Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘qualità’

Per una politica economica volta a migliorare la qualità della vita

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2021

Roma – “ La sperimentazione sul campo, anche in Economia, rappresenta l’evoluzione di processi che possono ridisegnare una società. E l’analisi dei dati dovrebbe sempre di più segnare le scelte politiche e soprattutto quelle di politica economica, avendo la capacità di orientarle nella direzione più favorevole a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il Premio Nobel assegnato oggi a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens, tre specialisti dell’economia sperimentale, è significativo anche per questo. I loro studi ci hanno fornito nuove e importantissime informazioni sul mercato del lavoro. Un approccio che si è diffuso in altri campi e ha rivoluzionato la ricerca empirica. Il Prof. Card, in particolare, attraverso esperimenti sul campo, ha analizzato gli effetti del salario minimo, dell’immigrazione e dell’istruzione sul mercato del lavoro, dimostrando, tra l’altro, che l’aumento del salario minimo non comporta necessariamente una diminuzione dei posti di lavoro. Angrist e Imbens, invece, con i loro contributi metodologici all’analisi delle relazione di causa ed effetto, hanno tra l’altro dimostrato come conclusioni precise su cause ed effetti possono essere tratti da esperimenti naturali. Tutti i temi, compreso quello sul salario minimo, vanno affrontati in modo post-ideologico. Alla luce dei dati e degli studi disponibili, tenendo anche conto del lavoro che, proprio su questo tema, il Parlamento Europeo sta facendo nell’elaborazione di una Direttiva comunitaria.Nel momento in cui riscriviamo il sistema fiscale, con l’obiettivo anche di abbassare gradualmente l’Irpef, non possiamo non affrontare il tema del salario minimo. È il momento giusto per aiutare le imprese ad effettuare questa transizione”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Boggetti: regolamento aumenta qualità dispositivi medici

Posted by fidest press agency su sabato, 8 Maggio 2021

“Il nuovo Regolamento aumenta i termini di qualità dei dispositivi medici, sia perché introduce tutta una serie di studi clinici prima dell’introduzione del dispositivo medico nel mercato che di sorveglianza a posteriori. Dunque la qualità è centrale, per il paziente e per l’utilizzatore che poi alla fine è il medico. E quindi per noi industria che investiamo oltre il 6% in ricerca e sviluppo è un fattore estremamente qualificante”. Così Massimiliano Boggetti, presidente Confindustria dispositivi medici, partecipando ai lavori del web meeting di presentazione del numero dell’Italian health policy brief (Ihpb) dedicato al Mdr Ue 2017/745 ‘Dispositivi medici: l’Italia è pronta per il nuovo regolamento europeo?’, organizzato da Altis. “Il nostro paese ha un’occasione unica -spiega Boggetti -perché l’aumento di qualità in questo comparto si sposa molto bene con il nostro made in Italy, fatto di alta tecnologia e di alta qualità. Soprattutto poi perché l’aumento di qualità imposto dai nuovi regolamenti naturalmente taglierà tutta una serie di piccole e medie imprese a livello globale, che non hanno mai fatto della qualità il loro punto di riferimento e che invece hanno giocato molto sulla leva prezzo”. Boggetti si pone una domanda. “In questo occasione unica in cui ci sarà una razionalizzazione della capacità produttiva verso la qualità, ci sarà un Recovery Plan che permetterà di investire proprio nei dispositivi medici ospedalieri e territoriali, oltre 20 miliardi di risorse, in quale modo il nostro sistema paese vuole sfruttare questa occasione per far sì che la nostra industria prenda una occasione unica più che rara per creare un nuovo made in Italy? E quando parlo della nostra industria non intendo solo industria con bandiera italiana ma intendo industria che voglia venire a produrre, a fare ricerca e sviluppo sul territorio italiano”. (fonte: direnews.it)

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Guida strategica per migliorare la sostenibilità degli Schemi di Qualità Alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

La guida verrà presentata nell’ambito di un webinar in programma per mercoledì 26 aprile a partire dalle 12 (è possibile registrarsi qui).La Guida, attraverso l’esperienza maturata da diversi casi di studio, costituisce uno strumento per professionisti, responsabili politici e istituzioni per approfondire la relazione tra schemi di qualità alimentare e sostenibilità attraverso la generazione di beni pubblici. Strength2Food è un progetto quinquennale Horizon 2020 avviato a marzo 2016. Ha lo scopo di fornire all’UE e ai suoi Stati membri raccomandazioni basate su dati concreti sull’attuazione della politica per la qualità. L’Università di Parma ha il ruolo di vice coordinatore del progetto.

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Parliamo di scuola, una rete di esperti per contributi di qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 3 aprile 2021

“Intervenire con soluzioni fattive per frenare gli effetti del lockdown sugli studenti di ogni ordine e grado è un dovere morale della scuola e non solo. Davanti all’aumento dei casi di disturbi di ansia e da stress, degli episodi di disagio giovanile conseguenza della didattica digitale obbligata, dinanzi ai gap sociali ampliati e ai ragazzi che decidono di non frequentare più, non ci tiriamo indietro”. Ad affermarlo Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) del Lazio, nel corso del secondo webinar organizzato da ANP Lazio “Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità”. “Come ANP Lazio – ha spiegato Costarelli – proseguiremo, con il rientro in classe anche delle scuole superiori dopo le festività pasquali, il percorso relazionale sul territorio inaugurato, che si concretizzerà in proposte specifiche indirizzate alle istituzioni. Iniziative di helping diffuso negli istituti e corsi di recupero dedicati per intervenire sulle carenze di apprendimento, ma anche progetti di formazione intensivi coadiuvati da esperti di diverse tematiche, a partire da quelli che quotidianamente si rapportano con le realtà più sensibili, potranno fare la differenza nel superare questa fase delicata”. A portare i loro ulteriori contributi nei vari ambiti nel secondo incontro volto alla creazione di una “rete di sistema” della scuola, introdotto dal presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Lazio, Mario Rusconi, sono stati Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Lazio “Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio”, Roberto Massimi Raccis, dirigente presso Raggruppamento Emergenza Roma9, Protezione Civile, Melita Cavallo, past president del Tribunale per i minorenni di Roma, Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali, istituita presso il Dipartimento Affari sociali della Presidenza del Consiglio, Daniele Grassucci, co-fondatore e direttore di Skuola.net, Daria Maggio, psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicologia della salute, Giudice Onorario presso Tribunale per i Minorenni di Roma, Socio fondatore dell’Associazione Obiettivo Psico Sociale Onlus, Roberta Beolchi, presidente Associazione Edela a tutela degli orfani delle vittime di femminicidio.

