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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘allarme’

Allarme dei gastroenterologi: “la carenza di specialisti sta diventando un’emergenza”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Mancano specialisti in gastroenterologia, un allarme che deve giungere al più presto alle orecchie delle istituzioni affinché possano essere messe in campo soluzioni per non privare i cittadini di queste figure professionali fondamentali. È questo l’argomento della tavola rotonda istituzionale ‘Carenza di specialisti: criticità e proposte’, durante il congresso nazionale delle malattie digestive, che quest’anno si è svolto all’Ergife Palace Hotel di Roma per festeggiare il suo 25° Anniversario. Un compleanno importante che vede unite tutte le società scientifiche gastroenterologiche (AIGO, SIED, SIGE, AISF, AISP, IG-IBD, SIGENP, SINGEM) e non gastroenterologiche (ADI, GISCoR, SICCR, SICO) che hanno interesse e si occupano a vario titolo di malattie dell’apparato digerente. “I reparti di gastroenterologia stanno chiudendo uno dopo l’altro – hanno detto i partecipanti alla tavola rotonda – e questo comporta lo spostamento dei pazienti verso le chirurgie e verso la medicina interna, con un aumento dei costi e un evidente peggioramento della qualità assistenziale, a tutto danno dei pazienti e dello stesso Ssn”.Un incontro di grande interesse per i giovani medici, per i pazienti e per la sopravvivenza ed il futuro della gastroenterologia e dell’endoscopia digestiva italiane, un rischio che peserebbe soprattutto sugli assistiti. Nel corso della tavola rotonda sono intervenuti – moderati dalla presidente Fismad professoressa Maria Caterina Parodi – anche esponenti delle istituzioni nazionali e locali e il rappresentante degli specializzandi, a garanzia della massima interattività.A lanciare l’allarme sulla progressiva carenza di specialisti è la presidente FISMAD Maria Caterina Parodi: “Entro il 2022 andranno in pensione oltre 30 mila specialisti ospedalieri e 5 mila universitari e ambulatoriali convenzionati. Nel 2025 si arriverà ad un collasso del ‘sistema salute’ per l’assenza di quasi 17 mila specialisti, un crollo dovuto al mancato ricambio generazionale causato dall’imbuto formativo creatosi in questi anni. Sono 10 mila i laureati in medicina ogni anno, 6.934 sono stati i contratti di formazione specialistica nel 2018, con un aumento di 900 borse previsto nel 2019. Numeri insufficienti – sostiene Parodi – per ridurre il deficit atteso. Bisognerebbe evitare, innanzitutto, le numerose borse di studio che ogni anno vanno perse e far fronte alla fuga dei giovani specialisti che dal Sud si trasferiscono al Nord Italia o all’estero, sono ben 1000 specialisti all’anno”. Per quanto concerne i gastroenterologi, Parodi dichiara: “Nel 2020 mancheranno oltre 1200 specialisti solo per garantire l’attività endoscopica ambulatoriale esclusa la colonscopia di screening. I contratti di formazione post-laurea in gastroenterologia sono meno di 1/3 rispetto a quelli in chirurgia, medicina interna, cardiologia”.Secondo dati diffusi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’Italia ha i medici più vecchi d’Europa, con il 54 per cento del totale che supera i 55 anni. È dunque evidente come il nostro paese sia particolarmente interessato ai problemi che pongono l’invecchiamento della popolazione professionale operante nel Servizio sanitario nazionale e il suo pensionamento, presente e futuro, considerando anche la recente introduzione della ‘quota 100’. Questo soprattutto a fronte delle criticità del sistema formativo post-lauream – le scuole di specializzazione – che non riescono a coprire il fabbisogno di medici. L’allarme ovviamente coinvolge anche la gastroenterologia, che da anni lamenta la copertura insufficiente per i bisogni della popolazione.

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Allarme per la produzione di riso

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Il 2019 si prospetta un anno, in cui la scarsa disponibilità di neve sulle montagne comporterà di utilizzare al meglio la poca risorsa idrica disponibile; in Piemonte, l’indicazione dei principali enti consortili (Associazione Irrigazione Ovest Sesia, Associazione Irrigazione Est Sesia, Consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese) è di tornare all’irrigazione tradizionale almeno per quest’anno (la tecnica della “pesta” nei terreni bibuli), operando le pratiche agricole, che consentono la sommersione delle risaie già nel mese di aprile, non posticipandola a periodi, in cui la disponibilità d’acqua potrebbe essere ancora minore.Il rischio che si corre, infatti, è la possibilità davvero elevata che nel mese di luglio non ci sia acqua sufficiente per consentire al riso di completare il ciclo produttivo.
La pianura di Vercelli, Novara e della Lomellina ( vi si coltiva oltre il 90% della produzione risicola italiana, che rappresenta il 50% di quella europea) è un contesto unico al mondo (il cosiddetto “lago a quadretti”), caratterizzato da una rete di canali così fitta e tecnicamente virtuosa da essere considerata patrimonio ambientale.
Le quantità d’acqua prelevata dai fiumi è pari a circa 280 metri cubi al secondo. Nel pieno della stagione irrigua, una volta completata la sommersione delle risaie, la portata effettivamente distribuita ammonta in realtà ad oltre 390 metri cubi al secondo su una superficie di circa 250.000 ettari. Questa “moltiplicazione” della disponibilità idrica è dovuta al fatto che la rete dei canali, con la naturale pendenza dei terreni e l’ interconnessione tra acque superficiali e sotterranee, consente il riutilizzo per più volte delle stesse acque con l’ulteriore effetto di accumulare nella falda freatica grandi volumi d’acqua che, in lento movimento durante l’estate, raggiungono i fiumi, dai quali è stata prelevata, svolgendo una funzione di “riserva” fondamentale per l’intera pianura padana.
Intanto resta critica anche la situazione del lago Maggiore, il cui livello è di soli 16 centimetri sopra lo zero idrometrico, pari a meno del 20 % della capacità di invaso .
Tornando al riso la crescente diffusione della semina “a file interrate” agevola l’attività degli agricoltori nelle prime fasi di vita del riso, ma richiede la disponibilità di un grande quantitativo idrico da distribuire, verso la fine del mese di maggio, quasi contemporaneamente alla prima bagnatura del mais.Questa nuova tecnica colturale non garantisce però la fase di “accumulo” e la risorsa idrica disponibile potrebbe quindi non essere sufficiente per consentire la copertura irrigua di tutto il comprensorio.Con la “semina interrata” si rischia così di alterare la complessità e la particolarità di un sistema irriguo unico, che necessita invece di tutela e di strumenti speciali da parte delle Istituzioni per garantire un servizio pubblico fondamentale anche in termini ambientali.“Le giovani generazioni chiedono, attraverso i “#FridayForFuture”, maggiore impegno nel contrasto ai cambiamenti climatici. Anche per questo, l’innovazione continua nel settore risicolo deve trovare un punto di equilibrio tra nuove tecniche di coltivazione, disponibilità idriche ed esigenze ambientali” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).“L’esempio delle risaie – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – dimostra la sapienza agricola di trattenere le acque; oggi quella esperienza si chiama Piano Nazionale degli Invasi: al Governo chiediamo di accelerare le procedure per poter aprire i primi 30 cantieri e contestualmente finanziare una nuova tranche di progetti definitivi ed esecutivi, che i Consorzi di bonifica hanno approntato, forti dell’attuale decisiva importanza di un’antica esperienza.”

