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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Manovra: pregiudiziale costituzionalità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2011

art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità s...

Il Governo non è intervenuto con tempestività ed adeguatezza in ordine alle riforme strutturali promesse, ha sottovalutato la durata e gli effetti della crisi economica, è stato reticente sulle sue ricadute, è responsabile del ritardo e dell’insufficienza dell’azione politica ed economica, che ha già compromesso la credibilità del Paese e mina la sua permanenza al tavolo delle grandi nazioni.
Diverse disposizioni del disegno di legge generano perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale quali:
• L’articolo 2, è del tutto evidente l’incostituzionalità della disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico dei soli dipendenti pubblici, in violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale, in palese contrasto con gli articoli 3 e 53 della Costituzione;
• la previsione di cui all’articolo 2, comma 3, che affida ampi poteri all’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, a decreti dirigenziali la definizione di nuove modalità per lo svolgimento i giochi e finanche la misura del prelievo erariale unico, rimette ad una fonte secondaria emanata da un’autorità amministrativa la determinazione dell’entità di una prestazione di natura patrimoniale violando la riserva assoluta di legge di cui all’articolo 23 della Costituzione, che preclude a fonti diverse dalla legge ogni intervento circa la determinazione dei tributi;
• l’articolo 9, che modifica le norme sul collocamento obbligatorio dei disabili, l’articolo 10, sui fondi interprofessionali per la formazione continua, e l’articolo 11, in materia di tirocini, sono privi dei requisiti di necessità e urgenza – in particolare, in ordine alla questione dei tirocini formativi, la giurisprudenza costituzionale ne ha indicato la competenza regionale;
Gravemente lesive di principi ed articoli costituzionali risultano, in particolare, le disposizioni di cui agli articoli 3 e 8:
in ordine al comma 1, dell’articolo 3, la decorrenza della disposizione è legata ad un termine – un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione – in netta contraddizione con i requisiti di necessità ed urgenza imposti dalla Costituzione per i decreti-legge; inoltre, altro effetto abnorme, i divieti recati dalle leggi vigenti non saranno più condizione sufficiente per ritenere che l’iniziativa e l’attività economica privata non siano libere: occorrerà anche che la disposizione normativa recante il divieto appartenga ad una precisa tipologia di atti di rango primario, incidenti sulle materie indicate, con larga imprecisione, dalle lettere da a) ad e) del medesimo comma 1;
nel novembre u.s. il Parlamento ha autorizzato il ministro Sacconi ad emanare decreti legislativi per realizzare lo “statuto dei lavori”, previa identificazione “di un nucleo di diritti universali ed indisponibili” e, conseguentemente, della “rimanente area di tutele”, rimodulabili dalla contrattazione collettiva, ma l’articolo 8 del provvedimento in esame – oculatamente e tempestivamente inserito sulla scia dell’emergenza finanziaria – regola la contrattazione collettiva di lavoro, estendendo quella aziendale a scapito di quella nazionale;
nel metodo, l’introduzione dell’articolo 8 riflette un abuso costituzionale, in quanto norma priva dei requisiti della necessità e dell’urgenza, estranea agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica e di stabilizzazione finanziaria, manifestamente illegittima nel metodo e nel merito;
nel merito, la lesione perpetrata con l’articolo 8 ha dimensioni colossali: la libertà e la dignità del lavoro sono considerate ostacolo alla produttività dell’impresa ed alla sua capacità competitiva, così come è considerato un ostacolo un sindacato autonomo; in luogo delle misure per la crescita, al posto degli investimenti in ricerca, innovazione, istruzione e qualità, al posto della politica industriale ed energetica, il Governo offre il declassamento, nella gerarchia degli interessi meritevoli della tutela dello Stato, delle lavoratrici e dei lavoratori;
i principi e gli articoli costituzionali in materia di lavoro – a cominciare dall’articolo 1, fondamento ed essenza della nostra Repubblica – sono i perni del nostro ordinamento democratico, violato dalle disposizioni di cui all’articolo 8: esse sono affette da molti vizi di incostituzionalità – sufficienti ad inficiare, in base ai principi del nostro ordinamento, l’intero provvedimento –ed appaiono, in ordine di tempo, quali ultimi episodi delle persistenti torsioni cui il Governo sottopone, ad avviso dei sottoscrittori, il nostro sistema democratico, facendo e perseverando nel fare ciò che la Costituzione gli vieta, con ciò svuotando le istituzioni ed inficiando le regole democratiche.

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