo, turistico e culturale. Il Distretto Agroalimentare di Qualità è uno strumento, riconosciuto dalla Legge Regionale n. 20 del 2014, in grado di fornire alle nostre realtà economiche una marcia in più nella crescita socio-economica delle aree coinvolte.” Così ha dichiarato il Presidente di Confagricoltura Antonio CostantinoCostantino inoltre sottolinea: “L’idea della realizzazione e della candidatura del distretto parte da lontano, in seguito ad incontri con le aziende, vero motore economico della società, che ci hanno fatto optare per il perseguimento di tale obiettivo al fine di essere un interlocutore nazionale ed internazionale per il rilancio delle nostre splendide realtà agroalimentari, turistiche e culturali che saranno, negli anni a venire, la vera ricchezza del nostro paese”.Il tavolo tecnico – che ha visto la presenza di tante realtà locali importanti – sarà presto allargato ad altri attori pubblici e privati.

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Psoriasi, arriva in Italia l’innovazione che velocizza la cura e migliora la qualità di vita dei pazienti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Efficacia e rapidità d’azione superiori rispetto ai trattamenti di confronto. Risultati visibili già dopo la prima settimana. Durata di trattamento dimezzata rispetto all’attuale gold standard. Praticità e tollerabilità che favoriscono l’aderenza dei pazienti alla terapia.
Sono le credenziali della nuova terapia topica di LEO Pharma per la psoriasi, una combinazione di calcipotriolo e betametasone dipropionato a dose fissa somministrata in un’innovativa formulazione in schiuma spray, che assicura una maggiore e più rapida penetrazione dei principi attivi attraverso la cute. Enstilar®, disponibile adesso anche in Italia, ha un effetto marcato sui sintomi della psoriasi, come il prurito, e offre una risposta a molti degli unmet needs aperti nel trattamento della malattia: scarsa aderenza alla terapia; percezione di bassa efficacia dei trattamenti topici, a causa di un’azione lenta e di schemi terapeutici lunghi e complessi; insoddisfacente qualità di vita per i pazienti.Il nuovo farmaco potrà essere utilizzato sia nei pazienti con psoriasi lieve-moderata che in quelli con forme moderate che hanno controindicazioni all’utilizzo di farmaci sistemici. La posologia prevede un’applicazione al giorno per un ciclo di trattamento di 4 settimane.«L’associazione tra calcipotriolo e cortisonico rappresenta la terapia locale più efficace contro la psoriasi, con efficacia superiore a quella dei due principi attivi somministrati separatamente. Adesso, la nuova formulazione in schiuma sovrassatura permette di ottenere a livello cutaneo una concentrazione molto più alta di principi attivi», dichiara Piergiacomo Calzavara Pinton, Direttore Unità di Dermatologia, Spedali Civili di Brescia e Presidente SIDeMaST. «Il risultato terapeutico è decisamente superiore a quello dell’unguento o gel. Ma, cosa non meno importante, questa formulazione è ancora più gradevole e tollerata dal paziente. Enstilar® rappresenta un’innovazione importante per tutti i pazienti con psoriasi lieve moderata e ancor più per quei pazienti con psoriasi moderata che non possono essere trattati con farmaci o fototerapia». L’efficacia del prodotto è dimostrata da un corpus di studi clinici che hanno coinvolto complessivamente circa 1.700 pazienti: un paziente su due (51%) ha raggiunto un miglioramento quasi completo della malattia entro 4 settimane.
L’altro 49% ottiene comunque un miglioramento, clinicamente visibile. In base ai dati misurati attraverso l’osservazione diretta dei pazienti, dopo 5 giorni di trattamento già il 50% ha riportato una riduzione del prurito di almeno il 70%, riduzione che dopo 4 settimane interessa l’80% dei pazienti. L’80% dei pazienti trattati a 4 settimane ha raggiunto un miglioramento clinicamente rilevante della Qualità di Vita e, in particolare, quasi il 50% ha riferito che la psoriasi non aveva più alcun effetto sulla propria vita dopo solo una settimana di trattamento.
La psoriasi, malattia della cute cronica, recidivante e autoimmune, si può manifestare in forme diverse per localizzazione e gravità: la maggioranza delle forme (circa il 70-80%) è di entità lieve-moderata. Nel mondo colpisce circa 125 milioni di persone, il 2-3% della popolazione. In Italia la prevalenza della patologia è pari a circa il 3% della popolazione adulta, con un’incidenza di circa 230 nuovi casi l’anno ogni 100.000 persone. Principale sintomo della malattia è la comparsa di chiazze (placche) rilevate, arrossate e ricoperte di squame su diversi distretti corporei, quali cuoio capelluto, gomiti e ginocchia. Le manifestazioni cutanee spesso si associano a prurito e quando sono persistenti possono diventare molto fastidiose e dare dolore.