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Mascherine, non tutte sono idonee. Ecco come riconoscere quelle di qualità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Non tutte le mascherine contro il rischio Covid sono di qualità: nel mirino sono i criteri e i materiali di fabbricazione, ma anche chi certifica e dà i codici, come quelli che si leggono sulle Ffp2. Alcuni enti che certificano secondo regole europee sono situati fuori dell’Unione europea, e accusati di avallare capacità di filtrazione dichiarata superiore a quella reale. Il “tarocco” può trovarsi in entrambi i tipi di mascherine, ma soprattutto nelle Ffp2. In ogni caso, si parla delle due tipologie classiche: le mascherine chirurgiche, dispositivi medici preposti a non far passare all’esterno i batteri di chi le indossa, che devono rispettare la norma UNI EN 14683/2019 e per qualità si dividono in livelli I, II e II R quest’ultimo impermeabile; e le mascherine professionali, dispositivi di protezione individuale nati per polveri ed inquinanti ma utili contro patogeni esterni, aderenti alla norma UNI EN 149:2009 e classificati in FFfp1, Ffp2, Ffp3 in base al livello di protezione: le prime, si legge sul sito dell’Istituto Mario Negri, filtrano in media l’80% dei patogeni, le Ffp2 il 94%, le Ffp3 il 99%. Sia mascherine chirurgiche sia filtranti facciali, a valle dell’organo internazionale di notifica, sono valutate da Istituto superiore di sanità ed Inail. Sono poi in commercio mascherine “civili” per gli usi quotidiani, di materiali disparati, che non necessitano di valutazioni istituzionali.
Pandemia e crollo della qualità -Nella prima ondata, di fronte alla grave emergenza, il decreto 14 del 9 marzo 2020 ha aperto all’uso nei reparti ospedalieri di mascherine prive di marchio CE purché avessero l’ok dell’Istituto superiore di sanità. Portavoce di un gruppo in via di formazione di medici – microbiologi, virologi, infettivologi – e ingegneri, con l’obiettivo di spingere verso una maggiore diffusione ed un più facile accesso a mascherine di qualità, il professor Antonio Vittorino Gaddi, che è anche presidente della Società Italiana di Telemedicina, teme che quella misura possa non aver aiutato a combattere la diffusione della malattia. «Invece di agevolare la produzione di dispositivi idonei da parte di eccellenze che pure in Italia abbiamo, si è dato il via a produzioni di tutti i tipi. Si sono viste mascherine -italianissime, purtroppo- fatte di tessuto ripiegato o con gommapiuma in mezzo, vendute a caro prezzo; ed altre ancora spacciate per impermeabili perché avevano all’esterno uno strato di plastica: per consentire a chi le indossava di respirare il produttore aveva praticato dei buchi e alla fine filtravano meno di buone sciarpe di lana. Ma non è tutto: la sovraproduzione si è riversata sugli organismi di notifica e di fronte al lavoro crescente alcuni, oberati, hanno esternalizzato le certificazioni …e il mondo è grande».Protezione carente – Sul fronte qualità nel complesso il panorama «non è desolante ma nemmeno rassicurante. Una pubblicazione di ingegneri italiani su “Environmental Research and Public Health” a prima firma di Francesco Tessarolo analizza oltre 100 mascherine chirurgiche e Ffp2 in commercio in relazione ai tipi di tessuto che le compongono, in genere polipropilene, spunbond termosaldato o meno, o termotessuti da fibre caotiche (queste ultime non hanno trama)», dice Gaddi. «L’articolo mostra che solo un 40% rispetta i parametri di filtrazione, un 20% è sulla linea della sufficienza, un altro 40% non li rispetta. Purtroppo, aggiungo io, il test avviene sulla capacità di filtrare i batteri: come diametro i virus come il Covid-19 sono 20-30 volte più piccoli».
Normativa internazionale inadeguata – E veniamo al punto centrale. «Che l’organismo di notifica sia italiano o asiatico, fidato o sconosciuto, le regole per misurare sono vecchie», continua Gaddi. «Malgrado il Covid-19 abbia un diametro tra 0,08 e 0,12 micron le mascherine per contrastarlo sono testate con il bacterial filtration index, tarato su batteri come lo stafilococco aureo che ha un diametro di 3 micron. Per filtrare un virus così piccolo ci vorrebbero mascherine con maglie molto fitte e molto piccole o dotate di altre particolari proprietà filtranti. Le mascherine Ffp3 migliori hanno spesso fibre molto sottili (1-2 micron), mentre alcune Ffp2 in spunbond termosaldato hanno fibre grossolane con fori da 15 micron. Di fatto, per fermare il virus si conta sulla sovrapposizione degli strati di materiale oltre che sulla qualità, nonché su altre variabili, spesso non considerate adeguatamente, come l’aerazione dei locali. Ma purtroppo sia il mondo delle autorità regolatorie sia quello della ricerca non hanno spinto per rivedere una normativa vecchia di 20 anni e nata o per le sale chirurgiche o per le industrie, come ad esempio la siderurgica, dove gli operai sono esposti anche a polveri ultrafini, grandi come il virus. Insomma: le mascherine nelle fabbriche in giro per il mondo tendono a proteggere in teoria dai virus ben più di quanto non risultino protettive quelle usate in alcuni dei nostri ospedali».I limiti dei test – C’è un’ulteriore variabile. «Anche buoni laboratori possono rilasciare, in buona fede, certificazioni positive per mascherine inidonee contro i virus, in quanto la qualità della filtrazione si misura quantificando le particelle in uscita dal tessuto in percentuale su quelle sparate in entrata, ma tra quelle particelle ce ne sono di tutti i diametri, sia PM2,5, sia PM0,3 (la “taglia” del virus, appunto). E i detector sono sensibili al totale delle particelle che passano, non alla misura della particella in uscita, salvo ad utilizzare apparecchi complessi e costosi».
Le mascherine più “taroccate” – «Imbattersi in prodotti inadeguati è più probabile quando ci si rifornisce di mascherine Ffp2-Ffp3», continua Gaddi. «Il costo del tessuto filtrante e di produzione della mascherina chirurgica è inferiore rispetto a quello delle Ffp2 con i vari strati. Però è fondamentale non solo avere buone mascherine ma anche saperle indossare e qui un “mea culpa” dovrebbero farlo anche le autorità sanitarie! Inizialmente girava dai documenti la voce che il virus si trasmettesse per contatto (prima e unica regola: lavatevi le mani); poi qualcuno ha scritto che solo “droplet” da 5 micron in su trasmettessero i patogeni. Queste ed altre corbellerie hanno ritardato la giusta e comprensibile corsa verso le mascherine. Che sono indispensabili in un setting medico, perché un virus può “galleggiare” nell’aria a lungo e ricade molto più lentamente di quanto non facciano particelle grossolane, batteri, funghi ed altri patogeni. Basta un soffio o una mossa della mano a farlo risalire in aria. Motivo per cui, ad esempio, la mascherina è bene non toglierla mai quando si resta in studio dopo aver visitato o tamponato un paziente» By Mauro Miserendino
(fonte: Doctor33)

