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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Posts Tagged ‘vittime’

Giornata in ricordo vittime della strada

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

In occasione della Giornata Mondiale in Ricordo delle Vittime della Strada il Dipartimento Regionale Tutela Vittime di Fratelli d’Italia, guidato da Imma Vietri, accende i riflettori sull’emergenza della strade killer in Campania. Secondo gli ultimi rilievi Istat sull’incidentalità stradale nel territorio campano nel 2017 si sono verificati in Campania 9.922 incidenti stradali, che hanno causato la morte di 242 persone e il ferimento di altre 14.770. Rispetto al 2016, aumentano sia gli incidenti (+1,5%) che il numero di vittime della strada (+11%), con variazioni percentuali superiori a quelle rilevate nell’intero Paese dove si registra un calo degli incidenti (-0,5%) ed un aumento dei morti (2,9%).«Sono numeri preoccupanti – ha dichiarato il coordinatore regionale del Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia, Imma Vietri – e se si considera che gli incidenti che avvengono in strada rappresentano una delle maggiori cause di morte tra i 5 e i 29 anni, diventa allora necessario intervenire per contrastare in maniera efficace una strage silenziosa che coinvolge soprattutto giovani e bambini. C’è bisogno di maggiore prevenzione, consapevolezza e sostegno alle famiglie che hanno perso un loro caro in un incidente stradale.Importanti passi avanti sono stati fatti con la legittimazione nel nostro ordinamento del reato di omicidio e lesioni stradali, una importante battaglia che Fratelli d’Italia ha portato avanti sin dal primo momento al fianco della associazioni dei familiari delle vittime. Ora bisogna puntare i riflettori sulla prevenzione e sulla sicurezza delle strade. La Campania è stata destinataria lo scorso febbraio di 129 milioni di euro di fondi europei da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la manutenzione delle strade .Ci si augura, ora, che la politica faccia il proprio dovere e che quanto prima si provveda alla risoluzione delle gravi situazioni in cui versano le nostre strade sempre più compromesse dalla mancata manutenzione, dall’assenza di segnaletica e misure di sicurezza che servano a ridurre al minimo i danni in caso di incidenti».

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Concerto dedicato alle donne vittime di violenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Torino 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, al Piccolo Regio, a Torino, per la serata ‘D’amore non si muore’. L’appuntamento è per le 18. Porteranno i saluti il presidente Sergio Chiamparino, l’assessora Cerutti. Sul palco saliranno anche le donne vittime di violenza con le loro testimonianze. Subito dopo, inizierà il concerto dei Syndone, gruppo piemontese, che suonerà musiche tratte dall’album, Mysoginia.

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Le principali vittime del diabete sono i denti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

In Italia ci sono 3,9 milioni di persone che soffrono di diabete mentre sono ben 8 i milioni di italiani che hanno sviluppato una parodontite, con forme spesso gravi. Quello che non tutti sanno è che queste patologie sono spesso correlate: chi soffre di diabete ha un rischio tre volte superiore di ammalarsi di parodontite e, viceversa, chi soffre di parodontite ha una maggiore tendenza a sviluppare il diabete. L’allarme viene dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) che partecipa alla Giornata Mondiale del Diabete, il 14 Novembre.La parodontite, o piorrea, è una malattia infiammatoria cronica tra le più diffuse del mondo e coinvolge i tessuti di sostegno del dente, dalla gengiva all’osso. Tra i sintomi principali, il sanguinamento gengivale. La parodontite, se non trattata, non solo può portare alla perdita dei denti, afferma Mario Aimetti, Presidente della SIdP, ma è anche la seconda causa di infiammazione cronica sistemica dopo l’obesità. Questo impatto sistemico influenza anche l’insorgenza e il decorso del diabete. La maggiore suscettibilità alla parodontite nei diabetici è, infatti, dovuta alla risposta immunitaria alterata verso i batteri presenti nella placca batterica, causa d’insorgenza della parodontite. Esiste poi una relazione diretta tra la gravità e l’estensione della parodontite e il peggioramento del controllo glicemico: un diabete poco controllato provoca un incremento dell’attività di distruzione del collagene parodontale.
“Tra diabete e parodontite” afferma Luca Lione, diabetologo e odontoiatra – c’è una corrispondenza biunivoca: il soggetto con diabete ha una tendenza a sviluppare la parodontite e il soggetto con parodontite ha una tendenza a sviluppare il diabete. La parodontite inoltre è l’unica complicanza del diabete che, se curata, cura anche la patologia principale. Purtroppo manca ancora molta consapevolezza nei pazienti. Eppure basterebbe un poco di prevenzione in più per evitare i casi più gravi. Con un costo contenuto, la parodontite può essere prevenuta e trattata con successo nelle fasi iniziali”.
A partire, ovviamente dall’igiene orale ma anche a tanti segnali specifici, come il sanguinamento delle gengive, l’alterazione del gusto, la tensione gengivale, denti che si muovono. “Diabetologo e odontoiatra – aggiunge Lione – devono operare in stretta collaborazione”. Il primo deve invitare il paziente a controlli specifici anche in assenza di sintomi, mentre l’odontoiatra deve informare il paziente sull’associazione tra parodontite e altre patologie tra le quali il diabete e in caso di gravità dei sintomi e familiarità col diabete consigliare una visita specialistica.
In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, anche gli odontoiatri saranno nelle piazze per dare le giuste informazioni sull’importanza della salute orale e per somministrare un questionario di screening.