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Moving Up: nuovi investimenti per crescere nella qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Moving Up, la società specializzata in processi strategici di digitalizzazione per l’Editoria tradizionale e Clienti professionali, annuncia l’ingresso di nuove risorse preposte al potenziamento dell’offerta in ambito DOOH e dei servizi dedicati allo sviluppo di progetti digitali per l’outdoor advertising.A darne l’annuncio Marco Valenti, Ceo&Founder della società italiana che in meno di due anni è giunta ad occupare quasi il 60% del mercato DOOH nazionale e che ha in previsione di aggiungere un’ulteriore quota percentuale entro fine anno.Tra le novità in casa Moving Up, l’ingresso di nuove risorse incaricate di sostenerne la crescita tramite attività mirate a rinforzare il profilo della media company nel digital advertising.
Dopo l’ampliamento del team sales, entra nel team dedicato allo sviluppo di soluzioni tecnologiche per la digital transformation diretto da Vivian Ceresero, Chief Operations Officer, anche Daniele Aloisio con il ruolo di Head of DOOH, professionista esperto nella gestione di progetti digitali cresciuto in importanti realtà romane e milanesi, che avrà il compito di contribuire all’implementazione delle già esistenti piattaforme proprietarie di Moving Up così come alla costruzione di nuovi strumenti dedicati al digital out of home.
“E’ per me fonte di immenso stimolo poter contribuire alla crescita e sviluppo tecnologico di un intero mercato grazie ad una realtà come Moving Up che sta scrivendo sin da oggi le prime pagine dell’Outdoor in chiave digitale e programmatica” afferma Daniele Aloisio all’indomani delle sua nomina.Altre sono le novità in arrivo che si inseriscono nel piano di sviluppo di Marco Valenti, che ha in previsione di aggiungere un’ulteriore quota di mercato del 20% entro l’anno. “La crescita costante mese su mese di Moving Up nel comparto del digital out of home richiede oggi una strutturazione interna articolata in grado di affiancare i nostri Partner, Clienti e le aziende che a noi si vorranno rivolgere nel prossimo futuro con competenze sia commerciali che IT approfondite” dichiara Marco Valenti, Ceo&Founder di Moving Up.“La naturale propensione di Moving Up verso l’innovazione e la capacità di rendere concreti ed efficaci i progetti digitali tramite l’adozione o la creazione di tecnologie dedicate alle vetrine outdoor sono aspetti fondamentali a cui abbiamo dato e daremo sempre alta attenzione” afferma Vivian Ceresero, Chief Operations Officer di Moving Up. “Sono certa che Daniele insieme ai professionisti del team Operations che stanno credendo nel progetto di Moving Up – ndr Lorenzo Caputi e Irma Robbiati, rispettivamente Programmatic Specialist e Trafficker – potremo sviluppare soluzioni realmente rispondenti alle attese dei nostri clienti, degli Editori e del mercato in generale ponendosi in linea se non addirittura anticipando tempi e tendenze”.

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Un futuro di qualità per il sistema universitario italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