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Nuove regole per migliorare la qualità dell’acqua del rubinetto e ridurre i rifiuti di plastica

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2020

Bruxelles Martedì, il Parlamento ha approvato l’accordo con i Paesi UE sulla nuova direttiva sull’acqua potabile. Il testo legislativo è stato adottato in seconda lettura, senza emendamenti. Le nuove regole, che mirano a offrire acqua di rubinetto di alta qualità in tutta l’UE, sono la risposta alle richieste di oltre 1,8 milioni di europei che hanno firmato la prima Iniziativa europea dei cittadini di successo, “Right2Water”, a sostegno del miglioramento dell’accesso all’acqua potabile sicura. Gli Stati membri dovranno garantire la fornitura gratuita di acqua negli edifici pubblici e dovrebbero incoraggiare ristoranti, mense e servizi di catering a fornire l’acqua ai clienti gratuitamente o a basso costo. I Paesi UE dovranno inoltre adottare delle misure per migliorare l’accesso all’acqua per i gruppi vulnerabili, come i rifugiati, le comunità nomadi, i senzatetto e le culture minoritarie come i Rom.Per consentire e incoraggiare le persone a bere l’acqua del rubinetto piuttosto che l’acqua in bottiglia, la qualità dell’acqua sarà migliorata imponendo limiti più severi per alcuni inquinanti, tra cui il piombo. Entro l’inizio del 2022, la Commissione redigerà e monitorerà un elenco di sostanze o composti. Tra queste vi saranno i prodotti farmaceutici, i composti che alterano il sistema endocrino e le microplastiche. La Commissione stilerà inoltre un elenco UE dove saranno indicate le sostanze autorizzate a venire a contatto con l’acqua potabile.

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Crolla la produzione di olio extravergine d’oliva italiano ma la qualità resta eccellente

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

È quanto emerge dall’esclusiva indagine condotta dagli osservatori di mercato di Cia-Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Aifo-Associazione italiana frantoiani oleari, che fotografa un’Italia dell’olio spaccata in due, con la produzione al Sud in forte calo a differenza della netta ripresa, rispetto allo scorso anno, delle regioni centrali e settentrionali. La campagna che sta iniziando segnerà un netto -36% con una previsione di poco più di 235.000 tonnellate di olio extravergine d’oliva prodotte a fronte delle oltre 366.000 tonnellate della scorsa stagione.A trascinare al ribasso le stime saranno, appunto, le Regioni del Sud, da cui dipende gran parte della produzione italiana: evidente il calo della Puglia (-51%) che risente in maniera pesante della ciclicità del raccolto, con l’attuale stagione di scarica, a due anni dalla gelata che azzerò la raccolta nelle province di Bari, Bat e Foggia destabilizzando le piante. Non si arresta il crollo del Salento flagellato dalla Xylella dove si stimano 2000 tonnellate di olio e un calo del 50% rispetto allo scorso anno.Puglia che, nonostante quest’annata difficile, resta il polmone olivicolo nazionale con le 101mila tonnellate di prodotto stimate, pari al 44% della produzione italiana complessiva.Al secondo gradino del podio sale, a sorpresa, la Sicilia (-17% rispetto allo scorso anno) che scalza la Calabria (-45%) grazie alle buone temperature di queste settimane. Segno negativo anche per altre regioni importanti dal punto di vista produttivo come Campania (-12%), Basilicata (-20%), Molise (-20%), Sardegna (-26%) e Abruzzo (-33%). Situazione ribaltata nelle regioni centrali e settentrionali, invece, grazie al clima positivo durante il periodo della fioritura e agli attacchi contenuti della mosca. Sostanzialmente stabile la produzione nel Lazio (+6%), ottimi rialzi per Toscana (+24%), Umbria (+40%), Marche (+48%), ed Emilia-Romagna (+52%).L’oscar per il miglior incremento produttivo, nonostante le quantità sempre di molto inferiori alle regioni a maggior vocazione olivicola, lo vince la Lombardia (+1727%) che passa da 123 tonnellate di olio extravergine d’oliva prodotte alle 2248 tonnellate stimate per quest’annata.Grande crescita anche per Liguria (+145%), Trentino-Alto Adige (+265%), Friuli Venezia Giulia (+770%) e Veneto (+995%). “Siamo di fronte ad un’annata a due facce, con i cali nelle regioni meridionali che producono la stragrande maggioranza dell’olio italiano e la ripresa delle regioni centrali e settentrionali che hanno beneficiato di un clima più clemente -ha detto il presidente di Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino-. Ora bisogna premiare la filiera agricola che si impegna nella produzione di un olio di qualità, garantendo prezzi più equi, adeguati e remunerativi”. “La quantità quest’anno, a causa della ciclicità del raccolto, non sarà elevata mentre fortunatamente conserveremo inalterata la qualità eccellente del nostro prodotto -ha spiegato il presidente di Italia Olivicola Fabrizio Pini-. Quest’annata dimostra, una volta di più, come non sia più rimandabile un Piano Olivicolo Nazionale che consenta di impiantare nuovi uliveti e recuperare quelli abbandonati. Occorre inoltre un lavoro istituzionale condiviso per cercare di garantire, su tutto il territorio nazionale, il giusto valore al lavoro dei nostri agricoltori”.“La qualità del nostro olio sarà eccellente ma dovremo mantenere alta l’attenzione sugli attacchi della mosca con controlli capillari sui territori -ha aggiunto il presidente di Aifo, Piero Gonnelli-. Siamo ancora lontanissimi dal soddisfare in toto il fabbisogno dei consumatori italiani e dovremo lavorare su questo nei prossimi mesi in sinergia con tutti i protagonisti della filiera”.

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Qualità dei trapianti di cuore in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Secondo i dati CNT sulla Qualità dei trapianti di cuore in Italia, malgrado il Covid 19, il Cardiocenter dell’Ospedale Niguarda, sostenuto dalla fondazione De Gasperis, è primo per numero di trapianti cardiaci, con una sopravvivenza dell’83.6% a 1 anno (media nazionale 81.5), e del 79.3% a 5 anni (media nazionale 72.8). Inoltre, la sopravvivenza dei pazienti a un anno ponderata in base alla casistica media nazionale é la più alta tra tutti i Centri italiani (86.9%, dato nazionale 82.7%). Il Cardiocenter mostra anche il miglior bilancio in termini quali-quantitativi tra tutti i Centri attivi nel nostro paese. Questi dati dimostrano la qualità del programma di trapianto di cuore dell’Ospedale metropolitano, che si conferma e si mantiene nel tempo, grazie all’impegno costante e sinergico di tutto il Dipartimento Cardiotoracovascolare De Gasperis, e in primo luogo della Cardiochirurgia, del 3° Servizio di Anestesia e Rianimazione, e della Cardiologia 2, a conferma dell’importanza del back-up di un grande ospedale multispecialistico, impegnato a diversi livelli nel procurement e nel trapianto, e della competenza e la motivazione di tutto il personale coinvolto. «Una grande soddisfazione, che premia la professionalità profusa da tutto il Cardiocenter e la passione con cui la società civile lo sostiene» è il commento del presidente della fondazione De Gasperis, Benito Benedini.

