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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

Posts Tagged ‘depositi’

Capolavori dai depositi: la Galleria Borghese racconta

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Roma La Galleria Borghese Piazzale Scipione, via Borghese 5 riapre i depositi: le visite guidate per il pubblico, a partire da marzo, si svolgono ogni mercoledì e sabato alle ore 15.30. La visita guidata è gratuita (salvo i diritti di prenotazione di 2€) per un massimo di 15 persone ed è indispensabile la prenotazione telefonica 06 32810 oppure on line http://www.galleriaborghese.it La Galleria Borghese è uno dei pochi musei al mondo ad offrire un deposito concepito come una “seconda quadreria”. Circa 260 dipinti sono esposti su due livelli, ordinati per scuole di pittura e per aree tematiche e completi di tutti gli apparati espositivi. Qui si conserva quella parte della collezione che non trova posto nei due piani sottostanti pochè la revisione strutturale e decorativa del tardo Settecento ha modificato rispetto all’assetto voluto dal Cardinale Borghese e non consente più l’esposizione dell’intero catalogo delle opere.
Da luoghi chiusi e inaccessibili i Depositi divengono spazi aperti e accoglienti che svelano opere di grande valore artistico e che restituiscono la storia della collezione, dell’edificio e del gusto delle epoche. L’ambiente centrale è dominato dalla grande tela di Lavinia Fontana raffigurante Minerva in atto di abbigliarsi, appartenuta al cardinale Scipione Borghese, che l’acquistò direttamente dall’artista o dai suoi eredi. Lungo le pareti dedicate al Cinquecento e al Seicento sono esposte, tra le altre, tele dei Carracci e Perin del Vaga. Al piano superiore il Cristo flagellato di Giovanni Baglione, il biografo del Caravaggio, ed inoltre il Cavalier d’Arpino, Paul Bril, Elisabetta Sirani.

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Open Banking: principale piattaforma internazionale per i depositi a risparmio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

Amburgo, 16 ottobre 2018 – Deposit Solutions, pioniere dell’Open Banking e principale piattaforma internazionale per i depositi a risparmio, è entrata a far parte del World Economic Forum Center di San Francisco con focus sulla Quarta Rivoluzione Industriale. Il Centro collabora con primarie aziende, governi, società civile ed esperti di tutto il mondo con l’ambizione di supportare la definizione della governance della Quarta Rivoluzione Industriale. Deposit Solutions, che ha appena chiuso un nuovo round di investimento da 100 milioni di dollari, è la prima società Fintech europea a diventare membro di questo hub globale.Con la sua piattaforma di Open Banking, Deposit Solutions ha introdotto un’importante innovazione nel settore bancario retail. Infatti, il modello Banking-as-a-Service di Deposit Solutions per i depositi consente alle banche sia di accedere ai depositi dei clienti di altri partner senza dover implementare alcuna infrastruttura proprietaria, sia di offrire ai propri clienti una selezione di depositi di terze parti. A loro volta, i clienti delle banche possono accedere facilmente alle migliori offerte di deposito e massimizzare i loro risparmi, senza dover aprire nuovi conti bancari. Deposit Solutions sta creando un mercato internazionale per il risparmio che avvantaggia banche, risparmiatori e sistema finanziario in generale, eliminando le inefficienze nella catena del valore.
Deposit Solutions è una società FinTech riconosciuta a livello mondiale e una piattaforma Open Banking per i depositi.La sua tecnologia proprietaria Open Banking fornisce un’infrastruttura per il mercato dei depositi globale, stimato in circa $ 50 trilioni, che avvantaggia banche e risparmiatori allo stesso tempo che sta trasformando. Deposit Solutions oggi collega oltre 70 banche dislocate in 16 Paesi e opera attraverso i Points-of-Sale B2C proprietari (ZINSPILOT e SAVEDO) che offrono direttamente ai risparmiatori le offerte di deposito delle banche partner.

