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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘allarme’

Allarme dai sacerdoti della Nigeria

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

A fronte di un drammatico incremento di rapimenti, omicidi e violenze, i sacerdoti nigeriani invitano a evitare la reazione violenta. Secondo i dati raccolti da Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), dall’inizio del 2022 nel Paese africano sono almeno 18 i sacerdoti rapiti, cinque nella sola prima settimana di luglio. La maggior parte di loro è stata rilasciata ma tre sono stati uccisi. L’Associazione dei sacerdoti cattolici diocesani nigeriani (NDCPA) ha diffuso un comunicato nel quale afferma che «è davvero triste che nel corso delle loro consuete attività pastorali, i sacerdoti stiano diventando una specie in via di estinzione». Secondo l’NDCPA, «sono stati fatti tentativi per chiedere aiuto al governo a vari livelli, ma come ha già osservato la Conferenza episcopale nigeriana, “è chiaro alla nazione che [il governo] ha fallito nel [suo] dovere primario di tutelare la vita dei cittadini nigeriani”».I sacerdoti rifiutano esplicitamente qualsiasi risposta che implichi la forza o la violenza e mettono anche in dubbio il presunto beneficio derivante dalla loro partecipazione alle proteste di piazza. «Il nostro cammino ministeriale consiste nell’annuncio della Parola di Dio e nella celebrazione dell’Eucaristia come memoria di Cristo e della sua missione sulla terra. Ciò implica che portiamo con noi i libri sacri e non le armi. Cristo non ci ha mai incoraggiato a prendere le armi contro nessuno o a compiere azioni di vendetta».L’Associazione mette in evidenza l’opera fondamentale che i sacerdoti svolgono nonostante la mancanza di sicurezza: «Nostro dovere è porre davanti all’altare di Dio la gratitudine, la cura, le preoccupazioni e le richieste dei fedeli. Siamo difensori della vita e della pace. Siamo stati chiamati e inviati a predicare la buona novella ai poveri, a liberare i prigionieri, a liberare gli oppressi, a sanare i cuori spezzati, a fasciare le ferite, ecc. Abbiamo soddisfatto questa chiamata e continueremo».Per questo i sacerdoti hanno invitato tutti i loro fratelli nel ministero ad unirsi in questi giorni ad un’iniziativa straordinaria di preghiera e digiuno, adorazione eucaristica e recita del rosario.

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Allarme caldo africano con punte di 38-40 gradi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2022

L’estate non è ancora iniziata, ma sul fronte caldo è già allarme. Dopo una breve tregua, da venerdì di questa settimana gli esperti prevedono una vera e propria fiammata africana che porterà nel nostro paese punte di 38-40 gradi. Il Ministero della Salute ha già attivato, come ogni anno, il suo sistema di rilevazione delle ondate di calore per tenere i cittadini aggiornati sulle giornate ad alto rischio. Ecco il link per consultarlo: https://www.salute.gov.it/portale/caldo/bollettiniCaldo.jsp?area=emergenzaCaldo&id=4542&lingua=italiano&menu=vuoto. E’ fondamentale per la sicurezza di tutte le persone più vulnerabili, monitorare costantemente il bollettino del Ministero per essere aggiornati sulla situazione nella propria città. Il primo consiglio è quindi quello di consultare quotidianamente il bollettino e correre ai ripari con le dovute accortezze nel caso di giornate a rischio. E affidarsi ai consigli del Decalogo salva-vita di Senior Italia FederAnziani, ovvero: 1) Non uscire nelle ore più calde della giornata, ovvero dalle 12 alle 17. 2) Bere almeno un litro e mezzo di liquidi al giorno, in modo da reintegrare le perdite quotidiane di sali minerali. Evitare bevande alcoliche, gassate, troppo zuccherate e troppo fredde. Non eccedere con caffè o tè. 3) Consumare pasti leggeri. Preferire pasta, frutta, verdura, gelati alla frutta. Evitare cibi grassi e piccanti. 4) Arieggiare l’ambiente dove si vive, anche con l’uso di un ventilatore, evitando di esporsi alla ventilazione diretta. 5) Tenere il capo riparato dal sole. 6) Indossare abiti leggeri, non aderenti, di colore chiaro e tessuti naturali perché le fibre sintetiche ostacolano il passaggio dell’aria. 7) Non esporsi al sole in modo prolungato. Se, in seguito a un’eccessiva esposizione, dovesse insorgere mal di testa, fare impacchi con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea. 8) Non restate all’interno di automobili parcheggiate al sole. 9) Non interrompere le terapie mediche, né sostituire i farmaci che si assumono abitualmente, di propria iniziativa. Consultare sempre il medico per ogni eventuale modifica delle cure che si stanno seguendo. 10) Se è possibile, è consigliabile andare in vacanza in località collinari o termali. E infine, l’undicesima e non meno importante regola rivolta ai familiari, amici, figli, nipoti dei nostri insostituibili ‘nonni’: “Non lasciateli soli!”, è l’invito del Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, “State vicino ai nostri senior.

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Allarme Fao su fertilizzanti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

8 giugno – “Il grido d’allarme lanciato dalla FAO sottolinea, ancor di più, la tragica situazione scaturita dalla guerra in Ucraina. Come già paventato da noi in Parlamento sin dai mesi scorsi, il blocco della commercializzazione globale dei fertilizzanti rischia di avere una ripercussione devastante sulle produzioni mondiali di cibo. I fertilizzanti, infatti, rappresentano il reale collo di bottiglia per la produzione di cereali, oleoginose e delle proteine vegetali per la prossima campagna agricola, raccolta 2023. In particolare, la produzione dell’azoto è legata ai costi energetici mentre fosforo e potassio sono fertilizzanti estratti per la maggior parte in Russia e Bielorussia e sono oggi, dunque, ostaggio delle politiche di guerra di Putin”. È il commento del deputato Luciano Cillis, esponente M5S in commissione Agricoltura alla Camera, a margine del primo Dialogo Ministeriale Mediterraneo sulla Crisi Alimentare tenutosi oggi alla Farnesina.“Diventa fondamentale migliorare la disponibilità di questi prodotti – aggiunge – riuscendo a gestire in maniera ottimale la diplomazia e i rapporti commerciali con gli altri Paesi estrattori, come già portato avanti dal ministro Luigi Di Maio”. “Inoltre, bisogna iniziare a pensare a tecniche di gestione agronomica delle concimazioni che mirino ad azzerare gli sprechi, in modo tale da ottenere ottime performance con benefici per l’ambiente e per l’economia aziendale. Rimane cruciale, comunque, l’apporto della Russia che produce oltre 50 milioni di tonnellate annue delle tre sostanze fertilizzanti” conclude.