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Sistema Qualità e Controllo Qualità nei Laboratori di Prova”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Il corso si svolgerà ogni venerdì e sabato in Ateneo a partire dal 23 ottobre 2020. A causa dell’emergenza sanitaria le lezioni potranno essere fruite anche in modalità a distanza. Il corso, patrocinato da ACCREDIA – l’Ente unico nazionale di Accreditamento – e dalla Regione Emilia-Romagna, è rivolto a laureati triennali e magistrali nelle discipline scientifiche, sia in cerca di prima occupazione che a Direttori, Responsabili e Operatori di laboratorio, Responsabili della qualità, Consulenti. Al termine del corso verranno rilasciati 30 CFU. L’attività sarà organizzata nei seguenti moduli didattici:
organizzazione di un Laboratorio di prova secondo la Norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2018
validazione dei metodi di prova nelle analisi chimiche
carte di controllo e norma UNI ISO 7870-2:2014
incertezza di misura nelle analisi chimiche e regole decisionali nei giudizi di conformità
gestione del Rischio
Quality by design
metrologia della massa: taratura strumenti per pesare a funzionamento non automatico (NAWI)
gestione della strumentazione secondo la Norma UNI EN ISO 10012:2004
incertezza di misura nelle analisi microbiologiche per le acque secondo la ISO 8199/2018 e per alimenti con la nuova ISO 19036:2019 seminari con esperti del settore
Al termine delle lezioni frontali, i partecipanti svolgeranno attività di stage presso aziende convenzionate. Le aziende potranno anche essere quelle di provenienza dei partecipanti già occupati. https://www.unipr.it/node/28741

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La qualità della vita. La clonazione

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2020

Gli esseri viventi, salvo poche eccezioni, hanno conosciuto solo una forma di riproduzione: quella sessuale derivante dall’accoppiamento di due soggetti di sesso diverso e che in determinate condizioni possono mettere al mondo un loro simile.
Nel 1952 con un esperimento effettuato su una rana, si è aperta un’altra strada riproduttiva: la clonazione. Questo genere di tecnica ebbe il suo momento di gloria nel 1996 con la pecora Dolly, nata al Roslin Institute d’Edimburgo. L’inventore, per la cronaca, è stato il biologo scozzese Ian Wilmut. L’ovino divenne, in pratica, il capostipite di molti altri esperimenti che, da allora a oggi, sono stati fatti con topi, maiali ecc.
A questo punto fu inevitabile chiedersi se tale genere di sperimentazione valesse anche per la riproduzione umana. La risposta, prima ancora che scientifica, è stata religiosa, giuridica, politica ed etica. Fu un riscontro soprattutto negativo e allarmato perché parve a molti che si alterasse un ordine costituito e che, per i credenti, significasse mettere in discussione un’autorità divina, la sola preposta alla creazione della vita attraverso l’accoppiamento sessuale.
Un altro aspetto creativo è quello postulato dall’abiogenesi che prevede la possibilità che gli esseri viventi possono nascere da materia inerte come sostanze inorganiche o sostanze organiche in decomposizione per azione del calore o della luce solare o dell’umidità. Fu una tesi quasi generalmente accettata sino agli albori del XIX secolo e basata sull’autorità di Anassimandro, Aristotile e Democrito, dagli scritti biblici e dai poeti romani come Virgilio e Lucrezio. Nel Rinascimento ci pensò il filosofo Vanini a riprendere con più forza il discorso sostenendo che l’origine delle piante e degli animali derivasse da sostanze in fermentazione. Il fisico francese Redi nel 1668 fu di parere opposto e lo dimostrò con degli accurati esperimenti con le larve delle mosche che non si sviluppavano nella carne se questa era posta in un recipiente chiuso. In seguito nel 1765 Lazzaro Spallanzani lo dimostrò con esperimenti simili a quelli di Redi anche nei riguardi dei microorganismi. La questione fu risolta in modo definitivo nel 1862 da Louis Pasteur. Egli usò per l’esperimento una bottiglia fornita da un lungo collo ad S, aperto all’estremità, in modo che l’aria potesse liberamente entrare ed uscire dalla bottiglia, ma la polvere, le muffe e i batteri presenti nell’aria si depositavano nelle pareti del tubo ad S e non potevano raggiungere il brodo che si trovava nel recipiente. Se questo era bollito e conservato al freddo, non sviluppava alcun microorganismo: Omne vivum ex vivo secondo il celebre assioma del fisiologo Guglielmo Harwey.
Se, a questo punto, lasciassimo parlare gli scienziati e lo facessimo senza pregiudizi, ci renderemmo conto che vi sono due aspetti dello stesso problema che possono portarci a soluzioni differenti. Consideriamo il primo caso ovvero la riproduzione per via sessuale. Essa, per intenderci meglio, è da ritenersi più condivisibile e dagli effetti pratici alquanto convincenti sebbene vi sia il rischio che dal concepimento e per tutto il periodo della gestione vi possano essere interferenze di un certo rilievo. (Riccardo Alfonso)

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Vendemmia 2020, tanta qualità ma si selezionano i vigneti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

La vendemmia per le terre del Soave è prevista per il 20 di settembre, solo qualche giorno di anticipo rispetto agli scorsi anni, con una garganega allungata e spargola e con le acidità che sono aiutate dalle importanti escursioni termiche che si stanno registrando e che sono ottimali per la freschezza ma anche per i profumi floreali di fiori d’acacia e camomilla del Soave.
«Ci stiamo preparando a una vendemmia da un lato estremamente promettente, dall’altro con qualche nuvola all’orizzonte – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – il nostro Consorzio si è dimostrato reattivo e in grado di rispondere alle problematiche che ci si sono poste davanti e siamo sicuri che saprà reagire con prontezza anche in futuro.»
Una stagione metereologica come la 2020 non si vedeva da diversi anni. Preceduta da un inverno mite e siccitoso, il germogliamento è partito con sostanziale anticipo rispetto alla stagione precedente. I mesi di aprile e maggio sono stati perturbati e piovosi, e le basse temperature registrate hanno rallentato la corsa delle viti per arrivare alla fioritura in giugno in perfetto stato. I mesi estivi hanno registrato temperature senza estremi, ventilazione e un perfetto apporto idrico che hanno portato le vigne a essere rigogliose e sane, senza attacchi di peronospora o altre malattie.

