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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Fibrillazione Atriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 maggio 2011

Palermo. Garantire una migliore diagnosi e gestione della fibrillazione atriale e più efficaci misure per prevenire l’ictus collegato ad essa. Queste le principali raccomandazioni contenute nel documento, realizzato con il contributo non condizionato di Bayer, che un Gruppo di Lavoro internazionale costituito da Medici Specialisti, Membri di Società Scientifiche e Rappresentanti di Associazioni Pazienti ha presentato recentemente al Parlamento Europeo per sensibilizzare la classe politica nei confronti della prevenzione dell’ictus attraverso la gestione delle più severe cause di rischio come la fibrillazione atriale. Il documento è stato presentato per la prima volta in Italia nell’ambito del Forum del Mediterraneo in Sanità in corso a Palermo fino al 26 maggio presso il Teatro Politeama, in occasione di una Tavola Rotonda svoltasi oggi dal titolo: “Appropriatezza dei percorsi assistenziali nelle patologie cardiovascolari – Prevenzione dell’ictus”.
La fibrillazione atriale è una frequente anomalia del ritmo cardiaco a causa della quale il sangue, non pompato più correttamente, ristagna all’interno delle camere superiori del cuore (gli atri), favorendo la formazione di trombi che, se entrano nel circolo sanguigno, possono arrivare al cervello e provocare un ictus cerebrale. Attualmente si stima che in Europa oltre 6 milioni di persone siano affetti da questa patologia, anche se ci si aspetta un’ulteriore crescita, in quanto legata all’invecchiamento della popolazione. Questa aritmia cardiaca è causa del 15-20% di tutti gli ictus trombo embolici, il disturbo cardiovascolare più comune dopo le cardiopatie, che colpisce 9,6 milioni di persone in Europa, con un’incidenza di 2 milioni di soggetti l’anno e che comporta una spesa sanitaria complessiva all’interno dell’Unione Europea di oltre 38 miliardi di euro l’anno. Inoltre, gliictus collegati a fibrillazione atriale sono più gravi, provocano invalidità maggiori e sono associati a un aumento del 70% del tasso di mortalità rispetto agli eventi che colpiscono chi non ne è affetto.
La gestione efficace della fibrillazione atriale, da un lato mira a controllare il ritmo e la frequenza, con farmaci specifici, dall’altro tende a prevenire la formazione di coaguli attraverso una terapia antitrombotica (antagonisti della vitamina K o acido acetilsalicilico) che, se avviata per tempo e monitorata correttamente, ha un’efficacia elevata, con una riduzione del rischio di ictus di circa i due terzi. Il gold standard della profilassi farmacologica è rappresentato da anticoagulanti orali antagonisti della vitamina K, che presentano, tuttavia, alcune difficoltà di gestione per le molteplici interazioni con alimenti o con altri farmaci che ne variano l’assorbimento e per l’alta variabilità di risposta inter-individuale. La conseguenza più importante è l’impossibilità di stabilire un dosaggio fisso e la necessità di frequenti controlli ematologici per un eventuale aggiustamento del dosaggio. Per questi motivi, tali farmaci non vengono usati con regolarità o vengono troppo spesso abbandonati dai pazienti. Tuttavia la letteratura scientifica dimostra che nei pazienti con fibrillazione atriale trattati con anticoagulanti il rischio emorragico è sicuramente superato dai vantaggi del trattamento. E a proposito della gestione della terapia preventiva, un altro punto molto importante messo in luce nel documento presentato all’Unione Europea riguarda la necessità di aumentare la consapevolezza della patologia nei pazienti, attraverso un più ampio accesso alle informazioni. Educare e incoraggiare gli stessi ad assumere un ruolo più attivo nel processo di decisione, nella definizione degli obiettivi e nella valutazione degli esiti è, infatti, spesso associato a esiti clinici migliori.
Le raccomandazioni del Gruppo di Lavoro di esperti individuano un altro punto cruciale nella lotta alla fibrillazione atriale: la necessità di incrementare la ricerca sulle cause, la prevenzione e la gestione della malattia. Esigenza enfatizzata dalle prospettive di diffusione della stessa negli anni futuri se pensiamo che, secondo dati dell’Unione Europea, entro il 2050 in Europa il numero di persone di età superiore a 65 anni aumenterà del 70%. E la ricerca farmacologica si sta effettivamente muovendo in questa direzione. Negli ultimi anni sono state numerose le ricerche cliniche finalizzate a migliorare l’efficacia della terapia anticoagulante e la qualità di vita del paziente sottoposto a tale trattamento ed entro il prossimo anno sono attesi nuovi rimedi terapeutici più maneggevoli e sicuri in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti.

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