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Imprese. de Bertoldi (FdI): accogliere allarme CNA su rischio fallimenti

Posted by fidest press agency su martedì, 7 giugno 2022

”Accolgo l’allarme lanciato dalla Cna sul rischio fallimento di migliaia di imprese per il blocco della cessione dei crediti d’imposta da superbonus 110% , conseguente ai ripetuti provvedimenti ostativi del governo, e che ora vede 2,6 miliardi di crediti riconosciuti ma non monetizzati, ed oltre 5 miliardi di crediti in attesa. Cantieri bloccati, cittadini esasperati, ed imprese che non riescono a far fronte agli impegni con i propri dipendenti e con i pagamenti previdenziali e tributari a causa della confusione normativa sul tema super bonus 110%. Ho chiesto più volte al governo ed ministro Franco di rendere libera la cessione del credito, almeno da parte delle banche e degli organismi vigilati a chiunque e senza limitazioni temporali; non ha senso infatti, come è stato previsto nel recente decreto aiuti, prevedere questa possibilità di cessione solamente per i crediti sorti dal mese di maggio, quando il problema è dovuto ad un cassetto fiscale pieno delle banche dell’intermediari finanziari proprio per i crediti antecedenti il mese di maggio. Stiamo giocando alle spalle degli Italiani, dimenticandoci che il Pil 2021 si era risollevato in gran parte per merito dell’attività edilizia collegata al 110%. Ricordo che in tale misura, che prevede il visto di conformità dei professionisti, le frodi sono stati praticamente inesistenti, e quindi non si capisce questa paralisi, dovuta alla ostinazione del governo draghi. È un danno per il paese intero, soprattutto in un momento di crisi internazionale come questo, e rischiamo che le previsioni sul PIL per l’anno in corso azzerino addirittura la crescita prevista, che già era dimezzata rispetto allo scorso anno. Invito quindi lo stimato ministro Franco ad accogliere le proposte che Fratelli d’Italia ha fatto da diversi mesi, e cioè liberalizzare le cessioni laddove insistono i visti di conformità dei professionisti, che ricordo sono assicurati -ope legis-. Ridiamo quindi fiato all’economia, e garantiamo un contributo pure alla sostenibilità ambientale, grazie alla riqualificazione energetica degli immobili, liberalizzando immediatamente le cessioni dei crediti d’imposta e garantendo una stabilità normativa per almeno due anni. Non è possibile attendere oltre”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Allarme acqua in Italia: Rischio razionamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2022

Mentre in Lombardia si va verso lo stato di crisi idrica regionale, l’incubo del razionamento dell’acqua potabile torna ad aleggiare sul Lazio, dove la quasi assenza di precipitazioni sta diventando allarmante: calano significativamente i livelli dei fiumi Tevere e Liri, ma anche dei laghi di Bracciano e di Nemi. A segnalarlo è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. Una delle zone maggiormente interessate dalla scarsità d’acqua sono i Colli Albani dove, per evitare interruzioni di fornitura idrica, il gestore Acea Ato2 si è rivolto alla Regione per chiedere un incremento del prelievo dalla sorgente del Pertuso, una delle fonti del fiume Aniene, la cui condizione già critica (-60% sulla media 1953-1974) non potrà che ulteriormente aggravarsi. Grave è anche la situazione dei fiumi toscani, dove l’ormai “torrente Arno” ha una portata pari al 27% della media e l’Ombrone è in grande sofferenza, trasportando solo 1,56 metri cubi al secondo. Piove troppo poco anche in Abruzzo dove, nei mesi scorsi si sono toccati deficit superiori al 90% (Penne: -93,3%).Nonostante le piogge, cadute però con intensità diversa da zona a zona, i fiumi delle Marche stanno tornando ai livelli del 2021 con improvvisa discesa anche dei volumi idrici trattenuti nei bacini ed ora superiori solo a quelli, scarsi, dello scorso anno.In Campania, il fiume Garigliano rimane sui livelli più bassi in anni recenti, così come si segnalano in calo i volumi dei bacini del Cilento e del lago di Conza: pertanto, il rischio siccità resta presente.Gli invasi di Basilicata e Puglia, complici le alte temperature, registrano una vistosa decrescita nei volumi trattenuti, calati rispettivamente di oltre 7 milioni e di quasi 8 milioni di metri cubi.Preoccupanti anche i dati praticamente dimezzati nell’invaso alla diga S. Anna di Isola Capo Rizzuto, in Calabria: oggi trattiene 5,98 milioni di metri cubi contro una media pari a Mmc. 11,23 negli scorsi 6 anni.In Sardegna, dove sono previste temperature fino a 40 gradi, nei giorni scorsi è piovuto abbondantemente solo nell’estremo Sud (una cinquantina di millimetri), mentre al Centro-Nord dell’Isola sta aggravandosi la scarsità di risorsa idrica.In calo è il livello dei grandi bacini del Nord (solo il Lario è stabile) con il lago Maggiore, che è prossimo a sfiorare nuovamente il minimo storico dal 1946.Diminuiscono le portate dei fiumi valdostani e del Po, che a Cremona è in condizioni di criticità rossa ed a Pontelagoscuro registra livelli pari a quelli dei giorni più difficili della siccitosissima estate 2017.I fiumi piemontesi decrescono visibilmente ad eccezione di Pesio e Sesia; nelle dighe della Baraggia (Ravasanella, Ostola, Ingagna) mancano circa 4 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla media, contenendo oggi il 63,24% del volume invasabile.In Lombardia, nonostante le piogge cadute soprattutto sul Nord della regione (registrati fino a 70 millimetri), le riserve idriche restano largamente deficitarie (-51,4% sulla media e -60% sul 2021), così come quelle nivali (-77% sulla media); il fiume Adda, pur in leggera ripresa, si conferma ai livelli più bassi del recente decennio.Situazione analoga si registra in Emilia Romagna, dove piogge disomogenee hanno portato leggero ristoro agli esangui corsi d’acqua, ma non hanno impedito che il bilancio idroclimatico di alcune zone scendesse al di sotto dei minimi storici: nei bacini montani dal Parma al Trebbia, dove anche le precipitazioni sono inferiori al record negativo; nei bacini di pianura dal Parma al Tidone; nei bacini di pianura a Nord della foce del fiume Reno, dove la pioggia caduta a Maggio è stata la metà di quella di un già difficile 2021 (mm.36 contro i 70 millimetri di 12 mesi fa). Largamente deficitaria è anche la situazione alle dighe piacentine (Molato e Mignano), i cui bacini, con poco più di 10 milioni di metri cubi complessivamente invasati, registrano la peggiore performance del quinquennio (oltre 7 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso).In Veneto, infine, come tutti grandi fiumi del Nord continua a calare il livello dell’Adige, confermandosi ai minimi del recente decennio; in calo anche il Piave, mentre migliorano leggermente la condizioni idriche di Livenza, Bacchiglione e Brenta. (n.r. Da anni abbiamo segnalato il rischio che le forniture d’acqua per usi domestici e agricoli possano assottigliarsi rendendo critica la situazione in gran parte del territorio nazionale e sostenuto la necessità di aumentare gli invasi e riutilizzare le acque reflue depuralizzandole. Possibile che dobbiamo attendere il peggio per cercare di correre ai ripari?)

