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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘processi’

Agricoltura: Processi di transizione ecologica e digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2021

Il Governo si è dichiarato pronto a valutare l’opportunità di introdurre misure di sostegno finalizzate ad accelerare i processi di transizione ecologica e digitale delle imprese agricole, come per esempio l’introduzione di un voucher destinato all’acquisto di servizi innovativi integrati per la smart agriculture, al fine di poter incrementare la trasformazione digitale del settore agricolo, migliorandone l’efficienza e la sostenibilità”. A dichiararlo è il deputato Luciano Cadeddu, esponente M5S in commissione Agricoltura e primo firmatario dell’ordine del giorno approvato nell’ambito della conversione in legge del decreto Sostegni-bis.“Nel 2020 – prosegue -, le start up agrifood hanno visto investimenti a livello globale per circa 30 miliardi di dollari, registrando una crescita di oltre il 30%. In Italia, il mercato della smart agriculture rappresenta circa il 10% delle start up nazionali. Nuovo sviluppo giungerà grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che stanzia 500 milioni di euro per l’innovazione e la meccanizzazione nel settore agricolo e alimentare. L’introduzione di tecniche di agricoltura di precisione e l’utilizzo di tecnologie, infatti, sono elementi imprescindibili per la riduzione delle emissioni e la sostenibilità ambientale nonché sono in grado di aiutare gli agricoltori a trasformare più rapidamente i propri metodi di produzione”.“La digitalizzazione del comparto agricolo, pertanto – aggiunge Cadeddu – gioca un ruolo fondamentale per ottenere migliori risultati ambientali, aumentare la resilienza climatica e ottimizzare i processi produttivi. La diffusione di nuove tecnologie digitali come Internet of Things, big data, intelligenza artificiale e blockchain possono contribuire al rilancio dell’agricoltura italiana, comparto strategico per il Paese, preparandolo alle grandi sfide su scala globale come la sostenibilità, i cambiamenti climatici e la povertà alimentare” conclude.

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Design! Oggetti, processi, esperienze

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

Parma dal 7 novembre 2020 CSAC, Parma Abbazia di Valserena e Palazzo Pigorii in due sedi differenti, la mostra Design! Oggetti, processi, esperienze a cura di Francesca Zanella, prodotta da CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma con il sostegno del Comune di Parma, in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, e in collaborazione con GIA – Gruppo Imprese Artigiane Parma. Gli archivi dello CSAC dell’Università di Parma custodiscono un immenso patrimonio sviluppato da diverse generazioni di designer che hanno definito la cultura del progetto italiano nel Novecento. La mostra, articolata in due sezioni, racconta i temi centrali del design attraverso una selezione di progetti emblematici. La prima sezione mette in mostra, all’interno della suggestiva Abbazia di Valserena (sede dell’Archivio-Museo CSAC), i progetti di designer italiani quali Archizoom associati, Mario Bellini, Cini Boeri, Achille e Piergiacomo Castiglioni, Enzo Mari, Alessandro Mendini, Roberto Menghi, Bruno Munari, Alberto Rosselli, Roberto Sambonet, Ettore Sottsass, articolati attraverso tre parole chiave: oggetto, processo ed esperienza. La seconda sezione a Palazzo Pigorini, intitolata Corpi e processi, presenta gli esiti della prima fase del progetto Storie di fili: tre nuovi abiti scultura di Sissi, ideati a partire da un confronto con gli archivi dello CSAC (in particolare con i figurini di Cinzia Ruggeri, Krizia e Brunetta, presenti in mostra) e realizzati da aziende del territorio, dialogheranno con i costumi della Sartoria Farani, anch’essi conservati allo CSAC, dando origine a una riflessione sul corpo, sull’abito e sul suo processo creativo e sartoriale.

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Accelerazione dei processi di trasformazione

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

La quinta edizione del Logistics Trend Radar indica che stiamo assistendo a una stabilizzazione generale delle tendenze degli ultimi quattro anni. Sebbene il settore della logistica abbia resistito all’attuale pandemia globale, i processi di trasformazione sono stati accelerati. Il COVID-19 ha indotto un’accelerazione di anni ai cambiamenti riguardanti la recente innovazione logistica, l’automazione e il lavoro digitale e la digitalizzazione del settore. Al contrario, molte tendenze inizialmente percepite come rivoluzionarie per il settore della logistica devono ancora esprimere il loro potenziale dirompente. Lo sviluppo di veicoli a guida autonoma e i droni continuano ad essere frenati da ostacoli legislativi e tecnici, nonché da una limitata accettazione sociale. I mercati logistici si stanno stabilizzando su alcune piattaforme leader e gli spedizionieri affermati stanno mettendo in campo le loro offerte digitali, supportate da un solido network logistico globale. Dal cloud computing alla robotica collaborativa, all’analisi dei big data, all’intelligenza artificiale e all’Internet of Things, i professionisti della logistica devono trovare l’ambito di applicazione per un vasto mercato di nuove tecnologie. Il nuovo imperativo per il successo a lungo termine è la modernizzazione di tutti i touch points della supply chain, un’eccellente digital customer experience, e non da ultimo il trasporto e la consegna dell’ultimo miglio. Coloro che adottano e cavalcano le nuove tecnologie e acquisiscono competenze più velocemente avranno un vantaggio competitivo sul mercato. La crescita dell’e-commerce continua a far avanzare i programmi di innovazione e sostenibilità L’e-commerce continua in un’inarrestabile crescita anche se rappresenta ancora solo una parte della spesa globale dei consumatori al dettaglio. Si prevede che l’e-commerce business-to-business avrà un trend simile e diminuirà le dimensioni del mercato dei consumatori di un fattore tre. La pandemia di coronavirus è servita non solo ad accelerare la crescita dell’e-commerce ma anche i programmi di innovazione della supply chain. Le mosse chiave per adottare progressivamente nuove tecnologie come l’intelligent physical automation, gli strumenti di visibilità basati sull’IoT e le capacità predittive dell’IA, determineranno la capacità di soddisfare le crescenti richieste dei clienti e garantiscono per il futuro posizioni di leadership nel settore. Con i governi, le città e i fornitori di servizi che si impegnano a ridurre le emissioni di CO2 e i rifiuti, la sostenibilità ora è un imperativo per il settore della logistica. Come indicato dalla crescente domanda di soluzioni sostenibili per ridurre gli sprechi, sfruttare nuove tecniche di propulsione e ottimizzare gli impianti, è una priorità nei piani di sviluppo dell’intera supply chain. Oggi esistono più di 90 divieti nazionali sulla plastica monouso e sugli imballaggi voluminosi che causano il 40% di spazio vuoto nei pacchi, rendendo inevitabile un adattamento dell’imballaggio. La logistica sostenibile – con l’ottimizzazione di processi e materiali, le nuove tecniche di propulsione e le strutture intelligenti – rappresentano un enorme potenziale affinché la logistica diventi più rispettosa dell’ambiente. La containerizzazione intelligente nel settore dei trasporti sarà importante anche nello sviluppo di soluzioni rispettose dell’ambiente per la consegna nelle città congestionate. DHL pubblica regolarmente il Logistics Trend Radar come strumento chiave per la comunità logistica globale. Sia all’interno di DHL che in tutto il settore, è diventato un atteso momento di riferimento in ambito strategico e d’innovazione, nonché uno strumento chiave per plasmare la direzione di trend specifici, imballaggi piu moderni, 5G, robotica e digital twin.

