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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘allarme’

Allarme idrico in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2021

Tecnicamente si chiama “portata di magra ordinaria”, ma in realtà è l’anticamera di una situazione di criticità idrica che, stante l’assenza di significative precipitazioni, si sta proponendo nel bacino del fiume Po, dove in alcune zone non piove da oltre 50 giorni. Le portate del principale corso d’acqua italiano sono praticamente dimezzate rispetto all’anno scorso ed alla media storica, toccando già oggi livelli consueti nel periodo centrale di Agosto. A registrarlo è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. I recenti eventi meteo registrati sull’arco alpino ed in pianura hanno influito solo marginalmente sulle portate del Grande Fiume. Le alte temperature in pianura padana (superiori da 1 a 3 gradi alla media del periodo) stanno influendo negativamente sulle disponibilità idriche, accentuando l’evapotraspirazione (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po). Alcuni sottobacini sono sulla soglia dell’emergenza: la pianura emiliana, dove manca l’apporto dei torrenti appenninici; la Romagna, dove solo il Canale Emiliano Romagnolo apporta ristoro a territori e colture; le zone costiere adriatiche e l’entroterra delle Marche; l’area del delta Po, dove si registra l’incremento della risalita del cuneo salino; aree del Basso Piemonte e delle province di Biella, Asti, Vercelli, Cuneo (sul territorio afferente al fiume Bormida è piovuto il 28% in meno rispetto alla media del periodo e l’indice SPI-Standardized Precipitation Index prospetta una situazione di severa siccità per i bacini Agogna-Terdoppio e Residuo Po-confluenza Tanaro, così come nella parte centro-occidentale della regione).I grandi laghi del Nord Italia sono tutti in calo con il Lario e l’Iseo, autori di una repentina performance negativa, che li colloca sotto la media del periodo. In Val d’Aosta crolla la portata del torrente Lys (da 5,2 metri cubi al secondo a mc/sec 1,9), così come scende la Dora Baltea pur mantenendo una portata largamente superiore ai valori del recente passato, ma anche della media del periodo (fonte: Centro Regionale Funzionale Valle d’Aosta).Tra i fiumi piemontesi, Tanaro e Pesio sono in leggera ripresa di portata, mentre calano tutti gli altri. In Lombardia, la portata del fiume Adda, con 234 metri cubi al secondo, è al minimo del recente quinquennio.Continuano a scendere, in Veneto, i livelli del fiume Adige, mentre il resto dei corsi d’acqua è in crescita dopo un Giugno particolarmente avaro di precipitazioni (-59%) con il bacino di pianura tra i fiumi Piave e Livenza, che segna -85%; andamento pluviometrico largamente deficitario anche lungo l’alveo del fiume Brenta: con 32 millimetri di pioggia, quello 2021 si colloca al secondo posto tra i mesi di giugno più siccitosi degli scorsi 25 anni (fonte: A.R.P.A. Veneto) In Emilia Romagna continua la decrescita idrica dei fiumi, tutti largamente al di sotto delle portate 2020.Ad eccezione della Sieve, in Toscana calano le portate di tutti i fiumi; particolarmente evidente è la magra dell’Ombrone, sceso al di sotto del Minimo Deflusso Vitale (mc/sec 2,0). Resta deficitaria la condizione idrica nelle Marche con fiumi ed invasi largamente al di sotto delle medie del recente quinquennio; stessa condizione per la diga di Penne in Abruzzo: il volume invasato (3,93 milioni di metri cubi d’acqua) è praticamente dimezzato rispetto agli anni scorsi.E’ invece stazionaria la situazione dei corpi idrici del Lazio.In Campania, rispetto alla scorsa settimana, i fiumi Sele, Garigliano e Volturno appaiono in calo, mentre il Sarno risulta stabile; diminuiscono anche le disponibilità idriche negli invasi del Cilento, comunque largamente superiori rispetto ad un anno fa.Analoga è la situazione nei bacini della Lucania, dove nella scorsa settimana sono stati prelevati oltre 12 milioni di metri cubi d’acqua, ma resta un surplus di circa 94 milioni sul 2020; ancora più evidente è la sete della Puglia, i cui grandi serbatoi sono calati di quasi 17 milioni di metri cubi in 7 giorni, conservando comunque oltre 67 milioni in più rispetto all’anno scorso.Infine, non si segnalano criticità idriche dalla Sardegna, le cui disponibilità sono in linea con lo scorso anno; va comunque evidenziato come il volume massimo, che può essere trattenuto nei bacini, sia stato ridotto di circa 90 milioni di metri cubi nel corso di un decennio.

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Allarme desertificazione in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2021

