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Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 95

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Giustizia italiana in tilt

Posted by fidest on Monday, 21 October 2013

English: The Palace of Justice in Rome, Italy,...

English: The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of the Supreme Court of Cassation. View from the opposite side of Umberto I bridge Français : Le Palais de Justice en Rome, Italie, siège de la Court de Cassation, vue de Pont Umberto I Deutsch: Die Justizpalast in Rom, die Oberster Kassationsgerichtshofs Palast Italiano: Il Palazzo di Giustizia, anche noto come Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, a Roma, visto dalla mezzeria di ponte Umberto I (Photo credit: Wikipedia)

Sovraffolamento carceri, responsabilità civile dei giudici, lentezza dei processi. Non si contano più le condanne che l’Europa ha inflitto all’Italia per i casi di malagiustizia. L’Italia ha il più alto numero di sentenze della Corte per i diritti dell’uomo non eseguite fra i paesi del Consiglio d’Europa. Un primato che ha conquistato anche grazie all’apporto della malagiustizia. Responsabilità civile dei magistrati, lunghezza dei processi, sovraffollamento carcerario: le condanne e le procedure di infrazione aperte su questi e altri temi di giustizia dall’Europa, si sono stratificate di anno in anno senza che le istituzioni italiane vi dessero risposta. Se entro primavera il Parlamento non riuscirà a riformare la giustizia, a eliminare il sovraffollamento delle carceri, gli italiani saranno doppiamente beffati, costretti a pagare multe salate a causa di una giustizia ingiusta di cui sono spesso vittime.
RESPONSABILITÀ CIVILE. Il 25 settembre è stata proposta una nuova procedura d’infrazione alla Commissione europea, guidata da Josè Manuel Barroso. Se entro i prossimi mesi l’Italia non si adeguerà alla sentenza del 2010 della Corte di giustizia Ue che chiede la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati 117/1988, dovrà pagare sanzioni pecuniarie.
SOVRAFFOLLAMENTO. Il nostro Paese ha tempo fino al 28 maggio del 2014 per risolvere il sovraffollamento delle carceri ed evitare pesanti sanzioni. Se non sarà risolto, la Corte europea dei diritti umani potrebbe condannare l’Italia al pagamento di 100 mila euro di multa per ogni detenuto che abbia presentato ricorso a Strasburgo, come fece pochi mesi fa con una sentenza che la condannò a risarcire 7 carcerati con 700 mila euro.
LENTEZZA PROCESSI. Da quasi 15 anni la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per l’irragionevole durata dei processi. In numerose cause la Cedu ha constato in Italia l’esistenza in Italia non solo di un cumulo di trasgressioni al termine ragionevole dei processi ma anche un problema diffuso inerente i pagamenti degli indennizzi. Tra le cause ipotizzate di questi ritardi, la Corte riscontrò, in una sentenza del 2010, l’incapacità e l’insicurezza nel prendere decisioni giudiziarie chiare e definitive. Da allora poco è stato fatto per rimediare alla situazione.
GIUDICI INADEMPIENTI. La lentezza dei processi non è soltanto colpa della politica. Ma anche dei magistrati. La Commissione europea ha recentemente aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia a causa di giudici della Cassazione che per ben due volte, in una vicenda giudiziaria che va avanti da 31 anni, hanno respinto la richiesta di un imprenditore di rinviare un caso di competenza europea alla Corte di giustizia dell’Ue. La Corte di Cassazione in questo modo ha violato il Trattato europeo, che la obbliga a rimettere gli atti alla Corte di giustizia dell’Ue per ottenere l’interpretazione di una norma di diritto europeo, laddove una parte ne faccia richiesta. Si tratta di un obbligo giuridico. La violazione di questo obbligo è causa diretta della durata eccessiva della vicenda giudiziaria vissuta dall’imprenditore in questione, secondo la Commissione Ue.

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“Lobbying e processi democratici. Divergenze e congiunture”

Posted by fidest on Monday, 28 May 2012

 

Salerno

Salerno (Photo credit: Wikipedia)