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Un viaggio nei nostri pensieri e alla ricerca dei suoi processi evolutivi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 settembre 2020

Non deve apparirci strano se ci siamo ritrovati con il desiderio di scoprire cosa si celasse al nostro interno e di capire le sottili trame che legano il pensiero all’azione, alla sua capacità di formulare idee, di ben argomentarle, di opporsi con ragionamenti logici a quelle altrui e di ordinare i moti “razionali” che guidano i pensieri attraverso i nostri “organi”.
Che cosa potremmo fare se, con il cervello, non ci fosse una pompa chiamata cuore o un laboratorio chimico chiamato fegato o i reni per pulire il sangue dalle tante impurità e i polmoni per respirare e fornire ossigeno alle cellule del nostro corpo?
Vi è anche uno stomaco per macerare le varie sostanze che ingurgitiamo, per sostenerci, e un intestino per digerire ed evacuare gli scarti e alla fine delle gambe per muoverci e le mani per svolgere altre funzioni.
Stiamo, sulla stessa lunghezza d’onda, da quando ci siamo avviati alla comprensione totale del funzionamento del genoma dell’uomo. L’impresa è eccezionale. Il suo DNA conta tre milioni di nucleotidi.
I ricercatori incominciavano, già nel 1985, a sequenziare i microrganismi con il batterio Escherichia coli e il lievito e pensavano di mappare anche quello dell’uomo. Fu dato il via al progetto l’anno successivo. Ci pensò, a segnalarlo, con un articolo, Dulbecco sulla rivista Science. L’impresa appariva, ai più, disperata. Noi sappiamo che il Dna è un filamento che contiene il codice genetico di un organismo umano. Si suddivide in 23 paia di cromosomi. 22 coppie sono uguali e la ventitreesima è rappresentata dai cromosomi sessuali (XX per la femmina, XY per il maschio).
In tutto il Dna dell’uomo non meno di 100 mila sono geni, (il 3/5% del Dna) di cui 90mila sono stati, a tutt’oggi, identificati. Tale accelerazione della ricerca è stata determinata in seguito all’iniziativa di Craig Venter di creare un secondo progetto genoma.
Il primo fu promosso fin dal 1986 dai National Institute of Health americani, e poi guidati da Francis Collins. L’anno successivo vi partecipò anche l’Italia, grazie ai finanziamenti del CNR.
Abbiamo, in questo modo, due progetti di cui uno pubblico del Nhi e l’altro privato, alimentato dalle industrie farmaceutiche, che puntano a sfruttare le conoscenze sul DNA per preparare farmaci.
Oggi sequenziare il DNA non è più un problema perché è possibile avere macchine per il sequenziamento automatico. È necessario, semmai, disporre più macchine per farlo.
In questo campo la sfida è aperta e la posta in gioco è molto alta. Si tratta di comprendere attraverso quali meccanismi agiscono gli organismi patogeni.
Tale conoscenza ci permetterebbe di preparare strategie di difesa più efficaci e, soprattutto, determinanti. Non dimentichiamo che sono proprio questi organismi patogeni che generano malattie che provocano, in molti casi, la morte e soprattutto nei paesi in via di sviluppo: lebbra, malaria, tubercolosi, febbre tifoide, meningite, peste e aids, tanto per citare le più tristemente note. Non solo. Oggi dobbiamo verificare sulla nostra pelle le capacità aggressive dei virus e il modo come sono in grado di sconvolgere la nostra vita. Ma ciò che ci sconcerta di più è che, di là del contingente, abbiamo la tendenza ad ignorare tali pericoli tanto da renderli pandemici, nel momento in cui si mostrano, salvo poi stupirci se non siamo riusciti a prevederli e a debellarli. In pratica ci manca la cultura della prevenzione e la saggezza nel dare giusto rilievo e soprattutto risorse alla ricerca scientifica e, essenzialmente, in maniera continuativa nell’arco delle nostre esistenze presenti e future. (Riccardo Alfonso)

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Formare gli specialisti per la digitalizzazione dei processi aziendali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

San Paolo d’Argon (BG) Nasce dalla collaborazione di JAC Fondazione JobsAcademy con il Gruppo Sme.UP, il partner IT che accompagna le aziende nella trasformazione digitale con le soluzioni software e hardware più adatte al loro business, il nuovo corso dedicato alla formazione degli specialisti della trasformazione digitale dei processi aziendali, professionisti in grado di automatizzare i processi mediante l’analisi, il disegno, lo sviluppo e la messa in opera di sistemi informatici.Il corso, che partirà in autunno, si rivolge sia a chi sta vivendo un percorso formativo alle superiori, agli appassionati dell’informatica, sia a chi è già nel settore e aspira a costruirsi una nuova figura professionale. Grazie al metodo “learning by doing”, gli studenti avranno l’opportunità non solo di imparare dai professionisti di Sme.UP, ma anche di mettere in pratica quanto appreso direttamente in aula e in laboratori strutturati a favorire la didattica del corso.
Gli specialisti per la digitalizzazione dei processi aziendali sono figure professionali che saranno sempre più indispensabili e ricercate nell’ottica del processo di trasformazione digitale che vivono le imprese e la previsione di inserimento nel mondo del lavoro al termine del biennio – che comprende due stage professionalizzanti di 400 ore – è del 95%, in linea con le percentuali di assunzione degli altri corsi di Jac. JobsAcademy, che nasce per dare una risposta concreta alla richiesta e al bisogno di lavoro delle imprese, ha infatti da sempre un forte legame e dialogo costante con le aziende del territorio. Rappresenta il primo ITS in Italia per numero di corsi e per numero di studenti, e una delle prime risposte italiane alle scuole di alta specializzazione tecnologica, che già da decenni formano in Europa i cosiddetti super-tecnici. Lo studente del nuovo corso farà esperienza dell’applicazione parallela di intelligenza analitica e pratica tecnologica, imparando sia i metodi che gli strumenti. La figura professionale specializzata che uscirà da questo corso avrà una visione improntata sulla padronanza delle dinamiche aziendali e della loro trasformazione digitale e sarà in grado di analizzare, progettare e implementare soluzioni informatiche a supporto di tutte le attività, dai sistemi gestionali e ERP all’interconnessione in Cloud di macchinari in ottica Industria 4.0 e Internet of Things. Si otterranno dunque competenza sia da analista funzionale che da sviluppatore software.«Il futuro è nelle mani dei più giovani ed è a loro che guardiamo, dichiara Roberto Magni Vice President e M&A Manager del Gruppo Sme.UP. La collaborazione con JAC nasce e si sviluppa con l’obiettivo di mettere a disposizione degli studenti tutte le competenze e il know-how di Sme.UP affinché i ragazzi di oggi possano diventare le figure professionali di domani, in uno scenario che sta diventando sempre più competitivo e nel quale le aziende richiedono competenze sempre più specifiche.Attraverso questo corso, insegniamo agli studenti in maniera specifica l’informatica applicativa necessaria alla gestione delle aziende del settore manifatturiero. Al termine del corso, tutti gli studenti metteranno in pratica le conoscenze acquisite svolgendo uno stage formativo presso il Gruppo Sme.UP, attraverso il quale potranno apprendere nella realtà cosa significa fare informatica applicativa». https://www.fondazionejobsacademy.org/it/percorso/information-technology-for-the-digital-factory/