L’andamento climatico sta spingendo zone interne di Abruzzo e Molise, nonché aree del siracusano in Sicilia, verso la desertificazione: ad indicarle in zona rossa sono le elaborazioni dell’European Drought Observatory (EDO) secondo il parametro CDI ottenuto, combinando tre indicatori di siccità: SPI (confronto tra le precipitazioni attuali e quelle degli anni passati nello stesso periodo), SMA (anomalia di umidità del suolo) e FAPAR (valutazione dell’impatto della siccità sulla vegetazione); lo stesso indicatore classifica “arancioni” una vasta porzione del Piemonte, la costa romagnola, territori sparsi di Toscana ed Umbria, ma intacca sorprendentemente anche zone alpine di Val d’Aosta ed Alto Adige, sconfinando pure in Austria Svizzera. Le macrotendenze del parametro CDI sono confermate dall’andamento settimanale secondo l’analisi dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.La situazione più preoccupante resta quella della Sicilia, i cui bacini stanno registrando un volume complessivo pari a 498,99 milioni di metri cubi, cioè il 50,66% della capacità totale (mc. 984,75 milioni), confermando il trend decrescente del decennio, ma soprattutto risultando inferiore al 2020 caratterizzato da una forte siccità nell’Isola (fonte: Dipartimento Regionale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico Sicilia).Anche i fiumi marchigiani sono in calo e con le altezze idrometriche più basse del recente quadriennio, così come i bacini.Iniziata definitivamente la stagione irrigua, è finito il periodo di accumulo idrico per gli invasi della Basilicata (- 1 milione circa di metri cubi in una settimana, ma l’anno scorso, a causa dell’assenza di precipitazioni, furono quasi 4 milioni) e di Puglia (calati di oltre 3 milioni di metri cubi in 7 giorni).Nel Lazio cala il Tevere, mentre gli altri fiumi restano stabili; continua a crescere, invece, il lago di Bracciano. In Campania, i dati idrometrici si presentano, per la settima settimana consecutiva, complessivamente con livelli superiori alla media del quadriennio 2017-2020: i fiumi Sele e Volturno si presentano stabili, mentre è in lieve calo il Sarno, compensato però dalla crescita del Garigliano; stabile è il lago di Conza della Campania, mentre gli invasi del Cilento segnalano una moderata diminuzione (elaborazione: ANBI Campania).Andamento simile si registra per i fiumi della Toscana, dove all’ottima prestazione del Serchio corrispondono l’Arno che, pur crescendo, resta sotto media ed il costante calo dell’Ombrone, che si mantiene ben al di sotto della portata standard del mese.In Emilia-Romagna, ancora una volta, si evidenzia una situazione idricamente differenziata a seconda delle zone: restano sotto media i fiumi Savio (in calo), Reno (stabile) e Secchia (in crescita),mentre tornano a superarla il Trebbia e l’Enza.Grazie alle abbondanti precipitazioni a monte sono in ripresa le portate del fiume Po, tornando complessivamente in media col periodo in attesa dello scioglimento delle nevi.Delle piogge hanno abbondantemente beneficiato un po’ tutti i fiumi piemontesi (ad eccezione del Pesio), mentre in calo sono i livelli dei corsi d’acqua valdostani.In salita evidente sono i livelli dei grandi bacini lacustri del Nord: il lago Maggiore guadagna 85 centimetri, Garda ed Iseo sono rispettivamente al 98,6% ed al 93,6% del riempimento, gli apporti del Lario incrementano notevolmente la portata del fiume Adda in Lombardia. In crescita, infine, sono i fiumi veneti ed in particolare l’Adige, il cui livello è salito di un metro e la Livenza che, tra alti e bassi, supera ora di quasi 2 metri l’altezza della scorsa settimana.“La quantità di pioggia è sempre la stessa, il problema è che piove male – afferma il Presidente di ANBI Veneto Francesco Cazzaro – Le precipitazioni, in termini di volumi d’acqua, sono nella media, ma si concentrano in pochi eventi di forte entità e che interrompono periodi siccitosi talvolta molto lunghi.”Ne sono esempio gli apporti meteorici di Aprile (cm.95), attestati perfettamente sulla media storica (1994-2020) del mese, ma concentrati tra i giorni 11 e 13 ed a fine mese, mentre nulla o quasi, si è registrato nel resto dei giorni. L’indice SPI, che definisce il livello di siccità nelle campagne, si attesta comunque su valori di normalità, cui si aggiunge ancora uno spessore delle nevi alpine e prealpine, superiore alla media del periodo e che garantisce tranquillità sul progressivo riempimento dei bacini montani. Soddisfacente, infine, è anche la presenza di acqua nelle falde freatiche (elaborazione: ANBI Veneto).“A fronte di questi dati – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – si conferma l’obbiettivo ventennale dei 2000 laghetti multifunzionali da Nord a Sud della Penisola, e poi la necessità di finanziare, attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza, i 139 progetti definitivi ed esecutivi, interessanti altrettanti bacini da realizzare, completare o bisognosi di manutenzione straordinaria, ricompresi nel Piano ANBI di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese.”

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Allarme biodiversità: 31.000 specie animali e vegetali sono a rischio estinzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 maggio 2021

Cambiamento climatico, inquinamento, ma anche conflitti, epidemie e tanti altri fattori stanno mettendo a rischio la biodiversità del pianeta. Gli ecosistemi naturali sono in calo in media del 47% rispetto al loro stato primordiale e più di 31.000 delle specie animali e vegetali esaminate (il 27% del totale) sono a rischio estinzione[3]. In più, dall’alba della civiltà umana a oggi è andato perduto l’82% dei mammiferi selvatici e, dalla preistoria, l’integrità biologica è in calo del 23%[4]. Un quadro complesso, che richiede sforzi comuni anche da parte delle aziende e delle istituzioni. È proprio per questo che BNP Paribas Asset Management (‘BNPP AM’) e la non-profit CDP (Carbon Disclosure Project) hanno annunciato oggi una partnership per approfondire e favorire lo sviluppo di parametri comuni sulla reportistica aziendale relativa alla biodiversità. Due gli elementi su cui è necessario moltiplicare l’impegno, anche sotto il profilo degli investimenti sostenibili: l’acqua e le foreste. Secondo l’analisi internazionale svolta da BNP Paribas Asset Management sui propri portafogli – presentata oggi in occasione dell’evento Biodiversity 2021: come investire nella tutela e nel recupero della biodiversità – solo il 17% delle aziende quotate in cui la società investe divulgano dati sull’esposizione allo stress idrico e all’intensità idrica. In media queste imprese attingono il 6% dell’acqua di cui necessitano da aree sottoposte ad uno stress idrico. Rispetto alla media mondiale, però, gli investimenti sovrani di BNPP AM sono relativamente meno esposti allo stress idrico. Per quanto riguarda le foreste, l’esposizione ai settori più inclini a contribuire ai rischi di deforestazione è costituita per più di un terzo da società con una struttura di regole o di tracciabilità insufficiente, se non del tutto assente.Con il supporto di BNPP AM, CDP inizierà a sviluppare un quadro condiviso a livello globale di parametri aziendali di reportistica sulla biodiversità, in grado di intensificare l’impegno in favore della natura nel settore privato.CDP, che gestisce un sistema globale di disclosure ambientale, sta espandendo il suo operato per rafforzare la protezione e il recupero delle risorse naturali. La partnership con BNPP AM punterà ad accrescere la sensibilità su questo progetto creando un nuovo modello per la reportistica sulla biodiversità e, così facendo, consentire l’integrazione su scala globale dei dati sulla biodiversità negli investimenti, nelle attività aziendali e nel processo decisionale politico.

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Scuola: Allarme 300 mila precari

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

Il precariato scolastico ha raggiunto numeri importanti: quasi 250 mila supplenti tra i docenti e 50 mila tra amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga. Tra le richieste del sindacato a tutela dei supplenti della scuola, oltre alla stabilizzazione automatica, il sindacato autonomo Anief reputa che, considerando pure l’emergenza pandemica, sia giunto il momento di introdurre delle modifiche importanti. Come la proroga dei contratti almeno fino al 30 giugno di coloro che sono stati assunti con l’organico Covid e al 31 agosto dei tecnici. Ma anche l’estensione della Card annuale del docente da 500 euro, erroneamente assegnata dalla Legge 107/15 solo ai docenti di ruolo, al personale amministrativo e a quello precario, per la cui fruizione Anief ha prodotto uno specifico ricorso al Giudice del Lavoro.Quest’ultima proposta è stata avallata nelle ultime ore dal sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, il quale ha detto che di avere “avuto una fruttuosa interlocuzione con il collega e amico Claudio Durigon, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, che sul tema ha dimostrato interesse e sensibilità”. Il presidente Anief, Marcello Pacifico, si rivolge quindi al sottosegretario all’Istruzione: “La sua proposta è sacrosanta, lo invitiamo a questo punto a proporre e votare in Parlamento l’emendamento fatto presentare da Anief in Senato giovedì scorso. Come invitiamo i senatori della commissioni che si apprestano ad esaminare le richieste di modifica al decreto Sostegni, di considerare le nostre proposte a favore di tanti lavoratori sempre più preziosi per la formazione di milioni di alunni”.

