Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘indennità’

Il governo ha trovato i fondi per adeguare l’Indennità di vacanza contrattuale dei dipendenti pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 novembre 2018

Il testo della legge di Bilancio, che è stato trasmesso al Parlamento, prevede 136,5 euro di aumenti annui per 3,3 milioni di lavoratori statali con un reddito di 30 mila euro, a seguito della media dell’incremento degli stipendi dello 0.6%: circa dieci euro al mese, che corrispondono quasi al doppio dei livelli dell’Iva bloccata negli ultimi dieci anni. Nell’incremento sono coinvolti 100 mila dirigenti della P.A., oltre a magistrati, forze dell’ordine e professori universitari. Premesso che tale stanziamento è bene apprezzato e comporterà più serene relazioni sindacali, Anief ricorda tuttavia che ancora non sono stati previsti i fondi per gli aggiornamenti da settembre 2015, data dello sblocco del contratto. Ragione per cui permane la vertenza giudiziaria per il recupero dei crediti: il sindacato conferma quindi il ricorso per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale per il periodo 2015-2018, così da recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato nell’ultimo triennio.

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Scuole all’estero: le indennità di sede stanno scomparendo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

La conferma è giunta in queste ultime ore, a seguito dell’incontro svolto al MAECI tra i sindacati e i dirigenti dell’amministrazione: l’indennità di sede, infatti, è stata dapprima decurtata, nel 2015, a seguito delle operazioni di spending review, con un docente di scuola media superiore che ha perso il 12%; con la Buona Scuola, si è perso un ulteriore 26%. E, come se non bastasse, ora ai sindacati “l’Amministrazione del MAECI, ha previsto la decurtazione per circa 250 unità di personale della scuola, di un terzo dell’assegno di sede fino all’estinzione dello stesso, a partire dal mese di luglio”. L’incidenza del problema è meno marginale di quanto si pensi: stiamo parlando di docenti e personale impegnati in 140 scuole, nei 242 lettorati e nei corsi di lingua e cultura italiana dove sono iscritti più di 30mila alunni (scuole italiane ed europee), 60 mila nei lettorati, 320mila nei corsi ex lege 153/71. A queste strutture si rivolge una utenza “mista”, composta infatti da allievi italiani e stranieri, a cui si offrono lezioni sia in lingua italiana sia in quella locale. Il loro apporto è preziosissimo, perché vale la pena ricordare che la lingua italiana figura tra le prime 20 più parlate al mondo e al quarto posto tra le più richieste. Davanti a questa ennesima ingiustizia, Anief ribadisce la possibilità per i lavoratori della scuola all’estero di attivare appositi ricorsi presso il foro di Roma, al fine di riconoscere la parità di trattamento in termini di progressione di carriera e indennità complessiva di sede con il personale di ruolo.

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Scuola: Personale all’estero con l’indennità di rischio ridotta

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

I docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari alle dipendenze del Miur, in servizio presso le scuole italiane all’estero, sono costretti a subire un’ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori pubblici ugualmente distaccati fuori il confine italiano ed in servizio presso le ambasciate. Inspiegabilmente, il Ministero degli Affari Esteri, anziché allineare l’aliquota applicata ai vari stipendi italiani per calcolare la misura dell’Indennità di Servizio Estero (ISE) a quella applicata “sulla base del costo della vita e dei servizi” al personale delle Ambasciate, a dispetto dell’approvazione della nuova norma, ha illegittimamente ridotto la “percentuale di disagio” fissata dal MAECI per tutti gli Stati in cui il lavoratore ottiene il distacco, ponendo in essere, così, una vera e propria disparità di trattamento economico a discapito del solo personale scolastico in servizio all’estero. Eppure l’articolo 29 del D.lgs. 64/2017, nel ridefinire per il personale della scuola in servizio all’estero le basi di calcolo per i trattamenti economici e per le cosiddette “indennità di rischio e disagio”, ha correttamente disposto l’equiparazione tra tutti i lavoratori pubblici distaccati fuori confine. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’indennità di rischio va parametrata al costo della vita e discriminare il personale scolastico all’estero è una palese illegittimità. Pertanto per il personale scolastico in servizio all’estero le stesse situazioni di rischio e disagio presenti nella circoscrizione a cui sono assegnati vengono valutate in misura minore rispetto a quanto considerato per il calcolo percentuale del trattamento economico dei dipendenti pubblici italiani che non prestano servizio nella scuola. Per tale motivo, il nostro ufficio legale ha predisposto una specifica diffida e avviato il ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati nelle scuole italiane all’estero. L’indennità di ‘rischio e disagio’ determina, inoltre, non soltanto la base di calcolo dell’Indennità di Sevizio Estero (ISE), ma anche tutte le indennità accessorie correlate, come il contributo abitazione, la maggiorazione per coniuge e per figli a carico, l’indennità di prima sistemazione, anch’esse drasticamente diminuite a seguito della illegittima rideterminazione della percentuale di maggiorazione per rischio e disagio per il solo personale scolastico.
L’Ufficio Legale Anief ha predisposto una specifica diffida da inviare al Ministero degli Affari Esteri e avviato le preadesioni al ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati all’estero, ancora una volta discriminati rispetto al resto del personale della PA.