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3 ottobre 2018: Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 ottobre 2018

Sono passati cinque anni dalla tragedia del 3 ottobre del 2013, quando al largo dell’isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei più tragici naufragi avvenuti dall’inizio delle ondate migratorie degli ultimi anni, ma nel mar Mediterraneo si continua a morire. Da gennaio 2014 al 20 settembre scorso sono stati oltre 17mila i migranti che hanno perso la vita o che risultano dispersi nelle acque del Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Lo ricorda Fondazione ISMU in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, che si celebra il 3 ottobre. Nonostante nel corso dell’ultimo biennio ci sia stato un considerevole calo degli sbarchi di migranti sulle coste europee rispetto agli anni passati, dovuto soprattutto agli accordi con la Turchia prima e con la Libia successivamente, il tasso di mortalità è aumentato.Infatti, le traversate sono sempre più pericolose e le operazioni di ricerca e soccorso in mare ad opera delle navi delle Ong hanno subito diverse restrizioni di tipo legale e logistico.Secondo le stime dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, più di 1.600 migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nei primi nove mesi del 2018, 21 persone ogni mille sbarcati.In particolare, nei primi tre mesi del 2018 il tasso di mortalità tra coloro che partono dalla Libia diretti in Italia è salito a un morto ogni 14 persone, rispetto a un decesso ogni 29 persone nello stesso periodo del 2017.

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Abusi sessuali: incontro delle vittime e sit-in in Vaticano

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

Roma. La mattina del 2 ottobre 2018, alle ore 11 presso la sala conferenze della Stampa Estera in Italia, sede romana di via dell’Umiltà 83C, si terrà la conferenza stampa indetta dalla Rete L’ABUSO e da ECA Global alla quale sono invitati anche gli organi di stampa italiani.Nel corso della conferenza il Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, illustrerà la situazione italiana che a differenza degli altri paesi risulta di notevole gravita a causa della più totale assenza di interventi e misure preventive efficaci, da parte degli ultimi Governi, che ancora oggi vediamo disinteressati al fenomeno, che in Italia sembra avere dimensioni ben più ampie che negli altri paesi.Durante l’incontro si parlerà di alcune recenti iniziative promosse dalla Rete L’ABUSO negli ultimi mesi, come l’interrogazione parlamentare sul fenomeno dei preti pedofili depositata dall’Onorevole Matteo Mantero nel novembre scorso, la diffida al Governo dello scorso febbraio e l’indagine aperta dalle Nazioni Unite nei confronti del nostro paese.
Durante l’incontro, il Presidente della Rete L’ABUSO e l’avvocato Mario Caligiuri illustreranno la nuova denuncia per favoreggiamento alla pedofilia nei confronti di alcune Istituzioni Italiane inadempienti, denuncia che sarà inviata per conoscenza anche all’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra e, che interesserà principalmente le Procure della Repubblica di; Roma, Milano, Como, Verona, Napoli, Pavia. All’incontro parteciperanno anche alcune delle vittime della Rete L’ABUSO i cui casi saranno oggetto della denuncia, oltre ai vari rappresentanti di ECA Global e dell’Associazione Sordi Provolo.

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Gli ebrei le vittime ideali del furore antisemita

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Il nuovo nazionalismo, secondo Maurras, aveva bisogno di un nemico interno visibile e l’antisemitismo in Germania, più dell’anticomunismo, rappresentava l’agnello sacrificale ideale. Hitler n’era conscio anche perché avrebbe potuto rendere un favore ai grossi interessi industriali e manovrieri della classe dirigente tedesca la quale mal digeriva l’accesso alle leve di comando, finanziarie, economiche e politiche degli ebrei.
La domanda, a questo riguardo, che spunta naturale è il chiedermi perché questi poteri occulti, che reggevano le sorti del mondo economico tedesco, avevano pensato ad Hitler? Un pittore mancato, un fallito negli studi, un semplice caporale nell’esercito imperiale tedesco, durante la prima guerra mondiale, un fannullone che non aveva mai voluto esercitare un mestiere regolare, un delinquente potenziale, come poteva diventare un capo capace d’imporsi come dittatore?
Eppure aveva straordinarie attitudini. Era un oratore trascinatore e agitatore di folle, un regista d’enormi e accuratissime messe in scena, un abile stratega politico e diplomatico e persino un “genio militare” almeno fino alla campagna di Russia. Il suo irrazionalismo, spinto fino alla follia, e l’astuzia freddamente coltivata, costituivano la miscela che lo rendeva organicamente grande. Tuttavia non sarebbe mai giunto al potere senza l’appoggio interessato delle classi dominanti. Vinse la sua battaglia elettorale con 14 milioni di voti, pari al 37% del suffragio complessivo e il suo partito divenne maggioranza grazie alla divisione degli altri.
Oltre alla classe dominante aveva dalla sua i ceti medi proletarizzati dall’inflazione, i sette milioni di disoccupati della grande crisi economica e, sul piano internazionale, poteva contare sull’anticomunismo delle classi dominanti, le divergenze correnti tra le democrazie, il neo-pacifismo e l’anacronismo della divisione del vecchio continente in stati nazionali. Su questo vuoto egli riuscì ad inserirsi e a diventare la lunga mano di un atroce destino per tutta l’umanità.
In Hitler riecheggiava la voglia di riscatto da parte di quella classe borghese e della nobiltà industriale che uscirono malconce dalla prima guerra mondiale. In lui vi era la consapevolezza d’essere l’unico uomo capace di restituire all’Europa il suo primato nel mondo.
Così si formarono le coscienze verso quell’avventura bellica che ha segnato per sempre uno dei momenti più tristi per tutta l’umanità. Il tutto incominciò in una maniera quasi irreale. (Riccardo Alfonso)