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Un viaggio nei nostri pensieri e alla ricerca dei suoi processi evolutivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Non deve apparirci strano se ci siamo ritrovati con il desiderio di scoprire cosa si celasse al nostro interno e di capire le sottili trame che legano il pensiero all’azione, alla sua capacità di formulare idee, di ben argomentarle, di opporsi con ragionamenti logici a quelle altrui e di ordinare i moti “razionali” che guidano i pensieri attraverso i nostri “organi”.
Che cosa potremmo fare se, con il cervello, non ci fosse una pompa chiamata cuore o un laboratorio chimico chiamato fegato o i reni per pulire il sangue dalle tante impurità e i polmoni per respirare e fornire ossigeno alle cellule del nostro corpo?
Vi è anche uno stomaco per macerare le varie sostanze che ingurgitiamo, per sostenerci, e un intestino per digerire ed evacuare gli scarti e alla fine delle gambe per muoverci e le mani per svolgere diverse altre funzioni.
Stiamo, sulla stessa lunghezza d’onda, da quando ci siamo avviati alla comprensione totale del funzionamento del genoma dell’uomo. L’impresa è eccezionale. Il suo DNA conta tre milioni di nucleotidi.
I ricercatori incominciavano, già nel 1985, a sequenziare i microrganismi con il batterio Escherichia coli e il lievito e pensavano di mappare anche quello dell’uomo. Fu dato il via al progetto l’anno successivo. Ci pensò, a segnalarlo, con un articolo, Dulbecco sulla rivista Science. L’impresa appariva, ai più, disperata. Noi sappiamo che il Dna è un filamento che contiene il codice genetico di un organismo umano. Si suddivide in 23 paia di cromosomi. 22 coppie sono uguali e la ventitreesima è rappresentata dai cromosomi sessuali (XX per la femmina, XY per il maschio).
In tutto il Dna dell’uomo non meno di 100 mila sono geni, (il 3/5% del Dna) di cui 90mila sono stati, a tutt’oggi, identificati. Tale accelerazione della ricerca è stata determinata in seguito all’iniziativa di Craig Venter di creare un secondo progetto genoma.
Il primo fu promosso fin dal 1986 dai National Institute of Health americani, e poi guidati da Francis Collins. L’anno successivo vi partecipò anche l’Italia, grazie ai finanziamenti del CNR.
Abbiamo, in questo modo, due progetti di cui uno pubblico del Nhi e l’altro privato, alimentato dalle industrie farmaceutiche, che puntano a sfruttare le conoscenze sul DNA per preparare farmaci.
Oggi sequenziare il DNA non è più un problema perché è possibile avere macchine per il sequenziamento automatico. È necessario, semmai, disporre più macchine per farlo.
In questo campo la sfida è aperta e la posta in gioco è molto alta. Si tratta di comprendere attraverso quali meccanismi agiscono gli organismi patogeni.
Tale conoscenza ci permetterebbe di preparare strategie di difesa più efficaci e, soprattutto, determinanti. Non dimentichiamo che sono proprio questi organismi patogeni che generano malattie che provocano, in molti casi, la morte e soprattutto nei paesi in via di sviluppo: lebbra, malaria, tubercolosi, febbre tifoide, meningite, peste e aids, tanto per citare le più tristemente note. Non solo. Oggi dobbiamo verificare sulla nostra pelle le capacità aggressive dei virus e il modo come sono in grado di sconvolgere la nostra vita. Ma ciò che ci sconcerta di più è che, di là del contingente, abbiamo la tendenza ad ignorare tali pericoli tanto da renderli pandemici, nel momento in cui si mostrano, salvo poi stupirci se non siamo riusciti a prevederli e a debellarli. In pratica ci manca la cultura della prevenzione e la saggezza nel dare giusto rilievo e soprattutto risorse alla ricerca scientifica e, essenzialmente, in maniera continuativa nell’arco delle nostre esistenze presenti e future. (Riccardo Alfonso)

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Guidoni scommette sull’Italia e investe a Verona

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 settembre 2018

Guidoni Group, leader mondiale nei processi di estrazione di pietre ornamentali e primo esportatore di granito del Brasile, investe in Italia e sceglie Verona come piazza strategica. Ieri sera il colosso brasiliano ha inaugurato qui “Guidoni Concept” il suo primo concept store, voluto nell’ambito della nuova strategia di marketing unificato all’intero del Gruppo.
Lo spazio si trova ad Affi e comprende lo showroom, dedicato ai prodotti finiti, e il centro di distribuzione, qui posizionato proprio per supportare la rete dei distributori partners in Europa e nel Regno Unito, offrendo loro consegne più rapide e un più ampio ventaglio di prodotti in portfolio. L’investimento iniziale è stato pari a 1.2 milioni di euro per l’acquisto di uno spazio di 1050 metri quadri, a fronte di capacità di immagazzinamento di circa 3000 lastre. «Col nostro “Guidoni Concept” – evidenzia Rafael Guidoni, CEO dell’azienda – ci proponiamo di diventare un riferimento globale nei prodotti lavorati, naturali o industriali, con un marketing unificato, la logistica e la distribuzione. In aggiunta alle pietre naturali e a Topzstone, rivestimenti in quarzo naturale, con cui oggi lavoriamo, il nostro nuovo canale di distribuzione presenterà, nel prossimo futuro, un portafoglio diversificato di prodotti lavorati e soluzioni focalizzate sull’estetica, tutti realizzati sotto la rigorosa supervisione del Gruppo». Attualmente Guidoni è presente in oltre 70 paesi nei cinque continenti e circa il 95% del suo fatturato complessivo deriva dalle esportazioni. Il lancio del primo concept-store del marchio rappresenta un ulteriore importante passo in avanti verso l’espansione internazionale: lo spazio verrà utilizzato per incontri di lavoro e per i clienti finali del mercato europeo, assicurando così una esclusiva selezione dei pezzi e una grande varietà dei materiali oggi di maggior tendenza.
Il centro di distribuzione si trova ad Affi, in una posizione strategica, vicino a Verona, un vero polo europeo per la distribuzione dei prodotti lavorati, in particolare per il marmo e il granito.