Salerno 29 maggio presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno la lezione su “Lobbying e processi democratici. Divergenze e congiunture” Ne discutono Gianfranco Macrì e l’autore di “Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale” Gianluca Sgueo. Come si possono conciliare una democrazia partecipativa, in cui tutti i cittadini hanno la possibilità di influenzare le decisioni pubbliche, con un sistema di lobby, in cui sono le multinazionali a influenzare le scelte della politica? Esiste un lobbying trasparente? Chi sono i lobbisti in Italia? Saranno questi alcuni dei temi del dibattito organizzato a Salerno per martedì 29 Maggio alle ore 9 presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno, Aula SP/4. Il dibattito sarà l’occasione per la presentazione di “Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale”, il nuovo libro del Coordinatore dei rapporti con il cittadino, sito web e flussi informativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianluca Sgueo, edito da Egea. L’autore discuterà della possibilità che democrazia partecipativa e lobbying interagiscano per creare un sistema pubblico più efficiente e trasparente. Nel corso della lezione verranno discusse alcune recenti iniziative del governo, tra cui la consultazione pubblica sulla spending review.
Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni avanzate dal governo Monti, hanno rafforzato le connotazione negative associate alle lobby, viste come raggruppamenti di affaristi, difensori di caste e faccendieri. Nel suo volume Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale (Egea 2011, 263 pagg., 24 euro) Gianluca Sgueo mostra invece come fare lobbying può essere un’attività trasparente e regolamentata con un ruolo fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e dell’economia, disegnando le linee guide per favorire in Italia una crescita culturale nei confronti del lobbying e instaurare un sistema efficace e funzionale.
Come sostiene infatti nella sua prefazione Giuseppe Mazzei, direttore dei Rapporti istituzionali del Gruppo Allianz, in Italia permane “la congiura dell’ignoranza…dove la parola lobby è usata quasi sempre a sproposito come sinonimo di attività illecite o traffici immorali.” Mentre invece “il lobbismo corretto e ben regolamentato è un elemento cruciale per migliorare la competitività del sistema imprenditoriale e in genere del sistema democratico”.
Nel volume infatti Sgueo illustra in maniera vivace e dettagliata la funzione dei lobbisti in una democrazia contemporanea, funzione che fa parte del meccanismo che favorisce una democrazia partecipativa in cui viene incentivato il coinvolgimento dei cittadini nell’assunzione delle decisioni. Il fenomeno viene così fotografato, con esempi tratti sovente dal mondo anglosassone, illustrando i benefici ma anche i problemi senza timore di sottolineare aspetti e esempi negativi. Benefici che in termini di ritorno economico sono stati valutati dalla University of Kansas in uno studio che ha preso in considerazione un’attività di lobbying di 300 milioni di dollari che ha avuto un ritorno di 220 volte il capitale investito. (2012) pp. 264 Egea € 20,40 (formato cartaceo); € 13,99 (formato e-pub)

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I numeri che contano

Posted by fidest on Friday, 4 May 2012

Abbiamo una economia sommersa che vale 270 miliardi, una evasione di 120 miliardi e una corruzione pubblica che ammonta a 60 miliardi. E’ questa la vera faccia del paese. L’onestà non premia. Il contribuente non è difeso. Si sfruttano le doti meno nobili dell’animo umano incoraggiando l’evasione, favorendo il sommerso, offrendo il voto di scambio e lasciando che gli strumenti a tutela dei cittadini vadano alla malora con milioni di processi in civile e in penale che prima di avere una sentenza definitiva richiedono tra gli otto e i 12 anni, che chi si ammala e vuole essere curato deve sborsare di tasca propria, chi vuole cibarsi di cibi qualitativamente validi deve pagare di più innescando quella spirale perversa che condanna tutti coloro che sono detentori di redditi medio-bassi ad usufruire di servizi e alimenti scadenti fonte di malattie inevitabili sia pure differite nel tempo. Quale sarebbe stato il gesto di “coraggio” di un governo, e lasciamo perdere l’eufemismo del governo tecnico che fa ridere i polli, se non quello di adottare una politica fiscale aperta al rimborso delle spese di mantenimento come accade in Germania e nel paesi anglosassoni? Così se a casa arriva l’idraulico o si va dal medico specialista e si è posti di fronte all’alternativa di pagare duecento euro senza ricevuta o 250 se non 300 con la ricevuta, la convenienza e la mancanza di un adeguato scomputo della spesa nella dichiarazione dei redditi, ci convince la soluzione economicamente più vantaggiosa. I politici lo sanno ma preferiscono fare come le scimmiette: non vedere, non sentire, non parlare perché le corporazioni sono quelle che dettano le fortune o le sfortune dei partiti nei confronti elettorali, mentre gli altri, pur essendo la maggioranza assoluta del paese, sono stati ammansiti dai tanti specchietti per allodole che si chiamano disinformazione, clientelismo, complessi d’inferiorità e diavolerie del genere. E il meccanismo è così ben oliato che se non si va alla radice del problema la sua soluzione diventa impossibile. Ecco perché si continuerà ad evadere di là delle facciate della prima ora con i casi scoperti che a ben vedere sono la minima parte di una componente di ben altra natura.
Ecco perché ci sarebbe voluta una riforma fiscale complessiva che badasse alle aliquote ma anche a tutto il resto. Perché i cittadini devono essere educati ad ottenere risultati virtuosi nelle loro operazioni finanziarie, commerciali e negli scambi di servizi. Bisogna incoraggiare e non deprimere. Bisogna offrire opportunità virtuose e non convenienza ad evadere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it – tutti gli articoli di Riccardo Alfonso possono essere letti su: https://www.google.com/bookmarks/lookup)

