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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Cancro: Un male che si può sconfiggere

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Oggi il 54% degli uomini e il 63% delle donne colpiti dal cancro sconfiggono la malattia. In un ventennio (1990-2009) la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata rispettivamente del 15% e dell’8%. Un obiettivo raggiunto grazie alle campagne di prevenzione e ad armi sempre più efficaci, come le terapie mirate (dette anche target therapy), che esercitano la loro azione su uno specifico bersaglio molecolare risparmiando le cellule sane. Per far capire a tutti i cittadini gli importanti risultati ottenuti grazie alla ricerca scientifica in questo campo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ha realizzato il libro “Terapie mirate 100 domande 100 risposte”, disponibile sul sito http://www.aiom.it e distribuito in tutti i reparti di Oncologia. La pubblicazione, realizzata con il contributo non condizionato di AstraZeneca, è presentata in un incontro con i giornalisti oggi a Milano. Le terapie mirate oggi non sono più ‘chiuse’ nei laboratori ma disponibili per curare i pazienti, sono cioè parte della realtà clinica di ogni giorno. La loro funzione è di ‘disturbare’ la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali, bloccando questi processi o rallentandoli. È come se i farmaci a bersaglio molecolare accendessero la luce rossa di un semaforo e le cellule malate non riuscissero più a proseguire lungo la strada della crescita. Ne consegue che il tumore e le metastasi, in alcuni casi, possono ridursi di dimensione e, in altri, anche mantenendo la stessa grandezza, rallentano o arrestano completamente la loro crescita. Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti dell’oncologia di precisione: la cura non è più scelta solo in base alla sede di sviluppo della neoplasia, ma anche in relazione alle sue caratteristiche biologiche”. Questi trattamenti infatti sono efficaci in alcuni sottogruppi di tumori che presentano specifiche alterazioni molecolari.
Nel 2017 nel nostro Paese sono stati stimati circa 369mila nuovi casi di cancro. “Alla scoperta di un’alterazione molecolare con ruolo predittivo deve far seguito una terapia mirata – continua Stefania Gori -. Il carcinoma del polmone non a piccole cellule con mutazioni dell’EGFR o con traslocazione di ALK o di ROS1, i tumori della mammella o dello stomaco con amplificazione di HER2, il melanoma cutaneo con mutazioni di BRAF, il carcinoma del colon-retto privo di mutazioni di KRAS o di NRAS o di BRAF rappresentano alcuni esempi di sottogruppi molecolari di neoplasie, per i quali sono già oggi disponibili specifici trattamenti in grado di modificare in maniera significativa il decorso della malattia in fase avanzata o metastatica”. “Anche se il numero di marcatori e relativi farmaci approvati finora è relativamente limitato – afferma Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM -, è possibile prevederne un notevole incremento nei prossimi anni, perché numerose molecole in grado di agire su specifiche alterazioni genetico-molecolari sono in sperimentazione”. Nei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico, al momento di intraprendere un trattamento, dovrebbe essere effettuata la valutazione dello stato mutazionale dei geni KRAS e NRAS. “Queste proteine – afferma Gabriella Farina – funzionano come ‘interruttori’ che attivano i meccanismi di crescita e replicazione delle cellule tumorali e possono essere nello stato normale o mutato. L’introduzione nella terapia dei nuovi farmaci biologici anti-EGFR ha determinato un ulteriore significativo miglioramento dell’efficacia clinica dei trattamenti, con una sopravvivenza che può superare i 30 mesi nella fase metastatica. Lo stato normale dei geni KRAS e NRAS indica che il paziente ha maggiori probabilità di rispondere alla terapia a base di anticorpi monoclonali anti-EGFR, mentre nei casi in cui sia presente la mutazione dei due geni queste terapie non sono indicate perché non efficaci. Le persone con carcinoma del colon-retto metastatico privo di mutazioni di KRAS o di NRAS rappresentano circa il 40-45% del totale”. La mutazione del gene EGFR è individuata nel 10-15% dei casi di tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (l’alterazione di ALK è presente nel 5%). Tra i tanti tipi di terapie biologiche attualmente disponibili, sono due quelle efficaci in questa neoplasia: gli inibitori della crescita tumorale e gli anticorpi monoclonali.
“Sosteniamo con entusiasmo questo progetto di AIOM – conclude Francesca Patarnello, Vice President Market Access & Government Affairs di AstraZeneca – che avrà un impatto positivo per i pazienti e per i cittadini. AstraZeneca è impegnata da anni nello sviluppo di farmaci sempre più innovativi che migliorino la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti ma crediamo fortemente che il nostro impegno nella lotta contro il cancro debba essere al fianco delle istituzioni al fine di promuovere una corretta informazione”.