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Secondo Congresso Internazionale sul Sistema Eph-ephrin

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Parma Giovedì 3 e venerdì 4 maggio, nel Palazzo Centrale dell’Università di Parma (via Università 12), si svolgerà il Secondo Congresso Internazionale sul Sistema Eph-ephrin, organizzato da Massimiliano Tognolini e Alessio Lodola del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Ateneo di Parma. Il sistema Eph-ephrin è un target emergente della chemioterapia a bersaglio molecolare, essendo coinvolto nei processi di iniziazione, proliferazione, invasione e angiogenesi tumorale.
Dopo la precedente edizione del 2016, i più autorevoli scienziati del settore, provenienti da tutto il mondo, si incontreranno nuovamente presso il nostro Ateneo, in un evento interamente dedicato all’argomento, al fine di esporre e discutere le scoperte scientifiche maturate nel corso del proprio lavoro di ricerca.Massimiliano Tognolini e Alessio Lodola sono impegnati da alcuni anni in un progetto di ricerca finanziato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro-AIRC finalizzato alla scoperta di nuove molecole capaci di interferire con l’attività del sistema efrinico. Questa attività di ricerca si inserisce all’interno di una proficua e longeva collaborazione tra il Gruppo di Farmacologia Sperimentale guidato da Elisabetta Barocelli e il Gruppo di Drug Design & Discovery guidato da Marco Mor, entrambi del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco.
Il Comitato Scientifico e Organizzativo del Congresso vede inoltre la collaborazione di Elena Pasquale del Sanford-Burnham Medical Research Institute (La Jolla, California, USA) e di Yoshiro Maru della Tokyo Women’s Medical University (Tokyo, Giappone).Il Congresso, sponsorizzato da Fondazione Cariparma e British Pharmacological Society, prevede l’intervento come speakers di:
· Jin Chen (Vanderbilt University, Nashville, USA)
· Alice Davy (CNRS, Université de Toulouse, Toulouse, France)
· Bryan Day (Queensland Institute of Medical Research, Brisbane, Australia)
· Juha Himanen (Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, New York, USA)
· Yoshiro Maru (Tokyo Women’s Medical University, Tokyo, Japan)
· Mark Henkemeyer (UT Southwestern Medical Center, Dallas, USA)
· Bingcheng Wang (Case Western Reserve University, Cleveland, USA).

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“Il nuovo sistema degli appalti pubblici: regole, processi e tecnologie”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

montecitorio

Roma, 6 dicembre ore 16, presso la Biblioteca della Camera dei deputati (Palazzo San Macuto, Sala del Refettorio) in via del Seminario 76. L’incontro, organizzato dalle associazioni Ambiente e Società e Italian Digital Revolution in collaborazione con l’associazione dei consumatori Adiconsum, intende proporre una riflessione sulla riforma degli appalti con particolare riferimento al nuovo codice (il decreto legislativo n. 50/2016, modificato dal decreto correttivo n. 56/2017 e dal dl 50/2017, convertito con la legge n. 96/2017), alla semplificazione normativa, ai criteri di aggiudicazione, alla trasparenza, ai cambiamenti dettati dall’innovazione tecnologica e al rating reputazionale per le imprese. Il dibattito, moderato dalla giornalista del Corriere delle Comunicazioni Federica Meta, sarà aperto dai saluti dei presidenti di As e Aidr, Amedeo Scornaienchi e Mauro Nicastri. Previsti gli interventi dei parlamentari Federica Dieni (M5S) e Gianluca Benamati (Pd) e di Rocco Morelli, direttore scientifico dell’associazione Ambiente e Società; Sergio Alberto Codella, avvocato e segretario generale dell’Aidr; Massimo Bruno, responsabile delle relazioni esterne dell’Enel; Roberto Poppi, direttore acquisti e appalti della società Sogin spa; Mauro Draoli, responsabile del laboratorio di sperimentazione di tecnologie e applicazioni IT dell’Agenzia per l’Italia digitale; Francesco Pinto, segretario generale dell’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali (Asmel); Gabriele Buia, presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance); Giacomo Stucchi, presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir); Ciro Cafiero, giuslavorista e docente di diritto del lavoro; Gianluca Maria Esposito, direttore della Scuola in anticorruzione e appalti nella pubblica amministrazione dell’Università di Salerno; Carlo De Masi, presidente dell’Adiconsum.

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Processi immunitari difettosi

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

ricercaSono trascorsi pochi anni da quando nei laboratori di Harvard il team di ricercatori diretto dal Professore Charles Serhan ha individuato le molecole che regolano la fase conclusiva di un processo infiammatorio acuto, riparando i tessuti danneggiati e ripristinando quindi lo stato di buona salute del nostro organismo. Da allora lo studio delle “resolvine” è andato avanti, per capire sempre meglio il loro funzionamento. Ma solo tre anni fa un ricercatore italiano ha bussato alla porta del Professore Serhan a Boston con un’idea nuova: “L’ipotesi che proposi in quell’occasione – racconta Valerio Chiurchiù, ricercatore della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – fu di verificare la possibile efficacia delle resolvine non solo nel chiudere a tempo debito un normale processo infiammatorio, ma anche nel correggere quei processi immunitari difettosi che portano ad uno stato infiammatorio cronico e perfino all’autoaggressione dei propri tessuti, come nel caso di diverse malattie infiammatorie croniche o autoimmuni”.I risultati dello studio, nato da quel primo colloquio a Boston, sono stati pubblicati ora da “Science Translational Medicine” e hanno dimostrato l’effettiva capacità delle “resolvine” di ristabilire un corretto equilibrio del sistema immunitario in modelli di laboratorio. “Ora stiamo iniziando a replicare gli esperimenti su campioni ematici di pazienti affetti da sclerosi multipla – spiega il dottor Chiurchiù – Se registreremo analoghi risultati, saremo in grado di proseguire con studi che, dalla fase uno in laboratorio fino alla fase tre su soggetti umani, potrebbero condurre in tre anni allo sviluppo di un nuovo protocollo terapeutico”.Il trattamento di sclerosi multipla, artrite reumatoide, lupus eritematoso e più in generale di malattie provocate da stati infiammatori cronici e disfunzioni del sistema immunitario potrebbero giovare degli effetti delle “resolvine”. “I risultati ottenuti – commenta il Professor Serhan, Direttore del Centro di Terapie Sperimentali all’Università di Harvard – permetteranno ora a noi e ad altri ricercatori di tradurre i risultati degli studi con mediatori lipidici della risoluzione dell’infiammazione (pro-resolving mediators) in nuovi trattamenti e nuove strategie terapeutiche.”Ma come si esplica esattamente l’azione delle resolvine sul sistema immunitario? “Nelle infiammazioni che non si risolvono o che risultano incontrollate e sono alla base di tutte le più comuni malattie infiammatorie croniche o autoimmuni – spiega il dottor Chiurchiù – il problema principale è dato dai linfociti. Si verifica infatti un’alterazione dell’equilibrio tra i linfociti chiamati a distruggere le cellule estranee all’organismo, come ad esempio i Th1 e i Th17, e i linfociti regolatori “Treg” che inibiscono l’azione dei primi alla fine dell’azione immunitaria, impedendo reazioni eccessive una volta che il danno è stato eliminato. Gli esperimenti che abbiamo condotto hanno dimostrato che se iniettiamo resolvine in un sistema che presenta questo squilibrio, dopo poco tempo l’attività dei linfociti autoreattivi viene soppressa, mentre quella dei linfociti regolatori viene potenziata, spostando così l’equilibrio a favore delle cellule buone”.Una carenza di resolvine nell’organismo potrebbe quindi confermarsi in futuro un fattore coinvolto nella genesi d’infiammazioni croniche e malattie autoimmuni. “Se così fosse – prosegue il dottor Chiurchiù – le resolvine potrebbero non solo risultare utili per lo sviluppo di nuove terapie, ma anche come marcatori biologici per la prevenzione di questo tipo di patologie”.
I risultati dello studio confermano anche gli effetti benefici di una dieta ricca di Omega 3. Le resolvine sono prodotte infatti dal nostro organismo attraverso il metabolismo degli acidi grassi Omega 3. “Sono molecole importanti – sottolinea il dottor Chiurchiù – che per la loro origine dal metabolismo degli Omega 3 evidenziano ancora una volta l’importanza di un’alimentazione ricca di pesce”. Questo fa ben sperare anche per i tempi di sviluppo di una loro possibile applicazione farmaceutica. Essendo infatti molecole presenti nel metabolismo di un organismo sano, non si presenta il pericolo di effetti collaterali nel caso di un loro uso terapeutico.Lo studio Proresolving lipid mediators resolvin D1, resolvin D2, and maresin 1 are critical in modulating T cell responses è stato pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine (DOI: 10.1126/scitranslmed.aaf7483) a firma degli autori: Valerio Chiurchiù, Alessandro Leuti, Jesmond Dalli, Anders Jacobsson, Luca Battistini, Mauro Maccarrone, Charles N Serhan. Ha ricevuto anche il supporto economico della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e dei National Institutes of Health (NIH).(foto: ricerca)