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Allarme “Workhaolism” per il 66% dei giovani

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Il dilatarsi del tempo dedicato al lavoro e l’assottigliarsi delle ore di libertà sono diventati temi sempre più critici, soprattutto per la generazione dei millennials, cresciuta in un’epoca che ha visto aggiungersi a questi problemi l’egemonia della tecnologia e la costante presenza sui social network. Fattori che hanno determinato il delinearsi di uno scenario fortemente stressante e negativo, confermato da uno studio americano pubblicato su Forbes, secondo cui il 66% dei nativi digitali ha ammesso di sentirsi affetto da “workhaolism”, termine coniato nel 1971 dallo psicologo Wayne Oates nel libro “Confessions of a Workhaolic: The Facts about Work Addiction” e che indica “la compulsione o l’incontrollabile necessità di lavorare incessantemente”. Ma non è tutto, dalla ricerca è emerso che il 63% dei millennials ha rivelato di essere produttivo anche in malattia, il 32% di lavorare addirittura in bagno e il 70% di rimanere attivo nel weekend. E ancora, secondo un sondaggio pubblicato sul Washington Examiner, il 39% dei nativi digitali sarebbe disposto a lavorare perfino in vacanza, all’interno di una vera e propria “workcation”. Ma cosa fare per combattere questa forma di dipendenza? Gli esperti consigliano di perseguire un equilibrio consapevole fra i vari aspetti della vita, trovare un mentore che possa trasferire la propria esperienza e concedersi una pausa costruttiva al termine di ogni giornata lavorativa, ricordandosi che la qualità del benessere psicofisico è insostituibile. “Nei geni dei giovani digitali è insita l’attitudine all’utilizzo di ogni apparato tecnologico che permetta una connessione al mondo, senza bisogno di spostarsi dal proprio ufficio e dalla propria casa. Ciò comporta un cambiamento della percezione del tempo e uno stato di trance che li fa diventare incoscienti”.
Ma quali sono gli effetti deleteri del workhaolism sulla salute dei ragazzi? Secondo uno studio condotto dalla dott.ssa Cecilie Andreassen, professoressa di psicologia all’Università di Bergen, e pubblicato su Psychology Today, i sintomi più comuni derivati dalla dipendenza dal lavoro sono depressione, ansia, insonnia e aumento di peso. Per curare questa forma di dipendenza sono stati addirittura fondati centri terapeutici ad hoc, di cui il più importante ha sede a New York e si chiama “Workaholics Anonymous”. Un esempio drammatico e lampante è rappresentato anche dal fenomeno degli “Hikikomori”, adolescenti perennemente catturati dal web che decidono di non uscire di casa durante l’intero arco della giornata. Trend negativo che si pensava interessasse esclusivamente il Giappone, ma che negli ultimi anni ha interessato anche l’Europa e il Belpaese.Ecco infine il decalogo di Marina Osnaghi per imparare a superare la dipendenza eccessiva dal lavoro:
Perseguire un equilibrio consapevole fra i vari aspetti della vita
Trovare un mentore che possa trasferire la sua esperienza e fornire saggi consigli
Trasmettere linee guida di vita sana
Prendere come esempio qualcuno che abbia il giusto equilibrio di vita personale e professionale
Ricordarsi che la qualità della vita è un bene insostituibile
Osservare sé stessi e l’ambiente circostante, imparando a prendere una meritata pausa dal lavoro.
Stilare un elenco delle attività extra lavorative preferite a cui dedicare più tempo
Fissare un obbiettivo legato al proprio benessere psicofisico e mantenerlo
Ricordarsi di vivere anche per sé stessi
10. Rivedere la strategia con la quale vengono affrontate le giornate lavorative, cercando di capire cosa cambiare per migliore la qualità della propria vita (By Matteo Gavioli)

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I dati provvisori sul lavoro forniti dall’Istat destano un certo allarme

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

Infatti nonostante la disoccupazione risulti stabile al 10,5 per cento, e vi sia un lieve aumento delle persone occupate e di quelle che cercano lavoro, va evidenziato anche il peggiorare dello scenario dei giovani e delle donne che bramano un impiego.
Ci sono poi ulteriori elementi a rendere questi numeri un po’ più cupi, in particolare il quadro lavorativo che arriva dal mondo della sanità e che potrebbe essere ulteriormente colpito da riforme come Quota 100. A tal proposito è doveroso sottolineare che il sistema sanitario, sulla base delle richieste ricevute, è già sotto organico di molte figure professionali, tra le quali 4.000 medici d’emergenza, 3.000 pediatri e 1.200 chirurghi; ed ora, proprio attraverso le nuove misure previdenziali, potrebbe perdere altre risorse finendo per incidere gravemente sulla qualità di vita dei cittadini.Per rilanciare il mondo del lavoro non bastano delle misure semplicistiche, ma occorrono risposte complesse che richiedono analisi e studio. Per noi di Soggetto Giuridico è essenziale ragionare in termini di crescita e di opportunità, e non di conservazione. Bisogna rilanciare alcuni settori produttivi con investimenti e soluzioni mirate e non, come invece si sta facendo, distribuire le poche risorse che ci sono per ottenere qualche voto. Vogliamo ribadirlo ancora una volta, avere cura del futuro è importante quanto saper vivere il presente.

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Allarme dolore cronico: l’esercito dei dimenticati