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Italia: i costi della giustizia

Posted by fidest on Sunday, 1 April 2012

A cura dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignotowww.detenutoignoto.com. fonti: Le analisi di Confindustria, Confartigianato, Banca d’Italia e Banca Mondiale. Vediamolo nei numeri, questo sistema:
42% di detenuti in custodia cautelare i processi per ingiusta detenzione o per errore giudiziario sono oltre 2000 all’anno, per i quali nel corso del 2011 lo Stato italiano ha riconosciuto risarcimenti stimati in € 46 milioni. (Fonte:Dipartimento organizzazione giudiziaria – direzione generale di statistica )
4 anni di attesa per le cause civili 7 anni per quelle penali
6 milioni di processi civili che costano all’Italia 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza
Secondo i dati della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) riferiti al 2008, l’Italia destina al funzionamento del sistema giustizia (civile e penale) circa lo 0,19% del PIL.
Costo annuo della Giustizia
Italia 4.088.000.000
Francia 3.350.000.000
Spagna 2.983.000.000
Olanda 1.613.000.000
Centro Studi di Confindustria (2011) stima che:
Smaltire questa enorme mole di pratiche frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil ma basterebbe abbattere anche del 10% i tempi di risoluzione delle cause per guadagnare lo 0,8% del Pil l’anno.
Secondo il rapporto Doing business
2012 della Banca mondiale, i difetti della nostra giustizia civile ci fanno perdere l’1% di Pil l’anno. Tempi e efficacia di risoluzione dei contratti civili, il nostro Paese è posizionato al 158esimo posto su 183.
Giustizia e Imprese:
La giustizia lumaca costa circa 371 euro ad azienda e i ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l’anno. (il sole24ore)
il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30% del valore della controversia stessa, a fronte del 19% nella media OCSE.
Per recuperare un credito:
1.210 giorni in Italia
515 giorni in Spagna
406 giorni in Cina
399 giorni in Inghilterra
394 in giorni Germania
331 in Francia
300 giorni in Usa
Spese per lo Stato
Il nostro Stato spende (fonte Commissione europea sull’efficienza della giustizia 2011) calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia: circa 70 euro per abitante a fronte dei 56 della Francia, dove la durata media di un processo civile è della metà.
Spesa pubblica
complessiva per i tribunali e per le procure supera i 7,5 miliardi di euro l’anno ed è la seconda più alta in Europa, dopo quella della Germania”.
nel 2009 uno studio di Confartigianato rilevava come avviene un aumento dei fidi bancari del 27% laddove la giustizia civile funziona.
esempio confindustria:
- se nella provincia di Bari la giustizia civile avesse la medesima efficienza che si riscontra nella provincia di Torino (-60% circa di durata dei procedimenti), la sua crescita economica nel periodo 2000-2007 sarebbe stata più elevata di 2,4 punti percentuali
i tempi di risoluzione delle controversie commerciali
al Sud sono di circa il 20% più lunghi rispetto al Nord e che solo nelle macroregioni più avanzate d’Italia, come ad esempio nel Nord Ovest, i tempi di definizione di un procedimento civile di primo grado – stimato in 306 giorni per il 2006 – potrebbero risultare in qualche modo competitivi con quelli di Francia e Spagna (250) o Germania (157). i tempi di risoluzione delle controversie relative ai contratti commerciali rispetto alla media europea:2 volte maggiori rispetto a quello medio OCSE e quasi quattro volte maggiore rispetto a quello della Francia
i costi delle prescrizioni:
le sezioni unite della corte di cassazione si sono pronununciate sul cosidetto abuso del processo, ne emerge che la prescrizione oltre ad essere un’amnistia mascherata comportano un esborzo da parte dello stato molto alto.vediamolo nei numeri:
500 prescrizioni al giorno
165mila prescrizioni annue costano allo stato 84 milioni di euro l’anno. (165 mila sono la media degli ultimi 5 anni il cui costo è stato calcolato sulla base del costo medio di un processo pari a 521euro)
caso Bologna: scoppiato nel 2008: un’ispezione ordinaria disposta dal ministero della giustizia scoprì 3300fascicoli di indagine chiusa a chiave in un armadietto e dimenticati. ireati contestati in quei procedimenti, tra cui furti e ricettazione, reati ambientali sono oggi caduti in prescrizione
Trascrizioni ovvero servizio stenotipia:
fonte ministero della giustizia- dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi:
i costi per il servizio delle trascrizioni e fonici degli atti dei processi e delle udienze nel 2005 ammontavano a 26.000.000,00 di euro iva compresa
DATI RICAVATI DA APERTURA ANNO GIUDIZIARIO 2012