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Con processi più veloci non necessario aumentare la prescrizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2016

giustizia“E’ necessario velocizzare i processi, in particolare per i reati contro la Pa. Lo ribadisce oggi il presidente dell’Anac Cantone ed è quanto sosteniamo da tempo noi di Area popolare. Così come sosteniamo che se riuscissimo davvero ad accelerare i tempi dei processi non ci sarebbe bisogno di aumentare i termini della prescrizione neppure per questa tipologia di reati, in quanto i tempi sarebbero contenuti nella stessa prescrizione attualmente in vigore”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta. “Tra l’altro avendo sùbito una sentenza definitiva contro i corrotti – prosegue Marotta – otterremmo il duplice risultato di avere processi celeri e di evitare attraverso pene accessorie che chi si macchia di questi reati possa amministrare la cosa pubblica. Sì dunque alla corsia preferenziale con un processo immediato dopo una misura cautelare per i reati contro la Pa”.

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Stesse garanzie per i minori nei processi penali in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

corte europea giustiziaLe nuove norme per garantire che i minori indagati o accusati di un crimine ricevano un processo equo in qualsiasi Stato UE si trovino, sono state approvate mercoledì. La direttiva, già concordata con il Consiglio, stabilisce il diritto per i minori di diciotto anni a essere assistiti da un avvocato e accompagnati dal titolare della responsabilità genitoriale (o da un altro adulto idoneo) nel corso del procedimento.”Il testo presenta un elenco di diritti e di garanzie per un modello comune europeo di giusto processo per i minori, in cui trovare un equilibrio tra la necessità di accertamento della responsabilità del crimine e quella di tenere in debita considerazione la vulnerabilità dei minori e le specifiche esigenze”, ha dichiarato la relatrice Caterina Chinnici (S&D, IT). “Il risultato ottenuto rispecchia in modo significativo l’esperienza italiana in questo campo”, ha aggiunto.Il progetto di direttiva mira a garantire che i minori abbiano lo stesso diritto di comprendere e seguire i procedimenti giudiziari in tutta l’Unione europea. La situazione giuridica sul trattamento dei minori, infatti, varia molto fra Paese e Paese. La direttiva è stata approvata con 613 voti favorevoli, 30 voti contrari e 56 astensioni.I deputati hanno inserito una disposizione volta a garantire che i minori abbiano sempre il diritto irrinunciabile a essere assistiti da un avvocato difensore. Le eccezioni a questo diritto sono valide solamente nel caso in cui sia ritenuto non proporzionato alle circostanze del processo o, in casi eccezionali, nella fase pre-processuale, se è nell’interesse superiore del minore.
La direttiva impone agli Stati membri di garantire che la privazione della libertà sia disposta ai minori solo come misura di ultima istanza e della più breve durata possibile. I minori dovrebbero inoltre essere detenuti separatamente dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile non farlo nel loro interesse.La direttiva include anche altre garanzie, tra cui:
il diritto a essere accompagnato dal titolare della responsabilità genitoriale o da un altro adulto idoneo durante le udienze in tribunale e in altre fasi del procedimento, come gli interrogatori di polizia;
il diritto alla tutela della privacy durante il procedimento penale;
la formazione specifica per giudici, pubblici ministeri e tutti i professionisti coinvolti nell’amministrazione della giustizia minorile. La direttiva deve ora essere formalmente approvata dal Consiglio dei ministri. Una volta pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, gli Stati membri avranno tre anni di tempo per recepirla nella loro legislazione nazionale.Danimarca, Regno Unito e Irlanda hanno scelto di non appoggiare questa direttiva e non saranno vincolati dalla sua applicazione.

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Giustizia italiana in tilt

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2013

English: The Palace of Justice in Rome, Italy,...

English: The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of the Supreme Court of Cassation. View from the opposite side of Umberto I bridge Français : Le Palais de Justice en Rome, Italie, siège de la Court de Cassation, vue de Pont Umberto I Deutsch: Die Justizpalast in Rom, die Oberster Kassationsgerichtshofs Palast Italiano: Il Palazzo di Giustizia, anche noto come Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, a Roma, visto dalla mezzeria di ponte Umberto I (Photo credit: Wikipedia)