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Troppi italiani pur curandosi, continuano a soffrire. Chi continua a soffrire del comunissimo mal di schiena (più della metà), di cefalea, della nevralgia post-erpetica (fuoco di Sant’Antonio), della nevralgia del trigemino, artrosi, si è ormai rassegnato a pensare che la medicina non può fare di più, rinunciando a stare meglio, “accettando” il dolore come un inevitabile conseguenza del loro problema.“Tutti cercano di lenire il dolore, ma se questo è cronico, per molti la cosa si fa difficile con il trascorrere del tempo – spiega Giuliano De Carolis, Presidente Federdolore-SICD (Società Italiana dei Clinici del Dolore), Anestesista dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Pisa – Purtroppo il dolore viene sopportato o sottovalutato dal paziente in quasi un terzo dei casi (29%) oppure curato con antidolorifici non specifici (23%). Dopo le prime cure, spesso sufficienti per la fase acuta, 1 paziente su 4 non riesce più a far fronte alla sofferenza perché le cure non sono più efficaci. I tentativi di trovare nuove strade farmacologiche non hanno sempre successo e il paziente stesso, scoraggiato, non crede più a soluzioni possibili. In realtà le soluzioni esistono e risolvono o migliorano la maggioranza dei casi, grazie alle nuove tecnologie che permettono approcci mini-invasivi, duraturi e non farmacologici”. Dunque 1 italiano su 4 soffre di dolore cronico, e di questi il 25% non è adeguatamente trattato. Sotto la lente dei massimi esperti del dolore, riuniti a Milano al 5° International Theras Day, questi dati preoccupanti e la necessità di individuare le modalità per intervenire a favore dei numerosi pazienti che persistono ad avere un dolore cronico senza alcun miglioramento.“La nuova frontiera è la neurostimolazione, non ancora così diffusa e praticata in Italia. Parliamo di trattamenti senza l’utilizzo di farmaci, ben consolidati e utilizzati a livello globale da oltre 30 anni, in cui gli impulsi elettrici calmano i nervi e riducono i segnali di dolore al cervello – continua De Carolis – Gli strumenti a disposizione offrono la possibilità di intervenire in modo efficace, rapido e duraturo, a seconda le indicazioni di ogni singolo paziente. Il livello di invasività è decisamente ridotto, basti pensare alla neurostimolazione percutanea (PENS) in grado di alleviare il dolore già dalla prima applicazione nella zona di interesse. Per dolori più complessi è possibile intervenire anche a livello midollare grazie a un intervento chirurgico (SCS, Stimolazione del Midollo Spinale) che permette di impiantare un piccolo dispositivo che rilascia in sicurezza lievi impulsi elettrici ai nervi interrompendo o riducendo la trasmissione dei segnali del dolore al cervello. I trattamenti di nuova generazione2 oltre a confermare l’evidente livello di efficacia anche nel tempo, ha inciso molto anche sull’invasività dell’intervento che ora viene fatto in anestesia locale con un blando sedativo per la durata di massimo 1 ora. Anche i tempi di reazione sono decisamente migliorati, grazie soprattutto alla mancanza di formicolio (parestesia) che facilita la ripresa delle attività quotidiane (compresa quella di guidare l’auto)”. L’azienda che meglio rappresenta l’impegno in questo ambito e investe nella Ricerca e Sviluppo è una realtà italiana e si chiama Theras Group. Attraverso la tecnologia sicura, sostenibile e facilmente gestibile, il Gruppo è in grado di rispondere adeguatamente alle nuove frontiere per la cura de dolore cronico con i trattamenti di neurostimolazione.La prima si chiama Nevro Senza (unico stimolatore ad alta frequenza) ed è il trattamento di nuova generazione per la stimolazione del midollo spinale che Theras Group distribuisce in Italia. Offre un’ampia gamma di vantaggi, dimostrata da un importante sollievo dal dolore soprattutto alla schiena e alle gambe. La superiorità a lungo termine della terapia con stimolazione ad alta frequenza (rispetto alla SCS tradizionale) è stata dimostrata in un importante studio 2. La seconda si chiama Nextim, un sistema per la neurostimolazione percutanea ideato dalla Ricerca Theras che sotto forma d’onde bilanciate a frequenze alternate, è in grado di regolare l’intensità della stimolazione elettrica, confermando livelli di efficacia analgesica.Tecnologia e innovazione come strumento per intervenire nel dolore cronico, per rispondere adeguatamente alle numerose necessità di una popolazione ampia e sofferente. Questi gli obiettivi di un’azienda leader nelle tecnologie e innovazione come Theras Group che ogni anno (siamo alla 5° edizione) riunisce gli specialisti e i massimi esperti del settore per condividere scelte di intervento più tecnologicamente avanzate.

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Allarme bomba debiti negli Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Il decennale anniversario del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, che ha dato il via alla più grande crisi finanziaria ed economica della storia, è appena stato celebrato come un semplice “fatto del passato”. Per molti è un evento da dimenticare, per alcuni qualcosa su cui riflettere e da cui imparare. Secondo noi, invece, dovrebbe essere il momento per guardare con maggiore attenzione alla realtà odierna. Sono troppi i segnali, purtroppo ignorati nelle sedi competenti, dei crescenti rischi di una nuova e più grave crisi globale. Non si tratta di pessimismo. Occorre avere la lucidità di capire quanto sta accadendo e la volontà di non ripetere gli stessi errori di omissione del passato. L’attenta e precisa analisi del The New York Post, pubblicata il 23 settembre scorso, ci rivela che il debito aggregato mondiale ha raggiunto la vetta di 247.000 miliardi di dollari. Nel 2008 era di 177.000 miliardi di dollari. Già il titolo dell’importante giornale è eloquente e preoccupante: ”Ci potrebbe essere un crac finanziario prima della fine del mandato di Trump”. L’analisi evidenzia in particolare la situazione degli Usa. In dieci anni il debito pubblico americano è più che raddoppiato. Ha raggiunto il picco di 21.000 miliardi e potrebbe determinare una brusca frenata dell’attuale pretesa ripresa economica. Secondo il Congressional Budget Office, quest’anno Washington dovrà sborsare 390 miliardi di dollari soltanto per pagare gli interessi sul debito pubblico. Si stima che in un decennio tale quota annuale potrebbe essere di 900 miliardi di dollari, superando l’enorme budget militare. Il debito delle famiglie americane ha raggiunto i 13.300 miliardi di dollari. Ciò è dovuto al fatto che le ipoteche immobiliari sono pari a 9.000 miliardi, superando il livello del 2008. I debiti fatti per finanziare i prestiti agli studenti sono passati dai 611 miliardi del 2008 ai 1.500 di oggi. Quelli per l’acquisto di auto sono cresciuti moltissimo fino a 1.250 miliardi. Anche il debito totale sulle carte di credito è ritornato ai livelli di dieci anni fa. Si teme che il finanziamento dei prestiti per gli studenti, che in tre anni dovrebbero raggiungere i 2.000 miliardi di dollari, possa diventare il detonatore della prossima crisi. Si ricordi che la bolla dei mutui subprime, che fu una delle principali cause del crac, nel marzo 2007 era pari a circa 1.300 miliardi di dollari. L’aumento del debito aggregato negli Usa è l’inevitabile conseguenza della politica dei tassi d’interesse zero e dell’immissione di massiccia liquidità attraverso il quantitative easing. Adesso la Federal Reserve sta cambiando rotta e aumenta i tassi. Occorrerà vedere gli effetti sul mercato azionario di Wall Street, che è nel frattempo cresciuto a dismisura. Anche nelle economie emergenti gli effetti sono, purtroppo, già visibili e hanno generato fughe di capitali che stanno destabilizzando vari paesi, tra cui l’Argentina, l’Indonesia e la Turchia.
Anche lo shadow banking è cresciuto enormemente: si è passati dai 28.000 miliardi del 2010 ai 45.000 di oggi.Sheila Bair, ex presidente della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’importantissima agenzia governativa che fornisce la garanzia pubblica ai risparmi dei cittadini, torna a paventare rischi di nuove crisi. “Siamo in una bolla”, e aggiunge che in una tale situazione è assurdo che le regole e i requisiti di capitale delle banche siano stati annacquati. Non è vero, afferma, che le bolle sono riconoscibili soltanto in retrospettiva, cioè dopo che sono scoppiate. Non è possibile indicare solo il momento dello scoppio. Ma la politica della Fed ha fatto di tutto per sostenere la crescita della bolla finanziaria. Altri moniti sono venuti da ex capi di governo, come l’inglese Gordon Brown, al potere a Londra allo scoppio della grande crisi, che evidenziano che si sta camminando ciecamente verso un futuro crac. Anche Jean-Claude Trichet, governatore della Bce dal 2003 al 2011, vede nella crescita del debito il pericolo di una nuova grande crisi. Ancora una volta riteniamo che non si possa sfuggire all’impellente necessità di sedersi intorno al tavolo per definire una nuova Bretton Woods, una nuova architettura condivisa che regoli il sistema economico, finanziario e monetario internazionale. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Scuola – Sicurezza: allarme già ampiamente dato, adesso vogliamo vedere i fatti

