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Artico: vietare l’estrazione di petrolio e ridurre le tensioni

Posted by fidest press agency su sabato, 18 marzo 2017

articoI deputati europei in una risoluzione votata giovedì chiedono norme per salvaguardare il vulnerabile ecosistema dell’Artico, introdurre il divieto di estrazione di petrolio e mantenerlo come zona di cooperazione a bassa tensione. Il Parlamento sottolinea che i cambiamenti climatici stanno creando nuovi problemi ambientali e di sicurezza, poiché con lo scioglimento della calotta artica si aprono nuove rotte di navigazione e nuove zone di pesca e aumenta la competizione per le sue risorse naturali.“La regione artica è molto sensibile e vulnerabile. Se distruggiamo quest’area sfruttandone le risorse in maniera non sostenibile, non distruggiamo solo una regione unica, ma acceleriamo anche il cambiamento climatico, riduciamo le nostre possibilità di avere acqua pulita e gli effetti sulla riserva ittica saranno devastanti” ha dichiarato la co-relatrice Sirpa Pietikainen (PPE, FI).I deputati evidenziano che l’Artico si sta riscaldando a velocità doppia rispetto alla media mondiale e che il mare ghiacciato è diminuito in maniera significativa a partire dal 1981, al punto da essere circa il 40% più piccolo rispetto all’estate di 35 anni fa.
I quattro milioni di persone che vivono nella regione artica, più tutta la flora e la fauna ivi presente, sono le prime a subire le conseguenze negative dell’aumento dell’inquinamento. Per tale motivo i deputati ribadiscono che “il vulnerabile ambiente artico e i diritti fondamentali dei popoli indigeni devono essere rispettati e protetti con salvaguardie più rigorose”.Chiedono inoltre di vietare “trivellazioni petrolifere nelle acque ghiacciate artiche dell’UE e del SEE”, come pure l’utilizzo di combustibili fossili che potrebbe accelerare ulteriormente il cambiamento climatico. Inoltre, hanno reiterato la loro richiesta del 2014 di bloccare l’uso di olio combustibile nei trasporti marittimi nel Mar Artico. Se ciò non fosse possibile data la situazione internazionale, la Commissione dovrebbe creare delle norme che proibiscano l’uso e il trasporto di olio combustibile (HFO) su navi dirette verso i porti dell’UE.Il co-relatore Urmas Paet (ALDE, ET) ha dichiarato: “L’importanza geopolitica dell’Artico sta crescendo. Il nostro scopo principale è quello di mantenere la regione come un’area di bassa tensione e non bisogna evitare la militarizzazione dell’Artico”.I deputati evidenziano la crescente presenza di forze armate russe nell’Artico, che dal 2015 “hanno fondato almeno sei nuove basi a nord del Circolo Polare Artico, inclusi sei porti in acque profonde e 13 aerodromi”. Inoltre, notano il crescente interesse della Cina nell’accesso a nuove rotte commerciali e a nuove risorse energetiche.Sottolineando gli sforzi per mantenere l’Artico una zona a bassa tensione, evidenziano “il ruolo importante del Consiglio Artico” nel “mantenere una cooperazione costruttiva, bassa tensione e stabilità” nella regione.La risoluzione è stata approvata con 483 voti in favore, 100 contrari e 37 astensioni.

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“What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

Philippine climateAlla vigilia della giornata mondiale degli oceani, Greenpeace pubblica un rapporto scientifico che svela come l’Artico si stia scaldando due volte più in fretta che qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi.Come suggerisce il titolo del nuovo rapporto di Greenpeace (“What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”, ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico), l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere ripercussioni anche sulle nostre vite.Il rapporto ricorda infatti che estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli.
A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.Come se non bastasse, il ritiro dei ghiacci rende più facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili fossili fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.Da tempo Greenpeace chiede che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva. Nelle prossime settimane l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati, realizzando così il primo pezzo del Santuario.Quasi otto milioni di persone hanno già firmato la petizione internazionale di Greenpeace per impedire lo sfruttamento dell’Artico, unendosi all’appello dell’associazione ambientalista affinché questo questo vitale oceano di ghiaccio possa essere preservato a difesa del clima terrestre.

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Greenpeace contro piattaforma petrolifera in artico

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

Groenlandia diciotto attivisti di Greenpeace hanno scalato una pericolosa piattaforma petrolifera a 180 chilometri dalle coste della Groenlandia. Si tratta della Leiv Ericsson, della compagnia Cairn Energy, un gigante di 53.000 tonnellate, contro la quale Greenpeace sta conducendo da settimane una serrata azione di ostruzione e ostacolo alle attività di ricerca di greggio e perforazione previste nei mari artici. Gli attivisti hanno sfidato acque gelide per arrampicarsi lungo le gigantesche braccia della piattaforma; una volta a bordo, una delegazione di Greenpeace ha chiesto al responsabile delle operazioni di esplorazione petrolifera una copia dell’ Oil Spill Response Plan, il piano di intervento in caso di fuoriscita o sversamento di petrolio. La società Cairn Energy, responsabile della piattaforma, ha finora rifiutato di rendere pubblico questo documento, violando tutte le norme industriali del settore. Greenpeace aveva messo in campo, nei mesi scorsi, ogni possibile richiesta per ottenere tali informazioni, recandosi anche a Edinburgo, dove ha sede la compagnia, per parlare direttamente con i suoi dirigenti.
Nei giorni scorsi, due attivisti avevano già bloccato le operazioni della Leiv issandosi sulla piattaforma con un guscio di sopravvivenza in cui si erano rinchiusi per circa quattro giorni, prima di venire rimossi mercoledì scorso. Poco prima di venire arrestati, chiamando al telefono due dirigenti della compagnia, avevano avanzato nuovamente richiesta che la Cairn rendesse pubblici i suoi piani di intervento in caso di disastro. La stessa cosa hanno chiesto più di 30.000 sostenitori di Greenpeace, via mail alla Cairn Energy. La compagnia ha dichiarato che le operazioni della piattaforma sono sospese. I suoi avvocati hanno intentato causa chiedendo un risarcimento di 2 milioni di dollari per ogni giorno di impedimento nelle attività di esplorazione petrolifera. Ci sarà una prima udienza lunedì presso la Corte olandese. C’è sola un’altra piattaforma, oltre alla Leiv Eiriksson, operante al largo delle coste della Groenlandia. Le grandi compagnie petrolifere osservano con interesse l’operato della Cairn Energy. Se dovesse scoprire giacimenti consistenti, la Exxon, la Chevron e altri colossi del petrolio darebbero il via alla corsa al petrolio tra i ghiacchi dell’Artico. Per questo Greenpeace ritiene indispensabile bloccare queste operazioni di esplorazione.

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