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Genova: “Il pensiero, triste e addolorato, va alle vittime, ai feriti e ai loro familiari”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Un pensiero grato va a chi sta lavorando per evitare che la tragedia di Genova comporti un bilancio ancor più doloroso. Il tema, al di là di ogni meschina polemica, che certamente sarà da tutti evitata, resta quello della manutenzione ordinaria e straordinaria di opere importanti come il ponte Morandi di Genova. Il Parlamento, per quanto riguarda le Commissioni competenti, sia di aiuto al governo nelle azioni che intenderà promuovere in ordine al censimento delle infrastrutture a rischio, all’attuazione di un vasto ed indispensabile piano di manutenzione ordinaria e straordinaria, in questo caso, della rete viaria. Fratelli d’Italia valuterà se presentare la proposta di costituzione di una commissione d’inchiesta sullo stato delle infrastrutture”. E’ quanto dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Alessio Butti, vicepresidente commissione territorio ambiente e Ll.pp. della Camera dei Deputati, Paolo Trancassini, capogruppo Fdi nella stessa Commissione, e Tommaso Foti, vicecapogruppo di Fratelli d’Itallia alla Camera dei Deputati. Gli fa seguito Giorgia Meloni che dichiara su facebook: “Grande apprensione per il crollo di un ponte a Genova. Insieme all’Italia con il fiato sospeso”.‬

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Genova: “Vicinanza alle vittime, nazionalizzare immediatamente le rete autostradale!”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Potere al Popolo esprime tutta la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e alla popolazione di Genova e precisano: “Siamo sconvolti, addolorati, ma anche arrabbiati. I comitati di cittadini per la difesa del territorio da tempo chiedevano che si intervenisse su quel ponte, che invece di nuove grandi opere si facessero controlli seri… Restavano sempre inascoltati. La tragedia di Genova non viene dal nulla e non può essere minimizzata, come pure molti si affannano a fare in queste ore. È il risultato del disinteresse della politica verso le istanze dei cittadini, di un sistema di costruzione che mette al centro i profitti, di una privatizzazione senza regole né logica della rete autostradale, che ha messo in mano “ai privati” un monopolio costruito con soldi pubblici e senza possibile concorrenza. Oggi Repubblica scrive che Autostrade per l’Italia nel 2009 aveva detto che quel ponte “potrebbe star su altri cento anni a fronte di una manutenzione ordinaria con costi standard”… Crediamo che solo il controllo pubblico e popolare, la nazionalizzazione della gestione di tutte le tratte autostradali può permettere di tutelare la sicurezza dei viaggiatori, sottraendola ai condizionamenti degli interessi finanziari privati.
Non è possibile che i profitti contino più della vita delle persone. Vogliamo avere il potere di decidere noi quali opere ci servono e non le imprese o gruppi multinazionali in combutta con la politica. Nel frattempo, i responsabili devono pagare. (fonte Redazione contropiano)

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Le buche romane fanno vittime

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 luglio 2018

Sosteniamo convintamente le iniziative di sensibilizzazione organizzate da Graziella Viviano, mamma di Elena Aubry, volata in cielo troppo presto a causa del manto stradale dissestato. Il fatto che anche in questi giorni l’asfalto di Roma sta mietendo vittime, riteniamo sia quanto mai opportuno alzare il livello di attenzione rispetto ad un tema che sembra quasi essere stato dimenticato dall’Amministrazione capitolina, che solo qualche mese fa aveva promesso una task force dedicata contro il dissesto stradale. Non solo motociclisti vittime di buche killer, il nostro pool di avvocati sta raccogliendo le adesioni di tante altre vittime dimenticate, soprattutto persone anziane, che cadono sui marciapiedi di Roma rimanendo invalide per gravi responsabilità e che non sanno mai a chi rivolgersi per capire se hanno diritto ad essere risarcite oppure ad evitare cause inutili e costose. Sicuramente la nostra azione di supporto non servirà a far rivivere le vittime nè a recuperare un femore rotto ma certamente sarà di supporto a chi vuole giustizia o semplicemente a spronare l’amministrazione Raggi a fare qualcosa per le nostre strade colabrodo. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, portavoce del movimento DifendiAMO l’Italia

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Vittime sul lavoro: Aumentare i controlli sulla sicurezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

«C’è un letale combinato disposto alla base della tragica serie di incidenti sul lavoro che sta funestando l’Italia da nord a sud in questo 2018: da una parte la tendenza a considerare la questione occupazionale esclusivamente sotto il profilo numerico, quantitativo; dall’altra lo svilimento degli istrumenti ispettivi, che hanno drammaticamente visto ridimensionare la propria funzione deterrente».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, azienda specializzata nella sicurezza sui luoghi di lavoro.«La crisi decennale che ha investito il nostro Paese ha provocato una distorsione pericolosissima del mercato del lavoro: la corsa al miglioramento degli indici occupazionali ha portato a legittimare molteplici forme di precariato, a tollerare il sistematico ricorso al subappalto, a bruciare tempi e modi per un’adeguata formazione, a istituzionalizzare il massimo ribasso come parametro imprescindibile di qualsiasi gara tra privati. Tutto questo, va sottolineato, senza dimenticare il poderoso apparato dell’economia sommersa, che secondo l’Istat impiega poco meno di quattro milioni di lavoratori, ovviamente senza tutele ed esposti quotidianamente a rischi altissimi.Chi non vuole rispettare le regole, d’altronde, ha potuto osservare una netta contrazione del numero delle ispezioni, fondamentali per spingere le imprese a dotarsi di procedure e sistemi di sicurezza: in cinque anni si sono ridotte di oltre un terzo, complici l’inadeguatezza del numero degli addetti, la mancanza di risorse a loro disposizione e l’eccessiva burocratizzazione derivante dall’accorpamento di competenze seguito alla creazione dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Per ridare centralità alla questione della sicurezza – conclude Simoncini – bisogna necessariamente reperire risorse per implementare i controlli, ma si deve anche tornare a riflettere sui temi dell’occupazione da un punto di vista qualitativo: non un lavoro purchessia, ma un lavoro svolto in sicurezza ed equamente retribuito».