Posted by fidest press agency su sabato, 25 agosto 2018

Tra qualche settimana si ritornerà a scuola e tra le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti, in un’intervista a Il Giornale, e una diffusa confuzione circa il reale stato del sistema scolastico si cerca di tirare le somme. Purtroppo, in questo gioco dei pro e contra sono molti gli elementi che ricadono nella seconda colonna. Per quanto riguarda il mondo della dirigenza scolastica c’è un argomento scottante, più volte rilanciato da Udir, il sindacato che tutela i DS, ed è quello della sicurezza. In un momento particolarmente sensibile per l’integrità dei cittadini, non basta più ascolatre parole del calibro “stiamo intervenendo”, “faremo presto”, “sistemeremo, è certo”. Adesso è l’ora di vedere i fatti.Marcello Pacifico (presidente Udir): L’unico a non aver mai smesso di sottolineare la gravità della situazione degli edifici scolastici, che ha chiesto interventi sul D.lgs 81/08, che ha denunciato e organizzato corsi e seminari in cui è emersa la gravissima situazione del patrimonio edilizio scolastico è stato il nostro sindacato. Per noi è davvero giunta l’ora di finirla con dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano e sfociano in dichiarazioni che alla fine non portano a nulla: occorre predisporre interventi seri ed efficaci e stanziamenti adeguati e necessari alla sicurezza degli edifici e delle persone che li abitano, in primis. Bisogna intervenire quando si è al corrente dei rischi: il bene dei nostri ragazzi non può essere messo dopo, in una lista immaginaria, la mancanza di fondi delle provincie o dei comuni: occorre capire quali priorità vanno seguite. L’incolumità degli studenti è la priorità non solo per tutte le famiglie, ma pure per tutto il paese. È ora che la politica si faccia seriamente carico di questa responsabilità che non è certo scaricabile sul personale scolastico o più indirettamente sui cittadini. Chi ha posti di governo eserciti il suo dovere ed intervenga con tempestività. Udir continuerà la sua battaglia finché le scuole non saranno messe almeno in sicurezza.

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Diabete è allarme anziani

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

È allarme ‘grandi anziani’ in Italia per la diffusione del diabete di tipo 2. Su circa 2,9 milioni di persone che nel nostro paese sono colpite da questa patologia, gli over settantacinque sono, infatti, oltre 1,2 milioni, ben più di un terzo del totale.
Si tratta dei pazienti più vulnerabili, spesso affetti da altre importanti malattie e maggiormente esposti al rischio di episodi ipoglicemici e complicazioni vascolari. Per queste ragioni, i trattamenti antidiabetici a loro destinati devono garantire, accanto all’efficacia, il più elevato profilo possibile di tollerabilità. Secondo i dati OCSE, l’Italia è oggi uno dei paesi al mondo con la più alta attesa media di vita, secondo solo al Giappone: quasi 85 anni per le donne e più di 79 per gli uomini. Solo negli ultimi cinque anni, questa media è cresciuta di quasi un anno e la tendenza all’innalzamento è inarrestabile da decenni. La percentuale di grandi anziani, cioè di ultrasettantacinquenni, nella popolazione dei pazienti affetti da diabete di tipo due è dunque destinata ancora a crescere. Nonostante ciò, fino ad ora non erano disponibili analisi specifiche sul rapporto efficacia/sicurezza dei farmaci antidiabetici riguardo i pazienti di queste classi di età. (Redazione Fidest)

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Allarme povertà sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Secondo il Rapporto Svimez, ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali e vi è il fenomeno della povertà sanitaria, per cui l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane.
“Una grave denuncia. E’ già indegno di un Paese civile non garantire assistenza sanitaria realmente gratuita, come sanno tutti i malati gravi che, in tutta Italia, sono costretti a fare visite private, sia per accorciare i tempi di attesa sia per rivolgersi a professori conosciuti ed affermati. Ancor più grave, poi, che questo li faccia precipitare nella povertà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2016, al Sud il 14,9% delle famiglie dichiara di non avere soldi per le cure mediche, contro una media nazionale dell’8,8%, e che il 54% delle famiglie del Sud non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di 800 euro, come può accadere in caso di malattie gravi, contro una media per l’Italia di 41,9% (in Sicilia il record, pari al 63,1% delle famiglie).

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Allarme Inps su cancellazione riforma Fornero

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

L’Istituto nazionale scrive che se già dal 2019 entrasse in vigore la cosiddetta “Quota 100” per il pensionamento anticipato, i costi per le casse dell’Istituto di previdenza viaggerebbero tra i 4 e i 14 miliardi di euro l’anno. I quattro “scenari” apocalittici prodotti, anche con soglie di accesso minime a 65 anni, starebbero già producendo effetti negativi nei componenti del governo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Piuttosto che creare allarmismo e realizzare proiezioni tutte da verificare, l’Inps dovrebbe spendersi per tutelare le posizioni di chi ha lavorato una vita e ora chiede solo di vedere asaudito un suo diritto. L’Istituto non può solo pensare di gestire i loro soldi rimandando ad oltranza la loro uscita dal lavoro. Gestisca correttamente le pratiche del personale della scuola, visto che settembre è vicino e 5mila docenti ancora non hanno la certezza di andare in pensione, fatto increscioso mai accaduto. Sarebbe anche bene che l’Inps richiedesse i contributi figurativi mai versati e riprogrammi davvero un sistema più vicino all’Europa, dove si va in pensione a 63 anni – in Francia ancora prima e in Germania con 25 anni di insegnamento – e non a 67 anni come ha confermato qualche mese fa il governo Gentiloni. Perché si vive per lavorare, ma non si deve morire lavorando. Infine, anziché creare terrore psicologico, l’Inps aggiorni il suo sistema d’archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, poiché con questo sistema si beffano ulteriormente dei lavoratori già vessati da riforme e controriforme che hanno sempre più assottigliato la portata dei loro contributi previdenziali. È bene, infine, che si valuti una volta per tutte il precariato svolto, perché l’onere di aver fatto una supplenza breve o annuale non può essere un aggravio per il lavoratore.Per tutti questi motivi, Anief ribadisce il suo sì a Quota 100, senza vincoli o paletti dell’ultima ora richiesti a gran voce dall’Inps.