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Tumore della pelle: immunoterapia e target therapy

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Chicago. In Italia in 5 anni i casi di melanoma sono aumentati del 34%: nel 2017 ne sono stati stimati 14mila, erano 10.400 nel 2013. Nel trattamento di questo tumore della pelle l’arrivo dell’immunoterapia e della target therapy ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, passando dal 25% dei pazienti vivi a un anno dalla diagnosi (con una sopravvivenza media per la malattia avanzata di 6-9 mesi) all’attuale 70%. Con chiari vantaggi a lungo termine, visto che oggi circa il 50% dei pazienti è vivo dopo un decennio. La ricerca si concentra sulle prospettive importanti offerte dalle combinazioni delle nuove terapie e proprio un italiano, il prof. Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli, è chair della sessione educazionale dedicata a queste strategie di trattamento al 54° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago. “Il melanoma registra un aumento superiore negli uomini rispetto alle donne – spiega il prof. Ascierto -. L’Italia ha guidato le sperimentazioni in questo campo che hanno portato all’approvazione nel 2011 del primo farmaco immuno-oncologico, ipilimumab, che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine nel melanoma in fase avanzata. Oggi i nostri sforzi mirano a consentire anche al restante 50% dei pazienti con malattia metastatica, che non rispondono alle nuove terapie, di vivere più a lungo”. In questa direzione va uno studio di fase II che ha coinvolto pazienti che non rispondono all’immunoterapia (in particolare agli anticorpi anti PD-1). Uno dei meccanismi noti di resistenza è rappresentato da un enzima, IDO, prodotto all’interno delle masse tumorali dalle cellule malate e dai linfociti. Epacadostat è in grado di neutralizzare questo enzima che blocca l’attività del sistema immunitario. In realtà lo studio di fase III, che ha analizzato questa associazione, si è rivelato negativo, nonostante le alte aspettative. Probabilmente l’uso di nuovi biomarcatori in futuro ci permetterà di capire come utilizzare meglio questa opzione terapeutica”.
Si stanno aprendo prospettive importanti anche sulle triple combinazioni di terapie mirate e immunoterapia. Queste strategie cercano di combinare l’effetto immediato delle molecole a bersaglio molecolare con l’effetto prolungato dell’immunoterapia. Va inoltre considerato che circa il 50% dei pazienti con melanoma è portatore della mutazione di un gene, BRAF V600, che può essere trattata efficacemente con terapie target, gli inibitori di BRAF o MEK. “La combinazione del BRAF inibitore encorafenib con il MEK-inibitore binimetinib potrebbe essere un’ulteriore combinazione promettente per i pazienti con BRAF mutato – evidenzia il prof. Ascierto -. All’ASCO sono infatti presentati i risultati dello studio di fase III COLUMBUS su questa popolazione di pazienti. Il trattamento con l’associazione delle due molecole mirate ha evidenziato una sopravvivenza globale mediana di 33,6 mesi rispetto ai 16,9 mesi con vemurafenib in monoterapia”.
E grazie all’immunoterapia si aprono nuove prospettive nella terapia adiuvante del melanoma, cioè dopo l’intervento proprio per ridurre il rischio di recidiva. A Chicago sono presentati i risultati aggiornati a 24 mesi dello studio CheckMate -238 che dimostrano che il trattamento precoce con l’immunoterapia può determinare benefici a lungo termine nei pazienti colpiti da questo tumore della pelle. “Il trattamento con nivolumab – conclude il prof. Ascierto – ha evidenziato un notevole miglioramento dei tassi di sopravvivenza libera da recidiva rispetto a ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata. Questo significa che sempre meno pazienti svilupperanno metastasi”.