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Il Terzo settore lancia l’allarme: è a rischio se non si approvano le modifiche alla parte fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

“Da quattro anni abbiamo posto la necessità di mettere mano alla fiscalità. Se non si provvede subito è a rischio la tenuta del non profit e il suo contributo alla coesione sociale”.A lanciare il grido d’allarme è il Forum del Terzo Settore, nell’incontro che si è tenuto questa mattina a Roma nella Sala Capranichetta in piazza Montecitorio, il primo appuntamento di una serie di iniziative per chiedere con forza a governo e parlamento la rapida approvazione del nuovo dispositivo fiscale che manca per completare la riforma del Terzo settore, attesa ormai da 5 anni.“La riforma avanza lentamente, alle nostre sollecitazioni non abbiamo avuto adeguate risposte, lanciamo un appello affinché la riforma del Terzo settore venga messa finalmente in cima all’agenda politica: non possiamo più aspettare” ha detto la portavoce del Forum Vanessa Pallucchi. “Stiamo parlando di 5 milioni volontari, quasi 400mila realtà no profit e quasi 900mila dipendenti, non di una nicchia: se vogliamo che continuino a dare risposte durante le emergenze umanitarie e le crisi sociali, sanitarie rie ed economiche come hanno dimostrato durante la pandemia e ora per la guerra in Ucraina, è necessario che la riforma venga portata a termine”.La revisione è ancora incompleta: è stato istituito il registro unico del Terzo settore, ma non il dispositivo fiscale, di conseguenza molti enti sono indecisi se iscriversi non conoscendo il regime fiscale a cui saranno sottoposti in base alle proprie attività. Sulle associazioni, anche quelle che non svolgono attività commerciale, pesa poi anche la spada di Damocle dell’introduzione dell’Iva, solo sospesa per due anni.

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Codici: le ultime operazioni nel Lazio rilanciano l’allarme usura

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2021

Roma, Terni, Salerno e Frosinone. Sono i territori teatro delle ultime vicende segnate dall’usura, casi drammatici che ripropongono il tema di un’emergenza sempre più grave. Una minaccia che con la pandemia è diventata un pericolo costante a causa della difficoltà economica di tanti cittadini e su cui l’associazione Codici torna a richiamare l’attenzione, impegnata, al tempo stesso, a fare la sua parte in Tribunale.Da Roma arriva la storia di un commerciante dell’Appia costretto a dichiarare il fallimento dopo che il prestito di 160mila euro si è trasformato in un debito da oltre 1 milione di euro, con interessi pari al 221%. Un incubo durato 3 anni, con minacce anche di morte, e che è stato spezzato grazie all’intervento della Polizia, con il carcere per un uomo ed i domiciliari per due donne. Sono cinque, invece, le persone finite in manette nell’ambito di un’indagine condotta dalla Procura di Terni e portata avanti in maniera congiunta da Polizia e Guardia di Finanza. Stando alle ricostruzioni degli investigatori, il giro d’affari della banda di strozzini, che agiva tra la provincia di Terni e la capitale, si aggira intorno a 1,6 milioni di euro. Minacce e intimidazioni alle vittime, tra cui figurano anche imprenditori locali, alle quali veniva imposto di pagare interessi complessivi di oltre il 60%. Superano addirittura il 500% gli interessi applicati dalle cinque persone arrestate nell’ambito di un’operazione condotta dalla Dia di Salerno. Le intimidazioni hanno riguardato anche parenti delle vittime, quest’ultime raggiunte pure sul luogo di lavoro per avere i soldi e perfino in una struttura ospedaliera, in provincia di Frosinone, dove uno degli strozzini si è recato per intercettare una vittima che si sarebbe dovuta recare a visitare un parente ricoverato. L’ultima vicenda riguarda l’arresto ad Ostia da parte della Polizia di un uomo per l’accusa di usura ai danni di un imprenditore, in difficoltà economica a causa della pandemia, motivo per cui aveva chiesto ad alcune istituzioni bancarie l’apertura di nuove linee di credito, ottenendo però un rifiuto. Dopo un prestito iniziale di 40mila euro, il commerciante si è visto richiedere la restituzione di oltre 50mila euro, subendo un’aggressione fisica e ripetute minacce. Una storia iniziata nel marzo 2020, conclusa grazie all’inchiesta scaturita dalla denuncia.“Il quadro che emerge è drammatico – afferma Giacomelli – ed il fatto che il Lazio è il comune denominatore delle varie vicende deve far riflettere, perché dimostra quanto l’usura sia diffusa nella regione, con livelli allarmanti a Roma”.