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Allarme estate, ospedali in affanno: Medici di famiglia chiamati a fare argine

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Estate complicata, come sempre, per chi resta in città o chi vi fa turismo. Gli ospedali e i pronti soccorso si spopolano. Ma quest’anno i medici di famiglia, tra chi va in vacanza e chi resta, sono in prima fila nel fare le prove generali degli accordi nazionali, con l’ultimo che chiede loro di fare filtro agli accessi in ospedale. Almeno nelle grandi città. A Napoli il segretario Fimmg Luigi Sparano lancia l’allarme: «La città rischia di trasformarsi in un deserto sanitario, nel quale l’incidente potrebbe essere dietro l’angolo. Soprattutto ora che Napoli vede un tale afflusso turistico». La medicina generale chiamata a fare da argine si rivolge all’Asl, mentre gli ospedali sono in affanno, al Cto i primari hanno chiesto di chiudere il Ps oltre un certo orario, al Pellegrini oculistico i temi sono simili, restano il Cardarelli e il Loreto Mare ad arginare le richieste.
E Roma? La Regione Lazio sta disponendo affinché una ventina di ambulatori aprano sabato e domenica, anche nei luoghi di villeggiatura, in particolare ai circa 350mila anziani che si rivolgono ad essi piuttosto che ai Ps. Ed è stato previsto il raddoppio dei turni dei medici che vi operano per dimezzare le attese. Seicento chilometri a Nord, l’Ats Città di Milano si appresta a varare un numero verde pubblico mirato agli over 65. «Il medico di Continuità Assistenziale che si recasse in casa di un anziano a seguito di una richiesta, a propria discrezione ne valuterà e segnalerà la fragilità al numero verde. In particolare il paziente che comunque non sia da ospedalizzare sarà indirizzato dall’Ats ai servizi sociosanitari del Comune», spiega Giovanni Campolongo presidente Snami CA lombardo. Sempre da Snami a Milano Ugo Tamborini sottolinea per i medici di famiglia che «malgrado il peso di un’ottantina di zone carenti da riempire, la medicina del territorio ha un tessuto in grado di far fronte alle esigenze della popolazione: i pazienti si distribuiscono tra i medici restanti e quanto cresce è il carico medio, l’ottimale, da 1 medico per 1300 residenti a 1 per 1500-1700. Il lavoro magari aumenta ma nessuno è lasciato solo. Andrebbe peraltro sensibilizzata la pazientela: una volta che il medico, in vacanza, metta il sostituto, nessuno dovrebbe “disertare” recandosi in Pronto soccorso. Come purtroppo succede. È una questione di educazione». E torniamo a Napoli, dove il territorio fa suo l’allarme partito dagli ospedali. «In Campania ci siamo predisposti ad arginare la domanda dei residenti cronici attrezzandoci con le aggregazioni funzionali, ma quanto è ancora su carta, previsto dal decreto regionale 53 di quest’anno, va fatto partire da Regione ed Asl», dice Luigi Sparano. «Il progetto riguarda per ora gli affetti da insufficienza respiratoria per i quali i nostri studi andrebbero dotati di spirometro ed andrebbe avviata una formazione. E riguarda un collegamento informatizzato tra studi e ospedali, in prospettiva per censire e prendere in carico la popolazione fragile, effettuando presso di noi ecg ed ecografie. Se vogliamo essere all’altezza dei tempi e delle stagioni dovremmo partire. Tanto più che i pazienti vanno in Ps spesso non per condizioni di oggettiva gravità ma per avere una diagnosi rispetto a un sintomo che li preoccupa». C’è poi il tema dell’afflusso crescente di turisti, per il quale la stessa Regione si chiede se attivare un servizio di guardia turistica, come nella penisola sorrentina, e ha convocato un incontro con i sindacati. «Qui il servizio non c’è ancora ma la questione è all’ordine del giorno. I sindacati sono convocati, l’idea è di ampliare la recettività di alcuni studi mmg verso i turisti, costituendo postazioni di riferimento per i cittadini non residenti». (fonte: doctor33)

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Congo: OMS innalza il livello di allarme Ebola a “molto alto”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

La diffusione del virus Ebola in Congo non accenna a fermarsi. Dopo la diagnosi di Ebola nella megacittà congolese Mbandaka, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha innalzato la sua valutazione del rischio. Poiché la città si trova sulle principali rotte nazionali e internazionali, il rischio di diffusione del virus è aumentato, ha riferito l’Oms. L’organizzazione ora valuta il rischio di un’ulteriore diffusione in Congo come “molto alta”, quindi è “alta” per i paesi circostanti. Tuttavia, il rischio globale di diffusione è attualmente basso. Pertanto, finora non è necessario per le restrizioni di viaggio o commerciali. I primi casi dell’attuale epidemia si sono verificati in un’area molto rurale del Congo. Il ministro della Salute ha annunciato 11 nuovi casi confermati e due morti legati alla malattia nel nordovest del paese. I casi registrati finora sono 45 – spiega una nota del ministero -, compresi 10 sospetti, 21 probabili e 14 confermati. Una nuova vittima è stata registrata a Bikoro, dove l’epidemia di ebola è stata annunciata la scorsa settimana. Lo sviluppo della febbre emorragica è preoccupante perchè ha raggiunto una città di 1,2 milioni di abitanti e crocevia verso la popolosissima capitale Kinshasa. Un caso di “Ebola urbano”, il primo in una città mai registrato nelle nove epidemie di questa febbre emorragica susseguitesi dal 1976 nel grande Stato centrafricano, è stato segnalato a Mbandaka, a circa 130 chilometri dal focolaio iniziale dell’epidemia. La preoccupazione è forte perché era stata proprio la diffusione nelle città a causare l’ecatombe da oltre 11’300 vittime del 2014-2016 in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Più di 4.000 dosi di un vaccino sperimentale sono state inviate nella regione per la loro cura e protezione del personale medico . È il primo utilizzo del composto dal suo sviluppo due anni fa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche inviato un laboratorio mobile alle aree rurali per consentire una diagnosi rapida. La Commissione europea fornirà inoltre 1,6 milioni di euro per combattere la malattia e organizzare voli per aiutanti e attrezzature, ha dichiarato il commissario europeo Christos Stylianides. Questa, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è la nona volta che un focolaio di Ebola viene registrato nella nazione centroafricana, il cui fiume orientale ha dato il nome al virus mortale, scoperto lì negli anni ’70. La peggiore epidemia di Ebola nella storia si è conclusa nell’Africa occidentale appena due anni fa, dopo aver ucciso più di 11.300 persone e infettato circa 28.600. (Giovanni D’Agata)