dimaio_ricercatriceIntervento della Dott.ssa Francesca Tizi, Ricercatrice di Diritto Processuale Civile del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia. Già dottore di ricerca presso l’Università LUISS Guido Carli. Abilitata professore Associato. Candidata uninominale del MoVimento 5 Stelle in Umbria per il Senato della Repubblica nel Collegio di Perugia Negli ultimi anni l’Università italiana ha visto mutare le regole non solo del reclutamento dei docenti e dei meccanismi di governo interno, ma anche di finanziamento degli Atenei.
In particolare in relazione a quest’ultimo profilo, i Governi degli ultimi anni, anziché migliorare, adeguandosi alla media europea, la qualità dell’intero sistema universitario attraverso un incremento dei finanziamenti, hanno introdotto una quota premiale per i c.d. Atenei virtuosi da sottrarre alle risorse distribuite alle Università.Questo sistema, in teoria finalizzato alla ricerca di una valorizzazione del merito attraverso l’immissione di elementi di concorrenza, ha di fatto creato un progressivo sbilanciamento a livello di finanziamento agli Atenei, determinando una significativa disparità di distribuzione delle risorse.L’errore di fondo non consiste nella previsione di una premialità per le realtà più virtuose, ma nel modo in cui la stessa è strutturata: la quota premiale attribuita ai migliori Atenei non costituisce una risorsa che va ad aggiungersi al finanziamento ordinario (FFO), bensì una risorsa da sottrarre alla quota di finanziamento ordinario (FFO) da distribuire tra tutti gli Atenei.Ciò genera due conseguenze negative. La prima è relativa alla produzione scientifica: una ricerca di eccellenza non può di certo conseguirsi attraverso una sorta di gara per ottenere un finanziamento adeguato al funzionamento della singola Università.La seconda conseguenza riguarda, invece, gli studenti che non vivono in prossimità di centri universitari virtuosi e non hanno alle spalle una famiglia in grado di supportare le ingenti spese per uno studio fuori sede. L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle sarà quello di eliminare le conseguenze negative di cui sopra e migliorare la qualità dell’intero sistema universitario italiano.(fonte blog 5 stelle) (foto: di maio ricercatrice)

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La qualità dell’aria

Posted by fidest press agency su martedì, 30 gennaio 2018

Smog Journeys«I dati diffusi da Legambiente sulla qualità dell’aria sottolineano impietosamente le criticità che investono larga parte dei centri urbani del Paese. In assenza di una programmazione e di una visione di medio-lungo periodo, rimaniamo quasi esclusivamente legati a misure emergenziali: basti pensare alle domeniche ecologiche o al blocco totale o parziale della circolazione dei veicoli privati. Interventi prescritti dalla legge che servono solo ad arginare una contingenza, ma che non costituiscono una forma di prevenzione strutturale per questo tipo di problematiche».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.«Il fatto che i temi ecologici siano tra i grandi assenti della campagna elettorale non fa certo sperare in un cambio di rotta a breve termine. A una manciata di settimane dal voto, l’attenzione delle forze politiche rimane catalizzata dai dibattiti su alleanze e liste di candidati, mentre sul fronte dei programmi si è detto molto poco e per lo più si è cercato di inseguire gli umori dell’elettorato. D’altronde usciamo da una legislatura in cui di ambiente si è parlato poco e concluso ancora meno: il naufragio in Senato della legge sul contrasto al consumo di suolo vale più di mille parole.Mentre a New York o a Londra vengono lanciati piani in grande stile per incrementare le aree verdi e migliorare la qualità della vita dei cittadini, in molte realtà italiane fatichiamo anche solo a tenere a freno la cementificazione e la dispersione urbana. Ci muoviamo per lo più in territori caratterizzati da un patrimonio edilizio a bassissima efficienza energetica, un trasporto pubblico costituito spesso da mezzi vecchi e inquinanti, un uso smodato di mezzi privati per gli spostamenti quotidiani. I temi ambientali, solitamente vissuti più come fastidi o intralci, devono necessariamente guadagnare un posto centrale nelle politiche nazionali e locali: tutelare la salute dei cittadini significa anche creare opportunità di sviluppo e di ricchezza per tutto il Paese».

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Azioni globali: la qualità si farà strada