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Scuola – Dirigenti scolastici, ma quale valorizzazione: la riforma Madia blocca le indennità, il FUN non potrà crescere di un euro

Posted by fidest press agency su martedì, 6 giugno 2017

tribunale-milanoPer assicurare l’invarianza della spesa, a decorrere dal 1º gennaio 2017 – si legge nell’articolo 23 su ‘Salario accessorio e sperimentazione’ del decreto Madia -, l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016. A poco, anzi a nulla, servono gli incontri frequenti che stanno conducendo i sindacati rappresentativi con l’amministrazione scolastica centrale. Così come la riunione prevista per il giorno 22 del corrente mese. Perché ‘ci troviamo davanti a un pasticcio da cui la Fedeli non sa e non può uscire per come gli avranno spiegato bene i suoi funzionari’. Udir ha già fatto sapere che a queste condizioni la mobilitazione dei dirigenti scolastici è destinata a continuare. E che l’unica soluzione al problema è quella di impugnare il decreto in tribunale. Marcello Pacifico (Confedir-Udir): nessun contratto può essere sottoscritto, se non si ottiene la perequazione interna (RIA) ed esterna alle altre aree dirigenziali degli enti locali e centrali. E nemmeno se non si recupera il costo dell’inflazione (nel frattempo salita del 14%). Inoltre, la mobilitazione continua perché devono essere ancora rideterminati tutti i finanziamenti regionali, e recuperati con il ricorso Udir tutti gli arretrati. Udir ha deciso di avviare ricorso al Tar Lazio anche per l’incremento del Fondo Unico nazionale, altrimenti destinato a rimanere fermo. La giovane organizzazione sindacale, che opera a tutela dei dirigenti scolastici, è pronta anche a impugnare tutti i Contratti Integrativi Regionali che saranno sottoscritti.Aderisci al ricorso gratuito. Inoltre, il nuovo sindacato della dirigenza mette a disposizione specificimodelli di diffida, finalizzati al recupero di una serie di ‘voci’ e diritti sino a oggi negati.

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Scomparsi migliaia di falsi invalidi

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

Ciclicamente e strumentalmente ritorna il tormentone sui falsi invalidi, ora responsabili del dissesto economico del Paese, ora “cespite” dal quale attingere per rimpolpare la scheletrica ossatura delle politiche sociali.Questa volta è l’autorevole Corriere delle Sera, con articolo di Enrico Marro (15 febbraio 2012, pagina 13) ad ospitare acriticamente le veline dell’INPS e la predica del suo presidente Mastrapasqua.Questi annuncia trionfalmente dalle colonne del quotidiano milanese che i controlli del 2011 avrebbero prodotto revoche per il 28% delle visite effettuate. Di qui il titolo a 5 colonne: “Pensioni di invalidità, l’ora dei tagli. Scatta la revoca per uno su tre.”Mastrapasqua non è nuovo a dichiarazioni del genere: lo scorso anno, sempre in febbraio, aveva annunciato che nel 2010 erano state revocate il 24% delle pensioni in seguito ai controlli dell’INPS. Dati poi smentiti dal Ministero del Lavoro, dalla Corte dei Conti e dallo stesso Istituto: le revoche erano solo il 10%, al lordo del contenzioso in cui INPS solitamente soccombe in 6 casi su 10. Anche l’anno scorso i giornali titolarono “un invalido su quattro è falso”, e su questa informazione distorta si costruirono teorie, si proposero interventi, si profilarono scenari. Nel 2011, fra l’altro, INPS ha costruito il campione dei 250mila cittadini da controllare sugli invalidi che comunque le ASL avevano già previsto di rivedere. Buona parte di quelle provvidenze sarebbero comunque state revocate dalla normale routinaria attività di revisione. Ma con questo éscamotage INPS se ne prende il “merito”. Non è un caso, quindi, che Mastrapasqua detti al Corriere, fra le altre, anche questa dichiarazione: “Qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull’evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse.” Quindi, i falsi invalidi non esistono più. Esistono solo gli “invalidi migliorati”. Una dichiarazione sensazionale, a pensarci, se non fosse che per evidenziare meglio i miglioramenti, INPS nel frattempo ha cambiato il “metro di misura” dell’invalidità ed in particolare dell’indennità di accompagnamento, fissando (senza che vi fosse alcun mandato del Legislatore) altri criteri operativi più restrittivi di quelli previsti per legge.I piani di verifica sui falsi invalidi, approvati dal precedente Governo, prevedono 800.000 verifiche i cui costi nessuno ha ancora evidenziato. Lo stesso Mastrapasqua afferma che i risparmi saranno di 180 milioni, senza precisare che, semmai saranno reali, sono al lordo dei costi di accertamento. La cifra, presa così, rappresenta circa l’1% della spesa complessiva per le provvidenze agli invalidi. Un dato che dà l’idea del “grande inganno” propalato in questi anni.

