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Dopo il Covid? Reshoring, digitalizzazione e… statalismo – Ofi AM

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Commento di Jean-Marie Mercadal, CIO di Ofi Asset Management, su tre elementi che caratterizzeranno l’economia globale dopo la pandemia. La crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 è stata violenta sotto ogni prospettiva: umana, economica, finanziaria e, soprattutto, psicologica. Ha reso evidente varie lacune nel modo in cui la nostra società è organizzata, in un momento in cui la sostenibilità dei nostri modelli di crescita era già sotto la lente di ingrandimento.Di certo, l’economia sociale e solidale diventerà in un importante tema di investimento. Elementi come l’ubicazione geografica delle società in outsourcing (dal punto di vista della sicurezza e dell’impronta ecologica) saranno sottoposti a uno scrutinio maggiore. Potremmo vedere i flussi di investimento allontanarsi da quelle aziende meno responsabili dal punto di vista sociale e fiscale. In breve, gli investitori saranno attratti sempre di più dai temi propri degli investimenti SRI. Il reshoring era già al centro del dibattito per l’esigenza di ridurre le emissioni e per la guerra commerciale tra Cina ed USA. La crisi attuale ha mostrato come un paese possa mettere a rischio la propria sicurezza, dipendendo troppo dagli altri paesi per i beni di cui ha bisogno; allo stesso tempo, un outsourcing eccessivo potrebbe diminuire il suo know-how e danneggiare il tessuto sociale. Molte aziende probabilmente adotteranno strategie per accorciare la proprie catene di produzione; tuttavia avranno davanti anche l’ostacolo di costi maggiori (in particolare il costo del lavoro) e dovranno formare la forza lavoro locale perché abbia le competenze necessarie. Questo processo potrebbe quindi riguardare solo alcuni settori strategici, e potrebbe inoltre accelerare l’adozione della robotica, per cui dovrebbero beneficiarne le aziende specializzate nell’automazione dei processi di produzione. Mai è stato chiaro come durante l’ultimo lockdown: non possiamo vivere senza tecnologia, e ne diventeremo sempre più dipendenti. Bastia guardare ai prezzi delle azioni delle big tech e di aziende più piccole nel segmento delle teleconferenze per rendersene conto. Sempre più attività economiche svilupperanno una loro gamma di servizi online, e ciò porterà a investimenti ancora maggiori nel settore: sviluppatori, reti, telecomunicazioni, 5G etc. L’intervento statale è tornato (e anche il debito). Il liberalismo economico e la globalizzazione, due concetti che hanno pervaso gli ultimi 30 anni, sembrano arrivati a un punto di crisi. La mentalità sta cambiando velocemente, e la necessità dei servizi pubblici – intesi in senso ampio – riacquisterà popolarità. I governi dovrebbero tuttavia astenersi dall’andare troppo oltre, poiché la storia ha dimostrato che l’eccessivo controllo dello Stato e le nazionalizzazioni hanno i loro limiti. La necessità di occuparsi di una serie di questioni chiave ridarà vigore ai concetti di pianificazione e gestione strategica da parte del governo, con un impatto su una serie di aree finora rimaste fuori dalla mano pubblica. Naturalmente, questo riporterà a galla il problema del debito pubblico. Il mondo occidentale, e l’Europa in particolare, sembra andare incontro a una forma di giapponesizzazione, con un debito pubblico massiccio detenuto per lo più a livello domestico dalla banca centrale e dai risparmiatori. In casi come questo, un paese può decidere o di non ripagare il proprio debito e rinnovarlo all’infinito, o aumentare i proventi dalle tasse, il che non avrebbe molto senso nella situazione attuale. Ci stiamo sempre più indirizzando verso una nozione di “reddito universale”. Inoltre, la combinazione di debito e iniezioni di liquidità solleva dubbi sul valore intrinseco della moneta, poiché ogni unità aggiuntiva di debito crea sempre minor crescita. Questo potrebbe essere una buona notizia per i real assets e l’oro, e generare una nuova spinta in favore delle criptovalute.Certo, fare analisi in un periodo così carico a livello emotivo è rischioso. Le grandi crisi portano a una visione miope, e i problemi del momento tendono a venir ingigantiti. Ma i tre fenomeni che abbiamo descritto sembrano reali e duraturi, e ci sostengono nella nostra scelta di puntare sugli investimenti SRI. Le lezioni che il mondo dovrà imparare da questa crisi sono, ormai è evidente, molteplici.

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