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Heart doctors call for permission to provide therapy to stroke patients

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

Paris, France Heart doctors from the European Society of Cardiology (ESC) Council on Stroke are calling on national health authorities for permission to provide stroke patients with mechanical thrombectomy, a life-saving treatment for acute ischaemic stroke, in regions where there is a lack of trained specialists. Details of the proposal are presented today at EuroPCR 2018.1“We have evidence that after a short period of training on the procedure, interventional cardiologists treating acute ischaemic stroke achieve the same results as traditional interventional neuroradiologists,” said Professor Petr Widimsky, Chair of the ESC Council on Stroke.Acute ischaemic stroke is a severe form of the condition where a blood vessel to the brain becomes blocked. It accounts for up to four in five strokes, or over one million cases in Europe each year.Without treatment most patients die or are severely disabled and permanently bedridden. Even with clot-busting drugs, 75% of patients die or are severely disabled. With mechanical thrombectomy, a procedure to physically remove the clot and restore blood flow to the brain, about half of patients survive and function normally. If performed within two to three hours of symptom onset, the rate of survival with normal neurological function rises to more than 70% of patients.In Europe, mechanical thrombectomy is currently provided by interventional neuroradiologists, but there is a severe shortage of these specialists. Even countries with the most specialists, such as Germany, the Netherlands and the Czech Republic, only have sufficient numbers to treat around one-third of acute ischaemic stroke patients. In some other countries, less than 1% of acute ischaemic stroke patients can be treated.Professor Widimsky said: “There are interventional cardiology units in all countries in Europe and the Americas, and in most other continents. The equipment for mechanical thrombectomy is available; it’s the trained specialists to perform the procedure that are lacking. This situation could be solved by training cardiologists to perform mechanical thrombectomy.”The ESC Council on Stroke is proposing that interventional cardiologists receive three months of training on how to do mechanical thrombectomy, rather than the typical two years required for other physicians. “Many interventional cardiologists routinely perform stenting of the carotid arteries so three months of training is sufficient to learn intracranial mechanical thrombectomy,” said Professor Widimsky. “It is up to health authorities in each country to decide if they will allow this.”
The proposals are being put forward by the ESC Council on Stroke and the European Association of Percutaneous Cardiovascular Interventions, a branch of the ESC.

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Rocket Pharmaceuticals Announces Presentations at the American Society of Gene & Cell Therapy (ASGCT) Annual Meeting

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 maggio 2018

Chicago. Rocket Pharmaceuticals, Inc. (NASDAQ: RCKT) (“Rocket”), a leading U.S.-based multi-platform gene therapy company, today announced eight oral and poster presentations at the upcoming American Society of Gene & Cell Therapy (ASGCT) 2018 Annual Meeting being held May 16 -19, 2018 in Chicago, IL.“Rocket has a robust pipeline of five innovative gene therapy programs across lentiviral vector (LVV) and adeno-associated viral vector (AAV) platforms, and we are pleased that our programs to treat Fanconi Anemia (FA), Leukocyte Adhesion Deficiency-I (LAD-I), and Pyruvate Kinase Deficiency (PKD) are featured at ASGCT,” said Gaurav Shah, Chief Executive Officer and President of Rocket. “Our most advanced program to treat FA is in a Phase 1/2 trial for which updated data will be presented during the Presidential Symposium. In children with FA, FANCA gene mutations enable chromosomal abnormalities that frequently lead to bone marrow failure, acute myeloid leukemia and death, with relatively toxic bone marrow transplant regimens as a principal therapy. We are hopeful that our FANCA-focused LVV gene therapy has the potential to enable broadly-applicable prevention of bone marrow failure, leading to safer and transformative outcomes.”
Jonathan Schwartz, M.D., Chief Medical Officer of Rocket, added, “Our second most advanced program is our LVV gene therapy for Leukocyte Adhesion Deficiency-I (LAD-I), which is expected to enter the clinic early next year. We are focused on the most severe form of LAD-I in which approximately 61-75% of children do not survive past the age of 2 due to life threatening infections. Based on our research, a modest correction of the defective gene encoding for the CD18 receptor can enable survival to adulthood. Both FA and LAD-I are examples of Rocket’s focus on exploring definitive therapies for patients with clearly defined monogenic diseases by targeting the underlying genetic deficit; these are disorders where a modest number of gene-corrected stem cells can make a meaningful difference for patients otherwise facing very limited treatment options. ”