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Lockdown? Opportunità per profittare della formazione di qualità

Posted by fidest press agency su domenica, 3 Maggio 2020

Il lavoro agile imposto da COVID-19 offre, tra l’altro, l’opportunità di dedicarsi alla formazione e all’aggiornamento professionale a distanza. Infatti il tempo risparmiato con i viaggi verso e dal luogo di lavoro può essere messo a frutto per utili finalità. E’ quanto pensa la Fast, che intensifica per i mesi di maggio e giugno i suoi programmi educativi, tutti in streaming, e con sconto sulle quote di iscrizione ufficiali.“Fast Ambiente Academy, dice la responsabile Olga Chitotti, con il contributo del Comitato scientifico formato da rappresentanti di università e gruppi industriali, propone un intenso calendario di iniziative a quanti desiderano migliorare le conoscenze sul sistema idrico integrato e su argomenti legati all’ambiente. Sono tutti online!”
Nel primo caso si segnalano il 3° e il 4° modulo del ciclo dedicato agli Impianti di depurazione. Infatti, l’11 e 12 maggio si parla di Gestione del processo di depurazione biologica; il 27 e 28 maggio sono dedicati a Trattamento e smaltimento fanghi
Il 9 e 10 giugno c’è il corso su Progettazione di opere per l’invarianza idraulica e idrologica. Il 16 e 17 giugno tocca a Acque potabili. Progettazione e gestione ottimale delle reti di distribuzione. L’evento del 23 e 24 giugno riguarda la Progettazione e gestione dei sistemi di fognatura.Oltre alla tematica dell’acqua, Fast propone sei appuntamenti su specifici argomenti della grande tematica ambientale. La carrellata si apre il 5 maggio con Terre e rocce da scavo. Segue il 7 e 14 maggio Controllo e riduzione delle emissioni in atmosfera delle attività produttive dalle Pmi ai grandi impianti di combustione.
Il 18 e 25 maggio si affronta la tematica AIA-AUA delle attività produttive, declinate sugli aspetti normativi tecnici e di controllo anche in considerazione dell’emergenza sanitaria in corso. Non manca l’analisi dei casi.Il tema caldo Amianto nei cantieri occupa le giornate dell’8 e 15 giugno, approfondendo gli aspetti gestionali, la bonifica e lo smaltimento. Nel mezzo, il 18 giugno viene proposto l’incontro Rifiuti pericolosi; l’approfondimento si riferisce a normative, classificazione e gestione con naturale riferimento all’emergenza COVID-19. Conclude il ciclo il corso del 25 giugno: Green Public Procurement (GPP). Fornitori della Pubblica amministrazione: la cassetta degli attrezzi per gli appalti verdi. http://www.fast.mi.it.

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La qualità della vita. La clonazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Gli esseri viventi, salvo poche eccezioni, hanno conosciuto solo una forma di riproduzione: quella sessuale derivante dall’accoppiamento di due soggetti di sesso diverso e che in determinate condizioni possono mettere al mondo un loro simile.
Nel 1952 con un esperimento effettuato su una rana, si è aperta un’altra strada riproduttiva: la clonazione. Questo genere di tecnica ebbe il suo momento di gloria nel 1996 con la pecora Dolly, nata al Roslin Institute d’Edimburgo. L’inventore, per la cronaca, è stato il biologo scozzese Ian Wilmut. L’ovino divenne, in pratica, il capostipite di molti altri esperimenti che, da allora a oggi, sono stati fatti con topi, maiali ecc.
A questo punto fu inevitabile chiedersi se tale genere di sperimentazione valesse anche per la riproduzione umana. La risposta, prima ancora che scientifica, è stata religiosa, giuridica, politica ed etica. Fu un riscontro soprattutto negativo e allarmato perché parve a molti che si alterasse un ordine costituito e che, per i credenti, significasse mettere in discussione un’autorità divina, la sola preposta alla creazione della vita attraverso l’accoppiamento sessuale.
Un altro aspetto creativo è quello postulato dall’abiogenesi che prevede la possibilità che gli esseri viventi possono nascere da materia inerte come sostanze inorganiche o sostanze organiche in decomposizione per azione del calore o della luce solare o dell’umidità. Fu una tesi quasi generalmente accettata sino agli albori del XIX secolo e basata sull’autorità di Anassimandro, Aristotile e Democrito, dagli scritti biblici e dai poeti romani come Virgilio e Lucrezio. Nel Rinascimento ci pensò il filosofo Vanini a riprendere con più forza il discorso sostenendo che l’origine delle piante e degli animali derivasse da sostanze in fermentazione. Il fisico francese Redi nel 1668 fu di parere opposto e lo dimostrò con degli accurati esperimenti con le larve delle mosche che non si sviluppavano nella carne se questa era posta in un recipiente chiuso. In seguito nel 1765 Lazzaro Spallanzani lo dimostrò con esperimenti simili a quelli di Redi anche nei riguardi dei microorganismi. La questione fu risolta in modo definitivo nel 1862 da Louis Pasteur. Egli usò per l’esperimento una bottiglia fornita da un lungo collo ad S, aperto all’estremità, in modo che l’aria potesse liberamente entrare ed uscire dalla bottiglia, ma la polvere, le muffe e i batteri presenti nell’aria si depositavano nelle pareti del tubo ad S e non potevano raggiungere il brodo che si trovava nel recipiente. Se questo era bollito e conservato al freddo, non sviluppava alcun microorganismo: Omne vivum ex vivo secondo il celebre assioma del fisiologo Guglielmo Harwey.
Se, a questo punto, lasciassimo parlare gli scienziati e lo facessimo senza pregiudizi, ci renderemmo conto che vi sono due aspetti dello stesso problema che possono portarci a soluzioni differenti. Consideriamo il primo caso ovvero la riproduzione per via sessuale. Essa, per intenderci meglio, è da ritenersi più condivisibile e dagli effetti pratici alquanto convincenti sebbene vi sia il rischio che dal concepimento e per tutto il periodo della gestione vi possano essere interferenze di un certo rilievo. (Riccardo Alfonso)

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“L’Italia deve fare un salto di qualità sul piano della sicurezza nazionale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

“E in particolare sul fronte della tutela degli interessi strategici economici con il pieno coinvolgimento del Parlamento stesso e delle forze politiche, sociali e culturali del Paese”. A dirlo è il vicepresidente del Copasir, Adolfo Urso, senatore di FdI in occasione della presentazione della ‘Relazione sulla politica dell’informazione per la Sicurezza’, curata dal Comparto Intelligence e relativa all’anno 2019 che “evidenzia le nuove minacce cibernetiche ed economiche produttive, così come la necessità di continui adeguamenti normativi, cosa peraltro avvenuta più volte nel corso dell’ultimo anno”.”Per questa ragione stiamo predisponendo una proposta di legge organica di revisione del Sistema della Sicurezza Nazionale che, tra l’altro, preveda una più incisiva partecipazione del Parlamento nel sistema di informazione per la sicurezza dell’Italia, introducendo l’obbligo del varo di una ‘legge annuale per la sicurezza nazionale’. Una volta presentata la Relazione che il governo trasmette alle Camere, il Parlamento avrà l’opportunità attraverso un dibattito in Aula e la votazione di relative risoluzioni di discuterne nel merito. Da qui, poi, spetterà al governo presentare un disegno di legge per la sicurezza nazionale sulle indicazioni giunte dal Parlamento stesso. In questo modo la relazione non rimarrà soltanto l’ennesimo documento presentato e depositato, ma piuttosto l’occasione per un confronto in Parlamento e nel Paese sulla sicurezza nazionale consentendo inoltre che questo possa tradursi in un provvedimento legislativo a tutela degli interessi strategici del Paese” conclude il senatore Urso.