Sovraffolamento carceri, responsabilità civile dei giudici, lentezza dei processi. Non si contano più le condanne che l’Europa ha inflitto all’Italia per i casi di malagiustizia. L’Italia ha il più alto numero di sentenze della Corte per i diritti dell’uomo non eseguite fra i paesi del Consiglio d’Europa. Un primato che ha conquistato anche grazie all’apporto della malagiustizia. Responsabilità civile dei magistrati, lunghezza dei processi, sovraffollamento carcerario: le condanne e le procedure di infrazione aperte su questi e altri temi di giustizia dall’Europa, si sono stratificate di anno in anno senza che le istituzioni italiane vi dessero risposta. Se entro primavera il Parlamento non riuscirà a riformare la giustizia, a eliminare il sovraffollamento delle carceri, gli italiani saranno doppiamente beffati, costretti a pagare multe salate a causa di una giustizia ingiusta di cui sono spesso vittime.
RESPONSABILITÀ CIVILE. Il 25 settembre è stata proposta una nuova procedura d’infrazione alla Commissione europea, guidata da Josè Manuel Barroso. Se entro i prossimi mesi l’Italia non si adeguerà alla sentenza del 2010 della Corte di giustizia Ue che chiede la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati 117/1988, dovrà pagare sanzioni pecuniarie.
SOVRAFFOLLAMENTO. Il nostro Paese ha tempo fino al 28 maggio del 2014 per risolvere il sovraffollamento delle carceri ed evitare pesanti sanzioni. Se non sarà risolto, la Corte europea dei diritti umani potrebbe condannare l’Italia al pagamento di 100 mila euro di multa per ogni detenuto che abbia presentato ricorso a Strasburgo, come fece pochi mesi fa con una sentenza che la condannò a risarcire 7 carcerati con 700 mila euro.
LENTEZZA PROCESSI. Da quasi 15 anni la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per l’irragionevole durata dei processi. In numerose cause la Cedu ha constato in Italia l’esistenza in Italia non solo di un cumulo di trasgressioni al termine ragionevole dei processi ma anche un problema diffuso inerente i pagamenti degli indennizzi. Tra le cause ipotizzate di questi ritardi, la Corte riscontrò, in una sentenza del 2010, l’incapacità e l’insicurezza nel prendere decisioni giudiziarie chiare e definitive. Da allora poco è stato fatto per rimediare alla situazione.
GIUDICI INADEMPIENTI. La lentezza dei processi non è soltanto colpa della politica. Ma anche dei magistrati. La Commissione europea ha recentemente aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia a causa di giudici della Cassazione che per ben due volte, in una vicenda giudiziaria che va avanti da 31 anni, hanno respinto la richiesta di un imprenditore di rinviare un caso di competenza europea alla Corte di giustizia dell’Ue. La Corte di Cassazione in questo modo ha violato il Trattato europeo, che la obbliga a rimettere gli atti alla Corte di giustizia dell’Ue per ottenere l’interpretazione di una norma di diritto europeo, laddove una parte ne faccia richiesta. Si tratta di un obbligo giuridico. La violazione di questo obbligo è causa diretta della durata eccessiva della vicenda giudiziaria vissuta dall’imprenditore in questione, secondo la Commissione Ue.

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“Lobbying e processi democratici. Divergenze e congiunture”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Maggio 2012

 

Salerno

Salerno (Photo credit: Wikipedia)

Salerno 29 maggio presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno la lezione su “Lobbying e processi democratici. Divergenze e congiunture” Ne discutono Gianfranco Macrì e l’autore di “Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale” Gianluca Sgueo. Come si possono conciliare una democrazia partecipativa, in cui tutti i cittadini hanno la possibilità di influenzare le decisioni pubbliche, con un sistema di lobby, in cui sono le multinazionali a influenzare le scelte della politica? Esiste un lobbying trasparente? Chi sono i lobbisti in Italia? Saranno questi alcuni dei temi del dibattito organizzato a Salerno per martedì 29 Maggio alle ore 9 presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno, Aula SP/4. Il dibattito sarà l’occasione per la presentazione di “Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale”, il nuovo libro del Coordinatore dei rapporti con il cittadino, sito web e flussi informativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianluca Sgueo, edito da Egea. L’autore discuterà della possibilità che democrazia partecipativa e lobbying interagiscano per creare un sistema pubblico più efficiente e trasparente. Nel corso della lezione verranno discusse alcune recenti iniziative del governo, tra cui la consultazione pubblica sulla spending review.
Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni avanzate dal governo Monti, hanno rafforzato le connotazione negative associate alle lobby, viste come raggruppamenti di affaristi, difensori di caste e faccendieri. Nel suo volume Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale (Egea 2011, 263 pagg., 24 euro) Gianluca Sgueo mostra invece come fare lobbying può essere un’attività trasparente e regolamentata con un ruolo fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e dell’economia, disegnando le linee guide per favorire in Italia una crescita culturale nei confronti del lobbying e instaurare un sistema efficace e funzionale.
Come sostiene infatti nella sua prefazione Giuseppe Mazzei, direttore dei Rapporti istituzionali del Gruppo Allianz, in Italia permane “la congiura dell’ignoranza…dove la parola lobby è usata quasi sempre a sproposito come sinonimo di attività illecite o traffici immorali.” Mentre invece “il lobbismo corretto e ben regolamentato è un elemento cruciale per migliorare la competitività del sistema imprenditoriale e in genere del sistema democratico”.
Nel volume infatti Sgueo illustra in maniera vivace e dettagliata la funzione dei lobbisti in una democrazia contemporanea, funzione che fa parte del meccanismo che favorisce una democrazia partecipativa in cui viene incentivato il coinvolgimento dei cittadini nell’assunzione delle decisioni. Il fenomeno viene così fotografato, con esempi tratti sovente dal mondo anglosassone, illustrando i benefici ma anche i problemi senza timore di sottolineare aspetti e esempi negativi. Benefici che in termini di ritorno economico sono stati valutati dalla University of Kansas in uno studio che ha preso in considerazione un’attività di lobbying di 300 milioni di dollari che ha avuto un ritorno di 220 volte il capitale investito. (2012) pp. 264 Egea € 20,40 (formato cartaceo); € 13,99 (formato e-pub)

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I numeri che contano

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 Maggio 2012

Abbiamo una economia sommersa che vale 270 miliardi, una evasione di 120 miliardi e una corruzione pubblica che ammonta a 60 miliardi. E’ questa la vera faccia del paese. L’onestà non premia. Il contribuente non è difeso. Si sfruttano le doti meno nobili dell’animo umano incoraggiando l’evasione, favorendo il sommerso, offrendo il voto di scambio e lasciando che gli strumenti a tutela dei cittadini vadano alla malora con milioni di processi in civile e in penale che prima di avere una sentenza definitiva richiedono tra gli otto e i 12 anni, che chi si ammala e vuole essere curato deve sborsare di tasca propria, chi vuole cibarsi di cibi qualitativamente validi deve pagare di più innescando quella spirale perversa che condanna tutti coloro che sono detentori di redditi medio-bassi ad usufruire di servizi e alimenti scadenti fonte di malattie inevitabili sia pure differite nel tempo. Quale sarebbe stato il gesto di “coraggio” di un governo, e lasciamo perdere l’eufemismo del governo tecnico che fa ridere i polli, se non quello di adottare una politica fiscale aperta al rimborso delle spese di mantenimento come accade in Germania e nel paesi anglosassoni? Così se a casa arriva l’idraulico o si va dal medico specialista e si è posti di fronte all’alternativa di pagare duecento euro senza ricevuta o 250 se non 300 con la ricevuta, la convenienza e la mancanza di un adeguato scomputo della spesa nella dichiarazione dei redditi, ci convince la soluzione economicamente più vantaggiosa. I politici lo sanno ma preferiscono fare come le scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare perché le corporazioni sono quelle che dettano le fortune o le sfortune dei partiti nei confronti elettorali, mentre gli altri, pur essendo la maggioranza assoluta del paese, sono stati ammansiti dai tanti specchietti per allodole che si chiamano disinformazione, clientelismo, complessi d’inferiorità e diavolerie del genere. E il meccanismo è così ben oliato che se non si va alla radice del problema la sua soluzione diventa impossibile. Ecco perché si continuerà ad evadere di là delle facciate della prima ora con i casi scoperti che a ben vedere sono la minima parte di una componente di ben altra natura.
Ecco perché ci sarebbe voluta una riforma fiscale complessiva che badasse alle aliquote ma anche a tutto il resto. Perché i cittadini devono essere educati ad ottenere risultati virtuosi nelle loro operazioni finanziarie, commerciali e negli scambi di servizi. Bisogna incoraggiare e non deprimere. Bisogna offrire opportunità virtuose e non convenienza ad evadere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it – tutti gli articoli di Riccardo Alfonso possono essere letti su: https://www.google.com/bookmarks/lookup)