Posted by fidest press agency su sabato, 20 gennaio 2018

David DuddingA cura di David Dudding, Gestore portafoglio azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. Dopo un anno nel complesso positivo per i titoli di alta qualità che prediligiamo, le valutazioni in alcune parti del mercato hanno iniziato ad apparire eccessive. Riteniamo tuttavia che alcuni investitori siano stati troppo frettolosi nell’attribuire tale giudizio a intere categorie del mercato, poiché non hanno tenuto conto dei forti vantaggi competitivi e dei positivi profili di crescita di lungo termine delle aziende di alta qualità in questi settori.Ciò è particolarmente vero per le società tecnologiche, dove i profitti esplosivi dei cosiddetti titoli “FANG” (Facebook, Amazon, Netflix e Google – ora Alphabet) sono stati ampiamente documentati. Negli ultimi 12 mesi abbiamo leggermente ridotto la nostra esposizione ad alcune azioni tecnologiche che apparivano sopravvalutate.Tuttavia, a nostro avviso, altri titoli tecnologici non sono affatto onerosi e nel 2018 potrebbero persino realizzare performance superiori a quelle del 2017. È un dato di fatto che se ritenessimo un’azione sopravvalutata in rapporto alle sue prospettive di crescita di lungo periodo non la deterremmo.La chiave è concentrarsi il più possibile su specifici titoli, valutando i fondamentali delle singole società e non quelli dei settori nel loro complesso.Microsoft è un buon esempio del perché è necessario valutare i titoli in rapporto ai loro meriti individuali. Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere, i multipli della società non raggiungono i livelli comunemente associati ai giganti tecnologici. Alla data della redazione del presente documento, Microsoft quota a circa 30 volte gli utili, il che non la rende né conveniente né costosa.1 Inoltre, grazie al crescente slancio della sua piattaforma cloud (Azure), Microsoft si annuncia come una delle società che nel 2018 potrebbero realizzare performance superiori a quelle del 2017.Quando esaminiamo i vantaggi competitivi, ci soffermiamo sulle aziende che sono protette dai cosiddetti “fossati economici”. È dunque positivo osservare che gli utenti di lunga data dei software e dei server Microsoft, quando si pongono alla ricerca di soluzioni di cloud computing, favoriscono la società con cui hanno familiarità. Negli ultimi trimestri Azure ha evidenziato una crescita molto più sostenuta di Amazon Web Services, il pacchetto di servizi leader nel mercato delle infrastrutture cloud.2 La fiducia che molti utenti ripongono nel marchio Microsoft ha creato un fossato economico che rafforza il vantaggio competitivo dell’azienda.
La principale minaccia per la crescita di titoli come Amazon, Facebook e, eventualmente, Microsoft nei prossimi 12 mesi non è costituita dalle loro valutazioni, ma piuttosto dai crescenti rischi politici e regolamentari.I governi mondiali sono alla ricerca di soluzioni per rafforzare il proprio controllo sui giganti tecnologici e per aumentare l’imposizione fiscale a loro carico. Il programma del ministro delle finanze britannico Philip Hammond, annunciato nella finanziaria di novembre, di valutare l’idea di tassare le società tecnologiche sulla base delle loro vendite nel Regno Unito, potrebbe costituire un segnale di ciò che ci aspetta. In seguito al riconoscimento dell’influenza che le interferenze russe su Facebook e Google potrebbero aver avuto sui risultati elettorali statunitensi nel 2016, le richieste di un inasprimento della regolamentazione si sono intensificate.
Il rischio regolamentare, non solo nel Regno Unito ma a livello globale, è il motivo per cui Alphabet, con un P/E pari a 36 alla data di redazione del presente documento1, è a nostro avviso conveniente. La minaccia di norme più severe nel settore tecnologico è un fattore che nel 2018 monitoreremo attentamente. (foto: David Dudding)

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Privacy, utenti più sicuri sui siti web che espongono il marchio di qualità

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 novembre 2017

computer-securityE’ un verdetto preoccupante, quello emesso dal Global Privacy Enforcement Network (GPEN) al termine di un’indagine internazionale condotta da ventiquattro Autorità per la protezione dei dati personali, tra le quali anche il Garante italiano:la ricerca, svolta su 455 siti web ed app di vari settori come viaggi, sanità, banche, social media, giochi d’azzardo, e retail, ha infatti evidenziato che solo il 35% delle informative sulla privacy menziona l’adozione di misure di sicurezza a protezione delle informazioni personali degli utenti, e il 67% dei siti e della applicazioni omette di specificare in quale parte del mondo vanno a finire i dati, mentre il 51% non chiarisce se e con chi questi vengono condivisi. Non solo le Autorità hanno rilevato policy spesso generiche e talvolta imprecise con riferimenti normativi obsoleti, ma a quasi metà degli utenti (44%) non vengono neanche comunicate le modalità di accesso per l’esercizio dei loro diritti.Benché lo scenario attuale delinei un web sempre più simile ad una giungla piena di insidie mettendo a rischio la fiducia degli utenti che si avvalgono della rete per socializzare e fare shopping online, arrivano però buone notizie grazie al marchio di qualità “Privacy Ok”, uno strumento che aiuterà gli utenti a valutare rapidamente il livello di conformità ad uno specifico codice di condotta e ai princìpi generali della normativa in materia di privacy di siti e app, come spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy”Per contribuire ad un clima di fiducia che favorisca lo sviluppo del mercato digitale, le aziende virtuose che operano in modo trasparente e lecito hanno ora l’opportunità di ottenere un marchio di qualità ed esporlo sui propri siti web ed app per dare evidenza che hanno aderito al nostro codice di condotta assumendosi l’impegno vincolante di rispettarne tutte le regole. Inoltre, gli utenti possono contare sul fatto che non si tratta di un semplice bollino rilasciato in maniera autoreferenziale – sottolinea Bernardi – Infatti, le attività di assessment non vengono svolte dal nostro staff interno ma sono state affidate all’organismo di terza parte e indipendente TÜV Italia, che assicura l’imparzialità del processo di valutazione per determinare se un sito o una app è effettivamente conforme e meritevole di fregiarsi del marchio.”Ulteriori elementi di garanzia a tutela degli interessati, sono provveduti dall’operato di un comitato di vigilanza che monitora periodicamente i siti e le app che hanno ottenuto il marchio per verificare che continuino a rispettare il codice di condotta, e in ogni momento gli utenti stessi possono rivolgersi ad uno sportello online per inviare le loro segnalazioni.