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Come riformare l’indennità parlamentare

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2012

Un progetto elaborato anni fa dai Centri studi della Fidest prospettava la possibilità di mettere ordine ai costi della politica partendo proprio dalle indennità parlamentari, o meglio ancora dagli oneri indiretti che ne derivavano. Si voleva riconfermare il principio che i rappresentanti del popolo fossero, da una parte, affrancati dall’assillo economico assumendo incarichi di rappresentanza e, dall’altra riconoscere la diversità di trattamento rendendo la stessa indennità, che si voleva loro riconoscere, flessibile in quanto rapportata alla reale perdita di proventi retributivi percetti prima del mandato. In altre parole se l’avvocato, il medico ecc. continuavano a svolgere il loro lavoro durante il mandato parlamentare non si potevano riconoscere analoghe indennità nei confronti di chi aveva smesso di farlo. Valutando in questo modo le posizioni di ciascuno si potevano ottenere risultati più rispondenti alle singole problematiche economiche. Non solo. Al parlamentare il progetto prevedeva, da parte delle rispettive camere, una serie di servizi monetizzabili in prestazioni come mettergli a disposizione un collaboratore retribuito direttamente dal Parlamento e un ufficio, e in aggiunta un rimborso spese a piè di lista per il viaggio e la permanenza a Roma e un buono pasto, ma solo per la durata dei lavori parlamentari. Tutti gli altri servizi erano stabiliti a carico del parlamentare: spese postali, viaggi non previsti dagli impegni istituzionali, ecc. Dalla indennità base stabilita in 5.500 euro mensili dovevano essere detratte per una polizza assicurativa di 1000 euro per il fondo pensione e 500 per l’assistenza sanitaria pubblica. Un rimborso forfettario del massimo di 3000 euro era, invece, stabilito per il parlamentare che rinunciasse, durante il mandato, alla sua attività professionale (avvocato, medico, commercialista, ecc). Tutto questo ci pareva fondamentale per stabilire un rapporto di maggiore trasparenza tra l’eletto e gli elettori e per sancire il principio che il mandato non costituisse un affare. Per lo stesso motivo si aggiungeva il suggerimento di porre mano ad una legge, a somiglianza di quella del parlamento europeo, per i rapporti con le lobby. E il tutto condito con la riduzione del numero dei deputati portandoli a 315 e dei senatori a 135, ma con l’aggiunta di 40 senatori designati dalle regioni. Un altro capitolo del progetto riguardava il numero e le indennità degli eletti nelle amministrazioni locali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Politici: privilegi di casta

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 gennaio 2012

Italiano: Antonio Di Pietro a Savona giovedì 5...

Image via Wikipedia

Dopo la pubblicazione del rapporto Giovannini, che indica i parlamentari italiani in cima alla classifica europea per quanto riguarda la retribuzione, noi dell’Italia dei Valori non ci siamo stupiti: sono cose che andiamo dicendo da tempo, una situazione di privilegio che combattiamo con proposte di legge e ordini del giorno in Parlamento da sempre.
“L’Italia dei Valori – ha ricordato il presidente Antonio Di Pietro – in tempi non sospetti, ha presentato alla Camera una proposta per abolire i vitalizi. Gli unici che hanno votato a favore sono stati i ventidue deputati dell’IdV. Occorre effettuare seri tagli ai costi della politica, partendo dalla riduzione degli stipendi e del numero dei parlamentari, dall’abolizione delle province e dai tanti sprechi rappresentati dagli Enti inutili, per arrivare ad una drastica scure al settore delle armi.”n “L’Italia dei Valori continuerà la sua battaglia, anche se in solitudine, e chiede al governo Monti – conclude Di Pietro – di prendere in considerazione le proposte che ha presentato in Parlamento per l’abbattimento dei costi della casta. ssurde, per l’IdV, le critiche che si sono levate dall’interno dei palazzi del potere contro i risultati della Commissione. “Chi oggi contesta i risultati della commissione Giovannini – ironizza Niccolò Rinaldi, capodelegazione IdV al Parlamento europeo – potrebbe accettare di fare a cambio con un parlamentare europeo, oppure, se ha paura di prendere l’aereo, anche con quanto percepisce il sindaco di una grande città, anziché continuare a operare con due pesi e due misure quando si tratta di intervenire per tagliare i propri appannaggi, creando in questo modo la vera antipolitica che travolge la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
“Si è addirittura scomodata una Commissione condotta dal presidente dell’Istat – ha aggiunto – per stabilire il segreto di Pulcinella: che i parlamentari italiani sono i più cari d’Europa. Ma a Bruxelles il fatto era risaputo da tempo”. “Peraltro, di studi comparativi ne furono fatti già all’epoca, quando a Bruxelles fu discusso l’attuale Statuto unico del parlamentare europeo che uniformava il trattamento di tutti gli eurodeputati – ha proseguito Rinaldi -: a fare resistenza contro quel provvedimento in vigore dal 2009 furono soprattutto italiani, che erano proprio quelli che abbandonando il regime nazionale ci perdevano di più”. Secondo l’europarlamentare Idv, “la dimostrazione si ebbe alle elezioni del 2009, quando contrariamente alle elezioni precedenti, nessuno degli onorevoli nazionali optò per un posto a Bruxelles, trovando anche il ruolo di consigliere regionale spesso di maggiore soddisfazione economica”. (Antonio Di Pietro)