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Allarme Cnel: metà degli uffici pubblici non usa internet e il 58% degli italiani non ha competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

C’è un evidente disallineamento tra l’ancora modesto livello di tecnologie digitali utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e l’uso generalizzato della rete internet e dei social che la pandemia ha imposto. Ma si tratta di un utilizzo spesso improvvisato, non supportato da competenze adeguate. Sono alcune delle conclusioni contenute nella “Relazione annuale 2020 del Cnel consegnata al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini, realizzata ai sensi dell’art. 10-bis della legge 936/1986 con il contributo di 30 istituzioni. Dallo studio nazionale emerge che “meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Università pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciò, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia più utilizzata dopo internet. Sulla copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%”. Nel contempo, “solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia è ancora al di sotto della media UE, così come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari all’1% contro una media europea di 3,6%”. Il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, si sofferma sulla mancanza di competenze e l’uso eccessivo delle nuove tecnologie: “l’utilizzo ad esempio esclusivo e prolungato della dad porta problemi relazionali a lungo termine i cui effetti non sono prevedibili. Per questo dobbiamo fare uno sforzo di riorganizzazione, così da prevedere anche delle scelte di prevenzione ai disagi”. Diventa allora fondamentale dare seguito al Patto per l’Innovazione del Lavoro pubblico e la Coesione sociale, sottoscritto nei giorni scorsi anche dalla Cisal, che ha l’intento di modernizzare il “sistema Italia” e l’incremento della coesione sociale, grazie all’opportunità offerta dal Pnrr, potenziando la PA con la semplificazione dei processi, un massiccio investimento nel capitale umano e l’avvio di una nuova stagione di relazioni sindacali che porti pure al rinnovo contrattuale. L’accordo avrà effetti di rinnovo e adeguamento su molti punti: assunzioni straordinarie, stipendi inadeguati, lavoro agile, formazione, aggiornamento, nuove professionalità, Università, Afam, formazione a distanza e lavoro agile, ricerca. Il sindacato ha presentato ai parlamentari un documento dettagliato che associa le nuove tecnologie ai diversi segmenti scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino ai centri per adulti. Pacifico ha anche ricordato che “sugli studenti l’impatto delle dad è stato devastante, è necessario dare supporto a insegnanti e alunni. Bisogna tornare alla didattica in presenza ma bisogna capire come operare con le scuole aperte, perché non ci sono ancora gli strumenti adeguati e il prossimo anno non ci sarà nemmeno l’organico Covid; dobbiamo fare i conti ancora con le classi pollaio. Dobbiamo riflettere su come sono aperte queste scuole”.

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Allarme allergie tra i più piccoli: colpisce 4 bambini su 10

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

Anche quella delle allergie sta assumendo le dimensioni di un’epidemia. A lanciare l’allarme sono gli esperti della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) che tra poco più di un mese si riuniranno in occasione del XXIII Congresso Nazionale (22-24 aprile). Un atteso appuntamento per condividere e discutere le ultime novità pediatriche in tema di allergologia e immunologia e che, per questa edizione virtuale, avrà il piacere di ospitare l’immunologo di fama mondiale Tony Fauci. “Nei bambini al di sotto dei 14 anni ci attestiamo ormai su percentuali che vanno dal 30 al 40% – conferma Gianluigi MARSEGLIA, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia e Presidente SIAIP. “Dobbiamo considerare diversi fattori. Il primo è rappresentato dalla predisposizione genetica che però, per definizione, è modulata dall’ambiente. In altre parole – continua MARSEGLIA – se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l’allergia è scarso, il rischio che queste sostanze incidano sulla genetica è molto basso. Se viceversa il contatto con sostanze che favoriscono lo sviluppo di allergie è elevato, il rischio aumenta. Quando parliamo di queste sostanze estranee non ci riferiamo esclusivamente agli allergeni, ma anche a situazioni che in modo indiretto modulano la predisposizione genetica, come per esempio l’inquinamento ambientale. Il rapporto fra genetica e ambiente è molto importante e spiega perché l’epidemia di malattie allergiche non ha il medesimo impatto nelle varie parti del mondo. Così, se nei Paesi occidentali viaggiamo verso il 50% di allergici sotto i 14 anni, in altre aree, per esempio in Africa, le percentuali sono molto più basse”. “Grazie alla ricerca di base stiamo cercando di capire come l’ambiente riesce a modulare la genetica. La comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle manifestazioni allergiche sta consentendo di sviluppare farmaci intelligenti che vanno a centrare con precisione il meccanismo che innesca la reazione allergica. Si tratta di un intervento che rientra nella medicina di precisione: oggi per esempio – continua MARSEGLIA – disponiamo di anticorpi monoclonali intelligenti con cui siamo in grado di curare anche nei bambini le malattie allergiche gravissime come per esempio le forme gravi di asma o di dermatite atopica. Una seconda linea di ricerca mira a individuare i fattori che possono permetterci di identificare precocemente i soggetti a potenziale rischio di sviluppare forme severe, nei quali possiamo instaurare una prevenzione ambientale, alimentare o farmacologica per evitare che questi individui possano andare incontro a forme persistenti più gravi. Tutti temi che affronteremo in occasione del prossimo congresso della SIAIP”.