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Allarme idrico in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2021

Tecnicamente si chiama “portata di magra ordinaria”, ma in realtà è l’anticamera di una situazione di criticità idrica che, stante l’assenza di significative precipitazioni, si sta proponendo nel bacino del fiume Po, dove in alcune zone non piove da oltre 50 giorni. Le portate del principale corso d’acqua italiano sono praticamente dimezzate rispetto all’anno scorso ed alla media storica, toccando già oggi livelli consueti nel periodo centrale di Agosto. A registrarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. I recenti eventi meteo registrati sull’arco alpino ed in pianura hanno influito solo marginalmente sulle portate del Grande Fiume. Le alte temperature in pianura padana (superiori da 1 a 3 gradi alla media del periodo) stanno influendo negativamente sulle disponibilità idriche, accentuando l’evapotraspirazione (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po). Alcuni sottobacini sono sulla soglia dell’emergenza: la pianura emiliana, dove manca l’apporto dei torrenti appenninici; la Romagna, dove solo il Canale Emiliano Romagnolo apporta ristoro a territori e colture; le zone costiere adriatiche e l’entroterra delle Marche; l’area del delta Po, dove si registra l’incremento della risalita del cuneo salino; aree del Basso Piemonte e delle province di Biella, Asti, Vercelli, Cuneo (sul territorio afferente al fiume Bormida è piovuto il 28% in meno rispetto alla media del periodo e l’indice SPI-Standardized Precipitation Index prospetta una situazione di severa siccità per i bacini Agogna-Terdoppio e Residuo Po-confluenza Tanaro, così come nella parte centro-occidentale della regione).I grandi laghi del Nord Italia sono tutti in calo con il Lario e l’Iseo, autori di una repentina performance negativa, che li colloca sotto la media del periodo. In Val d’Aosta crolla la portata del torrente Lys (da 5,2 metri cubi al secondo a mc/sec 1,9), così come scende la Dora Baltea pur mantenendo una portata largamente superiore ai valori del recente passato, ma anche della media del periodo (fonte: Centro Regionale Funzionale Valle d’Aosta).Tra i fiumi piemontesi, Tanaro e Pesio sono in leggera ripresa di portata, mentre calano tutti gli altri. In Lombardia, la portata del fiume Adda, con 234 metri cubi al secondo, è al minimo del recente quinquennio.Continuano a scendere, in Veneto, i livelli del fiume Adige, mentre il resto dei corsi d’acqua è in crescita dopo un Giugno particolarmente avaro di precipitazioni (-59%) con il bacino di pianura tra i fiumi Piave e Livenza, che segna -85%; andamento pluviometrico largamente deficitario anche lungo l’alveo del fiume Brenta: con 32 millimetri di pioggia, quello 2021 si colloca al secondo posto tra i mesi di giugno più siccitosi degli scorsi 25 anni (fonte: A.R.P.A. Veneto) In Emilia Romagna continua la decrescita idrica dei fiumi, tutti largamente al di sotto delle portate 2020.Ad eccezione della Sieve, in Toscana calano le portate di tutti i fiumi; particolarmente evidente è la magra dell’Ombrone, sceso al di sotto del Minimo Deflusso Vitale (mc/sec 2,0). Resta deficitaria la condizione idrica nelle Marche con fiumi ed invasi largamente al di sotto delle medie del recente quinquennio; stessa condizione per la diga di Penne in Abruzzo: il volume invasato (3,93 milioni di metri cubi d’acqua) è praticamente dimezzato rispetto agli anni scorsi.E’ invece stazionaria la situazione dei corpi idrici del Lazio.In Campania, rispetto alla scorsa settimana, i fiumi Sele, Garigliano e Volturno appaiono in calo, mentre il Sarno risulta stabile; diminuiscono anche le disponibilità idriche negli invasi del Cilento, comunque largamente superiori rispetto ad un anno fa.Analoga è la situazione nei bacini della Lucania, dove nella scorsa settimana sono stati prelevati oltre 12 milioni di metri cubi d’acqua, ma resta un surplus di circa 94 milioni sul 2020; ancora più evidente è la sete della Puglia, i cui grandi serbatoi sono calati di quasi 17 milioni di metri cubi in 7 giorni, conservando comunque oltre 67 milioni in più rispetto all’anno scorso.Infine, non si segnalano criticità idriche dalla Sardegna, le cui disponibilità sono in linea con lo scorso anno; va comunque evidenziato come il volume massimo, che può essere trattenuto nei bacini, sia stato ridotto di circa 90 milioni di metri cubi nel corso di un decennio.

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Allarme desertificazione in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2021

L’andamento climatico sta spingendo zone interne di Abruzzo e Molise, nonché aree del siracusano in Sicilia, verso la desertificazione: ad indicarle in zona rossa sono le elaborazioni dell’European Drought Observatory (EDO) secondo il parametro CDI ottenuto, combinando tre indicatori di siccità: SPI (confronto tra le precipitazioni attuali e quelle degli anni passati nello stesso periodo), SMA (anomalia di umidità del suolo) e FAPAR (valutazione dell’impatto della siccità sulla vegetazione); lo stesso indicatore classifica “arancioni” una vasta porzione del Piemonte, la costa romagnola, territori sparsi di Toscana ed Umbria, ma intacca sorprendentemente anche zone alpine di Val d’Aosta ed Alto Adige, sconfinando pure in Austria Svizzera. Le macrotendenze del parametro CDI sono confermate dall’andamento settimanale secondo l’analisi dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.La situazione più preoccupante resta quella della Sicilia, i cui bacini stanno registrando un volume complessivo pari a 498,99 milioni di metri cubi, cioè il 50,66% della capacità totale (mc. 984,75 milioni), confermando il trend decrescente del decennio, ma soprattutto risultando inferiore al 2020 caratterizzato da una forte siccità nell’Isola (fonte: Dipartimento Regionale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico Sicilia).Anche i fiumi marchigiani sono in calo e con le altezze idrometriche più basse del recente quadriennio, così come i bacini.Iniziata definitivamente la stagione irrigua, è finito il periodo di accumulo idrico per gli invasi della Basilicata (- 1 milione circa di metri cubi in una settimana, ma l’anno scorso, a causa dell’assenza di precipitazioni, furono quasi 4 milioni) e di Puglia (calati di oltre 3 milioni di metri cubi in 7 giorni).Nel Lazio cala il Tevere, mentre gli altri fiumi restano stabili; continua a crescere, invece, il lago di Bracciano. In Campania, i dati idrometrici si presentano, per la settima settimana consecutiva, complessivamente con livelli superiori alla media del quadriennio 2017-2020: i fiumi Sele e Volturno si presentano stabili, mentre è in lieve calo il Sarno, compensato però dalla crescita del Garigliano; stabile è il lago di Conza della Campania, mentre gli invasi del Cilento segnalano una moderata diminuzione (elaborazione: ANBI Campania).Andamento simile si registra per i fiumi della Toscana, dove all’ottima prestazione del Serchio corrispondono l’Arno che, pur crescendo, resta sotto media ed il costante calo dell’Ombrone, che si mantiene ben al di sotto della portata standard del mese.In Emilia-Romagna, ancora una volta, si evidenzia una situazione idricamente differenziata a seconda delle zone: restano sotto media i fiumi Savio (in calo), Reno (stabile) e Secchia (in crescita),mentre tornano a superarla il Trebbia e l’Enza.Grazie alle abbondanti precipitazioni a monte sono in ripresa le portate del fiume Po, tornando complessivamente in media col periodo in attesa dello scioglimento delle nevi.Delle piogge hanno abbondantemente beneficiato un po’ tutti i fiumi piemontesi (ad eccezione del Pesio), mentre in calo sono i livelli dei corsi d’acqua valdostani.In salita evidente sono i livelli dei grandi bacini lacustri del Nord: il lago Maggiore guadagna 85 centimetri, Garda ed Iseo sono rispettivamente al 98,6% ed al 93,6% del riempimento, gli apporti del Lario incrementano notevolmente la portata del fiume Adda in Lombardia. In crescita, infine, sono i fiumi veneti ed in particolare l’Adige, il cui livello è salito di un metro e la Livenza che, tra alti e bassi, supera ora di quasi 2 metri l’altezza della scorsa settimana.“La quantità di pioggia è sempre la stessa, il problema è che piove male – afferma il Presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro – Le precipitazioni, in termini di volumi d’acqua, sono nella media, ma si concentrano in pochi eventi di forte entità e che interrompono periodi siccitosi talvolta molto lunghi.”Ne sono esempio gli apporti meteorici di Aprile (cm.95), attestati perfettamente sulla media storica (1994-2020) del mese, ma concentrati tra i giorni 11 e 13 ed a fine mese, mentre nulla o quasi, si è registrato nel resto dei giorni. L’indice SPI, che definisce il livello di siccità nelle campagne, si attesta comunque su valori di normalità, cui si aggiunge ancora uno spessore delle nevi alpine e prealpine, superiore alla media del periodo e che garantisce tranquillità sul progressivo riempimento dei bacini montani. Soddisfacente, infine, è anche la presenza di acqua nelle falde freatiche (elaborazione: ANBI Veneto).“A fronte di questi dati – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – si conferma l’obbiettivo ventennale dei 2000 laghetti multifunzionali da Nord a Sud della Penisola, e poi la necessità di finanziare, attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza, i 139 progetti definitivi ed esecutivi, interessanti altrettanti bacini da realizzare, completare o bisognosi di manutenzione straordinaria, ricompresi nel Piano ANBI di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese.”