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Un nuovo rapporto lancia l’allarme sui livelli crescenti di fame acuta nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Circa 124 milioni di persone in 51 paesi sono stati colpite da una grave insicurezza alimentare nel 2017 – 11 milioni in più rispetto all’anno precedente. Questo quanto riportato dalla nuova edizione del Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari. Il rapporto definisce “insicurezza alimentare acuta” un livello di fame tanto severo da rappresentare una minaccia diretta alla vita o ai mezzi di sostentamento delle persone.Il peggioramento della situazione è ascrivibile in larga misura allo scoppio o all’acuirsi di conflitti e instabilità in paesi come il Myanmar, la Nigeria nord-orientale, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan e lo Yemen. Condizioni prolungate di siccità hanno invece causato il susseguirsi di scarsi raccolti in paesi già colpiti da alti livelli di insicurezza alimentare e malnutrizione in Africa orientale e meridionale.
Il rapporto sottolinea come le crisi alimentari siano sempre più determinate da cause complesse e che spesso agiscono in contemporanea, quali conflitti, shock climatici estremi, prezzi alti degli alimenti di base.La situazione descritta dal rapporto mette in luce la necessità urgente di azioni che sappiano al tempo stesso salvare vite, salvare i mezzi di sostentamento e affrontare alla radice le cause delle crisi, hanno affermato i partner.Le situazioni di conflitto rimangono il fattore principale alla base della grave insicurezza alimentare in 18 paesi – 15 dei quali in Africa e Medio Oriente. Sono i conflitti la causa principale della maggior parte dei casi di insicurezza alimentare acuta nel mondo, rappresentando il 60 per cento del totale, 74 milioni di persone.I disastri climatici – soprattutto la siccità – hanno provocato crisi alimentari in 23 paesi, due terzi dei quali in Africa, gettando nell’insicurezza alimentare grave 39 milioni di persone.Intere comunità e un numero maggiore di donne e bambini hanno bisogno di supporto nutrizionale rispetto all’anno scorso;servono soluzioni durature se vogliamo invertire questo trend.
Secondo il rapporto, nel 2018 i conflitti continueranno a causare crisi alimentari in paesi come l’Afghanistan, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Nord Est della Nigeria, la regione del Lago Chad, il Sud Sudan, la Siria, lo Yemen oltre alla Libia e il Sahel centrale (Mali e Niger).
Uguali sono le previsioni per l’impatto di condizioni climatiche particolarmente secche sui raccolti e sulla produzione animale, che inaspriranno l’insicurezza alimentare in zone pastorali della Somalia, dell’Etiopia sud-orientale, del Kenya orientale, in Africa Occidentale e nel Sahel, inclusi Senegal, Chad, Niger, Mali, Mauritania e Burkina Faso.
Il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari riunisce dati e analisi regionali e nazionali da fonti multiple in un unico documento che fornisce un’immagine chiara e approfondita delle crisi alimentari e dell’insicurezza alimentare acuta nei paesi colpiti.
Si prevede che il Global Network contro le Crisi Alimentari lanciato dall’Unione Europea, dalla FAO e dal WFP al Summit Umanitario Mondiale nel 2016 diventerà sempre più il motore alla base del nesso tra azioni umanitarie, sviluppo e pace, promuovendo un maggiore coordinamento tra le agenzie umanitarie e per lo sviluppo.

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Allarme Istat: Paese sempre più vecchio. Un terzo famiglie è single

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 dicembre 2017

istatI problemi che affliggono l’Italia: Paese sempre più vecchio, con i single che ormai sono un terzo delle “famiglie”, con pochi bambini che nascono e la speranza di vita che si allunga. Un quadro preoccupante quello che emerge dal “Rapporto Istat 2017”. Il dato che spicca di più è quello delle famiglie composte da una sola persona: sono ormai un terzo del totale (passate da 20,5 a 31,6%) mentre si riducono quelle numerose con cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%). Continua il calo delle nascite, ma torna ad aumentare la speranza di vita: passa da 80,1 a 80,6 anni per gli uomini e da 84,6 a 85,1 per le donne. Nel 2016 si sono riempite 473’438 culle, 12.342 in meno rispetto all’anno precedente. E il calo delle nascite continua a essere affiancato dalla posticipazione dell’evento: le gravidanze avvengono, infatti, in età sempre più avanzata. Il Nord-Est è l’area geografica con la speranza di vita più alta anche nel 2016, mentre il Mezzogiorno è caratterizzato da una vita media più bassa. Aumentano i matrimoni ma ancora di più i divorzi: nel 2015 le nozze riprendono a crescere passando dai 189.765 dell’anno precedente a 194.377. Sul fronte delle separazioni si passa dalle 89’303 del 2014 a 91’706 del 2015 mentre per i divorzi l’aumento è decisamente più marcato: da 52’355 salgono a 82’469, un’impennata dovuta soprattutto all’entrata in vigore a metà 2015 del “divorzio breve”. Dai dati dell’Istat sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un dato sconfortante che emerge è che nel volgere di vent’anni, il numero medio di persone che compongono una famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016)

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L’allarme in Europa per il “cattivo virus” invernale che porta vomito e diarrea

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

vaccino bambino

Aumentano i casi di contagio da norovirus. Dall’Agenzia esecutiva del Regno Unito, l’allerta e i consigli per ridurre il rischio di contagio: il “norovirus” che circola attualmente in Europa è altamente contagioso. Mentre le temperature precipitano, i funzionari delle istituzioni sanitari britanniche lanciano l’allerta sostenendo che quest’anno è aumentato il rischio di prendere il temibile virus del “vomito”, il norovirus che sta circolando attualmente in Europa. Il norovirus è tra gli agenti più diffusi di gastroenteriti acute di origine non batterica, costituendo così un serio problema nel campo della sicurezza alimentare per la possibilità di causare infezioni di breve durata, ma con violenti attacchi di diarrea e vomito. È estremamente contagioso e si diffonde facilmente in ambienti in cui le persone sono vicine l’una all’altra, come nei luoghi di lavoro o in centri commerciali affollati. Il Public Health England, l’agenzia esecutiva del Ministero della Salute del Regno Unito, ha avvertito che l’aumento dei casi di norovirus è comune durante l’inverno e che quest’anno si sta rivelando del 14% superiore alla media rispetto ai mesi invernali degli anni precedenti. Nick Phin, vicedirettore del National Health Service e Director della Public Health England, ha diramato alcuni semplici consigli per evitare il contagio che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ritiene utili rilanciare anche in Italia, dato l’elevato numero di segnalazioni+ analoghe anche in Italia. Innanzitutto ha evidenziato che “la maggior parte delle persone effettuerà un recupero completo entro 1 o 2 giorni, ma è importante bere molti liquidi durante questo periodo per prevenire la disidratazione, specialmente nei giovanissimi o negli anziani. “Se le persone hanno la diarrea e il vomito non devono preparare il cibo per gli altri e noi consigliamo di evitare di visitare ambulatori medici, case di cura e ospedali se hanno sintomi. Se qualcuno manifesta attacchi particolarmente violenti deve contattare i numeri d’emergenza sanitaria o il medico curante. “Uno dei modi migliori per proteggersi dal norovirus e per aiutare a prevenire l’infezione è praticare una buona igiene personale, che comprende il lavaggio completo delle mani dopo l’uso del bagno e prima di mangiare o preparare cibi”.