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UNICEF: stop agli attacchi sui bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

“Durante i primi quattro mesi dell’anno, dalla Repubblica Centrafricana al Sud Sudan, e dalla Siria all’Afghanistan, gli attacchi sui bambini nel corso di conflitti sono continuati ininterrottamente. Con scarso rimorso e ancor meno trasparenza, le parti in conflitto continuano apertamente a ignorare una delle regole basilari durante una guerra: la protezione dei bambini.
Non è stata proibita nessuna strategia bellica, non tenendo conto di quanto possa essere letale per i bambini: attacchi indiscriminati su scuole, ospedali e altre infrastrutture civili, rapimenti, reclutamento di bambini, assedio, abusi nella detenzione e negazione dell’assistenza umanitaria sono state tutte pratiche all’ordine del giorno.
Per esempio, in Yemen, sembra che oltre 220 bambini siano stati uccisi e oltre 330 feriti dall’inizio dell’anno a causa del conflitto. Circa 4,3 milioni di bambini rischiano di soffrire di fame, un aumento del 24% rispetto ai livelli del 2017. Un’epidemia di diarrea acquosa acuta e colera, che l’anno scorso ha ucciso oltre 400 bambini sotto i 5 anni, sta minacciando di provocare ancora più giovani vittime, mentre comincia la stagione delle piogge e le condizioni igieniche peggiorano ulteriormente.
A Gaza, dall’inizio di marzo abbiamo visto bambini uccisi e feriti nelle proteste, con notizie (di ieri) di ulteriori bambini colpiti in quello che si dice sia stato il giorno di violenze più cruento per le violenze dalla guerra di Gaza del 2014.
In Siria, le speranze di ottenere una pace rimangono deboli. Nel corso dei primi tre mesi dell’anno sono stati verificati oltre 70 attacchi su ospedali e strutture sanitarie, negando così ai bambini e alle famiglie servizi sanitari vitali. Oltre 300 strutture scolastiche sono state attaccate dall’inizio del conflitto. Circa 5,3 milioni di bambini sono sfollati interni o sono diventati rifugiati e circa 850.000 bambini continuano a vivere in aree assediate o difficili da raggiungere.
In Bangladesh, oltre 400.000 bambini rifugiati rohingya, sopravvissuti alle recenti atrocità in Myanmar, hanno bisogno di assistenza umanitaria. Con l’avvicinarsi della stagione dei monsoni, il rischio di colera e altre malattie legate all’acqua è maggiore che mai.
In Sud Sudan, il primo paese che ho visitato da Direttore Generale dell’UNICEF, almeno 2,6 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle proprie case. Oltre un milione di bambini soffrono di malnutrizione acuta, di cui 250.000 grave e a rischio maggiore di morte. Anche se fino ad ora quest’anno circa 600 bambini sono stati rilasciati dai gruppi armati, circa 19.000 continuano ad essere utilizzati come combattenti, messaggeri, facchini, cuochi e anche come schiavi sessuali per le parti in conflitto.In Afghanistan, a causa del conflitto sembra siano stati uccisi più di 150 bambini e oltre 400 feriti nei primi tre mesi dell’anno.Nella Repubblica Centrafricana, la ripresa delle violenze nei mesi passati ha costretto circa 29.000 bambini a fuggire dalle loro case, portando il numero totale dei bambini sfollati interni vicino a 360.000. Oltre 2 bambini su 5 sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica e un terzo dei bambini in età scolare non sta andando a scuola.In tutti questi paesi e in molti altri, i team impegnati dell’UNICEF e dei partner stanno facendo tutto il possibile per alleviare le sofferenze dei più vulnerabili, di quelli separati dalle famiglie, terrorizzati e soli, di coloro che si ammalano in campi per rifugiati densamente popolati, di quelli che migrano nella stagione dei monsoni e in quella secca e di coloro che sono affamati.
Nonostante la mancanza dei fondi necessari – abbiamo ricevuto solo il 16% di quelli richiesti per quest’anno – siamo fermamente impegnati a portare assistenza ai più vulnerabili. Stiamo vaccinando bambini, li stiamo curando dalla malnutrizione, mandando a scuola, fornendo loro servizi di tutela e stiamo cercando di rispondere ai loro bisogni di base.Ma l’aiuto umanitario da solo non basta. I bambini hanno bisogno di pace e protezione sempre. Le regole di guerra proibiscono che si colpiscano illecitamente i civili; gli attacchi su scuole e ospedali, l’utilizzo, il reclutamento e la detenzione illegale di bambini; e la negazione di assistenza umanitaria. Quando scoppia un conflitto, queste regole devono essere rispettate e coloro che le infrangono devono essere chiamati a risponderne. Quando è troppo è troppo. Stop agli attacchi sui bambini”.