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Integratori alimentari e standard di qualità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

Nella fabbricazione di integratori alimentari occorre impiegare materie prime di qualità per garantire ai consumatori “un elevato livello di tutela”, obiettivo che si prefigge la direttiva 2002/46/CE. È l’inizio della nota con cui il Ministero della Salute fissa gli standard di qualità delle materie prime e buone pratiche di fabbricazione per gli integratori alimentari.Sono diverse le indicazioni riportate nel provvedimento, in cui si sottolinea che la qualità è assicurata dalla rispondenza a standard di purezza generalmente riconosciuti. Non solo. La fabbricazione richiede la documentazione di procedure di controllo sulle condizioni operative dello stabilimento. “Richiami ed indicazioni importanti – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – ci auguriamo che vengano presi alla lettera per tutelare i consumatori. Solo pochi mesi fa, come si ricorderà, si sono registrati casi di epatite colestatica acuta segnalati dopo l’assunzione di integratori alimentari alla Curcuma. Stiamo assistendo alcuni cittadini che hanno avuto problemi di salute. Andremo fino in fondo su questa vicenda, abbiamo chiesto anche l’accesso alla relazione degli esperti – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – intanto ci auguriamo che la nota del Ministero contribuisca a tutelare i consumatori”.

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Senza infermieri si perde qualità dell’assistenza e aumenta il rischio di mortalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 giugno 2019

“Il Servizio sanitario nazionale senza professionisti e management all’altezza, impegnati in un’assistenza di qualità e nella sicurezza delle cure, sarebbe naufragato da un pezzo. Ma se l’appello lanciato dal presidente Fiaso, Francesco Ripa di Meana, alla presentazione del Report Aopi, l’Associazione degli ospedali pediatrici italiani, sull’assistenza nelle strutture pediatriche è per un cambio di passo che preveda nuovi modelli di assistenza, nuove tecnologie e un grande piano di assunzioni, è bene che i decisori politici guardino con attenzione il rovescio della medaglia, quello cioè che accadrebbe senza la buona volontà di chi gestisce e offre assistenza, se non si metteranno davvero in campo questi cambiamenti”.Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), commenta lo studio realizzato dal Gruppo di studio italiano RN4CAST@IT-Ped, ribadendo che è la volontà dei professionisti e la capacità manageriale delle aziende che finora ha garantito qualità e sicurezza, ma sottolineando che non per questo devono sfuggire i rischi che si corrono senza un cambio di passo nel sistema.Gli infermieri in area pediatrica hanno in media circa 2,5 assistiti in più di quelli che sarebbero i numeri ottimali: per ogni paziente extra il rischio di mortalità a 30 giorni aumenta del 7%. Un dato che si traduce in un aumento del rischio di circa il 17-18 per cento.Per il 10% di attività infermieristiche mancate (quelle proprie dell’assistenza di questi professionisti) il rischio di mortalità cresce questa volta del 16%, sempre a 30 giorni dal ricovero dei piccoli pazienti: la media rilevata dallo studio in Italia è di circa il 5%, che si traduce in un rischio di mortalità dell’8% in più.
“Sommati, i due dati portano a un aumento del rischio di mortalità del 25-26%, inaccettabile se legato a queste cause. E soprattutto perché per di più si parla di bambini”, commenta Mangiacavalli.Che aggiunge: “Sono dati che grazie alla buona volontà dei professionisti e alla capacità del management delle aziende non si sono realizzati, ma il livello di allarme è alto e di questo si deve tenere conto in modo determinante al momento della scelta delle politiche di programmazione. Oggi abbiamo una carenza di infermieri in costante aumento. Senza contare ‘Quota 100’ al tavolo del fabbisogno dei posti per i corsi di laurea, dove la FNOPI è presente con il ministero della Salute e le Regioni, la Federazione ha evidenziato che rispetto alla domanda dei cittadini ci sono circa 30.000 infermieri in meno che diventeranno 58.000 in meno nel 2023; circa 71.000 in meno nel 2028 e quasi 90.000 in meno nel 2033”.“Se poi a questi dati che rispecchiano gli effetti dei blocchi di turn over e di Quota 100 ai aggiunge che secondo lo studio Aopi il 25% circa degli infermieri delle pediatrie sono insoddisfatti del proprio lavoro e lascerebbero, se potessero, l’impiego nell’ospedale nel giro di un anno, l’allarme diventa un vero e proprio allarme rosso. E ancora se a questo si aggiunge che sempre lo studio ha verificato un burnout infermieristico (associato alla volontà di assicurare elevati livelli di qualità che non possono raggiungere mentre riscontrano l’insoddisfazione dei pazienti oltre alla loro volontà di cambiare il proprio ruolo o lasciare il lavoro) che sfiora il 20%, il quadro della situazione è davvero a rischio di naufragio evitato finora solo, come sottolinea il presidente Aopi e Dg del Gaslini Paolo Petralia, dalla buona organizzazione aziendale che ha fatto fronte alle carenze di personale e ha permesso di garantire comunque una buona qualità delle cure e la messa in sicurezza dei pazienti”.“Mancano tanti professionisti – conclude Mangiacavalli – e come dimostra lo studio a mancare in modo allarmante sono gli infermieri. Quei professionisti cioè che prendono in carico il malato dopo qualunque intervento abbia subìto e fino alle sue dimissioni. Quei professionisti che hanno il compito di seguirlo in ospedale come a domicilio per assicurare che si curi, lo faccia bene e non abbia complicazioni e se queste dovessero subentrare, a casa come in ospedale, far scattare il giusto allarme con tutti gli interventi che, come dimostrano i dati, sono anche salvavita”.