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Manovra economica Monti

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

La cortina fumogena delle Province e delle indennita’ parlamentari Abile o insipiente manovra? Ci riferiamo alla proposta del governo Monti di “asciugare” le rappresentanze provinciali e di limare le indennita’ parlamentari. Non si possono fare ne’ l’una ne’ l’altra con decreto e, in questo senso, la marcia indietro del governo e’ stata rapida. Ci chiediamo se chi ha scritto i testi sia competente o meno. Se meno, dubitiamo delle capacita’ di questo governo di scrivere correttamente i provvedimenti legislativi. Se competente, e viene difficile non pensarlo, ci sembra che si sia alzata una cortina fumogena che serve a mitigare la pesantezza della manovra economica per i contribuenti, mettendo alla gogna i rappresentanti delle due istituzioni. Con il decreto “Salva Italia” si stanno trasferendo i risparmi dei cittadini nelle casse dello Stato, prosciugate da chi ha governato il Bel Paese negli ultimi 30 anni. Governi che la maggioranza degli italiani ha votato con le elezioni del Parlamento. E chi ha detto che i parlamentari italiani costano di piu’ di altri? Il quotidiano La Stampa, nel giugno scorso, ha pubblicato i costi dei parlamentari europei e di alcuni Stati. Qui sotto il raffronto. Stipendio netto del parlamentare (deputato) italiano… 5.486 euro (oggi 5.247); Stipendio netto del parlamentare europeo… 6.083 euro;
Cio’ che interessa ai contribuenti e’, pero’, quanto costa un parlamentare, cioe’ il costo complessivo piuttosto che il suo stipendio netto. Qui sotto il confronto. Costo lordo di un deputato (complessivo di tutte le voci):
* Italiano……………….20.486 euro.
* Europeo……….……..34.750 euro (+ 70% di quello italiano).
* Tedesco………………27.364 euro (+ 33% di quello italiano).
* Francese………………23.066 euro (+ 13% di quello italiano).
* Britannico……………21.089 euro (+ 3% di quello italiano).
Va a finire che dovranno aumentare, invece di diminuire, i costi degli eletti.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Mediazione civile: primo bilancio

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2011

Dopo due anni di ritardo, finalmente con il decreto n. 145/2011 pubblicato dal ministero di Giustizia sulla G.U il 25 in vigore dal 26 agosto, recante modifiche al D.M 180/2010 sulla determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché sull’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, si è dato seguito ai primi parziali atti del ministero sulla mediazione civile. Quali le novità dell’ultima ora? Poche ma, di spessore, dice Pecoraro presidente sia dell’ente formativo che dell’organismo di conciliazione & arbitrato dell’A.N.P.A.R, – il primo accreditato per la formazione al numero 21 e il secondo iscritto nel registro al numero 24 – c’è tutto quanto chiesto con la mia relazione al Presidente della commissione giustizia del Senato presentata a giugno. Faccio una sintesi delle richieste avanzate e di quelle pubblicate nel decreto 145. All’audizione nel mese di giugno, nell’esprimere il mio pensiero sulla estensione a tutti gli ordini professionali all’attività di mediatore, dissi al Presidente Berselli ” Presidente, se le dovesse capitare un caso di malasanità da chi preferirebbe essere conciliato da un medico o da un architetto? Certamente da un medico, dissi. Ora, cosa troviamo scritto nel citato decreto ” siano stabiliti criteri inderiogabili per l’assegnazione di affari di mediazione, predeterminati a seconda della specifica competenza professionale, ricavata anche dalla tipologia di laurea universitaria posseduta dal mediatore. Successivamente nella relazione (pubblicato sul sito della Commissione citata) così concludevo in merito alle richieste ” “Rimane, comunque, ferma ed ampia la disponibilità dell’A.N.P.A.R. a collaborare fattivamente alla redazione:
• di un progetto di riforma organica della disciplina della mediazione civile avente come principale scopo la specializzazione per materie dei mediatori;
• di un progetto che contempli un percorso di formazione continua da parte degli enti formatori a favore dei mediatori, attuato con i responsabili scientifici di chiara fama di tutti gli enti accreditati in sinergia con il responsabile del registro, senza oneri aggiuntivi per lo Stato;
• di un progetto che prevede che la mediazione sia svolta da organismi, professionali, datati ed indipendenti, controllati da una commissione presieduta dal Responsabile del registro, senza oneri aggiuntivi per lo Stato. Per concludere continua Pecoraro, peccato per la mancata abolizione di avanzare proposte ad iniziativa del mediatore, prevista nel D.Leg.vo, non sia stata abolita. No per regolamento, abbiamo stabilito che “il mediatore non può avanzare nessun tipo ti proposta salvo che non la richiedano congiuntamente le parti”.(Aianno)

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Festa della marina militare e aspettative

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Festa della Marina Militare Italiana