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La Cassazione Civile contro i processi lumaca

Posted by fidest on Thursday, 19 January 2012

Cassazione

Image via Wikipedia

Lo “Sportello dei Diritti” è intervenuto numerose volte sull’annoso problema della lentezza dei processi italiani causa non solo di continue condanne dello Stato da parte della Corte di Giustizia europea, ma soprattutto di conseguenze negative per i cittadini costretti a subire le ansie e le attese per decisioni che non arrivano mai o che arrivano dopo anni ed anni di rinvii.La legge 89/2001 nota a tutti come «legge Pinto» e che ha superato il decimo anno dall’entrata in vigore ha tentato di porre un argine ai danni causati alla cittadinanza per tutelarla di fronte all’irragionevole durata delle cause, che secondo giurisprudenza corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per ciascuna fase successiva, stabilendo la possibilità di ottenere un “equo indennizzo” a fronte degli irragionevoli ritardi dei processi.Con alcune recenti decisioni della Cassazione (2009/16086; 2010/819), gli ermellini avevano posto alcuni paletti per definire l’entità dell’indennizzo liquidabile: “La quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”.A tal proposito è utile riportare la recentissima sentenza n. sentenza n. 35/2012 della sesta sezione civile della Corte di Cassazione che ha ricordato come il diritto all’equa riparazione spetta tutte le parti e non soltanto quella che è risultata vittoriosa.Come spiega la Corte, la violazione del termine di durata ragionevole del processo fa sorgere il diritto alla riparazione anche alla parte che ha perso la causa. Non solo: tale diritto prescinde anche dalla consistenza economica e dall’importanza del giudizio. Unica eccezione è quella in cui si dimostri che il soccombente ha promosso una lite temeraria o ha resistito in giudizio al solo scopo “di perseguire proprio il perfezionamento del diritto alla riparazione”. Implicitamente la Corte non fa che richiamare la portata del secondo comma dell’articolo 2 della legge 89 secondo cui il giudice deve considerare la complessità del caso e, in relazione ad essa, il comportamento delle parti. Per il resto secondo la Corte risulta del tutto irrilevante, la eventuale consapevolezza, da parte di chi fa la richiesta di equa riparazione, della scarsa probabilità di successo della sua iniziativa giudiziaria. Al di là del merito della sentenza, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si rivolge alla cittadinanza affinché prendendo spunto da tali decisioni continui a promuovere l’azione civile nei confronti dello Stato per vedersi riconosciuto un sollievo economico a fronte delle sofferenze e delle ansie dovute alla lungaggine dei processi che dovrebbe servire anche da impulso per accelerare le riforme necessarie e per fornire uno stimolo ulteriore affinché si doti l’amministrazione giudiziaria degli strumenti necessari per una Giustizia più rapida ed efficace.
Anche alla luce delle decisioni in commento che confermano l’orientamento giurisprudenziale per una tutela più efficace dei cittadini, lo “Sportello dei Diritti” continua e continuerà nella sua attività di tutela legale di tutte le vittime della giustizia lenta.

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Processi lumaca

Posted by fidest on Saturday, 22 October 2011

The Courthouse (dibbed "Il Palazzaccio, i...