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Workshop sulle Tecnologie al servizio di un’agricoltura sostenibile e di qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Parma Martedì 5 febbraio, dalle 9.30, si terrà al Centro Congressi S. Elisabetta del Campus dell’Università di Parma il Workshop finale del Progetto “Costruzione di un prototipo per l’ottimizzazione della concimazione azotata a rateo variabile del grano duro in funzione di previsioni climatiche di medio periodo”. Il Progetto è finanziato da Ager (Agroalimentare e ricerca), un’iniziativa tra Fondazioni di origine bancaria (tra cui Fondazione Cariparma) unite per promuovere e sostenere la ricerca scientifica nell’agroalimentare italiano: Ager mette al centro della ricerca le produzioni italiane d’eccellenza, puntando al miglioramento dei processi e allo sviluppo di tecnologie d’avanguardia.Il workshop, dal titolo “Tecnologie Web-Based per la filiera grano duro: ottimizzazione della concimazione azotata e pasta di precisione”, è rivolto anche ad imprenditori agricoli, associazioni di imprese di meccanizzazione agricola ed enti di formazione interessati all’utilizzo di strumenti tecnologici avanzati per un’agricoltura sostenibile e di qualità.
Il Progetto, coordinato dal prof. Francesco Morari dell’Università di Padova, ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Chimiche, della vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma (referente prof.ssa Giovanna Visioli), dell’Università di Firenze e dell’Università di Teramo, con il supporto dell’azienda di sensoristica in campo agronomico ARVAtec s.r.l. e di Barilla S.p.A.
Al giorno d’oggi l’ottenimento di rese elevate deve necessariamente andare di pari passo con un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e nello stesso tempo che possa fornire materie prime di qualità per la filiera di trasformazione. L’uso della tecnologia (ad esempio droni, satelliti e sensori on the go) diventa indispensabile per il futuro dei giovani imprenditori agricoli. Nel caso del frumento duro l’obiettivo è quello di garantire per tutta la filiera dal seme alla pasta un’elevata sostenibilità e qualità.Il Progetto della durata di un anno incentrato sull’agricoltura di precisione è stato finanziato nell’ambito del bando AGER sul trasferimento tecnologico per l’applicabilità pratica dei risultati di un precedente Progetto AGER, di durata triennale, sulla sostenibilità agronomica, ambientale ed economica della filiera grano duro.
La sperimentazione è stata condotta nell’annata colturale 2017-2018 in due areali distinti, l’Azienda agricola di “Miana Serraglia” a Mira (Venezia) e la fattoria “Savini”, in provincia di Teramo, su due varietà di frumento duro selezionate per la crescita a Nord e Centro Sud Italia.L’obiettivo è stato quello di implementare una metodologia che combina modelli matematici e previsioni climatiche con sensori ottici montati su trattore, drone e satellite per ottimizzare la fertilizzazione in frumento duro. Lo scopo finale è quello di fornire all’operatore agricolo uno strumento di facile utilizzo che automatizzi la concimazione a rateo variabile nell’ottica di un’agricoltura di precisione.La partecipazione al workshop è gratuita, fino ad esaurimento posti (90). https://bit.ly/2rLouRR

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29ª edizione della Qualità della vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 dicembre 2018

Un risultato inedito nell’indagine annuale del Sole 24 Ore. La provincia si piazza ben sette volte su 42 nei primi tre posti per le performance conseguite negli indicatori del benessere e conquista così lo scettro di provincia più vivibile d’Italia, dopo averlo sfiorato per quattro volte, fermandosi al secondo posto nel 2003 e 2004 e poi nel 2015 e nel 2016.
Come ogni anno l’indagine del Sole 24 Ore scatta una fotografia delle città italiane, scegliendo di inquadrare la questione della vivibilità urbana tramite 42 parametri per ciascuna provincia (107 in tutto), suddivisi in sei macro aree tematiche (Ricchezza e consumi, Affari e lavoro, Ambiente e servizi, Giustizia e sicurezza, Demografia e società, Cultura e tempo libero), riferiti all’ultimo anno appena trascorso.
Milano svetta negli indicatori reddituali, di lavoro e per i servizi. Al primo posto per depositi in banca pro capite, celebra un buon tasso di occupazione e vince l’iCityrate 2018 come migliore smart city. Anche la cultura sale sul podio, con la spesa media dei milanesi al botteghino. Tra i punti deboli la sicurezza (scippi, borseggi e rapine) e l’indice di litigiosità nei tribunali.Al secondo ed al terzo posto si piazzano Bolzano, in risalita dalla quarta posizione del 2017, e Aosta, in discesa di una posizione dallo scorso anno.In coda alla graduatoria, invece, si ritrova Vibo Valentia. È la quarta volta che compare sul fondo, circondato da numerose città del Sud. La città è penalizzata dalle performance legate alla giustizia, ai servizi e alle variabili reddituali. Ultima per durata media dei processi e pendenze ultra-triennali nei tribunali, registra anche una delle più basse spese medie degli enti locali per minori, disabili e anziani. In controtendenza i risultati della città sul fronte del turismo, con una permanenza media nelle strutture ricettive tra le più lunghe e un mercato molto accessibile per l’affitto di case.Resta stabile la qualità della vita nella Capitale. Roma si piazza al 21° posto, in linea con l’anno precedente (24° posto) in cui il numero di province saliva da 107 a 110. La ricchezza viene confermata dal dato medio dei prezzi delle case, in media il più elevato d’Italia, e dalla maggiore propensione agli investimenti fotografata dall’elevata percentuale di impieghi sui depositi. Pesano purtroppo sulla città il numero dei protesti pro capite, l’indice di litigiosità nei tribunali e le denunce per reati legati agli stupefacenti.Tra le altre grandi città, più a sud spicca la risalita di Napoli che conquista 13 posizioni: nonostante continuino a peggiorare le performance legate a Giustizia e sicurezza e Affari e lavoro, la città festeggia il miglioramento sul fronte della ricchezza e dei consumi, grazie ai prezzi di vendita delle case. Migliorano anche Venezia, Torino, Catania, Bari e Bologna, in controtendenza solo Genova e Firenze che perdono rispettivamente otto e dieci posizioni.Il database interattivo con tutti i dati delle province per i 42 indicatori, con le serie storiche dal 1999, saranno online a partire dalle ore 11 su http://www.ilsole24ore.com.