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Scuola: Allarme abbandoni

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

La pandemia ha acuito la dispersione scolastica, a partire dalle periferie urbane e dai territori difficili e deprivati culturalmente: la conferma arriva dalla Comunità di Sant’Egidio che ha realizzata un’inchiesta nell’ambito del progetto Valori in Circolo, sul contrasto della povertà educativa minorile, a partire dal lavoro di sostegno scolastico che si svolge nei centri pomeridiani gestiti dalla Comunità conosciuti come “Scuole della Pace”. Proprio nelle realtà periferiche dei grandi centri, ha detto il dottor Stefano Orlando, che ha curato l’inchiesta, “ci siamo resi conto che la pandemia stava avendo un effetto piuttosto preoccupante sui bambini, per cui abbiamo voluto provare a capire meglio la situazione e abbiamo condotto un’inchiesta conoscitiva, affiancandola ad attività di acquisizione di ulteriori informazioni, parlando con i bambini e gli insegnanti e raccogliendo dati dalla documentazione ufficiale”.L’obiettivo principale della ricerca “è stato quello di stimare quanti bambini fossero a rischio di dispersione, quindi non parliamo ancora di abbandono scolastico, osservando in particolare due indicatori: il numero dei minori con più di tre assenze ingiustificate al mese e il numero di bambini che non avevano ripreso le attività scolastiche perché non avevano effettuato l’iscrizione o, pur essendosi iscritti, non avevano frequentato la scuola nel periodo di osservazione che va da settembre fino alla pausa natalizia”.Un dato su cui riflettere è che “nelle scuole che per motivi di emergenza, ad esempio per casi di positività, hanno adottato la didattica a distanza, circa la metà dei bambini hanno avuto delle difficoltà a seguire le lezioni. Questa soluzione, quindi, ha sostenuto solo la metà dei bambini mentre l’altra metà è rimasta esclusa”. Inoltre, “una scuola su nove, quindi circa il 10%, ha avuto un orario ridotto da settembre a dicembre. Ad esempio non è stato mai ripreso il tempo pomeridiano e questo significa che anche i bambini che non hanno avuto problemi con la DAD comunque hanno avuto meno ore di scuola quest’anno. Ma quello che ci ha maggiormente preoccupato è che s’è fatto poco, ci sono state poche proposte, lasciando passare tutto un po’ nel silenzio”.

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Disinformazione e crisi economica da Covid-19 alla base dell’ortodonzia fai-da-te e low-quality. ASIO lancia l’allarme

Posted by fidest press agency su domenica, 14 febbraio 2021

Sui canali social negli ultimi mesi è boom di proposte di trattamenti ortodontici a distanza o di bite notturni automodellanti contro il bruxismo. Alla base della sfrenata corsa al “sorriso fai-da-te” ci sono probabilmente la disinformazione dei pazienti, così come le crescenti difficoltà economiche e le preoccupazioni delle famiglie legate alla grave crisi economica in corso, causata dalla pandemia. ASIO – Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia, ancora una volta, mette in guardia sui rischi e pericoli legati ai diversi prodotti ortodontici e odontoiatrici a basso costo che incentivano la cosiddetta Ortodonzia fai da te.Un recentissimo studio pubblicato sull’American Journal of Orthodontics ha difatti ben evidenziato come i pazienti con maggiore interesse nel perseguire cure ortodontiche ed attenti alla qualità del trattamento preferiscano scegliere Specialisti in Ortodonzia. Al contrario, trattamenti “fai da te” sono preferiti da pazienti poco interessati alle cure ortodontiche e principalmente attenti al risparmio economico. Queste considerazioni, riportano gli Autori, spingono i genitori a prediligere di certo uno Specialista in Ortodontista per il trattamento del loro bambino.Analogamente, uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2020 dall’Università del Michigan sulla rivista Clinical and Experimental Dental Research ha riportato come sia estremamente difficile ottenere standard clinici soddisfacenti con bite automodellanti, riscontrando una maggiore attività parafunzionale notturna. In considerazione dei dati ottenuti, si è arrivata alla conclusione che quantunque fosse utilizzato un presidio automodellante “da banco”, sarebbe fortemente consigliabile la supervisione dello specialista per valutarne i risultati ottenuti e possibili effetti collaterali.Il 65% degli italiani è preoccupato per il contagio (per sé o familiari) da Covid-19, mentre il 23% teme per la perdita del lavoro o dei risparmi. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Acri-Ipsos dal titolo “Risparmio: futuro e presente” in occasione della 96ma Giornata del Risparmio. Il maggior timore degli italiani è rappresentato, infatti, dall’incertezza economica sul futuro legata inevitabilmente alla pandemia da Covid -19.Una delle conseguenze più marcate di questa situazione è stata proprio una notevole contrazione non solo dei consumi ma anche e soprattutto delle spese mediche.L’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia, in questo particolare periodo, lancia l’allarme sui tanti tentativi di marketing pubblicitario, spesso molto aggressivo, rivolto ad alcune cure ortodontiche cosiddette “fai da te”.Gli Specialisti di Asio, pertanto, raccomandano in questo momento di grande incertezza, di non risparmiare sulla propria salute e quella dei propri cari, poiché tutto questo ha dei risvolti molto pericolosi e dannosi che possono compromettere nel futuro la nostra salute e soprattutto vanificare gli sforzi di correzione fatti finora. http://www.asio-online.it,

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Scuola: Allarme iscritti scuola dell’infanzia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 febbraio 2021

Sulle iscrizioni alla scuola dell’infanzia, l’Italia fa registrare una preoccupante inversione di tendenza. Lo denuncia oggi Tuttoscuola, analizzando come si sia passati “in pochi anni dalla vetta alla crisi di iscritti”. Una tendenza aggravata dal Covid, ma che ha origini precedenti da collegare alla crisi economica degli ultimi anni e non ha nulla a che vedere con il calo demografico trattandosi di dati in relazione sempre ai potenziali utenti. “Una decina di anni fa – scrive la rivista specializzata – il servizio sembrava essere arrivato al top, almeno sotto l’aspetto quantitativo: scolarizzazione quasi al 100% dei nati in età, incremento della frequenza per l’intera giornata, record di bambini iscritti. Education and training nel riportare gli obiettivi di Lisbona per i Paesi dell’Unione Europea indicava nel 2009 un tasso di scolarizzazione dei bambini italiani di età 4-5 anni del 99,8%. La percentuale di scolarizzazione però è andata diminuendo di anno in anno per toccare nel 2019 il 94,9%, sotto l’obiettivo del 95% fissato dall’Unione”. Quelli della frequenza della scuola dell’infanzia sono numeri scoraggianti: la stampa specialistica oggi riporta che “nel 2009-10 la percentuale di bambini che partecipavano alle attività educative e didattiche della scuola per l’intera giornata era del 90,4%, poi era andato invece crescendo il numero di bambini che si avvalevano soltanto di mezzo servizio senza nemmeno fruire della refezione e, conseguentemente, la percentuale di frequenza per l’intera giornata nel 2019-20 è scesa all’89,5%”. I motivi si riconducono, indubbiamente, alla “crisi economica che ha colpito soprattutto le famiglie meno abbienti (e spesso con situazione economico-sociale critica) in difficoltà per pagare le rette di frequenza e di mensa. Una difficoltà spesso rilevata soprattutto tra le famiglie straniere. Il problema è che “prima nessuno rinunciava a questo importante servizio, ora un 5% delle famiglie non riesce o non vuole avvalersene. Si alza lo spettro della povertà educativa sulle fasce più deboli della popolazione. Scomponendo i dati, si può stimare che il crollo di -155 mila alunni rispetto a otto anni fa sia ascrivibile per circa -110 mila al calo demografico e per circa -45 mila ad altri fattori. Evidentemente incidono: fattori economici, sociali e di insufficiente elasticità dell’offerta statale e comunale rispetto al declino delle scuole non statali (che ancora oggi accolgono circa il 36% degli alunni).