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Allarme biodiversità: 31.000 specie animali e vegetali sono a rischio estinzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2021

Cambiamento climatico, inquinamento, ma anche conflitti, epidemie e tanti altri fattori stanno mettendo a rischio la biodiversità del pianeta. Gli ecosistemi naturali sono in calo in media del 47% rispetto al loro stato primordiale e più di 31.000 delle specie animali e vegetali esaminate (il 27% del totale) sono a rischio estinzione[3]. In più, dall’alba della civiltà umana a oggi è andato perduto l’82% dei mammiferi selvatici e, dalla preistoria, l’integrità biologica è in calo del 23%[4]. Un quadro complesso, che richiede sforzi comuni anche da parte delle aziende e delle istituzioni. È proprio per questo che BNP Paribas Asset Management (‘BNPP AM’) e la non-profit CDP (Carbon Disclosure Project) hanno annunciato oggi una partnership per approfondire e favorire lo sviluppo di parametri comuni sulla reportistica aziendale relativa alla biodiversità. Due gli elementi su cui è necessario moltiplicare l’impegno, anche sotto il profilo degli investimenti sostenibili: l’acqua e le foreste. Secondo l’analisi internazionale svolta da BNP Paribas Asset Management sui propri portafogli – presentata oggi in occasione dell’evento Biodiversity 2021: come investire nella tutela e nel recupero della biodiversità – solo il 17% delle aziende quotate in cui la società investe divulgano dati sull’esposizione allo stress idrico e all’intensità idrica. In media queste imprese attingono il 6% dell’acqua di cui necessitano da aree sottoposte ad uno stress idrico. Rispetto alla media mondiale, però, gli investimenti sovrani di BNPP AM sono relativamente meno esposti allo stress idrico. Per quanto riguarda le foreste, l’esposizione ai settori più inclini a contribuire ai rischi di deforestazione è costituita per più di un terzo da società con una struttura di regole o di tracciabilità insufficiente, se non del tutto assente.Con il supporto di BNPP AM, CDP inizierà a sviluppare un quadro condiviso a livello globale di parametri aziendali di reportistica sulla biodiversità, in grado di intensificare l’impegno in favore della natura nel settore privato.CDP, che gestisce un sistema globale di disclosure ambientale, sta espandendo il suo operato per rafforzare la protezione e il recupero delle risorse naturali. La partnership con BNPP AM punterà ad accrescere la sensibilità su questo progetto creando un nuovo modello per la reportistica sulla biodiversità e, così facendo, consentire l’integrazione su scala globale dei dati sulla biodiversità negli investimenti, nelle attività aziendali e nel processo decisionale politico.

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Scuola: Allarme 300 mila precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

Il precariato scolastico ha raggiunto numeri importanti: quasi 250 mila supplenti tra i docenti e 50 mila tra amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga. Tra le richieste del sindacato a tutela dei supplenti della scuola, oltre alla stabilizzazione automatica, il sindacato autonomo Anief reputa che, considerando pure l’emergenza pandemica, sia giunto il momento di introdurre delle modifiche importanti. Come la proroga dei contratti almeno fino al 30 giugno di coloro che sono stati assunti con l’organico Covid e al 31 agosto dei tecnici. Ma anche l’estensione della Card annuale del docente da 500 euro, erroneamente assegnata dalla Legge 107/15 solo ai docenti di ruolo, al personale amministrativo e a quello precario, per la cui fruizione Anief ha prodotto uno specifico ricorso al Giudice del Lavoro.Quest’ultima proposta è stata avallata nelle ultime ore dal sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, il quale ha detto che di avere “avuto una fruttuosa interlocuzione con il collega e amico Claudio Durigon, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, che sul tema ha dimostrato interesse e sensibilità”. Il presidente Anief, Marcello Pacifico, si rivolge quindi al sottosegretario all’Istruzione: “La sua proposta è sacrosanta, lo invitiamo a questo punto a proporre e votare in Parlamento l’emendamento fatto presentare da Anief in Senato giovedì scorso. Come invitiamo i senatori della commissioni che si apprestano ad esaminare le richieste di modifica al decreto Sostegni, di considerare le nostre proposte a favore di tanti lavoratori sempre più preziosi per la formazione di milioni di alunni”.