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Study finds the heart can terminate atrial fibrillation itself after local gene therapy

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 marzo 2018

Barcelona, Spain The heart is capable of terminating arrhythmias itself after local gene therapy, potentially avoiding the need for patients to undergo painful electric shocks, according to a proof-of-concept study presented today at EHRA 2018, a European Society of Cardiology congress.Atrial fibrillation is the most common heart rhythm disorder (arrhythmia). Treatment aims to restore the heart’s normal rhythm and includes drugs, which are not effective in all patients, ablation, for which efficiency remains suboptimal in the long-term, and electric shocks, which are effective but painful and require hospitalisation. This leaves a large and growing group of patients without optimal treatment options.That is why study author Dr Emile Nyns, a physician and PhD candidate in the laboratory of Daniël Pijnappels at the Leiden University Medical Centre, Leiden, the Netherlands, took a completely different approach. He said: “As the heart itself is already electrically active, we tested whether and how it could generate the electrical current needed for arrhythmia termination.”
The researchers used a technique called optogenetics, which uses light to control functioning of cells that have been genetically modified to express light-sensitive ion channels.First they genetically modified the right atrium in eight adult rats using a process called gene painting, which involves a small thoracic incision and actually painting the atrium with vectors coding for these ion channels.The researchers waited four to six weeks for the light-sensitive ion channels to be expressed, then made a small incision in the thorax of each rat and induced atrial fibrillation. Next they shone a light on the atrium for one second. This terminated 94% of atrial fibrillation.
Dr Nyns said: “Shining light on the atrium opened the light-sensitive ion channels. This led to depolarisation of the atrium, which terminated atrial fibrillation and restored the heart’s normal rhythm. We only needed a single light pulse of one second to terminate nearly all arrhythmias.“The heart itself generated the electrical current needed to stop the arrhythmias,” he continued. “It is completely pain free, unlike electric shocks.” He said: “Our study provides proof-of-concept that the heart can be enabled to terminate atrial fibrillation by itself after optogenetic gene therapy.” In future Dr Nyns envisages that the technique could be used in atrial fibrillation patients together with an implantable light-emitting diode (LED) device. “The result would be continuous, ambulatory and pain free maintenance of the heart’s normal rhythm, something that cannot be achieved today,” he said. “The quality of life and prognosis of AF patients could be significantly increased, especially for patients with frequent episodes of drug refractory, symptomatic atrial fibrillation, despite ablation therapy.” The researchers did not observe adverse effects from the method, but Dr Nyns said: “Further research is certainly needed before this technique can be used in patients. However, the results are promising and we believe that the time has come to develop the next generation of therapy for cardiac arrhythmias, which do not rely on pills or electronics, but on biology instead.”

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New Multi-Center Registry To Study Benefits of Stretta Therapy for GERD Patients after Sleeve Gastrectomy