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Scacco matto in tre mosse

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

By Vincenzo Andraous. In questi giorni qualcuno ha scritto: “Penso che il carcere sia un’invenzione stupida perché non migliora ma invece peggiora i suoi abitanti, non stimola nessuna riconciliazione fra vittima e carnefice. Inoltre, dopo tanti anni di carcere scontato, la pena non ha più nulla a che vedere con il recupero sociale”.
Quante volte ho scritto anch’io queste parole, quante volte ho ribadito che una pena che non si piega ad alcuna utilità e scopo non farà mai sicurezza, quante volte.
Eccoci ancora qui a parlare di carcere, di galera, di sotterranei sub-urbani, di celle e morti ammazzati, di riforme inconcludenti, di urla e grida per bene silenziate.
Carcere, carcere, carcere, come se la prigione fosse la soluzione a ogni sberleffo consegnato alla vita, a ogni umiliazione sgomitata alla vita, a ogni tragedia per lo più incomprensibile.
Carcere e sovraffollamento che nuovamente sale come dato esponenziale, comprime ogni umanità, ribaltandone valori e principi universali, nell’ inutile consuetudine delle parole deprivate di sostanza e quindi significato.
Ripensando a questa sorta di terra di nessuno, dove appunto nessuno vuole guardare, mi ritorna in mente un testo teatrale che ho scritto e portato in scena qualche tempo fa: Art. 27 e vecchi merletti.
Nella scena quarta il protagonista-detenuto parla del penitenziario in asfissia in maniera anche presuntuosa, affermando che la problematica devastante del sovraffollamento che rende impraticabile qualsiasi forma di sopravvivenza, figuriamoci di rieducazione, ma forse è possibile aggirarla con uno scacco matto in tre mosse.
Come è dato sapere la popolazione carceraria, attualmente, s’aggira intorno alle sessantamila unità, suddivisa in tre parti quasi identiche tra detenuti stranieri, detenuti tossicodipendenti, detenuti autoctoni criminalità comune. Il restante dieci per cento è composto da detenuti organici, o un tempo facenti parte le grosse organizzazioni criminali, per lo più sottoposti al 41 bis o in regime di alta sicurezza-sorveglianza.
Ebbene, siamo un paese che ogni volta viene strattonato politicamente da altri paesi, reagisce affermando che la nostra sovranità e autorevolezza ci aiuta sempre a non demordere, infatti siamo stati capaci di paralizzare le colonne di migranti in mare e terra, mettendoci d’accordo con paesi di dubbia democrazia e moralità, attraverso fiumi di danari e commesse. Abbiamo fermato l’inondazione inarrestabile di miserie umane, al prezzo di non vedere né sentire. Dunque se abbiamo nella nostra faretra sittanta autorevolezza e decisionismo, non vedo perché i tanti e troppi detenuti stranieri in carcere, e quindi non stiamo parlando di profughi tanto meno di rifugiati, né di uomini e donne e bambini in fuga dall’orrore della guerra, dalla tortura e dagli ammazzamenti, bensì di persone pregiudicate e reiteratamente incarcerate per reati contro il patrimonio, per spaccio, per violenze indicibili sulle persone. Perché non dovremmo usare quell’autorevolezza e capacità decisionale per rimandarli nel loro paese di origine a scontare le pene comminate.
Abbiamo una ampia fetta di detenuti tossicodipendenti, per non parlare di quella larga parte di persone che potrebbero essere declinate tranquillamente borderline, peggio, dichiaratamente da doppia diagnosi.
Sul nostro territorio da nord a sud ci sono molte comunità di servizio e terapeutiche che possono essere approntate a ricevere questi “malati” perché di persone malate si tratta, la galera non può certo assolvere al loro disagio sanitario, non solo e non tanto per smetter momentaneamente la dipendenza fisica, ma soprattutto per costruire una possibilità di rinascita dignitosa. Checché se ne dica o si tenti di far passare per buona, la dicitura del recupero e della rieducazione, rimane il fatto che il carcere non insegna né fa apprendere il valore del rispetto per se stessi e per gli altri.
C’è un bacino di utenza penitenziaria che non ha come problema primario l’assoggettamento al crimine, alla dipendenza delle sostanze, bensì è soggetta a un vero e proprio disagio psichico.
E siamo arrivati alla percentuale non di poco conto di popolazione autoctona, cosiddetta criminalità comune, quelli che risultano essere dati statistici alla mano, di bassa pericolosità sociale. Che però fanno così rumore da esser percepiti come i peggiori, infatti sono quelli che entrano nelle nostre per rubare, mettondo le mani nelle nostre cose più intime.
Da qualche anno sono responsabile insieme ai miei colleghi nella Comunità Casa del Giovane di un nuovo laboratorio istituito per ospitare persone imputate di reati minori, in messa alla prova o in lavoro socialmente utile, che i tribunali avendo ottenuto la nostra disponibilità, mandano presso le nostre strutture per far loro svolgere quanto stabilito in sentenza, una pena risarcitoria-riparativa e dunque non ininfluente/inconcludente.
Mi chiedo quindi perché non sono indirizzati in percorsi di pubblica utilità tutti quei detenuti a non elevato indice di pericolosità, che invece sovraffollano passivamente il carcere italiano, senza nulla imparare né apprendere, l’importanza di una scelta di cambiamento effettiva, perché connotata da una revisione critica del proprio vissuto.
Insomma cambiano cordata i partiti, nascono nuovi movimenti, così che le idee e gli ideali sommandosi e detraendosi rimangono progetti impolverati dall’incuria intellettuale.
Praticamente è storia vecchia: tutto cambia per rimanere esattamente come è.
Qualcuno potrebbe licenziare quanto fin qui detto, stabilendo che è una proposta esageratamente ambiziosa, a tal punto da rasentare l’utopia.
Potrei tranquillamente obiettare che soltanto l’utopista è un illuso nella teoria e un violento nella pratica, mentre chi si s’accompagna all’utopia non confonde mai il vicolo cieco con la strada maestra.
In conclusione sarà bene per ognuno e per ciascuno comprendere che la libertà non è altro che responsabilità, di conseguenza la capacità di opporre scelte consone. Infatti la libertà non è fare tutto quello che voglio come pensa normalmente un adolescente.
Ecco che allora per chi si troverà a varcare un portone blindato del carcere, sarà davvero salutare che quando ritornerà in seno alla società, abbia raggiunto quella maturità, che lo porterà a pensare che forse la pena l’ha scontata, nonostante l’indicibilità di una sofferenza gratuita e non contemplata in alcun codice penale tanto meno dalla nostra Costituzione.
Forse proprio adesso che i piedi sono “fuori” iniziano i conti con la propria coscienza.
Se il carcere saprà aiutare ad esser uomini migliori, non costringendo le persone a sentirsi cose, oggetti, numeri, avremo una città migliore, ma soprattutto avremo una società migliore.