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Allarme Cnel: metà degli uffici pubblici non usa internet e il 58% degli italiani non ha competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

C’è un evidente disallineamento tra l’ancora modesto livello di tecnologie digitali utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e l’uso generalizzato della rete internet e dei social che la pandemia ha imposto. Ma si tratta di un utilizzo spesso improvvisato, non supportato da competenze adeguate. Sono alcune delle conclusioni contenute nella “Relazione annuale 2020 del Cnel consegnata al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini, realizzata ai sensi dell’art. 10-bis della legge 936/1986 con il contributo di 30 istituzioni. Dallo studio nazionale emerge che “meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Università pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciò, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia più utilizzata dopo internet. Sulla copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%”. Nel contempo, “solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia è ancora al di sotto della media UE, così come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari all’1% contro una media europea di 3,6%”. Il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, si sofferma sulla mancanza di competenze e l’uso eccessivo delle nuove tecnologie: “l’utilizzo ad esempio esclusivo e prolungato della dad porta problemi relazionali a lungo termine i cui effetti non sono prevedibili. Per questo dobbiamo fare uno sforzo di riorganizzazione, così da prevedere anche delle scelte di prevenzione ai disagi”. Diventa allora fondamentale dare seguito al Patto per l’Innovazione del Lavoro pubblico e la Coesione sociale, sottoscritto nei giorni scorsi anche dalla Cisal, che ha l’intento di modernizzare il “sistema Italia” e l’incremento della coesione sociale, grazie all’opportunità offerta dal Pnrr, potenziando la PA con la semplificazione dei processi, un massiccio investimento nel capitale umano e l’avvio di una nuova stagione di relazioni sindacali che porti pure al rinnovo contrattuale. L’accordo avrà effetti di rinnovo e adeguamento su molti punti: assunzioni straordinarie, stipendi inadeguati, lavoro agile, formazione, aggiornamento, nuove professionalità, Università, Afam, formazione a distanza e lavoro agile, ricerca. Il sindacato ha presentato ai parlamentari un documento dettagliato che associa le nuove tecnologie ai diversi segmenti scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino ai centri per adulti. Pacifico ha anche ricordato che “sugli studenti l’impatto delle dad è stato devastante, è necessario dare supporto a insegnanti e alunni. Bisogna tornare alla didattica in presenza ma bisogna capire come operare con le scuole aperte, perché non ci sono ancora gli strumenti adeguati e il prossimo anno non ci sarà nemmeno l’organico Covid; dobbiamo fare i conti ancora con le classi pollaio. Dobbiamo riflettere su come sono aperte queste scuole”.

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Allarme allergie tra i più piccoli: colpisce 4 bambini su 10

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Anche quella delle allergie sta assumendo le dimensioni di un’epidemia. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) che tra poco più di un mese si riuniranno in occasione del XXIII Congresso Nazionale (22-24 aprile). Un atteso appuntamento per condividere e discutere le ultime novità pediatriche in tema di allergologia e immunologia e che, per questa edizione virtuale, avrà il piacere di ospitare l’immunologo di fama mondiale Tony Fauci. “Nei bambini al di sotto dei 14 anni ci attestiamo ormai su percentuali che vanno dal 30 al 40% – conferma Gianluigi MARSEGLIA, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia e Presidente SIAIP. “Dobbiamo considerare diversi fattori. Il primo è rappresentato dalla predisposizione genetica che però, per definizione, è modulata dall’ambiente. In altre parole – continua MARSEGLIA – se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l’allergia è scarso, il rischio che queste sostanze incidano sulla genetica è molto basso. Se viceversa il contatto con sostanze che favoriscono lo sviluppo di allergie è elevato, il rischio aumenta. Quando parliamo di queste sostanze estranee non ci riferiamo esclusivamente agli allergeni, ma anche a situazioni che in modo indiretto modulano la predisposizione genetica, come per esempio l’inquinamento ambientale. Il rapporto fra genetica e ambiente è molto importante e spiega perché l’epidemia di malattie allergiche non ha il medesimo impatto nelle varie parti del mondo. Così, se nei Paesi occidentali viaggiamo verso il 50% di allergici sotto i 14 anni, in altre aree, per esempio in Africa, le percentuali sono molto più basse”. “Grazie alla ricerca di base stiamo cercando di capire come l’ambiente riesce a modulare la genetica. La comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle manifestazioni allergiche sta consentendo di sviluppare farmaci intelligenti che vanno a centrare con precisione il meccanismo che innesca la reazione allergica. Si tratta di un intervento che rientra nella medicina di precisione: oggi per esempio – continua MARSEGLIA – disponiamo di anticorpi monoclonali intelligenti con cui siamo in grado di curare anche nei bambini le malattie allergiche gravissime come per esempio le forme gravi di asma o di dermatite atopica. Una seconda linea di ricerca mira a individuare i fattori che possono permetterci di identificare precocemente i soggetti a potenziale rischio di sviluppare forme severe, nei quali possiamo instaurare una prevenzione ambientale, alimentare o farmacologica per evitare che questi individui possano andare incontro a forme persistenti più gravi. Tutti temi che affronteremo in occasione del prossimo congresso della SIAIP”.

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Scuola: Allarme abbandoni

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

La pandemia ha acuito la dispersione scolastica, a partire dalle periferie urbane e dai territori difficili e deprivati culturalmente: la conferma arriva dalla Comunità di Sant’Egidio che ha realizzata un’inchiesta nell’ambito del progetto Valori in Circolo, sul contrasto della povertà educativa minorile, a partire dal lavoro di sostegno scolastico che si svolge nei centri pomeridiani gestiti dalla Comunità conosciuti come “Scuole della Pace”. Proprio nelle realtà periferiche dei grandi centri, ha detto il dottor Stefano Orlando, che ha curato l’inchiesta, “ci siamo resi conto che la pandemia stava avendo un effetto piuttosto preoccupante sui bambini, per cui abbiamo voluto provare a capire meglio la situazione e abbiamo condotto un’inchiesta conoscitiva, affiancandola ad attività di acquisizione di ulteriori informazioni, parlando con i bambini e gli insegnanti e raccogliendo dati dalla documentazione ufficiale”.L’obiettivo principale della ricerca “è stato quello di stimare quanti bambini fossero a rischio di dispersione, quindi non parliamo ancora di abbandono scolastico, osservando in particolare due indicatori: il numero dei minori con più di tre assenze ingiustificate al mese e il numero di bambini che non avevano ripreso le attività scolastiche perché non avevano effettuato l’iscrizione o, pur essendosi iscritti, non avevano frequentato la scuola nel periodo di osservazione che va da settembre fino alla pausa natalizia”.Un dato su cui riflettere è che “nelle scuole che per motivi di emergenza, ad esempio per casi di positività, hanno adottato la didattica a distanza, circa la metà dei bambini hanno avuto delle difficoltà a seguire le lezioni. Questa soluzione, quindi, ha sostenuto solo la metà dei bambini mentre l’altra metà è rimasta esclusa”. Inoltre, “una scuola su nove, quindi circa il 10%, ha avuto un orario ridotto da settembre a dicembre. Ad esempio non è stato mai ripreso il tempo pomeridiano e questo significa che anche i bambini che non hanno avuto problemi con la DAD comunque hanno avuto meno ore di scuola quest’anno. Ma quello che ci ha maggiormente preoccupato è che s’è fatto poco, ci sono state poche proposte, lasciando passare tutto un po’ nel silenzio”.