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Fondi Mavga per il monitoraggio della qualità dell’aria

Posted by fidest press agency su martedì, 29 agosto 2017

Il M5S dopo un anno di annunci e proclami per aver finalmente trovato 3 milioni di fondi residui del programma MAVGA dell’ex Provincia di Roma, la smetta di raccontare bugie ai cittadini della Valle Galeria e si sbrighi a far impegnare queste somme per il monitoraggio della qualità dell’aria.
I cittadini del quadrante Valle Galeria, Monte Stallonara, Casal Lumbroso, Massimina e Malagrotta sono anni che combattono con odori nauseabondi che si sono pericolosamente intensificati dell’ultimo periodo e si stanno muovendo per pagare di tasca propria un monitoraggio della qualità dell’aria. A loro vanno date urgenti risposte e quindi abbiamo convocato in commissione ambiente alla Regione Lazio i vertici dell’Area Metropolitana per comprendere i motivi dell’inerzia dei grillini che governano i Municipi, Roma Capitale e la stessa ex Provincia. Così in una nota Fabrizio Santori, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, e Giovanni Picone capogruppo Fdi al Municipio XII

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Roma azienda multiservizi per garantire il lavoro e migliorare la qualità dei servizi

Posted by fidest press agency su sabato, 27 maggio 2017

datacenter1Mentre continuano gli incontri e le dichiarazioni attorno al destino della Roma Multiservizi, tra gara a doppio oggetto, internalizzazione o ulteriore spezzettamento e non è chiara la determinazione della giunta e dell’assessore Colomban, l’USB avanza la proposta più semplice per rimettere le cose nel verso giusto. “Basta con lo spezzettamento delle attività – afferma Fabiola Bravi della Federazione USB di Roma – e la frammentazione degli stessi servizi in capo a mille aziende diverse. Con la riorganizzazione della Multiservizi abbiamo finalmente la possibilità di far tornare servizi e lavoratori alle società di appartenenza. La nostra proposta è semplice e perfettamente percorribile in base alle normative vigenti: ogni ramo di attività che oggi è in capo alla Multiservizi e che invece dovrebbe appartenere ad AMA, che si occupa del ciclo dei rifiuti, o ad ATAC che si occupa di Mobilità, ecc. deve essere reinternalizzato nell’azienda di competenza”.“Questa soluzione – continua Bravi – consentirebbe di dare corso a quel processo di internalizzazione e di ritorno ad una gestione razionale ed efficiente dei servizi che pure questa Giunta ha più volte annunciato nei suoi programmi. In questo modo si risparmierebbe sulla voce profitti che pesa attualmente sul bilancio della Multiservizi, pubblica soltanto per metà, e si ristabilirebbe un principio di gestione unitaria dei servizi che afferiscono alla stessa attività”.“Il ritorno per la città sarebbe innegabile – continua la sindacalista – ed anche per i lavoratori finalmente si uscirebbe da questa situazione di continua incertezza. Per quella parte di lavoratori impiegata in attività non gestite direttamente dal Comune, come gli LSU-ATA per esempio, occorre invece una internalizzazione presso la Pubblica Amministrazione, come peraltro annunciato al Ministero della Funzione Pubblica nelle scorse settimane, a seguito di una iniziativa dei lavoratori LSU organizzati dall’USB”.