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Obama sfida Wall Street

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2010

“Vi cito un articolo del Time Magazine che ho appena letto: “La settimana scorsa qualcosa sembra aver stravolto le banche di Manhattan. I banchieri si guardavano l’un l’altro con rabbia e sorpresa. Dicevano che una legge, appena approvata, avrebbe riversato contro le loro banche un sistema di regole che ritengono mostruoso. Che li avrebbe derubati del loro orgoglio professionale e avrebbe messo in ginocchio l’intera industria bancaria.”…. Questo era apparso nel giugno del 1933 sul Time Magazine. Il sistema che provocò tanta costernazione era il Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’ente che ha garantito con successo i risparmi e i depositi di intere generazioni di americani”   Questo è stato l’incipit del discorso, che il presidente Obama ha recentemente tenuto nella storica scuola di Ingegneria, Architettura e Arte “ Cooper Union” di New York, a pochi passi da Wall Street. Egli, suscitando applausi e risa, ha così magistralmente sintetizzato lo scontro in atto tra il suo governo e le banche e i loro lobbysti, che con “tentativi furibondi”, stanno cercando di sabotare la riforma finanziaria.  Come nel 1933, quando F.D. Roosevelt affrontò di petto le banche e le speculazioni che avevano gettato l’America nella Grande Depressione e nella disoccupazione di massa, oggi, molte banche rifiutano di accettare l’imposizione di regole, che garantirebbero stabilità all’economia e allo stesso mondo bancario.   Le regole di Obama, note come  “Volker Rule”, dal nome del capo dei consiglieri economici della Casa Bianca, Paul Volker, già presidente della Federal Reserve nel periodo 1979-87, formano l’ossatura della riforma della finanza in USA. Prima di tutto, prevedono il divieto di futuri salvataggi (bailout) delle banche con i soldi dei contribuenti, attraverso l’imposizione di un limite alla dimensione delle banche stesse e ai rischi che esse possono sottoscrivere. Ciò impedirebbe il ricatto del “too big to fail”.  Il secondo punto, il più controverso, riguarda la trasparenza dei mercati finanziari ed il ridimensionamento e la regolamentazione dei derivati, a partire dagli OTC. Al riguardo Obama non ha risparmiato attacchi molto duri contro i “banditi” ed il “gioco d’azzardo”, che hanno manipolato milioni di persone, lasciandole poi sul lastrico e mandato in tilt l’intero sistema.  La riforma prevede anche la creazione di un’agenzia per proteggere i risparmiatori e i consumatori. Si garantisce, altresì, un maggiore potere di controllo e una maggiore capacità decisionale agli azionisti delle banche e delle società, in modo da ridimensionare l’abusato ruolo dei manager.  Queste regole sono in discussione al Congresso americano e meritano di essere approvate al più presto. Sarebbe opportuno che ciò accadesse anche in Europa. Non si comprende perciò i ritardi dei paesi europei. Forse, presi dalla morsa del debito sovrano della Grecia e del rischio di un suo contagio verso altri paesi, sottovalutano l’urgenza della riforma finanziaria.  Ci si chiede infatti a cosa serva il Financial Stability Board, istituito a suo tempo dal G20, se poi ogni singolo paese, anche se importante come gli USA, procede per proprio conto, ignorando che una finanza globale esige regole condivise e globali.  Eppure, si dovrebbe sapere che la crisi americana e quella europea sono figlie delle stessa madre. Vi sono forse delle manifestazioni differenti, ma le cartolarizzazioni sono uguali dappertutto, lo stesso vale per la speculazione, per i derivati, per i debiti.   I discorsi di Obama, importanti e finalizzati all’approvazione della riforma interna al suo paese, hanno questo limite. Ignorano, infatti, l’esigenza di uno stretto coordinamento con l’Europa e gli altri paesi, di fatto, indebolendo il ruolo del G20.    Certo vi sono anche delle responsabilità  dei governanti europei, che anziché accelerare sulla strada delle riforme, ritengono che il mercato sia capace di auto riformarsi. Essi infatti ancora confidano sulla capacità di valutazione delle agenzie di rating, che sono tornate prepotentemente a distribuire pagelle ai governi europei. Quelle agenzie di rating che, invece, negli USA sono oggetto di indagine della Sottocommissione del Senato, guidata dal democratico Carl Levin, che ha affermato: “Esse hanno permesso a Wall Street di lasciare la sua impronta sulle loro analisi, sulla loro indipendenza e sulla loro reputazione di serietà”. (Di Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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Mostra “Chiara Dynys”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Roma o dal 7 maggio al 25 settembre 2010 Archivio Centrale dello Stato – Piazzale degli Archivi 27, mostra “Chiara Dynys. Labirinti di Memoria”, a cura di Fortunato D’Amico.  L’artista disegna un vero e proprio labirinto lungo corridoi e scalinate, dove installazioni site specific, videoproiezioni, opere interattive e la presenza ossessiva della carta creano un viaggio alchemico che esplora quella sottile linea che idealmente separa passato e presente offrendo un’opportunità di incontri tra storia e mondo contemporaneo.  Le opere sono tutte inedite e create appositamente per la specificità del luogo.  La mostra è promossa dall’Archivio Centrale dello Stato e supportata dalla Galleria Marie-Laure Fleisch.  L’evento consente l’apertura al pubblico per la prima volta dei depositi dell’Archivio Centrale dello Stato, lo storico edificio sito nel quartiere dell’EUR che conserva al suo interno milioni di documenti e rappresenta, da oltre mezzo secolo, il punto di riferimento obbligato per le ricerche sulla storia unitaria del nostro Paese. L’intero ciclopico archivio è infatti un monumento alla memoria custodita in ben cento chilometri di scaffalature.  Il percorso della mostra prende il via da Memoria e Oblio, un’opera composta da due parole installate sullo scalone d’ingresso come giganteschi blocchi in acciaio di un’antica tipografia. (chiara)