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Disinformazione e crisi economica da Covid-19 alla base dell’ortodonzia fai-da-te e low-quality. ASIO lancia l’allarme

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Sui canali social negli ultimi mesi è boom di proposte di trattamenti ortodontici a distanza o di bite notturni automodellanti contro il bruxismo. Alla base della sfrenata corsa al “sorriso fai-da-te” ci sono probabilmente la disinformazione dei pazienti, così come le crescenti difficoltà economiche e le preoccupazioni delle famiglie legate alla grave crisi economica in corso, causata dalla pandemia. ASIO – Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia, ancora una volta, mette in guardia sui rischi e pericoli legati ai diversi prodotti ortodontici e odontoiatrici a basso costo che incentivano la cosiddetta Ortodonzia fai da te.Un recentissimo studio pubblicato sull’American Journal of Orthodontics ha difatti ben evidenziato come i pazienti con maggiore interesse nel perseguire cure ortodontiche ed attenti alla qualità del trattamento preferiscano scegliere Specialisti in Ortodonzia. Al contrario, trattamenti “fai da te” sono preferiti da pazienti poco interessati alle cure ortodontiche e principalmente attenti al risparmio economico. Queste considerazioni, riportano gli Autori, spingono i genitori a prediligere di certo uno Specialista in Ortodontista per il trattamento del loro bambino.Analogamente, uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2020 dall’Università del Michigan sulla rivista Clinical and Experimental Dental Research ha riportato come sia estremamente difficile ottenere standard clinici soddisfacenti con bite automodellanti, riscontrando una maggiore attività parafunzionale notturna. In considerazione dei dati ottenuti, si è arrivata alla conclusione che quantunque fosse utilizzato un presidio automodellante “da banco”, sarebbe fortemente consigliabile la supervisione dello specialista per valutarne i risultati ottenuti e possibili effetti collaterali.Il 65% degli italiani è preoccupato per il contagio (per sé o familiari) da Covid-19, mentre il 23% teme per la perdita del lavoro o dei risparmi. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Acri-Ipsos dal titolo “Risparmio: futuro e presente” in occasione della 96ma Giornata del Risparmio. Il maggior timore degli italiani è rappresentato, infatti, dall’incertezza economica sul futuro legata inevitabilmente alla pandemia da Covid -19.Una delle conseguenze più marcate di questa situazione è stata proprio una notevole contrazione non solo dei consumi ma anche e soprattutto delle spese mediche.L’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia, in questo particolare periodo, lancia l’allarme sui tanti tentativi di marketing pubblicitario, spesso molto aggressivo, rivolto ad alcune cure ortodontiche cosiddette “fai da te”.Gli Specialisti di Asio, pertanto, raccomandano in questo momento di grande incertezza, di non risparmiare sulla propria salute e quella dei propri cari, poiché tutto questo ha dei risvolti molto pericolosi e dannosi che possono compromettere nel futuro la nostra salute e soprattutto vanificare gli sforzi di correzione fatti finora. http://www.asio-online.it,

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Scuola: Allarme iscritti scuola dell’infanzia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Sulle iscrizioni alla scuola dell’infanzia, l’Italia fa registrare una preoccupante inversione di tendenza. Lo denuncia oggi Tuttoscuola, analizzando come si sia passati “in pochi anni dalla vetta alla crisi di iscritti”. Una tendenza aggravata dal Covid, ma che ha origini precedenti da collegare alla crisi economica degli ultimi anni e non ha nulla a che vedere con il calo demografico trattandosi di dati in relazione sempre ai potenziali utenti. “Una decina di anni fa – scrive la rivista specializzata – il servizio sembrava essere arrivato al top, almeno sotto l’aspetto quantitativo: scolarizzazione quasi al 100% dei nati in età, incremento della frequenza per l’intera giornata, record di bambini iscritti. Education and training nel riportare gli obiettivi di Lisbona per i Paesi dell’Unione Europea indicava nel 2009 un tasso di scolarizzazione dei bambini italiani di età 4-5 anni del 99,8%. La percentuale di scolarizzazione però è andata diminuendo di anno in anno per toccare nel 2019 il 94,9%, sotto l’obiettivo del 95% fissato dall’Unione”. Quelli della frequenza della scuola dell’infanzia sono numeri scoraggianti: la stampa specialistica oggi riporta che “nel 2009-10 la percentuale di bambini che partecipavano alle attività educative e didattiche della scuola per l’intera giornata era del 90,4%, poi era andato invece crescendo il numero di bambini che si avvalevano soltanto di mezzo servizio senza nemmeno fruire della refezione e, conseguentemente, la percentuale di frequenza per l’intera giornata nel 2019-20 è scesa all’89,5%”. I motivi si riconducono, indubbiamente, alla “crisi economica che ha colpito soprattutto le famiglie meno abbienti (e spesso con situazione economico-sociale critica) in difficoltà per pagare le rette di frequenza e di mensa. Una difficoltà spesso rilevata soprattutto tra le famiglie straniere. Il problema è che “prima nessuno rinunciava a questo importante servizio, ora un 5% delle famiglie non riesce o non vuole avvalersene. Si alza lo spettro della povertà educativa sulle fasce più deboli della popolazione. Scomponendo i dati, si può stimare che il crollo di -155 mila alunni rispetto a otto anni fa sia ascrivibile per circa -110 mila al calo demografico e per circa -45 mila ad altri fattori. Evidentemente incidono: fattori economici, sociali e di insufficiente elasticità dell’offerta statale e comunale rispetto al declino delle scuole non statali (che ancora oggi accolgono circa il 36% degli alunni).