Image by Armando Mancini via Flickr

“Recentemente alcuni organi di informazione e siti web si sono occupati della Marina militare con puntuali riferimenti alle condizioni di lavoro e alla mancata corresponsione al personale militare imbarcato sulle unità navali delle indennità previste dalle vigenti norme per questo motivo è stata presentata ieri dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm), una interrogazione (4-12255) al Ministro della difesa, Ignazio La Russa, per chiedere se «non ritenga più opportuno che per i prossimi anni i festeggiamenti in premessa avvengano in maniera puramente simbolica e che le risorse eventualmente stanziate siano destinate al pagamento delle indennità previste per il personale imbarcato della Marina militare, alle operazioni di bonifica delle istallazioni e delle unità navali.». “Ci auguriamo – dichiara Comellini, Segretario del Pdm – che il Ministro comprenda che prima delle “feste” vengono altre questioni di fondamentale importanza e la festa della Marina potrebbe essere l’occasione per assicurare ai marinai impiegati nella guerra libica, nell’ambito della risoluzione n. 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che la Difesa si impegnerà nel dovuto pagamento delle indennità connesse alle attività espletate e nelle bonifiche dall’amianto sulle unità navali e nelle basi a terra, nonché nella applicazione dei diritti sindacali necessari a garantire quelle tutele indispensabili in un’amministrazione moderna ed efficiente il cui personale da tempo chiede di essere liberato dal giogo di una rappresentanza militare (Cocer) piegata alla politica e agli ammiragli.” Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Fumo passivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Quanti lavoratori sono stati o sono costretti a subire il fumo passivo in ufficio? E quanti si sono ammalati di patologie polmonari in conseguenza di anni ed anni di fumo delle sigarette altrui senza vedersi riconosciuto nemmeno il diritto ad un centesimo d’indennità per la malattia dovuta ad un ambiente di lavoro malsano e dannoso per la propria salute?  Finalmente la sezione lavoro della Cassazione con la sentenza numero 3227 del 10 febbraio 2011 fa giustizia a tanti dipendenti ammalati di patologie polmonari conseguenti al fumo passivo subito nel corso degli anni nel proprio ufficio, ritenendo – sulla scorta dell’anamnesi lavorativa e patologica e dei più recenti studi epidemiologici – possibile la dimostrazione della stretta correlazione tra malattia polmonare e esposizione al fumo, anche se la patologia lamentata non è inserita nell’apposita tabella tra quelle tumorali individuate come possibili conseguenze dell’esposizione continuativa al fumo passivo.
Alla sentenza d’appello aveva proposto ricorso per Cassazione l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) poiché l’ente aveva ritenuto non persuasiva l’attribuzione dell’indennizzabilità di una patologia professionale non rientrante tra quelle tumorali individuate per legge come possibili conseguenze dell’esposizione continuativa al fumo passivo. Peraltro, secondo l’ente previdenziale la broncopatia non doveva essere riconosciuta come malattia professionale in quanto il rischio dell’esposizione al fumo passivo in ambiente di lavoro è un rischio connesso al lavoro, ma non un rischio specifico della lavorazione. Gli ermellini, invece, ribaltando l’impostazione dell’INAIL, hanno applicato il principio secondo cui la tutela antinfortunistica del lavoratore si estende anche alle ipotesi di rischio specifico improprio che pur non insito nell’atto materiale della prestazione lavorativa riguarda situazioni ed attività strettamente connesse con la prestazione stessa.  Secondo la Suprema Corte, infatti, i fattori di rischio in caso di malattie non rientranti tra quelle tumorali individuate per legge come possibili conseguenze dell’esposizione continuativa al fumo passivo, c.d. non tabellate, comprendono anche quelle situazioni di dannosità che seppur ricorrenti anche per attività non lavorative costituiscono però un rischio specifico per il lavoratore che svolge attività lavorativa assicurata.

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Puglia: super pensioni ai consiglieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

“I pensionati d’oro della Regione sono un esempio emblematico di come il problema dei costi della politica si intersechi con quello dei privilegi”. Parole di Patrizia Lusi, viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, riguardanti i generosi vitalizi incassati dai consiglieri regionali. Tutto nella norma, secondo le disposizioni della legge “De Cristofaro” (n.8/2003) che assegna ai consiglieri una indennità pari all’80% di quella parlamentare e un vitalizio mensile del 40% a chi abbia almeno sessant’anni e cinque anni di servizio. Gli anni di servizio sono direttamente proporzionali all’importo dell’assegno mentre lo sono inversamente rispetto all’età minima per accedervi. “La riduzione del numero dei consiglieri voluta da Vendola – spiega la Lusi – non basta per risolvere un problema che riguarda tutte le pubbliche Amministrazioni a qualsiasi livello”. Per l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro però, la questione non attiene esclusivamente al bilancio dello Stato: “L’effetto più grave di queste notizie è la crescente disaffezione che esse creano nei cittadini, verso un mondo, quello della politica, che ogni giorno di più mostra le sue crepe. Un buon esempio – conclude la viceresponsabile regionale – dovrebbe venire dal Parlamento con l’abolizione di alcuni privilegi e la riduzione delle indennità”.