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«Sui rifiuti la nuova sfida si chiama qualità»

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

camardaEcolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE, delle pile e dei rifiuti professionali, ha scelto la continuità. Al termine dell’assemblea dei soci che ha rinnovato la fiducia nel Consiglio di Amministrazione uscente, Walter Camarda è stato riconfermato alla presidenza. «Sono onorato della rinnovata fiducia che mi è stata data», commenta il numero uno di Ecolight, Camarda. «Un segno di continuità in un momento particolarmente delicato per il nostro settore. Diverse sono le sfide sul tavolo; sfide che Ecolight ha già fatto proprie rafforzando la propria struttura e realizzando un sistema di gestione dei rifiuti improntato sui principi di efficienza e professionalità».
63 anni, amministratore delegato e titolare della Castaldi Lighting che ha sede a Cassano Magnago (VA), Camarda rilancia l’azione del consorzio per i prossimi tre anni di mandato. «Ecolight è nato nel 2004 quanto il tema della gestione dei rifiuti elettronici era agli albori. Oggi i RAEE rappresentano una sfida importante sul piano ambientale, non solamente perché sono i rifiuti che crescono con il tasso maggiore, ma anche perché sono ricchi di materie prime seconde che possono trovare un ampio utilizzo nella produzione di nuovi oggetti. L’impegno per Ecolight deve quindi essere duplice: da una parte continuare ad assicurare una corretta gestione dei rifiuti raccolti, dall’altra potenziare la capacità di raccolta andando incontro ai cittadini e mettendoli nelle condizioni migliori affinché la gestione dei rifiuti elettronici inizi da un corretto conferimento».Consorzio no profit che rappresenta più di 1.700 aziende, Ecolight si è presentato all’appuntamento assembleare forte dei dati in crescita. «Nell’ultimo triennio i RAEE gestiti sono aumentati del 26% arrivando a superare le 23mila tonnellate e sono raddoppiati i volumi dei servizi professionali dedicati alle aziende. Al contempo, sono diminuite le missioni effettuate, quale risultato del lavoro di ottimizzazione e di contenimento dei costi che è stato fatto», ricorda Camarda. Due le sfide poste sul tavolo: «Innanzitutto il raggiungimento degli obiettivi europei. Entro il 2019, data non certo lontana, dovremo arrivare a raccogliere il 65% dei RAEE: un obiettivo al quale stiamo già lavorando mettendo a disposizione dei cittadini e della Grande Distribuzione una serie di cassonetti per la raccolta di prossimità dei rifiuti elettronici di piccole dimensioni», prosegue il presidente di Ecolight. Non certo secondo, «la parola d’ordine per i prossimi anni è: servizio. Occorre mettere le aziende nelle condizioni migliori per poter gestire i loro rifiuti con semplicità. Questo non solamente per un maggiore rispetto delle norme, ma soprattutto per dare un contributo fattivo al rispetto dell’ambiente. Sul tema dei servizi alle imprese si gioca una partita importante: le aziende non chiedono solamente che i loro rifiuti siano gestiti in modo corretto e virtuoso, ma anche un supporto di consulenza che le sappia guidare in quel labirinto di leggi che regola questo ambito».Per il prossimo triennio, la strada da percorrere ha un nome preciso: «Qualità», ricorda Camarda. «Se l’ultimo triennio è stato quello dello sviluppo per il sistema RAEE in Italia e per il Consorzio, ci apprestiamo ad affrontare un periodo che dovrà essere caratterizzato dalla qualità. Qualità dei servizi, qualità del trattamento, qualità dell’azione». Conclude il presidente: «I criteri di efficienza e professionalità che hanno caratterizzato la nostra azione continueranno ad essere implementati per aumentare la cultura ecologica facendo così del Consorzio un soggetto proattivo nella tutela dell’ambiente».Il consiglio di amministrazione di Ecolight per il triennio 2017 – 2019 risulta così composto:Walter Camarda, presidente; Marco Pagani, vicepresidente; consiglieri: Stefano Brown, Carlo Carrara, Enrico Catalano, Alberto Costa, Luigi Giroletti, Elena Karletsos, Fabio Pedrazzi, Demetrio Porfiri e Sandro Rita. (foto: camarda)

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