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Allarme geologi: Ci sarà sempre meno acqua dolce

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

Massimiliano FazziniFazzini –Università Camerino e Ferrara: “Nella stagione invernale 2016 – 2017, sui rilievi nazionali è mediamente caduto il 60 per cento di neve in meno. Avremo sempre meno acqua e di peggiore qualità. In Italia preoccupante il fenomeno di ingressione del cuneo salino, meno acqua dolce. Zero termico a 3600 metri. Puglia, Sicilia e Sardegna devono mettere in campo processi di desalinizzazione utilizzando così l’acqua del mare. I comuni del Centro Nord hanno elaborato Piani di Adattamento ai Cambiamenti, mentre al Sud è tutto fermo. Giorni siccitosi aumentati del 15 per cento. Avremo eventi sempre più irregolari ”.
“Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito, in Italia, ad un aumento della temperatura media di circa 1.1°C ma nell’ultima estate abbiamo registrato un’ulteriore “impennata” di oltre 2 gradi rispetto alla media climatica del periodo di riferimento 1971 – 2000. Se questo segnale non dovesse essere un’eccezionalità ma confermarsi tale, significherebbe che potremmo essere dinanzi ad un’ ulteriore accelerazione del riscaldamento globale del pianeta. Sempre durante l’ultima stagione estiva, la temperatura del mare, in Italia, ha raggiunto valori di oltre tre gradi rispetto alle medie dell’ultimo ventennio. Ci dobbiamo abituare ad estati con ondate di calore intense e prolungate di origine subtropicale continentali e quadri termometrici che oggi appaiono come eccezionali tra circa 20 anni rappresenteranno la normalità, con un cambiamento radicale del nostro stile di vita. Cambieranno ad esempio le stagioni turistiche ed agricole. Durante le future estati, con ogni probabilità avremo sempre meno acqua a disposizione e di questo dovremo essere consapevoli perché dal momento in cui l’ acqua da fusione delle nevi sarà meno abbondante e si infiltrerà meno nelle falde acquifere più superficiali e le precipitazioni piovose saranno sempre più intense e meno persistenti, la risorsa idrica sarà evidentemente meno abbondante e di qualità organolettiche peggiori. Già adesso, in molte aree pianeggianti prossime alle coste, specialmente nella pianura veneta ed emiliana, nella Capitanata pugliese e nel Campidano sardo, stiamo assistendo al fenomeno di ingressione del cuneo salino che porterà ad una minore disponibilità di acqua per l’irrigazione delle aree adibite ad uso agricolo con ovvie ripercussioni sulla loro produttività”.
E’ l’allarme lanciato dal climatologo Massimiliano Fazzini, Docente dell’Università di Camerino e Ferrara, ricercatore, importante studioso di tali fenomeni ed esponente dell’Associazione Nazionale dei Geomorfologi Italiani. Fazzini sta conducendo da due decenni importanti studi al riguardo.

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Allarme sui conti della capitale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

campidoglioRoma. E’ stato lanciato dalla sottosegretaria De Micheli in una intervista a ‘Il Messaggero’. Roma rischia di fallire l’obiettivo fissato dal piano di rientro sottoscritto dal comune e di perdere la possibilità di ottenere 110milioni di extracosti. Dopo 13 mesi di giunta Raggi l’ATAC è ad un passo dall’amministrazione controllata e il comune rischia ulteriori misure restrittive. Una gestione irresponsabile, più attenta agli equilibri interni tra correnti grilline che a far quadrare i bilanci, rischia di dissestare ulteriormente le finanze capitoline. Da mesi sono state annunciate alienazioni e la razionalizzazione delle aziende capitoline da cui dovrebbero derivare i risparmi previsti per la riduzione del debito dell’amministrazione capitolina, ma dell’assessore Colomban che di questo piano sembrerebbe il titolare abbiamo si è persa ogni traccia. L’ultima cosa che abbiamo appreso sono le sue imminenti dimissioni. Sarebbe veramente una amara sorpresa dovere constatare a settembre che nonostante i reiterati richiami di organi di vigilanza contabile che hanno più volte sollecitato il comune ad assolvere agli impegni presi, nulla è stato predisposto. Forse la Raggi ha in serbo una sorpresa: vuole cogliere l’occasione per diffondere tra i romani la moneta alternativa?” Così in una nota il consigliere del PD capitolino Antongiulio Pelonzi. (n.r. Siamo alla frutta? Attendiamo la replica della Raggi che abbiamo contattato ma senza successo sino ad ora.)

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Immigrazione clandestina: allarmi che non si possono ignorare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