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Materie prime, è allarme prezzi. A rischio produzione e consumi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Le principali materie prime agricole per l’industria mangimistica, ovvero soia e cereali, hanno fatto registrare decisi aumenti dei prezzi, cresciuti, come nel caso della soia, di quasi il 30% in poche settimane. Dopo le forti oscillazioni già osservate tra marzo-aprile, con l’avvio del IV trimestre le quotazioni delle materie prime proteiche e dei cereali continuano a segnare incrementi costanti. Gli aumenti sono dovuti più al concorso di problematiche di carattere speculativo, a notizie su un ipotetico rilancio dei rapporti commerciali tra USA e Cina e a incertezze sul meteo in Sud America che non a reale carenza di prodotto sui mercati internazionali.Una situazione che suscita la preoccupazione dell’industria mangimistica italiana per gli effetti a cascata che questa rischia di produrre sulla filiera agro-zootecnica-alimentare: “Queste oscillazioni – sottolinea Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO – Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici – sono una minaccia per la catena di valore perché impediscono la corretta gestione dei flussi produttivi con conseguenze sui consumi in un periodo già complicato dagli effetti della pandemia”. Rischio lockdown – A questo scenario, sia in Italia che in Europa, si aggiungono i timori per il rischio che il nuovo lockdown possa pregiudicare nel nostro Paese, dopo aver compromesso il settore Horeca, uno dei periodi dell’anno più performanti per il settore agroalimentare, caratterizzato di regola da un incremento produttivo e dei consumi: “Gli sforzi di tutti devono essere convogliati nella stessa direzione, ovvero evitare di precipitare verso un secondo lockdown generalizzato che avrebbe un impatto pesantissimo sui consumi nel periodo delle festività natalizie, con gravi ricadute sulle filiere dei prodotti agroalimentari e zootecnici”, ricorda Veronesi.Ruolo della mangimistica – La mangimistica italiana, essendo il settore al centro della filiera e anello di congiunzione tra materie prime e trasformazione industriale, è esposta tanto ai rischi degli aumenti di prezzo delle materie prime quanto a quelli legati alla riduzione dei consumi. “Fino a oggi, con grande impegno dei produttori, la mangimistica italiana è riuscita a svolgere una funzione calmierante dei prezzi. Lo sforzo, anche tramite il ricorso a materie prime alternative e a maggiore efficienza, è stato diretto a evitare la ricaduta degli aumenti delle materie prime sui prodotti finali. L’auspicio – evidenzia il presidente di ASSALZOO – è che tale sforzo sia compreso da tutta la filiera e che la mangimistica non debba far fronte a ulteriori pressioni dovute alle crescenti quotazioni delle materie prime”.Mangiare italiano – In questo contesto di grande incertezza, uno degli effetti più evidenti e pericolosi è quello della caduta dei consumi interni anche a seguito della stretta anti-contagio dell’ultima settimana. “Oggi più che mai è necessario rivolgere un appello a tutti i soggetti della filiera, dai produttori alla GDO e a tutto il commercio, per far sì che ci sia una spinta propositiva a favore dei prodotti italiani. Solo rafforzando la produzione e l’inclinazione dei consumi nel segno del Made in Italy è possibile garantire la tenuta del sistema agroalimentare nazionale gravato dalla crisi di liquidità, dalla pressione dei prezzi e dal sensibile calo dei fatturati”, conclude Marcello Veronesi. http://www.assalzoo.it

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Allarme pensioni in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2020

Nel mese dell’educazione finanziaria, Moneyfarm – società di gestione del risparmio con approccio digitale – lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL – uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico – è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri: · un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. · il lancio del portale http://www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati.

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Affitti: grido d’allarme dei proprietari immobiliari

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2020

La domanda per appartamenti in affitto è in drastico calo in tutta Italia: secondo i dati immobiliare.it, nei mesi tra marzo e settembre 2020 il calo medio è stato del 13,2%. L’offerta media è cresciuta del 14,2% nei principali centri italiani, con un picco ingente a Milano (68,7%). Tantissime, quindi, le case da affittare e nessuno che possa/voglia farlo.E’ l’effetto dell’emergenza Covid: se, prima della pandemia, nel capoluogo lombardo la richiesta di case in affitto aveva superato quella degli alloggi in vendita e cresceva a ritmi importanti, negli ultimi sei mesi il trend si è fermato e fa registrare un minuscolo +0,5%.Per quanto concerne gli affitti di stanza, la situazione è ancora più fosca: ad agosto 2020 la disponibilità di stanze per studenti e lavoratori ha fatto registrare un +149% rispetto allo scorso anno. Anche qui Milano primeggia in negativo, +290% di stanze disponibili, seguita da Bologna (+270%).In questo quadro sconfortante spicca un dato positivo: i prezzi sono per ora stabili, circostanza che potrebbe indicare l’aspettativa di una ripresa rapida dei trend.Una figura centrale in questa “crisi immobiliare” è quella dei proprietari, che stanno vivendo il crollo verticale dei loro fatturati (anche -90%) e la difficoltà di mettere a reddito i propri alloggi. Secondo un sondaggio Hostmate (https://www.hostmate.it/), il 74% dei proprietari ha urgenza di trovare soluzioni nei prossimi due mesi, mentre il 68% è risultato insoddisfatto dei servizi offerti dagli operatori tradizionali, che non sono stati in grado di fornire una valutazione affidabile e un’analisi concreta delle opportunità economiche connesse alla messa a reddito dei propri immobili. Il risultato? Oltre il 90% degli immobili a portfolio Hostmate risulta al momento affittato.

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Allarme Discariche: nel nuovo Decreto errori e refusi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

“Al fine di evitare importanti criticità nello smaltimento in discarica dei rifiuti che attualmente non trovano altri sbocchi, chiediamo un urgente intervento da parte del Ministero dell’Ambiente sul nuovo Decreto, sia a livello normativo (con la correzione di alcuni refusi e di disposizioni non coordinate tra loro), sia a livello di indirizzo verso le Regioni al fine di definire eventuali ordinanze volte a superare le criticità evidenziate”.E’ questo l’appello di FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) al Ministero dell’Ambiente a seguito dell’entrata in vigore dal 29 settembre scorso del Decreto Legislativo 121 del 2020 che, recependo la direttiva UE 850/2018, ha assemblato in un’unica norma le disposizioni in materia di discariche contenute precedentemente in due decreti (D.lgs. 36/2003 e DM 27 settembre 2010). Nella riscrittura del testo nuove disposizioni, non coordinate tra loro, e diversi refusi (tra cui il riferimento errato alla tabella 5a) mettono ora a serio rischio il proseguimento del conferimento dei rifiuti in discarica soprattutto per i rifiuti urbani e per i rifiuti non pericolosi.