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Taglio indennità parlamentari

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

“Trovo condivisibile la riduzione all’indennità dei parlamentari. Tuttavia riterrei ancora più efficace e vantaggioso tagliare gradualmente il numero complessivo dei rappresentanti eletti dal popolo”. Così dichiara Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture e dirigente nazionale PdL.  “E’ certamente doveroso il contributo di deputati e senatori in un momento in cui le Istituzioni stanno chiedendo risparmi e sacrifici al Paese. Occorre però ricordare –continua Mantovani- che non è certo questa l’azione più incisiva per raggiungere un effettivo contenimento dei costi della politica”.  “Riduciamo finalmente il numero complessivo degli eletti, davvero spropositati rispetto ai parlamenti di altre grandi democrazie. In questo modo si realizzerebbe da una parte una vera diminuzione delle spese tra uffici, affitti, personale, stipendi e benefit vari e dall’altra            conclude Mantovani- una maggiore efficienza ed operatività da parte di Camera e Senato. Anzi si potrebbe già prevedere per la prossima legislatura un primo alleggerimento di 30 deputati e 15 senatori”.

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Indennità parlamentari. Ridurle? No aumentarle!

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2010

Da subito informiamo che lo stipendio (indennita’) netto dei deputati e’ di 5.486,58 euro, un po’ di piu’ per i senatori, 5.613,59 euro al mese per 12 mensilita’. A questo si aggiungono le voci relative ai collaboratori e i rimborsi, che dovrebbero essere razionalizzate e rese trasparenti. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti parla di intoccabilità che e’ stata toccata. Ricordiamo al ministro che, nel 2006, sotto il suo ministero, l’indennità dei parlamentari e’ stata ridotta del 10% e con l’attuale riduzione e blocco dell’adeguamento la diminuzione  sarà di circa il 25%. Al ministro Tremonti vorremmo chiedere cosa ha fatto in 6 anni di ministero per diminuire l’evasione che ammonta a 120 miliardi (non milioni) di euro, cifra che, anche se parzialmente recuperata, avrebbe reso inutile i tagli per 25 miliardi prevista dalla manovra finanziaria. Il fumo non serve, vogliamo l’arrosto. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, propone di estendere la riduzione a tutte gli emolumenti percepiti dai parlamentari. Noi proponiamo al presidente Fini altre azioni che comporterebbero minori spese per il contribuente italiano, incidendo in misura consistente sul debito statale. Quali? Per esempio abolire il cumulo della carica parlamentare con quella di altre istituzioni; proibire la possibilità di esercitare altre professioni o presenza in enti pubblici e aziende private. Con l’indennità questi parlamentari ci si comprano le sigarette. Le due proposte tendono a rendere efficiente il lavoro di deputati e senatori, riducono i costi e contribuiscono a razionalizzare i lavori parlamentari e del governo. In questo senso si possono aumentare le indennita’, invece di diminuirle. Abolire le 110 Province (il governo Berlusconi l’aveva promesso) che costano 16,5 miliardi di euro all’anno per la gioia di 4.000 tra presidenti, assessori e consiglieri e scorno del contribuente. Abolire Enti e Agenzie inutili o doppioni, come ad esempio l’Enea  o il Pra, le Comunita’ montane e le Circoscrizioni municipali. Si pensi che solo a Roma ci sono 500 consiglieri municipali eletti nei 20 Municipi romani, che esprimono 20 Presidenti di Giunta, 80 Assessori (media), 20 Presidenti di Consiglio, 120 Commissioni municipali con i loro 120 Presidenti. Al tutto si aggiungono 60 consiglieri comunali, il sindaco e relativa giunta. Questo e’ l’arrosto. Il fumo serve solo ad annebbiare la vista. (aduc) (n.r. come dire? A volte aumentare non si spende di più ma si risparmia. Sembra un paradosso ma alla prova dei fatti non lo è ma a patto che si vada ad operare lungo tutto la filiera.)

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Soluzioni pro precari in aula

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2009

Camera deputati Roma. In Commissione lavoro con l’approvazione dell’emendamento che va ad ampliare la platea dei docenti precari che potranno usufruire dei cosiddetti contratti di  disponibilità e in particolare potranno utilizzare l’indennità di disoccupazione prevista da questi, è stata manifestata una volontà condivisa e reale di intervenire sul versante professionale della scuola frutto di un approccio mediato tra gli schieramenti”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, in merito al via della commissione al decreto precari scuola. “La sensibilità manifestata dal Presidente Moffa e la sua piena disponibilità a valutare l’eventualità di ulteriori modifiche in aula al provvedimento – evidenzia – al fine di garantire pari diritti ai docenti legati alla scuola da un rapporto di lavoro precario, rappresenta il preambolo lodevole al percorso di strutturazione di un provvedimento che mira a creare condizioni di parità tra docenti nella scuola e soprattutto a salvaguardarne carriera e professionalità”. “L’obbiettivo condiviso da Moffa e dai colleghi del PdL – conclude – è quello di approdare a soluzioni concrete che mirino a sostenere una categoria fortemente svantaggiata nel mondo della scuola, pienamente in linea con quanto dimostrato dalla maggioranza in questi mesi con l’approvazione di provvedimenti orientati concretamente ad attenuare le discrepanza contrattuali e di trattamento tra lavoratori precari e non, aldilà delle facili demagogie e delle proposte urlate senza programmi di referenti politici che hanno tirato avanti, per abitudine, senza risolvere realmente il problema”.