immigrazione-via-mare“Non si può più fingere di non comprendere i segnali d’allarme e gli appelli ripetuti da chi ha tutta la competenza e l’autorità per farli in tema d’immigrazione clandestina. La politica si è macchiata di troppa incompetenza e indifferenza fino a qui ma, di fronte alla sicurezza del Paese e alla stessa tenuta democratica messe in discussione, agire è assolutamente doveroso e improcrastinabile. Le degenerazioni di un fenomeno epocale come l’immigrazione di massa di questi anni stanno producendo, alimentando ed addirittura sostentando situazioni di illegalità gravissima. L’Italia sta di fatto consentendo di tenere in piedi un sistema che non solo non si traduce in alcuna seria accoglienza solidale, ma addirittura sfocia nello sfruttamento dei nuovi schiavi laddove si consente che gli immigrati che davvero sfuggono da guerre e torture non trovino alcuna seria possibilità di un futuro migliore, venendo anzi inseriti in circuiti di abbandono, trattamento indegno e povertà che li portano spessissimo sulla strada dell’illegalità; laddove non si è in grado di filtrare seriamente, severamente e tempestivamente tra chi deve essere accolto e aiutato e chi non deve assolutamente varcare i confini nazionali; laddove non si interviene in maniera massiccia per stroncare i traffici di migranti e per stabilizzare le situazioni che li spingono a fuggire dai loro paesi proteggendoli in loco, ma addirittura si chiude un occhio davanti alle poco chiare attività di chi oggi, inchieste alla mano, risulta agire in posizione ambigua e comunque controproducente rispetto agli obiettivi ed alle regole che il Paese tenta di far rispettare. E’ assurdo e intollerabile, specie quando si sente un’autorità come un Procuratore parlare di ‘problemi di ordine pubblico e di tenuta del sistema’ all’orizzonte, ripetendo peraltro una denuncia che noi facciamo da mesi. La politica deve agire subito, in maniera seria e concreta, perché le Forze dell’Ordine sono già allo stremo e non si potrà andare avanti così a lungo”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, torna sul tema dell’immigrazione clandestina e rincara la dose dopo le ultime notizie relative non solo alle inchieste delle Procure di Catania, Palermo e Cagliari a proposito dei dubbi sollevati a proposito dell’attività delle Organizzazioni non governative che si spingerebbero volutamente troppo oltre per il recupero dei migranti, ma anche al coinvolgimento del Viminale che ormai punta l’attenzione sulla questione, nonché al lavoro dell’intelligence che va nella medesima direzione. Particolarmente allarmanti, in proposito, le dichiarazioni del Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha parlato di prove certe di contatti diretti tra scafisti e alcune Ong esprimendo forti dubbi: “Non siamo affatto sicuri che alcune Ong facciano un lavoro pulito. Quando, all’inizio dell’operazione Sophia anche le navi militari stavano a ridosso delle acque libiche, abbiamo chiesto di farle arretrare e così è stato. Le ong invece sono sempre lì”. “Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti – ha detto ancora Zuccaro – non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati”.“Si tratta di cose troppo gravi perché non si reagisca di conseguenza – conclude Maccari –. Indipendentemente dall’evoluzione giudiziaria, è chiaro che si punta qui il dito contro un problema che non viene affrontato e gestito in maniera corretta e tale da consentirne di tenerne le redini. Un problema che ha mille altre manifestazioni altrettanto gravi sui nostri territori, dove Forze dell’Ordine e Militari sono sempre più spesso bersaglio di fenomeni criminali e di aggressioni da parte di clandestini, rispetto ai quali oltre tutto operano con regole d’ingaggio e con strumenti normativi inadatti, obsoleti, contraddittori e assolutamente inefficaci a consentirci di tutelare sufficientemente se stessi e gli altri”.

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Indice di vecchiaia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 aprile 2017

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1“I dati Istat diffusi oggi ci confermano la marcia oramai inarrestabile della longevità di massa”, dichiara il Presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina. “L’istituto di statistica ci dice che oggi l’indice di vecchiaia è pari a 159,9, ma per comprendere appieno il livello di allarme dobbiamo tener presente che nel 2050 questo dato salirà a 262,8. Questo significherà” – prosegue Messina – “aumento dei costi pensionistici e sanitari, sostenibilità fiscale a rischio e aumento del rapporto debito/PIL. Sappiamo che a valore reale attuale l’aumento della popolazione anziana richiederà da qui al 2060 un incremento della spesa sanitaria di 37,8 miliardi di euro. A fronte di tale scenario il nostro sistema appare impreparato ad affrontare una sfida di tale portata, considerate le difficoltà che già oggi gli anziani incontrano nell’accesso a cure adeguate ed omogenee su tutto il territorio nazionale. Occorre adeguare l’offerta di servizi socio-assistenziali e sanitari ai reali bisogni di salute presenti e futuri, acquisendo maggiore consapevolezza delle esigenze della popolazione anziana. Una consapevolezza” – conclude Messina – “che ci sembra oggi tutt’altro che acquisita dai decisori di ogni livello”.

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Allarme siccità per la Somalia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 febbraio 2017

somalilaA causa della siccità devastante che sta duramente colpendo la Somalia, le agenzie ONU UNICEF e World Food Programme (WFP) lanciano l’allarme che solo con un rafforzamento massiccio e immediato dell’assistenza umanitaria si potrà evitare al paese di precipitare in un’altra catastrofe.La siccità con cui si confrontano le regioni settentrionali da un anno sta colpendo ora tutta la Somalia, minacciando una popolazione già fragile indebolita da decenni di conflitto. Quasi la metà della popolazione del paese, circa 6,2 milioni di persone, vive nell’insicurezza alimentare grave o ha bisogno di sostegno nei mezzi di sostentamento. Si prevede che 944.000 bambini soffriranno di malnutrizione in forma acuta, quest’anno, inclusi 185.000 bambini che saranno gravemente malnutriti e che avranno bisogno di sostegno urgente salvavita. E’ molto probabile che questo numero possa aumentare del 50%, arrivando a 270.000 bambini gravemente malnutriti nei prossimi mesi. Questa settimana, i rappresentanti UNICEF e WFP hanno visitato alcune delle aree maggiormente colpite, nella regione settentrionale del Puntland, dove le due agenzie stanno fornendo assistenza di cui si ha estremo bisogno. “Sono tantissimi i somali che hanno esaurito tutte le loro possibili risorse e che vivono alla giornata”, ha detto Steven Lauwerier, rappresentante UNICEF in Somalia. “Abbiamo una piccola finestra di opportunità per evitare questa catastrofe incombente e salvare vite di bambini e siamo determinati a lavorare con tutti i partner e gli stakeholder per riuscirci”. La siccità attuale e altri eventi traumatici hanno lasciato le comunità con pochissime o addirittura nessuna risorsa su cui potere contare. Interi villaggi hanno perso i propri raccolti o hanno visto morire il bestiame. I prezzi dell’acqua e del cibo prodotto localmente sono aumentati drasticamente e migliaia di persone si stanno spostando in cerca di acqua e di cibo. La siccità ha anche portato, quest’anno, un aumento delle malattie causate dall’acqua contaminata con oltre 4.000 casi di diarrea acuta e colera. “Lo scorso anno, l’assistenza umanitaria ha salvato vite umane nel nord colpito dalla siccità, ma ora che la crisi si diffonde non c’è tempo da perdere”, ha detto Laurent Bukera, Direttore WFP in Somalia. “Insieme a l’UNICEF e ad altri partner, ci stiamo muovendo il più rapidamente possibile per raggiungere molte più persone con sostegno salvavita usando ogni opzione che abbiamo, inclusi i trasferimenti di contante, sostegno nutrizionale speciale e trasporto aereo di beni di soccorso”.Le agenzie segnalano preoccupate che l’accesso umanitario rimane limitato a sud in alcune aree colpite dalla siccità, ma che il WFP e l’UNICEF stanno rafforzando gli sforzi congiunti per potenziare la risposta nelle aree accessibili dove sono a rischio milioni di vite. Le agenzie stanno rispondendo insieme alla siccità fornendo voucher per cibo e acqua a centinaia di migliaia di persone nelle aree maggiormente colpite della Somalia, oltre a fornire assistenza nutrizionale. Man mano che si aggiungono ulteriori risorse, questa risposta congiunta continuerà ad espandersi nelle regioni più vulnerabili.Con l’aumento dei bisogni, l’UNICEF e il WFP insieme necessitano di oltre 450 milioni di dollari per poter fornire assistenza urgente nei prossimi mesi.

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