Image via Wikipedia

L’importo liquidato a titolo di equo indennizzo per l’irragionevole durata del processo, secondo la legge Pinto, non può essere inferiore a euro 750 per ogni anno di ritardo per i primi tre anni e a euro 1000 per i successivi. Lo “Sportello dei Diritti” è intervenuto numerose volte sull’annoso problema della lentezza dei processi italiani causa non solo di continue condanne dello Stato da parte della Corte di Giustizia europea, ma soprattutto di conseguenze negative per i cittadini costretti a subire le ansie e le attese per decisioni che non arrivano mai o che arrivano dopo anni ed anni di rinvii.
La legge 89/2001 nota a tutti come «legge Pinto» e che ha superato il decimo anno dall’entrata in vigore ha tentato di porre un argine ai danni causati alla cittadinanza per tutelarla di fronte all’irragionevole durata delle cause, che secondo giurisprudenza corrisponderebbe a tre anni per il primo grado di giudizio, due anni per il secondo e un anno per ciascuna fase successiva, stabilendo la possibilità di ottenere un “equo indennizzo” a fronte degli irragionevoli ritardi dei processi. Con alcune recenti decisioni della Cassazione (2009/16086; 2010/819), gli ermellini avevano posto alcuni paletti per definire l’entità dell’indennizzo liquidabile: “La quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Tali principi vanno confermati in questa sede, con la precisazione che il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. A tal proposito è utile riportare la recentissima sentenza n. 20689 del 07.10.2011 sempre della Suprema Corte (Prima sezione) che ha precisato che “In materia di irragionevole durata del processo, stante l’esigenza di offrire un’interpretazione della legge 24 marzo 2001, n. 89 idonea a garantire che la diversità di calcolo non incida negativamente sulla complessiva attitudine ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo, evitando il possibile profilarsi di un contrasto della medesima con l’art. 6 della CEDU (come interpretata dalla Corte di Strasburgo), la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo eccedente il termine di ragionevole durata. Il suddetto parametro va osservato in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, dovendo invece aversi riguardo, per quelli successivi, al parametro di Euro 1.000,00 per anno di ritardo, tenuto conto che l’irragionevole durata eccedente tale periodo comporta un evidente aggravamento del danno”. Nel caso di specie, il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva proposto ricorso per cassazione, avverso il decreto in data 29 maggio 2009 con il quale la Corte di Appello di Roma lo ha condannato al pagamento in favore di G.C., (+Altri) della somma di Euro 6.500,00 ciascuno, oltre agli interessi legali a decorrere dalla data del decreto, a titolo di equo indennizzo per la violazione del termine ragionevole di durata di un giudizio promosso davanti al Tar Lazio il 30 luglio 1997 e definito con sentenza del 13 novembre 2006.
Al di là del merito della sentenza che ha comunque sancito la condanna del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e quindi il diritto all’indennizzo del danno, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si rivolge alla cittadinanza affinché prendendo spunto da tali decisioni continui a promuovere l’azione civile nei confronti dello Stato per vedersi riconosciuto un sollievo economico a fronte delle sofferenze e delle ansie dovute alla lungaggine dei processi che dovrebbe servire anche da impulso per accelerare le riforme necessarie e per fornire uno stimolo ulteriore affinché si doti l’amministrazione giudiziaria degli strumenti necessari per una Giustizia più rapida ed efficace.
Anche alla luce delle decisioni in commento che confermano l’orientamento giurisprudenziale per una tutela più efficace dei cittadini, lo “Sportello dei Diritti” continua e continuerà nella sua attività di tutela legale di tutte le vittime della giustizia lenta.“A healthy eye with full visual capacities is of no use in a dead body,”

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Chiusura Ice

Posted by fidest on Sunday, 17 July 2011

“La riorganizzazione di servizi e funzioni dell’ICE non depotenzierà i processi di internazionalizzazione delle imprese nella vasta fascia dell’Africa subsahariana. In quell’area l’apporto dell’Ice è stato sempre minimo, quasi impercettibile. A creare le vere condizioni di investimento alle imprese sono sempre stati enti come la Camera di Commercio ItalAfrica Centrale che, con molto coraggio e mezzi propri hanno esplorato quei territori, si sono radicati, hanno lavorato sodo e solo quando le condizioni lo hanno permesso hanno presentato alle aziende le potenzialità di mercati che continuavano a restare sconosciuti all’Ice”. Le misure che in Finanziaria stravolgono presente e futuro dell’Istituto per il Commercio Estero trovano d’accordo l’ing. Alfredo Cestari, Presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale: “Le istituzioni riconosciute dal tessuto imprenditoriale sono quelle che producono risultati proporzionati all’investimento necessario per il loro mantenimento. L’Ice era sostanzialmente fuori da questo parametro, il Governo bene ha fatto a rivederne organizzazione e finalità per evitare di perseverare negli errori del passato. Con numeri diversi sarebbe stato molto difficile depotenziare un istituto invece funzionante, produttivo e fermo punto di riferimento per centinaia di imprese”. E proprio alle imprese il presidente di ItalAfrica si rivolge: “Le missioni imprenditoriali all’estero sono utili quando producono contratti ed economia. Esse sono il punto d’arrivo di un lavoro fatto di relazioni ed interlocuzioni durato anni e svolto nella continua ricerca dei giusti accreditamenti di natura diplomatica, istituzionale e imprenditoriale con il tessuto locale i cui attori riconoscano l’’ente proponente’ quale interlocutore valido ed affidabile. In Africa subsahariana ciò accade di sicuro con ItalAfrica. Per questo, per le nostre imprese, in Africa non cambierà nulla”.
La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere è Ente senza scopi di lucro. Fondata del 2004, iscritta registro delle Camere di Commercio italo-estere del Min. degli Affari Esteri. La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale associa oltre 300 tra grandi e PMI nazionali interessate alla internazionalizzazione delle attività nei Paesi della fascia sub sahariana.