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Allarme climate change: a rischio le infrastrutture

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Dal 1980 ad oggi nel Mediterraneo si sono aggiunti 6,5 giorni di caldo estremo ogni decennio e la situazione diventerà ancora più critica nel ventennio 2030-2050. A lanciare l’allarme è Sensoworks (www.sensoworks.com), la startup italiana specializzata in monitoraggio infrastrutturale supportata da piattaforme tecnologiche multilivello.«Da qui al 2050 il riscaldamento globale metterà a rischio la sicurezza delle infrastrutture a livello mondiale» avvisano gli esperti di Sensoworks. E non è solo il caldo ma anche il conseguente incremento dei periodi di alluvione, delle tempeste e degli uragani. Fenomeni climatici che sono aumentati in quasi ogni parte del mondo, sia in frequenza che in durata.Secondo il Centre of Excellence for Climate Extremes (CLEX), centro di ricerca a cui aderiscono 5 università australiane, il Consiglio Nazionale delle Ricerche del governo australiano (ARC) e numerose organizzazioni internazionali, la somma delle anomalie di temperatura rispetto una determinata soglia durante i giorni di ondata di calore (calore cumulativo) sta aumentando in media a livello globale in una forbice che varia da 1 a 4,5 gradi Celsius ogni decennio. Ma in Medio Oriente ed in certe zone dell’Africa e del Sud America l’aumento raggiunge anche i 10 gradi Celsius.Nella peggiore stagione delle ondate di calore —secondo i dati del CLEX— in Australia si sono verificati addirittura 80 gradi Celsius di calore cumulativo in più e la situazione è ancora peggiore nel Mediterraneo dove il calore cumulativo ha superato i 200 gradi Celsius. Lo studio coordinato da Sarah Perkins-Kirkpatrick dell’Università di Sydney insieme a Sophie Lewis dell’Università di Canberra è stato pubblicato questo mese su Nature Communications.«Sottovalutare questa situazione sarebbe un errore. Ma con il monitoraggio dinamico sarà possibile risolvere fin d’ora il problema infrastrutturale» sottolinea Niccolò De Carlo, ceo e co-fondatore di Sensoworks, startup già attiva a livello globale, con uffici anche a Boston e monitoraggi in molti Paese europei, includendo anche la Francia.«I ponti italiani sono stati costruiti a regola d’arte ed anche la manutenzione è stata nella maggior parte dei casi adeguata. Oggi —tuttavia— le nuove tecnologie consentono di fare di più: di prevedere il futuro e prevenire un evento infrastrutturale prima che accada» puntualizza Niccolò De Carlo, sottolineando la necessità di passare da un monitoraggio statico delle nostre infrastrutture —quello caratterizzato da ispezioni tecniche sporadiche realizzate da tecnici in carne ed ossa— ad un monitoraggio dinamico, consentendo così di avere un controllo costante ed in tempo reale attraverso strumenti tecnologici all’avanguardia.E certamente l’Intelligenza Artificiale (IA) può fare la differenza, attraverso modelli predittivi che possono essere utilizzati per evidenziare in anticipo determinati fenomeni e valutare meglio le priorità.

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Allarme clima: entro questo secolo +5°C e -8% del PIL

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2020

Nonostante gli sforzi già profusi nell’efficientamento dell’illuminazione, dei sistemi di riscaldamento e nella produzione di acqua calda, le emissioni di CO2 dovute agi consumi degli edifici sono cresciute del +7% dal 2010 ad oggi. Nelle grandi città si sono registrati maggiori consumi per il raffrescamento (+33%) e per l’uso di elettrodomestici (+18%). A lanciare l’allarme è Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding energetico.A contribuire pesantemente alla situazione «emissioni climalteranti» è dunque il patrimonio edilizio Italiano. «Il 60% del quale ha più di 45 anni ed è stato progettato senza alcuna considerazione alle tematiche energetiche ed ambientali» avvertono gli analisti di Ener2Crowd.com.La media dei consumi è di circa 160-230 kWh/mq per una spesa energetica totale di circa 2.500 euro annui ogni 100 metri quadrati, contro i 400 euro annui di consumo delle abitazioni della stessa metratura che rispondono agli ultimi standard energetici.Ciò crea un divario enorme con il resto dell’Europa —in particolare quella del Nord)— dove la riqualificazione energetica è già molto avanti a livello civile e residenziale, con un forte coinvolgimento dei cittadini, dei proprietari e dei gestori, dove da decenni si prevedono sviluppi urbanistici in cui il tema centrale è il rapporto tra la natura, l’uomo e le sue attività sociali e produttive, e dove l’energia da fonti rinnovabili è già da tempo preferita da tutti.Il Superbonus 110% è dunque un grande «Piano Marshall» per l’economia e per l’ambiente del nostro Paese. È un’opportunità che si fonda su un meccanismo incentivante garantito dallo Stato, che Ener2Crowd.com sta trasformando in un’occasione accessibile a tutti per la creazione di benefici diretti attraverso il crowdfunding, oltre a quelli collegati al risparmio in bolletta ed all’ambiente.Ogni euro investito nel crowdfunding energetico, —e più in particolare nel Superbonus 110%— attiva un meccanismo che è in grado di riportare circa 2 euro nelle casse dello Stato, tra gettito IVA e tassazione utile.Per una famiglia tipo —che la statistica ci dice possedere un appartamento con dimensioni pari a 117 metri quadrati— un investimento di circa 3.500 euro nell’operazione di riqualificazione energetica è in grado di produrre benefici economici diretti (tra risparmio è rendimento) pari a 2.700 euro al primo anno tra risparmi in bolletta e rendimento ottenuto tramite Ener2Crowd.com, oltre all’immediata restituzione del capitale dopo i 12 mesi.I primi investimenti finanziari sui progetti edilizi coperti da ecobonus, sismabonus e superbonus 110% sono promossi proprio da Ener2Crowd.com in collaboratione con «Ecobonus in Rete» —una neonata rti di imprese guidate da «Fenice Invest»— ed hanno per oggetto 30 ville situate in provincia di Forlì, Ravenna e Rimini, per un tetto complessivo di spese in conto capitale di 2.700.000.