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 maggio 2016

MedicinaNORWALK, /PRNewswire/ — Mederi Therapeutics today announced a new multi-center registry that will study the benefit of Stretta Therapy as a treatment option in patients who experience gastroesophageal reflux disease (GERD) after sleeve gastrectomy (SG).The study, entitled “Examining the Benefit of RF Treatment (Stretta) of GERD after Sleeve Gastrectomy,” includes 15 of the top bariatric programs in the U.S. This multi-center registry will study patients with documented GERD a minimum of six months after a sleeve gastrectomy. The study will focus on GERD symptom control (HRQL) after Stretta, with follow up at six, 12, and 24 months.Sleeve gastrectomy is the weight loss procedure of choice, representing 51% of bariatric surgeries performed in the U.S. in 2014 (up from 42% in 2013). Patients typically choose a sleeve over a gastric bypass because it allows the stomach to retain normal function.
Erin Moran-Atkins, MD, FACS, Principal Investigator and Assistant Professor of Surgery at the Montefiore Medical center and the Albert Einstein School of Medicine, explained the challenges of treating patients with GERD after a sleeve: “Obese patients experience GERD at a dramatically higher rate than the average population. Weight loss surgery resolves GERD in some patients, but for others, symptoms continue. The post-sleeve patient may also have a hard time tolerating common GERD medications and want to avoid a conversion to a gastric bypass, which has been the standard next step.” Co-investigator W. Scott Melvin, MD, FACS, Director General Surgery at the Montefiore Medical Center and Professor of Surgery at the Albert Einstein School of Medicine, further noted the limited options for sleeve patients with GERD. “Because of the sleeve’s altered anatomy, you can’t perform a fundoplication. Furthermore, conversion to a gastric bypass has a higher complication rate. Stretta has been widely studied in patients with altered anatomy from surgery. Importantly, for the bariatric patient, receiving Stretta doesn’t preclude further surgery. We are looking forward to data confirming that Stretta can help the growing bariatric patient population with GERD.” Studies show that up to 84% of patients with pre-existing GERD continued to have symptoms after a sleeve gastrectomy, and at least eight percent develop new GERD post-operatively.
Stretta is a non-surgical procedure for GERD that uses radiofrequency (RF) energy to regenerate the muscle between the stomach and esophagus. Studies show that Stretta resolves reflux symptoms, improves quality of life, reduces or eliminates medications, and decreases acid exposure in patients with chronic GERD. Stretta is delivered transorally and does not alter the anatomy, making it a viable option for patients with GERD who have undergone bariatric surgery.
Stretta is a versatile, non-surgical option for GERD patients who do not respond well to medications and wish to avoid surgery. Stretta has been the subject of more than 40 studies, all showing a high level of safety and efficacy. Manufactured by Mederi Therapeutics, Stretta is available worldwide.

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Sandplay Therapy, il metodo analitico più diffuso al mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2015

DoraKalff2Roma 16-17 maggio convegno IdO con esperti Aisp e Isst nell’Aula magna dell’I. C. Regina Elena, in via Puglie 4 dalle 9 alle 18. La Sandplay therapy un approccio di tipo analitico che fa parte della psicologia del profondo junghiana. Ideata negli anni ’50 da Dora Kalff, analista svizzera, si è diffuso in tutto il mondo: dagli Stati Uniti al Brasile, Canada, Israele, Europa, Giappone, Svizzera, Cina, Corea del Sud, Danimarca, Sudafrica e Taiwan. Forse, tra tutti gli approcci psicoanalitici, la Sandplay therapy è il più utilizzato per la sua facilita di applicazione sia in età evolutiva che in età adulta. A gestirlo sarà Carla Cioffi, neuropsichiatra infantile, socio-didatta dell’Associazione per la ricerca in psicologia analitica (Arpa), associata dell’Associazione internazionale per la psicologia analitica (Iaap), socio didatta dell’Associazione italiana per la Sandplay therapy (Aispt) e associata della Società internazionale di schema therapy (Isst).
Il gioco della sabbia è nato come lavoro psicoterapeutico con i bambini. “Propone per l’appunto un gioco- afferma Cioffi- un metodo non verbale che li aiuta ad esprimersi attraverso un percorso di immagini.I terapeuti della sabbia -dice il medico- osservano il processo psicologico e trasformativo dei pazienti tramite le immagini che si susseguono sulla sabbia e in cui appaiono rappresentati non solo i loro traumi ma anche le loro possibilità di guarigione. Sulla sabbia agiscono due sinergie: il conscio e l’inconscio, che insieme creano immagini, sviluppano associazioni e risvegliano ricordi”.
La terapeuta supporta minori con difficoltà di tipo emotivo-comportamentale “Hanno un’intelligenza indenne ma con un funzionamento alterato. Gli adolescenti che vedo- prosegue l’analista- hanno problematiche importanti e sono spesso bloccati nella loro crescita evolutiva, possono presentare disturbi alimentari, di attenzione o di comportamento”.
La Sandplay Therapy non può essere esercitata da tutti. “Per praticarla bisogna essere psicoterapeuti e aver seguito un percorso di analisi personale e con le sabbie”. Sabato 16 maggio Cioffi inquadrerà questo approccio analitico da un punto vista storico culturale, nell’evoluzione della Psicologia analitica del Novecento, per passare poi agli aspetti teorici e alle applicazioni pratiche della metodologia. Inoltre, l’esponente dell’Aisp presenterà il caso clinico di un bambino di 8 anni attraverso la lettura di 7 sabbie.
Nel pomeriggio ci sarà Eva Pattis Zoja, analista junghiana per l’infanzia (Cipa/Iaap) terapeuta anch’ella della Sandplay therapy (aispt/isst) e fondatrice della International association of expressive sandwork (Iaes), che presenterà il ‘Sandwork espressivo: una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza’.
Il Sandwork è stato ideato dalla stessa Pattis Zoja come supporto psicologico da applicare nelle situazioni di emergenza, guerra, catastrofi naturali e degrado sociale in genere. Al seminario IdO la fondatrice dell’Iaes mostrerà il lavoro svolto in situazioni di estrema difficoltà umana e psicologica.
La due giorni di formazione terminerà domenica 17 maggio, e nel corso della giornata verranno proiettati video e immagini sulla Sandplay Therapy per stimolare e attivare un vero e proprio laboratorio esperienziale con i presenti.
L’Aisp è associata all’Isst, presente in tutto il mondo. “Ci sono esperti di Sandplay Therapy- conclude Cioffi- che da tanti anni girano il mondo per portare la formazione alla Sandplay therapy anche nei paesi emergenti e far uscire la pratica clinica da un approccio esclusivo dei paesi culturalmente più avanzati”