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I Laogai cinesi. I lager del Terzo millennio

Posted by fidest on Sunday, 10 July 2011

In Italia è attiva la Laogai Research Foundation Italia che collabora con l’omonima associazione di Washington con la quale condivide gli obiettivi e gli scopi. La Laogai Research Foundation Italia è impegnata in una campagna di informazione sui laogai, i campi di concentramento, dove sono costretti al lavoro forzato diversi milioni di persone a vantaggio economico del regime comunista cinese. Nei Laogai spariscono, con i criminali comuni, sacerdoti e vescovi cattolici, monaci tibetani, religiosi di ogni confessione, uomini, donne, bambini, oppositori politici, figure invisibili, condannate con iniqui processi. Il loro lavoro è a costo zero. La Laogai Research Foundation Italia organizza mostre fotografiche, conferenze stampa e convegni per sensibilizzare i mass media e le autorità politiche italiane ai laogai e alla continua violazione dei diritti umani nella Cina comunista, come le esecuzioni pubbliche di massa, la vendita degli organi dei condannati a morte e la criminale politica del figlio unico. Laogai Research Foundation Italia – Fede & cultura – 2011 – pp. 120 – € 10,00

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Crisi, cassa integrazione

Posted by fidest on Monday, 6 June 2011

Sono cresciute le ore di cassa integrazione a maggio che, rispetto al mese di aprile, hanno registrato un andamento altalenante con un aumento del 12,1%, mentre, rispetto a maggio 2010, si segnala un calo dell’11,11% cosi’ come e’ ancora molto alto il numero di lavoratori coinvolti nei processi di cassa integrazione. Lo comunica l’Inps, rilevando che nel mese di maggio 2011 sono state autorizzate 103 milioni di ore di cassa integrazione, in calo rispetto a maggio 2010, quando le ore autorizzate furono 116 milioni, ma in aumento in confronto ad aprile 2011, quando le ore autorizzate sono state più di 92 milioni si tratta di un aumento del 12,1%. Complessivamente, nel periodo da gennaio a maggio 2011 si registra una diminuzione del 19,19% delle ore autorizzate, pari a 428 milioni, rispetto a quelle cumulate nello stesso periodo del 2010, quando furono 530 milioni. Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la crisi, intanto, almeno sul versante dell’occupazione, non sembra voler finire ed i dati non lasciano spazio all’ottimismo: il calo dell’uso della cassa integrazione, rispetto al picco dell’anno scorso, in realtà non è il sintomo di un miglioramento della situazione ma, al contrario, del raggiungimento massimo. In sintesi il quadro che emerge dal rapporto sulla Cig conferma la prudenza delle imprese italiane che preferiscono metter da parte ore autorizzate di cassa integrazione anche in presenza di segnali di ripresa nella produzione. In ogni caso, una valutazione più approfondita potrà essere fatta solo quando si conosceranno i dati relativi al tiraggio, che dimostra le ore di cassa integrazione effettivamente utilizzate dalle imprese”. Analizzando i dati di maggio si rileva che, per quanto riguarda gli interventi ordinari (CIGO), le ore autorizzate sono sostanzialmente invariate, passando da 19,2 a 19,9 milioni. Deciso è invece il calo rispetto allo stesso mese dello scorso anno (-42,6%), quando le ore autorizzate furono 34,7 milioni. Il forte decremento della cassa integrazione ordinaria rispetto ad un anno fa si registra sia nell’industria (-42,6%) sia nell’edilizia (-17,3%). Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria (CIGS), pari a 51,7 milioni nel mese di maggio appena trascorso, registra un aumento del 13,2% rispetto a maggio 2010, e del 22% nei confronti di aprile 2011, mese in cui le ore autorizzate sono state 42,3 milioni. Anche gli interventi in deroga (CIGD), per i quali sono state autorizzate 31,7 milioni di ore, sono lievemente aumentati rispetto al mese di aprile 2011 (3,8%). Consistente, invece, è stata la diminuzione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (-11,46%). Analizzando i dati del periodo gennaio maggio, emerge che la flessione nelle richieste di cassa integrazione dei primi cinque mesi dell’anno è del 46,2% per la cigo, che scende da 185 a 99 milioni di ore autorizzate, del 10% per la cigs, che passa da 210 a 189 milioni di ore. Solo la cassa in deroga fa segnare un leggero aumento (+3,71%) passando da 134 a 139 milioni di ore autorizzate. In calo le domande di disoccupazione e mobilità, i cui dati sono riferiti ai primi quattro mesi dell’anno. Le domande di disoccupazione presentate nell’aprile del 2011 sono state 66 mila, contro le oltre 75 mila dello stesso mese del 2010 (-12,5%). Più accentuata ancora la diminuzione delle richieste di mobilità, passate dalle oltre novemila del 2010 alle poco più di seimila di quest’anno (-28%)