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No della Puglia al nucleare

Posted by fidest press agency su sabato, 12 dicembre 2009

“Sono da sempre contraria alla costruzione di centrali nucleari, che rappresentano senza dubbio un ritorno al passato. Per questo motivo concordo pienamente con la decisione della Regione Puglia”. Questo il commento di Manuela Bellantuoni, responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, in merito alla decisione dell’esecutivo regionale di dire no al nucleare con una propria legge per precludere il territorio all’istallazione di nuovi impianti, di fabbricazione del combustibile e di stoccaggio dello stesso, e di depositi di materiali e rifiuti radioattivi. “Bisognerà vedere-prosegue l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro- se una simile decisione varrà rispettata o se, al contrario, si dovrà cedere anche stavolta alle ragioni della politica”.

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Criminalità: I dati U.S.A. che fanno paura

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

Negli Usa un americano adulto su 32 si trova attualmente in prigione o in libertà vigilata. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Ministero della Giustizia americano. Tradotto in numeri, il dato statistico, significa che ben sei milioni e seicentomila americani sono finiti nelle maglie del sistema carcerario del loro paese (quasi due milioni in carcere ed altri quattro milioni e seicentomila o agli arresti domiciliari o sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità di polizia). Si fa anche notare che il fenomeno è in crescendo.  Tra il 2007 ed il 2008 il numero è aumentato di 147.700 unità, ovvero del 2,3% in più. Ora dobbiamo aggiungere le varie retate antiterroristiche conseguenti agli attentati dell’11 settembre 2001. E’ senza dubbio un tasso di criminalità molto elevato che è sintomo di un grave disagio sociale. Senza voler avere la pretesa di fare di tutta l’erba un fascio possiamo, comunque, affermare che gli Usa sono un Paese malato. Malato per le sue logiche consumistiche e di politica economica che puntano al profitto fine a se stesso e passano sopra ad ogni aspettativa sociale ei di rispetto per le categorie meno abbienti. Malato per il modo come la sua leadership politica affronta le questioni internazionali fondate soprattutto con la pretesa di essere i più forti e di poter, quindi, fare come si vuole. Malato per il come gestisce la salute pubblica internazionale, con le sue multinazionali votate esclusivamente alle logiche del profitto ed in barba al più elementare rispetto per l’ecosistema, l’assistenza sanitaria per i più bisognosi del mondo (pensiamo ai milioni d’individui in Africa ed altrove che muoiono di Aids perché le cure sono molto costose) e per una più equa distribuzione delle fonti energetiche. Malato per aver creato e gestito il fondo Monetario internazionale che finisce con il provocare, con la sua logica d’interessi esosi, in taluni Paesi del Mondo, (vedasi Argentina e lo stesso Brasile) la caduta della produzione, ostacoli per l’esportazione ed il blocco dei depositi.

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