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“Il mondo delle costruzioni si è fermato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Non si tratta solo, e come se non bastasse, di un problema per lavoratori e imprese del settore, con quello che ne consegue in termini di retribuzioni e stabilità sociale di un comparto trainante per tutta l’economia, ma di un ritardo diventato drammatico per le infrastrutture e la sicurezza. Tutto bloccato, infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute, cantieri che non partono. Così si sintetizza la situazione. E intanto avvengono disastri: viadotti che crollano per l’età, precipitazioni devastanti a causa di opere per il contenimento del rischio idraulico che non sono state completate, eventi sismici, anche di entità relativamente piccola, che producono danni e vittime.
«E il paradosso» – ricorda il Presidente di ANCE Siena Andrea Tanzini –«è che non si tratta di un problema di risorse: almeno quelle per le opere principali ci sono grazie agli ultimi provvedimenti del Governo». Ma le norme sono incomprensibili, le stazioni appaltanti si trovano spesso nell’impossibilità di procedere perché non hanno strutture tecniche in grado di districarsi tra rimandi, lacune e veri e propri labirinti. «Un Codice degli Appalti nato per contrastare l’illegalità che invece alla fine sta bloccando chi onestamente e scrupolosamente vorrebbe fare il suo mestiere» – dice ancora Tanzini. «La nostra Associazione» – continua Tanzini -«ha già invitato le amministrazioni locali a condividere un percorso che, a norme vigenti, consentirebbe di alleviare almeno le criticità più evidenti. Anche sul nostro territorio abbiamo assistito a gare di appalto, condotte con il sistema della procedura negoziata, dove dopo centinaia di manifestazioni di interesse pervenute da tutta Italia solo alcune delle imprese tra quelle invitate dopo il sorteggio hanno presentato la loro offerta. Un meccanismo perverso, in grado di fiaccare le poche realtà imprenditoriali rimaste sul territorio e soprattutto di non rispondere in maniera adeguata ai bisogni di opere pubbliche del territorio». Alcuni accorgimenti per scoraggiare coloro che, con sede legale anche a centinaia di chilometri di distanza, grazie alle procedure telematichesi presentanocontemporaneamente a molte gare anche di piccolo importosenza avere un reale interesse maaffidandosi solo ad un elemento probabilistico per la partecipazione alla gara – che viene poiabbandonata per il presentarsi di altre opportunità – si possono attuare anche adesso: utilizzo della procedura aperta ancorché più complessa della precedente, obbligo di presa visione del progetto e del sito del cantiere da parte del titolare o dell’organo tecnico dell’impresa concorrente, distanza massima predefinita degli impianti dal luogo di posa, almeno per certi tipi di intervento come i lavori stradali. Ora, però, c’è bisogno di più: una nuova legge, scritta da operatori del settore e non solo da esperti di teoria, con un regolamento attuativo che superi l’esperienza del rimando a linee guida emanatedallo stesso Ente che poi ha l’onere di controllarne l’applicazione; un Ente, l’ANAC, che peraltro non dispone di una struttura adeguata ai compiti assegnati come dimostra il fatto che a distanza di due anni l’emanazione di tutti gli atti previsti non è ancora terminata. «In tema di appalti pubblici – conclude Tanzini – per effetto delle norme attuali non si fanno più neanche le gare. Poi ci sono altri fenomeni come il rallentamento nelle attività di progettazione che riguardano anche gli Enti più importanti come la Regione o l’ANAS. Nel primo caso, ad esempio, non sono state completate le opere di contenimento del rischio idraulico in Valdelsa, fondamentali per la tutela o lo sviluppo di importanti aree produttive, mentre nel secondo, sempre per fare un esempio, va a rilento l’attività di projectreview del raddoppio del lotto 1 Siena Sud – Siena Est Ruffolo della Due Mari,prevista dal contratto di programma e finanziata per 112 milioni di euro».

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“A Napoli si combatte una guerra quotidiana che fa decine di vittime”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Non c’è giorno in cui non si spari nelle strade, non c’è giorno in cui i poliziotti non mettano a rischio la propria vita. Quanto estrapolato da poche brevi immagini deve essere accertato nei modi previsti, e non accettiamo processi sommari nei confronti di chi giornalmente mette la propria stessa vita al servizio dei cittadini per difenderli da un’aggressione criminale sempre più cruenta. Non accettiamo processi sommari, e neppure le immancabili reprimende dettate più dalla volontà di schierarsi dalla parte della ‘critica a prescindere’ che dalla conoscenza dei fatti e della realtà in cui essi avvengono. Non si può prescindere dall’accertare cosa sia realmente accaduto, in maniera compiuta, per avere una ricostruzione completa che consenta una valutazione dei fatti; non si può prescindere dalla reale e profonda conoscenza del contesto sociale in cui si svolge l’attività di donne e uomini che quando vanno in strada sanno perfettamente di potersi trovare di fronte a qualsiasi cosa, a pericoli che per i più sarebbero inimmaginabili, a situazioni che solo all’apparenza sembrano banali e persino innocue ma che, la storia ce lo insegna, arrivano ad avere conseguenze tragiche e gravissime. E’ bene ricordare che a poche ore di distanza dal momento in cui volava un inopportuno schiaffo contro un soggetto che era appena scappato all’alt fregandosene di avere di fronte dei Poliziotti, in una delle vie centrali della città, invasa da centinaia di persone inermi, sono stati esplosi ben sette colpi di arma da fuoco forse addirittura per una banale questione di viabilità. Questa è Napoli, ed è perfettamente inutile fingere che si tratti di una città in cui le comuni regole civili e legali, le più condivise convenzioni sociali, il più ovvio buonsenso appartengano ai più. E’ una delle città più importanti d’Italia, e aggiungiamo anche una delle più belle e con maggiori potenzialità, ma è ancora letteralmente schiacciata da una vera e propria barbarie che dilaga nei comportamenti criminali e antisociali che mettono a dura prova tutti, primariamente gli Appartenenti alle Forze dell’ordine che combattono giornalmente, e sono pochi, sguarniti, senza mezzi adeguati, con un’età troppo elevata, senza tutele, senza supporti, ma a cui si chiedono quotidianamente veri miracoli”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a proposito delle polemiche seguite al breve video messo in rete che mostra pochi concitati momenti in cui una pattuglia del Nibbio inveisce con un giovane appena fermato ma precedentemente scappato all’alt.