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Il premier scredita solo se stesso

Posted by fidest on Friday, 27 May 2011

Ma credete proprio che Obama sia all’oscuro dei processi del cavaliere e così, sia disposto a credere alla sue panzane? Di Berlusconi Obama sa anche ciò che il cavaliere ha dimenticato e vorrebbe dimenticare. E non parlo di escort, minorenni, et similia… mi riferisco agli affari che ha cercato di concludere con i dittatori del Mediterraneo, con Putin, con i turchi. La dimostrazione sta nella pochissima considerazione in cui tiene Berlusconi, anche come capo del governo, e sa benissimo di averlo a sua disposizione servile in qualunque momento, conoscendo i retroscena che legavano il cavaliere a Bush, alla guerra in Iraq, alla partecipazione in Afghanikstan. Quella odierna è solo una buotade destinata agli italiani, perchè non spera nemmeno che Obama gli creda. Ha inviato un messaggio agli italiani per dire che è pronto anche a diffamare l’Italia se non viene condonato di tutti i suoi reati; ma diffama se stesso come capo di governo che aggredisce le istituzioni che dovrebbe sostenere. L’intera vita del cavaliere è stata spulciata dal servizi segreti americani, così conoscono bene i suoi punti deboli, che, a suo tempo, furono sfruttati da Bush per ottenere il contingente italiano in Iraq; allora era la condizione fallimentare delle sue aziende, e ottenne 6,5 miliardi di $ di finanziamenti da parte di “investitori” americani che non avevano trovato nulla di meglio in giro per il mondo. (Rosario Amico Roxas)

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Società Civile Afgana a Roma

Posted by fidest on Tuesday, 10 May 2011

Roma, 24-25 Maggio 2011 CNEL – Viale David Lubin, 2, 23 delegati in rappresentanza delle maggiori organizzazioni della società civile afgana si riuniranno a Roma, assieme ad organizzazioni italiane ed europee, per formulare una strategia comune per rafforzare le organizzazioni afgane e favorire la loro partecipazione attiva ai processi decisionali nel paese e il processo di pace. La conferenza internazionale di Roma è l’ultimo passo di un programma promosso dalla Rete italiana Afgana.org – un ampio raggruppamento di associazioni, ong, realtà sociali e culturali, accademici, ricercatori, operatori dei media. L’iniziativa ha avuto il sostegno dal Parlamento e dal Ministero Affari Esteri che ne hanno condiviso gli obiettivi. L’Afghanistan necessita del rafforzamento della variegata e diffusa iniziativa della società civile, nelle sue forme organizzate e rappresentative, e della loro valorizzazione a livello nazionale, provinciale e distrettuale. Le organizzazioni afgane sono infatti impegnate nei settori chiave, sociale, economico, culturale, dell’informazione, dei diritti umani, delle pari opportunità, della promozione della donna, dell’educazione ecc., ma la comunità internazionale e lo stesso governo afgano non hanno ancora riconosciuto, in modo adeguato, il loro fondamentale e imprescindibile ruolo nella costruzione del nuovo Afghanistan. Alle due giornate di lavori parteciperanno anche alti rappresentanti di alcune rilevanti istituzioni internazionali presenti in Afghanistan e del governo italiano. Due giorni per tornare a parlare di Afghanistan e per far conoscere in Italia e in Europa il ruolo essenziale svolto dalle organizzazioni della società civile afgana.