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Carabinieri fanno causa al Comando generale

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2009

I carabinieri impiegati a Pristina (Kosovo) nella missione internazionale di Polizia civile denominata European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX), hanno scoperto di ricevere una indennità di missione dimezzata rispetto a quella percepita dal personale della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato impiegato nello stesso teatro. Dopo che il Comando generale ha ignorato le richieste dei diretti interessati volte al riconoscimento di un’indennità identica alle altre forze di polizia, in 232 hanno dato mandato ad agire in giudizio all’avvocato Giorgio Carta che ieri ha depositato un’intimazione a provvedere al pagamento entro i prossimi 30 giorni. La disparità di trattamento discende dalla decisione della sola Arma dei Carabinieri di detrarre dall’indennità di missione spettante al proprio personale, il c.d. “Per Diem” corrisposto dall’Amministrazione di EULEX, pari, per tutto il personale della missione, ad € 100,00 giornalieri. Riferisce il legale che «al personale della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, schierato nella Missione EULEX a partire dall’aprile 2008 e non accasermato presso alcuna base, pare che venga invece corrisposta dalle Amministrazioni di appartenenza l’intera somma dell’indennità di missione giornaliera prevista per il teatro, senza che dalla stessa venga sottratto il “Per Diem” corrisposto da EULEX. La evidente diversità nel trattamento economico tra appartenenti a diverse Forze di Polizia schierate nell’ambito della stessa missione, trae origine, verosimilmente, dalla diversa interpretazione della normativa attualmente vigente in materia. Dispiace però constatare che i militari dell’Arma siano sempre i destinatari delle interpretazioni giuridiche più restrittive».

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Regione Lazio: a proposito di questione morale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2009

Roma. Il Parlamento Europeo si è insediato ormai da più di una settimana. In Consiglio regionale siedono quattro consiglieri, dei quali uno è Presidente del Consiglio e due sono Assessori, eletti nel Parlamento Europeo. A tutt’oggi, senza voler forzare la mano ad alcuno, non abbiamo ancora letto nessuna dichiarazione a proposito di eventuali dimissioni, visto che la legge sancisce l’incompatibilità tra le due cariche; né prese di posizione da parte del Presidente della regione, o di organi istituzionali, o dei partiti di provenienza che in analoghi casi, penso alle elezioni politiche, sollevarono la questione etica e morale, su doppie indennità, su doppi incarichi e chi più ne ha più ne metta. Sommessamente, è possibile chiedere agli interessati, al Presidente, al PD e al PdL, ma anche ai loro alleati, quando si verificheranno le dimissioni dalla Giunta e dal Consiglio o in alternativa dal tanto agognato Parlamento Europeo? C’è o non c’è una questione morale legata a questa scelta? Si attende una risposta.

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Chiusura delle sedi consolari

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

A nome dell’Esecutivo della Federazione di Stoccarda del CTIM-Bruno Zoratto e di tutti i suoi iscritti, esprimo la mia più convinta, piena solidarietà a quelle comunità coinvolte direttamente nel piano di smantellamento della rete consolare.  Questa penalizzazione ci tocca tutti: la rappresentanza consolare non é un optional, ma il servizio pubblico che avvicina il cittadino allo Stato e deve essere caso mai rafforzato, cambiando strategie, come ad esempio l’assunzione di personale in loco al posto dell’impiegato metropolitano. Considerando che il costo di un impiegato assunto localmente è di parecchio inferiore a quello di un impiegato di ruolo inviato da Roma, in quanto verrebbero a mancare le indennità di servizio all’estero (indennità di sistemazione, contributo spese abitazione estera, aumenti per situazione di famiglia, rimborsi spese viaggio, trasloco, ecc.), risulta evidente che il risparmio sarebbe enorme.  Ci si chiede perché a pagare siano sempre i cittadini residenti all’estero, costretti a dei disagi non indifferenti, come le giornate di tempo perse per via delle grandi distanze nel raggiungere il consolato più vicino.  La chiusura dei Consolati non è certo la maniera più idonea per tagliare spese in esubero: le conseguenze sarebbero drammatiche, non solo per le comunità interessate, ma anche per gli interessi dello Stato italiano (vedi scambi politici, culturali, ecc.)  Il CTIM di Stoccarda aderisce pienamente all’azione incisiva, al di sopra delle parti politiche, promossa dal suo Segretario Generale On. Mirko Tremaglia, che ha preso una posizione ben chiara e definita contro questo proposito così dannoso per la nostra comunità all’estero, e apprezza e condivide qualsiasi azione democratica, atta a fermare la chiusura di consolati, facendosi esso stesso promotore di tali iniziative – vedi Norimberga. Consapevoli che questa nostra rimostranza va al di là delle convinzioni politiche, gridiamo la nostra protesta contro tutti coloro che si stanno rendendo responsabili di una decisione così miope, sollecitandoli a rivedere le loro posizioni e progetti, trovando una soluzione equa che possa soddisfare l’utente italiano all’estero e, nel contempo, ridurre il deficit nella spesa pubblica: proposte valide ed efficaci ve ne sono! Giancarlo Larosa (Presidente CTIM Stoccarda)

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Meno politici e piu pompieri