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Banche: “Governo ingannò i risparmiatori, ristabilire giustizia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

“L’accoglimento da parte dell’arbitrato Anac della stragrande maggioranza dei ricorsi presentati ristabilisce la giustizia nei confronti delle vittime del decreto salva-banche. Fratelli d’Italia fin dal primo momento si è schierato a fianco dei risparmiatori truffati dal governo Renzi: ora si pensi anche a tutti i risparmiatori rimasti esclusi da ogni forma di ristoro dal decreto firmato da Renzi”. E’ quanto affermano il deputato Giovanni Donzelli e la presidente delle vittime del Salva-banche Letizia Giorgianni, commentando l’accoglimento dei ricorsi avvenuto oggi davanti all’arbitrato dell’Anac.”La decisione di oggi è una tappa importante verso la legittima restituzione dei soldi a coloro i quali sono stati ingiustamente azzerati – sottolineano Donzelli e Giorgianni – metteremo subito la questione all’ordine del giorno sul tavolo del prossimo governo. Noi lo abbiamo sempre sostenuto ed oggi è arrivata la conferma dell’organismo preposto: a pagare il salvataggio delle banche non avrebbero dovuto essere i risparmiatori. A questo punto i nuovi acquirenti delle banche salvate, che hanno acquistato gli attivi delle banche andate in risoluzione per un solo euro – concludono – garantiscano titoli infruttiferi agli esclusi da rimborso forfettario e arbitrato”.

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Delitti allo specchio

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

delitti allo specchioOstia (RM) Lunedì 30 ottobre – ore 18.00 Stabilimento “Il Venezia”, Lungomare A. Vespucci 6/8 Roberta Bruzzone presenta Delitti allo specchio o casi di Perugia e Garlasco oltre ogni ragionevole dubbio.
Quando il “sistema Giustizia” fallisce il peso di quel fallimento, in fondo in fondo, ricade un po’ su tutti noi. Allora non ci resta che raccontare queste storie nella maniera più “vera e spietata” possibile, per rendere un ultimo e doveroso tributo al ricordo delle vittime.“Al di là di ogni ragionevole dubbio” è un posto piuttosto impervio, difficile da raggiungere senza faticare.Ed è proprio lì che vi porteremo.
«Chiara e Meredith non si conoscevano e probabilmente, se anche la vita fosse stata con loro più generosa, se avessero potuto evitare l’ineludibile destino di morte che le attendeva, a tradimento, in un giorno qualunque, non si sarebbero mai incontrate. Eppure le vicende che, loro malgrado, le hanno viste protagoniste hanno davvero tanto in comune. Due storie per molti versi speculari. Due giovani ragazze proiettate verso il futuro, due vite spezzate apparentemente molto diverse, almeno fino a quell’atroce, quanto precoce epilogo. Appartengono a loro le prime immagini che si riflettono l’un l’altra in questo labirinto di specchi nel quale entreremo per cercare di fare chiarezza su due degli episodi più neri della cronaca del nostro Paese.Torneremo sulla scena del crimine, ripercorreremo le indagini svolte analizzando i fatti in modo oggettivo, depurandoli dalle scorie delle false insinuazioni e delle (troppe) parole buttate al vento. E cercheremo di spiegare perché, talvolta, alcune scelte processuali sono scelte obbligate per tentare di porre rimedio alle inevitabili conseguenze di clamorosi errori investigativi, così come certe condanne o certe assoluzioni possono essere “giuste” anche se lasciano dubbi e non rispecchiano in pieno la realtà dei fatti».
Roberta Bruzzone, psicologa forense, criminologa investigativa ed esperta in Criminalistica applicata all’analisi della scena del crimine, docente di Criminologia, Psicologia investigativa e Scienze forensi presso l’Università LUM Jean Monnet di Bari, svolge da anni attività di docenza sulle forme criminali emergenti con particolare riferimento ai rischi che si corrono online. È consulente tecnico nell’ambito di procedimenti penali, civili e minorili e si è occupata di molti tra i principali delitti avvenuti in Italia.www.accademiascienzeforensi.it) e docente accreditato presso gli istituti di formazione della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.
Valentina Magrin, filosofa, è specializzata in analisi delle fonti documentarie e giornalismo investigativo. Esperta in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, è membro dell’Accademia Internazionale di Scienze Forensi. È curatrice del portale http://www.cronaca-nera.it. Ha scritto insieme a Fabiana Muceli La chiave di Cogne. Come si occulta una semplice verità quando il delitto diventa mediatico (2008). Nel 2017 ha firmato, con la genetista Marina Baldi, il quinto capitolo (“La tutela del genoma umano”) del Trattato di diritto e bioetica. (foto: delitti allo specchio)

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Omicidio stradale: E’ una cosa priva di senso?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2017