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Book Therapy

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 agosto 2013

Nel clou delle ferie estive spiagge e localita’ di villeggiatura sono prese d’assalto. Per ricaricare le pile nel migliore dei modi, 7 esperti su 10 consigliano di leggere sotto l’ombrellone o al fresco libri e letture capaci di rigenerare la mente ed evadere dalla vita quotidiana. La Book Therapy e’ il modo migliore per vivere le vacanze attraverso letture di qualita’. Aiuta a fuggire dalla routine quotidiana, tiene la mente leggera ma allo stesso tempo allenata, trasmette allegria positivita’. Secondo 7 esperti su 10, leggere rappresenta il miglior modo per ricaricare le pile durante le vacanze. Arriva la Book Therapy, il modo ideale per vivere le ferie attraverso letture di qualita’. Psicologi, critici e addetti ai lavori concordano nell’affermare che leggere romanzi gialli (32%), rosa (26%), legati al benessere (23%) e d’avventura (18%) aiuta a recuperare il buonumore (41%), aiuta a evadere dai problemi della routine quotidiana (34%) e a tenere la mente spensierata (22%).
Il social book è il magazine per la promozione dei libri e della lettura diretto da Saro Trovato, condotta attraverso interviste a circa 80 esperti tra psicologi, sociologi, professori universitari, che hanno analizzato in che modo i libri e la lettura possono favorire il relax durante le vacanze estive.Abbandonate le citta’ e prese di mira spiagge e localita’ di villeggiatura, milioni di italiani sono alla ricerca del miglior modo per rilassarsi e passare delle vacanze tranquille. Come arrivano alle ferie gli italiani? Stanchezza (31%), depressione (25%), stress (21%) sono secondo gli esperti i sentimenti che accomunano milioni di italiani alla fine del periodo lavorativo.Cosa fare, quindi, per ricaricare le batterie e vivere nel migliore dei modi le vacanze? Oltre a staccare la spina dalla routine quotidiana e scegliere luoghi a stretto contatto con la natura, gli esperti consigliano particolari tipi di letture: gialli d’autore (32%) e romanzi rosa (26%) sono consigliati a chi vuole evadere in una nuova dimensione, lontano dalla realta’, vivendo storie appassionanti e immedesimandosi in personaggi fantastici.Per i piu’ salutisti, amanti del benessere sia fisico che psicologico, psicologi e addetti ai lavori consigliano libri legati al benessere (23%) e saggi filosofici (18%). “Occorrerebbe leggere sempre, piu’ che mai l’estate, periodo in cui si ha un po’ piu’ di riposo, e giornate in cui la solita routine quotidiana non ci massacra – afferma la psicologa Mariolina Palumbo – Poter stare con i nostri pensieri ed accompagnare il relax con una buona lettura fa bene sia al corpo sia alla mente. Un vero e proprio antistress. Ognuno ha il proprio genere, dal giallo al romanzo, dalla poesia alla narrativa. L’importante e’ leggere”. Meglio i classici libri cartacei o leggere su supporti digitali? Secondo la maggioranza (31%) e’ indifferente, purché si legga. Altri (22%) consigliano ebook e supporti digitali, principalmente perché sono piu’ comodi da trasportare (36%) e consentono di portarsi dietro un numero consistente di opere in un unico supporto (28%). C’e’ chi, comunque, preferisce consigliare di leggere i classici libri di carta (18%). “I libri cartacei hanno un rapporto di comunicazione piu’ intima ed efficace rispetto ai supporti digitali – afferma la Palumbo – La lettura su carta ci riavvicina alla comunicazione prima con noi stessi, e di conseguenza con gli altri”.Quali sono, quindi, gli immediati effetti di una buona lettura in estate? Leggere un libro orientato ai propri gusti letterari e di vita permette di recuperare il buonumore (34%), tiene la mente spensierata (22%), aiuta a staccare completamente dai dispiaceri e dalla classica routine quotidiana (15%). Cosa, quindi, non puo’ proprio mancare nella propria valigia e borsa da spiaggia? Naturalmente un buon libro, per i momenti di relax.