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Italia: i costi della giustizia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

A cura dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignotowww.detenutoignoto.com. fonti: Le analisi di Confindustria, Confartigianato, Banca d’Italia e Banca Mondiale. Vediamolo nei numeri, questo sistema:
42% di detenuti in custodia cautelare i processi per ingiusta detenzione o per errore giudiziario sono oltre 2000 all’anno, per i quali nel corso del 2011 lo Stato italiano ha riconosciuto risarcimenti stimati in € 46 milioni. (Fonte:Dipartimento organizzazione giudiziaria – direzione generale di statistica )
4 anni di attesa per le cause civili 7 anni per quelle penali
6 milioni di processi civili che costano all’Italia 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza
Secondo i dati della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) riferiti al 2008, l’Italia destina al funzionamento del sistema giustizia (civile e penale) circa lo 0,19% del PIL.
Costo annuo della Giustizia
Italia 4.088.000.000
Francia 3.350.000.000
Spagna 2.983.000.000
Olanda 1.613.000.000
Centro Studi di Confindustria (2011) stima che:
Smaltire questa enorme mole di pratiche frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil ma basterebbe abbattere anche del 10% i tempi di risoluzione delle cause per guadagnare lo 0,8% del Pil l’anno.
Secondo il rapporto Doing business
2012 della Banca mondiale, i difetti della nostra giustizia civile ci fanno perdere l’1% di Pil l’anno. Tempi e efficacia di risoluzione dei contratti civili, il nostro Paese è posizionato al 158esimo posto su 183.
Giustizia e Imprese:
La giustizia lumaca costa circa 371 euro ad azienda e i ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l’anno. (il sole24ore)
il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30% del valore della controversia stessa, a fronte del 19% nella media OCSE.
Per recuperare un credito:
1.210 giorni in Italia
515 giorni in Spagna
406 giorni in Cina
399 giorni in Inghilterra
394 in giorni Germania
331 in Francia
300 giorni in Usa
Spese per lo Stato
Il nostro Stato spende (fonte Commissione europea sull’efficienza della giustizia 2011) calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia: circa 70 euro per abitante a fronte dei 56 della Francia, dove la durata media di un processo civile è della metà.
Spesa pubblica
complessiva per i tribunali e per le procure supera i 7,5 miliardi di euro l’anno ed è la seconda più alta in Europa, dopo quella della Germania”.
nel 2009 uno studio di Confartigianato rilevava come avviene un aumento dei fidi bancari del 27% laddove la giustizia civile funziona.
esempio confindustria:
– se nella provincia di Bari la giustizia civile avesse la medesima efficienza che si riscontra nella provincia di Torino (-60% circa di durata dei procedimenti), la sua crescita economica nel periodo 2000-2007 sarebbe stata più elevata di 2,4 punti percentuali
i tempi di risoluzione delle controversie commerciali
al Sud sono di circa il 20% più lunghi rispetto al Nord e che solo nelle macroregioni più avanzate d’Italia, come ad esempio nel Nord Ovest, i tempi di definizione di un procedimento civile di primo grado – stimato in 306 giorni per il 2006 – potrebbero risultare in qualche modo competitivi con quelli di Francia e Spagna (250) o Germania (157). i tempi di risoluzione delle controversie relative ai contratti commerciali rispetto alla media europea:2 volte maggiori rispetto a quello medio OCSE e quasi quattro volte maggiore rispetto a quello della Francia
i costi delle prescrizioni:
le sezioni unite della corte di cassazione si sono pronununciate sul cosidetto abuso del processo, ne emerge che la prescrizione oltre ad essere un’amnistia mascherata comportano un esborzo da parte dello stato molto alto.vediamolo nei numeri:
500 prescrizioni al giorno
165mila prescrizioni annue costano allo stato 84 milioni di euro l’anno. (165 mila sono la media degli ultimi 5 anni il cui costo è stato calcolato sulla base del costo medio di un processo pari a 521euro)
caso Bologna: scoppiato nel 2008: un’ispezione ordinaria disposta dal ministero della giustizia scoprì 3300fascicoli di indagine chiusa a chiave in un armadietto e dimenticati. ireati contestati in quei procedimenti, tra cui furti e ricettazione, reati ambientali sono oggi caduti in prescrizione
Trascrizioni ovvero servizio stenotipia:
fonte ministero della giustizia- dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi:
i costi per il servizio delle trascrizioni e fonici degli atti dei processi e delle udienze nel 2005 ammontavano a 26.000.000,00 di euro iva compresa
DATI RICAVATI DA APERTURA ANNO GIUDIZIARIO 2012

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La Cassazione Civile contro i processi lumaca

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2012

Cassazione

Image via Wikipedia

Lo “Sportello dei Diritti” è intervenuto numerose volte sull’annoso problema della lentezza dei processi italiani causa non solo di continue condanne dello Stato da parte della Corte di Giustizia europea, ma soprattutto di conseguenze negative per i cittadini costretti a subire le ansie e le attese per decisioni che non arrivano mai o che arrivano dopo anni ed anni di rinvii.La legge 89/2001 nota a tutti come «legge Pinto» e che ha superato il decimo anno dall’entrata in vigore ha tentato di porre un argine ai danni causati alla cittadinanza per tutelarla di fronte all’irragionevole durata delle cause, che secondo giurisprudenza corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per ciascuna fase successiva, stabilendo la possibilità di ottenere un “equo indennizzo” a fronte degli irragionevoli ritardi dei processi.Con alcune recenti decisioni della Cassazione (2009/16086; 2010/819), gli ermellini avevano posto alcuni paletti per definire l’entità dell’indennizzo liquidabile: “La quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”.A tal proposito è utile riportare la recentissima sentenza n. sentenza n. 35/2012 della sesta sezione civile della Corte di Cassazione che ha ricordato come il diritto all’equa riparazione spetta tutte le parti e non soltanto quella che è risultata vittoriosa.Come spiega la Corte, la violazione del termine di durata ragionevole del processo fa sorgere il diritto alla riparazione anche alla parte che ha perso la causa. Non solo: tale diritto prescinde anche dalla consistenza economica e dall’importanza del giudizio. Unica eccezione è quella in cui si dimostri che il soccombente ha promosso una lite temeraria o ha resistito in giudizio al solo scopo “di perseguire proprio il perfezionamento del diritto alla riparazione”. Implicitamente la Corte non fa che richiamare la portata del secondo comma dell’articolo 2 della legge 89 secondo cui il giudice deve considerare la complessità del caso e, in relazione ad essa, il comportamento delle parti. Per il resto secondo la Corte risulta del tutto irrilevante, la eventuale consapevolezza, da parte di chi fa la richiesta di equa riparazione, della scarsa probabilità di successo della sua iniziativa giudiziaria. Al di là del merito della sentenza, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si rivolge alla cittadinanza affinché prendendo spunto da tali decisioni continui a promuovere l’azione civile nei confronti dello Stato per vedersi riconosciuto un sollievo economico a fronte delle sofferenze e delle ansie dovute alla lungaggine dei processi che dovrebbe servire anche da impulso per accelerare le riforme necessarie e per fornire uno stimolo ulteriore affinché si doti l’amministrazione giudiziaria degli strumenti necessari per una Giustizia più rapida ed efficace.
Anche alla luce delle decisioni in commento che confermano l’orientamento giurisprudenziale per una tutela più efficace dei cittadini, lo “Sportello dei Diritti” continua e continuerà nella sua attività di tutela legale di tutte le vittime della giustizia lenta.