DavigoCon un’intervista a tutta pagina su “Il Corriere della Sera”, il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Dr. Piercamillo Davigo ha dichiarato che la recente approvazione della legge sull’omicidio stradale è una cosa “priva di senso”, aggiungendo che “.per l’omicidio stradale la pena è talmente alta che tra un po’ a qualcuno converrà dire che voleva ammazzare, per rispondere di omicidio volontario.”.”Ciò che risulta ancor più incomprensibile ed incoerente di tale nuova legge – commenta Giovanni Polato, Presidente A.N.E.I.S. (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale) – è che a fronte di tanto accanimento contro l’indagato per un reato riconducibile a condotte imprudenti, non risulta un equivalente accanimento nei confronti di chi deve riparare il danno con un giusto risarcimento. Ancora una volta – continua Polato – Governo e Parlamento non hanno inteso dedicare un solo articolo che garantisse alle vittime ed ai loro famigliari un adeguato e tempestivo risarcimento, lasciando così mano libera alle Compagnie di assicurazione, che potranno continuare a beneficiare dei tempi infiniti della malagiustizia italiana. E’ stata persa un’occasione – conclude Polato – per dare certezze e tempistiche inderogabili entro le quali i risarcimenti dovrebbero essere liquidati, stabilendo contemporaneamente pesanti sanzioni alle compagnie di assicurazione inadempienti”.

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Per ricordare le vittime della Shoah

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 gennaio 2017

shoah-iRoma giovedì 26 gennaio p.v., alle ore 20.30 presso l’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) verrà proiettato il film Senza destino (drammatico, 2005, ‘133, in lingua italiana) di Lajos Koltai. Direttore della fotografia di oltre sessante pellicole, tra cui (La leggenda del pianista sull’oceano, Maléna), Lajos Koltai esordisce dietro la macchina da presa con Sorstalanság (Senza destino). Il film, girato in 11 settimane con una troupe di cca 500 persone, oltre ai 145 attori, tra cui Daniel Craig e 10.000 comparse, supportato dalle musiche di Ennio Morricone, si basa sul romanzo autobiografico (Essere senza destino) di Imre Kertész, Premio Nobel per la Letteratura (2002) e racconta la prigionia dello scrittore ungherese ebreo deportato, da bambino, nei campi di concentramento di Auschwitz e Buchenwald. Quella che era un’infanzia felice e spensierata si trasforma presto in una maturità dolorosa, vissuta in un vortice di crudeltà e degenerazione. Ingresso gratuito.

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Tornano a crescere le vittime della strada

Posted by fidest press agency su martedì, 22 novembre 2016

incidenti stradali-2Nel 2015 sono state 3.428 (9 morti al giorno), l’1,4% in più rispetto all’anno precedente. E’ evidente che non basta il reato di omicidio stradale, dopo l’approvazione della Legge si ha quasi l’impressione che Governo e Parlamento si siano adagiati su questo provvedimento senza avviare ulteriori iniziative concrete”. Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, promossa anche da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani, in occasione della Giornata Mondiale delle Vittime della Strada. L’’inversione di tendenza, dopo anni di riduzione delle vittime, è estremamente preoccupante. E’ necessario intervenire velocemente per far comprendere fino in fondo i rischi di una guida contraria al rispetto delle regole – aggiunge Lentino – altrimenti è evidente che ogni sforzo sarà inutile”.“Questo è un tema serio, il problema è principalmente culturale e sull’educazione dobbiamo lavorare, partendo sin dai primi anni dell’istruzione obbligatoria. Serve – prosegue il Portavoce di BastaUnAttimo – investire per aumentare i controlli sulle strade ed il coordinamento tra le forze di polizia. A questo deve lavorare il Governo, che invece sembra esclusivamente impegnato sul Referendum costituzionale”. “Rinnovo l’invito al Parlamento a dotare questo Paese di un’Agenzia Nazionale sulla Sicurezza Stradale – conclude il Portavoce di BastaUnAttimo – il coordinamento tra tutte le Istituzioni e gli operatori del settore, è l’unica soluzione per uscire dall’emergenza”.

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Roma coinvolta nell’area terremotata

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

colosseo-internoLa forte scossa di magnitudo 6,5 di stamani alle ore 7,41 ha avuto come epicentro Norcia, Preci e Castel Sant’Angelo sul Nera, si è fatta sentire anche a Roma in maniera sensibile. Molte persone sono scese in strada e le corse della metropolitana sono state sospese in misura precauzionale così come sono stati avviati accertamenti sulla stabilità dei monumenti storici compreso il Colosseo. I tecnici della protezione civile, e nello specifico i vigili del fuoco, sono intervenuti tempestivamente per monitorare l’intera area che ci porta da Roma verso l’Umbria e le Marche. La preoccupazione è che le faglie interessate dal sisma possano continuare ad avere la capacità di provocare altre violente scosse scaricando la loro impressionante energia sulla superficie terrestre.
L’unico aspetto positivo è che non ci sono state vittime mentre si segnala solo qualche ferito lieve. Diciamo che dopo la forte scossa di terremoto del 26 ottobre vi sono state altre 530 repliche di varia intensità che hanno messo sul chi vive le popolazioni interessate e non le hanno colte impreparate ora che l’evento si è verificato con una maggiore intensità. Da notare che da questo conteggio sono escluse le scosse di magnitudo inferiore a 2,0 per cui c’è da presumere che nel complesso siano state di molto superiori.
In questo frangente sono state raccolte testimonianze drammatiche di persone che si sono salvate ma che hanno vissuto momenti di panico mentre la terra ha tremato a lungo.
L’altro aspetto che ci lascia inquieti è il timore, e i tecnici non l’hanno escluso, che si possano verificare, a breve, altre scosse di pari intensità se non maggiori.
Ciò che si raccomanda è di non farsi prendere dal panico e di valutare la situazione evitando di generare allarmismi fuori misura. Con l’ultima scossa sismica, per altro, ci siamo resi conto che è possibile evitare vittime se si affrontano le situazioni d’emergenza con un minimo di organizzazione e di prudenza.

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