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Materie prime, è allarme prezzi. A rischio produzione e consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Le principali materie prime agricole per l’industria mangimistica, ovvero soia e cereali, hanno fatto registrare decisi aumenti dei prezzi, cresciuti, come nel caso della soia, di quasi il 30% in poche settimane. Dopo le forti oscillazioni già osservate tra marzo-aprile, con l’avvio del IV trimestre le quotazioni delle materie prime proteiche e dei cereali continuano a segnare incrementi costanti. Gli aumenti sono dovuti più al concorso di problematiche di carattere speculativo, a notizie su un ipotetico rilancio dei rapporti commerciali tra USA e Cina e a incertezze sul meteo in Sud America che non a reale carenza di prodotto sui mercati internazionali.Una situazione che suscita la preoccupazione dell’industria mangimistica italiana per gli effetti a cascata che questa rischia di produrre sulla filiera agro-zootecnica-alimentare: “Queste oscillazioni – sottolinea Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO – Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici – sono una minaccia per la catena di valore perché impediscono la corretta gestione dei flussi produttivi con conseguenze sui consumi in un periodo già complicato dagli effetti della pandemia”. Rischio lockdown – A questo scenario, sia in Italia che in Europa, si aggiungono i timori per il rischio che il nuovo lockdown possa pregiudicare nel nostro Paese, dopo aver compromesso il settore Horeca, uno dei periodi dell’anno più performanti per il settore agroalimentare, caratterizzato di regola da un incremento produttivo e dei consumi: “Gli sforzi di tutti devono essere convogliati nella stessa direzione, ovvero evitare di precipitare verso un secondo lockdown generalizzato che avrebbe un impatto pesantissimo sui consumi nel periodo delle festività natalizie, con gravi ricadute sulle filiere dei prodotti agroalimentari e zootecnici”, ricorda Veronesi.Ruolo della mangimistica – La mangimistica italiana, essendo il settore al centro della filiera e anello di congiunzione tra materie prime e trasformazione industriale, è esposta tanto ai rischi degli aumenti di prezzo delle materie prime quanto a quelli legati alla riduzione dei consumi. “Fino a oggi, con grande impegno dei produttori, la mangimistica italiana è riuscita a svolgere una funzione calmierante dei prezzi. Lo sforzo, anche tramite il ricorso a materie prime alternative e a maggiore efficienza, è stato diretto a evitare la ricaduta degli aumenti delle materie prime sui prodotti finali. L’auspicio – evidenzia il presidente di ASSALZOO – è che tale sforzo sia compreso da tutta la filiera e che la mangimistica non debba far fronte a ulteriori pressioni dovute alle crescenti quotazioni delle materie prime”.Mangiare italiano – In questo contesto di grande incertezza, uno degli effetti più evidenti e pericolosi è quello della caduta dei consumi interni anche a seguito della stretta anti-contagio dell’ultima settimana. “Oggi più che mai è necessario rivolgere un appello a tutti i soggetti della filiera, dai produttori alla GDO e a tutto il commercio, per far sì che ci sia una spinta propositiva a favore dei prodotti italiani. Solo rafforzando la produzione e l’inclinazione dei consumi nel segno del Made in Italy è possibile garantire la tenuta del sistema agroalimentare nazionale gravato dalla crisi di liquidità, dalla pressione dei prezzi e dal sensibile calo dei fatturati”, conclude Marcello Veronesi. http://www.assalzoo.it

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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Affitti: grido d’allarme dei proprietari immobiliari

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

La domanda per appartamenti in affitto è in drastico calo in tutta Italia: secondo i dati immobiliare.it, nei mesi tra marzo e settembre 2020 il calo medio è stato del 13,2%. L’offerta media è cresciuta del 14,2% nei principali centri italiani, con un picco ingente a Milano (68,7%). Tantissime, quindi, le case da affittare e nessuno che possa/voglia farlo.E’ l’effetto dell’emergenza Covid: se, prima della pandemia, nel capoluogo lombardo la richiesta di case in affitto aveva superato quella degli alloggi in vendita e cresceva a ritmi importanti, negli ultimi sei mesi il trend si è fermato e fa registrare un minuscolo +0,5%.Per quanto concerne gli affitti di stanza, la situazione è ancora più fosca: ad agosto 2020 la disponibilità di stanze per studenti e lavoratori ha fatto registrare un +149% rispetto allo scorso anno. Anche qui Milano primeggia in negativo, +290% di stanze disponibili, seguita da Bologna (+270%).In questo quadro sconfortante spicca un dato positivo: i prezzi sono per ora stabili, circostanza che potrebbe indicare l’aspettativa di una ripresa rapida dei trend.Una figura centrale in questa “crisi immobiliare” è quella dei proprietari, che stanno vivendo il crollo verticale dei loro fatturati (anche -90%) e la difficoltà di mettere a reddito i propri alloggi. Secondo un sondaggio Hostmate (https://www.hostmate.it/), il 74% dei proprietari ha urgenza di trovare soluzioni nei prossimi due mesi, mentre il 68% è risultato insoddisfatto dei servizi offerti dagli operatori tradizionali, che non sono stati in grado di fornire una valutazione affidabile e un’analisi concreta delle opportunità economiche connesse alla messa a reddito dei propri immobili. Il risultato? Oltre il 90% degli immobili a portfolio Hostmate risulta al momento affittato.

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Allarme Discariche: nel nuovo Decreto errori e refusi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

“Al fine di evitare importanti criticità nello smaltimento in discarica dei rifiuti che attualmente non trovano altri sbocchi, chiediamo un urgente intervento da parte del Ministero dell’Ambiente sul nuovo Decreto, sia a livello normativo (con la correzione di alcuni refusi e di disposizioni non coordinate tra loro), sia a livello di indirizzo verso le Regioni al fine di definire eventuali ordinanze volte a superare le criticità evidenziate”.E’ questo l’appello di FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) al Ministero dell’Ambiente a seguito dell’entrata in vigore dal 29 settembre scorso del Decreto Legislativo 121 del 2020 che, recependo la direttiva UE 850/2018, ha assemblato in un’unica norma le disposizioni in materia di discariche contenute precedentemente in due decreti (D.lgs. 36/2003 e DM 27 settembre 2010). Nella riscrittura del testo nuove disposizioni, non coordinate tra loro, e diversi refusi (tra cui il riferimento errato alla tabella 5a) mettono ora a serio rischio il proseguimento del conferimento dei rifiuti in discarica soprattutto per i rifiuti urbani e per i rifiuti non pericolosi.

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