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Processi lumaca

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

The Courthouse (dibbed "Il Palazzaccio, i...

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L’importo liquidato a titolo di equo indennizzo per l’irragionevole durata del processo, secondo la legge Pinto, non può essere inferiore a euro 750 per ogni anno di ritardo per i primi tre anni e a euro 1000 per i successivi. Lo “Sportello dei Diritti” è intervenuto numerose volte sull’annoso problema della lentezza dei processi italiani causa non solo di continue condanne dello Stato da parte della Corte di Giustizia europea, ma soprattutto di conseguenze negative per i cittadini costretti a subire le ansie e le attese per decisioni che non arrivano mai o che arrivano dopo anni ed anni di rinvii.
La legge 89/2001 nota a tutti come «legge Pinto» e che ha superato il decimo anno dall’entrata in vigore ha tentato di porre un argine ai danni causati alla cittadinanza per tutelarla di fronte all’irragionevole durata delle cause, che secondo giurisprudenza corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per ciascuna fase successiva, stabilendo la possibilità di ottenere un “equo indennizzo” a fronte degli irragionevoli ritardi dei processi. Con alcune recenti decisioni della Cassazione (2009/16086; 2010/819), gli ermellini avevano posto alcuni paletti per definire l’entità dell’indennizzo liquidabile: “La quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. A tal proposito è utile riportare la recentissima sentenza n. 20689 del 07.10.2011 sempre della Suprema Corte (Prima sezione) che ha precisato che “In materia di irragionevole durata del processo, stante l’esigenza di offrire un’interpretazione della legge 24 marzo 2001, n. 89 idonea a garantire che la diversità di calcolo non incida negativamente sulla complessiva attitudine ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, evitando il possibile profilarsi di un contrasto della medesima con l’art. 6 della CEDU (come interpretata dalla Corte di Strasburgo), la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo, per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. Nel caso di specie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva proposto ricorso per cassazione, avverso il decreto in data 29 maggio 2009 con il quale la Corte di Appello di Roma lo ha condannato al pagamento in favore di G.C., (+Altri) della somma di Euro 6.500,00 ciascuno, oltre agli interessi legali a decorrere dalla data del decreto, a titolo di equo indennizzo per la violazione del termine ragionevole di durata di un giudizio promosso davanti al Tar Lazio il 30 luglio 1997 e definito con sentenza del 13 novembre 2006.
Al di là del merito della sentenza che ha comunque sancito la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e quindi il diritto all’indennizzo del danno, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si rivolge alla cittadinanza affinché prendendo spunto da tali decisioni continui a promuovere l’azione civile nei confronti dello Stato per vedersi riconosciuto un sollievo economico a fronte delle sofferenze e delle ansie dovute alla lungaggine dei processi che dovrebbe servire anche da impulso per accelerare le riforme necessarie e per fornire uno stimolo ulteriore affinché si doti l’amministrazione giudiziaria degli strumenti necessari per una Giustizia più rapida ed efficace.
Anche alla luce delle decisioni in commento che confermano l’orientamento giurisprudenziale per una tutela più efficace dei cittadini, lo “Sportello dei Diritti” continua e continuerà nella sua attività di tutela legale di tutte le vittime della giustizia lenta.“A healthy eye with full visual capacities is of no use in a dead body,”

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Chiusura Ice

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2011

“La riorganizzazione di servizi e funzioni dell’ICE non depotenzierà i processi di internazionalizzazione delle imprese nella vasta fascia dell’Africa subsahariana. In quell’area l’apporto dell’Ice è stato sempre minimo, quasi impercettibile. A creare le vere condizioni di investimento alle imprese sono sempre stati enti come la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale che, con molto coraggio e mezzi propri hanno esplorato quei territori, si sono radicati, hanno lavorato sodo e solo quando le condizioni lo hanno permesso hanno presentato alle aziende le potenzialità di mercati che continuavano a restare sconosciuti all’Ice”. Le misure che in Finanziaria stravolgono presente e futuro dell’Istituto per il Commercio Estero trovano d’accordo l’ing. Alfredo Cestari, Presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale: “Le istituzioni riconosciute dal tessuto imprenditoriale sono quelle che producono risultati proporzionati all’investimento necessario per il loro mantenimento. L’Ice era sostanzialmente fuori da questo parametro, il Governo bene ha fatto a rivederne organizzazione e finalità per evitare di perseverare negli errori del passato. Con numeri diversi sarebbe stato molto difficile depotenziare un istituto invece funzionante, produttivo e fermo punto di riferimento per centinaia di imprese”. E proprio alle imprese il presidente di ItalAfrica si rivolge: “Le missioni imprenditoriali all’estero sono utili quando producono contratti ed economia. Esse sono il punto d’arrivo di un lavoro fatto di relazioni ed interlocuzioni durato anni e svolto nella continua ricerca dei giusti accreditamenti di natura diplomatica, istituzionale e imprenditoriale con il tessuto locale i cui attori riconoscano l’’ente proponente’ quale interlocutore valido ed affidabile. In Africa subsahariana ciò accade di sicuro con ItalAfrica. Per questo, per le nostre imprese, in Africa non cambierà nulla”.
La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere è Ente senza scopi di lucro. Fondata del 2004, iscritta registro delle Camere di Commercio italo-estere del Min. degli Affari Esteri. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale associa oltre 300 tra grandi e PMI nazionali interessate alla internazionalizzazione delle attività nei Paesi della fascia sub sahariana.

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I Laogai cinesi. I lager del Terzo millennio

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

In Italia è attiva la Laogai Research Foundation Italia che collabora con l’omonima associazione di Washington con la quale condivide gli obiettivi e gli scopi. La Laogai Research Foundation Italia è impegnata in una campagna di informazione sui laogai, i campi di concentramento, dove sono costretti al lavoro forzato diversi milioni di persone a vantaggio economico del regime comunista cinese. Nei Laogai spariscono, con i criminali comuni, sacerdoti e vescovi cattolici, monaci tibetani, religiosi di ogni confessione, uomini, donne, bambini, oppositori politici, figure invisibili, condannate con iniqui processi. Il loro lavoro è a costo zero. La Laogai Research Foundation Italia organizza mostre fotografiche, conferenze stampa e convegni per sensibilizzare i mass media e le autorità politiche italiane ai laogai e alla continua violazione dei diritti umani nella Cina comunista, come le esecuzioni pubbliche di massa, la vendita degli organi dei condannati a morte e la criminale politica del figlio unico. Laogai Research Foundation Italia – Fede & cultura – 2011 – pp. 120 – € 10,00

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