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Scuola:“Allarme per mancanza di custodi e docenti a Firenze”

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

“L’allarme delle scuole fiorentine, causato dalla notizia che a fronte dei circa cinque collaboratori in più richiesti da ogni scuola, ne arriveranno uno o massimo due, conferma il problema che avevamo sollevato qualche settimana fa: il criterio scelto dal ministero per il riparto delle risorse aggiuntive è basato su dati non oggettivi. Assegna infatti il 50% in base richieste degli USR. Ma chi ha controllato se le richieste sono state sovradimensionate rispetto alle reali necessità?”
Così Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino di Italia Viva capogruppo in Commissione Cultura, e Francesco Grazzini, coordinatore provinciale del partito. “Guardando i dati, ci siamo accorti che alcune Regioni, simili alla Toscana per numero di scuole e di alunni, hanno chiesto risorse molto maggiori. Il rischio è quindi quello di penalizzare chi è stato onesto e ha richiesto solo quello di cui aveva bisogno. Se si fosse basato il riparto solo sulla popolazione scolastica, solo in Toscana sarebbero arrivati 5,5 milioni in più, che significano circa 200 unità tra personale docente e non docente” Proseguono i due esponenti fiorentini di Italia Viva. “L’avvio del prossimo anno scolastico sarà particolarmente delicato dal punto di vista dell’organizzazione e dell’igiene. Per questo figure come quelle dei docenti e dei collaboratori scolastici diventano ancor più fondamentali perché i ragazzi, dopo sei mesi, possano tornare finalmente nelle loro classi, in totale sicurezza” Concludono Toccafondi e Grazzini

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Scuola, allarme “Summer Slide”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2020

L’importanza della “outdooor education” come opportunità di apprendimento e occasione di sviluppo di quelle competenze che durante questo periodo di chiusura delle scuole non è stato possibile sostenere è confermata anche da una ricerca dell’American Academy of Pediatrics (AAP), pubblicata su Psychology Today, secondo cui trascorrere del tempo all’aria aperta, immersi nella natura, incrementa il benessere socio-emotivo e lo sviluppo delle competenze relazionali nei bambini. E ancora, questo metodo didattico aumenta la capacità cooperativa tra i bambini, diminuisce la competitività, riducendo stress, rabbia e aggressività, e presenta delle significative ricadute positive sui risultati scolastici: attraverso l’esperienza diretta in natura, infatti, si aumenta la possibilità di sviluppare il pensiero critico e creativo, la capacità di problem solving, l’attenzione del bambino e l’amore verso l’apprendimento. L’importanza di coltivare le abilità di lettura anche durante la stagione estiva è confermata da una ricerca dell’American Academy of Arts and Sciences (AAAS) pubblicata sul New York Times, da cui si evince come i bambini che riescono a leggere dai quattro libri in su in questo periodo possono avere una maggiore comprensione del testo e ottenere un migliore rendimento scolastico al ritorno sui banchi di scuola. E ancora, secondo un’indagine dell’American Library Association (ALA) la lettura estiva aiuta i bambini a migliorare le proprie capacità di memoria e si tramuta in una vera e propria abitudine positiva che si ripercuote sull’andamento didattico. Ma la voglia di lettura deve essere favorita soprattutto dai genitori: una ricerca della National Summer Learning Association (NSLA) ha infatti sottolineato come i bambini siano maggiormente propensi a leggere un libro se incoraggiati dal comportamento positivo degli adulti.Ecco infine i consigli degli esperti per aiutare i genitori ad affrontare l’allarme “summer slide” per i più piccoli (o-6 anni).
1. Seguire il modello didattico della “Outdoor Education”: l’educazione all’aria aperta migliora la salute fisica e mentale dei più piccoli, alimentando le competenze relazionali.
2. Utilizzare nuove tecniche per sperimentare attività ludiche: creare libri con la tecnica del frottage sfruttando le differenti texture delle superfici aiuta a rilassarli e a essere maggiormente creativi.
3. Dedicarsi all’esplorazione di ambienti all’aria aperta: i più piccoli possono creare un vero e proprio kit dell’esploratore e osservare la realtà che li circonda, migliorando il proprio benessere socio-emotivo dello stare in natura.
4. Concepire la natura come maestra: i bambini hanno bisogno di vivere le proprie esperienze stimolanti in mezzo alla natura, dedicandosi alla caccia ai colori, suoni e rumori, facendo in modo che il tempo all’aperto assuma un valore educativo.
5. Allestire uno spazio domestico in cui conservare una collezione dei lavoretti svolti: il ricordo del tempo trascorso outdoor evoca un vissuto esperienziale di ricerca personale, aiutando il bambino a sentirsi maggiormente a suo agio.
E dai sei anni in poi:
1. Seguire il consiglio del “practice makes perfect”: le attività ludiche, anche le più semplici, aiutano i bambini a migliorare le capacità di apprendimento.
2. Migliorare la concentrazione attraverso attività stimolanti: individuare argomenti appassionanti attorno ai quali realizzare ricerche, mini progetti e crafts aiutano i bambini a rimanere attenti e concentrati.
3. Stilare una “timetable” per dividere il tempo libero da quello dedicato alle attività: tenere un vero e proprio diario giornaliero delle vacanze estive permette ai bambini di immergersi attivamente nelle esperienze quotidiane.
4. Leggere ogni giorno: la lettura quotidiana, soprattutto durante la pausa estiva, migliora la capacità di memoria e si tramuta in una vera e propria abitudine positiva che si ripercuote sull’andamento didattico.
5. Assicurarsi del benessere emotivo dei bambini: ancor prima del curriculum didattico, è necessario che i genitori si assicurino del benessere emotivo dei bambini. Non è importante sommergerli di libri, bensì immergerli completamente nelle loro esperienze quotidiane.

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Ecobonus amministratori di condominio lanciano l’allarme

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

«In mancanza di dati definitivi, certi e ufficiali è impossibile fare delibere e previsioni». Esprime così la preoccupazione di perdere un’opportunità storica per l’efficientamento del patrimonio edilizio nazionale Leonardo Caruso, presidente di Anaci Milano e vicepresidente nazionale dell’associazione. «Nessuna linea di indirizzo è stata data per i condomini – prosegue Caruso- nonostante il parco edilizio italiano sia abbastanza vetusto e necessiti di interventi di ammodernamento e riqualificazione energetica per diventare più efficienti e meno inquinanti, ma in queste condizioni è impossibile andare in assemblea a proporre interventi ai cittadini».Mentre prosegue il lavoro alla Camera per la conversione in legge del Decreto Rilancio, in molti ancora aspettano ulteriori informazioni da parte del Governo per avere un quadro chiaro e definitivo per gli incentivi fiscali per l’efficienza energetica (Ecobonus), Sisma Bonus, Fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici. Resta ancora tutto fermo in attesa della nuova legge, nonostante le detrazioni fiscali del 110% siano già operative per le spese sostenute dall’1 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021. Ciò che manca sono i provvedimenti attuativi che consentiranno di scegliere di usufruire immediatamente dello sconto in fattura o della cessione del credito.«L’auspicio- conclude il presidente di Anaci Milano e vicepresidente nazionale dell’associazione – è che si arrivi, in tempi brevi, a definire modalità e procedure per garantire quell’accesso al credito che consenta all’amministratore di avviare per tempo le procedure utili all’ammodernamento dei condomini prima che sia troppo tardi in relazione alla scadenza dei termini per la presentazione delle domande».