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

Roma 1 luglio alle ore 11,30 via Genova davanti i cancelli conferenza stampa dei delegati RdB\CUB VF. La protesta si riferisce alla mancata approvazione da parte del Governo degli emendamenti, proposto in sede di conversione del decreto legge 28 aprile 2009 n. 39 sul “terremoto Abruzzo”, che prevedevano adeguamenti di organici, mezzi e l’indennità di soccorso per i Vigili del Fuoco. “Protestiamo – detto in un comunicato reso ai media – contro la disattenzione della politica, sia dei governi di destra che di sinistra, nei confronti dei Vigili del Fuoco, contro l’attuale Ministro dell’Interno Maroni che puntualmente ha disatteso gli impegni assunti in favore dei VV.F. durante quest’ultima calamità che ha colpito l’Italia intera.  Come RdB\CUB Vigili del Fuoco,  sottolineiamo che il sisma dell’Abruzzo, ha ulteriormente messo a dura prova il CNVVF; questo evento ha messo in evidenza, se mai fosse stato necessario, la grave carenza d’organico del Corpo; la mancanza di risorse; la necessità di  adeguamento economico del personale in linea con i salari europei; le condizioni vetuste, inaccettabili, di mezzi ed attrezzature di colonna mobile; e pertanto chiediamo un piano di ammodernamento dei mezzi e delle attrezzature di soccorso, l’apertura di un tavolo di confronto tra Amministrazione e parti sociali per rivedere le norme interne al Corpo che regolano l’invio delle colonne mobili VV.F. in riferimento alle diverse  tipologie di calamità al fine di migliorare ed accelerare l’arrivo dei soccorsi. Chiediamo la stabilizzazione dei precari del CNVVF attraverso l’assunzione di tutti gli idonei, ed un adeguamento economico alla luce della professionalità da sempre dimostrata dai Vigili del Fuoco. Riteniamo inaccettabile che ogni governo che passa, sull’onda dell’emergenza, della calamità riconosca al CNVVF meriti ed onori (!) e dopo, al solito, terminato l’effetto mediatico, si ritorna  a trascurare  cosa significa fare prevenzione in Italia; mancanza la cultura della prevenzione. Altri sindacati chiedono l’equiparazione alle forze di polizia, per noi un ulteriore  ed inutile militarizzazione del Corpo, si lagnano, vogliono i “gradi” militari come i poliziotti, quasi portassero ad una risoluzione dei problemi”. La RdB\CUB è da anni che ha presentato un progetto per far uscire il Corpo Nazionale dal Ministero dell’Interno,  progetto che prevede di transitare al Dipartimento della Protezione Civile in qualità di colonna portante di questa struttura. “Noi lavoratori del sindacato di base non sappiamo cosa farcene dei gradi, con questi  non portiamo soccorso, noi pretendiamo attrezzature moderne ed efficienti per poter svolgere il nostro lavoro di professionisti della sicurezza. Solo quando ciò accadrà potremo dire che anche l’Italia è diventato uno stato civile ed europeo”.

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Misure per la tutela dei lavoratori

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2009

Accelerazione nel pagamento degli assegni, raddoppio dell’indennità per i co.co.pro che restano senza lavoro, voucher per pagare piccoli lavori occasionali sempre nel periodo in cui il lavoratore resta senza occupazione fissa. Queste sono alcune tra le misure in materia di ammortizzatori sociali presentate dal ministro Sacconi nella conferenza stampa a margine del Consiglio dei ministri del 13 marzo scorso. A seguito dell’Accordo Stato- Regioni, il pacchetto di norme deliberato dal Consiglio sarà sottoposto, come insieme di emendamenti, all’approvazione del Parlamento in sede di conversione del decreto-legge n.5 del 2009 in materia di sostegno ai settori industriali in crisi. Cosa prevedono queste nuove norme? Innanzittutto si accorciano i tempi per accedere agli ammortizzatori sociali. Le disposizioni prevedono una straordinaria accelerazione per gli anni 2009 e 2010 dei tempi di concessione e di erogazione di tutti gli ammortizzatori sociali, al fine di evitare penose attese per i lavoratori e onerose anticipazioni per le imprese. L’indennità di reinserimento per i collaboratori a progetto (co.co.pro) con un solo committente, poi, è innalzata dal 10% al 20% di quanto percepito l’anno precedente, in una somma che va da 1.000 ai 2.600 euro circa. Tra le misure di completamento e semplificazione degli strumenti di protezione dei lavoratori sospesi o licenziati ci sono inoltre norme che vogliono incentivare la riassunzione. Se i lavoratori che hanno sussidi straordinari in deroga, infatti, vengono assunti, potranno portare con sè i sussidi del rimanente periodo, che divengono dunque abbattimento del costo del lavoro per chi li assume. I lavoratori che ricevono dei sussidi potranno anche accettare piccoli lavori, purché il compenso non superi i tre mila euro per la parte restante del 2009. In questo modo, potranno fare un’integrazione all’80% del reddito che ricevono dagli ammortizzatori sociali. Viene infine disposto a carico dei Centri per l’impiego e delle Agenzie private di lavoro l’obbligo di divulgare con cadenza almeno settimanale tutte le opportunità di lavoro di cui sono a conoscenza, con lo scopo di facilitarne la più efficace diffusione e di stimolare nei disoccupati comportamenti responsabilmente orientati al reimpiego.

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