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Leggi ad personam

Posted by fidest on Wednesday, 20 April 2011

Lettera al direttore oloro i quali dichiarano che le leggi ad personam per salvare Silvio Berlusconi dai processi, siano fatte per legittima difesa, evidentemente ignorano o fingono d’ignorare in che consista tale norma. La legittima difesa rende lecito il ricorso ad un mezzo cattivo al fine di perseguire un fine buono, alla condizione che non vi sia nessun’altra strada percorribile, ed ovviamente che il mezzo cattivo vada esclusivamente a danno dell’ingiusto aggressore, e non anche a danno d’innocenti. Ora, bisognerebbe dimostrare che il fine (sottrarsi ai processi) sia buono, che il mezzo (leggi ad personam) non rechi danno ad innocenti (i cittadini, che nulla hanno da spartire con il presunto aggressore), che vi sia realmente ed evidentemente un’ingiusta aggressione, e che non vi sia altra strada percorribile, come quella di difendersi nei processi. Altrimenti non si tratta di legittima difesa, ma d’illegittima difesa. (Francesca Ribeiro)

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Digitalizzazione dei processi penali

Posted by fidest on Sunday, 3 April 2011

Macerata 4 aprile Tribunale di Macerata (Via Pesaro, 6). il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta inaugurerà il progetto di digitalizzazione dei processi penali. All’iniziativa parteciperanno il presidente del Tribunale Alessandro Iacoboni, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale Mario Paciaroni, il presidente dell’Ordine degli avvocati e il presidente della Camera penale di Macerata. Questo progetto si inserisce nel Piano Straordinario per la digitalizzazione della giustizia recentemente presentato a Palazzo Chigi dai Ministri Brunetta e Alfano e dà seguito al Protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso novembre tra il Ministero per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione, il Tribunale di Macerata, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Macerata, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e la Camera penale di Macerata. Alle ore 11,30 è previsto un incontro con i giornalisti (VI piano del Tribunale, spazio antistante l’Ufficio di Presidenza) nel corso del quale saranno effettuate, da una postazione operativa di cancelleria, le dimostrazioni pratiche di alcuni servizi, tra cui: la trasmissione da parte della Procura e la ricezione da parte del Tribunale di un fascicolo penale digitalizzato; la trasmissione di copia degli atti a un difensore che ne abbia fatta richiesta via e-mail; la comunicazione di una copia autentica, sottoscritta con firma digitale, di una sentenza al P.M. e al P.G. mediante l’utilizzo della posta elettronica certificata. Seguirà alle ore 12, presso l’Aula 1 del Tribunale, una conferenza stampa alla quale interverranno anche dirigenti del Ministero della Giustizia, magistrati e avvocati.

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Show Berlusconi fuori da Tribunale Milano

Posted by fidest on Wednesday, 30 March 2011

“Abbiamo assistito all’ennesima sceneggiata di Berlusconi, il tentativo di mediatizzare un processo e farlo diventare simile a quelli televisivi modello ‘Forum’. Bisogna rendersi conto di quanti danni fanno determinati atteggiamenti che non ricalcano la realtà”. Interviene con queste parole Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei diritti, commentando quanto accaduto ieri fuori dal Tribunale di Milano in occasione dell’udienza preliminare del processo Mediatrade, la prima alla quale prendeva parte l’imputato Silvio Berlusconi. Arrivato al Palazzo di Giustizia meneghino, il Premier è stato accolto con entusiasmo dai suoi fedelissimi, giunti a decine per sostenerlo. Sotto gli occhi dei tanti cronisti presenti, ha elargito sorrisi ed è poi salito sul predellino della propria auto per ringraziare a gran voce i simpatizzanti. Non sono mancate le contestazioni, nei pressi del  tribunale un gruppo di sostenitori dell’Italia dei Valori ha scelto di manifestare il proprio dissenso verso il leader del Pdl, scandendo slogan che ne chiedevano le immediate dimissioni. “Condividiamo tutto il lavoro dei magistrati – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – e ci auguriamo che non si approfitti del momento per mettere in atto dei colpi in Parlamento, con lo scopo di far passare alcune leggi ‘ad personam’ salva processi”

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Sostegno processi integrazione tra imprese!

Posted by fidest on Sunday, 27 March 2011

Con decreto n. 965 del 08/03/2011 è stato approvato il bando relativo al sostegno dei processi di integrazione tra imprese, che sarà pubblicato sul BURT n. 13 del 30/03/2011 parte terza. L’intervento agevola le operazioni di: acquisizione di aziende o rami di aziende; fusioni, per unione o per incorporazione; costituzione di consorzi di piccole e medie imprese; costituzione e sviluppo di reti di imprese, formalizzate in contratti di rete ai sensi della L. 33/09. Le domande potranno essere presentate a partire dal prossimo 1° aprile. Il bando, aperto con una dotazione di 3 milioni di euro, prevede l’emanazione di graduatorie trimestrali e resterà aperto fino ad esaurimento delle risorse.

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