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Allarme neonazismo in Germania, sciolte le forze speciali Ksk

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

La Germania sta profondendo ogni sforzo fronteggiare la deriva di estrema destra e neonazista che sta infettando la società tedesca.Dopo la messa al bando negli ultimi mesi di gruppi che si richiamavano al Terzo Reich (Combat 18 e Nordadler), il governo di Berlino ha preso una decisione clamorosa: sospendere fino a ottobre e sciogliere parzialmente le Ksk, le forze speciali perché al suo interno si è riscontrata la presenza di unità nostalgiche e neonaziste.Il provvedimento è stato preso dalla ministra della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer, arrivato dopo la sparizione di 48mila munizioni e 62 chili di esplosivo dall’arsenale di questo corpo speciale.Kramp-Karrenbauer che in un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung spiegato:
“Chi lavora per il Ksk ha capacità uniche ed è in grado di svolgere operazioni altamente specializzate. Più di altri soldati della Bundeswehr deve impegnarsi per la nostra costituzione e per l’ordine democratico e liberale. Non possiamo tollerare compromessi”.Per capire l’importanza della decisione, dobbiamo sapere chi sono e cosa fanno le Ksk.Secondo la pubblicistica sono simili ai Navy Seals americani e nel loro passato miliare hanno annoverato combattimenti contro i criminali di guerra nell’ex Jugoslavia e i talebani in Afghanistan. Due conflitti significati che hanno interessato i governi di mezzo mondo negli ultimi due decenni per le forze speciali, nate nel 1996, che già in passato avevo avuto legami con l’estrema destra.Correva l’anno 2003, quando il comandante Reinhard Guenzel venne cacciato per esternazioni antisemite ed estremiste. Nulla da riscontrare fino al 2017, anno in cui la carriera di un ufficiale era stata salutata con saluti hitleriani e balli neonazisti.
Altro episodio nel 2019, protagonista un tenente colonnello che aveva attaccato lo Stato, reo secondo lui di aver perso il controllo dei profughi.La decisione del governo tedesco dimostra che la Germania sta facendo molto per combattere i rigurgiti nostalgici e neonazisti nella società e nei suoi apparati.

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Allarme truffe agli anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Le truffe agli anziani hanno registrato un aumento del 79,3% negli ultimi 12 mesi, ben 615 durante il 2019, praticamente quasi due ogni giorno. Dati allarmanti quelli emersi e diffusi dall’Arma dei Carabinieri.Infatti, proprio in questi giorni, una 78enne, sola e fragile di Novate Milanese, economicamente benestante, è stata circuita da un broker assicurativo e da sua moglie. I due malfattori, hanno sfruttato la fiducia della povera anziana al fine di farle firmare una polizza vita di € 200.000. Inoltre, sono riusciti a comprare con i soldi della vittima: un immobile nella provincia di Bergamo e due autovetture. I due sono stati arrestati con l’accusa di circonvenzione di incapace.“Insomma un problema grave quello dei raggiri ai danni degli anziani, ormai purtroppo sempre più presente e sempre più diffuso – commenta il Presidente del Codacons Marco Donzelli – È necessaria una maggiore consapevolezza dei rischi, in modo poi da evitare che tali inganni vadano poi a segno.
Allo scopo di prevenire truffe similari a danno di anziani, si propone il decalogo del Codacons, redatto per riconoscere ma soprattutto per prevenire questo genere di truffe:
– Sincerarsi che il controllo sia effettivo: molti pensionati aprono le porte della propria casa senza verificare che effettivamente sia necessario un controllo dell’abitazione. Solitamente è bene fare attenzioni agli avvisi del Condominio, nei quali vengono sempre indicati gli eventuali accertamenti nei singoli appartamenti, con indicazione della data e dell’ora dell’eventuale visita.
– Richiedere i documenti d’identità: è preferibile prima di far entrare qualcuno in casa propria, chiedere agli addetti di identificarsi tramite documento d’identità. Se il controllo è effettivo i tecnici non devono avere alcuna ragione di opporsi a tale richiesta.
– Richiedere un tesserino o un documento che attesti che effettivamente lavorano per la società detta: è utile fare richiesta di un documento o un tesserino per verificare se gli addetti siano realmente dipendenti della società con cui si sono presentati.
– Controllare che gli addetti lavorino effettivamente per il proprio fornitore di luce e gas, o che siano dipendenti della propria società idrica: molto spesso infatti si presentano soggetti per fantomatiche società elettriche o idriche al solo scopo di entrare nell’abitazione, dunque sincerarsi che siano veramente addetti alla propria società di fornitura.
– Visionare sempre il lavoro dei tecnici: è importante prestare sempre attenzione alle attività svolte nella propria casa dai tecnici, al fine di verificare che siano effettivamente lì per il motivo indicato, ossia riparare un guasto o fare controlli.
– Non permettere ai tecnici di andare da soli in altre stanze: non bisogna farsi scrupoli nell’impedire agli addetti di andare in altre stanze da soli. Non hanno alcun motivo per fare ciò e se sono in buona fede accetteranno senza problemi di essere seguiti.
– Non lasciare beni di valore in vista: prima di far entrare estranei nella propria abitazione, è importante mettere al sicuro qualsiasi bene sia “a portata di mano”. È sempre meglio mettere tutto in cassetti o in luoghi in cui non sia facile accedere.
– Non farsi mai distrarre: solitamente, se si tratta di una truffa, i sedicenti tecnici si presentano in due o più, questo in modo che uno o più possano distrarre il proprietario dell’abitazione mentre l’altro o gli altri possono porre in essere furti in casa.
– Verificare l’abbigliamento e la presenza di casse degli attrezzi: se gli addetti si presentano per riparare un guasto, o fare un controllo, è importare verificare l’abbigliamento e se portano con sé cassette degli attrezzi o simili, senza i quali difficilmente dei veri tecnici potrebbero lavorare.
– Chiamare aiuto: se non ci si sente sicuri, è bene farsi assistere da qualcuno, che può essere un vicino, un parente, perfino la portineria. È importante non essere da soli in questi casi. E qualora ci si dovesse rendere conto che si tratta di una truffa, è fondamentale chiamare subito il 118.

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