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Convegno: Qualità in sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Napoli Non accenna a diminuire il divario tra la qualità della Sanità al Nord e al Sud. Nel Mezzogiorno un quarto dei cittadini è costretto a mettere mano al proprio portafoglio e, troppo spesso, a rinunciare a curarsi a causa del proprio reddito (28%). Basti pensare che per far fronte alle mancanze del SSN il 70% di chi vive al Sud ricorre a visite specialistiche pagate di tasca propria (+7,6% rispetto alla media nazionale). Superiore alla media anche la frequenza di ricorso ai farmaci pari all’87%, una cifra che si discosta di oltre 15 punti percentuali rispetto alla media nazionale.Sulle possibili soluzioni per cercare di mettere fine a questa preoccupante situazione, si focalizzerà l’intervento di Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute durante il convegno “Qualità in Sanità, tra equità e sostenibilità” in programma oggi e domani a Napoli.“Il Welfare supplementare in Sanità è doveroso per tentare di ridurre l’Health Divide che spezza in due il nostro Paese – spiega Vecchietti – e per ottemperare al dettato della Costituzione che impone il diritto alla salute, oggi spesso negato o ridotto per alcune categorie di cittadini, le più fragili e quelle che risiedono nelle aree meridionali del Paese”.Dal capoluogo partenopeo, il numero uno di RBM Assicurazione Salute rilancerà il progetto di un Welfare supplementare per il Sud, presentato ad ottobre al Convegno “Mezzogiorno d’Italia: ultima spiaggia” organizzato da EUR.A.PRO.MEZ (Associazione Nazionale per il Progresso del Mezzogiorno d’Italia). Un progetto che, se avviato, potrebbe ridurre i gap assistenziali con il resto del Paese, ristabilendo quell’equità e quell’universalismo che dovrebbero essere alla base del nostro Servizio Sanitario. Il Welfare supplementare potrebbe essere finanziato attraverso i Fondi Europei, oggi pericolosamente a rischio per mancato utilizzo, che quindi sarebbero finalizzati a garantire la perequazione territoriale.
“Le Forme Sanitarie Integrative – afferma Vecchietti – possono finanziare aree di prestazioni economicamente non più sostenibili dal SSN garantendo comunque la loro erogazione mediante delle strutture pubbliche o convenzionate. Le Regioni potrebbero trasferire ad un terzo (fondi sanitari/compagnia di assicurazioni) in tutto o in parte l’onere economico connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie di una determinata area di trattamenti, garantendo comunque al cittadino il rispetto dei LEA predefiniti su base territoriale e a fronte di un budget di spesa predeterminato (il premio assicurativo). Analizzando il quadro complessivo credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie presenti sul territorio sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale.” “Come evidenziato dall’VIII Rapporto RBM-Censis cresce il rancore degli italiani nei confronti del SSN – segnala Vecchietti -. Questo sentimento negativo dilaga nel Mezzogiorno dove quasi la metà degli intervistati si dichiara arrabbiato di fronte ad un Servizio Sanitario che non sembra essere in grado di curarli nei tempi e nei modi adeguati e li obbliga a diventare migranti della salute. Il fenomeno della mobilità sanitaria, infatti, è aumentato del 21% rispetto al 2015 e lo scorso anno ha coinvolto 1,7 milioni di italiani E la situazione pare in peggioramento poichè il federalismo fiscale non ha fatto che accrescere il divario. Se prima del 2017 la speranza di vita era pressappoco la stessa in tutto il Paese, oggi per un uomo campano è di 74 anni contro i 76 di un lombardo e per quanto riguarda le donne è di 80 contro 83.” Preoccupanti anche i dati relativi alla cronicità e all’obesità, superiori alla media nazionale. Infatti, il 15,9% degli abitanti del Sud presenta una malattia cronica grave, mentre negli over 65 il tasso di persone in condizione di multicronicità è addirittura del 47% (+5% rispetto al Nord). Per quanto riguarda l’obesità, in Campania oltre la metà delle persone sono in sovrappeso o obese, anche a causa di una maggiore sedentarietà (un fenomeno che riguarda il 57,7% dei campani) dovuta a una minore offerta di strutture sportive e ad un PIL pro-capite inferiore.A contribuire alla più bassa speranza di vita, anche una minore attenzione alla prevenzione: il tasso di adesione allo screening mammografico, ad esempio, è del 55% al Nord, mentre si ferma al 36% nel Mezzogiorno.Ad aggravare la situazione il meccanismo delle detrazioni, attualmente vigente: quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i cittadini italiani attraverso la Finanza Pubblica per garantire le risorse necessarie al funzionamento di tale sistema, viene assorbito dalle regioni del Nord, meno del 20% da quelle del Sud e delle Isole.“Analizzando il quadro complessivo – prosegue Vecchietti – credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Pubblico e privato potrebbero affiancarsi e garantire il diritto alla Salute, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione, a tutti. Per farlo perché non seguire la strada di un reddito di salute? Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale”.Ad oggi, la macro-area Sud e Isole è quella con il minor numero di assicurati (soltanto 1 cittadino su 10 usufruisce di polizze sanitarie collettive/Fondi Integrativi e poco meno del 10% di polizze sanitarie individuali). Di conseguenza, in questa zona del Paese la Spesa Sanitaria Intermediata pro-capite è di soli 18,90 € a fronte di una Spesa Sanitaria Privata pro-capite pari a 495,42 € (3,8% contro il 13,3% del Nord-Est).E ancora: “Attualmente gli italiani che già hanno una forma sanitaria integrativa beneficiano di una riduzione della loro spesa sanitaria privata di 2/3. Ed essendo l’attuale impianto della Sanità Integrativa di matrice prevalentemente occupazionale anche la sua diffusione ricalca la struttura produttiva del Paese favorendo inevitabilmente le Regioni del Centro Nord dove sono presenti la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni (Centro) – conclude Vecchietti – e del tessuto produttivo delle Piccole Medie Imprese (Nord) che rappresenta la spina dorsale della nostra economia”.

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Presentazione Libro Bianco 2018 “Caregiving, salute e qualità della vita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 novembre 2018

Roma, 29 novembre 2018 h. 11.30 Camera dei Deputati – Sala conferenze stampa – Via della Missione, 4 Dal 2007 Onda, grazie al supporto di Farmindustria, pubblica il Libro bianco sulla Salute della Donna con l’obiettivo di presentare un quadro completo e aggiornato sullo stato di salute della popolazione femminile italiana.La sesta edizione è dedicata al tema del caregiving che riguarda oltre 8,5 milioni di italiani, per lo più donne, che si dedicano alla cura dei propri cari sopportando costi elevati soprattutto in termini di salute fisica e psichica nonché di vita sociale e lavorativa. Il progressivo invecchiamento della popolazione e il contestuale incremento delle cronicità rendono il fenomeno di estrema attualità. Intervengono
Sen. Nunzia Catalfo, Presidente Commissione Lavoro, Senato della Repubblica
On. Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
On. Rossana Boldi, Vicepresidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. M. Cristina Cantù, Vicepresidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Paola Boldrini, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Sen. Maria Rizzotti, Membro Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica
Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere
Alberto Pilotto, Direttore Dipartimento Cure Geriatriche, OrtoGeriatria e Riabilitazione – Area delle Fragilità, E.O. Ospedali Galliera, Genova
Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria
Vincenzo Silani, Direttore U.O. Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano
Testimonianza di un caregiver familiare: Giovanni Bonavia.

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