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Gene therapy

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2012

Evry (France)The results of a Phase I clinical trial of gene therapy for limb-girdle muscular dystrophy type 2C (a rare neuromuscular disease) have just been published in the journal Brain on January 11, 2012. The trial started in December 2006 and has been sponsored by Généthon (the not-for-profit research lab created by the French Muscular Dystrophy Association (AFM) and which is funded almost exclusively by donations from France’s annual Telethon). The trial at Pitié-Salpêtriere (AP-HP) is being led by principal investigators Professor Serge Herson (Head of the Department of Internal Medicine 1) and Professor Olivier Benveniste (Institute of Myology). The study’s primary objective was to evaluate the safety of local injection of increasing doses of an adeno-associated virus (AAV) vector harboring a “healthy” copy of the gene for gamma-sarcoglycan (the defective protein in this disease). Secondary objectives included the assessment of local and systemic immune reactions and the quality of gene transfer in the injected muscles in terms of efficacy, expression and distribution.

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Parkinson’s Disease Patients On Levodopa Therapy

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2009

Rochelle Park, N.J., (Globe Newswire) — Asubio Pharmaceuticals, Inc. will present new data on the efficacy and safety of Piclozotan in improving both dyskinesia and OFF time in Parkinson’s Disease (PD) patients on levodopa who experience motor complications. Such motor complications may substantially reduce the benefit of levodopa, the gold-standard of therapy. In a two-day pilot study, Piclozotan increased dyskinesia-free ON time and reduced OFF time in patients controlled on levodopa. Patients seemed to acclimate rapidly to the main adverse events (nausea/vomiting, headache and dizziness) of Piclozotan. Overall safety was consistent with other 5-HT1A agonists. “An agent that improves both OFF time and dyskinesia would allow for better optimization of levodopa, which would be of significant benefit to PD patients,” said Dr. Jacob Sage, MD, Professor of Neurology at the Robert Wood Johnson Medical School in New Brunswick, NJ, the study’s Primary Investigator. The data will be presented at the Movement Disorder Society’s 13th International Congress of Parkinson’s Disease and Movement Disorders, June 7-11 in Paris, France. Preclinical data supporting the clinical results will be also presented by Asubio Pharma Co. Ltd. at this meeting.  Piclozotan is an investigational serotonin (5HT1A) receptor agonist devoid of dopamine antagonist activity, in early phase clinical development by Asubio Pharmaceuticals, Inc. 5-HT neurons may be a key source of unregulated dopamine concentrations in the brain, which are thought to be the cause of motor complications in PD. Co-administering Piclozotan with levodopa could inhibit excessive 5-HT neuronal activity and may effectively treat both dyskinesia and OFF time associated with levodopa use in patients with PD. Currently, no treatment exists that can adequately treat one element of levodopa-induced motor complications (dyskinesia or OFF time) without potentially exacerbating the other.  Asubio Pharmaceuticals, Inc. is the U.S. subsidiary of Tokyo-based Asubio Pharma Co., Ltd, a pharmaceutical business entity that is wholly owned by Daiichi Sankyo Co., Ltd. Established in the U.S. in June 1999, Asubio focuses on the early stage clinical development of novel new chemical entities and biologics discovered by its Japanese parent. For more information, visit http://www.asubio.com.

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